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Archive for febbraio, 2015

Finok at Underdogs Gallery (Recap)

28/02/2015

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Dopo la bella parete dipinta qualche giorno fa (Covered), andiamo a dare un occhiata a “O Enterro do Galo (The Burial of the Rooster)”, ultimo show di Finok all’interno degli spazi della UnderDogs Gallery di Lisbona che prosegue così la sua intensa programmazione.
Scanditi come sempre dalla volontà di proporre a 360^ il lavoro degli artisti invitati in galleria, attraverso quindi esibizioni e lavoro in strada, dopo aver visto l’artista Brasiliano su muro, andiamo ora a dare un occhiata approfondita al suo show.
Come detto il lavoro di Finok poggia le sue solide basi anzitutto sul radicato background nel mondo dei graffiti. Da qui l’artista Brasiliano ha poi successivamente elaborato un percorso personale dove va ad indagare sulle differenti sfaccettature della cultura brasiliana. Attraverso un approccio grafico ed illustrato, con texture e personaggi che emergono sulla superfice di lavoro, l’autore sviluppa un intreccio narrativo in grado di ben rappresentare le differenti anime della vita Brasiliana e della quotidianità di una città come São Paulo
Il particolare titolo dell’esibizione proposta da Finok, eredita da una parte tutta la personale dialettica visiva che contraddistingue le produzioni dell’autore, dall’altra l’esigenza dello stesso di tracciare uno personale spaccato della figura umana, raccogliendo stimoli ed impulsi di tipo viscerale. L’esibizione è incentrata quindi su una spessa ed autoriale riflessione sul costante bisogno di appartenenza dell’essere umano. L’interprete sceglie di non soffermarsi su un unico aspetto, raccogliendo quindi stimoli legati alla fede, alla spiritualità personale, ed infine agli impulsi popolari. Attraverso quindi una dimensione visiva e tangibile, l’artista rappresenta ed esplora le differenti pratiche devozionali, le celebrazioni della cultura popolare continuando al tempo stesso a tracciare quelli che sono gli aspetti tradizionali condivisi tra la cultura Portoghese e quella Brasiliana.
Se volete approfondire dopo il salto una ricca serie di scatti con i dettagli dell’allestimento proposto, per chi non avuto modo di vedere l’opera realizzata qualche settimana fa, qui potete darci un occhiata, è tutto vostro!

O Enterro do Galo (The Burial of the Rooster) is presented as an authorial reflection on the human need for understanding and belonging expressed through manifestations of belief, be they of a spiritual, religious or popular nature. Based on the expressive dimension of their visual representations, Finok explores here a universe of devotional and popular celebration practices of a syncretic quality, while also taking in the connections of origin and proximity between several elements of popular and traditional culture shared by Portugal and Brazil.

The exhibition will also be accompanied by the release of an exclusive, limited-edition piece and the production of a large-scale intervention in Lisbon – details to be announced soon.

UnderDogs Gallery
Rua Fernando Palha, Armazém 56
1950-132, Lisbon

Pics via AM

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Interesni Kazki “Evolution & Devolution technologies” by Waone

28/02/2015

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A quanto pare Waone del duo Interesni Kazki, dopo i recenti interventi, si trova ancora nella zona di Varkala in India dove ha da poco terminato di realizzare una nuova pittura, tornando a proporre tutto il suo particolare ed iconico stile.
Mentre Aec continua la produzioni in studio – qui le ultime stampe realizzate dall’artista – proseguendo quindi il suo intenso soggiorno in India, Waone continua a portare avanti il personale rapporto con questa terra che sempre più sta cadenzando il lavoro negli ultimi anni. Come visto infatti diverse volte, l’autore Ucraino durante il periodo invernale si sposta nel paese per una immersione totale nella natura del posto, tra la cultura e le tradizioni, ideali stimoli visivi, tematici e spirituali per le sue stesso produzioni.
Tra gli artisti che maggiormente apprezziamo, Waone ed Aec continua a portare avanti una narrativa visiva assolutamente personale e caratteristica. Elemento scatenante delle produzioni firmate Interesni Kazki, è senza dubbio lo sterminato immaginario con cui i due autori ci fanno puntualmente confrontare. Attraverso tematiche, spunti e riflessioni di varia natura, che specialmente negli ultimi tempi si sono incentrate verso la situazione Ucraina, gli interpreti disciplinano un vero e proprio universo. La fascinazione per l’ignoto, il mistero, il mistico, l’essere umano e le sue differenti sfaccettature emotive e percettive, sono solo alcuni degli elementi che con ricorrenza troviamo all’interno delle immagini proposte dal duo. Opera cadenzate da una profondità incredibile dove, ogni singolo dettaglio, va a comporre un puzzle di elementi differenti in grado di sviluppare un contesto ed una idea specifica.
Dal titolo “Evolution & Devolution technologies” questa nuova pittura di Waone, eredita tutto il particolare piglio pittorico dell’artista catalizzando al tempo stesso, una nuova riflessione. Come suggerisce lo stesso titolo, l’intervento vuole porre l’accento sul evoluzione e l’involuzione dell’uomo moderno. Per sviluppare questa sensibile tematica l’artista si affida ad una serie di analogie, anzitutto la televisione, presente nell’estremità sinistra, emerge come inconfondibile simbolo di involuzione diretta, strumento di propaganda ipnotico in grado di sovvertire la natura dell’essere umano. Di contro Waone inserisce la figura di primate, come parallelo con la figura dell’uomo, intenta a leggere un libro di fisica quantistica, ideale simbolo del senso evolutivo. A fare infine da corollario a questi due grandi soggetti, troviamo l’iconica serie di dettagli che sempre accompagnano le produzioni firmate dagli Interesni Kazki, coloro caldi quindi in funzione di simboli, elementi e figure particolari.
In attesa di scoprire nuovi aggiornamenti sul lavoro del duo Ucraino, vi lasciamo alla consueta ed ampia serie di scatti con i dettagli di quest’ultima pittura, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo!

Pics by The Artist

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Zio Ziegler – New Mural in Belle Meade, Tennessee

27/02/2015

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Ci spostiamo a Belle Meade, Tennessee negli States, è qui che Zio Ziegler recentemente si è spostato per andare a realizzare un nuovo intervento, calamitando ancora una volta tutto il personale approccio pittorico.
Quest’ultimo intervento è quindi l’opportunità per tornare a bagnarci all’interno del particolare universo narrativo che da sempre caratterizza le opere di Ziegler. Il contatto con le produzioni dell’autore avviene anzitutto per mezzo delle sue particolari figure zoomorfe.
Questi eccentrici personaggi, sviluppati attraverso l’utilizzo della bomboletta nera, prendono vita per mezzo di una rimarcata gestualità. In questo senso a comporre la forma e la sostanza di questi esseri, troviamo una moltitudine di dettagli grafici, segni, linee, texturers ed elementi differenti, vanno così a comporre una intricatissima trama interiore che rappresenta senza dubbio il principale elemento distintivo delle produzioni dell’interprete. Le opere, proprio grazia alla particolare conformazioni dei characters proposti, irregolari, spigolosi e esuberanti dal punto di vista visivo, ereditano tutta la personale fascinazione dell’artista verso l’arte cubista, quella tribale e primitiva, in una amalgama densa e senza dubbio caratteristica. Questi tre universi pittorici, entrano quindi a contatto con la strada andando a delineare una personale analisi dell’uomo moderno. Contrapponendo quindi visioni e soggetti arcaici ed al tempo stesso complessi, grazie al loro stesso ed intrinseco sviluppo interno, Zio Ziegler tratteggia le differenti sfaccettature dell’uomo, plasmandone l’intreccio emotivo in funzione delle personali percezioni e stati d’animo del momento.
Un po’ come succede per l’iconica parete tra Bowery & Houston a New York, l’opera realizzata da Zio Ziegler prende vita sulla parete tra la Harding e Jackson a Belle Meade. L’intervento fa infatti parte di un ciclo di lavori che ha visto negli ultimi anni susseguirsi differenti autore per cambiarne l’aspetto. Partendo come sempre senza uno sketch od una idea predefinita, per questo particolare spazio, suddiviso in due distinte pareti, l’interprete Statunitense va quindi ad instillare tutto il suo particolare immaginario, dipingendo due differenti e particolari figure appoggiate su un fondale giallo. Ancora una volta a caratterizzare l’opera l’elevatissimo livello di dettaglio, scandito dalla scelta, ormai iconica, di utilizzare il bianco e il nero come uniche componenti cromatiche. Il risultato finale è quindi caratterizzato da due nuove figure antropomorfe in grado di rappresentare al meglio gli stimoli viscerali e percettivi dell’artista.
Scrollate giù, dopo il salto infatti una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli e le fasi lavorazione di questo bel lavoro, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’interprete.

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Twoone – A Serie of Pieces in Berlin

27/02/2015

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Torniamo a parlarvi di Twoone, il grande interprete Giapponese ha infatti da poco aggiornato la proprio spazio web mostrandoci i lavori realizzati durante il suo recente viaggio a Berlino, nuovi elaborati e soprattutto una bella serie di interventi in spazi abbandonati.
Le produzioni di Twoone ha sempre saputo far leva su stimoli ed impulsi prettamente emotivi, una cadenza spirituale che avvolge e pervade la totalità delle produzioni e che ci spinge ad indagare le sensazioni e le percezioni personali che si celano in ciascuno di noi. L’idea dell’interprete è proprio questa, cadenzare attraverso le proprie immagini non tanto un universo narrativo, quanto una pittura atta e concepita per smuovere qualcosa, per impattare con le nostre sensazioni, al fine di proporre una analisi personale ed introspettiva. Quello che si scatena è quindi una sorta di viaggio interiore, o meglio un confronto faccia a faccia con noi stessi, con i nostri demoni interiori, i nostri problemi e le nostre riflessioni che, nell’idea dell’interprete, assumono le sembianze di vere e proprie maschere.
La pittura di Hiroyasu si fa quindi carico di un analisi introspettiva, lo fa attraverso una cadenza pittorica altamente incisiva, mistica e generata attraverso un tratto diretto e sorretto da colori forti alternati a tonalità più oscure. Un equilibrio visivo questo, dove trovano la loro giusta collocazione declinazioni figurative ed impulsi maggiormente astratti che vanno a delineare corpi, volti e figure umane a confronto con il mondo animale. In questo senso il binomio visivo sviluppato dal Giapponese, gravita si attorno alla figura dell’essere umano, ma attraverso un impegno visivo nel quale di fatto lo stessa è assente. Nell’idea dell’autore c’è l’esigenza di spingere verso un binario percettivo e mistico, a tratti onirico, coadiuvato da una forte cadenza spirituale. Appare quindi piuttosto sensata l’idea di affidarsi al mondo animale, come ideale contenitore di stimoli metafisici e viscerali, il tratteggio di una sorta di congiungimento sacrale tra due mondi di fatto sempre più distanti. L’artista ci riconduce e riallaccia il rapporto con la nostra essenza più pura, proponendo quelli che posso essere letti come animali guida, approfondendo una simbologia come quella del teschio, elemento questo distintivo della (quasi) totalità delle produzioni dell’autore. Le maschere dell’interprete rappresentano quindi l’opportunità per un viaggio personale, di propagarsi di sensazioni e stati d’animo, la possibilità quindi di raggiungere una personale pace interiore.
Quest’ultima serie di interventi, eredita tutta il carattere delle produzioni firmate Twoone, ad emergere negli spazi troviamo quindi un intesa serie di animali. Questi spiriti, realizzati attraverso un tratto più ‘sporco’ e per lo più legato ad una totale assenza di colore, tornano a stimolare la nostra coscienza e rappresentano l’ideale lascito delle tematiche cara all’autore stesso.
In attesa di vedere l’artista alle prese con qualche spazio di dimensioni maggiore, ci godiamo assieme a voi quella nuova serie di interventi, dateci un occhiata, è tutto dopo il salto in calce al nostro testo, enjoy it.

Pics by The Artist

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Moallaseconda – A Series of New Murals

27/02/2015

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Torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di Moallaseconda, l’interprete Italiano ci mostra infatti il risultato del lavoro svolto durante le ultime ed intense settimane, con nuovo sperimentazioni, lavoro in combo, ed interessanti exploit cromatici.
Fin dal cambio sostanziale che ha investito le produzioni di Moallaseconda, è apparsa evidente la volontà dell’artista di sviluppare un personale percorso in cui la sensibilità per la forma e soprattutto un impulso spontaneo ne rappresentano il fulcro fondamentale. Se la peculiare attrattiva per il mistico e l’esoterico, che ne aveva scandito le produzioni maggiormente figurative, è facilmente riscontrabile anche nella generazione degli elementi attuali, è chiaro come l’impulso sia ora però maggiormente rivolto verso una personale fascinazione sulla forma. La gestualità in questo senso rappresenta principale propellente per uno stimolo che inevitabilmente, fa i propri conti con gli impulsi e le sensazioni che in un determinato istante attraversano la mente dell’autore e che, di conseguenza, si riversano e commutano i suoi risultati finali.
La produzione attuale dell’autore italiano è quindi maggiormente viscerale, non necessariamente legata ad un tema, quanto piuttosto più interessata ad una espressione personale degli stati d’animo che attraversano la mente. L’interprete si misura con le proprie emozioni, ne raccoglie gli spunti sotto forma di toni e colori andando a sviluppare figure complesse, sempre più essenziali e scandite da una progressione instabile e diseguale. La massa generata dall’autore viene pervasa da un costante moto, si dilata e si restringe, si muove frastagliata all’interno dello spazio, aprendosi e contorcendosi, intersecandosi a gruppi di linee sinuose, sporcandosi attraverso tinte e variazioni cromatiche, per risultati finale puntualmente differenti e stimolanti.
Il colore in particolare rappresenta uno degli elementi con il quali l’artista sta maggiormente sviluppando il proprio dialogo. Abituati a confrontarci con opere interamente costruite sul binomio bianco/nero, coadiuvate da effetti gestuali, ora l’interprete, come visibile in quest’ultima infornata di interventi, sta applicando significative variazioni alle pitture, proprio in funzione di una differente applicazione cromatica. Nella serie di interventi che Moallaseconda ci mostra, abbiamo quindi l’opportunità di dare uno sguardo complessivo su tutto il suo lavoro e soprattutto osservare lo stato attuale della sua particolare ricerca.
L’autore si confronta con elementi ed astrazioni monocromatiche, intermittenze e veri e propri blocchi in total black, elementi e figure più ‘sporche’ , arrivando infine a generare inserimenti di colori differenti che tanto ci hanno convinto. È l’opportunità di uno sguardo quindi a 360^ dove abbiamo modo di confrontarci con le differenti declinazioni di un moto pittorico costantemente in movimento, un impulso capace puntualmente di sorprenderci e coinvolgerci.
Ad accompagnare il nostro testo, come consuetudine, una bella e ricca serie di scatti, con tutti i dettagli di quest’ultima fatica. Dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti sul lavoro dell’interprete.

Thanks to The Artist for The Pics

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Ekta x Ollio – New Mural in Göteborg

27/02/2015

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Ci spostiamo a Göteborg, nei giorni scorsi il bel duo formato da Ekta ed Ollio ha terminato di realizzare questa nuova ed intensa pittura, andando nuovamente a far intersecare i rispettivi approcci stilistici in una lunga e catartica sequenza astratta.
Quest’ultima grande opere è l’opportunità per tornare ad approfondire i lavoro di entrambi gli interpreti. Non nuovi a collaborazioni, Ekta ed Ollio vanno quindi nuovamente a miscelare le rispettive ricerche sviluppando una pittura solida e cadenzata da impulsi astratti, dalla purezza del gesto, dalla collisione di forme organiche e non, ricche di dettagli capaci di stimolare una lettura percettiva e soggettiva in chi osserva. C’è una sensazione di forte movimento osservando i lavori a quattro mani dei due autori, al tempo stesso gli elementi proposti restituiscono gli impulsi legati alla fascinazione per l’equilibrio tra forme differenti.
Raccogliendo appieno dalle rispettive ricerche, si rinnova quindi il sodalizio tra i due interpreti Svedesi. Commissionato dal Comune di Göteborg, l’intervento ha visto i due autori confrontarsi con una lunghissima superfice ed innescare all’interno della stessa sette differenti lavori in quello che diviene quindi un percorso esplorativo tra forme ed elementi grafici eterogenei. Ad alimentare anzitutto l’intero lavoro, troviamo una cadenza cromatica in continua evoluzione. L’assetto cromatico scelto dagli artisti si sviluppa quindi attraverso una concreta alternanza dove il blu, il bianco, il nero, il verde, il giallo ed infine il grigio, vanno di volta in volta a dare forma e sostanza agli elementi proposti. Quest’ultimi vengono tratteggiati attraverso un impulso altamente criptico, essenziali nella loro forma e soprattutto spontanei per il modo e per l’intreccio che vanno a generare durante il loro processo di sviluppo sulla superfice di lavoro. Le figure proposte strizzano l’occhio a forme conosciute, come parti del corpo umano ad esempio, in un intreccio in cui riscontriamo pochissime outlines, cadenzate con la bomboletta, elementi più sporchi a contrasto con figure piatte, così come forme più incisive vanno ad intersecarsi ad altre maggiormente sinuose. L’impressione è quella di una pittura che strizza l’occhio alle ultime sperimentazioni con il collage, che specialmente nel lavoro di Ekta, stanno rappresentando uno stimolo importante. Le figure proposte risultano quindi irregolari, in un processo visivo che ancora una volta ha nell’equilibrio intrinseco tra gli elementi agglomerati uno degli aspetti percettivi più significativi. Splendido.
Null’altro da aggiungere, ad accompagnare il nostro testo una bella e ricchissima serie di scatto con tutti I dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Artists for The Pics

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Petro AES – “Metamorphosis” New Piece

26/02/2015

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A distanza di qualche settimana, torniamo ad approfondire il lavoro di Petro AES, l’interprete Russo ha infatti da poco terminato di realizzare un nuovo intervento, un esperimento incentrato sull’evoluzione da lettera ad astrazione.
Dopo i recenti exploit con i quali l’artista è andato a variare la propria personale dialettica visiva, in funzione di un impulso più essenziale con gli stimoli emotivi e viscerali e commutarne la forma degli elementi proposti (Covered), andiamo quindi ad interessarci alla parte più sperimentale del suo lavoro. Quest’ultimo intervento va ad ereditare anzitutto il forte e radicato background dello stesso artista ed a rivendicare l’evoluzione che l’autore ha intrapreso in questi anni.
La forza delle produzioni di Petro AES sta tutta nella capacità e volontà dello stesso artista di sviluppare attraverso il personale immaginario astratto, una propria personalità geometrica. Elemento caratteristico in questo senso è proprio la produzione di intrecci geometrici dove figure, direttrici e veri e propri intrecci di figure differenti, vanno ad intersecarsi tra loro fino a generare una sorta di cammino percettivo. La trama finale appare quindi profonda e intrisa di una forte senso di movimento, al tempo stesso è innegabile come il fascino dei lavori risiede tutto nella particolare astrazione tridimensionale che investe la totalità degli elementi raffigurati.
Sottraendosi al consueto e variegato universo di forme ed elementi astratti, Petro AES si tuffa piuttosto qui in una impostazione maggiormente sperimentale. L’idea è quella di generare una riflessione cosciente ed in grado di staccare lo spettatore dall’idea di immagine per e farlo piuttosto, concentrare sul gesto, sull’importanza della ricerca, e sull’evoluzione che questa ha avuto negli ultimi anni, specialmente per chi, come lui stesso, è passato dal lettering ad una impostazione maggiormente legata allo studio della forma.
L’impatto quindi passa inesorabilmente per la tematica che lo stesso interprete vuole esporre in funzione di una trasformazione visuale. Dall’inequivocabile titolo “Metamorphosis”, quest’ultimo lavoro vede l’autore impegnarsi in una trasformazione graduale, una metamorfosi appunto. Partendo dalla parola AES vediamo una graduale trasformazione dal lettere ai graffiti, arrivando ad un lettering astratto fino ad una completa astrazione della forma.
In attesa di vedere l’autore alle prese con interventi più canonici, vi lasciamo ad alcuni scatti con le immagini dell’evoluzione studiata dall’artista, in modo da darvi l’opportunità di ben comprendere l’idea dell’intervento.

Pics by The Artist

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Invader for ESA – European Space Agency

26/02/2015

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Dopo le recenti incursioni in strada, che hanno caratterizzato questa prima parte dell’anno, il grande Invader si è lanciato in un nuovo ed interessante progetto, un nuovo invasione che ha toccato i centri dell’ESA, l’European Space Agency.
Diviso tra interventi random e sparsi in giro per il mondo, e progetti specifici in determinate aree, il lavoro di Invader continua a rappresentare, in un tutta la sua unicità metodica e stilistica, uno dei più interessanti a livello internazionale. L’alone di mistero che circonda la figura dell’artista, attivo fin dalla fine degli anni ’90, l’insistente cadenza degli interventi realizzati durante gli anni, fanno di questo autore uno tra i più rappresentativi di tutta la scena. Proprio il lungo procedere della carriera in strada, ha permesso all’interprete di alimentare continuamente la base stilistica delle sue produzioni. Se infatti le piastrelle incollate in strada, continuando a rappresentare unico e principale stimolo lavorativo, proprio queste ultime e specialmente nell’ultimo biennio, sono state investite da una profonda rivisitazione tematica. Abituati a confrontarci con gli iconici alieni del gioco Space Invaders, da cui lo stesso artista prende il proprio nome, ci siamo ritrovati a contatto con personaggi, characters e figure differenti in grado di ereditare tutto quel grande calderone appartenenti alla cultura popolare degli anni ’80 e ’90 fino ad arrivare ai giorni nostri. Questo cambio repentino, ha permesso all’autore di commutare il personale linguaggio visivo, avvicinandolo a temi e spunti maggiormente conosciuti, ed è stato infine alimentato da un sostanziale cambiamento anche nella grandezza e forma delle piastrelle proposte. I personaggi quindi di altri videogiochi, come ad esempio le star di Nintendo, così come quelli appartenenti al mondo del cinema, vengono ora proposti dall’artista attraverso il consueto intreccio di piccole caselle, fino a comporre le iconiche piastrelle.
Il legame che intercorre tra Invader e lo spazio, giunge con questo nuovo progetto, allo step successivo. A distanza di circa due anni, l’artista prosegue la personale attrattiva per l’ignoto andando prima a lavorare all’interno delle due sede dell’European Space Agency, a Colonia in Germania ed in Belgio, per poi affidare una delle sue iconiche piastrelle agli astronauti della stazione spaziale internazionale. Il risultato nella immagini in calce al nostro testo.
In attesa di scoprire nuovi aggiornamenti sul lavoro del grande artista, vi lasciamo ad una lunga ed intensa serie scatti, dateci un occhiata, siamo certi che anche voi come non mancherete di apprezzare.

Pics by The Artist and ESA

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Millo – New Mural in Battipaglia

26/02/2015

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Ci spostiamo a Battipaglia in Campania, è infatti qui che Millo ha da poco terminato di dipingere una nuova e grande parete portando in dote tutto il suo particolare immaginario visivo insieme ai temi tipici delle sue produzioni.
Dopo la bella serie di interventi realizzati per il progetto BART a Torino – qui potete darci un occhiata – l’interprete italiano si sposta quindi nella Provincia di Salerno per realizzare il primo (?) intervento urbano in città. Per noi è l’opportunità quindi di tornare ad approfondire l’operato dell’artista attraverso un intervento che inevitabilmente eredita tutti i tratti distintivi, sia stilistici che tematici, che da sempre compongono l’universo narrativo dell’autore Italiano.
Strizzando l’occhio ad una impostazione pittorica direttamente connessa ad un impulso grafico, figlio di un tratto che eredita la propria influenza dal mondo dell’illustrazione, l’artista va a sviluppare una percorso capace di farsi carico di spunti e riflessioni quanto mai attuali.
Viviamo in un periodo storico in cui la città sempre più sta rappresentando il nostro unico habitat, una sorta di prigione dorata dalla quale difficilmente riusciamo a staccarci. La frenesia della società moderna, la velocità con la quale stiamo vivendo ha poi come risultato indiretto quello di procurarci un logoramento interno, un massa incorporea di rumori ed informazioni che si frappongono tra noi ed il nostro io. La pittura di Millo incarna proprio quest’ultimo punto, ponendosi come ideale manifestazione di queste tematiche ed impattando lo spazio urbano attraverso vibranti e sottili analogie.
Si tratta come ribadito più volte di un approccio dimensionale, che raccoglie i sentimenti intrisi e celati dentro ognuno di noi. Il malessere, il sentimento straniante, la noia e la monotonia che sempre più stanno diventando parte della nostra routine quotidiana e di come queste sensazioni siano la diretta conseguenza del nostro non ascoltarci. Al tempo stesso l’interprete analizza le differenti sfaccettature dell’elemento cittadino, dipingendo una vastità di situazioni, elementi e dettagli in grado di scandire quel grande cosmo vivente che è la città. Un approccio esuberante e minuzioso all’interno del quale vediamo ergersi i suoi iconici characters, ideale stimolo e volano visivo, capace di farsi carico dell’analisi compiuta dall’artista stesso. Questo continuo intersecarsi di stimoli viscerali e sensazioni percettive, garantisce ai lavori un continuo e ricerca dinamismo che, affiancato all’equilibrio cromatico del bianco e del nero come unici vettori visivi, rappresenta una delle peculiarità del percorso di Millo.
Chiamato dall’Associazione “a.DNA” per il progetto Urban Area open spaces, dal titolo “Take a look at The Wild Side”, quest’ultimo intervento vede anzitutto l’artista interagire al meglio con la particolare superfice di lavoro. Realizzando sempre il consueto campionario di elementi urbani, che vanno a tratteggiare la grande abbondanza di architetture cittadine, l’autore inserisce i propri personaggi facendoli interagire con i pilastri stessi della parete. Il risultato finale, dipinto sulla facciata esterna dell’Istituto “A. Gatto”, dà quindi la sensazione di una sorta di gigantesca vetrata dalla quale questi esseri ci scrutano osservandoci, per certi versi anche in modo del tutto amichevole. Uno sguardo dimensionale quindi che ci proietta all’interno di un mondo differente eppure così dannatamente simile al nostro, tutto chiaro no?
In calce al nostro testo potete trovare la consueta serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti sul lavoro dell’interprete.

Pics by The Artist

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Alexey Luka, Dome and Zumi for TakePArt Project

26/02/2015

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Ci spostiamo all’interno dell’HangarBicocca di Milano qui nei giorni Alexey Luka, Dome e Marina Zumi, hanno da poco terminato di realizzare il loro intervento per TakePArt, ultimo progetto inaugurato per la chiusura del bilancio annuale Pirelli.
Il progetto curato da Christian Omodeo degli amici di LeGrand Jeu, ha visto i tre interpreti confrontarsi con una struttura piramidale, un tronco alto cinque metri per la precisione, sulla quale andare a riflettere sull’idea di pneumatico. Attraverso quindi le differenti ricerche di ciascuno degli artisti al lavoro, prende vita un opere assemblata in un’unica grande installazione e catalizzata dalle differenti espressioni visive e tematiche che ognuno dei tre interpreti ha saputo esprimere. Evento a cadenza annuale, capace di proporre ogni anno soluzioni e spunti differenti, la presentazione del bilancio della nota società diviene un appuntamento per sperimentare e entrare a contatto con stimoli artisti differenti. Quest’anno vediamo quindi l’avvicendamento tra chi lavora in strada, portando in dote la propria espressione il personale alfabeto visivo,con chi fa vede la strada, come necessità di mobilità delle persone, con la gomma come ideale strumento.
Alexey Luka, Dome e Marina Zumi si confrontano quindi con un tema differente, arrangiandone e plasmandone la forma e la sostanza attraverso la personale visione.
Il lavoro di Marina Zumi si fonde prepotentemente con le fascinazioni dell’autrice Brasiliana che va a raccogliere i propri impulsi in funzione di un catarsi in grado di richiamare gli elementi della natura. A muoversi negli spazi, sono quindi animali e paesaggi ad esempio, che, attraverso un forte cadenza onirica danno vita ai particolari ‘sogni’ dell’autrice. Le opere entrano a contatto con il nostro io più sensibile, stimolando reminiscenze, memorie e sensazioni passate, sviluppano un senso di dolcezza e sensibilità, andando ad impattare profondamente chi osserva. Dal canto suo Dome prosegue nel portare avanti la personale stilistica pittorica in funzione di temi e spunti spesso impegnati ed altamente riflessivi. Analizzando situazioni a carattere sociale, politico ed economico, l’artista Tedesco affronta queste attraverso un duplice percorso visivo. Mosse dall’utilizzo del bianco e del nero e del colore oro, come unici vettori cromatici, le produzioni dell’interprete presentano da una parte le iconiche figure nere, che tratteggiano i corpi dei soggetti raffigurati, dall’altra una pittura altamente precisa e votata al dettaglio, tratteggia le architetture, gli elementi ed i paesaggi che compongono le immagini finali. Last but not least Alexey Luka, il grande autore Russo porta in dote per il progetto la particolare cadenza astratta andando a generare un nuovo puzzle composito. Le produzioni dell’interprete sono infatti mosse da una precisa scomposizione e rielaborazione geometrica attraverso la quale l’autore da vita alle peculiari immagini. Scandite da una intensa varietà di medium ed elementi differenti, le opere si presentano come particolarmente intense. Chi osserva si sente investito da percezioni e stimoli personali che vanno a richiamare la forma e l’aspetto di volti, forme e figure eterogeni. Valore aggiunto questo, che si inserisce nella particolare percezione soggettiva dei lavori, uno stimolo per la mente capace puntualmente di proiettarci all’interno di un viaggio alla scoperta di percezioni, sensazioni e stati d’animo differenti.
Il risultato finale, raccoglie quindi l’eredità di questi tre differenti indirizzi visivi, stilistici e tematici, mette quindi a confronto ciascuno degli artisti con un filone ed un percorso di ricerca eterogeo. Al tempo stesso l’impatto è quello con un opera camaleontica, slegata nei suoi tre lati e capace di proiettare lo spettatore attraverso differenti spunti e temi. La forte cadenza fiabesca di Marina Zumi tratteggia un intenso paesaggio dove la luna viene sostituita dalla figura del pneumatico, per Dome lo stesso rappresenta il protagonista di un gesto d’amore, concludendo infine con Alexey Luka che si lascia contaminare andando ad inserire la figure all’interno dei suo splendidi mosaici astrati.
Ad accompagnare il nostro testo una bella e lunga serie di scatti con tutti i dettagli e le fasi di realizzazione del progetto, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per tutti gli aggiornamenti su lavoro di ciascuno degli artisti partecipanti

Thanks to The Pirelli for The Pics

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Banksy – A Series of Pieces in Gaza

26/02/2015

Dopo alcuni mesi di silezio, Banksy is back! è lo fà alla grande, aggiornando il proprio sito e proponendo una nuova serie di lavori inediti, realizzati direttamente nella città occupata di Gaza in Palestina, ed un video ‘promozionale’ al vetriolo.
La capacità dell’artista di catturare l’interesse dei media attraverso i propri interventi, rappresenta uno degli aspetti più controversi. L’ artista continua a far parlare di se, non tanto per la qualità intrinseca degli interventi, abbiamo ribadito più volte il nostro interesse per i progetti e le performance più che per le pitture, quanto piuttosto per gli stimoli tematici che gli stessi riescono a trasmettere. I temi affrontati dall’autore spaziano a 360^ andando a toccare le differenti sfaccettature della società moderna, piegandone il senso ed incanalando la riflessione dello spettatore verso inequivocabili analogie visive. Per sviluppare questa particolare predilezione tematica, l’autore ha sempre utilizzato uno stimolo interattivo con il panorama che torna qui, in quest’ultima serie di lavori, in tutto il suo potente impatto.
Banksy si tuffa all’interno di una zona difficile, cadenzata da un continuo bombardamento, dalla guerra, dalla miserie e dalla povertà, andando ad inserire tre differenti lavori ognuno legato ad un concetto ben preciso. L’interprete vuole mettere l’accento sulle problematiche della striscia di Gaza andando a veicolare l’inevitabile interesse dei media, verso uno dei problemi più gravi a livello internazionale. Il messaggio che fa da propellente a tutta la serie ribadisce l’impossibilità di rimanere neutrali, un idea che per l’autore sta a significare ‘lavarsi le mani’ rispetto al conflitto tra potenti e deboli che sta interessando la zona, perché inevitabilmente ci schiereremo con il più forte.
Addentrandosi tra le macerie della città, l’artista fa suoi tre differenti spazi, nel primo vediamo un gatto giocare con un groviglio di fili di ferro in una cornice tremenda di distruzione. Il secondo, realizzato attraverso lo stile già visto in “Mobile Lovers”, vede Banksy vada elaborare la figura della dea Niobe che piange, secondo la mitologia greca punita per l’eccessivo orgoglio nutrito verso i propri figli. Infine l’ultimo intervento, caratterizzato dalla creazione di una torretta di guardia militare dove una serie di bambini giocano come se si trattasse delle famose giostre.
Per non farci mancare nulla, come detto, ad accompagnare la totalità degli interventi un velenoso video. La breve pellicola con uno stile ironico descrive il luogo come una destinazione turistica attraente.
In attesa di nuovi aggiornamenti, trovate tutto il materiale, foto, dettagli e video, come sempre in calce al nostro testo, dateci un occhiata.

Pics by The Artist

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HoTTea for POW WOW Festival 2015

25/02/2015

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Tra le piacevoli sorprese di quest’ultima edizione del POW WOW Festival di quest’anno, ritroviamo HoTTea, il duo con base a Minneapolis, ha infatti presentato per la kermesse Hawaiana una nuova serie di interventi specifici.
Ci ha sempre affascinato il particolare moto stilistico che accompagna le produzioni degli artisti, così come la capacità degli stessi di utilizzare un medium differenti e degli spazi completamente inesplorati per scandire un inedita produzione visiva. Partendo dal radicato e personale background nel mondo dei graffiti, gli HoTTea sviluppano il proprio operato andando a realizzare la propria firma direttamente sulle recinzioni in metallo. Nessuna parete quindi, così come la totale assenza di vernici o bombolette, gli interpreti affrontano lo spazio cittadino attraverso un impostazione differente, scelgono di servirsi unicamente di filamenti di lana colorata con i quali dare forma e sostanza alle loro installazioni. Il carattere dei lavori sta quindi tutto nella capacità del duo di discernere lo spazio visivo ed incanalare all’interno dello stesso una forte e radicale componente geometrica. Le produzioni infatti, attraverso vengono costruite attraverso lo sviluppo di configurazioni e forme, dove la componente tridimensionale rappresenta il primo e principale stimolo visivo. Le linee colorate vanno quindi a tracciare la dimensione e la forma del tag. Mantenendo inalterato il valoro ossessivo e la ricerca sulla linea, tipico dei graffiti, il lavoro degli interpreti viene quindi sviluppato attraverso una componente ermetica e, esattamente come accade con le produzioni con bomboletta, spinge gli autori a variare costantemente le soluzioni grafiche e visive ottenendo di volta in volta risultati ed immagini eterogenee.
Il risultato finale sono interventi altamente percettivi, le scritte vanno ad emergere letteralmente dagli spazi attraverso scomposizioni ed arrangiamenti tridimensionali in grado di ribaltare l’orizzonte di ciò che stiamo osservando. Al tempo stesso le forme composte risultano criptiche, complesse da scardinare, offrendo di volta in volta una chiave di lettura nuove ed avvincente.
Per la rassegna Hawaiana, gli HoTTea portano in dote tutto il loro lavoro, da una parte gli artisti si cimentano nella realizzazione di una serie di interventi liberi, dall’altra propongono una grande installazione coadiuvata dall’utilizzo di filamenti cromatici atti a sviluppare un intensa soluzione visiva ed emotiva.
In attesa di scoprire nuovi aggiornamenti sul lavoro del duo, vi lasciamo ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli di questa nuova serie di interventi, dateci un occhiata e se volete approfondire tutti i lavori realizzati durante i giorni del Festival, vi rimandiamo alla nostra apposita sezione.

Pics via AM

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Kraser – New Mural in Berlin

25/02/2015

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Kraser nei giorni scorsi si è spostato a Berlino, qui in occasione dello show di WallsOfMilano all’interno degli spazi della Neurotitan Gallery, il grande artista ha da poco terminato di realizzare questa nuova ed iconica pittura.
Lo show del famoso fotografo, che da anni documenta la scena Italiana con i suoi preziosi scatti, è l’opportunità per tornare ad immergerci all’interno del particolare universo narrativo generato dall’artista Spagnolo con base qui in Italia.
Come ribadito più volte a caratterizzare le produzioni di Kraser troviamo anzitutto la volontà dello stesso di sviluppare un dialogo cosciente e sfaccettato con la sua stessa sensibilità. L’elemento viscerale rappresenta quindi il principale fautore di un immaginario caratterizzato da stimoli appartenenti al mondo naturale ed animali, plasmati in funzione delle particolari divagazioni oniriche. Sia dal punto di vista prettamente visiva, sia nella metodologia che l’artista esercita in strada, troviamo in flusso stilistico alimentato dalla sensazioni e dagli stati d’animo del momento. Appare chiaro come quindi l’interprete vada a miscelare nelle proprie opere quelli che sono gli stimoli e gli impulsi esterni, che, nelle immagini proposte, vanno quindi ad incidere profondamente con il risultato finale. L’artista si inserisce nei luoghi assaporandone gli aspetti, alimentando le proprie percezioni per poi sviluppare una trama inedita, interconnessa con gli aspetti più viscerali del proprio io, riuscendo quindi a generare impulsi di volta in volta inediti ed inaspettati. Non c’è un disegno od un bozzetto, l’autore si lascia guidare dai proprio impulsi fino alla creazione di una nuova tavola capace si, di mantenere le prerogative stilistiche e tematiche tipiche dei suoi lavori, ma al tempo stesso ideale proposta cognitiva ed irrazionale delle emozioni percepite sul momento.
Il risultato finale di questa particolare metodologia dà vita ad opere assolutamente intense, una vera e propria esperienza percettiva che va ad impattare lo spettatore con forza e profondità. Nelle immagini dello Spagnolo si susseguono elementi reali ed irreali, stimoli personali che partono dalla realtà per confluire in un processo visivo votato all’immaginazione, al sogno ed al mistico. La miscela prende vita attraverso la pittura di corpi animali miscelati tra loro, elementi architettonici, al fine di creare un mash-up tematico vario e diseguale raccolto all’interno di una precisa direzione cromatica.
Quest’ultima fatica di Kraser eredita quindi tutto il valore delle opere realizzate dall’artista. Ci troviamo nuovamente di fronte ad un nuovo sogno ad occhi aperti, un concetto metafisico, astratto nei temi ma non nella forma, un flusso di immagini dettagliatissime che ci solleva e ci porta per mano all’interno dell’immaginazione dell’interprete.
Ad accompagnare il nostro testo alcuni scatti con l’artista al lavoro e con i dettagli di questa sua ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti.

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Pics by WallsOfMilano

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Seikon – A New Abstract Mural

25/02/2015

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Dopo parecchio tempo, torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di Seikon, l’interprete Polacco ha infatti da poco terminato di realizzare questo nuovo intervento con il quale l’autore sceglie di tornare ad un approccio maggiormente minimale.
Dopo le ultime pareti realizzata in India lo scorso dicembre (Covered) con le sperimentazioni a carattere cromatico a farla da padrona, Seikon torna in strada andando a concludere un nuovo intervento in grado di riallacciare al meglio il rapporto tra l’artista, ed un impulso astratto maggiormente pulito ed essenziale.
Uno degli aspetti caratteristici delle produzioni dell’artista Polacco è infatti la volontà dell’autore di affidarsi ad un impulso astratto costantemente in fase evolutiva, con il quale l’autore sviluppa differenti percorsi e configurazioni geometriche. L’anima produttiva dell’interprete è però sempre stata legata a due differenti e distinti percorsi che, seppur legati da una comune estrazione tematica, hanno saputo procedere verso rotte completamente opposte. Negli ultimi mesi abbiamo visto l’artista concentrare i propri sforzi in un approccio maggiormente costruito, ricco di spunti e forme differenti con le quale lo stesso va ad approcciarsi alla spazio urbano attraverso una trama intricata e strutturata. Questo filone è caratterizzato da un impostazione quindi maggiormente pensante, con le rette, gli intrecci, le forme e le figure che vengono sviluppate attraverso un equilibrio geometrico ragionato. Si tratta di un moto visivo catalizzato dalla volontà dell’artista di entrare al meglio a contatto con il panorama circostante. Gli elementi proposti, alimentati da una precisa costruzione geometrica ed attraverso uno spessore cromatico capace di ereditare gli spunti del luogo di lavoro, vanno quindi ad incarnare la parte più razionale del percorso visivo dell’autore.
D’altro canto, come in quest’ultima fatica, Seikon ha saputo portare avanti nel tempo un approccio pittorico maggiormente viscerale e fortemente connesso con i personali impulsi emotivi e percettivi. Gli intrecci visivi generati da queste sperimentazioni poggiano le basi sulla costruzione di figure geometriche attraverso un’unica grande linea. L’artista quindi va a sviluppare un moto costante all’interno del quale, vediamo un unico tratto che, percorrendo la superfice di lavoro, va ad accartocciarsi, ad aprirsi e dilatarsi, cambiando direzione e formando infine un unico e grande reticolato visivo. Non c’è colore, non ci sono textures o segmenti, il risultato finale è un’unica equilibrata e pulitissima matassa visiva in grado di porsi come ideale rappresentazione degli impulsi personali dello stesso autore Polacco.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo potete piuttosto trovare una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima pittura, dateci un occhiata e restate sintonizzati per tutti gli aggiornamenti sul lavoro dell’interprete.

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Remi Rough x Soda – New Mural in London

25/02/2015

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Ci spostiamo a Londra, qui nei giorni scorsi Remi Rough e Soda hanno da poco terminato di realizzare un nuovo intervento in combo, andando ad unificare sotto un unico lavoro, tutti la personale e differente ricerca stilistica.
È sempre piuttosto stimolante per noi vedere come artisti differenti vadano a collaborare per innescare produzioni ed immagini del tutto inediti e scandite proprio da un comune punto di partenza e dalla sua successiva evoluzione in funzione di aspetti prettamente personali. Remi Rough ci ha abituato bene in questo senso, ricorderete l’ultima incursione in compagnia di Best Ever (Covered) o la splendida combo con il nostro 2501 (Covered). L’artista unisce ora gli sforzi con un altro best italiano, Soda. Entrambi legati ad una personale estrazione nel mondo dei graffiti e da una successiva evoluzione, entrano in contatto qui, andando a realizzare un nuovo ed intenso pezzo.
Rough nella sua ricerca continua a portare avanti le personale ricerca sulla forma in funzione delle peculiari fascinazioni astratte. L’artista esercita la propria ricerca andando ad elaborare all’interno delle proprie produzioni, figure differenti intrise di un costante ed eccentrico moto perpetuo. Gli elementi proposti si accartocciano e si schiudono, sono figure spesse e voluminose che attraversano la superfice di lavoro attraverso un forte carattere cromatico. Si tratta di tonalità bella cariche ed accese in grado di dare forma e sostanza a segmenti, rette, e tutti gli elementi che gravitano intorno al corpo centrale, andando infine a produrre giochi percettive differenti.
Dal canto Soda porta avanti una dialettica visiva meno legata al colore, quanto piuttosto all’intensità dei toni. I giochi di luce ed ombra riescono infatti ad alimentare una sensazione di tridimensionalità e soprattutto definiscono l’aspetto finale delle figure proposte. Si tratta di forme quasi tangibili e reali, vere nel loro aspetto finale, proiettate all’interno dello spazio attraverso un senso di coas simulato. Elementi di dimensioni differenti, quasi ‘lanciate’ sulla superfice di lavoro e caratterizzate da una forte influenza tridimensionale. Nelle opere dell’artista italiano le vediamo infatti emergere dallo spazio, impattare le nostre percezioni, muoversi e scontrarsi, innescando reazioni e contraccolpi nel loro stesso moto.
L’intervento realizzato a quattro mani da Remi Rough e Soda ci proietta all’interno della ricerca di entrambi gli autori, attraverso una costruzione intrinsecamente legata agli stimoli geometrici ed astratti, e soprattutto al forte senso di movimento che accompagna le opere di ciascuno dei due. Il risultato finale vede di fatto una suddivisione dello spazio di lavoro, un taglio netto, sia in senso visivo e concettuale, dal quale le due entità si separano seppure mantenendo una comune direzione. L’impalcatura del lavoro è infatti generata dalla realizzazione di forme ed elementi sospesi, una scomposizione figlia della rispettiva volontà di esercitare un moto ed una alterazione della forma in funzione di stimoli tridimensionali e prospettici. Lo strappo inflitto al risultato finale, accentuato dall’utilizzo di una tinta altamente impattante, da vita quindi ad un confronto, uno specchio riflesso in cui ognuno dei due autori esercita le personali fascinazioni, rilasciando spunti, elementi e figure scandite dalla personale esperienza visiva e tematica. Esaltante.
Come consuetudine dopo il nostro testo potete trovare una lunga e bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti sul lavoro di entrambi gli artisti.

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DissensoCognitivo – A Series of New Pieces

24/02/2015

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Prosegue il bel periodo del DissensoCognitivo, l’artista Italiano ha infatti da poco terminato di realizzare una nuova serie di interventi, proseguendo il particolare filone tematico e continuando a lavorare sugli spazi dei cartelloni pubblicitari arrugginiti.
Il rapporto con la ruggine e con la cartellonistica pubblicitaria continua ad essere uno degli aspetti peculiari del lavoro dell’interprete, un sodalizio questo che, fin dalle sue prime uscite, ci aveva positivamente impressionato e che continua ora a lasciarci interdetti per il forte impatto che riesce a trasmetterci. Attraverso l’utilizzo di ciò che è quindi già esistente nello spazio di lavoro, l’autore connette quelle che sono le dinamiche stilistiche e tematiche della propria ricerca, producendo un riverbero visivo in grado di alimentare la forza e la profondità delle immagini e delle rappresentazioni proposte. Si tratta quindi di un processo atto a calamitare ed aumentare l’enfasi ed il valore riflessivo degli interventi, ed al tempo stesso si pone come ideale analogia rispetto a quello che lo stesso autore vuole esprimere con il proprio lavoro.
L’universo ideato dal DissensoCognitivo è una riflessione sulla sbando dell’essere umano proiettato però in un salto temporale. La razza umana si è letteralmente autodistrutta, annientata dal proprio ego e dalla propria sete di potere che ne ha compromesso anzitutto l’aspetto, intaccandone l’anima e commutandone la forma in aberranti esseri guidati dall’istinto e composti da innesti organici e tecnologici. Un futuro grigio, tempestato di rabbia, violenza, un visione apatica ed incisiva in grado di farci riflettere sulla deriva attuale, vero e proprio preambolo di ciò che ci aspetta.
Se questa rappresenta la base tematica di tutta le produzioni dell’interprete, la ruggine diviene quindi
ideale catalizzatore visivo e tematico: traccia l’aspetto dei soggetti e delle immagini raffigurate ed al tempo stesso, va a connettersi idealmente con le figure alimentando il senso di erosione nello spirito e soprattutto nella forma. L’instabilità e la costante e differente presenza di questo agente ossidante sulla superfice di lavoro, rivela tutta l’efficacia di un impulso pittorico legato a componenti naturali, instabili e puntualmente differenti, donando quindi alle opere un aspetto ed un carattere proprio in funzione del dissimile contaminazione della superfice.
Quest’ultima infornata di lavori ci offre quindi l’opportunità di tornare a varcare la soglia dell’universo narrativo dell’interprete. Il DissensoCognitivo sceglie qui di alimentare il proprio universo andando a segnare gli spazi con una nuova serie di forme e figure. L’autore si concentra maggiormente sulla forma andando a realizzare figure sorette da una rimarcata cripticità. L’impressione è quella che qui l’artista abbia voluto concentrarsi su una rappresentazione dei panorami, delle scenografie e degli elementi che compongono il suo vasto universo, offrendoci l’opportunità quindi di intraprendere un nuovo viaggio attraverso elementi e situazioni differenti. Intenso.
In attesa di scoprire nuovi aggiornamenti, che siamo certi non tarderanno ad arrivare, vi lasciamo alle immagini di quest’ultima infornata di interventi, dateci un occhiata, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Pics by The Artist

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No Curves “Exploration” Show Video Recap by ZI Italy

24/02/2015

Fuori ora il video recap firmato ZI Italy con il quale, a distanza di qualche giorno, torniamo nuovamente ad immergerci all’interno di Exploration, ultima mostra/esperienza firmata da No Curves all’interno degli spazi del Museo Nazionale Scienza e Tecnologia di Milano.
L’esibizione proposta da No Curves rappresenta il risultato di ben un anno di intenso lavoro, sia dal punto di vista progettuale sia da quello prettamente visivo, con ciascuno dei lavori proposti incentrato sul senso di esplorazione. Come infatti suggerisce il titolo, all’interno della particolare cornice del Museo Milanese, l’interprete sceglie di soffermarsi su questa tematica andando a sviscerare una personale riflessione su uno degli stimoli più importanti dell’essere umano. L’artista come visto ha suddiviso gli spazi in quattro grandi aree tematiche, aria, spazio, terra ed infine acqua, all’interno delle quali attraverso il suo particolare approccio stilistico, prendono forma e vita i corpi ed i volti dei soggetti intrinsecamente legati all’idea di scoperta ed esplorazione. Spaziando in differenti campi artistici, dalla letteratura, al cinema fino ai volti noti della storia, l’interprete utilizza le raffigurazioni come propellente ideale per, da una parte rendere il proprio omaggio a personaggi e soggetti di valore assoluto, dall’altra per porre lo spettatore a confronto con entità capaci di elevare la propria persona in differenti campi tutti legati al concetto cardine dell’esibizione. Sta tutto qui il valore di percettivo della mostra, l’autore stimolo lo spettatore a percorre un viaggio percettivo e personale all’interno del quale, passando tra le differenti aree tematiche si approccia con i volti con le differenti storie che di cui gli stessi si fanno carico.
No Curves analizza quindi una delle prerogative stesse della vita dell’uomo sulla terra, la curiosità, il valore della scoperta e la sua stessa esplorazione, non necessariamente fisica, quanto anche mentale e percettiva. Un sentimento forte, capace di ergersi come stimolo personale per una scoperta interiore, un moto fisico e mentale che di fatto bilancia la staticità del nastro adesivo utilizzato dalla stesso artista per comporre ciascuna delle tavole esposte.
Con l’invito ad andare a darci un occhiata di persona, c’è tempo fino al prossimo 15 di Marzo, mettetevi comodi e schiacciate play, se invece volete approfondire vi rimandiamo al nostro precedente post con tutte le immagini del making of e del corposo allestimento realizzato dall’artista per questa sua ultima e grande fatica. Enjoy it.

Museo Nazionale Scienza e Tecnologia
Via S. Vittore, 21
20123 Milano

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João Lelo – New Mural at SESC Palladium, Belo Horizonte

24/02/2015

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Negli scorsi giorni João Lelo si è spostato per le strade di Belo Horizonte in Brasile, qui l’interprete Brasiliano ha da poco terminato di realizzare questa nuova pittura parte del Contemporary Art Summer Festival all’interno degli spazi del SESC Palladium.
Dopo aver visto l’autore alle prese con il bel OFICIO Residence, il progetto portato avanti dalla Kosovo Gallery, per il quale ha realizzato una splendida pittura (Covered), con quest’ultimo lavoro torniamo quindi ad approfondire al meglio tutto il particolare immaginario di cui lo stesso si fa carico.
L’artista con base a Rio de Janeiro ha saputo sviluppare nel corso del tempo un personale percoso in strada in grado di generare quella che ha presto preso le sembianze di una sorta di mitologia urbana. Lo stimolo principale e tematico delle produzioni di Lelo, risiede però tutto nella volontà dello stesso di inserirsi all’interno di stimoli ed accadimenti quotidiani. L’autore raccoglie questa condizione attraverso l’inserimento di immagini, campionature cromatiche ed inneschi visivi in grado di lasciare un senso di conosciuto. Un impulso empatico quindi che si rifà agli stimoli dell’infanzia, alle immagini dei cartoni animati e dei videogames e che viene commutato dall’artista, attraverso una personale rielaborazione artistica che si rifà a correnti come l’arte noveau ed il cubismo. Appare quindi chiaro come l’anima degli interventi sia divisa tra due direzioni ben delineate le quali intersecandosi, danno vita ad immagini ed elementi sfaccettati. Da una parte gli impulsi grafici, con la pittura di figure speculari che richiamano nella loro silhouette la forma di animali, dall’altra invece emergono textures, pattern e forme astratte in grado di porsi come ideale sintesi degli elementi naturali.
Il risultato finale di questa continuo elaborato ed assetto visivo, è la creazioni di inneschi tematici e stilistici differenti, giochi percettivi capaci di celare elementi all’interno di altre forma, e spingendoci quindi ad osservare con cura ciascuna delle sezioni delle opere realizzate.
Dal titolo “Tropikania”, quest’ultima fatica di João Lelo raccoglie appieno quelli che sono gli stimoli visivi tipici delle produzioni dell’artista, quanto mai a proprio agio in una riflessione che coinvolge uno degli aspetti tipici del proprio paese. Come infatti il titolo dell’intervento suggerisce, questa bella fatica Brasiliana mette l’accento sull’aspetto ‘tropicale’ del Brasile, rivendicando, attraverso l’utilizzo dei colori tipici del paese ed una cadenza ironica, il modo in cui lo stesso viene percepito. L’analogia innescata dall’intervento, costruito attraverso la consueta sintesi grafica tra elementi figurati ed intensi intrecci geometrici ed astratti, si pone come ideale lettura di uno stato troppo spesso legato a percezioni personali che ben si discostano dall’effettiva realtà di vita all’interno dello stesso. Un opera quindi altamente riflessiva e che, proprio attraverso la particolare stilistica che accompagna la totalità delle produzioni dell’artista, riesce ad entrare a contatto con lo spettatore stimolo reminiscenze ed impulsi differenti.
Con le immagini in calce al nostro testo possiamo dare un occhiata ad alcune fasi durante il making of dell’intervento fino al suo risultato finale, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo, presto infatti nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’artista.

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Guerrilla SPAM – A Series of New Pieces

24/02/2015

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Torniamo con piacere ad approfondire il lavoro dei Guerrilla SPAM, il collettivo ci presenta infatti una bella infornata di interventi con i quali ci andiamo a tuffare all’interno della loro particolare narrativa tematica e visiva.
C’è qualcosa di catartico nelle produzioni firmate dagli interpreti, non dal punto di vista prettamente visivo, quanto per la capacità di cogliere al meglio gli aspetti della società moderna, scavando nelle viscere della stessa, ed impattando lo spettatore attraverso visioni e immagini altamente potenti. L’approccio dei Guerrilla SPAM è diametralmente opposto a quello che in questo momento rappresenta art system, c’è un ritorno ad una politicizzazione, all’affrontare temi impegnati e sopratutto un impostazione altamente critica e provocatoria. Lo statement è piuttosto chiaro, azioni illegali, in totale controtendenza con con eventi ufficiali ed autorizzati, ma sopratutto la ferma volontà di connettersi con il passante casuale, non con un pubblico, quanto piuttosto con la persona comune che viene colta ed investita dalla particolare produzioni che gli autori portano avanti.
Principale mezzo espressivo diviene quindi la carta, l’attacchinaggio come leva produttiva, permette agli artisti di esprimersi nell’illegalità, rapidamente e sviluppare un percorso al tempo stesso effimero. Le opere sono quindi dominiate dalla volontà degli interpreti di portare in dote una riflessione, un qualcosa che possa scuotere le menti, ribaltando l’apatia intellettiva che così tanto sta interessando questo particolare momento storico e sociale. Esiste quindi una contrapposizione tra il potere della comunicazione mediatica, e delle disinformazione quindi, con quello che gli SPAM lasciano emergere negli spazi pubblici. Un canale comunicativo quindi intercettato attraverso immagini altamente impattanti ed in grado di sviluppare un sentimento di libertà di pensiero e di espressione.
A fare da ideale connettore nonché ideale canale comunicativo, troviamo gli iconici personaggi sviluppati dal collettivo. Si tratta di esseri irregolari, figure decadenti più vicini a mostri e creature che rappresentano, nella loro stessa fisionomia, lo specchio riflesso della deriva dell’uomo moderno. Questi soggetti si fanno carico di un linguaggio provocatorio, polemico, in grado di incidere e di sviluppare concetti e riflessioni critici sul particolare momento, characters maligni capaci di stimolare le nostre percezioni ed abbattere barriere tematiche e concettuali. L’intelligenza degli autori è quella di innescare analogia profonde e ridondanti, spesso attraverso contenitori tematici che si rifanno al passato, con le quali porre chi osserva in uno stato di cosciente ascolto, per poi calamitare l’attenzione e lasciare che lo stesso prenda una posizione rispetto ad un determinato tema.
Quest’ultima serie di interventi, tra i quali spiccano le collaborazione rispettivamente con Giorgio Bartocci, Hopnn, Frenulo e Snem, rappresenta un ideale manifesto di ciò che i Guerrilla SPAM portano avanti nel loro percorso artistico. Dalle riflessioni sulla società moderna ad opere più scanzonate, gli interpreti si fanno carico di un critica intensa, velenosa e tagliente, noi accogliamo, riflettiamo e facciamo nostro quanto gli stessi hanno voluto esprimere.
Ad accompagnare le nostre parole una bella e lunga serie di scatti, dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Artists for The Pics

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Reka – New Mural in Tor Marancia, Rome

24/02/2015

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Proseguono i lavori all’interno del quartiere di Tor Marancia a Roma, tra gli ospiti del progetto Big City Life troviamo infatti il grande Reka, l’interprete Australiano con base a Berlino ha infatti da poco ultimato di dipingere questa grande e lunga parete.
Il grande spazio a disposizione permette all’interprete di esercitare tutto il suo iconico approccio visivo, lasciandoci in dote la consueta ed intricata trama cromatica che da sempre ne caratterizza l’operato.
La duplice identità delle produzioni firmate da Reka sta tutta nella volontà dell’artista di unificare sotto un’unica direzione lavorativa il personale background e la rimarca sensibilità cromatica. Proprio l’utilizzo dei colori rappresenta l’idea base stilistica dalla quale l’autore Australiano parte per sviluppare le totalità delle sue opere. Queste impattano lo spettatore attraverso due distinti percorsi, da una parte il valore prettamente visivo, con le immagini che si muovono attraverso una essenzialità grafica riconducibile ad impulsi illustrativi, dall’altra invece il fitto innesco astratto che di fatto commuta ed esercita la propria essenza attraverso la creazione di spesse ed eterogenee figure. Due percorsi quindi paralleli in cui l’autore miscela il personale background nel mondo dei graffiti arrivando infine a fondere insieme le influenze pop, l’universo dei comics ed appunto quello dell’illustrazione. Questo fitto intersecarsi di fascinazioni ed esperienze personali, da quindi vita ad una stilistica eccentrica e molto personale.
Quello che emerge è un tratto sinuoso ed al tempo stesso tagliente, le figure si intersecano, attraverso un impulso ereditato direttamente dalla personale esperienza come writer, con una impostazione maggiormente pittorica, risultato del successivo approdo stilistico dell’autore. Lo spettatore in questo viene quindi colto da un intreccio empatico coadiuvato da una rimarcata presenza cromatica, laddove, la trama e la silhouette dei soggetti e dei corpi rappresentati viene spezzata e reinterpretata appunto attraverso un puzzle di elementi cromatici.
Dal titolo “Natura Morta” quest’ultimo intervento vede Reka riflettere su uno dei temi più ricorrenti dell’arta canonica proponendo una nuova e personale raffigurazione. A prendere quindi vita sulla lunga superfice sono una serie di forme ed oggetti inanimati, ispirati appunti al particolare filone artistico, nella parte inferiore, coadiuvati dalla presenza di uno degli iconici volti che da sempre caratterizzano il lavoro dell’artista. Ad alimentare tutto la proposta troviamo infine e come consuetudine un intensa scarica cromatica dove tra forme ed elementi irregolari, vediamo emerge un nuovo e suggestivo puzzle di colore.
Come sempre ad accompagnare il nostro testo, una bella e lunga serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, il consiglio è quello di darci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Pics by The Artist

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Haroshi – “Still Pushing Despite The Odds” Show (Recap)

23/02/2015

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La scorsa settimana, all’interno degli spazi della Jonathan LeVine Gallery, Haroshi ha aperto “Still Pushing Despite The Odds”, ultima esibizione capace di portare in dote tutto l’eccentrico lavoro del grande artista Giapponese.
Per questo suo ritorno, si tratta infatti della terza esibizione dell’interprete negli spazi della famosa galleria newyorkese, Haroshi sviluppa un nuovo corpo di lavoro incentrato ancora una volta sulle tavole da skateboard.
Come visto diverse volte, il percorso dell’artista è profondamente connesso con l’utilizzo di vecchie tavole da skate, Queste divengono medium ideale per la realizzazione di intense sculture con le quale l’autore va a confrontarsi con gli spazi espositivi. Il processo produttivo ricorda quello dell’antica tradizione giapponese dove le statue dei Budda venivano forgiate con i legno e celavano al loro interno oggetti di varia natura. Si tratta quindi anzitutto di legame con la propria tradizione e la propria terra, elevato dal personale background e dalla scelta di utilizzare questo potete medium come ideale canale espressivo. L’analogia generata dall’interprete sta tutta nell’utilizzo stesso delle tavole, esattamente come avviene per quest’ultime, maltrattate ed utilizzate fino al loro logoramento, l’essere umano si pone nei confronti della vita e delle sue difficoltà, nello stesso modo al fine di superare un determinato ostacolo. Attingendo quindi dalla sua personale storia, e con un livello incredibile di dettaglio, l’autore va a plasmare i corpi delle sue installazioni.
Il processo vede l’artista assemblare vere e proprie pile di skateboard, tutti scelti con cura, incollando ciascuna delle stesse per poi generare una struttura a cubo, ideale punto di partenza per la sua successiva trasformazione. Attraverso scalpelli e strumenti da intaglio, l’interprete va quindi a plasmare la forma desiderata prendendo spunto dalla cultura skate, presente in praticamente ognuna delle sue produzioni. Il risultato finale ha dell’incredibile, ciascuna delle tavole, dotata di colore differente, dà vita ad una immagine sfaccettata, una tavolozza cromatica a mosaico che non richiede alcun tipo di vernice o pigmento.
Lo show quindi raccoglie tutto l’immaginario dell’interprete riconducendoci all’interno di una realizzazione artigianale. Haroshi ancora una volta ci stupisce, sviluppando un all’allestimento potente e dal quale emergono lavoro incredibili.
Scrollate giù, dopo il salto una ricca serie di scatti con tutti i dettagli dell’allestimento proposto, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti. Se vi trovate nella grande mela, c’è tempo fino al prossimo 21 di Marzo per andare a darci un occhiata di persona.

Jonathan LeVine Gallery is pleased to present Still Pushing Despite The Odds a series of new works by Tokyo-based Japanese artist Haroshi, in what will be his third solo exhibition at the gallery.

Haroshi creates three-dimensional wooden sculptures with recycled skateboards as his primary medium. Incorporating every part of the board, this self-taught artist uses his vast knowledge of the sport to construct vibrantly colored and playful works. In Still Pushing Despite the Odds, the artist embraces the imperfections of his boards and relates their willpower to that which individuals endure on a daily basis, stating “Throughout their lifespan together the skater and his board get battered, but even so they get up again to face the obstacles in their path.”

Pics via AM

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Alexis Diaz for POW WOW Festival 2015

23/02/2015

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Alle battute finali, il POW WOW Festival di quest’anno continua a regalarci emozioni, è infatti Alexis Diaz ad aver da poco terminato di realizzare il suo intervento per la rassegna del distretto di Kaka’ako ad Honolulu.
Dopo le recenti collaborazioni con JAZ in Messico (Covered) e in compagnia di Faith47 a Miami (Covered), Alexis Diaz torna quindi a lavorare in solitaria sviluppando il consueto intreccio pittorico e tematico. E’ l’opportunità per noi quindi di approfondire il lavoro di uno degli interpreti di maggiore spesso della scena internazionale, attraverso un intervento in grado di rivendicare al meglio tutto il particolare impulso stilistico ed i temi che da sempre ne accompagnano la ricerca visiva.
L’artista Portoricano ha saputo sviluppare un impulso artistico anzitutto legato ad una personale propensione al dettaglio. Elemento portante nelle produzioni di Diaz è la capacità dello stesso di convivere entità e soggetti differenti all’interno di un unica e spessa trama, miscelando parti o sezioni e dando vita ad immagini densissime e sfaccettate. L’elemento percettivo racchiuso nelle pitture dell’autore, si muove attraverso un indole assolutamente realistica, che, proprio per la sua stessa natura visiva, appare vera ma allo stesso tempo irrazionale ed impossibile. A prendere vita sono così figure bizzarre coadiuvate da una frattura tematica forte e ridondante.
Il dettaglio proposto da Diaz è quindi principale stimolo di una produzione capace di catalizzare l’attenzione di chi osserva e caratterizzare al meglio ciascuna delle sezioni raffigurati. Le differenti anime dei lavori, tutte ampiamente caratterizzate, compongono quindi una personalità nuova, debordante ed in grado di impattare profondamente chi osserva. In questo senso è importante sottolineare come l’interprete sviluppi i propri interventi attraverso l’utilizzo di piccoli pennelli che, da una parte gli permettono di esprimersi attraverso un tratto minuzioso e preciso, dall’altra di imbastire una sorta di percorso catartico e personale.
All’interno delle immagini proposte, si muovono quindi percezioni, stati d’animo ed emotività differenti, le personali sensazione si miscelano alle influenze dell’autore. L’approccio lento e paziente è l’inevitabile risultato di questa elaborazione capace infine di porsi in totale controtendenza rispetto i temi moderni e le frenesia di una società costantemente in movimento. Gli elementi proposti, raccolgono spunti dal mondo animale e vegetale, con la natura quindi principale leimotif di tutta la scelta tematica dell’artista.
Quest’ultima fatica di Alexis Diaz, dal titolo “El Sagitorio” eredita quindi tutto il personale alfabeto visivo del Portoricano. Attraverso il consueto intrecci di segmenti e piccole pennellate, l’artista da vita ad un nuovo mash-up dove componenti naturali organiche, e corpi fisici, vanno a costituire l’immagine finale.
In attesa degli ultimi aggiornamenti dalla rassegna, vi lasciamo a tutti i dettagli di quest’ultima fatica del grande interprete, dateci un occhiata e se vi siete persi qualcosa, nella nostra apposita sezione, potete trovare tutti i lavori precedentemente visti.

Pics by The Artist

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Crisa x Andrea Casciu at Le Fucine Vulcaniche, Bologna

23/02/2015

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Torniamo con piacere per le strade di Bologna, nei giorni scorsi Crisa ed Andrea Casciu hanno unito infatti gli sforzi portando a termine questo nuova ed intensa pittura su una delle pareti esterne delle Fucine Vulcaniche.
Intersecando quindi approcci, ricerche e stimoli differenti, quest’ultimo elaborato firmato da Crisa ed Andrea Casciu, unifica sotto un unica e grande immagine i differenti stimoli che accompagno il percorso ciascuno dei due autori. Il risultato finale è una nuova riflessione sull’essere umano dove l’incipit visivo viene equamente diviso dalla particolare propensione pittorica di entrambi i due artisti.
Le produzioni di Crisa come ribadito più volte in questo bel periodo produttivo per l’artista, si sviluppa attraverso una personale riflessione sullo spazio di vita in cui l’uomo va a collocarsi. In particolare le opere dell’artista vanno a sottolineare la matrice duplice in cui l’uomo colloca la propria esistenza. La natura, impulso primordiale, ristagna e si erge all’interno dei contesti urbani tratteggiati dall’interprete. In questo atto di miscela visiva, assistiamo alla concentrazione di elementi e forme differenti, dalla cadenza organica, scandita da elementi a carattere differente e da una intenso intreccio di elementi vegetali, passando per l’intensa matassa di figure riconducibili ad una rappresentazione del paesaggio cittadino, con casupole, tetti, antenne e palazzoni che sviluppano un trama solida e concentrata. In questo grande groviglio di sentimenti, nella lotta generativa che ne emerge, la figura dell’uomo è totalmente assente e proprio lo stimolo di Andrea Casciu va qui, a colmare questa mancanza.
Come visto più volte, lo stimolo principale delle opere dell’artista poggia le sue solide basi su una rielaborazione visiva del proprio stesso volto. Utilizzando quindi i propri connotati l’autore va a tessere la peculiare analogia sull’uomo moderno. E’ quindi interessante notare come, partendo da se stesso, l’artista vada a tessere i fili di uno spaccato umano, una ricerca quindi capace di abbracciare differenti contesti partendo da un viscerale stato percettivo. L’interprete realizzando grandi e dettagliati volti, raccoglie gli stimoli di una analisi interiore, riflette sul valore dell’immagine che diamo di noi stessi, tratteggiando le differenti dinamiche di un rapporto che intercorre tra noi ed il nostro subconscio.
Il risultato finale è quindi un opera capace di viaggiare su temi intersecati tra loro, Crisa ed Andrea Casciu si confrontano con il valore della città, di quello della componente naturale in funzione dell’uomo. Lo fanno partendo da una immagine chiara, come quella proposta dagli iconici volti di Casciu ed al tempo stesso, lasciando che la stessa, nel suo atto di analisi interiore, ci mostri il risultato di questa costante lotta intestina.
In calce al nostro testo alcuni dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’interprete, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

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Ciredz – New Murals somewhere in Sardinia

23/02/2015

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Ci spostiamo nelle campagne della Sardegna, ideale stimolo per il lavoro di Ciredz, l’interprete Italiano ha infatti da poco terminato di realizzare un nuova serie di interventi per la sua Grayscale Series.
Uno degli aspetti di maggior rilievo nelle produzioni firmate da Ciredz, è la varietà di intenti e visione che l’interprete va a sviluppare nelle proprie opere. Assistiamo ad una volontà sfaccettata in cui lo stesso va ad intersecare ad esempio, i personali studi topografici sulla pianta terrestre con quelle che sono le personali fascinazioni a tema naturale. Gli aspetti prettamente tecnici entrano quindi a contatto con una visione maggiormente irrazionale e viscerale. Oppure il forte contatto naturale, una reminiscenza questa legata a doppio filo con la personale immersione in ambienti naturali, va ad intersecarsi con precisa direzione tematica, in funzione di un caratteristico impulso cromatico. Le onde generate, le increspature prodotte, vanno quindi ad alimentarsi per mezzo di un tratto che paga la personale fascinazione con il cemento, materiale e stimolo questo con il quale l’artista spesso sceglie di esprimersi.
Punto comune, la necessità di tracciare un personale spaccato incentrato dalla complessa relazione che intercorre tra uomo e biosfera, con colori come il blu ed il grigio a rappresentare lo sbocco ideale delle differenti identità adottate di volta in volta nelle opere. La volontà di sviscerare un equilibrio tra percezioni personali, sviluppate in funzione degli stimoli di un determinato luogo, e la ricerca tra elementi materiali e tangibili. Tutto ciò si traduce in una scelta produttivo che abbraccia il cambio tonale come ideale propellente visivo, che plasma la forma e l’intensità degli elementi proposti e generando quindi alterazioni percettive ed emotività differenti di volta in volta.
Il progetto portato avanti da Ciredz fino dal 2013, pone l’accento sul valore percettivo dei luoghi, in particolare l’artista si confronta con uno stimolo decadente andando ad inserire all’interno di panorami naturali e completamente abbandonati, una personale scala di grigio. L’idea è quella anzitutto di riequilibrare l’esuberanza cromatica generata dalla forte e massiccia presenza naturale, attraverso una percezioni grigia ed incolore. Al tempo stesso l’autore si pone in totale controtendenza rispetto a chi agisce nello spazio cittadino attraverso una spinta cromatica atta proprio a cancellare la rimarcate presenza del grigio nei nostri ambienti cittadini.
Se la serie quindi rielabora la particolare cadenza astratta dell’interprete, attraverso una serie di elementi e figure frame by frame, coadiuvate da una precisa direzione cromatica. Il risultato finale, come è visibile anche in quest’ultima infornata di interventi, sono un numero di elementi e figure eterogenee altamente criptiche che vanno ad inserirsi all’interno di un determinato spazio alimentandone il valore percettivo. Le forme espresse entrano quindi in contatto non solo con la fisicità della superficie di lavoro, quanto piuttosto con tutto il panorama, ponendo in essere una frattura cromatica e tematica semplice ed efficace.
Null’altro da aggiungere, in attesa di scoprire nuovi aggiornamenti, vi lasciamo ad una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima serie di interventi, dateci un occhiata, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

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Axel Void – New Mural at Azadpur Market, Delhi

23/02/2015

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Prosegue il viaggio di Axel Void in India, il grande interprete dopo le recentissime piccole pitture, ha avuto modo di confrontarsi con uno spazio decisamente maggiore andando a trasformare questa grande parete del famoso Azadpur Market di Delhi.
Davvero un bel periodo questo per l’autore che sta intensificando i propri sforzi continuando a realizzare interventi differenti all’interno del tessuto sociale ed urbano indiano. Come ribadito la pittura dell’artista è intrinsecamente legata al luogo di lavoro, questo quindi ci offre l’opportunità per approfondire dinamiche e contesti sociali distanti rispetto ai nostri, uno sguardo quindi toccante ed introspettivo, capace puntualmente di coglierci piacevolmente sorpresi, permettendoci di comprende in parte le particolarità di un paese come l’India.
Nel corso di queste settimane Axel Void sta intrecciando il proprio operato con gli stimoli che luoghi intensi e particolari come quelli indiani riescono a regalare, il risultato di questa
A catalizzare le produzioni dell’artista non troviamo quindi ed unicamente un impulso prettamente pittorico, quanto piuttosto la volontà di approfondire e di calarsi all’interno del contesto nel quale lo stesso dipinge. Mosso da curiosità, facendo ciò l’autore va ad immergersi all’interno di un determinato contesto ereditando quindi tute quelle sfaccettature sociali che ne caratterizzano le dinamiche e che inevitabilmente finiscono per essere racchiuse nell’intervento finale. Filtrato dagli impulsi e dagli stimoli soggettivi dell’artista, il risultato finale rappresenta una sorta di ponte immaginario in grado di connetterci con un determinato luogo, di immergerci nella vita delle persone che lo abitano, nei loro problemi e nelle loro complesse vite. I contesti scelti sono infatti caratterizzati da storie e vissuti difficili, da un importante grado di povertà, situazioni complicate in cui però l’autore riesce a ricavare una personale analisi viva e vera dell’uomo. Assolutamente mai banali, gli interventi pongono l’accento sulla capacità di queste persone di condurre un vita sensibile, altruistica e votata all’altro. Vite difficili che non ne hanno però intaccato il valore umano che riecheggia su la totalità degli interventi proposti dall’autore.
Il propellente ideale per tematiche così impegnate, è una pittura densa, profonda e caratterizzata da una densa immersione negli aspetti e nelle sovrapposizione cromatiche proposte che esplode in quest’ultima pittura, in tutto il sua travolgente impatto.
Realizzato al mercato di frutta e verdura Azadpur, il più grande tra quelli presenti in Asia, l’opera prende vita all’interno di una zona definita dallo stesso Axel Void ‘tumultuosa’. Tra i rumori ed i clacson delle macchine che percorrono la strada principale, tra la linea metropolitana, la persone della vicina moschea, i rumori degli animali che vivono li e quelli dei venditori e degli acquirenti presenti in strada. Un mix parecchio rumoroso che dà corpo e vita al mercato stesso a cui l’artista rende omaggio con una delle sue pitture più belle. Il murale raffigura infatti la personale interpretazione di natura morta, uno dei temi ricorrenti nella storia dell’arte classica, proposto qui dall’autore attraverso la sua iconica traccia pittorica. Splendido.
Ad accompagnare il nostro testo come consuetudine una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima pittura, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti sul lavoro dell’artista.

This piece is part of the “Mediocre” series. Its painted in the Azadpur fruit and vegetable market. It considered to be the biggest market in Asia. A tumultuous area with a mix of the humming from beeping cars from the main road the heaover metro line above it, the people from the Azadpur Mosque right next to it, a family of monkeys that would come to visit me every asides from the goats, chicken, pigs and cows that lived there, and the vendors and buyers in the street.

The wall is painted over the Delhi Cold Storage and next to the Azadpur Mosque.

The mural depicts my interpretation of a still life. One of the most recurred themes in the history of classical painting. This piece talks about the life in the market.

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Weekly Overview 2015 – 16.02 to 22.02

22/02/2015

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Weekly Overview è l’appuntamento del Week-End dove vi presentiamo una selezione delle migliori news settimanali.

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1010 – “Limbus” at Hashimoto Contemporary (Recap)

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Aris x Moneyless – A New Mural

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Tristan Eaton for POW WOW Festival 2015

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Alberonero – New Mural in Tor Marancia, Rome

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Eron – “Concrete vs Concrete” New Mural in Riccione

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Sten & Lex – New Mural for Light Up Torpigna! Project

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Barlo – New Shutter at Stanley Market, Hong Kong

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108 “La Forma e L’ignoto” at Ego Gallery (Recap)

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Rusin Blazej – “White Night” Murals Series

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Interesni Kazki “Visions and sounds of strangeness” in India

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No Curves “Exploration” at Museo Nazionale Scienza e Tecnologia (Recap)

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Giorgio Bartocci – “Art in Motion” New Project

Retna “Articulate & Harmonic Symphonies of the Soul” Show (Recap)

22/02/2015

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Aperta lo scorso 13 di Febbraio, andiamo a dare un occhiata ad “Articulate & Harmonic Symphonies of The Soul” ultima fatica di Retna allestita all’interno degli spazi della Hoerle-Guggenheim Gallery di New York.
Per noi è l’opportunità per osservare da vicino ancora una volta tutta la personale prerogativa stilistica che da sempre caratterizza le produzioni dell’artista Statunitense, attraverso un corpo di lavori che rappresenta l’ideale manifesto del sua ricerca visiva.
E’ sempre interessante osservare come molti degli autori di fama mondiale abbiamo intrapreso il loro cammino partendo dai graffiti ed evolvendo la loro pratica fino ad arrivare alle stilistiche che siamo abituati ad osservare tutti i giorni. Se molti hanno letteralmente abbandonato lo studio delle lettere, sviluppando un percorso maggiormente legato alla figurazione od ad un personale piglio astratto, molti degli autori statunitensi hanno continuato ad mantenere in primo piano la lettera come canale espressivo. Retna rappresenta uno degli esempi più importanti di questo percorso, partito come writer, l’artista losangelino ha poi sviluppato un personale alfabeto visivo legato ai personali studi su culture ed influenze stilistiche differenti. Dai testi inglesi, all’ebraico, passando per gli scritti arabi ed asiatici, l’autore si è immerso all’interno di un ricco calderone di spunti dai quali ha poi processato il personale studio calligrafico.
Come è logico pensare, gli artisti che si affidano ad una pratica calligrafica, mirano ad una proposta visiva criptica, un piglio personale difficile da leggere, altamente criptico ed in grado di stimolare chi osserva proprio grazie alla sua impermeabilità cognitiva. La bellezza non risiede quindi nell’immagini, quanto piuttosto nella grafica stessa delle lettere proposte, capaci in questo senso, di farsi carico di impulsi emotivi e viscerali. L’eremiticità delle lettere proposte, diviene quindi ideale vettore e mezzo espressivo per trasportare le percezioni e gli stimoli personali dello stesso artista.
Osservando gli elaborati emerge anzitutto una chiara ritmicità, una danza continua di segni forti e duri contrapposti a sferzate più delicate, il tutto costituisce una trama solida che si arricchisce di nuovi ed interessanti inneschi e contrapposizioni cromatiche che di tanto in tanto l’artista sceglie di utilizzare.
L’allestimento proposto da Retna raccoglie appieno tutti quelli che sono gli stimoli lavori del grande artista attraverso un corpo di lavoro composto da alcune recenti tele, realizzate appositamente per lo show, ed alcune opere realizzate nel corso degli ultimi anni.
Dopo il salto alcuni scatti dell’allestimento proposto dall’interprete, dateci un occhiata, per chi di voi si trova invece nella grande mela, ricordiamo che c’è tempo fino al prossimo 12 di Marzo per andare a darci un occhiata di persona, noi ve l’abbiamo detto.

Hoerle-Guggenheim Gallery
527 W 23rd Street
New York, NY 10011

Pics by The Gallery

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Emilio Cerezo – “Naturalezas Muertas” New Mural

22/02/2015

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Nei giorni scorsi l’artista Spagnolo Emilio Cerezo si è spostato a Barcellona per andare a realizzare, all’interno dello studio SIHA, una nuova ed intensa pittura incentrata questa volta sulla natura morta.
Dopo le recenti collaborazione che ne hanno interessato il percorso in strada, ultima la spettacolare composizione in combo con Xabier XTRM e Laguna di qualche giorno fa (Covered), Emilio Cerezo torna al lavoro andando a realizzare una nuova opera capace di portare in dote tutta la forza catartica che da sempre ne contraddistingue lo sviluppo in strada.
Come ribadito più volte l’impatto con le opere dell’artista Spagnolo non è assolutamente semplice, la particolare vena pittorica dello stesso, spesso si interseca con spunti tematici forti e riflessivi sviluppati attraverso una cadenza profonda e viscerale. Questa spessa coltre pittorica, sviluppata attraverso una forte e rimarcata gestualità nelle pennellate proposte, va a sostenere ed alimentare una trama visiva ampia e profonda in grado di proiettarci al meglio all’interno delle produzioni firmate da Cerezo.
Le immagini dell’autore sono quindi il risultato di impulsi personali, sono il risultato di una elaborazione percettiva in grado di entrare a contatto con i luoghi all’interno dei quali prendo forma e vita, riescono a veicolare emozioni differenti, coinvolgendo lo spettatore all’interno di un immaginario denso ed onirico. Quello che stupisce è infatti il forte valore di viaggio interpersonale che queste visioni riescono a suggerire, un interazione sorda e sensibile che si muove stimolando e pizzicando le corde più sensibili del nostro animo. Ci impongono di lasciarci andare, di esplorare gli angoli più reconditi del nostro io, le differenti sfaccettature della nostra personalità.
A catalizzare quindi le produzioni firmate dall’interprete troviamo la volontà dello stesso di imbastire un dialogo con chi osserva. L’idea è quello di porre un confronto interiore attraverso una proposta di immagini e visioni viscerali, coadiuvate da colori acerbi, grezzi e malinconici, un appassimento cromatico in grado di stimolare una sorta di malessere interiore che puntualmente torna ad interessare i nostri pensieri.
Dal titolo “Naturalezas Muertas”, quest’ultima fatica di Emilio Cerezo, vede l’autore interagire con la superfice interno dello studio Spagnolo. La cadenza dell’opera, come facilmente intuibile dal titolo, sta tutta nella volontà di una rappresentazione personale di una natura morta. L’impressione qui è quella di un intervento sviluppato come ideale analogia dei tempi moderni, come personale raffigurazione della natura umana.
Per darvi modo di apprezzare al meglio tutta la cadenza emotiva e la profondità di quest’ultima pittura realizzata dall’interprete, vi lasciamo ad una bella e ricca serie di scatti, è tutto dopo il salto, dateci un occhiata e restate sintonizzati per nuovi e succosi aggiornamenti.

Pics by The Artist

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1010 – “Limbus” at Hashimoto Contemporary (Recap)

21/02/2015

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Ci spostiamo a San Francisco negli States, qui il grande 1010 ha infatti da poco aperto “Limbus” ultima personale all’interno degli spazi della bella Hashimoto Contemporary Gallery, che porta in dote tutto l’iconica ricerca dell’artista.
C’è qualcosa di mistico e viscerale negli interventi elaborati dall’autore, abituati a confrontarci con il lavoro in strada, quest’ultimo solo show ci offre l’opportunità per osservare una commutazione differente nella ricerca portata avanti dall’artista. La sensibilità per gli spazi, in particolare quelli abbandonati, ideale contenitore delle divagazioni visive dell’interprete, entra quindi in un contesto differente, mantenendo però inalterato quello che è il suo principale incipit tematico.
1010 porta avanti un percorso di immersione simbiotica, l’autore si inserisce sulle superfici di lavoro attraverso la generazione di veri e propri portali che squarciano il livello percettivo delle pareti sui quali prendono vita. Lo spazio da piatto e piano diviene quindi cadenzato da una danza cromatica in grado di proiettarci al suo interno. Si tratta di composizioni quindi, magnetiche che, proprio attraverso l’utilizzo di tonalità differenti, vanno a commutare l’aspetto finale dell’ambiente in cui l’interprete va a lavorare.
Prediligendo gli spazi più piccoli, l’autore porta avanti una ricerca capace di abbracciare più punti. Anzitutto notiamo uno studio cosciente della forma, con una ciclica alterazione delle stessa in grado di imbastire al meglio ciascuna delle visioni raffigurate. Al tempo stesso lo studio dei colori viene esercitato in funzione proprie degli strati e degli elementi raffigurati, le tinte scandiscono i livelli percettive di queste visioni, in una sovrapposizione che partendo da una tinte più scura va mano a mano a dissolversi fino a riappacificarsi con gli stimoli cromatici del luogo.
“Limbus” segna il debutto dell’interprete Tedesco negli Stati Uniti, uno show il suo cadenzato da un allestimento capace di portare in dote tutta l’iconica e particolare ricerca visiva che da sempre accompagna le produzioni dell’interprete. Lo show parte dal concetto di limbo percettivo per espandere le visioni dell’autore attraverso l’iconica raffigurazione di tunnel cromatici per mezzo di opere di piccola e media dimensione. Tra gli elaborati presentati, in cui l’artista sviluppa le sue iconici vortici attraverso l’utilizzo e la sovrapposizione di livelli di carta, spicca anche un intervento sulla parete interna dello spazio espositivo, ideale connettore tra il lavoro proposto in strada e le opere esposte per l’occasione.
In attesa di rivedere l’interprete in strada, vi lasciamo ad una bella e ricca serie di scatti con le immagini degli spazi interni della galleria ed alcuni scatti durante il vernissage, se vi trovate nei pareggi potete andare a darci un occhiata di persona fino al prossimo 28 di Febbraio.

Hashimoto Contemporary is proud to present Limbus, the debut US solo show by German street artist 1010. Featuring new works on paper, as well as a large mural within the gallery, February’s exhibit invites spectators to explore new thresholds that step beyond the boundaries of the confining gallery space.

Hashimoto Contemporary
804 Sutter Street
San Francisco, CA 94109

Pics by The Gallery

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Usugrow – New Piece in Marrakech, Morocco

21/02/2015

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Il famoso artista Giapponese Usugrow si è da poco spostato a Marrakech in Marocco, qui l’autore ha infatti da poco terminato di realizzare una nuova pittura proseguendo nel sviluppare la personale e viscerale stilistica calligrafica.
Abbiamo una particolare predilezione per chi, come Usugrow, sceglie di approcciarsi allo spazio pubblico attraverso una ricerca che coinvolge stimoli calligrafici in funzione di una elaborazione personale di impulsi e stati percettivi del momento. Nel caso dell’artista è interessante notare come lo stesso non sia totalmente dedito ad uno sviluppo alfabetico e di come anzi, una buona parte delle sue produzioni, sia piuttosto legata ad una personale elaborazione grafica.
Sviluppando in proprio lavoro anche in altri campi artistici, come la pubblicità, la grafica, passando per l’illustrazione, l’interprete porta avanti un percorso visivo che rappresenta l’ideale sviluppo di un forte e radicato background nel mondo dei graffiti E’ anzitutto lo stile ‘Cholo’ di Los Angeles a rappresentare il principale incipit e background stilistico delle produzioni firmate dal giapponese, questo entra però a contatto con la spiritualità e la sensibilità della calligrafia asiatica. Quello che emerge è quindi un approccio stilistico intenso e generato da una duplice e differente identità capace di miscelarsi e di generare un impianto visivo nuovo ed approfondito.
Le produzioni dell’autore, attraverso l’utilizzo del bianco e del nero come unici vettori cromatici, prendono forma attraverso un tratto delicato e sinuoso, teschi, fiori ed altri elementi ornamentali, vanno a fondersi con tematiche spirituali e personali in una indagine che rivendica l’importanza dell’equilibrio e di come questo possa essere scovato anche all’interno di componenti differenti e per certi versi opposte. Una analogia visiva e tematica questa, profonda e capace di porre l’artista a confronto con la stessa vita dell’essere umano.
Quest’ultima fatica di Usugrow raccoglie appieno gli stimoli grafici e calligrafici dell’interprete Giapponese. Lavorando sulla parete posta sul tetto di questa piccola struttura, l’artista va a sviluppare un nuovo moto gestuale profondamente connesso con il suo personale background e con gli impulsi alfabetici del suo stesso paese. Intenso.
In attesa di scoprire nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’artista, ad accompagnare il nostro testo una bella e ricca serie di scatti con le fasi di lavorazione dell’intervento fino al suo bel risultato finale. Dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti. Enjoy it.

Pics via UpperPlayground

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OX – A New Piece in Berlin

20/02/2015

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Nei giorni scorsi il grande interprete Francese OX si è spostato a Berlino, qui l’interprete ha avuto modo di realizzare una delle sue iconiche installazioni, proseguendo nel portare avanti tutto la peculiare ricerca tematica e visiva.
È l’opportunità di calcarci nuovamente all’interno delle particolari dinamiche che accompagnano le produzioni del Francese, un impulso il suo che trova nell’interazione con il paesaggio urbano il suo principale stimolo visivo e tematico. Propellente e palcoscenico è quindi la strada che diviene vettore visivo e tracciato sul quale sviluppare interventi altamente simbiotico coadiuvati da una capacità immaginativa fuori dal comune. Si tratta in questo senso di un lavoro di trasformazione e commutazione atto anzitutto a rielaborare il panorama circostante in funzione di un determinato elemento già preesistente all’interno dello stesso. È in particolare la cartellonistica stradale, con billboards e cartelloni pubblicitari di varia grandezza, a stimolare le produzioni dell’artista. Questi particolari spazi vengono trasformati dall’autore, da superfice dedita alla pubblicità, stimolo quindi consumistico atto a pubblicizzare un determinato prodotto o servizio, da ostacolo visivo per il panorama circostante si trasformano in elementi profondamente interconnessi con la strada. Gli interventi divengono quindi una continuazione dello stesso panorama, una naturale prosecuzione dello stesso filtrata attraverso l’immaginario dell’artista, in quella che diviene quindi una negazione ed un ribaltamento stesso di ciò che gli stessi cartelloni rappresentano.
Osservando la grande quantità di opere proposte emerge una produzione slegata, non c’è infatti un filo conduttore, se non nell’aspetto prettamente stilistico e tematico, ogni intervento vive una vita propria e differente dal precedente e dal successivo. OX scruta il paesaggio, si immerge all’interno dello stesso restituendogli un impulso visuale attraverso i suoi lavori di paste-up. Il risultato finale di questa analisi introspettiva degli spazi urbani, arriva al passante casuale attraverso un nuovo e differente valore percettivo, un forte stimolo capace di spingere lo sguardo aldilà dello spazio fisico della cartellonistica. Al tempo stesso l’interazione stessa tra gli elementi che circondano queste superfici, permette uno spostamento dell’attenzione verso nuovo lidi, nuovi impulsi visivi in grado di meglio farci osservare ciò che ci circonda. I panorami naturali ed architettonici torna al centro della nostra attenzione, riemergono attraverso la cancellazione di questi ostacoli visivi, permettendoci di tornare a fruire del paesaggio senza alcuna dinamica pubblicitaria e consumistica.
Quest’ultima fatica di OX raccoglie quindi tutto il particolare approccio stilistico dell’autore commutando una nuova billboard attraverso una massiccia interazione con ciò che circonda la struttura. L’autore raccoglie gli stimoli cromatici e stilistici del negozio di fianco per elaborare una trama solida ed astratta caratterizzata proprio dall’utilizzo delle stesse tinte presenti sulla vetrina e sull’insegna dell’esercizio.
Ad accompagnare il nostro testo alcuni scatti dell’intervento sviluppato dall’artista, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti circa il suo lavoro.

Pics by The Artist

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Boris DELTA Tellegen – “Current” at Backslash Gallery (Recap)

20/02/2015

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Ci spostiamo a Parigi, qui lo scorso 4 di Febbraio il grande Boris DELTA Tellegen ha da poco aperto all’interno degli spazi della Backslash Gallery, “Current” ultima personale e nuova indagine incentrata sull’idea di attività ininterrotta e sviluppo continuativo.
Raccogliendo dal personale e radicato background nel mondo dei graffiti, con gli studi sul lettering tridimensionale, e la sua successiva spinta geometrica, l’artista ha saputo declinare i personali studi sulla decostruzione, sull’isometria e stratificazione, fino a sviluppare quello che è il personale impianto visivo.
Uno degli aspetti di maggior rilievo del percorso stilistico sviluppato da Tellegen, è la capacità dello stesso di confrontarsi con progetti, medium e superfici differenti in funzione della personale ricerca visiva. L’alterazione della materia avviene attraverso l’accordo di discipline e stimoli differenti. Tra lavori di collage, scultura, disegni ed installazioni, l’artista sviluppa una propria e personale identità dalla quale emergono livelli interpretativi differenti. Gli elementi proposti vengono disciplinati attraverso pianificazione e moto casuale, un caos schematico quindi che suggerisce a chi osserva una sensazione di disordine ma al contempo equilibrio e pianificazione, per quello che diviene quindi in impulso a metà tra due emisferi opposti e contrari.
La spinta astratta delle produzioni firmate dall’autore, sta tutta nella personale volontà di portare avanti uno stimolo di distruzione, costruzione e disintegrazione. Questo approccio permette all’interprete di dialogare con la forma attraverso differenti impulsi, generare effetti ottici come le iconiche spinte tridimensionali ad esempio.
Quest’ultimo allestimento vede Boris DELTA Tellegen sviluppare un corpo di lavoro inedito in grado di porsi come ideale manifesto e sintesi dei periodi artistici affrontati dallo stesso. Le opere proposte giustappongono la padronanza di colore, con la forte presenza del bianco, proiettandoci all’interno di un percorso sfaccettato ed arricchito da sfumature, disegni e componenti con differenti medium. Un viaggio percettivo in cui abbiamo modo di osservare ‘l’architettura del caos’ generata dall’autore stesso attraverso differenti livelli interattivi.
In calce al nostro testo potete trovare una lunga serie di scatti con tutti i dettagli dell’allestimento proposto dal grande artista, dateci un occhiata e se pensate di fare un salto a Parigi o se vi trovate in zona, ricordiamo che avete la possibilità di andare a darci un occhiata di persona fino al prossimo 28 di Marzo.

Backslash is proud to announce Current, the second solo show by Dutch artist Boris Tellegen. The exhibition presents a new set of series that look afresh at his earlier works through the prism of a carefully heightened polychromy.
Current as a term covers many meanings, encompassing the notions of an electrical current, a current in the sea and the current that is a movement, as well as clearly referring to the idea of a current body of work. It is also a word that conjures up a sense of movement and unbroken activity, of ceaseless development.

Backslash Gallery
29 rue Notre-Dame de Nazareth
75003 Paris

Pics by The Artist

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Herakut for POW WOW Festival 2015

20/02/2015

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Tra gli ospiti di spessore di questa nuova edizione del POW WOW Festival 2015 c’è anche Akut degli Herakut, l’interprete ha da poco terminato di realizzare questo nuovi intervento portando in dote tutto l’iconico approccio stilistico in una nuova intensa riflessione.
Il distretto di Kaka’ako ad Honolulu nelle isole Hawaii, sempre sotto i riflettori grazie ai lavori realizzati per la rassegna Statunitense. Miscelando artisti locali e star internazionali il festival propone ogni anno un mix di autori di primo livello che vanno a cambiare completamente l’aspetto delle pareti cittadine attraverso il loro approccio stilistico. Quest’ultima fatica di Akut ci permette di tornare ad approfondire il lavoro del duo tedesco, un opera che gioco forza appare differente dalla produzioni combinate del duo, ma che al tempo stesso eredita dalle stesse tutto il carattere riflessivo e lo spregiudicato stile che le caratterizza.
Il percorso degli Herakut è segnato dalla volontà degli autori di sviluppare una intensa e dinamica riflessione sull’essere umano. Gli artisti sono stati capaci di portare avanti una ricerca che spesso ha saputo confrontarsi con spazi e sopratutto storie di vita difficile, coadiuvando attraverso immagini e stimoli differenti, una personale presa di posizione. Le tematiche affrontate sono spesso legate al luogo di lavoro, alle difficoltà della gente del posto, un immersione che permette agli interpreti di tratteggiare un importante spaccato umano, sensibile e mirato per scuotere gli animi di chi osserva. Dal punto di vista prettamente stilistico è innegabile come le opere firmate dagli artisti vivano anzitutto sulla duplice identità pittorica dei due componenti. A partire dal 2004, anno in cui gli interpreti hanno unito gli forzi, abbiamo assistito ad una ricerca visiva in cui Yasmin Siddiqui aka Hera e Falk Lehmann aka Akut, attraverso i loro iconici personaggi si sono tuffati all’interno delle differenti sfaccettature emotive dell’essere umano.
A fare da ideale leva tematica nelle loro produzioni, troviamo gli iconici personaggi che, sospinti da un tratto votato al realismo e da una componente pittorica maggiormente viscerale, hanno saputo impattare gli spazi a disposizione. Questi particolari soggetti hanno la capacità di entrare in collisione con gli aspetti più sensibili del nostro io, si tratta di figure oniriche che si fanno carico di storie di vita differenti. Vengono accompagnati da una scritta o da una frase, che rivendica il senso del lavoro dando da titolo all’opera stessa, vivono di pennellate morbide, intrecci cromatici e cadenze pittoriche maggiormente ruvide. Entrano in contatto con lo spettatore attraverso la fortissima espressività dei loro sguardi, capaci di calamitare tutto il senso dell’intervento e la riflessione che ne sussegue.
Dal titolo “My real challenges were outside of the ring.”, come lo stesso titolo espone, l’intervento mette l’accento sulla figura di un lottatore intento a dare il latte al suo piccolo. Una nuova immagine intensa che ben dimostra l’elevate sensibilità e lo spessore degli interventi proposti.
In attesa di vedere il duo nuovamente al lavoro in coppia, ad accompagnare il nostro testo una ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata! nei prossimi giorni continueremo il nostro recap, se vi siete persi qualcosa, nella nostra sezione, tutte le precedenti opere segnalatevi.

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Aris x Moneyless – A New Mural

20/02/2015

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Sempre belle le collaborazione tra gli artisti, qui andiamo a dare un occhiata all’ultima fatica di Aris e Moneyless, i due grandi interpreti Italiani nei giorni scorsi hanno unito gli sforzi per realizzare questa nuova ed intensa pittura.
Quando si osservano interventi di questo tipo appare chiaro come l’elemento portante della pittura sia rappresentato dall’intersecarsi di due differenti e personali approcci stilistici che, unificando il loro sviluppo in una determinata superfice di lavoro, vanno a generare una nuova immagine capace di ereditare entrambi gli aspetti peculiari delle ricerche personali degli artisti coinvolti. In questo senso quest’ultima fatica firmata Aris e Moneyless rappresenta l’opportunità per osservare come, le differenti fascinazioni dei due, vadano ad incidere nello spazio attraverso una comune dialettica tematica. Nel percorso di ricerca di entrambi, il movimento rappresenta infatti lo stimolo comune in funzione di un impostazione stilistica legata senza dubbio ad un impulso astratto.
Aris si affaccia nello spazio pubblico attraverso un impulso viscerale, una cadenza emotiva con la quale l’autore va a elaborare, all’interno delle superfici di lavoro, forme ed elementi differenti. Il processo adottato dall’interprete porta in dote una groviglio di figure in funzione dei personali stati d’animo che incontrano lo stesso artista. Si tratta di livelli sovrapposti capaci di dare vita ad un massa incognita, criptica e difficile lettura coadiuvata da una serie di dettagli che spingono chi osserva ad decifrazione puntualmente soggettiva. Le variabili cromatiche alimentano lo spessore dei differenti livelli raffigurati generando una sorta di moto perpetuo dove la forma viene dilatata e ristretta, sviluppando increspature e grovigli. Quella che emerge è quindi una moderna macchia interpretativa, una bagno cromatico dove lo spettatore viene spinto a perdersi tra la densità di forme e colori esposti. Dal canto suo Moneyless prosegue la personale fascinazione sulla figura del cerchio attraverso l’ultimo dei suoi approdi stilistici. Una maggiore pulizia del tratto alimenta la visione di segmenti interpretativi dove, l’elemento portante di tutta la produzione sviluppata dall’autore Italiano, diviene unicamente accennato offrendo alla mente l’opportunità di una personale commutazione. La ricerca di una essenzialità della forma, porta l’artista a generare un flusso interpretativo puntualmente differente che entra, gioco forza, a contatto con le personali percezioni dell’autore. I percorsi estensivi proposti dall’interprete vanno ad incidere all’interno dello spazio di lavoro attraverso una forte sensazione di movimento. Il moto delle figure generate dall’Italiano investe gli spazi attraverso un flusso costante, l’autore ne rimarca i percorsi, intreccia trama, aggiunge elementi e forme di carattere cromatico, spinge la propria fascinazione in un ottimo equilibrata dove, la perfezione del cerchio viene rapportata con il caos dei percorsi sviluppati.
In attesa di mostrarvi gli sviluppi dei percorsi dei due rispettivi autori, vi lasciamo ad alcuni scatti con i dettagli di quest’ultima collaborazione, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti.

Thanks to The Artists for The Pics

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Tristan Eaton for POW WOW Festival 2015

19/02/2015

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Tra gli artisti chiamati a dare il proprio contributo per questa nuova edizione del POW WOW Festival, ritroviamo Tristan Eaton, l’autore ha infatti da poco terminato di realizzare questa nuova pittura portando in dote tutto il suo particolare approccio visivo.
Uno dei nomi fissi quello dell’interprete Statunitense che torna quindi all’interno del distretto di Kaka’ako ad Honolulu, sede del festival, per realizzare un nuova pittura ancora una volta sviluppata attraverso il particolare piglio grafico che da sempre ne accompagna le produzioni in strada ed in studio. Sicuramente una produzione legata ad un piglio pop, nella matrice degli elementi proposti, e da una forte e radicata influenza nel mondo dei graffiti, dei comics e dell’illustrazione. Un approccio, quello dell’artista, che infatti raccoglie stimoli differenti, commutati all’interno di un’unica e grande immagine, capaci di generare la consueta frattura visiva che contraddistingue le sue produzioni.
Il particolare aspetto dei lavori dell’autore sta tutto nella volontà dell’interprete di sviluppare i proprio lavori attraverso un approccio particolare. Partendo da una immagine singola, Eaton ne traccia la silhouette, questa viene poi suddivisa in gradi sezioni che, al loro interno, vanno a sviluppare un trama propria, staccata o comunque influenzata dalla tematica generale dell’intervento stesso. Il risultato finale è quindi un grande calderone di spunti ed elementi differenti, dalle textures passando per vere e proprie raffigurazioni che commutano lo spazio e la percezione della grande trama ponendo lo spettatore di fronte ad una varietà di situazioni e spunti incredibile. Utilizzando una palette cromatica piuttosto forte e caratteristica, l’autore va quindi a tracciare elementi differenti, giocando con impulsi eterogenei e dispiegando all’interno delle differenti sezioni una bella varietà di storie, immagini e lettering vari.
Quest’ultima fatica raccoglie quindi alla perfezioni tutto il particolare impianto visivo di Tristan Eaton. L’intervento parte come sempre da precisa silhouette grafica all’interno della quale l’interprete, attraverso i peculiari fasci, va a comporre il consueto puzzle di immagini ed elementi differenti. Tra textures, grafiche ed immagini vere e proprie, tutte riconducibili al filone orientale dell’intervento, il risultato finale è un nuovo mix di impulsi e spunti differenti che, nonostante la scomposizione adottata dall’artista, riescono a mantenere inalterata la percezione finale dell’intervento.
In attesa di mostrarvi nuovi aggiornamenti sulla rassegna Hawaiana, i precedenti li trovate qui, vi lasciamo ad alcuni scatti con i dettagli di quest’ultima pittura, dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

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Maya Hayuk for POW WOW Festival 2015

19/02/2015

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Tra i nomi che stanno infiammando le strade del distretto di Kaka’ako ad Honolulu per la nuova edizione del POW WOW Festival, c’è Maya Hayuk, l’autrice Ucraina ha infatti da poco terminato di realizzare un questa nuova e peculiare pittura.
Dopo averne visto il lavoro in studio in occasione di The Colour Sphere, il bel group show aperto lo scorso mese all’interno degli spazi della Mini Galerie di Amsterdam, torniamo quindi ad approfondire l’operato dell’autrice attraverso una nuova ed iconica pittura delle sue.
L’operato di Maya Hayuk si sviluppa anzitutto sulla particolare fascinazione cromatica che accompagna la totalità delle produzioni dell’artista con base a Brooklyn. L’uso intensivo di una palette cromatica piuttosto accesa e impattante, va a generare una tessuto intricato dove, una serie di linee spesse e lussureggianti, vanno ad generare un codice visivo composto da simmetrie e geometrie differenti. I modelli concepiti dall’autrice vanno a rivendicarne le differenti influenze, dai lavori tradizionali ucraini, passando per i mandali, arrivando infine ad una rielaborazione in senso cromatico e psichedelico di paesaggi e strutture architettoniche cittadine. In questo senso attraverso differenti tonalità di colore, Maya va a generare un intreccio di direttrici, rette e segmenti che, attraversando lo spazio ed intersecandosi a vicenda, compongono un puzzle forte e caratteristico. La trama composta varia in funzione anzitutto dello spazio di lavoro ma soprattutto di quelle che sono le sensazioni e gli stati d’animo del momento. Questi commutano l’approccio dispiegando una densità visiva di volta in volta differente che, attraverso l’utilizzo degli iconici intrecci cromatici, va a sviluppare una percezione differente delle pareti e delle strutture sulle quali l’artista va a lavorare.
L’intervento realizzato per il festival vede quindi Maya Hayuk tornare in strada proponendo una nuova e differente alterazione visiva. Lo schema utilizzato dall’interprete rivendica qui la volontà della stessa di esprimere una nuova danza cromatica. Lavorando su più livelli, l’autrice definisce una scala di colore che lentamente, incrocio dopo incrocio, passa da una tinta ad un’altra per poi tornare al punto di partenza. Una cadenza questa del tutto inedita. Abituati infatti ad una trama spessa e maggiormente incentrate su una ripetizione quasi ossessiva di linee con colori differenti, vediamo quindi un impostazione più ragionata e maggiormente pilotata. Il risultato finale mantiene tutte le caratteristiche e l’impatto delle produzioni tipiche dell’artista attraverso però una nuova ed interessante direzione stilistica.
Riviviamo assieme le fasi elaborazione di quest’ultimo lavoro attraverso ed il suo risultato finale, con una bella serie di scatti che potete trovare in galleria, dateci un occhiata e restate sintonizzati, nei prossimi giorni nuovi aggiornamenti dalla rassegna.

Pics via AM

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Alberonero – New Mural in Tor Marancia, Rome

19/02/2015

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Ci spostiamo a Tor Marancia, quartiere di Roma, qui nei giorni scorsi Alberonero ha da poco terminato di realizzare questa nuova ed intensa pittura portando in dote tutto il personale approccio stilistico attraverso una nuova ed inedita composizione cromatica.
Dopo la recente e spettacolare esperienza a Campidarte (Covered), quest’ultimo intervento romano ci offre l’opportunità di tornare ad immergerci all’interno della particolare ricerca dell’interprete Italiano attraverso un nuova pittura di grande dimensioni.
Uno degli aspetti peculiari nel percorso di Alberonero è la capacità dell’artista di riuscire puntualmente a manipolare la personale ricerca in stimoli sempre differenti ed in grado di declinare al meglio la personale fascinazione cromatica. Il colore per l’artista rappresenta il principale metodo di espressione. Applicato all’interno di una specifica forma, l’autore indaga sul valore dello stesso in formazioni di elementi differenti. Figurati principale è ovviamente il quadrato, form factor per eccellenza delle produzioni dell’artista nonchè protagonista indiscusso delle sue divagazioni astratte. L’autore dialogo con il panorama circostante raccogliendo spunti e relazionandosi con il paesaggio e con l’ambiente, con i suoi colori e gli stimoli percettivi degli stessi che, declinati in funzione delle personali sensazioni del momento, vanno a tratteggiare l’aspetto finale delle sue opere. Il percorso astratto è quindi legato anzitutto ad una ricerca costante che va ad intersecarci con una inflessione altamente viscerale.
Se da una parte ne rivendica tutto il carattere stilistico e tematico, quest’ultima fatica di Alberonero mette in evidenza ancora una volta tutta la volontà dell’autore italiano di commutare la personale ricerca verso nuovi ed inediti sviluppi visivi. L’interprete compone l’ennesima e fittissima trama attraverso le iconiche caselle, queste ultime però, piuttosto che rimanere immobili e statiche all’interno della superfice di lavoro, vanno ad inserirsi nello spazio attraverso un moto distaccato capace di movimentare il proprio andamento su tutta la lunghissima parete. Il risultato finale è “A Carlo Alberto, 93 tones”, l’artista partendo da una precisa figura, commuta all’interno delle differenti caselle quadrate tonalità differenti di colore che vanno, rivolgendosi verso il basso, a cambiare lentamente la loro stessa essenza. Attraverso l’applicazione del colore all’interno dello spazio, l’interprete passa da toni caldi a toni più freddi, innescando tutta la personale ricerca visiva sull’applicazione del colore all’interno di una specifica forma, il risultato finale è ovviamente di primissimo impatto. Le forme suggeriscono una sorta di caduta estemporanea capace di suggerire impulsi e stimoli differenti, l’opera può essere letta come ideale analogia dei tempi moderni, fatti di criticità politiche, economiche e sociali e di come queste costantemente scuotano il nostro vivere quotidiano.
Ad accompagnare il nostro testo una bella ed intensa serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’interprete Italiano.

Thanks to The Artist for The Pics

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Eron – “Concrete vs Concrete” New Mural in Riccione

19/02/2015

Il grande Eron si è spostato a Riccione, l’artista Italiano, invitato dal comune, nei giorni scorsi ha terminato di realizzare un nuovo intervento proseguendo nel portare avanti la particolare stilistica in funzione di una nuova riflessione.
Quest’ultima fatica del grande interprete Italiano è l’opportunità per tornare ad approfondire il lavoro di uno degli artisti di spicco della nostra scena attraverso un intervento capace di ereditare tutto il suyo particolare approccio stilistico e tematico.
Uno degli aspetti peculiari delle produzioni firmate dall’autore, sta tutto nella capacità dello stesso di lavorare sempre in funzione dello spot a disposizione. In questo senso le opere sono quindi anzitutto specifiche e pensate per vivere ed esistere unicamente all’interno di un ’ambiente o di una particolare superfice. Gli interventi stupiscono, sono figli di una abilità e di una ricerca figurativa che con forza si distacca dalla semplice rappresentazione, andando piuttosto ad abbracciare un impulso emotivo. Una scia viscerale in grado di imprimere ed esprimere all’interno dello spazio urbano corpi, immagini, ma soprattutto sensazioni e stimoli differenti. Le opere si muovono all’interno di un contesto reale, producendo un riverbero a metà tra finzione ed iperrealismo, al tempo stesso le forme risultano quasi tangibili, fumose ed appannate, come se ci trovassimo di fronte alla materializzazione di un sogno appena percettibile eppure così dannatamente reale. I pensieri, le idee e le sensazioni a cui l’artista dà forma e sostanza, vanno letteralmente a materializzarsi attraverso immagini conosciute, visioni sognate e vissute che tornano a noi sotto forma di impulsi e sensazioni del tutto personali. In questo senso gli interventi vivono di una lettura altamente soggettiva, uno spirito che permette a ciascuno di interpretare a proprio modo ciò che ha davanti.
Sta proprio qui la magia delle produzioni firmate da Eron, la capacità di calare lo spettatore od il passante casuale all’interno di un fitta miscela di impulsi e sensazioni differenti in grado di farsi carico al meglio delle tematiche che lo stesso artista vuole esprimere, portare in dote con il proprio operato.
Come spesso accede anche quest’ultimo lavoro, dal titolo “Concrete vs Concrete”, vede Eron impegnarsi in una nuova e caratteristica riflessione. L’autore indaga sull’armonia tra cemento e natura, tra città e biosfera andando a stimolare una riflessione ed una presa di posizione su temi come l’ambiente, l’inquinamento e soprattutto il comportamento dell’essere umano nei confronti della natura. La traccia espressa è ovviamente caratterizzata dal consueto impulso poetico ed onirico, al tempo stesso l’opera si fa carico di una tematica importante, pungendo lo spettatore e mandando in pasto alla mente un nuovo cortocircuito visivo.
Ad accompagnare il nostro testo un bel video con le immagini del making of in aggiunta ad una bella serie di scatti, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti sul lavoro dell’interprete.

Thanks to The Artist for The Pics

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Sten & Lex – New Mural for Light Up Torpigna! Project

19/02/2015

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Sten & Lex hanno finalmente ultimato il loro secondo intervento nella capitale, il grande duo Italiano ha infatti da poco portato terminato di realizzare un nuovo lavoro parte del progetto “Light Up Torpigna!” promosso dalla Wunderkammern Gallery.
Con il progetto Light Up Torpigna, lo spazio espositivo romano prosegue nel portare avanti la personale incidenza urbana all’interno dello spazio urbano di Roma, una nuova sfida che vedrà, in queste settimane, alcuni dei nomi di spicco della scena internazionale ed Italiana, intervenire sulle pareti del quartiere di Torpignattara per uno stimolo di rinnovamento urbano.
Dopo averne approfondito il lavoro in studio, attraverso l’eccellente allestimento di Matrici Distrutte, Sten & Lex tornano quindi in strada proponendo una nuova opera che prosegue nel tracciare la nuova direzione astratta che così tanto sta interessando le ultime produzioni del duo.
Lo stencil proposto dagli artisti ha subito una commutazione, una nuova concezione stilistica che abbraccia un universo maggiormente viscerale e che accompagna lo spettatore in una dimensione concettuale. I ritratti, che da sempre ne hanno contraddistinto le opere in strada, sono stati scansati da una corrente astratta in grado di liberare gli autori da una contrizione produttivo, per offrire loro l’opportunità di una sperimentazione maggiormente vicina agli impulsi ed alle sensazioni personali. Nonostante questo cambio fisiologico, il duo prosegue nel sviluppare la personale metodologia lavorativa, che viene sfruttata attraverso un nuova concezione visiva. Le matrici distrutte catalizzano sempre le produzioni degli interpreti legati, non alla riproduzioni di una immagine, quanto piuttosto al processo creativo che diviene parte integrante del loro stesso apparato visivo. Quello emerge è un rapporto differente con lo spazio, la scomparsa degli iconici ritratti, evidenzia la volontà del duo di ripartire dalle personali sensazioni, dagli stimoli soggettivi, per sviluppare un moto gestuale e incisivo capace di impattare al meglio la superficie di lavoro.
Come mostratovi nella nostra preview di qualche giorno fà, Sten & Lex durante i giorni di apertura del loro ultimo show, si sono impegnati in un nuovo intervento scandito si, dalla direzione criptica ed astratta che ne sta investendo le produzioni, ma sopratutto attraverso un inedita scelta cromatica. Abituati infatti a confrontarci con il bianco ed il nero, questa loro ultima fatica è anzitutto scandita dall’utilizzo del blu, sul bianco, come principale vettore cromatico. La trama dell’opera, rivendica tutti i personali stimoli astratti degli interpreti, andando a generare una serie di impulsi gestuali che letteralmente investono tutto lo spazio a disposizione. Il risultato finale è un immagine altamente criptica, tra linee dirette ed incisive, banchi sinuosi e sopratutto il grande agglomerato di punti ed elementi che accompagna la parte centrale del lavoro, veniamo trasportati in una nuova dimensione percettiva che ancora una volta ci ha colpito positivamente.
Per darvi l’opportunità di approfondire al meglio quest’ultima fatica, vi lasciamo ad un bella serie di scatti in calce al nostro testo, qui invece trovate il full recap dello show aperto qualche giorno fà all’interno degli spazi della bella galleria romana.

Thanks to Wunderkammern Gallery for The Pics
Pics by Alberto Blasetti and Giorgio Coen Cagli

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ROA for POW WOW Festival 2015

18/02/2015

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Tra i grandi nomi al lavoro per le strade del distretto di distretto di Kaka’Ako ad Honolulu in occasione del POW WOW Festival, ritroviamo il grande ROA, il globetrotter Belga ha infatti da poco terminato di realizzare questa nuova ed intensa pittura.
Continuano quindi i lavori per la rassegna hawaiana, vero e proprio epicentro di questo inizio d’anno grazie ad un roster di artisti di primo livello, tra realtà internazionali ed autori locali. Per noi è l’occasione per tornare ad approfondire il lavoro di uno degli artisti di maggior rilievo delle scena internazionale, attraverso una pittura di piccole dimensione capace di ereditare però tutto lo spessore delle produzioni tipiche dell’interprete.
Ci addentriamo quindi nuovamente all’interno del particolare universo tematico di ROA, un mondo tetro ed oscuro costantemente alimentato dalla particolare riflessione dell’artista sul mondo animale. Gli animali da sempre rappresentano infatti il principale stimolo tematico per l’artista, una narrativa visiva la sua, in grado di tracciare con forza e carattere tutta la sofferenza e la brutalità a cui gli stessi sono sottoposti. Questo preciso indirizzo tematico, viene sorretto da una impostazione stilistica votata anzitutto al dettaglio, alla personale abilità di tratteggiare con cura i corpi dei suoi protagonisti ed al tempo stesso, da una precisa e sensibile direzione cromatica. Il nero pece, l’oscurità del tratto, proposti dall’autore Belga, rappresentano il primo sintomo di una produzione difficile, scoraggiante e velenosa, un impronta stilistica in grado di porsi al meglio come ideale canale espressivo delle personali fascinazioni.
Le bestie proposte dall’autore si ergono all’interno del contesto urbano, impattano lo spettatore attraverso la loro splendida brutalità espressiva, rabbia pura, che colpisce chi osserva con violenza scaraventando addosso le inquietudini e le malinconie di questi essere viventi. Gli sguardi si fanno fermi, penetranti e si pongono come ideale connessione, come propellente visivo in grado di stimolare spunti e riflessioni differenti. Approfondendo questi esseri, direttamente legati al contesto naturale nel quale vengono raffigurati, portano una sorta di riappropriazione degli spazi, ne rivendicano l’appartenenza ed in modo più sottile, si pongono come ideale specchio riflesso della condizione umana, ponendo l’accento sulla deriva che l’uomo moderno ha intrapreso negli ultimi anni.
Quest’ultima fatica vede ROA raffigurare due specie autoctone delle isole Hawaii. Attraverso il peculiare approccio stilistico questi due animali incrociano il loro cammino in una sorta di abbraccio o lotto intestina. Ancora una volta violento ed efficace.
Ad accompagnare il nostro testo una bella serie di scatti con le fasi di lavorazione del pezzo fino al suo bel risultato finale, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti dal Festival Statunitense.

Pics via San and AM

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Axel Void – New Mural in Delhi, India

18/02/2015

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Continua il viaggio di Axel Void in India, dopo i recentissimi lavori a Chennai, il grande artista si è spostato a Nuova Delhi dove per la sua serie ‘Mediocre’ si è impegnato nella realizzazione di questa nuova pittura all’interno del quartiere di Khirkee.
La particolare lettura umana, sensibile ed altamente emotiva che attraversa la totalità delle produzioni di Axel Void, si rivela attraverso l’esigenza dell’interprete di sviscerare temi e riflessioni complesse ed articolate. Mai banali, gli interventi di Void entrano a contatto con realtà differenti, situazioni di difficoltà sociale, di povertà estrema, capaci però di evidenziare la vera natura dell’essere umano, il suo spirito di condivisione e la sua capacità di affrontare le difficoltà della vita nel migliore dei modi. Questo ci piace delle sue produzioni, questa continua scoperta ottimistica di stimoli umani, veri e profondi. L’artista attraverso la propria curiosità sceglie di bagnarsi ed immergersi all’interno di contesti difficili, di approfondire le dinamiche di questi luoghi per lasciare poi un segno, un traccia del proprio passaggio che diviene ideale ponte connettivo tra questi luoghi e lo stesso autore e che di conseguenza arriva a noi sotto forma di stimolo visivo.
Attraverso quindi questa serie di interventi andiamo a conoscere situazioni distanti e completamente differenti dalla nostra, per mezzo del filtro emotivo e stilistico dell’autore, abbiamo modo di toccare gli aspetti più reconditi e viscerali dell’essere umano, arrivano a noi sotto forma di immagini di vita vera, istanti di quotidianità capaci di veicolare una riflessione profonda e caratteristica. La pittura è carica, altamente catartica nei temi scelti ma anche nella stilistica adottata, i colori si miscelano tra loro, si fanno spessi e profondi, articolano queste immagini generando un forte scossa empatica.
Continuando a lavorare per la sua serie ‘Mediocre’, Axel Void si sposta all’interno di una nuova realtà, il quartiere di Khirkee, come ci spiega lo stesso autore, è una zona vivace, affascinante e molto povera, un agglomerato di etnie, religioni e nazionalità differenti. Uno degli aspetti controversi è la presenza di un gigantesco centro commerciale posto proprio sul lato opposto della strada, un contrasto imbarazzante che rappresenta un po’ lo spaccato dell’India moderna. Ancora una volta per questa sua ultima pittura l’interprete prende spunto da un immagine scattata dal treni rivolta verso i tetti della grande città indiana.
Riprendendo quindi una nuova ed intensa scena di vita Indiana, l’autore realizza questa sua nuova pittura direttamente su una delle facciate esterne di questo piccolo shop di abiti, esattamente dove gli stessi vengono poi tinti. Come è facilmente intuibili il lavoro è l’ennesimo omaggio dell’artista alla vita di tutti i giorni, alle difficoltà di zone distanti dalla nostra quotidianità, una nuova immersione quindi, all’interno di un contesto complesso ed sfaccettato.
In attesa di scoprire i prossimi spostamenti dell’artista, vi invitiamo a dare una occhiata alla ricca e bella serie di scatti che accompagna il nostro testo, con tutti i dettagli dell’intervento, è tutto dopo il salto, enjoy it.

जिंदगी (Life) Delhi, India.
This piece is part of the “Mediocre” series. It’s in a very vivid, charming, poor and eclectic neighborhood called Khirkee, where people from different religions and nationalities live. It is situated right next to a big mall on the other side of the road which creates an awkward contrast.

The image of which the mural is based on is a shot from the train of the rooftops of Delhi.

The piece is painted on the side of an ironing shop- behind this wall is where all the clothes are dyed. Every morning, the lady that runs this shop makes the fire for her coal iron, while the vendor sits his cart next to her to sell fruits. This piece is a tribute to every day life. Special thanks to Anpu Varkey for her help and her hospitality.

Thanks to The Artist for The Pics

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Guerrilla SPAM – New Mural For MAAM in Rome

18/02/2015

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Le scorse settimane i Guerrilla SPAM si sono spostati a Roma, qui all’interno del Metropoliz hanno realizzato un nuovo intervento per l’ottimo MAAM Museo dell’Altro e dell’Altrove portando in dote tutto il loro iconico stile.
Metropoliz è il nome del progetto a carattere sociale sviluppato dall’antropologo Giorgio De Finis all’interno dell’ex fabbrica di salumi Fiorucci. All’interno di questa architettura, vivono circa duecento persone di etnia e nazionalità differenti. Si tratta quindi di una soluzione abitativa che fa dell’integrazione il suo principale punto di forza nonché un esperienza multiculturale di altissimo profilo. Al suo interno, tra i vari laboratori e progetti, nasce MAAM. L’idea del ‘Museo’ è quella anzitutto di porsi in contrapposizione con le istituzioni museali della città di Roma ed, attraverso l’apporto di artisti differenti che si stanno susseguendo in maniera esponenziale attraverso il fitto passaparola, mira a trasformare gli spazi interni ed esterni della struttura. Lo scopo è quello di avvicinare quante più persone a questo luogo ed al tempo stesso garantire una sorta di protezione contro lo sgombro coatto.
All’interno di questa particolare situazione si inserisce quindi l’ultimo intervento dei Guerrilla SPAM, un lavoro che anzitutto commuta le particolari tematiche da sempre care agli interpreti, verso una impostazione linguistica differente. “Dalla Terra al Cielo”, questo il titolo dell’intervento, si sviluppa su tutti e due i lati di un grande corridoio, 140 metri quadrati in tutto, andando a sviluppare una narrativa più attinente e rivolta soprattutto hai bambini che tutti i giorni vivono questo spazio.
Le produzioni firmate dai Guerrilla SPAM raccolgono quelle che sono le differenti sfaccettature della società e dell’uomo moderno, ne approfondiscono le dinamiche, puntando il dito sulla deriva sociale, economica e politica che sta distinguendo i tempi moderni. Gli interventi sviluppati dagli autori vanno quindi a dare forma ad una narrativa che, attraverso l’utilizzo di metafore, analogie visive e simboli appartenenti al quotidiano, va a tratteggiare una velenosa ed acuta critica. Entrano a gamba tesa gli artisti, sottolineando attraverso lavori complessi ed articolatissimi, la triste condizione umana. Nei rimandi proposti ci troviamo a confrontarci con aspetti differenti che sempre più caratterizzano l’uomo moderni, problemi come il consumismo, il potere del denaro, l’apparire piuttosto che l’essere, tutti temi affrontati attraverso le particolare e mostruose figure presentate rigorosamente in bianco e nero.
Se questa particolare inflessione tematica rappresenta il principale propellente della totalità delle produzioni firmate dagli interprete, per MAAM gli autori scelgono un approccio più attinente al luogo. Mettono da parte la critica per sviluppare piuttosto una sorta di duplice racconto. I corpi decadenti, i mostri e le creature che abitano l’universo dei Guerrilla SPAM, vengono quindi sostituiti da soggetti più spensierati quali animali, uccelli, pesci, astronavi spaziali e corpi celesti. L’opera narra le storie della terra e del mare, sulla parte sinistra, e del cielo e dello spazio, su quella destra. Lo fa modellandosi alla peculiarità degli spazi, dove le porte e le finestre divengono vere e proprie nicchie nere, sviluppando quindi l’ennesimo rimando alla pittura classica.
Esattamente come accadeva nella antiche chiese cristiane, dove la pittura veniva utilizzata per narrare le storie della Chiesa affinché il popolo che non sapeva leggere potesse essere istruito, qui si narrano racconti leggeri e divertenti per i bambini che, giocando e osservando, possono vedere cose nuove.
Come consuetudine in calce al nostro testo potete trovare una ricca e succulenta galleria di scatti con alcune fasi del making of fino all’eccellente risultato finale, dateci un occhiata e restate sintonizzati su Gorgo per nuovi aggiornamenti sul lavoro degli interprete.

Thanks to The Artist for The Pics

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Barlo – New Shutter at Stanley Market, Hong Kong

18/02/2015

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Ci spostiamo ad Hong Kong, all’interno del rinomato Stanley Market, è infatti qui che Barlo ha da poco terminato di dipingere questa grande serranda portando in dote ancora una volta tutto il peculiare immaginario.
Parte dei progetti portati avanti da HKWalls, festival annuale di arte urbana, quest’ultimo lavoro firmato dall’interprete Italiano con base ad Hong Kong, ci proietta ancora una volta all’interno della particolare narrativa che caratterizza la totalità delle sue produzioni.
L’attrattiva con le produzioni firmate da Barlo risiede tutta nella particolare fascinazione tematica portata avanti dall’interprete Italiano. L’artista si lascia affascinare da quelle che sono le tradizioni e soprattutto il folklore cinese per una personale rielaborazione in grado di portare stimoli nuovi e maggiormente contestuali. L’evoluzione metodica apportata, che l’ha visto approcciarsi agli spazi urbani attraverso la pittura, piuttosto che con la bomboletta, ne ha immediatamente alimentato la profondità. I soggetti raffigurati, pur lasciando invariati i temi cardine del proprio operato, vengono alimentati da una maggiore profondità espressiva. Attraverso quindi un tratto che paga la propria influenza con il mondo dell’illustrazione, con il fumetto e con i disegni della cultura tradizionale cinese, l’autore va a sviluppare i propri interventi in funzione del luogo di lavoro. Si lascia stimolare dal panorama e dalle percezioni del momento, gli edifici abbandonati divengono ideale propellente e rappresentano l’opportunità per donare un identità a queste strutture. L’entità ideate dall’immaginario dell’artista entrano quindi all’interno di queste zone in quella che diviene una rappresentazione fortemente mistica ed onirica, una catarsi visiva che, allacciandosi agli stimoli ed al background della cultura locale, emerge impattando fortemente chi osserva per mezzo di un linguaggio del tutto moderno. Sono figure quindi che legano la propria identità al passato ma che, attraverso la rielaborazione visiva apportata dall’interprete, emergono nei tempi moderni scandendo, attraverso la loro stesse essenza ed esistenza, impulsi nuovi ed attuali.
Quest’ultimo intervento di Barlo è ovviamente influenzato dalla particolare location di lavoro. Le attività del Stanley Market sono le più antiche della città e la serranda dove l’interprete ha avuto modo di lavorare, appartiene al negozio è più vecchio. Nonostante il nome del negozio stesso suggerisca una connessione con l’intervento, l’interprete ha lavorato autonomamente andando a rappresentare una delle sue iconiche figure. Raccogliendo quindi tutto la personale fascinazione per la cultura orientale, l’artista va a tratteggiare l’aspetto e le forma di un gigantesco dragone caratterizzando lo stesso attraverso differenti dettagli capaci di richiamare l’attività di vendita. La profondità pittorica ancora una volta rappresenta lo stimolo maggiore, con l’intera opera supportata e sviluppata attraverso colori delicati e belli carichi.
In attesa di mostrarvi il prosegue di questo bel progetto, vi lasciamo ad una ricca ed intensa serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti sul lavoro dell’artista.

Thanks to The Artist for The Pics

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108 “La Forma e L’ignoto” at Ego Gallery (Recap)

18/02/2015

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Ci spostiamo a Lugano, qui all’interno degli spazi della Ego Gallery, il grande 108 ha aperto lo scorso 12 Febbraio “La Forma e L’ignoto”, nuova esibizione condita dalla presenza di opere originali di Wassily Kandinskij, Jean Arp e Imre Reiner.
Questa seconda mostra segna il ritorno di 108 all’interno degli spazi della bella galleria Svizzera. A distanza di circa 2 anni da Seventeen Dens quest’ultimo show del grande autore Italiano, segna l’occasione anzitutto per un dialogo differente e di conseguenza per una immersione maggiormente approfondita all’interno della particolare ricerca e delle fascinazioni che coinvolgono le sue produzioni. L’idea di accostare le opere dell’artista con quelle di Kandinskij, Arp e Reiner non è assolutamente casuale, questi tre grandi nomi rappresentano lo stimolo principale attraverso il quale l’autore ha poi ha mano a mano sviluppato il proprio e personale percorso.
L’interesse verso la forma, nonché la sua successiva indagine e sviluppo, passano per l’avvicendamento tra l’interprete ed i nomi di spicco delle avanguardie di inizio ‘900. Agli albori del proprio percorso, quando l’artista si confrontava con la strada attraverso i graffiti, l’autore cancella (quasi) un secolo di arte ripartendo da questi nomi per sviluppare il proprio nuovo e personale percorso, è l’incontro con Kandinskij a stimolare questa leva. Per la sua idea di arte, per la sua ricerca sulla forma e per le personali esperienze anche in altri ambiti artistici, musicali ed antropologici, il famoso autore Russo ha rappresentato e continua a rappresentare uno degli stimoli di maggiore impatto. Nella sua successiva evoluzione 108 sceglie un approccio legato ad impulsi viscerali, non razionali, si svuota di qualsiasi preconcetto estetico ed si avvicina ad un impulso artistico più legato all’inconscio. Questa sua trasformazione estetica si avvicina alle forme semplici e libere di Arp, ne condivide l’identità magica ed ignota, quasi inconsciamente progredendo nel sviluppare una propria e personale identità. Infine Imre Reiner, l’uso intenso nel nero, elemento che da sempre contraddistingue le produzioni di 108, è riconducibile alla volontà dell’autore di allontanarsi da forme più molli e leggere per abbracciare un estetica più buia e profonda. L’artista attraverso le proprie divagazioni interiori, raccoglie gli stimoli di quei pensieri che si accartocciano su se stessi, di quegli impulsi che sfociano in ambienti bui e personali. La pittura Reiner, attraverso lo sviluppo di forme non armoniose, quasi grottesche e letteralmente vive, coglie l’artista in toto, generando estensioni e sviluppi inaspettati delle sue iconiche figure.
Quest’ultima esibizione raccoglie quindi il lavoro 108 ponendolo in un piano di dialogo intensivo con coloro che ne hanno ‘formato’ ed influenzato gli stimoli. Al tempo stesso è l’opportunità per un bagno cosciente e personale all’interno delle particolare figure astratte del grande interprete Italiano, una nuova esperienza fatta di percezioni soggettive, stimoli naturali e di una ricerca unica nel suo genere.
Dopo il salto una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli dell’allestimento proposto, dateci un occhiata e vi ricordiamo che c’è tempo fino al prossimo 21 Marzo per andare a darci un occhiata di persona.

Ego Gallery
Via Luigi Canonica 9
CH-6900 Lugano

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David De La Mano at Galerie Itinerrance (Recap)

17/02/2015

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Ci spostiamo a Parigi, qui il 13 Febbraio, all’interno degli spazi della Galerie Itinerrance ha infatti aperto il suo ultimo show David De La Mano, l’interprete Spagnolo porta in dote tutto il suo immaginario con un nuova serie di lavori specifici.
Diciamolo subito lo show raccoglie in toto tutta l’esperienza visiva delle produzioni firmate dall’artista, passando quindi per le differenti declinazioni tematiche, l’allestimento è caratterizzato da una totale immersione all’interno dell’immaginario di David De La Mano. Esclusione fatta per gli interventi a colori che hanno interessato gli ultimi exploit dell’interprete, l’esibizione è quindi l’occasione per tornare ad approfondire la particolare stilistica e tematica di lavoro dello Spagnolo attraverso tele e lavori di media e grande dimensione.
L’impatto con gli interventi dell’interprete ci hanno catapultato all’interno di una precisa direzione tematica, si tratta di una riflessione personale ed evocativa che sfocia in una traccia pittorica minimale ed equilibrata. Attraverso l’utilizzo del bianco e del nero come uniche voci cromatiche, l’autore Spagnolo va a declinare una personale fascinazione sulla figura umana. L’uomo viene affrontato con un piglio differente, non si tratta di una figurazione, quanto piuttosto di un impulso rivolto all’aspetto esteriore, alla forma dei corpi e dei volti, che divengono leva visiva ideale per una analisi interiore profonda e sfaccettata.
Il lavoro di David De La Mano si sviluppa quindi attraverso i corpi dei suoi iconici personaggi, sono proprio loro a farsi carico di impulsi e spunti differenti decifrando un codice emotivo in grado di tracciare e dare forma, a tutto il caleidoscopio di sensazioni e stati d’animo che definisce la figura umana. In particolare l’artista approfondisce quelle che sono le zone d’ombra, gli angoli più cupi e sinistri, definendo attraverso il proprio impianto visivo, un comportamento ciclico dell’uomo. Questa continua sovrapposizione di temi differenti, la costante ciclicità degli errori dell’essere umano, danno vita ad un moto continuo in cui vengono proiettate le classiche figure dell’artista. L’evocazione dei soggetti raffigurati passa per il colore nero, quasi a volerne sottolineare l’aspetto cupo, ma soprattutto per l’alternanza all’interno dei ‘banchi’ di soggetti proposti di figure che nella silhouette del loro aspetto ricordano dei veri e proprie demoni. I demoni dell’autore si confondono tra la gente, rappresentano i sentimenti più duri e si manifestano commutando l’aspetto dei suoi personaggi.
In questo senso si attiva una ricerca del dettaglio, dello stimolo differente in grado di scardinare la lettura dell’intera immagine. Peculiarità infatti delle produzioni dell’autore è la volontà dello stesso di non soffermarsi unicamente sulle figure, piuttosto l’interprete gioca con le trame generate dalle stesse, apportando fratture, cambi di direzione, fino a rivelare veri e proprie elementi ed effetti scatenati in funzione del movimento dei suoi stessi personaggi.
Per darvi modo di approfondire al meglio l’allestimento realizzato dall’interprete per questa sua ultima esibizione, vi lasciamo ad una bella serie di scatti durante il vernissage, dateci un occhiata e se passate per Parigi vi ricordiamo che c’è tempo fino al prossimo 14 di Marzo per andare a darci un occhiata di persona.

Galerie Itinerrance
7 bis Rue René Goscinny
75013 Paris, Francia

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Smithe x Case for POW WOW Festival 2015

17/02/2015

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Occhi puntati sul distretto di Kaka’ako ad Honolulu, qui, per il POW WOW Hawaii, Smithe e Case hanno unito gli sforzi, unificando i rispettivi e differenti approcci stilistici, andando a realizzare questa nuova ed inedita pittura in combo.
Dopo le recenti collaborazioni con Ever in quel di Miami (Covered) che hanno caratterizzato gli ultimi mesi di lavoro, Smithe torna quindi in strada siglando un nuova collaborazione con Case.
Quando due autori appartenenti a background differenti e soprattutto interessati ad una ricerca grafica completamente opposta, uniscono gli sforzi, quello che emerge è una inaspettata collisione visiva in grado di ereditare le peculiarità di entrambi i percorsi in un nuovo ed eterogeneo sviluppo. È proprio questo il caso, entrambi gli artisti al lavoro su questa grande parete, portano infatti avanti due rispettivi e diversissimi percorsi, sia dal punto di vista grafico che da quello tematico.
Il percorso di Smithe è profondamente legato alla volontà dell’artista di sviluppare una propria e personale identità narrativa. Gli interventi realizzato dall’interprete solo il risultato di differenti impulsi stilistici e soprattutto del radicato background nel mondo dell’illustrazione. Da qui l’interprete muove la propria fantasia verso una persona fascinazione verso le macchine, i robot e gli elementi meccanici che vanno a comporre la totalità delle sue produzioni. Per mezzo di una forte e caratteristica attrattiva cromatica, le opere si sviluppano quindi attraverso grandi mash-up in cui veniamo a contatto con soggetti e personaggi irreali e legati al mondo di fantasia ideato dall’interprete. Dal canto suo Case sceglie un approccio completamente differente. L’autore tedesco componente attivissimo del quartetto, predilige un impostazione grafica votata al realismo più estremo. Attraverso quindi un impronta stilistica fortemente rimarcata, l’artista si lascia affascinare dal corpo umano, ponendo in particolare la propria Maclaim attenzione determinati parti. I volti e le mani in particolare, vengono quindi elaborati dall’artista attraverso un approccio assolutamente realistico ed ampliato da vistosi e caratteristici effetti di tridimensionalità e profondità, dall’inserimento di elementi tangibili, il tutto al fine di produrre un impatto ed un riverbero finale quanto mai avvolgenti.
Per questa loro prima elaborazione in coppia Case e Smithe vanno a realizzare un intensa pittura all’interno della quale, un gigantesco volto viene letteralmente circondato da una serie di mani inanellate in serie che ricordano il simbolo dell’infinito.
In attesa di scoprire nuovi sviluppi ed aggiornamenti dalla rassegna Statunitense, vi lasciamo ad alcuni scatto con tutti i dettagli di questa pittura, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo.

Pics via San

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Etam Cru for POW WOW Festival 2015

17/02/2015

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Continuiamo il nostro viaggio tra le meraviglie del POW WOW Festival di quest’anno, gli Etam Cru infatti hanno da poco terminato di realizzare questa nuova pittura, portando in dote ancora un volta tutto il loro personale immaginario.
Il festival Hawaiano entra quindi nel vivo con il lavoro di due tra gli artisti certamente più importanti a livello internazionale. Bezt e Sainer continuano a proporre la loro particolare miscela visiva insistendo nel tratteggiare, attraverso immagini forti e caratteristiche, tutto il loro universo narrativo.
Come visto più volte le produzioni firmate dal duo Polacco vanno a toccare le corde più sensibili, impattano lo spettatore od il passante casuale per mezzo di una impostazione grafica sospesa tra reminiscenza grafiche immaginarie e stimoli visivi altamente realistici. In questo senso è proprio questo a rappresentare la principale peculiarità dei lavoro proposti dagli artisti, la costante miscela di due identità differenti e distinte che va a generare una frattura tematica e visiva forte ed avvolgente.
L’alchimia proposta vive quindi di influenze ed approcci differenti, dalla grafica all’illustrazione, passando per il mondo dei comics, tutti elementi che a cascata sono riscontrabili in ciascuno dei lavoro proposti. L’irreale, la fantasia, i sogni, l’immaginazione, tutti questi spunti entrano a contatto con un piglio grafico realistico che, coadiuvato da tinte e colori piuttosto carichi ed accesi, vanno a comporre lo spaccato visivo delle produzioni firmate Etam Cru. La finzione diviene quindi possibile agli occhi dello spettatore che si ritrova in questo senso catapultato all’interno di un universo sterminato ed impossibile. L’impatto è quindi fragoroso ed alimentato dalla grande propensione al dettaglio che alimenta tutti gli interventi. Vero e proprio valore aggiunto, i dettagli proposti dagli artisti vanno con cura a tracciare i corpi, i lineamenti dei volti, gli oggetti e le scenografie, tutto ciò che compone l’immagine finale passa per una cura minuziosa, profonda ed impeccabile.
Quest’ultimo lavoro vede gli Etam Cru confrontarsi a distanza di parecchio tempo, con una superfice certamente minore. L’esiguo spazio di lavoro stimola gli interpreti a sviluppare un immagine su più spazi fino a comporre una visione corale catalizzata da differenti punti di vista. Se l’impatto dell’opera non è certamente paragonabile alle ultime uscite in strada di Roma (Covered) e Port Adelaide (Covered), l’impostazione stilistica rimane però invariata. Spazio quindi al consueto mix tra componenti iper realistiche e stimoli maggiormente grafici, ma soprattutto ai particolari characters sospesi tra realtà e finzione.
In attesa di scoprire nuovi aggiornamenti dal festival, vi lasciamo ad una serie di scatti con alcune fasi del making of fino alle immagini del bel risultato finale, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo, nei prossimi giorni continueremo il nostro personale viaggio.

Pics via AM

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Crisa – New Mural in Lisbon, Portugal

17/02/2015

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Andiamo a dare un occhiata approfondita all’ultima fatica di Crisa, l’interprete Italiano nei giorni scorsi si è infatti spostato a Lisbona dove ha avuto modo di realizzare questa nuova ed intensa pittura.
La duplice identità delle produzioni di Crisa emerge dalle sensazioni e dagli stimoli che lo stesso autore va dispiegando all’interno delle proprie opere. Il rapporto con la città in funzione degli elementi naturali, rappresenta il principale totem tematico di una produzione capace di raccoglie l’esigenza di una rappacificazione tra l’essere umano e la propria stessa prigione di cemento. L’interprete si fa carico e tramite per un dialogo tra questi due emisferi, tra le architetture ed i grovigli a carattere naturale, ponendo il proprio percorso visivo come ideale fermo immagine di un lotta costante tra due entità. L’essere umano non è presente negli interventi dell’autore, eppure appare protagonista di un conflitto costante, cerca il proprio giusto posto. La figura umana è smarrita, persa all’interno di queste due entità, incapace di prendere la sua giusta decisione e relegata a spettatore silenzioso mentre i due emisferi incrociano il loro cammino. Sentimenti e sensazioni di perdono tra i meandri dei labirinti generati dall’artista, tra il costante impulso di repulsione dove, la città ferma, statica e grigia, viene posta a confronto con il moto continuo ed incessante della natura che rivendica il proprio giusto spazio.
E’ interessante notare come le produzioni dell’autore vadano a tratteggiare questo sentimento interiore sviluppando una lotta intestina in cui le stesse scelte cromatiche vanno a porsi come ideale chiave di lettura. Il cemento dell’uomo sà di grigio spento, cerca di soffocare e rinchiudere la natura mentre quest’ultima esplode e si riversa con irruenza all’interno delle barriere spesse e fitte. I dettagli in questo senso rappresentano un incipit aggiuntivo in cui vediamo i palazzi, le cupole, i tralicci, le antenne ed i vicoli, tipici di un paesaggio cittadino letteralmente invasi, attraversati e contrapposti da un verde intenso. Quest’ultimo assume una forma instabile, capace di sgretolare le fondamenta di queste forme, fuoriuscendo e generando elementi irregolari, rapidi nella propria riappropriazione.
Quest’ultimo intervento eredita tutto il particolare immaginario dell’autore Italiano, la piccola parete viene quindi investita da una serie di elementi di tipo organico che vengono commutati da Crisa attraverso un fitto ed intenso groviglio naturale. Se l’inedito fondale nero rappresenta la base, all’interno dello spazio si sviluppa una grande forma ad anello circolare in cui prendono forma le differenti astrazioni figlie delle personale fascinazione dell’interprete, un intreccio all’interno del quale, tra i mattoni grigi, si muovono rampicanti, alghe ed altre intensità naturali. L’idea è quella di una sorta di specchio d’acqua inquinato capace di farsi carico della particolare riflessione che da sempre caratterizza le produzioni dell’artista.
Ad accompagnare il nostro testo alcune immagini con i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti.

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Rusin Blazej – “White Night” Murals Series

17/02/2015

Andiamo ad immergerci nuovamente a distanza di tempo all’interno dell’immaginario di Rusin Blazej, l’artista Polacco ci presenta una fitta serie di interventi parte della sua “White Nights” Series, indagine introspettiva catalizzata da una personale riflessione.
L’artista Polacco rappresenta l’esempio ideale di tutta l’eccentricità di coloro che sviluppano il loro percorso in strada attraverso un moto astratto. Gli interventi proposti sono complessi ed articolati, nascosti da una fitta e criptica soluzione tematica catalizzata da una essenzialità e spontaneità stilistica che attraversa in toto tutte le produzioni dell’autore. Ancora una volta quindi la chiave di lettura diviene difficile ed inevitabilmente, passa per stimoli e sensazioni soggettive, che le stesse immagini vanno a trasmettere.
L’impatto quindi non è certamente semplice, scava affonda Blazej proponendo una mistura visiva direttamente connessa con le personali fascinazioni, la natura ad esempio, che diviene uno dei principali vettori tematici di tutto il suo lavoro. Le opere vanno a svilupparsi attraverso un moto gestuale rapido, incisivo e lineare, le tinte scelte si fanno quindi sporche e grasse andando a generare visioni complesse ed articolate. Come ribadito la prima impressione passa inevitabilmente per la forte ed accentuata gestualità che attraversa tutto il corpo di lavoro dell’interprete, capace di imbastire una trama composta da tracciati e segni ripetuti che vanno a tratteggiare l’aspetto finale delle opere. A comporre infine le opere, troviamo la scelta dell’artista di porsi in totale simbiosi con gli spazi di lavoro, un interazione questa che passa quindi per le personali influenze, gli stati d’animo ed infine le percezione che l’autore riceve da un determinato luogo e che, attraverso una commutazione visiva, vanno ad impattare la superfice di lavoro. È facile intuire quindi come il valore espressivo rappresenti uno dei punti di forza di una produzione che unifica stimoli personali con impulsi temporali e visivi, lo spazio si intreccia con l’io interiore, sfociando in una catarsi visiva di volta in volta unica nel suo genere.
Proprio il personale stato di trance artistica rappresenta il principale stimolo di questa serie di interventi. Come ci spiega lo stesso artista, White Nights è un vero e proprio stato d’animo, un confino tra giorno e notte che l’interprete va a varcare immettendosi in una personale trance che prosegue la sua corsa di luogo in luogo. Uno stato percettivo carico di energia, e capace di restituire forze potere alle produzioni.
Il risultato di questa particolare impostazione vede Rusin Blazej confrontarsi con spazi e soluzioni grafiche eterogenee. Linee, forme ed elementi si riducono all’osso, i backgrounds si fanno sporchi e generati attraverso sovrapposizioni di più livelli, un moto irregolare, quasi schizofrenico ed in grado di restituirci immagini differenti tra loro ma che per sensazioni e stimoli visivi possono essere facilmente accostate in un percorso di crescita ed esplorazione interiore.
Per approfondire al meglio questa nuova e particolare serie di lavori, in calce al nostro testo potete trovare una bella e ricca serie di scatti ed il bel video, mettetevi comodi, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti.

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Natalia Rak for POW WOW Festival 2015

16/02/2015

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Apriamo il nostro coverage sulla nuova edizione del POW WOW Festival di quest’anno con Natalia Rak, l’interprete Polacca ha infatti da poco terminato di dipingere questa nuova ed intensa pittura per le strade del distretto di Kaka’Ako, Hawaii.
Torna quindi l’appuntamento con la rassegna Statunitense, il festival come consuetudine vedrà la bella isola invasa da nomi di spessore della scena internazionale che insieme a realtà locali andranno a comporre la consueto e spessa line-up. Dopo l’eccellente lavoro dell’anno scorso (Covered) la kermesse apre i battenti proponendo l’usale serie di eventi collaterali, tra party, mostre ed eventi che arricchiranno la serie di interventi in strada.
Avevamo lasciato Natalia Rak proprio qui in Italia con la bella parete realizzata in occasione dei lavori per l’ottimo Memorie Urbane Festival (Covered), ora l’artista torna al lavoro proponendo un intervento capace di convogliare tutto il suo particolare approccio pittorico.
Le produzione firmate dall’interprete Polacca sono mosse da una precisa idea figurativa in grado di sviluppare un tratto particolarmente realistico. In questo senso le pitture proposte brillano non solo per la forte impronta figurativa, ma sopratutto grazie alla scelta di lavorare attraverso un scala cromatica piuttosto accesa ed impattante. E’ proprio la scelta delle palette di colore ad innescare quella che è la peculiarità delle produzioni firmate da Rak, le basi cromatiche, piuttosto cariche ed acide, vanno a porsi in contrasto con i contenuti e lo stile pittorico dell’autrice che diviene in questo senso altamente surreale. Uno degli aspetti maggiore negli interventi proposti, è la volontà di sviluppare un dialogo con il panorama circostante. L’ambiente urbano diviene non solo palcoscenico ma vera e proprie scenografia attiva nelle produzioni dell’artista, grazie ad uno stretto rapporto tra quanto dipinto e ciò che circonda la parete.
Protagonisti degli interventi sono sopratutto characters femminili che vengono in questo modo immersi all’interno dello spazio cittadino, raccolgono gli impulsi di ciò che già è presente intorno alla superficie di lavoro andando a giocare con le percezioni e gli stimoli di chi osserva.
Per questa sua ultima fatica Natalia Rak va a raffigurare una donna intenta ad abbracciare una tigre albina. Ancora una volta a stimolare il lavoro troviamo una scelta cromatica piuttosto accesa, nonché un elevatissimo livello di dettaglio. Il risultato finale è un opere spessa, dall’impatto fragoroso e capace di stimolare impulsi e sensazioni differenti, molto bello.
Come consuetudine in calce al nostro testo potete trovare una bella serie di scatti con i dettagli di quest’ultima fatica dell’autrice, dateci un occhiata e restate sintonizzati, nei prossimi giorni proseguiremo la nostra full immersione tra le meraviglie del festival.

Pics via AM

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DissensoCognitivo – New Rusted Pieces

16/02/2015

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E’ con piacere che torniamo ad approfondire il lavoro del DissensoCognitivo, l’artista Italiano ha infatti da poco terminato di realizzare una nuova serie di interventi proseguendo il particolare lavoro sulle superfici arrugginite dei cartelloni pubblicitari.
Una nuova immersione all’interno dell’immaginario tratteggiato dall’artista, un nuova opportunità di tornare ad attraversare le lande desolante, gli scenari malinconici e gli stimoli tetri che accompagnano tutte le produzioni del DissensoCognitivo. La fascinazione dell’artista passa nuovamente per le bacheche arrugginite, sempre più terreno fertile per far emergere le figure distorte e raccapriccianti che compongono l’universo dell’autore. Il contatto con questo tipo di interventi ci ha costantemente lasciato interdetti, il forte impatto, la capacità di utilizzare ciò che è già esistente sulla superficie di lavoro, con la ruggine che diviene ideale propellente visivo per stimolare i corpi e le viscere dei suoi characters, rappresentano il valore aggiuntivo di percorso visivo costantemente in evoluzione.
Al centro della narrativa innescata dall’artista Italiano troviamo i suoi iconici personaggi, questi rappresentano delle vere e proprie visioni, presagi malinconici di un futuro che giorno dopo giorno sembra più delinearsi nell’avvenire della razza umana.
Figure terrificanti quelle dell’interprete, volano tematico ideale per approfondire la tematica generale delle sue opere e che trovano proprio nell’utilizzo dei cartelloni pubblicitari, la loro ideale collocazione. L’immaginario dell’artista è oscuro, grigio e sopratutto legato ad una personale riflessione sul nostro futuro. La decadenza dell’essere umano, quella che vediamo tutti i giorni, viene proiettata avanti nel tempo. Appaiono così questi esseri, schegge di un futuro prossimo, non più umani, ma piuttosto masse informe di elementi organici e meccanici e vago ricordo di ciò che eravamo. Ombre sinistre, agghiaccianti e sorde, guidate unicamente dall’istinto. Le vediamo muoversi in lande desolate, specchio di un mondo distrutto e corrotto dalle azioni della razza umana, scenario desolato ed ideale all’interno del quale stentano e si trascinano questi esseri.
La narrativa dell’autore entra così in contatto con chi osserva, incisiva e velenosa, stuzzica il nostro sguardo sbattendoci in faccia il nostro possibile avvenire, un presagio malinconico e tetro, alimentato costantemente da elementi inediti ed eterogenei. L’uomo nel futuro è definitivamente scomparso, la sua costante sete di potere ne ha trasformato l’aspetto prima, lo spirito successivamente. Un indirizzo sbandato ed al tempo stesso coerente con ciò che vediamo tutti i giorni, un analisi lucida e cinica di ciò che potremmo diventare se continuiamo su questa strada. Uno sguardo in là per renderci conto di ciò che siamo adesso quindi, un presagio sinistro che nei tempi attuali la sua base di sviluppo.
I lavoro realizzati dal DissensoCognitivo sui cartelloni pubblicitari, diviene quindi ideale finestra temporale, un sguardo sul futuro in cui abbiamo l’opportunità di osservare con i nostri occhi ciò che potremmo diventare, ciò che (non) saremo, svuotati completamente di tutto ciò che ci rende umani. Ridotti a freddi corpi, assenti, sentiamo un brivido che attraversa la schiena, un pensiero che si fa largo, un incognita che diviene spunto e riflessione: verità.
In attesa di scoprire nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’interprete, vi lasciamo alle immagini in calce, dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come non mancherete di apprezzare, enjoy it.

Pics by The Artist

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Interesni Kazki “Visions and sounds of strangeness” in India

16/02/2015

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In questi giorni Waone degli Interesni Kazki, si è spostato nuovamente a South Cliff, nella zona di Varkala in India, qui il grande artista qui ha da poco terminato di realizzare una nuova pittura catalizzato tutto il personale e particolare immaginario.
Uno degli aspetti peculiari del duo Ucraino sta tutto dei personali percorsi lavorativi che Aec e Waone vanno ad intrecciare nelle loro produzioni. Ancora una volta mentre il primo lavora in studio, il secondo si sposta in India per il consueto viaggio, andando a realizzare una nuova e piccola pittura. Questo parallelismo ci permette di osservare da vicino le differenti declinazioni del lavoro proposto dagli Interesni Kazki, sia per quanto concerne le opere in studio, come disegni ed artwork – qui l’ultimo Ghost of The Lost Empire – sia le opere su muro, in un nuova cornice completamente immerse nella natura Indiana.
Tra gli artisti che certamente e maggiormente apprezziamo, gli interpreti portano avanti una personale e peculiare dialettica visiva legata ad una narrativa visiva carica di simboli, elementi e riflessioni eterogenee. Waone ed Aec sono riusciti in questo senso a tratteggiare un personale universo in grado di porsi come ideale stimolo visivo per abbracciare temi e spunti differenti, spesso controversi e, specialmente nell’ultimo periodo con le vicende che stanno interessano l’Ucraina, particolarmente legati a temi caldi e sensibili. A caratterizzare il percorso dei due artisti troviamo una sensibilità unica per il dettaglio, questo diviene propellente e volano ideale per stimolare chi osserva le loro produzioni, un vera e propria danza visiva di immagini altamente catartiche e mistiche. Raccogliendo dalle particolari fascinazioni, come la cosmologie, il mistico, l’esoterico, ma anche componenti naturali e legate al luogo di lavoro, si aprono scenari immaginari ed onirici. Si tratta di una moderna fiaba che raccoglie dal presente per condurci all’interno di un mondo immaginario dove figure e mash-up bizzarri si susseguono in un meltin’pot di sensazioni e stimoli emotivi eterogenei.
Per questo nuovo sogno ad occhi aperti dall’esplicativo titolo “Visions and sounds of strangeness”, Waone traccia una serie di bizzarre figure in serie, si tratta di soggetti composito ed alimentati da stimoli differenti. Troviamo le influenze con la natura, così come elementi fantastici e mistici, ed ancora, immagini legate proprio all’india per un risultato finale ancora una volta ricchissimo di dettagli e visioni irreali.
In attesa di scoprire nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’interprete e del duo Interesni Kazki, vi lasciamo ad una bella serie di scatti tutti i dettagli di quest’ultima magia, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti.

Pics by The Artist

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No Curves “Exploration” at Museo Nazionale Scienza e Tecnologia (Recap)

16/02/2015

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Aperta lo scorso 11 di Febbraio andiamo a dare un occhiata approfondita a “Exploration” ultima fatica che, dopo un anno di lavoro, ha visto No Curves prendere possesso degli oltre 800 mq del Museo Nazionale Scienza e Tecnologia di Milano.
Un esperienza, è bene dirlo immediatamente, quest’ultima mostra di No Curves ha tutte l’aspetto di un viaggio immersivo, catartico e ricco di spunti emotivi differenti coadiuvati dall’esperienza visiva che da sempre contraddistingue le produzioni dell’autore. Tape Art, stimolo metodico e principale con il quale l’autore sviluppa la totalità delle sue opere, viene declinato dallo stesso attraverso un approccio visivo che punta a differenti direzioni. Dalle opere maggiormente figurative, con l’elaborazione di volti e soggetti, a quello più criptico e maggiormente sperimentale che vede l’interprete elaborare e sviluppare produzioni maggiormente astratte, il percorso dell’autore Italiano passa attraverso una tecnica visiva personale e caratteristica. Il limite intrinseco del nastro adesivo, l’impossibilità di generare curve a cui lo stesso nome dell’artista fa riferimento, diviene però stimolo per uno sviluppo differente. Le opere dell’autore si muovono attraverso la sovrapposizione su differenti livelli, questi, generati per mezzo di scomposizioni e ricomposizione geometriche. Segmenti, semi rette, direttrici e segmenti di piccole e grandi figure, vanno a comporre un puzzle composito in cui scaturisco effetti di profondità e tridimensionalità. Piani visivi differenti scanditi da colori e porzioni di nastro adesivo che intersecandosi vanno a generare la trama ed i lineamenti dei soggetti e degli elementi proposti. A stupire è certamente l’elevatissimo livello di dettaglio con il quale l’autore esprime le sue produzioni, un profondità espressiva capace di generare stimoli e percezioni differenti.
Come dicevamo quest’ultimo progetto di No Curves rappresenta il risultato di un intenso anno di lavoro, dalla progettazione alla realizzazione di ciascuno dei lavori proposti all’interno dell’allestimento, il tutto incentrato su un unica tematica. L’esplorazione, come lo stesso nome dello show cita, rappresenta principale stimolo di tutta la mostra. No Curves mette in scena un percorso visivo suddiviso in quattro aree tematiche: terra, acqua, aria ed infine spazio. Ciascuno di questi differenti elementi viene sviscerato attraverso i volti e gli sguardi di figure legata all’esplorazione ed alla scoperta. I soggetti spaziano dalla storia alla letteratura, arrivando infine alla cinematografia.
L’idea è quella di una rappresentazione capace di cogliere appieno uno degli stimoli più importanti dell’essere umano, la curiosità, l’esplorazione, la scoperta dell’ignoto, tutti impulsi che hanno segnato, e continuano a segnare, la vita dell’uomo sulla terra. L’autore raccoglie appieno questo sentimento riflettendo sull’esplorazione del mondo ed al di fuori dello stesso, come mezzo per approfondire la conoscenza di se stessi e del proprio io. Lo fa attraverso un medium per sua stessa natura statico, il nastro adesivo fermo ed immobile, capace però di tratteggiare e generare al meglio l’anima visiva di questa caleidoscopio di emozioni personali e collettive.
Il risultato finale è un viaggio interiore ed esteriore, gli impulsi visivi dei volti conosciuti entra in contatto con la nostra stessa persona, i nostri sentimenti reconditi si intersecano con i banchi di segmenti e frazioni di linea per una esperienza profonda ed avvolgente.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo potete piuttosto trovare una bella e ricchissima serie di scatti con alcune fasi durante l’elaborazione dei pezzi, una panoramica ed il dettaglio dell’allestimento, ed infine le foto durante la serata d’apertura.

Museo Nazionale Scienza e Tecnologia
Via S. Vittore, 21
20123 Milano

Thanks to The Artist for The Pics
Pics by Marco Montanari

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Giorgio Bartocci – “Art in Motion” New Project

16/02/2015

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Andiamo a dare un occhiata approfondita a “Art in Motion” progetto firmato da Giorgio Bartocci, il grande artista Italiano si è infatti impegnato nella realizzazione di un grande intervento direttamente sulla superficie esterna di due vagoni di un treno.
Commissionato da un importante azienda italiana, che predilige il trasporto ecologico su rotaia al posto di quello su gomma autostradale, l’opere vede l’interprete confrontarsi con una serie di grandi conteiner cilindrici, superficie inusuale che diviene però peculiarità e stimolo per un nuovo sviluppo tematico.
Dopo averlo visto al lavoro per la bella mostra/progetto 7 Fragments questo lavoro è l’opportunità per tornare ad approfondire il particolare impianto tematico e visivo di uno dei nomi di spicco della scena Italiana.
La sintesi proposta dall’interprete va ad incanalare all’interno delle proprie produzioni tutto quel meltin’pot di sensazioni, stimoli ed emotività che caratterizzano l’uomo. L’autore non si affida ad un impulso figurativo, piuttosto esegue un percorso di decontrazione e frammentazione fino ad arrivare alla generazione di forme ed elementi altamente astratti. La ricerca della forma proposta da Bartocci eredita quelle che sono le personali fascinazione dello stesso artista. In questo senso veniamo accolti da immagini fortemente intrise di movimento, gli elementi ed i frammenti proposti vanno quindi a generare una matassa profondo e sfaccettata che simula propria un costante senso di movimento perpetuo.
Al centro delle opere troviamo le iconiche ombre che accompagnano la totalità delle produzioni firmate dall’interprete. Sono il risultato della scomposizione attuata da Giorgio Bartocci, veri e propri spiriti capaci di ereditare personali e soggettive reminiscenze. Gli elementi proposti, instabili e veloci, attraverso il loro moto ciclico, vanno a generare una tensione emotiva in grado di porsi come criptica rappresentazione degli impulsi e delle difficoltà della società moderna. Al tempo stesso rappresentano le emotività più personali, l’inquietudine, la costante sensazione di velocità che attraversa la vita di tutti i giorni, tutti impulsi che vanno a commutare l’aspetto finale degli elementi proposti.
Raccogliendo quindi appieno tutti gli stimoli del proprio personale impulso visivo, Giorgio Bartocci va a catalizzare uno stimolo nuovo. L’idea dell’autore è quella di andare a generare una sorta di mimetico iper colorato. Elaborando quindi una numero elevato delle sue iconiche figure, l’artista va ad inserire le classiche forme impregnando le stesse di un moto centrifugo e centripeto. Entrambi i lati dei due vagoni vengono così investiti da elementi naturali, forme e soggetti che letteralmente ne avvolgono la superficie andando a generare il consueto e sfacciatissimo puzzle composito. Al tempo stesso la miscela di elementi proposti, sprigiona una fusione tra masse multispecie, stimoli vegetali, animali e corpi umani.
Essendo una spazio in movimento orizzontale e non piatto, l’opera accompagna quindi lo spostamento del treno generando un effetto di moto fisico. L’impressione è quella che i due conteiner vadano letteralmente a muoversi sul loro asse offrendoci un risultato finale altamente percettivo. Al tempo stesso l’autore inserisce all’interno delle sue figure elementi e forme capaci di richiamare stimoli e sensibilità sull’importanza della sostenibilità e del concetto di green.
Null’altro da aggiungere, ad accompagnare il nostro testo une bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima pittura, dateci un occhiata e restate sintonizzati per nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’interprete.

Thanks to The Artist for The Pics
Pics by Marco Cappannini

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Weekly Overview 2015 – 09.02 to 15.02

15/02/2015

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Weekly Overview è l’appuntamento del Week-End dove vi presentiamo una selezione delle migliori news settimanali.

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Claudio Ethos – New Murals in Sao Paulo, Brazil

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Deih x Laguna – New Mural in Madrid

Sten Lex in Rome for Wunderkammern-© Giorgio Coen Cagli

Sten & Lex “Matrici Distrutte” at Wunderkammern Gallery (Recap)

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Simek – New Mural in Abandoned Factory in Greece

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SatONE – A Series of Murals in Chennai, India

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JAZ “Choque” at Celaya Brothers Gallery (Recap)

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Borondo “Animal” at RexRomae (Recap)

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Emajons – New Mural for Borgovecchio Factory

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Aris – New Mural for Borgovecchio Factory

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Amor – “Guns” New Mural in Buenos Aires

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Crisa – New Mural at Superground, Milano

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JAZ x Alexis Diaz – New Mural in Mexico City

Peeta “Parallel Realities” at Montana Gallery (Recap)

15/02/2015

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Andiamo con piacere a dare un occhiata a “Parallel Realities” ultimo show del grande Peeta aperto lo scorso 7 di Febbraio all’interno degli spazi della Montana Gallery di Barcellona in Spagna.
Lo show è l’occasione per tornare ad approfondire il lavoro di uno dei nomi di spicco della scena italiana attraverso un allestimento che prosegue nell’esplorare il potenziale delle lettere all’interno di un impulso scultoreo e pittorico. Come visto il particolare approccio stilistico di Peeta si sviluppa attraverso la particolare esigenza dell’autore Italiano di voler isolare un impulso scultoreo delle proprie lettere in funzione di una generazione di vere e proprie visioni tridimensionali. In questo senso l’autore parte dalla silhouette dalla lettere del suo stesso nome, questa, attraverso la particolare ricerca portata avanti nel corso degli anni, va a svilupparsi in un particolare studio della forma. Gli elementi vanno a contorcersi ed aprirsi, sviluppandosi in figure irregolari che squarciano la percezione dello spazio in funzione di una interazione visiva e percettiva tridimensionale appunto.
Questo particolare approccio tematico, visibile sia per le opere in studio e per gli interventi in strada, alimenta tutto il valore introspettivo della ricerca compiuta dall’artista. Le stesse lettere, slegandosi di fatto dal loro stesso valore semantico, torcendosi e sviluppandosi nello spazio e nella superfice di lavoro, simulano un impulso emotivo e viscerale legandosi quindi agli stimoli personali dello stesso artista.
Come suggerisce il titolo, questa sua nuova esibizione Peeta è interamente incentrata sul concetto di realtà parallela. In particolare l’autore va ad esplorare una rappresentazione della transizione tra realtà differenti in funzione di una percezione visiva molteplice. Approfondendo, l’artista si sofferma sul passaggio da ciò che viene raffigurato, e ciò che invece risiede all’interno di una stessa immagine: esistono infatti realtà percettive che vivono parallelamente, queste sono legate ad una osservazione da uno specifico punto di vista. Per sviluppare al meglio questo particolare tema, più che mai profondamente legato al personale percorso di ricerca dell’interprete, quest’ultimo presenta una serie di tele, sculture e strutture in grado di ereditare al meglio quelli che sono gli stimoli tipici delle proprie pitture in funzione propria di questa particolare riflessione.
Ad accompagnare il nostro testo alcune immagini dell’allestimento proposto dal grande interprete in aggiunta ad alcuni scatti durante il vernissage, dateci un occhiata e se vi trovate in zona vi ricordiamo che c’è tempo fino al prossimo 27 di Marzo per andare a darci un occhiata di persona.

Peeta, also known as Manuel Di Rita, is a graffiti artist since 1993 currently living in Venice. He is a member of the EAD crew (Padova, Italy), FX and RWK crews (New York City) and has participated in graffiti jams and Meeting of Styles events in Europe and the Americas. His work explores the potential of sculptural lettering, both in painting and in sculpture.

‘Parallel Realities’ show explores the representation of the transition between different realities through the passage from one pictured perspective to another inside the same canvas. The described realities exist parallely: the observation of one from a proper point of view exclude the existence of the other at the same time, and vice versa.

While this is mostly the case of canvases, sculptures express the concurrence of different realities through their various and disrupted shapes: distinctive structures placed side by side, different surfaces contrastingly coloured or contrastingly patterned, as much as a break in the unity of the sculpture through splits and holes displayed inside. These techniques are used to render the effect of Parallel Realities.

Montana Gallery
Carrer del Comerç, 6
08003 Barcelona

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El Mac x Kofie x Nuke – New Mural in Los Angeles

15/02/2015

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Ci spostiamo all’interno dell’Arts District di Los Angeles, qui nei giorni scorsi il trio formato da Augustine Kofie, El Mac e Nuke ha da poco terminato di realizzare questo nuovo intervento andando a miscelare i rispettivi approcci stilistici.
Quando differenti ricerche visive e tematiche vanno a miscelarsi in un’unica immagine, il risultato finale è una produzione capace, da una parte di raccogliere gli impulsi di ciascuno degli autori coinvolti, dall’altra di sviluppare un identità propria attraverso la miscela di elementi e visioni appartenenti da ognuno degli artisti. È proprio il caso di quest’ultima produzione firmata El Mac, Nuke ed Augustine Kofie, ognuno dei tre porta avanti infatti un percorso artistico peculiare, che trova qui terreno fertile per un dialogo forte e sfaccettato. L’intervento del trio accoglie quindi differenti dinamiche che, attraverso l’utilizzo della bomboletta come principale metodologia di lavoro di ognuno degli autori, emerge dalla superfice attraverso un impatto forte e caratteristico.
Il trio, parte dell’UTI Crew, gruppo che dalla fine degli anni ’90 raccoglie i nomi tra i migliori writer ed artisti delle est and west coast statunitense, va a qui a sviluppare un opera altamente complessa. Al centro della superfice di lavoro troviamo il ritratto di un donna di origini indiane, è El Mac che, attraverso il suo iconico approccio stilistico e tematico, va a tratteggiare la forma e l’aspetto dell’anziana donna. Impegnato spesso con temi a carattere sociale, l’autore continua a portare avanti il particolare approccio stilistico che lo vede comporre volti e soggetti umani attraverso un impulso quanto mai più realistico possibile.
Se questo rappresenta il ‘core’ dell’interventi nella parte superiore delle parete va ad inserirsi il lavoro di Augustine Kofie. Il grande artista porta avanti una personale ricerca astratta in cui, l’equilibrio tra le forme espresse, si muove attraverso impulsi istintivi e reazionali. L’istintività ragionata di Kofie va quindi a generare una serie di elementi e forme fortemente legati alle campionature cromatiche scelte per il lavoro. Le grandi caselle e la disintegrazione della linearità della stessa superfice di lavoro, con le figure che attraversano lo spazio assecondando una sorta di moto perpetuo, si trasformano nell’ideale background per lo sviluppo dell’intero intervento. Infine Nuke, l’autore porta avanti una personale indole figurativa scandita dall’utilizzo di campionature e colori acidi e belli accesi. Per il lavoro l’artista va a comporre uno sfaccettato paesaggio cittadino che ricorda una Los Angeles d’altri tempi. All’interno di questo panorama urbano troviamo uomiini e donne, squisitamente appartenenti ai primi decenni del secolo scorso, che letteralmente gravitano e si muovono all’interno del panorama cittadino.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo potete trovare una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli dell’eccellente risultato finale, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti sul lavoro del trio.

Pics via UpperPlayground

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Claudio Ethos – New Murals in São Paulo, Brazil

14/02/2015

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Nuovo aggiornamento per Claudio Ethos, il grande artista Brasiliano è infatti tornato al lavoro per le strade della sua São Paulo andando a realizzare una nuova serie di interventi tutti caratterizzati dal consueto e particolare approccio stilistico.
Questa nuova serie di interventi rappresentano l’opportunità per tornare ad approfondire il lavoro dell’interprete. Osservando le produzioni dell’artista Brasiliano è anzitutto importante sottolineare come l’autore dapprima produca le sue opere attraverso disegni con penna a sfera, dai piccoli formati su carta, le immagini vengono poi convertite su parete lasciando inalterato il particolare tratto stilistico e tutti gli effetti che caratterizzano lo strumento. Proprio la particolare traccia visiva rappresenta uno degli elementi maggiormente caratteristici nelle produzioni firmate dall’artista, si tratta di opere in scala di grigi, caratterizzate da un fortissimo livello di dettaglio e da un duplice anima. Da una parte l’autore esibisce un traccia pittorica legata ad un assoluto realismo, a contrasto con questa troviamo sezioni e porzioni maggiormente libere e viscerali.
In questo senso quella che emerge è una estetica di fatto surreale, le figure si fanno appannate, malinconiche e fortemente emotive, si tratta di un impulso capace di tratteggiare al meglio le differenti sfaccettature dell’animo umano. L’impianto visivo dell’interprete rappresenta ideale base per lo sviluppo delle riflessioni care allo stesso. La ricerca emotiva di Ethos entra infatti in collisione con la vita brasiliana ed in particolare con quella della città di São Paulo. La lotto continua per la vita, la fortissima densità di popolazione della città, l’ansia urbana che contraddistingue la metropoli, vanno inevitabilmente a commutare l’aspetto e le sensazioni dei characters proposti dall’autore. Questi figure, tese, realizzate a cavallo tra un impulso figurativo ed astratto, nella loro fluidità riescono bene a rappresentare le vicissitudini del popolo Brasiliano. Attraverso il loro essere surreali si pongono quindi a cavallo tra un frammento di un sogno interrotto dalle avversità della vita quotidiana e delle città che abitano.
Tra questa nuova serie di lavori, a catturare la nostra attenzione è inevitabilmente il grande characters sulla parete di colore porpora. L’opera rappresenta perfettamente gli stimoli e le tematiche tipiche del lavoro di Claudio Ethos, un nuovo impulso visivo saldamente legato alla particolare pratica pittorica dell’artista ed alle sue particolari fascinazioni tematiche.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo potete trovare una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima infornata di interventi, dateci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare.

Pics via San

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Seth – New Mural in Tor Marancia, Rome

14/02/2015

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Ci spostiamo a Tor Marancia, qui nei giorni scorsi Seth ha avuto modo di realizzare una nuova pittura andando a trasformare completamente l’aspetto di questa grande edificio attraverso tutto il suo iconico immaginario.
Dopo le recenti incursioni in Cina (Covered) catalizzate da una fortissima immersione all’interno dello spazio urbano, Julien Malland aka Seth si sposta quindi nella capitale tornando a lavorare su unica e grande superfice. Uno degli elementi di spicco del globetrotter è senza dubbio la sua capacità di entrare attivamente in contatto con i luoghi che visita. In questo senso l’autore attraverso il proprio lavoro getta le basi per un operato solido e capace di entrare in simbiosi con la gente del posto. Attraverso quindi una pittura delicata e capace di stimolare emotività differenti, l’artista si immerge all’interno dei luoghi visitati raccogliendo gli stimoli delle tradizioni e della cultura locale. Traducendo questi impulsi, l’interprete trasforma quindi i suoi iconici personaggi, questi si pongono come ideale ponte tra lo stesso artista e la comunità locale generando un dialogo sfaccettato ed in grado di stimolare spunti e riflessioni differenti.
Attraverso il proprio personale approccio tematico e stilistico, l’artista va quindi ad innescare una personale analisi della natura umana, dell’uomo moderno soffermandosi in particolare sulla figura dei bambini, ideale propellente e volano espressivo per catalizzare uno stimolo fantastico e fanciullesco. Le opere entrano in contatto con la parte più recondita ed emotiva del nostro io interiore, ci parlano di sogni, dell’irreale, di evasione dalla realtà di tutti i giorni.
Sviluppata su tutta la superfice di questa lunga struttura di 5 piani, l’intervento di Seth raccoglie alla perfezioni gli stimoli tipici delle produzioni dell’interprete. Ancora una volta quindi troviamo uno dei suoi iconici characters, letteralmente immerso all’interno delle superfice di lavoro, squarciare lo spazio metafisico della struttura affacciandosi direttamente all’interno della stessa. Se il personaggio, così come l’iconico vortice cromatico, rappresentano gli elementi tipici e distintivi delle produzioni dell’artista, notiamo con piacere una inedita serie di elementi, come la scala disegnata ed i piccoli pastelli raffigurati nell’estremità inferiore della parete.
In attesa di scoprire i prossimi spostamenti dell’artista, vi lasciamo ad alcuni scatti in calce con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti.

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Guildor – A Series of New Video Performance

13/02/2015

Dopo parecchio tempo torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di Guildor, l’artista Italiano torna al lavoro con una nuova e caratteristica serie di video performance in grado di ereditare tutto il particolare impulso riflessivo che accompagna i suoi lavori.
L’approccio di Guildor è di quelli atipici, non semplici di comprendere, si tratta di un moto artistico in grado di spostare l’attenzione ed il coinvolgimento dello spettatore attraverso medium differenti, ma sopratutto incipit del tutto inediti e capaci di riflettere, su una determinata tematica, attraverso un approccio eterogeneo. Sta proprio qui tutta l’eccentricità delle produzioni firmate dall’interprete, la capacità di approcciarsi ad una riflessione per mezzo di uno spirito del tutto nuovo.
Lo stimolo principale del lavoro portato avanti dall’autore sta tutto nell’idea di voler esprimere un concetto senza l’utilizzo della pittura o comunque di una immagine, servendosi di incipit differente ed in grado di tratteggiare una personale riflessione sulla quotidianità, sulla vita dell’uomo, sulle sue differenti sfaccettature e sui i suoi limiti emotivi, attraverso situazioni e spunti differenti.
L’abbiamo ribadito più volte, si tratta di lavori difficili da digerire fatti unicamente per chi ha la volontà di fermarsi un attimo, osservare e capire il senso di ciò che sta osservando. L’artista prende un concetto, ne estremizza il fulcro, per certi versi ne ribalta l’essenza portandola al limiti e facendo emergere progetti sensati, profondi ed altamente catartici.
In questo particolare momento l’autore sembra voler spingere il proprio operato attraverso l’utilizzo di video performance, questa scelta rivendica la volontà dell’interprete di un contatto differente, in particolare con l’uomo stesso che diviene volano idealo e strumento per mettere appunto e sviluppare le sue particolari riflessioni.
Questa nuova serie di interventi eredita tutto lo spirito artistico dell’autore, rappresenta una sorta di massima espressione di ciò che per lo stesso significa arte, portandolo a compire gesti e performance ciascuna differente dall’altra. L’idea è quella di parlare a e della persona all’interno di un gruppo o nello spazio comune, di mettere l’accento proprio sul valore di collettività attraverso un confronto tra i singoli soggetti e di come questi, per inserirsi all’interno di un gruppo, debbano equilibrarsi tra le differenti personalità dello stesso. Infine l’artista analizza la relazione tra spazio pubblico ed essere umano e di come questo può essere vissuto.
In sequenza, con ‘Tentativo di annullamento del gesto’, Guildor riflette sulla relazione che intercorre tra il singolo individuo e lo spazio. In particolare l’artista si sofferma sull’idea di errore attraverso la generazione di tracce differenti. La sua stessa incapacità di coprire la traccia nera con quella bianca, e l’errore che ne deriva di consegeunza, è la prova stessa del proprio essere un uomo e non una macchina. Con ‘Le cose succedono da sole’, l’interprete riflettere sull’impossibilità di controllare tutto ciò che accade intorno a noi, in particolare l’artista cerca di capire fino a che punto arrivino le nostre responsabilità e dove invece comincino quelle legate al susseguirsi di eventi inaspettati.
Realizzato in occasione delle mostra collettiva Acqua al Bunker di Torino, ‘La Perdita’ è un sabotaggio dei bicchieri utilizzati durante il vernissage. Infine ‘Tutte le porte di un giorno’, forse il progetto che maggiormente ci ha colpito. Con questo Guildor va a filmare l’incessante scorrere del tempo attraverso l’attraversamento di differenti soglie piuttosto che con lo scorrere di ore, minuti e secondi. L’interprete pone l’accento non solo sull’idea di tempo, ma sopratutto di spazio, l’impressione è quella di una sorta di continua scatola nella scatola all’interno della quale l’essere umano a costruito la sua vita. Una performance particolarmente sottile che ci ha fatto riflettere sull’intrinseca condizione dell’uomo moderno.
Last but not least, ‘Nose rape’, quest’ultima performance analizza in modo divertente ed ingegnoso la dominanza nei rapporti tra persone differenti attraverso un gesto di violenza psicofisica nei loro confronti, e mostrandoci infine le reazioni degli stessi.
In attesa di scoprire nuovi ed interessanti sviluppi sul lavoro dell’autore Italiano, null’altro da aggiungere, mettetevi piuttosto comodi e schiacciate play su tutti e quattro i video in calce al nostro testo, dateci un occhiata.

Thanks to The Artist for info e video

Deih x Laguna – New Mural in Madrid

13/02/2015

Chiamati per il Mind The Wall Street Art Project, progetto organizzato da Swinton and Grant Gallery, Laguna e Deih nei giorni scorsi hanno portato a termine questa bella collaborazione a Madrid miscelando in un’unica immagine, i rispettivi approcci stilistici.
Uno degli aspetti più interessanti dell’arte urbana è osservare come autori differenti, con background e stili personali, riescono a far interagire i rispettivi immaginari andando a generare una miscela del tutto nuova e capace di ereditare le peculiarità di ciascuno dei due approcci stilistici. Quest’ultima combo firmata da Deih e da Laguna rappresenta quindi l’opportunità di approfondire il lavoro di ognuno dei due ed al contempo di osservare come, nonostante gli artisti portino avanti due ricerche completamente differenti, siano qui riusciti a far coincidere i rispettivi stili in un’unica e grande elaborazione.
Il bel periodo di Laguna, con una serie incredibile di elaborati personali e collaborazioni di spessore, tra cui spicca l’ultima con Emilio Cerezo e Xabier XTRM (Covered), prosegue con una nuova combo capace di commutare al meglio tutto il personale immaginario dello Spagnolo. Le produzioni dell’interprete si sviluppano per mezzo di una fortissima impronta viscerale in grado di liberare forme ed elementi astratti e figurativi. Si tratta di un moto pittorico incanalato all’interno di una energia visiva profonda ed avvolgente. I colori, le sensazioni ed i differenti impulsi, passano per una accentuatissima gestualità pittorica in grado di stimolare emozioni differenti e tratteggiare figure organiche, così come corpi e volti delle stesse, in quella che diviene una sorta di rappresentazione visiva delle differenti sfaccettature dell’animo umano. La profondità delle pitture firmate dall’interprete sta tutta la grande varietà di colori, cambi tonali, sovrapposizione di forme ed elementi differenti, una danza lenta e viscerale in grado puntualmente di lasciarci basiti ed in prenda ai nostri impulsi più reconditi.
Dal canto suo Deih sceglie un approccio totalmente distante, l’artista agisce nello spazio attraverso uno stimolo maggiormente grafico e legato al proprio personale background. L’approccio dell’interprete è la naturale evoluzione di un percorso stilistico fortemente legato all’illustrazione ed al mondo dei fumetti. In questo senso l’autore ha saputo tratteggiare un vero e proprio universo narrativo all’interno del quale come protagonisti troviamo i suoi iconici characters. Sono proprio loro a rappresentare il fulcro stesso degli interventi dell’artista. Questi particolari personaggi rappresentano l’ideale eredità degli impulsi appartenenti al mondo illustrato e dei comics, nel loro dialogo con lo spazio urbano, li vediamo nelle situazioni più bizzarre ed irreali, in un mix che impatta fortemente l’osservatore od il passante casuale. Elemento cardine di queste figure è la loro capacità di eludere la realtà, sono figure oniriche, metafisiche, vengono raffigurate attraverso una forte e rimarcata scala cromatica, colori accesi che si legano alla perfezione con i dettagli e gli elementi che ne tratteggiano l’aspetto.
Come consuetudine, in aggiunta al video, che ci racconta le fasi di realizzazione del progetto, ad accompagnare il nostro testo, una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica realizzata dai due artisti. Dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti sul progetto e sul lavoro dei due autori.

Pics by The Artists

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Pastel for Residencia Vatelón (Mural)

13/02/2015

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Dopo alcune settimane ecco tornare al lavoro anche Pastel, l’interprete Argentino è tornato a Villa Soriano in Argentina dove ha da poco terminato di dipingere questa piccola parete portando in dote tuto il personale e particolare approccio pittorico.
È l’occasione per tornare ad approfondire il particolare lavoro dell’interprete attraverso un intervento che rappresenta eredità diretta della precedente incursione risalante allo scorso a Settembre 2014 (Covered). L’artista torna quindi all’interno di questa splendida cornice naturale proponendo una nuova pittura legata con le sue ultime sperimentazioni pittoriche.
Le produzioni di Pastel, specialmente negli ultimi mesi, sono state segnate dalla volontà dell’autore di approfondire il proprio rapporto con la natura. Elemento sempre presente e consistente nella totalità dei lavori presentati, la componenti naturale si è fatta mano a mano sempre più protagonista principale in funzione di una elaborazione visiva in grado di raccogliere spunti tematici e personali dei luoghi visitati dallo stesso artista. La fascinazione naturale compiuta dall’interprete si sviluppa attraverso la rappresentazione di piante, fiori, pietre ed elementi organici, direttamente legati al panorama naturale del luogo di lavoro. Attraverso queste immagini, l’autore raccoglie temi e spunti eterogenei, si lancia in approfondimenti storici, economici e sociali, accadimenti che hanno profondamente interessato la zona oppure lasciandosi semplicemente affascinare dagli elementi naturali che interessano il panorama circostante. Lo stimolo visivo passa quindi per una personale impronta viscerale che va a ribaltare gli impulsi del momento, questi unificati ai temi ed alle riflessioni scelte, vanno a generare la particolare mistura visiva e tematica che accompagna la totalità delle produzioni firmate dall’artista.
Il dialogo imbastito dall’interprete vive quindi attraverso un puzzle composito di elementi naturali, questi, spesso raccolti in una forma a cerchio, vanno a comporre una trama profonda e sfaccettata, dedita al dettaglio, e capace di catalizzare un dialogo forte ed articolato con chi osserva.
Per questo suo ritorno a Villa Soriano, Pastel si concentra sulla pittura andando ad occupare la superfice di questa piccola parete. Giocando con l’equilibrio tra background e l’iconica forma, con all’interno una serie di nuove piante, l’artista conclude l’opera con una serie di inedite figure di colore bianco, forme ruvide ed irregolari, che equilibrano l’intervento. Da una parte quindi la parte organica, rappresentata dai fiori che compongono l’intreccio interno del cerchio, dall’altra quella materica con una rappresentazione dei ciottoli direttamente connessi con la particolare cornice di lavoro.
In attesa di scoprire i prossimi spostamenti dell’interprete Argentino, in calce al nostro testo potete trovare tutti i dettagli di questa sua ultima fatica, dateci un occhiata, siamo certi che anche voi non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Artist for The Pics

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Sten & Lex “Matrici Distrutte” at Wunderkammern Gallery (Recap)

13/02/2015

Sten & Lex in Rome for Wunderkammern-© Giorgio Coen Cagli

Lo scorso week-end Sten & Lex hanno aperto all’interno degli spazi della Wunderkammern Gallery di Roma, “Matrici Distrutte”, loro ultimo solo show parte del progetto espositivo ‘Limitless’ della galleria Romana.
Proseguendo il filone di mostre legato a Limitless, gli spazi della galleria continuano ad essere luogo di efficace riflessione sul concetto di limite, e sulle sue possibili e differenti manifestazioni in campo artistico, in grado di travalicare la realtà e le barriere a cui siamo costantemente e quotidianamente sottoposti.
Lo stesso titolo dell’esibizione ben rende l’idea dell’allestimento che gli autori hanno proposto in galleria, al tempo stesso lo show è l’occasione per avere una chiara e risoluta panoramica sul particolare momento dei due interpreti.
Come ribadito in diverse circostante gli ultimi anni per gli interpreti sono stati catalizzati da un vento nuovo, una completa trasformazione fisiologia non nelle loro dinamiche lavorative, lo stencil rimane e rappresenta il principale ed unico metodo di lavoro degli artisti, quanto piuttosto nella scelta dei temi visivi adottati. Dai famosi ritratti, che hanno da sempre caratterizzato le produzioni del duo, ci siamo ritrovati a confrontarci con immagini astratte e impreziosite da una vena visiva altamente concettuale e criptica. Denominatore comune sono proprio quelle matrici distrutte che ritroviamo nel titolo dello show così come in ciascuna delle loro opere. La tecnica ed il processo creativo degli autori rappresentano parte integrante delle loro produzioni, le matrici dei loro stencil vengono distrutte favorendo la creazione di veri e propri brandelli di carta che rimangono appesi in balia del tempo e dello spazio, simbolo di un cambiamento costante e ciclico nel divenire.
La prevaricazione dei limiti tipici dello stencil, avviene anzitutto attraverso un agire distruttivo capace di sovvertire la peculiarità stessa della tecnica, da riproducibile diviene irriproducibile ed unica nella sua stessa forma. Al tempo stesso il limite del segno ed i confini dello stesso, vengono scansati attraverso una rapporto gestuale con il medium in grado di favorire l’uscita dai cardini e di esplorare nuove ed interessanti dinamiche visive riconducibile ad forme ed estensioni astratte.
Proprio quest’ultimo punto accompagna l’allestimento proposto da Sten & Lex, le opere, realizzate appositamente per lo show, richiamano parte degli ultimi interventi proposti in strada dagli interpreti. Dai lavori su legno e quelli su lastre metalliche arriviamo infine ai corpi delle matrici posti su vetro capaci proprio di emulare un impulso gestuale, realizzazioni queste che, viste dal vivo, ci hanno particolarmente impressionato.
Se vi trovate nella capitale, c’è tempo fino al prossimo 28 di Marzo, noi in attesa di dare uno sguardo al secondo e grande intervento che concluderà l’esperienza romana del duo, vi lasciamo ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli dell’allestimento proposto, dateci un occhiata e restate sintonizzati.

Wunderkammern Gallery
Via Gabrio Serbelloni, 124
00176 Rome

Thanks to The Gallery for The Pics
Pics by Giorgio Coen Cagli

Sten & Lex in Rome for Wunderkammern-© Giorgio Coen Cagli

Sten & Lex in Rome for Wunderkammern-© Giorgio Coen Cagli

Sten & Lex in Rome for Wunderkammern-© Giorgio Coen Cagli

Sten Lex in Rome for Wunderkammern-© Giorgio Coen Cagli

Sten Lex in Rome for Wunderkammern-© Giorgio Coen Cagli

Sten Lex in Rome for Wunderkammern-© Giorgio Coen Cagli

Sten Lex in Rome for Wunderkammern-© Giorgio Coen Cagli

Sten Lex in Rome for Wunderkammern-© Giorgio Coen Cagli

Sten Lex in Rome for Wunderkammern-© Giorgio Coen Cagli

Sten Lex in Rome for Wunderkammern-© Giorgio Coen Cagli

Sten Lex in Rome for Wunderkammern-© Giorgio Coen Cagli

Sten Lex in Rome for Wunderkammern-© Giorgio Coen Cagli

Sten Lex in Rome for Wunderkammern-© Giorgio Coen Cagli

Isaac Cordal “Moments de solitude” at SpaceJunk (Recap)

12/02/2015

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Negli spazi dello SpaceJunk di Bayonne in Francia, lo scorso 5 Febbraio Isaac Cordal ha presentato “Moments de solitude”, ultimo solo show con il quale l’autore prosegue la personale indagine sulla società e l’uomo moderno.
Si tratta di un ritorno in galleria a distanza di quasi due anni dall’eccellente The New Slavery, con un nuovo corpo di lavoro caratterizzato come sempre dalle iconiche installazioni con le quali spesso ci siamo confrontati durante il nostro percorso editoriale.
Lo stimolo principale delle produzioni firmate Isaac Cordal, risiede nella volontà dell’autore di tratteggiare con forza e carattere un vero e proprio micro universo. L’interazione con lo spazio urbano avviene quindi per mezzo di un piglio rivolto verso il dettaglio, le insenature, le viuzze ed i crepacci della città, che divengono ideale scenografia nella quale inserire i suoi iconici personaggi. Attraverso il suo progetto ‘Cement Eclipses’, l’interprete analizza i tempi moderni soffermandosi sull’essere umano, riflettendo attraverso le sue installazioni la condizione dell’uomo in questo particolare periodo storico.
I temi affrontati da Cordal sono molteplici e raccolgono l’eredità di un esistenza malata, pessimistica e buia, i characters dell’interprete, uomini di mezza età in giacca e cravatta, rappresentano l’ideale sintesi dell’essere umano. Questi tristi personaggi si inseriscono negli spazi urbani andando a toccare tematiche differenti, l’imperfezione della nostra società consumistica, l’alienazione individuale, la schiavitù intellettuale, passando infine per il disagio interiore ed i problemi ambientali. Il cemento in particolare diviene sia stimolo visivo ma soprattutto medium ideale per costruire e proiettare queste figure all’interno dello spazio urbano . Vedi i personaggi farsi largo tra le finestre, scaraventati sulle pareti, emergere dalla pozzanghere con lo sguardo basso, malinconico, con il mano il loro cellulare e la loro ventiquattro ore, inquieti e doloranti riflettono le piaghe dell’uomo moderno sbattendoci in faccia tutto il disagio che giorno dopo giorno tentiamo di smorzare e reprimere dentro di noi.
Quest’ultima esibizione raccoglie quindi appieno gli stimoli tematici e lavorativi dell’interprete attraverso un allestimento completamente realizzato sotto forma di inedite installazioni. Attraverso queste, Isaac Cordal spinge l’osservatore all’interno del personale universo narrativo, ci mette a confronto con il riflesso dei noi disagi quotidiani, spingendoci a prendere una posizione o semplicemente a riflettere sulla nostra condizione esistenziale, duro, diretto e senza troppi fronzoli.
Per darvi modo di approfondire al meglio il corposo allestimento proposto dall’artista con base a Bruxelles, vi lasciamo ad una lunga e bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultimo show, dateci un occhiata e se vi trovate nei paraggi, vi ricordiamo che c’è tempo fino al prossimo 4 di Aprile per andare a darci un occhiata di persona.

To begin 2015, the Brussels based artist Isaac Cordal takes possession the Spacejunk network with legions of tiny, middle-aged men in suits who navigate dreary, oppressive environments. Realized to be placed in the street, taking advantage of the existing architecture, Isaac lets us see a rough view of our society. Through ingenious installations, it points out the imperfections of our consumerist routines, the intellectual enslavement of mass and highlights environmental issues.

Spacejunk
Rue Ste Catherine
64100 Bayonne

Pics by The Artist

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SBAGLIATO – New Pieces in Forlì

12/02/2015

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Nei giorni scorsi il team di SBAGLIATO si è spostato a Forlì, qui gli artisti hanno da poco terminato di realizzare due nuovi interventi proseguendo nel portare avanti tutto il particolare immaginario visivo e tematico che da sempre impreziosisce le loro produzioni.
La città come spazio trasversale, elemento imprescindibile di chi come SBAGLIATO lavora in strada ma soprattutto raccoglie dalla stessa, dalle architetture e dalle peculiarità urbane, gli stimoli del proprio stesso approccio. Il legame che intercorre tra gli artisti e la città rappresenta il principio di una produzione legata a doppio filo con la stessa. Gli elementi che compongono l’assetto urbano rappresentano il principale spunto per gli autori che scelgono di raccoglierne la forma e l’aspetto, andando poi a ricollocare questi elementi all’interno di un differente contesto. Questa precisa direzione lavorativa si piega all’esigenza degli autori di riflettere la condizione umana e di come l’essere umano, circondato da cemento, palazzi ed elementi urbani, riesca con difficoltà ad evadere dalla propria stessa esistenza.
L’impatto con gli interventi realizzati dagli autori si sviluppa quindi attraverso differenti direzioni percettive. Anzitutto le opere rappresentano un momento di evasione dalla quotidianità, proiettandoci all’interno di un nuovo e differente piano visivo, special modo gli ultimi lavori che di fatto aprono a nuove e differenti prospettive urbane. Dall’altra elemento portante e avvolgente, è senza dubbio la grande realisticità con la quale gli stessi interpreti stuzzicano lo spettatore od il passante casuale. In questo sta proprio qui la magia delle produzioni degli autori, la capacità di eludere sensazioni e percezioni personali, in favore di stimoli visivi e reali che facilmente riescono a mescolarsi con il panorama cittadino.
Chi si ritrova a contatto con le immagini proposti da SBAGLIATO rimane interrogato. I frammenti visivi raccolti ed opportunamente ricollocati in strada, provocano una frattura all’interno della quale si inseriscono finestre, cornicioni, porte, insenature, colonnati, vetrine e veri e propri varchi, tutto un caleidoscopio di impulsi differenti in grado di commutare l’identità di una parete in funzione di stimolo nuovo e del tutto inaspettato.
Quest’ultima serie di interventi raccoglie perfettamente gli stimoli degli autori, portandone in particolare avanti l’idea di varco visivo. Le due differenti opere, inserite su questa grande parete di mattoni, vanno quindi a squarciare lo spazio tangibile proponendo due aperture inaspettate eppure così perfettamente ed architetturalmente a loro agio all’interno del panorama scelto. Una nuova finzione basata sulla realtà che ci proietta all’interno di un universo ignoto.
Ad accompagnare il nostro testo, una bella e consueta serie di scatto con tutti i dettagli di quest’ultima serie di interventi, mettetevi comodi e dateci un occhiate e restate sintonizzati, presto infatti nuovi aggiornamenti dagli artisti.

Thanks to The Artists for The Pics
Pics by Angelo Jaroszuk Bogasz

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Simek – New Mural in Abandoned Factory in Greece

12/02/2015

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Torna al lavoro anche Simek, l’autore Greco nei giorni scorsi si è spostato all’interno di questa fabbrica abbandonata dove ha avuto modo di realizzare un nuovo intervento proseguendo nel tracciare il personale percorso visivo.
Come parte del duo Blaqk, Simek, come visto più volte, porta spesso avanti un percorso solitario che lo spinge a sperimentare e tentare nuove soluzioni visive con le quali sviluppare la sua personale ricerca. È quindi interessante constatare come gli interventi singoli vadano poi ad incidere con le produzioni in coppia con il suo partner Greg Papagrigoriou.
Le produzioni firmate dall’autore Greco incarnano tutta la personale fascinazione dell’artista verso un ricerca astratta in grado di commutare elementi e forme di tipo geometrico. Lo spirito degli interventi è di fatto legato alle generazione di figure altamente criptiche, dirette ed incisive. Se in passato l’autore sviluppava le sue opere attraverso un equilibrio della forma, con le figure slegate ed intervallate da linee e costruzioni differenti e generate attraverso l’utilizzo del bianco e del nero come unici vettori cromatici, nell’ultimo periodo stiamo assistendo ad un sviluppo più concentrato ed innescato da interessanti effetti ottici e da un progressivo dialogo con gli spazi di lavoro.
Nell’idea dell’autore c’è l’esigenza di portare avanti un percorso razionale e legato ad una personale costruzione e decostruzione di elementi e forme differenti, in funzione di una pulizia ed un equilibrio visivo e cromatico. Questa nuova direzione adottata dall’autore ci ha seriamente impressionato, gli elementi proposti, sviluppati attraverso la consueta spinta geometrica, risultano l’ideale risultato di un intenso moto continuo, di una forte pulizia visiva e soprattutto di una tridimensionalità particolarmente accentuata che riesce ad innescare interessanti ed inediti giochi prospettivi.
Quest’ultima fatica di Simek, come detto prende vita sulla parete interna di questa fabbrica abbandonata, l’interprete va a generare una doppia forma speculare giocando proprio le percezioni e gli effetti ottici ed affidandosi ad una inedito binomio cromatico. Ad aggiungersi a questa nuova pittura troviamo poi una serie di copertoni trovati all’interno del fabbricato che vanno a porsi come ideale antitesi della forma stessa, dall’elemento piatto e tagliente, a quello tridimensionale, materico e più arrotondato nella forma. Davvero bello.
Per approfondire al meglio quest’ultimo intervento dell’autore, in calce al nostro testo potete trovare una bella e ricca serie di scatto con le fasi di elaborazione dell’intervento fino al risultato finale, dateci un occhiata.

Pics by Dimitris Vasiliou via The Artist

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Axel Void – New Mural in Chennai, India Part 3

12/02/2015

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Continua il bel momento di Axel Void, il grande artista sta trascorrendo questi giorni a Chennai in India dove ha da poco portato a termine il terzo ed ultimo intervento che prosegue la particolare riflessione dell’autore sulla gente del posto ed in particolare sui bambini.
Dopo la gigantesca parete realizzata nei pressi della Greenways Station (Covered) ed il primo lavoro all’interno della baraccopoli di G.S. Nagar (Covered), con l’ingresso situato proprio di fronte al primo intervento, Axel Void conclude la sua esperienza con una nuova pittura, parte attiva della sua serie ‘Mediocre’.
Uno degli aspetti certamente più interessanti delle produzioni firmate dall’autore, è la capacità dello stesso di entrare in connessione con i luoghi che visita. Non si tratta quindi di un impulso unicamente pittorico, con l’artista che arriva dipinge e va via, quanto piuttosto di un vero e proprio approfondimento in grado di evidenziare con curiosità le differenti sfaccettature sociali dei luoghi visitati. In questo quindi la pittura dell’artista rappresenta ideale ponte connettivo tra lo stesso autore, le persone comuni che vivono nella zona ed infine noi che fruiamo delle sue opere. Mai banali, gli interventi vanno ad evidenziare una determinata situazione, un luogo, per quella che diviene una analisi viva e vera dell’essere umano. Si tratti di immagini che celano storie di vita, racconti, ci parlano di situazioni di difficoltà, lo fanno con uno spirito positivo, ponendo l’accento su come, nonostante una vita non facile, queste persone riescono a mantenere ed ad istaurare un contatto umano, sensibile e profondo.
Attraverso il filtro dell’artista e la sua volontà di indagare, osservare e raccogliere stimoli differenti, entriamo in contatto con realtà distanti alimentata dalla particolare traccia pittorica che contraddistingue tutte le sue produzioni. Axel Void produce un riverbero visivo, forte e profondo, caratterizzato da un senso viscerale perfino nei colori scelti, ideale sostegno per temi ed immagini di questo tipo.
In questo senso la pittura dell’artista diviene intrisa di emozioni, carica di significato ed in grado in questo modo di rappresentare al meglio un determinato tema. Attraverso la profondità delle pennellate, l’autore stimola una forte empatia visiva, permettendoci di comprendere al meglio una determinata situazione.
A segnare quest’ultimo viaggio di Axel Void sono certamente i bambini, l’interprete riflette sul ruolo dei giovani all’interno di un contesto difficile come quella di G.S. Nagar, andando ad approfondire in particolare l’effetto che la presenza degli stessi ha all’interno della comunità.
In attesa di scoprire i prossimi spostamenti dell’artista, in calce al nostro testo alcuni scatti con i dettagli di quest’ultima fatica, scrollate giù e dateci un occhiata, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Artist for The Pics

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Fintan Magee – New Mural in Leichhardt, Sydney

11/02/2015

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Fintan Magee si è da poco spostato a Leichhardt, Sydney nella sua Australia, l’artista è tornato a lavoro andando a realizzare una nuova ed iconica pittura con la quale insiste nel portare avanti tutto il personale immaginario.
L’impatto con le produzioni dell’interprete Australiano ha sempre avuto un sapore di immersione totale, l’autore infatti ha saputo, attraverso il proprio operato in strada, tratteggiare un personale immaginario fortemente legato ad impulsi onirici. L’esperienza con le opere di Magee sta tutta nella duplice identità delle sue opere, l’artista ha saputo sviluppare una miscela stilistica votata al realismo estremo in funzione però di temi, spunti ed immagini certamente rivolte verso l’irreale ed il bizzarro. Il senso figurativo delle sue produzioni si perde quindi all’interno di un immaginario irreale, denso e caratterizzato da situazioni assolutamente fuori dall’ordinario ed in grado di spingerci all’interno di un frattura visiva forte e caratteristica.
La pittura dell’Australiano si muove quindi attraverso un tratto ed una gestualità profonda e particolarmente accentuata, le pennellate si fanno sporche e ruvide e vengono intervallate da vere e proprio gettate di colore che vanno ad alimentare la profondità delle opere proposte. Se questi rappresentano gli impulsi prettamente pittorici, d’altro canto le immagini proposte, attraverso i characters, veri e propri protagonisti all’interno delle sue produzioni, vengono inseriti all’interno di situazioni surreali. In questo senso ci troviamo di fronte ad una vera e proprie sospensione dalla realtà, le immagini attraverso il loro senso reale suggeriscono al meglio le situazioni oniriche e di fantasia che permeano la totalità dei lavori dell’interprete, tra realtà e finzione, ci troviamo a contatto con immagini realistiche ed al tempo stesso folli e capaci di stimolare spunti e riflessioni differenti.
Dal titolo “Food Chain” quest’ultima opera di Fintan Magee raccoglie alla perfezioni tutti gli stimoli sia visivi che tematici dell’autore. L’australiano qui a Sydney sviluppa un nuova opera dove uno dei suoi iconici personaggi, rigorosamente a volto coperto, è intento a pescare, seduto direttamente sul dorso di un gigantesco pesce. Il risultato finale è un immagine capace di porsi come ideale e sottile analogia della società moderna e che rileva tutta la profondità delle produzioni firmate dall’autore.
Per darvi modo di apprezzare al meglio quest’ultima fatica dell’artista, vi lasciamo alle immagini in calce al nostro testo, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per tutti i prossimi aggiornamenti sul suo lavoro.

Pics by The Artist

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SatONE – A Series of Murals in Chennai, India

11/02/2015

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SatONE si trova ancora a Chennai in India, qui, dopo la bella parete realizzata qualche giorno fa nei pressi della stazione Greenways, il grande autore Tedesco si è lanciato in una nuova serie di interventi di dimensione ridotta.
È sempre piuttosto interessante vedere come gli artisti riescono a muoversi con disinvoltura tra pareti di grandi dimensioni, e spazi più piccoli, continuando a sperimentare e portare avanti tutto la loro personale ricerca. In questo senso SatONE, approfitta del viaggio in India per andare a lavorare anzitutto a stretto contatto con i luoghi e la gente del posto, proponendo, attraverso interventi medio-piccoli, tutto il personalissimo immaginario astratto. Per noi è quindi l’occasione per tornare ad immergerci all’interno dei bagni cromatici dell’autore tedesco ed a confrontarci con la forte dinamicità e fluidità degli elementi proposti dall’artista.
Con un radicatissimo background nel mondo dei graffiti, l’interprete porta avanti una personale ricerca visiva sull’applicazione di elementi cromatici all’interno della forma ma soprattutto, un percorso che vede lo vede decostruire e ricomporre immagini attraverso stimoli geometrici ed astratti. L’impulso e la cadenza pittorica dell’autore ci portano in questo a contatto con corpi in costante movimento, figure spiccatamente accese che, attraverso la ricerca dell’artista, vanno a comporre puzzle grafici intricatissimi e fortemente impattanti. Gli elementi proposti vanno a districarsi sulla superfice di lavoro producendo effetti eterogenei, troviamo sovrapposizioni, congiunzioni, cambi di direzioni e di intensità nei colori scelti, intermezzi cromatici e forme che intersecandosi rilasciano nuove tinte, effetti di luce ed ombra, per quello che diviene un caleidoscopio di stimoli ed impulsi differenti.
Quelle che emergono sono quindi visioni fortemente influenzate anzitutto dalla spazio circostante, dal punto di vista visivo, ma soprattutto dalle personali percezioni dell’artista che attraverso il proprio stato d’animo e le proprie emotività va a cadenzare le figure proposte. Si sviluppa così una danza ciclica ed altamente criptica che impatta chi osserva attraverso l’elevatissimo livello di dettaglio.
Quest’ultima infornata di interventi vede SatONE districarsi tra lavori maggiormente legati al proprio background, come i piccoli ed efficaci lettering, passando infine per le opere più complesse e fortemente astratte tra cui spicca la grande pittura realizzata insieme a MP Dhakshana. Proprio questa vede è di fatto l’unione di due culture differenti, nonché prima collaborazione tra un artista urbano ed uno indiano.
Il risultato di questa inedita unione, vede i due interpreti andare a realizzare un fittizio manifesto cinematografico dal titolo “Curiosity”. Con una forte rilevanza nella cultura Indiana il cinema rappresenta infatti uno degli unici stimoli pittorici su muro, che, prima di scomparire lentamente, fino agli anni 90 hanno impreziosito le strade del strade del paese con vivaci cartelloni pubblicitari e rielaborazioni grafiche di film.
Il tema scelto è stato quindi interpretato da ciascuno dei due attraverso il proprio e personale approccio stilistico e rappresenta una sorta di lancio nonché primo passo verso la creazione di una cultura di strada a Chennai.
In attesa di scoprire le prossime tappe dell’interprete, vi lasciamo ad una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima serie di lavori, dateci un occhiata e se volete approfondire qui, il precedente intervento, enjoy it.

Pics by The Artist

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JAZ “Choque” at Celaya Brothers Gallery (Recap)

11/02/2015

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È con piacere che andiamo a dare uno sguardo approfondito a “Choque”, ultimo solo show del grande Franco Fasoli aka JAZ all’interno degli spazi della Celaya Brothers Gallery di Città del Messico, eredità diretta degli ultimi sviluppi stilistici dell’autore Argentino.
Le ultime settimane hanno segnato un passaggio fondamentale nelle dinamiche visive di JAZ, l’artista ha iniziato un nuovo tipo di percorso con il quale tradurre le personali fascinazioni, i temi e gli spunti cari della sua pittura. La carta pare rappresentare in questo momento ideale medium per far sbocciare e commutare al meglio le impressioni e le visioni che da sempre caratterizzano l’operato dell’interprete. L’autore sceglie questo approccio lasciando invariati i temi ma trasformando lo spirito stesso del proprio sviluppo visivo, lo stile da grasso, spesso e catalizzato da una pittura viscerale, diviene maggiormente schematico, intriso di forme ed elementi differenti e capaci di suggerire un impostazione maggiormente grafica. L’abbiamo visto nelle precedenti realizzazioni in strada, la bella collaborazione con Alexis Diaz (Covered), l’intervento realizzato per l’Artesano Project (Covered) ed infine l’opera in combo con il nostro 2501 (Covered), tra distinti lavori che hanno cadenzato e sviluppato questa nuovo ed interessante impulso grafico.
Ora, con questa nuova mostra Franco Fasoli ci lascia immergere all’interno del proprio universo, mostrandoci il risultato dei suoi collage fisici e tematici, proseguendo nel miscelare e tratteggiare la figura umana attraverso una personale interpretazione della cultura popolare, delle tradizioni e del folklore proprie e dei paesi che sceglie di visitare.
Proprio da quest’ultimo impulso nasce “Choque”, un esibizione che prosegue quindi la tradizione pittorica e tematica dell’artista, attraverso un allestimento catalizzato da tutto il bagaglio stilistico dell’autore attraverso una nuova ed interessante riflessione. Lo spunto principale dello show è si infatti una personale interpretazione della cultura popolare, in funzione qui però di una convergenza tematica e visiva tra quella Argentina e Messicana. L’allestimento va quindi ad evidenziare i punti di contatto come i rituali popolari, il calcio, le maschere, la violenza e la disuguaglianza e la religione, tutti temi affrontati dall’interprete attraverso il proprio percorso produttivo.
In questo senso sono ancora una volta gli ibridi umani a rappresentare il cardine delle immagini proposte da Fasoli, questi soggetti incarnano un mix tematico differenti e si fanno portatori di una identità ben precisa. Si tratta di animali antropomorfi, quasi mitologici e leggendari, in grado di porsi come ideale simboli dell’esistenza quotidiana, della cultura indigena miscela a quella degli emigrati Europei. In particolare emerge una riflessione profonda, laddove proprio una miscela così variegata e multiforme pone l’accento sulla difficoltà di definire una precisa natura ed identità sociale.
Lo show funge quindi da confronto ed ideale catalizzatore per stimolare e sviluppare una precisa riflessione e posizione su quest’ultimo argomento.
Per darvi modo di approfondire al meglio il corposo allestimento proposto dal grande autore Argentino vi abbiamo preparato una lunghissima galleria con una panoramica, le opere nel dettaglio e le immagini durante l’apertura dell’esibizione, dateci un occhiata e se vi trovate in zona c’è tempo fino al prossimo 2 di Marzo per andare a darci un occhiata di persona.

Celaya Brothers Gallery
Zacatecas 194, Chalma de Guadalupe, Gustavo A. Madero
Ciudad de México, D.F., Messico

Thanks to The Gallery for The Pics
Pics by Paco Ambulante and Adel Koleszár

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Borondo “Animal” at RexRomae (Recap)

11/02/2015

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Probabilmente uno degli show più interessanti dell’anno, Borondo ha aperto lo scorso 5 Febbraio da RexRomae a Londra, negli spazi del Londonewcastle Project Space di Shoreditch, “Animal” antologica esibizione capace di incarnare tutto lo spirito e la ricerca tematica e visiva del talento Spagnolo.
Un esperienza immersiva, è anzitutto questo “Animal”, lo show, curato da Rom Levy e Charlotte Dutoit è catalizzato da un allestimento multi disciplinare all’interno del quale lo spettatore viene completamente avvolto dall’immaginario dell’artista e dalla sue differenti declinazioni. Arricchito da installazioni video, animazioni, installazioni e pittura in collaborazione con Carmen Maín, il nostro Edoardo Tresoldi e Despina Charitonidi, l’esibizione pone l’accento sul conflitto tra l’istintività animale appartenente all’uomo e la nostra attuale esistenza fortemente influenzata dalla tecnologia e dalla costane paura per l’ignoto.
In questo viaggio percettivo lo Spagnolo di porta per mano all’interno di 8 spazi tematici all’interno dei quali veniamo contatto con tutte le differenti anime stilistiche dell’autore e con differenti riflessioni.
L’approccio di Borondo si sviluppa attraverso una personale elaborazione pittorica, i toni poetici ed evocativi dei suoi lavori entrano in conflitto con le riflessioni di cui gli stessi si fanno carico. Si tratta di un tratteggio in grado di definire con efficacia le differenti sfaccettature dell’animo attraverso una cadenza malinconia ed altamente espressiva. Per sviluppare questo moto tematico, l’autore si affida al corpo. Spogliati delle loro barriere espressive, i corpi nudi dell’artista riflettono la natura umana, un linguaggio universale questo in grado di suggerire tutte le differenti e malinconiche sfaccettature che segnano così profondamente la nostra esistenza.
Esattamente come i soggetti tratteggiati dall’interprete, ci si ritrova nudi, spogliati di barriere e preconcetti, di nozioni dettate dai mass-media, finalmente a contatto con l’essenza stessa della nostra esistenza, involucri di carne guidati dai propri istinti.
Le ombre dell’artista entrano quindi a contatto con la parte più profonda e recondita del nostro essere, cancellando le gli impulsi dell’epoca moderna, dei social network, della tecnologia sempre più presente all’interno delle nostre vite. In questo senso l’interprete ci riporta a contatto con la parte più animale di noi stessi, riconducendoci da essa per tornare ad una vita senza paura, senza il costante desiderio di voler raggiungere l’immortalità attraverso l’artificialità.
È proprio quest’ultimo il fulcro dello show, Borondo porta in dote un allestimento in grado di riflettere sulla separazione adottata e portata avanti dall’essere umano moderno, sul suo allontanamento dalla natura, la perdita di stimoli, e la volontà di volerla controllare tutto quanto come riflesso incondizionato di paura verso l’ignoto.
Lo spagnolo declina queste riflessioni attraverso un esperienza ricchissima e vibrante, ponendo l’accento sul delirio dell’uomo, nella sua semplicità ed ingenuità, sul fascino del selvaggio e dell’imprevedibile.
Invidiamo ciò che è selvaggio, imprevedibile, e la libertà che segue. Tuttavia, è ciò che temiamo che ci affascina e così decidiamo di soggiogarlo, di tenerlo all’interno di una gabbia ed osservarlo dall’esterno. Abbiamo scelto di vivere in cattività laddove l’artificialità prevale e la vita finisce.
Ad accompagnare il nostro testo una ricchissima galleria di scatti con le fotografie firmate The Blind Eye Factory, dateci un occhiata, per tutti quelli che invece si trovano o si troveranno in zona, ricordiamo che c’è tempo fino al prossimo 26 di Febbraio.

Pics by The Blind Eye Factory

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Petro AES – A Series of New Pieces

10/02/2015

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Nonostante le difficoltà climatiche del periodo, Petro AES si è lanciato in una nuova serie di interventi sparsi si questa serie di piccole strutture portando avanti nuove ed interessanti sperimentazioni all’interno della propria e personale ricerca.
Sempre più interessati negli sviluppi e nelle ricerche che mano a mano stanno affiorando dai paesi dell’Est, Petro AES rappresenta in questo senso uno degli artisti di spicco di questo movimento. L’autore Russo ha saputo sviluppare un convince ricerca attraverso un piglio astratto declinato in funzione di una personale prerogativa geometrica e tridimensionale.
Avevamo lasciato l’autore alle prese con la gigantesca parete dipinta a Kotka in Finlandia, in compagnia di Slak per l’Objects of Nature Festival (Covered), ora, dopo il precedente exploit, torniamo quindi ad approfondirne il lavoro attraverso una nuova serie di interventi con i quali l’artista va a cambiare completamente il personale approccio stilistico. Osservando le produzioni dell’autore Russo uno degli aspetti che ci ha sempre colpito è la capacità dello stesso di commutare forme ed elementi astratti in funzione di una personale sensibilità geometrica. Le figure proposte, avvolte da una precisa direzione cromatica, vanno infatti ad intersecarsi attraverso la formazione di banchi diretti e lineari che, incrociando il loro cammino, vanno a generare una trama profonda e tridimensionale, giocano quindi con gli effetti percettivi, alimentandosi attraverso stimoli e sensazioni differenti.
Quelle che emergono sono quindi trama sfaccettate in grado di sviluppare profondità e rilievi e, attraverso una particolare direzione cromatica, un percorso sviluppato attraverso quindi differenti elementi di dettaglio. Si susseguono cambi repentini, giochi di luce e percezioni differenti in funzione dell’angolazione da cui si va ad osservare il lavoro.
Con quest’ultima incursione Petro AES sceglie di cambiare completamente la trama dei propri interventi, l’autore abbandona anzitutto il valore tridimensionale affidandosi piuttosto ad una trama piatta, proseguendo, le figure dipinte non sono più catalizzate da un costante intersecarsi di elementi differenti quanto piuttosto risultano realizzate attraverso un piglio viscerale ed istintivo, esercitato per mezzo di impulsi e stimoli emotivi, in grado di commutare figure e forme irregolari, grezze e maggiormente instabili.
Null’altro da aggiungere, ad accompagnare il nostro testo una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima infornata di interventi, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti.

Pics by The Artist

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Emajons – New Mural for Borgovecchio Factory

10/02/2015

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Come visto in questi ultimi giorni con una serie di nuovi interventi, Emajons si trova a Palermo. L’artista per il bel progetto Borgo Vecchio Factory ha da poco terminato di realizzare una nuova pittura insieme ai bambini del posto.
Avevamo avuto un assaggio del progetto lo scorso Marzo (Covered) con l’interprete alle prese con una bella serie di lavori realizzati in compagnia dei ragazzi del quartiere Palermitano. Il workshop realizzato come laboratorio doposcuola, aveva visto l’autore utilizzare i bozzetti dei bambini come ideale base per lo sviluppo in strada, direttamente sulle pareti della case del quartiere. L’idea è quella di stimolare la comunità locale a riflettere sul proprio quartiere e vedere lo stesso attraverso un occhio differente,
Ora, dopo una campagna di crowdfunding, ecco nascere un nuovo progetto di promozione sociale, con differenti famiglie e bambini, che fa dell’interazione tra artista ed i bambini del posto ancora una volta il suo principale incipit. Proposto dall’organizzazione no profit PUSH con la collaborazione appunto di Emajons e Per Esempio Onlus, l’idea è quella di realizzare un ciclo semestrale di laboratori di pittura per 20 bambini del quartiere. La zona è un antico rione, abitato per la maggior parte da famiglie in grave difficoltà economica, la disoccupazione tocca qui il 40%, un diffuso analfabetismo ed infine un livello di scolarizzazione decisamente basso. Il quartiere vive quindi in una sorta di esclusione sociale, politica ed economica, con la mancanza di servizi ed un elevato tasso di criminalità a completare il quadro.
In questo particolare e difficile contesto, l’interprete va ad inserire il proprio lavoro, getta le basi per uno stimolo differente che possa proprio distogliere l’attenzione da problemi e difficoltà quotidiane, portando in dote un po’ spensieratezza, che di norma dovrebbe appartenere a questa età, attraverso il lavoro in strada.
Dal titolo “L’Ascesa degli Angeli Ribelli”, l’opera realizzata da Emajons con l’aiuto dei ragazzi, mette in mostra tutta la spontaneità che caratterizza l’operato dell’interprete e dei suoi piccoli aiutanti. Il lavoro vede una serie di figure bizzarre e soggetti antropomorfi riunirsi di fronte ad una grande recinzione nell’atto di abbattere la stessa. L’intervento stimola un immediata analogia tra i soggetti raffigurati, personaggi di fantasia ed personificazioni della stessa gente del quartiere e degli stessi bambini, le barriere, che dividono il quartiere dal resto della città, letteralmente aperte e distrutte da una figura che ci sentiamo di identificare come l’artista stesso. A catturare la nostra attenzione sono inevitabilmente i volti dei soggetti raffigurati, vero e proprio catalizzatore di una riflessione sottile ma che al tempo stesso diviene diretta ed affilata. Bellissimo.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella e lunga serie di scatti con tutte le fasi di realizzazione di quest’ultima pittura e con le immagini ed i dettagli dell’intervento terminato, dateci un occhiata e restate sintonizzati per nuovi aggiornamenti sul progetto e sull’autore Italiano.

Pics by The Artist

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Axel Void – New Mural in Chennai, India Part 2

10/02/2015

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Axel Void si trova ancora a Chennai in India, qui il grande artista ha infatti da poco terminato di realizzare un nuovo intervento per la sua serie ‘Mediocre’, una pittura ancora una volta sviluppata raccogliendo stimoli ed emozioni legati al posto ed alla sua gente.
Dopo la grande e bella parete nei pressi della stazione Greenways, dipinta giusto qualche giorno fa (Covered), come era lecito aspettarsi l’autore si è lanciato in una nuova immersione all’interno del tessuto sociale del posto, andando nuovamente ad istaurare un dialogo fitto ed approfondito con la gente del posto. Questa particolare prerogativa rappresenta infatti una delle principali basi della serie Mediocre che l’autore sta portando avanti. L’idea è quella di concentrare i propri sforzi in una pittura in grado di sviluppare al meglio lo spirito stesso con cui l’interpreti si avvicina alla strada. L’ambiente urbano per Void non è unicamente una tela, quanto un universo tangibile, fatto di storie, emozioni e vite umane, tutti questi elementi si fondono con le percezioni dello stesso artista, andando a generare una sorta di indagine approfondita. Attraverso questa l’interprete tratteggia le differenti sfaccettature dell’uomo coinvolgendoci all’interno delle città e dei luoghi che visita. È importante sottolineare come proprio i luoghi di lavoro canalizzino le produzioni dell’artista, si tratta di situazioni difficili, spesso di povertà e malessere, stimoli complessi che l’autore tratta con profondità e rispetto lasciandosi influenzare dal valore umano e dal contatto con le persone che vivono in prima persona queste situazioni. Se questo rappresenta un forte propellente tematico, è indubbio come le produzioni firmate da Axel Void poggino le loro basi su una pittura altamente viscerale, catartica ed in grado di restituire, attraverso al profondità e le realisticità degli interventi, tutto quel caleidoscopio di impulsi e sensazioni altalenanti che luoghi come questi riescono a restituire.
Quest’ultimo lavoro vede Axel Void addentrarsi all’interno delle baraccopoli della città Indina, direttamente di fronte alla precedente pittura. All’interno del G.S. Nagar, questo il titolo del villaggio, e dopo aver stretto amicizia con i bambini del posto, l’interprete ha scelto quindi di realizzare qui un nuovo intervento. Nonostante l’apparente immagine ruvida, questo è in realtà una luogo vivacissimo, con case dipinte a colori e simboli, l’odore del cibo fatto in casa e cotto in strada. Void si sofferma in particolare sul modo in cui le persone interagiscono con i bambini e su come la strada diventi un estensione della loro stessa casa e la gente un estensione della propria famiglia. L’autore, prendendo spunto da una foto, dedica quindi il lavoro a Dharshan, un ragazzo del posto, andando a riflettere sui bambini e sugli affetti che gli stessi hanno con le persone intorno a loro.
In calce al nostro testo potete trovare una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica dell’autore, dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Artist for The Pics

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Aris – New Mural for Borgovecchio Factory

10/02/2015

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Ci spostiamo a Palermo, qui in occasione dei lavori per l’ottimo Borgo Vecchio Factory, ritroviamo a distanza di tempo il grande Aris, l’interprete Italiano ha infatti da poco terminato di realizzare una nuova serie di interventi all’interno del quartiere.
Ritorniamo per le strade di Borgo Vecchio dopo quasi un anno, qui infatti nel 2014 Emajons aveva iniziato un laboratorio nel doposcuola del quale, questo nuovo progetto di promozione sociale, è la naturale evoluzione. Se per la precedente serie di interventi i bambini del posto avevano realizzato i bozzetti e poi l’interprete aveva dato forma e vita alle immagini attraverso il proprio lavoro, questa nuovo impulso viene spinge invece per una interazione lavorativa, con gli artisti coinvolti al lavoro insieme agli stessi ragazzi.
Dopo il successo della campagna di crowdfunding, con la collaborazione di Emajons, Per Esempio Onlus e l’organizzazione no profit PUSH, nasce quindi Borgo Vecchio Factory, progetto a ciclo semestrale di laboratori di pittura creativa per 20 bambini del quartiere di Borgo Vecchio a Palermo.
Per capire affondo il valore di un progetto di questo tipo inevitabilmente dobbiamo approfondire quelle che sono le difficoltà del rione palermitano. Ci troviamo infatti all’interno di uno dei quartieri più antichi della città dove un malessere ed una difficile situazione economica e sociale hanno di fatto isolato i residenti. L’analfabetismo diffuso, il bassimo grado di scolarizzazione, la disoccupazione ed una forte ed elevate presenza di criminalità, ci danno il quadro generale di un luogo certamente non semplice.
Nel contesto difficile e problematico, si inserisce un idea di interazione totale tra gli interpreti coinvolti ed i bambini del posto come ideale valvola propositiva in grado di sovvertire le sorti di una zona come questa.
Aris si inserisce quindi nel bel progetto andando a realizzare due differenti interventi e proseguendo nel catalizzare impulsi, riflessioni e stimoli visivi del tutto personali. Di ritorno dalla bella “La Macchia Umana”, l’autore Italiano insiste nel proporre la personale manipolazione della forma in funzione di stimoli e spunti viscerali.
La ricerca dell’interprete si sviluppa attraverso la creazione di livelli differenti che, sovrapposti uno sopra l’altro, vanno a generare un’unica, grande e sfaccettata trama visiva. L’autore, attraverso differenti declinazioni cromatiche, commuta proprio l’aspetto di queste forme andando a generare ed impostare astrazioni differenti. Dalle immagini proposte, capaci di stimolare visioni soggettive, vediamo emergere, volti, sguardi, braccia ed interi corpi in una danza sinuosa avvolgente ed ammaliante, in grado puntualmente di stupirci e sorprenderci.
Ancora una volta veniamo a contatto con immagini schive, celate e delicate, una sorta di test di Rorschach dove parti del corpo affusolate si muovono incessanti, intrecciando corpi ed elementi organici durante il loro cammino sulla superfice.
Ad accompagnare il nostro testo una bella e ricca serie di scatto con tutti i dettagli di quest’ultima pittura, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’artista e sul bel progetto Palermitano.

Thanks to The Artist for The Pics

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108 “La Forma e L’ignoto” at Ego Gallery (Teaser)

09/02/2015

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Dopo “Seventeen Dens”, a distanza di due anni, il grande 108 torna negli spazi della Ego Gallery con un nuovo show dal titolo “La Forma e L’ignoto”, nuova esibizione dove il grande artista dialogherà con Wassily Kandinsky, Jean Arp e Imre Reiner.
Con l’apertura prevista il prossimo 12 di Febbraio, lo show rappresenta l’occasione per approfondire al meglio il lavoro del grande autore italiano. Per questo suo ritorno in terra Svizzera infatti, 108 presenterà una nuova serie di lavori inediti capaci di sintetizzare al meglio tutta la particolare e personale ricerca sulla forma. Al tempo stesso, in occasione dell’esibizione, le tele ed i disegni proposti verranno posti in un fitto dialogo con quelli che sono gli artisti che maggiormente ne hanno influenzato il percorso artistico. Con l’apporto di alcuni originali di Wassily Kandinsky, Jean Arp e Imre Reiner, appartenenti ad un collezionista Svizzero, avremmo quindi l’opportunità di osservare ed immergerci al meglio all’interno di stimoli, ricerche e visioni che profondamente hanno influenzato lo sviluppo visivo dell’autore.
E’ infatti importante sottolineare come l’artista, in un momento in cui la street art produceva interventi attraverso una spiccata figurazione, si sia completamente dedicato alla manipolazione della forma sviluppando un personale percorso astratto scandito ed influenzato dal lavoro dei grandi artisti di cui sopra.
Attraverso una personale fascinazione naturale, 108 ha inseguito impulsi e stimoli appartenenti agli elementi naturali in funzione di una commutazione della forma attraverso una precisa direzione cromatica. Il nero rappresenta principale stimolo visivo ed al tempo stesso è l’ideale catalizzatore di spunti e riflessioni sulle figure proposte dall’interprete. Le differenti declinazione delle forme proposte vedono l’artista manipolare la forma, plasmarne l’aspetto, vediamo le forme accartocciarsi ed aprirsi, affiorare nello spazio attraverso impulsi diretti ed incisivi, oppure svilupparsi attraverso curve molli e passaggi arrotondati. Una grande fluidità in cui le caselle cromatiche, veri e propri tasselli emozionali, vanno a porsi come ideale stacco e stimolo visivo, all’interno di un grande matassa nera, oscura ed avvolgente, proiettando sensazione ed impulsi eterogenei.
C’è molta curiosità da parte nostra per questa nuova esibizione, segnatevi quindi la data e restate sintonizzati qui sul Gorgo per tutti gli approfondimenti del caso.

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Via Luigi Canonica 9
CH-6900 Lugano

Rero – New Installation in California

09/02/2015

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Come anticipatovi, In occasione i Gated Community aperta presso la Fabien Castanier Gallery, il grande Rero ha avuto l’opportunità di realizzare una nuova serie di installazioni all’interno dei paesaggi desertici della California.
Dopo il bell’allestimento prodotto in occasione dello show, questa nuova serie di interventi in strada sono l’occasione per approfondire il lavoro dell’autore Francese attraverso una nuova serie di elaborati che riprendono il personale discorso tra l’artista é l’ambiente, sia esso urbano che naturale.
L’esplorazione di spazi, panorami e ambienti differenti, rappresenta una delle peculiarità dell’artista che vado fatto a sviluppare i propri interventi proprio in funzione di determinati luoghi. Miscelando quindi impulsi personali di tipo emotivo con quelle che sono le peculiarità e le percezioni del luogo di lavoro, l’autore va ad inserire le proprie iconiche scritte.
Le produzioni di Rero si sviluppano attraverso la creazione di frasi e testi in grado di veicolare stimoli e significati differenti. Le parole, realizzate attraverso il carattere Verdana ed opportunamente barrate, sviluppano, attraverso il loro stesso aspetto, una sorta di negazione negli stimoli e nel significato stesso. Questo particolare espediente visivo porta l’interprete a relazionarsi con gli spazi, ad esplorarne gli stimoli e le emozioni, entrando in simbiosi con gli stessi, fino a generare una sorta di censura tematica ed espressiva atta proprio ad aumentare l’enfasi dei concetti espressi nel più canonico dei sistemi ed inganni mentali.
Se la fruibilità é garantita dall’utilizzo del carattere, utilizzato su internet come carattere per la sua forte leggibilità, al tempo stesso le produzioni dell’interprete Francese rappresentano una sintesi, un racconto sulla società moderna, sull’uomo di conseguenza, in grado di porre l’accento su determinate tematiche attraverso un negazione visiva ed il legame con il luogo.
A distanza di tempo abbiamo quindi l’opportunità per vedere Rero alle prese con una nuova serie di installazioni. Questa inedita serie di interventi eredita quindi tutto il valore tematico e stilistico delle produzioni del Francese ma, al tempo stesso, ci mostra lo stesso alle prese con un habitat ed un panorama visivo del tutto nuovi.
In calce al nostro testo una bella serie di scatti, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti.

Pics by The Artist

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Amor – “Guns” New Mural in Buenos Aires

09/02/2015

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Con piacere ci spostiamo a Buenos Aires in Argentina, qui a distanza di tempo torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di Amor, l’artista Argentino ha infatti da poco terminato di realizzare questa nuova ed iconica pittura.
É l’opportunità per tornare ad approfondire il lavoro dell’autore attraverso un nuova elaborazione in grado di portare avanti tutto il particolare impianto tematico che tanto ci aveva impressionato durante le sue scorribande in terra Francese (Covered). Proprio in occasione delle pareti realizzate a Parigi avevamo fatto la conoscenza dell’interprete con base a Buenos Aires, un immersione quella, in grado di ereditare la personale attrattiva visiva e tematica dell’artista che torna qui in un nuova ed interessante veste.
Principale stimolo delle produzioni dell’autore é la profonda espressività che è accompagna lo sviluppo in strada. Amor in questo senso porta vanti un percorso visivo immediato, basico e per certi versi ‘grezzo’ ed in grado, attraverso la facilità di fruizione, di entrare al meglio in contatto con chi osserva. Attraverso simboli e riferimenti, dettagli, ed infine un uso massiccio di colori e grafiche vivaci, l’autore incarna uno spirito per certi versi giocoso ma che, attraverso la profondità dei temi trattati, riesce a stimolare e portare in dote spunti e riflessioni differenti. Si tratta di immagini che richiamano i disegni di un bambino che, attraverso una personale soluzione grafica d attraverso i temi trattati, porta in dire un particolare cortocircuito visivo.
In questo senso le produzioni dell’interprete affrontano un tema particolarmente delicato, la guerra, con i suoi simboli, con i suoi morti e le sue armi, diviene principale stimolo tematico. L’idea é anzitutto quella di un ribaltamento tematico, con un accentuazione degli strumenti di morte, ma é sopratutto attraverso la forte espressività, la particolare vena grafica, che l’artista scuote. Ci ritroviamo infatti ad osservare immagini quasi partorite da un bambino, grezze, viscerali, capaci di lasciarci un senso di impotenza e di amaro che si traduce in una forte e profonda presa di coscienza.
Con questa sua ultima fatica Amor, torna quindi a sviluppare la sua ricerca. L’autore realizza u questa parete una serie di armi, tra pistole, uzi e mitra, tra il bagno di colori che ne accompagna la forma e l’essenza, rimaniamo ancora una volta impotenti, di fronte alla schiacciante responsabilità delle nostre azioni.
Ad accompagnare il nostro testo alcuni scatti del lavoro, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui al Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti sul lavoro dell’artista Argentino.

Thanks to The Artist for The Pics

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Crisa – New Mural at Superground, Milano

09/02/2015

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Dopo le recenti incursioni a Bologna, prosegue il bel momento di Crisa, l’autore si é da poco spostato a Milano dove, all’interno di Superground ha da poco terminato di realizzare questa nuova pittura.
Continuiamo quindi a seguir con interesse gli sviluppi dell’operato dell’artista attraverso un nuovo intervento in grado di ereditare tutto il particolare immaginario visivo e tematico.
L’identità delle produzioni firmate dall’autore sta tutta nella personale riflessione che lo stesso continua nel portare avanti attraverso il proprio operato, si tratta di interventi catartici ed in grado di stimolare una presa di posizione diretta ed incisiva. Crisa ci trascina all’interno di un impulso attratto atto a riflettere e sopratutto rivendicare, l’intrinseco rapporto che intercorre tra la natura e l’essere umano, tra quest’ultimo e la città. Questi tre protagonisti vengono rappresentati attraverso impulsi visivi differenti e catalizzano una votante lotta tra entità, elementi cromatici, forme ed astrazioni differenti. L’indagine dell’artista porta inevitabilmente ad una sorta di scontro costante, assistiamo a distese di forme differenti c’è tentano di sopraffarsi l’una con l’altra.
La lettura è la comprensione delle opere dell’interprete passa direttamente attraverso l’approfondimento di differenti tematiche e dinamiche. La figura dell’uomo non é direttamente presente o rappresentata quanto piuttosto tratteggiata attraverso le immagini e gli elementi del Città. L’essere umano per l’artista risulta perso, vacuo, smarrito tra due differenti universi, in un costante equilibrio che sa di scelta. La città appare come un entità, i palazzi, i tralicci, le antenne, fanno spazio ad occhio, sguardi e storie in grado di ereditare ed care stimoli, odori e sensazioni squisitamente cittadine. Il grigiore ne accompagna lo sviluppo interrotto unicamente da una esuberante ed intesa contrapposizione naturale.
La natura di Crisa é rapida, violenza, deflagra il proprio spazio immettendosi tra i mattoni, tra le viuzze e le viscere cittadine, tra i tetti ed i piloni, tentando di rivendicare il propio giusto spazio.
Queste tre componenti vengono sviscerate attraverso un senso di lotta continua. La città, habitat dell’uomo moderno, soffoca la natura che tenta di liberarsi immettendosi negli spazi e fuoriuscendo dai cunicoli. L’autore ci spinge ad addentrarci all’interno delle proprio visioni, tra i mattoni e gli ele mi organici in costante movimento, per risultati finali densissimi e carichi di dettagli.
Quest’ultima fatica milanese porta Crisa a raccogliere tutta la profondità delle propria ricerca, ad insistere sui personali temi visivi e riflessivi, scandendo gli spazi esterni di Superground con una nuova realizzazione. L’opera rappresenta un habitat naturale, costituito da rami, nodi di radici e vetro, una nuova struttura organica sospesa tra impulsi naturali e costruzioni, che segue l’architettura del posto.
In attesa di nuovi aggiornamenti vi lasciamo alla bella serie di immagini, é tutto dopo il salto, dateci un occhiata!

Thanks to The Artist for The Pics

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JAZ x Alexis Diaz – New Mural in Mexico City

09/02/2015

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Un occhiata approfondita a quest’ultimo bell’intervento realizzato da JAZ ed Alexis Diaz, i due uniscono i rispettivi approcci visivi in un nuova opera catalizzata da differenti impostazioni stilistiche.
É anzitutto importante sottolineare come quest’ultimo intervento sia sviluppato attraverso l’utilizzo di medium differenti, ideale proseguo delle ultime sperimentazioni portate avanti da Franco Fasoli e che vanno a coinvolgere direttamente la tecnica pittorica di Diaz. Rispetto a quanto siamo soliti aspettarci, JAZ negli ultimi tempi ha apportato un cambio sostanziale nelle personali dinamiche lavorative. Attratto da un pittura viscerale, profonda ed in grado di stimolare percezioni e riflessioni differenti, l’Argentino ha iniziato un nuovo percorso creativo dove la carta ed un piglio stilistico maggiormente grafico, rappresentano le principali novità. È innegabile come l’avvicinarsi di due personali ricerche vada a generare l’ennesima ed interessante interazione tra gli immaginari di due autori differenti.
Legato ad un piglio stilistico votato al dettaglio, al lavoro di precisione, lento ed introspettivo, Alexis Diaz ha saputo sviluppare un percorso visivo in cui, attraverso una forte e caratteristica realisticità, l’interprete Portoricano va a sviluppare forme e contenuti altamente viscerali. Si tratta di veri e propri mash-up che uniscono sotto un unica immagine componenti, elementi e soggetti differenti. In questo senso a fare capolino sugli spazi troviamo componenti naturali, corpi e parti degli stessi, animali e paesaggi naturali. Il tutto viene sviluppato attraverso una complessa trama stilistica alimentata da piccoli e minuziosi tratteggi in grado di sviluppare immagini assolutamente realistiche. Interessato ad una elaborazione pittorica densa e profonda la pittura di JAZ entra direttamente in relazione con una personale fascinazione tematica. L’artista, esattamente come Diaz, valuta il valore del corpo umano all’interno di una manipolazione delle stesso in funzione però di stimoli ed impulsi emotivi. I corpi dei personaggi di Fasoli vanno a miscelarli tra di loro, con bestie e predatori, facendosi carico di sentimenti ed impulsi più vicini al mondo animale ed al tempo stesso tratteggiano un differente spaccato dell’uomo moderno.
Quest’ultimo intervento lascia invariate le personali ricerche dei due autori, al tempo stesso però ci mostra una differenze ingerenza grafica, con un tratto essenziale e maggiormente incisivo che si miscela con la precisione e la ricchezza tipici del lavoro di Alexis Diaz. JAZ sceglie la carta come principale medium qui, lascia commutare strati ed elementi grafici e cromatici differenti che inevitabilmente cambiano la percezione dell’opera arrivando infine a cadenzare l’immaginario di Diaz attraverso un inaspettato utilizzo di colori e tinte differenti. Il risultato finale ed un immagine maggiormente viva e votata al dettaglio.
Null’altro da aggiungere, dopo il salto un bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata.

Pics via San

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Weekly Overview 2015 – 02.02 to 08.02

08/02/2015

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Weekly Overview è l’appuntamento del Week-End dove vi presentiamo una selezione delle migliori news settimanali.

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Os Gemeos – “The Bunker” Installation at Museu Casa do Pontal

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Broken Fingaz – New Murals at KARTEL in Haifa

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Etnik “Gravità” at Galleria Varsi (Recap)

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Axel Void – New Mural in Chennai, India

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Graphic Surgery – New Mural at Kelderman en van Noort

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2501 – “Negative Spaces 02” for CHEAP Festival

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Moneyless – New Mural in Rome

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Escif – New Mural in Madrid, Spain

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Blaqk – A New Studio Piece

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Xabier XTRM, Laguna, Emilio Cerezo – New Mural

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Emajons – New Mural in Menfi

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Liqen – “El Viaje Inexperado” New Mural

2501, James Kalinda, SignoraK for CHEAP On Board – Video Recap

08/02/2015

Con questo bel video, andiamo a dare un occhiata al making of degli interventi firmati 2501, James Kalinda e Signora K per CHEAP on Board, estensione del famoso CHEAP Festival realizzata in occasione di Art City Bologna.
In questo scoppiettante inizio di anno, Bologna sta davvero catalizzando la nostra attenzione, gli amici di CHEAP Festival in occasione di Art City hanno infatti proposto una serie di interventi in strada che hanno visto al lavoro 2501, James Kalinda e Signora K
Nell’attesa che ci separa dalla nuova edizione, da poco online la call for artist (qui), il famoso festival bolognese ha iniziato a scaldare i motori proponendo un doppio intervento per le strade della città. Ancora una volta come ideale superfice di lavoro gli organizzatori hanno scelto di utilizzare gli spazi affissivi in disuso del comune. Portando avanti quindi uno dei cardini tematici del festival, ovvero la reinterpretazione e la riqualificazione della iconiche bacheche sparse per tutta la città. Questo particolare approccio, come ribadito più volte, si pone come ideale stimolo per sfruttare da una parte tutta la potenzialità comunicativa di questa spazio pubblicitari, sviluppando un dialogo forte e sfaccettato con i passanti, dall’altra stimola la rinascita visiva di superfici altrimenti abbandonate al loro destino che tornano quindi, attraverso il lavoro di artisti di spessore, a nuova vita.
Differenti per impostazione stilistica, 2501, Signora K e James Kalinda si sono quindi trovati a lavorare su carta proponendo intrecci visivi eterogenei capaci di ereditare tutta la differente stilistica che accompagna la ricerca di ciascuno di loro. Al tempo stesso con l’uscita di questo video, abbiamo l’opportunità di dare un occhiata al making of dei lavori, dalla fase realizzativa a quella installativa ponendo finalmente l’accento anche sul duro operato che viene svolto di volta in volta dagli organizzatori.
Null’altro da aggiungere, se volete approfondire vi rimandiamo ai precedenti post, quello sul lavoro realizzato da James Kalinda e Signora K (Covered) e l’ultimo intervento di 2501 (Covered), nel frattempo mettetevi comodi e schiacciate play, enjoy it.

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Os Gemeos – “The Bunker” Installation at Museu Casa do Pontal

08/02/2015

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Lo scorso 31 Gennaio i gemelli Pandolfo aka Os Gemeos, hanno inaugurato “The Bunker”, loro ultima installazione permanente all’interno degli spazi dell’importante Museu Casa do Pontal di Rio de Janeiro.
Gli Os Gemeos sono probabilmente tra gli artisti più famosi a livello internazionale. Il duo brasiliano da veramente parecchio tempo porta avanti una particolare e personalissima stilistica coadiuvata da un peculiare tematica artistica. Al centro delle loro produzioni troviamo gli iconici characters, personaggi con i quali il duo va ad invadere letteralmente le strade e le periferie urbane. Questi particolari personaggi dalla belle gialla, emergono dagli ambienti urbani attraverso sontuosi effetti tridimensionali, oppure occupando grandi e gigantesche pareti cittadine, scherniscono, irridono, si confrontano e ci fanno confrontare con temi ed argomenti eterogenei facendosi carico di spunti spesso profondi.
Dal punto di vista prettamente stilistico, gli autori si confrontano spesso con textuters e pattern differenti, lasciandosi pervadere da fascinazioni differenti in grado di entrare in contatto, commutare e trasformare completamente l’aspetto o le scenografie all’interno dei quali i loro soggetti vengono calati.
Per questo nuovo progetto istituzionale gli Os Gemeos si fanno carico di rappresentare quella che è tutta l’eredità dell’arte popolare Brasiliana. Al tempo stesso volontà del museo è quella di mostrare come l’arte, in tutte le sue forme ed espressione, riesca a sviluppare un moto di cambiamento nei modi di vedere ed anticipare i problemi, di riflettere sugli stessi offrendo uno spaccato ed una riflessioni differente.
L’idea dell’istallazione è quella ancora una volta di entrare in contatto con la cultura popolare Brasiliana, al tempo stesso gli autori canalizzano questo stimolo attraverso un lavoro dal fortissimo valore simbolico. La scelta di utilizzare un Bunker sta tutta nella volontà degli interpreti di realizzare un opere in grado di preservare, proteggere e porsi a guardi delle tradizioni ed al tempo stesso offrire un luogo di catarsi e riflessione. La strutture è quindi caratterizzata dalla presenza di un grande bunker appunto all’interno del quale troviamo una gigantesca figura, in scala 1/1 raffigurante uno degli iconici personaggi gialli dei due artisti Brasiliani.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo potete trovare una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti sul lavoro del grande duo.

Pics via AM

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Phlegm – “Rare and Racy” New Mural in Sheffield

07/02/2015

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Phlegm prosegue nel portare avanti il proprio percorso in strada, l’artista Inglese ha infatti da poco terminato di realizzare questo nuovo e piccolo intervento direttamente sulla superfice esterna del Rare and Racy di Sheffield, luogo a cui l’artista è particolarmente legato.
Il lavoro di Phlegm è direttamente connesso con la volontà dell’artista di sviluppare una propria e personale narrativa visiva. In questo senso è piuttosto interessante notare come l’autore riesca a declinare questo impulso attraverso la realizzazione di lavori differenti per dimensione e contesto che, nonostante appunto queste diversità, riescono a mantenere inalterate le loro caratteristiche ed i tratti distintivi. Abituati a vedere l’interprete declinare il proprio immaginario all’interno di gradi spazi pubblici, questo inizio di anno è segnato dalla volontà dello stesso di tornare all’inizi della propria ricerca, di sviluppare le opere all’interno di spazi abbandonati oppure in contesti naturali, lasciando che gli stessi dialoghino con il panorama generando quindi un interazione fortemente rimarcata. A catalizzare questo impulso ancora una volta gli iconici personaggi dell’artista, veri e propri protagonisti della totalità delle produzioni firmate dall’autore.
Abbiamo visto i characters di Phlegm alle prese con le situazioni più improbabili, questi particolari soggetti, figli del rimarcato background nel mondo dei fumetti, vanno in questo a delineare un vero e proprio universo narrativo attraverso il quale l’artista si confronta con la realtà generando una sorta di personale spaccato alternativo.
L’universo generato dall’artista ci proietta quindi all’interno di un mondo a se stante che, parete dopo parete, si è fatto mano a mano sempre più limpido e vivo. L’abilità dell’interprete è stata quella di commutare dettagli e stimoli differenti al fini di farci immergere sempre più in profondità all’interno della personale narrativa visiva. Le creazioni dell’autore ruotano intorno alla figura degli iconici characters, esili e con abiti caratteristici, sono immersi all’interno di un habitat intriso di riferimenti alla cosmologia, all’alchimia, ma anche a temi come lo steampunk, rivelando tutto il carattere di un filone tematico sfaccettato e decisamente profondo.
Il piccolo intervento realizzato da Phlegm, è una sorta di celebrazione del luogo. È qui infatti che l’autore ha iniziato a vendere le sue prime pubblicazioni e, vista la futura chiusura del negozio, in favore di nuovi shop ed appartamenti, l’interprete ha voluto celebrare la storia di questa esercizio. Ancora una pittura di piccole dimensioni con l’artista che va ad inserire uno dei suoi iconici characters, letteralmente appoggiato sull’insegna dell’attività commerciale, intento a leggere un libro.
In attesa di rivedere l’artista al lavoro su superfici di maggiore dimensione oppure in nuovo ed interessanti esplorazioni, ad accompagnare il nostro testo, alcuni scatti di quest’ultima piccola pittura, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo.

Pics by The Artist

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Nychos “Intestine Xray Blocky” New Mural in Vienna

07/02/2015

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Ci spostiamo a Vienna, base operativa di Nychos, qui l’artista è tornata al lavoro negli scorsi giorni andando a realizzare una nuova pittura fortemente legata al proprio peculiare immaginario e soprattutto al personale background da writer.
È sempre piuttosto stimolante vedere le differenti declinazioni dell’immaginario di Nychos, ancora più interessante è osservare come l’interprete riesca a declinare la propria ricerca in funzione di soggetti e situazioni differenti e di come, il personale background, vada puntualmente ad incidere all’interno delle sue stesse produzioni. Stimolo principale dei lavori è quella di una personale reinterpretazione di corpi e soggetti differenti, animali e bestie, che vengono tratteggiati attraverso la personale ricerca. Le immagini entrato a contatto con la personale fascinazione dell’autore, l’esigenza di dissezionare corpi che vengono raffigurati, squarciati, letteralmente aperti e con in bella mostra viscere e organi interni.
Quelle che emergono sono quindi visioni capaci di raccogliere i differenti stimoli grafici dell’Austriaco, dal mondo dei graffiti appunto, passando per l’illustrazione, il mondo dei cartoni animali, ed ad una forte influenza splatter. Il tratto proposto è la diretta conseguenza dell’utilizzo di colori piuttosto accesi e rimarcati, atti a dare maggiore rilevanza alla forte e radicata componente anatomica. Lo studio di questa disciplina, permette infatti all’autore di rappresentare al meglio i corpi e le viscere degli animali rappresentati. Dettagli vivissimi quindi si fanno spazi tra le aperture intelligentemente proposte dall’artista, con gli organi, lo scheletro, gli occhi ed i vasi sanguini, tutti dipinti con estrema cura e realisticità. A concludere ed accompagnare ciascuna delle opere, gli di tridimensionalità che vanno a far emergere la figura proposta dalla superfice di lavoro.
Per questa sua ultima fatica, dal titolo “Intestine Xray Blocky”, Nychos cambia completamente registro. L’interprete sceglie di tornare al lettering, quella che abbiamo di fronte è quindi una gigantesca scritta all’interno della quale vediamo muoversi viscere e parti di scheletro, una scomposizione viva ed altamente dettagliata che ci ha lasciato positivamente colpiti.
Null’altro da aggiungere, ad accompagnare il nostro testo alcuni scatti dell’intervento realizzato, in attesa di scoprire nuovi aggiornamenti sul lavoro del grande interprete, dateci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare.

Pics by Herbalizer and jayzeapix

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Kebabbari, Italian Doner Graphic Mash-ups Fanzine

06/02/2015

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Andiamo con piacere a dare un occhiata a Kebabbari, Italian Doner Graphic Mash-ups, ultima fanzine di Francesco Fusaro che va a rielaborare in una nuova miscela visiva, le iconiche grafiche dei negozi di Kebab del nostro paese.
È sempre piuttosto interessante vedere come il mondo delle pubblicazioni diy continui a sviluppare idee e spunti differenti, attraverso elementi della cultura popolare rielaborati attraverso un occhio personale.
L’appellativo Kebabbari è un espressione tipicamente italiana che identifica tutte le differenti etnie che produco e servono il famoso Döner kebab. L’autore è rimasto particolarmente affascinato dalle grafiche dei flyer utilizzati per promuovere questi locali, immagini appartenenti quasi ad una cultura underground in cui si miscelano elementi differenti.
Con base a Londra, Francesco “Froz” Fusaro, ha nella sue corde una esperienza multi disciplinare, dalla musica passando per il mondo dei graffiti, approcciandosi al mondo dell’arte attraverso tecniche e stili differenti. L’idea alla base di questa nuova e folle pubblicazione, è quella di rendere omaggio alle grafiche ‘splendidamente stupide” che vengono utilizzate sui volanti ed all’interno dei tipici Doner Kebab sparsi nella penisola, luoghi questi che ciascuno di noi ha avuto modo di visitare almeno una volta durante la vita nelle grandi e piccole città. L’artista riflettere proprio sull’elemento di non attrazione di texture ed immagini varie, andando a sviluppare un percorso visivo di mash-up e loop grafico, paragonabile ad un approccio di tipo musicale, con il quale rielabora graficamente queste immagini. Il risultato è una miscela eterogenea e capace di accogliere simboli e visioni sincretiche, di cogliere gli stimoli visivi innescando e facendo emergere nuove e folli immagini finali.
In calce al nostro testo alcuni scatti della pubblicazione, dateci un occhiata, se invece siete interessati all’acquista, non vi resta che contattare direttamente gli amici di Bolo Paper, la nostra copia è già in arrivo, voi che aspettate?

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Sten & Lex – New Murals in Rome (Progress)

06/02/2015

Sten & Lex in Rome for Wunderkammern-© Giorgio Coen Cagli

Come annunciatovi nel nostro teaser, questo sabato Sten & Lex apriranno all’interno degli spazi della Wunderkarmmern Gallery di Roma, “Matrici Distrutte”, nell’attesa che ci separa dall’apertura, il duo italiano sta portando a termine due nuovi interventi in strada.
L’esibizione è quindi l’occasione per approfondire a 360^ gradi il lavoro dei due interpreti, sia con una nuova serie di inediti lavori, realizzati appositamente per lo show, sia attraverso il percorso in strada che da sempre ne caratterizza l’operato. Lo show è parte del progetto espositivo della Wunderkarmmern Gallery ‘Limitless’, ovvero una serie di esibizioni incentrate sul concetto di limite. Ognuno degli show fin qui proposti. sta infatti indagando il lavoro di autori di spessore nazionale ed internazionale attraverso un idea di prevaricazione di limiti quotidiani e di come questi portino ad una riflessine sulla realtà
Come ribadito più volte, il percorso di ricerca di Sten & Lex ha subito un forte e deciso cambio sostanziale, il duo romano ha scelto di mettere da parte l’iconico lavoro di ritrattistica per avvicinarsi sempre più ad un ottica astratta. La produzioni degli autori hanno quindi subito un cambio sostanziale, attraverso la ricerca di forme e contenuti stilistici eterogenei. Se l’approccio tecnico risulta del tutto invariato, con gli interpreti che continuano a sviluppare i propri lavori attraverso la peculiare tecnica di stencil, i contenuti variano, divengono più criptici ed entrano in contatto con lo spettatore attraverso un impulso maggiormente viscerale ed emotivo. Il duo si è lasciato affascinare da geometrie ed elementi differenti, questi, generati dall’intersecarsi di fasci e matrici distrutte di linee, vanno quindi ad incarnare l’aspetto stesso delle immagini proposte.
C’è molta curiosità da parte nostra, sia per l’allestimento che i due autori proporranno, sia per la seconda delle due pareti realizzate, la prima, completata, potete già vederla attraverso gli scatti in calce. Queste ultime, entrambe nei pressi della galleria Romana, portano avanti tutta l’indole astratta che sta caratterizzando la ricerca del duo negli ultimi tempi ed in particolare la seconda, verrà sviluppata attraverso un inedito utilizzo di tonalità differenti rispetto al canonico bianco e nero, si avete letto bene ci saranno i colori.
In calce al nostro testo potete trovare una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo, nei prossimi giorni daremo un occhiata approfondita all’allestimento ed ai due interventi realizzati.

Thanks to Wunderkarmmern for The Pics
Pics by Giorgio Coen Cagli

Sten & Lex in Rome for Wunderkammern-© Giorgio Coen Cagli

Sten & Lex in Rome for Wunderkammern-© Giorgio Coen Cagli

Sten & Lex in Rome for Wunderkammern-© Giorgio Coen Cagli

Sten & Lex in Rome for Wunderkammern-© Giorgio Coen Cagli

Sten & Lex in Rome for Wunderkammern-© Giorgio Coen Cagli

Sten & Lex in Rome for Wunderkammern-© Giorgio Coen Cagli

Sten & Lex in Rome for Wunderkammern-© Giorgio Coen Cagli

Sten & Lex in Rome for Wunderkammern-© Giorgio Coen Cagli

Sten & Lex in Rome for Wunderkammern-© Giorgio Coen Cagli

Sten & Lex in Rome for Wunderkammern-© Giorgio Coen Cagli

Sten & Lex in Rome for Wunderkammern-© Giorgio Coen Cagli

Sten & Lex in Rome for Wunderkammern-© Giorgio Coen Cagli

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Sten & Lex in Rome for Wunderkammern-© Giorgio Coen Cagli

Emajons – New Mural in Vucciria and Kalsa, Palermo

06/02/2015

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A distanza di qualche settimana, torniamo nuovamente per le strade di Palermo, qui uno scatenato Emajons ha infatti da poco terminato di realizzare una nuova serie di interventi portando in dote tutto il suo particolare immaginario visivo.
Dopo la gigantesca parete realizzata a Menfi (Covered), capace di portare in dote gli stimoli più recenti dell’immaginario dell’artista Italiano, Emajons si è spostato a Palermo dove prosegue il suo personale dialogo con gli spazi cittadini istillando un nuovo dialogo con la gente del posto.
È l’opportunità per un nuovo viaggio, una nuova estensione di spunti temi e riflessioni che con così forza l’autore riesce a far rimbalzare nelle superfici pubbliche. L’abbiamo spesso ribadito, Il lavoro dell’artista giunge sotto forma di percezioni personali in grado di scuotere chi osserva, di entrare nelle viscere di stati emotivi e personali per rivendicare impulsi reconditi e nascosti. Sono immagini instabili, profonde e ruvide, caratterizzate da una sorta di violenza visiva. Un immaginario, quello dell’interprete Italiano, capace di toccare le corde sensibili quindi, puntellare sensazioni, digeriamo l’amaro delle forme raffigurate, accusiamo il colpo, per comprendere al meglio gli spunti e le particolari tematiche che ne accompagnano il lavoro.
Osservando il percorso produttivo dell’autore, ci si ritrova spesso coinvolti in riflessioni differenti, l’artista è riuscito a tratteggiare con forza, una spiccata visione della società moderna utilizzando come principale protagonista l’uomo. L’essere umano di Emajons è le sembianze di una creatura in costante metamorfosi, si tratta di soggetti sviluppati attraverso una radicata crudezza espressiva. In questo senso i protagonisti divengono un eccellente specchio, una riflessione dei mali interiori, del marcio e della triste deriva dell’uomo. L’autore interagisce con questa sensazioni commutando i propri characters che appaiono come veri e propri mostri, più vicini agli animali, alimentati da una profonda dinamica cromatica, da mash-up e sovrapposizioni, prospettive e frame che si intersecano tra di loro andando a generare una frattura visiva forte e ridondante. Rappresentano la conseguenza stessa della natura alterata, degli stati d’animo e dei sentimenti che finalmente prendono il sopravvento cambiando l’aspetto della carne e dei corpi raffigurati.
Quest’ultima serie di interventi rivendica tutto l’immaginario di Emajons, l’autore si lancia in tre differenti pittura una differente dall’altra. Nella prima a fare capolino e un soggetto antropomorfo con le sembianze di un gigantesco volatile in caduta, nel secondo lavoro l’artista porta in dote un nuovo ed enigmatico personaggio/mostro a due teste intento a distruggere una serie di cocci. Infine l’ultimo, forse quello più criptico, con l’interprete che va a realizzare una silhouette di un corpo umano interamente nuda e senza volto.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo potete piuttosto dare un occhiata da vicino a quest’ultima infornata di interventi, è tutto dopo il salto. Ma restate sintonizzati, nei prossimi giorni infatti approfondiremo il lavoro realizzato dall’autore per Borgo Vecchio Factory.

Pics by The Artist

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Broken Fingaz – New Murals at KARTEL in Haifa

06/02/2015

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Dopo diverse settimane di silenzio, torniamo ad approfondire il lavoro dei Broken Fingaz, il collettivo Israeliano ha infatti da poco terminato di realizzare una nuova serie di lavori all’interno del KARTEL ad Haifa portando avanti tutto il personalissimo immaginario.
Ancora una volta, dopo le incursioni in giro per l’Europa che hanno interessato buona parte del 2014, torniamo quindi ad immergerci all’interno delle particolari visioni degli autori al lavoro direttamente all’interno del proprio contesto cittadino. Una nuova serie di opere scandite dall’utilizzo unicamente del nero come unico vettore cromatico e caratterizzate dalla peculiare mistura di spunti ed elementi grafici e tematici differenti, che da sempre contraddistingue la totalità delle produzioni degli autori.
Senza dubbio tra gli artisti che maggiormente incontrano il nostro favore, I Broken Fingaz, come spesso abbiamo avuto il piacere di constatare portano avanti un percorso artistico che poggia le sue basi su mistura di stimoli ed elementi grafici eterogenei.
In questo senso gli elaborati proposti dagli interpreti si sviluppano attraverso la creazione di immagini singole, spesso raccolte all’interno di vere e proprie caselle, dai flash che vanno ad esplorare riferimenti e tematiche differenti. Il background degli autori è il risultato di influenze e fascinazioni differenti, anzitutto dalla cultura pop, che va chiaramente ad investirne la stilistica in funzione di un personale stimolo illustrativo, dal trash e dallo splatter più estremo, passando per film horror datati, arrivando infine ai famosi, controversi e caratteristici contenuti a carattere sessuale che di volta in volta fanno capolino nelle loro opere. Quella che emerge è quindi una mistura altamente esplosiva ed in grado costantemente di esaltare, attraverso una esagerazione rimarcata, temi e spunti differenti in funzione di un approccio stilistico comune e cadenzato da binomi cromatici e stimoli tonali differenti. Nei lavori dei Broken Fingaz abbiamo modo di confrontarci con personaggi, storie ed elementi bizzarri, spesso sopra le righe, in quella che diviene una follia lucida, acida e fortemente ridondante proiettata attraverso impulsi emotivi eterogenei.
Per questa loro ultima fatica gli interpreti vanno ad investire completamente lo spazio del noto locale, sulle pareti vanno quindi ad emergere composizione differenti, volti, soggetti e characters diversi, corpi e simboli quasi esoterici in grado di proiettare lo spettatore all’interno del folle universo che caratterizza le produzioni degli autori.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo potete piuttosto trovare una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Pics by The Artist

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The Colour Sphere Group Show at Mini Galerie (Recap)

05/02/2015

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Aperta lo scorso 20 di Dicembre, andiamo a dare un occhiata approfondita a “The Colour Sphere” ultimo group show presentato all’interno degli spazi della Mini Galerie di Amsterdam con i lavori di Maya Hayuk, Nuria Mora, Anna Taratiel, Clélia Zida.
Prosegue quindi la programmazione della bella galleria olandese con un nuovo group show caratterizzato dal lavoro di quattro interpreti. The Colour Sphere, prende il suo titolo dal libro del pittore tedesco romantico Philipp Otto Runge. Si tratta di una sorta di celebrazione delle potenzialità del colore attraverso le opere di quattro artiste differenti. Ciascuna delle interpreti porta infatti avanti un personale percorso di ricerca dove, l’aspetto cromatico, rappresenta il principale impulso visivo e tematico. L’allestimento proposto per questa nuova mostra, riflette proprio sull’utilizzo del colore all’interno di una trama astratta e di come, nonostante le differenti fascinazione che accompagnano il lavoro di ognuna delle protagoniste, vi sia un sottile legame percettivo tra i loro interventi.
Approfondendo, il lavoro di Maya Hayuk è direttamente legato alla particolare vena pittorica che accompagna la totalità dei suoi interventi. Come visto più volte gli elaborati presentati dall’artista Statunitense rappresentano l’ideale miscela di stimoli differenti. Dai mandali, alla cultura pop, l’autrice ha sviluppato un personale percorso visivo in cui troviamo colori particolarmente accesi che confluiscono in trame astratte dove, rette e segmenti vanno a catalizzare textures elaboratissime.
Dal canto suo Nuria Mora porta avanti una personale rielaborazione degli spazi urbani. L’interprete Spagnola entra quindi in simbiosi con i panorami cittadini, ne raccoglie gli impulsi e gli stimoli visivi all’interno di una rielaborazione grafica altamente criptica. Le produzioni dell’autrice sono quindi caratterizzate da intervalli di elementi squadrati, scanditi da giochi percettivi differenti sviluppati attraverso tinte e campionature eterogenee, in grado di giocare con lo spazio fino a creare elementi e figure in negativo.
Anna Taratiel, Spagnola ma con base ad Amsterdam, porta avanti un personale percorso direttamente legato al proprio background come graphic designer. L’autrice, si muove attraverso differenti medium, dalle installazioni al lavoro in strada, sviluppando un personale percorso astratto dove va letteralmente ad assemblare forme ed elementi differenti. Le opere proposte giocano con le sensazioni e gli stati emotivi, in funzione di una differente prerogativa cromatica, che ne accompagnano lo sviluppo nello spazio.
Infine Clélia Zida, l’interprete Francese con base anch’essa ad Amsterdam, porta avanti una personale astrazione della forma che la vede sviluppare intensi banchi geometrici. Il lavoro dell’interprete si sviluppa attraverso una ripetizione di strutture a rete apparentemente identiche. Il lavoro, sviluppato interamente a mano libera, è in realtà il risultato di una gestualità rimarcata che utilizza il colore in funzione della propria e personale traccia pittorica, imperfetta e ricca di dettagli.
In calce al nostro testo alcuni scatti dell’allestimento e le immagini durante il vernissage, dateci un occhiata e se vi trovate in zona, c’è tempo fino al 7 di Febbraio per andare a darci un occhiata di persona, noi ve l’abbiamo detto.

The Mini Galerie proudly presents The Colour Sphere, a group exhibition showcasing works by Maya Hayuk, Nuria Mora, Anna Taratiel and Clélia Zida. The exhibition draws its name from the seminal book by the German Romantic painter Philipp Otto Runge and celebrates the expressive potentiality of colour through the works of four international female artists.
The works featured in The Colour Sphere demonstrate each of the artists’ diverse and unique relationship with colour within their contemporary abstract art practice.

Thanks to The Gallery for The Pics

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Museruola Edizioni –”San Francisco l’Assiso” by Nicola Alessandrini

05/02/2015

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A distanza di tempo torniamo a parlarvi di uno dei progetti di micro editoria al quale siamo maggiormente legati, torna Museruola Edizioni con una nuova uscita dal titolo “San Francisco l’Assiso” realizzata da Nicola Alessandrini.
Siamo di fronte al classico progetto di micro editoria DIY indipendente, tutte le pubblicazioni escono sotto un formato unico e vengono stampate in edizioni limitatissima, ognuna timbrata e numerata. L’idea e fulcro di Museruola Edizioni è quella di offrire ad artisti di volta in volta differenti, la possibilità di confrontarsi con un unico foglio A3, che viene poi stampato, fotocopiato, richiuso e ripiegato al fine di creare una sorta di museruola per i disegni al suo stesso interno.
Elemento quindi che contraddistingue le uscite è anzitutto una forte immediatezza ed una grande fruibilità, ma soprattutto la scelta di lavorare con realtà ed autori di grande livello, spaziando verso stili ed approcci differenti, dagli illustratori passando per artisti urbani ad esempio. Le uscite sono quindi condite da immaginari differenti e variegati, ricerche personali di interpreti tra i più importanti del panorama Italiano.
Dopo la recente Della Mia Carne, Nicola Alessandrini presta quindi il suo particolare immaginario per un nuova e densa uscita in grado di raccoglierne appieno i particolari stimoli visivi e tematici.
Il contatto con le visioni di Nicola Alessandrini non è mai facile, l’approccio dell’autore si rifà ad un impulso violento in grado di tratteggiare al meglio la figura dell’essere umano. L’uomo dell’artista è una figura tetra, agghiacciante, l’interprete muove una riflessione pessimistica in cui chi osserva si trova a contatto con immagini forti, crude, ed in grado di scavare sia visivamente che tematica nelle interiora di ciascuno di noi. La carne, involucro virulento del nostro essere, limite intrinseco della nostra stessa esistenza, raccoglie l’eredità del momento attuale, delle difficoltà e degli instanti bui che stanno interessando l’essere umano.
Quest’ultima uscita, come da titolo, va a proporre una personale rielaborazione della figura del santo attraverso il particolare immaginario dell’artista.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo alcuni scatti dell’uscita, se siete interessati potete acquistare questa e le precedenti pubblicazioni direttamente sul sito, dateci un occhiata, qui i nostri recap su alcune delle edizioni già uscite.

Pics by Museruola

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Blaqk – New Mural in Athens, Greece

05/02/2015

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Prosegue il periodo dei Blaqk, il duo Greco è tornato nuovamente al lavoro lanciandosi in una nuova realizzazione direttamente su questa parete semi distrutta all’interno di qualche zona abbandonata ad Atene.
Questo inizio di anno vede il duo formato da Simek e Greg Papagrigoriou, particolarmente attivo. Gli autori stanno infatti continuando a lavorare proponendo differenti alternazioni della loro peculiare ricerca visiva.
Utilizzando quindi ancora una volta il bianco ed il nero come interlocutori cromatici, gli interpreti vanno a realizzare una nuova opera in cui ancora una volta le due differenti identità degli artisti, vanno a miscelarsi all’interno di un’unica immagine finale.
Come visto più volte a caratterizzare le produzioni del duo greco, è la volontà dei entrambi gli autori di ricercare costantemente soluzioni ed impostazioni visivi eterogenee. Si tratta di un approccio capace di raccogliere i differenti stimoli e la ricerca personali di ognuno dei due. In questo senso le opere firmate dagli interpreti vengono realizzate attraverso la miscela di sperimentazioni geometriche ed un piglio calligrafico.
A caratterizzare quindi la totalità degli interventi, troviamo una spiccata sensibilità visivo in grado di istaurare un legate simbiotico ed interattivo tra le due differenti anime pittoriche dei due autori. Il punto di contatto è sicuramente la scelta di entrambi di esprimersi attraverso un approccio criptico e soggettivo. Da questo emergono due impulsi diametralmente opposti, un composizione forte e radicale in grado di stimolare chi osserva attraverso i due differenti percorsi che vanno ad intrecciarsi all’interno dell’immagine finale. È inevitabile quindi, nell’approcciarsi con le produzioni dei due autori, essere investiti da impulsi differenti che confluiscono all’interno dello spazio di lavoro. Se Simek esercita una ricerca coadiuvata da uno sviluppo di forme ed elementi complessi, con una personale decostruzioni e generazione di forme e figure geometriche differenti, Greg Papagrigoriou sceglie invece di abbandonarsi agli stimoli più viscerali, sviluppando una rimarcata gestualità capace di farsi carico di un personale impulso calligrafico.
Quest’ultima fatica dei Blaqk eredita quindi tutto il personale immaginario del duo Greco all’interno di un nuova composizione che ancora una volta prende vita all’interno di pareti e spazi abbandonati. Proprio la singolare simbiosi con gli spazi, che inevitabilmente vanno a commutare i risultati finali, continua ad essere uno degli elementi di interesse per gli autori. In questo senso l’opera vive il proprio sviluppo su una parete scrostata e caratterizzata dalla presenza di alcune piastrelle e di zone invece, completamente spoglie. L’opera va quindi a svilupparsi ad intermittenza, non assistiamo ad una miscela quanto piuttosto ad una sorta di immagine cadenzata, una nuova danza visiva.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo potete trovare una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti sul lavoro del duo.

Pics by The Artist

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Etnik “Gravità” at Galleria Varsi (Recap)

05/02/2015

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Ci spostiamo a Roma, qui all’interno degli spazi della Galleria Varsi, il grande Etnik ha aperto lo scorso 31 Gennaio, “Gravità” suo ultimo solo show con il quale l’interprete prosegue nel portare avanti il personale immaginario visivo e tematico.
È l’occasione per tornare ad approfondire il particolare legame che intercorre tra le produzioni di Etnik e la città. Lo spazio urbano per il grande autore Italiano rappresenta interlocutore e protagonista indiscusso delle sue produzioni. Il lavoro dell’artista porta avanti una personale fascinazione sui paesaggi urbani ed in particolare sul rapporto che l’essere umano ha con gli stessi. L’uomo non è protagonista, quanto piuttosto prigioniero di cattedrali di cemento e mattoni, costruite da lui stesso, la città diviene prigione. L’interprete attraverso il proprio operato stimola una personale presa di posizione, ci spinge ad valutare il nostro legame con lo spazio urbano, mira ad approfondire le dinamiche che legano l’uomo moderno alla città e di come lo stesso, si sia inesorabilmente isolato e chiuso all’interno di essa.
Attraverso i personali studi ed una forte e radicata esperienza in strada iniziata con il writing, l’interprete sviluppa un immaginario in cui masse, figure ed elementi urbani vanno a concentrarsi tra di loro generando forme ed elementi tridimensionali. Queste particolari geometrie ed alchimie materiche subiscono, all’interno dell’immaginario dell’autore, una sorta di accelerata. Bagnate di stimoli astratti, le forme alimentano la sensazione di un moto perpetuo, un vero e proprio magnetismo che attrare e respinge ciò che lo circonda. In questo senso al centro troviamo un totem, sospeso e costituito da elementi e forme appartenenti alla città, architetture cittadine schiacciate e concentrate che suggeriscono temi differenti, come la lotta tra cemento e natura ad esempio. Sono proprio queste grandi forme a catalizzare l’attenzione, a sviscerare e concentrare il senso di magnetismo delle opere dell’interprete, aggregando e disintegrando forme ed elementi differenti in un moto gravitazionale perpetuo.
Questa nuova esibizione, che inaugura il percorso espositivo della bella galleria Romana per il nuovo anno, porta in dote un nuova esperienza percettiva. Etnik si affaccia all’interno degli spazi catalizzando una immersione totale all’interno del proprio personale immaginario. Dalle pareti stesse, passando per le tele, le installazioni ed i differenti lavori che compongono l’allestimento, l’autore ci fa addentrare all’interno delle sue costruzioni, regalandoci un approccio percettivo unico e certamente riuscito. Stimolo, come da titolo dell’esibizione, è la gravità intesa come forza magnetica in grado di aggregare e disgregare, attrarre e respingere, forme ed elementi differenti raccolti all’interno di nuclei volumetrici, rappresentati dal corpo di lavoro in esposizione. Lo spettatore viene quindi stimolato a vagare all’interno dello spazio completamente investito da forse repulsive ed attrattive in grado di far emergere al meglio la sintesi tematica dell’interprete.
Null’altro da aggiungere, ad accompagnare il nostro testo una bella e ricca serie di scatti, con i dettagli dell’allestimento, realizzati dagli amici di The Blind Eye Factory, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo, nei prossimi giorni l’autore infatti realizzerà una nuova parete a Roma di cui noi vi daremo certamente notizia.

Galleria Varsi inaugurates its new exhibition Gravità by hosting for the first time geometrical and architectural elements, thanks to the three-dimensional research carried out by the Italian artist Etnik.

Etnik’s production is entirely focused on the analysis of volumes and how these aggregate and disintegrate. The artist’s work is based on his reflections on motion that lead to endless composition forms and new three-dimensional realities. Sculptures, installations and paintings develop inside the gallery space an inventive dynamic dimension, where gravity and magnetism are at the basis of the different techniques chosen by the artist to achieve the many elements that shape the exhibition.

The viewer gravitates towards a point in space by moving or turning around it as if walking through a magnetic field

Galleria Varsi
Via di San Salvatore in Campo 51
00186 Roma

Thanks to The Blind Eye Factory for The Pics

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Axel Void – New Mural in Chennai, India

05/02/2015

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Torniamo con piacere per le strade di Chennai, in India qui per il Conquer the Concrete Festival torniamo ad approfondire il lavoro di Axel Void, l’artista infatti ha da poco concluso questa nuova e bella pittura portando in dote una nuova riflessione.
Quest’ultima fatica apre il nuovo anno del grande artista. L’intervento ci offre l’opportunità di tornare ad immergerci all’interno del particolare stimolo pittorico che catalizzata tutte le produzioni di Void, una nuova riflessione quindi, ancora una volta raccolta all’interno della sua serie ‘Mediocre’.
Il progetto pittorico portato avanti dall’autore, è la diretta conseguenze dello spirito con il quale lo stesso sceglie di approcciarsi alla strada. L’idea dell’interprete è quella portare avanti un indagine in grado di tratteggiare al meglio le differenti sfaccettature dell’animo umano. In questo senso è però importante sottolineare come l’artista scelga di lavorare all’interno di situazioni e luoghi difficili, uno stimolo questo che aumenta la profondità del contatto umano ricercato dall’interprete e dall’altra funge da ideale propellente tematico per le sue produzioni. Le opere quindi, sono in risultato di una profonda immersione all’interno delle storie di vita difficili, di situazioni complicate ma che spesso si dimostrano capaci di stimolare emozioni vere e pure. La ricerca dell’artista va quindi a ribaltare l’idea di mediocrità, approfondendo e tessendo rapporti umani con persone in stato di difficoltà ma che, proprio per questo, sono state capaci di sviluppare una umanità più profonda.
Quest’ultima fatica di Axel Void raccoglie appieno questo stimolo, l’autore va a realizzare una pittura/ritratto di Krishnaveni, una anziana signora che dorme e vive proprio accanto alla parete.
Il luogo ancora una volta diviene principale propellente tematico. Ci troviamo vicino alla stazione del treno di Greenways, una zona particolare, con i binari del treno che attraversano un canale inquinatissimo e sporco, qui ci sono angoli dove gli alcolizzati si ritrovano, un piccolo tempio su uno dei lati del fiume e per finire una serie di venditore e bancarelle di cibo e fiori. In questa zona c’è anche l’ingresso ad una baraccopoli, laddove proprio la grande parete, è la prima cosa che viene vista non appena si esce da li.
Uno scenario per certi versi inquietante che l’artista sceglie di riabilitare attraverso il proprio intervento. L’opera non parla di povertà, piuttosto, andando in controtendenza con le tradizioni locali che vedono la realizzazione di pitture ispirate a figure politiche ed attori, l’artista sceglie di parlare direttamente alle e delle persone comuni. L’opera quindi è un omaggio a tutti coloro che condividono questo particolare spazio, all’interazione ed alla coesistenza all’interno di quest’ultimo, dai senzatetto alle persone che sono in attesa del proprio treno, ai tassisti, passando per bambini che vanno e vengono dalla scuola, arrivando infine a Krishnaveni. L’anziana donna passa i suoi giorni seduta nello stesso angolo e guardare la vita passare, apparentemente ignara, simbolo di un tempo che scorre attraverso vite e prospettive differenti
Ad accompagnare il nostro testo una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima pittura, il consiglio è quello di darci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare tutta la profondità di quest’ultima pittura.

Thanks to The Artist for The Pics

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Rero “Gated Community” at Fabien Castanier Gallery (Recap)

04/02/2015

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Ci spostiamo a Los Angeles, qui lo scorso 24 di Gennaio, Rero ha aperto “Gated Community…” suo ultimo show con il quale l’interprete Francese ha proposto una allestimento catalizzato da differenti medium.
Quest’ultima esibizione, che apre il nuovo anno della famosa galleria statunitense, ci offre l’opportunità di tornare ad immergerci all’interno della particolare ricerca dell’artista, attraverso uno show in grado di catalizzare nuove ed interessanti esplorazioni tecniche.
Come visto più volte il lavoro di Rero (Interview), poggia le basi su una personale fascinazione delle parole. L’interprete si interroga sul valore e sull’intrinseco significato delle stesse attraverso un a produzione legata alla percezione delle stesse, sia come significato sia come immagine a se stante, all’interno del panorama urbano e non. L’autore Francese sceglie di affidarsi al carattere Verdana, il font maggiormente utilizzato in rete, quello che maggiore leggibilità, ribaltandone il significato all’interno dello spazio reale. Attraverso le proprie produzioni l’artista va a dialogare con il panorama smuovendo concetti e tematiche differenti attraverso il significato stesso delle parole realizzate. Le percezioni dei luoghi e sopratutto, l’esplorazione di situazioni, strutture ed ambienti al limite della società, oppure quella di panorami naturali, porta l’interprete a commutare le proprie parole proprio in funzione di queste. Quella che viene generata è una frattura anzitutto visiva, con le frasi e le lettere che le compongono letteralmente barrate, ma anche tematica con le stesse che, attraverso il loro stesso significato, vanno a sottolineare una determinata riflessione o spunto legato al posto.
Per questa sua ultima esibizione Rero porta in dote una serie di nuovi lavori, da opere su tela, passando per quelle con il legno, su libri d’epoca, sculture ed infine una video installazione multimediale. Caratteristica dell’esibizione è l’esplorazione di differenti concetti tutti raccolti all’interno di una nuova riflessione sui meccanismi della società moderna. L’autore affronta le barriere che definiscono gli spazi dove abitiamo, tra visibile ed invisibile, attraverso differenti contesti, tra sacro e laico, andando a generare una serie di opere capaci di destabilizzare questi sistemi ciclici. L’autore si sofferma sugli spostamenti compiuti dall’essere umano da un luogo di appartenenza ad un altro, ed in particolare sul transito tra questi due differenti ambienti e sulla capacità dell’essere umano di rimanere anonimo durante questo passaggio cruciale.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo una bella serie di scatti con tutti i dettagli dell’allestimento proposto dall’autore, dateci un occhiata e restate sintonizzati sui sul Gorgo, nei prossimi giorni daremo un occhiata ai lavori realizzati nel deserto.

Fabien Castanier Gallery is proud to present the first show of 2015, a solo exhibition by the French artist RERO. This will be the second exhibition for the artist in the United States and at the gallery.

RERO presents new work for GATED COMMUNITY…, examining the global proliferation of social and urban partitioning within modern society, through paintings on canvas, mixed media on wood, pieces on vintage books, sculptures, a multi-media video installation and more. While instantly recognizable from his distinctive visual style, his work contains within it an inherent fluidity as he explores myriad concepts.

Pics by The1point8 via Graffuturism

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Interesni Kazki – “Ghost of the Lost Empire” Drawing by AEC

04/02/2015

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Con questo nuovo e splendido disegno realizzato da AEC, torniamo nuovamente ad approfondire il lavoro degli Interesni Kazki immergendoci nuovamente all’interno del particolare immaginario che da sempre contraddistingue le produzioni del duo Ucraino.
Aspettando nuovi sviluppi in strada, quest’ultima realizzazione di AEC, a breve distanza da The Last day of Babylon, continua ad offrirci l’opportunità di indagare a 360^ la ricerca ed il lavoro di uno dei nomi di spicco della scena internazionale dandoci modo di immergerci completamente all’interno del particolare e peculiare immaginario.
Il lavoro portato avanti in questi anni dal duo Ucraino è riuscito a tracciare con forza un vero e proprio universo narrativo in grado di portare in dote temi, spunti e riflessioni di vario genere, spesso in totale simbiosi con accadimenti e stimoli attuali. L’analogia visiva portata avanti dagli autori, particolarmente sensibili di questi tempi sulla questione Ucraina/Russia, ha permesso loro di imbastire un vero e proprio universo pulsante, vivo, carico di colori, personaggi e figure bizzarre in grado di estraniarci completamente dalla realtà. In questo senso la sottile linea che separa reale ed irreale, viene scandita dall’abilità degli autori di interagire con lo spettatore attraverso un incredibile quantità di situazioni, elementi e visioni, direttamente legate ai dettagli immessi nelle immagini. Questo in particolare, rappresenta uno degli elementi che maggiormente contraddistinguono le produzioni firmate dagli interpreti, spingendo chi osserva ad approfondire ciascuno degli elementi realizzati al fine di non perdere i rimandi, gli spunti e le riflessioni che accompagnano ogni singolo lavoro.
Le opere degli autori hanno sempre avuto un particolare fascino per noi, rappresentano il risultato di differenti influenze, visioni e stimoli eterogenei che sfociano in un immaginario sconfinato catalizzato dai rimandi alla cosmologia, al mistico ed all’onirico.
Con quest’ultimo lavoro, dal titolo “Ghost of the Lost Empire”, AEC prosegue la personale analisi e riflessione sul particolare momento politico e sociale che sta attraversando l’Ucraina. In particolare l’autore si sofferma sull’eredità di un paese come la Russia e su come quest’ultima stia sempre più influenzando il proprio paese. Dai dettagli presenti all’interno dell’opera, vediamo una rappresentazione del potere Russo a contrasto con una raffigurazione della pace e dell’armonia, tutt’intorno scorgiamo piccoli e sensibilissimi dettagli, come il corpo di una vittima, quello di un terrorista, per un nuovo risultato finale altamente riflessivo.
In attesa di scoprire nuovi aggiornamenti sugli Interesni Kazki, pare che Waone sia impegnato in una nuova sessione di pittura in India, vi lasciamo ad alcune immagini di quest’ultima fatica di AEC, dateci un occhiata siamo certi che non mancherete di apprezzare.

Pics by The Artist

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El Euro – New Mural at Parco Dora, Torino

04/02/2015

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A distanza di parecchio tempo torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di El Euro, l’artista Italiano ha infatti da poco terminato di realizzare questa nuova pittura all’interno del Parco Dora a Torino, portando avanti tutto il personalissimo immaginario.
È l’occasione per tornare ad immergerci all’interno della particolare stilistica che accompagna le produzioni dell’artista Italiano attraverso un intervento che ne sposta la linea d’azione dai luoghi abbandonati. Uno degli aspetti peculiari del percorso dell’interprete, è anzitutto la volontà dello stesso di confrontarsi e di sviluppare un personale dialogo con in stato di abbandono. Questa location, vero e proprio stimolo per l’artista, rappresentano le zone ai limiti della società moderna, laddove fabbriche, edifici ed intere strutture canalizzano un valore espressivo differente ed in grado elevare le immagini proposte.
Nell’idea di El Euro risiede quindi la volontà di donare una sorta di linguaggio a questi particolari luoghi, di esprimere le storie, riflessioni e spunti che gli stessi riescono ad esercitare, attraverso un azione pittorica catalizzata da un immaginario surreale e divertente.
Se questo rappresenta il primo incipit, il successivo sviluppo pittorico vede l’autore andare a raccogliere gli impulsi del suo variegato immaginario. Le opere dell’interprete stupiscono per le differenti e sottili chiavi di lettura e vengono alimentate dal linguaggio fortemente immediate che ne accompagna lo sviluppo in strada. Fortemente connesso alle personali esperienze da writer e dal rimarcatissimo background, l’interprete esibisce una visione ironica e sfaccettata.
La (quasi) totalità delle produzioni firmate dall’autore Italiano si sviluppano infatti all’interno di un quadrilatero che letteralmente va ad emergere dallo spazio a disposizione. All’interno di questo lo spettatore si trova a confrontarsi con situazioni, immagini, personaggi e lettering bizzarri e caratteristici capaci, nel loro insieme, di sviluppare temi ed argomenti differenti, alcune volte di fantasia altre di maggiore spessore ed importanza. Questa particolare dinamica pittorica, viene sempre più accompagnata dall’esigenza dell’autore di confrontarsi con una maggiore enfasi viscerale. In questo senso, ed in particolar modo i fondali delle sue opere, vengono realizzati attraverso un intensa attività pittorica con le tinte che si sovrappongono, i colori che si miscelano tra di loro, andando a generare un intensa e catertica scala cromatica.
Per questa sua ultima fatica, realizzata all’interno di uno degli epicentri dell’arte urbana Torinese ed Italiana, El Euro raccoglie tutto il personale immaginario andando a generare un intervento che raccoglie perfettamente gli stimoli della sua particolare pittura. Ritroviamo i personaggi e le situazioni surreali, così come i lettering e al fortissima base cromatica.
Ad accompagnare il nostro testo come consuetudine, una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima pittura, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’interprete Italiano.

Thanks to The Artist for The Pics

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Graphic Surgery – New Mural at Kelderman en van Noort

04/02/2015

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Ci spostiamo all’interno degli spazi del Kelderman en van Noort di Eindhoven, qui in occasione della loro ultima esibizione i Graphic Surgery hanno da poco terminato di realizzare questa nuova e splendida composizione.
Continuiamo con interesse a seguire gli sviluppi del lavoro del dinamico duo Olandese, dopo le recenti sperimentazioni negli spazi abbandonati (Covered) e il bel lavoro realizzato all’interno del Vondelbunker (Covered), ci spostiamo nella bella città Olandese per un nuovo ed interessante intervento indoor.
Uno degli elementi che contraddistingue il percorso dei Graphic Surgery è la ricerca, la continua volontà degli interpreti di spingere e trovare soluzioni differenti all’interno della loro e personale fascinazione visiva. Il duo formato da Erris Huigens e Gysbert Zijlstra continua quindi nel portare avanti il personale dialogo con lo spazio urbano attraverso un sviluppo astratto peculiare. Lo sviluppo degli interventi in questo senso passa inevitabilmente dalla città, dalle sue architetture che divengono non solo ideale spazio e tela personale degli interpreti, interlocutore quindi in grado di far posto alle loro produzioni, quanto piuttosto primo e principale stimolo visivo per la realizzazione delle stesse.
Gli autori si rifanno proprio all’ambiente cittadino, ne catturano le immagini, i vicoli, le strade, le finestre ed i cieli industriali, che divengono principale stimolo visivo capace di comporre visioni, dettagli, strutture e perfezioni cicliche. Gli artisti ne catturano l’essenza visiva ed, attraverso una continua e generosa sperimentazione, portano avanti una personale rievocazione dell’ambiente. Si tratta di un campionamento (quasi) ossessivo che va a raccogliere parti e porzioni di architetture urbane, queste vengono distrutte e decostruite per poi ricomposte sotto una nuova e differente veste visiva in grado di ereditarne tutte le caratteristiche e gli impulsi.
L’equilibrio ricercato e generato dagli autori Olandesi, sottolineato dalla scelta di utilizzare il bianco ed il nero come unici vettori cromatici, entra in contatto con le percezioni e stati d’animo personali.
In questo senso specialmente nell’ultimo periodo stiamo assistendo ad un cambio sostanziale nelle dinamiche pittoriche degli interpreti. I Graphic Surgery si stanno infatti concentrando nella realizzazione di interventi capaci di porsi tra ordine e caos, un approccio questo si geometrico, ma che al tempo stesso rivendica la volontà del duo di avvicinarsi ad approccio maggiormente sperimentativo e gestuale.
Il risultato finale è un opera composta attraverso un approccio geometrico sistematico capace di sviluppare una trama verticale costantemente in tensione tra istanti diretti ed incisivi ed altri maggiormente casuali e ruvidi.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo potete piuttosto trovare una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare. Se vi trovate in zona c’è tempo per andare a vedere l’intervento e l’allestimento che l’accompagna fino al prossimo 1 di Marzo.

Kelderman en van Noort
Nachtegaallaan 13a
5613 CM Eindhoven

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2501 – “Negative Spaces 02” for CHEAP Festival (Progress)

04/02/2015

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Torniamo con piacere per le strade di Bologna, in occasione di Art City, gli amici di CHEAP Festival hanno infatti proposto un nuovo intervento di 2501, l’autore italiano è andato infatti a realizzare una intensa serie di interventi sui pannelli di Viale Masini.
Come visto per il lavoro congiunto di James Kalinda e Signora K (Covered), la rassegna Bolognese, in attesa di aprire le danze del festival annuale, va a proporre un nuova serie di interventi che ne proseguono il percorso iniziato proprio l’appuntamento annuale. Uno degli spunti più interessanti di CHEAP Festival è infatti la volontà degli organizzatori di andare ad utilizzare gli spazi affissivi in disuso del comune. Attraverso quindi una reinterpretazione delle potenzialità comunicative delle bacheche, una volta spazi per gli avvisi del comune ed ora lasciati in stato di totale abbandono, il progetto porta ancora una volta in dote il lavoro di artisti di assoluto livello, dando nuova vita a questi particolari superfici urbane.
Questo nuovo intervento vede 2501 confrontarsi anzitutto con un medium differente, la carta, ancora una volta per i progetti Bolognesi, diviene principale input visivo, portando però l’autore ad una interazione differenti rispetto a quanto sarebbe lecito aspettarsi. Il lavoro si sviluppa direttamente sul muro di cinta dell’autostazione, e viene scandito da 13 moduli composti ciascuno da un trittico di bacheche, una centrale quindi, e due ai lati di dimensioni inferiori, il totale porta quindi a ben 43 spazi affissivi.
Su questi il grande autore Italiano va a confrontarsi con un unità centrale, una serie di fogli di carta 70×100 cm che, fissati temporaneamente su ciascuna delle bacheche, rappresentano l’incipit ideale per una successiva pittura a mano libera. Proprio questo aspetto caratterizza ciascuna delle immagini realizzate, l’artista scegli di confrontarsi con lo spazio a disposizione scansando i limiti dimensionali dei fogli, sviluppando in questo senso un tracciato continuo e sconfinante.
Questo particolare approccio, rivela ancora una volta un piglio squisitamente gestuale con la generazione di linee sinuose, sporche ed irregolari. Al tempo stesso, attraverso la continua sovrapposizione dei fogli, di volta in volta opportunamente traslati, i segni e le estensioni delle linee tracciate dall’artista vanno a generare forme ed elementi in grado di tracciare uno spazio negativo.
Dall’emblematico titolo “Negative Spaces 02”, l’intervento da una parte rappresenta una sintesi dell’attuale momento artistico dell’autore Italiano, dall’altra inevitabilmente incarna una peculiare ricerca visiva in grado di stimolare un equilibrio tra pieni e vuoti.
Null’altro da aggiungere, ad accompagnare il nostro testo una lunga ed intesa serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo, nei prossimi giorni infatti vi mostreremo il risultato finale dell’intervento.

Thanks to The Festival for The Pics

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Aris “La Macchia Umana” at Studio D’Ars (Recap)

03/02/2015

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Aperta lo scorso 20 di Gennaio, andiamo con piacere a dare un occhiata a “La Macchia Umana” ultimo show del grande Aris all’interno degli spazi dello Studio D’Ars che prosegue il suo percorso espositivo per il progetto Parentesi Aperte.
Dopo aver visto da vicino il lavoro di CT (Covered) e quello di 108 (Covered) è la volta di un altro dei big della scena Italiana va ad occupare gli spazi della galleria Milanese. Il progetto Paretesi Aperte vede cinque differenti autori italiani che si susseguiranno nella programmazione espositiva della galleria durante l’anno. Curato da Alessandra Ioalé, il progetto mette l’accento sulle differenti stilistica di ciascuno di essi e sopratutto sul comune e radicato background dall’underground degli anni 90 e dai graffiti.
E’ l’occasione per tornare ad approfondire il lavoro di Aris attraverso un esibizione capace di ereditare tutto il particolare immaginario e la ricerca del grande interprete Italiano. Come visto più volte le produzioni dell’autore sono legate da una personale e fortissima sensibilità soggettiva. Le opere si sviluppano attraverso molteplici livelli attraverso i quali l’artista si confronta con una personale fascinazione della forma. Quelle che emergono sono immagini che sanno di massa incognita, complicata da leggere e che, attraverso un forte elemento di dettaglio, vanno a stimolare impulsi e sensazioni differenti. Dalle lettera alla loro graduale astrazione, nel lavoro dell’interprete assistiamo ad una trasformazione fluida, cadenzata, all’interno della quale rimane unicamente l’essenziale, il pulito, una matassa informe di elementi differenti da quali emergono corpi e visioni fluide. Le produzioni dell’artista suggeriscono corpi, e parti degli stessi, si aprono e si propagano nello spazio in quella che diviene una grande macchia interpretativa.
La danza sinuosa proposta dall’artista si affida al colore, alle differenti declinazioni dello stesso, apre una sorta di viaggio sensoriale all’interno del quale quasi impercettibili si alzano corpi, increspature, vuoti ed immagini in negativo.
Per questa sua ultima fatica Aris prosegue nel tracciare la propria personale ricerca. L’autore Italiano insiste nel proporre immagini difficili da comprendere e da leggere, gioca con le percezioni di ciascuno di noi ,arrivando a tratteggiare ancora una volta, quella che è l’intrinseca natura umana. Nell’allestimento sono presenti una serie di disegni bidimensionali, realizzati attraverso tessiture e colori differenti in grado di delimitare le forme. Accanto a questi vediamo una nuova serie di opere realizzate interamente attraverso la composizione di multi strati di carta. Nelle sovrapposizioni generate, alterante da tinte differenti, emerge un nuovo grado di profondità dal quale si innalzano nuovi corpi fluidi, opere queste che indubbiamente vanno a far evolvere ed ad impattare con maggiore interesse lo spettatore.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo alcuni scatti durante il vernissage, dateci un occhiata e se vi trovate in zona, ricordiamo che c’è tempo fino al prossimo 20 di Febbraio per andare a darci un occhiata di persona, noi ve l’abbiamo detto.

Studio D’Ars
Via Sant’Agnese 12/8 Milano

Thanks to The Gallery for The Pics

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