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Archive for dicembre, 2014

Rone – “Broken Window Theory” in Geelong, Australia

31/12/2014

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Dopo gli spostamenti degli ultimi giorni, Rone è tornado nella sua Australia, qui di tappa a Geelong, ha da poco terminato di dipingere questo nuovo ritratto sulla superficie esterna di questa vecchia struttura abbandonata.
Come abbiamo avuto il piacere di vedere più volte, il percorso artistico di Rone è fortemente segnato dalla figura della donna, l’operato dell’interprete dimostra tutta la sua sensibilità verso il gentil sesso andando però a toccare argomenti e tematiche legati alla bellezza intesa come sensazione ed emozione visiva.
Nelle intenzione dell’artista risiede quindi la volontà di tracciare una sorta di spaccato, un immagine chiara e nitida della bellezza intesa come vero e proprio stato di fatto ma che all’interno dell’immaginario dell’interprete attraversa una forte sensibilità malinconica. L’Australiano porta nei suoi interventi un messaggio differente, non si tratta di dipingere unicamente la bellezza esteriore ma piuttosto la ricerca dell’artista lo porta ad approfondire un indagine stratifica sull’apice ed il conseguente decadimento della bellezza, ma soprattutto sugli effetti psicologici ed emotivi, sulle ripercussioni della sensibilità interiore che una donna può sentire sue durante questo processo lento ed inesorabile. Per sviluppare questo sua peculiare tematica visiva Rone sceglie di realizzare giganteschi ritratti in cui il valore intrinseco del bello viene però intaccato da una nota malinconica che investe gli sguardi e le fattezze delle sue femme, i volti suggeriscono uno splendore ma anche un leggero decadimento, un istantanea rara e profonda che viene alimentata dal particolare tratto stilistico dell’artista. Osservando gli interventi dell’interprete emerge tutta la sua abilità pittorica, le sue donne – che richiamano nelle fattezze le femme fatale degli anni ’60 – colpiscono per la forte carica sensuale, per la femminilità con la quale vengono rappresentate e soprattutto per il fortissimo livello di realisticità che accompagna la loro comparsa negli spazi. In particolare l’artista concentra i propri sforzi sugli occhi, restituendo attraverso essi emozioni e sensazioni contrastanti, e le labbra vero e proprio motore delle sensibilità e femminilità dei soggetti raffigurati.
Dopo le sperimentazioni a carattere cromatico che hanno interessato gli interventi di Hollywood (Covered) e la parete per l’Art Basel di Miami (Covered), Rone torna qui sul classico proponendo un nuovo volto questa volta interfacciato con la particolare superfice della struttura. Dal titolo “Broken Window”, quest’ultima fatica dell’interprete va a dipingere sulla superficie esterna di una serie di grandi finestre. Nella parte inferiore, i vetri rotti, permettono all’artista di alimentare l’impatto visivo della pittura ma soprattutto sottolineare la precarietà ed il valore effimero della bellezza espressa da questa nuovo profilo.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo potete piuttosto trovare una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati per nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’autore qui sul Gorgo.

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Abik – “The F.” A New Mural

31/12/2014

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A distanza di parecchio tempo torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di Abik, l’interprete Italiano chiude il suo anno con nuovo intervento, capace di raccogliere nel migliore dei modi tutto il particolare approccio stilistico dell’artista.
È l’occasione per tornare ad approfondire il lavoro di uno degli interpreti che maggiormente incontra il nostro favore attraverso un lavoro capace di ereditare al meglio tutto la peculiare attrattiva delle sue produzioni. Non semplice l’impatto con le produzioni di Abik, un immaginario il suo, capace di ereditare al meglio il background dell’autore nel mondo del writing ed al tempo stesso di emergere attraverso una personale indole astratta, catalizzata da un piglio emotivo e viscerale.
Il contatto con le produzioni dell’artista è anzitutto legato ad una caratterizzazione istintiva capace di alimentarne il flusso continuo che si distacca dall’idea della lettere per abbracciare piuttosto un impulso più vicino alla forma. Le lettere dell’interprete vanno quindi a fondersi e miscelarsi, divengono quasi liquide, andando in questo senso a creare forme, figure ed elementi organici differenti. L’astrattismo generato dall’artista va quindi a sviluppare livelli su livelli fino a creare una trama finale forte ed altamente catartica.
In questo senso è importante sottolineare la particolarità del processo produttivo con il quale l’autore elabora le sue figure. Come detto l’elemento istintivo rappresenta il principale slancio, lo spazio a disposizione diviene quindi ideale tavolozza dove immettere i gesti pittorici, linee ripetute, grasse ed instabili, che vanno a miscelarsi a corpose colate di vernice generando instabilità e profondità. La superfice viene quindi aggredita con lo scopo principale di distogliere la mente da eventuali paletti, con l’intenzione di liberare l’istinto e far lavorare quest’ultimo con le emozioni e gli stati d’animo del momento.
I risultati finali risultano quindi tutti differenti ed al tempo stesso mantengono una comune e particolare attrattiva. Lo stesso Abik torna spesso sulle stesse pareti, le opere divengono quindi mutabili nel corso del tempo, arricchite da nuove sensazioni, per una produzione altamente mutabile direttamente connessa con le esperienze maturate dall’autore stesso nel corso del tempo.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo potete piuttosto trovare una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Pics by The Artist

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Nelio for “Mosaïque urbaine” in Vénissieux, France

31/12/2014

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Ci spostiamo a Vénissieux in Francia, qui a distanza di qualche settimana ritroviamo Nelio, il grande interprete Francese in occasione del progetto “Mosaïque urbaine” ha da poco terminato di dipingere due nuovi interventi.
Quest’ultima anno ha rappresentato per l’autore francese, un punto di svolta. In questo senso Nelio, attraverso le collaborazioni con artisti differenti, ha mano a mano sviluppato ed elaborato spunti e dinamiche stilistiche differenti, portando avanti, da una parte la personale fascinazione astratta, ed al tempo stesso trovare nuovi impulsi e stimoli all’interno del proprio calderone geometrico.
Quest’ultima serie di interventi rappresenta quindi la chiusura ideale del cerchio attraverso un workshop con alcuni bambini, che inevitabilmente segna l’aspetto finale dell’intervento, ed infine una grande parete realizzata attraverso l’iconico approccio stilistico che caratterizza le produzioni dell’interprete.
Nelle produzioni di Nelio abbiamo sempre riscontrato la necessità da parte dell’artista di sviluppare na personale ricerca che trova nella personale attrattiva verso elementi e forme geometriche in suo cardine espressivo. In questo senso l’artista ha saputo portare avanti differenti approcci con lo scopo di sperimentare soluzioni differenti, sia dal punto di vista del tratto che della trama stessa, legata sempre e comunque da un comune stimolo visivo. Le produzioni dell’autore vanno quindi ad innescare una fittissima trama geometrica, sviluppata per mezzo di stimoli e giochi percettivi. A catalizzare queste visioni troviamo le sensazioni e gli stati d’animo del momento capaci qui più che mai di generare un percorso sfaccettato e ricchissimo di spunti, un flusso di forme e geometrie, equilibrato ed armonioso catalizzato attraverso una precisa direzione cromatica capace di volta in volta di veicolarne la trama finale.
Due distinti lavori dicevamo, il primo, realizzato interamente attraverso l’utilizzo del bianco e del nero come unici vettori cromatici, rappresenta l’occasione per osservare un nuovo slancio all’interno delle produzioni del Francese. Le trame geometriche, di solito equilibrate e precise, fanno posto qui piuttosto ad un percorso non omogeneo condito da forme irregolari e sfilacciate, quasi instabili, che vanno prendere posto all’interno delle insenature della grande parete. La gestualità dei bambini che hanno collaborato con l’artista, va quindi a produrre una trama che risulta vagamente connessa con l’iconico approccio di Nelio ed al tempo stesso capace di risultare totalmente inedita, per un risultato finale certamente interessante e che siamo curiosi di vedere se portarà ad un eventuale proseguo. La seconda opera prende vita invece su questa lunga parete, qui l’autore dà libero sfogo al proprio immaginario, dipingendo una serie delle sue iconiche figure geometriche, catalizzando quindi effetti tridimensionali, cambi repentini di colore, schemi e figure dirette e precise, per un risultato finale dal fortissimo impatto finale.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad alcune immagini con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’interprete.

Pics by The Artist

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Laguna “Inside Usera” New Mural in Madrid

31/12/2014

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A distanza di davvero parecchio tempo torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di Laguna, il grande interprete Spagnolo ha infatti da poco terminato di dipingere questo nuovo e formidabile intervento catalizzando tutto il personale e vivissimo immaginario.
Quest’ultima fatica, realizzata a Madrid e dal titolo “Inside Usera”, è l’opportunità per tornare ad immergerci all’interno delle profondissime pitture del grande autore Spagnolo attraverso un nuovo elaborato ancora una volta concentrato all’interno di una grande superfice, spazio ideale per le particolari ed intense pitture dell’artista.
Come visto più volte l’operato di Laguna è legato ad una produzione decisamente caratteristica. Elemento anzitutto principale nei lavori proposti dall’interprete, è certamente la forte connotazione cromatica che ne accompagna lo sviluppo. L’elemento pittorico viene visto dall’interprete come possibilità di miscelare sensazioni e stati d’animo differenti, la gestualità che accompagna il tratto diviene quindi sintomo di sensazioni e stati d’animo personali, trasmessi in questo senso all’interno delle ricche tavolozze di elementi che compongono le immagini tipiche dell’autore. La grande mole di tinte utilizzare, l’impeto ed il costante miscelarsi delle stesse, emerge dalle superfici incontrato e stuzzicando quelle che sono le corde più sensibili, lo spettro emotivo più celato di chi osserva. Lo spettatore si trova a confrontarsi con una danza continua che al proprio interno cela personaggi, soggetti ed elementi differenti, capace di auto alimentarsi attraverso la costante profusione di colori e tinte differenti, un varietà di situazioni ed impulsi differenti capaci puntualmente di lasciarci interdetti ad approfondire tutte le differenti e sfaccettate situazioni interne. Quest’ultimo punto in particolare, rappresenta uno degli aspetti più importanti nel lavoro dell’interprete, emerge infatti la volontà di quest’ultimo di spingere chi rivolge il proprio sguardo alle sue opere, ad osservare con cura, cogliere gli elementi suggeriti, i cambi di colore, e tutti i percorsi che si muovono al suo interno. In Laguna risiede la volontà di staccarsi dal reale per costruire piuttosto un mondo a se stante, un universo bagnato ed impreziosito da tinte acide, costellato da creature e personaggi bizzarri. Ci invita ad osservarne lo sviluppo non come spettatori passivi, quanto piuttosto veri e propri protagonisti di un viaggio allucinogeno capace di piegare la realtà, di far esplodere i nostri sensi a contatto con queste creature vacue e mistiche. Un sogno ad occhi aperti alimentato da un caleidoscopio di impulsi e sensazioni differenti che non possiamo smettere di alimentare.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo potete trovare una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Pics by The Artist

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Moallaseconda – “Il Mucchio” Show (Recap)

31/12/2014

Andiamo finalmente a dare un occhiata ad “Il Mucchio” ultima fatica di Moallaseconda. Si tratta di una nuova esibizione che raccoglie appieno gli stimoli creativi dell’autore per una riflessione sulle opere che letteralmente non esistono.
Continuiamo a seguire con interesse gli sviluppi del lavoro dell’autore Italiano, sempre più interessati nell’osservare come lo stesso porti avanti la personale indole stilistica attraverso una ricerca capace di intersecarsi con aspetti, riflessioni e medium differenti. Passato definitivamente (?) ad una impostazione del tutto astratta, il lavoro di Moallaseconda si miscela con il particolare immaginario dell’autore raccogliendo gli stimoli tematici e sviluppandone però la ricerca verso un piglio stilistico del tutto inedito. L’artista porta avanti una stilistica criptica e soprattutto legata ad una personale fascinazione per la forma che si sviluppa attraverso sperimentazioni che abbracciano idee e stimoli appartenenti a temi e spunti personali. Gli impulsi mistici ed onirici dei suoi precedenti lavori, trovano quindi posto attraverso esaltazioni delle forma, delle linee, tessendo trame del tutto nuovo, e generando percorso e stati d’animo differenti per risultato finali potenti ed altamente viscerali.
Quest’ultima fatica dell’autore è la naturale conseguenza degli ultimi stimoli a cui lo stesso è stato esposto. Come visto alcuni giorni addietro con la bella ed effimera installazione in strada (Covered), l’autore italiano, continuando il suo piglio sperimentativo, ha iniziato ad esercitare il personale processo produttivo su una serie di materiali di scarto.
Il Mucchio nasce quindi dall’esigenza dell’autore di confrontarsi con materiali differenti, ma soprattutto viene sviluppato attraverso una personale riflessione sulla materia. La materia per Moallaseconda non rappresenta un corpo a se stante, quanto piuttosto un elemento in continua mutazione. L’autore si sofferma in particolare sugli elementi casuali, quelli che non esistono, che vengono scovati in strada e raccolti in questi anni, custoditi con la certezza che prima o sarebbero stati utilizzati.
Curata da Qahwa, questa mostra/installazione è quindi il risultato delle riflessioni sull’autore, sia dal punto di vista tematico che da quello stilistica. Si tratta di un allestimento generato attraverso elementi ritrovati in strada, ammucchiati, isolati ed abbandonati a se stessi, scarti di cantiere che uniti e trasformati dall’autore rappresentano un accumulo, una sorta di discarica ordinata. Il corpo dello show è quindi costituito da un televisore degli anni ’90, tre barili di olio di motore, tuti investiti dall’approccio stilistico dell’artista che si è divertito a sperimentare tecniche differenti tutti ideale sintomi della casualità. Il corpo espositivo si chiude infine con una produzione audio sviluppata attraverso un walkman rotto ed attaccato ad un delay capace di generare una sorta di inquinamento acustico che accompagna la visione delle opere, e con la presentazione di “Selected Remixes”,, nuova fanzine di cui ci occuperemo nei prossimi giorni.
Il risultato finale è un esibizione capace da una parte di coinvolgere lo spettatore attraverso percezioni differenti, sia tangibili che orecchiabili, dall’altra a parer nostro rappresenta una sintesi ed un analogia sottile con il ciclo della vita, con il reinventarsi costantemente, con il cercare nuove soluzioni per se stessi, il mutare costante ed imprevedibile che giorno per giorno rappresenta la nostra vita.
Null’altro da aggiungere, ad accompagnare il nostro testo potete trovare una ricchissima galleria di scatto con tutti i dettagli dell’allestimento ed il bel video recap, il consiglio è quindi quello di mettersi comodi e darci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

“Il Mucchio”
Via Filippino, 24
59100 Prato

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Remed – “Essence” at David Bloch Gallery (Recap)

30/12/2014

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Ci spostiamo a Marrakech in Marocco, qui il grande Remed ha infatti da poco aperto “Essence” sua seconda esibizione all’interno degli spazi della David Bloch Gallery portando in dote un allestimento bello carico di stimoli e spunti differenti.
Questa seconda esibizione segna il ritorno dell’interprete Francese all’interno degli spazi della bella galleria Marocchina. Circa un anno e mezzo fa l’autore infatti al termine di quaranta giorni in residenza d’artista, aveva aperto sempre qui Epyphise di cui questo show è il naturale proseguo.
È l’occasione per tornare ad approfondire il lavoro dell’interprete attraverso una mostra che eredita tutta la profondità della ricerca portata avanti dallo stesso in questi anni. Il lavoro di Remed è il frutto di un equilibrio tra gli stimoli differenti che attraversano ed influenzano l’operato dell’artista. La costante ricerca dell’essenziale, di differenti dinamiche cromatiche, abbinata alla personale fascinazione simbolica, permette all’autore di sviluppare un immaginario personale ed altamente riconoscibile. Gli elementi proposti, sia per le strutture calligrafiche sia per le forme ispirate a oggetti e soggetti, rappresentano l’opportunità di osservare come l’interprete rende al limite ogni elemento, ne elimini il superfluo per generare una visione equilibrata e sorretta da poche ed intense linee o sezioni. Inevitabile, osservando la totalità delle produzioni firmate dall’artista del collettivo NOV9, essere accolti da una forte sensazioni simbolica, con le immagini che strizzano l’occhio a rappresentazioni arcaiche, alfabeti indecifrabili, il tutto declinato in funzione di una personale astrazione della forma naturalmente scandita da un determinante cromatica.
L’impatto finale è quindi catalizzato da una pittura per criptica, alimentata da giochi simmetrici e cromatici, capace di esaltare l’equilibrio, l’unione di forme e configurazioni diversificate, con lo scopo di sviluppare un impianto visivo ricco e coinvolgente.
Per questa sua ultima fatica Remed presenta una nuova serie di tavole, lavori su carta e tele, sculture, tutte incentrate sul concetto di essenza. In particolare l’interprete pone l’accento sul rapporto tra l’essere umano e Dio generando un serie di lavori dove, tra colori specifici, simboli appartenenti alla cultura marocchina – una degli stimoli maggiori nel lavoro dell’autore – va ad indagare sul mistero della vita.
In calce al nostro testo potete trovare una bella serie di scatti con le immagini dell’allestimento proposto dall’artista, dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare, enjoy it.

Pics via AM

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JADE – New Murals for Artesano Project

30/12/2014

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Torniamo con piacere per le strade di Rio San Juan, tra i nomi caldi dell’Artesano Project ritroviamo Jade che ha da poco terminato di realizzare una bella serie di interventi che chiudono la sua esperienza nella Repubblica Domenicana.
Come visto questo mese di Dicembre dopo l’elettrizzante serie di interventi realizzati in occasione dell’Art Basel 2014, l’attenzione si spostata da Miami a Rio San Juan dove in occasione del bel progetto Domenicano abbiamo visto al lavoro alcuni tra i nomi più caldi della scena Sudamericane ed internazionale. Proprio Jade facendo seguito al lavoro di qualche giorno fa (Covered), completa la sua esperienza andando ad impegnarsi con una lunga parete dove, esprimendo appieno tutto il suo talento, va ad elaborare una serie di figure ed immagini legate tra loro. Come ribadito più volte l’idea del progetto, realizzato dalla Inoperable Gallery di Vienna e da Evoca1, è quella di mostrare, attraverso gli interventi di artisti di fama internazionale, come sia possibile avere uno stile di vita alternativo ed in totale antitesi rispetto alle difficoltà che zone come queste sfortunatamente hanno da offrire.
Esattamente come accaduto con il primo intervento, ancora una volta l’artista Peruviano sviluppa il proprio lavoro in funzione di un dialogo serrata in primis con il luogo, ma soprattutto con la gente del posto. A muovere spunti, riflessioni e le tematiche dei lavori, troviamo ancora una volta gli iconici personaggi che da sempre accompagnano il cammino dell’autore e che così fortemente si fanno carico degli stimoli e delle tematiche che lo stesso vuole proporre.
Ciascuna delle porzioni di parete dipinte da Jade, rappresenta un pensiero ed un istantanea a se, un spunto unico quindi capace al tempo stessi di legarsi ad un concetto generale e specifico. L’interprete sceglie di rivolgersi direttamente ai giovani, certamente la parte più ricettiva nonché destinatari principali dello stesso progetto artistico, attraverso un opera che raccoglie l’eredità naturale e riflessiva del luogo. Quello che abbiamo di fronte è intervento in grado di rappresentare differenti aspetti, la casa, il gioco, il rapporto tra uomo ed animali, offrendo al tempo stesso chiavi di lettura differenti in funzione di un analisi che gravita tra il soggettivo e l’oggettivo.
Come consuetudine, in calce al nostro testo potete trovare una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Pics by The Artist

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Gola Hundun – New Mural for Art Basel 2014

30/12/2014

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Torniamo indietro di qualche settimana, tra gli artisti che hanno preso parte ai lavori dell’Art Basel 2014, troviamo anche Gola Hundun, l’interprete Italiano ci svela infatti questa sua ultima fatica realizzata all’interno del distretto di Wynwood a Miami.
Oltra alla bella e grande parete realizzata in combo in compagnia di Basik e Luca Zamoc (Covered), l’artista italiano durante i giorni della rassegna, ha quindi avuto modo di sperimentare e portare avanti tutto il proprio e personale immaginario.
Per noi è l’occasione per tornare ad immergerci all’interno del particolare immaginario di Gola Hundun attraverso un intervento che nuovamente si rifà ed esercita tutta la personale fascinazione a tema naturale che da sempre contraddistingue il percorso dell’autore italiano. Come ribadito più volte gli interventi dell’artista rappresenta una sorta di sintesi visiva in grado di accogliere stimoli onirici e mistici capaci di impattare profondamente con chi osserva. Soffermandosi sull’aspetto tipicamente tematico, le produzioni dell’artista si sviluppano per mezzo di una riflessione sulla relazione che intercorre tra l’uomo ed il resto della biosfera, la natura, le piante così come gli animali. La figura dell’uomo non appare, rimane in disparte, sottolineando la volontà dell’interprete di sottolineare il comportamento e l’inclinazione sbagliato dell’essere umano moderno nei confronti del pianeta stesso.
Da questa particolare riflessione, Gola raccoglie, porta avanti e riflette, su quelli che sono gli stimoli di una coesistenza pacifica, in particolare con i lavori installativi, ponendo infine fine alle idee antropocentriche che stanno caratterizzando le nostre vite. In questo senso il rappacificamento indotto dalle opere dell’autore rappresenta momento di unione ed al contempo possibilità per una riflessione sulle reali difficoltà tra due universi troppo spesso in antitesi.
A farsi carico di queste particolari e profonde riflessioni troviamo uno sviluppo stilistico che si avvale proprio degli elementi naturali declinati attraverso la costruzione di forme e figure differenti. Gli intrecci, così come le forme organiche rappresentate, vengono sviluppati attraverso una forte identità cromatica, una carica di tinte piuttosto accese che ne alimenta l’impatto finale.
Raccogliendo appieno gli stimoli del proprio particolare approccio stilistico e tematico, Gola Hundun presenta “Blending”. L’opera vede l’artista riflettere sull’unione e sulle capacità riproduttiva della natura, nell’immagini infatti vediamo come dall’unione di due granelli differenti vada a generarsi qualcosa di nuovo ed inaspettato. L’autore concentra inevitabilmente i propri sforzi sul carattere delle due figure proposte andando a proseguire la personale fascinazione a tema naturale attraverso un nuovo intervento che rivendica in pieno la peculiarità stilistica delle sue stesse produzioni.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di immagini con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

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Graphic Surgery in an Abandoned Factory

30/12/2014

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A distanza di qualche settimana torniamo con piacere ad approfondire il lavoro dei Graphic Surgery, il duo olandese per chiudere al meglio l’anno, si è spostato all’interno di una vecchia fabbrica abbandonata per una nuova serie di sperimentazioni a carattere geometrico.
È sempre piuttosto interessante osservare come il lavoro dei Graphic Surgery passi con disinvoltura dalla preparazione in studio di efficaci esibizioni, ultimissima Contra all’interno degli spazi della Mini Galerie di Amsterdam, alla personale ricerca nei luoghi abbandonati. Quest’ultima per gli interpreti rappresenta da una parte un occasione per tentare nuove sperimentazioni, dall’altra opportunità per campionare ed osservare al meglio elementi architettonici, strutture ed oggetti, da miscelare e riproporre poi all’interno della loro particolare visione creativa. E’ quindi l’opportunità per noi per approfondire al meglio tutto ciò che precede sia le pareti pubbliche, sia il lavoro in studio, attraverso una personale ricerca e sperimentazione all’interno di spazi e di strutture abbandonate.
Principale propellente nelle produzioni degli interpreti è il campionamento di elementi architettonici, porzioni e sezioni urbane, che vengono miscelate, mischiate, sovrapposte, al fine di dare vita un nuova e caratteristica immagine. Attraverso quindi una personale rappresentazione astratta, coadiuvata dall’utilizzo del bianco e del nero come unici vettori cromatici, il duo olandese propone un lavoro altamente equilibrato sia nelle sue aspetto sia nella sua stessa interazione con gli spazi o con ciò che lo circonda.
Come ribadito più volte, il lavoro di campionamento adottato dagli autori, precede la totalità delle opere. Gli artisti catturano gli stimoli dei luoghi visitati, gli equilibri delle architetture per realizzare immagini capaci nella loro stessa dimensione di raccoglierne l’essenza. Questi particolari luoghi, sospesi tra costruzioni generate dall’uomo e dal caos propagato dalla natura e dal loro stesso stato di abbandono, rappresentano ideale momento di riflessione e sviluppo lavorativo.
Accompagnati e guidati ENE, amico e writers old school locale, questa nuova esperienza nel nord dell’Olanda, vede i Graphic Surgery portare avanti la personale indole geometrica attraverso la realizzazione di tre interventi differenti. È interessante notare come tutti e tre i lavori vadano ad interagire in modi differenti con le particolarità dello spot, tra giochi percettive e sovrapposizione su strutture differenti per un risultato finale che ancora una volta esalta il valore delle produzioni degli interpreti.
In calce al nostro testo potete trovare una bella serie di scatti con i dettagli di questa nuova infornata di lavori in aggiunta ad alcune immagini della location, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti sul lavoro del duo.

Thanks to The Artists for The Pics

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Tellas x Andrea Casciu at Sa Domu in Cagliari

30/12/2014

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Ci spostiamo a Cagliari, qui all’interno dello spazio occupato di Sa Domu, qui Tellas ed Andrea Casciu hanno da poco terminato di dipingere questo nuovo intervento andando a combinare i rispettivi e differenti approcci stilistici.
Situato nel quartiere Castello di Cagliari, Sa Domu si propone con spazio polivalente, centro abitativo, di studio e incontro per studenti, associazioni e tutti gli abitanti della città. All’interno di questa struttura, i due autori italiani vanno quindi a realizzare un intervento anamorfico che letteralmente attraversa la superficie interna della scale miscelando le fascinazioni naturali di Tellas con gli iconici volti di Andrea Casciu. In questo senso è per noi un occasione per tornare ad approfondire il lavoro di entrambi gli autori attraverso un intervento che ne rivendica tutto il particolare approccio stilistico.
L’impatto con le produzioni di Tellas rivela tutta la volontà dell’autore di portare avanti una personale ricerca caratterizzata da una peculiare fascinazione verso gli elementi appartenenti alla natura. Come visto più volte le opere dell’interprete, attraverso un filtro pittorico certamente astratto, vanno a delineare forme ed elementi organici, figure sospese all’interno dello spazio oppure intricate matasse che letteralmente avvolgono intere strutture e grandi pareti. Sebbene l’impulso tematico resti di fatto invariato, l’abilità dell’artista è sempre stata quella di riuscire a proporre soluzioni differenti interagendo di volta in volta con lo spettatore attraverso percezioni e stimoli sempre nuovi.
Di Andrea Casciu, avevamo fatto la conoscenza quando l’artista era intervenuto su una delle pareti esterne a Campidarte. A caratterizzare le opere dell’interprete troviamo una personale rielaborazione visiva del proprio volto. L’autore attraverso la pittura di queste grandi e dettagliate facce, porta avanti una personale analisi interiore. In questo senso riflette sul rapporto che intercorre tra noi stessi e l’immagine del nostro volto, scava affondo quindi, proponendo un confronto ed un dialogo serrato con il nostro io interiore generando una visione in grado di raccogliere gli stimoli di un determinato momento della nostra stessa vita per un momento di riflessione intenso e personale.
Quest’ultima fatica, raccoglie quindi l’eredità stilistica e tematica di ciascuno dei due artisti. Lo sviluppo avviene attraverso una grande forma ovale, all’interno della stessa si sviluppa un grande intreccio di elementi naturali , sviluppato da Tellas, che vanno letteralmente ad investire il volto di uno degli iconici characters realizzato da Andrea Casciu. Sebbene quindi i due artisti portino avanti rispettivi e differenti percorsi, questo lavoro rappresenta l’ideale punto di incontro capace di generare differenti e sostanziali chiavi di lettura. Chi osserva si trova a confrontarsi con un immagine sicuramente ricca di dettagli ed al tempo stesso capace di stimolare riflessioni e spunti eterogenei, spettacolare.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo potete trovare una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Pics by The Artists

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Aryz, Axel Void, Sebas Velasco at SC Gallery (Recap)

29/12/2014

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Aperta lo scorso 13 Dicembre andiamo a dare un occhiata a “No + de 30” bel group show con i lavori di Aryz, Axel Void e Sebas Velasco all’interno degli spazi della SC Gallery di Bilbao in Spagna.
Aperto fino al prossimo 2 Marzo, lo show catalizza in un unico allestimento i differenti approcci stilistici di ciascuno degli interpreti. Sebbene attraverso differenti impostazioni visive, ognuno degli artisti, tutti sono i trent’anni (da qui il titolo dello show), porta avanti una propria identità legata ai luoghi ed ad una rappresentazione dell’essere umano.
Nel corso dell’anno abbiamo seguito il lavoro di ognuno degli artisti approfondendone le caratteristiche sia stilistiche quanto tematiche, se Axel Void e Sebas Velasco sono maggiormente interessati ad una pittura viscerale, di contro Aryz propone un mix pittorico meno accentuato e legato piuttosto ad una rappresentazione maggiormente personale. Al tempo stesso ciascuno degli interpreti vive la strada raccogliendone gli impulsi e intrecciandone le storie e gli accadimenti. Sebas Velasco sviluppa vere e proprie istantanee, presentando immagini e tele altamente realistiche e legate al mondo dei graffiti, Void piuttosto porta avanti una personale riflessione umana, immergendosi nei luoghi e traendo spunto dagli stessi per una pittura altamente catartica, infine Aryz che attraverso il proprio particolare approccio stilistico imbastisce immagini e visioni altamente rappresentative.
Null’altro da aggiungere, ad accompagnare il nostro testo una bella selezione di scatti con tutti i dettagli dell’allestimento proposto dal trio, dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

SC gallery is pleased to inaugurate the collective exhibition “No + de 30”, which presents the most recent work by artists Aryz, Axel Void and Sebas Velasco.
In “No + de 30”, each of these creators dig deeper into their respective lines of work: mixed media in the case of Aryz, and contemporary painting in the cases of Axel Void and Sebas Velasco.

SC gallery
C / Cortes nº 4. Bilbao

Thanks to The Gallery for The Pics

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Luzinterruptus – New Piece in Stoke on Trent

29/12/2014

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Ci spostiamo a Stoke on Trent in Inghilterra, qui a distanza di tempo ritroviamo i Luzinterruptus che in occasione delle festività natalizie hanno da poco presentato il loro albero celebrativo catalizzato come sempre da una riflessione sul consumismo.
Quest’ultima fatica, allestita i primi di dicembre e caratterizzata dal consueto lavoro tecnico, è l’opportunità per tornare ad approfondire il lavoro degli interpreti, attraverso un opera nuovamente legata alle festività di Dicembre e sopratutto dal fortissimo volare riflessivo.
Come abbiamo avuto il piacere di vedere diverse volte gli artisti sono un mistura perfetta di discipline differenti che vanno ad investire gli spazi per mezzo di installazione insolite ed altamente catartiche che hanno nell’utilizzo della luce il loro principale vettore emotivo. Partiti per le strade di Madrid con l’idea di mettere l’accento, attraverso installazioni luminescenti sui problemi della città completamente ignorati dalle autorità e dai cittadini, gli artisti hanno poi proseguito il loro percorso lasciando invariata la componente di denuncia ma proponendo anche lavori che potessero trasformare l’aspetto di spot e luoghi particolarmente evocativi od interessanti per loro stessi.
Come detto a caratterizzare le opere degli interpreti troviamo sicuramente l’utilizzo della luce che, oltre a fornire un grande impatto visivo, permette loro lavorare in strada, sia per gli interventi di piccole che di grandi dimensioni, senza danneggiare o distruggere l’arredo urbano ma piuttosto con l’intento di inserirsi all’interno dello stesso per spingere la condivisione con i cittadini. Elementi ricorrenti nelle opere dei Luzinterruptus sono anche la spazzatura così come il riciclaggio di materiali semplici con i quali il collettivo dà vita alla (quasi) totalità delle sue effimere e curiose incursioni.
Per questa nuova installazione, ancora una volta i Luzinterruptus hanno chiesto a cittadini, volontari, vicini, studenti ed associazioni di fornire loro sacchi di plastica e di aiutarli ad assemblare gli stessi. La costruzione dell’opera diviene quindi anzitutto partecipativa. Dopo ben sette giorni di lavoro ed oltre duemila sacchetti di plastica donati, ecco ergersi l’albero di natale di ben sei metri, caratterizzato appunto dall’essere interamente costruito da buste di plastiche con all’interno le luci. L’idea dell’installazione è quella di rappresentare i modo simbolico ed universalmente riconoscibile, l’eccessivo consumo di sacchetti di plastica, dall’altra inevitabilmente gli sprechi che avvengono durante questo particolare periodo dell’anno dove il significato religioso e tradizionale è stato sostituito da un invito al consumismo incontrollato.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo potete trovare una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti.

Pics by Gustavo Sanabria

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Pixel Pancho x Pastel for Artesano Project

29/12/2014

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Torniamo con piacere per le strade di Rio San Juan, nella Repubblica Domenicana, qui Pastel e Pixel Pancho hanno da poco terminato di realizzare questo nuovo intervento unificando i rispetti e differenti impianti stilistici.
Questo mese di Dicembre, dopo i riflettori puntati su Miami, molti degli artisti che hanno preso parte all’Art Basel si sono poi spostati sull’isola di Hispaniola per prendere parte ai lavori dell’Artesano Project. Il progetto è curato dalla Inoperable Gallery di Vienna in collaborazione con Evoca1, grande interprete locale, ed ha visto dal 12 al 21 di Dicembre alcuni tra i nomi più importanti della scena Sudamericana ed internazionale al lavoro per le strade della cittadina Domenicana. L’idea come detto è quella di proporre un progetto artistico in grado di mostrare come, l’arte possa essere un canale espressivo nonché uno stile di vita alternativo rispetto alle difficoltà che il paese offre.
Dopo le rispettive pareti realizzate a Miami, Pixel Pancho e Pastel uniscono quindi i propri rispettivi immaginari per dare vita a questo piccolo intervento che ci offre l’inedita opportunità di vedere di due autori al lavoro insieme.
Ancora una volta Pastel prosegue la personale fascinazione a tema naturale, l’artista come stiamo vedendo in questi ultimi mesi, si sta spostando il proprio interesse verso elementi e simboli appartenenti alla natura, con particolare predilezione per le piante, fiori e pietre, che vanno a comporre un puzzle visivo forte e caratteristico. L’idea dell’autore è quella di lasciarsi stimolare dal luogo di lavoro, dal panorama e dallo spot, ed, attraverso le sensazioni del momento, sviluppare un opera capace di dialogare con tutti gli elementi che lo costituiscono. Approfondendo l’intenzione dell’interprete è quella di innescare riflessioni su determinati accadimenti storici attraverso impulsi visivi legati appunto ad aspetti naturali.
Dal canto suo Pixel Pancho prosegue nel portare avanti la personale fascinazione sulla figura del robot. Per l’artista questo rappresenta principale e primo slancio tematico all’interno di un produzioni capace costantemente di veicolare riflessioni e spunti differenti sulla figura dell’uomo. Il grande autore italiano ha saputo infatti nel corso del tempo affrontare differenti tematiche, dal rapporto tra uomo e meccanica, dalla decadenza dell’essere umano, tutti temi veicolati proprio attraverso i suoi iconici characters. La macchina come ideale del super uomo, e come efficace stimolo visivo capace di coinvolgere i nostri ricordi d’infanzia, diviene ideale propellente per veicolare sensazioni ed emozioni differenti, rendendo di volta in volta il lavoro dell’autore profondo ed altamente coinvolgente.
Dal titolo “Go Home” l’opera vede quindi, su un background di elementi naturali generati dall’immaginario dell’artista Argentino, emergere una delle iconiche figure robotiche dell’italiano costruita attraverso le sembianze di un marinaio.
Come sempre in calce al nostro testo potete trovare alcune immagini dell’intervento, se invece volete approfondire il bel progetto, nella nostra sezione tutti gli interventi fin qui visti, dateci un occhiata.

Pics by Mario E Ramirez of Tostfilms

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SPY – “Ego” New Mural in Santander

29/12/2014

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A distanza di tempo torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di SPY, il grande interprete Spagnolo si è infatti da poco spostato a Santander dove ha terminato di realizzare questo nuovo ed iconico intervento.
E’ l’occasione per tornare ad approfondire il lavoro di uno degli artisti più eclettici del panorama internazionale attraverso un intervento che rivendica tutto il valore e l’impatto delle sue produzioni. Come visto più volte SPY porta avanti il proprio percorso in strada attraverso progetti più disparati e servendosi di medium differenti. Dalle installazioni alle opere su muro, arrivando infine ai lavori più estremi, l’autore Spagnolo analizza quelle che sono le contraddizioni della società e dell’uomo moderno per mezzo di un impostazione tematica fresca e coinvolgente.
I lavori di dell’interprete in questo senso si sviluppano attraverso un approccio assolutamente personale. Si tratta di opere fortemente concettuali e capaci di spingere l’osservatore ad una analisi ed una riflessione su argomenti eterogenei. L’abilità dell’artista è infatti quella di riuscire a toccare temi scomodi, delicati, trattando con disinvoltura tematiche sociali, politiche e personali riflessioni sulla crisi economica che sta interessando questo particolare periodo storico. L’intelligenza dell’interprete è quella di portare in dote un comparto produttivo in grado di trattare gli argomenti attraverso una forte dose di ironia, facendo sviluppare un pensiero soggettivo in chi osserva che, stimolato, si ritrova quindi a porsi domande, dubbi e perplessità su un determinato argomento. Per l’autore la strada non è unicamente un contenitore, quanto piuttosto un vero e proprio elemento protagonista nelle sue opere. Alimenta la interazione tra le proprie opere e lo spazio urbano, cementificando quindi il valore interlocutorio tra l’opera, la strada e lo spettatore e riallacciando il rapporto con l’intrinseca comunicatività dello spazio urbano.
Quest’ultima fatica realizzata a Santander, vede SPY proseguire il proprio lavoro pittorico attraverso un intervento altamente catartico. Dal titolo “Ego”, l’intervento si lascia osservare attraverso differenti chiavi di lettura, l’interprete gioca sul valore stesso dell’edificio quasi donando allo stesso voce e parola e realizzando una gigantesca scritta dalla quale prende il titolo l’opera stessa. Semplice ed efficace.
Scrollate giù, dopo il salto infatti potete trovare una ricca serie di scatti con tutte le fasi di realizzazione di quest’ultima fatica fino alle immagini del bel risultato finale, dateci un occhiata e restate sintonizzati sul Gorgo per nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’autore.

Pics by The Artist

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BLU – New Mural at Porto Fluviale, Rome

29/12/2014

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Facendo seguito al precedente intervento, BLU ci mostra ora la seconda ed un ultima parte del lavoro realizzato sulla facciata esterna del Porto Fluviale a Roma, un opera che chiude il cerchio sul percorso del grande artista nella capitale.
Dopo aver fatto parlare di sé, a seguito della scelta di auto cancellare i propri lavori a Berlino (Covered), BLU ci mostra l’opera definitiva che fa seguito alla precedente realizzata sulla parte lunga della facciata esterna della struttura romana.
Come vi abbiamo raccontato nel precedente intervento, negli ultimi due anni l’autore italiano ha trascorso la maggior parte del tempo all’interno di questo edificio a Roma.
Costruito nei nei primi anni del ‘900, il Porto Fluviale nasce come magazzino militare per poi trasformarsi, a seguito del suo abbandono, in comunità autogestita che da circa dieci anni da casa agli attivisti del movimento “Coordinamento cittadino per la casa” ed a persone bisognose di un tetto. In questo senso l’esperienza del Porto Fluviale rappresenta una delle occupazione più antiche della Capitale ed al suo interno trovano posto, spazi polivalenti, workshop ed altre attività sociali. L’organizzazione della struttura passa per decisioni collettive in pieno stile autogestionale, qui l’interprete, senza alcuni tipo di autorizzazione ufficiale ed attraverso l’auto finanziamento dei residenti, ha quindi voluto lasciare il proprio segno attraverso due differenti interventi. Il primo, dopo il blocco della autorità avevamo avuto modo di vederlo qualche settimana fa (Covered) ora abbiamo finalmente l’opportunità di approfondire la seconda e grande parete.
A differenza del precedente, questo intervento di BLU segna la volontà dell’autore di sviluppare una nuova allegoria, ricordandoci l’opera realizzata sulla parete del XM24 di Bologna (Covered). L’artista attraverso il suo iconico stile traccia quindi la forma di una grande imbarcazione/città, guidata dal dio danaro e carica di escavatori, gru ed altre sottigliezze, letteralmente presa da assalto dagli attivisti della casa.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella ed intensa serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultimo lavoro, dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Pics by Valentino Bonacquisti

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Sepe – “3rd day of the 7 day binge” Mural

24/12/2014

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A distanza di qualche settimana torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di Sepe, l’interprete Polacco torna in strada per realizzare questo nuovo intervento catalizzando tutto il suo particolare immaginario e tratto stilistico.
Ancora una volta volgiamo il nostro sguardo all’interno della particolare impostazione visiva dell’interprete, una piccolo viaggio all’interno dell’immaginario di uno degli artisti dell’Est Europeo che maggiormente ci ha impressionato e che prosegue, attraverso questa nuova opera, nel portare avanti tutto l’impatto e la profondità del proprio percorso d’artista. Avevamo lasciato l’autore alle prese con la gigantesca doppia parete in combo realizzata qualche mese fa a Lodz (Covered), ora torniamo ad approfondirne l’operato attraverso uno dei suoi tipici interventi di piccole dimensioni.
Attraverso il lavoro di Sepe andiamo ad immergerci all’interno di una visione prettamente figurativa, l’artista porta avanti un personale tratto stilistico che l’ha visto come detto mettere su parete tutte le personali influenze illustrative e dal mondo dei fumetti. L’autore ha saputo veicolare questa suo preciso filtro attraverso un percorso produttivo che si è spesso spostato all’interno di luoghi distanti dalla città, situazioni di abbandono e degrado dove hanno trovato il loro giusto posto i suoi iconici characters. Il tratto si fa decisamente preciso e ricco di sfumature in chiaro scuro, così come la scelta di affidarsi di volta in volta ad un diverso ed unico vettore cromatico, influenza l’aspetto finale delle sue creature. A caratterizzare i personaggi dell’artista troviamo una insolita forma fisica, il busto viene dipinto decisamente sproporzionato rispetto al resto del corpo, cosi come gli arti appaiono piuttosto fini e snelli. Questa precisa scelta fa emergere la volontà dell’interprete di accentuare una forte caratterizzazione fisica restituendoci la sensazione di grande impeto, forza e vigore da parte di queste figure. Questi personaggi vanno a suggerire storie e riflessioni in particolar modo sull’Est Europeo, sulla situazione delle periferie dove alcol e degrado la fanno da padrona e dove il denaro ed i lussi occidentali vengono contrapposti alle tradizioni e le difficoltà che attraversano queste lande, riflettendone gli aspetti grotteschi per mezzo di un filtro assolutamente personale.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo i dettagli di quest’ultima fatica firmata dall’artista, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’autore.

Pics by The Artist

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Hitnes “La macchia dell’unicorno” at Ego Gallery (Recap)

24/12/2014

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Aperta lo scorso 5 di Dicembre, è arrivato il momento di dare un occhiata approfondita a “La macchia dell’unicorno” ultima mostra del grande Hitnes all’interno degli spazi della Ego Gallery di Lugano in Svizzera.
Continuando ad esplorare le differenti sfaccettature della scena italiana, la Ego Gallery ospita uno degli show certamente più interessanti dell’anno. Lo spazio Svizzero offre l’opportunità ad Hitnes di sviluppare un allestimento che da una parte ne raccoglie alla perfezione gli stimoli stilistici, dall’altra ne esalta la profondità attraverso una tematica ricchissima di significato e capace di sviluppare riflessioni differenti. Legato ad una personale evocazione ed raffigurazione naturale, l’operato dell’interprete italiano è legato ad una personale e viscerale rappresentazione dello stesso. In questo senso, osservandone i lavori, è anzitutto fondamentale sottolineare come la volontà dell’artista sia quella di calamitare un pittura d’impeto, raccolta all’interno di vere e prorie scariche pittoriche in grado di tratteggiare con una forte senso di movimento la totalità dei soggetti e degli scorci dei paesaggi realizzati.
Il particolare titolo dello show, pone immediatamente un grande punto di domanda, al tempo stesso osservando poi lo sviluppo adottato da Hitnes per questo intenso corpo di lavoro, appaiono evidenti gli stimoli scelti. La riflessione dell’autore tocca infatti la figura del leggendario unicorno, l’artista si limita ad una rappresentazione fisica, anzi la figura è del tutto assente all’interno delle opere presentate, quanto piuttosto sceglie di raccoglierne l’eredità simbolica.
La figura dell’unicorno è stata plasmata nel corso del tempo da differenti tasselli, parti, storie e fantasie differenti che ne hanno costruito un essenza unica sviluppando quella che è l’immagine collettiva dello stesso. L’unicorno di Hitnes non è quindi inteso come maestoso cavallo bianco dotato di un corno sulla fronte, quanto piuttosto un fitto puzzle di elementi, una macchia di fiori, un arcipelago in movimento di creature, colori, istanti e sensazioni, alternate tra dolcezza e crudeltà, della natura stessa. Un fitto labirinto che si rifà, attraverso i 31 dipinti su carta, al ciclo di arazzi fiammingo sulla “mistica caccia dell’unicorno” capaci di produrre un riverbero cromatico profondo ed avvolgente.
Hitnes porta in dote un idea e ne sviluppa l’essenza. Abbraccia un spettro visivo legato al surrealismo in funzione di una riflessione su ciò che, sviluppato dalla fantasia, si ripercuote dando vita ad un sogno quasi realistico, od ad una realtà immaginata. L’autore raccoglie questa idea dando vita ad un allestimento carico di elementi e figure differenti, dalle specie vegetali, agli animali che letteralmente vanno a miscelarsi tra di loro, creando un universo stimolante e del tutto nuovo.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo piuttosto potete trovare una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli dell’allestimento proposto e della serata di apertura, dateci un occhiata siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Ego Gallery
Via Luigi Canonica 9,
CH-6900 Lugano

Thanks to The Artist for The Pics

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Reka – New Mural in San Francisco

24/12/2014

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Ci spostiamo a San Francisco, qui torniamo con piacere ad approfondire il lavoro del grande Reka, l’autore Australiano con base a Berlino ha infatti da poco terminato di dipingere questa nuova e gigantesca parete portando in dote tutto il suo iconico stile.
È l’opportunità per tornare ad immergerci all’interno del particolare immaginario dell’autore attraverso un nuovo intervento che lo vede nuovamente confrontarsi con una superfice di dimensioni certamente importanti.
Particolarmente attivo in quest’ultima parte dell’anno, quest’ultima fatica di Reka segue le recenti opere realizzata a Washington (Covered) ed a Miami (Covered), offrendoci l’opportunità di vedere l’autore finalmente al lavoro su una superfice di grande spessore. Come ribadito più volte, lo stile dell’artista è la diretta conseguenza delle dirette influenze, dai graffiti, all’universo pop, passando per il mondo dei fumetti e dell’illustrazione, miscelati e rielaborati attraverso una personale incidenza lavorativa. A caratterizzare le produzioni dell’autre troviamo come principale stimolo, una personale sensibilità cromatica che va a svilupparsi attraverso la creazione di forme, figure ed elementi sinuosi. L’artista in questo senso traccia l’aspetto delle sue figure, quali: volti umani, maschere, oggetti od animali. Nel loro aspetto questi elementi sono tutti sviluppati attraverso una forte vivacità cromatica che di fatto ne sviluppa le sembianze. I lavori vanno quindi ad unificare il sapore tagliente dei graffiti con una impostazione maggiormente pittorica, un paradosso dal quale emergono dettagli, elementi e forme nelle forme. In questo senso la forza cromatica delle opere sviluppa la sostanza degli interventi laddove la semplificazione delle forme e dei soggetti raffigurati trasmette allo spettatore sensazioni alternate tra divertimento ed inquietudine.
Lo notevole grandezza della parete, permette a Reka da una parte di portare avanti il personale indirizzo stilistico, dall’altra di sperimentare soluzioni differenti all’interno di un risultato finale che sicuramente ha nell’elevato numero di dettagli la sua principale peculiarità. L’interprete in questo senso imbastisce una trama leggibile attraverso differenti livelli interpretativi, dalla stilistica, agli effetti scelti, arrivando infine all’utilizzo dei colori. Sono infatti due le anime cromatiche all’interno dell’opera. Da una parte le differenti tonalità arancione, dall’altra, contrapposte, le declinazioni del celeste. La mistura proposta si muove attraverso corpi e sezioni staccate, alimentate da differenti escamotage visivi, come interruzioni, stacchi, che finiscono per influenzare l’aspetto finale di ciascuna delle sezioni proposte. Ancora una volta quindi l’interprete Australiano gioca sull’elemento astratto tipico delle sue produzioni, realizzando forme ed elementi capaci di rappresentare una sintesi dei corpi umani. Al tempo stesso ciascuna delle figure proposte eredità tutta le peculiarità di una impostazione criptica e non figurativa, dove, attraverso il moto dei colori, l’intreccio sinuoso di forme ed elementi differenti, alimenta il valore e l’impatto di ciascuna delle strutture dipinte. Sensazionale.
In calce al nostro testo, come consuetudine, potete trovare una ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Pics via Juxtapoz

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Borondo – New Murals for Festival Concreto

24/12/2014

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Ci spostiamo a Fortaleza in Brasile, qui a distanza di tempo ritroviamo con piacere Borondo, il grande interprete Spagnolo ha infatti da poco terminato di realizzare due nuovi interventi in occasione dei lavori per il Festival Concreto di quest’anno.
È l’opportunità per tornare ad approfondire il lavoro di uno degli artisti che maggiormente riesce ad emozionarci. Un impronta stilistica in grado di stuzzicare le corde più sensibili di chi osserva, mettere a nudo e veicolare emozioni eterogenee in un calderone di colori vibranti e pennellate profonde.
Tra corpi nudi, appena accennati o vistosamente segnati dalle incisioni su superficie trasparenti, due anime dello sfaccettato comparto produttivo dell’artista, la pittura di Borondo ci ha sempre lasciato interdetti, quasi sospesi di fronte all’enorme impatto emotivo che l’interprete riesce a veicolare nei propri lavori.
In questo senso ci siamo spesso trovati immersi nelle profondità delle nostre emotività, a lottare con le stesse tentando di emergere e di non farci sopraffare, ci siamo ritrovati negli sguardi persi, nella malinconia che i tratti dei volti suggeriscono così pesantemente e senza alcun filtro, senza alcun tipo di censura, in una simbiosi forte ed indissolubile. Il contatto con le produzioni di Borondo si fa quindi personale, scaglie di noi stessi frantumate ed iniettate sulle pareti, che prendono forma e si trasformano in spettri evanescenti che accarezzano i lati più oscuri e reconditi dell’animo, nostro, suo, vostro, in una costante giostra che mira a stuzzicare le corde più sensibili. L’impatto è forte e mostra una rappresentazione viva, un respiro freddo che lascia aloni significativi attraverso una pittura istintiva ed al contempo coordinata, viscerale e che applicata agli spazi esplode in tutta la sua profondità, magnetizzando il nostro sguardo e bruciando sensazioni ed emozioni in una polveriera di ricordi ed istanti di vita presenti, passati e futuri. Si tratta di una sospensione emotiva in grado di estrapolare e mettere puntalmente a nudo quelli che sono gli stimoli più profondi, reconditi e celati della nostra persona, letteralmente nudi ci si ritrova a guarda uno specchio che ritrae la nostra vera essenza.
Il risultato finale è un profondo intreccio personale, un essenza pittorica in grado di rappresentare al meglio le sensazioni e gli stati d’animo di ciascuno di noi. La grande peculiarità dell’artista è la capacità di entrare in contatto con i sentimenti e con le corde più sensibili di chi osserva, trascinando attraverso le sue visioni all’interno di un vortice sensitivo accarezzando stati d’animo e sensazioni divergenti.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo potete piuttosto trovare una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica ed alcune immagini durante il work in progress, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’artista.

Pics by The Festival

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Agostino Iacurci – “The Window” in Bayamòn, Puerto Rico

24/12/2014

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Ci spostiamo a Bayamòn, Puerto Rico, torniamo ad approfondire il lavoro di Agostino Iacurci, l’artista Italiano nei giorni scorsi ha terminato di dipingere questo nuovo lavoro portando in dote tutto il suo iconico immaginario.
E’ l’opportunità per tornare ad immergerci all’interno della personalissima visione dell’autore attraverso un intervento che eredita tutto il particolare approccio stilistico dello stesso.
Dopo la bella “Match Mismatch” aperta lo scorso novembre all’interno degli spazi della Karen Artspace Gallery in Australia, Iacurci si è quindi spostato nella bella isola caraibica andando a lavorare su questa grande e particolare superficie.
Osservando le produzioni dell’interprete uno degli aspetti maggiormente evidente e riscontrabili è anzitutto la forte e radica influenza illustrativa che da sempre ne alimenta l’operato. L’autore attraverso il particolare piglio grafico, nelle sue produzioni sviluppa temi, spunti e riflessioni che vanno ad abbracciare la quotidianità e la vita di tutti i giorni e che entrano quindi in contatto con lo spettatore con maggiore facilità.
In questo senso a fare da vero e proprio propellente espressivo, ed ad incanalare le riflessioni e le tematiche espresse, troviamo i suoi iconici personaggi. Nell’atto di immergerci all’interno dell’immaginario di Agostino Iacurci ci troviamo a confrontarci con la volontà dell’artista di sviluppare trame e situazioni differenti, storie, e analogia con la vita di tutti i giorni che, proprio per il loro valore riflessivo, riescono a stuzzicare le corde più sensibili di chi osserva. Si tratta quindi di un dialogo serrato con lo spettatore che si ritrovo coinvolto in vicissitudini, temi, ed immagini differenti. In tal senso emerge quindi la volontà dell’interprete Italiano di esplorare e scandagliare con forza e dinamismo, quelle che sono le differenti sfaccettature dell’uomo moderno, delle sue emozioni e contraddizioni, riuscendo a tracciare un quadro profondo e quanto mai realistico.
A fare da ideale volano espressivo per questa particolare scelta tematica, troviamo il confronto con una pittura pulita, sviluppata attraverso una personalissima rielaborazione grafica di elementi, oggetti e soggetti, in grado di dare forma e sostanza ad un vero e proprio universo di colori ed elementi eterogenei.
Quest’ultima fatica mette Agostino Iacurci a confronto con una particolare superficie. L’opera, dal titolo “The Window” ancora una volta vede l’autore giocare con differenti scelte cromatiche, al centro dell’intervento un volto di profilo completamente avvolto da elementi naturali e sopratutto da impulsi cromatici divergenti, giochi di ombra per un risultato finale intenso e delicato.
In calce al nostro testo come consuetudine vi lasciamo ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima pittura, dateci un occhiata, e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’interprete.

Thanks to The Artist for The Pics

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Viavai Project – Collective Show (Recap)

23/12/2014

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Aperto lo scorso 13 Dicembre all’interno degli spazi dell’Imperial Town di Casarano, andiamo finalmente a dare un occhiata approfondita all’ottimo group show che chiude i lavori del Viavai Project.
Uno degli eventi che ha catalizzato questo 2014, è stata sicuramente la rassegna salentina che ci ha offerto l’opportunità di approfondire il lavoro di alcuni tra gli artisti più importanti della scena italiana insieme ad alcune interessanti partecipazioni di star internazionali.
Nel brulicare di festival e rassegna di vario genere che letteralmente stanno esplodendo e crescendo in praticamente ogni parte del mondo, il Viavai Project ha saputo spostare il baricentro di interesse. In questo senso come abbiamo sempre ribadito la rassegna ha saputo sviluppare un progetto incentrato sull’esperienza piuttosto che sulla mera riqualificazione di spazi urbani o la semplice pittura di pareti. L’idea è infatti sempre stata quella di offrire, anzitutto agli artisti e successivamente a chi verrà a visitare le loro stesse opere, una totale immersione all’interno degli spazi, dei paesaggi e della cultura del posto. Il progetto è quindi mosso dalla forte connessione emotiva tra il territorio e gli autori, attraverso una proposta in grado di generare un costante flusso, un viavai appunto, di artisti e personalità di spicco della scena nazionale ed internazionale. Come il nome stesso suggerisce siamo di fronte ad una esperienza continua e catartica in grado di legarsi con il paesaggio per un approfondimento che tocca differenti aspetti emotivi. In particolare le terre del Salento ben si prestano a questo tipo di particolare piglio, si tratta storicamente di terre crocevia tra realtà e culture differenti, miscelatesi tra loro fino a creare un amalgama culturale che rappresenta uno degli aspetti peculiari di questo territorio.
Dopo averne seguito lo sviluppo durante questi mesi, in cui vi abbiamo raccontato i lavori realizzati dagli artisti partecipanti, è il momento quindi di togliere il sipario sulle produzioni realizzate proprio dagli stessi artisti durante i giorni passati qui. Ciascuno di loro ha infatti avuto modo di confrontarsi con un laboratorio serigrafia per la realizzazione di opere in edizioni limitata, dalle quali appunto questa mostra è l’ideale risultato.
Lo show allestito dagli organizzatori del progetto raccoglie tutta l’eredità degli interpreti che negli scorsi mesi hanno offerto il proprio contributo, con i lavori di 2501, Gola Hundun, Ben Slow, Microbo, Bo130, Tellas, CT, Basik, Centina, Pastel, Ciredz, Bosoletti, Emajons, Alberonero, Geometricbang, Alfano, si fa comporre un allestimento senza dubbio eterogeneo e capace di offrire uno spaccato interessante di diversità stilistiche e visive, tra ricerche personali ed impostazioni inedite.
In calce al nostro testo una bella serie di scatti con tutti i dettagli dell’allestimento, dateci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare, se vi trovate in zona invece lo show rimarrà in piedi fino al prossimo 3 di Gennaio, noi ve l’abbiamo detto.

Imperial Town
Via a.Lupo, 22
73042 Casarano (LE)

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Mobstr – New Billboard in London

23/12/2014

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A distanza di parecchio tempo torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di Mobstr, l’interprete torna in strada proponendo uno dei suoi iconici interventi all’interno dello spazio di questo grande cartellone pubblicitario a Londra.
Come abbiamo avuto modo di vedere diverse volte l’approccio stilistico di Mobstr è legato ad una personale realizzazione su muro, nonchè su qualsiasi altro tipo di arredo o struttura urbana, di una serie di scritte divertenti ed irriverenti. Lavorando spesso sui cartelloni pubblicitari, l’interprete sviluppa le proprie opere attraverso una precisa e personale interazione con lo spazio urbano. Piuttosto che attraverso immagini o pitture, l’autore sceglie di confrontarsi con lettere, parole e frasi che divengono il suo principale ed unico volano espressivo. Attraverso queste l’artista porta avanti un opera riflessiva in grado di raccogliere e mettere in evidenza tutta le divergente, le contraddizioni, i malesseri e le brutture della società moderna, andando in particolare a soffermarsi sulle differenti sfaccettature sociali. Nello spazio urbano irrompono quindi frasi ridondandoti, giochi di parole, domande, capaci di lasciare lo spettatore basito ed incuriosito. L’impressione è quella che l’interprete si ponga in una sorta di livello superiore d’osservazione. In questo senso l’utilizzo di uno strumento così potente come il cartellone pubblicitario, non è affatto casuale, l’autore ribalta infatti completamente il senso dello stesso proiettando al suo interno affilate riflessioni in grado di ribaltare la percezione della società moderna.
Sono interventi riflessivi quindi, coadiuvati da umorismo, privi di censura o qualsiasi tipo di filtro, il senso del lavoro dell’interprete pone domande e fa largo a dubbi, proponendoci, attraverso una continua estensione di parole o frasi, di osservare la realtà, la società, la nostra quotidianità, attraverso un occhio diverso, pone dubbi, schernisce il mondo pubblicitario e quello consumistico facendoci appunto sorridere ma anche e soprattutto riflettere su noi stessi e su come affrontiamo la nostra vita dal punto di vista emotivo a quello semplicemente pratico.
Quest’ultimo intervento è quindi l’occasione per tornare ad approfondire uno dei comparti produttivi certamente più controversi, attraverso un nuovo lavoro che eredita tutti gli elementi tipici dell’immaginario dell’artista. Il titolo scelto è “Aggressive Advertising” e, come facilmente intuibile, Mobstr inserisce all’interno dello spazio una serie di frasi di sfida verso i passanti, geniale.
In attesa di nuovi aggiornamenti, in calce al nostro testo potete trovare alcune immagini con i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e se siete tra gli appassionati del lavoro dell’autore, è da poco disponibile “How Rude” stampa serigrafica acquistabile sullo store di Nelly Duff.

Pics by The Artist

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Ever – New Mural for Artesano Project

23/12/2014

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Torniamo per le strade di Rio San Juan, nella Repubblica Domenicana, tra i protagonisti dell’ottimo Artesano Project, ritroviamo Ever, l’interprete Argentino ha da poco terminato di dipingere questa nuova parete presentando uno dei suoi iconici e splendidi interventi.
Catalizzando completamente l’attenzione su di se in quest’ultima parte di 2014, l’Artesano Project, organizzato dalla Inoperabile Gallery di Vienna in collaborazione con Evoca1, ha dato l’opportunità ad alcuni tra i nomi più importanti della scena internazionale di lavorare all’interno del tessuto sociale ed urbano della bella cittadina domenicana. Come detto più volte lo stimolo principale è quello di instaurare un dialogo tra gli artisti e la stessa popolazione, in particolare i bambini, in modo tale da portare in dote una riflessione su come l’arte possa essere, veicolo, valvola, strumento per un differente tipo di vita.
In questo clima sociale si inserisce quindi Ever, l’autore Argentino di ritorno dai lavori per l’Art Basel 2014, porta in dote per il progetto tutto il suo iconico immaginario presentando un opera ancora una volta legata ad una precisa riflessione in grado di raccogliere appieno l’eredità tematica di un determinato luogo.
Come visto più volte gli interventi dell’Argentino sono anzitutto legati ad una dinamica sociale e vanno a raccogliere quelli che sono i particolari stimoli del posto. A farsi carico di temi e riflessioni importanti sono immagini catalizzate attraverso due distinti percorso stilistici. Un impianto visivo che vive attraverso una doppia identità. L’elemento viscerale nell’opere di Ever è sostenuto da una pittura certamente votata al dettaglio e caratterizzata da una profondità nei corpi e nei dettagli dei corpi raffigurati. Le pennellate divengono ricche e capaci di raccogliere l’eredità dei differenti colori che le compongono in un quadro percettivo altamente impattante. D’altro canto l’elemento che forse maggiormente caratterizza le produzioni firmate dall’artista, sono gli iconici fasci cromatici. L’autore utilizza questi come ideale stimolo riflessivo, questo specifico corpo funge da ideale volano per stimolare la parte più emozionale dell’opera. Rappresentano i sentimenti, gli stati d’animo, le emozioni, l’anima vera e propria dei soggetti, è la parte meno razionale ed al tempo stesso quella che maggiormente riesce a connettersi con lo spettatore, l’elemento forse più soggettivo e per questo in grado di stimolare l’immaginario di chi osserva.
Quest’ultimo intervento dal titolo “La Frontera”, Ever affronta la divisione dell’isola caraibica di Hispaniola, divisa in due dagli stati di Porto Rico e della Repubblica Domenicana. L’artista raffigura i due come uomo e donna completamente avvolti nelle rispettive bandiere, distanti eppure così dannatamente vicini nei problemi e nelle difficoltà sociali.
Nient’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’artista e su quelli per la rassegna.

Thanks to The Artist for The Pics

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JAZ – New Mural for Artesano Project

23/12/2014

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Continuiamo a seguire con interesse gli sviluppi dell’eccellente Artesano Project, tra i grandi ospiti ritroviamo JAZ, l’artista Argentino ha infatti da poco terminato questa nuova ed inedita opera interamente realizzata con la carta.
In questi giorni fari puntati su Rio San Juan, nella Repubblica Domenicana, base operativa del bel progetto. Realizzato dalla Inoperable Gallery di Vienna in collaborazione con Evoca1, il progetto vede una serie di star internazionali, perlopiù sudamericani, lavorare ad una serie di interventi in strada con il preciso intento di mostrare uno stile di vita alternativo ai giovani del posto. Al lavoro quindi tra i paesaggi mozzafiato dell’isola e soprattutto in mezzo al tessuto sociale Domenicano, troviamo artisti differenti tutti comunque legati da una particolare sensibilità pittorica verso l’essere umano e per questo certamente interessati ad innescare un dialogo forte ed approfondito.
Aldilà dello spirito del progetto, non possiamo che concentrare la nostra attenzione sull’inedita soluzione stilistica quanto metodologica adottata dall’autore Argentino per questa sua ultima fatica. Eredità diretta del precedente lavoro realizzato a Miami in collaborazione con il nostro 2501 (Covered), dove già avevamo notato i sintomi di un sostanziale cambio visivo, quest’ultimo intervento porta con se un vento nuovo nella dinamiche all’interno delle produzioni dell’artista.
L’utilizzo totale di un supporto come la carta è certamente il primo stimolo di questo intervento, al tempo stesso a catturare la nostra attenzione è senza dubbio la stile pittorico adottato qui da Fasoli. JAZ sceglie di mettere da parte la concentrazione e la profondità pittorica che da sempre fanno parte del dna delle sue opere, per concentrarsi piuttosto su una soluzione stilistica più essenziale, maggiormente piatta e legata ad una rappresentazione certamente più grafica piuttosto che pittorica. In questo senso ad esempio i due soggetti vengono qui raffigurati, vengono proposti attraverso un impostazione maggiormente illustrativa, laddove i colori e le sezioni divengono maggiormente delineate suggerendo giochi di luce ed ombra.
Il risultato finale, sebbene l’impostazione tematica e le idee di fondo rimangano di fatto le stesse, è un opera del tutto nuova. JAZ attraverso questo nuovo indirizzo stilistico mantiene quindi inalterato il valore del proprio operato, con i consueti giochi di mash-up fisici tra animali ed essere umani, rivitalizzando un comporto stilistico attraverso una soluzione visiva forse di maggiore enfasi applicata qui ad uno specifico tema. Come la totalità degli interventi fin qui visti per la rassegna, anche l’autore sudamericano sceglie la via del dialogo diretto proponendo una rappresentazione dei classici giochi da strada in cui è possibile imbattersi percorrendo le strade della cittadina. I due bizzarri characters sono infatti intenti a giocare a domino ed a baseball, due dei giochi più comuni praticati nell’isola.
In attesa di scoprire nuovi aggiornamenti circa questo indirizzo scelto dall’autore, in calce al nostro testo potete trovare una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata! Qui invece potete trovare tutti i lavori fin qui terminati per il bel progetto.

Pics by Mario E Ramirez of Tostfilms

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Nemo’s – “No Triv” New Mural in Bonito

23/12/2014

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Ci spostiamo a Bonito in provincia di Avellino, qui a distanza di tempo torniamo ad approfondire il lavoro di Nemo’s, l’interprete italiano ha infatti da poco terminato di realizzare questo nuovo intervento porta avanti il personale stile ed approccio tematico.
Dal titolo “No Triv” quest’ultima fatica di Nemo’s raccoglie appieno gli stimoli stilistici dell’autore italiano attraverso uno sviluppo visivo inevitabilmente legato ad una inedita riflessione. L’artista va ad affrontare la questione della trivellazione in Irpinia, regione situata in Campania nonché zona ad alto rischio sismico. Proprio qui nel 1980 si scatenò uno dei terremoti più violenti degli ultimi cento anno, una catastrofe che che interessò ben trecento mila persona per un bilancio finale di circa tremila vittime oltre che gli innumerevoli feriti. Da alcuni anni le società energetiche si sono interessate alla zona in cerca di risorse energetiche è stanno portando avanti un politica di trivellazione del terreno. Gli interessi economici, con il permesso rilasciato dallo Stato nell’anno 2010, stanno quindi nuovamente mettendo a rischio la zona. Appare infatti piuttosto chiaro come un qualsiasi tipo di perforazione possa innescare forti terremoti all’interno di terreno già geologicamente piuttosto instabile. Da questa ennesima e controversa situazione, Nemo’s sviluppa quindi un nuovo lavoro strettamente legato proprio alle gente del posto. L’immaginario dell’artista va quindi nuovamente a tratteggiare l’aspetto dell’essere umano come naturale riflessione sullo stesso. L’uomo dell’artista è anzitutto interamente realizzato attraverso supporto cartaceo, a sottolinearne l’intrinseca fragilità, al tempo stesso risulta consumato, raggrinzito, ruvido e scavato, un immagine quindi pessimistica, alimentata da colori spenti che fungono da ideale propellente per in grado di suggerire tutto lo spettro di inquietudini e malinconie dell’uomo moderno. Le produzioni dell’autore sviluppano quindi una rappresentazione forte e caratteristica, un momento di riflessione personale che entra in contatto con le tematiche e gli stimoli dei luoghi di lavoro generando un critica che affonda i propri artigli attraverso tutti i differenti strati interpretativi che cui lo spettatore si trova a confrontarsi.
Per questa sua ultima fatica Nemo’s prosegue nel realizzare le sue opere servendosi di differenti medium, la carta come sempre diviene stimolo principale nonché ideale base per sviluppare il lavoro. La pelle di questo nuovo personaggio viene quindi composta interamente attraverso quella de “Il Sole 24 Ore”, gli occhi invece prendono forma attraverso la carta delle guide telefoniche dei paesini della provincia di Avellino interessati dalle trivellazioni. Proprio su quest’ultimo aspetto concentriamo la nostra attenzione. Abbiamo di fronte una sottile analogia innescata dall’artista che, proprio attraverso l’utilizzo dei numeri di telefono delle zone interessate al problema, da vita ad un paragone tra il corpo martoriato del soggetto raffigurato, e la malinconia ed il pianto della gente di questi territori. Il corpo del character diviene quindi paragone per il territorio, con le cannucce che ne trapassano la carne a rappresentare appunto le trivelle.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo potete piuttosto trovare una bella e ricca selezioni di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Artist for The Pics

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108 “Passaggi Concreti” at Studio D’Ars (Recap)

22/12/2014

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Aperta lo scorso 12 Dicembre andiamo finalmente a dare un occhiata approfondita a “Passaggi Concreti” ultimo show del grande 108 all’interno degli spazi dello Studio D’Art che prosegue il percorso del suo progetto espositivo Parentesi Aperte.
Dopo Grand Tour di CT è quindi un altro dei pesi massimi della scena Italiana a disporre degli spazi della galleria Milanese. Questo secondo show come detto prosegue nel migliore dei modi il lavoro portato avanti con “Parentesi Aperte. Personali espressioni contemporanee”, ciclo di mostre curato da Alessandra Ioalé. Il progetto vede cinque differenti artisti che portano avanti una stilistica personale che, sebbene completamente differente, trova il suo seme nella comune estrazione dall’underground degli anni ’90.
Nelle sue differenti declinazioni, in strada, su tela, nella scultura, il lavoro e sopratutto la ricerca condotta da 108 abbracciano una personale astrazione della forma in funzione di una peculiare fascinazione naturale. In questo senso, gli stimoli personali dell’autore si sviluppano attraverso un flusso costante tra gli elementi naturali, le sensazioni che gli stessi producono, che l’autore fa proprie e sviluppa attraverso una personale espressività visiva. Ad emergere da questo contesto sono quindi le gigantesche forme nere, sintesi perfetta dei personali stimoli, coadiuvata da elementi pittorici e grafici differenti. Quello che infatti ci ha sempre lasciato interdetti nello sviluppo lavorativo dell’autore Italiano, è la sua capacità di cambiare costantemente il registro visivo delle sue produzioni. Le figure nere, sono apparse attraverso differenti vesti, risultato delle sensazioni e delle sperimentazioni del grande artista. Masse allungate ed appuntite, dirette ed incisive hanno fatto posto a corpi più, molli, arrotondati e sinuosi, ed ancora le componenti cromatiche che interrompono la profondità del nero, si alternano a tracce e gestualità, dove linee nere segnano percorsi in una raffigurazione viscerale di quelli che cono gli impulsi più arcaici.
Questa ultima fatica di 108 rappresenta quindi l’opportunità per analizzare in particolare gli stimoli naturali che vanno direttamente ed incidere le produzioni dell’artista. Come lo stesso nome suggerisce, lo show riflette in particolare sulla capacità dell’interprete di sintetizzare gli stimoli paesaggistici del luoghi, i suoni, le sensazioni, le immagini, vengono raccolte, elaborate in una catarsi personale che raccoglie stimoli razionali, visivi, ed impulsi irrazionali, legati all’inconscio, alle proprie sensazioni ed infine all’ambiente naturale.
In calce al nostro testo ad attendevi una bella serie di scatti ed immagini con una panoramica dell’allestimento ed i dettagli delle opere presentate, dateci un occhiata e se vi trovate in zona vi ricordiamo che c’è tempo fino al prossimo 13 di Gennaio, noi ve l’abbiamo detto.

Studio D’Ars
Via Sant’Agnese, 12
20123 Milano

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Pastel – New Mural for Artesano Project

22/12/2014

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Continuiamo con interesse a mostrarvi gli sviluppi del bel Artesano Project, tra gli artisti partecipanti ritroviamo Pastel, l’artista Argentino ha da poco terminato di dipingere questo nuovo intervento portando in dote una nuova e personale riflessione.
Dopo la bella parete realizzata in collaborazione con Jufe in occasione dei lavori per Art Basel 2014, l’autore Argentino è quindi tra gli ospiti del bel progetto organizzato dalla Inoperable Gallery e da Evoca1 qui a Rio San Juan, nella Repubblica Domenicana. Come stiamo vedendo in questi giorni un bel numero di autori di spessore stanno lavorando per le strade della bella cittadina sviluppando un percorso artistico in grado di mostrare, special modo ai giovani del posto, come l’arte possa essere uno slancio per perseguire uno stile di vita alternativo capace di farli uscire dalle problematiche e dalla povertà del paese.
Dal titolo “Caoba Maguá”, quest’ultima fatica di Pastel raccoglie alla perfezioni gli stimoli stilistici e tematici del lavoro dell’autore. Al tempo stesso è l’occasione per noi per un nuovo approfondimento, come sempre infatti l’artista riversa all’interno del proprio immaginario stimoli e spunti del luogo di lavoro.
Come visto più volte il lavoro dell’interprete si sviluppa attraverso una personale fascinazione a tema naturale. Attraverso la pittura di piante, fiori, pietre e ciottoli, che sempre più stanno diventando spunto principale delle produzioni dell’artista, l’autore sviluppa un corpo di lavoro carico di significati e simboli. In questo senso c’è la volontà dell’interprete di lasciarsi stimolare dal panorama, per quanto riguarda gli aspetti prettamente stilistici delle sue opere, e dalla storia del posto che va ad intersecarsi con il suo immaginario. Attraverso gli stimoli del momento l’autore rielabora quindi storie ed accadimenti di naturale, sociale, economica o politica legati al luogo di lavoro imbastendo quindi un dialogo profondo e sfaccettato.
Raccogliendo appieno quelle che sono le peculiarità del proprio operato, Pastel va a tratteggiare un nuova immagine ricca di elementi visivi. Un nuovo intreccio di piante e pietre in grado di sostenere la personale riflessione dell’autore. L’Argentino sviluppa il proprio lavoro soffermandosi su uno degli aspetti più importanti all’interno di una specifica cultura. La lingua Ciguayos di cui ne rimane unicamente una parola che identifica il sostantivo pietra, diviene per l’autore slancio ideale per il proprio lavoro. Originariamente questo territorio era popolato dai Ciguayos, antico gruppo etnico dela penisola di Samana. Secondo Bartolomé de las Casas, il linguaggio Ciguayo si è definitivamente estinto nella prima metà del1500 rendendo praticamente impossibile una giusta comprensione della loro cultura.
Attraverso l’opera la riflessione si espande mostrandoci come non sempre i popoli riescano a mantenere una propria identità e di come quest’ultima vada irrimediabilmente a perdersi nel corso del tempo sebbene alcune tracce rimangono fino ai giorni nostri.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo come consuetudine potete trovare una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima pittura, dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

The Maguá chiefdom ruled by the cacique Guarionex. Originally this territory was populated by mainly occupied Ciguayos the Samana Peninsula . According Bartolomé de las Casas, the Ciguayo language was in a moribund state and definitively extinct around 1502 to 1527. Though only known a single lexical form of Ciguayo , making it impossible to classify.
Maguá means ‘ stone ‘ in Taino language , and his mother goddess was Guacar (mother stone).

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Crisa – New Mural at Labas in Bologna

22/12/2014

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A distanza di tempo torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di Crisa, l’interprete Italiano ha infatti da poco terminato di dipingere un nuovo intervento nel centro sociale bolognese Labas portando avanti il proprio personale lavoro.
E’ l’opportunità per tornare ad approfondire il lavoro dell’artista attraverso un nuovo intervento che raccoglie alla perfezione tutta l’esperienza stilistico e tematica delle produzioni firmati dall’autore Italiano.
Come visto più volte l’impatto con le opere firmate da Crisa rappresentano l’opportunità per una riflessione sull’esistenza dell’essere umano all’interno della città e del difficile rapporto che intercorre tra quest’ultima e l’elemento naturale. La lotta tra questi due universi si interseca con la posizione dell’essere umano, la figura dell’uomo diviene smarrita, letteralmente persa ed in costante equilibrio tra due entità che tentano di rivendicare il proprio giusto posto.
Le opere dell’interprete si sviluppano per mezzo di un percorso sfaccettato ed in grado di evocare, gli stimoli, gli odori, i rumori e le sensazioni cittadine, contrapposti all’impeto irrazionale e debordante della componente naturale. In questo senso il cemento delle case, i piloni, i tetti dei palazzi, i tralicci dell’elettricità, vanno a scontrarsi con la forza del verde, l’intasarsi e l’intrecciarsi di forme naturali che vanno ad inserirsi all’interno della trama grigia e gialla raffigurante l’elemento urbano. Il dialogo instaurato dall’autore va quindi a generare un lotta serrata, la città tenta di chiudere e soffocare la natura, quest’ultima tenta di liberarsi aggrappandosi e fuoriuscendo dagli elementi architettonici. Si tratta di un equilibrio delicato con il quale l’autore ci spinge ad immergerci all’interno delle sue opere, i grandi mattoni, le antenne, i palazzi vengono contrapposti all’instabilità delle foglie e degli elementi organici in costante movimento.
Quest’ultima fatica di Crisa porta con sé inevitabilmente tutto il particolare approccio visivo dell’autore declinato attraverso nuovi ed interessanti spunti tematici. Se la base stilistica rimane di fatto invariata, l’opera viene sviluppata attraverso i due livelli architettonici della parete. L’idea è quella di proporre una sorta di imbarcazione che si muove nella notte, una nave di legno, che viaggia all’interno di un mondo fatto di cemento e palazzoni, alghe e mare. L’immagine in questo senso può quindi essere letta come una riflessione sulla fine dell’anno, sul 2014 che termina la sua corsa e si prepara ad affrontare una nuova era, differente dalla precedente.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo potete trovare una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti.

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Domenico Romeo for Urban Canvas in Varese

22/12/2014

Torniamo con piacere per le strade di Varese, qui a distanza di parecchio tempo andiamo nuovamente ad approfondire il lavoro di Domenico Romeo, l’artista ha infatti da poco terminato un nuovo intervento per Urban Canvas.
Il progetto è realizzato in collaborazione tra l’Associazione Wg Art ed il Comune di Varese. Urban Canvas è pensato anzitutto per valorizzare gli spazi cittadini ed il suo paesaggio urbano proponendo interventi in strada, atti a rivalutare particolari zone, mostre, tavole rotonde e workshop. Il dialogo con il paesaggio urbano rappresenta il principale stimolo, gli stessi autori scelti, tra realtà nazionali ed internazionali, vengono invitati a raccogliere gli stimoli del luogo laddove, gli stessi muri scelti, sotto vincolo paesaggistico, rappresentano un opportunità rara di dialogo con il territorio.
D’altro canto è per noi l’opportunità per noi di tornare ad approfondire il lavoro di Domenico Romeo attraverso un intervento che porta in dote nuovi stimoli visivi all’interno delle produzioni dell’artista. Come ribadito più volte l’approccio dell’autore Italiano si muove attraverso un elaborazione visiva figlia del personale e criptico alfabeto. Questo particolare stimolo si riflette come ideale soluzione viscerale in grado di riflettere i personali stati d’animo, gli stimoli e gli spunti dell’artista in quel determinato momento. Ad impattare quindi con lo spettatore è un visione altamente criptica, l’impossibilità di cogliere la chiave di lettura per un soluzione visiva in grado di suggerire percezioni ed emozioni altamente soggettive e capaci di variare il loro senso in base al piglio emotivo di un determinato istante. Questa impostazione stilistica si sviluppa attraverso un tratto calligrafico, delicato, dolce e sinuoso ed in grado interpretare gli spazi attraverso un completa trasformazione degli stessi. Si tratta in questo senso di un vero e proprio flusso armonioso che investe la superficie sviluppandosi, aprendosi e richiudendosi in una continua danza catartica che sceglie di affidarsi al bianco ed al nero come unici vettori cromatici. Si aprono autostrade percettive, percorsi involontari nei quali la mente inizia a vagare ed a perdersi, la ragione si piega in favore dell’istinto e delle emozioni. L’artista mette a nudo i proprio stimoli e lo fa senza offrirci una possibilità di dialogo con gli stessi, l’interazione passa quindi per i nostri impulsi, ci suggerisce di aprire il nostro lato emotivo e riversare piuttosto le nostre emotività all’interno delle sue stesse trame.
Quest’ultima fatica di Domenico Romeo, lascia si invariata la componente prettamente cromatica ma rappresenta l’opportunità per osservare da vicino l’evoluzione nello stesso approccio dell’interprete. Il tratto diviene più intricato, per certi verso maggiormente ‘crudo’ e ‘sporco’, la gestualità aumenta rilasciando linee e percorsi ancora più intricati che vanno a formare un addensamento cromatico che si muove su tutta la superficie a disposizione. Una sorta di gigantesca fiamma che avviluppa l’intera superficie aprendosi ed espandendosi in orizzontale cercando una via di fuga verso l’esterno.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo potete trovare una bella serie di scatti ed il bel video con tutto il work in progress dell’opera, dateci un occhiata e restate sintonizzati per nuovi aggiornamenti sul progetto e sul lavoro dell’artista.

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Axel Void x Faith47 for Artesano Project

22/12/2014

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Tra gli ospiti al lavoro per l’ottimo Artesiano Project, ritroviamo a distanza di qualche giorno Axel Void e Faith47, i due interpreti si sono impegnati nella realizzazione di un nuovo intervento su questa grande parete a Rio San Juan, nella Repubblica Domenicana.
Curato dalla Inoperable Gallery di Vienna e da Evoca1, nome di spicco della scena caraibica, il progetto durante i giorni dal 12 al 21 di Dicembre, sta portando nomi di spessore della scena urbana internazionale all’interno degli splendidi paesaggi delle spiagge di Rio San Juan ma sopratutto all’interno del tessuto sociale della cittadina. L’idea è quella di sviluppare un dialogo in particolare con le giovani generazioni, che possa mostrare come attraverso l’arte è possibile uno stile di vita alternativo.
Fari puntati quindi sull’isola caraibica per uno dei progetti che sta animando quest’ultima parte dell’anno. Di ritorno entrambi dai rispettivi lavori realizzati durante l’Art Basel di Miami, Faith47 e Axel Void portano in dota per la rassegna un intervento crudo, diretto: il classico pugno nello stomaco. Entrambi gli autori sviluppano un pittura incentrata sugli aspetti emotivi, percorrendo strade differenti certamente e sopratutto scegliendo un impostazione visiva molto personale.
Abbiamo sempre apprezzato la grande espressività e la carica di emozioni che accompagnano i lavori firmati da Faith47. L’autrice sviluppa il proprio operato attraverso la personale capacità espressività ed emotiva con la quale da vita e forma ad immagini altamente catartiche. Si tratta di una esperienza visiva in grado di suggerire emozioni, spunti e stati d’animo differenti, un piglio al limite dell’onirico che si rivela in un caleidoscopio di riflessioni differenti. Dal canto suo Axel Void sceglie di immergersi all’interno del tessuto sociale, l’interprete approfondisce i luoghi in cui lavora raccogliendone gli spunti e le storie. La pittura è quindi un riflesso di determinate situazioni filtrato attraverso la profondità degli strati di colore che permeano le opere dell’artista. Una catarsi quindi capace di dialogare al meglio con lo spazio circostante ma sopratutto con la gente che lo vive per un istantanea spesso cruda ed assolutamente mai banale.
Il risultato finale di questo mash-up si rivela sotto le sembianze di “Dialogo”, questo il titolo dell’opera. La struttura dell’intervento rispecchia l’iconica serie di interventi di Axel Void dal titolo ‘Mediocre’, spazio quindi ad un immagine accompagnata da un parole che ne descrive il significato. I due artisti dipingono due sezioni della testa di un maiale, due corpi separati di un unico volto. Un opera piuttosto criptica che ci sentiamo di legare alla situazione dell’isola caraibica di Hispaniola. Prima isola scoperta da Colombo ed ora divisa a metà tra la sovranità di Haiti e quella della Repubblica Domenica, due realtà di povertà e difficoltà sociale, null’altro da aggiungere.
Come consuetudine in calce al nostro testo potete trovare una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica dei due grandi artisti, dateci un occhiata, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

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Weekly Overview – 15 – 12 to 21 – 12

21/12/2014

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Weekly Overview è l’appuntamento del Week-End dove vi presentiamo una selezione delle migliori news settimanali.

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HORFEE x CASE STUDYO – “Willy The Wheel” Sculpture

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SatOne x Roid x Wow123 – New Mural in Bremen

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Barlo – “Gathering” New Mural in Hong Kong

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Basik – New Mural at Art Basel 2014

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2501 x JAZ – New Mural at Art Basel 2014

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Elian – “Fluid” New Mural for Artesano Project

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3ttman – “La Chutte” New Mural in Madrid

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108 – New Piece at Palazzo Collicola

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DissensoCognitivo – A Series of New Rusted Pieces

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Axel Void – New Mural for R.A.W. PROJECT in Wynwood

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CANEMORTO x GORGO x C-41 – “Cão Morto em Lisboa” Fanzine

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Basik x Gola Hundun x Zamoc at Art Basel 2014

HORFEE x CASE STUDYO – “Willy The Wheel” Sculpture

21/12/2014

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Dopo aver da poco aperto la sua Traditional Occupations nuovo per la Ruttkowski68 Gallery, il grande HORFEE presenta ora la nuova collaborazione con i ragazzi di Case Studyo: una nuova scultura in porcellana.
Continuando a legare il proprio nome con quello di autori di primissimo livello, Case Studyo continua a proporre sculture in porcellana di rara qualità frutto spesso di collaborazione per specifici eventi espositivi. Proprio in occasione del suo ultimo show a Colonia in Germania, non era infatti passata inosservata la grande statua che chiudeva nel migliore dei modi un allestimento di primissimo livello.
Come visto l’operato di HORFE è l’ideale sviluppo di un percorso iniziato e sviluppatosi dal mondo dei graffiti. Quello che è sempre emerso è uno stile personale vivo e facilmente riconoscibile, quasi orecchiabile. In questo osservando le produzioni dell’interprete si ha l’impressione di trovarsi di fronte ad una sorta di rumore visivo per quella che è una espressività forte e rimarcata. Quello che coinvolge è senza dubbio la profondità dell’universo immaginato dall’autore, uno stimolo questo alimentato da forme ed elementi presenti. All’interno dei lavori si sviluppano volti, personaggi, oggetti, nulla rimane statico e piatto, quanto piuttosto ogni singola forma viene attraversata ed investita da una grande sensazioni di movimento perpetuo. Gli elementi si fanno carichi, accessi ed al tempo stesso morbidi e contorti, in uno stimolo capace di tradursi in ironia e giocosità.
Dal titolo “Willy The Wheel” quest’ultima scultura di HORFEE rappresenta alla perfezione la spontaneità visiva che solo le produzioni dell’autore riescono a trasmettere. L’edizione è alta e larga 25 centimetri e viene accompagnata dal consueto box in legno serigrafato e dal certificato di autenticità firmato e numero dall’artista stesso.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo alcuni scatti con i dettagli di quest’ultima magia frutto della collaborazione tra l’artista e la casa Belga, dateci un occhiata e se volete potete acquistare il vostro esemplare direttamente sullo store di Case Studyo.

Case Studyo x Horfee created a new edition called “Willy the Wheel”. Popping up in numerous drawings, this figure is part of Horfee’s artistic playground of chaotic landscapes and characters. A universe which can be seen on street walls or on canvases and drawings in galleries. ’Willy the Wheel’ was the natural choice to create playful sculpture to coexist with this spontaneous and energetic artistic practice.

Resin sculpture sized 25cm. x 25cm. in an edition of 8 + 4 AP’s. Comes in a wooden box with silkscreened drawing of ‘Willy the Wheel’ with a signed and numbered certificate by the artist.

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David De La Mano at The Cultural Center of Spain

21/12/2014

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In occasione di “Border” group show all’interno degli spazi del Cultural Center of Spain a Montevideo, David De La Mano ha presentato una serie di nuovi lavori, un grande intervento su muro ed una serie di opere più piccole.
Il group show, che tra gli altri ha visto al lavoro Maria Noel, Collectivo Licuado, Zesar Bahamonte e Nicolas Alfalfa, offre l’opportunità all’autore di mettere in evidenza tutta la sua particolare attrattiva stilistica attraverso un nuova serie di interventi, dal titolo “Fábula e Hilo” che rivendicano nuovi ed interessanti sviluppi.
Osservando le produzioni di David De La Mano ci siamo spesso confrontati nella personale ed evocativa riflessione che l’autore porta avanti all’interno delle sue produzioni. Le opere dell’artista si muovono attraverso un equilibrio anzitutto cromatico, con il bianco ed il nero a sviluppare corpo ed anima di (quasi) tutti gli interventi dell’artista. Ad affiancare questa personale prerogativa stilistica troviamo un corpo di lavoro incentrato sulla figura dell’uomo. L’uomo viene raffigurato attraverso una pittura in grado di raccoglierne le debolezze, tratteggiare gli aspetti più cupi e sinistri, esaltando quindi il lato debole della figura umana e proponendone una personale evocazione visiva. In questo senso le produzioni dell’artista si sviluppano attraverso un trama ricchissima e sfaccettata in grado di genere un puzzle composito. All’interno dello stesso troviamo le iconiche ombre e personaggi che da sempre caratterizzano il lavoro dell’interprete, sono proprio quest’ultimi a farsi carico degli spunti e degli stimoli tematici dell’autore. Questi bizzarri soggetti si muovono all’interno di uno spazio ben preciso, delimitato dallo stesso interprete attraverso la totale trasformazione delle superfice di lavoro oppure per mezzo di un specifica forma.
Uno degli aspetti che sta maggiormente interessando il lavoro di David De La Mano degli ultimi tempi è sicuramente una stimolo rivolto verso la sperimentazione di colori differenti. Innescando quindi equilibri cromatici del tutto nuovi, l’artista va ad instillare nuova linfa, un nuovo riverbero che influisce direttamente sull’impatto finale delle sue produzioni.
Quest’ultima serie di lavori eredita proprio i nuovi stimoli dell’interprete innescando un utilizzo massiccio di tinte differenti. Occhi puntati sul lavoro più grande che vede la pittura di un grande cerchio con all’interno una serie infinita degli iconici characters dell’autore, a concludere infine una serie di interventi di dimensioni ridotte che segnano la volontà dell’artista di proseguire anche su questo percorso di cui siamo curiosi di vedere un eventuale proseguo ed evoluzione.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una ricca serie di scatti con tutti i dettagli e le immagini di questa nuova infornata di lavori, dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

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Sten & Lex in Shangai – Video Recap

20/12/2014

Con l’uscito di questo bel video recap, torniamo con piacere per le strade di Shangai, qui come visto Sten & Lex nelle scorse settimane hanno terminato un nuovo intervento portando avanti gli stimoli astratti che ne stanno interessando il lavoro.
Come ribadito più volte nel corso di questi ultimi tempi il lavoro di Sten & Lex ha subito una sferzata, un cambio di direzione in grado di veicolare un trama maggiormente criptica e vicina all’astrattismo. Nelle produzioni del duo romano siamo sempre stati a contatto con gli iconici volti di persone sconosciute, legate in particolare al luogo di lavoro, ed elaborate attraverso la particolare tecnica stencil che contraddistingue il lavoro dei due autori. Con il cambio sostanziale apportato dai due interpreti ci siamo trovati di fronte ad una ricerca di forme e contenuti stilistici differenti. Lasciando comunque inalterato la dinamica stilistica che li ha resi celebri, agli artisti si rivolgono ora ad un impulso differente, una sperimentazione nuova in grado di attrarre stimoli ed impulsi emotivi del tutto nuovi.
Risiede proprio qui la svolta a nostro avviso, se infatti prima l’immagine di base era comunque il viso di una persona all’interno della quale si scatenavano i fasci e le matrici distrutte delle linee, adesso le stesse sono il fulcro centrale dell’opera, forma e sostanza, ne costruiscono le viscere, segnano lo spazio e quindi la parete facendo emergere forme e configurazioni differenti, si muovono silenziose ed armoniose correndo su tutta la densità a disposizione, innescando incontri e scontri, dando vita ad una ricchezza di dettagli incredibile.
L’uscita di questo bel video recap, ci permette di tornare ad approfondire le dinamiche lavorative che accompagnano le produzioni di Sten & Lex. Accompagnando infatti la (quasi) totalità delle loro incursioni con un bel recap filmato, gli autori ci permettono anzitutto di dare un occhiata approfondita alle fasi di realizzazione dei loro lavori, al tempo stesso ci mostrano l’altro lato dell’esperienza con gli scorci urbani e le esperienze collaterali nelle città visitate, con l’immancabile sequenza in auto di tarantina memoria.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto alle immagini del video, se invece volete approfondire vi rimandiamo al nostro precedente articolo, con le immagini e l’approfondimento scritto.

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Wishlist for Christmas 2014 by Gorgo

20/12/2014

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Il natale si avvicina così come gli sbattimenti per trovare il giusto regalo, con questa Wishlist for Christmas vi diamo qualche dritta proponendovi una serie di regali ed auto regali per un natale all’insegna dell’arte.

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Alberonero – Aquarelli in serie limitata disponibili contattando gli amici di Ritmo

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Basik “Omnia Mutantur’ Screen Print disponbile contattando gli amici di Viavai Project

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Basik x Bonobolabo – Skate Deck – Disponibile qui

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Horfee – “Hokusaï / Macintosh” Screen Print for Draw a Line

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Alfano – A Series of New Screen Print at StudioCromie

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GeometricBang “Enemy” Screenprint at Pigment Workroom

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Ciredz “Simply Lines” Screenprint at Pigment Workroom

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Martina Merlini “Sickle” Screenprint (contact the Artist)

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2501 “Tons of Tools” Screenprint disponbile contattando gli amici di Viavai Project

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Terracava “A Trumpet and a Feather” Fanzine by Lorenzo Fonda, comprala qui

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Interesni Kazki handpaint screenprint at StudioCromie

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CANEMORTO – “Cão Morto em Lisboa” Fanzine at Medusa Art Shop

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Tellas “From Outer Space” Screenprint at Medusa Art Shop

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Diego Miedo “The Last Cigarette” at Medusa Art Shop

Rone – New Mural in Hollywood

20/12/2014

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Ci spostiamo ad Hollywood, qui a distanza di qualche giorno ritroviamo con piacere Rone, l’interprete Australiano ha infatti da poco terminato di dipingere questo nuovo intervento portando in dote tutto il suo iconico approccio stilistico.
Confrontarsi con le opere di Rone non è affatto semplice, sebbene l’impianto visivo dell’autore sia decisamente spostato verso un ottica figurativa, c’è il forte rischio di non comprendere appieno la profondità di un lavoro che non si limita unicamente alla riproduzione in serie.
La donna rappresenta certamente lo stimolo unico e principale del lavoro dell’artista. Lo sviluppo degli iper realistici ritratti passa però attraverso una personale sensibilità con cui l’interprete si approccia all’universo femminile. Il vero protagonista delle opere di Rone diviene quindi la bellezza esteriore. In questo senso l’autore si sofferma in particolare sul valore effimero della bellezza, laddove con il passare del tempo questa va irrimediabilmente a svanire. La bellezza diviene per l’interprete l’ideale canale espressivo in grado anzitutto di stimolare impulsi e sensazioni differenti, ed al tempo stesso rappresenta un istantanea di un particolare momento di vita. Il lavoro dell’artista va quindi a raccogliere questo spunto proiettando negli spazi urbani i corpi ed i volti di donne assolutamente attraenti, la loro bellezza ma al tempo stesso il valore certamente effimero della stessa. Ad entrare in contatto in questo con i volti e la perfezione dei soggetti proposti, troviamo un forte e malinconico sentimento. Rone dipinge l’apice dello splendore della donna ma al tempo stesso catturandone l’essenza riesce ad immortalarne il lento ed inesorabile decadimento ed i sentimenti che inevitabilmente si susseguono sul volto delle figure dipinte. I visi realizzati appaiono splendidi ad una prima e frettolosa analisi, approfondendo ed osservando attentamente gli sguardi, ne riusciremo a raccogliere il malessere, le paure e le fragilità.
Realizzato su questa enorme parete, quest’ultima fatica di Rone raccoglie alla perfezione le particolarità stilistiche del lavoro dell’interprete. Ancora una volta ci troviamo quindi a contatto con un volto femminile, con un nuova musa ispiratrice in grado di veicolare la particolare tematica portata avanti dalle produzioni dell’artista. A differenza del precedente lavoro, realizzato attraverso un intensa scala di rosso (Covered), quest’ultima fatica prende vita per mezzo di un profondo blu che va tratteggiare i lineamenti della figura femminile. Come consuetudine, l’elevato livello di dettaglio vede l’interprete soffermarsi in particolare sugli occhi e sulla bocca, per un risultato finale in grado ancora una volta di scuoterci e di trasmettere emozioni differenti.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima pittura, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’interprete.

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El Decertor – New Mural in Lima

19/12/2014

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Torniamo nuovamente per le strade di Lima, qui il grande El Decertor ha da poco terminato di dipingere questa lunghissima parete proponendo un nuovo intervento capace ancora una volta di riflettere le due anime del particolare approccio stilistico dell’autore.
Dopo le recenti pareti realizzate in Messico, El Decertor torna nel suo Perù per realizzare un nuovo intervento capace di raccogliere appieno tutta la particolarità stilistica delle produzioni firmate dall’interprete.
Dal titolo “Utopía Climática” l’opera prende vita su questa lunghissima parete offrendo l’opportunità all’autore di esibire la totalità del suo peculiare approccio stilistico. Lavorando come sempre sul consueto binomio tra background astratto e figure iper realistiche, El Decertor scegli qui di tornare alle origini del suo percorso.
Come abbiamo avuto modo di vedere diverse volte, l’evoluzione dell’interprete Peruviano passa anzitutto per la volontà di una incarnazione figurativa certamente più profonda e realistica. I volti proposti dall’autore sono mano a mano cresciuti di intensità e profondità fino a raggiungere una resa quasi fotografica. La grande abilità pittorica ha permesso quindi all’artista di sviluppare visi realistici e di connettersi attraverso essi al passa casuale ed in generale alla gente del posto, con maggiore enfasi. A catalizzare queste sezioni, abbiamo sempre riscontrato una trama astratta catalizzata da una forte personalità cromatica. All’interno della stessa troviamo elementi, forme e figure differenti, letteralmente incastrate tra di loro al fine di generare un puzzle composito nel quale emergono immagini ed elementi chiari che entrano in connessione con lo spirito e le tematiche dello specifico intervento.
Questa doppia identità scandisce la totalità delle produzioni dell’interprete offrendoci due differenti percorsi per arrivare ad un’unica chiave di lettura. Se da una parte l’aspetto prettamente figurativo infatti alimenta un impatto ed un impulso immediato, la scelta di bilanciare le opere attraverso una trama astratta sfaccettata invece, fa emergere spunti e sensazioni differenti, stimoli di volta in volta nuovi capaci di offrirci una lettura che volta dopo volta diviene nuova ed avvincente.
Per questa sua ultima opera El Decertor unisce gli impulsi del proprio operato, l’intervento sviluppandosi su questa lunghissima parete offre l’opportunità all’artista di tessere una trama direttamente legata alle stilistiche passate. Il background astratto così come gli elementi che lo compongono risultano meno diretti quanto piuttosto maggiormente amalgamati e realizzati attraverso tinte più piatte e sature, al tempo stesso i due volti vengono realizzati attraverso dinamiche maggiormente attuali, quello della donna, in controtendenza rispetto a volto dell’uomo. Quello che emerge è un risultato finale capace di rappresentare l’ideale connessione tra gli stilemi del passato e quelli del presente.
In calce al nostro testo potete trovare una ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare, enjoy it.

Pics by The Artist

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Truly Design – “Minotaur” at Burning Giraffe Art Gallery

19/12/2014

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A distanza di tempo torniamo con piacere ad approfondire il lavoro dei Truly Design, il collettivo italiano ha infatti da poco terminato di dipingere questo nuovo intervento anamorfico all’interno degli spazi della Burning Giraffe Art Gallery di Torino.
E’ l’opportunità per tornare ad approfondire il lavoro del collettivo Torinese attraverso un nuovo ed iconico intervento capace ancora una volta di sviluppare spunti e tematiche differenti. Composto da Rems182, Mauro149, Mach505, Ninja1, il lavoro dei Truly Design appare sfaccettato ed eterogeneo proprio in funzione delle differenti anime stilistiche che compongo il gruppo. Al tempo stesso questi lavori combinati vengono realizzati dagli interpreti attraverso una spiccata interazione con gli spazi. Una pittura anamorfica quindi, capace di essere letta unicamente in uno specifico punto andando quindi ad utilizzare gli spazi e le architetture in modo certamente inconsueto.
Come ci spiegano gli stessi autori, la scelta di raffigurare questo famoso personaggio mitologico, sta tutta nella personale riflessione portata qui in dote proprio con questa loro ultima fatica. Dal titolo “Minotaur”, l’intervento, come si evince dal titolo, vede gli interpreti dipingere un grande Minotauro di colore viola all’interno degli spazi della galleria Torinese. Metà uomo, metà bestia, la figura prende vita nelle arcate così come attraverso pareti ed il soffitto, che divengono quindi la superficie della sua presenza.
La scelta non è affatto casuale, si tratta infatti di un intervento che vuole essere una rappresentazione dell’essere umano legato in particolare alla città di Torino. Il simbolo cittadino è proprio il toro e, esattamente come il minotauro che viveva rinchiuso all’interno di un labirinto, anche l’uomo moderno ha nella città il suo personale labirinto e prigione.
I Truly Design sviluppano una profonda analogia quindi, rapportando l’essere umano alla figura mitologica. Il labirinto rappresenta la città, ma al tempo stesso, donando alla figura una posa dinamica, sembra quasi che la stessa sia intenta a spiccare un salto od una corsa. Gli autori vogliono sottolineare come in tutti noi sia insito un istinto alla libertà. Esattamente come il minotauro cerca di evadere dalla sua prigione, anche l’essere umano tenta di trovare il proprio giusto posto nel mondo.
Il risultato finale è quindi un opera capace di raccogliere differenti stimoli e tematiche, gli interpreti analizzano, attraverso il paragone tra la figura mitologica e l’uomo moderno, la situazione di quest’ultimo, della cattedrali di cemento che l’essere umano ha costruito ed in cui si è chiuso, il senso di libertà che da sempre caratterizza l’uomo e che lo porta a voler evadere da questa realtà.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto alle immagini in calce al nostro testo con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti sul lavoro degli interpreti.

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SatOne x Roid x Wow123 – New Mural in Bremen

19/12/2014

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Ci spostiamo con piacere a Brema, qui il trio formato da SatOne, Roid e Wow123 ha da poco terminato di dipingere un nuovo e stupefacente intervento sulla superfice esterna di questa grande struttura, commutando stili ed approcci personali.
Siamo sempre piuttosto interessati nell’osservare come autori differenti riescano a lavorare, a quattro o più mani, nello spazio comune di un’unica superfice. Una delle ultime meraviglie in questo senso è stata senza dubbio la gigantesca doppia parete realizzata a Lodz (Covered). Qui ben cinque autori differenti si sono confrontati insieme per generare una trama camaleontica ed in grado di avvolgere completamente la superfice a disposizione. Quest’ultima fatica in combo tra SatOne, Roid e Wow123 rappresenta una visione differente, piuttosto che un interazione a scalare, con sezioni differenti che si susseguono in un costante e camaleontico movimento, l’immagine finale è la naturale eredità della miscela al meglio i differenti stili e stimoli di ciascuno degli autori, diventandone quindi l’ideale summa visiva e tematica. Ognuno degli artisti coinvolti si lascia influenzare dall’altro generando quindi una differente impulso visivo sempre e comunque legato alla propria ricerca. Questo particolare piglio è innegabilmente legato ad uno stimolo da ricercare nel comune background dal mondo dei graffiti, laddove le lettere venivano commutate in funzione di un collaborazione con gli altri writers, per dare vita ad un risultato finale uniforme. Ciascuno degli autori ha quindi come primo stimolo proprio una comune appartenenza al mondo dei graffiti con il quale ha mosso i primi passi in strada prima di approfondire una personale ricerca che ne ha sviluppato il tratto, la stilistica e le tematiche. Proprio gli stimoli stilistici attuali rappresentano la catarsi per questo nuovo ed avvincente sviluppo.
SatOne, Roids e Wow123 con “World made of Plastic”, questo il titolo del lavoro presentano un opera sfaccettata e carica di elementi differenti. Ciascuno degli autori immette all’interno dello spazio a disposizione una carica di figure differenti, personale evoluzione dell’identità astratta, che così tanto ne sta influenzando il personale sviluppo in strada. L’opera si presenta quindi come una grande matassa cromatica, caricata di una trama eterogenea. Coadiuvata da differenti livelli interpretativi, il percorso del lavoro mette in mostra stimoli differenti, dai glitch e le caselle iper colarate che ristagnano nella parte bassa si arriva all’intensità ed alle forme morbide e delicate che contraddistinguono la parte superiore il tutto inanellato attraverso un solido equilibrio ed un impeto legato al movimento ed agli impulsi viscerali, naturale risultato degli stimoli del momento.
Nient’altro da aggiungere, in calce al nostro testo potete piuttosto trovare una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare, è tutto dopo il breakl! Enjoy it.

Pics via Gf

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Barlo – “Gathering” New Mural in Hong Kong

19/12/2014

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Ci spostiamo nuovamente ad Hong Kong, continuiamo infatti a seguire il lavoro di Barlo, l’interprete italiano ha da poco terminato di dipingere questa nuova e stupefacente pittura portando avanti tutto il suo particolare immaginario visivo.
Realizzato all’interno del Brand Union Hong Kong office, quest’ultima fatica di Barlo è l’opportunità per tornare ad approfondire il particolare lavoro dell’interprete italiano con base ad Hong Kong con un lavoro che ci ha lasciato letteralmente interdetti. Sempre più a suo agio con superfici indoor, l’interprete negli ultimi mesi adottato una pittura a pennello, abbandonando (quasi) del tutto gli stimoli della bomboletta. Questo cambio nelle dinamiche stilistiche si riflette anzitutto in una maggiore profondità pittorica capace di dare maggiore anima ai soggetti realizzati ed al tempo stesso alimentare un impatto visivo certamente più potente. A rimanere invariato è piuttosto il carattere delle pitture dell’artista, In questo senso l’autore porta avanti una personale elaborazione visiva in grado di raccogliere pienamente gli stimoli orientali. Come visto diverse volte l’Italiano si nutre di quelle che sono le immagini, le storie e le visioni, appartenenti al mondo mitologico orientale, da queste emergono creature ed animali fantastici appartenenti alla tradizione cinese e rielaborati attraverso il tratto stilistico dell’artista. L’approccio scelto è quello di una commutazione illustrativa e legata al mondo dei disegni tradizionali orientali, questa, spinta da una trama pittorica profonda e sfaccettata, va a legarsi con gli spazi di lavoro. Una pittura delicata e catartica quindi capace di stimolare sensazioni e stimoli differenti, di raccogliere l’eredità dei luoghi di lavori e di generare delle vere e proprie entità che ne rispecchiano la natura tematica. In questo senso una delle peculiarità delle produzioni dell’artista è quella di lavorare all’interno di strutture abbandonate, donando loro una volto, un aspetto ed una identità definita sotto la forma di questi particolari soggetti, ideale risultato della personale ricerca e delle sensazioni del momento.
Dal titolo “Gathering”, quest’ultima fatica di Barlo ne raccoglie alla perfezione gli stimoli stilistici proponendo una nuova ed esaltante miscela. Portando avanti la propria ricerca l’autore insiste nel legare e generare stimoli appartenenti al mondo degli animali agli spunti della cultura cinese. Quella che emerge è un immagine forte e carica di dettagli pittorici e prettamente visivi. Letteralmente sospesa tra fumi di nuvole, al centro troviamo una grande figura, una sorta di demone cinese miscelato con il volto di un aquila ed il corpo di un uomo, un tengu intento a suonare una delle tipiche arpe cinesi. Tutt’intorno vanno a gravitare animali differenti fusi nell’aspetto con le tipiche lanterne cinesi, eredità questa del lavoro portato avanti in studio e che sempre più sta diventando uno degli elementi che contraddistinguono le produzioni dell’artista.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo potete piuttosto trovare una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’interprete.

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Basik – New Mural at Art Basel 2014

19/12/2014

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Tra i nomi che quest’anno hanno preso parte ai lavori per l’Art Basel 2014, troviamo con piacere Basik, il grande artista Italiano si è impegnato nella realizzazione di un nuovo intervento direttamente sugli spazi esterni della Yo Amo 305 Gallery di Wynwood.
È l’occasione per tornare ad approfondire il lavoro di uno degli artisti più importanti della scena Italiana, l’approccio di Basik poggia le sue basi anzitutto sua una precisa scelta cromatica. Attraverso il nero, il bianco ed il colore oro, l’autore sviluppa la totalità dei suoi interventi spesso divisi in due filoni distinti.
Il nero ed il bianco rappresentano il binomio cromatico per eccellenza ed al tempo stesso il perfetto equilibrio tra due distinte forze. Il bianco scandisce le trame e le forme delle figure dipinte mentre infine il color oro ne sviluppa i dettagli andando in questo senso ad alimentare il piglio mistico ed onirico che pervade tutte le produzioni dell’interprete.
Da una parte ci siamo spesso confrontati con gli iconici personaggi neri coadiuvati da una ricchissima tavolozza di colori che ne segnavano, dandone forma e consistenza, il volto. Dall’altra, come in quest’ultimo caso, l’artista Italiano ha saputo portare avanti una personale ricerca figurativa legata alle mani. Questa per l’autore rappresentano lo stimolo espressivo per eccellenza e diventano nelle sue opere perfetto volano per esprimere sentimenti, emozioni attraverso spunti e tematiche eterogenee. L’espressività degli arti rappresenta quindi ideale stimolo per sviluppare le fascinazioni tipiche del lavoro dell’artista, quest’ultimo raccoglie a piene mani dal folklore, dalla superstizione e dalla cultura popolare, ne prende i simboli, le differenti sfaccettature ed i segni, in una personale rielaborazione in grado di instaurare un dialogo forte e profondo con chi osserva.
Realizzato proprio sulla superficie esterna della galleria, dove già la serranda era stata in precedenza trasformata da 2501, quest’ultima fatica dal titolo “Omnia Mutantur” raccoglie alla perfezione gli stimoli del lavoro dell’interprete Italiano. Basik sceglie di proporre una serie delle sue iconiche mani, spazio quindi al nero ed al colore oro, intervallati dal bianco dei tratti somatici, per sviluppare parti o sezioni delle stesse. Come lo stesso titolo suggerisce, il cambiamento perenne citato dall’autore, si sviluppa attraverso la proposta di differenti pose plastiche. Ogni singolo arto viene quindi realizzato attraverso una differente posture o vere e proprie sezioni, come parti di dita. Al tempo stesso l’interprete inserisce nell’immagine finale alcuni elementi come un righello, una pinza ed un compasso, chiaro riferimento alle logge massoniche con il quale l’artista alimenta il senso mistico ed onirico delle sue produzioni. In questo senso il riferimento al ‘tutto cambia’ citato nel titolo del lavoro potrebbe essere letto come un personale speranza di cambiamento nell’ordine e nello stato di fatto delle dinamiche politiche ed economiche del mondo, che sembrerebbero sempre più controllate da gruppi massonici.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima pittura, dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare, è tutto dopo il break, enjoy it.

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The Pitiless Gaze of Hysterical Realism – Group Show (Recap)

18/12/2014

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Aperta lo scorso 11 Dicembre andiamo a dare un occhiata approfondita a The Pitiless Gaze of Hysterical Realism, grande group show allestito all’interno degli spazi del The Popping Club di Roma.
Nato come ideale proseguo del lavoro svolto da 999Contemporary Gallery, questo nuovo group show inaugura gli spazi del The Popping Club con una mostra interamente incentrata sul ritratto con le opere di diciotto artisti provenienti da otto paesi differenti, Axel Void, Ben Slow, Best Ever, Canemorto, Dale Grimshaw, David Walker, Ever, Fintan Magee, Gaia, Guy Denning, James Kalinda, Jerico, Jimmy C, Mata Ruda, Matt Small, Nanook, Philippe Baudelocque, Stinkfish.
Peculiarità comune di ciascuno degli autori interessati è anzitutto una personale elaborazione pittorica che passa per la strada, e sopratutto una peculiare rappresentazione dell’essere umano che passa proprio per i tratti somatici del volto. L’idea di legare artisti ed impostazioni stilistiche differenti passa attraverso una riflessione sulla capacità degli stessi autori di tratteggiare le caratteristiche della nostra attualità. Esattamente come accaduto in passato l’arte si fa carico degli stimoli contemporanei e lo fa attraverso una proposta visiva in grado di suggerire, per mezzo di una rappresentazione dell’uomo, tutte le differenti sfaccettature della realtà in cui viviamo. Al tempo stesso questa visione passa necessariamente per una trasformazione, un impulso che nasce dal seme della strada che inevitabilmente influenza l’assetto e l’aspetto finale dei corpi e dei volti raffigurati. Ci si ritrova di fronte ad una rappresentazione capace di mettere da parte l’identità soggettiva e far vibrare piuttosto l’immagine pubblica, un cambio netto che si discosta dalla mera raffigurazione realistica che abbracciare e farsi influenzare piuttosto da tutti quegli stimoli che rappresentano lo spirito del nostro tempo.
La visione di ciascuno degli artisti partecipanti a The Pitiless Gaze of Hysterical Realism racconta quindi uno spaccato, un identità attuale che verrà inevitabilmente proiettata nel futuro, sarà il nostro simboli e con esso ci si identificherà.
Il titolo dello show rappresenta un interessane analogia con gli scritti del realismo isterico, corrente letteraria caratterizzato da la presenza di personaggi maniacali, continui allontanamenti dalla trama principale ed infine da una lunghezza infinita. Da questa particolare corrente, che ha descritto in modo accurato le difficoltà delle nuove generazioni, lo show prende spunto animando una visione dello stesso. Se le opere degli scrittori rappresentano quindi nero su bianco un frame isterico ed approfondito della realtà, le opere proposte degli artisti presenti in mostra è di fatto lo sguardo impietosi di questa condizione.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo trovate una bella serie di scatti con tutti i dettagli dell’allestimento, dateci un occhiata e se vi trovate in zona è possibile andare a dare un occhiata allo show fino al prossimo 14 di Febbraio.

The Popping Club
Via Baccina 84
00184 Roma

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Memorie Urbane 2014 – Video Recap by TheBlindEyeFactory

18/12/2014

Attraverso questo bel video recap realizzato dagli amici di TheBlindEyeFactory, torniamo con piacere ad approfondire i lavori realizzati per l’ultima edizione di Memorie Urbane, Festival che, mai come quest’anno ha saputo ritagliarsi un posto di prim’ordine tra le rassegne urbane.
Gli organizzatori per l’ultima edizione hanno voluto fare le cose davvero in grande, non solo Gaeta e Terracina, la kermesse allarga il suo campo d’azione coinvolgendo anche Latina, Arce, Fondi ed Itri. Il numero di artisti proposti quest’anno, tra cui alcuni alla prima realizzazione in Italia, comprende nomi del calibro di: Alexey Luka, Alice Pasquini, Aloha oe, Agostino Iacurci, Bicicleta Sem Frieo, Bosoletti, David de la Mano, E1000, Eime, Etam Cru, Etnik, Ernest Zacharevic, Hyuro, Icks, Levalet, Millo, Mp5, Martin whatson, Nelio, Natalia Rak, Pablo S. Herrero, Pixel Pancho, Seth, Strok.
In attesa della prossima edizione, con intanto extra festival di cui vi abbiamo mostrato le immagini e che hanno animato le scorse settimane, l’uscita del video è l’occasione per avere una panoramica generale del grande lavoro svolto dal team di Memorie Urbane e dagli artisti coinvolti. Scorrendo il video possiamo vedere come mai come quest’anno ci siamo ritrovati di fronte ad una bella miscela tra star internazionali, artisti italiani ed emergenti, capaci di veicolare dinamiche stilistiche tutte differenti tra loro. Gli interpreti non solo hanno trasformato completamente l’assetto urbano delle città coinvolte, ma al contempo hanno incanalato stimoli e spunti di volta in volta nuovi e peculiari.
Null’altro da aggiungere, mettetevi piuttosto comodi e schiacciate play, c’è tanto da vedere e se volete approfondire vi rimandiamo alla nostra apposita sezione con tutti i dettagli degli interventi realizzati durante i giorni di Festival.

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JADE – New Mural for Artesano Project

18/12/2014

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Con quest’ultimo splendido intervento dell’artista Peruviano Jade, proseguiamo a seguire con interesse gli sviluppi dei lavori per Artesano Project, il progetto che si sta svolgendo in questi giorni a Rio San Juan, nella Repubblica Domenicana curato dalla Inoperable Gallery e da Evoca1.
Curato dalla galleria Austriaca e dal talentuosissimo interprete Domenicano, il progetto vede come stimolo principale l’opportunità di mostrare alla gente del posto, i bambini in particolare, come l’arte può diventare uno stile di vita alternativo capace di farli uscire dalla difficoltà della vita di tutti i giorni.
Proprio da questo particolare spunto il grande interprete Peruviano va a sviluppare questa sua ultima fatica. Non si tratta di una delle iconiche e minuscole produzioni a cui l’artista ci ha abituati in questi ultimi tempi, quanto piuttosto un intervento di medie dimensioni catalizzato da una forte interazione con lo spazio circostante. Jade per questa opera riflette proprio sul valore non solo simbolico dell’arte, esprimendo, attraverso la propria pittura, uno stimolo al cambiamento inanellato in un immagine di speranza e riflessione.
Una delle peculiarità delle produzioni firmate dall’artista è senza dubbio la capacità dello stesso di entrare in contatto con il tessuto sociale di un determinato luogo. È volontà dell’autore lasciarsi trasportare, capire ed approfondire, quelle che sono le reali problematiche dei luoghi che visita. Questo stimolo che gli permette di generare interventi altamente emotivi ed in grado di entrare in contatto con le persone attraverso un dialogo serrato ed approfondito. Dal punto di vista stilistico il cambio sostanziale in una pittura più matura e coadiuvata da effetti visivi onirici e metafisici, permette all’interprete di esprimere una maturità anche dal punto di vista stilistico per meglio concentrare i temi e gli spunti che lo stesso vuole esprimere. In questo senso, come consuetudine, portatori delle tematiche e delle considerazioni dell’artista sono i suoi iconici personaggi. Nonostante il cambio visivo sostanziali che sta interessando i tratti somatici, i personaggi di Jade rappresentano il principale impulso all’interno del suo impianto stilistico, sono l’esatta rifrazione delle idee e degli stimoli che l’autore vuole portare in dote con il suo lavoro, visioni sognanti capaci di prenderci per meno e farci riflettere.
Dal titolo “Salvavidas” l’opera mostra quindi uno dei tipici characters di Jade intento a ributtare un pesce nel mare. La parete, posta proprio di fronte ad una bella scogliera, permette all’artista di interagire al meglio con lo spazio circostante ed al tempo stesso di innescare un profonda analogia tra il suo personaggio ed uno dei bambini del posto.
In calce al nostro testo una serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima pittura realizzata dall’interprete, dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare e restate sintonizzati, l’autore infatti nei prossimi giorni terminerà il suo secondo, e più grande, lavoro.

Pics by The Artist

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Zosen and Mina Hamada for Betart Festival in Mallorca

18/12/2014

Nuovi aggiornamenti dal duo composto da Zosen e Mina Hamada, in occasione del Betart Festival, i due interpreti proseguono la loro fruttuosa collaborazione artistica andando a trasformare completamente la superfice esterna di questa grande struttura a Maiorca.
Collaborazione tra le più significative in ambito artistico, Zosen e Mina proseguono nel portare avanti un progetto visivo comune. Commutando i rispettivi immaginari ed intersecando quelli che sono gli stimoli personali di due percorsi comunque vicini ed allo stesso differenti, i due interpreti vanno ad innescare un universo a se stante capace puntualmente di sorprenderci ed ammaliarci.
L’intersecarsi di due identità, specialmente quando prolungate nel tempo, si sviluppa attraverso non solo un unione di differenti alfabeti visivi, quanto piuttosto alimentando i punti i comune che si sviluppano per mezzo di un equilibrio sofisticato e sempre ricercato. Partendo da questo stimolo, i due artisti raccolgono la comune forza cromatica presente nei rispettivi immaginari. In questo senso le forme e le figure generate dai due, si sviluppano nello spazio urbano attraverso una esplosione immaginativa capace di commutarsi in funzione degli spazi a disposizione, degli stimoli provenienti dagli stessi, riversati quindi attraverso la peculiare ottica visiva dei due. Attraverso la comune fascinazione per il colore, i due interpreti animano il loro sodalizio attraverso una catarsi visiva che produce elementi astratti e figure sfaccettate, texture, forme organiche, e tutto il calderone di elementi che costituisce trama e spirito stesso delle loro produzioni.
Il risultato finale di questa particolare unione si muove nello spazio urbano attraverso una danza continua, lo spettatore viene investito da stimoli differenti, oggetti, figure ed elementi eterogenei che animano la superfice di lavoro offrendo spunti divergenti, raccogliendo gli stimoli naturali del luogo ad esempio, oppure affrontando temi legati al quotidiano. Il puzzle sfaccettato generato dai due autori riesce ad offrire puntualmente una lettura differente, spinge lo spettatore ad osservare più e più volte ciò che ha di fronte in cerca di una chiave di lettura nuova.
Quest’ultimo intervento realizzato nella bella isola spagnola, vede Zosen e Mina Hamada raccogliere appieno questo stimoli. Ancora una volta i due artisti si confrontano con una superfice in total white, background ideale per alimentare i loro particolari elementi, generando una nuova ed esaltante trama pittorica.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una corposa serie di scatti ed al bel video con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti sul lavoro dei due autori.

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2501 x JAZ – New Mural at Art Basel 2014

18/12/2014

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Torniamo ancora per le strade di Wynwood a Miami, qui in occasione dell’Art Basel 2014 il nostro 2501 ed il grande Franco Fasoli aka JAZ hanno da poco terminato di dipingere questa nuova e superba parete unificando sotto un’unica immagine i rispettivi immaginari.
Quest’ultimo splendido lavoro è l’opportunità per approfondire al meglio le ricerche di ciascuno dei due autori, in particolare abbiamo l’opportunità di osservare da vicino i nuovi stimoli che così tanto stanno influenzando il lavoro di ambedue gli artisti. L’impatto quindi con quest’ultima opera ci ha certamente scosso ed impressionato, entrambi gli artisti mettono in mostra l’ultima evoluzione del loro percorso sviluppando un immagine che fonde elementi figurativi con un impeto astratto in una sincronia e simbiosi finale da rimanere a bocca aperta.
La congiunzione di queste due differenti ricerche, giunge qui attraverso un mash-up in grado anzitutto di conservare l’identità sia stilistica che tematica di ambedue gli autori. Al tempo stesso l’intero intervento risulta piuttosto complesso ed articolato, ricco di spunti e dinamiche differenti. Il lavoro è anzitutto investito da una forte sensazione di movimento, le linee sinuose di 2501 si scagliano, investendoli, sui corpi degli iconici characters di JAZ. La grande matassa generata dall’interprete Italiano si muove sull’intera superfice andando a ciclo continuo a trasformare gli spazi attraverso la generazione di elementi e forme diseguali. Il carattere delle linee nere, che da sempre accompagnano il percorso produttivo dell’Italiano, come visto negli ultimi tempi, viene sviluppato attraverso uno stimolo più ‘grezzo’ e ‘sporco’ alimentato dall’intersecarsi di linee di dimensioni e direzioni differenti. Al tempo stesso l’impeto viscerale che accompagna il corpo dell’opera, eredità diretta del lavoro svolto con il suo Nomadic Experimets Project, entra in contatto con gli stimoli e le sensazioni legate al luogo. Quello che emerge quindi è una sorta di rifrazione visiva in grado di aumentare esponenzialmente la profondità e l’impatto delle trame proposte.
Se questa rappresenta la chiave astratta e criptica dell’intervento, d’altro canto troviamo l’elemento figurativo rappresentato dal lavoro di JAZ. Proprio nell’ultimo periodo l’autore Argentino ha costantemente apportato soluzioni differenti all’interno del suo personale comparto stilistico. Lasciando quindi immutati gli stimoli tematici, abbiamo assisto ad una interazione con le ombre degli stessi, e soprattutto con una sempre più radicata presenza degli animali a bilanciare quella degli iconici personaggi. A stupire qui, oltre ad una maggiore intensità nel proporre le consuete fusioni corporee, è il livello del tratto. L’Argentino sceglie una soluzione meno profonda, più piatta quindi, donando alle figure proposte lineamenti maggiormente marcati. In questo senso le sezioni dei corpi vengono tratteggiate attraverso l’utilizzo di tonalità differenti, stacchi cromatici e giochi di luce. Una netta contrapposizione rispetto al valore profondo e viscerale a cui l’autore ci ha abituato nelle sue pitture, al tempo stesso è un interessante espediente in grado di lavorare con soluzione di continuità rispetto alle linee nere dell’Italiano. In tal senso vediamo proprio la trama letteralmente circuire ed avviluppare i corpo dei soggetti, in alcuni casi fino a farne sparire intere sezioni, per un risultato finale da rifarsi gli occhi.
In calce al nostro testo come consuetudine potete trovare una ricchissima serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica in modo che possiate gustarvi tutto l’elevato livello di dettagli di quest’ultimo splendido intervento.

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INO – New Mural at Art Basel 2014

17/12/2014

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Tra gli ospiti di pregio dell’ultima edizione dell’Art Basel 2014, ritroviamo a distanza di tempo INO, l’interprete Greco ha da poco terminato di dipingere questa nuova parete ispirandosi nuovamente alla storia greca come ideale stimolo per una riflessione moderna.
Dopo parecchi mesi da la bella performance durante i lavori per l’Asalto Festival (Covered), quest’ultima fatica dell’autore con base ad Atene, è l’occasione per tornare ad approfondire le dinamiche stilistiche e tematiche del suo lavoro.
Particolarità delle produzioni firmate da INO è senza dubbio la spiccata sensibilità dell’autore verso temi e riflessioni importanti capaci di toccare anche argomenti e spunti scomodi e particolarmente delicati. A commutare gli stimoli ideologici e le considerazioni dell’artista troviamo una personale stilistica certamente votata al dettaglio e capace di far immergere chi osserva all’interno delle trame proposte così come dei temi trattati. Attraverso una pittura veloce, efficace ed iper dettagliata, l’interprete prende una precisa posizione, sviluppa immagini capaci di impattare profondamente le sensazioni e le emotività di chi osserva. Senza alcun filtro proietta su muro spunti e tematiche complesse, sbatte in faccia la realtà senza troppi giri di parole, analizza l’essere umano, le sue debolezze e le sue differenti sfaccettature fino a tracciare quella che diviene una personale e ricca indagine. A bilanciare questa profondità tematica, l’approccio stilistico dell’artista, un tratto che si muove attraverso linee, ombre in un total black che restituisce i dettagli ed i tratti somatici delle figure rappresentate.
Dal titolo “Injustice”, quest’ultimo intervento di INO se rivendica pienamente l’approccio stilistico quanto tematico delle sue produzioni. Invitato dalla Wynwood Embassy, l’autore concentra nuovamente i suoi sforzi sulla figura del grande filosofo greco Socrate. L’immagine vede quindi il volto di una tipica statua della famosa figura ellenica distesa in orizzontale su tutta la totalità della facciata ed accompagnata da un piccolo teschio umano dipinto nell’estremità sinistra della parete. La storia del filoso si intreccia con una riflessione sulla natura dell’essere umano. La figura classica, riconosciuta come una delle personalità di spicco Greche e soprattutto per aver contribuito a realizzare quella che è la ‘filosofia occidentale’, è morta ingiustamente dopo l’accusa di liberalismo e sovversione, si scopri poi della corruzione della corte e quindi dell’innocenza di Socrate. La vita e soprattutto la particolare morte del filoso, divengono ideale proiezione delle riflessioni sulla società moderna, sull’uomo e sui suoi continui e ciclici errori, spunti questi che da sempre accompagnano le produzioni dell’interprete. Al tempo stesso, l’aver accettato la propria condanna per obbedienza alle legge, lascia un senso di amaro, quasi di disgusto capace di sviluppare una soggettiva presa di posizione e soprattutto una scossa circa il comportamento che tutti noi abbiamo nel corso della nostra esistenza.
In calce al nostro testo potete trovare una bella serie di immagini con tutti i dettagli di quest’ultima fatica firmata dall’artista, il consiglio è quello di darci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare, enjoy it.

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Pablo Tomek – “Tomek” A New Zine by Stickit

17/12/2014

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Fuori da poco l’ultima bomba degli amici di Stickit, l’editore con base ad Utrecht presenta “Tomek” nuova fanzine in collaborazione con Pablo Tomek, artista di spessore della scena Francese ed Europea tra i più interessanti.
Il lavoro di Pablo Tomek affonda le radici nella periferia Parigina, dalla quale emerge attraverso uno stile grasso, grezzo e molto personale. L’autore esibisce una personale ricerca visiva sul tratto, vera e propria componente di spicco delle sue produzioni, esplorando le dinamiche gestuali ed i cambiamenti delle stesse all’interno di un particolare range cromatico spesso legato alle profondità del nero come principale ed unico interlocutore. Al tempo stesso l’approccio stilistico di Pablo Tomek si riflette nella personale componente calligrafica, l’autore porta infatti avanti una personale ed approfondita ricerca sulle porzioni e sezioni della stessa. In questo senso emergono opere che rispecchiano parti o veri e propri zoom di un’unica e più grande trama e veicolando impulsi e sensazioni differenti.
Appare quindi innegabile come le produzioni dell’interprete vadano a stimolare le percezioni e l’immaginazione di chi osserva, offrendo la possibilità, scaturita dalla grande gestualità e sensibilità offerta, di una lettura personale che passa ovviamente attraverso gli elementi e le visioni realizzate, l’immaginario astratto crudo ed potente, le figure dipinte, le immagini celate e le emozioni che le stesse riescono a trasmettere.
Dopo Ad Infinitum gli amici di Stickit presentano quindi una nuova fanzine, la pubblicazione è composta da 52 pagine a colori, esce in edizione limitata di 200 copie ad un prezzo di 10 Euro. All’interno le tag e tutta la pittura espressiva, le dissolvenze, gli aspetti organici e geometrici che caratterizzano il lavoro dell’interprete, un immersione quindi a 360°.
In calce al nostro testo potete trovare una bella serie di scatti con i tutti i dettagli della pubblicazione, dateci un occhiata e se siete interessati per 10 euro potete portarvi a casa la vostra copia, fatevi un giro sullo store di Stickit qui, un bel regalo di natale.

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Deih – New Mural in Santo Antão, Cape Verde

17/12/2014

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Ci spostiamo a Santo Antão, isola dell’arcipelago di Capo Verde, qui troviamo al lavoro Deih, l’interprete con base a Valencia ha da poco terminato di dipingere questa grande parete con uno dei suoi iconici personaggi.
E’ sempre piuttosto interessante notare come il mondo illustrativo continui a fornire nuovi stimoli ed impulsi al lavoro in strada. L’approccio di Deih rappresenta la naturale evoluzione di un percorso stilistico capace di intersecarsi a differenti discipline e medium, dal piglio illustrativo, passando per il mondo dei comics, l’universo narrativo dell’autore esplode infine nelle produzioni in strada sempre più in primo piano e sopratutto capaci di portare in dote stimoli ed impulsi nuovi. In questo senso è proprio la miscela tra fumetto ed illustrazione a caratterizzare la totalità delle opere dell’interprete, un mix alimentato da un tratto eccentrico capace di ereditare gli stimoli di ciascuno di questi due universi.
Osservando le produzioni dell’autore veniamo a contatto con i suoi caratteristici personaggi, l’artista elabora un universo si soggetti metafisici, quasi onirici li vediamo ristagnare nello spazio urbano attraverso una fitta e particolarmente accesa, matassa cromatica. L’artista lavoro attraverso il dettaglio scansando la fisionomia cromatica dei corpi che divengono una sorta di universo a se stante, così come gli abiti e gli ornamenti degli stessi catalizzano l’attenzione verso elementi e spunti differenti.
Quest’ultima fatica di Deih ne raccoglie quindi alla perfezione gli stimoli lavorativa offrendoci un nuovo contatto con una delle sue iconiche figure sognanti. L’interprete qui concentra in particolare i propri sforzi su una specifica influenza naturale, ispirata alla sensazioni ed alle bellezze dell’Isola, che letteralmente rivestono l’intera figura dipinta. Elementi come un intricata matassa di foglie, i tentacoli che fuoriescono dai pantaloni, l’acqua del mare che dà vita e corpo alle gambe, sono gli spunti che l’autore ci lascia ammirare. Un nuovo viaggio interiore tra finzione e scoperta, un nuovo impulso stilistico che abbiamo particolarmente apprezzare e ci ha senza dubbio impressionato.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto con una ricca ed approfondita galleria di scatti dove potete apprezzare da vicino tutti i dettagli di quest’ultima fatica dell’autore, dateci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare.

Pics by The Artist

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Elian – “Fluid” New Mural for Artesano Project

17/12/2014

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Ci spostiamo a Rio San Juan, nella Repubblica Domenicana, qui in occasione del progetto Artesano ritroviamo con piacere Elian, il grande artista Argentino ha infatti da poco terminato di dipingere questo nuovo e splendido intervento.
Curato dalla Inoperable Gallery di Vienna e da Evoca1, artista di casa proprio qui, il progetto dal 12 al 21 Dicembre vede il coinvolgimento della galleria Austriaca, già occupata in progetti oltre oceano, e del grande interprete locale al fine di portare nomi di spessore della scena urbana internazionale all’interno degli splendidi paesaggi delle spiagge di Rio San Juan.
Tra gli artisti di spicco partecipanti al progetto troviamo quindi Elian, l’autore prosegue anche qui il personale sviluppo stilistico proponendo una nuova opera capace bella carica di spunti e stimoli differenti.
La sensibilità dell’artista si riversa attraverso una personale rielaborazione di quelli che sono gli spazi urbani, le produzioni proposte dall’Argentino vanno anzitutto a generare una simbiosi tra la particolare enfasi astratta che rappresenta lo stimolo visivo delle produzioni dell’artista, e quelle che sono le particolarità architettoniche delle pareti a disposizione. Una sintonia questa che vive all’interno di un dinamismo tra forme ed elementi differenti, continue sperimentazioni e spunti nuovi, tutti comunque legati ad una precisa direzione cromatica. Attraverso la peculiare scala di tinte, che rappresenta uno degli elementi maggiormente riconoscibili nel percorso dell’autore, l’artista sviluppa le differenti forme ed elementi in funzione delle pareti, stimolando l’aspetto percettivo delle stesse, commutandone le emozioni e gli spunti attraversi una elaborazione intricata e profondissima.
Dal titolo “Fluid”, quest’ultima fatica di Elian raccoglie alla perfezione l’esperienza stilistica dell’artista assecondandone il particolare le sperimentazioni gestuali. Come abbiamo avuto modo di vedere anche in Organic Focus, l’interprete sceglie un piglio certamente più viscerale, lo spazio a disposizione viene investito da una traccia meno schematica, ma piuttosto maggiormente legata ad un impulso gestuale e coadiuvata da una triplice identità cromatica. Il giallo ed il blu generano l’aspetto più impulsivo dell’intervento, mentre la texturizzazione elaborata in rosso rivendica un piglio più composto ed ordinato. Al tempo stesso l’autore si confronta nuovamente con le peculiarità dello spazio e dello spot scelto. A differenze dei precedenti lavori qui l’interprete non ha appigli architettonici dai quali potersi lasciare ispirare, sceglie quindi di rivolgere il proprio sguardo verso gli elementi strutturali che circondano la parete, il cestino ed il frigorifero. In questo senso l’opera appare quindi spostata verso l’estremità sinistra della parete, lasciando maggiormente libero e meno intasato l’angolo opposto occupato appunto dai due elementi, che fungono da contrappeso e riequilibrano l’intera immagine.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo potete piuttosto approfondire il lavoro attraverso una bella serie di scatti, il consiglio è quello di darci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Artist for The Pics

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3ttman – “La Chutte” New Mural in Madrid

17/12/2014

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A distanza di tempo torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di 3ttman, il grande interprete membro del collettivo Nov9, ha da poco terminato di dipingere questa grande parete a Madrid portando in dote tutto il suo iconico immaginario.
Quest’ultima fatica è quindi l’occasione per tornare ad approfondire l’eccezionalità delle produzioni firmate dal grande artista. Come visto più volte l’impianto visivo di 3ttman ha nella grande e sterminata immaginazione dell’autore il suo peculiare stimolo. Gli interventi si sviluppano attraverso una sequenza incredibile di personaggi e figure surreali che vanno ad inserirsi all’interno dello spazio cambiandone completamente l’aspetto finale. Proprio il colore rappresenta uno degli aspetti più importanti e caratteristici, le produzioni dell’interprete sono in questo senso sorrette da una grande varietà cromatica che di fatto rappresenta uno degli stimoli maggiori in cui ci si imbatte osservandole. Ciascuna delle tonalità scelte vengono posti seguendo uno preciso schema visivo in grado di alimentare il senso di movimento dei soggetti raffigurati ed infine delle riflessioni e degli spunti che lo stesso artista vuole far emergere dalla sue composizioni. Il risultato finale emerge attraverso un impatto fortissimo, al tempo stesso la radicata presenza cromatica alimenta la presenza dei volti, e delle altre parti del corpo di ciascuno dei personaggi raffigurati. Nel grande calderone troviamo infine elementi texturizzati, forme e linee che tracciano i corpi dei characters per un livello di dettaglio finale assolutamente pazzesco.
Realizzato in una settimana circa all’interno del quartiere di Usera a Madrid, zona famosa per la massiccia presenza di una comunità cinese, l’intervento prende il titolo di “Chute”, termine francese che significa cadere. L’opera raccoglie appieno tutti gli stimoli del lavoro di 3ttman rielaborati attraverso una personale riflessione dello stesso autore. Vista la grande altezza dello spazio a disposizione, l’interprete inconsciamente, primo con gli scazzi e poi con l’effettiva pittura della parete, va a presentare una serie dei suoi iconici personaggi in caduta, da qui appunto il titolo del pezzo. Al tempo stesso l’opera porta in dote una personale riflessione sui tempi, su come la nostra civiltà stia precipitando verso un futuro incerto rivolgendo in particolare lo sguardo verso le risorse naturali e la natura stessa che sempre più vengono piegate in favore della sopravvivenza dell’essere umano. Attraverso quindi il consueto e dinamico approccio stilistico vediamo come i corpi dei characters proposti vadano a dirigersi verso il basso in una ‘caduta sorridente’ , definita così dallo stesso autore, in cui non è chiaro se ciò che abbiamo di fronte siano figure antropomorfe o comunque legate alla terra oppure una sorta di divinità ancestrali poste a vegliare sulla nostra esistenza.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una ricca e dettagliata serie di scatti con le immagini del work in progress e dell’intervento terminato, dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

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Rusin Blazej & Serhii Torbinov PEACE PROJECT

16/12/2014

Togliamo il velo all’ultimo progetto firmato da Rusin Blazej e Serhii Torbinov, un lavoro a quattro mani catalizzato da una personale riflessione dei due autori sulle differenti interpretazioni della parola pace in Polonia ed Ucraina.
Ancora una volta spostiamo il nostro interesse verso l’Est Europeo, sempre più convinti della bontà dei progetti presentati dagli autori e sopratutto delle interessanti sperimentazioni visivi che così tanto ne stanno interessando il lavoro. Seppur attraverso differenti percorsi, le produzioni di Rusin Blazej e Serhii Torbinov sono caratterizzate da una comune essenzialità stilistica, un piglio astratto che si rivela attraverso strutture legate alla linee ed in generale attraversate da personali fascinazioni naturali in grado di elevarne lo spirito. I due autori portano avanti un dialogo personale con la strada arricchito da una continua ricerca in grado di entrare in simbiosi con gli spazi urbani.
Dal titolo PEACE PROJECT quest’ultimo corpo di lavoro è l’opportunità per uno scambio anzitutto tematico, una riflessione che gravita intorno alle differenze linguistiche tra due paesi come la Polonia e l’Ucraina. Approfondendo il progetto parte da una similitudine lessicale della parola pace, in polacco ‘pokoj’ e in Ucraino ‘Pokij’, la lieve differenze nella struttura della parola, scaturita da una comune coabitazione di Polacchi ed Ucraini, diventa però enorme dal punto di vista della percezioni del significato all’interno dei differenti contesti dei due stati. L’analisi apportata dai due autori diventa quindi stimolo per una riflessione sull’attuale situazione dei due paesi, in Polonia l’utilizzo della parole è legato ad un concetto politico, sinonimo di relazione pacifica e senza guerra tra gli stati internazionali. In Ucraina invece è piuttosto legata ad un particolare stato d’animo dell’essere umano. La differenza sostanziale di interpretazione non è altro che il riflesso della situazione contemporanea dei due stati, al tempo stesso è l’opportunità per gli autori di sviluppare un opera condivisa che possa rispecchiare i differenti significati.
Da questo spunto emerge quindi un corpo lavorativo condiviso dove entrambi gli autori vanno a sviluppare le proprie e particolari stilistiche. Un cammino astratto e geometrico che si interseca e che si trasforma miscelandosi e influenzandosi a vicenda, esattamente come le comuni parole quindi anche gli sviluppi produttivi di Rusin Blazej e Serhii Torbinov vivono una propria e personale vita fino ad intersecarsi ed a generare un immagine unica.
In calce al nostro testo potete trovare anzitutto il bel video, con alcuni fasi di realizzazione del progetto e le parole degli autori circa la particolare riflessione portata avanti, in aggiunta ad una bella serie di scatti.

Word PEACE – POKOJ (PL) / POKIJ (UA) has similar defictions in polish and ukrainian languages. It means ROOM and PEACE. This comes from COHABITATION of our nations and languages. Although we found that people use this word in different contexts. In Poland its mostly used in political context, as a state of interentational relations without a war. On the other hand Ukrainians use word POKIJ as a term related with human being state of mind. We found this difference quite invertive due to contemporary situation of Ukraine and Poland.

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Pablo S. Herrero – New Mural in Arnara

16/12/2014

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A distanza di tempo torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di Pablo S. Herrero, l’interprete è da poco tornato in Italia dove ha avuto l’opportunità di dipingere un nuovo intervento ad Arnara in Provincia di Frosinone per un progetto collaterale del team di Memorie Urbane.
È l’opportunità per tornare con piacere ad approfondire il lavoro dell’autore attraverso un intervento che porta in dote nuovi ed interessanti spunti all’interno della particolare ricerca dell’artista. Dopo le belle pareti realizzati negli scorsi mesi per l’Emergence Festival (Covered) e proprio in occasione dei lavori estivi di Memorie Urbane con due sontuose collaborazioni, Pablo S. Herrero torna quindi in Italia andando a trasformare questa grande parete esterna nella bella cittadina laziale. Lo stimolo è come sempre legato alla personale elaborazione naturale in funzione di una completa trasformazione dello spazio a disposizione per mezzo di effetti e piani percettivi differenti. La pittura dell’autore in questo senso rappresenta l’opportunità di una riflessione capace di riavvicinarci agli elementi naturali, l’interprete elabora elementi e visioni che ne richiamano l’aspetto, al fine di emularne sensazioni e stimoli, con lo scopo ultimo di far calare chi osserva all’interno dei paesaggi proposti. Questo tratteggiare la fisionomia degli elementi a carattere naturale, esplode attraverso una proposta visiva in grado di riprendere la forma e l’aspetto degli intrecci di rami degli alberi. Lo sviluppo delle trame e dei percorsi, l’intrecciarsi di figure ed il sovrapporsi di livelli differenti, alimenta l’idea dell’interprete di una sorta di riappropriazione dello spazio urbano da parte della natura. L’autore ne guida lo sviluppo, ne estende il raggio attraverso l’intreccio dei rami, producendo un riverbero e emotiva capace di trasformare completamente l’aspetto finale della parete o dello spazio a disposizione.
Affidandosi spesso al binomio visivo tra il nero ed il bianco come unici vettori cromatici, l’artista ha mano a mano negli ultimi mesi iniziato a sperimentare soluzioni visive differenti, distaccandosi quindi da questa precisa scelta per lavorare piuttosto su sovrapposizioni di tonalità differenti, giocando con le stesse e divertendosi a far apparire e sovrapporre differenti livelli del suo tipico intreccio.
Proprio quest’ultima parete, realizzata per uno dei progetti collaterali di Memorie Urbane, vede Pablo S. Herrero sperimentare anzitutto nuove soluzioni cromatiche. L’autore mantenendo inalterato lo sviluppo delle sue visioni, sceglie qui di affidarsi ad una splendida serie di tonalità che ne esaltano la struttura. In particolare la scelta del viola a colpirci con una trama nella trama capace di ergersi dai livelli precedenti e di attraversare con enfasi la totalità dello spazio a disposizione, splendido.
Null’altro da aggiungere, come sempre in calce al nostro testo potete apprezzare una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti sul lavoro dell’artista.

Thanks to The Artist for The Pics
Pics by Dante Corsetti

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Mattia Lullini for Pigmenti D’Autore

16/12/2014

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Per il progetto di residenza artistica degli amici di Pigmenti, Mattia Lullini ha da poco terminato di dipingere questa bella parete a Bergamo portando in dote tutto l’immaginario e la stilistica che ne contraddistinguono il particolare approccio visivo.
Da poco conclusa, la prima residenza artistica di Pigmenti, naturale estensione della serigrafia e laboratorio formativo e lavorativo Tantemani, ha avuto appunto come ospite Mattia Lullini, artista italiano con base a Göteborg. Il progetto vede anzitutto la volontà di Pigmenti di uscire dal canonico concetto di commissione d’opera quanto piuttosto forgiare un rapporto simbiotico tra loro, l’artista, offrendo a quest’ultimo libertà espressiva, e la città al fine di produrre serigrafie e magliette in edizione limitata nonché un intervento all’interno del tessuto urbano della città di Bergamo, frutto del bel workshop “A collective one”, ed un altro in singolo. Appare quindi chiara la volontà del progetto di proporsi come esperienza piuttosto che semplice costruzione commerciale, lo stesso lavoro serigrafico, cuore centrale del progetto, viene sviluppato con il totale controllo da parte dell’autore del caso che, avendo a disposizione la serigrafia, ne può seguire direttamente tutto il processo di stampa.
Proprio l’intervento realizzato in singolo rappresenta l’opportunità per noi per tornare ad approfondire nel migliore dei modi il lavoro di Mattia Lullini. Le produzioni dell’autore Italiano rappresentano il giusto mix di stimoli e spunti visivi differenti. L’immaginario dell’interprete è caratterizzato quindi dalla fusione di elementi differenti, anzitutto il colore, prerogativa principale e stimolo psichedelico che puntualmente incontra le contorsioni e le forme che l’interprete va a sviluppare. Tinte decisamente accese che rivendicano una certa appartenenza pop e che vengono commutate attraverso la creazione di figure zoomorfe. Il carattere di questi soggetti sta tutto nella volontà dell’autore di sviluppare al loro interno dettagli ed elementi grafici differenti, un senso rimarcato di equilibrio proponendo figure e forme instabili che alimentano un senso di precarietà latente. Approfondendo, le visioni proposte da Mattia Lullini oltre ad alimentare un dialogo serrato tra lo spettatore e l’interprete stesso, mirano a scavare all’interno dell’inconscio giocoso che risiede in ciascuno di noi. In questo senso la capacità dell’artista è quella di raccogliere stimoli appartenenti al mondo dei sogni, con creature oniriche ed altamente simboliche in grado, attraverso il loro impeto visivo e la loro complessità organica, di ben comunicare con lo spettatore.
Null’altro da aggiungere vi lasciamo piuttosto alle immagini del lavoro terminato ed alcuni scatti delle produzioni che ne sono scaturite, dateci un occhiata e fatevi un giro sullo shop di Pigmenti, è tutto qui.

Thanks to Pigmenti for The Pics

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SBAGLIATO – New Pieces at Art Basel 2014 Part2

16/12/2014

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Torniamo ancora una volta per le strade di Wynwood a Miami, in occasione dell’Art Basel infatti gli amici di SBAGLIATO hanno portato a termine una nuova serie di interventi proseguendo nel portare avanti il loro personale approccio stilistico.
Dopo gli interventi realizzati qualche giorno fa è l’occasione quindi per tornare ad approfondire il lavoro degli artisti italiani attraverso una nuova infornata di interventi che nuovamente ne rivendicano il particolare impulso in strada. Come visto più volte l’operato di SBAGLIATO affonda le sue radici su campionamento visivo di architetture e scorci urbani ricollocati all’interno di tessuti urbani differenti. Da questo impulso emergono immagini e visioni realistiche e capaci di generare un inganno visivo profondo in chi osserva. Sta proprio qui l’abilità degli interpreti, la loro capacità di comporre una frattura visuale all’interno di uno specifico spot, lascia emergere immagini e visioni in grado di confondere il passante, di porre dubbi e perplessità per quello specifico elemento che di fatto non è stato notato prima o che semplicemente non dovrebbe trovarsi li. Approfondendo, gli interpreti hanno saputo attraverso i loro poster, generare universi visivi differenti, corridoi, aperture e fessure in grado di trasformare una parete nell’apertura di un vicolo, la porta per un spazio nuovo attraverso uno sguardo percettivo nello stesso. Le produzioni firmate dagli autori con base a Roma vengono quindi alimentate da un impatto e da una realisticità piuttosto marcati, al tempo stesso la capacità degli artisti di eludere le percezioni dello spettatore proponendo un inganno sempre piuttosto ricercato, lascia intendere la volontà degli interpreti di sviluppare un corpo visivo non del tutto estraneo ma piuttosto in profonda simbiosi con gli spazi urbani, ponendo dubbi e perplessità ed alimentando il dubbio di cosa sia vero e di cosa sia sbagliato appunto.
Gli interventi di Miami, esattamente come i precedenti di cui vi abbiamo mostrato le immagini qualche giorno fa (Covered), vedono gli autori ancora una volta impegnati nella costruzione fittizia di elementi urbani. In particolare SBAGLIATO qui concentrano danno libero sfogo alla loro immaginazione proponendo una serie di interventi di medie/piccole dimensioni tornando quindi al principio del loro percorso in strada.
Tra finestre, cornicioni porte e lo splendido cancello, abbiamo quindi l’opportunità di immergerci all’interno dell’immaginario degli autori, sempre più convinti della bontà del loro progetto.
In calce al nostro testo una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dataci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti sul lavoro degli artisti, qui invece tutti i lavori fin qui visti durante i giorni della rassegna di Miami.

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108 – New Piece at Palazzo Collicola

16/12/2014

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Torniamo ad approfondire il lavoro di 108, il grande artista italiano ha da poco terminato di realizzare un nuovo intervento dell’importante Palazzo Collicola di Spoleto concludendo la prima parte del bel progetto Collicola on The Wall.
Quest’ultima fatica dell’autore Italiano rappresenta l’intervento numero diciotto, quello quindi della maturità di un progetto che ha saputo istillare opere di artisti ed autori moderni all’interno della collezione privata del Palazzo di Spoleto. Gianluca Marziani, direttore artistico della struttura chiude quindi il cerchio di un progetto curatoriale partito nel 2010 e che ha saputo accogliere nel suo grembo linguaggi e riflessioni differenti, tra passato e presente, tra stilistiche nuove e precedenti in grado di imbastire una convivenza equilibrata tra linguaggi visivi differenti e personali, collocati tra la strada e lo spirito artistico del palazzo.
Quest’opera di 108 rappresenta quindi l’ideale passaggio ad una maturità del progetto ed al tempo stesso ci offre l’opportunità di tornare ad approfondire il lavoro di uno degli artisti più importanti della scena Italiana e non. Attraverso la propria e personale ricerca sulla forma l’autore ha saputo declinare tutti gli stimoli e le sensazioni della personale fascinazione naturale. Da questa giungono le visioni e le riflessioni dell’artista, in quelle che divengono figure capaci di accoglierne gli impulsi personali, le sensazioni e gli stati d’animo, alimentati dal massiccio utilizzo del nero come principale vettore cromatico ed interrotte dallo sbocciare di colori e tinte differenti. La materia viene plasmata nell’aspetto, si muove nello spazio, accartocciandosi e dilatandosi, stringendosi ed aprendosi, affiorando attraverso punte dirette ed incisive o scendendo rapidamente in curve molli ed arrotondate. Una persistente fluidità interrotta da caselle cromatiche, tasselli emozionali in grado di emergere e deflagrare all’interno delle profondità del nero e diretta conseguenza dei colori e delle sensazioni a carattere naturale.
Per questa sua partecipazione al progetto del Palazzo Collicola, 108 elabora un intervento che diviene ideale punto di contatto tra gli autori già presenti all’interno del museo. In questo senso l’opera si pone quindi come ideale ponte tra presente e passato connettendo idealmente l’autore con Alberto Burri, Pietro Consagra, Alexander Calder e Sol LeWitt, quattro nomi che rappresentano le linee portanti della collezione storica del palazzo e che divengono stimolo aggiuntivo ed influenza nel lavoro dell’artista Italiano
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

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DissensoCognitivo – A Series of New Rusted Pieces

15/12/2014

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Ci spostiamo a Ravenna, qui a distanza di tempo torniamo ad approfondire il lavoro del DissensoCognitivo, l’interprete Italiano ha da poco terminato una nuova serie di interventi sui panelli pubblicitari della città.
Questa nuova serie di interventi è l’opportunità per tornare ad approfondire il lavoro e la particolare tematica del DissensoCognitivo, un nuovo viaggio all’interno delle trame e delle particolari fascinazioni che accompagnano le produzioni dell’autore declinate ancora una volta all’interno delle bacheche arrugginite della città. Osservando le opere dell’artista ci siamo spesso soffermati sui lavori di questa tipologia riconoscendone fin da subito lo stimolo ed il forte impatto.
L’universo delineato dall’autore Italiano vive attraverso la proposta di personaggi che sanno di vere e proprie visioni. Terrificanti nel loro aspetto, rappresentano l’opportunità di approfondire il tema centrale all’interno delle produzioni dell’interprete ed al tempo stesso ne alimentano l’impatto attraverso la miscela visiva tra pittura e ruggine. I piccoli cartelloni pubblicitari divengono in questo ideale finestra sul futuro, possibilità per un balzo temporale dove prendono forma le immagini e le visioni di ciò che resta della razza umana e della nostra terra.
L’immaginario dell’autore è forgiato attraverso una riflessione sulla decadenza del genere umano, l’interprete riflette su questa situazione proiettandoci all’interno di un mondo futuro in cui l’uomo è ridotto a massa informe, definitivamente compromesso dalla sua follia. I soggetti raffigurati rappresentano quindi unicamente un vago ricordo della razza umana, sono piuttosto ombre sinistre, figure corrotte e silenziose, fugaci nei loro movimenti mentre le vediamo vagare per lande desolate e contaminate. L’uomo è definitivamente scomparso, la sua sete di potere ne ha corrotto lo spirito e successivamente trasformato l’aspetto attraverso innesti meccanici, ne rimane unicamente il corpo, martoriato dalle sperimentazioni che rappresentano la diretta conseguenza dello sbando, non c’è alcun spirito ma unicamente un massa informe guidata dall’istinto.
Quello che ci ha sempre impressionato è la capacità dell’artista di tratteggiare, partendo da questi spunti riflessivi, un universo a sé stante, un mondo ricco e sfaccettato in cui potersi immergere liberamente. Al tempo stesso l’immaginario dell’autore entra direttamente a contatto con il presente, una sorta di sinistro presagio che prende vita e forma proprio dai tempi in cui viviamo attualmente.
Se queste rappresentano le basi tematiche del processo produttivo del DissensoCognitivo, quest’ultima serie di interventi rivendicano la volontà dell’artista di tornare a dialogare con la città servendosi degli spazi e delle superfici dei cartelloni pubblicitari. La ruggine diviene così ideale stimolo rappresentativo del marcio e della contaminazione fisica delle figure rappresentate, ideale propellente che diviene tutt’uno con la pittura. I volti e le forme rappresentate ancora una volta si pongono come finestra sul futuro, un occhiata rapida, tra mostri e forme organiche, sguardi spenti, che incontrano il passante casuale, che sedimentano domande, pongono dubbi, un brivido che percorre tutta la schiena e che si conclude con una domanda, se fosse tutto vero?
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad un bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima informata di interventi, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’autore Italiano.

Pics by The Artist

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Simek x Nelio – New Mural in Lyon

15/12/2014

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Ci spostiamo a Lione, qui troviamo con piacere a distanza di tempo Simek e Nelio, i due interpreti hanno da poco realizzato un nuovo intervento andando a far interagire i differenti stili ed approcci delle loro personali ricerche.
E’ l’opportunità per tornare ad approfondire le dinamiche del lavoro di entrambi gli autori attraverso un intervento che ne raccoglie appieno l’eredità visiva commutandola in un nuova immagine. Entrambi gli autori sono legati ad una personale elaborazione astratta, i percorsi scelti sono però certamente differenti e coinvolgono ricerche e stimoli personali divergenti.
Con base proprio a Lione, Nelio attraverso le personale ricerca e gli spostamenti compiuti negli ultimi mesi, che così profondamente ne hanno mutato ed influenzato il lavoro, porta avanti un personale percorso che si sviluppa attraverso una peculiare attrattiva verso forme ed elementi geometrici. Da questa propria fascinazione l’autore Francese ha sviluppato differenti approcci, spesso in funzione delle molteplici collaborazione a cui ci ha abituato in questi anni, capaci di creare una fitta trama geometrica. Ad investire le forme dell’autore anzitutto un impianto cromatico capace di giocare con differenti tonalità e complicità di colori differenti e sopratutto una spiccata sensibilità per giochi percettivi. In questo senso le opere si sviluppano attraverso un flusso di forme e geometrie differenti, una danza armoniosa capace di innescare giochi di profondità e tridimensionalità all’interno dello spazio di lavoro.
Il particolare piglio di Simek, è sempre legato ad una personale attrattiva verso soluzioni astratte ma questa viene incanalata attraverso la creazione di forme ed elementi irregolari ed altamente criptici. L’artista Greco già parte del duo Blaqk, sviluppa una propria impronta visiva capace di miscelare elementi differenti, non solo forme ma anche linee, ed elementi differenti capaci di viaggiare nello spazio attraverso una soluzione cromatica legata (quasi) del tutto al bianco ed al nero come unici vettori cromatici. Proprio il binomio dei colori scelti, che da sempre definisce l’equilibrio delle produzioni dell’interprete, è stato nell’ultimo periodo accantonato in favore di una sperimentazione con altre tinte. Questa scelta è diametralmente legata alla volontà dell’interprete di sfidare la staticità e la piattezza del mezzo urbano per generare immagini e visioni capaci di scavarne l’aspetto, di elevarsi dalla superficie attraverso giochi tridimensionali in cui le forme e gli elementi proposti vanno a miscelarsi nel migliore dei modi tra loro.
Dall’incontro di queste due realtà nasce un intervento che eredità anzitutto l’esperienza cromatica degli interventi di Simek quanto di Nelio. I colori di quest’ultimo si miscelano con il nero dell’autore Greco, da qui emerge un immagine condensata e mossa da grandi e piccoli elementi che si muovono al suo interno. I due artisti propongono un lavoro capace di coinvolgere un piano visivo inaspettato, all’estremità si ergono elementi diseguali mentre nella parte centrale la simmetria e la proposta delle figure geometriche nere riesce ad alimentare la sensazione di movimento e di profondità dell’opera.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo potete piuttosto trovare una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, come consuetudine è tutto in calce al nostro testo dopo il salto, enjoy it.

Pics by The Artists

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Axel Void – New Mural for R.A.W. PROJECT in Wynwood

15/12/2014

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Tra gli ospiti di spessore dell’eccellente R.A.W. Project, ritroviamo a distanza di tempo il grande Axel Void, l’interprete ha infatti da poco terminato di dipingere questo nuovo intervento per la sua ‘Mediocre’ serie.
Il R.A.W. Project, come abbiamo visto in queste settimane, prende vita a Wynwood negli spazi esterni della Jose de Diego Middle School. A catalizzare il progetto è la volontà dell’istituto di sfruttare i fari puntati sull’Art Basel 2014 per trovare i fondi per un percorso di studi incentrato sull’arte. A coadiuvare un progetto di questo tipo, una serie infinita di artisti locali e star internazionali.
Abbiamo spesso posto l’accento sul lavoro di Axel Void, l’artista ha saputo nel corso del tempo portare a compimento un impianto visivo e tematico assolutamente valido ed in grado di proporsi come importante momento di riflessione su temi di vario tipo. Gli interventi dell’autore non sono mai banali e si sviluppano attraverso un impianto stilistico votato al realismo ed al tempo stesso profondamente legato a dinamiche viscerali. Attraverso una tavolozza cromatica densa e spinta da una pittura altamente emotiva in grado di sostenere al meglio i temi e gli stimoli proposti nell’immagine raffigurata.
Proprio i temi rappresentano lo stimolo principale delle produzioni firmate da Void, l’interprete concentra i propri sforzi in una personale lettura di dinamiche e spunti tematici appartenenti al luogo di lavoro. L’artista osserva, si lascia coinvolgere all’interno del tessuto sociale del luogo, raccogliendone le sensazioni e le problematiche, rappresentandone uno spaccato vivo ed intenso, e coinvolgendo in questo modo lo spettatore nella personale analisi portata a termine. Le opere parlano di ed alla gente del posto, attraverso immagini simbolo, ne tracciano la forma ponendo le basi per un contatto sensibile, alimentato e filtrato attraverso la sensibilità dell’interprete.
Uno degli aspetti peculiari di molti degli interventi realizzati durante i giorni della rassegna di Miami, è stata la volontà degli artisti di interessarsi all’attuale situazione della zona di Wynwood sempre più interessata al fenomeno della gentrificazione. Axel Void dipinge qui una intensa immagine raffigurante Papa, un bambino di sei anni intento a spingere la propria bicicletta all’interno del quartiere di Miami. L’idea è quella di porre l’accento sulle differenti sociali che anno dopo anno, intervento dopo intervento, stanno sempre più trasformando irrimediabilmente il distretto di Wynwood e la sua grande concentrazione di interventi pubblici, da quartiere popolare perlopiù abitato da una grande comunità di Portoricani, a zona di modo seguendo il trend dell’industria della moda e dell’arte che sempre più ne sta trasformando l’aspetto in quello che lo stesso autore definisce un circo in cerca di fama.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima pittura, dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare, qui invece tutti i precedenti interventi realizzati nel corso del progetto.

The image of this wall is a still from “Mediocre”, a film about daily life that I’m currently making. In the still you can see an image of “Papa”, a six year old that is pushing his bicycle in the neighborhood of Overtown, Miami. This wall is an analysis on life from a quotidian, existencialist standpoint.

The mural was made as part of the Raw Project in the José De Diego Middle School in Miami, Florida. This project invited many artists in order to extend the arts program at the school. The school is located in the neighborhood of Wynwood, a gentrified area where street art and the fashion industry have built a frivolous trend with the reputation of having the best murals in the world, but has rather become a circus in the pursuit of fame.

Special thanks to faculty of Jose de Diego Middle School, to Robert and the organizers of the Raw project, and to the kids of the school for their support and hospitality.

Thanks to The Artist for The Pics

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Basik x Gola Hundun x Zamoc at Art Basel 2014

15/12/2014

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Tra gli ospiti italiani che negli scorsi giorni si trovavano a Miami in occasione dell’Art Basel, ritroviamo con piacere Basik, Gola Hundun e Luca Zamoc, il trio di interpreti per la rassegna ha da poco terminato di dipingere questo nuovo e splendido intervento.
Il trio di autori sbarca quindi a Miami proponendo un intervento capace di raccogliere le singole personalità di ciascuna delle ricerche visive intraprese dagli autori nel corso di questi anni. Al tempo stesso è per noi l’opportunità per approfondirne ancora una volta l’operato, rimarcando tutto la singolarità di ciascuna delle dinamiche instillate in ciascuna delle porzioni dell’intervento.
L’opera si sviluppa su livelli distinti ognuno dei quali è stato singolarmente occupato da un artista differente. L’opera quindi presenta spunti differenti capaci di veicolare un dialogo verso lo spettatore in funzione di una triplice identità racchiusa all’interno della rappresentazione dell’essere umano, della natura e del mondo animale, affida rispettivamente a Basik, Gola Hundun ed infine Luca Zamoc.
Da sinistra verso destra il volto nero che rappresenta la parte umana dell’opera è una rielaborazione personale da parte dell’interprete con base a Rimini del ritratto di Sigismondo Malatesta liberamente ispirato all’omonimo lavoro di Piero Della Francesca in un affresco del Tempio Malatestiano proprio a Rimini. L’opera vede Basik portare avanti il proprio approccio stilistico attraverso un ritratto in total black intervallato da alcune sezioni maggiormente pittoriche dove l’interprete prosegue nel sviluppare la personale elaborazione cromatica. Nella parte centrale veniamo invece accolti dall’irradiamento di colori tipici dell’operato di Gola Hundun. L’artista insiste qui nel sviluppare la personale fascinazione naturale proponendo una delle sue iconiche figure organiche sviluppate attraverso intrecci naturali di vario tipo. A concludere troviamo proprio la struttura organica dalla quale si erge l’intero lavoro in quella che diviene un analogia con la terra sui i tre cardini che ne sorreggono l’esistenza. Nell’estremità destra torniamo ad ammirare l’operato di Luca Zamoc. Ancora una volta l’autore sceglie di affidarsi al personale tratto stilistico direttamente ereditato dagli stimoli illustrativi e grafici. L’autore realizza il volto di profilo di una tigre e proponendo quindi la personale elaborazione a tema animale. Ancora una volta è la cura per il dettaglio e per i giochi di ombra a calamitare l’attenzione per un risultato finale certamente potente.
Il risultato finale di questa miscela di spunti e stimoli differenti è un immagini equilibrata che concentra nella sua stessa essenza da una parte gli stimoli prettamente stilistici degli autori impegnati, al tempo stesso rappresenta l’opportunità per una riflessione sulle dinamiche che muovono il nostro mondo, sull’equilibrio tra tre forze che troppo spesso l’uomo non è stato in grado di mantenere, ed infine al ruolo paritario che dovrebbe avere quest’ultimo all’interno della biosfera.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo potete piuttosto trovare una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, il consiglio è quello di darci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Artists for The Pics

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Interviews: Graphic Surgery

15/12/2014

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· Hello guys, thank you for this opportunity, then we start from an easy question, where does comes from the name ‘Graphic Surgery’?

Previously we worked under the name EHGZ, after the initials of our names: Erris Huigens and Gysbert Zijlstra. The name Graphic Surgery comes from the time when Gysbert was working in Australia as a signmaker in 2003. During this painfully precise process of sticking vinyl graphics on shopping windows and cars (measuring everything twice and securing you perfect levelling) there were always little things that went wrong. And you had to work very clinically with scalpels and other tools to correct these tiny mistakes. So literally performing Graphic Surgery. It describes our working process. It became our moniker for the fotolog page. That’s when it started to take over our previous name.

· How did you meet?

We met in the north of The Netherlands when we were both in art school. We had some mutual friends and we had a mutual interest in photography, graffiti, art, design, music and visiting desolated places. Plus going out to the same bars and clubs till the early morning.

· There is many years that you are in the streets, how you formed and what is your background?

Quite a while yes. We both always had an interest in so called street culture. From Gysbert’s skateboarding, Erris playing street basketball and eventually a love for painting and wheat pasting in the streets. Gysbert used to write pieces and Erris was painting with graffiti writers, but doing various non letter based things. Besides that we were in art school, learning and reading about heroes like Keith Haring, Basquiat, Theo van Doesburg. Also we were into graffiti magazines, and the first very early books about ‘street art’. Erris’ father is a landscape architect, collecting thousands of books about art and architecture and Gysbert’s brother is an architect. Both people who sort of raised us with a passion of landscape and architecture, plus the dutch design approach.

Gysbert: As a skateboarder you obtain a creative way of interacting with the city, looking for certain spots. Later on as a graffiti writer as well. Both were necessarily captured by taking pictures. That’s where the creative eye came from, taking photos sparkled the interest in looking at things differently.[/two_columns_one]

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· Ciao ragazzi, grazie per questa opportunità, allora, partiamo con una domanda facile, da dove arriva il nome Graphic Surgery?

Precedentemente, abbiamo lavorato con il nome di EHGZ, le iniziali dei nostri nomi Erris Huigens e Gysbert Zijlstra. Il nome Graphic Surgery proviene dal periodo in cui Gysbert lavorava come signmaker in Australia, nel 2003. Durante questo preciso e doloroso processo lavorativo, attaccava grafiche in vinile su finestre, negozi ed automobili, tutto doveva necessariamente essere misurato due volte per garantire un livellamento perfetto. Al temo stesso c’erano costantemente piccole cose che andavano storte, per cui bisognava lavorare ciclicamente con bisturi ed altri strumenti per correggere questi piccoli errori. Da qui nasce l’idea di una sorta di ‘Chirurgia Grafica’, una descrizione precisa del nostro processo lavorativo, che poi è diventato il nostro stesso nome per la pagina Fotolog, al posto del precedente nome.

· Come vi siete conosciuti?

Ci siamo conosciuti nel nord dell’Olanda, quando entrambi frequentavamo la scuola d’arte. Avevamo alcuni amici ed interessi in comune come la fotografia, i graffiti, la musica, l’arte ed il design, ed il visitare posti abbandonati, frequentavamo poi gli stessi bar e club.

· Sono parecchi anni che lavorate in strada, qual è la vostra formazione ed il vostro background?

È un po’ di tempo sì. Entrambi abbiamo sempre avuto un interesse per la cosiddetta cultura di strada. Dalla passione per lo skateboard di Gysbert, a quella di Erris per lo street basket, ed infine l’amore per la pittura e l’incollare cose per le strade. Gysbert era solito scrivere pezzi, Erris invece era maggiormente legato alla pittura come writers, in entrambi i casi lavorando al difuori del consueto studio della lettera. Inoltre abbiamo frequentato la scuola d’arte, apprendendo e leggendo di eroi come Keith Haring, Basquiat, Theo Van Doesburg. Anche la passione per i magazine di graffiti ed i primissimi libri sulla street art. Il padre ed il fratello di Erris sono architetti, ed hanno raccolto migliaia di libri di arte ed architettura. In entrambi i casi siamo cresciuti con persone appassionate di paesaggio ed architettura, nonché attraverso un approccio progettuale tipico dell’Olanda.

Gysbert: Come uno skateboarder ottieni un modo creativo di interagire con la città, costantemente alla ricerca di spot. Anche il lavoro come writer e riconducibile a questa continua ricerca, entrambi sono poi collegati allo scattare fotografie, è da qui che viene ‘l’occhio creativo’, con un costante interesse nell’osservare in modo differente.[/two_columns_one]

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· How you accurately describe your work?

Ordered chaos. Minimal complexity. We love minimal things as well as complex things. In our art we aim to reach the perfect balance between these two aspects. Strong and clear work with depth.

· Last week we were on the train near an industrial landscape, the horizon was covered with interwoven metal and construction engineering, we notice that this images reflects much your work! which impact have the industrial scenarios in your works?

That is exactly where the inspiration comes from. It is all around us in a global scale. Industrial places, architectural structures, towering cranes. Some works, like collages, are almost literally sampled from photos taken in those places and other works are further abstracted.

· What are you trying to express through your work? there is a reflective spirit or is it only to communicate what you hear, see or what you feel?

We simply are, and always have been, fascinated by architectural and industrial elements and urban surroundings. It is where we take inspiration from. We are trying to express what beauty can be found in this. We simply do not feel the urge to create realistic imagery. We prefer to express ourselves through our love for abstraction. But the construction crane is a very persistent element in our work, a purely functional ultimate powertool with a minimal purpose.

Everywhere in cities you see construction cranes, or construction sites, this sort of ongoing urban renewal and destruction is what symbolizes the ever changing city. So it is a symbol of this constant change. Besides that the fact that they are so brutally bare and “undesigned” makes them an interesting “object”. Seen from each different angle the lines all intersect differently, surprisingly this still fascinates us.[/two_columns_one]

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· Come descrivereste accuratamente il vostro lavoro?

Caos ordinato. Complessità minimale. Noi amiamo le cose minimali, nonché quelle complesse. Nella nostra arte cerchiamo di raggiungere il perfetto equilibrio tra questi due aspetti. Forte e pulito, per dare vita ad un lavoro profondo.

· Lo scorso week end ero in treno nei pressi di un paesaggio industriale, l’orizzonte era completamente coperto da strutture metalliche intrecciate ed ho notato come in particolare queste immagini riflettano molto il vostro lavoro. Che impatto hanno gli scenari industriali in quello che fate?

Sono questi luoghi a trasmetterci l’ispirazione. E ‘tutto intorno a noi in una scala globale. Luoghi industriali, strutture architettoniche, imponenti gru. Alcune opere, come i collages, sono (quasi) letteralmente campionati da foto scattate in questi luoghi.

· Cosa cercate di esprimere attraverso il vostro lavoro? C’è uno spirito riflessivo o unicamente l’esigenza di comunicare cosa provate, vedete o sentite?

Semplicemente, siamo, e sempre saremo, affascinati dall’architettura e dagli elementi industriali ed urbani che circondano. Proviene tutto da qui. Cerchiamo di esprimere la bellezza che può essere trovata in questi paesaggi. Non abbiamo l’urgenza di creare un immaginario realistico, preferiamo esprimere noi stessi attraverso il nostro amore per l’astrazione. La gru è un elemento piuttosto ricorrente nei nostri lavori, un strumento potente, funzionale e dotato di una forte caratterizzazione minimale. Ovunque in ogni città si possono vedere gru, siti in costruzione, in quello che diviene una continuo rinnovamento urbano di distruzione, simbolo della città in continuo cambiamento. Inoltre sono particolarmente ‘nude’ e prive di design, essenziali, il che le rende ‘oggetti’ particolarmente interessanti. Osservate da differenti punti di vista, le linee che le compongono, si intersecano in modo differente, una sorpresa questa che continua ad affascinarci.

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· One of the typical aspects of your productions is the use of white and black as the only color, why this choice?

We used to work with more colors and probably will, but through working in black and white only you can focus on shape and composition, rather than color taking away the attention from that. We search for ultimate contrast, the balance between positive and negative space, Besides painting in black and white we tend to work with the actual and pure colors of raw materials and also focus on layering, composition and form and shape.

· Which artists have most influenced your works?

We grew up looking at works by artists from De Stijl, Cobra and of course various classic dutch masters. Besides that there are too many influential artists to mention, from abstract expressionists, minimalists, public space artists to even (electronic) musicians. Dj Shadow, (early) Photek, Aphex Twin and Autechre for instance. From skateboard graphics to lodown magazine and later graphic design and illustration books, towards more about (conceptual) art and art movements. At this moment we collect and read monographies, zines and catalogues.

· In your last exhibition “Contra”, we have seen you at work on different materials, tell us a bit ‘of this new direction.

We always work intuitively on what we feel like, do we want to paint, or sketch, make a collage, or go screenprinting. More and more we look further away from an image applied to “canvas”. Creating objects and installations opens up a whole new world of oppurtunities. Everything started with our love of abandoned places, sometimes a small piece of found wood visually tells an almost complete story. A logical step in abstract architectural work is to add depth and layers to your work. We will always like the restrictions of paint on a surface but there is more to explore. Our inspiration comes from a three-dimensional world, so it is interesting to explore three-dimensional directions also. Combining modern techniques with classic crafts and methods.

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· Uno degli aspetti tipici delle vostre produzioni è l’utilizzo del bianco e del nero come unici colori, come mai questa scelta?

Siamo abituati a lavorare con più colori e probabilmente continueremo, ma unicamente attraverso il bianco ed il nero è possibile concentrarsi sulla forma e sulla composizione, piuttosto che il colore, che inevitabilmente distoglie l’attenzione da questi spunti. Cerchiamo il contrasto finale, l’equilibrio tra spazio positivo e quello negativo. Oltre alla pittura in bianco e nero, tendiamo a lavorare con i colori reali e puri, quelli delle materie prime, concentrandoci sulla stratificazione, sulla composizione di forme e figure.

· Quali artisti hanno maggiormente influenzato il vostro lavoro?

Siamo cresciuti osservando il lavoro del movimento artistico De Stijl (Neoplasticismo), Cobra ed ovviamente i vari maestri classici olandesi. Oltre questi ci sono da menzionare tantissimi artisti che ci hanno influenzato, dagli espressionisti astratti, ai minimalisti, passando per gli artisti di strada, arrivando ai musicisti elettronici. Il primo Dj Shadow, Photek, Aphex Twin e Autechre for instance. La grafica degli skateboard, Lodown Magainze, I libri di graphic design ed illustrazione, e tutti quei movimenti artistici concettuali. In questo momento collezioniamo e leggiamo, monografie, fanzine e cataloghi.

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· Nella vostra ultima esibizione “Contra”, vi abbiamo visto al lavoro su differenti materiali, raccontateci qualcosa in più su questa nuova direzione.

Lavoriamo sempre in modo intuitivo su quello che ci sentiamo, che vogliamo dipingere, o uno scarabocchiare, fare un collage, o realizzare una serigrafia. Sempre di più si spostiamo la nostra attenzione sulle immagini applicate alla tela. La creazione di oggetti ed installazioni, ci ha aperto un nuovo mondo di opportunità. Tutto è partito dal nostro amore per gli spazi abbandonati, alcune volte un piccolo pezzo di legno trovato visualmente, ha saputo ‘raccontarci’ una storia.

Un passo logico nelle opere architettoniche astratte, è quello di aggiungere profondità e livelli ai lavori. Ci piaceranno sempre le restrizioni della vernice su una superficie, ma ci rendiamo conto che non ci siamo più molto esplorare. La nostra ispirazione viene da un mondo tridimensionale, quindi è interessante esplorare anche nuove direzioni tridimensionali combinando tecniche moderne di artigianato, con i metodi più classici.

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· The process seems to be one of the key components for modern artists, what is your relationship and how you relate with spaces and with different work surfaces?

We are used to work in different ways, exploring various techniques. Each demands a different approach and process, but it is all connected to one story we visualize. We are and will always be wall painters. We like to apply paint to walls. Besides that, in gallery work there is a lot more to explore. We do not solely want to be (wall) painters only. In that we push our own boundaries.

· The constant evolution seems to be another of the key aspects for the work in the street, how about this?

It is important to have a signature style, but the worst is to be a one trick pony. The street and abandoned places are perfect for experimenting and trying out things. For large murals we make a concept/ plan and work from that. In street work we experiment. Searching for a dialogue between a painting and the surroundings. We try minimal things, and more complex things. It is all part of one process. We will keep doing this. It keeps the work and your mind fresh. Working in public space is simply one of the aspects in our work. We are not typical street artists.

· We have seen that often you work inside the abandoned spaces, what is your relationship with these particular location?

First of all we love to visit abandoned spaces. Maybe 50% or more is about the adventure and sometimes finding interesting materials to use in our work. The places can be so beautiful that when you paint a very minimalistic piece there, that is all it needs. It makes for an interesting contract. Though minimal or complex, the paintings blend in with these architectural and industrial surroundings. The problem is that they are very hard to find in The Netherlands. We have a very small overpopulated country where every square metre is carefully planned. As soon as a place is being abandoned, there is a very short span of time to explore. It will be destroyed or developed quite shortly. Not like in belgium or eastern europe for example.

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· Il processo appare essere uno delle componenti chiave degli artisti moderni, quale il vostro rapporto con esso e come vi relazionate con gli spazi e le superfici di lavoro differenti?

Noi lavoriamo attraverso differenti direzioni, esplorando varie tecniche. Ognuna di esse richiede un approccio ed un processo differente, ma è tutto connetto con ciò che noi vogliamo visualizzare. Noi siamo e saremo sempre pittori, ci piace applicare la vernice sulle pareti. Aldilà di questo, nei lavori in galleria c’è molto di più da esplorare. Non vogliamo unicamente essere pittori, è da quest’idea che spingiamo i nostri personali limiti.

· La costante evoluzione appare essere un altro aspetto chiave del lavoro in strada, cosa ne pensate?

È importante avere una cifra stilistica riconoscibile, ma è certamente peggio rimanere ancorati ad un unico concetto stilistico. La strada ed i luoghi abbandonati sono ambienti perfetti per sperimentare e provare a far uscire fuori nuove cose. Per i progetti di grande dimensione, facciamo un concept/piano e partiamo da questo. In strada invece sperimentiamo, cercando il dialogo tra la pittura e ciò che è presente intorno alla stessa, provando cose minimale e maggiormente complesse. Fa parte di un unico processo che pensiamo di portare avanti per mantenere il lavoro, e la mente, freschi. Lavorare nello spazio pubblico è semplicemente uno degli aspetti del nostro lavoro, noi non siamo degli street artists tipici.

· Vi abbiamo visto spesso lavorare all’interno degli spazi abbandonati, quale la vostra relazione con queste particolari location?

Prima di tutto ci piace visitare gli spazi abbandonati. Diciamo che al 50% c’è l’idea di un avventura o di trovare qualche materiale interessante da utilizzare per i lavori. Alcuni luoghi possono essere davvero così belli che basta unicamente dipingere un opera molto minimalistica, è tutto ciò che serve. Tuttavia, minimale o complesse che siano, le pittura si fondono con questi ambienti architettonici ed industriali. Il problema è che queste strutture sono difficili da trovare nei Paesi Bassi, si tratta di una nazione piccola a sovrappopolata in cui tutto quanto viene attentamente pianificato per ogni metro quadrato. Non appena un luogo viene abbandonato, c’è un brevissimo lasso di tempo per esplorare, verrà infattii distrutto o rimodernato in un brevissimo tempo, qualcosa di completamente differente rispetto a quanto accade in Belgio o in Europa orientale, ad esempio.[/two_columns_one]

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· Among the various works that you produced or painted, there is one in particular with which you are most linked or who that has left you a good memory?

Not one piece of art or painting. The most special ones are personal, because of the adventure. Spending time and exploring with artists friends like for instance Erosie, Late and Zime from eindhoven, Wood from Utrecht and many foreign friends, mostly from france and italy!

Yet the bauhaus wall we painted in Dresden for the Citybilder Festival in 2011 was our first really big mural, we learned a great deal, and had a great time as well.
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· Tra le varie opere che avere realizzato o dipinto, ce n’è una in particolare a cui siete più legati o che vi ha lasciato un bel ricordo?

Si, non si tratta però di un opera o di una pittura. I più speciali sono personali, a causa dell’avventura che c’è dietro. Passare del tempo esplorando con amici artisti, come ad esempio Jeroen Erosie, Late e Zime da Eindhoven, Wood da Utrecht e molti amici anche dall’estero, per lo più provenienti da Francia e Italia!

Nonostante questo, certamente la parete dipinta a Dresden in occasione del Citybilder Festival del 2011. È stato il nostro primo intervento murale davvero grande, abbiamo imparato molto, e ci siamo trovati benissimo.
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· What should we expect from you in the coming months?

Many things going on: Mini Galerie showed new works of us, Boris Tellegen and Jeroen Erosie at Scope art fair in New York. We will paint an entire interior space in Amsterdam during a week’s project with Orpheu De Jong from Red Light Radio, curated by Converse. Working for a brand can be tricky but we get total artistic freedom, so that is why we really like the project. Looking forward to Altrove Festival in Italy alongside an amazing lineup of international artists. Currently we are creating large metal object for a client that is being finished at this very moment which we are very excited about. There is a group exhibition with many great dutch artists and wall painters at ACEC in Apeldoorn coming in may. Plus one collage at the Collage 2.0 group show at the Mini galerie. Besides that we do vinyl artwork for many releases of electronic music imprint Delsin from Amsterdam. Also cooking up things for the second part of the year.

· Thanks for your time guys! a final message for the readers of Gorgo?

Ciao bravi ragazzi! Thanks for reading, and thank you Gorgo for the support!

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· Cosa dobbiamo aspettarci da voi nei prossimi mesi?

Molte cose in corso e verranno: Mini Galerie di Amsterdam ha mostrato le nostre opere, quelle di Boris Tellegen e Jeroen Erosie durante i giorni dello Scope Art Fair di New York. Faremo dipingere un intero spazio interno ad Amsterdam durante il progetto di una settimana con Orpheu De Jong di Red Light Radio, a cura di Converse. Lavorare ad esempio per un marchio può essere difficile, ma abbiamo ottenuto totale libertà artistica, motivo per il quale ci piace molto questo progetto. Saremo all’Altrove Festival di Catanzaro al fianco di una straordinaria gamma di artisti internazionali. Attualmente stiamo creando grande oggetto metallico per un cliente, lo stiamo completando in questo momento, e ne siamo molto entusiasti. Ci sarà una mostra collettiva con molti grandi artisti olandesi e muralisti presso l’ACEC ad Apeldoorn a Maggio. In più presenteremo un collage per la collettiva Collage 2.0 firmata sempre da Mini Galerie. Oltre a siamo al lavoro sugli artowrks delle copertine dei vinile dell’etichetta elettronica Delsin di Amsterdam. Tutto questo in attesa di nuovo sviluppi per la seconda parte dell’anno.

· Grazie per il Vostro tempo ragazzi! Un messaggio per i lettori di Gorgo?

Ciao bravi ragazzi! Thanks for reading, and thank you Gorgo for the support!

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Weekly Overview – 08 – 12 to 14 – 12

14/12/2014

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Weekly Overview è l’appuntamento del Week-End dove vi presentiamo una selezione delle migliori news settimanali.

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Lorenzo Fonda “A Trumpet and a Feather” Fanzine

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Spogo – New Mural for OpenWalls Barcelona

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Dem & Seth Morley “PANTA REI” at Ritmo

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Morik – New Mural at Art Basel 2014

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Pastel x JUFE – for R.A.W. PROJECT in Wynwood

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SBAGLIATO – New Pieces at Art Basel 2014

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Alberonero “Norme di Paesaggio” at Campidarte

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Alexis Diaz x Faith47 – New Mural at Art Basel 2014

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2501 – New Mural for R.A.W. PROJECT in Wynwood

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HORFEE “Traditional Occupations” Show (Recap)

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Reka – New Mural for R.A.W. PROJECT in Wynwood

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108, Ekta, Erosie, Nelio at Galerie SLIKA (Recap)

Lorenzo Fonda “A Trumpet and a Feather” Fanzine

14/12/2014

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Fuori ora l’ultima pubblicazione firmata Terracava, dal titolo “A Trumpet and a Feather” si tratta di una nuova fanzine che raccoglie i lavori Lorenzo Fonda per una storia breve dalle tinte noir e caratterizzata dal particolare stile dell’autore Italiano.
Questa nuova uscita, realizzata grazie all’esperienza di Fontegrafica, segna la volontà di Terracava di portare avanti una nuova strada produttiva, un percorso parallelo a quello manuale, sviluppato con l’intento anzitutto di mantenere inalterata l’unicità di ogni singola uscita che continua quindi ad essere pensata e sviluppata insieme all’autore di turno.
Lorenzo Fonda, con base a New York, è anzitutto registra ed artista, l’autore ha nel suo background il mondo dello skateboard, dei fumetti giapponesi e dei videogames. Famoso per aver realizzato il bel e pruripremiato documentario “Megunica” incentrato sul lavoro del grande BLU. La particolare attrazione per il mondo dei fumetti, con una spiccata sensibilità per questo mondo e una personale passione, lo ha spesso portato a realizzare brevi storie nel suo tempo libero.
Con “A Trumpet and a Feather” prima uscita che precede quella di due nuova pubblicazioni dal titolo : Tonight on planet earth e The Uncanny, viene sviluppata sulla relazione tra due personaggi. La storia racconta le vicende di un uomo (Nicolas) che siede solitario all’interno di un caffè parigino. Qui una donna di nome Cécile, femmina attraente e sicura di sé, gli si siede accanto chiedendogli una sigarette. Lo sviluppo successivo vede Cécile rimanere a fare compagnia a Nicolas chiarendo quindi che i due hanno in comune ben più del piacere di fumare una singola sigarette assieme.
La pubblicazione esce in edizione di 150 copia, ben 180 pagine 15×22 cm realizzate con stampa offset è disponibile direttamente sullo store di Terracava a 25,00, è gia vostra!
Dopo il salto alcune immagini con tutti i dettagli di quest’ultima pubblicazione, dateci un occhiata e restate sintonizzati per nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’editore italiano.

Thanks to Terracava for The Pics

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Skount “Implosion, essence of a memory” Installation

14/12/2014

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A distanza di parecchio tempo torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di Skount, l’artista ha da poco presentato una nuova installazione realizzata in collaborazione con The visual brothers ed esposta durante la notte dei musei di Amsterdam.
È l’occasione per tornare ad approfondire l’operato di uno degli interpreti senza dubbio più poliedrici del panorama internazionale. Come visto più volte Skount sviluppa il proprio lavoro avvalendosi di differenti tecniche e medium, non si tratta quindi ed unicamente di pittura murale quanto piuttosto di un concentrato di stimoli ed impulsi differenti che investono lo spazio pubblico attraverso tecniche eterogenee. Analizzandone il lavoro ci siamo infatti spesso soffermati proprio sulla diversità degli stili utilizzati, sia per quanto riguarda la pittura, dove l’interprete ha saputo alternare interventi altamente figurativi ad opere maggiormente criptiche, sia per le installazioni che anche in passato hanno saputo sorprenderci e colpirci per la loro natura criptica ed altamente emotiva.
Con “Implosion, essence of a memory”, questo il titolo del lavoro, Skount porta il suo filone installativo al livello successivo. L’opera rappresenta una rottura all’interno di ricordi soggettivi che di fatto rappresentano la natura di un’unica entità. L’autore utilizzare opere e simboli appartenenti ai famosi autori olandesi, immagini che appartengono alla memoria collettiva, reinterpretate attraverso una personale e caratteristica visione frammentata e capace in questo senso di riflettere l’assenza di questa stessa entità attraverso le sue variabili.
Ciascuno dei sette frammenti proposti sviluppa quindi una tematica a sé laddove riunificando gli stessi emerge un identità unica. Partendo dall’angolo sinistro troviamo Airborne, una rappresentazione per mezzo di uno degli iconici personaggi dell’autore di uno stato meditativo. Proseguendo troviamo Norne dove vediamo tre iconiche figure che rappresentano le grandi tragedie subite dalla città, il fuoco, le inondazioni e la peste. Con Nocturne l’autore si rifà alla famosa Notte Stellata di Van Gogh, il Viaggiatore Anonimo è invece ispirato da “The Peddler” di Hieronymus Bosch, qui l’interprete sviluppa il frammento attraverso un grande cerchio all’interno del quale troviamo la figura di un viaggiatore.
Passion Delicate è invece ispirato all’opera di Rembrandt, “La sposa ebrea”. Qui l’autore dipinge unicamente sulla posizione delle mani come un simbolo di amore, passione, conoscenza. Color Vision raccoglie gli stimoli di “Eye” di MC Escher, dipingendo un fiore nella pupilla come simbolo della fioritura dell’esperienza. Infine Conoscenza / Nutrition, il frammento qui è ispirato a “Lezione di anatomia del dottor Tulp” di Rembrandt. In questa reinterpretazione i custodi sono illustrati senza volto, unicamente il cadavere appare con il proprio viso ed il cuore eviscerato come simbolo di perdita e di morte.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’interprete.

Thanks to The Artist for The Pics

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Augustine Kofie “Taking Shape” at Openspace (Recap)

13/12/2014

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Aperta lo scorso 27 Novembre andiamo finalmente a dare un occhiata approfondita a “Taking Shape” nuovo solo show del grande Augustine Kofie, show organizzato dalla OpenSpace Gallery all’interno del Bastille Design Center di Parigi.
Preceduto da una doppio interventi, prima in strada (Covered) e poi sull’iconica parete dell’Association Le M.U.R. (Covered) questo nuovo show di Augustine Kofie segna anzitutto il ritorno a Parigi a distanza di un anno da California Soul, precedente esibizione aperta dalla medesima galleria Parigina. È l’occasione quindi per approfondire a 360° gradi tutto il lavoro dell’interprete, raccogliendo quindi sia gli stimoli in strada che gli elaborati in studio per una immersione totale all’interno dell’immaginario di uno dei grandi della scena internazionale.
Come visto più volte il percorso di Kofie parte anzitutto dal percorso come writer più di due decenni fa, l’interprete attraverso la propria e personale ricerca ha poi sviluppato il proprio stile affiancandosi ad una visione decisamente astratta. Lo stimolo delle produzioni firmate dall’artista è senza dubbio canalizzato dall’indagine che lo stesso porta avanti, in questo senso assistiamo alla volontà dell’autore di coadiuvare un costante equilibrio tra forme, razionalità ed istintività. Proprio questi sono gli aspetti che maggiormente rappresentano il percorso dell’artista, diventando quindi prerogative principali all’interno del flusso visivo che l’autore è solito generare.
Il risultato finale sono quindi opere alimentate da un costante cambiamento dinamico, troviamo una marcata interazione con gli spazi che si riflette in una precisa scelta cromatica. In questo senso è infatti importante sottolineare come Kofie sviluppi il proprio lavoro cercando una sintonia quanto più maggiore possibile con lo spazio e la superficie di lavoro. L’autore scegli quindi di farsi guidare dall’inconscio, dalle sensazioni del momento e dagli stimoli del luogo. All’interno delle immagini generate si muovono quindi elementi differenti, configurazioni astratte in quella che diviene una costante danza tra figure eterogenee, componenti viscerali ed istintive si miscelano con istanti più impostati e precisi
Per questa sua ultima mostra Augustine Kofie mette in piedi un allestimento davvero carico portando in dote, tele, disegni in aggiunta ad alcune pitture su tessuto.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una lunga serie di scatti con tutti i dettagli del bell’allestimento proposto dall’autore, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi approfondimenti su lavoro del grande artista.

Pics via AM

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Spogo – New Mural for OpenWalls Barcelona

13/12/2014

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Torniamo con piacere ad approfondire i lavori per l’ottima OpenWalls Conference di Barcellona, tra gli ospiti anche Spogo che ha da poco terminato di dipingere questa nuova e bella parete portando in dote tutto il suo particolare approccio.
Il progetto di Barcellona è quindi l’occasione per noi per tornare ad approfondire le dinamiche del lavoro dell’interprete a distanza di parecchio tempo. Abituati a vedere l’autore inserirsi all’interno di strutture architettoniche e spot abbandonati, con questa sua partecipazione al progetto Spagnolo abbiamo la possibilità di vedere l’interprete alle prese con uno spazio pubblico.
Il particolare approccio stilistico di Spogo è la diretta conseguenza della personale ricerca stilistica dell’interprete. Partito con rappresentazioni a carattere naturale, con forme arrotondate e decisamente più ‘molli’ e miscelate per mezzo di una completa eliminazione delle outlines, l’artista ha poi sviluppato la propria personale ricerca lasciandosi andare agli stimoli personali coadiuvati dai colori. La pittura dell’autore è quindi anzitutto diametralmente legata alle sensazioni del momento in funzione di una personale simbiosi con gli spazi, con le sensazioni e gli stati d’animo che gli stessi riescono ad evocare. Da questo piglio emerge un impulso astratto costruito attraverso l’elaborazione e l’intersecarsi di figure differenti. L’interprete si serve di quadrati, rettangoli, soprattutto cerchi, alimentati da textures ed effetti ottici di profondità e tridimensionalità atti a stravolgere e cambiare completamente l’aspetto finale degli spazi di lavoro. La palette cromatica scelta, entra in gioco attraverso una campionatura dell’ambiente circostante, in modo tale da essere in completa armonia con quest’ultimo, al tempo stesso gli elementi proposti gravitano sulla superfice generando effetti ottici per una lettura criptica ed articolata attraverso forme e visioni differenti.
Per il bel progetto catalano, Spogo ha a disposizione l’intera facciata di questa grande struttura, l’interprete va quindi a realizzare una delle sue iconiche immagini generando lavorando in particolare attraverso grandi e spessi blocchi cromatici, nella parte superiore della superfice, contrapposti ad elementi di dimensioni minore e maggiore instabili in quella inferiore, il tutto infine legata da una comune influenza cromatica e da textures ed intrecci differenti.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo potete apprezzare una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’interprete.

Thanks to The Artist for The Pics

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BLU’s Murals buffed in Berlin

13/12/2014

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Torniamo a parlarvi di BLU, il grande artista italiano ha infatti deciso di coprire due dei suoi interventi più famosi, in segno di protesta per la gentrificazione selvaggia che sta colpendo la zona di Cuvrystraße a Berlino.
Realizzati nel 2007 e 2008 a Berlino le due opere, quella con l’uomo con le catene sugli orologi e quella delle due figure speculari, rappresentavano tra gli interventi più famosi tra quelli presenti a Berlino, nonché tra le opere più iconiche dell’interprete Italiano. La zona circostante, che rappresenta uno degli epicentri della gentrificazione che sta colpendo Berlino, sta lentamente mutando il proprio aspetto ed il proprio carattere sociale. Classico esempio in cui l’arte sempre più viene utilizzata come stimolo per portare a compimento un cambio sociale all’interno di una specifica zona urbana. Gentrificazione (dall’Inglese gentrification derivante da gentry, ovvero piccola nobiltà, middle class) è quel processo per cui i decadenti quartieri popolari delle città vengono trasformati attraverso interventi specifici (ristrutturazioni, ammodernamento e pacificazione dell’area) coadiuvati da ingente capitale privato. Con l’aumentare dei prezzi nell’area segue il successivo insediamento di una classe sociale medio borghese – la nuova gentry appunto – per cui i precedenti abitanti, gli originari, sono costretti a spostarsi in nuovo zone popolari.
BLU non accetta queste dinamiche e sceglie quindi di cancellare il proprio lavoro, anzitutto come segno di processo, in secondo luogo per evitare che i propri lavori vengano utilizzati per questi scopi.
Al posto delle due grandi figure che in precedenza si ergevano sulle facciate dei due palazzi ecco comparire grandi blocchi neri che ne hanno completamente coperto l’aspetto. Chicca finale, BLU scegli di lasciare unicamente la scritta ‘your city’ quasi a voler dare una risposta chiara e diretta rispetto a queste folli dinamiche.
In calce al nostro testo potete trovare alcuni scatti durante le fasi di copertura degli interventi e l’immagini dei due lavori nello stato precedente, dateci un occhiata e fateci sapere cosa ne pensate attraverso la nostra apposita sezione commenti.

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Dem & Seth Morley “PANTA REI” at Ritmo

12/12/2014

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Gli amici di Ritmo, spazio indipendente Catanese, lo scorso mese hanno ospitato DEM e Seth Morley per una residenza di venti giorni dalla quale nasce “Pante Rei”, nuovo progetto video espositivo.
Dopo Supra Natura, i due artisti tornano a collaborare insieme intersecando nuovamente personali e comuni fascinazioni. Il progetto è direttamente ispirato agli antichi misteri Etruschi, al culto della Madreterra in aggiunta ad alcuni elementi appartenenti alla tradizione religioso Siciliana. In particolare il progetto approfondisce un antico mistero etrusco dove l’essere umano attraverso cicli di reincarnazione ed una precisa identificazione spirituale può ottenere l’immortalità.
Pante Rei è una nuova esuberante esperienza visiva capace di porre l’accento su temi come l’esistenza, il destino dell’anima in cerca della sua costante eternità. L’ambientazione scelta è la naturale conseguenza dei giorni di residenza dei due interpreti. DEM e Seth Morley si sono mossi all’interno delle suggestioni degli scenari pre-ellenici come la necropoli di Pantalica, il monte Etna, gli scorci lavici dei Crateri Silvestri ed infine le immancabili aree boschive che circondano il grande leccio secolare nei pressi della città di MIlo. raccogliendo da questi spunti e sensazioni proiettate poi all’interno del progetto. Scandito dalla consueta attenzione per gli elementi naturali, l’opera proposta e proiettata in occasione dell’inaugurazione dell’allestimento, intreccia elementi differenti. La natura, l’essere umano, il sovrasensibile, l’anima, la sua ombra ed il corpo stesso che rappresentano elemento triplice ed imprescindibile di ciascuno di noi. In particolare gli artisti su soffermano sul ciclo della vita, sul viaggio dell’anima proponendo vita, morte e rinascita.
I costumi di scena, le maschere, esposti poi all’interno dell’allestimento, sono ancora una volta ideati da DEM insieme a Alessandra di Stefano, Andrea Gangi, Valentina Plumari, Erika Salamone e Cristina Berti, e nascono da un personale interpretazione che unifica spunti dal mondo etrusco, siberiano ed egiziano. Le musiche che ci accompagnano in questo viaggio sono invece state composte da Graziella Kriminal, due elettronico che unisce i tipici suoni del marranzano con quelli del basso e della batteria, infine i suoi di cui si è occupato Polosid.
Il risultato finale è una nuova esperienza catartica, l’opportunità di una nuova riflessione capace di attrarre certamente dal punto di vista visivo, ma soprattutto per mezzo dei temi sviscerati e per il forte impatto che gli stessi riescono a generare. Un viaggio personale all’interno del proprio io, spingendosi in lidi inesplorati e metafisici che ancora una volta ci ha lasciato sorpresi e assolutamente coinvolti.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad alcuni scatti dell’allestimento proposto all’interno degli spazi Catanesi, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti sul lavoro dei due autori.

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Pener – A Series of New Pieces

12/12/2014

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A distanza di tempo torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di Pener, l’interprete Polacco ha da poco terminato una nuova serie di interventi in strada portando avanti il peculiare approccio astratto e gli stimoli geometrici che ne guidano lo sviluppo.
È sempre piuttosto stimolante osservare come gli artisti sviluppino costantemente la propria ricerca e come le dinamiche pittoriche varino in funzione dei differenti spazi gli stessi hanno a disposizione. Pener in questo senso rappresenta l’esempio perfetto. Il contatto infatti con questa nuova serie di lavori, mette l’accento sulla volontà dell’autore di sperimentare direzioni differenti capaci di distaccarsi profondamente dalle opere di grandi dimensioni che ultimamente abbiamo avuto il piacere di osservare, per abbracciare piuttosto, uno stimolo maggiormente viscerale ed impulsivo.
Come visto più volte l’approccio stilistico dell’autore non rappresenta una semplice fascinazione geometrica quanto piuttosto un esigenza espressiva che porta lo stesso a sviluppare percorsi intricati e sviluppati per mezzo di spunti e dinamiche differenti. La sensibilità dell’artista va quindi a generare trame si geometriche, ma costantemente alimentate e influenzate da stimoli tridimensionali, giochi di profondità, effetti ottici, capaci di stimolare dal punto di vista emotivo chi osserva. Il risultato finale di questo particolare impianto visivo è un trama profonda e consistente che cela al suo interno vere e proprie fratture cromatiche capaci di alimentarne il moto ed il flusso costante, le correnti di movimento si intersecano tra di loro generando figure ed elementi differenti scanditi da tinte e colori costantemente mutevoli.
Questo particolare piglio inevitabilmente viene influenzato da quelle che sono le percezioni e gli stati d’animo dell’autore, queste emozioni entrano in contatto con lo spazio circostante, con la superfice, andando inevitabilmente a stimolare il moto delle forme e degli elementi raffigurati. In questo senso non stupisce quindi come Pener, per questa nuova serie di interventi, vada a sviluppare lavori certamente più acuti, lasciandosi trasportare maggiormente dallo spirito del momento e rievocando sensazioni ed emozioni differenti.
Osservando le opere emerge anzitutto un piglio maggiormente lineare, con una consistenza degli elementi proposti decisamente minore, l’autore Polacco sceglie piuttosto di sugli sviluppi e sugli intrecci tra differenti segmenti figli di un’unica linea. Emerge un cambio di passo più crudo, più intenso, quasi rabbioso dove colori, rette e linee vanno a scontrarsi generando un impulso visivo forte e caratteristico.
Nient’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una ricca ed esaustiva galleria di scatti con le immagini di quest’ultima infornata di lavori, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’interprete.

Pics via Eko

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MTO – New Mural at Art Basel 2014

12/12/2014

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Continuano i lavori in occasione dell’Art Basel 2014, a distanza di tempo ritroviamo con piacere MTO che ha da poco terminato di dipingere un nuovo intervento incentrato sulle dinamiche di gentrificazione che stanno sempre più investendo il distretto di Wynwood.
Dopo parecchio tempo quest’ultima fatica è l’occasione quindi per tornare ad approfondire le dinamiche stilistiche di uno degli interpreti di spicco della corrente iper realistica.
Le produzioni di MTO, come spesso abbiamo avuto modo di vedere, poggia le sue basi su una ricerca stilistica in grado di alimentare una riproduzione pittorica quasi fotografica. L’abilità dell’artista è quella di divertirsi a far interagire i suoi soggetti con lo spazio circostante e la stessa parete, rompendo la terza dimensione e veicolando temi e spunti differenti.
Aldilà delle dinamiche prettamente stilistiche che accompagnano l’operato dell’autore, quest’ultimo lavoro è piuttosto l’occasione per una riflessione amara. Avrete notato come specialmente durante i giorni dell’Art Basel ogni anno artisti da tutto il mondo si riversino nella zona di Wynwood per dipingere ed offrire il proprio contributo. Il distretto di Miami è anche chiamato “Little San Juan” e visto la presenza di una forte e radicata comunità portoricana è comunemente conosciuto come El Barrio. I Portoricani possiedono bar, ristoranti, negozi ed altre attività lungo le strade di Wynwood, recentemente però il quartiere ha visto ingenti capitali cambiarne completamente lo sviluppo sia sociale che economico. Lo sviluppo e la rinnovata attenzione durante gli anni 2000 della zona dei magazzini, in precedenza abbandonati, ha iniziato a far confluire artisti, ristoratori e bar e sale, nonché la conseguente crescita di progetti a carattere artistico, ne hanno favorito il cambiamento.
Circa 30 artisti da tutto il mondo si sono ritrovati qui per dare vita al Wynwood Walls che ha favorito l’incremento di interventi nelle zone limitrofe a questa specifica parte. Il risultato finale di questo inesorabile cambiamento è che ora la zona viene concepita e letta come un nuovo quartiere Hipster.
L’opera di MTO, dal titolo “La Muerte del Barrio” prende vita all’interno di una delle poche zone ancora non raggiunte dallo sviluppo forsennato. L’autore qui mette l’accento proprio sulla gentrificazione selvaggia che ha completamente trasformato l’aspetto e le dinamiche del distretto. Lo fa sviluppando una riflessione e proponendo un immagine forte legata alla cultura hipster schernendone gli aspetti più controversi. Vediamo quindi il caffè di Starbucks, la macchina fotografica, la camicia a quadri, il baffo irriverente, tutti elementi che contraddistinguono questa sub-culture, dare forma e l’aspetto ad uno dei suoi personaggi, un teschio intento a bere il proprio caffè mentre alle sue spalle la stessa parete subisce
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultimo intervento dateci un occhiata per approfondire al meglio la riflessione portata avanti in questo lavoro dell’artista.

Pics by The Artist

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Morik – New Mural at Art Basel 2014

12/12/2014

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A distanza di parecchio tempo torniamo ad approfondire il lavoro di Morik, l’interprete Russo ha infatti da poco terminato di dipingere questa nuova e grande parete nel distretto di Wynwood in occasione dei lavori per l’Art Basel 2014.
Avevamo fatto la conoscenza di Morik questo autunno in occasione della sua partecipazione all’Urban Forms di Lodz (Covered), ora a distanza di qualche mese abbiamo quindi l’opportunità di approfondire nuovamente il particolare approccio stilistico dell’autore attraverso un intervento che ne rivendica tutta la profondità.
Nell’osservare le produzioni di Morik è anzitutto importante sottolineare la duplice identità che accompagna i suoi interventi. In questo senso il lavoro dell’artista ha saputo sviluppare un stile capace di accogliere elementi figurativi all’interno di un ottica prettamente astratta. Attraverso un tratto stilistico molto personale, il Russo dà vita ad una sua personale rappresentazione dell’essere umano, prendono vita corpi vivi strutturati attraverso una profondissima densità cromatica. Proprio il colore rappresenta lo stimolo che permette all’artista di innescare la matassa astratta che avvolge la totalità dei suoi interventi. Il duplice percorso, quello generato dalle figure rappresentate, e quello posto immediatamente al livello successivo permette un all’interprete di giocare con la percezione dello spazio, alimentando giochi visivi differenti in funzioni di un utilizzo di tinte eterogenee capaci di penetrare e sviluppare una trama visiva forte e sfaccettata. A comparire quindi insieme all’immagine principale sono gigantesche caselle che vanno a creare elementi e forme astratte differenti, sta proprio qui la peculiarità degli interventi dell’autore, da una parte lo spettatore trova e riconosce immagini di facile lettura, come i corpi e soggetti differenti, dall’altra viene colto da elementi, texture e figure astratte capace di solo di accompagnare l’opera ma di proporre una lettura parallela della stessa, un percorso alternativo da scoprire ed osservare con cura in tutti i suoi dettagli.
Per questa sua ultima fatica a Miami, Morik propone un opere intrinsecamente legate agli aspetti tipici del proprio percorso. Attraverso un utilizzo di differenti declinazione del blu, l’interprete da vita ad un immagine che vede una serie di ragazzi su un motoscafo. L’acquà così come gli effetti di riverbero della stessa vengono sviluppati attraverso il piglio astratto dell’autore, i corpi e lo scafo che solca questa grande densità di elementi vengono invece sviluppati attraverso la peculiare stilistica figurativa.
Il risultato finale è un immagini ricchissima di elementi, le caselle cromatiche vanno ad incentivare il moto degli elementi più morbidi proposti, mentre le figure dipinte rappresentano il giusto stacco di un immagine che ci ha nuovamente lasciato a bocca aperta.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo potete trovare una bella serie di immagini con i dettagli di quest’ultima fatica e qualche immagine durante le fasi del making of, dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Pics via GF

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CANEMORTO – “Cão Morto em Lisboa” Fanzine (Video-Interview)

12/12/2014

Nell’attesa che ci separa dall’uscita di Cão Morto em Lisboa, pubblicazione in combo tra Gorgo Magazine e C-41 Magazine con i lavori dei CANEMORTO, vi presentiamo una bella video intervista con gli autori.

La comunione d’intenti ci ha portato a collaborare con C-41 Magazine, l’idea è stata quella di unificare le rispettive linee editoriali per proporre una pubblicazione cartacea che potesse incontrare la nostra attrazione per strada, con il lavoro dei CANEMORTO, e la loro sensibilità fotografica, con le immagini e gli scatti del fotografo Tanguy Bombonera.
Nei mesi scorsi i CANEMORTO si sono spostati a Lisbona, 60 giorni di immersione pura e totale all’interno
del tessuto urbano della città Portoghese. Gli interpreti si sono confrontati con le pareti del centro cittadino, sul lungolinea del treno, nei tetti, nei pilastri della superstrada, ben 30 interventi differenti sparsi per tutta la città in aggiunta ad un numero incredibile di bombing notturni, il tutto senza alcun tipo di autorizzazione e costantemente seguiti dalla lente del fotografo.
Dopo l’anteprima di qualche giorno fa ed a pochi giorni dall’uscita ufficiale della fanzine, vi diamo modo di approfondire al meglio il lavoro degli artisti attraverso un bella ed esaustiva video intervista. I CANEMORTO si raccontano a ruota libera, approfondendo dinamiche del loro approccio e le sensazioni e le esperienze vissute durante la frenesia Portoghese.

Il consiglio è quello di mettersi comodi e di godersi il bel video edito dagli amici di ZI, a cui vanno i nostri ringraziamenti, ricordandovi infine che la fanzine uscirà il prossimo 15 Dicembre alle 14.00 p.m. sul nostro Medusa Art Shop.

Nychos – New Murals at Art Basel 2014

11/12/2014

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Tra i grandi nomi che quest’anno stanno prendendo parte ai lavori per l’Art Basel 2014, non poteva di certo mancare Nychos, il grande interprete Austriaco per la rassegna di Miami ha da poco terminato di dipingere una bella serie di inediti interventi.
Quest’ultima infornata di interventi ci offre l’occasione per tornare ad approfondire il lavoro di uno degli autori certamente più interessanti della scena Europea. Da tempo seguiamo infatti con interesse gli sviluppi del particolare approccio stilistico dell’artista assolutamente conviti di una ricerca personale che ha fatto dello studio anatomico di corpi e soggetti animali il suo principale volano espressivo. Le opere dell’interprete rappresentano anzitutto una reinterpretazione di veri e propri soggetti differenti tutti sviluppati attraverso il consueto ed iconico effetto di dissezione.
La radica influenza nel mondo dei graffiti, la personale attrattiva verso il mondo dell’illustrazione, quello dei cartoni animati, rappresentano le basi per la mistura stilistica che caratterizza le pittura dell’autore. Nychos attraverso il personale tratto stilistico unifica quindi differenti discipline animando un immaginario profondo ed articolatissimo che paga la particolare predilezione per i dettagli da parte dall’interprete. Proprio i dettagli rappresentano lo stimolo aggiuntivo di una produzione senza dubbio dal forte impatto visivo. In questo senso i soggetti realizzati dall’artista si articolano attraverso uno preciso studio di quelle che sono le loro componenti interne, alimentando quindi da una parte la volontà dell’indagine portata avanti dall’interprete ed al tempo stesso una realisticità anatomica che rende le opere assolutamente vere. A catalizzare le produzioni dell’autore troviamo infine una radicata influenza splatter, il senso dell’esagerato rappresenta l’impulso di un lavoro in cui veniamo a contatto con sezioni e parti di corpi. Vediamo letteralmente aperti e ‘scoperchiati’ animali e creature di vario tipo, tagliati nella loro forma e realizzati attraverso un preciso ed intenso sviluppo cromatico. Il dettaglio si fa incalzante laddove troviamo scheletri ed ossa, articolazioni, organi interni, vasi sanguini, tutto meticolosamente raffigurato attraverso una cura manicale. I characters si muovono quindi sulla superficie di lavoro attraverso un piglio tridimensionale, troviamo ombreggiature e giochi di luce, le sezioni interne vengono esplose all’esterno, in un calderone stracolmo di sensazioni ed emozioni differenti, tra il divertito ed il sorpreso, tra il disgusto e l’interesse.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima pittura, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’interprete e sui lavori la rassegna di Miami.

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Zmogk – New Piece in Dubai for “Rehlatna” Event

11/12/2014

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Ci spostiamo a Dubai, qui, in occasione del “Rehlatna” Event, troviamo con piacere l’artista Russo Zmogk che ha da poco terminato di dipingere questo nuovo lavoro attraverso il suo personale approccio stilistico.
Come detto più volte stiamo sempre più volgendo il nostro sguardo verso i talenti dell’Est Europa consapevoli di avvicinarsi ad un mondo distante si ma al contempo capace di portare un vento fresco all’interno delle dinamiche dell’arte urbana. Siamo infatti convinti che in queste terre ci siano artisti poco conosciuti capaci però di sviluppare una personale ricerca stilistica di assoluto livello. Come visto comune denominatore per questi autori è la personale esperienza maturata in strada attraverso un radicato background dal mondo dei graffiti, punto di partenza questo per una successiva evoluzione nella ricerca e negli stili proposti. Ad accomunare ulteriormente questi interpreti troviamo un personale sensibilità per gli spazi pubblici capace di alimentare un peculiare e coinvolgente filone astratto.
Il lavoro di Zmogk si inserisce proprio all’interno di queste dinamiche portando in dote una personale astrazione che ci ha senza dubbio colpito e coinvolto. Con base a Mosca dove vive e lavora, l’autore Russo ha iniziato il suo cammino in strada attraverso il lavoro come writer verso la fine degli anni ’90, per poi evolvere il proprio stile seppur mantenendo al tempo stesso un legame profondo con questo mondo. In questo senso l’evoluzione dell’artista passa per vere e proprie fasi, la prima in cui lo stesso si è confrontato unicamente con le lettere, abbracciando quindi in senso canonico la cultura dei graffiti, il secondo step è invece una figurazione più marcata, con la comparsa di soggetti e personaggi vicino al mondo dei robot e delle macchine. Il passo conclusivo di questa evoluzione è infine una maggiore e rimarcata astrazione caratterizzata dall’utilizzo di tinte e miscele cromatiche decisamente luminose e vivaci. In questo senso gli elementi proposti risultano (quasi) caotici, suggerendo una sensazione di moto perpetuo, la figure dipinte generano e suggeriscono immagini differenti portando avanti una sorta di percorso che cela al proprio interno stimoli ed impulsi sempre nuovi in una ciclità emotiva davvero impressionante.
Proprio quest’ultimo lavoro di Zmogk ne raccoglie alla perfezione tutta l ’esperienza visiva. L’autore Russo elabora una riflessione sul paesaggio circostante, raccogliendone dapprima gli elementi visivi come la sabbia, i cammelli e di vecchi edifici, per poi alimentare una personale fascinazione verso il futuro inserendo spunti e stimoli propri sviluppando quindi un proprio e peculiare viaggio astrale. L’intervento si mostra quindi come una gigantesca nebulosa astratta, carica di elementi differenti, cambi cromatici repentini, figure e spunti si susseguono generando una miscela impattante e coinvolgente.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica dell’interprete, dateci un occhiata è tutto in calce al nostro testo, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Pics by The Artist

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Pastel x JUFE – for R.A.W. PROJECT in Wynwood

11/12/2014

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Tra gli artisti coinvolti nel R.A.W. Project troviamo anche Pastel e JUFE, i due interpreti Sudamericani hanno da poco terminato di dipingere questa nuova ed inedita parete unificando sotto un unica cornice stilistiche differenti.
Continuiamo quindi a scoprire gli interventi realizzati durante i giorni frenetici dell’Art Basel di quest’anno. Il R.A.W. Project in particolare, come visto negli ultimi giorni, ha riunito un numero esorbitante di artisti locali e star internazionali offrendo loro i grandi spazi della Jose de Diego Middle School nel distretto di Wynwood. Il fine ultimo del progetto è infatti quello di raccogliere fondi per veicolare un percorso di studi a carattere artistico sfruttando proprio la notorietà della rassegna di Miami come ideale slancio pubblicitario.
Quest’ultima fatica di Pastel e JUFE segna anzitutto un inedita collaborazione tra i due interpreti, al tempo stesso è l’occasione per vedere come stilistiche e ricerche differenti possano coabitare nello stesso spazio e sviluppare una nuova tipologia di immagine.
La fascinazione naturale di Pastel continua ad essere sviluppata dall’artista Argentino come ideale volano tematico delle sue produzioni. Come visto più volte il lavoro dell’autore si concentra su una rielaborazione tematica attraverso l’utilizzo di componenti naturali che di fatto vanno a raccoglier l’eredità visiva dei luoghi di lavoro. In particolare l’artista sta concentrando i propri sforzi nella realizzazione di grandi cerchi all’interno dei quali troviamo elementi floreali che, scanditi da componenti cromatiche, si rifanno ai colori di ciò che circonda lo spot, calamitando l’attenzione verso uno specifico tema. Dal canto suo JUFE, attivo più che mai in questo periodo, attraverso il personale percorso accademico ha sviluppato una propria ricerca visiva quanto tematica. Le opere dell’interprete si concentrano verso un realismo smisurato, ed attraverso una pittura lenta e minuziosa, simulano la produzione di immagini che sembrano generate da un computer. In questo senso, sviluppando gli interventi su un fondale nero pece e dipingendo i propri lavori in total white, l’artista scandisce i propri interventi attraverso linee e segmenti pulitissimi che costituiscono uno stimolo e l’occasione per un interazione nuova con gli spazi urbani.
Accomunati quindi da una personale sensibilità per i luoghi di lavoro, i due artisti presentano un opera carica di significati facendo intersecare i rispetti approcci stilistici. Come suggerisce l’intervento ci troviamo di fronte ad una sorta di elogio funebre della zona di Wynwood. Attraverso il constante flusso di interventi, che da anni investe il distretto di Miami, la zona ha subito una gentrificazione selvaggia, spostando quindi capitali ed interessi economici verso queste strade a discapito della comunità locale. I due autori lavorando entrambi con le piante sviluppano una corona floreale, un segno di rispetto verso questa zona e la gente che la abita.
In calce al nostro testo potete trovare una ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti dal progetto e dalla rassegna di Miami.

Thanks to The Artists for The Pics
Pics by Worldjunkies

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SBAGLIATO – New Pieces at Art Basel 2014

11/12/2014

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Tra i nomi Italiani presenti all’Art Basel di quest’anno ci sono anche gli amici di SBAGLIATO, gli interpreti hanno infatti da poco terminato di realizzare un nuova serie di interventi in quel di Miami portando in dote tutto il loro iconico stile.
L’avvento di SBAGLIATO all’interno del particolare tessuto urbano di una città come Miami, non possiamo nasconderlo, ha parecchio stuzzicato la nostra fantasia. Curiosi infatti di vedere come il particolare approccio stilistico degli autori, potesse legarsi alle particolarità architettoniche della città Statunitense, non ci ha affatto lasciato delusi. La partecipazione degli autori con base a Roma è quindi l’occasione per tornare ad approfondire la particolare ricerca visiva che mai come quest’anno ha saputo spingersi verso nuovi stimoli, attraverso le riuscitissime collaborazioni, oppure osando nella proposta di lavori di dimensioni maggiori, senza dimenticare gli interventi canonici sempre presenti all’interno delle loro produzioni.
Nel percorso degli artisti abbiamo sempre posto l’accento sulla loro capacità di generare fratture visive attraverso la proposizione di elementi urbani ed architettonici campionati ed incollati all’interno di un tessuto cittadino all’interno del quale risultano assenti. La peculiarità sta tutta nella finzione innescata, un gioco percettivo in cui il passante si ritroverà a confrontarsi con un immagine che non dovrebbe trovarsi li e che, per la sua stessa natura realistica, riesce ad ingannare la vista e le percezioni di chi osserva. Si tratta in questo senso di un duplice dialogo, anzitutto con la città e le sue peculiari architetture che accoglie le produzioni degli interpreti attraverso immagini in grado di celarsi e camuffarsi al meglio, ed infine con chi osserva sempre più coinvolto nell’inganno generato dalle loro produzioni.
L’elemento quindi realistico, che si è fatto di volta in volta sempre più pressante e coinvolgente, rappresenta un efficace propellente al fine di far perdere contatto con la realtà. In questo senso si apre un limbo, una sospensione in cui non riusciamo più a distinguere il vero dal falso, in cui la fantasia si mescola al razionale, in cui le immagini effimere proposte riescono a generare nuove interazioni con lo spazio urbano, nuovi stimoli in un connubio tra sensazioni ed emozioni tangibili ed irreali interrotti unicamente dal piacere della scoperta,
Proprio questa capacità di generare nuovi livelli emotivi e di squarciare la dimensione di una semplice parete, viene veicolata in una nuova serie di interventi in grado di scuotere l’aspetto urbano di Miami. Gli interpreti dialogano con lo spazio proponendo campionature verosimili, perfettamente inserite all’interno dello spazio. Come le immagini suggeriscono il livello di immersione è davvero elevato, gli elementi proposti, di cui non vogliamo rivelarvi la presenza per non rovinarvi la sorpresa, riescono perfettamente a proporre ed imbastire il consueto inganno visivo, generando sensazioni ed emotività differenti.
In calce al nostro testo alcuni scatti degli interventi realizzati, in attesa di nuovi aggiornamenti da Miami il consiglio è quello di darci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Artist for The Pics

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Alberonero “Norme di Paesaggio” at Campidarte

11/12/2014

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A distanza di qualche giorno andiamo finalmente a dare un occhiata approfondita a “Norme di paesaggio” residenza d’artista di Alberonero all’interno degli spazi del progetto Campidarte in Sardegna.
Come anticipatovi, Alberonero ha trascorso l’intero mese di Novembre all’interno di Campidarte. Abbiamo avuto il piacere di approfondire le dinamiche del progetto diverse volte costatando come all’interno di questi spazi ci sia la volontà di proporre un progetto artistico capace di veicolare un ritorno al contatto naturale. Gli spazi polivalenti, una serie di grandi capannoni già pollai ora dismessi, divengono quindi propellente per una immersione totale ed armonioso con lo splendido paesaggio naturale della Sardegna.
La residenza intrapresa dall’interprete ha messo lo stesso di fronte ad un percorso di scoperta del territorio quindi, dagli odori, ai suoni arrivando infine alle forme, per una traduzione produttiva che non poteva che abbracciare il colore. La ricerca dell’artista, incentrata sulle differenti declinazioni dei toni all’interno di specifiche forme, incontrano quindi qui le sensazioni di un terra come la Sardegna ed arrivando ad una naturale espressione concettuale.
Da questa contaminazione prendono vita produzioni di differenti lavori attraverso distinte tecniche, dal muro ad altri supporti, elaborati attraverso elementi ritrovati sul posto, arrivando infine ad una sperimentazione installativa e funzionale che rappresenta l’ideale punto di incontro tra le astrazioni dell’interprete e lo spirito di Campidarte.
Il risultato finale di quest’incontro ci ha lasciato a bocca aperta, la coniugazione di differenti percezioni, degli stimoli del momento, tutti incontrollati e direttamente connessi con ciò che Alberonero ha visto, sentito e toccato in questa esperienza, danno vita ad una serie di opere profondo e caratterizzate da una personale e sfaccettata indagine. L’autore osserva e raccoglie ciò che ha intorno, pone l’attenzione su volumi, contrasti e movimenti facendosi influenzare da tutto quel calderone emozionale che il paesaggio riesce ad offrirgli. Al tempo stesso traduce questa moltitudine di stimoli in chiave cromatica, lasciando emergere la propria peculiare ricerca e coadiuvante equilibri e riflessioni sul luogo. L’energia dei colori va a rappresentare un istante visibile ed al contempo immobile, scolpito nella mente dell’artista, gli accostamenti tra differenti classi di tonalità accompagnano chi osserva all’interno dell’interazione tra differenti cicli di colore che stabiliscono le variabili di trasformazione di un paesaggio nel tempo.
In calce al nostro testo potete trovare una ricca e succulenta galleria di scatti con tutti i dettagli dei lavori realizzati dall’artista per questo ultimo progetto, mettetevi comodi e dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Artist for The Pics
Pics by Fabrizio Dessí

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Evoca1 – New Mural at Art Basel 2014

10/12/2014

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Tra gli ospiti di questa edizione dell’Art Basel 2014, non poteva certo mancare Evoca1, l’interprete Domenicano ha infatti da poco terminato di dipingere questa nuova parete portando in dote tutto il suo personale immaginario.
Dopo il bell’intervento realizzato a Providence qualche giorno fa e curato dalla Inoperable Gallery di Vienna (Covered), l’artista si è quindi spostato a Miami dove ha avuto modo di realizzare un nuovo intervento su questa grande parete nella zona di Wynwood.
Per noi è quindi l’opportunità per tornare ad approfondire il lavoro di Evoca1, un nuovo bagno emotivo all’interno delle particolari dinamiche tematiche e delle intense visioni pittoriche. Come spesso abbiamo avuto il piacere di constatare, l’approccio stilistico dell’artista con base proprio a Miami, è direttamente connesso con la particolare volontà dello stesso di veicolare un dialogo emotivo, sensibile e capace di entrare in contatto con chi osserva. In questo senso le produzioni dell’autore Domenicano sviluppano una personale riflessione sul particolare rapporto che intercorre tra la natura e l’essere umano. In questo senso l’artista va a sviluppare una personale lettura tematica capace di mettere l’accento in particolare sul rapporto tra l’uomo e gli animali. L’interprete attraverso il proprio lavoro indaga quindi una delle più antiche dinamiche ponendo l’uomo spesso all’interno di situazioni surreali, al limite dalla morte, e rivendicando al tempo stesso la naturale coesistenza che da sempre intercorre tra le varie specie del pianeta.
Come il suo nome suggerrisce, l’artista sviluppa queste tematiche attraverso un piglio altamente evocativo, le opere quindi si muovono per mezzo di una pittura intensa, carica di elementi viscerali, con una quindi propensione al dettaglio incredibile. La grande realisticità che accompagna le figure rappresentate viene sviluppata in funzione di immagini in cui sia gli uomini che gli animali rappresentati sembrano essere invasi da un continuo senso di movimento ed al tempo contrapposti da differenti scelti cromatici. Osservando infatti le produzioni del Domenica vediamo come i differenti protagonisti delle sue pitture vengono raffigurati attraverso divergenti stimoli cromatici, con tinte profonde e colori terreni da una parte, il bianco ed il nero e le relative sfumature dall’altro. L’idea è quindi di una contrapposizione anche visiva capace di stimolare chi osserva stuzzicando a prendere una propria posizione, al tempo stesso proprio il dialogo tra le specie alimenta emozioni e sensazioni differenti in quella che diviene presto una personale riflessione su se stessi e sul proprio giusto posto al mondo.
Evoca1 per questa sua ultima fatica realizza un nuova ed intensa pittura, questa volta a confronto vediamo alcuni tori mentre dalla parte opposto il corpo stanco di un torero lentamente si accascia a terra, quasi in attesa della propria morte.
Ad accompagnare il nostro testo una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e se vi siete persi qualcosa nella nostra apposita sezione potete dare un occhiata alle pareti di cui fin qui vi abbiamo parlato.

Pics by Jaime Gonzalez

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Anthony Lister – New Mural at Art Basel 2014

10/12/2014

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Tra i nomi che di certo non potevano mancare in questa nuova edizione dell’Art Basel ritroviamo con piacere Anthony Lister, il grande artista Australiano ha infatti da poco terminato di dipingere questa nuova parete nel distretto di Wynwood.
Dopo aver da poco aperto Hurt people, hurt people all’interno degli spazi della Lazarides Rathbone di Londra, Anthony Lister non ha perso tempo spostandosi della bella metropoli statunitense a distanza dall’ultima incursione realizzata proprio in occasione dei lavori dello scorso anno. Esattamente come per il precedente intervento l’autore Australiano sceglie di sviluppare un nuovo personaggio femminile caratterizzando l’opera attraverso il proprio e personalissimo approccio pittorico.
E’ l’opportunità per noi per approfondire uno degli aspetti più caratteristici delle produzioni firmate Lister, proprio la figura femminile rappresenta infatti uno degli stimoli principali di un lavoro capace come sempre di veicolare sensazioni personali e spunti soggettivi. L’approccio in strada di Anthony Lister, come spesso abbiamo avuto modo di ribadire, è intrinsecamente legato con il passato da writer coadiuvato dalla sue successiva e personale evoluzione. La ricerca dell’artista unisce in questo senso differenti stimoli ed elementi figurativi attraverso una carica cromatica che paga la sua influenza con l’astrattismo. La particolare miscela sviluppata dall’interprete va quindi a sviluppare la personale fascinazione dello stesso verso l’idea di movimento. Lo sviluppo successivo è quindi figlio di una doppia identità, da una parte troviamo componenti pittoriche che si rifanno ad una pittura altamente espressiva, rapida e fugace, dall’altra proprio l’aspetto tagliente del tratto confluisce in una carica cromatica intensa e sfuggevole capace di alimentare proprio il senso di movimento perpetuo delle opere proposte.
A sorreggere questa profonda impalcatura stilistica troviamo una personale riflessione sui tempi moderni capace di soffermarsi in particolare sull’analisi dell’uomo. L’uomo di Anthony Lister viene completamente messo a nudo e posto in antitesi con la figura del supereroe, con le icone pop, mostrandosi vacuo, debole per quella che diviene una lettura profonda ed capace di stimolare una personale analisi su se stessi.
Quest’ultima fatica di Lister come detto vede l’interprete riallacciare il personale legame con la figura femminile. Non ci sono le iconiche ballerine, quanto piuttosto un corpo disteso per tutta la totalità dello spazio, carne bianca in bella mostra dalla quale emergono simboli ed elementi differenti, il vestito con il volto accennato di Topolino così come lo specchio che lo spettatore ha modo di incrociare osservando la figura nella sua parte centrale.
Null’altro da aggiungere in calce al nostro testo potete piuttosto trovare i dettagli di quest’ultima fatica dell’artista con base a Brisbane, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti dalla rassegna Statunitense.

Pics via San

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GORGO x C-41 x CANEMORTO – “Cão Morto em Lisboa” (Preview)

10/12/2014

Gorgo Magazine e C-41 Magazine uniscono le forze per la prima uscita firmata Gradients Network, una nuova fanzine in collaborazione con i CANEMORTO che ripercorre l’incursione degli scorsi mesi per le strade di Lisbona in Portogallo.

Nelle scorse settimane i CANEMORTO si sono spostati in Portogallo, 60 giorni di completa immersione tra le strade di Lisbona che hanno prodotto un numero incredibile di interventi. Il centro cittadino, così come i rooftoop, i pilastri della superstrada ed i muri del centro cittadino, sono stati completamente trasformati dall’iconico lavoro del trio Italiano. Spinto da un impulso selvaggio e senza alcun tipo di permesso od autorizzazione, gli artisti hanno dato vita a 30 differenti interventi ed ad un numero imprecisato di bombing notturni.
Da questa particolare esperienza nasce una nuova pubblicazione, “Cão Morto em Lisboa”. Si tratta di una immersione totale all’interno del viaggio e dell’esperienza degli interpreti, al tempo stesso è una duplice analisi, seguiti infatti da Tanguy Bombonera, che ne ha fotografo tutto il lavoro, la pubblicazione offre due differenti chiavi di lettura. Da una parte l’analisi degli interventi e dell’esperienza maturata in Portogallo, ad opera di Gorgo Magazine, dall’altra quella delle immagini scattate dal fotografo, curata da C-41 Magazine.

L’edizione esce in edizione limitata di 70 copie, copertina rigida 300gr, 34 pagine a colori stampate su carta 150gr e rilegate con punto omega. Ogni singola copia della pubblicazione avrà al suo interno un differente artwork originale.

L’uscita è prevista per il 15 di Dicembre su Medusa Art Shop 14.00 p.m Central Europe Time. Nel frattempo vi lasciamo al bel video edito dagli amici di ZI con alcuni istanti di lavorazione degli artworks che accompagneranno l’uscita, schiacciate play e restate sintonizzati.

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Alexis Diaz x Faith47 – New Mural at Art Basel 2014

10/12/2014

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Proseguiamo il nostro viaggio tra le meraviglie dell’Art Basel 2014, tra gli ospiti ritroviamo con piacere Alexis Diaz e Faith47, i due insieme hanno da poco terminato di realizzare questa nuova e stupefacente pittura che ne unisce i rispettivi approcci stilistici.
Sicuramente una delle pareti più attese, frutto di una inedita collaborazione in grado di far fondere sotto un’unica veste grafica le differenti fascinazioni che da sempre accompagnano il percorso di entrambi gli autori. Differenti sia dal punto di vista stilistico quanto quello prettamente metodologico, più che le differenze ci accorgiamo anche di quelli che sono i punti di contatto tematici, con la natura e gli animali ad esempio a rappresentare uno spirito comune nelle rispettive produzioni.
Come visto diverse volte l’operato di Alexis Diaz si sviluppa attraverso la volontà dell’autore di approcciarsi con gli spazi urbani attraverso una metodologia lenta ed inesorabile. Le piccole e precise pennellate che costituiscono la trama delle sue opere, rendono bene l’idea della volontà dell’autore di generare immagini dettagliatissime e di lasciarsi andare a stimoli e sensazioni del momento che inevitabilmente vanno ad intrecciarsi con l’aspetto finale delle opere. A caratterizzare le sue opere troviamo in questo senso la volontà di miscelare differenti parti e sezioni, emergono quindi dei veri e propri mash-up coadiuvati da parti differenti di animali, oggetti, paesaggi, in quella che diviene una frattura visiva in grado di generare differenti ed alternati stimoli. Dal canto suo la pittura di Faith47 rappresenta l’opportunità per un bagno emotivo forte e caratteristico. I soggetti catartici dipinti dall’artista Sud Africana sono figli di un approccio stilistico forte che mira proprio a stimolare i punti sensibili di chi osserva attraverso un proposta che capace di affidarsi a soggetti umani quanto agli animali. In entrambi i casi l’autrice attraverso la proprio equilibrata pittura ha saputo sviluppare corpi leggeri, figure oniriche capaci di ergersi dallo spazio urbano, vediamo queste presenze, accennate eppure così tangibili e reali, muoversi in una danza catartica capace di farsi efficace slancio, sensibili e delicate si muovono in assoluto equilibrio con la cornice urbana.
Con “Eros desire De Sidus of The Star”, questo il titolo dell’intervento, Alexis Diaz e Faith47 propongono un immagine assolutamente evocative. Se il corpo centrale dell’opera è costituito dalla figura di una donna nuda, elaborata attraverso l’iconico approccio stilistico di Faith47, tutto intorno alla stessa vediamo muoversi un gigantesco serpente. Come sempre lo spettacolo sta tutto nei dettagli inseriti dai due autori, dalla perfezione del corpo femminile, con i giochi di luce ed ombra, passando per i fiori che tutto troviamo intorno alla figure ed arrivando infine alla doppia testa dell’anfibio così come i consueti intrecci naturali che ne costituiscono il corpo.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo potete trovare alcune belle immagini con i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare, e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti sulla rassegna.

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2501 – New Mural for R.A.W. PROJECT in Wynwood

10/12/2014

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Tra gli ospiti di spicco dell’eccellente R.A.W. Project c’è anche il nostro 2501, il grande artista Italiano ha da poco terminato di dipingere questo nuovo intervento sulla facciata esterna della Jose de Diego Middle School nel distretto di Wynwood.
Attraverso il lavoro di un numero incredibile di artisti locali e star internazionali, il R.A.W. Project mette a disposizione i grandi spazi esterni della Jose de Diego Middle School con l’idea di raccogliere fondi per sviluppare un programma scolastico incentrato sull’arte. L’idea è quindi non solo quella di far lavorare gli interpreti a contatti con gli studenti ma anche di sfruttare l’attenzione mediatica che in questi giorni sta investendo Miami, in occasione dell’Art Basel 2014, per finanziare un progetto di apprendimento artistico.
Quest’ultima grande fatica di 2501 è l’opportunità per tornare ad approfondire la particolare ricerca dell’interprete italiano e soprattutto vedere da vicino le nuove dinamiche stilistiche che così sensibilmente stanno cambiando lo sviluppo del suo operato. Le produzioni dell’autore sono sempre state legate ad una personale ricerca visiva legata alla linea ed alla sua capace di abbracciare gli spazi in funzione di un preciso percorso. In questo senso le opere dell’artista da sempre si legano alle superfici attraverso una peculiare astrazione che trova nel nero e nel colore oro il sua ideale stimolo cromatico. Al tempo stesso è fondamentale osservare come le produzioni dell’artista Italiano siano senza dubbio legate agli stimoli, alle sensazioni ed agli stati d’animo che incontrano e che si susseguono all’interno di un determinato luogo e di come, in particolare, l’esperienza maturata per il suo Nomadic Experiments Project, ne abbia sensibilmente amplificato le reazioni all’interno del suo operato.
La maturità raggiunta attraverso questa nuova e (forse) maggiormente sensibile alchimia visiva, produce una sorta di riverbero in grado di instillarsi all’interno degli spazi con più delicatezza ed al tempo stesso maggiore profondità. Come è possibile notare in questo suo ultimo intervento, l’autore anzitutto sceglie di sviluppare le sue iconiche linee attraverso un tratto più snello ma soprattutto maggiormente ‘sporco’ e ‘ruvido’. Se infatti lo stimolo ed il sempre principale dell’opera rimane invariato, attraverso un piglio più viscerale ed utilizzando strumenti di dimensione differente, l’artista va a declinare nuovi effetti di profondità, nuove forme maggiormente criptiche che ci danno l’impressione quasi di essere sospese all’interno degli spazi. In questo senso gli elementi dipinti vanno letteralmente ad emergere dalla superfice per poi rituffarsi all’interno della stessa, come un illusione appena percettibile che appare e scompare alla vista, un idea, un pensiero od un emozione.
In calce al nostro testo potete trovare una bella serie di scatti con tutti i dettagli di questo splendido intervento, dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

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HORFEE “Traditional Occupations” Show (Recap)

09/12/2014

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Aperta lo scorso 5 Dicembre andiamo con piacere a dare un occhiata a “Traditional Occupations” ultimo show del grande HORFEE all’interno degli spazi della sempre più attiva Ruttkowski68 Gallery di Colonia in Germania.
Un anno davvero intenso questo per HORFEE, il grande artista Francese facendo seguito a Chaos Pays apre quindi questo nuovo corpo di lavoro all’interno della bella galleria tedesca, quest’ultima sempre più attiva attraverso una proposta espositiva di primissimo ordine.
Abbiamo spesso avuto il piacere di interessarci all’operato dell’interprete, come visto la proposta dell’autore Parigino si sviluppa come ideale seguito del percorso come writer, mondo questo, mai abbandonato oltretutto. Il successivo sviluppo va a porsi all’interno di un mondo a metà tra la legalità e l’illegalità ed è influenzato dai personali studi accademici e da una personale volontà di sperimentare media differenti con soluzione di continuità. In questo senso l’autore ha sviluppato una personale approccio visivo figlio di interessi differenti, dalla pittura astratta, ai tatuaggi underground, pubblicazioni erotiche, l’illustrazione, arrivando infine ai comics. Osservando le opere dell’autore si rimane coinvolti all’interno di un calderone di elementi differenti, senza briglie e privi di bordi, sciolti, caratterizzati da colori brillanti, posti per sfumare i confini tra cultura di strada e restrizioni delle tipiche dell’arte più istituzionale. Chi osserva ritrova all’interno dei lavori volti, personaggi, oggetti, nulla rimane è statico e piatto, ma piuttosto si muove all’interno dello spazio in un moto perpetuo che spinge verso una visione giocosa, ironica ed arricchita da una propensione al dettaglio pazzesca.
Il corpo espositivo di quest’ultima fatica ruota attorno a una personale riflessione, in particolare HORFEE riflettere e sfida la potenza degli standard, ponendosi domande quali: da dove arrivino e perché siamo costretti ad aderire a questi piuttosto che definirne di nuovi. Si tratta in un certo senso di uno degli elementi che contraddistinguono l’operato dell’autore, con una stilistica volta in controtendenza rispetto al mainstream. L’interprete present quindi un allestimento bello carico arricchito da una gigantesca scultura, tele, disegni e collage tutti caratterizzati dal suo particolare approccio stilistico.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di immagini con tutti i dettagli dell’allestimento e delle opere presentate in galleria, dateci un occhiata e se vi trovate in zona ricordiamo che c’è tempo fino al prossimo 18 di Gennaio, noi ve l’abbiamo detto.

With Traditional Occupations, his first show with Ruttkowski;68 gallery, Horfee challenges the power of prevailing standards. Where do they come from and why do we adhere to them instead of defining new ones? Even structures springing from subversive cultures eventually go mainstream. Whether we should accept them or re-interpret them into a contemporary revolt is a question of personal approach, one that surely depends on the extent to which we are occupied by tradition. 

Ruttkowski68 Gallery
Bismarckstraße 68,
50672 Köln, Germania

Pics via Sosm

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Seikon – New Murals in Mumbai

09/12/2014

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Ci spostiamo a Mumbai in India, qui ritroviamo con piacere Seikon, l’interprete Polacco ha infatti da poco terminato di realizzare una nuova serie di interventi portando avanti tutto il suo peculiare approccio stilistico.
E’ sempre piuttosto interessante quando gli artisti spostano il loro raggio d’azione andando a sviluppare i propri interventi all’interno di realtà urbane completamente differenti da quelle a cui siamo abituati. In questi viaggio emerge anzitutto la volontà di lasciarsi contaminare dall’esperienza in se anzitutto, e successivamente dagli stimoli che luoghi remoti e completamente differenti riescono ad offrire. Quello che emerge è quindi l’opportunità per una crescita in quelli che sono non solo gli stimoli prettamente stilistici ma anche quelli che tematici che inevitabilmente vengono coinvolti da questi luoghi.
Dopo le recenti incursioni nella sua Polonia, Seikon approda quindi nella città Indiana portando in dote tutto il suo caratteristico approccio stilistico. Da parte nostra continuiamo a seguire l’evoluzione del percorso dell’autore continuando ad interessarci alle particolarità visive che sempre più ne stanno influenzando le opere. Ricorderete l’autore per le sue iconiche trame astratte sviluppate successivamente con una propensione maggiormente essenziale, più sfilacciata ed infine ad una personale rielaborazione grafica e cromatica. In questo senso le produzioni firmate dall’artista dialogano con gli spazi attraverso l’inserimento di elementi lineari che vanno ad intersecarsi con forme e costruzioni di dimensioni differenti. L’impianto visivo dell’interprete viene quindi anzitutto stimolato dall’utilizzo di un unica componente geometrica, declinata attraverso differenti stimoli. Lo studio delle costruzioni generative della linee viene quindi mosso creando textures ad esempio, con linee ripetute che solcano la superficie delle pareti, improntando figure quali quella del triangolo, sempre presente nelle sue produzioni, ed infine declinandone l’aspetto attraverso equilibri cromatici differenti. In questo senso proprio il colore continua a rappresentare la vera novità, il next step diciamo, nella ricerca dell’artista con quest’ultimo sempre più interessato nella dare personalità agli elementi proposti. Vediamo quindi come ciascuna delle figure e degli elementi imbastiti ed intrecciati tra di loro abbia una propria identità cromatica, equilibrata attraverso differenti tonalità di un unica tinta ed impreziosita da riuscitissimi effetti gradienti che sempre più stanno facendo capolino nelle opere dell’autore.
Quest’ultima infornata di interventi è quindi l’occasione per tornare ad approfondire le dinamiche del lavoro di Seikon ed al tempo stesso osservare come, in funzione degli spazi e degli spot a disposizione, l’interprete abbia successivamente sviluppato le proprie opere.
In calce al nostro testo potete quindi trovare una bella galleria di immagini con tutti i dettagli di quest’ultima infornata di pezzi, dateci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare.

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Rone – New Mural at Art Basel 2014

09/12/2014

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Prosegue il nostro viaggio a Miami, per l’Art Basel 2014 scende in campo Rone, il grande interprete Australiano a distanza di tempo torna a lavorare in strada proponendo per la rassegna di Miami uno dei suoi iconici ritratti.
Dopo l’intensa attività dei mesi scorsi, è quindi questa l’opportunità per tornare ad approfondire il lavoro di uno degli artisti più rappresentativi della scena Australiana attraverso un intervento che da una parte ne rivendica il particolare impianto visivo, dall’altra ci mostra nuovi ed interessanti sviluppi dello stesso.
Osservando le produzioni dell’autore è anzitutto importante sottolineare come le sue opere siano incentrate sulla figura della donna. La particolare sensibilità che accompagna l’artista nel suo lavoro in strada, si sviluppa quindi attraverso una proposta in grado di segnare gli spazi per mezzo della figura femminile. Approfondendo, aldilà dell’impianto stilistico, l’interprete concentra i propri sforzi su una personale riflessione sulla bellezza esteriore e come questa, con il passare del tempo, vada inevitabilmente a sfiorire. La bellezza come ideale canale espressivo in grado di stimolare emozioni e sensazioni differenti ed al tempo stesso protagonista indiscussa di un istantanea di vita. In questo senso l’abilità e volontà dell’autore è quella di sviluppare una pittura capace di cogliere la bellezza intrinseca della donna ed al tempo stesso il suo stato di precarietà. I toni malinconici, coadiuvati da una precisa ricerca dei volti scelti, proiettando quindi le opere di Rone all’interno di un vera e propria indagine sull’apice e conseguente decadimento delle bellezza in funzione di personali risvolti prettamente emotivi.
Per sviluppare questa precise tematiche, l’interprete realizza ritratti iper realistici raccogliere l’eredità della femme fatale, la diva degli anni ’60 individuando proprio in questa figura l’esatto impulso delle sue fascinazioni. La donna con la sua sensibilità, sensualità e femminilità prende vita attraverso un piglio figurativo altamente reale e profondo, in particolare le labbra e gli sguardi in particolari catalizzano l’attenzione dell’osservatore che si ritrova sospeso tra emozioni e stati d’animo differenti.
Con quest’ultima fatica Rone torna a lavoro proponendo un nuovo ritratto, al tempo stesso l’Australiano dirotta la propria attenzione su una nuova tipologia di donna. I tratti diventano più vicini a quelli afro americani segnando la volontà dell’interprete di raccogliere anche eredità visive differenti e nettamente differenti rispetto al consueto immaginario.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Pics via San

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Herakut – New Mural at Art Basel 2014

09/12/2014

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Prosegue la frenesia di Miami, all’Art Basel 2014 irrompe il duo tedesco Herakut che ha da poco terminato di dipingere questo nuovo e splendido intervento catalizzando ancora una volta tutto il personale ed evocativo approccio stilistico.
A distanza di qualche settimana dal bel progetto all’interno del centro di rifugio profughi a Monaco di Baviera (Covered) gli Herakut tornano in strada con un nuovo intervento questa volta slegato da dinamiche prettamente sociali. Come visto più volte infatti le produzioni del duo spesso vanno ad intersecarsi con realtà sociali differenti e grazia alla particolare spinta emotiva che da sempre ne caratterizza i temi, rappresentano l’opportunità per una riflessione su temi e spunti piuttosto impegnati.
A caratterizzare la ricerca visiva degli interpreti è anzitutto la duplice identità che accompagna tutti i loro lavoro. Il duo in questo senso propone una miscela stilistica che vive proprio attraverso il contatto tra gli stimoli dei due autori, sin dal 2004 infatti gli interpreti hanno unito gli sforzi andando a generare un impianto visivo anzitutto facilmente riconoscibile e certamente molto personale. Yasmin Siddiqui aka Hera predilige un approccio più illustrato e caratterizzato da una personale evocazione di personaggi e characters, dal canto suo Falk Lehmann aka Akut attraverso un personale piglio stilistico decisamente votato all’iper realismo, si occupa di sviluppare quelli che sono i vibranti dettagli delle opere. L’intersecarsi di questi due differenti stili va quindi a generare soggetti particolari, capaci di entrare in collisione con gli aspetti più reconditi dell’animo umano, figure oniriche che ci raccontano puntualmente una storia differente. Accompagnati da una scritta o da una frase, che spesso rappresenta il titolo del lavoro, gli interventi dei due autori vivono di pennellate morbide, intrecci cromatici ed al tempo stesso attraverso l’elevata realisticità in particolare dei volti e degli occhi, vero e proprio simbolo delle produzioni del duo, impattano lo spettatore proiettando stimoli e stati d’animo differenti.
Dopo le sperimentazioni con il loro bel progetto The Giant Story Book Project l’interpreti hanno legato il proprio nome a progetti di natura umana andando a dipingere all’interno di situazioni di difficoltà, storie di vita vera al fine di porre l’accento su determinati temi e sviluppare un posizione in chi osserva le loro opere.
Dal titolo “I Dreamt I Was a Human. It Was a… Nightmare” l’intervento raccoglie appieno tutto il particolare approccio stilistico degli Herakut. Ancora una volta ci ritroviamo a contatto con emozioni e sensazioni differenti coadiuvate da una sensibilità per il dettaglio davvero impressionante. La grandezza della superficie di lavoro certamente aiuta l’impatto dell’opera ed al tempo stesso rappresenta ideale propellente per la forte emotività che da sempre accompagna le produzioni del duo tedesco. In particolare gli occhi così come le mani rappresentano qui, come del resto nella (quasi) totalità dei loro interventi, l’opportunità per uno scavare all’interno di noi stessi, confrontarci con il nostro io e rivelare tutto il carattere riflessivo delle opere firmata dagli interpreti.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo potete piuttosto trovare una ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti da Miami.

Pics via san

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2501 and Francesco Igory Deiana – “Involving Doubts” Show (Recap)

09/12/2014

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Aperta a fine Novembre all’interno degli spazi della D406 Galleria di Modena, andiamo finalmente con piacere a dare un occhiata ad “Involving Doubts” splendido duo show con i lavoro di 2501 e Francesco Igory Deiana.
Lo show mette in relazione la personale ricerca di ciascuno dei due interpreti, condividendo idee, concetti alcune prerogative stilistiche, 2501 e Francesco Igory Deiana, nonostante accumanti da un comune seme astratto, hanno però generato un percorso differente capace di svilupparsi in direzioni non comuni. L’elemento quindi di indagine di questo show rappresenta proprio l’aspetto comune nei differenti approcci di ciascuno dei due autori ed al tempo stesso l’opportunità di rendere ciascuna delle opere in mostra funzionale e ben bilanciata rispetto alla controparte dell’altro. Lavori quindi che funzionano bene all’unisono e che proprio attraverso le differenze scaturite dalle rispettive ricerche, riescono in un certo senso a completarsi a vicenda.
Peculiarità comune di ciascuno dei due artisti è anzitutto la volontà di lavorare attraverso la vernice nera ed in particolare attraverso un piglio che ha nello sviluppo di tipo lineare il suo principale fulcro visivo in aggiunta ad un altra tinta e svilupparne ed enfatizzarne lo stimolo. In questo senso come visto più volte l’approccio di 2501 è legato allo sviluppo delle peculiari linee sinuose in funzione di una estensione delle stesse attraverso differenti declinazioni e dimensioni, il tutto infine arricchito dalla presenza del color oro. Per quanto concerne l’operato di Francesco Igory Deiana, il nero e le linee generate da esso, rappresentano la spinta propulsiva per una costruzione di immagini e forme geometriche differenti. Al tempo stesso l’interprete agisce attraverso addensamenti cromatici, vere e proprie nuvole, che trasformano completamente la superficie sulla quale sta lavorando e che vengono a contatto con colori decisamente accesi come ad esempio il rosso.
Da questi due differenti percorsi nasce l’idea di D406 di instaurare un dialogo tra i due autori, quello che emerge è quindi un allestimento coadiuvato da due differenti identità legate insieme ed al tempo stesso così personali. Per questa loro prima mostra in comune gli interpreti sviluppano un corpo espositivo profondo e sfaccettato, tra stili e tecniche differenti dalle quale emergono i due rispettivi profili artistici.
Ad accogliere lo spettatore è la grande costruzione scultorea che domina lo spazio della galleria, un grande monolite che ricorda un pilastro di marmo la cui superficie è piegata alla stilistica di entrambi gli interpreti. Da questo si sviluppano le differenti strade intraprese dal duo, arrivando infine alle splendide ceramiche di 2501 così come alle opere su carta di Igory Deiana e concludendo con la performance dal vivo realizzata durante il giorno di apertura.
In calce al nostro testo potete trovare una bella serie di scatti con tutti i dettagli dell’allestimento proposto, dateci un occhiata siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Pics by Rolando Guerzoni via AM

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Viavai Project – Collective Show (Preview)

08/12/2014

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Dopo il lavoro portato avanti nei mesi scorsi gli amici di Viavai Project per chiudere l’anno in bellezza hanno organizzato un collettiva con esposti i lavori realizzati durante il passaggio dell’artisti che hanno partecipato al progetto.
Con una escaltion crescente di interventi il Viavai Project è stato capace nei mesi scorsi si portare una vento nuovo all’interno di un panorama sempre più legato alle dinamiche del tipico festival urbano. A differenza di quest’ultimo il progetto è stato fin da subito concepito come una grande esperienza di vita capace di convogliare non solo i lavori degli interpreti chiamati, ma soprattutto emozioni e stimoli differenti. Strutturato come un continuo andirivieni di artisti differenti, la rassegna ha presto preso le sembianze di un progetto a lungo termine portando nel Salento alcuni degli artisti più rappresentativi del panorama italiano ed internazionale.
Vi abbiamo mostrato in questi mesi i lavori realizzati dagli autori che hanno preso parte al progetto, ora con piacere vi sveliamo come proprio durante i giorni di permanenza gli stessi abbiano prodotto lavori di vario genere, gettando le basi quindi per una collettiva di primissimo ordine.
Con le opere di 2501, Gola Hundun, Ben Slow, Microbo, Bo130, Tellas, CT, Basik, Centina, Pastel, Ciredz, Bosoletti, Emajons, Alberonero, Geometricbang, Alfano, l’allestimento proposto si appresta ad essere uno degli show più interessanti di quest’anno, sia per caratura dei nomi sia per qualità e differenziazione della proposta.
Nell’attesa che ci separa dal 13 di Dicembre, vi mostriamo alcune immagini in preview dei lavori che verranno esposti. A tempo debito vi daremo seguito dell’evento attraverso un corposo reca, nel frattempo scrollate giù e dateci un occhiata. Segnatevi la data e per dare un occhiata alle opere realizzate durante il bel progetto, vi rimandiamo alla nostra apposita sezione.

Imperial Town
Via a.Lupo, 22
73042 Casarano (LE)

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Reka – New Mural for R.A.W. PROJECT in Wynwood

08/12/2014

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Ci spostiamo nella zona di Wynwood, proseguono i lavori per il R.A.W. Project, è infatti Reka ad aver da poco terminato di dipingere questa grande facciata della Jose de Diego Middle School nel distretto di Miami.
Dopo il lavoro di Pixel Pancho (Covered) torniamo quindi a parlarvi del bel progetto che si sta svolgendo proprio durante i giorni dell’Art Basel. Come detto attraverso il lavoro di artisti locali ed internazionali quali: David Walker, Hox, Anthony Lister, Ryca, D*Face, Axel Void, 2Alas, JAZ, Ahol, Dot Dot Dot, Fin Dac, Txenmy, Evoca1, Trek 6, Kazilla, Don Rimx, LezaOne, Reka, Abstrk, Diana Contreras, Luis Berros, FL Mingo, Shark Toof, Typoe, Santiago Rubino, Magnus Sodamin, MadSteez, AM, Pastel, Lebo, Tava, Derek Hunter, Makatron, Martin Whatson, 2501, Pixel Pancho, il progetto porta avanti l’idea di raccogliere fondi al fine di sviluppare e promuovere un programma artistico all’interno della programmazione scolastica nel momento in cui tutti gli occhi sono puntati sulle meraviglie dell’Art Basel.
Tra gli ospiti, a distanza di qualche settimana dagli interventi realizzati a Washington (Covered) ritroviamo con piacere Reka. L’autore porta qui in dote tutto il suo iconico approccio stilistico generando una nuova immagine catalizzata dal consueto e radicato impulso cromatico.
Come visto più volte l’operato dell’interprete è fortemente legato ad una personale sensibilità verso i colori in funzione di un percorso stilistico direttamente connesso con il personale background e con le sue successive contaminazioni. Dal mondo dei graffiti a quello dell’illustrazione, passando per le influenze pop e dall’universo dei comics, l’artista ha saputo sviluppare una proprio e personale impianto visivo capace di raccogliere l’eredità tematica e stilistica di tutte queste radici, in una nuova e peculiare forma.
L’autore sviluppa le proprie opere attraverso la creazione di forme ed elementi differenti, tracciando la silhouette dei corpi e dei soggetti raffigurati, catalizzando giochi prospettici e tridimensionali. La lettura dei lavori diviene in questo senso duplice: da una parte troviamo un impulso astratto dove all’interno dei corpi e dei soggetti dipinti scorgiamo forme e figure differenti, capaci di alimentare il valore percettivo ed emotivo dell’intervento. Dall’altra proprio il costante cambio di colori, l’intrecciarsi di forme e tinte differenti alimentano un percorso parallelo all’interno delle immagini generate.
In questo senso quindi quest’ultima grande parete di Reka, ne eredita perfettamente tutta l’esperienza visiva, ritroviamo una fortissima vivacità nei colori scelti, al tempo stesso il volto, circondato dalla presenza di pesci, viene catalizzato da una precisa scelta cromatica – posta a confronto con quella degli animali – capace di generare percorsi e trame differenti. Ritroviamo quindi tutta la volontà dell’autore di portare a compimento una stilistica in grado di ereditare le forme taglienti e gli intrecci visivi, figli del radicato passato da writer, con la spinta illustrativa scandita dagli elementi cromatici così come dal peculiare puzzle di elementi e figure che costituiscono la trama interna delle sue stesse produzioni.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo potete trovare una bella serie di scatti con i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare. Nei prossimi giorni invece proseguiremo nel mostrarvi le immagini del bel progetto, stay tuned!

Pics by The Artist

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Ever x Smithe – New Mural at Art Basel 2014

08/12/2014

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Prosegue il nostro viaggio tra le meraviglie dell’Art Basel di quest’anno, per le strade di Miami ritroviamo Ever e Smithe, i due artisti rinnovano la loro collaborazione con un nuovo e splendido intervento.
Facendo seguito allo splendido lavoro realizzato a Città del Messico qualche settimana fà (Covered) i due interpreti tornano a lavorare assieme proponendo una nuova pittura che unifica sotto un unica cornice visiva entrambi gli approccio stilistici e tematici del loro differente percorso.
E’ l’occasione per noi per approfondire le dinamiche lavorative di entrambi gli autori ed al tempo stesso raccogliere gli stimoli di un intervento capace ancora una volta di lasciarci a bocca aperta.
A differenza del procedente intervento, con “La Búsqueda”, questo il titolo del lavoro, i due artisti scelgono di lavorare sulla totalità dello spazio a disposizione. Su un letto costituito da una incredibile vastità di elementi naturali, i due interpreti vanno ad appoggiare le rispettive figure muovendo le dinamiche dei loro differenti approccio stilistici.
Nell’estremità sinistra si sviluppa il corpo di lavoro elaborato da Smithe, ancora una volta l’artista rivendica la propria influenza dal mondo dell’illustrazione ed in particolare porta in dote tutto la personale fascinazione verso le macchine ed elementi meccanici tipici del suo immaginario. Attraverso quindi una varietà cromatica piuttosto accentuata e caratterizzata dall’uso di tinte piuttosto sature per una pittura forte e decisamente accesa, vediamo la figura meccanica letteralmente sprofondare nell’immersione con il background naturale che caratterizza l’intervento. Di contro gli risponde Ever, l’autore Argentino prosegue nel portare avanti la personale riflessione sull’uomo andando a sviluppare una nuova e catartica immagine coadiuvata dalla peculiare profondità pittorica che da sempre ne accompagna le produzioni. I corpi anche qui si lasciano trasportare dagli elementi naturali che ne accarezzano la pelle ed al tempo stesso, l’uomo e la donna dipinti si stringono in un abbraccio dal quale vediamo fuoriuscire i consueti raggi cromatici.
In entrambi i casi l’opera, nonché i soggetti che la costituiscono, vengono attraversati da un sottile velo di color rosso e sopratutto proiettano i loro corpi verso la figura cenrale, un gigantesco teschio raffigurate una idealistica riconciliazione con la natura nell’atto di morire.
In calce al nostro testo potete trovare come consuetudine una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti sul lavoro dei due autore e sugli interventi che stanno prendendo vita in quel di Miami.

Pics via San

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Cleon Peterson x OBEY for Art Basel 2014

08/12/2014

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Tra le meraviglie di quest’ultima edizione dell’Art Basel non possono mancare le consuete combo, Cleon Peterson e Shepard Fairey aka OBEY hanno da poco terminato di dipingere due nuovi interventi miscelando i rispetti stili.
E’ l’opportunità per noi di tornare ad approfondire il lavoro di entrambi gli artisti attraverso un intervento che da una parte ne eredità peculiarità tipiche delle produzioni di ciascuno dei due autore, dall’altra presenta interessanti novità, per una miscela sicuramente riuscitissima.
Il nome OBEY associato alla figura di Shepard Fairey non ha di certo bisogno di presentazioni, l’iconico Andrè The Giant e la successiva campagna commerciale messa in atto dall’artista con produzioni che spaziano in praticamente qualsiasi campo, non hanno intaccato affatto la volontà di Fairey di proseguire il personale lavoro in strada. In questo senso quindi l’artista ha continuato a proporre i suoi canonici stencil poster sviluppando e raccogliere l’eredità visiva dell’iconico impianto stilistico così come una personale e rimarcata attenzione per determinate figure, il presidente Obama ad esempio, così come eventi ed accadimenti di carattere nazionale ed internazionale, in particolare verso la guerra e la società moderna, temi questi ultimi particolarmente cari all’artista.
Dal canto suo l’operato di Cleon Peterson non ci è affatto nuovo, anzi abbiamo sempre sottolineato il grande impatto che le produzioni dell’artista riescono a suscitare, raccogliendone al tempo stesso tutta la particolare forza tematica delle stesse. L’odio, la violenza, la brutalità dell’essere umano sono gli stimoli principali di una produzioni in grado di raccogliere appieno e di sviluppare una riflessione sull’animo umano. Attraverso un piglio grafico ormai divenuto iconico, l’autore esamina la depravazione e tutti quegli aspetti più barbari e disumani dell’uomo moderno. Le ombre dell’artista si fanno carico di questo spettro emotivo mettendoci di fronte a torture, uccisioni, morte e quanto di più infimo e basso.
Il risultato di questa inedita combinazione sono due distinti interventi che vanno a cambiare completamente l’aspetto di questa struttura architettonica. Come è possibile vedere gli autori scelgono di lavorare unicamente attraverso il bianco ed il nero, al tempo stesso i due interventi rappresentano al meglio entrambe le peculiarità stilistica degli autori. Nel primo lavoro, decisamente più preciso e simmetrico vediamo un unione tra i canonici characters di Cleon Peterson con gli aspetti prettamente grafici di Fairey, così come nel secondo assistiamo ad una serie degli iconici character ripetuti che si miscelano ad una dei tipici stemmi firmati da OBEY.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una ricca galleria di immagini con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti sul lavoro di entrambi gli artisti.

Pics via AM and Sosm

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108, Ekta, Erosie, Nelio at Galerie SLIKA (Recap)

08/12/2014

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Aperta lo scorso 27 Novembre andiamo con piacere a dare finalmente un occhiata approfondita a “Surprised Recognition” eccezionale group show con lavori di 108, Ekta, Erosie, Nelio all’interno degli spazi della Galerie Slika di Lione.
Il quartetto rappresenta l’occasione per tuffarci all’interno delle differenti e personali ricerche che ogni singolo autore sta portando avanti. Quattro stilistiche differenti unificate sotto una personale fascinazione della forma e sopratutto una negazione figurativa. 108, Ekta, Erosie, Nelio portano avanti il loro percorso produttivo attraverso un personale elaborazione della forma coadiuvata da fascinazioni ed impulsi differenti. Al tempo stesso ridurre ad un esplicita corrente il lavoro degli artisti sarebbe quanto mai riduttivo, si tratta piuttosto di una relazione implicita che accomuna ciascuno di loro, sia dal punto di vista prettamente etico, con un personale piglio lavorativo, sia da quello prettamente stilistico. Seppure distanti geograficamente gli autori hanno fatto della manipolazione della forma, degli impulsi viscerali che inevitabilmente ne commutano l’aspetto, personale prerogativa sviluppano un peculiare percorso che inevitabilmente si tocca con quello degli altri per poi proseguire il suo cammino verso nuovi ed inaspettati sbocchi. Proprio la continua e costante ricerca quindi, è uno degli aspetti che lega ciascuno gli interpreti e che sfocia in questa esibizione in una panoramica che sà di fotogramma sull’attuale strada percorsa.
Ci siamo ritrovati spesso a confrontarci con il lavoro di ognuno degli artisti, 108 prosegue la personale fascinazione a tema naturale insistendo nel portare avanti una produzione legata si alla forma ma inopinabilmente attraversata da stimoli personali capaci di editare costantemente l’aspetto delle sue iconiche forme nere coadiuvati campionature cromatiche oppure scandendone l’aspetto in funzione di una precisa scelta emotiva. Il lavoro di Ekta è senza dubbio legato ad una ciclicità istintiva che permette all’interprete di generare opere di impulso, raccogliendo gli stimoli del momento, per tornare poi a lavorarci sopra fino a raggiungere un risultato finale. Le opere rappresentano il risultato di una composizione che raccoglie parti o segmenti di altri lavori, tagliati, sovrapposti ed inanellati fino a generare un nuovo ed inaspettato equilibrio visivo e cromatico.
Erosie dal canto suo raccoglie l’eredità visiva del proprio background da writer ed al tempo stesso ne interseca gli stimoli attraverso discipline e personali fascinazioni. Anche qui gli stati d’animo e le sensazioni entrano in rotta di collisione con le opere andando a generare elementi e forme dal forte sapore organico. Figure ruvide, frutto di un sogno acido e bagnate in questo senso da contaminazioni di colori differenti. Infine Nelio che, specialmente in quest’ultimo anno attraverso i suoi viaggi, a saputo portare a compimento declinazioni differenti dal punto di vista degli elementi proposti. La forma assume qui le sembianze di grandi e minuscoli elementi geometrici che interagendo con lo spazio e con la superficie vanno a generare intensi giochi prospettici, tridimensionalità e profondità rilasciando una personale e caratteristica visione.
L’allestimento è quindi composto da una moltitudine di lavori differenti, osservandone lo sviluppo all’interno degli spazi ci si accorge come una comune scelta cromatica vanno ad aumentare la sensazione di un dialogo persistente tra ciascuna delle ricerche degli autori, una sorta di seme che cambia ed evolve il suo cammino ma che al tempo stesso è figlio di una precisa e comune matrice.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo potete trovare una bella serie di scatti con tutti i dettagli dell’allestimento e con le immagini della serata di apertura, dateci un occhiata mentre se vi trovate in zona ricordiamo che c’è tempo fino al prossimo 8 Gennaio per andare a darci un occhiata di persona.

The street is one connecting point between these four, the multiplicity of the public sphere bestowing a joint ethic, rather than aesthetic on the group. Abstraction is another, the free flow of form, a resistance to the purely figurative, yet this too is a general rather than truly familial relation.

The crucial nexus, however, seems to be something more evasive, a fugitive feeling which these four attempt to reach, an untold story more than an explicit “idea”. Each seeks something other than that which is expected, yet simultaneously search for that which has emerged through a collective mind. Each seek to present the familiar in an unfamiliar way, to push at the boundaries of representation whilst engaging in an everyday language. It is the surprised recognition of the half-remembered dream, the foreshadowing of a shadow. The surprised recognition of the known unknowns, the intimate yet uncanny recollection of the new.

Galerie Slika
37 Rue des Remparts d’Ainay
69002 Lyon

Thanks to The Gallery for The Pics

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Weekly Overview – 01 – 12 to 07 – 12

07/12/2014

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Weekly Overview è l’appuntamento del Week-End dove vi presentiamo una selezione delle migliori news settimanali.

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Anthony Lister “Hurt People” at Lazarides Rathbone (Recap)

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Evoca1 – New Mural in Providence, Rhode Island

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Pixel Pancho – New Mural for R.A.W. PROJECT in Wynwood

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Jeroen Erosie – New Piece at Le M.U.R.XIII

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Barlo – New Piece in Hong Kong

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RUN “Parabola di G.” at Howard Griffin Gallery (Recap)

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Crisa – New Mural in Bologna

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Sten & Lex – New Mural in Shangai

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JUFE – “Punto de Ebullición” New Mural in Miramar

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Daniel Muñoz SAN – New Mural in San Juan, Puerto Rico

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Gola Hundun “Upuphir” for Viavai Project

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Agostino Iacurci “Match Mismatch” at Karen Artspace (Recap)

Anthony Lister “Hurt People” at Lazarides Rathbone (Recap)

07/12/2014

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Aperta lo scorso 27 Novembre, andiamo a dare un occhiata a “Hurt People” ultima fatica del grande Anthony Lister aperta all’interno degli spazi della prestigiosa Lazarides Rathbone di Londra.
Facendo seguito alla bella parete di cui vi abbiamo mostrato le immagini qualche giorno fa (Covered) andiamo quindi a svelare questo grande ritorno di Anthony Lister all’interno degli spazi della bella galleria di Londra. Il percorso dell’autore Australiano è strettamente legato con il cammino in strada iniziato anni fa come writer e sviluppato successivamente attraverso una peculiare e sofistica ricerca che unisce sotto un’unica stimolo elementi figurativi con cariche astratte. La miscela concepito dall’interprete entra in contatto con la personale fascinazione dello stesso per l’idea di movimento, la totalità delle sue produzioni eredita quindi componenti visivi realistiche ma ne declina l’aspetto attraverso una propria stilistica e soprattutto per mezzo di profondi giochi cromatici capaci di simularne il moto continuo. Le tematiche sviluppate all’interno di questo particolare immaginario entrano quindi in contatto con stimoli differenti capaci di parlane di quotidianità, ed al contempo tratteggiare con forza e vigore una personale e sfaccettata analisi della società e dell’uomo moderno. L’uomo di Lister viene spogliato della sua essenza e posto, in una contraddittoria visione, a confronto con il super-uomo, incarnato dai tipici eroi che ben tutti conosciamo, in quella che diviene una frattura tematica profonda e ridondante.
Dal titolo “Hurt People” quest’ultima fatica di Anthony Lister rappresenta l’ideale seguito di Unslung Heroes, aperta proprio qui un anno fa, e vede l’autore sviluppare una serie di ritratti profondamente legati al mondo delle celebrità e dei medi ossessionati dal disastro.
L’allestimento è quindi caratterizzato da una esplorazione stilistica legata al caos, al falso senso di sicurezza insito nella società moderna, che insiste piuttosto nel proiettarci all’interno di un continuo loop di corruzione e tragedia. L’autore di Brisbane si muove quindi tra temi differenti, tra alta e bassa cultura, proponendo interrogativi circa una società continuamente immersa e sottoposta alla pressione dei media ed accecata da stili di vita completamente sbagliati. A livello stilistico le opere proposte, con grandi banchi cromatici e pennellate armoniose, portano al livello successivo la gestualità dell’interprete con i ritratti proposti che si pongono tra un piglio espressionista ed un indole tipicamente legata al ritratto contemporaneo.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli dell’allestimento proposto e di alcuni degli artworks in mostra, in consiglio è quello di darci un occhiata, se invece vi trovate in zona vi ricordiamo che c’è tempo fino al prossimo 20 di Dicembre per andare a darci un occhiata di persona.

Lazarides Gallery
11 Rathbone Place
London W1T 1HR

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OBEY – New Mural in Brooklyn

07/12/2014

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Ci spostiamo a Brooklyn, qui ritroviamo Mr OBEY aka Shepard Fairey che ha da poco terminato di realizzare questo nuovo intervento in occasione dell’uscita del nuovo album degli Interpol, un lavoro che rappresenta un personale omaggio dell’autore alla sua band preferita.
Continua incessante il lavoro di Shepard Fairey, l’artista che si cela sotto il brand OBEY prosegue nel portare avanti la totalità dei suoi progetti abbracciando differenti ambiti e discipline. Il legame con la strada e con progetti di arte pubblica non sembra essere diminuito con una incessante produzione che a cadenza random ci regala puntualmente nuovi interventi. Gli stencil dell’autore, ereditati da una personale elaborazione grafica, insistono nel accomunare immagini e volti realistici accompagnando gli stessi con elementi di supporto prettamente visivi, quali texture, forme e pattern differenti. Sviluppo comune non può che essere la scelta di affidare i propri interventi a rosso, al nero ed al bianco come unici vettori cromatici.
Aldilà dell’aspetto prettamente stilistico, che ormai diamo per scontato, Shepard Fairey con questo nuovo lavoro va a giocare direttamente con la copertina dell’ultimo album degli Interpol. Dal titolo “El Pintor” il titolo dell’uscita rappresenta anzitutto un anagramma del nome della band e sicuramente un collegamento con lo stimolo principale di Fairey. Mr OBEY sceglie quindi di raccogliere l’eredità di una della canzone del gruppo (Everthing is Wrong) e di legare i concetti espressi nel testo, le difficoltà della vita, i fallimenti nelle relazioni, i rimpianti di certe decisione prese, con la propria personale attrattiva tematica. Quella che emerge è un immagine che si rifà al concetto di rapporto personale tra l’uomo ed il sistema. L’interprete prosegue nel mettere l’accento sulle brutture della società moderna mettendo in discussione i cardini e l’egemonia del proprio paese.
Come consuetudine in calce al nostro testo potete trovare una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’autore Statunitense.

I picked up Interpol’s first album “Turn on the Bright Lights” shortly after it was released, based purely on the mysterious, film noir meets Blue Note (but in red), image on the cover. The music lived up to the seductive promise of the cover and I soon decided I’d found my new favorite band. I stalked Interpol backstage at Coachella and offered to create art for them if they ever needed it… to my surprise, they knew my work already and decided to take me up on my offer and have me create some art for their follow up album “Antics” in 2004. Ten years have passed since that project and after hanging with the band after their Lollapalooza gig this summer, we discussed working together again, possibly with a public art component. When “El Pintor” came out I loved the music, cover art, and the anagram device (an anagram is a new word or set of words made from the letters of another word or set of words in a different order). EL PINTOR means “the painter” in Spanish but is an anagram of INTERPOL. When approaching our new collaboration, I liked the challenge of creating an anagram from a song title.

I decided to explore the idea of being complicit in a personal relationship or a relationship with a system that one realizes is unhealthy. I did an art show recently called “Power & Glory” that was a celebration and critique of Americana with an emphasis on the symbols and meanings of power. I like to question our obsession with money and the bravado that “America is the greatest country in the earth’s history”. Basically, I’m looking for an excuse to implicitly question hegemony, and “Everything Is Wrong” gave me one. My anagrams from EVERYTHING IS WRONG: THE VERY GROWING SIN and EVERY WRONG INSIGHT reflect both Interpol’s lyrics and my Power & Glory concepts. Since my mural images are interpretations of the song through my sensibility, but within parameters, they qualify as “interpolations”. It is convenient that interpolation references Interpol, but meaningfully, I think that art and music that inspire dialogue and interpretation are powerful fuel for expression and empowerment. I hope that the layers of this collaboration might make some molecules collide somehow.

Pics by The Artist

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Evoca1 – New Mural in Providence, Rhode Island

07/12/2014

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A distanza di parecchio tempo torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di Evoca1, l’interprete Domenicano si è da poco spostato a Providence dove, con il sostegno della Inoperable Gallery di Vienna, ha da poco terminato di dipingere quest’ultimo intervento.
È l’occasione per tornare ad approfondire il lavoro dell’interprete attraverso un opera che ne eredita tutto il particolare impianto stilistico e tematico. Vi abbiamo spesso mostrato il risultato delle incursioni di Evoca1 sempre più convinti della bontà di una personale caratterizzazione pittorica in grado di sviluppare una forte simbiosi emotiva. L’approccio dell’interprete si sviluppa attraverso una pittura altamente realistica sviluppata per mezzo di un impianto tematico rivolto principalmente verso una peculiare rappresentazione del rapporto tra natura ed uomo. L’autore con base a Miami va quindi a proporre una personale lettura in grado di riflettere sulla relazione tra l’essere umano ed in particolare gli animali portando a compimento un percorso produttivo come detto altamente emotivo. Come suggerisce il suo stesso nome, le immagini proposte risultano altamente evocative, ricche di spunti e vengono alimentata dal valore viscerale e ricco di dettagli dei soggetti raffigurati. Uomini ed animali in questo senso si muovono all’interno dello spazio urbano, coadiuvati da tinte terrene e piuttosto calde, tracciando visioni contrapposte. In questo senso l’interprete agisce attraverso una sorta di contrapposizione cromatica, i soggetti vengono posti a rapporto attraverso l’utilizzo del bianco e del nero da un parte, e con tinte e colori profondi dall’altra.
Il risultato di questa amalgama è un universo pittorico scandito da toni spessi e profondi, per certi versi malinconico e motivato dall’esigenza dell’autore di porre l’accento su tematiche differenti che accarezzano la sfera emotiva umana stuzzicando chi osserva ad una personale presa di coscienza. Al tempo stesso l’incessante dialogo tra uomo e gli animali sedimenta uno spettro emotivo sfaccettato ed in grado di raccogliere sentimenti e stati d’animo contrastanti in quello che diviene un percorso personale di catartica riflessione sul proprio posto in questa terra.
Quest’ultima fatica di Evoca1, dal titolo “The Host”, eredita appieno tutto il particolare approccio stilistico, l’autore Domenicano sviluppa un intervento su più livelli, utilizzando anche elementi limitrofi alla parete, e scandendo l’opera attraverso soggetti umani, particolarmente evocativi, ed animali, ancora una volta forti e caratteristici.
In calce al nostro testo una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, il consiglio è quello di darci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare.

Pics by INOPERAbLE Gallery

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TagsAndThrows Vol 001 – New Book (Release)

06/12/2014

Gli amici di Spray Daily escono ora con un nuovo progetto editoriale in collaborazione con i ragazzi di TagsAndThrows: un libro dedicato alla forma più crudo dei graffiti, tags e throw-ups con una selezione di scatti tra New York, San Paolo, Stoccolma e Copenaghen.
Rilasciato attraverso due eventi a Stoccolma e Copenaghen, il libro raccoglie l’eredità tematica di ciascuno dei due soggetti coinvolti nell’edizione. Sia Spray Daily, magazine online ed editore, che TagsAndThrows, progetto ed archivio fotografico su internet, rappresentano due realtà di spicco all’interno del mondo dei graffiti e questo sodalizio viene sancito con un uscita che ci sentiamo assolutamente di supportare.
In questo primo volume, prima uscita assoluta di TagsAndThrows, troviamo ben 136 pagine dedicate a tag e throw-ups selezionati dalla lente di Thomas Karl-Johan Gunnarsson aka OKOK, l’uomo dietro TagsAndThrows. Il fotografo ha documento i migliori di stili tra Europa e Stati Uniti all’interno di una edizione completamente in bianco e nero capace di mostrare non solo gli stili ma anche le atmosfere e la vita di strada delle quattro città.
Tra i nomi di spicco troviamo gente del calibro di False, Klops, Ja, Guns, Katsu, Pear, Tomcat, Easer, Os Gemeos, Sliks, Alone, giusto per citarne alcuni.
Se siete interessati è possibile acquistare il libro direttamente sullo shop online di Spray Daily al costo di 15 Euro, noi ve lo consigliamo caldamente.

Spray Daily is happy to announce our latest project in collaboration with TagsAndThrows. A 136 pages book dedicated to the purest and rawest form of graffiti, tags and throw-ups!
In this volume, the first-ever book by TagsAndThrows, we have collected a selection of personal photos by Thomas Karl-Johan Gunnarsson a.k.a. OKOK, the man behind TagsAndThrows. The best hand styles from New York, São Paulo, Stockholm and Copenhagen, documented in black and white, showing not only the styles, but also the atmosphere and street life of those cities. The book spans over 136 pages and features a lot of well-known signatures like False, Klops, Ja, Guns, Katsu, Pear, Tomcat, Easer, Os Gemeos, Sliks, Alone and many more.

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Pixel Pancho – New Mural for R.A.W. PROJECT in Wynwood

06/12/2014

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Iniziamo con quest’ultima fatica di Pixel Pancho il nostro coverage sulle meraviglie della nuova edizione dell’Art Basel di Miami, il grande artista Italiano ha infatti da poco terminato di dipingere questa grande parete per il R.A.W. PROJECT di Wynwood.
Con un roster bello carico e pregno, composto da artisti locali ed internazionali tra cui: David Walker, Hox, Anthony Lister, Ryca, D*Face, Axel Void, 2Alas, JAZ, Ahol, Dot Dot Dot, Fin Dac, Txenmy, Evoca1, Trek 6, Kazilla, Don Rimx, LezaOne, Reka, Abstrk, Diana Contreras, Luis Berros, FL Mingo, Shark Toof, Typoe, Santiago Rubino, Magnus Sodamin, MadSteez, AM, Pastel, Lebo, Tava, Derek Hunter, Makatron, Martin Whatson, 2501 ed appunto Pixel Pancho, il progetto vede gli interpreti confrontarsi con le superfici esterne della Jose de Diego Middle School nel distretto di Wynwood. L’idea è quella di raccogliere fondi per sviluppare e catalizzare un programma artistico proprio quando tutti gli occhi sono puntati su Miami.
Per noi è quindi l’opportunità di vedere nuovamente al lavoro uno degli esponenti di spicco della scena Italiana osservandone ancora una volte le dinamiche sia stilistiche che tematiche del suo particolare operato. Dopo la bella serie di combo con Bosoletti (Covered) e Phlegm (Covered), l’interprete Italiano torna in solitaria proponendo una nuova immagine/ritratto. Ancora una volta al centro dell’intervento troviamo le macchine coadiuvate attraverso un visione che richiama elementi appartenente all’epoca vittoriana.
Se i robot rappresentano ancora una volta il principale stimolo tematico, è innegabile come Pixel Pancho stia progressivamente facendo avvicinare i suoi characters alla figura umana, tessendo in questo modo un proprio e personale parallelo ed alimentando soprattutto il valore riflessivo delle sue opere. Al contempo è innegabile riscontrare come l’artista stia sviluppando un percorso pittorico certamente ancora più votato al dettaglio portando avanti in questo senso una personale ricerca cromatica.
Null’altro da aggiungere, come consuetudine in calce al nostro testo potete trovare alcune immagini con I dettagli di quest’ultima fatica realizzata dall’artista Italiano, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti da Miami. Se volete contribuire al progetto qui invece potete donare un po’ del vostro denaro.

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Akue – “Retreat” New Mural in St. Petersburg

06/12/2014

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Ci spostiamo a San Pietroburgo, qui il grande interprete Russo Akue ha da poco terminato di dipingere questa nuova e splendida composizione portando in dote tutto il suo iconico approccio stilistico.
Stiamo sempre più volgendo con interesse il nostro sguardo verso l’Est Europeo, assolutamente convinti della bontà degli artisti che sempre più si stanno affacciando in strada portando una freschezza nelle dinamiche pittoriche e stilistiche. Comune denominatore, anche nel caso di Akue, è l’esperienza maturata in strada dal mondo dei graffiti e la successiva evoluzione che passa inevitabilmente per i studi e le personali ricerche. Come visto con diversi esponenti a caratterizzare questi ricca flotta di noma troviamo una personale percezione degli spazi che nella pressoché totalità dei casi sfocia in una peculiare sintesi visiva astratta.
Impegnato anche sul fronte prettamente grafico, Akue sviluppa il proprio lavoro sviluppando una personale fascinazione cromatica in funzione di un approccio capace di collocarsi in mezzo tra stimoli prettamente astratti, con una personale ricerca sulla forma e sugli elementi organici, e visioni fortemente figurative e grafiche. Questa duplice identità va a colpire anche questa sua ultima fatica con un immagine finale che quindi eredita una doppia lettura.
Dal titolo “Retreat” quest’ultimo intervento dell’autore con base ad Omsk ci ha davvero lasciati a bocca aperta. Attraverso un profondissima caratterizzazione l’interprete Russo anima lo spazio attraverso un intervento di fatto diviso a metà. Nella parte superiore l’artista dipinge un cielo tetro e nuvoloso, ideale preambolo per il paesaggio rurale nel quale vediamo una figura intenta ad entrare all’interno di una piccola struttura in mattoni. Questa prima parte dell’opera rappresenta certamente l’aspetto più razionale dell’intervento proposto dall’autore Russo, con una profondità e realisticità pittorica decisamente elevate per un risultato finale assolutamente profondo. Nel successivo sviluppo Akue spinge sull’acceleratore, le tinte si fanno anzitutto più accese, aprendosi e mostrando differenti tonalità, troviamo un forte senso di movimento perpetuo incanalato verso lo sviluppo di forme ed astrazioni differenti. Subentra quindi il valore prettamente astratto delle produzioni dell’artista attraverso una trama che densa e sfaccettata, un livello di dettaglio pauroso che si pone in totale in controtendenza con la parte superiore dell’intervento. Ad animare l’opera ora sono sensazioni e stati d’animo, emotività che si riflettono nella composizione di una trama ricchissima e che pongono lo spettatore di fronte ad sentimenti differenti.
Il risultato finale è un opera anzitutto ricchissima, capace di vivere attraverso due differenti identità che come il titolo suggerisce si rifanno al concetto di rifugio ponendo a confronto uno stimolo fisico, come una casupola nel mezzo della campagna, ad una espressione maggiormente viscerale, tra pensieri, stati d’animo e sensazioni che prendono forma e vita attraverso i colori, stupefacente.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo potete trovare piuttosto una ricca selezione di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, il consiglio è quello di darci un occhiata siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Pics by The Artist

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Jeroen Erosie – New Piece at Le M.U.R.XIII

06/12/2014

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A distanza di tempo torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di Jeroen Erosie, l’interprete ha infatti da poco terminato questo nuovo lavoro direttamente sullo spazio permanente messogli a disposizione dall’Associazione Le M.U.R.XIII di Parigi.
Ancora una volta andiamo quindi a vedere il risultato dei lavori realizzati per l’ormai iconica parete Parigina. Il progetto, nato l’anno scorso come naturale proseguo dei lavori dell’Association Le M.U.R., eredita tutto l’impatto e la forza. Come visto più volte il lavoro portato avanti dall’associazione francese si sviluppa attraverso la creazione di un spazio dinamico a disposizione di artisti nazionali ed internazionali che possono qui esprimere al meglio tutto il loro particolare approccio stilistico. In particolare è interessante notare come il progetto si stia mano a mano sviluppando, con l’utilizzo e l’apertura di nuovi spazi, ed al tempo stesso con un continuo andirivieni di artisti differenti che di volta in volta offrono il loro talento cambiando completamente l’aspetto della parete dando vita in questo modo, ad una sorta di galleria dinamica in uno spazio permanente.
Ultimo ospite è quindi Jeroen Erosie che porta in dote per il bel progetto Parigino tutto il suo iconico approccio stilistico e tematico. È l’occasione per noi di tornare ad approfondire il particolare approccio visivo che caratterizza le produzioni dell’interprete. Come visto l’autore ha sviluppato una personale ricerca coadiuvando differenti discipline e personali fascinazioni. Anzitutto il mondo dei graffiti, con una forte e radicato passato da writers, così come quello illustrativo arrivando infine ai personali studi tipografici ed ad una personale astrazione della forma. L’autore ha quindi raccolto questi differenti universi alimentando un proprio e personale percorso fortemente influenzato dai personali stati d’animo e dalle emozioni del momento. In questo senso la totalità delle opere realizzate dall’artista sono intrinsecamente legate al momento, alle emozioni e sensazioni, al luogo di lavoro, che interessano ed influenzano l’interprete in quel determinato istante. Il dialogo quindi passa per una personale ricerca della forma, ruvida, organica, frutto quasi di un sogno acido, e capace in questo senso di ereditare tutto gli stimoli personali dell’artista.
Raccogliendo quindi gli stimoli personali e del luogo, sulla billboard Francese Jeroen Erosie va a realizzare quindi una nuova figura direttamente connessa con gli aspetti tipici del proprio operato.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo potete trovare una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo. Nei prossimi giorni infatti, daremo un occhiata approfondita all’eccellente group show all’interno degli spazi della Galerie SLIKA di Lione con le opere dell’interprete, di 108, Ekta e Nelio, stay tuned!

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