fbpx
GORGO

Archive for maggio, 2015

Weekly Overview 2015 – 25.05 to 31.05

31/05/2015

Weekly Overview-130

Weekly Overview è l’appuntamento del Week-End dove vi presentiamo una selezione delle migliori news settimanali.

donforty-a-series-of-new-pieces-09

Donforty – A Series of New Pieces

morik-new-mural-in-china-ispired-by-klimt-02

Morik – New Mural in China ispired by Klimt

3ttman-new-mural-for-festival-popup-08

3ttman – New Mural for Festival PopUp!

Sten & Lex-new-mural-for-altrove-festival-2015-01

Sten & Lex – New Mural for ALTrove Festival 2015

axel-void-new-mural-in-szopienice-katowice-01

Axel Void – New Mural in Szopienice, Katowice

ufocinque-werther-for-cheap-festival-2015-15+

Ufocinque x Werther for CHEAP Festival 2015

108-new-mural-for-altrove-festival-2015-11

108 – New Murals for ALTrove Festival 2015

agostino-iacurci-new-mural-in-madrid-for-mulafest-01

Agostino Iacurci – New Mural in Madrid for Mulafest

2501-new-mural-in-cassina-de-pecchi-01

2501- New Mural in Cassina de Pecchi

nemos-for-cheap-festival-2015 (18)

Nemo’s for CHEAP Festival 2015

tellas-this-quiet-harsh-land-at-mini-galerie-recap-07

Tellas “This quiet, harsh land” at Mini Galerie (Recap)

jeroen-erosie-new-mural-for-altrove-festival-2015-08

Jeroen Erosie – New Mural for ALTrove Festival 2015

Donforty – A Series of New Pieces

31/05/2015

donforty-a-series-of-new-pieces-01

Andiamo ad immergerci all’interno del particolare universo sviluppato da Donforty, l’artista Greco ci presenta una bella infornata di nuovi interventi, realizzati nelle scorse settimane all’interno di alcuni edifici abbandonati.
Osservando le produzioni firmate dall’artista con base ad Atene, appare chiaro come la componente naturale, con una particolare fascinazione nel mondo degli animali, rappresenti il principale stimolo di una pittura capace di trasmetterci un forte senso poetico. È infatti la scelta di lavorare all’interno di spazi ed edifici abbandonati a catalizzare, a fare da motore emotivo, di tutta l’articolata produzione dell’interprete, scandendone i temi melodici, ed impattando con le percezioni e gli stati d’animo attraverso i particolari soggetti realizzati.
Gli animali tratteggiati da Donforty, portano con se un forte senso di malinconia, quasi un riflesso dei tempi moderni, dai quali indirettamente anche loro sono stati colpiti. Le fragilità dell’essere umano, le sue difficoltà quotidiane, vanno quindi ad intaccare l’aspetto e la forma di queste creature che, letteralmente, trovano rifugio in spazi, zone ed architettura abbandonate, divenute di fatto, loro nuovo habitat. Il silenzio di questi luoghi, la totale assenza di vita, il grigiore del cemento, divengono evocazioni emotive e viscerali, in grado di interconnettersi sia con l’autore stesso e di conseguenza con chi osserva o troverà per caso le sue pittura. Gli animali dialogano con la superficie e con ciò che circonda queste pareti ammuffiti e spesse, si pongono in ascolto, esercitano un fascino malinconico, una cadenza quasi onirica, in una riappropriazione silenziosa dello spazio, che passa ancora una volta per quelli che sono gli edifici abbandonati dall’uomo stesso.
Donforty tratteggia le piaghe di un universo mutato, lo fa producendo riverberi emotivi, lavorando attraverso differenti fisionomie pittoriche, dai corpi spessi e ricchi di linee, a quelli maggiormente vacui – che abbiamo particolarmente apprezzato – irrompendo nell’ambiente, delineando un senso viscerale nei corpi, negli sguardi di queste creature, a tu per tu con loro, persi nelle nostre fragilità e difficoltà, come loro, troviamo conforto.
In attesa di nuovi aggiornamenti, vi lasciamo ad una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, mettetevi comodi e dateci un occhiata, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Artist for The Pics

donforty-a-series-of-new-pieces-02

donforty-a-series-of-new-pieces-03

donforty-a-series-of-new-pieces-04

donforty-a-series-of-new-pieces-05

donforty-a-series-of-new-pieces-06

donforty-a-series-of-new-pieces-07

donforty-a-series-of-new-pieces-08

donforty-a-series-of-new-pieces-09

donforty-a-series-of-new-pieces-10

donforty-a-series-of-new-pieces-11

donforty-a-series-of-new-pieces-12

donforty-a-series-of-new-pieces-13

donforty-a-series-of-new-pieces-14

donforty-a-series-of-new-pieces-15

donforty-a-series-of-new-pieces-16

JADE – New Mural in Barranco, Lima Part 2

31/05/2015

jade-in-barranco-lima-part-2-01

Seconda parte del progetto realizzato da JADE per il Muraliza El Barrio Festival, l’artista Peruviano nei giorni scorsi ha infatti terminato di realizzare questo secondo intervento su questa lunga facciata a Barranco, quartiere di Lima.
Dopo la pittura realizzata nei pressi del Ponte dei Sospiri (Covered), il grande artista Peruviano chiude la sua partecipazione al progetto, con questa secondo opera, realizzata dove aver vinto un concorso.
A differenza del precedente lavoro, incentrato su una tematica ben precisa come l’amore ed i sentimenti in generale, quest’ultima fatica vede l’artista tornare a proporre quella che è in breve tempo divenuta, la sua peculiare cifra stilistica. Il cambio infatti sostanziale nelle dinamiche pittoriche dell’interprete ha portato con sé una maturità stilistica, una approccio maggiormente votato al realismo che di fatto ha trasformato completamente l’aspetto e l’equilibrio dei suoi iconici personaggi, portando inoltre, temi e spunti del tutto inediti.
Come ribadito più volte qui sulle nostre pagine, l’autore Peruviano continua a sviluppare ed ad alimentare il suo personale dialogo con la sua gente, con la periferia ed i luoghi a lui cari imbastendo una trama fitta ed emotivamente rilevante. Abbiamo spesso insistito sulla particolare connessione che l’artista peruviano ha con la sua terra, le sofferenze e le difficoltà, ma anche gli istanti di gioia e spensieratezza del suo popolo, il tutto raccolto e sviluppato attraverso i suoi canonici personaggi, veri e propri vettori visivi del suo operato e che, attraverso una pittura fortemente viscerale, ricca di colori caldi e grandi effetti visivi, hanno saputo entrare così in sintonia alimentando una simbiosi basata sulla riflessione, su temi e verità differenti attraverso una ricca e personale cornice stilistica che ci ha da subito impressionato.
Questi temi e spunti stilistici collimano in unica pittura che da vita ad unica trama figlia della perfetta miscela delle differenti influenze dell’interprete, delle sue emozioni così come del serrato dialogo che lo stesso prosegue ad imbastire con il suo popolo, intrisi all’interno di uno spunto pittorico che richiama una forte introspezione.
Questa sua ultima fatica, dal titolo “El entendimiento y la protección”, vede JADE riflettere su un nuovo e rilevante spunto. È infatti la figura dell’uccello, stretto e protetto dalle mani dell’iconici personaggi, a rappresentare punto focale di tutta la pittura. L’artista proietta in questa figura una chiave di lettura libera laddove il volatile, può essere letto come la famiglia, un distretto, la natura od il pianeta stesso. In questo modo il giovane con la maschera di uccello riverso a terra, rappresenta l’essere umano, la sua volontà di preservare e proteggere, come da titolo, ciò che di più caro tiene nelle sue mani.
Dopo il salto ricca serie di scatti, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo, noi ve lo consigliamo caldamente.

Pics by The Artist

jade-in-barranco-lima-part-2-02

jade-in-barranco-lima-part-2-03

jade-in-barranco-lima-part-2-04

jade-in-barranco-lima-part-2-05

jade-in-barranco-lima-part-2-06

jade-in-barranco-lima-part-2-07

Simon Silaidis – New Calligraphy Murals

30/05/2015

simon-silaidis-new-calligraphy-murals-01

Nuovo aggiornamento per Simon Silaidis, l’interprete ci mostra il risultato di una nuova ed intensa sessione in strada, due nuovi interventi catalizzati dal consueto e particolare stimolo pittorico che si rifà alla calligrafia.
Come visto diverse volte nel corso degli ultimi mesi, il percorso di Simon Silaidis è intrinsecamente legato al personale approccio calligrafico, in questo senso l’interprete agisce negli spazi attraverso un rielaborazione delle lettere capace di riscoprirne l’identità e di proiettare nello spazio nuove ed intese riflessioni. L’autore si concentra su un approccio vicino alla tipografia ed alla calligrafia più estrema, andando ad unificare il tutto sotto un unico alfabeto visivo capace di suggerire, armonia ed equilibrio in funzione degli spazi coperti.
A catturare l’interesse sono i dettagli stilistici del tratto che gravitano e formano le parole o le frasi tracciate dall’artista, al tempo stesso dei temi e degli stimoli trattati, mai banali ma piuttosto legati ad una riflessione capace di toccare argomenti spesso altamente riflessivi, legati a temi di introspezione, sulla natura umana, sui sentimenti, scanditi propria dalle parole utilizzate per comporre la pittura.
Raccogliendo appieno dal personale impianto stilistico Simon Silaidis realizza due nuovi lavori che ancora una volta, attraverso l’intrinseco significato che si cela dietro le parole espresse, vanno a catalizzare spunti e riflessioni differenti. Si concentra su idee inedite l’interprete, nel primo lavoro, dal titolo “Voyage” l’artista si concentra sull’idea di viaggio, laddove per perseguire un obiettivo che si vuole raggiungere, il viaggio, il momento ed il tempo speso sono effettivamente tutto ciò che conta.
Nella seconda opera l’autore parte dalla parola “Zeus”, dio Greco, per innescare una riflessione sulla forza interiore che esiste in ciascuno di noi. Ci spinge a combattere ad utilizzare ‘la nostra arma divina’, a rialzarci per la cose che amiamo poiché, come ci ricorda l’interprete, è la nostra passione ed il nostro stimolo a far accadere le cose.
Ad accompagnare il nostro testo una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima doppia fatica, mettetevi comodi e dateci un occhiata, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Artist for The Pics

simon-silaidis-new-calligraphy-murals-02

simon-silaidis-new-calligraphy-murals-03

simon-silaidis-new-calligraphy-murals-04

simon-silaidis-new-calligraphy-murals-05

simon-silaidis-new-calligraphy-murals-06

simon-silaidis-new-calligraphy-murals-07

simon-silaidis-new-calligraphy-murals-08

simon-silaidis-new-calligraphy-murals-09

JR – The Wrinkles of the City in Istanbul

30/05/2015

jr-the-wrinkles-of-the-city-in-istanbul-01

Nuovo aggiornamento per JR, il famoso fotografo e girovago Francese ha da poco ultimato un nuova serie di interventi per le strade di Istanbul per il suo iconico progetto The Wrikles in The City cambiando completamente l’assetto urbano della periferia cittadina.
Come sempre più interesse continuiamo a seguire gli sviluppi del lavoro di JR, come sappiamo l’artista rappresenta senza dubbio uno nomi caldi dell’arte contemporanea, con base a Parigi ed a New York, l’interprete è famoso per le sue peculiari installazioni fotografiche, rigorosamente in bianco e nero che vanno ad inserirsi nel panorama e nel tessuto cittadino. Quello che contraddistingue l’operato dell’artista, oltre ai suoi differenti progetti, è la forte caratterizzazione del materiale che va ad incollare sui muri, attraverso infatti un profondo studio architettonico ed urbano JR va ad applicare contenuti di carattere sociale e culturale che vanno quindi di fatto ad amplificare l’impatto emotivo. Elemento cardine sta tutto nella forte e rimarcata espressività dei suoi lavori, sono volti o parti di essi, che trovano la giusta collocazione non solo fisica, ma anche tematica riuscendo ad interagire con lo spettatore in modo profondo ed articolato, scuotendo e catalizzando spunti differenti. Non lascia infatti indifferenti l’operato dell’artista, ma piuttosto le sue opere sollevano interrogativi circa la libertà e l’identità e pongono l’accento sul modo in cui l’arte può cambiare la percezione della gente di se stessi e del loro ambiente circostante, spingendosi anche verso temi che riguardano le ingiustizie in quello che può tranquillamente essere definitivo come uno studio antropologico.
Portato avanti nel corso degli anni, uno dei progetti certamente più importanti di JR, è proprio The Wrinkles in The City. L’idea è quella di una campionatura sociale, con i volti, le storie ed i vissuti della gente che abita un determinato luogo. Le fotografie di queste persone vengono quindi rielaborate ed incollate sugli spazi della loro stessa città. Se l’impatto come sempre è garantito dall’abilità dell’interprete di incanalare queste immagini all’interno dello spazio urbano, è certamente importante sottolineare come questi volti rappresentino di fatto l’anima della città, uno spaccato sociale capace di portare con se una forte valore emotivo, contrastando le difficoltà delle periferie, alimentando un senso di appartenenza ad esempio, per risultati finali che hanno sempre saputo emozionarci.
Per darvi modo di apprezzare al meglio questa nuova tappa del famoso progetto dell’artista, vi lasciamo ad una bella e lunga serie di scatti con tutti i dettagli dei lavori realizzati, dateci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare.

jr-the-wrinkles-of-the-city-in-istanbul-02

jr-the-wrinkles-of-the-city-in-istanbul-03

jr-the-wrinkles-of-the-city-in-istanbul-04

jr-the-wrinkles-of-the-city-in-istanbul-05

jr-the-wrinkles-of-the-city-in-istanbul-06

jr-the-wrinkles-of-the-city-in-istanbul-07

jr-the-wrinkles-of-the-city-in-istanbul-08

jr-the-wrinkles-of-the-city-in-istanbul-09

jr-the-wrinkles-of-the-city-in-istanbul-10

jr-the-wrinkles-of-the-city-in-istanbul-11

jr-the-wrinkles-of-the-city-in-istanbul-12

jr-the-wrinkles-of-the-city-in-istanbul-13

jr-the-wrinkles-of-the-city-in-istanbul-14

jr-the-wrinkles-of-the-city-in-istanbul-15

jr-the-wrinkles-of-the-city-in-istanbul-16

jr-the-wrinkles-of-the-city-in-istanbul-17

jr-the-wrinkles-of-the-city-in-istanbul-18

Seth – A Series of Murals in China

29/05/2015

seth-a-series-of-murals-in-china-01

Nuovo aggiornamento per Seth, il famoso interprete Francese giramondo nelle scorse settimane si è spostato in Cina per la seconda parte del suo viaggio, dove ha avuto modo di realizzare una nuova serie di interventi.
A distanza di qualche mese dalla precedente incursione che tanto ci aveva colpito (Covered), Julien Malland aka Seth torna qui proponendo una nuova serie di pezzi dai contenuti e dagli stimoli differenti. A catalizzare questo nuovo viaggio troviamo come sempre la particolare pittura dell’autore, incentrata su un binario emotivo e caratterizzata da una profonda immersione all’interno del tessuto sociale dei luoghi dove visita. È innegabile come proprio gli stimoli culturali, tradizionali e folkloristici dei paesi che l’artista visita, vadano ad influenzare le sue particolari pittura. L’idea è quella di un dialogo approfondito con la comunità locale attraverso simboli e figure che ne richiamano l’aspetto e la cultura appunto. L’artista, atalizzando una personale riflessione sull’uomo, spinta da un sentimento onirico, metafisico, dove gli stessi personaggi vengono proiettati in un limbo irreale, tocca e stimola impulsi ed emozioni differenti.
Ad accompagnare questo particolare impulso tematico, troviamo la volontà dell’interprete di porre in essere un dialogo approfondito con lo spazio di lavoro, laddove le stesse superfici scelte, le componenti e le peculiarità architettoniche delle stesse, divengono parte attiva del processo e del risultato finale.
La prima parte del viaggio ha visto Seth lavorare ad un progetto congiunto presso l’Opera di Pechino. Realizzata presso la Power Station of Art, il più grande istituto di arte contemporanea a Shanghai, la pittura è realizzata in collaborazione con calligrafo Hong He Ping e vede due bambini che giocano con le maschere tradizionali cinesi isprirate agli spettacoli del Teatro dell’Opera di Pechino. Nella seconda fase l’interprete ha avuto modo di lavorare ad una decina di nuovi interventi a sostegno della marcia di beneficenza a Fengjing, località rurale ad un ora da Shangai. Aldilà della bella infornata di interventi, che coprono vecche case, cancelli, dighe, bancarelle, tutte focalizzate su temi che richiamano la vita rurale, a spiccare è l’opera realizzata insieme al pittore Cao Xiu Wen. In questa particolare pittura Seth realizza il corpo di una ragazza mentre tutt’intorno vanno a svilupparsi una serie di piccole casupole.
Ad accompagnare il nostro testo una ricca serie di immagini con tutti i dettagli di questo nuovo viaggio, dateci un occhiata, e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti sul lavoro dell’interprete.

Pics via AM

seth-a-series-of-murals-in-china-02

seth-a-series-of-murals-in-china-03

seth-a-series-of-murals-in-china-04

seth-a-series-of-murals-in-china-05

seth-a-series-of-murals-in-china-06

seth-a-series-of-murals-in-china-07

seth-a-series-of-murals-in-china-08

seth-a-series-of-murals-in-china-09

JADE – New Mural in Barranco, Lima

29/05/2015

jade-new-mural-in-barranco-lima-01

Nuovo aggiornamento per JADE, il grande artista Peruviano nei giorni scorsi si è sposta nel quartiere di Barranco a Lima, qui, in occasione dei lavori per il Muraliza El Barrio Festival, ha da poco terminato un nuova e potente pittura.
Senza dubbio tra gli artisti Sudamericani che maggiormente apprezziamo e teniamo in considerazione, abbiamo seguito fin da subito lo sviluppo stilistico dell’interprete, raccontandovi di una pittura intensa, profondamente legata al luogo ma soprattutto alla gente, per un costante dialogo di riflessione e delicatezza unico nel suo genere.
JADE ha saputo mostrarci differenti anime, indirizzi spesso eterogeni con i quali interagire con lo spazio pubblico in funzione di una pittura quanto mai capace di stimolare e pizzicare le corde più sensibili di chi osserva. Esiste in questo senso un legame tra l’autore e la sua gente, un filo continuamente percorso ed arricchito, pittura dopo pittura, attraverso il quale l’interprete ha posto in essere un dialogo serrato ed emotivo. L’artista è profondamente legato al suo popolo, alle sue sofferenze, le sue difficoltà ma anche le sue gioie e gli attimi spensierati, un legame questo che spesso lo ha portato ad impegnarsi in progetti a carattere sociale, e soprattutto a sviluppare un personale vettore visivo in grado di entrare in sintonia con chi osserva. Sono infatti i suoi iconici personaggi a sostenere la sua intera produzione. Questi ultimi entrano così in armonia con i luoghi e con la gente del posto, connettendosi, supportando e mettendo l’accento su una specifica situazione, temi e riflessioni, rappresentando nella loro grande cornice emotiva l’opportunità di una condivisione e di un tramite espressivo potente e ridondante.
Quest’ultima fatica dell’artista da una parte raccoglie gli ultimi stimoli pittorici che così fortemente ne hanno mutato l’approccio stilistico, dall’altra come sempre l’eredità del luogo. All’autore viene infatti affidata la pittura di questa porzione di parete a pochi passi dal Ponte de Sospiri, luogo tra i più belli e visitati, per storia e per tradizione, della zona e soprattutto celebrazione stessa dell’amore. Parte da qui lo spunto di JADE, per una pittura che vuole entrare inevitabilmente a contatto con questi spunti tematici, rielaborandoli attraverso il particolare approccio pittorico. In questa zona è possibile imbattersi in molti amanti, mariti e famiglie, è dedicata a loro questa intensa pittura, una celebrazione accompagnate dalla parole del poeta locale Martin Adan. Intenso.
In calce al nostro testo, come consuetudine una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti.

Pics by The Artist

jade-new-mural-in-barranco-lima-02

jade-new-mural-in-barranco-lima-03

jade-new-mural-in-barranco-lima-04

jade-new-mural-in-barranco-lima-05

jade-new-mural-in-barranco-lima-06

jade-new-mural-in-barranco-lima-07

Morik – New Mural in China ispired by Klimt

29/05/2015

morik-new-mural-in-china-ispired-by-klimt-01

Torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di Morik, l’artista Russo nei giorni scorsi si è spostato in Cina dove ha avuto modo di lavorare ad un nuovo intervento direttamente ispirato al famoso quadro di Klimt “La Vergine”.
Ancora una volta il confronto con le produzioni firmate da Morik, passa per il duplice canale espressivo e pittorico che accompagna le sue produzioni. Una duplice identità scandita da due differenti percorsi capaci di far convivere impulsi figurativi ed astratti, sotto un unico stimolo pittorico.
Alla base di questa particolare scelta, c’è la volontà dell’interprete di approfondire e sviluppare una personale raffigurazione dell’essere umano, che passa inevitabilmente per le due differenti espressioni visive. Coadiuvate da un impulso tonale piuttosto profondo e ricercato, le visioni dell’artista vengono stimolate proprio dall’utilizzo del colore in funzione degli stimoli differenti. Sono infatti le differenti alterazioni cromatiche ad imbastire la matassa astratta che letteralmente avvolge e fa da cadenza a ciascuna delle sue produzioni. Si animano quindi due differenti chiavi di lettura, da una parte i corpi ed i volti dei soggetti rappresentati e raffigurati attraverso una personale sintesi grafica, dall’altra invece una trama maggiormente criptica, capace di irretire e trasformare la percezione dello spazio e della superfice di lavoro. Si alimentano giochi prospettici, intensi cambi tonali che mutano e trasformano l’essenza stessa delle figure, piegate dalle forme e dagli elementi irregolari che compongono l’intricata trama, tassello dopo tassello, tra luci ed ombra. È infatti la suddivisione a caselle che alimenta l’intera struttura dell’opera, Morik gioca con differenti tonalità fino ad imbastire un percorso livellato, scandendo lo spazio e restituendo allo spettatore un ulteriore lettura dinamica. Lo stesso viene colto dalle immagini, dalla raffigurazioni che l’autore vuole mostrarci, al tempo stesso ne segue lo sviluppo attraverso queste grandi sezioni, componendo dettagli, forme e stimoli differenti.
Spostatosi nella zona del Monte Longhu, Morik propone “Miracle” un intensa opera che come detto, risulta direttamente connessa con il lavoro di Klimt. L’autore riflettere in senso ampio sulla vita, sull’uguaglianza di tutti gli esseri viventi, sulla nascita, sul cerchio della vita che di fatto risulta mai interrotto, raccogliendo questi spunti all’interno di una rappresentazione del grembo materno, ‘fonte inestimabile e sacra della vita’.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto in compagnia della bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti.

Pics via our friends from Vltramarine

morik-new-mural-in-china-ispired-by-klimt-02

morik-new-mural-in-china-ispired-by-klimt-03

morik-new-mural-in-china-ispired-by-klimt-04

3ttman – New Mural for Festival PopUp!

29/05/2015

3ttman-new-mural-for-festival-popup-01

Ci spostiamo a Fabriano, in occasione dei lavori per il bel Festival PopUp!, ritroviamo con piacere 3ttman, l’autore, membro del collettivo NOV9, ha da poco terminato di trasformare questa grande cisterna dei pressi della stazione cittadina.
Abbiamo quindi l’opportunità di apprezzare nuovamente il particolare immaginario dell’autore, traslato qui all’interno di una insolita superfice che, piuttosto che difficoltà intrinseca, diviene peculiarità stessa dell’opera attraverso uno sviluppo progressivo e motorio, certamente ben riuscito.
Abbiamo spesso avuto il piacere di approfondire l’operato di 3ttman, coinvolti più che mai all’interno del particolare immaginario dell’artista, spesso proiettato su superfici e pareti di grande dimensione. La totalità degli interventi proposti dall’autore, si sviluppano attraverso un numero incredibile di personaggi e figure surreali e bizzarre, queste vanno letteralmente ad irretire lo spazio a disposizione, generando una sequenza di immagini, spunti e riflessioni, di vario tipo. Cambiando quindi l’aspetto e l’assetto degli spazi a disposizione, l’interprete sceglie di affidarsi ad una sintesi grafica ideale risultato delle personali fascinazioni dal mondo dell’illustrazione, a quello del fumetto, attraverso le quali, prendono forma e sostanza i particolari characters.
Elemento portante è però senza dubbio il colore, ciascuna delle opere realizzate dall’artista, vive a stretto contatto con una radica e forte appartenente cromatica. Un vera e propria esplosione di tinte e tonalità differenti che compongono ed articolano l’universo narrativo dell’autore. Ciascuno dei colori viene utilizzando seguendo un preciso schema visivo, atto da una parte ad alimentare il forte senso di movimento che accompagna ciascuna delle immagini, dall’altra a dare equilibrio a ciascuno dei personaggi rappresentati.
L’impatto diviene quindi fragoroso, emozionale, ci si ritrova ad osservare ciascuno dei soggetti proposti tentando di scardinare la chiave di lettura, il racconto, l’idea o semplicemente il concetto, che lo stesso interprete ha voluto esprimere.
Per la sua partecipazione al festival, 3ttman propone “La Catena dell’Evoluzione”. L’intervento è un opera in senso ciclico, una catena come lo stesso nome ricorda, e vede una serie di soggetti letteralmente susseguirsi sulla superfice di lavoro, in una catena umana sottolineata dalla presenza delle catene reali che legano ciascuno dei characters, a quello successivo.
Null’altro da aggiungere, ad accompagnare il nostro testo alcuni scatti con le fasi di realizzazione di quest’ultimo progetto e del bel risultato finale, mettetevi comodi e dateci un occhiata, nei prossimi giorni continueremo il nostro viaggio tra le meraviglie del festival. Stay tuned!

Thanks to The Festival for The Pics

3ttman-new-mural-for-festival-popup-02

3ttman-new-mural-for-festival-popup-03

3ttman-new-mural-for-festival-popup-04

3ttman-new-mural-for-festival-popup-05

3ttman-new-mural-for-festival-popup-06

3ttman-new-mural-for-festival-popup-07

3ttman-new-mural-for-festival-popup-08

3ttman-new-mural-for-festival-popup-09

3ttman-new-mural-for-festival-popup-10

108 for Memorie Urbane 2015

29/05/2015

108-for-memorie-urbane-2015-03

Prosegue il nostro viaggio tra le meraviglie del Memorie Urbane, tra gli ospiti di spessore ritroviamo con piacere 108, il grande artista italiano nei giorni scorsi si è impegnato nella realizzazione di due nuovi interventi, portando in dote tutto il personale approccio stilistico.
La forza di una pittura astratta, sta tutta nella capacità di veicolare impulsi e percezioni personali sia in chi osserva l’opera, ma sopratutto nell’artista stesso che l’ha concepita. Si tratta quindi di una amalgama, che raccoglie gli stimoli del momento, la personale ricerca dell’autore, in funzione dello spazio e del luogo di lavoro, proiettando sullo stesso visioni e sviluppi di volta in volta inaspettati. Nel nostra raccontarvi 108 ci siamo spesso confrontati con la volontà dell’artista di sviluppare ed imbastire percorsi differenti, forme inaspettate, variando nell’aspetto e nell’equilibrio delle stesse, ma lasciando comunque inalterato il cuore tematico della sua ricerca.
La natura nella sua essenzialità, nel suo spirito intrinseco, rappresenta per l’autore italiano il punto di partenza per una commutazione della forma cadenzata dall’utilizzo del nero come principale vettore tonale. Le forme dell’interprete hanno subito nel corso del tempo trasformazioni cicliche, passando da una silhouette morbida e delicata, a istanti più diretti ed incisivi, laddove, utilizzando differenti tonalità ed imbastendo con le stesse un corpo sfaccettato, queste grandi masse hanno saputo costantemente sorprenderci ed avvolgerci attraverso inaspettate configurazioni. Le intermittenze di colore, sviluppate come nodo fondamentale nello sviluppo delle forme, hanno visto l’artista ragionare sul equilibri tonali differenti e proporre corpose matasse di tinte e colori differenti che di fatto si discostano dal nero pece.
La partecipazione del campione italiano al Festival, ci offre l’opportunità di confrontarci con due differenti lavori, il primo, dipinto sulla parete esterna del cimitero di Gaeta, ha visto l’interprete proseguire nella sua naturale declinazione pittorica. E’ la seconda opera, quella dipinta sulla facciata esterna della Pinacoteca di Arte Contemporanea di Gaeta, a lasciare stupiti, con l’autore che sviluppa un corpo di lavoro direttamente connesso con la personale influenza del grande Alberto Burri nella sua stessa ricerca.
L’impatto con quest’ultima fatica di 108, scuote ed avviluppa, vede l’interprete commutare figure ed elementi differenti che, in un piano verticale, vanno a generare una matassa di forme e figure cromatiche inaspettate. A stupire è anzitutto il massiccio utilizzo di colori e tinte differenti che vanno ad dare forma e sostanza a ciascuno degli elementi che compongono il puzzle finale. L’immagine è infatti cadenzata attraverso l’unione di figure, questa volta, maggiormente sfilacciate, che vanno letteralmente a sostenere la grande matassa total black posta nella parte superiore. L’artista produce e commuta elementi irregolari, servendosi di tasselli e sovrapposizioni cromatiche differenti, gioca con l’idea di vuoto e pieno, stimola un senso di precarietà, immette percorsi lineari all’interno delle sue forme, fino a costruire un puzzle armonico ed equilibrato che si apre ed esercita tutto il suo impatto su tutta la superficie a disposizione. Scossi ed incuriositi, non possiamo fare altro che osservare e lasciarci trasportare.
Come consuetudine ad accompagnare le nostre parole, una intensa serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, mettetevi comodi, scrollate giù e dateci un occhiata, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Thanks to our friends from The Blind Eye Factory for The Pics

108-for-memorie-urbane-2015-02

108-for-memorie-urbane-2015-01

108-for-memorie-urbane-2015-04

108-for-memorie-urbane-2015-05

108-for-memorie-urbane-2015-06

108-for-memorie-urbane-2015-07

108-for-memorie-urbane-2015-08

108-for-memorie-urbane-2015-09

108-for-memorie-urbane-2015-10

108-for-memorie-urbane-2015-11

108-for-memorie-urbane-2015-12

108-for-memorie-urbane-2015-13

108-for-memorie-urbane-2015-14

108-for-memorie-urbane-2015-15

108-for-memorie-urbane-2015-16

108-for-memorie-urbane-2015-17

CASE for Memorie Urbane 2015

28/05/2015

case-for-memorie-urbane-2015 (1)

Nuovo aggiornamento dall’ottimo Memorie Urbane 2015, la rassegna si sposta a Valmontone per accogliere il lavoro di CASE, l’interprete Tedesco ha infatti da poco terminato di realizzare questa nuova pittura calamitando il consueto approccio stilistico e tematico.
Quest’anno più che mai Memorie Urbane ha scelto di fare le cose in grande, davvero in grande. La rassegna si sta spostando attraverso otto differenti centri urbani, ed alla fine dei lavori avrà ospitato qualcosa come quaranta artisti differenti al lavoro per le strade di Gaeta, Terracina, Fondi, Arce, Latina, Priverno, Caserta ed appunto Valmontone, ultima nostra tappa.
CASE rappresenta uno dei quattro membri della famigerata Ma’Claim Crew, compagine formata nel 2000 da alcuni tra i nomi di spicco della scena tedesca. Ad accomunare ciascuno dei membri è anzitutto l’abilità con la bomboletta ma soprattutto la ferma intenzione di sviluppare le proprie opere attraverso una impostazione iperrealistica, quasi fotografica, per un impatto finale certamente profondo e ridondante.
L’impronta dell’interprete si sviluppa quindi in funzione di una pittura votata al realismo, alla generazione di immagini e visioni quanto più vicine alla realtà, attraversate da impulsi e tematiche differenti che vedono, nella personale fascinazione verso le mani, il suo principale fulcro tematico.
L’artista si lascia quindi affascinare dal corpo umano, con le mani che rappresentano strumento di dialogo per antonomasia e che divengono, attraverso le differenti declinazione che l’autore sceglie di utilizzare, protagoniste indiscusse di tutta la sua produzione in strada. L’interprete gioca con le percezioni di chi osserva, producendo da una parte un percorso visivo quanto mai più realistico possibile, dall’altra un piglio grafico in cui sovrapposizioni, giochi prospetti, l’utilizzo dei colori, va ad innescare spunti e riflessioni di vario tipo, impattando con lo spettatore, coinvolgendolo dal punto di vista percettivo e viscerale.
Quest’ultima fatica di CASE eredita tutto il particolare approccio pittorico dell’artista declinato attraverso una forte cadenza tonale che investe tutta l’opera. Lavorando quindi attraverso campionature cromatiche forti, riproducendo un vero e proprio riflesso su parte delle figure rappresentate, ecco che vediamo due mani reggerne altre due. L’impressione è quella di una riflessione sulla costante voglia di apparire piuttosto che essere, sulla ricerca spasmodica di denaro, simboleggiato qui attraverso le due mani placcate e tempestate di gioielli ed anelli.
Scrollate giù, in calce al nostro testo alcuni scatti con i dettagli di quest’ultima opera in aggiunta alle immagini durante le fasi di realizzazione, mettetevi comodi e dateci un occhiata, presto nuovi aggiornamenti dalla rassegna.

Thanks to The Festival for The Pics
Pics by Dante Corsetti

case-for-memorie-urbane-2015 (2)

case-for-memorie-urbane-2015 (3)

case-for-memorie-urbane-2015 (4)

case-for-memorie-urbane-2015 (5)

case-for-memorie-urbane-2015 (6)

case-for-memorie-urbane-2015 (7)

case-for-memorie-urbane-2015 (8)

case-for-memorie-urbane-2015 (9)

case-for-memorie-urbane-2015 (10)

case-for-memorie-urbane-2015 (11)

case-for-memorie-urbane-2015 (12)

case-for-memorie-urbane-2015 (13)

case-for-memorie-urbane-2015 (14)

case-for-memorie-urbane-2015 (15)

case-for-memorie-urbane-2015 (16)

Conor Harrington – New Mural in Walthamstow, London

28/05/2015

conor-harrington-new-mural-in-walthamstow-london-01

Con aggiornamenti sempre più sporadici, andiamo con piacere a dare un occhiata all’ultima fatica firmata da Conor Harrington, l’artista irlandese nei giorni scorsi ha terminato di realizzare questa nuova ed intensa pittura a Walthamstow, Londra.
È l’opportunità per tornare a varcare la soglia tra presente a passato, in una pittura di contestualizzazione che ha saputo sempre regalarci vibranti spaccati attraverso una pittura forte, intensa ed altamente catartica. Le produzioni di Conor Harrington vanno infatti a raccogliere l’eredità dei secoli precedenti, l’autore in particolare si sofferma sull’ottocento ed il settecento, evocando frammenti di memorie passate, vere e proprie scene di lotta, una rievocazione aulica e dai toni poetici. L’interprete ci mostra scazzottate tra gentiluomini, volti e figure regali capaci però di evocare reminiscenze con il presente, di attecchire allo stesso sottolineando come, nonostante il passare dei secoli, sia innegabile un senso ciclico della vita dell’uomo sulla terra. A scandire queste visioni troviamo un impulso pittorico ricercato, realistico nella sua forma più intensa, con corpose colate di vernice, atte proprie a sottolineare l’irruenza dei colpi, la forza degli stessi. Si tratta di una cifra stilistica altamente evocativa, l’attenzione si rivolge verso il movimento dei corpi, le pose plastiche, le stoccate, gli sguardi intensi e violenti dei protagonisti, il tutto viene accentuato da una prerogativa di movimento incentivata proprio dall’intensità e dalle gettate di vernice che ne evidenziano la forma e l’irruenza. Harrigton parte dagli scatti in studio, proponendo una visione realistica e lavorando attraverso una trama pittorica che ricorda proprio le pitture del passato, al tempo stesso l’impressione è quella di trovarsi di fronte ad una ipotetica finestra sul passato, scaglie di memoria che impattano sulle superfici proiettando e segnando lo spazio attraverso una forte emotività.
Quest’ultima fatica raccoglie appieno tutta l’esperienza pittorica e tematica di Conor Harrington attraverso una nuova immagine di lotta. A colpire è la scelta di non evidenziare i volti ed i corpi dei soggetti, e soprattutto una approccio pittorico che, rispetto a quanto siamo soliti aspettarci, risulta meno dettagliato, più corposo ed impastato, per una differente direzione stilistica che ci sentiamo di approvare.
In attesa, speriamo, di nuovi aggiornamenti, vi lasciamo ad una bella ed intensa serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, mettetevi comodi e dateci un occhiata, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Pics by LDNGraffiti via San

conor-harrington-new-mural-in-walthamstow-london-02

conor-harrington-new-mural-in-walthamstow-london-03

conor-harrington-new-mural-in-walthamstow-london-04

conor-harrington-new-mural-in-walthamstow-london-05

conor-harrington-new-mural-in-walthamstow-london-06

Gio Pistone x Nicola Alessandrini for Festival PopUp!

28/05/2015

gio-pistone-nicola-alessandrini-for-festival-popup-01

Ci spostiamo a Castelbellino, qui in occasione dei lavori per il Festival PopUp! ritroviamo Gio Pistone e Nicola Alessandrini che hanno da poco terminato di realizzare questa intensa pittura trasformando completamente il deposito merci della stazione dei treni della cittadina.
Curato da MAC Manifestazioni Artistiche Contemporanee, il festival, che prende all’interno del territorio dei Colli Esini Frassasi, si sviluppa con l’intento di connettere gli artisti stessi con le bellezze paesaggistiche e naturali di questi luoghi. Al tempo stesso c’è la volontà di raccontare il territorio, attraverso un impulso artistico legato alla strada, e con esso riflettere sul valore dello stesso. Stiamo seguendo con interesse lo sviluppo della rassegna con l’opportunità di approfondire il lavoro di alcuni degli artisti di punta della nostra scena, alle prese con spazi e pareti certamente importanti.
Gio Pistone e Nicola Alessandrini rinnovano qui la loro solida collaborazione tornando a lavorare a quattro mani e producendo come sempre il consueto e particolare spaccato visivo che, da una parte raccoglie l’eredità sintetica della pittura della prima, dall’altra le fascinazioni ed il tratto cruento del secondo. Entrambi gli interpreti sviluppano un canale comunicativo con lo spettatore con il fine specifico di tratteggiare una personale analisi dell’essere umano.
Gio Pistone, servendosi di colori forti e sgargianti, esercita una personale sintesi in cui i protagonisti indiscussi sono i suoi iconici personaggi. Queste bizzarre figure, veri e propri mostri, catalizzano l’attenzione, impattano lo spazio muovendosi all’interno dello stesso, correndo, fuggendo, empatizzano con lo spettatore attraverso personali sentimenti che, nonostante il loro particolare aspetto, li mettono di fatto alla stregua di una persona. Sta qui la scintilla, nella capacità di entrare in simbiosi con chi osserva, laddove la stessa artista italiana sviluppa le proprie opere proiettando sui suoi characters tutto il vasto spettro di emozioni e stimoli emotivi appartenenti all’essere umano. C’è quindi una riflessione di base, sulla fragilità, sulla mostruosità, sulle paure e sulle sensazioni che contraddistinguono l’uomo e che, riversandosi su queste particolari figure, producono un effetto empatico ed introspettivo. Dal canto suo Nicola Alessandrini si connette con uno spettro più oscuro, cruento e malinconico approfondendo una particolare riflessione sull’essere umano. L’artista prosegue nel portare avanti una ricerca rabbiosa, violenta e catartica, in una personale raffigurazione dei tempi e dell’uomo moderno. L’idea dell’autore è quella di una reinterpretazione dell’esistenza e della condizione dell’essere umano. Quella che emerge è una cadenza cupa e tetra dove la carne e l’aspetto, divengono contenitori passivi, si trasformano lasciando scorrere il marciume, il malessere quotidiano, diventando l’ideale specchio di un animo corrotto, lesionato, in una metastasi visiva che non lascia scampo.
Raccogliendo le rispettive ricerche i due autori italiani presentano “Aia”, ultima fatica con la quale vanno ad interloquire con la totalità delle facciate della piccola struttura. La trasformazione dello spazio avviene avviene attraverso una forte interazione pittorica, laddove le figure dipinte, si sviluppano attraverso i colori saturi di Gio Pistone ed i vivissimi dettagli che caratterizzano la pittura di Nicola Alessandrini, il tutto raccolto qui, all’interno di una rappresentazione che strizza l’occhio alla natura ed agli animali in particolare.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultimo intervento, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi approfondimenti dalla rassegna.

Thanks to The Festival for The Pics
Pics by Francesco Marini

gio-pistone-nicola-alessandrini-for-festival-popup-02

gio-pistone-nicola-alessandrini-for-festival-popup-03

gio-pistone-nicola-alessandrini-for-festival-popup-04

gio-pistone-nicola-alessandrini-for-festival-popup-05

gio-pistone-nicola-alessandrini-for-festival-popup-06

gio-pistone-nicola-alessandrini-for-festival-popup-07

gio-pistone-nicola-alessandrini-for-festival-popup-08

gio-pistone-nicola-alessandrini-for-festival-popup-09

gio-pistone-nicola-alessandrini-for-festival-popup-10

Crisa – New Mural in Poblenou, Barcelona

28/05/2015

crisa-new-mural-in-poblenou-barcelona-01

Nuovo aggiornamento per Crisa, l’artista Italiano nelle scorse settimane si è spostato a Barcellona in Spagna, qui nel quartiere di Poublenou ha avuto modo di realizzare questa nuova ed intensa pittura catalizzando il consueto immaginario.
Questi ultimi mesi hanno rappresentato e continuano a rappresentare un momento di transizione, un percorso introspettivo in cui lo stesso autore sta mano a mano portando la propria stilistica verso nuove direzioni tematiche e visive. È quindi un momento di trasformazione cosciente, in cui l’interprete continua ad aggiungere e sottrarre, a sperimentare nuove soluzioni tonali, ma soprattutto a sviluppare la personale analisi.
L’approccio di Crisa è sempre stato cadenzato dalla volontà dell’autore di riflettere sull’equilibrio che persiste tra l’ambiente urbano e quella naturale, laddove la figura dell’essere umano, seppure di fatto scomparsa dalle sue produzioni, risulta essere l’effettivo destinatario di questo spunto. Non è presente, ma la si intravede dei profili dei palazzoni, nelle parabole delle televisioni e nei tralicci, tutto un universo di simboli ed elementi che compone la città.
È in particolare la continua lotta tra questi due universi distanti, ad aver caratterizzato la totalità delle produzioni firmate dall’artista. Uno scontro in cui di volta in volta l’intensità dell’elemento naturale, scandito da colori come il giallo ed il verde, viene posta a confronto con quella del grigio, colore simbolo del cemento. Nelle corpose figure imbastite emerge quindi una componente organica a confronto con una più sostanziale, tangibile, in une esplosione di dettagli ed elementi che inevitabilmente ci porta a confrontarci con una forte sensazione di movimento.
La riflessione dell’autore passa quindi per una raffigurazione dell’habitat dell’essere umano, dalla città, come mostra senziente e prigione di cemento, alla natura che tenta di riappropriarsi degli spazi e del suo giusto posto. Una situazione di squilibrio e precarietà, alimentata dalla scelta dell’interprete di aggiungere un nuova figura e componente all’interno delle sue produzioni.
Le strutture in legno, precarie ed instabili, tentano di sostenere le grandi forme firmate da Crisa, il groviglio di elementi organici e cemento, si insinuano in questa disputa come elemento neutro, per raccogliere l’eredità di una triplice visione. L’uomo ed il suo spazio, la sua costante esigenza di un proprio luogo, tra natura e città, in quello che diviene uno stato di precarietà intrinseca.
In quest’ultima fatica, dal titolo “La chiusura del cerchio”, Crisa riflette in particolare sull’elemento naturale in funzione di una instabilità rappresentata nuovamente dalle strutture in legno. Vediamo una ricchissima matassa di piante che letteralmente invadano l’intreccio di tavole, le farfalle che a cascata si distaccano dal loro habitat in quella che diviene una rappresentazione della chiusura di una fase della vita, una svolta verso la rinascita.
Ad accompagnare il nostro testo una bella e ricca serie di scatti con i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Artist for The Pics

crisa-new-mural-in-poblenou-barcelona-02

crisa-new-mural-in-poblenou-barcelona-03

Sten & Lex – New Mural for ALTrove Festival 2015

28/05/2015

Sten & Lex-new-mural-for-altrove-festival-2015-01

Giù il sipario sull’eccellente ALTrove Festival, sono Sten & Lex a chiudere i lavori della rassegna di Catanzaro con un nuovo intervento, come sempre interconnesso con il tessuto urbano e sociale della citta Calabrese.
Questa fatica di Sten & Lex è l’ultima eredità alla città, l’ultimo lasciato nonché perla finale di un progetto che mai come quest’anno ha saputo catalizzare la nostra attenzione, smuovere sentimenti e stimoli differenti. La rassegna di Catanzaro ha saputo agire come un fiume in piena travolgendo, abbattendo e modellando gli spazi della città con un obiettivo specifico, sinergia di intenti tra gli organizzatori e gli stessi artisti selezionati.
Fin dalla prima edizione il progetto ha voluto gettare le basi per un cambiamento attivo, capace di calamitare l’attenzione della cittadinanza, risvegliare le menti e procedere spedito verso una idea di quotidianità differente. C’è stata la volontà di imbastire uno spazio ‘metafisico’ scandito proprio dalle opere degli autori chiamati a lavorare, un altrove appunto, capace di guardare e di far guardare Catanzaro, sotto un occhio differente, un piglio del tutto nuovo, in grado di spazzare via l’apatia e di promuovere la voglia di fare. Ciascuno degli spazi messi a disposizione degli artisti è stato ben studiato in funzione della loro prerogativa stilistica, con una scelta generale che ha saputo premiare l’astratto, un impulso criptico e personale, come ideale volano e propellente sensoriale ed emozionale. In questo senso ci siamo confrontati con opere che scavando affondo nelle nostre percezioni, divengono personali, si innestano sotto la pelle, producendo un riverbero emotivo, impulsi e riflessioni differenti.
Quella di Sten & Lex è la decima, la chiusura del cerchio, ancora una volta in grado di dialogare e trasformare attivamente lo spazio. Prende vita su un brutale muro di contenimento in cemento armato a due passi dai giardini di San Leonardo, storico punto di riferimento per gli adolescenti della città, che rinasce qui trainato da una nuova visione prodotta dal duo romano.
Dal titolo “Abeti”, l’opera è una nuova interpretazione sintetica del duo italiano. Sten & Lex calamitano anche qui la personale cifra stilistica, rimodellando lo spazio in funzione delle personali percezioni, di segni e tracce criptiche, lasciando qui più che mai, totale libertà di interpretazione a chi osserva. Persi tra le linee che si susseguono, in quello che diviene un codice binario-visivo interrotto, inceppato, stimolando il passante attraverso una interazione con la superfice e la matrice del lavoro, come sempre staccabile, rivelando nuove tracce, distorcendo ed ampliando la dimensione della stessa parete.
Ad accompagnare il nostro testo, consueta selezione di scatti, se volete approfondire nella nostra sezione trovate tutti i lavori realizzati per la rassegna, il consiglio è quello di darci un occhiata.

Thanks to The Festival for The Pics
Pics by Angelo Jaroszuk Bogasz

sten-lex-new-mural-for-altrove-festival-2015-02

sten-lex-new-mural-for-altrove-festival-2015-03

Sten & Lex-new-mural-for-altrove-festival-2015-04

DissensoCognitivo – “Biosfera” New Mural at Italterminal

27/05/2015

dissensocognitivo-new-mural-at-italterminal-01

Ci spostiamo a Ravenna, dopo qualche settimana ecco tornare al lavoro il DissensoCognitivo, l’interprete italiano ha da poco terminato di realizzare una nuova pittura sulla facciata esterna dell’Italterminal, portando in dote nuovi ed interessanti spunti.
Il fascino delle produzioni firmate dal DissensoCognitivo sta tutto nella particolare ed unica narrazione che l’interprete ha saputo in questi anni portare avanti, uno stimolo tematico interconnesso profondamente con il processo e con le particolarità di una pittura che non hai mai smesso di stupirci e che continua a stimolarci.
Affascina la narrazione dell’autore, lo fa attraverso una sensibilità per l’oscuro, per il drammatico, uno slancio tematico sviluppato in funzione di una riflessione sui tempi moderni, sul quotidiano, attraverso uno sguardo proiettato verso un futuro ipotetico, quanto mai possibile e sinistro nella deriva intrapresa dell’essere umano. Le finestre temporali realizzate dall’artista, incombono potenti e risonanti nello spazio pubblico, i corpi, i volti, i panorami desolati fanno la loro apparizione, procurando stimoli differenti, lasciandoci puntualmente interrogati, angosciati, perplessi. L’uomo nella sua brama di potere, di immortalità, è stato letteralmente soggiogato dalla sua stessa tecnologia, abbandonando l’aspetto che conosciamo, perdendo la propria identità ed il proprio spirito, trasformandosi in organismo silenti, trascinandosi all’interno di un mondo in ginocchio e distrutto da lui stesso. C’è un confronto con creature antropomorfe, vago ricordo dell’esistenza dell’uomo, un pessimismo in cui questi esseri risultano dilaniati da innesti biomeccanici, risultano malinconici, aberranti, veri e propri incubi di carne cruda incapaci di esprimersi, senza identità, privi di vita, unicamente mossi dall’istinto.
I personaggi mossi dall’immaginazione del DissensoCognitivo rappresentano quindi una travalicazione della realtà, al tempo stesso attecchisco alla stessa, mostrandoci un futuro negativo, un oblio direzionale che pare attenderci se non cambiano rotta. Al tempo stesso l’intelligenza dell’artista è quella di muovere inevitabilmente una critica sui tempi attuali, vero e proprio preambolo di una fine non certa, ma possibile. Spaventa quindi l’autore, sottolinea con cinismo le difficoltà e la costante sete di potere che accompagna i tempi attuali, producendo un riverbero temporale che assume le sembianze di mostri e figure oscure, specchio diretto di ciò che forse l’uomo già in questo momento rappresenta. Tra urla e striduli in un silenzio cieco ed abissale.
Dopo il salto i dettagli di quest’ultima fatica, con una nuova figura ad emergere da questa porzione di parete, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo, presto nuovi aggiornamenti.

Pics by The Artist

dissensocognitivo-new-mural-at-italterminal-02

dissensocognitivo-new-mural-at-italterminal-03

Remi Rough – New Mural in Rabat, Morocco

27/05/2015

remi-rough-new-mural-in-rabat-morocco-01

Prosegue il nostro viaggio tra le meraviglie dello Jidar Festival di Rabat in Marocco, tra gli ospiti di spessore Remi Rough che è tornato in strada, realizzando nei giorni scorsi questa nuova ed intensa pittura attraverso il consueto impulso stilistico.
In questi giorni stiamo seguendo con interesse lo sviluppo della rassegna Africana, c’è un roster di artisti di primissimo livello e soprattutto i grandi spazi che gli organizzatori hanno deciso di offrire loro, permettono di confrontarsi con dinamiche urbane del tutto inedite, nel migliore dei modi.
Avevamo lasciato l’interprete alle prese con la bella collaborazione firmata insieme al nostro Soda (Covered) ora a distanza di tempo eccolo tornare in strada, confrontarsi con una dimensione certamente di grande profilo, ed imbastire sulla stessa il consueto impulso astratto.
La ricerca di Remi Rough si basa su una costante ricerca sulla forma in funzione di una personale commutazione grafica. Gli elementi generati dall’autore si presentano sotto forma di figure accartocciate, spesse e voluminose, le vediamo aprirsi e svilupparsi in funzione della superfice di lavoro ed attraverso un rimarcato impatto tonale. Lavorando attraverso una precisa scala di colori, l’interprete si affida ad un moto geometrico stimolato e sviluppato in funzione di un moto costante in grado di dialogare con lo spazio e di stabilire nuove percezioni nello stesso. Le forme proposte si aprono e schiudono, si intersecano, rivelando nuove cromie, si slanciano rilasciando porzioni e piccoli elementi gravitazioni che ne accentuano il moto perpetuo, impattano la superfice proiettandosi ed auto alimentandosi in una corsa su percorsi architettonici di volta in volta differenti.
Per questa sua ultima fatica Remi Rough raccoglie il proprio immaginario mescolando le carte in tavola, dialogando profondamente con lo spazio a disposizione. Lo slancio avviene anzitutto dal basso, con una grande figura nera che avvolge parte della porzione di parete, dalla quale vediamo poi letteralmente emergere nuove ed inaspettate forme irregolari. C’è un passaggio ad un elemento in blu, un tuffo finale verso il bianco della parete, preceduto da una intermittenza tonale rappresentata dal giallo e dal viola che letteralmente vanno a intersecarsi con parte di quest’ultima massa. A concludere tutta una serie di elementi minori che vanno a campionare parte degli elementi e delle forme rappresentate.
Il risultato finale è un opera instabile, una proiezione che slancia la superfice facendola non solo risaltare rispetto alle altre limitrofe, – non poteva essere altrimenti per via del colore – ma che letteralmente distacca lo spazio, agisce come propellente tridimensionali, trasformando la percezione di questa porzione di parete e calamitando l’attenzione su di essa.
In calce al nostro testo alcuni scatti dell’intervento realizzato dal grande artista, dateci un occhiata, se invece vi siete persi i precedenti interventi realizzati per la rassegna, niente paura, nella nostra sezione tutti gli altri lavori di cui vi abbiamo già parlato.

Pics by The Artist

remi-rough-new-mural-in-rabat-morocco-02

remi-rough-new-mural-in-rabat-morocco-03

remi-rough-new-mural-in-rabat-morocco-04

remi-rough-new-mural-in-rabat-morocco-05

Axel Void – New Mural in Szopienice, Katowice

27/05/2015

axel-void-new-mural-in-szopienice-katowice-01

Axel Void nei giorni scorsi si è spostato a Szopienice, quartiere operaio di Katowice in Polonia dove ha avuto modo di realizzare, per la sua serie ‘Mediocre’, una nuova ed intensa pittura delle sue portando in dote nuovi ed interessanti spunti tematici.
Dopo la recente pittura realizzata giusto qualche giorno fa qui in Italia a Mosciano Sant’Angelo (Covered), Axel Void si sposta, andando a concretizzare un nuovo intervento capace come sempre di innescare profonde riflessioni sul contesto e sul tessuto sociale dove l’interprete va ad operare. La serie ‘Mediocre’ in questo senso raccoglie la volontà dell’artista di affacciarsi allo spazio pubblico attraverso un approfondimento vivo e profondo. Non si tratta quindi di una pittura passiva, quanto piuttosto di un processo che risulta estremamente legato alle differenti sfaccettature del luogo di lavoro. Quest’ultimo diviene perciò parte attiva, con le sue storie, le sue problematiche e le sue peculiarità, che divengono principale volano espressivo dell’opera finale. Void si affaccia a luoghi di difficoltà effettiva racchiudendo nelle proprie produzioni una personale sintesi emotiva di ciò che gli stessi hanno scatenato in lui.
Quest’ultima fatica è pensata come personale omaggio alla gente di Szopience, quartiere operaio ed umile, zona conflittuale, che, come spesso accade, ha riservato per l’interprete parecchie sorprese dal punto di vista prettamente umano, con lo stesso che ha stretto un forte legame con i bambini del posto, durante la settimana di lavoro su questo grande spazio pubblico.
L’opera prende vita su un grande edificio dove vivono tre famiglie, la struttura si trova accanto ai binari della stazione e di fronte alla fabbrica di zinco “Uta Utheman”. Lo stabilimento prende il nome dal proprietario Anton Uthemann, noto soprattutto per la sua continua lotta nel migliorare le condizione di vita dei lavoratori e del loro ambiente. La fabbrica, ci spiega l’artista, è stata la principale fonte di reddito di Szopienice fino dal 1834. Nel 2008 la fabbrica è stata chiusa. Gli abitanti del quartiere speravano che l’edificio fosse restaurato, ma nel 2011 ci fu un incendio (forse doloso), evento simbolo alla fine definitiva della fabbrica.
Partendo da questo Axel Void si interroga sul concetto di dicotomia, sulle cose che possono essere sia curative che dannose. Lo zinco in particolare, è un minerale vitale ma in grandi quantità risulta tossico. Utilizzando questo principio come metafora per gli aspetti della nostra vita quotidiana, Axel Void riflette su come il rimedio possa diventare il veleno. L’opera riflette proprio questo dualismo con una pittura che rappresenta una grande roccia di zinco con, al suo interno, l’immagine della fabbrica che brucia.
Come consuetudine per permettervi di apprezzare al meglio quest’ultima fatica, vi lasciamo ad una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultimo lavoro, dateci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Artist for The Pics

axel-void-new-mural-in-szopienice-katowice-02

axel-void-new-mural-in-szopienice-katowice-03

axel-void-new-mural-in-szopienice-katowice-04

axel-void-new-mural-in-szopienice-katowice-05

axel-void-new-mural-in-szopienice-katowice-06

axel-void-new-mural-in-szopienice-katowice-07

axel-void-new-mural-in-szopienice-katowice-08

axel-void-new-mural-in-szopienice-katowice-09

axel-void-new-mural-in-szopienice-katowice-10

axel-void-new-mural-in-szopienice-katowice-11

axel-void-new-mural-in-szopienice-katowice-12

axel-void-new-mural-in-szopienice-katowice-13

Ufocinque x Werther for CHEAP Festival 2015

27/05/2015

#chepfestival #streetart #streetposterart #bolognastreetart #

Tra gli ospiti di spessore di questa nuova edizione di CHEAP Festival ritroviamo con piacere Ufocinque e Werther, il duo tutto italiano ha da poco terminato di realizzare un nuovo intervento indoor, interamente su carta, all’interno degli spazi del TPO di Bologna.
Diciamolo subito, si tratta di un intervento inedito rispetto a quanto ci ha abituato la rassegna bolognese, i due autori ideano e realizzano per la prima volta un intervento indoor, utilizzando il supporto cartaceo come unico e principale medium. L’opera stessa, che prende vita su questo grande palco, vede i due artisti coprogettare un installazione site-specifica capace di combinare disegno e paper cut, svilupparsi su tre livelli differenti, per un totale di ben 75 metri totali di carta utilizzata.
Quello che ci troviamo di fronte è un intervento che raccoglie nel migliore dei modi i punti in comune dei differenti percorso artistici dei due interpreti. Ufocinque ha saputo mettere al centro della propria produzione la carta, sviluppando, attraverso la tecnica del paper cut, intensi scenari e visioni oniriche a tre dimensioni. Sta qui la magia delle produzioni firmate dall’autore Italiano, nella capaci di comporre attraverso una sottrazione di elementi, attraverso la generazione di layer che, nel loro insieme, vanno ad imbastire gli scenari desiderati. E’ proprio la struttura a livelli differenti che permette una lettura dello spazio e del piano dimensionale sfaccettata, in cui lo spettatore, ha libera interpretazione, e la luce rappresenta una sorta di coprotagonista, illuminando il supporto e generando intense combinazioni sceniche. Dal canto suo Werther è maggiormente legato al disegno in una personale ricerca che vede un forte connubio tra segno grafico e realistico. L’idea dell’artista è quella di commutare all’interno delle proprie produzioni elementi simbolici, l’equilibrio delle forma e la potenza delle icone al fine di imbastire un dialogo capace di abbracciare due distinti percorsi tematici. Da una parte la fascinazione per la storia antica ed attuale, con miti e personaggi pubblichi intrecciati tra loro, dall’altra l’elemento naturale, con forme e figure organiche, la perfezione delle geometriche che chiudono il cerchio di un approccio sospeso in un limbo tra mistico ed onirico.
Entrambi lavorano servendosi del bianco e del nero come unici stimoli tonali, l’essenzialità e l’equilibrio, entrambi giocano con le percezioni, commutando piani di visione differenti e rompendo la dimensione.
Lavorando anzitutto attraverso il disegno, che prende forma e sostanza sulle imponenti strisce di carta che compongono l’installazione, gli autori delineando spunti dal passato. Ci si ritrova ad osservare stilemi ed elementi architettonici di differenti epoche storiche, in perfetta simbiosi tra loro nel microcosmo di cellulosa creato con cura dai due artisti.
Dal titolo “Crono-philia”, l’opera appare come una gigantesca macchina del tempo capace di articolare immagini e visioni da differenti momenti passati, tra rimandi e suggestioni che si rifanno alle personali fascinazione dei due autori. Entrambi gli interpreti infatti raccolgono l’eredità del passato in una rielaborazione in cui gli aspetti formali, la cultura della storia dell’arte europea , vengono raccolti e contestualizzati all’interno di una nuova immagine. Se Werther sceglie di concentrarsi sulle culture dell’antichità, Ufocinque pone invece l’accento sul Medioevo, arrivando infine al Barocco, per una miscela che, nonostante le epoche differenti, appare assolutamente equilibrata e sopratutto poetica nella sua forma finale.
Dopo il salto potete ripercorrere insieme a noi le fasi di realizzazione di questo progetto fino al suo eccellente risultato finale, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti dalla rassegna e sul lavoro degli artisti.

Thanks to The Festival for The Pics
Pics by Pierfrancesco Lafratta, Federica Ciarlariello, Sonia Piedad Marinangeli, Valeria Altavilla

ufocinque-werther-for-cheap-festival-2015-02

#chepfestival #streetart #streetposterart #bolognastreetart #

ufocinque-werther-for-cheap-festival-2015-04

#chepfestival #streetart #streetposterart #bolognastreetart #

ufocinque-werther-for-cheap-festival-2015-06

ufocinque-werther-for-cheap-festival-2015-07

ufocinque-werther-for-cheap-festival-2015-08

ufocinque-werther-for-cheap-festival-2015-09

ufocinque-werther-for-cheap-festival-2015-10

#chepfestival #streetart #streetposterart #bolognastreetart #

ufocinque-werther-for-cheap-festival-2015-12

ufocinque-werther-for-cheap-festival-2015-13

ufocinque-werther-for-cheap-festival-2015-14

ufocinque-werther-for-cheap-festival-2015-15

ufocinque-werther-for-cheap-festival-2015-17

ufocinque-werther-for-cheap-festival-2015-18

ufocinque-werther-for-cheap-festival-2015-19

ufocinque-werther-for-cheap-festival-2015-20

ufocinque-werther-for-cheap-festival-2015-21

ufocinque-werther-for-cheap-festival-2015-22

ufocinque-werther-for-cheap-festival-2015-23

108 – New Murals for ALTrove Festival 2015

27/05/2015

108-new-mural-for-altrove-festival-2015-01

Battute finali per l’eccellente ALTrove Festival, tra i protagonisti di quest’anno, un altro grande nome della scena Italiana, 108 che ha nei giorni scorsi terminato di realizzare due nuovi interventi per le strade di Catanzaro.
Il viaggio che stiamo compiendo tra le opere realizzate per questa nuova edizione del festival Calabrese continua a scuoterci, a caricarci di sensazioni e spunti personali. Abbiamo abbracciato pienamente l’idea degli organizzatori di sviluppare la totalità della rassegna in funzione di un linguaggio differente, maggiormente criptico, più personale, attraverso il quale veicolare l’essenza stessa del progetto. Abbiamo ribadito più volte, nel nostro raccontarvi gli scenari del tutto inediti aperti e raffigurati dagli artisti scelti in questa edizione, l’intrinseca volontà di proiettare attraverso la pittura, una voglia di cambiamento, un esercizio per la mente capace di sopperire e trasformare la negatività e l’indolenza in un sentimento propositivo. L’idea stessa di Altrove come rimedio al ristagnamento intellettivo, sociale ed economico che ha colpito queste zone, il colore, il dialogo con lo spazio urbano, che torna finalmente a pulsare, come principale leva emotiva e quanto mai in grado di stabile un nuovo e differente equilibrio percettivo. Sta tutta qui la magia del Festival, l’idea stessa di pensiero, la possibilità e l’opportunità che tornano a circolare nelle congetture, e lo fanno attraverso la proposta degli artisti – più che mai in forma qui – che hanno saputo dare corpo e sostanza ad un universo differente, del tutto nuovo, una dimensione visiva inaspettata, capace di scansare e proporsi come nuova realtà, l’altrove che attecchisce e sostituisce, nella più potente dei risultati finali.
L’approdo di 108 coincide inevitabilmente con una nuova riflessione, è in particolare lo spazio dipinto presso l’Ex Mercato di Catanzaro Lido a catturare la nostra attenzione. Dal titolo “Nel regno dei Feaci” la proposta dell’autore raccoglie l’eredità storica del posto, si riconnette con le sue origini, con il popolo dei Feaci che secondo la mitologia Omerica ospitò ed accolse benevolmente l’arrivo di Ulisse in queste terre. Quest’opera in particolare, prende vita su edificio considerato motore sociale e punto di riferimento per i cittadini, ora abbandonato, in cattivo stato manutentivo, nel suo più razionale, simmetrico e decadente aspetto. L’intervento del campione Italiano ne rivendica l’intrinseca importanza, un anno dopo la mega collaborazione tra Tellas, Ciredz, Martina Merlini e Moneyless (Covered), ponendolo nuovamente al centro del dibattito cittadino, trasformandolo in un monumento dedicato all’astrattismo italiano, con la scelta dell’artista che non poteva che ricadere su 108.

Thanks to The Festival for The Pics
Pics by Angelo Jaroszuk Bogas

108-new-mural-for-altrove-festival-2015-02

108-new-mural-for-altrove-festival-2015-03

108-new-mural-for-altrove-festival-2015-04

108-new-mural-for-altrove-festival-2015-05

108-new-mural-for-altrove-festival-2015-06

108-new-mural-for-altrove-festival-2015-07

108-new-mural-for-altrove-festival-2015-08

108-new-mural-for-altrove-festival-2015-09

108-new-mural-for-altrove-festival-2015-10

108-new-mural-for-altrove-festival-2015-11

INTI – New Mural in Rabat, Morocco

26/05/2015

inti-new-mural-in-rabat-morocco-01

Occhi puntati a Rabat in Marocco, tra gli ospiti dell’ottimo Jidar Festival ritroviamo INTI che ha da poco terminato di dipingere questa grande parete, portando in dote nuovi ed interessanti spunti legati al particolare luogo di lavoro.
Avevamo lasciato l’artista a Nuova Delhi in occasione dei lavori per il bel St+art Delhi 2015 (Covered) ora a distanza di tempo eccolo tornare su grande superfici con un nuovo intervento, catalizzato da interessanti novità stilistica ed un maggiore approfondimento tematico. Dal titolo “Exodus”, quest’ultima pittura vede l’artista Cileno confrontarsi con uno degli aspetti più controversi del Marocco. Lo stato africano rappresenta infatti una sorta di porta verso il sogno europeo, una terra di passaggio verso un futuro migliore per tutti quegli immigrati africani, destinazione finale per la stragrande maggioranza di loro, che tenta di affacciarsi in Europa con sogni e speranze al seguito.
Parte da qui la riflessione di INTI e si sviluppa ancora una volta unificando questa rilevante e forte identità tematica con quelle che sono le caratteristiche tipiche del suo stesso approccio stilistico. Sono come sempre i particolari characters a farsi carico della profondità espressiva delle opere, volano e propellente unico di una realizzazione surreale e mistica. Attraverso una commutazione degli abiti, e del loro stesso ed intrinseco aspetto, l’interprete stimola lo spettatore investendolo di forti e caratteristici dettagli. Da una parte tutto il carattere dei simboli, del folklore e delle tradizioni della cultura Sudamericana – in particolare quella Cilena – che emergono attraverso una commutazione degli abiti dei soggetti, dettagli ed elementi ornamentali che ciclicamente l’autore va ad utilizzare e che impattano la forma e l’aspetto di queste grandi figure. Dall’altra l’aspetto stesso del personaggio, il suo accompagnarsi spesso attraverso la figura di un animale, per una trasformazione che inevitabilmente passa per gli stimoli legati al luogo di lavoro, raccolti e commutati in funzione di spunti, riflessioni e stimoli personali.
Proprio il particolare tema scelto da INTI va qui a mutare profondamente l’aspetto della grande figura che l’artista va a dipingere. Abituati a confrontarci con gli iconici personaggi, la scelta qui ricade su una figura di colore nero, mascherata, vestita con abiti piuttosto semplici mentre tiene in mano una agnello. L’opera è caratterizzata da una fortissima catarsi tematica, il protagonista è un migrante, l’agnello diviene ancora una volta vittima ed omaggio sacrificale, il volto mascherato suggerisce l’illegalità di questi spostamenti ed al tempo stesso la profondità espressiva degli occhi rivela tutto un caleidoscopio di sentimenti ed emozioni contrastanti.
In attesa di nuovi aggiornamenti dalla rassegna e dall’interprete, vi lasciamo ad una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Artist for The Pics

inti-new-mural-in-rabat-morocco-02

inti-new-mural-in-rabat-morocco-03

Sepe – “The Golden Age Of Grotesque” Mural in Warsaw

26/05/2015

sepe-the-golden-age-of-grotesque-mural-in-london-01

Nuovo aggiornamento per Sepe, l’interprete Polacco ha da poco svelato un nuovo intervento all’interno di questa vecchia struttura abbandonata a Varsavia, preambolo dell’imminente apertura del suo show londinese.
Dal titolo “The Golden Age Of Grotesque” lo show presentato dalla Lawrence Alikin Gallery vede l’artista tornare in galleria a distanza di ben cinque anni dall’ultimo show, con un allestimento caratterizzato da 19 nuove ed inedite opere, create appositamente per l’evento. L’esibizione sarà l’opportunità di approfondire il particolare immaginario surreale che contraddistingue le produzioni del Polacco, tra astratto e figurativo, in una visione capace di tratteggiare e cogliere in modo personale, le differenti dinamiche della società moderna. Partendo da questo, Sepe esibisce una serie di tavole concentrandosi sull’idea di non individualità, tematica questa quanto mai attinente con i tempi moderni, con l’omologazione che così fortemente continua la sua corsa nella nostra quotidianità e che, approfondendo, risulta essere uno degli aspetti negativi del consumismo sfrenato.
Quale modo migliore per presentare una nuova esibizione se non quello di realizzare una pittura su parete che ben possa esprimere questi concetti? Ecco quindi l’interprete alle prese con una grande facciata all’interno di un (presumibilmente) edificio abbandonato. Con lo stesso titolo del suo show, quest’ultima fatica ne eredita anche i temi, con l’artista impegnato in una raffigurazione quanto mai surreale e carica di significati differenti.
Il moto figurativo di Sepe ci accompagna all’interno di un universo narrativo scandito inevitabilmente dai suoi iconici personaggi. La rappresentazione umana passa per una commutazione della forma degli stessi, con i corpi che divengono irregolari pagando la loro influenza dal mondo dell’illustrazione e da quello dei fumetti. I characters dell’interprete vengono proposti come ideale e sensibile risultato dell’epoca moderna, raccolgono l’eredità delle periferie, dell’alcool e degrado, specchio inverso dei vizi e dei lussi dell’occidente. Vengono tratteggiati attraverso busti sproporzionati, dotati di arti sottili e snelli, trasudano forza fisica e, stereotipicamente, poco intelligenza, quasi a voler sottolineare la totale apatia ed incapacità di riflessione personale. L’interprete ne lavora la forma attraverso tonalità cupe, scure e grigie, le quali, in questa sua ultima fatica, sembra aver voluto mettere da parte per una maggiore caratterizzazione tonale.
“The Golden Age Of Grotesque” appare quindi come sintesi sia del lavoro proposto da Sepe fin qui, sia come ideale anteprima di ciò che ci attende nella sua prossima esibizione. Veniamo a contatto con due personaggi surreali, grotteschi appunto, pagliacci dotati di maschere allucinogene, spettrali, occhi a pesce, per una scarica di tensione ed emotività alimentata dalle fitte e profonde colate di vernice. Pollice in su!
In attesa di dare un occhiata alle immagini dell’allestimento, l’apertura è prevista il prossimo 29 Maggio, vi lasciamo agli scatti con i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo.

Pics by The Artist

sepe-the-golden-age-of-grotesque-mural-in-london-02

sepe-the-golden-age-of-grotesque-mural-in-london-03

Aryz – New Mural in Detroit

26/05/2015

aryz-new-mural-in-detroit-01

Torniamo con piacere per le strade di Detroit, invitato dai ragazzi di The Library Street Collective, Aryz ha infatti da poco terminato un nuovo intervento per le strade della città dei motori, lavoro che fa eco al suo ultimo filone produttivo.
Con ancora negli occhi lo show allestito per PARAL•LEL i primi del mese (Covered), abbiamo nuovamente l’opportunità di approfondire il lavoro del grande interprete Spagnolo, costantemente proiettato verso una sintesi grafica in grado di ereditare tutte le differenti sfaccettature del suo approccio stilistico. Uno degli aspetti più singolari della pittura portata avanti dall’artista Spagnolo è infatti la grande varietà di stimoli ed impulsi che la stessa riesce a produrre. Un universo vario e mutabile, cadenzato dalla necessità di svilupparsi verso differenti direzioni, raccogliendo l’eredità dei suoi sketch, con le singolari pitture rapide e frenetiche, la pittura iperrealistica, che particolarmente abbiamo apprezzato, con i bizzarri soggetti e personaggi che da sempre ne cadenzano la totalità delle produzioni. Aryz ci ha abituato ad una costante escalation di figure irreali, vagamente legate al presente, ad una commutazione a cadenza continua, con immagini e personaggi ripetuti che trasformano completamente la superfice a disposizione.
Raccogliendo questi differenti stimoli, ma soprattutto lasciando che gli stessi si contaminino a vicenda, l’impressione è quella che l’autore Spagnolo voglia far intersecare le differenti anime del proprio operato. L’eredità dei suoi sketch, viene proiettata in funzione di una pittura realistica, al fine di creare un universo visivo potente ed eccentrico con cui non vediamo l’ora di confrontarci.
Lavorando in questa direzione Aryz si confronta con una nuova e grande parete, lo spazio viene trasformato dall’interprete con la pittura di una serie di figure identiche in serie. La scelta ricade piuttosto che su uno stile rapido ed irriverente, su una pittura realistica, scandita da colori e tinte profonde, in totale simbiosi ed equilibrio con lo spazio circostante, per un risultato finale, ancora una volta, d’effetto.
Ad accompagnare il nostro testo una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica ed alcuni scatti durante le fasi del making of, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti sul lavoro dello Spagnolo.

Pics by Sal Rodriguez and Mike Popso via San

aryz-new-mural-in-detroit-02

aryz-new-mural-in-detroit-03

aryz-new-mural-in-detroit-04

aryz-new-mural-in-detroit-06

aryz-new-mural-in-detroit-05

Agostino Iacurci – New Mural in Madrid for Mulafest

26/05/2015

agostino-iacurci-new-mural-in-madrid-for-mulafest-01

Continua l’ottimo periodo per il nostro Agostino Iacurci, il grande artista Italiano nei giorni scorsi ha terminato di realizzare una nuova pittura su questa grande parete nel quartiere di Getafe a Madrid, in occasione dei lavori per il Mulafest di quest’anno.
Dopo il bell’intervento realizzato in occasione dei lavori per l’ultima edizione de Le 4ème Mur Festival di Niort in Francia (Covered), il talento italiano si è quindi spostato in Spagna portando con sé tutto il consueto e particolare immaginario che da sempre ne caratterizza le produzioni in strada e non.
E’ una nuova occasione di immersione ed approfondimento all’interno della particolare cifra stilistica portata avanti dall’interprete Italiano, un approccio il suo legato al mondo dell’illustrazione, dal quale l’artista rimane si ancorato, ma che attraverso le produzioni in strada ed in studio, assume un impatto ed un coinvolgimento del tutto nuovi ed inaspettati. Lavorando attraverso una personale sintesi visiva, l’autore ha saputo gettare le basi per una personale elaborazione pittorica con la quale va a sviluppare la forma ed il corpo delle sue opere. L’impulso pittorico diviene essenziale, pulito e geometrico, capace di tratteggiare l’aspetto dei soggetti e degli elementi che compongono le sue immagini. Le visioni di Iacurci vengono scandite da continue simmetrie, giochi prospettici, contrapposizioni tra spazi vuoti e pieni, laddove l’utilizzo di una precisa matrice tonale, conclude ed imbastisce la trama finale delle sue opere.
Quello che emerge è un piglio melodico, una delicatezza compositiva che diviene ideale propellente per una forte caratterizzazione tematica. Non si tratta infatti di una semplice raffigurazione, l’artista mira ad una approfondimento che coinvolge l’essere umano e le sue differenti sfaccettature. L’interprete raccoglie l’eredità della quotidianità, si interroga sulle situazioni, gli stimoli e tutto quello spettro emotivo che giorno dopo giorno caratterizza la nostra esistenza. Si aprono quindi riflessioni sull’esperienze di vita, sull’emozioni e gli spunti che le stesse riescono a far scaturire, generando contraddizioni e fragilità. Se questi rappresentano i temi cardine dell’esperienza, è innegabile come a farsi carico di questa profondità tematica siano i suoi iconici personaggi.
L’autore proietta su di loro le differenti alchimie percettive, gli stessi vengono calati all’interno di contesti e situazioni differenti, suggeriscono temi e spunti, entrano a contatto con chi osserva in un moto simbiotico unico. Si apre un dialogo accurato ed approfondito, mette a nudo l’artista, ponendo in essere le contraddizioni e le differenti sfaccettature dell’uomo moderno.
Dal titolo “Bulb” quest’ultima fatica di Agostino Iacurci rivendica tutto il particolare approccio stilistico dell’interprete italiano. C’è un utilizzo di tinte maggiormente scure, con il nero ed il grigio a comporre parte della figura centrale, spostando l’attenzione sugli elementi di contorno, le piante, gli uccelli che divengono quindi protagonisti stessi dell’opera veicolando identità e chiavi di lettura personali ed introspettive.
Ad accompagnare il nostro testo una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica – la parete limitrofa è stata realizzata da Uriginal – dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti, prossima tappa, Berlino.

Thanks to The Artist for The Pics

agostino-iacurci-new-mural-in-madrid-for-mulafest-02

agostino-iacurci-new-mural-in-madrid-for-mulafest-03

agostino-iacurci-new-mural-in-madrid-for-mulafest-04

2501- New Mural in Cassina de Pecchi

26/05/2015

2501-new-mural-in-cassina-de-pecchi-01

Prosegue il bel periodo per 2501, il grande autore Italiano si è spostato nei giorni scorsi a Cassina de Pecchi nei pressi di Milano, dove ha avuto modo di realizzare un nuova ed intensa pittura portando avanti il personale approccio stilistico.
In attesa di “NOMADIC EXPERIMENT – on the brink of disaster” prossimo solo show all’interno degli spazi della Wunderkammern Gallery di Roma, l’interprete Italiano continua la sua sperimentazione urbana andando a trasformare completamente la facciata esterna di questo grande edificio in occasione dei lavori per il Restart Festival.
La cifra stilistica di 2501 è sempre stata legata ad una alterazione dello spazio percepito, in funzione di una pittura che ha nella linee e nella sua profondità espressiva, il suo principale cardine stilistico. L’astrazione generata da questo moto perpetuo, ha saputo sviluppare trame e percorsi di volti in volta differenti, vere e proprie forme, scandite dall’utilizzo del bianco e del nero, con il colore oro a supporto, in grado di cambiare completamente l’assetto e la dimensione visiva di uno determinato spazio. Elemento imprescindibile è sempre però stata la volontà dell’artista di affidarsi agli stimoli ed alle percezioni del momento, al fine di sviluppare una relazione intrinseca con lo spazio, stimolo questo alla base del suo Nomadic Experiments Project, progetto artistico itinerante, nonchè propellente per una relazione ancora più salda con l’ambiente ed i luogo di lavoro.
L’alchimia innescata tra gli stimoli e gli impulsi personali, il raccogliere le sensazioni del momento per incanalarne all’interno di un moto gestuale terapeutico, hanno quindi profondamente scosso l’apparato visivo dell’autore, trasformando la forma e l’aspetto delle sue linee sinuose, in funzione proprio di un piglio maggiormente viscerale. Il riverbero generato dalle emozioni, l’utilizzo di pennelli di dimensione differente, di strumenti inediti, dà vita ad intrecci poderosi, a linee spesse e grasse contrapposte ad altre maggiormente sottili e sinuose, un approccio più ruvido ed istintivo, in cui il processo viene costantemente influenzato da una esplosione di percezioni e stimoli costanti. Si sviluppano nuove profondità, nuovi effetti tridimensionali ed inedite figure, un piglio criptico, un moto incessante e poderoso che investe lo spazio e di conseguenza chi osserva.
Il grande spazio a disposizione per questa sua ultima fatica, offre a 2501 l’opportunità per proseguire lo sviluppo del proprio approccio stilistico. Lasciando invariati gli ultimi stimoli pittorici, a stupire è l’utilizzo di una serie di tinte differenti, colori acidi che si rifanno alle sperimentazioni su carta e che investono parte dell’opera producendo un nuovo ed inedito impulso, un percorso differente che ancora una volta ci ha lasciato impietriti ed assolutamente coinvolti.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo potete trovare una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’artista.

Thanks to The Artist for The Pics

2501-new-mural-in-cassina-de-pecchi-02

2501-new-mural-in-cassina-de-pecchi-03

2501-new-mural-in-cassina-de-pecchi-04

2501-new-mural-in-cassina-de-pecchi-05

2501-new-mural-in-cassina-de-pecchi-06

2501-new-mural-in-cassina-de-pecchi-07

2501-new-mural-in-cassina-de-pecchi-08

2501-new-mural-in-cassina-de-pecchi-09

2501-new-mural-in-cassina-de-pecchi-10

2501-new-mural-in-cassina-de-pecchi-11

2501-new-mural-in-cassina-de-pecchi-12

Saner – New Mural in Detroit for 1xRUN

25/05/2015

saner-new-mural-in-detroit-for-1xrun-01

Nuovo aggiornamento per Saner, il grande interprete Messicano, chiamato da 1xRUN, nei giorni scorsi si è spostato a Detroit, dove nella zona sud-ovest della città, ha da poco terminato di dipingere questa nuova pittura.
È l’opportunità, dopo parecchio tempo, per tornare ad approfondire il lavoro dell’artista Messicano attraverso un nuovo intervento capace di ereditare tutta la particolare cifra stilistica che da sempre ne accompagna il percorso in strada.
Quando volgiamo il nostro sguardo alle produzioni targate Saner, appare chiaro come il primo elemento di spicco risieda nella forte e rimarcata influenza che la cultura, le tradizioni, gli usi ed i costumi del proprio paese, hanno impresso nella pittura dell’artista. Miscelando questi differenti elementi, raccogliendo gli stimoli del luogo, l’interprete agisce attraverso una personale rielaborazione e contestualizzazione. Le immagini in questo senso si sviluppano proprio attraverso gli elementi tipici della cultura messicana, assorbititi e arrangiati dalla particolare cifra stilistica dell’interprete.
Punto focale delle produzioni sta tutto nell’utilizzo della maschera come ideala archetipo e propellente tematico. Ciascuna delle figure e dei soggetti raffigurati, vengono quindi raffigurati, si muovono ed esercitano il proprio ruolo, indossando una maschera. Sta tutta qui la riflessione dell’interprete, quella di innescare ed interrogarsi sul ruolo della maschera, ideala analogia dei tempi moderni, sostituzione della personalità della persona stessa, barriera ed al contempo una personale via di evasione dalla società moderna e dal confronto con gli altri e con noi stessi.
Si tratta quindi di una analisi personale sull’uomo moderno, laddove proprio i volti celati rappresentano l’opportunità per approfondire le differenti sfaccettature dell’essere umano, le sue fragilità, i suoi lati più delicati e profondi, raccolti in una immagine, in un guscio che finalmente si mostra in tutta la sua veridicità.
Al lavoro per la residenza firmata 1xRUN, conclusasi con l’uscita della consueta stampa in edizione limitata, Saner va quindi a confrontarsi con questo piccolo spazio, iniettando tutto il personale universo narrativo.
Ancora una volta sono i suoi iconici characters a farsi carico dell’impatto dell’intervento, con una serie di soggetti bizzarri accompagnati da una fitta profondità di dettaglio naturali.
In aggiunta agli scatti finali dell’intervento, alcune belle immagini con i dettagli delle fasi di realizzazione di quest’ultima fatica dell’interprete, mettetevi comodi e dateci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare.

Pics by Sal Rodriguez via San

saner-new-mural-in-detroit-for-1xrun-02

saner-new-mural-in-detroit-for-1xrun-03

saner-new-mural-in-detroit-for-1xrun-04

saner-new-mural-in-detroit-for-1xrun-05

saner-new-mural-in-detroit-for-1xrun-06

Nemo’s for CHEAP Festival 2015

25/05/2015

Nemo’s-for-cheap-festival-2015 (1)

Battute finali per l’ottimo CHEAP Festival di Bologna, tra gli artisti di spessore ritroviamo Nemo’s che ha da poco terminato di realizzare un nuovo e lunghissimo intervento direttamente sulla parete esterna del muro di cinta dell’Ippodromo in Via dell’Arcoveggio.
La figura dell’uomo come principale tematica, vettore e strumento di propagazione di una riflessione che abbraccia i tempi moderni, le sue contraddizioni e le fragilità, le dipendenze e le differenti sfumature, raccolte all’interno di un percorso di riflessione e denuncia. Nemo’s insiste su questo tema cardine, veicola attraverso questo una personale presa di posizione, diretta, incisiva spesso non semplice da digerire. Una verità celata dagli strati di carta, analogia tangibile di una maschera che costantemente portiamo nel corso della nostra esistenza, intrinseco sinonimo di un cagionevole intrinseca natura che, specialmente in questo periodo, sta emergendo in tutta la sua spiazzante bestialità.
Affronta temi differenti l’autore Italiano, lo fa attraverso un intelligenza disarmante, sfruttando lo spettatore come parte stessa del processo creativo, così come il tempo e le intemperie, elementi attivi che agiscono sui suoi stessi interventi come una scoperta, una rivelazione che a poco a poco emerge, forte, impattante, si insinua nei pensieri, evocando una presa di posizione chiara ed incisiva. Sono immagini che prima di essere coperte da strati di carta mostrano una facciata, una maschera appunto, prima di rivelare la vera tematica dell’opera e la profondità che la stessa porta con sè.
Ancora una volta raccogliendo questi elementi cardine del proprio percorso in strada, l’interprete si cimenta in un opera complessa, sia per la lunghezza – si tratta di ben 25 metri e 2 di altezza – sia per la natura intrinseca del tema che l’artista ha voluto trattare.
Dal titolo “Smoking” l’intervento imbastisce un nuovo dialogo con lo spazio e con chi lo vive, l’osservatore viene spinto ad entrare in gioco, a trasformarsi nuovamente in parte attiva per scoprire cosa effettivamente l’opera ha da dire. Ad un primo sguardo si trova a confronto con una lunghissima sigaretta, simbolo di una dipendenza cronica e difficile da gestire, simbolo estremo di un modello economico, dell’inquinamento e perfetta sintesi dei tempi attuali. L’intervento vive nuovamente attraverso due livelli tematici, il primo con l’immagine mera e semplice, il secondo più articolato che, con il passare del tempo e con l’agire della curiosità, rivela una sigaretta accesa e letteralmente consumata. La cenere, l’elemento vacuo e grigio, diviene spazio e strumento per una nuova raffigurazione umana, in tutta la sua disarmante verità. Il risultato finale sarà quindi l’ennesima ed efficace parabola discendente e decadente dell’essere umano, strumento, esattamente come le sagome poste all’interno della sigarette accesa, vacuo, cenere grigia priva di sentimento, emozione e spirito di vita vera.
Riviviamo assieme gli istanti di realizzazione dell’intervento ed il suo risultato finale attraverso una lunghissima e dettagliata serie di scatti, è tutto dopo il salto, scrollate giù e dateci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Festival for The Pics
Pics by Michele Lapini

Nemo’s-for-cheap-festival-2015 (2)

Nemo’s-for-cheap-festival-2015 (3)

Nemo’s-for-cheap-festival-2015 (4)

Nemo’s-for-cheap-festival-2015 (5)

Nemo’s-for-cheap-festival-2015 (6)

nemos-for-cheap-festival-2015 (8)

nemos-for-cheap-festival-2015 (9)

nemos-for-cheap-festival-2015 (10)

nemos-for-cheap-festival-2015 (11)

Jeroen Erosie – New Mural for ALTrove Festival 2015

25/05/2015

jeroen-erosie-new-mural-for-altrove-festival-2015-01

Continuiamo ad approfondire i lavori per l’ultima edizione dell’ALTrove Festival di Catanzaro, tra i grandi nomi c’è anche Jeroen Erosie che ha da poco terminato di realizzare questo bel trittico, andando a lavorare su tre edifici nel quartiere di Piano Casa, quartiere popolare a pochi passi dal centro storico.
La volontà di perseguire un idea specifica, una stimolo chiaro, diretto ed incisivo, è la chiave del successo della rassegna Calabrese. Il progetto quest’anno – come stiamo vedendo da giorni – ha subito una accelerata, una spinta propositiva canalizzata e catalizzata dalla volontà di agire sulle pareti attraverso uno spirito astratto. La chiave di lettura, diviene in questo senso personale, introspettiva, e pone ciascuno degli osservatori, dei curiosi o di chiunque si avvicini a quest’interventi, nella condizione di fruire dei contenuti attraverso una spirito personale e viscerale. C’è quindi la volontà di un dialogo con il singolo e di conseguenza con la comunità, che passa per le differenti ricerche degli autori messi in campo, tutti legati ad una impostazione non figurativa.
Lo scatenare emotivo di questa forza propulsiva va quindi ad alimentare il principio stesso della rassegna, quell’altrove che sottolineato anche dal nome stesso del Festival, più che concetto, diviene qui realtà e possibilità di evasione (finalmente) dalla quotidianità. Lo spirito della kermesse rimane quindi immutato, legato ad un idea cardine, c’è la volontà di invertire l’apatia, la non voglia di fare, di soggiogare una routine stanca e grigia che si trascina e che inevitabilmente colpisce il tessuto sociale della cittadina, riflettendosi sui suoi stessi panorami. Nell’alchimia percettive di questi luoghi, viene quindi inserito il colore, e la forma, attraverso le sue differenti alterazioni e visioni, mutandone l’aspetto gli artisti influiscono direttamente sul modo di osservare la città e ciò che la stessa trasmette alla sue gente. Un innesco quindi in grado di proiettare e scortare chiunque all’interno di un universo del tutto nuovo, inedito per vitalità, spunti e stimoli finalmente positivi, ecco l’altrove in tutta la sua irruente forza espressiva.
Molta la curiosità da parte nostra per il lavoro di Jeroen Erosie, il grande artista si confronta con tre differenti facciate trasformandone completamente l’aspetto e l’assetto finale. Dal titolo “Linguaggio Universale” l’opera si pone come ideale veicolo emotivo, facendosi carico di stimoli e spunti personali, legati dal punto di vista tonale al luogo di lavoro, e da quello stilistico, raccogliendo l’eredità del suo sketchbook.
Il processo, qui più che mai, entra a contatto con la personale stilistica astratta dell’autore. Dopo i primi tre giorni di lavoro, gli abitanti delle edificio che si affaccia sulle prime due pareti dipinte, hanno voluto spontaneamente offrire anche il loro di spazio. Risultato, ben 120 metri quadrati di pittura, l’artista al lavoro con l’aiuto dei fari delle auto e delle sciarpe del Catanzaro, un serie infinita di forme ed elementi irregolari legati alla personali percezioni dell’artista. Ancora una volta ci si confronta con una astrazione quanto più spontanea possibile, Jeroen Erosie unifica ancora una volta le differenti discipline studiate, la personale efficacia sintetica, la commutazione delle forma verso una irregolarità slegata e completamente sfilacciata da concetti, quanto piuttosto ideale rilascio pittorico del subconscio, di ciò che lo stesso interprete sente e percepisce nel momento, raccolto ed articolato sulle pagine del suo sketchbook, riprodotto su larga scala.

Thanks to The Festival for The Pics
Pics by Angelo Jaroszuk Bogasz

jeroen-erosie-new-mural-for-altrove-festival-2015-02

jeroen-erosie-new-mural-for-altrove-festival-2015-03

jeroen-erosie-new-mural-for-altrove-festival-2015-04

jeroen-erosie-new-mural-for-altrove-festival-2015-05

jeroen-erosie-new-mural-for-altrove-festival-2015-06

jeroen-erosie-new-mural-for-altrove-festival-2015-07

jeroen-erosie-new-mural-for-altrove-festival-2015-08

Tellas – “This quiet, harsh land” Show (Recap)

25/05/2015

tellas-this-quiet-harsh-land-at-mini-galerie-recap-9

L’incalzante desiderio di riavvicinarsi alla natura, primordiale habitat dell’essere umano, è una sensazione che è difficilmente riscontrabile nell’uomo moderno. Viviamo in una società in cui siamo costantemente bombardati da prodotti e servizi che, come un appendice epidermica, ci tengono ben ancorati al mattone, ai muri, ed al cemento delle nostre città.
La natura è sempre più parte estranea, universo (quasi) celato alla nostra vista o comunque ingabbiato in parchi e prati che tingono di verde il grigio di città e metropoli, come macchie, circondate da una architettura urbana che continua la sua inesorabile e folle corsa.

Seppur in modo embrionale, c’è chi come noi sente un crescente desiderio di estraniarsi, di trovare una quiete differente. La ricerca di uno sguardo che possa non infrangersi in palazzoni, borgate e super strade. Luoghi in cui far esplodere ed accendere sentimenti, sensazioni ed emozioni. Ora liberi di percorrere verdeggianti prati, colline e montagne. In questa incessante ricerca di libertà emotiva, forse anche spirituale, l’impeto pittorico di Tellas raggiunge e scolpisce nuove vette percettive.

Nella particolare fascinazione che accompagna le produzioni firmate dall’autore Italiano, la natura è infatti assoluta protagonista. Non è una presenza labile, non c’è un balbettio visivo, quanto piuttosto un ripetuto e sostenuto impatto emotivo, capace di accompagnare lo spettatore verso sospensioni emotivi profonde. Si tratta di alterazioni cicliche e motorie figlie di una sintesi personale e riconoscibile.

L’artista sceglie una raffigurazione essenziale, criptica nel suo intrinseco aspetto, sviluppando e continuando a sviluppare, una personale commutazione della forma. L’impeto astratto è di quelli in costante movimento. L’interprete sottrae ed aggiunge, alimenta e smorza figure, colori, dettagli e forme, plasma scenari mistici e viscerali. Accelera la loro presenza sulla superficie, spezzandone e riprendendone il moto, scagliando e muovendo grandi agglomerati, in un riverbero di sentimenti ed emozioni costantemente variabili.
La natura nel suo stato di eccezionale contenitore di stati percettivi, si sviluppa su superficie attraverso una figura singola, talvolta avvolgendo lo spazio. Si tratta del risultato delle personali e soggettive percezioni che l’artista sente e sceglie di assecondare in quel preciso istante.

A sorprendere è la costante volontà di Tellas di non soffermarsi ad un unica direzione estetica, quanto piuttosto sperimentare, trovando, nuovi ed interessanti percorsi visivi. La natura diviene instabile, potente, deflagra sulla superficie, riappropriandosi dello spazio urbano, nelle opere in strada. Diventa momento di riflessione personale ed introspettiva nelle produzioni in studio.
Il dettaglio diviene valore aggiunto. L’autore misura gli elementi proposti, ne alimenta il movimento interagendo con ciò che lo circonda e con ciò che sente. Tutto questo si traduce in colore, ideale sintesi pittorica di stati e percezioni personali.
L’effetto gradiente, che così prepotentemente si è imposto in questi ultimi tempi, risuona ed accompagna il movimento delle forme espresse. Le linee che tracciano le figure, gli elementi sospesi che gravitano all’interno dello spazio, guidano la stesa di un manto naturale.

Il valore introspettivo della pittura di Tellas è il filo conduttore di “This quiet, harsh land”, spettacolare solo show, aperto lo scorso 16 di Maggio all’interno degli spazi della Mini Galerie di Amsterdam.

Per questa nuova esibizione, l’artista sceglie di scrutarsi dentro, di raccogliere l’eredità del proprio vissuto e delle proprie radici, slancio iniziale della sua ricerca. La Sardegna, con i suoi paesaggi selvaggi ed aspri, scorci immacolati che divengono qui più che mai momento di riflessione personale, leva sulla quale spingere per produrre l’ennesimo e sostanziale cambio stilistico.
Lo show è l’opportunità per vedere l’interprete confrontarsi con la sua più viscerale vena creativa, produrre una nuova serie di opere che raccolgono l’eredità del passato, proiettandoci con un balzo poderoso dal presente al futuro.
Il corpo di lavoro, del tutto inedito, vede infatti una serie di opere su carta e tela farsi carico di una poetica melodica. I colori, le passate rapide di vernice, la potenza intrinseca degli elementi sviluppati, generano una esplorazione catartica, una rielaborazione dei paesaggi vasti ed incontaminati della terra d’origine dell’artista. L’astratto diviene la chiave di lettura, così come i colori e le rapide passate, ne traducono le emozioni. C’è un ritorno all’essenzialità più spinta, come in passato, quando Tellas era solito dare forma e sostanza alle sua immagini attraverso la linea, il bianco ed il nero. Contemporaneamente c’è un esplosione tonale, fortissime pennellate gestuali, tutto un universo di dettagli in grado di impattare lo spettatore attraverso un forte senso di vastità, di forza incontrollata ed incontrollabile. Emerge un senso di calma apparente, dove figure ed elementi differenti si incrociano, gravitano, si spezzano e si rituffano nelle vastità delle tavole presentate. Un universo irreale, emotivo, capace di generare vibrazioni cutanee in grado di trasmettere sentimenti, spunti e riflessioni, in un susseguirsi di stimoli visivi, qui più che mai, potenti e rivelatori.

Mini Galerie
Kinkerstraat 12BI
1053 DT Amsterdam

Thanks to The Gallery for The Pics

tellas-this-quiet-harsh-land-at-mini-galerie-recap (1)

tellas-this-quiet-harsh-land-at-mini-galerie-recap (2)

tellas-this-quiet-harsh-land-at-mini-galerie-recap (3)

tellas-this-quiet-harsh-land-at-mini-galerie-recap (4)

tellas-this-quiet-harsh-land-at-mini-galerie-recap (5)

tellas-this-quiet-harsh-land-at-mini-galerie-recap (6)

tellas-this-quiet-harsh-land-at-mini-galerie-recap (7)

tellas-this-quiet-harsh-land-at-mini-galerie-recap (8)

tellas-this-quiet-harsh-land-at-mini-galerie-recap (9)

tellas-this-quiet-harsh-land-at-mini-galerie-recap (10)

tellas-this-quiet-harsh-land-at-mini-galerie-recap-01

tellas-this-quiet-harsh-land-at-mini-galerie-recap-02

tellas-this-quiet-harsh-land-at-mini-galerie-recap-05

tellas-this-quiet-harsh-land-at-mini-galerie-recap-06

tellas-this-quiet-harsh-land-at-mini-galerie-recap-07

tellas-this-quiet-harsh-land-at-mini-galerie-recap-08

tellas-this-quiet-harsh-land-at-mini-galerie-recap-09

tellas-this-quiet-harsh-land-at-mini-galerie-recap-10

tellas-this-quiet-harsh-land-at-mini-galerie-recap-12

tellas-this-quiet-harsh-land-at-mini-galerie-recap-14

tellas-this-quiet-harsh-land-at-mini-galerie-recap-16

tellas-this-quiet-harsh-land-at-mini-galerie-recap-17

tellas-this-quiet-harsh-land-at-mini-galerie-recap-18

Weekly Overview 2015 – 18.05 to 24.05

24/05/2015

Weekly Overview-129

Weekly Overview è l’appuntamento del Week-End dove vi presentiamo una selezione delle migliori news settimanali.

m-city-new-mural-in-lille-france-01

M-City – New Mural in Lille, France

moneyless-fragmentations-at-bc-gallery-recap-01

Moneyless – “Fragmentations” at BC Gallery (Recap)

pixel-pancho-new-mural-in-rabat-morocco-02

Pixel Pancho – New Mural in Rabat, Morocco

jaz-new-mural-in-rabat-morocco-04

JAZ – New Mural in Rabat, Morocco

tellas-for-altrove-festival-2015-01

Tellas – New Mural for ALTrove Festival 2015

bridges-of-graffiti-at-venice-biennale-2015-recap-10

The Bridges of Graffiti at Venice Biennale 2015 (Recap)

Alberonero- Altrove Festival_photo by Angelo Jaroszuk Bogasz

Alberonero – New Mural for ALTrove Festival 2015

vinz-for-cheap-festival-2015 (25)

VinZ for CHEAP Festival 2015

agostino-iacurci-for-le-4eme-mur-festival-2015-01

Agostino Iacurci for Le 4ème Mur Festival 2015

2501-basik-new-mural-for-festival-popup-01

2501 x Basik – New Mural for Festival PopUp!

graphic-surgery-new-mural-for-altrove-festival-2015-01

Graphic Surgery – New Mural for ALTrove Festival 2015

blu-for-draw-the-line-2015-in-campobasso-08

BLU for Draw the Line 2015 in Campobasso

Felice Varini – New Piece at Château de Trévarez

24/05/2015

felice-varini-new-piece-in-saint-goazec-france-01

Anche Felice Varini al lavoro in questi intensi giorni di Maggio, l’artista Francese ha infatti da poco terminato di realizzare un nuovo intervento anamorfico direttamente sulla superfice del Château de Trévarez a Saint-Goazec in Francia.
Progetto del tutto inedito, siamo infatti abituati a confrontarci con opere indoor o quanto meno all’interno di tessuti urbani più canonici, quest’ultima fatica del Francese ci permette di vedere calato lo stimolo stilistico dell’artista all’interno di una cornice del tutto nuova.
Lo spazio come principale veicolo di trasmissione di idee e concetti, ma anche di immagini e di conseguenza emozioni e stimoli personali. La produzione di Felice Varini si intreccia con l’ambiente urbano, lo fa sovvertendone la linearità per produrre un riverbero visivo unico, inattesa e capace di trascendere la dimensione stessa di ciò che stiamo osservando. L’autore Francese propone opere anamorfiche, ovvero visibili unicamente da un unico punto, lo fa ragionando però su vasta scala, su grandi dimensioni producendo un profondo legame con la città e le sue componenti architettoniche.
Osservando i risultati finale emerge una profondo studio dello spazio, delle differenti componenti architettoniche che emergono dallo stesso, al fine di imbastire un immagine astratta, interconnessa con lo stesso e quanto mai in grado di veicolare nuove ed inaspettate percezioni. Stimola il fruitore proponendo visioni ed immagini che corrono su due differenti canali e percorsi di lettura distinti. Da una parte l’immagine vera e propria, imbastita su un piano tridimensionale e capace di trasformare completamente la misura e la profondità dell’ambiente, dall’altra gli stessi fasci e parti che compongono quest’ultima, che di fatto vanno ad imbastire vere e proprie porzioni astratte che, se scrutate nel loro disordinato insieme, vanno a generare una trama di figure ed elementi criptici ed astratti.
Quest’ultima fatica, dal titolo “Zigzags pour le Château”, vede Felice Varini confrontarsi con la grande superfice del bel castello francese, l’idea è quella di una costruzione meno invasiva, vista anche l’architettura del luogo, per proporre piuttosto una serie di fasci lineari che vanno a comporre, una serie di apici e vertici che attraversano tutta la superficie.
Ad accompagnare il nostro testo una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, mettetevi comodi e dateci un occhiata.

Pics by André Morin via The Artist

felice-varini-new-piece-in-saint-goazec-france-02

felice-varini-new-piece-in-saint-goazec-france-03

felice-varini-new-piece-in-saint-goazec-france-04

felice-varini-new-piece-in-saint-goazec-france-05

felice-varini-new-piece-in-saint-goazec-france-06

felice-varini-new-piece-in-saint-goazec-france-07

felice-varini-new-piece-in-saint-goazec-france-08

Rone – New Mural in Vannes, France

24/05/2015

rone-new-mural-in-vannes-france-01

Nuovo aggiornamento per Rone, l’artista Australiano nei giorni scorsi si è spostato a Vannes in Francia dove ha avuto modo di realizzare questa nuova ed intensa pittura, portando nuovamente in dote le personale fascinazione tematica sulla donna.
Abbiamo sempre apprezzato la particolare visione femminile che traspare dagli interventi di Rone, partito con un ampio utilizzo di stencil, ben presto l’artista è passato ad una pittura più a mano libera atta ad aumentare la profondità e personalità dei suoi interventi, l’interprete esibisce un tratto assolutamente proprio, sospeso tra realisticità ed un personale filtro tematico che risulta fortemente connesso con le decadi passate. Una vera ossessione la sua attraverso la quale esprimere una personale e caratteristica visione della donna e di tutte le sue differenti sfaccettature, in particolare l’artista di Melbourne sembra focalizzare il proprio percorso tra il punto di attrito tra la bellezza e la decadenza, un ipotetico punto in sospensione, un istantanea atta ad arrestare le piaghe del tempo attraverso un immagina delicata ed al contempo dal forte impatto emotivo. Le donna di Rone rappresentano uno spaccato antico, si ha l’impressione di trovarsi di fronte ad un immagini di una sorta di diva della prima Hollywood quella in bianco e nero e della femme fatale, la pittura stessa richiama questa visione con pennellate leggere e spesso in bianco e nero, le tinte vengono sviscerate ponendo l’accento sulle labbra ed ancora sugli occhi e sullo sguardo, in un tripudio di sensualità mista a carnalità. Quello che colpisce negli interventi è la capacità di riuscire a stimolare una fortissima interazione emotiva tra chi osserva e l’intervento stesso, lo scambio di sguardi aldilà del seducente, riesce a far trasparire una sorta di velo amaro, una tristezza che affiora lentamente e che però pervade queste sue caratteristiche donne, sale qui allora tutta la fugacità della bellezza, degli anni che inesorabili che scorrono, in un conflitto interiore tra passato e presente, tra ciò che siamo e quello che eravamo e vorremo ancora essere.
Quest’ultima fatica eredita tutto il particolare approccio stilistico dell’interprete, Rone dialoga con la superfice, lasciandone invariato il senso tonale e sviluppando un doppio volto della stessa figura, sensuale, amaro e seducente al tempo stesso.
Scrollate giù dopo il salto una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo.

Pics via San

rone-new-mural-in-vannes-france-02

rone-new-mural-in-vannes-france-03

rone-new-mural-in-vannes-france-04

Harymbat x David De La Mano – New Mural in Montevideo

23/05/2015

gaulicho-david-de-la-mano-new-mural-01

Ci spostiamo a Montevideo in Uruguay per andare a dare un occhiata approfondita all’ultima fatica firmata da Harymbat e David De La Mano, due nuovi interventi scanditi dall’unione dei rispettivi e differenti approcci stilistici.
È sempre piuttosto interessante osservare come autori differenti riescano a far interagire i personali universi narrativi, al fine di creare immagini e visioni del tutto inedite ed al tempo stesso catalizzate dai rispettivi immaginari. È il caso di quest’ultima combinazione firmata da Harymbat e David De La Mano con i due interpreti, al lavoro su due distinte superfici, legare alla perfezioni le differenti direzioni stilistiche e tematiche del loro operato.
A segnare l’operato di David De La Mano troviamo anzitutto una radicata caratterizzazione interiore degli elementi rappresentati, nel dettaglio emerge infatti l’idea dell’artista che voglia sviluppare la personale riflessione sull’uomo caratterizzata dalla presenza dei minuscoli personaggi che abitano le sue forme e le sue configurazioni. Questi esseri, che vediamo muoversi verso una direzione comune, una massa senziente che cela al suo interno creature malefiche, dotate di armi, coda e orecchie a punta, rappresentano nelle intenzioni dell’artista una profondo parallelo con la società moderna. Si tratta di uomini che condividono od ai quali è stata imposta un direzione comune che viene alimentata dalla stesse creature celata all’interno della massa. Dal canto suo l’approccio di Harymbat appare si fa notare anzitutto per una forte intraprendenza cromatica, l’interprete agisce sulla spazio attraverso una scelta di colori piuttosto rimarcata attraverso la quale dare forma e sostanza alla personale fascinazione. L’autore Argentino sviluppa le proprie opere partendo dall’idea di una rappresentazione dei conflitti interiori dell’essere umano. La figura dell’uomo non è però presente, come protagonisti troviamo piuttosto elementi e figure organiche che divengono quindi ideale analogia delle emozioni e delle fragilità dell’uomo. L’autore rappresenta questi sentimenti e queste emozioni per mezzo di figure meccaniche ed intrecciate tra loro, criptiche nella loro essenza e soprattutto difficili da scardinare.
Se quindi entrambi gli autori portano avanti una personale riflessione sull’uomo, appare chiaro come il primo sviluppi un percorso di fascinazione sulla forma stessa, la fisicità dell’essere umano che cambia in funzione delle sue percezioni. Il secondo pone l’accento proprio su quest’ultime, rappresentandone la profondità, l’intreccio emotivo dal quale sono sostenute, la difficoltà di sbrogliare una matassa che inevitabilmente coinvolge la vita di tutti i giorni. David De La Mano e Harymbat in questo modo ci mostrano due facce della stessa unica medaglia, introspezione ed estroversione.
Null’altro da aggiungere, ad accompagnare il nostro testo una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di questa doppia parete, mettetevi comodi e dateci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare, presto nuovi aggiornamenti sui due interprete.

Thanks to The Artists for The Pics

gaulicho-david-de-la-mano-new-mural-02

gaulicho-david-de-la-mano-new-mural-03

gaulicho-david-de-la-mano-new-mural-04

gaulicho-david-de-la-mano-new-mural-05

gaulicho-david-de-la-mano-new-mural-06

M-City – New Mural in Lille, France

23/05/2015

m-city-new-mural-in-lille-france-01

Continuano gli spostamenti per M-City, il campione polacco nei giorni scorsi si è diretto a Lille in Francia dove ha avuto modo di realizzare un nuovo intervento portando in dote nuovi ed interessanti spunti all’interno del suo particolare approccio stilistico.
Periodo particolarmente prolifico questo per M-City, l’artista continua a sperimentare ed a variare la fisionomia dei suoi interventi, lasciando tuttavia invariata la personale cifra stilistica così come l’utilizzo della carta, rimane cuore centrale del suo processo produttivo. Si tratta di stencil vero, ma sempre più l’interprete ha saputo disciplinare un impulso grafico personale ed in grado più che mai di tracciare con forza una peculiare narrativa. L’approccio dell’autore passa anzitutto per una sintesi grafica, laddove gli elementi, i soggetti e le forme che lo stesso va ad esprimere, vengono cadenzati da un impulso sintetico e geometrico. La città, le sue forme ed i suoi protagonisti immateriali, divengono spigolosi, cubici, e vengono tracciati dall’interprete come parte integrante di un organismo vivente ed a se stante. Parte da qui la riflessione del Polacco, spingendosi però verso intense variazioni stilistiche quanto mai in grado di sorprenderci e di sviluppare concretamente stimoli ed impulsi, di volta in volta, differenti.
Quest’ultimo anno ha significato un graduale accantonamento di un impostazione di fatto piatta, per uno stimolo maggiormente dimensionale. Gli interventi proposti si sono fatti sempre più complessi ed articolati, ad emergere una serie di distorsioni visive, una maggiore interazione architettonica, l’utilizzo del colore, che torna qui in nuova veste che abbraccia infine un diverso contesto tematico.
Se la città ed i suoi elementi da sempre rappresentano principale stimolo delle opere dell’artista, per questa sua ultima fatica M-City cambia completamente registro. Su questa grande parete, vediamo infatti una figura antropomorfa, una sorta di robot letteralmente sollevare una grande matassa di elementi organici e meccanici. L’opera è impreziosita dall’utilizzo del colore, con il fondale rosso in particolare, passando per il bel fascio di luce che parte dal volto della figura ed investe parte dell’immagine finale.
In attesa di vedere se ci sarà un eventuale proseguo in questa nuova direzione, vi lasciamo alle immagini in calce al nostro testo, dateci un occhiata e restate qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti sul lavoro del grande artista.

Pics by The Artist

m-city-new-mural-in-lille-france-02

Moneyless – “Fragmentations” at BC Gallery (Recap)

22/05/2015

moneyless-fragmentations-at-bc-gallery-recap-01

Andiamo con piacere a dare uno sguardo approfondito a “Fragmentations” nuovo solo show firmato da Moneyless all’interno degli spazi della BC Gallery di Berlino con il quale l’autore Italiano mette in mostra gli ultimi step della sua personale ricerca.
Un periodo questo in cui diversi artisti stanno evolvendo la propria struttura stilistica, un continuo variare di sistemi e concetti che inevitabilmente porta ciascuno di questi autori a confrontarsi in modo differente con lo spazio urbano così come nella produzione in studio, ci troviamo a confrontarci con opere del tutto inediti. Less is more, motto forgiato da Ludwig Mies van der Rohe, ben si adatta alla nuova direzione intrapresa da Moneyless, il grande artista Italiano in queste ultime settimane ha adottato un cambio sostanziale nelle dinamiche pittoriche e stilistiche del proprio operato di cui, quest’ultimo allestimento, è l’inevitabile lasciato.
Il confronto con gli interventi dell’artista passa per una personale ricerca sulla figura del cerchio, baluardo di una cifra stilistica, mutabile si, ma che, partendo proprio da questa precisa figura, ha saputo generare un immaginario in cui caos ed ordine si sono costantemente equilibrati a vicenda. Le costruzioni astratte dell’interprete, si sono sviluppate sull’intersecarsi di questa figura fino a dare forma e sostanza a grandi configurazioni geometriche, capace da una parte di trasformare la percezione dello spazio verso una dimensione metafisica, dall’altra di stimolare sensazioni e stimoli differenti, un piccolo grande viaggio sensoriale cadenzato da percorsi, forme e sovrapposizioni cromatiche.
Cambia tutto l’interprete, scinde la forma, rielabora la sua figura centrale, tagliandone e ricomponendone le parti all’interno di un unico piano. Scompaiono le direzioni ed i punti di riferimento sicché ci si ritrova a vagare e ricomporre con la propria mente le figure appena accennate. Il meccanismo mentale del tutto inedito che viene al tempo stesso scandito da un potente presenza tonale e che vede lo spettatore come parte attiva del processo. I colori, prima d’ora utilizzati per alimentare il flusso dei cerchi, divengono ora parte di un background forte e profondo, frammentato – come ricorda il titolo dello show – e posto quindi come ideale compagno visivo delle intermittenze ellittiche. Il riverbero prodotto scandisce un immagine nuova, corposi fasci fungono da frammentazione dell’immagine, all’interno degli stessi si muovono sottili o spesse linee che scompongono la figura e le figure di differenti cerchi, i colore ne sostiene l’intensità per un risultato finale che sa di tensione emotiva.
Molto da vedere, ad accompagnare il nostro testo una ricca serie di scatti con le immagini dell’allestimento, le foto durante l’opening ed i dettagli di tutti gli artworks presentati, scrollate giù e gustatevi le due pagine.

The artwork of “Fragmentations” is the result of an artistic journey that led to the deconstruction and transformation of the most important aspect of Moneyless’ work, which is the circle, into a dimension of pure movement by depriving it of its perfect form and replacing it with a more human and fleeting tension.The fragments have become the foundation of a new piece of art that animates and invites the spectator’s eye to be part of the creative process. The movement and the strain of the motion thrust were previously represented by a string of static circumferences. Now, the lines suggest a finiteness that the eye can subconsciously recreate, giving the painting a sense of ephemeral completeness.Movement is thus being released beyond the painting and into the surrounding space.

BC Gallery
Libauer Straße 14
10245 Berlin, Germania

moneyless-fragmentations-at-bc-gallery-recap-02

moneyless-fragmentations-at-bc-gallery-recap-03

moneyless-fragmentations-at-bc-gallery-recap-04

moneyless-fragmentations-at-bc-gallery-recap-05

moneyless-fragmentations-at-bc-gallery-recap-06

moneyless-fragmentations-at-bc-gallery-recap-07

moneyless-fragmentations-at-bc-gallery-recap-08

moneyless-fragmentations-at-bc-gallery-recap-09

moneyless-fragmentations-at-bc-gallery-recap-10

moneyless-fragmentations-at-bc-gallery-recap-12

moneyless-fragmentations-at-bc-gallery-recap-13

GIG – “Accumulo” New Mural in Terlizzi

22/05/2015

gig-accumulo-new-mural-in-terlizzi-01

Nuovo aggiornamento per Gig, il talento italiano si è da poco spostato a Terlizzi, Bari dove ha avuto modo nei giorni scorsi di terminare questa nuova ed intensa pittura incentrata ancora una volta su uno specifico elemento naturale.
Giusto qualche giorno fa abbiamo dato un occhiata approfondita all’allestimento proposto dall’artista per il suo show dagli amici di Grauen Studio (Covered), ora torniamo ad approfondirne le dinamiche prettamente pittoriche, con un nuovo intervento, ben in grado di ereditare la particolare fascinazione tematica che ne accompagna lo sviluppo.
Fondamentalmente legato ad una elaborazione naturale, lavorando su differenti medium, l’artista porta avanti una personale rielaborazione organica che trova nella pietra il suo ideale connettore tematico. Come abbiamo infatti avuto modo di approfondire proprio in occasione di “Questione di Tempo”, la ricerca di Gig si sviluppa sull’utilizzo di un elemento statico e neutro come la pietra. Parte da qui l’interprete, per imbastire una riflessione sul tempo ed il suo scorrere inesorabile.
Lo spunto dell’autore nasce dalla capacità di questa particolare figura naturale di incanalare in se i segni del trascorre degli anni, laddove le livellature ed i buchi ad esempio, rappresentano una sorta di memoria collettiva e personale, divengono simbolo di memorie, presenza costante nell’assenza e punto di riferimento, nell’immobile presenza. L’autore si interroga sulla capacità di questo elemento di esercitare un ruolo così fortemente cognitivo, sceglie di rappresentare la forma attraverso un piglio realistico e declinando una pittura meticolosa e paziente. Lavora a piccoli tratteggia l’artista, scandisce ed esalta la forma e la fisicità di questo elemento attraverso preziosi e minuziosi dettagli. L’immagine diviene vera, quasi tangibile, si innesta nello spazio come nuova figura di riferimento, diviene propellente ideale per sviluppare temi e spunti differenti, contenitore di esperienze e vissuti nuovi, entrando quindi in modo simbiotico e personale, all’interno della vita di chi ci viene a contatto. Sta tutta qui la magia, la capacità dell’autore di portare a compimento un processo naturale, introspettivo, attraverso l’utilizzo di una ‘finzione’ pittoriche capace però di sostituirsi alla realtà quotidiana.
L’opera realizzata, dal titolo “Accumolo” viene quindi pensata per farsi carico di temi e vicissitudini differenti, una nuova entità che prende vita su questa parte di parete e che, siamo certi, da ora in avanti raccoglierà a sé tutte le sensazioni e gli stimoli del luogo.
In attesa di nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’artista, ad accompagnare il nostro testo una ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Artist for The Pics

gig-accumulo-new-mural-in-terlizzi-02

gig-accumulo-new-mural-in-terlizzi-03

gig-accumulo-new-mural-in-terlizzi-04

gig-accumulo-new-mural-in-terlizzi-05

Hyuro for Poliniza Festival 2015

22/05/2015

hyuro-for-poliniza-festival-2015-01

Prosegue il nostro racconto sull’ottimo Poliniza Festival di quest’anno, tra gli ospiti di spessore Hyuro che ha da poco terminato di realizzare questa nuova ed intensa pittura su questa grande parete all’interno del distretto universitario di Valencia.
Dopo le recenti pareti dipinte a Dunedin in Nuova Zelanda (Covered), Hyuro torna in una delle città nelle quali ha maggiormente lasciato il segno negli ultimi anni. Se infatti avete avuto modo di passeggiare per le viuzze delle bella città Spagnola avrete certamente notato la massiccia presenza di interventi dell’autrice Argentina. Lo spazio a disposizione offre all’artista l’opportunità di esprimersi al meglio catalizzando un nuovo intervento ancora una volta legato al personale immaginario e cadenzato da un piglio certamente criptico e che di conseguenza offre il fianco a differenti chiavi di lettura.
L’immaginario di Hyuro è fortemente radicato in una personale riflessione sulla donna, protagonista indiscussa di ciascuna delle sue produzione, la figura femminile diviene per l’artista motivo di disagio, di introspezione, all’interno di una sterminata produzione che spesso ha saputo sottolineare quelli che sono i preconcetti e il ‘ruolo’ che costantemente viene imposta alle donne. Questa precisa, velenosa e sottile analisi fa il palio con una pittura che nel suo sviluppo ha saputo evolversi e mutare verso una sintesi estrema caratterizzata da colori e tinte delicate, vicine al grigio, atte proprio a sottolineare il valore negativo e pessimistico dei temi che l’autrice va a toccare. È sempre interessante notare come l’interprete lavori attraverso assonanze visive, opere criptiche, frame by frame, laddove le azioni, gli oggetti simbolo di questa schiavitù intellettiva, divengo parte attiva del ragionamento e degli spunti affrontati ed approfonditi. Il ruolo ed il lavoro da casalinga, affrontato magistralmente per l’opera nella Metro di Madrid (Covered), rimane uno degli aspetti su cui l’artista ha maggiormente premuto ed esposto la sua critica, così come la disuguaglia tra uomo e donna, vero e proprio cardine della sua analisi.
Per questa sua ultima fatica Hyuro continua il filone criptico, in “Contemplando el vacío” traducibile con contemplando il vuoto, l’autrice allestisce un immagine in cui una serie di donne si trovano ad osservare una tavola vuota. L’analogia è forte e come detto si presta a differenti chiavi di lettura. A noi piace pensare che qui l’Argentina abbia voluto sottolineare il continuo rimanere ferme, la staticità delle donne che non riescono a scrollarsi di dosso il ruolo auto impostogli, utilizzando l’osservare una tavola imbandita vuota, come ideale analogia dei discorsi vacui e senza alcun riscontro o risultato tangibile.
Ad accompagnare il nostro testo immagini e dettagli di quest’ultima fatica, è tutto dopo il salto, mettetevi comodi e dateci un occhiata, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Pics by The Artist

hyuro-for-poliniza-festival-2015-02

hyuro-for-poliniza-festival-2015-03

hyuro-for-poliniza-festival-2015-04

hyuro-for-poliniza-festival-2015-05

hyuro-for-poliniza-festival-2015-06

Pixel Pancho – New Mural in Rabat, Morocco

22/05/2015

pixel-pancho-new-mural-in-rabat-morocco-01

Torniamo per le strade di Rabat in Marocco, tra gli ospiti di spessore che hanno preso parte ai lavori del Rabat Jidar Festival ritroviamo Pixel Pancho, il grande artista italiano per la rassegna ha da poco terminato questa nuova ed intensa opera.
Dopo l’apertura di “Memoriy of our Life” bel solo show presentato all’interno degli spazi della StolenSpace Gallery di Londra, il grande autore italiano torna finalmente su parete con a disposizione uno spazio certamente importante. Per noi è l’opportunità di una nuova immersione all’interno del particolare immaginario che l’artista ha saputo in questi anni evolvere, mutare ed approfondire il personale rapporto con i robot.
È innegabile come l’impulso principale delle produzioni di Pixel Pancho, risiede nella figura dei robot. Veri ed indiscussi protagonisti delle opere dell’interprete, i personaggi metallici hanno, col il passare del tempo, assunto una funzione tematica differente, da rappresentazione e fascinazione personale, a vero e proprio momento di riflessione ed introspezione sull’essere umano.
La figura della macchina, legata certamente a tutto quel filone di animazione made in Japan che ha contraddistinto l’infanzia, e che tutt’oggi risulta radicato in ciascuno di noi, viene quindi utilizzata dall’artista per innescare una potente riflessione sull’uomo e sulle sue differenti sfaccettature. Alimentando di pari passo una cifra stilistica che si è certamente sviluppata verso una pittura maggiormente legata al dettaglio, l’artista ha commutato i suoi personaggi in funzione dei luoghi di lavoro, ma soprattutto di una analisi personali sempre incalzante e dal forte impatto visivo. I corpi metallici, stereotipo del super uomo, dell’intelligenza umana che riesce a produrre ed esercitare il proprio impulso al massimo delle sue capacità, vengono quindi contestualizzati dall’interprete. Assistiamo ad una situazione di declino laddove ci si ritrova a confrontarsi con corpi corrosi, semi distrutti, arrugginiti, rotti e stanchi, le macchine divengono fredde e vacue e soprattutto sempre più vicine nella loro stessa intrinseca forma ed aspetto, all’essere umano. L’artista gioca con questa percezione, stabilisce e raffigura elementi di contatto e distacco tra macchina ed uomo, pone dubbi, insinua domande ponendo lo spettatore in una situazione di riflessione personale, alimenta le proprie opere servendosi di una forte componente naturale, quasi a voler sottintendere come in realtà tra gli androidi rappresentati e l’uomo moderno, non ci sia poi tutta questa differenza.
Dal titolo “Self efficient world“, l’opera realizzata da Pixel Pancho per la rassegna Marocchina, tocca temi quanto mai attuali. L’artista riflette sull’utilizzo della tecnologia, rapportato però in una cadenza ‘naturale’ e di come se tutti facessero la propria parte, non avremmo bisogno di soldi, banche o tasse, visione utopia, difficile ma non impossibile.
In attesa di scoprire i prossimi spostamenti del grande artista Italiano, vi invitiamo a dare un occhiata agli scatti in calce al nostro testo, siamo certi che non mancherete di apprezzare.

Pics by The Artist

pixel-pancho-new-mural-in-rabat-morocco-02

pixel-pancho-new-mural-in-rabat-morocco-03

Elian – “Breaking the Structure” Mural in Córdoba

22/05/2015

elian-breaking-the-structure-in-cordoba-01

Nuovo aggiornamento per Elian, il campione Argentino ha da poco terminato di dipingere questa nuova ed intensa pittura su questa lunga facciata a Córdoba, tornando a proporre tutto il suoi iconico approccio stilistico e cromatico in una nuova inedita forma.
E’ sempre piuttosto stimolante osservare le produzioni firmate da Elian, l’artista ha saputo declinare una personale cifra stilistica in funzione di una rielaborazione dello spazio sulla quale la stessa prende forma. Uno degli aspetti infatti fondamentali delle opere dell’interprete, sta tutto nella volontà di perseguire un cambiamento tangibile nello spazio. L’idea è quella di raccogliere l’eredità del contesto visivo, dell’architettura del posto, per declinare una pittura in grado o di spezzare la continuità dello stesso o piuttosto di continuarne lo sviluppo. In questo senso appare chiaro come l’artista applichi quindi anzitutto un personale studio sullo spot, sulla parete e sulle sue peculiarità, prima di commutare la peculiare cifra stilistica proprio in funzione di questi elementi.
Lavora attraverso una precisa scala cromatica l’autore, il giallo, il rosso, il blu ed i nero rappresentano i principali vettori cromatici per mezzo dei quali, l’autore dà forma e sostanza alle sue figure. Si tratta di un moto astratto generato e sviluppato attraverso figure ed elementi irregolari, talvolta diretti ed incisivi, altre più delicati e dolci, passando per le variazioni gestuali ed irregolari che di tanto in tanto l’interprete ha saputo imbastire. La sovrapposizione di questi elementi, che scaturisce intense variazioni tonali, l’intreccio organico che ne deriva, dà vita ad una matassa di figure capaci di sovvertire la linearità delle strutture e delle pareti. Innestandosi nello spazio, irretendo la totalità delle superfici, l’Argentino crea un dialogo simbiotico e personale con l’ambiente, elevando lo stesso ed aprendo le porte a nuove dimensioni percettive.
Dal titolo “Breaking the Structure”, quest’ultima fatica di Elian prende vita su una lunga superficie di ben 40 metri per 6. Lavorando con colori acrilici, l’autore si interroga sul contrasto generato dalla base architettonica e la forte presenza naturale. Gli alberi in particolare divengono principale sintomo di ciò.
Partendo da questo l’interprete sviluppa una pittura in grado di rispettare il linguaggio personale linguaggio geometrico rompendo le principali ‘linee’ della facciata. Si tratta di un gioco di elementi lineari e paralleli che attraversano tutta la superficie, laddove, le strisce grigie trasparenti sulla destra, aiutano a migliorare il contrasto con gli altri elementi tonali per un risultato finale che si avvale di una composizione geometrica nel suo aspetto finale.
A dare supporto al nostro testo una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare, prossima tappa qui in Italia con l’autore che parteciperà ai lavori per Memorie Urbane.

Thanks to The Artist for The Pics

elian-breaking-the-structure-in-cordoba-02

elian-breaking-the-structure-in-cordoba-03

elian-breaking-the-structure-in-cordoba-04

Felipe Pantone “Opticromías” at Delimbo Gallery (Recap)

21/05/2015

felipe-pantone-opticromias-at-delimbo-gallery-recap-00

Continuano le produzioni firmate Delimbo Gallery, lo spazio di Siviglia ha da poco inaugurato “Opticromías” ultimo show di Felipe Pantone che torna in galleria con una nuova serie di inediti e differenti lavori sviluppi attraverso il suo iconici approccio stilistico.
Nato a Buenos Aires in Argentina e con base a Valencia, Felipe Pantone ha saputo sviluppare un personale percorso artistico, racchiuso all’interno di una peculiare fascinazione astratta che incontra però elementi e spunti del tutto inediti ed innovativi. Sia nel lavoro in strada, sia in quello proposto in galleria l’autore incentra la propria cifra stilistica partendo dai graffiti, sviluppando visioni ed alterazione delle forma che abbracciano la cinetica, attraverso forti contrasti, colori vivaci, e soprattutto per mezzo di tecniche e medium differenti, quanto mai capaci di influenzare lo spettatore. Quello che emerge è Ultradynamics, concetto e visione estesa dell’intera esperienza artistica dell’autore, un mix tra graffiti ed arte cinetica, sviluppato e catalizzato dallo stesso artista.
L’idea è quella di impostare veri e propri sistemi complessi cadenzati da forme ed elementi che richiamano il mondo digitale, laddove, l’interattività delle figure proposte rappresenta principio e baluardo di ciascuna delle opere proposte. È l’impossibile che prende forma e sostanza, si tratta di uno sviluppo che mira a sovvertire il rigore e la piattezza dei tempi moderni, sviluppando elementi e figure che richiamano un idea di caos ordinato, mutabile, ed inevitabilmente capace di avvolgere e stimolare chi osserva. Le forme appaiono come liquide, capaci di cambiare silhouette e sostanza in quello che diviene un momento personale, un istanti di introspezione e riflessione soggettiva.
L’autore lavora attraverso immagini e visioni differenti, muove textures, glitch, veri e propri errori digitali, si tratta del risultato della personale fascinazione dell’interprete, di quello che lo stesso ricava dalla società moderna. Un riflessione sui flussi informatici, sulle immagini e sulla costante velocità che caratterizza questo particolare momento storico. Lavora su differenti dimensioni sia visive che percettive, rompe la dimensione, accartoccia e dilata lo spazio l’interprete, servendosi di espedienti visivi forti ed impattanti ideale risultato degli studi sul movimento, sulla prospettiva e sulla dinamica appunto.
Per questa sua ultima esibizione, Felipe Pantone trasforma completamente gli spazi della galleria Spagnolo lavorando e presentando una nuova serie di opere. Lo show, progetto espositivo più ambizioso fino ad ora per l’artista, utilizza lo spazio della galleria a 360^ gradi, un immersione quindi cadenzata da installazioni e dipinti, per quella che diviene una vera e propria esperienza visiva.
Ad accompagnare il nostro testo una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare, se vi trovate in zona, fateci un salto, siamo certi che non mancherete di apprezzare.

Delimbo Artspace
C/Pérez Galdós nº 1 Acc. C.P.
41004 Sevilla

Pics by The Gallery

felipe-pantone-opticromias-at-delimbo-gallery-recap-01

felipe-pantone-opticromias-at-delimbo-gallery-recap-02

felipe-pantone-opticromias-at-delimbo-gallery-recap-03

felipe-pantone-opticromias-at-delimbo-gallery-recap-04

felipe-pantone-opticromias-at-delimbo-gallery-recap-05

felipe-pantone-opticromias-at-delimbo-gallery-recap-06

felipe-pantone-opticromias-at-delimbo-gallery-recap-07

felipe-pantone-opticromias-at-delimbo-gallery-recap-08

felipe-pantone-opticromias-at-delimbo-gallery-recap-09

felipe-pantone-opticromias-at-delimbo-gallery-recap-10

felipe-pantone-opticromias-at-delimbo-gallery-recap-11

felipe-pantone-opticromias-at-delimbo-gallery-recap-12

felipe-pantone-opticromias-at-delimbo-gallery-recap-13

felipe-pantone-opticromias-at-delimbo-gallery-recap-14

felipe-pantone-opticromias-at-delimbo-gallery-recap-15

felipe-pantone-opticromias-at-delimbo-gallery-recap-16

felipe-pantone-opticromias-at-delimbo-gallery-recap-17

felipe-pantone-opticromias-at-delimbo-gallery-recap-18

felipe-pantone-opticromias-at-delimbo-gallery-recap-19

felipe-pantone-opticromias-at-delimbo-gallery-recap-20

felipe-pantone-opticromias-at-delimbo-gallery-recap-21

H101 for Poliniza Festival 2015

21/05/2015

h101-for-poliniza-festival-2015-01

Ci spostiamo a Valencia per andare a dare un occhiata ai lavori realizzati quest’anno per il Poliniza Festival di quest’anno, tra gli ospiti H101 che ha da poco terminato di realizzare questa nuova ed intensa pittura catalizzando nuovamente tutto il suo particolare immaginario.
L’impatto con le produzioni firmate da H101 ha sempre saputo scuoterci, avvolgerci all’interno di una differente realtà percettiva in grado di sviluppare stimoli ed impulsi inaspettati. Elemento cardine dell’esperienza visiva dell’autore Spagnolo, è rappresentato dal colore. È infatti la radicata e caratteristica connotazione cromatica a sviluppare i percorsi, le forme e gli elementi che compongono le produzioni dell’interprete. Attraverso un utilizzo di tinte piuttosto cariche ed accese, l’artista va a tratteggiare le iconiche forme, lavorando su un idea simmetrica, in quello che diviene una raffigurazione onirica e metafisica dei tempi moderni.
Non è semplice scardinare la chiave di lettura delle opere, l’artista ha saputo imbastire uno sviluppo visivo legato all’astratto, alla conformazione di elementi geometrici, come ideale analogia dell’equilibrio del mondo, della vita e della morte, passando per una personale rielaborazione dello spazio cittadino. Proprio la città, le sue particolari forme, rappresentano l’ideale connettore tra questi spunti e stimoli differenti, parte da qui l’interprete, per elaborare e piegare la realtà in funzione di stimoli mistici ed onirici, che strizzano l’occhio a simboli appartenenti a culture antiche.
Attraverso una forte e radicata identità tonale, gli elementi e le costruzioni danno vita a paesaggi essenziali, catartici, capaci di proiettarci all’interno di nuovi universi visivi, realtà alternative scaturite dall’immaginazione che finalmente prendono forma e sostanza, aprono varchi interdimensionali, proiettando chi osserva all’interno di un universo fitto e sconosciuto, ignoto, eppure così dannatamente ammaliante. L’interprete da vita sogni e percezioni, esercita un fascino tutto suo, catapultandoci e lasciandoci completamente in balia delle nostre sensazioni.
Per questa sua ultima fatica H101 raccoglie pienamente gli stimoli del proprio operato. Per la rassegna l’artista scandisce la grande parete attraverso una nuova rappresentazione, tra una personale rielaborazione urbana, passando per una eguale rappresentazione della luna, tra varchi stellari e cognitivi, nuovamente persi all’interno di questi universi fantastici.
Ad accompagnare il nostro testo una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’interprete sulla bella rassegna Spagnola.

Thanks to The Artist for The Pics

h101-for-poliniza-festival-2015-02

h101-for-poliniza-festival-2015-03

h101-for-poliniza-festival-2015-04

h101-for-poliniza-festival-2015-05

Alexey Luka – New Mural in Nizhny Novgorod

21/05/2015

alexey-luka-new-mural-in-nizhny-novgorod-01

Nuovo aggiornamento per Alexey Luka, il grande artista Russo, tornato in patria, ha nei giorni scorsi terminato di dipingere un nuovo lavoro direttamente sulla facciata esterna di una struttura industriale a Nizhny Novgorod.
Dopo le settimane passate qui in Italia: per la mostra “Beign Here” aperta a Wunderkammern Gallery e la bella parete realizzata per gli amici di Viavai Project (Covered), ecco l’autore di nuovo al lavoro su una superfice piuttosto grande. Precedentemente coinvolto nei lavori del New City Festival della cittadina Russa (Covered), Alexey Luka torna quindi ad impegnarsi in una nuova elaborazione in grado di ereditare al meglio i principi e gli stimoli tipici del suo stesso operato.
Ci siamo spessi confrontati con la particolare cifra stilistica dell’interprete, raccogliendo la sfida cognitiva in un percorso di distruzione e rielaborazione grafica che passa inevitabilmente per la generazione di forme e contenuti astratti. L’approccio dell’autore passa per l’unione di stimoli differenti, dagli studi di architettura arrivando alla personale fascinazione geometrica, incanalati verso produzioni che si confrontano spesso con soluzioni e medium differenti. Lavorando quindi attraverso la pittura, lo spray, la scultura ed il collage, l’artista dà vita ad un collage di figure ed elementi differenti, capace di porsi come ideale raffigurazione di un concetto, di un immagine o più semplicemente di un pensiero.
L’idea è quella di lasciare lo spettatore continuamente stimolato da elementi in gradi di far scattare reminiscenze di varia natura, accade quindi un meccanismo di ricomposizione in cui siamo incentivati a rielaborare ciò che osserviamo attraverso un personale ordine visive. La scelta dei colori in questo senso, aiuta l’interazione con le opere, così come le differenti sezioni riescono a suggerire una matassa di immagini e stimoli differenti. In questo senso sussiste quindi una radicata profondità espressiva, complessa ed articolata da leggere, ma al tempo stesso capace di sviluppare al meglio l’indagine dell’interprete.
Osservando le composizioni emergono volti, figure, paesaggi, si alimenta un gioco di percezioni continue in cui lo spettatore diviene quindi parte attiva ed imprescindibile dell’intervento, dell’opera o del collage elaborato. Un immaginazione che attecchisce e si sviluppa attraverso la realtà sensoriale e tangibile.
Per questa sua ultima fatica, Alexey Luka sceglie anzitutto di lavorare con una bella varietà di tinte differenti, giocando con la particolare colorazione dello spazio, con vuoti e pieni, andando a commutare il consueto intreccio di forme ed elementi differenti di varia dimensione ed orientamento. Splendido.
Ad accompagnare il nostro testo, come consuetudine, alcuni scatti con tutti i dettagli di quest’ultima pittura, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’interprete.

Thanks to The Artist for The Pics

alexey-luka-new-mural-in-nizhny-novgorod-02

alexey-luka-new-mural-in-nizhny-novgorod-03

JAZ – New Mural in Rabat, Morocco

21/05/2015

jaz-new-mural-in-rabat-morocco-01

Nuovo aggiornamento per il grande Franco Fasoli aka JAZ, l’interprete Argentino è tra gli ospiti di spessore del Rabat Jidar Festival, per la rassegna Marocchina l’artista ha infatti da poco concluso un nuovo intervento che raccoglie l’eredità stilistica di questi ultimi mesi.
Aspettavamo con curiosità il confronto con uno spazio di grandi proporzioni, certi infatti che, l’ultimo approdo dell’artista, avrebbe saputo regalarci un impatto del tutto nuovo. Presentata ufficialmente in occasione dei lavori della bella “Choque”, solo show allestito all’interno degli spazi della Celaya Brothers Gallery, la nuova direzione stilistica di JAZ trova nell’utilizzo della carta, e nella sua trasposizione pittorica, un nuovo ed ideale approccio visivo.
C’è quindi l’esigenza di accantonare una pittura catartica, per concedersi piuttosto verso un impulso maggiormente grafico, scandito da colori vibranti, effetti di luce che accompagnano lo svilupparsi di figure ed elementi visivi. Si tratta di un piglio che vede l’artista Argentino lavorare ad una sintesi estrema, lasciando tuttavia invariati i temi e gli spunti che da sempre ne caratterizzano l’operato. L’impressione è quella di trovarsi di fronte a veri e propri collage di figure e forme differenti, in grado di commutare come sempre la figura umana, l’interpretazione della cultura popolare, delle tradizioni e del folklore proprio e dei paesi in cui l’interprete ha modo di dipingere, elementi questi, imprescindibili nell’universo narrativo dell’autore, cadenzati e sviluppi ora, attraverso un nuovo moto pittorico.
Da parte nostra abbiamo accolto favorevolmente questo cambio di marcia, sottolineando come questa differente impostazione rende le opere più luminose, meno oscure e sorpassato riesca ad impattare lo spazio con maggiore enfasi. La scelta dei temi trattati, attraverso riferimenti e simboli spesso celati o criptici, si sposa alla perfezioni con una sintesi visiva che di fatto ne alimenta la scoperta con lo spettatore che quindi ha l’opportunità di meglio interagire con l’opera e con l’intervento in tutta la sua profondità tematica ed espressiva.
Dicevamo dell’occasione avuta qui a Rabat, JAZ si confronta infatti con uno spazio enorme, raccoglie tutti i suoi stimoli e le sue differenti fascinazioni, componendo un opera spessa ed articolata. Sono presenti tutte le anime distinte che da sempre cadenzano le produzioni dell’Argentino, la figura umana viene nuovamente raffigurata attraverso il corpo di un lottatore, il volto torna ad essere oscurato, c’è la natura con la grande tigre letteralmente stretta nella morsa dell’uomo, ci sono presenti elementi organici, riferimenti come la bottiglia di spaccata e le scarpe di un noto brand internazionale. Dal titolo “The Shoe Thief”, il ladro di scarpe di Franco Fasoli diviene riflesso cultura dei tempi moderni, l’uomo come animale e come prede di se stesso, tra furti, fragilità emotive nascoste dietro una bottiglie, in una nuova e sottile analisi personale che ci lascia ancora una volta a bocca aperta.
Ad accompagnare il nostro una bella serie di immagini con il risultato finale ed i dettagli di quest’ultima bella fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti sul lavoro dell’interprete e sulla rassegna Africana.

Pics by The Artist

jaz-new-mural-in-rabat-morocco-02

jaz-new-mural-in-rabat-morocco-03

jaz-new-mural-in-rabat-morocco-04

Tellas – New Mural for ALTrove Festival 2015

21/05/2015

tellas-for-altrove-festival-2015-01

C’è anche Tellas ad imprimere il personale contributo a quest’eccellente edizione dell’ALTrove Festival 2015, il grande interprete italiano per il Festival ha da poco terminato di realizzare questa esaltante pittura nel quartiere Materdomini di Catanzaro.
Nella esaltante scelta degli autori che quest’anno hanno preso parte ai lavori del Festival, c’è l’esigenza degli organizzatori di voler incentrare quest’edizione verso un spirito di fruizione maggiormente personale. Attraverso differenti cifre stilistiche, per mezzo di una impostazione che trova nell’astratto il suo ideale canale esplorativo ed artistico, ognuno degli autori impegnati ha tracciato e dato forma ad una immagine in stretta relazione con il luogo.
A pochi passi dalla luminosa esplosione cromatica di Alberonero (Covered), esiste ora un percorso gradiente ed acceso in cui la natura torna a reclamare il proprio posto, esplodendo in tutta la sua irruenza, scagliando particelle organiche e frammenti che si innestano sulla superfice, cambiandone completamente l’assetto e l’aspetto finale. La natura che avanza, rapida, incessante, potente e senza freno, declinata attraverso un onda motoria infrangibile, insistente, capace qui più che mai di irretire lo spazio a disposizione, accendendo emozioni, sentimenti e stimoli, in una melodia delicata e profonda.
Tellas sceglie qui di prenderci per mano, con minuzia e garbo ci trasporta in una nuova dimensione. Profondo Sud è una parola ascendente verso un nuovo universo, dalla terra al cielo ed oltre, l’altrove in questo caso si manifesta attraverso i colori della natura ed i suoi stessi elementi, gravitano forme e figure, si compongono linee e percorsi, filamenti ed intrecci, all’interno di un filtro cromatico che sale rapidamente fino a toccare la vetta dell’edificio, staccandosi dallo stesso, proseguendo la sua corsa attraverso i sentimenti e le sensazioni di chi osserva.
La dimensione generata dall’autore è spessa, si concede allo sguardo attraverso la moltitudine di elementi presenti, parabola ideale dei pensieri che, mano a mano che l’opera sale, si fanno più fitti, intensi, corposi ed intrecciati. Spazza via tutto. Cancella e ricompone, esalta e soprattutto produce un riverbero forte, tangibile, investendo la gente del posto, producendo pensieri, stimoli capaci di sovvertire l’apatia e la non voglia di fare. Si apre un cambiamento netto, uno spaccato potente, un analogia visiva che costantemente il festival ha voluto proporre, e che qui, ancora volta, riesce nella sua stessa intrinseca forza a calamitare una trasformazione attiva. Lo spazio che circonda la quotidianità che torna vivo, rigetta il grigio e la passività, inietta uno spirito nuovo che trova nel colore, il suo ideale canale espressivo.
Per guastarvi appieno i dettagli di questa nuova proposta firmata Tellas, vi lasciamo alle immagini ed ai dettegli dell’intervento, è tutto vostro.

Thanks to The Festival for The Pics
Pics by Angelo Jaroszuk Bogasz

tellas-for-altrove-festival-2015-02

tellas-for-altrove-festival-2015-03

tellas-for-altrove-festival-2015-04

tellas-for-altrove-festival-2015-05

tellas-for-altrove-festival-2015-06

tellas-for-altrove-festival-2015-07

tellas-for-altrove-festival-2015-08

SatONE – “Brutal” New Mural in Munich

20/05/2015

satone-brutal-new-mural-in-munich-01

Nuovo aggiornamento per SatONE, il grande artista Tedesco nei giorni scorsi si è spostato a Monaco di Baviera dove, lavorando sulla superfice esterna di un mattatoio abbandonato, forte ispirazione per l’intervento che ne è scaturito.
Certamente segnata da una impostazione astratta, la cifra stilistica di SatONE è il risultato della personale evoluzione da writer. L’artista sceglie di portare avanti un personale studio sulla forma relazione con uno sviluppo che passa per una decostruzione e costruzione di immagini e forme differenti.
In questo senso l’autore parte da una idea di una sorta di esplorazione visuale, dove, applicando differenti tonalità a figure ed elementi differenti, gli stessi vengono commutati attraverso un concetto od una idea specifica. Appare quindi chiaro come ciascuna delle pittura, sia costantemente investita da una sorta di movimento perenne, laddove ciascuno degli elementi rappresentati va ad investire la superfice, intrecciandosi ed intersecandosi, scavando ed ampliando la percettività dello spazio. Fortemente influenzato dallo spot, dall’ambiente circostante, dal luogo di lavoro, l’interprete canalizza quelle che sono le personali sensazioni, gli stimoli visivi. I colori muovono un determinato percorso, una danza cromatica che di fatto interagisce con lo spazio, con le peculiarità della parete e con ciò che circonda la stessa, gli elementi ne tracciano la forma e la direzione, richiamano reminiscenze emotive e suggerendo un preciso stato percettivo accentuato proprio dalla inevitabile scelta delle tonalità.
Quest’ultima fatica di SatONE eredita tutta la particolare ricerca dell’artista commutata attraverso le sensazioni e le riflessioni che un luogo come questo riesce ad offrire. Il titolo stesso, l’intervento si intitola “Brutal”, suggerisce la volontà dell’autore di sviluppare l’opera attraverso una forte e rimarcata intensità. La brutalità suggerita dal nome, si intreccia quindi con la scelta tonale, con tinte piuttosto cariche ed oscure, ma soprattutto con la violenza e la velocità degli elementi e delle figure che costituiscono la trama stessa della pittura. Le forme divengono appuntite, irregolari, spesse, avvolte tra trame oscure e nere, impattando le sensazioni di chi osserva e richiamando un forte senso di aggressività.
Ad accompagnare il nostro testo alcuni scatti con i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi approfondimenti sul lavoro dell’artista.

Pics by The Artist

satone-brutal-new-mural-in-munich-02

satone-brutal-new-mural-in-munich-03

INO for Memorie Urbane 2015

20/05/2015

ino-for-memorie-urbane-2015-01

Continuiamo a seguire con interesse gli sviluppi dei lavori per il Memorie Urbane 2015, per la bella rassegna italiana scende in campo il grande artista Greco INO che ha da poco terminato di realizzare due nuovi interventi a Gaeta e Fondi.
L’edizione di quest’anno, vede il team di Memorie Urbane muoversi attraverso otto differenti centri urbani con circa quaranta artisti differenti al seguito che opereranno per le strade di Gaeta, Terracina, Fondi, Arce, Latina, Priverno, Caserta e Valmontone. Ultimo autore a prestare il proprio talento è l’interprete Greco che per questa sua prima volta in Italia, torna nuovamente a confrontarsi con temi e riflessioni differenti, catalizzate dal particolare immaginario pittorico e stilistico.
Mai banali, gli interventi di INO rievocano immagini e visioni appartenenti al passato, con volti aulici, classici, statuari, ricontestualizzati all’interno di una precisa direzione tematica. L’autore non ha mai nascosto la volontà di confrontarsi con temi e spunti impegnati, declinando il proprio operato in funzione di tematiche forti capaci di toccare spunti economici e sociali ad esempio, riflettendo a suo modo il particolare momento storico della società moderna. L’attrito generato dall’utilizzo di figure classiche, in funzione di temi quanto mai attuali, ci catapulta in un senso di ciclicità in cui appare chiaro come l’essere umano, continui a commettere gli stessi errori, ciclicamente appunto.
A catalizzare questa acuta e potente sintesi tematica, troviamo un approccio pittorico altamente dettagliato, sviluppato attraverso l’utilizzo della bomboletta, rapido ed incessante e capace di ereditare un forte senso di realisticità. Lo spettatore viene quindi invogliato ad immergersi all’interno di queste immagini, dei temi che le stesse portano avanti, di linee e traccia che compongono i lineamenti dei volti rappresentati. L’artista sceglie di affidarsi unicamente al bianco ed al nero come unici vettori cromatici, delinea la propria traccia, scandisce i dettagli, spazi pieni e vuoti, giochi di ombra e tridimensionalità, in quella che diviene una rappresentazione del volto umano forte ed efficace.
Proprio due volti sono protagonisti di questa nuova doppia fatica di INO per la bella rassegna, ancora una volta l’artista si affida al consueto impianto stilistico, lavorando con volti e maschere, elaborati con rulli e pennelli ed attraverso l’utilizzo del nero come unico colore, e facendoci piombare all’interno del consueto impulso tematico in un confronto con noi stessi e con i tempi moderni.
Null’altro da aggiungere, ad accompagnare il nostro testo una bella serie di scatti con tutti i dettagli e le fasi di realizzazione di queste due ultime fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’artista e sul proseguo della rassegna.

Thanks to The Festival for The Pics
Pics by Flavia Fiengo and Arianna Barone

ino-for-memorie-urbane-2015-02

ino-for-memorie-urbane-2015-03

ino-for-memorie-urbane-2015-04

ino-for-memorie-urbane-2015-05

ino-for-memorie-urbane-2015-06

ino-for-memorie-urbane-2015-07

ino-for-memorie-urbane-2015-08

ino-for-memorie-urbane-2015-09

ino-for-memorie-urbane-2015-10

ino-for-memorie-urbane-2015-11

ino-for-memorie-urbane-2015-12

ino-for-memorie-urbane-2015-13

ino-for-memorie-urbane-2015-14

ino-for-memorie-urbane-2015-15

ino-for-memorie-urbane-2015-16

ino-for-memorie-urbane-2015-17

ino-for-memorie-urbane-2015-18

ino-for-memorie-urbane-2015-19

ino-for-memorie-urbane-2015-20

The Bridges of Graffiti at Venice Biennale 2015 (Recap)

20/05/2015

bridges-of-graffiti-at-venice-biennale-2015-recap-01

Andiamo a dare uno sguardo approfondito a The Bridges of Graffiti, eccellente mostra collettiva aperta a Venezia come evento collaterale della 56^ Biennale dell’Arte, con i lavori di artisti del calibro di Boris DELTA Tellegen, Doze Green, Eron, Futura, Mode2, SKKI©, Jayone, Todd REAS James, Teach, Zero-T.
La città dei ponti, è anche conosciuta con questo nome la splendida Venezia, ospita quindi per la primo volta una vasta gamma di nomi importanti per la cultura dei graffiti in Italia e nel Mondo. Dieci differenti nomi che lavorando assieme, hanno prodotto uno spettacolo unico nel suo genere, arricchiti infine dalla fotografie storiche di Martha Cooper e Herny Chalfant.
Proprio i ponti rappresentato incipit principale, lo show collega artisti di differenti fasce d’età, d’origine cultura e geografica differente, calati all’interno di un contesto artistico canonico, parte della Biennale appunto, all’interno di un vecchio terminal di navi abbandonato e chiuso ed ora utilizzato come sala espositiva. Ogni autore ha elaborato una serie di opere appositamente per l’esibizione, con il risultato di mostrare le differenti alterazioni della cultura dei graffiti, dalla scultura al disegno, dal concettuale all’astratto.
The Bridges of Graffiti, come lo stesso nome suggerisce, rappresenta quindi un ponte immaginario tra passato e presente, tra differenti località geografiche che attraverso una costante influenza reciproca hanno elaborato il proprio approccio stilistico, la sua successiva evoluzione, ma sopratutto un ideale connettore tra questa forma non convenzionale di arte, con la grande tradizione delle Biennale di Venezia. Lo show apre le sue porte 30 anni dopo “Arte di Frontiera. New York Graffiti “, la mostra curata da Francesca Alinovi, che nel 1984 ha portato la scena artistica di writers Newyorkesi in Italia.
C’è tempo fino al 22 di Novembre per andare a dare un occhiata di persona all’evento, noi ve lo consigliamo caldamente, nel frattempo, dopo il salto, un ampia e ricchissima serie di scatti con tutti i dettagli dell’allestimento proposto, have a look!

“The Bridges of Graffiti” exhibition will debut in Venice on the occasion of the 56th International Art Exhibition la Biennale di Venezia.
“The Bridges of Graffiti” project positions itself 30 years after “Arte di Frontiera. New York Graffiti”, the exhibition curated by Francesca Alinovi that in 1984 brought the New York graffiti writers artistic scene in Italy.

Traditional spray-painted artworks were born at the geographic edges of Manhattan, a frontier in itself, and also “an intermediate space between culture and nature, mass and elite, black and white, aggressiveness and irony, trash and exquisite refinement”.
The ten artists involved – Boris Tellegen, Doze Green, Eron, Futura, Mode2, SKKI ©, Jayone, Todd James, Teach, Zero-T – worked together for the very first time, bringing to life a single cohesive Hall of Fame piece within the Arterminal walls, together with some site-specific works conceived especially for the exhibition.

Arterminal c/o Terminal S. Basilio
Fondamenta Zattere Ponte di Legno, Venice

Pics by Andrea Bastoni via LeGrandJeu

bridges-of-graffiti-at-venice-biennale-2015-recap-02

bridges-of-graffiti-at-venice-biennale-2015-recap-03

bridges-of-graffiti-at-venice-biennale-2015-recap-04

bridges-of-graffiti-at-venice-biennale-2015-recap-05

bridges-of-graffiti-at-venice-biennale-2015-recap-06

bridges-of-graffiti-at-venice-biennale-2015-recap-07

bridges-of-graffiti-at-venice-biennale-2015-recap-08

bridges-of-graffiti-at-venice-biennale-2015-recap-09

Axel Void – New Mural in Mosciano Sant’Angelo

20/05/2015

axel-void-new-mural-in-mosciano-santangelo-01

Ci spostiamo a Mosciano Sant’Angelo in Abruzzo, è infatti qui che nei giorni scorsi Axel Void ha terminato di dipingere questo nuovo intervento direttamente sulla parete di questo edificio che si affaccia sulla piazza centrale della cittadina.
Quando trattiamo le produzioni firmate da Axel Void, è innegabile come queste siano direttamente interconnesse con il tessuto sociali all’interno del quale l’artista stesso ha l’opportunità di immergersi, con lo scopo finale, di istaurare un dialogo fitto con la gente del posto. Questa particolare scelta esercita ed influenza tutta la produzione del grande artista, la strada, l’ambiente e la città, da elementi passivi, divengono protagonisti diretti del lavoro. Le storie, le tradizioni, tutto quell’universo tangibile che caratterizza le città e le periferie, diviene spinta tematica capace di fondersi con le percezioni e gli stimoli dello stesso interprete. L’indagine portata avanti dall’autore ci offre quindi l’opportunità di osservare, analizzare ed approfondire le differenti sfaccettature dell’essere umano. In particolare è importante sottolineare come propri i luoghi di lavoro scelti dall’interprete, siano spesso soggetti a forti difficoltà dal punto di vista economico, sociale e politico, e rappresentino invece dal punto di vista umano un incredibile bagaglio di esperienza di vita.
Attraverso quindi una pittura viscerale, intensa nei toni scelti, approfondita nelle tracce che compongono le figure ed i corpi rappresentati, l’autore si immerge in situazioni di difficoltà, raccogliendo uno spunto, un principio di riflessione in grado di proiettarci all’interno di questi luoghi ed al tempo stesso, sviluppare un dialogo forte con le persone che quotidianamente vivono queste situazioni.
Per l’opera realizzata a Mosciano Sant’Angelo, Axel Void si confronta con la forte identità storica e religiosa del luogo. La città, situata provincia di Teramo in Abruzzo, nonostante i continui assalti dell’impero borbonico è riuscita in passato a rimanere indipendente. Dal punto di vista architettonico sono ancora presente alcune evocazioni visive appartenenti all’epoca fascista, c’è una forte presenza religiosa, un senso di comunità e di identità radicato, elementi questi tipici del tessuto urbano italiano, specialmente nel meridione.
L’opera sorge su quella che una volta era la Chiesa dell’Annunziata, simbolo della città demolita nel 1962 e sostituita da una banca ormai abbandonata. L’artista parte da qui e, visitando una chiesa vicina, raccoglie in eredità l’aspetto di una delle sculture raffiguranti Gesù bambino recuperate proprio dall’antica chiesa. La figura si presenta nuovamente divisa a metà, l’interprete nega la natura spirituale del soggetto, trattandolo piuttosto come un oggetto, privo di interpretazione umana. Void riflettere quindi sui simboli, le ideologie, le religioni sono prive di significato se vengono spogliate di interpretazione umana, l’opera quindi si propone di dare un valore e rendere omaggio ad un idea, al valore prettamente umano di uno specifico pensiero.
Ad accompagnare il nostro testo una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, mettetevi comodi e dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Artist for The Pics

axel-void-new-mural-in-mosciano-santangelo-02

axel-void-new-mural-in-mosciano-santangelo-03

axel-void-new-mural-in-mosciano-santangelo-04

axel-void-new-mural-in-mosciano-santangelo-05

axel-void-new-mural-in-mosciano-santangelo-06

axel-void-new-mural-in-mosciano-santangelo-07

axel-void-new-mural-in-mosciano-santangelo-08

axel-void-new-mural-in-mosciano-santangelo-09

axel-void-new-mural-in-mosciano-santangelo-10

axel-void-new-mural-in-mosciano-santangelo-11

axel-void-new-mural-in-mosciano-santangelo-12

axel-void-new-mural-in-mosciano-santangelo-13

axel-void-new-mural-in-mosciano-santangelo-14

Alberonero – New Mural for ALTrove Festival 2015

20/05/2015

7_Alberonero- Altrove Festival_photo by Angelo Jaroszuk Bogasz

C’è anche Alberonero tra gli ospiti della nuova edizione di ALTrove Festival, la rassegna di Catanzaro prosegue quindi la sua corsa con un nuovo intervento che nuovamente catalizza lo stile dell’artista, in funzione di una riflessione sul luogo.
Il colore ha sempre rappresentato l’anima viscerale delle produzioni di Alberonero, la sua applicazione in funzione di una specifica forma, il movimento della stessa che, specialmente negli ultimi interventi del talento italiano, si sta intensificando in funzione di una trasformazione percettiva dello spazio a disposizione, giunge qui ad un nuovo livello.
Non stupisce la scelta dell’artista, quanto mai capace di concentrare l’attenzione, cancellare il paesaggio circostante, laddove lo stesso sguardo, punta diretto verso l’ascesa e la discesa di tonalità differenti, si accorge del cambio insistente, della scale tonali che si susseguono tratteggiando un paesaggio astratto, emotivo, personale. Un impresa quella dell’artista, che sceglie qui di commutare qualcosa come 158 tonalità differenti, un lavoro pazzesco che fa da eco a ciò che era già esistente su questo spazio, cancellandolo si, ma ideologicamente riconvertendolo verso un impostazione votata al colore, ed alla sua capacità di trascendere lo spazio e la forma. Era infatti presente da ben quaranta anni, una scritta che recitava “Porco Benvenuto”, una effige ironica di cui per anni si è tramandata la storia che parla di uomini che formano una scala umana per scrivere più in alto possibile. L’opera dell’artista è quindi un elogio a questa impresa, attraverso un tripudio di colori, da caldi a freddi, scavando la superfice, riconvertendone le viscere, arrivando allo spettatore attraverso una nuova ed efficace relazione tra paesaggio ed architettura, tra uomo e la storia del luogo dove vive.
Accade un immersione quindi, una calata all’interno di una dimensione differente, percettiva, introspettiva, come lo stesso Festival ha scelto quest’anno, capace di aprire le porte ad un universo differente, un altrove appunto, che prende forma e sostanza per mezzo delle differenti dinamiche stilistiche adottate dagli artisti scelti. C’è un linguaggio criptico come quello astratto, volano ideale per trasmettere e toccare ogni singola personale, avvolgere la mente da pensieri e sensazioni differenti.
L’opera proposta da Alberonero a Piazza Dante, cancella e riconverte, esalta la storia dello spazio attraverso una nuova invasione di colore, è qui ideale volano per un contrasto efficace al grigiore delle pareti, dei sentimenti e degli stimoli. L’intervento dell’interprete è uno smacco alla apatia, alla non voglia, al restare fermi ed immobili. Raccoglie tutte queste sensazioni per ribaltarle una ad una, rispondendo colpo su colpo, lo spazio vibra di luce propria, ponendosi in totale controtendenza con i colori spenti del quartiere di Materdomini, al tempo stesso la voglia di cambiare, di fare, anche solo di immaginare un cambiamento, sta tutta nella contrapposizione delle due grandi caselle, uno statica, l’altra staccata, in movimento, appena accennata, quasi a voler dire, adesso tocca a voi.

Vi siete persi i precedenti interventi? cliccate qui per rivedere gli altri lavori.

Thanks to The Festival for The Pics
Pics by Angelo Jaroszuk Bogasz

6_Alberonero- Altrove Festival_photo by Angelo Jaroszuk Bogasz

5_Alberonero- Altrove Festival_photo by Angelo Jaroszuk Bogasz

4_Alberonero- Altrove Festival_photo by Angelo Jaroszuk Bogasz

2_Alberonero- Altrove Festival_photo by Angelo Jaroszuk Bogasz

3_Alberonero- Altrove Festival_photo by Angelo Jaroszuk Bogasz

1_Alberonero- Altrove Festival_photo by Angelo Jaroszuk Bogasz

Alberonero- Altrove Festival_photo by Angelo Jaroszuk Bogasz

Rustam Qbic – New Mural in Cheboksary, Russia

19/05/2015

rustam-qbic-new-mural-in-cheboksary-russia-01

Nuovo aggiornamento per Rustam Qbic, l’interprete Russo nei giorni scorsi si è spostato a Cheboksary i Russia dove ha avuto modo di realizzare questa nuova ed intensa pittura, tornando a dare forma e sostanza al suo particolare immaginario visivo.
In un panorama come quello Russo, dove la scena è praticamente rappresentata da tutti quegli autori che, venendo dal mondo dei graffiti, hanno poi successivamente elaborato un personale percorso di ricerca visiva sfociato nell’astratto, il nome di Rustam Qbic appare come una piacevole eccezione. L’autore Russo si affida infatti ad una impostazione pittorica legata certamente ad una figurazione, dando forma e sostanza ad una personale rielaborazione grafica, capace di ereditare tutto lo spessore delle personali riflessioni e fascinazione tematiche.
Un po’ come accade con il duo ucraino degli Interesni Kazki, l’interprete sviluppa un narrazione visiva incentrata sul surreale, traccia la forma e l’aspetto di mondi impossibili attraverso i quali riflettere e porre l’accento su tematiche appartenenti all’attualità. Si tratta di una indagine concreta e sfaccettata sull’uomo moderno, figura centrale nella pittura dell’artista, attraverso la quale esplorare le differenti fragilità, emotività e problematiche legati agli attuali tempi. Non semplice come significato, il lavoro portato avanti dall’artista si avvale di una personale fascinazione naturale, laddove, gli stessi esseri raffigurati, prendono l’aspetto di grandi e gigantesche piante, Se infatti da una parte troviamo una impostazione pittorica votata al realismo più estremo, ad una soluzione grafica in totale armonia con il paesaggio circostante, appare chiaro come l’interprete abbia voluto sviluppare un corpo lavorativo in cui, elementi, visioni e spunti eterogenei, trovano la loro giusta collocazione all’interno di un universo si fittizio, ma al tempo stesso così simile ed uguale a tutto ciò che circonda durante la nostra quotidianità.
Per questa sua ultima fatica Rustam Qbic lavora attraverso forti e spesse analogie, traccia l’aspetto di una serie di figure antropomorfe atte a sviluppare una riflessione sull’armonia, sull’equilibrio intrinseco degli elementi ricorrenti che compongono la nostra esistenza, soffermandosi in particolare sul lavoro di pace e di come la stessa possa essere raggiunta unicamente attraverso la collaborazione.
Ad accompagnare il nostro testo una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima pittura, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti sul lavoro dell’interprete Russo, enjoy it.

Pics via San

rustam-qbic-new-mural-in-cheboksary-russia-02

rustam-qbic-new-mural-in-cheboksary-russia-03

rustam-qbic-new-mural-in-cheboksary-russia-04

rustam-qbic-new-mural-in-cheboksary-russia-05

rustam-qbic-new-mural-in-cheboksary-russia-06

Invader – “Wipe Out” at The Qube (Recap)

19/05/2015

invader-wipe-out-at-the-qube-recap-02

Andiamo con piacere a dare un occhiata approfondita a “Wipe Out” ultima esibizione firmata dal grande Invader all’interno degli spazi del The Qube di Hong Kong, uno show questo, bello pregno di nuove composizioni nonché di opere elaborare attraverso inediti medium.
Dopo le recenti collaborazioni con l’European Space Agency (Covered) il grande artista si sposta quindi ad Hong Kong per aprire uno show che segna il passo verso una nuova maturità espressiva, raggiunta attraverso l’utilizzo di strumenti e materiali del tutto nuovo per lo stesso interprete.
In un biennio infarcito di invasioni in ogni parte del mondo, Invader ha mano a mano sviluppato un cambio repentino nello stile e soprattutto nei soggetti delle sue iconiche piastrelle, l’interprete ha anzitutto iniziato a sviluppare interventi mano a mano di dimensioni sempre più grandi andando poi a dirottare la propria attenzione dagli iconici personaggi del famoso videogames Space Invaders, che così tanto ne hanno segnato il percorso in strada, ad altri characters ed abbracciando di fatto tutto il calderone di personaggi e star appartenenti al cinema, al mondo dei videogiochi, in particolare quelli di Nintendo, ed a tutte quelle altre icone che hanno influenzato il ventennio 80 e 90. Da questa mistura di nuovi soggetti e di lavori mano a mano sempre più complessi e grandi, con un arricchimento dei dettagli e delle texture di ogni singola casella fino alle esaltanti composizioni finali, emerge quindi un nuovo approccio maggiormente più impattante, immediato e senza dubbio godibile e più in sintonia con quello che è il background e la cultura moderna.
Un bel momento quindi questo per il leggendario artista che continua ad evolvere e sviluppare il personale approccio stilistico verso direzioni inedite. Il titolo della mostra, presentata dalla Hong Kong Contemporary Art Foundation, è un chiaro riferimento alla rimozione, estremamente semplice, del 90% delle sue stesse iconiche creazione. L’allestimento è caratterizzato da una incredibile serie di opere che spaziano a 360^ all’interno dell’immaginario dell’autore. L’idea è quella di una ri-creazione dei lavori ormai perduti, con annessa documentazione fotografica della loro breve ed intensa esistenza, così come una grande installazione dedicata a Bruce Lee, passando per le inedite installazioni al LED, un approccio questo completamente nuovo per Invader.
Null’altro da aggiungere, ad accompagnare il nostro testo una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi ed interessanti aggiornamenti sugli spostamenti dell’artista.

The Qube,
PMQ (35 Aberdeen Street, Central
Hong Kong

Pics by Kitmin Lee via Hypebeast

invader-wipe-out-at-the-qube-recap-03

invader-wipe-out-at-the-qube-recap-04

invader-wipe-out-at-the-qube-recap-05

invader-wipe-out-at-the-qube-recap-06

invader-wipe-out-at-the-qube-recap-07

invader-wipe-out-at-the-qube-recap-08

invader-wipe-out-at-the-qube-recap-09

invader-wipe-out-at-the-qube-recap-10

invader-wipe-out-at-the-qube-recap-11

invader-wipe-out-at-the-qube-recap-12

GIG “Questione di tempo” at Grauen Studio (Recap)

19/05/2015

gig-questione-di-tempo-at-grauen-studio-recap (1)

Aperta lo scorso 9 di Maggio, andiamo ad are un occhiata approfondita a “Questione di Tempo” ultima fatica di GIG allestita all’interno degli spazi del Grauen Studio di Monza come parte dell’ottimo Recover Project lanciato proprio dallo studio Brianzolo.
Dopo la bella parete realizzata giusto qualche giorno fa (Covered), su il sipario sull’esibizione realizzata dall’artista italiano, terzo artista a prendere parte al progetto promosso dall’associazione Restart e dal Comune di Monza. Lo show è l’opportunità per una immersione all’interno del particolare immaginario dell’interprete originario di Trani, scandito da una precisa riflessione sul tempo.
La cifra stilistica che contraddistingue le produzioni di GIG è sviluppa in funzione di una personale fascinazione a tema naturale. Spaziando infatti dalla carta alla pittura su tela, ed appunto dal lavoro in strada come muralista, l’autore italiano incentra il suo percorso su una personale rielaborazione che vede nelle forme e negli elementi organici il suo principale propellente visivo. L’artista utilizza queste forme naturali come ideale introspezione dei trascorsi, delle esperienze di vita che ognuno di noi cela, rapportandosi con lo spettatore attraverso un impostazione quindi, che diviene introspettiva, personale. Lavorando attraverso un tratto minuzioso, ogni segno, tracciato e rappresentato, accomuna la sua particolare tecnica espressiva ai soggetti che rappresenta. Questi divengono simboli di esperienze, vengono modellati in funzione si del particolare approccio pittorico dell’interprete, ma sopratutto del tempo, elemento questo che agisce costantemente e che diviene co-protagonista delle sue produzioni. Il tempo come elemento che costantemente agisce sulle forme e sulle espressioni visivi delle figure rappresentate, queste forme subiscono una mutazione, ricordano gli elementi tipici delle terra nativa dell’autore, trasformando in simboli di una personale reminiscenza passata.
Continuando a lavorare esclusivamente attraverso il bianco ed il nero, per questa sua ultima esibizione GIG approfondisce l’influenza del tempo nelle sue opere. L’artista sceglie di comporre un allestimento catartico che si serve di costanti analogie per impattare l’osservatore. Ci troviamo di fronte ad un dualismo, pietra/muro, giornale/carta che si propone attraverso ciò che l’artista dipingere ed il medium sul quale la stessa opera prende vita. Sulle opere realizzate su supporto cartaceo ecco quindi prender forma e sostanza le iconiche figura dell’autore italiano, laddove, come visto per la pittura realizzata a Monza, ancora una volta la sintesi passa per una personale riflessione tematica.
Il muro, elemento statico ed in forte relazione con il tempo diviene simbolo di protezione e sostegno, dove resiste si trasforma in ricordo concreto mentre dove scompare, ne si continua a sentire la presenza. E’ quindi questo l’elemento simbolo di quest’ultima esperienza dell’interprete, divisa tra allestimento e pittura esterna dal titolo “Ricordi”, che diviene simbolo del tempo che passa nonché punto di riferimento per orientarsi nei percorsi quotidiani. Si tratta di una concretizzazione del tempo, una cadenza finalmente visiva di un elemento non tangibile, che investe e commuta ciascuna delle opere e delle forme che l’artista ha voluto raffigurare.
Null’altro da aggiungere, ad accompagnare il nostro testo una bella ed intensa serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata è tutto dopo il salto.

Grauen Studio
Via Tofane 1, lato alzaia Villoresi
20900 Monza

Thanks to Grauen Studio for The Pics

gig-questione-di-tempo-at-grauen-studio-recap (2)

gig-questione-di-tempo-at-grauen-studio-recap (3)

gig-questione-di-tempo-at-grauen-studio-recap (4)

gig-questione-di-tempo-at-grauen-studio-recap (5)

gig-questione-di-tempo-at-grauen-studio-recap (6)

gig-questione-di-tempo-at-grauen-studio-recap (7)

gig-questione-di-tempo-at-grauen-studio-recap (8)

gig-questione-di-tempo-at-grauen-studio-recap (9)

gig-questione-di-tempo-at-grauen-studio-recap (10)

VinZ for CHEAP Festival 2015

19/05/2015

#chepfestival #streetart #streetposterart #bolognastreetart #

Prosegue il nostro viaggio tra le meraviglie del CHEAP Festival di quest’anno, tra i grandi ospiti troviamo con piacere VinZ che ha da poco terminato di realizzare un nuovo ed intenso intervento direttamente sulle bacheche dell’Autostazione di Bologna.
Il muro di cinta dell’autostazione, è senza ombra di dubbio di uno dei luoghi a cui il festival è maggiormente legato, una vera e propria costante nel programma della rassegna Bolognese fin dalla sua prima edizione. Posto ad uno dei principali ingressi al centro storico, si tratta di 13 moduli composti ciascuno da un trittico di bacheche, per una superficie cadenzata, lunghissima. Questa particolare superficie ha ispirato gli interventi di Cheap on Board, progetto che vede come principale spunto quello del recupero delle tabelle affissive dismesse, attraverso la poster art.
E’ quindi qui, nel luogo forse che meglio rappresenta l’impatto e la potenza comunicativa della rassegna, che VinZ va ad elaborare il suo intervento, lasciando al tempo stesso intatta la circostante superficie precedentemente dipinta da 2501 nelle scorse settimane (Covered).
Commutando il personale immaginario, dove l’interprete dà forma e sostanza ad una riflessione sulla libertà individuale all’interno di un contesto complesso come la società moderna, raccogliendo in eredità spunti politici, ambientali e legati ai massmedia. Entra a gamba tesa l’interprete Spagnolo, scegliendo un approccio certamente impattante, con i peculiari personaggi, metà uomo e metà animale, che vengono attaccati a grandezza natura e completamente nudi. Il senso di queste creature sta tutto nella volontà di tracciare una sorta di nuova mitologia. Gli ibridi rappresentano al meglio l’uomo moderno, eliminandone la perfezione massmedica per abbracciare piuttosto rimandi differenti in funzione di precise commutazioni animali. Le rane ad esempio danno forma ai volti di politici, banchieri ed uomini d’affari, in un sottile parallelismo con gli scritti dell’Apocalise, i pesci rimandano al consumo, mentre infine l’uccello diviene espressione di libertà. Partendo quindi da uno scatto fotografico, le immagini vengono stampate in bianco e nero su carta, i volti invece vengono realizzati a mano con colori acrilici al fine di creare un contrasto non solo visivo quanto anche nella scelta degli strumenti utilizzati, in quella che diviene una allegoria forte e ridondante della società moderna e dei soggetti che l’abitano.
Per CHEAP, VinZ si confronta con una lunga superficie orizzontale, l’artista sceglie un approccio narrativo, in quella che diviene quindi una vera e propria storia in sequenza, in cui l’elemento temporale assume una forte centralità. E’ infatti la parola TIME a sovrastare ciascuna delle immagini, rimandando nel font e nel colore al famoso giornale.
Si tratta quindi di tutte copertine, laddove troviamo gli iconici ibridi a caratterizzare ed a sostituirsi al personaggio di spicco che solitamente occupa la copertina della famosa pubblicazione. Ancora una volta l’interprete rappresenta al meglio la eterogeneità dell’uomo moderno, mettendo da parte le perfezioni, concentrandosi su corpi ordinari, anche imperfetti, con ciascuno dei volti sostituiti da quelli di alcuni volatili. L’autore mira ad una empatia con lo spettatore, proponendo nuovamente tutte le caratteristiche del personale immaginario, sottolineando il concetto di libertà per favorire una rapporto simbiotico con le immagini. L’opera si presenta quindi come una sorta di macchina del tempo, con la sequenza che inizia con una ecografia e termina con un piccolo cumulo di terra, in quella che diviene una forte analogia con la vita umana, potenziata dal costante svanire della parola time, sovrastata, a metà della sequenza, dal monito “Don’t waste your time”. Tutto chiaro.
Ad accompagnare il nostro testo una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, le fasi di realizzazione e lo splendido risultato finale, mettetevi comodi e dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Festival for The Pics
Pics by Pierfrancesco Lafratta, Valeria Altavilla, Michele Lapini

#chepfestival #streetart #streetposterart #bolognastreetart #

#chepfestival #streetart #streetposterart #bolognastreetart #

#chepfestival #streetart #streetposterart #bolognastreetart #

#chepfestival #streetart #streetposterart #bolognastreetart #

#chepfestival #streetart #streetposterart #bolognastreetart #

#chepfestival #streetart #streetposterart #bolognastreetart #

#chepfestival #streetart #streetposterart #bolognastreetart #

#chepfestival #streetart #streetposterart #bolognastreetart #

#chepfestival #streetart #streetposterart #bolognastreetart #

#chepfestival #streetart #streetposterart #bolognastreetart #

#chepfestival #streetart #streetposterart #bolognastreetart #

#chepfestival #streetart #streetposterart #bolognastreetart #

#chepfestival #streetart #streetposterart #bolognastreetart #

#chepfestival #streetart #streetposterart #bolognastreetart #

#chepfestival #streetart #streetposterart #bolognastreetart #

Agostino Iacurci for Le 4ème Mur Festival 2015

19/05/2015

agostino-iacurci-for-le-4eme-mur-festival-2015-01

Ci spostiamo a Niort in Francia, nuovo aggiornamento per il nostro Agostino Iacurci, il grande artista Italiano ha infatti da poco terminato di dipingere questa nuova e grande parete in occasione dei lavori per l’eccellente Le 4ème Mur 2015 curato da Eric Surmont della Winterlong Galerie.
Dopo la recente apertura di “Appearance and Disappearence”, ultimo show all’interno della bella Galleria Patricia Armocida di Milano, abbiamo quindi l’opportunità di tornare ad immergerci all’interno del particolare universo narrativo e visivo, sviluppo dal grande artista Italiano.
Le produzioni di Agostino Iacurci sono legate alla personale estrazione dal mondo dell’illustrazione, partendo da questo il grande interprete ha saputo sviluppare una personale sintesi visiva, in grado di sviluppare una precisa cifra stilistica. Si tratta di una spiccata sintesi grafica all’interno della quale l’autore va a sviluppare il corpo e la sostanza delle sue produzioni, per mezzo di una impostazione pulita, geometrica ed attraverso un forte grado di essenzialità. Non carica le sue pittura l’interprete quanto piuttosto mira ad una rielaborazione personale di elementi e soggetti differenti quanto più essenziali e puliti. Scanditi da continue simmetrie, giochi prospettici, e da un intelligente utilizzo di colori e tinte differenti, una contrapposizione tra spazi vuoti e pieni, i corpi e le forme vanno quindi a tracciare la forma e l’aspetto degli elementi raffigurati.
Il risultato finale è un approccio delicato, melodico, coadiuvato da una forte caratterizzazione tematica. L’interprete sceglie infatti di approfondire temi piuttosto sensibili, addentrandosi in spunti a carattere umano, cogliendo tutto quello spettro emotivo, le situazioni, gli stimoli che contraddistinguono l’uomo e la sua vita in generale, la quotidianità. Si tratta quindi di una riflessione a 360^ sulla vita, sulle esperienze e le emozioni che la stessa ci porta a percepire. L’autore stimola questi temi attraverso i suoi iconici personaggi, proiettando gli stessi all’interno di situazioni e spunti differenti, suggerendo spunti differenti, alimentando un senso di simbiosi con chi osserva, un dialogo capace quanto mai di soffermarsi sugli aspetti legati alla vita. sulle contraddizioni e le emotività dell’essere umano e su tutte quelle situazioni che formano la nostra esistenza.
Chiamato inizialmente dalla rassegna lo scorso Settembre, vista l’impossibilità a partecipare, Agostino Iacurci piomba ora a Niort andando a lavorare sulla parete esterna della scuola elementare Jean Mace. Lavorando su una superficie irregolare, composta da una blocco rettangolare orizzontale e da un altro verticale, il campione italiano si lascia ispirare e contaminare dalla visita compiuta in città il giorno stesso del suo arrivo, con in particolare il fiume che bagna la città che diviene principale fonte di ispirazione dell’intera opera, con i suoi iconici personaggi intenti a guardarsi nello specchio d’acqua.
Ad accompagnare il nostro testo una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima pittura, mettetevi comodi e dateci un occhiata, siamo certi infatti che, anche voi come noi, non mancherete di apprezzare.

Pics by The Festival

agostino-iacurci-for-le-4eme-mur-festival-2015-02

agostino-iacurci-for-le-4eme-mur-festival-2015-03

agostino-iacurci-for-le-4eme-mur-festival-2015-04

Seikon – A Series of Murals in Bucharest

18/05/2015

seikon-a-series-of-murals-in-bucharest-01

Nuovo aggiornamento per Seikon, l’interprete Polacco nelle scorse settimane si è spostato a Bucarest dove ha avuto modo di realizzare una nuova ed intensa serie di interventi portando in dote tutto il suo particolare immaginario stilistico a 360^.
Giusto qualche giorno fa abbiamo dato un occhiata alla bella collaborazione tra l’interprete polacco ed il duo greco Blaqk (Covered), ora abbiamo modo di approfondire il lavoro dell’artista attraverso una nuova serie di lavori tra cui spicca la bella collaborazione con Jaypop ama Jacyndol.
bbiamo spesso incrociato il cammino con quello dell’artista cogliendone il particolare moto visivo figlio di un alfabeto capace di portare avanti uno slancio sperimentativo che si sviluppa attraverso una soluzione tipicamente geometrica. Partito con l’elaborazione di texture e grandi matasse di linee, con intrecci sempre piuttosto intricati, l’interprete ha poi cambiato registro andando a sviluppare un lavoro più equilibrato ed ordinato, proponendo una sorta di costruzione geometrica.
In tal senso è interessante notare come l’autore Polacco attraverso linee, segmenti, e figure di vario tipo vada a costruire un vero e proprie percorso minuzioso e capace di imbastire un legame con il panorama circostante, cogliendo i colori e le differenti tinte ad esempio, di esaltarsi attraverso direzioni tridimensionali e giochi di profondità. Al tempo stesso la trama complessa e sfaccettata generata dall’artista ne rilancia le sensazioni e gli stati d’animo del momento, in quella che diviene quindi una miscela tra ragione ed istinto. Seconda direzione è invece rappresentata dall’anima più essenziale, con questa l’autore produce intrecci geometrici unicamente composti da una singola linea che va spostarsi all’interno della superficie, generando forme e figure irregolari e di dimensione differente.
La serie di nuovi interventi, mette in evidenza le differenti anime pittoriche di Seikon per un confronto quindi che inevitabilmente abbraccia tutta la struttura e le particolare ricerca dell’interprete, mostrandoci i punti comuni e le differenze sostanziali. C’è spazio per le consuete forme lineari, così come le strutture complesse e tridimensionali che da sempre ne contraddistinguono l’operato. E’ quindi una rara opportunità di approfondimento, l’occasione di osservare come, nonostante l’interprete parta da una precisa fascinazione geometrica, vada poi a sviluppare differenti direzioni stilistiche in funzione dello spazio e delle sensazioni e degli stimoli del momento.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica realizzata dall’interprete, dateci un occhiata e restate sintonizzati, presto infatti nuovi aggiornamenti sul suo lavoro.

Thanks to The Artist for The Pics

SONY DSC

SONY DSC

SONY DSC

SONY DSC

Escif – “Find the Pair Game” New Mural in Valencia

18/05/2015

escif-find-the-pair-game-new-mural-in-valencia-01

Nuovo aggiornamento per Escif, il campione Spagnolo torna al lavoro per le strade della sua Valencia dove ha da poco terminato di realizzazione una nuova iconica pittura delle sue, tornando a giocare con le percezioni e gli stimoli di chi osserva o del passante casuale.
E’ inutile nascondere come l’interprete con base a Valencia rappresenta uno dei nomi a cui più ci sentiamo legati, per la sintonia con i concetti espressi, l’intelligenza dei lavori, l’irriverenza che emerge dagli stessi, tutti elementi questi, che da sempre ne caratterizzano il percorso in strada. Ci siamo spesso confrontati con le produzioni firmate da Escif osservando come l’autore abbia saputo portare il proprio lavoro verso differenti direzioni pittoriche e tematiche. Diviso di fatto tra due distinti filone, quello che lo vede impegnarsi sui grandi spazi cittadini, con opere potenti e ridondanti oppure con interessanti lavori a carattere naturale, passando per le fenomenali pittura che raccolgono una moltitudine di personaggi al loro interno. Al tempo stesso, affrontando ed approfondendo il lavoro dell’artista, ci si rende conto come gli interventi di piccola dimensione, quelli realizzati perlopiù nella sua Valencia, hanno rappresentato e continuino a rappresentare punto fondamentale, esercizio stilistico e tematico, in grado di farsi carico al meglio di tutti gli spunti e le tematiche a cui l’interprete rivolge il proprio interesse. Sono infatti proprio i temi a caratterizzare le opere dell’autore, si tratta di un approfondimento, di una pittura votata a tracciare e dare forma e sostanza a temi importanti. Escif tocca temi a carattere Sociale, Economico e Politico, si interessa all’attualità, ponendo l’accento su argomenti spinosi e delicati. Lo fa attraverso un sistema di analogie visive sottili, fini e capaci di arrivare allo spettatore attraverso una forte dose di satira ed irriverenza.
Con “Find The Pair Game” Escif propone l’ennesimo irriverente lavoro. Come suggerisce infatti il titolo dell’intervento, l’opera si basa sulla scoperta di alcune immagini uguali, con lo stesso Spagnolo che spiega come, più rapidamente queste vengono individuate, e più il punteggio sarà altro. La tripla e lunga parete viene quindi intrisa di una serie di forme e figure differenti, con oggetti ed immagini posti in modo casuale. Si tratta quindi di un vero e proprio gioco dove, l’artista si diverte ad interagire in modo differente con lo spettatore, ironizza sulla presenza della polizia all’interno della seconda fotografia, ma sopratutto continua nel proiettare il proprio operato all’interno di progetti ed idee del tutto inedite e particolari. Vediamo se il piglio scelto per quest’opera avrà un proseguo.
Null’altro da aggiungere, ad accompagnare il nostro testo alcuni scatti di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo, presto infatti nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’interprete.

Pics by The Artist

escif-find-the-pair-game-new-mural-in-valencia-02

2501 x Basik – New Mural for Festival PopUp!

18/05/2015

2501-basik-new-mural-for-festival-popup-01

Nuovo capitolo per la solida collaborazione tra 2501 e Basik, i due grandi interpreti italiani hanno da poco terminato di realizzare questa nuova ed intensa pittura in occasione dei lavori per il Festival PopUp!, direttamente sulle facciate esterne della stazione di Serra San Quirico.
Curato da MAC Manifestazioni Artistiche Contemporanee, il festival marchigiano si sviluppa con la volontà di sviluppare un dialogo tra gli artisti chiamati e i luoghi di lavoro, con le bellezze naturali e paesaggistiche della regione. Il fine ultimo è quello di raccontare il territorio attraverso un impostazione artistica legata alla strada ed al tempo stesso in grado di sottolineare e far riflettere sull’effettivo valore di queste zone.
Avevamo lasciato i due interpreti a Rimini qualche settimana addietro (Covered) eccoli ora tornare a collaborare insieme andando a cambiare la percezione visiva dell’intera struttura architettonica per mezzo della loro differente e personale ricerca. Nonostante Basik e 2501 sviluppino il proprio operato verso direzioni stilistiche differenti, il punto di contatto sta tutto nella matrice tonale che accomuna i due artisti. L’uso intensivo del nero e del colore oro, rappresentano quindi puntualmente lo stimolo sul quale far poi evolvere l’opera, in una summa visiva in grado di ereditare il carattere e la cifra stilistica di ciascuno dei due.
Il percorso di maturità espressiva portato avanti in questi mesi da 2501, è la diretta conseguenza delle sperimentazioni operate dall’autore per il suo interessante Nomadic Experiments Project. Partito da una espressività diretta e pulita, l’interprete a mano a mano commutato le sue iconiche linee sinuose, in favore di un approccio più viscerale, sporco e ruvido. Attraverso l’utilizzo di pennelli e strumenti di dimensione differente, l’interprete traccia, per mezzo di una rimarcata gestualità, una trama capace di irretire lo spazio andando a generare visioni ed immagini instabili e dalla forte cadenza viscerale. Lasciando quindi invariato lo spirito astratto e cognitivo delle sue opere, l’artista ha saputo rivolgere il proprio sguardo verso una impostazione più personale, introspettiva ed in grado di dare libero sfogo alla sensazioni ed agli stati d’animo del momento.
Dal canto suo Basik sviluppa e porta avanti una impostazione pittorica legata a quelle che sono le particolari percezioni e fascinazione che l’autore sceglie di approfondire ed assecondare. L’immaginario dell’artista è cadenzato da tutti quegli elementi che compongono la cultura e la tradizione popolare, il folklore in particolare, così come la superstizione. Parte da qui l’artista Italiano, ridefinendo e commutando questi elementi visivi, spunti ed immagini, attraverso il proprio approccio stilistico. Lavorando sui concetti, sui simboli, indagando sull’espressività della mano e del volto, veri e propri propellenti emotivi nonché protagonisti indiscussi di ciascuna delle produzioni firmate dall’artista, lo stesso si connette allo spettatore offrendogli una lettura differente, capace di attirare per il suo intrinseco aspetto ma sopratutto per le forti reminiscenza che da essa riescono ad emergere.
Dal titolo “Alfa e Omega” quest’ultima fatica vede 2501 e Basik andare a lavorare sull’intera superficie della stazione dei treni. Il corpo centrale dell’opera è costituito da una serie di forme ed elementi criptici generati dalla consueta pittura astratta del primo. Tra le linee sinuose ed i continui cambi di intensità pittorica, nella parte superiore e nei lati delle struttura ecco emergere arti neri del secondo, accompagnati qui da una serie di dettagli naturali posti in modo speculare ai due arti.
In attesa di vedere la seconda parte del progetto, null’altro da aggiungere. Ad accompagnare il nostro testo una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, mettetevi comodi, scollate giù e dateci un occhiata, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Artists for The Pics

2501-basik-new-mural-for-festival-popup-02

2501-basik-new-mural-for-festival-popup-03

2501-basik-new-mural-for-festival-popup-04

2501-basik-new-mural-for-festival-popup-05

2501-basik-new-mural-for-festival-popup-06

2501-basik-new-mural-for-festival-popup-07

2501-basik-new-mural-for-festival-popup-08

2501-basik-new-mural-for-festival-popup-09

2501-basik-new-mural-for-festival-popup-10

2501-basik-new-mural-for-festival-popup-11

Graphic Surgery – New Mural for ALTrove Festival 2015

18/05/2015

graphic-surgery-new-mural-for-altrove-festival-2015-01

Ci spostiamo nuovamente a Catanzaro, tra gli ospiti per l’eccellente ALTrove Festival ritroviamo i Graphic Surgery (Artist Featured) che hanno da poco terminato di realizzare un nuovo intervento, ancora una volta strettamente legato allo spirito alla direzione stilistica della rassegna.
C’è una differenza rispetto alla altre rassegna d’arte murale, l’ALTrove fin dalla sua nascita ha voluto offrire una precisa direzione tematica, insistendo su un tema in particolare, un assonanza concettuale espressa anche dal nome stesso della kermesse e che, se possibile con maggior enfasi in questa edizione, spinge gli artisti ad un dialogo aperto con la città, e con i suoi stessi abitanti.
L’identità del festival risiede nella parole altrove, concetto cardine di tutta l’esperienza, valvola propulsiva che gli organizzatori hanno voluto innestare e propagare attraverso gli interventi di autori di primissimo livello – una line-up pazzesca quest’anno – e che inevitabilmente si diffonde negli occhi e nelle sensazioni della gente che questi luoghi li vive e li respira quotidianamente. L’altrove come concetto parte quindi dal luogo stesso, dai suoi abitanti, con la specifica esigenza di voler sovvertire un processo di decadimento, di apatia, di malessere comune, capace di lasciare la città e chi la abita in uno stato di grigiore mentale, riflesso stesso delle pareti spoglie e anonime che si ergono in questi luoghi.
La risposta è chiara, roboante, vibrante, e passa inevitabilmente per i colori, i concetti, le forme e le differenti espressioni che ciascuno degli artisti chiamati ha saputo rilasciare in questi spazi. Non si tratta di immagini chiare, dalla facile lettura, d’altronde la stesso stimolo del festival non è del tutto semplice, quanto piuttosto una linea di dialogo singola, personale ed introspettiva. Scuotono le produzioni murali, entrano sotto pelle, si attaccano alla carne, ai pensieri ed agli stimoli, proponendo una lettura personale, un momento di distacco dalla realtà capace di proiettare all’interno di una dimensione nuova, differente ed inaspettata. Eccolo l’altrove, si manifesta attraverso le sensazioni e gli stati d’animo delle persone che osservano il lavoro svolto, emergendo come alternativa visiva al piattume quotidiano, sovvertendo l’apatia ed innestando il seme del cambiamento. 
La scelta è di quelle vincenti, un istante per essere letteralmente proiettati all’interno di un dimensione nuova, non più anonima, che passa per i colori e per le sintesi visive offerte dagli interpreti stessi in un momento di dialogo, finalmente sensato, ragionato e capace di passare per la collettività.
I Graphic Surgery arrivano a Catanzaro nel pieno di una maturità stilistica che come sempre ha nella città, nelle sue architetture e nei suoi stessi intrinsechi paesaggi, il suo principale flusso d’ispirazione. Erris e Gysbert vanno qui a connettersi con lo spazio a disposizione, osservando, studiando e lasciandosi influenzare da tutte quelle particolarità che contraddistinguono la superficie dell’Istituto Tecnico di Catanzaro Sala.
Si chiama “Increment” l’intervento, è un vero e proprio incremento, una esaltazione di quella che è la griglia che compone la struttura architettonica dell’edificio. L’opera, accompagnata dal consueto assetto visivo equilibrato e sintetico, vede gli autori olandesi lasciarsi affascinare dall’edificio, riflettere sugli elementi che lo compongono, fino a generare differenti livelli percettivi. Ponendosi a metà tra arte ed architettura, rompendo di fatto i confini tra l’una e l’altra, i Graphic Surgery scelgono di affidarsi a differenti tonalità, lavorando sul concetto di pieno e vuoto, spazio positivo e negativo, tracciando tre differenti livelli. Ognuno di essi riproduce un intreccio di forme ed elementi lineari componendo una griglia che capace di replicare gli stimoli del luogo, di espanderne i concetti ed al tempo stesso di porsi come momento di riflessione e fonte d’ispirazione per gli studenti di grafica che frequentano l’istituto.
Per apprezzare al meglio l’opera, dedica a Ilenia, ad accompagnare il nostro testo una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica.

Thanks to The Festival for The Pics
Pics by Angelo Jaroszuk Bogasz

graphic-surgery-new-mural-for-altrove-festival-2015-02

graphic-surgery-new-mural-for-altrove-festival-2015-03

graphic-surgery-new-mural-for-altrove-festival-2015-04

graphic-surgery-new-mural-for-altrove-festival-2015-05

graphic-surgery-new-mural-for-altrove-festival-2015-06

graphic-surgery-new-mural-for-altrove-festival-2015-07

graphic-surgery-new-mural-for-altrove-festival-2015-08

BLU for Draw the Line 2015 in Campobasso

18/05/2015

blu-for-draw-the-line-2015-in-campobasso-01

Anche BLU al lavoro in questi giorni, il grande artista Italiano si è spostato a Campobasso dove in occasione dei lavori per Draw the Line 2015 ha da poco terminato di realizzare una nuova ed intensa pittura su questa lunghissima parete all’interno del quartiere di San Giovanni.
Non è mai stato semplice approfondire il lavoro di BLU, l’artista, conosciuto a livello internazionale per la grandissima capacità espressiva e per il fortissimo impatto delle sue produzioni, ha sempre saputo lasciarci sorpresi di fronte alla costante capacità di farsi portatore di idee e riflessioni di spessore. In questo senso le opere del campione Italiano rappresentano senza mezzi termini, un momento di riflessione, un istante in cui inevitabilmente andiamo a prendere la nostra posizione rispetto ai temi ed agli argomenti che l’interprete ha voluto trattare. Mai banale nelle scelte tematiche delle sue opere, l’autore ha saputo sviluppare un percorso capace di tracciare una visione a 360 gradi di tutti i problemi, le ingiuste, a livello economico, politico e sociale, analizzando in particolari quelli che caratterizzano i luoghi dove l’artista ha avuto modo di dipingere. Questa particolare scelta, la costante volontà di estraniarsi dai meccanismi attuali dell’arte murale – mai una mostra ad esempio- rappresentano, nel panorama attuale un caso a parte ed a sé stante. L’interprete continua da anni la propria analisi dell’uomo moderno, della società in cui viviamo quotidianamente. Lo fa con un piglio differente, inedito, non andando semplicemente a tracciare e riprodurre su parete temi e spunti di vario tipo, quanto piuttosto sviluppando prodigiose analogie, sistemi visivi in cui il tema viene di fatto affrontato da un punto di vista differente. C’è la volontà di propagare un idea, di far emergere una determinata situazione attraverso una pittura profonda ed articolata, ricca di dettagli in grado di ben far comprendere a chi osserva una determinata dinamica tematica. E’ inevitabile riflettere sul valore di un approccio così differente rispetto a quanto siamo soliti mostrarvi, c’è infatti la volontà di innescare un dialogo concreto, un coinvolgimento con le persone e la gente, con il passante casuale, che si ritrova investito da immagini e visioni potenti.
Quest’ultima fatica di BLU prende vita all’interno di un zona in forte difficoltà. La scelta di far lavorare il grande artista all’interno di questo quartiere, sta tutta nella volontà degli organizzatori di ricercare tutte quelle realtà in forte stato di abbandono, nel caso specifico, le case del quartiere non ricevono una manutenzione esterna da circa 30 anni. L’idea e il motivo dell’intervento sta tutta nella considerazione che forse, gli abitanti, ne ricevono davvero poca nonostante i problemi sociali che affliggono il quartiere stesso.
Lavorando agganciato ad una serie di funi, BLU da forma e sostanza ad un opera dal fortissimo impatto finale. Riflettendo proprio sulla difficile situazione della zona, l’autore Italiano immagina un gigantesco masso che letteralmente si stacca dal suolo per proiettarsi verso il cielo.
L’opera nel suo risultato finale, si presta a differenti chiavi di lettura, può essere letta come un monito di speranza laddove il gigantesco masso che si stacca dalla città, altri non è che il quartiere stesso, letteralmente proiettato verso una dimensione differenti. Al tempo stesso pone il problema delle difficoltà delle periferie italiane, dello stato di costante malessere di queste zone, letteralmente abbandonate a se stesse in una dimensione ed un universo di quotidianità differente, un isolamento raffigurato dalla grande roccia sospesa in aria in totale distacco dalle altre parti della città.

blu-for-draw-the-line-2015-in-campobasso-02

blu-for-draw-the-line-2015-in-campobasso-03

blu-for-draw-the-line-2015-in-campobasso-04

blu-for-draw-the-line-2015-in-campobasso-05

blu-for-draw-the-line-2015-in-campobasso-06

blu-for-draw-the-line-2015-in-campobasso-07

blu-for-draw-the-line-2015-in-campobasso-08

Weekly Overview 2015 – 11.05 to 17.05

17/05/2015

Weekly Overview-128

Weekly Overview è l’appuntamento del Week-End dove vi presentiamo una selezione delle migliori news settimanali.

xuan-alyfe-a-new-criptic-mural-01

Xuan Alyfe – A New Abstract Mural

tellas-this-quiet-harsh-land-at-mini-galerie-preview-01

Tellas “This quiet, harsh land” at Mini Galerie (Preview)

sbagliato-for-altrove-festival-2015 (4)

SBAGLIATO – New Mural for ALTrove Festival 2015

ever-the-head-at-dinamica-recap-01

Ever – “头部 The Head” at Dinámica (Recap)

moallaseconda-aahm00-insiede-an-abandoned-building-01

Moallaseconda x AAHM00 inside an Abandoned Building

alfano-a-series-of-new-pieces-05

Alfano – A Series of New Pieces in Lodi

giorgio-bartocci-new-mural-for-altrove-festival-2015 (5)

Giorgio Bartocci – New Mural for ALTrove Festival 2015

moneyless-fragmentations-at-bc-gallery-preview-01

Moneyless “Fragmentations” at BC Gallery (Preview)

ekta-new-piece-at-le-m-u-r-xiii-01

Ekta – New Piece at Le M.U.R.XIII

spogo-ripo-new-mural-in-sant-marti-barcelona-05

Spogo x Ripo – New Mural in Sant Martí, Barcelona

ericailcane-crisa-andrea-casciu-in-bologna-06

Ericailcane x Crisa x Andrea Casciu x Andreco in Bologna

ciredz-new-mural-for-altrove-festival-2015-01

Ciredz – New Mural for ALTrove Festival 2015

Etam Cru – New Mural in Dunedin by Bezt

17/05/2015

etam-cru-new-mural-in-dunedin-by-bezt-01

Nuovo aggiornamento firmato Etam Cru, è infatti Bezt ad aver da poco terminato di realizzare questa nuova ed intensa pittura dal titolo “When The Hunter Becomes The Hunted” in quel di Dunedin, Nuova Zelanda.
Mentre Sainer ha da poco terminato di realizzare una nuova pittura a Cracovia (Covered), dall’altra parte del mondo Bezt spinge sull’acceleratore andando a dare forma e sostanza ad una nuova ed intensa pittura.
E’ innegabile come le produzioni firmate dagli Etam Cru riescano puntualmente a toccare corde sensibili andando a cogliere immagini e spunti legati senza dubbio all’immaginazione. La cifra stilistica del duo Polacco si sviluppa attraverso un tratto che non si sottrae dal cogliere elementi ampiamente realistici contrapponendoli a temi e visioni irreali od impossibili. Sta proprio qui la magia delle opere del duo, la capacità di raccontare e mostrare elementi e spunti appartenenti al quotidiano ed al contempo inserire all’interno degli stessi spunti decisamente bizzarri e legati all’immaginazione. Quella che emerge è quindi una trama sfaccettata, profonda, una frattura che coinvolge lo spettatore mostrandogli un universo narrativo in costante mutamento.
In questo senso è importante sottolineare come l’impostazione visiva del duo sia la giusta alchimia tra influenze ed approcci differenti, dalla grafica, all’illustrazione passando per il fumetto, un identità multipla, che caratterizza gli interventi degli artisti attraverso un tratto fortemente ricercato e coadiuvato, da una scelta cromatica che si affida spesso a tinte e colori piuttosto profondi ed accesi, a giochi di luce ed ombra. Ad imporsi sono infine i dettagli, vero e proprio valore aggiunto di una produzione che non ci stanchiamo di apprezzare. I lavori degli Etam Cru, come quest’ultimo dipinto da Bezt, colpiscono per la forte profondità visiva laddove i corpi, i lineamenti del viso dei personaggi, così come i loro stessi abiti, gli oggetti raffigurati, e tutto ciò che compone queste visioni, vengono tutti trattati con cura e rappresentati nel loro minimo dettaglio, aumentando in questo modo l’impatto e la profondità dei risultati finali.
Ad accompagnare il nostro testo tutti i dettagli di quest’ultima fatica realizzata dall’artista, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti sul lavoro del duo Polacco.

Pics via San

etam-cru-new-mural-in-dunedin-by-bezt-02

etam-cru-new-mural-in-dunedin-by-bezt-03

Petro AES x Slak – A New Murals in Moscow

16/05/2015

petro-aes-slak-a-new-murals-in-moscow-01

Nuovo aggiornamento per Petro AES e Slak, il duo continua la propria solida collaborazione con una nuvoa serie di interventi realizzati lungo la linea del treno a Mosca, intersecando e sviluppando nuovi ed interessanti stimoli astratti.
Stiamo seguendo con interesse gli sviluppi del lavoro dei due autori Russi, sempre più a proprio agio in una collaborazione, che continua a stupire per le differenti direzioni stilistiche che riesce puntualmente a proporre.
È innegabile come la comune estrazione dei mondo del writing, vada a stimolare il lavoro di entrambi gli interpreti, la loro successiva evoluzione, verso un approccio dedito alla commutazione delle forma in favore di una personale alterazione geometrica. Al tempo stesso fondamentale, in questa nuova unione d’intenti, la costante volontà di voler lavorare attraverso una rappresentazione costantemente in contrapposizione, ed al tempo stesso legata, da una comune direzione tonale. In questo senso si sviluppano due differenti forme, coadiuvate dall’idea di una rappresentazione speculare in grado però di differenti attraverso gli stimoli compositivi al suo interno. Sta qui il lavoro di elaborazione di Slak e Petro AES, la volontà di sviluppare moti astratti differenti attraverso una disgregazione ed un ricomposizione di forme ed elementi geometrici irregolari, in funzione di stimoli tonali comuni.
Quelle che emergono sono quindi pittura altamente sfaccettate, cripitiche nella loro intrinseca chiave di lettura, ed in grado proprio di portare a compimento le personali fascinazioni, la ricerca, ma soprattutto quelli che sono gli stimoli emotivi e percettivi che i due artisti raccolgono durante il loro processo pittorico.
Nuovamente al lavoro assieme, Petro AES e Slak sviluppano qui due nuovi interventi. Sviluppando due forme essenziali, basate su un comune concetto di linee sostenuta da due forme, nel primo lavoro, ed esercitando una forte caratterizzazione tridimensionale nel secondo, in quella che è e diviene una personale rielaborazione dei rispettivi nomi.
Null’altro da aggiungere, ad accompagnare il nostro testo una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo, presto infatti nuovi aggiornamenti sul lavoro degli interpreti.

Pics by The Artists

petro-aes-slak-a-new-murals-in-moscow-02

petro-aes-slak-a-new-murals-in-moscow-03

petro-aes-slak-a-new-murals-in-moscow-04

petro-aes-slak-a-new-murals-in-moscow-05

petro-aes-slak-a-new-murals-in-moscow-06

Xuan Alyfe – A New Abstract Mural

16/05/2015

xuan-alyfe-a-new-criptic-mural-01

Con piacere andiamo a dare un occhiata approfondita all’ultima fatica realizzata da Xuan Alyfe, il grande interprete Spagnolo nei giorni scorsi è finalmente tornato su parete andando a realizzare una nuova ed intensa pittura criptica.
Abbiamo finalmente l’opportunità di tornare ad immergerci all’interno del particolare universo metafisico che così fortemente ha saputo coinvolgerci ed emozionarci. Le produzioni dell’autore si sviluppano attraverso una fortissima concentrazione di dettagli e spunti visivi differenti. L’artista ha saputo dare forma e sostanza ad un impianto stilistico forte, viscerale, cadenzato dall’inserimento di elementi eterogenei in quella che diviene una trama sfaccettata, costantemente interrotta e capace di generare stimoli e spunti differenti.
Certamente legato ad un impulso astratto, la produzione di Xuan Alyfe vivono all’interno di un bagno cromatico all’interno del quale emergono elementi geometrici, forme e figure irregolari, textures, linee ed intermittenze cromatiche che attraversano lo spazio in una sorta di ruga espressiva, scampoli architettonici ed infine i minuscoli personaggi che emergono dallo spazio. L’impressione è quella di trovarsi di fronte ad un impulso altamente viscerale, di getto l’artista dà vita a intricati puzzle emozionali costantemente in equilibro tra differenti identità. Textures e geometrie, la ragione che si interseca con l’istinto, con un impulso romantico, paesaggi metafisici dove trovano posto alberi, cattedrali, personaggi. Un esperienza percettiva questa che ci connette con le sensazioni e gli stati d’animo dell’interprete. Una trasposizione quindi di tutto ciò che lo stesso autore vede, osserva, sente, le emozioni si trasformano in impulsi cromatici, i sentimenti e gli stimoli del luogo avviluppano uno stato mentale in grado di portare a galla reminiscenze differenti. Le emozioni, le riflessioni, lo spazio cittadino che si imprime all’orizzonte, in quella che diviene una realtà filtrata, arrangiata e disposta attraverso una personale sintesi espressiva, profonda, avvolgente e dalla grande forza viscerale.
Null’altro da aggiungere, ad accompagnare il nostro testo una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti.

Pics by The Artist

xuan-alyfe-a-new-criptic-mural-02

xuan-alyfe-a-new-criptic-mural-03

xuan-alyfe-a-new-criptic-mural-04

Alexis Diaz – New Mural in New York

15/05/2015

alexis-diaz-new-mural-in-new-york-01

Nuovo aggiornamento per Alexis Diaz, il campione Portoricano nei giorni scorsi si è spostato a New York dove ha avuto modo di realizzare una nuova e splendida pittura portando ancora una volta in dote tutto il suo iconico approccio pittorico.
È innegabile il fascino delle produzioni firmate da Alexis Diaz, il grande artista ha saputo sviluppare una pittura potente, capace puntualmente di sorprenderci e catapultarci all’interno del particolare universo che l’interprete ha saputo tratteggiare. Base principale di tutta l’esperienza visiva dell’autore è anzitutto il dettaglio. È infatti questo che tesse, e muove tutti i fili di una produzione altamente coinvolgente e capace di liberare stimoli ed impulsi differenti. Diaz esercita nello spazio una pittura minuziosa, lenta ed inesorabile, si serve di piccoli pennelli l’interprete, con i quali va a scandire e dare forma e sostanza a poderosi ed iperrealistici mash-up. Si tratta di una sorta di percorso catartico attraverso il quale l’autore esercita il proprio immaginario in funzione di un impulso realistico si, ma capace di scostarsi dalla realtà attraverso la moltitudine di riferimenti celati al suo interno. In netto contrasto con la frenesia ed i ritmi della società moderna, l’artista sceglie un approccio profondo, catalizzato dalla volontà di insistere su un dialogo spesso e sfaccettato.
Se questo rappresenta il piglio prettamente stilistico, le opere come detto si presentano come un insistente miscela di elementi, spunti ed immagini differenti. Raccoglie dalla natura, dagli animali in particolari, da simboli come il teschio l’interprete, per coadiuvare percorsi cognitivi e riflessivi di volta in volta differenti. Veniamo a contatto con un percorso continuo, mutevole, scandito da sezioni e parti differenti, in quella che diviene gioco forza una analogia forte e catartica della vita stessa.
Per questa sua ultima fatica Alexis Diaz sceglie di riavvolgere il nastro, torna ad un approccio essenziale l’autore, ponendo i colori da parte. Se l’uso di combinazioni tonali, così come di un rimarcato intreccio naturale, ne hanno scandito le ultime produzioni, per questa sua fatica Newyorkese, l’interprete sceglie un approccio maggiormente basico. Affidandosi unicamente al nero delle sue pennellate fa a dare forma e sostanza ad una matrioska di elementi in cui, l’onnipresente teschio, un cuore ed un occhio, vanno a commutare una unica e potente figura finale. Splendido.
Ad accompagnare il nostro testo, alcune immagini durante le fasi del making of fino al bel risultato finale, mettetevi comodi e dateci un occhiata, siamo certi infatti che, anche voi come noi, non mancherete di apprezzare.

Pics via San

alexis-diaz-new-mural-in-new-york-02

alexis-diaz-new-mural-in-new-york-03

alexis-diaz-new-mural-in-new-york-04

alexis-diaz-new-mural-in-new-york-05

alexis-diaz-new-mural-in-new-york-06

alexis-diaz-new-mural-in-new-york-07

alexis-diaz-new-mural-in-new-york-08

alexis-diaz-new-mural-in-new-york-09

alexis-diaz-new-mural-in-new-york-10

alexis-diaz-new-mural-in-new-york-11

Faith47 – New Mural in Papeete, Tahiti

15/05/2015

faith47-new-mural-in-papeete-tahiti-01

Nuovo aggiornamento per Faith47, la grande artista con base a Cape Town nei giorni scorsi si è spostata a Papeete, Tahiti dove ha avuto modo di realizzare su questa enorme parete, in occasione dei lavori per il Ono’U Festival, una nuova pittura.
Ci siamo spesso confrontati con la pittura di Faith47, riflettendo sulla capacità dell’interprete di sviluppare un proprio universo narrativo, attraverso il quale la stessa va a stuzzicare ed abbracciare, sentimenti e riflessioni di carattere onirico e mistico. Uno degli elementi imprescindibili all’interno delle pittura dell’autrice, è la riflessione sull’intrinseco rapporto che intercorre tra il mondo naturale e l’essere umano. Per mezzo di una pittura delicata, emotiva e caratterizzata da tonalità leggere, l’artista va a segnare gli spazi raccontando il dialogo tra questi due distanti universi. Al tempo stesso assistiamo ad una personal rappresentazione della figura della donna, vere e proprie visioni vacue, oniriche, capaci di stimolare attraverso il loro aspetto, una rimarcata spiritualità.
Quello che abbiamo di fronte è quindi un tratto altamente figurativo, non rivolto verso una mera raffigurazione, quanto piuttosto in una personale elaborazione di sensazioni e stati d’animo differenti, una profondità emotiva che va a segnare gli spazio attraverso una notevole. Tra corpi di fanciulle, animali differenti, ci si ritrova in questo modo ad osservare una danza pittorica esaltata dalle ricche pennellate, le colate di vernice che alimentano e sottolineano i movimenti, in quello che diviene un momento di riflessione introspettivo e personale.
Dal “Te hina ‘aro”, quest’ultima fatica dell’autrice eredita tutto il particolare impianto stilistico che da sempre ne accompagna le produzioni, rivolto però verso una interazione approfondita con il luogo, attraverso l’utilizzo delle particolarità tonali già esistenti nello spazio. La figura della donna realizzata dall’artista, aldilà delle consueta e forte espressività, prende vita attraverso una colorazione sul giallo che ben si sposa con l’erosione dello spazio a disposizione, emergendo dalla superfice attraverso il consueto carico di delicatezza ed emotività.
Dopo il salto, ad accompagnare le nostre parole, una ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti dalla rassegna e dall’autrice.

Pics via San

faith47-new-mural-in-papeete-tahiti-02

faith47-new-mural-in-papeete-tahiti-03

faith47-new-mural-in-papeete-tahiti-04

faith47-new-mural-in-papeete-tahiti-05

faith47-new-mural-in-papeete-tahiti-06

Fra Biancoshock – Sponsored Perfomance Online

15/05/2015

fra-biancoshock-sponsored-perfomance-online-01

Nuovo aggiornamento per Fra Biancoshock, l’interprete Italiano nei giorni scorsi si è lanciato in un nuovo progetto, lavorando online, sulla piattaforma sociale di Facebook, riflettendo ancora una volta su dinamiche apparenti all’arte in senso lato.
Nel nostro raccontarvi i particolari progetti dell’autore Italiano, ci siamo spesso confrontati con la volontà dell’artista di dialogare con il contesto urbano in modo differente. Partendo da una idea, da una riflessione, Fra Biancoshock ci ha abituato ad un ribaltamento delle dinamiche urbane, piegate ed asservite in funzione propria della riflessione dell’interprete. La città non più come scenografia muta e passiva, quanto piuttosto come principale leva espressiva, da contenitore a protagonista, attraverso la volontà dell’autore di stimolare un dialogo costante con il passante o lo spettatore casuale. Raccogliendo l’eredità di temi d’attualità, lavorando attraverso medium ed approcci stilistici differenti, in modo effimero, temporaneo, in quella che diviene una vera e propria esperienza anzitutto.
L’ultima follia dell’artista passa per il famoso social network blu, andando a colpire in particolare l’annosa questione sulla sponsorizzazione dei post su Facebook. Questa pratica è certamente consigliata per la promozione di un brand, di un evento o di un prodotto, è efficace in quanto più persone osservano il post, è più alta sarà la possibilità che qualcuno acquisti o partecipi. Inevitabilmente nel contesto artistico, questo metodo risulta troppo commerciale, laddove la meritocrazia, appare essere ancora uno degli elementi fondamentali di questi micro cosmo.
Il meccanismo è piuttosto semplice, quando pubblichiamo un post sul social network, la sua diffusione dipende dagli algoritmi di Facebook, se non riceve immediatamente like e condivisioni e commenti, il gigante blu lo valuta come non interessante, privando quindi i nostri contatti della fruizione del suo contenuto. L’algoritmo appare quindi essere il giudice dell’interesse di una determinata informazione o notizia, spostando piuttosto l’attenzione su quei post a pagamento che certamente rendono di più alla creatura di Zuckerberg.
E’ chiaro come la sponsorizzazione abbia visibilità garantita e che scavalchi di fatto quella dei post gratuiti, laddove più paghi, più i tuoi prodotti, pensieri, contenuti possono essere i primi, i migliori. Se tu paghi devi rispettare poche regole, il testo non deve superare il 20% dell’immagine, nessuna parolaccia, nessun insulto (neanche a Facebook), e nessun contenuto sessuale.
Parte da qui l’autore, da questa riflessione per sviluppare due differenti progetti. Lavorando per smantellare l’ottica commerciale di una pratica pensata e sviluppate unicamente per arricchire, Fra Biancoshock ragiona su due differenti sponsorizzazioni. La prima dal titolo “Adding the dots avoids automatic word scanning” ha visto l’interprete pagare un post su FB cercando di forzare il loro sistema di censura automatico e dimostrando come, una volta pagato, sia possibile dire quello che si vuole con una specifica visibilità. Con 5 Euro la piattaforma si rende ridicola promuovendo questo e mettendolo in evidenza sulle bacheche di migliaia di utenti.
Il secondo s’intitola “Nothing and Something” sta qui a parare nostro il fulcro dell’intero progetto, dimostrare che, pagando, è possibile promuovere il nulla, un post vuoto che non significa assolutamente nulla e che per ben 24 ore diviene più visibile rispetto ad un altro che esprime qualcosa.
Alla fine delle sponsorizzazioni appare quindi chiaro come sul social network nulla può essere ritenuto interessante da loro basta che tu paghi.
Noi abbiamo assistito in diretta a tutta la perfomance, per voi ad accompagnare il nostro testo, le immagini e gli screenshot con tutte le fasi di realizzazione del progetto, dateci un occhiata, e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti sul particolare lavoro dell’interprete italiano.

Thanks to The Artist for The Pics

fra-biancoshock-sponsored-perfomance-online-02

fra-biancoshock-sponsored-perfomance-online-03

fra-biancoshock-sponsored-perfomance-online-04

fra-biancoshock-sponsored-perfomance-online-05

fra-biancoshock-sponsored-perfomance-online-06

fra-biancoshock-sponsored-perfomance-online-07

fra-biancoshock-sponsored-perfomance-online-08

fra-biancoshock-sponsored-perfomance-online-09

Tellas “This quiet, harsh land” at Mini Galerie (Preview)

15/05/2015

tellas-this-quiet-harsh-land-at-mini-galerie-preview-01

Aprirà il prossimo 16 di Maggio uno degli show che più attendiamo, “This quiet, harsh land” firmato da Tellas, investirà gli spazi della bella Mini Galerie di Amsterdam attraverso una nuova ed inedita serie di opere.
La natura come principale leva emotiva, spunto, e fascinazione dalla quale partire per sviluppare una personale rappresentazione, essenziale, criptica e correlata con una peculiare commutazione della forma. Tellas parte da qui, non rimane statico l’autore italiano, varia costantemente melodia, aggiungendo e rilevando elementi, stati percettivi, forme, figure, colori, trasformando e sviluppando i propri concetti, spingendosi sempre più in là. Un evoluzione costante la sua che entra a contatto con un ventaglio di spunti ed emozioni differenti, c’è qualcosa di mistico, di sovrannaturale, con ciascuno degli elementi che non rimane statico, quanto piuttosto viene intriso, scagliato, spezzato e mosso all’interno della superfice di lavoro. Ci si ritrova a confrontarsi con figure singole, con trame capaci di irretire la totalità dello spazio di lavoro, cambiandone completamente le sensazioni e le percezioni legate ad esso. La natura si insinua silenziosa, instabile, esplode nella sua potenza crudo ed affascinante, andando a riprendersi lo spazio pubblico, aprendo un varco dimensionale all’interno del quale è lo stesso grande artista il direttore d’orchestra, muove le figure, gli elementi ed i dettagli, commutandone l’aspetto e la forma, interagendo con gli spunti del momento, con lo spazio circostante ed a disposizione, con matassa di elementi, livelli gradienti, colori, linee, e figure che prendono il sopravvento.
Per lo show Tellas proporrà una nuova serie di lavori che segnano il ritorno dell’interprete alla sue radici. Ispirato dal paesaggio selvaggio ed aspro della sua Sardegna, l’autore ha sviluppato per l’occasione un corpo di lavoro su carta e tela altamente poetico. L’idea è quella di una esplorazione catartica di paesaggi vasti ed incontaminati, terra d’origine per l’autore, nonché leva emotiva, scintilla visuale dalla quale raccogliere e sviluppare la sua concezione astratta. C’è quindi un cambio sostanziale che rievoca i primi lavori dell’interprete – essenziali, basati sulla linea, sviluppati attraverso il bianco ed il nero ed al tempo stesso iper minimali – che vengono qui investiti da una fortissima carica emotiva rappresentata dal colore, con vere e proprie esplosioni cromatiche, pennellate gestuali, composizioni gradienti, che divengono ideale analogia delle differenti espressioni emotivi dell’interprete, evocando in chi osserva un senso di vastità, di potenza incontrollata ed incontrollabile, tempesta e calma, elementi che si ripetono, impattano, si scontrano e si sgretolano, perdendosi nei meandri dello spazio.
Dopo il salto alcune immagini in preview di ciò che ci aspetta in questo nuovo allestimento firmato dal grande artista italiano, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per un ampio e corposo recap.

Mini Galerie
Kinkerstraat 12A
1053 DT Amsterdam

Thanks to The Gallery for The Pics

tellas-this-quiet-harsh-land-at-mini-galerie-preview-02

tellas-this-quiet-harsh-land-at-mini-galerie-preview-03

tellas-this-quiet-harsh-land-at-mini-galerie-preview-04

tellas-this-quiet-harsh-land-at-mini-galerie-preview-05

tellas-this-quiet-harsh-land-at-mini-galerie-preview-06

SBAGLIATO – New Mural for ALTrove Festival 2015

15/05/2015

sbagliato-for-altrove-festival-2015 (1)

Nuovo aggiornamento da Catanzaro, continuiamo il nostro viaggio tra le meraviglie dell’ALTrove Festival con quest’ultima fatica dei SBAGLIATO, gli artisti, al lavoro nel quartiere Sarrottino, sbancano con un inedito lavoro di primissimo livello, per composizione, tecnica e dimensioni.
Si chiama “Terremoto” l’ultima fatica degli interpreti. Nel nome e nelle immagini che gli stessi hanno scelto di proiettare su questa lunghissima parete, c’è tutta la volontà di scuotere, cambiare ed impattare, attraverso i concetti cardine della loro cifra stilistica, perfettamente a suo agio, con i temi e gli spunti che la rassegna Calabrese sta portando avanti.
La proposta del festival quest’anno è rivolta verso una interazione maggiormente personale, introspettiva se vogliamo, è diretta in incisiva, si avvale di un linguaggio criptico che diviene personale e che scalda gli animi in modi differenti. C’è l’esigenza di scuotere e sovvertire l’apatia generale che affligge queste zone, di porre per un instante i problemi da una parte, per aprire uno spiraglio di vita differente, nuovo. Un calore visivo che dalle superfici possa esercitare la leva del cambiamento, stimoli la coscienza che si, si può cambiare, si può pensare un modo differente, in grado di generare l’altrove non solo come concetto, ma piuttosto come spinta propulsiva per un realtà finalmente differente e tangibile. Il lavoro degli artisti viene quindi proiettato e cadenzato da questa riflessione, ciascuna delle opere rappresenta una porta aperta, uno spiraglio, parte di una crepa che si fa mano a mano più grande, opera dopo opera, fino a comporre un realtà differente priva di preconcetti, di pareti e muri grigi, spogli, di pensieri interrotti che grazie al colore proseguono finalmente la loro corsa.
SBAGLIATO riescono a raccogliere queste tematiche filtrandole attraverso il loro immaginario. Gli interventi degli autori raccolgono si l’eredità del paesaggio cittadino, ma attraverso una nuova ricollocazione, ne interrompono la linearità, aprendo un varco verso nuove ed inaspettate sensazioni, stimoli ed emozioni. Esattamente come la rassegna, anche gli artisti scelgono di aprire le porte ad un nuovo modo di intendere la città, il paesaggio, il quartiere, proiettando su parete riflessioni spunti eterogenei. La persiana ossessivamente ripetuta, aperta, chiusa, socchiusa, rappresenta idealmente i pensieri, una cascata di idee, stimoli e situazioni differenti. Al tempo stesso questa continua ed incessante presenza, scende a cascata su tutta la superfice, diviene sinonimo di instabilità, di precarietà, entrando a contatto con i problemi di alto rischio sismico che accompagnano la zona. L’opera diviene ideale analogia della difficile situazione delle nuove generazioni, in un costante limbo di incertezza e difficoltà.
La terra trema, cadono persiane, si accavallano pensieri, sentimenti, viene giù il mondo.
Dopo il salto tutti i dettagli di quest’ultima fatica, nei prossimi giorni nuovi aggiornamenti da Catanzaro, se vi siete persi qualcosa, QUI tutti i precedenti.

Thanks to The Festival for The Pics
Pics by Angelo Jaroszuk Bogasz

sbagliato-for-altrove-festival-2015 (2)

sbagliato-for-altrove-festival-2015 (3)

sbagliato-for-altrove-festival-2015 (4)

sbagliato-for-altrove-festival-2015 (5)

sbagliato-for-altrove-festival-2015 (6)

sbagliato-for-altrove-festival-2015 (7)

sbagliato-for-altrove-festival-2015 (8)

Bicicleta Sem Freio – New Mural at Hotel Des Arts in San Francisco

14/05/2015

bicicleta-sem-freio-new-mural-at-hotel-des-arts-in-san-francisco-02

Ci spostiamo a San Francisco, qui all’interno dell’ Hotel Des Arts, ritroviamo con piacere il collettivo Brasiliano Bicicleta Sem Freio che, nei giorni scorsi, ha infatti terminato di realizzare un nuovo intervento indoor.
È l’opportunità per tornare ad approfondire il lavoro degli interpreti Brasiliani attraverso un nuovo intervento capace quanto mai di ereditare tutto il particolare immaginario stilistico che da sempre ne accompagna le produzioni in strada.
In città per la loro prima mostra di debutto negli States “This is Not A Poster” all’interno degli spazi della Fifty24SF Gallery, gli interpreti hanno quindi avuto modo di proporre il loro vivo immaginario grazie alla chiamata degli amici di Upper Playground e JustKids.
Elemento cardine delle produzioni firmate dai Bicicleta Sem Freio, sta tutto nell’uso intensivo di tonalità e colori saturi ed accesi, elementi questi che richiamano fortemente lo spirito ‘esotico’ da cui gli artisti prendono ampia ispirazione. È infatti fondamentale sottolineare come la loro pittura sia fortemente legata alla tradizione Sudamericana, con i colori, le visioni, il folklore e le tradizioni, che entrano i rotto di collisione con la loro particolare sintesi espressiva. L’impostazione è indubbiamente legata ad un approccio illustrativo, con i corpi, i soggetti e gli elementi che compongono le loro pittura, attraversati ed investiti da un forte piglio grafico. L’uso del colore non è però fine a se stesso, quanto piuttosto legato ad una rappresentazione che trova nei soggetti umani, negli animali e negli elementi appartenenti alla natura, i suoi principali protagonisti. Gli autori ci invitano ad addentrarci all’interno di un selva di spunti, riferimenti e visioni differenti, un carico mastodontico di riferimenti e tematiche differenti che impatto lo spettatore e lo spinge verso una personale e soggettiva analisi.
Quest’ultima fatica dei Bicicleta Sem Freio, ben rappresenta il particolare momento degli autori, un antipasto dello show di cui nei prossimi giorni vi mostreremo le immagini.
Ad accompagnare il nostro testo alcuni scatti delle fasi di realizzazione di quest’ultimo progetto e le immagini dell’intervento realizzato, è tutto dopo il salto, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti.

Pics by Upperplayground

bicicleta-sem-freio-new-mural-at-hotel-des-arts-in-san-francisco-03

bicicleta-sem-freio-new-mural-at-hotel-des-arts-in-san-francisco-04

bicicleta-sem-freio-new-mural-at-hotel-des-arts-in-san-francisco-05

Ever – “头部 The Head” at Dinámica (Recap)

14/05/2015

ever-the-head-at-dinamica-recap-01

Nuovo aggiornamento per Ever, il grande artista Argentino ha presentato lo scorso 6 Maggio “”头部 The Head”, nuova e splendida installazione all’interno dello spazio espositivo Dinámica di Buenos Aires in Argentina.
Abituati a confrontarci con le particolari riflessioni che investono le potenti pitture dell’autore Argentino, abbiamo qui modo di immergerci all’interno di una delle più importanti fascinazioni dell’interprete, il comunismo, il volto di Mao Tse Tung, elementi cardine del suo percorso in strada. A catalizzare le produzioni di Ever abbiamo trovato una forte miscela surreale, spirituale, con profonde riflessioni circa la politica e stimoli di carattere sociale. L’idea dell’artista è quella di raccogliere gli spunti del luogo, legati all’attualità od ad una determinata situazione, rielaborati attraverso una cifra stilistica che continua ad affidarsi a colori vivaci, figure umane, miscelate ad elementi pittorici profondi e sfaccettati. L’elemento spirituale è sviluppato attraverso l’intreccio di vere e proprie caselle cromatiche, fasci tonali che vengono digeriti in funzione dei temi e delle riflessioni toccate dallo stesso interprete e che si pongono in antitesi con i corpi ed i volti realistici dei suoi personaggi.
Dal titolo “头部 The Head”, questa nuova installazione, realizzata dallo scultore Marcos Berta e coadiuvata dalle performance di Elsa Sauguet, Sebastian Reinoso Salinas y Ines Maas, rappresenta una analisi basata sui manifesti comunisti cinesi. Il manifesto come idea, laddove nelle immagini propagandistiche, le persone, vengono sempre poste in basso, mentre il volto di Mao diviene fluttuante in cielo.
Alla base del progetto troviamo quindi l’idea di pensare come il Comunismo non riesca ad essere applicato nella realtà, di come Mao, o meglio la Cina, rappresenti una contraddizione di questo sistema. La Cina ha un governo comunista, ma le sue fabbriche continuano a creare prodotti capitalistici, laddove lo stimolo principale, è rappresentato dal guadagno, proprio come avviene nelle società capitalistiche. Al tempo stesso la figura di Mao è l’emblema il passato, qualcosa di sacro, un corpo che invece di essere umano è una parte della storia umana. Al tempo stesso è un corpo che esercita un idea, divenendo in questo senso emblema e immagine dell’idea stessa.
L’installazione è pensata per essere penetrata, si può letteralmente entrare nella testa, in modo tale che tutti possano avere la sensazione di come l’idealizzazione di qualcosa è pericoloso e rende ossessivi. Il tutto viene accompagna dalla performance artistiche di danza che gravitano proprio intorno al grande volto, in una rappresentazione della propagazione delle idee che sa di vero e proprio rito.
Ad accompagnare il nostro testo una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, mettetevi comodi e dateci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Artist for The Pics

ever-the-head-at-dinamica-recap-02

ever-the-head-at-dinamica-recap-03

ever-the-head-at-dinamica-recap-04

ever-the-head-at-dinamica-recap-05

ever-the-head-at-dinamica-recap-06

ever-the-head-at-dinamica-recap-07

ever-the-head-at-dinamica-recap-08

ever-the-head-at-dinamica-recap-09

ever-the-head-at-dinamica-recap-10

ever-the-head-at-dinamica-recap-11

ever-the-head-at-dinamica-recap-12

ever-the-head-at-dinamica-recap-13

ever-the-head-at-dinamica-recap-14

Blaqk x Seikon – New Mural in Greece

14/05/2015

blaqk-seikon-new-mural-in-greece-01

Ci spostiamo in Grecia per andare a dare un occhiata approfondita all’ultima magia realizzata in combo tra il duo Greco Blaqk e Seikon, un nuovo intervento che rivela tutte le differenti anime stilistiche di ciascuno degli autori impegnati in questa pittura.
Accomunati da una direzione stilistica capace di spingersi verso una sintesi astratta e geometrica, ciascuno dei tre autori porta avanti una ricerca personale, canalizzando idee e visioni differenti, giocando con la percezione degli spazi, e catalizzando su parete, quelle che sono le sensazioni e gli stimoli del momento.
Affascinati dalla doppia identità dei Blaqk, spesso ci siamo confrontati con il valore di una produzione duplice in cui rispettivamente Simek e Greg Papagrigoriou, hanno saputo miscelare le differenti direzioni stilistiche. Attratto da un impostazione lineare, precisa ed essenziale, il lavoro di Simek si sviluppa sulla volontà dell’artista di costruire e decostruire, di comporre le proprie forme, in funzione di elementi e figure poste in modo speculare eppure così in grado di trasmettere un sentimento di rottura o frammentazione. Dal canto suo Greg Papagrigoriou sceglie invece un impostazione più viscerale, opponendosi alla ragione del suo socio, giocando con gli stimoli del momento, per comporre una trama che richiama elementi appartenenti alla calligrafia, al lettering, per comporre intense e criptiche composizione in cui, il moto gestuale, rappresenta il principale impulso pittorico. Il lavoro di Seikon, risulta per noi in costante mutamento. L’autore Polacco prosegue la sue ricerca sviluppando un immaginario ricchissimo di spunti, spinto da una composizione di elementi e forme differenti, quali textures, figure lineari e precise impostazioni geometriche. Il risultato è un puzzle in cui ciascuno degli elementi proposti richiama stimoli di profondità e tridensionalità ,essenziale nell’aspetto, ermetico nella sua stessa fisionomia.
Partendo da una precisa figura geometrica, Seikon ed i Blaqk vanno a comporre tre differenti elementi, coadiuvando all’interno di una specifica silhouette, le differenti caratteristiche della loro ricerca astratta. Tre sintesi differenti, catalizzate da una comune direzione tonale, per quella che diviene una rappresentazione triplice della stessa identica figura. Nella parte centrale troviamo la pittura di Greg Papagrigoriou, l’interprete ancora una volta si affida alla consueta e rimarcata gestualità, imbastendo all’interno del quadrato una serie di tracciati crudi e ‘sporchi’ in quello che diviene un lettering calligrafico portato all’estremo della sua sintesi. Nell’estremità sinistra vediamo svilupparsi il consueto intreccio geometrico di Simek. L’artista sceglie qui un impostazione essenziale e pulitissima, declinando, all’interno della figura, la consueta trama (quasi) speculare e giocando con le percezioni dello spazio e della forma. Infine, sul lato opposto, Seikon. L’autore Polacco sceglie di coadiuvare una delle sue iconiche composizioni, giocando con elementi di dimensione differente, con spazio e vuoto, e facendo attraversare la figura da un ricco percorso di linee sottilissime, cambiando direzione alla stesse, e giocando con una forte tridimensionalità. Pollice in su.
Null’altro da aggiungere, ad accompagnare il nostro testo una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima pittura, dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Pics via GF
Pics by Alka Murat

blaqk-seikon-new-mural-in-greece-02

blaqk-seikon-new-mural-in-greece-03

blaqk-seikon-new-mural-in-greece-04

blaqk-seikon-new-mural-in-greece-05

blaqk-seikon-new-mural-in-greece-06

Moallaseconda x AAHM00 inside an Abandoned Building

14/05/2015

moallaseconda-aahm00-insiede-an-abandoned-building-01

Continuiamo a seguire con interesse gli sviluppi del lavoro di Moallaseconda ed AAHM00, i due interpreti italiani hanno nuovamente unito gli sforzi, andando ad elaborare una nuova pittura astratta all’interno di questo vecchio edificio fatiscente.
La collaborazione tra i due artisti passa per un comune approfondimento, sfociato nel progetto La Fuliero, che vede gli autori riflettere sul concetto di pre-lavoro. Partendo da una osservazione ‘ossessiva’ e da una sensibilità comune, la riflessione coinvolge elementi od oggetti organici e non, che i due interpreti incontrano per strada, che divengono nell’aspetto, vere e proprie opere già compiute. Si tratta quindi di un osservazione che coinvolge ciò che nasce dal nulla o ciò che, scaturendo da una precisa dinamica od influenza naturale o per mezzo dell’essere umano, ha già nella forma e nell’aspetto, il valore di un opera d’arte. La personale rielaborazione pittorica, parte proprio da questo e va ad innestarsi all’interno dello spazio urbano attraverso percorso astratto capace di coinvolgere una peculiare commutazione della forma proprio in funzione dell’ambiente di lavoro.
Partendo quindi da una comune fascinazione, Moallaseconda ed AAHM00 sviluppano però processi e riflessioni differenti che inevitabilmente influenzano l’aspetto finale delle loro composizione e che, special modo durante le loro intense collaborazione, dà vita ad un apparato visivo in perfetta simbiosi si, ma al tempo stesso mutabile ed irregolare.
Moallaseconda continua la personale indagine lavorando ed affidandosi a forme grezze e spesse, calamitando l’attenzione nella parte superiore della struttura dove va ad innestarsi una sorta di groviglio metafisico. L’essenzialità della forma, deriva anche dall’utilizzo di pochissime interazioni cromatiche, bianco e nero con qualche punta di colore, l’inserimento di textures, sovrapposizioni di forme e figure e sopratutto l’immancabile simbiosi con lo spazio di lavoro. Proprio la particolarità di quest’ultimo, scoperto, intrecciato con gli elementi naturali che letteralmente fuoriescono dalle fessure, spinge l’artista ad interagire attraverso una serie di forme allungate ed irregolari, fino a generare una ragnatela che ricopre parte della zona superiore della struttura, correndo sulle pareti, interrompendosi e riprendendo la sua corsa. Accelerate e frenate brusche in quello che diviene un filamento cromatico dove i vari percorsi vanno più volte ad intersecarsi tra di loro.
Dal canto suo AAHM00, lavorando nella parte inferiore della struttura, continua ad affidarsi ad una pittura in divenire, completamente casuale, non legata ad una precisa forma, quanto piuttosto legata agli elementi visivi esistenti nello spot, le sensazioni e gli stati d’animo del momento, che vanno ad influenzare l’aspetto finale delle sue figure. Si tratta di forme essenziali, pulite, scandite dalla spontaneità del momento, capaci di partorire una sorta di scenografia pittorica. L’artista parte dalla linea e del cerchio, le figure proposte appaiono ‘bucate’, sinuose e dolci, movimentate nel loro intrinseco aspetto, vengono a noi attraverso differenti impulsi e binomi tonali. A differente del primo, che espande i propri elementi in funzione dello spazio, il secondo predilige un approccio maggiormente chiuso, con le forme che aprono e schiudono su stesse, singole e capaci nel loro insieme di generare una trama ‘oleosa’ capace quanto mai di suggerire percezioni e stimoli differenti.
Ad accompagnare il nostro testo una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, mettetevi comodi e dateci un occhiata, siamo certi infatti che, anche voi come noi, non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Artists for The Pics

moallaseconda-aahm00-insiede-an-abandoned-building-02

moallaseconda-aahm00-insiede-an-abandoned-building-03

moallaseconda-aahm00-insiede-an-abandoned-building-04

moallaseconda-aahm00-insiede-an-abandoned-building-05

How & Nosm x Tristan Eaton in New York

13/05/2015

how-nosm-tristan-eaton-in-new-york-01

Ci spostiamo a New York, qui si sono dati appuntamento gli How & Nosm e Tristan Eaton, insieme il trio ha da poco terminato di realizzare una nuova ed intensa pittura, commutando i rispettivi e differenti approcci stilistici.
Raoul e Davide Perre aka How & Nosm rappresentano tra i nomi di spicco della scena internazionale. La loro particolare cifra stilistica si avvale di un linguaggio visivo intriso di dettagli ed elementi differenti, veri e propri labirinti di immagini dove, all’interno, si cela una personale sintesi visiva. Le immagini realizzate, tutte in funzione di una precisa scala cromatica che ha nel rosso e nel nero i suoi principali vettori cromatici, vengono cadenzate da motivi geometrici, figure e forme, si tratta in questo senso di opere complesse con le quali gli artisti sviluppano temi ed approfondimento spesso dal forte impegno. Quello che stupisce è la capacità di veicolare sensazioni e stimoli differenti attraverso una lettura personale. Siamo spinti ad osservare e scardinare configurazioni ed elementi complessi, in quella che diviene una lettura introspettiva di impulsi viscerali e personali degli stessi autori.
Dal canto suo Tristan Eaton ha saputo sviluppare un immaginario scandito dall’intersecarsi di stimoli ed ambiti artistici differenti. Principale leva visiva, sta tutta nella volontà di Eaton di dare forma e sostanza alla sue creazione, attraverso un intrecciarsi di veri e propri collages. Attraverso uno stimolo particolarmente grafico ed illustrativo, intrecciando lettere ed immagini, l’artista compone le sue produzione attraverso un profondità espressiva. Attraverso un tratto pop, l’autore da anzitutto forma alla silhouette desiderata, questa diviene sia l’immagine principale, sia contenitore all’interno del quale apporre le personali e differenti figure. Si animano quindi due differenti livelli percettivo, nel primo veniamo a contatto con la grande figure nel suo insieme, nel secondo invece approfondiamo le viscere della stessa attraverso la presenza di differenti e movimentati stimoli visivi.
Raccogliendo appieno dalle personale cifre stilistiche, tutti gli interpreti raccolgono l’eredità del percorso in strada come writers, gli How & Nosm e Tristan Eaton compongono un pittura intensa e catalizzata da una fortissima dose di dettaglio ed elementi differenti. Imbastendo una sorta di percorso in movimento, ciascuna delle sezioni viene quindi influenzata dai differenti approcci stilistici. Si tratta di un impulso a mo’ di puzzle, con le sezioni che celano al loro interno impulsi, riferimenti ed immagini differenti, fino a comporre un lavoro profondamente in movimento e cadenzato. All’interno della lunga ed aggrovigliata forma, vediamo emergere textures, figure, lettering, forme astratte, volti, soggetti, elementi naturali, in un calderone dall’incredibile impatto finale.
In aggiunta alla fasi di realizzazione, ad accompagnare il nostro testo una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo, presto nuovi aggiornamenti sul lavoro degli interpreti.

how-nosm-tristan-eaton-in-new-york-02

how-nosm-tristan-eaton-in-new-york-03

how-nosm-tristan-eaton-in-new-york-04

how-nosm-tristan-eaton-in-new-york-05

how-nosm-tristan-eaton-in-new-york-06

how-nosm-tristan-eaton-in-new-york-07

how-nosm-tristan-eaton-in-new-york-08

how-nosm-tristan-eaton-in-new-york-09

how-nosm-tristan-eaton-in-new-york-10

how-nosm-tristan-eaton-in-new-york-11

Etam Cru – New Mural in Krakow by Sainer

13/05/2015

etam-cru-new-mural-in-krakow-by-sainer-01

Ci spostiamo a Cracovia, è infatti qui che Sainer degli Etam Cru nei giorni scorsi ha avuto modo di realizzare questa nuova ed intensa pittura, portando ancora una volta in dote tutto il particolare e peculiare immaginario.
Nel nostro osservare le loro produzioni, la cifra stilistica che accompagna gli interventi firmati da Sainer e Bezt aka Etam Cru, ci ha sempre regalato forti emozioni. Gli interpreti sono riusciti a tratteggiare un universo personale dove innegabilmente lo stimolo principale è dato dalla forte e caratteristica immaginazione. Proprio i voli pindarici, la fantasia sfrenata, le situazioni surreali e bizzarre, rappresentano l’elemento di maggior rilievo di una produzione che si, insiste nel portare avanti idee e visioni oniriche, ma che viene concepita per ben attecchire alla realtà. La frattura visiva generata dagli interventi del duo sta tutta qui. Nella capacità di scindersi dalla realtà eppure di rimanere legata alla stessa attraverso un tratto ed una pittura figurativa. L’influenza illustrativa, dalla grafica al mondo dei fumetti, ha forgiato quindi un identità multipla in quella che diviene una alchimia in costante evoluzione. Gli autori sviluppano i loro interventi servendosi di vistosi effetti, tra giochi di profondità e tridimensionalità, attraverso l’utilizzo di tinte e tonalità accese, ecco aprirsi tutto l’universo degli interpreti. Un universo in grado di porsi a metà strada tra realtà e finzione, con gli elementi fantastici che, agli occhi di chi osserva, divengono possibili e plausibili.
Dal titolo “No Sleep Till Kraków” quest’ultimo intervento di Sainer ben rappresenta il particolare immaginario che da sempre contraddistingue il lavoro del duo polacco. Ancora una volta quindi l’immagine è direttamente legata all’immaginazione dell’autore, e soprattutto cadenzata da una pittura sospensiva e ricca di effetti. La figura centrale, quella di una ragazza in bicicletta, viene rappresentata prospetticamente, l’attenzione infatti viene abilmente incanalata verso il volto del cane che letteralmente emerge ed accompagna la donna. Dettagli al massimo e consueto range cromatico dal forte impatto finale, per un risultato finale ancora una volta riuscitissimo.
Ad accompagnare il nostro testo una ricca serie di scatto con i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata, qui invece potete trovare l’intervento firmato da Kofie e Nawer che si trova a pochi passi da quest’ultima fatica, dateci un occhiata.

Pics by Paweł Dziurzyński via Sosm

etam-cru-new-mural-in-krakow-by-sainer-02

etam-cru-new-mural-in-krakow-by-sainer-03

etam-cru-new-mural-in-krakow-by-sainer-04

etam-cru-new-mural-in-krakow-by-sainer-05

etam-cru-new-mural-in-krakow-by-sainer-06

etam-cru-new-mural-in-krakow-by-sainer-07

etam-cru-new-mural-in-krakow-by-sainer-08

etam-cru-new-mural-in-krakow-by-sainer-09

Bifido for CHEAP Festival 2015

13/05/2015

bifido-for-cheap-festival-2015-01

Prosegue il nostro viaggio tra le meraviglie del CHEAP Festival di Bologna, per la rassegna scende in campo Bifido che ha da poco terminato di realizzare un nuovo grande intervento sul muro di cinta della Scuola per l’infanzia Mago Merlino.
Entriamo nel vivo di questa nuova edizione della rassegna Bolognese, con un nuovo intervento che copre ben 64 metri quadrati di muro, attraverso 35 immagini differenti per un totale di 13 scene installate con la tecnica del paste up. Sono questi i numeri di “Behind The Green Door”, ultima fatica realizzata dall’artista Italiano.
Affidandosi come sempre alla carta come strumento principale di dialogo, Bifido raccoglie l’eredità del personale percorso proiettando sulla parte esterna della scuola una nuova ed intensa scena. Il lavoro dell’artista parte anzitutto dalla fotografia, a colori od in bianco e nero. Una volta stampate, le sagome di grandi dimensioni, vengono poi attaccate sulle parete. A coinvolgere è certamente la scelta dei temi e dei soggetti delle sue produzioni, si tratta di lavori irriverenti, ‘corrosivi’ e dal grand impatto finale. L’autore italiano si confronta con temi delicati e connessi all’attualità, scegliendo la figura del bambino come ideale propellente visivo nonché protagonista, di ciascuno dei suo interventi. Non si tratta di una scelta casuale, quanto piuttosto una riflessione sulla capacità dei fanciulli di non essere legati a nulla, nel loro non rispetto, nel loro essere liberi e senza briglie, hanno la capacità di evadere dal reale per proporre una visione ed un punto di vista completamente differente. L’impatto quindi diviene fragoroso laddove, la stessa frase scelta dall’artista per descrivere il suo lavoro, “I bambini trovano il tutto nel nulla, gli adulti il nulla nel tutto”, diviene un ideale manifesto di tutta la sua produzione.
Per CHEAP Bifido si affida quindi nuovamente alla figura dei bambini, lo fa attraverso una scena cadenzata da elementi differenti, ma sopratutto con la ferma intenzione di porre in essere un dialogo con gli stessi in totale sintonia con il luogo di lavoro. Ad aprire l’intervento troviamo la figura di un cucciolo di coniglio, capace di aprire simbolicamente un varco che letteralmente traghetta lo spettatore all’interno delle realtà e dell’universo narrativo imbastito dall’interprete. Il microcosmo generato strizza l’occhio alle fiabe ed alle favole d’infanzia.
Partendo da una serie di immagini fotografiche realizzate da lui stesso, l’interprete innesca, frammentandolo, un principio di fantasia connesso ad una mente a briglie sciolte. Si tratta di una decina di azione indipendenti, cariche di rimandi e simboli differenti. Osservando l’opera veniamo investiti da stimoli differenti, dal grembiule che si sbottona per far uscire un coniglio, all’uovo sormontato da una candela, riferimento ad un quadro di Magritte che simboleggia l’immaginazione, una bambina sull’altalena che fissa lo spettatore, ponendo a disagio l’adulto che osserva e ribaltando la prospettiva di fruizione, Ancora, un altra bambina, accompagnata da un cigno, con in mano un anatroccolo. Infine gli adulti, tutti rappresentati senza testa, come accadeva nei cartoni animati di Tom & Jerry, quasi ad escludere le loro presenza e sopratutto eliminare le metodica di pensiero che, una volta cresciuti, segna ciascuno di noi. C’è spazio per un tema come la maternità, con una bambina intenta a cullare una bambola, lasciando al contempo che un altro essere si libri in aria, libero di volare. Ed infine un riferimento all’autore stesso, con la figura di un fantasma bambino, che si erge su una piccola montagna, in una riflessione in cui si domanda se il mondo possa fare a meno degli artisti, proseguendo verso un riferimento velato all’annosa relazione tra street art ed illegalità.
Null’altro da aggiungere, ad accompagnare il nostro testo una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, mettetevi comodi e dateci un occhiata, nei prossimi giorni proseguiremo il nostro viaggio tra tutti gli interventi realizzati per il festival, stay tuned!

Thanks to The Festival for The Pics
Pics by Valeria Altavilla, Dario Alejandro Barletta, Federica Ciarlariello

bifido-for-cheap-festival-2015-02

bifido-for-cheap-festival-2015-03

bifido-for-cheap-festival-2015-04

bifido-for-cheap-festival-2015-05

bifido-for-cheap-festival-2015-06

bifido-for-cheap-festival-2015-07

bifido-for-cheap-festival-2015-08

bifido-for-cheap-festival-2015-09

bifido-for-cheap-festival-2015-10

bifido-for-cheap-festival-2015-11

bifido-for-cheap-festival-2015-12

bifido-for-cheap-festival-2015-13

bifido-for-cheap-festival-2015-14

bifido-for-cheap-festival-2015-15

bifido-for-cheap-festival-2015-16

bifido-for-cheap-festival-2015-17

bifido-for-cheap-festival-2015-18

bifido-for-cheap-festival-2015-19

bifido-for-cheap-festival-2015-20

bifido-for-cheap-festival-2015-21

bifido-for-cheap-festival-2015-22

bifido-for-cheap-festival-2015-23

bifido-for-cheap-festival-2015-24

bifido-for-cheap-festival-2015-25

bifido-for-cheap-festival-2015-26

bifido-for-cheap-festival-2015-27

bifido-for-cheap-festival-2015-28

Alfano – A Series of New Pieces in Lodi

13/05/2015

alfano-a-series-of-new-pieces-01

Nuovo aggiornamento per Alfano, il grande artista Italiano ha da poco terminato a Lodi una nuova ed intensa serie di interventi, un nuovo progetto caratterizzano da uno spirito spontaneo e soprattutto emotivo.
Questa nuova serie di lavori, ci permette di tornare ad approfondire uno degli artisti a cui maggiormente ci sentiamo legati, con l’opportunità di cogliere ancora una volta gli aspetti unici della sua pittura e del suo particolare immaginario. L’impatto con le produzioni firmate dall’artista ha sempre saputo risvegliare i noi impulsi, visioni ed immagini latenti, un contatto diretto con la parte più emotiva, il nostro io inconscio, ancora un po’ bambino, che così fortemente viene attratto da quel tratto ruvido e viscerale che ne caratterizza le produzioni. Non è semplice confrontarsi con le immagini sviluppate da Alfano, si tratta di un bagno cosciente, catartico all’interno del quale veniamo spogliati da preconcetti, da impostazioni stilistiche, per abbandonarci piuttosto nella più totale spontaneità, nella gestualità più istintiva, raccogliendo il risultato di una rappresentazione di un idea o concetto, immediata, diretta ed incisiva. L’interprete raccoglie dalla proprie esperienze, dagli stimoli ricevuti da bambino, componendo un immaginario denso, capace di rifarsi ad esempio ai miti dei cartoni animati di una volta, di approfondire dinamiche e meccanismi mentali, il tutto attraverso una visione volutamente inesatta, primitiva e deforme nell’aspetto.
Questa nuova serie di interventi, ben rappresenta il particolare momento dell’artista. L’autore sceglie di affidarsi, qui più che mai, ad una impostazione totalmente spontanea. Non ci sono bozzetti e contenuti pensati per comporre il risultato finale, quanto piuttosto l’idea di un lavoro legato agli automatismi del gesto e del processo creativo. Se questa rappresenta una componente rilevante, che attraversa buona parte delle produzioni dell’autore, appare chiaro come l’idea sia di quella di sviluppare un contenuto latente. Si tratta quindi di un impulso pittorico veicolato dal gesto, spontaneo e crudo si, ma soprattutto emotivo. Alfano viene spinto dalle sensazioni e dagli stimoli del momento, esercitando e dando forma e sostanza attraverso la propria gestualità, a ciascuno di questi interventi.
Ognuna delle opere, realizzate a Lodi dal 10 di Aprile ad oggi, prende vita nella totale illegalità. Elemento fondamentale quest’ultimo, è legato a due distinti fattori. Il primo é che questo genere di cose non piacciono e quindi non vengono di fatto commissionate (almeno attualmente), il secondo è che lo stesso autore si sente ancora molto legato al graffito vecchia scuola, un approccio questo che continua a gratificarlo molto.
Scrollate giù, in calce al nostro testo potete trovare una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, mettetevi comodi e dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Artist for The Pics

alfano-a-series-of-new-pieces-02

alfano-a-series-of-new-pieces-03

alfano-a-series-of-new-pieces-04

alfano-a-series-of-new-pieces-05

alfano-a-series-of-new-pieces-06

alfano-a-series-of-new-pieces-07

alfano-a-series-of-new-pieces-08

Giorgio Bartocci – New Mural for ALTrove Festival 2015

13/05/2015

giorgio-bartocci-new-mural-for-altrove-festival-2015 (1)

Varchiamo nuovamente la soglia dell’ALTrove Festival per andare a dare un occhiata all’ultima fatica realizzata da Giorgio Bartocci, secondo intervento dipinto all’interno del difficile quartiere Aranceto a Catanzaro.
Inizia a delinearsi l’impatto e la profondità espressiva degli artisti scelti quest’anno dalla rassegna Calabrese. Non si tratta di un impostazione casuale, quanto piuttosto volontà degli organizzatori di proiettare il festival verso una direzione introspettiva, capace di suscitare emozioni e stimoli personali, e che di conseguenza solo una pittura astratta poteva ereditare e sviluppare. L’idea di astratto come veicolo per toccare aspetti e sensazioni univoche, proiettando, chi osserva e la gente del posto, all’interno di una percezione differente. Un meccanismo questo capace di agganciarsi alla perfezione con quello che rimane, invariato, lo stimolo principale della rassegna.
Concezione stessa del festival, la sua prerogativa principale, è racchiusa nell’idea che si alimenta leggendo il suo stesso nome. Altrove, inteso come volontà di penetrare il tessuto urbano di una città come Catanzaro, di veicolare, attraverso la pittura, emozioni, impulsi nuovi, capaci di strappare con forza il grigio, l’apatia, le difficoltà di una vita legata a problemi economici e sociali, offrire qualcosa di differente, per vedere qualcosa di finalmente, differente. Attraverso il colore, la percezione dei luoghi cambia, si corregge il modo in cui gli stessi vengono vissuti. L’arte murale, capace di concretizzare al meglio stimoli differenti, diviene antidoto, inietta una cura in un organismo spento, malato, privo di voglia di fare, che torna ad attivarsi, come un impulso adrenalinico che investe tutto il corpo, pompando sangue, sentimenti ed emozioni contrastanti.
L’Altrove di Giorgio Bartocci è intriso della particolare ricerca dell’autore. Ha un sottotitolo, Madre Nostra, è si erge su uno spazio imponente. La peculiare struttura stilistica si rifà ad una idea di frammenti, interpretabili come emozioni, idee, spunti differenti, che vanno a comporre un tessuto sfaccettato, intriso di movimento. Scaglie proiettate su parete, assumono forma e sostanza attraverso il colore. Si tratta di un omaggio alla terra, all’essere umano come veicolo e strumento di energia, di vita, al tempo stesso ci ricorda come la città, nonché il quartiere, siano composti da storie differenti, da entità e soggetti diversi, ciascuno con le proprie angosce e fragilità, ciascuno unito indissolubilmente all’altro, accomunato da una percezione collettiva. Allora i frammenti assumono una volta in più l’aspetto di sintesi umana, in quella che diviene una scena fluida, densa, una riflessione in grado di ricordarci come, nonostante tutto, l’essere umano sia (forse) inconsapevolmente collegato in un insieme enorme.
Insieme alle nostre parole e riflessioni, una bella serie di scatti con i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata. Qui tutti i precedenti lavori, nei prossimi giorni nuovi aggiornamenti da Catanzaro.

Thanks to The Festival for The Pics
Pics by Angelo Jaroszuk Bogasz

giorgio-bartocci-new-mural-for-altrove-festival-2015 (2)

giorgio-bartocci-new-mural-for-altrove-festival-2015 (3)

giorgio-bartocci-new-mural-for-altrove-festival-2015 (4)

giorgio-bartocci-new-mural-for-altrove-festival-2015 (5)

giorgio-bartocci-new-mural-for-altrove-festival-2015 (6)

giorgio-bartocci-new-mural-for-altrove-festival-2015 (7)

giorgio-bartocci-new-mural-for-altrove-festival-2015 (8)

Moneyless “Fragmentations” at BC Gallery (Preview)

12/05/2015

moneyless-fragmentations-at-bc-gallery-preview-01

Con l’apertura prevista il prossimo 14 di Maggio, andiamo ad approfondire “Fragmentations” ultimo solo show firmato da Moneyless all’interno degli spazi della bella BC Gallery di Berlino che continua così la sua ottima programmazione.
Lo show giunge in un momento particolare del percorso del grande interprete Italiano, al lavoro per l’eccellente FORM Public Project di Perh in Australia, Moneyless ha svelato la sua nuova direzione stilistica, intraprendendo un percorso capace si, di lasciare intatto il fulcro tematico della sua ricerca, ed al tempo stesso di variare profondamente il suo aspetto finale.
Sottrarre per evolversi, ancora una volta sembra essere questo il mantra spirituale delle produzioni firmate dall’autore. La volontà di eliminare ed arrivare ad un sublimazione visiva cosciente, catartica e capace di ben raffigurare lo spettro percettivo ed emotivo della stessa esistenza umana. Il cerchio in questo senso, continua a rappresentare, per purezza e per ciclicità, l’elemento cardine. Non viene più tratteggiato come forma totale, quanto piuttosto accennato, spezzato nella sua stessa forma, in balia dell’immaginario di chi osserva, costretto a ricomporre i vari segmenti fino a formare le immagini e le direzioni delle figure ripetute. Sottrarre dicevamo, al tempo stesso l’artista, proprio con la splendida composizione realizzata per il progetto Australiano, veicola un nuovo impulso, scinde lo spazio, distrugge la linearità della superfice, ricomponendo un puzzle del tutto nuovo. C’è una sorta di tensione emotiva, una frammentazione appunto, di stati d’animo, percezioni ed impulsi differenti. Lo spettatore viene investito, caricato ed invogliato a partecipare al processo creativo, diviene parte dello stesso con le opere capaci di scavare e di entrare sottopelle, di stimolare ed avvolgere.
In attesa di dare un occhiata approfondita alle opere che costituiranno l’allestimento dello show, vi lasciamo ad alcune immagini in preview, dateci un occhiata e restate sintonizzati e se vi trovate in zona, non mancate l’appuntamento.

The artwork of “Fragmentations” is the result of an artistic journey that led to the deconstruction and transformation of the most important aspect of Moneyless’ work, which is the circle, into a dimension of pure movement by depriving it of its perfect form and replacing it with a more human and fleeting tension.The fragments have become the foundation of a new piece of art that animates and invites the spectator’s eye to be part of the creative process. The movement and the strain of the motion thrust were previously represented by a string of static circumferences. Now, the lines suggest a finiteness that the eye can subconsciously recreate, giving the painting a sense of ephemeral completeness.Movement is thus being released beyond the painting and into the surrounding space

BC Gallery
Libauer Str. 14
10245 Berlin

moneyless-fragmentations-at-bc-gallery-preview-02

moneyless-fragmentations-at-bc-gallery-preview-03

Rusin Blazej – LETTERS FROM ITALY / PART I Giuseppe Zanaboni

12/05/2015

blazej-rusin-letters-from-italy-part1-01

Nuovo aggiornamento firmato da Rusin Blazej, l’artista polacco nelle scorse settimane si trovava a Lodi dove ha avuto modo di iniziare LETTERS FROM ITALY, progetto di dialogo con lo spazio attraverso un nuova ed efficace riflessione.
Ci siamo spesso confrontati con autori che hanno saputo dialogare con lo spazio pubblico e con soprattutto con i luoghi abbandonati, dando loro nuova forma e sostanza, ricavando dagli stessi elementi e sensazioni, sviluppate e sviscerate attraverso la pittura. In questo quest’ultima idea di Rusin Blazej ci ha lasciato positivamente colpiti, un nuovo processo pittorico direttamente connesso a ciò che è già presente nello spazio di lavoro, viene ora sviluppato attraverso un vero e proprio dialogo ‘epistolare’. L’interprete in seguito al ritrovamento di alcuni disegni tecnici, firmati da chi, anni prima, ne avevamo composto le forme, l’artista procede verso un dialogo con tale Giuseppe Zanaboni. Lo fa in modo duplice, raccogliendo da una parte l’eredità delle figure e delle forme che Giuseppe ha realizzato su questi foglie, dipingendole all’interno dello spazio abbandonato. Dall’altra imbastendo una vera e propria lettera, un lascito che possa accompagnare al meglio l’esperienza, gli stimoli e le sensazioni che il ritrovamento, la riflessione e la successiva pittura, hanno lasciato in lui.
Per meglio comprendere l’idea vi lasciamo alle immagini durante le fasi del making of ed alle parole scritte dall’artista stesso nella sua fantomatica lettera, è tutto dopo il salto, speriamo presto di proporvi nuovi ed interessanti sviluppi su questo singolare progetto.

Dear Giuseppe Zanaboni.

You know, each time when I enter to abandoned building, I wonder why it is deserted. What is the difference between this place and others-where people live and work. Today we paint on forgotten by god farm. There is a lot of same looking farms around. What happened that exactly this one is empty? Why is that?

Actually I’m writing to You Mister Giuseppe because I found Your drawings here. Some of technical drawing exercises. You were not one of the best students as far as I saw Your marks. But still I like Your works. I found a box of charcoal and I draw Your compositions here, on the wall. As best proof that I really like them. I had a feeling that You are not scientific mind. Rather creative, sensitive one. Its cool to be like this Mister Giuseppe – at least sometimes I guess. Wherever You are and whatever You do. I’m sending You warm greetings in this sunny day from farm which may not belong to You anymore but still keeps part of Your story.

Thanks to The Artist for The Pics

blazej-rusin-letters-from-italy-part1-02

blazej-rusin-letters-from-italy-part1-03

blazej-rusin-letters-from-italy-part1-04

blazej-rusin-letters-from-italy-part1-05

blazej-rusin-letters-from-italy-part1-06

blazej-rusin-letters-from-italy-part1-07

blazej-rusin-letters-from-italy-part1-08

Martin Ferreyra for Open Muro in Monterrey

12/05/2015

Nuovo aggiornamento per Martin Ferreyra, l’interprete Argentino con mese a Città del Messico, nei giorni scorsi si è spostato a Monterrey dove per l’Open Muro Festival di quest’anno, ha da poco terminato di dipingere questa nuova parete.
Continuiamo a seguire gli sviluppi del lavoro dell’interprete, dopo la recente partecipazione alla bellissima Residencia Vatelón (Covered) ed ai lavori per l’OFICIO Residence (Covered), eccolo come parte attiva del festival Messicano.
Uno degli aspetti certamente singolari delle produzioni firmate da Martin Ferreyra è la capacità dell’artista di spaziare costantemente tra superfici murali, installazioni ed opere scultoree, arrivando infine ad un radicatissimo impulso illustrativo. Proprio quest’ultima rappresenta principale leva espressiva, nonché maggiore influenza, all’interno di un immaginario cadenzato da una forte sensibilità. Influenzato quindi dall’illustrazione, dal mondo dei cartoni animati e dei comics, l’interprete dà forma e sostanza a ricchissime visioni dove, come protagonisti indiscussi, troviamo i suoi iconici personaggi. L’idea è quella di sviluppare una narrativa personale ed approfondita, un mondo a se stante ricco di riferimenti ma anche di elementi e situazioni bizzarre veicolate proprio attraverso il suo particolare immaginario. Lavorando attraverso un impostazione prospettica, le opere prendono vita attraverso una specifica ‘inquadratura’ in grado di mostrarci frammenti e visioni, in quella che diviene una sorta di ‘finestra’ all’interno del suo stesso universo.
L’utilizzo del colore, di tinte forti e caratteristiche, incentiva il particolare tono surreale delle opere, i personaggi si fanno carico di situazioni differenti, dialogano con lo spettatore, presentano spunti e stimoli differenti, lasciando quindi a chi osserva l’ideale e personale chiave di lettura.
Per questa sua ultima fatica Martin Ferreyra raccoglie appieno gli stimoli del proprio lavoro, sceglie di lavorare attraverso tinte piuttosto calde, scandendo la piccola porzione di parete, attraverso un nuova visione. L’idea è quella di una sorta di battaglia tra esseri antropomorfi, all’interno di una sorta di manto lavico sottolineato dall’uso del giallo e del rosso come principali vettori cromatici.
Ad accompagnare il nostro testo una bella ed intensa serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima pittura, in aggiunta ad un bel video del making of, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’artista.

Thanks to The Artist for The Pics

martin-ferreyra-for-open-muro-in-monterrey-00

martin-ferreyra-for-open-muro-in-monterrey-01

martin-ferreyra-for-open-muro-in-monterrey-02

Herakut – New Mural in Berlin

12/05/2015

herakut-new-mural-in-berlin-01

Nuovo aggiornamento per gli Herakut, il duo tedesco nei giorni scorsi si è spostato a Berlino dove, in occasione dei lavori per One Wall Project, curato da Urban Nation, ha da poco terminato di realizzare questa nuova ed intensa pittura murale.
Ci siamo spesso soffermati sul lavoro delle pittura proposte dal duo teutonico, una produzione la loro segnata dalla volontà di affrontare e trattare temi importanti, di immergersi in dinamiche sociali complesse, segnando quindi gli spazi attraverso una pittura impegnata, altamente riflessiva e capace di sottolineare spesso e volentieri, il malessere di determinati tessuto sociali. Spesso al lavoro in luoghi distanti, Hera ed Akut hanno saputo investire quindi il proprio lavoro, di una forte connotazione tematica, riuscendo puntualmente a portare in dote stimoli e riflessioni, oppure tracciando una vera e propria storia dinamica attraverso il loro bel The Giant Story Book Project, di cui spesso vi abbiamo parlato.
Inevitabilmente quando affrontiamo il lavoro di due entità racchiuse all’interno un unica produzione, quella che emerge è una doppia identità pittorica. Le produzioni degli Herakut in questo senso vivono questo doppio impulso pittorico in funzione di un tratto forte e caratteristico. Da una parte ci siamo confrontati con una forte e rimarcata sensibilità figurativa, capace di tradursi in un approccio altamente viscerale e personale, dall’altra abbiamo colto gli istanti più realistici, dove i personaggi o parte degli stessi, impattano la superficie attraverso vibranti e vivissimi dettagli.
A catalizzare la (quasi) totalità delle pitture firmate dal duo, troviamo la figura del bambino, così come gli animali e gli elementi della natura sempre presenti in ciascuna delle loro opere. L’espressività di questi soggetti viene garantita da un tratto ruvido, irregolare nella forma ma preciso, iper realistico nella sostanza. Sono in particolari i volti, e gli occhi a catalizzare l’attenzione. Osservando queste figure si ha quasi l’impressione di trovarsi di fronte ad una persona vera, scintilla questa che va ad amplificare i temi e gli spunti proposti in una determinata pittura.
Appare quindi chiaro come la forte cadenza emotiva e tematica dei lavori, la loro capacità di sorprenderci e connettersi con lo spettatore, i testi, che spiegano ed accompagnano ciascuna delle loro opere, rappresentano il valore aggiunta di una produzione capace di tracciare tutto lo spettro emotivo dell’essere umano.
Raccogliendo appieno tutta la loro sensibilità pittorica, gli Herakut danno forma e sostanza ad una nuova riflessione, incanalata ancora una volta all’interno delle forti piaghe della loro pittura. Dall’inequivocabile titolo “If I Knew The World Ended Tomorrow, I’d Still Plant An Apple Tree”, l’idea alla base di quest’ultima fatica è quella di rappresentare un monito di speranza per il futuro. Vediamo quindi una madre tenere in compagnia dei suoi due figli, i capelli dei due bambini prendono l’aspetto di veri e propri rami, in quella che diviene un forte metafora sulla future generazioni. Come sempre ad accompagnar il lavoro una rimarcata riga di testo, che si rifà al titolo dell’opera, ripetuta qui in differenti lingue, che va a investire la totalità dell’abito indossato dalla donna. Tutto molto bello.
Null’altro da aggiungere, ad accompagnare il nostro testo una ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti sul lavoro degli interpreti. Enjoy it.

Pics via San

herakut-new-mural-in-berlin-02

herakut-new-mural-in-berlin-03

herakut-new-mural-in-berlin-04

herakut-new-mural-in-berlin-05

herakut-new-mural-in-berlin-06

Ekta – New Piece at Le M.U.R.XIII

12/05/2015

ekta-new-piece-at-le-m-u-r-xiii-00

Nuovo aggiornamento per Ekta, il grande artista Svedese nei giorni scorsi si è spostato all’interno del 13° arrondissement di Parigi, dove ha avuto modo di lavorare all’iconica parete messa per Le M.U.R.XIII, portando in dote nuove ed interessanti novità espressive.
Dopo la nostra Martina Merlini (Covered) ecco un nuovo autore di spessore prendere parte ai lavori per il bel progetto Francese. Come visto più volte, il progetto è direttamente collegato a quello proposto sulla parete Parigina di Oberkampf, del quale prosegue idealmente l’idea. Alla base del progetto troviamo la volontà di proporre opere pubbliche slegati da concetti di vendita, capaci piuttosto di incarnare al meglio lo spirito della strada, spazio quindi all’effimero ed alla caducità. Da qui si sviluppa un vero e proprio spazio dinamico in cui l’artista successivo va a coprire il lavoro del precedente, con ciascuno degli autori chiamati liberi di esprimersi e di coadiuvare tutta la loro e personale ricerca. Si sviluppa così una galleria in costante evoluzione, a cielo aperto, libera e fruibile da chiunque, in un costante ciclo di rinnovamento.
Quest’ultima fatica è l’opportunità per tornare ad approfondire il lavoro di uno degli artisti a cui ci sentiamo maggiormente legati. La costante ricerca, ma soprattutto la volontà di esprimersi attraverso un moto pittorico spontaneo e viscerale, rappresentano le basi di un processo in costante mutamento. Questi ultimi mesi hanno rappresentato un cambio sostanziale nelle dinamiche sia processuali quanto visive, dei lavori dell’interprete. Avvicinandosi maggiormente al background come writer, e soprattutto lavorando attraverso un approccio di improvvisazione totale, staccandosi raramente dalla parete, senza quindi osservare l’opera nella sua completezza, concentrandosi unicamente sulla parete, ecco emergere un piglio rapido, veloce di primo impulso. L’idea è quindi quella di una maggiore concentrazione sul dettaglio, sulle forme e gli elementi che compongono l’immagine finale, ponendo l’attenzione su ciò che è visibile da vicino piuttosto che da lontano.
Quest’ultimo intervento eredita quindi i nuovi stimoli pittorici che stanno contraddistinguendo questo particolare periodo dell’artista. Ekta sceglie un approccio ancora una volta composito e legato all’astratto. Nello spazio a disposizione ecco emergere forme e figure differenti, scandite da sostanziali cambi cromatici, vere e proprie sovrapposizioni di colore, un collage di elementi eterogenei, irregolari all’interno dei quali si sviluppano figure, texture ed addirittura lettere essenziali. Il risultato finale è un opera costruita e canalizzata attraverso riempimenti, spazi e vuoti, dai quali fuoriescono o si immergono forme contratte, tra momenti di delicatezza ed instanti più frastagliati ed incisivi. L’ispirazione parte dall’idea di rendere omaggio a TURBO, writer da poco scomparso con del quale l’autore ha massimo rispetto, da qui l’interprete va a rielaborare le lettere del suo nome.
In calce al nostro testo alcuni scatti di quest’ultima fatica e le immagini della consueta stampa che accompagna tutti le incursioni degli artisti sull’iconica parete, potete acquistarla QUI, dateci un occhiata e restate sintonizzati per nuovi aggiornamenti. Qui invece una bella intervista realizzata da Eric Vos.

Pics by The Artist
Pics with the artist by Eric Vos

ekta-new-piece-at-le-m-u-r-xiii-01

ekta-new-piece-at-le-m-u-r-xiii-02

ekta-new-piece-at-le-m-u-r-xiii-04

ekta-new-piece-at-le-m-u-r-xiii-03

M-City – New Mural at Gdańsk Shipyard

11/05/2015

m-city-new-mural-at-gdansk-shipyard-01

Nuovo aggiornamento per M-City, il grande artista Polacco nei giorni scorsi si trovava a Gdańsk dove all’interno della zona del cantiere navale cittadino, ha da poco terminato di realizzare questa nuova pittura, portando in dote nuovi ed inediti stimoli visivi.
E’ sempre piuttosto stimolante osservare come ci siano autori che riescono a sviluppare un percorso in costante mutamento, mai fermi verso un unica idea pittorica, quanto piuttosto fortemente interessanti ad una interazione visiva che passa per una costante trasformazione di quelle che sono le dinamiche prettamente visive delle loro produzioni. Dal canto suo M-City ha saputo in questi anni spesso ridefinire il proprio lavoro, passando da una essenzialità visiva, verso opere maggiormente complesse per dettagli e sopratutto per commutazione degli elementi e delle figure rappresentate, per tornare nuovamente a scandire le opere attraverso una nuova sensibilità estatica. Un mondo il su scandito anzitutto dall’utilizzo dello stencil come unico processo creativo, ma sopratutto veicolato da una personale riflessione sulla città e sulle sue architetture. Influenzato da un piglio tipicamente astratto e geometrica, dagli studi accademici, la fascinazione dell’artista sviluppa un percorso di trasformazione estetica degli elementi che compongono la città a 360^. Contrapponendo il bianco al nero, le figure dell’autore delineano una personale rappresentazione di case, palazzi, macchine ed altri elementi urbani. Quella che emerge è una produzione ricchissima di dettagli, fortemente attraversata dal movimento, dove la città, i suoi oggetti e soggetti, divengono protagonisti essenziali in un dialogo che passa per moduli, figure e forme lineari, precise e dirette, un analogia questa che si rifà alla critica dell’artista verso la città e le sue differenti sfaccettature.
L’opera realizzata su questa parete, vede M-City, lavorare attraverso una nuova ed inedita trama stilistica. L’artista raccoglie l’eredità delle sue composizione a moduli per tracciare attraverso un intensa serie di piccoli mattoni la forma e la silhouette di una gigantesca statua. Letteralmente spezzata ed adagiata sulla superficie, la statua divisa in quattro differenti sezioni eredita tutto l’aspetto criptico tipico delle produzioni dell’interprete ed al tempo stesso ci mette a confronto con un nuovo tipo di interazione visiva.
Ad accompagnare il nostro testo una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, in attesa di nuovi aggiornamenti e di osservare eventuali proseguimenti in questa direzione pittorica, vi consigliamo di dare un occhiata agli scatti in calce. Enjoy it.

Pics via Sosm

m-city-new-mural-at-gdansk-shipyard-02

m-city-new-mural-at-gdansk-shipyard-03

m-city-new-mural-at-gdansk-shipyard-04

m-city-new-mural-at-gdansk-shipyard-05

m-city-new-mural-at-gdansk-shipyard-06

m-city-new-mural-at-gdansk-shipyard-07

m-city-new-mural-at-gdansk-shipyard-08

m-city-new-mural-at-gdansk-shipyard-09

Spogo x Ripo – New Mural in Sant Martí, Barcelona

11/05/2015

Ci spostiamo nella zona di Sant Martí a Barcellona, qui in occasione dell’apertura dei lavori dell’Open Walls Barcellona 2015, Spogo e Ripo hanno da poco terminato di dipingere questa nuova piccola parete unificando i rispettivi e differenti approcci stilistici.
Chiamati dall’associazione Difusor, i due artisti uniscono gli sforzi in una pittura atipica ed in grado di dialogare fortemente con la particolare superficie di lavoro e sopratutto con quanto già esistente sulla stessa.
I due artisti portano avanti percorso differenti, ambedue partiti con i graffiti, hanno successivamente sviluppato un percorso differente. Di Spogo continuiamo a cogliere l’aspetto astratto, la ricerca sulla forma in funzione di utilizzo quanto mai sensato della componente tonale. Spinto da un processo che paga la propria influenza dalle percezioni e dagli stati d’animo, l’interprete si affida ad un puzzle composito di elementi e figure differenti cadenzate da un textures, elementi di profondità e tridimensionalità in grado di commutare e trasformare completamento lo spazio di lavoro. I colori scelti entrano a contatto con la superficie in funzione degli stimoli tonali del luogo di lavoro, ponendosi quindi come personale rielaborazione di già è già esistente all’interno dello spot.
Dal canto suo Ripo sceglie un approccio maggiormente legato alla lettera, alla scrittura in senso grafico, con la quale l’artista continua a scandire gli spazi. Lavorando attraverso un impulso ‘tipografico’ l’autore ragione sulle differenti commutazioni grafiche della lettera, giocando con l’inserimento di elementi e figure contenitive. Quelle che emergono sono quindi sovrapposizione di elementi orizzontali che contengono al loro interno parti e sezioni di lettere e che, nel loro insieme, delineano una frase od una parola.
E’ importante sottolineare come questo particolare intervento viva in fortissima relazione con la particolare superficie dello spazio a disposizione. Si tratta di una parete in forte stato rovinoso, Spogo e Ripo scelgono quindi un approccio pittorico simbiotico ed in grado in questo senso, di lavorare utilizzando quello che doveva essere un limite, che diviene quindi peculiarità intrinseca della pittura. La pittura presente di per sé sulla superficie, diviene componente stessa dell’intreccio finale laddove, i vecchi strati di vernice, la storia stessa della parete, diviene propellente per un nuovo intreccio astratto. La scelta ricade su una composizione a strisce orizzontali e verticali sviluppate attraverso elementi di geometria, testi e tinte sovrapposte, con l’idea di creare una forte e caratteristica profondità espressiva.
Il risultato finale cambia completamente la percezione dello spazio andando a segnare la superficie con textures, elementi grafici, porzioni di lettere, capaci di stimolare attraverso differenti e personali chiavi di lettura.
Ad accompagnare il nostro testo una bella serie di scatti con il risultato finale ed un bel video durante le fasi del making of, mettetevi comodi e dateci un occhiata, presto nuovi aggiornamenti sul lavoro degli artisti e sul progetto Spagnolo.

Pics by  Fer Alcalà and Max Rippon via Mtn

spogo-ripo-new-mural-in-sant-marti-barcelona-00

spogo-ripo-new-mural-in-sant-marti-barcelona-01

spogo-ripo-new-mural-in-sant-marti-barcelona-02

spogo-ripo-new-mural-in-sant-marti-barcelona-03

spogo-ripo-new-mural-in-sant-marti-barcelona-04

spogo-ripo-new-mural-in-sant-marti-barcelona-05

Phlegm for Urban Nation Project in Berlin

11/05/2015

phlegm-for-urban-nation-project-in-berlin-01

Proseguono i lavoro per l’Urban Nation Project di Berlino, tra gli ospiti ritroviamo con piacere il grande Phlegm che ha da poco terminato di realizzare questa nuova ed intensa pittura sulla particolare superficie di questa grande struttura architettonica.
Curato da Steven P. Harrington e Jamie Rojo da Brooklyn Street Art, il progetto sta vedendo in questi mesi al lavoro per le strade della metropoliti Tedesca un grande numero di autori di spessore e livello internazionale, dopo i Nevercrew (Covered) ecco quindi al lavoro il genio Inglese.
Dopo le ultime uscite a Perth in occasione dell’ottimo PUBLIC 2015 (Covered) e la bella parete realizzata a Londra (Covered), siamo felici di poter constatare come l’autore sia finalmente tornato a lavorare in pianta stabile in strada, dopo l’ultimo anno passato in studio per la produzione del libro e degli show che così profondamente hanno scandito il suo percorso.
Phlegm prosegue nel tracciare con vigore tutto il proprio e personale immaginario, come abbiamo avuto modo di vedere più volte, l’artista attraverso un proprio e personale tratto visivo,sviscera su parete tutta una personale visione della società moderna. Si tratta di una sorta di universo parallelo dove fanno la loro comparsa i personaggi e le figure quasi umane tipiche dell’immaginario dell’artista. Attraverso un tratto fortemente illustrativo ed unicamente attraverso il bianco ed il nero, l’interprete sviluppa istantanee e situazioni al limite del bizzarro e del surreale, pone i suoi characters all’interno di strutture architettoniche, scorci e paesaggi, animando e dando vita ad una fittissima visione di insieme che ci consegna una visione caratteristica e personale delle stravaganze e dei dettagli del mondo dall’interprete stesso elaborato. Approfondendo le visioni e l’immaginario dell’interprete ci si rende conto di come lo stesso abbia voluto tracciare attraverso il proprio operato una riflessione sfaccettata sulla natura umana, le situazioni, così come gli istanti in cui veniamo a contatto con le creature dell’artista si rifanno in parte alla nostra quotidianità ma al contempo danno l’impressione di staccarsene quasi a voler ribadire un concetto di libertà e libero arbitrio che manca a quest’epoca moderna. Al contempo l’artista per mezzo di lavori e serie differenti ci offre un vero e proprio universo, é un mondo che vive e respira con le sue regole e le sue contraddizioni, le sue architetture fantastiche ed i suoi paesaggi, così come la sua natura ed i suoi paesaggi.
Per questa sua ultima fatica il campione con base a Sheffield ha a disposizione una parete complessa, articolata su più livelli e facciate, e sceglie quindi di scandire la propria pittura in funzione proprio degli stessi. Il risultato finale, vede quindi l’interprete generare una serie di strumenti ed oggetti nella parte superiore, mentre in quella inferiore trovano posto i suoi iconici personaggi alla prese con una sorta di raccolta di cianfrusaglie ed oggetti tecnologici di vario tipo. Una bomba.
Ad accompagnare il nostro testo una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima pittura, dateci un occhiata, presto nuovi aggiornamenti sul lavoro del grande artista.

phlegm-for-urban-nation-project-in-berlin-02

phlegm-for-urban-nation-project-in-berlin-03

phlegm-for-urban-nation-project-in-berlin-04

Ericailcane x Crisa x Andrea Casciu x Andreco in Bologna

11/05/2015

ericailcane-crisa-andrea-casciu-in-bologna-01

Ci spostiamo a Bologna, qui all’interno di un vecchio rudere abbandonato si sono dati appuntamento Ericailcane, Crisa ed Andrea Casciu ed Andreco, gli artisti nei giorni scorsi, hanno terminato di dipingere questa nuova ed intensa pittura unendo i rispettivi e personali immaginari stilistici.
E’ sempre piuttosto stimolate vedere come, artisti differenti, riescano ad unificare sotto un unica cornice tematica stimoli e cifre stilistiche differenti. Ognuno degli autori presenti porta avanti un percorso personale dove la natura, l’uomo, la città ed il mondo animali rappresentano gli elementi cardine.
Attraverso una personale rielaborazione grafica, Ericailcane porta avanti un percorso di critica e denuncia per la società moderna che trova nell’essere umano il suo bersaglio. Attraverso la composizione di scene e situazioni tipicamente appartenenti all’uomo, il grande autore pone gli animali come protagonisti indiscussi, in grado di ben rappresentare queste immagini e soprattutto di sottolineare la bestialità dell’uomo moderno, di raccoglie stimoli e riflessioni legati ai luoghi di lavoro, in quello che diviene una caricature moderna che strizza l’occhio ai lavori dell’illustratore e fumettisti Francese Jean-Jacques Grandville.
Il lavoro di Crisa risulta in costante mutamento, volontà dell’interprete è quella di portare a compimento una riflessione sullo spazio urbano, l’essere umano e la natura. Le opere dell’interprete sottolineano la duplice esistenza dell’uomo, perennemente diviso tra il grigio del cemento ed il verde della natura, in quella che diviene presto una lotta incessante tra questi due universi. Questo continuo senso di smarrimento, viene sottolineato da impulsi ed elementi di instabilità cronica, che si legano perfettamente alla generazione di forme e figure eterogenee. Elementi organici che si scontrano con una labirinto di case, palazzine e tetti. Dal canto suo Andrea Casciu, porta avanti un percorso in cui, la personale rielaborazione del suo stesso volto, risulta ideale volano tematico per una incisiva riflessione sull’uomo moderno. Utilizzando quindi i suoi stessi connotati l’interprete spinge l’osservatore ad una analisi introspettiva, ad un confronto con diretto tra noi ed il nostro subconscio, riflettendo da una parte sull’immagine che quotidianamente diamo di noi stessi ed al tempo stesso sulla nostro vera natura esistenziale. Last but not least Andreco che continua a portare avanti un percorso di ricerca e riflessione sul particolare rapporto che intercorre tra la natura e lo spazio urbano. In particolare L’idea è quella di tracciare una personale analisi sui meccanismi e sulle dinamiche che interessano l’essere umano e l’ambiente naturale. Temi importanti, sottolineati dalla volontà di aprire costantemente un canale comunicativo, di procedere verso una discussione capaci spesso e volentieri di attecchire in un personali studi scientifici e tecnici. Lo stimolo visivo avviene attraverso la generazione di forme ed elementi naturali, spesso legati ai luoghi di lavoro, che l’artista osserva e rielabora attraverso la personale sintesi visiva.
Raccogliendo quindi appieno i rispettivi approcci stilistici, Andrea Casciu, Ericailcane e Crisa sviluppano un lavoro complesso ed articolato dove proprio gli spunti cardine delle rispettive ricerca, compongono una riflessione ampia e sfaccettata. La base dell’intervento è caratterizzata dalla presenza di un grande agglomerato organico all’interno del quale vediamo ergersi al entro una gigantesca figura divina. Una sorta di santa divinità barbuta circondata e protetta da due grandi figure animali impreziosite dalla presenza di alcuni elementi geometrici/naturali e tridimensionali.
Il significato stesso del lavoro è lasciato volutamente allo spettatore, gli interpreti agiscono attraverso l’eredità della propria cifra stilistica componendo un immagine mistica ed onirica, abbracciando tematiche differenti, in quella che diviene una rappresentazione metafisica legata alla natura, alla dirompente energia vitale presente nell’universo, trovando proprio nella figura centrale, lo slancio per approfondimento personale ed introspettivo.
Null’altro da aggiungere, ad accompagnare il nostro testo una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima pittura, mettetevi comodi e dateci un occhiata, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Artists for The Pics

ericailcane-crisa-andrea-casciu-in-bologna-02

ericailcane-crisa-andrea-casciu-in-bologna-03

ericailcane-crisa-andrea-casciu-in-bologna-04

ericailcane-crisa-andrea-casciu-in-bologna-05

ericailcane-crisa-andrea-casciu-in-bologna-06

ericailcane-crisa-andrea-casciu-in-bologna-07

Ciredz – New Mural for ALTrove Festival 2015

11/05/2015

ciredz-new-mural-for-altrove-festival-2015-01

Catanzaro epicentro delle nostre attenzioni, ALTrove Festival torna infatti con una nuova edizione che trova in Ciredz un altro dei grandi esponenti dei concetti alla base del festival, tradotti ancora una volta con una pittura capace di farci sobbalzare e rimanere impietriti.
La ricerca ossessiva di uno spunto, di un guizzo capace di farci vibrare, di discernere dalla semplice pittura, per proporre piuttosto un impulso emotivo, epidermico, capace di affondare e risalire il corpo dalla punta dei piedi fino al capo, rappresenta uno dei punti fermi della nostra quotidiana proposta editoriale. Stupisce il Festival di Catanzaro, lo fà costantemente attraverso una proposta artistica di primissimo livello, attraverso i temi cardine che guidano gli organizzatori e ciascuno degli autori invitati. Se la ricerca ossessiva si trasformasse in una proiezione visiva? esiste la concreta possibilità di far slittare la quotidianità verso lidi differenti. L’occasione di uno stimolo pittorico non più fine a se stesso, quanto piuttosto legato alle emozioni, alla voglia di cambiamento. C’è la volontà di innestare in un determinato tessuto urbano, la voglia di cambiare concretamente la percezione di ciò che ci circonda, laddove il grigio dei palazzi, riflesso di una vita complessa, difficile, tenuta sotto scacco da problemi sociali ed economici, possa finalmente librarsi in alto ed impattare la nostra vita riuscendo, anche solo per un momento, a farci scordare tutte queste inquietudini. Emerge l’Altrove come concetto, non più come nome effettivo di un qualcosa, quanto piuttosto come volontà, esigenza e possibilità di un cambiamento concreto, in grado di spazzare il declino percettivo e personale, la voglia del fare che riaffiora sotto forma di colore, linee, immagini, visioni e proiezioni alla base della ricerca di ciascuno degli artisti chiamati. L’Altrove abbraccia quest’anno un impulso personale, maggiormente introspettivo, lasciando libero arbitrio a chi osserva, spingendo verso una lettura personale, piccoli scrigni emotivi che finalmente si aprono con forza, scassinati da una pittura quanto mai capace di far vibrare i sensi. Ci si ritrova proiettati e ci proietteremo, meglio ancora, investiti dai colori, dalla forme e dalle linee che gli interpreti proporranno, in fondamentale sintonia con il luogo, in totale simbiosi con gli spazi, con i sentimenti e le evocazioni che gli stessi riescono a trasmettere, sviluppati e commutati in funzione di una precisa direzione stilistica.
L’Altrove si sostituisce alla realtà, spazzandone via la ciclicità pessimistica, imponendosi come punta cromatica all’interno di un universo grigio, concentrando l’attenzione, risultando inaspettata, potente ed avvolgendoci in un caldo abbraccio.
L’intervento di Ciredz esalta queste tematiche, ne raccoglie appieno la concezione sviluppandosi attraverso differenti livelli fruitivi. Troviamo il flusso cromatico capace di imporsi, di cambiare la melodia del luogo, da costante rumore di sottofondo, ad sinfonia melodica. Un continua alterazione tonale che proprio dal basso, da una tinta spenta si eleva mano a mano fino ad arrivare ad un rosso fuoco, intenso. La grande palazzina si distacca dal resto della struttura, concentra le attenzione in una danza che avvolge tutti i sensi come risposta ideale ai colori, alle linee, alle forme che si muovono ed emergono dagli spazi. La melodica scala cromatica, viene accompagnata da un riverbero, dalle linee che formano pieghe, si distendono, schizzano in alto fino a tracciare la fisionomia di grandi elementi. Analogia concreta di sentimenti ed emozioni, come un battito cardiaco castamente stimolato, accelerato, rallentato e di nuovo stimolato, in quella che diviene una proiezione di sensazioni e stati d’animo di una intensità rara e potente.
Dopo il salto i dettagli di quest’ultima splendida magia firmata da Roberto Ciredz, in attesa di nuovi aggiornamenti, vi lasciamo alle immagini, mettetevi comodi ed anche voi come noi fatevi trasportare dalle vostre sensazioni.

Thanks to The Festival for The Pics
Pics by Angelo Jaroszuk Bogasz

ciredz-new-mural-for-altrove-festival-2015-02

ciredz-new-mural-for-altrove-festival-2015-03

ciredz-new-mural-for-altrove-festival-2015-04

ciredz-new-mural-for-altrove-festival-2015-05

Weekly Overview 2015 – 04.04 to 10.05

10/05/2015

Weekly Overview-127

Weekly Overview è l’appuntamento del Week-End dove vi presentiamo una selezione delle migliori news settimanali.

doa-new-mural-in-valle-de-lemos-01

DOA – New Mural in Valle de Lemos

jade-evoca1-new-mural-in-mexico-city-07

JADE x Evoca1 – New Mural in Mexico City

Gola Hundun

Gola Hundun – New Mural in Imola

1010-for-memorie-urbane-2015 (9)

1010 for Memorie Urbane 2015

zosen-mina-at-galo-art-gallery-recap-03

Zosen x Mina “Yin and Yang” at Galo Art Gallery (Recap)

alexey-luka-for-viavai-project-2015-01

Alexey Luka for Viavai Project 2015

artist-featuredgraphic-surgery-00

Artist Featured: Graphic Surgery

fikos-new-mural-in-athens-23

Fikos – New Murals at 58th Primary School of Athens

jufe-full-moon-new-mural-in-santurce-04

JUFE – “Full Moon” New Mural in Santurce

up-patriots-to-arms-in-milano-recap-33

UP PATRIOTS TO ARMS in Milano (Recap)

agostino-iacurci-at-galleria-patricia-armocida-recap-00

Agostino Iacurci at Galleria Patricia Armocida (Recap)

interesni-kazki-for-public-2015-in-perth-02

Interesni Kazki for PUBLIC 2015 in Perth (AEC)

Simek – New Mural in Essouira, Morocco

10/05/2015

simek-new-mural-in-essouira-morocco-01

Ci spostiamo a Essouira in Marocco, nuova tappa per Simek, è qui che il grande artista Greco si è spostato spostato negli ultimi giorni, andando a realizzare una nuova serie di interventi per le stradine della cittadina Nord Africana.
Dopo le ultime sperimentazioni in combinazione con altri artisti, in particolare con lo Spagnolo Laguna (Covered), questi ultimi mesi hanno rappresentato per l’artista Greco l’opportunità di portare avanti la personale cifra stilistica verso nuovi ed interessanti stimoli. Al lavoro perlopiù all’interno di vecchi edifici fatiscenti, in zone e strutture abbandonate, Simek ha avuto modo di evolvere il proprio approccio stilistico, interessandosi ad una più rimarcata essenzialità della forma, ad un un utilizzo di tonalità differenti in grado di evadere dal binomio scandito dal bianco e dal nero, lo sperimentare soluzioni speculari attraverso l’utilizzo dell’ambiente circostante. Queste nuove ed interessanti direzioni, hanno permesso all’autore di commutare la personale ricerca, dando vita a visioni ed immagini dense, ancora più criptiche ed in grado senza dubbio di inserirsi nello spot, con maggiore efficacia.
Parte del duo Blaqk, l’interprete porta avanti una personale prerogativa stilistica che lo vede indagare una personale commutazione della forma. Il moto astratto che interessa tutta la produzione dell’artista, è basato su una radicata e sfaccettata componente geometrica e sopratutto da un processo, che ha, nella decostruzione e costruzione di forme differenti, il suo principio di crescita. Gli elementi catalizzati dall’immaginario dell’autore Greco, vanno a costituire un intreccio speculare in cui le forme sviluppate appaiono chiuse, difficili da leggere. L’idea è quella di un percorso introspettivo, personale e capace di spingere l’osservatore verso una chiave di lettura soggettiva in funzione dello spazio che circonda queste particolare figure.
Quest’ultima serie di lavori, vede Simek tornare ad affacciarsi in strada. All’interno di un contesto urbano completamente differente, l’interprete sceglie una interazione che passa anzitutto per l’utilizzo di un unica tonalità, ma sopratutto sviluppare le proprio forme e le proprie costruzioni geometriche, strizzando l’occhio agli elementi visivi che caratterizzano la cultura e la tradizione del paese. Si tratta di un rimando appena accennato ma comunque riscontrabile, capace di inserirsi nello spazio attraverso una nuova e maggiormente efficace sintonia.
In attesa di scoprire nuovi spostamenti e nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’artista, vi lasciamo ad alcuni scatti con i dettagli di quest’ultima infornata di interventi, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti.

Thanks to The Artist for The Pics

simek-new-mural-in-essouira-morocco-02

simek-new-mural-in-essouira-morocco-03

simek-new-mural-in-essouira-morocco-04

simek-new-mural-in-essouira-morocco-05

simek-new-mural-in-essouira-morocco-06

Shida – New Mural for Galeria Urban Forms

10/05/2015

shida-new-mural-for-galeria-urban-forms-01

Torniamo con piacere per le strade di Łódź in Polonia, in occasione dei lavori per l’eccellente Galeria Urban Forms, l’interprete Australiano Shida ha da poco terminato di realizzare una nuova ed eccellente pittura portando in dote tutto la caratteristica cifra stilistica.
Dopo le recenti incursioni in giro per la campagna e le strade della cittadina Polacca, l’autore ha quindi avuto modo di confrontarsi con l’ennesimo spazio di grandi dimensioni in occasione dell’apertura dei lavori della sessione 2015.
Partito come festival di arte urbana ed evolutosi in un vero e proprio progetto a cadenza random, Urban Forms rappresenta senza ombra di dubbio uno degli eventi di maggior rilievo del vecchio continente e non. Si tratta di una vera e propria galleria a cielo aperto in continua evoluzione ed al tempo stesso, fulgido esempio di come il muralismo venga applicato a grandi superfici all’interno di uno specifico tessuto urbano. La città stessa in questi anni in cui autori di fama internazionale si sono succeduti, ha completamente cambiato il proprio volto. Peculiarità del progetto sta tutta nella possibilità di far lavorare gli artisti su enormi superfici, che da grigie e spoglie hanno subito un concreto processo di trasformazione.
L’approccio di Shida è anzitutto legata al personale background dal mondo dei graffiti, sviluppatosi in un moto pittorico, rapido, deciso ed incisivo in cui l’interprete riflettere sulla forma in funzione di una elaborazione visiva che si rifà a corpi e silhouette di vere e proprie creature. La gestualità che accompagna ciascuna delle produzioni firmate dall’artista, si riversa nella particolarità degli elementi e delle figure che costituiscono i corpi di questi esseri. Instanti taglienti, affilati, in quello che ha tutte le sembianze di un approccio viscerale, istintivo, guidato dagli stimoli del momento.
La ricerca dell’autore ha portato ad una graduale evoluzione delle fisionomie proposte, strizzando l’occhio a forme e soggetti animali, l’interprete ha mano a mano rese le sue opere quanto più essenziali possibili e soprattutto scanditi da un moto pittorico che si è fatto sempre più ‘sporco’ e ‘ruvido’. Parte importante di queste opere senza dubbio riveste l’elemento tonale. L’artista utilizza tinte e colori differenti in modo tale che gli stessi possano accompagnare il propagarsi di forme e figure astratte, veri e propri tagli con i quali prendono forma e sostanza queste particolari creature.
Questa sua ultima fatica, vede Shida confrontarsi con una superficie di grandi dimensioni ed elaborare una doppia ed intricata figura. Le forme e gli elementi si assottigliano e si allargano, i colori sostengono questo intricato puzzle di elementi eterogenei, una forte sensibilità per il dettaglio, accompagna le due figure nel loro percorso all’interno dello spazio a disposizione.
Null’altro da aggiungere, scrollate giù dopo il salto una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo.

Pics by Marek Szymański

shida-new-mural-for-galeria-urban-forms-02

shida-new-mural-for-galeria-urban-forms-03

shida-new-mural-for-galeria-urban-forms-04

DOA – New Mural in Valle de Lemos

09/05/2015

doa-new-mural-in-valle-de-lemos-01

A distanza di tempo torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di DOA, l’interprete Spagnola ha infatti da poco terminato di realizzare una nuova pittura su questa piccola struttura tornando a dialogare profondamente con la natura.
All’interno della nostra programmazione ci troviamo spesso a confronto con autori capaci di portare a compimento la personale fascinazione naturale in funzione di una trasformazione dello spazio pubblico. È innegabile come questa particolare impostazione tematica, rivendichi in un certo senso la volontà di questi interpreti di riconnettersi e farci riconnettere con la biosfera, proprio attraverso il loro stesso operato.
Dal canto DOA rappresenta un vivo esempio di come, la pittura possa entrare a contatto con stimoli e fascinazioni personali, attraverso un personale percorso di ricerca che non mira ad una ricollocazione, quanto piuttosto spinge verso una interazione profonda e sfaccettata. Le opere sviluppate dall’interprete prendono vita all’interno di scenari, ambienti e panorami già profondamente connessi con l’elemento naturale. L’autrice colloca il proprio lavoro facendo riecheggiare gli stimoli, le immagini e le percezioni di questi luoghi, ne raccoglie l’eredità emotiva, attraverso un moto pittorico intenso, cadenzato da una scelta tonale dal forte impatto visivo ed in grado di imporsi all’interno del panorama.
Per questa sua ultima fatica DOA compone un immagini ricchissima di dettagli. La superfice di lavoro, nonché la struttura, risultano completamente invase da rampicanti e piante, sull’unico spicchio di parete libero, l’autrice imbastisce un percorso di elementi naturali. Attraverso l’utilizzo di differenti tonalità di verde, l’interprete compone una pittura in cui piante, fiori e petali si inseriscono all’interno della superfice proponendo un fortissimo senso di movimento incessante.
Il risultato finale è un intervento catartico, eredità diretta degli stimoli e delle sensazioni dell’artista, connubio perfetto tra ciò che è già presente e ciò che la stessa vede e sente in questo particolare luogo.
Null’altro da aggiungere, in attesa i nuovi aggiornamenti, vi lasciamo ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti.

Pics by The Artist

doa-new-mural-in-valle-de-lemos-02

doa-new-mural-in-valle-de-lemos-03

doa-new-mural-in-valle-de-lemos-04

doa-new-mural-in-valle-de-lemos-05

Nychos – “Train Attack” New Mural in Paris

09/05/2015

nychos-train-attack-new-mural-in-paris-01

Nuovo aggiornamento per Nychos, in occasione dell’apertura di “Off the Wall”, ultima sua esibizione all’interno degli spazi della Openspace Galerie, il grande interprete Austriaco ha da poco terminato di realizzare questa nuova ed intensa pittura per le strade di Parigi.
E’ sempre piuttosto stimolante osservare le differenti declinazioni stilistiche del lavoro dell’artista, il costante variare dei soggetti proposti, il particolare impatto delle sue pitture, gli stimoli e l’elevata quantità di dettagli, compongono uno degli immaginari a cui guardiamo sempre con un certo interesse.
Peculiarità delle produzioni di Nychos sta tutta nella personale elaborazione anatomica che accompagna ciascuno dei suoi elaborati. I soggetti scelti, spesso in relazioni con i luoghi in cui l’autore ha l’opportunità di dipingere, vengono investiti dalla particolare ricerca che l’artista ha saputo costantemente evolvere e sviluppare. Si tratta delle perfetta unione tra stimoli appartenenti al mondo dei graffiti, elemento questo ancora piuttosto vivo e facilmente riscontrabile in ciascuno dei suoi interventi, nonché punto di partenza per una produzione che viene influenzata da differenti stimoli. Dal mondo dei fumetti, passando per quello dell’illustrazione, ad una cifra stilistica che strizza l’occhio allo splatter, ai b-movie di una volta. Queste differenti ingerenze compongono un puzzle sfaccettato che va ad inserirsi nella particolare ricerca anatomica dell’artista. Risulta essere questa infatti la principale chiave di volta di ciascuna delle sue opere, che l’interprete interessato a sezionare direttamente quelli che sono i protagonisti delle sue produzioni.
Si tratta di esseri viventi, animali, esseri umani, tutti personalmente rielaborati attraverso la personale lettura visiva. Ciascuno dei soggetti proposti viene raffigurato letteralmente ‘aperto’ con parti del corpo tagliate, gli organi, le viscere, i vasi sanguini, lo scheletro, tutti elementi che emergono e si staccano dal corpo centrale. E’ qui emerge la ricerca dell’artista con ciascuno di questi elementi finemente rappresentato, accentuato da un uso di tonalità piuttosto accese, atte a rimarcare e sottolineare l’impatto visivo di questi elementi, giochi tridimensionali infine compongono lo sfaccettato quadro finale.
Dal titolo “Train Attack”, quest’ultima fatica di Nychos raccoglie appieno gli stimoli dell’artista. La scelta qui ricade sulla raffigurazione di due elementi, il primo immobile e inanimato, con una carrozza del treno, simbolo della cultura underground parigina. Il secondo invece è una lunghissima vipera che letteralmente si attorciglia su tutta la struttura accompagnano lo sguardo su tutta l’incredibile serie di dettagli proposti.
Null’altro da aggiungere, ad accompagnare il nostro testo una bella e ricca serie di scatti con i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati, nei prossimi giorni daremo infatti un occhiata all’allestimento proposto per il suo ultimo show. Stay tuned.

nychos-train-attack-new-mural-in-paris-02

nychos-train-attack-new-mural-in-paris-03

nychos-train-attack-new-mural-in-paris-04

JADE x Evoca1 – New Mural in Mexico City

08/05/2015

jade-evoca1-new-mural-in-mexico-city-01

In occasione dei lavori per il Constructo Street Art Festival, JADE ed Evoca1 si sono spostati a Mexico City, qui i due grandi artisti hanno infatti terminato di realizzare insieme una nuova e bella pittura catalizzando le rispettive ricerche.
Questa inedita combo, ci offre l’opportunità per approfondire i rispettivi e differenti percorso dei due autori, in una unione di intenti cadenzata dalla comune attrattiva per gli elementi naturali e per portare avanti un percorso di empatia con chi osserva le loro produzioni.
Da sempre fan del lavoro di JADE, l’artista Peruviano a saputo proiettarci all’interno di un percorso pittorico sensibile, scandito dal dialogo e soprattutto dalla volontà di intraprendere una personale riflessione sull’essere umano, spesso raccogliendo gli stimoli dei luoghi dove ha modo di pitturare. È proprio la sensibilità per tutte quelle difficoltà sociali, per gli aspetti più reconditi e fragili dell’uomo, a cadenzare una pittura che, specialmente negli ultimi mesi, ha visto un cambio sostanziale. Si tratta di una maturità espressiva che vede l’interprete sempre più rivolto verso un approccio realistico, intersecato a stimoli onirici e metafisici, rappresentati dalla iconiche maschere trasparenti poste sui volti dei suoi soggetti.
Da parte sua l’artista Domenicano porta avanti una pittura profonda, viscerale e cadenzata dall’esigenza di entrare quanto più a contatto con lo spettatore. Alla base delle sue produzioni troviamo la volontà di Evoca1 di spingere verso una riflessione sul rapporto tra uomo e natura, laddove gli animali in particolare rappresenta i protagonisti delle sue opere. Come suggerisce il suo stesso approccio pittorico, le immagini divengono evocative, riuscendo a porre l’accento sul equilibrio intrinseco che vige tra uomo e fauna, o su una specifica analisi emotiva e personale circa l’attuale condizione dell’essere umano.
Raccogliendo quindi appieno dalla rispettiva cifra stilistica, JADE ed Evoca1 imbastiscono una pittura intensa e profonda, ma soprattutto cadenzata da una personale rielaborazione tematica. Spunto principale dell’opera è infatti liberamente ispirata ad una statua di Hernán Cortés, conquistatore Spagnolo che ha guidato la spedizione per la sconfitta e conseguente caduta dell’impero Azteco. La statua vedeva Cortés salire sulla testa di un indigeno.
Partono da qui di due interprete andando però a ribaltare completamente il senso della piccola scultura. L’opera è divisa in differenti livelli interpretativi, una fortissima quantità di dettagli capaci di imporre temi e spunti differenti, e cadenzati dalla particolare stilistica di ciascuno dei due artisti.
La famosa scultura, ispirazione del lavoro, viene letteralmente affondata in acqua e stretta nella morsa di Quetzalcoatl, antico Dio Azteco, in quella che diviene una sorta di riconquista storica. Lo stesso bacino è quello sul quale Città del Messico è poi stata costruita. Nella parte superiore dell’opera vediamo invece una figura umana, un indigeno, letteralmente a far sopravvivere ‘il cuore’ della cultura aborigena Messicana, facendolo emergere dalla acqua. Infine la stessa figura viene rappresentata con una nuova maschera, per un risultato altamente spirituale e profondamente connesso con le dinamiche storiche del luogo. Intenso.
Null’altro da aggiungere, ad accompagnare il nostro testo una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti sul lavoro del duo.

Pics by The Artists

jade-evoca1-new-mural-in-mexico-city-02

jade-evoca1-new-mural-in-mexico-city-03

jade-evoca1-new-mural-in-mexico-city-04

jade-evoca1-new-mural-in-mexico-city-05

jade-evoca1-new-mural-in-mexico-city-06

jade-evoca1-new-mural-in-mexico-city-07

jade-evoca1-new-mural-in-mexico-city-08

Isaac Cordal – New Installations for ARTour Biennial

08/05/2015

isaac-cordal-new-installations-for-artour-biennial-01

Nuovo eccellente progetto firmato da Isaac Cordal, l’interprete Spagnolo in occasione dei lavori per ARTour Biennial di La Louvière in Belgio, ha proposto una nuova ed altamente impattante installazione incentrata ancora una volta su temi dell’alienazione umana.
L’impatto con le produzioni di Isaac Cordal non è mai stato semplice, la potenza comunicativa dei suoi lavori ci ha sempre lasciato scossi, interdetti e completamente immersi in una analisi introspettiva della nostra stessa esistenza. Sta tutta qui la forza delle opere proposte dall’artista, la capacità di far riflettere, di porre in essere dubbi, domande e perplessità, lavorando nello spazio pubblico attraverso piccole ed intense installazioni.
L’interazione con la città avviene attraverso i cunicoli, le insenature, gli spazi ristretti, che divengono palcoscenico ideale per i suoi iconici personaggi. Continuando a portare avanti il personale progetto “Cement Eclipses”, Cordal analizza i tempi moderni, mette l’accento sulla condizione umana, sulla deriva intrapresa dall’uomo, sulla società capitalistica, l’alienazione individuale, la schiavitù intellettuale e su tutti quei temi socioeconomici che tanto stanno interessando questo particolare periodo storico.
Il piglio pessimistico, l’alone di tristezza e malinconia che avvolge le particolari figure dell’interprete, si pongono come ideale sintesi dei tempi moderni e dell’essere umano.
Per progetti di questo tipo, l’interprete deve necessariamente mettere in pausa le incursioni in strada. La quantità infatti di soggetti ed elementi, delle figure in particolare, presenti in queste peculiari installazioni, è il frutto di un lavoro costante e lunghissimo che vede l’artista lavorare esclusivamente in studio. Dal titolo “The School” quest’ultima fatica di Isaac Cordal, da una parte eredità tutto l’immaginario e la cifra stilistica dell’interprete Spagnolo, dall’altra pone in essere una nuova e differente riflessione.
Accompagnata da altre tre installazioni , già viste nel corso di questi anni, The Family, Follow the Leaders and Residence Secundaire, l’opera vede l’artista riflettere sui sistemi moderni di produzione, mettendo in particolare l’accento sui rapporti umani e sulla fragilità del sistema capitalistico moderno. L’opera fa parte di una grande esibizione dal titolo “The Old New Slavery” e prende vita all’interno di una grande sale. Si tratta di una riproduzione di una classica scena di una fabbrica con un incredibile numero di soggetti intento a lavorare sul prodotto.
Ad accompagnare il nostro testo una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli dell’installazioni presentate dall’artista, un modo per vedere da vicino tutto l’impatto di uno degli artisti che maggiormente apprezziamo qui sul Gorgo. Per chi si trovasse in zona, ricordiamo infine che c’è tempo fino al prossimo 30 di Settembre per andare a darci un occhiata di persona.

Pics by The Artist

isaac-cordal-new-installations-for-artour-biennial-02

isaac-cordal-new-installations-for-artour-biennial-03

isaac-cordal-new-installations-for-artour-biennial-04

isaac-cordal-new-installations-for-artour-biennial-05

isaac-cordal-new-installations-for-artour-biennial-06

isaac-cordal-new-installations-for-artour-biennial-07

isaac-cordal-new-installations-for-artour-biennial-08

isaac-cordal-new-installations-for-artour-biennial-09

isaac-cordal-new-installations-for-artour-biennial-10

isaac-cordal-new-installations-for-artour-biennial-11

isaac-cordal-new-installations-for-artour-biennial-12

Gola Hundun – New Mural in Imola

08/05/2015

Gola Hundun

Nuovo aggiornamento per Gola Hundun, l’artista Italiano nei giorni scorsi si è spostato ad Imola, dove in occasione dei lavori per il Restart Festival, ha da poco terminato di realizzare questa nuova ed intensa pittura.
Dal titolo “Wild Life Spirit”, quest’ultimo intervento raccoglie appieno le personali fascinazioni dell’interprete Italiano, proiettate ancora una volta verso un tematica che si aggrappa e sviluppa intorno all’elemento naturale. Si tratta in particolare di un omaggio alla vita selvatica, a tutti quegli animali e quelle piante che, come lo stesso autore sottolinea, non volevano e non potevano essere addomesticate dall’essere umano. In particolare l’interprete si sofferma sulla combinazione di elementi vegetali con quelli che sono animali ‘totemici’ nelle culture antiche, simbolo di libertà estrema, come il lupo, il cervo, l’aquila, la rana ed il leone ad esempio, producendo un opera altamente simbolica. Quella che emerge è una pittura quindi dal significato altamente simbolico e capace di generare un ibrido che sa di animale (neo)mitologico.
Partendo da quest’idea Gola Hundun traccia un opera capace di commutare al meglio la sua particolare cifra stilistica e le sue differenti declinazioni.
L’approccio dell’autore Italiano è legato si ad una profonda e personale fascinazione naturale, al tempo stesso si sviluppa attraverso una precisa campionatura di tutti quegli elementi che compongono la biosfera, parte integrante e protagonisti indiscussi di tutte le sue produzioni. Le immagini, le figure i soggetti e gli elementi rappresentati, prendono vita attraverso un costante intreccio visivo. Sono piante, rampicanti, fiori, semi, membrane e rami che costituiscono l’aspetto e la sostanza degli elementi dipinti, imbastendo in questo modo una doppia chiave di lettura. Da una parte il cuore stesso dell’opere, sviluppato attraverso elementi ed agenti appartenenti alla natura, dall’altra l’immagine tracciata ancora a sua volta legata all’elemento naturale, ma capace di imbastire una riflessione su un determinato spunto od argomento.
Gli spunti dell’artista interessano l’essere umano, il suo rapporto con la biosfera, non si tratta quindi di una semplice raffigurazione, quanto piuttosto di un momento di analisi vera e propria. Esattamente come visto per il progetto OLIO SANTO, Gola Hundun punta letteralmente il dito contro politiche di distruzione, sottolinea il valore di una esistenza in equilibrio con la natura.
Questa sua ultima fatica catalizza tutti questi spunti, sia visivi che tematici, raccogliendo l’eredità di un alfabeto visivo profondo e sfaccettato. La figura proposta, è di fatto l’unione di differenti animali, risulta l’ideale analogia delle differenti sfaccettature che la natura assume. Al tempo stesso è una persona riflessione sul mito di Cernunnos, dio della natura e dell’abbondanza venerato in gran parte dell’Eurasia durante il periodo paleolitico e tutt’ora presente nella cultura celtica (e le altre culture in modi diversi).
Ad accompagnare il nostro testo una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, in aggiunta ad alcuni scatti durante le fasi del making of, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti, stay in the loop.

Thanks to The Artist for The Pics
Pics by Giovanni Sarti

OLYMPUS DIGITAL CAMERA