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Archive for aprile, 2015

Truly Design – “Zeus” New Mural at EDF Electropolis Museum

30/04/2015

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Prosegue il bel periodo per i Truly Design, il collettivo Italiano si è spostato nei giorni scorsi a Mulhouse in Francia dove ha avuto modo di realizzare una nuova ed intensa pittura anamorfica all’interno dell’EDF Electropolis Museum.
Sempre più interessati nello sviluppo di opere di questo tipo, quest’ultima fatica è l’opportunità per tornare ad immergerci all’interno del particolare immaginario di Mach505, Ninja1, Mauro149, Rems182 aka Truly Design. L’intervento prosegue la passione per la pittura anamorfica, ovvero tutti quei lavori che vengono costruiti su una superficie tridimensionale e che possono essere osservati unicamente guardando in uno specifico punto. Si tratta di una tecnica piuttosto complessa e che richiede una certa sensibilità e precisione, di cui proprio gli interpreti, rappresentano tra gli esponenti più importanti. E’ quindi importante sottolineare come alla base di interventi di questo tipo, vi sia un approfondito studio degli spazi e delle superfici a disposizione, un lavoro minuzioso che ha nell’effetto ottico e nell’impatto finale, il suo tratto distintivo.
Le produzioni firmate dagli autori, sono il risultato delle differenti ricerche che ciascuno degli artisti porta avanti singolarmente. Con un fortissimo background nel mondo dei graffiti, ciascuno degli interpreti porta avanti una ricerca personale e che, nei lavori comuni, rappresenta motivo di diversificazione stilistica e tematica. Si tratta di un piglio eterogeneo, costantemente legato ad un profonda interazione con gli spazi, le superfici e gli ambienti di lavori, che porta il gruppo ad interagire in maniera profonda e sensibile. Ad accompagnare ciascuna delle opere una precisa direzione tematica atta ad entrare in sintonia con il luogo. Gli spunti del posto, le riflessioni e le sensazioni del momento, rappresentano l’ideali catalizzatori di un percorso che, specialmente negli ultimi tempi, ha saputo particolarmente impressionarci.
Quest’ultima fatica, che prende vita all’interno del museo dell’elettricità della cittadina Francese, vede i Truly Design dialogare profondamente con la struttura. Sia dal punto di vista tematico, con la scelta di utilizzare il dio Zeus come principale protagonista, sia da quello stilistico, con la figura che va letteralmente a scagliare una saetta sulla gigantesca bobina presente nella sala. La scelta cromatica ricade su un range piuttosto delicato, con un tratto che diviene qui altamente grafico e che strizza l’occhio al mondo dell’illustrazione.
Null’altro da aggiungere, ad accompagnare il nostro una bella e ricca serie di scatti con il work in progress ed il bel risultato finale, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’interprete.

The #Streetart exhibition, organized by Spacejunk.tv, after having hosted Medusa and Pegasus in Paris, was moved to Mulhouse, at the EDF Electropolis Museum. For the occasion, we were once more invited to create another anamorphic painting. We were thunderstruck when visiting the ex electric plant which is now home to the Museum, and decided to throw in big old Zeus himself.

Thanks to The Artists for The Pics

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Mioshe – New Mural in Villejean, Rennes

30/04/2015

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Nuovo aggiornamento per Mioshe, l’interprete Francese nei giorni scorsi si è infatti spostato nella zona di Villejean a Rennes, dove ha avuto modo di dipingere questa lunghissima parete portando in dote tutto il suo particolare approccio stilistico.
Proseguiamo quindi nel raccontarvi il percorso dell’artista in strada, attraverso un nuovo intervento in grado di ereditare tutto il particolare immaginario che da sempre contraddistingue le produzioni dell’interprete Francese.
Principale aspetto della pittura sviluppata da Mioshe, è certamente la forte connessione con il mondo illustrativo. Partito come writer, l’artista attraverso gli studi personali ha mano a mano sviluppato una stilistica personale. Attraverso una figurazione grafica, gli interventi dell’autore sono quindi catalizzati da uno stile personale, in grado di raccogliere e dare forme e sostanza ad elementi differenti, dalle componenti a carattere naturale, passando per i particolari characters, arrivando infine alla architetture. In questo senso si tratta quindi un processo in grado di tracciare una vero e proprio universo narrativo, e disciplinato e cadenzato attraverso un forte spirito riflessivo. Servendosi di colori delicati e morbidi, l’artista dà forme e sostanza al proprio mondo in cui, come spesso accade per autori di questo tipo, a farsi carico degli spunti e dei temi trattati, sono inevitabilmente i suoi stessi characters. Attraverso una forte e rimarcata espressività, i personaggi dell’artista si mostrano come figure etere, dei satiri in grado di sviluppare tutta la velenosa e controversa riflessione dell’artista sull’uomo moderno. Non è semplice scardinare la chiave di lettura, è molto sottile l’autore in questo senso, lasciando da una parte segni e segnali inequivocabili, dall’altra la possibilità di una chiave di lettura piuttosto personale. Veniamo quindi a contatto con figure irregolari, bizzarre, gli arti e la testa divengono sottili, trasudano forza fisica manifestando al tempo stesso una sorta di malinconia interiore. Esseri mascherati, calati all’interno di un contesto onirico, sognante e capace di delineare una personale rappresentazione dell’ambiente cittadino e naturale.
Gli spunti, i riferimenti e le analogie dell’artista, ci trascinano verso questa nuova fatica. Mioshe delinea un nuovo paesaggio naturale, trasformando e commutando la forma dei suoi personaggi, servendosi di colori e tinte qui particolarmente accese, per un risultato finale che ancora una volta incontra il nostro favore.
Ad accompagnare il nostro testo, una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Pics by The Artist

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Chazme x Sepe “Supilinn 15” for Stencibility Festival

30/04/2015

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Ci spostiamo a Tartu in Estonia, a distanza di parecchio tempo ecco tornare al lavoro, e finalmente insieme, Chazme e Sepe, il duo Polacco in occasione dei lavori per il Stencibility Festival, ha da poco terminato di realizzare questo nuovo e splendido omaggio.
Non nuovi a collaborazioni, i due interpreti tornano a dipingere insieme dopo l’esaltante ed incredibile parete messa a segno lo scorso ottobre in quel di Łódź (Covered). È quindi l’occasione per approfondire le differenti dinamiche stilistiche dei due, attraverso un nuovo pezzo che nuovamente miscela figurazione ed astrattismo sotto un’unica e grande tematica.
Rappresentanti della vivida scena Polacca, attraverso una personale identità, i due autori Polacchi portano avanti ricerche differenti. Chazme predilige un impostazione astratta come ideale risultato della peculiare fascinazione sull’ambiente cittadino. Attraverso intensi giochi percettivi, una pittura delicata e sviluppata attraverso colori e tonalità dolci, l’autore traccia linee ed elementi che richiamano le silhouette cittadine. Grandi blocchi, strade, costruzioni e grattacieli, prendono forma attraverso un lavoro preciso e chirurgico di costruzione e decostruzione. Di contro Sepe porta avanti una vera e propria narrativa visiva che inevitabilmente sfocia in un moto figurativo. L’artista si avvale di una sintese stilistica in grado di strizzare l’occhio ad un approccio illustrato e soprattutto, sviluppare una personale rappresentazione della figura umana. Sono infatti gli iconici personaggi a cadenzare l’approccio dell’interprete, sproporzionati, malinconici, grigi e cupi, in quella che diviene una reminiscenza legata alle difficoltà del passato, alla storia post industriale, ed al tempo stesso in una vivida rappresentazione dei problemi sociali che caratterizzano i temi moderni in Polonia e non.
Dal titolo “Supilinn 15”, quest’ultima fatica vede Chazme e Sepe andare a realizzare un tributo a Jerzy Hryniewiecki e Bogusław Linke, famosi architetti Polacchi nati entrambi qui a Tartu. In particolare i due interpreti vanno a raccogliere l’eredità lavorativa di entrambe le figure, con il primo che ha disegnato la Spodek, stadio indoor utilizzato per manifestazioni sportive e spettacoli, il secondo autore del dipinto The Bus, vivada rappresentazione del tessuto sociale polacco in una straripante presenza di personaggi e soggetti differenti. Partendo da questi due spunti i due autori vanno quindi a modellare la loro opera, il primo raccoglie l’eredità visiva del palazzetto di Katowice, andando a tracciare attraverso la personale fascinazione architettonica, la forma e la silhouette della struttura. L’utilizzo di tinte e colori particolarmente delicati va a tracciare un percorso cromatico che mano a mano scende di intensità fino ad unificare con il background dell’intervento. Proprio su quest’ultimo ecco prendere forma e sostanza una rielaborazione di un bus polacco. Realizzato da Sepe, ancora una volta la pittura diviene personale, introspettiva, raccogliendo l’eredità dell’originale, e tracciando un nuovo e sensibile spaccato.
Il risultato finale è un opera camaleontica, perfettamente equilibrata nella progressione cromatica espressa, ma soprattutto capace di raccogliere appieno gli stimoli estetici di ciascuno dei due artisti, tra astratto e figurativo attraverso una ciclicità coerente ed assolutamente riuscita.
Null’altro da aggiungere, ad accompagnare il nostro testo una bella e ricca serie di scatti con tutti I dettagli di quest’ultima fatica. Dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo, presto infatti nuovi aggiornamenti sul lavoro degli artisti.

Pics by The Artists

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Neve – New Mural in Spino d’Adda

30/04/2015

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A distanza di parecchio tempo torniamo ad approfondire il lavoro di Neve, l’artista italiano nei giorni scorsi si è spostato a Spino d’Adda in provincia di Cremona, dove ha da poco terminato di realizzare questa nuova ed intensa opera.
È l’occasione per tornare ad immergerci all’interno del particolare immaginario che contraddistingue le produzioni dell’artista. Un approccio il suo, figlio della volontà di proporre un pittura altamente realistica ed in grado di imporsi come impressionante proseguo dell’arte più accademica, proiettata però su parete ed all’interno di un contesto urbano. Sta proprio qui, il punto focale delle produzioni firmate da Neve, la volontà dell’interprete di proporre un punto di incontro tra due emisferi di fatto lontanissimi, raccogliendo la personale fascinazione per l’estetica più ‘classica’, imprimendola però all’interno di un contesto completamente inedito e differente.
Partito come writer, l’autore ha scelto di abbandonare il personale studio della lettera per concentrarsi piuttosto verso una figurazione estrema, quanto mai capace di attecchire con il reale, e di convivere con esso sulle superfici delle pareti a disposizione. Il risultato finale di questo processo porta l’interprete a sviluppare opere intense, capaci quanto mai di impattare lo sguardo di chi osserva. Al tempo stesso il valore tematico delle produzioni è garantito dalla volontà dell’autore di sviluppare uno stimolo, un messaggio, una riflessione. L’essere umano diviene protagonista indiscusso delle evocazioni dell’interprete, la quotidianità, passando per le opere di rielaborazione storica e classica ricontestualizzate nel periodo attuale, divengono principali stimoli di una pittura quanto mai emotiva. Le immagini scuotono, si insinuano all’interno del nostro spettro emotivo, producendo esplosioni percettive e sensibilità differenti, sono corpi ‘vivi’ capaci di connettersi a chi osserva attraverso un percorso sensibile, fitto ed intenso.
Quest’ultima fatica, realizzata per l’evento Senza Limiti che ha visto una decina di artisti lavorare sul cavalcavia della nuova autostrada, raccoglie alla perfezioni il valore delle produzioni di Neve. L’autore dà forma e sostanza a due figure classiche, Pandora ed Atlante. La donna è vestita di un abito rosso, simbolo delle speranza che le rimane, accentuata dalla parola scritta sul colletto che riporta l’equivalente Greco. Atlante invece viene raffigurato in tutta la sua forza, intento a sostenere il mondo intero. Realizzate attraverso il consueto approccio stilistico, le due figure, ispirate ai miti classici innescano una sottile ed aspra riflessione. Osservando l’opera vediamo infatti la donna offrire all’uomo una moneta d’oro, recante il simbolo degli illuminati, l’uomo per raccoglierla, abbandona la terra che inevitabilmente è destinata quindi a precipitare. A concludere questa nuova riflessione la costellazione di Ofiuco, il serpente, simbolo di tutti i mali del mondo che la stessa Pandora ha liberato dal suo vaso.
Si tratta quindi di una riflessione sull’ordine mondiale, ma ancora più mestamente l’artista riflettere sul valore del denaro nella società attuale, con l’uomo sempre più corrotto e corruttibile, in quella che diviene una analogia assolutamente chiara e dai risvolti drammatici.
Null’altro da aggiungere, ad accompagnare il nostro testo una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti.

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CANEMORTO for Ratatà Festival 2015

30/04/2015

Apri per ingrandire

Son tornati i CANEMORTO, il trio tutto italiano nei giorni scorsi si è spostato a Macerata dove in occasione dei lavori per il bel Ratatà Festival di quest’anno, ha da poco terminato di dipingere questa nuova ed iconica opera, portando in dote il consueto stile sopra le righe.
Probabilmente tra gli artisti che maggiormente apprezziamo, diretti, incisivi, violenti, capaci di trascinarci e spingerci con forza all’interno del loro immaginario, a tu per tu con immagini potenti, viscerali e puntualmente in grado di farci trasalire. I Canemorto sono così, nessuna via di mezzo, nessun filtro, nessuna censura, impatto potente e sordo con una riflessione sull’essere umano mai così violenta.
Li avevamo lasciati e seguiti durante i loro spostamenti Portoghesi, con due corposi recap (Part 1) (Part 2), con l’uscita di una fanzine (Covered), eccoli tornare in strada con un nuovo intervento realizzato durante i giorni di svolgimento del festival Marchigiano.
Torniamo quindi ad approfondire i lavori della rassegna dopo l’esuberante produzione a 6 mani firmata da James Kalinda, Signora K e Nicola Alessandrini (Covered). Il festival, svoltosi durante la prima settimana di questo mese, raccoglie discipline differenti come fumetto, illustrazione, grafica ed editoria indipendente, raccontando attraverso tre giorni di mostre, eventi, laboratori e concerti, la volontà auto produttiva dell’Italia che, nonostante la crisi, continua a produrre arte, e di qualità.
Il confronto con quest’ultima produzione firmata Canemorto, passa ancora una volta per il peculiare immaginario che spinge ed investe la totalità delle produzioni degli interpreti. Gli autori
Affondando le unghie nella carne avariata di un corpo morente a margini della strada, gli artisti incidono, strillano e bombardano la strada, attraverso visioni distorte, violente, rapide. La ricerca del trio è sviluppata su idea antiestetica, la bellezza del crudo, dell’istintivo, del non ragionato, che viene sale, allo scoperto e prende forma e sostanza attraverso i volti squarciati dei lori soggetti. Figure flaccide, irregolari oppure incisive, dirette, appuntite, intrise di malessere, un cane morto abbandonato sul ciglio della strada disgustoso, ripugnante eppure attraente in tutta la sua immobile serenità. Gli artisti rivendicano questi concetti come ideale antitesi della maschera che l’uomo moderno costantemente porta nel quotidiano. I loro characters sono veri, pregni di emozione, finalmente liberi di esprimere il loro disagio, la loro fragilità, impattano lo spazio, attraverso corpi commutati proprio in relazione delle sensazioni e percezioni che cadenzano la vita di tutti i giorni. Vibrano di emozione.
Qui l’ultima fatica degli artisti per la rassegna, ad accompagnare il nostro testo alcuni scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati presto nuovi aggiornamenti sul lavoro degli artisti.

Thanks to The Artists for The Pics

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DALeast for PUBLIC 2015 in Perth

29/04/2015

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Giro finale all’eccellente FORM Public Art Project di Perth in Australia, tra i nomi di spessore c’è anche DALeast, l’artista cinese con base a Cape Town ha infatti da poco terminato di realizzare questa nuova ed intensa pittura.
Avevamo lasciato il grande artista in India dove si era impegnato in una stupefacente pittura andando ad innescare un profondo dialogo con l’architettura del posto (Covered), ora a distanza di settimane, eccolo tornare in strada andando a dipingere un nuovo intervento che prosegue nel portarne avanti gli stimoli pittorici.
Ci siamo spesso soffermati sul particolare approccio stilistico e visivo delle opere di DALeast, completamente assorti all’interno di un immagianario, dal fortissimo impatto visivo e capace, puntualmente di lasciarci a bocca aperta. Dopo un anno pressoché passato in studio a lavorare all’allestimento della corposa “The Laten Photon”, l’artista sta tornando prepotentemente alla ribalta attraverso nuove ed interessanti novità stilistiche. Le produzioni dell’interprete si sviluppano attraverso una peculiare elaborazione stilistica basata sull’utilizzo della bomboletta, con la quale l’autore da vita agli intensi ed iperrealistici grovigli metallici. Questi danno di fatto, forma e sostanza, divengono corpo vivo degli interventi, tracciando le masse e le immagini dei soggetti e delle forme raffigurate. Strumento di rappresentazione per l’artista, queste intricate matasse vengono commutate per la creazione di soggetti e figure appartenenti (quasi) sempre al mondo animale. Al tempo stesso, l’interprete ha saputo dare una grande profondità espressiva, aggiungendo effetti di luce ed ombra, di tridimensionalità e profondità, attraverso i quali queste figure letteralmente emergono dalla superfice di lavoro.
È però importante sottolineare come l’interprete manipoli l’aspetto intrinseco di queste forme, suggerendo una forte senso di movimento, spezzando e distruggendone i corpi, propagando schegge impazzate su tutta la superfice.
Quest’ultima fatica raccoglie appieno le ultime direzioni stilistiche intraprese da DALeast. In particolare l’artista continua a sperimentare attraverso l’uso di tonalità differenti ed al tempo stesso proporre non più unicamente corpi naturali. Stiamo assistendo alla comparsa di forme e figure differenti, in certi casi più complesse, tratteggiate sempre attraverso l’iconico stile dell’autore, ma cadenzate da un impulso tematico certamente più introspettivo e personale.
Qui la sua ultima fatica, una gigantesca onda blu, sospesa, potente ed energica, che si erge su tutta la superfice a disposizione. Splendida.
Null’altro da aggiungere, ad accompagnare il nostro testo un bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima e bella fatica, dateci un occhiata e se vi siete persi qualcosa, nella nostra sezione, potete trovare tutti i precedenti interventi fin qui visti.

Pics by Jarrad Seng and Jeremy Storey

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Spogo x Once – New Mural in Sant Cugat, Barcelona

29/04/2015

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Nuovamente insieme, nuovo aggiornamento per Spogo ed Once, i due interpreti hanno da poco terminato di realizzare questa nuova e splendida pittura a Sant Cugat per l’associazione Rebobinart nell’ambito del progetto 1, 2, 3, Graff of Sant Cugat del Vallès.
È sempre piuttosto stimolante osservare come gli artisti riescano ad innescare produzioni legate a doppio filo con le personali sensazioni e stati percettivi del momento, raccogliendo dagli stessi, ed innescando una pittura profonda in grado di cogliere al meglio le differenti sfaccettature dell’emotività umana. In questo senso le produzioni di Spogo ed Once riescono perfettamente a trarre beneficio da una processo pittorico legato a doppio filo con un fare introspettivo, esplorando e facendo emergere gli aspetti più reconditi delle fascinazioni dei due.
La ricerca portata avanti da due autori, sfocia quindi una sintesi che si discosta da una rappresentazione organica e naturale, la scelta ricade su una pittura criptica, personale, difficile da leggere e legata quindi ad una introspezione da parte di chi osserva. Le forme si fanno delicate, dolci nel loro aspetto, gli impulsi cromatici, acquisiscono sostanza attraverso le campionature con ciò che circonda lo spazio di lavoro, ereditando quindi tutta la volontà degli artisti di inserirsi in un determinato contesto nel modo più equilibrato possibile.
Raccogliendo appieno dalla personale astrazione geometrica, gli interpreti imbastiscono un intervento fortemente catartico ed altamente interconnesso con la particolare struttura architettonica sul quale prende vita. A catturare la nostra attenzione è anzitutto la scelta tonale che va proprio a catturare gli elementi circostanti, segnando la superfice attraverso un scala tonale in perfetto equilibrio con l’ambiente e con le architetture presente intorno alla parete. Da qui si evolve un processo visivo in cui ancora una volta gli interpreti si confrontano con forme e figure differenti. Spogo ed Once vanno ad imbastire un puzzle composito di elementi astratti, letteralmente sospesi all’interno della superfice. La forte liquidità del lavoro, la scelta di far intrecciare le forme e le figure tra loro, ma soprattutto la grande quantità di dettagli presenti e la capacità degli stessi di estraniare completamente la finestra al centro, dal resto dello spazio, danno vita ad un riuscitissimo risultato finale. Pollice in su.
Null’altro da aggiungere, ad accompagnare il nostro testo una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti sul lavoro degli artisti.

Thanks to The Artists for The Pics

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Crisa – New Mural in Naples

29/04/2015

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Nuovo aggiornamento per Crisa, l’artista Italiano nei giorni scorsi si è spostato a Napoli dove, io occasione dell’apertura del suo ultimo show all’interno dello spazio MINIERA, ha avuto modo di realizzare questa nuova pittura nel quartiere di Scampia.
È un periodo di transizione questo per Crisa, l’interprete sta mano a mano, intervento dopo intervento, trasformando il proprio approccio visivo. Lasciandosi, in parte, alle spalle un segmento tematico che da sempre ne accompagnano il lavoro in strada, per proporre una ricerca basata sua una precisa connotazione stilistica.
Quest’ultima fatica, rappresenta a parer nostro l’effettivo punto di arrivo e di partenza di uno sviluppo che nei mesi scorsi ha abbracciato una metamorfosi costante, spingendosi versi lidi differenti, per maturazione che raccoglie l’eredità del passato attraverso una precisa direzione tematica.
Il percorso di Crisa è sempre stato cadenzato dalla volontà di tracciare un costante contrasto tra gli elementi naturali ed organici ed il cemento della città. L’artista in questo senso ha saputo creare una costante lotta tra due entità divise, opposte, in una lotta che vede l’uomo al centro della disputa. La figura dell’essere umano non è visibile, è rappresentata da un riflesso, dalle costruzioni e dai palazzoni che salgono, dagli occhi dei grattacieli, dalle parabole delle televisioni e da tutti quei dettagli che animano l’universo cittadino. La natura di contro si presenta sotto forma di elementi instabili, verde acido, grovigli di piante ed alghe che muovendosi all’unisono vanno a generare forme e figure differenti.
Se questa costante lotta a da sempre rappresentato l’incipit principale delle produzioni di Crisa, l’artista aggiunge ora una componente nuova ed inedita, che arriva qui spezzando il binomio visivo e tematico e proponendo un analisi maggiormente approfondita.
Raccogliendo gli stimoli del luogo, ci troviamo all’interno di uno dei quartieri più difficili della città, l’autore sottolinea la personale idea di instabilità, di lotta costante tra i suoi due universi, sviluppando una serie di elementi nuovi. Vere e proprie strutture in legno, elemento neutro nella disputa, in grado di sostenere ed ergere le particolari figure proposte dall’artista. Il risultato finale è quindi un opere triplice, raccoglie l’eredità dell’ambiente urbano, sempre più ecomostro e prigione per l’essere umano, riconnette quest’ultimo alla natura, in un costante lotta di appropriazione degli spazi che genera instabilità, fratture e precarietà nelle forme elaborate.
Ad accompagnare il nostro testo, alcuni scatti di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti, Enjoy it.

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Borondo at [ES]positivo in Madrid (Recap)

29/04/2015

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Immancabile ecco l’appuntamento madrileno per Borondo, il grande artista si sposta nelle capitale spagnola, qui all’interno di [ES]positivo, ha da poco presentato il suo ultimo libro “Memento Mori” accompagnandolo con una nuova serie di opere.
Continua quindi l’ottimo momento per l’autore Spagnolo, dopo la tappa londinese con la splendida ‘Animal’, dopo aver presentato nella sua Roma (Covered) ecco il terzo ed ultimo (?) appuntamento programmato per il lancio della nuova uscita. Il libro, prodotto da Yard Press e coeditato da Chiara Caprasecca e Chiara Pietropaoli, rappresenta l’essenza diretta dell’artista, tra passato, presente e futuro prossimo. Un cammino introspettivo, onesto e libero in grado di aprirci le porte a contenuti inediti, ma sopratutto di farci conoscere la persona e l’artista attraverso il suo stesso lavoro in strada, in particolare il suo processo produttivo.
Probabilmente tra gli artisti che maggiormente apprezziamo, Borondo porta avanti una precisa impronta stilistica capace di farci entrare a contatto con la parte più sensibile di noi stessi. Il tasso viscerale, la capacità introspettiva e sopratutto l’abilità di toccare e mettere a nudo, tutte quelle emozioni personali, rappresentano l’ideale volano espressivo di una produzione in costante mutamento. Lavorando attraverso differenti medium, l’interprete vuole raccontare l’essere umano senza nessun filtro. I soggetti dell’artista appaiono come figure eteree, anime erranti, senza alcun velo, prive di maschera, capaci finalmente di mostrare i loro sentimenti più reconditi e profondi. La malinconia, la fragilità e tutti quei differenti stati d’animo percettivi, ne tracciano i corpi ed i volti, impattando con lo spettatore o con il passante casuale che di contro, i ritrova proiettato all’interno delle sue produzioni. I
L’artista sveste i suoi soggetti che si fanno più puri, senza vincoli, liberi di esprimere ed esprimenti, accompagna il loro proporsi attraverso un tratto fortemente espressivo e capace di approdare ad una sensibilità nuova. Trapassa lo spazio l’interprete, dando a chi osserva la sensazione di trovarsi di fronte ad uno specchio, spogliato delle sue maschere, nudo di fronte alle proprie emozioni.
Per questo nuovo spettacolo, Borondo va a trasformare completamente l’interno e l’esterno della galleria Madrilena. Tra tele, opere site specific di varia natura, è l’opportunità per immergerci profondamente all’interno del percorso dell’artista. Lo show è anche l’occasione per acquistare una delle copie dell’edizione, una serie di stampe, e di osservare una nuova proiezione realizzata in compagnia di Carmen Maín dal titolo Tempus Fugit.
Ad accompagnare il nostro testo una bella e lunga serie di scatti con tutti i dettagli di questo nuova allestimento, dateci un occhiata, se invece volete acquistare l’uscita, vi ricordiamo che basta contattare gli amici di Yard Press, l’hai presa la tua copia?

[ES]positivo
Calle Loreto y Chicote Nº 4
Madrid

Thanks to The Gallery for The Pics

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Basik – New Mural in Misterbianco, Sicily

29/04/2015

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Con piacere andiamo a dare un occhiata approfondita all’ultima magia firmata dal grande Basik, l’artista Italiano nei giorni scorsi si è spostato a Misterbianco in Sicilia dove per I Art, artist in residence project, ha terminato di realizzare questa nuova ed intensa pittura.
L’intervento realizzato da Basik è di quelli complessi, ricchi di spunti e stimoli differenti, capace di dimostrare la volontà dell’autore italiano di inserirsi in uno specifico contesto e di raccogliere dallo stesso spunti, percezioni e stimoli differenti. Contemporaneamente l’autore commuta il proprio impianto stilistico in funzione dei temi, dei colori e degli spunti che incontrano le personali fascinazioni. Tra rielaborati grafici intensi e criptici, elementi folkloristici ed appartenenti alla cultura popolare, ecco emergere una nuova ed intensa lettura visiva.
Quest’ultimo progetto porta Basik a sviluppare una profonda interazione con il luogo, in particolare l’interprete, sempre molto attento a questi temi, raccoglie l’eredità religiosa, piuttosto radicata in un luogo come questo. Dal titolo “Thauma (The Temptation of Saint Anthony)”, l’intervento è di fatto una personale reinterpretazione delle tentazioni di Sant’Antonio Abate, tema questo ampiamente rappresentato nella storia dell’arte, con artisti come Beato Angelico, Bosch, Max Ernst e Salvador Dalì, che hanno saputo offrire una loro personale lettura visiva.
La figura di Sant’Antonio è comunemente venerata per la sua capacità di proteggersi dal fuoco, patrono di Misterbianco, viene festeggiato ogni anno in concomitanza con l’anniversario della distruzione della cittadina a seguito delle grave eruzione dell’Etna nel 1669, con la città ricostruita nuovamente e più vicina alla costa. Da qui l’artista parte per un nuovo sviluppo visivo che trova nella mani, ancora una volta l’ideale canale espressivo. La lunga parete, di venti metri per quattro, viene quindi utilizzata per dare forma e sostanza ad una serie di mani. Ciascuna di esse viene raffigurata in una posizione del gioco di ombre cinesi, con l’idea di colpire direttamente la figura del santo, rappresentata qui da una forma geometrica dorata, posta proprio al centro della parete. All’interno di quest’ultima vediamo la parola “Thauma” direttamente dal greco meraviglia e va a rappresentare e celebrare la terra che circonda il monte Etna, laddove, l’intervento stesso, è di fatto di fronte allo stesso vulcano. L’artista gioca anche con il significato della lettera T o ‘Tau’, simbolo e definizione dello stesso santo.
Nota finale per l’utilizzo dei colori, profondamente legati al contesto, con il nero che rappresenta qui la pietra lavica, il rosso come ideale analogia con la lava ed il fuoco, l’oro infine sta a significare la ricchezza visiva e tutte quelle esagerazioni folcloristiche, come le processioni religiose locali che caratterizzano questo spicchio d’Italia e naturalmente il barocco siciliano.
Ad accompagnare il nostro testo, tutti i dettagli e le immagini di quest’ultima fatica dell’interprete, in attesa di scoprire nuovi aggiornamenti, mettetevi comodi e dateci un occhiata, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Pics by The Artist
First pic by Vera Masano

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QUIVIVO New Fanzine by Claudio Millecose & Stefano Serretta

29/04/2015

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Con piacere andiamo a dare un occhiata approfondita a QUIVIVO, ultima produzione cartacea firmata da Claudio Millecose e Stefano Serretta che raccoglie dieci anni di esplorazioni urbane all’interno di edifici e strutture abbandonate.
La fanzine è quindi uno di quegli approfondimenti fotografici, tra scatti esclusivi e non, attraverso la lente di Claudio Millecose ed i testi di Stefano Serretta, compagni d’avventura, andremo quindi ad immergerci all’interno di questa realtà parallela alla città di tutti giorni.
Il rapporto con gli spazi abbandonati, ha sempre rappresentato per noi motivo d’interesse. Molti degli autori di cui siamo soliti parlarvi vivono un personale ed altalenante rapporto con queste strutture, luoghi pregni di storie, esperienze e significati, che vengono letteralmente lasciati al loro destino, ai margini della società ed in balia del tempo e delle intemperie. La possibilità di lavorare all’interno di questi ambienti, permette una totale estraneazione dalla quotidianità, un immersione introspettiva, capace di raccogliere nuovi ed interessanti flussi stilistici, base stessa quindi della ricerca degli autori urbani.
Al tempo stesso c’è qualcosa di speciale, un estetica del bello tutta particolare, capace di trainarci all’interno di situazioni surreali, pizzicati dalle percezioni, questi luoghi trasudano emozioni. Queste montano la mente attraverso la calce, i ciottoli, i muri scrostati, la muffa e la sporcizia, la natura che lenta ed inesorabile tenta di riappropriarsi di queste strutture. Le esperienze, i vissuti, le situazioni ed i momenti che si intrecciano, lasciando detriti di immagini e storie da raccontare, un lascito nuovo, intrinsecamente legato all’abbandono e capace al tempo stesso, di dare nuova linfa vitale a questi luoghi.
Approfondendo, l’edizione può essere letta come ‘un album di famiglia’, dopo dieci anni di esperienze, aldilà degli interventi e dei lavori realizzati, oltre il muro, c’è un tentativo di costruire ed esplorare una realtà alternativa. Un estetica differente, personale ed in netta contrapposizione con la città stessa e con le sue frenesie. Silenzi, rumori sinistri, gocche d’acqua che scandiscono il tempo, i sensi amplificati, tutto impresso nelle fotografie. Un percorso di scoperta dove l’attitudine si trasforma in pratica da vivere giorno dopo giorno. Non si tratta di scatti turistici, non c’è il disagio, quanto piuttosto un approfondimento ‘che parla di palta e macerie’siano esse architettoniche o sociali, un lascito forte, profondo che con così forza riesce ad esprimere il disagio dei temi moderni e del suo spettacolare elogio alle macerie.
L’uscita rappresenta al meglio il respiro e le sensazioni della volontà di esplorare e di immergersi in queste location, un respiro interrotto, adrenalinico, e capace di segnarci attraverso una storia mai raccontata, il retroscena dei pezzi dipinti che difficilmente abbiamo modo di osservare.
Edita da Archive Book, l’edizione esce in 50 copie uniche, stampa a colori con 68 pagine, formato A5 e verrà presentata all’interno della mostra Away di cui vi daremo notizia nei prossimi giorni, dopo il salto alcuni scatti della fanzine, se siete interessati potete acquistare la vostra copia contattando direttamente uno degli autori: claudiomillecose[at]gmail.com.

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EMA – New piece at Museum Sheffield Millennium Gallery

28/04/2015

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Dopo parecchi mesi, torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di EMA, l’artista presenta infatti questa sua ultima fatica, un nuovo intervento direttamente realizzato sulla superfice esterna della Millenium Gallery di Sheffield.
È l’occasione per tornare ad confrontarci con il particolare immaginario dell’artista inglese, attraverso un intervento capace da una parte di rivendicarne tutta l’iconica traccia, dall’altra di vedere l’autrice alle prese con una superfice completamente differente dal muro e, nel caso specifico, inedita.
Durante il nostro raccontarvi gli interventi proposti dall’artista, abbiamo sempre voluto sottolineare il valore di una produzione che continua ad affidarsi ad un moto astratto costante e viscerale, cadenzato da una precisa direzione tonale. Le produzioni dell’autrice si sviluppano attraverso la generazione di veri e propri elementi liquidi, capaci di muoversi verso un’unica direzione, una sorta di flusso cognitivo, intervallato unicamente da forme e figure geometriche. La scelta di lavorare attraverso tonalità piatte, utilizzando elementi morbidi e delicati, sviluppando le figure attraverso textures e differenti proprietà grafiche, giocando con continue sovrapposizioni, rappresentano gli elementi distintivi delle pittura realizzate dall’interprete.
Attiva fin dai primi anni ’90, l’interprete ha mano a mano sviluppato quindi un percorso altamente grafico, legato si alla manipolazione della forma, ma scandito da una proposta che inevitabilmente strizza l’occhio al mondo dell’illustrazione e della grafica, attraverso la continua scelta di rendere pulite ed essenziale le sue opere. Al tempo stesso gli interventi possono essere letti come ideale sviluppo degli stimoli e delle sensazioni del momento che, proiettate all’interno del circuito emotivo dell’autrice, vanno inevitabilmente a scandire e commutare lo sviluppo delle forme e degli elementi proposti.
Lavorando sulla superfice trasparente dell’ingresso della galleria, EMA si confronta con l’installazione di elementi in vinile capaci di commutare al meglio la personale direzione stilistica e di imbastire un effetto finale certamente riuscitissimo.
Ad accompagnare il nostro testo, ricca galleria di scatto con tutte le immagini dell’installazione dell’opera ed il bel risultato finale, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti.

Pics by Andy Brown via The Artist

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Pener – A New Abstract Mural

28/04/2015

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A distanza di parecchio tempo torniamo ad approfondire il lavoro di Pener, l’interprete Polacco nei giorni scorsi è tornato a lavorare in strada presentando un inedito intervento catalizzato dal consueto immaginario astratto e geometrico.
Abituati a confrontarci con opere certamente di dimensione più grande, questo nuovo lavoro dell’artista ci riporta all’interno di una dimensione più personale, maggiormente introspettiva, ereditando si il valore della ricerca geometrica dell’autore, ma elevandone lo sviluppo grazie ad una inevitabile sensibilità per il dettaglio. Gli interventi su superfici grandi, rappresentano si l’opportunità di un confronto con una commutazione materica forte e radicata, con gli interessanti effetti tridimensionali, al tempo stesso però l’efficacia delle produzioni ‘minori’ sta tutto nel loro intrinseco valore sperimentale, nella maggiore spinta emotiva e catartica che le stesse portano con se. Elemento che distingue il percorso dell’autore in strada, è direttamente connesso con una esigenza espressiva diametralmente ancorata alla volontà di lasciarsi influenzare dagli stimoli del momento, dalle percezioni e dalla sensibilità che un determinato luogo e spot, riescono a trasmettere. Lo stimolo è di fatto questo, ma viene costantemente alimentato dalla particolare ricerca che l’interprete porta avanti.
L’approccio stilistico di Pener è legato ad una impronta astratta, ad una manipolazione della forma al fine di creare percorsi ed elementi taglienti, scanditi da forme e figuri di dimensione differente. L’abilità dell’artista è proprio quella di piegare le forme realizzate in funzione di giochi percettivi alimentando profondità, effetti ottici e tridimensionali in un flusso costante e variabile scandito da tinte e tonalità eterogenee.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo, potete trovare una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima pittura, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti.

Pics by The Artist

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Anthony Lister – New Mural in Detroit

28/04/2015

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In occasione dell’apertura di “Black Door Limousine” presso gli spazi della Robert Fontaine Gallery, il grande Anthony Lister ha avuto modo nei giorni scorsi di realizzare un nuovo intervento su questa piccola parete a Detroit.
Osservatore e poeta, Anthony Lister porta avanti un percorso di pittura personale e sopra le righe, controvertendo l’idea accademica di pittura e sciorinando un piglio visivo altamente peculiare e riconoscibile. Sempre molto attento alla dinamiche che attraversano l’uomo e la sua stessa esistenza, le produzioni dell’interprete entrano a contatto con spunti e riflessioni personali. Un fare introspettivo in grado di proiettare su parete, stimoli, visioni e riflessioni sull’uomo e sulla sua esistenza.
È sicuramente l’approccio pittorico dell’interprete a colpire, si tratta di un piglio direttamente connesso con il passato da writer, sviluppato successivamente in una impronta stilistica collocabile tra figurativo ed astratto.
L’idea è quella di portare avanti una produzione che si avvale di figure, personaggi e characters, scanditi da una impronta visiva altamente sfilacciata, composta da forme e capace di delineare i corpi ed i volti di questi soggetti, attraverso una forte e rimarcata carica astratta. Il colore in particolare scandisce questa ricchezza di elementi, ponendo in particolare l’attenzione sulla forte sensibilità per il movimento, tema questo che accompagna tutte le produzioni dell’autore. Quello che ci troviamo di fronte è quindi un tratto rapido, veloce, energico nella sua espressione tonale, fugace nel suo aspetto, al tempo stesso l’aspetto tagliente, diretto ed incisivo, con l’utilizzo di banchi cromatici differenti, alimenta un aspetto ciclico e motorio.
Si tratta quindi un approfondimento capace di soffermarsi sui tempi moderni, sempre più scanditi da velocità, da ideali poveri, e da una costante vacuità. Lister fa sue queste tematiche schiantando nello spazio i suoi soggetti, iniettando un moto perpetuo nei loro stessi corpi, come automi impazziti e condannati a vivere ciclicamente la loro stessa esistenza.
Questa sua ultima fatica, eredita tutta la particolare ricerca dell’autore. Anthony Lister traccia una nuova figura, in particolare quella di un super eroe, ancora una volta bersaglio ideale per le riflessioni dell’interprete laddove, il corpo stesso, viene scomposto, allungato e proiettato all’interno della parete seguendo tutto il consueto e stimolante moto pittorico.
Ad accompagnare il nostro testo una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica dell’artista, dateci un occhiata e restate sintonizzati, nei prossimi giorni ad attendervi un ampio recap dell’esibizione aperta questo mese.

Pics by Sal Rodriguez

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Andrea Casciu x Geometricbang for Cascina Torchiera

28/04/2015

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Ci spostiamo a Milano, all’interno della Cascina Torchiera ritroviamo infatti Andrea Casciu e Geometricbang, il duo tutto italiano nei giorni scorsi si è impegnato nella realizzazione di un nuovo intervento combinato.
E’ sempre piuttosto interessante osservare come, artisti differenti riescano a combinare i personali alfabeti visivi, dando vita ad opere nuove, capaci di ereditare parte delle identità visive attraverso visioni del tutto inedite.
Diversi per approccio stilistico, le produzioni firmate dai due, si intersecano grazie ad una comune e personale rappresentazione dell’essere umano. Ci siamo spesso soffermati sul lavoro di entrambi, osservandone lo sviluppo della particolare ricerca e mostrandovi puntualmente il procedere verso nuovi ed internati stimoli.
Andrea Casciu porta avanti una pittura incentrata sua peculiare rielaborazione del suo stesso volto. Parte da qui l’interprete, da se stesso e dai proprio lineamenti, cogliendo i suoi stessi connotati e rivendicando in questo modo una personale analisi dell’uomo moderno. Variando e calando costantemente il proprio viso all’interno di situazioni ed impulsi differenti, l’artista non si limita a tracciare un mera raffigurazione. L’idea è infatti quella di una analisi che, partendo proprio dall’aspetto esteriore, vuole però porre l’accento sulle differenti emotività e fragilità che accompagnano la vita di ciascuno di noi e che, attraverso la pittura dell’interprete, vanno a commutare proprio l’aspetto dei suoi iconici volti.
Dal canto suo la ricerca di Geometricbang, poggia le basi su una rielaborazione fortemente grafica. L’autore ha saputo variare profondamente le dinamiche pittoriche del proprio operato, avvicinandosi sempre di più al mondo illustrativo, e cogliendo con esso con uno spirito riflessivo del tutto nuovo. In controtendenza con il precedente filone, scandito da una forte cripticità nelle forme dipinte, questa nuova corrente è il risultato di una ritrovate essenzialità e spontaneità pittorica. Le sensazioni e gli stimoli del momento, vanno inesorabilmente ad imbastire immagini, visioni, soggetti e characters differenti e costantemente intrisi di un forte e caratteristico moto tonale.
Raccogliendo quindi appieno le personali fascinazioni visivi, Geometricbang ed Andrea Casciu vanno a lavorare sulla superficie esterna della Cascina Torchiera, cascina del ‘400 occupata. Attraverso una comune scelta tonale, con il bianco ed il nero come unici vettori cromatici, i due lavorano a stretto contatto trasformando completamente l’aspetto dello spazio a disposizione. Quella che emerge è una pittura che vede al centro uno degli iconici volti di Casciu rielaborato qui attraverso una doppia identità. Geometricabang si occupa invece di andare a realizzare il profondo background, inserendo una serie infinita di elementi organici, un vero e proprio intreccio all’interno del quale vediamo emergere una grande silhouette di un viso ed una piccola raffigurazione nell’estremità sinistra della parete. Il risultato finale è un opera che si presta a differenti chiavi di lettura, a spunti personali, capace di riallacciare il rapporto con la natura ad esempio, ma sopratutto farci riflettere sulla nostra coscienza, sul nostro io, per mezzo di una riflessione altamente introspettiva.
Null’altro da aggiungere, ad accompagnare il nostro testo una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, mettetevi comodi e dateci un occhiata, siamo certi infatti che, anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Artists for The Pics

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Alexey Luka “Being Here” at Wunderkammern Gallery (Recap)

28/04/2015

Alexei Luka in Rome for Wunderkammern-© Giorgio Coen Cagli

Ci spostiamo a Roma, aperta lo scorso 18 di Aprile, andiamo a dare un occhiata a “Being Here”, splendida esibizione firmata da Alexey Luka ed allestita all’interno degli spazi della Wunderkammern Gallery di Roma.
Come già precedentemente annunciatovi, l’esibizione, in collaborazione con la fondazione “Centro per lo sviluppo dei rapporti Italia Russia”, prosegue ‘Limitless’, indagine nonché ciclo espositivo dello spazio romano. In questo penultimo appuntamento, che fa seguito a Sam3 (Covered) L’Atlas (Covered) e Sten & Lex (Covered), ancora una volta il concetto cardine è quello di limite. L’idea è quella di porre in essere una riflessione sulla capacità, attraverso l’arte, di plasmare e dare forma e contenuto a visioni ed elementi differenti in grado di abbattere barriere cognitive che così tanto caratterizzano la nostra vita. Si tratta quindi un percorso in cui protagonista indiscussa, vista attraverso gli occhi degli artisti invitati in mostra, è la realtà illimitata, che assume in quest’ultima incarnazione, l’aspetto e la forma degli iconici collages firmata da Alexey Luka.
Abbiamo avuto modo personalmente di visitare l’allestimento proposto dal campione Russo, raccogliendo appieno la molteplicità espressiva e percettiva degli elementi e delle opere proposte in mostra. Uno show completamente inedito, capace di gravitare intorno a medium e stimoli differenti. Collages di carta, assemblages in legno e compensato, sculture, arrivando infine alle opere su tela, l’artista ha saputo imprimere in ciascuno dei suoi lavori, tutto il valore di una ricerca profonda e sfaccettata.
La produzione dell’autore è la diretta conseguenza dell’avvicendarsi dei personali studi di architettura ed un piglio stilistico legato ad una sintesi astratta che trova nelle geometrie e nell’essenzialità delle forme, il suo ideale propellente grafico. Quello che caratterizza ciascuna delle opere è una profondità espressività, la capacità dell’interprete si suggerire, sussurrare e stimolare attraverso le sue tavole, immagino conosciute, volti, personaggi e paesaggi differenti. Il puzzle composito in cui l’artista ci spinge a calarci, viene quindi scandito da una costante variazione tonale, gli elementi distruggono e ricompongono, suggeriscono e lasciano interdetti, in una costante altalena percettiva ed introspettiva.
Per questo suo nuovo show Alexey Luka indaga sul concetto di casa, non come senso prettamente fisico, quanto piuttosto su come quest’ultima vada ad incidere sulla personalità e sulla coscienza di una persona. L’autore riflettere sul background, sulle storie familiari, sulla cultura del paese in cui si è nati, la quotidianità e gli usi locali. Tra passato e presente ed inevitabilmente futuro, spunti questi che imprimono la loro presenza all’interno di ciascuno di noi, modellandoci e trasformandoci. Approfondendo l’interprete suggerisce un passaggio successivo, una introspezione che inevitabilmente sfocia in una analisi personale in grado di controvertere schemi mentali autoimposti. Un inno alla interiorità, all’indipendenza, lontano da un contesto ambientale e sociale che chiamiamo comunemente casa.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli dell’allestimento proposto, se vi trovate in zona invece c’è tempo fino al prossimo

Wunderkammern Gallery
Via Gabrio Serbelloni 124
00176 Roma

Thanks to The Gallery for The Pics
Pics by Giorgio Coen Cagli

Alexei Luka in Rome for Wunderkammern-© Giorgio Coen Cagli

Alexei Luka in Rome for Wunderkammern-© Giorgio Coen Cagli

Alexei Luka in Rome for Wunderkammern-© Giorgio Coen Cagli

Alexei Luka in Rome for Wunderkammern-© Giorgio Coen Cagli

Alexei Luka in Rome for Wunderkammern-© Giorgio Coen Cagli

Alexei Luka in Rome for Wunderkammern-© Giorgio Coen Cagli

Alexei Luka in Rome for Wunderkammern-© Giorgio Coen Cagli

Alexei Luka in Rome for Wunderkammern-© Giorgio Coen Cagli

Alexei Luka in Rome for Wunderkammern-© Giorgio Coen Cagli

Alexei Luka in Rome for Wunderkammern-© Giorgio Coen Cagli

Alexei Luka in Rome for Wunderkammern-© Giorgio Coen Cagli

Alexei Luka in Rome for Wunderkammern-© Giorgio Coen Cagli

Alexei Luka in Rome for Wunderkammern-© Giorgio Coen Cagli

Alexei Luka in Rome for Wunderkammern-© Giorgio Coen Cagli

Alexei Luka in Rome for Wunderkammern-© Giorgio Coen Cagli

Alexei Luka in Rome for Wunderkammern-© Giorgio Coen Cagli

Alexei Luka in Rome for Wunderkammern-© Giorgio Coen Cagli

Alexei Luka in Rome for Wunderkammern-© Giorgio Coen Cagli

Fintan Magee for PUBLIC 2015 in Perth

27/04/2015

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Ancora a Perth, proseguono infatti i lavori per l’eccellente FORM Public Art Project, per la rassegna Australiana scende in campo Fintan Magee che nei giorni scorsi ha avuto modo di terminare questa nuova e grande pittura.
Dopo la recente pittura realizzata negli scorsi giorni a Melbourne (Covered) andiamo quindi a confrontarci con i temi e con il particolare immaginario dell’artista Australiano.
E’ sempre piuttosto interessante confrontarsi con una pittura figurativa, l’impatto che questo tipo di direzione stilista è infatti diametralmente legato ai temi od all’espressività pittorica che gli artisti vanno a proiettare nelle immagini dipinte. In questo senso la produzione di Fintan Magee ha saputo ritagliarsi un personale spazio interpretativo all’interno di un universo narrativo non legato, quanto piuttosto sviluppato attraverso la volontà di esplorare e meditare sulle differenti sfaccettature dell’essere umano. Ciascuna delle produzioni dell’artista rappresenta un momento a sè, una riflessione singola, completamente slegata dal precedente o dal successivo lavoro. Ognuno degli interventi porta però ovviamente avanti stimoli comuni all’interno di una pittura molto personale.
Le produzioni di Magee sono infatti legate al reale, alla vita di tutti i giorni ma al tempo stesso fuggono dalla realtà proponendo una alternativa alla stessa, una frattura tematica legata profondamente all’immaginazione ed all’impossibile. Da una parte una traccia figurativa, dall’altra una visione soggetta a variazioni continue ed in grado di tratteggiare situazioni bizzarre, visioni sognanti ed metafisiche capaci di intrecciarsi con la vita di tutti i giorni. Questa particolare identità tematica dell’autore Australiano entra infine a contatto con le particolarità dei luoghi di lavoro. Le grandi superfici vengono quindi investite da una pittura legata al panorama, dal quale raccoglie e stimola visioni differenti. I personaggi dell’artista, veri e propri propellenti di tutta l’esperienza visiva di Magee, riescono a ben farci calare all’interno di un contesto impossibile eppure così dannatamente reale. La pittura riviene intensa, approfondita grazie alla continue variazioni tonali, ricca, sporca ed grezza nelle colate di vernice che investono gli spazi e che danno forma e sostanza alla molteplice serie di dettagli, approfondita e ricca di dettagli tridimensionali nel suo aspetto finale.
Qui andiamo a dare un occhiata a “Road to Nowhere”, questo il titolo dell’ultima fatica di Fintan Magee. L’autore porta con se qui gli avvenimenti della sua Brisbane, colpita da una forte inondazione, ponendo l’accento sulle difficoltà delle persone attraverso la pittura di due soggetti su due piccole imbarcazioni.
In attesa di nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’autore, vi invitiamo a dare un occhiata agli scatti in calce ed a restare sintonizzati, nei prossimi giorni infatti proseguiremo il nostro coverage sulle meraviglie del festival, tutti i precedenti interventi fin qui visti, li trovate nella nostra sezione.

Pics by The Artist

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Felice Varini – New Pieces in Paris, France

27/04/2015

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A distanza di tempo torniamo a approfondire il lavoro di Felice Varini, interprete svizzero si è infatti nei giorni scorsi spostato Parigi dove avuto modo di realizzare un nuova serie di interventi anamorfici, portando ancora una volta in dote tutto il suo iconico stile.
E’ l’opportunità per tornare ad approfondire il lavoro dell’artista attraverso una nuova serie di interventi capaci di ereditare appieno la particolare ricerca che da sempre contraddistingue le sue produzioni.
Confrontarci con le opere di Felice Varini, appare legato ad una proposta pittorica anzitutto profondamente intrecciata con lo spazio dove le stesse prendono vita. La scelta di lavorare unicamente attraverso interventi anamorfici di grande dimensione, ci introduce in una profonda connessione con l’habitat urbano. L’artista studio lo spazio, le sue alterazioni architettoniche, andando a giocare con le percezioni di chi osserva, commutando si lavori lineare e visibili unicamente da una precisa posizione ma al tempo stesso imbastendo due differenti percorsi di lettura. Da una parte l’opera vera e propria, in grado di entrare in simbiosi con lo spazio, di stracciare la linearità attraverso lavori tridimensionali e di profondità. Al tempo stesso la stessa costruzione delle opere, dà vita a forme ed elementi sfilacciati, micro fratture astratte che se osservate e prese nel loro insieme disordinato, vanno a generare una trama di figure ed elementi criptici ed astratti.
Questa nuova serie di opere, rivendica appieno tutto l’esperienza visiva dell’artista applicata ancora una volta ad un contesto urbano ed architettonico capace di muoversi tra costruzione indoro ed opere in esterna. A catalizzare l’intera nuova infornata di lavori un approccio grafico capace di staccarsi dalla consueta sintesi geometrica per avvicinarsi ad uno stimolo astratto, se possibile, maggiormente più intenso e sfaccettato. I nuovi lavori si fanno infatti notare si per la consueta e profondissima interazione con il panorama e con le particolarità architettoniche degli spot, ma sopratutto per una rinnovata volontà di tracciare forme ed elementi, mano a mano sempre più complessi. La ricerca di Felice Varini va quindi ad interessarsi alla generazione e commutazione di figure e forme più articolate, capaci di dialogare con lo spettatore attraverso intense variazioni cromatiche, e vere e proprie approfondimenti visivi tra strutture intrecciate tra loro.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo potete trovare una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti.

Pics by The Artist

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Pantonio – New Mural in Lagny, France

27/04/2015

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Torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di Pantonio, l’interprete Portoghese ha nei giorni scorsi terminato di dipingere questa nuova e grande facciata a Lagny in Francia, portando in dote nuovi ed interessanti spunti.
E’ l’occasione per tornare ad approfondire l’operato dell’interprete attraverso un nuovo intervento in grado si, di ereditare il consueto impianto stilistico ma al tempo stesso variare profondamente le dinamiche visive dello stesso.
Il confronto con le produzioni firmate da Pantonio passa direttamente per il forte e viscerale impulso motorio che tutte le sue opere ereditano. L’interprete Portoghese sceglie di sviluppare una pittura intensa, dedita al dettaglio, scandita a da una rimarcata profondità espressiva, in grado di impattare profondamente il panorama e lo spazio a disposizione. A catalizzare l’attenzione sono i soggetti raffigurati, in una inedita proposta che raccoglie le fascinazione a tema naturale che attraversano tutta la ricerca dell’artista. Lo spazio urbano diviene quindi nuovo habitat metafisico per accogliere veri e propri stormi o banchi di animali differenti.
Per sviluppare le sue opere l’interprete si serve di un unica scala tonale, attraverso la contrapposizione tra nero e blu, tracciando profondi solchi, da forma e sostanza ai corpi dei suoi animali. Uno dei soggetti proposti viene attraversato da un moto costante, in attimi in cui una vastità di corpi e figure differenti, vanno letteralmente a ‘passare’ lo spazio verso una unica, e comune, direzione, ribaltando di fatto la piattezza delle superfici di lavoro. Come già detto la lettura diviene personale, introspettiva e capace di suggerire analogie differenti. Per noi si tratta di una sottile rappresentazione dei tempi moderni, sempre più scanditi ed intrisi di velocità, catalizzati da una uniformazione delle personalità che inevitabilmente si trasformano in massa, diretta verso un unico punto.
Se quindi il movimento ha sempre rappresentato l’incipit centrale di tutte le produzioni dell’autore, appare chiaro come questa sua ultima fatica vada a generare un impulso differente. La scelta di Pantonio ricade qui su una realizzazione maggiormente concentrata. L’artista Portoghese sceglie di realizzare una grande ed unica figura, ponendo in controcorrente rispetto a quanto siamo soliti aspettarci, che investe la totalità dello spazio a disposizione. Piuttosto che dipingere uno stormo in movimento, l’autore sceglie un immagine unica, di una figura antropomorfo, un sorta di primate, letteralmente aggrappato ad un ramo, intento ad afferrare un volatile. L’impatto è forte e ridondante, al tempo stesso rimangono inalterate le basi stilistiche delle produzioni dell’interprete, con il consueto range cromatico e la peculiare profondità espressiva dei suoi lavori, per un risultato finale che ci ha certamente impressionato.
Ad accompagnare il nostro alcuni scatti con i dettagli di questa sua ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per tutti gli aggiornamenti del caso.

Pics by The Artist

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Hyuro – New Murals in Dunedin, New Zealand

27/04/2015

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Nuovo aggiornamento per Hyuro, la grande interprete Argentina ha da poco terminato di realizzare due nuovi e profondi interventi a Dunedin in Nuova Zelanda, portando in dote nuove ed interessanti riflessioni legata al luogo di lavoro.
Con negli occhi ancora lo splendido progetto realizzato a Madrid (Covered), andiamo ancora una volta a confrontarci con il lavoro di una delle artisti più importanti a livello internazionale.
Il percorso di Hyuro poggia le basi sulla scelta dell’interprete di veicolare una personale riflessione sul ruolo della donna all’interno della società contemporanea. Approfondendo, l’artista Argentina porta avanti un lavoro atto a sradicare tutti quei preconcetti e gli stereotipi, che accompagnano la figura femminile all’interno di una società profondamente maschilista. Questo precisa, incisiva e diretta direzione tematica, viene portata avanti da uno stile visivo personale e commutato proprio in funzione dei temi e delle riflessioni esposte. Attraverso quindi opere criptiche, argomenti delicati, l’artista porta avanti una produzione ricca di spunti e riflessioni differenti.
E’ interessante notare come specialmente nell’ultimo periodo Hyuro stia commutando il particolare immaginario in funzione di temi e stimoli differenti, spesso legati ai luoghi che visita che, in questo modo, divengono principale stimolo produttivo. E’ bene notare come nonostante una variazione significativa nei temi esposti, permanga comunque la volontà di proiettare il personale immaginario come peculiare analogia degli spunti trattati.
Proprio i due interventi realizzati a Dunedin, sempre più centro gravitazionale dell’arte urbana nell’emisfero australe, grazie ai continui interventi di artisti di spessore, ben rappresentano questo particolare momento dell’autrice. La doppia fatica neozelandese propone un attenta visione di problematiche legate al posto. Il primo intervento, è realizzato tra le zone conosciuta come ‘The Exchange’ ed all’interno del ‘Warehouse Precinct’, vecchia zona commerciale della città. La parete si trova in un momento particolare, un limbo tra due mondi che hanno inevitabilmente risentito della grave crisi economica. Nel corso del tempo infatti entrambe le aree hanno subito profonde trasformazioni e molti edifici sono stati demoliti. Da qui l’interprete sviluppa un lavoro complesso che riflette proprio sulla difficoltà economiche, sul valore del mattone, letteralmente rappresentato.
Legato a questi concetti, il secondo lavoro vede l’autrice lavorare all’interno di una zona che dopo anni di declino sta subendo una nuova giovinezza. Lo spazio di lavoro, parte di un edificio occupato che, incredibilmente, da quando è stato costruito circa 130 anni fa, ha avuto solo due occupanti per dieci anni, restando quindi per il resto del tempo completamente lasciato al suo destino. Qui l’analogia appare più criptica, con l’interprete che va a raffigurare una grande abito, letteralmente vuoto ed appoggiato sulla lunga superficie.
Ad accompagnare il nostro testo, una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Pics by The Artist

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Aris – New Freight Train Series Pieces

27/04/2015

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Nuovo aggiornamento per il grande Aris, l’interprete Italiano presenta infatti una nuova serie di interventi realizzati sulle superfici esterne dei vagoni dei treni merci, portando avanti quindi la sua iconica Freight Train Series Pieces.
Tra gli autori italiani che maggiormente riescono a stimolare le nostre percezioni, il percorso in strada del campione italiano spinge, tocca e stuzzica, canali percettivi unici nel suo genere, riesce puntualmente a veicolare sensazioni e stimoli eterogenei. Si tratta di vere e proprie esperienze stimolate da un impulso grafico gestuale in cui la forma viene trasformata, commutata e digerita attraverso le sensazioni e gli stimoli del momento da cui l’interprete estrae le sue visioni.
La ricerca dell’autore interessa quindi la forma, la sua alterazione in funzione di una precisa direzione viscerale. In questo senso il processo ancora una volta rappresenta parte attiva e direttamente connessa con quelli che sono poi i risultati finali. Livelli su livelli, sovrapposti, canalizzati attraverso una rimarcata espressione tonale, volano ideale per sperimentare alterazioni puntualmente differenti. L’idea è quella di far perdere le tracce, di distruggere la metrica visiva per avvicinarsi quanto più possibile ad una essenzialità capace di richiamare reminiscenze differenti, lontano ricordo di immagini conosciute. La traccia sparisce e riemerge all’interno di vere e proprie macchie, sta tutta qui la magia. Chi osserva viene proiettato in un circolo emotivo in cui la chiave di lettura è totalmente affidata ad una soggettiva percettiva. Ciò che vediamo richiama elementi organici così come volti, sguardi, corpi, una liquidità in cui la forma corre delicata sulla superficie di lavoro. Tra alterazioni cromatiche e cambi repentini capaci di creare una matassa intensa, profonda e viscerale.
C’è qualcosa di melodico negli interventi dell’autore, una nota delicata che si espande e coinvolge altri tasti, allargandosi, restringendosi, acutizzandosi, tra momenti frastagliati e più caotici, tracce più sature e piatte, una costante altalena di stimoli e manipolazioni della forma differenti.
Questa nuova infornata di interventi porta ancora una volta Aris a lavorare sulla superficie metalliche dei treni. Proprio le particolarità di questi spazi, arrugginiti, non lineari, cadenzati da tonalità differenti, permettono all’interprete una spiccata interazione. La nuova serie di fa notare ancora una volta per l’intensità delle alterazioni proposti tra cui spiccano alcuni lavori certamente più organici, arrivando infine ad una maggiore crudezza nel tratto espresso.
Null’altro da aggiungere, per darmi modo di apprezzare questa nuova ed intensa serie di lavori, vi lasciamo ad alcuni scatti in calce, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi approfondimenti sul lavoro dell’artista.

Pics by The Artist

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Weekly Overview 2015 – 20.04 to 26.04

26/04/2015

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Weekly Overview è l’appuntamento del Week-End dove vi presentiamo una selezione delle migliori news settimanali.

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ROA – New Mural in Jersey City, New York

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HENSE for PUBLIC 2015 in Perth

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Peeta – New Mural in Rovigo

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Pastel for PUBLIC 2015 in Perth

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Velvet & Zoer “L’état limite” at Kaikai Kiki Gallery (Recap)

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Moneyless for PUBLIC 2015 in Perth

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Sten & Lex – New Mural in Mexico City

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James Kalinda x Signora K x Nicola Alessandrini in Macerata

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Moallaseconda in an Abandoned Place

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Graphic Surgery x Martina Merlini in Amsterdam

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Borondo “Naranjada” New Mural in Vila-Real, Spain

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BLU – New Mural in Munich

Deih – “The Other” New Mural in Valencia

26/04/2015

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Ci spostiamo a Valencia, nuovo aggiornamento infatti anche per Deih, l’artista ha infatti da poco terminato di realizzare un nuovo intervento per le strade della sua Valencia, proiettandoci ancora una volta all’interno del suo particolare immaginario.
L’impatto con le produzioni di Deih ci ha scosso, ci siamo ritrovati a vagare all’interno di un universo in costante evoluzione, abitato da esseri e personaggi umanoidi, creature, figure fantascientifiche, robot, un po’ come quando da ragazzi, leggevamo gli albi di Nathan Never. La personale empatia con questo tipo di produzioni entra direttamente a contatto con gli stimoli e le fascinazioni che compongono il variegato universo visivo dell’autore. Lo Spagnolo raccoglie i proprio impulsi da influenze differenti, dal mondo illustrativo e da quello del fumetto, quest’ultimo largamente radicato in ciascuna delle sue opere.
La pittura diviene intensa, spinta da colori e tonalità forti e caratteristiche, l’elemento grafico non è a se, anzi va ad approfondire una trama corposa, ricca di dettagli e di spunti differenti. Come spesso accade per produzioni di questo tipo, ci viene immediatamente in mente Phlegm, anche l’artista ha saputo delineare un universo personale ed a se stante, un mondo in continua evoluzione dove ciascuna delle opere arricchisce ed approfondisce una dinamica differente.
Quest’ultima fatica vede Deih prendere spunto da uno scritto di Jezabel Seijas, e rielaborare lo stesso attraverso il personale ed iconico approccio stilistico. Le parole in questo caso aiutano fortemente l’artista a caratterizzare l’intervento, il breve elaborato tratteggia infatti una situazione surreale, ribaltata dall’interprete attraverso la sua pittura. Vediamo quindi un gigantesco occhio, letteralmente osservare uno dei peculiari characters che contraddistinguono l’immaginario dell’artista. Si tratta di una parabola della vita, della pesantezza di alcune scelte, l’occhio simboleggia la coscienza che preme ed osserva qualsiasi nostra azione, un entità inconscia che prende qui forma ed aspetto gravitando intorno al personaggio. Al tempo stesso le parole sottolineando l’importanza di ‘tenere a distanza’ questo gigantesco peso emotivo, di cercare di equilibrare la nostra presa di coscienza con le azioni, con le scelte che decidiamo di porre durante la nostra esistenza.
Appare chiaro quindi come l’autore scelga qui un piglio altamente personale, una lettura che ancora una volta, attraverso visioni ed immagini potenti e ridondanti, riesce a tracciare una personale sfaccettature dell’essere umano, con delicatezza tematica e profondità stilistica.
Ad accompagnare il nostro testo, una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti.

We are seen. Above us a massive eye witnessing our movements. casting its gaze as a shadow over us, persistent.

We learn how to keep this eye in a distance. As we keep on creating, we come to understand the layers it’s made out of.
The eye in its alien dimension: its fundamental weirdness, strangeness.
And we draw. And we write. We do something with this. -Jezabel Seijas

Pics by The Artist

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ROA – New Mural in Jersey City, New York

26/04/2015

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In occasione dell’apertura di “Metazoa”, bel solo show inaugurato all’interno degli spazi della Jonathan LeVine Gallery, il grande ROA ha avuto modo di impegnarsi in una nuova e stupefacente pittura sulla facciata esterna di questa vecchia e fatiscente struttura.
Proprio l’esibizione newyorkese, debutto dell’artista nella prestigiosa galleria Statunitense, ci ha offerto in dono l’opportunità di un nuovo approfondimento, cadenzato da una nuova riflessione sulla fauna locale. Inevitabilmente per eventi di questo tipo, oltre al lavoro in studio abbiamo spesso l’opportunità di osservare il lavoro in strada, in modo tale da avere di fronte, le differenti sfaccettatura della ricerca visiva e tematica di un determinato autore.
Ci siamo spesso confrontati con le produzioni di ROA, probabilmente e senza troppi giri di parole uno degli artisti più rappresentativi ed importanti dell’intero movimento. Una ricerca la sua, costantemente in movimento, come del resto lo stesso interprete, e cadenzata dall’esigenza di un contatto differente con lo spazio urbano. La strada diviene tela si, ma al tempo stesso habitat per una riappropriazione da parte della natura, ed in particolare degli animali, vero ed unico fulcro tematico di tutta l’esperienza visiva dell’artista.
Le immagini proposte dal Belga raccontano di un immaginario denso, oscuro, cadenzato da colori grigio e nero pece, una corsa oscura interrotta unicamente dal rosso sangue. Tracciano una narrativa violenta, oscura, instabile e capace di raffigurare il mondo animale come mai prima d’ora. Sentimenti contrastanti, tra vita e morte, capaci di porsi come ideale contenitore delle violenza sugli animali, del loro allontanamento dai contesti cittadini, dei loro sentimenti di rivalsa e di riappropriazione di ciò che gli spetta di diritto.
Le creature dell’artista impattano quindi lo spettatore od il passante casuale attraverso la loro maestosa brutalità, un tonfo sordo che annoda lo stomaco, produce sentimenti contrastanti ed inevitabilmente pone domande e riflessioni differenti.
Quest’ultima fatica di ROA ci proietta ancora una volta all’interno delle piaghe oscure, una proposta se possibile ancora più cruda, con la realizzazione di una carcassa letteralmente appoggiata sulla superfice di una lunga parete, un eco imprescindibile dal degrado e dalla distruzione del luogo di lavoro.
In attesa di nuovi aggiornamenti dal globetrotter Belga, vi lasciamo ad alcuni scatti con i dettagli dell’intervento ed il bel risultato finale, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi approfondimenti.

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Federico Draw for Memorie Urbane 2015

25/04/2015

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Continuano senza sosta gli interventi per la nuova edizione del Memorie Urbane Festival 2015, al lavoro nei giorni scorsi Federico Draw che ha da poco terminato di realizzare una nuova serie di pitture a Terracina ed Arce.
Quest’anno più che mai Memorie Urbane sta mostrando i muscoli, una programmazione incredibile, con quaranta artisti coinvolti per 8 differenti città interessante, diventando il festival urbano più grande in Italia. Stiamo seguendo i suoi sviluppi, interessati più che mai a raccontarvi i lavori degli artisti che maggiormente apprezziamo e che mano a mano stanno realizzando differenti interventi per le strade di Gaeta, Terracina, Fondi, Arce, Latina, Priverno, Caserta e Valmontone.
Chiamato dagli organizzatori per il consueto appuntamento annuale durante la giornata contro la violenza sulle donne (Covered), il ritorno di Federico Draw in Italia, è l’opportunità per porre in essere un nuovo approfondimento sulle dinamiche pittoriche e tematiche che ne accompagnano il cammino in strada.
L’approccio stilistico dell’interprete Portoghese è direttamente connesso con la personale stilistica figurativa che ne accompagna le produzioni in strada. L’autore sceglie infatti una pittura votata alla riproduzione umana, cadenzando la stessa attraverso un impeto pittorico ben in grado di rivelare tutta la sensibilità e la profondità di un approfondimento emotivo. L’utilizzo del colore, è piuttosto limitato, poche campionature tonali, in favore piuttosto di un utilizzo di tinte neutre che, coadiuvate dal particolare tratto espressivo, sembrano ispirarsi ad una rappresentazione a matita. La grande capacità ritrattistica dell’interprete, diviene volano ideale per esprimere e cadenzare a meglio tutti i dettagli dei tratti somatici dei volti rappresentati. Un tratto sporco, diretto e rapido, in grado al tempo stesso di comporre immagini e figure altamente realistiche. A catturare in particolare l’attenzione, è la forte caratterizzazione degli sguardi così come gli elementi geometrici che letteralmente interrompono e frammentano i visi delle figure dipinte. Quest’ultimo aspetto, motivo conduttore di quest’ultima esperienza italiana.
Ad accompagnare il nostro testo una lunghissima serie di scatti con tutti i dettagli di questa nuova serie di pitture e le relative fasi di realizzazione, mettetevi comodi e dateci un occhiata. Nei prossimi giorni proseguiremo la nostro full immersion tra le meraviglie di questa nuova edizione della rassegna. QUI invece tutti i precedenti interventi.

Thanks to The Festival for The Pics
Pics by Arianna Barone and Dante Corsetti

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HENSE for PUBLIC 2015 in Perth

25/04/2015

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Prosegue il nostro coverage sulle meraviglie del FORM Public Art Project 2015, tra gli ospiti ritroviamo con piacere HENSE che ha da poco terminato di dipingere uno splendido intervento sulla superfice esterna di questi grandi di silos industriali.
In modo analogo a quanto realizzato da Phlegm proprio qui a Perth in occasione di quest’ultima edizione della rassegna (Covered), anche HENSE va quindi ad impegnarsi su questa particolare superfice industriale, sviluppando il consueto intreccio astratto.
Perfettamente a suo agio con superfici di grandi dimensioni, l’interprete ha più volte dimostrato di prediligere progetti di questo tipo, il percorso dell’artista è profondamente legato ad una personale sintesi astratta. Attraverso l’utilizzo di fortissime campionature cromatiche, forme ed elementi eterogenei, l’autore ha saputo sviluppare una trama convincente capace di attraversare tonalità accese come colori più neutri, intrecciando linee, intermittenze e vere e proprie sovrapposizioni gradienti. Il calderone espressivo, che si avvale di textures e figure di differente dimensione, va quindi a costituire una trama sfaccettata, ricchissima di spunti e dettagli differenti, in grado di stimolare ed aprire chi osserva, a differenti e soggettive chiavi di lettura.
A rimarcare ancora di più il forte senso viscerale di questa direzione stilistica, la costante volontà dell’interprete di variare sostanza e forma degli elementi proposti. I risultati finali si fanno quindi apprezzare per una visione camaleontica, coadiuvata da un impulso viscerale, capace di raccogliere al meglio gli stimoli del momento, ed un piglio più ordinato e riconducibile alla personali fascinazioni della forma.
Quest’ultima fatica vede HENSE raccogliere al meglio la personale dialettica visiva andando a trasformare completamente l’assetto finale dei grandi silos. Ciascuna della strutture, viene quindi intrisa di colore e soprattutto frazionata attraverso forme ed elementi irregolari, textures, linee e direttrici, fino a comporre una vero e proprio puzzle multi livello, sfaccettato e ricchissimo di spunti. Pollice in su!
Ad accompagnare il nostro testo una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo, nei prossimi giorni infatti nuovi aggiornamenti dalla rassegna, tutti i precedenti interventi li trovate QUI invece.

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Shaka for Memorie Urbane 2015

24/04/2015

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Proseguiamo il nostro viaggio tra le meraviglie del Memorie Urbane Festival, tra gli artisti ospiti di questa nuova ed esuberante esibizione ritroviamo Shaka, l’interprete Francese ha infatti da poco terminato di dipinger nei giorni scorsi, un nuovo lavoro a Gaeta.
Portando avanti una sintesi visiva personale ed altamente dinamica, Marchal Mithouard aka Shaka, ha saputo sviluppare un percorso peculiare dove lo studio della forma e la sua differente alterazione, incontrano una raffigurazione di soggetti e corpi umani. Con base a Parigi, l’autore Francese rivolge il proprio interesse verso un approccio che ci conduce nell’immaterialità. È infatti fondamentale sottolineare il particolare rapporto che intercorre tra l’artista e la materia, nonché tutte quelle forze e leve capaci di comporre e scomporre la stessa. Attraverso quindi una produzione orientata verso la scultura e la pittura, l’interprete sviluppa un approccio visivo dedito all’utilizzo di elementi geometrici direttamente riconducibili ed influenzati dal precedente percorso come writer.
Il risultato finale è un approccio sensibile, commutato in funzione di una continua volontà sperimentativa, di unificare l’intrecci delle lettere, tipico dei graffiti, con quello delle forme, fino ad imbastire una trama tridimensionale, criptica nell’aspetto eppure assolutamente leggibile nella sua resa finale.
Le opere dell’interprete si presentano intrise di movimento, sono il risultato dell’approfondito studio dell’artista sul corpo umano, sulla dinamica. Gli elementi vengono tratteggiati attraverso linee dinamiche orchestrate da un linguaggio grafico spesso e profondo e capace di strizzare l’occhio ad una sintesi geometrica. In particolare il Francese, pone l’accento sulla bellezza intrinseca del corpo umano, rivelandone le forme, l’estetica attraverso strati e reti materiche. L’impressione è quella di una riproduzione tridimensionale delle differenti pieghe emotive che contraddistinguono ciascuno di noi, una profondità infinità di elementi come analogia di emozioni, fragilità e sentimenti umani.
L’autore vuole sottolineare la fragilità e la complessità della natura umana, attraverso le contraddizioni del suo corpo, evidenziandone gli squilibri, i comportamenti, le emozioni come rabbia ed egoismo. Assistiamo ad un punto di rottura, di sgretolamento, in cui siamo inevitabilmente posti a confronto con noi stessi, a tu per tu con le nostre emozioni ed i nostri sentimenti più reconditi.
Raccogliendo quindi appieno dal personale approccio stilistico, Shaka va ad imbastire una nuova immagine su questa porzione di parete. L’idea è ancora una volta quella di intrecciare una complessa rete di forme ed elementi differenti, armoniosi nel loro aspetto, e capaci, intersecandosi, di dare forma e sostanza ad un nuovo volto.
Null’altro da aggiungere, ad accompagnare il nostro testo una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima pittura, dateci un occhiata e restate sintonizzati, nei prossimi giorni proseguiremo il nostro coverage sulla rassegna.

Thanks to The Festival for The Pics
Pics by Flavia Fiengo

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Gio Pistone “Endless” at Studio D’Ars (Recap)

24/04/2015

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Continua il ciclo di mostre per Parentesi Aperte con Gio Pistone, l’interprete italiana lo scorso 1 Aprile ha infatti aperto “Endless” ultima personale all’interno degli spazi dello Studio D’Ars di Milano di cui andiamo a dare un occhiata approfondita.
Partesi Aperte è il ciclo di cinque mostre personali curato di Alessandra Ioalé all’interno degli spazi della galleria Milanese. Si tratta di una vera e propria indagine su cinque personalità differenti, con un forte background nella cultura degli anni ’90, con una scelta di tipo empatico-artistica e personale, tra la curatrice e gli artisti stessi. Autori capaci di travalicare la parete per affidarsi a differenti medium, come installazione, tele, oggetti e viceversa.
Lo show di Gio Pistone chiude quindi il cerchio su questa esperienza fortissima che ha segnata la programmazione dello spazio Milanese, attraverso uno show capace di solcare e proporre al meglio tutta la variegata produzione dell’autrice Italiana. Si tratta quindi di una esibizione multidisciplinare, tra disegno, scultura e pittura, capace di raccogliere al meglio tutto il particolare approccio stilistico che contraddistingue le produzioni dell’artista.
Il confronto, ancora una volta, passa inevitabilmente per le particolari i bizzarre creature che abitano l’immaginario dell’interprete. Si tratta di visioni sconcertanti sviluppate attraverso una complessa articolazione tonale atta a dare forma e sostanza a queste figure. I characters proposti sono la diretta conseguenza di un impulso surreale, psichedelico, ed al tempo stesso armonico e giocoso, direttamente connesso con l’immaginazione dell’artista. Quella che emerge è quindi una visione concreta e reale delle differenti combinazioni legate all’istinto, stimolo primordiale che accomuna ciascuno degli esseri viventi sulla terra e che qui, prende l’aspetto di bizzarre creature. Scanditi da una forma umanoide e zoomorfica, ciascuno dei characters proposti viene intriso in un bagno cromatico acido, colori fori ed accesi atti a rimarcarne la presenza.
Questi particolari visioni si presentano come personale sintesi, si tratta di un lavoro in cui le fragilità e la condizione umana, trasformano e commutano l’aspetto di questi esseri. Non più legati ad una fisionomia canonica, queste figure ci mostrano l’aspetto successivo, necessario per comprendere la nostra vera natura, finalmente libera, sciolta ed in grado per questo, di trasformare il corpo, i volti, e gli arti in una nuova rappresentazione cruda e d’impatto.
Ad accompagnare il nostro testo, una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e se vi trovate in zona, lo ricordiamo, c’è tempo fino al prossimo 28 di Aprile per andare a darci un occhiata di persona.

Studio D’Ars
Via Sant’Agnese, 12/8
20123 Milano

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JADE for Festival IPAF in Holbox, Mexico

24/04/2015

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Nuovo aggiornamento per JADE, il campione Peruviano si è da poco spostato ad Holbox in Mexico dove, in occasione dei lavori per il Festival IPAF di quest’anno, ha da poco terminato di realizzare questa nuova ed intensa pittura.
Senza dubbio tra gli artisti più attivi ed importanti della scena Sud America, JADE porta avanti una produzione spessa, catalizzata da motivi e temi importanti, riflessioni a carattere sociale, con la figura dell’uomo come principale volano espressivo. Avevamo lasciato l’interprete nella sua Chorillos qualche settimana fa, alle prese con un nuovo intervento (Covered), eccolo ora tornare in strada per proporre una nuova ed inedita pittura.
Le produzioni dell’autore hanno subito una scossa, una cambiamento pittorico radicale che ha portato lo stesso a confrontarsi con una impronta figurativa maggiormente vicina al realistico, accantonando le rappresentazioni personali, specialmente dei volti, che da sempre ne hanno segnato il percorso in strada. Punto focale delle opera, è rappresentato dall’esigenza di imbastire un dialogo profondo e sfaccettato con il passante casuale, con la gente del posto, al fine di proiettare e sviluppare intense e peculiari riflessioni. La maturità stilistica raggiunta pone l’interprete in uno spirito stilistico altamente catartico, ed in grado, di ben rappresentare tutte quelle differenti sfaccettature che contraddistinguono l’essere umano. La quotidianità, le situazioni comuni, divengono quindi ideale volano espressivo per stimolare profonde e sottili analogie.
Al tempo stesso, specialmente per l’ultimo filone espressivo, appare chiara la volontà dell’artista di proporre un immaginario sognante, metafisico, ed una costante esigenza di legare i suoi personaggi con forti componenti naturali.
Sono proprio i particolari personaggi, ancora una volta, a rappresentare l’ideale volano espressivo di tutta la produzione dell’artista. Dettovi del cambio stilistico, questo nuovo impulso pittorico, viene alimentato dalla realizzazione di vere e proprie maschere evanescenti e spirituali, che vanno a coprire la fisionomia dei volti raffigurati. Sono proprio quest’ultime a catalizzare l’attenzione, intrecciate con gli usi ed i costumi, con la tradizione ed il folklore del posto, vanno a cadenzare un dialogo introspettivo, con il proprio ed il nostro io interiore.
Ancora una volta stimolo principale per questa nuova fatica firmata dall’artista, proviene direttamente dalla strada, dalla gente e tutte quelle che persone che animano la cittadina di Holbox. Dall’inequivocabile titolo “El Guardian”, l’intervento rappresenta quindi un nuovo lascito, un nuovo augurio di buona speranza che l’artista lascia a chi vive quotidianamente questi luoghi. L’opera raccoglie tutti gli ultimi stimoli pittorici dell’autore, raccolti all’interno di una nuova ed intensa produzione capace di rivendicare i temi cari all’artista ed i suoi recenti spunti stilistici.
Protagonista indiscussa è la figura del bambino, letteralmente seduta a terra ed intenta a ‘tenere’ la piccola casupola. L’interprete lavora quindi su una nuova analogia, il personaggio dipinto è la rappresentazione dell’attaccamento al territorio. Ad accompagnare il character una serie di elementi a carattere naturale, con uno dei piccoli uccelli che porta nel becco le chiave del paese, simboleggiato dalla piccola bandiera nazionale, ideale rappresentazione dell’importanza dei giovani per futuro migliore del Messico, per l’opportunità di crescita e prosperità.
Per darvi modo di apprezzare al meglio quest’ultima fatica dell’interprete, vi lasciamo ad una bella e ricca serie di scatti, con tutti i dettagli del lavoro ed alcuni scatti durante le fasi del making of, enjoy it!

Pics by The Artist

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Peeta – New Mural in Rovigo

24/04/2015

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Ci spostiamo a Rovigo, nei giorni scorsi qui il nostro Peeta ha infatti terminato di realizzare un nuovo intervento per il progetto I.C.A.Ro, andando a lavorare sulla facciata esterna dell’ex biglietteria dell’autostazione.
Con ancora negli occhi il bell’allestimento realizzato per “Parallel Realities”, il bel solo show aperto lo scorso Febbraio all’interno degli spazi della Montana Gallery di Barcellona, andiamo quindi ad immergerci nuovamente all’interno della particolare impostazioni stilistica e tematica dell’autore.
Con una solida base e background all’interno del mondo dei graffiti, la produzione di Peeta entra in diretta connessione con una personale e peculiare ricerca capace di coadiuvare forme ed aspetti scultorei, in una particolare elaborazione letterale.
L’impatto è fragoroso, l’artista Italiano si concentra sulla forma elaborando un percorso percettivo in cui l’impulso scultoreo si avvicina ad un contesto visivo tridimensionale, trasformando quindi l’aspetto delle lettere che compongono il suo stesso nome, in vere e proprie forme scultoree, caratterizzate da una riproduzione pittorica a tre dimensioni. Lo studio della forma portato avanti dall’interprete, parte quindi dalla silhouette delle lettere, queste vengono commutate in funzione di aspetti differenti, si aprono, si accartocciano e si chiudono, andando a sviluppare elementi irregolari, composizioni per nulla statiche e che anzi, attraverso un moto simulato, emergono direttamente dagli spazi e dalle pareti, cambiandone completamente la fisionomia. Un moto fluido capace di rendere realistica una tridimensionalità materica attraverso la riproduzione di luci e ombre, effetti gradienti di colore ed infine, sfumature perfette.
Aldilà dell’aspetto prettamente pittorico, gli interventi dell’autore ereditano uno stimolo introspettivo. La stessa idea di commutare il proprio nome, attraverso effetti differenti e con la conseguente scomparsa del loro stesso valore semantico, rivelano l’esigenza dell’artista di porsi a contatto con sentimenti e stimoli personali. La cadenza viscerale, gli stati d’animo del momento, gli spunto del luogo, vanno quindi ad intrecciarsi con una trasformazione che nel corso del tempo si è fatta sempre più ricca e complessa.
Chi osserva viene si spinto a scardinare la chiave di lettura di ciò che ha di fronte, al tempo stesso però pone in essere un dialogo con lo stesso interprete, attraverso un filo percettivo che passa inevitabilmente per la forma ed il particolare aspetto delle sue produzioni.
Raccogliendo appieno tutto il carattere delle sue produzioni, Peeta per questo suo ultimo intervento, va ad ispirarsi alle peculiarità tonali del luogo. Dialogando quindi con l’edificio, con alcuni dettaglio come i contorni delle finestre, la ruggine delle porte e degli infissi, ecco emerge una nuova elaborazione letterale del suo stesso nome.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo, potete trovare una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, il consiglio è quello di darci un occhiata, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

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Pastel for PUBLIC 2015 in Perth

24/04/2015

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Tra gli ospiti di spessore di questa nuova edizione del FORM Public Art Project, ritroviamo con piacere Pastel, il grande interprete Argentino ha infatti da poco terminato di realizzare questa nuova ed intensa pittura portando ancora un volta in dote nuove ed attente riflessioni.
Dopo aver apprezzato gli interventi realizzati per l’ottima Residencia Vatelón, a distanza di qualche settimana torniamo quindi ad approfondire il lavoro di uno degli interpreti più rappresentativi del Sud America.
La profondità degli interventi realizzati da Pastel sta tutta nella personale narrativa visiva a cui l’interprete sempre più a scelto di affidarsi. È infatti una personale fascinazione a tema naturale a cadenzare la totalità delle sue produzioni, un elemento questo mano a mano sempre più sviluppato in funzione però non di una semplice raffigurazione. Le produzioni dell’autore si fanno infatti carico di una profonda e spessa relazione con il luogo di lavoro, un input tematico capace di proporsi come approfondimento nonché personale indagine su temi e spunti dal forte valore sociale, economico e politico. Andando quindi a raccogliere l’eredità storica del posto, l’interprete agisce attraverso una pittura che sa di analogia. L’ispirazione parte proprio dalle piante, dai fiori, dalle pietre e da tutti quegli elementi organici e naturali che caratterizzano il luogo, questi vengono commutati in funzione dei temi d’interesse, delle personali emotività e degli stati d’animo del momento. Proponendo sia opere ricche di intrecci, sia interventi raccolti all’interno di maestose ghirlande commemorative, l’artista spinge quindi per una proposta spessa, profonda e sfaccettata, ricca di dettagli ed elementi differenti e capace puntualmente, di lasciare il segno.
Mai banale, il lavoro di Pastel torna qui a solcare le piaghe della storia entrando con coscienza e delicatezza all’interno di un tema legato a doppio filo con le vicissitudini storiche e sociali del luogo.
Dal titolo “Idealism of aboriginal Ngarluma“ quest’ultima fatica vede l’autore riflettere sulle brutali relazioni tra le comunità native locali e sul colonialismo, passando infine per il colonialismo fino al 1971, quando questi hanno finalmente iniziato a essere riconosciute con specifici diritti civili. Partendo da questi spunti, ancora una volta per sviluppare una tematica di questo genere, l’interprete sceglie di affidarsi all’iconico intreccio di elementi naturali. Partendo quindi da un fondale nero, ecco emergere una ricchissima varietà di piante e fiori, cadenzati da un uso intensivo di totalità differenti e della consueta sensibilità per i dettagli.
In attesa di scoprire nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’interprete e dalla rassegna Australiana, vi lasciamo ad alcuni scatti con tutti i dettagli di quest’ultima pittura, dateci un occhiata è tutto dopo il salto! Enjoy It.

Thanks to The Artist for The Pics

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Velvet & Zoer “L’état limite” at Kaikai Kiki Gallery (Recap)

23/04/2015

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Continua il sodalizio tra Velvet & Zoer, i due interpreti si spostano a Tokyo dove nelle scorse settimane hanno aperto “L’état limite”, nuova co-esibizione con in mostra all’interno degli spazi della Kaikai Kiki Gallery.
Parte del Geisai Project, progetto artistico curato dal grande Takashi Murakami, questa nuova esibizione fa seguito a quella presentata da Nawer giusti qualche settimana addietro (Covered), e vede i due interpreti ancora una volta interagire tra loro sotto una comune ottica stilistica.
Ci siamo spesso soffermati sul valore delle produzioni dei due interpreti, Velvet & Zoer, la ricerca del senso, la capacità di estraniarsi dalla realtà, commutando al tempo stesso elementi, panorami e visioni capaci di attecchire al reale, trasformandone però la struttura e la metrica visiva. È questo il cuore delle produzioni firmate dai due autori. Non si tratta di un processo nato per caso, rappresenta come sempre il risultato di un percorso cadenzato da fascinazioni personali, dalle esperienze di vita e dagli studi accademici. Entrambi gli autori sono affascinati dalla realtà, si affacciano ad essa come spettatori in quella che diviene una finestra sul mondo, una rigorosa osservazione di ciò che li circonda. Gli interpreti catturano l’essenza, un ricordo intimo e un paesaggio ammirato, i cantieri di demolizione, i paesaggi marittimi ed industriali, divengono stimoli primordiali per creare un universo crepuscolare tra realtà e fantasia, narrazione e astrazione, pragmatismo e sensibilità. Non si tratta quindi di una mera raffigurazione, gli autori si interrogano sulla funzione degli oggetti e delle architetture, sui paradossi generati dagli stessi, sulla violenza percettiva di forme e visioni urbani contrapposte ad una pittura delicata, equilibrata e poetica. Tra disordine, caos ed equilibrio statico, le immagini generata dagli artisti cavalcano l’idea di un realismo utopico, dove lo spettatore è incentivato a lasciarsi andare alla fantasia, dove i soggetti vengono commutati, trasformati e rielaborati in funzione di un nuovo e differente punto di vista.
Quella che emerge è quindi un ricerca sfaccettata, un esperienza percettiva capace di trascinarci all’interno di un universo conosciuto, eppure così dannatamente inedito, un interruzione visiva che sa di catarsi emotiva.
Quest’ultima esibizione di Velvet & Zoer raccoglie appieno gli stimoli del lavori dei due interpreti, un immersione totale tra gradi tele e disegni, capaci ancora una volta di lasciarci interdetti.
In attesa di tornare a mostrarvi il lavoro in strada degli artisti, ad accompagnare il nostro testo una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli dell’allestimento proposto dal duo, dateci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare.

Pics via Graffuturism

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Dourone – New Mural in Playa Vista, Los Angeles

23/04/2015

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Nuovo aggiornamento per Dourone, l’interprete Spagnolo con base a Parigi nei giorni scorsi si è spostato a nel West Side di Los Angeles a Playa Vista, dove ha avuto modo di realizzare questo nuovo intervento per DO Art Foundation.
Quest’ultima fatica di Dourone, eredita tutto il particolare approccio stilistico dell’interprete, un piglio grafico in cui quella che emerge è una personale lettura della città e delle architetture urbane. L’approccio pittorico di Fabio Lopez aka Dourone, gravita infatti intorno ad impulsi differenti incentrati sull’esigenza di esprimere attraverso la propria pittura, tutte quelle differenti sfaccettature che coinvolgono la quotidianità. La vita reale, quella di tutti i giorni, entra a contatto con una costante ricerca della bellezza, e soprattutto con un piglio pittorico figlio di una personale interpretazione grafica e figurativa. Le produzioni dello Spagnolo si sviluppano attraverso il binomio scaturito dal bianco e dal nero, vengono catalizzate da questo costante equilibrio formale, unicamente interrotto da intense variazioni tonali. La scintilla cromatica, non sempre presente in verità, focalizza l’attenzione su un particolare snodo tematico all’interno delle immagini proposte. Al tempo stesse queste vengono imbastite con una profonda sensibilità per il dettaglio. Se i volti infatti vengono realizzati attraverso una personale sintesi, sono in particolare i lavori urbanistici, quelli che riproducono con precisione ed enfasi i palazzi, i grattacieli, le skylines delle metropoli, a riservarci un grande impatto emotivo.
Proprio come quest’ultima opera, Dourone, traccia la forma e l’aspetto di queste strutture attraverso un piglio diretto, incisivo, preciso, capace di porsi in forte armonia con un piglio illustrativo. Le immagini si fanno cariche di elementi, di dettagli da analizzare e scoprire, tra giochi di luce ed ombra, nero e bianco che tracciano la forma e l’aspetto di metropoli immaginarie, utopie e distopiche. Sta tutta qui la riflessione dell’artista, la città diviene protagonista indiscusso, essere quasi senziente, mastodontico, vivo, uno specchio estremo di ciò che i nostri spazi rappresentano in questo momento. Acuto, lineare, freddo e schivo, capace di estraniare l’essere umano eppure di dare allo stesso dimora, in una delle contrapposizione più vibranti dell’attuale periodo.
Quest’ultima fatica, dal titolo “Extinción” realizzata su una serie di pareti limitrofe di circa 30 metri in tutto, rappresenta l’opportunità per vedere l’artista sviluppare il suo iconico tratto stilistico. L’immagine generata è quella di una nuova metropoli, tra dettagli e giochi prospettici, emerge qui un carattere cromatico particolarmente rimarcato, passando infine per il vistosissimo braccio che letteralmente si proietta tra i grandi ed alti palazzi. Da vedere.
Per darvi modo di approfondire al meglio quest’ultimo intervento dell’artista, vi lasciamo ad una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli dell’opera, dateci un occhiata e restate sintonizzati per nuovi aggiornamenti qui sul Gorgo.

Thanks to The Artist for The Pics
Pics by Phil Sanchez

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SeaCreative – New Mural in Legnano

23/04/2015

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Torniamo con piacere ad accuparci del lavoro di SeaCreative, l’artista Italiano nei giorni scorsi si è infatti spostato a Legnano in provincia di Varese dove ha avuto modo di realizzare questo nuovi intervento sulla parete della stazione ferroviaria.
Dopo la bella e recente collaborazione con Centina (Covered), SeaCreative torna a lavorare in solitaria proponendo un nuovo ed intenso approfondimento emotivo. È infatti innegabile come le produzioni dell’artista siano legate ad una personale indagine capace più che mai di accarezzare le pieghe più recondite dell’animo umano. Sta tutta qui la magia dei lavori dell’interprete, la sua capacità di raccontare e dare forma e sostanza a tutte quelle differenti sfaccettature che accompagno l’essere umano. Si tratta di un approccio profondo, capace di aprirsi ad una lettura introspettiva, di analizzare ed aprirsi alle emozioni più recondite. L’interprete si muove tra le personali fascinazioni, legate ad esempio al luogo di lavoro, proponendo un percorso di connessione simbiotica con chi osserva. Volontà dell’autore italiano è quella di portare in dote una produzione in grado di discernere tutto il bagaglio di esperienze di vita, situazioni, storie ed accadimenti, che vanno a formare la personalità di ciascuno di noi.
Quest’ultima fatica, eredita tutto il caratteristico piglio grafico e tematico delle produzioni di SeaCreative. L’artista ancora una volta si affida ad uno dei suoi iconici personaggi, scegliendo come sempre di dialogare con l’ambiente e proiettando all’interno dello spazio una nuova e personale riflessione. Per chi viaggia spesso in treno, l’attesa rappresenta uno dei sinonimi degli spostamenti in carrozza, e spesso viene contrastata con la lettura, parte da qui l’idea dell’artista. Il lavoro, prendendo vita all’interno della stazione di Legnano, diviene quindi un personale elaborazione e possibilità per proiettare su parete una nuova sfaccettatura dell’essere umano. Sea sceglie di rappresentare la lettura di un libro, lo fa non limitandosi a raffigurare l’azione, quanto piuttosto ad approfondire tutti quegli elementi percettivi ed emotivi che accompagnano la mente. Chi legge sa bene cosa vuol dire immergersi all’interno di una buona lettura, la mente vaga tra le parole, costruendo da se ed attraverso la propria immaginazione, un universo personale, delineando immagini e visioni direttamente connesse alle pagine che scritte. È una scintilla emotiva, raccontata e filtrata attraverso l’immaginario di uno degli artisti italiani più poetici e capace ancora un volta di cogliere al meglio, uno stimolo ed un spunto personale.
In attesa di scoprire nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’artista, vi lasciamo ad alcuni scatti in calce con le immagini durante le fasi del making of ed il bel risultato finale. Dateci un occhiata!

Thanks to The Artist for The Pics

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Moneyless for PUBLIC 2015 in Perth

23/04/2015

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Continua il nostro viaggio tra le meraviglie del FORM Public Art Project 2015, tra i grandi ospiti di quest’anno, il nostro Moneyless che ha nei giorni scorsi terminato di realizzare due nuovi e stupefacenti interventi.
Moneyless porta avanti un percorso astratto personale, mutevole ed in continua evoluzione. Come spesso accade per le produzioni di tipo astratto, appare inevitabilmente passare per una fruizione soggettiva, personale, ed alimentata dal continuo confrontarsi con percezioni e stimoli emotivi propri. In questo senso la ricerca dell’artista riesce a stuzzicare le corde più sensibili, attraverso differenti alterazioni della forma, dello spazio architettonico, in funzione di una precisa fascinazione personale.
L’autore italiano parte dalla figura del cerchio, elemento intrinseco di perfezione. Essenziale nella sua forma, la figura diviene incipit principale di trame complesse ed articolate, che trovano nell’utilizzo del colore, il loro propellente ideale. L’abilità dell’artista è stata sempre quella di variare ordinamento, sviluppo ed infine, specialmente nell’ultimo periodo, di portare all’estremo la personale sintesi visiva. Le estensioni del cerchio, l’alterazione dello spazio per mezzo di veri e proprio flussi geometrici, stanno sempre caratterizzando le produzioni dell’interprete. Si tratta di una consapevole scelta visiva, che conduce il cerchio verso una forte dinamicità. Un moto perpetuo estensivo, intrecciato ed imbastito attraverso percorsi e direzioni differenti, catalizzate da elementi e forme tonali, capaci di restituire equilibrio e caos. Sta tutta qui la ricerca dell’autore Italiano, un punto di incontro tra figure ed elementi equilibrati ed istanti maggiormente impulsivi, ragione ed istinto, impulso ed ordine, in un continuo gioco di antitesi visive capace di generare labirinti percettivi unici nel loro genere.
Sorprende la partecipazione alla rassegna di Perth in Australia, sorprende perché Moneyless sceglie un approccio legato al passato eppure proietta il proprio lavoro ancora una volta avanti. Due differenti interventi che ci mostrano la forma e l’aspetto di ciò che è e di ciò che (probabilmente) sarà la ricerca dell’artista. La prima parete, ripercorre gli istinti tonali, la costruzione di figure dirette, pulite ed incisive per mezzo di un’unica figure geometrica.
Ma è la seconda a sorprendere di più. L’interprete porta la propria produzione ad un nuovo gradino, un nuovo step. L’autore sceglie un approccio frammentato, non più unicamente nella sintesi del cerchio, come visto ad esempio per la parete di Roma (Covered), ma va a cadenzare lo spazio attraverso vere e propri fasci. La superfice viene in questo modo suddivisa, diviene intermittente, lasciando spazio a variazioni tonali, forme ed impulsi viscerali all’interno dei quali emergono i segmenti di una o più figure che richiamano proprio una forma circolare. L’impatto è fragoroso, spinge ad una ricostruzione impossibile da compiere, ad un ordine invertito e miscelato, caos ragionato allo stato puro.
In attesa si scoprire nuovi aggiornamenti sul lavoro del grande artista Italiano, vi lasciamo ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima doppia fatica, mettetevi comodi e dateci un occhiata, nei prossimi giorni proseguiremo il nostro recap dell’evento, stay tuned.

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Sten & Lex – New Mural in Mexico City

23/04/2015

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In occasione dell’apertura della loro ultima esibizione, Sten & Lex si trovano a Città del Messico dove nei giorni scorsi hanno terminato di realizzare questo nuovo e splendido intervento sul tetto di una parete esterna del famoso quartiere Roma.
Con l’apertura fissata il prossimo 7 di Maggio, “Paesaggi Industriali”, questo il titolo dello show, porterà l’eclettico duo romano alla realizzazione di un nuovo ed inedito allestimento.
Avevamo lasciato gli autori a Roma con la realizzazione del loro intervento per il progetto Light Up Torpigna! in occasione dell’apertura di “Matrici Distrutte“, eccoli ora spostarsi in America portando con sé tutti i nuovi spunti e stimoli stilistici.
Le produzioni di Sten & Lex hanno completamente abbracciato un ottica astratta, decisamente più viscerale e e capace di veicolare emozioni, spunti e sensazioni soggettive. L’idea di ritratto metodico, ha completamente abbandonato la produzione del duo, in favore di un piglio più concettuale, criptico e legato senza dubbio ad uno sviluppo più personale ed emotivo. Il cambio effettuato ha di fatto investito la fisionomia degli interventi proposti, andando a generare un estetica si differente, ma comunque legata e basata sul consueto metodo lavorativo. Lo stencil poster degli autori rimane quindi immutato, invariato nella sua dinamica produttiva, laddove le matrici distrutte sono ancora il cuore pulsante e propellente di tutte le opere realizzate.
Come ribadito il processo non viene più sviluppato in funzione di una rappresentazione, quanto piuttosto si trasforma in parte stessa dell’opera. Gli artisti si confrontano con le superfici e con lo spazio di lavoro in modo del tutto inedito, maggiormente legato alla personali fascinazioni, agli stimoli del momento, permettendo la realizzazione di opera intense, profonde e dal grande valore catartico.
Quest’ultima fatica, realizzata sul tetto di un edificio, porta in dote tutto il particolare approccio stilistico che sta caratterizzando le produzioni del duo in questo particolare momento. In particolare Sten & Lex vanno ad utilizzare la stessa matrice di ‘Piramidi’, una delle opere che sarà presente in mostra.
Utilizzando la loro famoso tecnica lavorativa, ancora una volta il duo si affida alla carta, alle matrici che, come un poster, vengono attaccate sulla superfici di lavoro per poi essere tagliate creando appunto uno stencil. Il passaggio successivo è la totale copertura attraverso la vernice e la rimozione dello stampo che, nonostante provenga dal disegno originale, viene riprodotto qui su larga scala.
Ispirazione per l’intervento è direttamente legata alla visita degli artisti presso il famoso sito archeologico delle piramidi di Teotihuacan. Da qui gli autori hanno realizzato un nuovo lavoro altamente criptico e profondamente connesso con i recenti stimoli astratti. Raccogliendo l’eredità delle figure geometriche ed imbastendo, i due realizzano un corposo labirinto visivo e percettivo, legato alla consistenza delle parete delle piramidi.
Ad accompagnare il nostro testo una bella e ricca selezione di scatti, con tutte le fasi del making of e lo splendido risultato finale, dateci un occhiata, e restate sintonizzati nei prossimi giorni ad aspettarvi un ampio recap dell’esibizione.

Created as part of their upcoming solo show Paesaggi Industriali at Celaya Brothers Gallery which opens on May 7, artists Sten Lex intervened a mural on a rooftop of the renowned Roma neighborhood in Mexico City. The mural was produced with the same matrix used for “Piramidi,” one of the pieces that will be exhibited at the show. The inspiration for both the artwork and the mural sprung from the artists’ visit to the pyramids of Teotihuacan. Through these labyrinth geometric figures, Sten Lex explore the texture of the walls of the pyramids, elevating it to a powerful creating agent and not only a simple detail.

For both artworks, the “Stencil Poster” process is used, where the artists create matrices of paper, which – as a poster – stick to the surface they are working on and then cut out, creating a stencil. Subsequently, they cover it all with paint and remove the mold, which, despite coming from the same original design, makes the mural a different large scale reproduction of the artwork created for the gallery.

Thanks to Celaya Brothers Gallery for The Pics

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Laguna – New Mural in Chalkida, Greece

22/04/2015

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Prosegue l’ottimo periodo di Laguna, il grande interprete Spagnolo nei giorni scorsi si è spostato a Chalkida in Grecia dove ha avuto modo di realizzare questa nuova ed intensa pittura, calamitando ancora una volta tutto il suo particolare approccio pittorico.
Dopo la recente collaborazione con i Blaqk (Covered), l’interprete ha quindi avuto l’opportunità di lavorare in solitaria sviluppando una nuova forma direttamente connessa con le personali fascinazioni e stimoli visivi.
La pittura dell’autore è certamente tra quelle che maggiormente incontrano il nostro favore, uno spirito altamente viscerale, capace più che mai di stimolare emozioni, impulsi e riflessioni di vario genere. Quella che emerge è una produzione stratificata dalle molteplici sfaccettature percettive, sia che lo stesso artista sente, sia che la sua stessa pittura riesce ad imbastire.
Quando affrontiamo gli interventi dell’artista, non possiamo scindere la componenti pittorica da quella tematica, si tratta di una unica e diretta raffigurazione in cui l’interprete sceglie di confrontarsi con lo spazio attraverso un approccio personale, criptico, ed in grado di dare forme e sostanza ad interventi altamente catartici. Non appare quindi semplice la lettura, non ci troviamo a confronto con immagini od una narrativa visiva, quanto piuttosto con una costante sperimentazione pittorica. L’interprete fa dello spazio la sua tela è vero, ma al tempo stesso ne disintegra l’equilibrio, la staticità, proponendo intensità, cambi cromatici, una pittura profondissima che inevitabilmente stuzzica le corde più sensibili di chi osserva. Si tratta di una danza ciclica, in costante mutamente, arricchita da una forte varietà tonale, da continuo capovolgimenti. La forma si assottiglia, si ingrandisce, gravita nello spazio come se fosse liquida, intangibile. Come acqua, scorre libera, traccia e suggerisce figure, elementi differenti e soggettivi che assumono la forma e l’aspetto in connessione con la nostra mente, le nostra esperienze di vita, tramutandosi e trasformandosi di volta in volta in qualcosa di differente.
Per questa sua ultima fatica ancora una volta Laguna entra a contatto con le nostre percezioni, l’intervento eredita tutta la particolarità stilistica ed emotiva che da sempre contraddistingue gli interventi dell’autore. Una nuova figura quindi, difficile da leggere, da scardinare, da accostare, eppure così familiare, densa, grondante di sentimento.
Ad accompagnare il nostro testo alcuni scatti dell’intervento, dateci un occhiata e restate sintonizzati, presto infatti nuovi aggiornamenti sul soggiorno dell’artista in Grecia con tutti i lavori e le collaborazioni realizzate.

Pics by The Artist

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108 “The Rite of Spring” at Antonio Colombo Gallery (Recap)

22/04/2015

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Aperta lo scorso mese, andiamo con piacere a dare un occhiata al bell’allestimento di “The Rite of Spring” ultima splendida esibizione del grande 108 all’interno degli spazi della Antonio Colombo Gallery di Milano.
Attivissimo in questo periodo, dopo la bella “La Forma e L’ignoto”, il grande autore Italiano torna in galleria proponendo uno show spesso e profondo, capace ancora una volta di giocare con le nostre percezioni, proponendo una intensa riflessione veicolata ancora una volta dalle sue iconiche figure.
Ci siamo spesso interrogati sull’aspetto delle particolari forme nere che accompagnano il percorso dell’interprete, tentando di scardinare la chiave di lettura di uno sviluppo viscerale, capace di partire da stimoli personali e reconditi, dalle influenze con il lavoro di Kandisky ed Arp ad esempio, dalla personale fascinazione naturale, venendo completamente investiti ed accolti all’interno delle intense variazioni tonali di queste figure. Proprio l’utilizzo del coloro rappresenta uno degli spunti principali, il nero come essenzialità, come contenitore di pensieri e spunti, spettro emotivo evocativo ed ancestrale, interrotto unicamente dallo sbocciare di sottili e differenti attimi tonali.
L’inseguire la forma perfetta, la relazione tra gli ambienti naturali e le sue sensazioni, ribaltate ed approfondite in una ricerca capace di sviluppare corpi fluidi, con le forme che vanno a dilatarsi, a restringersi, tra curve molli ed instanti più taglienti. L’artista varia costantemente l’aspetto delle sue figure, queste si muovono nello spazio, si stringono ad esso imbastendo una trama profonda, viscerale, metafisica, raccolgono l’eredità del tempo e dello spazio, tra segni ed incisioni rupestri e stimoli appartenenti agli antichi rituali dello sciamanesimo.
Per questa nuova esibizione, aperta in contemporanea con “Romance of Canada” di Ryan Heshka, lo spazio milanese inaugura Little Circus, spazio interno alla galleria dedicato a progetti speciali.
Portando in dote tutto la sua iconica ricerca, 108 propone un allestimento caratterizzato da opere originali su tela e su carta, come sempre legate dalla relazione tra figure astratte e la loro potenzialità cromatica. Come da titolo, tematica cardine dell’esibizione, è una reinterpretazione pittorica sull’equinozio di primavera, punto di equilibrio tra giorno e notte, estate ed inverno. Con forme effimere ed instabili a rimarcare questi concetti, le immagini proposte sono soggette ad una sorta di contrapposizione richiamata da quelli che sono i contrasti cromatici e nelle silhouette stesse delle figure realizzate. L’autore gioca in particolare sul concetto di giorno e notte, luce ed ombra, con i lavori che offrono una intensa varietà tonale, tra figure luminose e corpi più oscuri, in una analogia visiva che inevitabilmente passa per una contrapposizione tra razionalità ed irrazionalità, logica e caos, mordendo i sentimenti più profondi e le emotività dello spettatore.
Ad accompagnare il nostro testo una bella panoramica dell’allestimento proposto dal grande autore Italiano, dateci un occhiata e se vi trovate in zona, c’è tempo fino al prossimo 16 di Maggio per andare a darci un occhiata di persona.

Antonio Colombo presents, for Little Circus – the special project space inside the gallery – a solo show by 108, the pseudonym of Guido Bisagni, one of the first artists to work in the area of post-graffiti art.

For the exhibition The Rite of Spring 108 has made original works on canvas and paper that develop the relationship between abstract forms and chromatic potential that has always been part of his art. Influenced by artists like Kandinsky, Arp or Burri, for the research they conducted on the relationship between form and color, 108 also makes reference to more distant sources in time and space, such as the expressive sign of cave paintings and the magical attributes of shamanism.

Antonio Colombo Gallery
Via Solferino 44
20121 Milano

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Freddy Sam for Everfresh Residency in Melbourne

22/04/2015

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Ci spostiamo a Melbourne in Australia, qui Freddy Sam ha infatti da poco terminato di realizzare questa nuova pittura, parte dei lavori per la Everfresh Residency, che culmineranno con una nuova esibizione che prosegue i temi trattati nel suo ultimo show.
Si tratta di un ritorno in strada per l’autore Sudafricano direttamente interconnesso con il corpo di lavoro presentato lo scorso Marzo all’interno degli spazi della Wordart Gallery di Cape Town. In questo senso è innegabile come “The nature of our presence” abbia costituito un passo importante nella dinamiche stilistiche e tematiche dell’interprete che, lasciando inalterata la riflessione a carattere naturale, ne ha intensificato gli sforzi pittorici e riflessivi.
Sempre più convinti della bontà delle produzioni firmate da Ricky Lee Gordon, abbiamo sempre sottolineato la volontà dell’artista di dialogare profondamente con lo spazio e l’ambiente circostante. Una pittura la sua, votata quindi al contesto ed alla volontà di interloquire con lo stesso e con la gente che lo vive. Approfondendo, si tratta di una processo atto ad impattare, scuotere e far riflettere chi osserva. Spinta da una forte caratterizzazione pittorica, con ampie e profonde pennellate, con un senso figurativo profondo e catartico, la produzione si rifà al mondo naturale come principale protagonista. L’idea dell’autore è quella di generare delle vere e proprie caselle, all’interno delle quale prendono forma e sostanza immagini differenti, distorte ed amplificate in un riverbero emotivo. Dai volti ai corpi umani, passando per i paesaggi naturali o figure animali, l’artista sottolinea il particolare rapporto che intercorre tra l’uomo e tutta la biosfera.
Come visto nel suo ultimo show, l’idea è quella di proporre un approccio dinamico ed irregolare, le caselle si sovrappongono stimolando differenti percezioni e tematiche. L’abilità dell’interprete è quella di sottolineare le dinamiche di un rapporto logoro, staccato, l’essere umano sempre più distante dalla natura, disinteressato, schivo. Per sviluppare questa analisi Freddy Sam sceglie una struttura pittorica analoga, non uniforme, lavorando sui frammenti, sulle distorsioni dell’uomo all’interno di paesaggi e stimoli a carattere naturale, stimolando le emozioni ed i sentimenti attraverso una scelta tonale delicata, dai toni poetici.
Preceduto da questo intenso intervento in strada, il nuovo corpo di lavoro dal titolo “The abstract and the absolute”, continua ad esplorare il rapporto tra uomo e natura, filtrato attraverso una lente od uno schermo.
In attesa di dare un occhiata approfondita all’allestimento ed alle stampe realizzate in collaborazione con Dangerfork Print Co, vi lasciamo ad alcuni scatti di quest’ultima e splendida fatica, enjoy it.

Everfresh Studios and Dangerfork Print Co are pleased to present an exhibition and print release by current artist in residence Ricky Lee Gordon (Freddy Sam).

Ricky is the first resident in the new Everfresh residency program, whilst here he has created a series of new oil paintings and a street mural following on the theme of his last exhibition; ‘The nature of our presence’
This new body of work; ‘The abstract and the absolute’ explores the relationship between human and nature and how it has become so distant and filtered behind a lens or a screen. This experience becomes a photocopy of another copy distorted and abstracted through reproduction.

In addition during the residency Ricky will create a limited edition hand finished print with Dangerfork Print Co.

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James Kalinda x Signora K x Nicola Alessandrini in Macerata

22/04/2015

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Durante gli intensi giorni del Ratatà Festival di Macerata, James Kalinda, Signora K e Nicola Alessandrini hanno unito gli sforzi, andando a realizzare una nuova e pazzesca pittura all’interno degli spazi del CSA Sisma.
Apriamo il nostro coverage sulla rassegna con il botto. Svoltosi nella prima settimana di Aprile, il festival di fumetto, illustrazione, grafica ed editoria indipendente, ha offerto tre giorni di mostre, eventi concerti e laboratori, dove la tematica comune non poteva che essere l’autoproduzione
È sempre piuttosto interessante osservare come autori differenti, riescano ad interagire tra loro sviluppano un corpo pittorico unico, scandito da comuni e differenti attrattive stilistiche e capace di veicolare riflessione sfaccettate e profonde. L’opera realizzata da Nicola Alessandrini, Signora K e James Kalinda arriva a noi con un impatto fragoroso, potente ed in grado di risvegliarci dal torpore.
L’opera raccoglie differenti riflessione, sulla natura, sull’uomo e sulla sua condizione, cambiando i connotati delle figure, tra momenti di purezza ed istanti maggiormente violenti, con la natura che inevitabilmente diviene parte di questo ciclo di trasformazione oscura e raccapricciante.
Da sinistra verso destra, ad aprire l’intervento è James Kalinda, l’interprete porta in dote la consueta visione oscura, tetra e decadente, proiettando questa volta le personali fascinazioni in un nuovo stimolo naturale. il percorso dell’artista è strettamente connesso ad una commutazione nell’aspetto esteriore dei suoi soggetti. La fisicità di questi viene irrimediabilmente trasformata, letteralmente sciolti, i connotati rivelano tutto quel caleidoscopio di sentimenti oscuri, mistici e finalmente capaci di emergere, di esporsi e di trasformare il volto ed il corpo. Il degrado, il malessere, l’agonia danno forma e sostanza ad ombre oscure, sinistre, e quanto mai capaci di porsi come ideale analogia delle difficoltà della vita, delle inquietudini e della fragilità intrinseca dell’uomo moderno. La scelta ricade come sempre sull’utilizzo del viola e del nero come principali tonalità, atte a dare forma e sostanza alla medusa gigante realizzata.
Lo stacco proposto dalla Signora K, rappresenta un momento di quiete, sia visiva, grazie all’utilizzo unicamente del bianco e del nero, sia percettivo, con la figura femminile rannicchiata e sospesa in una posa di quiete. È l’opportunità per una nuova immersione all’interno delle particolari percezioni ancestrali dell’interprete, una dialettica visiva la sua legata si al gesto pittorico, ma capace al tempo stesso di svilupparsi attraverso differenti medium e stimoli visivi. L’autrice riversa il proprio interesse in una pittura che accoglie la figura della donna non come protagonista, ma come comprimario di un personale universo scandito dalla natura, o come ideale raffigurazione della stessa. Quest’ultima, diviene elemento imprescindibile, volano espressivo sul quale basare e stimolare emozioni e spunti differenti.
L’ultima parte realizzata da Nicola Alessandrini, si ricollega con il principio, chiudendo il cerchio e raccogliendo una comune eredità tonale. Al centro del rappresentazione ritroviamo la figura dell’uomo, filtrata attraverso il peculiare immaginario dell’interprete. Il confronto è quindi nuovamente scandito da attimi rabbiosi, violenti, catartici per la loro profondità espressiva e quanto mai capaci di raffigurare al meglio la violenza dei tempi moderni. L’autore continua a interpretare personalmente la particolare condizione esistenziale dell’uomo moderno, l’eredità è scandita da uno spettro emotivo cupo, oscuro e tetro, la carne ed i corpi divengono involucri flaccidi e passivi, si spezzano, si piegano e si trasformano, trapassati da un senso da un malessere continuo e profondo, sono l’ideale specchio nonché rappresentazione diretta e priva di censura, dell’animo corrotto, lesionato ed in metastasi dell’essere umano.
Ad accompagnare il nostro testo una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, il consiglio è quello di mettersi comodi e darci un occhiata, nei prossimi giorni proseguiremo il nostro recap sulle meraviglie del festival, stay tuned!

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Moallaseconda in an Abandoned Place

22/04/2015

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Nuovo aggiornamento per Moallaseconda, l’artista Italiano nei giorni scorsi, continuando la personale ricerca astratta, si è spostato all’interno di questa vecchia struttura abbandonata dove si è impegnato nella realizzazione di due nuovi interventi.
Nelle produzioni di Moallaseconda risiede qualcosa di altamente mistico, irrazionale e profondamente connesso con gli aspetti più reconditi della psiche umana. Una pittura viscerale, l’abbiamo detto, ma al tempo stesso canalizzata da una profonda interazione con le superfici, con i luoghi e con le particolarità architettoniche e percettive degli spazi di lavoro. Nasce così un percorso astratto che ha nella continua sintesi, nella continua esigenza di proiettare le personali sensazioni del momento, il suo valore aggiunto. L’autore non rimane ancorato ad un’unica forma o visione, trascende dalla stessa, sceglie piuttosto di commutare di volta in volta il proprio approccio in funzione di ciò che sente e che vede, veicolando un tratto spontaneo.
L’essenzialità espressiva con la quale l’interprete muove la sua ricerca è mossa da un impulso creativo capace di connettersi con gli aspetti più reconditi e personali. Al tempo stesso, proprio attraverso la continua esigenza di legarsi alle pareti ed alle superfici sulle quali ha modo di lavorare, gli interventi vanno a trasformare lo spazio ed il panorama circostante ponendo l’accento su stimoli e percezioni del tutto differenti. Non c’è un tema ricorrente, non ci sono characters od una narrativa visiva, piuttosto risiede l’idea di dare forma e sostanza ai pensieri, alle sensazioni ed agli stati d’animo del momento attraverso una varietà di interazioni pittoriche differenti. Ci sono passaggi più ruvidi e sporchi, linee maggiormente rimarcate, forme irregolari scandite da tonalità che differiscono dal bianco e dal nero, si spostano nello spazio, contorcendosi, aprendosi, manifestandosi attraverso la loro stessa intrinseca instabilità.
Per questa nuova serie di lavori Moallaseconda si affaccia all’interno di uno spazio abbandonati, si tratta della stessa struttura, poi parzialmente distrutta, dove l’interprete ha collaborato con AAHM00 (Covered).
Nel lavoro di dimensioni più grandi, l’interprete gioca con due differenti figure, una prevalentemente bianca e l’altra nera. La pittura si sviluppa giocando su una costante dissonanza, nei colori applicati, tra irrazionale e razionale, tra positivo e negativo, andando poi a legare il tutto attraverso un forte utilizzo degli elementi già esistenti nello spazio. La grande parete diviene non solo tela, ma parte stessa dell’opera, dove alcune delle sezioni, divengono vere e proprie figure parti dell’intervento stesso. Le due forme sono come sempre collegate in un gioco tonale e dimensionale che sfrutta le pecularità della superfice. La pittura, con fare equilibrato, entra a contatto con i cambi d intonaco, le macchie di umido e le varie textures dello stesso, con l’idea di cancellare questi elementi, quanto piuttosto di interagire trasformandoli in elementi del disegno a volte anche continuandoli con un altro colore. Il secondo intervento, di dimensioni ridotte, gioca con le percezioni e con l’architettura del posto, l’autore lavora su uno spiraglio di parete visibile da un lungo corridoio oscuro, andando a realizzare un intreccio lineare e pulitissimo, amplificato proprio dalla particolare posizione.
Ad accompagnare il nostro testo, una lunga e corposa serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti sul lavoro dell’interprete.

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David De La Mano “Errantes” in Montevideo

21/04/2015

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Ci spostiamo all’interno del quartiere di La Blanqueada a Montevideo, è qui infatti che nei giorni scorsi David De La Mano ha terminato di realizzare una nuova pittura, proseguendo nel portare avanti il personale immaginario stilistico.
Dopo la recente apertura della sua esibizione all’interno degli spazi della Galerie Itinerrance lo scorso Febbraio (Covered), ecco l’autore tornare a lavorare in strada attraverso la peculiare e dinamica pittura narrativa.
Non è mai stato semplice scardinare la chiave di lettura dei lavori firmati da David De La Mano, uno degli aspetti certamente peculiari, è infatti la possibilità di raccogliere stimoli differenti, impulsi ciclicamente nuovi e legati alla figura dell’essere umano. Proprio i particolari personaggi, vero e proprio fulcro espressivo delle opere dell’artista, si fanno carico di sensazioni ed emozioni differenti. Si tratta di vere e proprie ombre quanto mai capaci di riflettere l’uomo moderno, tracciandone uno spaccato emotivo, profondo, raccogliendo l’idea di una analisi personale e caratteristica.
L’autore attraverso questi spettri, queste anime erranti, propone di tracciare con forza tutte quel range emotivo che raccoglie le inquietudini, i malesseri, che si riflettono nella nostra persona e di conseguenza nella quotidianità giornaliera. Invadendo lo spazio, concentrandosi in un’unica forma, questi esseri ed i dettagli con l’interprete ne traccia la forma, rappresentano quindi l’aspetto prettamente viscerale dell’uomo, al tempo stesso, attraverso il loro aspetto metà umano metà demoniaco, vanno a stuzzicare le corde più oscure con sentimenti come rabbia, odio, disagio, ponendo infine l’accento sulla incapacità di rimanere individui, quanto piuttosto parte di un’unica massa.
Dal titolo “Errantes” quest’ultima fatica di David De La Mano, ben rappresenta il particolare approccio stilistico nonché gli spunti che da sempre accompagnano le produzioni dell’artista. Tornato a lavorare unicamente attraverso il bianco ed il nero, dopo le recenti sperimentazioni cromatiche, l’autore sviluppa una nuova ed intrica immagine su questa piccola parete andando a combinare un efficace sovrapposizione percettiva. Lo sviluppo dell’intervento è ancora una volta affidato agli iconici personaggi, laddove, lo stimolo cromatico, con il contrasto tra bianco e nero a caratterizzare l’intervento, viene qui veicolato in funzione di una doppia lettura. Si tratta infatti due distinti agglomerati, tre flussi di characters di dimensione differente che si dirigono verso un’unica direzione. Ragionando quindi attraverso effetti di luce ed ombra, l’interprete dà forma e sostanza ai suoi iconici personaggi, arricchendo il tutto infine con la consueta serie di dettagli.
Ad accompagnare il nostro testo una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima pittura, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti.

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Nelio x Duncan Passmore “LAOU / Collective Residency” (Recap)

21/04/2015

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Come promesso torniamo nuovamente a Wellington in Nuova Zelanda per andare a dare un occhiata i lavori presentati da Nelio e Duncan Passmore per la loro “LAOU / Collective Residency”, residenza che ha visto i due lavorare a stretto contatto durante il mese di Marzo.
Promosso e supportato da “Urban Dream Brokerage”, con lo scopo di riqualificare uno spazi in disuso nel centro della città, il progetto ci offre l’opportunità di approfondire e di chiudere il cerchio sull’esperienza dei due artisti in Nuova Zelanda.
In queste settimane ci siamo abbiamo spesso rivolto il nostro sguardo per le strade della cittadina neozelandese, sia Nelio che Duncan Passmore hanno infatti avuto modo di realizzare una nuova ed intensa serie di lavori. Ciascuno portando avanti il personale approccio stilistico, entrambi gli artisti si sono impegnati nella realizzazione di opere pittoriche differenti e profondamente interconnesse con stimoli e sviluppi pittorici inaspettati. Ispirati e supportati da interpreti locali come Ed Bats e Drypnz, gli interpreti hanno dato vita ad interventi capaci da una parte di mantenere l’identità tipica delle loro pittura, dall’altra sviluppare un alfabeto visivo, se possibile, ancora più viscerale. L’idea è quella di un confronto con lo spazio più criptico, parte dei percorsi e degli impulsi sviluppati viene infatti coperto, lasciato volutamente in bianco, con lo scopo di stimolare chi osserva che si ritrova così a comporre per conto proprio i vari intrecci astratti che da sempre caratterizzano le produzioni di entrambi.
Il duo ha avuto modo per tutto il mese di Marzo di realizzare all’interno “Th’ink” Studios, nella Lyell Bay, una nuova serie di interventi combinati che vanno di fatto a proseguire l’intensa collaborazione che da anni interessa i due autori.
Non nuovi a progetti di questo tipo, ricorderete “Isomorphic Collaborations” presentata lo scorso hanno a Lione, questo nuovo spunto continua quindi a portare avanti il lavoro combinato che da ormai sei anni vede i due interpreti a stretto contatto, sia in strada che in studio.
Il nome Laou, da cui derive questa nuova esperienza, si rifà direttamente al libro ‘Papalagi’, scritto da Eric Scheurmann nel 1920. In particolare si riferisce ad una riflessione sul testo scritto da Tuiavii, capo somoano, sull’idea che non vi sia alcun diritto di proprietà individuale all’interno delle loro cultura, dove parole come mio e tuo non esistono. Da qui Nelio e Duncan Passmore incentrato tutta la loro produzione, catalizzata da una nuova ed intensa serie di opere realizzate proprio durante i giorni di residenza e capaci ancora una volta di miscelare le differenti ricerca stilistiche e tematiche dei due grandi autori.
Ad accompagnare il nostro testo una bella ed intensa serie di scatti con tutti i dettagli dell’allestimento, il consiglio è quello di mettersi comodi, scrollate giù e dateci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare.

The name “Laou” comes from the book “Papalagi,” written by Eric Scheurmann in the 1920’s. It refers to an alleged text written by Tuiavii, a Samoan chief, regarding the concept that there is no individual ownership within their culture, and words such as “mine” and “yours” do not exist. Using this as a reference point, Nelio (FR) & Duncan Passmore (UK) will be presenting an exhibition of collaborative works created as part of a residency program held in Lyall Bay at “Th’ink” Studios, during March 2015.

Nelio and Passmore have collaborated on murals and studio works for over 6 years, with the first official collaborative residency beginning last summer in Lyon, France. This year “LAOU” has seen a contribution from Ed Bats and Jon Drypnz.
With the support of the “Urban Dream Brokerage” the project inhabit a dissuesed space in the city centre.

The show is comprised of new works created here in Wellington during the month of March.

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Etnik – New Mural Chicago

21/04/2015

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A quanto pare il nostro Etnik, nei giorni scorsi si è nuovamente spostato a Chicago, qui il grande artista italiano ha avuto modo di realizzare una nuova ed intensa pittura ideale risultato delle personale ricerca e fascinazione tematica.
Come detto si tratta di un ritorno, l’interprete già a Novembre scorso aveva avuto modo di realizzare un intervento direttamente sulla grande superfice di un cartellone pubblicitario (Covered), eccolo ora lavorare su parete portando in dote tutto il personale approccio pittorico per un dialogo qui, particolarmente intenso con la superfice.
Per non è l’opportunità di tornare ad approfondire il lavoro di uno degli artisti più importanti della nostra scena, un nuovo approfondimento che inevitabilmente passa per quelle che sono le particolarità stilistiche e tematiche che accompagnano le produzioni dell’autore.
La pittura di Etnik si concentra su una personale riflessione sulla città ed i suoi spazi, arrivando di conseguenza alla condizione dell’uomo moderno all’interno della stessa. Non è uno spunto semplice, la figura dell’essere umano non è presente, ma di fatto vive nella contrapposizione di elementi differenti, nella miscela di forme e geometriche che gravitano all’interno degli agglomerati architettonici dipinti dall’interprete. Appare chiaro come nell’idea dell’artista, ci sia la consapevolezza di una situazione di prigionia, in cui l’essere umano si è auto rinchiuso all’interno degli spazi cittadini.
Miscelando quindi il radicato passato da writer con gli studi personali, ecco emergere un percorso visivo scandito da una ricerca astratta e geometrica. La pittura dell’interprete, prende forma attraverso grandi ed intese figure, forme concentrate in cui elementi appartenenti alla città vanno ad incastrarsi e miscelarsi tra loro. Stimolate da un costante moto dinamico, queste forme ci parlano attraverso i dettagli, con il loro respingere e accogliere elementi differenti, attraverso la capacità di generare una sorta di campo gravitazionale e di proiettare all’interno dello stesso, spunti e stimoli differenti.
Quest’ultima fatica di Etnik vede l’autore tornare a lavorare simulando la tecnica del trompe l’oeil. Esattamente come per l’opera realizzata da Tirano (Covered), anche qui l’artista va a trasformare completamente lo spazio a disposizione. La lunga parete a disposizione va così ad accogliere il peculiare immaginario dell’interprete, con le iconiche figure e gli elementi geometrici, che vanno letteralmente ad emergere dallo spazio. L’impressione è quella di trovarsi di fronte ad un muro letteralmente scrostato, privo di calce, dove, proprio in prossimità delle insenatura, vanno a trovare il giusto posto le configurazioni astratte dell’autore. Ad alimentare il tutto infine, una forte e spiccata sensibilità tridimensionale che produce la sensazione che parte degli elementi che gravitano intorno e vengono respinti dal cuore centrale dell’opera, riescano quasi ad uscire dalla superfice piatta dello spazio.
In attesa di nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’interprete, vi lasciamo ad una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di questa sua ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

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SBAGLIATO for Zona Sant’Ambrogio Ambrogio Doutdesign

21/04/2015

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In occasione del Fuorisalone di Milano, gli amici di SBAGLIATO hanno nei giorni scorsi terminato di realizzare un nuovo intervento per Zona Santambrogio Milano Design Week 2015 , distretto del design per l’iconico evento all’interno dello storico quartiere milanese.
Travalicare la realtà di tutti i giorni, gli elementi che passo dopo passo siamo soliti osservare durante il nostro passaggio in città, le viuzze che si aprono, i cortili, le finestre chiuse ed i cornicioni che ben conosciamo e che accompagnano il nostro percorso. Parte da qui la produzione di SBAGLIATO, da tutti quelle immagini che compongono il puzzle cittadino, che veicolano emozioni e sentimenti differenti, dalle architetture che delineano il panorama che ben conosciamo e che involontariamente escludiamo dalla vista persi nelle nostre vite e nei nostri pensieri. Raccogliendo tutti questi elementi tangibili, e che così tanto caratterizzano lo spazio urbano, gli autori innescano nuove ed incontaminate realtà.
Travalicare la realtà dicevamo, non più attraverso un spunto prettamente pittorico, piuttosto attraverso una ricollocazione, uno spostamento capace di mantenere inalterata l’identità dell’architettura campionata, eppure al tempo stesso, impattare lo spazio attraverso nuovi ed inaspettati inneschi emotivi. La città diviene tela e protagonista, gli interpreti spostano gli elementi incastonandoli all’interno di nuove superfici, aprendo e chiudendo gli spazi, tra reale ed irreale, tra finzione e verità, ci propongono una lettura nuova, inaspettata eppure reale. Un mondo differente, veicolato dalle loro stesse percezioni, le pareti si aprono a nuovi scenari, cortili nascosti, porticati e colonnati appena visibili, così vivi, veri e reali. Un cortocircuito in cui l’uomo, il passante, il curioso, per sua stessa natura, non cerca l’origine dell’inganno, lo percepisce eppure ne asseconda la mistificazione. Scegliamo di abbracciare ciò che vediamo, in quella che diviene una realtà congruente, del tutto nascosta per volontà e per la sua stessa capacità di amalgamarsi al contesto in cui prende vita.
Quest’ultima fatica di SBAGLIATO ben rappresenta la volontà stilistica e tematica delle produzioni degli interpreti. Questa nuova installazione trapassa letteralmente lo spazio cognitivo, ci proietta all’interno di un nuovo percorso architettonico. Soprattutto ci connette con uno stimolo immaginario, dove scegliamo coscientemente di abbracciare la finzione, decisamente più interessante, più stimolante ed infine più affascinante.
In attesa di scoprire nuovi aggiornamenti sul lavoro degli interpreti, vi lasciamo ad alcuni scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo, presto infatti grosse novità.

Thanks to The Artists for The Pics

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Graphic Surgery x Martina Merlini in Amsterdam

21/04/2015

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Di tappa ad Amsterdam in occasione dell’apertura della bella “Reminiscence”, la nostra Martina Merlini ha incontrato i Graphic Surgery, il risultato, un nuovo intervento in strada dove i rispettivi approcci stilistici vanno ad interagire tra loro.
Uniti da una personale ricerca astratta dove la forma viene commutata in funzione delle rispettive fascinazioni, e raccogliendo quindi appieno dalle rispettivi e differenti ricerche, Martina Merlini ed i Graphic Surgery, vanno ad imbastire un lavoro dove è anzitutto la comune scelta tonale il contatto primordiale. Dividendosi equamente lo spazio di questa piccola struttura architettonica, gli artisti vanno quindi a proporre due differenti forme. I Graphic Surgery scelgono un approccio ancora una volta essenziale, sintetico nell’aspetto e capace di ereditare tutta la particolare ricerca del duo olandese. Quella che emerge è una nuova forma, proiettata verso un precisa direzione, scomposta nell’aspetto e ben capace di generare una contrapposizione cromatica ancora una volta riuscitissima. L’approccio degli artisti è legato infatti ad una personale rielaborazione di tutti quegli elementi architettonici che contraddistinguono la città. Gli autori guardano alla città come vera e propria fonte di ispirazione, i cieli industriali, i tralicci, le strade e le finestre, sono solo alcuni dei principali incipit di una produzione costantemente in movimento. Attraverso un campionamento continuo, queste immagini vengono, distrutte, decostruite e ricomposte fino a far emergere gli iconici interventi. Si tratta di intrecci sostenuti da un idea di essenzialità, da un equilibrio visivo garantito dall’utilizzo del bianco e del nero come unici vettori cromatici. Dal canto suo Martina Merlini continua a proporre ed a sviluppare la propria e personale ricerca visiva in funzione delle personale fascinazione materica. L’intervento risulta decisamente più pulito, maggiormente libero ed essenziale, denotando la volontà dell’interprete di continuare a variare costantemente il proprio impulso stilsitico. Dopo la parete realizzata a Parigi (Covered) eccolo quindi confrontarsi nuovamente con un impianto visivo direttamente connesso ad una resa xilografica. L’impostazione astratta dell’autrice Italiana entra a contatto con un stratificazione e con un utilizzo di materiali differenti. Da qui prendono forma e sostanza dei veri e propri flussi, sviluppati attraverso continue interruzioni, cambi di direzione, celano al loro interno tutta la loro particolare attrattiva. Proprio attraverso un impostazione pittorica non uniforme, alimentata da un forte senso di moto perpetuo, assistiamo ai canonici intrecci percettive. Questi elementi suggeriscono percezioni e stimoli differenti, tra caos, nella loro stessa conformazione interiore, ed ordine, attraverso le direzioni intraprese, il risultato è un impulso altamente grafico.
In attesa di nuovi aggiornamenti sul lavoro di entrambi, vi lasciamo ad una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima pittura, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti.

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1010 – New Mural in Marseille

20/04/2015

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Nuovo aggiornamento per 1010, l’interprete Tedesco nei giorni scorsi si trovava a Marsiglia in Francia dove ha avuto modo di realizzare un nuovo intervento murale, portando ancora una volta in dote tutto il particolare immaginario stilistico.
Avevamo lasciato 1010 a Nuova Delhi dove, in occasione del St+art Delhi 2015, aveva avuto modo di lavorare su una grande parete (Covered), ora a distanza di qualche settimana, ecco un nuovo intervento capace di ereditare al meglio la particolare ricerca che contraddistingue il lavoro in strada dell’artista.
Il confronto con gli interventi realizzati dall’autore, passa inevitabilmente per la forte e rimarcata sensibilità percettiva delle sue produzioni. A caratterizzare il percorso in strada, è anzitutto la scelta di lavorare all’interno di strutture e spazi abbandonati, sperimentare nuove soluzione ed alterazioni della forme, instillando negli spazi a disposizione, tutto il carattere e la profondità del proprio lavoro. Al tempo stesso, gli interventi si aggrappano alla superficie, si inseriscono nello spazio generando una sorta di squarcio metafisico, veri e propri portali capaci di commutare percezioni e stimoli differenti. Da una superficie di fatto piatta, emergono forme ed elementi cromatici concentrici in grado di spingere chi osserva in una proiezioni al suo interno.
Il valore magnetico degli interventi è garantito da un intelligente utilizzo dei colori, ciascuno dei livelli con cui l’artista realizza i suoi iconici lavori, è infatti cadenzato da una soluzione tonale differente fino al nero che racchiude l’ignoto nonché il termine stesso del varco. In questo senso è inevitabile sottolineare una costante ricerca sulla forma, capace ciclicamente di trovare nuove soluzioni e di mutare quindi la forma stessa delle figura realizzate. Lo stesso studio delle tonalità scelta, va in questo senso ad influire sull’aspetto finale degli interventi, ciascuno degli strati proposti scandisce un livello percettivo sempre più profondo, laddove tra giochi di ombre e luci, raccogliendo gli stimoli cromatici del luogo di lavoro, ecco prendere forma i suoi iconici portali.
Per questa sua ultima fatica Francese, 1010 raccoglie appieno tutto il suo bagaglio tecnico e stilistico, proponendo un lavoro altamente magnetico. Lavorando in modo particolare con le ombre proiettate sulla superficie di questa piccola struttura, giocando come sempre con differenti livelli tonali, ecco apparire un nuova e peculiare forma.
In calce al nostro testo potete trovare alcune immagini del lavoro realizzato, dateci un occhiata e restate sintonizzati, prossima tappa infatti Gaeta con l’autore al lavoro per Memorie Urbane ed il suo primo intervento in Italia.

Pics by The Artist

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Zio Ziegler – New Mural in Ross, California

20/04/2015

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Nuovo aggiornamento per Zio Ziegler, il talento Statunitense nei giorni scorsi si é spostato a Ross in California dove, al lavoro su questa parete, ha avuto modo di realizzare un nuovo intervento, portando in dote nuove in interessanti novità.
Il confronto con le opere di Zio Ziegler passa inevitabilmente per la particolare narrativa visiva che accompagna la totalità delle produzioni dell’artista. Una stilistica la sua, che si sviluppa attraverso due percorsi, quello in strada e quello in studio, stimolati da una peculiare rappresentazione figurativa, ma divergenti per l’impatto tonale imbastito. Se il lavoro in studio viene portato avanti attraverso la volontà di utilizzare ed imbastire una trama profondamente connessa all’utilizzo del colore, quello in strada vive la sua esistenza attraverso lo sviluppo di forme ed immagini legate al nero ed ad una intesa scali di grigi.
In questo senso al centro delle produzioni troviamo un impianto visivo legato ad una rappresentazione personale dell’uomo. Grandi figure zoomorfe ed irregolari, prendono quindi forma e sostanza, sono esseri irregolari, più vicini al mondo animale, strutturati attraverso l’intrecciarsi e l’intersecarsi di linee, textures e forme, capaci qui più che mai di dare vita ad una intesa soluzione grafica, spessa, grassa e per certi versi ‘sporca’. La crudezza delle figure realizzate, il loro fortissimo carattere viscerale, nonché la capacità di lasciarsi trasportare da impulsi e sensazioni personali, rappresenta il vero valore aggiunto delle produzioni di Ziegler.
L’impatto con questa sua ultima fatica risulta quindi particolarmente profondo ed efficace, lasciandoci al tempo stesso curiosi e sorpresi. Prendendo infatti spunto dalle opere su tela, Zio Ziegler va a commutare i suoi due filoni artistici rilasciando su parete il perfetto manifesto di tutta la sua esperienza visiva. A prendere forma e sostanza é quindi una grande serie di figure centrali, con intorno un numero considerevole di elementi e stimoli grafici eterogenei. I soggetti rappresentati ancora una volta si rifanno agli stimoli culturali e folcloristici, ad un arte primitiva, grezza e tagliente, capace di farsi carico di tutta l’efficace sintesi visiva dell’autore. Al tempo stesso la scelta di utilizzare textures, forme ed elementi grafici tonali, come background , alimenta un intreccio profondo e sfaccettato. É infatti proprio la ricchezza di elementi, soluzioni grafiche nonché lo spessore dei dettagli, al alimentare la totalità dell’intervento.
Ad accompagnare il nostro testo, una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti.

Pics via San

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Borondo “Naranjada” New Mural in Vila-Real, Spain

20/04/2015

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Di nuovo in strada anche Borondo, il grande interprete Spagnolo si é spostato a Vila Real in Spagna dove, nei giorni scorsi, ha terminato di dipingere questo nuovo e splendido intervento proponendo interessanti variazioni al suo iconico repertorio pittorico.
Abbiamo ancora negli occhi le magie di “Animal” splendido solo show aperto lo scorso Febbraio a Londra (Covered), ora abbiamo finalmente l’opportunità di vedere l’autore di nuovo confrontarsi con lo spazio cittadino.
Il confronto con la pittura di Borondo ha sempre rappresentato per noi l’opportunità di un viaggio personale, profondo e delicato, all’interno delle differenti sfaccettature del nostro inconscio. L’abilità dell’artista é sempre stata quella di intercettare questo sentimento, di produrre un riverbero emozionale in grado di scuoterci, emozionarci, ed al tempo stesso conoscere ed analizzare meglio, noi stessi. Il continuo mettere a nudo la parte più emotiva dell’uomo, la volontà di parlare e veicolare un dialogo attraverso aspetti anzitutto emotivi, e catalizzare con gli stessi, un impeto pittorico denso, profondo ed intrinsecamente connesso con i temi trattati, rappresentano il valore in più delle produzioni firmate dall’artista.
Nelle differenti applicazioni, con le splendide incisioni su superfici trasparente e le pitture su parete, così come attraverso il lavoro in studio, il percorso dell’artista ci ha sempre lasciato senza fiato, silenziosi, quasi solenni, di fronte al forte impatto viscerale che le opere riescono a trasmettere.
É innegabile come a catalizzare ed a veicolare queste sensazioni, siano i corpi ed i volti dei soggetti raffigurati. Figure vacue, quasi spettrali, appena accennate nella forma e capaci di entrare in contatto con chi osserva, in modo diretto ed efficace. Ci si ritrova a confronto con gli sguardi persi, con la malinconia espressiva e gestuale di queste figure, attraverso una forte e rimarcata simbiosi, ci troviamo proiettati in quelle sensazioni ed emozioni che lo stesso artista ha voluto esprimere. Senza filtro o censura, questi esseri evanescenti sono la proiezione delle nostre paure, delle nostre fragilità, senza protezione o maschera di sorte, ci ritroviamo li, sulla parete, proiettati nello spazio cittadino, indifesi, nudi nello spirito e nel corpo.
Questi aloni percettivi vengono alimentati da una pittura viscerale, intensa nei colori, sfaccettate nell’intersecarsi di tonalità, colori e tinte differenti. Uno stimolo pittorico istintivo, rapido ed inteso, capace quanto mai di ergersi a baluardo emotivo, di stuzzicare le nostre corde più sensibili, bruciando sensazioni, pensieri, spunti emotivi, in una manciata di polvere tra presente, passato e futuro.
Quest’ultima fatica, dal titolo “Naranjada”, ben rappresenta il momento dell’artista, presentando però interessanti ed inedite variazioni nel tratto che da sempre né accompagna il lavoro in strada. A colpire sono infatti le proporzioni delle grandi passate di colore con cui Borondo realizza le sue opere, la sintesi dei corpi, certamente più rimarcata, e la scelta di utilizzare un maggiore range cromatico. L’intreccio diviene più corposo, i colori maggiormente scanditi, con parti addirittura lasciate volutamente incomplete, c’é la volontà di utilizzare una struttura cromatica maggiormente varia, con colori e tinte differenti che si intersecano ed intrecciano dando vita all’immagine finale, i corpi divengono meno precisi, maggiormente lasciati all’immaginazione, per un impatto finale che non potevamo che apprezzare.
Null’altro da aggiungere in calce al nostro testo potete piuttosto trovare una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati per tutti i nuovi lavori del campione Spagnolo.

Pics via San

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Tellas – New Mural in Genova

20/04/2015

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Ci spostiamo a Genova per andare a dare uno sguardo approfondito al bell’intervento realizzato da Tellas all’interno dei Giardini Luzzati nel centro storico della città, primo intervento murale cittadino all’interno progetto PAGE Public Art Genoa.
Nella nostra programmazione giornaliera, ci siamo spesso confrontati con il lavoro del grande autore Italiano, completamente assuefatti da una ricerca in costante evoluzione. Uno degli aspetti certamente più importanti quando parliamo dell’artista, é la volontà dello stesso di veicolare una produzione in costante evoluzione. Punto focale, la personale fascinazione a tema naturale dalla quale l’interprete estrae il peculiare scintilla pittorica.
C’è qualcosa di intrinsecamente mistico, di sovrannaturale, le forme, gli elementi naturali, spinti da un costante ed instancabile moto, si scagliano nello spazio, si ergono dallo stesso silenziosi, né irretiscono la superficie, il tutto cambiando completamente la percezione architettonica della superficie. Approfondendo, l’impressione é quella di una sorta di riappropriazione degli spazi, la natura si muove, si spezza, viene fatta letteralmente deflagrare, intasando il cemento, trasformando lo spazio urbano, reclamando il suo giusto posto all’interno dello stesso. Non si tratta però di una mera raffigurazione, l’interprete declina e dirige un moto pittorico di sintesi estrema, guida le forme, gli elementi e le figure, trasformandone l’aspetto e la sostanza.
Interagendo con i personali stimoli, con gli spazi a disposizione e con le sensazioni del momento, ecco apparire forme ed intrecci naturali, matasse e livelli cromatici che divengono la base e lo sviluppo per una commutazione delle forma, rivelando tutta la ricerca dell’autore.
Dopo la bella serie di lavori realizzati trasformando coerentemente l’architettura degli spazi a disposizione, ecco Tellas tornare a proporre una delle sue iconiche forme, letteralmente incastonata sulla superficie del muro ovest di contenimento dei Giardini Genoani. Utilizzando un intenso blu mare, con l’idea di rievocare il mare che bagna la città, l’autore va quindi a realizzare una delle sue forme ancora un volta scandita nella forma e nell’aspetto, da un intenso intreccio di forme ed elementi differenti, tutti a carattere naturale.
Ad accompagnare il nostro testo una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, in aggiunta agli scatti del making of, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo, presto infatti nuovi e succosi aggiornamenti sul lavoro dell’artista.

Pics by Stefano Zino

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BLU – New Mural in Munich

20/04/2015

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BLU é tornato, il grande artista Italiano negli scorsi giorni si trovava a Monaco di Baviera dove per Positive-Propaganda ha da poco terminato di realizzare questa nuova e velenosa pittura, facendosi carico ancora una volta di nuove e taglienti riflessioni.
Dopo il tour in Sudamerica culminato con la strepitosa parete realizzata a Città del Messico, in occasione del ManifestoMX Project (Covered), ecco l’autore tornare in Europa andando ad impegnarsi in una nuova e potente parete.
Mai banali le produzioni firmate da BLU, mai un intervento privo di significato, mai un lavoro privo di toni riflessivi. Sta tutto qui il valore di una percorso costantemente in grado di stupire. Cosciente di riuscire a proporre una analisi schietta e diretta, l’artista si confronta con la società e con l’uomo moderno, ponendo l’accento su dinamiche sociali, politiche ed economiche, spesso legate al luogo stesso di lavoro, capaci in un modo o nell’altro di calamitare l’attenzione. Non si tratta però di una pittura militante o politica nel senso stretto del termine, l’interprete Italiano ha fatto delle prodigiose analogie, dell’immaginazione straripante, il suo vero e proprio punto di forza. In questo senso l’idea é quella di affrontare il problema da un punto di vista ironico, affilato è ricchissimo di rimandi in grado di investire e ben far comprendere allo spettatore, il soggetto stesso dell’opera od una determinata riflessione. La ricerca non é quindi di tipo squisitamente stilistico, il tratto e lo stile sono infatti rimasti invariati in questo senso, quanto piuttosto ritroviamo la volontà di porre al centro dell’opera il tema, la riflessioni, il coinvolgimento della gente del posto o del passante casuale. Uno stimolo quindi autentico, appartenente alla strada, ed in grado di dissociarsi dalle pratiche comuni e contemporanee, di lavorare fuori dal sistema, spostando e puntando tutto sulle peculiari analogie e tematiche espresse
Con uno sterminato immaginario, l’autore si confronta con tematiche moderne, capaci più che mai di ridefinire e tracciare con forza un sensibile spaccato dei tempi moderni.
Quest’ultima fatica, vede BLU sviluppare un nuova riflessione sui soldi e sul potere degli stessi sul l’essere umano. La lettura dell’opera non poteva che passare inevitabilmente per la grande ricchezza di elementi riflessivi. Il campione Italiano va infatti a raffigurare in prospettiva, un uomo di fronte al bancomat. Se il corpo è teso in un saluto romano/nazista di fronte ad un bancomat, ad incuriosire é anzitutto la particolare situazione in in cui lo stesso soggetto si trova. Letteralmente annichilito è perso nella luce del bancomat, nuovo tempio di preghiera umano, sottomesso al potere delle banche, sempre più arbitro non parziale dell’esistenza umana.
Appare chiaro che siamo di fronte una opera dura, potente, per la capacità di farsi carico di temi e spunti delicati, al tempo stesso un intervento capace di porsi come specchio dei tempi attuali con decisione e senza alcuna censura.
In calce al nostro testo una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli e le fasi di realizzazione di quest’ultima pittura, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti.

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Weekly Overview 2015 – 13.04 to 19.04

19/04/2015

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Weekly Overview è l’appuntamento del Week-End dove vi presentiamo una selezione delle migliori news settimanali.

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Reminiscence Group Show at Mini Galerie (Recap)

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Nychos “Dissection Of A Polar Bear” in Vienna

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Francesco Barbieri “Terra di Nessuno” at Square23 Gallery (Recap)

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Martina Merlini – New Piece at Le M.U.R.XIII

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Faith47 – New Mural in Johannesburg, South Africa

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NEO – New Piece inside an Abandoned Factory

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Elian for PUBLIC 2015 in Perth

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MOMO for Ace Hotel in Palm Springs, California

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Etnik – New Mural in Torpignattara, Rome

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Cripsta x Dilen – New Mural in Bristol

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Clemens Behr – New Mural for ALTrove Festival 2015

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108 x CT for Viavai Project 2015

Reminiscence Group Show at Mini Galerie (Recap)

19/04/2015

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Aperta lo scorso 4 Aprile, andiamo con piacere a dare un occhiata approfondita all’allestimento ed alle opere proposte per Reminiscence, nuovo group show firmato dalla Mini Galerie di Amsterdam con i lavori di Martina Merlini, Louis Reith e Matthew Craven.
Continuando ad alternare solo show di spessore, ultimo quello di Clemens Behr (Covered), a corposi group show, la Mini Galerie insiste nel presentare esibizioni caratterizzate da team-up riuscitissimi ed incentrati su una precisa direzione tematica. In questo senso Reminiscence nasce dall’esigenza di una nuova indagine, sviluppata proprio attraverso il lavoro degli artisti presentati, incentrata sull’atto od il processo di ricordare esperienze passate, calandole e facendole rivivere all’interno di una stato mentale che inevitabilmente influisce sulla produzione artistica. Ciascuno degli autori ha infatti sviluppato una personale dialettica visiva in grado di commutare elementi e pratiche ‘storiche’ all’interno di una produzione artistica contemporanea.
Con base ad Amsterdam, fondatore di di Jordskred, casa editrice indipendente di libri d’artista, stampe, fanzine e musica, il lavoro portato avanti da Louis Reith, si muove tra differenti discipline e tecniche. Dalla stampa al collage, passando per i disegni a china e le sculture, tematica comune di ciascuna delle produzioni dell’interprete è l’esigenza di una riappropriazione di oggetti ritrovate, dalle pagine di vecchi libri, alla fotografie, tutti elementi che vanno poi a comporre ed alimentare le sue opere attraverso collages e motivi grafici astratti.
Lo statunitense Matthew Craven, con base a Brooklyn porta avanti una produzione cadenzata dall’utilizzo di immagini storiche con le quali va ad interagire attraverso collages e disegni. La sintesi proposta dall’artista, passa per l’adozione di visioni appartenenti a culture perdute, cimili, reperti storici ed archeologici, capaci di stimolare chi osserva attraverso una connessione tra passato e presente, attraverso una ambiguità visiva che passa per una catarsi soggettiva.
Last but not least, Martina Merlini, la grande artista Italiana ha saputo sviluppare un corpo lavorativo che ha nella resa xilografia la sua attrattiva principale. Attraverso un impulso squisitamente astratto l’interprete ha imbastito una produzione stratifica, dove, attraverso l’inserimento e la rimozione di materiali, come colori acrilici, cera, smalto sabbiato, va a generare campi ed elementi irregolari all’interno di curve e veri e propri flussi direzionali. In aggiunta alle opere in mostra l’autrice presenta GRID, splendida serigrafica in edizione limitata prodotta da campioni di Le Raclet Studio di Berlino, 50×70, 4 differenti colori, firmata e numera dall’artista ed acquistabile in galleria durante i giorni della mostra.
Per darvi modo di apprezzare appieno il bel group show, vi lasciamo ad una ricchissima serie di scatti con una panoramica sull’allestimento, e le immagini di ciascuno degli artworks presenti in mostra.

The Mini Galerie proudly presents Reminiscence, a group exhibition by Louis Reith, Matthew Craven and Martina Merlini.
Reminiscence refers to the act or process of recalling past experiences by retaining or reviving a mental impression. Through subtle interventions the artists Louis Reith, Matthew Craven and Martina Merlini all shed a new light on historical elements by adopting them in their contemporary art practice.

Mini Galerie
Kinkerstraat 12A
1053 DT Amsterdam

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Petro AES x Slak – A New Mural in Moscow

19/04/2015

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Attivissimi in questo periodo, Petro AES e Slak continuano la loro stretta collaborazione andando a realizzare una nuovo intervento ancora una volta nella cornice di Mosca dove i due autori proseguono nel portare in dote tutto il personale approccio astratto.
Come ormai avete avuto modo di vedere, ci stiamo sempre più interessando ai lavori ed agli artisti provenienti dall’est europeo, completamente assorti all’interno delle particolari dinamiche astratte capaci di guidarci all’interno di stimoli e situazioni cognitivi del tutto inaspettati. Questi primi mesi, hanno rappresentato l’opportunità di confrontarci con la continua escalation di interventi realizzati dal duo Russo, con la possibilità di approfondirne al meglio le dinamiche pittoriche e la continua evoluzione apportata all’interno delle figure proposte.
Lavorando a stretto contatto con il panorama circostante, dal quale inevitabilmente Slak e Petro AES raccolgono i personali stimoli, il duo ha saputo dare vita ad opere dense, catartiche e particolarmente sensibili. Dialogando attraverso una comune chiave tonale, gli interpreti sviluppato la loro pittura servendosi di forme ed elementi irregolari, facendo intersecare gli stessi, sviluppando effetti di sovrapposizione attraverso intensi cambi tonali. Lo stimolo sta quindi nel dettaglio, nella generazione tra caos ed ordine delle figure che compongono le forme finali, veri e propri percorsi catartici in grado, attraverso una lettura soggettiva, di suggerire di volta in volta spunti ed emozioni differenti.
Quest’ultima fatica, continua la serie di interventi realizzati lunga la linea della ferrovia. A catalizzare l’intervento troviamo anzitutto il consueto approccio geometrico che contraddistingue le produzioni di Petro AES e Slak, spazio quindi ad una decostruzione e costruzione di forme irregolari e geometriche, ma è il colore a riservare interessanti novità. Abituati a confrontarci con puzzle cromatici piuttosto rimarcati, attraverso i quali i due interpreti hanno sviluppato il cuore dei loro interventi, la scelta qui ricade in una impostazione particolarmente neutra. Utilizzando unicamente una ricchissima scala di grigi e neri, gli autori vanno ad imbastire la trama delle due lunghe figure realizzate. Particolarità dell’intervento è però l’inserimento di una scala tonale, posta proprio in basso alle due forme, che si rifà ai piccoli elementi cromatici che interrompono la apatia tonale dei due interventi. Una scelta questa che abbiamo particolarmente apprezzato e di cui siamo curiosi di vedere un eventuale sviluppo nei prossimi lavori.
In attesa di nuovi aggiornamenti, vi lasciamo ad i dettagli di quest’ultimo intervento, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti, enjoy it.

Pics by The Artist

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Invader for ESA – European Space Agency Part 2

18/04/2015

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Nuovo aggiornamento per il grande Invader, l’interprete torna a collaborare con l’ESA European Space Agency andando a realizzare una nuova serie di lavori all’interno del centro di Darmstadt, in Germania.
Dopo la corposa serie di interventi realizzati lo scorso Febbraio (Covered), il leggendario artista continua la sua fitta collaborazione con l’agenzia spaziale europea realizzando una nuova serie di inedite installazioni legate al contesto spaziale.
Periodo piuttosto particolare questo per Invader, l’artista ha saputo in questi anni anzitutto evolvere il proprio approccio stilistico, lasciando immutate le caratteristiche tecniche, ed al tempo stesso, proporre proprio attraverso progetti specifici, interessanti variazioni e sperimentazioni fuori dall’ordinario. Attivo fin dai primi anni 90’, rimanendo sempre e comunque una figura misteriosa all’interno del panorama della street art, l’autore ha portato avanti una produzione legata alle ormai iconiche piastrelle. Sparse in giro per il mondo, le installazioni dell’interprete, hanno per anni ripreso fedelmente gli iconici characters di Space Invaders, famoso gioco a 8 bit che ha segnato la storia dell’industria ludica.
Se per anni ci siamo quindi confrontati con i personaggi del videogioco, negli ultimi tempi, l’autore ha saputo evolvere il personale approccio stilistico, in favore di soggetti differenti e sopratutto delle volontà di connettersi maggiormente con i tempi moderni. La rivisitazione tematica apportata dall’artista, ha completamente investito tutta la sua produzione, sia nelle dimensioni delle piastrelle, sia nei colori adottati, ora più accessi, sia nella struttura delle immagini, mano a mano sempre più complesse ed articolate. Quelli che sono emerso sono personaggi legati alla cultura pop. Spostandosi di un paio di decenni, raccogliendo l’eredità in particolare degli anni ’80 e ’90, fino ai giorni nostri, il Francese va a prendere spunto da quelli che sono i personaggi Nintendo ad esempio, ai videogiochi attuali come Flappy Bird, passando per riferimenti al cinema con Star Wars. Questo cambio repentino ha permesso all’artista di avvicinarsi maggiormente ad un pubblico differente, più legato a queste figure piuttosto che agli iconici alieni del famoso gioco pixelloso, permettendo quindi un interazione differente e maggiormente attuale.
Per questa nuova infornata di lavori, Invader prepara una inedita serie di piastrelle a tema spaziale. L’autore propone quindi una personale rivisitazione dei pianeti, passando per alcune libere installazioni che coinvolgono parte degli strumenti utilizzati nel centro. Tutto molto bello.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo potete trovare un bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima serie di lavori, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti.

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Nychos “Dissection Of A Polar Bear” in Vienna

18/04/2015

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In occasione dell’uscita di “The Deepest Depths of the Burrow”, documentario sulla famigerata RabbitEye Movement, la crew di Nychos, il grande interprete ha da poco terminato di realizzare questa nuova e splendida pittura a Vienna.
Il grande autore Austriaco, con quest’ultimo intervento, torna finalmente a lavorare su superfici di una certa dimensione, portando in dote tutto il caratteristico immaginario ed impattando lo spazio con una delle sue dissezioni più riuscite.
Il fascino delle produzioni firmate da Nychos sta tutto nella particolare attrattiva anatomica delle sue opere e soprattutto nel potente impatto che le stesse riescono puntualmente a suscitare. Variando costantemente i soggetti delle sue pittura, l’autore ha saputo in questi anni declinare una ricerca personale, atipica, arricchita da situazioni, spunti e characters sempre differenti. Il personale background da writer, rappresenta punto principale per uno slancio stilistico che accoglie differenti ingerenze, dal mondo dei comics, a quello dell’illustrazione, passando per una personale fascinazione per lo splatter, tutto raccolto all’interno di una peculiare ricerca anatomica. Animali, bestie, talvolta esseri umani, tutta la produzione dell’artista è attraversata da queste influenze, tutti abilmente dissezionati per una personale reinterpretazione visiva.
Le vivaci visioni dell’interprete, pongono in particolare l’accento sui corpi delle figura rappresentate, letteralmente ‘aperti’ e ‘scoperchiati’, questi esseri mettono in mostra le loro viscere, gli organi interni, lo scheletro, arrivano infine ai vasi sanguigni. È qui che emergono tutti i differenti stimoli grafici dell’autore, una particolare predisposizione al dettaglio capace di esaltare ciascuna delle sezioni dei corpi raffigurati. Ciascuno degli elementi, proposto attraverso un realistico studio delle componenti anatomiche, porta in dote una forte caratterizzazione cromatica, tinte accese e rimarcate atte a sottolineare l’impatto, giochi di profondità e tridimensionalità, per dettagli vivissimi e sempre in grado di esaltare i corpi proposti.
Dal titolo “Dissection Of A Polar Bear”, quest’ultima fatica vede Nychos occuparsi del corpo di orso polare. Raccogliendo appieno tutto il carattere delle sue produzioni, ecco emergere un corpo squarciato, aperto e tagliato, il tutto infine accompagnato con le caratteristiche scritte direttamente ereditate dai personali stimoli come writers.
Ad accompagnare il nostro testo, une bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima pittura, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per tutti gli aggiornamenti, sul lavoro dell’interprete, e sul documentario in uscita nei prossimi giorni.

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Shida – New Murals in Łódź, Poland

17/04/2015

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Ci spostiamo a Łódź in Polonia, è infatti qui che ne giorno scorsi Shida si è spostato ed ha avuto modo di realizzare una nuova ed intensa serie di interventi, portando ancora una volta tutto il suo frenetico e tagliente impianto stilistico.
Con base proprio nella cittadina Polacca, avevamo lasciato l’interprete Australiano alle prese con una bella serie di interventi in Italia in compagnia dell’equipaggio della sua Irga Irga Crew, ecco ora tornare a lavorare in solitaria, imbastendo una nuova serie di interventi iconici.
La bellezza delle produzioni firmate da Shida, sta tutta nella particolare indole pittorica che accompagna la totalità dei suoi interventi. Si tratta di un approccio rapido, incessante, continuo e soprattutto altamente incisivo, uno stimolo che nella sua propagazione nello spazio, cambia costantemente direzione, si assottiglia, si allarga, andando a segnare la superfice. L’impressione è quella di un tratto altamente viscerale, un istante (quasi) rabbioso in grado di commutare una personale sintesi visiva che strizza l’occhio a forme e silhouette che richiamano quelle di animali. Osservando la costante evoluzione che l’artista ha avuto in questi anni, appare chiara l’intenzione di rendere i suoi animali quanto più essenziali possibile, in quella che è presto divenuta una personale commutazione e ricerca sulla forma, ideale proseguo del percorso da writer con cui l’interprete si è affacciato in strada. La pittura in particolare è divenuta maggiormente gestuale, per certi versi più morbida e ‘sporca’, garantendo ai risultati finale un forte senso di crudezza e di impeto viscerale.
A sostenere questa particolare scelta grafica, troviamo la volontà dell’autore di produrre un percorso tonale forte e caratteristico. È proprio infatti l’utilizzo dei colori a scandire la velocità, la forma e la sostanza ed infine la direzione dei corpi raffigurati. Scariche cromatiche in grado di ‘tagliare’ letteralmente la superfice offrendo allo spettatore la costante sensazioni di trovarsi all’interno di un costante e misurato moto continuo. L’impressione è quella di trovarsi di fronte ad una rappresentazione di impulsi e di emozioni recondite, come se le stesse avessero preso il sopravvento, emergendo il tutto il loro impatto e trasformando gli spazi a disposizione.
Per questa nuova infornata di lavori, Shida si confronta con ambienti e pareti differenti, lavorando in zone a carattere naturale, oppure su spazi urbani, lasciandosi contaminare dagli impulsi del momento ed imbastendo nuove ed affilatissime trame pittoriche.
In attesa di nuovi aggiornamenti, ad accompagnare il nostro testo, una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare, enjoy it.

Pics by The Artist

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El Decertor – New Mural in Nuevo Chimbote, Ancash

17/04/2015

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Nuovo aggiornamento anche per El Decertor, il campione Peruviano ha da poco terminato di realizzare questo nuovo intervento a Nuevo Chimbote, nella regione di Ancash in Perù, portando in dote tutto il suo iconico approccio pittorico.
È l’opportunità per un nuovo approfondimento sul particolare moto pittorico che l’interprete ha saputo sviluppare all’interno delle sue produzioni. Una duplice identità accompagna infatti le opere di El Decertor, un doppio percorso cognitivo in grado di esaltare e sviluppare al meglio i personali temi che l’autore è solito sviluppare nelle sue opere.
Volontà dell’artista è infatti quella di porre in essere anzitutto un dialogo serrato con la gente del posto, con coloro che tutti i giorni si confronteranno poi con il suo lavoro, cercando di stimolare una riflessione od un approfondimento specifico. Raccogliendo quindi gli stimoli del posto, riflettendo sull’identità e sul ruolo dell’essere umano all’interno della società, spesso in funzione di uno stimolo che passa per gli elementi naturali, l’artista sottopone la sua pittura a due filoni distinti, distanti per sintesi pittorica ma che, attraverso un utilizzo intelligente del colore, vanno a generare l’iconico stile che da sempre contraddistingue le sue produzioni.
L’autore ci sottopone ad una frattura visiva, da una parte il corposo background, stimolato da una sintesi astratta in grado di generare un vero e proprio puzzle composito di elementi e stimoli differenti. Qui l’artista si concentra su un intenso uso di tinte differenti andando a generare forme e figure eterogenee, irregolari, spinte da una rielaborazione personali di stimoli appartenenti alla cultura del proprio paese ed in particolare quella tribale. Ad accompagnare ed ad emergere da questo bagno cromatico, troviamo la rappresentazione delle figure umane. Qui El Decertor si affida ad un piglio altamente realistico, dimostrando tutta la personale abilità realizzativa, i volti ed i corpi dei soggetti appaiono assolutamente realistici, vengono intrisi di effetti e distorsioni, facendosi carico dei temi e delle riflessioni che l’artista vuole esporre.
Appare chiaro quindi come l’interprete Peruviano voglia di fatto spingerci ad una duplice interazione, da una parte il valore dei fondali sta tutto nella capacità degli stessi di trasmettere impulsi e stimoli soggetti, dall’altra, proprio attraverso le figure rappresentate entriamo a contatto con una dimensione meno personale, quanto piuttosto oggettiva e legata ai temi esposti.
Ad accompagnare il nostro testo una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti sul lavoro dell’interprete.

Thanks to The Artist for The Pics

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INTI – New Mural for St+art Delhi 2015

17/04/2015

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Proseguono i lavori per l’ottimo St+art Delhi 2015, ultimo artista ad aver da poco concluso il suo intervento per la rassegna è INTI, l’autore Cileno va a realizzare questa splendida pittura su una lunga parete all’interno del Khirkee Village.
Continuano quindi i progetti per la bella kermesse Indiana ancora una volta fortemente interconnessi con i differenti strati sociali, culturali ed economici del paese. Il Festival è infatti l’occasione per approfondire la cultura e le tradizioni di un terra come l’India ed al tempo stesso, momento di riflessione per gli autori, per la gente del posto e chi si ritrova ad osservare le opere, su temi e spunti fortemente intrecciati con il contesto urbano Indiano. Come ribadito la formula della rassegna prevede anzitutto una stretta collaborazione tra gli artisti locali e gli ospiti internazionali, al tempo stesso lo stimolo è quello di far prendere coscienza della pratica murale, ma non solo. Fulcro centrale è infatti l’interazione tra gli autori e le zone dove hanno modo di dipingere, attraverso le persone, le storie e le vicissitudini di questi luoghi, gli stessi vengono inevitabilmente influenzati, elevando i risultato finali a vere e proprie riflessioni a carattere sociale. Gli autori si trovano quindi a contatto con le differenti sfaccettature di un contesto come quello Indiano dove, i problemi economici, la disparità sociale e dei sessi, rappresentano tutt’oggi alcune delle problematiche più rilevanti.
Nascosto nel cuore di south Delhi, il Khirki Village è una regione particolarmente frizzante e stimolante dal punto di vista artistico. L’intervento di INTI raccoglie appieno tutto l’iconico approccio stilistico dell’artista, spazio quindi ad uno dei suoi iconici characters, questa volta declinato in funzione degli stimoli locali.
Dal titolo “Balance”, l’opera si pone come ideale connettore tra due terre distante, il Cile e l’India appunto, estrapolando e commutando dalla tradizione e dagli stimoli folkloristici dei due paesi, tutti quegli elementi ornamentali che contraddistinguono la grande figura. Raccogliendo quindi ancora una volta tutto il personale imput grafico, l’autore va a costellare il grande character attraverso una vibrante serie di dettagli. Per quest’opere INTI spinge il proprio operato verso una riflessione duplice, in grado di ereditare ciascuna delle due identità dei paesi, storicamente e culturalmente distanti, ma legati da una comune indole festosa e religiosa, in cui la fede e l’amore oltre la razionalità, appaiono come i principali punti di contatto.
Ad accompagnare il nostro testo una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, in aggiunta ad alcune immagini durante le fasi di realizzazione della grande parete, dateci un occhiata e se vi siete persi qualcosa qui tutti i precedenti interventi fin qui realizzati.

Thanks to The Festival for The Pics

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Natalia Rak x Bezt for Memorie Urbane 2015

17/04/2015

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Con quest’ultima collaborazione tra Natalia Rak e Bezt degli Etam Cru realizzata nei giorni scorsi per le strade di Caserta, proseguiamo il nostro viaggio tra le meraviglie di quest’ultima edizione del Memorie Urbane Festival 2015.
Per questo primo intervento realizzato per le strade della città campana, due tra gli artisti già ospiti nelle precedenti edizioni. Un doppio lavoro questo anzitutto bagnato da un forte realismo pittorico in funzione però di una spiccata sensibilità tematica. Punto comune infatti, di entrambi gli interpreti è la capacità di raccogliere dal reale, per sviluppare trame e interazioni pittoriche surreali, quasi oniriche, facendo calare lo spettatore o l’osservatore casuale all’interno di una sorta di sogno metafisico.
L’inedita scelta di realizzare un characters maschile, consuetudine di Natalia Rak è quella di confrontarsi con soggetti femminili, non intacca affatto il particolare piglio pittorico che accompagna i lavori dell’artista Polacca. Come visto diverse volte le produzioni dell’interprete si muovono attraverso una forte impronta realistica, al tempo stesso, servendosi di tinte e tonalità piuttosto rimarcate, l’autrice va ad innescare i profondi ed impattanti interventi. La carica acida imposta dai colori, produce un effetto surreale rispetto ai contenuti realizzati, al tempo stesso la volontà dell’artista di interagire profondamente con l’ambiente circostante, eredita tutto lo spirito di una pittura atta ad investire profondamente chi osserva. Metà esatta degli Etam Cru, Bezt porta avanti anche esso una pittura che attecchisce al reale, alla quotidianità ma che proprio per gli elementi, e le situazioni esposte, va inevitabilmente a generare una sorta di frattura visiva. La profondità dei dettagli, i consueti effetti traslucidi, l’irriverenza ed il profondo legame con la fantasia, rappresentano gli stimoli peculiari di una produzione in costante mutamento.
Raccogliendo appieno dai rispettivi approcci stilistici, Natalia Rak e Bezt vanno a lavorare su due lunghe pareti limitrofe. Utilizzando una comune gamma cromatica, i due artisti vanno a dipingere due distinte figure, un uomo ed un una donna letteralmente appoggiati sulle rispettive superfici. L’impressione è anzitutto quella di trovarsi di fronte ad una scena vera e propria, con l’uomo che attende la donna per offrile una sorta di pozione, saldamene stretta in una delle due mani. Gli autori si divertono non solo ad interagire con le rispettive opere, ma soprattutto con lo spazio urbano, che diviene estensione stessa dei due interventi, aumentandone l’efficacia e l’impatto per chi osserva.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo potete trovare un bella serie di scatti con tutte le immagini durante le fasi del work in progress, fino ai due eccellente risultato finali, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti.

Thanks to The Festival for The Pics
Pics by Flavia Fiengo

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Francesco Barbieri “Terra di Nessuno” at Square23 Gallery (Recap)

16/04/2015

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Aperta lo scorso 26 di Marzo, a distanza di qualche settimana, andiamo a dare un occhiata a “Terra di Nessuno”, la bella ed ultima esibizione firmata da Francesco Barbieri all’interno degli spazi della Square23 Gallery di Torino.
Dopo la preview andiamo quindi a tuffarci all’interno del corposo allestimento proposto dal grande autore Italiano. Il titolo dello show ben centra la particolare tematica che attraversa sia l’esibizione, sia la particolare ricerca dell’artista. Si tratta infatti di una personale ed approfondita riflessione su come quotidianamente siamo soliti vivere lo spazio urbano ed in particolare la città. In particolare l’artista si concentra sul piglio passivo, sulla capacità di esclusione visiva di alcuni spazi, letteralmente oscurati e vissuti e modo passivo che, proprio grazie al lavoro proposto, tornano sotto una nuova forma, un aspetto differente intrinsecamente legato alle percezioni ed agli stati d’animo con i quali l’interprete offre forma e sostanza.
L’approccio di Francesco Barbieri ci ha sempre incuriosito per la capacità dell’autore di sviscerare un immagine differente, non si tratta di una semplice riproduzione dello spazio cittadino, quanto piuttosto una esaltazione dello stesso attraverso la guida e l’impeto delle emozioni che lo stesso riesce a sprigionare. Se infatti le skylines, i trilacci, le ferrovie, i vicoli ed palazzi, vengono raffigurati attraverso una scala scura ed un sintesi estrema e densa, è proprio l’utilizzo di differenti tonalità cromatiche ad esaltare questi panorami. I cieli si tingono di colore, riflettendo sensazioni ed emozioni, un nuova poesia capace di estrapolare i toni viscerali di un approccio delicato ma anche insistente, corposo e capace di impattare chi osserva attraverso un ottica del tutto inedita. Sta qui il valore delle produzioni di Barbieri, la capacità di mostrarci la bellezza nascosta di panorami industriali, degli ecomostri, delle strutture verticali che si frappongono giorno dopo giorno al nostro orizzonte. È quindi innegabile come cogliendo ed immagazzinando gli scorci proposti dall’artista, andiamo inevitabilmente a confrontarci con un nuovo e differente rapporto tra l’essere umano e lo spazio cittadino. Un viaggio percettivo differente, alimentato da una catarsi connessa idealmente con l’acidità dei colori espressi, con le ombre e le silhouette cittadine, una bellezza nascosta, malinconica e capace di comporre uno scenario differente, alterato, freddo e silenzioso, capace di esaltare la nostra persona, i nostri pensieri, le nostre fragilità.
L’allestimento proposto da Francesco Barbieri, gravita intorno a questi sintomi personali, ci offre una ricerca distaccata dal mondo dei graffiti a cui l’artista appartiene, ci mostra una dialettica differente ponendoci a contatto con la città, non più contenitore distaccato, ma protagonista indiscussa.
Dal titolo Terra di nessuno, questa nuova mostra rappresenta una riflessione sul modo in cui siamo soliti vivere lo spazio urbano. Un approccio passivo, un transito silenzioso, a cui l’interprete mette un freno spingendo per una interazione nuova e più cosciente, la città non è mai stata così bella.

Square23 Gallery
Via San Massimo, 45
10123 Torino

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JAZ – New Mural in Campana, Argentina

16/04/2015

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Ci spostiamo a Campana in Argentina, è infatti qui che il grande Franco Fasoli aka JAZ ha da poco terminato di realizzare questa nuova pittura, un lavoro che vede l’artista tornare alle proprio origini per una nuova riflessione.
Gli ultimi mesi hanno rappresentato per JAZ un passo fondamentale, un evoluzione profonda nella dinamiche visive dell’artista Argentino culminate nella splendida Choque, esibizione aperta all’interno degli spazi della Celaya Brothers Gallery di Città del Messico. Interessandosi ad un approccio certamente più grafico, non meno introspettivo, l’artista ha mano a mano sviluppato una stilistica legata al collage con la carta, evidenziando e proponendo anche per con i lavori pittorici un identico stimolo visivo.
Da parte nostra abbiamo accolto favorevolmente questo cambio sostanziale, sia nelle tonalità che negli stimoli proposti, osservando come, gli elementi tematici e l’identità delle produzioni firmate da Fasoli nonostante tutto, siano restati invariati ed anzi abbiamo subito una sferzata decisa ed approfondita. In questo senso stupisce quindi quest’ultima pittura dell’autore, un ritorno ad i suoi stimoli primordiali, con la pittura che torna nuovamente principale protagonista, con il processo in particolare viziato dall’utilizzo di vernici non convenzionali e capaci di emulare l’aspetto di delicati quadri con l’acquarello.
Tornando quindi sui propri passi, l’autore propone un opera come sempre cadenzata da una grande profondità espressiva, l’artista si lascia andare raccogliendo appieno qui, quelli che sono gli stimoli più canonici del proprio lavoro. Attraverso la propria pittura, l’interprete continua ad indagare i differenti aspetti della natura umana, lo fa cogliendo spunti dal quotidiano, dalla proprio cultura e dalle personali tradizioni, raccontando istanti di vita oppure lasciandosi stimolare dalla storia dei luoghi che visita durante il suo cammino in strada. L’essere umano per l’interprete diviene animale, prende le sembianze di arcigni lottatori di wrestling, viene commutato ed intersecato nella sua stessa forma, fino a dare vita alle splendide fusioni corporee. Emerge al tempo stesso, la parte più brutale dell’uomo, senza volto, unicamente guidato dall’istinto e costantemente inserito all’interno di un moto continuo.
Quest’ultima fatica di JAZ è quindi l’opportunità per una immersione nuova all’interno del variegato immaginario dell’artista, l’occasione di tornare a confrontarci con una stilistica ben collaudate e che da sempre ha saputo impressionarci e colpirci. Il tema scelto si rifà alle Guerre Civili Argentina attraverso una fortissima analogia come sempre caratterizzata dall’intensivo uso di bestie ed animali.
Null’altro da aggiungere, in attesa di scoprire se ci sarà una nuova evoluzione pittorica, in calce al nostro testo potete trovare alcuni dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Pics via San

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Etam Cru – New Mural in Lisbon by Sainer

16/04/2015

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Continuano i progetti urbani firmati dalla UnderDogs Gallery di Lisbona, ultimo autore a scendere in strada Sainer degli Etam Cru che, nei giorni scorsi, ha terminato di dipingere questa nuova e gigantesca parete nel cuore della città Portoghese.
Dopo alcune settimane di stop successive al lavoro realizzato per il POW WOW Festival di quest’anno (Covered), abbiamo l’occasione per tornare ad immergerci all’interno dell’universo narrativo degli interpreti, con un nuovo intervento capace di ereditarne tutto il potente impatto.
L’attrattiva delle opere realizzate dagli Etam Cru, sta tutta nella capacità del duo di imbastire una produzione legata ad uno stimolo mentale, si tratta, approfondendo, di un vero e proprio passaggio dagli stimolo prodotti dall’inconscio alla realtà, dalla quale le opere attecchiscono ma al tempo stesso si estraniano per concetti e visioni proposte. Non è quindi assolutamente semplice trovare la chiave di lettura delle opere proposte, ci troviamo a confronto con immagini surreali, spunti, sensazioni e stati d’animo in grado di sovvertire la realtà che conosciamo, lasciando libero spazio e sfogo, alla fantasia. La realtà diviene differente, alterata nelle percezioni e negli stimoli che conosciamo, incontriamo creature e personaggi bizzarri, figli della particolare frattura tematica proposta.
Le produzioni degli autori appare quindi chiaro come vengano sviluppate in funzione di due differenti direzioni, due identità che intersecandosi, danno vita ad un nuovo ed intenso universo visivo. La spiccata sensibilità pittorica, coadiuvata da un tratto preciso, armonioso e delicato, incontra un realismo estremo utilizzato però in funzione non di una mera rappresentazione, quanto di una pittura votata all’irreale. Le immagini, gli stimoli e le visioni realizzate si rifanno al quotidiano, alla vita di tutti i giorni, alterando l’aspetto e la forma dei soggetti raffigurati.
In questo senso la pittura diviene fondamentale, i continui giochi di trasparenza, gli effetti lucidi, la profondità nell’aspetto dei soggetti rappresentati, danno vita ad una continua escalation pittorica, tra reale ed irreale, ponendoci di fronte ad una sorta di sogno ragionato.
Quest’ultima fatica degli Etam Cru ci porta all’interno del consueto limbo tematico e visivo, ancora una volta su grandi spazi Sainer porta a casa una nuova e stupefacente pittura.
In attesa di nuovi aggiornamenti dal duo Polacco, vi lasciamo ad una bella ed intensa serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti.

Pics via Sosm

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Millo – New Mural in Milano Part 2

16/04/2015

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Torniamo a Milano, a distanza di qualche giorno il nostro Millo ha terminato di dipingere una nuova parete, direttamente adiacente alla precedente, con la quale chiude il suo breve doppio progetto pittorico dal titolo “Everyone Is Searching For It”.
Riflettendo su un unica tematica, l’autore sviluppa quindi questo secondo intervento connesso non solo tematicamente alla precedente opere, ma anche visivamente come se, i due lavori, siano di fatto due differenti sezioni di un unica immagina. Sta qui la magia delle produzioni firmate dall’artista, la capacità di giocare con lo spazio, di innescare percezioni differenti, facendo proprie le peculiarità architettoniche dello spazio a disposizione, e continuando a stuzzicare i nostri sensi.
Nelle produzioni dell’interprete, appare chiara l’esigenza di confrontarsi continuamente con stimoli quotidiani, riflessioni che riguardano la vita di tutti i giorni, proiettate all’interno di un unico e grande segmento riflessivo. La città in particolare, rappresenta primo e principale incipit tematico nelle pitture dell’artista. In particolare Millo ragiona sullo spazio urbano, sui tempi attuali, sulla profondità di un universo a se stante costruito ed edifico dall’uomo stesso e che sempre più, appare come una sorta di soffocante prigione.
Nell’idea dell’artista la città assume le sembianze di un universo vivo, sfaccettato, all’interno del quale la figura umane rimane smarrita, persa nella moltitudine di elementi proposti, che letteralmente ne sormontano l’esistenza. Questa grande quantità di elementi, abilmente raffigurati attraverso una pittura votata al dettaglio, compongono un puzzle ricchissimo, all’interno del quale la figura dell’uomo prende le sembianze degli iconici characters. Se le architetture urbane rappresentano il contesto, protagonisti indiscussi delle opere sono i sentimenti, le emozioni più viscerali, propagate dalla presenza degli iconici personaggi.
L’artista raccoglie tutte quelle differenti sfaccettature appartenenti alla sfera emotiva, insinua sensazioni, pensieri e riflessioni personali, portando in dote un approccio pittorico essenziale, diretto e pulito. Ereditando il proprio tratto da un impulso prettamente grafico e legato al mondo dell’illustrazione, le opere si presentano attraverso il costante equilibro tra bianco e nero, interrotto unicamente dalla presenza cromatica legata ad un determinato spunto. Da questo piglio stilistico si muove una pittura dimensionale, il contesto, la città, la grande pienezza di dettagli, riflettono la frenesia dei tempi moderni, tracciano con forza tutte quelle differenti situazioni che delineano e che quotidianamente intercettiamo all’interno dello spazio cittadino. Contemporaneamente, in un slancia di non sopraffazione, propone un lavoro introspettivo, analizzato le emozioni e le differenti sfaccettature emotive dell’uomo moderno.
Quest’ultimo intervento, prosegue la linea tracciata dal precedente lavoro (Covered). Millo continuando ad affidarsi al consueto approccio stilistico, pone ancora una volta al centro dell’opera un gigantesco cuore rosso, simbolo dell’amore e dei sentimenti in modo più generico.
Null’altro da aggiungere, come consuetudine ad accompagnare il nostro testo una bella serie di scatti con tutti i dettagli di questa nuova pittura, dateci un occhiata e se volete approfondire, vi rimandiamo al nostro precedente post, con tutti i dettagli del primo intervento.

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Martina Merlini – New Piece at Le M.U.R.XIII

16/04/2015

Martina Merlini nei giorni scorsi si è spostata a Parigi, qui la grande artista Italiana ha preso parte ai lavori dell’eccellente Le M.U.R.XIII andando a cambiare l’aspetto dell’iconica billboard all’interno del 13° arrondissement della capitale Francese.
Giunto con quest’ultimo lavoro alla quarantesima incarnazione, il progetto è direttamente legato, sia per concetto che per ideazione, a quello proposto dall’Association Le M.U.R sulle parete ad Oberkampf sempre a Parigi. L’idea è quella di proporre opere pubbliche, non connesse alla vendita, capaci di rispettare i canoni del lavoro in strada, aperto e visibile a tutti e soprattutto effimero. Da qui si sviluppa uno spazio dinamico ed in costante mutamento dove, gli artisti coinvolti, oltre alla possibilità di esprimersi liberamente, vanno a cambiarne l’aspetto della superfice attraverso la propria personale ricerca artistica. Gli interventi stessi sono quindi destinati a scomparire coperti dal lavoro dell’interprete successivo, in quella che diviene una sorta di galleria a ciclo continuo ed all’aperto.
Ricerca e processo, risultato di stimoli, percezioni e riflessioni personali, sono base ideale per un costante mutazione nelle dinamiche visive di Martina Merlini, la costante volontà di variare e di sperimentare soluzioni differenti, ha permesso all’interprete italiana di far emergere un approccio personale, inedito, genuino ed in grado di sviluppare un continua e peculiare sintesi astratta. È “WAX“, lo show aperto a Dicembre 2013 all’interno dell’Elastico Studio di Bologna, a rappresentare un passo fondamentale, la scintilla dalla quale l’autrice ha mano a mano sviluppato il proprio lavoro. La sperimentazione con la cera quindi, attraverso uno stimolo visivo che ricorda la resa xilografica, la sua successiva applicazione con materiali differenti come la carta ad esempio (Covered), hanno dato il via a ciò che ad oggi rappresenta ed identifica le produzioni dell’artista.
Per questa sua ultima fatica in strada, realizzata mediante l’utilizzo di amido e spray, Martina Merlini lascia invariato lo spirito ed il cuore degli elementi raffigurati, al tempo stesso però assistiamo ad un variazione nelle dinamiche e nel movimento proposto dagli stessi che risultano qui più liberi e meno premuti tra loro. Proprio il movimento, i differenti percorsi esposti, l’intrinseca volontà di decostruire e costruire nuove direzioni, rappresentano gli aspetti peculiari del lavoro dell’interprete. I grandi fasci ci accompagnano attraverso percorsi paralleli scanditi da una comune direzione, interrotti dagli intrecci e dalle fratture con le quali l’artista fa intersecare differenti rotte. L’impressione è quindi quella di trovarsi di fronte ad intensi flussi eterogenei, fratture capaci di dar vita a nuove dimensioni percettive, sia all’interno di ciascuna delle spesse linee che li compongono, sia nell’insieme. Dal dettaglio all’opera nel suo complesso, lo spettatore viene stimolato a ricomporre un ordine, a riallacciare i differenti intrecci, un caos generato che inevitabilmente entra a contatto con gli stimoli e le sensazioni del momento! Chapeau!
Ad accompagnare il nostro testo un bel video ed alcuni scatti con tutti i dettagli dell’intervento, dateci un occhiata e restate sintonizzati, nei prossimi giorni daremo un occhiata ai lavori realizzati dall’artista per Reminiscence, nuovo group show firmato dalla Mini Galerie di Amsterdam.

Thanks to The Artist for The Pics

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Skount – New Mural in Marina Crescent, Kuwait

15/04/2015

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Ci spostiamo a Marina Crescent, nel Kuwait, è infatti qui che Skount ha da poco terminato di realizzare questo nuovo intervento come parte dei lavori del Alwan Art Festival, organizzato da Visual Therapy, con il quale l’interprete continua ad esplorare il personale immaginario.
Lo stesso titolo del lavoro, “In/Out Inner World Projection”, ben rende l’idea dei temi e delle riflessioni che ancora una volta vanno a cadenzare la pittura dell’artista Spagnolo. Ci siamo infatti spesso confrontati con le produzioni dell’autore, rivelandone fin da subito la personale analisi umani, spostata in particolare, verso una proposta visiva in grado di evidenziare i comportamenti e le maschere che nella nostra quotidianità siamo soliti portare. Le maschere, simbolo delle nostre differenti personalità ed atteggiamenti, nell’immaginario narrativo dell’interprete, prendono forma e sostanza, generando veri e propri characters in grado di ben evidenziare questa particolare natura umana. L’esigenza di essere accettati, di far parte di un mondo nonostante le nostre diversità, ci porta inevitabilmente a plasmare il nostro comportamento in funzione dell’altro, parte da qui l’artista andando a dare forma e sostanza a questa particolare condizione esistenziale.
Dicevamo dei suoi iconici personaggi, sono proprio loro a trascinarci in questo turbine percettivo ed emotivi, ad invadere gli spazi proponendo analogie e vibranti dettagli in grado di ben farci comprendere questo stato emotivo. Raccogliendo l’eredità delle tradizioni Spagnole ed entrando in contatto con la cultura e gli usi dei luoghi dove l’artista va a realizzare le proprie opere.
È però importante sottolineare come Skount non vada unicamente a soffermarsi su questo punto, l’indagine si sposta rapidamente dal modo in cui appariamo a ciò che sentiamo e percepiamo dentro di noi. Per l’interprete ogni individuo proviene da un proprio universo interiore, ne è di fatto la conseguenza, con la propria cultura, la storia e l’ideologia, le credenze, la religione che entrano inevitabilmente a contatto con gli aspetti caratteriali, trasformandone infine le percezioni. In questa sua ultima fatica Skount pone l’accento proprio su questo, sottolineando come inconsciamente il nostro ‘universo’ interiore sia legato a quello di altri che condividono con noi la stessa esperienza di vita. Mondi differenti quindi che si intrecciano permettendoci una sorta di proiezione combinata da entrambi i lati. Da qui l’interprete dipinge esattamente questo atto, come analogia vibrante di integrazione e condivisione, sempre più complesse e difficili in questo particolare momento storico.
In attesa di scoprire nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’interprete, vi lasciamo ad una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi approfondimenti.

Pics by The Artist

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Alexey Luka “Being Here” at Wunderkammern Gallery (Preview)

15/04/2015

Alexei Luka in Rome for Wunderkammern-© Giorgio Coen Cagli

A pochi giorni dall’apertura fissata per il prossimo 18 di Aprile, andiamo dare un occhiata a “Beign Here” nuovo show del grande Alexey Luka che prenderà vita all’interno degli spazi della Wunderkammern Gallery di Roma.
Realizzata con la collaborazione con la Fondazione “Centro per lo sviluppo dei rapporti Italia Russia”, lo show è il quarto appunto del progetto espositivo della galleria “Limitless”. Dopo quindi Sam3 (Covered) L’Atlas (Covered) e Sten & Lex (Covered), quest’ultimo appuntamento continua l’indagine sul concetto di limite, e sulla sua capacità di manifestarsi attraverso forme e visioni differenti, utilizzando l’arte come corsia preferenziale per il superamento delle barriere cognitive e visive che circondando nella nostra quotidianità. La realtà illimitata assume ora l’aspetto e la forme degli intricati collage cromatici del talento Russo, ereditando quindi tutta la profonda astrazione e la ricerca di uno degli artisti che maggiormente ha saputo impressionarci.
Il lavoro dell’artista parte dalla concentrazione e dalla miscela tra i personali studi di architettura ed un approccio grafico legato ad un astrattismo di tipo geometrico. Muovendosi attraverso differenti tecniche, tra pittura, spray, scultura e collage, le produzioni dell’interprete si fanno apprezzare per la radicata profondità espressiva in cui, attraverso una continua danza cromatica, gli elementi vanno a generare un puzzle dalla difficile lettura. Chi osserva viene quindi spinto a indagare ed interpretare personalmente ciò che ha di fronte, partendo proprio dai colori e dalle forme espresse, capaci di suggerire volti, personaggi e paesaggi differenti in quello che diviene un gioco percettivo in grado di stimolare al meglio la nostra immaginazione.
Per questa sua ultima esibizione, prima in Italia, Alexey Luka propone una nuova serie di inedite opere in cui va ad esplorare il concetto di casa a tutto tondo. Nell’indagine portata avanti, l’autore andrà quindi a cogliere aspetti ed influenze che questa tematica esercita sulle persone, come il personale background, la cultura del paese d’appartenenza, gli usi ed i costumi locali, arrivando infine alla quotidianità. Tutti elementi che in un certo senso plasmano ed arricchiscono la nostra personalità e ci rendono ciò che siamo.
Ad accompagnare le nostre parole alcuni scatti del work in progress, noi ci vediamo li, per chi non riuscisse a passare, nei prossimi giorni ad attendervi il consueto e corposo recap. Stay tuned!

Wunderkammern Gallery
Via Gabrio Serbelloni 124
00176 Roma

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Pics by Giorgio Coen Cagli

Alexei Luka in Rome for Wunderkammern-© Giorgio Coen Cagli

Alexei Luka in Rome for Wunderkammern-© Giorgio Coen Cagli

Alexei Luka in Rome for Wunderkammern-© Giorgio Coen Cagli

Alexei Luka in Rome for Wunderkammern-© Giorgio Coen Cagli

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Faith47 – New Mural in Johannesburg, South Africa

15/04/2015

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Anche Faith47 torna al lavoro, l’interprete Sudafricana nei giorni scorsi si è spostata a Johannesburg, dove ha avuto modo di realizzare una nuova ed intensa pittura ispirata all’Eneide, opera del grande poeta latino Virgilio.
Dopo le splendide collaborazione che ne hanno segnato il lavoro in strada negli ultimi mesi, quella con Axel Void a Rio San Juan per l’Artesano Project (Covered) e quella in compagnia di Alexis Diaz in occasione dell’Art Basel (Covered), ecco l’interprete tornare in solitaria e proporre un nuovo ed altamente evocativo intervento.
L’impatto con le produzioni di Faith47, sta tutto nella capacità dell’artista di tessere una trama visiva altamente catartica, uno stimolo pittorico poetico in grado di segnare gli spazi attraverso un input sensibile e delicato. La scelta pittorica dell’artista si sviluppa attraverso una pittura figurativa, una traccia reale capace di dare forma e sostanza a corpi onirici, spesso di donne, più concretamente di animali, veri e propri volani espressivi di tutta la produzione dell’autrice.
In questo senso l’interprete raccoglie le personali percezioni, gli stimoli del luogo, ponendo una presenza quasi spirituale, in grado di ben rappresentare e raffigurare gli aspetti più reconditi ed emotivi. Si tratta di corpi leggeri, dall’aspetto onirico e metafisico, che arrivano allo spettatore ed al passante casuale, facendosi carico di punti sensibili ed intensi, una danza catartica, delicata e continua, alimentata da una forte sensazione di moto costante.
Dal titolo “Una salus victis nullam sperare salutem”, quest’ultima fatica di Faith47, porta in dote anzitutto il consueto impianto stilistico, in funzione di una riflessione sui rapidi cambiamenti che stanno attraversando la città. In particolare l’autrice, pone l’accento sugli squilibri edilizi ed architettonici capaci qui più che mai, di sconvolgere l’assetto urbano e di turbare l’equilibrio visivo, attraverso un costante degrado cittadino. Ancora una volta per sviluppare le personali riflessioni, l’interprete si affida al mondo animale, scelta qui più che mai azzeccata a parer nostro. Le bestie raffigurate, ben rendono l’idea di una frattura visiva forte e ridondante, rendono lo spazio selvaggio, caotico, restituendo allo spettatore la sensazione di un vero e proprio strappo all’interno del panorama cittadino, raccogliendo alla perfezione il disagio che queste azioni portano nella quotidianità dei cittadini.
Ad accompagnare il nostro testo una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima pittura, dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare, enjoy it.

Thanks to The Artist for The Pics
Pics by Brett Rubin and Derek Smith

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NEO – New Piece inside an Abandoned Factory

15/04/2015

Ci spostiamo in pianura padana, nei giorni scorsi il nostro NEO ha infatti avuto modo di realizzare un nuovo intervento all’interno di una ex-acciaieria degli anni 60 completamente abbandonata, portando in dote tutto il suo iconico approccio stilistico.
Nel nostro approfondire le dinamiche pittoriche dell’interprete Italiano, abbiamo da sempre sottolineato l’importanza dei luoghi di lavoro. Gli spazi abbandonati, come anche per altri autori, rappresentano l’opportunità di un dialogo personale, sensibile e capace di influenzare fortemente l’aspetto finale dei lavori. L’idea è quella di un approccio simbiotico laddove le stesse architetture del luogo, entrano gioco forza all’interno del processo diventando parte stessa dell’intervento od ispirazione visuale. Tra forme maggiormente istintive, crude ed energiche ecco quindi prende forma e sostanza istanti più ragionati, con costruzioni, linee ed elementi geometrici in grado di tracciare una sorta di scheletro ed impalcatura degli elementi proposti.
L’alchimia strutturale e visiva proposta da NEO, si muove attraverso l’intersecarsi quindi di due differenti stimoli in una miscela profondamente legata al background da writers ed alle percezioni del momento. Non è mai stato semplice ‘leggere’ le produzioni dell’autore, per chi sceglie un approccio astratto, inevitabilmente la chiave di lettura viene meno, spazzata via dalle sensazioni personali, da una lettura soggettiva, in grado quindi di suggerire di volta in volta aspetti differenti. La sintesi portata avanti, con le lettere che si trasformano e si commutano divenendo ‘molli’ed incisive, è la diretta conseguenza degli stimoli personali dell’autore. Quello che emerge è un intreccio visivo capace di dialogare con lo spazio, di innescare profonde alterazioni della forma, tra istanti puliti e sezioni maggiormente caotiche, contraddistinte da colate di vernice, per una produzione non più legata unicamente al bianco ed al nero, quanto, specialmente nell’ultimo periodo, maggiormente interessata a variare forme e sostanza attraverso l’uso di differenti tonalità.
Quest’ultima fatica realizzata da NEO, raccoglie appieno gli stimoli stilistici e tematici delle sue produzioni, dialogando ancora una volta con lo spazio a disposizione, l’autore esalta la propria pittura attraverso un nuova ed intensa riflessione stilistica. L’intervento è infatti sviluppato attraverso un idea temporale, una sorta di attivazione visiva, in cui, per mezzo di una rielaborazione della lettere e delle figure geometriche, la successione di linee suggerisce una sorta di passaggio.
Divisa in due differenti sezioni (quasi) speculari, da sinistra verso destra l’intervento prende letteralmente vita, spinto da una corrente energica che va a commutarne l’aspetto attraverso l’utilizzo del colore. L’impressione è quella di un analogia sintattica con l’impatto delle percezioni e degli stati d’animo del momento che, concentrandosi all’interno delle figure proposte, vanno a trasformarne completamente l’assetto e l’aspetto finale. Un inedito approccio che fornisce all’autore la possibilità di espandere il proprio approccio e di bagnare i propri lavori attraverso una maggiore spinta motoria.
In attesa di scoprire un eventuale proseugo, ad accompagnare il nostro testo una bella e ricca serie di scatti in aggiunta al video reca con tutte le fasi di realizzazione del progetto, mettetevi comodi e dateci un occhiata, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

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Elian for PUBLIC 2015 in Perth

15/04/2015

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Prosegue il nostro viaggio tra le meraviglie della nuova edizione del FORM Public Art Project, tra i grandi ospiti ritroviamo Elian, l’artista Argentino ha nei giorni scorsi terminato di realizzare questa nuova pittura ancora un volta profondamente connessa con lo spazio di lavoro.
Dopo l’eccellente intervento realizzato da Phlegm (Covered) torniamo quindi a Perth in Australia, epicentro dell’arte urbana in questi giorni in virtù dei grandi nomi che si stanno susseguendo sulle pareti della cittadina. È l’occasione per tornare ad approfondire il lavoro di uno degli artisti che maggiormente apprezziamo, attraverso un nuovo intervento che vede l’interprete, ancora una volta sviluppare una pittura in funzione delle particolarità architettoniche della superficie di lavoro.
Avevamo lasciato Elian nella sua Córdoba in Argentina, alle prese con un lunghissimo intervento (Covered), ora, con a disposizione una superfice più ridotta, l’autore porta va a realizzare un nuovo lavoro lasciando inalterate le basi stilistiche e concettuali delle proprie produzioni. Il valore del percorso in strada dell’interprete, sta tutto nella capacità dello stesso di non rimanere ancora ad un unico approccio metodico, quanto piuttosto cercare e trovare soluzioni visive differenti, rendendo quindi le opere in costante mutazione nonostante una comune attrattiva visiva. Elemento peculiare delle opere proposte dall’interprete è anzitutto la particolare scala tonale. In questo senso, utilizzando una specifica soluzione cromatica, l’artista sviluppa un corpo astratto profondamente connesso con quelle che sono le differenti alterazioni e peculiarità della superfice, del panorama circostante, connettendosi infine con le personali sensazioni del momento. Contrastando od assecondando la struttura delle pareti, vediamo come gli elementi proposti si muovano nello spazio attraverso una forte intimità ciclica, un movimento alimentato dalla senso gestuale, dall’intrecciarsi delle forme, l’intersecarsi delle figure che sovrapponendosi generano alterazioni tonali. Emerge una nuova e cosciente dimensione percettiva dello spazio, in un totale senso di equilibrio ed armonia tra pittura, architettura ed ambiente.
Quest’ultima fatica di Elian, dal titolo ” Repeating Shapes “, ben incarna lo spirito stilistico delle produzioni dell’autore Argentino. Ancora una volta l’intervento è incentrato sull’esigenza di legarsi alla forma, allo spazio ed alle peculiarità della parete. L’architettura viene evidenziata attraverso sovrapposizioni di livelli differenti, tra forme comuni gestuali poste in direzioni differente in grado di sottolineare l’importanza dell’orientamento percettivo dello spazio stesso.
In attesa di scoprire nuovi aggiornamenti sulla rassegna, e sulla seconda parete, in fase di realizzazione in questi giorni, realizzata dall’interprete, vi lasciamo ad alcuni scatti di questa prima fatica, dateci un occhiata!

Thanks to The Artist for The Pics

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Felipe Pantone “RESITUATION” at Constant (Recap)

14/04/2015

Torniamo ad Hong Kong, in città per i lavori di HKwalls Festival, Felipe Pantone lo scorso 18 Marzo ha aperto “RESITUATION”, piccolo show all’interno degli spazi dello studio Constant nonché prima esibizione in terra Cinese.
Lo show ha visto Felipe Pantone proporre una nuova serie di opere e stampe originali con le quali l’interprete prosegue nel sviluppare la personale e peculiare stilistica. L’esibizione è quindi l’opportunità per un nuovo approfondimento sul lavoro dell’interprete, un immersione all’interno del suo particolare moto pittorico.
Il lavoro di Felipe Pantone, parte anzitutto dai graffiti, muovendosi poi successivamente verso una peculiare alterazione della forma in funzione di stimoli differenti. Utilizzando differenti materiali, aprendo la propria concezione d’arte all’utilizzo del computer, alla generazione di forme ed elementi che richiamano un aspetto digitale, emerge UltraDynamics, mix i graffiti e l’arte cinetica, pensato e prodotto proprio dall’interprete stesso.
Attraverso la generazione di sistemi complessi, forme irregolari e capaci di strizzare l’occhio al mondo digitale, l’artista ha dato vita ad una pittura in cui ciascuna delle opere si emerge anzitutto attraverso una forte e rimarcata interattività. In questo senso sia per i lavori su parete che per le sontuose installazioni, l’idea dell’artista è quella di dare forma e sostanza a figure impossibile, elementi complessi ed irregolari in grado di porsi come alternativa al rigore ed alla definizione stilistica dei tempi moderni. È innegabile quindi come concetto cardine tutta l’esperienza artistica sia legato all’idea di caos ordinato, di un impulso dinamico ed in costante mutamento, una sorta di forma liquida capace di cambiare silhouette e sostanza, di porsi come momento di riflessione e di catarsi personale, in chi osserva.
Scrutando le immagini veniamo a contatto con elementi visivi differenti, textures, forme, glitch ed errori, tutti raccolti ed intersecati all’interno di una unica trama, ben capaci di alimentare percezioni e stimoli differenti, commutandone l’aspetto, la profondità e la linearità, mutandone la forma ed istillando i noi la sensazione di trovarsi a contatto con un futuro intangibile, vacuo e disordinato.
Lavorando su più dimensioni, Felipe Pantone esercita un fascino tutto suo, ragionando sull’idea di movimento, sulla prospettiva, sulla profondità, istillando un costante dinamismo nei suoi interventi, dallo spazio ai sentimenti.
In attesa di scoprire i prossimi aggiornamenti sul lavoro dell’artista, vi lasciamo ad una bella serie di scatti ed al video durante l’opening, dateci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare.

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G/F 35 First Street
Sai Ying Pun
Hong Kong

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Carne – New Murals inside a Refuge

14/04/2015

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A distanza di tempo torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di Carne, l’artista Italiano nei giorni scorsi ha terminato di realizzare una nuova serie di lavori all’interno di un Centro Accoglienza in Friuli, portando in dote nuove ed interessanti riflessioni.
Nel nostro raccontarvi gli spostamenti dell’artista, abbiamo sempre sottolineato il profondo legame che intercorre tra lo stesso e gli spazi abbandonati. La volontà quindi dell’autore di immergersi all’interno degli stessi, di proporre opere capaci di dare sostanza e forma al passato di questi edifici, intersecando al tempo stesso una personale riflessione sull’essere umano. Le opere dell’interprete hanno sempre rivelato un qualcosa di poetico, un delicata proposta capace di scuotere e di porsi come momento di riflessione personale.
Partendo da questa precisa identità, appare chiaro come quest’ultimo lavori cambi completamente lo spirito delle produzioni di Carne. La scelta del luogo, così come quella dei temi, alterano l’impatto degli interventi, accompagnandoci questa volta verso uno spunto differente, legato si ancora una volta all’essere umano, ma non più attraverso una tematica soggettiva.
L’artista riflette, imbastisce un dialogo inedito raccogliendo tutta l’eredità dei tempi moderni, ci spiega come durante la produzione del lavoro, quello che ha voluto esprimere è la personale volontà di vedere un mondo senza frontiere, in cui la gente si possa sentire libera di spostarsi di paese in paese, per propria volontà e non in maniera coatta. Un mondo senza guerre, carestie, povertà e dittature che vedono costrette migliaia di persone a spostarsi dalla propria terra natale in cerca di un futuro migliore. Non si tratta di una riflessione sull’immigrazione in senso stretto, quanto piuttosto sui concetti e sulle cause alla base della stessa.
La particolare location, influenza quindi profondamente i temi di quest’ultima fatica dell’autore Italiano, con una scelta stilistica capace da una parte di mantenere gli stilemi classici delle produzioni dell’interprete, basate come sempre su una scelta tonale grigia, al tempo stesso di svilupparsi attraverso un approccio maggiormente essenziale. Il caos ed il problemi dei ragazzi e delle persone che vivono in questo centro, porta quindi l’interprete a lavorare attraverso una minore complessità visiva scegliendo non una rappresentazione dell’immigrazione, quanto piuttosto porre in essere una analogia con il mondo naturale.
Affascinato dalla biosfera, l’artista propone una delicata similitudine con la migrazione animale, attraverso gli uccelli ed una balenottera. Esattamente come per le riserve di tutela animale, una volta usciti da questi centri, le persone si confrontano con la dura e cruda realtà, con violenza, brutture e difficoltà paragonabili al mondo selvaggio e naturale.
Carne lavora quindi maggiormente attraverso concetti ed analogie visive, proponendo tre differenti lavori, scanditi da un concetto chiave, dall’idea di nido e di protezione, intersecando i due universi, quello dell’uomo e quello della natura, usando i cristalli attorno ai soggetti, come sinonimo di delicatezza, di questo periodo di conforto e protezione, la donna come rappresentazione della natura ed al tempo stesso essenza dell’essere umano.
In attesa di nuovi aggiornamenti, vi lasciamo ad alcuni scatti dagli interventi realizzati, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo.

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Pics by Francesca Tuzzi

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Axel Void – New Mural in Little Haiti, Miami

14/04/2015

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Nuovo aggiornamento per Axel Void, il grande artista torna al lavoro con un nuovo intervento realizzato su questa grande parete ad Little Haiti, umile quartiere di Miami vicino a dove attualmente lo stesso interprete vive.
Per chi ci segue da un po’, non sarà sfuggito come l’opera è direttamente connessa con lo splendido intervento realizzato lo scorso anno a Tarifa (Covered), dal quale l’autore coglie l’ispirazione sia tematica che pittorica, per questa sua ultima fatica. Esattamente come il lavoro Spagnolo, quest’ultimo intervento, fa parte della serie “Dialogue” con la quale l’interprete va a legare la propria pittura con il luogo ed in particolare con tutte quella situazione di divisione intestina. Se l’opera di Tarifa sottolineava il legame tra le due differenti sponde di terra, tra il quartiere di El Carmen, epicentro dei marinai, ed il Marocco, sottolineando la comune e simile impronta fisica e culturale dei due popoli, l’intervento di Miami mira a porre l’accento sull’isola di Hispaniola.
Ancora una volta l’approccio di Axel Void è legato ad un approfondimento sul territorio, sulle sue differenti dinamiche sociali, raccogliendo il valore di questi spunti per porre in essere un dialogo cosciente, profondo ed avvolgente. Non stupisce quindi l’utilizzo di una pittura concreta, profonda e ricchissima di differenti alterazioni tonali, così come la volontà di portare in dote un approccio figurativo capace di innescare stimoli onirici, in quella che diviene una produzione dal forte impatto visivo quanto tematico.
L’ultima fatica rivendica tutto il carattere delle opere firmate da Void, la capacità dello stesso di osservare e di concentrare le proprie attenzione su stimoli umani, cadenzare lo spazio attraverso intense immagini ricche di differenti sfaccettature pittoriche.
Basato sul ritratto di Jessica, affascinante ragazza haitiana conosciuta a Rio San Juan, nella Repubblica Domenica, la parete rappresenta l’opportunità per un nuovo approfondimento dai toni in parte personali. La famiglia da parte della madre dello stesso Axel Void, si è trasferita infatti nel quartiere circa una trentina di anni fa, rappresentando quindi tra le prime famiglie ad attraversare il mare per tentare una vita migliore negli States. L’intervento, rendendo omaggio alla donna ed alla sua famiglia, sottolinea come nonostante la divisione dell’Isola di Hispaniola, gli stati di Haiti e della Repubblica Domenicana siano di fatto segnati da una comune cultura così come da una identica fisionomia fisica, rendendo di fatto la divisione territoriale ancora una volta legata unicamente ad un confine fisico e di bandiera.
Come consuetudine ad accompagnare il nostro testo una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti.

The mural is based on a portrait of Jessica, a charming little Haitian girl I met in the Dominican Republic in the town of Rio San Juan.
The wall is situated in a soccer park in the area of Little Haiti. It’s a humble neighborhood of mainly Haitian descent close to where I currently live. My family on my mother’s side is one of the Haitian families that moved to Miami 35 years ago. This mural is a continuation of the Dialogue series, sharing the same concept as the mural in Tarifa. This mural pays homage to Jessica, her brother and sisters.
It is about Haitians outside of Haiti or further more cultural and political divisions.

Special thanks to Kyle Holbrook for organizing these murals, and to the people of little Haiti for their hospitality.

Thanks to The Artist for the pics

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MOMO for Ace Hotel in Palm Springs, California

14/04/2015

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Davvero un ottimo periodo questo per MOMO, il grande artista nei giorni scorsi si trovava a Palm Springs in California, dove ha avuto modo di dipingere la parete esterna del famoso Ace Hotel, portando ancora una volta in dote tutto il suo iconico approccio stilistico.
Le ultime settimane hanno visto l’interprete confrontarsi con spazi, pareti e progetti differenti, su tutti l’eccellente ed incredibile lavoro realizzato nella hall della famosa John Hancock Tower di Boston (Covered). Quest’ultima fatica vede quindi il grande artista lavorare su una superfice certamente di dimensioni ridotte rispetto alle ultime produzioni, ma come sempre analizzata e dipinta, in funzione della costante ricerca pittorica. Uno degli aspetti certamente più interessanti quando affrontiamo il lavoro di MOMO, è la spiccata sensibilità dell’artista verso lo spazio e ciò che lo circonda. Attraverso la propria pittura, l’interprete si inserisce in modo equilibrato, connettendosi idealmente con le personali percezioni, con quelle che sono le particolarità architettonica del luogo, ed infine con le peculiarità della stessa parete. Questo preciso studio, nato dalle esperienze personali di vita, vede quindi l’artista produrre interventi specifici in funzione di aspetti di volta in volta differenti, variando costantemente l’aspetto delle sue pitture.
Incentrate e sviluppate attraverso un personalissimo moto pittorico astratto, le opere emergono attraverso un intersecarsi di elementi differenti, forme irregolari e textures, per mezzo dell’intersecarsi e l’intrecciarsi di elementi divergenti che nel loro insieme, danno vita ad un ciclo gestuale in grado di innestarsi alla perfezione all’interno del panorama. Il colore rappresenta la chiave armonica di tutta la produzione dell’autore. L’utilizzo di toni forti, impattanti e saturi, attraverso giochi gradienti e soprattutto, sottolineando i differenti passaggi da una forma ad un’altra, attraverso colori eterogenei, ecco aprirsi l’universo visivo dell’interprete.
Quest’ultima fatica di MOMO, eredita tutto il complesso impianto stilistico dell’artista Statunitense. L’opera si fa apprezzare per la volontà dell’interprete di innescare due differenti percorsi che divide in due la superficie a disposizione. L’autore nella prima sezione, sceglie di imbastire una trama ricchissima di textures che vanno letteralmente a proporre una sorta di direzione a ciascuna delle figure rappresentate. Nella seconda parte, le forme si fanno più irregolari, maggiormente gestuali, profonde e piatte, guidando lo spettatore tra l’intrecciarsi dei differenti percorsi segnati.
Il risultato finale è un nuovo dialogo, una nuova ed intensa rappresentazioni emotiva in grado di impattare e scuotere, di provocare stimoli differenti ed esaltare il valore di una riflessione soggettiva.
Attraverso una bella e lunga serie di scatti, riviviamo assieme alcune fasi durante la realizzazione dell’opera fino al suo eccellente risultato finale, è tutto dopo il salto, dateci un occhiata!

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Etnik – New Mural in Torpignattara, Rome

14/04/2015

Nuovo progetto firmato dalla Galleria Varsi di Roma, ci troviamo nella zona di Torpignattara dove nei giorni scorsi il grande Etnik ha terminato di realizzare una nuova e gigantesca pittura su questa lunga parete, parte del progetto Street Heart promosso dalla galleria.
Terzo appunto, che segue l’incredibile pittura firmata dagli Etam Cru (Covered) e che chiude il cerchio a distanza di qualche giorno dalla chiusura di “Gravità“, splendido show inaugurato proprio dal peso massimo Italiano lo scorso mese all’interno dello spazio Capitolino. Per noi è l’opportunità di approfondire nuovamente l’operato di uno degli artisti più importanti della nostra scena, alle prese qui con una superfice davvero enorme.
L’approccio con le produzioni firmate da Etnik è l’opportunità per una nuova analisi della condizione dell’essere umano, del suo rapporto con la città, in cui noi stessi diveniamo i protagonisti, immersi all’interno di una centrifuga di elementi, visioni e percezioni eterogenee. La riflessione dell’interprete parte anzitutto dalla personale fascinazione per quelli che sono gli elementi e le architetture urbane, lo spazio cittadino quindi, viene commutato in funzione del radicatissimo background nel mondo dei graffiti, come si come negli studi accademici successivi.
La città come protagonista, il mastodonte di cemento e calce, la prigione d’oro in cui lo stesso uomo a chiuso e limitato la propria esistenza, separato dalla natura, e da tutto ciò con cui in principio, ha convissuto. La città rielaborata, attraverso una stimolo astratto in grado di concentrarne le forme, di decostruirne l’aspetto prima di ricomporne la forma attraverso veri e propri blocchi, in perenne movimento intorno ad una unica e grande struttura. Lavorando quindi attraverso grandiosi effetti tridimensionali, ed istillando in ciascuna delle sue figure un senso di movimento perenne. Queste forme, frutto di una alchimia tra elementi, architetture e strutture urbane, ma anche naturali, spesso raccolte dagli stimoli del luogo di lavoro, emergono dallo spazio attraverso una costante forma repulsiva ed attrattiva. Si sgretolano e si ricompongono costantemente, vengono bagnate da tonalità acide, sottolineando tutto la forza e l’impatto delle produzioni dell’artista.
Ad accompagnare il nostro testo una bella serie di scatti con tutte le fasi di realizzazione dell’intervento, un bel video recap, e le immagini finali del lavoro, tutto a cura come sempre degli amici di The Blind Eye Factory, mettetevi comodi e dateci un occhiata. Enjoy it.

Thanks to The BlindEyeFactory for Video and Pics

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CYRCLE. “#NOTHINGEXISTS” New Murals in Los Angeles

13/04/2015

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Nuovo progetto firmato dai CYRCLE., il duo nei giorni scorsi si trovava a Los Angeles dove ha avuto modo di lavorare su una serie di pareti limitrofe portando in dote significative variazioni stilistiche rispetto a quanto visto negli ultimi mesi.
Nel nostro seguire gli sviluppi del lavoro del duo Losangelino, abbiamo sempre ribadito la volontà degli artisti di portare avanti una produzione in costante evoluzione. In questo senso sia dal punto di vista prettamente tonale, con tinte e colori differenti che nel corsi di questi anni si sono susseguiti ed hanno rappresentato ideale propellente per le particolari idee grafiche, sia da quello prettamente visivo, che ha visto gli autori variazione costantemente tematiche e stimoli. Se in passato ci siamo spesso confrontati con intense pareti catalizzate da un immaginario classico e condito da forti e spessi lettering in bianco contrapposti al colore oro e nero delle figure proposte, abbiamo poi assistito alla successiva evoluzione con un maggiore predilezione per l’arancione ed il grigio. Da qui gli interpreti hanno portato avanti un percorso in cui istanti grafici venivano sovrapposti a sezioni pixellose, come se ci fosse l’esigenza di porre in essere un rapporto tra reale e digitale, il tutto come analogia a tutto tondo dei tempi moderni. Inevitabilmente proprio le parole e gli slogan, che così tanto caratterizzano le produzioni del duo, sono state mano a mano messe da parte, tornando unicamente in sporadiche occasione, in favore di uno stimolo certamente più pittorico ed in grado, a parer nostro, di elevare maggiormente la pittura degli autori.
Quest’ultimo intervento rappresenta quindi una nuova e significativa tappa, un vento nuovo capace di porre i CYRCLE. all’interno di un inedito e differente binario stilistico, catalizzato questo volta dall’intensivo utilizzo del verde acqua in contrapposizione con il nero ed il grigio. Mettendo da parte la contrapposizione tra realtà e finzione, gli interpreti concentrano i propri sforzi su una differente tematica lasciando però invariata l’idea di un opposizione cromatica.
Dall’inequivocabile titolo “#NOTHINGEXISTS”, quest’ultima fatica dei CYRCLE. ne raccoglie appieno le intenzione sciorinando una nuova ed efficace riflessione. La serie di interventi prende vita su alcune strutture vicine, rendendo quindi l’opera finale una sorta di racconto sfaccettato e permettendo agli artisti di lavorare su differenti superfici, esprimendo in modo eterogeneo un un unico concetto.
L’irreale sembra essere qui valvola principale per una narrazione visiva che diviene però meno leggibile, più criptica e legata ad una trama concentrata attraverso pochi indizi visivi. Ciascuna delle tre pareti eredita un contesto differenti, segnato comunque dalla contrapposizione di una spessa superficie cromatica a rapporto con silhouette e forme umane. L’impressione è quella di una riflessione sull’irreale, sulla volontà e la curiosità dell’essere umano di indagare su ciò che non conosce, sul mistico e sull’onirico.
In attesa di vedere se ci sarà un eventuale proseguo, vi lasciamo ad una bella e ricca serie di scatti con alcuni immagini del making of e gli scatti dei lavori terminati, dateci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare.

Pics by Phil Sanchez via San

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MTO for Memorie Urbane 2015

13/04/2015

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Continuiamo il nostro viaggio tra le meraviglie del Memorie Urbane Festival di quest’anno, tra gli ospiti al lavoro, ritroviamo MTO che ha da poco terminato di realizzare a Gaeta un nuovo e tagliente intervento incentrato sull’idea di censura e sul rapporto con internet.
Avevamo lasciato l’interprete a Miami duranti i giorni dell’Art Basel, alle prese con una delle pareti più controverse della rassegna (Covered), ora eccolo tornare al lavoro con un nuovo intervento particolarmente efficace e soprattutto completamente differente da quanto siamo soliti aspettarci.
Come visto più volte l’approccio stilistico dell’artista si è sempre sviluppato per mezzo di una stilistica pittorica legata ad una riproduzione figurativa quanto mai più reale possibile. Capacità dell’interprete è stata quella di gettare le basi di una produzione reale che ha nello sviluppo di situazioni differenti, e sopratutto di una costante interazione con lo spazio, il suo punto di forza. Attraverso un massiccio utilizzo della bomboletta come unico strumento di lavoro, prendono vita precisi effetti e sancendo la qualità di un lavoro tra più intensi tra coloro che si affidano ad una riproduzione (quasi) fotografica nelle loro opere.
Sebbene l’impatto sia garantito dalla forte spinta realistica della pittura, è innegabile come, specialmente negli ultimi mesi, l’interprete abbia iniziato ad poggiare le proprie opere su tematiche e spunti di spessore, spostando quindi l’attenzione da ciò vediamo a ciò che lo stesso interprete vuole comunicarci.
Riflessioni differenti, capaci di toccare temi importanti, sviluppate attraverso un unico soggetto, che si rifà probabilmente ai connotati dello stesso autore, che di conseguenza va a metterci, letteralmente e non solo metaforicamente, la faccia.
Quest’ultima fatica realizzata a Gaeta tra Via deli’Agricoltura e Via Mariano Mandolesi, porta MTO a lavorare attraverso un differente contesto visivo e sopratutto tematico. A stupire è anzitutto la totale assenza di volti o proposte figurative, in questo caso è direttamente il tema ad esondare ed attraversare concretamente tutto il grande spazio a disposizione, per una pittura che si presta a differenti chiavi di lettura.
Giocando con l’idea di censura, riflettendo sull’utilizzo di internet e sulla fruizione degli interventi davanti ad uno schermo piuttosto che direttamente in strada, ma sopratutto dell’ingresso di Google nel ‘mercato’ dell’arte urbana attraverso il progetto di raccolta fotografica degli interventi sparsi per il globo, l’autore lancia la sua diretta ed incisiva riflessione. Fingendo che la stessa azienda abbiamo deliberatamente cancellato e censurato il suo intervento, ecco apparire sulla lunga parete e sui ponti che accompagnano l’intersezione delle due strade, la classica scritta di errore delle pagine internet. L’intervento non è stato trovato.
Scrollate giù, in calce al nostro testo infatti potete trovare un intensa serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima pittura, in aggiunta alle fasi di realizzazione del progetto, dateci un occhiata e restate sintonizzati per nuovi aggiornamenti dalla rassegna.

In the small city of GAETA, Italy, a giant 125m (471 ft) wide mural by French street-artist MTO has been silently censored by Google CORP. Is this the first case of artistic censorship on our good old Google Earth? One thing is for certain, it’s sure to open a huge can of worms, as governments around the world consult their top legal minds and grapple with the implications for freedom of artistic expression. The censorship happens against a backdrop of growing international revolt against Google’s global supremacy in information control. NATO is now thought to be looking at all options to overturn the decision and thereby prevent a massive worldwide protest in the artistic and journalistic worlds.

Thanks to The Festival for The Pics
Pics by Flavia Fiengo

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Cripsta x Dilen – New Mural in Bristol

13/04/2015

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Ci spostiamo a Bristol, a distanza di qualche giorno infatti, ritroviamo con piacere Cripsta e Dilen, i due autori italiani tornano a collaborare con un nuovo intervento catalizzato dal consueto immaginario scandito qui da varietà di situazioni e spunti differenti.
Con decisamente più spazio a disposizione e facendo seguito all’intervento realizzato a Londra (Covered), i due artisti, parte del collettivo Turbosafary, si affidano ad una insolita spinta tematica. Dal titolo “Oman” il lavoro è direttamente ispirato infatti ad un libro omonimo, acquistato il giorno stesso all’interno di un mercatino dell’usato. Le fotografie all’interno dello stesso, portano quindi ad una rielaborazione grafica che passa inevitabilmente per gli stimoli percettivi ed emotivi, per le sensazioni del momento, e sopratutto per il particolare approccio stilistico che lega i due interpreti.
E’ senza dubbio interessante notare come Dilen e Cripsta evitino una rappresentazione unica, focalizzata su un unico tema, protagonista o stimolo, quanto piuttosto commutino lo spazio in funzione di un moltitudine di stimoli differenti. Raccolti all’interno di una danza di caselle cromatiche, capace di produrre un percorso cognitivo di raffigurazione in qualche modo legata a e ciclica. Il codice, rappresentato dalle immagini, che gli artisti vanno a generare, passa per un attento uso di simboli ed elementi quotidiani, per una rappresentazioni essenziale oppure altamente figurativa, per una grafica stilistica direttamente connessa con il personale background.
Ciascuna delle differenti caselle, potrebbe rappresentare un opera a sè, ancora meglio un impulso, un pensiero, partorito e sviscerato attraverso un immagini. Intercettato dalla sintesi grafica attuata dal duo, capace di rielaborare in chiave personale immagini osservate, come in questo caso, oppure elementi appartenenti alla vita di tutti i giorni, ed ancora altri alle personali fascinazioni. All’interno di questo labirinto di stimoli differenti, siamo portati ad osservare istante per istante, ciascuna delle immagini, a produrre in parte una nostra chiave di lettura, un idea soggettiva, in grado di attraversare ciascuno degli elementi ed offrici una risposta. Ancora più, ci mettiamo comodi e ci lasciamo investire dai differenti pensieri, dagli spunti che gli artisti vogliono offrirci, un codice criptico, silenzioso, che arriva allo spettatore come una reminiscenza, un sogno appannato e ricordo difficile da ricomporre, in tutto il suo fascino percettivo.
Null’altro da aggiungere, ad accompagnare il nostro testo, una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Artists for The Pics
Pics by Galuco Canalis

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Clemens Behr – New Mural for ALTrove Festival 2015

13/04/2015

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Torna l’ALTrove Festival, la rassegna apre la nuova edizione Abstractism – space>place con il botto, è infatti Clemens Behr ad aver da poco terminato di dipingere questa splendida parete a Catanzaro, epicentro ancora una volta di tutti gli interventi.
Uno degli eventi di maggiore interesse dello scorso anno si rinnova con edizione capace di incarnare alla perfezione gli stimoli tematici del Festival, condotti qui versa una riflessione ancora più sottolineata. L’avevamo fatto ribadito nel nostro precedente recap, risalente alla scorsa edizione, lo spirito della kermesse passa inevitabilmente per una tematica legata ai luogo stesso in cui la stessa si svolge. Il contesto urbano e sociale di una città come Catanzaro, gli scorci urbani capaci di evocare inquietudini, un declino percettivo in grado di intaccare la voglia del fare, entrano in collisione con l’esigenza degli organizzatori di porre in questi luoghi una scintilla percettiva differente.
Gli spazi abbandonati, le zone in declino e lasciate a loro stesse, divengono tela ideale per una trasformazione attiva, in grado di nuotare controcorrente, di porsi come alternativa ad un colore come il grigio che ha di fatto avvolto chi vive e respira questi spazi. L’altrove, concetto cardine del festival, sta tutto qui, la capacità di tornare a sentire lo spazio che circonda attraverso una differente melodia, uno spirito del tutto nuovo, capace attraverso il colore di invadere e far vibrare tutti i sensi.
La scelta di quest’anno è ricaduta su un differente propellente visivo, un impostazione tematica che abbraccia l’astratto e che, di conseguenza, lascia libero arbitrio emotivo a chi osserva. Ciascuno degli autori che interverranno per il festival, il primo appunto Clemens Behr, agisce attraverso un incipit viscerale, emotivo, raccogliendo gli stimoli delle personali fascinazioni, affonda le proprie radici in un grado pittorico a contatto con gli stati d’animo e con il luogo di lavoro, con essi imbastisce un dialogo capace di trasformare completamente l’aspetto degli spazi, porsi come architettura alternativa ed in grado in questo modo di rafforzare al meglio lo spunto del festival.
L’opera realizzata da Clemens Behr, incarna alla perfezione la linee tematica tracciata dalla rassegna. Attraverso un ricerca fondata sulla decostruzione e costruzione Il grande artista porta in dote tutta la peculiare riflessione sull’architettura urbane, la capacità di commutare elementi e forme geometriche, attraverso intrecci e sovrapposizioni, in funzione di una trasformazione dello spazio fisico.
L’intervento vede l’autore dividere la lunga parete attraverso una serie di caselle cromatiche differenti, uno schema visivo interrotto proprio dal caos generato che l’artista ha voluto innescare all’interno della pittura. L’essenzialità, il loro moto irregolare, le forme dirette e prive di equilibrio, strizzano l’occhio ad una personale e frammentata rappresentazione dell’interno delle abitazioni. Carica di dettagli, l’opera muovendosi all’interno di una precisa scala cromatica, da una parte cambia la percezione dello spazio, dall’altra ci spinge a ricercare al suo interno tutta quella moltitudine di inneschi percettive e di visioni differenti.
Ad accompagnare le nostre parole, ricchissima serie di scatti con tutti i dettagli dell’opera, restate sintonizzati, nei prossimi giorni, nuovi aggiornamenti.

Thanks to The Festival for The Pics
Pics by Angelo Jaroszuk Bogasz

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108 x CT for Viavai Project 2015

13/04/2015

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Per il VIAVAI Project scendono in campo due big della scena italiana, nei giorni scorsi a Racale, 108 e CT hanno infatti terminato di realizzare una nuova e bella serie di interventi combinando le rispettive e differenti ricerche.
Giunto al suo secondo anno, il progetto Pugliese prosegue la sua corsa lasciando inalterata l’idea e lo stimolo alla base di tutta l’esperienza. Come ribadito più volte, è infatti la volontà di far immergere gli artisti chiamati all’interno dei panorami e degli scorsi naturali del posto, il principale propellente di un progetto che già l’anno scorso ha saputo chiamare alcuni dei nomi più importanti della scena italiana ed internazionale. In un costante viavai di autori differenti, la cittadina ha offerto terreno fertile per immersione totale che sà di esperienza.
L’avvento di 108 e CT, segna la volontà dei due grandi artisti di innescare una collaborazione basata sui punti di contatto, su una comune direzione cromatica, in grado di sviluppare stimoli inediti ed in grado di conservare l’identità pittorica e stilistica di ciascuno dei due. Al centro del percorso di entrambi troviamo una personale elaborazione della forma in funzione di fascinazione differenti.
Come abbiamo avuto il piacere di vedere diverse volte, l’approccio di 108 è legato alla natura, alle sue forme ed ai suoi elementi che vanno ad intrecciarsi con l’esigenza di una pittura istintiva, viscerale ed in grado di abbattere le barriere e le impostazioni canoniche, per abbracciare uno stimolo quanto più genuino e libero. Le iconiche forme nere dell’artista, interrotte unicamente da intense composizioni cromatiche al loro interno, vanno a scandire gli spazi. Gli elementi vengono plasmati in funzione delle percezioni del momento, la materia si apre e si chiude, si allunga e restringe, stringendosi ed aprendosi, in una fluidità pittorica unica nel suo genere.
Dal canto suo l’approccio di CT passa direttamente per la costante volontà di impegnarsi in una decostruzione e costruzione delle lettere C e T. Ciascuno degli interventi sviluppati dall’autore, passa inevitabilmente per la generazione di forme e figure composte attraverso la distruzione e la ricomposizione delle differenti forme che compongono le lettere. A scandire la produzioni dell’interprete, troviamo infine la volontà di un dialogo serrato con lo spazio di lavoro, che entra a contatto con l percezioni dell’artista, commutando l’aspetto finale delle sue forme in un equilibrio visivo e cromatico in grado di cambiare l’identità del panorama.
La discesa a Racale viene segnata da una serie di lavori singoli, ma sopratutto con un intervento finale, realizzata su una piccola architettura in stato di abbandono ed immersa nella natura, dove i due artisti portano la loro collaborazione al massimo. Lavorando proprio con le peculiarità delle struttura, vediamo come da una delle iconiche figure di CT, vada letteralmente ad emergere una delle figure di 108. Attraverso una comune scelta tonale, con il nero ed il rosso come unici vettori cromatici, vediamo come, da un impostazione precisa, ordinata e strutturata, la forma si espande, divenendo instabile emergendo direttamente dalla superficie a disposizione.
In attesa di scoprire nuovi aggiornamenti dal progetto, vi lasciamo ad una bella e lunga serie di scatti con tutti i dettagli degli interventi realizzati, dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Artists and The Project for The Pics

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Weekly Overview 2015 – 06.04 to 12.04

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Weekly Overview è l’appuntamento del Week-End dove vi presentiamo una selezione delle migliori news settimanali.

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ROA – “Metazoa” at Jonathan LeVine Gallery (Recap)

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Laguna x Blaqk – New Mural in Chalkida, Greece

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Zolta – A Series of New Murals in Marsiglia

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Agostino Iacurci – New Pieces in Milano

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Tayone – New Mural for DesOrdes Creativas 2015

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El Mac – New Mural in Puerto Rico

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AAHM00 – A Series of New Murals

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Ufocinque – “Charta” at Grauen Studio (Recap)

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Augustine Kofie – “OFF/GRID” at David Bloch Gallery (Recap)

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Cripsta x Dilen – New Mural in London

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Moallaseconda – New Murals in Lodi

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Phlegm for PUBLIC 2015 in Perth

Ed Bats – New Murals in Wellington, New Zealand

12/04/2015

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Rimaniamo in pianta stabile a Wellington in Nuova Zelanda, con piacere scopriamo il lavoro di Ed Bats, con base proprio nella cittadina, e capace di portare nuove ed interessanti sviluppi viscerali all’interno della personale attrattiva astratta.
Con in città già Nelio (Covered) e Duncan Passmore (Covered) sensibilmente influenzati nei rispetti approccio espressivi durante le settimane di residenza nella città neozelandese, scopriamo con piacere il lavoro dell’interprete, quanto mai in sintonia con le ultime uscite dei due.
Sperimentare e legare costantemente il proprio operato in funzione di uno stimolo personale, tentare strade alternative nella pittura e nella produzione di interventi attraverso un approccio libero, ed in totale sintonia con pensieri e stimoli viscerali. Sono indubbiamente questi i principi delle produzioni firmate dall’artista, la volontà dello stesso di imbastire un dialogo spontaneo con le percezioni del momento, con gli stimoli del luogo, e lasciare che gli stessi impattino la superficie di lavoro attraverso una rimarcata gestualità espressiva. Indubbiamente legato ad un forte background nel mondo dei graffiti, Ed Bats abbandona la lettera, sceglie di immergerci coscientemente all’interno delle differenti alterazioni emotive, di lavorare in strada attraverso un piglio libero da costrizioni. Senza alcun vincolo, da libero sfogo al proprio impulso esplorando le alterazioni tonali, le sovrapposizioni di forme, gioca con elementi coperti, inserendo all’interno della trama istanti irrazionali, gettate di vernice, che come piccole esplosioni cambiano il percorso delle figure proposte. Si tratta di opere vive ed intrinsecamente connesse con l’autore stesso, un rapporto simbiotico all’interno del quale, attraverso differenti livelli coperti tra loro, si muovono forme ed elementi eterogenei.
Il risultato finale sono opere altamente impattanti, capaci di rivelare e di dare forma e sostanza alla sensibilità dell’autore neozelandese, emergono dallo spazio attraverso un moto sinuoso fino a trasformarsi in composizioni più incisive e dirette, sfociando infine in una caos generato. L’impressione è quindi quella di trovarsi sospesi, tra una pittura di getto, gestuale, sporca e grassa, ed un intenzione di dare libero sfogo ai propri impulsi. Abbiamo di fronte un disordine ricercato attraverso l’accostamento e la sovrapposizione di forme ed elementi differenti, arricchiti da colori e vivacità cromatiche differenti, che noi, dal canto nostro, non potevamo che trovare interessante.
In attesa di nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’interprete, vi lasciamo ad alcuni scatti degli ultimi interventi realizzati, dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Artist for The Pics

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ROA – “Metazoa” at Jonathan LeVine Gallery (Recap)

12/04/2015

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Con piacere ci spostiamo nella grande mela per andare a dare un occhiata approfondita a “Metazoa” ultimo show del grande ROA, aperto lo scorso 4 di Aprile all’interno degli spazi della prestigiosa Jonathan LeVine Gallery di New York.
Lo show di debutto nella famosa galleria Statunitense è l’occasione per tornare ad approfondire al meglio le dinamiche tematiche e pittoriche di uno degli artisti certamente più rappresentativi del movimento.
Seguendone gli spostamenti in giro per il mondo, siamo venuti a contatto con un immaginario denso, oscuro e pregno di rabbia. La scelta pittorica di ROA si fa violenta, instabile ed accarezza tutte quelle piaghe che coinvolgono il mondo animale. Nell’ottica dell’artista quest’universo si tinge di un nero pece andando a calamitare sentimenti malinconici, tetri, sospesi tra vita e morte, rimarcando le difficoltà della fauna all’interno dei contesti cittadini. È bene infatti sottolineare come ciascuno degli interventi dell’interprete vivano in forte simbiosi con i luoghi di lavori, da questi l’autore prende spunto ed ispirazione raccogliendo e realizzando quelli che sono gli animali tipici del luogo, dando loro idealmente rifugio ed una nuova casa.
Servendosi di un tinta oscura, interrotta unicamente dal rosso sangue di alcuni dei corpi rappresentati, l’artista realizzare le proprie creature attraverso una forte e rimarcata sensibilità per il dettaglio, ne ricrea le caratteristiche anatomiche, come le strutture scheletriche o le viscere ad esempio, imbastendo un forte senso di intimità tra lo spettatore e gli animali rappresentati.
Per questa sua ultima fatica newyorkese, ROA si concentra sulla figura del castoro, animale simbolo della città, utilizzato qui come metafora sulla capacità della natura di rifiorire. Precedentemente pensato estinto, l’animale rappresenta il simbolo di come gli essere umani e gli animali si influenzano reciprocamente e di come gli stessi riescano ad evolversi all’interno di un contesto urbano. Sopravvivenza insomma, vista però dal punto di vista animale e di come, nonostante lo sterminio e l’impatto dell’uomo sulla flora e sulla fauna, quest’ultima sia riuscita ad adattarsi ed a sopravvivere tentando di riequilibrare i cambianti drastici dell’emisfero naturale.
Quest’ultimo show mette in mostra il consueto e sfaccettato allestimento di ROA, l’interprete, attraverso una nuova serie di elaborati, insiste infatti nel proporre soluzioni istallative, dove oggetti e componenti differenti rivelano parti interne e le viscere dei suoi iconici animali.
Ad accompagnare il nostro un bella serie di scatti con tutti i dettagli dell’allestimento, abbiamo scelto una serie di gif questa volta, per darvi modo di vedere le varie trasformazioni del corposo allestimento prodotto dal campione Belga, mettetevi comodi e dateci un occhiata. Nei prossimi giorni infine, daremo un occhiata all’intervento in strada realizzato durante i giorni dell’esibizione, stay tuned!

Jonathan LeVine Gallery
529 West 20th Street, Gallery I
New York

Pics by Aymann Ismail/ANIMALNewYork

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Fintan Magee – New Mural in Melbourne

11/04/2015

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Prosegue l’intenso periodo di Fintan Magee, l’interprete Australiano si è nei giorni scorsi spostato a Melbourne dove ha avuto modo di realizzare questa nuova ed iconica pittura, portando nuovamente in dote tutto il suo iconico approccio stilistico e tematico.
Avevamo lasciato l’artista a Dunedin in Nuova Zelanda con una splendida composizione capace di interagire con la struttura e con il paesaggio circostante (Covered), ora ecco di nuovo l’autore tornare a proporre una pittura maggiormente in linea con le sue produzioni.
L’artista rappresenta un fulgido esempio di tutti quegli autori che scelgono un approccio capace si, di attecchire al reale, ma al tempo stesso di creare una propria e personale narrativa legata all’immaginazione e slegata in parte dal quotidiano. Se l’approccio è quindi di quelli prettamente figurativo, ad alimentare l’interesse sono proprio le scene e le visioni che l’interprete va ad innescare attraverso il suo lavoro. La frattura generata da uno scenario realistico immerso in situazioni particolarmente surreali, impatta profondamente lo spettatore od il passante casuale. Storie di vita quotidiana, vengono commutate in funzione di situazioni bizzarre, visioni sognanti ed oniriche, in grado di farci evadere consciamente dalla realtà di tutti i giorni.
Capacità dell’artista è quella di cogliere spunti dal luogo di lavoro, dalla struttura architettonica della superfice, dal panorama circostante, arrivando infine a arricchire il tutto attraverso la propria e personale immaginazione. A farsi carico di questa particolare dinamica tematica, sono inevitabilmente i personaggi raffigurati dall’artista. Attraverso essi veniamo calati all’interno del particolare universo narrativo dell’interprete, tra stimoli naturali e riflessioni di varia natura, eccoli immersi in situazioni assurde eppure al tempo stesse legate alla normalità. C’è infatti un pizzico di realismo, spostato però all’interno di una narrativa onirica capace di trascendere dal vero.
A sostenere questo profondo incipit tematico, troviamo come detto una pittura realistica alimentata da effetti ruvidi, corpose colate di vernice ed una rimarcata gestualità nelle tracce che compongono la forma e l’aspetto degli elementi e delle figure proposte.
Dal titolo “Refugee Brand” quest’ultima fatica di Fintan Magee, vede l’autore Australiano confrontarsi ancora una volta con una grande superficie. All’interno della stessa ritroviamo tutto il consueto impianto stilistico, con una grande soggetti intento a tenere per mano un abitazione in fiamme, arrivando infine agli effetti tridimensionali che per parecchio tempo avevano lasciato le pittura dell’interprete. Well done!
In attesa di scoprire nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’interprete, dopo il salto alcune immagini con i dettagli di questa sua ultima fatica, dateci un occhiata, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Pics by The Artist

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Knarf x Mafia x Fresh Max x Shida New Murals in Italy

10/04/2015

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Nuovo aggiornamento per Knarf, Mafia, Shida e Fresh Max, gli amici della Irga Irga Crew nelle scorse settimane si sono spostati in Italia dove hanno avuto modo di realizzare una nuova ed intensa serie di interventi.
Tra cunicoli, viuzze e zone abbandonate, questa nuova informata di lavori ci offre l’opportunità per tornare ad approfondire il lavoro degli autori. Differenti approcci quindi, scanditi da una comune scelta cromatica e sopratutto da un tratto rapido, veloce ed altamente gestuale. Lavorando quindi verso direzioni differenti, con stili ed approcci propri, la Crew porta avanti un idea artista comune, trovandosi spesso a lavorare insieme e contemporaneamente sviluppa un proprio e singolare percorso in strada.
Affrontando i lavori degli interpreti é importante sottolineare come gli stessi provengano da un comune background nel mondo dei graffiti. Eredità pesante questa, che continua ad influire profondamente con gli approcci e con le dinamiche stilistiche degli interpreti.
Avevamo lasciato gli autori alle prese con grande parete a Vienna (Covered) un intervento in combo, in grado di mostraci i punti comuni e la capacità di interagire degli artisti, all’interno di un unica superficie. Questa nuova serie ci offre invece l’occasione di approfondire i singoli approcci stilistici, evidenziamo e riscontrando un comune denominatore sebbene il successivo sviluppo differisca per forma e conformazione.
Gli scorci cittadini dell’Italia, nonché il particolare clima che si respira nella penisola, entrano a contatto con le fascinazioni astratte di Fresh Max, Shida, Mafia e Knarf, gli interpreti riversano le loro visioni, tra corpi ed elementi istintivi, stilettate grafiche, e produzioni maggiormente spontanee, emerge tutto il particolare universo della Crew.
Ad accompagnare il nostro testo, e per meglio darvi l’opportunità di osservare da vicino le produzioni degli interpreti, vi abbiamo preparato una bella e lunga serie di scatti. Dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovo e succosi aggiornamenti.

Thanks to The Artists for The Pics

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Laguna x Blaqk – New Mural in Chalkida, Greece

10/04/2015

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Prosegue il periodo di sperimentazioni combinati di Laguna, il grande artista Spagnolo incontra nuovamente i Blaqk, per un nuovo intervento realizzato all’interno di questa struttura abbandonata a Chalkida, nella Grecia centrale.
Gli ultimi mesi hanno rappresentato per l’artista Spagnolo l’opportunità di lavorare con differenti autori ed impastare il proprio e personale approccio stilistico in funzione di nuove ed inedite dinamiche pittoriche. Per lieti di vedere ora l’autore tornare a collaborare con il duo Greco, facendo seguito all’intervento realizzato qualche settimana fa con Simek (Covered), per un nuova fatica intrisa dai toni onirici e metafisici.
Sebbene portino avanti impulsi e stimoli pittorici differenti, ciascuno degli artisti ha nello spirito criptico e nella volontà di una espressione pittorica altamente emotiva e viscerale, il punto di partenza della personale ricerca in strada.
Ci siamo spesso confrontati con le produzioni firmate da Laguna, l’artista sviluppa i propri lavori attraverso un rimarcato spirito viscerale commutato in funzione della generazione di forme ed elementi complessi. Tra astratto e figurativo, il lavoro dell’artista può essere spiegato attraverso una sorta di energia visiva, laddove colori, transazioni, effetti visivi differenti, vengono coadiuvati in funzione di una rappresentazione onirica e metafisica di figure differenti. L’impressione è quella di trovarsi di fronte ad una rappresentazione delle emozioni dell’essere umano, intangibili, inafferrabili, prendono vita nello spazio urbano come spiriti sospesi tra questo mondo e quell’altro. La pittura assume un espressività melodica, aprendosi ed accartocciandosi nello spazio ed entrando infine, a contatto con i nostri sentimenti più reconditi.
L’anima dei Blaqk è invece equamente divisa tra il lavoro portato avanti da Simek e quello proposto da Greg Papagrigoriou. I due artisti Grechi proprio attraverso le differenti identità stilistiche, innescano una produzione in cui elementi geometrici ed astratti vanno a miscelarsi con componenti gestuali e più vicine alla calligrafia. Questa unione d’intenti, sancita dall’utilizzo del bianco e del nero come principali vettori tonali, sviluppa lavori complessi, gli elementi generati dal primo, con forme e figure astratte speculari e di differente dimensione, vanno ad innestarsi all’interno di una trama ciclica, quasi terapeutica, ed in grado di stimolare un forte sentimento di movimento perenne. Il risultato finale sono opere profonde, catartiche per il loro stesso intrinseco aspetto e capace puntualmente di sviluppare un dialogo profondo e sfaccettato con chi le osserva.
I corpi vacui e metafisici di Laguna, incontrano quindi la cadenza astratta e gestuale dei Blaqk, dando vita ad una forma finale che ci ha particolarmente interessato. Partendo proprio da una delle forme organiche del primo, cadenzata da incredibili effetti traslucidi, vediamo inserirsi forme ed elementi astratti insieme a instanti maggiormente gestuali che vanno letteralmente a coprire parte della figura rappresentata. Il risultato finale è una forma atipica, criptica per il suo significato e capace quindi di stimolare una lettura differente e soggettiva. Giocando con le percezioni dello spazio, piegando la dimensione della parete, ecco emergere un nuovo e stupefacente lavoro, un nuova occasione di riflessione personale. Splendido.
In attesa di nuovi aggiornamenti da parte degli autori, vi lasciamo ad alcuni scatti con i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Pics by The Artists

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Pantonio – New Mural in Quinta do Mocho

10/04/2015

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Nuovo intervento firmato dall’artista Portoghese Pantonio, l’interprete nei giorni scorsi si trovava a Loures nei pressi di Lisbona, dove ha avuto modo di realizzare questa nuova ed intensa pittura portando in dote tutto il suo particolare approccio stilistico.
Avevamo lasciato l’artista a Roma, alle prese con una delle grandi pareti di Tor Marancia per il progetto Big City Life (Covered), ora dopo qualche giorno abbiamo la possibilità di tornare ad immergerci all’interno delle particolari e movimentate immagini che ne contraddistinguono le produzioni.
Il movimento è sicuramente l’incipit e mantra stesso di tutta le opere realizzate da Pantonio, il Portoghese si confronta con lo spazio pubblico attraverso un pittura intensa, rapida e capace di impattare profondamente lo spazio circostante. Sono in particolare i soggetti proposti, sempre appartenenti all’universo animale, a cadenzare una produzioni che li vede letteralmente agitarsi e trapassare lo spazio.
Tratteggiandone la forma e la sostanza attraverso l’iconico dualismo cromatico tra blu e nero, il lavoro dell’artista vede ciascuno dei soggetti raffigurati, intriso in un moto accelerato. È proprio il senso di moto perpetuo ad accompagnare ciascuna delle figure dipinte, con l’artista impegnato nel costruire vere e proprie sequenze ed attimi in cui, una vastità di corpi, vanno a tuffarsi ed ‘passare’ direttamente all’interno dello spazio a disposizione, verso un’unica e comune direzione.
Questa particolare scelta tematica e stilistica, può essere letta come la volontà dell’autore Portoghese di tracciare una sensibile analogia con i tempi moderni, scanditi da velocità, dalla mancanza di una propria personalità, sempre più piegata dal consumismo, capace di renderci sempre più uni uguali agli altri. Tutti elementi riscontrabili dei soggetti proposti, intensi, aggrovigliati tra di loro, uguali nell’aspetto, rapidi e diretti verso una comune meta.
Raccogliendo quindi appieno queste particolari fascinazioni e spunti tematici, Pantonio va a trasformare completamente la superfice di questa architettura all’interno del quartiere di Quinta do Mocho.
La scelta ricade qui sulla pittura di una serie di pesci volanti che vanno letteralmente ad attraversare la superfice della grande palazzina. L’intervento fa parte di un progetto ad ampio respiro, volto a riqualificare e dare un nuovo aspetto al quartiere, una zona difficile ed in stato di degrado che, grazie all’intervento di artisti di livello, torna così a nuova vita.
In attesa di nuovi aggiornamenti, ad accompagnare il nostro testo alcuni scatti con i dettagli di quest’ultima pittura, dateci un occhiata, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Pics by The Artist

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Zolta – A Series of New Murals in Marsiglia

10/04/2015

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Nuovo aggiornamento per Zolta, l’interprete Italiano nelle scorse settimane si é spostato a Marsiglia, qui, all’interno del quartiere La Panier, ha avuto modo di realizzare una nuova serie di interventi portando ancora una volta in dote tutto il suo particolare immaginario.
Nel nostro quotidiano racconto, ci siamo spesso imbattuti in artisti capaci ed in grado di commutare la forma umana attraverso le personali fascinazioni, gli spunti emotivi ed i temi cari, che inevitabilmente entrano a contatto, trasformandosi in una nuova e peculiare lettura.l’attrattiva che nutriamo per questi autori, nasce dalla loro esigenza e capacità di tratteggiare l’uomo attraverso un nuovo aspetto, non più legato ad una riproduzione realistica, quanto piuttosto piegato dall’emotività e dalle percezioni personali dell’artista di turno. Proprio Zolta entra appieno in questa categoria di autori, rivelando attraverso le proprie produzioni, un ottica differente, peculiare per caratteristiche visive e capace di trasportarci all’interno della particolare visione dell’interprete.
L’artista si muove anzitutto all’interno di contesti periferici, tra viuzze e stradine, su pareti ammaccate e semi distrutte, é infatti qui trovano posto i suoi iconici characters. Questi ultimi rappresentano infatti il principale stimolo di ciascuna delle produzioni dell’interprete. I soggetti proposti si fanno notare per una armoniosa e melodica composizione, i corpi vengono imbastiti attraverso spessi e sinuosi tracciati pittorici, si fanno irregolari e diseguali, in un divenire capace di strizzare l’occhio ad elementi organici e naturali. Il confronto pare essere con delle vere e proprie fibre di carne, imbastite, intrecciate ed intersecate attraverso differenti campionature tonali. I colori alimentano l’impatto, tinte sature e contrapposte cadenzano ciascuna delle linee e delle forme che compongono le figure.
La sintesi pittorica offertaci dall’autore, si pone a metà strada tra astratto e figurativo, magnetica nella forma e nelle differenti piaghe ed intersezioni delle linee e degli elementi proposti. All’interno di queste si agitano i pensieri, gli stimoli e le differenti sfaccettature e fragilità dell’uomo moderno, impattando chi osserva attraverso un magnetismo unico nel suo genere.
Per questa nuova serie di lavori Francesi, Zolta va ad immergersi all’interno del particolare tessuto urbano della città Francese, tra le viuzze del quartiere ecco quindi emergere figure, volti e forme naturali, spinte da una comune scelta tonale. Tutto molto bello.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo potete trovare una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di questa sua ultima fatica, dateci un occhiata, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Artist for The Pics

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Agostino Iacurci – New Pieces in Milano

10/04/2015

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Giorni intensi questi per il nostro Agostino Iacurci, il grande artista Italiano si trova a Milano dove in occasione dell’apertura del suo prossimo show per la Galleria Patricia Armocida, ha da poco terminato un nuova doppia ed incredibile installazione.
Questa ultima fatica dell’interprete rappresenta quindi un antipasto corposo di “Appearance and Disappearence”, nuovo show tematico di cui non vediamo l’ora di mostrarvi l’allestimento. Come spesso accade, per aumentare l’interesse e la curiosità verso l’esibizione, ecco quindi l’artista impegnato in un nuovo e significativo progetto, non una pittura murale in senso stretto, quanto piuttosto una vera e propria installazione a cielo aperto. Dal titolo “Birds”, le due opere realizzate dall’autore, sono infatti interamente dipinte a mano su tele in pvc di dimensioni monumentali installate sui pannelli pubblicitari a 20 metri d’altezza in Piazzale Cardona ed in Piazzale Loreto, rispettivamente di 80 e 90 mq. Come è logico, la peculiarità del progetto, supportato dai colori di Oikos e da DEFI Group che ha concesso gli spazi, vede l’artista realizzare due opere originali, non stampate quindi, totalmente slegate da politiche commerciali ed affissi nel cuore della città. Si tratta quindi di un approccio inedito (?) in grado di impattare al meglio con il passante casuale e con chi giorno dopo giorno rimane impantanato nel caos cittadino.
Da parte nostra è l’occasione per tornare ad approfondire il particolare immaginario e l’impronta stilistica di uno degli interprete italiani a cui maggiormente ci sentiamo legati, attraverso un progetto in grado più che mai di rivelare tutto l’impatto delle sue produzioni.
L’approccio stilistico di Agostino Iacurci è direttamente ereditato dalla forte influenza nel mondo dell’illustrazione, attraverso quindi una sintesi grafica personale, l’artista da vita a tutto il suo particolare universo visivo. Scandito da uno stile geometrico, semplice e pulito, da continue simmetrie, alternanze tra pieno e vuoto, tra scomposizione e composizione, le opere si sviluppano attraverso ampie campiture, tonalità armoniche e sature, capaci di comporre una sorta di melodia visiva. Le figure, così come gli elementi proposti, si fanno carico di situazioni e spunti differenti, ci mostrano una sintesi dell’ambiente naturale intrinsecamente legata alla figura dell’uomo, posta in totale armonia con le stesse ed in grado di stimolare riflessioni e spunti di volta in volta differenti e legati alla quotidianità ed alla vita in genere.
In attesa di un ampio e corposo recap delle show, l’appuntamento è per il prossimo 21 Aprile, riviviamo assieme le fasi di realizzazione dei due pannelli ed il successivo risultato finale, mettetevi comodi e dateci un occhiata! Enjoy It.

Thanks to Galleria Patricia Armocida for The Pics
Pics by Sha Ribeiro

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Duncan Passmore – New Mural in Wellington, New Zealand

09/04/2015

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Ci spostiamo a Wellington in Nuova Zelanda, qui nei giorni scorsi il nostro amico Duncan Passmore ha terminato di realizzare una nuova pittura, ideale suggello della residenza che ha visto l’artista coinvolto in queste ultime settimane.
Spontaneità, è questo il mantra nonché principale incipit delle produzioni firmate dall’interprete. Come abbiamo avuto il piacere di vedere diverse volte, le produzioni firmate da Passmore vanno anzitutto a collocarsi all’interno di particolari spazi pubblici che inevitabilmente entrano a contatto, influenzandole, con le pitture tipiche dell’autore. La scelta quindi luoghi abbandonati, strutture in decadenza ed immerse nel verde, dove le intemperie ed il tempo hanno agito profondamente sulle superfici, rappresentano la possibilità di un dialogo differente e costantemente variabili. Da quelle che sono le peculiarità di questi spazi, dalle macchie, dalla calce distrutta, emergono gli stimoli e possibilità di un dialogo differente e coltamente legato ad una produzione pittorica altamente catartica.
Attraverso un moto continuo, libero da concetti e totalmente legato alle sensazioni del momento, Duncan Passmore esercita la propria visione ed il proprio singolare approccio pittorico. Si tratta di un impulso terapeutico in grado di lasciare libero sfogo alle personali emozioni dell’interprete, di innescare una sensibilità genuinità e spontaneità del tratto.
In questo senso appare chiaro come lo spirito dei progetti proposti dall’autore, abbiamo nella particolare ispirazione del luogo e sopratutto, nella capacità entrare a contatto con gli stimoli più viscerali e profondi, il suo effettivo valore aggiuntivo. Da qui emerge un tratto spesso, costituito da continue passate di vernice, forme ed elementi differenti, guidati unicamente dall’istinto, che vediamo incrociarsi ed intersecarsi. Veniamo a contatto con una incredibile serie di pennellate sporche e grasse, un movimento ciclico cadenzato da una costante variazione cromatica capace di alternare e generare tonalità differenti.
Le emozioni prendono forma e sostanza, andando ad impattare la superficie di lavoro, si apre un percorso di analisi interiore in grado di dar vita ad intense e gestuali figure astratte, criptiche se osservate singolarmente, altamente emotive nel loro insieme.
Per questa sua ultima fatica Duncan Passmore, un po’ come abbiamo avuto modo di vedere con Nelio (Covered), sviluppa il proprio lavoro in funzione di una nuova ed interessante variazione stilistica. Esattamente come l’artista Francese, parte dei cicli e degli intrecci tipici delle sue produzioni, vengono qui coperti, lasciando unicamente poche e sottili tracce. A differenza di quanto quindi siamo soliti vedere, quest’ultimo intervento risulta maggiormente chiuso, gli intrecci e le sovrapposizioni di grandi banchi cromatici, risultano totalmente assenti. Passmore sceglie di mostrarci solo parte degli elementi dipinti lasciando da una parte a noi la possibilità di continuare mentalmente il percorso delle forme, dall’altra di impattare con un immagine più pulita nel suo assetto finale, seppur lasciando invariato il senso e la conformità delle sue pennellate.
In attesa di mostrarvi nuovi sviluppi, e sopratutto le immagini della residenza portata a termine dai Nelio e Duncan Passmore durante lo scorso mese, vi lasciamo ad una bella serie di scatti.

Thanks to The Artist for The Pics

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Tayone – New Mural for DesOrdes Creativas 2015

09/04/2015

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Torniamo nuovamente per le strade di Ordes in Spagna, proseguono infatti i lavori per l’ottimo DesOrdes Creativas che accoglie Tayone al lavoro su questa grande superfice, completamente trasformata attraverso vibranti effetti iperrealistici.
Probabilmente uno dei progetti a cui certamente ci sentiamo più legati, capace negli anni di portare nella cittadina alcuni tra gli autori più importanti a livello internazionale e soprattutto artista rappresentativi della scena Spagnola, offrendo loro ampi spazi e libertà di manovra all’interno delle strade e delle architetture della città. Il progetto continua il suo percorso anche quest’anno con una nuova edizione ancora una volta connessa all’esigenza di dare nuova vita ad aree e strutture in totale stato di abbandono, capaci proprio attraverso l’intervento di autori di spessore, di tornare a nuova vita.
L’impatto con il lavoro di Tayone ci ha dapprima lasciato perplessi, successivamente siamo rimasti completamente assorti alla ricerca di tutti i vivissimi dettagli inseriti dall’interprete all’interno del particolare spazio a disposizione. Un approccio infatti il suo direttamente connesso con gli elementi urbani, che divengono quindi non solo stimolo prettamente ambientale, quanto vera e proprio impulso pittorico.
Animato da una profonda connessione con l’universo illustrativo e dall’esigenza di produrre textures ed elementi effimeri, l’opera realizzata qui dall’artista ribalta completamente il valore grafico delle sue produzioni, andando piuttosto a scandire lo spazio attraverso una finzione grafica capace di rifarsi agli elementi comune della città.
In questo senso quella che emerge è quindi una pittura altamente realistica all’interno della quale, Tayone commuta la superfice a disposizione, inserisce ad esempio delle piastrelle, sassi, parti in legno, profili metallici, sacchi neri, tubi e pensiline, tutti assolutamente realistici ed in grado di mutare la percezione dello spazio ed ingannare chi osserva. Sta proprio qui il valore dell’opera, la capacità di ingannare la vista di chi osserva proponendo una miscela impossibile di elementi vivi e realistici, dipinti a mano dallo stesso interprete, letteralmente inseriti all’interno della superfice.
In questa sua ultima fatica emerge quindi la volontà di un dialogo aperto tra lo stesso autore e lo spazio ma soprattutto tra la struttura e chi osserva, un architettura incosciamente cancellata dalla vista, isolata dalla società e capace, proprio attraverso le visioni reali ed impossibili dell’interprete, di tornare a farne parte e di impattare profondamente con il panorama circostante.
In calce al nostro testo una ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Pics by The Project

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El Mac – New Mural in Puerto Rico

09/04/2015

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Continua il bel periodo per El Mac, l’autore Losangelino, molto attivo in questi giorni, si è infatti spostato a Bayanon, Porto Rico dove nei giorni scorsi ha terminato di realizzare una nuova e splendida pittura su questa lunga superfice.
A pochi giorni di distanza da “Ánimo Sin Fronteras“, El Mac torna quindi al alvoro proponendo un nuovo intervento capace di ben ereditare le particolarità stilistiche e gli stimoli tematici che da sempre accompagnano il cammino dell’artista in strada.
Come visto più volte, a cadenzare le produzioni firmate dal grande autore Statunitense troviamo la volontà di portare avanti una pittura sociale, una produzione quindi in grado di farsi carico di spunti e tematiche particolarmente impegnate. Legato quindi ad una approfondimento delle storie e delle vicissitudini dei luoghi dove si trova a lavorare, l’artista imbastisce un rappresentazione iperrealistica della figura umana atta a ben sostenere i carichi tematici e le riflessioni sviluppate. È proprio la particolarità del tratto, completamente assente il pennello in favore della bomboletta, a rappresentare uno degli aspetti peculiari delle produzioni dell’autore.
Partendo quindi da una immagine, spesso una fotografia, l’interprete esibisce una personale rielaborazione visiva atta ad avvicinarsi quanto più possibile ad una resa fotografica. I corpi ed i volti dei soggetti rappresentati, attraverso una intensa e intrica serie di render concentrici visibili unicamente da vicino, assumono il loro particolare aspetto.
Con a disposizione una grande superfice di lavoro, El Mac sviluppa un nuovo intervento dal titolo “Las Flores del Campo”. L’opera è ancora una volta sviluppata seguendo il particolare approccio stilistico dell’interprete, ma soprattutto in funzione di una forte interazione con lo spazio con la parete stessa. L’idea dell’artista è infatti quella di utilizzare la parete come se fosse parte stessa del corpo realizzato, che diviene quindi parte dell’abbigliamento con cui la figura si copre. La scelta tonale ricade qui sull’utilizzo del nero e di una intensa scali di grigi come principale base cromatica, andando ad esercitare sullo spazio corposi effetti tridimensionali dai quali emerge la grande forma del mantello che copre il volto e parte del corpo della figura rappresentata. Un nuova piccola perla, capace ancora una volta di ereditare tutte le prerogative stilistiche dell’artista e di impattare con forza lo spazio circostante. Pollice in su!
Ad accompagnare il nostro testo una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima realizzazione, dateci un occhiata, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

This is a mural i painted recently in Bayamón, Puerto Rico, near San Juan.
This is the highest up I’ve painted before (A few stories higher than “María de la Reforma” in Mexico City) The challenge was not fear of heights, but the fact that it was such a prohibitive, time-consuming process to get up and down from the wall, which meant I didn’t work on it with as much perspective as I’d like. It also would have been nice to have a bit more time to work on it (and maybe a few less rain showers), however overall I’m happy with how it came out. The figure almost seems to be using the wall as clothing, which felt appropriate as the tug-of-war between Nature and Civilization seems to be very visible on this beautiful island.
The mural was made possible by the Los Muros Hablan mural festival. Thanks to Emil, Paloma, Pablo y el resto del equipo LMH, Kim, Polina, David Joseph Perez, Celso + Calma, Daniel San, Alexis Diaz, Bad, etc

Pics by The Artist

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AAHM00 – A Series of New Murals

09/04/2015

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Nuovo aggiornamento per AAHM00, l’interprete Italiano ci mostra una nuova e bella ricca serie di lavori realizzati nei giorni scorsi all’interno di edifici e location abbandonate, terreno fertile per le sue sperimentazioni astratte.
È sempre piuttosto stimolante e di interesse osservare come sempre più artisti stiano affidando il proprio lavoro ad una carica viscerale, ad uno stimolo istintivo capace di evadere dai canoni e dagli standard, per dare forma e sostanza ad approccio ed a visioni concretamente nuove e genuine. L’impatto con le produzioni di AAHM00 è anzitutto un tuffo all’interno delle percezioni e degli stimoli dello stesso artista, un cammino scandito dalla cosciente volontà di far emergere e dare libero sfogo alle emozioni personali in funzione di una peculiare astrazione della forma.
Se per molti autori la commutazione di elementi e figure, passa inevitabilmente per un processo produttivo connesso con una personale fascinazione naturale, per l’artista si tratta di uno sfogo, una liberazione che fa dell’approccio casuale il suo stesso mantra. Catalizzata da uno stimolo in divenire, la pittura dell’autore è mutabile, non legata ad un