fbpx
GORGO

Archive for settembre, 2014

Banksy – “Art Buff” New Piece in Folkestone, UK

30/09/2014

banksy-art-buff-new-piece-in-folkestone-uk-01

Nuovo aggiornamento per Banksy, l’artista Inglese è tornato al lavoro con un nuovo intervento realizzato a Folkestone in occasione della triennale di arte pubblica.
Situata nella località balneare di Folkestone sulla costa sud-orientale dell’Inghilterra, la Triennale di Folkestone è uno dei più ambiziosi progetti di arte pubblica presenti nel Regno Unito, gli artisti sono invitati ad utilizzare la città come loro ‘tela’, utilizzando spazi pubblici per creare suggestive nuovi lavori che possano riflettere questioni, spunti e temi che interessano la città ed in generale il resto del mondo.
Con il suo ritorno in strada Banksy presente un nuovo intervento dall’emblematico titolo “Art Buff”, si tratta di una nuova riflessione dove vediamo una signora anziana ammirare una delle macchie di vernice, quelle che siamo soliti vedere in città e che servono per coprire i graffiti, innalzata ad opera d’arte con tanto di colonna a mo’ di piedistallo dipinta dall’artista.
Aspettando notizie su Better Out Than In il Film annunciato da Banksy qualche mese addietro e legato al progetto Newyorkese dello scorso anno (Covered), vi lasciamo alle immagini in calce, dateci un occhiata e restate sintonizzati per nuovi aggiornamenti sul lavoro di Mr B. qui sul Gorgo.

banksy-art-buff-new-piece-in-folkestone-uk-02

banksy-art-buff-new-piece-in-folkestone-uk-03y

Fikos Antonios – New Mural for BoardDripper Festival

30/09/2014

fikos-antonios-for-boarddripper-festival-01

Con quest’ultima e fresca pittura di Fikos Antonios, proseguiamo il nostro viaggio tra le meraviglie di Querétaro in Messico e del suo BoarDripper Festival, un nuovo lavoro contraddistinto dalla peculiare pittura in stile bizantino.
Il particolare approccio di Fikos Antonios ci ha particolarmente sopresi, come detto l’interprete affida il proprio lavoro ad una rievocazione in chiave moderna della pittura bizantina, rielaborando quindi i volti, le pose ed i peculiari sguardi tipici di questo filone artistico, l’interprete va ad inserirsi all’interno dei paesaggio urbani andando però a combinare elementi e tematiche moderne, una la vera propria e piacevole scoperta che ci ha lasciato piacevolmente coinvolti. Non ci capita spesso di venire così catturati all’interno di un preciso tema e dal suo relativo sviluppo artistico, nell’idea dell’interprete Greco c’è l’esigenza di un ritorno al passato per affrontare temi e situazioni legate al presente, ’artista va infatti a pescare dalla caratteristica pittura bizantina andando a sviluppare storie, ed istanti di vita quotidiana oppure toccando temi e situazioni surreali il tutto attraverso le particolari e peculiari sfaccettature di questa particolare forma d’arte. L’impressione è quella quindi anzitutto di un legame con la propria terra ma soprattutto di una precisa volontà di ritornare ad una pittura antica, per certi versi più raffinata e più personale, che possa parlare delle situazioni più differenti e che possa mettere l’accento sulla ciclicità della condizione umana, sui suoi stessi errori che si ripetono nel corso nel tempo, gettando quindi le basi per un analisi profondo e decisamente ramificata all’interno delle piaghe e delle varie sfaccettature della natura dell’uomo.
Lavorando unicamente attraverso tinte e colori maggiormente delicati, quest’ultimo lavoro di Fikos Antonios è caratterizzato dalla strabordante presenza di soggetti di vario genere e soprattutto dalla caratterizzazione degli stessi. Ogni persona presente nel dipinto infatti va a cogliere aspetti differenti del paese, cambiano quindi i protagonisti delle opere dell’artista in funzione di una accurata descrizione legata senza dubbio al posto dove l’opera è stata realizzata.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo potete trovare una bella selezione di scatti con i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e se vi siete persi qualcosa qui tutti i precedenti lavori realizzati nel corso della rassegna messicana.

Pics via San

fikos-antonios-for-boarddripper-festival-02

fikos-antonios-for-boarddripper-festival-03

fikos-antonios-for-boarddripper-festival-04

Hense – New Mural in Detroit, USA

30/09/2014

hense-new-mural-in-detroit-01

A distanza di parecchio tempo, torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di Hense, l’interprete ha infatti da poco terminato di dipingere questa nuova e gigantesca parete a Detroit, ennesimo evento curato ed organizzato dalla Library Street Collective Gallery.
Specializzato in lavori di grandissima dimensione Hense ha sempre dimostrato la capacità di riuscire a sviluppare una profonda trama visiva attraverso l’utilizzo di colori, forme e figure differenti, spingendosi verso tinte delicate a contrasto con colori più freddi e cupi così come andando ad innescare linee, intermittenze, e veri e proprie sovrapposizioni visive che alimentano un numero incredibile di dettagli spingendo chi osserva a ricercare tutti gli spunti che l’interprete ha inserito all’interno dello spazio a disposizione.
Osservando quindi le produzioni dell’autore è sempre emersa la sensazione di trovarsi di fronte ad un opera fortemente camaleontica e dalla ricca e sfaccettata personalità, Hense inserisce nello spazio una ricchezza elementi pazzesca affidandosi alla ragione ed all’istinto, al contempo il lavoro risulta intimo e personale muovendosi tra grandi e piccole figure completamente prive di outlines così come texture e grandi e vibranti linee di colore che si sovrappongono sui diversi elementi.
Dopo diversi giorni di lavoro, Hense rivela finalmente questa sua ultima e grande fatica, un intervento commissionato dal Bedrock Real Estate Services per il loro Madison Theater Building a Detroit che ha impegnato l’artista ed il suo assistente per circa 3 settimane. Aldilà dei numeri a colpire è sicuramente la trama proposta qui dall’artista, un esplosione di colori, forme ed astrazioni che coprono la totalità dello spazio a disposizione e che si presenta come molto differente da ciò che soliti aspettarci dal suo operato.
L’interprete spinge qui al massimo con le sperimentazioni dando vita ad un quadro ricchissimo e molto diversificato, un’unica movimento cromatico di forme e di figure differenti che si sovrappongono tra di loro andando a creare un tessuto ricco e sfaccettato, abbiamo gli elementi gestuali, con le profondo e spesse linee che attraverso tutta la superfice, i pattern e le texture, amplificate qui come mai prima d’ora, arrivando infine a vere e proprie figure a cui l’artista sceglie di aggiungere inedite outlines.
In calce al nostro testo possiamo ripercorrere alcune della fasi di lavorazione dell’intervento fino agli scatti dell’opera completata, dateci un occhiata è tutto dopo il salto, siamo certi che non mancherete di apprezzare.

Pics via Graffuturism

hense-new-mural-in-detroit-02

hense-new-mural-in-detroit-03

hense-new-mural-in-detroit-04

hense-new-mural-in-detroit-05

hense-new-mural-in-detroit-06

hense-new-mural-in-detroit-07

hense-new-mural-in-detroit-08

hense-new-mural-in-detroit-09

hense-new-mural-in-detroit-10

hense-new-mural-in-detroit-11

hense-new-mural-in-detroit-12

Aryz – New Mural in Casablanca, Marocco

30/09/2014

aryz-new-mural-in-casablanca-marocco-01

Prosegue il bel periodo produttivo di Aryz, il grande artista Spagnolo si è da poco spostato a Casablanca in Marocco dove ha da poco terminato di dipingere questa nuova grande parete portando avanti nuovi ed interessanti sperimentazioni.
Nell’indagine e nella ricerca portata avanti da Aryz in quest’ultimo periodo stiamo osservando un radicale capovolgimento di quelle che sono le dinamiche ‘standard’ delle produzioni firmate dall’autore Spagnolo, l’artista sta infatti insistendo su una sperimentazione a 360 gradi capace di raccogliere tutta l’eredità ed il background appartenente allo stesso con il risultato di sviluppare intervento differenti e sfaccettati. Un periodo quindi di grande sperimentazione che sta portando l’interprete a riflettere sulle dinamiche stesse del proprio operato ed in generale del lavoro in strada. Quest’ultima fatica ancora una volta mischia le carte in tavola, nella sua nuova riflessione l’artista pensa alla difficoltà di mantenere le proporzioni sugli spazi gradi, special modo per quelle opere che si compongono di linee e pochi effetti cromatici, sceglie quindi, per questa grande parete, un approccio più casuale e più diretto, senza fronzoli diciamo raccogliendo tutta l’eredità di quelli che sono gli schizzi ed i bozzetti che l’autore elaborato quotidianamente. L’idea è quella di riprodurre proprio gli ‘errori’ e le linee casuali proponendo un lavoro basico ed al tempo stesso legato indissolubilmente al particolare immaginario, senza filtri, senza giochi ed effetti particolari per nascondere gli sbaglio, ma piuttosto un unica grande pittura diretta ed incisiva.
Si erge in questo senso su questa grande parete, un intervento ancora una volta differente da quello che siamo abiurati aspettarci da Aryz, niente personaggi bizzarri o ritratti iper realistici che tanto ci avevano impressionato, piuttosto una nuova sequenza, un frame ripetuto realizzato attraverso lo scheletro di un cammello dipinto di un rosso caldo e pastello. Pochi dettagli, giusto qualche effetto di ombra e poche altre forme che gravitano intorno alle figure intervallate ed accompagnate da una serie di grandi x realizzate incrociando le ossa per un risultato finale semplice d’effetto e particolarmente riuscito, pollice in su!
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella selezione di scatti con tutti i dettagli dell’intervento, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’interprete, stay tuned!

I always thought that the most difficult thing of painting in big formats was too keep the line gesture and the proportions like in the sketches. My sketches have a lot of mistakes and random lines, and somehow I wanted to reproduce that on a wall.
The more effects and colors you use on your work, the more you can hide the mistakes and catch the viewer’s attention… when you use the line and not much more, the mistakes can be easily seen….

Thanks to all the guys that made this wall happen.

Pics by The Artist

aryz-new-mural-in-casablanca-marocco-02

aryz-new-mural-in-casablanca-marocco-03

aryz-new-mural-in-casablanca-marocco-04

Phlegm – New Mural for Empty Walls Festival

30/09/2014

phlegm-for-empty-walls-festival-02

Anche quest’anno il grande Phlegm è tra gli ospiti dell’ottimo Empty Walls Festival 2014, per la rassegna di Cardiff l’artista ha infatti da poco terminato di dipingere questa nuova e gigantesca parete con uno dei suoi iconici lavori.
Abbiamo spesso parlato del lavoro di Phlegm, l’interprete inglese rappresenta senza dubbio uno degli artisti che maggiormente riesce a coinvolgerci ed appassionarci, la proposta visiva ma soprattutto la particolare tematica e lo slancio dei lavori proposti, riescono puntualmente a trovare il nostro consenso per un percorso produttivo mai vano ma piuttosto sempre e comunque ricco di nuove proposte ed approfondimenti differenti. L’abilità dell’autore Inglese è stata senza dubbio quella di riuscire a dare vita ad un vero e proprio universo, abitato da creature fantastiche, con una propria dinamica fisica, con la propria tecnologia abbinata a magia ed alchimismo, un mondo abitato da personaggi bizzarri ed eclettici che rappresentano con soluzione di continuità lo slancio e lo spirito stesso delle produzioni firmate dall’interprete.
Phlegm ha saputo quindi attraverso i propri characters tratteggiare l’aspetto visivo nonché quello paesaggistico di un emisfero distante, personale e regolato da meccanismi per certi versi differenti e distanti dalla nostra realtà eppure così indissolubilmente legati alla stessa. Strizza l’occhio quindi alla società moderna raccontandoci una storia a mezza tinta, il bianco e nero di rincorrono donando forma e sostanza, regolando la vita, i meccanismi e le invenzioni degli iconici personaggi, in un susseguirsi di situazioni bizzarre e divertenti.
Per questa sua nuova partecipazione alla rassegna, Phlegm prende ispirazione direttamente dal Mari Lwyd antica tradizione che appartiene al folclore natalizio ed invernale gallese, ormai quasi del tutto scomparsa, che consiste nel girare per le strade della città con un teschio di cavallo fissato ad un palo. L’artista da questo spunto elabora una gigantesca riproposizione su muro della tradizione andando ovviamente a far interagire i suoi iconici personaggi con questo particolare evento. A concludere la partecipazione dell’autore infine troviamo una nuova installazione in legno, che riprende il discorso con l’ultimo splendido lavoro realizzato qualche giorno fa (Covered), realizzata all’interno della Abacus Gallery, direttamente dall’altra parte della strada dove c’è la pittura e che insiste proprio sul particolare tema proposto.
Null’altro ad aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli dell’intervento, dateci un occhiata e restate sintonizzati per nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’interprete e su quelli della rassegna, qui sul Gorgo.

Pics by The Artist

phlegm-for-empty-walls-festival-03

phlegm-for-empty-walls-festival-04

phlegm-for-empty-walls-festival-05

phlegm-for-empty-walls-festival-06

phlegm-for-empty-walls-festival-07

phlegm-for-empty-walls-festival-08

phlegm-for-empty-walls-festival-09

phlegm-for-empty-walls-festival-10

Alberonero for MISCITA at Farm Cultural Park

30/09/2014

alberonero-for-miscita-at-farm-cultural-park-01

Con quest’ultimo lavoro realizzato da Alberonero, chiudiamo il cerchio sugli interventi realizzati per MISCITA, il bel progetto realizzato nelle scorse settimane all’interno del Farm Cultural Park di Favara in provincia di Agrigento.
Come detto MISCITA è l’unione di differenti soggetti sotto un’unica veste, a collaborare insieme troviamo nomi ben noti come gli amici dell’ALTrove Street Art Festival ed altri tra cui La Guarimba Film Festival e Coltivatori di Musica, tutte realtà che si ritrovano al Farm Cultural Park di Favara. Siamo quindi all’interno uno dei centri culturali più importanti al mondo per quella che come detto non è un unione pragmatica e pensata a tavolino ma piuttosto una sorta di risveglio dal torpore, uno slancio positivo pensato e sviluppato con il fine di mostrare una Calabria differente, una regione capace di ricordare le proprie radici ed al tempo stesso distaccarsi dalla stesse per negare la staticità che spesso colpisce questi luoghi. Sono i giovani a portare avanti il progetto attraverso un piglio che vuole credere nel proprio territorio, investendo sull’arte e sulla cultura andando a cercare un legame tra due regioni, la Calabria e la Sicilia, troppo spesso legate a preconcetti ed idee negative ma che proprio quest’anno hanno fatto la voce grosse proprio grazie alla qualità degli eventi e dei progetti proposti intrinsecamente legati alle potenzialità, finalmente sviluppate, di queste due splendide regioni. MISCITA nasce quindi come ideale propellente ed al tempo stesso mette in campo differenti ambiti, tra musica, danza, cibo e cinema ed appunto arte urbana.
Abbiamo spesso approfondito il lavoro di Alberonero, l’artista Italiano ha saputo sviluppare un preciso e peculiare indirizzo tematico capace di coniugare un idea che vede il colore e la sua differente applicazione all’interno di forme ed elementi concreti, il suo principale slancio. Le produzioni dell’autore Italiano si fanno quindi carico di forme e figure geometriche, gli iconici quadrati, all’interno dei quali l’artista va a sviluppare un moto cromatico che ne cambia l’aspetto, una scala di colori, tra tonalità basse ed alte, che si intreccia con il panorama visivo, e soprattutto capace di istaurare un rapporto di tipo viscerale ed emotivo con chi si ritrova ad osservare le sue produzioni. Il flusso costante di tinte, racchiuso all’interno di un percorso definito, rappresenta in questo senso un allegorica rappresentazione della vita, gli stimoli emotivi, le sensazioni e gli stati d’animo, rappresentati appunto per mezzo dei colori, vengono sviscerati seguendo un percorso, una strada fatta di sali e scendi, di cadute e risalite, per quello che diviene presto un approccio altamente profondo e sfaccettato e capace di sorprenderci puntualmente per la caratterizzazione e soprattutto per la continua ricerca di aspetti ed approcci di volta in volta differenti e nuovi.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo potete trovare una bella serie di scatti con tutte le immagini ed i dettagli di quest’ultimo intervento dell’artista, dateci un occhiata e se volete rivevere le meraviglie del progetto qui, tutti i precedenti.

Pics by Nadia Castronovo

alberonero-for-miscita-at-farm-cultural-park-02

alberonero-for-miscita-at-farm-cultural-park-03

alberonero-for-miscita-at-farm-cultural-park-04

Liqen – New Mural in Aalborg, Denmark

30/09/2014

liqen-new-mural-in-aalborg-denmark-01

Torniamo ad Aalborg in Danimarca per dare con piacere un occhiata all’ultima fatica del grande Liqen, il campione Spagnolo torna al lavoro presentandoci una nuova opera profondamente connessa con la storia del paese e con le consuete riflessioni che accompagnano le sue opere.
Quello che abbiamo di fronte è probabilmente uno dei lavori più significati di Liqen, l’artista per questa opera realizzata nell’ambito dell’ottimo WE Aart Festival di quest’anno, sceglie di inserire tutti quelli che sono gli elementi tematici e pittorici tipici del suo lavoro andando a realizzare un intervento complesso e sfaccettato sia dal punto di vista tematico che da quello prettamente visivo.
Osservando le produzioni dell’autore Spagnolo ci siamo spesso imbattuti in un coinvolgimento emotivo caratterizzato dalla presenza di una grandissima profondità di dettagli, questo rappresenta sicuramente uno degli aspetti di maggior rilevanza se si osservano le produzioni dell’interprete, al contempo la capacità dello stesso di rappresentare un immaginario personale ed arricchito da colori vivaci, tonalità differenti e discese cromatiche uniche, ne hanno fin da subito decretato il valore assoluto. È però fondamentale sottolineare che le opere dell’artista non siano affatto fini a se stesse, l’autore ha infatti portato avanti una personale ricerca sull’uomo approfondendo gli aspetti più reconditi e caratterizzando i propri interventi facendo emergere il continuo e simbiotico legame con la natura, la terra e la biosfera.
Dal titolo “Memoria Liquida” quest’ultima fatica di Liqen è un gigantesco manifesto del percorso produttivo dell’artista, sono presenti tutti gli elementi pittorici che accompagnano l’autore nelle sue produzioni al contempo emerge qui un riflessione sulle reminiscenze dell’uomo, sulla sua memoria ancestrale in una rappresentazione capace di rievocare la storia di un paese come la Danimarca. Il protagonista dell’opera è infatti un essere antropomorfo, che richiama quindi gli stimoli pittorici e metafisici dell’autore, letteralmente immerso all’interno di un bagno amniotico, si tratta di una delicata riflessione sulla natura umana, sulla sua parte interna ed esterna laddove l’interprete riflette sul liquido che costituisce il nostro corpo ed il liquido che accompagna la nostra nascita, lo fa per mezzo di un essere quasi spirituale e che rappresenta una sorta di memoria collettiva ed al tempo stesso un soggetto mitologico che rievoca un imbarcazione vichinga, un nuovo slancio metafisico e filosofico in grado di cogliere con delicatezza il giusto posto dell’essere umano, del suo contatto con la terra e della sua capacità di immergersi (letteralmente) all’interno di una dimensione riflessiva, fatta di conoscenza, di luce, di estraneazione dalla vita di tutti i giorni.
Dopo il salto, vi diamo modo di cogliere tutti gli aspetti di questa splendida realizzazione attraverso una ricchissima serie di scatti con tutti i dettagli dell’intervento, dateci un occhiata siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

I trust where I come back,
Crossing the seas of change.
On my ship-Dragon.
transmute each step for every ste deform and demorf.
amoeba to nudibranch, to amphibian, lizard until reaching Firebird.
Rubbed my hands, I let my thoughts arising to call the Dragon.
To meet the primary tubercle and put me in his place, the beginning.
Just take a step, not a weight.
Upload to light are two or three steps, which emerges through the thought lingers.
What does not reach the man, that we are.
What we do not encompass, is our blood.
The micromilesima a measure of ourselves, universal ambiguous, meteorite dust.
Something in our everyday reality is drifting, or even know.

“Magna Mater” collection. Liqen Jakala.

Pics by The Artist

liqen-new-mural-in-aalborg-denmark-02

liqen-new-mural-in-aalborg-denmark-03

liqen-new-mural-in-aalborg-denmark-04

liqen-new-mural-in-aalborg-denmark-05

liqen-new-mural-in-aalborg-denmark-06

Boris Tellegen x CASE STUDYO – New Sculpture

29/09/2014

boris-tellegen-case-studyo-new-sculpture-01

I ragazzi di CASE STUDYO incontrano il grande Boris Tellegen aka DELTA, dall’atipica unione nasce “A Concrete Toy” un nuova scultura realizzata rievocando un precedente lavoro realizzato dall’artista nel lontano 2005.
Come abbiamo avuto il piacere di vedere diverse volte il lavoro di Boris Tellegen si muove attraverso un unione concettuale tra geometria ed il fortissimo background da writers, un lavoro che fonde quindi il lavoro in strada con la personale ricerca sulla tridimensionalità e sulla geometria , il tutto applicato su medium, strutture ed superfici differenti.
L’operato di DELTA abbraccia infatti discipline differenti, la materia e la sua differente capacità applicativa è il fulcro del lavoro dell’artista che si diverte a proporre lavori con impostazioni differenti, dal collage alla scultura passando per i disegni ed appunto le installazioni, tutto un ricco campionario di approcci differenti che permettono all’artista di proseguire la sua personale indagine. Lo studio dell’interprete va a porsi esattamente nel tra elementi pianificati ed elementi casuali in quello che è quindi un caos schematico in cui risiede la volontà di dar vita a progetti e lavori in cui gli elementi vanno a simulare proprio l’unicità del caos accompagnata da una precisa pianificazione tematica. Ogni differente approfondimento porta DELTA ad un approccio differente, in ogni caso riconducibile agli studi su lettering tridimensionali che ne hanno accompagnato il lavoro in strada negli anni ottanta, da lì l’interprete ha saputo toccare differenti ambiti come detto legati alla decostruzione, ai paesaggi industriali ed isometrici, alle tecniche di stratificazione, il tutto raccolto all’interno di un proprio e personale filone direttamente legato ad aspetti astratti e geometrici.
L’inaspettato incontro con lo studio belga, sfocia in una collaborazione unica, si tratta infatti di un riedizione dell’installazione realizzata dall’artista per una sua esibizione a Pittsburgh, dal legno alla porcellana per una costruzione che rielabora le lettere del suo stesso nome incastrate attraverso una precisa direzione geometrica ed architettonica.
La scultura misura 28 centimetri in altezza ed esce in edizione limitata di unicamente 32 singoli pezzi, accompagnata dal consueto cofanetto in legno serigrafato e dal certificato di autenticità, maggiori informazioni direttamente sul sito di CASE STUDYO qui, è già vostra.

This iconic work by Boris Tellegen was originally designed in 2005 and executed in a 4,5M large wood sculpture. for an exhibition in Pittsburgh. For Boris it made sense to execute this ‘toy’ robot again in concrete this time, the least child friendly material you can imagine. A nice contradiction, but a beautiful material to work with. The robot is build-up out of the letters from Boris Tellegen’s graffiti name D-E-L-T-A.

This concrete sculpture measures 28cm. tall in an edition of 32.
It comes in a screen printed wood box with a certificate of authenticity.
Each sculpture is signed and numbered individually by the artist.

boris-tellegen-case-studyo-new-sculpture-02

boris-tellegen-case-studyo-new-sculpture-03

boris-tellegen-case-studyo-new-sculpture-04

boris-tellegen-case-studyo-new-sculpture-05

Pablo S. Herrero x David De La Mano in Tetuán, Madrid

29/09/2014

Pablo S. Herrero-david-de-la-mano-in-tetuan-01

Si rinnova ancora una volta la fortunata collaborazione tra David De La Mano e Pablo S. Herrero, in due artisti hanno infatti da poco terminato questo nuovo grande intervento nel quartiere di Tetuán a Madrid in Spagna seguito da un secondo più piccolo.
Come abbiamo avuto modo di vedere diverse volte Pablo S. Herrero e David De La Mano non sono nuovi a sperimentazioni congiunte, in particolare abbiamo sempre notato un perfetto connubio negli elaborati portati a termine, figlio di una condivisione nel tratto nonostante una precisa differenziazione in quelli che sono i temi cardine del lavoro di ogni singolo artista. Entrambi gli interpreti sono accomunati infatti da una pittura che li vede impiegare unicamente il nero come principale interlocutore visivo, lo stesso viene sviluppato però su percorso differenti, il primo predilige una personale rappresentazione di quelli che sono gli elementi naturali dove i rami rivestano il ruolo di attori protagonisti andando a creare un fitto ed intricato mantello visivo capace di avvolgere, attraverso la pittura totale degli spazi, oppure elevare, per mezzo di forme ed elementi ben delineati, lo spazio pubblico. Il secondo invece sceglie di affidarsi ad una personale lettura dell’uomo, segnando i propri interventi con una serie di personaggi antropomorfi che rispecchiano le inquietudini e il malessere dell’età moderna, attraverso gli stessi l’autore indaga sull’uomo, sulle sue paure e sui suoi differenti e sfaccettati aspetti emotivi per una pittura che diviene quindi profonda e altamente rappresentativa.
Questo fitto calderone di temi e riflessioni differenti, viene arricchito dalla perfetta combinazione degli aspetti proposti dal duo, si elevano i temi in quella che diventa una riflessione sul rapporto tra uomo e natura, due universi legati indissolubilmente ma che troppo spesso risultano lontani ed in lotta. L’opera finale sfocia quindi un nuova lettura comune che abbraccia così in un unico pezzo sia lo stile che la visione dei due artisti in un equilibrio perfetto e caratteristico.
David De La Mano e Pablo S. Herrero sviluppano quindi due differenti lavoro, legati da una comune scelta cromatica, il verde rapportato al nero, i lavori ci mostrano il meglio del lavoro combinato dei due. Il primo, dal titolo “Driade”, prende vita sulla parete esterna del mercato di Tetuán, il secondo, dal titolo “Silo”, viene realizzato sull’istallazione Hypertube realizzata da PKMN Architectures comprendone completamente tutta la superficie.
Si tratta quindi di due lavori differenti,, il primo di grandi dimensioni trasforma completamente l’aspetto della struttura ponendo l’accento sul legame intrinseco tra uomo e natura. L’idea viene sviluppata per mezzo di una trasformiamo nel corpo del soggetto femminile che mano a mano si trasforma in una grande e gigantesca pianta.
La seconda opera é invece un elaborato intricato, una matassa che avvolge completamente la superficie dei tubi, sia interna che esterna andando a creare un fitto puzzle di intrecci di rami e di soggetti differenti.
Per darvi modo di apprezzare al meglio quanto proposto dai due interpreti vi lasciamo ad una bella serie di immagini, dateci un occhiata siamo certi che non mancherete di apprezzare, enjoy it.

Thanks to The Artists for The Pics

Pablo S. Herrero-david-de-la-mano-in-tetuan-02

Pablo S. Herrero-david-de-la-mano-in-tetuan-03

pablo-s-herrero-david-de-la-mano-in-tetuan-04

pablo-s-herrero-david-de-la-mano-in-tetuan-05

pablo-s-herrero-david-de-la-mano-in-tetuan-06

pablo-s-herrero-david-de-la-mano-in-tetuan-07

pablo-s-herrero-david-de-la-mano-in-tetuan-08

pablo-s-herrero-david-de-la-mano-in-tetuan-09

pablo-s-herrero-david-de-la-mano-in-tetuan-10

pablo-s-herrero-david-de-la-mano-in-tetuan-11

Axel Void – New Mural in Querétaro, Mexico

29/09/2014

axel-void-for-boarddripper-festival-part-2-01

Prosegue l’intenso periodo lavorativo per Axel Void, il grande artista si trova infatti ancora a Querétaro in Messico, qui nel quartiere di La Trini ha da poco terminato di dipingere un nuovo intervento legato come sempre alle dinamiche del posto.
Quest’ultimo intervento dell’artista catalizza quindi ancora una volta quelle che sono dinamiche sociali e personali dei luogo, questo particolare aspetto che contraddistingue il lavoro dell’interprete rappresenta una delle vere e proprie peculiarità del suo percorso produttivo. Si tratta mi questo senso di portare avanti un idea capace di miscelare le esperienze di tipo personale sul posto e sulla sua gente vissute dallo stesso autore così come gli spunti ed i particolari stimoli che di volta in volta colgono l’artista nei suoi viaggi. Lo spessore quindi di una pittura di questo tipo rivela un approccio profondo e dinamico ma sopratutto capace di raccogliere una dimensione nuova, vera ed intrinsecamente legata agli aspetti emotivo, alle sensazioni e gli stati d’animo che i luoghi visitati riescono a suscitare nelle corde dell’interprete che di rimando restituisce e rilascia negli spazi pubblici degli stesso tutta la sua grande abilità pittorica. Quello che abbiamo di fronte e quindi un approccio quanto mai più vero e diretto alla strada, Axel Void apre al dialogo con la gente, si fa contaminare dalle storie e dai vissuti, dalle immagini che vede e sente che prendono quindi vita su parete dando quindi forma e sostanza ad emozione e sentimenti differenti.
Situato nella periferia della città messicana, sul lato denominato “La Otra Banda”, l’opera raccoglie uno dei temi più stimolanti per l’artista, il calcio. Axel Void si concentra però sull’altro calcio, quello lontano dalle dinamiche commerciali, quello vero inteso come mezzo universale di interagire e capace di offrire una forma di comunicazione con la gente.
L’opera dipinta rappresenta proprio un pallone, si tratta di un elaborato che riallaccia il personale filo con la gente del posto, un quartiere difficile lontano dai luoghi turistici che invece l’artista trova altamente socievole e come spesso accade propenso al dialogo. L’opera prende vita all’interno di una piccola corte, luogo in cui si riuniscono anziani, giovani e bambini, uomini e donne, proprio qui un bambino dona un pallone con cui giocare all’interprete ed é proprio questo il soggetto principale ed unico dell’opera.
Dopo il salto alcuni scatti dell’opera, dateci un occhiata presto invece nuovi e succosi aggiornamenti sul lavoro dell’artista perciò stay tuned!

I painted this mural in the neighborhood of “La Trini”, located on the outskirts of the city on the side that they used to call “La Otra Banda”.
“La Trini” is considered a dangerous neighborhood where tourists are not recommended to go, yet this is far from the experience I had. The people from this neighborhood were the most welcoming people I encountered while painting in the streets of Querétaro. They invited me to all kinds of food, we shared chats, showed me with pride their beautiful neighborhood and were truly thankful of having a new mural.

The first time I went to “La Trini” was to play football after being invited by one resident of the neighborhood, who I met while painting in “El Tepe”. They have a beautiful small court that seems to be the reunion center where older people, younger people, kids, men and women meet and play every day.
The second time I went to La Trini, we were looking for a ball to play with and one kid gave me a ball he had as a gift. I then decided to paint this ball on the wall behind one of the goals.

This is not the first time I dedicate a piece to what I like to call “the other football”. I think football is a beautiful, universal medium of interacting that, very far from its commercial form, provides a great form of communication for every day people.

Thanks to The Artist for The Pics

axel-void-for-boarddripper-festival-part-2-02

axel-void-for-boarddripper-festival-part-2-03

axel-void-for-boarddripper-festival-part-2-04

axel-void-for-boarddripper-festival-part-2-05

axel-void-for-boarddripper-festival-part-2-06

axel-void-for-boarddripper-festival-part-2-07

SBAGLIATO for MISCITA at Farm Cultural Park

29/09/2014

sbagliato-for-miscita-at-farm-cultural-park-01

Torniamo con piacere ad occuparci dei lavori realizzati per MISCITA, tra gli artisti ritroviamo con piacere gli amici di SBAGLIATO che hanno proposto due differenti interventi attraverso il loro iconico approccio artistico.
Come detto MISCITA è anzitutto l’unione di differenti realtà sotto un unico grande progetto, Calabria e Sicilia si uniscono all’interno del Farm Cultural Park di Favara con i nomi di ALTrove Street Art Festival, La Guarimba Film Festival e Coltivatori di Musica. Ci troviamo all’interno di uno centri culturali più importanti al mondo per un progetto che fa senza dubbio del suo slancio positivo la sua peculiarità più grande. In questo senso é bene sottolineare come non si tratti di un unione dettata da stimoli commerciali oppure pragmatica e pensata a tavolino, ma piuttosto di un vero e proprio stimolo positivo in grado di destare dal torpore, uno slancio pensato per mostrare una Calabria differente, che ricorda si le proprie radici ma che al contempo non vi rimane attaccata, una volontà di non rimanere non statici ma piuttosto, attraverso il lavoro di giovani che credono nel proprio territorio ed investono le proprie risorse nell’arte e nella cultura, l’opportunità di cambiare le carte in tavola. Al contempo ci troviamo di fronte all’unione di due regioni troppo spesso accusate e con il dito contro che dimostrano qui di poter rappresentare Calabria un Sud Italia differente, una parte d’Italia che mai come quest’anno ha saputo proporre e portare avanti progetti di primissimo livello, fungere da vero e proprio propellente di idee mostrando un volto nuovo, piacevole e finalmente cosciente di tutto il proprio personale potenziale.
Dopo gli interventi per il Festival di Catanzaro (Covered), SBAGLIATO portano per il progetto tutto il loro è personale approccio visivo andando a lavorare su due differenti interventi, due lavori che propongono un immersione completa all’interno dell’immaginario degli interpreti. La prima opera é l’ideale proseguo delle sperimentazioni visive che da sempre gli artisti portano avanti, spazio quindi ad una installazione capace di rieditare l’aspetto della parete per mezzo della collocazione dell’un ingresso di una vecchia bottega di un barbiere. La seconda opera é invece più criptica e mostra tutta l’esigenza degli autori di sperimentare e proporre soluzioni differenti, a fare capolino sono quindi una serie di piccole fessure a cerchio che compagno un enorme puzzle di piccole aperture capaci di mostrarci, attraverso differenti direzioni, il paesaggio di una piccola corte verde.
Il travalicare la realtà prosegue quindi anche qui attraverso due nuovi interventi percettivi, in entrambi i casi SBAGLIATO eludono la realtà andando a frantumare la barriera del reale ed a posizionarsi all’interno di un limbo sospeso tra finzione e realtà, una nuova frattura capace di scaraventarci ancora una in una prospettiva di percezioni nuove, differenti, in balia di un inganno che vorremmo non smettesse mai.
Dopo il salto in calce al nostro testo tutti i dettagli di questi ultimi interventi, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo, nei prossimo giorni proseguiremo infatti nel mostravi le immagini del bel progetto.

sbagliato-for-miscita-at-farm-cultural-park-02

sbagliato-for-miscita-at-farm-cultural-park-03

sbagliato-for-miscita-at-farm-cultural-park-04

AK – “Level” A New Mural

29/09/2014

ak-level-a-new-mural-00

Dopo parecchio tempo torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di AK, l’artista Italiano ha infatti da poco terminato di dipingere un nuovo lavoro all’interno del consueto edificio abbandonato portando avanti temi e spunti tipici del suo operato.
Ancora una volta andiamo quindi ad immergerci all’interno dell’immaginario percettivo dell’artista, come visto più volte l’operato di AK si concentra verso una personale elaborazione della figura del triangolo rettangolo isoscele. Nell’idea dell’autore italiano c’è la volontà di sviluppare una precisa ed altamente coinvolgente prerogativa visiva in grado di giocare con quelle che sono le percezioni di chi osserva, in questo senso più volte ci siamo trovati a confrontarci con illusioni, visioni ed inganni di differenti tipo tutti intelligentemente sviluppate attraverso l’utilizzo di quest’unica figura geometrica. Se questo rappresenta il principale fulcro tematico del lavoro dell’interprete, la scelta di lavorare all’interno di spazi ed edifici abbandonati ha permesso all’artista di sviluppare declinazioni differenti e giochi ipnotici che vanno a dialogare con lo spazio a disposizione, visioni ed immagini ad alto sviluppo ipnotico che riescono a coglierci impreparati ad osservare e capace costantemente di mostrarci tutta la profondità di una ricerca che non sembra aver fatto esaurito tutto il suo percorso ma che anzi lo stesso continua a AK alimentare attraverso interventi di volta in volta più complessi ed articolati.
In questo senso ci troviamo di fronte un operato che mira a dialogare ed a stimolare le percezioni di chi osserva, attraverso quelle che sono le personali impressioni AK tesse inganni per la vista, sviluppa linee ed elementi differenti in un apparato visivo che ci vede modellare e creare noi stessi gli elementi ed in cui gli stessi si muovono ed intersecano tra di loro offrendoci tutta la profondità di una esperienza di volta in volta nuova ed appagante.
Per questa sua ultima fatica AK apporta al proprio lavoro una nuova sferzata, l’intervento viene infatti sviluppato attraverso una doppia sensibilità visiva, la prima tangibile osservando il lavoro dal vivo attraverso un interattività con lo spazio, la seconda per mezzo delle immagini che accompagnano il nostro testo.
L’integrazione tra la pittura e l’ambiente circostante avviene qui attraverso le scale, il capovolgimento dell’immagine scattata fa si che vada a crearsi un micro conflitto, alimentato dalla particolare posizione delle scale, con il quale siamo portati a riflettere sulla natura contraria oppure no dell’opera in un corto circuito che appare difficile da credere. L’artista coniuga poi differenti superfici, i due triangoli vengono realizzati su due differenti distanziate da due metri di differenza, si va creando in questo senso una uguale e piatta dimensione quando in verità attraverso un gioco ottico l’autore unisce due forme di differente grandezza all’interno di un unico piano immaginario e creato dalla vista dell’uomo.
Null’altro da aggiungere vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli del lavoro, dateci un occhiata e restate sintonizzati per nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’interprete.

Thanks to The Artist for The Pics

ak-level-a-new-mural-02

ak-level-a-new-mural-03

ak-level-a-new-mural-04

Weekly Overview – 22-09 to 28-09

28/09/2014

Weekly Overview-99

Weekly Overview è l’appuntamento del Week-End dove vi presentiamo una selezione delle migliori news settimanali sul GORGO.

sepe-new-mural-in-lagos-portugal-01

Sepe – New Mural in Lagos, Portugal

centina-a-series-of-new-murals-01

Centina – A Series of New Murals

borondo-new-mural-in-lagos-portugal-01

Borondo – New Mural in Lagos, Portugal

massimo-sirelli-for-miscita-at-farm-cultural-park-03

Massimo Sirelli for MISCITA at Farm Cultural Park

emajons-new-mural-in-alcamo-trapani-04

Emajons – New Mural in Alcamo, Trapani

hyuro-new-mural-in-monterrey-mexico-01

Hyuro – New Mural in Monterrey, Mexico

dilen-peter-phobia-in-rotterdam-01

Dilen x Peter Phobia – New Mural in Rotterdam

nevercrew-new-mural-in-winterthur-05

Nevercrew – New Mural in Winterthur

pastel-el-arrabal-new-mural-for-asalto-festival-01

Pastel – New Mural for Asalto Festival

elian-new-mural-in-in-queretaro-01

Elian – New Mural for BoardDripper Festival

nemos-new-murals-for-sagra-della-street-art-01

Nemo’s – New Murals for Sagra della Street Art

phlegm-new-installation-for-sheffield-bazaar-03

Phlegm – New Installation for Sheffield Bazaar

Escif – “Obedece” New Mural in Valencia

28/09/2014

escif-obedece-new-mural-in-valencia-01

Dopo le ultime incursioni in terra Russa (Covered), il grande Escif è tornato nella sua Valencia, l’interprete Spagnolo ha infatti da poco terminato un nuovo intervento caratterizzato dal consueto stile ironico.
Abbiamo spesso posto l’accento sul particolare approccio tematico, oltre che visivo, che lega l’operato di Escif ed i suoi stessi interventi, la capacità dell’artista di cogliere determinati argomenti sotto un ottica ed una visione completamente differente rispetto agli altri, con spruzzate di ironia e sagacia, rappresenta senza dubbio il valore aggiunto di uno degli artisti più interessanti di tutto il panorama internazionale. Lo spagnolo come sappiamo e solito innescare sui cunicoli e su piccole porzioni di parete tutta la sua proverbiale e caratteristica visione, ad affiancare questa numera serie di interventi troviamo sia una controporte più grande con immense opere a coprire superfici e spazi decisamente maggiori e soprattutto una serie di interventi dal fortissimo valore criptico. Questi lavoro sono quelli maggiormente difficili da leggere e che proprio per questo rappresentano a nostro avviso il lasciato più importanti di Escif, attraverso una pittura pulita e piuttosto basica l’artista valenciano lascia il proprio segno dipingendo situazioni, istanti, oggetti o veri e propri attimi accompagnandoli con parole o frasi atte ad svelarne in parte il significato. Il gioco innescato da questi dipinti si conclude sulla consueta pubblicazione in internet con tanto di immagine allegata e che anche in questo caso svela veramente pochissimo dell’opera, e allora cosa ci rimane? Ci rimane l’opportunità e la voglia di scoprire il significato di un semplice intervento, scardinare l’immaginario dell’artista per poter comprendere efficacemente il significato dei suoi lavori, o almeno provarci e nel mentre ascoltare le differenti proposte di altri in un brulicare costante di idee e significati sempre differenti, ed è senza dubbio questo il lascito più importante.
L’ultima fatica prende il titolo di “Obedece”, traducibile con obbedisce l’intervento utilizza una nuova ed improbabile analogia dove la tigre che ubbidisce all’addestratore può tranquillamente essere letta in differenti modi. A parer nostro qui Escif paragona al popolo che ascolta lo stato alla bestia non più feroce con tutte le implicazioni del caso, voi invece? fateci sapere cosa ne pensate attraverso l’apposita sezione commenti dopo il salto e restate sintonizzati presto nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’interprete.

escif-obedece-new-mural-in-valencia-02

Kid Acne – New Mural in Sheffield

27/09/2014

A distanza di parecchio tempo torniamo ad occuparci del lavoro di Kid Acne, l’artista è infatti da poco tornato a lavorare su muro proponendo questo nuovo intervento su questa grande parete a Sheffield in occasione del The Festival of The Mind.
Sembra ombra di dubbio per Kid Acne l’aggettivo poliedrico calza a pennello, l’artista si occupa e porta avanti il proprio lavoro in differenti discipline lasciando inalterate la basi tematiche e stilistiche del personale operato, un moderno uomo rinascimentale insomma. Come spesso abbiamo spesso avuto modo di notare il suo percorso va a toccare ambiti e situazioni differenti, dal puro lavoro in strada, alle animazioni, – ricordate Zebra Face? – passando per le collaborazioni con marchi e brand internazionali, fino al lavoro come graffiti artist e come MC arrivando infine alla produzioni di fanzine e print, il tutto portando avanti un personale e distinguibile stile visivo, toccando temi e situazioni differenti attraverso una visione umoristica e sempre sopra le righe che da sempre ne contraddistingue tutto il lavoro. Uno dei tratti distintivi del fitto immaginario dell’interprete è la presenza delle sue iconiche Stabbies, si tratta di una serie di personaggi femminili caratterizzati dal peculiare approccio visivo dell’artista che rendono omaggio alle amazzoni in una rievocazioni in epoca moderna della famose donne guerriere, queste icone hanno mano a mano preso sempre più piedi all’interno dell’universo dell’artista fino a diventarne uno dei simboli più intensi e riconosciuti.
A distanza di parecchi mesi Kid Acne torna quindi a lavorare in strada proponendo un nuovo lavoro, dal titolo “The Birth Of Hip-Hop” che raccoglie appieno tutta l’influenza ed il background dell’interprete, hip hop su tutto of course, ma anche lo spiccato e particolarissimo tratto visivo, passando ovviamente per la strada stessa e per il forte carattere divertente. Un opera che ci ha piacevolmente colpito e che vi diamo modo di vedere da vicino attraverso gli scatti in calce ed il bel video realizzato durante le fasi del making of, enjoy it!

Thanks to The Artist for The Pics

kid-acne-new-mural-in-sheffield-01

kid-acne-new-mural-in-sheffield-02

kid-acne-new-mural-in-sheffield-03

kid-acne-new-mural-in-sheffield-04

Sepe – New Mural in Lagos, Portugal

27/09/2014

sepe-new-mural-in-lagos-portugal-01

Ritorniamo con piacere per le strade di Lagos in Portogallo, tra gli artisti chiamati per questa nuova edizione dell’ARTURb Festival troviamo con piacere Sepe, l’interprete ha infatti da poco terminato di dipingere questa nuova e splendida parete.
Ancora una volta bagnamo la nostra vista all’interno della particolare impostazione visiva dell’interprete, una piccolo viaggio in uno degli artisti dell’Est Europeo che maggiormente ci ha impressionato e che prosegue anche per il bel progetto/residenza Portoghese nel portare avanti tutto l’impatto e la profondità del proprio percorso artisti. Attraverso il lavoro di Sepe andiamo ad immergerci all’interno di una visione prettamente figurativa, l’artista porta avanti un personale tratto stilistico che l’ha visto come detto mettere su parete tutte le personali influenze illustrative e dal mondo dei fumetti. L’artista ha saputo veicolare questa suo preciso filtro attraverso un lavoro che si è spesso spostato all’interno di luoghi distanti dalla città, situazioni di abbandono e degrado dove hanno trovato il loro posto i suoi iconici characters. Il tratto si fa decisamente preciso e ricco di sfumature in chiaro scuro, così come la scelta di affidarsi di volta in volta ad un diverso vettore cromatico influenza la visione delle sue creature. A caratterizzare i personaggi dell’artista troviamo una insolita forma fisica, il busto viene dipinto decisamente sproporzionato rispetto al resto del corpo, questa precisa scelta fa emergere la volontà dell’interprete di accentuare una forte caratterizzazione fisica restituendoci la sensazione di grande impeto, forza e vigore da parte di queste figure. Queste figure vanno a suggerire storie e riflessioni in particolar modo sull’Est Europeo, sulla situazione delle periferie dove alcol e degrado la fanno da padrona e dove il denaro ed i lussi occidentali vengono contrapposti alle tradizioni e le difficoltà che attraversano queste zone, riflettendone gli aspetti grotteschi per mezzo di un filtro assolutamente personale.
Dal titolo “What goes around comes around” quest’ultima fatica di Sepe ne raccoglie perfettamente tutta l’identità visiva e tematica, ancora una volta sono infatti gli iconici characters e muovere la particolare riflessione del lavoro. L’artista indaga sulle sfaccettature dell’uomo qui ponendo l’accento sulla ‘ruota che gira’ ed in senso più lato sulla vita stessa, innescando proprio un movimento frame by frame dove il corpo di un soggetto, raffigurato attraverso una continua scala cromatica che cambia il proprio aspetto al variare della sezione dipinta, trasforma la propria natura. Vediamo quindi come l’uomo dall’utilizzo del bastone come strumento di offesa passi ad utilizzare lo stesso come strumento per il proprio sostentamento.
Null’altro da aggiungere vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima magia, dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare, enjoy it.

Pics by The Artist

sepe-new-mural-in-lagos-portugal-00

sepe-new-mural-in-lagos-portugal-02

sepe-new-mural-in-lagos-portugal-03

sepe-new-mural-in-lagos-portugal-04

sepe-new-mural-in-lagos-portugal-05

Centina – A Series of New Murals

26/09/2014

centina-a-series-of-new-murals-01

Dopo il silenzio degli ultimi tempi torniamo, con un aggiornamento bello carico, con piacere ad immergerci all’interno del particolare immaginario di Centina, l’artista Italiano ci mostra infatti il frutto del lavoro svolto in questi ultimi mesi.
Un nuovo occasione quindi, un differente opportunità di immergerci nelle piaghe e nelle differenti sfaccettature dell’animo umano, Centina ci ha infatti abituato a percorrere dei viaggi, dei veri e propri cammini interpersonali capaci di raccogliere una visione oscura, malinconica ed inquieta, una ombra avvolgente capace di tratteggiare finemente e con violenza quelli che sono i dannamenti interiori dell’uomo, le sue paure, il suo lato più oscuro che prende forma arrivando ad accarezzare il suo stesso aspetto esteriore. Per sviluppare un tematica così profonda, l’artista si avvale dei suoi iconici personaggi, acidi, raggrinziti e violenti, rappresentano da una parte uno strumento perfetto per manipolare sensazioni e stati d’animo, dall’altra obbligano ad una riflessione su noi stessi sbattendoci infatti i nostri stessi malesseri interiori. L’artista ne trasforma l’aspetto donando loro tinte violacee, accentuate da passate di nero profonde e grezze ma soprattutto ne cambia letteralmente i connotati, i volti divengono segnati, la carne si piega fino a trasformare completamente l’aspetto di questi mostri, abomini che così bene riescono a riflettere l’aspetto interiore attraverso il loro esteriore, senza maschere, senza filtri di sorta, nudi e crudi.
La crudezza dei volti risulta un appannaggio di visi osservati, di percezioni sentite a pelle e sul momento, di stati d’animo e sensazioni metabolizzate che emergono e cambiano la struttura stessa della pelle, del corpo, un alchimia tra il marcio che abbiamo dentro, gli stati d’animo più cupi e tristi che prendono il sopravvento.
L’abilità di Centina di riuscire a racchiudere tutto questo all’interno di un’unica immagine, un confronto per certi versi capace di provocare disagio, l’uomo e le sue brutture, le sue paure che emergono e prendono possesso del suo stesso corpo, niente maschere ad aiutarlo, emerge l’oscuro, l’inconscio e soprattutto il vero.
Qui l’ultima serie di interventi tra cui spiccano le opere realizzati per il VIAVAI Project e per la Sagra della Street Art, null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con tutte le immagini di quest’ultima infornata di interventi, dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Artist for The Pics

centina-a-series-of-new-murals-02

centina-a-series-of-new-murals-03

centina-a-series-of-new-murals-04

centina-a-series-of-new-murals-08

centina-a-series-of-new-murals-11

centina-a-series-of-new-murals-12

centina-a-series-of-new-murals-13

KidGhe – New Mural in Guadalajara, Mexico

26/09/2014

kidghe-new-mural-in-guadalajara-mexico-01

Andiamo con piacere ad approfondire il lavoro di KidGhe, l’artista ha da poco terminato un nuovo lavoro a Guadalajara in Messico mostrandoci ancora una volta tutta la personalità del proprio approccio visivo e tematico.
Abbiamo spesso incrociato il nostro cammino all’interno di ramificazioni dell’arte urbana prettamente legate ad un approccio maggiormente vicino ai graffiti, affascinati da una precisa volontà di spingere lo studio e la ricerca sulle lettere verso un nuovo tipo di astrattismo, criptico e fortemente legato per struttura, stilistica ed influenza alla pratica urbana. In quest’ottica KidGhe rappresenta un interessante scoperta, il lavoro dell’interprete va quindi si a rievocare elementi e stilistica tipicamente appartenente al background da writers, in una rielaborazione che va nel suo lettering però a cogliere aspetti che richiamano nella struttura e nella stessa sintassi delle forme e degli elementi proposti visioni prettamente architettoniche. Osservando le produzioni dell’artista emerge quindi un tratto forte e dettagliato che si muove sulla superficie di lavoro accartocciandosi su stesso, ruotando e ingannando la vista attraverso una profondità ed una tridimensionalità fortemente rimarcate, nell’idea dell’interprete, quello che maggiormente coinvolge, c’è la volontà di utilizzare elementi visivi che richiamano fortemente quelli della città assoggettati e rielaborati attraverso una chiave di lettura funzionale allo sviluppo di una forma complessa e sfaccettata. Nelle produzioni in studio così come nei lavori in strada emergono così come delle mappe planimetriche che celano all’interno dei riquadri, delle strade e delle viuzze cittadine, queste precise soluzioni visive vanno a contrapporsi ai grandi allestimenti di forme e configurazioni tridimensionali, come se ci trovassimo in una sorta di rapporto tra quelle che sono le forme rappresentate dell’alto, quindi piane e piatte, e quella che è davvero la loro fisionomia reale che si apre e va ad emergere all’interno delle superficie di lavoro. Gli elementi raffigurati richiamano quindi nella forma casupole, tetti ed altre strutture architettoniche che fondendosi tra di loro, elevandosi, intersecandosi e mischiandosi all’interno di un unico piano visivo, sviluppando in un certo senso un trama ed alfabeto a se, criptico, chiuso e dalla difficilissima lettura visiva, riconducendo quindi in questo modo ad un approccio tipicamente appartenente al mondo dei graffiti, e rivelando tutta la sensibilità di KiDghe nell’esigenza di trattare temi come la costruzione così come la decostruzione. Proprio quest’ultimo sembra essere il filo conduttore di tutta l’esperienza visiva dell’artista per un lavoro che coinvolge e spinge chi osserva a ricercarne la differenti modalità di interazione, a scovare la familiarità delle strutture raffigurate, così come a scavare all’interno delle stesse per ricercarne la forma originaria od a trovare gli elementi urbani raffigurati.

Pics by The Artist

kidghe-new-mural-in-guadalajara-mexico-02

DALeast – New Mural in Dunedin, New Zealand

26/09/2014

daleast-in-dunedin-new-zealand-01

Continua il bel momento per DALeast, l’artista Cinese con base a Cape Town si è da poco spostato a Dunedin in Nuova Zelanda dove ha preso parte al Dunedin Mural Project realizzando un nuovo lavoro su questa grande parete.
Come detto DALeast nel corso di quest’ultimo anno ha intensificato l’attività in studio, lasciando quindi poco spazio e tempo per le scorribande in strada per concentrarsi piuttosto sulla produzione su tela presentata poi in occasione della sua ultima fatica The Laten Photon presso gli spazi della Jonathan LeVine Gallery di New York. Concluso quindi il periodo di pausa, l’autore è tornato ora con una certa regolarità in strada presentando nuove ed interessanti dinamiche per il proprio e personale lavoro su parete.
ALeast infatti è ben noto per il personale approccio su parete che lo vede concentrare i propri sforzi su una elaborazione tecnica che trascina lo spettatore all’interno di intensi grovigli metallici, gli stessi costituiscono sia il corpo vivo dell’opera, creandone la massa corporea ed al contempo rappresentano lo strumento unico per l’artista di rappresentazione del proprio immaginario. Questa precisa ed articolata scelta viene sviluppata dall’interprete attraverso l’utilizzo della bomboletta con la quale l’autore riesce a dare forme e sostanza a corpi, soggetti, panorami differenti, il carattere delle linee realizzate suggerisce effetti di luce ed ombra ed al contempo immette un elemento di tridimensionalità con la quale le figure rappresentate letteralmente emergono dalla superficie di lavoro. Il risultato di questo particolare approccio da vita ad intense opere in cui la lettura da parte di chi osserva viene calamitata dall’enorme quantità di dettagli presenti che costituiscono il valore aggiunto delle produzioni dell’artista. Negli scorsi mesi durante un intensa attività in strada abbiamo riscontrato l’esigenza da parte dell’interprete di canalizzare il suo percorso verso l’utilizzo di colori e tinte differenti che si sono discostate dal consueto binomio nero/grigio, sono apparsi background cromatici, così come linee interrotte da effetti di bianco, il tutto per garantire una maggiore profondità ed impatto alle sue realizzazioni. Se l’aspetto visivo è quindi sorretto da una precisa base stilistica è innegabile come gli interventi dell’artista vengano investiti da una profonda sensazione di mobilità e moto perpetuo, i soggetti ed i protagonisti delle sue opere si muovono sullo spazio a disposizione, disperdono schegge, si spezzano e si accartocciano a seconda del caso, tramutando l’opera in un grande e movimentata pittura, qui l’ultimo lavoro, da rifarsi gli occhi.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica dell’interprete, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti.

Pics via AM

daleast-in-dunedin-new-zealand-02

daleast-in-dunedin-new-zealand-03

daleast-in-dunedin-new-zealand-04

Ringhiera Street Art Festival – Preview

26/09/2014

ringhiera-street-art-festival-preview-01

Ci spostiamo a Milano, come detto in questi giorni Tellas, Ciredz, Nelio, Xuan Alyfe, G.Loois, Hitnes e TILF stanno lavorando ad una serie di nuove pareti in occasione del Ringhiera Street Art Festival.
Organizzato dall’Associazione ATIR ed il Teatro Ringhiera con l’appoggio del Comune di Milano ed il Consiglio di Zona 5, il Ringhiera Street Art Festival mette in campo un bel roster di nomi di primissimo livello alle prese con il grande edificio che ospita il teatro stesso, il deposito della biblioteca comunale, gli uffici dell’anagrafe e le pareti del porticato. Grandi spazi quindi sui quali gli artisti stanno lavorando per trasformare completamente l’aspetto finale della struttura.
Attraverso le immagini vi diamo l’opportunità di dare un occhiata ad alcune fasi di lavoro, tante carne al fuoco e siamo certi che il risultato finale saprà sorprenderci.
In attesa di vedere le opere completate, restate sintonizzati qui sul Gorgo e sui nostri canali social di Facebook e Twitter per nuove immagini e sneak peek, noi saremo sul posto questo week-end per prendere parte a tutti gli eventi collaterali del festival, nei prossimi giorni invece vi mostreremo le immagini degli interventi realizzati, stay tuned.

Thanks to Marco from Terramarique for The Pics

ringhiera-street-art-festival-preview-02

ringhiera-street-art-festival-preview-03

ringhiera-street-art-festival-preview-04

ringhiera-street-art-festival-preview-05

ringhiera-street-art-festival-preview-06

ringhiera-street-art-festival-preview-07

ringhiera-street-art-festival-preview-08

ringhiera-street-art-festival-preview-09

ringhiera-street-art-festival-preview-10

ringhiera-street-art-festival-preview-11

ringhiera-street-art-festival-preview-12

Borondo – New Mural in Lagos, Portugal

26/09/2014

borondo-new-mural-in-lagos-portugal-01

Ci spostiamo nuovamente a Lagos in Portogallo, qui ritroviamo con piacere Borondo, il grande interprete Spagnolo ha da poco terminato di dipingere questa nuova parete in occasione del progetto/residenza Arturb.
Arriva al quarto anno di programmazione la residenza proposta dal LAC – Laboratório Actividades Criativas, ha nel corso degli anni portato nella bella cittadina Portoghesi volti e nomi noti dell’arte urbana internazionale e soprattutto nazionale offrendo loro l’opportunità di esprimersi attraverso lavori su muro, installazioni ed interventi indoor.
Dopo l’opera realizzata da Aryz (Covered) è quindi Borondo a svelare il proprio intervento, una nuova opera che prosegue nel portare avanti il particolare indirizzo stilistico dell’artista Spagnolo e che al contempo ci mostra nuova ed interessanti dinamiche.
Tra corpi nudi, appena accennati o vistosamente segnati dalle incisioni su superficie trasparenti, la pittura di Borondo ci ha sempre lasciato interdetti, quasi sospesi di fronte all’enorme impatto emotivo che l’interprete riesce a veicolare nei propri interventi, ci siamo trovati immersi nelle profondità delle nostre emotività a lottare con le stesse tentando di emergere e di non farci sopraffare dalla stesse, ci siamo ritrovati negli sguardi persi, nella malinconia che i tratti dei volti suggeriscono così pesantemente in una simbiosi forte ed indissolubile. L’operato di Borondo si fa così personale, scaglie di noi stessi frantumate ed iniettate sulle pareti, che prendono forma e si trasformano in spettri evanescenti che accarezzano i lati più oscuri e reconditi dell’animo, nostro, suo, vostro, in una costante giostra che mira a stuzzicare le corde più sensibili, in una rappresentazione viva, un respiro freddo che lascia aloni significativi attraverso una pittura istintiva ed al contempo coordinata.
Quest’ultima fatica prende vita sulla superfice di questa abitazione, anzitutto vediamo che Borondo sceglie di dividere l’intervento attraverso una serie di linee, quasi delle gigantesche mattonella, successivamente aldilà del consueto impatto dei corpi e delle grazie raffigurate, a catturare la nostra attenzione è il valoro cromatico espresso dell’autore. A differenza dei precedenti interventi l’interprete sceglie qui di elevare la figura centrale andando a far emergere il suo stesso corpo attraverso una differenze caratterizzazione dei colori adottati, se infatti gli altri soggetti vivono all’interno di una scala di grigi o comunque colori spenti, la figura centrale viene invece caratterizzata da un bel colorito rosso e carnoso. In questo senso l’effetto di distacco dagli altri eleva il protagonista in una sorta di limbo dove le differenze personali, gli stati d’animo e le emozioni, che appunto ‘colorano’ il corpo della donna, provocano un dissesto rispetto agli altri soggetti, ancora una volta intenso.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica dell’interprete, dateci un occhiata e restate sintonizzati per nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’artista e sul bel progetto Portoghese.

Pics by Rui Cambraia

borondo-new-mural-in-lagos-portugal-02

borondo-new-mural-in-lagos-portugal-03

borondo-new-mural-in-lagos-portugal-04

borondo-new-mural-in-lagos-portugal-05

borondo-new-mural-in-lagos-portugal-06

borondo-new-mural-in-lagos-portugal-07

ROA – New Murals for BoardDripper Festival

25/09/2014

roa-for-boarddripper-festival-01

Prosegue il nostro approfondimento sulle meraviglie di questa nuova edizione del BoardDripper Festival di Querétaro in Messico, tra i grandi nomi troviamo ROA che ha da poco terminato di dipingere una nuova serie dei suoi iconici animali.
Senza dubbio uno degli artisti più importanti e famosi, ROA prosegue da anni a portare avanti la personale inflessione stilistica che lo vede riflettere su una visione decisamente decadente del mondo animale, la continua ricerca dell’artista ci ha regalato istantanee forti ed impattanti facendoci piombare in un universo oscuro, malinconico ed a tratti rabbioso. I soggetti rappresentati sono figli di una visione triste e violenta, – in particolar modo le sperimentazioni con il sangue o con le parti del corpo tagliate di netto – ma anche di una ossessione dell’artista per la fauna, una vera e propria ricerca che va a segnare gli spazi attraverso quelli che sono gli animali simbolo dei luoghi dove pittura, sono loro i protagonisti ed attraverso essi viviamo sensazioni e stati d’animo differenti. L’interprete Belga si affida unicamente ad un range visivo decisamente crudo, il nero, i grigi vanno a tracciare i corpi, i volti, il pelo e tutti i dettagli degli animali raffigurati, quest’impatto cromatico va a miscelarsi alla perfezione con i temi scelti dall’artista, ci troviamo calati all’interno di una riflessione profonda sul mondo animale, un impatto forte che ci mostra una visione feroce, cruda, senza alcun filtro atta a provocare disagio, le bestie con i loro corpi riflettono la brutalità, la violenza e l’atrocità del nostro essere umani, un colpo allo stomaco forte e duraturo.
Per questa sua nuova partecipazione, che segue a distanza di parecchie settimane la grande parete realizzata a Bromölla in Svezia (Covered), ROA sceglie un approccio meno maestoso, avendo anche a disposizione una parete non di grandi dimensioni, l’artista preferisce quindi instillare nello spazio alcuni dei suoi tipici animali, giocando con le particolari architetture del luogo e prendendo spunto come sempre dalla fauna locale.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli degli interventi realizzati dal grande artista, dateci un occhiata e se vi siete persi qualcosa qui tutti i precedenti lavori fin qui realizzati per la rassegna, nei prossimi giorni nuovi aggiornamenti, stay tuned!

Pics via San

roa-for-boarddripper-festival-02

roa-for-boarddripper-festival-03

roa-for-boarddripper-festival-04

Herakut – New Mural for WallCome Festival

25/09/2014

herakut-for-wallcome-festival-01

Torniamo con piacere a Smalcalda in Germania dove in occasione dell’ottimo WallCome Festival, il duo Herakut ha da poco terminato di dipingere questa grande parete proponendo un nuovo ed intenso tipico lavoro.
Abbiamo spesso avuto l’opportunità di osservare le produzioni degli Herakut, il duo tedesco attraverso un continuo vagare per posti e località in giro per il mondo ha mano a mano portato avanti progetti anzitutto dal forte carattere sociale di cui senza dubbio l’ultimo in Giordania rappresenta uno dei picchi massimi. Impegnati spesso in progetti artistici i due interpreti ci hanno deliziato con lo splendido The Giant Story Book Project dove, unendo la passione per i racconti dell’infanzia con la forte indole su muro, si sono impegnati a raccontare una storia per bambini utilizzando appunto gli spazi urbani come vere e proprie pagine bianche all’interno delle quali sviluppare una trama ed un racconto sensato. Aldilà della forte componente tematica e sociale del loro lavoro quello che ci ha sempre impressionato ed incuriosito è il particolare approccio visivo dei loro interventi, gli Herakut mostrano una spiccata sensibilità figurativa che si traduce in un pittura fortemente viscerale che unisce sotto un unica cornice grafica uno stile figurativo personale ed una forte caratterizzazione realistica dei soggetti rappresentati. I protagonisti indiscussi delle loro produzioni sono ovviamente i bambini, ma anche gli animali e tutto lo spettro naturale, che costantemente ritroviamo all’interno delle loro opere, il tratto si fa fortemente espressivo e viene alimentato da una sicurezza e da una profondità dei dettagli che rende le loro opere facilmente riconoscibili ed uniche, in particolare gli artisti pongono l’accento sugli occhi e sui tratti del viso che vengono realizzati tenendo in considerazione una forte realisticità, le pupille in particolare donano, attraverso una ricerca visiva incredibile, una forte sensazione di trovarsi di fronte ad una persona vera amplificando in questo modo sensazioni e temi legati alle loro opere che, in conclusione, vengono spesso accompagnate da frasi o piccoli testi atti propri a spiegarne il senso. L’immersività così come la forte connotazione emotiva vanno quindi a rappresentare il vero valore aggiunto del duo ed incredibile volano tangibile di tutte le loro opere che vanno quindi a trasformarsi in piccole grandi esperienze emotive.
Dal titolo “Once upon a time” quest’ultimo intervento degli Herakut eredita tutto l’impostazione tematica e visiva del duo, un nuovo lavoro direttamente legato, come anche il titolo suggerisce, a mondo dei bambini, alle fiabe ed alle favole e che trova propria nella protagonista, un personale rivisitazione della favola di cappuccetto rosso.
In calce al nostro testo potete trovare una bella selezione di scatti con i quali possiamo ripercorrere alcune delle fasi di realizzazione dell’opera fino al bel risultato finale, dateci un occhiata, e restate sintonizzati per nuovi aggiornamenti sulla rassegna tedesca qui sul Gorgo.

Pics via The Festival

herakut-for-wallcome-festival-02

herakut-for-wallcome-festival-03

herakut-for-wallcome-festival-04

herakut-for-wallcome-festival-05

herakut-for-wallcome-festival-06

herakut-for-wallcome-festival-07

herakut-for-wallcome-festival-08

herakut-for-wallcome-festival-09

herakut-for-wallcome-festival-10

herakut-for-wallcome-festival-11

Massimo Sirelli for MISCITA at Farm Cultural Park

25/09/2014

massimo-sirelli-for-miscita-at-farm-cultural-park-01

Con quest’ultima installazione di Massimo Sirelli, torniamo con piacere a Favara in Provincia di Agrigento per proseguire il nostro recap di MISCITA, il bel progetto che ha unito differenti realtà del Sud Italia all’interno del Farm Cultural Park.
Come detto MISCITA è l’unione di differenti soggetti sotto un unico progetto, a collaborare insieme troviamo nomi ben noti come gli amici dell’ALTrove Street Art Festival ed altri tra cui La Guarimba Film Festival e Coltivatori di Musica, tutte realtà che si ritrovano al Farm Cultural Park di Favara. Siamo quindi all’interno uno dei centri culturali più importanti al mondo per quella che come detto non è un unione pragmatica e pensata a tavolino ma piuttosto una sorta di risveglio dal torpore, uno slancio positivo pensato e sviluppato con il fine di mostrare una Calabria differente, una regione capace di ricordare le proprie radici ed al tempo stesso distaccarsi dalla stesse per negare la staticità che spesso colpisce questi luoghi. Sono i giovani a portare avanti il progetto attraverso un piglio che vuole credere nel proprio territorio, investendo sull’arte e sulla cultura andando a cercare un legame tra due regioni, la Calabria e la Sicilia, troppo spesso legate a preconcetti ed idee negative ma che proprio quest’anno hanno fatto la voce grosse proprio grazie alla qualità degli eventi e dei progetti proposti intrinsecamente legati alle potenzialità, finalmente sviluppate, di queste due splendide regioni. MISCITA nasce quindi come ideale propellente ed al tempo stesso mette in campo differenti ambiti, tra musica, danza, cibo e cinema ed appunto arte urbana.
Tra i nomi e partecipanti al bel progetto, dopo Domenico Romeo (Covered), ritroviamo con piacere Massimo Sirelli, l’artista dopo la bella prova offerta durante i giorni dell’ALTrove Festival (Covered), prosegue il personale percorso installativo proponendo un intervento altamente rappresentativo ed in grado per proporzioni e per impatto di scuotere nuovamente sentimenti ed emozioni.
Dal titolo “RobotLove – Il gigante dell’Isola” l’opera è interamente composta da un numero spropositato di cassette di frutta nere, ben 550, legate tra di loro da circa 2000 fascette, alto e largo ben 10 metri, il robot porta nelle sue viscere simboli ed elementi legati alla Sicilia.
La scelta di utilizzare un robot come soggetto principale non è affatto casuale, nell’immaginario i robot rappresentano uno dei simboli della spensieratezza, legati ai momenti ed ai giochi dei bambini, andando quindi ad innescare un dialogo con gli stessi veri e propri destinatari dell’evento in se. Al tempo stesso la scelta di utilizzare le cassette di frutta pone un legame con la tipicità della regione laddove uno degli aspetti tipici della Sicilia sono proprio le arance trasportate con le stesse cassette utilizzate dall’autore. L’installazione si conclude infine con il grande cuore posto al centro del lavoro, che va a rappresentare tutto l’amore per questi luoghi e per la regione stessa.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli dell’intervento e qualche scatto durante la fasi di realizzazione dell’opera, dateci un occhiata, siamo certi infatti che non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Artist for The Pics
Pics by Ivan Arella e Maki Ochoa

massimo-sirelli-for-miscita-at-farm-cultural-park-02

massimo-sirelli-for-miscita-at-farm-cultural-park-03

massimo-sirelli-for-miscita-at-farm-cultural-park-04

massimo-sirelli-for-miscita-at-farm-cultural-park-05

massimo-sirelli-for-miscita-at-farm-cultural-park-06

massimo-sirelli-for-miscita-at-farm-cultural-park-07

massimo-sirelli-for-miscita-at-farm-cultural-park-08

massimo-sirelli-for-miscita-at-farm-cultural-park-09

massimo-sirelli-for-miscita-at-farm-cultural-park-10

Emajons – New Mural in Alcamo, Trapani

25/09/2014

emajons-new-mural-in-alcamo-trapani-01

Dopo parecchie settimane andiamo nuovamente ad approfondire il lavoro di Emajons, l’artista Italiano ha infatti da poco terminato un nuovo lavoro ad Alcamo, provincia di Trapani, un opera pazzesca che copre l’intera facciata di questo vecchio edificio.
Con uno spazio di queste proporzioni a disposizione Emajons sceglie di sviluppare una trama complessa e senza dubbio articolata raccogliendo tutta la personalità del proprio peculiare immaginario e facendola letteralmente deflagrare su tutta la superfice della struttura. Nel suo aspetto finale l’intervento risulta quindi come un gigantesco specchio frammentato, instabile e carico di colori, una esplosione virulenta dove ogni singola scaglia, forma o sezione che ne compone la trama, va a rappresentare un intermittenza differente, un percorso che cela al suo interno immagini di un puzzle affidato allo spettatore che, attraverso una immersione totale, è spinto a ricomporre lo stesso nella sua forma originaria. Proprio quest’ultimo rappresenta lo stimolo principale dell’opera, tra i volti squarciati, tra gli arti che fuoriescono dagli impulsi cromatici che attraversano le viscere della parete, tra gli occhi e le mani tagliate e frastagliate che ristagnano nel continuo flusso cromatico che avvolge la parete, veniamo colti da stimoli ed impulsi differenti, toccati da una altalena di sensazioni e stati d’animo divergenti, riflessioni e spunti che si accavallano ai nostri pensieri in un continuo fervore che richiama proprio la stessa particolare struttura del lavoro.
In tal senso, l’impatto con quest’ultimo lavoro realizzato dall’artista ci ha quindi profondamente colpito, l’osservare tutte le sezioni ed i dettagli che compongono questa struttura ci ha completamente investiti, la scelta stessa dei colori, con il rosso, il blu ed il giallo ad intervallarsi alle sezioni più figurate, ci dà l’impressione di una sorta di fiume in piena, di pensieri che inondando la mente, un distacco totale, amniotico dalla realtà, un tuffo nei colori e negli squarci che si aprono sul muro, un incontro con il bizzarro dei personaggi celati al suo interno, forte, irresistibile e dannatamente elettrizzante.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima produzione firmata dall’artista, il consiglio è quello di darci un occhiata siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Pics via The Artist

emajons-new-mural-in-alcamo-trapani-02

emajons-new-mural-in-alcamo-trapani-03

emajons-new-mural-in-alcamo-trapani-04

Hyuro – New Mural in Monterrey, Mexico

25/09/2014

hyuro-new-mural-in-monterrey-mexico-01

Torniamo ad approfondire il lavoro di Hyuro, la grande interprete Argentina si è da poco spostato a Monterrey nel Messico Nord-Orientale dove ha avuto modo di dipingere questa porzione di parete portando avanti temi propri e nuovi ed interessanti stimoli visivi.
Hyuro prosegue quindi a svillupare temi forti, a prendere una posizione ben delineata portando a galla riflessioni scomode, situazioni surreali in cui emerge tutta la tematica del lavoro martellante ed incessante che la stessa ha portata avanti in questi ultimi anni. L’interprete ci parla della donna e lo fa attraverso una personale visione decadente, malinconica, poggiando le basi del suo lavoro su una scala cromatica tetra e cupa atta proprio ad alimentare il senso di malessere dei suoi stessi personaggi, vuole raccontarci il proprio punto di vista, le sofferenze psicologiche e repressive della vita di tutto i giorni, un percorso che come ribadito più volte sà di pugno inferto alla stomaco, una velonosa ricorrenza che ci ricorda l’effettiva realtà dei fatti. La donna dell’artista ha mille volti, ricopre mille azioni, si muove, danza, ma soffaca anche i suoi urli, è impotente, condizionata dagli stereotipi della società moderna, legata ed imprigionata – quest’ultimo forse è l’aggettivo che meglio rende l’idea – all’interno del proprio ruolo, cucito e ricamato dal sessismo, dal maschilismo più ostentato e tutt’ora celato dietro una coltre di perbenismo continuamente sbandierato ai quattro venti. Si aprono così pitture che ripercorrono le istantanee di vita quotidiana, le sofferenze della donna giungono allo scoperto attraverso i peculiari characters spenti, si tratta di uno specchio veritiero ed altamente sensibile di una vera e proprio condizione di vita.
Se la scelta tematica risulta quindi facilmente intuibile, è singolare invece il sistema che l’artista applica per portare avanti questi difficili e scomodi temi, la denuncia avviene attraverso la pittura di situazioni al limite del grottesco e che proprio per la loro ilarità spingono l’osservatore ad una attenta riflessione sulla reale condizione della donna, su argomenti come la casa che diventa prigione, con gli oggetti come pentole e scope che diventano un peso più forte e difficile da sostenere, per far arrivare quindi sottile e spietata tutta la vena critica dell’artista.
Quest’ultima fatica Messicana viene anzitutto sviluppata seguendo l’iconica pittura frame by frame, questa volta però ci troviamo di fronte ad un lavoro certamente più articolato laddove le stesse azioni vengono anzitutto mostrate attraverso un nastro continuo spalmato su due righe parallele. Dal punto di vista pittorico continua la personale ricerca cromatica con l’applicazione di effetti d’ombra, attraverso differenti tonalità dello stesso colore, che rendono le opere certamente più profonde ed al contempo arricchiscono il risultato finale di dettagli. In questo caso, il significato effettivo del lavoro rimane avvolto nella peculiare indole criptica che spesso accompagna le produzioni di Hyuro e che dobbiamo ammetterlo continua a stimolarci positivamente, dopo il salto tutti i dettagli della pittura, dateci un occhiata e sentitevi liberi di condividere con noi i vostri pensieri al riguardo.

Pics by Angel García

hyuro-new-mural-in-monterrey-mexico-02

hyuro-new-mural-in-monterrey-mexico-03

hyuro-new-mural-in-monterrey-mexico-04

hyuro-new-mural-in-monterrey-mexico-05

hyuro-new-mural-in-monterrey-mexico-06

hyuro-new-mural-in-monterrey-mexico-07

hyuro-new-mural-in-monterrey-mexico-08

Ringhiera Street Art Festival – Teaser

25/09/2014

cropped-1000x429_street_art_festival

Con nomi importanti sia del panorama Italiano che di quello internazione quali quelli di Tellas, Ciredz, Nelio, Xuan Alyfe, G.Loois, Hitnes e TILF, dal 26 al 28 di settembre, l’Associazione ATIR ed il Teatro Ringhiera presentano il Ringhiera Street Art Festival.
Con l’appoggio del Comune di Milano ed il Consiglio di Zona 5 il festival si pone come principale slancio quello di migliorare la quotidianità dei cittadini all’interno dell’area del Teatro Ringhiera ed al tempo stesso, attraverso lo sforzo delle istituzioni, si spinge verso un coinvolgimento capace di toccare tutta la città. Al tempo stesso rappresenta un apertura delle istituzioni Milanesi verso gli artisti che lavorano in strada con il primo ed importante evento patrocinato dalle stesse.
La location del Righiera Street Art Festival è il grande edificio comune che ospita il teatro stesso, gli uffici dell’anagrafe della zona 5, il deposito della biblioteca comunale di zona, i Cam ed altre associazioni, tutti i quattro muri in mano al roster di artisti in aggiunta a quelli del porticato che circonda l’edificio affidati dopo un Call for Artist a TILF.
In tutto ci saranno quindi tre giorni di festival: il 26 settembre dedicato alla musica , il 27 settembre dedicato al teatro, il 28 settembre si svolgerà una tavola rotonda dal tema: ” arte, cultura, creazione per la riqualificazione delle periferie metropolitane” e a seguire le istituzioni inaugureranno l’edifico dipinto e Atir darà il via ufficiale alla stagione 2014-2015 con la consueta presentazione di stagione e conferenza stampa del teatro Ringhiera. Durante i giorni di lavoro sull’edificio, in teatro e sulla piazza antistante si svolgeranno workshop, ci saranno dj-set, concerti, spettacoli.
Null’altro da aggiungere, noi saremo in prima linea e personalmente sul posto questo week per raccontarvi attraverso immagini e speciali, tutti i lavori realizzati per la rassegna, appuntamento quindi nei prossimi giorni con una serie di articoli dedicati, nel frattempo potete dare un occhiata allo svolgimento ed alle fasi del making of, direttamente sul profilo instagram del Festival.

INO – New Mural for Asalto Festival

24/09/2014

ino-new-mural-for-asalto-festival-09

Torniamo con piacere a Saragozza, per l’ottimo Festival Asalto di quest’anno ritroviamo il grande INO, l’artista greco ha infatti da poco terminato di dipingere un nuovo ed evocativo intervento dei suoi portando avanti il proprio e peculiare tratto visivo.
Sempre di grandissimo livello, i lavori di INO riescono sempre a lasciare una traccia, un motivo di riflessione e confronto con temi spessi importanti e che non si negano dal trattare argomenti scomodi. L’abbiamo visto diverse volte in questi ultimi mesi in cui l’interprete ha dato ampio sfogo alla sua visione emozionandoci e lasciando emozionare chi come noi trova sempre piuttosto coinvolgente un certo tipo di lavoro caratterizzato da riflessioni e spunti impegnati. Merito dello stile personale dell’interprete, veloce, efficace ed al contempo decisamente dettagliato, incentrato su una fortissima immersione da parte dello spettatore che viene accentuata dai temi e dalle riflessioni che accompagnano le sue produzioni, vero e proprio fiore all’occhiello dell’interprete. INO sceglie infatti di schierarsi, dire la propria su temi difficili e complessi, spingendo argomenti profondi e viscerali, sbatte in faccia con irruenza e forza l’esigenza personale di non mettere a tacere le proprie voci interiori, ma piuttosto di continuare a cercare risposte e verità, indagando sull’uomo, sulle sue piaghe e sulle sue differenti sfaccettature, pensieri, comportamenti in un indagine vera e curiosa. In questo senso l’esperienza personale in un terra come la Grecia che specialmente negli ultimi anni ha vissuto momenti difficili e tragici, risulta sintomatico nella lettura delle opere dell’interprete.
Se queste rappresentano le forti basi tematiche del suo lavoro, dall’altra ritroviamo un tratto ed uno stile che si affida completamente alla bomboletta, attraverso questa INO sviluppa linee, ombre ed altri elementi cromatici, (quasi) sempre di colore nero, che vanno a tracciare le forme ed i lineamenti del viso. Il volto umano diviene quindi protagonista assoluta, il mezzo espressivo per eccellenza dal quale l’artista parte per le sue divagazioni tematiche.
Proprio con “Predators”, questo il titolo di quest’ultimo intervento, INO insiste nel portare avanti immagini e visioni rapportate alla realtà, utilizzando volti ed in questo caso anche animali, per soluzioni visive capaci di scuotere gli animi, sviluppare una presa di coscienza forte e diretta ed in grado attraverso la stessa di calamitare l’attenzione sull’attualità e sui problemi della società moderna e più in generale sull’uomo.
Dopo il salto riviviamo assieme alcune fasi di realizzazione di quest’ultima fatica fino all’ottimo risultato finale, dateci un occhiata siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Pics via San

ino-new-mural-for-asalto-festival-02

ino-new-mural-for-asalto-festival-03

ino-new-mural-for-asalto-festival-04

ino-new-mural-for-asalto-festival-05

ino-new-mural-for-asalto-festival-01

ino-new-mural-for-asalto-festival-06

Dilen x Peter Phobia – New Mural in Rotterdam

24/09/2014

dilen-peter-phobia-in-rotterdam-01

Ci spostiamo a Rotterdam in Olanda, qui con piacere ritroviamo il nostro Dilen, l’artista Italiano ha infatti da poco terminato un nuova parete in compagnia di Peter Phobia, un intervento che unisce due percorso e due approcci decisamente compatibili.
Peculiarità dell’intervento è quella di riuscire a raccogliere gli stimoli di entrambi i due artisti attraverso un comune sviluppo visivo, in entrambe le sezioni, a sinistra Dilen ed a destra Peter Phobia, le immagini scelte vengono suddivise in una serie di caselle. In questo senso l’idea comune è quella di mostrare attraverso vari flash differenti sezioni appartenenti al quotidiano fino a formare un filo conduttore con cui lo spettatore è di fatto spinto a confrontarsi.
Le immagini incanalano quindi un senso e degli spunti differenti impattando con chi osserva attraverso colori e soluzioni cromatiche ben distinte e ramificate, l’Italiano si avvale in questo senso di colori maggiormente accesi e di una colorazione che ricorda il tratto di un pennarello, Phobia invece sceglie un impostazione più diretta lavorando esclusivamente con tinte più spente come il bianco, il nero ed il grigio del posacenere. Il legame che intercorre tra le due sezioni è proprio la sigaretta, ultima casella per Dilen e principale protagonista nella parte realizzata dal secondo.
L’intervento si sviluppa quindi andando a legarsi a temi differenti, una pianta, un coltello, il volto di un uomo, una lattina squarciata, terminando infine con il corpo di una bicicletta ed il mozzicone di una sigaretta, i cerini ed un posacenere.
L’impressione è quella di trovarsi di fronte ad una sorta di espulsione di pensieri ricorrenti, immagini che si accavallano nella nostra mente e che i due interpreti hanno deciso di raccogliere e instillare nello spazio a disposizione, riflessioni differenti, temi ed argomenti più o meno ricorrenti che prendono il sopravvento in una sorta di esercizio per la mente. L’idea è quindi legata ad un personale momento in cui la quantità di idee, il fitto brulicare di pensieri, giunge in sequenza senza un apparente spiegazione, in quel momento Dilen e Peter Phobia espellono questi stimoli personali andando a creare un quadro sfaccettato della propria emotività, del proprio stato d’animo e delle personali sensazioni del momento. Un intervento quindi decisamente personale e che raccoglie le idee e gli spunti di ciascuno dei due, ne rielabora la forma e l’aspetto attraverso un tratto squisitamente ‘grezzo’ e che paga la propria influenza con il mondo illustrativo, un lavoro che ci ha particolarmente colpito e di cui siamo curiosi di scoprire eventuali prosegui.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto alle immagini in calce al nostro testo con i dettagli del lavoro, dateci un occhiata siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Artist for The Pics

dilen-peter-phobia-in-rotterdam-02

dilen-peter-phobia-in-rotterdam-03ile

Nevercrew – New Mural in Winterthur

24/09/2014

nevercrew-new-mural-in-winterthur-01

Andiamo con piacere ad approfondire il lavoro del duo Nevercrew, gli artisti hanno infatti da poco terminato un nuovo intervento all’interno della zona industriale di Winterthur in occasione dell’ Urban Art Festival of Winterthur.
Una frattura, un mondo a se, un linguaggio personale proprio e che si pone in totale controtendenza con il reale, con ciò che siamo abituati a conoscere, scaraventandoci all’interno di un impianto visivo stimolato unicamente dalla fantasia. Il lavoro di Christian Rebecchi e Pablo Togni aka Nevercrew, vive come spesso accade nei progetti a quattro mani, di due entità, due pensieri ed approcci singoli che miscelandosi tra di loro generano un impronta precisa e sfaccettata. In questo caso l’operato del duo si muove attraverso un equilibrio costante tra fantasia e meccanica, un assonanza che produce un effetto a riverbero capace di creare un empatia nello spettatore unica, una via di fuga dalla realtà prodotta dalla stessa come reale soluzione e risposta al quotidiano. L’impatto quindi avuto con le produzioni del duo ci ha sensibilmente scosso, ha saputo creare una scarica emotiva alimentata dalla sensibilità e dalla unicità di ciò che abbiamo trovato di fronte, l’unione di universi dove il surreale incontra la realtà e per questo diviene possibile, una fantasia che prende il sopravvento ma che rimane attratta dal reale con il quale comunica ed esercita la propria influenza e per questo si fa viva e logica nonostante il suo carattere illogico ed impossibile
Quest’ultima fatica dei Nevercrew prende vita come detto all’interno del vecchio complesso industriale di Sulzer, ora sede frammentato e sede di parcheggi, bar, nuovi appartamenti e gallerie, l’opera lascia il segno su questa grande parete attraverso la consueta impostazione degli interpreti. Vediamo quindi una gigantesca balena letteralmente andare ad emergere da una coltre stratificata di colori, questi ultimi, che rievocano la frattura tra reale ed irreale attraverso la contrapposizione fra tinte accese e sature e colori maggiormente densi e pittorici, vengono lanciate da una sorta di meccanismo, una piastra posta esattamente sotto il muro e che alimenta questa visione ed un braccio meccanico.
Si tratta di uno squarcio, una contrapposizione che ci spinge ad esplorare il sottile contatto tra ciò che ci circonda e ciò che siamo in grado di produrre con la nostra mente, tra fantasia e realtà, e ci ritroviamo sulla scala a scrutare con il naso all’insù verso la grande distesa e il banco di nuvole colorate, splendido.
Dopo il salto riviviamo assieme alcune fasi durante il making of dell’intervento fino al suo splendido risultato finale, dateci un occhiata e restate sintonizzati per nuovi aggiornamenti sul lavoro del duo.

Thanks to The Artists for The Pics

nevercrew-new-mural-in-winterthur-02

nevercrew-new-mural-in-winterthur-03

nevercrew-new-mural-in-winterthur-04

nevercrew-new-mural-in-winterthur-05

nevercrew-new-mural-in-winterthur-06

nevercrew-new-mural-in-winterthur-07

nevercrew-new-mural-in-winterthur-08

nevercrew-new-mural-in-winterthur-09

nevercrew-new-mural-in-winterthur-10

nevercrew-new-mural-in-winterthur-11

nevercrew-new-mural-in-winterthur-12

nevercrew-new-mural-in-winterthur-13

Alexis Diaz – New Mural in Aalborg, Denmark

24/09/2014

alexis-diaz-in-aalborg-denmark-01

Ultimo degli artisti a svelare la propria parete per l’ottimo WE AArt Festival di Aalborg in Danimarca è Alexis Diaz, il grande interprete ha infatti da poco terminato di realizzare questa nuovo e splendido lavoro per l’ultima edizione del festival.
Ancora una volta rimaniamo sorpresi nell’osservare la costanza ed il dettaglio di lavoro di Alexis Diaz, il grande artista Portoricano sviluppa le sue creazioni avvalendosi di una pittura minuziosa e dettagliata, attraverso una serie di piccoli pennelli l’interprete realizza piccoli segmenti che vanno mano a mano a comporre le figure designate. Oltre alla grande pazienza di lavoro ed al risultato assolutamente realistico quello che impressiona sono i soggetti scelti dall’interprete, un vero e proprio mash-up che si sviluppa dall’unione di differenti componenti, si va dalle parti di corpo umano, come le mani ad esempio od i teschi piuttosto ricorrenti, oppure a vere e proprie parti di animali differenti che si uniscono tra loro creando nuovi essere fantastici, infine osserviamo l’inserimento di paesaggi e scorci urbani che vengono letteralmente poggiati sui corpi e sulle sezioni dell’intervento. Il risultato finale è un opera dettagliatissima, assolutamente immersiva e che viene infine legata ad una serie di figure e forme dalla maggiore inflessione geometrica, come più triangoli concentrici che di fatto catturano l’attenzione incanalandola in un unico punto del dipinto, nota finale per i colori, caldi ed avvolgenti che riescono a trasmettere una forte e decisa cadenza emotiva a tutta l’opera.
Dal titolo “Hipo-campo”, quest’ultimo intervento raccoglie tutta l’eredità stilistica e visiva tipica di Alexis Diaz, spazio quindi a dettagli vivissimi, con le piccole pennellate, fusioni corporee tra sezioni naturali ed animali, concludendo infine con cambi cromatici gradienti ed elementi geometrici a definire ed equilibrare l’ottimo risultato finale.
In calce al nostro testo potete trovare un serie di scatti con le immagini ed i dettagli dell’opera conclusa, dateci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare, qui invece tutti i precedenti interventi realizzati durante le settimane del festival.

Pics via San

alexis-diaz-in-aalborg-denmark-02

alexis-diaz-in-aalborg-denmark-03

Axel Void – New Mural for BoardDripper Festival

24/09/2014

Prosegue la nostra full immersion per le strade di Querétaro in Messico per il bel BoarDripper Festival, tra i grandi nomi c’è anche Axel Void, l’artista ha infatti da poco terminato uno dei suoi splendidi interventi convogliando nuove riflessioni e nuovi spunti.
Abbiamo spesso avuto il piacere di osservare da vicino le produzioni di Axel Void, l’artista attraverso i propri progetti e la propria spiccata sensibilità è riuscito a creare una proposta artistica in grado puntualmente di dirottare l’attenzione su temi e riflessioni importanti. Mai banali, le opere si sviluppano attraverso un percorso pittorico viscerale, profondo ed arricchito da grandi intrecci cromatici, una pittura emotiva e capace di alimentare il senso dei temi e degli spunti proposti. Questi ultimi sono sempre legati al luogo dove l’artista dipinge innescando quindi un dialogo profondo tra l’interprete stesso, il proprio lavoro e chi osserva, un coinvolgimento che scaturisce da sensazioni, azioni e temi direttamente estratti dal tessuto sociale e che quindi per questo ne vanno a rappresentare uno spaccato vivo, reale e coinvolgente.
In questo senso le opere quindi parlano della ed alla gente del posto, ne tracciano un forma ed una visione mettendoci noi stessi in contatto con loro, ne approfondiscono gli usi ed i costumi oppure puntano direttamente verso una precisa situazione, è interessante quindi osservare luoghi distanti, problemi magari differenti rispetto ai nostri, attraverso l’occhio e la sensibilità dell’artista, cogliere le stesse emozioni che lui ha provato e lasciarsi guidare alla scoperta di nuovi impulsi riflessivi.
Dal titolo “Gris”, traducibile con grigio, quest’ultimo intervento è stato dipinto da Axel Void all’interno del quartiere di “El Tepe”, l’interprete ci spiega come la zona si trovi in periferia dall’altra parte rispetto al fiume ed alla ferrovia, nonché zona di passaggio per chi cerca di immigrare illegalmente. Si tratta quindi di un quartiere vivace e popolare e prende il nome direttamente dal mercato in strada, quest’ultimo rappresenta il giusto mix tra buon cibo, oggetti ritrovati e di seconda mano ed è caratterizzato da un flusso di persone altalenante. L’autore si lascia ispirare da una foto che ha scattato durante il suo giro per il mercato, l’immagine vede un macellaio intento a disossare la gamba di un maiale. L’artista rimane incuriosito dal senso ritmico di questo processo, un azione che viene compiuta giornalmente e sceglie di utilizzare il fotogramma per una riflessione sulla nostra vita quotidiana e sull’azioni ripetute che svolgiamo ogni giorno della nostra vita in particolare nel nostro lavoro.
In calce al nostro testo consueta galleria di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima pittura, dateci un occhiata per cogliere al meglio tutto l’impatto dei lavori dell’interprete ma restate sintonizzati, nei prossimi giorni infatti proseguiremo il nostro viaggio tra le meraviglie della rassegna.

I painted this mural in the neighborhood of “El Tepe”. “El Tepe” is located on the outskirts of the city center on the other side of the river and the train tracks. El Tepe is a lively neighborhood named after the street market that occurs every Tuesday and Sunday. It is a mixture of good food, found objects, second hand, and an increasing and decreasing flow of people depending on the day and time. While painting, I would see women going and coming from the market, carrying huge bags of the goods they were selling everyday. “El Tepe” also a transitionary area for immigrants passing by illegally, from the south, by train.

The mural is based on a photo I took in the market of a butcher taking out the bone from a pig’s leg. There is a methodical rhythm to this process, that he practices every day. The mural is a reflection on work in our daily life and the use of time and repetition.

Thanks to The Artist for The Pics

axel-void-for-boarddripper-festival-01

axel-void-for-boarddripper-festival-02

axel-void-for-boarddripper-festival-03

axel-void-for-boarddripper-festival-04

axel-void-for-boarddripper-festival-05

axel-void-for-boarddripper-festival-06

axel-void-for-boarddripper-festival-07

axel-void-for-boarddripper-festival-08

axel-void-for-boarddripper-festival-09

axel-void-for-boarddripper-festival-10

axel-void-for-boarddripper-festival-11

axel-void-for-boarddripper-festival-12

axel-void-for-boarddripper-festival-13

KAWS – “Clean Slate” at Harbour City (Recap)

23/09/2014

kaws-clean-slate-at-harbour-city-recap-01

A distanza di qualche giorno da “Man’s Best Friend“, come spesso accade KAWS, in contemporanea con quello di Los Angeles, apre “Clean Slate” nuovo show ad Hong Kong all’interno del Harbour City completamente trasformato dalle tavole e soprattutto dalla nuova installazione dell’artista.
AWS rappresenta uno dei primi artisti occidentali a lasciarsi influenzare dalla creazione di toys d’arte, il personaggio fulcro delle sue opere rappresenta la giusta evoluzione dei characters con i quali l’artista trasformava le pubblicità ed i manifesti per le strade di una New York dei primi anni ’90. Da qui la figura, prendendo spunto da un icona come Topolino, ha preso vita attraverso il lavoro dei Giapponesi di Bounty Hunter fino a marchiare a fuoco tutta la cultura pop moderna diventando anch’essa una sorta di nuova icona popolare e mediatica. In aggiunta a questo preciso percorso, decisamente più rivolto al commerciale, l’interprete ha portato avanti una sua identità è pittorica andando a raccogliere e rielaborare tutti quegli elementi appartenenti alla cultura pop, miscelati e mescolati all’interno di un calderone cromatico forte ed intenso che ha spinto l’artista verso una sviluppo fatto di configurazione astratte, colori spessi e saturi, il tutto intervallato da parti o sezioni a maggiore carattere figurativo.
A differenza del precedente allestimento, caratterizzato da una bella iniezione di novità e spunti interessanti, quest’ultimo show dell’artista è caratterizzato dalla consueta serie di tavole iper colorate e molto pop che siamo soliti aspettarci. A calamitare l’attenzione ci pensa però il gigantesco companion che dà il titolo allo show stesso, “Clean Slate” appare quindi come un enorme struttura dove uno degli iconici characters di KAWS intento a portare letteralmente in braccio due più piccoli personaggi. Aldilà delle proporzioni esagerate come sempre, è interessante notare come questo rappresenti la prima opera dove l’interprete fa interagire in un’unica struttura uno e più dei suoi iconici personaggi, una nuova spinta che ci fa ben sperare per le prossime installazioni di cui non vediamo l’ora di parlarvi.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto alla corposa galleria di immagini con gli scatti dell’allestimento e soprattutto della bella installazione che attende i visitatori proprio all’ingresso, ricordiamo infine che è prevista l’uscita di una stampa originale dell’artista per i primi di ottobre, tutte le info qui.

Pics via AM

kaws-clean-slate-at-harbour-city-recap-02

kaws-clean-slate-at-harbour-city-recap-03

kaws-clean-slate-at-harbour-city-recap-04

kaws-clean-slate-at-harbour-city-recap-05

kaws-clean-slate-at-harbour-city-recap-06

kaws-clean-slate-at-harbour-city-recap-07

Gola Hundun – New Mural in Barcelona

23/09/2014

gola-hundun-new-mural-in-barcelona-01

A distanza di qualche settimana torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di Gola Hundun, l’artista Italiano si è da poco spostato a Barcellona dove ha avuto l’opportunità di dipingere questo nuovo lavoro caratterizzato dal consueto immaginario.
Sulla scia di Free to Cow, realizzato qualche lo scorso mese in Emilia Romagna, Gola Hundun prosegue la personale ricerca naturale indirizzando ancora una volta tutta la sua attenzione su una proposta che richiama nella forma e nell’aspetto un sorta di seme. Una forma prettamente organica quindi, sviluppata per mezzo della consueta tavolozza di colori decisamente accesi e che riesce a portare avanti tutto il valore di una produzione legata indissolubilmente al mondo naturale. In questo l’artista fa suoi quelli che sono i colori e gli aspetti cromatici tipicamente appartenenti alla natura, ne rielabora l’aspetto fino a dar vita ai soggetti desiderati.
Se l’approccio prettamente stilistico delle produzioni dell’autore risulta legata ad una rielaborazione degli elementi della natura attraverso un impostazione visiva in grado di impattare con l’osservatore, tra rami, rampicanti e piante che costituiscono il cuore e danno vita alle forme desiderata, negli ultimi interventi stiamo assistendo ad una maturità visiva che rivolge il proprio sguardo per dinamiche se è possibile maggiormente riflessive. In questo senso l’interprete raccoglie gli stimoli onirici e mistici della personale riflessione sull’uomo e sul suo delicato rapporto con la natura e la terra, un percorso fatto di simboli e soluzioni metafisiche che non ha mancato di impressionarci positivamente.
Gola Hundun prosegue quindi nel tracciare una personale visione della biosfera, e del rapporto che l’uomo moderno ha con la stessa, puntando il dito contro le politiche di distruzione che lo stesso sta portando avanti e sottolineando piuttosto tutto il misticismo e l’importanza di un rapporto di coesistenza pacifica tra noi e ciò che ci circonda. Alla stesso tempo è però importante sottolineare come l’autore spinga e rinneghi un idea antropocentrica che così tanto caratterizza il nostro essere e vivere.
Gli interventi si pongono quindi come ideale ponte tra due universi spessi lontani ed allo stesso tempo mette l’accento sulle reali divergenze ed antitesi tra il mondo selvaggio e puro della natura e degli animali con quello fatto di cemento e strade costruito dall’uomo stesso.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto alle immagini in calce al nostro testo con gli scatti che ripercorrono alcune fasi durante il making of dell’intervento fino al risultato finale, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per tutti i prossimi aggiornamenti sul lavoro dell’interprete.

Thanks to The Artist for The Pics

Gola Hundun - New Mural in Barcelona

gola-hundun-new-mural-in-barcelona-03

Gola Hundun - New Mural in Barcelona

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Skount – New Mural in Würzburg, Germany

23/09/2014

skount-new-mural-in-wurzburg-01

A distanza di tempo torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di Skount, l’artista torna infatti a lavoro a Würzburg in Germania dove in occasione del StreetMeet Festival ha da poco terminato di dipingere questa parete.
È forse la peculiare visione dell’uomo a segnare maggiormente l’operato dell’interprete, l’uomo di Skount porta la maschera, questo è il primo e lapidario filtro tematico delle produzioni dell’artista, nell’idea dello Spagnolo risiede la convinzione che l’uomo moderno porta coscientemente una maschera, una sorta di scudo che di fatto rappresenta un muro tra le proprie emozioni e le altre persone. Si tratta di una vera e propria difesa che per l’artista va a creare una sorta di identità parallela, con conseguente perdita della propria per mezzo della maschera stessa. Nella visione dell’interprete quest’atto assume le sembianze dei suoi tipici e caratteristici personaggi, essere al limite del sovrannaturale e che abbracciano gli spazi muovendosi tra colori, texture, forme e configurazioni cromatiche differenti.
Dal titolo “Cosmic Kiss” l’opera raccoglie alla perfezione tutti gli stimoli del lavoro di Skount, l’indagine sull’uomo dell’artista, sulle sue emozioni e stati d’animo giunge come suggerisce il titolo a toccare una delle emozioni più forti, profonde e catartiche, l’amore. Nel bacio ritratto dall’autore la forza sta ancora una volta nei dettagli che accompagnano la pittura e qui bisogna dirlo la particolare inflessione romantica e gli stimoli astrali che da sempre accompagnano le produzioni dell’artista risultano qui assolutamente a loro agio per un risultato finale certamente riuscito e d’effetto.
L’opera è ispirata alla pittura di Rembrandt “Isacco e Rebecca”, da cui raccoglie il movimento delle mani ma da cui si distacca per le tematiche, e rappresenta la volontà dell’interprete di cogliere uno degli istanti più significativi, il bacio simbolo di un sentimento che trascende il fisico ma soprattutto un momento in cui le due persone mostrano l’un l’altro il proprio universo interiore, il senso è metaforico ma acquista qui nell’opera la forma proprio dei volti dei due innamorati, dando origine ad un nuovo e personale piano astrale condiviso in modo reciproco da entrambi.
Nient’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli del lavoro, dateci un occhiata siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare, enjoy it.

Thanks to The Artist for The Pics

skount-new-mural-in-wurzburg-02

skount-new-mural-in-wurzburg-03

skount-new-mural-in-wurzburg-04

skount-new-mural-in-wurzburg-05

Pastel – New Mural for Asalto Festival

23/09/2014

pastel-el-arrabal-new-mural-for-asalto-festival-01

Ci spostiamo a Saragozza, qui in occasione del sempre ottimo ASALTO Festival ritroviamo con piacere Pastel che sta proseguendo il suo intenso tour Europeo, l’artista Argentino ha infatti da poco terminato questa nuova e splendida composizione a tema naturale.
Osservando il percorso di Pastel in questi ultimi mesi abbiamo spesso rimarcato il particolare legame che intercorre tra l’artista e gli stimoli naturali e paesaggistici dei luoghi dove ha l’opportunità di lavorare, in questo senso l’approccio visivo dell’interprete è passato da una visione capace di raccogliere e raccontare, attraverso immagini e stimoli naturali, accadimenti, storie e vicissitudini legati al luogo e alla sua gente, ad un impostazione che vuole piuttosto soffermarsi sulla forza della flora presente nello stesso. La componente umana è andata quindi di volta in volta scomparendo completamente sostituito dall’esigenza dell’artista di riuscire a cogliere e proporre negli spazi di lavoro una personale lettura di quelle che sono le piante e gli elementi naturali tipici di questi luoghi accompagnando la pittura con un interazione spesso più rivolta verso fattori cromatici piuttosto che tematici.
Questo preciso e particolare cambio di direzione ha permesso all’interprete di sviluppare un percorso produttivo certamente più legato a quelle che sono le proprie sensazioni ed i propri stati d’animo, le opere quindi si sono fatte mano a mano sempre più personali andando a rievocare attraverso le forme ed i soggetti presentati emozioni e spunti differenti. In questo senso il groviglio di piante, fiori ed il mosaico di elementi naturali ha trasformato la pittura di Pastel in una precisa rielaborazione visiva percorsa ed influenzata dal carattere del approccio pittorico dell’interprete, ricco quindi di stimoli astratti, come le immancabili pietre a punta di freccia, oppure una realisticità particolarmente rimarcata in quelli che sono i protagonisti dei suoi interventi.
Quest’ultima fatica realizzata per la bella rassegna Spagnola all’interno del quartiere di “El Arrabal”, rappresenta quindi una sorta di manifesto della maturazione compiuta dall’interprete. Qui Pastel sceglie infatti di ritrarre quelle che sono le piante ed i fiori che crescono in questa zona abbandonata, scegliendo una tavolozza di colori capace di riprendere le tinte degli edifici e delle facciate del quartiere, ma soprattutto donare alla natura uno stimolo di rivalsa verso la cementificazione selvaggia portata avanti dall’uomo.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con le immagini ed i dettagli di quest’ultimo lavoro, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per tutti i prossimi approfondimenti sul lavoro dell’artista.

Thanks to The Artist for The Pics

pastel-el-arrabal-new-mural-for-asalto-festival-02

pastel-el-arrabal-new-mural-for-asalto-festival-03

pastel-el-arrabal-new-mural-for-asalto-festival-04

pastel-el-arrabal-new-mural-for-asalto-festival-05

Elian – New Mural for BoardDripper Festival

23/09/2014

elian-new-mural-in-in-queretaro-01

Ci spostiamo nuovamente a Querétaro in Messico dove per l’ottimo BoarDripper Festival ritroviamo con piacere Elian, l’interprete Argentino ha avuto modo di realizzare questa nuova e splendida parete cambiando completamente l’aspetto di questa struttura.
Dal titolo “Blue Invasion”, quest’ultimo intervento prosegue nel sviluppare la particolare indole astratta di Elian, il lavoro dell’artista poggia su solide basi cromatiche, lo studio dei colori e delle loro differenti applicazioni su forme e contenuti geometrici ha sempre interessato la ricerca visiva dell’interprete, la superficie vengono così letteralmente tagliata da figure e configurazioni astratte supportata da un precisa scelta dei colori che ne compongono le viscere e ne alimentano l’efficacia visiva.
L’ispirazione per il lavoro arriva direttamente dalla grande case sul quale lo stesso viene eseguito, Elian riflette sulle dinamiche architettoniche della struttura ma soprattutto sulla sua storia. L’abitazione è infatti stata costruita nel 1890 da alcuni architetti europei dai quali ha ereditato il classico stile coloniale. Lo spazio è stato il primo studio fotografico di Querétaro e, fondato nel 1948 da Sig. Torres, si occupava di ritrarre l’alta società e gli eventi sociali legati alla cittadina Messicana
Oggi lo studio è in mano ai suoi figli, ed sono proprio le difficoltà che gli stessi stanno incontrando per via dell’avanzamento tecnologico e digitale, ad alimentare lo slancio emotivo del lavoro proposto da Elian.
L’autore sceglie infatti di sviluppare l’ennesima trama astratta, attraverso i suoi iconici colori, l’interprete gioca con la percezione delle architetture ribaltandone completamente l’aspetto, quello che ci ha catturato è però la doppia identità dell’opera, da una parte le pennellate istintive, fatte di emozioni, con i consueti agglomerati cromatici che si fanno frastagliati ed avvolgenti, dall’altra una grande figura geometrica, dritta, pulita e perfetta. Un rapporto tra due aspetti ed assetti divergenti e posti qui in equilibrio perfetto che si pone come ideale analogia con la situazione dello studio, tra i virtuosismi della fotografia manuale e la precisione di quella digitale, tra passato e presente, in una riflessione che tocca quindi il reale, la vita quotidiana e l’intangibile.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica dell’interprete, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per tutti i prossimi aggiornamenti sul lavoro dell’interprete.

This house was built in 1890 by european architects. Located in Invierno and Primavera streets, the colonial facade is the space of the first photographic studio of Queretaro. Founded in 1948, Mr. Torres was commissioned to portray the high society and social events. Today the business is in charge of his children, and they have suffered the fall of photography because of the technological evolution. This mural searches to resignify the front image of the old house by breaking the principal axes of colonial architecture, their mouldings and order above vertical and horizontal axes. It has been used a big gestural line, in reference of a brushstroke to invade the total space and then a heavy geometrical element among with other gestural traces, to find the balance on the composition.

Thanks to The Artist for The Pics

elian-new-mural-in-in-queretaro-02

elian-new-mural-in-in-queretaro-03

elian-new-mural-in-in-queretaro-04

elian-new-mural-in-in-queretaro-05

M-City “Beautiful Crash” at Galleria Varsi (Recap)

22/09/2014

m-city-beautiful-crash-at-galleria-varsi-recap-01

Aperta lo scorso 18 di Settembre andiamo con piacere a dare un occhiata a “Beautiful Crash” ultima fatica e nuovo solo show del grande M-City aperto all’interno degli spazi della Galleria Varsi di Roma.
Probabilmente uno degli artisti che si è maggiormente impegnato in un cambio di rotta deciso e coinvolgente che però non ne ha assolutamente intaccato il valore e le basi tematiche così come quelle lavorative. M-City prosegue nel portare avanti la propria peculiare visione per mezzo di una tecnica stencil dedita al dettaglio ed attraverso la quale l’artista sviluppa ed approfondisce la propria riflessione sulla città e sulle architetture urbane. Al centro delle produzioni dell’interprete risiede infatti la volontà dello stesso di tracciare architetture e paesaggi urbani per mezzo di un approccio visivo che si muove verso una corrente artistica tipicamente astratta e geometrica, le forme prendono vita per mezzo di intensi binomi cromatici, un colore contrapposto al nero, si fanno squadrate, appuntite e lineari andando a tracciare la fisionomia di oggetti così come di case, palazzi ed altre architetture tipicamente cittadine. Il livello di dettaglio che l’artista va ad inserire all’interno delle trame proposte è incredibilmente elevato e restituisce una profondità forte e coinvolgente. Se queste rappresentano le basi tematiche e visive del lavoro del grande artista, negli ultimi mesi voi come noi avrete sicuramente notato l’impegno dello stesso nel cercare soluzioni alternative che potessero arricchire una trama già di per suo bella carica e coinvolgente. L’interprete è andato quindi mano a mano a scombinare il proprio impianto, avvolgendo si le superfici di lavoro attraverso differenti impulsi cromatici ma sopratutto per mezzo di effetti e soluzioni visive alternative, abbiamo così accolto giochi di profondità ma sopratutto disturbi e movimenti nella trama realizzata che è andata di volta in volta ad accartocciassi, a ristringersi ed ad ampliarsi, sconvolgendo quindi la statica linearità ed arricchendo l’impianto finale di una spiccata sensibilità motoria.
Proprio lo show raccoglie gli ultimi impulsi dell’interprete con alcune tele che richiamano parte degli ultimi interventi realizzati su muro, allo stesso tempo l’esibizione mette l’accento sul forte tendenza al movimento che sta attraversando le produzioni dell’interprete nonché alla sua principale tematica. La città, con i suoi oggetti e soggetti diviene principale impulso delle visione dell’artista che sceglie di rielaborarne la forma per mezzo di una impostazione visiva in grado di generare moduli, figure e forme precise e dirette, esattamente come il messaggio critico rivolto proprio verso la città e le sue differenti declinazioni.
In calce al nostro testo potete trovare una bella serie di scatti con le immagini dell’allestimento proposto dal grande artista, dateci un occhiata e se vi trovate in zona vi ricordiamo che sarà possibile vedere di persona lo show fino al prossimo 19 di Ottobre, noi ve l’abbiamo detto!

Galleria Varsi
Via di San Salvatore in Campo 51
00186 Roma

Pics via Sosm

m-city-beautiful-crash-at-galleria-varsi-recap-02

m-city-beautiful-crash-at-galleria-varsi-recap-03

m-city-beautiful-crash-at-galleria-varsi-recap-03a

m-city-beautiful-crash-at-galleria-varsi-recap-04

m-city-beautiful-crash-at-galleria-varsi-recap-05

m-city-beautiful-crash-at-galleria-varsi-recap-05a

m-city-beautiful-crash-at-galleria-varsi-recap-06

m-city-beautiful-crash-at-galleria-varsi-recap-07

m-city-beautiful-crash-at-galleria-varsi-recap-08a

m-city-beautiful-crash-at-galleria-varsi-recap-08b

m-city-beautiful-crash-at-galleria-varsi-recap-09

m-city-beautiful-crash-at-galleria-varsi-recap-10

m-city-beautiful-crash-at-galleria-varsi-recap-13

m-city-beautiful-crash-at-galleria-varsi-recap-14

m-city-beautiful-crash-at-galleria-varsi-recap-17

m-city-beautiful-crash-at-galleria-varsi-recap-18

m-city-beautiful-crash-at-galleria-varsi-recap-19

m-city-beautiful-crash-at-galleria-varsi-recap-20

m-city-beautiful-crash-at-galleria-varsi-recap-21

SBAGLIATO – New Piece for ALTrove Festival Part 2

22/09/2014

sbagliato-for-altrove-festival-2014-01

A distanza di qualche mese i ragazzi di SBAGLIATO tornando per le strade di Catanzaro per l’ALTrove Festival dove hanno avuto modo di realizzare un secondo intervento proseguendo nel portare avanti il proprio e personale filone produttivo.
Il lavoro degli SBAGLIATO poggia le sue solide basi sul trasformare le facciate e le pareti sulle quali gli artisti mettono le mani attraverso l’inserimento di costruzioni ed architetture di vario tipo, il risultato finale ha sempre un certo impatto sia per la realisticità ricercata e trovata, sia per l’abilità degli stessi interpreti di riuscire ad eludere lo spettatore e di sviluppare un inganno percettivo sempre piuttosto radicato. Non stridono infatti le opere dei ragazzi, anzi, vanno ad interrogare lo spettatore ed a cercare una interazione con lo stesso ponendo dubbi perplessità e domande sull’effettiva realisticità dell’opera.
Quest’ultimo lavoro realizzato per la bella rassegna, porta avanti il filo di interventi che da sempre rappresentano il volano delle produzioni degli SBAGLIATO, in questo le opera incanalano tutta l’efficacia di un percorso che puntualmente riesce a sorprendere per la capacità di eludere e commutare gli spazi attraverso campionamenti di immagini reali. Sta proprio qui la magia delle produzioni degli interpreti, un cogliere visioni e immagini appartenenti alla realtà, spostarne le percezioni e le emozioni per poi veicolarne l’impatto in un nuovo e differenti ambiente urbano. Non si tratta unicamente di una copia ed incolla, piuttosto gli autori valutano i soggetti delle loro produzioni, e gli stessi vengono collocati all’interno di pareti, cunicoli e strada in perfetta armonia e sincronia. In questo senso lo spettatore rimane sospeso tra un limbo di incredulità, tra la visione di un oggetto, di una porte, uno sprazzo di città che esiste, è tangibile ma che al tempo stesso si mescola alla perfezione con ciò che lo circonda, un armonia dei sensi che genera un corto circuito visivo ed emotivo capace di lasciarsi dubbiosi, in un limite sensoriale sospeso tra realtà e finzione.
Attraverso un attenta valutazione gli interpreti qui scelgono di collocare un ingresso semi distrutto, una sorta di varco inaccessibile che risulta assolutamente a suo agio all’interno di una parete scrostata ed arricchita da alcune spruzzate di colore, i segni di un vecchio graffito che rendono perfettamente l’idea di abbandono e che anzi ne cementano e dialogano con la stessa apertura in modo da rendere la visione finale assolutamente credibile.
Null’altro da aggiungere vi lasciamo piuttosto alle immagini in calce al nostro testo, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per tutti i nuovi aggiornamenti sul lavoro degli interpreti, stay tuned!

Thanks to The Festival for The Pics
Pics by Angelo Jaroszuk Bogasz

sbagliato-for-altrove-festival-2014-02

Bicicleta Sem Freio for Memorie Urbane Festival 2014

22/09/2014

bicicleta-sem-freio-for-memorie-urbane-festival-2014-00

Con quest’ultima fatica dei Bicicleta Sem Freio, torniamo con piacere per le strade di Gaeta, proseguono infatti i lavori del Memorie Urbane Festival con un nuovo intervento fuori programma e che porta per la prima volta i Brasiliani qui in Italia.
L’opera ci offre l’opportunità di vedere da vicino tutto l’approccio pittorico dei Bicicleta Sem Freio, gli interpreti esibiscono quindi ancora un volta tutto il loro iconico stile andando a far esplodere all’interno della grande parete, colori, soggetti e situazioni vibranti. A caratterizzare infatti l’approccio produttivo degli artisti è senza dubbio un impianto visivo che strizza l’occhio ad un impostazione illustrativa, andando infine a congiungersi con dinamiche cromatiche tipicamente appartenenti alla tradizione Sud Americana. In questo senso i Brasiliani innescano una produzione capace di celebrare e ricordare l’esotico attraverso una abbondanza di tinte accese e colori iper saturi. I soggetti proposti dal trio risultano quindi la perfetta sincronia tra le influenze del proprio paese, l’approccio illustrativo ed una componenti che si rifà al mondo naturale così come agli animali con alcuni soggetti umani, infine a fare da protagonisti.
L’opera di Gaeta in questo senso raccoglie alla perfezione l’esperienza dei Bicicleta Sem Freio trascinandoci in un turbinio di immagini e visioni, un esplosione capace di calamitare l’attenzione ed al contempo attrarre per la quantità di immagini e soggetti che creano il corpo sfaccettato e caratteristico presente su muro. E’ infatti la presenza di componenti differenti, orchestrate attraverso colori e tonalità differenti, a rendere l’opera decisamente carica di stimoli differenti, dagli elementi appartenenti alla natura passando per gli animali, dalle texture che adornano stralci di figure astratte concludendo infine con alcune parti di arti umani, come la grande mano che spunta nel calderone proposto.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con i quali possiamo ripercorrere le tappe durante la realizzazione di quest’ultimo intervento, con i suoi dettagli e con tutto l’impatto del risultato finale.

Thanks to The Festival for The Pics
Pics by Flavia Fiengo

bicicleta-sem-freio-for-memorie-urbane-festival-2014-01

bicicleta-sem-freio-for-memorie-urbane-festival-2014-02

bicicleta-sem-freio-for-memorie-urbane-festival-2014-03

bicicleta-sem-freio-for-memorie-urbane-festival-2014-04

bicicleta-sem-freio-for-memorie-urbane-festival-2014-05

bicicleta-sem-freio-for-memorie-urbane-festival-2014-06

bicicleta-sem-freio-for-memorie-urbane-festival-2014-07

bicicleta-sem-freio-for-memorie-urbane-festival-2014-09

bicicleta-sem-freio-for-memorie-urbane-festival-2014-10

bicicleta-sem-freio-for-memorie-urbane-festival-2014-11

bicicleta-sem-freio-for-memorie-urbane-festival-2014-12

bicicleta-sem-freio-for-memorie-urbane-festival-2014-13

bicicleta-sem-freio-for-memorie-urbane-festival-2014-14

bicicleta-sem-freio-for-memorie-urbane-festival-2014-15

bicicleta-sem-freio-for-memorie-urbane-festival-2014-16

bicicleta-sem-freio-for-memorie-urbane-festival-2014-17

bicicleta-sem-freio-for-memorie-urbane-festival-2014-18

bicicleta-sem-freio-for-memorie-urbane-festival-2014-19

Nemo’s – New Murals for Sagra della Street Art

22/09/2014

nemos-new-murals-for-sagra-della-street-art-01

Continuiamo a mostrarvi con interesse i lavori realizzati per la Sagra della Street Art, tra gli artisti partecipanti al maxi evento troviamo con piacere anche Nemo’s che si è impegnano in una nuova doppia realizzazione.
La settimana scorsa come detto si sono riversati una ventina di artisti tra realtà Italiane e nomi stranieri per un evento che ha completamente trasformato l’aspetto di un intero casello dismesso nel Reggiano con in aggiunta, sparsi tra fienili, stalle e cortili, band, gruppi e djs accompagnati da racconti e poesie con infine una mostra/mercato organizzata all’interno della Villa del Ducato di Vedriano a concludere la già ricca esperienza.
A calamitare la nostra attenzione è la grande pittura realizzata sulla facciata esterna di questa vecchia stalla abbandonata adiacente al piccolo castello sede dell’evento, proprio qui una volta veniva prodotto il Parmiggiano Reggiano. L’artista raccoglie quindi gli stimoli di questo luogo per elaborare un opera che rappresenta un perfetto connubio tra tematiche care e note, dirette verso una riflessione sulla condizione umana, in aggiunta ad un nuovo spunto che riflette in particolare sulla natura e gli animali.
Nemo’s sceglie come suggerisce il titolo di “Men like Cows”, di rappresentare l’uomo attraverso le fattezze di una mucca, da una parte quindi lo spettatore viene colto dalla singolare presenza andando a riflettere sulla particolare natura dell’essere umano in questo controverso periodo storico, dall’altra invece l’artista riflettere sulle condizioni di vita degli stessi animali, sfruttati e spremuti fino all’ultimo respiro in nome di una produzione mai sazia. L’utilizzo di volti umani genera quindi un doppio impatto empatico in grado di scuotere le menti e sopratutto far arrivare il messaggio certamente a destinazione, uno spunto riuscitissimo che si avvale del consueto tratto e di alcune interessanti espedienti visivi tra cui non possiamo non citare la trasformazione delle finestra in alcune delle macchie nere che compongono il corpo dei due bovini.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una ricca serie di scatti con i dettagli del lavoro realizzato dall’interprete e della combo con i ragazzi del Collettivo Fx, dateci un occhiata e restate sintonizzati per nuovi aggiornamenti sull’evento.

Thanks to The Artist for The Pics

nemos-new-murals-for-sagra-della-street-art-02

nemos-new-murals-for-sagra-della-street-art-03

nemos-new-murals-for-sagra-della-street-art-04

nemos-new-murals-for-sagra-della-street-art-05

Phlegm – New Installation for Sheffield Bazaar

22/09/2014

phlegm-new-installation-for-sheffield-bazaar-01

A pochi giorni dalla precedente (Covered), il grande Phlegm torna al lavoro con una nuova installazione, questa volta ci troviamo direttamente nella sua Sheffield all’interno del Sheffield Bazaar nella Castle house della cittadina inglese.
Siamo sempre piuttosto sensibili al lavoro dell’interprete con base a Sheffield nel corso degli anni ha portato avanti attraverso uno stile assolutamente personale, una ricerca visiva che l’ha visto reinterpretare la società moderna mediante una chiave di lettura del tutto nuova, l’artista si è impegnato nella creazione di un universo fittizio abitato dai suoi canonici personaggi, una sorta di specchio inverso con il quale potersi continuamente confrontare, ricco di ironia e di situazioni al limite del surreale. Caratterizzato da un tratto esclusivamente in bianco e nero, a parte qualche sporadica iniziativa cromatica, i lavoro vengono elaborati attraverso un pittura votata al dettaglio, con l’impiego di elaborati giochi di chiaro scuri e sopratutto uno stile figlio di un background illustrativo e fumettistico con il quale l’artista era solito lavorare agli albori della sua carriera. Da queste solide basi Phlegm prosegue il suo percorso stilistico abituandoci ad intricatissimi interventi miscelando forti inflessioni gotiche insieme ad una spruzzata di steampunk, nasce così un immaginario assolutamente vivo e caratteristico e dal grande immersività visiva che da sempre cattura e stuzzica la nostra fantasia.
Riavvolgiamo un attimo il nastro e torniamo indietro di qualche mese, l’interprete Inglese non è infatti nuovi ad opere di questo tipo ed anzi ha inaugurato proprio con “The Bestiary”, lo show presso Howard Griffin Gallery, il suo ciclo di opere installative. La natura di questi interventi è senza dubbio maggiormente introspettiva, l’artista ci porta letteralmente per mano all’interno del suo immaginario proponendo un allestimento tangibile ed impreziosito dai bei effetti tridimensionali che riescono a rendere dinamiche le sue tavole. Un filone quindi che ci sentiamo di promuovere assolutamente e che trova in quest’ultimo lavoro il suo naturale proseguo. Qui Phelgm sceglie di mostrarci un nuovo spaccato della vita dei suoi iconici personaggi, prendendo direttamente ispirazione dal luogo e dalla suo storia l’autore va a trasformare l’aspetto della struttura proponendo un proprio e pittoresco mercato, ci sono i banconi, i characters e sopratutto la merce che vendono. Una sterminata serie di dettagli tutti da ammirare e che ancora una volta caratterizzano l’intervento nelle sue viscere.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella ed intensa serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica del grande artista, è tutto dopo il salto dateci un occhiata, siamo certi che ne rimarrete positivamente colpiti.

Straight from the installation work at the opera house to working on an intricate indoor piece in Sheffield. This work is for Sheffield Bazaar, which is part of the festival of the mind. It’s in the old castle house co-op building on Angel street, a now disused department store built in the early sixties.The area is also the oldest part of sheffield as a settlement and has long been a site for market traders. It’s also the area where sheffield castle once stood long ago.

Pics by The Artist and Ladoza (Black/White)

phlegm-new-installation-for-sheffield-bazaar-02

phlegm-new-installation-for-sheffield-bazaar-03

phlegm-new-installation-for-sheffield-bazaar-04

phlegm-new-installation-for-sheffield-bazaar-05

phlegm-new-installation-for-sheffield-bazaar-06

phlegm-new-installation-for-sheffield-bazaar-07

phlegm-new-installation-for-sheffield-bazaar-08

phlegm-new-installation-for-sheffield-bazaar-09

Weekly Overview – 15-09 to 21-09

21/09/2014

Weekly Overview-98

Weekly Overview è l’appuntamento del Week-End dove vi presentiamo una selezione delle migliori news settimanali sul GORGO.

ox-new-conceptual-pieces-in-paris-01

OX – New Conceptual Pieces in Paris

daleast-persistent-parabola-in-portland-10

DALeast – “Persistent Parabola” New Mural in Portland

corn79-for-sagra-della-street-art-01

Corn79 – New Mural for Sagra della Street Art

morik-for-galeria-urban-forms-12

Morik – New Mural for Galeria Urban Forms

blu-new-mural-in-san-basilio-rome-00

BLU – New Mural in San Basilio, Rome

artmossphere-biennale-of-street-art-group-show-recap-01

Artmossphere, Biennale of Street Art – Group Show (Recap)

domenico-romeo-for-miscita-01

Domenico Romeo for MISCITA at Farm Cultural Park

eron-soul-of-the-wall-san-giuliano-rimini-01

Eron – “Soul of the wall” – San Giuliano, Rimini

m-city-for-vilnius-street-art-festival-09

M-City – New Piece for Vilnius Street Art Festival

subsidenze-festival-group-show-recap-01

SUBSIDENZE Festival – Group Show (Recap)

spy-for-nuart-festival-2014-01

SPY – New Mural for NUART Festival 2014

2501-for-artmossphere-biennale-of-street-art-04

2501 for Artmossphere, Biennale of Street Art

Nychos – New Mural for Knotenpunkt Festival

21/09/2014

nychos-for-knotenpunkt-festival-01

A distanza di tempo torniamo ad approfondire il lavoro del grande Nychos, l’interprete Austriaco ha infatti da poco terminato questo nuovo lavoro, una nuova dissezione delle sue che questa volta coinvolge un gigantesco ragno.
Abbiamo sempre seguito con interesse gli sviluppi dell’operato dell’interprete, sempre piuttosto convinto e coinvolti di ciò che avevamo davanti, l’idea alla base del lavoro dell’artista è quella di una reinterpretazione di corpi e soggetti, per la maggior parte animali, che vengono realizzati attraverso il consueto effetto di dissezione, a caratterizzare il tratto è indubbiamente la forte e radicata influenza nel mondo dei graffiti, dal lavoro da ex writer l’interprete coglie gli aspetti più particolare del proprio tratto andando ad unificare sotto un precisa cornice grafica differenti discipline, i graffiti, l’illustrazione, ed il mondo dei cartoons, tutto questo calderone è viene miscelato in un tratto forte e radicale che rivela tutto il suo unico impatto visivo. L’influenza splatter che pervade le produzione di Nychos investe le sue produzioni attraverso l’elemento cardine dei suoi interventi, gli studi anatomici danno quindi vita ad opere in cui vediamo letteralmente scoperti tutti quegli elementi che compongono i corpi delle creature raffigurate, attraverso un comparto cromatico forte ed ampliamente accentuato, veniamo accolti da un brulicare di dettagli, le viscere con tutti i loro organi interni, lo scheletro, i vasi sanguini, il tutto realizzato con una cura assoluta che evidenzia la volontà dell’artista di ricercare nei suoi lavori una sorta di realisticità. Le figure vanno quindi ad aprirsi mostrando cosa si nasconde al loro interno, ma al contempo si staccano dalla superficie di lavoro andando a caratterizzare i risultato finale con una serie di effetti di tridimensionalità accentuati dalla realizzazione delle loro stesse ombre da parte dell’artista.
Per il Knotenpunkt Festival di Amburgo Nychos sceglie un nuovo animale portando il personale lavoro su binari decisamente più spaventosi, dopo il salto alcuni scatti con i dettagli dell’intervento, dateci un occhiata e restate sintonizzati per nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’interprete qui sul Gorgo.

Pics by The Festival

nychos-for-knotenpunkt-festival-02

nychos-for-knotenpunkt-festival-03

nychos-for-knotenpunkt-festival-04

OX – New Conceptual Pieces in Paris

20/09/2014

ox-new-conceptual-pieces-in-paris-01

Per fortuna c’è OX, il grande artista Francese ha da poco terminato su questo cartello pubblicitario a Parigi una nuovo serie di interventi portando avanti il suo iconico approccio visivo attraverso una nuova ed interessante spinta tematica.
Come abbiamo avuto più volte modo di vedere il lavoro dell’interprete poggia le sue solide basi sulla grande immaginazione dello stesso artista francese, l’interprete si appropria degli spazi apportando sugli stessi la propria personale visione. E’ un lavoro di trasformazione atto anzitutto a demolire nelle fondamenta il significato stesso delle billboards, i cartelloni pubblicitari che rappresentano il vero e (quasi) principale bersaglio dell’artista, ma anche dei suoi stessi elementi cardine. Questi spazi da strumenti visivi atti a pubblicizzare un prodotto od un servizio, e quindi un ‘ostacolo’ visivo per il panorama circostante, si trasformano in elementi profondamente connessi con le stesso. Accade così che le opere siano una vera e propria continuazione del panorama mutato e naturale prosecuzione filtrata attraverso lo sguardo dell’interprete stesso, o nei casi più estremi una vera e propria negazione di ciò che i cartelloni rappresentano. Non c’è un filo conduttore, uno stile comune nelle opere di OX di fatto ogni opera è nuova e differente dalla precedente, l’artista ha l’esigenza di scrutare e rielaborare attraverso un ottica differente e nuova ciò che ha di fronte, sfrutta tutta la superficie eliminando od inserendo i suoi paste-up, creando un opera nuova ed in perfetta simbiosi con il circondario. Il risultato finale è innanzitutto un forte stimolo visivo, l’interprete vuole farci osservare da un nuovo angolo, ci spinge a vedere ben oltre il cartellone, interagisce con gli spazi, li fà propri in una immersione architettonica e visiva forte e ridondante atta a sfruttare l’elemento pubblicitario per calamitare l’attenzione dello spettatore verso nuovi e più interessanti lidi, spingendo a farci osservare ciò che ci circonda. In secondo luogo l’artista va a riappropriarsi dei panorami, spariscono gli ostacoli dettati dagli stessi cartelloni che tornano attraverso il lavoro dell’interprete a legarsi con ciò che li circonda.
Raccogliendo appieno gli stimoli di una proposta tematica ed artistica di questo tipo OX elabora il passo successivo, piuttosto che giocare unicamente sulle percezioni ambientali cogliendone l’aspetto prettamente visivo, l’artista sceglie di cogliere quelle che sono le immagini di uno specifico momento. I differenti camion che si susseguono nei pressi del cartellone pubblicitario, attraverso il loro particolare aspetto, fungono da spinta visiva andando a dialogare con lo spazio, in quest’ultimo l’autore rielabora le peculiarità degli stessi andando ad innescare un dialogo effimero e soprattutto scrutabile unicamente in un determinato momento della giornata, e forse neanche, davvero efficace ed interessante.
In calce al nostro testo potete trovare il risultato di quest’ultima magia firmata dall’interprete, il consiglio è quello di darci un occhiata, ma restate sintonizzati siamo infatti curiosi di vedere insieme a voi se questa particolare serie di lavori avrà un seguito nei prossimi giorni.

Pics by The Artist

ox-new-conceptual-pieces-in-paris-02

ox-new-conceptual-pieces-in-paris-03

ox-new-conceptual-pieces-in-paris-04

Aryz – New Piece for Vilnius Street Art Festival

20/09/2014

aryz-for-vilnius-street-art-festival-01

Ci spostiamo nuovamente a Vilnius qui ritroviamo con piacere il grande Aryz che ha da poco terminato di dipingere questa nuova parete per il Vilnius Street Art Festival, un nuovo lavoro che sà di sperimentazione e che mostra un nuovo ed inedito approccio per l’artista Spagnolo.
Ci risulta sempre un piacere guardare da vicino le creazione di Aryz, l’artista attraverso il proprio personalissimo tratto ci ha letteralmente fatto calare all’interno di un variegato universo fatto di lavoro basati sulla natura morta, le incursioni sui camioncini passando infine per le superbe pareti sulle quali prendono viti i suoi caratteristici personaggi. Una pittura dai forti torni evocativi, caratterizzata da un livello di dettaglio elevato, dall’utilizzo di tonalità differenti a rimarcare effetti visivi ed a giocare con la profondità e la tridimensionalità. Il sapore sognante dei lavori dell’interprete investe l’osservatore scaraventandolo all’interno di un mondo danzante, quasi in movimento dove grandi regioni di colore affondano le loro palette cromatiche per rivestire i corpi, gli sguardi e le sezioni dei suoi interventi, un vero e proprio percorso dove ritroviamo giochi di trasparenze, di luci e di ombre andando a stabilire un contatto diretto e ramificato con chi osserva che si ritrova in questo modo in balia di emozioni e stati d’animo differenti. La capacità dell’artista di muovere sezioni e configurazioni cromatiche differenti all’interno dello stesso tessuto visivo, rappresenta la sua impronta distintiva, osservando i lavori emerge infatti tutta la volontà del giovane Spagnolo di alimentare un sistema visivo che premia la scelta dei dettagli ma che va sopratutto a creare delle vere e proprie caselle, costituite da tinte piuttosto delicate, che giocano con la dimensione dello spazio, che intensificano gli effetti visivi e che danno l’impressione di trovarsi di fronte ad una sorta di mosaico denso ed equilibrato per una stilistica che abbraccia a piene mani uno stile fortemente vicino a quello illustrativo.
A differenza degli ultimissimi interventi, caratterizzati da una dinamicità pittorica e da una figurazione decisamente più marcata, non siamo totalmente convinti di quest’ultima fatica dell’artista. Con quest’ultima parete, da titolo “Kaip Nežmogus” (Come non umani) che rimanda al testo presente sul muro prima dell’inizio dei lavori, Aryz cambia completamente le carte in tavola. Proponendo un elaborato simile a quanto visto lo scorso anno a Rennes (Covered), lo Spagnolo spinge verso una pittura più legata a texture e pattern. Nel caso specifico l’autore divide letteralmente la parete in più sezioni dove si alternano ripetute le stesse figure, sia in orizzontale che in verticale, creando un risultato finale particolarmente complesso ed elaborato.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ai dettagli di quest’ultima pittura, dateci un occhiata e sentitevi liberi di commentare nell’apposita sezione in basso, fateci sapere cosa ne pensate!

Sometimes while you are working on a piece you already know it’s not going to be great, but you have to finish it. I started working on this wall with no sketch of what it was going to be… and I think I learned the lesson”
The title “kaip nežmogus” refers to a writing that was done on the same wall some months ago, which means “as non human.

Pics by The Artist

aryz-for-vilnius-street-art-festival-02

aryz-for-vilnius-street-art-festival-03

aryz-for-vilnius-street-art-festival-04

KAWS – “Man’s Best Friend” at Honor Fraser Gallery (Recap)

19/09/2014

kaws-mans-best-friend-show-recap-01

A distanza di parecchio tempo ecco tornare KAWS, il famoso artista ha infatti da poco aperto “Man’s Best Friend” suo nuovo solo show all’interno degli spazi della Honor Fraser Gallery di Los Angeles, portando una bella ventata fresca al suo percorso produttivo.
KAWS torna a Los Angeles per la sua terza mostra personale, uno show questo che raccoglie nuovi disegni, dipinti e le immancabili sculture, un corpo di lavoro che abbiamo particolarmente apprezzato e che rilancia il percorso artistico di uno degli interpreti più famosi al mondo.
Siamo abituati a vedere l’autore alle prese con le sue divagazioni pop, dove miscela personaggi e soggetti conosciuti al grande pubblico, all’interno delle quale ristagnano grandi banchi cromatici, silhouette e corpi di figure e forme differenti, arrivando infine ai mash-up all’interno dei quali l’artista miscela differenti characters in un’unica e grande matassa di difficile lettura.
A caratterizzare quest’ultimo show anzitutto una maturità nella percezione cromatica, il tratto si fa più preciso e decisamente più ordinato andando a cogliere l’aspetto e le caratteristiche degli iconici personaggi di Charles M. Schulz e del suo Peanuts. Aldilà delle tavolozze di colore, a catturare la nostra attenzione non potevano che essere le opere in bianco e nero, queste ultime sono caratterizzate da veri e propri zoom e porzioni di disegni ingranditi del noto fumettista. Il risultato finale sono immagini rievocative che riescono, attraverso uno stralcio, una porzioni o parte di uno dei personaggi, a legarsi con chi osserva ed a far lavorare automaticamente la mente che ne riconosce e ne ricostruisce la figura.
Al tempo stesso KAWS spinge e sceglie di concentrarsi ancora una volta la coscienza collettiva, da qui la scelta di utilizzare personaggi e figure chiaramente legate all’immaginario comune, andando a riflettere ancora una volta sulla dipendenza che l’uomo moderno ha verso l’industria culturale, dalle sue immagini e dai suoi simboli, diventati ormai parte del nostro retaggio, della nostra vita proprio come un nostro fidato amico.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo alle immagini dell’allestimento, dateci un occhiata e se per caso vi trovate in zona lo show rimarrà aperto fino al prossimo 31 di Ottobre.

KAWS returns to Los Angeles for his third solo exhibition at Honor Fraser Gallery. MAN’S BEST FRIEND includes new drawings, paintings, and sculpture. KAWS is a current nominee for the Smithsonian American Art Museum’s James Dicke Contemporary Artist Prize.

KAWS’s recent work furthers his ideas about the power of images to communicate beyond their expected realms. Made on canvas stretched over wood panels, each work in KAWS’s new series of shaped paintings takes on the silhouette of a familiar figure from animated cartoons and comic strips.

Honor Fraser Gallery
2622 S La Cienega Blvd,
Los Angeles, CA 90034

Pics by James Ng via AM

kaws-mans-best-friend-show-recap-02

kaws-mans-best-friend-show-recap-03

kaws-mans-best-friend-show-recap-04

kaws-mans-best-friend-show-recap-05

kaws-mans-best-friend-show-recap-06

kaws-mans-best-friend-show-recap-07

kaws-mans-best-friend-show-recap-08

kaws-mans-best-friend-show-recap-09

kaws-mans-best-friend-show-recap-10

kaws-mans-best-friend-show-recap-11

kaws-mans-best-friend-show-recap-12

kaws-mans-best-friend-show-recap-13

Seikon x Otecki – New Mural in Gdansk

19/09/2014

SONY DSC

A distanza di qualche settimana torniamo ad approfondire il lavoro di Seikon, l’interprete in compagnia di Otecki ha infatti da poco terminato un nuovo lavoro su questa piccola struttura metallica a Gdansk in Polonia.
Seikon invece prosegue nel percorrere la linea tracciata nelle sue precedenti incursioni, ancora una volta l’artista va a sviluppare il proprio lavoro attraverso una forte influenza astratta figlia della volontà di sperimentare soluzioni geometriche e tridimensionali sempre differenti. Si tratta di un discorso intrapreso con le prime sperimentazioni a texture e con gli intrecci e che nel corso del tempo è andato mano a mano ad evolversi fino a questi ultimi ed interessanti sviluppi. L’interprete ci dà la sensazione di elaborare una vera e propria costruzione geometrica minuziosa ed esaltante dove ritroviamo elementi e figure differenti raggruppate in un unica grande configurazione fortemente concentrate e che va ad imbastire, attraverso colori e le loro differenti scale cromatiche, attraverso linee e forme differenti, un deciso impianto tridimensionale. Se da un punto di vista stilistico quindi l’interprete gioca su questi elementi differenti per sviluppare una trama complessa e sfaccettata, emotivamente parlando la sensazione è quella di un cosciente sensibilità, gli interventi esaltano le sensazioni e gli stati d’animo del momento appropriandosi degli spazio e coniugando una simbiosi tra il panorama e le emozioni dell’artista stesso.
l lavoro di Otecki si sviluppa attraverso un particolare rapporto con la natura, quest’ultimo viene interpretato dall’artista attraverso l’espressione di una serie di figure, delle vere e proprie creature mistiche che abitano questi spazi, un rigurgito delle frenesie e delle fantasie infantili trasportate in età adulta attraverso le proprie paure e sviscerate ora attraverso un binomio in cui gli animali e la natura entrano in un rapporto simbiotico con le stesse. Questi particolari personaggi vengono rappresentati attraverso un tratto morbido unite da alcune componenti astratte, come texture e pattern che ne completano l’efficacia. Diviso tra tinte con caratteristiche più accese e colori molto più tenui e spenti, Otecki sviluppa i propri elaborati portandoli a compimento attraverso i loro vari aspetti, lo vediamo impegnarsi nella rappresentazione dei suoi characters, oppure soffermarsi su composizioni a sfondo naturale concentrando il proprio talento sulla rappresentazione di piante, alberi, foglie e frutti dimostrando qui tutto il suo personale e vivo rapporto con l’ambiente, entrambi questi due ambiti vengono invasi da forti influenze come l’arte tribale, il folklore slavo e parte dal cubismo che ne modificano in meccanismi ed i dettagli visivi.
Quest’ultima fatica è l’occasione per vedere i due artisti dialogare attraverso i differenti percorsi visivi scelti per mezzo di una comune scala cromatica, due direzioni per certi versi contrario che si congiungono nelle due facciata alimentandosi a vicenda, well done!
Dopo il salto in calce al nostro testo alcuni scatti con i dettagli dell’elaborato, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti sul lavoro dei due artisti.

SONY DSC

SONY DSC

SONY DSC

DALeast – “Persistent Parabola” New Mural in Portland

19/09/2014

daleast-persistent-parabola-in-portland-01

Dopo aver da poco aperto il suo ultimo show The Laten Photon all’interno degli spazi della Jonatahan LeVine Gallery, DALeast si è spostato a Portland dove in occasione del Forest For The Trees ha da poco terminato questa nuova e sensazionale parete.
Torniamo quindi ad approfondire uno degli approcci stilistici più vivi e personali del panorama internazionale, DALeast infatti è ben noto per il personale approccio su parete che lo vede concentrare i propri sforzi su una elaborazione tecnica che trascina lo spettatore all’interno di intensi grovigli metallici, gli stessi costituiscono sia il corpo vivo dell’opera, creandone la massa corporea ed al contempo rappresentano lo strumento unico per l’artista di rappresentazione del proprio immaginario. Questa precisa ed articolata scelta viene sviluppata dall’interprete attraverso l’utilizzo della bomboletta con la quale l’autore riesce a dare forme e sostanza a corpi, soggetti, panorami differenti, il carattere delle linee realizzate suggerisce effetti di luce ed ombra ed al contempo immette un elemento di tridimensionalità con la quale le figure rappresentate letteralmente emergono dalla superficie di lavoro. Il risultato di questo particolare approccio da vita ad intense opere in cui la lettura da parte di chi osserva viene calamitata dall’enorme quantità di dettagli presenti che costituiscono il valore aggiunto delle produzioni dell’artista. Negli scorsi mesi durante un intensa attività in strada abbiamo riscontrato l’esigenza da parte dell’interprete di canalizzare il suo percorso verso l’utilizzo di colori e tinte differenti che si sono discostate dal consueto binomio nero/grigio, sono apparsi background cromatici, così come linee interrotte da effetti di bianco, il tutto per garantire una maggiore profondità ed impatto alle sue realizzazioni.
Se l’aspetto visivo è quindi sorretto da una precisa base stilistica è innegabile come gli interventi dell’artista vengano investiti da una profonda sensazione di mobilità e moto perpetuo, i soggetti ed i protagonisti delle sue opere si muovono sullo spazio a disposizione, disperdono schegge, si spezzano e si accartocciano a seconda del caso tramutando l’opera in un grande e movimentata pittura.
Dal titolo “Persistent Parabola” il lavoro assume, come giù intuibile dal titolo, la forma di una sorta di riflessione sulla vita trainata dalla forza dello impianto stilistico di DALeast ed al contempo da quanto raffigurato dallo stesso. Sulla grande parete prende così forma una gigantesca onda, nella parte sinistra, e letteralmente scagliata in aria, possiamo scorgere invece una piccola imbarcazione distrutta. Il risultato finale è quadro poetico che miscela forza, passione e stimoli differenti, uno spaccato insomma che siamo certi non mancherà di impressionarvi.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto alle immagini dello splendido lavoro terminato dall’artista con qualche scatto durante le fasi del making of, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti sul suo lavoro.

Pics by The Artist & Anthony Taylor (Progress)

daleast-persistent-parabola-in-portland-02

daleast-persistent-parabola-in-portland-04

daleast-persistent-parabola-in-portland-06

daleast-persistent-parabola-in-portland-07

daleast-persistent-parabola-in-portland-08

daleast-persistent-parabola-in-portland-09

daleast-persistent-parabola-in-portland-10

daleast-persistent-parabola-in-portland-11

Escif – New Murals in St.Petersburg, Russia

19/09/2014

escif-new-murals-in-st-petersburg-russia-01

A distanza di qualche settimana torniamo nuovamente ad approfondire il lavoro di Escif, il grande artista Spagnolo con una nuova serie di aggiornamenti ci mostra gli ultimi interventi realizzati durante il periodo passato a San Pietroburgo in Russia.
Proseguiamo quindi a monitorare l’attività di uno dei più importanti e prolifici artisti a livello internazionale, che dopo diverso tempo torna finalmente in strada proseguendo sul percorso tematico e stilistico che tanto ci piace. Il lavoro di Escif è come sempre caratterizzato ed attraversato da una forte vena riflessiva e critica attraverso la quale l’interprete va ad approfondire, toccando anche i temi dell’attualità, gli aspetti sociali, politici ed economici dell’uomo e della società moderna, alimentando spunti e riflessioni differenti attraverso un lavoro che riesce a regalarci una visione divertente ed al contempo surreale di quelle che sono le piaghe della nostra quotidianità. Il filtro adottato dall’artista va a giocare con le parole proponendo un personale rapporto tra immagini e testo, si tratta di un sistema dove il testo spiega il significato del disegno che, prendendo spunto dallo stesso, viene distorto attraverso i bizzarri e divertiti sketches tipici dell’immaginario dello Spagnolo. I protagonisti indiscussi delle scorribande dell’interprete sono i suoi caratteristici soggetti che vediamo calati all’interno dei contesti più assurdi e divertenti andando a rispecchiare tutte le differenti sfaccettature dell’uomo moderno e della società che lo ha fagocitato.
Questa nuova serie di lavori, tutti con titoli più o meno esplicativi quali: Free Internet Area, Un Fantasma recorre Europa, Karma e concludendo infine con l’intervento più grande dal evocativo titolo Casus Belli. Si tratta quindi di quattro differenti lavori che riescono a toccare differenti aspetti della Russia moderna attraverso l’iconico sistema visivo di Escif assistiamo quindi ad una presa di posizione diretta, incisiva ed ironica. Paragoni surreali, immagini dissacranti ed al contempo tutta quell’amarezza che segue osservando puntualmente le sue opere, divertenti si ma così dannatamente riflessive.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli degli interventi proposti, dateci un occhiata e restate sintonizzati per nuovi aggiornamenti sul lavoro del grande artista Valenciano.

Pics by The Artist

escif-new-murals-in-st-petersburg-russia-02

escif-new-murals-in-st-petersburg-russia-03

escif-new-murals-in-st-petersburg-russia-04

escif-new-murals-in-st-petersburg-russia-05

escif-new-murals-in-st-petersburg-russia-06

escif-new-murals-in-st-petersburg-russia-07

escif-new-murals-in-st-petersburg-russia-08

escif-new-murals-in-st-petersburg-russia-09

Corn79 – New Mural for Sagra della Street Art

19/09/2014

corn79-for-sagra-della-street-art-01

Con quest’ultimo lavoro di Corn79 inauguriamo il nostro recap dell’ultimo(?) atto della Sagra della Street, il maxi evento che ha portato decine di artisti al lavoro per le strade del borgo di Vedriano a Trinità di Canossa.
Lo scorso week-end si sono quindi riversati una ventina di artisti tra realtà Italiane e nomi stranieri per un evento che ha completamente trasformato l’aspetto di un intero casello dismesso nel Reggiano con in aggiunta, sparsi tra fienili, stalle e cortili, band, gruppi e djs accompagnati da racconti e poesie con infine una mostra/mercato organizzata all’interno della Villa del Ducato di Vedriano a concludere la già ricca esperienza.
Peculiarità dell’evento è la scelta stessa degli artisti, si tratta in questo senso di tutti nomi legati al movimento nella sua essenza più pura, street artist quindi con l’esclusione di coloro che da artisti visivi sono passati su muro e di coloro che lavorano esclusivamente nel circuito dei festival.
Si è trattata quindi anzitutto di una esperienza capace di calamitare stili ed approcci differenti all’interno di una cornice organizzativa che riallaccia e riporta l’arte urbana al suo principale slancio e stimolo, condivisione.
Raccogliendo quindi questo slancio Corn79 va ad inserire il proprio lavoro all’interno di questa stanza, particolarità dello spot è quella di essere completamente invaso da una serie di strutture in metallo che formano una sorta di corpo estraneo all’interno dello spazio. Quella quindi che poteva essere una problematica od un limite intrinseco del luogo, viene sviluppata dall’interprete stesso che sceglie il dialogo andando ad inserire una serie delle sue iconiche astrazioni visive avvolgendo quindi lo spazio in funzione della sua personale visione e delle proprie percezioni.
Come spesso abbiamo avuto il piacere di vedere l’artista sviluppa un personale alfabeto astratto che coglie riferimenti legati ai mandala buddisti od agli yantra Hindru, proiettandoli verso una dimensione mistica ed in continuo movimento. Le percezioni dell’autore si riflettono su chi osserva che viene colto dalle costruzioni astrali, dalla figure e dai processi visivi che gli elementi simbolici dell’interprete riescono ad innescare, si tratta in questo senso di visioni oniriche con forme e linee che si intrecciano muovendosi all’unisono, una sorta di volta celeste capace di attrarre la vista, ricca di dettagli, spiritualità tra banchi di nebulose, geometrie e vere e proprie galassie di sensazioni e stati d’animo.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli dell’intervento, dateci un occhiata e restate sintonizzati per nuovi aggiornamenti sull’evento.

Thanks to The Artist for The Pics

corn79-for-sagra-della-street-art-02

corn79-for-sagra-della-street-art-03

corn79-for-sagra-della-street-art-04

corn79-for-sagra-della-street-art-05

corn79-for-sagra-della-street-art-06

corn79-for-sagra-della-street-art-07

corn79-for-sagra-della-street-art-08

corn79-for-sagra-della-street-art-09

Todd REAS James – “Afternoon Delight” at Aisho Nanazuka (Recap)

18/09/2014

todd-james-afternoon-delight-recap-01

Lo scorso 12 di Settembre il grande Todd REAS James ha aperto la sua ultima fatica “Afternoon Delight” all’interno degli spazi della Aisho Nanazuka Gallery di Hong Kong, proseguendo la grande serie di spettacoli durante quest’ultimo anno.
Un anno davvero intenso questo per Todd REAS James, come detto l’artista prosegue la grande serie di eventi che stanno interessando questo suo ultimo anno di lavoro, ultimo il corpo di lavoro presentato a Milano per Secret Garden, spostandosi questa volta in oriente per uno show composto da nuovi ed interessanti sperimentazioni.
Nel lavoro dell’artista è innegabile una rielaborazione del particolare momento dell’uomo, l’interprete attua la sua riflessione ponendo due emisferi diametralmente opposti, da una parte porta avanti un discorso legato alla guerra, alla violenza della stessa, dall’altra contrappone istanti di vita quotidiana, le azioni più semplici ed i momenti più personali, facendo emerge un attrito sordo, profondo e coinvolgente.
In “Afternoon Delight” l’artista propone bene 15 nuovi dipinti su tela il tutto impreziosito da 15 e diversi lavori su carta, l’idea è come sempre quella di portare a compimento un parco produttivo in grado di essere una sorta di parodia di ciò che accade oggi nel mondo e, quindi di riflesso, della società moderna.
Todd REAS James raccoglie quindi quelle che sono le immagini e le informazioni provenienti dalla televisione e dai giornali, li miscela con il proprio approccio iper colorato, per dare vita ad una visione assurda e ridondante dal punto di vista cromatico di quella che è la realtà di tutti i giorni. Dai pirati somali che prendono l’aspetto di modelle bionde, nude e voluminose, passando per le pin up e gli strumenti di guerra, tutto assume una dimensione surreale, ironica ed a tratti velenosa ma soprattutto capace, per le situazioni contrapposte e per le immagini presentati, di stuzzicare una riflessione cosciente e coerente.
L’approccio visivo dell’autore è come detto legato all’utilizzo di tinte sature e parecchio accese, laddove negli ultimi tempi abbiamo notato un impostazione certamente più piatta, con i colori a staccare le differenti composizioni ed a tracciare la varietà di oggetti e soggetti presenti all’interno di un’unica opera, mentre per i lavori ad olio l’impostazione risulta decisamente più frenetica, di getto con colori e passate di colore che richiamano un impostazione di ‘vale la prima’, con linee e pennellate quindi al posto di forme e figurazioni.
Dopo il salto una ricca e bella serie di scatti con le immagini dell’allestimento proposto dal grande interprete, il consiglio è come sempre quello di darci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare, se vi trovate in zona invece potete andare a darci un occhiata di persona fino al prossimo 11 di Ottobre.

Pics via AM

todd-james-afternoon-delight-recap-02

todd-james-afternoon-delight-recap-03

todd-james-afternoon-delight-recap-04

todd-james-afternoon-delight-recap-05

todd-james-afternoon-delight-recap-06

todd-james-afternoon-delight-recap-07

todd-james-afternoon-delight-recap-08

todd-james-afternoon-delight-recap-09

todd-james-afternoon-delight-recap-10

todd-james-afternoon-delight-recap-11

James Kalinda x Signora K – New Installation at Palazzo Orsoline Fidenza

18/09/2014

james-kalinda-signora-k-at-palazzo-orsoline-01

Torniamo ad approfondire il lavoro di James Kalinda e della Signora K, in due interpreti hanno da poco terminato una nuova installazione in occasione di Fidenza 1979, mostra contemporanea di arte moderna all’interno degli spazi del Palazzo Orsoline dell’omonima città.
Condividendo la stessa estrazione tematica, con l’oscuro ed il mistico a fare da vero e proprio slancio emotivo e tematico delle loro produzioni, James Kalinda e Signora K vengono chiamati a partecipare alla quinta mostra realizzata dall’associazione JamaisVu. L’idea è quella di cogliere il quarto stralcio, l’idea di un Museo Regionale di Arte Contemporanea, del progetto voluto dall’amministrazione comunale di Fidenza, il concorso nazionale del 1979 (da qui il titolo dello show) che si prefiggeva di restaurare e valorizzare l’intero complesso dell’ex convento delle suore Orsoline.
I due interpreti hanno così l’opportunità di lavorare proprio all’interno della chiesa, James Kalinda e la Signora K sviluppano quindi un installazione a forma di piramide raccogliendo alla perfezioni e personali stimoli tematici e visivi. L’opera è realizzata in cartongesso, con un anima di acciaio ricavata da una struttura appartenente all’Associazione stessa. Dopo aver dato una base materica di gesso e cemento, donando quindi una forte lavorazione materica al lavoro con rilievi e colature di vario genere, i due interpreti si sono poi concentrati nell’applicazione del loro particolare universo visivo, il primo ha sviluppato l’iconico intreccio violaceo mentre la secondo sceglie invece di affidarsi al colore oro.
L’impostazione altamente viscerale del primo viene quindi unificata dalle presenza naturali della seconda, la miscela è quindi una profonda e soprattutto impattante immagine capace di stimolare le emozioni di chi osserva, la piramide strizza l’occhio alla fisionomia di una montagna con la presenza di alcuni fiori ad arricchirne la visione. La scelta del nome quindi, “Arenosa Montem Mariana”, non appare affatto casuale anzi richiama proprio l’aspetto delle montagne di arenaria, tipica roccia di cui sono fatti gli appennini, e del cardo mariano, tipico fiore delle montagne riallacciando il rapporto con la natura e l’uomo tanto importante nel percorso produttivo della Signora K.
Al tempo stesso l’opera si divide tra un aspetto conosciuto, e rivisitato attraverso l’immaginario dei due interpreti con una cima e le morene dei ghiacciai, mentre la seconda facciata risulta maggiormente legata ad una pittura organica in cui l’artista prosegue nel portare avanti la personale deformazione tematica, uomo animale.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto agli scatti con tutti i dettagli del lavoro realizzato, dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Artist for The Pics

james-kalinda-signora-k-at-palazzo-orsoline-02

james-kalinda-signora-k-at-palazzo-orsoline-03

james-kalinda-signora-k-at-palazzo-orsoline-04

james-kalinda-signora-k-at-palazzo-orsoline-05

Axel Void x INTI New Mural for Djerbahood Project

18/09/2014

axel-void-inti-for-djerbahood-project-01

Torniamo ancora una volta nel villaggio di Erriadh, per l’ottimo Djerbahood Project Axel Void ed INTI si sono impegnati in questa nuova pittura in combo, un nuovo intervento che mira a sottolineare l’influenza Francese in terra Tunisina.
Axel Void prosegue nel portare avanti un attività produttiva in grado di legarsi alla perfezione con gli stimoli, le storie e le vicissitudini del luoghi che va a visitare entrando quindi in contatto con la vita delle persone del posto. In questo senso è quindi fondamentale per l’interprete trovare stimoli e spunti differenti all’interno del tessuto urbano nel quale si trova a lavorare e veicolare per mezzo del proprio particolare approccio visivo tutta l’impatto di una pittura che non si sottrae mai dal sviluppare riflessioni ed argomentazioni differenti. È proprio l’impianto visivo a caratterizzare particolarmente le produzioni dell’artista, una pittura assolutamente pregna con una varietà e profondità di pennellate uniche che nel loro insieme suggeriscono una trama realistica ed al contempo spessa in grado di stimolare forti sensazioni ed emotività differenti in base al tema trattato.
Dal canto suo INTI come ormai ben sappiamo affonda le sue radici nella precisa volontà dell’interprete Cileno di sviluppare le proprie opere andando a pescare da quelli che sono i simboli e gli elementi tipici della cultura Sudamericana ed in particolare di quella Cilena. Nell’idea dell’artista si muove quindi una precisa dinamica visiva figlia delle influenze folkloristiche, simboliche e tradizionali appartenenti al territorio del Sud America ed in particolare della sua stessa terra. Per sviluppare questo grande calderone di immagini e visioni differenti INTI si affida ai suoi personaggi surreali rivestendoli e sviluppandoli attraverso una incredibile sequenza di dettagli che vanno ad inserirsi in un compendio di colori e tinte fortemente caldi, accogliendo nei temi e negli spunti degli abiti cosi come nei simboli dipinti all’interno degli spazi, tutta la fortissima caratterizzazione figlia appunto del particolare background interpretativo e delle influenze del suo stesso territori.
Per questa loro ultima fatica dal titolo “Gavé” sviluppa una nuova riflessione, i due interpreti si interrogano sulla forte influenza francese in questi luoghi e scelgono di farlo attraverso un impianto visivo che da una parte si serve appunto della parola che dà il titolo all’intervento, che significa ripieno direttamente dal Francese, dall’altra elaborano una serie di piccoli e grandi oggetti che richiamano e rappresentano i resti di una tabella araba ed europea utilizzandola come metafora della forte influenza transalpina in questa regione Africana.
Nient’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto con le immagini e tutti i dettagli di quest’ultima fatica dei due artisti, dateci un occhiata e restate sintonizzati per nuovi aggiornamenti dal progetto, se vi siete persi qualcosa qui tutti i lavori precedentemente visti.

axel-void-inti-for-djerbahood-project-02

axel-void-inti-for-djerbahood-project-03

axel-void-inti-for-djerbahood-project-04

axel-void-inti-for-djerbahood-project-05

axel-void-inti-for-djerbahood-project-06

axel-void-inti-for-djerbahood-project-07

axel-void-inti-for-djerbahood-project-08

axel-void-inti-for-djerbahood-project-09

axel-void-inti-for-djerbahood-project-10

axel-void-inti-for-djerbahood-project-11

axel-void-inti-for-djerbahood-project-12

Morik – New Mural for Galeria Urban Forms

18/09/2014

morik-for-galeria-urban-forms-01

Con quest’ultimo lavoro di Morik, torniamo per le strade di Lodz in Polonia, l’interprete Russo ha infatti da poco terminato questa sua ultima e grande fatica come parte dell’eccellente Galeria Urban Forms, lo splendido progetto di galleria a cielo aperto.
L’idea di sviluppare una galleria a cielo aperto prima con un festival urbano ed in seguito con un vero e proprio progetto a cadenza random, ha completamente trasformato l’aspetto della cittadina polacca e grazie anche alle grandi e massicce pareti a disposizione, reso l’omonima rassegna una delle più interessanti a livello internazionale. Al contempo gli organizzatori della Urban Forms Fondation hanno saputo posare lo sguardo su altre realtà Polacche come la città di Danzica, recentemente rimodellata attraverso lo splendido progetto OGARNA 2.0.
Dopo mesi quindi di silenzio ecco riprendere i lavori per le strade di Lodz, un nuovo intervento questa volta segnato dal talento di Morik che posa sulla grande superfice a disposizione tutto l’impatto del suo iconico stile visivo.
L’impostazione visiva dei lavori di Morik poggia le sue solide basi su un impianto pittorico leggibile attraverso differenti livelli, in questo senso le opere si muovono dapprima attraverso una componente pittorica molto personale, ricca di giochi di ombre e luci e vere e proprie sezioni che ricalcano la fisionomia degli oggetti e dei soggetti presenti. Un po’ come accade per le masse cromatiche presenti nelle opere di Aryz, a differenza dello Spagnolo però l’artista Russo aggiunge una fortissima caratterizzazione geometrica come vere e proprie caselle che si muovono, come una gigantesca griglia, sulla totalità dell’opera. Ad ogni cambio di sezione, ed addirittura all’interno delle stesse, assistiamo ad un cambio cromatico con i colori che si fanno più scuri o più chiari in una continua altalena percettiva e prospettiva che ci ha senza dubbio convinto e coinvolto.
Per il bel progetto Polacco, Morik presenta quindi un immagine addensata, carica di colori e sfumature differenti sia sui corpi dei protagonisti e degli oggetti presenti, ed a maggior ragione attraverso l’iconico livello astratto che riveste tutto il lavoro. Vediamo quindi una donna seduta sul proprio letto ed intenta ad osservare lo stesso spettatore, un istantanea di vita quotidiana raccontata attraverso gli innumerevoli dettagli che compongono tutto il quadro finale, splendido.
Nient’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con le immagini delle fasi di realizzazione della grande parte fino al suo splendido risultato finale, dateci un occhiata e se volete approfondire il progetto, qui tutti i precedenti lavori.

morik-for-galeria-urban-forms-02

morik-for-galeria-urban-forms-03

morik-for-galeria-urban-forms-04

morik-for-galeria-urban-forms-05

morik-for-galeria-urban-forms-06

morik-for-galeria-urban-forms-07

morik-for-galeria-urban-forms-08

morik-for-galeria-urban-forms-09

morik-for-galeria-urban-forms-10

morik-for-galeria-urban-forms-11

morik-for-galeria-urban-forms-12

morik-for-galeria-urban-forms-13

BLU – New Mural in San Basilio, Rome

18/09/2014

blu-new-mural-in-san-basilio-rome-00

BLU è tornato, è lo ha fatto scatenando un nuovo polverone, il grande artista italiano ha da poco terminato di dipingere questa grande parete, subito censurata, a San Basilio rievocando i fatti del 8 settembre 1974 e la morte di Fabrizio Ceruso.
Avevamo lasciato l’interprete Italiano in Cile alle prese con i problemi legati all’HidroAysén (Covered), ora l’artista toglie il velo su questa sua ultima creazione con la quale ancora una volta prende una posizione chiara, diretta e velenosa.
Per capire affondo le dinamiche di questa nuova pittura bisogno anzitutto rievocare gli accadimenti di qualche decennio fa, nel 1974 la polizia ed i carabinieri tentano di sgomberare alcune delle case occupata a San Basilio da circa 150 famiglie, tra queste e dai tafferugli che ne seguirono, in Via Fiuminata la polizia sparò colpi di pistola contro i manifestanti e coloro che protestavano con conseguenze morte, per un colpo arrivato al petto, del giovane ed allora diciannovenne Fabrizio Ceruso, 
A distanza di 40 anni per ricordare la morte del giovane e sopratutto riscoprire la memorie storica e l’attualità di proteste e lotte di questo tipo, quanto mai ancora attuali, nel quartiere vengono organizzate un serie di iniziative legate al Progetto San Basilio. L’idea del progetto è quella di conservare e far conoscere questa storia ma sopratutto le problematiche del passato che in questo particolare momento storico e sociale sono quanto mai attuali. Ricordare la rabbia del passato in un luogo abituato da sempre a sopravvivere con problemi quali emergenza abitativa, scarsi servizi e nessuno spazio di socialità dal quale la diretta conseguenza è stata quella di un sistema basato sull’azione diretta e sull’autogestione piuttosto che sull’attesa che qualche politicante sistemasse queste problematiche. Per anni San Basilio è stata organizzata e gestita da chi la viveva tutti i giorni, non da signorotti dell’altra parte della città che pretendevano di decidere ciò che è giusto o sbagliato sulla base del suo guadagno.
Tra i progetti organizzati, oltre alla raccolta di materiale storico come foto, filmati e testimonianze, si è pensato anche alla realizzazione di un dipinto murale all’interno di un quartiere capace di rispondere più che positivamente a questo tipo di approccio artistico, ricordate il progetto SanBA?
La risposta di BLU è l’ennesimo intervento ricchissimo di metafore, simboli ed allegorie, la gigantesca figura del santo che dà il proprio nome al quartiere, irrompe ipoteticamente nello stesso accompagnata dalle forze dell’ordine che vediamo trasformarsi in maiali e pecore, di contro i cittadini ed il quartiere uniti ed appostati a mo’ di guerriglia urbana e resistenza civile.
Vi lasciamo alle immagini e sopratutto alle parole dell’artista che risponde alla reazione di dissenso che ha accompagnato un una pittura di questo tipo, voi che ne pensate?

…quindi, il compitino di oggi è questo:
Come raccontare la storia di Fabrizio Ceruso e della battaglia di San Basilio in modo “politicamente corretto” ?

potete inviare le vostre idee al seguente indirizzo:
sindaco@comune.roma.it
(non sono graditi: misticismi, miracoli, suini, ovini e possibili riferimenti Orwelliani)

blu-new-mural-in-san-basilio-rome-01

blu-new-mural-in-san-basilio-rome-03

blu-new-mural-in-san-basilio-rome-04

blu-new-mural-in-san-basilio-rome-05

blu-new-mural-in-san-basilio-rome-07

blu-new-mural-in-san-basilio-rome-08

blu-new-mural-in-san-basilio-rome-09

blu-new-mural-in-san-basilio-rome-10

blu-new-mural-in-san-basilio-rome-05a

blu-new-mural-in-san-basilio-rome-06

Laudadio “L’arte di Vendere Arte” in Milano

18/09/2014

Artedivendereartefinalecensured

Il 20 di Settembre, segnatevi la data, Mr Laudadio apre infatti la sua seconda mostra personale “L’arte di vendere Arte” direttamente negli spazi del parcheggio abbandonato sopra quello ATM di Bisceglie, di fronte al carcere minorile Beccaria di Milano.
Come avrete ben capito si tratta di uno show decisamente atipico e che si porta come naturale conseguenza di “GrandiOpere” precedente mostra dell’artista aperta giusto lo scorso anno.
Il primo show era incentrato sull’esigenza e sulla necessità di Laudadio di elevare il livello del proprio lavoro, laddove se il percorso portato avanti in strada ha portato ad una serie di pezzi sempre più grandi, proprio l’esibizione ne rappresenta il naturale sbocco artistico. Si è trattato, approfondendo, di un impulso personale e capace di rappresentare al massimo l’interprete stesso, rivolto a personalità e soggetti ben conosciuti, le idee che prendono vita in appunto grandi opere che altro non sono che una serie incredibile di graffiti. Ben 140 metri lineari in aggiunta a 350 metri quadrati di elaborati differenti, un opera enorme impreziosita dal coinvolgimento di persone e talenti vicini all’artista stesso.
Se questo è stato il precedente, ora ad attenderci un show concepito in strada e per la strada, un ritorno alle origini che non poteva che non interessarci. L’arte di vendere arte nasce quindi come proseguo del precedente lavoro al contempo però pone l’accento su uno dei temi caldi del momento andando in particolare a soffermarsi sul mercato dell’arte e di come l’artista viva il rapporto con lo stesso.
Lo show, che riprende nel titolo stesso lo slogan dell’emittente t Telemarket, sarà composto da sette quadri ed una scultura e grande peculiarità dello show sarà quella di esistere unicamente per un breve lasso di tempo, proprio come una televendita, avendo una durata di un solo pomeriggio.
L’appuntamento quindi è per questo sabato dalle ore 15.00 alle 19.00, il consiglio è quello di farci un salto siamo certi che non mancherete di apprezzare, noi ve l’abbiamo detto!

Artmossphere, Biennale of Street Art – Group Show (Recap)

17/09/2014

artmossphere-biennale-of-street-art-group-show-recap-01

Dopo avervi mostrato alcuni dei lavori realizzati in strada durante quest’ultimo mese, andiamo finalmente e con piacere a dare un occhiata al gigantesco group show allestito per Artmossphere, Biennale of Street Art di Mosca in Russia.
Con una imponente macchina organizzativa quest’anno la città di Mosca ha ospitato la prima Biennale riservata all’arte in strada, Artmossphere non è stata pensata unicamente come un gigantesco palcoscenico, piuttosto l’idea è quella di un confronto e soprattutto un momento di riflessione sugli elementi che distinguono l’arte urbana oggi, partendo dagli artisti stessi, circa 25 provenienti da tutto il mondo ed oltre 30 direttamente di nazionalità Russa, continuando con personalità di spicco come organizzatori di Festival, presenti Angelo Milano di FAME, Davide Rossillo di Memorie Urbane, Monica Campana di Living Walls e Monica Domanska del Traffic Design, Terese Latuszewska-Syrda di Urban Forms, Jesse James di Walk&Talk, e proseguendo con nomi illustri della scena come Martha Cooper o personalità del mondo dell’editoria web come Dima Aske di CODERED.
Al tempo stesso è un occasione di condivisione grazie alla presenza degli interpreti e soprattutto all’opportunità di ammirare in un sontuoso e gigantesco group show organizzato all’interno dell’ Artplay Design Center di Mosca con artisti del calibro di 108, 3ttman, Agostino Iacurci, Clemens Behr, Elian, Eltono, Erosie, MOMO, Nelio, Okuda, Tellas, Zedz, 1010, Moneyless, SatONE, Ekta, Nicola Barrome, 2501, Hell’O Monsters, EIME, Jan Kalab, Hyuro, Sixe Paredes, Flirt, Aske, Kislow, Alexey Luka, Petro AES, Wais One, ZukClub, giusto per citarne alcuni. Un occasione per vedere la nuova spinta propulsiva dell’arte urbane in un contesto che per la prima volta accoglie questa tipologia di arte e che vuole al meglio capirne gli aspetti e le dinamiche di base.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli dell’allestimento proposto da alcuni degli artisti più importanti, dateci un occhiata siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

artmossphere-biennale-of-street-art-group-show-recap-02

artmossphere-biennale-of-street-art-group-show-recap-03

artmossphere-biennale-of-street-art-group-show-recap-04

artmossphere-biennale-of-street-art-group-show-recap-05

Jacyndol – A Series of New Murals

17/09/2014

jacyndol-a-series-of-new-murals-02

A distanza di davvero parecchio tempo torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di Jacyndol, l’interprete Polacco ha infatti da poco terminato una nuova serie di lavori di varie e differenti dimensioni portando avanti il suo personale stile visivo.
Jacyndol porta avanti uno stile proprio che trova negli stimoli del cubismo con un dose di astrattismo a completare il quadro generale, la giusta linea di pittura, l’interprete si avvale di giochi di profondità, massimizza corpi umani e scenografie attraverso forme e figure geometriche, aumentandone l’efficacia grazie ad interessanti incursioni di colore che agiscono con lo scopo di accentuare le parti del corpo, emettere giochi di luci ed ombre ed fine da vere e proprie brillante scenografie, queste ultime non risultano piazzate li per riempire lo spazio ma piuttosto completare il quadro e la stilistica del lavoro offrendo interessanti esperimenti dimensionali veri e propri. In questo senso si sviluppa un quadro variegato che paga tutta l’influenza e gli stimoli del cubismo sviluppati attraverso un astrattismo appena accennato e che va a strizzare l’occhio alle correnti russe dei primi del novecento. L’interprete si muove in questo immaginario raffigurando corpi quadrati, esseri statici e legnosi a contrasto con figure più complesse e ricercate ed in parte più morbide, l’artista sembra voler raffigurare figure spente a contrasto con uomini di personalità ed ancora proponendo spaccati di vita quotidiana attraverso il proprio personale approccio visivo.
La poetica visiva di Jacyndol si pone quindi come controparte astratta, come urlo propagandistico capace di ripercorre e di rimodellare l’aspetto della realtà, un visione differente che non attecchisce con il reale ma che piuttosto prende una propria a personale direzioni inserendosi in un cammino visivo personalissimo e sfaccettato e che continua a non lasciarci indifferenti.
Da questi spunti esce la nuova infornata di idee e di visioni differenti, ironiche a tratti velenose che mirano a sottolineare la personale visione dell’interprete, nei luoghi rurali così come nei tetti di Mosca, tutto uno sterminato immaginario che si apre e che ci lascia entrare tra forme acute e curve inesistenti, spettacolo!
In attesa di scoprire nuovi e succosi aggiornamenti sul lavoro dell’artista vi invitiamo a dare un occhiata alla bella serie di immagini in calce al nostro testo, è tutto vostro! Enjoy it.

jacyndol-a-series-of-new-murals-01

jacyndol-a-series-of-new-murals-05

jacyndol-a-series-of-new-murals-04

jacyndol-a-series-of-new-murals-03

jacyndol-a-series-of-new-murals-06

jacyndol-a-series-of-new-murals-07

jacyndol-a-series-of-new-murals-09

jacyndol-a-series-of-new-murals-10

jacyndol-a-series-of-new-murals-12

jacyndol-a-series-of-new-murals-13

jacyndol-a-series-of-new-murals-14

jacyndol-a-series-of-new-murals-15

jacyndol-a-series-of-new-murals-16

ZukClub – New Mural in Moscow

17/09/2014

zukclub-new-mural-in-moscow-01

A distanza di parecchio tempo torniamo con piacere ad approfondire il lavoro del collettivo Russo ZukClub, gli interpreti hanno infatti da poco terminato questa splendida realizzazione, un ritratto di Michail Bulgakov ispirato alla sua opera magna ”Il Maestro e Margherita”.
L’elaborato riprende il lavoro portato avanti lo scorso anno con Russian Avant-Garde Triptich dove gli artisti si erano impegnati nella realizzazione di ben tre ritratti con i volti di Rodcenko, Tatlin, Kandinskij, tutti personaggi di spicco dell’Avanguardia Russa. Ancora una volta quindi gli ZukClub colgono quelli che sono gli aspetti legati alla storia del proprio stesso paese, andando a raffigurare uno degli scrittori senza dubbio più importanti e cogliendone gli aspetti visivi e tematici legati al suo lavoro più importante e quanto mai attuale in questo determinato periodo storico e sociale per la nuova Russia.
Il Maestro e Margherita, pubblicato nella seconda metà del 1900, è un romanzo incentrato sulle persecuzioni politiche subite da uno scrittore e drammaturgo, il Maestro appunto, da parte di quelle che erano le autorità sovietiche durante gli anni trenta, sull’amore verso Margherita Nikolaevna. L’opera è impreziosita dalla presenza, alquanto scenica e metaforica del Diavolo e della sua visita nell’Unione Sovietica di quel tempo laddove una seconda trama che interrompe quella principale, è data dal racconto che rievoca gli accadimenti di un antica Gerusalemme durante il periodo pasquale al tempo di Ponzio Pilato, vicende quest’ultime che rappresentano proprio il contesto teatrale sul quale il protagonista sta lavorando.
La vena satirica e la grande presa di posizione dello scritture Russo divengono quindi lo slancio per quest’ultima opera degli ZukClub laddove proprio in questa nuova e più moderna Russia le difficoltà politiche e sociali sembrano essere tornate sulla cresta dell’onda, in cui quindi un lavoro di questo tipo assume certamente un impatto maggiore e certamente fragoroso.
Null’altro da aggiungere vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli dell’intervento realizzato, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti sul lavoro degli interpreti.

Thanks to The Artists for The Pics

zukclub-new-mural-in-moscow-02

zukclub-new-mural-in-moscow-03

zukclub-new-mural-in-moscow-04

zukclub-new-mural-in-moscow-05

zukclub-new-mural-in-moscow-06

zukclub-new-mural-in-moscow-07

zukclub-new-mural-in-moscow-08

Domenico Romeo for MISCITA at Farm Cultural Park

17/09/2014

domenico-romeo-for-miscita-01

Ci spostiamo all’interno del Farm Cultural Park di Favara in Provincia di Agrigento, qui il nostro Domenico Romeo ha da poco terminato un nuovo intervento all’interno dell’interessante progetto MISCITA.
MISCITA è l’unione di differenti realtà sotto un unico progetto, ALTrove Street Art Festival, La Guarimba Film Festival e Coltivatori di Musica si uniscono all’interno del Farm Cultural Park di Favara, uno dei centri culturali più importanti al mondo. Quello che piace è sicuramente lo slancio positivo del progetto, non si tratta di un unione pragmatica e pensata a tavolino, piuttosto di un vero e proprio destarsi dal torpore, uno slancio pensato per mostrare una Calabria differente, che ricorda si le proprie radici ma che al contempo non vi rimane attaccata, un nuova non staticità segnata da giovani che credono nel proprio territorio ed investono le proprie risorse nell’arte e nella cultura. Ma è anche l’unione di due regioni troppo spesso bistrattate, Calabria e Sicilia diventano un simbolo per il Sud Italia che mai come quest’anno ha saputo proporre e portare avanti progetti di primissimo livello, fungere da vero e proprio propellente di idee mostrando un volto nuovo, piacevole e finalmente cosciente di tutto il proprio personale potenziale.
MISCITA è anche unione di più discipline artistiche con una mostra, un workshop, musica, conference, danza, cinema, cibo, ed appunto pittura ed arte urbana.
Vogliamo iniziare proprio con Domenico Romeo, un figlio del Sud, che all’interno dei sette cortili del FARM, in una delle terrazze, si è impegnato in un bel live painting dal quale andiamo a vedere l’ottimo risultato finale. Ancora una volta l’interprete poggia le basi del proprio lavoro sul personale alfabeto visivo, a differenza dei precedenti lavori qui l’opera si dimostra però maggiormente sinuosa e va ad abbracciare tutta la particolare architettura sulla quale prende vita.
Ci troviamo di fronte non ad una copertura massiccia della totalità delle pareti ma piuttosto ad un arricchimento che in totale simbiosi di mescola con il luogo e con le sue sensazioni. La scelta a nostro avviso non è affatto casuale, l’artista sviluppa una trama delicata, quasi melodica che investe come un vento nuovo e fresco tutta la superficie di lavoro, sembra quasi che l’autore voglia emulare la ventata di freschezza che l’evento porta con se, racchiudendo all’interno delle linee e dei criptici segni, quelle che sono le aspettative, i sogni ed i pensieri dei presenti. Si muove in questo senso un flusso nero a contrasto sul bianco, capace di cogliere le emozioni e gli stati d’animo di un luogo che sembra quasi sospeso dalla realtà, un lento adagio che si posa sull’abitazione e che incontrovertibilmente ne segna l’aspetto e di rimando impatta con l’emotività di chi lo osserva.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli dell’intervento realizzato, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo nei prossimi giorni vi mostreremo il resto degli interventi realizzati.

Pics by Angelo Jaroszuk Bogasz

domenico-romeo-for-miscita-02

domenico-romeo-for-miscita-03

domenico-romeo-for-miscita-04

domenico-romeo-for-miscita-05

domenico-romeo-for-miscita-06

domenico-romeo-for-miscita-07

Eron – “Soul of the wall” in San Giuliano, Rimini

17/09/2014

eron-soul-of-the-wall-san-giuliano-rimini-01

Ci spostiamo nella zona di San Giuliano a Rimini, qui il grande Eron nei giorni scorsi ha terminato un nuovo e caratteristico intervento, il lavoro fa parte della personale serie ‘Soul of the wall’ che l’artista prosegue nel portare avanti.
Dopo averlo visto giusto pochi giorni fa al lavoro insieme ad Ozmo in quel di Capri (Covered) torniamo quindi ad approfondire l’operato di uno degli interpreti più importanti della nostra scena attraverso un opera che rappresenta una sorta di manifesto intrinseco del particolare approccio pittorico e stilistico dell’artista.
L’abilità di Eron è quella di riuscire a calamitare l’attenzione attraverso interventi anzitutto specifici per il luogo e certamente dal forte impatto emotivo, in questo senso la serie portata avanti qui dall’autore si basa su un particolare fenomeno percettivo, cogliendone gli spunti per una proiezione all’interno del tessuto urbano. La Pareidolia è una tendenza istintiva ed inconscia della nostra mente di trovare strutture ordinate, forme familiari all’interno di immagini e visioni disordinate, si tratta quindi di una sorta di associazione involontaria che va a cogliere in special modo volti e figure di tipo umano. Questo particolare stimolo giunge come spiegazione razionale a fenomeni apparentemente paranormali, esempio pratico l’apparizione di immagini su muri piuttosto che la classica comparsa di persone e soggetti all’interno di fotografie, l’interprete riflettere proprio su questa particolare tendenza della mente umana, ricalcandone l’idea per una applicazione all’interno di pareti e paesaggi urbani, certamente più marcata e profonda.
In questo senso quest’ultimo lavoro di Eron esalta questa particolare pratica, l’artista concentra i propri sforzi sullo spazio a disposizione e, dopo aver applicato fisicamente, nel caso in cui non siano già presenti, una serie di elementi di supporto come bocchette o prese d’aria, l’interprete va poi a concentrarsi sul l’aspetto prettamente pittorico. È proprio qui che avviene la magia, l’abilità dell’artista è infatti quella di simulare le macchie di umidità che infestano i muri fino a far comparire una vera e propria forma, quest’ultima accarezza la visione di un essere umano, in questo caso di un anziana, fungendo da ideale propellente emotivo.
Il risultato finale è un lavoro dalla spiccata sensibilità, concettuale per la sua connessione con il fenomeno induttivo mentale, al tempo stesso poetico per la forma delle figure rappresentate ma soprattutto percettivo e capace di segnare un legame profondo con il luogo in cui viene creato e sviluppato. La parete diviene ideale spugna, una carica sensibile che fuoriesce dalla stessa e dalla quale le immagini scivolano fino ad intaccare e segnare lo spazio circostante, poesia.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultimo intervento, il consiglio è quello di darci un occhiata e restate sintonizzati per nuovi aggiornamenti sull’operato dell’interprete Italiano.

Thanks to The Artist for the pics

eron-soul-of-the-wall-san-giuliano-rimini-02

eron-soul-of-the-wall-san-giuliano-rimini-03

Reka – “Trip the Light” at StolenSpace Gallery (Recap)

16/09/2014

reka-trip-the-light-at-stolenspace-gallery-recap-01

Aperta lo scorso 11 di Settembre, andiamo finalmente e con piacere a dare un occhiata a “Trip the Light” ultima fatica del grande Reka all’interno degli spazi della StolenSpace Gallery di Londra.
I grande artista continua a portare avanti tutta la sua eccentrica firma visiva, come spesso abbiamo avuto modo di vedere l’operato di Reka poggia le sue solide basi su un personalissimo tratto visivo figlio di una spiccata sensibilità, l’interprete abbraccia pienamente il proprio background da writers sviluppandolo però attraverso la creazione di particolari forme e linee sinuose che vanno a tracciare i corpi dei soggetti all’interno delle sue stesse opere. In questo senso è importante constatare come le forti influenze radicate nella cultura pop, nei fumetti ed in particolare nell’illustrazione, ne abbiano poi sviluppato il percorso visivo. Quello che emerge è quindi un approccio duplice umoristico, grazie alle delicatezza del tratto e delle linee ma al contempo minaccioso per mezzo di una semplificazione visiva dei soggetti raffigurati, parti del corpo, volti ed oggetti di vario genere che riescono a stabilire un contatto con chi osserva grazie ad un continuo gioco tra inquietudine e divertimento. L’approccio dell’artista va così a collocarsi in una sorta di paradosso tra le forme taglienti dei graffiti e la danza cromatica della vernice spray.
Per mezzo del personale filtro astratto l’interprete sviluppa così un eccellente trama visiva che va, altalenando binomi cromatici, a costituire le personali visioni, la ricchezza dei dettagli così come delle forme e degli elementi che vanno mano a mano a susseguirsi all’interno degli spazi rappresentano il valore aggiunto di una produzione che si pone nel mezzo tra un approccio illustrativo e forte indole astratta, dove con poche linee ed forme intrecciate ed intersecate tra di loro, l’interprete va a costituire la fittissima e personale trama visiva. Analizzando nel dettaglio il percorso dell’interprete emerge una particolare predilezione per la pittura e la rappresentazione della donna, attraverso un lavoro di sezionamento, con le parti del corpo sparse, oppure concentrandosi nella rappresentazione unicamente delle sezioni dei corpi, le braccia così come le mani, passando per i caratteristici volti, vero e proprio fiore all’occhiello delle produzioni targate Reka, completamente immerse all’interno del fitto immaginario stilistico proposto dall’Australiano.
Per questa sua ultima fatica Reka sceglie di esplorare tutto lo splendore e la delicatezza della forma femminile nella danza, un omaggio questo alla carriera della madre. L’allestimento viene quindi bagnato dalle tipiche pennellate dell’interprete che con linee fluide va a istillare un movimento dinamico ed ipnotico atto a ricreare proprio il movimento della danza in una processione di immagini che si susseguono di tela in tela e caratterizzate da una tavolozza monocromatica ferma sul grigio.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con le immagini dell’allestimento e della bella parete realizzato dallo stesso artista, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per tutti i prossimi aggiornamenti sul lavoro dell’interprete.

Trip The Light is the latest solo exhibition by Melbourne-born, Berlin-based artist James Reka. Exploring the splendor of the female form in dance, his deft brushstrokes and fluid lines create a hypnotic dynamic movement that prances between his canvases. It is Reka’s London debut and his first solo show at Stolenspace Gallery.

StolenSpace Gallery
17 Osborn St,
London E1 6TD, Regno Unito

Pics by Butterfly

reka-trip-the-light-at-stolenspace-gallery-recap-02

reka-trip-the-light-at-stolenspace-gallery-recap-03

reka-trip-the-light-at-stolenspace-gallery-recap-04

reka-trip-the-light-at-stolenspace-gallery-recap-05

reka-trip-the-light-at-stolenspace-gallery-recap-06

reka-trip-the-light-at-stolenspace-gallery-recap-07

reka-trip-the-light-at-stolenspace-gallery-recap-08

reka-trip-the-light-at-stolenspace-gallery-recap-09

reka-trip-the-light-at-stolenspace-gallery-recap-10

reka-trip-the-light-at-stolenspace-gallery-recap-11

reka-trip-the-light-at-stolenspace-gallery-recap-12

reka-trip-the-light-at-stolenspace-gallery-recap-13

reka-trip-the-light-at-stolenspace-gallery-recap-14

reka-trip-the-light-at-stolenspace-gallery-recap-15

No Curves for SUBSIDENZE Street Art Festival

16/09/2014

no-curves-for-subsidenze-street-art-festival-01

Torniamo nuovamente a Ravenna, tra gli artisti coinvolti per i lavori dell’ottimo SUBSIDENZE Street Art Festival ritroviamo con piacere il nostro No Curves, l’interprete si è infatti impegnato in un nuovo opera istallativa ispirata ad uno dei personaggi più importanti della città, Dante Alighieri.
A differenza degli altri interpreti ed artisti partecipanti alla rassegna, No Curves sia per il particolare impianto artistico e per ragioni legati al contesto del centro storico di Ravenna, sceglie un impostazione meno invasiva, un installazione quindi legata a doppio filo con la Tomba di Dante presente in città. In questo senso proprio l’intervento dell’interprete viene collocato in connessione con i resti del poeta italiano ed a pochi metri dalla galleria e dalla biblioteca, ma soprattutto il lavoro rappresenta di fatto una sorta di personale tributo. L’autore sceglie infatti di donare alla città stessa la sua opera, non si tratta quindi di un pezzo commissionato. per quello che diviene presto un tributo inoltre alla storia Italiana ed ad uno dei suoi più illustri e conosciuti personaggi arrangiato per mezzo del particolare approccio stilistico dell’artista.
Quest’ultima fatica dell’artista viene ancora una volta sviluppata attraverso il nastro adesivo, vero e principale medium di lavoro dell’autore Italiano, come detto si tratta di un opera che raffigura il volto di Dante ma che nella sua forma e soprattutto attraverso il particolare approccio visivo dell’interprete riesce a richiamare le sensazioni e le emozioni della sua opere più celebre. La Divina Commedia, così come la figura del poeta, si miscelano quindi attraverso le linee dritte, i cambi di direzioni e la moltitudine di colori, sovrapposizioni ed effetti ottici che compongono la fitta trama visiva delle produzioni di No Curves, passato e presente, per due forme d’arte che trovano qui un contatto tra gli angoli delle linee che si intersecano e lo sguardo ritrovato della figura Dantesca, nei vorticosi giochi di prospettiva che attingono dal cammino vissuto dall’autore durante le gesta narrate nel grande poema. A completare la partecipazione dell’interprete una serie di 99 stampe, divise in 3 differenti colori, ed ispirate propria a quest’ultimo lavoro che saranno acquistabili direttamente durante i giorni del festival e presso gli spazi di Bonobolabo sede della bel group show (Covered) con cui il festival ha chiuso la sua programmazione.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con le immagini dell’intervento ed alcune fotografie durante le fasi di realizzazione, l’opera si trova presso i chiostri della Fondazione Casa Oriani a Ravenna, per poi essere esposta presso il Palazzo Rasponi dalle Teste, e così come per tutte le altre opere il consiglio è quello di andare a darci un occhiata

Thanks to The Artist for The Pics

no-curves-for-subsidenze-street-art-festival-02

no-curves-for-subsidenze-street-art-festival-03

no-curves-for-subsidenze-street-art-festival-04

no-curves-for-subsidenze-street-art-festival-05

no-curves-for-subsidenze-street-art-festival-06

no-curves-for-subsidenze-street-art-festival-07

no-curves-for-subsidenze-street-art-festival-08

no-curves-for-subsidenze-street-art-festival-09

no-curves-for-subsidenze-street-art-festival-10

no-curves-for-subsidenze-street-art-festival-11

Kid Kréol x Boogie at Robin Soulier Consulting Office

16/09/2014

kid-kreol-boogie-at-robin-soulier-consulting-office-01

Continuiamo a seguire con interesse gli sviluppi del bel progetto del Robin Soulier Consulting Office, dopo la pausa estiva ecco Kid Kréol e Boogie al lavoro all’interno delle stazione degli uffici dove hanno poco terminato un nuovo e splendido intervento.
Come abbiamo avuto modo di scoprire, l’idea alla base del progetto è quella di una sperimentazione continua di nuovi approcci e visioni artistiche, le stanze degli uffici vengono così affidate agli artisti che ciclicamente, ogni due mesi per l’intero stabile ed ogni tre mese per la sala principale, vengono completamente trasformate dagli interpreti chiamati al lavoro, gli stesi mobili e l’arredamento sono interamente trasparenti per non staccare eccessivamente il contesto ed il contenuto dipinto offrendo quindi un interazione maggiore. Dopo l’eccellente lavoro portato a termine nei mesi scorsi dal duo Sobekcis e Tomek (Covered) dal nostro Vesod (Covered) da Velvet e Zoer (Covered) da Thomas Canto (Covered) ed infine dal grandissimo HORFE (Covered) andiamo con piacere e curiosità a dare un occhiata a quest’ultima fatica firmata da questi due nuovi artisti.
L’unione di sinergica di Kid Kréol e Boogie dà vita ad uno degli interventi più interessanti tra quelli fin qui visti durante il progetto, un lavoro che raccoglie tutta l’eredità visiva di ciascuno dei due artisti e che senza dubbio trasforma nella sua totalità l’intera stanza, con pareti, soffitto e pavimento come parte integrante di un unico e gigantesco sogno. Dal punto di vista stilistico l’opera è caratterizzata da un tratto piuttosto accentuato e che ricorda dinamiche da disegno, un tratto quindi illustrativo dove il dettaglio è senza dubbio tra gli elementi di spicco. L’immagine finale rappresenta un caleidoscopio di forme e figure differenti che vanno a creare una matassa intricati di soggetti ed elementi naturali che investono nella totalità lo spazio a disposizione. Un vero e proprio sogno ad occhi aperti che ci ha scosso ed al tempo stesso assolutamente convinto dei mezzi dei due interpreti di cui siamo curiosi di scoprire presto nuovi lavori.
Null’altro da aggiungere, riviviamo piuttosto assieme tutti gli istanti di realizzazione dell’opera fino al suo completamento, dopo il salto ricca galleria di scatti, dateci un occhiata, qui invece tutti i precedenti lavori! Enjoy It.

kid-kreol-boogie-at-robin-soulier-consulting-office-02

kid-kreol-boogie-at-robin-soulier-consulting-office-03

kid-kreol-boogie-at-robin-soulier-consulting-office-04

kid-kreol-boogie-at-robin-soulier-consulting-office-05

kid-kreol-boogie-at-robin-soulier-consulting-office-06

kid-kreol-boogie-at-robin-soulier-consulting-office-07

kid-kreol-boogie-at-robin-soulier-consulting-office-08

kid-kreol-boogie-at-robin-soulier-consulting-office-09

kid-kreol-boogie-at-robin-soulier-consulting-office-10

kid-kreol-boogie-at-robin-soulier-consulting-office-11

kid-kreol-boogie-at-robin-soulier-consulting-office-12

kid-kreol-boogie-at-robin-soulier-consulting-office-13

kid-kreol-boogie-at-robin-soulier-consulting-office-14

kid-kreol-boogie-at-robin-soulier-consulting-office-15

M-City – New Piece for Vilnius Street Art Festival

16/09/2014

m-city-for-vilnius-street-art-festival-01

Ci spostiamo a Vilnius in Lituania dove il grande M-City ha da poco terminato questo nuovo e splendido lavoro in occasione dei lavori per la seconda edizione dell’ottimo Vilnius Street Art Festival, primo festival di arte urbana nel paese.
Come spesso abbiamo avuto modo di vedere il lavoro di M-City è perlopiù sviluppato attraverso un utilizzo spasmodico di stencil, attraverso la creazione di piccole forme l’artista va ad intaccare gli spazi riassumendo all’interno delle visioni rappresentati tutto il suo background e gli studi accademici che coinvolgono l’architettura. Nell’indagine visiva dell’artista andiamo quindi ad impattare con forme e visioni prettamente industriali e con un tratto che riduce all’osso, stilizzandoli, gli elementi urbani e sopratutto meccanici, un fare illustrativo se vogliamo arricchito da un binomio cromatico spesso fortemente radicato e che lo vede altrettante volte confrontarsi unicamente con il bianco e con il nero con l’aggiunta di un altra tinta a rinforzare le sue produzioni. Specialmente nell’ultimo anno abbiamo assistito con piacere ad una evoluzione sostanziale delle stilistiche di lavori dell’artista, gli interventi si sono fatti mano a mano più complessi e caratterizzato da una serie di distorsioni visive o coinvolgimenti architettonici che hanno investito tutta la sua produzione rivelandone la continua ricerca e soprattutto un nuovo e coinvolgente impatto scenico che dal canto nostro abbiamo senza dubbio apprezzato.
Per capire affondo la portata dell’intervento del grande artista Polacco bisogna ricordare come Vilnius sia una piccola cittadina, il più popolosa del paese, è possegga un intatto e splendido centro storico barocco tra i più estesi e meglio conservati d’Europa (patrimonio dell’umanità – UNESCO). In questo particolare ambiente di contro abbiamo una lunga storia di rapidi cambiamenti politici ed economici, con il piuttosto recente abbraccio alla democrazia da parte del paese dopo l’uscita dall’Unione Sovietica.
Proprio il festival con la sua programmazione sta cercando di variare e trasformare l’aspetto di quegli edifici legati all’influenza sovietica offrendo al contempo agli artisti l’opportunità di sperimentare su superfici ed architetture differenti. Proprio M-City ha infatti qui l’opportunità di lavorare direttamente su quello che era il Palazzo dei Soviet, qui l’interprete va a trasformare l’intero assetto del grande colonnato inserendo, attraverso il proprio iconico stile, una bella riflessione visiva sulla storia oscura e tumultuosa legata proprio allo stabile, al contempo l’artista ne esalta l’innata bellezza contribuendo e raccogliendo appieno l’eredità della rassegna stessa.
Nulla’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti che ripercorrono le fasi di lavorazione di quest’ultima fatica dell’interprete, dateci un occhiata e restate sintonizzati per nuovi aggiornamenti dal Festival con i lavori di Aryz ed Ernest Zacharevic da svelare.

Pics by Henrik Haven

m-city-for-vilnius-street-art-festival-02

m-city-for-vilnius-street-art-festival-03

m-city-for-vilnius-street-art-festival-04

m-city-for-vilnius-street-art-festival-05

m-city-for-vilnius-street-art-festival-06

m-city-for-vilnius-street-art-festival-07

m-city-for-vilnius-street-art-festival-08

m-city-for-vilnius-street-art-festival-09

m-city-for-vilnius-street-art-festival-10

m-city-for-vilnius-street-art-festival-11

Alberonero x SBAGLIATO for ALTrove Festival

16/09/2014

alberonero-sbagliato-for-altrove-festival-01

A distanza di qualche settimana torniamo con piacere a Catanzaro, qui Alberonero e SBAGLIATO si sono dati appuntamento per realizzare un nuovo intervento in combo in occasione dell’ottimo ALTrove Festival di quest’anno.
Il lavoro dal titolo “E se lo pensi” rappresenta l’ideale seguito della bella e riuscitissima combo di qualche mese addietro in quel di Cinisello Balsamo (Covered) che così tanto ci aveva impressionato. Esattamente come per il precedente intervento anche qui gli artisti optano per una unificazione viscerale dei loro differenti percorso produttivi andando però a differenziare l’intervento attraverso una sorta di parallelo visivo che gioca nuovamente sulle percezioni e sulla emotività di chi osserva.
Alberonero prosegue nel portare avanti la personale simbiosi con i colori, l’artista italiano attraverso il proprio personale lavoro continua a sviluppare una ricerca basata sulla necessità di veicolare i colori e la loro differente applicazione e percezione all’interno di specifiche forme e figure. Osservando in particolare il percorso dell’interprete è interessante notare come lo stesso si affidi ad una serie di piccoli quadrati, di dimensione ridotta rispetto ai primi tempi, che vanno a muoversi all’unisono formando configurazioni differenti e sfaccettate dove ritroviamo un vero e proprio percorso sensato, con vere e proprie scale cromatiche, oppure istintivo con le tinte che si muovono spegnendosi ed accendendosi all’interno della superficie di lavoro.
I ragazzi di SBAGLIATO invece insistono nel loro percorso di duplice interazione, da una parte con il tessuto urbano, attraverso giochi visivi mano a mano sempre più intricati e complicati, dall’altra con lo spettatore che viene colto da un asimmetria negli spazi e da continui giochi tra realtà e finzione. Ci siamo trovati in questo modo di fronte a lavori sensazionali e sensoriali, l’impatto forte e sordo ci ha confuso e fatto girare gli occhi, siamo rimasti più volte basiti in cerca delle finzione, dell’installazione vera e propria, che ha assunto i connotati di realtà sempre più celata alla vista e sempre più difficile da individuare, un interazione micidiale e suggestiva che ci ha regalato scorci nuovi ed appassionanti, che ha saputo creare li dove prima non c’era assolutamente nulla, come se fossimo spettatori incoscienti della fantasia di un bambino che prende mano a mano forma all’interno del reale e del quotidiano, impattando con il razionale, con quello che già conosciamo, ribaltandone completamente gli aspetti visivi.
L’unione di queste due differenti direttrice partorisce un intervento che eredità entrambe le due ricerche legate tra loro da un unico filo conduttore. Emblematica la scritta che troviamo sul muro, la stessa dà di fatto il nome all’intervento, con lo spazio che viene specularmente diviso in due parti. Sulla prima agisce Alberonero con una serie di quadrati e di nuove forme cromatiche, sulla seconda SBAGLIATO propongono una nuova serie di pertugi, quattro piccole finestre a cerchio e due quadrati, realizzate proprio in modo simmetrico alle altre. Quale è la realtà? dove arriva la finzione? e se lo pensi ti sei già persi in questi due universi unificati sotto un unica catarsi emotiva.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli dell’intervento realizzato, dateci un occhiata e restate sintonizzati per nuovi aggiornamenti sul lavoro degli artisti qui sul Gorgo, enjoy it.

Thanks to The Festival for The Pics
Pics by Angelo Jaroszuk Bogasz

alberonero-sbagliato-for-altrove-festival-02

alberonero-sbagliato-for-altrove-festival-03

alberonero-sbagliato-for-altrove-festival-04

alberonero-sbagliato-for-altrove-festival-05

alberonero-sbagliato-for-altrove-festival-06

alberonero-sbagliato-for-altrove-festival-07

SUBSIDENZE Festival – Group Show (Recap)

15/09/2014

subsidenze-festival-group-show-recap-01

Dopo avervi mostrato i lavori realizzati su parete, andiamo finalmente a dare uno sguardo al bel group show organizzato in occasione del SUBSIDENZE Festival di Ravenna all’interno degli spazi del Bonobolabo.
Primo e vera e propria rassegna urbana, il SUBSIDENZE Festival ha saputo coinvolgliare nella bella cittadina artista Italiani differenti mettendo insieme approcci, stile e caratteristiche divergenti per un risultato finale sicuramente sfaccettato e certamente riuscito. Con i nomi di Millo, SeaCreativeZed1, DissensoCognitivo, Hope & Gig e No Curves, il festival ha offerto si grandi spazi ma al contempo chiude il suo percorso con un efficace group show che sà di manifesto dell’intera prima edizione.
Ospitato all’interno degli spazi del sempre più ricettivo Bonobolabo di Ravenna, in collaborazione con l’Associazione Culturale Indastria e l’Assessorato alle Politiche Giovanili del Comune, lo show è una mostra collettiva all’interno della quale possiamo approfondire le dinamiche ed i differenti approcci di ciascuno dei partecipanti al festival in modo da poter avere uno sguardo eterogeneo su tutto il loro percorso produttivo.
Uno show che intreccia quindi aspetti tecnici differenti, dalla visione umana introspettiva ed estroversa di Millo a quella sfaccettata e ramificata di SeaCreative, alle riflessioni di Zed1 sulla natura dell’uomo moderno passando per quelle del DissensoCognitivo che ci proietta in un futuro apocalittico, le costruzioni visive di No Curves con una riproduzioni di Dante Alighieri attraverso il suo iconico stile visivo, concludendo infine con le metafisiche ed oniriche visioni degli Hope & Gig,
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli dei lavori esposti, dateci un occhiata e se vi trovate in zona vi ricordiamo che c’è tempo fino al prossimo 19 di Settembre per andare a darci un occhiata di persona, noi ve l’abbiamo detto e se volete approfondire qui gli interventi realizzati all’interno della bella rassegna, enjoy it.

subsidenze-festival-group-show-recap-02

subsidenze-festival-group-show-recap-03

subsidenze-festival-group-show-recap-04

subsidenze-festival-group-show-recap-05

subsidenze-festival-group-show-recap-06

subsidenze-festival-group-show-recap-07

subsidenze-festival-group-show-recap-08

subsidenze-festival-group-show-recap-09

subsidenze-festival-group-show-recap-10

subsidenze-festival-group-show-recap-11

subsidenze-festival-group-show-recap-12

Gio Pistone x Alleg – New Mural in Mosciano Sant’Angelo

15/09/2014

gio-pistone-alleg-new-mural-01

Ci spostiamo a Mosciano Sant’Angelo dove in occasione del Visone Periferica Festival, Gio Pistone ed Alleg hanno da poco terminato questa bella parete sulla facciata vicino alla torre del castello medioevale.
Dopo lo splendido lavoro realizzato da MP5 qualche giorno fa (Covered) la rassegna prosegue il suo percorso con l’intervento realizzato dai due interpreti, una combo questa che unisce sotto un unica veste due differenti approcci visivi.
Caratterizzato da una impostazione più delicata ed andando a cogliere un aspetto a tratti organico, il lavoro di Alleg si distingue anzitutto per la scelta di utilizzare palette cromatiche piuttosto leggere che si mescolano ad uno stile Il lavoro dell’interprete decisamente sinuoso, quasi catartico e che strizza l’occhio ad una componente illustrativa. L’autore va a segnare gli spazi attraverso la proposta di figure, soggetti e spunti che richiamano elementi legati all’uomo, spesso soggetto principale delle sue produzioni, così come oggetti e tematiche differenti quali, l’automobile, la natura o la povertà, spaziando quindi tra temi importanti ed interventi maggiormente liberi ed impattando con lo spettatore che puntualmente si ritrova colto da riflessioni di differente natura.
Dal canto suo Gio Pistone, che ha da poco inaugurato la sua Is Animas, torna su muro proseguendo nel tracciare la personale empatia visiva con colori forti e sgargianti ma sopratutto attraverso un impostazione stilistica dalla quale emergono le sue peculiare figure. Sono proprio i mostri a canalizzare l’attenzione, osì strani ed inusuali eppure dannatamente veri e dotati di sentimenti, li vediamo fuggire, correre ed inseguirsi, piangere, e fare smorfie, sentimenti ed azioni umane che si rispecchiano nella profondità dei loro sguardi. In questo senso la capacità dell’interprete è quella di proiettare nei suoi characters tutto il vasto caleidoscopio di emozioni e sensazioni dell’uomo, la sua mostruosità, le sue paure e le sue sensazioni che si riversano nelle bizzarre figure e che vanno di conseguenza ad interloquire con lo spettatore.
Per la rassegna di Mosciano Sant’Angelo i due artisti elaborano un intervento che raccoglie appieno le differenti eredità tematiche dei due, partendo dall’idea di un cavaliere che espugna il castello i due hanno poi convertito lo stesso in una sorta di difensore della torre, un astronomo nel caso specifico in sella al suo stesso cavallo.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli dell’intervento, dateci un occhiata e restate sintonizzati per nuovi aggiornamenti sul lavoro dei due interpreti qui sul Gorgo.

Thanks to The Artist for The Pics

gio-pistone-alleg-new-mural-02

gio-pistone-alleg-new-mural-03

gio-pistone-alleg-new-mural-04

gio-pistone-alleg-new-mural-05

gio-pistone-alleg-new-mural-06

Ever – New Mural for BoardDripper Festival 2014

15/09/2014

ever-new-mural-for-boarddripper-festival-2014-01

Ci spostiamo a Queretaro in Messico dove il occasione del BoardDripper Festival di quest’anno il grande Ever ha da poco terminato un nuovo intervento legato alla sua precedente partecipazione ed ancora una volta dai profondi risvolti sociali.
Stiamo seguendo con entusiasmo gli sviluppi del lavoro di Ever, come abbiamo avuto più volte modo di vedere negli ultimi mesi l’artista ha portato ad un livello successivo il suo personale approccio urbano, si tratta di una precisa esigenza che lo vede impegnarsi i due percorsi pittorici ben definiti che vanno a miscelarsi in un unico ed impattante risultato visivo. Il binomio offerto dall’interprete mette in mostra due aspetti per certi versi opposti ma che nel loro sviluppo raccolgono al meglio i temi e gli spunti dell’Argentino amplificandoli attraverso un approccio più viscerale e profondo. Ragione ed istinto si mescolano all’interno degli spazi, è infatti interessante notare come al centro del percorso fin qui portato avanti, troviamo come sempre i canonici fasci colorati che, partendo dagli occhi, vanno mano a mano a svilupparsi formando una trama di figure ed una tavolozza di colori diversi, sebbene l’idea sia quella di una sorta di evanescente emersione di pensieri od addirittura di una sorta di rappresentazione dell’animo umano, la sviluppo concreto e visivo di questi fasci avviene attraverso una precisa e ben delineata visione, le configurazioni attraverso tinte sature e ben disposte corrono così veloci sullo spazio dando vita ad elementi e forme dalla forte inflessione astratta che ne alimentano il significato decisamente mistico e profondo. Dall’altro canto invece si muove un approccio più istintivo e decisamente viscerale, la pittura dei volti così come delle scenografie, che ricalcano aspetti legati alla natura, delle mani o di altre parti del corpo, viene alimentata da un tratto fortemente espressivo, le pennellate si fanno delicate e ripetute assorbendo tutta l’emotività del lavoro dell’interprete e regalandoci un impatto finale senza dubbio più accentuato. La pittura in sé è ovviamente ed intrinsecamente legata ad i temi trattati dall’artista, le venature politiche ovviamente si sprecano, non solo Ever riesce a formulare riflessioni andando ad addentrarsi all’interno di temi e spunti dalla caratteristica emotiva e riflessiva, la crescita personale, il rapporto con se stessi con la propria comunità o con i luoghi, rappresentano l’indagine più densa e personale, alimentando un dialogo ed una condivisione con chi ha l’opportunità di imbattersi nelle sue produzioni.
Facendo seguito come detto ad Abstract Definition of Mexico, intervento realizzato proprio qui nei primi mesi dell’anno, Ever torna con un nuova parete ancora una volta maggiormente concentrata sulle dinamiche tematiche ma senza dubbio interessante anche dal punto di vista pittorico. L’artista esibisce un tratto ancora una volta maturo e capace di esprimere tutta la profondità dei volti raffigurati, al tempo stesso il continuo alternare elementi astratti, qui nel background, con le peculiare e differenti palette cromatiche, danno vita ad un lavoro che sottolinea ancora una volta le difficoltà di una stato ma sopratutto della sua gente con un intervento sottile che mette l’accento sulle dinamiche sociali imputabili proprio a chi governa il paese, d’altro l’immagine appare piuttosto chiara no?

Pics via San

ever-new-mural-for-boarddripper-festival-2014-02

ever-new-mural-for-boarddripper-festival-2014-03

SPY – New Mural for NUART Festival 2014

15/09/2014

spy-for-nuart-festival-2014-01

Con con quest’ultima magia realizzata da SPY, prosegue il nostro approfondimento sulle meraviglie di quest’ultima edizione del NUART Festival di Stavanger in Norvegia, un nuovo intervento che segna il ritorno del grande artista Spagnolo.
Abbiamo spesso avuto modo di vedere l’artista alle prese con progetti più disparati e di natura diversa, dalle installazioni ed opere murarie passando per interventi più estremi attraverso i quali l’interprete spagnolo analizza le contraddizioni della società moderna attraverso un piglio ed una visione del tutto nuovi. I lavori di SPY si sviluppano attraverso un approccio assolutamente personale, si avvalgono di differenti medium come detto, sono spesso esercizi di arte più concettuale che spingono l’osservatore ad una riflessione su argomenti differenti toccando temi scomodi, dal sociale al politico passando per le disquisizioni sulla crisi economica che sta avvolgendo questo particolare momento storico. L’intelligenza dell’artista è quella di riuscire a strappare un sorriso invogliando però considerazioni personali nella mente di chi osserva che si ritrova così a porsi domande e spunti su argomenti importanti e difficili. E’ interessante notare come lo Spagnolo utilizzi la strada non solo come unico palcoscenico ma piuttosto si impegni per spostare l’attenzione da oggetto, il circondario, a vero e proprio soggetto interlocutore, un dialogo quindi che si apre tra i suoi interventi e lo spettatore consentendo di far rimanere intatta l’immediatezza e la veemente comunicatività tipica della strada e del paesaggio urbano.
Questa sua ultima fatica per la bella rassegna Nord Europea segna il ritorno di SPY su muro, si tratta infatti di una semplice pittura rossa che viene collocata sulla facciata esterno di questo grande e grigio edificio. Ancora una volta l’artista esibisce tutta la sua tagliente ironia andando a scrivere ‘Error’, si tratta in questo senso di un chiaro riferimento alla natura sbagliata delle costruzioni selvagge, un ammonimento per la continua cementificazione delle città moderne a discapito della natura in un paese che senza dubbio possiede tra i più splendidi paesaggi naturali del pianeta.
Dopo il salto riviviamo tutte le fasi di realizzazione dell’intervento fino alla sua conclusione, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti dal festival, enjoy it

Pics by The Artist

-for-nuart-festival-2014-02

-for-nuart-festival-2014-03

-for-nuart-festival-2014-04

-for-nuart-festival-2014-05

-for-nuart-festival-2014-06

-for-nuart-festival-2014-07

-for-nuart-festival-2014-08

-for-nuart-festival-2014-09

spy-for-nuart-festival-2014-10

spy-for-nuart-festival-2014-11

spy-for-nuart-festival-2014-12

spy-for-nuart-festival-2014-13

spy-for-nuart-festival-2014-14

spy-for-nuart-festival-2014-15

spy-for-nuart-festival-2014-16

spy-for-nuart-festival-2014-17

spy-for-nuart-festival-2014-18

spy-for-nuart-festival-2014-19

2501 for Artmossphere, Biennale of Street Art

15/09/2014

2501-for-artmossphere-biennale-of-street-art-01

Con 2501 torniamo a Mosca dove in occasione dell’Artmossphere Biennale of Street Art 2014, il grande artista Italiano ha avuto l’opportunità di dipingere questa nuova e splendida parete attraverso il suo personale ed iconico stile visivo.
L’identità dei lavori di 2501 è sempre sospesa tra una visione prettamente mistica ed onirica ad una maggiormente emotiva e destinata a scuotere ed a pizzicare le corde interiori di chi osserva, questa particolare mistura si alimenta per mezzo di un continuo equilibrio, il bianco ed il nero negli interventi dell’interprete si inseguono, si rincorrono andando a tracciare percorsi e figure di volta in volta nuovi e differenti, al loro interno si inserisce spesso il color oro che rappresenta la terza identità, quella più terrena in una trama profonda e coinvolgente. Questo gioco ambivalente si sviluppa attraverso profonde linee nere e sinuose che in sovrapposizione con il background bianco, vanno a tracciare la forma oppure come in questo caso letteralmente ad inglobare la superficie di lavoro, ci si ritrova in questo modo proiettati all’interno di una visione profonda e costantemente in movimento che da una parte spinge l’osservatore a seguire la moltitudine di percorsi raffigurati e di conseguenza a spingerlo all’interno del tessuto elaborato, al contempo ne cela le trame interiori quasi schermandone la chiave di lettura innescando quindi in chi osserva l’esigenza di ritrovare tutti quegli elementi e le forme, all’interno di profondità, cascate e risalite, dove le linee che compongono le figure vanno ad assottigliarsi ed ad ingrossarsi tracciando si percorsi ma anche restituendoci emozioni e stati d’animo differenti che compongono la visione dell’interprete.
Per questa sua ultima fatica 2501 va a sviluppare un approccio decisamente meno concentrato, l’opera infatti si fa notare per uno sviluppo probabilmente più equilibrato, se il trinomio cromatico tra il bianco, il nero ed il color oro, continua ad essere il principale vettore dello sviluppo degli interventi, quest’ultimo lavoro è caratterizzato da forme più criptiche, quasi un equilibrio tra differenti astrazioni laddove, sviluppate tutte attraverso la consueta e sinuosa impostazione grafica, l’opera non diviene più un mero arricchimento visivo andando a coprire la totalità della superficie della parete, ma piuttosto si eleva andando a creare un vera e propria concentrazione di sviluppi emotivi e di sensibilità differenti, spettacolare.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto con una bella serie di scatti con tutti i dettagli dell’intervento, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti dalla Biennale.

2501-for-artmossphere-biennale-of-street-art-02

2501-for-artmossphere-biennale-of-street-art-03

2501-for-artmossphere-biennale-of-street-art-04

2501-for-artmossphere-biennale-of-street-art-05

Weekly Overview – 08-09 to 14-09

14/09/2014

Weekly Overview-97

Weekly Overview è l’appuntamento del Week-End dove vi presentiamo una selezione delle migliori news settimanali sul GORGO.

CYRCLE.-struggle-new-mural-in-heerlen-10

CYRCLE. – “Struggle” New Mural in Heerlen

zed1-for-subsidenze-street-art-festival-02

ZED1 for SUBSIDENZE Street Art Festival

millo-for-subsidenze-street-art-festival-05

Millo for SUBSIDENZE Street Art Festival

andreco-new-mural-for-nuart-festival-2014-07

Andreco – New Mural for NUART Festival 2014

gio-pistone-is-animas-at-galleria-mirada-04

Gio Pistone “Is Animas” at Galleria Mirada (Recap)

nuart-2014-the-installations-01

NUART Festival 2014 – The Exhibition

h101-kafre-sonia-carballo-new-mural-01

H101 x Kafre x Sonia Carballo – “Comedia” New Mural

ozmo-a-new-mural-in-capri-03

Ozmo and Eron – The First Murals in Capri

black-circle-festival-2014-the-works-01

Black Circle Festival 2014 – The Works

axel-void-nobody-in-newark-usa-00

Axel Void – “Nobody” New Mural in Newark, USA

pastel-new-project-in-villa-soriano-01

Pastel – New Project in Villa Soriano

os-gemeos-for-the-vancouver-biennale-17

Os Gemeos – New Mural for The Vancouver Biennale

SeaCreative for SUBSIDENZE Street Art Festival

14/09/2014

seacreative-for-subsidenze-street-art-festival-01

Ci spostiamo nuovamente a Ravenna, tra gli ospiti selezionati per questa prima edizione del SUBSIDENZE Street Art Festival troviamo con piacere il nostro SeaCreative, l’artista ha avuto modo di impegnarsi in questa nuova pittura caratterizzata dal consueto approccio visivo e tematico.
Torniamo quindi con piacere ad immergerci all’interno del particolare immaginario di SeaCreative, l’interprete Italiano propone un nuovo grande intervento andando a sviluppare l’ennesimo intervento legato a temi e sviluppi visivi tipici del proprio percorso produttivo. Come consuetudine l’uomo e la personale e sfaccettata lettura dello stesso, rappresentano il core visivo dell’esperienza artistica dell’autore, l’approfondimento portato avanti dall’interprete va a cogliere tutte quelle che sono le sensazioni e gli stati d’animo che si intervallano nel corso della nostra esistenza, un’estrazione questa che vive ed avviene per mezzo dei suoi iconici personaggi. I characters proposti dall’artista vanno quindi in questo senso a rievocare esperienze e vissuti personali ed al contempo si legano indissolubilmente con il luogo o con il paesaggio all’interno dei quelli vengono concepiti.
Attraverso questo processo artistico tutti quelli che sono i vissuti personali, le storie, le angosce e le paure ed infine quel grande calderone di emozioni che caratterizzano l’uomo, vanno di fatto ad alimentare il dialogo tra i characters proposti e chi osserva i suoi interventi. Il carattere di questi personaggi va quindi intrinsecamente a legarsi in uno scambio simbiotico con l’osservato che si ritrova a rievocare sensazioni personali proprio per mezzo di quelle espresse dai soggetti dipinti che vanno in questo modo a toccare corde sensibili e tutto uno spettro sfaccettato di emozioni e sentimenti differenti.
L’abilità dell’interprete è quella di alternare situazioni al limite del grottesco ad attimi più vicini alla nostra quotidianità, in un opera che quindi gioca con la percezione della realtà ed al contempo insinua aspetti tipicamente fantasiosi lasciando allo spettatore l’opportunità di vagare tra temi maggiormente impegnati e riflessioni squisitamente legate all’immaginazione.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli dell’intervento, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo, nei prossimi giorni proseguiremo il nostro full coverage con gli ultimi interventi e le immagini del group show finale.

seacreative-for-subsidenze-street-art-festival-02

seacreative-for-subsidenze-street-art-festival-03

seacreative-for-subsidenze-street-art-festival-04

seacreative-for-subsidenze-street-art-festival-05

seacreative-for-subsidenze-street-art-festival-06

Gaucholadri – New Mural for Bloop Festival

13/09/2014

gaucholadri-new-mural-for-bloop-festival-01

A distanza di tempo torniamo con piacere ad approfondire il lavoro dei Gaucholadri, il duo Argentino nelle scorse settimane si trovava ad Ibiza in occasione dell’ottimo Bloop Festival 2014 per il quale hanno terminato di dipingere questa nuova e bella parete.
Quest’ultimo intervento del duo raccoglie alla perfezione tutta l’esperienza del loro percorso produttivo proiettata questa volta su uno spazio decisamente di dimensioni maggiori, ancora una volta quindi le dinamiche pittoriche rimangono legata all’utilizzo del nero come unico vettore cromatico, al tempo stesso la tematica e l’irriverenza che accompagna la totalità degli interventi degli artisti emerge qui in tutto il suo fragoroso impatto. La capacità di schernire i tempi moderni da parte degli interprete viene canalizzata da un impianto visivo semplice, immediato ma che al tempo stesso riesce a trasmettere l’opportunità di una riflessione. Attraverso ed innescando antitesi visive, paragoni ed analogie, il duo produce immagini familiari a chi osserva accostando alle stesse una frase od una parole in grado da una parte di spiegare le dinamiche stesse del tema trattato e dall’altra il significato stesso del lavoro. L’idea è quella di trattare argomenti e tematica spesso impegnate che sfociano in spunti politici, economici e sociali ed in grado in questo senso di smuovere le menti, un percorso quindi che, come accadeva una volta, è diretto a toccare profondamente le persone attraverso una visione od un analisi spessa e profonda.
Con “Utopia”, questo il titolo del lavoro, i Gaucholadri raccolgono alla perfezione tutta la loro esperienza visiva e tematica, la pittura mostra una nuova ombra quella di un cavallo alato, un animale mitologico ed al tempo stesso un simbolo utopico appunto. È interessante quindi notare come anche qui gli interpreti riescano a legare un immagini ai tempi moderni, alle difficoltà di una società che sempre più spesso tende ad accartocciarsi su stessa, l’utopia dell’animale è la stessa che vive tutti i giorni ciascuno di noi a modo proprio, attraverso i propri sogni, le proprie aspettative, scappa il sorriso ma è decisamente amaro.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con i dettagli di quest’ultima fatica del duo, dateci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare e restate sintonizzati presto nuovi aggiornamenti sul particolare lavoro degli interpreti.

Thanks to The Artists for The Pics

gaucholadri-new-mural-for-bloop-festival-02

Borondo – New Mural for NUART Festival 2014

13/09/2014

borondo-for-nuart-festival-2014-01

Tra i grandi nomi che quest’anno hanno preso parte al NUART Festival 2014 troviamo con piacere Borondo, l’interprete Spagnolo si è impegnato in un nuovo pittura sviluppando ancora una volta il personale e viscerale approccio pittorico.
Gli aspetti peculiari del lavoro proposto da Borondo sono l’unione simbiotica di elementi tematici e visivi estremamente coinvolgenti in un forte legame che vede una pittura viscerale e profonda legarsi con le immagini dirette ed impattanti, il tono malinconico e riflessivo, così come la scelta di realizzare corpi in tutta la loro verità, senza filtri o censure: nudi in balia degli eventi e delle loro stesse emozioni e sensazioni, alimentano un fortissimo impatto con chi incrocia il proprio cammino con essi. È proprio questa la prima e principale peculiarità, lo Spagnolo per mezzo di una innata espressività sviluppa un ponte immaginario tra le sue figure e chi le osserva, la purezza delle stesse, raggiunta proprio attraverso la loro rappresentazione senza veli, censure o filtri visivi, impatta in un sentimento che va a scavare nelle pieghe e nelle profondità dell’umano rivelandone tutta la fragilità, le insicurezze, il dolore. Sono scene pesanti nel loro coefficiente di immedesimazione, dense ed articolate nella loro stessa fisionomia. L’artista attraverso i suoi spettri da vita, voce e colore alla cupezza, alla tristezza che attanaglia e ci fa sprofondare, scopre la maschera di felicità e tranquillità che portiamo tutti i giorni, per rivelare a noi stessi, al mondo ed a chi ci circonda, tutta la malinconia della vita. L’interprete riesce così a penetrare e stuzzicare gli angoli più remoti di chi osserva, esattamente come nel muro le tracce di vernice, i tocchi insistenti e ripetuti che danno vita alla fisionomia dei corpi, segnano e solcano le profondità dei nostri pensieri lasciandoci sopraffatti, senza razionalità e finalmente liberi di esprimere e di essere ciò che realmente siamo in un sorta di specchio limpido e puro della nostra condizione.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con i dettagli del lavoro ed alcune immagini durante le fasi del making of, dateci un occhiata e restate sintonizzati per nuovi approfondimenti sul lavoro dell’artista.

Pics by Tor

borondo-for-nuart-festival-2014-02

borondo-for-nuart-festival-2014-03

borondo-for-nuart-festival-2014-04

borondo-for-nuart-festival-2014-05

borondo-for-nuart-festival-2014-06

borondo-for-nuart-festival-2014-07

borondo-for-nuart-festival-2014-08

DALeast – “The Laten Photon” Show (Recap)

12/09/2014

daleast-the-laten-photon-show-recap-01

Aperta lo scorso 4 Settembre andiamo finalmente a dare uno sguardo approfondito a “The Laten Photon” ultima fatica di DALeast aperta all’interno degli spazi della Jonathan LeVine Gallery di New York negli States.
Dopo un intensa attività in studio durante tutto l’anno, DALeast finalmente presenta il nuovo corpo di lavoro partorito appositamente per lo show, un allestimento che, facendo seguito alla bella parete realizzata qualche giorno addietro (Covered), inaugura una nuova direzione stilistica che ci ha particolarmente colpiti.
Per questa sua ultima fatica l’artista Cinese ha proposto un corpo di lavoro decisamente sfaccettato, dagli elaborati in acrilico ed inchiostro su lino, passando per una bella collezione di disegni su carta, il tutto ispirato ad un unico spunti centrale. Come suggerisce il nome stesso dell’esibizione, il concetto alla base di questo nuovo slancio è una tematica che si ispira al mondo materiale ed a quello spirituale cogliendo in particolare gli aspetti legati alla fisica quantistica. Il fotone è infatti una particolare particella elementare che crea la luce ed al tempo stesso è composta da materia oscura, allo stesso modo le opere dell’interprete si pongono a cavallo tra luce e buio in equilibrio che vuole essere un ideale specchio di una relazione tra due entità opposte, l’uomo e la bestia, caos ed ordine, per un corpo di lavoro che fa della dualità il suo fulcro principale e che richiama in questo senso l’esistenza stessa dell’essere umano.
L’allestimento viene quindi inevitabilmente bagnato dal peculiare approccio stilistico dell’artista, spazio quindi al consueto intreccio di filamenti metallici in tre dimensioni, al contempo però sviluppa nuovi ed interessanti stimoli, tra figurativo ed astratto notiamo la presenza di colori più ricchi e maggiormente impattanti, sfondi più dettagliati, linee decisamente più sottili, il tutto con il risultato finale di rendere le opere se possibile ancora più cariche di espressione e per esaltare la loro profondità nel migliore dei modi!
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una corposa selezione di scatti con tutti i dettagli dell’allestimento proposto dal grande interprete, dateci un occhiata e se vi trovate in zona vi ricordiamo che c’è tempo fino al prossimo 4 di Ottobre per andare a darci un occhiata di persona.

Jonathan LeVine Gallery is pleased to present The Laten Photon, an exhibition of new works by Chinese-born, South African-based artist DALeast in what will be his second solo exhibition at the gallery. In conjunction with The Laten Photon, the artist will paint a new, large-scale public mural located on St. Marks Place (between Avenue A and 1st Avenue) in lower Manhattan.  
 
Works in The Laten Photon are acrylic and ink on linen, some are tea-stained creating a textured background. In what has become his signature style, DALeast paints human and animal figures using a swirling vortex of organic black lines with white highlights. His use of predominately neutral colors makes the compositions airy and light, yet they are simultaneously overflowing with energy due to the ribbon-like fibers that comprise his subjects. Inspired by the way the material and spiritual world revolves, the artist paints nature and its inhabitants as existing in an environment of endless motion.

Jonathan LeVine Gallery
557C West 23rd Street
New York, NY 10011

Pics via AM

daleast-the-laten-photon-show-recap-03

daleast-the-laten-photon-show-recap-04

daleast-the-laten-photon-show-recap-05

daleast-the-laten-photon-show-recap-06

CYRCLE. – “Struggle” New Mural in Heerlen

12/09/2014

CYRCLE.-struggle-new-mural-in-heerlen-01

Per l’HRLN Murals 2014 ci spostiamo nuovamente ad Heerlen in Olanda, qui, a distanza di parecchio tempo, ritroviamo con piacere i CYRCLE. che hanno da poco terminato questo grande parete proponendo una riflessione sulla cittadina attraverso un piglio visivo del tutto inedito.
Per questa loro ultima fatica i CYRCLE. abbandonano (definitivamente?) quello che è il loro abituale marchio visivo per approcciarsi piuttosto attraverso un ricchissimo e folto caleidoscopio di colori e tinte particolarmente accese. Quest’inversione di rotta totale va decisamente in una direzione opposta rispetto alle pareti che abbiamo avuto il piacere di osservare in questi ultimi mesi. La continua sperimentazione di nuove soluzioni grafiche ha infatti portato in quest’ultimo anno all’abbandono della componente lettering ed alla totale assenza del trinomio bianco, nero ed oro a catalizzare gli interventi. Abbiamo accolto positivamente questa svolta che ha permesso al duo di portare avanti un discorso pittorico finalmente a mano libera, rimanendo colpiti infine dai lavori catalizzati da una riproduzione del classico effetto fotografico bitmap per i soggetti e le figure rappresentate, a contrasto con elementi dipinti nel modo più realistico possibile. In questo senso le figure si rifanno ancora una volta ad una forte ed impattante prerogativa classica, gli altri elementi che costituiscono il lavoro vanno quindi a creare una binomio visivo caratteristico, ci si ritrova immersi tra il reale e l’irreale, come se gli stessi interpreti abbiano voluto giocare con la nostra mente offrendogli elementi veri quasi tangibili, grazie al prezioso effetti tridimensionale, rimbalzati da figure maggiormente analogiche in una continua lotta visiva equilibrata ed avvincente. Dal canto nostro siamo curiosi di vedere gli sviluppi di questo nuovo approccio, un po’ titubanti e non totalmente convinti di quest’ultimi percorso intrapreso sul quale blocchiamo i giudizi in attesa di vedere la sua naturale maturazione.
Se questi spunti hanno fortemente influenzato le ultime produzioni dei CYRCLE., per la parete di Heerlen, dal titolo “Struggle”, veniamo come detto accolti da un nuovo step direttamente legato ad uno spunto riflessivo. Gli interpreti analizzano la situazione della cittadina sia dal punto di vista economico, con le industrie del carbone al collasso, sia da quello sociale, con il dilagante problema della droga. Questi due aspetti hanno colpito e cambiato profondamente la città che però insiste nella sua lotta laddove proprio quest’intervento vuole essere un ulteriore spinta propositiva. In questo senso non è affatto casuale la scelta dei soggetti e delle figure, col l’impatto dei colori a rimarcare proprio un senso acido e legato alle droghe, con le difficoltà e la lotta continua simboleggiata da sequenze di combattimento e volti di minatori.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella e corposa serie di scatti con tutti i dettagli dell’intervento, dateci un occhiata, siamo infatti certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

The struggle that Heerlen has been going through for over twenty years battling the coal industries collapse and drug addiction. The wild colors and images visually translate that struggle and is meant to empower and inspire the community to keep fighting – CYRCLE.

Pics via San

CYRCLE.-struggle-new-mural-in-heerlen-02

CYRCLE.-struggle-new-mural-in-heerlen-03

CYRCLE.-struggle-new-mural-in-heerlen-04

cyrcle-struggle-new-mural-in-heerlen-05

CYRCLE.-struggle-new-mural-in-heerlen-06

CYRCLE.-struggle-new-mural-in-heerlen-07

CYRCLE.-struggle-new-mural-in-heerlen-08

CYRCLE.-struggle-new-mural-in-heerlen-09

CYRCLE.-struggle-new-mural-in-heerlen-10

CYRCLE.-struggle-new-mural-in-heerlen-11

Etam Cru – New Mural for No Limit Boras Festival

12/09/2014

etam-cru-new-mural-for-no-limit-boras-festival-01

Ci spostiamo a Boras in Svezia, qui per il No Limit Boras Festival ritroviamo con piacere gli Etam Cru che hanno da poco terminato una nuova parete dal titolo “Good Morning” continuando a perseguire la loro personale visione artistica.
Organizzato tra il 4 ed il 7 di Settembre la rassegna della città di Boras porta avanti come spesso accade l’idea di trasformare lo spazio pubblico, andando quindi a creare un grande galleria a cielo aperto, attraverso gli interventi di street artists di livello. È però interessante notare come gli organizzatori del No Limit Boras Festival non mirino unicamente ad una trasformazione esteriore e visiva ed ad un abbellimento di quelle che sono facciate grigie ed opache, ma piuttosto hanno impostato la rassegna come slancio e stimolo per sovvertire la politica a ‘tolleranza zero’ che vige in tutto il paese.
Partendo da questi stimoli non stupisce quindi la chiamata del duo Polacco, gli Etam Cru infatti grazie al loro personalissimo e vivissimo immaginario ben si prestano a progetti di questo tipo andando ad instaurare un dialogo cosciente e profondo con lo spettatore e con i cittadini stessi della città Svedese.
E’ innegabile come le produzioni firmate da Sainer e Bezt riescano puntualmente a toccare corde sensibili andando a cogliere immagini e spunti legati senza dubbio all’immaginazione per mezzo di un tratto che non si sottrae dal cogliere elementi ampiamente realistici. Sta proprio qui la magia delle opere del duo, la capacità di raccontare e mostrare elementi e spaccati di vita reali ed al contempo inserire negli stessi spunti decisamente bizzarri e fantastici al fine di creare una trama sfaccettata e profonda. In questo senso è importante sottolineare come l’impostazione visiva del duo sia la giusta alchimia tra influenze ed approcci differenti, dalla grafica, all’illustrazione passando per il fumetto, un identità così multipla caratterizza gli interventi degli artisti attraverso un tratto fortemente ricercato e caratterizzato da una scelta cromatica che si affida spesso a tinte e colori piuttosto profondi ed accesi, a giochi di luce ed ombra. Nel mondo imbastito dai due interpreti si sviluppa quindi l’unione perfetta tra reale ed irreale laddove proprio gli elementi fantastici vengono calati all’interno di un impostazione visiva reale con la quale la finzione e tutto ciò che viene immaginato, agli occhi dello spettatore risulta vera e possibile.
Componente infine fondamentale all’interno dell’immaginario del duo è quella legata al dettaglio, vero e proprio valore aggiunto di una produzione che non ci stanchiamo di apprezzare, gli interventi così come le opere realizzate in studio, mantengono una dose di profondità visiva impeccabile, i corpi, i lineamenti del viso dei personaggi, così come i loro stessi abiti, gli oggetti raffigurati, vengono tutti trattati con cura e rappresentati nel loro minimo dettaglio, aumentando in questo modo l’impatto e la profondità dei risultati finali.
Dopo il salto alcuni scatti delle fasi di realizzazione dell’intervento fino all’eccellente risultato finale, enjoy it.

Pics via Sosm

etam-cru-new-mural-for-no-limit-boras-festival-02

etam-cru-new-mural-for-no-limit-boras-festival-03

etam-cru-new-mural-for-no-limit-boras-festival-04

etam-cru-new-mural-for-no-limit-boras-festival-05

DissensoCognitivo for SUBSIDENZE Street Art Festival

12/09/2014

dissensocognitivo-for-subsidenze-street-art-festival-01

Con il DissensoCognitivo proseguiamo nel mostrarvi i lavori di questa prima edizione del SUBSIDENZE Street Art Festival, la prima rassegna di arte urbana nella città di Ravenna che vede proprio nel lavoro dell’interprete uno dei nomi più caldi.
Puntualmente sorpresi, le produzioni del DissensoCognitivo proseguono a calamitarci all’interno della particolare visione dell’artista, si tratta di un immaginario tetro ed addensato all’interno di un unica e disarmante riflessione. La terra è distrutta, l’umanità si è auto alienata, sono rimasti unicamente corpi moribondi alterati da innesti e biomeccaniche che ne hanno trasformato completamente l’aspetto esteriore, l’essere umano ha ceduto la sua anima al potere e lo stesso gli si è rivoltato contro. C’è paura, sgomento e sconforto, c’è l’agghiacciante verità che la società moderna, l’essere umano di oggi si è messo in questa direzione e che se proseguirà nel percorrerla la fine diverrà inevitabile e questi soggetti, che compongono il mosaico visivo delle produzioni dell’interprete, saranno veri e reali. Puntualmente quindi veniamo investiti da una riflessione personale in grado di portare lo sguardo in avanti, di tracciare una propria e peculiare visione. L’artista prosegue la sua ricerca stilistica coniugando temi fortemente evocativi, dandoli in pasto alle pareti e rigurgitando quelli che sono gli esseri che domineranno la terra in futuro prossimo. Quello che incuriosisce ed interessa nello sviluppo delle tematiche e delle trame fin qui viste, è la forte contestualizzazione dei loro presentati, l’interprete si è impegnato nel rendere quanto mai più vero un futuro distorto all’interno del quale la razza umana si è definitivamente inclinata, soggiogata dalla tecnologia, dagli innesti biomeccanici, dove l’umanità si è trasformata in creature silenziose e vacue, perdendo definitivamente il loro lato più umano. Questo impulso permea tutte le produzioni dell’interprete per mezzo del vagare costante e senza un meta che ne caratterizza l’esistenza di questi abomini. Vuole raccontarci una storia quindi, una visione apocalittica di come, proseguendo sulla strada intraprese in questo secolo, potremmo ritrovarci, lo fà attraverso il proprio personalissimo tratto, con immagini forti, raccapriccianti, ci offre una ipotetica finestra sul mondo futuro, dove il grigio che permea i corpi di questi esseri, le anime erranti incastonate in corpi freddi e meccanici non parlano, stridono, urlano e si dimenano, coscienti forse del proprio stesso stato.
Per il festival il DissensoCognitivo su questa grande parete fa letteralmente esplodere tutta la sua visione, dal basso verso l’altro un intreccio di reminiscenze dal passato, un filamento organico misto tecnologia dal quale emergono sprazzi del presente, un olocasusto di corpi, un televisore che proietta il nome stesso dell’artista (soluzione questa che abbiamo particolarmente apprezzato) fino all’apice dal quale un piccolo soggetto viene accolto da una figure a tratti quasi metafisica, un dio disceso su questo presente per (forse) metterci una definitiva fine.
In calce al nostro testo come consuetudine potete trovare una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli del lavoro in aggiunta al alcune immagini durante le fasi di realizzazione dell’intervento, dateci un occhiata, qui invece tutti gli interventi fin qui coperti, enjoy it.

dissensocognitivo-for-subsidenze-street-art-festival-02

dissensocognitivo-for-subsidenze-street-art-festival-03

dissensocognitivo-for-subsidenze-street-art-festival-04

dissensocognitivo-for-subsidenze-street-art-festival-05

ZED1 for SUBSIDENZE Street Art Festival

12/09/2014

zed1-for-subsidenze-street-art-festival-01

Continua il nostro viaggio per le strade di Ravenna e del suo SUBSIDENZE Street Art Festival, la rassegna entra nel vivo con questa nuova facciata realizzata dal grande ZED1, un nuovo lavoro caratterizzato dal consueto stile e da una nuova e velenosa riflessione.
Continua quindi il nostro interesse verso il lavoro del grande artista Italiano, sempre più partecipi all’interno della particolare riflessione veicolata dallo stesso autore all’interno dei suoi interventi e sempre più coinvolti all’interno di un universo particolare e particolareggiato abitato da creature che strizzano l’occhio alla natura e gli animali. La forza di ZED1 è quella di riuscire a realizzare soggetti e personaggi che nonostante la loro particolare fisionomia riescono a mantenere un aspetto chiaramente umano ed al contempo stimolano un contatto con la parte più emotiva dell’uomo. In questo senso l’abilità dell’interprete è sempre stata quella di riuscire a veicolare per mezzo dei suoi character lo spettro delle emozioni e vicissitudini umane con particolare attenzione per tutta quella serie di situazioni appartenenti al quotidiani siano esse di tipo sociale od economico fino a quello politico. In particolare abbiamo sempre apprezzato la volontà dell’artista di voler innescare una riflessione profonda ed articolata su quelle che sono le differenti sfaccettature della società moderna ed in particolare sull’uomo, con le sue emozioni, percezioni e stati d’animo differenti senza alcun filtro o censura di sorta. Attraverso i suoi caratteristici personaggi, l’interprete propone un tratto accurato ed al tempo stesso delicato e dolce, la caratterizzazione degli stessi riesce infatti ad imprimere ed a veicolare a chi osserva tutto quel range di sensazioni ed emozioni legate ai temi trattati tentando una immedesimazione coerente e profonda che sfocia inevitabilmente in una propria e personale presa di coscienza.
Con “Money Eaters” ZED1 realizza l’ennesimo spaccato della condizione umana, ancora una volta il paragone ed il rapporto tra tema e pittura viene affrontato attraverso un analogia semplice ed efficace. La coscienza consumistica e legata a denaro di questa società moderna, del compro e voglio tutto, prende l’aspetto di una serie di lumache che letteralmente mangiano il corpo della grande figura rappresentata, ancora una volta semplice, efficace e dannatamente disarmante.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad un bella e ricca serie di scatti con i dettagli di quest’ultima magia dell’artista, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo, nei prossimi giorni proseguiremo il nostro coverage sulla rassegna.

zed1-for-subsidenze-street-art-festival-02

zed1-for-subsidenze-street-art-festival-03

zed1-for-subsidenze-street-art-festival-04

zed1-for-subsidenze-street-art-festival-05

ZOSEN – New Mural for Monumental Art 2014

11/09/2014

zosen-for-monumental-art-2014-01

Torniamo a Danzica in Polonia, qui con piacere andiamo a dare un occhiata alla splendida e gigantesca composizione realizzata da ZOSEN in occasione dell’ultima edizione del Monumental Art Festival 2014.
Lo stile e la tecnica di ZOSEN vivono un perfetto connubio con il colore, l’interprete nelle sue produzioni si avvale di una fitta sequenza di immagini sciolte, niente outline, unicamente grandi forme colorate che si susseguono sullo spazio a disposizione. Caratteristica del lavoro, oltre ad una ricerca delle tonalità meglio configurabili tra loro, è quella di celare al proprio interno diversi messaggi, i lavori dell’interprete riempiono si lo spazio, strabordano quasi, creando una fitta rete di immagini, ma se analizzate nel dettaglio ci offrono la possibilità di cogliere diversi spunti. È il parto della mente di un bambino nelle sue forme e configurazioni ma dannatamente maturo nelle tematiche che va ad affrontare, opere di non facile lettura ma che proprio grazie alla loro fisionomia catturano immediatamente lo sguardo di chi ci si imbatte.
Come visto più volto l’approccio di ZOSEN è incentrato anzitutto su un utilizzo massicci di colori e relative contrapposizioni cromatiche, le forme e le figure realizzata prendono vita come detto senza l’ausilio di alcuna linea di costruzione, risultano così grandi agglomerati cromatici che unendosi tra loro danno vita a configurazioni e sezioni differenti. La bomboletta dell’interprete agisce attraverso una ricerca visiva muovendosi con intelligenza tra figure note, follie creative, lettering e scritte di vario genere, emerge così tutta la sensibilità dello Spagnolo di celare all’interno di queste forme spunti e tematiche differenti, si tratta di opere dalla disarmante semplicità di fruizione che però proprio per la loro particolare fisionomia estetica alimentano un impatto vivissimo con lo spazio circostante.
Per la rassegna Polacca ZOSEN ha a disposizione una gigantesca parete, ancora una volta l’interprete va a pescare dal proprio immaginario inanellando una serie infinita di figure, elementi, forme, soggetti ed oggetti differenti. Il risultato finale è un calderone cromatico che spinge verso tonalità accese e rilascia nello spazio circostante un impatto incredibile.
In calce al nostro testo potete trovare una bella serie di immagini dove potete ammirare nel dettaglio tutto la splendida composizione, ma restate sintonizzati presto infatti nuovi aggiornamenti sul lavoro del grande artista.

zosen-for-monumental-art-2014-02

David De La Mano for Djerbahood Project part 2

11/09/2014

david-de-la-mano-for-djerbahood-project-part-2-01

Con una nuova pittura realizzata da David De La Mano, prosegue il nostro viaggio all’interno delle meraviglie del Djerbahood Project, il progetto realizzato dalla Galerie Itinerance di Parigi del villaggio di Erriadh in Tunisia.
Come sempre osservando le produzioni dell’artista a colpire è la caratterizzazione interiore degli elementi rappresentati, nel dettaglio emerge infatti l’idea dell’artista che continua a spingere verso una produzione interamente costruita intorno al binomio del bianco e del nero, unici strumenti cromatici e di dialogo dell’interprete. Attraverso questo binomio visivo l’interprete va a sviluppare la personale riflessione sull’uomo caratterizzata dalla presenza dei minuscoli personaggi che abitano le sue forme e le sue configurazioni, questi esseri che vediamo muoversi verso una direzione comune, una massa senziente che cela al suo interno creature malefiche, dotate di armi, coda e orecchie a punta, rappresenta nelle intenzioni dell’artista una profondo parallelo con la società moderna, uomini che condividono od ai quali è stata imposta un direzione comune che viene alimentata dalla stesse creature celata all’interno della massa. Un’altra interessante e maggiormente profonda lettura può raccontare di uno spaccato differente, l’uomo con i suoi differenti percorsi, con i suoi malesseri che trasformano la nostra stessa natura ed il nostro stesso aspetto, alimentando quindi tutto il carattere riflessivo dei lavori dell’artista.
Vogliamo soffermarci in particolare su “Orillas” piuttosto che su “Map”, il secondo lavoro, è infatti la prima opera a catalizzare la nostra attenzione all’interno di questa nuova sessione per il bel progetto Tunisino, qui infatti David De La Mano apporta una interessante serie di modifiche strutturali. Realizzata sempre attraverso il suo iconico stile, l’opera si distingue anzitutto per la profondità e per gli interessanti effetti percettivi, con alcuni dei soggetti che sembrano trovarsi in prospettiva rispetto agli altri, e soprattutto con una serie di grasse linee che attraversano in lungo ed in largo parte della superficie nera. In questo senso l’impressione è quella che l’artista abbia voluto anzitutto ricercare una direzione differente, una sorta di fiume o silhouette naturale che attraversa il grande cerchio delimitando le differenti sezioni ed al contempo dirigendo gli stessi iconici characters su tutta la sua superficie. Un inedita soluzione questa che abbiamo particolarmente apprezzato e che siamo curiosi di vedere nei suoi eventuali sviluppi nei prossimi mesi.
Nient’altro da aggiungere, in calce al nostro testo piuttosto trovate una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica dell’interprete, dateci un occhiata e se volete approfondire il progetto, nella nostra apposita sezione tutti gli interventi fin qui visti.

Thanks to The Artist for The Pics

david-de-la-mano-for-djerbahood-project-part-2-02

david-de-la-mano-for-djerbahood-project-part-2-03

david-de-la-mano-for-djerbahood-project-part-2-04

david-de-la-mano-for-djerbahood-project-part-2-05

david-de-la-mano-for-djerbahood-project-part-2-06

david-de-la-mano-for-djerbahood-project-part-2-07

david-de-la-mano-for-djerbahood-project-part-2-08

david-de-la-mano-for-djerbahood-project-part-2-09

JAZ – New Mural in Aalborg, Denmark

11/09/2014

jaz-new-mural-in-aalborg-denmark-02

Con il grande Franco Fasoli aka JAZ, prosegue il nostro viaggio per le strade di Aalborg e della nuova edizione del suo WE Aart Festival, l’interprete Argentino ha infatti da poco terminato questa nuova ed intensa pittura per la bella rassegna Danese.
Ci siamo spesso calati all’interno dell’immaginario di JAZ completamente assorti dalle profondità dei suoi temi e dalla particolare inflessione della sua ricerca stilistica e lavorativa, l’artista prosegue nell’approfondire con vigore ed enfasi i temi legati all’uomo, alla natura ed infine al mondo animale, vero e proprio fulcro del suo percorso artistico, tutti questi tre differenti aspetti vanno ad unirsi e vengono sviscerati dall’interprete attraverso una personale riflessione sull’uomo e sul suo stesso animo. L’approfondimento dell’artista avviene attraverso il complesso rapporto tra natura ed uomo, questo viene portato avanti attraverso differenti aspetti, anzitutto le famose fusioni corporee dove interi corpi vengono miscelati con gli animali, qui si assiste ad una sorta di opera a metà tra mistico ed onirico, tra istinto ed umanità, con i corpi inermi, vacui, preda della brutalità del predatore animale, si perde il senso di animale ed uomo che si scambiano invertendosi i ruoli attraverso le differenti chiavi di lettura che ci mostrano l’intenzione dell’artista di dipingere la figure dell’uomo in un totale stato di decadenza. Se da una parte troviamo quindi queste metafusioni dall’altra veniamo accolti da vibranti opere dove è la stessa natura e gli animali a prendere la scena, in queste opere JAZ carica gli spazi attraverso sottili e celate riflessioni, dipinge il branco, od un singolo animale, ne delimita la forma fino a elevarne la profondità. Peculiarità infine dell’operato del grande artista Argentino è la parallela ricerca che compie in ambito artistico sfruttando colorazioni e tinte non canoniche, come le vernici asfaltiche, e una spiccata sensibilità per tonalità più vicine alla terra, calde ed intense a segnare profondamente l’aspetto delle sue produzioni.
Per questa sua ultima fatica JAZ scegli di sviluppare nuovi spunti all’interno della pittura, se come sempre sono infatti presenti le iconiche fusioni corporee ed il tratto pittorico è caratterizzato da una grande profondità espressiva, alimentata da bei colori caldi, dall’altra è innegabile come la presenza di una vasta forma di nero, che va a raffigurare il corpo di due giganteschi volatili, che letteralmente avvolge e si pone in contrasto con il resto della realizzazione. Una scelta questa che d’impatto ci ha un attimo scosso ma che proprio grazie al binomio cromatico riesce a riflettere un forte senso di malessere e che eleva sicuramente la forza emotiva del risultato finale.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad alcune immagini durante le fasi di realizzazione dell’intervento fino al bel risultato finale, dateci un occhiata e restate sintonizzati per nuovi e succosi aggiornamenti.

Pics by The Festival

jaz-new-mural-in-aalborg-denmark-03

jaz-new-mural-in-aalborg-denmark-04

jaz-new-mural-in-aalborg-denmark-01

Millo for SUBSIDENZE Street Art Festival

11/09/2014

millo-for-subsidenze-street-art-festival-01

Con quest’ultimo intervento realizzato da Millo continuiamo il nostro racconto all’interno delle meraviglie del SUBSIDENZE Street Art Festival, primo festival di arte urbana tenutosi nei giorni scorsi a Ravenna.
A distanza di diverso tempo torniamo quindi ad approfondire il lavoro di Millo, l’occasione è quella del Festival Romagnolo dove l’interprete ha avuto a disposizione questa nuova e grande parete per realizzare uno dei suoi tipici interventi.
L’abilità di Millo è quella di riuscire a modellare temi ed argomenti ‘caldi’ ed impegnati all’interno di una cornice visiva assolutamente comprensibile, la capacità quindi di entrare in sintonia con lo spettatore che si ritrova ad osservare un operato dalla differenti sfaccettature. Appurato che l’interprete sceglie di lavorare unicamente attraverso il bianco ed il nero e soprattutto portando avanti una impalcatura stilistica ampliamente ereditata da un piglio decisamente illustrativo. Al centro delle opere dell’autore Italiano c’è senza dubbio l’uomo in quella che diviene presto un analisi personale del binomio città e uomo moderno. Da questo leitmotiv l’artista sviluppa le differenti sfaccettature che costituiscono le differenti riflessioni di ciascuna delle sue opere, al tempo stesso però rimane invariata la principale leva tematica che ha proprio nella rappresentazione della città e della figura umana, il suo imprescindibile legame.
In questo senso si tratta di due differenti livelli di lettura all’interno dei quali si miscelano le divergenti entità dell’uomo, micro e macro universi dove nell’idea dell’interprete c’è la volontà di approfondire entrambi attravrso uno spunto decisamente personale. Le produzioni riescono a cogliere tutto quello spettro emotivo, gli stati d’animo ma al contempo a toccare sensazioni stranianti dei luoghi dove abitiamo, si tratta quindi di un approfondimento duplice in cui il rapporto con ciò che abbiamo intorno inevitabilmente si riflette su noi stessi.
Le produzioni dell’interprete si estendono su tutto l’arco sensibile, un lavoro che riesce a scavare nelle viscere e nei sentimenti più profondi ed al contempo toccare sensazioni e stati d’animo riferiti a ciò che sentiamo.
Per questa sua ultima fatica l’interprete sceglie ancora una volta di affrontare temi e riflessioni di carattere sociale, se infatti l’alienazione cittadina che pervade la totalità delle opere dell’artista è anche qui presente, Millo sceglie di spostare il baricentro dell’intervento verso una nuova riflessione sull’uomo moderno e sulla società che circonda. In questo senso l’opera dell’artista va a proporre uno spunto su un nuovo tipo di isolamento sociale, la tecnologia che lavora in direzione opposta alle esigenze dell’essere umano che invece si ritrova solo, davanti allo schermo a cercare interazioni sociali, invece di alzare lo sguardo e guardarsi attorno. In tal senso sintomatica è la scelta dell’autore di porre a rapporto il sentimento per eccellenza l’amore proprio con questa precisa situazione, i due innamorati che con sguardo fisso sul cellulare si elevano dalla città trovano nel geo tagging l’unica possibilità di interagire con l’altro per rivelare i propri sentimenti. Il risultato finale è quindi qualcosa di assolutamente attuale, magari portato all’eccesso ma non per questo meno inquietante e terrificante della reale situazione, connessi con il mondo, scollegati da se stessi e da chi ci sta intorno.
Nient’altro da aggiungere vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli dell’intervento realizzato, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo, nei prossimi giorni infatti proseguiremo nel mostrarvi le opere realizzate per il festival.

millo-for-subsidenze-street-art-festival-02

millo-for-subsidenze-street-art-festival-03

millo-for-subsidenze-street-art-festival-04

millo-for-subsidenze-street-art-festival-05

Andreco – New Mural for NUART Festival 2014

11/09/2014

andreco-new-mural-for-nuart-festival-2014-01

Ci spostiamo a Stavanger sulla costa occidentale della Norvegia, qui in occasione del Nuart Festival di quest’anno il nostro Andreco ha da poco terminato un nuovo intervento caratterizzato da spunti e tematiche cara al grande artista Italiano.
Come spesso abbiamo avuto il piacere di constatare, il lavoro di Andreco si sviluppo anzitutto su un binario tematico capace di raccogliere da una parte gli stimoli del luogo dove si trova ed al tempo stesso di proseguire nel sviluppare una propria e personale inflessione che coinvolge la natura, i suoi differenti aspetti e soprattuto le dinamiche della stessa all’interno degli stessi luoghi di lavoro. Si tratta quindi anzitutto di una riflessione sul rapporto tra la società moderna e la natura stessa in funzione quindi di un percorso produttivo in grado di scuotere attraverso riflessi e spunti interessanti che di volta in volta si fanno differenti. A caratterizzare le opere su muro troviamo poi l’esigenza dell’autore di andare a cercare personalmente la giusta silhouette per le forme che ha intenzione di dipingere, l’artista decide di esplorare la zona alla ricerca di stimoli visivi ed emotivi, una ricerca immersiva che lo porta ad approfondire la fisionomia degli elementi in cui si imbatte, a saggiarne la forma ed a scoprine le peculiarità, fatto questo che intrinsecamente stringe il rapporto tra opere murale e le tematiche che l’accompagnano.
L’indagine portata avanti dall’interprete raggiunge quindi una piena coscienza nel rapporto odierno tra uomo e natura andando infine a cogliere tutti quegli aspetti architettonici e peculiari della superficie sulla quale ha l’opportunità di dipingere.
Da questi spunti nasce inevitabilmente questa sua ultima fatica, per il Nuart Festival Andreco coglie gli aspetti peculiari di una città come Stavanger andando a pescare una nuova forma, una pietra grondate di petrolio legata appunto alla particolare condizione della città norvegese. La sede del festival è infatti famoso per la sua produzione di petrolio offshore fatto questo che inevitabilmente si pone contro le dinamiche naturali con cambiamenti climatici, inquinamento atmosferico e delle acqua con le perdite in mare causate da piattaforme petrolifere e condotti.
Attraverso questa riflessione nasce un lavoro che raccoglie tutto gli stimoli tematici dell’artista, sulla parete viene infatti dipinta una gigantesca pietra, l’interprete gioca con i colori spenti e cupi del petrolio andando a comporre una serie di caselle che livellano la superficie del sasso, al tempo stesso ed inevitabilmente vediamo una serie di gocce che trasudano dall’oggetto realizzate proprio come simbolo dello sfruttamento di combustibili fossili piuttosto che di energie rinnovabili.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo trovate piuttosto una bella serie di scatti con tutti i dettagli dell’intervento e qualche immagine durante le fasi di realizzazione, dateci un occhiata e restate sintonizzati per nuovi approfondimenti dalla rassegna norvegese.

Thanks to The Artist for The Pics
Pics by Henrik Haven, John Rodger and kalevkevad

andreco-new-mural-for-nuart-festival-2014-02

andreco-new-mural-for-nuart-festival-2014-03

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

andreco-new-mural-for-nuart-festival-2014-05

andreco-new-mural-for-nuart-festival-2014-06

andreco-new-mural-for-nuart-festival-2014-07

andreco-new-mural-for-nuart-festival-2014-08

andreco-new-mural-for-nuart-festival-2014-09

andreco-new-mural-for-nuart-festival-2014-10

Gio Pistone “Is Animas” at Galleria Mirada (Recap)

10/09/2014

gio-pistone-is-animas-at-galleria-mirada-01

Organizzata all’interno della programmazione del festival SUBSIDENZE Street Art Festival e curata da Antonella Perazza, andiamo con piacere a dare un occhiata ad “Is Animas” ultimo show di Gio Pistone allestito all’interno della Galleria Mirada di Ravenna.
Lo slancio tematico dello show arriva direttamente dalla capacità dell’interprete di raccogliere suggestioni e stimoli prettamente emotivi, la paura in particolare, estrapolata ed incanalata all’interno di una figurazione che, arricchita di paure e suggestioni proprie, risulta capace di veicolare stati d’animo ed emozioni differenti.
In questo senso Gio Pistone riesce attraverso il suo peculiare stile visivo a dare vita e forma ad esseri bizzarri, già spiriti e mostri capaci di impersonare nel loro aspetto quelli che sono gli istanti più cupi, le ansie ed i pensieri oscuri che procurano linfa alla paura, un immagine violenta ed impattante che lega la propria forma ed il proprio aspetto con il nostro io, con la nostra storia ed il nostro passato, aggrappandosi a quelli che sono i tormenti interiori di ciascuno di no. Un po’ uomini un po’ animali, questi esseri scrutano, osservano ed entrano in contatto con lo spettatore che rimane sospeso in un limbo tra immaginazione e realtà, alimentati dalla nostra coscienza che ne rivela il legame con uno dei sentimenti più profondi. Si susseguono immagini foraggiate da una aspetto cromatico che le attraversa in lungo ed in largo, un impostazione acida, diretta e potente capace quanto mai di restituire se possibile ancora più terrore, ed in diretto legame con il mondo naturale in un accostamento cromatico che richiama il pericolo e dolore. La conciliazione con l’aspetto umano arriva nei volti, capaci di rievocare elementi e fisionomie umane ma al contempo schernire, mettere a disagio in uno stimolo che diviene presto una sorta di iconografia di un bestiario appena immaginato, una serie di immagini collettive che affiorano da personali reminiscenze e riconducibili a carestie, calamità naturali, incidenti ed altri disastri andando ad alimentare quel malessere che per molto tempo abbiamo deciso di nascondere e mettere da parte.
Per questo show Gio Pistone ha sviluppato la sua ricerca durante un viaggio in Sardegna, terra antica e ricca di tradizioni, per poi andare ad estenderla al folklore di tutto il mondo, l’allestimento e caratterizzato da una bella varietà di lavori, dai disegni ai piccoli e grandi lavori che uscendo dal medium piatto e prendendo forma, dimensione e tangibilità ancor meglio riescono a sviluppare i temi cardine della mostra.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con tutte le immagini dell’allestimento proposto dall’artista ricordandovi che c’è tempo fino al prossimo 20 di settembre per andare a darci un occhiata di persona, noi ve lo consigliamo caldamente!

Galleria Mirada
Via Mazzini 83
Ravenna

gio-pistone-is-animas-at-galleria-mirada-02

gio-pistone-is-animas-at-galleria-mirada-03

gio-pistone-is-animas-at-galleria-mirada-04

gio-pistone-is-animas-at-galleria-mirada-05

NUART Festival 2014 – The Exhibition

10/09/2014

nuart-2014-the-installations-01

Andiamo a svelare passo dopo passo le meraviglie di questa nuova edizione del NUART Festival, la rassegna di Stavanger in Norvegia come sempre offre una duplicità visiva, da una parte i lavori in strada dall’altre le opere installative realizzate indoor per l’esibizione, spostiamo l’attenzione proprio su quest’ultime.
L’edizione di quest’anno è caratterizzata da una precisa direzione artistica, Martyn Reed per la line-up di quest’anno ha voluto proporre un approccio maggiormente concettuale, invitando e incastrando personalità e sviluppi tematici differenti in quello che è senza dubbio un gruppo di interpreti che fa delle proprie e differenti riflessioni il proprio e principale volano espressivo.
Nel calderone di nomi presenti troviamo Andreco, ±MaisMenos±, Mathieu Tremblin, John Fekner, Fra Biancoshock, Borondo, TILT, SPY, Icy & Sot, Strok, ciascuno di questo ha presentato una propria e personale installazione portando avanti il proprio percorso artistico ma soprattutto continuando sull’idea di interazione profonda ed articolata con lo spettatore attraverso una approccio simbolico, viscerale ed emotivo e per questo capace di scuotere in maniere così decisa la mente e le sensazioni di chi sta osservando. In questo senso suggestiva e ricca di significato l’opera proposta da Fra Biancoshock “Social Reich” che pone le basi per uno spunto vivo e profondo laddove la svastica nazista viene rielaborata attraverso il simbolo di Facebook, e ancora, Andreco che porta in dote tutto la personale relazione con la natura per mezzo di un lavoro altamente tangibile in cui i simboli della natura vanno a riecheggiare ed a contrastare quello che un ambiente di cemento, un involucro freddo al quale non si sentono di appartenere. Borondo qui rivela tutta l’efficacia emotiva del proprio lavoro andando a proporre un intervento in cui una serie frammentata di superfici, tra quadrati e rettangoli trasparenti, viene lavorata dall’artista fino a far compire corpi nudi e parti degli stessi, tra nascita, vita e morte in un indagine su noi stessi che riesce puntualmente a metterci a nudo. I ±MaisMenos± anche qui portano in dote tutto il loro vivace e affilato parco produttivo andando ancora una volta a sviluppare una riflessione sul momento economico, sociale e politico attuale, “Eurosion” appare come un immagine forte, quasi indelebile che intacca le certezze di chi crede in un Europa unita ed al tempo stesso solleva dubbi e perplessità, scuote le menti, riportando l’arte di strada direttamente alla sua vera natura.
Nient’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli delle opere proposte dagli artisti, dateci un occhiata siamo certi che non mancherete di apprezzare e restate sintonizzati presto nuovi e succosi aggiornamenti sul Festival.

Pics by Ian Cox

nuart-2014-the-installations-02

nuart-2014-the-installations-03

nuart-2014-the-installations-04

nuart-2014-the-installations-05

nuart-2014-the-installations-06

nuart-2014-the-installations-07

nuart-2014-the-installations-08

nuart-2014-the-installations-09

nuart-2014-the-installations-10

nuart-2014-the-installations-11

nuart-2014-the-installations-12

nuart-2014-the-installations-13

nuart-2014-the-installations-14

nuart-2014-the-installations-15

H101 x Kafre x Sonia Carballo – “Comedia” New Mural

10/09/2014

h101-kafre-sonia-carballo-new-mural-01

Ci spostiamo a Sant Adrià de Besòs in Spagna, qui un bel trio formato da H101, Kafre e Sonia Carballo ha da poco terminato questa bella parete unificando sotto un’unica veste grafica di differenti approcci visivi e tematici.
Quest’ultima fatica dei tre artisti segna il passo ad una collaborazione intense e profonda e che affonda le sue radici nella comune sensibilità verso il mistico e l’onirico, laddove attraverso un impostazione cromatica tipicamente appartenente al percorso produttivo di Kafre, H101 e Sonia Carballo inseriscono in questa riuscitissima alchimia tutta la loro sensibilità, il proprio filtro artistico per un risultato finale che ci ha senza dubbio lasciato interdetti.
Quando abbiamo avuto il piacere di osservare le produzioni di H101 abbiamo sempre riscontrato l’esigenza dell’artista di muoversi attraverso un dialogo alimentato per mezzo di approccio squisitamente astratto che va di fatto a raccogliere tutto quegli aspetti visivi legati ai simboli, immagini religiose con una particolare predilezione per il mistico e l’antico. Il simbolismo dell’interprete giunge quindi come ideale volano visivo per istaurare un dialogo interiore in chi osserva, il fine ultimo è quello di scuotere ed incuriosire in un approccio che da sempre si lega a colori accessi e particolarmente impattanti.
l percorso di LeonKa aka Kafre è costellato da una spiccata sensibilità verso toni e tematiche tipicamente legate ad un simbolismo estremo, in particolare l’interprete sembra subire il fascino di tutti quegli elementi a carattere oscuro, quasi esoterico, in un ricorrenza visiva che poggia le sue basi anzitutto sul nero e successivamente su un utilizzo smodato del colore oro, e qui ovviamente ripreso come principale ed unico vettore cromatico. Quello che affascina è la profondità dei lavori che accolgono al loro interno segni e simboli dal forte sapore arcaico, temi come l’alchimia e tutto quel filone mistico che da sempre affascina ed al contempo spaventa l’uomo, si riversano a cascata all’interno di una produzione che non si nega alla rappresentazione dell’uomo che, anche se in secondo piano, viene evocata attraverso volti e corpi sfatti, linee e segni intensi quasi a sottolinearne il profondo legame oscuro.
Dal canto suo Sonia Carballo si frappone tra le due identità, tra il misticismo di Kafre e il simbolismo di H101 proponendo una visione maggiormente legata al figurativo in funzione però di piglio spesso violento, sfacciato e che non si nega ad innescare una sorta di disagio in chi osserva. La forza delle produzioni dell’artista è infatti quella di unire la profondità ed il selvaggio del mondo animale e naturale con le inquietudini dell’uomo, in quella che diviene una visione densa, oscura e profonda, un colpi che sa di tonfo profondo e sordo che prende lo stomaco in un dolore acuto e dannatamente reale.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli dell’intervento, dateci un occhiata siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Artists for The Pics

h101-kafre-sonia-carballo-new-mural-02

h101-kafre-sonia-carballo-new-mural-03

h101-kafre-sonia-carballo-new-mural-04

Hope & Gig for SUBSIDENZE Street Art Festival

10/09/2014

Hope & Gig-for-subsidenze-street-art-festival-01

Con questa nuova perla firmata dagli Hope & Gig con piacere andiamo finalmente a dare un occhiata ai lavori realizzati per SUBSIDENZE Street Art Festival, primo festival di arte urbana realizzato a Ravenna dall’Associazione Culturale Indastria.
Coinvolgendo differenti zone della cittadina l’Associazione ha chiamato a sé nomi di spessore della scena Italiana tra cui troviamo Zed1, DissensoCognitivo, Gio Pistone, Millo, SeaCreative, No Curves ed appunto gli Hope & Gig, andando quindi a proporre un roster ed un approccio in strada certamente variegato per un Festival che ha nel group show allestito all’interno degli spazi del Bonobolabo, la sua ideale chiusura.
L’intervento realizzato per la rassegna rappresenta alla perfezione il particolare momento del duo Italiano, i due artisti hanno infatti lentamente abbandonato il percorso che li vedeva rielaborare in chiave moderna tutto quel mondo appartenente alla fiabe, con immagini delicate ma allo stesso tempo capaci di scuotere gli animi, in favore di un approccio più libero basato principalmente su stimoli più personali ma non per questo dal minore impatto. Ancora una volta gli interpreti scelgono di lasciare invariate le caratteristiche peculiari e stilistiche del proprio lavoro, laddove l’intervento viene sviluppato attraverso un esclusivo utilizzo del bianco e del nero così come da una gestualità ed una ricerca del tratto che spinge verso il dettaglio. Il fine ultimo come spesso abbiamo avuto il piacere di costatare è quello di creare un elaborazione pulita e profonda in grado di colpire profondamente chi osserva grazie all’elevata quantità di dettagli presenti.
Il cambio sostanziale avviene perciò e quelle che sono le dinamiche tematiche del lavoro, laddove il mondo dei sogni, lo spettro onirico della coscienza e del sentimento umano, va a fondersi con elementi naturali in un binomio cromatico che oscilla tra il bianco ed il nero, tra le piante, gli alberi ed i grandi sassi, fino alla volta celeste, oscura, ignota e dannatamente attraente.
le opere si dimostrano più portate verso una forte caratterizzazione introspettiva capace quindi di scavare in quelli che sono i meandri più profondi ed oscuri della mente umana, stuzzicando le giuste corde e mettendo in relazione il reale con l’irreale, splendido.
Null’altra da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima produzione firmata dai due interpreti, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo, nei prossimi giorni infatti proseguiremo il nostro full recap sull’evento.

Hope & Gig-for-subsidenze-street-art-festival-02

Hope & Gig-for-subsidenze-street-art-festival-03

Hope & Gig-for-subsidenze-street-art-festival-04

Hope & Gig-for-subsidenze-street-art-festival-05

Hope & Gig-for-subsidenze-street-art-festival-06

Hope & Gig-for-subsidenze-street-art-festival-07

Hope & Gig-for-subsidenze-street-art-festival-08

Ozmo and Eron – The First Murals in Capri

10/09/2014

ozmo-a-new-mural-in-capri-04

Per la prima volta ci spostiamo a Capri, sulla splendida isola troviamo infatti due pesi massimi della nostra scena, Ozmo ed Eron che hanno da poco terminato due nuovi interventi, primi lavori su muro mai realizzati sull’isola.
Invitati in occasione della manifestazione Capri: The Island Of Art, i due grandi artisti portano in dote tutto il loro bagaglio visivo e soprattutto tematico andando ad elaborare due differenti interventi permanenti in cui il denominatore comune è rappresentato dal luogo stesso e soprattutto dallo spunto personale che entrambi sono riusciti a cogliere sull’Isola.
Eron per il suo intervento realizzato all’interno del centro urbano di Anacapri, sceglie di portare avanti la propria e personale serie ‘Epic Fights’, un progetto questo che sta interessando l’artista negli ultimi anni e che attraverso un gioco di contrapposizioni tra due elementi contrastanti, una lotta appunto, che spinge verso un riflessione soggettiva e personale oppure incanalata attraverso una precisa tematica spesso di carattere sociale. Per lo spazio a disposizione l’interprete va a raffigurare attraverso il suo iconico ed impressionante stile una lotta tra una capra viva ed una morta. Con l’idea di una interpretazione volutamente lasciata a chi osserva, aspetto tipico questo delle produzioni dell’artista, l’intervento spinge quindi lo spettatore a cogliere attraverso le proprie percezioni ciò che è stato raffigurato. In questo particolare lavoro la scelta della capra non è affatto casuale, simbolo del Comune di Anacapri, il lavoro suggerisce una lotta tra due entità opposte in quella diviene presto una continua contrapposizione concettuale, il bene ed il male, vita e morte ed infine l’Isola di Capri contro la camorra.
Dal canto suo Ozmo insiste nel portare avanti la sua precisa ricerca, l’interprete insiste a focalizzarsi su quello che è il potere delle immagini per mezzo di una rappresentazione di icone, simboli, dei loghi ad esempio, ed in generale di personaggi strettamente connessi all’immaginario collettivo e in particolare del luogo dove si trova a lavorare. Non stupisce quindi la capacità delle produzioni dell’artista di riuscire a calamitare l’attenzione attraverso un alfabeto visivo chiaro e facilmente comprensibile, di esporsi ad una sorta di disagio che si manifesta in chi osserva e che risulta quasi costretto ad una presa di posizione in quella che diviene quindi, per forza di cose, un opera capace di offrire spunti su cui riflettere, ponendo domande e questioni, smuovere le coscienze e le menti.
Per questa sua ultima fatica Ozmo sceglie di raffigurare uno dei simboli di Capri, l’isola delle sirene, andando a giocare con le storie le leggende e la letteratura classica. Nell’Odissea Capri dovrebbe essere proprio l’Isola delle Sirene, il tempo di navigazione coincide, così come all’interno della Grotta Azzurra sono stati ritrovate una serie di statue di sirene, con la coda di tritone ed un’altra con una doppia coda – da qui la scelta dell’autore – esposte poi ala Casa Rossa, particolare museo privato che si trova proprio di fronte alla parete dipinta.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con i dettagli dei due lavori e qualche immagine durante le fasi di realizzazione, dateci un occhiata, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Artists for The Pics

ozmo-a-new-mural-in-capri-01

ozmo-a-new-mural-in-capri-02

ozmo-a-new-mural-in-capri-03

ozmo-and-eron-new-mural-in-capri-01

ozmo-and-eron-new-mural-in-capri-02

Black Circle Festival 2014 – The Works

09/09/2014

black-circle-festival-2014-the-works-01

Ci spostiamo di nuovo all’interno del campo “Skalka” nei pressi di Uzhgorod in Ucraina per andare a dare un occhiata approfondita ai lavori realizzati per questa nuova edizione del Black Circle Festival, la particolare rassegna Ucraina che tanto ci ha impressionato.
Con i lavori di Alberonero, Tybet, 108, Blazej Rusin, Dima, Hir, MH, 7906, 3M, Mok, Viska, Stas Turina, Anton Varga, Orma, un bello spaccato dall’Italia e soprattutto dalla scena locale, il Black Circle Festival fa senza dubbio della particolare location e dello sviluppo artistico la sua principale peculiarità.
Come detto gli artisti sono riuniti dal 19 al 25 Agosto per una intensa sessione all’interno ed all’esterno delle particolari strutture del campo Skalka, tutti in tenda e sostenuti dal fuoco per quanto concerne il mangiare. Si tratta quindi di una esperienza atta ad uscire completamente dagli standard attuali cambiando le carte in tavolo e proponendo finalmente qualcosa di fresco, dinamico e capace soprattutto di mettere in primo piano il valore artistico dell’esperienza, un uscita con forza da dinamiche cittadine per andare a creare piuttosto un collante emotivo unico all’interno di una cornice visiva che sa di totale immersione.
Ieri vi abbiamo mostrato le immagini della vita durante gli intensi giorni di Agosto che hanno accompagnato gli artisti scelti all’interno di questa splendida location con alcune fasi di lavoro (Covered), oggi vogliamo concentrarci proprio sui risultati finali. Andando ad analizzare un gruppo di lavoro notiamo anzitutto come il denominatore comune sia senz’altro un approccio su muro legato ad una spinta decisamente astratta, eccezion fatta per pochi interventi, la quasi totalità delle opere realizzate, alcune dipinte a più mani, sono state impostate seguendo la personale ricerca stilistica di ciascuno degli interpreti dalla quale emergono differenti studi sulla forma, sulla linee insieme ad interessanti. È interessante notare come proprio lo sviluppo delle opere sia voluto per tentare sia di imbastire un rapporto intrinseco con il luogo sia con gli stessi partecipanti al progetto laddove proprio le combe rappresentano il valore aggiunto dei lavoro, per noi che osserviamo, mentre l’esperienza in sé, per coloro che hanno partecipato.
Null’altro da aggiungere vi lasciamo piuttosto ad una ricchissima serie di scatti con tutti i dettagli dei lavori realizzati, dateci un occhiata.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

black-circle-festival-2014-the-works-03

black-circle-festival-2014-the-works-04

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

MART – New Mural in St. Petersburg

09/09/2014

A distanza di qualche settimana torniamo ad approfondire il lavoro di MART, negli scorsi giorni l’artista Argentino ha infatti avuto modo di dipingere questa nuova e grande parete all’interno dello Street Art Museum di San Pietroburgo in Russia.
Come detto MART si trova in Europa in questi mesi per un interessante tour che stiamo seguendo da vicino in tutte le sue tappe, l’artista Argentino come visto nei nostri precedenti focus sul suo lavoro ci ha impressionato per una spiccata sensibilità astratta ma al contempo ci ha sempre incuriosito il percorso maggiormente figurativo che ha nelle figure bizzarre e nella bicicletta i suoi principali slanci tematici.
Nuovamente veniamo accolti da una impostazione altamente viscerale, un nuovo bagno di sensazioni ed emozioni sviluppato attraverso la consueta onda cromatica che rappresenta uno degli aspetti caratteristici della scena e degli artisti Sudamericani. L’impressione è quella che l’interprete scelga un approccio in grado di simulare un moto continuo, il tratto si sviluppa rapido, quasi acido, così come le forme e silhouette dei personaggi e degli oggetti raffigurati si muovono sinuose all’interno dello spazio a disposizione. In generale l’artista va a simulare una sorta di pittura fanciullesca, richiamando a se colori, riempimenti ‘sporchi’ e sviluppando un empatia con chi osserva che ci si ritrova ampiamente.
Il simbolo ricorrente è come detto quello della bicicletta, il mezzo di trasporto viene utilizzato da MART per sviluppare le proprie riflessioni sulla natura umana ed accompagna chi osserva all’interno di un mondo carico di colore, altre volte sintetico e ridotto all’osso al limite dell’astratto laddove l’espressività non è sviluppata dai personaggi proposti ma piuttosto dallo stesso mezzo. In questo senso le ruote rappresentano l’ideale volano espressivo, nascondono colori, raggi cromatici, scenari urbani, oppure lo il giusto stacco equilibrato che bilancia una tela carica di colore ed emozioni differenti.
L’opera realizzata per il bel progetto Russo porta con sé tutta la peculiarità del tratto dell’interprete che sceglie qui di proseguire sul personale percorso figurativo andando a sviluppare una nuova trama legata ad elementi quali personaggi surreali e l’immancabile bicicletta, il tutto viene infine legato da una tavolozza cromatica spiccatamente accesa e dal grande impatto visivo che riesce sicuramente a ben mescolarsi con la vivacità delle figure rappresentate così come con gli sviluppi tematici dell’opera.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti ed allo splendido video in calce con tutti i dettagli dell’intervento realizzato e le fasi di realizzazione, dateci un occhiata e restate sintonizzati, presto nuovi aggiornamenti sul tour Europeo dell’interprete.

Thanks to The Artist for The Pics

mart-new-mural-in-st-petersburg-01

mart-new-mural-in-st-petersburg-04

mart-new-mural-in-st-petersburg-02

mart-new-mural-in-st-petersburg-03

Reflections – SUPRA NATURA

09/09/2014

reflections-supra-natura-01

Reflections è un dialogo che vogliamo istaurare con voi, un testo aperto, uno spunto di discussione e riflessione su determinati argomenti che ci hanno maggiormente coinvolto e che per una ragione o per un’altra ci spingono ad aprire un dialogo con voi.

Lo scorso week end in occasione di Fuochi Fatui, abbiamo organizzato insieme agli organizzatori la proiezione del film realizzato da Dem e Seth Morley, partiti con l’idea di andare a guardare un film e con una aspettativa altissima, siamo usciti sconvolti, pietrificati, quasi annullati per una esperienza che ci ha profondamente colpito e fagocitato.
L’esperienza di SUPRA NATURA è la diretta conseguenza di evoluzioni tematiche e pindariche capaci di scuotere chi sceglie di lasciarsi andare, quest’ultimo punto in particolare è fondamentale per godere appieno dell’esperienza visiva che la pellicola riesce a tessere, laddove una attenzione costante ripaga con dettagli, sfumature che diversamente andrebbero persi. Nel film sperimentale ed auto prodotto, così viene presentato da uno dei suoi creatori, è importante anzitutto capire che ciò che stiamo osservando, riuscire ad carpire il sentimento più intimo dei due autori e con esso lasciarsi guidare all’interno delle intense e meravigliose immagini che di fatto ne costituiscono il cuore non che unico sviluppo e slancio visivo. La capacità di immersione del film è davvero alta, l’impressione è quella di trovarsi direttamente tra le terre riprese, in compagnia del protagonista a vagare in cerca di una pace interiore, il proprio giusto posto, in questo senso la bellezza dei luoghi, una colonna sonora che ci prende per mano andando a stuzzicare ed accarezzare le giuste corde, ma soprattutto la (quasi) totale assenza di parlato, alimentano un rimbombo di suoni e rumori capace di riportarci al primordiale, al nostro stato principale in un armonia perfetta e dalle rilevanti sfaccettature emotive. Se i suoni della natura così come quelli delle note che ne accompagnano il lento scandire rappresentano quindi l’elemento più delicato e dolce, gli autori utilizzano i suoni della radio e della televisione come interruzione stridula, con così prepotenza veniamo riportati alla realtà facendoci, con temi attuali veniamo scaraventati sulla sedia del cinema, ci vediamo tornare ad uno status quo e non siamo però più in grado di accettare, alterati, coscienti che il giusto posto non è più soffocati dal cemento ma piuttosto immersi in una natura che non è mai stata così bella e sensuale.
Il film non vuole raccontare una storia, meglio, vuole mettere l’accento su una semplice verità e lo fa attraverso un percorso di trasformazione dello stesso protagonista in cui inevitabilmente finiamo di immedesimarci, una lenta discesa verso la propria terra scandita dal cambiare del tempo e delle stagioni, da maschere sontuose ed oniriche, da personaggi surreali che come Dei ancestrali si proiettano nelle visioni e nei sogni del protagonista indicandone la strada, indicandoci il percorso. La ricchezza di simboli, spunti e temi, viene soggiogata e piegata dalla prepotente presenza naturale, sovrasta e lascia interdetti nei suoi scorci, nel vento che ne trapassa le membra, nel cielo stellato che incanta e ci fa sentire miseri di fronte alla grandezza che abbiamo di fronte, negli animali che abitano questi luoghi, nei loro sguardi e nel loro essere così dannatamente vicini alla terra, nello sguardo del protagonista dapprima perso, fino poi all’atto finale in cui l’equilibrio e lo stato di fatto vengono finalmente sovvertiti e ci si ritrova con un sorriso amaro in faccia ma con la consapevolezza di aver capito.

supranatura.org

reflections-supra-natura-02

reflections-supra-natura-03

reflections-supra-natura-04

reflections-supra-natura-05

reflections-supra-natura-06

reflections-supra-natura-07

reflections-supra-natura-08

reflections-supra-natura-09

Know Hope – New Mural for WallCome Festival

09/09/2014

know-hope-new-mural-for-wallcome-festival-01

Ci spostiamo a Smalcalda in Germania, qui il grande Know Hope ha da poco terminato di dipingere uno dei suoi incantevoli interventi sulla facciata esterna dell’ex scuola ebraica proponendo una riflessione tra passato e presente.
Know Hope, attraverso la sua particolare e personale dialettica visiva e testuale, ha sempre avuto per noi un certo fasciano, spingendoci verso sensazioni e riflessioni profonde, e avvicinandoci ad una visione fortemente poetica, che è senza ombra di dubbio una delle spinte maggiori all’interno dei suoi lavori. Emblematica è la capacità di interagire con gli spazi ma soprattutto il suo entrare in contatto con le persone, con i loro sentimenti, stimolandone emozioni e riflessioni, il tratto è piuttosto pulito e viene sostenuto da tematiche e spunti sempre piuttosto impegnati che vanno a toccare tasti delicati spingendo chi ha l’opportunità di vedere i suoi a lavori a porsi dubbi e domande. Tutte le produzioni dell’artista vengono sospinte dai suoi caratteristici characters, sia per la parte istallativa, realizzata attraverso materiali di recupero, oppure sugli interventi su parete, le produzioni vengono accompagnate da frasi od un breve testo, quasi a decretarne la chiave di lettura ed alimentando i toni poetici e sensibili di una produzione assolutamente viva.
Know Hope per questa sua ultima fatica, realizzata in occasione del WallCome Festival della cittadina teutonica, il progetto organizzato e curato da Akut (Herakut) e Case che hanno scelto di invitare altri 6 artisti per dipingere grandi superfici all’interno del loro borgo medievale. L’interprete Israeliano porta in dote tutta la poesia del proprio percorso produttivo, l’opera come sempre è infatti ricca di dettagli che non fungono unicamente da contorno ma arricchiscono l’intervento con una serie di spunti e riflessioni differenti. La parte testuale che da sempre ne accompagna le produzioni, viene qui a mancare in favore di un fervore pittorico capace di produrre ugualmente l’effetto sperato, la riflessione si sviluppa attraverso le immagini proposte quindi. L’autore sceglie di raffigurare uno stormo di uccelli che stanno a simboleggiare il desiderio di riempire uno spazio vuoto laddove, proprio dalle mani che raccolgono gli animali vediamo una delle dita trasformarsi in volatile e piangere copiosamente.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli dell’intervento ed alcune immagini durante le fasi del making of, dateci un occhiata e restate sintonizzati per nuovi e succosi aggiornamenti.

Pics via San

know-hope-new-mural-for-wallcome-festival-02

know-hope-new-mural-for-wallcome-festival-03

know-hope-new-mural-for-wallcome-festival-04

know-hope-new-mural-for-wallcome-festival-05

know-hope-new-mural-for-wallcome-festival-06

know-hope-new-mural-for-wallcome-festival-07

Axel Void – “Nobody” New Mural in Newark, USA

09/09/2014

axel-void-nobody-in-newark-usa-00

Con un ritmo di lavoro impressionante togliamo il velo all’ultima magia di Axel Void, l’artista si è da poco spostato a Newark negli States dove ha avuto modo di dipingere questa porzione di parete trovando nuovi ed interessanti stimoli tematici.
Nel lavoro portato avanti da Axel Void è sempre stato importante sottolineare come l’interprete sia riuscito a portare avanti un personale percorso infarcito di spunti e tematiche legate ai luoghi dove ha avuto modo di dipingere, un dialogo quindi che l’autore ha portato avanti andando a legare il proprio operato con stimoli appartenenti al quotidiano in una dimensione tematica spesso profonda e sfaccettata. L’idea è quindi quella di sviluppare attraverso la propria pittura un senso di riflessione capace di richiamare, per mezzo di immagini, tutta una serie di spunti e tematiche che di volta in volta caratterizzano le produzioni dell’artista. Se queste sono le basi che accompagnano Void nei suoi spostamenti, per “Nobody”, questo il titolo del lavoro, l’autore sceglie di cambiare completamente le carte in tavola, questa volta la tematica si fa più personale ed abbraccia un idea di arte differente ed in netta contrapposizione con il dogma che vuole, in particolare la pittura, nel corso della storia utilizzata per rappresentare, valorizzare o rendere omaggio. Axel Void indaga su questo rapporto andando a proporre un opera che, come ci spiega, è totalmente assente da questo sistema, non rappresenta nulla e non è fatta per nessuno, conta quindi unicamente il gesto pittorico che assume una dimensione qui nettamente diversa, svuotato del suo volano tematico il lavoro viene letto unicamente per ciò che rappresenta, ciò che ci fa sentire e provare diventando quindi un intervento dalla fortissima caratura personale, un opera che eredita le peculiarità pittorica dell’interprete e mette lo spettatore di fronte ad una posizione di fatto scomoda. In questo senso senza alcuna spinta tematica chi osserva si ritrova a dover prendere una propria e personale decisione od impressione su ciò che sta osservando, un scelta di fatto che si materializza come ideale conseguenza della storia di ciascuno di noi, del vissuto, delle esperienze e che di conseguenza cambia di volta in volta, laddove il nessuno diviene tutti.
Nient’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli del lavoro, dateci un occhiata e restate sintonizzati per nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’artista! Enjoy it.

Painting throughout history has been used to represent, enhance, denounce or pay homage. This piece represents nothing, and is made for Nobody.

Special thanks to Lenny Correa and Karlito Miller Espinosa for organizing and Robert Meltser for funding this project.

Thanks to The Artist for The Pics

axel-void-nobody-in-newark-usa-01

axel-void-nobody-in-newark-usa-02

axel-void-nobody-in-newark-usa-03

axel-void-nobody-in-newark-usa-04

axel-void-nobody-in-newark-usa-05

axel-void-nobody-in-newark-usa-06

axel-void-nobody-in-newark-usa-07

axel-void-nobody-in-newark-usa-08

axel-void-nobody-in-newark-usa-09

axel-void-nobody-in-newark-usa-10

axel-void-nobody-in-newark-usa-11

axel-void-nobody-in-newark-usa-12

Black Circle Festival 2014 – The Lifestyle

08/09/2014

black-circle-festival-2014-lifestyle-01

In una particolare combinazione tra turismo industriale ed arte, andiamo ad approfondire quest’ultima edizione del Black Circle Festival, quinta edizione che giunge all’interno del campo “Skalka” nei pressi di Uzhgorod in Ucraina.
In un particolare momento in cui eventi, festival e biennali, nascono in ogni dove, l’idea stessa della rassegna mischia senza dubbio le carte in tavola proponendo una formula inedita e sicuramente stimolate sia per noi che ne parliamo ma soprattutto per gli artisti stessi che partecipano in prima persona. Con i nomi di Alberonero, Tybet, 108, Blazej Rusin, Dima, Hir, MH, 7906, 3M, Mok, Viska, Stas Turina, Anton Varga, Orma, ha rappresentare sia l’Ucraina con un ricca flotta di locali sia ad esempio l’Italia con i primi tre impegnati nel progetto, il Black circle festival ha saputo sicuramente catturare la nostra attenzione. In tal senso ci troviamo all’interno di un paesaggio naturale dove, tra una casupola ed un altra gli stessi artisti hanno alloggiato rigorosamente in tenda dal 19 al 25 di Agosto, la location, segreta fino alla fine della kermesse, è stata quindi letteralmente trasformata dal lavoro di ciascuno dei presenti per un risultato finale che sicuramente va a toccare maggiormente l’emisfero astratto fornendoci differenti sviluppi di linee e forme.
Sono infatti gli artisti stessi a tornare al centro della scena, essendo infatti un festival ed un azione artistica senza nessuno scopo economico, ogni singolo partecipante paga da se le spese, sceglie consapevolmente di immergersi in luoghi insoliti all’interno dei quali sviluppare tutta la propria arte, condividere il proprio percorso per un confronto che riesce presto a trasformarsi in uno scambio. L’idea quindi del Black Circle Festival non la pittura in se o comunque un azione atta a dare vita a pareti e pitture di interesse per la società, piuttosto sposta consapevolmente l’attenzione sull’artista, sul suo lavoro privato, offrendogli l’opportunità di vivere una esperienza insieme ad altri autori, un distacco netto che ci riporta decisamente ad un approccio pittorico forse più puro ed a parer nostro più interessante.
Dopo il salto potete dare un occhiata a questa prima serie di scatti, ci siamo infatti concentrati sugli aspetti della vita legata alla rassegna, mostrandovi gli interpreti al lavoro, la location, e la particolare situazione, dateci un occhiata e restate sintonizzati, nei prossimi giorni vi faremo vedere tutti gli interventi realizzati stay tuned!

black-circle-festival-2014-lifestyle-03

black-circle-festival-2014-lifestyle-04

black-circle-festival-2014-lifestyle-05

black-circle-festival-2014-lifestyle-06

Hyuro – New Mural for Djerbahood Project

08/09/2014

hyuro-for-djerbahood-project-01

Ancora approfondimenti dalla Tunisia, tra i grandi nomi troviamo con piacere Hyuro che ha da poco terminato il suo intervento per l’eccellente Djerbahood Project organizzato dalla Galerie Itinerrance di Parigi.
Continuiamo quindi a seguire da vicino gli sviluppi del bel lavoro voluto dalla galleria Francese, ci troviamo in Tunisia nel villaggio di Erriadh all’interno dell’Isola di Djerba, qui lo ricordiamo un roster incredibile di circa 150 artisti da tutto il mondo si è impegnato nel cambiare completamente l’aspetto di questi (quasi) incontaminati luoghi. Noi, completamente rapiti dal progetto, ne stiamo approfondendo l’intrinseco spirito che vuole la totalità degli artisti partecipanti innescare un dialogo profondo con le architetture e con la magia dei paesaggi Tunisini.
Hyuro ha saputo coadiuvare una tematica forte e solida e dar vita attraverso un tratto immediato e facilmente riconoscibile ad un personalissimo lavoro che non smette mai di sorprenderci e stupirci in senso positivo. L’abilità dell’artista di elaborare situazioni, temi e spunti sempre diversi e di riuscire con essi a tracciare con vigore ed energia un preciso senso tematico, rappresenta uno dei valori aggiunti di una produzione che prosegue nell’insistere in una peculiare lettura dell’identità femminile. La donna dell’Argentina è spenta, cupa e malinconica e si aggira sulle pareti tentando una difficile risalita sociale, prigioniera e legata, imbavagliata è il termine giusto, dagli stereotipi di una società radica nelle proprie posizioni maschiliste difficili di cambiare e da smuovere. L’idea tematica si rivolge quindi ad una riflessione sull’universo femminile, sulle sue difficoltà e sul ruolo che la donna moderna ricopre all’interno della società e della quotidianità, l’interprete utilizza elementi ricorrenti appartenenti al mondo della casa, padelle, pentole, scope oppure come in questo caso le scale, che da una parte caratterizzano l’idea collettiva della donna, attaccata alla casa ed alle sue faccende domestiche, dall’altra invece servono per far compiere un ipotetico slancio ai personaggi raffigurati che vediamo sempre all’interno di situazioni al limite del reale e del bizzarro proprio per mezzo di questi oggetti. Se questi rappresentano gli spunti tematici, dal punto di vista stilistico come detto l’artista agisce per mezzo di tonalità delicate ma al contempo spente, come i grigi e le loro differenti alterazioni cromatiche, la scelta si rivela quindi direttamente legata alle tematiche sviluppate ed anzi riesce in un certo senso a restituire un forte sentore di malinconia ed oppressione.
Qui potete dare un occhiata all’ultima magia dell’artista, un nuovo frame by frame decisamente sopra le righe e che siamo certi non mancherete di apprezzare, dopo il salto galleria di scatti con tutti i dettagli dell’opera, è tutta vostra!

Pics by The Artist

hyuro-for-djerbahood-project-02

hyuro-for-djerbahood-project-03

hyuro-for-djerbahood-project-04

hyuro-for-djerbahood-project-05

hyuro-for-djerbahood-project-06

hyuro-for-djerbahood-project-07

hyuro-for-djerbahood-project-08

hyuro-for-djerbahood-project-09

Pastel – New Project in Villa Soriano

08/09/2014

Ci spostiamo nuovamente a Villa Soriano in Uruguay, qui tra gli ospiti della residenza Vatelón ritroviamo con piacere Pastel che ha da poco terminato una splendida installazione e pitturato una nuova parete.
Il progetto ci sta particolarmente incuriosendo, ci troviamo in una zona rurale dell’Uruguay laddove come visto con David de La Mano (Covered) l’idea è quella di far immergere gli artisti all’interno di questa particolare cornice e farli lavorare direttamente sul territorio in totale e massima libertà. Nel caso di Pastel, l’artista Argentino sviluppa due differenti percorsi, il primo di tipo pittorico, portando quindi avanti la personale e peculiare ricerca, il secondo di tipo installativo dove va a raccogliere tutta la personale empatia con il mondo naturale attraverso un intervento dalla forte inclinazione catartica.
L’approccio artistico dell’interprete Argentino, come abbiamo avuto il piacere di vedere diverso volte muove forme, linee e visioni prettamente astratte, si tratta di un piglio personale che vede unificati sotto un unica veste visiva gli studi accademici e la spiccata sensibilità pittorica, le forme così come tutti quei dettagli ed accorgimenti visivi vanno a creare un percorso profondo e dettagliato che spinge l’interprete ad una rievocazione di elementi naturali così come urbani. Il piglio tematico è affidato come detto ad una riflessione che accoglie elementi storici, sociali od umani, ed è supportata da una scelta cromatica che mira a mettere in evidenza proprio le particolari forme elaborata dell’artista, gli sfondi si fanno spessi e profondi, spesso caratterizzati dall’utilizzo di tinte piuttosto scuro o comunque in contrasto con quelle che sono le figure dipinte, queste ultime invece rivelato tutta lo spiccato piglio verso il dettaglio e vengono arricchite da una vivissima serie di dettagli, tutto raccolto in un equilibrio visivo puntualmente ricercato e disciplinato dallo stesso interprete.
A variare completamente è questa volta il legame con la natura, Pastel qui non concentra unicamente i suoi soggetti ma anche le tematiche stesse di entrambi i lavori vanno a cogliere aspetti tipicamente verdi. L’installazione è costituita da una serie di punte legate ad una serie di fili e poste su un albero nei pressi di un fiume, la pittura invece seppur portando avanti il piglio stilistico, viene caratterizzata dalla presenza di una serie di piante e fiori tipici della zona.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti ed al bel video, dove potete certamente apprezzare al meglio quest’ultima fatica dell’artista, dateci un occhiata!

Thanks to The Artist for The Pics
Pics by Andres Boero Madrid

pastel-new-project-in-villa-soriano-01

pastel-new-project-in-villa-soriano-02

pastel-new-project-in-villa-soriano-03

pastel-new-project-in-villa-soriano-04

pastel-new-project-in-villa-soriano-05

pastel-new-project-in-villa-soriano-06

pastel-new-project-in-villa-soriano-07

pastel-new-project-in-villa-soriano-08

pastel-new-project-in-villa-soriano-09

pastel-new-project-in-villa-soriano-10

Phlegm for The Royal Opera House, London

08/09/2014

phlegm-for-the-royal-opera-house-london-01

Con piacere ci spostiamo a Londra, il grande Phlegm ha infatti da poco terminato la propria installazione per la Royal Opera House in occasione del Festival of Myth curato da Minna Moore Ede della National Gallery e del Royal Ballet.
Caratterizzando sempre tutti i suoi lavori attraverso un indole visiva piuttosto personale e soprattutto per mezzo di un tratto forte, rimarcato e che si affida unicamente al bianco ed al nero come unici vettori cromatici, Phlegm ha saputo nel corso di questi anni farci calare all’interno di una dimensione pittorica precisa e peculiare, un vero e proprio mondo a sé attraverso il quale l’artista si confronta con la realtà ed allo stesso tempo dà sfogo a tutta la sua fervida immaginazione. L’universo caratteristico dell’artista con base a Sheffield è infarcito dalla presenza di personaggi bizzarri calati all’interno di una scenografia e di conseguenza un mondo, che parete dopo parete si è fatto mano a mano sempre più limpido e vivo, l’abilità dell’interprete è stata quella di rendere sempre più coinvolgente l’ambientazione dei suoi characters rivelando in questo modo tutta le peculiarità di un universo proprio e vasto che da elemento passivo nel percorso produttivo dell’interprete, ha iniziato specialmente nell’ultimo anno, a prendere forma rappresentando una figura ed un protagonista a se stante ed offrendoci in questo modo l’opportunità di approfondire le vicende dei soggetti che lo abitano. Le creazioni di Phlegm ruotano intorno alla figura degli iconici characters, esili e con abiti caratteristici li abbiamo spesso visti alle prese con le situazioni più improbabili, immersi all’interno di un habitat intriso di riferimenti alla cosmologia, all’alchimia, ma anche a temi come lo steampunk, rivelando tutto il carattere di un filone tematico sfaccettato e decisamente profondo. L’ingegno dell’interprete è stato fin da subito quello di caratterizzare al meglio le sue controparti su muro e su carta inserendole all’interno di situazioni sempre diverse in un altalena che non ha risparmiato di coinvolgere animali e creature fantastiche, toccare temi e spunti differenti e soprattutto offrire allo spettatore l’opportunità di immergersi all’interno del mondo da lui stesso ideato. Abbiamo visto di questi soggetti l’ingegneria e la tecnologia, spesso caratterizzata da riferimenti magici, così come la loro inventiva, laddove unendo gli sforzi riescono a compiere azioni impossibile diversamente, per un coinvolgimento ampio ed avvolgente.
Phlegm va qui ad elaborare due differenti interventi, in entrambi i casi l’artista va a pescare dal suo fitto immaginario andando ad unificare sotto un unica cornice visiva la proprio e personale mitologia insieme a quella di Prometeo e Leda ed il Cigno. Si tratta di lavoro realizzati su una serie di panelli in legno in cui, in particolar modo il primo, è caratterizzato da sezioni differenti, tagliate e poi installate nella struttura principale per creare un effetto di profondità
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli dell’intervento realizzato, dateci un occhiata e se vi trovate in zona andate a darci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare.

Collaboration with the Royal Opera House. Festival of Myth curated by Minna Moore Ede of the National Gallery and the Royal Ballet. The work i’ve done here is based on a blend of my own mythology and that of prometheus and leda and the swan.
The wall below is a sculptural piece built onto three wooden tiers covering the piazza entrance to the opera house. Sections of this are painted in cut out sections raised from the main structure to add depth. If you can get to see this please do. It’s only here for the festival.

Pics by The Artist

phlegm-for-the-royal-opera-house-london-02

phlegm-for-the-royal-opera-house-london-03

phlegm-for-the-royal-opera-house-london-04

phlegm-for-the-royal-opera-house-london-05

phlegm-for-the-royal-opera-house-london-06