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GORGO

Archive for marzo, 2015

Know Hope “Truth & Method” at Gordon Gallery (Recap)

31/03/2015

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Nuovo show anche per Know Hope, il grande artista ha aperto lo scorso 26 di Marzo “Truth & Method” all’interno degli spazi della Gordon Gallery di Tel Aviv, con un allestimento caratterizzato da una summa dell’esperienza testuale prodotta in strada in questi anni.
Probabilmente uno degli artisti che maggiormente apprezziamo, grazie ad una capacità comunicativa essenziale ed unica nel suo genere. Know Hope da anni porta avanti un percorso di riflessione personale, raccoglie gli stimoli delle strada, gioca con le superfici e con le peculiarità architettoniche della stessa, innescando spunti spesso capaci di abbracciare un identità poetica. Sta proprio qui la magia delle produzioni firmate dall’autore. Emerge la capacità dell’artista di sfruttare l’onda d’urto tipica della strada, la volontà di produrre un riverbero emotivo in grado di investire chi osserva attraverso l’inserimento di una parola, di una struttura fisica, in quello che diviene un gesto spontaneo e capace si di dialogare con lo spazio, ma al tempo stesso lasciarne immutata la struttura primordiale. L’impatto è di quelli delicati, le pareti, le insenature delle stesse, gli oggetti, gli spazi e gli edifici abbandonati e distrutti, e qualsiasi altra peculiarità architettonica o strutturale, divengono principale stimolo per l’interprete. Da questi lo stesso imbastisce le personale e profonde riflessioni, inserisce frasi o semplici parole, atte ad esprimere un concetto direttamente connesso con ciò che vediamo e che l’autore percepisce in quel determinato luogo.
“Truth & Method” raccoglie l’eredità del rapporto simbiotico tra l’artista e gli spazi urbani, attraverso un lavori ciclico, capace di passare dalle percezioni dell’artista, alla strada, da quest’ultima al corpo di alcune persone prima di essere impresse su alcuni scatti fotografici. Lo show racconta dei suggerimenti che questi luoghi hanno innescato nella mente dell’autore, concentrandosi sulla quotidianità, sviluppando attraverso testi ed immagini, un rapporto attivo con lo spazio, traducendoli poi in esperienze di vita reale. Da qui ecco sbocciare il passo successivo, una commutazione delle idee direttamente sulla pelle di sconosciuti. Un invito aperto atto a modificare gli stimoli delle sue opere in relazione alla vita di queste persone, ed ancora nuovi significati che si susseguono partendo da un concetto espresso e partorito in strada.
L’allestimento viene quindi caratterizzato da un processo visivo intimo, emotivo e tecnico. Intimo per Know Hope stesso, emotivo per i concetti espressi e per la traduzione degli stessi, infine tecnico, attraverso il disegnare sulla pelle delle persone, senza ausilio di strumentazione specifica. Vediamo quindi una serie di installazioni composte a mo’ di trittici dove, alle immagini degli interventi in strada vengono poste in relazione i ritratti degli sconosciuti tatuati ed infine un lavoro concepito in studio, capace di ben connettere la duplice identità del tema trattato e le situazioni di vita quotidiana scaturite dalla stessa.
Per darvi modo di apprezzare al meglio quest’ultima fatica del grande artista, vi lasciamo ad una lunga e bella serie di scatti con una panoramica dell’allestimento e di tutte le opere in mostra, dateci un occhiata, siamo convinti che ne valga davvero la pena.

Gordon Gallery
95 Ben Yehuda Street
Tel-Aviv, Israel

Pics by The Gallery

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El Euro x MrFijodor – New Mural in Torino

31/03/2015

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Ci spostiamo a Torino qui infatti nei giorni scorsi, si sono dati appuntamento El Euro e MrFijodor, i due artisti italiani hanno unito gli sforzi realizzando un nuovo intervento con il quale vanno ad riproporre l’iconico simbolo Skull & Bones.
Ci siamo spesso soffermati sul lavoro di entrambi gli artisti, osservando come attraverso differenti impulsi visivi, i due riescano a commutare un approccio artistico legato ad una impronta particolarmente grafica e soprattutto spontanea, con la quale far confrontare chi osserva con temi e spunti di spessore. In entrambi i casi, gli interpreti condividono la scelta di far calare lo spettatore all’interno di un ambiente visivo delicato contrapponendo allo stesso tempo, temi importanti con opere decisamente più scanzonate.
Entrambi legati ad un forte e radicatissimo background nel mondo dei graffiti, i due artisti intersecano qui i rispetti stili, adottando una comune spinta tonale e riversando su parete tutto la personale ironia.
Spinto da un immaginario surreale e divertente e soprattutto dalla volontà di lavorare all’interno di luoghi abbandonati, suo vero e proprio stimolo percettivo, El Euro porta avanti un approccio pittorico catalizzato da un immaginario surreale, bizzarro, atto a farci evadere dalla monotonia quotidiana per abbracciare un ottica piuttosto più libera e divertente. Dal canto suo MrFijodor non ha mai nascosto la volontà di stimolare lo spettatore attraverso immagini e riferimenti differenti. L’artista indaga l’attuale stato dell’essere umano, impegnandosi su differenti tematiche ed evidenziando attraverso il proprio operato nel spingere su temi ed argomenti anche difficili.
Dal titolo “Cute & Bones” quest’ultima fatica di El Euro e MrFijodor eredita tutto il particolare approccio stilistico di ciascuno dei due artisti. Al tempo stesso l’opera, si pone come irriverente e dissacrante analogia con uno dei simboli delle società segrete per antonomasia: la famigerata Skull & Bones di Yale. Famosa grazie alla grande riservatezza ed alone di mistero che la circonda ma soprattutto, all’elevato numero di illustri membri, è più volte al centro di varie teorie del complotto che di fatto ne hanno aumentato l’aura di mistero. I due artisti partono da qui, dipingendo un lavoro ricco di dettagli dove, due figure tenere con le rispettive ossa vengono poste a confronto.
Null’altro da aggiungere, in attesa di nuovi aggiornamenti sul lavoro dei due interpreti, vi lasciamo ad alcuni scatti con i dettagli di questa loro ultima fatica, scrollate giù e dateci un occhiata!

Thanks to The Artists for The Pics

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Geometricbang – New Mural in Lodi

31/03/2015

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Nuovo aggiornamento per il nostro Geometricbang, l’artista Italiano nei giorni scorsi ha infatti terminato di realizzare una nuova pittura in quel di Lodi, portando ancora una volta in dote tutto il suo iconico approccio stilistico.
Continuiamo quindi a seguire gli sviluppi del lavoro di uno degli artisti a cui siamo maggiormente affezionati, torniamo a calarci all’interno del suo particolare immaginario, per costatare come, il cambio nelle dinamiche stilistiche, abbia sortito gli effetti desiderati. Osservando infatti l’evoluzione stilistica messa in atto da Geometricbang, appare chiaro come l’interprete Italiano sia passato da una pittura concentrata verso uno sviluppo astratto, in relazione a differenti alterazioni tonali, ad un approccio maggiormente illustrato. Se precedentemente quindi, osservando le immagini proposte, ci siamo confrontati con un impeto soggettivo, capace di commutare sensazioni e percezioni personali attraverso le forme proposte, ora il dialogo risulta più diretto e maggiormente scandito in funzione dei soggetti e della sintesi visiva attuata. L’autore attraverso quindi un approccio personale, che paga la volontà di esprimersi attraverso uno stimolo quanto più spontaneo, dà forma e sostanza a personaggi, figure ed elementi differenti, raccogliendo a tutto tondo dalle personali fascinazioni e dagli stimoli del momento. Il dialogo diviene più intenso, una lettura agevolata dallo stile squisitamente illustrativo, permettendoci di entrare a contatto con elementi e figure di volta in volta differenti e costantemente scandite da un vibrante accento cromatico.
Dall’evocativo titolo “The Universe”, quest’ultimo intervento di Geometricbang eredita tutti gli ultimi spunti stilistici dell’artista declinati qui, attraverso un inedito approccio monocromatico. La scelta di lavorare esclusivamente attraverso il bianco ed il nero, vede quindi l’autore accantonare uno degli elementi di spicco della sua produzione. Il colore, da sempre puntello nonché una delle caratteristiche primarie di ciascuna delle opere proposta dall’artista, viene qui posto in secondo piano in favore di una maggiore spontaneità delle figure proposte.
Attraverso quindi un equilibratissimo bianco e nero, vediamo l’autore italiano andare a segnare lo spazio attraverso un serie di immagini frame by frame. Utilizzando al meglio il lungo spazio orizzontale, l’artista va a scandire la superfice andando a dipingere una lunga serie di figure e characters ognuno con una propria e bizzarra identità personale. I soggetti si susseguono in una ognuno con un proprio e personale aspetto quindi, rievocando elementi e situazioni differenti tra cui non può sfuggire, l’intrinseco legame con la terra e la natura, connettore di ciascuno dei personaggi e ideale propellente tematico di tutta l’intera opera. Chapeau!
In attesa di nuovi e succosi aggiornamenti, in calce al nostro testo una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Artist for The Pics

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Millo – New Mural in Milano

31/03/2015

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Nei giorni scorsi il nostro Millo si è spostato a Milano, qui l’artista ha da poco terminato di realizzare un nuova pittura su questa grande facciata, offrendoci nuovamente l’opportunità di calarci all’interno del suo particolare immaginario narrativo.
Un bel periodo questo per l’autore Italiano, continuando infatti a macinare progetti su progetti, l’artista sta intensificando il proprio operato proseguendo nel confrontarsi con gli spazi cittadini attraverso il proprio e personale impulso visivo. La narrativa ed i temi che accompagnano le produzioni dell’autore, gravitano attorno la necessità dell’interprete di confrontarsi con la città attraverso un piglio differente. C’è l’esigenza di immergersi nello spazio urbano per catalizzare una riflessione sullo stesso e sviluppare un corpo di lavoro in grado di ben rappresentare quelli che sono i tempi moderni.
Lo spazio urbano come universo vivo e senziente, all’interno del quale l’essere umano risulta smarrito, perso, chiuso nella sua gabbia dorata, costruita come personale habitat che di fatto ne sta soffocando la vita. Le tematiche affrontate dagli interventi di Millo, partono si dalla città e dal rapporto intrinseco che sussiste tra quest’ultima e l’uomo, ma si spostano rapidamente all’interno di una sfera emotiva, sentimentale e viscerale, cogliendo aspetti e spunti legati alla quotidianità, capaci quindi di ben tratteggiare gli stati percettivi di questo particolare momento dell’essere umano.
L’incredibile abbondanza di dettagli, di elementi, cose e frenesie che accompagnano la nostra vita quotidianamente, ben si riflettono all’interno di una pittura carica di elementi differenti. Attraverso un piglio pittorico certamente grafico, capace di strizzare l’occhio all’universo illustrativo, l’autore raccoglie l’eredità dei tempi, tracciando con forza un approccio pittorico dimensionale ed in grado di porsi come diretta ed interessante analogia. In questo l’artista ci offre una duplice lettura, da una parte raccoglie gli stimoli personali, le emotività, i sentimenti celati in ciascuno di noi, sottolineando il malessere e la routine che accompagnano la vita di tutti i giorni. Contemporaneamente raffigura tutte quelle differenti sfaccettature dell’ambiente cittadino, attraverso un minuzioso lavoro di dettaglio atto a stabilire e porre l’accento sulle percezioni che giorno dopo giorno ci investono. Si tratta quindi un rapporto personale e collettivo capace di evidenziare con forza e sostanza l’emozioni soggettive e le impressioni che giorno dopo giorno raccogliamo in strada.
Dal titolo “Everyone Is Searching For It”, quest’ultima fatica di Millo ben rappresenta lo spirito tematico e stilistico dell’autore. Spazio ancora una volta unicamente al bianco ed al nero come unici vettori cromatici. Al tempo stesso, attraverso la propria indagine, l’interprete pone l’accento sulla ricerca di sentimenti e di emozioni da parte dell’uomo moderno, i primi raffigurati qui da un cuore gigante e tridimensionale mentre il secondo da uno dei suoi iconici personaggi.
In attesa di nuovi aggiornamenti, vi lasciamo ad alcuni scatti con i dettagli di quest’ultima pittura, dateci un occhiata, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare, enjoy it.

Pics by The Artist

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MOMO – New Murals in Mons and Washington DC

31/03/2015

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Nuovi aggiornamenti da MOMO, il grande artista Statunitense toglie il velo suoi suoi ultimi progetti, due distinte pareti: una realizzata Mons in Belgio e la seconda a Washington DC negli States, catalizzate dal consueto e potete impianto stilistico.
Inutile dire che abbiamo ancora negli occhi lo splendido lavoro realizzato dall’autore sulle pareti dell’ingresso della famosa John Hancock Tower di Boston (Covered). Questo nuovo aggiornamento ci offre un occasione in più per tornare ad approfondire il particolare approccio stilistico di MOMO ed al tempo stesso vedere come, in funzione delle differenti superfici, lo stesso abbia nuovamente commutato il personale impianto stilistico.
Fondamentale, quando affrontiamo le produzioni dell’artista, sottolineare come il particolare impianto astratto, sia direttamente connesso anzitutto con le personali esperienze di vita, ma soprattutto con la volontà di interagire con la superfice di lavoro in modo preciso e specifico. In questo senso ciascuno degli interventi nasce da uno studio intelligente delle particolarità architettoniche del luogo, del panorama che lo circonda ed infine della conformazione stessa della parete. Quest’approccio garantisce un equilibrio ed un inserimento delle opere all’interno del tessuto cittadino, quanto mai in armonia con lo stesso e permettono allo stesso interprete di variare costantemente la conformazione e l’aspetto dei suoi interventi.
Lavorando attraverso lo sviluppo di forme ed elementi gestuali, intrecciando figure ed elementi irregolari, scandendo gli stessi attraverso tinte e colori saturi, ed infine gestendo i differenti passaggi da un elemento ad un altro, attraverso intense tonalità gradienti, ecco esplodere in tutta la sua forza percettiva le sontuose produzioni dell’artista. L’impatto, come ribadito più volte è tremendo, scuote per la bellezza intrinseca delle composizioni, al tempo stesso suggerisce stimoli differenti, soggettivi, ed in grado di ereditare quelle che sono state le percezioni e gli stati d’animo dello stesso autore. Un dialogo sottocutaneo, fatto di continui stimoli, reazioni emotive in base ai cambi tonali, all’irruenza delle figure proposte, in una continua altalena di percezioni e sensibilità differenti.
Partecipando a due distinti progetti, il primo a Mons per “Mons 2015” European Union Capital of Culture event, curato dalla Alice Gallery, il secondo per Art Whino nella capitale degli States, MOMO torna in strada andando, in entrambi i casi ad impattare lo spazio e l’ambiente circostante attraverso il proprio lavoro.
Raccogliendo quindi l’eredità di un percorso visivo personale e lo stimolo di una costante interazione con la superfice di lavoro, ecco emergere due nuove ed intense pitture, capaci ancora una volta di lasciarsi a bocca spalancata.
In attesa di scoprire nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’artista, vi lasciamo ad alcune immagini con i dettagli di questa due nuove opere, dateci un occhiata, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Pics by The Artist

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Peter Phobia – New Show at SWDZ Gallery (Recap)

30/03/2015

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Aperta lo scorso 19 di Marzo all’interno degli spazi della SWDZ Gallery di Vienna, andiamo a dare un occhiata all’ultima esibizione firmata da Peter Phobia dal titolo “Freedom is important, expecially for chicken”.
Avevamo fatto la conoscenza di Peter Phobia qualche mese addietro, quando l’autore aveva collaborato con il nostro Dilen andando a realizzare una bell’intervento in quel di Rotterdam (Covered). Torniamo ora ad approfondirne le dinamiche stilistiche con un nuovo corpo espositivo che rappresenta al meglio la lucida e folle interpretazione pittorica del suo lavoro e l’irriverenza che la stessa porta con se.
Il particolare titolo dello show, già di per se pone in essere dubbi e perplessità su cosa effettivamente l’artista voglia raccontarci. In realtà l’interprete, attraverso una doppia chiave di lettura pone costantemente lo spettatore di fronte ad immagini e situazioni legate alla normalità quotidiana, inserendo però all’interno delle stesse elementi di disturbo o fratture visive che ne alterano di fatto il senso, dirottando l’attenzione verso elementi differenti e spesso ricorrenti. Questa particolare scelta è sostenuta dall’idea di lavorare attraverso un approccio stilistico quanto mai più fedele alla realtà, uno stimolo quasi fotografico con il quale l’artista va a rielaborare istantanee, immagini o situazioni di vita apparentemente normali e che proprio attraverso questa costante e sensibile traccia visiva risultano per chi osserva vive e reali.
Fortemente influenzato da un ottica stilistica vicina all’illustrazioni, l’autore ci fa quindi calare all’interno di un contesto che ben conosciamo, veniamo a contatto con situazioni familiari quindi. Al tempo stesso veniamo attratti da visioni personali, fotogrammi rielaborati in chiave differenti dove l’attrattiva nasce inevitabilmente dalle finezze nei dettagli che Phobia va ad inserire in ciascuna delle sue produzioni. Attraverso questi, acutizza e rende improbabili e bizzarre le scene di vita che va a comporre, scandisce la scena per mezzo di un tratto preciso e capace di ben attecchire al reale ma al tempo stesso sottopone le realtà ad una curva percettiva differente. Discostandosi da essa, raccogliendo le personali fissazioni come la passione per il golf e le banane, sottolinea le differenti e personali sfaccettature attraverso le quali ciascuno di noi vive la propria vita. Mette l’accento su come, attraverso le nostra passioni, i nostri spunti riflessivi, commutiamo la realtà intorno a noi rendendo, quello che per qualcun’altro è di poco interesse, fondamentale.
Quest’ultimo show di Peter Phobia ben si sposta proprio con quest’ultimo stimolo tematico, l’autore imposta tutta l’esibizione sulle banane, cibo da lui preferito, andando a commutare immagini normalissime, sketch ed istantanee in funzione di questo cibo e sviluppando così un corpo di lavoro altamente personale e bizzarro.
Dopo il salto una panoramica delle opere esposte nella galleria, in attesa di nuovi e succosi aggiornamenti sul lavoro dell’artista, dateci un occhiata e se vi trovate in zona, potete andare a darci un occhiata di persona fino al prossimo 3 di Aprile, noi ve l’abbiamo detto.

Prepare well in advance. Soil should be fertile, rich in organic matter, well-drained and not compacted. pH should be approximately 6.5. Incorporate 200g Dolomite and 150g fertilizer thoroughly into the soil. Organic matter, such as compost is very advantageous, to increase the level of beneficial micro-organisms in the soil. Irrigate thoroughly for a few days prior to planting. Banana plants love water but they hate wet feet. Mound the soil up and then dig a hole so the plant will be higher than the surrounding ground, to minimize water pooling around the base and drowning the roots.

SWDZ
Projektraum
Gärtnergasse 14
1030 Wien

Thanks to The Artist for The Pics
Pics by Maria Krasa

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Cheke – New Mural in Mexico City

30/03/2015

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Sempre coinvolto nei progetti partoriti dal team del BoardDripper Festival, Cheke nei giorni scorsi ha terminato di realizzare una nuova pittura all’interno della galleria José María Velazquez a Tepito, storico quartiere difficile e ricco di tradizioni, nel cuore di Città del Messico.
Durante i lavori per l’intensa retrospettiva dei 6 di lavoro della rassegna Messicana, Cheke ha quindi avuto l’opportunità di tornare a lavorare su parete proponendo un intervento caratterizzato dal consueto approccio stilistico e da nuove ed interessanti riflessioni. L’impatto con le produzioni dell’autore ha saputo smuovere in noi una leva romantica, al tempo stesso, catturati dalla profondità del tratto, siamo stati puntualmente coinvolti all’interno degli stimoli tematici che l’artista ha saputo castamente rinnovare e portare in dote con le proprie pitture.
Lavorando attraverso un impronta stilistica carica di elementi fantastici ed uno spinta che ricorda le illustrazioni delle favole per bambini, l’interprete ha sviluppato un tratto chiaramente ispirato dai disegni a matita, dimostrando una delicatezza nell’approccio pittorico capace di porsi a contrasto con la profondità degli spunti trattati. Quanto mai infatti legato alle vicende del proprio paese, e legandosi spesso con gli spunti dei luoghi di lavoro, l’autore si è spesso soffermato su quelle che sono le difficoltà sociali, politiche ed economiche del Messico, producendo di fatto una propria e personale analisi.
Gli interventi rievocano la quotidianità, sottolineano la vita di tutti i giorni come ideale stimolo per una riflessione sulle dinamiche sociali, sulle difficoltà di tutti i giorni e sulla difficile vita in Messico.
Dal titolo “Exvoto a La Santa Muerte” quest’ultima fatica di Cheke si lega alle dinamiche di una zona come quella di Tepito, particolarmente famosa per la sua pericolosità e per lo stato di effettiva difficoltà sociale. La zona è anche ben nota per la presenza di un importante e tradizionale mercato cittadino, per avere una forte tradizione di pugilato, calcio e pratiche religiose. Proprio quest’ultimo punto viene scelto dall’autore per la realizzazione di questa sua opera.
Una delle tradizioni più importanti è infatti quella legata alla figura di San Giuda Taddeo e Santa Muerte. L’artista miscela gli stimoli del rituale religioso con quelli della devozione tradizionale, nonché elemento di spicco della cultura messicana associata alla figura della morte e del teschio. Partendo da questi stimoli, l’artista realizza un opera in cui va a ringraziare la Santa Muerte per la ‘rianimazione’ delle tavole da skate usate, poste simbolicamente come lapidi in un cimitero, e per la possibilità di aver realizzato quest’importante mostra all’interno di un così difficile quartiere.
In calce al nostro testo una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati per nuovi e succosi aggiornamenti.

Thanks to http://jajajatraumwerk.blogspot.it for The Pics

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David Walker for Memorie Urbane 2015

30/03/2015

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Nuovo lavoro per le strade di Terracina in occasione Memorie Urbane. E’ infatti David Walker ad aver terminato nei giorni scorsi questa nuova ed iconica pittura, prima opera dell’Inglese in Italia, direttamente sulla facciata della scuola “Maria Montessori”.
L’approccio stilistico di David Walker passa inevitabilmente le scelta dell’interprete di sviluppare una pittura incentrata su due differenti livelli interpretativi con i quali l’artista dà vita alla sua particolare miscela visiva. Legato ad una ossessiva riproduzione di volti, in particolare quelli di donne, l’Inglese porta avanti un tratto certamente legato ad una raffigurazione quanto mai più realistica possibile. I tratti somatici, ma sopratutto gli sguardi dei soggetti proposti, riescono a confrontarsi con lo spettatore o con il passante casuale attraverso un impeto emotivo che idealmente si connette simbolicamente con le sfaccettature percettive e sensibili di ciascuno di noi. Aldilà della mera riproduzione, ad alimentare il valore viscerale dell’opera è la forte cadenza tonale che investe ciascuna delle produzioni firmate dall’artista.
Attraverso il proprio e personale piglio gestuale, l’autore da vita a composizioni spesse e cariche di elementi cromatici che vanno letteralmente a commutare la forma e l’aspetto dei soggetti raffigurati. L’impressione è quella di vedere una sorta di rappresentazione visiva di emozioni, stati d’animo e percezioni sensibili che ciascuno di noi prova a sente durante la propria esistenza. Queste, tradotte da un vivissimo impianto tonale, vanno quindi a trasformare la forma e la sostanza delle figure dipinte.
Le produzioni di Walker si pongono quindi come ideale rappresentazione delle differenti sfaccettature emotive dell’uomo. Queste finalmente convivono alla luce del solo con esso, plasmano la pelle ed impattano di conseguenza chi si confronta con le immagini attraverso un moto percettivo e simbiotico forte e ridondante.
L’ultima fatica realizzata a Terracina ben si pone come manifesto delle opere di David Walker portando però in dote alcune e significative variazioni. Se l’impostazione prettamente realistica rimane infatti invariata, con la pittura di un primo piano femminile, a destare l’attenzione sono in banchi cromatici posti qui su un livello superiore ed a se stante quasi a voler sottolineare l’inevitabile ‘fuoriuscita’ di stimoli e sentimenti emotivi sotto forma come sempre di intense e vigoroso tracce di vernice.
Ad accompagnare il nostro testo una bella serie di immagini con tutte la fasi del making of fino al bel risultato finale. In attesa di nuovi aggiornamenti sui lavori della rassegna, dateci un occhiata siamo certi che non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Festival for The Pics
Pics by Arianna Barone

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QUADRIVIUM at AvantGarden Gallery (Recap)

30/03/2015

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on l’inaugurazione lo scorso 21 di Marzo, andiamo a dare un occhiata a Quadrivium, intenso group show con i lavori di Ozmo, James Kalinda, Scarful e Luca Font, ospitato all’interno degli spazi della bella Avantgarden Gallery di Milano.
Curato da Linda Fox, il group show raccoglie quattro differenti direzioni stilistiche, accomunate da un attrattiva tematica verso l’esoterico, il mistico ed il simbolico.
E’ sempre piuttosto interessante vedere come autori differenti, capaci di sviluppare un proprio e singolare percorso artistico, vengano messi ‘a confronto’ in un unica esibizione capace di canalizzare l’attenzione verso gli aspetti comuni e di come gli stessi, vengano approfonditi in modo del tutto eterogeneo. Ognuno degli interpreti raccoglie gli stimoli di un percorso che parte dalla cultura underground degli anni ’90 e che, attraverso le personali esperienze e le proprie fascinazioni, ha poi composto un approccio artistico del tutto proprio. La strada per tutti gli interpreti, rappresenta il principale contenitore ed habitat, così come l’esperienza maturata con un incessante lavoro in studio, arrivando infine a sviluppare una proprio lavoro nel mondo dei tatuaggi a cui ognuno è particolarmente legato. Questi tre emisferi si intersecano, si influenzano e si miscelano tra loro, andando a costituire un impasto eterogeneo condiviso su più canali espressivi che paga la sua influenza con l’oscuro ed il mistico.
La continua evoluzione di Luca Font, Scarful, James Kalinda ed Ozmo, passi quindi per un continuo spostarsi all’interno di differenti realtà artistiche, non solo la pittura quindi, capaci di dare forma e sostanza ad una ricerca mai sazia ed in grado di evolvere castamente il proprio aspetto così come i suoi temi cardine.
Indirettamente Quadrivium è quindi anzitutto l’opportunità di mettere un punto sulle differenti strade percorse da ognuno degli artisti, di percorrere l’immaginario di ognuno di essi. Al tempo stesso è un immersione nelle piaghe oscuro, in differenti sfaccettature visive in grado di offrire a chi osserva una visione a 360 gradi, un allucinazione emotiva scandita da colori intensi e da corpi mostruosi, da una sintesi visiva differente, da tracciati grezzi e grassi ed infine da analogie potenti e ridondanti. Una soglia da varcare, un tuffo nelle profondità dell’animo umano in cui veniamo a confronto con le nostre paure, le nostre incertezze e debolezze, finalmente rese nitide, tangibili nel loro stesso aspetto in quella che diviene una esorcizzazione intensa ed avvolgente.
Scrollate giù, dopo il salto troverete gli scatti con alcune fasi durante il making of dell’allestimento e dei lavori murali, in aggiunta alle immagini durante la serata di apertura, dateci un occhiata e se vi trovate in zona potete andare a darci un occhiata fino al prossimo 21 Aprile.

AvantGarden Gallery
Via Cadolini, 29
20137 Milano

Thanks to The Gallery for The Pics

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Nemo’s – New Mural in Madrid, Spain

30/03/2015

Spostatosi a Madrid per aprire un nuova personale, Nemo’s ha da poco terminato di realizzare questo nuovo intervento, lasciando invariate le basi stilistiche del proprio lavoro, e sviluppando piuttosto un nuova direzione tematica.
Questo nuovo lavoro è l’opportunità per tornare ad approfondire il particolare filone narrativo e riflessivo che da sempre contraddistingue le produzioni dell’interprete, al tempo stesso si pone come personale ed introspettiva analisi prodotta dall’artista circa i temi e gli stimoli innescati dal suo operato.
Realizzato nel quartiere di Malasaña, quest’ultima fatica di Nemo’s si riallaccia direttamente con i temi espressi per la sua esibizione “Who is NemO’s” all’interno degli spazi della galleria [ES]POSITIVO. Partendo proprio dal titolo dello show, l’autore va ad inserirsi in una riflessione a tutto tondo che investe i suoi iconici personaggi. Rappresentazione sottile e sfaccettata dell’uomo moderno, le creature proposte dall’interprete bene esercitano la duplice essenza che si cela in ciascuno di noi. L’artista pone in particolare l’accento sulla superficialità delle interazioni sociali in questo particolare periodo storico. Ci confrontiamo quotidianamente con la parte esterna delle persone, uno stimolo vacuo che ci porta ad ignorare ciò che si cela al loro interno che di fatto, plasma tutte le sfaccettature di un essere umano. Sottolineando proprio questo aspetto ed al tempo stesso continuando a catalizzare uno spirito pessimistico e negativo circa l’essere umano, l’autore prosegue qui nell’indagare sulla condizione esistenziale umana. Stimoli e tormenti, fratture, malesseri ed angosce che vengono giorno dopo giorno celate al prossimo andando a creare un vero e proprio io interiore, un distacco da noi stessi capace di generare un coscienza primitiva capace di farsi carico di tutte queste difficoltà e che, inevitabilmente, rappresenta la nostra vera natura.
In questo sovraccarico di pensieri e turbolenze emotive, l’artista pone in essere un atto ‘violento’, pensato proprio per controvertite questo continuo celarsi. Ecco quindi emergere una grande figura che letteralmente va a tagliare il proprio volto, lasciando scoperto il proprio io. Le forbici con le quali viene compiuta questa liberazione emotiva rappresentano la nostra cultura moderna, alimentano il pathos e l’introspezione dell’opera che vive sul gesto doloroso di confrontarsi con noi stessi. Nemo’s centra il punto, energicamente ci sbatte qui una verità scomoda. Da una parte l’incapacità di confrontarsi quotidianamente con la nostra vera natura ed i nostri veri sentimenti, un atto senza dubbio doloroso. Al tempo stesso pone l’accento su un pensiero sibilino, un idea appena partorita e che si fa largo tra le piaghe della nostra mente, laddove, la nostra carcassa, il nostro scudo quotidiano che usiamo per presentarci ed interagire con il resto del mondo, è la nostra parte migliore.
L’impatto con uno spunto di questo tipo passa inevitabilmente per la cadenza negativa e pessimistica che l’artista va a raccogliere con le sue produzioni. Al tempo stesso però porta in dote una riflessione personale, ideale propellente per una più generica e legata all’intera società che prende così coscienza del proprio status.
La costante ricerca di noi stessi, in un mondo governato dall’apparire, dal costruirsi un personaggio, recitare una parte che possa andare bene alla persone, celata all’interno di una finestra blu di un social network. Nemo’s si concentra su questo punto mostrandoci come, i nostri fallimenti, i timori, le paure e le nostre fragilità, vengano castamente riposte affondo, in un luogo buio e freddo, offerte come nutrimenti per il nostro vero io, opportunamente nascosto, scomodo, raggrinzito ed avvilito. Brividi.
Ad accompagnare il nostro testo la consueta serie di scatti con tutti i dettagli di questa sua ultima pittura ed un bel video con le fasi di realizzazione del pezzo, mettetevi comodi e dateci un occhiata, nei prossimi giorni daremo invece uno sguardo approfondito all’esibizione dell’interprete.

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Weekly Overview 2015 – 23.03 to 29.03

29/03/2015

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Weekly Overview è l’appuntamento del Week-End dove vi presentiamo una selezione delle migliori news settimanali.

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Olek – New Mural for St+art Delhi 2015

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1010 – New Mural for St+art Delhi 2015

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Clemens Behr – New Mural in Tor Marancia, Rome

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Christopher Derek Bruno at Mailchimp Office

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MOMO – New Murals at John Hancock Tower, Boston

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Dmitri Aske for Lollipop Gallery (Recap)

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Hyuro “24 Fragments of a Working Day” at Metro de Madrid

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Etnik – New Mural at CSA Bruno, Piedicastello

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Barlo – New Mural for HKwalls 2015

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Pastel for Residencia Vatelón (Installation)

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Fra Biancoshock for Memorie Urbane 2015

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Canemorto – A Series of Murals in Lisboa (Final)

Abik – A New Abstract Mural

29/03/2015

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Tra gli autori italiani che maggiormente apprezziamo, torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di Abik, l’interprete ha infatti da poco terminato di realizzare una delle sue iconiche pitture, proseguendo nel portare avanti le personali fascinazioni stilistiche.
Le produzioni firmate dall’artista italiano hanno un fascino tutto loro, ci siamo infatti spesso occupati dei lavori dell’artista, raccogliendone l’eredità emotiva e viscerale, immergendoci all’interno degli sviluppi della forma, e sviluppando percezioni e stimoli soggettivi. Proprio questi elementi, ben fanno intendere il valore di un percorso artistico, capace di staccarsi completamente da una estetica familiare, ed abbracciare al contempo, un impostazione altamente spontanea, profondamente connessa con l’attitudine emotiva di chi osserva. La digestione di questi lavori, passa quindi inesorabilmente con ciò che chi osserva percepisce, non c’è un immagine intrinsecamente e puramente estetica, quanto piuttosto una trama che punge le corde emotive, imbastisce un dialogo con le sensazioni e gli stimoli personali, e risulta per questo mutevole e percepibile diversamente da persona a persona.
Alla base delle produzioni di Abik, troviamo una forte appartenenze al mondo dei graffiti, la lettera come canale principale di espressione viene però scansata, si evolve in funzione di quelli che sono gli stimoli personali dell’artista, entrando quindi in un sentiero sfacciatamente astratto. Catalizzatore di tutta l’esperienza dell’autore Italiano è indubbiamente lo stimolo emotivo e viscerale, lo stesso autore affronta lo spazio in funzione delle situazioni e delle percezioni del momento, tornando talvolta a completare un proprio lavoro, e generando elementi incogniti ed altamente criptici.
Il lettering dell’artista si dilata, si restringe, fino a perdere una estetica cosciente, gli elementi si fondono e miscelano tra loro, divengono quasi liquidi, generano figure organiche eterogenee imbastendo una sorta di percorso accelerato ed instabile. Ad alimentare queste sensazioni troviamo un processo in cui lo stesso artista lavora su più livelli, imbastando quindi una trama sfaccettate ed irregolare. All’interno troviamo il risultato di una rimarcata gestualità fatta di linee, gettate di colore e tracce spesse e grasse, tutti elementi che richiamano un senso di costante instabilità e caos.
Un approccio quindi istintivo quello di Abik, un impostazione pittorica in grado di eliminare dalla mente qualsiasi preconcetto, lasciare libero sfogo alle emozioni personali in una produzione puntualmente differente ma al tempo stesso capace di mantenere una estetica comune.
In attesa di scoprire nuovi aggiornamenti, vi lasciamo ad una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica dell’artista, certi che anche voi come noi saprete apprezzare il valore catartico, dateci un occhiata!

Pics by The Artist

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El Decertor – “Illusion”New Mural in Miraflores, Lima

29/03/2015

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Nuova incursione in strada per El Decertor, l’interprete Peruviano torna a lavoro a Miraflores, Lima dove nei giorni scorsi ha terminato di realizzare questa nuova pittura catalizzata dal consueto e particolare immaginario visivo.
Dall’inequivocabile titolo “Illusion” quest’ultima fatica dell’artista Peruviano, mette l’accento su una delle caratteristiche che così profondamente influenzano l’operato dell’interprete. L’illusione, intesa come alterazione delle percezioni della mente, ben si sposta con le particolarità pittorica di un artista che, così bene, ha saputo commutare gli impulsi realistici con le personali fascinazioni astratte. Come infatti abbiamo avuto modo di vedere diverse volte, la pittura di El Decertor si sviluppa mediante l’intersecarsi di queste due differenti dinamiche stilistiche. I fondali vengono realizzati attraverso l’impiego di toni delicati e vanno a comporre un puzzle di elementi astratti irregolari e capaci, attraverso la loro stessa fisionomia, di rievocare elementi o aspetti prettamente connessi con le tradizioni, il folklore e la cultura Peruviana. Questo particolare flusso e moto materico, accompagna la conformazioni di strutture e figure differenti ai quali viene contrapposta di contro una natura iperealistica. Dalla superfice emergono infatti volti e ritratti assolutamente vivi, veri, spiccatamente appartenenti alla gente del posto, con il quale l’artista prosegue nell’imbastire un personale dialogo. La natura di queste visi, particolarmente nelle ultime produzioni, viene commutata in favore di effetti differenti, traslitterazioni, distensioni e sovrapposizioni. L’idea è quella di sottolineare, attraverso questi effetti, il tema intrinseco dell’opera ed al tempo stesso incanalare l’intervento verso lidi maggiormente onirici.
Appare quindi innegabile come ciascuno degli interventi firmati dall’autore, porti con sé un elevatissima dose di dettagli ed elementi percettivi da cogliere ed analizzare. L’artista dissemina i propri lavori di spunti ed analogie, giocando con le emotività di chi osserva e regalandoci puntualmente opere spesse ed assolutamente coinvolgenti.
Quest’ultimo lavoro, realizzata su questa piccola parete nei pressi de La Pinta RestoArte di Lima, raccoglie quindi alla perfezioni tutte le particolarità della pittura di El Decertor. L’interprete realizza una sofisticata pittura in cui, da un quadro ritraente uno scampolo di cucina, vediamo uscire una serie di elementi differenti che vanno ad investire la figura della donna ritratta.
In attesa di rivedere l’artista all’opera su superfici di più grande dimensione, vi lasciamo ad alcuni scatti ed ai dettagli di questa sua ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti.

Pics by The Artist

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Ezio D’Agostino – “Alphabet” New Book

28/03/2015

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Andiamo ad approfondire l’ultima uscita cartacea firmata dai ragazzi di Skinnerboox, realizzata da Ezio D’Agostino e dal titolo Alphabet, questo nuovo libro è una riflessione sullo spazio urbano e sulla demolizione de Les Forum des Halles.
In un contesto sociale, politico ed economico come quello che viviamo oggi, l’architettura rappresenta l’ideale risultato delle aspirazioni visive della nuova società. Da sempre baluardo e simbolo dello sviluppo creativo umano, questa forma d’arte entra sempre più a contatto con l’esigenza dell’essere umano di plasmare le città in funzione del proprio stato percettivo, delle proprie aspettative e spesso del proprio smisurato ego. L’accelerazione data da materiale non convenzionali, la realizzazione di strutture e complessi architettonici, ha spesso però rappresentato una brutalizzazione degli spazi cittadini, in favore di una bellezza effimera persa nelle piaghe del tempo. Il caso del complesso di Les Halles, enorme architettura realizzata nel centro storico di Parigi, classico esempio della nuova ed ambiziosa visione architettonica che così fortemente ha influenzato gli anni’70, ben si presta a questa riflessione.
Costruito nel 1979, l’opera ha di fatto sostituito ed ampliato la tradizionale zona dei mercati popolari di Parigi, con una gigantesca realizzazione di uno spazio futuristico che doveva contenere e sviluppare differenti attività, dal commercio, al tempo libero, passando per l’istruzione e l’arte. Il risultato è stato un complesso monumentale di cemento, arricchito da strati sotterranei che di fatto ha letteralmente brutalizzato il quartiere Beaubourg.
A distanza di anni ecco una nuova visione, un nuovo complesso che soddisfa le esigenze estetiche contemporanee e che sostituirà il Forum, improvvisamente considerato obsoleto.
La pubblicazione, attraverso 26 immagini, approfondisce la prima fase della demolizione del Forum des Halles, lavorando su un concetto di impermanenza collegato a criteri come la durata di un edificio. Ventisei le lettere dell’alfabeto con cui il Forum, 32 anni dopo la costruzione, viene dichiarato vecchio ed obsoleto, in quella che diviene una sorta di dichiarazione della sua caduta e del suo oblio.
Questa prima edizione del libro esce in 250 copie, misura 23.7 cm x 32.0 cm, ben 56 pagine con inserti di carta lucida, ed esce al prezzo di 28 Euro.
In calce al nostro testo alcuni scatti della pagine dell’edizione, dateci un occhiata e se siete interessati vi rimandiamo direttamente alla pagine dello store per procedere all’acquisto, noi ve lo consigliamo caldamente.

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Olek – New Mural for St+art Delhi 2015

28/03/2015

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Tra gli ospiti di questa nuova edizione del St+art Delhi, ritroviamo con piacere Olek, la grande artista Polacca ha infatti nei giorni scorsi, terminato di realizzare una nuova installazione andando a trasformare completamente l’aspetto di questa struttura.
Dopo 1010 (Covered) è un altro nome di spessore ad immergersi all’interno del tessuto sociale ed urbano indiano. Elemento portate di tutta l’esperienza del festival è infatti l’idea di scambio con la comunità, di immersione all’interno della cultura e delle tradizioni Indiane, con il fine ultimo di innescare profonde riflessioni su temi e situazioni di valore. Prima rassegna urbana, la kermesse si è fatta carico di tutta la scena locale andando da una parte ad offrire spazi pubblici agli artisti Indiani, dall’altra a imbastire uno scambio tra gli stessi ed autori internazionali, con quest’ultimi al lavoro all’interno del tessuto cittadino. La crescita che ne è conseguita, sia per il seguito, sia per l’interesse generato nella gente comune verso l’arte urbana, ha di fatto permesso uno sviluppo della scena artistica nazionale, troppo spesso legata ad una rappresentazione puramente cinematografica. Il valore dei progetti compiuti sta tutto nella volontà di far interagire ciascuno degli autori con la gente del posto offrendo loro l’opportunità di riflettere, attraverso le proprie opere, gli spunti ed i temi a carattere sociale che così tanto interessano l’India. Toccando in prima persona situazioni di difficoltà economica e sociale, la disparità dei sessi, ad esempio, gli autori invitati hanno saputo, attraverso i loro differenti stili ed approcci stilistici, riversare sugli spazi a disposizione tutte le riflessioni del caso.
La rassegna è l’occasione per tornare ad approfondire il lavoro di Olek. L’autrice è ben famosa per i suoi lavori ad uncinetto con i quali va a cambiare completamente l’aspetto di superfici, oggetti ed architetture urbane. Lavorando con tonalità particolarmente accese e soprattutto raccogliendo gli stimoli dei luoghi di lavoro, l’artista va ad immergersi qui completamente all’interno della cultura Indiana.
L’opera è anzitutto sviluppata con l’aiuto di altre donne, una scelta questa che ha messo insieme un background socio-economico eterogeneo ed ha visto coinvolte, le donne del Centro Rifugiati Afghani, volontarie, casalinghe e studentesse, tutte insieme al lavoro per la realizzazione della fitta rete di maglie iper colorate.
Dal titolo “You must believe that you have received”, l’intervento di Olek mira a porre l’attenzione sui rifugi temporanei notturni, presenti in tutta la città di Nuova Delhi, ma soprattutto rappresenta una precisa presa di posizione circa i diritti e l’emancipazione della donna, tema piuttosto caldo e rilevante in India.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo potete trovare una bella e ricca serie di scatti con tutte le fasi del making of, l’installazione dell’opera e l’eccellente risultato finale, scrollate giù e dateci un occhiata siamo certi che non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Festival for The Pics
Pics by Pranav Mehta

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Wais One – New Mural for HKwalls 2015

27/03/2015

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Prosegue il nostro viaggio tra le meraviglie del HKwalls Festival 2015, tra gli ospiti internazionali ritroviamo anche Wais One che per la rassegna ha nei giorni scorsi terminato di dipingere questa lunga parete ad Hong Kong.
Quest’ultima fatica dell’artista Russo è l’opportunità per tornare ad immergerci all’interno delle differenti sfaccettature di un percorso quanto mai legato al mondo dei graffiti. Come per molti altri autori, l’estrazione di Wais One proviene direttamente la personale approccio come writer, successivamente confluito in una peculiare elaborazione astratta. Punto focale è però la volontà di continuare a sperimentare attraverso i graffiti e con essi, portare avanti parallelamente un personale percorso come autore astratto. Gravitando quindi costantemente tra questi due universi, l’artista ha saputo spingere entrambe le sue declinazioni verso una elaborazione cromatica particolarmente accentuata ed in grado di interagire con le lettere e con gli elementi proposti, attraverso un forte senso di movimento.
Il moto sembra essere un punto fondamentale nell’esperienza visiva e nell’approccio con gli interventi dell’artista. Ciascuno dei pezzi e dei puzzle composti, porta con se una commutazione in funzione di uno sviluppo mobile direttamente legato con la superfice e con lo spazio a disposizione. A catalizzare gli elementi troviamo una radicata presenza tonale. In questo senso le forme, prive di outlines vanno letteralmente ad intersecarsi su più livelli, fino a raggiungere un intreccio tonale multistrato capace di percorrere e proseguire la sua corsa nello spazio a disposizione, cambiando costantemente e camaleonticamente aspetto, lasciando invariata la forma.
Con a disposizione una superfice verticale di tutto rispetto, Wais One va a commutare lo spazio a disposizione in funzione del suo particolare approccio stilistico. Continuando a lavorare con tonalità chiare, l’autore va a costruire una nuova immagine composita in cui i differenti elementi vanno a sovrapporsi su più livelli. Giocando quindi ancora una volta con le differenti prerogative cromatiche di ciascuna delle figure proposte, ecco emerge il consueto ed impattante puzzle tonale. Il risultato finale è un opera ricchissima di dettagli, scandita dalla irregolarità degli elementi proposti, ed in grado di mutare profondamente l’aspetto del paesaggio circostante.
In calce al nostro testo una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica ed alcune immagini durante le fasi di realizzazione, dateci un occhiata! Siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

GUARDA GLI ALTRI LAVORI DEL FESTIVAL

Pics by HKwalls

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Haroshi – “Wait What” at HHH Gallery (Recap)

27/03/2015

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In occasione dell’apertura della nuova HHH Gallery di Tokyo, Haroshi lo scorso 21 Aprile ha inaugurato “Wait What” ultima esibizione che raccoglie alcune delle opere realizzate dall’artista con il sostegno di Keith Hufnagel, fondatore del brand HUF.
A distanza di un mese da Still Pushing Despite The Odds, entusiasmante solo show all’interno degli spazi della Jonathan LeVine Gallery, Haroshi torna in patria per inaugurare in nuovo spazio co-fondato con Usugrow. L’evento, oltre ad ospitare una serie di lavori, è stata l’opportunità di dare un occhiata ai progetti del nuovo spazio espositivo che comprendono attività differenti come book-making, pianificazione di eventi, cinema e musica.
Siamo grandi fan del lavoro dell’artista Giapponese, l’autore attraverso l’utilizzo di vecchie tavole da skate, va a sviluppare le incredibili sculture legandosi all’antica tradizione scultoria del proprio paese d’origine. Esattamente come le statue del Budda, che venivano forgiate con il legno partendo da un blocco unico e celavano al loro interno elementi differenti, allo stesso modo l’artista elabora le sue produzioni, in un incessante lavoro di ricerca e sperimentazione che puntualmente riesce a sorprenderci.
La scelta di utilizzare le tavole, sta tutta nell’idea dell’artista di proporre una riflessione sulla vita dell’uomo, le tavole, distrutte, logorate dall’uso intenso, rappresentano la vita e le sue difficoltà, la voglia di superare gli ostacoli. Da qui il Giapponese parte per sviluppare un corpo di lavoro iper dettagliato e preciso, mettendo in pila le tavole, incollandole tra di loro per generare anzitutto un grande cubo. Partendo da questo l’interprete va poi a scolpire, con l’ausilio di scalpelli, la forma desiderata, attingendo a pieno dal proprio background.
Al centro dello show possiamo trovare l’iconica scultura realizzate da Haroshi per il famoso marchio di street wear, si tratta di una gigantesca mano con il dito medio retto, concepita originariamente per il negozio di Los Angeles di HUF. Durante l’apertura, con l’intento di raccogliere nuovo materiale per le sue iconiche produzioni, HUF ha organizzato un evento in cui i bambini potevano venire e scambiare i loro vecchi skateboard per le nuove tavole, la raccolta servirà per la creazione di una nuova scultura che verrà poi posta sempre all’interno dello store Losangelino immediatamente dopo la chiusura dello show il prossimo 21 di Aprile. A completare l’esibizione una nuova serie di stampe in edizione limitata acquistabili direttamente in galleria.
In attesa di nuovi sviluppi, vi lasciamo ad alcuni scatti con i dettagli dell’allestimento proposto, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo.

We are proud to announce that our pre-opening special exhibition of HHH gallery will be by one of the co-founder HAROSHI who has recently opened his third solo exhibition “Still Pushing Despite the Odds” at Jonathan LeVine Gallery in Feb 2015 in New York. Haroshi has been doing a show mainly in overseas for the past few years but we are able to exhibit the large-sized sculpture created by Haroshi this time, with the support of HUF founder Keith Hufnagel.

HHH Gallery
Katsushika-ku
Tokyo, Japan

Pics by Miki Matsushima via AM

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Nelio – New Mural in New Zealand

27/03/2015

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Continua il bel periodo di sperimentazioni per Nelio, il grande artista Francese si trova infatti in Nuova Zelanda dove, ha da poco terminato di realizzare questa nuova ed intensa pittura andando a sviluppare una nuova ed intensa direzione stilistica.
Uno degli aspetti che da sempre contraddistingue il lavoro di Nelio, sta tutto nella volontà dell’interprete di lanciarsi e lasciarsi contaminare all’interno del suoi viaggi, in intense collaborazioni capaci di commutare l’aspetto e la forma delle sue iconiche pitture. In questo senso è importante sottolineare come lo stesso artista vada quindi a sperimentare soluzioni differenti, sia in un contesto collaborativo, sia in modo del tutto personale. In entrambi i casi inevitabilmente tutto ciò va ad influire sull’aspetto e sull’assetto delle sue produzioni. Questa particolare scelta, ci offre da una parte l’opportunità di entrare a contatto con realtà remote e poche conosciute, dall’altra di osservare come lo stesso autore, attraverso questo piglio, vada a far evolvere la propria ricerca verso nuovi ed inaspettati lidi stilistici.
Il lavoro di Nelio, come ribadito più volte, è legato ad una personale astrazione della forma. La sintesi visiva portata avanti dall’artista, si avvale di elementi definiti e regolari che vanno ad intrecciarsi con forme più delicate e morbide. Il risultato sono intensi spaccati dove ciascuno degli elementi proposti, tutti caratterizzati da una comune scelta cromatica e da intense variazioni tonali, vanno a comporre un puzzle sfaccettato ed arricchito da effetti di profondità e tridimensionalità. Esplorando differenti direzioni, dai lavori di tratteggio in bianco e nero, a quelli scanditi dall’esigenza di sviluppare un moto pittorico più viscerale e meno ‘costruito’, emerge la volontà dell’artista di interfacciarsi con lo spazio in funzione delle personale emotività del momento, capaci in questo senso, di cadenzare la forma e l’aspetto finali delle sue produzioni.
Quest’ultima fatica, che anticipa i lavori realizzati per l’esibizione collettiva in compagnia di Duncan Passmore, Ed Bats e Jon Drypnz,di cui vi daremo seguito nei prossimi giorni, mette l’accento sul valore sperimentale del lavoro del Francese. Nelio sceglie una pittura altamente viscerale, cadenzata da una gestualità rimarcata ma soprattutto dall’idea di coprire letteralmente il percorso delle forme proposte che appaiono quindi interrotte o parzialmente cancellate, come se fossero state coperte. Il risultato finale sono quindi una serie di elementi e figure, altamente irregolari che letteralmente emergono dallo spazio. L’interprete ci offre un chiave di lettura soggettiva, sceglie qui un moto tonale (quasi) acido, per una nuova direzioni stilistica che abbiamo particolarmente apprezzato e di cui speriamo di vedere presto nuovi spunti.
In attesa di scoprire nuovi aggiornamenti e le prossime tappe del lavoro dell’interprete, vi lasciamo ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare.

Pics by The Artist

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1010 – New Mural for St+art Delhi 2015

27/03/2015

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Tra i grandi ospiti di questa terza edizione del St+art Delhi 2015, troviamo 1010 che nei giorni scorsi ha terminato di realizzare questa nuova e peculiare opera portando in dote ancora una volta tutto il suo particolare approccio tematico e stilistico.
È importante anzitutto sottolineare il forte impatto che la rassegna ha avuto per l’India. Si tratta infatti del primo festival d’arte urbana, ed ha saputo in questi anni di programmazione al fianco delle istituzioni, da una parte, far crescere la scena locale offrendo spazi ed organizzando laboratori di livello, dall’altra, attraverso l’invito di autori di spessore internazionale, proporre significative variazioni stilistiche e tematiche. Sempre più persone quindi hanno capito e continuano a scoprire la potenza e l’impatto di un mezzo espressivo come l’arte urbana, in un contesto sociale differente e stimolato, dall’idea di portare avanti una tematica lavorativa in grado di far riflettere su determinati spunti sociali. Il contatto con il pubblico, approfondendo temi come l’emancipazione femminile, appare quindi uno dei cardini dell’intero progetto.
Quest’ultima edizione è scandita dalla volontà di offrire superfici di lavoro quanto più varie ed eterogenee, tra pitture ed installazioni che prendono vita su pareti, pilastri, sottopassi ed edifici governative, andando infine a concentrarsi su alcune zone in forte difficoltà sociale, con l’idea di migliorarne l’aspetto e soprattutto dare alla persone di questi luoghi, una maggiore visibilità, ricordate le opere di Axel Void?
In un clima quindi scambio tra la comunità artistica Indiana, e gli artisti internazionali chiamati ad immergersi nel tessuto sociale ed architettonico del paese, ecco emergere l’intervento di 1010.
Di ritorno dall’eccellente Limbus, la bella esibizione aperta a San Francisco il mese scorso, l’autore torna a lavorare su parete proponendo uno dei suoi classici ‘portali’. Alla base delle produzioni dell’artista troviamo infatti un personale moto stilistico in grado di commutare completamente la percezione dello spazio. Gli interventi, attraverso una costante variazione cromatica, simulano quindi la presenza di una apertura in grado di sovvertire il valore piatto della superfice. Queste particolari fessure, costantemente variate dall’interprete nella loro forma finale, vengono scandite da significative differenze tonali. Ogni livello raccoglie un colore, che va infine a confluire nelle oscurità del nero, e che rappresenta una dissolvenza differente in armonia con il gli stimoli visivi del panorama circostante.
L’opera realizzata da 1010 eredita alla perfezione quelli che sono gli stimoli stilistici dell’artista attraverso un forma direttamente connessa con le particolari architetture Indiane. Ecco quindi comparire una serie di grandi e piccoli quadrati, intrecciati tra di loro e capaci come consuetudine di bucare lo spazio fisico.
Per darvi modo di apprezzare appieno le meraviglie del festival, vi lasciamo ad una bella ed intensa serie di scatti con le immagini del making of e tutti i dettagli di quest’ultima fatica dell’artista, dateci un occhiata e restate sintonizzati, nei prossimi giorni proseguiremo il nostro viaggio in India.

Thanks to The Festival for The Pics
Pics by Pranav Mehta

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Clemens Behr – New Mural in Tor Marancia, Rome

27/03/2015

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Torniamo nuovamente per le strade di Tor Marancia a Roma, tra gli artisti di spessore invitati per il progetto Big City Life, c’è anche Clemens Behr. Al lavoro su una delle grandi facciate del quartiere, l’interprete porta in dote tutto il suo iconico approccio stilistico.
Il progetto capitolino, curato dalla 999Gallery, ha completamente trasformato l’aspetto del quartiere attraverso il lavoro di alcuni tra i più interessanti autori a livello nazionale ed internazionale. Ciascuno di essi ha avuto modo di confrontarsi con una delle facciate degli edifici che caratterizzano la zona, riversando su queste superfici le personali fascinazioni stilistiche. Di ritorno a Roma dopo la bella opere realizzata lo scorso anno (Covered), Behr investe la superfice attraverso una nuova ed iconica pittura capace di ben trasmettere quelle che sono le basi stilistiche e tematiche del suo approccio artistico.
Come spesso accade, la formazione dell’artista passa inevitabilmente per un percorso capace di intersecare mondi differenti, dal writing al design, passando per la personale attrazione per la scultura e la cultura skate. Clemens Behr ha raccolto questi differenti universi incanalando la propria ricerca verso una personale riflessione sulle differenti sfaccettature dell’architettura urbana. La volontà costante di ricercare soluzioni differenti, ha permesso all’autore di lavorare verso soluzioni, attraverso materiali eterogenei, non fermandosi unicamente alla pittura, in grado di far evolvere costantemente le sue produzioni a 360^ gradi. Punto focale di tutta l’esperienza artistica dell’interprete è la volontà dello stesso di esprimersi attraverso una generazione di figure e forme differenti, intrecci e sovrapposizioni geometriche, in grado di commutare lo spazio fisico e di alimentare differenti gradi percettivi in chi osserva.
In questo senso il processo è legato ad una costante decostruzione e costruzione degli elementi e delle forme che, intersecandosi con le percezioni e gli stati d’animo dell’artista e con il panorama circostante, vanno a generare una lucida ed equilibrata armonia visiva. Le forme, scandite da una collage tonale e materico, vengono alterate attraverso giochi dimensionali, tra profondità e tridimensionalità, rivelando tutta l’attenzione dell’autore verso una personale trasformazione della forma.
Quest’ultima fatica romana vede Clemens Behr raccogliere appieno i sintomi della propria ricerca. L’intervento va a coprire e trasformare completamente la superfice di lavoro, ne altera il valore dimensionale, provocando una frattura visiva intensa ed avvolgente ed investendo in pieno lo spettatore od il passante casuale. Intenso.
Per darvi modo di apprezzare al meglio quest’ultima fatica murale dell’artista, vi lasciamo ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli dell’intervento ed alcune immagini durante il making of, dateci un occhiata e restate sintonizzati su Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti.

Pics via Bsa and The Artist

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Simek x Laguna – New Piece in Athens

26/03/2015

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Entrambi in un ottimo periodo, Simek e Laguna si incontrano all’interno di questo edificio abbandonato nei pressi di Atene, i due interpreti nei giorni scorsi hanno infatti terminato di realizzare un nuovo intervento miscelando approcci e stili differenti.
Entrambi legati agli spazi abbandonati, alla scoperta di luoghi in stato di degrado, all’interno dei quali poter esprimere al meglio il personale approccio stilistico, Simek e Laguna coadiuvano i rispetti universi stilistici dando vita ad un opera che inevitabilmente raccoglie l’eredità di entrambi i personali processi artistici.
E’ sempre piuttosto stimolante quando due autori scelgono di far coincidere i rispettivi immaginari, ancora di più quando ciascuno di essi porta in dote un approccio differente e distante. Di Simek stiamo infatti tenendo traccia del continuo mutare di uno sviluppo astratto legato alla alterazione della forma in funzione di una spinta geometrica e tridimensionale, di giochi percettivi e simmetrici, capaci puntualmente di generare forme e figure complesse e sfaccettate. L’autore Greco, particolarmente attivo in questo periodo, continua a lavorare attraverso tonalità differenti, innescando e tratteggiando forme irregolari, criptiche, con le quali dare vita a costruzioni e decontrazioni di elementi geometrici differenti. Dal canto suo Laguna sta intensificando le personali collaborazioni, mantenendo però intatto il proprio immaginario. L’artista di Almagro porta avanti uno stilistica altamente emotiva e viscerale in grado di dare forme e sostanza ad elementi figurativa sensibili ed essenziali nel loro aspetto. A catalizzare il tutto troviamo una rimarcata gestualità, un moto pittorico unico nel suo genere, capace di incanalare emozioni, percezioni e stati d’animo differenti, ed al contempo di dare forma a questi stati d’animo
Raccogliendo quindi le personali e peculiari direzioni visive, Laguna e Simek danno vita ad un intervento scandito anzitutto dall’utilizzo di componenti differenti. Dalla pittura, alle bombolette, passando per l’utilizzo di materiali da riciclo, quest’ultima fatica rappresenta un esperienza a tutto tondo. Se l’artista Spagnolo prosegue nel portare avanti una pittura viscerale, scandendo lo spazio attraverso il consueto tratto istintivo con il quale dà vita ad una sorta di volto, l’interprete Greco ne prosegue la fisionomia attraverso l’inserimento di una serie di elementi geometrici. Punto comune il valore tonale dell’opera, scandita da tinte quali il nero ed il grigio, ma sopratutto la capacità ci entrare a contatto con le percezioni di chi osserva attraverso un piglio emotivo, criptico in grado di offrire una chiave di lettura personale e soggettiva. L’impressione è quella di trovarsi di fronte ad una sorta di apparizione onirica, il viso letteralmente emerge dallo spazio, legandosi ad esso attraverso le sezioni geometriche e scomparendo nello spazio attraverso una pittura delicata. Impressionante.
In attesa di rivedere gli artisti al lavoro, vi lasciamo ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Pics by The Artists

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Petro AES x Slak – New Murals in Moscow, Russia

26/03/2015

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Prosegue l’ottimo periodo di Petro AES e Slak, il duo Russo, nei giorni scorsi, si è lanciato in una nuova serie di pitture a Mosca, continuando a portare avanti la personale e riuscitissima, collaborazione a tema astratto geometrico.
In questa prima parte dell’anno, stiamo sempre più seguendo gli spostamenti dei due autori, davvero attivi e particolarmente ispirati nelle collaborazioni fin qui viste. Ad accomunare ciascuna delle opere fin qui viste, è sicuramente la scelta delle location, con intensi panorami naturali (Covered) passando per gli interventi all’interno di zone industriali ed abbandonate (Covered), protagoniste quest’ultime anche di questa nuova serie.
Quando affrontiamo il lavoro di autori particolarmente sensibili a dinamiche astratte, inevitabilmente veniamo a contatto con quelle che sono le percezioni e le personali cadenze emotive che ognuno di essi riversa all’interno delle proprie produzioni. Osservando quindi le opere del duo Russo appare chiaro come queste, vengano influenzate dalle particolari condizioni e sensibilità del momento, e dal personale background da writers di entrambi gli interpreti. Prima ancora però, gli artisti scelgono di dialogare attraverso una comune chiave tonale e che, nonostante le variazioni stilistiche del tratto, ben riesce a sostenere l’amalgama dei pezzi dipinti. Entrambi gli artisti si affidano infatti ad una sintesi astratta, che trova nella scomposizione e generazione di forme geometriche il suo ideale propellente stilistico. Decostruzione e costruzioni si alternano quindi in un processo visivo in cui elementi di dimensione differente, si intersecano e sovrappongono fino a generare il tipico aspetto delle figure proposte. Ciascuna delle forme, in questo senso, si muove all’interno della superfice, aprendosi e chiudendosi, generando forme incisive ed elementi più delicati, fino a cambiare completamente la percezione dello spazio.
Lavorando sul lungo linea della ferrovia e sulla parete esterna di questo piccolo capannone industriale, Petro AES e Slak portano in dote una nuova serie di lavori in grado di ben rappresentare i concetti e gli stimoli cardine del loro comune operato. Il risultato finale è una serie di interventi anzitutto in forte simbiosi con il panorama circostante, specialmente dal punto di vista cromatico, e capaci al tempo stesso di trasmettere un senso di movimento perenne in quella che diviene un frattura visiva forte ed altamente catartica.
In attesa di vedere da vicino i prossimi sviluppi di questa collaborazione, che siamo certi non tarderanno ad arrivare, vi lasciamo ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima serie di lavori, dateci un occhiata, è tutto dopo il salto!

Pics by The Artists

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Christopher Derek Bruno at Mailchimp Office

26/03/2015

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Commissionata da Mailchimp per i suoi uffici di Atlanta, vi sveliamo l’ultima meraviglia firmata dal grande Christopher Derek Bruno, un nuovo intervento indoor con il quale l’autore torna ad esplorare le personali declinazioni astratte.
Questo nuovo lavoro ci offre l’opportunità per tornare ad approfondire il lavoro dell’interprete Statunitense attraverso un intervento ben in grado di rappresentarne la particolare stilistica.
L’approccio con le produzioni di Christopher Derek Bruno, passa inevitabilmente con il grande valore percettivo delle sue opere. Facendo collidere i personali studi sul design industriale, e le relative esperienze progettuali, la fascinazione astratta e cromatica, l’approccio dell’interprete si è spostato verso una vera e propria esperienza cognitiva. In questo senso la totalità delle produzioni viene quindi cadenzata dalla volontà dell’artista di far immergere l’osservatore all’interno di una trama a quattro dimensioni. Per sviluppare questa particolare idea, l’autore si avvale di elementi geometrici differenti, stuzzicando e trasformando completamente gli spazi a disposizione, commutando la forma attraverso le sue splendide installazioni. Quella che ci troviamo di fronte è quindi una alterazione prospettica di linee e forme geometriche, in funzione di una consapevole scelta cromatica che continua a gravitare intorno al giallo, blu e rosso, accostati al bianco ed al nero, tonalità ormai distintive di tutte le produzioni dell’artista.
L’impatto con le opere dell’autore avviene quindi attraverso un sottile gioco mentale. In questo senso è innegabile come le produzioni dell’artista riescono a stimolarci, scuoterci grazie al loro particolare impulso visivo. Si tratta di una vera e propria esplorazione in cui l’artista indaga il rapporto tra gli oggetti e le immagini che la mente suggerisce in funzione degli stessi. L’artista ci porta quindi all’interno di una esperienza visiva in cui intende soggiogare le nostre percezioni, plasmando e interferendo tra ciò che vediamo e ciò che cogliamo attraverso le nostre emozioni.
Quest’ultimo intervento indoor, ben incarna quella che sono le dinamiche tipiche del lavoro di Christopher Derek Bruno, variandone però l’impatto tonale. Affidandosi infatti ad una concentrazione cromatici di grigi, interrotta unicamente dalla sottile linea che attraversa tutta la superfice, l’opera mette in risalto la capacità dell’interprete di utilizzare e comporre elementi differenti, ma soprattutto l’abilità dello stesso di imbastire un percorso visivo fruibili da differenti angolazioni, tra effetti bidimensionali e tridimensionali. Splendido.
In attesa di nuovi aggiornamenti dal progetto e soprattutto sul lavoro del grande artista, vi lasciamo ad alcuni scatti con i dettagli di questa sua ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti.

Pics via Graffuturism

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Felipe Pantone – New Mural for HKwalls 2015

26/03/2015

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Dopo qualche giorno, prosegue il nostro viaggio nell’ultima edizione del HKwalls Festival 2015 di Hong Kong, tra gli ospiti c’è Felipe Pantone che ha da poco terminato di realizzare questa nuova ed iconica pittura.
Quest’ultimo intervento è l’opportunità di tornare ad approfondire il lavoro di uno degli artisti che maggiormente ci aveva interessato, grazie ad un percorso artistico molto personale e scandito da una riflessione intensa, affluita in vero e proprio manifesto d’arte. Affrontando le produzioni di Felipe Pantone inevitabilmente ci troviamo coinvolti all’interno dei temi e degli spunti scaturiti da ‘Ultradinámica’, personale riflessione e stimolo artistico con il quale l’interprete puntualmente si confronta e sviscera le proprie produzioni.
Ancora una volta sono i graffiti a rappresentare la base di sviluppo di idee e concezioni differenti, da questi l’interprete procede verso una propria e personale astrazione. Al centro di questo personale impulso, troviamo l’utilizzo di medium e materiali differenti e non convenzionali, la scelta di utilizzare il computer, in grado di generare sistemi complessi e precisi, basi stilistiche e cognitive dell’intera esperienza. È però innegabile come il fascino di questa corrente stia tutta nella fortissima e rimarcata interattività di ciascuna delle opere proposte. Sia per quanto riguarda le installazioni, sia per le pittura, chi osserva si trova a contatto con figure impossibili, complesse ed irregolari nel loro aspetto, capaci di andare in controtendenza rispetto ad un idea di ordine definito e coordinato. Si tratta quindi di una sorta di caos generativo, un impulso dinamico e costantemente mutabile – da qui il nome della corrente – che negli occhi di chi osserva, assume l’aspetto di qualcosa di liquido, intangibile ed in grado di porsi come impulso catartico e riflessivo. Approfondendo, nonostante le immagini si presentino cariche e traboccanti di elementi differenti, glitch, colori e textures, nonostante la loro forma impossibile od irregolare, riescono a mantenere una sorta di equilibrio percettivo. Impattano lo spazio, squarciano la percezione dello stesso, restituendoci una sorta di sentimento di proiezione astrale, direttamente connesso con il futuro e con gli elementi della fisica.
Quest’ultima fatica di Felipe Pantone, eredita tutta la profondità della ricerca portata avanti dall’interprete. Una nuova creazione cadenzata da effetti tridimensionali, sovrapposizioni di forme e figure irregolari, in grado di imbastire la consueta e complessa trama finale.
Sempre più interessanti nell’analizzare le produzioni dell’autore, vi lasciamo ad alcuni scatti con i dettagli di questa sua ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti.

Pics by HKwalls

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MOMO – New Murals at John Hancock Tower, Boston

26/03/2015

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Finalmente concluso l’ultimo progetto firmato dal grande MOMO, l’interprete Statunitense nelle scorse settimane si è occupato di trasformare l’atrio della famosa John Hancock Tower di Boston, il risultato non poteva che essere stupefacente.
Probabilmente uno degli autori più importanti a livello internazionale, capace di sviluppare un proprio e peculiare percorso astratto catalizzato da una personale interazione con gli ambienti e con le superfici. La ricerca visiva portata avanti da MOMO, come ribadito più volte, è la diretta conseguenza delle esperienze di vita dello stesso interprete. I vissuti personali ne hanno amplificato la sensibilità e l’interazione con lo spazio di lavoro, con il risultato di una pittura in grado di inserirsi alla perfezione in un determinato contesto ambientale.
Le complesse articolazioni astratte sviluppate dall’Americano, vivono di un costante presenza di forme ed elementi differenti, giochi percettivi, tonalità sature e gradienti, textures e linee che attraversano gli spazi, in quella che è una mistura capace di commutare la forma e la sostanza delle figure proposte. Gli elementi espressi impattano quindi lo spazio attraverso le sensazioni e le percezioni del momento, andando a dialogare con i colori scelti. In questo senso la cadenza tonale degli interventi, e lo sviluppo della stessa all’interno delle figure proposte, diviene motivo di attrazione e coinvolgimento di ciascuna delle produzioni dell’artista.
Realizzato durante i giorni della Snowpocalypse 2015, incessante tempesta di neve che ha colpito la città statunitense, l’intervento è stato commissionato da Boston Properties e curato da Pedro Alonzo. Il progetto vede il grande autore confrontarsi con una grandissima superfice e declinare ancora una volta tutto il suo iconico approccio stilistico. Sempre molto attento alle superfice ed agli spot dove ha modo di lavorare, l’autore sceglie qui di dialogare con le particolarità architettoniche dell’atrio. Tutte le superfici della hall sono infatti lucidate ed accompagnate da un certo gusto Deco. Il senso di verticalità che accompagna ciascuna delle sezioni, con la forte presenza delle colonne, il pavimento lucido, il marmo grigio e pesante, sono solo alcuni degli elementi con cui l’interprete sceglie di dialogare, contrastandone l’aspetto e l’equilibrio attraverso le sue esplosioni cromatiche e gestuali.
In questo senso di tratta quindi di una sorta di sfida, catalizzata dall’idea di rendere l’ambiente più vivace, lasciando al tempo stesso immutato l’equilibrio dello spazio, e capace di porsi come canale espressivo ‘umano’, in un sentimento di passaggio, che ben contrasta il valore permanente dell’architettura.
Il risultato finale è una danza incessante capace costantemente di rinnovarsi e di esaltare quelle che sono le pittura dell’artista. Un costante dialogo che ci offre l’opportunità di confrontarci anche con significative variazioni tonali, portando quindi l’interprete ad utilizzare tinte differenti rispetto al solito, e lasciandoci ancora una volta completamente assorti e basiti.
Ad accompagnare il nostro testo una bella e lunga serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima splendida pittura, il consiglio è quello di darci un occhiata

First pic by Geoff Hargadon via Bsa

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Violant – “Dó Menor” New Mural

25/03/2015

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L’interprete Portoghese Violant torna al lavoro in strada, l’artista nei giorni scorsi ha infatti terminato di realizzare questo nuovo intervento portando in dote ancora una volta, tutto il particolare e surreale immaginario stilistico.
Non è mai stato semplice confrontarsi con le opere di Violant. La particolarità delle scelte tematiche e sopratutto l’esigenza dell’artista di sviluppare una personale narrativa visiva in grado di impattare profondamente la sensibilità di chi osserva, rendono le produzioni del Portoghese uniche nel suo genere.
Come il suo stesso nome richiama, le produzioni dell’autore sono cadenzata da una sorta di violenza visiva e tematica atta a dare forma alle personale riflessioni. Durante la nostra indagine ci siamo infatti spesso confrontati con temi oscuri, malinconici, atti a sottolineare quella che è la deriva dell’uomo moderno. Sebbene l’essere umano non sia quasi mai presente, l’abilità dell’interprete è quella di innescare profonde analogie, servendosi di elementi e visioni forti, prive di censura, atte a sottolineare un determinato spunto tematico. La morte, l’effimero, la fragilità intrinseca dell’uomo, sono solo alcuni dei temi ricorrenti, all’interno di un vasto universo narrativa che ha saputo puntualmente scuoterci ed al tempo stesso appassionarci.
Sviluppando quindi temi piuttosto sensibili, inevitabilmente l’artista si confronta con una pittura votata al realismo, uno stimolo questo atto a sviluppare una precisa presa di coscienza ed una immersione uniche. Ciascuna delle pitture firmate dall’autore, raccoglie una impostazione cromatica densa, legata a tinte spente e malinconiche, profonde nel tratto e capaci di ben rappresentare i temi e gli argomenti trattati. Appare quindi chiaro come questa particolare scelta stilistica vado ad alimentare il tono degli interventi, sottolineando il malessere dell’uomo, e scontrandosi infine con gli stati d’animo e le percezioni del momento, dello stesso artista.
L’elevata quantità di dettagli, le vibranti analogie, sviluppano un impianto visivo complesso da digerire, difficile sia per i temi trattati sia per le emozioni che gli stessi riescono ad incentivare. Sono visioni disturbate, immagini di disagio, capaci di colpirci fortemente e di provocare in noi l’esigenza di una personale riflessione su noi stessi e sulla nostra vita.
L’ultima fatica di Violant, dall’inequivocabile titolo “Dó Menor”, ben rappresenta l’attuale momento dell’interprete. L’autore Portoghese stabilisce una nuova analogia attraverso la figura di un pianoforte letteralmente spezzato ed inclinato, sensibile metafora dell’essere umano. Una macchina perfetta letteralmente piegata, capace però di suonare ancora. Intenso.
In attesa di scoprire nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’artista, vi lasciamo ad alcuni scatti con i dettagli di quest’ultima fatica, il consiglio è quello di darci un occhiata, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Pics by The Artist

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Dmitri Aske for Lollipop Gallery (Recap)

25/03/2015

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Invitato al group show “East Street / West Street” della Lollipop Gallery di Londra, andiamo a dare uno sguardo approfondito alla nuova serie di artworks realizzati dal grande Dmitri Aske aka Sicksystems, dal titolo ‘The Consequences’.
Lo show proposto dallo spazio Inglese, vede un confronto tra una serie di autori Russi, come Dmitri Vova Nootk e Misha, ed appunto Dmitri Aske, con una serie di manifesti firmati Shepard Fairey ed infine l’astrattismo del duo americano The Mirf.
Per noi è l’opportunità anzitutto di tornare ad immergerci all’interno del particolare immaginario che contraddistingue le opere dell’autore Russo, dall’altra di osservare con i nostri occhi le varie fasi di lavoro che hanno preceduto la creazione di ciascuna delle opere presenti in mostra.
Probabilmente uno degli autori Russi di maggior spessore, Aske fonde all’interno del suo immaginario differenti discipline, coniugando le personali fascinazioni, in funzione di una rappresentazione viva e caratteristica di temi e spunti che ben attecchiscono al quotidiano ed alle riflessioni personali che ne conseguono. Dall’illustrazione, passando per il forte e rimarcato lavoro come graphic designer, l’operato dell’autore Russo si sviluppa attraverso la generazione di vere e proprie sezioni geometriche con le quali l’artista va a scomporre e ricomporre le immagini desiderate. Quello che emerge è inevitabilmente un grande puzzle di elementi differenti, in grado di dare forma e sostanza ai corpi ed agli elementi che compongono le immagini. Il tratto che generato, appare quindi come ideale risultato di una personale sintesi visiva in grado di commutare la forma e l’aspetto di ciò che l’interprete vuole rappresentare e, coadiuvato da una forte e rimarcata attrattiva cromatica, scandita da colori saturi e piuttosto accesi, va a comporre quello che è il peculiare immaginario stilistico dell’artista.
Per lo show Dmitri Aske si confronta con una serie di elementi in compensato andando a genere una serie di opere multistrato che ben si sposano con il particolare approccio stilistico dell’autore. La serie proposta, è costituita da tre differenti artworks dipinti attraverso il consueto vivace motivo tonale dell’artista. L’idea è quella di una raffigurazione di alcune situazioni difficili in cui le persone si imbattano durante i rapporti sociali. A concludere gli interventi presentati, un piccolo bonus, che abbiamo particolarmente apprezzato, con l’interprete che rievoca il famoso dipinto di Leonardo da Vinci, La Dama con l’Ermellino, con l’animale sostituito però da un falco, e cadenzato da l’utilizzo di tinte piuttosto scure e grigiastre.
Ad accompagnare il nostro testo una lunga e bella serie di scatti con tutte le immagini del making of e dei lavori terminati ed allestiti, in attesa di nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’artista Russo, il consiglio è quello di darci un occhiata!

A talented Russian artist Dmitri Aske aka Sicksystems created four new plywood artworks for a group show called East Street / West Street which opened on February 27 in Lollipop Gallery, London, UK. A series called ‘The Consequences’, including three multilayer plywood pieces painted in vivid colors typical for the artist, depicts difficult situations people often find themselves in when having relationships. One more work ‘The Lady With A Hawk’, a huge 150x230cm two-layer plywood piece painted in soft grayish colors, is an hommage to the famous Leonardo Da Vinci’s painting.

The show that will last till March 22 also features works by Dmitri’s fellow Russian artists Vova Nootk and Misha Most, as well as posters by Shepard Fairey and abstract works by the American duo The Mirf.

Photos are courtesy of Dmitri Aske (http://sicksystems.ru).

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Martin Ferreyra for Residencia Vatelón

25/03/2015

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Ultimo artista a prendere parte ai lavori per l’eccellente Residencia Vatelón è Martin Ferreyra, l’autore Argentino propone due differenti interventi, un pittura murale ed una installazione, portando in dote riflessioni e spunti personali.
Last but not least, il duplice intervento di Martin Ferreyra rappresenta l’ideale chiusura di uno dei progetti che maggiormente ci hanno impressionato in questa prima parte dell’anno. Ci troviamo all’interno degli scorci naturali di Villa Santo Domingo Soriano, centro culturale e polifunzionale pensato e sviluppato con lo scopo di produrre e diffondere arte all’interno di questi splendidi scenari. Con un roster composto perlopiù da quelli che sono i nomi di spicco della scena Sudamericana, il progetto fa della profonda immersione paesaggistica elemento cardine nonché ideale propellente lavorativo di tutta l’esperienza. In questo senso, ciascuno degli autori chiamati, ha l’opportunità di confrontarsi con i paesaggi naturali al fine di produrre un percorso artistico, che diviene inevitabilmente, legato proprio a quest’ultimi. Ognuno degli artisti si è quindi confrontato con una pittura ed una istallazione direttamente connesse alle sensazioni, alle esperienze ed agli stimoli che un luogo come questo riesce ad offrire.
Avevamo fatto la conoscenza di Martin Ferreyra durante i lavori per l’OFICIO Residence, ora a distanza di qualche settimana abbiamo quindi modo di tornare ad approfondire le particolari dinamiche che ne segnano il percorso artistico.
L’immaginario dell’artista di Cordoba, strizza l’occhio ad uno stimolo che si rifà al mondo dell’illustrazione, a quello dei comics, in funzione di una personale rielaborazione divertente e surreale. Attraverso i propri personaggi, l’autore tratteggia situazioni e stimoli differenti, entrando spesso a contatto con elementi naturali, ed offrendo allo spettatore temi e riflessioni di vario genere.
Aldilà delle pitture realizzate, a catalizzare la nostra attenzione, è l’installazione proposta dall’artista. C’è davvero qualcosa di magico nelle piccole creazioni realizzate, l’autore affondando – letteralmente – le proprie mani all’interno della terra, dà forma e sostanza a piccolissime figura, veri e propri totem e spiriti che idealmente si connetto al paesaggio. Ciascuna delle creazioni, in una sorta di rituale onirico e metafisico, trova posto una piccola fiamma. L’impressione è quella di una sorta di rito pagano di espiazione, concluso con la distruzione degli stessi manufatti, in grado di evocare sentimenti ed alterazioni emotivi differenti per un risultato finale che ci ha assolutamente coinvolto ed impressionato.
Per darvi modo di approfondire al meglio gli interventi realizzati per la residenza Uruguagia, vi lasciamo ad una lunga e corposa serie di scatti, con tutti le fasi del making of ed i rispettivi risultato finali. È tutto dopo il salto, dateci un occhiata!

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Pics by ​Clarissa Pivetta

GUARDA TUTTI I LAVORI DEL PROGETTO.

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Hyuro “24 Fragments of a Working Day” at Metro de Madrid

25/03/2015

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Tra i grandi nomi coinvolti nel progetto di trasformazione della Metro di Madrid, troviamo Hyuro, la grande interprete Argentina ha negli scorsi giorni, presentato la sua ultima fatica, tornando a proporre una nuova e velenosa riflessione sulla figura della donna.
Quest’ultima fatica dell’interprete raccoglie alla perfezione quelle che da sempre sono le basi di un percorso artistico personale ed altamente riflessivo, capace di tratteggiare una precisa presa di posizione circa l’universo femminile. Senza troppi giri di parole, quest’ultimo intervento, parte del progetto promosso dalla Comunidad de Madrid e commissionato da Madrid Street Art Project, rappresenta una sorta di manifesto tematico e visivo del lavoro dell’artista, per un risultato finale che ci ha sicuramente scosso e fatto pensare.
Il confronto con le opere di Hyuro non è mai stato semplice, l’interprete ha saputo delineare un percorso approfondito di analisi sociale ed antropologica, in grado di sottolineare e sovvertire tutti quei preconcetti e quelle abitudini sociali che così tanto contraddistinguano la donna, privandone di fatto di una effettiva parità con l’uomo. Argomento quindi particolarmente sensibile, affrontato attraverso un approccio pittorico essenziale, irriverente e velenoso, in grado di ritrarre, tutta la controversia, nel migliore dei modi.
Ventiquattro immagini, ciascuna ritraente un frame differente, un attività eseguita all’interno della casa. Prendersi cura dei figli, le faccende domestiche, sono solo alcune delle immagini che l’autrice vuole mostrarci. Ancora una volta Hyuro sottolinea la disparità dei sessi e lo fa attraverso il consueto e sensibile approccio pittorico, immediato nelle forme espresse, complesso per i temi e le riflessioni che porta con sé. L’artista pone l’accento sul lavoro svolto dalla donna all’interno della casa, in aggiunta a quello al difuori, sottolineando come nonostante gli anni di battagli civili e di genere, queste azioni e responsabilità continuano a ricadere sull’universo femminile, aggravandone lo sfruttamento. L’opera di fatto non nega la presenza dell’uomo in questi contesti, semplicemente evidenzia come la maggior parte di questi compiti sono ancora considerati doveri delle donne. Approfondendo, non solo sono stati imposti, ma sono stati letteralmente trasformati in una sorta attributo naturale della psiche e personalità femminile, piuttosto che essere riconosciuto come un vero e proprio lavoro con relativo salario che, se corrisposto, dimostrerebbe la sua esistenza a livello politico ed economico.
Lavorando quindi nuovamente con la carta, esattamente come per la bella opera realizzata per CHEAP Festival (Covered), l’Argentina va ad occupare ciascuna delle piccole bacheche delle stazione, sviluppando una trama cadenzata e sviluppata attraverso queste nuove e sensibili riflessioni. La forte capacità espressiva dello spazio, situato in una zona di passaggio, offre all’intervento ma soprattutto ai temi dello stesso, una forte impatto, lasciando, nel bene o nel male, ad ognuno di noi una personale presa di posizione.
In calce al nostro testo potete trovare una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli ed alcune fasi di realizzazione di quest’ultima fatica. In attesa di scoprire nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’artista, il consiglio è quello di darci un occhiata, enjoy it.

24 Images that represent tasks performed within the scope of the home, including child rearing and care, and domestic chores. Work that women do in addition to other jobs and activities that we perform outside of the home. Terrain conquered after years of battle for gender equality, which, rather than relieving us from domestic chores, has increased our exploitation. This intervention does not deny the active presence of men in this area, simply emphasizes the idea that most of these tasks are still considered duties of women, with little room for choice. Not only have they been imposed on women, but have been transformed into a natural attribute of our psyche and feminine personality, instead of being recognized as a job and rewarded as such. The demand for a wage for domestic work, performed by a man or by a woman, it’s just a way of demonstrating its existence from a political perspective.

Pics by Guillermo de la Madrid via The Artist

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Etnik – New Mural at CSA Bruno, Piedicastello

25/03/2015

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Nelle scorse settimane il grande Etnik si è spostato a Piedicastello, Trento, qui, su una delle facciate esterne del Centro Sociale Bruno, ha da poco terminato di realizzare questa nuova ed intensa pittura, catalizzata dal consueto e vivissimo impianto stilistico.
Avevamo lasciato l’autore Italiano a Roma dove nelle scorse settimane ha aperto Gravità, nuovo solo show all’interno degli spazi della Galleria Varsi. Ora a distanza di tempo ecco l’interprete tornare a lavorare in strada proponendo uno dei suoi iconici interventi, ed offrendoci l’opportunità di tornare ad approfondirne dinamiche pittoriche e tematiche.
Uno degli aspetti certamente più significativi delle produzioni firmate da Etnik, sta tutta nel particolare rapporto che intercorre tra l’artista e lo spazio urbano. In questo senso la città è non solo interlocutore diretto delle sue opere, ma anche protagonista, in quella che diviene una personale fascinazione di elementi e strutture urbane calate in una riflessione sul legame tra queste e l’essere umano. L’uomo non è di fatto presente nelle opere dell’autore, non esiste quindi una presenza fisica, quanto piuttosto la volontà dello stesso di far calare chi osserva, all’interno delle sue produzioni, diventandone quindi il protagonista e sviluppando una personale e soggettiva analisi.
Approfondendo, la riflessione dell’artista Italiano è sospinta dall’esigenza di porre l’accento sul valore della città nei tempi moderni. L’autore sottolinea come l’uomo viva di fatto all’interno di vere e proprie prigioni di cemento, isolato e chiuso dal resto del mondo, in un costante separazione ad esempio con l’universo naturale, tematica questa a cui spesso l’interprete attinge.
Per sviluppare questa personale analisi, Etnik si affida ad una impostazione stilistica figlia delle personali esperienze in strada, come writers, coniugate attraverso i personali studi. Quella che emerge un impostazione visiva in cui assistiamo ad una concentrazione di elementi e figure differenti e tridimensionali. Si tratta di concentrazioni alchemiche che celano al loro interno strutture ed elementi architettonici compressi, questi, alimentate da una costante sensazione di movimento e da un stimolo astratto, vanno a generare una sorta di magnetismo materico in grado di attrarre e respingere. Costituite da un intrecciarsi di elementi differenti, spesso legati alle architetture ed agli stimoli naturali del luogo di lavoro, le opere dell’autore Italiano catalizzano, disintegrando ed aggregano forme e spunti differenti.
Quest’ultima fatica raccoglie come da tradizione tutta la profondità della pittura dell’artista attraverso una nuova ed intensa costruzione. A caratterizzare l’intervento, troviamo una serie di elementi e forme letteralmente investiti da tag e graffiti, paesaggi cittadini ed infine profili industriali. Splendido.
In attesa di scoprire i prossimi spostamenti dell’artista Italiano, vi lasciamo ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli e le fasi di realizzazione di questa sua ultima fatica, dateci un occhiata, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Pics by CSA Bruno

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Tobias Kroeger “Fools” at Kunstmix (Recap)

24/03/2015

La Kunstmix Gallery di Brema presenta “Fools” ultima fatica del grande Tobias Kroeger aka Tobe, una nuova esibizione che segna un punto importante di svolta nelle dinamiche pittoriche e stilistiche dell’artista tedesco.
Aperta lo scorso 13 di Marzo, fino al prossimo 10 di Aprile, questo nuovo show cambia completamente le carte in tavola e vede l’interprete sviluppare un nuovo ed inedito corpo di lavoro, in totale controtendenza con quelle che sono le sue iconiche pitture.
Come abbiamo avuto modo di vedere, le produzioni di Tobias Kroeger, sono cadenzata dalla volontà dell’interprete di affidare allo spettatore una personale lettura tematica. Ciascuno dei ritratti con i quali l’artista si confronta, sono realizzati attraverso una pittura realistica in grado di ben suggerire stati emozionali dei soggetti rappresentati.
Perlopiù adulti od anziani, i protagonisti delle pitture del tedesco attraverso la loro espressività incarnano il periodo attuale ma sopratutto vengono attraversati – letteralmente – da una serie di elementi geometrici che rilevano il legame tra il personale background in strada dell’autore ed il suo approdo ad una pittura più canonica. In questo senso l’artista inserisce all’interno dei corpi rappresentati una serie di forme ed elementi geometrici che letteralmente ne trapassano la carne. L’idea è quella di porre in essere una analogia tra i corpi organici dei soggetti realizzati, è la staticità e precisione nella forma di queste strutture che tanto ricordano le architetture urbane. Attraverso questo atto pittorico appare chiara l’esigenza dell’interprete di confrontarsi e di scavare all’interno dello spettro emozionale dell’essere umano, rivelandone la fragilità intrinseca, i malesseri, le paure e gli stati d’animo. Questi ultimi, nell’idea dell’artista prendono forma e sostanza di giganteschi elementi geometrici capaci di commutare profondamente l’aspetto delle figure dipinte. Proprio come le emozioni che inevitabilmente cambiano le espressioni e l’aspetto del nostro corpo, sia a livello interiore che esteriore, questi giganteschi blocchi si inseriscono nei corpi, si pongono come ideale analogia dei ‘pesi’ che sosteniamo quotidianamente e che giorno dopo giorno cambiano il nostro aspetto.
Per quelli che si aspettavano di trovarsi di fronte gli iconici ritratti, ha qui una bella sorpresa. Tobias Kroeger cambia registro affidandosi, anzitutto ad una serie di tinte chiare e tenui, in netta contrapposizione con i colori più terreni delle sue precedenti produzioni, ma sopratutto variando l’approccio stilistico ed affidandosi ad una pittura maggiormente viscerale. Partendo da un impulso lineare, e rievocando quella ch eè la base cubista dei suoi interventi, l’autore sceglie una raffigurazione in grado di porsi come ideale ponte emozionale tra arte urbana e pittura espressionista. Nei venticinque nuovi ritratti presentati per l’esibizione, più leggeri ed espressivi, l’interprete sviluppa un tratto rapido capace di catturare la facilità di uno sketch. Lavorando quindi attraverso una impostazione istintiva, ecco emergere corpi irregolari, sgocciolature, linee rapide che ben si sposano con la tematica di una società dispotica che caratterizza tutta mostra e che riescono a porsi in totale controtendenza con quanto siamo soliti aspettarci dall’autore.
Ad accompagnare il nostro testo una bella e lunga serie di scatti con tutti i dettagli dell’allestimento, un video del making of del murale dipinto e lo splendido risultato finale, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’interprete.

Everyone that expected to see portraits painted in earthy oil colours on canvas at the solo-exhibition “FOOLS” of Tobias Kroeger was taken by surprise.

One year after his solo-show “Face-Off” Tobias Kroeger presents the visitors a world of light colours in which he integrates masterly his line and makes more use of his graffiti background. Based on his characteristic cubistic elements he gives birth to 25 new portraits, that build an exciting bridge between urban art and classical modernism.

In Kroeger`s current development period he puts the drawing conciously in the center of his work. His new works capture the ease of a sketch, they are much lighter, more expressive and show obvious characteristics of urban art. Fonts, drippings and scetchy lines define his new paintings and remind of neo-expressionism and the German ‘New wild ones’. In his work distraction is still present and also much subtile irony. The big question whether we are all being fooled and on the way to a dystopic society is the guiding theme in the current exhibition “FOOLS”.

Kunstmix
Kolpingstraße 18
28195 Bremen

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Knarf x Mafia x Fresh Max – New Piece in Vienna

24/03/2015

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Qui l’ultima incursione della famigerata Irga Irga Crew, Knarf, Mafia e Fresh Max si sono infatti spostati in Austria dove, su questa grande facciata a Vienna, nei giorni scorsi hanno terminato di realizzare una nuova pittura combinando i rispettivi approcci stilistici.
Avevamo lasciato gli interpreti alle prese con l’incredibile lavoro realizzato nei pressi di Vienna dove si erano confrontati con una superfice di circa 3500 metri quadrati (Covered), ora a distanza di tempo eccoli tornare in strada con un nuovo progetto murale.
A differenza del precedente lavoro, capace di estendersi su un numero incredibile di superfici, quest’ultima fatica vede gli autori dialogare con un’unica superfice all’interno del 7th distretto, cuore di Vienna. Come spesso accade, a scandire la collaborazione tra artisti differenti, a maggior ragione se appartenenti ad un’unica crew, è la capacità di interazione e condivisione dello spazio in funzione di un’unica equilibrata trama finale. Costantemente al lavoro insieme, nonostante portino avanti personali e differenti approcci stilistici, Knarf, Mafia e Fresh Max vanno qui ad imbastire un’unica trama scandita dall’utilizzo del bianco e del nero, e dalle loro differenti alterazioni tonali, come unici vettori cromatici.
Accomunati da una comune fascinazione astratta e dalle personali esperienze nel mondo dei graffiti, che inevitabilmente ne hanno plasmato l’attuale approccio stilistico, gli interpreti vanno ad impattare la superfice di lavoro attraverso differenti sezioni. Quella che emerge è quindi una composizione basata sui differenti e rispettivi impulsi stilistici che di fanno ne scompongono l’assetto e l’equilibrio finale.
A differenza del precedente lavoro, scandito da una continuità insistente, quest’ultimo esercita un attrattiva singola con ciascuna delle insenature e delle porzioni della superficie, sottoposte ad una personale elaborazione di un autore differente ma comunque legate dalla scelta tonale.
Quella che emerge è quindi un immagine sfaccettata dove gli interpreti applicano le rispettive sintesi stilistiche, emergono textures ed elementi grafici differenti, così come porzioni scandite da un impulso maggiormente pittorico o gestuale, passando infine per sezioni catalizzate da un piglio più vicino al writing .
Il risultato finale è un immagine forte e caratteristica capace di spingere chi osserva ad approfondire ciascuna delle sezioni, per un impatto fragoroso e certamente coinvolgente.
Ad accompagnare il nostro testo alcuni scatti del making of e del risultato finale, dateci un occhiata, siamo infatti certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare, presto nuovi aggiornamenti sul lavoro degli interpreti.

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Barlo – New Mural for HKwalls 2015

24/03/2015

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Con base ad Hong Kong, andiamo ad interessarci nuovamente al lavoro del nostro Barlo, l’artista italiano ha nei giorni scorsi terminato di realizzare una nuova pittura, parte dei lavori per l’ultima edizione di HKwalls Festival.
È sempre particolarmente stimolante immergerci all’interno del peculiare immaginario sviluppato dall’interprete, un opportunità di raccogliere l’eredità delle fascinazioni dell’artista intrinsecamente legate al luogo dove lo stesso vive e porta avanti la sua ricerca. Hong Kong è quindi palcoscenico e scenografia ma al tempo stesso, ideale contenitore di spunti e fascinazioni differenti che inevitabilmente entrano in connessione con gli stimoli pittorici dello stesso, commutandone la forma e l’aspetto. Il risultato è una miscela visiva capace di porsi come personale approfondimento di tutti quegli elementi che contraddistinguono la cultura orientale. In particolare Barlo viene stimolato dai vibranti e sfaccettati elementi che compongono la cultura ed il folklore cinese, andando, attraverso una personale rielaborazione grafica, inevitabilmente a connettersi con temi, spunti e riflessioni legati al presente.
Appare quindi chiaro come la particolare narrativa visiva dell’artista Italiano affondi le sue radici nelle leggende, nelle ambientazioni e nei soggetti protagonisti delle storie appartenenti al passato e che, ancora oggi, così profondamente investono la cultura cinese a 360^. Tutti questi elementi investono ed affascinano profondamente l’autore Italiano che, unendo le personali caratteristiche pittoriche, va a sviluppare un proprio percorso visivo.
Alimentate da un tratto che paga la propria influenza dal mondo dei fumetti e dell’illustrazione, dai disegni tradizionali della cultura orientale, le immagini proposte dall’artista risultano altamente espressive, profonde nel loro sviluppo tonale, ma soprattutto riescono a stimolare una forte empatia in chi ci si imbatte.
Proprio il rapporto con gli spazi di lavoro è una delle prerogative fondamentali per Barlo. Particolarmente stimolato dai luoghi in stato di abbandono, l’autore dà a questi ultimi una nuova vita, intercettando i personali stati d’animo e le percezioni del momento, e lasciando che le stesse vadano ad interessare lo sviluppo pittorico. Ad emergere sono quindi particolari personaggi, veniamo a contatto con demoni e characters di vario tipo, che come spiriti si elevano a guardia od a simbolo di queste strutture abbandonate. Sono il risultato delle storie, delle vite passate in questi luoghi, un ricordo che prende forma e sostanza e che, attraverso la parete, torna a far sentire e percepire la sua presenza per mezzo di un linguaggio visivo antico ma capace di connettersi con forza e sensibilità al presente.
In attesa di scoprire nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’interprete, vi lasciamo ad una ampia galleria di scatti con le immagini durante le fasi del making of fino al bel risultato finale con tutti i dettagli del caso, mettetevi comodi e dateci un occhiata.

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Work in progress pics by liujingya e Hk Street Art

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Pastel for Residencia Vatelón (Installation)

24/03/2015

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Tra gli artisti partecipanti a quest’edizione dell’ottima Residencia Vatelón, c’è anche Pastel, il grande autore Argentino per il progetto Uruguaiano, ha infatti portato a termine anche un nuova installazione, ideale risultato delle personali fascinazioni.
Attraverso il lavoro di interpreti differenti, in questi giorni ci stiamo immergendo all’interno delle meraviglie paesaggistiche di Villa Santo Domingo Soriano, sempre più convinti della bontà del progetto. Situato in una zona rurale, lo spazio che ha ospitato gli artisti coinvolti in questa nuova stagione, è di fatto un centro culturale polifunzionale ideato come contenitore artistico con l’intento di sviluppare e produrre arte all’interno del particolare contesto di Villa Soriano. Con uno sguardo attento in particolare alla scena Sudamericana, peculiarità del progetto è quello di voler far immergere gli artisti selezionati all’interno del particolare e splendido panorama naturale. Il risultato finale è inevitabilmente un forte e simbiotico legame con la natura, con gli interpreti al lavoro su interventi specifici in grado di alimentare e porre l’accento sul valore di questi luoghi ed, al contempo, istaurare un personale rapporto con il luogo e la sua gente.
Esattamente con ciascuno degli autori coinvolti, anche Pastel va a confrontarsi da una parte con un impulso pittorico (Covered) dall’altra con una nuova e splendida installazione.
Abbiamo più volte incrociato il nostro cammino con le produzioni dell’artista Argentino rilevando una personale ed attraente sintesi visiva in grado di porsi come personale rielaborazione di contesti ed accadimenti storici in funzione di una analogia naturale. Proprio la natura quindi, propellente di ciascuno degli elaborati dell’interprete, rappresenta, qui più che mai, ideale slancio tematico ed emotivo. In questo senso anche qui l’artista per questa sua ultima fatica, esattamente come accade con le produzioni pittoriche, cadenzate delle vere e proprie ghirlande composte da pietre e piante, propone una di queste figure proiettata però all’interno del bacino d’acqua. L’opera quindi, emulando la sua stessa pittura in grado di rappresentare gli stimoli sia tonali che tematici del luogo, si pone ancora una volta come vibrante analogia percettiva.
L’impatto ha qualcosa di unico, Pastel costruisce una personale base il legno, in grado quindi di galleggiare sullo specchio d’acqua e, utilizzando quelle che sono le piante del luogo, rende tangibile una delle sue più iconiche forme generando quello che può essere letto come un personale ed altamente emotivo omaggio a questi posti.
In attesa di vedere di nuovo l’artista all’opera su parete, vi lasciamo ad una lunga e bella serie di scatti con tutti i dettagli di questa sua ultima fatica, dateci un occhiata! Nella nostra apposita sezione trovate tutti i lavori fin qui visti, con le opere di Elian e João Lelo, QUI invece la pittura realizzata dall’artista per il bel progetto.

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Pics by ​Clarissa Pivetta

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Fra Biancoshock for Memorie Urbane 2015

24/03/2015

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L’edizione 2015 di Memorie Urbane entra nel vivo, a Gaeta, da sempre epicentro del Festival, sbarca Fra Biancoshock, il grande interprete italiano propone una nuova installazione che inevitabilmente porta con sé una nuova ed interessante riflessione.
Da anni vero e proprio punto di riferimento, Memorie Urbane dopo l’intervento di PichiAvo (Covered), continua la propria programmazione proponendo uno degli artisti più controversi della scena italiana e non. Abbiamo infatti spesso incrociato il nostro cammino con le produzioni firmate da Fra Biancoshock, particolarmente coinvolti all’interno delle differenti riflessione che puntualmente l’interprete è stato in grado di esprimere.
L’approccio dell’artista alla strada, vive di un attenzione particolare, le architetture urbane, gli spazi, le pareti, da semplici contenitori e parziali mezzi di espressione, diventano strumento di propagazione di un idea, o meglio ancora di una personale riflessione. Stimolato da tematiche spesso legate ai temi dell’attualità, gli interventi dell’interprete, vivono in un contesto effimero e soprattutto si piegano alla personale sensibilità di chi ci si imbatte. L’autore non hai nascosto la volontà di lavorare attraverso medium ed approcci differenti, privandosi delle censura, per mezzo di un ottica lavorativa personale in grado di soggiogare e trasformare il senso degli elementi urbani, dei simboli conosciuti, arrivando ad impattare chi osserva attraverso vere e proprie esperienze visive e percettive.
Del tutto non convenzionali, le produzioni dell’artista indagano l’uomo, il suo habitat, e tutti quegli elementi che gravitano intorno, in quella che diviene presto una personalissima analisi a tutto tondo dei tempi attuali. È il valore inaspettato a scatenare l’impatto delle opere, la capacità dell’artista di travalicare lo spazio ed il senso dello stesso, in funzione di una direzione tematica che, volenti o no, ci vede protagonisti nella riflessione portata sviluppata.
Dal titolo “24/7”, quest’ultimo intervento di Fra Biancoshock vede l’autore andare a riflettere sulla vita degli artisti urbani. L’installazione va infatti a raccogliere l’idea di residenza d’artista, spalmandone il senso su tutti i 360^ giorni dell’anno.
C’è un senso d’intimità nell’opera, uno sguardo all’interno della vita di ognuno degli artisti di cui siamo soliti parlarvi, una realtà affascinante, itinerante e scandita da emozioni ma che, ed è questo che l’interprete vuole sottolineare, porta con sé anche un inevitabile sacrificio dell’ambito relazionale, delle amicizie e dei propri spazi. In questo senso è particolarmente forte ed azzeccata l’analogia proposta da Fra Biancoshock, l’impalcatura infatti, quotidiana compagna degli artisti, diviene una sorta di casa con ogni piano che viene ipoteticamente scandito da una situazione differente. “Se alcune criticità non si possono evitare, tanto vale renderle confortevoli.”
In attesa di scoprire i nuovi spostamenti dell’artista ed i prossimi interventi che segneranno quest’ultima edizione del Festival, vi lasciamo alla consueta serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e se volete potete dire la vostra nell’apposita sezione, tutto dopo il salto.

Thanks to The Festival for The Pics
Pics by Flavia Fiengo

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Fintan Magee – New Mural in Dunedin, New Zealand

23/03/2015

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Dunedin in Nuova Zelanda continua ad attirare artisti di spessore, ultimo Fintan Magee che nei giorni scorsi ha terminato di realizzare una nuova pittura su questa lunga struttura, portando in dote il consueto ed iconico impasto visivo.
Probabilmente uno degli artisti più rappresentativi dell’Australia, Fintan Magee ha fatto della sua particolare narrativa visiva l’elemento di spicco di tutta la sua proposta artistica. Sebbene infatti legato ad un approccio tipicamente figurativo, l’elemento di spicco delle produzioni dell’interprete, sta tutto nella scelta delle tematiche approfondite nei suoi lavori. L’idea é quella di un approccio profondamente radicato in uno stimolo immaginario capace di tratteggiare situazioni particolarmente surreali.
Sta tutta qui l’attrattiva delle produzioni dell’interprete con base a Brisbane, la volontà di dare vita a significative pitture realistiche in grado di ben farci evadere dalla realtà di tutti i giorni attraverso spaccati e visioni impossibili. In questo senso, raccogliendo stimoli e fascinazioni differenti, spesso a carattere naturale, l’interprete per mezzo dei suoi personaggi, esercita un impulso visivo carico e completamente immersivo.
Si sviluppa quindi una frattura tra ciò che l’artista va a raffigurare, le situazioni e le visioni irreali ed oniriche, con il tratto adottato, squisitamente legato ad una impostazione reale in grado puntualmente di spiazzarci.
L’impostazione pittorica dell’autore si fa quindi notare per un tratto e sopratutto un ruvidezza nella pennellate proposte, particolarmente accentuata. La gestualità delle tracce ripetute, le colate di vernice, vanno a tratteggiare la forma e la sostanza dei characters proposti, protagonisti indiscussi di tutta la produzione dell’interprete. Attraverso questi Magee sviluppa i temi e le situazioni bizzarre e surreali delle sue pitture, rimarcando e i tratti, non mostrandoci i volti ad esempio, dandoci, in quest’ultimo caso, l’impressione di una sorta di personale auto ritrattistica.
Con a disposizione le due facciate di questa struttura verticale, quest’ultima fatica realizzata a Dunedin, ben rappresenta sia la forte caratterizzazione dei personaggi dell’interprete ma sopratutto il particolare spunto narrativo che da sempre né contraddistingue le produzioni. Nell’opera vediamo infatti una serie di characters letteralmente intenti ad acciuffare le nuvole in cielo. Aldilà della particolare tematica dell’opera é inevitabile sottolineare come l’intervento di faccia apprezzare per la forte interazione con lo spazio circostante. É infatti il cielo a catalizzare l’intera opera che, aiutata dalla lunghezza dello superficie a disposizione, va letteralmente a far emergere le figure dal contesto circostante.
In attesa di scoprire nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’interprete vi lasciamo ad una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima bella pittura, dateci un occhiata e tutto dopo il salto! Enjoy it.

Pics via San

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Geoff McFetridge “Studies” New Fanzine by Nieves

23/03/2015

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Fuori ora l’ultima produzione firmata Nieves! A collaborare con l’editore Svizzero troviamo il grande Geoff McFetridge in una nuova fanzine dal titolo “Studies” con i disegni, gli sketch e gli spunti dell’artista Americano, per i suoi dipinti.
Tra gli artisti che, nonostante non siano interessati ad una produzione squisitamente murale, più riescono a stuzzicare il nostro interesse. A catturare la nostra attenzione è certamente l’eleva essenzialità con la quale l’interprete dà forma e sostanza alla sue opere. Si tratta di un percorso atto a tratteggiare azioni, sviluppi e situazioni appartenenti al quotidiano che, filtrate attraverso l’immaginario dell’interprete, si trasformano in intense e prospettiche visioni.
Nella pittura di Geoff McFetridge, le immagini vengono stimolate e racchiuse all’interno di un range tonale composto da pochi colori. Tonalità piatte e sature che compongono gli spicchi delle forme con le quali l’autore traduce le sue idee e che così semplicemente riescono a suggerirci una determinata situazione od accadimento. Proprio questo rappresenta uno degli aspetti più caratteristici, di una pittura che, ci vede costantemente protagonisti. L’autore si diverte a sottrarre elementi, ad eliminare informazioni visive con lo scopo preciso di stimolare chi osserva ad una composizione personale. Attraverso quindi, il nostro stesso immaginario, ci troviamo a comporre, con la nostra mente, le immagini che ci troviamo di fronte fino a quando le stesse acquistano un senso perfettamente logico ed inevitabilmente soggettivo.
Attraverso una delicatezza pittorica, l’artista Losangelino traccia le basi di un pittura percettiva, bilanciata su pochi colori, abilmente utilizzati attraverso differenti tonalità, e commutati per alimentare l’interazione ed il coinvolgimento dello spettatore. Attraverso quindi un moto grafico profondo e sfaccettato, le scelte prettamente stilistiche adottate nella composizione delle opere, l’autore ci pone di fronte ad un differente modo di osservare. Spinge sui binari di un legame percettivo forte e sfaccettato, le stesse immagini proposte si commutano con le sensazioni personali, generando attraverso una osservazione attenta di tutti i dettagli che compongono l’opera differenti ed infine chiavi di lettura.
Dal titolo “Studies” questa nuova uscita è l’opportunità per una immersione totale all’interno dell’immaginario di Geoff McFetridge. Un dietro le quinte quindi con l’opportunità di vedere da vicino le differenti fasi di realizzazione delle sue iconiche opere.
La fanzine esce in edizione limitata, misura 18 x 22.5 cm, 32 pagine, copertina rigida ad un prezzo più che abbordabile di 20 Dollari. Da poco online sullo store di Nieves, vi consigliamo di farci un pensierino! Nel frattempo dopo il salto alcune immagini con tutti i dettagli di quest’ultima uscita! Have a look!

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Centina x SeaCreative – A New Mural

23/03/2015

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Sempre piuttosto legati agli spazi abbandonati, con questa loro ultima fatica dipinta qualche giorno addietro, andiamo ad approfondire nuovamente l’operato di Centina e SeaCreative e della loro differente lettura umana.
A legare questa nuova collaborazione é la comune volontà di Centina e SeaCreative di tratteggiare, attraverso il loro lavoro, un personale spaccato delle figura umana. Seppur muovendosi in direzioni differenti, per quanto riguarda i temi affrontati, ognuno dei due porta avanti una produzione capace di farsi puntualmente carico degli stimoli e delle personali fascinazioni. Quest’ultima fatica, accomunata da una comune chiave tonale, va quindi a dare forma e sostanza a due differenti volti, due intrecci stilistici che miscelandosi vanno a comporre un duplice approfondimento tematico, una duplice chiave di lettura, che inevitabilmente va ad incidere nell’aspetto finale delle due figure rappresentate.
Il piglio visivo di SeaCreative é intrecciato con la volontà di portare avanti una raffigurazione capace di ereditare situazioni, accadimenti e tutte quelle esperienze di vita che inevitabilmente vanno a forgiare ciascuno di noi. Se é vero che siamo il risultato di ciò che facciamo o che abbiamo fatto, l’interprete italiano raccoglie questo spunto massimizzandone la resa visiva e tematica attraverso il proprio operato. L’osservatore, si trova quindi coinvolto in una lucida ed approfondita lettura interiore che va a scuotere ed a stimolare una propria analisi su se stessi. Scardinando quindi le porte delle nostre emozioni più recondite, l’artista ci trascina all’interno di una lettura profonda ed altamente sfaccettata.
Dal canto suo Centina predilige un impostazione più cruda, a tratti violenza, in cui l’artista va a soffermarsi su quelli che sono gli aspetti più reconditi e maggiormente crudi dell’esistenza umana. Esattamente con Sea, anche l’interprete si affida ad una pittura personale con la quale approfondisce ed esamina le sfaccettature più brutali e tenebrose dell’animo umano. I characters realizzati dall’interprete prendono forma e sostanza attraverso un impulso pittorico crudo e particolarmente oscuro. Quelli che emergono sono quindi volti disumani, dei veri e propri mostri. Corrosi nell’aspetto e nella forma, sono l’ideale rappresentazione delle brutture, delle debolezze e delle fragilità, dell’uomo moderno che nel loro emergere, nel loro smettere di celarsi, vanno irrimediabilmente a corrompere la carne e l’aspetto degli esseri raffigurati.
Raccogliendo quindi appieno dai rispettivi filoni narrativi, SeaCreative e Centina vanno a tratteggiare due differenti volti, due nuove entità connesse ed intrecciate con le rispettive fascinazioni, con i sentimenti e gli stati d’animo del momento, ancora una volta ideali propellenti e leve emotive in grado di stimolare la pittura e le produzioni di entrambi.
Più che convinti del risultato finale, vi lasciamo ad alcuni scatti in calce con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti sul lavoro di ambedue gli interpreti.

Thanks to The Artists for The Pics

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M-City – New Mural for Lecco Street View

23/03/2015

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Giunto alla quarta edizione, andiamo a dare un occhiata ai lavori per il Lecco Street View, il progetto vede tra gli ospiti M-City che nei giorni scorsi ha terminato di realizzare un nuovo intervento su questa grande parete nel quartiere di Germanedo.
Organizzato dal Comune di Lecco e dall’Associazione Culturale Art Company di Milano, con il contributo della Fondazione della Provincia di Lecco e del Centro Meridianalla, aquesta nuova edizione del progetto gravita sul concetto di ‘aver cura del bene comune. L’idea è infatti quella di porre l’accento sulla cura del territorio, del suo contesto sociale ed ambientale, sul rispetto e sulla responsabilità civile che ne deriva e sul sottolineare la forza espressiva data dall’unione di soggetti differenti. La location scelta, il quartiere di Germanedo, è un area nella quale si concentrano scuole ed istituti di formazione professionale, che viene qui trasformata dall’intervento di artisti capaci con l’intento di dare nuova linfa visiva al quartiere ed alla gente che ogni giorno transita qui ed i suoi stessi cittadini.
Dopo mesi di intenso lavoro in studio, M-City torna quindi in strada andando a proporre uno dei suoi più iconici interventi. Uno degli aspetti di maggior interesse nelle produzioni dell’artista è senza dubbio la volontà dello stesso di voler costantemente commutare la propria sintesi grafica in favore di una rielaborazione di elementi e figure appartenenti al mondo moderno. In questo senso quest’ultimo periodo di lavoro ha significato una forte e caratteristica variazioni nelle immagini presentate dall’interprete. Abbiamo visto un continua adozione di colori, e sopratutto effetti percettivi differenti, capaci di impattare profondamente l’aspetto degli elementi realizzati. I protagonisti delle sue opere sono come sempre gli elementi architettonici legati allo spazio urbano ed al tempo stesso tutti quelle figure che ne compongono la fisionomia. Spazio quindi ad automobili, aerei, navi, macchine ed altre opere ingegneristiche che divengono principale valvola espressiva della riflessione sulla città e sull’ambiente moderno portata avanti dall’artista.
Quest’ultima fatica di M-City, rappresenta un ritorno al passato. Il grande autore Polacco mette da parte le sperimentazioni che ne hanno interessato il lavoro negli ultimi mesi, tornando a realizzare un opere certamente più canonica. Lavorando come di consueto con gli stencil, l’interprete va a tracciare il profilo di una gigantesca macchina a vapore andando come sempre a impattare la superficie di lavoro attraverso una vibrante serie di dettagli. Su un fondale verde ecco quindi prendere forma una serie di elementi in bianco e nero, con l’aggiunta di alcune variazioni tonali, capaci di ben rappresentare tutto l’eclettico universo visivo che da sempre contraddistingue le produzioni dell’artista.
In attesa di nuovi aggiornamenti, vi lasciamo ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica dell’artista, dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Pics via Sosm

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Canemorto – A Series of Murals in Lisboa (Final)

23/03/2015

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A distanza di qualche giorno, ecco la Seconda ed ultima parte del recap sui lavori realizzati dai Canemorto durante il loro lungo periodo passato a Lisbona, dove gli artisti hanno letteralmente assediato le strade e qualsiasi spazio della città.
Una vera e propria invasione quella dei Canemorto a Lisbona, gli interpreti hanno riversato per le strade della bella città Portoghese tutto il loro immaginario, impattando su qualsiasi superficie utile ed andando a realizzare un incredibile serie di interventi. Raccolti all’interno della nostra fanzine Cão Morto em Lisboa, cross publication con gli amici di C-41 Magazine, i lavori fanno parte di una sorta di campagna condotta dagli interpreti Italiani in città, capace di trascinarci all’interno del loro ruvido universo narrativo.
Non é stato mai semplice digerire le immagini degli interpreti, la crudezza dei contenuti, il fragore, la potenza visiva e tematica scatenata dal confrontarsi con i corpi ed i volti proposti, ci ha sempre lasciato un sentimento di contrasto perenne. Il loro stesso nome si rifà ad un concetto chiaro, una domanda che accompagna la totalità delle produzioni degli interpreti e che al contempo diviene slancio tematico: cosa c’è di bello in un cane morto inerme in strada? Nulla, viene naturale rispondere, ma proprio da questa ossessiva ricerca del non bello, dell’anti-estetico, che gli autori partono. La piroetta tematica diviene presto valvola ideale di sfogo, concentrazione massima delle brutture, delle insanità, della crudezza emotiva, trasformandosi in ideale specchio dell’uomo moderno. Adesso capite.
Il brutto é parte di ciascuno di noi, celato sotto una coltre che sa di facciata, dietro parole, atteggiamenti e comportamenti che divengono maschera e copertura in grado di celare la nostra vera natura. Gli artisti, squarciano questa protezione mettendoci a confronto con la verità, con la nostra vera natura, facendoci confrontare con le profondità del nostro animo. Accompagnandoci in un confronto profondo, freddo, violento, premono sull’acceleratore, impostano una pittura grezza, cadenzata da pennellate veloci, non badando al l’estetica canonica, concentrandosi sul brutto ed innescando un reazione emotiva forte. Il colore non é un riempimento, quanto piuttosto ideale propellente emotivo per segnare e tracciare i corpi, diviene alterazione e rifletto tematico delle emozioni, delle difficoltà della vita. Esattamente come siamo segnati dalle esperienze accaduteci, le tinte trapassano la carne, si riversano sulla pelle, commutando la forma e l’aspetto di questi esseri, prendono finalmente un aspetto, non più mantenute e trascinate negli abissi delle nostre percezioni ed emotività, il personale tentativo di dimenticare.
Osservando le produzioni dei Canemorto appare quindi inevitabile confrontarsi con noi stessi. Le figure, i volti ed i corpi irregolari, divengono uno specchio riflesso, l’occasione per una riflessione capace di condurci, spingerci con irruenza, in un contatto con un lato inaspettato, celato per troppo a lungo, di noi stessi. Questi mostri si fanno carico delle nostre paure, delle nostre fragilità, esorcizzandone, attraverso la forma, il ricordo, gettando le basi per un ponte emotivo forte e capace puntualmente di sorprenderci e di colpirci per mezzo di una irruenza pittorica unica nel suo genere. Inermi li vediamo e ne assaporiamo i concetti e le idee. Li hanno slegati a Lisbona.
Null’altro da aggiungere, per completare al meglio questa ricca full immersion, vi lasciamo ad una lunga serie di scatti, dateci un occhiata! Come vedrete ci sono le chicche paurose! Enjoy it.

GUARDA LA PRIMA PARTE

Thanks to The Artists for The Pics

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Weekly Overview 2015 – 16.03 to 22.03

22/03/2015

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Weekly Overview è l’appuntamento del Week-End dove vi presentiamo una selezione delle migliori news settimanali.

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Ufocinque – New Mural in Monza

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2501 – “Negative Spaces 02” for CHEAP Festival (Final)

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El Gato Chimney “De Rerum Natura” at Stephen Romano Gallery (Recap)

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Alleg – “Rural Roots” New Mural in Sante Marie

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Alberonero – New Mural for Viavai Project 2015

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Escif – “Todo lo que Sobra” New Installations in Valencia

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Phlegm – New Mural in Old Street, East London

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Pixel Pancho at Stolenspace Gallery (Recap)

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Mattia Lullini – New Murals in Göteborg

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Elian for Residencia Vatelón

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Canemorto – A Series of Murals in Lisboa (Part 1)

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Hitnes – A Series of Murals for SANBA Project

Graffuturism 5th Anniversary at 886 Geary Gallery (Recap)

22/03/2015

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In occasione dei cinque anni di attività di Graffuturism, lo scorso 14 di Marzo ha aperto, all’interno degli spazi della bella 886 Geary Gallery di San Francisco, un nuovo e corposo group show, eredità diretta del percorso e delle tematiche espresse dall’omonimo movimento.
Con un roster pazzesco formato da nomi del calibro di: Aaron De La Cruz, Augustine Kofie, Basik, Bom.k, Boris Delta Tellegen, Carlos Mare, Chazme, Christopher Derek Bruno,Duncan Jago, EKG, Geso, Gilbert1, Jerry Joker Inscoe, Kan, Kema, Kwest, Matt W. Moore, Moneyless, Morik, Nawer, Nelio, Pener, Poesia, Pro176, Remi Rough, Saber, SatOne,Thomas Canto, Tomek, Vesod, West One, lo show rappresenta l’occasione per una nuova riflessione sulla progressione e sulle stilistiche intraprese da questi autori all’interno del panorama urbano negli ultimi cinque anni.
Nato nel 2010 il blog ha saputo fin da subito imporsi grazie ai contenuti espressi ma soprattutto attraverso la volontà di voler coprire il buco di tutti quegli artisti sottorappresentati dagli altri magazine di settore. All’epoca c’era di fatto un vuoto che vedeva da una parte la copertura di tutti quei nuovi stimoli urbani che sempre più hanno poi preso piede in questi anni, dall’altra il mondo dei graffiti tradizionali. Proprio nel mezzo, l’idea dello spazio web è stata quella di porsi come ideale contenitore per mostrare il lavoro di tutti quegli autori che avevano spinto la loro pratica artistica verso una progressione ibrida. Ne street artists ne writers, questi interpreti hanno saputo porsi nel mezzo partendo dal writing ed evolvendo la loro ricerca in funzione di stimoli e fascinazioni personali. L’avvicendarsi e l’organizzarsi sotto un unico nome, di questa corposa flotta di autori, ha inevitabilmente dato vita ad un vero e proprio movimento, sebbene non fosse questa l’idea iniziale, capace di attrarre rapidamente e di porsi come vera e propria avanguardia superando qualsiasi recente forma d’arte contemporanea. Senza l’esigenza di essere accettati dal mondo artistico accademico, gli interpreti hanno continuato a portare avanti la propria e personale ricerca, connessa alla strada, capace di evolversi attraverso la ricerca in studio e di sfociare infine all’interno di spazi espositivi.
Come spiega lo stesso Poesia, ideatore del blog, – ‘La vera forza della nostra forma d’arte è nelle nostre azioni come collettivo artistico. Non cerchiamo di definire ciò che facciamo attraverso parole appartenenti al linguaggio artistico canonico. La nostra forma d’arte è nata dalla necessità di esprimersi attraverso l’arte e l’estetica per le strade urbane. ‘ –
Lo show propone quindi le opere di un gruppo di artisti che hanno fatto parte del blog negli ultimi cinque anni ed al tempo stesso ha lo scopo di riunire, sotto una vasta gamma estetica, quella che è una sintesi del movimento intero e mostrare le nuove direzioni intraprese.
Questo è il riepilogo dell’esibizione, lunga carrellata di scatti e di immagini quindi! È tutto dopo il salto dateci un occhiata e restate sintonizzati per nuovi aggiornamenti sul lavoro degli artisti coinvolti.

886 Geary Gallery is pleased to present Graffuturism 5 Year Anniversary Exhibition, a Group exhibition of International Artists. The opening reception will be Saturday, March 14th, from 7-11 pm, the exhibition is free and open to the public for viewing through April 4th, 2015.

886 Geary Gallery will celebrate Graffuturism 5 Year Anniversary with an international exhibition opening March 14th. Graffuturism has exhibited as a group over the past 5 years in cities such as Glasgow, London, Los Angeles, Paris, Miami and San Francisco. Graffuturism has chosen 886 Geary to hold its anniversary show bringing together an impressive group of International artists to exhibit. Poesia has curated a lineup of premier Urban/Graffiti Art artist who have been pivotal in the development of Graffuturism the past 5 years, or who have been closely associated with the group. Artists exhibiting new work will be, Aaron De La Cruz, Augustine Kofie, Basik, Bom.k, Boris Delta Tellegen, Carlos Mare, Chazme, Christopher Derek Bruno,Duncan Jago, EKG, Geso, Gilbert1, Jerry Joker Inscoe, Kan, Kema, Kwest, Matt W.Moore, Moneyless, Morik, Nawer, Nelio, Pener, Poesia, Pro176, Remi Rough, Saber, SatOne,Thomas Canto, Tomek, Vesod, and West One.

886 Geary Gallery
886 Geary Blvd
San Francisco, CA 94109

Pics by The Gallery

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C215 – A Series of Pieces in Palermo

22/03/2015

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Nuovo viaggio per C215, a quanto pare nelle scorse settimane il grande artista si è spostato in Italia dove, per le strade di Palermo, ha da poco terminato di realizzare una nuova serie di stencils portando in dote tutta la sua iconica firma.
Senza ombra di dubbio uno degli artisti più famosi a livello internazionale, l’artista Francese porta da anni avanti un percorso che vede nell’utilizzo degli stencil la sua ideale manifestazione in strada. A caratterizzare gli interventi di C215 è anzitutto la scelta di una raffigurazione concreta, viscerale ed in grado di esaltare quelle che è l’espressività dei soggetti raffigurati. La scelta di questi ultimi rappresenta uno degli elementi di maggior interesse delle produzioni del Francese, si tratta di persone comuni, spesso appartenenti alla strada, spazio quindi a mendicanti, donne, bambini, lavoratori, immigrati e tutto quel vasto tessuto sociale che caratterizza la società moderna. Al tempo stesso l’interprete ci ha spesso messo a confronto con spunti differenti, legati al passato ad esempio, oppure una riproduzione costante del volto della figlia, passando infine per la serie di lavori che vedono nella figura del gatto l’unico e principale protagonista.
Le espressioni, i volti, gli sguardi ed i profili che l’autore imprime nelle sue opere, riescono ben a raffigurare l’essenza stessa, l’emozioni dei soggetti proposti, donando loro una sorta di parola, di impatto simbiotico con il passante casuale o con l’osservatore attento, per quella che diviene un trasmissione filtrata attraverso le sensazioni dello stesso artista.
Ad affiancare questa sterminata serie di lavori, che da anni contraddistinguono il percorso dell’autore Francese in strada, è importante sottolineare come Christian Guémy porti parallelamente avanti una pittura su superfici di maggiore dimensione, in grado di elevare e sviluppare al limite quelle che sono le sensazioni e gli impulsi del tipico lavoro dell’interprete.
Questa nuova serie di interventi, prendono vita all’interno dei cunicoli e delle viuzze tipiche di una città come Palermo. C215 agisce su una serie differenti di superfice, dai muri, passando per le cassette delle lettere, per una nuova serie ricca di spunti a carattere storico, in aggiunta ad alcune iconiche immagini appartenenti al repertorio dell’artista.
In attesa di scoprire i prossimi spostamenti del famoso autore Francese, vi lasciamo ad una lunga e bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima infornata di lavori, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo.

Pics by The Artist

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Interesni Kazki “Plantae Carnivŏra” New Drawing by Waone

21/03/2015

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Dopo le recenti incursioni in India, Waone del duo Ucraino Interesni Kazki, è tornato in studio dove ha da poco terminato di realizzare questo nuovo disegno, portando in dote ancora una volta, tutto il suo iconico immaginario.
Gli Interesni Kazki sono probabilmente tra gli artisti che maggiormente apprezziamo. Sempre interessati agli spostamenti compiuti dal duo Ucraino, con le splendide produzioni su parete, a parer nostro è ugualmente importante sottolineare e seguire anche il lavoro compiuto in studio dai due. Le produzioni realizzate su carta, rappresentano infatti un corpo vivo, non assestante, con il quale gli artisti si confrontano spesso e dal quale trovano il più delle volte ispirazione, per le produzioni in strada.
In entrambi i casi a fare da propellente per i lavori dei due artisti, è uno sterminato, caratteristico e personale immaginario. Il confronto con le produzioni degli Interesni Kazki, sta tutto qui, nell’impatto con le bizzarre creature realizzate, con le riflessioni, gli spunti ed i temi differenti, capaci di tratteggiare un vero e proprio universo a se stante.
I toni fantastici ed onirici, la personale fascinazione per il mistico, la numerologia, il simbolismo, la personale fascinazione per l’ignoto e l’irreale, vanno a cadenzare una produzione capace di impattare e condizionare puntualmente le nostre percezioni. Ad alimentare questo grande calderone tematico, troviamo infine la scelta di utilizzare tonalità calde in funzione di una spiccata sensibilità per il dettaglio, tutti elementi che rendono le loro opere uniche.
Dal titolo “Plantae Carnivŏra”, quest’ultima fatica di Waone rappresenta l’opportunità di tornare ad immergerci all’interno del particolare immaginario dell’interprete, in una nuova fascinazione a tema naturale. Uno degli aspetti peculiari della pittura dell’artista, è infatti il personale interesse per elementi e paesaggi naturali che inequivocabilmente vanno a miscelarsi all’interno della particolare struttura visiva delle opere. La biosfera, diviene quindi ideale propellente tematico con il quale generare il consueto gioco di rimandi mistici ed onirici, all’interno di una narrativa che come sempre si fa apprezzare per la enorme quantità di dettagli ed analogie presenti all’interno delle opere realizzate.
Quest’ultima fatica raccoglie quindi tutto l’indirizzo personale dell’autore Ucraino attraverso una rappresentazione che lascia parecchio spazio all’immaginazione ed ad una personale chiave di lettura, sia essa politica, sociale od economica. Quanto ci piacciono gli Interesni Kazki!
In attesa di rivedere l’artista su parete, vi lasciamo ad una serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti.

Pics by The Artist

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Mach505 – “Octopus” New Mural at SAMO, Torino

21/03/2015

Torniamo con piacere ad approfondire il lavoro dei Truly Design, nei scorsi giorni Mach505, parte del collettivo, ha infatti terminato di realizzare questa nuova pittura anamorfica stravolgendo completamente l’interno degli spazi del SAMO di Torino.
Dopo la bella pittura realizzata dagli artisti qualche settimana addietro all’interno degli spazi della Burning Giraffe Art Gallery di Torino (Covered), Mach505 prende possesso degli spazi esterni della struttura per andare a realizzare un gigantesco polpo gigante incastrato tra i le colonne e le pareti.
Il rapporto tra la pittura anamorfica ed il collettivo prosegue quindi qui con una nuova ed intensa realizzazione. Peculiarità di questo tipo di approcci è anzitutto la possibilità di vedere le immagini dipinti attraverso un’unica angolazione. Ne consegue quindi che la realizzazione di queste opere passa anzitutto per un lavoro di studio degli spazi e delle superfici a disposizione, per una pittura minuziosa e precisa al fine di creare ed innescare il giusto effetto ottico.
Come visto più volte, le produzioni firmate da Mach505, Ninja1, Mauro149, Rems182 aka Truly Design, sono cadenzate da un animo sfaccettato e diversificato, ideale conseguenza delle differenti direzioni stilistiche intraprese dagli autori nel corso del tempo. Questa diversificazione inevitabilmente va ad interessare tutte le produzioni del collettivo. Il risultato è quindi un approccio piuttosto eterogeneo e costantemente legato ad una interazione e riflessione sugli spazi a disposizione. Mai banali, gli interventi raccolgono gli spunti del posto, rappresentano un opportunità per un indagine ed una riflessione personale legandosi alla perfezioni con gli stimoli e le percezioni di ciascuno degli interpreti.
Quest’ultima fatica di Mach505 ben rende l’idea del valore delle produzioni dei Truly Design, in un nuovo confronto complesso ed articolato su una superfice irregolare. L’utilizzo infatti delle pittura anamorfica come stimolo espressivo, va inevitabilmente ad incrementare il valore del dialogo con gli spazi, che divengono principale interesse di studio per la realizzazione dei progetti. In particolare qui l’artista dopo due settimane di lavoro, riesce a generare l’immagine desiderata divertendosi ad incrociare ciascuno dei tentacoli, nonché il corpo stesso della figura, all’interno degli spazi a disposizione. Riuscitissimo!
In attesa di dare un occhiata ai prossimi interventi, vi lasciamo al bel video del making of in aggiunta a duna bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti.

Ever since this summer, a giant octopus unravelled its tentacles throughout SAMO, and it seems to have no intention whatsoever of leaving its lair. Mach505 spent two weeks searching for the best ways to break up and join the green figure, making this optical illusion as tight as he could. It is truly worth it to visit SAMO for an “aperitivo” or dinner!

Thanks to The Artist for The Pics

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Pablo S. Herrero “Monomanía” at Swinton & Grant Gallery (Recap)

20/03/2015

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Aperta lo scorso 27 di Febbraio andiamo a dare un occhiata approfondita a “Monomanía” ultima esibizione firmata da Pablo S. Herrero, all’interno degli spazi della Swinton & Grant Gallery di Madrid, incentrata sulle particolari fascinazioni naturali dell’artista.
Abbiamo spesso incrociato il nostro cammino con il lavoro di Pablo S. Herrero completamente affascinati dalla sintesi visiva adottata dall’interprete. Nell’idea di Herrero risiede la volontà di confrontarsi e di entrare in simbiosi con l’elemento naturale, primo e principale impulso pittorico di tutta la sua esperienza artistica. La figura dell’albero, con le sue differenti varianti ed i suoi rami, si presta a differenti interpretazioni: rappresenta una sorta di analogia e parabola sull’individuo e di come questo, attraverso le sue stesse azioni, possa inevitabilmente connettersi con il tessuto urbano. Al tempo stesso rimarca l’esigenza di una presenza naturale all’interno di un contesto cittadino, di come questi elementi crescano e si sviluppino senza alcuna azione umana, in totale equilibrio con il contesto. Attraverso quindi una lettura soggettiva, le opere dell’artista si pongono come ideale stimolo per una trasformazione percettiva degli spazi in funzione di un nuovo legame con l’emisfero naturale.
Per sviluppare questo particolare linguaggio, l’autore sceglie di affidarsi ad una impostazione pittorica pulita, equilibrata nella forma e capace di trasmettere e mostrare i legami tra staticità e dinamica, individuo e comunità, fragilità e forza, equilibrio e instabilità. Attraverso il bianco ed il nero, ideale bilanciamento tonale, l’autore sviluppa i peculiari intrecci di rami ed alberi.
Spesso al lavoro all’interno contesti periferici e rurali, tutte zone ai margini della società ed ideale paradigma del rifiuto che provoca la città all’artista, osservando le opere è inevitabilmente essere investiti da una sorta di senso poetico. L’interprete sviluppa percezioni ed effetti visivi differenti, raccogliendo le forme all’interno di una specifica figura, sovrapponendo livelli differenti, arrivando infine alle ultime sperimentazioni tonali.
Continuando a lavorare sulle personali percezioni naturali, Pablo S. Herrero presenta un allestimento carico di stimoli visivi. Le opere proposte, che proseguono nel tracciare l’aspetto e la forma delle sue iconiche ramificazioni, rappresentano al meglio l’ideale e profonda intimità delle produzioni dell’artista. Mantengono inalterati gli stimoli riflessivi, l’equilibrio nella forma e la forte sensibilità nell’aspetto finale.
In attesa di scoprire nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’artista, in calce al nostro testo potete trovare alcuni scatti dell’allestimento proposto dall’interprete, dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Artist for The Pics
Pics by Goyo Villasevil, first pic by Ainhoa Urcelay

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Simek – A New Piece in Athens

20/03/2015

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Tra gli artisti certamente più attivi in questi primi mesi dell’anno, c’è sicuramente Simek, l’autore Greco continua a realizzare nuovi interventi spingendo al limite il personale approccio visivo e continuando a portare avanti la propria e personale ricerca.
Metà esatta e parte attiva del duo Blaqk, Simek porta avanti uno stimolo artistico legato ad una personale elaborazione astratta. Come visto più volte, l’artista in particolare si affida ad un moto geometrica scandito dall’esigenza di sviluppare una decontrazione e costruzione di figure differenti, intrecciate nello spazio attraverso vistosi effetti percettivi.
Uno degli aspetti che maggiormente sta coinvolgendo le opere dell’autore, è senza dubbio la volontà dello stesso di affinare gli elementi proposti attraverso un costante esigenza di renderli quanto mai più essenziali. Spazio quindi ad elementi che nel loro aspetto finale, risultano più concentrati, scanditi dall’utilizzo di forme più grandi, effetti di tridimensionalità, ed un equilibrio decisamente più rimarcato, ed infine ad una costante sperimentazione tonale. Siamo abituati a confrontarci con immagini in bianco e nero, quando invece l’autore prosegue nel tentare altre strade cromatiche, riuscendo a trovare binomi altrettanto interessanti.
A rimanere invariata è però la forte emotività degli interventi realizzati. L’interprete Greco riversa all’interno delle sue figure, tutto il personale spettro emotivo. In questo senso le immagini sono figli degli stati d’animo e delle percezioni del momento, capaci di commutare il valore finale degli elementi raffigurati.
Emerge quindi una forte valore criptico, si tratta perciò di visioni complesse da leggere, speculari nel loro aspetto, interattive per la capacità di porsi in uno stato di armonia con l’ambiente circostante, arrivando infine ad impattare l’osservatore che rimane quindi coinvolto in una analisi personale e soggettiva.
Quest’ultima fatica di Simek, eredita tutto il valore delle produzioni dell’artista. Tornato a lavorare in esterna, dopo le ultime sperimentazioni indoor, l’autore va a generare una nuova figura tornando a sviluppare il corpo dell’opera attraverso il bianco ed il nero. Sviluppando l’intervento su due segmenti bianchi, con una serie di figure nere che letteralmente si aggrappano e si intrecciano agli stessi, l’artista va a generare una nuova ed equilibrata trama finale. Aldilà della consueta costruzione, a catturare la nostra attenzione qui sono le piccole colate di vernice che accompagnano lo sviluppo degli elementi geometrici raffigurati. Si tratta di un impulso viscerale che di fatto si pone in totale controtendenza rispetto all’ordine ed alla pulizia generata dall’immagine centrale, riequilibrando completamente il risultato finale.
In attesa di scoprire nuovi aggiornamenti, vi lasciamo con una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Pics by The Artist

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Borondo – “Memento Mori” Book Launch in Rome (Recap)

20/03/2015

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Con una sontuosa istallazione Borondo, lo scorso sabato, ha presentato ufficialmente “Memento Mori”, prima monografia edita dagli amici di Yard Press, all’interno di una splendida location come la Rampa Prenestina di Roma.
Mesi intensi questi per il campione Spagnolo, dopo l’apertura della stupefacente Animal per RexRomae di Londra, l’interprete torna nella sua città adottiva per presentare al meglio questa sua prime edizione cartacea. Come annunciatovi, il libro, coeditato da Chiara Caprasecca e Chiara Pietropaoli, nasce dall’esigenza di Borondo di voler imprimere su carta tutta la propria stessa essenza, tra passato, presente e ciò che vedrà il futuro.
Contraddistinta da ben 284 pagine, l’edizione pone l’accento sul processo creativo dell’artista, offrendoci l’opportunità di un profondo dietro le quinte sulla sua produzione artistica. Attraverso i testi di Edoardo Sassi, Simone Pallotta, Carmen Maín e James Buxton, abbiamo modo di confrontarci con i lavori realizzati dagli inizi fino a fine 2014 tra sketches, bozzetti ed infine fotografie, tra viaggi e spostamenti, per una idea chiara ed a tutto tondo di ciò che l’autore vuole incarnare e vuole proporre attraverso le proprie opere.
Non lascia nulla al caso l’artista, per la presentazione sceglie una location surreale, uno spazio circolare che ben si sposa con le particolari divagazioni emotive che ne contraddistinguono da sempre le produzioni.
L’approccio pittorico dell’artista è legato ad una pittura fortemente influenzata da impulsi emotivi e viscerali che lo stesso sceglie di raffigurare. L’indagine dell’interprete, sviluppata attraverso una ricchissima tavolozza cromatica e per mezzo di un tratto viscerale, vede una raffigurazione dell’essere umano decisamente intensa. I corpi dei soggetti rappresentati vengono celati, proposti nudi e crudi, con i tratti del volto appena accennati. Si tratta di spettri, quasi anime di uomini e donne capaci di trasmetterci un caleidoscopio di stimoli emotivi differenti. L’artista analizza queste differenti sfaccettature facendo emerge le malinconie, le difficoltà, le paure e tutte quelle sensibilità e stati emotivi che contraddistinguono l’essere umano. Punta ai nervi scoperti, stuzzicando lo spettatore in un costante gioco di osservazione ed empatia in grado di riflettersi sui sentimento di quest’ultimo. A tu per tu con i nostri pensieri, le nostre fragilità, nudi ed in balia delle nostre stesse emozioni.
L’installazione proposta all’interno della Rampa Prenestina, vede Borondo andare ad inserire all’interno dello spazio una serie di ombre nere che letteralmente circondando lo spettatore. Quest’ultimo si vede accerchiato da una serie di stampe differenti che riprendono lo stesso ed identico volto attraverso differenti variazioni cromatiche e pittoriche. Al centro infine, la rappresentazione di un fuoco purificatore atto ad alimentare il sentimento onirico ed emotivo di tutto l’evento.
Attraverso gli scatti degli amici di TheBlindEyeFactory, abbiamo l’opportunità di dare un occhiata alla splendida installazione realizzata dall’interprete per la presentazione del libro, è tutto dopo il salto, dateci un occhiata e restate sintonizzati per nuovi e succosi aggiornamenti. Se volete approfondire invece l’uscita vi rimandiamo al nostro precedente post con tutte le info del caso.

Thanks to TheBlindEyeFactory for The Pics

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Ufocinque – New Mural in Monza

20/03/2015

Gli amici di Grauen Studio proseguono nel portare avanti il loro bel Recover Project, in città sbarca quindi Ufocinque che ha da poco terminato di realizzare questo nuova pittura direttamente all’interno del sottopasso pedonale di C.so Milano a Monza.
Prosegue quindi l’ottimo periodo per Ufocinque, dopo la bella Sottomondo, ecco l’interprete tornare in strada per prendere parte al bel progetto dello studio lombardo. Attraverso interventi murali, workshop, ed infine mostre personali, Grauen Studio prosegue nel portare avanti la personale proposta di riqualificazione e partecipazione sociale.
Un periodo questo per il grande autore italiano di continua ed incessante ricerca. Famoso per la realizzazioni di incredibili scenografie e paesaggi con la carta, l’artista sta sempre più intensificando il lavoro su parete cercando da una parte di proporre su muro l’impatto e la profondità dei suoi panorami tangibili, dall’altra di sviluppare un personale ed inedito percorso figlio di una rappresentazione di veri e propri mondi cittadini. In entrambi i casi a segnare le produzioni, troviamo una forte e rimarca essenzialità sia negli strumenti utilizzati sia nella rappresentazioni con il risultato di trovarci avvolti all’interno di universi nascosti ed immaginati, percezioni metafisiche e figlie di visioni oniriche e medioevali.
Dopo “Paper Architecture”, il bel workshop realizzato con i ragazzi dell’istituto artistico ‘Nanni Valentini’, l’artista piomba all’interno del sottopasso attraverso una nuova elaborazione a tema naturale. L’idea è quella di stimolare un nuovo legame con la terra propri lì dove, il processo di cementificazione, ne ha cancellato la presenza. Servendosi unicamente di una intensa scala di grigi, Ufocinque va quindi idealmente a bucare la superfice delle pareti impostando una serie di elementi che richiamano nell’aspetto quello degli alberi e dei rami di una foresta.
Nasce così “Foresta Urbana”, titolo quanto mai azzeccato per una pittura che esprime proprio una forte e rimarcata presenza naturale, un vero e proprio paesaggio naturale composto da sagome scaturite dal peculiare gioco percettivo e tonale. L’artista torna alle personali radici stilistiche, traslando il proprio lavoro con la carta, attraverso la pittura, commutando livelli differenti come se lo spazio divenisse composito e sovrapponibile. La stessa assenza di colore, si riallaccia al particolare moto stilistico ed al tempo stesso sottolinea la volontà dell’interprete di negare l’effimero ed abbondante utilizzo dei colori da parte dei media e della pubblicità.
Ad accompagnare il nostro testo una bella e ricca serie di scatti ed il bel video del making of, con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, il consiglio è quello di darci un occhiata. Ricordiamo infine che il prossimo 28 Marzo aprirà “Charta” nuova personale dell’interprete all’interno degli spazi di Grauen Studio, di cui vi daremo notizia con il consueto ed ampio recap.

Grauen Studio
Via Tofane 1
20900 Monza

Thanks Grauen Studio for The Pics

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2501 – “Negative Spaces 02” for CHEAP Festival (Final)

20/03/2015

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A distanza di qualche settimana, ed in occasione della call for artist del CHEAP Festival 2015, il grande 2501 torna per le strade di Bologna per completare la sua “Negative Spaces 02”, nuova opera che prende vita direttamente sulla lunga parete dell’autostazione cittadina.
Con la febbre da CHEAP Festival che continua a salire, in attesa di scoprire i partecipanti alla nuova edizione, appare chiaro come il connubio tra il festival e le bacheche in disuso presenti in città, continui ad essere uno dei pilastri di tutta l’esperienza alimentando quanto di buon fin qui fatto dalla rassegna. Questa particolare e vincente scelta, risiede nella volontà anzitutto di impostare un dialogo concreto con il passante casuale e con la gente del posto, attraverso una riuscitissima reinterpretazione delle potere comunicativo delle bacheche. Da spazi in disuso ed in stato di degrado, eccole diventare propellente e stimolo per una riflessione – ricordate l’esperienza con CHEAP Green? – o semplicemente ideali contenitori dei lavori dei differenti autori scelti come nel caso delle opere di James Kalinda e Signora K (Covered).
Quest’ultimo grande lavoro firmato da 2501, è bene dirlo, rappresenta l’ideale sintesi della ricerca fin qui condotta dal campione Italiano, una massimizzazione del personale impulso astratto, delle peculiari fascinazioni e dello studio sulle differenti superfici di lavoro. Il risultato finale è un opera ricchissima dal punto di vista visivo ed al tempo stesso capace di esaltare l’idea di contrapposizione tra pieno e vuoto, tematica cardine della nuova edizione del festival Bolognese.
Sulla lunghissima parete che corre lungo l’autostazione Bolognese, l’autore italiano si confronta con uno spazio lineare scandito da ben 43 spazi affissivi. L’opera parte da 13 moduli differenti, divisi in un trittico di bacheche in cui, quella centrale, di dimensioni maggiori, è affiancata ai lati da due di dimensione inferiore.
Lo sviluppo pittorico avviene attraverso una serie di fogli di carta da 70×100 cm, che rappresentano l’incipit per la successiva e viscerale pittura gestuale.
Il risultato finale è un onda continua, commutata attraverso l’intersecarsi delle consuete e ‘sporche’ linee sinuose, capace di generare elementi e forme differenti, di tratteggiare lo spazio negativo e positivo, giocando con le stesso e proponendo percezioni visive differenti. 2501 investe le bacheche, nonché le pareti che le circondano, attraverso un impulso irregolare e spontaneo, figlio delle sensazioni e degli stati percettivi del momento, andando a trasformare la fisionomia dell’intera e lunghissima superfice, in una corsa, un percorso che sa di viaggio introspettivo e catartico.
Per darvi modo di approfondire al meglio quest’ultima grande fatica dell’artista, vi lasciamo ad una lunga e dettagliata serie di scatti con tutti le immagini dell’intervento e di ciascuna delle bacheche realizzate, enjoy it.

Thanks to The Artist for The Pics

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Tomek – “Accident” at Galerie Celal (Recap)

19/03/2015

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A pochi giorni dal finissage, ci immergiamo all’interno degli spazi della Galerie Celal per andare ad approfondire “Accident” nuovo corpo di lavoro firmato dal grande Tomek all’interno degli spazi della galleria Parigina.
Lo show segna il ritorno del grande autore negli spazi bella galleria, a distanza di tempo da “Croisement”,
corposo group show aperto lo scorso anno in compagnia di Erosie e dei Graphic Surgery.
Questa nuova personale è l’opportunità quindi, per tornare ad approfondirne il lavoro attraverso una nuova e profonda serie di pezzi che fanno seguito agli interventi realizzati in strada qualche giorno (Covered).
Quando si parla di Tomek è inevitabile sottolineare il radicato passato da writer che tutt’ora scandisce la totalità delle produzioni dell’artista. Nato e cresciuto nella periferia della capitale Francese, l’interprete porta avanti un approccio pittorico contraddistinto dalla rapida, dall’utilizzo di linee sinuoso e sopratutto di un impulso altamente viscerale. La gestualità e la spontaneità rappresentano i principali cardini di un percorso che sceglie di affidarsi ad un tratto sporco e grezzo, ideale volano espressivo in grado di proseguire la ricerca dell’interprete sulle dinamiche gestuali e su come queste ultime, vadano ad influenzare lo sviluppo delle lettere all’interno dello spazio. L’utilizzo di differenti impostazioni tonali, è applicato in funzione di una ricerca sulla proporzioni od addirittura sulle sezioni delle stesse, tra zoom, e vere e proprie parti che vengono raffigurate, ci troviamo inevitabilmente a contatto con una produzione cadenzata da impulsi altamente viscerali ed emotivi.
Per questo nuovo corpo di lavoro, Tomek prosegue nel confrontarsi con il particolare impulso gestuale attraverso una nuova serie di opere. L’idea dell’interprete è quella di promuovere la sperimentazione con la pittura astratta attraverso pennellate gestuali su vetro, capaci di creare un movimento vivo e di rimarcare la traccia con il quale l’artista segna il passaggio del pennello. L’intrecciarsi dei percorsi differenti, delle linee spesse e ‘grasse’ che incidono sulla superficie, si connette con il radicato background dell’artista nel mondo dei graffiti. Unendo quindi la personale pratica in strada, l’autore declina un approccio altamente viscerale e capace di impattare lo spettatore attraverso uno stimolo inconscio e primordiale.
La scelta di utilizzare superfici in vetro permette all’interprete di alimentare la nitidezza e la luminosità degli interventi, al fine di sottolineare la crudezza delle tracce dipinte. E’ infine interessante sottolineare come, per la realizzazione di questo corpo di lavoro, l’artista scelga di lavorare con strumenti di solito impiegati per la pulizia, generando quindi un paradosso tematico in grado di innescare una nuova serie di opere radicali direttamente connesse con le personale espressioni della coscienza.
Scrollate giù, ad accompagnare il nostro testo infatti una ricchissima serie di scatti con tutti una bella panoramica della galleria e tutti i dettagli delle opere in mostra, dateci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare.

Galerie Celal
45, Rue St Honore
75001 Paris

Thanks to The Gallery for The Pics

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El Gato Chimney “De Rerum Natura” at Stephen Romano Gallery (Recap)

19/03/2015

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Finalmente andiamo a dare un occhiata approfondita a “De Rerum Natura” ultimo show del grande El Gato Chimney all’interno degli spazi della Stephen Romano Gallery di New York, prima esibizione dell’autore italiano negli States.
Ci sono autori che riescono a tessere le trame di universi paralleli, impercettibilmente connessi con la nostra quotidianità ed al tempo stesso capaci di farci estraniare completamente dalla stessa, sviluppando una alterazione percettiva forte ed avvolgente. Le produzioni di El Gato Chimney hanno sempre avuto un fascino particolare per noi. Attraverso una ricerca introspettiva e atta ad una rappresentazione tangibile di emozioni e visioni interiori, il grande artista italiano ha saputo tratteggiare scenari surreali, dando forma ed aspetto ad una ricerca personale costantemente legata agli studi antropologici e folkloristici.
L’universo narrativo dell’autore si interseca con una fittissima varietà di argomenti, strizzando l’occhio all’alchimia, allo spiritismo ed all’arte primitiva, alla magia, all’occultismo, ed ad una forte caratterizzazione naturale, l’interprete dà vita ad una miscela altamente impattante. Cadenzate da una quantità incredibile di dettagli, capaci di offrirci puntualmente una differente chiave di lettura, le produzioni dell’artista hanno nelle particolari incarnazioni il loro ideale slancio visivo e tematico.
Al centro delle opere troviamo particolari personaggi, questi esseri si celano dietro maschere, rivendicano il loro intrinseco legame con la natura e soprattutto con il mondo animale dal quale riprendono le loro sembianze. Li vediamo con abiti cerimoniali, immersi in suggestivi panorami naturali, alimentare una costante sensazioni di oscuro, di inquieto. Le superstizioni, le credenze ed i miti, arrivando infine alla religione, sono solo alcuni degli spunti che gli stessi riescono a stimolare al fine di tracciare una personale riflessione sul mondo, sui suoi vizi e le sue virtù. Costantemente sospesi nel crepuscolo, tra notte e giorno, i personaggi dell’artista ci proiettano in un mondo irreale, suggestivo e capace di colpirci e scuoterci costantemente.
Approfondendo a 360^ gradi quelle che solo tematiche cara, El Gato Chimney propone un allestimento composta da opere inedite. Tra dipinti, acquarelli in grande formato, opere su carta ed una installazione site-specific, abbiamo l’opportunità di immergerci all’interno della spirale di spunti e riflessioni che caratterizza le produzioni dell’artista. Ancora una volta l’autore indaga sull’epoca moderna e lo fa attraverso una simbologia personale capace di rifarsi al passato attraverso analogie surreali e bizzarre. Ci offre le chiavi di lettura per compiere da soli, attraverso la nostra immaginazione ed il nostro impeto soggettivo, tutte le riflessioni del caso.
Ad accompagnare il nostro testo una bella e lunga serie di scatti con una panoramica dell’allestimento, e tutti i dettagli delle opere esposte, dateci un occhiata e se vi trovate in zona, l’appunto è valido fino al prossimo 30 di Aprile.

Stephen Romano Gallery
111 Front Street suite 208 & 202
Brooklyn NY 11201

Thanks to The Artist for The Pics
Pics by The Gallery

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Alleg – “Rural Roots” New Mural in Sante Marie

19/03/2015

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Nuovo progetto per Alleg, l’artista Italiano nei giorni scorsi ha terminato di realizzare un nuovo intervento a Sante Marie, in Abruzzo. Un nuovo lavoro incentrato sulle radici rurali che accomunano ciascuno di noi e che con il tempo stiamo perdendo.
Avevamo lasciato Alleg a Mosciano Sant’Angelo dove in occasione del Visione Periferica Festival aveva realizzato un bel intervento in compagnia di Gio Pistone (Covered). Ora a distanza di tempo torniamo ad approfondirne l’operato attraverso un intervento che rivendica tutta la natura riflessiva delle sue produzioni ed ovviamente il particolare approccio pittorico.
Spaziando attraverso differenti contesti, muovendosi tra impulsi a carattere naturale e soprattutto personali rielaborazioni a tema impegnato, il lavoro di Alleg è di quelli mai banali. La pittura dell’autore esercita un fascino tutto suo, il tratto viene sviluppato al fine di una rielaborazione grafica che si rifà al canone marsigliese e che produce immagini e corpi essenziali. I temi trattati non si celano dal trattare situazioni di apparente difficoltà, riflessioni sull’epoca moderna, scandendo un percorso sinuoso e morbido, attraverso la pittura.
L’impatto con “Rural Roots”, questo il titolo dell’intervento, è stato piuttosto complesso. L’artista ha inserito all’interno di ciascuna delle insenature proposte un immagine differente, accompagnando in ognuna delle raffigurazioni con la consueta e profondissima propensione per il dettaglio.
Quello che stupisce è anzitutto la capacità di sintesi dell’interprete, quanto mai capace qui di tratteggiare una storia fatta di mestieri e di lavori che inevitabilmente si riallacciano alla nostra tradizione più concreta. Le tradizioni quindi, gli usi ed i costumi riemergono dalle increspature della mente riportandoci alla memorie figura familiari impegnate in una delle azioni descritte dall’artista. C’è nostro nonno, nostro padre e nostra madre, in ciascuno dei flash che l’interprete ci dà in pasto, una sensazioni di deja vù, di concreta passione, all’interno di una lunga ed armoniosa immagine.
C’è quindi anzitutto una fortissima sensibilità in quest’ultimo lavoro di Alleg, al tempo stesso la volontà di voler ricordare e sottolineare un background che ci appartiene, di voler ricordare l’Italia degli agricoltori e dei pastori, dei minatori, dei falegnami e delle donne, in quella che diviene fin da subito una rievocazione dai toni del folkloristici e tradizionali.
Abituati alla società moderna, ai ritmi serrati, alla tecnologia ed alla informazione che va spedita e veloce, attraverso un lavoro di sottile raffronto, l’artista italiano è riuscito ad istallarci un senso di nostalgia, a farci staccare un momento dalla nostra quotidianità per una riflessione davvero intensa.
In attesa di scoprire nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’interprete, vi lasciamo ad una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima e splendida fatica, dateci un occhiata! Siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Pics by The Artist

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João Lelo for Residencia Vatelón

19/03/2015

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Tra i grandi nomi coinvolti nei lavori dell’eccellente Residencia Vatelón, ritroviamo con piacere João Lelo, l’autore Brasiliano si è impegnato nella realizzazione di una nuova pittura murale e di un installazione all’interno di Villa Santo Domingo Soriano.
Dopo Elian (Covered) è quindi un altro dei nomi di spicco della scena Sudamericana ad essere ospitato all’interno degli splendidi paesaggi naturali di Villa Santo Domingo Soriano. Lo spazio è un centro culturale polifunzionale pensato per sviluppare, produrre e diffondere l’arte attraverso il lavoro di nomi di spessori della scena nazionale ed internazionale, con un particolare predilezione per gli quelli sudamericani.
A differenza di tanti altri progetti di questo tipo, il valore aggiunto sta tutto nella volontà degli organizzatori di far letteralmente immergere gli artisti chiamati, all’interno degli splendidi scorci naturali e paesaggistici che la zona riesce ad offrire. Lo scopo inevitabilmente passa per l’esigenza di sviluppare interventi specifici, attraverso la pittura e l’istallazione, in grado di porre l’accento sul valore naturale del posto. La natura rappresenta quindi principale leva e canale espressivo, ma soprattutto propellente e stimolo ideale per lo sviluppo della totalità degli interventi.
Filtrando quindi attraverso il proprio e personale approccio stilistico, ciascuno degli artisti chiamati in residenza, si è confrontato con gli impulsi paesaggistici del luogo, con gli stati d’animo e le percezioni che gli stessi hanno suggerito, andando infine, a generare il proprio intervento.
La spinta naturale entra quindi a contatto con tracce ed espressioni artistiche differenti e, in questo caso specifico, con la particolare mitologia urbana che contraddistingue le produzioni di João Lelo. Il grande artista Brasiliano porta avanti un percorso artistico capace di porsi come ideale sintesi del quotidiano, intersecando nelle sue immagini le personali fascinazioni, va a creare un traccia che sa di rielaborazione grafica.
La sintesi porta avanti dall’autore tocca più spunti, dai videogames ai cartoni animati, passando per tutti quegli stimoli spontanei legati all’infanzia, generando un immaginario empatico per chi osserva. Le sue iconiche forme, che richiamano nell’aspetto quelle degli animali, vengono commutate attraverso una forte componente cromatica. Le tinte scelte si animano attraverso textures e sezioni più sature, per mezzo di uno stimolo vicino al cubismo, fino a svilupparsi attraverso una rimarcata essenzialità
Per il progetto uruguaiano, João Lelo come tutti gli altri interpreti, sviluppa due differenti interventi. Se il primo, pittorico, richiama gli elementi fondamentali della pittura dell’artista, la seconda installazione ci ha particolarmente colpito. L’interprete va ad intagliare una serie di grandi tronchi fino a dare forma ad una serie di figure opportunamente incastrate nel terreno.
Nei prossimi giorni proseguiremo nel raccontarvi le meraviglie del progetto, nel frattempo dopo il salto una bella e ricca serie di scatto con le fasi del making of e le immagini dei due lavori ultimati, dateci un occhiata.

Thanks to The Project for The Pics
Pics by ​Clarissa Pivetta

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Alberonero – New Mural for Viavai Project 2015

19/03/2015

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Ad aprire i lavori per la nuova edizione del VIAVAI Project, c’è Alberonero, l’artista italiano torna quindi in Salento dove nei giorni scorsi si è impegnato nella realizzazione di una nuova pittura, portando avanti tutta la personale ricerca.
Senza dubbio uno dei progetti di rilievo dello scorso anno, VIAVAI torna proseguendo con quanto di buono fatto nella scorsa edizione e mantenendo inalterata la particolare formula. Come ribadito più volte, il progetto mira anzitutto a porsi come una vera e propria esperienza. Gli artisti invitati, in un costante afflusso, hanno modo di immergersi all’interno del territorio, raccogliere tutte le differenti sfaccettature e percezioni, e con esse, sviluppare interventi specifici. La bellezza dei luoghi, il livello altissimo degli autori chiamati a dipingere, fanno del VIAVAI uno degli eventi di maggior rilievo della penisola e non solo.
Invitato anche lo scorso anno, Alberonero torna quindi in Salento proponendo una nuova opera direttamente connessa con gli ultimi e personali stimoli visivi e stilistici.
La ricerca dell’interprete Italiano è anzitutto legata ad una personale fascinazione tonale, l’autore attraverso costanti e significative variazioni stilistiche, ha sviluppato un percorso di riflessione e ricerca sul colore appunto. Principali metodi di espressione, le differenze cromatiche vanno a commutare specifiche figure raccolte all’interno di una precisa impostazione stilistica. Applicando quindi differenti tonalità e giocando con scale di colore, l’artista commuta le sue iconiche caselle andando a trasformare la percezione dello spazio fisico.
A caratterizzare questo particolare spunto, è innegabile l’esigenza dell’artista di sviluppare una personale relazione con gli spazi e con l’ambiente circostante. In questo modo, gli stimoli emotivi, le percezioni del momento, gli spunti cromatici del luogo, vanno a cadenzare ciascuna delle produzioni dell’artista influenzandone l’aspetto finale.
Con “Errore di rotazione su ombra ferma, 7 toni”, questo il titolo dell’opera, Alberonero, esattamente come avevamo avuto il piacere di vedere per l’intervento di Roma (Covered), continua ad imprimere movimento alle sue iconiche figure. A differenza del precedente lavoro, sviluppato attraverso una ‘cascata’ di caselle, qui l’autore imbastisce un opera frame by frame. Raccogliendo quindi gli stimoli cromatici della struttura e del panorama circostante, l’interprete va a cadenzare il movimento di ciascuna degli elementi raffigurati.
Come lo stesso titolo suggerisce infatti, partendo da ombra ferma, l’intervento vede roteare le caselle che producono quindi un movimento costante e, applicando a ciascuna delle figure una tonalità differenti, partendo dal porpora iniziale, si trasformano lentamente in blu, con il risultato di una nuova variazione cromatica.
Seguiremo tutti i lavori per questa nuova edizione dell’ottimo progetto, perciò restate sintonizzati qui sul Gorgo, nel frattempo dopo il salto, tutte le immagini ed i dettagli di quest’ultima fatica dell’artista Italiano.

Thanks to The Project for The Picd
Pics by Matteo Bandiello

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Escif – “Todo lo que Sobra” New Installations in Valencia

18/03/2015

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C’eravamo accorti che qualcosa bolliva in pentola, fuori ora l’ultimo progetto firmato dal grande Escif! L’artista Spagnolo ci svela la sua ultima, lucida e velenosa riflessione, piombando in strada con una serie di perfette riproduzioni di automobili, cassonetti e biciclette.
Il progetto realizzato da Escif, fà parte dei lavori per l’edizione di quest’anno de Las Fallas, particolare e tradizionale festività Valenciana di interesse turistico che si svolge ogni anno nella città spagnola tra fine febbraio e metà marzo.
La tradizione vuole che la particolare ricorrenza fu inventata dalla corporazione di carpentieri che alla vigilia del loro patrono San Giuseppe, iniziarono a dare fuoco a diversi oggetti in segno di purificazione e buon auspicio. In particolare, il nome Fallas si riferisce alle particolari strutture in legno e cartapesta che vengono bruciate durante i festeggiamenti al fine di esorcizzare la cattiva sorte e auspicare buona fortuna.
Ogni anno un comitato differente prende in gestione la festività proponendo progetti specifici e differenti, quest’anno protagonista indiscusso il geniale artista Spagnolo che, senza risparmiarsi, porta in dote una nuova serie di interventi specifici per le strade della bella città.
Partendo dal concetto cardine di tutta la tradizionale festa, Escif presenta “Todo lo que Sobra” con cui riflette ancora una volta sui tempi moderni, producendo un corpo di lavoro insolito, inedito e caratterizzato dalla precisa volontà di esorcizzare alcuni dei simboli che compongono la nostra quotidianità. Attraverso la rielaborazione realistica adottata dall’artista, va a delinearsi il tipico scenario cittadino. L’idea è quella di ribadire come l’essere umano continui a circondarsi di oggetti e cose superflue e di come queste siano di fatto un surplus. Nel caso specifico, gli oggetti installati in strada sottolineano la presenza di elementi ed oggetti che di fatto impediscono ogni anno il corretto svolgimento della festa.
La riproduzione di queste particolari installazioni, quali un cassonetto di colore grigio, alcuni segnali stradali, tre veicoli parcheggiati in piazza, due scatole vuote di petardi, biciclette, paletti, tre scatole di tabacco, quattro confezioni di snack, recinzioni con alcune pubblicità, dodici mozziconi di sigaretta, bicchieri rotti, e coriandoli, permette all’artista di delineare una finzione che attecchisce nel reale.
In questo senso, aldilà del particolare contesto in cui gli interventi prendono vita, è innegabile come Escif riesca a stimolare parallelamente una nuova riflessione votata ad osservare tutto ciò che compone il nostro habitat cittadino e la nostra stessa vita, di come entrambi siano sempre più influenzati dagli stimoli della società moderna. In particolare l’autore Spagnolo attraverso questa sua nuova serie si domanda, dove siano i confini tra finzione e realtà, dove siano quelli tra la vita e lo spettacolo ed infine tra ciò che è reale e ciò che non lo è.
Con una ricca ed esaustiva serie di scatti, riviviamo assieme le fasi di realizzazione di quest’ultimo progetto firmato dal grande artista, è tutto dopo il salto, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti.

Pics by The Artist

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QUADRIVIUM Group Show at AvantGarden Gallery (Preview)

18/03/2015

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Ozmo, Scarful, James Kalinda e Luca Font, sono questi quattro nomi a comporre “Quadrivium”, nuova esibizione curata da Linda Fox all’interno degli spazi della bella AvantGarden Gallery di Milano, che aprirà il prossimo 21 Marzo.
Lo spazio Milanese, inaugura al meglio quindi il proprio anno espositivo facendo intersecare quattro personalità artistiche che, nonostante portino avanti ricerche del tutto personali, sono legate da una comune attrattiva per l’esoterico, il mistico ed il simbolico.
Ciascuno degli autori chiamati affonda le proprie radici ed il personale background, nella cultura underground degli anni ’90, declinata attraverso una fascinazione verso l’ignoto ed il mistico. Da qui ognuno degli artisti ha poi intrapreso un personale percorso di ricerca visiva, commutando esperienze personali, vissuti ed incarnando un approccio artistico a tutto tondo.
Dalla strada, primordiale e principale valvola di sfogo, passando per le opere in studio ed arrivando infine al mondo dei tatuaggi. Tutte realtà ed universi differenti che, nelle produzioni degli autori, continuano costantemente ad influenzarsi a vicenda e che proseguono nel veicolare un mondo affascinante, controverso all’interno di una ricerca in costante evoluzione.
Quadrivium rappresenta quindi l’opportunità di un passo deciso all’interno dell’immaginario di ciascuno degli interpreti. James Kalinda, Luca Font, Ozmo e Scarful ci aprono le porte della loro ricerca, facendoci calare tra le piaghe delle loro riflessioni, tra analogie velate e corpi essenziali, tra mostruosi ritratti ed anatemi mistici, si tratta di un opportunità per un viaggio cosciente, scandito da visioni, che non vediamo l’ora di intraprendere.
Nell’attesa che ci separa dall’apertura, di cui vi daremo seguito attraverso un corposo recap, vi lasciamo ad alcuni scatti in preview degli autori al lavoro, in aggiunta alle immagini di alcune precedenti opere, per meglio darvi l’idea di ciò che vi attende. Ricordiamo infine che durante l’inaugurazione dello show, saranno presenti anche gli amici di CORPOC, per una intenso laboratorio serigrafico, insomma segnati la data nel calendario.

AvantGarden Gallery
Via Cadolini, 29
20137 Milano

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Carmine Bellucci x Ale Senso for Urban Canvas in Varese

18/03/2015

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Tra gli artisti coinvolti all’interno del bel Urban Canvas Project di Varese, ci sono anche Carmine Bellucci ed Ale Senso, i due autori hanno infatti da poco terminato di realizzare questo nuovo intervento portando in dote i rispettivi approcci stilistici.
Come visto negli ultimi mesi, il progetto sviluppato dall’Associazione WG Art in collaborazione con il Comune di Varese, ha come scopo principale una valorizzazione dello spazio cittadino attraverso interventi specifici. Chiamando interpreti nazionali ed internazionali, e soprattutto lavorando all’interno di alcune e specifiche zone e coadiuvando gli interventi con mostre, workshop e tavole rotonde, l’idea del progetto è quella di stimolare una crescita del territorio attraverso il forte stimolo che l’arte urbane riesce a trasmettere.
L’incontro tra Carmine Bellucci ed Ale Senso è anzitutto scandito qui dall’esigenza di entrambi gli autori di voler proporre un opera significativa ed in grado di porsi, agli occhi del passante casuale e dell’osservatore, con un piglio altamente riflessivo.
Entrambi legati ad una estetica figurativa, i due artisti Italiani portano avanti un impronta visiva assolutamente particolare, che trova nello slancio umano, in quello dei sentimenti e delle situazioni il suo fulcro espressivo e gravitazionale.
L’approccio di Carmine Bellucci è intrinsecamente legato ad una figurazione grafica, figlia delle influenze riconducibili al mondo dell’illustrazione rielaborate attraverso una cadenza gestuale. L’interprete sia nella pittura che nei lavori in studio, preferisce un approccio puro, lontano dall’estetica digitale, e più in sintonia con forme irregolari ed armoniose. Le produzioni dell’autore hanno il gusto del passato, al tempo stesso si riallacciano al presente, presentando situazioni e stimoli spesso cadenzati da una forte vivacità riflessiva.
Dal canto suo Ale Senso porta in dote un approccio diametralmente opposto, se il primo è legato ad un impulso che attecchisce al reale, l’interprete sceglie piuttosto di dissociarsi dalla realtà, cavalcando le personali percezioni ed attrattive tematiche. Quello che emerge è un universo narrativo costellato di personaggi e situazioni surreali, talvolta senza sottrarsi dall’utilizzo di medium differenti, con l’idea di stimolare e di far calare lo spettatore all’interno del suo particolare mondo.
Raccogliendo i rispettivi approcci visivi, Ale Senso e Carmine Bellucci impattano lo spazio attraverso un opere sensibile ed in grado di esporsi a differenti chiavi di lettura. Nell’immagine proposta, i due personaggi, equamente raffigurati dai due interpreti, hanno l’aspetto di un re ed in giullare dove il primo è intento a donare la propria corono alla figura che ha di fronte. Sta tutto nel simbolico passaggio tra i due personaggi, il cuore dell’intervento. Il primo esce dal proprio universo, rimane comunque re, ma al tempo stesso si presta ad un cambiamento, il dono della propria corona cambia la vita della figura che ha di fronte.
L’idea è quella di prendere in mano il proprio destino, di fare qualcosa per sovvertire e cambiare le regole, un gesto differente in grado di cambiare il modo in cui ‘giochiamo’ la nostra vita. Spazio all’immaginazione ma al tempo stesso la sensazione a parer nostro, è quella di una analogia sottile con i tempi moderni. In particolare gli autori silenziosamente rivendicano la situazione sociale italiana in cui, le classi più forti, i potenti ed i ricchi, sembrano essere davvero distanti dal popolo, costretto a sorridere ad una vita amara e difficoltosa.
Continueremo a seguire il progetto nelle prossime settimane, nel frattempo sguardo alle immagini dopo il salto, mentre invece qui tutti i precedenti interventi realizzati per le strade di Varese, dateci un occhiata ne vale davvero la pena.

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Pixel Pancho x Evoca1 – New Mural in London

18/03/2015

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In concomitanza con l’apertura di Memory of our Life, nuova esibizione per la bella StolenSpace Gallery, Pixel Pancho si è lanciato un nuova pittura in strada in collaborazione con Evoca1, sull’iconica parete di Shoreditch a Londra.
A quanto pare la parete di Hanbury Street continua ad essere parte di un costante processo di trasformazione che ha visto in questi mesi, autori differenti susseguirsi e trasformare completamente il suo aspetto. Un po’ come accade per le pareti di Bowery & Houston a New York e quelle promosse da L’Association le M.u.r., anche qui autori differenti si susseguono cambiando puntualmente spunti e temi visivi, all’interno di un unico spazio permanente ma costantemente variabile.
Per questa prima loro collaborazione, Evoca1 e Pixel Pancho vanno a miscelare alla perfezione i rispettivi approcci stilistici, cadenzati da una forte e profonda pittura viscerale, in una nuova visione capace di ereditare entrambe le peculiarità dell’immaginario del duo.
L’interprete Domenicano è sviluppato sulla personale esigenza di imbastire con lo spettatore o con l’osservatore casuale, un dialogo altamente viscerale. L’idea è quella di tracciare una personale riflessione sul rapporto tra l’essere umano e la natura, ed in particolare gli animali. Attraverso immagini altamente evocative, come suggerisce il suo stesso nome, e situazioni surreali, l’autore pone l’accento sulla naturale ed armoniosa coesistenza tra l’uomo ed il mondo animale, non sottraendosi dal trattare e sviluppare argomenti differenti e legati comunque ad una analisi emotiva e personale dell’essere umano.
Del campione Italiano ci siamo spesso occupati, completamente calati all’interno di un contesto narrativo che ha nella figura dei robot, il suo principale stimolo e volano espressivo. Pixel Pancho attraverso le sue macchine traccia con forza una personale analisi dell’uomo moderno, cadenzando una fortissima analogia dei tempi attuali ed invertendo lo stereotipo del super-uomo. L’artista va ad accentuarne le fragilità, le paure, tracciando attraverso questi esseri freddi ed arrugginiti, le differenti sfaccettature emotive.
Questi due universi vanno quindi ad intersecarsi andando qui a generare una contrapposizione tra due animali robotici. La scelta è quindi quella di realizzare due figure attraverso un comune unione pittorica, nessuna distinzione quindi, quanto piuttosto che una pittura a ciclo continuo che abbiamo particolarmente apprezzato.
Per darvi modo di cogliere al meglio i dettagli di quest’ultima fatica, vi lasciamo alle immagini in calce, nel nostro precedente post invece il recap della mostra aperta lo scorso 13 di Marzo, insomma se vi trovate a Londra sapete dove andare!

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Phlegm – New Mural in Old Street, East London

18/03/2015

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È un piacere tornare ad approfondire il lavoro di Phlegm, il grande interprete Inglese negli scorsi giorni si trovava a Londra dove, chiamato da Red market and Altlondon, ha da poco terminato di dipingere questa grande parete.
Dopo le recenti incursioni minori a Sheffield nelle scorse settimane, l’autore torna quindi a lavorare su una grande superfice proiettando sulla stessa tutto il personale e variegato universo narrativo.
Da parte nostra abbiamo sempre avuto una particolare predilezione per gli interventi firmati da Phlegm, un attrattiva che nasce dalla grande esuberanza degli interventi proposti ma soprattutto dalla capacità dell’autore di farci immergere all’interno del proprio immaginario. Proprio il pulsante mondo tratteggiato dall’artista, rappresenta lo slancio ideale di una produzione capace di staccarsi completamente dalla realtà ed al tempo stesso innescare sottili e vibranti analogie con il nostro quotidiano.
Osservando le opere proposte dall’Inglese, appare chiaro come le stesse siano il risultato di una elaborazione visiva figlia del particolare background dell’artista. In questo senso, l’universo dei comics, a cui l’artista si è interessato all’inizi del proprio percorso, rappresenta una delle influenza maggiori.
Quando si parla di Phlegm inevitabilmente si parla dei suoi iconici personaggi. Sono infatti questi ultimi a tessere le trame e le tematiche delle sue opere, a farsi carico dei riferimenti, innescando tutte quelle bizzarre situazioni in cui spesso ci troviamo a confrontarci e che così tanto segnano la totalità delle produzioni dell’interprete. L’autore accompagna questo sfaccettato impulso tematico attraverso una raffigurazione votata al dettaglio, attraverso l’uso della bomboletta, dà forma e sostanza alle proprie immagini, talvolta raccogliendo gli stimoli del luogo, più spesso concentrandosi nella realizzazioni di immagini direttamente ispirate al suo sketch book.
Raccolta propria dalle pagine dei suoi bozzetti, quest’ultima produzione vede Phlegm trasformare completamente la grande parete a disposizione. L’artista va a raffigurare una gigantesca abitazione all’interno delle quale troviamo letteralmente incastrato uno dei suoi particolari personaggi. Utilizzando unicamente il bianco ed il nero come vettori tonali, l’opera è accompagnata dalla consueta e particolare prospettiva, nonché da una massiccia presenza di dettagli differenti atti a contestualizzare ed a fornire una chiave di lettura personale. Noi continuiamo a divertirci.
In attesa di scoprire i prossimi spostamenti dell’interprete, vi lasciamo ad alcuni scatti con il bozzetto del lavoro, le fasi del making of ed infine le immagini del risultato finale, dateci un occhiata, siamo certi che ne valga la pena.

Pics by The Artist, process by Monoprixx

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Petro AES x Slak – New Murals in Moscow

17/03/2015

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Torniamo con piacere nei sobborghi di Mosca, continua infatti il bel periodo per Petro AES e Slak, nei giorni scorsi gli autori hanno infatti portato a termine una nuova serie di interventi caratterizzati dal consueto impulso astratto.
Dopo la recente sperimentazione all’interno della splendida cornice di Beloozersky (Covered), i due artisti proseguono quindi il loro riuscitissimo sodalizio tornando a collaborare su due nuovi interventi, uno in esterna su due pilone, il secondo all’interno di un edificio abbandonato.
Sviluppando il proprio lavoro in funzione dello spazio, di ciò che lo circonda e soprattutto delle emozioni che lo stesso riesce a trasmettere, Petro AES e Slak portano in dote un impianto visivo senza dubbio legato ad una personale sintesi astratta. Lo stimolo geometrico con il quale gli autori ci portano a confrontarci, è figlio di una costante volontà di decostruire e costruire la forma attraverso una generazione di elementi minori. Le opere dei due interpreti Russi, vanno quindi a svilupparsi attraverso una costente mobilità delle figure espresse. Vediamo le stesse intersecarsi, aprirsi e chiudersi, tra forme dirette ed incisive, ed istanti più morbidi e delicati, gli interventi si arricchiscono infine di una precisa direzione cromatica, atta a sensibilizzare e plasmare le forme raffigurati e capace di porsi come ideale risultato delle percezioni del luogo di lavoro.
Per questa loro ultima infornata di interventi, Slak e Petro AES propongo due differenti figure ciascuno andando a dialogare tra di loro attraverso una comune scelta cromatica. Entrambi gli artisti si confrontano sia con la particolare superfice di lavoro, ma soprattutto con il contesto ricavando sensazioni ed impulsi personale che, inevitabilmente, vanno a commutare gli elementi raffigurati attraverso un piglio del tutto personale. Il risultato sono quindi due lavori interconnessi al luogo, ma soprattutto alle differenti percezioni che lo stesso ha saputo trasmettere ai due interpreti, offrendoci quindi l’opportunità di osservare come, attraverso la personale emotività, ciascuno dei due abbia tradotto le emozioni di un determinato luogo attraverso il proprio lavoro.
In attesa di nuovi e succosi sviluppi, vi lasciamo alle immagini dei due interventi realizzati, dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Pics by The Artists

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Pixel Pancho at Stolenspace Gallery (Recap)

17/03/2015

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Ci spostiamo a Londra, è qui infatti che il nostro Pixel Pancho ha aperto lo scorso 13 Marzo, all’interno degli spazi della StolenSpace Gallery, “Memory of our Life” corposissima nuova esibizione catalizzata da una riflessione sulla vita.
Dopo lo splendido intervento dipinto qualche giorno fa (Covered) Pixel Pancho ci apre le porte del suo particolare universo narrativo, scaraventandoci all’interno degli spazi della bella galleria Londinese, e sviluppando un nuovo ed inedito corpo di lavoro.
Ci siamo spesso confrontati con l’immaginario di Pixel Pancho raccogliendo appieno le riflessioni e gli spunti tematici dell’autore italiano che, continua al sviluppare la propria e personale narrativa attraverso l’ausilio dei robot. Le produzioni dell’artista insistono quindi nel proporci un immaginario surreale ed altamente impattante, capaci di proporre al meglio le personali fascinazioni dell’interprete. La figura del robot, legata all’idea del super-uomo, incarna per l’autore l’opportunità per affrontare le differenti sfaccettature dell’uomo moderno, le sue fragilità, le sue emotività, tutte raccolte nello spirito e nell’aspetto di questi esseri. I characters divengono quindi ideale ed approfondita analogia dell’essere umano, da corpi freddi e metallici, si trasformano in contenitori emotivi e percettivi in grado di sottolineare, attraverso il loro aspetto, il declino dell’uomo. I corpi corroso, semi distrutti, arrugginiti ed in balia della natura, divengono ideale simbolo dell’attuale momento storico e sociale.
Dal titolo “Memory of our Life”, l’esibizione rappresenta una sorta di punto fermo all’interno del particolare momento artistico di Pixel Pancho. Continuando la personale analisi visiva, il campione Italiano sviscera un corpo di lavoro cadenzato da installazioni e tele in grado di proiettarci al meglio all’interno del suo sconfinato immaginario. La riflessione dell’artista va qui al legarsi al cerchio della vita, interpretato attraverso i suoi iconici personaggi, e cadenzato dai differenti momenti. La crescita, il commettere errori, tutta la panoramica di differenti situazioni ed emozioni che scandiscono la nostra esistenza, vengono riproposte attraverso l’iconico filtro visivo dell’autore. Quello che ne scaturisce è un viaggio personale che corre su un binario narrativo capace di porsi, ancora una volta, come ideale analogia dell’esistenza dell’essere umano. La macchina da freddo contenitore, diviene quindi volano espressivo per una estensione emotiva e percettiva di sensazioni, stati d’animo e riflessioni appartenenti alla nostra quotidianità.
In attesa di dare un occhiata alla seconda incursione in strada dell’interprete, di cui vi daremo seguito nei prossimi giorni, vi lasciamo ad una lunga e bella serie di scatti con tutti i dettagli dell’allestimento proposto dall’artista. Dateci un occhiata e se vi trovate a Londra c’è tempo fino al prossimo 12 di Aprile per andare a darci un occhiata di persona.

StolenSpace Gallery
17 Osborn Street
London E1 6TD

Pics by Julii via San

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Seikon – New Mural in Gran Canaria

17/03/2015

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A quanto pare Seikon si è spostato nell’isola di Gran Canaria, qui l’autore Polacco ha da poco terminato di realizzare una nuova pittura sulla porzione esterna di questo edificio semi distrutto, apportando una nuova e significativa variazione al proprio operato.
Nel nostro raccontarvi le differenti declinazioni del lavoro dell’artista, ci siamo imbattuti in una ricerca in costante mutamento e capace di alimentarsi attraverso le differenti percezioni e stimoli che lo stesso Seikon, ha saputo implementare nella sua personale ricerca. Un moto artistico scandito da un immaginario legato ad una spinta astratta in costante evoluzione e che ha negli spunti tridimensionali uno dei suoi principali stimoli visivi.
In questo senso l’approccio dell’autore si è legato a due particolari direzioni visive, da una parte le sperimentazioni con un’unica traccia: essenziali, pulitissime e soprattutto scandite dalla volontà dell’interprete di generare un percorso attraverso i cambi direzionali di un’unica traccia. Di contro ci siamo trovati di fronte alla costante esigenza dell’autore di assemblare e generare quadri sfaccettati all’interno dei quali, forme, elementi, textures e figure di piccola dimensione, vanno a comporre un’unica ed equilibratissima immagine finale.
Composti da un agglomerato ricercato di figure come triangoli, quadrati e parallelepipedi, attraversati da linee, ed infine composti da vibranti alterazioni cromatiche, i risultati finali, come detto, trasformano la percezione dello spazio attraverso un marcatissimo moto tridimensionale.
Stupisce quindi quest’ultima fatica di Seikon, ci lascia interdetti poiché l’autore Polacco cambia completamente registro. Smantellando la struttura canonica del proprio lavoro e concentrandosi ancora una volta sull’essenzialità delle figure realizzate. Quello che ci troviamo di fronte è quindi un lavoro anzitutto piatto, riscontriamo una totale assenza dei consueti giochi percettivi. Al tempo stesso l’artista elabora un’unica e grande figura, niente composizioni quindi, scandita da una vibrante serie di segmenti che letteralmente ne trapassano la superfice fino a scomparire nelle tonalità oscure del background.
Un lavoro quindi del tutto inedito che rappresenta una variazione importante nelle dinamiche espressive dell’artista. Un opera che accogliamo positivamente e che si riallaccia alla prima serie di interventi dell’interprete, scandita da una generazione di forme ed elementi, commutati al loro interno, attraverso vivissimi e disordinati intrecci di linee.
In attesa di scoprire un eventuale proseguo, in calce al nostro testo potete trovare una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Pics by Alka Murat

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Mattia Lullini – New Murals in Göteborg

17/03/2015

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Spostatosi a Göteborg in Svezia, torniamo con piacere ad approfondire il lavoro del nostro Mattia Lullini con una nuova serie di interventi, realizzati negli scorsi giorni, con i quali l’artista continua a portare avanti il proprio e personale approccio stilistico.
Avevamo lasciato l’artista italiano alle prese con il bel progetto realizzato dagli amici di Pigmenti D’Autore (Covered), ora a distanza di qualche mese, abbiamo l’opportunità, con questa nuova serie di lavori, di tornare ad immergerci all’interno del suo particolare immaginario.
Il confronto con gli interventi firmati da Mattia Lullini riesce sempre a trasmetterci impulsi e stimoli differenti. L’idea dell’artista Italiano è quella di impostare un alfabeto visivo in grado di imporsi come dialogo costante con lo spettatore che, attraverso le pitture e le opere dell’artista, si ritrova a tu per tu con gli aspetti più reconditi della propria persona. In questo senso, volontà dell’autore, è quella di invogliare un confronto con la parte più inconscia di noi stessi. Attraverso le sue visioni spontanee, le sue creature essenziali e simboliche, stimola un personale legame con il mondo immaginario ed onirico in grado di impattare al meglio le nostre corde più sensibili.
Ciò rappresenta una delle tematiche cardine delle produzioni firmate da Lullini, al tempo stesso è importante sottolineare come l’impianto visivo sia il risultato di stimoli, fascinazioni e spunti eterogenei.
Il colore riveste un ruolo fondamentale all’interno di una produzione che si affida a tinte particolarmente cariche che si rifanno ad impulso psichedelico e pop. Attraverso questo, l’artista Italiano commuta l’aspetto delle figure rappresentate. Cuore stesso degli interventi, quest’ultime sono una sintesi perfetta delle fascinazioni dell’interprete: si tratta di figure zoomorfe che vanno letteralmente a contorcersi ed intersecarsi all’interno dello spazio di lavoro, fino a suggerire una costante senso di instabilità.
Realizzati a Göteborg, questa nuova infornata di lavori, eredita tutto lo spessore della particolare ricerca portata avanti dall’interprete Italiano. Mattia Lullini si confronta con spazi e pareti differenti, lasciando esplodere tonalità accese, forme maggiormente intricate e giocando sempre con una costante percezione di precarietà. Ciascuno dei lavori proposti è caratterizzato da un comune assetto tonale e dalla scelta dell’interprete di confrontarsi con figure di dimensioni ridotte, gettando le basi per un puzzle di elementi letteralmente incastrati tra loro e capaci, attraverso il loro particolare aspetto, di suggerire chiavi di lettura differenti e soggettive.
In attesa si svelarvi nuovi aggiornamenti, vi lasciamo ad una bella e ricca serie di scatto con tutti i dettagli di quest’ultima serie di pitture, dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Artist for The Pics

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Elian for Residencia Vatelón

17/03/2015

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Tra gli artisti ospiti della nuova stagione della Residencia Vatelón ritroviamo Elian, il grande artista Argentino per il bel progetto ha da poco terminato di realizzare un installazione ed una nuova pittura portando in dote tutto il personale approccio stilistico.
Uno dei progetti che maggiormente ci ha colpito lo scorso anno è quello della Residencia Vatelón.
Ci troviamo all’interno della comunità rurale di Villa Santo Domingo Soriano, prima fondazione Spagnola nel suolo uruguaiano. Si tratta di un centro culturale per la produzione, e la diffusione artistica attraverso il coinvolgimento di professionisti dell’arte pubblica. L’idea è quella di imbastire una vera e propria residenza all’interno di un ambiente armonioso e profondamente connesso con la natura. Lo scopo è quello di portare avanti una riflessione ed una riaffermazione del paesaggio locale e naturale attraverso una ispirazione tangibile, con il risultato finale di una realizzazione di progetti individuali e/o collettivi.
Gli splendidi scorci naturali e rurali, il fiume, i tronchi, la terra, il fuoco e tutte quelle idee che scaturiscono dalla condivisione e dalla scambio di autori differenti, danno vita ad una esperienza unica. Da una parte l’uomo (gli autori invitati) ritorna a contatto con la natura, dall’altra attraverso il proprio impulso artistico, trasmette le personali emozioni e gli stimoli di questi luoghi, attraverso vibranti interventi.
Alla sua prima esperienza a Villa Soriano, Elian piomba all’interno del progetto portando con sé tutto il suo iconico approccio stilistico e soprattutto le peculiare tematica dei suoi interventi. L’autore è probabilmente tra gli artisti che maggiormente studiano le superfici ed i luoghi dove sviluppare le proprie opere. Andando a scandire le stesse, attraverso un impianto visivo capace castamente di rinnovarsi e proporre variazioni significative, l’artista Argentino altera la percezione degli spazi giocando con le architetture e imbastendo un dialogo profondo con lo spazio circostante. Il risultato di questo particolare impulso, si rivela attraverso lo sviluppo di uno stilistica profondamente connessa all’utilizzo dei colori, in funzione di un approccio astratto e personale.
Immerso nello splendido contesto rurale e naturale, per Residencia Vatelón, Elian sviluppa due differenti lavori, una pittura sulla facciata esterna i questa struttura ed una nuova installazione. In entrambi i casi l’interprete mira a sovvertire quelle che sono le peculiarità architettoniche delle superfici di lavoro, in modi però totalmente opposti. Per la pittura, concentrandosi su tra tonalità come il blu, rosso e nero, l’artista sviluppa un nuovo impulso gestuale capace di interrompere la sequenza e la rigidità architettonica della casupola. Se il primo lavoro di fatto sposta la percezioni visiva della struttura, il secondo va letteralmente ad intersecarsi con gli spazi a disposizione. Vediamo quindi ad esempio una sedia letteralmente emerge da un parete, una serie di mattoni cambiare uno spigolo, così come una matita rossa va ad incastrarsi all’interno di un grande sasso, per un risultato finale dal sicuro impatto.
Nei prossimi giorni continueremo il nostro approfondimento sulle meraviglie del progetto, restate quindi sintonizzati qui sul Gorgo, nel frattempo, ampia e ricca galleria di scatti con le immagini dei lavori sviluppati dall’artista Argentino.

Thanks to The Project for The Pics
Pics by ​Clarissa Pivetta

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Francesco Barbieri “Terra di Nessuno” at Square23 Gallery (Preview)

16/03/2015

Con il vernissage fissato per il prossimo 26 di Marzo andiamo a dare una sbriciata a “Terra di Nessuno” ultimo progetto espositivo firmato da Francesco Barbieri all’interno degli spazi della Square23 Gallery di Torino.
E’ l’opportunità per tornare ad immergerci all’interno del particolare universo visivo dell’interprete Italiano, attraverso un nuova esibizione, capace di farsi carico dei particolari spunti visivi che contraddistinguono la pittura dello stesso. Con un personale e radicato background nel mondo dei graffiti, Francesco Barbieri ha successivamente spostato la propria attrazione e ricerca visiva, verso una rievocazione dello spazio urbano. A differenza di molti, che utilizzano e vedono l’ambiente cittadino come ‘palcoscenico’,’contenitore’ nonché ideale propellente per i propri interventi, l’autore rivolge il proprio lavoro ad una personale rielaborazione di tutti quegli scorci cittadini che involontariamente la nostra mente sceglie di escludere.
Il rapporto tra uomo e spazio urbano diviene ideale catarsi per un nuovo e cosciente viaggio percettivo in grado di sensibilizzare chi osserva. Lo spettatore di fronte alle opere od agli interventi dell’artista, viene colto da una rappresentazione scandita da ombre nere, che miscelandosi, vanno a comporre la silhouette, di palazzi, gru, cunicoli, ferrovie ed edifici, restituendoci scorci industriali catalizzati da cieli acidi e sensibili. Queste immagini, che costantemente siamo abituati ad osservare e che involontariamente abbiamo scelto di cancellare dal nostro sguardo, divengono ideale volano emotivo per una nuova riflessione sull’ambiente in cui viviamo quotidianamente. La città esplode in tutta la sua malinconica bellezza, le architetture rapidamente accennate, i cavi elettrici che si intrecciano e si confondono all’orizzonte, i palazzi che accarezzano il cielo, ci vengono proposte attraverso un nuovo e sensibile scenario. Veniamo calati all’interno del filtro dell’autore, accompagnati in un nuovo viaggio personale in grado di sottolineare la bellezza delle periferie, dei palazzoni, dei binari che attraversano e tagliano le interiore di un universo freddo e silenzioso. Torniamo a contatto con un habitat dai noi stesso costruito, in cui ogni giorno viviamo la nostra esistenza, dimenticandoci di esso. Francesco Barbiere nel coglie l’essenza, realizzare un poetica visiva altamente sensibili ed attraverso il proprio filtro, ci fa piombare in un nuovo stato percettivo.
Dal titolo Terra di nessuno, questa nuova mostra rappresenta una riflessione sul modo in cui siamo soliti vivere lo spazio urbano. Un approccio passivo, un transito silenzioso, a cui l’interprete mette un freno spingendo per una interazione nuova e più cosciente, la città non è mai stata così bella.
Nell’attesa che ci separa da un corposo recap, vi lasciamo al bel video di presentazione ed ad alcune immagini delle opere che comporranno l’allestimento, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti.

Square23 Gallery
Via San Massimo, 45
10123 Torino

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PichiAvo – New Mural for Memorie Urbane 2015

16/03/2015

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Pronti, via! parte Memorie Urbane, nuova edizione che amplia il numero delle città e degli artisti selezionati, e che inaugura la sua programmazione con gli spagnoli PichiAvo da poco al lavoro su questa porzione di parete a Fondi.
Giunto alla sua quarta edizione, il festival si rinnova nello spirito continuando a portare avanti una proposta artistica di primissimo livello sostenendo il lavoro di artisti nostrani, star internazionali ed artisti meno conosciuti spesso alla prima visita nel bel paese.
Accompagnata dall’apertura di “Urban Iconomythology”, esibizione aperta lo scorso 7 Marzo dagli artisti all’interno degli spazi del Basement Project Room a Fondi, questa prima prima parete inaugura nel migliore dei modi la nuova stagione della kermesse italiana.
Le produzioni firmate da PichiAvo rappresentano l’ideale manifestazione delle particolari fascinazioni del duo originario di Valencia. Attratti da una estetica puramente figurativa ed iper realistica, ma sopratutto legata ad un immaginario che si rifà al classico come principale stimolo pittorico, il duo accosta immagini appartenenti ad universi distanti esteticamente e temporalmente. I corpi grigi e perfetti, canone e sinonimo di bellezza perfetta e trionfale, si rifanno alle statue greco-romane trasudando un concettuale legame con il passato e vengono qui rapportati con il fragore e l’impatto dei graffiti. La frattura tematica e visiva portata avanti dal duo iberico riversa quindi all’interno dello spazio di lavoro un potente dissonanza. Il mondo dei graffiti viene accostato e va letteralmente ad invadere il candore delle figure statuarie, quasi a voler estremizzare e portare al limite ciò che sentiamo costantemente ripeterci giorno dopo giorno. Queste immagini si fanno carico al tempo stesso di una doppia chiave di lettura. Si crea come detto un assonanza con il malumore che il writing da sempre porta con sè, contrapposta ad una accentuazione degli standard di bellezza artistica canonica. Al tempo stesso con il loro portare al limite questo concetto, gli artisti vanno a sottolineare come il mezzo espressivo dei graffiti possa comunque avere un impatto estetico rilevante e per certi versi uguale.
L’opera realizzata a Fondi, sulla stessa struttura dove l’anno scorso abbiamo visto al lavoro Etnik (Covered), porta in dote tutto l’impatto delle produzioni firmate dagli interpreti. PichiAvo propongo un immagine cadenzata da tre statue greco-romane letteralmente invase da segni, tag e scritte appartenenti al mondo del writing per una nuova e potente contrapposizione tra classico e moderno.
In attesa di dare un occhiata alle immagini dell’allestimento presentato dagli interpreti nei prossimi giorni, vi lasciamo ad una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli e le fasi di realizzazione di quest’ultima fatica, dateci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Festival for The Pics
Pics by Flavia Fiengo

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JAZ – New Mural in Mexico City

16/03/2015

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Con quest’ultimo intervento firmato dal grande JAZ, proseguono i lavori per l’eccellente ManifestoMx, il progetto sviluppato dalla Fifty24Mx Gallery incentrato su una analisi sensibile sull’attuale e difficile situazione del Messico.
Gli interventi che stanno prendendo vita a Città del Messico, riflettono un disagio dilagante, una situazione complessa ed articolata che attraversa tutte le differenti sfaccettature di una nazione in difficoltà. L’escalation di eventi, tra cui l’incidente politico e la successiva scomparsa di una quarantina di studenti dissidenti, ha scatenato un onda di disapprovazione pubblica, ponendo i cittadini di fronte alle problematiche sociali, economiche e politiche che così tanto stanno interessando la nazione. Ancora una volta l’arte urbana si è fatta carico di questi disagi, sottolineando attraverso le grandi opere pubbliche fin qui realizzate, le differenti sfaccettature di un contesto come quello Messicano dove, la povertà, la non libertà di espressione, l’abuso di potere, i cartelli della droga, continuano ad essere i principali problemi del paese. Portatori quindi di una riflessione, gli interventi divengono al tempo stesso immagine e manifesto, da qui il titolo del progetto, di un disagio pressante, ponendo lo spettatore od il passante casuale di fronte ad una verità, troppo spesso non ascoltata o volontariamente nascosta.
L’opera dal JAZ, dall’emblematico titolo “Mexico against Mexico”, ben incarna questi concetti andando al tempo stesso oltre. Il lavoro del campione Argentino, sottolinea il principale problema della nazione ovvero la costante spinta contrario di coloro che, piuttosto che curare gli interessi del proprio paese, mirano ad incrementare quelli personali. Inevitabilmente si sfocia in una critica politica ma, al tempo stesso, Franco Fasoli sottolinea come il popolo stesso deve inevitabilmente ‘svegliarsi’ dal torpore se vuole invertire la rotta.
Tornando qui ad una pittura maggiormente viscerale, dopo le recenti sperimentazioni con collage e con una pittura maggiormente statica, JAZ incarna i simboli del paese ponendo al centro dell’opera uno dei suoi iconici lottatori ed inserendo nel dipinto una serie di vibranti dettagli. Il volto nera dell’aquila inevitabilmente si connette con le continue ingerenze economiche degli Stati Uniti, il cui simbolo è proprio l’aquila. Al tempo stesso gli animali ed i predatori raffigurati, pongono l’accento sull’esigenza di un risveglio rabbioso, della necessità di circondare coloro che non stanno facendo il bene del paese affinché la bandiera nera, simbolo delle difficoltà, delle morti e delle scomparse politiche, possa finalmente acquisire il tricolore nazionale.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo ad alcuni scatti con i dettagli di quest’utlima fatica, dateci un occhiata, se invece vi siete persi qualcosa, nella nostra sezione tutti i dettagli degli ultimi interventi realizzati da BLU, Ericailcane e Bastardilla per l’eccellente progetto.

Pics by Street art Chilango

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Canemorto – A Series of Murals in Lisboa (Part 1)

16/03/2015

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Abbiamo raccolto le loro gesta all’interno della cross publication Cão Morto em Lisboa, ora torniamo ad approfondire i lavori dei Canemorto con le immagini dei lavori realizzati durante il lungo periodo passato a Lisbona in Portogallo.
Ruvidi e grezzi, all’antitesi della bellezza canonica e pura, i Canemorto scuotono e ci trascinano in un universo grezzo abitato da creature surreali che, come suggerisce il nome, idealmente si connettono all’idea di un cane morto riverso sul ciglio della strada. Parte da qui la riflessione degli autori italiani, cosa c’è di bello nel corpo di un cane inerme accasciato in strada? andando poi a svilupparsi in un immaginario cruento e capace di connettersi idealmente con una visione personale dell’essere umano. Quello che ne scaturisce è un immaginario visivo grezzo, votato all’istintività ed alimentato da una percezione irregolare ed in costante mutamento in cui la forma dei soggetti realizzati, non segue una conformazione canoniche, quanto piuttosto viene allungata, distorta o racchiusa, rendendo quindi i corpi, nel loro aspetto, particolarmente atipici.
I temi affrontati dagli interpreti si pongono quindi come idealistica raffigurazioni di tutte quelle sfaccettature oscure, malinconiche ed orribili dell’uomo moderno. Prive di ipocrisia, le figure tratteggiate dagli interpreti rappresentano una visione dell’uomo scandita dalle emozioni, dalle paure e dagli stati d’animo alterati, capaci di commutare la forma e l’aspetto dei lineamenti. Più animali che persone, i soggetti raffigurati divengono quindi specchio approfondito di noi stessi, non più legati ad un immagine perfetta, all’apparire piuttosto che all’essere, mirano ad una rappresentazione vera, cruenta e priva di stereotipi.
L’incursione di Lisbona, che ha visto i Canemorto stabilirsi per 60 giorni circa nella città Portoghese, eredita tutta la particolare cadenza e l’immaginario che da sempre contraddistingue le opere degli artisti. Spinta da un impulso direttamente riconducibile ai graffiti, gli interpreti si sono confrontati con spazi differenti, andando a bombardare una quantità inaudita di pareti ed anfratti cittadini nella totale illegalità. Il risultato finale è una sorta di vera e propria campagna di conquista della città e delle sue pareti. Sopratutto è una immersione a 360^ all’interno del particolare impulso pittorico e dell’immaginario degli autori Italiani, tra volti, corpi, mostri, visioni, che ristagnano degli spazi, tra colate di vernice, rulli che aggrediscono la superficie di lavoro andando a comporre una carrellata di stimoli, sensazioni e verità dal fortissimo impatto finale.
In calce al nostro testo la prima di una lunga serie di scatti con tutti i dettagli del massiccio bombardamento realizzato dagli artisti per le strade della bella città Portoghese, scrollate giù e dateci un occhiata, ma restate sintonizzati nei prossimi giorni la seconda ed ultima parte.

Thanks to The Artists for The Pics

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Hitnes – A Series of Murals for SANBA Project

16/03/2015

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Con una nuova, incredibile serie di interventi firmata da Hitnes, ritorniamo a San Basilio per la seconda edizione di SANBA, il bel progetto promosso dagli amici di WALLS, che anche quest’anno ha voluto trasformare le pareti del quartiere Romano.
Curato da Simone Pallotta, esattamente come per la precedente edizione, SANBA porta con sé uno spirito differente rispetto agli altri progetti urbani. La partecipazione popolare è infatti la leva principale di tutto il progetto. L’idea è quella di spostare l’attenzione sui centri periferici, con lo stimolo di attrarre nuovi flussi turistici, valorizzare il contesto urbano, e mettere in connessione la gente del quartiere con la pratica murale. Oltre alla realizzazione di grandi pareti, ecco nascere laboratori e workshop, in un costante flusso di scambio e condivisione che tanto ci piace e che sempre più viene messo da parte in favore di una pittura che sà di ‘toccata e fuga’, senza nessuno stimolo sociale.
Se il valore prettamente tematico del progetto rimane immutato, cambia la formula. Al lavoro infatti quest’anno un unico artista che ha avuto a disposizione ben sei differenti pareti capaci di porsi idealmente a protezione del quartiere ed, al tempo stesso, elevarsi come ideale manifesto in grado di invertirne le sorti.
Diciamolo subito, la scelta di Hitnes ci è sembrata quanto mai azzeccata. Il grande artista italiano porta avanti un personale evocazione e rielaborazione a tema naturale che vede, nella figura degli animali, i principali propellenti della sua intera produzione. Attraverso una rappresentazione viscerale e profonda, emerge la volontà dell’artista di sviluppare una pittura impetuosa ed energica, cadenzata da un costante senso di movimento e che trova qui nelle grandi superfici di San Basilio, terreno ideale per esplodere ed impattare con forza tutto il panorama circostante.
L’impatto con le sei pareti realizzata dall’autore Italiano, scuote, eleva il quartiere verso una dimensione onirica scandendone gli spazi attraverso differenti creature, calate all’interno del contesto urbano in totale armonia con lo stesso. Ambienti terrestri e marini su susseguono andando a dialogare con il verde che circonda la zona, lasciando allo spettatore l’opportunità di immergersi all’interno di un universo ritmato dalla forte presenza tonale. Tra realtà e finzione quello che troviamo davanti è una grande sequenza di esseri differenti, silenziosi, armoniosi, appoggiati su ciascuna delle pareti, si confondo tra i rami degli alberi, emergono dagli stessi e dai loro tipici contesti naturali, lasciandoci interdetti ed in balia a sensazioni differenti.
E’ qui la magia della pittura di Hitnes, la capacità di scollegare l’universo quotidiano e contemporaneamente di aprirci le porte verso un arcipelago di creature vive, catartiche. L’artista sceglie soggetti differenti, offre loro le chiavi della zona, li pone a protezione della gente del posto, trasformando la fisionomia di un quartiere troppo spesso legato a fatti di cronaca e che ora si risveglia dal torpore. Dal basso verso l’alto esattamente come chi osservando queste mastodontiche creature, alzerà lo sguardo al cielo investito da emozioni differenti, esattamente come noi, interdetto.
Grazie alle foto degli amici di TheBlindEyeFactory, riviviamo assieme alcune fasi del making of e gli scatti finali di questa splendida serie di lavori, dateci un occhiata ma se vi trovate in zona il consiglio è ovviamente quello di andare a darci un occhiata di persona, non ve ne pentirete.

Thanks to TheBlindEyeFactory for The Pics

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Weekly Overview 2015 – 09.03 to 15.03

15/03/2015

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Weekly Overview è l’appuntamento del Week-End dove vi presentiamo una selezione delle migliori news settimanali

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Kidghe – New Murals for Proyecto Valor-es in Mexico City

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Freddy Sam “The Nature of our Presence” Show (Recap)

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Rafael Hayashi x Dante Horoiwa “Dance of Darkness” New Mural

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Conor Harrington x Maser – New Mural in Fort Smith, USA

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Andrea Casciu – New Mural at Labas in Bologna

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Danilo Bucchi – New Mural in Tor Marancia, Rome

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Lucamaleonte x GORGO “Youth of Today” Silkscreen

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Gola Hundun – “OLIO SANTO” New Mural in Bari

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Corn79 x MrFijodor for Urban Canvas in Varese

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Moallaseconda – New Piece in an Abandoned Place

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Bastardilla – New Mural in Mexico City

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JR – Unframed Project at Ellis Island

Mioshe – “Le Passage des Collines” New Piece in Rennes

15/03/2015

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Nelle scorse settimane Mioshe, in occasione del progetto l’Odyssée Urbaine, ha unito gli sforzi con l’equipe di architetti BUREAU COSMIQUE, andando a realizzare questa nuova installazione nel cuore de la Square des Collines a Rennes.
Avevamo fatto la conoscenza di Mioshe durante i lavori dell’eccellente VillaOccupada Project (Covered), il progetto che aveva visto una serie di artisti andare a lavorare all’interno delle stanze della villa abbandonata a Nantes in Francia. Completamente catturati dalla particolare pittura dell’interprete, andiamo a dare un occhiata approfondita ad un altro aspetto del suo lavoro, un nuovo corpo installativo capace di ereditare tutto il particolare immaginario dell’artista.
L’approccio stilistico dell’autore Francese è anzitutto legato ad una personale cadenza stilistica che attinge direttamente dal personale lavoro come illustratore. Le pitture dell’artista sono quindi mosse da uno stile grafico altamente personale e da una scelta tonale che sceglie di affidarsi a colori piuttosto delicati e morbidi. La forte espressività delle opere proposte dall’artista è sviluppata attraverso la presenza degli iconici personaggi con il quale lo stesso delinea i temi e le riflessioni delle proprie opere.
Come spesso accade sono quindi i characters dell’autore a farsi carico degli spunti dell’autore, andando, attraverso il loro aspetto, ad imbastire una peculiare riflessione sull’uomo moderno. Le figure risultano irregolari e bizzarre, i corpi si affievoliscono negli arti e nella testa, lasciando una sensazioni di grande forza fisica ed al contempo riescono a suggerire una sorta di cadenza melodica. Questa particolari raffigurazioni mascherate, vengono poste all’interno di un paesaggio architettonico e naturale che diviene surreale ed onirico. L’interprete arricchisce le sue tavole caratterizzando anche gli scorci ed i panorami, immettendo i suoi personaggi all’interno di una personale raffigurazione della città, mai così criptica eppure al tempo stesso così ricca di analogie e spunti differenti.
Confrontandosi con una superficie differente dal solito, Mioshe ed il team di BUREAU COSMIQUE, danno vita ad una installazione in legno dal titolo “Le Passage des Collines”. Se lo studio di architetti va a creare una sorta di passaggio a livello in miniatura, l’artista sviluppa la parta pittorica occupandosi di ciascuna delle differenti facciate. Quello che è emerge è un nuovo contesto onirico e surreale. Cadenzato da colori e tinte tenui, l’opera proposta gioca anzitutto con la percezione dello spazio, ribaltando la stessa forma dell’installazione e facendoci piombare in un differente livello percettivo letteralmente attraversato da uno dei suoi iconici soggetti.
Null’altro da aggiungere, in attesa di scoprire nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’interprete, vi lasciamo ad una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di questa sua ultima fatica, dateci un occhiata, siamo certi che apprezzerete.

Pics by The Artist

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Christian Poeta Riffel – “En compañía del silencio” in Villa Ballester

15/03/2015

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Continua il bel periodo di Christian Riffel aka Poeta, l’artista Argentino nei giorni scorsi si spostato a Villa Ballester, Buenos Aires, dove ha avuto modo di portare a termine un nuova pittura su questa porzione di parete.
Dopo le recenti produzioni, la grande opere in combo con Roma (Covered) e l’intervento realizzato qualche giorno fa ad Almagro (Covered), torniamo quindi ad approfondire il lavoro dell’interprete Argentino attraverso una nuova ed intensa pittura.
Cadenzata dalla volontà dell’autore di cercare costantemente soluzioni grafiche differenti, la produzione di Poeta si muove attraverso una personale elaborazione in chiave astratta. Nell’idea dell’interprete c’è l’esigenza di confrontarsi con forme ed elementi complessi, sviluppati attraverso una forte indole tridimensionale.
Da questo particolare e principale stimolo, l’artista va ad imbastire una serie di figure solide, tracciando all’interno delle stesse, sistemi ed configurazioni differenti. Attraverso l’utilizzo di tonalità spesso piuttosto impattanti, l’interprete dà forma e sostanza alle figure rappresentate, cariche le stessi di impulsi differenti, quali textures e pattern, giocando le percezioni di chi osserva ed alimentando gli effetti di profondità e tridimensionalità delle figure dipinte. Nel loro aspetto finale le configurazioni tracciate dall’autore, hanno l’aspetto di un grande ed intricato ‘blocco’, stimolato dagli intensi cambi tonali, la figura va a simulare una apertura ed una chiusura, rivelando livelli interiori, simmetrie ed infine giochi prospettici.
In questo senso, l’idea è quella di offrire allo spettatore od al passante casuale un sistema di forme ed elementi variegati, concentrati in un’unica immagine, in grado di emergere letteralmente dalla superfice di lavoro. Si tratta quindi un impulso dinamico, criptico nell’aspetto finale e capace di ben integrarsi ed interagire con il paesaggio circostante.
Quest’ultimo lavoro di Poeta, dall’evocativo titolo “En compañía del silencio”, raccoglie appieno tutto gli stimoli stilistici dell’interprete attraverso un nuova ed intensa elaborazione. L’artista si affida ad un range cromatico delicato, gioca con il colore del fondo andando a far emergere minuscole componenti all’interno di un nuovo, intricato e composito, labirinto di forme ed elementi eterogenei, per una nuova sintesi visiva, inedita ed altamente impattante.
Restate sintonizzati qui sul Gorgo, nei prossimi giorni nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’interprete, nel frattempo, dopo il salto, tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata.

Thanks to The Artist for The Pics

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Mesa – New Mural in Barrio de Luchana, Vizcaya

14/03/2015

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Ci spostiamo in Spagna, qui nella provincia di Biscaglia, a distanza di tempo ritroviamo con piacere Mesa, l’interprete ha infatti da poco terminato di dipingere un nuovo intervento su queste due piccole strutture, portando in dote tutto il suo particolare approccio stilistico.
Scandito da uno stile oscuro, tetro e caratterizzato da una pittura altamente intensa, le produzioni di Mesa continuano a tessere il personale legame tra l’autore e gli spazi abbandonati. La continua ricerca di queste zone al limite della società, di strutture alla deriva, permette all’interprete di imbastire una produzione legata alla personali percezioni e fascinazioni in funzione di una peculiare rappresentazione dell’essere umano.
Siamo abituati, nell’osservare le opere dell’artista, a confrontarci con volti e soggetti malinconici, figure appannate che escono dalla penombra rivendicando la loro esistenza ed impattando lo spettatore attraverso sensazioni ed emozioni differenti. Un tratto pittorico il suo, capace di tratteggiare visioni iper realistiche attraverso una cadenza sfumata potente ed altamente realistica.
E’ però importante sottolineare come l’autore, nelle sue ultime uscite, stia sviluppando un differente moto pittorico, un approccio decisamente distante da quanto siamo soliti osservare. L’impianto pittorico si fa più ‘grezzo’ e ‘sporco’, viene scandito da pennellate sottili, alternati con rulli ed effetti tonali differenti. I corpi da morbidi e delicati, divengono meno sinuosi, più taglienti ed accompagnati da una scelta cromatica decisamente più calda. Questa nuova impostazione visiva cambia di fatto lo specchio percettivo degli interventi dell’interprete. Sempre legati ad una raffigurazione umana, ma meno cupi e malinconici, quanto piuttosto maggiormente legati ad un impulso viscerale e meditativo.
Quest’ultimo lavoro ben rende l’idea dell’inedito approccio pittorico di Mesa. Da una parte lo Spagnolo continua il personale dialogo con gli spazi abbandonati, servendosi di queste due piccole strutture come ideale slancio per la rappresentazione dei due soggetti scelti, dall’altra rivendica tutta la nuova direzione pittorica. I corpi raffigurati nell’atto di osservare l’orizzonte, vengono infatti rappresentati attraverso una bella varietà di colori, ricchi di sfumature e vengono infine accompagnati da una serie di elementi cromatici maggiormente astratti. bello.
In attesa di scoprire nuovi aggiornamenti, vi lasciamo ad una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti.

Pics by The Artist

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Kidghe – New Murals for Proyecto Valor-es in Mexico City

14/03/2015

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Andiamo con piacere a dare un occhiata all’ultima serie di interventi realizzati da KidGhe, quattro differenti lavori dipinti nelle scorse settimane come parte del Proyecto Valor-es a Città del Messico, con i quali l’interprete si confronta con nuove ed interessanti dinamiche.
Come visto più volte il lavoro di KidGhe si sviluppa per mezzo di una rievocazione di stimoli e spunti direttamente interconnessi con il radicato background da writer dell’interprete. Piuttosto che affidarsi ad uno studio della lettera, l’artista, attraverso una personale elaborazione stilistica, va ad imbastire una sintassi visiva dedita alla costruzione di forme ed elementi direttamente connessi con le architetture e le figure architettoniche.
L’idea dell’autore è quella di sedimentare un approccio visivo in cui gli elementi vengono proposti attraverso un intensa trasformazione, costruzione e decostruzione quindi sono alla base della sua particolare pittura. Le forme proposte si aprono e schiudono su se stesse, si auto alimentano proponendo intensi giochi di profondità e tridimensionalità, strizzando l’occhio a silhouette appartenenti al mondo urbano e tracciando una peculiare e sfaccettata forma finale. Si tratta di vere e proprie ‘mappe’, all’interno delle quali vediamo emergere forme e configurazioni a carattere bidimensionale e tridimensionale, in un intensa soluzione visiva che gioca da una parte con una percezione piatta, dall’altra con uno stimolo stereoscopico. Le figure proposto attraverso il loro intersecarsi, miscelarsi, aprirsi ed emergere dalla superfice vanno a tracciare un nuovo piano percettivo dal quale emerge una sorta di alfabeto criptico ed impossibile da leggere.
Questa serie di interventi è cadenzata dalla volontà di KidGhe di esprimersi attraverso una doppia cifra stilistica. Da una parte troviamo le consuete e peculiari forme astratte, mentre dall’altra un inedita pittura figurativa con la quale le stessa vanno a confrontarsi. L’autore parte da una costruzione pittorica basata su quattro forme differenti ed altrettante aree tematiche. L’idea di uguaglianza viene sviluppata attraverso la forma del triangolo isoscele, onestà con il quadrato, tolleranza con il cerchio, ed infine integrità con triangolo, quadrato e cerchio, come raccordo finale. Ciascuna delle pittura va così a sviluppare, da una precisa base stilistica dettata dalla forma geometrica scelta, soggetti e figure umane atte proprio a rivendicare un particolare sentimento, gettando le basi per una riflessione forte e sfaccettata. Al tempo stesso lo stimolo astratto dell’interprete rivendica un nuova decostruzione di elementi visivi portando quindi una ulteriore chiave di lettura legata all’habitat cittadino che ben si sposta con gli stimoli tematici scelti. Splendido.
In attesa di scoprire nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’interprete, in calce al nostro testo potete trovare le immagini degli interventi portati a termine dall’autore, dateci un occhiata siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Pics by The Artist

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Freddy Sam “The Nature of our Presence” Show (Recap)

13/03/2015

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Ci spostiamo a Cape Town, qui nei giorni scorsi all’interno degli spazi della Wordart Gallery, Freddy Sam ha aperto “The Nature of our Presence” suo ultimo solo show catalizzato dalla personale riflessione dell’interprete sul rapporto tra uomo e natura.
Aperta lo scorso 5 di Marzo, l’esibizione presenta una nuova serie di tele appositamente realizzate da Ricky Lee Gordon, aka Freddy Sam, e porta in dote uno dei temi cardine di tutta l’esperienza visiva del grande artista Sudafricano.
Ci siamo spesso confrontati con il lavoro dell’autore, raccogliendo l’eredità di un percorso legato a doppio filo con il contesto urbano in cui lo stesso è andato a realizzare le proprie opere. Da sottolineare infatti è la volontà dell’interprete di portare avanti un approccio pittorico legato agli spazi ma soprattutto alle persone che vivono questi luoghi. La pittura diviene quindi legata ad un personale approfondimento sociale e culturale in grado di porsi come ideale ponte connettivo tra l’artista, il luogo ed infine chi come noi osserva la sua produzione in strada.
Spesso impegnato in progetti artistici di rilievo, volti ad imbastire un dialogo proposito con la ‘sua’ gente, Gordon ha saputo nel tempo affinare una pittura in grado di sviscerare al meglio le personali fascinazioni a tema naturale. Attraverso un tratto carico e ricco di pennellate, l’interprete va ad instillare all’interno degli spazi frame ed immagini appartenenti al mondo naturale. Attraverso la combinazioni di vere e proprie ‘caselle’, l’artista inserisce immagini e spaccati differenti, dai volti e corpi umani, passando per istantanee di paesaggi naturali o di animali, rimarcando quindi il particolare e simbiotico rapporto con l’intera biosfera.
L’indagine sviluppata da Freddy Sam giunge quindi all’interno dello spazio espositivo, catalizzando quelle che sono le nuove dinamiche pittoriche dell’autore stesso. Cadenzate da una struttura non uniforme, come abbiamo visto negli ultimi exploit in strada, le opere su tela raccontano di un rapporto intermittente, mai cessato del tutto, narrano del legame potente e simbiotico che intercorre tra l’essere umano e la natura.
Il corpo di lavoro, spiega l’artista, si comporta come una sorta di specchio, riflettendo, distorcendo e letteralmente frammentando l’esistenza dell’essere umano all’interno di contesti naturali, esplorando quindi la presenza naturale nella vita dello stesso. Si tratta di un processo atto a sovvertire l’ordine delle nostre percezioni, distorcendone il senso attraverso una meditazione nuova in grado di figurare una nuova immagine di noi stessi. Intenso.
In calce al nostro testo, potete trovare una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli dell’allestimento, degli artworks proposti e della serata di apertura, dateci un occhiata e per chi si trovasse nei paraggi, c’è tempo fino al prossimo 27 Marzo per andare a darci un occhiata di persona.

Ricky Lee Gordon, aka Freddy Sam, will have is first solo exhibition at the Worldart GALLERY in Cape Town from 5 to 27 March. The exhibition consists of recently Ccompleted paintings that are the result of an exploration of the relationship between human and nature.

“This body of work acts like a mirror; reflecting, fragmenting and distorting on the existence of man in nature and exploring the presence of nature. We map things out and then create our own perception, often distorting that perception.
Like a meditation the process reflects on the self, allowing for a transformation and new perception.”

Wordart Gallery
54 Church Street
Cape Town

Opening night photos by Adriaan Louw, Artwork photos by Bruce Horak

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Borondo – “Memento Mori” New Book

13/03/2015

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Dopo l’esuberante Animal Borondo si appresta ora a lanciare la sua prima monografia dal titolo “Memento Mori”, prodotto dagli amici di Yard Press e coeditato da Chiara Caprasecca e Chiara Pietropaoli.
Il libro è la diretta conseguenza dell’esigenza di Borondo di imprimere nero su bianco, tutto ciò che la sua stessa essenza, di proporre uno spaccato personale in grado di spostarsi tra passato, presente e futuro prossimo.
In questo senso l’edizione è un viaggio approfondito con il quale l’autore si svela con libertà ed onestà, senza freni e filtri, aprendo le porte del proprio archivio e mostrandoci la parte inedita del suo stesso lavoro, la ricerca. Fulcro vitale dell’esperienza artistica dell’artista Spagnolo, scorrendo le pagine del libro abbiamo modo di confrontarci con sketches, bozzetti, reference fotografiche prodotte e raccolte dall’autore in questi anni di viaggi in giro per il mondo.
Ben 284 pagine capaci di raccontare il processo creativo di Borondo, la sua produzione artistica a tutto tondo, dagli inizi fino al 2014, il tutto raccontato attraverso i testi di Edoardo Sassi, Simone Pallotta, Carmen Maín e James Buxton. La strada colta con gli occhi dello stesso artista, un uscita che si lega ad esse ed a quello che ha rappresentato per lo stesso interprete, ovvero, la possibilità di attestare e conservare la sua esistenza attraverso l’arte
Il libro misura 17×24 cm, esce in 1000 copie, hard cover e viene accompagnato con un stampa serigrafica.
Dopo il salto alcune immagini di quest’ultima edizione, se volete acquistare la vostra copia basta contattare Yard Press (info@yardpress.it) diversamente questo sabato alle 18.00 ci sarà la presentazione ufficiale all’interno di Rampa Prenestina a Roma.

Memento Mori comes from the need of Borondo to fix in a book what has been, in order to continue with what it will be: in this book the artist lets us discover himself in complete freedom and honesty, opening the doors of his archive and showing an unknown part of his work, which represents indeed the heart of all his artistic production: the research. Sketches, drafts, photographic references, all produced by the artist himself and collected during those last years. Photos taken all along his travels and on the roads he walked on, or by who walked by his side. All the volume tells us about Borondo’s creative process and artistic work, since the beginnings until 2014, also trough four essays by Edoardo Sassi, Simone Pallotta, Carmen Main and James Buxton.
A book that is connected to the street, and to what the street has represented for this artist: the freedom and the opportunity to base his life on art, and to show it to all of us. The edition is produced and coedited by Chiara Caprasecca and Chiara Pietropaoli.

Memento Mori Book Launch
Rampa Prenestina
Via Aquilonia 52
00177 Roma

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Rafael Hayashi x Dante Horoiwa “Dance of Darkness” New Mural

13/03/2015

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Andiamo con piacere a dare un occhiata all’ultimo lavoro realizzato insieme da Rafael Hayashi e Dante Horoiwa, una stupefacente pittura catalizzata dai rispettivi e particolari immaginari dei due interpreti Brasiliani.
Attingendo dai rispettivi approcci stilistici, Rafael Hayashi e Dante Horoiwa vanno a realizzare un intervento fragoroso, ricchissimo di dettagli dalla forte tematica centrale, e cadenzato dall’unione delle rispettive fascinazioni.
Entrambi gli artisti analizzano la figura dell’essere umano filtrandola attraverso le personali fascinazioni tematiche ma comunque legate ad una raffigurazione riconducibile all’arte orientale. Il lavoro di Rafael Hayashi è caratterizzato da una costante riflessione sui conflitti dell’età moderna. Il rapporto tra la società e l’individuo, tra uomo e le grandi città, rappresentano il fulcro centrale di una produzione cadenzata da un pittura altamente viscerale. L’autore parte infatti da grandi masse cromatiche, andando poi a modellare attraverso sottili dettagli, l’aspetto e la forma e l’espressività dei suoi soggetti.
Dal canto suo Dante Horoiwa, condividendo il personale legame con l’arte orientale, porta avanti una produzione legata ad aspetti più catartici, legati in generale all’esistenza umana. Le figure dell’interprete raccontano il mistero, la spiritualità andando infine a legarsi con componenti naturali, ed intrecciandosi con sensazioni e stati d’animo quali la solitudine. C’è qualcosa di magico e soprannaturale nelle immagini proposte, l’artista è attratto dalla filosofia e dalle influenze tradizionali brasiliane e giapponesi, le quali irrimediabilmente commutano l’aspetto dei suoi particolari characters.
Realizzata a San Paolo (?), l’opera prende il titolo di “Dance of Darkness” e vede i due autori confrontarsi sia tematicamente che visivamente attraverso un ribaltamento di immagini speculari. Nell’estremità sinistra si muovono gli iconici personaggi di Dante Horoiwa mentre nella parte opposta trovano spazio le figure di Rafael Hayashi. La contrapposizione è anzitutto di tipo tonale, il primo sceglie come sempre un approccio delicato, andando a selezionare tinte delicate e soavi e neutre, con le quali plasma l’aspetto dei suoi personaggi. Il secondo si affida ad un spettro cromatico decisamente più ‘ruvido’ e scandito dall’utilizzo tinte decisamente più oscure, atte a definire l’anatomia dei corpi raffigurati. In entrambe le sezioni vediamo una forte interazione tra i soggetti proposti, l’impressione è quella di trovarsi di fronte a due facce della stessa medaglia, cadenzate da fascinazioni differenti, in una nuova lettura umana che si rifà al concetto più classico di bene/male o più semplicemente yin e yang. I due artisti continuano ad esplorare le differenti sfaccettature dell’animo umano, attraverso due percorsi opposti, tra oscurità e luce, tra corpi delicati e forme più ‘sporche’, in un quadro finale che sicuramente colpisce e coinvolge. Splendido.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo potete piuttosto trovare una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Pics by The Artists

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Seth – New Mural for Association Le M.u.r.

12/03/2015

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Ci spostiamo in Francia, nei giorni scorsi Seth ha infatti terminato di realizzare un nuovo intervento direttamente sulla superfice dell’iconica parete dell’Association Le M.U.R. di Parigi, portando in dote tutto il suo iconico immaginario.
La facciata di Oberkampf rappresenta il tipico progetto in cui artisti differenti nel corso del tempo si confrontano con lo stesso spazio. Si tratta quindi di uno spazio pubblico, messo a disposizione dell’Association Le M.U.R., che a cadenza regolare viene trasformato dal lavoro di autori differenti. L’idea principale è quella di sviluppare una parete dinamica in grado costantemente, in funzione degli artisti scelti, di cambiare il proprio aspetto.
Ultimo autore a prendere in dote l’iconico spazio Parigino è Seth che va a riversare all’interno della superfice un nuova e caratteristica pittura. Continuando i propri spostamenti in giro per il mondo, il globetrotter continua a sviluppare i propri interventi in funzione degli spazi e soprattutto dei luoghi dove ha modo di dipingere. In questo senso è quindi fondamentale sottolineare come l’artista porti avanti un approccio pittorico legato a doppio filo con lo spot, ed attraverso le proprie opere, sviluppi un dialogo serrato e simbiotico con chi si trova a confrontarsi con le stesse. L’idea è quella di sviluppare una pittura altamente viscerale ed in grado di stuzzicare le corde più sensibili dell’animo umano ed, al tempo stesso, raccogliere gli stimoli, le tradizioni ed il folklore del luogo di lavoro. Come visto per gli interventi realizzati in Cina qualche settimana fa (Covered), Seth va letteralmente ad immergersi all’interno di queste situazioni, traducendone gli impulsi personali che vanno direttamente a commutare l’aspetto dei suoi iconici characters. Proprio questi ultimi rappresentano l’ideale volano tematico ed espressivo delle produzioni dell’autore, proponendosi come connettori efficaci per un dialogo tra l’interprete stesso e la gente del posto, in grado di portare in dote riflessioni e spunti eterogenei.
È quindi naturale, osservando le produzioni dell’artista, trovarsi a confronto con una personale analisi dell’uomo moderno. In particolare l’autore si sofferma sulla figura dei bambini, soggetti puri e limpidi che divengono ideale stimolo per un confronto interiore. Ci troviamo a tu per tu con la parte meno razionale di noi stessi, quella scandita dai sogni, dall’irreale e dalla fantasia.
L’intervento per il progetto Francese, vede Seth confrontarsi con lo spazio attraverso un pittura densa. L’interprete inserisce infatti una fitta serie di personaggi letteralmente incastrati tra loro. Giocando con lo spazio di lavoro, sceglie di farne emergere uno in particolare, dipinto nell’atto di addentrarsi letteralmente all’interno della superfice.
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