GORGO

Archive for giugno, 2015

Sepe – New Mural in Warsaw

30/06/2015

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Nuovo aggiornamento per Sepe, il talentuoso artista Polacco ha da poco terminato di realizzare questa nuova ed intensa pittura all’interno di un vecchio edificio abbandonato a Varsavia, epilogo della sua ultima personale aperta questo mese a Londra.
Esattamente come accaduto in occasione dell’apertura di “The Golden Age Of Grotesque”, esibizione aperta all’interno degli spazi della Lawrence Alikin Gallery di Londra, anche per la chiusura, fissata per il prossimo 4 di Luglio, l’autore ha voluto lasciare un segno concreto, chiudendo il cerchio su questa sua importante mostra. Lo show, di cui presto vi daremo notizia, ha visto l’artista portare in mostra una nuova serie di ben 19 opere inedite, con l’idea specifica di sviluppare un corpo espositivo ben in grado di rappresentare il proprio operato. Muovendosi come sempre attraverso uno stimolo pittorico tra astratto e figurativo, l’operato dell’artista continua a dare forma e sostanza ad una personale sintesi dell’uomo moderno, della società in cui vive, proiettata qui in una riflessione sul concetto di individualità. L’interprete sottolinea come, specialmente questi tempi, siano quanto mai scanditi dall’omologazione, dalla non individualità.
È per noi l’opportunità di confrontarci con una nuova estetica pittorica legata alla consueta sintesi dell’autore, ma proiettata verso nuove ed inedite riflessioni. È infatti il carattere fortemente illustrativo che distingue gli interventi di Sepe. L’artista sviluppa un personale tratto figurativo che lo vede realizzare i propri personaggi attraverso una insolita forma fisica, accade così che il busto sia decisamente sproporzionato rispetto agli arti ed al volto, dandoci l’impressione di una forte accentuazione fisica, anche la particolare inflessione stilistica, con i ripetuti segni neri a tracciare ombre e dettagli delle figure, rappresenta di fatto uno dei tratti caratteristici dell’opere dell’interprete. A sostenere questa impalcatura visiva c’è una forte caratterizzazione tematica, Sepe sembra volerci raccontare delle storie, riflette sull’attuale condizione delle terre dell’est, delle sue periferie grondanti di alcol ed ubriaconi, delle zone in degrado sospese tra il denaro ed i lussi occidentali, ed i venti dell’est che continuano a soffiare forte ed a caratterizzare questi luoghi. L’interprete quindi fa suoi questi temi sviscerandoli attraverso una collisione forte ed accentuata, mettendo in evidenza il grottesco e gli errori, la parte più marcia attraverso una visione propria ed assolutamente personale
Dal titolo “The Further you go”, quest’ultima fatica di Sepe esercita un fascino del tutto nuovo, gli iconici personaggi ora inziano a mutare nell’aspetto, nella forma e nella sostanza, ‘celebrando’ l’epoca moderna, ponendosi come ideale specchio, allucinogeni nell’aspetto, spettrali, terrorizzanti, maschere oscure che riflettono lo stato dell’uomo moderno con lucida e sottile follie.
Ad accompagnare il nostro testo una bella ed intensa serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima pittura, le fasi di realizzazione del progetto ed il suo risultato finale, dateci un occhiato e restate sintonizzati qui sul Gorgo per tutti i nuovi lavori firmati dall’artista.

Pics via Sosm

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David De La Mano – New Mural in Brixton, London

30/06/2015

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Nuovo aggiornamento per David De La Mano, a distanza di qualche settimane, l’interprete nei giorni scorsi ha terminato di dipingere questa nuova e veloce pittura, andando a lavorare su una piccola porzione di parete a Brixton, Londra.
Dopo l’intesa pittura realizzata a Parigi (Covered), l’autore si è spostato in un’altra grande capitale Europea andando a confrontarsi con questo piccolo spazio e lavorando soprattutto attraverso una profonda interazione con la particolare architettura dello superfice di lavoro scelta.
Al centro dell’operato di David De La Mano troviamo la figura dell’uomo, ma non si tratta di una rappresentazione in senso lato delle fattezze fisiche, ma piuttosto di uno studio dell’artista sui diversi aspetti tipicamente emotivi. L’idea è infatti quella di una pittura che ne raffigura le differenti sfaccettatura cogliendo aspetti maggiormente malinconici. Dalle immagini che troviamo di fronte emerge in questo modo una lettura cosciente e profonda che sa di critica, le figure che compongono le trame dell’artista risultano lente e goffe e vengono pilotate come una grossa mandria dalle scelte visive dell’autore che ne sceglie la direzione in un sorta di parallelo tra uomini e società moderna. All’interno di queste fitte masse di characters vediamo spuntare personaggi bizzarri ed ambigui, veri e propri demoni che vanno a suggerire l’emersione della parte peggiore dell’uomo che prende quindi qui vita e le sembianze di queste creature nascondendosi all’interno della fitta selva di persone. In questo senso le opere quindi suggeriscono un celare le brutture e gli orrori dell’uomo attraverso la pittura di una controparte opposta, rabbiosa e brutale che vediamo nascosta all’interno delle sue caratteristiche e ricchissime configurazioni in un continuo bilanciamento tra bianco e nero, tra malvagio e puro.
A sostenere un impalcatura tematica così rilevante, troviamo un impostazione stilistica che da sempre poggia le sue basi sull’equilibrio tra bianco e nero, due colori opposti con i quali l’interprete gioca e sviluppa tutto il suo percorso visivo.
In attesa di vedere l’interprete alle prese con uno spazio di dimensioni maggiori, vi lasciamo ad alcuni scatti di questa sua ultima pittura dal titolo “Apología”, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti sul suo lavoro.

Thanks to The Artist for The Pics

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HuskMitNavn – New Mural in Copenhagen, Denmark

30/06/2015

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Chiudiamo il cerchio sull’ottimo Surface Project, ultimo artista ad offrire il proprio talento è il grande HuskMitNavn, l’artista Danese ha infatti da poco terminato di realizzare questa nuova ed intensa pittura per le strade di Copenaghen.
Come visto e ribadito più volte in questi giorni, il progetto nasce come ideale sintesi del progetto editoriale del noto fotografo Danese Søren Solkær. Per infatti ben tre anni, l’artista ha viaggiato in lungo ed in largo per il mondo, spostandosi da Copenaghen a Stavanger e passando per Londra, Miami, Parigi, Las Vegas, Atene, Sydney, Melbourne, New York, Los Angeles e Berlino, andando a catturare attraverso la propria lente, alcuni dei nomi più importanti della street art e dei graffiti. Dal titolo SURFACE, il risultato è un libro che raccoglie al proprio interno ben 140 profili d’artista, tra i più iconici a livello internazionale.
Per chiudere al meglio il progetto, oltre alle presentazioni aperte nelle scorse settimane in giro per il mondo, un progetto d’arte pubblica omonimo, di cui vi abbiamo raccontato tutti gli interventi, ed infine una ricca esibizione con le opere di alcuni degli autori di maggiore spessore.
Con piacere torniamo ad approfondire il lavoro di HuskMitNavn, l’artista torna infatti ad esprimersi su parete proponendo un nuova ed iconica pittura. Le basi delle produzioni dell’autore sono scandite dalla volontà dell’interprete di sviluppare un doppio canale interpretativo. Le immagini proposte stimolano infatti un senso di umorismo ed irriverenza ma al tempo stesso si pongono come personale momento di riflessione, in una contrapposizione forte e particolarmente acuta.
Attraverso gli iconici e surreali personaggi, l’artista compone un immaginario surreale in cui, stimoli e frammenti legati al quotidiano, si legano a situazioni impossibili. Nonostante l’apparente senso ironico e bizzarro, queste figure celano un senso di disagio, di conflitto interiore, in cui lo scontro con la realtà diviene complesso ed articolato.
Questa la sua ultima fatica, dateci un occhiata, dopo il salto infatti alcuni scatti durante le fasi del making of e le immagini del bel risultato finale, in attesa di approfondire ulteriormente il progetto con un bel recap dell’esibizione, vi rimandiamo alla nostra sezione, con le immagini di tutti gli interventi realizzati. Enjoy It.

Pics by Henrik Haven

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ZED1 – New Mural in Poggibonsi

30/06/2015

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Ci spostiamo a Poggibonsi, Siena, qui ritroviamo con piacere Zed1, il grande autore italiano ha infatti da poco terminato di dipingere questa grande parete in occasione dei lavori per DOTS Fest – Down on The Street.
L’idea del progetto ha un che di poetico. Si tratta di una riflessione che parte dall’analisi della parola strada. La strada comunemente viene infatti utilizzata come metafora, nella letteratura, nella musica e nel modo di parlare quotidiano, arrivando infine alla poesia. È un concetto elevato ed ampio. La strada metaforica è un luogo sospeso, con delle regole proprie, uno stimolo in controtendenza con la società.
Parte da qui l’idea di Blue Train Circolo Arci, DOTS nasce come acronimo di Down on The Street, ma è soprattutto nel significato ancora una volta duplice, che si nasconde l’idea del progetto. C’è la volontà di esprimersi attraverso piccole ‘macchie’, epicentri di storie, sensibilità, stimoli ed impulsi differenti che hanno animato il territorio, attivando zone e strutture precedentemente spente, grigie, ora capaci di brillare di luce propria grazie agli interventi degli artisti chiamati.
Zed1 si cala all’interno di questi concetti ponendo il proprio operato come ideale propellente per una riflessione cosciente ed intelligente sulla società moderna, sull’epoca attuale ed infine sull’essere umano.
C’è qualcosa di intenso, poetico e delicato nelle produzioni firmate dal campione Italiano. C’è la volontà di rispecchiare un attualità spesso difficile, cruda, violenta e di complessa comprensione. Al tempo stesso persiste la volontà dell’interprete di sviluppare un confronto, di porre lo spettatore come parte attiva di un percorso pittorico mai banale, sempre in grado di suscitare un istante di riflessione in ciascuno che osserva.
Il fare sottile, l’accennare i temi e lasciare che, i suoi iconici personaggi, comprendano e sviluppino attraverso potenti analogie, una determinata situazione, rappresentano gli stimoli di una produzione che continua a sorprenderci.
Zed1 arriva a Poggibonsi in un particolare momento storico e sociale. C’è l’odio che tocca ed appesta qualsiasi ‘differenza’, una diversità che mai come ora diviene sinonimo di paura, di rancore, di lotta e di morte. L’autore italiano con “Integrate Yourself” parte da un idea differente, parla di integrazione con la consapevolezza che la stessa può essere raggiunta unicamente lavorando su se stessi. Apprendendo dagli altri, attivando uno scambio di culture e con esso vivere in modo pacifico con chi ci sta di fronte.
Ad accompagnare il nostro testo alcune immagini del making of ed i dettagli di quest’ultima fatica firmata dall’interprete, dateci un occhiata e restate sintonizzati, nei prossimi giorni infatti, proseguiremo nel raccontarvi gli interventi realizzati per il progetto.

Thanks to The Artist for The Pics

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Borondo x Edoardo Tresoldi for Chained Project

30/06/2015

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Proseguono gli interventi per il Chained Project, nei giorni scorsi Borondo ed Edoardo Tresoldi hanno unito le forze per realizzare questo nuovo lavoro, pittura e scultura si intersecano per un risultato finale che, come prevedibile, ci ha lasciato a bocca aperta.
Il progetto vede la Wunderkammern Gallery lavorare per la prima volta nelle strade di Milano, un evento di grandi proporzioni con nomi di primissimo livello quali Ripo (Covered), 2501 (Covered) Atomo, BR1, C215, Sam3, Sten & Lex, ed infine Borondo ed Edoardo Tresoldi. Scandito da potenti interventi in strada, tutti realizzati in modo spontaneo e legati da un idea di casualità ed imprevedibilità, il progetto vede anche due differenti esibizioni in altrettanti spazi.
La tematica principale è legata a quella di Expo2015, sviluppandone i concetti ed in particolare quello di catena alimentare, struttura ecologia naturale, andando a proporre un indagine su tutte quelle dinamiche legano l’essere umano alla natura. Il nome del progetto deriva dalla volontà degli artisti di chiamare, come una catena, autori differenti per partecipare al processo artistico e creativo.
Il progetto sviluppato dallo spazio romano indaga quindi sull’eccessivo ruolo centrale dell’essere umano, laddove proprio la natura e la biosfera, vengono sempre più visti come strumento per il nostro fabbisogno piuttosto che un universo parallelo con cui confrontarsi e vivere in armonia. L’idea di catena, sottolinea proprio la volontà di legare ciascuno dei protagonisti, l’essere umano e la natura divengono parte di una catena quindi, in un quello che diviene uno stimolo per riequilibrare le parti.
Aspettavamo in particolare questa collaborazione, più di tutti i due autori sono riusciti nel sviluppare un estetica poetica, rara e capace di impattare profondamente le corde più sensibili di chi osserva. Portano avanti percorsi e ricerche differenti i due. Lo Spagnolo attraverso una pittura intensa, viscerale, potente nelle profondità e delle differenti sfaccettature pittoriche, è riuscito nel tempo a veicolare impulsi, situazioni altamente introspettive, giocando con le sensibilità di chi osserva, investendo e stuzzicando le corde più profonde e fragili nell’emotività dell’uomo. Dal canto suo l’italiano attraverso minuziose installazioni, in cui il corpo umano diviene volano espressivo per un riflessione sullo spazio e sulla vita, non è da meno, spinge chi osserva a confrontarsi fisicamente con le sue opere, con l’ambiente circostante, proponendo significativi attimi di riflessione, è un viaggio personale, con se stessi e per se stessi, e non ha mai avuto un impatto così radicato.
Ci troviamo all’esterno dell’Università degli studio di Milano, in zona Bicocca, è qui che prende forma e sostanza la magia. Borondo va a sviluppare il lato pittorico dell’intervento, ancora un volta l’autore si concentra su una estetica pittorica ricca di sfaccettature, di tonalità differenti, componendo il corpo di una serie di figure riunite in cerchio. Edoardo Tresoldi lascia emerge dallo spazio un altra figura, come se questa si fosse staccata dallo spazio fisico per uscire fuori, arrampicarsi sulla piccola struttura ed emergere dal contesto. L’impatto è fortissimo.
Ad accompagnare il nostro testo alcuni scatti di quest’ultima fatica, mettetevi comodi e dateci un occhiata, nei prossimi giorni proseguiremo nel raccontarvi le meraviglie del progetto, restate sintonizzati qui sul Gorgo.

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Herakut – New Mural in Amman by Akut

29/06/2015

Nuovo aggiornamento per gli Herakut, a quanto pare Akut, metà esatta del duo, nei giorni scorsi ha terminato di realizzare questa nuova ed intensa pittura ad Amman in Giordania, un nuovo intervento ancora una volta legato a temi e stimoli umanitari.
Senza dubbio tra gli autori più sensibili ed attenti a problemi di natura sociale, a tutti quei temi che affliggono i tempi moderni, gli Herakut hanno saputo nel corso degli anni mostrarci il volto di una produzione rivolta versa le persone in difficoltà. Lavorando spesso in contesti distanti, difficili e complessi dal punto di vista sociale, religioso, zone di guerra, centri di riabilitazione, gli interpreti sono venuti a contatto con uno stimolo umano, articolato e complesso nelle sue dinamiche, puro e segnato profondamente dalle difficoltà della vita. Le produzioni del duo Tedesco hanno quindi sempre più cominciato a coincidere con progetti specifici in luoghi difficili, con anzitutto, la volontà di porre in essere un dialogo personale ed artistico con la gente del posto, e successivamente, attraverso la pittura, alleviare le loro pene, proporre un immagine od un istantanea in grado di sovvertirne il presente come il futuro, offrire un simbolo di speranza.
Quest’ultima fatica firmata da Akut, prende vita in occasione della giornata mondiale per i profughi. L’artista e AptArt hanno lavorato insieme a UNHCR per realizzare un intervento che potesse dare voce agli sfollati in giro per il mondo. Ancora una volta l’intervento viene sviluppato in modo partecipativo, insieme a giovani ed adulti del posto, per dare forma e sostanza ad una grande immagine capace di coprire tutti i dieci metri di questa grande parete ad Amman. Risultato: un simbolo per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla resilienza e sulla solidarietà dell’umanità.
Dal titolo “As One I’am Fragile, Together we are strong”, l’intervento mostra una delle iconiche figure, tipiche dell’estetica degli Herakut tenere in mano un piccolo e fragile pennello, alle sue spalle due mani stringono, nell’impossibilità di romperle, un fitto numero di identici pennelli, mentre nello sfondo è possibile vedere il pianeta. Tutto chiaro.
Per darvi modo di approfondire al meglio quest’ultima fatica dell’interprete, vi lasciamo ad una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti.

Pics by Falk Lehmann via The Artists

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Pablo S. Herrero for Memorie Urbane 2015

29/06/2015

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Continua il nostro viaggio tra le meraviglie di quest’ultima edizione del Memorie Urbane 2015, tra gli ospiti c’è il gradito ritorno di Pablo S. Herrero, l’artista ha da poco terminato di realizzare una nuova ed intensa pittura su questa parete ad Arce.
Dopo la partecipazione all’edizione dello scorso anno, scandita da intense e riuscitissime collaborazioni, l’artista torna anche questa con un nuovo intervento in grado di veicolare nuovi ed interessanti stimoli estetici.
Abituati spesso a confrontarci con le produzioni dell’artista, ne abbiamo sempre sottolineato la particolare tematica centrale. Pablo S. Herrero concentra infatti i proprio sforzi nella realizzazione degli iconici intrecci naturali, che invadono letteralmente le pareti a disposizione, andando a sviluppare effetti e piani visivi differenti. Come visto diverse volte, l’autore ha sviluppato una riflessione che lo vede impegnarsi in una pittura di avvicinamento con gli elementi naturali. In particolare si concentra sulle forme e sulle ombre degli alberi che attraverso i loro rami sviluppano percorsi e vanno a destare sensazioni ed emozioni differenti. Nell’idea dell’artista c’è la volontà di inserire all’interno di un contesto urbano questa fitta selva di intrecci quasi offrire alla natura l’opportunità di riappropriarsi degli spazi che una volta erano suoi, investe in questo modo pareti ed interi stabili andando a giocare su un binomio cromatico atto proprio ad aumentare la profondità e l’efficacia delle sue stesso composizioni. Il nero ed il bianco giocano un ruolo fondamentale nell’immaginario dell’artista che però non si è mai sottratto alla sperimentazione di altre soluzioni visive, come il rosso ed il verde ad esempio, lasciando invariati i temi ed il fulcro della propria estetica.
Proprio l’intervento realizzato per questa nuova edizione della rassegna, ci mette a confronto con uno stimolo tonale differente. Pablo S. Herrero, lasciando immutata l’iconica sintesi grafica, si lascia contaminare da un approccio più delicato, quasi poetico, andando a confrontarsi con tinte e colori meno impattanti. Lavora in funzione dello spazio, non è una novità questa, imbastendo percorsi ed intrecci inediti, ma soprattutto attraverso colori morbidi, in netta contrapposizione con il bianco ed il nero, con le ultime sperimentazioni, ed offrendoci infine uno stimolo maggiormente grafico rispetto a quanto siamo soliti aspettarci.
In attesa di nuovi aggiornamenti dalla rassegna, vi lasciamo ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, mettetevi comodi e dateci un occhiata, siamo certi infatti che, anche voi come noi, non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Festival for The Pics
Pics by Dante Corsetti

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Crisa – New Mural in Marseille

29/06/2015

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Nuovo aggiornamento per Crisa, l’artista Italiano si è da poco spostato a Marsiglia in Francia dove, nei giorni scorsi, ha avuto modo di realizzare una nuova pittura direttamente sulla superfice esterna del Centro Culturale Ruche.
Un periodo particolare questo per Crisa, l’autore sta continuando a sviluppare la propria ricerca in funzione di stimoli nuovi, in grado di battere strade precedentemente non percorse, di alimentare le riflessioni dell’autore sulla città, sugli elementi naturali, e sulla precarietà tra questi due emisferi così fortemente intrecciati fra loro, e di conseguenza sull’essere umano. L’habitat dell’uomo moderno, costantemente piegato dal cemento, dal grigio delle case e dei palazzoni, in netto contrato con l’habitat primordiale, quello legato al verde, all’esistenza libera ed a contatto con la natura. Nelle produzioni dell’artisti si manifesta uno scontro, una frattura tra questi due universi, c’è un senso di smarrimento, di instabilità che prende la forma degli intrecci di legno che vediamo, specialmente nell’ultimo periodo, emergere all’interno delle sue pitture.
A differenza dei precedenti interventi, quest’ultima fatica dell’autore Italiano non viene più sviluppata in funzione di una precisa forma, quanto piuttosto per mezzo di un approccio in grado di trasformare completamente l’aspetto dell’intera superfice a disposizione. Non c’è quindi in Crisa l’esigenza di sviluppa un figura precisa, quanto piuttosto la volontà di porre in essere una pittura ricchissima di elementi pittorici, dettagli e riferimenti, in grado di irretire la totalità dello spazio. L’interprete lavora qui attraverso tinte e tonalità tenui, scandendo lo spazio attraverso un paesaggio irrazionale dove trovano posto spunti ed elementi differenti. C’è la consueta presenza naturale, con le alghe che galoppano nello spazio, a sottolineare la scelta di rappresentare un paesaggio sottomarino, presenti una serie di oblo, di pesci. Se questa rappresenta la forte e rimarcata forza naturale, il legame con l’uomo passa per la presenza delle funi, che attraversano in lungo ed in largo la superficie, ma soprattutto dei piccoli mattoni che vediamo inserirsi all’interno del contesto. A fare da catalizzatore le ormai iconiche strutture, che ci offrono nuovamente un senso di precarietà, di disequilibro, ponendo ed emergendo all’interno del paesaggio marino, tra pesci, alghe e mattoni. Intensità.
In calce al nostro testo la consueta selezione di scatti con i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo, presto nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’interprete, siamo certi che non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Artist for the Pics

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Ozmo – “Visione di Tondalo” New Mural in Turin

29/06/2015

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Ci spostiamo all’interno del SAMO di Torino, è qui infatti che nei giorni scorsi Ozmo ha terminato di realizzare questa nuova ed intensa pittura per il progetto Urban Art Field ‘Mani Sporche’, rielaborando un immagine classica attraverso una contestualizzazione con l’attualità.
L’intervento fà parte del progetto triennale di riqualificazione urbana ed ha come stimoli principale quelli di valorizzare il territorio, sensibilizzare l’opinione pubblica circa temi sociali e di attualità. Si tratta quindi di un percorso artistico culturale portato avanti dall’Associazione Culturale Alternative Karming con la collaborazione del Comune di Chivasso,
Libera associazione nomi e numeri contro le mafie ed infine il centro Artistico Culturale Samo Torino.
Tema cardine del progetto di quest’anno è la Lotta alla Mafia, i confini della Legalità e come l’arte urbana possa farsi propellente ideale per una interazione con il pubblico ed una discussione circa temi e spunti impegnati.
E’ l’opportunità per tornare ad approfondire il lavoro di uno degli artisti più importanti della nostra scena, attraverso un intervento che ben ne rappresenta sia la cifra stilistica, sia la forte caratterizzazione tematica delle sue produzioni.
Ci siamo spesso confrontati con le opere dell’autore, sottolineando come la totalità dei suoi interventi vivano in forte connubio con stimoli, impulsi e temi appartenenti al luogo di lavoro. Nel suo processo pittorico Ozmo, raccoglie le tradizioni, le cultura, i simboli e le immagini appartenenti ad un determinato ambiente, le personali sensazioni e suggestioni del momento, in un mix letale e sempre particolarmente acuto.
Nell’idea dell’artista c’è la volontà di proporre a chi osserva, un istante di riflessione attraverso un contestualizzazione di temi e stimoli differenti che, attraverso immagini e visioni note, vanno a tracciare una personale presa di posizione su temi ed argomenti spesso rilevanti e quanto mai attuali. Lo spettatore si trova quindi a confronto con un immagine finale in grado di sviluppare differenti chiavi di lettura, facendo prendere una posizione diretta ed attiva, a chi osserva.
Quest’ultima fatica vede Ozmo ispirarsi ad una tavola rinascimentale, che trae spunto dal poema “La Visione di Tondalo”, in cui viene raccontato il viaggio onirico negli inferi di un cavaliere irlandese del XII Secolo. Il male raccontato attraverso una visione allucinogena e direttamente legata alla realtà e quotidianità del nostro paese.
Come sempre sono i particolari a suscitare interesse, nell’ambientazione sviluppata dall’autore vediamo una città avvolta nell’oscurità, a distanza si intravede la Mole Antonelliana in fiamme, creature e mostri che si divertono a terrorizzare ed infilzare uomini e donne. Tante le immagini rilevanti, dal giocatore seduto tra i dadi, al pigro steso nel letto con il suo smartphone, ad Eva con il serpente attorcigliato.Al centro dell’opera, un grande volto raffigurante un uomo, al pari di un montagna, questo viso si erge su tutta l’opera, mentre dalle narici, perde contanti e pillole. Tutto chiaro.
Ad accompagnare il nostro testo una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti sul lavoro dell’interprete.

Thanks to The Artist for The Pics

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Weekly Overview 2015 – 22.06 to 28.06

28/06/2015

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Weekly Overview è l’appuntamento del Week-End dove vi presentiamo una selezione delle migliori news settimanali.

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ROA – New Mural in Copenhagen, Denmark

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DALeast – New Mural in Copenhagen, Denmark

Never2501 in Rome for Wunderkammern-© Giorgio Coen Cagli

2501 – NOMADIC EXPERIMENT – on the brink of disaster (Recap)

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Tellas x Ciredz – New Mural in Sergipe, Brasil

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Andreco – “Living Mural” New Piece in Biella

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Giorgio Bartocci – New Mural in Magdeburg, Germany

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AAHM00 – New Mural at nEXt Emerson in Florence

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Vesod for Memorie Urbane 2015

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CT – New Mural for Street Alps Festival 2015

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Axel Void – New Piece for MURAL Festival 2015

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Vhils – New Piece in Loures, Portugal

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Ekta – New Mural at Boombarstick Festival 2015

ROA – New Mural in Copenhagen, Denmark

28/06/2015

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Continuiamo a seguire gli sviluppi del bel Surface Project di Copenaghen, tra gli ospiti c’è anche ROA, un altro nome di primissimo livello, che nei giorni scorsi ha terminato di realizzare questa nuova ed intensa pittura.
Parete dopo parete, intervento dopo intervento, ecco prendere forma uno dei progetti più interessanti dell’anno, legato imprescindibilmente all’uscita dell’omonimo libro. Partorito dalla mente del fotografo Søren Solkær, l’edizione raccoglie il lavoro svolto dall’artista negli ultimi 3 anni in giro per il mondo, con tappe a Parigi, Las Vegas, Atene, Sydney, Melbourne, New York, Los Angeles, Berlino, Copenaghen, Stavanger, Londra e Miami, e le immagini e gli approfondimenti su circa 140 artisti tra i più importanti a livello internazionale. Da qui il lancio in varie e differenti località, ultima la capitale nord Europea, con, ciliegina sulla torta, la realizzazione di questo bel progetto d’arte urbana con alcuni dei nomi di spicco della scena internazionale.
Dopo il lavoro realizzato in Sardegna qualche giorno fa (Covered) ecco che il campione Belga torna in strada andando a dipingere una ricchissima serie di animali differenti, tutti appoggiati e intrecciati all’interno di questa lunga parete.
Seguendone gli spostamenti in giro per il mondo, siamo venuti a contatto con un immaginario denso, oscuro e pregno di rabbia. La scelta pittorica di ROA si fa violenta, instabile ed accarezza tutte quelle piaghe che coinvolgono il mondo animale. Nell’ottica dell’artista quest’universo si tinge di un nero pece andando a calamitare sentimenti malinconici, tetri, sospesi tra vita e morte, rimarcando le difficoltà della fauna all’interno dei contesti cittadini. È bene infatti sottolineare come ciascuno degli interventi dell’interprete vivano in forte simbiosi con i luoghi di lavori, da questi l’autore prende spunto ed ispirazione raccogliendo e realizzando quelli che sono gli animali tipici del luogo, dando loro idealmente rifugio ed una nuova casa.
Servendosi di un tinta oscura, interrotta unicamente dal rosso sangue di alcuni dei corpi rappresentati, l’artista realizzare le proprie creature attraverso una forte e rimarcata sensibilità per il dettaglio, ne ricrea le caratteristiche anatomiche, come le strutture scheletriche o le viscere ad esempio, imbastendo un forte senso di intimità tra lo spettatore e gli animali rappresentati.
Ad accompagnare il nostro testo una bella e ricca serie di scatti con i dettagli di quest’ultima fatica firmata dal globetrotter Belga, in attesa di nuovi aggiornamenti, dateci un occhiata

Pics by Henrik Haven via Juxtapoz

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Maya Hayuk – New Mural in Copenhagen, Denmark

27/06/2015

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Torniamo con piacere per le strade di Copenaghen dove vi stiamo raccontando i lavori per il Surface Project, tra gli ospiti Maya Hayuk che ha da poco terminato di dipingere uno dei suoi iconici lavori sulla superfice di questa lunga parete.
L’idea nasce come chiusura del cerchio sul progetto editoriale realizzato dal famoso fotografo Danese Søren Solkær. Dal titolo appunto SURFACE, il libro raccoglie i tre anni di lavoro di Solkær in giro per il mondo, con tappe come Miami, Las Vegas, New York, Los Angelese, Londra, Parigi, Atene, Sydney, Melbourne e Berlino, in un lungo racconto introspettivo su circa 140 artisti. Si tratta di un approfondimento sui nomi più importanti della street art e dei graffiti, attraverso materiale fotografico e testi.
Per supportare al meglio l’uscita del libro ecco quindi una serie di esibizioni, ultima proprio qui nella città Danese, ed appunto un progetto di arte pubblica con alcuni dei nomi di spicco della scena internazionale.
Abbiamo quindi l’occasione di tornare ad approfondire il lavoro di Maya Hayuk e della sua particolare estetica artistica.
Il confronto con le produzioni firmate dall’artista con base a Brooklyn passa anzitutto per la forte e radicata fascinazione cromatica che accompagna la totalità delle sue opere. L’idea è quella di generare un intricato tessuto cromatico, attraverso la realizzazioni di intensi fasci tonali. Lavorando con tinte e colori piuttosto carichi e d’impatto, l’artista va a dare forma e sostanza ad un codice visivo composta dagli iconici e spessi fasci di colore.
Quella che emerge è una geometria simmetrica e in costante mutamento propri in funzione degli intrecci di questi vistosi ‘fasci’. È innegabile come l’autrice vada a sintetizzare un percorso in cui i personali stimoli con la tradizione e la cultura ucraina, la fascinazione per i mandala, e soprattutto per lo psichedelico, vadano a riformulare paesaggi ed architetture cittadine. Lavorando attraverso differenti colori, lasciando che direttrici, rette e segmenti vadano ad intrecciarsi a vicenda, l’artista crea uno spazio percettivo forte e caratteristico, intrinsecamente legato alla peculiarità del luogo, della superfice e del paesaggio circostante. Variando quindi intensità tonale, il livello degli intrecci e la profondità degli stessi, lo spessore e la direzione delle linee, Maya Hayuk si confronta con lo spazio urbano in maniera di volta in volta differente, raccogliendo e sviluppando le opere in funzione delle proprie e personali sensazioni.
Ad accompagnare il nostro testo alcuni scatti con i dettagli di quest’ultima fatica firmata dall’interprete, dateci un occhiata e, nell’attesa di approfondire gli ultimi interventi realizzati per il progetto, qui tutti i precedenti fin QUI visti, enjoy it.

Pics by Henrik Haven via Juxtapoz

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1010 – New Mural for Life Is Beautiful 2015

27/06/2015

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Ci spostiamo a Las Vegas, in occasione dell’apertura dei lavori per il Life is Beautiful Festival di quest’anno, il grande 1010 ha da poco terminato di dipingere questa grande parete con uno dei suoi iconici portali tridimensionali.
È l’opportunità per tornare ad approfondire il lavoro di uno degli artisti che, specialmente nell’ultimo periodo, sta sempre più raccogliendo consensi unanimi.
Non è semplice il confronto con le produzioni di 1010, inevitabilmente lo stimolo passa per un forte senso percettivo che, osservando le immagini proposte, appare piuttosto rimarcato. Uno degli aspetti certamente più interessanti, è il lavoro portato avanti all’interno di spazi e luoghi abbandonati, superfici ruvide, grezze, contaminate da agenti naturali, che divengono quindi stimolo e spunto per una evoluzione nella ricerca estatica dell’interprete. È infatti importante sottolineare come l’artista lavori proprio in funzione dello spazio a disposizione, aggrappandosi alla superfice, raccogliendo l’eredità cromatiche del luogo, ed andando infine ad elaborare le iconiche forme astratte.
Le figure proposte dall’autore si presentano come veri e propri squarci metafisici, tunnel percettivi, portali che, scanditi da livelli e tonalità differenti, vanno ad innescare sensazioni, percezioni e stati d’animo differenti. Il fascino dell’ignoto e della scoperta, che da sempre caratterizza l’essere umano, pare qui veicolato in funzione di una produzione legata all’oscuro, allo sconosciuto.
Al lavoro su questa grande ed irregolare superficie, nonostante le condizioni atmosferiche particolarmente difficili, con un caldo piuttosto intenso, 1010 va a sviluppare una nuova ed irregolare forma andando a dialogare profondamente con le particolarità dello spazio a disposizione. Sulle tre differenti strutture ecco quindi prendere forma uno dei suoi iconici portali, scandito questa volta da una nuova scala cromatica certamente più delicata ed in perfettamente armonia con il colore bianco della grande struttura.
In calce al nostro testo alcune immagini con i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti sul festival e sul lavoro dell’interprete Russo.

Pics via San

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DALeast – New Mural in Copenhagen, Denmark

26/06/2015

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Continua il nostro recap sulle meraviglie del Surface Project, tra gli ospiti di spessore ritroviamo con piacere DALeast, il campione cinese con base a Cape Town ha da poco terminato di realizzare questa bella pittura per le strade di Copenhagen.
Questa bella infornata di interventi di arte pubblica, nascono come ideale chiusura dell’omonimo progetto editoriale del noto fotografo Danese Søren Solkær. Per tre anni l’artista ha viaggiato infatti in giro per il mondo, spostandosi da Copenaghen a Stavanger e passando per Londra, Miami, Parigi, Las Vegas, Atene, Sydney, Melbourne, New York, Los Angeles e Berlino, documentando attraverso la propria lente, alcuni dei nomi più importanti della street art e dei graffiti. Il risultato è un libro dal titolo SURFACE che raccoglie al suo interno 140 profili d’artista tra i più significativi ed iconici a livello internazionale. Ora, per il lancio nella sua Copenaghen, ecco l’ultimo tassello un bel progetto urbano per le strade della città, ed infine una ricca esibizione con i lavori di alcuni degli artisti più importanti e presenti nella pubblicazione.
C’è quindi anche DALeast tra i nomi caldi invitati a dare un nuovo lustro alle pareti della capitale nord europea.
L’autore è ben noto per il personale approccio su parete che lo vede concentrare i propri sforzi su una elaborazione tecnica che trascina lo spettatore all’interno di intensi grovigli metallici, gli stessi costituiscono sia il corpo vivo dell’opera, creandone la massa corporea, al stesso unico strumento unico di rappresentazione. Questa precisa ed articolata scelta viene sviluppata dall’interprete attraverso l’utilizzo della bomboletta con la quale riesce a dare forme e sostanza a corpi, soggetti, panorami differenti. Il carattere delle linee realizzate suggerisce effetti di luce ed ombra ed al contempo immette un elemento di tridimensionalità con la quale le figure rappresentate letteralmente emergono dalla superficie di lavoro.
Il risultato di questo particolare approccio da vita ad intense opere in cui la lettura da parte di chi osserva viene calamitata dall’enorme quantità di dettagli presenti che costituiscono, valore aggiunto delle produzioni dell’artista. I soggetti ed i protagonisti delle sue opere si muovono sullo spazio a disposizione, disperdono schegge, si spezzano e si accartocciano a seconda del caso tramutando l’opera in un grande e movimentata pittura.
Negli scorsi mesi, con una intensa attività in strada, abbiamo sottolineato l’esigenza da parte dell’interprete di canalizzare il suo percorso verso l’utilizzo di colori e tinte differenti, di impulsi e temi del tutto inediti, dimostrando come l’autore abbia continuato quindi, ad evolvere la propria estetica. Quest’ultima fatica dal titolo “Never Landing” rappresenta un ritorno ad un protagonista legato all’ambiente naturale, accompagnato però da un utilizzo di tinte e tonalità ancora una volta, del tutto inedite.
Ad accompagnare il nostro testo alcuni scatti dell’intervento realizzato dal grande autore, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo, nei prossimi giorni, nuovi aggiornamenti dal bel progetto.

Pics by Henrik Haven via Juxtapoz

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Robert Proch – “Tweens” New Mural in Setúbal

26/06/2015

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Ci spostiamo a Setúbal in Portogallo, qui, nei giorni scorsi, si infatti spostato Robert Proch, il grande artista Polacco ha infatti da poco terminato di dipingere questa lunga parete portando in dote tutto la personale estetica stilistica.
È per noi l’occasione di tornare ad approfondire il lavoro di uno degli interpreti che maggiormente riesce a scuoterci. Dopo le recenti collaborazioni, tra cui la bella pittura realizzata a Gemona (Covered) e le sempre interessanti collaborazioni con altri nomi di spessore della scena Polacca, ecco che l’interprete torna al lavoro in solitaria, sviscerando un nuovo intervento questa volta esteso in verticale piuttosto che orizzontale.
Per comprendere appieno la profondità delle pitture dell’artista, bisogna anzitutto sottolineare come la ricerca dello stesso parta da un percorso legato al mondo dei graffiti, successivamente evoluto verso un approccio maggiormente pittorico. Proprio la spinta pittorica, la ricercatezza e profondità delle pennellate proposte, rappresentano elementi cardine di una ricerca mai sazia. In questo senso la spinta stilistica dell’autore è legata ad una personale fascinazione verso il movimento. Proch insiste su questo tema approfondendo ed commutando forme e figure umane, bagnando le stesse attraverso un moto continuo, scomponendone le sembianze attraverso frame differenti, sovrapponendo ed intersecando gli stessi, fino a generare una immagine caotica e ragionata. Appare chiaro quindi come i soggetti ed i protagonisti delle pitture dell’artista, vengano frammentati, con le sezioni che, interagendo tra loro, vanno a simulare un moto continuo, sfociando infine in una astrattismo.
Osservando le produzioni dell’autore assistiamo quindi ad un passaggio, lento, inesorabile, i corpi nel loro movimento divengono frammentati, le forme e le figure vanno a generare una matassa di elementi tonali ricchissima di dettagli. Non è un processo liquido, quanto piuttosto il tratteggio diviene fumoso, investendo la superfice e generando un pazzesca serie di cambi cromatici.
Raccogliendo appieno dalla propria ricerca, in particolare quella sviluppata in studio, maggiormente legata ad un moto astratto, ecco Robert Proch presentare “Tweens”.
Ad accompagnare il nostro testo, ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti sul lavoro del talento Polacco. Enjoy it.

Pics by The Artist

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Millo for Memorie Urbane 2015

26/06/2015

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Ancora aggiornamenti dal Memorie Urbane 2015, tra gli ospiti al lavoro in questi giorni un altro autore Italiano, Millo, che ha da poco terminato di realizzare questa nuova pittura su questa piccola facciata a Gaeta.
L’intervento prende vita a pochi passa dal lavoro realizzato da Vesod (Covered) creando una bella alchimia tra i due differenti interventi.
Settimane di lavoro ci stanno mostrando come, quest’anno più che mai, la rassegna abbia voluto cambiare passo. C’è infatti la volontà di realizzare interventi in ben otto centri differenti ma soprattutto di chiamare per le strade di Gaeta, Fondi, Latina, Terracina, Arce, Priverno, Caserta e Valmontone, oltre quaranta artisti differenti, tra ospiti nazionali ed internazionali, questi ultimi spesso al primo intervento nel Bel Paese. È chiaro come quindi il progetto, quest’anno più che mai, abbia raggiunto proporzioni incredibili, calamitando l’attenzione grazie alla scelta di nomi spesso di primissimo livello e realtà poco conosciute comunque capaci e di valore.
Millo rappresenta un bel ritorno, già al lavoro qui nella passata edizione (Covered), l’artista propone una nuova ed intensa pittura, raccogliendo appieno da quelli che da sempre sono gli stimoli tematici e stilistici del suo operato. Lo spunto principale delle produzioni dell’autore, sta tutto nella volontà dello stesso di incarnare e sviluppare una peculiare riflessione sulla città e sul modo in cui la stessa viene vissuta dell’essere umano. La città diviene elemento protagonista, attraverso una caratterizzazione ed una rappresentazione ricchissima di elementi, un soggetto vivo, che respira e produce pensieri attraverso palazzi, cartelloni pubblicitari ed una sequenza incredibile di altri elementi architettonici. Quest’universo grande, macroscopico, si scontra inevitabilmente con quello più fragile, introspettivo e delicato dell’uomo. L’essere umano viene calato in questo contesto come figura enorme, un gigante che attraversa le viuzze della città confrontandosi con le altezze dei grattacieli, con le nuvole e con gli aerei che sorvolano i tetti. Un confronto che per Millo diviene complesso ed articolato. Al tempo stesso l’uomo risulta infatti smarrito, piegato dalle proprie emotività, dalla sensazioni e dagli stati d’animo personali. Calato all’interno di un contesto creato da lui stesso, una prigione di stimoli costanti, rapidi ed incessanti, difficili da gestire e da armonizzare con la propria esistenza.
È proprio la continua altalena tra spazio esterno, tra gli spunti e la velocità degli stessi, tra corpo interno, con i pensieri, gli stimoli della propria quotidianità, ad offrirci come risultato finale, uno spaccato dei tempi moderni, di un isolamento che, sempre di più, sta caratterizzando la nostra esistenza in questo particolare momento. E sta qui tutto il valore della produzione dell’autore italiano.
In attesa di nuovi aggiornamenti dalla rassegna e dall’interprete Italiano, vi lasciamo alla consueta e ricchissima serie di scatti con tutti i dettagli, le fasi del making of, di quest’ultima fatica dell’autore, è tutto dopo il salto, enjoy it.

Thanks to The Festival for The Pics
Pics by Flavia Fiengo

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2501 – NOMADIC EXPERIMENT – on the brink of disaster (Recap)

26/06/2015

Never2501 in Rome for Wunderkammern-© Giorgio Coen Cagli

Aperta lo scorso 9 di Giugno, andiamo con piacere a dare un occhiata approfondita all’allestimento realizzato da 2501 per la sua “NOMADIC EXPERIMENT – on the brink of disaster” nuovo solo show proposto all’interno degli spazi della Wunderkammern Gallery di Roma.
Con quest’ultima esibizione lo spazio romano conclude il suo ‘Limitless’, progetto espositivo che ci accompagnato negli ultimi mesi all’interno di una indagine sul limite, sulle sue forme e manifestazioni e soprattutto, su come l’arte, possa travalicarne le barriere per esprimere una riflessione sulla realtà in grado di evadere dai canoni quotidiani. Lo show al tempo stesso è l’ultimo della trilogia pensata dall’autore per il suo progetto NOMADIC EXPERIMENT che, dopo Miami (Covered) e Los Angeles (Covered), trova qui una nuova incarnazione/riflessione conclusiva.
In questi anni ci siamo spesso confrontati con le produzioni di 2501, legate ad una spinta che, negli sviluppi delle sue iconiche linee sinuose di colore nero, ha saputo stimolare impulsi e sensazioni differenti. C’è un senso ipnotico che emerge forte e durevole, nelle opere dell’autore, un alchimia ed un equilibrio che stimola la mente a dare forma e sostanza a ciò che abbiamo di fronte, in funzione delle personali percezioni. Scandendo il tutto attraverso un trittico tonale basato sul bianco, sul nero e sulle intermittenze color oro. Il fulcro è questo, l’evoluzione, la spinta e l’impatto del progetto NOMADIC EXPERIMENT, hanno poi incentivato l’evoluzione della ricerca estetica dell’artista.
L’allestimento presentato da 2501 per questa sua ultima fatica rappresenta un corposo viaggio tra le differenti sfaccettature del lavoro del grande artista italiano. Il tema cardine, come suggerisce il titolo è quella di una riflessione sui tempi attuali – letteralmente sull’orlo del precipizio – scanditi da tempi rapidi, fugaci e sfuggevoli che inevitabilmente cambiano il nostro approccio alla quotidianità. L’interprete asseconda questo impulso, muovendosi di continuo, spostandosi come un nomade, lasciando il proprio segno, senza confini di spazio, tempo, ma soprattutto senza costrizioni e freni. Quella che è emerge è una poetica visiva nuova, più grezza, spontanea, scandita da stimoli ed impulsi legati al momento, agli stati d’animo, un viaggio libero, mentale ed emozionale che investe a tutto tondo, la sua produzione.
Per lo show 2501, anzitutto si confronta anzitutto con gli spazi architettonici della galleria, dando forma ad un percorso estetico a più livelli. Produzione diversificata quindi, laddove, al piano terra sono presenti una serie di opere inediti, da dipinti su legno, a tele e lavori su carta, installazioni in ceramica, fotografie. Presenti elementi materici appartenenti ai muri su cui l’artista è intervenuto. Nel piano inferiore invece l’interprete presenta due video e ‘La Macchina’, installazione meccanica con possibilità di interazione con lo spettatore, parte ora del processo artistico.
Ad accompagnare il nostro testo una ricchissima serie di scatti con le immagini dell’allestimento proposto e tutti gli artworks presentati in occasione di quest’ultima esibizione, dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Artist for The Pics
Pics by Giorgio Coen Cagli

Never2501 in Rome for Wunderkammern-© Giorgio Coen Cagli

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Never2501 in Rome for Wunderkammern-© Giorgio Coen Cagli

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Never2501 in Rome for Wunderkammern-© Giorgio Coen Cagli

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Never2501 in Rome for Wunderkammern-© Giorgio Coen Cagli

Tellas x Ciredz – New Mural in Sergipe, Brasil

26/06/2015

Iniziamo a dare un occhiata all’ A Grande Terra do Sertão Project, nuovo progetto firmato dai nostri Tellas e Ciredz in Brasile in collaborazione con la fashion label Marni, primo intervento, questa splendida parete realizzata a Sergipe, nella parte nordorientale del Brasile.
Il progetto, parte dei lavori per la Biennale di Venezia, ha visto i due grandi autori italiani spostarsi, lo scorso Febbraio in Brasile dove, lavorando a stretto contatto con le comunità locali, hanno avuto modo di realizzare una bella ed intesa serie di interventi in strada.
La natura come principale stimolo estatico, come comune denominatore per sviluppare un dialogo intenso con il luogo, attraverso una rielaborazione stilistica che passa inevitabilmente, per una estetica ed una ricerca personale. Questo lo slancio comune delle produzioni firmate dai due autori italiani, punto di contatto e di partenza dal quale vanno poi a svilupparsi due differenti cifre stilistiche, spesso intrecciate assieme, ma comunque personali e distinte. Entrambi mai sazi, entrambi proseguono nel portare avanti, attraverso nuove e inedite soluzioni cromatiche, visive e stilistici la personale fascinazione.
Il confronto con le produzioni di Tellas passa per la volontà dell’autore di spingersi sempre più in là, verso una evoluzione costante capace puntualmente, di entrare a contatto con stimoli personali, legati al momento, al luogo ed alle personali percezioni. L’artista raccoglie l’identità naturale, la fa propria, ne spezza la forma e la sostanza, raggiungendo una sintesi peculiare, tra figure singole, e vere e proprie trame capaci di irretire lo spazio. Gli elementi naturali dell’interprete si spezzano, si muovono, galoppano all’interno dello spazio di lavoro, è una sintesi astratta che si muovo tra l’essenzialità più estrema, ed una rappresentazione più figurata. La natura emerge instabile, silenziosa, esplode in tutta la sua potenza, ricollocandosi all’interno dello spazio fisico, l’autore è maestro d’orchestra, muove dettagli vivissimi, alimenta il movimento attraverso forme ed elementi organici, ne commuta la forma, interagendo profondamente con l’ambiente circostante, crea ed imbastisce una matassa di figure differenti, livelli gradienti, colori, linee e forme che impattano lo spazio.
La fascinazione di Ciredz passa per la volontà dell’autore di confrontarsi con aspetti tecnici, una visione la sua fortemente influenzata dai paesaggi e dagli scenari dei luoghi incontaminati, dal legame con la natura, dalla scelta tonale e dalla volontà di sviluppare un percorso di riavvicinamento tra uomo e biosfera. Gli studi accademici, con gli elementi topografici sulla pianta terrestre, si intrecciano con una rappresentazione materica, con un piglio astratto che ha nella sua cripticità uno degli stimoli di maggiore interesse. L’elemento naturale, scandito da una precisa conformazione tonale e fisica, entra a contatto con il cemento, tanto caro ed utilizzato dall’interprete per alcuni dei suoi lavori. Le opere emergono attraverso forme gradiente, energiche e statiche nel loro aspetto, dettagliate e caratteristiche nella loro stessa fisionomia. Ci troviamo a contatto con increspature, onde, e vertigini realizzate come naturale reminiscenza di personali immersioni nell’ambiente naturale, il tutto scandito da una precisa declinazione cromatica.I picchi visivi dell’artista passano per le profondità di scale tonali sul grigio, legato al cemento ed all’esser e umano, del blu, al mare ed al cielo, ed infine del verde, con la natura nella sue estensione più canonica.
Nasce così “Stagione Secca / Stagione delle Piogge”, una nuova forma con la quale Tellas e Ciredz sintetizzano uno degli aspetti peculiari del Brasile. La grande figura raccoglie appieno gli ultimi stimoli estetici dei due, presente un massiccio uso di tonalità gradienti, che accompagnano lo sviluppo della grande forma su tutto lo spazio a disposizione. Presente le iconiche linee sinuose del secondo, che vanno a dare forma e sostanza alla parte secca della terra, e che mano a mano si trasformano in una matassa di elementi organici, tipici dell’immaginario del primo. Spettacolare.
Null’altro da aggiungere, ad accompagnare il nostro testo una bella e ricca serie di scatti, la video preview, e le immagini di questa prima pittura, dateci un occhiata, nei prossimi giorni proseguiremo nel raccontarvi le peripezie dei due interpreti in terra verdeoro.

Thanks to The Artists for The Pics

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Rustam Qbic – New Mural in Istanbul, Turkey

25/06/2015

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Ci spostiamo ad Istanbul, dopo circa una settimana di intenso lavoro, Rustam Qbic ha infatti terminato di realizzare questa nuova ed intensa pittura in occasione dei lavori per il Mural Festival turco, intervento scandito dal consueto e poetico immaginario.
Senza dubbio uno dei nomi caldi della scena Russa quello di Rustam Qbic, l’interprete ha saputo portare avanti una personale estetica pittorica in netto contrasto con gli stimoli astratti, particolarmente radicati nell’Est Europeo. Legato quindi ad una figurazione, piuttosto che ad una commutazione della forma, l’autore porta nuovamente in dote qui tutta la personale elaborazione surreale, stimolo principale del suo percorso in strada.
L’idea dell’artista è quello di sviluppare una narrazione legata all’irreale, alla fantasia, in funzione di una personale riflessione sul quotidiano. L’autore dà forma e sostanza ad immagini oniriche, paesaggi sospesi in una cosciente alterazione della realtà, figure impossibili, attraverso le quali riflettere sull’uomo moderno, tracciare uno spaccato visivo in grado di sottolinearne le fragilità e le emotività, impegnandosi nel raccontare instanti più delicati e meno impegnati. La chiave di lettura delle sue opere passa per una elaborazione che coinvolge fortemente aspetti naturali. Piante e fiori divengono protagonisti e principali attori di una rielaborazione fisica di soggetti e protagonisti. Accompagnate da una pittura intensa, nella scelta dei colori e nell’elevata quantità di dettagli, le opere dell’interprete approfondiscono tematiche come la cultura, lo studio, la conoscenza e la saggezza, tracciando tutto un particolare emisfero dell’uomo, prima d’ora inedito. L’artista intreccia questi spunti con una particolare sintesi naturale, sottolineando quindi il legame che intercorre tra la natura e l’uomo moderno.
Raccogliendo appieno questi elementi, nasce “Miracle”, questo il titolo dell’ultima fatica dell’interprete. Ad Istanbul Rustam Qbic sposta l’attenzione su un altro tema rilevante, la vita, sottolineandone tutti gli aspetti catartici ed emotivi attraverso un opera spessa, ricchissima di riferimenti ed analogie.
Ad accompagnare il nostro testo una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli e le immagini del making of di quest’ultima fatica, dateci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare.

Pics by Mehmet Naci Demirkol and Kadikoy Belediyesi via san

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2SHY – New Piece at Le M.U.R.XIII

25/06/2015

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Nuovo appuntamento con i lavori per l’ormai iconica parete nel 13° arrondissement di Parigi, è infatti 2SHY ad aver da poco terminato di realizzare questa nuova pittura direttamente sulla parete del bel progetto Le M.U.R.XIII della capitale Francese.
Siamo ormai alla quarantatreesima pittura del famoso progetto. Lo ricordiamo ancora una volta, si tratta di un progetto che per idea e successiva realizzazione, prosegue quanto di buono fatto in questi anni dall’Association Le M.U.R sulle parete ad Oberkampf, sempre a Parigi.
Alla base del progetto c’è la volontà di proporre una serie di opere pubbliche, non direttamente connesse ad un impulso commerciale, quanto piuttosto maggiormente attinenti alla strada ed ai suoi canoni, condivisione e valore effimero quindi. Il risultato è quindi uno spazio dinamico, in costante mutamento nell’aspetto e nella sostanza con, gli stessi artisti di volta in volta chiamati, che hanno l’opportunità di esprimersi liberamente, cambiando completamente la superfice a disposizione attraverso la propria e personale estetica. Si tratta, in conclusione, di una galleria a ciclo continuo, all’aperto, libera e fruibile da tutti, in costante cambiamento laddove, ciascuno degli interpreti, va a coprire il lavoro precedente.
Ultimo artista a lavorare sull’iconico spazio è 2SHY. L’autore Francese ha saputo fondere in un’unica stilistica i personali studi accademici e la forte appartenenza alla strada. Se da una parte l’artista è infatti laureato in calligrafia, dall’altra il mondo dei graffiti e della grafica, ne hanno fortemente influenzato la stilistica.
Quando ci confrontiamo con autori di questo tipo, è inevitabile osservare come il principale protagonista sia quella di uno stimolo legato alla spontaneità, in grado di interloquire liberamente con ogni età, con ogni argomento, e di sviluppare una personale rielaborazione del quotidiano. Il bizzarro, l’irriverente, l’irrequieto ed il folle, rappresentano solo alcuni degli stimoli dell’artista, all’interno di una produzione legatissima al colore, alla sintesi grafica, al disegno crudo e di getto.
Per il bel progetto Parigino, 2SHY va a realizzare una nuova ed intensa pittura concentrandosi qui su oggetti, forme ed elementi statici, intrisi di velocità dallo stesso interprete. Attraverso una tavolozza ricchissima, l’autore fa forma e sostanza ad elementi differenti, sintetizza forme e figure divertendosi a proporre una costante sensazione di caos originato.
In calce al nostro testo come consuetudine una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima pittura, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti sul progetto e sul lavoro dell’artista.

Pics by The Artist

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Peeta – New Mural in Sadali, Sardinia

25/06/2015

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Torniamo con piacere per le strade di Sadali in Sardegna, tra gli ospiti del Murartista Project, troviamo anche il nostro Peeta, che ha da poco terminato di realizzare questa nuova ed intensa pittura su uno degli edifici a disposizione per il progetto.
Ideato dall’Associazione Culturale Look-Out, il progetto è di fatto una residenza d’artista che ha visto nelle scorse settimane artisti di fama internazionale al lavoro all’interno della piccola comunità nella Barbagia di Seulo in Sardegna. Per quindici giorni, ciascuno degli autori chiamati, ha avuto modo di lavorare a stretto contatto con l’ambiente e la comunità del paese, in un processo di stimolo e condivisione reciproca per la realizzazione delle pitture. Dopo ROA (Covered) è quindi un altro pezzo grosso della scena internazionale a scendere in campo, nome di spicco della nostra scena.
La radicatissima esperienza nel mondo del writing risulta tutt’ora elemento inconfondibile delle produzioni dell’artista. Peeta ha saputo elaborare questo suo forte background in funzione di una alterazione della forma che strizza l’occhio ad un processo scultoreo, laddove la lettera viene piegata a stimoli e percezioni materiche. È questo l’incipit delle produzioni firmate dall’autore, la capacità di accompagnare la commutazione di forme e lettere, in funzione di una impostazione legata alla scultura, applicata attraverso impulsi ed effetti tridimensionali. In questo senso le lettere che compongono il suo nome, vengono mutate, trasformate e rielborate in figure scultoree e riprodotte per mezzo di uno stimolo a tre dimensioni. Approfondendo, lo studio e la ricerca estetica portate avanti dall’artista vedono ciascuna delle forme aprirsi, piegarsi, accartocciarsi e chiudersi, si sviluppa un senso di moto costante che avvolge ed imprime a ciascuna delle figure una direzione, un caos generato dagli incroci e dall’intersecarsi di fisionomie mutate e mutabili.
Quello che emerge è un senso di forte fluidità, l’autore accompagna queste sue visioni attraverso l’utilizzo di un approccio pittorico forte, realistico, ricco di effetti, di colori vivi, sfumature e gradienti. Il contatto tra queste opere e lo spettatore passa inevitabilmente per la natura criptica degli interventi. Quasi sospesi nello spazio, le immagini raffigurate sono il risultato degli stimoli e dei sentimenti del momento. Il valore prettamente semantico scompare lasciando posto a sensazioni e stati d’animo che inevitabilmente vanno ad influire sulla commutazione delle forme. Lo spettatore viene investito, caricato di stimoli, tenta di scardinare la chiave di lettura, raccoglie tutta l’eredità dei dettagli e degli impulsi vivi che accompagnano queste visioni.
Null’altro da aggiungere, ad accompagnare il nostro testo una bella e ricca serie di scatti con i dettagli delle fasi durante il making of fino al bel risultato finale, mettetevi comodi e dateci un occhiata.

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Andreco – “Living Mural” New Piece in Biella

25/06/2015

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Continuiamo a seguire con interesse gli sviluppi del lavoro di Andreco, il grande artista italiano ha da poco terminato di realizzare un nuovo intervento, direttamente sulla facciata esterna della Fondazione Pistoletto a Biella, unendo studi accademici e impulsi artistici.
Nel confrontarci con le produzioni dell’interprete, abbiamo sempre sottolineato l’esigenza di Andreco di portare avanti una produzione legata a doppio filo con l’ambiente naturale. In particolare, le opere dell’artista portano avanti una vera e propria indagine, sviluppata attraverso medium ed approcci differenti, in grado di sottolineare aspetti legati alla natura, temi che abbracciano la geologia, l’architettura e l’ingegneria. Stimolo principale è quindi il rapporto che intercorre tra la natura e lo spazio urbano, andando in particolare a sottolineare quello tra l’uomo moderno e l’ambiente naturale, in un dialogo intelligente e spesso catalizzato da studi e sperimentazioni di tipo scientifico.
Dal titolo “Living Mural” quest’ultima fatica dell’artista rappresenta il risultato delle differenti identità dell’autore, la summa quindi, del percorso in strada e dei personali studi condotti dallo stesso. Si tratta di un progetto che dopo cinque anni di gestazione vede finalmente la sua realizzazione. Siamo infatti nel 2010 quando l’interprete stava concludendo il dottorato in ingegneria ambientale, gli studi sui benefici ambientali del verde urbano, con particolare attenzione sui tetti e sulle pareti verdi. E’ proprio in questo periodo che parte la riflessione, la volontà di unificare sotto un unico lavoro le due ricerca, quella pittorica e quella scientifica, elaborando un intervento con all’interno una parete verde integrata.
Realizzato all’interno del progetto “Hydra” – painting without paint, curato da Urbe, l’opera vede l’interprete lavorare attraverso due differenti approcci. Da una parte l’aspetto pittorico. L’artista, servendosi di una vernice ecologica composta da soli elementi naturali e da leganti a base di olio, realizza una nuova serie di pietre, ancora una volta ispirate nella forma dagli elementi raccolti sul posto, che riprendono gli stimoli del progetto portato avanti dall’interprete, ‘Nature as Art’. Il muro a secco, realizzato con pietre del territorio, mantiene la terra e l’impianto d’irrigazione necessario allo sviluppo delle piante. Sono infatti presenti, nella parte inferiore dell’opera una serie di rampicanti che, lentamente, andranno a ricoprire il disegno realizzato, servendosi di una serie di cavi in alluminio appositamente installati su parete che divengono qui parte integrante delle geometrie della pittura.
Il risultato finale è un ibrido, si tratta di un progetto pittorico vero, ma è presente una forte caratterizzazione installativa, le pietre dipinte nel corso degli anni verrano mano mano coperta dalle piante, rendendo il disegno effimero e la parete verde.
Per darvi modo di apprezzare al meglio quest’ultima fatica, vi lasciamo ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli e le fasi di realizzazione del progetto, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti, siamo certi che non mancherete di apprezzare.

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Giorgio Bartocci – New Mural in Magdeburg, Germany

25/06/2015

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Tra gli ospiti dell’Antimurals Project, a distanza di qualche settimana ritroviamo il nostro Giorgio Bartocci, il grande interprete italiano si è impegnato questa nuova pittura all’interno dell’ex carcere di Magdeburg in Germania.
Il progetto è curato da Jens Besser, autore della famosa pubblicazione Muralismo Morte – vi invitiamo nuovamente a farla vostra – ed ha visto un nutrito gruppo di artisti cimentarsi sulle pareti dell’ex prigione tedesca. NAR, N-Grams, Anders Reventlov Larsen, Johannes Mundinger&Sophia Hirsch , Deyaa, Vilx, Artourette, Stefan Schleupner, Jens Besser, infine Aris, di cui vi abbiamo mostrato il lavoro su carta qualche giorno fà (Covered) ed appunto Giorgio Bartocci, a rappresentare l’Italia.
L’idea è molto semplice, c’è la volontà dell’organizzatore di sviluppare un progetto del tutto inedito. Come il nome stesso suggerisce, discostandosi dalla consueta rassegna murale, l’idea principale è quella di invitare gli artisti selezionati, a confrontarsi con le particolarità architettoniche della location, con le pareti, con le storie e le vicissitudini che luoghi come questi riescono a stimolare. Proprio gli stimoli, le sensazioni e gli stati d’animo entrano quindi prepotentemente a contatto con le differenti ricerche, con le estetiche personali di ciascuno dei protagonisti del progetto, commutandone e sviluppandone l’impatto finale in funzione, inevitabilmente, del luogo.
Parecchia curiosità da parte nostra nel vedere come, Giorgio Bartocci, si sia confrontato con l’ampia gamma di stimoli che spot come questi riescono ad offrire. L’autore Italiano raccoglie appieno dalla personale estetica e, piuttosto che lavorare direttamente sulla superficie, va a dipingere una serie di grandi piastrelle, successivamente installate su muro.
C’è un senso di perenne movimento nelle produzioni firmate dall’artista, al tempo stesso emerge la volontà di dare forma e sostanza a sentimenti, stati d’animo e percezioni personali dell’interprete. L’impressione è quella di un dialogo introspettivo, viscerale, da qui prendo forma e sostanza ombre, figure erranti. Le vediamo rimbalzare, esplodere, concentrarsi in un’unica e grande matassa, si tratta di una vibrante analogia sull’uomo, sulle sue profondità emotive, sulla sua fragilità, questi spiriti si fanno carico di impressioni, paure e stimoli eterogenei.
Il risultato finale è un opere densissima di dettagli, l’interprete realizza la consueta forma instabile, proiettata verso l’alto, intrisa di elementi pittorici. Ancora una volta la grande matassa è cadenzata da una ricca serie di figure metafisiche, l’artista piega, sovrappone e lascia intersecare queste forme commutandone l’aspetto, comprimendo, allargando e dilatandone la fisionomia, lavorando attraverso une nuova scala tonale, scandendo attraverso la stessa l’aspetto di queste nuove forme.
Ad accompagnare il nostro testo alcuni scatti durante le fasi di realizzazione dell’intervento, dateci un occhiata e restate sintonizzati per nuovi aggiornamenti sul progetto e sul lavoro dell’interprete Italiano.

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Sten & Lex – “Paesaggi Industriali” at Celaya Brothers Gallery (Recap)

24/06/2015

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Andiamo finalmente a dare un occhiata approfondita a “Paesaggi Industriali” solo show firmato da Sten & Lex all’interno degli spazi della Celaya Brothers Gallery di Città del Messico, nuova esibizione caratterizzata da un allestimento che raccoglie gli ultimi stimoli stilistici del grande duo italiano.
Preceduta dallo splendido lavoro realizzato proprio durante i giorni dell’apertura dell’esibizione (Covered), lo show fà seguito a “Matrici Distrutte” esibizione aperta lo scorso febbraio all’interno degli spazi della Wunderkammern Gallery di Roma.
Completamente assorti ed impegnati nel portare avanti la loro idea di sviluppo astratto, Sten & Lex proseguono la loro evoluzione. L’approccio astratto che sta fortemente influenzando le produzioni del duo in questo ultimo periodo si sviluppa attraverso una ricerca di forme e contenuti stilistici differenti capaci di discordarsi dai canonici ritratti. Lasciando inalterato lo stile ma soprattutto il processo che li ha resi celebri ,Sten & Lex cambiano completamente tema, mettendo da parte per il momento le riproduzioni dei volti, il duo sta sperimentando, procedendo in diverse direzioni lasciandosi completamente affascinare dalle geometrie e dalle componenti astratte facendole loro e rilasciandole sulla parete attraverso la proprio inconfondibile tecnica. A nostra avviso, risiede proprio qui la svolta, se infatti prima l’immagine di base era comunque il viso di una persona all’interno della quale si scatenavano i fasci e le matrici distrutte delle linee, adesso le stesse rappresentano il fulcro stesso dell’opera. Ne costituiscono il cuore stesso, segnando lo spazio, facendo emergere forme e configurazioni differenti, si muovono silenziose ed armoniose correndo su tutta la densità a disposizione innescando incontri e scontri e dando vita ad una ricchezza di dettagli incredibile e sopratutto instaurando un dialogo, con chi osserva, attraverso un piglio maggiormente viscerale. Il risultato è un impulso personale, introspettivo, all’interno del quale chi osserva viene stimolato a trovare e sviluppare una propria e personale chiave di lettura.
Con “Paesaggi Industriali”, Sten & Lex vanno a sottolineare il valore della loro estetica, la possibilità di una lettura vicina alle architetture, ai paesaggi della città, ai labirinti di palazzi e viuzze. Lo show è caratterizzato dalla presenza di tele, di lavori su carta e contenuti all’interno di vetri, laddove attraverso la loro stessa ombra, questi lavori proiettano un immagine organica, alterata dalla luce che cambia. Nuovamente il duo si sofferma sulla logica del caos, sulle linee e sulle textures, sulla capacità di quest’ultimo di generare risultati inaspettati di porsi come valore aggiuntivo incontrollabile.
Ad accompagnare il nostro testo alcuni scatti dell’allestimento proposto dal duo italiano, in attesa di nuovi aggiornamenti sul loro operato, il consiglio è quello di darci un occhiata, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Celaya Brothers Gallery
Mérida 241, Col. Roma Norte
Mexico City

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SeaCreative – New Mural in Rho, Milan

24/06/2015

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A distanza di tempo, nuovo aggiornamento per SeaCreative, l’artista italiano torna in strada realizzando una nuova ed iconica pittura in occasione dei lavori per Lasciamo il Segno, evento svoltosi a Rho, Milano, nei giorni scorsi.
È l’opportunità per tornare ad immergerci all’interno del particolare immaginario che da sempre caratterizza le produzioni dell’artista, attraverso una nuova pittura, ben in grado di legarsi ai temi ed all’estetica tipica del lavoro dello stesso.
SeaCreative pone l’essere umano al centro della sua produzione, lo fa attraverso un approccio in grado di insinuarsi e tratteggiare una lettura sfaccettata ed approfondita. L’idea è quella di un approfondimento in grado di cogliere le sensazioni, gli stati d’animo e tutte quelle emozioni che fanno parte della nostra esistenza. Per dare forma e sostanza a questa fascinazione, l’interprete si affida ai suoi iconici personaggi, sono questi infatti che si fanno carico degli impulsi e temi trattati, andando a rievocare vissuti ed esperienze, legandosi infine, al luogo ed al paesaggio circostante.
L’abilità dell’interprete è quindi quella di riuscire a penetrare nell’immaginario collettivo, di raccontare esperienze quotidiane, le storie, ma anche le paure, le fragilità e le angosce che caratterizzano la nostra esistenza. Traccia con forza lo spettro emotivo dell’uomo moderno ponendo i suoi characters come ideale volano comunicativo, trasformando gli stessi sia in ricettori che in propagatori di uno idea, uno stimolo. Appare quindi inevitabile sottolineare come, le immagini proposte, vadano a rievocare in chi osserva sensazioni ed esperienze, attraverso, una alternanza di stimoli bizzarri e grotteschi con eventi maggiormente legati alla quotidianità.
Per questa sua ultima fatica SeaCreative raccoglie appieno dalla propria esperienza pittorica, un nuovo personaggio fa quindi la sua comparsa su questa porzione di parete. Lo stile è il consueto, vicino ad uno stimolo illustrativo, altamente grafico e ricco di dettagli, impreziosito da elementi organici differenti, su tutti i legno, presenza particolarmente radicata in quest’ultima pittura.
In attesa di nuovi e succosi aggiornamenti sul lavoro dell’artista italiano, vi lasciamo ad alcuni scatti con i dettagli di quest’ultima pittura, dateci un occhiata, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

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Etam Cru – New Mural in Weil am Rhein by Sainer

24/06/2015

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Ci spostiamo a Weil am Rhein, in Germania, è qui infatti che nei giorni scorsi Sainer degli Etam Cru, ha terminato di realizzare questa nuova ed intensa pittura catalizzando ancora una volta tutta la sua particolare estetica pittorica.
Mentre il suo partner in strada, Bezt, si trova a Providence (Covered), Sainer torna al lavoro in solitaria nella cittadina tedesca sviluppando una nuova pittura ancora una volta legata alla particolare fascinazione stilistica e tematiche che lega la totalità delle produzioni del duo.
Le produzioni firmate dagli Etam Cru riescono puntualmente a toccare corde sensibili andando a cogliere immagini e spunti legati senza dubbio all’immaginazione più accentuata il tutto sviluppato per mezzo di un tratto che non si sottrae dal cogliere elementi ampiamente realistici. Sta proprio qui la magia delle opere del duo, la capacità di raccontare e mostrare elementi e spaccati di vita reali ed al contempo inserire negli stessi spunti decisamente bizzarri e fantastici al fine di creare una trama sfaccettata e profonda. In questo senso è importante sottolineare come l’impostazione visiva del duo sia la giusta alchimia tra influenze ed approcci differenti, dalla grafica, all’illustrazione passando per il fumetto, un identità così multipla caratterizza gli interventi degli artisti attraverso un tratto fortemente ricercato e caratterizzato da una scelta cromatica che si affida spesso a tinte e colori piuttosto profondi ed accesi, a giochi di luce ed ombra. Nel mondo imbastito dai due interpreti si sviluppa quindi l’unione perfetta tra reale ed irreale laddove proprio gli elementi fantastici vengono calati all’interno di un impostazione visiva reale con la quale la finzione e tutto ciò che viene immaginato, agli occhi dello spettatore risulta vera e possibile.
Dal titolo “Bomberman”, quest’ultima fatica di Sainer riflette alla perfezioni sia le particolarità stilistica, quanto quelle tematiche degli Etam Cru. Lavorando come sempre attraverso un approccio stilistico vivido e dettagliato, l’artista dà forma e sostanza ad una nuova figura, un lanciatore di baseball intento però a lanciare una grande bomba carica. L’impressione, visto anche lo spettro tonale utilizzato ed il volto della figura, è quella di trovarsi di fronte ad un opera più malinconica del solito, capace di toccare stimoli differenti e di entrare a contatto con lo spettatore attraverso percezioni più cupe rispetto a quelle a cui gli artisti ci hanno abituato.
Ad accompagnare il nostro testo alcuni scatti con i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti sul lavoro del duo Polacco.

Pics by The Artist

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AAHM00 – New Mural at nEXt Emerson in Florence

24/06/2015

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Con quest’ultimo intervento realizzato da AAHM00, ancora una volta torniamo con piacere all’interno del centro sociale culturale nEXt Emerson, continua infatti il bel progetto d’arte murale organizzato dagli amici di 400 Drops.
Proseguono quindi i lavori sulla superficie esterna delle strutture che compongono il centro sociale culturale fiorentino, dopo RUN (Covered) Moallaseconda (Covered) e Hopnn (Covered), un altro nome caldo della scena Italiano ad offrire la propria e personale estetica alle pareti esterne dell’ex Emerson.
Più di tutti gli approcci stilistici, l’impeto astratto è certamente quello che maggiormente riesce a raccogliere, incanalare e sviluppare le personali percezioni e gli stimoli degli artisti. Nel caso dell’interprete ad aprirsi è un percorso criptico, legato ad una personale commutazione della forma, che emerge all’interno dello spazio pubblico, come soluzione continua. Non è facile il confronto con le produzioni di AAHM00, c’è la volontà dell’autore di lasciarsi influenzare costantemente dalle percezioni del momento, da ciò che osserva, vede e sente, che inevitabilmente va ad influire nella commutazione delle forme tipiche del suo immaginario. Nell’idea dell’artista non c’è un stimolo primordiale, una fascinazione a cui aggrapparsi ed attraverso la quale rielaborare le immagini e le visioni raccolte. C’è l’esigenza di uno sfogo, una liberazione scandita da nessun vincolo, da un approccio che diviene casuale, genuino, legato unicamente al lato emotivo dell’interprete. Approfondendo, lasciando libero sfogo a quelle che sono le personali percezioni, catalizzando un approccio spontaneo, inevitabilmente l’autore va a confrontarsi con gli spazi, riflette sugli stessi ed elabora le proprie pitture proprio in funzione di quelli che sono gli elementi peculiari presenti nel luogo. Se quindi il movimento delle figure dipinte, i colori scelti, nonché l’alterazione stessa delle forma, sono di fatto completamente assorbiti da uno stimolo casuale, dall’altra l’artista si lascia contaminare, interagisce profondamente con la superfice, dando forma e sostanza ad una sorta di scenografia pittorica.
Sono quindi gli spazi abbandonati, con le loro superfici corrose, con la natura ed il tempo ad influenzarne l’aspetto, a divenire principali luoghi e stimolo per l’artista.
Se tutto ciò rappresenta l’archetipo delle produzioni dell’autore, quest’ultima fatica vede AAHM00 concentrarsi maggiormente sull’aspetto intrinseco delle sue figure, tentando non di omologare le sue forme, quanto piuttosto di imbastire una precisa cifra stilistica dalla quale partire per i suoi lavori. Anche qui quindi gli elementi ancora una volta emergono dalla superfice come una sorta di trama distaccata, un corpo unico e non composito, una macchia oleosa che avvolge parte della superfice. Bucata nella sua integrità, lavorata nei dettagli tonali, in un costante gioco di vuoti e pieni, di tonalità differenti, tra linea e cerchio, in una costante sensazione di movimento propagato nello spazio.
In attesa di scoprire nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’artista italiano, vi lasciamo ad alcuni scatti, con tutti i dettagli di questa sua ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti.

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Vesod for Memorie Urbane 2015

24/06/2015

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Continuano senza sosta i lavori al Memorie Urbane di quest’anno, tra gli ospiti di spessore, Vesod, un altro dei nomi di spicco della nostra scena, che ha da poco terminato di realizzare questa intensa pittura ancora una volta a Gaeta.
Dopo l’esaltante combo realizzata a Gemona qualche giorno fa (Covered) il grande interprete si è quindi spostato a Gaeta per prendere parte ai lavori di quest’ultima ed esuberante edizione del festival.
Un annata importante questa per il festival, gli organizzatori hanno scelto un approccio certamente più esuberante, coinvolgendo anzitutto otto differenti centri urbani, con pareti e spazi scelti in funzione degli oltre quaranta artisti selezionati per l’edizione. Vi stiamo raccontando i lavori di quelli che maggiormente ci stanno impressionando, tra realtà italiane ed internazionali, spesso alla prima chiamata nel nostro paese, divisi tra le città di Valmontone, Terracina, Fondi, Latina, Arce, Priverno, Caserta e l’immancabile Gaeta, da sempre epicentro della kermesse.
La natura duplice delle produzioni firmate da Vesod emerge in questa sua ultima fatica in tutto il suo fragoroso impatto. L’estetica dell’autore Italiano vive attraverso due binari, non separati, quanto piuttosto intrecciati in un unico stimolo pittorico. Astratto e figurativo, opposti che si attraggono qui, giungendo in unica e grande immagine finale. Sta qui la magia delle produzioni dell’artista, nella capacità di coniugare elementi geometrici con figure umane, volti e tracce di corpi, lavorando attraverso tonalità profonde e sfaccettate, immettendo una densa serie di dettagli.
Il confronto con le produzioni dell’interprete passa inevitabilmente per la duplice identità delle sue opere, Vesod riflette sul corpo umano, sul movimento in particolare, tracciando spaccati e frame di un unico soggetto, intrecciando gli stessi tra loro e lavorando attraverso commutazioni della forma differenti. Direttamente sui volti e suoi corpi, si muovono quindi dettagli ed elementi astratti capaci di frantumare una linearità espressiva, di innescare giochi percettivi differenti, tra vistose sezioni in grado di sovvertire e convertire lo spazio piatto, in una miscela di tridimensionalità e profondità.
C’è un senso di poesia estrema nelle immagini proposti dall’autore, c’è la delicatezza di un corpo, la sua capacità di veicolare sensazioni e stimoli differenti, c’è l’ignoto di forme ed elementi criptici che accompagnano e cadenzano parte di queste forme umane, c’è il desiderio di approfondire, la volontà di scoprire ed immergersi all’interno delle visioni e delle sensazioni trasmesse.
Per darvi modo di approfondire al meglio quest’ultima pittura, vi lasciamo alla consueta e ricca serie di scatti con tutti i dettagli e la fasi di realizzazione di quest’ultimo lavoro del grande artista, dateci un occhiata, è tutto dopo il salto.

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Pics by Flavia Fiengo

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Conor Harrington – New Mural in Copenhagen, Denmark

23/06/2015

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Continuiamo a seguire con interesse gli sviluppi del Surface Project di Copenaghen in Danimarca, tra gli ospiti di spessore ritroviamo Conor Harrington, il grande artista si è confrontato qui con una grande facciata portando in dote la sua inconfondibile estetica.
Dopo l’intervento realizzato da Borondo (Covered) è quindi un altro big della scena internazionale ad offrire il proprio contributo per il progetto. L’idea nasce come ideale risultato del lavoro svolto dal fotografo danese Søren Solkær. L’artista per tre anni ha viaggiato in giro per il globo confrontandosi con alcuni dei nomi più noti ed influenti della street art e dei graffiti. Da questo lungo viaggio è nata una pubblicazione omonima che raccoglie al suo interno, le storie e gli scatti di circa 140 artisti tra più importanti a livello internazionale. Con tappe come Copenaghen, Stavanger, Londra, Miami, Parigi, Las Vegas, Atene, Sydney, Melbourne, New York, Los Angeles e Berlino, le lente del fotografo ha quindi avuto modo di raccontare la vita e le opere di questi, di aprire una serie di esibizioni parallele ed infine inaugurare quest’ultima serie di opere in strada, come ideale conclusione del progetto stesso.
Per noi è l’opportunità di tornare ad approfondire l’estetica di Conor Harrington a distanza di qualche giorno dalla precedente pittura realizzata ad Aalborg (Covered).
Esattamente come per il precedente lavoro, quest’ultima fatica vede l’artista inserirsi nell’ambiente urbano attraverso un piglio meno invasivo, ma soprattutto focalizzando la propria attenzione sui suoi iconici personaggi, unica e potente presenza all’interno dello spazio di lavoro. In questo senso Conor Harrington sceglie qui un forte approccio tonale con, entrambi i due personaggi intenti a lottare, dipinti attraverso una radicata scelta cromatica capace di sovvertire le precedenti uscite scandite dall’utilizzo del bianco e del nero come unici vettori cromatici. Una nuova scena di combattimento quindi sviluppata attraverso una forte intensità pittorica, con i corpi ed i movimenti degli stessi, nuovamente sottolineati dalle corpose gettate di vernice e dai colpi di pennello.
Ad accompagnare le nostre parole, alcuni scatti delle fasi durante il making of e l’immagine del bel risultato finale, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi approfondimenti.

Pics by Henrik Haven

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DIMA – “Final Stage?” New Project

23/06/2015

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Nuovo aggiornamento per DIMA, il talento Ucraino presenta questa nuovo progetto dal titolo “Final Stage?”, concepito come idea per una interazione con lo spazio urbano non ornamentale, ma piuttosto documentativa.
Prosegue vivo il nostro interesse per tutti quegli artisti dell’Est Europeo che sempre più frequentemente trovano spazio nella nostra programmazione giornaliera. A fare da collante per tutti questi autori è anzitutto una spiccata sensibilità astratta, spesso declinata in funzione di fascinazioni che raccolgono al meglio gli stimoli naturali, il tutto condito da una direzione spontanea e viscerale. Al tempo stesso è però importante sottolineare la volontà di questi autori di ricercare e sperimentare soluzioni pittoriche differenti, processi nuovi, all’interno di un identità stilistica in costante mutamento.
DIMA in questo senso rappresenta uno degli interpreti di cui maggiormente seguiamo gli sviluppi. Legato profondamente ad una personale commutazione della forma, l’artista porta avanti una pittura legata a doppio filo con stimoli ed impulsi personali, emozioni del momento e legate al posto, che inevitabilmente intaccano e mutano il processo pittorico. La ricerca dell’autore coinvolge elementi e figure organiche attraverso uno stimolo profondamente connesso all’utilizzo del colore, principio di dialogo per una esaltazione della forma e dell’aspetto intrinseco dell’elemento rappresentato. C’è quindi una forte intensità tonale che accompagna la totalità delle produzioni dell’artista, da una parte andiamo a confrontarci con figure più grezze e ruvide, dopo i tracciati si fanno instabili, quasi rabbiosi, dall’altra ci troviamo di fronte una pittura maggiormente delicata, più grafica ed atta ad entrare in sintonia con lo spazio e l’ambiente circostante.
Quest’ultimo progetto vede DIMA partire da una riflessione differente, uno stimolo inedito che inevitabilmente va a commutare il suo processo pittorico. L’artista indaga su una idea pittorica in cui l’intervento non viene più visto come arricchimento o ornamento di uno spazio, ma come contrappeso della poesia degli elementi urbani. Approfondendo, nell’opera presentata dall’interprete simula le componenti e gli agenti naturali che intervengono in un determinato ambiente. Alla stesso modo l’autore si relazione con lo spazio in modo lento, proponendo un immagine, lasciando che la stessa entri in armonia con lo spazio, continuando poi l’elaborazione fino alla resa finale. Si tratta quindi di un approccio dinamico, votato ad un nuovo tipo di interazione con l’ambiente circostante, ciascuna immagine dei differenti frame e fasi, riflettere un determinato periodo di tempo che permette all’opera di coesistere, modificare e regolare ciò che la circonda. Pollice in su.

Mural as a component of documentation in urban space.
In this case it serves not as an ornamental part and mean of decoration of architectonic environment, but as a tool which announces the counterweight to urban poetics, usual for everybody.
The process of applying the mural onto the surface of architectural forms – represents the final stage of completeness of this environment, at least for some lasting time.
In my work, mural demonstrates the alternation of its final stages, the variety of completeness and puts a question about its advisability in space in general and in certain cases. This is a dynamic work, every picture of the group reflects on certain period of time, which allows the mural to coexist, change and adjust to the environment.

Thanks to The Artist for The Pics

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2Alas – New Piece for MURAL Festival 2015

23/06/2015

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A distanza di tempo torniamo con piacere ad approfondire il lavoro dei 2Alas, il duo nei giorni scorsi ha terminato di realizzare questa bella ed intensa pittura a Montreal, in occasione dei lavori per l’ottimo MURAL Festival di quest’anno.
Con quest’ultima fatica abbiamo l’opportunità di tornare a confrontarci con le produzioni del duo formato da Andrew Antonaccio e Filio Galvez nella bella cornice della rassegna Canadese. Il festival, che sta volgendo al termine, ci sta offrendo l’occasione di osservare al lavoro alcuni dei nomi di spicco della scena internazionale, alle prese con spazi certamente importanti, e con la volontà degli organizzatori di cambiare profondamente l’assetto visivo della città nord Americana.
Non è semplice la fruizione degli interventi firmati dal duo. Gli autori sono riusciti a dare forma e sostanza ad un impulso pittorico forte e caratterizzato da una precisa direzione astratta. I 2alas si confrontano con una pittura mutabile, legata ad una raffigurazione figurativa in funzione però di un processo e di una estetica astratta. Al centro delle loro produzioni troviamo volti, istantanee di vita, visioni che vengono sviluppate attraverso un approccio preciso e meticoloso. L’idea è quella di una pittura in grado di dare forme e sostanza ad immagini differenti per mezzo di uno stile che ricorda quello bitmap, un impulso che si allaccia al digitale, ad una visione binaria quindi. Il risultato di questa scelta vede gli interpreti lavorare meticolosamente attraverso intense pennellate che, nella loro composizione finale, unicamente da lontano riescono a suggerire l’immagine desiderata. Se quindi dalla lunga distanza ci confrontiamo con una rappresentazione vera, da vicino l’interazione passa per elementi e figure differenti, astratto e figurativo che si susseguono nella contemplazione di un’unica visione.
Per la rassegna i 2Alas scelgono un approccio totalmente votato all’astratto, il grande volto è, ancora una volta, visibile da lontano. Il confronto passa per una intricata matassa e forme ed elementi cripitiche. Attraverso la realizzazione di corposo e sinuose linee nere, lavorando attraverso differenti dimensioni delle stesse, coadiuvando quindi i consueti giochi percettivi e di movimento, sovrapponendo sezioni e figure, gli interpreti danno forma e sostanza ad una grande matassa astratta, interrotta da due grandi figure cromatiche poste nell’estremità destra dello spazio. Il risultato finale è un immagine altamente evocativa, personale nella sua fruizione e nelle differenti chiavi di lettura che la stessa riesce a suggerire da vicino. Gli artisti lavorano qui in modo minimale, essenziale, riescono a suggerire un forte senso di movimento come se, ciascuna delle differenti sezioni, fosse scossa e intrisa di un moto perpetuo, scontrandosi e cambiando costantemente la propria direzione, arrivando infine a delinare il volto di una donna.
In attesa di nuovi aggiornamenti dalla rassegna Canadese, vi lasciamo ad alcuni scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata, presto nuovi aggiornamenti sul lavoro dei due interpreti, sempre qui sul Gorgo.

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CT – New Mural for Street Alps Festival 2015

23/06/2015

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Proseguono i lavori per quest’ultima edizione dello Street Alps Festival, tra i grandi ospiti un altro big italiano, CT, che ha da poco terminato di realizzare due nuovi interventi sulle pareti della Galleria d’Arte contemporanea Fillippo Scroppo a Torre Pellice.
È per noi sempre piuttosto interessante osservare come il grande autore italiano riesca costantemente a sviluppare la sua particolare estetica pittorica in funzione di una ricerca in continua evoluzione. L’interazione con le produzioni firmate dal campione Italiano passa tutta per la particolare dinamica che da sempre ne accompagna lo sviluppo in strada. CT parte da una personale rielaborazione delle lettere che compongono il suo stesso nome. Non si tratta di una commutazione stilistica, quanto piuttosto di una vera e propria decostruzione e costruzione delle forme che compongono le due lettere, la c e la t, divengono ideale propellente per una alterazione della forma, una costruzione di un immagine nuova, in grado di porsi come ideale risultato degli stimoli e delle sensazioni del momento, e soprattutto di una profonda interazione con lo spazio di lavoro. In questo senso è importante sottolineare come, le figure dell’interprete si inseriscano nello spazio interagendo con gli stessi, l’artista osserva quelle che sono le peculiarità architettoniche, gli elementi di spicco dello spot, contrapponendosi agli stessi oppure proseguendone la particolare conformità sulla superficie di lavoro.
Lo sviluppo accelerato dell’autore, parte anzitutto dalla volontà di scomporre ciascuna delle due lettere, i piccoli blocchi che ne compongono l’aspetto vengono quindi riordinati e posti in modo da creare una nuova immagine. Se questa è la magia delle produzioni dell’artista, nella sua capacità intrinseca di sviluppare forme e visioni sempre differenti, nella volontà di sperimentare soluzioni cromatiche e pittoriche differenti, appare chiaro come queste arrivino a chi osserva attraverso una forte sensibilità criptica. Scardinare queste visioni non è per nulla semplice, ci troviamo a tentare un percorso di riordino delle sezioni che compongono l’immagine finale, veniamo investiti dal costante senso di mutabilità e movimento delle opere dell’artista, dalla sua volontà di alterare costantemente l’aspetto e la sostanza delle sue lettere.
I due interventi realizzati da CT per lo Street Alps Festival, riportano l’autore a contatto con un paesaggio montano, al tempo stesso mettono in mostra una nuova costruzione dell’interprete, minimale, precisa, spinta da tinte e colori ancora una volta legati al territorio.
Ad accompagnare il nostro testo alcuni scatti durante le fasi di realizzazione degli interventi, i dettagli ed i risultati finali di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti sul lavoro dell’artista e sulla rassegna.

Thanks to The Festival for Pics
Pics by Livio Ninni

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2501 – New Mural for Chained Project

23/06/2015

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Con quest’ultima bella pittura realizzata dal nostro 2501, torniamo con piacere per le strade di Quarto Oggiaro, Milano, proseguono infatti i lavori per il Chained Project, nuovo progetto firmato dalla Wunderkammern Gallery di Roma.
Dopo il bel lavoro realizzato da Ripo qualche giorno fa (Covered) è un altro nome di spicco a terminare un altro intervento in strada per il progetto della galleria romana.
Come detto il progetto vede per la prima volta la Wunderkammern Gallery confrontarsi con gli spazi di Milano attraverso un evento in grado di coinvolgere nove nomi differenti, oltre al grande artista Italiano e a quello Spagnolo, Atomo, Borondo, BR1, C215, Sam3, Sten & Lex, Edoardo Tresoldi. Apice del progetto, oltre agli interventi in strada, due differenti esibizioni in altrettante sedi, un hangar del comune e l’Istituto Cervantes. I lavori sono inseriti come appendice ad Expo2015, riprendendone la tematica generare, per una nuova ed intensa riflessione. Sviluppando un corpo di lavoro inevitabilmente legato alla creatività ed all’arte contemporanea, il progetto parte dall’idea di catena alimentare, struttura ecologica naturale, proponendo una indagine sulle differenti dinamiche che legano l’essere umano alla natura. Esattamente come una catena, ciascuno degli autori coinvolti ha chiamato altri artisti per partecipare al processo creativo.
Approfondendo, si tratta di una riflessione a tutto tondo sull’eccessivo ruolo centrale dell’uomo moderno, laddove la natura in particolare, troppo spesso viene vista come strumento per soddisfare i nostri bisogni nome dello sviluppo, piuttosto che entità parallela alla nostra esistenza sul pianeta. Il progetto sottolinea vuole quindi riequilibrare le parti, ponendo l’uomo come parte di una catena, attraverso gli interventi degli interpreti che lavoreranno uno accanto all’altro, parete dopo parete, fino a creare una catena di interventi spontanei, tra evoluzione, casualità ed imprevedibilità, tutti stimoli appartenenti alla biosfera.
In attesa di mostrarvi le immagini di “Nomadic Experiment – The Brink of Disaster” lo show aperto dal campione italiano all’interno degli spazi della Wunderkammern Gallery, abbiamo qui nuovamente l’opportunità di osservare l’autore alle prese con una nuova e grande parete.
Con “La montagna di Quarto-tempus fugit”, questo il titolo di quest’ultima fatica realizzata da 2501, l’artista prosegue nello sviluppare la personale e peculiare estetica, sviluppando nuove ed inedite soluzioni grafiche. Lavorando come sempre attraverso le consuete linee sinuose nere, 2501 sviluppa un corpo astratto che letteralmente avvolge la totalità della superficie. La grande parete viene quindi investita da una forte intensità pittorica, l’interprete lavora servendosi di differenti pennelli, sovrapponendo linee, cambiando spesso direzione e lasciandosi affascinare dalle percezioni del momento. A caratterizzare l’intervento, sono però le sezioni pittoriche maggiormente crude, quelle poste alle estremità dello spazio, un intermittenza forte dal punto di vista tonale, ma sopratutto caratterizzata da una serie di forti pennellate che suggeriscono una sorta di frattura, un errore, un glitch che percorre parte dello spazio, interrompendo la struttura tipica delle produzioni del grande autore italiano. Impressionante.
Null’altro da aggiungere, in attesa di mostrarvi i nuovi sviluppi del progetto, vi lasciamo ad una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, le fasi di realizzazione ed il risultato finale, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo.

Thanks to Wunderkammern Gallery for The Pics
Pics by Mariasole Doria

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Axel Void – New Piece for MURAL Festival 2015

22/06/2015

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Continua la nostra full immersion tra le meraviglie dell’ottimo MURAL Festival di quest’anno, tra i grandi artisti anche Axel Void, l’artista ha da poco terminato di realizzare una nuova pittura per la sua intensa e riflessiva serie ‘Mediocre’.
Dopo le recenti pitture realizzate a Szopienice, quartiere operaio di Katowice in Polonia (Covered), il grande artista va quindi a confrontarsi con un contesto sociale differente, continuando però a portare avanti la sua idea di arte murale. La serie poggia le sue basi sulla volontà dell’autore di ricercare uno stimolo differente, un approccio nuovo con la strada, un immersione che possa dare forme e sostanza ad un indagine sull’uomo, sulle sue fragilità e le sue differenti sfaccettature. Appare chiara quindi la volontà dell’artista di confrontarsi con realtà spesso remote, contesti sociali ed economici di difficile digestione, luoghi complessi dove andare a penetrare ed ad approfondire l’essere umano. Il risultato di questo slancio tematico, produce una pittura profonda, particolarmente interconnessa con il luogo di lavoro. Void osserva, scruta, raccoglie sensazioni ed impulsi differenti, storie e vicissitudini, tutti elementi che si intrecciano e si sviluppano attraverso profonde e poderose analogie pittoriche.
A sostenere questo impulso tematico, ci siamo trovati a confronto con una rimarcata profondità pittorica, un impulso capace di trasmettere emozioni, di raffigurare i protagonisti delle divagazioni tematiche dell’artista, nel migliore dei modi. C’è un senso di malinconia, di riflessione che scuote le viscere, tocca le corde più sensibili e ci costringe a confrontarci con visione potenti ed avvolgenti.
L’intervento realizzato a Montreal, vede Axel Void riflettere sulla comunità di Chamberclerc, residenza di sostegno sociale nel centro della città. Si tratta di una grande struttura che fornisce alloggio alla persone con malattie mentali, vagabondi e ex drogati. L’immagine scelta questa volta, è quella di Adriano, uno degli inquilini della casa prima che la stessa diventasse un alloggio sociale, quattordici anni fa, quando ancora era una ‘casa della droga’.
L’opera si erge come tributo per la comunità, è l’opportunità di un approfondimento con quella che è la quotidianità ed il passato delle persone che vivono l’edificio, si connette alla città, tra esperienze passate e presenti. Il titolo, “Personne”, deriva dal francese è può essere tradotto con ‘Nessuno’ anche se in alcuni contesti, a seconda di come viene utilizzata la parole, può significare ‘Qualcuno’.
Come sempre dopo il salto, ad accompagnare la nostra analisi, alcuni scatti con i dettagli di quest’ultima pittura, mettetevi comodi e dateci un occhiata, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Artist for The Pics

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Corn79, Sepe, Tone, Vesod – New Mural in Gemona

22/06/2015

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Ci spostiamo a Gemona nel Friuli, qui in occasione dei lavori per il progetto Elementi Sotterrani X, si sono dati appuntamento Corn79, Sepe, Robert Proch ‘Tone’ e Vesod, il bel dream team ha da poco terminato di realizzare questo intensa pittura.
E’ sempre piuttosto stimolante osservare come artisti e sopratutto ricerche estetiche differenti riescano ad intrecciarsi in un unico lavoro capace, da una parte di evidenziare le peculiarità pittoriche di ciascuno degli interpreti, dall’altra di dare forma e sostanza ad un immagine nuova, ricca di spunti e dettagli vivissimi.
Ciascuno degli autori porta avanti un percorsi differenti, fascinazione differenti, legate ad un comune background nel mondo dei graffiti, e sviluppati poi attraverso un impulso che ha nello stimolo astratto e nelle fascinazione figurative i suoi punti di contatto. L’opera è concepita attraverso uno sviluppo orizzontale, per mezzo di una comune prerogativa tonale, e spinge gli autori ad interagire fortemente tra di loro attraverso visioni ed impulsi pittorici tipici del loro operato.
Partendo da una delle tipiche costruzioni astrali del nostro Corn79, e concludendosi con una delle visioni sfaccettate di Vesod, nel cuore centrale dell’opere le tipiche figure appartenenti all’immaginario di Sepe si legano con la sintesi pittorica di Robert Proch. Ciascuno dei passi di questa fatica, risulta legato profondamente al precedente ed al successivo, dall’astratto puro, spinto da figure ed elementi geometrici si passa ad una evoluzione che sfocia in un impulso figurativo.
Inevitabilmente a caratterizzare l’opere l’esorbitante serie di dettagli, gli attimi ‘fumosi’ dai quali emergono personaggi e characters, quest’ultimi che mano a mano, scorrendo la parete, divengono sempre più delineati ed intensi’.
L’intervento parte da uno spunto comune, da un idea che vive intrecciandosi con la storia del luogo. Vesod, Corn79, Sepe e Robert Proch scelgono di dipingere una personale rielaborazione del terremoto del Friuli del 1976, con l’epicentro proprio nella città di Gemona. La grande serie di cerchi concentrici rappresenta proprio le scosse che scuotono il territorio, la scelta di caratterizzare i soggetti raffigurati in modo così vibrante, sta tutta nella volontà di trasmettere e rievocare le sensazioni della scossa. Come un onda d’urto i soggetti rappresentati vengono quindi investiti da questo evento, proprio a sottolineare come detto la potenza sia del sisma ma soprattutto gli effetti che lo stesso ha causato nella vita di queste persone. Intenso.
Null’altro da aggiungere, ad accompagnar il nostro testo tutti i dettagli di quest’ultima fatica, il consiglio è quello di darci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare, enjoy it.

Pics by The Artists

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Vhils – New Piece in Loures, Portugal

22/06/2015

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Ci spostiamo a Loures in Portogallo, è qui che nei giorni scorsi Alexandre Farto aka Vhils ha terminato di realizzare questo nuovo intervento, un opera realizzata insieme alla comunità locale capace di sviluppare versi nuovi lidi, il lavoro del grande artista.
Ci siamo spesso confrontati con le produzioni firmate da Vhils. L’artista ha legato il proprio nome ad un processo complesso, articolando e facendo emerge i peculiari volti direttamente dalla viscere delle pareti, scolpendo e facendo saltare in aria porzioni di muro, al fine di creare i complessi e realistici ritratti fotografici. Questa particolare prerogativa, sia nel processo, sia nella scelta dei soggetti proposti, ha visto spesso l’interprete confrontarsi con elementi e medium differenti, laddove, in particolare nelle sue esibizioni, ci siamo quindi trovati faccia a faccia con lavori su polistirolo, superfici metalliche ed infine carta. Proprio quest’ultima ha rappresentato e continua a rappresentare un passaggio importante. È innegabile come le produzioni dell’autore ben si sposino con la carta e soprattutto come quest’ultima possa diventare una significativa aggiunta a quelle che da sempre rappresenta la sua identità artistica.
In questo senso abbiamo accolto favorevolmente la volontà dell’artista di promuovere nuovi sistemi, nuove impostazioni ed approcci nello spazio urbano, segno di un interesse a non rimanere statico e legato ad un’unica direzione stilistica, quanto piuttosto continuare a sperimentare e sviluppare correnti differenti. Ad emergere quindi oltre ai consueti volti, sono paesaggi ed elementi urbani, ma soprattutto textures e figure astratte che letteralmente accompagnano questi grandi visi nello spazio cittadino. Le persone comuni, come sempre protagoniste indiscusse delle opere dell’interprete, fanno quindi la loro comparsa coadiuvati da dettagli naturali, quali piante e rami, così come elementi e forme geometriche differenti.
Quest’ultima fatica, realizzata per il progetto “O Bairro i o Mundo”, vede Vhils alzare di netto l’asticella, sviluppare un opera complessa, un nuovo approdo del quale siamo rimasti favorevolmente colpiti. Il progetto nasce dalla volontà di sviluppare un senso di comunità e di appartenenza nelle persone che vivono questi luoghi, ambienti fortemente interessati dalla speculazione edilizia e dalla costruzione selvaggia. L’interprete concentra in questa unica opera le differenti identità del suo percorso, lavorando insieme alla comunità locale ed unificando in un unico processo collages di carta e la consueta dinamica processuale. Il risultato finale vede un grande occhio, scavato nella superfice, circondato da una serie di collages di carta differenti.
In attesa di scoprire un eventuale proseguo in questa direzione, in calce alle nostre parole una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti sul lavoro dell’interprete Portoghese.

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Ekta – New Mural at Boombarstick Festival 2015

22/06/2015

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Nuovo aggiornamento per Ekta, il grande artista Svedese nelle scorse settimane si è spostato a Vodnjan in Croazia dove, in occasione dei lavori per la nuova edizione del Boombarstick Festival di quest’anno, ha da poco terminato di realizzare questa intensa pittura.
Torniamo quindi per il terzo anno consecutivo per le strade della cittadina croata. Vodnjan come avamposto dell’arte murale in Croazia, come epicentro di differenti identità, ci troviamo in una zona prima dominio di Venezia, dei Francesi, del Regno d’Italia, che inevitabilmente, ne hanno amplificato la sensibilità e l’apertura a nuove iniziative. L’avvento di Ekta coincide con il particolare momento dell’artista, una transizione stilistica che ci sta regalando un approccio ed uno sviluppo pittorico inedito ed assolutamente genuino.
Il processo come principale baluardo di tutta l’esperienza dell’autore, come leva sulla quale sviluppare e ricercare soluzioni stilistiche sempre differenti. L’idea dell’interprete continua ad essere legata alla volontà di esprimersi attraverso uno spirito spontaneo e viscerale, impulso questo che entra in contatto con le sperimentazioni e gli stimoli astratti dell’artista. La costante esigenza di avanzare e trovare soluzioni grafiche inedite, ha spinto l’interprete a tornare a confrontarsi con il personale background da writer ma soprattutto con uno spirito di improvvisazione totale. L’idea è quello di un distacco pressoché nullo dalla parete, senza quindi osservare l’intervento durante il suo sviluppo, concentrandosi piuttosto sul dettaglio, su ciò che è visibile da vicino, arrivando infine a tracciare la forma e la sostanza dell’immagine finale. A coadiuvare questa nuova direzione, troviamo un utilizzo sempre più insistente di tinte e tonalità differenti, ma soprattutto la volontà di lavorare a forme più staccate. Proprio quest’ultimo sembra essere un nodo cruciale. A differenza dei precedenti interventi, dopo l’astrazione veniva guidata da un senso di precarietà ed equilibrio, qui gli elementi vengono raggruppati in grande caselle. Ekta sceglie un approccio altamente criptico, concentrando differenti forme, lavorando come se si trattasse di un collage di figure differenti, attraverso giochi tonali, elementi irregolari e ruvidi, accennado textures, fino a definire un vero e proprio percorso introspettivo, di difficile interpretazione ma al tempo stesso così dannatamente magnetico.
Ad accompagnare il nostro testo una bella e ricca serie di scatti con le fasi di realizzazione di quest’ultima pittura ed il bel risultato finale, dateci un occhiata e restate sintonizzati, presto infatti nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’interprete.

Pics by Mario Prhat via The Artist

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Weekly Overview 2015 – 15.06 to 21.06

21/06/2015

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Weekly Overview è l’appuntamento del Week-End dove vi presentiamo una selezione delle migliori news settimanali.

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Bicicleta Sem Freio – New Piece for MURAL Festival 2015

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Reka – “Olympus” at Avantgarden Gallery (Recap)

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108 – New Mural for Street Alps Festival 2015

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Ever – New Murals in Buenos Aires

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Elian – New Piece for MURAL Festival 2015

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James Kalinda for Vertigo Truth Project

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Andreco – New Installation in Pianoro

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JAZ – New Piece for MURAL Festival 2015

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Aryz – “Duality” New Mural in Carballo

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Nelio x Al Stark – “Trepid Evolution” New Mural in Melbourne

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SPY – “Crisis” New Piece in Bilbao, Spain

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RUN – “L’uomo con la Coda” at Galleria Varsi (Recap)

Isaac Cordal – “Sasiedzi” New installation in Lodz, Poland

21/06/2015

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Torniamo ad approfondire il lavoro di Isaac Cordal, il grande interprete Spagnolo nelle scorse settimane si è spostato a Lodz in Polonia dove ha avuto modo di realizzare questa nuova installazione basata sul rapporto con lo spazio esterno.
È sempre piuttosto stimolante confrontarci con le produzioni di Isaac Cordal, l’artista continua a portare avanti il personale approccio in strada in funzione di una ricerca che vede, nella riflessione sull’uomo e sull’epoca moderna, il suo principale fulcro tematico.
Attraverso il suo intenso progetto “Cement Eclipses”, Cordal dà forma e sostanza ad un personale micro universo narrativo. Scandito da una insistente interazione con l’ambiente circostante, da proporzioni ridotte, l’idea dell’interprete è quella servirsi di piccole installazioni di cemento per rivelare, confutare e riflettere circa l’attuale esistenza dell’essere umano.
Non lascia scampo l’autore, si serve di piccoli personaggi, brutti, malinconici, tetri ed affranti, sono lo specchio di una esistenza infelice. Il cemento è habitat e materiale stesso di fruizione delle differenti riflessioni partorite dall’artista. I personaggi che vivono la città i modo del tutto personale, trascinandosi, sbattendo ed emergendo dalle superfici urbane, divengono specchio ideale della condizione umana.
Gli spazi cittadini per Isaac Cordal divengono palcoscenico, habitat ideale dove trovano posto i suoi iconici personaggi, le viuzze, le buche stradali, le insenature delle pareti e infine tutti quegli elementi architettonici che contraddistinguono la città, divengono parte attiva del processo dell’artista. L’autore giunge a Lodz lasciando invariata questa peculiarità, lavorando su parete, e di installando una nuova, ricchissima ed inedita serie di figure su questa grande parete. Il progetto, dal titolo “Sasiedzi” – significa ‘Vicini’ in Polacco, vede l’interprete riflettere sul rapporto con lo spazio esterno in funzione delle nuove tecnologie. L’idea è quella di sottolineare come in questi tempi la fruizione di ciò che ci circonda passi per una sorta di spazio virtuale scandito dall’utilizzo delle nuove tecnologie. Mai prima d’ora siamo infatti stati collegati l’uno con l’altro ma, al tempo stesso, così isolati. Lo stesso artista fa l’esempio di una festa dove, nessuno comunica con l’altro, dove si sente unicamente la presenza dei corpi ed il rumore è scandito dalla conversazioni attraverso l’utilizzo di telefoni cellulari. Per sviluppare questa particolare riflessione l’autore si affida ancora una volta ai suoi iconici characters andando a comporre una serie di piccoli balconi, alcuni vuoti, in altri troviamo i suoi personaggi alle prese con il proprio smartphone. L’installazione riesce bene nel suo compito di sottolineare uno stato catatonico nella comunicazione, trasmette apatia, ma soprattutto attraverso il silenzio e la malinconia di queste figure, arriva allo spettatore, in modo chiaro, diretto e potente, tutto il messaggio che accompagna l’opera.
Ad accompagnare il nostro testo una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, mettetevi comodi e dateci un occhiata, lunga galleria di immagini per apprezzarne al meglio il forte impatto tematico.

Pics by The Artist

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Bicicleta Sem Freio – New Piece for MURAL Festival 2015

20/06/2015

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Continuiamo ad interessarci ai lavori per l’ottimo MURAL Festival di Montreal in Canada, tra gli ospiti anche i Bicicleta Sem Freio, il duo Brasiliano nei giorni scorsi ha terminato di realizzare questa nuova e vivace pittura.
La rassegna di Montreal, epicentro in questi giorni della street art a livello internazionale, sta mettendo in campo alcuni dei nomi più interessanti del panorama internazionale, tra artisti ormai consolidati e nomi emergenti tra cui troviamo il duo Sudamericano. Abbiamo quindi l’opportunità di tornare ad approfondire il lavoro
Il confronto con le produzioni firmate da Douglas e Renato aka Bicicleta Sem Freio passa inevitabilmente per la forte e rimarcata presenza cromatica che avvolge la totalità delle loro produzioni. Il duo proprio attraverso un intensa attività tonale, va a richiamare gli elementi esotici appartenenti al loro paesi, veicolandoli verso la generazione di forme, figure e soggetti differenti. Legata quindi alla tradizione Sudamericana, a tutte quelle immagini, reminiscenze, al folklore ed alle tradizioni del Brasile, la loro pittura cattura questi elementi attraverso una personale sintesi espressiva. Traboccano di dettagli le opere, esuberanti nel loro intrinseco aspetto, attraverso un costante intreccio di forme ed elementi, di rimandi, immagini e soggetti che si intersecano a vicenda generando corpi e situazioni surreali.
La cifra stilistica si rifà ad uno spirito indubbiamente pop, l’approccio è legato ad una forte connotazione illustrativa, con tutti gli elementi che compongono le immagini finali fortemente influenzati da un approccio di tipo grafico. È proprio qui che entra il colore, all’interno dei corpi, delle forme, attraverso le sue tonalità sature, rivendicando lo spazio, dando forma e sostanza a quelli che sono i protagonisti indiscussi delle produzioni degli autori. Soggetti umani, animali, elementi appartenenti alla natura, oggetti di vario tipo, è questo il calderone di immagini e strumenti che accompagnano l’abbondanza e la stravaganza delle opere dei due artisti, delineando un universo psichedelico e bizzarro.
Anche per quest’ultima fatica i Bicicleta Sem Freio spingono chi osserva ad una personale chiave di lettura, ad una interazione con il risultato finale, che passa inevitabilmente per la grande serie di riferimenti, immagini e visioni che emergono dall’opera. Potente.
Per darvi modo di apprezzare al meglio quest’ultima fatica degli interpreti Brasiliani, vi lasciamo ad una bella serie di scatti con i dettagli durante le fasi di elaborazione dell’opera ed il bel risultato finale, dateci un occhiata!

Pics by by Rom Levy via San

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Bosoletti – New Mural in Bonito, Avellino

20/06/2015

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Ci spostiamo a Bonito in Provincia di Avellino, tornando a parlarvi dell’artista Argentino Bosoletti, qui nei giorni scorsi, ha terminato di realizzare una nuova e bella pittura in occasione dei lavori per il progetto BOCA / Bonito Contest Art.
Ci siamo spesso confronti con realtà differenti, progetti e festival che anche qui in Italia, stanno sempre più prendendo piede. Il progetto campano nasce dall’esigenza di porre in essere una riflessione sul territorio, uno stimolo per sottolineare difficoltà oggettive e problematiche territoriali, attraverso uno strumento come l’arte urbana. Ancora una volta quindi il lavoro di un artista viene veicolato in funzione di stimoli e riflessioni proprie del luogo, a noi piace così, con l’idea ultima di stimolare la gente del posto, creare un dialogo costruttivo e sottolineare quelle che sono le precarietà di uno specifico luogo.
Quest’ultima fatica dell’interprete Argentino è al tempo stesso l’opportunità di confrontarci nuovamente con la sua pittura, di coglierne gli aspetti riflessivi filtrati attraverso uno stimolo che, come detto, passa inevitabilmente per le impressione e le attualità del luogo di lavoro.
L’approccio stilistico di Bosoletti è legato ad una pittura figurativa, uno stimolo pittorico che si fa quindi alla produzione di corpi e soggetti. Non si tratta di una mera rappresentazione, diciamo subito, l’idea è quella di un approfondimento pittorico atto ad approfondire gli aspetti più reconditi ed emotivi dell’uomo moderno. In particolare l’artista va a tracciare una produzione che tocca temi quanto mai attuali, la crisi economica ad esempio, utilizzando spesso come personale analogia il simbolo del tulipano e soprattutto la scelta di affidarsi al corpo femminile come ideale propellente tematico. La scelta non è affatto casuale, rivela la volontà dell’artista di sviluppare una traccia quanto più poetica, delicata, andando a porre particolare attenzione alle pose ed al movimento dei corpi rappresentati. C’è una forte sensibilità che emerge dalle immagini, un mettere a nudo sensazioni e stimoli differenti, un senso malinconico che accompagna la visione di questi personaggi con i temi trattati.
Dal titolo “Alma en Venta” / “Soul for Sale”, quest’ultimo intervento di Bosoletti pone l’accento su uno dei grandi problemi di Bonito. La zona è infatti interessata da una forte speculazione edilizia con la creazione di grandi pozzi di petrolio, questi inevitabilmente vanno ad incidere sull’attività principale della zona, l’agricoltura ma soprattutto mettono in pericolo la popolazione dal, già temibile, rischio sismico.
Ad accompagnare il nostro testo una bella serie di scatti con i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’artista e sul bel progetto.

Thanks to The Project for The Pics
Pics by Salvatore Curcio

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Etam Cru – New Mural in Providence by Bezt

19/06/2015

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Torniamo con piacere ad approfondire il lavoro degli Etam Cru, nei giorni scorsi, invitato da Inoperable e The Avenue Concept, Bezt ha infatti terminato di dipingere questa nuova intensa opera portando in dote tutto il suo iconici stile.
L’universo degli Etam Cru è caratterizzato dalla giusta alchimia di influenze ed approcci differenti, dagli elementi prettamente grafici passando per il mondo illustrativo, il tutto sorretto da una tematica che spesso porta gli interpreti ad affrontare temi e spunti immaginari non sottraendosi di tanto in tanto a riflessioni più profonde. È proprio carattere sognante e l’immaginazione che ne deriva ad incidere profondamente nel lavoro del duo, quello che però appassiona è la scelta di una rappresentazione che posso unificare sotto un’unica cornice visiva elementi fantastici con altri assolutamente reali dove, attraverso l’utilizzo di colori belli caldi e delicati, gli artisti vanno a giocare con la realtà e l’irreale mescolando fantasia e realtà. Il risultato di questa particolare formula dà vita ad interventi dove la componente fantastica è si predominante ma viene accompagnata da una visione realistica andando in questo modo a causare un contraddittorio rapporto finale che sa di evasione dalla quotidianità. In questo senso quest’ultima frattura rappresenta proprio la peculiarità delle produzioni del duo, lo spettatore rimane affascinato dal trovarsi di fronte un pittura che strizza l’occhio al realistico ed al contempo in ciò che segna e raffigura pone in essere elementi e situazioni bizzarre, stravaganti, come il sogno di un bambino, fantastico, candido ed al contempo intriso di una fantasia sfrenata.
Dal titolo “She Never Came”, quest’ultima fatica di Bezt, eredita si il tratto pittorico tipico delle produzioni degli Etam Cru, ma al tempo stesso ci riporta in una dimensione più realistica. La totale assenza di elementi fantastici, viene qui ‘coperta’ dalla forte tematica che accompagna l’opera. Il confronto passa quindi per la figura dell’uomo letteralmente appoggiato sul tavolino mentre continua a fissare l’anello che, visto il titolo dell’opera, non potrà dare alla sua amata. Intenso.
In attesa di nuovi aggiornamenti anche da Sainer, vi lasciamo ad alcune immagini dell’intervento, è tutto in calce al nostro testo, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’interprete.

Pics by The Artist

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Ed Bats – New Murals in Wellington

19/06/2015

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Nuovi aggiornamenti anche per Ed Bats, l’artista ha da poco terminato di realizzare una nuova serie di interventi per le strade di Wellington continuando a portare avanti tutta la sua particolare spinta stilistica.
Una piacevole scoperta quella di Ed Bats, un impulso artistico del tutto inedito che, partendo come sempre da una radicata appartenenza al mondo dei graffiti, ha poi successivamente abbandonato la lettera in favore di una astrazione quanto mai personale. Il confronto con le produzioni dell’autore passa anzitutto per quelli che sono gli stimoli, le sensazioni e le percezioni che lo stesso sente, una vibrazione emotiva che si trasferisce dalla mente, dalla pelle, alla superfice di lavoro. Per comprendere affondo la particolare stilistica dell’artista, bisogno sottolineare la sua volontà di lavorare attraverso medium differenti, dalla strada al digitale, dalla pittura ai collage, con questi ultimi in particolare che investono a 360^ il suo lavoro. Le forme e gli elementi con cui l’interprete si confronta, entrano inevitabilmente a contatto con stimoli differenti, sensazioni legate al luogo ed al momento, attraverso le quali scandire un moto pittorico assolutamente libero, senza vincoli. La spontaneità quindi rappresenta il fulcro di una produzione sempre più intrecciata ad una commutazione delle forma.
Le immagini dell’artista risultano essenziali, lavora attraverso differenti passaggi, sviluppando forme e figure differenti, coprendone lo sviluppo sulla superfice, lasciandole intravedere in una sorta di immagine appannata, su questa infine traccia linee, impone moti gestuali, fino a dare forma e sostanza a risultati finali, cripitici, composti da più livelli, altamente viscerali.
L’impressione è quella di trovarsi di fronte ad una continua sperimentazione, alla volontà di esprimere attraverso forme e colore ciò che gli stati d’animo del momento suggeriscono, al tempo stesso conservare un senso di distacco, lasciando unicamente intravedere queste forme, nella loro estensione finale, nella loro sostanza interiore, attraverso giochi di pieni e vuoti, immagini appena visibili. Splendido.
Null’altro da aggiungere, ad accompagnare il nostro testo una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima pittura, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti.

Thanks to The Artist for The Pics

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Reka – “Olympus” at Avantgarden Gallery (Recap)

19/06/2015

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Dopo il vernissage dello scorso 4 di Giugno, andiamo con piacere a dare un occhiata all’allestimento di “Olympus” solo show firmato da Reka all’interno degli spazi della bella Avantgarden Gallery di Milano.
L’esibizione del noto artista Australiano con base a Berlino è stata, come abbiamo avuto il piacere di vedere in questi giorni, preceduta da una serie di interventi in giro per Milano. Lo show ha quindi offerto l’opportunità per apprezzare al meglio il lavoro dell’artista in strada, prima con l’opera all’esterno della nota galleria (Covered) successivamente con una piccola porzione di parete (Covered), per poi concentrare l’attenzione sull’operato in studio con una serie di nuovi ed inediti lavori.
L’operato di Reka è diametralmente connesso con le differenti influenze e fascinazioni che l’artista ha subito nel corso del tempo. È anzitutto il passato da writer a stimolarne l’operato, passando per una cosciente influenza pop, nel mondo dei fumetti ed in quello illustrativo. La cifra stilistica dell’autore appare quindi come risultato di una miscela personale, dove, l’utilizzo del colore, rappresenta peculiarità processuale e stilistica di tutta la sua produzione. Attraverso una spiccata sensibilità, l’artista va a sviluppare forme ed elementi sinuosi con i quali traccia l’aspetto dei suoi iconici personaggi. In questo senso ci confrontiamo con volti, maschere, oggetti ed animali, tutti calamitati da un profondo impulso tonale, da forme ed elementi astratti che, intrecciandosi tra loro, vanno a dare forma e sostanza a queste figure. L’idea alla base del processo è quella di unificare lo stimolo tagliente dei graffiti con un piglio maggiormente pittorico, differenti percorsi dai quali emergono forme celate all’interno degli elementi proposti, questi ultimi vivono una peculiare sintesi andando a stimolare chi osserva attraverso spunti e sentimenti contrastanti.
Per questa sua ultima esibizione Reka si è anzitutto confrontato a 360^ con lo spazio Milanese, andando sia a sviluppare un opere sul muro esterno, sia a lavorare direttamente su ben 15 opere di varie dimensione create su teli di lino. La riflessione dell’autore si concentra qui nuovamente sulla donna, protagonista dei suoi ultimi interventi in strada, rappresentata attraverso ritratte e pose classiche e futuristiche. L’idea è quella di portare avanti la combinazione figurativa astratta, attraverso un corpo di lavoro ispirato al Gymnasium, luogo dell’antica Grecia destinato alla promozione dell’igiene, della salute e del benessere del popolo.
Per chiunque si trovasse in zona, ricordiamo che c’è tempo fino al prossimo 10 di Luglio per andare a darci un occhiata di persona, nel frattempo vi lasciamo alla bella e ricca serie di scatti che segue dopo il nostro testo, mettetevi comodi e dateci un occhiata.

Avantgarden Gallery
Via Giovanni Cadolini, 29
20137 Milano

Thanks to The Gallery for The Pics

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Borondo – New Mural in Copenhagen, Denmark

19/06/2015

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Ci spostiamo a Copenaghen in Danimarca, a distanza di tempo ritroviamo Borondo, il campione Spagnolo ha da poco terminato di dipingere questa nuova grande parete in occasione dei lavori per il Surface Project, evento collaterale per il lancio dell’omonimo libro firmato dal fotografo Søren Solkær.
Il progetto nasce come appendice per l’uscita del libro del noto fotografo Danese, Solkær per tre anni ha viaggiato in giro per il mondo alla ricerca di quelli che sono in nomi più importanti della street art e dei graffiti. SURFACE presenta il ritratto di circa 140 artisti tra i più significativi ed iconici a livello internazionale, tutti fotografi dalla lente dell’artista durante il loro lavoro in giro per il mondo toccando città come Copenaghen, Stavanger, Londra, Miami, Parigi, Las Vegas, Atene, Sydney, Melbourne, New York, Los Angeles e Berlino.
In occasione quindi del lancio in Danimarca, a cui farà seguito anche una corposa esibizione, ecco alcuni dei nomi caldi presenti all’interno dell’edizione, confrontarsi con i grandi spazi pubblicità della bella città nord europea.
Avevamo lasciato Gonzalo alla prese con il bel progetto di Marina di Camerota in Campania (Covered), eccolo ora tornare su parete con una nuova pittura con la quale l’artista prosegue nel portare avanti tutto il suo iconico stile pittorico.
La pittura dello Spagnolo porta avanti temi e spunti dalla forte ricerca emotiva, più di altri l’interprete è riuscito ad incanalare all’interno delle sue produzioni e per mezzo dei suoi soggetti, un incredibile tasso viscerale che funge proprio da volano ed arricchisce l’opera di sensazioni e stati d’animo differenti. Nell’idea dell’artista c’è l’esigenza di scoprire, togliendone il velo e le maschere, i sentimenti più reconditi e profondi dell’uomo, le sue pene ed i differenti stati d’animo avvolgendo lo spettatore all’interno di una pittura fortemente emotiva che va, attraverso i temi e gli spunti trattati, ad alimentare un forte senso di malinconia. Borondo sveste i suoi soggetti che si fanno più puri, senza vincoli, ed attraverso un tratto fortemente espressivo approda ad una sensibilità nuova, trapassa lo spazio dando allo spettatore la sensazione di trovarsi di fronte ad uno specchio, spogliato delle sue maschere, nudo di fronte alle proprie emozioni.
Ad accompagnare quest’ultima fatica del grande autore, tutta l’intensità che da sempre ne contraddistingue le produzioni. Borondo torna qui a confrontarsi con lo spazio urbano raccoglie tutta l’eredità del proprio approccio pittorico. Innestando nuove variazioni stilistiche, come il sostanziale cambio nella parte inferiore della pittura, l’artista lavora come consuetudine attraverso tonalità differenti ed una rimarcata ricchezza di pennellate differenti che vanno poi a comporre i corpi dei soggetti raffigurati. In particolare l’interprete gioca qui con le peculiarità dello spazio, lasciando parte dei corpi vuoti, riempiti unicamente dal colore della parete, altri cadenzati da un bianco pallido, appena accennati nella forma, tutti seduti in cerchio mentre osservano un unica immagine centrale. Intenso.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo una bella e ricca serie di scatti con le fasi di realizzazione di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti sul progetto e sul grande artista Spagnolo.

Pics by Henrik Haven

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108 – New Mural for Street Alps Festival 2015

19/06/2015

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Mastro 108 is back! Il grande artista italiano si sposta a Torre Pelice in provincia di Torino, dove in occasione dei lavori per la nuova edizione dello Street Alps Festival di quest’anno, ha da poco terminato di realizzare questa nuova pittura.
Avevamo lasciato il campione italiano a Gaeta dove, per Memorie Urbane, l’artista ci ha mostrato un nuovo indirizzo stilistico, strettamente connesso con le produzioni del grande Burri (Covered). Ora dopo qualche settimana, eccolo di nuovo in strada per andare a trasformare la superfice esterna della Galleria d’Arte Contemporanea Filippo Scroppo.
Durante questi anni di costante confronto con le produzioni di 108, ci siamo confrontati con un anima produttiva mai sazia, con la consapevolezza che la particolare ricerca dell’autore è costantemente piegata dall’esigenza di rinnovarsi in funzione di stimoli ed approcci differenti. Le differenti ‘anime’ produttive si legano alla perfezione quindi ad uno stimolo astratto, unico nel suo genere, capace di percorrere per primo strade non battute prima, ma soprattutto di tuffarsi all’interno di percezioni, stimoli e fascinazioni personali. La natura come principale leva emotiva, raccontata attraverso un essenzialità in costante mutamento, in grado di rinnovarsi ciclicamente, di produrre forme inaspettate, di mutare l’equilibrio delle stesse in funzione di sviluppi sintattici differenti, figure che cambiano il loro aspetto e la loro forma, colori che investono e slanciano le stesse. Sta qui il valore delle produzione dell’interprete, la ricerca, costante, mai satura, di soluzioni differenti, lasciando invariato lo stimolo primordiale, lo spirito della natura, il colore nero, pilastri indissolubili della sua produzione.
108 raccoglie l’eredità delle passeggiate in montagna, degli odori e delle percezioni, di quel misticismo intrinsecamente legato ai boschi, delle storie e delle leggende fantastiche legate al territorio italiano. Fa suoi questi spunti, ne rielabora l’enfasi emotiva, fino a rilasciare nello spazio corpi e figure dal forte senso criptico.
L’astrattismo nella sua forma più essenziale, giunge qui ad un nuovo step. L’opera realizzata da 108 per la rassegna vede l’autore confrontarsi con storie magiche, suoni e profumi della montagna, con le piante psicotrope e le incisioni rupestri, un sentore mistico che avvolge e cambia in parte il risultato finale. Le figure risultano maggiormente distaccate, i colori più legati al paesaggio circostante, gli elementi cromatici che si sganciano dalla matassa nera, più libera ed avvolgente, vanno a forma e sostanza a figure differenti che vivono ora una nuova e più personale identità. Splendido.
Per raccontarvi al meglio questa prima opera, che inaugura la nuova edizione del Festival – line-up paurosa, tenetevi forte – una bella serie di scatti con tutti i dettagli e le fasi di realizzazione di quest’ultima fatica, è tutto dopo il salto! Enjoy it.

Thanks to The Festival for Pics
Pics by Livio Ninni

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Nychos – New Piece for MURAL Festival 2015

18/06/2015

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C’è anche Nychos tra i nomi di spessore di questa nuova edizione del MURAL Festival di Montreal in Canada, l’artista Austriaco ha da poco terminato di realizzare un nuova pittura su questa gigantesca parete facendo letteralmente esplodere tutto il suo stile.
Come abbiamo avuto spesso modo di vedere l’operato di Nychos è intrinsecamente legato al forte passato da graffiti artist dell’interprete, l’artista attraverso una propria e peculiare ricerca a mano a mano evoluto il proprio tratto verso uno studio anatomico dell’uomo e differenti soggetti. A fare capolino infatti all’interno delle produzioni dell’artista ritroviamo animali di vario tipo, così come figure umane tutti rigorosamente segnati da un tratto che strizza l’occhio ai temi splatter ed ad una base cromatica sempre piuttosto accesa e rimarcata. Peculiarità del lavoro dell’interprete Austriaco sono però le iconiche sezioni, i soggetti raffigurati vengono infatti sottoposti a divisioni fisiche, con le parti del corpo che vediamo letteralmente staccarsi tra di loro, e soprattutto a vere e proprie aperture che ne rivelano le viscere, le ossa e perfino i vasi sanguigni, viene tutto messo in bella mostra attraverso una precisione anatomica incredibile che viene però investita, anche per smorzarne i toni che diversamente sarebbero un po’ troppo pesanti, da un tratto che si rifà ad un filone illustrativo, allo splatter e più in generale al mondo dei fumetti coadiuvato da una serie di effetti di profondità e tridimensionalità. Questa particolare alchimia rivela quindi una visione decisamente personale, a tratti divertente ma che caratterizza così profondamente le produzioni dell’interprete, rendendo i lavori facilmente riconoscibile e senza dubbio ricchissimi di spunti e di dettagli.
Si chiama “Screaming for vengeance” l’ultima follia firmata dall’artista, è mette in scena un escalation di riferimenti, spunti e stimoli differenti, tutti riuniti all’interno di un’unica grande pittura che così fortemente riesce a rappresentare il particolare momento dell’autore. L’impatto con l’opera passa anzitutto per una forte reminiscenza con aspetti ed elementi grafici che ci riconducono negli anni ‘80/90. L’interprete dà grande prova di abilità proponendo un intervento infarcito di riferimenti e soprattutto dettagli vivissimi dove, tutto il suo particolare approccio stilistico è in costante esaltazione. Le immancabili dissezioni, gli elementi organici, la vivacità dei characters proposti e gli elementi che ne accompagnano lo sviluppo sulla superficie, vanno a comporre una abbondanza di stimoli differenti che letteralmente vanno ad investire lo spettatore. Frastornati andiamo a concentrarci su ogni singola sezione, percorrendo l’intrecciarsi dei corpi, provando a ricomporre i corpi ed i loro organi interni, per un nuovo ed esaltante mix splatter. Pollice in su!
Ad accompagnare il nostro testo una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, mettetevi comodi e dateci un occhiata, siamo certi che, anche voi come noi, non mancherete di apprezzare.

First pic by The Artist, the other ones via San

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Dome – New Mural for Le M.U.R Mulhouse

18/06/2015

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Ci spostiamo a Mulhouse in Francia, invitato dai ragazzi del progetto Le Mur, ritroviamo a distanza di tempo Dome, l’artista Tedesco per l’iconico progetto francese ha nei giorni scorsi terminato di realizzare questa nuova ed intensa pittura.
Ancora una volta andiamo quindi a vedere il risultato dei lavori realizzati per l’ormai iconico progetto, sempre più al centro dell’attenzione in Francia, ed eredità diretta dell’iconica parete ad Oberkampf di Parigi. Stessa formula ed identico sviluppo, con la creazione di un spazio dinamico a disposizione di artisti nazionali ed internazionali che possono qui esprimere al meglio tutto il loro particolare approccio stilistico. In particolare è interessante notare come il progetto si stia mano a mano sviluppando, attraverso un costante andirivieni di artisti differenti che di volta in volta offrono il loro talento cambiando completamente l’aspetto della parete dando vita in questo modo, ad una sorta di galleria dinamica in uno spazio permanente.
L’intervento è l’occasione per tornare ad immergerci all’interno delle particolari riflessioni dell’artista Tedesco, attraverso un opera che, ancora una volta, mira ad una riflessione sul particolare momento storico ed in particolare sull’uomo moderno. Attraverso differenti sfaccettature Dome indaga su concetti e temi e carattere sociale ed economico, insistendo sul dialogo, su una posizione precisa, e sulla possibilità di porre dubbi e domande che trovano nello spettatore terreno fertile. Se questo rappresenta il cardine tematico, è innegabile come sia la particolare scelta stilistica ad influenzare la totalità delle sue produzioni.
Il confronto con le produzioni del tedesco passa per due differenti percorsi stilistici che, intrecciandosi, vanno ad imbastire la particolare cifra stilistica. Anzitutto sono il bianco ed il nero a dare forma e sostanza a tutti gli elementi che compongono le opere, calate tutte all’interno di un piano tridimensionale. Da qui l’intreccio si divide, da una parte troviamo una precisa scelta pittorica, un impulso votato ad una accuratezza dei dettagli, nelle architetture, negli elementi e nei animali rappresentati, dall’altra le corpose figure nere che interrompono questa dimensione stilistica dando forma e sostanza ai peculiari characters.
Con “Beautiful Emptiness – Believe, honor, enjoy and explore”, Dome raccoglie tutta la sua particolare stilistica andando ad imbastire una nuova riflessione. Lavorando attraverso il consueto contrasto stilistico, per mezzo di una ambiguità dei soggetti raffigurati, con riferimenti e simboli che richiamano una feroce e diretta critica sull’uomo.
Ad accompagnare il nostro testo, i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata, presto nuovi aggiornamenti dal progetto e dalle sue differenti pareti sparse per la Francia. Stay tuned.

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Ever – New Murals in Buenos Aires

18/06/2015

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Nuovo aggiornamento per Ever, il grande artista Argentino nelle scorse settimane si trovava nella sua Buenos Aires dove ha avuto modo di realizzare due nuove ed intense pitture, dimostrando tutta la personale e particolare sensibilità.
Affrontando le produzioni dell’artista Argentino, abbiamo sempre sottolineato la potente miscela pittorica che accompagna ciascuna delle opere proposte. È infatti innegabile come il fascino dei lavori di Ever stia tutto nello capacità dello stesso di portare avanti una pittura duplice, catartica ed altamente immersiva. Il confronto passa per una stilistica che, da una parte mette in luce l’aspetto pittorico, con volti, figure, corpi di uomini e donne immersi all’interno di una forte sensibilità naturale, dall’altra sviluppa concetti e temi, attraverso l’ormai iconica presenza dei fasci astratti che, partendo proprio dai volti dei soggetti rappresentati ed attraverso una applicazione sempre differente, vanno a stimolare e sviluppare una precisa tematica. Questa costante, ha accompagnato tutto il percorso dell’interprete che, nel corso del tempo, a mano a mano ampliato il livello di dettagli delle sue produzioni, ma soprattutto ha saputo legare le stesse a temi ed argomenti di rilievo. Proprio quest’ultimo aspetto ha rappresentato una scelta vincente, l’opportunità di osservare un indagine ed una riflessione sempre nuova, elevando di fatto il valore delle produzioni ma soprattutto dirottando l’attenzione dalla particolare fascinazione comunista, spunto primordiale dell’interprete mai del tutto abbandonato.
Quest’ultima infornata di interventi è quindi l’opportunità per due nuovi approfondimenti, differenti per stilistica e tema trattato, ma, in entrambi i casi, sviluppati attraverso il consueto e peculiare moto pittorico tipico di Ever.
Il primo intervento, dal titolo “The beginning of a new life”, prende vita all’interno dell’ Accervil ong – Taller Protegido, fondazione fondata nel 1987 con l’obbiettivo di dare una formazione professionale alle persone con disabilità motorie con l’idea di dare loro una opportunità di integrazione sociale. L’opera è un monito di speranza, una dedica alla lotta continua che queste persone affrontano tutti i giorni e vede, per la prima volta (?) l’artista abbandonare i suoi iconici fasci cromatici.
Il secondo lavoro, “Three phases of faith”, è realizzato nei pressi della Basilica di Luján, famoso luogo di incontro religioso e meta di pellegrinaggio per tutti gli Argentini. L’opera mette in particolare a fuoco, attraverso le sue tre fasi, l’atto della preghiera in cui si tenta di comunicare con il ‘Dio’, quel momento in cui si fa il segno della croce e si guarda il cielo, in attesa di una risposta, la risposta che (chissà) non arriva, e la speranza che, nonostante tutto, continua ad esserci.
Per darvi modo di apprezzare al meglio tutto lo spessore di queste due ultime fatiche, vi lasciamo ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli e le immagini finali, dateci un occhiata e restate sintonizzati, presto infatti nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’interprete.

Pics by The Artist

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Elian – New Piece for MURAL Festival 2015

18/06/2015

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Tra i nomi di spessore di questa nuova edizione dell’ottimo MURAL Festival di Montreal, ritroviamo con piacere Elian, l’autore Argentino ha da poco terminato di realizzare questa nuova ed intensa pittura attraverso nuove ed inedite sperimentazioni.
Quando ci troviamo a confrontarci con le produzioni firmate da Elian, è anzitutto importante sottolineare la forte interazione che intercorre tra le stesse e lo spazio di lavoro. L’Argentino non ha mai nascosto la volontà di inserirsi nello spazio pubblico attraverso un attento studio di quelle che sono le peculiarità architettoniche, degli elementi che compongono il paesaggio, di una determinata parete. In questo senso le opere hanno saputo cambiare profondamente oppure dialogare in totale sintonia, con le facciate e le strutture su cui l’interprete ha avuto modo di lavorare.
All’interno di questo costante dialogo, l’artista, nel corso del tempo, ha variato costantemente la forma e la sostanza delle sue fascinazioni astratte. Avvicinandosi e legandosi sempre più un impulso gestuale, altre volte sviluppando forme ed elementi più incisivi e diretti, commutando forme frastagliate, interazioni e sovrapposizioni tonali e tutto quello che rappresenta ad oggi, la particolare cifra stilistica e ben riconoscibile dell’artista.
Ecco quindi che non stupisce la volontà di sviluppare e ricercare soluzioni differenti, variando ad esempio i colori e gli stimoli tonali delle sue opere, oppure sviluppando corpi ed immagini del tutto inediti, proprio come in questo caso.
Dal titolo “Genesis Modification / Glitch Essay ” quest’ultima fatica di Elian vede l’artista modificare il codice stilistico dei suoi disegni attraverso un impulso digitale. Partendo quindi da una estetica personale, l’interprete prima del suo arrivo a Montreal aveva elaborato una prima bozza di quello che sarebbe stato l’intervento, in funzione come sempre dello spazio e dell’ambiente circostante. Arrivato sul luogo, l’autore è stato poi inevitabilmente influenzato dalla storie di coloro che abitano il palazzo. La struttura ospita infatti la Foundation Sidalys (Secours AIDS Centre), centro che accoglie i pazienti privi di casa e malati di HIV, priva di un profilo religioso, sostenuta unicamente da donazioni e dal sostegno del governo. Sono quindi le storie di Christine, Eric, Sebastien Denis, Alain e Rejean a colpire l’interprete che sceglie di plasmare la sua pittura in funzione proprio dei nomi di queste persone, variando attraverso glitch ed elementi digitali il disegno finale.
Il risultato è quindi un interazione che da una parte passa per le peculiarità dello spot, avrete notato il gioco di intersezioni con le ombre del palazzo, ma soprattutto attraverso un dialogo con coloro che vivono la struttura, con la loro malattia. Tutti fattori ‘esterni’ che entrano in gioco senza alcun controllo da parte dell’artista, attraverso un piglio pittorico che pone in essere una relazione tra lavoro virtuale ed analogico e lo spazio digitale, in una doppia rappresentazione del mondo in cui viviamo.
In attesa di mostrarvi altri interventi di spessore, vi lasciamo ad una bella e ricca galleria di immagini con i dettagli e gli artworks preparatori di quest’ultima pittura dell’interprete, dateci un occhiata!

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TECK – New Murals in Lviv, Ukraine

17/06/2015

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Ci spostiamo con piacere a Lviv in Ucraina, qui negli scorsi giorni, il grande artista Ucraino Teck ha da poco terminato di realizzare una nuova serie di interventi all’interno di una vecchia e fatiscente struttura abbandonata.
Con base proprio a Lviv in Ucraina, Sergii Radkevych aka Teck continua a sviluppare la personale ricerca stilistica, producendo significative ed interessanti variazioni stilistiche e cromatiche, lasciando tuttavia invariate le basi tematiche del suo operato. Fondatore del Black Circle Festival – una delle rassegne che così fortemente l’anno scorso ha saputo hanno saputo sorprenderci – l’autore pone la sua produzione tra graffiti e muralismo. Lavorando quindi una personale identità stilistica, l’interprete lavoro all’interno di spazi e superfici abbandonate, veicolando all’interno delle stesse tutto lo spessore di una ricerca complessa ed articolata. Connettendosi con lo spazio di lavoro, producendo quindi una lettura personale dello stesso, l’artista dà forma e sostanza ai peculiari personaggi. Si tratta di volti e figure che ricordano l’iconografia religiosa, laddove, proprio la combinazione di forme geometriche semplice con simboli religiosi, rappresenta uno degli aspetti più interessanti del suo lavoro. Si tratta di una sintesi visiva che mira a concepire una sorta di astrattismo spirituale e contemporaneo, proiettata all’interno di un processo di lavoro profondamente connesso con tutti quegli spazi ed elementi architettonici privi di significato che, in questo modo, vengono rivitalizzati e segnati da una profonda interazione introspettiva.
Le immagini proposte dall’autore Ucraino trattano temi differenti, risultano cadenzate da tinte tonalità spente, si tratta di figure malinconiche, spettrali, ricordano sacre pitture spirituali ma al tempo stesso si allacciano con la parte più oscura del nostro animo. Riescono a connettersi con le emozioni più recondite, trascinandoci in una riflessione ed un contatto con il nostro io interiore.
Per questa sua ultima fatica, confrontandosi con uno spazio abbandonato, Teck sceglie di realizzare una serie di volti che letteralmente, vanno ad emergere dalle porzioni di parete. Giocando con le differenti alterazioni di forma e spazio, con differenti figure geometriche, con giochi prospettici di vuoti e pieni, con la percezione della superfice ed infine con intense ed inedite variazioni tonali, ecco a svilupparsi figure e volti tutti differenti, capaci di trasmettere il consueto e particolare spettro emotivo.
Ad accompagnare il nostro testo una bella serie di immagini con gli scatti di quest’ultima infornata di interventi, mettetevi comodi e dateci un occhiata, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Pics by The Artist

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Hopnn – New Mural at nEXt Emerson in Florence

17/06/2015

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Ultimo artista al lavoro sulla facciata esterna del centro sociale culturale nEXt Emerson è Hopnn, l’interprete Italiano torna al lavoro portando in dote tutta la sua particolare stilistica, realizzando una nuova ed intensa pittura capace di veicolare le consuete tematiche.
Dopo le opere realizzate da Moallaseconda (Covered) e RUN (Covered), l’autore italiano chiude il cerchio sul bel progetto messo in atto dai ragazzi di 400 Drops, con una pittura che ancora una volta vede nella bicicletta, il simbolo ideale per catalizzare spunti e riflessioni differenti.
Partito come writer, Hopnn ha poi virato verso un approccio maggiormente pittorico, servendosi di medium differenti, lavorando quindi su carta ed attraverso adesivi, l’artista ha saputo sviluppare una precisa stilistica, riconoscibile ed influenzata da spunti differenti. Riavvolgiamo il nastro, è infatti il trasferimento a Roma diversi anni fa che diviene scintilla per l’autore. Qui, impressionato dalla congestione del traffico cittadino, l’interprete trova nella biciclette, e nella volontà di sottolineare il personale rapporto con la stessa, il suo principale vettore tematico. Aldilà dell’importanza e della presa di posizione che, inevitabilmente, osservando le opere emerge, è importante sottolineare come l’artista utilizzi questo strumento per toccare temi ed argomenti differenti. Le produzioni non risultano quindi unicamente legata ad una personale presa di posizione sulla bicicletta od ad una campagna contro le automobili, quanto piuttosto punto di partenza per una astrazione di pensieri e stimoli eterogenei in grado di portare l’interprete ad approfondire tematiche spesso impegnate, attraverso le quali offrire una peculiare presa di posizione su temi ed argomenti di spessore. Lavorando attraverso due distinte tonalità, il bianco per i personaggi ed i volti dei suoi characters ed il rosso per le biciclette e le automobili, l’artista attraverso una sintesi grafica vicina all’illustrazione ed al mondo dei fumetti, traccia così la sua personale visione d’arte.
L’opera realizzata da Hoppn sulla facciata del nEXt Emerson di Firenze, va ad inserirsi tra due grandi volti realizzati da RUN. L’intervento ancora una volta vede l’artista soffermarsi sulla distruzione di una serie di automobili, tutte messe in pila una sopra l’altra con, nella parte superiore, un uomo in biciclette che sembra proprio schiacciarle e distruggerle. Il forte senso di movimento, la grande presenza di dettagli di piccole dimensioni, favoriscono l’esigenza di una osservazione attenta, in modo tale da raccogliere al meglio, tutti gli stimoli e le differenti tematiche presenti all’interno dell’opera.
Null’altro da aggiungere, ad accompagnare il nostro testo una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti sul lavoro dell’artista, è tutto vostro.

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Faith47 – New Piece for MURAL Festival 2015

17/06/2015

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Continua la nostro full immersion all’interno delle meraviglie del Mural Festival di Montreal, per la rassegna Canadese nei giorni scorsi Faith47 ha terminato di dipingere questa nuova ed intensa pittura portando nuovi ed interessanti stimoli pittorici.
Dopo la bella pittura realizzata da JAZ (Covered) ecco un altro nome di spessore della scena internazionale al lavoro per la kermesse canadese. L’opera vede l’artista Sudafricana confrontarsi con l’ennesimo spazio di grandi dimensioni, ma soprattutto sviluppare un percorso pittorico capace di portare in dote nuove e significative variazioni stilistiche.
Uno degli aspetti certamente più interessanti delle produzioni firmate da Faith47, è insito nella capacità dell’autrice di sviluppare un narrazione catartica ed emotiva attraverso una impostazione pittorica poetica ed in grado di confrontarsi con lo spazio, attraverso una ricercata delicatezza espressiva. Il confronto passa quindi attraverso uno stile figurativo, applicato in funzione di una forte realisticità, ma al tempo stesso intriso di sentimenti ed emozioni umane. C’è qualcosa di mistico, di onirico che avvolge le immagini proposte dall’autrice, una cadenza delicata che va a tracciare i corpi e la forma dei soggetti rappresentati. L’interprete si confronta infatti con corpi femminili, ma soprattutto con gli animali, quanto mai in grado di sussurrare sensazioni e percezioni differenti, di esprimere ed imprimere spunti e riflessioni diverse. È quindi inevitabile sottolineare come la stessa artista venga influenzata dagli stimoli e dalla percezioni del luogo di lavoro, dalle particolarità architettoniche, al fine di arrivare a dare forma e sostanza a visioni ed espressioni dal forte senso spirituale. Quasi come figure vacue, che attraversando lo spazio imprimono sulla superfice una delicata patina al loro passaggio, questi soggetti risultano leggeri, metafisici, impattando e stuzzicando costantemente gli stimoli di chi osserva.
Quest’ultima fatica di Faith47, vede l’autrice lavorare anzitutto a confronto con una parete dal forte impatto tonale. La superfice di colore rosso è l’opportunità per un intervento non invasivo, quanto piuttosto in perfetto equilibrio con lo spot. I corpi divengono quindi delicati ed armoniosi, con i due animali che vanno ad emergere dallo spazio. Una scritta, che da il titolo all’opera, accompagna questa nuova visione, per un impatto dal sicuro coefficiente di immersione che riflette sulla forza fisica degli animali.
Null’altro da aggiungere, ad accompagnare il nostro testo alcuni scatti con i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata! Nei prossimi giorni invece proseguiremo il nostro recap con gli interventi più significativi realizzati durante i giorni del festival. Stay tuned!

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James Kalinda for Vertigo Truth Project

17/06/2015

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Torniamo ad approfondire il lavoro di James Kalinda, l’autore italiano nei giorni scorsi si è spostato a Santarcangelo di Romagna, dove ha avuto modo di realizzare due nuovi interventi all’interno di Mutonia, portando in dote nuovi ed interessanti stimoli stilistici.
L’artista italiano è stato chiamato per Vertigo Truth, progetto curato da Allegra Corbo e Su E Side e parte del programma del Festiva Santarcangelo dei Teatri. Vede al lavoro alcuni dei nomi di spicco della nostra scena, all’interno della Comunità internazionale di artisti (Mutonia), realtà unica nel suo genere a livello internazionale stabilitasi qui nei primi anni ’90 e figlia del collettivo Mutoid Waste Company.
In questo particolare contesto si inseriscono i due interventi di James Kalinda, “Horned” e “Madre” svettano tra muri e lamiere, torri con bandiere e arazzi che “marcano” il territorio, assemblage visionari, tra officine e roulotte, architetture industriali, totem artistici. Una frizzante spinta artistica che entra a contatto con le visioni e le particolari fascinazioni che da sempre accompagnano il percorso dell’interprete.
Non è mai stato semplice digerire le produzioni di James Kalinda, l’autore ha saputo dare forma e sostanza ad un immaginario duro, cupo e tetro, una visione decadente che trova il suo ideale sfogo nella mutazione dell’aspetto fisico di soggetti e personaggi differenti. L’incontro ed il confronto con queste visioni distorte provoca sensazioni contrastanti, mette a nudo tutte le fragilità, le malinconie e le esperienze difficili della nostra vita. Scava nel recondito delle sensazioni dell’animo umano l’interprete, lo fa senza freni, senza vincoli, producendo un riverbero che si attacca alla pelle, trasmette impulsi, sciogliendone i connotati, trasformandone definitivamente i tratti del corpo e del viso.
La pittura diviene sintomo di queste visioni, si animano ombre, figure cupe e crude, figlie dei malesseri dell’uomo moderno, trasudano malinconia, tristezza, odio e rabbia. Il confronto con questi soggetti è (quasi) sempre passato per un impulso pittorico legato a tinte e colori acidi, atti proprio a rimarcarne le sensazioni e gli impulsi. Stupisce James Kalinda, lo fa attraverso un cambio di passo rapido, scegliendo di abbandonare questa peculiarità e di abbracciare un senso maggiormente pittorico, il risultato è devastante.
Svuotate dalla forte prerogativa tonale, le figure dell’artista vivono ora un esistenza differente, legata si alle personali divagazioni tematiche a cui l’interprete continua a volgere il proprio interesse, ma arrivano qui con un impatto differente, con una rinnovata maturità visiva. L’attenzione è ora tutta per i dettagli, l’interprete scandisce le figure con una fortissima attenzione, un impulso pittorico che si affida al bianco ed al nero, ed ai relativi intermezzi, per un risultato finale dal fortissimo impatto finale.
In attesa di scoprire nuovi aggiornamenti sul progetto, e su questa nuova direzione intrapresa dell’artista, vi lasciamo ad alcuni scatti con tutti i dettagli delle due pitture, dateci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare.

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Andreco – New Installation in Pianoro

17/06/2015

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Nuovo aggiornamento per Andreco, il grande artista Italiano ha presentato nei giorni scorsi “Icone dalla Resistenza Ontologica” opera d’arte pubblica permanente ispirata dalla Lotta Partigiana per la Liberazione dal Nazi-Fascismo e dal Lavoro di ricostruzione Post- bellico.
L’intervento è stato realizzata per Cuore di pietra 2015, un nato con il supporto di Staff Serigrafia industriale e con la partecipazione di Nicola Albatici, Emma Bardiani, Jacopo Bonzagni, Ilenia Chereghali, Nicholas Perra, Gabriella Presutto, Mili Romano, Karin Schmuck, Eleonora Trovato, Martina Vannini. L’installazione presentata dall’artista è caratterizzata da una serie di icone che ricordano la resistenza e tutto il lavoro di ricostruzione della città di Pianoro, praticamente rasa al suolo durante la seconda guerra mondiale.
Si tratta anzitutto di un opera partecipativa, espressione di una collettività quindi, e non poteva essere altrimenti. Un lavoro resistente, figlio dei sentimenti messi in campo da coloro che hanno saputo vincere le proprie paure e passare all’azione, le astuzie creative innescate durante quei difficili anni, la volontà di ripartire e di far ripartire il territorio. L’intervento ha coinvolto alcuni dei cittadini che in prima persona hanno vissuto la resistenza partigiana, insieme agli studenti che hanno partecipato al workshop tenuto da Mili Romano, curatrice del progetto, presso l’accademia delle belle arti di Bologna e del seminario tenuto dall’autore stesso.
L’elevata importanza del tema cardine del progetto, vede l’autore e gli studenti riflettere su un approccio partecipativo, prendendo spunto dagli avvenimenti storici, dalle testimonianze dei singoli Pianoresi incontrati. Ragionando su un icona e una frase chiave capace di riassumere i concetti di resistenza e lavoro al meglio, attraverso il lavoro di di Francesco Flamini della , capace di fornire una soluzione tecnica per la realizzazione, ecco ergersi le sagome che compongono l’installazione post infine sulla facciata della Biblioteca di Pianoro.
Tanti i temi trattati, capaci a 360^ di offrire spunti e riflessioni differenti sulla guerra, sulla resistenza particolarmente attiva qui e sulla successiva ricostruzione della città. Tra i vari simboli ed icone proposte troviamo quello relativa alla razzia dei mezzi di produzione e le deportazioni di lavoratori in Germania, gli scioperi politici del ‘43 per sabotare la guerra, le prime azioni partigiane, la stampa clandestina, la fondamentale resistenza delle donne, la riapertura dei primi esercizi. C’è anche la natura – e di questo non avevamo dubbi data la particolare fascinazione che accompagna il percorso di Andreco – con una riflessione sui danni causati dalla guerra all’intera biosfera, con la grande icona di un albero che ha resistito nonostante tutto, alla feroce guerra continuando a far crescere rami e radici in questo territorio.
Il risultato finale è una splendida installazione che raccoglie ed accoglie storie differenti, riflessioni e fascinazioni. Tredici sagome in laminato come ideale risultato visivo e tematico, uno stimolo fatto di relazioni e condivisioni, di avvenimenti, causa ed effetto, ma anche un simbolo di cambiamento positivo.

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JAZ – New Piece for MURAL Festival 2015

16/06/2015

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Cominciamo alla grande il nostro coverage sulle meraviglie del MURAL Festival di quest’anno, è Franco Fasoli aka JAZ ad aprire nel migliore dei modi, con una nuova e bella parete, ideale sintesi del particolare momento stilistico del grande artista Argentino.
Anche quest’anno per il festival Canadese scenderanno in campo alcuni dei nomi di maggiore importanza a livello internazionale, peccato non ci sia nessun volto a rappresentare il nostro paese.
Questo è un momento decisamente particolare per Fasoli, mesi di lavoro che hanno portato ad un cambio sostanziale, nelle dinamiche stilistiche del bravissimo artista Argentino, sfociati poi nella splendida “Choque” sontuosa esibizione presentata dall’interprete all’interno degli spazi della Celaya Brothers Gallery. L’idea è quella di una trasposizione pittorica di un approccio che in studio si è maggiormente concentrato nell’utilizzo della carta, con la creazione degli splendidi collages visti proprio in occasione dello show.
Abituati a confrontarci con una pittura catartica, stimolata dall’utilizzo di vernici non convenzionali, la ricerca di JAZ è quindi sfociata verso una sintesi pittorica differente, colori rimarcati, effetti di luce ed ombra, il tutto a dare forma e sostanza ad elementi, forme e soggetti differenti. Quest’ultima componente, è bene sottolinearlo, è tuttavia rimasta invariata. Fasoli prosegue quindi la personale riflessione sulla società moderna attraverso però tutti quegli elementi distintivi, tradizionali e legati al folkore dei paesi che visita e della sua Argentina. Passando quindi da una pittura densissima, ricca di variazioni tonali, l’Argentino ha saputo declinare un moto pittorico che per aspetto, e fisionomia interiore, richiama proprio la forma di grandi collages di carta. È interessante notare poi come la sintesi adottata, con elementi e personaggi più piatti, riesca a suggerire spunti e riflessioni differenti, anche semplicemente attraverso un oggetto od una forma specifica.
L’opera realizzata da JAZ, per la grande rassegna Canadese, segue quella di Rabat (Covered), ci mostra nuovamente l’efficacia di questa nuova direzione intrapresa dall’autore.
Il murale, dal titolo “The Popular”,presenta qui tutti gli elementi distintivi della peculiare fascinazione artistica. La riflessione questa volta passa inevitabilmente per le due anime ed identità della città. Quella Inglese e quella Francese, una convergenza di culture, la loro convivenza, la tensione quotidiana di un luogo storicamente legato a moti di separazione ed indipendenza.
Presenti le ombre nere, il rapporto con gli animali, con le due grandi masse oscure che formano i corpi di due tori, lo stimolo speculare, la fusione dei corpi, passando per gli immancabili lottatori di wrestling e riferimenti più o meno velati alla cultura dei due paesi.
Null’altro da aggiungere, ad accompagnare il nostro testo alcuni scatti con la panoramica ed i dettagli di quest’ultima pittura. In attesa di nuovi aggiornamenti da Montreal, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo.

Pics via San

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Natalia Rak – New Mural in Providence, USA

16/06/2015

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Nuovo aggiornamento per Natalia Rak, l’interprete Polacca, invitata dai ragazzi di The Avenue Concept, nei giorni scorsi ha terminato di realizzare questa nuova ed intensa pittura a Providence, negli States, catalizzando nuove ed intense sensazioni.
Dal titolo “Adventure Time” quest’ultima magia dell’artista prende vita su uno spazio di proporzioni davvero importanti. Ancora una volta la forte interazione con la superfice di lavoro, sembra essere lo stimolo in più di una pittura che, continua ad affidarsi ad un approccio pittorico intenso e surreale. Lavorando per mezzo di un impulso votato a reale, l’autrice sceglie di innestare e miscelare all’interno delle sue produzioni una forte componente immaginaria in relazione agli elementi ed agli stimoli che il panorama presenta e che lo spot riesce a suggerire. L’interazione è spesso parte stesse dell’opera con lo spazio urbano che diviene stimolo attivo e non spettatore passivo del processo e della fruizione stessa dell’intervento.
Elemento che contraddistingue le produzioni dell’autrice, è la volontà della stessa di affidarsi ad un particolare range cromatica. La scelta tonale in questo senso porta chi osserva a confrontarsi con tinte e tonalità piuttosto acide e cariche, un bagno di colore forte, impattante e che ben riesce ad intrecciarsi con i temi e le immagini che l’artista vuole proporci, aumentandone fortemente l’impatto visivo finale.
In questa sua ultima opere Natalia Rak agisce attraverso un impeto pittorico votato come sempre a colori come il viola ed il blu notte. Attraverso questi ecco emergere l’immagino di una bambini di fronte all’ingresso di un mondo fatato e magico, con gli elementi naturali che si intravedono rappresentati attraverso tinte e tonalità decisamente più accese e calde.
Ad accompagnare il nostro testo alcuni scatti di quest’ultima fatica, dove potete apprezzare tutto l’impatto dell’opera proposta, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti sul lavoro dell’interprete.

Pics by The Artist

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Nicola Alessandrini – New Mural in Ostia, Rome

16/06/2015

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Nuovo aggiornamento per Nicola Alessandrini, l’artista Italiano nelle scorse settimane si è spostato ad Ostia dove ha avuto modo di realizzare questa intensa pittura, portando in dote nuovi ed interessanti stimoli e variazioni stilistiche.
Nel nostro raccontarvi le differenti sfaccettature delle produzioni firmate dall’autore Italiano, ci siamo spesso soffermati sulla sua capacità di mettere a fuoco tutte le fragilità, le differenti sfaccettature che caratterizzano l’essere umano. La riflessione dell’artista parte da lontano, per tuffarsi all’interno di una variegata analisi, capace più che mai di scuotere e provocare stimoli e sensazioni differenti. Non è semplice il confronto, viene infatti scandito dalla volontà dell’interprete di proporre un immaginario violento, per certi versi rabbioso, in una corrente pessimistica, tetra e dura. Si tratta di visioni crude direttamente intercorresse con il quotidiano, con le difficoltà di tutti i giorni, con lo sbando etico dell’uomo, un essenzialità nei concetti che si riflette in una proposta pittorica legata alla carne, ad una esteriorità compromessa. I corpi di Nicola Alessandrini trasudano emozioni, risultano corrotti anche nell’aspetto, marci nei colori proposti. C’è un passaggio di fatto materico, alimentato da una condizione pessimistica e malinconica, che va a tracciare figure ed sezioni oscure, legate tra loro da corpose fusioni corporee. In questo senso, elemento cardine delle produzioni dell’artista, è proprio l’insita capacità di intrecciare corpi, volti ed elementi organici, si creano nuovi individui, involucri freddi, mossi unicamente da istinto e stimoli bestiali.
Attraverso questo particolare piglio stilistico l’autore riflette sulla decadenza dell’uomo moderno, sulla sua capacità di autoconsumarsi, trovando proprio nel corpo, da contenitore vuoto e freddo, a diretta conseguenza di sensazioni, emozioni e stimoli differenti. I corpi dell’interprete risultano la diretta conseguenza del marciume interiore, violenti nella loro fisionomia, capaci di trasmettere al meglio l’odio, la rabbia, la solitudine, la malinconia. Uno stop-motion duro che sà di pugno inferto nello stomaco, capace con così forza di tracciare uno spaccato di quello che siamo e siamo destinati ad essere.
Sebbene la figura dell’uomo ha sempre rappresentato il principale protagonista nelle sue opere, per quest’ultima fatica Nicola Alessandrini sviluppa una pittura piuttosto legata alla natura ed agli animali. L’autore sceglie la figura della lucertola, andando a tracciarne la forma e fisionomia attraverso un approccio pittorico qui maggiormente grafico, concentrandosi sui dettagli con corpose pennellate che definiscono i corpi dei sue soggetti ed i dettagli degli elementi naturali intrecciati con loro. Osservando bene l’intervento vediamo come le due lucertole siano prive di coda, e come l’artista stesso suggerisce nel titolo del lavoro “Sapremo quindi eludere la presa / lasciandogli la coda per ricordo.” l’animale viene utilizzato come analogia diretta di uno specifico comportamento, la capacità di eludere un rischio od una stiuazione, perdendo inevitabilmente qualcosa di personale.
In calce al nostro testo alcuni scatti e tutti i dettagli di quest’ultima fatica realizzata dall’interprete Italiano, dateci un occhiata, e restate sintonizzati, presto infatti nuovi e succosi aggiornamenti sul lavoro dell’artista sempre qui su Gorgo.

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DissensoCognitivo – A Series of New Rusted Pieces

16/06/2015

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Nuovo viaggio all’interno del particolare immaginario del DissensoCognitivo, l’autore Italiano ha da poco terminato una nuova serie di interventi proseguendo nel portare avanti le sperimentazioni su superfici arrugginite.
Un oscurità incalzante, un sentimento di sconfitta, di tensione galoppante, una morsa allo stomaco capace di mostrarci come, continuando su questa rotta, il nostro futuro non potrà che essere grigio, buio, malinconico nel suo zoppicante trascinarsi verso l’esistenza dannata. Il DissensoCognitivo scuote, punge nei punti giusti, ci mette a confronto puntualmente con un immaginario tetro, capace di evocare sentimenti ed emozioni contrastanti. Al tempo stesso attecchisce al quotidiano, alla crisi dell’uomo moderno, al suo costante desiderio di eterna vita, di potere, in volo pindarico in cui l’ego schiaccia la ragione. Come Icaro troppo vicino al sole, l’uomo si è bruciato, squagliato nella forma e nell’aspetto, sprofondato in una dimensione di agonia costante. È una finestra sul futuro, un avvenire apocalittico, senza controllo, in cui corpi, elementi e figure sinistre fanno la loro comparsa. Apparentemente legate nell’aspetto a uomini ed animali – nessuno è stato risparmiato – questi esseri ci ricordano i tempi presenti, sottolineano come la deriva intrapresa dell’essere umano sia destinata ad uno scempio, ad un oblio vero e proprio.
L’autore ha saputo tracciare una narrativa particolare, unica nel suo genere, intrecciando una personale fascinazione con stimoli ed elementi differenti, ha tracciato un universo pulsante, vivo e per questo realistico più che mai. Spaventa, incute timore nell’aspetto dei personaggi raffigurati, tra materia organica ed innesti tecnologici che così profondamente hanno compromesso queste creature.
Al tempo stesso è partito da una precisa direzione tematica per affinare uno stile che, con sempre più costanza, vede nell’utilizzo della bacheche pubblicitarie ed arrugginite, la sua perfetta dimensione. Non è un caso. Proprio la ruggine rappresenta l’ideale elemento di connessione tra le immagini dell’interprete ed il loro propagarsi nello spazio urbano. Le differenze nell’ossidazione, la crudezza dell’aspetto e la capacità di ben sposarsi con i colori e le tinte proprie delle produzioni dell’autore, ci stanno regalando opere di assoluto spessore.
Compaiono dal nulla, rapida occhiata e si è immediatamente calati all’interno del mondo partorito dall’artista. Faccia a faccia con questi abomini, a confronto con uno specchio diretto dei tempi attuali. Fanno paura, provocano un senso di fastidio interiore, stuzzicano le corde più sensibili, connettendoci idealmente con il nostro futuro.
Quest’ultima incursione, dopo una serie di interventi minori come sempre tutti inediti, vede il DissensoCognitivo confrontarsi in particolare con un grade spazio pubblicitario. L’impatto è fortissimo, sia per la particolarità della superfice ma soprattutto per l’intesa immagine che prende vita all’interno di essa. Ispirandosi al famoso quadro di Leonardo Da Vinci, la donna con l’ermellino diviene, mostro con larva, in tutta la sua traboccante angoscia e sinistra delicatezza.
Ad accompagnare il nostro testo alcuni scatti con i dettagli di quest’ultima incursione, in attesa di nuovi aggiornamenti il consiglio è quello di darci un occhiata, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Artist for The Pics

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Aryz – “Duality” New Mural in Carballo

16/06/2015

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Il grande Aryz torna al lavoro, l’artista Spagnolo ha da poco ultimato di realizzare questa nuova ed intensa pittura su tutta la superfice esterna del Forum Carballo nell’omonima cittadina Galiziana in Spagna, portando in dote tutto il suo iconico stile.
Dopo le recenti produzioni realizzate per la personale di Los Angeles (Covered) e la bella facciata dipinta a Detroit (Covered), il talento Spagnolo torna in patria andando a confrontarsi con questa grande architettura a Carballo.
Momento particolarmente importante questo per il grande artista, un periodo di passaggio che, dopo le sperimentazioni ed i nuovi approdi di quest’anno, si sta incanalando verso una nuova e caratteristica direzione stilistica, summa ideale delle differenti identità fin qui viste.
Raccogliendo appieno da quelli che sono i differenti stimoli fin qui sviluppati, Aryz imbastisce questa sua nuova opera andando a declinare tutte le differenti identità stilistiche che fin qui abbiamo avuto modo di vedere. A differenza quindi di quanto avvenuto per lo show Statunitense, l’autore qui sceglie di amalgamare i differenti percorsi sviluppati, tentando una interazione decisamente più sostenuta.
In questo senso sulle superfici ecco quindi emergere ‘scene’ differenti in una sorta di dualismo costante. L’opera stessa poggia le basi su questa continua dea. Nell’estremità sinistra, suddivisa in due grandi narrazioni, troviamo uomo e donna, con figure altamente realistiche e ripetute a mo’ di frame. La lotta tra due uomini, ed il doppio volto della donna, vengono quindi alimentata dalla parte più cosciente e razionale della pittura dell’interprete Spagnolo, uno stimolo questo legato alla realisticità. Nell’estremità opposta invece il dualismo si sposta tra essere umano e macchina, con quest’ultima nuovamente raffigurata in un nuovo dualismo meccanico che vede la rappresentazione di due differenti, agganciate attraverso una intersezione obliqua. Lo stile qui diviene più spontaneo spinto da una sontuosa cura per il dettaglio, elementi di dimensione ridotta e giochi prospettici.
In entrambi i casi l’artista sceglie di servirsi di tonalità piuttosto spente, lavorando attraverso profonde miscele tonali, per quanto riguarda la parte più realistica, e tonalità maggiormente sature, giochi di luce ed ombra, per gli stimoli pittorici legati agli elementi inanimati.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Pics by The Artist

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Nelio x Al Stark – “Trepid Evolution” New Mural in Melbourne

15/06/2015

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Ancora aggiornamenti dall’Australia, ancora aggiornamenti da Nelio, il campione Francese si è impegnato in una nuova pittura questa volta in compagnia dell’artista e tatuatore Al Stark, un lavoro a quattro mani che ha dato vita ad un opera riuscitissima.
Dopo le immagini dell’intervento realizzato giusto qualche giorno fa a Colin Street (Covered), ecco tornare in strada il grande autore Francese con una nuova ed intensa collaborazione. Diciamolo subito, ci ha parecchio impressionato.
Uno degli aspetti peculiari del percorso in strada dell’artista, è la costante volontà di cercare la collaborazione interpreti ed autori differenti. Questo insistente stimolo ha permesso a Nelio di confrontarsi spesso con artisti differenti, lasciandosi influenzare dalle loro personali cifre stilistiche, contaminando la propria, evolvendo e sperimentando soluzioni grafiche del tutto nuove ed inaspettate. C’è quindi un senso di costante progressione, di irripetibile possibilità di essere stimolato da pensieri e fascinazioni differenti, prima di riversare all’interno delle proprie opere, tutti gli spunti e le differenti dinamiche pittoriche a cui l’artista si è sottoposto. Questo spirito di condivisione ci ha infine permesso di conoscere artisti differenti, spesso dotati, con cui l’artista ha dato vita ad intense collaborazioni, quest’ultima con Al Stark assolutamente vibrante.
L’australiano appare come il classico artista multidisciplinare, impegnato nel mondo dei tatuaggi, in quello del disegno e della pittura in strada, lasciando, in tutte le sue differenti declinazioni, inalterato lo spirito antico ed onirico che pervade dalla sue produzioni. Nelio dal canto suo, nonostante le continue contaminazioni, continua a servirsi di un impulso rivolto verso la commutazione geometrica di forme ed elementi astratti. Punto di contatto non poteva che essere anzitutto la scelta tonale, con Nelio che si adatta alla peculiare scala cromatica di Stark.
In “Trepid Evolution”, il dialogo tra Nelio e Al Stark parte dall’idea di una trasformazione attiva dello spazio di lavoro. La parete, con fondo nero, viene quindi investita da una serie di forme e figure differenti, tutte cadenzate da una bella e potente scala tonale basata sul rosso. Ad emergere sono elementi costantemente alternati, tra istanti di geometria pura, tipici di Nelio, a veri e propri volti e figure che richiamano il paesaggio, elementi della natura, tipici di Al Stark. Il risultato è una danza cromatica capace di suggerire stimoli, spunti e riflessioni incredibili. Gli artisti riescono a scuoterci suggerendo stimoli alchemici, metafisici ed onirici, connettendoci con reminiscenze metafisiche e lasciandoci indagare tra segni e visioni dal forte sapore primordiale. Splendido.
Ad accompagnare il nostro testo una intensissima serie di scatti con le immagini del making e dell’eccellente risultato finale, mettetevi comodi e dateci un occhiata, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

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Carne – New Mural For MAAM in Rome

15/06/2015

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Con quest’ultima fatica realizzata da Carne, proseguono senza sosta i lavori per il MAAM Museo dell’altro e dell’Altrove di Roma, con l’interprete che nei giorni scorsi ha terminato di realizzare una nuova intensa pittura delle sue.
Come visto più volte nel corso della nostra programmazione, ci troviamo all’interno del Metropoliz, progetto sociale firmato dall’antropologo Giorgio De Finis all’interno dell’ormai ex fabbrica Fiorucci. La struttura in questo momento ospita famiglie e persone da ogni parte del mondo all’interno di una grande architettura industriale – attiva fino al 2009 – ora occupata a trasformata in ‘casa’. Elemento importante quanto ci caliamo all’interno di questa particolare struttura, è il forte senso di integrazione che si respira tra queste mura, un rara esperienza multiculturale che unisce sotto un unico tetto, nazioni, lingue, religioni, usi e costumi assolutamente differenti.
In questo particolare contesto si sviluppa il MAAM, progetto artistico che vuole contrapporsi all’idea museale tipica, ed offrire piuttosto uno spazio in cui, proprio il carattere interculturale, possa diventare principale ed intrinseca peculiarità di un progetto artistico a getto continuo. Gli artisti che si sono susseguiti, anzitutto hanno dovuto confrontarsi con le particolarità dello spazio ma soprattutto con coloro che abitano questi luoghi, indubbiamente parte attiva nel processo di realizzazione degli interventi. Ciascuno di essi è stato chiamato attraverso un fitto passaparola, creando quindi una collettiva d’arte in grado, da una parte di avvicinare le persone a questa pratica, dall’altra di proteggere le stessa dallo sgombero coatto.
In questo contesto si inserisce l’ultima fatica di Carne, l’autore, abituato a confrontarsi con gli spazi abbandonati, veri e propri coprotagonisti nelle sue produzioni, va a calarsi qui all’interno di una struttura differente, con un fare rispettoso ed in linea con le particolarità del luogo. Le opere del MAAM sono interventi che indirettamente sono destinati alle persone che abitano questo luogo, esiste quindi una responsabilità per l’artista che regalerà agli abitanti, immagini e visioni che ne accompagneranno la crescita e la quotidianità. Sono loro che di fatto vivranno l’intervento, come se, tutto sommato, si stesse dipingendo le pareti di una casa abitata. Lo stesso processo viene influenzato dalla curiosità, dalla voglia di partecipare ed interagire delle persone che curiose si aggirano davanti alla parete.
Nasce così “Iens et Reditum”, questo il titolo dell’opera, intervento con cui Carne raccoglie appieno dal suo immaginario mistico ed onirico, producendo un riverbero ancora una volta delicato, in sintonia con il luogo, e capace come sempre di sprigionare il consueto e variegato impulso emotivo.
Saranno loro ad averla sotto gli occhi ogni giorno, saranno loro che “vivranno” la tua opera ed è a loro ai quali dovrai rivolgerti, perché in fondo stai dipingendo le pareti di una casa, non un asettico muro di una asettica galleria e lo fai circondato da bambini di ogni colore che vogliono interagire con te e con i quali devi confrontarti.

Pics by The Artist

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CANEMORTO – New Murals in Cassina de Pecchi

15/06/2015

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Proseguiamo nel raccontarvi i lavori per l’ottimo Restart Festival di Cassina de Pecchi, alle porte di Milano, tra gli artisti coinvolti ritroviamo i Canemorto che, nei giorni scorsi, hanno terminato di realizzare due nuovi interventi portando in dote tutta la loro personale stilistica.
Il fascino delle produzioni firmate dal trio italiano sta tutto nella particolare ricerca stilistica, una ricerca basata sull’antiestetica, una scelta coraggiosa, in totale controtendenza con il culto del bello che caratterizza i tempi moderni. L’immaginario dei Canemorto è ruvido nella sua espressività, carico di colore, impazzito nel suo propagarsi e dare forma e sostanza a corpi e figure bizzarre. Gli interpreti, come loro stesso nome suggerisce, riflettono sull’idea di un cane morto riverso sulla strada, un corpo freddo, capace di stimolare impulsi e sensazioni contrastanti, un calamita visiva a cui è impossibile sottrarsi. Allo stesso modo le immagini proposte dagli artisti risultano cruente, dure da digerire, tracciando uno spaccato personale, viscerale e peculiare di quello che è l’essere umano.
L’istinto, il tratto che diviene interrotto, rapido ed incisivo, irregolare nello sviluppare la silhouette dei corpi. Quest’ultimi si allungano, si intrecciano nello spazio, divengono frastagliati, si fanno atipici nella loro forma, danno sostanza ad un immaginario grezzo, alimentato dalla percezioni del momento, in grado più mai di porsi come ideale e sensibile specchio interiore. La pittura degli autori suggerisce una forte capacità introspettiva, scuotono i characters degli interpreti, raccontano e mostrano le sfaccettature più recondite, il buio della mente, percepiscono ed assecondano la malinconia interiore, tracciano la parte più oscura dell’essere umano, finalmente libera, senza alcun filtro ed in grado, qui più che mai, di commutare l’aspetto dei corpi rappresentati. Non c’è ipocrisia, non c’è una maschera a coprire, ci sono piuttosto le emozioni, le paure e le fragilità dell’uomo, gli stati d’animo alterati, che entrano a contatto con la carne, ne plasmano la forma, intrecciando i tessuti e cambiando profondamente i connotati. C’è un ritorno al selvaggio, con i personaggi che divengono più animali che uomini, una rappresentazione vera, pura, crudele per certi aspetti, priva di stereotipi, allungata, cadenzata e plasmata attraverso profondità tonali, linee e sferzate in grado di sottolinearne la particolare condizione.
Quest’ultima fatica è l’opportunità quindi per una nuova riflessione personale, un pugno nello stomaco in grado di farci risvegliare dal torpore, un confronto scandito da una visione ruvida ed intensa. Si tratta di due differenti lavori, posti uno di fronte all’altro con i quali i Canemorto tornano a tracciare la personale cifra stilistica, senza freni, senza censura, proprio come piace a noi.
Null’altro da aggiungere, in attesa di nuovi aggiornamenti sul lavoro degli artisti, vi lasciamo ad alcuni scatti con i dettagli di quest’ultima fatica, mettetevi comodi e dateci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare.

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SPY – “Crisis” New Piece in Bilbao, Spain

15/06/2015

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Dopo parecchio tempo torniamo ad approfondire il lavoro di SPY, il grande artista torna alla grande con una nuova installazione realizzata nei giorni scorsi per le strade di Bilbao in Spagna, capace di portare in dote, tutto il particolare approccio tematico e stilistico dell’autore.
Senza alcun dubbio uno degli artisti a livello internazionale che maggiormente riesce a sorprenderci. Il fascino produzioni di SPY sta tutto nell’impulso sperimentativo, nelle particolari idee e sviluppi, che così profondamente si inseriscono nello spazio urbano. Abbracciando differenti medium, dalle installazioni alla pittura semplice e pura, le opere portano avanti temi e stimoli differenti, una riflessione costante capace di abbracciare tematiche spesso delicate ed impegnate. Elemento cardine della proposta dell’artista è infatti la capacità di riflettere sull’attualità, sulla condizione sociale, economica e politica dell’uomo moderno, insistendo su un dialogo serrato con lo spettatore, sull’utilizzo di pratiche particolari ed inedite atte a far emergere una forte e densa riflessione. La città non è unicamente vista come palcoscenico, piuttosto diviene parte integrante del processo, protagonista, stimolo primordiale per una elaborazione capace quanto mai di appropriarsi di elementi ed architetture urbane in modo del tutto particolare.
Partito come writer, l’autore ha poi rivolto la propria attenzione alla città. Osserva l’artista, raccoglie l’eredità degli elementi che costituiscono lo spazio urbano, da componenti inerti a ‘materiali’ traboccanti di possibilità differenti. C’è uno spirito ludico, una particolare attenzione per il contesto, per uno stimolo non invasivo, quanto piuttosto equilibrato, una scintilla, un idea che si forma ed appare attraverso uno stimolo ironico, costruttivo, un sorriso velato e malinconico capace di favorire una presa di posizione ed una coscienza su una determinata tematica.
Uno degli aspetti e dei temi maggiormente toccati dall’interprete nelle sue produzioni, è certamente la crisi economica. Non è la prima volta che SPY interviene nello spazio pubblico andando a ‘raccontarci’ ed a proporci una riflessione sul particolare momento che la società moderna sta passando.
Quest’ultima fatica, ben rappresenta sia l’approccio stilistico dell’autore, sia la sua capacità di intervenire nello spazio cittadino attraverso nuove ed inedite leve riflessive. L’installazione, che va a formare la gigantesca parola ‘Crisis’, è interamente composta da monete da 2 centesimi. Un analogia forte ed assolutamente potente, un sistema visivo che inevitabilmente porta con sé differenti possibilità interpretative, tutte scandite dal particolare momento economico e che, gioco forza, si intrecciano con quelli che sono i problemi personali di ciascuno di noi. Le difficoltà di trovare lavoro, quella di una giusta tassazione, quella di uno stipendio consono al proprio lavoro, ma anche una crisi di valori, sempre più legati a doppio filo dal denaro. Insomma l’autore ancora una volta lascia libero arbitrio, libertà di interpretazione per un risultato finale assolutamente forte ed impattante.
Ad accompagnare il nostro testo una bella e ricchissima serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, le fasi di realizzazione ed il risultato finale. Se ve lo state chiedendo la risposta è si, in neanche 24 ore tutte le monete sono state prese.

Pics by The Artist

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RUN – “L’uomo con la Coda” at Galleria Varsi (Recap)

15/06/2015

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Aperta lo scorso 4 di Giugno, andiamo dare un occhiata a “L’uomo con la Coda”, ultima grande esibizione firmata da RUN all’interno degli spazi della Galleria Varsi di Roma, show caratterizzato dalla volontà di evidenziare le differenti identità stilistiche del grande autore Italiano.
Giacomo Bufarini aka RUN rappresenta tra più importanti artisti tra quelli che compongono la nostra scena, nome di spicco a livello internazionale, l’autore torna in Italia – lavora e vive a Londra – presentando un nuovo e densissimo show che vuole essere un viaggio a 360^ sulle differenti identità e stimoli artistici che ne compongono l’universo, il tutto raccolto all’interno di una precisa riflessione.
Ancora una volta gli spazi della galleria romana divengono parte attiva, non solo involucro all’interno del quale riversare l’esposizione. Le pareti divengono parte integrante di un dialogo incessante a cui l’interprete sottopone lo spettatore. Quest’ultimo ha l’opportunità di immergersi all’interno del particolare universo narrativo del grande artista Italiano, confrontarsi con le differenti modalità tecniche acquisite durante gli anni di formazione e crescita, fino ai recenti sviluppi che così fortemente stanno influenzando le produzioni in studio ed in strada.
Continuando a sviluppare una profonda ricerca sul segno, l’artista ha saputo dare forma e sostanza ad un immaginario altamente personale. L’idea di focalizzare l’attenzione su volto e mani, strumenti espressivi per eccellenza, è poi lentamente stata assorbita dall’esigenza di esprimere temi e spunti differenti attraverso bizzarri soggetti e personaggi. Le figure sono avvolte da una atmosfera primitiva, quasi parte di un antico rituale tutt’ora in attuazione, appaiono spinti da uno spirito d’indagine sul mondo, sull’essere umano, in un approccio che stimola reminiscenze oniriche, metafisiche, a stretto contatto con la natura.
Il titolo dello show è un chiaro riferimento a se stesso, RUN con questa nuova esibizione indaga sulla proprio natura, sul proprio modo di concepire l’arte, prendendoci per mano e mostrandoci le differenti sfaccettature del proprio operato. Un percorso dai toni ascetici quindi, in cui l’interprete evoca, suggerisce immagini, suggestioni, stimoli primordiali, innescando riflessioni personali e spirituali. Lo spazio della galleria diviene quindi universo a se stante, respira con lo spettatore, incuriosisce e travalica lo spazio meramente fisico, un immersione cadenzata da un alternarsi di medium differenti, dalla corposo installazione centrale, alle serigrafie, passando per la scultura, il disegno ed infine la pittura, che di fatto va a legare ciascuna di questi sfaccettati e differenti percorso intrapresi da RUN fino ad oggi.
Avete tempo fino al prossimo 16 di Luglio per andare a dare un occhiata approfondita all’allestimento, nell’attesa vi lasciamo ad una lunga e corposa serie di scatti con tutti i dettagli dell’esibizione, dateci un occhiata. Nei prossimi giorni invece l’interprete sarà impegnato nella realizzazione di una nuova pittura in zona Pigneto a Roma, evento che non mancheremo di raccontarvi.

L’uomo con la coda sono io.
Ci sono nato e, ora che sono padre, la coda la uso per dondolare il mio bambino.
La coda mi dà equilibrio.
La coda è diversa dal mio braccio, ma anche quello mi serve per rimanere in piedi e non sbattere il muso quando cado.
La vergogna di averla mi è passata, ora non ci faccio più caso, non posso farne a meno.
La coda attaccata al mio corpo trasforma, comunica con la bocca e porta al naso il suo odore di terra.
L’evoluzione.
Le tracce.
Il processo. Sono la coda.

Pics by The Blind Eye Factory

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Weekly Overview 2015 – 08.06 to 14.06

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Weekly Overview è l’appuntamento del Week-End dove vi presentiamo una selezione delle migliori news settimanali.

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DOA for Memorie Urbane 2015

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Parra – “Salut” at Alice Gallery (Recap)

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Edoardo Tresoldi – New installation in Marina di Camerota

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Aris – New Mural in Magdeburg, Germany

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Borondo – New Installation in Marina Di Camerota

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ROA – New Mural in Sadali, Sardinia

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Pastel for Memorie Urbane 2015

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Martina Merlini – New Murals in Cassina de Pecchi

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Tellas – New Mural for Festival PopUp!

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Johannes Mundinger – New Murals in Germany

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Blaqk – New Mural in Lagny, France

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Moallaseconda – New Mural at nEXt Emerson in Florence

DOA for Memorie Urbane 2015

14/06/2015

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Con quest’ultima serie di pitture realizzate dall’artista Spagnola DOA, torniamo con piacere ad approfondire i lavoro per quest’ultima edizione del Memorie Urbane Festival, due nuovi interventi, a Gaeta e Terracina.
Quest’anno più che mai, Memorie Urbane ha messo in moto un macchina esuberante, dalla scelta degli artisti, circa quaranta tra volti nuovi ed inediti, che avranno modo di lavorare in ben otto differenti centri urbani, Gaeta, Terracina, Fondi, Arce, Latina, Priverno, Caserta e Valmontone saranno gli epicentri di questa nuova edizione.
È l’opportunità per approfondire il lavoro di una delle artiste emergenti più interessanti, scuola Spagnola, volontà di esercitare la personale ricerca in funzione di stimoli, medium e tecniche differenti. Dal disegno, alle installazioni, passando per la pittura su parete, cuore centrale del percorso dell’interprete è rappresentato dalla personale fascinazione naturale.
L’idea dell’autrice è quella di una nuova conciliazione, lo spazio urbano che non solo come ideale contenitore, protagonista non passivo, quanto piuttosto stimolo per una riconciliazione con la biosfera. In questo senso la pittura dell’artista, attraverso percezioni ed impulsi personali, va ad interagire con il panorama, con il paesaggio circostante, dal quale, ricavandone gli impulsi naturali, gli stessi vengono poi inseriti all’interno degli spazi di lavoro. Quella che emerge è una pittura intensa, cadenzata da elementi differenti, fiori, piante, foglie, che si connettono con gli elementi circostanti, un auto-alimentarsi di scenari naturali che tornano a reclamare il loro giusto spazio.
Al lavoro spesso in ambienti e su strutture abbandonate ed immerse nel verde, l’interprete ha saputo declinare una cifra stilistica altamente grafica, un piglio illustrativo dove, servendosi di tonalità sature, ecco prendere forma e sostanza delicati intrecci e corpose matasse naturali.
Per questa nuova infornata di interventi DOA raccoglie a piene mani dal particolare immaginario. L’artista Spagnola, lavorando su differenti superfici, strutture architettoniche, colori e tonalità differenti, ci mostra a 360^ quelle che sono le particolarità della propria ricerca. Dialogando con lo spazio, intrecciandosi allo stesso, irretendo la superfice e lasciando che, le personali divagazioni naturali vadano a svilupparsi liberamente all’interno dell’ambiente.
Ad accompagnare il nostro testo una bella e ricchissima serie di scatti con le fasi di elaborazione degli interventi, e gli splendidi risultati finali, mettetevi comodi e dateci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare. Presto, nuovi aggiornamenti.

Pics by Arianna Barone and Flavia Fiengo

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Fintan Magee – New Piece in Werchter, Belgium

14/06/2015

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C’è anche Fintan Magee tra gli artisti partecipanti alla nuova edizione del North West Walls 2015 a Werchter in Belgio, il campione Australiano ha da poco terminato questa nuova ed intensa pittura profondamente legata al paesaggio circostante.
Dopo l’intervento realizzato da Nychos (Covered), un altro big names della scena internazionale va a prestare il proprio immaginario alla rassegna Belga. Come visto, peculiarità del progetto è quello di offrire una superfice del tutto inedita agli artisti chiamati. Il confronto non passa per una parete, quanto piuttosto per una serie di container accatastati uno sopra l’altro fino a formare uno spazio irregolare. L’interazione passa quindi per l’opportunità di lavorare attraverso stimoli ed approcci differenti, proprio in funzione delle particolarità della superfice, per uno spazio che anno dopo anno, cambia volto e sostanza in base agli artisti selezionati dagli organizzatori. Ci piace.
Con quest’ultima fatica, l’autore Australiano sceglie un approccio totalmente in simbiosi con il paesaggio circostante. L’opera quindi prosegue l’idea già precedentemente sviluppata a Dunedin in Nuova Zelanda (Covered) elevandone però il coefficiente di difficoltà e dialogo. Se nel precedente lavoro l’interprete si era limitato a dialogare con il cielo, qui piuttosto va letteralmente a riprodurre lo spazio e gli elementi naturali presenti intorno alla struttura, inserendo poi uno dei suoi iconici personaggi. L’opera, che assorbe la totalità dei container, appare assolutamente realistica, se non fosse per il consueto immaginario surreale che da sempre caratterizza le produzioni di Magee. Ancora una volta quindi Fintan Magee rivolge la propria attenzione ad una pittura si realistica, ma scandendo la stessa attraverso una forte impronta viscerale, compiendo una frattura, tra realtà e finzione, tra ciò che è impossibile e ciò che lo diviene. Che dire, il risultato finale parla chiaro.
In attesa di nuovi aggiornamenti dal progetto Belga, in calce al nostro testo alcuni scatti di quest’ultima magia firmata dall’interprete, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi approfondimenti.

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B-47 – New Murals in Santo André

13/06/2015

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Andiamo con piacere ad approfondire il lavoro del collettivo Brasiliano B-47, gli interpreti nelle scorse settimane hanno terminato di realizzare due nuovi interventi per le strade di São André in Brasile, portando in dote tutto il loro particolare stile.
Questa nuova serie di lavori ci permette di approfondire la particolare stilistica che il duo brasiliano porta avanti, l’opportunità di conoscere il loro operato, attraverso due interventi capaci di ereditarne tutte le peculiarità.
Formatosi nel 2005, il duo raccoglie l’identità stilistica di Dênis Rodrigues de Freitas e Tiago Ramos Gasques, ognuno dei due autori porta avanti una stilistica personale, una ricerca ereditata dal peculiare rapporto con la strada iniziato con i graffiti negli anni ’90. Continuando a portare avanti progetti singoli, i due, quando uniscono gli sforzi danno vita ad una peculiare miscele grafica, capace di unificare elementi figurativi ad una sintesi astratta. B-47 è il nome della linea di trasporto della regione dove vivono.
Non è facile il confronto con le produzioni degli interpreti, esiste infatti una forte connotazione grafica, una ricchezza di contenuti con cui, chi osserva, si trova inevitabilmente faccia a faccia. Da una parte troviamo un impulso figurativo, con soggetti e figure oniriche, quasi metafisiche, frutto di una personale fascinazione verso l’ignoto, interamente costituite attraverso un impostazione pittorica accurata e che richiama, nella scelta dei toni utilizzati, un disegno a matita, quasi uno sketch. Si tratta di personaggi intensi, non del tutto costruiti, appena accennati, figure sacre ed epiche, che vediamo (quasi) unicamente attraverso il volto. All’interno di queste, ed a scandire i background e l’ambientazione, troviamo una intricatissima matassa di elementi, figure e forme geometriche. La seconda identità del duo, si intreccia profondamente con la prima, lavorando attraverso combinazioni di vuoti e pieni, tonalità differenti, simmetrie, imbastendo veri e propri labirinti per la mente, giocando con la profondità e la tridimensionalità, plasmando quindi un vero e proprio impulso criptico.
Il risultato di questa miscela è un esplosione di stimoli differenti. I personaggi riproducono un senso di malinconia, di sbando, di epicità nella loro lenta agonia, così come le figure e gli elementi geometrici non solo fanno da propellente, ma garantiscono alle opere un senso di mistico, di futuristico, ed al tempo stesso danno forma e sostanza a sentimenti contrastanti. L’elevato quantitativo di dettagli infine, alimenta una profonda osservazione delle opere, spingendo quindi lo spettatore letteralmente ad immergersi tentando di costruire una personale ed unica chiave di lettura. Potente.
In attesa di nuovi e succosi aggiornamenti, che non mancheremo di darvi, vi lasciamo ad una ricca ed intensa serie di scatti con tutti i dettagli di queste ultime due pittura, dateci un occhiata, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Artists for The Pics

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AkaCorleone – New Mural in Manila, Philippines

13/06/2015

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A distanza di parecchio tempo, torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di AkaCorleone, l’artista Portoghese ha da poco terminato di realizzare una nuova ed intensa pittura su questa lunga facciata a Manila nelle Filippine.
È sempre stimolante osservare come artisti appartenenti a differenti contesti stilistici vadano poi ad interagire nello spazio pubblico attraverso la loro peculiare cifra artistica. Autore di spicco della scena Portoghese, AkaCorleone ha saputo declinare le personale e differenti fascinazioni un percorso in strada variegato e particolarmente efficace. L’interprete, con una forte e radicata estrazione dal mondo dell’illustrazione, con influenze pop, dal mondo dei fumetti e del graphic design, ha saputo concentrare una miscela potente e personale.
Le differenti identità del Portoghese entrano in gioco attraverso un processo che ha, nell’utilizzo del colore, la sua principale scintilla. Attraverso le differenti interazioni tonali, l’artista declina una pittura di getto, formando e sviluppando elementi, figure, configurazioni e lettering. Quello che emerge è un puzzle composito in cui, le differenti identità dell’artista, vanno a scandire un percorso tematico unico. C’è una sintesi personale negli elementi, negli oggetti e nei soggetti raffigurati, privi di outlines, completamente composti da intense forme tonali.
Non è un caso questa scelta stilistica, quanto piuttosto l’ideale risultato di una riflessione dello stesso autore. L’impulso processuale dell’artista è legato ad una rappresentazione degli eccessi, della velocità che caratterizza i tempi moderni. Emerge un senso di totale profondità, un abbondanza di contenuti, una ricchezza di stimoli atta a stimolare un senso di appagamento, che divine sfuggevole, complesso ed articolato da raggiungere.
L’opera realizzata per il Festival ONE di Manila, raccoglie perfettamente la cifra stilistica di AkaCorleone propagandola all’interno di questo grande spazio. Il risultato è un opera intensa, ricca di elementi e di differenti chiave di lettura, scandita da composizione grafiche legate a doppio filo con il pensiero e gli stimoli propri dell’interprete. Pollice in sù.
In calce al nostro testo alcuni scatti con i dettagli di quest’ultima pittura, dateci un occhiata e restate sintonizzati, presto qui sul Gorgo nuovi e succosi aggiornamenti sul suo lavoro.

Thanks to The Artist for The Pics

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David De La Mano – New Mural in Paris

12/06/2015

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Nuovo aggiornamento per David De La Mano, l’artista nei giorni scorsi si trovava a Parigi dove ha avuto modo di realizzare una nuova ed intensa pittura su questa lunga e grande parete, portando in dote il consueto approccio stilistico.
Al centro dell’operato di David De La Mano troviamo la figura dell’uomo, ma non si tratta di una rappresentazione in senso lato delle fattezze fisiche, ma piuttosto di uno studio dell’artista sui diversi aspetti tipicamente emotivi, viene centrata dallo stesso in questo modo una pittura che ne raffigura le differenti sfaccettatura cogliendo aspetti maggiormente malinconici. Dalle immagini che troviamo di fronte emerge in questo modo una lettura cosciente e profonda che sa di critica, le figure che compongono le trame dell’artista risultano lente e goffe e vengono pilotate come una grossa mandria dalle scelte visive dell’autore che ne sceglie la direzione in un sorta di parallelo tra uomini e società moderna. All’interno di queste fitte masse di characters vediamo spuntare personaggi bizzarri ed ambigui, veri e propri demoni che vanno a suggerire l’emersione della parte peggiore dell’uomo che prende quindi qui vita e le sembianze di queste creature nascondendosi all’interno della fitta selva di persone. In questo senso le opere quindi suggeriscono un celare le brutture e gli orrori dell’uomo attraverso la pittura di una controparte opposta, rabbiosa e brutale che vediamo nascosta all’interno delle sue caratteristiche e ricchissime configurazioni in un continuo bilanciamento tra bianco e nero, tra malvagio e puro.
A sostenere un impalcatura tematica così rilevante, troviamo un impostazione stilistica che da sempre poggia le sue basi sull’equilibrio tra bianco e nero, due colori opposti con i quali l’interprete gioca e sviluppa tutto il suo percorso visivo.
Già precedentemente ‘lavorata’ da COST ed Invader, la grande parete, parzialmente coperta da un grande albero, vede ora una delle iconiche figura di David De La Mano ergersi sulla sua superfice. Osservando l’opera è innegabile come si tratti di un vero e proprio ritorno al passato. Le sperimentazioni cromatiche, l’utilizzo di livelli differenti, capaci di generare intrecci e spunti del tutto nuovi, vengono qui accantonati. L’idea torna ad essere quella di sviluppare una grande figura attraverso una grande massa di piccoli e minuscoli personaggi. Il grande volto, va quindi a formarsi attraverso la presenza di questa piccole e grandi figure nere che ne compongono la forma e la sostanza fino ad immergersi all’interno delle profondità del colore nero, unico vettore cromatico scelto qui dall’artista.
Null’altro da aggiungere ad accompagnare il nostro testo una bella serie di immagini con i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Artist for The Pics

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Parra – “Salut” at Alice Gallery (Recap)

12/06/2015

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Con piacere andiamo a dare uno sguardo approfondito all’allestimento di “Salut”, ultima esibizione, prima in Belgio, firmata da Parra all’interno degli spazi della bella Alice Gallery di Bruxelles, con un nuovo ed inedito corpo di lavoro.
Tutto l’amore che abbiamo per questo artista è profondamente connesso al particolare immaginario che da sempre ne caratterizza le produzioni. Un operato intenso, strettamente legati a tematiche quotidiane, a riflessioni sulla vita, attraverso un carica esplosiva che miscela elementi pop e sensuali attraverso una forte dose di ironia. Elemento distintivo delle produzioni di Parra è la loro natura ‘veloce ed istintiva’, un approccio quindi spontaneo capace di dare vita ad una cifra stilistica del tutto personale e facilmente riconoscibile. Poche tavolozze di colori, un tratto sinuoso e pronunciato, atto a sottolineare le curve e l’abbondanza delle sue protagoniste. È infatti la figura della donna, in tutta la sua carica sessuale – non sono mai mancati riferiti più o meno espliciti al sesso – a caratterizzare una produzioni che percorre e si sviluppa attraverso differenti medium e campi artistici.
Le produzioni dell’interprete Olandese sono quindi alimentate da un piglio ironico in grado di toccare stimolare spunti e tematiche differenti. Le sue donne dal volto di uccello, emergono attraverso doppi sensi, in modo armonioso si prendono in giro e dialogano con lo spettatore, spesso accompagnate, dal particolare lettering dell’autore.
Per questa sua nuova esibizione, Parra presenta un nuovo ed inedito allestimento sviluppato proprio per l’occasione. Dicevamo del lettering, che torna qui in tutta la sua forza ad accompagnare i volti ed i personaggi di “Salut”. Lo show, che ha messo in mostra disegni e dipinti, e come ormai consuetudine accompagnato da una nuova grande scultura che scommettiamo essere stata elaborata dagli amici di Case Studyo. Dal titolo “Give Up” questa nuova creazione posta proprio al centro dello spazio belga, è come sempre ispirata ad un artwork originale dell’interprete – presente nell’allestimento – e vede un grande pomodoro letteralmente seduto e dotato di gambe, in una posizione che suggerisce un senso di stanchezza e di resa. Presenti anche una serie di lavori legati ai progetti personali dell’autore, come Tired Skaterboards, partito non troppo tempo fa con il suo amico di lunga data e leggenda dello skate, Brad Staba.
In attesa di nuovi aggiornamenti dal poliedrico artista, vi lasciamo ad una bella e ricchissima serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, mettetevi comodi e dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Alice Gallery
4 rue du pays de Liège
1000 Brussels Belgium

Pics via AM

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Edoardo Tresoldi – New installation in Marina di Camerota

12/06/2015

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Anche Edoardo Tresoldi nei giorni scorsi si trovava a Marina di Camerota, l’artista Italiano ha nei giorni scorsi terminato di realizzare una nuova ed iconica installazione delle sue, ideale summa del percorso e della ricerca dell’autore.
La forza delle produzioni di Edoardo Tresoldi sta tutta nella capacità dell’interprete italiano di centrare e sviluppare una forte simbiosi con lo spettatore, un approccio altamente viscerale capace più che mai di stuzzicare le corde più sensibili di chi osserva. La propagazione di stimoli ed emozioni differenti, l’idea di connettersi alla realtà attraverso un approccio inedito, profondo ed altamente catartico, rappresentano le peculiarità di una stilistica che non smette di sorprenderci.
Lavorando attraverso corpose installazioni, innescando potenti giochi percettivi, tra vuoti e pieni, l’artista scandisce un rapporto con lo spazio circostante, con il luogo di lavoro, veicolando spunti e riflessioni differenti, impattando le percezioni di chi osserva. Sono presenti volti e figure antropomorfe, elementi e forme che richiamano la natura, animali, il tutto impostato con la specifica intenzione di smuovere, catturare e propagare emozioni differenti in funzione di una specifica tematica.
Alla base delle istallazioni dell’autore troviamo la volontà di analizzare l’attuale esistenza dell’uomo, in particolare l’interprete si concentra sul senso di isolamento continuo a cui, quotidianamente, siamo sottoposti. La volontà è quella di porre l’uomo al centro del dialogo, sia con l’ambiente ma soprattutto con se stesso, con le proprie fragilità ed emozioni. Un fare introspettivo quindi che stimola l’osservazione, schiude il mondo che ci siamo costruiti attorno, quello dei social, quello scandito da una incessante ed angosciante velocità.
Dal titolo “Incipit” quest’ultima fatica di Edoardo Tresoldi è realizzata per il progetto Meeting del Mare, curato da Simone Pallotta ed Antonio Oriente. Come lo stesso artista rivela ‘vale come una laurea in architettura’. L’idea alla base del progetto è quello di creare un impianto scultoreo profondamente interconnesso con l’architettura, attraverso il consueto linguaggio della trasparenza. Delicata e surreale, l’opera chiede letteralmente di essere abitata – l’interazione è qui davvero estrema – attraversata da parte a parte, vissuta con il naso al insù, scrutando il cielo ed ascoltando i personali stati d’animo. L’idea è quella di una architettura senza limiti, priva di limiti fisici, con i gabbiani a simboleggiare la libertà, trapassando le pareti delle torre, attraversando il tunnel, in uno slancio poetico rivolto verso il punto più alto del cielo.
Ad accompagnare il nostro testo una bella e ricchissima serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, mettetevi comodi e scrollate giù, dopo il salto tutte le immagini, dateci un occhiata!

Pics by Fabiano Caputo

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Hell’O Monsters – New Mural in Lille, France

12/06/2015

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Finalmente torniamo ad approfondire il lavoro degli Hell’o Monsters, il trio con sede a Bruxelles nei giorni scorsi ha preso parte a lavori per la Biennale Internationale d’Art Mural di Lille in Francia, dove hanno da poco terminato un nuovo intervento.
A distanza di tempo da “Nameless Coterie” ultimo show degli artisti all’interno degli spazi della Delimbo Gallery di Siviglia, torniamo quindi ad approfondire il lavoro degli interpreti attraverso una nuova ed interessante pittura.
Con sede a Bruxelles in Belgio, Jérôme Meynen, Francois Dieltiens y Antoine Detaille aka Hell’o Monsters, affondano le radici del loro operato all’interno di una forte caratterizzazione illustrativa. Parte da qui la particolare cifra stilistica degli interpreti, si sviluppa e si anima attraverso gli iconici personaggi, baluardo e vero e proprio valore aggiunto delle loro produzioni.
Protagonisti indiscussi, i characters sono il frutto di una sterminata fantasia, abitano e delineano le loro produzioni dando vita a quello che, gli stessi autori, hanno definito come una sorta di bestiario fantastico. Si tratta di creature e personaggi bizzarri, antropomorfi nella forma e nell’aspetto, ma facilmente riconducibili alle personali fascinazioni del trio. Ci sono elementi e spunti presi dalle fiabe, dalla favole di una volta, altri appartenenti alla mitologia ed alla iconografia antica. Un mix di stimoli eterogenei in grado di calamitare l’attenzione e soprattutto di produrre immagini intrinsecamente legate a riflessioni e spunti sulla natura umana.
Se queste rappresentano le basi stilistiche dell’operato del duo, appare chiaro come, a scandire la totalità dei lavori, troviamo la volontà di offrire allo spettatore una chiave di lettura aperta. Chi osserva si ritrova a confronto con elementi, soggetti e figure scandite dal colore, da textures, da characters differenti. Sono proprio loro ad imbastire concetti, spunti ed idee. La morte, la vità, la crudeltà, il fallimento, la quotidianità, e tutto lo spettro delle sensazioni dell’essere umano proiettato e sviluppato attraverso una cadenza giocosa, satirica ed umoristica.
Dopo M-City (Covered) sono quindi gli Hell’o Monsters a prestare il loro talento alla rassegna Francese andando a lavorare su questa grande parete. L’idea è quella di una nuova rappresentazione della morte. Sono due i soggetti raffigurati, due figure differenti, scandite dal consueto ed energico approccio pittorico, tra textures, forme ed elementi differenti che danno forma e sostanza ai corpi riversi, trafitti da alcune frecce, e circondati da un paesaggio naturale, silente ed in armonia con le scelta tonale.
Per darvi modo di apprezzare al meglio quest’ultima fatica degli interpreti, vi lasciamo ad alcuni scatti con i dettagli e alcune immagini durante il making of, mettetevi comodi e dateci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare.

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Reka – New Mural in Milan

12/06/2015

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Il grande Reka si trova a Milano per l’apertura di “Olympus” ultima esibizione all’interno degli spazi dell’AvantGarden Gallery, in occasione dello show l’artista ha da poco terminato di realizzare questa nuova ed intensa pittura.
Dopo l’intervento realizzato giusto qualche giorno fa in concomitanza con l’apertura dell’esibizione (Covered), ecco che abbiamo nuovamente l’opportunità di approfondire la particolare stilistica che accompagna le produzioni del grande interprete.
Elemento distintivo delle produzioni firmate da Reka è la volontà dell’artista di unificare sotto un’unica cifra stilistica quelli che sono il stimoli del personale background in strada, alla personale sintesi grafica e cromatica. Proprio l’elemento tonale rappresenta uno degli aspetti certamente più interessanti delle opere firmate dall’Australiano, stimolo principale dal quale l’artista sviluppa le sue produzioni. È interessante notare come le stesse si sviluppino attraverso due differenti e distinti percorsi. La parte prettamente grafica, vede l’artista riflettere una personale essenzialità della forma, riconducibile ad elementi e influenze differenti, di contro troviamo una forte ed esuberante componente astratta atta a commutare ed esercitare tutto il suo impatto sulle forme e gli elementi che compongono le immagini. Le due chiavi lettura rappresentano ideale assonanza tra la miscela di spunti e fascinazioni che così profondamente coinvolge l’interprete.
È la rimarcata appartenenza al mondo dei graffiti a miscelarsi con influenze pop, con elementi riconducibili al mondo dei comics e soprattutto quello dell’illustrazione. Si tratta di una matassa stratificata dove elementi e fascinazioni personali producono uno stile ed una dinamica pittorica certamente peculiare.
A muoversi nello spazio pubblico sono quindi opere fortemente caratterizzate dal colore, sviluppate attraverso una forte sinuosità, laddove, elementi e forme differenti, vanno a generare un puzzle astratto in cui i continui cambi cromatici, lo spezzarsi e l’alimentarsi di forme ed elementi irregolari, rappresentano il principale metodo di propagazione delle immagini.
Per questa sua ultima fatica Reka raccogliere appieno dalla personale stilistica insistendo in particolare nel proporre volti e corpi di donne, assolute protagoniste in questo particolare momento artistico dell’autore con base a Berlino.
Nell’attesa che ci separa dal corpo ed esaustivo recap, vi lasciamo ad una bella e ricca serie di scatto con le immagini del making of e del bel risultato finale, mettetevi comodi e dateci un occhiata, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Pics by The Gallery
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Conor Harrington – New Mural in Aalborg, Denmark

11/06/2015

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Nuovo aggiornamento per il grande Conor Harrington, il grande artista irlandese, su invito della Kirk Gallery ha trascorso gli scorsi giorni ad Aalborg in Danimarca, dove ha avuto modo di realizzare questa nuova ed intensa pittura.
In città per il Out in The Open Mural Project, promosso dalla galleria Danese, il grande artista ha avuto modo di realizzare questa nuova pittura direttamente sulla facciate esterna di una grande abitazione. Partendo dall’idea che l’arte non deve essere un privilegio per pochi piuttosto uno stimolo per la comunità, alla base del progetto troviamo lo spirito di creare un numero crescente di interventi nella cittadina Danese. Con una selezione di autori di primissimo livello, ecco il duplice scopo: trasformare Aalborg in una sorta di epicentro per l’arte murale, e contemporaneamente cambiare lo spazio pubblico in modo energetico a favore dei cittadini.
Un buon periodo questo per l’artista, dopo la recente pittura a Walthamstow nei pressi di Londra (Covered), ecco il famoso autore tornare a sviluppare la personale narrativa visiva attraverso un nuova e potente immagine.
Lavorando come consuetudine attraverso una scala di grigi, Harrington pone nuovamente in essere una nuova finestra sul passato. Come ribadito più volte le produzioni dell’artista si inseriscono all’interno di un particolare contesto storico, uno scorcio dal passato che sa di istantanea d’altri tempi. Il contatto con queste immagini avviene attraverso personaggi e characters assolutamente realistici, figure vacue, appannate, quasi spettrali, che vediamo agitarsi ed ergersi all’interno della superfice. La scelta dell’interprete non è unicamente legata ad un fattore riproduttivo, quanto piuttosto alla volontà di proporre vere e proprie immagini di lotta, battagli tra gentiluomini di secoli passati, stimolo questo, per una riflessione sui tempi moderni.
Se la forza della pittura è assolutamente fuori questione, a stimolare è la riflessione compiuta dall’autore capace di evidenziare un senso di ciclicità nelle azioni compiute dall’uomo, nel suo battersi e nella sua incapacità di estraniarsi da specifici comportamenti. Con rabbia, violenza e potenza visiva queste figure ci ricordano la nostra vera natura, scontrandosi tra loro, esplodendo colpi potenti, il tutto coadiuvato da un sostegno stilistico di primissimo livello.
Per questa sua ultima fatica Conor Harrington mette in campo il consueto e peculiare impianto stilistico, concentrandosi unicamente su un’unica e grande figura, letteralmente in attesa, in posa da ‘scazzottata’, tutto molto bello.
In attesa di nuovi aggiornamenti dal progetto, vi lasciamo ad alcuni scatti con le immagini dell’intervento realizzato dall’artista, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo!

Pics via San

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Nemco – “Cyanosis” A New Project

11/06/2015

Nuovo progetto firmato da Nemco, il grande artista Italiano presenta dagli amici di Spectrum, “Cyanosis” progetto di stampa fotografica d’altri tempi, riassunto ideale dell’esperienza e del percorso dell’interprete in questi anni, tra formazione accademica, strada e studio.
E’ sempre piuttosto stimolante osservare e confrontarsi con produzioni e progetti che rappresentano un passo fondamentale nel percorso in un artista. Cyanosis nasce da lontano, nasce e cresce dalle esperienze dell’autore, maturate ed intrecciate con il percorso in strada, con quelli che sono stati gli studi accademici, una somma insomma, in grado di tracciare un solco profondo.
C’è sempre stato un filo parallelo tra le produzioni come writer dell’interprete e quello che è invece sono stati gli studi dello stesso artista. Due differenti realtà, da una parte i graffiti, spinta terapeutica e propellente ideale, adrenalinico e sintomo di libertà, dall’altra gli studi all’accademia di Brera, la calcografia, l’acquisizione della capacità ma sopratutto strumenti per impostare un percorso. Nell’idea di Nemco questi due percorsi correvano su due linee rette, parallele, senza incrociarsi. Il passo successivo è stata la volontà di approfondire la fotografia, medium a cui l’artista rivolge il proprio interesse, con l’idea di scendere nelle viscere, controllarlo e sfruttarlo al massimo. Attraverso un intenso studio storico, l’autore si interessa alla gomma bicromata, la stampa all’albumina, emulsionai il cemento e il legno, arrivando infine alla cianotipia.
La cianotipia è di base un processo di stampa a base di sali ferrici che da come risultato stampe di un intenso colore blu di prussia. Venne inventato ancora prima del dagherrotipo, circa durante la metà dell’ottocento. Successivamente questa tecnica di stampa fu messa da parte dai fotografi venendo al contempo fu largamente utilizzata in architettura fino agli anni cinquanta.
Il passo successivo è l’intersecarsi delle due linee rette e parallele. Nonostante gli studi, dal punto di vista lavorativo l’interprete non riesce a trovare il giusto sbocco, bloccato da una professionalità che di fatto non è più necessaria. In questi stessi anni c’è la svolta in strada, con un lavoro che mano a mano inizia a prendere forma ed ad avere le peculiarità stilistiche e visivo che così fortemente caratterizzano le produzioni dell’interprete. Il passo successivo è quindi lo spostamento in Australia. E’ qui che Nemco sceglie di unificare l’esperienza, gli studi, gli impulsi e gli stimoli della strada in un unica e grande cifra stilistica. Lo studio della luce negli anni del corso di fotografia, la calcografia, lo studio della storia dell’arte, l’amore per la stampa e l’illustrazione e i graffiti: questo è il background dell’autore.
Il progetto “Cyanosis” accomuna tutti gli elementi di spicco, il background e la stilistica di Nemco. Si tratta di un progetto fotografico, ma è presente il disegno nella forma tipica assunta dalle produzioni dell’autore, ci sono le outlines, c’è l’interesse per gli oggetti che circondano l’artista, l’osservazione di matrice fotografica, presente e passato. Parte da lontano il progetto per fermarsi allo scorso Dicembre quando, di ritorno dall’Australia, l’interprete dà forma e sostanza nel suo piccolo studio a 4 soggetti. Stampati in tiratura limitata di 15 pezzi, i disegni sono 4 close up di luoghi, elementi ed oggetti appartenenti alla quotidianità di quel periodo. Il nome è legato al legame tra il tono, la stampa e la parola stessa. Ogni singolo lavoro ha richiesto un tempo di esposizione di 50 minuti, uno sforzo disumano, compiuto di notte, un dispendio di energia e soldi, che l’autore ricorda però come uno splendido periodo.
Questa è la storia, segnatevi la data in calendario, domani 12 Giugno ci sarà la presentazione da Spectrum, i ragazzi hanno ben pensato di stampare una maglia per l’occasione, nel frattempo diamo un occhiata alle fasi di realizzazione delle stampe attraverso questo bel video realizzato da Pietro Cocco, alcune immagini delle prints e della tee acquistabili durante la presentazione. See you there!

Spectrum
Via Felice Casati 29,
20124 Milano

Thanks to The Artist for The Pics

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Aris – New Mural in Magdeburg, Germany

11/06/2015

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Con piacere andiamo a dare un occhiata approfondita all’ultima fatica firmata da Aris, il grande artista italiano nei giorni scorsi si trovava a Magdeburg in Germania dove, all’interno di un ex carcere ha avuto modo di prendere parte ai lavori per l’Antimurals Project.
Curato da Jens Besser, mente dietro l’ottimo libro Muralismo Morte – di cui vi consigliamo caldamente l’acquisto – quest’ultimo progetto ha visto un bel roster di artisti tra cui: NAR, N-Grams, Anders Reventlov Larsen, Johannes Mundinger&Sophia Hirsch , Deyaa, Vilx, Artourette, Stefan Schleupner, Jens Besser ed i nostri Giorgio Bartocci ed Aris a rappresentare l’Italia, confrontarsi con i particolari spazi dell’ex prigione.
Anzitutto vogliamo sottolineare quelle che sono le particolarità del progetto, gli spazi scelti, intrisi di storie e di vicissitudini, minacciosi nella loro architettura e conformazione e sicuramente in grado di influenzare profondamente l’operato degli artisti. Questi ultimi, come lo stesso progetto suggerisce, hanno affrontato lo spazio a disposizione attraverso tecniche e materiali differenti, con ad esempio l’autore italiano, alle prese con un intervento sviluppato su carta.
Quest’ultima ed inedita produzione dell’interprete ci proietta nuovamente all’interno della particolare ricerca sulla forma che da sempre contraddistingue le produzione del grande autore. Il piglio astratto dell’artista si sviluppa nello spazio attraverso la generazione di livelli sovrapposti, questi, scanditi da tinte e tonalità, vanno ad imbastire una trama in grado stimolare e stuzzicare le corde più sensibili. Il forte valore criptico, il continuo suggerire immagini, volti, elementi organici, reminiscenze, rappresentano parte attiva di un processo interpretativo di volta in volta differenti che, nel confronto con le opere dell’artista, diviene serrato e motivo di incessante scoperta. Quella che si apre è quindi una lettura soggettiva, introspettiva, un confronto con forme, matasse e figure eterogenee, instanti delicati contrapposti a momenti più frastagliati, il tutto scandito da un costante ritmo tonale, giochi di vuoti e pieni ad alimentare e dare sostanza al tutto.
L’utilizzo della carta ci sembra quanto mai azzeccato per un artista come Aris che, partendo dalla sovrapposizione di più livelli, commuta le personalissime produzioni. Lavorando in questo senso, l’autore italiano sviluppa un intenso puzzle di forme ed elementi differenti, intrecci di volti e figure scanditi da un’unica scelta cromatica. È infatti il bianco a dare sostanza ad ognuno degli elementi rappresentati, per un risultato finale che appare frammentato si, ma al tempo stesso concentrato e sviluppato come un’unica e grande macchia tutto da interpretare e leggere personalmente.
Dopo il salto, alcune immagini e dettagli di quest’ultima produzione dell’interprete, in attesa di nuovi aggiornamenti, mettetevi comodi e dateci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Artist for The Pics

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Borondo – New Installation in Marina Di Camerota

11/06/2015

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Ci spostiamo a Marina di Camerota in Campania, nei giorni scorsi Borondo qui ha terminato di realizzare una nuova ed intensa installazione interattiva, tornando a lavorare con il plexiglas e proponendo la consueta miscela emotiva.
Ancora una volta ripiombiamo all’interno di una pittura altamente viscerale e catartica dell’artista, la un confronto capace di insinuarsi e pizzicare le corde più sensibili, un risveglio capace di far vibrare i sensi, una ripresa che ne acutizza le emozioni e le percezioni, una lettura stratificata che va puntualmente ad impattare il nostro spirito ed i nostri pensieri. Quello che ci ha sempre coinvolto e colpito nel lavoro di Borondo è la capacità dell’interprete di sviluppare un trama visiva assolutamente profonda e dai fortissimi risvolti emotivi. Lo Spagnolo attraverso un tratto fortemente espressivo sviluppa i corpi nudi dei suoi uomini e delle sue donne, la purezza degli stessi, raggiunta proprio attraverso la loro rappresentazione senza veli, censure o filtri visivi, impatta in un sentimento che va a scavare nelle pieghe e nelle profondità dell’animo umano rivelandone tutta la fragilità, le insicurezze, il dolore. Si tratta di immagini pesanti nel loro coefficiente di immedesimazione, dense ed articolate nella loro stessa fisionomia stilistica. L’interprete attraverso i suoi spettri da vita, voce e colore alla cupezza, alla tristezza che attanaglia e ci fa sprofondare, scopre la maschera di felicità e tranquillità che portiamo tutti i giorni, per rivelare a noi stesi, al mondo ed a chi ci circonda tutta la malinconia della vita. L’autore riesce così a penetrare nei sentimenti di chi osserva, esattamente come nel muro le tracce di vernice, i tocchi insistenti e ripetuti che danno vita alla fisionomia dei corpi, segnano e solcano le profondità dei nostri pensieri lasciandoci sopraffatti, senza razionalità in prende e finalmente liberi di esprimere e di essere ciò che siamo.
Realizzato per il progetto Meeting del Mare, curato da Simone Pallotta ed Antonio Oriente, quest’ultimo intervento, dal titolo “Kouroi”, vede Borondo tornare a lavorare con materiali differenti. Non c’è uno spazio od una parete, quanto piuttosto un gioco alimentato dalla luce, con i lavori installati direttamente sulle luci del porto cittadino. L’idea è quella di una trasformazione frame by frame, alimentata proprio dalla luce e cadenzata dal consueto piglio emotivo. Il confronto passa per la costruzione e decostruzione di una silhouette umana, dagli elementi organici, come le radici, fino alla rappresentazione del corpo umano. Intenso.
Ad accompagnare le nostre parole una bella serie di scatti con i dettagli di quest’ultima opera dell’artista, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti sul suo operato.

Pics by Fabiano Caputo via San

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ROA – New Mural in Sadali, Sardinia

10/06/2015

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Invitato dall’Associazione Culturale Look-Out per il progetto di residenza d’artista Murartista, il grande artista Belga ROA, nei giorni scorsi, si trovava a Sadali in Sardegna dove ha avuto modo di realizzare questa nuova ed intensa pittura.
Ci troviamo all’interno di un piccola comunità nella Barbagia di Seulo in Sardegna, gli artisti chiamati sono protagonisti di una residenza di 15 giorni dove si sono trovati a stretto contatto con l’ambiente piccolo e la forte e collaborativa comunità del paese, incoraggiamento ideale, nell’esplorazione di nuovi processi e concetti negli spazi pubblici, e di una interazione, senza alcun dubbio, maggiore con la gente del posto.
In questo particolare contesto lavorativo si inserisce il talento di uno degli artisti più rappresentativi a livello internazionale. È innegabile il forte impatto dei lavori dell’artista, legati senza dubbio ad un ottima capacità riproduttiva, e connessi con la forte dose di sentimenti cupi, malinconici e per certi versi anche violenti ed oscuri dei suoi soggetti. Si tratta in questo senso di un preciso filtro tematico atto a rappresentare il mondo animale attraverso un punto di vista nuovo e differente. C’è rabbia nelle immagini che vediamo, c’è violenza e rancore ed il vettore cromatico perfetto per esplorare e sviluppare al meglio questo preciso piglio tematico, non poteva che essere il nero.
Le creature di ROA vengono così intrise all’interno di un bagno oscuro che ne pervade tutta la carne, trasformando la pelle, i peli, le squame in una mistura oscura che va inevitabilmente ad alimentare i sentimenti e le emozioni tipiche dei lavori dell’interprete Belga. L’idea di elaborare i soggetti e gli animali prendono unicamente spunto da quella che è la fauna locale, dimostra tutta la sensibilità dell’interprete nel voler coinvolgere il più possibile la gente del posto all’interno delle sensazioni e stati d’animo che la sua pittura fa scaturire, l’impressione è quella di una riflessione sinistra ma al contempo profonda sulla condizione degli animali, ci mostra un lato differente ed in parte inesplorato portandoci e impattando la nostra vista attraverso immagini soffocanti, brutali per una visione per certi versi feroce che va a scuotere i sensi, sveglia da un intorpidimento alimentano il nostro disagio. Ma gli animali ed i soggetti raffigurati inevitabilmente possono essere letti come una precisa rappresentazione del nostro essere umani, ne riflettono le barbarie, la violenza, la fame e la distruzione continua con la quale ne stiamo distruggendo l’habitat, la città con le sue pareti diviene uno specchio ed un canale visivo per urlare la morte e con essa provare a sviluppare una riflessione dura ed imponente.
Per il progetto ROA ancora una volta si connette al luogo di lavoro prendendo come protagonista un piccolo cinghiale, legato ed affiancato dal teschio di un suo simile. Potente e diretto proprio come piace a noi.
In attesa di nuovi aggiornamenti dal progetto, vi lasciamo ad alcuni scatti con le fasi di realizzazione dell’opera ed il suo bel risultato finale, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti.

Pics by The Project

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CYRCLE. – New Mural in Manilla, Philippines

10/06/2015

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Nuovo aggiornamento per i Cyrcle., a quanto pare gli interpreti Statunitensi nei giorni scorsi si sono spostati a Manilla nelle Filippine dove hanno avuto modo di realizzare questa grande ed intensa pittura catalizzando nuovamente il consueto immaginario.
Ancora una volta il confronto con le produzioni degli artisti passa inevitabilmente per un nuova e differenti impronta stilistica, un approccio nuovamente inedito e che continua a sottolineare la forte dinamicità della ricerca stilistica portata avanti dagli interpreti. Uno degli aspetti certamente peculiari del percorso in strada dei Cyrcle è infatti la radicata volontà di non rimanere ancorati ad un’unica direzione stilistica, quanto piuttosto e costantemente variare temi, stimoli, sviluppi in funzione di nuove e differenti fascinazioni tematiche. Un evoluzione durevole che ha visto negli ultimi anni susseguirsi differenti impulsi, sia cromatici che prettamente stilistici, con i quali gli artista hanno sviluppato le loro personali pittura.
Le differenti incarnazioni degli autori sono però accomunate da una costante sensibilità grafica, ma soprattutto dalla volontà di operare nello spazio pubblico attraverso forti e radicate contrapposizioni. Toni e visioni classiche a confronto con grandi lettere, elementi pittorici realistici contrastati da istanti maggiormente pittorici, ad esempio, passando per i binomi cromatici che di fatto scandiscono ogni nuova e differente spinta stilistica. Se questa rappresenta la base stilistica, la spinta prettamente tematica è innescata dall’esigenza di una riflessione sui tempi moderni, sull’uomo in particolare, lavorando sempre attraverso forti contrapposizioni tra passato, simboleggiato da elementi classici, e presente, con simboli ed immagini, appartenenti all’epoca attuale.
Con a disposizione davvero parecchio spazio, per questa loro ultima fatica i Cyrcle portano avanti il loro percorso proponendo un opera maggiormente legata alla personale fascinazione per l’ignoto che, ultimamente, così tanto sta interessano la totalità delle loro produzioni. Ad emergere dalla superfice è la figura di un astronauta, ricchissima di dettagli e cadenzata da una serie di figure geometriche e lineari che si intrecciano nello spazio.
Nell’attesa che ci separa da nuovi ed intensi aggiornamenti, vi lasciamo ad alcune immagini durante le fasi del making of, fino agli scatti del bel risultato finale, dateci un occhiata e stay tuned qui sul Gorgo per nuovi approfondimenti!

Pics via San

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Pastel for Memorie Urbane 2015

10/06/2015

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Ancora aggiornamenti dal Memorie Urbane, epicentro di questo inizio estate, con l’ultima fatica realizzata dal grande Pastel a Gaeta, un nuovo intervento con cui l’artista Argentino continua a confrontarsi con temi e spunti legati al posto.
Con ancora negli occhi le immagini di “Fallas“, esibizione a quattro mani con coinvolti l’artista e Pastel, aperta nelle scorse settimane negli spazi della Montana Gallery di Barcellona, ecco tornare in strada l’autore Argentino con una nuova ed intensa pittura.
Abbiamo spesso seguito gli sviluppi della pittura dell’artista, le sue differenti alterazioni, fino all’attuale forma e cifra stilistica, evidenziano gli aspetti peculiari, per una ricerca che ha saputo sempre coinvolgerci e spingerci verso una personale riflessione. L’approccio dell’interprete risulta strettamente legato al luogo di lavoro, sia dal punto di vista prettamente stilistico quanto tematico, con una personale enfasi su un approfondimento che coinvolge spunti tematici quanto paesaggistici.
Al centro delle produzioni dell’Argentino, troviamo una personale fascinazione in cui l’elemento naturale non risulta unicamente utilizzato ad un fine rappresentativo, quanto piuttosto, propellente per una nuova e peculiare analisi. Nella relazione che intercorre tra le pitture ed il luogo di lavoro, l’operato dell’interprete si colloca come vera e propria eredità storica del posto, come personale rielaborazione della flora esistente in un determinato luogo, intrecciando quindi elementi tangibili con stimoli prettamente tematici. In questo senso l’artista agisce per mezzo di una pittura per analogia, cogliendo l’ispirazione dalle piante, dai fiori e dai sassi presenti sul posto, intrecciando queste forme organiche e naturali con temi storici, legati alla personale emotività ed agli stati d’animo dello stesso artista.
Quelli che emergono sono corposi intrecci scanditi da tonalità, da dettagli vivi, capaci di irretire lo spazio trasformandone completamente la percezioni, oppure maestose ghirlande decorative in grado di legarsi con forza con l’identità storica del luogo di lavoro.
Inevitabilmente anche per la rassegna, Pastel porta in dote tutto il personale bagaglio stilistico, l’interprete si cimenta in una nuova pittura che va trasformare completamente lo spazio di questa grande struttura architettonica. L’opera, dal titolo “Non Ora”, vede la pittura di una serie di piante tipicamente Africane, queste si ergono come simbolo delle radici profonde di tutte quelle persone che emigrano in Europa in cerca di una nuova vita.
In attesa di nuovi aggiornamenti dal Festival e dall’artista, ad accompagnare il nostro testo alcuni scatti con i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo.

Thanks to The Artist for The Pics

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Martina Merlini – New Murals in Cassina de Pecchi

10/06/2015

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Con quest’ultima fatica firmata da Martina Merlini, torniamo con piacere a Cassina de Pecchi alle porte di Milano, proseguono infatti i lavori per il Restart Festival, con l’artista che nei giorni scorsi ha terminato di realizzare questa nuova ed intensa pittura.
I due interventi realizzati per la rassegna ci offrono l’opportunità di tornare ad approfondire il particolare approccio stilistico che così fortemente sta interessando le produzioni della grande artista Italiana.
La continua volontà di sperimentare nuove soluzioni stilistiche, che possano far evolvere il processo e la ricerca verso inediti stimoli materici, rappresentano il core delle produzioni firmate da Martina Merlini. L’approdo stilistico dell’autrice, direttamente connesso con le produzioni di WAX, solo show bolognese datata Dicembre 2013, continua anche qui la sua evoluzione verso una essenzialità e pulizia negli elementi e forme proposte. Direttamente connesso ad una resa xilografia, l’impeto pittorico ed astratto dell’autrice si sviluppa attraverso la volontà di stratificare ed utilizzare costantemente materiali differenti. C’è una forte sensazione di movimento, emergono forme e percorsi che si sviluppano e si susseguono, risultano interrotti, spinti da cambi di direzione, dai poderosi intrecci, vere e proprie fatture che sospendono il moto. I flussi dell’artista celano al loro interno la loro particolare attrattiva, veniamo a contatto con una pittura non uniforme in grado di suggerire percezioni differenti, tra caos, nella loro intrinseca natura interiore, ed ordine, attraverso la direzione delle figure. Si tratta di puzzle compositi, costruiti e decostruiti, opere articolate, laddove le interruzioni ed i capovolgimenti vanno a stravolgere l’ordine simmetrico, creando dimensioni e stimoli differenti.
Il confronto con queste immagini giunge allo spettatore attraverso un senso di caos generato, incanalato attraverso i flussi ed i percorso scanditi dall’interprete stessa, nel tentativo di ricostruire un ordine, la lettura diviene personale, introspettiva, calamitata dall’istinto e dalla ragione e fortemente influenzata dalle sensazioni e dagli stimoli del momento.
Per la sua partecipazione alla rassegna, Martina Merlini realizza due differenti interventi. Il primo lavoro, prende vita sulla lunga facciata di questo sottopasso andando ad ereditare quella che è la più classica delle forme stilistiche dell’autrice, il secondo su questa porzione di parete con un immagine maggiormente concentrata e sviluppata all’interno di una specifica forma rettangolare. Lavorando quindi su livelli differenti, coprendo parte degli stessi, i semi cerchi, le linee dritte e spezzate, la forme concentrate, vanno a dialogare con lo spazio, intersecandosi, riemergendo dalle peculiarità architettoniche della parete, per poi proseguire la loro corsa nello spazio. Il moto astratto e sintetico dell’artista impatto lo spazio, ne cambia la percezione, proiettandoci al suo interno, tra immagini chiare ed impulsi maggiormente criptici. Pollice in sù!
In calce al nostro testo una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, mettetevi comodi e dateci un occhiata, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare, nei prossimi giorni proseguiremo il nostro viaggio con altri interventi realizzati per il festival. Stay tuned.

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Tellas – New Mural for Festival PopUp!

10/06/2015

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Continuano i lavori per l’ottimo Festival PopUp!, la rassegna si sposta a Montacuto in provincia di Ancona, ospite Tellas, che ha da poco terminato di realizzare questa nuova ed intensa pittura presso l’Azienda Vinicola Moroder.
Curato da MAC Manifestazioni Artistiche Contemporanee, il festival, che prende all’interno del territorio dei Colli Esini Frassasi, si sviluppa con l’intento di connettere gli artisti stessi con le bellezze paesaggistiche e naturali di questi luoghi. Al tempo stesso c’è la volontà di raccontare il territorio, attraverso un impulso legato alla strada, e con esso riflettere sul valore di questo particolare tipo di arte. Come avete notato stiamo seguendo con interesse lo sviluppo della rassegna, con l’opportunità di approfondire il lavoro di alcuni degli artisti di punta della nostra scena, in aggiunta ad alcuni nomi di spessore a livello internazione, alle prese con spazi e pareti certamente importanti.
Abbiamo ancora vive negli occhi le immagini di “This quiet, harsh land”, spettacolare esibizione presentata dal grande artista italiano, all’interno degli spazi della Mini Galerie di Amsterdam. A pochi giorni dal vernissage ritroviamo Tellas alle prese con una nuova parete, una nuova pittura che si pone come sintesi del percorso e della ricerca che da sempre caratterizzano le produzioni dell’artista.
Attraverso una incessante mutabilità, un processo in costante cambiamento, l’autore ha saputo sviluppare in questi anni una cifra stilistica che ha come protagonista la natura, percepita, mutata ed alterata profondamente, attraverso un impulso legato all’astratto. Le produzioni dell’artista si muovono quindi nello spazio attraverso una sintesi estrema, rievocano le immagini, le sensazioni e gli stimoli di un cosciente e lucido viaggio all’interno degli elementi naturali, protagonisti si, ma alterati e riprodotti attraverso impulsi in costante metamorfosi. Volontà dell’autore e stimolo stesso della sua personale ricerca, è l’esigenza di trovare e percorrere strade differenti, cambiando spesso l’alchimia delle composizioni, inserendo elementi e spunti differenti, propagando forme e figure, irretendo lo spazio a disposizione ad esempio. Tra figure spezzate e scaraventate nello spazio, tra intrecci naturali forti e poderosi, dove la componente tonale sta sempre più rappresentando uno degli elementi di spicco, le pitture dell’interprete riescono puntualmente a toccare e stimolare le nostre corde più sensibili.
Per la rassegna Tellas si confronta con le pareti di questa piccola struttura. Come già accaduto in precedenza la scelta ricade su una composizione texturizzante, una vero e proprio manto che avvolge e si sviluppa all’interno dello spazio. Scandito da differenti tonalità gradienti, l’intervento si fa notare per il moto costante e per la forte e radicate presenza di dettagli al suo interno.
Ad accompagnare le nostre parole una bella serie di scatti con alcune immagini durante le fasi del making of ed il bel risultato finale, dateci un occhiata, nei prossimi giorni, nuovi aggiornamenti sulla rassegna e sugli artisti chiamati in causa.

Thanks to The Festival for The Pics
Pics by Francesco Marini

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Nelio – New Mural in Melbourne

09/06/2015

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Ancora dall’altra parte dell’emisfero, ecco un nuovo aggiornamento per Nelio, il grande autore Francese nei giorni scorsi si trovava a Melbourne in Australia dove, ha avuto modo di realizzare questa nuova pittura in concomitanza dell’apertura del suo ultimo show.
In Australia per l’apertura di “Back & Forth” ultima personale Backwoods Gallery dell’artista aperta lo scorso Maggio, Nelio si è quindi lanciato in una nuova pittura in strada andando a sviluppare il consueto immaginario astratto.
Elemento cardine dell’esperienza artistica dell’autore Francese, sta tutto nella volontà di portare avanti un percorso di commutazione personale della forma astratta. La ricerca dell’interprete parte infatti da una particolare attrattiva verso elementi e forme geometriche commutati attraverso stili ed approcci differenti. Uno degli aspetti in questo senso fondamentali delle pitture del Francese, sta tutto nella volontà dello stesso di sviluppare e sperimentare costantemente soluzioni e stimoli grafici differenti, spesso in funzione dei luoghi e delle influenze dei posti che visita, delle intense e mai piatte collaborazioni che lo stesso pone in essere. Il risultato è quindi una cifra stilistica in continua evoluzione, mutabile nell’aspetto ma non nella sostanza, che di fatto rimane ancorata a saldi principi.
La commutazione della forma parte anzitutto da uno stimolo geometrico, da qui si sviluppano figure ed elementi tridimensionali capaci più che mai di irretire, trasformare e commutare profondamente l’intera superfice di lavoro. Quella che emerge, attraverso soluzioni e contrapposizioni tonali di vario genere, è una fitta trama geometrica dove, figure ed elementi di dimensione differente, vanno a comporre l’intrica e spessa matassa finale. Il risultato è un percorso scandito da equilibri geometrici, vivaci giochi cromatici in grado di trasformare attivamente la percezione dello spazio.
Partendo da queste basi, Nelio, al confronto con questa particolare superfice, va a sviluppare un nuova matassa di forme ed elementi astratti. Lavorando attraverso una precisa scala tonale, l’artista sviluppa un intenso gioco di colori e forme, effetti di profondità e tridimensionalità, mutando profondamente l’intera architettura.
In attesa di dare un occhiata approfondita all’allestimento proposto dal campione Francese, vi lasciamo ad alcuni scatti con i dettagli di quest’ultima pittura, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti.

Pics by The Artist

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Johannes Mundinger – New Murals in Germany

09/06/2015

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Con piacere andiamo a dare un occhiata al lavoro di Johannes Mundinger, in giro per la Germania, l’interprete Tedesco, per le strade di Berlino, Dresden ed Amburgo, ha nei giorni scorsi terminato di realizzare questa nuova ed intensa serie di pitture.
In una costante escalation di autori ed opere differenti, è per noi sempre più difficile trovare quella scintilla capace di farci sobbalzare, colpiti ed impressionati. È una ricerca che è alla base della nostra stessa programmazione, idea intrinseca di Gorgo, con la volontà di ricercare e lasciarci investire da spunti e stimoli differenti, rielaborati poi attraverso parole, testi ed immagini.
Il caso di Johannes Mundinger rientra a pieno titolo tra gli autori che hanno saputo trasmetterci una forte scossa. Non è semplice confrontarsi con le produzioni dell’artista, le opere vivono in un particolare limbo a metà tra figurativo ed astratto, ma soprattutto attraverso la potente spinta tonale con la quale vengono realizzate. Ha saputo impressionarci l’artista. Le opere di Mundinger si animano negli spazi abbandonati, emergono dalle pareti fatiscenti e scrostante, dai luoghi bui e semi-distrutti, ideale connubio tra sensazioni, stimoli e percezioni, rievocate e rielaborate attraverso una pittura intensa. Le opere risultano quindi squisitamente viscerali, di volta in volta differenti, scandite da un forte intensità pittorica, forme e figure organiche, istanti figurativi miscelati ad un bagno di colore che stupisce per la sua delicatezza e sensibilità. L’interazione con lo spazio urbano passa quindi per una pittura personale, introspettiva, laddove i cambi di tonalità, la miscela di tinte differenti, gli elementi gestuali contrapposti a quelli più diretti ed incisivi, ci danno la sensazione di trovarci di fronte ad una personale rielaborazione di paesaggi ed istanti. Sta qui la magia, nella sintesi estrema e profonda, nella capacità di richiamare reminiscenze, di suggerire un immagine che diviene personale e differente per ognuna delle persone che osserva, nell’abilità di sintetizzare uno stato percettivo, una sensazione, uno spunto, un pensiero, tradotti attraverso colori, impulsi cromatici che si sovrappongono generando forme ed elementi irregolari e dannatamente attrattivi.
Johannes Mundinger gioca con la nostra mente, sintetizza ed esprime concetti attraverso immagini complesse, criptiche nella loro prima occhiata, articolate e sfaccettate dall’istante successivo, quello in cui, osservando le differenti sezioni, i dettagli e gli elementi che ne compongono l’aspetto, ci si ritrova involontariamente a fantasticare con la mente, a richiamare quell’immagine così vicina, ora appannata, un momento più nitida, in una costante altalena di sensazioni e emozioni personali.
Ad accompagnare le nostre parole, come consuetudine una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima pittura, dateci un occhiata, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare, presto nuovi e succosi aggiornamenti sul lavoro dell’artista.

Pics via Eko

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Nychos – New Piece in Werchter, Belgium

09/06/2015

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In occasione dei lavori per il North West Walls 2015 di Rotselaar in Belgio, ecco tornare al lavoro il grande Nychos, l’interprete Austriaco ha da poco terminato di realizzare questa bella ed intensa pittura direttamente sull’iconica struttura a container del festival.
Peculiarità della rassegna sta tutta nella particolarità degli spazi messi a disposizione degli artisti. Piuttosto che far lavorare gli autori a confronto con una parete, gli organizzatori hanno ben pensato di creare una serie di struttura in cui, differenti container vanno a formare un’unica e grande facciata, all’artista poi l’interazione del caso. Ogni anno quindi le opere vengono coperte e ridipinte da interpreti differenti, per quella che spontaneamente diviene una galleria a cielo aperto in costante mutamento e trasformazione.
In questo particolare contesto si inserisce Nychos, con una nuova pittura capace di calamitare e sviluppare il consueto e particolare immaginario stilistico.
Fondamentale quando affrontiamo le produzioni dell’autore, è anzitutto la profonda connessione con il mondo dei graffiti, dal quale l’interprete peraltro non è mai del tutto uscito, ma soprattutto la particolare ricerca anatomica che lo stesso da anni continua a portare avanti. Affascinato da elementi grafici esplosivi, diretti e particolarmente cruenti, da un piglio che richiama il mondo illustrativo, quello dei comics, e l’immaginario splatter dei b-movie anni 80’ e 90’, l’artista dà forma e sostanza alle particolari creature. Si tratta di soggetti differenti, animali perlopiù, di cui l’Austriaco ha studiato le componenti anatomiche, la disposizione degli organi, lo scheletro, tutti finemente riprodotti e intrecciati all’interno delle sezioni e dei corpi raffigurati.
L’impatto è di quelli forti, i corpi, i vasi sanguini, gli organi, e lo scheletro vengono schizzati fuori dalla carcassa di carne, tagliati e riprodotti attraverso potenti effetti a tre dimensioni, impattano la superfice e soprattutto chi osserva.
Con “Tower of X-Ray”, questo il titolo di quest’ultima fatica, Nychos si confronta con uno spazio del tutto inedito scegliendo convogliare differenti figure, tutte accuratamente dissezionate ed intrecciate, all’interno di un unico e grande spazio scandito dal fondale nero dei container. Esplosivo.
Ad accompagnare il nostro testo alcuni scatti con le immagini del making of di quest’ultima fatica dell’artista Austriaco, dateci un occhiata e restate sintonizzati, nei prossimi giorni daremo un occhiata anche alle altre pitture.

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Phlegm – New Mural in Waltham Forest, London

09/06/2015

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Nuovo aggiornamento per Mr Phlegm, il grande autore Inglese nei giorni scorsi si è spostato a Waltham Forest, Londra dove ha avuto modo di realizzare questo nuovo intervento di dimensioni ridotte in occasione dei lavori per il Wood St Walls Project.
bbiamo spesso parlato del lavoro di Phlegm, l’interprete inglese rappresenta senza dubbio uno degli artisti che maggiormente riesce a coinvolgerci ed appassionarci, la proposta visiva ma soprattutto la particolare tematica e lo slancio dei lavori proposti, riescono puntualmente a trovare il nostro consenso per un percorso produttivo mai vano ma piuttosto sempre e comunque ricco di nuove proposte ed approfondimenti differenti. L’abilità dell’autore Inglese è stata senza dubbio quella di riuscire a dare vita ad un vero e proprio universo, abitato da creature fantastiche, con una propria dinamica fisica, con la propria tecnologia abbinata a magia ed alchimismo, un mondo abitato da personaggi bizzarri ed eclettici che rappresentano con soluzione di continuità lo slancio e lo spirito stesso delle produzioni firmate dall’interprete.
Phlegm ha saputo quindi attraverso i propri characters tratteggiare l’aspetto visivo nonché quello paesaggistico di un emisfero distante, personale e regolato da meccanismi per certi versi differenti e distanti dalla nostra realtà eppure così indissolubilmente legati alla stessa. Strizza l’occhio quindi alla società moderna raccontandoci una storia a mezza tinta, il bianco e nero di rincorrono donando forma e sostanza, regolando la vita, i meccanismi e le invenzioni degli iconici personaggi, in un susseguirsi di situazioni bizzarre e divertenti.
Torniamo quindi ad immergerci all’interno dell’universo narrativo sviluppato dall’interprete, quest’ultima pittura vede ancora una volta l’interprete distogliere l’attenzione dai suoi iconici personaggi per concentrarsi piuttosto su elementi, oggetti ed immagini, appartenenti al loro mondo. Ad emergere quindi sono una serie di bizzarri oggetti e forme che richiamano un forte senso tribale ed arcaico, un nuovo tipo di fascinazione a cui l’artista sta attingendo e di cui siamo curiosi di vedere un eventuale sviluppo.
Dopo il salto alcuni scatti con i dettagli di quest’ultima fatica, mettetevi comodi e dateci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare, e restate sintonizzati, presto nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’autore con base a Sheffield.

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Ozmo – New Show at Museo Piaggio (Recap)

09/06/2015

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Aperta lo scorso 23 di Maggio, andiamo a dare un occhiata alla bella esibizione firmata dal grande Ozmo all’interno degli spazi del Museo Piaggio di Pontedera, occasione unica per vedere da vicino una ricca e spessa selezione di opere con le tappe fondamentali della ricerca dell’interprete.
Senza alcun dubbio tra gli artisti più importanti e rappresentativi della scena Italiana, le produzioni di Ozmo si basano su un principio di rielaborazione da parte dell’autore, di spunti e tematiche appartenenti al luogo di lavoro, laddove, le tradizioni, la cultura, i simboli e gli elementi che compongono il folklore vanno ad intrecciarsi con stimoli e spunti del momento. Approfondendo è importante sottolineare come l’artista vada a cogliere questi elementi al fine di elaborare una ricontestualizzazione legata a tematiche importanti, capaci quanto mai di stimolare una riflessione in chi si trova ad osservare le sue opere. Mai banali, le produzioni dell’interprete si fanno notare per la capacità di aprirsi a differenti chiavi di lettura, una soggettività che inevitabilmente diviene presa di posizione da parte dello spettatore, circa temi legati alla società moderna ed all’essere umano in questo particolare momento storico, economico, sociale e politico.
L’allestimento presentato all’interno dell’importante spazio museale, è l’opportunità di ripercorrere le tappe fondamentali del percorso artistico e della particolare cifra stilistica di Ozmo, attraverso una ricca serie di opere, tele ed installazioni di varie dimensioni, per quello che diviene un vero e proprio bagno visivo all’interno delle differenti visioni dell’artista.
L’evento, promosso dal Comune di Pontedera, dalla Fondazione Piaggio in collaborazione con il Centrum Sete Sois Sete Luas è la fase finale del progetto iniziato dall’autore lo scorso Gennaio e terminato a Maggio presso il Centrum Sete Sois Sete Luas con alcuni studenti. L’esibizione è quindi un vero e proprio percorso espositivo capace di annullare la prospettiva spazio-temporale, lo spettatore si ritrova a contatto con visioni ed iconografie religiose in una alchimia che raccoglie elementi pubblicitari e di cronaca, tra soldati, dee sinuose, bronzi severi, volti sacrali e personaggi dei fumetti. Tra percezioni e memorie, reminiscenze ed immagini ben conosciute, Ozmo stimola le corde sensibili dello spettatore offrendo nuovi significati, nuovi spunti di riflessione ed analisi personale.
Oltre ai lavori del grande artista Italiano, presente anche una serie di bozzetti realizzati dagli allievi del Liceo Scientifico XXV Aprile, risultato del laboratorio didattico imbastito dall’artista insieme alla parete dipinta all’interno del Centrum Sete Sois Sete Luas proprio insieme all’artista.
Null’altro da aggiungere, ad accompagnare il nostro testo alcuni scatti con le immagini dell’allestimento, se vi trovate in zona c’è tempo fino al prossimo 12 di Giugno per andare a darci un occhiata di persona, noi ve l’abbiamo detto.

Museo Piaggio
Viale Rinaldo Piaggio 7
56025 Pontedera

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Violant – “Insomnia” New Mural

08/06/2015

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A distanza di tempo torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di Violant, l’interprete Portoghese torna al lavoro proponendo una nuova e potente pittura, catalizzando ancora una volta tutto il particolare e consueto immaginario stilistico.
Dopo parecchie settimane di silenzio, con quest’ultima fatica abbiamo l’opportunità di tornare ad immergerci all’interno del particolare universo narrativo che da sempre contraddistingue le produzioni dell’artista. Violant rappresenta uno degli artisti che continuiamo a seguire con interesse. Autore di spicco della scena Portoghese, l’interprete raccoglie l’eredità di un immaginario forte e crudo, declinandolo attraverso un impostazione pittorica figurativa particolarmente rimarcata.
Non è semplice confrontarsi con le pittura del talento Iberico, il profondo impatto delle stesse, la violenza dei temi e delle immagini raccontate, hanno saputo suscitare in noi, emozioni e spunti contrastanti. Uno degli aspetti di maggior interesse è anzitutto la forte cripiticità che spesso accompagna le opere, l’artista ci trascina verso un universo oscuro, malinconico, dal quale emerge una personale analisi dell’esser umano ed in particolare alla sua decadenza. Privo di alcun tipo di filtro, senza alcun tipo di censura, le produzioni dell’artista toccano argomenti differenti, tasti delicati, come ad esempio la morte, tema piuttosto ricorrente nelle divagazioni visive dell’autore.
Se queste rappresentano le basi tematiche, ad accompagnare i lavori una forte e rimarcata sensibilità pittorica, un piglio votato al realismo e certamente capace, di far immergere quanto più possibile chi osserva, all’interno delle sue opere. La scelta di tonalità spente, l’intreccio di colori, la malinconia che emerge dagli stessi, vanno a legarsi alla perfezione con i temi e gli spunti trattati, amplificando di fatto la forza emotiva delle opere. Riflessioni sulla malattia, l’abbandono, e come detto la morte, vibrano attraverso le profonde ed intense pennellate, riversando all’interno delle immagini una forte impronta emotiva. L’odio, la malinconia, la paura spingono le figure e le sezioni delle opere, tracciano i dettagli che compongono l’immagine finale, riversando all’interno dell’opera spunti differenti.
Appare chiaro quindi come il confronto passi inevitabilmente per sensazioni e stimoli viscerali, istanti di disagio, colpiscono e avviluppano lo spettatore, stimolano la mente toccando corde altamente sensibili, un pugno in faccia, forte, silente ed inaspettato, in quella che diviene spesso una analisi introspettiva.
Si intitolo “Insomnia” l’ultima magia di Violant, una nuova immagine che va a dare forma e sostanza ad un nuovo istante quotidiano. Il Portoghese, come è lecito aspettarsi, dà forma e sostanza all’impossibilità di dormire attraverso la figura di un mostro, un drago che letteralmente si attorciglia nel letto impedendo il sonno. Pollice in sù!
Null’altro da aggiungere, ad accompagnare il nostro testo alcuni scatti con i dettagli di quest’ultima fatica, mettetevi comodi e dateci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare.

Pics by The Artist

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2501 – NOMADIC EXPERIMENT – on the brink of disaster (Preview)

08/06/2015

Apre il prossimo 9 di Giugno “NOMADIC EXPERIMENT – on the brink of disaster” nuova esibizione firmata dal grande 2501 all’interno degli spazi della Wunderkammern Gallery di Roma, chiusura del ciclo di mostre e del progetto artistico della galleria, dal titolo ‘Limitless’.
Ultimo degli artisti di Limitless, esattamente come per i precedenti che quest’anno hanno esposto negli spazi Romani, anche in questo caso lo show sarà cadenzato dall’idea di travalicare i limiti, attraverso forme, concetti artistici ed elementi differenti in grado di porsi come corsia preferenziale per il superamento di tutte quelle barriere a cui siamo soggetti e sottoposti nella nostra quotidianità. La realtà illimitata dell’autore Italiano è ben radicata ed identificata in un approccio personale e peculiare, nell’esigenza di sperimentare soluzioni ed processi differenti, lasciando invariato la natura della sua cifra stilistica.
Le linee sinuose ed ondulate divengono incessante impeto stilistico con il quale trasformare, invadere ed irretire, attraverso corposi effetti di movimento e tridimensionalità, le superfici di lavoro. C’è un senso ipnotico nello svilupparsi delle figure tipiche dell’interprete, la volontà di lasciare che lo spettatore si immerga, acquisisca le immagini, e sviluppa una propria, personale ed introspettiva coscienza su ciò che sta osservando. Bianco, nero ed oro, come unici vettori cromatici ad accompagnare questo inesorabile suggestione.
A raccogliere l’eredità del lavoro processuale, stilistico e tematico, proprio del grande interprete, è il progetto NOMADIC EXPERIMENT, strada e galleria intrecciati all’interno di una specifica idea d’azione e reazione, che giunge qui al terzo appuntamento in galleria dopo Miami e Los Angeles.
Lo show dal titolo “On the brink of disaster” – sull’orlo del precipizio – prosegue la personale idea, con 2501 intento a riflettere sui tempi moderni, scanditi da un senso di frenesia, sfuggevolezza, capaci quanto mai di entrare e mutare profondamente il nostro modo di vivere. L’autore italiano segue questo principio, muovendosi costantemente anzitutto, esplorando, sperimentando forme, materiali ed idee differenti, in quello che divien un nomadismo privo di confini spaziali e temporali, freni o contrizioni o barriere mentali.
C’è molta attesa da parte nostra, consapevoli del grande impatto ma soprattutto delle differenti contaminazioni che l’interprete porterà in galleria. Opere con tecniche e materiali differenti, come carta, legno e tela, installazioni in ceramica, fotografie, corpi materici direttamente sottratti a muri e pareti precedentemente dipinte, video, ed infine una corposa installazione interattiva con la quali gli spettatori potranno confrontarsi.
In attesa di un corposo recap, ad accompagnare il nostro testo alcuni scatti durante la fasi di preparazione allo show, insieme al bel video realizzato dagli amici di The Blind Eye Factory dove possiamo dare un occhiata alle fasi di realizzazione di “Intersection”, splendida pittura realizzata dall’artista a Roma qualche giorno fa (Covered).

Video by The Blind Eye Factory

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Blaqk – New Mural in Lagny, France

08/06/2015

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Continuando a seguirne con interesse lo sviluppo e la ricerca in strada, andiamo ad dare un occhiata approfondita all’ultima magia firmata Blaqk, il duo Greco nelle scorse settimane si è spostato a Lagny in Francia dove ha avuto modo di realizzare questa nuova ed intensa pittura.
Un anno particolarmente intenso questo per gli artisti Grechi, Simek e Greg Papagrigoriou stanno intensificando i lavori insieme e sopratutto si sono spesso trovati al centro di interessanti collaborazioni con autori differenti, di cui, nella nostra programmazione giornaliera, ci siamo spesso imbattuti. Tornando a lavorare in solitaria gli interpreti vanno con quest’ultima pittura ad imbastire un dialogo differente, segno che, la loro ricerca continua a muoversi ed ad evolversi più volte e ciclicamente nel corso del tempo. Non può che farci piacere.
Ancora una volta al centro della loro produzione troviamo il bianco ed il nero, un equilibrio tonale che si manifesta come ideale proseguo di quello stilistico che vede, come è lecito aspettarsi, l’unione di intenti e di stilistiche differenti, sotto un unica performance visiva.
Come detto elemento fondamentale quando affrontiamo le produzioni dei Blaqk è la capacità di evolvere singolarmente la personale ricerca, per poi tornare a collaborare unificando i comuni sforzi e dando vita quindi, a soluzioni finali sempre eterogenee. Avviene quindi una simbiosi, d’intenti, di stili, di colore, laddove il punto di contatto, elemento comune dei due, è la volontà di lavorare ed esprimersi attraverso un approccio criptico e personale. C’è quindi uno stimolo introspettivo che spinge chi osserva a relazionarsi con ciò che vede in modo personale, sono forme, figure ed immagini in simbiosi con lo spazio e con l’ambiente circostante, dal quale raccolto gli stimoli e gli aspetti emotivi, traslati e sviluppati attraverso gli impulsi dei due artisti, tra sperimentazioni geometriche ed un approccio spiccatamente calligrafico.
Simek continua ad esercitare un approccio stilistico figlio di elementi e figure geometriche, speculari, sintetiche nella forma e nell’aspetto, pulite ed equilibrate, la parte razionale spinta da un moto di costruzione e decostruzione continuo. Dal canto suo Greg Papagrigoriou si affaccia allo spazio urbano attraverso una forte sensibilità gestuale, un moto calligrafico legato ad aspetti maggiormente viscerali, ed esercitato attraverso una sorta di senso ritmato che accompagna lo sviluppo delle pennellate nello spazio.
Quest’ultima fatica Francese vede i Blaqk interagire anzitutto profondamente con lo spazio di lavoro. Gli autori vengono stimolati dalle particolarità cromatiche di questa porzione di parete, riflettendo nella loro stessa pittura i colori ed i toni gradienti già presenti sulla superficie. Quella che emerge è un pittura ancora una volta sviluppata attraverso due canali comunicativi. Da una parte lo stimolo gestuale, che richiama il nero spento presente nella parte superiore della parete e che letteralmente si muove intrecciandosi ed allacciandosi con le figure spesse e dirette in total black. Tutto molto bello.
Ad accompagnare il nostro testo una bella infornata di scatti con i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata, presto nuovi aggiornamenti sul lavoro del duo.

Pics by The Artists

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Moallaseconda – New Mural at nEXt Emerson in Florence

08/06/2015

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Moallaseconda, un altro dei nomi caldi nella nostra scena nei giorni scorsi si è spostato a Firenze, chiamato dai ragazzi di 400 Drops,, per andare a realizzare una nuova pittura direttamente sulla facciata esterna del del centro sociale culturale nEXt Emerson.
Senza alcun dubbio uno degli autori a cui maggiormente ci piace rivolgere il nostro sguardo, Moallaseconda continua ad evolvere e sviluppare la personale cifra stilistica in funzione di una peculiare fascinazione e commutazione della forma.
L’indagine dell’autore italiano si affaccia nello spazio urbano attraverso lo sviluppo di forme e figure grezze, elementi spessi che si intrecciano alle peculiarità della superficie. Non stupisce la scelta quindi di lavorare spesso all’interno di luoghi e spazi abbandonati, dove agenti atmosferici ed il tempo hanno profondamente eroso le pareti, ponendo in essere un incipit dal quale lo stesso sviluppa, trasforma ed evolve la personale astrazione.
Osserva il cammino fin qui sviluppato, è chiara la volontà di non rimanere ancora ad un unica direzione, quanto piuttosto sperimentare, ricercare e variare costantemente il processo, sia in funzione dello spazio a disposizione, ma sopratutto lasciandosi contagiare dagli stimoli e dagli impulsi del momento che, inevitabilmente, entrano a contatto con le particolarità delle figure astratta dell’Italiano.
Emerge così una cifra stilistica spontanea, fortemente gestuale, in cui siamo a confronto con una miscela viscerale, altamente percettiva e, data la profonda valenza criptica, in grado di sviluppare un senso introspettivo. L’esperienza figurativa, del tutto accantonata ormai, è stato completamente assorbita da un moto costante, irregolare fatto di forme ed elementi frastagliati, incisivi e diretti, ruvidi nell’aspetto, complessi nel loro articolarsi nello spazio, legandosi e slegandosi tra loro, investendo la superficie attraverso textuers profonde, capaci di continuare a strizzare l’occhio al mistico ed all’esoterico. Persiste quindi un profondo senso onirico.
Le produzioni dell’artista risultano prive di una narrativa, si prestano piuttosto ad una analisi personale, ad un dialogo con lo spazio, con le peculiarità già presenti intrinsecamente nello stesso. Instabili, complesse, cadenzate da tinte differenti in grado di variare dal binomio bianco e nero, slegandosi e legandosi tra loro, in una incessante variazione formale.
A differenza dei precedenti lavori, qui Moallaseconda, avendo dovuto imbiancare completamente la superficie, non ha avuto modo di lavorare a stretto contatto con la stessa. Un incipit del tutto inusuale, un foglio bianco da cui l’artista è partito per il suo consueto impulso astratto.
L’impulso è quindi scaturito dalla stessa idea di RUN (Covered) al lavoro qui qualche giorno fa, per un intervento che sà di omaggio al luogo stesso.
Quello che si sviluppa è quindi un intervento spezzettato, piccoli blocchi differenti che formano la stessa forma della parete, sviluppati attraverso forme e textuers differenti, una sorta di catalogo di tutto ciò che è in questo momento l’artista ed in particolare la sua impostazione pittorica. C’è un dialogo forte con l’architettura della spazio, con la finestra presente, che viene letteralmente quadruplicata, ma sopratutto, ancora una volta, sul finire del lavoro, l’artista lega le sue differenti figure attraverso collegamenti casuali o riempimenti differenti, lasciando emergere nuove forme, tra macchie di colore, e spazi rimasti vuoti duranti il processo. That’s It.
Null’altro da aggiungere, ad accompagnare il nostro testo una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, mettetevi comodi e dateci un occhiata, presto nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’artista.

Thanks to The Artist for The Pics

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Weekly Overview 2015 – 01.06 to 07.06

07/06/2015

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Weekly Overview è l’appuntamento del Week-End dove vi presentiamo una selezione delle migliori news settimanali.

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ALTrove Street Art Festival 2015 – Group Show (Recap)

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RUN – New Mural at nEXt Emerson in Florence

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2501 – A New Stunning Mural in Rome

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Elian x Pastel “Fallas” at Montana Gallery (Recap)

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Geometricbang – New Mural at Campidarte

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Ripo – New Mural for Chained Project

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Agostino Iacurci – New Mural in Moritzplatz, Berlin

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JUFE – New Murals for Museo Organico de Romerillo

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1010 – New Piece in Paris, France

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Edoardo Tresoldi – New Installation in Siena

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Sixe Paredes – New Mural in San Isidro, Perù

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Ciredz for Poliniza Festival 2015

ALTrove Street Art Festival 2015 – Group Show (Recap)

07/06/2015

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Chiudiamo il cerchio sull’ALTrove Festival andando a dare un occhiata approfondita ad “Abstractism” corposo group show aperto durante i giorni del Festival che le opere degli artisti partecipanti a questa edizione e parte della precedente.
L’ALTrove Festival ci ha accompagnato in queste settimane attraverso un incredibile serie di interventi di primissimo livello, un lavoro, quello svolto dagli artisti, capace di racchiudere al meglio l’essenza stessa del Festival, la volontà di trascinare e proiettare la gente di Catanzaro all’interno di un nuovo percorso per la mente. L’abbiamo ribadito incessantemente, per ogni singola pittura proposta, laddove gli stessi artisti selezionati, hanno saputo veicolare stimoli ed impulsi differenti in netta simbiosi con lo spazio di lavoro, con la città e l’ambiente.
L’edizione di quest’anno ci ha quindi portato per mano, ci ha lasciato relazionarci con opere astratte capaci più che mai di divenire personali, introspettive, di aprire uno squarcio visivo all’interno della monotonia, dell’apatia, colori, forme e visioni in netta contrapposizione con il grigiore della città, con la non voglia di fare, per un cambio di passo deciso ed energico. La magia del Festival sta tutto qua, nella volontà di offrire un opportunità, un istante di confronto con se stessi e con la propria città, in grado di far emergere stimoli del tutto inaspettati, profondi, propellente ideale per una alterazione cosciente.
Durante i dieci giorni del festival, come già accaduto l’anno scorso, è stata aperta casa ALTrove uno spazio multidisciplinare, una mostra, un laboratorio, che accolto le opere degli artisti partecipanti a questa edizione, e di parte di quelli già l’anno scorso hanno dato il proprio contributo. Accade così di ritrovarsi a confronto con uno spaccato della scena Italiana, con un alcuni dei nomi caldi dell’astrattismo internazionale, per un group show che ha visto 108, 2501, Alberonero, Giorgio Bartocci, Clemens Behr, Ciredz, Jeroen Erosie, Graphic Surgery, Martina Merlini, Moneyless, Domenico Romeo, Sbagliato, Sten & Lex, Tellas, proiettare quanto di buono fatto in strada, anche questa sede.
Lo show è quindi l’opportunità per una riflessione sul concetto di spazio attraverso una visione pittorica che richiama l’astratto. Un dialogo con i quartieri popolari, le scuole e gli edifici abbandonati a loro stessi, luoghi dimenticati in periferia e nelle piazze del centro che, con il lavoro degli interpreti selezionati quest’anno, hanno continuato a mutare, a cambiare aspetto e forma. La città cambia aspetto, l’abito sgualcito e rovinato viene sostituito da un nuovo vestito, fatto di forme, colori e delle suggestiono che hanno portato alla nascita di un nuovo modo di vedere la città. Se la periferia è l’articolazione e lo stimolo della rassegna, il centro rappresenta il cuore pulsante, con un ex pub convertito in Casa ALTrove, galleria temporanea, sede di questa mostra, quartier generale dove si sono susseguiti workshop, talk, laboratori per bambini, presentazioni di riviste, performance e dj set, dando vita ad una frizzante partecipazione cittadina.
La rassegna ha proseguito quanto di buono fatto l’anno scorso, ha imbastito una nuova tipologia di dialogo contro l’apatia e la rassegnazione dello stato delle cose. L’ALTrove Festival guarda avanti, vedendo altro, sviluppando altro, un rilancio ed un rinascimento della città già compiuto, costruito ed in costante mutamento, che non vedevamo l’ora di raccontarvi.
Dopo il salto le immagini dell’allestimento proposto per la mostra Abstractism, se invece vi siete persi tutte le pareti realizzate durante il festival, nella nostra sezione potete darci un occhiata approfondita. Enjoy it.

Thanks to The Festival for The Pics
Pics by Angelo Jaroszuk Bogas

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Ernest Zacharevic – New Murals in Singapore

07/06/2015

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A distanza di parecchio tempo torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di Ernest Zacharevic, l’artista torna in strada andando a realizzare due nuovi grandi interventi a Singapore, portando con se nuove ed inedite soluzioni.
L’esplosione di Ernest Zacharevic sembra essersi rallentata, l’artista attivissimo lo scorso anno, questi primi mesi del 2015 ha fatto poco parlare di sé, tornando solo ora al lavoro in strada, con una nuova infornata di interventi capaci quanto mai di ereditarne il particolare piglio stilistico.
Il confronto con le opere dell’autore è sempre passato per la particolare relazione con lo spazio, opere di dimensione ridotta che, dialogando con gli elementi già esistenti in strada, sono riuscite più di una volta a strappare un sorriso. Un coinvolgimento quindi piuttosto rimarcato, scandito da una parte dalla particolarità di lavorare all’interno del tessuto urbano Malese, dall’altra dalla scelta dei soggetti utilizzati per le sue produzioni. In questo senso l’artista Lituano si è sempre affidato alla figura del bambino per la sua relazione con lo spazio pubblico. Attraverso essi, l’interprete si connesso con le superfici, le particolarità architettoniche dei luoghi, gli elementi trovati all’interno degli stessi.
Alla base delle produzioni dell’artista Lituano c’è l’idea di una sorta di riconciliazione con gli aspetti più giocosi e spensierati, quelli legati all’infanzia dei giochi creati ed inventati dal nulla, dell’esplorazione della città, del poco che diventa attraverso la fantasia tanto. Quella che si scatena è una riflessione sul proprio passato, sul presente in particolare, con un velo di amarezza che sottolinea come, questa spensieratezza e questo modo di giocare, siano quasi del tutto spariti. Gli oggetti abbandonati in strada, le finestre e le insenature, divengono quindi spinta propulsiva, luoghi immaginati e stimolanti con cui far confrontare gli iconici characters.
Per questa sua ultima fatica, Ernest Zacharevic prima si confronta con gli elementi naturali presenti nella prima, lunga e stretta parete, ma è la seconda opera a catturare la nostra attenzione. L’autore sceglie un approccio dinamico, da una parte le figure realistiche dei bambini, dall’altra i loro stessi disegni che vanno letteralmente a trasformare lo spazio e la superfice di questa grande architettura. Tutto molto bello.
In attesa di scoprire nuovi aggiornamenti vi lasciamo ad una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi approfondimenti sul lavoro dell’artista.

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Rone – New Mural in Brighton, UK

06/06/2015

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Ci spostiamo a Brighton nel Regno Unito, è infatti qui che nei giorni scorsi l’artista Australiano Rone si è spostato per andare a realizzare questa bella ed intensa parete portando anche qui nel sud dell’Inghilterra la sua particolare cifra stilistica.
Nonostante non siamo grandissimi fan degli approcci iper realistici legati al figurativo, le opere di Rone, grazie alla particolare tematiche che le stesse portano avanti, hanno sempre saputo suscitare in noi un certo e particolare fascino. L’idea dell’artista è quella di porre in essere una riflessione sulla bellezza, spunto soggettivo vero, ma al tempo stesso propellente per una analisi sul valore effimero della vita dell’essere umano. Al tempo stesso, in questo particolare momento storico e sociale, la bellezza rappresenta uno stato sociale, alimentando quindi tutto il valore, e la portata, delle opere proposte dall’Australiano. In quest’ottica si inserisce la produzione dell’interprete, mostrandoci la bellezza, la sensibilità dell’universo femminile, stimolando lo spettatore attraverso una presa di coscienza forte ed ineluttabile.
Partendo da questi concetti, lo stimolo delle opere avviene attraverso un idea specifica, la volontà di cogliere un istante in particolare, un immagine nitida, realistica, nel suo istante di massimo splendore, quell’attimo precedente all’inevitabile decadenza che, la natura insegna, è inevitabile. C’è quindi un senso di malinconia forte e radicato nei volti raffigurati, sguardi tesi, l’aspetto esteriore che lentamente ed inesorabilmente perde la sua magia, legandosi al tempo ed alla memoria. Ecco la scintilla, non si tratta di una semplice rappresentazione, c’è la volontà di trascinare lo spettatore in un confronto con se stesso attraverso un indagine sull’apice della bellezza ed il suo inevitabile e conseguente declino. C’è quindi una forte componente emotiva e psicologica, un tedio ed inquietudine che assorbe i volti e si propaga nello spazio relazionandosi con lo spettatore e con il passante casuale.
Proseguendo su questa strada, Rone per questa sua ultima fatica mette nuovamente insieme due ritratti, giocando nuovamente con elementi tonali delicati, spostando l’attenzione su una scala di grigi ed utilizzando la stessa come ideale propellente stilistico per i temi della sua ricerca.
Ad accompagnare il nostro testo una bella e ricca serie di scatti con le immagini del making of e tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti.

Pics via San

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Pixel Pancho – A New Mural in Jersey City

06/06/2015

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A distanza di quasi di due anni, il nostro Pixel Pancho torna a Jersey City dove, nei giorni scorsi, ha terminato di realizzare una nuova ed intensa pittura, proponendo la consueta cifra stilistica ed accompagnando il tutto con nuove ed inedite soluzioni.
Dopo l’intensa opera realizzata in Marocco qualche giorno fa (Covered) con questa sua ultima fatica torniamo quindi ad immergerci all’interno dell’immaginario di Pixel Pancho, con l’opportunità di apprezzare al meglio tutto l’impatto tematico e riflessivo del suo lavoro nonché il particolare tratto pittorico.
È innegabile il fascino delle produzioni dell’artista. Direttamente legato all’archetipo del robot che ne ha da sempre accompagnato il suo percorso artistico, l’immaginario dell’artista ha subito il fascino di una figura che, specialmente per chi ha vissuto da bambino gli anni 80 e 90, ha segnato profondamente l’immaginazione e le visioni di pre adolescenziali. L’idea di utilizzare una figura dal così forte impatto ha mano a mano però sviluppato temi maggiormente impegnati dimostrando tutto valore di una ricerca che ne ha interessato anche gli aspetti prettamente visivi. Nell’idea dell’interprete i robot risultano come macchine decadenti come se fossero state abbandonate dopo per il loro periodo di boom, e gettate in balia dei cambiamenti climatici, storici e sociali, dimenticati in un esistenza che ormai non li reclama più, se questa può essere una prima analisi a noi piace pensare che l’interprete voglia in realtà avvicinare queste figure invincibili, simbolo del super uomo, ad una dimensione più umana e terrena e di conseguenza attraverso esse mostrare uno specchio della decadenza dell’uomo moderno. In questo senso i characters dell’autore Italiano si sono mano a mano avvicinati sempre di più ad un aspetto antropomorfo, dando vita quindi ad uno spaccato riflessivo, in cui, macchina ed uomo, risultano parte dello stesso universo.
Lo stato di decadenza degli esseri immaginati da Pixel Pancho agisce lentamente, quasi a voler scavare con pazienza nelle viscere delle macchine, si muovono rampicanti, ma anche piante e fiori di vario genere coadiuvati dall’immancabile ed inconfondibile ruggine che letteralmente ne mangia l’aspetto e la ‘carne’.
Questa sua ultima fatica, eredita in toto la particolare tematica del lavoro dell’artista, aldilà dei due soggetti centrali, vogliamo però qui porre l’accento sul textures e sui pattern che ne accompagnano lo sviluppo nello spazio. Una scelta questa del tutto inedita e che prosegue quindi la ricerca dell’autore verso nuovi ed efficaci sistemi pittorici, rivelando nuovamente tutta la profondità del percorso del grande interprete Italiano.
Null’altro da aggiungere, ad accompagnare il nostro testo una bella galleria di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti, siamo certi che non tarderanno ad arrivare.

Pics by Daniel Weintraub

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Todd REAS James and Barry McGee at V1 Gallery (Recap)

05/06/2015

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Aperta lo scorso 29 di Maggio andiamo a dare un occhiata a “FUD”, ultima e seconda esibizione in terra Danese firmata dai grandi Todd REAS James e Barry McGee all’interno degli spazi della V1 Gallery di Copenaghen.
Per questa loro seconda esposizione gli interpreti scelgono di abbinare il loro personale linguaggio visivo andando a celebrare il ridicolo ed il senza senso, in qualsiasi forma, laddove lo stesso titolo dell’esibizione, deriva da una parola composta direttamente legata alle precedenti opere di REAS. L’esibizione parte quindi dall’idea di lavorare a briglie sciolte, senza pretese di profondità, senza che il significato dell’immagine diventi motivo di stress, presentando una nuova serie di lavori creati appositamente per l’occasione. Ecco quindi che l’allestimento risulta cadenzato da temi random, intermezzi, forme, figure ed elementi differenti, tra cui spiccano i lavori su vernice acrilica di James e le piccole installazioni ed oggetti firmati d McGee.
Todd REAS James prosegue anche qui il suo particolare impulso pittorico insistendo nella glorificazione del corpo femminile. Ci si ritrova quindi nuovamente a contatto con muse completamente nude, biondo voluttuose intente a rilassarsi ed a godersi la vita. Inedita la gamma di colori utilizzata, con tinte più calde rispetto al passato, come il giallo e l’arancio. Le nuove opere irradiano calore, sentimenti ed emozioni all’interno delle visioni in cui le sue donne vanno a crogiolarsi. Menzione finale per la grande tela dedicata al Rammellzee, ispirata ai particolari abiti del compianto interprete.
Barry McGee dimostra anche qui tutta la sua versatilità e la sua capacità di variare stili ed approcci in funzione della sua peculiare espressione artistica. Presenti in allestimento due opere composite di grandi dimensione che rielaborano i concetti cardini e gli elementi tipici del lavoro dell’artista, una pila di vecchie tavole da surf dipinte, una cassaforte brutalizzata con i suoi iconici personaggi dipinti, busti di legno, televisori rotti con le immagini in versione digitalizzata del suo lavoro, vasi e tazze da tavolo dipinte. Il tutto con al centro il grande pannello con ancora una volta gli iconici personaggi, elementi e texture a farla da padrona.
Se il fulcro dell’esibizione è inevitabilmente il corpo di lavoro presentato da due autori Statunitensi, nel seminterrato della galleria ecco un’altra piccola mostra collettiva composta dai lavori degli amici dei due interpreti tra cui: Khashayar, Magnus Vind, Ebitso, Julien Couic, Alicia McCarthy, Pablo Pinho and Derek Marshall.
Null’altro da aggiungere, ad accompagnare il nostro testo una bella e ricchissima serie di scatti con tutti i dettagli dell’allestimento proposto, dateci un occhiata e sentitevi liberi di commentare nella nostra apposita sezione.

V1 CONTEMPORARY ART CENTRE is pleased to welcome back Barry McGee and Todd James for their second double exhibition in Copenhagen.

The exhibition consists of new works in a variety of media – paintings on canvas and wood, sculpture, drawing and an array of various elements. The exhibition is organized, or disorganized, as a collaborative installation between the two artists. Booth artists work with a distinct, bold and iconic visual language. In FUD the two merge creating rhythm and disruption, visual punk. Todd James and Barry McGee have throughout their careers been interested in the periphery, people and places just outside or inside “the normal”. They both understand and sometimes champion the outsider and see beauty in anarchy and autonomy. Their artistic output has a rare empathetic quality, delivering critique and resistance in a consumerist culture obsessed with progress, without falling into the pitfall of righteousness.

V1 Gallery
Flæsketorvet 69 – 71
1711 Copenhagen V

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Etnik for Draw the Line 2015 in Campobasso

05/06/2015

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Proseguono i lavori per Draw the Line 2015, il festival di Campobasso nei giorni scorsi ha accolto Etnik, altro big name della scena Italiana, che ha da poco terminato di realizzare una nuova ed intensa pittura portando in dote tutto il suo particolare approccio stilistico.
Dopo la bella pittura di BLU (Covered) andiamo a svelarvi quest’ultima fatica di Etnik, un nuovo lavoro direttamente interconnesso con la particolare ricerca che da sempre contraddistingue il percorso dell’autore in strada.
Ci siamo spesso confrontati con l’operato di Etnik, assolutamente coinvolti all’interno del particolare universo visivo sviluppato dall’artista. Parte tutto da una riflessione sullo spazio urbano laddove la città, e le sue architetture divengono non solo interlocutore principale, ma soprattutto protagoniste indiscusse, commutate e sviluppate attraverso una personale fascinazione. Intrecciando quindi i personali studi tecnici ed accademici, il radicato passato da writer, l’autore ha saputo dare vita ad un impostazione stilistica in cui ad essere approfondita, è una personale riflessione sul legame tra lo spazio urbano e l’essere umano. Come ribadito più volte l’uomo non è presente come presenza fisica, quanto piuttosto diviene protagonista sottointeso in cui lo stesso spettatore va ad indentificarsi. Per l’interprete l’essere umano è prigioniero del cemento, delle architetture da lui stesso realizzate, una gabbia dorato scandita, accelerata e compressa, che dà vita alle particolari forme astratte e geometriche.
Approfondendo, il particolare approccio dell’artista italiano vive su una riflessione sui temi moderni, sul valore della città, e di come l’uomo continui il suo isolamento spontaneo, chiuso e soffocato dal cemento, in distacco dalla natura e dalla biosfera.
Per la sua partecipazione al festival di Campobasso, Etnik raccoglie appieno le sue particolari fascinazioni andando a sviluppare una nuova ed inedita figura. Salta immediatamente all’occhio la grande divisione in quattro grandi caselle tonali, al centro delle quali, va a trovare posta una delle iconiche strutture geometriche dell’autore. Sviluppandosi su tutti e quattro i quadranti, la forma eredita dagli stessi il suo valore tonale, trasformandosi e sviluppandosi quindi attraverso una differenti impronta cromatica. Se questa rappresenta una soluzione del tutto inedita, a rimanere inalterato è il consueto stimolo motorio con parti, porzioni ed elementi che vanno letteralmente a gravitare intorno alla grande figura centrale.
In attesa di nuovi aggiornamenti, ad accompagnare il nostro testo una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

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