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Archive for gennaio, 2015

Sten & Lex at Wunderkammern Gallery (Teaser)

31/01/2015

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Con “Matrici Distrutte” di Sten & Lex, prosegue il bel progetto ‘Limitless’ della Wunderkammern Gallery di Roma, un nuovo show che vuole indagare tutto il particolare approccio stilistico di uno dei nomi più importanti della scena nazionale ed internazionale.
Il progetto ha visto susseguirsi nomi di spessore tra cui Sam3 (Covered) e L’Atlas (Covered) e che proprio con il duo romano, prosegue la sua analisi del concetto di limite, nella sue differenti e possibili forme e di come, prevaricando i limiti quotidiani sottoposti e non, sia possibile raggiungere una riflessione sulla realtà illimitata.
C’è molta curiosità da parte nostra per questo nuovo corpo di lavoro, L’ultimo show degli artisti, aperto all’interno degli spazi della Magda Danysz Gallery di Shangai (Covered), ci aveva infatti mostrato le prima alterazioni di un percorso di ricerca, che ha portato gli autori ad interagire con gli spazi attraverso un impulso maggiormente astratto.
L’approccio astratto che sta fortemente influenzando le produzioni del duo in questo ultimo periodo si sviluppa attraverso una ricerca di forme e contenuti stilistici differenti capaci di discordarsi dai canonici ritratti. Lasciando inalterato lo stile che li ha resi celebri ,Sten & Lex cambiano completamente tema, mettendo da parte per il momento le riproduzioni dei volti, il duo sta sperimentando, procedendo in diverse direzioni lasciandosi completamente affascinare dalle geometrie e dalle componenti astratte facendole loro e rilasciandole sulla parete attraverso la proprio inconfondibile tecnica. A nostra avviso, risiede proprio qui la svolta, se infatti prima l’immagine di base era comunque il viso di una persona all’interno della quale si scatenavano i fasci e le matrici distrutte delle linee, adesso le stesse rappresentano il fulcro stesso dell’opera. Ne costruiscono le viscere, segnando lo spazio, facendo emergere forme e configurazioni differenti, si muovono silenziose ed armoniose correndo su tutta la densità a disposizione innescando incontri e scontri e dando vita ad una ricchezza di dettagli incredibile e sopratutto instaurando un dialogo, con chi osserva, attraverso un piglio maggiormente viscerale.
L’allestimento proposto da Sten & Lex per Wunderkkarmen Gallery sarà interamente costituito da una nuova serie di lavori inediti. Opere su legno e su lastre metalliche, legate a doppio filo con gli interventi in strada, e che base ideale per nuovi, interessanti e futuri sviluppi. Infine, come consuetudine gli interpreti realizzeranno una serie di interventi sparsi in giro per le strade della capitale.
In attesa di dare uno sguardo approfondito all’allestimento ed ai lavori in strada che il duo proporrà per lo show, vi diamo appuntamento al prossimo 7 Febbraio, noi saremo lì a raccontarvi in diretta l’apertura, stay tuned.

Wunderkammern is proud to present Matrici Distrutte, or “Destroyed Matrices”, the highly anticipated solo show by Sten Lex in Rome.

The show Matrici Distrutte (Destroyed Matrices) investigates the technique and artistic process of Sten Lex. For the artists, in fact, technique and process are of equal importance in the finished work, and are an essential part of it. A metaphor for life, in which the journey and the destination have the same importance. As the very title reveals, the matrices of the stencil are destroyed during the creative process. In their stencil posters, the scraps left hanging on the surface are a part of the destroyed matrix and communicate an aesthetic sense of transformation, of becoming. Using the destructive process as a part of the work, the artists surpass the limits imposed by stencils, a technique that, in its own right, limits the sign and sets boundaries. In a paradoxical way, the artists come to cancel the defining characteristic of the stencil itself: its reproducibility. Once the matrix is destroyed, in fact, the work becomes unique and can no longer be recreated. Life becomes unique and is no longer reproducible.

Paola Delfín – New Mural for Artesano Project

31/01/2015

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Torniamo con piacere per le strade di Rio San Juan, nella Repubblica Domenicana, qui Paola Delfín ha infatti da poco terminato di realizzare questa nuova e bella pittura in occasione dei lavori per l’eccellente Artesano Project.
Come abbiamo avuto modo di vedere, il progetto curato dalla Inoperable Gallery di Vienna e da Evoca1, nome di spicco della scena caraibica, ha visto durante il mese di Dicembre, nomi di spessore della scena urbana internazionale confrontarsi con gli spazi urbani e con gli splendidi paesaggi naturali della cittadina. Gli artisti invitati, si sono quindi ritrovati a lavorare all’interno del particolare tessuto social con lo spirito e con l’idea di sviluppare un dialogo in particolare con le giovani generazioni. Il progetto infatti è stato sviluppato per sensibilizzare la gente del posso mostrando come attraverso l’arte è possibile uno stile di vita alternativo.
Per noi è l’occasione per approfondire il lavoro di Paola Delfín attraverso una pittura in grado di ereditare tutte le differenti sfaccettature sia tematiche che visive del lavoro dell’interprete Messicana. L’approccio stilistico dell’interprete è senza dubbio influenzato da discipline differenti, come l’illustrazione e da una particolare fascinazione per la materia e per le forme organiche. Principale stimolo tematico è però la bellezza e la sensibilità femminile che accarezzano e plasmano ciascuno dei suoi interventi. In particolare l’autrice attraverso le proprie opere sviluppa una sorta di movimento intrinseco dei corpi e dei soggetti raffigurati capaci di proiettare verso lo spettatore sensazioni discordati. Un lavoro introspettivo il suo in grado di emanare attraverso le figure rappresentate impulsi differenti quindi. Osservando attentamente la forma e le silhouette dei corpi proposti appare chiaro come l’artista intensifica la sensazioni materica ed organica delle figure, attraverso linee fluide, elementi e forme letteralmente sospese e sfilacciate che unendosi vanno a comporre la fisionomia finale.
Come facilmente intuibile si tratta di un processo votato a sottolineare la fragibilità della figura femminile ed al tempo stesso quanto forte e delicato possano essere le sue forme. L’abilità dell’interprete è quindi quella di riservare una personale e soggettiva chiave di lettura, stimolando sensazioni e spunti differenti in chi osserva, ponendo domande e questioni unicamente attraverso un immaginario forte ed altamente catartico.
Per la sua partecipazione al bel progetto, Paola Delfín va a dipingere questa piccola parete. Giocando con la frapposizione tra il fondale nero e le proprie tinte terrente, l’artista va a generare il volto di una delle sue iconiche donne, raccogliendo appieno i personali impulsi stilistici.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo potete trovare alcune immagini con i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata siamo certi che non mancherete di apprezzare, se invece volete approfondire, nella nostra sezione, trovate tutti gli interventi realizzati per il bel progetto.

Pics by The Artist

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NEO – A Series of New Pieces

31/01/2015

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A distanza di parecchio tempo torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di NEO, l’interprete Italiano si è infatti lanciato in una nuova esplorazione di spazi abbandonati, all’interno dei quali ha d poco terminato di realizzare questa nuova serie di interventi.
E’ l’opportunità per tornare ad approfondire il lavoro di uno degli artisti italiani più interessanti attraverso una serie di interventi, capaci di ereditare tutto lo spessore della sua personale ricerca visiva.
Come ribadito più volte, le produzioni firmate da NEO sono il risultato di una personale alchimia in cui l’interprete va a miscelare il personale background con quelli che sono gli stimoli del momento. In questo senso le forza degli interventi sta proprio nella volontà dell’artista di intersecare e miscelare la personale attitudine e background dal mondo dei graffiti con uno stimolo pittorico legato alle sensazioni, agli stati d’animo del momento. Quello che emerge è un immaginario inevitabilmente criptico, astratto e fortemente influenzato da una dinamica geometrica in grado di stimolare che osserva attraverso differenti e sensibili effetti visivi.
Gli elementi proposti dall’autore, rappresentano quindi il risultato di una ricerca indirizzata verso una personale fascinazione astratta ed in grado di far evolvere quelli che sono i tipici stimoli dello studio delle lettere attraverso l’inserimento di impulsi viscerali e decisamente personali. La fascinazione dell’artista sta proprio nella volontà dello stesso di lasciar influenzare gli elementi proposti, dalle proprie emozioni. Quest’ ultime vanno quindi a commutare l’aspetto degli elementi raffigurati che variano, cambiando in funzione delle personali percezioni che l’interprete avverte in un determinato istante pittorico.
Uno degli elementi fondamentali è quindi legato ai luoghi in cui l’artista va a realizzare le proprie opere, questi spazi inevitabilmente entrato a contatto e influenzano l’aspetto delle produzioni dello stesso. Si apre quindi l’opportunità di un dialogo sensato e profondo. Il tutto avviene attraverso la volontà dell’autore Italiano di approfondire il valore architettonico e visuale di determinate superfici di lavoro, di far dialogare le proprie forme con queste al fine di far emergere un immagine simbiotica e sfaccettata. La pittura dell’interprete diviene quindi duplice, da una parte le forme dirette ed incisive, dall’altra aspetti maggiormente gestuali e manuali, con grosse macchie, colate di vernice ed alterazione della pittura capaci di investire gli elementi proposti.
Per questa nuova serie di interventi NEO prosegue il suo distacca dal bianco e dal nero, colori questi che hanno spesso rappresentato gli unici vettori cromatici nel percorso dell’artista, in favore di una pittura maggiormente sperimentale. La ricerca dell’artista sembra quindi rivolgersi verso un impostazione maggiormente minimale, più pulita con le forme che si assottigliano, divengono meno cariche e vengono unicamente sviluppate attraverso le outlines.
In attesa di scoprire nuovi sviluppi sul lavoro dell’artista, in calce al nostro testo potete trovare una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima infornata di lavori, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti.

Thanks to The Artist for The Pics

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Carne – A Series of New Pieces

30/01/2015

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A distanza di parecchio tempo torniamo ad approfondire il lavoro di Carne, l’artista italiano si è infatti da poco lanciato in un nuova esplorazione all’interno di spazi abbandonati andando a realizzare una bella e nuova serie di interventi.
È l’occasione per tornare ad immergerci all’interno dell’immaginario dell’autore, con la sua capacità di entrare a contatto con i luoghi abbandonati ed in forte stato di declino. Uno degli aspetti di maggiore interesse nelle produzioni di Carne, è senza dubbio la capacità dell’artista di istaurare un dialogo profondo e sfaccettato con edifici corrose dal tempo. Questa particolare scelta lavorativa va infatti ad amplificare il valore mistico ed evocativo delle sue produzioni. In questo senso l’autore Italiano analizza e ‘vive’ tutti quei luoghi remoti, dimenticati e posti al limite della società, vere e proprie macchie da celare e nascondere figlie del continuo e mutevole stravolgimento urbano delle città moderne. Gli edifici e le strutture abbandonate, quelle che consapevolmente o no eliminiamo dallo sguardo mentre vaghiamo per le nostre prigioni di cemento, completamente distrutti ed alla totale mercé della natura, vivono una particolare esistenza, dove proprio quest’ultima, tenta lentamente di riappropriarsi degli spazi precedentemente invasi dal cemento e dalla calce.
Parte da qui lo stimolo dell’interprete, si tratta di raccogliere le tracce dei muri, le sensazioni e gli stati d’animo suggeriti dal momento per offrire una nuova vita, una nuova manifestazione di esistenza che passa direttamente per gli interventi dello stesso autore. L’artista muove queste sue creazioni scegliendo un approccio quanto mai romantico, quasi poetico, ed in grado di stimolare sensibilità differenti. Si tratta di interventi capaci di trattare temi come la morte, la vita e l’amore, attraverso le iconiche rose, simbolo malinconico di amarezza e capaci di farsi portatrici di sentimenti di passione, carnalità ma anche dolore, sangue ed odio. L’interprete si avvicina a questi spazi scegliendo un approccio stilistico il tutto attraverso un impostazione cromatica votata unicamente al bianco ed al nero come unici vettori visivi.
Con questa nuova serie di lavori, ancora una volta Carne va a stuzzicare quelle che sono le corde più sensibili dell’animo umano, presta la propria immaginazione a questi luoghi offrendo loro una nuova identità, un opportunità di dialogo intriso in sensazioni e stati d’animo malinconiche, cupe e capaci di scuotere chi dovesse incrociare il proprio sguardo su di esse.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo potete trovare una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti sul lavoro dell’artista.

Thanks to The Artist for The Pics
Pics by Francesca Tuzzi

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Finok – New Mural for UnderDogs

30/01/2015

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Proseguono i progetti a carattere urbano curati dalla UnderDogs Gallery, in occasione della sua nuova personale, l’artista Brasiliano Finok ha infatti da poco terminato di realizzare questa nuova e grande parete a Lisbona.
Cresciuto per le strade di São Paulo in Brasile e con un fortissimo e radicato background nel mondo dei graffiti verdeoro, Finok ha poi successivamente evoluto il proprio approccio in strada attraverso un piglio maggiormente grafico e per certi versi illustrativo. Volontà dell’interprete è quella di raccogliere l’eredità di una città con la megalopoli Brasiliana ed al tempo stesso unificare questi stimoli con la propria immaginazione scandita da personaggi folcloristici in grado di segnare gli spazi attraverso una rielaborazione delle vita Brasiliana e della quotidianità in genere.
Appare evidente come quindi stimoli raccolti dalla vita reale vadano a miscelarsi con impulsi, visioni e rielaborazioni appartenenti al particolare immaginario dell’artista Brasiliano. Se questi rappresentano di fatto gli stimoli tematici delle produzioni realizzate dall’interprete, dal punto di vista visivo le immagini proposte vivono attraverso un particolare e sensibile binomio.
L’autore sviluppa le proprie opere anzitutto per mezzo degli iconici personaggi, veri e propri protagonisti all’interno delle sua narrativa visiva. Soggetti bizzarri e contorti, characters divertenti ed in grado di stimolare spunti e riflessioni differenti attraverso la grande quantità di elementi e dettagli che li compongono. Al tempo stesso è importante sottolineare come l’artista vada ad inserire gli stessi all’interno di una forte e radicata trama visiva. L’autore genera texture e pattern che letteralmente accompagnano e scandisco queste particolari visioni, si affida spesso al verde l’artista, utilizzandolo come principale interlocutore cromatico e generando risultati finali curiosi e capaci di raccogliere differenti livelli interpretativi.
Per questa sua ultima fatica Portoghese, Finok va a confrontarsi con una grande parete. L’interprete Brasiliano realizza una delle sue iconiche figure accompagnando la stessa con una serie di dettagli, texture ed elementi grafici differenti capaci di scandire sia il corpo che i dettagli del character raffigurato.
Null’altro da aggiungere, in attesa di dare uno sguardo approfondito all’allestimento realizzato dall’interprete per il suo show, vi lasciamo ad alcuni scatti con tutti i dettagli di questa sua ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi approfondimenti.

Pics by The Gallery

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Etam Cru – New Mural in Port Adelaide, Australia

30/01/2015

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Ci spostiamo ad Adelaide in Australia, qui, in occasione dei lavori per il WonderWalls Festival, ritroviamo Bezt e Sainer aka Etam Cru, il duo polacco per la rassegna ha da poco terminato di dipingere questa enorme parete.
È l’opportunità per tornare ad approfondire il lavoro degli artisti attraverso un intervento iconico e capace ancora una volta di far emergere tutto il particolare approccio visivo e tematico delle produzioni del duo.
Tra gli artisti che maggiormente apprezziamo, gli Etam Cru portano avanti un percorso visivo caratterizzato dalla perfetta alchimia tra due e ben distinte identità, proprie di ciascuno dei due autore, che miscelandosi vanno a generare una sorta di frattura visiva. In questo senso le opere degli interprete vanno a svilupparsi attraverso anzitutto una spiccata sensibilità visiva che vive della sospensione tra reale ed irreale. La frattura tematica proposta dagli artisti si rifà quindi ad un approccio pittorico votato al realismo ma al tempo stesso, le situazioni e le visioni raffigurate, vanno a dare vita ad un immaginario legato al fantastico che va inevitabilmente e commutare l’aspetto dei personaggi raffigurati.
In questo senso gli interventi vivono quindi di colori forti, giochi di trasparenza, capaci di ben legarsi con le bizzarre ed impossibili situazioni in cui i soggetti dei loro sogno vanno ad imbattersi, una continua escalation di elementi reali ed irreali, capaci di generare un limbo visivo che inevitabilmente va ad impattare con lo spettatore. Il risultato finale sono quindi produzioni in grado, si di staccarsi dalla con forza dalla realtà ma al tempo stesso, mantenere con quest’ultima un forte contatto. Si tratta di una rielaborazione dei tempi moderni che passa attraverso visioni, storie e situazioni eterogenee, portate al limite e capaci di intersecarsi con una sorta di sogno ragionato.
L’alchimia generata dagli autori rappresenta un passaggio da inconscio ed armonioso alla realtà e finzione, abbiamo l’opportunità di calarci all’interno degli stimoli e delle divagazioni concepite dalla nostra mente, veniamo sorpresi da spunti, sensazioni, e stati d’animo capaci di generare un nuova e differente emotività
Al confronto ancora una volta con una grande superficie, gli Etam Cru vanno a raffigurare un nuovo e gigantesco personaggio. La figura che emerge sulla lunga parete porta in dote alcuni degli elementi cardine delle produzioni del tuo, forse un lavoro meno impattante rispetto alle ultime uscite, ma comunque godibile e sorprendente.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo potete trovare una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima pittura in aggiunta a qualche durante le fasi di realizzazione, dateci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare.

Pics via Sosm and The Artists

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James Kalinda x Signora K for CHEAP Festival

30/01/2015

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Ci spostiamo a Bologna, qui, in occasione di Art City Bologna, CHEAP Festival ha proposto due interventi site specific, primo, questo realizzato in collaborazione tra James Kalinda e Signora K.
Il festival bolognese, scalda quindi i motori in attesa del consueto evento annuale, proponendo un doppio intervento che va ancora una volta ad utilizzare gli spazi affissivi in disuso e di proprietà del Comune. L’idea è quella di una reinterpretazione delle potenzialità comunicative delle bacheche, un tempo utilizzate per gli avvisi comunali, ed ora lasciate in stato di abbandono. Si tratta quindi di un progetto che prosegue di fatto il lavoro portato avanti dalla rassegna nel corso degli anni, questi spazi, che hanno visto nel corso del tempo diversi autori sostituirsi di volta in volta, tornano quindi ancora una volta a nuova vita attraverso il lavoro di artisti di spessore.
E’ l’opportunità per noi di tornare ad approfondire il lavoro di entrambi i due autori, attraverso un duplice intervento capace di ereditare gli stimoli visivi e tematici di ciascuno dei due. Spesso al lavoro insieme James Kalinda e Signora K, sviluppano un doppio corpo lavorativo fortemente interconnesso ed in grado di sviluppare, attraverso percorso opposti, un unica grande riflessioni congiunta.
James Kalinda, raccogliendo appieno il particolare mistico ed oscuro immaginario visivo, va a sviluppare una personale riflessione sul rapporto madre e figlio. L’artista attraverso questo sua nuova opera pone l’accento sulla relazione che intercorre tra la società ed i nuovi nati. Dal titolo “Ghostmother” il progetto presentato va a rielaborare quelli che sono i soggetti e gli schemi competitivi dei ritratti infantili d’epoca. Nei decenni passati ogni bambino veniva posto in posa di fronte all’obbiettivo mentre le loro madri, coperte e nascoste da teli, li sostenevano. Una volta che l’immagine veniva sviluppata, la donna veniva esclusa dal campo attraverso un passe-partout grafico. Se questa rappresenta l’impostazione squisitamente tematica, l’opera si muove attraverso un piglio visivo che ci riconduce nell’emisfero visivo dell’autore italiano, oscuro, ‘sporco’ e legato al colore nero.
Proprio la figura femminile rappresenta l’ideale collegamento tra i due progetti, Signora K a differenza di Kalinda, che di fatto elimina dall’equazione la donna, l’interprete pone quest’ultima al centro del suo operato. L’idea è quella di una rappresentazione della ‘madre-dea’ capace di connettere l’essere umano alle sue origini, al mondo naturale ed al suo sapore più mistico. L’autrice bagna le proprie opere all’interno di una miscela di mistico ed onirico andando a raffigurare una serie di soggetti femminili fortemente interconnessi con gli elementi naturali, con gli animali che accompagnano ciascuna delle differenti interpretazioni, e con gli elementi vegetali, simbolo di un potere mistico e quasi magico.
La scelta di lavorare attraverso tinte e colori decisamente opposti, alimenta il distacco netto tra i due lavori, al tempo stesso nell’immagine complessiva alimenta una sorta di legame composito. Il bianco, colore principale delle istallazioni della Signora K, bilancia l’elemento oscuro e nero dei lavori di Kalinda, generando un opera finale capace di suggellare il legame tra l’essere umano e la biosfera.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo potete trovare una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli degli interventi realizzati, in attesa di vedere da vicino la seconda parte, con il lavoro di 2501, il consiglio è quello di mettersi comodi e di darci un occhiata, stay tuned!

Thanks to The Festival for The Pics

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Kid Acne “Call to Arms” New Fanzine

29/01/2015

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Come regalo di natale posticipato e fresca fresca di ritiro in posta, andiamo a dare un occhiata a “Call to Arms” ultima fanzine di Kid Acne, un albo in grande formato che raccoglie immagini, fotografie e disegni sulle iconiche Stabby Women dell’interprete.
È l’occasione per tornare ad approfondire il lavoro dell’artista con base a Sheffield attraverso un nuova uscita in grado di incarnarne appieno tutto l’iconico stile. Uno degli aspetti peculiari del lavoro di Kid Acne, è la capacità dello stesso di muoversi attraverso differenti disciplini e, lasciando le basi tematiche e stilistiche del proprio operato invariate, proporre variazioni ed elaborati differenti.
Dalle incursioni in strada, alla musica, passando per i lavori di grafica ed animazione, il percorso come writer senza dimenticare l’innato amore per la stampa con fanzine e print sempre presenti durante l’anno. Questa approccio poliedrico ha dato vita ad uno stile visivo piuttosto caratteristico, capace di toccare temi e situazioni differenti attraverso un umorismo per certi versi sopra le righe e soprattutto, calamitare l’attenzione dello spettatore attraverso un vero e proprio universo narrativo.
Come spesso accade per gli autori di tipo ‘narrativo’, al centro del loro operato inevitabilmente troviamo iconici personaggi in grado di farsi carico di temi e spunti differenti. Per Kid Acne, a fare da ideale propellente nelle sue rappresentazioni, ci sono le iconiche Stabby Women. Si tratta di una serie di personaggi femminili caratterizzati dal peculiare tratto dell’artista che rendono omaggio alle amazzoni in quella che diviene presto una rievocazione in epoca moderna, della famose donne guerriere. Queste icone hanno mano a mano preso sempre più importanza all’interno dell’universo dell’artista fino a diventarne, uno dei simboli più intensi e riconosciuti.
La fanzine esce in 500 copie, un bel formato di 25×19 centimetri per 52 pagine totale. Ogni copia è numerata a firmata dall’artista che ha accompagnato l’edizione con una serie di 4 postcards in formato A5. Ad impreziosire l’uscita troviamo una copertina rigida serigrafata a mano, e soprattutto ben quattro differenti cover per il libro della fanzine.
Ad accompagnare il nostro testo alcuni scatti dell’edizione, se invece volete acquistare la vostra copia vi rimandiamo direttamente allo store dell’artista, il consiglio è quello di farla vostra. Noi infine ringraziamo l’autore per averci spedito una delle copie!

Pics by GORGO

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Invader – New Pieces in Serengeti, Tanzania

29/01/2015

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Ci spostiamo nella bella pianura di Serengeti, nell’Africa Orientale, qui ritroviamo il grande Invader che ha da poco iniziato un nuova ‘campagna’ delle sue andando a realizzare una nuova serie di interventi legati al territorio.
Dopo la recente e piccola invasione a Parigi di qualche giorno fà (Covered), pare che Invader si sia spostato in Africa per dare inizio ad un nuovo capitolo del proprio particolare percorso d’artista. Quest’ultimi anno hanno fatto emergere un cambio repentino nello stile e soprattutto nei soggetti impiegati dall’interprete all’interno delle sue piastrelle. L’autore ha anzitutto iniziato a lavorare attraverso interventi di dimensione e formato differente ma soprattutto ha mano a mano tessuto un dialogo differente, un impostazione capace di andare a raccogliere i simboli e le immagini certamente più moderni, distaccandosi in parte dagli iconici characters che da sempre ne avevano caratterizzato il lavoro. In questo senso l’artista ha saputo dirottare la propria attenzione dai personaggi del famoso gioco Space Invaders, a quelli che sono characters più moderni ed andando in questo modo ad abbracciare tutto il grande calderone di personaggi, storie, videogames appartenenti agli anni 80 e 90. Il risultato di questo avanzamento tematico ha permesso all’interprete, da una parte di sviluppare le proprie caselle attraverso nuovi ed interessanti effetti di textures, dall’altra di proporre una variazione nelle composizioni finali e soprattutto andare a dialogare con lo spettatore od il passante casuale attraverso immagini e soggetti certamente più conosciuti e più in sintonia con quello che è il background e la cultura moderna.
L’inedita cornice di lavoro vede per la prima volta Invader andare ad interagire con uno spazio assolutamente slegato alla città ed alle strutture urbane. Si tratta di un opportunità rara di vedere come, nonostante non siano presenti edifici, lo stesso interprete riesca a far attecchire le iconiche piastrelle all’interno di questo particolare panorama. Al tempo stesso la serie di lavori mette l’accento sulla capacità dell’autore Francese di declinare la propria stilistica in funzione del luogo di lavoro.
In questo senso gli interventi, seppur mantenendo l’identità fisica delle opere, con le opere costitute sempre sotto forma di piastrelle, vanno a rielaborare gli stimoli visivi e tematici della Tanzania. L’artista va quindi a raffigurare una serie di forme arcaiche, di paesaggi e soprattutto di animali, raccogliendo l’eredità di una esperienza certamente differente da quanto siamo soliti abituarci, e soprattutto catalizzata da spunti eterogenei in grado ancora una volta di far evolvere il valore artistico degli interventi dell’autore.
In attesa di nuovi sviluppi, vi lasciamo alle immagini in calce con tutti i dettagli di questa prima infornata di interventi tra cui spicca la collaborazione con Vhils, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi approfondimenti.

Pics by The Artist

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E1000 – New Mural in Salamanca, Spain

29/01/2015

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Ci spostiamo a Salamanca, qui a distanza di tempo torniamo da approfondire il lavoro di E1000, l’interprete Spagnolo ha infatti da poco terminato di realizzare questa nuova pittura proseguendo nel portare avanti il particolare approccio visivo.
È l’occasione per tornare ad approfondire il lavoro di uno degli artisti più significativi della scena Spagnola, attraverso un nuovo lavoro capace di ereditare tutto il particolare approccio visivo e percettivo che da sempre ne segna l’operato in strada.
Uno degli elementi di maggiore interesse nelle produzioni di E1000 è senza dubbio la capacità dell’interprete di perseguire un ottica lavorativa fortemente connessa con lo spazio e le architetture urbane. In questo senso le produzioni dell’autore si basano su una personale interazione con gli elementi urbani. Si tratta di una completa simbiosi con la quale l’artista va ad immaginare lo spazio diversamente, ne trasforma l’aspetto visivo attraverso l’iconica scala cromatica e per mezzo di elementi geometrici. Quello si sviluppa è quindi una sorta di inganno per la vista e per i sensi in grado di commutare e distorcere la percezioni di un determinato luogo fisico. In questo senso non stupisce quindi la volontà dell’interprete di esplorare spazi e zone abbandonate, oppure riservare una certa cura per gli anfratti e gli spazi modesti, tutte ideale pareti dove poter esprimere, attraverso piccoli inserimenti cromatici, il valore dei propri stimoli artistici. Lo spagnolo gioca con la vista, immette figure ed elementi geometrici in grado di cambiare la percezione dello spazio cittadino, travalica gli spazi e le architetture per offrirci una visione differente in grado di creare figure e astrazioni personali.
Dopo le interessanti sperimentazione dello scorso anno, che hanno visto l’autore confrontarsi con spazi e forme decisamente più grandi, ecco tornare E1000 al lavoro su una parete di dimensioni ridotte all’interno della quale far emergere il personale piglio visivo. L’intervento realizzato a Salamanca agisce anzitutto su due distinte pareti, un lavoro anamorfico e caratterizzato dalla presenza di una grande figura centrale caratterizzata dalla consueta scala di colori.
Osservando il lavoro l’impressione è quella di una sorta di varco, un apertura in grado di fratturare lo spazio e letteralmente far emergere un dimensione visiva alternativa. L’artista gioca nuovamente il valore percettivo dello spazio circostante, imbastendo una trama visiva in grado di suggerire stimoli e sensazioni differenti, una sorta di porta immaginaria verso l’ignoto in grado di impattare profondamente e visceralmente chi osserva.
In attesa di scoprire nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’artista, null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo alcune immagini con i dettagli di quest’ultima pittura, dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Pics via Eko

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SeaCreative – New Mural in an Abandoned Place

29/01/2015

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Torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di SeaCreative, l’interprete Italiano ha da poco terminato di realizzare questa nuova pittura portando in dote nuovi ed interessanti stimoli all’interno del personale immaginario.
E’ l’opportunità per tornare ad immergerci all’interno del particolare immaginario del grande autore Italiano attraverso un nuovo intervento capace da una parte di rivendicarne tutte le caratteristiche e dall’altra di imporre nuove peculiarità all’interno del suo approccio stilistico.
Il contatto con le opere di SeaCreative è sempre stato caratterizzato dall’esigenza dell’artista di sviluppare un dialogo forte, pregno di sentimento con chi si trova a contatto con i suoi interventi. L’autore va toccare gli angoli più reconditi in quello che diviene presto un confronto con noi stessi, uno scavare all’interno di stimoli, emozioni, sensazioni e ricordi che di fatto rappresentano la nostra stessa esistenza. L’abilità dell’interprete è quindi quella di associare e sviluppare attraverso la propria pittura, stati d’animo personali, veicolare spunti sopiti per mezzo di una riflessione sui differenti spaccati di vita. Nella sospensione tra reale ed irreale, si muove quindi un analisi sfaccettata dell’uomo moderno, con la sua vita e le sue difficoltà, i sogni e le speranze, le ambizioni ed i desideri. Questo particolare impasto tematico, trova il suo giusto propellente visivo nei peculiari personaggi a cui l’artista affida il ruolo di protagonisti nelle sue stesse produzioni.
I characters proposti dall’interprete rappresentano quindi l’ideale connessione con la parte più emotiva di ciascuno di noi, si pongono come ponte immaginario, come figure cardini in grado di stimolare e sviluppare riflessioni differenti. L’autore attraverso questi va a generare situazioni di vita quotidiana oppure si diverte ad immaginare circostanze del tutto surreali capaci di alterare la nostra percezione e di trasportarci al di fuori della nostra stessa realtà.
Dal punto di vista stilistico i corpi ma sopratutto i volti di questi soggetti, risultano irregolari, gli sguardi tratteggiano emozioni differenti, si fanno fugaci, malinconici, seri o tristi, tratteggiano attraverso la loro espressività tutto lo spettro emotivo e con esso temi e spunti differenti. I characters proposti riescono quindi ad entrare in contatto con l’osservatore, accompagnandolo all’interno di un vero e proprio percorso rievocativo. Schegge di vita rimpastano i nostri ricordi e le nostre storie, l’appannato ridiviene nitido facendoci rivivere sensazioni e stati d’animo tra momenti di felicità, solitudine, malinconia e gioia, un risvegliare ed approfondire le nostre vicende personali che come sempre ci lascia fermi in silenzio ad osservare ed a pensare.
Quest’ultima pittura di SeaCreative porta quindi in dote tutto il particolare impianto tematico dell’autore italiano attraverso però un nuova e differente impostazione stilistica. L’artista sceglie infatti di lavorare utilizzando una grande figure circolare all’interno della quale va ad inserire immagini e stimoli differenti. Ancora una volta l’artista si confronta con stimoli a carattere naturale, miscelando i suoi iconici personaggi con elementi e visioni appartenenti alla natura. L’utilizzo del bianco e del nero come unici vettori cromatici, infine, catalizza tutto l’impatto e la profondità di questa sua ultima fatica.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo, potete piuttosto trovare una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti.

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Giorgio Bartocci – New Mural in Monza

29/01/2015

Come annunciatovi, andiamo a dare un occhiata alla seconda parete realizzata da Giorgio Bartocci per 7 Fragments, ultimo show del grande artista all’interno degli spazi del Grauen Studio di Monza, che chiude la sua esperienza per il progetto Recover.
Il progetto, che vede lo studio di Monza proseguire il proprio interesse verso progetti a carattere urbano, ci ha offerto l’opportunità di osservare da vicino il lavoro dell’interprete Italiano a 360^ gradi. Dal lavoro in studio, passando per gli interventi in strada, l’artista ha portato avanti un grande ed unico tema proposto proprio in occasione dell’esibizione.
Le idee di frammenti, di ciclicità e di moto perpetuo, si accostano alla perfezione con le produzioni firmate da Giorgio Bartocci, esattamente con per l’allestimento proposto, generato intorno alle sette e principali tele, l’approccio in strada dell’autore viene sviluppato attraverso questo particolare incipit.
Il contatto con le produzioni dell’interprete avviene attraverso la volontà dello stesso di sviluppare un dialogo concreto e sfaccettato, una personale ricerca sulla forma che inevitabilmente passa per stimoli e riflessioni personali. La componente astratta generata dall’autore, dà vita a spaccati, ad immagini e frammenti in grado di alimentare una costante sensazioni di movimento perpetuo. Sono proprio questi elementi a caratterizzare la pittura dell’artista, vere e proprie figure che vanno ad ‘abitare’ lo spazio stimolando chi osserva attraverso stimoli e spunti personali. Queste ombre che Giorgio Bartocci va a scomporre ed alterare, vanno ad agitare i propri corpi all’interno della superfice di lavoro, si tratta di spiriti vacui, involucri deformi che vanno a stimolare personali reminiscenze. L’interprete utilizza queste visioni per generare una sorta di tensione emotiva, uno spaccato in grado di ereditare quelli che sono i turbamenti della vita e della società moderna. Gli elementi proposti ci restituiscono instabilità e velocità, un lento scorrere capace di porre l’accento sulla liquidità della vita moderna, sulla velocità con la quale viviamo, sull’incapacità di fermarci e di assaporare un determinato istante. L’autore analizza queste peculiarità, questo costante senso di inquietudine ed incompletezza, andando a plasmare la forma di questi soggetti, ne dilata e ristringe l’aspetto in funzione di una percezione emotiva in grado di suggerire sentimenti ed emozioni eterogenee.
Ogni frammento di queste forme eredita uno spirito differente, una coscienza ed un emozione propria, un ricordo, un sogno, in quella che diviene una mistura multisfaccettata in grado di raccogliere l’essenza dell’uomo, della sua costante ricerca della felicità e di benessere.
Come consuetudine in calce al nostro testo potete trovare una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima pittura, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti sul progetto e sul lavoro dell’interprete Italiano. Qui invece le immagini dell’allestimento e della precedente parete, enjoy it.

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Pics by Grauen Studio

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Borondo “Animal” at RexRomae (Preview)

28/01/2015

Con l’apertura prevista il prossimo 5 di Febbraio andiamo a dare un occhiata ad “Animal” prossimo solo show del grande Borondoo all’interno degli spazi di RexRomae nella cornice del Londonewcastle Project Space di Shoreditch a Londra.
Annunciata come uno dei ‘crack’ del nuovo anno, questa nuova esibizione di Borondo sarà l’occasione per approfondire a 360^ tutto il lavoro dell’artista attraverso un nuova ed interessante riflessione capace di investire la totalità dell’allestimento.
C’è qualcosa di altamente poetico nelle produzioni firmate da Borondo, uno spirito di approfondimento in grado di segnare e toccare le corde più sensibili dell’animo umano. Forse è proprio questa la grande forza delle produzioni firmate dall’interprete, la capacità di riflettere attraverso il proprio lavoro, una condizione esistenziale sfaccettata. L’autore Spagnolo, attraverso le proprie produzioni mette a nudo il lato più emotivo e viscerale dell’essere umano, una innata espressività la sua, capace di sviluppare un ponte immaginario tra le sue figure e chi le osserva. In questo senso la purezza delle stesse, raggiunta proprio attraverso la loro rappresentazione senza veli, censure o filtri visivi, impatta in un sentimento che va a scavare nelle pieghe e nelle profondità dell’umano rivelandone tutta la fragilità, le insicurezze ed il dolore. Sono scene forti, dense ed articolate nella loro stessa fisionomia, vere e proprie ombre, capaci di dare voce ai sentimenti più reconditi. L’interprete riesce quindi a rivelare il nostro vero essere, ne mette a nudo l’aspetto e le debolezze, incanalandone le emotività all’interno di una pittura carica di sentimento ed espressività.
Curata da Rom Levy, fondatore di RexRomae e Charlotte Dutoit, con “Animal”, Borondo prosegue la sua personale riflessione sull’essere umano, l’interprete Spagnolo proporrà infatti un allestimento in grado di riflettere sul conflitto tra gli istinti animali ed innati dell’uomo all’interno della quotidianità. In particolare l’autore porrà l’accento sulla paura dell’ignoto e sulla dipendenza dalla tecnologia che sempre più sta entrando a far parte delle nostre vite. L’artista con questo show mira a prenderci per mano facendoci esplorare otto differenti spazi tematici all’interno dei quali troveremo installazioni, video, animazioni e pittura, con alcuni dei lavori realizzati in collaborazione con Carmen Maín, Edoardo Tresoldi e Despina Charitonidi, il tutto infine accompagnato dall’uscita di “Fake Paradise” nuova e splendida serigrafia.
Null’altro da aggiungere, in attesa di dare un occhiata approfondita allo show con un bel e puntuale recap, vi lasciamo ad alcuni scatti durante le fasi elaborazione di parte dei lavori che comporranno l’allestimento, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo.

‘ANIMAL’: Gonzalo Borondo’s most ambitious display to date. The captivating muralist will create an immersive experience for show attendees in London.
In his upcoming exhibition “Animal”, the Spanish urban artist Gonzalo Borondo aims to explore the conflict between our innate animal instincts and our present lives, which are coated with the dependence of technology and our fear for the unknown. The show will take place in London Newcastle Project Space in Shoreditch, and will be open to visitors from the 5th through the 28th of February.

RexRomae
28 Redchurch Street, London E2 7DP

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Plumas – New Mural in Neuquén, Argentina

28/01/2015

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Ci spostiamo a Neuquén in Argentina, qui a distanza di tempo torniamo ad approfondire il lavoro di Plumas, l’interprete Argentino ha infatti da poco terminato di dipingere questa lunghissima parete portando avanti il personale approccio visivo.
E’ l’occasione per tornare ad approfondire il lavoro dell’autore attraverso un intervento capace di ereditare tutto il particolare approccio visivo e tematico delle sue produzioni. Il contatto con il lavoro di Plumas è senza dubbio segnato dalla volontà dell’autore di sviluppare un approccio legato ad uno stimolo emotivo capace di commutare le particolari opere proposte. Come visto in precedenza, dopo aver sviluppato una personale interazione degli spazi attraverso un piglio astratto, l’interprete ha scelto di concentrare i propri sforzi in un pittura capace di raccogliere quelli che sono le differenti sfaccettature dell’animo umano. Attraverso quindi un approccio votato a tratteggiare stimoli e spunti viscerali, l’interprete ha sviluppato il personale e peculiare immaginario.
Nelle produzioni dell’artista veniamo a contatto con parti e sezioni del corpo che lo stesso sceglie di scindere e di porre all’interno dello spazio di lavoro attraverso una sorta di galleggiamento amniotico. Quella che emerge è quindi una visione altamente criptica e non facile interpretazione, capace di lasciare lo spettatore a contatto con una propria e personale chiave di lettura.
In questo senso appare chiara la volontà di Plumas di unificare nelle proprie pitture il paesaggio naturale con quello cittadino, al fine di sviluppare una sorta di scenario per le sue parti fisiche. Sono proprie queste ultime a catturare la nostra attenzione. Il loro aspetto, così come la loro forma slegata ed apparentemente priva di motivazione, attraverso loro forma e soprattutto posizione, vanno a rappresentare le idee e gli spunti riflessivi dell’uomo. Nell’idea dell’interprete risiede quindi di ribadire di ribadire un concetto di esistenza attraverso la pittura di queste parti del corpo laddove, le stesse vanno a catalizzare spunti e riflessioni di vario tipo. Quello che ci ritroviamo di fronte è quindi un quadro sfaccettato capace di stimolare concetti e tematiche differenti, parti di una persona che letteralmente prendono una forma tentando una espressione dei propri pensieri.
Dal titolo “Una Civilización Desorganizada”, quest’ultima fatica di Plumas prende vita su una lunghissima parete e rappresenta, attraverso un intervento frame by frame, l’opportunità per un nuova ed approfondita riflessione. L’autore si interroga sul valore della civiltà, generando una serie di braccia che, poste in fila una dopo l’altra, vanno a catalizzare pensieri e riflessioni di vario tipo. Si parla dello sfruttamento delle risorse della terra, della morte degli animali causata dall’essere umano, una continuo sali e scendi capace di evocare sensazioni e spunti differenti che ci ha particolarmente impressionato.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo potete piuttosto trovare una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

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SBAGLIATO – A New Series of Pieces in Bologna

28/01/2015

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Torniamo con piacere per le strade di Bologna per proseguire il nostro approfondimento sul lavoro di SBAGLIATO, gli artisti hanno infatti da poco terminato di realizzare una nuova serie di interventi portando avanti il personale approccio stilistico.
Dopo i recenti exploit a Roma per il progetto TRACKS (Covered) ed a Milano con la bella mostra aperta presso la Galleria Toselli (Covered), abbiamo l’opportunità di tornare ad approfondire il lavoro degli interpreti attraverso una nuova serie di interventi. L’impatto con le produzioni degli artisti è sempre piuttosto stimolante, mai banali, le opere proposte dagli interpreti riversano in strada la particolare ricerca che gli stessi stanno portando avanti. Come ribadito più volte il fulcro tematico delle produzioni firmata da SBAGLIATO sta tutto nell’abilità degli artisti di campionare e ricollocare all’interno di un determinato contesto urbano, elementi, visioni ed immagini appartenenti al tessuto cittadino. Si tratta di un dialogo con la strada portato avanti attraverso differenti livelli. Anzitutto emotivo, con le opere che vanno a stimolare sensazioni ed emozioni differenti, successivamente visivo, con gli stessi interventi che eludono ed ingannano lo spettatore proponendo una frattura visiva all’interno di un determinato contesto cittadino. La reinterpretazione della città e dei suoi spazi, passa attraverso il dialogo con la stessa, per mezzo delle campionature di finestre, portoni, serrande, porte, cornicioni, gli autori sviluppano una reinterpretazione capillare e ragionata di una specifica area, raccogliendo impulsi ed immagini appartenenti ad un differente contesto.
In questo senso questa apposizione costante, va quindi non solo a genare un paesaggio differente, ma riesce a sviluppare un illusione visiva che inevitabilmente scaturisce in una differente realtà percettiva. Il valore delle opere si misura proprio attraverso le percezioni che le stesse vanno a stimolare nel passante casuale, o meglio, nell’incapacità dello stesso di non distinguere cosa sia realmente reale e cosa invece appartenga alla finzione. Il lato quindi visivo, coadiuvato da una impostazione altamente realistica, entra quindi in contatto con la percezione delle realtà di tutti noi, andando a sviluppare immagini perfettamente coerenti con il luogo, capaci di miscelarsi all’interno di un determinato e specifico ambiente cittadino, gli artisti rendono infine complicato e difficile distinguere i loro lavori all’interno del contesto scelto.
Intervento dopo intervento, SBAGLIATO hanno quindi modellato una realtà alternativa, una visione vera e capace di offrire stimoli differenti e del tutto nuovi. La strada diviene co-protagonista, e non unicamente contenitore passivo, di un approccio costantemente in bilico tra realtà e finzione.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo potete trovare una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima infornata di lavori Bolognesi, in attesa dei prossimi aggiornamenti, dateci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare.

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Pics by Angelo Jaroszuk Bogasz

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Centina x Servadio – New Exhibition (Recap)

28/01/2015

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Aperta lo scorso 22 di Gennaio a Londra andiamo a dare un occhiata approfondita al bel duo show firmato Centina e Servadio, un immersione totale all’interno dell’immaginario dei due autori italiani attraverso un show multidisciplinare.
Diciamolo subito, l’allestimento proposto da Centina e Servadio ha tutto l’aspetto di un viaggio interiore, un profonda analisi sull’essere umano che si snocciola e si sviluppa attraverso le crepe, le parti in ombra, le malinconie e le brutalità che attanagliano ciascuno di noi durante la nostra vita. Fa male indubbiamente, sa di colpo inferto direttamente in faccia, e per questo rimbomba, risuona e vibra attraverso gli sguardi, i volti ed i demoni che i due autori riescono a plasmare. Si tratta di un approfondimento oscuro, rivolto forse prima a loro stessi e di riflesso, allo spettatore, a chi ha la volontà di volersi soffermare, di confrontarsi con i propri demoni interiori, non per combatterli, ma piuttosto per accettarli come parte integrante della propria vita. È proprio questa la sconcertante verità che emerge dai lavori proposti dai due artisti, piuttosto che fuggire o dipingere volti in plastica ed auto celebrativi di una felicità imposta e falsa, gli interpreti rivolgono il proprio sguardo alle brutture, il malessere dell’uomo moderno. Il caleidoscopio di emozioni, con le sue differenti sfaccettature, non viene quindi più repulso, anzi prende il controllo, va a cambiare i connotati, trasforma l’aspetto dei corpi, attaccandosi agli stessi, lacerando la pelle fino a definire l’ultimo gradino della scala più bassa del genere umano.
Le immagini proposte, sono mostruose nella forma eppure così dannatamente reali nella loro stessa essenza, accartocciano le sicurezze di chi le osserva, ne piegano le sicurezze, attaccandosi come parassiti ai pensieri, agli stimoli ed alle sensazioni di chi scruta con fare quasi disgustato cercando di sottrarsi e dissociarsi da ciò vede.
Centina e Servadio giocano con le nostre percezioni, ci mostrano e ci lasciano a tu per tutti con gli incubi, le paure, le debolezze e le bassezze della nostra esistenza. Lo fanno attraverso un show che raccoglie le differenti esperienze artistiche, abbracciando la pittura, l’installazione, la scultura, il suono. Si tratta di una esperienza avvolgente all’interno dell’oscuro e del recondito, un dialogo serrato attraverso immagini forti, crude, visioni ed apparizioni ruvide, altamente catartiche ed in grado di lasciare un segno profondo nella nostra e vostra psiche.
In calce al nostro testo, come consuetudine, potete trovare una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli dell’allestimento proposto dai due interpreti, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti.

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Pics by Luca Campri

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Gola Hundun – “4 Seasons” New Mural in Amsterdam

28/01/2015

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Ci spostiamo in Olanda, qui nei giorni scorsi il nostro Gola Hundun ha infatti da poco terminato di realizzare questa bella pittura in occasione dei lavori per lo Street Art Museum di Amsterdam, proseguendo nel portare avanti l’iconico approccio tematico e visivo.
Dal titolo “4 Seasons” quest’intervento realizzato dall’interprete Italiano è di fatto il primo di quattro lavori, tutti come suggerisce il titolo incentrati sul concetto di stagione, che andranno a prendere vita nei prossimi mesi. Questa serie di interventi fanno e faranno parte dello Street Art Museum di Amstrerdam, e prendono vita all’interno del quartiere di Slotermeer, nella zona ovest della bella città, caratterizzata da una forte appartenenza turca. Inevitabilmente il progetto mira quindi a favorire concetti come integrazione e rivalutazione degli spazi pubblici proprio attraverso il lavoro di artisti urbani.
L’approccio stilistico delle produzioni firmate da Gola Hundun è legato ad una rielaborazione degli elementi naturali in funzione di una tematica in grado di impattare con l’osservatore. Attraverso rami, rampicanti e piante, semi e membrane, l’interprete va a dare forma e sostanza ad un immaginario che ha proprio nella maturità della riflessione portata avanti, il suo vero valore aggiuntivo. L’autore riflette con e sulla natura, e lo fa sviluppando un dialogo duplice. Da una parte si serve delle componenti naturali per elaborare le sue stesse creazioni, prendono spunto dalla biosfera per generare immagini e visioni per certi versi criptiche ed oniriche, dall’altra le stesse vengono coadiuvate da una precisa tematica rivolta proprio a far riflettere sul valore della natura ai tempi odierni. In particolare l’autore attraverso il proprio operato, prosegue nel portare avanti ed approfondire le differenti dinamiche naturali, il rapporto tra l’uomo moderno e la natura. In questo senso l’autore non si limita ad una raffigurazione quindi, quanto piuttosto sceglie di schierarsi apertamente, puntando il dito contro le politiche di distruzione che l’uomo sta portando avanti ed andando a sottolineare, attraverso il proprio lavoro, il valore di una coesistenza pacifica tra noi e tutto ciò che ci circonda, rinnegando infine antropocentrismo che caratterizza i tempi moderni.
Per questa prima opera Gola Hundun va a confrontarsi con la lunga superfice di queste serrande andando a realizzare un intervento pensato e sviluppato appositamente per il luogo e per la particolare superficie di lavoro. Quella che emerge è un quindi opera capace di intersecarsi alla perfezione con l’ambiente circostante ed al tempo stesso sviluppare il senso riflessivo del lavoro. L’opera porta in dote un sentimento di integrazione tra le differenti comunità attraverso una analogia di metamorfosi visiva che accarezza ed attraversa la totalità dell’intervento. Con un fare progressivo, l’interprete va quindi a segnare gli spazi attraverso una visione per certi versi catartica, un paesaggio invernale si muove nello spazio a disposizione, con al centro un tramonto nordico circondato da due figure animali e da una intensa e metafisica trasformazione che accompagna la (quasi) totalità della pittura.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo potete trovare tutti i dettagli di quest’ultima pittura, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi approfondimento sul lavoro dell’interprete per questo bel progetto.

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Pics by Skount

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INSA – Space Giffiti in Brazil

27/01/2015

A distanza di parecchio tempo torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di INSA, l’interprete si è infatti da poco lanciato in un nuovo progetto per la sua serie di Giffiti, andando ad elaborare un nuovo intervento, il più grande fin ora, visibile direttamente dallo spazio.
È sempre piuttosto stimolante notare i differenti approcci che gli artisti esercitano all’interno del contesto urbano, ricavando esperienze visive differenti tra cui, quella di INSA, rappresenta una delle più peculiari ed interessanti. L’interprete Inglese porta avanti un approccio visivo direttamente legato con le dinamiche e le differenti sfaccettature della vita moderna. In risposta al consumismo, al culto dell’immagine, l’autore risponde con una produzione carica di elementi e colori che va ad intercettare alcuni degli aspetti peculiari ed ossessivi della società moderna. Il sesso, il corpo femminile, divengono principale stimolo per alterare la percezione collettiva attraverso visione ed immagini debordanti ed esagerate. Approfondendo l’artista va di fatto a legare il proprio percorso con un idea di feticismo rivolta verso oggetti o corpi umani, lo fa imbastendo una critica al consumatore moderno, ribaltando il concetto di feticismo, portando di fatto all’eccesso questi stimoli e desideri vacui.
Se questa ha rappresentato per molto tempo uno degli aspetti maggiore nel percorso artistico dell’autore, negli ultimi anni l’interprete ha sviluppato un proprio ed alternativo percorso in strada legato a doppio filo con la cultura dei graffiti e con l’utilizzo delle tecnologie moderne. Combinando la personale attitudine grafica, l’artista va infatti a sviluppare le proprie opere appositamente per una fruizione sulla rete. L’attenzione si sposta quindi dalla strada al mondo di internet che diviene quindi unico e principale spettatore dei suoi interventi. Dipinti attraverso differenti strati, gli interventi, attraverso l’utilizzo del formato gif, rivelano la loro vera natura per mezzo di un immagine in movimento, fluida e ripetuta nel tempo.
Dopo la serie di interventi in solitarie e coadiuvato da altri autori, INSA passa al livello successivo con un progetto mastodontico. L’autore, in collaborazione con Ballantine, ha trascorso alcuni giorni in Brasile, dove, dopo quattro giorni di lavoro no-stop, ha avuto modo di realizzare questa enorme pittura con un team di 20 persone. Ognuno dei cuori che compone l’immagine finale misura 24 metri di diametro, la superficie totale dell’opera è di circa 14.000 metri quadrati. Il lavoro è stato poi fotografato in alta definizione da un satellite in orbita a 431 miglia sopra la terra, le foto infine sono state utilizzati per generare quella che è l’immagine finale gif-iti.
In calce al nostro testo come consuetudine una bella serie di scatti con tutti i dettagli e le fasi di elaborazione dell’opera, per approfondire invece il bel video, dateci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare.

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Violant – “The Fall of Adam” New Mural

27/01/2015

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A distanza di tempo torniamo ad approfondire il lavoro di Violant, il grande interprete Portoghese ha infatti da poco terminato di realizzare questa nuova pittura proseguendo nel portare avanti tutto il suo iconico stile.
Senza dubbio tra gli autori che maggiormente apprezziamo, nonché uno dei nomi di spicco della scena Portoghese. Violant raccoglie al meglio le personali riflessioni per sviluppare un immaginario crudo, violento appunto ed in grado di impattare con lo spettatore attraverso la grande profondità prima visiva e poi tematica, delle sue produzioni. Apparentemente difficili da leggere, le opere firmate dall’artista portano avanti tematiche oscure, malinconiche e tristi. Con esse l’interprete sviluppa la personale riflessione sull’essere umano andando ad produrre un immaginario legato alla decadenza delle figura umana. Questa particolare inflessione tematica raccoglie l’eredità dell’autore stesso che sceglie di confrontarsi con lo spazio urbano attraverso un range emotivo profondo e sfaccettato. Al tempo stesso l’artista non si sottrae nel proporre riflessioni dure, senza alcun vincolo, totalmente prive di censura, con le quali va a trattare argomenti delicati, come la morte ad esempio che rappresenta uno dei temi ricorrenti nelle sue opere.
Per sostenere questa particolare scelta tematica l’interprete si affida ad una pittura votata al realismo e capace, attraverso il personale approccio grafico, di far immergere quanto più possibile lo spettatore all’interno delle proprie opere. Le immagini proposte si sviluppano attraverso una mistura cromatica che sceglie di affidarsi a tinte spente, profonde e cupe, atte proprie a sottolineare le tematiche che l’interprete va di volta in volta a toccare. Si tratta di una scelta che di fatto amplifica il valore emotivo delle sue produzioni, riversando tutta la malinconia e la tristezza che caratterizza i temi trattati. In questo senso gli sforzi dell’autore si dirigono verso temi difficili, la malattia, l’abbandono ed appunto la morte, entrano in collisioni con le percezioni e le emotività dell’interprete ancor prima che dello spettatore. Tutto il caleidoscopio di emozioni, come l’odio, la paura e la malinconia, vengono fatte gravitare all’interno di una pittura che sorprende per la grande quantità di dettagli presenti. Si tratta di una vera e propria immersione all’interno di un immaginario capace di provocare sensazioni difficili da gestire. Le immagini trasmettono disagio, stridono e colpiscono, stuzzicano la nostra mente e ci costringono ad una riflessione profonda su noi stessi. Si tratta di una sorta di pugno allo stomaco, forte e ben assestato, capace di lasciarci puntualmente interdetti, deboli e in uno stato di confusione. L’abilità dell’autore è proprio questa, scuotere chi si ritrova a confronto con le sue produzioni, instillare le sensazioni ed i sentimenti che le sue opere riescono a suggerire per sviluppar un analisi personale su noi stessi.
Quest’ultima fatica dal titolo “The Fall of Adam”, come il titolo stesso lascia intuire, vede Violant confrontarsi con la storia di Adamo. L’autore ci mostra attraverso una pittura ricca di spunti differenti, il peccato originale. Vediamo quindi la figura di Adamo letteralmente in frantumi come un antica statua greca, tutto intorno l’artista va a realizzare il giardino dell’Eden, con particolare cura per gli elementi naturali, mentre dettagli come la corona, la mela morsicata ed il serpente, vanno a chiudere il cerchio su una pittura che ci ha lasciati una volta in più impressionati.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo potete trovare una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti.

Pics by The Artist

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MART – A Series of New Murals

27/01/2015

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A distanza di tempo torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di MART, l’interprete Argentino ha infatti da poco terminato di realizzare una nuova e bella serie di interventi portando avanti il personale approccio stilistico.
È sempre piuttosto stimolante immergerci all’interno dell’immaginario dell’artista con base a Buenos Aires, l’interprete ha infatti saputo declinare un impronta visiva forte, caratteristica e supportata da una propria e personale tematica. Le immagini e le pitture proposte da MART vivono sulle personali percezioni dell’artista Argentino, i colori in particolare, rappresentano uno degli elementi di maggiore interesse, all’interno di una produzione capace di tracciare con forza una personale rappresentazione dell’uomo. L’universo visivo imbastito dalla pitture dell’artista, vive anzitutto attraverso la traboccante intensità dei colori scelti, una forte impronta visiva questa, capace di generare un moto continuo che va ad unirsi alla particolare impronta pittorica dell’artista. L’autore sceglie infatti un approccio rapido all’interno del quale forme ed elementi sinuosi vanno a dare vita ad un immaginario fanciullesco, viscerale ed altamente emotivo, un sogno ad occhi aperti, capace di distogliere l’attenzione dalle problematiche quotidiane. Quello che lo spettatore od il passante casuale si trovano di fronte è quindi una sorta di bagno di sensazioni ed emozioni differenti, un onda visiva capace di entrare in empatia attraverso la forte impronta visiva e viscerale che caratterizza la totalità delle produzioni dell’interprete. Uno degli elementi tipici nel lavoro dell’autore è la bicicletta, questo mezzo di trasporto viene veicolato dall’artista per sviluppare riflessioni e spunti differenti circa la natura umana. Al tempo stesso la bici diviene ideale volano ideale per ‘accompagnare’ chi osserva all’interno del mondo imbastito dall’artista, all’interno delle ruote si celano raggi cromatici, scenari di vita, scorci urbani, per una catarsi visiva ed un livello di dettagli davvero elevati.
Per questa nuova serie di lavori MART concentra i propri sforzi sulla figura umana, in tutte e tre le rappresentazione al centro della pittura troviamo l’essere umano, raffigurato attraverso il peculiare approccio stilistico dell’autore. Ad accompagnare i characters proposti troviamo infine una forte ed inedita componenti naturale che bilancia la pittura e rappresenta una nuova caratterizzazione, nonché background, di ciascuna delle pitture proposte.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo potete trovare una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Pics by The Artist

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Phlegm “The Spider” in Mosborough, Sheffield

27/01/2015

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Anche Phlegm inaugura il nuovo anno, nei giorni scorsi il grande interprete Inglese si è infatti spostato nell’area di Mosborough nei pressi della sua Sheffield dove ha avuto modo di realizzare questa nuova pittura.
Uno degli aspetti di maggiore interesse delle produzioni firmate dall’autore Inglese, è senza dubbio la capacità dell’artisti di essere riuscito a dare forma e sostanza ad un vero e proprio universo narrativo. Il particolare piglio visivo, la forte e radica influenza dal mondo dei fumetti, hanno infatti permesso all’artista di tratteggiare con cura un mondo a sé stante dove trovano posto i suoi iconici characters. I personaggi di Phlegm sono il principale fulcro tematico, nonché ideale propellente, capace di dare vita a situazioni differenti e con esse, approfondire la sottile analogia che serpeggia in tutte le produzioni dell’interprete.
Attraverso una pittura votata al dettaglio, ed in particolare, attraverso l’utilizzo del nero come unico vettore cromatico, l’autore va a rappresentare un universo densissimo, con le proprie regole, la propria tecnologia, le proprie tradizioni ed i propri usi e costumi. Il profondo tuffo all’interno delle dinamiche offerte dall’artista stesso, permette di osservare quindi con cura questa peculiare caratterizzazione ed, attraverso la stessa, apporre un parallelo con la nostra società e le sue differenti sfaccettature. In questo senso l’artista non colpisce quindi direttamente, quanto piuttosto si limita a dare una propria e personale chiave di lettura, un alternativa diciamo, in grado di riflettere e di porsi come speculare e contrapposto universo.
Come visto più volte Phlegm, specialmente all’inizi del proprio percorso in strada, ha scelto di lavorare all’interno della città, trasformando la stessa in funzione del proprio mondo narrativo. Una ipotetica finestra che, mostrandoci quello che accade dall’altra parte, ha visto l’autore dialogare con lo spazio pubblico attraverso opere di dimensioni ridotte prima di passare alla gigantesche facciate che abbiamo avuto il piacere di osservare nel corso del tempo. Questo particolare piglio sta, con piacere, tornando ad essere lo slancio principale nelle produzioni dell’interprete, sempre più interessato in questo senso, a lasciarsi andare ad esplorazioni di zone abbandonate o completamente immerse all’interno di un contesto naturale.
In attesa di scoprirne le prossime pubblicazioni, quest’ultima fatica, vede l’autore interagire con un vecchio granaio andato in fiamme, qui l’artista va a raffigurare una ipotetica lotta tra uno dei suoi iconici personaggi ed un gigantesco ragno.
Null’altro da aggiungere, il calce al nostro testo potete trovare una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’interprete.

Sorry for the slow start to the year on here. I’ve spent the first past few months as a hermit in my garden shed, very busy working on some new books. My Instagram page is the best way to see all that.
This week i felt the cabin fever set in so i decided to go and find a nice spot to paint. This spider is painted on a huge burnt out barn somewhere along Station road in Mosborough, Sheffield.

Pics by The Artist

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2501 x Basik – New Mural in Rimini

27/01/2015

Nello scorse settimane, 2501 e Basik si sono dati appuntamento all’interno di questa vecchio rudere abbandonato nei pressi di Rimini, qui il duo Italiano ha avuto modo di realizzare un nuova ed esaltante pittura in combo.
È l’occasione per tornare ad approfondire il lavoro di due tra gli autori italiani certamente più rappresentativi, attraverso un intervento combinato capace di ereditare le differenti ricerche di ciascuno dei due. Nonostante portino avanti stile ed approcci differenti, i due artisti hanno spesso incrociato il loro cammino andando a generare opere camaleontiche e capaci di riflettere al meglio il forte valore criptico che accompagna le loro produzioni. Al tempo stesso quest’ultima fatica è l’opportunità per osservare le differenti evoluzioni stilistiche che contraddistinguono in questo momento, il cammino dei due. Legati da una comune attrattiva cromatica, con il bianco ed il nero intervallati dal colore oro, come principali vettori cromatici, Basik e 2501 vanno a plasmare un opera capace di avvolgere completamento lo spazio a disposizione per mezzo di stimoli visivi propri e personali.
L’evoluzione che sta attraversando l’approccio di 2501, eredità diretta delle sperimentazioni portate avanti per il suo Nomadic Experiments Project, ne stanno di fatto cambiando l’aspetto delle iconiche linee sinuose. Come negli ultimi exploit, anche qui il tratto diviene maggiormente ruvido, irregolare e ‘sporco’, l’utilizzo di strumenti di dimensione differenti, permette all’autore di giocare con la dimensione e con la gestualità dei percorsi che vanno ora ad intrecciarsi generando una trama instabile ed altamente viscerale. L’impulso istintivo, proiettato in funzione di una determinata tematica, rappresenta quindi ideale propellente per questo nuovo approdo che, come ribadito più volte, abbiamo accolto favorevolmente. Dopo la bella Tabula aut Mortem, Basik torna su parete proponendo e dialogando attraverso il consueto e caratteristico immaginario. Completamente pervase da un senso mistico ed onirico, le produzioni dell’interprete raccolgono e sviluppano una personale fascinazione che si rifà al folklore, dalla superstizione e dalla cultura popolare. Questi spunti, conditi da simboli ed immagini eterogenee, vengono quindi rielaborati dall’artista attraverso approccio grafico personale e capace di entrare in contatto con lo spettatore attraverso una forte e caratteristica lettura finale.
Basik e 2501 per questa nuova serie di interventi combinati portano in dote una personale riflessione. I due autori vanno ad interrogarsi sulla natura umana, in particolare sulla capacità di alcuni individui di nascondere e celare il loro vero aspetto, di ingannarci cambiando lo stesso fino a non farci capire chi sia il nemico e chi sia l’amico, ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale.
Ad accompagnare il nostro testo anzitutto il bel video in stop-motion che ci porta alla scoperta degli interventi nel dettaglio e della particolare location, il tutto in aggiunta alle immagini. Dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti sul lavoro di entrambi gli autori.

Thanks to The Artists for The Pics

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Todd REAS James “Pump Pump” at Alice Gallery (Recap)

26/01/2015

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Aperta lo scorso 22 di Gennaio andiamo a dare un occhiata approfondita a “Pump Pump” ultima fatica del grande Todd REAS James all’interno degli spazi della bella Alice Gallery di Bruxelles in Belgio.
Dopo la bella esperienza di Afternoon Delight aperta lo scorso settembre presso la Aisho Nanazuka Gallery di Hong Kong, il grande REAS torna ad esporre all’interno degli spazi della galleria belga, con un allestimento in linea con il suo traboccante immaginario.
L’impatto con le produzioni dell’interprete newyorkese si muove su due distanti canali, da un punto di vista visivo è innegabile l’attrazione di Todd REAS James per una stilistica dedita al colore saturo, alla forme irregolari ed un approccio che ricorda il fumetto underground ed una stilistica di tipo illustrato. Questa immediatezza dal punto di visivo rappresenta però il rovescia della medaglia di una approccio tematico assolutamente profondo e sfaccettato. Le opere di REAS riflettono infatti quella che è l’attuale situazione dell’uomo moderno. Rappresentano quindi uno spaccato personale, una rielaborazione visiva in grado di sviluppare una riflessione a 360^ sulla condizione umana attraverso stimoli ed impulsi contrapposti.
L’autore in questo senso va a sviluppare una personale visione dell’attuale momenti storico. Quella che abbiamo di fronte è un sorta di indagine capace di toccare temi come la guerra, la crisi mondiale, e di come questi argomenti non vadano di fatto a cambiare il corso delle nostre vite. Per sviluppare questo spunto, l’interprete suggella le proprie immagini contrapponendo proprio istanti di vita quotidiana, a temi importanti. REAS utilizza in questo senso le sue iconiche donne nude, vere e proprie protagoniste della (quasi) totalità delle sue produzioni, contrapponendo queste figure, ed i loro istanti di vita, a riflessioni impegnate. L’attrito generato da questa dinamica, generato anche dalla contrapposizione visiva tra le sequenze iper colorate e capaci di esprimere allegria, dà quindi vita ad una frattura tematica che colpisce in pieno lo spettatore ponendo dubbi e perplessità.
Per questa sua nuova esibizione Todd REAS James propone un allestimento in linea con il suo percorso produttivo. Negli spazi della Alice Gallery si muovono quindi immagini umoristiche e di denuncia verso la sessualizzazione, le armi, le lobby della guerra militare-industriale, il cliché della felicità americana, passando infine per gli stereotipi della bellezza americana, il terrorismo e la violenza. Attraverso la propria e personale estetica l’autore attrae lo spettatore attraverso forme colorate e minimali, un fascino irresistibile che impatta attraverso i suoi contenuti, così ruvidi e per certi versi brutali.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo potete trovare come consuetudine una bella serie di immagini con tutti i dettagli dell’allestimento proposto dal grande artista, dateci un occhiata, siamo certi infatti che non mancherete di apprezzare.

Pics by The Gallery

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Duncan Passmore – New Murals in Wellington, New Zealand

26/01/2015

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Ci spostiamo a Wellington in Nuova Zelanda, qui a distanza di tempo torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di Duncan Passmore, l’interprete ha infatti da poco terminato di realizzare qui una nuova serie di interventi.
Ispirati alla città ed alle sue dinamiche, questa nuova serie di lavori, prima parte di una residenza d’artista che vedrà l’autore e Nelio sempre qui a partire dal prossimo Marzo, vedono Duncan Passmore suggellare il proprio lavoro in compagnia di alcuni autori locali. Con le collaborazioni di Jon Drypnz and Ed Bats, l’interprete va quindi a realizzare una nuova serie di opere capaci ancora una volta di puntare dirette verso un approccio squisitamente astratto e di conseguenza di impattare l’osservatore attraverso stimoli prettamente emotivi e soggettivi.
Uno degli aspetti che ci ha sempre incuriosito ed affascinato delle produzioni targate Duncan Passmore è la capacità dell’interprete di entrare in contatto con la parte più emotiva, di raccogliere la personale emotività ed, attraverso un dialogo serrato con il luogo di lavoro, di lasciar emergere stimoli e riflessioni personali. La grande profondità che accompagna la totalità dei lavori è figlia quindi di un approccio assolutamente viscerale, capace di spingere e di sviluppare una sensibilità visiva unica. L’autore raccoglie quelle che sono le personali sensazioni e gli stati d’animo del momento, ne declina la forma lasciandosi guidare dall’istinto andando a comporre visioni sfaccettate e catartiche. Quello che ci troviamo di fronte osservando le opere di Passmore sono opere complesse, interamente composte attraverso una serie infinita di pennellate e grosse e ripetute, una visione capace di esprimere una sorta di movimento ciclico e costante, un altalena di colori, passaggi di tinte differenti, in quella che diviene una rappresentazione stessa delle emozioni. L’autore genera e sperimenta quindi un percorso visivo in grado di esaltare le proprie emotività, raccogliendo l’eredità delle proprie riflessioni, dei propri stati percettivi, vanno ad animarsi veri e propri banchi cromatici. Questa configurazioni astratte sono caratterizzate da una continua sovrapposizione, sferzate di colore, stacchi ed intrecci, il tutto sviluppato attraverso una forte e rimarcata gestualità nella traccia rilasciate sulla superficie.
Il moto libero e continuo proposto da Duncan Passmore, suggerisce una purezza nell’approccio, un moto slegato ed istintivo in grado di ben rappresentare le percezioni dell’artista stesso, un fare quasi terapeutico che riflette in questo modo sull’aspetto dei risultati finali.
Se questa rappresenta la principale prerogativa, nelle produzioni dell’artista è innegabile constatare come la totalità degli interventi vivano attraverso una costante simbiosi con gli spazi in cui vengono proposti. L’autore sceglie luoghi abbandonati, pareti di piccole strutture immerse nel verde, edifici in decadenza dove il tempo e la componente naturale hanno agito profondamente sulla superficie. L’interprete viene trova il giusto stimolo da questi impulsi così veri andando infine ad innescare un dialogo con gli stessi, raccogliendone gli impulsi cromatici, dialogando con le singolarità e peculiarità della superficie, e componendo infine le sue immersioni di colore.
Null’altro da aggiungere, ad accompagnare il nostro testo una bella serie di scatti con tutti i dettagli di questa bella infornata di interventi, dateci un occhiata e restate sintonizzati sul Gorgo per nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’interprete.

Thanks to The Artist for The Pics

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Seth – A Series of New Murals in Shangai, China

26/01/2015

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Ci spostiamo a Shangai, qui a distanza di tempo torniamo ad approfondire il lavoro di Seth, il globe-trotter Francese, nelle ultime settimane dello scorso anno, ha infatti realizzato una nuova serie di interventi.
Questa nuova infornata di interventi è l’opportunità per noi di tornare ad approfondire il lavoro di uno degli autori di spicco della scena Francese ed internazionale. Attraverso una sequenza di lavori capaci, abbiamo modo da una parte osservare come l’artista porti avanti il particolare approccio e dall’altra di come lo stesso continui sviluppare nuovi ed interessanti stimoli.
Come visto più volte Seth si affida ad una pittura delicata e capace di spingere su binari fortemente emotivi. L’idea dell’artista è quella di proporre un percorso in grado di sviluppare un immersione a 360^ all’interno dei luoghi che lo stesso sceglie di visitare. Attingendo dalle tradizioni e dalla cultura locale, che entra inevitabilmente a contatto con le sue creature, l’interprete dialoga con la comunità andando ad innescare riflessioni e spunti differenti. Quella che emerge è una sfaccettate e profonda analisi della natura umana, sulla forza dell’irreale, dei sogni e di come gli stessi manifestandosi riescano ad innescare emozioni differenti.
Dopo le ultime incursioni all’interno della Cina, Julien Malland aka Seth, torna quindi nuovamente a lavorare nel paese orientale proponendo una serie di interventi sparsi all’interno di alcune zone semi-distrutte di Shangai. Come siamo abituati ad osservare, il lavoro dell’artista si evolve in funzione anzitutto del luogo dove lo stesso va ad agire. Per questo suo nuovo viaggio in Cina quindi inevitabilmente i suoi characters vanno a raccogliere la fisionomia quanto gli usi ed i costumi locali. I soggetti assumono quindi le sembianze di personaggi cinesi. A colpire è però l’elevato grado di immersione che l’interprete ha raggiunto per questa nuova serie di lavori. L’artista va infatti ad imbastire un dialogo profondo con gli spazi, le macerie degli edifici divengono quindi palcoscenico ideale per realizzare una serie di interventi in forte connessione con il paesaggio, prima che con le tradizioni locali. Le figure si muovono e si intersecano con le pareti dilaniate e scrostate, emergono dai cumuli di cemento, quasi come degli spettri e dei custodi senza tempo prendono vita, riflettono, si fermano ed osservano ciò che li circonda. Il risultato finale sono una serie di opere altamente catartiche, un nuovo sogno ad occhi aperti capaci di scuotere il lato più emotivi di chi ci si imbatte. I personaggi rappresentati entrano quindi in contatto con lo spettatore stimolando una riflessione sul luogo, sul paese stesso, sulle problematiche ambientali che stanno colpendo la Cina in questo particolare periodo storico.
Come consuetudine, in calce al nostro testo potete trovare una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima pittura, dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Pics via AM

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Gaia at the Center for Civil and Human Rights in Atlanta

26/01/2015

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A distanza di tempo torniamo ad approfondire il lavoro di Gaia, il grande interprete Statunitense ha infatti da poco terminato di realizzare questa nuova pittura all’interno del Center for Civil and Human Rights di Atlanta.
Uno degli aspetti di maggiore interesse quando ci troviamo ad analizzare il lavoro di Gaia, è la capacità dell’autore di cogliere e raccogliere stimoli personali, riflessioni e spunti all’interno di un determinato luogo. L’abilità dell’artista è infatti quella di portare avanti un percorso produttivo legato a doppio filo con quelle sono le storie e le problematiche dei luoghi dove ha modo di dipingere. Questa particolare inflessione tematica si riflette a tutto tondo nella sua pittura, producendo opere significative non solo dal punto di vista visivo, ma sopratutto da quello tematico. I temi affrontati, e le riflessioni che gli stessi inevitabilmente portano con sé, rappresentano quindi ideale stimolo di un trama visiva capace di dialogare al meglio con la gente del posto, con il passante casuale che si ritrova quindi investito e coinvolto in tematiche che ben conosce e di conseguenza, viene stimolo per prendere una sorta di posizione personale. Gli interventi in questo senso si fanno sensati, altamente riflessivi, riuscendo a catapultare il lavoro dell’interprete all’interno di un contesto storico, politico, sociale ed economico, per quello che diviene un approfondimento concreto ed approfondito.
Se queste rappresentano da sempre le basi tematiche delle produzioni dell’autore, l’ideale propellente per affrontare al meglio stimoli così impegnati, diviene l’approccio pittorico dell’artista. Gaia si confronto con lo spazio urbano attraverso un approccio votato al realismo, alla rappresentazione quanto più reale. Veniamo quindi a contatto con paesaggi e scorci cittadini che si miscelano a volti e soggetti, in una rappresentazione che sà di istantanea grafica. L’interprete non si limita ad una mera riproduzione, piuttosto compone un puzzle visivo in grado di miscelare e raccogliere simboli visivi, concretamente rielaborati ed accostati ad immagini e soggetti che riconducono ad i temi trattati. Tra elementi appartenenti al passato, e stimoli del presente veniamo a contatto con immagini approfondite e ricchissime di spunti e dettagli.
Per questa sua ultima fatica, ideata da Monica Campana di Living Walls, Gaia va ad approfondire uno dei temi caldi dell’attualità Statunitense, portando in dote una riflessione sul fenomeno dell’hashtag #iftheygunnedmedown. Lo stimolo primario del progetto avviato da CJ Lawrence, è dato dall’ondata di violenza che ha attraversato gli States, con protagoniste le forze dell’ordine contro i cittadini, da qui la nascita dell’hashtag. La riflessione parte dal modo in cui i media ritraggono le persone uccise, in particolare quelle di colore, distorcendone di fatto l’identità, ed offrendo all’opinione pubblica un immagine non vera, al fine di cambiare la percezione collettiva di una determinata persona. L’hashtag mostra di fatto come, utilizzando una foto piuttosto che un altra, l’identità di una persona venga completamente sconvolta.
L’interprete riflettere proprio su questo andando a realizzare un intervento in cui si miscelano come sempre elementi classici. In primo piano le rovine di Persepolis, al centro il Cilindro di Ciro, considerato da alcuni una delle prime carte universali dei diritto umani, infine contrapposte, vediamo le foto di alcuni ragazzi di colore, che vanno proprio a riprendere lo stile delle fotografie lanciate dal hashtag.
Null’altro da aggiungere, come consuetudine ad accompagnare il nostro testo una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima pittura, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’autore Americano.

Finished wall at the Center for Civil and Human Rights in Atlanta. The mural depicts four subjects that have contributed their personal comparisons to the #iftheygunnedmedown hashtag phenomenon. From left to right are @bbuckson93 , @cruelyear , @qdotjones and @fullblowndork . According to CJ Lawrence (@cj_musick_lawya) who initiated the project, “… I set out to indict the media for its role in how we, as Black people, are portrayed after we are killed” and subsequently the hashtag has become one of the most trending on Instagram and Twitter. In the foreground are the ruins of Persepolis, the ceremonial Capitol of the Achaemenid Empire. The centerpiece is the Cylinder of Cyrus, which is considered by some as the first universal charter on human rights although this narrative is disputed by many scholars as anachronistic. My many thanks to Monica Compana of Living Walls for initiating this project. Your conscience in relation to #livingwalls and contemporary muralism is rare amongst a scene that so rarely exhibits critical self awareness andfinally I want to acknowledge the continued collaborative efforts with @bbuckson93 approaching this issue with earnest sensitivity.

Thanks to The Artist for The Pics

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Weekly Overview 2015 – 19.01 to 25.01

25/01/2015

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Weekly Overview è l’appuntamento del Week-End dove vi presentiamo una selezione delle migliori news settimanali.

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CHU – New Mural in Buenos Aires

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Eloom – “Book after Book” New Mural in Mosca

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João Lelo – New Mural for OFICIO Residence

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Blaqk – New Mural in Athens

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Giorgio Bartocci “7 Fragments” at Grauen Studio (Recap)

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Graphic Surgery – New Piece in the Vondelbunker

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Pesk – New Mural for OFICIO Residence

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Nicola Alessandrini “Della mia Carne” at Portanova12 (Recap)

Moment of Impact

Mark Jenkins – “Moment of Impact” at Lazarides (Recap)

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Cyop & Kaf – A Series of New Pieces in Taranto

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ZOSEN – New Mural for OFICIO Residence

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Nemo’s – New Mural at Teatro Mediterraneo Occupato

Emilio Cerezo – “Miko” New Mural in Totana, Murcia

25/01/2015

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A distanza di qualche giorno torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di Emilio Cerezo, l’interprete Spagnolo si è infatti spostato a Totana, nella comunità autonoma di Murcia in Spagna, dove ha da poco terminato di dipingere questo nuovo intervento.
È l’occasione per tornare ad approfondire il lavoro dell’artista Spagnolo attraverso un intervento inedito e capace di variare completamente, rispetto a quello che siamo soliti aspettarci nelle produzioni dell’artista, in particolare per quanto riguarda il tema scelto, piuttosto che l’approccio squisitamente pittorico.
L’approccio con le opere di Emilio Cerezo non è del tutto semplice, l’artista è riuscito a sviluppare una stilistica molto personale in grado di sviluppare temi e concetti dal forte valore riflessivo attraverso un impianto stilistico, certamente profondo e viscerale. In questo senso ad alimentare le produzioni firmate dall’autore troviamo pennellate profonde in funzione di un utilizzo di tinte scure e miscelate tra di loro che, nel loro sviluppo pittorico, vanno a creare una spessa sfaccettata trama visiva. Questa particolare predilezione stilistica lascia emergere interventi profondi, accurati, impulsi viscerali, capaci di veicolare emozioni differenti in chi osserva. Lo spettatore si trova coinvolto all’interno di un immaginario denso, quasi un sogno ad occhi aperti, capace di proiettarne lo spirito al suo interno in quello che diviene presto, un viaggio interiore. Ci si ritrova a vagare all’interno di un limbo, ad osservare le tinte e le profondità cromatiche di una pittura votata al dettaglio, alla gestualità, in funzione di un approfondimento personale ed emotivo. Le immagini proposte mirano proprio a stuzzicare le nostre corde più sensibili, imponendoci quasi di lasciarci andare, di esplorare i nostri angoli più bui nonché tutte le differenti sfaccettature nel nostro animo e della nostra personalità.
Cerezo cerca quindi di imbastire un dialogo con chi osserva attraverso una proposta visiva capace di stimolare temi e situazioni che possano in qualche modo spingere un confronto con noi stessi, con la nostra mente. L’autore agisce per mezzo di immagini emotive, sviluppando i propri lavoro all’interno dei non luoghi, di zone abbandonate e semi distrutte, utilizzando colori acerbi, grezzi e scuri al fine di spingere un malessere, un nodo allo stomaco che può essere placato unicamente guardandosi allo specchio.
Con “Miko” questo il titolo di quest’ultima pittura, Emilio Cerezo sceglie un immagini differente, la superfice di lavoro si trasforma lentamente in un pavimento che va accogliere la figura di un piccolo cane. L’autore qui va a proporre un istantanea di vita quotidiana, un fotogramma che vede ritratta il più classico degli animali domestici, interagendo con lo spettatore attraverso l’inevitabile connessione che esiste tra gli animali da compagnia e l’essere umano.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo potete trovare una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima pittura, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti.

Pics by The Artist

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Twoone – New mural for Re.Discover Festival

24/01/2015

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Ci spostiamo a Bunbury in Australia, qui in occasione dei lavori per il Re.Discover Festival, ritroviamo Twoone. L’artista Giapponese ha infatti da poco terminato di dipingere un nuovo lavoro sulla grande superfice di questa struttura.
Il percorso stilistico di Twoone ci ha sempre incuriosito grazie ad un stile particolarmente intenso e soprattutto ai temi che l’artista stesso sceglie di portare avanti attraverso il proprio operato, come abbiamo avuto modo di vedere l’operato dell’interprete poggia le sue basi su una tematica personale e fortemente intrisa di simboli ed elementi che richiamano il mistico e che tentano di conciliare in un unico calderone la sacralità e la purezza del mondo animale con lo spiritualità dell’uomo. In questo contesto non stupisce quindi la scelta di Hiroyasu di concentrare spesso il proprio lavoro sulla figura del teschio sulla quale gravita una grande parte del suo repertorio artistico, la sensazione è proprio quello di un congiungimento sacrale tra due mondi distanti, quasi un battesimo mistico che viene accompagnato da un idea e una percezione onirica dei simboli legati alle maschere, agli animali, che entrano in contatto riversando ed amplificando tutto il carattere la forte riflessione che i lavoro dell’interprete riescono a suggerire. L’idea dell’artista è infatti quella di far compiere allo spettatore una sorta di viaggio interiore, un confronto vero e proprio con i demoni interiori che ci affliggono per mezzo di un tratto atto proprio ad alimentare questa forte sensazione introspettiva. La pittura di Twoone risulta infatti profonda ed incisiva, con le tinte e le differenti variazioni cromatiche si fanno incisive, ma lascia anche un impressione di emozione suggerendo una danza tra colori più forti ed altri più spenti, unificando un tratto prettamente figurativo ad elementi astratti con le figure dell’uomo e della donna intrecciate all’interno di volti, corpi e maschere di animali ed intervallati da configurazioni tipicamente astratte.
Questa ultima fatica raccoglie appieno gli stimoli del lavoro di Twoone, per la rassegna l’autore realizza infatti il volto di un volatile. La figura si estende sulla porzione sinistra della parete, andando letteralmente ad emergere attraverso l’utilizzo di intensi colori, texture e repenti cambi cromatici, accompagnati infine da un tratto spontaneo e ruvido. Molto bello.
In calce al nostro testo come sempre potete trovare una ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima pittura, dateci un occhiata, e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’autore.

Pics via San

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frenopersciacalli – A Series of New Pieces

24/01/2015

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A distanza di tempo torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di frenopersciacalli, l’autore italiano ha infatti da poco terminato una nuova serie di interventi proseguendo nel portare avanti tutto il suo personale immaginario visivo e tematico.
È l’opportunità per tornare ad approfondire il lavoro di uno degli interpreti Italiani che maggiormente ha saputo scuoterci, punzecchiare il nostro spettro emotivo, attraverso una produzione personale ed altamente impattante. Nel confrontarci con le opere di frenopersciacalli, è anzitutto importante sottolineare il valore intrinsecamente emotivo delle immagini presentate dell’artista. Si tratta di un contatto che si anima attraverso la ricchezza delle pennellate, la fisionomia dei volti raffigurati e soprattutto, per mezzo degli spunti emotivi che quest’ultimi riescono ad esprimere. Il percorso dell’autore va quindi a porre come elemento cardine, il lato emotivo. In questo senso le opere dell’interprete sono fortemente influenzate dalle esperienze, dagli stati d’animo del momento, che entrando in contatto con le percezioni dell’artista, si trasformano in una sorta di fiume in piena in grado di investire gli spazi e veicolare il senso delle pennellate. La traccia impressa risulta a getto continuo, scandisce le increspature dei volti, quasi a sottolinearne lo stato emotivo. Linee morbide che attraversano lo spazio tratteggiando la fisionomia di questi soggetti, lasciando lo spazio alle fessure degli occhi, agli sguardi capaci di entrare in contatto con chi osserva, scavando nelle viscere delle emozioni umane. Si tratta di una rimodellazione della fisionomia umana che risulta completamente piegata ai proprio impulsi emotivi, non più celati ma finalmente capaci di cambiare i connotati fisici dei nostri volti. Il risultato di questi impulsi dà vita a visi altamente espressivi ed in grado di suggerire stati emotivi differenti in funzione di una caratterizzazione cromatica che non si sottrae dal proporre variazioni tonali, dal nero passando per le tinte più delicate.
Tra i progetti portati avanti, troviamo quello degli abbandoni che vede l’autore dipingere direttamente sul posto alcuni materiali abbandonati per poi ricollocarli all’interno dello spazio urbano in modo tale che qualcuno possa farli propri. Si tratta di una operazione in cui l’artista dà nuova vita agli oggetti, in modo tale che possono avere un nuovo utilizzo catalizzato dal lavoro dello stesso interprete.
In quest’ultima infornata di interventi, tra cui una serie di lavori realizzati all’interno di un cementificio, nel famoso sottopasso delle cure a Firenze, ed infine alcune immagini di una nuova serie di ‘abbandoni’, abbiamo l’opportunità di approfondire il lavoro dell’artista a 360^.
Ad accompagnare il nostro testo una bella serie di immagini con tutti i dettagli di quest’ultima serie di interventi, dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Artist for The Pics

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CHU – New Mural in Buenos Aires

24/01/2015

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Continuiamo a seguire con interesse gli sviluppi della scena Argentina, questa volta ci spostiamo a Buenos Aires andando ad approfondire queste due nuove pitture realizzate nei giorni scorsi da CHU su queste due grandi pareti.
È sempre piuttosto stimolante approfondire l’operato di autori distanti e completamente slegati dagli approcci stilistici che stanno interessando gli artisti Europei. Uno degli aspetti certamente più interessanti, quando ci troviamo ad affrontare i lavori degli interpreti Sud Americani, è anzitutto la forza intrinseca dei colori utilizzati. In questo senso si tratta di tinte piuttosto accese ed in grado di tracciare, attraverso differenti e peculiari approcci, le dinamiche stilistiche di ciascuno degli interpreti. Il lavoro di CHU inevitabilmente rientra in questa categoria, l’artista infatti portando avanti il proprio percorso di ricerca, sceglie di affidarsi a tinte calde, colori saturi ed in grado di restituire forti sensazioni positive. Aldilà però della dinamica cromatica, ad interessarci è inevitabilmente l’approccio stilistico utilizzato dall’artista. Si tratta di un personale elaborazione pittorica che vede l’autore sviluppare forme e figure astratte. Le influenze illustrative e grafiche vanno ad incidere nella forma e nell’aspetto di queste visioni che appaiono legate tra di loro da un sentimento di equilibrio ricercato. Approfondendo l’impressione è quella di un rielaborazione grafica e sperimentale di elementi e figure differenti, all’interno delle opere si muovono così e veri e propri snodi che articolandosi all’interno dello spazio vanno ad innescare una sorta di percorso. Qui tutt’intorno di sviluppano forme ed elementi differenti che ne accompagnano lo sviluppo su parete, impulsi gestuali che di fatto variano il moto di queste forme statico ed impostato di queste forme, per abbracciare piuttosto un idea maggiormente viscerale ed istintiva.
Il risultato finale è una miscela di elementi differenti, sovrapposti e catalizzati da tinte e colori in continua mutazione, lo spettatore si trova a confrontarsi con immagini criptiche che gli offrono quindi l’opportunità di una lettura personale e che passa per la grande quantità di dettagli proposti.
Rispettivamente dal titolo “Articulación y Límites” e “Mecanismo Divino”, questi due interventi raccolgono appieno il particolare stile pittorico di CHU proponendo in modo differenti tutta la tematica stilistica dell’autore Argentino. Il primo lavoro si focalizza sul movimento, imbastendo un trama altamente concentrata e caratterizzata da una articolazione delle forme su tutta la superfice. Il secondo lavoro invece dà vita ad un sistema di equilibri tra forme differenti, in grado di restituirci un opere maggiormente intrisa di movimento e caratterizzata da componenti sia di grandi che di ridotte dimensioni.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo potete piuttosto trovare una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima infornata di interventi, dateci un occhiata, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Artist for The Pics

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Numskull – New Pieces at Catalina on Rose Bay

23/01/2015

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Ci spostiamo a Sydney, qui a distanza di tempo torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di Numskull, l’interprete ha infatti da poco terminato di realizzare questo grande intervento su tutta la superfice interna ed esterna del famoso ristorante Catalina on Rose Bay.
Quest’ultima fatica, realizzata durante la fine dell’anno scorso, è l’occasione per tornare ad approfondire il lavoro di uno degli artisti di spicco della scena Australiana, attraverso un intervento capace di ereditare tutto il singolare approccio e la particolare ricerca che l’autore porta avanti.
Con una forte e radica esperienza e background nel mondo dei graffiti, Numskull ha poi evoluto il proprio approccio stilistico in funzione di una ricerca basata anzitutto su una miscela di spunti e fascinazioni personali. L’artista ha abbracciato un proprio studio sul colore, sulla tipografia e sulle differenti correnti astratte, in funzione di una personale elaborazione della cultura moderna. Quello che emerge in questo senso è un percorso quindi altamente sfaccettato ed in grado di essere proposto attraverso differenti medium e stimoli stilistici, dalla pittura alla scultura, passando per l’illustrazione ed appunto il lavoro in strada. Attraverso un approccio squisitamente pop, la stilistica dell’interprete interviene all’interno degli spazi urbani attraverso una miscela che fonde in un unico immaginario stimoli grafici, elementi e forme astratta, insieme alle grandi e peculiari scritte. In questo senso gli interventi si presentano anzitutto basati su una precisa scelta di texture, questa, va a commutarsi all’interno delle forme e delle lettere raffigurate, generando in questo modo un circuito continuo. Gli elementi proposti sono invece raffigurati attraverso un bell’effetto tridimensionale e risultano letteralmente sospesi dalla superfice di lavoro. Osservando quindi le opere lo spettatore si trova coinvolto in una duplice chiave di lettura, da una parte le scritte, che suggeriscono un determinato contesto o portano in dote una precisa riflessione, dall’altra il confronto con la parte meno razione, più istintiva e criptica, che ne accompagna lo sviluppo lasciando allo spettatore l’opportunità per una chiave di lettura personale.
Per questa sua ultima fatica Numskull sceglie l’approccio meno diretto, l’autore Australiano confrontandosi con le pareti interne ed esterne della struttura, sviluppa una serie di forme e figure astratte. Il risultato dà vita ad una serie infinita di elementi, slegati tra loro, per forma, aspetto e componenti, che letteralmente impazzano sulle pareti, sul pavimento e sul soffitto. Le figure sono caratterizzate da differenti textures e da una scelta cromatica capace di affidarsi ad accostamenti tonali eterogenei.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare, è tutto dopo il salto.

Pics by The Artist

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Interesni Kazki – “The Last day of Babylon” Drawing by AEC

23/01/2015

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Con quest’ultimo splendido disegno di AEC, torniamo con piacere, a distanza di tempo, ad immergerci all’interno dell’universo narrativo degli Interesni Kazki attraverso i vibranti dettagli di un nuova opera questa, capace di ereditarne tutto il particolare fascino.
In attesa di vederli di nuovo alla prese con quale parete di spessore, ultima quella realizzata ad Ayia Napa, a Cipro (Covered), gli Interesni Kazki si sono buttati a capofitto sul lavoro in studio di cui iniziamo a vedere i primi risultati. Come ribadito più volte, l’opportunità di osservare da vicino sia l’approccio in strada, sia quello in studio, ci offre l’opportunità di approfondire a 360^ gradi tutto il particolare immaginario del duo Ucraino, per una immersione totale e incredibile all’interno del particolare universo che gli interpreti hanno mano a mano saputo costruire.
Una volta in più andiamo quindi a soffermarci sulla straordinaria capacità degli autori di veicolare attraverso un immaginario personalissimo temi, spunti e riflessioni di natura diversa, ma soprattutto il riuscire a creare un universo pulsante, vivo, zeppo di colori caldi che riesce puntualmente ad accoglierci e coinvolgerci. Gli interpreti immettono nelle proprie produzioni il risultato delle loro differenti influenze, creando dei micro universi abitati da personaggi surreali e combinati alla vastità di dettagli presenti. È importante quindi sottolineare come, per riuscire quindi ad apprezzare appieno tutto il valore delle opere proposte, dobbiamo necessariamente immergerci all’interno di esse. Capirne i simboli così come i dettagli, ma anche lasciarsi trasportare dalle emozioni che trasudano da ogni singola componente realizzata.
In questo senso all’interno dei lavori, veniamo accolti da una sorta di alternanza, una danza che miscela elementi naturali con altri fantastici fino ad arrivare a trasformarsi in una novella fiaba moderna che accoglie in se elementi reali ed irreali. Un impulso questo che riesce a tracciare con forza e carattere una riflessione sul presente attraverso una fortissima sensibilità espressiva.
Dal titolo “The Last day of Babylon”, quest’ultima fatica di AEC, raccoglie stimoli differenti all’interno di una realizzazione chiaramente ispirata al mito della città di Babilonia. L’autore come sempre si diverte ad inserire una quantità allucinante di elementi differenti, chiavi di lettura, personaggi bizzarri e surreali, situazioni ed architetture fantastiche, in grado di rendere l’opera assolutamente viva, pulsante e dannatamente caratteristica.
Null’altro da aggiungere, ad accompagnare il nostro testo come sempre una ricca serie di scatti con i quali potete approfondire i dettagli di questa nuova e splendida opera, dateci un occhiata, siamo certi infatti che non mancherete di apprezzare.

Pics by The Artist

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Eloom – “Book after Book” New Mural in Mosca

23/01/2015

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Ci spostiamo a Mosca, qui andiamo ad approfondire quest’ultima e splendida fatica di Eloom, una pazzesca pittura che occupa lo spazio esterno del Moscow Library Center con la quale l’autore sviluppa una nuova e profonda riflessione.
Continuano quindi i grandi progetti a carattere urbano a Mosca che, specialmente dopo i lavori in occasione dell’eccellente Artmossphere, Biennale of Street Art, sta continuando a catalizzare l’attenzione attraverso interessanti progetti. In particolare è l’occasione per approfondire gli artisti che compongono la scena Russa ed al tempo stesso, osservare come questi, si muovano all’interno degli spazi urbani per mezzo di un approccio molto personale.
Il vento che soffia dall’est sta portando alla ribalta artisti capaci e fortemente legati ad una esperienza in strada spesso sviluppata attraverso un approccio squisitamente astratto. Interessati ad approfondire le dinamiche di questi capaci autori, abbiamo anzitutto notato come uno degli aspetti comuni, sia la radicata e personale esperienza dal mondo dei graffiti. Da qui gli interpreti hanno poi evoluto il proprio percorso proponendo varianti e visioni molto personali e caratterizzate da una ricerca continua.
Il percorso di Eloom rappresenta in questo senso una sorta di novità, l’artista Russo ha si un personale e radicato background nel mondo dei graffiti, impulso questo peraltro non abbandonato, ma sceglie di evolvere il proprio stile attraverso un ottica maggiormente legata al figurativo, all’illustrazione. Questa particolare scelta dà vita ad uno stile ibrido, in grado sia di richiamare reminiscenze appartenenti alla componente writing, ed al tempo stesso di sviluppare una trama visiva piacevole, equilibrata e supportata da stimoli e sensazioni eterogenee.
Proprio quest’ultima fatica rappresenta l’ideale manifesto delle produzioni dell’autore Russo. Eloom su ben 400 metri quadrati da sfogo a tutto il suo immaginario andando a sviluppare una riflessione personale sul valore dei libri. L’artista rappresenta una ‘lettura coinvolgente’ andando a raffigurare un vero e proprio universo che prende vita dalla pagine dei libri. La riflessione dell’interprete raccoglie quindi gli stimoli di una sensazione questa, tipica di chi è abituato a perdersi nei meandri della lettura. Approfondendo l’artista pone l’accento sul valore della lettura per l’essere umano, sulla capacità dei libri di sviluppare la personalità ed il pensiero individuale e di come, con l’avvento della tecnologia moderna, molti abbiano dimentica e perso l’essenza dei libri, l’odore delle pagine e la forte immersione all’interno delle stesse.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo piuttosto potete trovare una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Enthralling reading, immersing a man in the world of knowledge and opening assisting development of personality and individual thinking of reader.With appearance of electronic technologies and internet, many forgot and lost material essence of books, smell of pages and hard binding of cover.

Pics by Denis Filatov

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Pixel Pancho – New Mural for OFICIO Residence

23/01/2015

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Tra gli artisti coinvolti nell’eccellente OFICIO Residence, il progetto curato dalla Kosovo Gallery, troviamo Pixel Pancho, il grande artista Italiano ha infatti realizzato questo bella pittura su questa lunga parete a Córdoba in Argentina.
Sviluppato dallo spazio espositivo Argentino, il progetto ha visto al lavoro per le strade della bella cittadina Argentina, artisti internazionali ed autori locali, con l’idea di imbastire un dialogo profondo e sfaccettato con la gente del posto. Da parte nostra questa, è stata l’occasione per tornare ad approfondire il lavoro di quegli interpreti che ben conosciamo ed al tempo stesso fare la conoscenza di autori capaci e che hanno saputo impressionarci positivamente.
Tra gli ospiti internazionali c’è quindi il nostro Pixel Pancho, l’autore Italiano per il progetto ha presentato un intervento per certi versi atipico, differente da quanto siamo soliti aspettarci, un opera sperimentativa e capace di portare avanti, verso differenti stimoli, il particolare immaginario dell’artista.
Profondamente legato all’archetipo del robot, l’immaginario dell’artista ha subito il fascino di una figura tradizionalmente capace di incarnare lo stereotipo del uomo. Nella visione dell’autore la visione della macchina acquista una fisionomia differente, questi soggetti abbracciano un ottica decadente, scaraventandosi e posandosi quasi con stanchezza sulle pareti delle città. L’approfondimento portato avanti dall’autore, va quindi a segnare una riflessione in cui i robot vengono utilizzati per sviluppare una analogia sulla debolezza e sul declino dell’essere umano. I copri stanchi, mangiati dalla ruggine, invasi dai rampicanti, rappresentano un guscio freddo e silente di metallo, un corpo vacuo posto in contrapposizione con la stessa esistenza umana.
Insistendo nel proporre le macchine come assoluti protagonisti delle sue opere, l’artista ha mano a mano saputo sviluppare un immaginario in cui questi esseri si sono lentamente accostati all’uomo. L’uomo stesso viene raffigurato come con parti e componenti meccaniche, andando quindi ad accantonare il sentimento di contrapposizione, per abbracciare piuttosto un ottica di parità capace di sostenere al meglio tutto l’importanza tematica delle sue opere.
Per questa sua ultima fatica Pixel Pancho sceglie di variare completamente registro. L’interprete realizza sulla lunga parete un immagine frame by frame dove il protagonista manco a dirlo, è una nuova macchina. Ad accompagnare il busto del protagonista troviamo infine una serie di sigarette che vanno a comporre un trama/texture che accompagna tutta l’evoluzione della pittura.
In calce al nostro testo, come consuetudine, potete trovare una bella serie di immagini con tutti gli scatti durante il making of fino al bel risultato finale, dateci un occhiata e se volete approfondire, vi rimandiamo alla nostra ed apposita sezione con tutti i lavori realizzati per il progetto.

Pics by Agostina Orlandi

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Nevercrew – “Simultaneity” at Artstübli (Recap)

22/01/2015

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Ci spostiamo a Basilea, qui il duo Nevercrew ha infatti aperto, lo scorso 16 Gennaio all’interno degli spazi dell’Artstübli di Basilea, “Simultaneity” ultimo solo show che propone una nuova riflessione attraverso il loro tipico immaginario visivo.
Lo show è l’opportunità per tornare ad immergerci all’interno della peculiare visione del duo Svizzero attraverso una serie di opere capaci di raccoglierne al meglio tutta l’esperienza visiva e tematica. L’impatto con le produzioni degli artisti ci ha lasciato scossi, disorientati di fronte ad un universo capace di raccogliere due distinti impulsi, l’irreale ed il reale che si fondono raccogliendo a piene mani dal quotidiano, e generando in esso una frattura che assume l’aspetto di una moltitudine di colori. L’intenzione degli autori è quella di dare vita ad un universo narrativo alimentato costantemente da elementi di fantasia in grado di sviscerare riflessioni profonde ed articolate capaci di andare spesso ad analizzare la coscienza e la percezione dell’essere umano. L’immaginazione quindi assume un valore assoluto, plasma forme ed elementi reali, piegandone la visione ed intersecandone la forma all’interno di un caleidoscopio di elementi differenti.
Christian Rebecchi e Pablo Togni, aka Nevercrew appunto, portano avanti questa personale inflessione tematica attraverso un impianto visivo che vive di due distinte impronte stilistiche. La miscela generata dall’unione dei rispetti stili, tra una pittura votata all’iperrealistico, ed un approccio che si rifà agli elementi maggiormente meccanici, riesce a sorreggere tutto il peculiare tema cardine dello loro produzioni. Il costante equilibrio tra fantasia e meccanica, con il miscelarsi di elementi irreali all’interno di immagini che attecchiscono al vero, propone quindi in chi osserva l’opportunità di una evasione dal quotidiano. Le fratture visive proposte dagli autori prendono quindi l’aspetto di un mash-up efficace, un unione di differenti elementi, sottolineata dai differenti approccio stilistici. Al tempo stesso nell’istante in cui la fantasia prende il sopravvento ci rendiamo conto come la stessa resti comunque legata alla realtà, sulla quale esercita la propria influenza, laddove. il suo essere così reale nella forma e nell’aspetto, riesce quasi a convincerci dell’esistenza di queste visioni.
Raccogliendo quindi appieno gli stimoli del proprio operato, i Nevercrew presentano un corpo di lavoro bello carico. In tutto ci troviamo di fronte a venticinque e differenti opere esposte, tra opere su tela e su legno, sette stampe stencil, una scultura ed infine un installazione site-specific. Attraverso questi lavoro gli autori esplorano le relazioni presenti in un ‘sistema’, tra connessione e equilibrio tra le differenti parti che lo compongono, , attraverso sezioni e parti delle sue “strutture viventi”, che inevitabilmente vanno a riflettersi all’interno del mondo reale e sociale.
Ad accompagnare il nostro testo, come consuetudine, una bella serie di scatti con alcuni dettagli dell’allestimento proposto dagli interprete, il consiglio è quello di darci un occhiata e se per caso vi trovate in zona c’è tempo fino al prossimo 13 Febbraio per andare a darci un occhiata di persona.

Artstübli
Steinentorberg 28
4051 Basilea

The swiss collective NEVERCREW (Christian Rebecchi and Pablo Togni) expresses and experiences since 1996 in the field of street art. Over the years develops its work internationally in public spaces, and in “Simultaneity” carries on the same issues, with a more focused reflection on the idea of interaction.
In “Simultaneity” NEVERCREW explores the relationships present in a system: connections and proportions, communication and balance between the parts, through ideal sections of its “living structures”, that are reflected directly in the real (and social) world.

Thanks to The Artist for The Pics

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Moallaseconda – “Selected Remixes” New Fanzine

22/01/2015

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Presentata in occasione di Il Mucchio, andiamo a dare un occhiata approfondita a “SELECTED REMIXES drawings & engravings 2010-2013” nuova fanzine firmata da Moallaseconda che raccoglie i lavori dell’interprete nel triennio.
Seguendone il percorso in strada quanto quello in studio, l’approccio di Moallseconda ha saputo evolversi costantemente in funzione degli differenti che l’autore stesso ha saputo raccogliere nel corso del tempo. Uno degli aspetti più interessanti è senza dubbio legato alla lenta trasformazione visiva che l’interprete ha apportato al suo approccio stilistico, un piglio figurativo, fatto di elementi e riflessioni oniriche, quasi esoteriche che mano a mano sono andate a svilupparsi attraverso uno stimolo maggiormente astratto. Seppur mantenendo gli spunti principali, la personale fascinazione per l’oscuro, l’artista ha quindi assunto una posizione comunicativa differente, dialogando con l’osservatore attraverso un piglio più criptico, cercando costantemente di variare il flusso delle proprie forme, fino ad imbastire un percorso maggiormente legato alla forma, alle differenti declinazioni della stessa in funzione degli spazi di lavoro.
L’uscita quindi di questa nuova fanzine, ci permette di approfondire lo sviluppo del lavoro di Moallaseconda attraverso una raccolta di disegni, incisioni ed artworks risalenti al periodo dal 2010 al 2013. L’artista Italiano riarrangia queste opere rivisitandone l’aspetto ed adattandone gli stimoli per l’occasione. Si tratta quindi di un fermo immagine, con l’opportunità di approfondire l’approccio dell’interprete e di osservare le differenti declinazioni dello stesso.
La fanzine, pubblicata da Nub Project Space, è composta da ben 68 pagine accompagnate da un poster a colori di 26 x 42 cm, esce in 50 copie numerate con copertina realizzata a mano dall’artista stesso.
In calce al nostro testo alcune immagini con i dettagli dell’uscita, se siete interessati potete acquistare la vostra copia contattando direttamente l’artista (moallaseconda@outlook.com), oppure l’Associazione culturale Nub (ass.cult.nub@gmail.com), noi ve l’abbiamo detto, veloci che vanno via come il pane!

Thanks to The Artist for The Pics

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Martin Ferreyra – New Mural for OFICIO Residence

22/01/2015

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Con quest’ultima fatica realizzata da Martin Ferreyra, prosegue il nostro viaggio tra le strade di Córdoba dove, in occasione dei lavori per l’OFICIO Residence organizzato dalla Kosovo Gallery, l’artista ha da poco terminato di dipingere questa porzione di parete.
In questi giorni stiamo spostando il nostro interesse per le strade della bella città Argentina con l’idea di mostrarvi la totalità degli interventi realizzati per il bel progetto urbano. Attraverso una selezione di artisti locali ed ospiti internazionali, l’OFICIO Residence ha offerto ad artisti differenti l’opportunità di cambiare completamente l’aspetto e l’assetto urbano di alcune zone della città di Córdoba. Per noi questo ha significato l’opportunità di continuare approfondire il lavoro degli artisti che già conosciamo e che seguiamo costantemente, dall’altra di trovare e confrontarci con autori capaci che ci hanno positivamente impressionato e di cui continueremo a seguire gli sviluppi in futuro. Proprio tra quest’ultimi c’è Martin Ferreyra.
L’impatto con le produzioni dell’autore Argentino ci ha senza dubbio scosso. Attraverso differenti medium e spaziando dall’illustrazione, alla scultura, fino appunto al percorso in strada, l’interprete porta avanti un immaginario molto personale che si fa notare grazie alla forte sensibilità espressiva. È anzitutto importante sottolineare come l’approccio dell’artista subisca una forte e decisa influenza dal mondo dell’illustrazione, dei comics e dei cartoni animati, in funzione di un immaginario capace di spaziare davvero parecchio. Le visioni dell’autore si muovono in punta di piedi dipingendo un universo condito da personaggi, situazioni e stimoli bizzarri, quasi surreali e capaci di tratteggiare un mondo onirico. Osservando le opere quello che avviene è un distacco fortemente voluto, ricercato e trovato attraverso una proposta visiva che sceglie di affidarsi proprio agli iconici characters per farsi carico di sensazioni e stimoli differenti. Questa particolare ottica stilistica viene declinata attraverso una grande sensibilità cromatica. Nelle produzioni dell’interprete, a dare infatti vita ai corpi ed ai paesaggi, sono infatti tinte bella cariche ed in grado di trasmettere vibrazioni positive. Al tempo stesso le stesso opere vengono posto attraverso un piano tridimensionale, un inquadratura che permette all’autore di mostrarci questi frammenti di universo, come se ci trovassi di fronte ad una finestra.
Quest’ultima fatica di Martin Ferreyra eredita quindi tutto il particolare impulso tematico e visivo dell’autore. A prendere vita su questa porzione di parete sono quindi una serie di characters antropomorfi, soggetti bizzarri calati all’interno di un contesto tipicamente naturale, bello!.
In calce al nostro testo potete trovare una bella serie di scatti con i quali possiamo rivivere le meraviglie di quest’ultimo lavoro, dateci un occhiata e se volete potete approfondire tutti i lavori realizzati all’interno del progetto, visitando la nostra apposita sezione.

Pics by Agostina Orlandi

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SeaCreative x Nemo’s x Mr DiMaggio x Collettivo Fx – New Mural

22/01/2015

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Un bel quartetto formato da SeaCreative, Mr DiMaggio, Nemo’s e Collettivo Fx, si è dato appuntamento all’interno di questo vecchio edificio abbandonato dove ha avuto modo di realizzare in combo questa nuova pittura.
È sempre piuttosto stimolante vedere come artisti differenti, con le rispettive ricerche, vadano a collaborare per la creazione di un unico intervento in grado, da un parte di ereditare le caratteristiche di ciascuno, e dall’altra, attraverso la miscela di stili proposti, evolversi in un immagine corale efficace ed esaltante. La combinazione innescata dagli interpreti raccoglie perfettamente quest’idea attraverso un opera che trova posto all’interno di questa vecchia fabbrica abbandonata. In questo senso è innegabile come ciascuno degli autori impegnati in quest’opera riesca a trovare spesso stimoli ed a portare avanti il proprio percorso, attraverso una esplorazione degli ambienti abbandonati. Queste particolari location offrono la giusta tranquillità e di conseguenza, l’opportunità di sperimentare nuove dinamiche, nuovi approcci e differenti impronte stilistiche in grado quindi di far evolvere al meglio le ricerche degli artisti.
SeaCreative, Nemo’s, Collettivo Fx e Mr DiMaggio vanno quindi a sviluppare un immagine altamente espressiva, il quartetto sceglie infatti di commutare i differenti stili attraverso un’unica e comune tematica, il volto. I visi raffigurati da ciascun degli interpreti rappresentano quindi l’opportunità per approfondire ciascuna delle ricerche portate avanti da ogni singolo artista, al tempo stesso, riuniti sotto un’unica grande elaborazione, riescono ad esprimere differenti stimoli e sfaccettature della figura umana. Ognuno degli autori coinvolti nell’opera va quindi a tratteggiare una peculiare e personale riflessione sull’uomo, attraverso la pittura di un volto capace di catalizzare proprio i personali stimoli. Quello che ci troviamo di fronte sono una serie di teste letteralmente appese, quattro volti elaborati seguendo un unico schema cromatico, che rivendicano attitudini riflessive eterogenee ed altamente sensibili.
Osservando i volti e gli sguardi delle figure rappresentate, ci troviamo a contatto con sensazioni ed emozioni differenti, un susseguirsi di stimoli capaci di trasmettere un altalena di stati d’animo divergenti, una lettura sfaccettata capace di colpire ed imprimere angoscia, malinconia, tristezza per un catarsi emotiva forte ed avvolgente.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo piuttosto potete trovare una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

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SBAGLIATO – New Piece for Tracks Project in Rome

22/01/2015

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Torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di SBAGLIATO, gli interpreti hanno infatti preso parte al bel progetto TRACKS per il quale hanno avuto modo di realizzare un nuovo intervento direttamente sulla superficie esterna di questa tram della linea 19.
Come abbiamo avuto modo di vedere durante il nostro approfondimento sul lavoro realizzato da Nemo’s (Covered), il progetto romano si sviluppa attraverso una duplice identità. Una mostra, aperta all’interno degli spazi del MACRO di Roma con un allestimento caratterizzato dalle opere di 108, Corn79,, Etnik, Camilla Falsini, Fra.Biancoshock, Lucamaleonte, MrFijodor, Ozmo, Alice Pasquini, Gio Pistone, Edoardo Tresoldi, Una serie di lavori realizzati direttamente sulla superficie esterna delle pensiline e dei tram che corrono sulle linee nevralgiche delle capitale.
E’ l’opportunità per tornare ad approfondire il lavoro di SBAGLIATO attraverso un nuova e differente applicazione del loro particolare immaginario. A differenza degli iconici interventi, gli artisti infatti si confrontano qui con una superficie del tutto inedita portando in dote un intervento piuttosto caratteristico e catalizzato dal consueto e peculiare approccio visivo.
Come ribadito più volte, l’approccio degli autori Italiani è certamente legato ad una personale rielaborazione delle spazio urbano. Gli artisti si confrontano con la città raccogliendone gli stimoli visivi, per poi ricollocare gli stessi all’interno di un differente contesto. Il risultato di questo particolare approccio entra a contatto con le percezioni del comune passante, sviluppa un inganno percettivo attraverso la proposta di immagini assolutamente realistiche ed in grado di amalgamarsi perfettamente con il circuito cittadino. Le opere, proprio attraverso il loro aspetto reale, garantiscono un inganno per chi osserva, interrogano lo spettatore e cercando una interazione con lo stesso, ponendo dubbi e perplessità sull’effettiva realisticità di ciò che ha di fronte.
Lo stimolo sta proprio qui, la campionatura di visioni ed immagini appartenenti al reale, l’installazione delle stesse all’interno di un differente ambiente urbano, veicolano un impatto ed una emotività puntualmente differenti.
Non si tratta unicamente di una copia ed incolla, piuttosto gli autori valutano i soggetti delle loro produzioni, e gli stessi vengono collocati all’interno di pareti, cunicoli e strada in perfetta armonia e sincronia. In questo senso lo spettatore rimane sospeso tra un limbo di incredulità, tra la visione di un oggetto, di una porte, uno sprazzo di città che esiste. Tutto appare tangibile ma al tempo stesso, si mescola alla perfezione con ciò che lo circonda, un armonia dei sensi che genera un corto circuito visivo ed emotivo capace di lasciarsi dubbiosi, in un limite sensoriale sospeso tra realtà e finzione.
Per il bel progetto capitolino, SBAGLIATO esercitano tutto il loro immaginario trasformando completamente l’intera superficie del tram. L’idea è quella di generare una divergenza tra il movimento generato dalla vettura e la staticità dell’immagine installata sulla stessa. Si tratta infatti di una gigantesca parete, letteralmente traslata sulla vettura, che oltre a portare con sé i dettagli del muro scrostato e di alcune piante rampicanti, è impreziosita dalla presenza di un grande stendino. Proprio su quest’ultimo vediamo appoggiati una serie di abiti, tra cui la chicca della t-shirt degli artisti, che in questo modo vengono letteralmente portati a spasso per la città.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo potete trovare una bella serie di immagini con tutti i dettagli di quest’ultimo intervento, dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

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Outdoor pics by Fotografia Errante Blog and Chiara Vignudeli, first pic by Maria Elena Croci

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Skount – New Mural in Almagro, Spain

21/01/2015

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Ci spostiamo ad Almagro in Spagna, qui a distanza di tempo torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di Skount, l’interprete ha infatti da poco terminato di realizzare questa pittura porta in dote una riflessione sulla figura di Diego de Almagro.
E’ l’opportunità per tornare ad immergerci all’interno del particolare immaginario dell’autore Spagnolo attraverso un intervento che vede lo stesso sviluppare un nuovo tipo di riflessione.
Il ritorno dell’interprete Spagnolo segna ancora una volta l’avvicendarsi di una tematica e di un tratto particolare per mezzo dei quali l’artista muove riflessioni e dinamiche differente in quello che è un percorso artistico che non si sottrae dal dialogare con medium ed approcci diversi. Dal figurativo all’astratto, senza dimenticare le splendide installazioni alle quali l’artista di tanto in tanto si dedica, abbiamo quindi l’opportunità di immergerci all’interno di un immaginario altamente emotivo ed in grado di suggerire stimoli e riflessioni differenti.
Abituati a trovarci a confronto con i suoi iconici personaggi, gli interventi di Skount portano in dote uno stimolo visivo in grado di tracciare una personale visione dell’essere umano. A segnare queste figure è certamente la presenza di grandi ed evocative maschere. Queste rappresentano ideale propellente per sviluppare un personale filtro tematico in grado di tratteggiare le differenti sfaccettature della figura umana. L’uomo dipinto dall’interprete porta una maschera, una sorta di scudo atto a rappresentare un limite invalicabile tra le proprie emozioni e le altre persone. L’idea della maschera abbraccia il concetto di auto difesa, di identità celata o parallela, con una conseguente perdita del proprio vero io. Nella visione dell’artista questo atto assume le sembianze dei suoi peculiari personaggi, esseri al limiti del sovrannaturale, quasi onirici, che vediamo segnare gli spazi attraverso colori sgargianti, textures, forme ed elementi visivi differenti.
Questa sua ultima fatica vede Skount tornare a proporre unicamente una figure, il soggetto raffigurato rappresenta il famoso conquistatore Spagnolo. L’autore analizza la vita dell’esploratore, spiegandoci le sue origini oscure, la sua voglia di rivalsa verso le difficoltà di una vita e la sua crescente voglia di riscatto. Al tempo stesso l’interprete, soffermandosi sulla vita del conquistatore Spagnolo, e sulla sua precoce dipartita causata dall’eccessiva avidità e voglia di potere, propone una riflessione malinconica.
Questo personaggio storico rappresenta infatti un chiaro esempio di come l’essere umano, in cerca di una vita migliore, nuove esperienze e conoscenze, può essere danneggiato ed eroso dal potere e dall’avidità, causando e spargendo morte per gli altri e per se stesso.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo potete trovare un bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli dell’intervento, dateci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Artist for The Pics

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João Lelo – New Mural for OFICIO Residence

21/01/2015

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Prosegue il nostro viaggio tra le strade di i Córdoba, tra gli artisti partecipanti all’eccellente OFICIO Residence, troviamo João Lelo. L’interprete Brasiliano, per il progetto curato dalla Kosovo Gallery, si è impegnato nella realizzazione di questa bella pittura.
Sviluppato dallo spazio espositivo Argentino, il progetto, come stiamo vedendo in questi giorni, ha portato un roster di artisti di primissimo livello al lavoro per le strade della bella cittadina. Si tratta di un mix tra realtà nazionali ed interpreti internazionali con l’opportunità da una parte di analizzare il valore della scena Argentina e dall’altra di continuare ad approfondire i lavoro di autori che incontrano il nostro favore.
In questo senso con questa sua ultima fatica abbiamo l’occasione per osservare da vicino il lavoro di João Lelo attraverso un intervento che eredita tutta il particolare immaginario dell’autore Brasiliano.
Con base a Rio de Janeiro, l’artista porta avanti un percorso in strada capace di sviluppare una sorta di personale mitologia urbana in grado di porsi in forte connessione con la vita quotidiana di ciascuno di noi. Ad alimentare questo particolare impulso tematico troviamo un immaginario scandito da forti e personali reminiscenze. Lelo raccoglie a piene mani dagli stimoli d’infanzia, dalle immagini dei cartoni animati e dei videogiochi, lasciando che queste esperienze vadano a miscelarsi con la personale attrattiva verso l’art nouveau ed il cubismo. Quello che emerge è quindi un immaginario fortemente sfaccettato dal quale emergono forme e figure complesse. Gli elementi proposti dall’interprete, attraverso un moto speculare, vanno a tracciare la forma di soggetti animali, questi vengono infine legati ed intersecati ad astrazioni, figure geometriche, textures ed elementi che ricordano stimoli appartenenti alla natura. In questo senso l’autore gioca con la percezione stessa delle figure rappresentate, stimola lo spettatore attraverso effetti di morphing, nascondendo quindi immagini nelle immagini e spingendoci ad osservare con cura ed interesse ogni sezione dell’opera.
Per la sua partecipazione al progetto Argentino João Lelo si confronta con una lungo spazio andando a trasformare completamente con soluzione di continuità questa bella parete. L’autore Brasiliano scandisce lo spazio attraverso la costruzione graduale di una forma, partendo da un cerchio nero ed arrivando infine a all’immagine finale realizzata attraverso una personale sintesi di due volti animali accompagnati da alcune forme e strutture astratte.
Come consuetudine in calce al nostro testo potete trovare una bella e ricca serie di immagini che ripercorrono le fasi di realizzazione dell’opere fino al suo bel risultato finale, dateci un occhiata e se volete approfondire nella nostra sezione tutti i precedenti interventi.

Pics by Agostina Orlandi

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Blaqk – New Mural in Athens

21/01/2015

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A distanza di tempo torniamo con piacere ad approfondire il lavoro dei Blaqk, il duo Greco inaugura al meglio il proprio anno con questa nuova e splendida pittura realizzata su questa lunga parete ad Atene.
Questo nuovo intervento ci offre l’occasione per tornare ad approfondire il lavoro di Simek e Greg Papagrigoriou attraverso l’ennesima combinazione in grado di sviluppare una differente e ricca trama pittorica. Uno degli elementi che infatti contraddistingue le produzioni del duo, è la volontà degli stessi autori di ricercare costantemente soluzioni visive differenti, giusta eredità degli stimoli personali di ciascuno dei due autori. L’identità delle produzioni firmate Blaqk, risiede infatti nella scelta dei due artisti di commutare in un unico immaginario, una personalità legata ad elementi geometrici ed una invece sviluppata attraverso un piglio calligrafico.
Come spesso abbiamo avuto modo di vedere, le produzioni degli artisti hanno quindi come elemento cardine l’interazione tra due impostazioni e ricerche differenti. Se il punto di contatto è inevitabilmente la scelta di esprimersi attraverso una componente visiva di fatto criptica ed altamente soggettiva, quello che è emerge è un immaginario scandito da entrambi i percorsi, una miscela esplosiva in grado di stimolare chi osserva attraverso due anime distinte capaci di miscelarsi e di produrre un’unica e grande visione.
L’impatto con le produzioni dei due autori Grechi, vive quindi intorno agli stimoli differenti che i loro percorsi esercitano nello spazio. Maggiormente legato ad una impostazione geometrica ed astratta, Simek va a sviluppare sulla superfice forme ed elementi complessi. L’artista porta avanti una decostruzione e costruzione della forma che si trasforma in una sorta di codice visivo impermeabile alla lettura. Questi elementi entrano in rotta di collisione con l’approccio squisitamente calligrafico di Greg Papagrigoriou. Quella che ci troviamo di fronte è una scrittura indecifrabile che tradisce emozioni e stati d’animo differenti, un moto catartico profondo e sfaccettato in grado, attraverso il suo loop, di suggerire quello che sono gli impulsi emotivi dell’autore.
Utilizzando quindi unicamente il bianco ed il nero come interlocutori cromatici, i Blaqk vanno a generare una produzione in cui, l’equilibrio della forma, si alterna agli stimoli istintivi, una costante ricerca che eredita le personali e differenti nuove dinamiche di ciascuno dei due interpreti.
Quest’ultima fatica, rappresenta l’opportunità per tornare quindi ad immergerci all’interno della particolare visione del duo. Un nuovo intervento sviluppato su due livelli di lettura, su due chiave visive capaci di convivere ed autoalimentarsi e di impattare con forza e vigore chi osserva, splendido.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo potete trovare una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima pittura, dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Pics by The Artists

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Giorgio Bartocci “7 Fragments” at Grauen Studio (Recap)

21/01/2015

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Andiamo finalmente a dare un occhiata approfondita a “7 Fragments” ultimo show del grande Giorgio Bartocci all’interno degli spazi del Grauen Studio di Monza, un esperienza duplice arricchita da un intervento su muro, all’interno del progetto Recover.
È l’opportunità per tornare ad approfondire il lavoro di uno degli interpreti di spicco della scena Italiana, attraverso una vera e propria esperienza in grado di mostrarci tutto il repertorio dell’autore. Il Grauen Studio di Monza continua quindi ad interessarsi a progetti a carattere urbano e proprio attraverso il progetto Recover mira ad ampliare la propria proposta attraverso una programmazione intelligente e prolungata nel tempo. Recover nasce come stimolo per un riqualificazione urbana finalizzata ad una partecipazione popolare attraverso workshop, concorsi, ed appunto mostre personali e collettive.
Lo spirito delle produzioni di Giorgio Bartocci sta tutto nell’esigenza dell’interprete di sviluppare una personale ricerca sulla forma. L’elemento astratto, per l’autore, viene alimentato da una sensazione di costante movimento in grado di scandire l’aspetto e la sensibilità delle figure proposte. Questi elementi abitano lo spazio proponendo allo spettatore sotto un aspetto in grado di stimolarne le personali reminiscenze. Sono ombre erranti, spiriti vacui, che si agitano all’interno della superfice riuscendo a suggerire sensazioni ed emozioni differenti. L’idea è quella di una costante tensione, rivolta verso lo spettatore, e capace di proiettare i turbamenti della vita moderna. Al tempo stesso questi soggetti, queste figure instabili che vediamo rimbalzare ed accelerare, rivendicano tutto il caleidoscopio di emozioni umane, la fragilità dell’uomo, attraverso il loro dilatarsi e restringersi, sottoponendo chi osserva, ad una personale e sfaccettata chiave di lettura.
Il titolo dello show proposto da Giorgio Bartocci gioca con l’idea e l’approccio stesso dell’autore. ‘Seven Fragments’ ovvero sette frammenti, esattamente come le principali opere esposte, supportate da una serie di artworks realizzati per l’occasione, che letteralmente gravitano attorno a questi attori principali, frammenti appunto. Il titolo si rifà anche ad un idea di sintesi alchemica, suddivisa in sette punti cardinali, di un ciclo capace di porsi come ideale analogia alla vita umana, sia essa naturale che spirituale. L’idea dell’artista è quella di proporre un puzzle composito, un lento scorrere in cui il flusso cambia costantemente forma ed aspetto, si evolve in funzione di esperienze, stimoli, ed emozioni differenti.
Ad accompagnare il nostro testo una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare, e restate sintonizzati c’è infatti da vedere il secondo intervento in città, tutto nei prossimi giorni.

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Pics by Alberto Pepe e Andrea Ucchino

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Graphic Surgery – New Piece in the Vondelbunker

21/01/2015

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Ci spostiamo ad Amsterdam, qui all’interno del Vondelbunker ritroviamo con piacere i Graphic Surgery, il duo olandese si è impegnato nella realizzazione di questo nuovi intervento all’interno dell’iconico spazio Olandese.
Situato all’interno e nascosto all’interno del Vondelpark di Amsterdam, il Vondelbunker è un vecchio rifugio antiatomico, trasformato nel 1968, a primo centro giovanile della città. La successiva ed attuale evoluzione vede la struttura gestita dal collettivo culturale Schijnheilig, che sta proponendo una programmazione creativa condita da mostre, film e dibattiti. Il luogo è famoso per ospitato un bel numero di party underground, occupazioni, eventi politici e after party segreti di famose band internazionali.
È questa l’insolita location all’interno della quale i Graphic Surgery vanno a lavorare, proponendo un nuovo intervento capace di portarne avanti tutto il personale e particolare immaginario visivo. Di ritorno dalle sperimentazioni all’interno di spazi abbandonati (Covered) e dalla splendida Contra aperta all’interno della Mini Galerie, questo ultimo intervento vede gli autori continuare a sperimentare soluzioni differenti all’interno della loro principale tematica artistica.
Come visto più volte, il duo porta avanti un personale dialogo con la spazio urbano in funzione di un personale sviluppo astratto. La ricerca degli interpreti non è unicamente condita da un indole astratta, quanto piuttosto da una personale ricerca che trova nella città e le sue architetture il suo ideale stimolo visivo. Gli autori rivolgono il proprio sguardo a tutti quegli elementi che costituiscono il paesaggio cittadino, ai vicoli, alle finestre ai cieli industriali. Uno sguardo personale verso il dettaglio, le strutture e le perfezioni cicliche che circondano la nostra vita, sperimentano e sviluppano un percorso visivo in cui gli spazi urbani, le fisionomie tipiche della città, vengono campionati, distrutti e rievocati costantemente fino a generare una nuova ed inedita struttura visiva. Miscelando, mischiando e sovrapponendo tracciati, visioni, porzioni di immagini, gli artisti fecondano immagini in grado di ereditare le caratteristiche urbane nella loro intrinseca essenza ma che, al tempo stesso, risultano capaci di allontanarsi dalle stesse proponendo attraverso la loro stessa forma.
Il valore sperimentativo, così come l’esigenza di portare avanti il proprio percorso attraverso differenti impulsi visivi, vede i Graphic Surgery qui abbracciare un piglio più gestuale, maggiormente rivolto verso un approccio ruvido e tagliente mantenendo al tempo stesso l’identità classica delle loro produzioni. L’opera realizzata all’interno dello spazio olandese viene sviluppata attraverso l’utilizzo del bianco e del nero come unici vettori cromatici. L’immagine finale eredita proprio questo piglio attraverso un costante sovrapposizione e movimento frammentato di elementi e catarsi geometriche che vanno letteralmente ad avvolgere la totalità delle pareti a disposizione.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo potete trovare una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Hidden in the Vondelpark, underneath the Vondelbridge in Amsterdam, lies an old fallout shelter from the year 1947. Previously Beatkelder Lijn 3, the Vondelbunker is now run by cultural collective Schijnheilig. They asked us to paint the entire space. The outcome almost looks like a modern interpretation of a wall painting by Franz Kline and Sol Lewitt.

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Laguna x Emilio Cerezo x Xabier XTRM – New Mural

20/01/2015

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Un bel trio di nomi di spessore, formato da Laguna, Emilio Cerezo e Xabier XTRM ha unito gli sforzi lanciandosi nella realizzazione di una pittura, all’interno di una vecchia struttura abbandonata, capace di ereditare i differenti approcci visivi di ciascuno degli autori.
Quest’ultima opera mette in campo tre dei nomi a parer nostro tra più interessanti della scena Spagnola, al tempo stesso, attraverso la miscela di stili che contraddistingue ciascuno dei partecipanti, ci mette a contatto con un immagine profonda, sfaccettata e capace di stimolare differenti emozioni. È infatti innegabile come ognuno degli autori porti avanti un impronta pittorica viscerale, altamente emotiva, ed in grado di stimolare l’osservatore attraverso una carica pittorica unica e vibrante.
Abbiamo spesso incrociato il nostro cammino editoriale all’interno dei percorsi dei tre autori, Laguna, Emilio Cerezo e Xabier XTRM portano avanti una ricerca personale che sceglie di esprimersi per mezzo di una pittura carica di stimoli differenti ed attraverso essa rivendica riflessioni e spunti personali. Quest’ultimo intervento, dal titolo “Somos Bloque”, è quindi figlio dell’eredità stilistica di ognuno degli autori. In ciascuno degli artisti troviamo una profonda e personale identità pittorica, essi portano avanti una ricerca caratterizzata dalla volontà di un utilizzo di un tratto profondo e ricchissimo, capace di segnare lo spazio urbano attraverso una miscela concreta all’interno della quale differenti tinte ed alternazioni cromatiche vanno a tratteggiare forme ed elementi differenti. C’è la volontà di affidarsi a sensazioni e stati d’animo del momento, che di fatto entrano in rotta di collisione con gli stimoli del luogo, in quella che diviene una pittura votata ad una sorta di viaggio interiore.
Il contatto con le produzioni dei tre interpreti, riesce puntualmente a spingerci ad approfondirne il dettaglio, le pennellate si fanno cariche, gli elementi si confondono mandandoci in un shock visivo in grado di catapultarci all’interno di una sospensione emotiva. Qui i colori, le loro differenti tonalità, e l’esplorazione degli elementi dipinti che costituiscono i corpi delle immagini proposte, riescono a suggerirci uno spettro emotivo ampio e soggettivo, arrivando quindi a toccare le corde più sensibili della nostra emotività.
Lavorando all’interno di questo stabile dismesso, come spesso accade per ognuno degli artisti, Laguna, Xabier XTRM ed Emilio Cerezo propongono un immagine potente. L’abilità pittorica del trio generare immagini veloci ed al tempo stesso intense, vediamo le figure attraversate da scariche di colore, delineate da corpi geometrici, intrise di colori e tratti differenti. Il risultato finale è un immagine quasi confusa, non di semplice comprensione e che proprie per questo si presta a differenti chiavi di lettura, splendida.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica. In attesa di scoprire nuovi aggiornamenti sul lavoro di ciascuno degli interpreti, vi invitiamo quindi a dare un occhiata alle immagini in calce al nostro testo.

Pics by The Artists

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Rusin Blazej – New Murals in Madeira, Portugal

20/01/2015

Ci spostiamo a Madeira in Portogallo, qui a distanza di tempo torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di Rusin Blazej, l’interprete Polacco ha infatti da poco terminato di realizzare questa nuova serie di interventi all’interno di una vecchia struttura abbandonata.
È l’occasione per tornare ad approfondire il lavoro dell’interprete attraverso una serie di interventi capaci di portarne avanti ed al meglio tutto il personale spirito stilistico. L’impatto con le produzioni di Rusin Blazej non è affatto semplice, scardinare la chiave di lettura appare complesso. Risulta quindi importante sottolineare come l’autore porta avanti un percorso sviluppato attraverso una essenzialità stilistica capace di stimolare impulsi visivi differenti. L’approccio squisitamente astratto dell’artista va quindi a sviluppare una propria rappresentazione di personali fascinazioni, spesso a tema naturale, proposte attraverso l’ausilio di strutture composte da linee ed un utilizzo del colore rapido, incisivo e per certi versi ‘sporco’. L’impressione è quella di una gestualità particolarmente rimarcata, con tracciati e segni ripetuti che vanno a comporre le immagini finali. A catalizzare questo particolare piglio visivo, troviamo infine una forte e radicata volontà di interagire al meglio all’interno degli spazi di lavoro, un spirito simbiotico che vede l’interprete lasciarsi influenzare dalle sensazioni del momento, dalla stimoli esterni che inevitabilmente vanno ad interessare i suoi risultati finali commutandone l’aspetto finale.
In questo senso, raccogliendo questi differenti spunti, la pittura dell’autore risulta quindi mossa e sviluppata attraverso una forte espressività. La spontaneità che accompagna le produzioni di Rusin Blazej entra in contatto con le percezioni del momento, con lo spazio di lavoro che non diviene quindi ed unicamente un palcoscenico quanto piuttosto co-protagonista nelle opere, al tempo stesso le stesse suggeriscono la volontà espressiva dell’autore di raccogliere impulsi personali e di far dialogare gli stessi in una personale catarsi prima emotiva e poi visiva.
La serie di interventi realizzati in Portogallo è quindi opportunità per osservare da vicino l’artista muoversi all’interno di uno spazio di lavoro, dialogare con lo stesso e sviluppare attraverso le proprie e personali fascinazioni, una bella serie di interventi.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo potete piuttosto trovare una bella e ricca serie di scatti ed il bel video con alcune fasi di realizzazione del progetto, dateci un occhiata, siamo certi infatti che, anche voi come noi, non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Artist for The Pics

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Pesk – New Mural for OFICIO Residence

20/01/2015

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Continuiamo il nostro viaggio tra le meraviglie dell’ottimo OFICIO Residence, tra gli artisti coinvolti nel progetto della Kosovo Gallery anche Pesk che ha avuto modo di realizzare questa nuova ed intensa pittura per le strade di Córdoba in Argentina.
In questi giorni stiamo approfondendo il bel lavoro svolto dalla Kosovo Gallery, lo spazio espositivo ha infatti chiamato una serie di artisti locali ed alcuni nomi del panorama internazionale, offrendo loro l’opportunità di dipingere alcune pareti della bella cittadina Argentina. Per noi questo ha significato l’opportunità, da una parte di continuare ad approfondire il lavoro di artisti a cui ci sentiamo legati, dall’altro di andare a scoprire quelli che sono i nomi di spessore di una scena, quella Argentina, particolarmente frizzante ed interessante. Abbiamo quindi l’occasione di trovarci a confronto con autori capaci ed in grado di sviluppare un percorso figlio di differenti stimoli, legati alla tradizione artistica del proprio paese.
Questo lavoro di Pesk è quindi l’opportunità per un contatto profondo ed avvolgente all’interno dell’immaginario dell’autore. Osservando le produzioni dell’artista si rimane anzitutto affascinati dalla spiccata sensibilità pittorica che emerge dalla sue produzioni. L’autore è anzitutto interessato ad un fare sperimentativo in grado di stimolare e sviluppare il suo approccio artistico. Attraverso quindi differenti ambiti e processi artistici, l’interprete convive con un approccio metodico ed un altro maggiormente legato a stimoli e sensazioni del momento. In questa miscela di sensazioni e impostazioni visive, l’artista si lascia guidare dal suo processo creativo. In questo senso l’interprete è interessato a sviluppare un piglio quanto mai viscerale ed al tempo stesso entrare in contatto, attraverso una forte interazione, con gli elementi dell’ambiente, con materiali differenti, con stimoli esterni, che inevitabilmente vanno ad incidere con il processo di creazione di una determinata immagine. Uno stile legato quindi alla spontaneità che vede come protagonisti i personaggi dell’artista. Osservando le produzioni dell’autore veniamo infatti a contatto da una parte con un impulso visivo prettamente pittorico, con cadenze cromatiche intense, rapide e veloci che avvolgono gli spazi funzionando da ideale background. Da queste emergono forme ed elementi di vario tipo, volti e soggetti in grado di farsi carico degli stimoli e degli spunti che l’interprete vuole offrici, di istaurare un dialogo con il luogo e di generare sensazioni e riflessioni di vario genere.
Quest’ultima fatica realizzata per il progetto della Kosovo Gallery, rappresenta l’opportunità per Pesk di far letteralmente esplodere il proprio immaginario, tra spunti personali, stimoli e banchi cromatici, il risultato finale ed una miscela energica che ci ha seriamente colpito.
In calce al nostro testo come consuetudine potete trovare una bella e ricca serie di scatti con i quali possiamo rivivere le fasi di realizzazione della bella parete, dateci un occhiata e restate sintonizzati, nei prossimi giorni proseguiremo infatti nel mostrarvi gli interventi realizzati per il bel progetto.

Pics by Agostina Orlandi

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Nicola Alessandrini “Della mia Carne” at Portanova12 (Recap)

20/01/2015

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Aperta lo scorso 18 di Gennaio andiamo con piacere a dare un occhiata approfondita a “Della Mia Carne” ultimo show di Nicola Alessandrini all’interno degli spazi della galleria Portanova12 di Bologna.
E’ l’opportunità per tornare ad immergerci all’interno del particolare immaginario di Nicola Alessandrini attraverso un esibizione, capace di tratteggiare con cura e profondità quelli che sono gli stimoli principale del percorso creativo dell’autore Italiano.
L’essere umano, è l’indubbio protagonista nelle opere dell’artista, ancora di più i corpi e le viscere rappresentano l’ideale propellente visivo per rafforzare e portare avanti la personale riflessione sull’uomo moderno. La violenza visiva, un approccio a tratti rabbioso, catalizzano le opere dell’interprete, ne sviluppano, tratteggiandone la figura dell’essere umano, incarnando uno spirito pessimistico e tetro, mettendo chi osserva a confronto con immagini difficili, crude e dure, offrendo quindi l’opportunità di un analisi personale ed interiore si ciascuno di noi. L’autore raccogliere l’eredità dei giorni nostri, delle difficoltà quotidiane, svuota la figura dell’essere umano, finché non rimane null’altro che la carne, limite intrinseco dell’uomo ed al tempo stesso sua stessa condizione di esistenza. “Della mia Carne”, titolo estrapolato dal libro della Genesi, sviluppa il cardine stesso del processo creativo dell’artista, analizzando il passaggio della materia, il corpo, e la sua successiva trasformazione scaturita da tutti quegli agenti, quelle situazioni e quella intrinseca condizione malinconica che così fortemente sta segnando i giorni nostri. Nicola Alessandrini propone quindi una visione dell’uomo decisamente oscura, scegliendo di miscelare componenti differenti, elementi organici e parti eterogenee che si fondono generando nuovi individui, nuovi involucri pronti a contenere gli istinti e gli stimoli bestiali.
La decadenza dell’uomo moderno viene quindi commisurata alla sua capace di auto consumarsi, il corpo da mero contenitore di stimoli, emozioni e sensazioni, diviene specchio diretto di tutto ciò che siamo, ideale e, finalmente trasparente, finestra sull’oblio e sulla violenza che ci portiamo dentro, sulla rabbia, sull’odio, sulla solitudine. Si tratta, approfondendo, di un fermo immagine duro, violento, un pugno allo stomaco dal quale si fa largo un pensiero. L’autore ci mostra queste entità come simbolo di tutte quelle sensazioni, delle emozioni e delle condizione, che stanno interessando questo particolare momento storico.
Un punto fermo che attraverso la miscela di corpi adulti, bambini, animali ed elementi naturali, scandisce il progredire di una evoluzione inceppata, di un processo di maturazione che ha deviato il proprio cammino. Il risultato sono immagini forti, malinconiche, a tratti scomode ed in grado di trapassare la carne mostrandoci finalmente il nostro vero ed unico aspetto.
L’allestimento presentato da Nicola Alessandrini si fa quindi carico delle personali riflessioni dell’autore, portando in dote un show intenso e carico di stimoli. L’artista per questa sua esibizione propone circa una ventina di disegni originali, cinque opere di grande formato da un metro e mezzo x 2 metri a due metri e mezzo per 2 metri, alcune serigrafie a 5 colori stampate con Strane Dizioni, ed infine una installazione ambientale.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella ed intensa serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima esibizione, dateci un occhiata e se vi trovate in zona ricordiamo che c’è tempo fino al prossimo 8 di Febbraio per andare a darci un occhiata di persona.

Thanks to The Artist for The Pics

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Abik – “3 – E on 2 – S” New Mural

20/01/2015

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A distanza di qualche settimana torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di Abik, l’interprete Italiano ha da poco terminato di realizzare questa nuova composizione portando in dote tutto il suo iconico approccio stilistico.
Nel nostro entrare in contatto con le produzioni dell’autore, abbiamo sempre sottolineato l’efficacia di una pittura capace di svilupparsi attraverso stimoli ed impulsi altamente viscerali. Abik ha saputo creare un percorso pittorico profondamente connesso con i suoi stessi stimoli personali, un immaginario in grado di entrare in contatto con le percezioni e le sensazioni del momento al fine di imbastire un dialogo sfaccettato, catartico e multi percettivo con i luoghi in cui l’autore ha modo di lavorare. Proprio questo rappresenta quello stimolo in più, capace di generare di volta in volta opere differenti, eredità diretta si dell’esperienza pittorica dell’artista ma che, entrando in rotta di collisione con l’emisfero emotivo e percettivo dello stesso, emergono all’interno degli spazio attraverso una potenza emotiva ridondante, eredità diretta degli stimoli percepiti.
Confrontarsi con le opere di Abik, non è affatto semplice, lo stesso autore ha saputo creare una miscela visiva che rappresenta l’eredità diretta del percorso in strada come writer e la sua successiva evoluzione all’interno dello spazio urbano. L’identità astratta delle produzioni firmate dall’autore Italiano, rappresenta il risultato finale di un percorso che lo ha visto mano a mano abbandonare il concetto di lettera per uno studio maggiormente rivolto verso la forma. Le lettere presentate dall’artista vanno quindi a fondersi e miscelarsi, divengono molli, quasi liquide, generando elementi e figure (quasi) organiche differenti che riescono però a mantenere un identità comune.
Uno degli aspetti maggiormente caratteristici del percorso produttivo di Abik è la volontà dell’interprete di lavorare su più livelli, tornando, infine e spesso, al lavoro su interventi giù ultimati. Andando quindi a dipingere differenti strati, l’artista va a creare una trama sfaccettata e composita capace di sviluppare tutto l’intrinseco aspetto catartico delle sue produzioni. Al tempo stesso questo stimolo diviene impulso terapeutico in grado di distogliere da eventuali contrizioni, liberando quindi il valore istintivo e impulsivo dell’artista, dall’altra permette allo stesso di aggredire la superfice attraverso gesti, linee e colate di vernice in grado di esprimere e sviluppare gli elementi e le forme care all’interprete.
Questa sua ultima fatica è l’occasione per approfondire proprio questo particolare piglio, l’autore lavora attraverso differenti medium, cogliendo gli elementi presenti giù sulla parete, e miscelando in questo modo legno, pittura e componenti organiche in un’unica e grande tavolozza emotiva.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima pittura, dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Pics by The Artist

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Mark Jenkins – “Moment of Impact” at Lazarides (Recap)

19/01/2015

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Aperta lo scorso 15 di Gennaio, andiamo con piacere a dare un occhiata a “Moment of Impact” ultimo show del grande Mark Jenkins all’interno degli spazi della Lazarides Gallery di Londra.
Lo show, che apre la programmazione del nuovo anno dell’importante galleria inglese, è l’opportunità per tornare ad approfondire il lavoro di Mark Jenkins attraverso un allestimento che ne rivela tutto l’impatto del suo percorso produttivo.
Con base a Washington DC, l’artista Americano, come visto più volte, porta avanti il proprio lavoro attraverso una proposta visiva direttamente legata ad un approccio installativo. Le produzioni di Jenkins, ispirate ai lavori degli scultore figurativo Juan Munoz ed alla filosofia per l’assurdo di Albert Camus, portano avanti una personale riflessione in grado di mettere in discussione l’interazione sociale ed il modo in cui l’uomo impegna l’ambiente urbano. Attraverso differenti medium ed approcci visivi, l’autore Statunitense ha sviluppato un propria tecnica in grado di evocare l’aspetto e la forma di figure umane. Questi soggetti, realizzati con nastro e plastica e letteralmente vestiti, vanno ad occupare lo spazio urbano. L’idea è quella di proporre un installazione effimere ed in grado di porsi in diretta contrapposizione con la società moderna. L’interazione avviene attraverso l’alto impatto visivo che le stesse hanno, il passante, o l’osservatore curioso, si trova a contatto con una figure quasi reale ed in grado di sviluppare sentimenti contrastanti. Si tratta di vere e proprie intrusioni visuali capaci di suscitare clamore per le azioni che vanno a compiere, per la loro staticità ed il peculiare senso spettrale che riescono ad esprimere e suggerire.
Dopo Terrible Horrible, aperta lo scorso anno, per questa sua ultima esibizione, Mark Jenkins propone un corpo di lavoro tridimensionale, l’artista porta in dote sia le iconiche tele tridimensionali insieme ad una serie di nuove ed inquietanti figure ‘umane’. Lo show viene sviluppato con l’idea precisa di suscitare una reazione in chi osserva, un stimolo percettivo quindi in grado di stuzzicare le corde più emotive.
I potenti interventi dell’artista riescono a trasformare l’ordinario in inaspettato, provocando forti reazioni viscerali, l’autore tenta di sottrarsi dalle idee concettuali associate alla creazione delle sculture, portando piuttosto in dote un processo produttivo in grado di avviare un personale rapporto con la società e lo spazio in cui lo stesso vive.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo potete piuttosto trovare una ricca serie di scatti con la panoramica dello show e tutti i dettagli dell’allestimento proposto. Dateci un occhiata e se vi trovate in zona ricordiamo che c’è tempo fino al prossimo 5 Febbraio per andare a darci un occhiata di persona.

Lazarides Rathbone is pleased to present Moment of Impact, a multi-disciplinary solo exhibition by American sculptor and installation artist Mark Jenkins. Opening the gallery’s 2015 exhibition programme, the thought-provoking showcase will encompass a new body of life-sized sculptures and three-dimensional canvases alongside popular highlights featured in international showcases spanning the past two years.

Moment of Impact follows widely acclaimed solo exhibitions in LA, New York and Cologne in addition to notable appearances at both 2014’s Art Basel Miami and Paris’s Nuit Blanche. Jenkins’ stand-out sculptures can be found in major cities across the globe, with an invasion of impromptu sellotape babies and faceless hooded figures challenging the way in which the public engage and experience urban environments.

Lazarides Gallery
11 Rathbone Place
London W1T 1HR

Pics by The Gallery

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Isaac Cordal for No Limit Boras Festival

19/01/2015

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Torniamo con piacere per le strade di Boras, in Svezia, tra gli artisti partecipanti all’ultima edizione del No Limit Boras Festival, troviamo anche Isaac Cordal, l’interprete per la rassegna ha infatti realizzato una serie delle sua iconiche installazioni.
Abbiamo l’opportunità di tornare ad approfondire il lavoro di Isaac Cordal attraverso un infornata di lavori, capaci di portare in dote tutta la profonda tematica concettuale che l’interprete porta avanti attraverso le proprie produzioni. Gli spazi cittadini per Cordal, non si limitano alla pareti, l’interazione in questo senso avviene attraverso una proposta in grado di innescare un dialogo differente. Il piglio diviene differente, così come le iconiche installazioni, la visione dell’artista passa per un micro universo personale generato da una proposta visiva in grado di rivelare gli spazi urbani di dimensione ridotta che divengono quindi, ideale e fertile terreno per il suo lavoro. Il progetto “Cement Eclipses” portato avanti dall’autore, rappresenta l’opportunità quindi di una interazione differente con la coreografia urbana ed al tempo stesso stimolo per una riflessione profonda ed articolata. L’artista attraverso la sua proposta artista porta in dote uno stimolo capace di rivelare l’impatto del cemento all’interno della vita di tutti i giorni. In particolare l’interprete si sofferma sul impatto dello stesso sull’essere umano, tratteggiando in questo modo, una personale analisi dell’uomo moderno e delle sue differenti piaghe e difficoltà. Il cemento diviene habitat e materiale di produzione delle sue iconiche installazioni andando a generare una serie di inquietanti e tetri personaggi. Questi ultimi sono il riflesso dell’umanità, malinconici si appropriano degli spazi cittadini, li vediamo all’interno degli anfratti, nelle viuzze, tra le finestre, emergono dalle pozzanghere con in mano la loro valigetta od il loro cellulare, sguardo rivolto verso il basso in una smorfia soffocata di dolore e di disagio interiore realmente tangibile. L’inquietudine di queste piccole creature rappresenta l’opportunità per l’autore di approfondire le differenti dinamiche dell’uomo moderno, per sottolineare il declino e la corruzione dell’essere umano, sottolineandone la triste esistenza. Isaac Cordal sceglie di sbatterci in faccia, senza alcuna censura, la sua riflessione, le difficoltà di tutti i giorni prendono vita, plasmano la forma di questi minuscoli ed ingobbiti personaggi, ne tracciano i volti. Chi osserva, chi ne scopre l’esistenza si ritrova ad osservarne i dettagli, a capirne l’esistenza in quella che diviene una sorta di metastasi interiore capace di colpirci ed impressionarci puntualmente.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo piuttosto trovare una ricchissima serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima incursione dell’autore, dateci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare e restate sintonizzati, presto nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’artista.

Pics by The Artist

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Cyop & Kaf – A Series of New Pieces in Taranto

19/01/2015

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Ci spostiamo in Puglia, qui a distanza di tempo torniamo con piacere ad approfondire il lavoro dei Cyop & Kaf, il duo, dopo l’esperienza nel cuore di Napoli, torna al lavoro con un nuovo progetto legato alla città di vecchia di Taranto.
Il legame che intercorre tra gli autori ed i luoghi in cui gli stessi vanno ad operare, è spinto dalla viscerale necessità del duo di portare avanti un dialogo concreto e simbiotico con lo spazio urbano. Come visto l’approccio degli interpreti è legato da uno spirito di scoperta e di immersione in grado di raccoglie gli stimoli, le sensazioni, di trovare nelle storie e nelle vicissitudine di un determinato luogo, propellente ideale per iniziare a dipingere. Le produzioni degli artisti entrano in questo senso in rotta di collisione, vanno ad intersecarsi, con un determinato contesto visivo, sociale ed antropologico, fuoriescono dalle sensazioni del momento, trovando la sua giusta dimensione in una pittura votata al dialogo serrato.
Il valore delle produzioni dei Cyop & Kaf sta tutto nella volontà del duo di imbastire un dialogo profondo e sfaccettato con il luogo di lavoro, con le sue superfici, con le pareti scrostate, le viuzze e gli anfratti bui e decadenti. Si sviluppa così una pittura altamente viscerale, non sono perché generata per immettersi e legarsi con le peculiarità dello spazio, ma sopratutto per la sua capacità di rievocare storie e memorie, sensazioni e stimoli del momento in grado di alimentare un micro viaggio all’interno di un determinato contesto. Gli iconici characters proposti dagli autori, sono personaggi bizzarri e surreali, che letteralmente attraversano lo spazio fisico rappresentando uno specchio veritiero ed estremo del luogo. Incarnano le storie ed i vissuti, giocano con le peculiarità delle superfici all’interno delle quali prendono vita, stuzzicano il passante frettoloso, lo spettatore o chiunque decida di farsi sorprendere dalla loro presenza.
Dopo l’esperienza sviluppata a portata avanti nel corso del tempo all’interno dei Quartieri Spagnoli di Napoli, dalla quale è emerso Quore Spinato, i Cyop & Kaf rivolgono il loro sguardo alla Città Vecchia di Taranto. Un anno intero passato a vagare per i vicoli, a scoprire viuzze nascoste e celate dalla penombra, a spingere un dialogo con i muri semi distrutti e scrostati, con la gente che abita questi luoghi. Quella che emerge è una nuova esperienza, un piccolo viaggio all’interno di un universo in mutazione, per certi versi in stato di abbandono, un anno passato a vagare all’interno di un luogo quanto mai capace al meglio di rappresentare il nostro paese, con le sue sfaccettature e le sue incongruenze.
Un anno in città vecchia è un esperienza di incontri e di pittura, raccolta all’interno di una nuova pubblicazione di 240 Pagine in grado di accogliere al meglio l’esperienza maturata dagli artisti.
In calce al nostro testo una lunga e bella serie di scatti con alcuni degli interventi realizzati, dateci un occhiata, se volete invece approfondire e sostenere l’uscita del libro, vi invitiamo a dare un occhiata al sito degli autori, qui.

Pics by Dante Caviocchioli

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ZOSEN – New Mural for OFICIO Residence

19/01/2015

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Continua il nostro viaggio per le strade di Córdoba, tra gli artisti partecipanti all’eccellente OFICIO Residence, troviamo infatti ZOSEN, l’interprete Spagnolo ha infatti da poco terminato di dipingere questo splendido intervento.
In questi giorni siamo approfondendo il bel progetto Argentino, l’idea, sviluppata dalla Kosovo Gallery, ha infatti portato nelle scorse settimane, artisti locali ed interpreti Internazionali che si sono confrontati con le architetture della cittadina andando a realizzare, una bella serie di interventi urbani. Dopo Elian (Covered), Mina Hamada (Covered) e Pedro Perelman (Covered), andiamo quindi a dare un occhiata approfondita all’intervento realizzato dal grande autore.
E’ l’occasione per tornare ad immergerci all’interno dell’immaginario tipico di ZOSEN attraverso un intervento capace di ereditarne tutto il particolare approccio stilistico.
Come abbiamo avuto il piacere di vedere diverso volte, l’approccio stilistico e tecnico dell’autore è l’ideale risultato della personale applicazione di differenti elementi cromatici. In questo senso, nelle produzioni dell’artista, ci troviamo a contatto con elementi e figure sciolte, prive di outlines, e generate all’interno dello spazio attraverso un continuo ed esaltante impeto. L’equilibrio tra le differenti campionature di colore, va quindi a sviluppare forme e figure differenti capaci di imbastire una sorta di puzzle composito. All’interno di questa grande trama, costituita da una grande e fitta rete di messaggi, l’interprete va a celare messaggi differenti offrendo quindi allo spettatore l’opportunità di approfondire e cogliere differenti spunti.
Osservando le opere, l’impressione è quella di trovarsi a contatto con il parto della mente di un bambino. In questo senso le opere raccolgono l’eredita di un piglio viscerale, istintivo e spontaneo, capace di dialogare anzitutto con lo spazio circostante e di arrivare allo spettatore od al passante casuale, attraverso una disarmante semplicità di fruizione. L’interazione con le architetture, l’equilibrio degli elementi proposti, nonché gli stessi colori utilizzati dall’interprete, agiscono quindi attraverso una costante simbiosi visiva.
Per il bel progetto Argentino, ZOSEN ha l’opportunità di lavorare sull’intera facciata esterna di questo edificio. L’artista va quindi a realizzare una serie di forme composite, giocando con elementi organici, figure e textures, facce e forme differenti, capaci di richiamare elementi naturali, di esprimere un equilibrio sia con lo spazio circostante, sia nel complesso degli elementi pittorici proposti all’interno dell’immagine finale.
Come consuetudine in calce al nostro testo potete trovare una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi, non mancherete di apprezzare.

Pics by Agostina Orlandi

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Nemo’s – New Mural at Teatro Mediterraneo Occupato

19/01/2015

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Continua il bel momento di Nemo’s, l’interprete Italiano ha da poco terminato di dipingere questo nuovo intervento all’interno del Teatro Mediterraneo Occupato di Palermo, sostenendone la lotta contro la chiusura forzata dalle autorità.
‘Un gruppo aperto e non identitario, che si riconosce nell’ambizioso processo di gestione collettiva ed auto-organizzativa di un spazio di promozione culturale e sociale, che sia a un tempo centro permanente di produzione, formazione e ricerca e dove pratiche decisionali partecipate e condizioni di utilizzo del bene sono strettamente legate’. Con queste parole si presenta il Teatro Mediterraneo Occupato, ancora una volta quindi uno spazio che, altrimenti sarebbe in stato di abbandono, viene utilizzato e sviluppato dalla collettività per portare avanti progetti multidisciplinare e capaci di abbracciare l’arte attraverso le sue differenti declinazioni. E’ proprio qui che Nemo’s va a realizzare la sua ultima opera, ponendo ancora una volta il proprio lavoro come ideale volano tematico per approfondire e sviluppare una personale posizione circa problemi e situazioni di carattere sociale, politico ed economico. Il valore delle produzioni dell’interprete è quindi diametralmente suggerito dalla capacità dello stesso artista di intervenire sviluppando una personale rielaborazione tematica circa temi e controversie che attraversano la nostra società. Lo abbiamo visto più volte, l’autore Italiano porta avanti un percorso artistico in grado di tratteggiare una personale riflessione sull’essere umano attraverso spunti e situazioni di difficoltà oggettiva. L’uomo di Nemo’s si presenta come fragile sia dal punto di vista tematico quanto quello visivo. L’autore utilizza il supporto cartaceo come medium ideale per sviluppare l’intrinseco avvizzimento dell’uomo moderno. Le figure proposte risultano consumate, raggrinzite, scavate nel loro aspetto, chi osserva si ritrova a confrontarsi con un immagine fortemente pessimistica, sviluppata attraverso colori e tinte spente che rappresentano l’ideale volano espressivo atto a sottolinearne la visione. Le inquietudini e le malinconie prendono quindi il sopravvento all’interno di una visione sfaccettata, caratteristica ed in grado di suggerirne al meglio le differenti sfaccettature. I personaggi dell’interprete attraverso il loro stesso aspetto entrano quindi in rotta di collisione con gli stimoli e le tematiche dei luoghi specifici dove prendono vita, si fanno ideale volano espressivo, propellente ideale per sviluppare riflessioni in chi entra in contatto con la loro stessa forma.
Quest’ultima fatica di Nemo’s va quindi direttamente a raccogliere gli stimoli del Teatro Palermitano. Lo spazio indipendente è da un anno impegnato nella riqualificazione di un’ala della ex “Fiera del Mediterraneo”. TMO non riceve alcun tipo di sostegno finanziario per la sua attività ed in questi giorni le autorità stanno cercando di sfrattare e chiudere il teatro, portando quindi ad una evitabilissima situazione di decadimento, cancellando quindi le attività e tutti gli sforzi fin qui portati a termine. L’opera finale vede quindi riflettere l’artista su questa singola situazione attraverso un nuova opera altamente catartica e significativa.
In calce al nostro testo come consuetudine una bella serie di scatti con i dettagli i quest’ultima fatica dell’artista, dateci un occhiata e se volete approfondire, sulla pagina del teatro tutti gli spunti e le riflessioni del caso.

TMO, Teatro Mediterraneo Occupato is an independent space committed since one year to the redevelopment of a wing of the former “Fiera del mediterraneo”. TMO does not receive any kind of financial support for its activity and the place has been converted into a cultural centre with a theatre and various workshops.
In these days local authorities intend to evict TMO and to close the theatre leaving this space once again in decay, oppressing opportunities and efforts. I take the chance to publish my contribution inside the theatre, in solidarity to TMO and to all the people who contributed to give life to this place.

Thanks to The Artist for The Pics
Pics by Piero Cosentino

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Weekly Overview 2015 – 12.01 to 18.01

18/01/2015

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Weekly Overview è l’appuntamento del Week-End dove vi presentiamo una selezione delle migliori news settimanali.

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2Alas – New Murals for Artesano Project

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Fikos “Fallen Angels” at Galo Art Gallery (Recap)

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Mina Hamada – New Mural for OFICIO Residence

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Andreco for The New Year Eve 2015

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CT – A Series of New Awesome Pieces

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Filippo Minelli “Nothing to Say” at 886 Geary Gallery (Recap)

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GUE – “La Nuit” New Mural in Catania

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Parra – “Yer so Bad” at Jonathan LeVine Gallery (Recap)

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Laguna – New Mural in Almagro, Spain

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Axel Void – New Mural in Arecibo, Puerto Rico

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SBAGLIATO at Galleria Toselli (Recap)

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Nemo’s – New Piece for Tracks Project in Rome

Rone x Callum Preston – New Mural in Vanuatu

18/01/2015

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Ci spostiamo nella Repubblica di Vanuatu, qui ritroviamo con piacere Rone, l’interprete Australiano ha infatti da poco terminato di dipingere questa nuova parete in collaborazione con Callum Preston, presentando un opere che unisce i rispettivi stili dei due artisti.
A distanza di qualche giorno dalla bella parete realizzata a Geelong in Australia (Covered) Rone si sposta quindi all’interno del piccolo stato insulare situato nell’Oceano Pacifico meridionale. Qui in compagnia del connazionale Callum Preston, i due autori danno vita ad un opera che raccoglie appieno i rispettivi approcci stilistici generando un immagine potente dal punto di vista grafico ed emotivo.
Come visto più volte l’operato di Rone si sviluppa attraverso una personale ricerca da parte dell’artista sulla figura della donna. L’autore Australiano concentra i propri sforzi in particolare su una propria riflessione sulla bellezza, sul valore effimere di quest’ultima, cercando di cogliere attraverso le proprie opere un istantanea dell’effimera bellezza femminile.
Il lavoro di Callum Preston è intrinsecamente legato all’approccio squisitamente grafico ed illustrativo dello stesso interprete Australiano. Attraverso quindi la sperimentazione su differenti medium, progetti personali ed un solido background rivolto alla strada, l’artista porta avanti un percorso stilistico decisamente in linea con quelli che sono gli impulsi tipici del mondo illustrativo.
Raccogliendo quindi a piene mani dal proprio bagaglio stilistico, i due artisti vanno a trasformare completamente l’aspetto delle pareti esterne di questa grande struttura. Il mix proposto vede quindi raffigurato anzitutto uno degli iconici volti appartenenti all’immaginario di Rone, l’immagine viene coadiuvata da una serie di dettagli grafici tra cui, una spessa contrapposizione cromatica che di fatto divide in due lo spazio a disposizione. Al tempo stesso Callum Preston sul proprio spazio a disposizione va a realizzare, attraverso il personale piglio grafico, una grande scritta accompagnata da alcuni elementi a carattere naturale.
In attesa di scoprire nuovi aggiornamenti sul lavoro degli interpreti, null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto a tutti i dettagli di quest’ultima fatica, è tutto dopo il salto, dateci un occhiata.

We drove past this village and I asked the community leaders if we could paint their community centre. The next day we were introduced to Joanna who I photographed in the village.
We painted the whole building in one day and most of the villagers came to watch and help out.
Once we finished the elder asked us to stand in a line to formally thank us for the wall and wish us a safe journey home. Then everyone watching from Then the village lined up to shake our hands.
A very moving moment.

Pics via San

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2Alas – New Murals for Artesano Project

18/01/2015

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Con i 2Alas torniamo con piacere per le strade di Rio San Juan nella Repubblica Domenica, dove in occasione dei lavori per l’eccellente Artesano Project, organizzato dalla Inoperable Gallery ed Evoca1, gli autori hanno terminato questa serie di interventi.
Uno dei progetti che certamente ha lasciato il segno nelle ultime battute dello scorso anno, è stato certamente l’Artesano Project, il progetto in collaborazione tra la nota galleria Austriaca ed il talentuosissimo interprete Domenicano, ha visto un roster di artisti di primissimo livello lavorare all’interno del tessuto urbano cittadino. In questo senso lo spirito del progetto è stato quello di chiamare i nomi di alcuni degli interpreti più rappresentativi del Sudamerica, proponendo in questo modo, l’opportunità per una riflessione profonda. L’idea è infatti quella di mostrare alla gente del posto, ed in particolare ai bambini, come l’arte possa essere uno slancio per poter sovvertire le difficoltà della vita, un opportunità di vita differente da poter abbracciare e cogliere nel migliore dei modi.
Dopo la scorpacciata delle settimane precedenti, qui tutti gli interventi fin qui visti, con quest’ultima fatica dei 2Alas torniamo quindi sia ad approfondire il progetto e gli artisti che ne hanno così decretato il successo.
Formato da Andrew Antonaccio e Filio Galvez, il duo porta avanti una personale dialettica visiva che si riflette nella volontà degli artisti di sperimentare una rappresentazione mutabile in funzione di una precisa direzione astratta. Le immagini figurative, quali volti, immagini e vere e proprie istantanee di vita, vengono in questo senso elaborate attraverso un meccanismo visivo composito e sfaccettato. La scomposizione attuata dagli interpreti sviluppa un immagine binaria che risulta di fatto visibile unicamente dalla lunga distanza. In questo senso avvicinandosi all’opera veniamo a contatto unicamente con forme e figure geometriche piatte, la magia sussiste nel progressivo allontanamento dall’opera che letteralmente emerge lentamente dalla superfice di lavoro.
Per il bel progetto i 2Alas vanno a realizzare due interventi distinti, il primo, completamente in solitaria, vede il duo proporre una personale rielaborazione di una tipica immagine di vita quotidiana. Il secondo intervento, realizzato in compagnia di Hox, vede i due interpreti interagire attraverso la perfetta, ed impressionante, unione dei loro rispettivi stili.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad alcuni scatti con le immagini delle due opere terminate, dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Pics by Mario E Ramirez of Tostfilms

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Invader – New Piece in Paris, France

17/01/2015

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Anche il grande Invader inaugura il suo anno, il famoso interprete Francese ha infatti da poco realizzato il primo intervento dell’anno, una nuova piastrella installata a Parigi sulla Daumesnil Fontaine.
Come abbiamo spesso avuto modo di vedere nell’ultimo ed intenso anno di lavoro, con davvero un numero incredibile di interventi realizzati, il lavoro di Invader si è sviluppato attraverso la chiara volontà dello stesso di dare un taglio nuovo al suo lavoro discostandosi dalle consuete mattonelle raffiguranti il famosissimo gioco ad 8 bit. L’artista ha piuttosto concentrato gli sforzi sulla raffigurazioni anche di quelli che sono i simboli e gli elementi che hanno composto quel grande calderone che è la cultura degli anni ’80 e ’90. A trovare spazio quindi insieme ai classici alieni, arrivano i personaggi della Nintendo, oppure quelli Star Wars passando per immagini ed elementi nuovi tutti appartenenti in modo o nell’altro a questa grande filone visivo e tematico ed alla suo radicatissima sotto-cultura. La volontà di cambiare registro tematico si nota anche nella maggiore grandezza degli interventi, così come nella volontà di tentare strade cromatiche differenti e sviluppare con esse nuovi e iconici personaggi, si tratta quindi di un omaggio su più livelli una sorta di rendez-vous in cui tutti i miti ed i characters appartenenti a queste epoche tornano a calcare le strade, i pensieri e la mente degli spettatori, un ritorno al passato che può essere visto, con una chiave di lettura più impegnata, come la volontà di un ritorno al passato, quello spensierato della giovinezza e dei primi videogame e colossal di hollywood e che proprio per questo, arriva probabilmente con maggiore impatto. È nostra convinzione infine che la scelta effettuata da Invader sia dovuta anche al cambio dei tempi, all’esigenza di volersi esprimere con un pubblico diverso e di conseguenza attraverso strumenti e personaggi differenti, più familiari, riuscendo così a sviluppare un dialogo nuovo anche con chi prima non ne coglieva l’immaginario.
In attesa di scoprire nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’interprete, vi lasciamo alle immagini di questa sua ultima fatica, dateci un occhiata! Siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Pics via San

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Pedro Perelman – New Mural for OFICIO Residence

17/01/2015

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Con quest’ultimo intervento realizzato da Pedro Perelman, continuiamo il nostro viaggio tra le strade di Córdoba dove, in occasione dei lavori per l’ottimo OFICIO Residence organizzato dalla Kosovo Gallery, l’artista ha da poco terminato di dipingere questo bel lavoro.
È sempre piuttosto stimolante vedere come all’aldilà dell’Oceano, in Sudamerica, continuino a venire fuori progetti a carattere urbano davvero di spessore. Sviluppato dalla Kosovo Gallery, l’OFICIO Residence porta in dote la volontà dello spazio espositivo di offrire ad artisti locali ed autori internazionali alcuni degli spazi cittadini per un progetto a carattere urbano certamente interessante. Dal canto nostro abbiamo l’opportunità in questo modo di conoscere ed approfondire il lavoro di autori differenti attraverso interventi pittorici e progetti collaterali come workshop, conferenze ed infine documentari.
Membro attivo del collettivo FASE, Pedro Perelman è stata senza dubbio una piacevole sorpresa. Sempre più interessati nell’osservare l’evoluzione di una scena, quella Argentina, che non smette di regalarci autori di grande livello e soprattutto capaci di dialogare con lo spazio urbano attraverso nuove ed inaspettate ricerche visive. In questo senso l’approccio pittorico dell’interprete è legato ad un percorso creativo in grado di unire impulsi appartenenti agli studi accademici e stimoli legati al personale background. L’autore dialoga con gli spazi attraverso una pittura decisamente carica di elementi e caratterizzata da una forte indole illustrativa e grafica. Al centro delle produzioni troviamo quindi personaggi stravaganti, soggetti bizzarri e delineati attraverso una forte sensibilità per il dettaglio, i corpi si fanno carichi di elementi, forme e texture ed al tempo stesso portano in dote vibranti elementi pittorici. Il colore viene utilizzato, rigorosamente senza outlines, per generare forme inaspettate e spontanee, delineare la fisionomia dei volti, tracciare scenografie e background.
Per la sua partecipazione all’OFICIO Residence, Pedro Perelman presenta “La Reparación”. L’artista va a dipingere tutta la superfice di questa lunga parete portando in dote tutto il suo iconico approccio stilistico realizzando un lavoro carico di spunti e stimoli legati al suoi tipico immaginario. Ad animarsi all’interno dello spazio è così anzitutto un grande volto nell’estremità sinistra, seguito poi da una serie di dettagli che compongono un paesaggio industriale in cui è riversato il corpo stesso della figura. All’interno della pittura, scorgiamo una serie di minuscoli personaggi intenti letteralmente a riparare il grande androide.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo potete trovare una bella e ricca serie di scatti con tutte le fasi di realizzazione del bell’intervento fino al suo risultato finale. È tutto dopo il salto, dateci un occhiata e restate sintonizzati per nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’interprete e dal bel progetto Argentino.

Pics by Agostina Orlandi

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Kislow – New Mural for Art Basel 2014

17/01/2015

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Torniamo con piacere per le strade del distretto di Wynwood, Miami, tra gli artisti partecipanti all’ultima edizione dell’Art Basel ritroviamo Kislow, l’artista Ucraino per la rassegna ha realizzato questa bella parete catalizzando tutto il suo personale immaginario.
È l’occasione per noi di tornare ad approfondire il lavoro di uno degli artisti più interessanti della scena Est Europea ed internazionale attraverso un opera che ne raccoglie alla perfezioni gli stimoli stilistici quanto quelli tematici. Come visto più volte, anche grazie alle continue collaborazioni che ne hanno spesso interessato il lavoro negli ultimi anni, l’approccio stilistico di Kislow è legato ad un impronta spiccatamente immaginaria. Le produzioni dell’interprete si sviluppano attraverso un immaginario personale in cui elementi architettonici, soggetti, e soprattutto volti e characters vengono miscelati tra di loro andando a generale corpi e personaggi di fantasia. Attraverso questa personale elaborazione stilistica Kislow dà vita ad un universo a se stante. L’abilità dell’artista è infatti quella di riuscire a tratteggiare ed approfondire, opera dopo opera ed attraverso differenti situazioni ed immagini, tutte le differenti sfaccettature del proprio mondo donando ai proprio protagonisti caratteristiche e virtù altamente personali. Questi risultano carichi di dettagli e di elementi surreali, li vediamo alle prese con situazioni assurde ed oniriche toccando e stuzzicando le corde del bambino che si cela in ciascuno di noi.
Osservando le produzioni dell’interprete, lo spettatore ha quindi l’opportunità di un momento di totale distrazione dalla vita di tutti i giorni, le opere attraversano lo spazio, muovono dinamiche e stimoli differenti, attraverso l’immaginazione dell’autore veniamo proiettati all’interno di un universo a se stante, capace puntualmente di sorprenderci ed incuriosirci.
Quest’ultima fatica di Kislow prende vita su questa lunga parete, la particolarità del fondo violaceo stimola l’interprete a concentrarsi unicamente sui propri characters. In questo senso veniamo quindi a contatto con una serie di mostri e creature, di figure metà uomo e metà animale, che letteralmente attraversano l’intera superficie di lavoro.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo potete trovare piuttosto una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’interprete.

Pics by Jaime Gonzalez

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Fikos “Fallen Angels” at Galo Art Gallery (Recap)

16/01/2015

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Aperta lo scorso 10 di Gennaio, andiamo finalmente a dare un occhiata a “Fallen Angels” ultima fatica di Fikos all’interno degli spazi della Galo Art Gallery di Torino che inaugura nel migliore dei modi il suo nuovo anno.
È l’opportunità per tornare ad immergerci all’interno del particolare immaginario del grande interprete Greco, a distanza di tempo dall’ultima infornata di interventi all’interno dell’ETH Zurich (Covered).
Come visto più volte particolarità dell’approccio di Fikos è la scelta dello stesso di sviluppare una personale ricerca in grado di rievocare, in chiave moderna, la pittura bizantina. Quello che sono quindi i volti, le pose e soprattutto gli iconici sguardi di questo particolare filone artistico, vengono abbracciati dall’autore attraverso un personale inserimento negli spazi urbani. L’idea è quella di una miscela visiva in grado di combinare spunti e tematiche moderni ed attuali.
Partito come writer ed iconografo, l’autore Greco ha poi sviluppato la personale fascinazione verso l’arte bizantina perfezionando la sua tecnica durante i suoi studi presso l’Associazione Eikonourgia, specializzata proprio nello studio dell’iconografia bizantina, dalla quale si è laureato nel 2007. L’impatto con le pittura dell’interprete lascia interdetti, la delicatezza dei colori, e la grande espressività messa in campo, permettono a Fikos di tratteggiare, attraverso immagini ed uno stile appartenente al passato, quella che è la condizione umana. Le produzioni dell’interprete in questo senso riescono ad alimentare una riflessione sulla ciclicità degli errori dell’uomo, della sua (quasi) incapacità di non ripetere gli stessi errori, sviluppando quindi un analisi profonda ed articolata in grado di trattare argomenti differenti. Dagli istanti di vita quotidiana a visioni più decise e diretti, l’approccio dell’artista riesce ad impattare l’osservatore attraverso un immaginario aulico e per certi versi onirico.
Fallen Angels è il tema trattato da Fikos per questa sua prima esibizione in Italia. Si tratta di uno spunto che raccoglie l’eredità dei tempi difficili in cui tutti stiamo vivendo. La figura dell’angelo per l’autore rappresenta ideale sostegno per i periodi difficili ed al tempo stesso aiuta a far capire come la caduta, intesa come situazione di difficoltà, può essere utile come processo di riscoperta di noi stessi, sottolineando come, dopo una caduta, inevitabilmente ci sentiamo meglio. L’interprete sceglie di focalizzare il proprio allestimento sul momento difficile, sull’istante più catartico, proponendo una serie di nuove opere originali dipinte a tempera, l’inchiostro e foglie d’oro su tela o carta cotone.
Ad accompagnare il nostro testo una bella serie di scatti con i dettagli dell’allestimento ed alcune immagini durante le fasi di pittura dello splendido lavoro sul muro interno dello spazio espositivo, dateci un occhiata e se vi trovate in zona, ricordiamo che c’è tempo fino al prossimo 28 di Febbraio per andare a darci un occhiata di persona.

Fallen Angels by Fikos is a theme chosen by the artist that is a visual reflection of a difficult period. Angels as he explains helps to get you through hard times and at the same time make you realize that the fall is a really use full process if you take advantage of it, and realize more about you. So, we always get better after a fall, but the show focuses on the moment of the fall. The original art works made exclusively for this show in the Galo Art Gallery are painted with eggtempera, ink, and gold leaves on canvas or cotton paper.

His technique comes from fascination with Byzantine art from a young age and his influence and time spent as a graffiti artist and iconographer. He perfected his technique of Contemporary Byzantine painting during his studies at the association for the study of Byzantine iconography “Eikonourgia”, from which he graduated in 2007.

Since then his work can be seen on large scale murals whether commissioned from a church or street art festivals around the world.

Thanks to The Gallery for The Pics
Pics by Stefano Guastella

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Giada Pellicari – “Scrivere di Writing” New Book

16/01/2015

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Andiamo a dare un occhiata approfondita a “Scrivere di Writing – Note sul mondo dei Graffiti”, ultima fatica di Giada Pellicari, un nuovo libro con cui la curatrice propone una personale analisi e critica verso gli ambiti del Writing e della Street Art.
Per approfondire il writing inevitabilmente bisogno capire la strutture delle lettere, i loro stesso sviluppo, il tutto attraverso un analisi visiva che vada a toccare elementi interdisciplinare come la sociologia, la storia dell’arte, l’urbanistica, ed infine il web ed i New Media. Pubblicato dalla casa editrice CLEUP, è distribuito a partire dallo scorso 17 dicembre 2014, il libro risponde a questa esigenza presentandosi come una raccolta delle ricerche compiute dall’autrice sul mondo del writing negli ultimi cinque anni. In particolare l’edizione viene sviluppata attraverso contenuti ereditati direttamente dagli studi sul campo, progetti curatoriali, da ricerche bibliografiche, interviste a quelli che sono i protagonisti della scena.
Il libro proposto da Giada Pellicari intende quindi offrire alcuni punti di riferimento e strumenti di analisi con lo scopo preciso di porre quesiti e soprattutto provare a comprendere nel migliore dei modi il writing. I capitoli e paragrafi che ne costituiscono il contenuto, vanno di volta in volta a focalizzarsi su aspetti differenti, proponendo confronti, apporti critici eterogenei capaci di avvicinarsi ad un approccio legato all’arte contemporanea più canonica seppur mantenendone le dovute distanze, abbracciandone i metodi e non ovviamente i contenuti.
“Cos’è il Writing? Come si rapporta il writer con lo spazio urbano e l’architettura? Perché i graffiti si possono definire come segni calligrafici dotati di una natura gestuale? Per quale motivo parlare di arte pubblica è improprio? Quali sono gli errori delle istituzioni? Che cambiamento hanno apportato la fotografia, il video, YouTube e i nuovi media nel fare i graffiti?”: queste sono alcune delle domande che si è posta l’autrice nel corso del libro e che ha trattato lungo le 180 pagine che lo costituiscono.
Noi ve l’abbiamo detto ora non vi resta che acquistare la vostra copia direttamente sullo store della casa editrice, qui, oppure in selezionati rivenditori tra cui: Wag Shop a Milano, Bad Cap a Torino, Graff Dream a Roma, noi ve lo consigliamo caldamente.

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Mina Hamada – New Mural for OFICIO Residence

16/01/2015

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Torniamo per le strade di Córdoba in Argentina, qui troviamo con piacere Mina Hamada che, in occasione dei lavori per l’OFICIO Residence, il bel progetto di residenza d’artista della Kosovo Gallery, ha da poco terminato di dipingere questo nuovo e splendido intervento.
Sviluppato e portato avanti dalla Kosovo Gallery di Córdoba in Argentina, l’OFICIO Residence nasce come progetto e residenza d’artista multidisciplinare. L’intento è quello di coinvolgere artisti locali ed interpreti internazionali, mettendo loro a disposizione gli spazi urbani della città, coinvolgendo gli stessi con workshop, conference ed infine documentari.
Dopo l’inaugurazione del progetto, con la bella parete realizzata da Elian (Covered), torniamo quindi ad approfondire tutti i lavori realizzati nel corso delle ultime settimane, andando ad analizzare la bella facciata dipinta dall’artista Giapponese.
Dopo le pareti realizzate negli scorsi mesi in compagnia di Zosen, abbiamo l’opportunità di approfondire attraverso un intervento singolo tutta il peculiare approccio stilistico dell’interprete. Osservando le produzioni dell’artista è innegabile come il colore rappresente l’impulso, lo slancio emotivo in grado di veicolare sensazioni e spunti differenti. Le opere dell’interprete rappresentano un sorta di reminiscenza di stimoli emotivi che, traslati attraverso differenti tinte e campionature cromatiche, prendono forma e sostanza all’interno dello spazio di lavoro. Gli elementi proposti, tutti coadivuati da un costante equilibrio cromatico, sono il risultato di un approccio completamente legato all’improvvisazione. L’autrice sceglie di confrontarsi con lo spazio urbano attraverso un approccio istintivo quindi, raccogliendo gli stimoli del proprio background, delle proprie esperienze e miscelando gli stessi con gli stati d’animo e le sensazioni del momento. Le opere quindi prendono vita senza un idea precisa di quello che sarà il risultato finale, in una totale innocente incoscienza in grado di generare spettri cromatici forti ed altamente catartici. In questo senso si tratta di una duplice lavorazione, da una parte l’artista lascia sfogare le proprie idee e la propria immaginazione, dall’altra inevitabilmente viene a contatto con le parti del proprio inconscio scoprendo quindi stimoli ed impulsi del tutto nuovi.
Per la sua partecipazione al bel progetto Argentino, Mina Hamada porta in dote una splendida composizione. L’interprete all’interno dello spazio a disposizione va a realizzare una serie di forme e figure, elementi organici, istanti geometrici e strutture figurative, si susseguono in una cadenza melodica in grado di suggerire differenti e soggettive chiavi di lettura, splendido.
In calce al nostro testo potete trovare una splendida ed esaustiva serie di scatti con tutti i dettagli, nonché le fasi di realizzazione, di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti sul bel progetto e sul lavoro dell’interprete.

Pics by Agostina Orlandi

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ROA – New Murals in Gambia, Africa

16/01/2015

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A distanza di mesi ecco che finalmente abbiamo l’opportunità di dare un occhiata ai lavori realizzati dal grande ROA durante la sua seconda visita in Gambia, proseguo dell’eccellente Wide Open Walls Project.
Giunto alla sua quinta edizione, Wide Open Walls ha saputo sviluppare nel corso degli anni un progetto artisti completamente disinteressato dai canonici standard di festival e progetti urbani. L’idea è quella infatti anzitutto di raccogliere fondi attraverso l’apporto di artisti di fama internazionale in grado di raggiungere facilmente piccoli obiettivi capaci di fare una grande differenza all’interno di queste zone. Fondato da Lawrence Williams, uno dei proprietari di Makasutu, una casa progetto a Mandina in Gambia, nell’ Africa occidentale. La zona circostante, chiamata Makasutu è sede di una serie di piccoli borghi che rientrano nel progetto di conservazione Ballabu. Il progetto è stato istituito per conservare la bellezza naturale e culturale della zona. Lawrence, artista appassionato, ha iniziato quindi a lavorare con l’artista locale Njogu Touray sulle piccole pareti all’interno di queste comunità e ha cominciato a vedere il potenziale per espandere il progetto con lo scopo sia di portare avanti una valida idea artistica, sia con l’intenzione di generare fondi per aiutare la comunità locali che ospitano i lavori.
Questa nuova serie di interventi è l’opportunità per noi di tornare ad approfondire il lavoro del grande interprete attraverso nuove ed inedite visioni. ROA riflette come sempre sul valore della fauna locale andando a presentare una bella serie di animali, che letteralmente prendono vita sulle piccole superfici a disposizione., attraverso tutto il suo iconico stile.
ll particolare approccio visivo della artista Belga, come visto più volte risulta legato alla personale fascinazione verso il mondo degli animali che da sempre accompagna ogni singolo intervento dell’autore. Approfondendo, durante questi anni l’artista ha saputo tracciare con forza e vigore un personale spaccato sia tematico che visivo in grado di dialogare con lo spettatore attraverso un impeto emotivo piuttosto rimarcato e vibrante. Gli animali e le bestie raffigurati dall’interprete, che sceglie di confrontarsi (quasi) sempre con gli stimoli naturali del luogo portando in dote soggetti e protagonisti della fauna locale, rappresentano di fatto l’ideale volano espressivo di tutta la brutalità umana. In questo senso l’interprete porta avanti quindi una analogia visiva che, coinvolgendo quello che è l’aspetto degli esseri dipinti., va a sviluppare una pittura profonda e caratteristica in grado di sviscerare tutta l’inerzia dei comportamenti umani. Sviluppando quindi una pittura caratteristica, affidandosi alle consuete e viscerali scale di grigi, l’artista va ad innescare una proposta visiva brutale, rabbiosa e sfaccettata. Si tratta di un volano malinconico in grado di mettere a disagio chi osserva. Gli stessi corpi dipinti attraverso la grande abilità pittorica dell’autore, riescono con ferocia pizzicare ed impattere i nostri sensi, alimentando il disagio, ponendo l’accento sulle barbarie compiute sugli animali dall’essere umano, in un percorso in cui la città, l’ambiente dell’uomo, viene utilizzato dagli stessi per provocare ed urlare il loro stesso disagio.
In attesa di scoprire nuovi aggiornamenti sull’eccellente progetto e sul lavoro del grande Artista, vi lasciamo ad una bella serie di scatti, dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Pics by The Artists

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Andreco for The New Year Eve 2015

16/01/2015

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Torniamo all’ultimo giorno dell’anno, Andreco è stato scelto dalla città di Bologna per realizzare l’iconico Vecchione, scultura di dodici metri che rappresenta l’anno passato e che viene bruciata in Piazza Maggiore proprio durante i festeggiamenti di Capodanno.
Tradizione ormai consolidata da ben 12 anni quella del Vecchione: Bologna sceglie ogni anno un artista differente, legato alla città, che ha quindi il compito di progettare la scultura. Il grande interprete Italiano ha presentato due distinti progetti, il primo legato alla realizzazione dell’iconica statua, il secondo una performance prima del grande rogo rispettivamente dal titolo “Più forti dei guai” e “Flags Up and Tongues Sticked Out”.
Il gesto di bruciare un oggetto, simbolo qui dell’anno che volge al termine, rappresenta un istante di purificazione estrema. Da questi idea Andreco, legato ad una ricerca che ha saputo mettere l’accento sulla natura e sul legame che intercorre tra la stessa e l’essere umano, sviluppa il suo concetto di vecchione. Il grande autore Italiano raccoglie quelli che sono macro-fattori che hanno si conseguenze globali, ma che al tempo stesso continuano ad influire sulla vita di ciascuno di noi. La riflessione dell’autore si sposta quindi da un concetto preciso, legato alla propria personale fascinazione ed ai temi cari al suo percorso produttivo, ad una riflessione su temi che riguardano ciascuno di noi. In questo modo temi come l’autoritarismo, gli abusi di potere, la corruzione e le speculazioni finanziarie che tanto stanno colpendo i cittadini, la società sempre più consumistica e schiava di economie capitalistiche, la finta democrazia, l’intolleranza, il razzismo, il sessismo, l’omofobia, l’ottusità e la stupidità, capaci di entrare in contatto con la nostra vita quotidiana di ognuno di noi, divengono i malanni ed i problemi che nel corso di un anno ognuno di noi ha dovuto affrontare, i nostri guai. Per iniziare al meglio questo 2015, l’artista sceglie di bruciare tutti i nostri guai, con la consapevolezza che gli stessi vanno combattuti alla radice e che bisogna essere appunto ‘Più forti dei guai’.
Il secondo progetto, prende vita negli istanti precedenti al rogo della scultura, si tratta di una performance/rituale collettivo in cui l’artista ha chiesto ad amici ed amiche di dipingere alcune bandiere e di bruciarle poi con il rogo del Vecchione. Ciascuna della bandiere nere, da una parte portava il volto del Vecchione serigrato, dall’altra invece uno dei disegni degli artisti coinvolti tra cui: Blu, Carola Bonfili, Andrea Casciu, Allegra Corbo, Andrea D’Ascanio, Dem, 2501, Mp5, Matteo Nasini, Massimiliano Nazzi, Padiy, Paperesistance, Gio Pistone, Davide Zucco, con gli amici Luca Antonozzi, Claudio Musso, Fabiola Naldi, Olivia Wolf, Paride Piccinini, Eric Surmount, Eleonora Venturella, e qualcuno degli autori, che si sono occupati del rituale. L’idea si sviluppa essenzialmente su due riflessioni, la prima sull’effimero, in cui la stessa arte se fosse distrutta, un attimo dopo che è stata creata, rimarrebbe unicamente sotto forma di ricordo, un esperienza effimera e non in grado di alimentare il mercato consumistico. La seconda riflessione raccoglie l’idea di amicizia. Andreco riflettere sul valore di questo sentimento all’interno di un contesto sociale, politico ed economico sempre più difficile.
“Essa rappresenta una sorta di spazio autonomo che si sottrae al mondo delle inimicizie istituzionalizzate, uno spazio vitale e concreto, ma al contempo simbolico e ideale, nel quale sperimentare la propria umanità in modo libero, senza le costrizioni imposte dal ruolo sociale. – Francesco Codello, Né obbedire né comandare, Ed. Eleuthera.
Null’altro da aggiungere, ad accompagnare il nostro testo una bella serie di scatti con tutte le fasi di realizzazione del progetto, dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Pics by Eleonora Trovato, Mario Carlini, Luca Sgamellotti

Vecchione

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Horfée is doing a rooftop in Paris – Video

15/01/2015

Il team di Sofarida esce ora con questo bel video del grande Horfée alle prese con una parete situata su uno dei tetti di Parigi offrendoci l’opportunità di vedere l’interprete al lavoro già nel lontano 2009.
Specializzati nelle produzioni audio e video, i ragazzi di Sofarida propongono attraverso il loro approccio uno sguardo singolare sulla città e sulle sue attività artistiche. Il video ci proietta a cinque anni, mostrandoci tutto il valore della produzioni di uno degli artisti senza dubbio più importanti della scena Francese ed Europea.
Dopo la bella Traditional Occupation aperta all’interno degli spazi della Ruttkowiski68 Gallery di Colonia in Germania, torniamo ad approfondire il lavoro del grande autore. Come visto l’operato di Horfée è l’ideale sviluppo di un percorso iniziato e sviluppatosi dal mondo dei graffiti. Quello che è sempre emerso è uno stile personale vivo e facilmente riconoscibile, quasi orecchiabile. In questo osservando le produzioni dell’interprete si ha l’impressione di trovarsi di fronte ad una sorta di rumore visivo per quella che è una espressività forte e rimarcata. Quello che coinvolge è senza dubbio la profondità dell’universo immaginato dall’autore, uno stimolo questo alimentato da forme ed elementi presenti. All’interno dei lavori si sviluppano volti, personaggi, oggetti, nulla rimane statico e piatto, quanto piuttosto ogni singola forma viene attraversata ed investita da una grande sensazioni di movimento perpetuo. Gli elementi si fanno carichi, accessi ed al tempo stesso morbidi e contorti, in uno stimolo capace di tradursi in ironia e giocosità.
Null’altro da aggiungere, in attesa di nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’artista vi invitiamo a mettervi comodi ed a dare un occhiata al video, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare, enjoy it.

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Deih – New Mural in Tarrafal, Cape Verde

15/01/2015

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Dopo qualche giorno torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di Deih, l’interprete con base a Valencia si trova ancora a Capo Verde dove ha da poco terminato di dipingere questo nuovi ed iconico intervento.
Dopo il bel character realizzato a Santo Antão, sempre qui a Cape Verde nelle settimane scorse (Covered), Deih si trova ancora nella bella isola dove continua a proporre opere in stretto legame con elementi a carattere naturale. Come detto il lavoro dell’interprete è strettamente legato ad un impostazione figlia di stimoli appartenenti al mondo dell’illustrazione, in un particolare momento questo, in cui proprio quest’universo ed i suoi interpreti, continuano ad interessarsi alla strada come nuovo canale espressivo. L’operato dell’interprete in questo senso rappresenta l’evoluzione delle sperimentazioni compiute nel corso degli anni su differenti medium, ed intersecando il proprio lavoro con discipline eterogenee. In questo senso l’autore ha saputo spaziare dal mondo dei fumetti, a quello appunto illustrato, giungendo infine in strada. Qui l’artista ha saputo coadiuvare tutta l’esperienza maturata attraverso questi differenti ambiti, giungendo infine alla creazione di uno stile proprio, ideale risultato delle sperimentazione e dalla ricerca portata avanti, facilmente distinguibile e con il quale sta portando avanti il percorso come artista urbano.
Osservando quindi le produzioni di Deih risulta innegabile la forte influenza dai comics e dall’illustrazione che pervade la totalità delle sue produzioni. In questo senso assistiamo quindi ad una bella miscela capace di ereditare gli stimoli di entrambi questi universi al fine di creare una matassa narrativa e visiva forte ed altamente impattante. Al centro delle opere troviamo gli iconici chiaracters dell’autore, soggetti al limite del metafisico, coadiuvati da dettagli differenti, elementi naturali, paesaggi spaziali, abiti futuristici, e tutto un calderone di impulsi personali capaci di rendere le opere decisamente caratteristiche.
Dal emblematico titolo “Octopus Rider”, quest’ultima fatica di Deih ne raccoglie alla perfezione gli stimoli visivi e tematici. L’immaginario dell’artista va ad elaborare su questa piccola struttura, la figura di polpo letteralmente cavalcato da uno dei suoi peculiari personaggi.
Null’altro da aggiungere, in attesa di scoprire nuovi aggiornamenti, in calce al nostro testo potete piuttosto trovare una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare.

Pics by The Artist

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Nelio – A New Series of Pieces in Lyon

15/01/2015

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A distanza di qualche settimana torniamo ad approfondire il lavoro di Nelio, il grande artista Francese ha infatti da poco terminato di dipingere una nuova serie di interventi nella sua Lione, portando avanti nuovi ed interessanti stimoli.
Uno degli aspetti che maggiormente hanno saputo affascinarci, durante il nostro osservare il proseguire nel percorso di Nelio in strada, è senza dubbio la capacità dell’autore Francese di veicolare spunti e stilistiche di volta in volta differenti in funzione di una ricerca mai sazia. Lo spirito intraprendente e la volontà dell’artista di sperimentare soluzione differenti lasciando immutati i cardini del proprio approccio visivo, ne hanno quindi fatto evolvere rapidamente il lavoro regalandoci puntualmente l’opportunità di un approfondimento differente. In questo senso appare evidente come in particolare le collaborazioni con gli altri artisti, con cui spesso l’autore ha avuto modo di elaborare i suoi interventi, rappresentano un passaggio emblematico nel capire l’esigenza dell’interprete di farsi coinvolgere da stimoli sempre nuovi ed eterogenei. Inevitabilmente l’intersecarsi di stilistiche differenti ne ha quindi influenzato il percorso in strada e la personale ricerca, rivelando tutto l’interesse dell’autore nel cercare costantemente soluzioni differenti alle proprie trame astratte.
L’astrattismo portato avanti da Nelio entra in rotta di collisione con la fascinazione geometrica dello stesso artista, generando un immaginario in cui tra forme, colori vivaci ed elementi geometrici, l’interprete dà vita a trame spesse ed articolatissime. In questo senso le produzioni dell’artista si sviluppano attraverso una sorta di moto continuo all’interno del quale tra giochi percettivi, elementi piatti e tridimensionali, lo spettatore si ritrova coinvolto in una personale astrazione della forma. Quello che stupisce sono le differenti declinazioni sia nel tratto, nei colori e nello stesso aspetto delle figure proposte, che di volta in volta vengono alternati, miscelati e contrapposti tra di loro al fine di generare un puzzle percettivo sempre differente.
Quest’ultima infornata di interventi rivendica quindi tutto il valore sperimentativo delle produzioni di Nelio, il Francese propone una nuova ed inedita trama. L’idea è quella di una rielaborazione del suo stesso nome attraverso la creazione di forme geometriche e maggiormente organiche miscelate ed intersecate tra di loro. Il risultato finale è un immagine criptica ma capace allo stesso tempo di suggerire proprio le lettere che compongono il nome dell’artista, in un nuovo ed interessante gioco visivo.
Ad accompagnare le nostre parole una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, il consiglio è quello di darci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Pics by The Artist

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Dome – New Mural for Art Basel 2014

15/01/2015

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Torniamo con piacere per le strade di Wynwood, tra gli artisti al lavoro per l’ultima edizione dell’Art Basel ritroviamo con piacere Dome, l’artista Tedesco per la rassegna ha realizzato questa nuova ed intensa pittura.
E’ l’opportunità per tornare ad approfondire con forza tutto lo spessore della pittura dell’artista. Come visto diverse volte Dome porta avanti un impostazione pittorica decisamente personale in funzione di un approfondimento tematico che va a toccare differenti spunti. Le produzioni dell’autore vengono quindi sviluppate in favore di una personale meditazione sui tempi moderni ed in particolare sull’uomo e le sue differenti sfaccettature. Dagli spunti sociali, economici ed in parte anche politici, il lavoro dell’interprete rappresenta un istante di sensibilità capace di smuovere pensieri e porre domande attraverso un tratto pittorico forte e rimarcato. In questo senso è importante sottolineare la duplicità stilistica dei lavori dell’artista con due differenti percorsi visivi che vanno ad intrecciarsi a vicenda generando le immagini finali. L’unica e grande chiave di lettura che di volta in volta emerge dalle pitture dell’artista, viene quindi coadiuvata anzitutto dall’utilizzo del bianco e del nero come unici vettori cromatici. Attraverso questi due colori l’autore va sviluppare da una parte le iconiche figure nere, che danno vita e corpo ai peculiari personaggi. Con una pittura certamente più realistica e precisa, a contrasto troviamo una rappresentazione di architetture, elementi ed altri oggetti che compongono infine il puzzle finale.
Il risultato finale di questa miscela sono immagini in cui proprio il contrasto cromatico proposto, si evolve in una ambiguità tra i soggetti raffigurati e gli scenari in cui gli stessi vengono calati, menzione finale per gli effetti di profondità e tridimensionalità che specialmente per quanto riguarda i background, rappresentano un altro elemento peculiare nelle produzioni dell’artista.
Dall’evocativo titolo “Getting Attention” quest’ultimo lavoro di Dome, ne raccoglie appieno tutti gli stimoli stilistici quanto pittorico, tutti raccolti all’interno di una nuova e profonda riflessione. L’autore ancora una volta rivolge il proprio sguardo verso dinamiche appartenenti all’uomo moderno andando qui in particolare, a mettere l’accento sulla comunicazione in questo attuale momento storico. La riflessione dell’interprete è ispirata a tutti coloro che letteralmente ‘vivono’ con il loro smartphone, l’artista rivendica il valore della voce, della parola, scansando quindi l’utilizzo dei social network e sottolineando come gli stessi abbiano letteralmente trasformato il modo di interagire tra le persone. Approfondendo, la critica dell’autore tedesco racconta della sempre più massiccia presenza di strumenti tecnologici all’interno delle nostre vite sottolineando come, questa, abbia di fatto trasformato il modo in cui viviamo, influenzi le persone, e di come queste ultime siano perennemente in cerca di attenzione attraverso questi canali comunicativi.
Per sviluppare queste tematiche decisamente impegnate, l’interprete si affida come sempre alla consueta miscela di immagini e riferimenti velati, raffigurando i suoi soggetti alle prese con i telefoni, giocando con la particolare architettura della parete, e rivendicando tutta ipocrisia degli strumenti moderni.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’interprete.

This one was inspired by all the people “living” in their smartphones pleasure seeking for attention. It is a pitty that our communication has changed into this short “message-style-language”. No fucking “Emoticon” can neither replace nor imitate the mood or the spirit of a voice!

Pics by The Artist

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CT – A Series of New Awesome Pieces

15/01/2015

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A distanza di parecchio tempo torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di CT, il grande artista italiano ci mostra infatti il risultato delle sue ultime sperimentazioni capaci di portare avanti la personale tematica visiva attraverso nuovi ed inediti impulsi.
Questi mesi di silenzio, interrotti unicamente dalla bella Grand Tour aperta all’interno degli spazi dello Studio D’Ars di Milano, ci portano in dote nuove ed interessanti spunti in grado ancora una volta d commutare attraverso differenti stimoli la particolare ricerca dell’autore italiano. Nell’avvicinarsi alle produzioni firmate da CT è infatti anzitutto importante sottolineare come l’esperienza dell’interpreti ruoti intorno ad una personale rielaborazione delle lettere che compongono il suo stesso nome. La c e la t divengono quindi slancio e riflessione per una disgregazione e rielaborazione della forma in funzione degli spazi di lavoro che l’interprete va a dipingere, delle sensazioni e degli impulsi del momento.
Appare evidente come, osservandone le produzioni, l’idea dell’artista sia quella di proporre un dialogo continuo e simbiotico con gli spazi di lavoro. Si tratta in questo senso di una connessione alimentata dall’esigenza di interagire con lo stesso attraverso un rispetto degli elementi architettonici, proseguendone quindi il valore visivo, oppure alimentando una sorta di contrapposizione in grado di elevare e capovolgere l’aspetto del panorama circostante. Le due lettere vanno quindi a scomporsi andando a creare un nuova immagine, una differente fisionomia capace di alimentare nell’osservare stimoli differenti. Ci si ritrova ad affrontare un percorso di costruzione, cercando di raccogliere le differenti sezioni, di assecondare l’immagine criptica ed imperturbabile che l’autore ci ha posto di fronte.
Dalla costante ricerca portata avanti da CT emerge quindi un percorso in cui, i connotati e la fisionomia delle figure proposte, risultano costantemente in movimento, mutabili e con esse l’impatto all’interno del panorama urbano.
La serie di interventi realizzati, come l’iconica parete per il bel progetto Le Mur a Parigi, la bella serie di opere dipinte durante gli ultimi mesi ed infine gli interventi per la partecipazione alla collettiva RAZZLE DAZZLE di Breda in Olanda, ci offrono l’opportunità di osservare i nuovi stimoli che l’autore sta apportando al proprio operato.
Aldilà della volontà di generare nuove alterazioni partendo della forma, a catturare il nostro interesse, oltre alle belle costruzioni in serie ed agli interventi singoli appunto, sono inevitabilmente i due lavori caratterizzati dall’utilizzo di tinte non più piatte. Questa scelta, che ci sentiamo di appoggiare completamente, aggiunge un nuovo e differente tassello alle produzioni dell’artista. CT ha l’opportunità di lavorare su livelli differenti, dalla costruzioni di un immagine, fino al suo sviluppo all’interno dello spazio, non più cadenzato da riempimenti precisi, quanto piuttosto da un piglio meno diretto, quasi instabile e maggiormente emotivo, in grado quindi di dialogare con chi osserva attraverso un nuovo ed interessante canale.
In attesa di scoprire un eventuale proseguo, ad accompagnare il nostro testo una lunga serie di immagini con tutti i dettagli di questa nuova serie di lavori, dateci un occhiata e restate sintonizzati su Gorgo, presto infatti nuovi e succosi aggiornamenti sul lavoro dell’interprete.

Thanks to The Artist for The Pics

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Filippo Minelli “Nothing to Say” at 886 Geary Gallery (Recap)

14/01/2015

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Aperta lo scorso 10 Gennaio, andiamo con piacere a dare un occhiata approfondita a “Nothing to Say” nuova personale di Filippo Minelli all’interno degli spazi della 886 Geary Gallery di San Francisco.
Per questa sua prima esposizione negli Stati Uniti, Filippo Minelli porta in dote le ultime sperimentazioni compiute in California per il suo progetto Silence/Shapes. L’artista va quindi a comporre un allestimento che rappresenta la naturale eredità del percorso portato avanti fin dal 2009 proprio con questo particolare progetto. Il progetto vede l’autore sviluppare una serie di opere fotografiche che presentano immagini di paesaggi naturali od industriali all’interno dei quali vediamo delle vere proprie nuvole colorate. L’impatto è di quelli stridenti, l’accentuazione visiva innescata dall’interprete, attraverso la presenza di questi fumi colorati, va a contrapporsi agli stessi paesaggi dove quest’ultimi prendono vita. Tutto viene costruito e composto dall’interprete stesso che spinge l’osservatore a sviluppare una propria e soggettiva chiave di lettura.
Interessato a questioni sociali e politiche, Filippo Minelli raccoglie l’eredità visiva delle proteste, della confusione e delle grida, della massa che provoca rumore ed in parte anche violenza. Ne elimina il contesto, ne svuota la visione per concentrarsi unicamente sull’aspetto prettamente visivo, fino a far rimanere un unicamente un unico e singolo elemento, il fumo appunto. Le nuvole vengono generate da mani invisibili, è un evento che simula lo spontaneo ed il naturale ma che, proprio per la sua stessa forma e sostanza, ci si pone di fatto in controtendenza. Le immagini proposte mostrano quindi paesaggi silenziosi, solitari, in cui vediamo esplodere queste nuvole di colore atte quasi a travalicare il senso stesso del luogo generando un corto circuito mentale in grado di alimentare sensazioni e stati percettivi differenti.
A stupire e quindi l’impatto che queste immagini riescono a suscitare in chi osserva, la loro assenza di rumore, la loro essenzialità, il loro essere così in controtendenza con i tempi moderni, dove tutto corre rapido, dove costantemente veniamo avvicinati ed invasi da parole, immagini, informazioni e suoni, riesce ad innescare impulsi e sentimenti differenti.
Filippo Minelli attraverso il proprio approccio concettuale, riesce ad offrirci una rappresentazione di una sospensione acustica, di un istante ovattato, silente e catartico, in grado di elevare le nostre emozioni, di farci straniare e riflettere all’interno di un silenzio rilassante e terapeutico.
In calce al nostro testo potete trovare una ricchissima serie di scatti con tutti i dettagli dell’allestimento proposto dall’autore Italiano, dateci un occhiata e se vi trovate in zona ricordiamo che c’è tempo fino al prossimo 7 Febbraio per andare a darci un occhiata di persona, noi ve l’abbiamo detto!

Nothing to Say will be the artist Filippo Minelli’s first solo exhibition in the United States as well as showcase recent work during his travels in California. Minelli initiated his series of work titled Silence/Shapes in 2009 inspired by political demonstrations, with the aim of visualizing silence as a physical shape in the landscape by decontextualizing the violent media of smoke grenades and juxtaposing it to the beauty of nature.
Having produced numerous interventions across Europe, Asia, Africa, and now the US, the artist will focus the exhibition on a series of recent works, most of them created in various areas throughout California specifically for this show. Working in residence as well as traveling the artist will utilize this experience to exhibit for 886 Geary’s Inaugural exhibition.

886 Geary Gallery
886 Geary Blvd
San Francisco, CA 94109

Pics by The Gallery

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Simon Silaidis – New Murals at Le Nuage

14/01/2015

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Ci spostiamo a Montpellier in Francia qui Simon Silaidis, dopo circa due settimane di lavoro, ha da poco terminato di realizzare una bella serie di nuovi interventi all’interno dello splendido Le Nuage, spettacolare ed avveniristico edificio polifunzionale.
Il progetto ha visto l’autore lavorare per 12 giorni, circa 18 ore al giorni all’interno degli spazi dello splendido edificio Francese. Le Nuage, che tradotto significa nuvola, ha proprio nel suo peculiare aspetto e nella particolare scelta dei materiali, la sue più grande peculiarità. L’artista Greco si è quindi confrontato con una architettura imbastita all’interno di una avvolgente, membrana gonfiabile a forma di nuvola, da cui prende appunto l’edificio prende il nome. Quest’ultima serie di lavori sono l’opportunità per noi di tornare ad approfondire il particolare lavoro dell’interprete attraverso una serie di interventi capaci di rivendicarne al meglio tutto il personale approccio stilistico.
Come abbiamo avuto modo di vedere diverse volte, grazie anche alle continue collaborazioni che l’autore ha portato avanti nel corso degli ultimi mesi, Simon Silaidis porta avanti un percorso che ha nella personale rivisitazione calligrafica di parole e frasi il suo principale fulcro visivo. Attraverso una radicata precisione del tratto, e per mezzo di un impostazione visive che sceglie di affidarsi unicamente al nero come principale interlocutore cromatico, l’interprete sviluppa una grafia sinuosa e personale naturale evoluzione ed eredità del personale background da writer.
A catturare la nostra attenzione, aldilà della bellezza intrinseca che una calligrafia riesce a suscitare, è la capacità dell’artista di riuscire a veicolare, attraverso le forme delle lettere ed il loro sviluppo nello spazio, emozioni e spunti differenti. Quelli che sono gli impulsi dati da emozioni, stati d’animo, pensieri e riflessioni dell’autore, vanno inesorabilmente ad intersecarsi con lo sviluppo delle parole e delle scritte. Le composizioni divengono in questo modo altamente emotive, quasi viscerali, in un connubio che non manca di raccogliere gli stimoli del luogo di lavoro riuscendo quindi, ad alimentare un senso di totale armonia tra il pezzo e la superfice sulla quale prende vita.
Per il bel progetto Francese, Simon Silaidis si confronta con tutti e cinque i piani della struttura andando a staccarsi quindi dai consueti edifici abbandonati che da sempre ne hanno interessato il lavoro. La sequenza mostra tutto il carattere e la versatilità del lavoro dell’artista in quello che diviene un lungo viaggio tra impulsi, parole e stimoli differenti.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo potete piuttosto trovare una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli ed alcune immagini durante le fasi di realizzazione di quest’ultima grande fatica. Dateci un occhiata, e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti.

Over a month ago, I was invited by the legendary designer Philippe Starck and his team to decorate the interior walls of the new building called “Le Nuage” (‘The Cloud’), which is located at Montpellier in France. The building is a unique and innovative architecture – an enveloping, inflatable membrane in the form of a cloud, from which it takes its name. The project included calligraphic works in each of the five floors of the building. The project lasted 12 days and I worked on it more than 18 hours each day.

Thanks to The Artist for The Pics

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Kraser – New Murals for Art Basel 2014

14/01/2015

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Ritorniamo con piacere per le strade di Miami, tra gli artisti partecipanti ai lavori in occasione dell’Art Basel 2014 c’è anche Kraser, il grande interprete Spagnolo per la rassegna ha infatti proposto due differenti interventi.
A distanza di tempo abbiamo quindi l’opportunità per approfondire nuovamente il lavoro dell’interprete attraverso due nuovi interventi in grado di proiettarci all’interno del particolare universo creato dall’autore. Uno degli elementi che certamente contraddistingue le produzioni di Kraser è la volontà dell’artista di tessere un universo carico di spunti e sensazioni viscerali, proiettandoci all’interno dello stesso, intersecando slanci emotivo con stimoli appartenenti al mondo naturale ed animale. Come abbiamo avuto modo di vedere diverse volte, le produzioni dell’autore sono anzitutto legate alle sensazioni ed agli stati d’animo del momento. In questo senso l’artista realizza le proprie opere partendo da un personale e preciso input capace di raccogliere quelli che sono gli stimoli esterni, e del momento, che inevitabilmente entrano in collisione con il suo particolare immaginario. L’influenza quindi emotiva, scaturita da ciò che l’interprete sente, vede ed assapora in un determinato luogo, condiziona i risultati finali rivelando spunti ed elementi di volta in volta inediti ed inaspettati.
Quello che ci ha sempre incuriosito nelle produzioni firmate dall’artista, è il forte impatto che le stesse riescano a stimolare in chi osserva. Approfondendo si tratta di una sorta di esperienza percettiva in grado di stimolare, attraverso la proposta di elementi reali ed irreali, emozioni differenti. La miscela concettuale sviluppata da Kraser dà vita a componenti sognanti in contrasto ad elementi reali. In questo senso troviamo architetture, come le scale ad esempio, incastrate all’interno di volti o corpi di animali, questi ultimi rappresentano i veri protagonisti delle opere dell’interprete. L’idea è quella di creare, attraverso un mash-up di corpi differenti, veri e propri animali fantastici che uniti alle componenti che gravitano intorno agli stessi, vanno ad alimentare tutto il carattere metafisico e sognante delle produzioni.
Ciascuno degli elementi dipinti si riversa all’interno dello spazio di lavoro attraverso una forte e rimarcata sensibilità verso il dettaglio, rendendo ciascuno degli interventi proposti decisamente sfaccettato.
In occasione dell’Art Basel, Kraser ha quindi avuto l’opportunità di realizzare due interventi differenti, il primo nel sempre più florido distretto di Wynwood, il secondo invece come parte dell’eccellente R.A.W. Project. Come visto il progetto è stato certamente tra gli eventi di maggior spessore catalizzando il nostro interesse grazie alla sontuosa line-up di artisti ed alla bella idea di far lavorare gli stessi direttamente sulle superfici interne ed esterne della Jose de Diego Middle School di Miami.
Entrambi i lavori portano la tipica firma dell’interprete, spazio quindi al consueto e particolare ed evocativo immaginario, all’iconica miscela onirica che da sempre ne caratterizza lo sviluppo, per un risultato finale che ancora una volta ci lascia interdetti ed avvolti nel particolare climax appartenente alla produzioni dell’artista.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e se volete approfondire vi rimandiamo alla nostra apposita sezione con tutti gli interventi realizzati durante lo scorso mese.

Thanks to The Artist for The Pics

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Boris DELTA Tellegen – New Installation in Amsterdam

14/01/2015

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Ci spostiamo ad Amsterdam, qui a distanza di tempo torniamo ad approfondire il lavoro di Boris DELTA Tellegen che nei giorni scorsi ha portato a termine questa nuova e splendida installazione all’interno del “De Verdieping” , seminterrato del Club Trouw.
È l’opportunità questa per tornare ad approfondire il lavoro di uno degli interpreti di maggiore spessore della scena internazionale attraverso un nuovo intervento capace di ereditare tutto lo spessore di una produzione ed una ricerca mai ferma e sazia. Come visto più volte una delle peculiarità del percorso del grande autore, è la capacità dello stesso di confrontarsi di volta in volta con progetti, superfici e medium differenti, lasciando tuttavia inalterata l’essenza stessa del proprio lavoro. Osservando le produzioni di DELTA appare chiaro come la totalità degli interventi viva di un particolare connubio tra una forte e radicata influenza dal mondo dei graffiti ed il suo successivo sviluppo geometrico. L’artista ha saputo declinare al meglio gli studi sulla decostruzione, sull’isometria, sulle tecniche di stratificazione, fino a far emergere uno stile proprie naturale eredità di questa personale ricerca e dei precedenti lavori sui lettering tridimensionali che ne hanno accomapagnato il cammino in strada agli albori.
Il valore astratto delle produzioni dell’autore si sviluppa attraverso un percorso di distruzione, costruzione e disintegrazione, in grado di dialogare attraverso differenti impulsi, dagli effetti ottici passando per quelli tridimensionali e di profondità. Il background acquisito in strada alimenta quindi la ricerca costante dell’autore fino a far emergere le incredibili installazioni.
Approfondendo il suo percorso, appare chiaro come l’approccio dell’artista sia legato a discipline diverse in funzione di una ricerca atta ad approfondire le differenti applicazioni ed alterazioni della materia. Quest’ultimo spunto rappresenta di fatto il cuore stesso delle produzioni dell’autore, con lo stesso che costantemente sceglie applicazioni ed impostazioni lavorative eterogenee. Boris DELTA Tellegen si muove con disinvoltura tra lavori di collage, alla scultura, disegni ed installazioni come quest’ultimo intervento. Attraverso questi differenti ambiti applicativi l’autore sviluppa l’identità del proprio lavoro, ricerca un equilibrio tra elementi pianificati e casuali in una rappresentazione viva e tangibile di una sorta di caos schematico. L’idea è quindi quella di una simulazione visiva in grado di suggerire a chi osserva la sensazione di disordine ed al tempo stesso pianificazione, in un ideale percorso che si pone in equilibrio tra due universi di fatto opposti.
Il lavoro realizzato all’interno del club olandese eredita quindi tutta l’efficacia delle produzioni targate DELTA, un percorso scandito da una sempre più maggiore decostruzione, un accensione graduale di elementi e composizioni differenti che ha nella sua parte finale, nell’esplosione di colori, figure e strati differenti la sua ideale e spettacolare conclusione. Affascinante.
In calce al nostro testo potete apprezzare una bella serie di immagini con tutti i dettagli ed il risultato finale di questa nuova fatica firmata dal grande artista, dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Pics by The Artist

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GUE – “La Nuit” New Mural in Catania

14/01/2015

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Ci spostiamo a Catania, qui a distanza di tempo torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di GUE, l’artista italiano ha infatti da poco terminato di dipingere questo nuovo intervento portando avanti tutto il suo particolare approccio stilistico.
È l’occasione per noi di tornare ad approfondire tutto lo spessore di una produzione capace di veicolare stimoli e spunti differenti tutti raccolti sotto un impronta squisitamente astratta in grado di declinare la personale ricerca dell’autore. Come visto GUE agisce all’interno degli spazi attraverso un tratto figlio delle esperienze personali. La maturazione iniziata attraverso gli stimoli come writer, vero e proprio background dell’interprete, passando poi per le influenze personali, ne hanno elevato la ricerca della forma fino a far emergere l’attuale e personale piglio visivo. La sintesi di queste differenti componenti ha quindi generato una ricerca costante e continua in cui l’interprete ha saputo confrontarti con il colore attraverso un dialogo serrato sviluppato in funzione di una personale fascinazione della forma. Gli elementi proposti dall’artista, attraverso una continua danza cromatica, esercitano nelle superfici di lavoro, tutto il loro carattere attraverso una personale astrazione degli elementi ed una scomposizione di quelli che sono i suoi iconici soggetti a carattere figurativo.
Le opere dell’interprete Italiano vivono in questo senso due identità, la prima legata agli impulsi del momento, alle sensazioni ed ad una ricerca dell’equilibrio visivo e cromatico all’interno dello spazio a disposizione. La seconda invece arricchisce gli interventi attraverso una personale alterazione di quelli che sono i suoi iconici personaggi. All’interno della matassa e degli elementi astratti vediamo quindi svilupparsi vere e proprie sezioni, una sorta di puzzle all’interno del quale si muovono volti, mani e parti dei corpi dei suoi characters. L’idea dell’autore è quella di generare una composizione unica attraverso una disintegrazione e riassamblamento dei corpi dei suoi iconici personaggi. Non mancano però opportunità in cui ci troviamo a confrontarci direttamente con la totalità dei soggetti, con l’interprete interessato a giocare con tinte differenti, con texture e forme maggiormente incisive, un approccio che proprio in questa sua ultima fatica possiamo ben vedere.
Quest’ultimo intervento di GUE, dal titolo “La Nuit” è anzitutto caratterizzato dall’utilizzo di colori decisamente più scuri. L’interazione con la superfice rappresenta qui uno dei valori aggiuntivi, con l’artista che lascia invariate alcune delle parti delle pareti interne, concentrando piuttosto la propria attenzione su alcune specifiche sezioni. All’interno di queste vediamo innescarsi una composizione ricchissima di spunti, dalle textures, passando per vere e proprie forme, all’interno degli spazi vediamo emergere alcuni degli personaggi dell’artista e parti degli stessi, abilmente generati attraverso sovrapposizioni cromatiche e giochi di colori differenti.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’interprete.

Pics by The Artist

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Parra – “Yer so Bad” at Jonathan LeVine Gallery (Recap)

13/01/2015

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Aperta lo scorso 8 di Gennaio andiamo con piacere a dare un occhiata a “Yer so Bad”, ultima fatica del grande Parra all’interno degli spazi della prestigiosa Jonathan LeVine Gallery di New York.
Dopo Tracy Had A Hard Sunday aperta sempre qui lo scorso anno, Parra torna a distanza di dodici mesi all’interno degli spazi della bella galleria Statunitense presentando un nuovo solo show caratterizzato da una parte dal particolare e distinguibilissimo stile, dall’altra da soluzioni inedite e differenti. Affrontando l’immaginario dell’autore Olandese ci siamo spesso confrontati con le particolarità di un approccio votato anzitutto all’ironia e che, attraverso questa, ha saputo tracciare le differenti sfaccettature dell’animo umano. Nelle produzioni dell’interprete, capace di spaziare con soluzione di continuità attraverso medium, prodotti e differenti ambiti artistici, appare anzitutto chiaro come tutte quelle situazioni appartenenti al quotidiano, al goffo, all’erotismo, ed infine alle percezioni personali che attraversano la nostra vita tutti i giorni, rappresentino i principali stimoli. L’artista fa leva su sentimenti e situazioni comuni, direttamente legate alla società ed all’uomo moderno, producendo un immaginario sarcastico ed al tempo stesso dannatamente introspettivo in grado di generare uno spaccato divertente e giocoso. In questa abbondanza tematica, a fare da protagonisti sono gli iconici characters. L’interprete, attraverso un tratto sinuoso, tratteggia la forma di personaggi nudi. Gli iconici birdman interpretano una varietà di circostanze differenti, provocano e spingono chi osserva ad indagare tra i riferimenti e le immagini che si trova di fronte.
Con questa sua ultima mostra Parra sviluppa un corpo di lavoro diviso tra tele, caratterizzate dal consueto mosaico cromatico tra rosso, blu e bianco, e disegni su carta caratterizzati dal bianco e dal nero. Lo show, intitolato come la canzone di Tom Perry, racconta la storia di una ragazza che sposa uno yuppie scegliendo di prendere il proprio marito esattamente per ciò che è.
Ad accompagnare l’allestimento infine, un edizione limitata di fanzine presentate e vendute in galleria durante tutta la durata dell’esibizione.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo potete piuttosto trovare una bella e ricca serie di scatti le immagini dell’allestimento e di alcune delle opere esposte nel dettaglio, dateci un occhiata e se vi trovate in zona, ricordiamo che c’è tempo fino al prossimo 7 Febbraio per andare a darci un occhiata di persona!

Jonathan LeVine Gallery is pleased to present Yer So Bad, a series of new works by Amsterdam-based, Dutch artist Parra, in what will be his second solo exhibition at the gallery. In conjunction with Yer So Bad, the artist will release a limited edition zine that will be available for purchase at the gallery and Printed Matter, Inc. located at 195 Tenth Avenue.

Yer So Bad showcases a continuation of Parra’s witty and salacious post-pop imagery. Titled after the Tom Petty song, Yer So Bad, which tells the story of a girl who marries a “yuppie” and takes him for all he’s worth, this exhibition features the artist’s signature hybrid figures and freeform typography in works on canvas and paper. With an aesthetic rooted in Pop Art and the experimental graphics of the 1960s, Parra’s multi-disciplinary work spans cohesively across drawing, painting and animation.

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Laguna – New Mural in Almagro, Spain

13/01/2015

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Ci spostiamo ad Almagro in Spagna, qui a distanza di qualche settimana torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di Laguna, il grande interprete Spagnolo ha infatti da poco terminato di dipingere questo nuovo e sensazionale elaborato.
A distanza di qualche settimana da Inside Usera, Laguna torna al lavoro proponendo un nuovo intervento come sempre ricchissimo di spunti, occasione quindi per noi per tornare ad approfondire il lavoro di uno degli artisti che maggiormente riesce ad ispirarci. Uno degli elementi fondamentali osservando le produzioni dell’interprete è la sua capacità di smuovere emozioni, di farci calare all’interno di un contesto pittorico profondamente sfaccettato e con esso, sviluppare spunti e sensazioni differenti. La pittura dell’artista rappresenta un calderone di elementi viscerali sapientemente declinati attraverso un piglio pittorico profondo coadiuvato dalla scelta di portare avanti tematiche personali altamente criptiche e capaci di rendere le sue produzioni un vero e proprio momento catartico.
In questo senso l’autore Spagnolo va ad inserirsi all’interno del paesaggio urbano frantuamendone l’equilibrio statico. La mole di colori, l’impeto delle pennellate riversa negli spazi una forza incredibile andando a scuotere profondamente i tasti più sensibili e le emozioni di chi osserva. Si tratta di una danza continua che simula e muove personaggi, soggetti ed elementi differenti attraverso una varietà cromatica pazzesca che ci lascia assolutamente interdetti invitandoci approfondire tutte le sue differenti trame. Probabilmente è proprio questa la principale peculiarità del lavoro dell’interprete, la volontà di spingere l’osservatore ad approfondire la sua pittura, ad entrare all’interno della stessa, suggerendo cambi repentini, sferzate di colori differenti ed aprendo un percorso costituito da una pittura fortemente viscerale. Una sensibilità unica che si riversa negli spazi attraverso una travalicazione della realtà reale in favore di un progressivo avvicinamento ad un universo costellato di creature bizzarre, panorami imbevuti di colore all’interno di un estasi dei sensi che riesce a mandare in shock frantumando e facendo accartocciare le nostro emotività. Ci ritroviamo completamente disarmate ed investiti dalla sensazione e dalle emozioni che solo una pittura di questo tipo può suggerire.
Dall’evocativo titolo “Todo lo que se me ocurre se parece a esto” quest’ultima fatica di Laguna ne raccoglie alla perfezione gli stimoli visivi quanto tematici. L’opera come è lecito aspettarsi dalle produzioni dell’interprete è costituita da un grande addensamento di elementi organici capaci di suscitare curiosità in chi osserva. Ancora una volta lo Spagnolo esercita tutta la sua capacità pittorica regalandoci un opera carica di elementi differenti, l’immagine finale si fa offuscata nella sua forma finale celando al suo interno sezioni e spunti eterogenei. L’abilità dell’artista è proprio quella di inserire chiavi di lettura differenti andando a raccogliere ed istillare all’interno del lavoro forme ed elementi castamente mutabili. Emergono componenti organiche, uccelli, elementi naturali, uccelli, tutti raccolti e sviluppati all’interno di una grande forma che ricorda il volto di un essere umano letteralmente circondati da grandi e piccoli uccelli. Si tratta ancora una volta di un pittura altamente viscerale sviluppata con tratto rapido, arricchito da sfumature ed effetti cromatici, in quella che potrebbe essere una sorta di rappresentazione viva e potente dell’animo umano, scandito da repentini cambi cromatici, elementi aulici ed una grande sensibilità riflessiva.
Come consuetudine in calce al nostro testo potete trovare una bella serie di scatti con tutti i dettagli del lavoro, dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Pics by The Artist

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Sebas Velasco x Xabier XTRM in Tolosa

13/01/2015

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Ci spostiamo a Tolosa in Spagna qui andiamo a dare un occhiata a questa nuova fatica realizzata da Sebas Velasco e Xabier XTRM, un nuovo intervento che sancisce l’unione di due approcci stilistici differenti per un risultato finale certamente esaltante.
Facendo seguito all’intervento realizzato in occasione del Cantamañanas Festival (Covered), i due autori tornano quindi a lavorare insieme producendo un intervento complesso ed articolato e capace di accogliere gli stimoli realistici ed emotivi del primo con le sperimentazioni viscerali del secondo. Come visto più volte il lavoro di Xabier XTRM poggia le basi sul particolare mix tra pittura ed installazione che coinvolge la totalità delle produzioni dell’interprete. Osservando le produzioni dell’autore appare chiara come l’idea sia quella di sviluppare un percorso sfaccettato laddove profonde e dense tavolozze cromatiche si miscelano con elementi tangibili ed installati direttamente su muro. Il risultato finale è un mix energico e cadenzato, il percorso dei filamenti e degli elementi installati bilancia l’esuberanza delle pennellate e dei colori espressivi, per un impatto finale altamente emotivo e viscerale.
Dal canto suo la pittura di Sebas Velasco è l’opportunità per trovarsi a confronto con un carico espressivo forte ed altamente catartico. La miscela di soggetti, architetture, situazioni e stimoli differenti, esercitata dall’interprete, si sviluppa attraverso una pittura votata al realismo ed in grado di segnare lo spazio attraverso un forte e caratteristica intensità. La proposta dell’autore gravita quindi sull’idea di dipingere istanti di vita legati alla strada, ai graffiti, con le immagini offuscate, cariche di espressività, in quella che diviene una rappresentazione sfaccettata della città, delle sue strade, della sua gente, in grado puntualmente di rapirci.
Raccogliendo appieno i differenti e rispettivi impianti stilistici, Sebas Velasco e Xabier XTRM producono un lavoro complesso ed articolato, un immagine che si sviluppa su più livelli tangibili e fruibili attraverso le differenti declinazioni di ciascuno dei due. L’opera, dal titolo “Endless Winters”, come è lecito aspettarsi viene sviluppata dagli autori attraverso un perfetto mix tra installazione pittura. I due interpreti lavorano quindi a quattro mani producendo un opera in cui i rispettivi approcci stilistici di miscelano alla perfezione. Xabier seziona lo spazio di lavoro attraverso forme e figure capaci di tracciare percorsi, qui scanditi da veri e propri filamenti, lavorando sulla parte pittorica ed accompagnando il tutto con una serie di sue iconiche scritte. D’altro canto Velasco insiste nel portare avanti la personale e viscerale pittura andando a tratteggiare una nuova immagine cittadina dalla quale emerge, letteralmente seduta su una delle architetture raffigurate, la figura di un anziano. Il livello di dettaglio è come sempre altissimo, in entrambe le sezioni lo spettatore è invogliato ad osservare con cura, sia per la parte pittorica, con elementi celati ad una prima e rapida occhiata, sia per gli elementi tangibili che letteralmente coordinano lo sguardo di chi osserva, spettacolare.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo potete trovare una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

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Basik – “Tabula aut Mortem” at Bonobolabo (Recap)

13/01/2015

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Lo scorso sabato siamo stati a Ravenna, qui all’interno degli spazi di Bonobolabo, Basik ha infatti aperto “Tabula aut Mortem”, pop-up show in cui il grande artista italiano rielabora attraverso il proprio approccio stilistico alcune grafiche appartenenti alla cultura skate.
La sensazione di mistico ed onirico avvolge la totalità delle produzioni firmate da Basik, è un sentore capace di coinvolgerci all’interno di una trama visiva spesso legata a riflessioni personali capaci di sviluppare spunti e tematiche differenti. La personale ricerca dell’artista vive di un equilibrio costante. Da una parte a fare capolino negli spazi ci siamo spesso confrontati con vere e proprie figure oscure, coadiuvate da una tavolozza cromatica intensa ed avvolgente. Dall’altra, la rielaborazione grafica e visiva tipica delle produzioni dell’interprete, entra in contatto con una personale fascinazione degli arti. Le mani per l’artista rappresentano il perfetto volano espressivo, l’ideale catarsi in grado di sviluppare stimoli differenti in funzione di una personale fascinazione verso elementi folkloristici, la superstizione ed infine la cultura popolare. L’autore ne raccoglie gli stimoli, i simboli e tutte le differenti dinamiche, abbracciando di volta in volta tematiche differenti raccontate ed evocate da brevi frasi in latino capaci di restituire un senso aulico ai bei risultati finali. Ad accompagnare questo costante viaggio troviamo anzitutto una personale rilettura visiva in grado di produrre uno stile proprio e facilmente distinguibile, il tratto diviene essenziale e viene accompagnato dalla scelta di utilizzare unicamente il nero, il bianco ed il colore ore come principali vettori cromatici.
Lo show, proposto per la prima volta all’interno degli spazi della Avantgarden Gallery di Milano (Covered), arricchito qui da un inedito, vede quindi Basik confrontarsi nuovamente con le immagini di iconiche tavole da skate. Non si tratta unicamente di una riedizione visiva. L’artista approfondisce gli artworks raffigurati sulle tavole, in quello che diviene un sorta di confronto, andando a cogliere spunti personali prima di rielaborare l’immagine attraverso il proprio particolare immaginario.
Quello che emerge è una allestimento dirompente, la totalità delle opere sono infatti presentate all’interno di particolari medium, non tele, quanto piuttosto oggetti ed elementi ed elementi in legno abilmente riciclati e trasformati in tavole da skateboard surreali. Nota finale per la dark room, spazio ricavato all’interno di Bonobolabo e capace di avvolgere lo spettatore all’interno di una percettività maggiore, vedere per credere.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo potete trovare una bella e ricca serie di scatti con una panoramica sull’allestimento ed i dettagli dei lavori presentati, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’autore Italiano e sui progetti espositivi dello spazio di Ravenna.

Bonobolabo
Via Centofanti, 79
Ravenna RA

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Matt W Moore “Tropical Tectonic Triangulations” New Mural

13/01/2015

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Nuovo aggiornamento per Matt W Moore, l’interprete ha da poco terminato di dipingere questo splendido lavoro astratto all’interno degli uffici di Wistia a Cambridge, portando avanti tutto il suo personale approccio stilistico.
È l’occasione per tornare ad approfondire il lavoro dell’interprete attraverso un intervento capace di rivendicarne al meglio la particolare estetica. Il particolare approccio visivo di Moore è la naturale evoluzione del percorso in strada iniziato come writer. Lo studio della lettera ha poi subito una graduale accelerata verso elementi geometrici in grado di coniugare forme ed elementi differenti all’interno di un trama ricca e sfaccettata. In questo senso lo sviluppo delle opere avviene attraverso un miscelarsi di impulsi personali e soprattutto i personali studi e ricerche grafiche che ne hanno elevato il tratto fino a sviluppare un impostazione personale. Questo particolare piglio visivo unisce sotto un’unica forma caratteristiche geometriche, simmetrie, giochi percettivi di profondità e tridimensionalità dove l’interazione tra gli elementi, le forme ed i colori, risulta particolarmente accentuata attraverso un equilibrio costante tra i differenti sviluppi delle figure proposte. Attraverso le differenti applicazioni di questa metodologia stilistica, con l’autore interessato nel portare avanti il proprio approccio attraverso differenti ambiti artistici, Matt W Moore instilla ai propri lavori un forte senso di movimento, la totalità degli elementi proposti vengono incarnati all’interno di un flusso continuo capace di cambiare direzione, forma ed aspetto, all’interno di una specifica superfice di lavoro.
Realizzato all’interno degli uffici di Wistia, nota compagnia di Video Hosting, quest’ultimo lavoro dell’interprete prende il nome di “Tropical Tectonic Triangulations”. L’intervento viene anzitutto sviluppato su una specifica e graduale scala cromatica che investe e catalizza lo spazio di due pareti limitrofe e che, come suggerisce il nome, si rifà a tinte tropicali. Alternando la danza cromatica, e letteralmente ponendo a confronto le anime tonali del celeste e del rosso, Matt W Moore va a creare una complessa trama. Quella che emerge è un identità triplice e scandita da una continua altalena di sali e scendi, l’interprete innesca qui geometrie sprezzanti ed appuntite che letteralmente si scontrano simulando una sorta di movimento tellurico costituito da triangoli di varie e differenti dimensioni.
In calce al nostro testo potete trovare una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’interprete.

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Axel Void – New Mural in Arecibo, Puerto Rico

12/01/2015

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A distanza di qualche settimana torniamo con piacere ad approfondire il lavoro del grande Axel Void, l’interprete ha infatti da poco terminato di dipingere questa nuova parete ad Arecibo nell’isola di Porto Rico.
É l’opportunità per noi d tornare ad approfondire tutta la profondità di un percorso produttivo capace di stimolare puntualmente sensazioni e stati d’animo differenti attraverso una lettura umana, delicata ed approfondita. Come abbiamo avuto il piacere di vedere più volte le produzioni di Axel Void vanno a raccogliere un spirito di curiosità, nulla di analitico ma piuttosto uno stimolo e empatico capace di porsi come ideale ed immaginario ponte tra noi ed i luoghi dove l’autore dipinge. Attraverso la sua serie ‘Mediocre’, Axel Void porta quindi avanti un analisi vera e trasparente dell’essere umano. Lo fa mettendone in risalto ed approfondendone gli aspetti più reconditi, maggiormente viscerali e sensibili, raccontando storie difficili, immagazzinando immagini di vita vera, prima di rilasciare su parete una traccia pura ed impattante.
La connessione avviene quindi attraverso il filtro dell’artista, attraverso la sua capacità indagare, osservare e raccogliere gli stimoli dei luoghi visitati. Le sensazioni e gli stimoli ricevuti dalle persone, dalle storie delle stesse, entrano in collisione con il particolare approccio stilistico dell’autore, generando infine l’immagine finale. La pittura diviene carica, profonda ed altamente catartica, risulta capace di trasporre no migliore dei modi quelle che sono le emozioni trasmesse all’artista dal luogo. Pennellate profonde ed articolate, tavolozze cromatiche color terra, si miscelano generando la perfetta è tipica empatia visiva.
Raccogliendo quindi appieno da questa sua particolarità tematica quanto stilistica, Axel Void giunge a Porto Rico per una esplorazione all’interno della cittadina fantasma di Aceribo. Si tratta i una città situata nella costa nord dell’isola e circondata dall’acqua, il mare dei grande fiume dal lato opposto. Tutt’intorno qui negli ultimi anni, sono stati costruiti diversi centri commerciali che hanno coi decretato la morte delle piccole aziende locali, costringendo quindi le persone a spostarsi, lasciando la città, in cerca di lavoro.
Arecibo é quindi divenuta una città fantasma con pochissime persone che la abitano, particolarmente legate alla propria casa. L’autore prende spunto da una vecchia foto appesa sul muro della palestra cittadina. L’istantanea raffigura un vecchio pugile nonché eroe locale, ed in un certo senso rappresenta l’essenza stessa del luogo. Void riflette sul senso di memoria, sul dimenticarsi di determinate cose, sul valore che un immagine del genere puó avere all’interno di un contesto di questo tipo, ed infine, sulle sensazioni che questa foto riescono a generare a se stesso. L’autore si sente esattamente come il pugile, in uno slancio effimero di cui non rimane altro che una foto, un immagine destinata perdersi e dimenticarsi nelle piaghe della memoria.
Null’altro da aggiungere in calce al nostro testo potete piuttosto trovare una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima pittura, é tutto dopo il salto, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti circa il lavoro dell’interprete.

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CYRCLE. – New Mural in Culver City, USA

12/01/2015

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Ci spostiamo a Culver City negli States, qui a distanza di tempo torniamo con piacere ad approfondire il lavoro dei CYRCLE., il duo Losangelino ha infatti da poco terminato di realizzare questa prima parete per il bel Lebasse Project.
Nato come progetto espositivo, con ben due sedi ad Hong Kong e Los Angeles, Lebasse Project ha saputo portare avanti, fin dal 2008, mostre e progetti di varia natura fino ad arrivare alle interessanti sperimentazioni nel campo urbano di cui gli stessi CYRCLE. rappresentano l’ideale proseguo dopo i lavori realizzati da Vhils (Covered).
È l’occasione per noi per tornare ad approfondire il lavoro del duo americano attraverso un intervento che ne rivendica le origini. Per questa loro prima fatica gli artisti scelgono infatti di adottare una stilistica molto più vicina ai loro primi e grandi interventi in strada, abbandonando quindi gli sviluppi e le sperimentazioni che, specialmente negli ultimi mesi, così tanto ci avevano interessato. Come visto più volte cuore centrale nelle produzioni degli interprete è la continua contrapposizione tra elementi visivi classici con, lettering e soprattutto tematiche di tipo moderno, il tutto investito da una fortissima caratterizzazione cromatica. Dopo gli ultimi approdi, con la vivace parete dipinta ad Heerlen (Covered) e l’interessante sviluppo di Varsavia (Covered), gli interpreti tornano come detto alle origini riavvicinandosi al color oro, al nero ed al bianco come unici e principali vettori cromatici. A distanza di praticamente un anno, il duo sceglie quindi di rispolverare questo trinomio di colori sviluppando però una trama certamente meno carica. Le tinte scelte infatti risultano declinate attraverso un approccio maggiormente legato alla gestualità ed alle forme stesse, le immagini vengono quindi non semplicemente coperte o colorate al loro interno, quanto piuttosto letteralmente elaborate attraverso l’utilizzo dei colori scelti. Questa particolare decisione fa si che ciascuno dei volti e delle figure presenti nel risultato finale riescano ad emergere dalle altre con carattere e forza in funzione di dove si osserva. Al tempo stesso la scelta alimenta la sensazione di trovarsi di fronte a differenti livelli, come se gli stessi CYRCLE. abbiamo elaborato l’opera attraverso piani costruttivi eterogenei. L’effetto tridimensionale alimenta quindi la sensazione di trovarsi di fronte ad una sorta di immagine composita, generando curiosità e la voglia di approfondire ciascuno degli elementi che ne costituisce il corpo.
Il risultato finale è quindi un intervento che si colloca tra passato e presente, riesce a raccogliere i tipici stimoli del lavoro degli artisti elaborandoli attraverso un piglio che si rifà alle precedenti incursioni e che al tempo stesso, dopo le sperimentazioni dell’ultimi anno, inevitabilmente produce un risultato finale più accurato, maggiormente capace di stimolare chi osserva, pollice in su!
Null’altro da aggiungere, dopo il salto potete piuttosto trovare una bella serie di immagini con tutti i dettagli di quest’ultima pittura, dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

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SBAGLIATO at Galleria Toselli (Recap)

12/01/2015

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Aperta lo scorso mese andiamo a dare finalmente uno sguardo approfondito a bel solo show aperto da SBAGLIATO all’interno degli spazi della Galleria Toselli di Milano.
Quest’esibizione rappresenta anzitutto l’opportunità per tornare ad approfondire il lavoro degli artisti e sopratutto vedere come, calate all’interno di un contesto completamente differente, le produzioni degli stessi mantengano comunque una loro identità. Come abbiamo spesso avuto modo di sottolineare la personalità delle produzioni di SBAGLIATO é certamente legata al contesto urbano, cuore e principale interlocutore risulta quindi essere la strada con la quale gli interpreti tessono un dialogo forte ed approfondito. Le opere rappresentano l’opportunità di una evasione dal contesto cittadino, aprono nuovi varchi visivi in grado i generare spazi del tutto nuovi che, attraverso la grande realisticitá con la quale si presentano al pubblico, ne eludono sensazioni e percezioni. Come nei migliori romanzi thriller, l’inganno migliore é quello che attecchisce e raccoglie stimoli reali, per questo non stupisce la grande capacità di coinvolgere chi osserva. Le opere si mostrano vive, reali, rappresentano frammenti raccolti dalla strada, elaborati e ricollocati in funzione di un adattamento quanto più reale possibile. Le finestre, le insenature, le porte, i cornicioni, gli ingressi dismessi, tutto ciò che appartiene al corredo urbano, all’identità della città viene riproposto all’interno di pareti ed architetture in grado di accoglierli al meglio.
Chi si trova a contatto con le produzioni degli artisti rimane così bloccato, attraversato da una scossa, in cui appare difficile distinguere fin dove può spingersi la finzione, fin dove la realtà travalica l’immaginazione. Il pensiero galoppa all’interno di uno scenario vero, naturale e coerente, la mente viene ingannata finché appare più difficile delimitare la linea immaginaria tra vero ed irreale.
Il legame quindi che intercorre tra la strada e gli interpreti rappresenta un idillio. Lo spazio urbano non é unicamente un palcoscenico o meglio é il teatro dove emergono gli stimoli visivi degli autori, ma al tempo stesso é fonte stessa di ispirazione. Un dare avere capace di prendersi gioco dell’essere umano sottolinenando come quest’ultimo, sia sempre più prigioniero della propria cattedrale dorata. Il lavoro d SBAGLIATO ne punzecchia le sensibilità offrendo un momento di estraniazione, un varco percettivo da accogliere e da incoraggiare, ed é forse questa la magia più bella.
Lo show é quindi occasione per vedere proiettati varchi e stimoli differenti, lo spazio chiuso della galleria diviene ideale connettore capace di accogliere varchi e passaggi nuovi. Una fuga che ci conduce verso vicoli sconosciuti, appena intravisti, tra tende leggermente spostate, tra griglie che i separano dall’oscuro, tra i riflessi delle finestre, un mondo nel mondo. Gli autori ci lasciano immersi nel silenzio, stimolano il valore percettivo di un immagine sbagliata appunto, non dovrebbe trovarsi lì ma al tempo stesso ci offrono un input, giocano con esso, e lo spettatore non puó fare altro che assecondare la propria fantasia.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo piuttosto una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica realizzata dagli autori. Dateci un occhiata siamo certi infatti che ne li come noi non mancherete d apprezzare, se vi trovate in zona, infine, c’è tempo fino al prossimo 17 di gennaio per andare a darci un occhiata di persona.

L’architettura rallenta come la luna, lo spazio ha un leggero smarrimento, l’immagine cambia le regole della percezione. E’ il ritorno del trompe l’oeil dopo l’anno 2000 con altre funzioni e nuove tecniche. Non è più l’isola felice dell’Arcimboldo alla corte di Vienna. Il trompe l’oeil di Sbagliato ha lo stupore di un’immagine aliena, non riconosciuta nel tessuto urbano di una città smarrita. Sbagliato apre una finestra sull’arte contemporanea e penso alle barricate di Delacroix con la bandiera, la luce accesa di un treno in corsa, un campanello che scuote il cervello assopito dai dormiveglia di immagini spente. L’unica architettura senza finestre è l’ultima dimora. Per Gio Ponti la finestra era un idillio, un sorriso lungo i muri. Per una galleria che nel 1973 ha sradicato i muri, le finestre sono la terra promessa, una breccia trasparente senza divieti. Città Ideale. Bisogna consegnare le chiavi della città agli artisti. Per ora le chiavi della galleria. – Franco Toselli

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Pics by Angelo Jaroszuk Bogasz

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Agostino Iacurci x Pastel for Art Basel 2014

12/01/2015

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Ritorniamo con piacere per le strade di Wynwood, Miami, lo scorso mese in occasione dei lavori per l’Art Basel 2014, Agostino Iacurci e Pastel hanno lavorato assieme per dipingere questa parete andando ad elaborare un lavoro che eredita entrambi gli stimoli dei due.
È l’occasione per tornare nuovamente per le strade del famoso distretto americano ed al tempo stesso approfondire il lavoro di due tra gli artisti che maggiormente incontrano il nostro favore. L’Argentino, alla seconda collaborazione dopo la bella prova con Jufe (Covered) incontra quindi il particolare immaginario del nostro Agostino Iacurci per un risultato finale che prende larga ispirazione dal processo di impollinazione delle piante.
Come visto più volte nell’ultimo anno, Pastel ha saputo portare avanti un approccio stilistico personale figlio di impulsi e stimoli differenti capaci di volta in volta di innescare un dialogo personale con il luogo di lavoro. Quest’ultimo per l’artista rappresenta un opportunità per una riflessione personale che, trasportata su muro, attraversa e coinvolge la gente del posto andando a riallacciarsi a temi, spunti, storie e racconti del posto. In particolare l’autore va quindi a raccogliere l’eredità sociale e tematica dei luoghi visitati, proponendo pitture in grado di raffigurarne, attraverso una sintesi che coinvolge elementi naturali, lo spirito. Piante, pietre, foglie prendono vita attraverso i colori direttamente campionati sul posto fino a creare un immagini criptica ed al tempo stesso profonda ed avvolgente. Dal canto suo il lavoro di Agostino Iacurci continua ad impattare le nostre corde sensibili attraverso tutto il carico visivo che da sempre ne contraddistingue le produzioni. Il grande autore Italiano attraverso un impostazione stilistica direttamente legata agli stimoli illustrativi, ha saputo sviluppare un personale tratto in cui inevitabilmente al centro dei lavori troviamo i suoi iconici personaggi. Sono proprio quest’ultimi a farsi carico dei sentimenti, dell’analisi sull’uomo che l’interprete sta portando avanti, rivelando sensazioni, emozioni e stati d’animo differenti, tratteggiando un quadro profondo e sfaccettato e raccolto all’interno di danze e opposizioni cromatiche ripetute.
Dal titolo “Pollination” l’opera eredita alla perfezione i differenti approccio sia stilistici che tematici di ciascuno dei due autori per una splendida analogia, ideale riflesso dal mondo naturale, rapporto le piante all’essere umano. Pastel ed Agostino Iacurci fanno quindi intersecare le piante e gli elementi tipici dell’immaginario del primo con gli iconici characters del secondo per un opera che potrebbe essere letta come personale raffigurazione dell’amore.
In calce al nostro testo come consuetudine potete trovare una bella serie di scatti con i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e se volete rivivere le emozioni della rassegna di Miami vi invitiamo a dare un occhiata alla nostra sezione.

We define “Pollination” as the process by which pollen (cosmopolite element) is transferred from the anther (main part) to the stigma (accessory part) of the plant. Thereby enabling fertilization and reproduction.This takes place in the angiosperms, the flower bearing plants.
The pollen transport could be done by many agents, called pollination vectors.

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Nemo’s – New Piece for Tracks Project in Rome

12/01/2015

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Ci spostiamo a Roma, qui a distanza di qualche settimana ritroviamo Nemo’s, l’artista Italiano per il bel progetto TRACKS, ha avuto modo di realizzare un nuovo intervento direttamente sulla superficie esterna di uno dei tram della linea 19.
Il progetto Romano si sviluppa attraverso due differenti percorsi, il primo è una mostra aperta lo scorso mese all’interno del museo MACRO, con le opere di Corn79,, Etnik, Camilla Falsini, Fra.Biancoshock, Lucamaleonte, MrFijodor, Ozmo, Alice Pasquini, Gio Pistone, Edoardo Tresoldi, 108. Il secondo invece si muove attraverso le vetture e le pensiline dei tram ed accoglie le opere di SBAGLIATO, Diamond, Millo, Solo, Verbo ed appunto Nemo’s.
E’ l’opportunità per tornare ad approfondire il particolare approccio stilistico e tematico di Nemo’s attraverso un intervento capace di sviluppare riflessioni e spunti differenti. La particolarità della superficie permette uno sviluppo in movimento capace di catalizzare un ideale percorso che connette centro e periferia, strada e museo, partendo quindi dalla forza espressiva della città ed arrivando infine all’interno della galleria Romana.
Il lavoro di Nemo’s è quanto mai legato ad una riflessione dell’artista sulla condizione umana. Gli iconici soggetti dell’autore rappresentano l’ideale specchio del degrado, dello sciuparsi dell’uomo moderno. In questo senso gli stessi corpi dei soggetti presentati dall’interprete, vengono completamente realizzati attraverso la carta, ideale assonanza con le debolezze e le fragilità dei tempi moderni, e risultano capaci di alimentare i temi e gli spunti spesso legati al particolare luogo di lavoro. Le inquietudini, la malinconia ed il malessere che caratterizza i characters proposti, emergono attraverso il loro stesso aspetto. Sono esseri stanchi, consumati, depressi, raggrinziti e molli, in quella che diviene una rappresentazione tagliente, ed a tratti brutale, della condizione umana in questo particolare periodo sociale, politico ed economico.
Il particolare spirito del progetto, porta l’interprete Italiano a riflettere sul valore della città, sulla morsa e sul soffocamento che la stessa inevitabilmente applica alla vita di tutti i giorni. Il mezzo pubblico in particolare, diviene ideale strumento, grazie alla sua capacità di attraversare e navigare lo spazio cittadino ed il caos metropolitano, per veicolare temi differenti.
“Se io fossi stato un tram avrei iniziato a distruggere tutte le macchine” Nemo’s nella sua idea iniziale proponeva una rappresentazione ‘umana’ del tram, con uno dei suoi personaggi intento a farsi largo tra i corpi metallici della automobili che ne soffocavano il passaggio. Lo sviluppo finale ha subito però una trasformazione a causa delle restrizioni che non hanno permesso di lavorare sui finestrini del mezzo. L’artista si è quindi trovato costretto a modificare il suo lavoro capovolgendone di fatto il senso. L’idea iniziale di rifiuto viene quindi ribaltata, i soggetti divengono due, si fanno passivi, affiorano a malapena dal metallo del mezzo, letteralmente soffocati tra i fiumi di tubi di scarico delle automobili.
La riflessione passa quindi da un momento attivo, quasi di riscatto, ad una rappresentazione passiva, accomodante, in cui i characters debbono irrimediabilmente convivere con le grandi quantità di smog. Vengono schiacciati dall’inquinamento urbano, avviliti ed impossibilitati a dare un senso alle migliaia di morti causate dai gas di scarico, in una città come Roma che ha il triste record di mortalità causata dagli stessi.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo potete trovare una ricca serie di scatti con tutti i dettagli dell’intervento e la fasi di realizzazione dell’opera, dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Work in progress pics by Laura La Pera

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