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GORGO

Archive for agosto, 2014

GORGO Summer Break #2

11/08/2014

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Dopo un intenso anno ecco arrivate le meritate vacanze, il secondo Summer Break con due settimane di stop per noi di Gorgo, in cui stacchiamo la spina e ci ricarichiamo in vista della fine dell’inizio del terzo anno di attività.
Niente paura continueremo infatti a monitorare ciò che succede attraverso le nostre pagine social di Facebook e Twitter, che vi consigliamo quindi di seguire se non l’avete già fatto.

Settembre sarà un mese importante che vedrà la nascita di tante novità e di nuovi stimoli di cui vi parleremo a tempo debito, perciò vi rimandiamo alla fine di Agosto per la ripresa della nostra quotidiana serie di news. -GORGO.

Weekly Overview 96| 04-07 to 10-08

10/08/2014

Weekly Overview-96

Weekly Overview è l’appuntamento del Week-End dove vi presentiamo una selezione delle migliori news settimanali sul GORGO.

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Erosie – New Mural in Bamberg in Germania

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ROA – New Mural in Bromölla, Sweden

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Ekta – A Series of New Pieces

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Know Hope – New Murals for Djerbahood Project

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MART – New Mural for Bicycle Film Festival in Moscow

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Graphic Surgery – Abandoned Minimal Experiments in Groningen

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“From Street to Art” at Italian Cultural Institute NY (Recap)

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Tellas – New Mural for Homepage Festival

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Gola Hundun – “Free the Cow” New Mural in Emilia Romagna

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Phlegm – New Mural for Urban Samtidskunst

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MP5 – New Mural at Bunker, Torino

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Alexis Diaz – New Mural for VIAVAI Project

The Provocateurs – Group Show (Recap)

10/08/2014

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Dopo le anteprime dei giorni scorsi, con le belle pareti sparsi in giro per la città, togliamo finalmente il velo su The Provocateurs, enorme group show aperto lo scorso 31 di Luglio all’interno del Lollapalooza Festival di Chicago.
Nei giorni scorsi vi abbiamo mostrato gli interventi di mr OBEY (Covered) curatore proprio dello show, di Cleon Peterson (Covered) e di RETNA (Covered) ora giù il sipario per uno dei group show più grandi degli ultimi tempi. L’allestimento comprende infatti nomi quali: Keith Haring, Shepard Fairey, Swoon, Space Invader, Ryan McGinness, Camille Rose Garcia, Clare Rojas, Cleon Peterson, CYRCLE, D*FACE, Dana Louise Kirkpatrick, Deedee Cheriel, Dzine, Estevan Oriol, Evan Hecox, FAILE, Gary Panter, HAZE, James Cauty, Jamie Reid, Jen Stark, Lee Quinones, Mark Mothersbaugh, Monica Canilao, POSE, Ravi Zupa, RETNA, Revok, Stanley Donwood, Winston Smith, WK Interact, ma diciamolo subito la quantità non è per forza sinonimo di qualità.
L’enorme group show rappresenta il classico calderone mal assortito di personaggi tra i più quotati ma non necessariamente tra i più interessanti artisticamente parlando, con le dovute eccezioni del caso. A parer nostro da un punto di vista prettamente artistico non aggiunge o non offre di fatto nulla di nuovo andando quindi a creare una proposta meramente commerciale, anche se il ricavato dello show di fatto andrà in beneficenza e legata soprattutto ad un approccio tipicamente appartenente ad una decina di anni fa. Di contro quindi vogliamo riflettere sulle differenze di una proposta squisitamente Americana fantasticando un pochino su come, un idea di questo tipo, poteva essere gestita ad esempio in Europa con nomi appartenenti alla scena del vecchio continente.
Nient’altro da aggiungere, dopo il salto le immagini della serata d’apertura con alcuni scatti delle opere in mostra, saremmo però curiosi di sapere la vostra per cercare un confronto ed un idea sullo show, sentitevi quindi liberi di dire la vostra nella nostra apposita sezioni commenti.

The Art Alliance: Provocateurs street and contemporary art exhibition will take place alongside, and in partnership with, Lollapalooza, one of the largest music festivals in the world, As part of the Lollapalooza tradition, a special after show (9pm-1am) has been confirmed featuring alternative hip-hop supergroup Deltron 3030 with a Shepard Fairey DJ set on Saturday, August 2nd at the Art Alliance space.

The exhibition will feature over 40 trailblazers of the art world including Keith Haring, Shepard Fairey, Swoon, Space Invader, Ryan McGinness, Camille Rose Garcia, Clare Rojas, Cleon Peterson, CYRCLE, D*FACE, Dana Louise Kirkpatrick, Deedee Cheriel, Dzine, Estevan Oriol, Evan Hecox, FAILE, Gary Panter, HAZE, James Cauty, Jamie Reid, Jen Stark, Lee Quinones, Mark Mothersbaugh, Monica Canilao, POSE, Ravi Zupa, RETNA, Revok, Stanley Donwood, Winston Smith, WK Interact, and more. The show will take place at Block Thirty Seven, 109 N. Dearborn Street, in a beautiful loft-like space encompassing an entire city block in the heart of the Loop.

The show will be far more than a typical exhibition by combining world-class art with experiential and interactive components such as music, public art, panel discussions, charities, local community interests, and education.

Block Thirty Seven,
109 N. Dearborn Street
Chicago, IL 60602

Pics via Sosm

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Faith47 – New Murals for Djerbahood Project

10/08/2014

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C’è anche Faith47 tra gli artisti coinvolti nel bel Djerbahood Project, l’artista con base a Cape Town ha infatti avuto modo di dipingere questo nuovo ed evocativo lavoro all’interno del tessuto cittadino del villaggio di Erriadh all’interno dell’Isola di Djerba, fulcro del progetto.
Come spesso abbiamo avuto l’opportunità di notare il lavoro di Faith47 spinge verso una rappresentazione caratteristica, attraverso le sue pitture la grande artista con base a Cape Town va a toccare i sentimenti più reconditi spingendosi per ceri versi in direzione di un immaginario che non si nasconde dall’inseguire sentimenti e riflessioni di carattere onirico e mistico. Nel percorso sviluppato dall’interprete è inevitabile cogliere il rapporto intrinseco tra il mondo naturale e tra l’uomo che, attraverso una pittura delicata, emotiva e caratterizzata da tonalità tenui, va a segnare gli spazi raccontando il dialogo tra questi due universi distanti. Assistiamo quindi da un tratto figurativo ma rivolto verso una pittura che viene investita da sensazioni e stati d’animo differenti, una profondità emotiva che va a segnare gli spazio attraverso una notevole espressività dove la figura della donna è spesso il protagonista assoluto delle sue produzioni. Tra corpi di fanciulle che camminano in armonia con gli animali, ci si ritrova in questo modo ad osservare una danza onirica che trascina attraverso le ricche pennellate, le colate di vernice che alimentano e sottolineano i movimenti a ricercare tutti gli spunti e riflessioni che condiscono queste opere, sul nostro personale rapporto con il verde, con gli animali ed infine con noi stessi.
Per questa sua ultima fatica Faith47 torna a concentrarsi sugli animali, in particolare l’interprete rivolge il proprio sguardo su una creature fantastica, nasce così la visione di un unicorno segnata dal consueto e particolare tratto. L’animale infatti viene realizzato attraverso una pittura decisamente viscerale, le pennellate e le colate di vernice si fanno rapide ed al contempo particolareggiate con il fine ultime di rendere, nella sua posa finale, il soggetto in un istante di forte movimento.
In attesa di scoprire nuovi aggiornamenti dal progetto Tunisino, vi invitiamo a dare un occhiata alle immagini in calce al nostro testo, qui invece potete trovare tutti i precedenti lavori di cui fin qui vi abbiamo parlato, enjoy it.

Thanks to The Artist for The Pics

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Saner – New Murals for Djerbahood Project

09/08/2014

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Continuiamo con piacere in nostro viaggio in Tunisia, tra gli ospiti del Djerbahood Project troviamo infatti con piacere Saner, l’interprete si è impegnato in una nuova serie di interventi caratterizzati dal consueto e caratteristico approccio visivo.
Ci siamo spesso fatti coinvolgere dal lavoro di Saner, il grande artista Messicano continua a proporre un lavoro certamente personale andando a sviluppare una personale identità visiva. In questo senso parlando delle produzioni dell’interprete è fondamentale mettere l’accento sulla grande influenza che le tradizioni e le usanze, gli usi ed i costumi ed infine la cultura in senso più lato, del proprio paese hanno avuto nello sviluppo e nella crescita dell’autore.
La miscela visiva proposta dall’interprete accoglie così il perfetto intreccio tra il background da writers, la cultura appunto messicana ed una precisa sensibilità tematica. Dal punto di vista prettamente visivo gli interventi di Saner raccolgono in particolare l’eredità della maschera, vero e proprio fulcro visivo dei suoi lavori, ogni personaggi, figura o soggetto rappresentato dall’interprete si muove e sviluppa il proprio percorso attraverso una maschera. La riflessione va quindi a sviluppare una idea ben precisa, il ruolo della maschera va di fatto a sostituire la personalità, e di conseguenza la persona stessa, si erge una sorta di barriera ed al contempo una personale via di evasione dalla società moderna e dal confronto con gli altri e con noi stessi.
Le opere vanno quindi a raccogliere uno spaccato sull’essere umano, la maschera diventa pretesto per affrontare quelle che sono differenti sfaccettature, i lati più sensibili, delicati e profondi che l’uomo è portato a celare dietro un immagine, un proprio guscio, difficile da rompere o anche solo da intaccare. Al contempo l’interprete raccoglie l’eredità artistica dell’America Latina andando ad utilizzare colori caldi e profondi ed ad approfondire temi ed aspetti prettamente legati alla natura in un sottile rapporto proprio con l’uomo.
Saner per la sua partecipazione al bel progetto della Galerie Itinerance sceglie di convogliare quelli che sono i temi cardine del proprio lavoro offrendo l’opportunità di godere appieno di tutto il suo iconico approccio visivo.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella e ricca serie di scatti con i dettagli dei lavori realizzati, dateci un occhiata e restate sintonizzati nei prossimi giorni proseguiremo il nostro viaggio tra le meraviglie del bel progetto, qui nel frattempo tutti i precedenti lavori.

Pics The Project

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Erosie – New Mural in Bamberg in Germania

09/08/2014

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A distanza di qualche settimana torniamo ad approfondire il lavoro del grande Jeroen Erosie, l’interprete in occasione dello ZeitGeist Festival si è spostato a Bamberg in Germania dove ha da poco terminato di realizzare questa ultima e incredibile parete.
Continuiamo ad essere particolarmente affascinati dal lavoro di Erosie, l’interprete ha saputo portare avanti un proprio e personale alfabeto visivo capace di convogliare sotto un unico calderone quelle che sono differenti discipline. In questo nel approccio dell’artista vanno ad intersecarsi mondi e studi differenti, da quello dei graffiti, con il forte background da writers, all’illustrazione arrivando infine agli studi tipografici e soprattutto ad una grande e personale inflessione concettuale. L’interprete ha raccolto questi differenti stimoli andando a creare una propria e tipica miscela in grado da una parte di unificare alla perfezione le differenti caratteristiche di ciascuna delle componenti e dall’altra di offrire all’interprete una profonda immersione emotiva. In questo senso le produzioni dell’autore risultano quindi intrinsecamente legate al momento, agli stati d’animo, alle emozioni e sensazioni che in quel determinato ambito od ambiente, l’interprete sente e che successivamente va a raccogliere e canalizzare all’interno del proprio lavoro. È proprio questo lo slancio delle produzioni dell’artista, le trame emergono come una sorta di sogno acido, colori forti che tratteggiano l’aspetto di figure ed elementi differenti, organici e molto decisi, che proprio per il loro peculiare aspetto suggeriscono una forte cripiticità.
L’intento è quindi quello di imbastire una sorta di dialogo personale, all’interno delle forme e delle figure rappresentate c’è la forte e viscerale volontà di non offrirci la chiave di lettura ma piuttosto sviluppare le opere attraverso una propria a personale visione, come se si trattasse di lettere celate e nascoste ci si ritrova così a leggere e rileggere le opere, tentando di scardinarne le emozioni e gli aspetti personali celati al loro interno.
Erosie per questa sua ultima fatica che segue quella del nostro Hitnes (Covered), coadiuvato da alcuni ragazzi che hanno preso parte al workshop organizzato proprio per realizzare la parete, va a sviluppare una nuova e fittissima trama portando avanti le personali inflessioni e lasciandoci di sasso di fronte alla quantità di spunti e dettagli presenti.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto con una bella serie di scatti e con i dettagli del lavoro, dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare, enjoy it.

Thanks to The Artist for The Pics

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Livio Ninni – “Over The Wall” Project

08/08/2014

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Con il titolo “OVER THE WALL – portraits of street artists” andiamo con piacere ad approfondire il bel progetto fotografico realizzato da Livio Ninni, il fotografo è infatti riuscito a cogliere l’essenza di nomi tra i più importanti del panorama urbano Italiano.
Durante gli anni 2012 e 2013 Livio Ninni sviluppa il suo personale progetto di ritrattistica fotografica, l’intento di dare forma e sostanza al mondo di quelli che sono i nomi tra i più importanti del panorama Italiano a cavallo tra Graffitismo e Post Graffitismo. Non fatevi ingannare, a colpire l’attenzione non è la curiosità nello scoprire il volto di chi si cela dietro un nome, si tratta piuttosto di un approfondimento che una volta più di tutte riesce a tracciare una forma ed una sostanza all’interno dell’universo di ciascuno degli autori coinvolti. Ogni singolo ritratto esercita anzitutto una precisa attrattiva e soprattutto plasma quello che è il piccolo cosmo di ognuno degli interpreti partecipanti, il loro mondo, che abbiamo visto unicamente di riflesso attraverso il loro lavoro, apre una fessura in grado di attrarre la nostra attenzione.
In questo senso l’opera compiuta dal Fotografo racchiude differenti aspetti, anzitutto la volontà di collocare l’artista all’interno del proprio studio riesce a dare una posizione allo stesso ed al contempo a comunicare su differenti livelli visivi, tra le tele, i pennelli e qualsiasi altro dettaglio che riesce a saltare all’occhio. Allo stesso tempo però il volto dello stesso viene proiettato all’interno del suo percorso visivo, esattamente come accade in strada quindi. Abbiamo un entità che prende forma, abbiamo il suo impulso artistico, ma soprattutto abbiamo l’impressione di una istantanea, raccolta attraverso i differenti fotogrammi che si unisce in movimento con quella che è l’idea di arte di ogni artista, con il suo lavoro e di conseguenza con il suo io in strada.
Alla fine si rimane colpiti dall’umanità dei nostri “Eroi della strada”, coloro che riescono a trasmetterci così tanto, a tu per tu ed è forse questo il pregio più grande del progetto.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto agli scatti di ciascuno dei ritratti presentati dall’interprete, scrollate giù, è tutto dopo il salto e siete interessanti è disponibile anche il libro che potete acquistare direttamente qui.

During 2012 and 2013 Ninni conceives and gives shape to his artistic project of photographic portraits, visiting the studios of the most important Italian graffiti writers. This project aims at showing the world of the top players on the Italian graffiti scene. With this project, the young artist has become at the young age of 24 the winner of the Nikon Talents, first place in the “Young” category at Artissima 2013. “Over the wall” wants to understand the existential narrative and the psychological and human context of our “street heroes”. It offers an imagery produced by graffiti writers and pushes the boundaries of the walls on which they paint to tell the fables of the everyday life that they try to embody. The languages and the techniques of graffiti writing and mural art can be found in the sketches that surround the artists and pile up on their working tables or on the walls. The canvases, on which are reproduced the images that will eventually go to art galleries, give a nice feeling like in traditional artist studios. The imagery of street art and its protagonists is presented by the young photographer through photo-shoots that like gun shots freeze work-space, time and the intimacy of the photographed subjects, in a post-production operation that mixes the affective and existential tones of the artists in images of a late-modern urban aesthetics. The respect for the crisis and the criticism of authorship brought forward by graffiti writing is shown through multiple shots in movement of the artists’ faces, which are placed inside canvases, papers, objects, or walls standing near the photographed subjects. “Over the wall” there are artists: men and women that, every day, put their existence in relation to the space and the time of the contemporaneity in which they live and to which they try to give sense and meaning. Livio Ninni looked beyond those walls and the writing/painting that can be found on them.

Thanks to The Artist for The Pics

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ROA – New Mural in Bromölla, Sweden

08/08/2014

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Periodo intenso questo per ROA, il grande artista Belga si è infatti da poco spostato a Bromölla in Svezia dove ha avuto modo di dipingere questa nuova imponente pittura, un ritorno in grandissimo stile di tutta la brutalità e l’impeto tipici delle produzioni firmate dell’interprete.
Decisamente a proprio agio con i grandi spazi, con questa sua ultima fatica ROA prosegue nel portare avanti tutti quelli che sono da sempre gli stimoli, sia visivi che tematici, tipici del proprio lavoro facendoci piombare nuovamente all’interno delle trame oscure e malinconiche, nella brutalità tipica del suo lavoro, attraverso un approccio che torna a mostrare il meglio dell’immaginario dell’artista.
In quest’ultimo anno abbiamo assistito ad una continua ricerca, quasi come l’interprete stesso stia cercando nuovi stimoli per lo sviluppo dei temi a lui più cari, se di fatto la rappresentazione della fauna rappresenta il principale slancio nel percorso dell’artista, è innegabile come lo stesso abbia avuto il grande merito di far emerge un impronta personale decisamente lontana dalla mera rappresentazione ma piuttosto contestuale ad un preciso impianto tematico. Gli animali dell’autore riecheggiano come specchio inverso e contorno di una umanità allo sbando, si impossessano degli spazi mettendo a nudo tutta la brutalità dell’uomo in un gioco di soggetti inversi. Al contempo offrono però una riflessione sulla loro stessa condizione ponendo lo spettatore di fronte ad immagini spesso dure e critiche, in particolar modo le serie contraddistinte dalla presenza di sangue, ed andando a rielaborare quelle che sono le bestie tipiche del luogo, concedendo quindi allo spettatore un dialogo attraverso un immagine a lui certamente conosciuta.
Ecco, se queste di fatto sono le basi che accompagnano il lavoro di ROA, quest’ultima fatica proposta su questa grande edificio, mescola le carte in tavola proponendo si il consueto impianto visivo ma un soggetto differente, uno nuovo step senza dubbio più intenso e tagliente. Il Tirannosauro proposto dal Belga risulta completamente spoglio, senza alcun brandello di carne, unicamente scheletro, un mucchio di ossa appoggiate sulla superfice che, anche grazie alla grandi dimensioni, impattano con forza su tutto il panorama circostante, mozzafiato.
In calce al nostro testo trovate una ricchissima serie di scatti con i quali avete l’opportunità di ripercorrere le fasi di realizzazione dell’intervento, il consiglio è quello di darci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi ne rimarrete incantati.

Pics via San

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Herbert Baglione for Djerbahood Project

08/08/2014

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E’ da parecchio che non approfondiamo il lavoro di Herbert Baglione, il grande artista Brasiliano è tra i nomi di spicco che hanno preso parte all’eccellente Djerbahood Project, il progetto organizzato dalla Galerie Itinerrance di Parigi.
Continuiamo quindi a seguire da vicino gli sviluppi del bel progetto voluto dalla galleria Francese, ci troviamo in Tunisia nel villaggio di Erriadh all’interno dell’Isola di Djerba, qui lo ricordiamo un roster incredibile di circa 150 artisti da tutto il mondo si è impegnato nel cambiare completamente l’aspetto di questi (quasi) incontaminati luoghi. In questi giorni stiamo approfondendo il progetto, completamente rapiti dall’intrinseco spirito che vuole la totalità degli interpreti partecipanti innescare un dialogo profondo con le architetture e con la magia dei paesaggi Tunisini. In questo senso Herbert Baglione sceglie di portare in dote il suo progetto itinerante quel 1000 Shadows che tanto ci ha impressionato e coinvolto. L’idea vede il grande artista intervenire con una serie di ombre sui muri e pareti in giro per il mondo, l’interprete non si limita a dipingere i tratti di questi esseri ma decide di dargli nuova linfa facendoli interagire con la superficie e lo specifico panorama che li circonda e di conseguenza in un modo o nell’altro con chi ci si imbatte contro.
L’artista quindi non sfrutta le pareti come mera superficie da coprire ma piuttosto cerca un dialogo e lo fa con tutta la struttura stessa, con il suo passato, argomentando così i suoi interventi e portando a termine gli interventi attraverso una riflessione profonda ed articola sull’uomo. Le ombre proiettate sono ancora una volta al centro delle elaborazioni dell’autore brasiliano, qui però piuttosto che parto di un sogno ricorrente o alter-ego celato nei meandri del nostro io, abbiamo a che fare piuttosto con delle vere e proprio reminiscenze. L’impressione è quella di trovarsi a tu per tu con quelli che sono gli spiriti che abitano questi luoghi e che hanno intriso il luogo con le loro emozioni, i sentimenti, le paure, i vaneggiamenti e le follie, questi stati d’animo hanno preso il sopravvento catapultandosi all’interno degli spazi, prendendo forma ed aspetto.
Herbert Baglione in questo senso ci mostra quello che ne rimane, ombre nere o colorate che avvolgono e segnano gli spazi, ci si ritrova ad osservare corpi vacui guidati unicamente dall’istinto ed in cui è rimasto forte ed impresso il ricordo del precedente vissuto, emozionante.
Nient’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con i dettagli degli interventi realizzati dall’artista, ricordiamo infine che Baglione ha da poco rilasciato una nuova serigrafia per supportare la prossima tappa del suo progetto, qui potete comodamente acquistarla.

Pics by The Project

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Agostino Iacurci for Boombarstick Festival 2014

08/08/2014

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A distanza di qualche settimana torniamo con piacere a Vodnjan, qui in occasione di questa seconda edizione del Boombarstick Festival il grande Agostino Iacurci ha da poco terminato di dipingere questo nuovo e splendido intervento.
La rassegna Croata dopo la scorsa edizione – qui potete vedere tutti i lavori realizzati – continua a prestare parecchia attenzione alla nostra scena, dopo RUN (Covered) quindi un altro dei pezzi pregiati dello stivale va a cambiare l’aspetto della cittadina.
Dopo il doppio intervento realizzato in occasione del bel progetto SANBA, Agostino Iacurci torna quindi al lavoro portando per il Festival tutto il suo peculiare impianto visivo, in questo senso l’artista ci stupisce ancora una volta continuando a coltivare una personale ricerca visiva che sfocia puntualmente in nuovi ed interessanti sviluppi all’interno della propria cifra stilistica.
Osservando le produzioni dell’interprete è sicuramente evidente la forte influenza illustrativa che da sempre ne alimenta l’operato in aggiunta a temi, spunti e riflessioni che vanno ad abbracciare la quotidianità e la vita di tutti i giorni. In questo senso a fare da vero e proprio volano espressivo per le riflessioni dell’interprete sono senza dubbio i suoi iconici characters. Immergendoci all’interno dell’immaginario di Agostino Iacurci emerge l’esigenza dell’artista di muovere trame e situazioni differenti, si tratta di vere e propri storie e racconti di vita che vanno a pizzicare, per mezzo di un dialogo serrato con lo spettatore, vicissitudini e temi differenti. Il fine ultimo è quello di esplorare con sostanza e profondità le differenti e complesse dinamiche umane, le sfumature e ricchissime sfaccettature dell’uomo moderno.
Per sviluppare questa precisa inflessione l’autore Italiano si avvale di una pittura pulita e incentrata su una rielaborazione grafica in grado di dare forma e vita ad elementi differenti attraverso un tratto personale e soprattutto caratteristico.
Per il Boombarstick Festival il grande Ago sviluppa il proprio lavoro proseguendo nell’avvicinarsi a temi a carattere naturale, anche gli ultimi lavori ne sono stati influenzati, giocando con effetti di ombra e sfociando in una particolare dedica alla notte.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con i dettagli del lavoro in aggiunta alle immagini durante le fasi di realizzazione della splendida parete.

Thanks to The Festival for The Pics
Pics by Swen Serbic

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Ekta – A Series of New Pieces

08/08/2014

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A distanza di qualche mese torniamo con piacere ad approfondire il lavoro del grande Ekta, l’artista negli ultimi giorni ha avuto modo di tornare al lavoro realizzando una bella serie di nuovi interventi caratterizzati da nuovi ed interessanti sviluppi.
Il fascino delle produzioni firmate da Ekta risiede tutto nella particolare, ma soprattutto personale, ricerca che l’artista continua a portare avanti, nel nostro approfondire il suo operato abbiamo sempre raccolto la grande cripticità che ne accompagna le letture affascinati dal peculiare studio delle forme proposte. Il movimento, così come le prospettive ma soprattutto l’equilibrio sono tutti temi raccolti e rielaborati per mezzo di un tratto che non si sottrae da sperimentare soluzioni nuovi e personali. Al contempo emerge un idea di fragilità che viene portata avanti dalle costruzioni di forme e configurazioni di figure letteralmente sospese in un continuo passaggio tra forme organiche, elementi astratti concludendo infine con figure vagamente figurative, qui ritroviamo componenti che strizzano l’occhio alla natura, ad oggetti di vario tipo, passando per i volti, che in passato ne hanno influenzato il lavoro, arrivando infine a figure più criptiche, difficili da leggere, in quella che diviene un impostazione astratta investita da una forte sensazione di precarietà continua.
Se questi slanci costituisco il core visivo di Ekta, dall’altro canto come detto la ricerca costante e mai ferma rappresenta lo stimolo maggiore per l’autore Svedese che insiste nel proiettare il proprio lavoro in un ottica sempre più personale lasciandosi coinvolgere da sensazioni e stati d’animo del momento.
In questo senso quest’ultima infornata di lavori, tra cui vediamo l’ultimo in collaborazione ancora una volta con l’amico Ollio, rappresenta il risultato delle ultime sperimentazioni con lo spray, con linee e textures differenti, lo stesso interprete ci spiega come la sensibilità verso le difficili situazioni odierne, le guerre ed i tumulti che stanno attraversando Gaza, l’Ucraina e la Siria ne hanno indirettamente, e nonostante nel suo percorso visivo non vi sia traccia di opere politiche, influenzato lo sviluppo degli interventi più recenti. Approfondendo però emerge al contempo l’esigenza dell’artista di lavorare in una sorta di anti- tecnica, le linee ed i riempimenti da puliti ed assolutamente perfetti, si fanno maggiormente viscerali, il processo viene accelerato, vale la prima, più istinto quindi anziché un continuo cambiare per un risultato finale che ancora una volta ci lascia assolutamente convinti.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con i dettagli di quest’ultima produzione firmata dall’interprete, scrollate giù e dateci un occhiata! Ma restate sintonizzati qui sul Gorgo presto infatti nuovi e succosi aggiornamenti.

Thanks to The Artist for The Pics

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INK ON PAPER: Volume IV

07/08/2014

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INK ON PAPER vuole approfondire uno degli aspetti più interessanti del mondo del writing, il supporto cartaceo vero e proprio volano espressivo nonché mondo parallelo alla strada.
Quarta Uscita: A5 Press

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A5 press è la casa editrice indipendente che ha realizzato i progetti editoriali di Adams, writer di Stoccolma, spesso frutto della collaborazione con E.B. Itso, di Copenhagen.

Ogni pubblicazione, si va dalla fanzine a veri e propri oggetti d’arte, racconta uno o più progetti specifici che spaziano dalla classica ”street art” (Text on a train) passando per il writing (King size) fino alle performance basate sul concetto di riappropriazione degli spazi urbani e ad uno stile di vita libertario (Holes, huts & hidings, Two-story shack), è arricchita da dettagli realizzati artigianalmente, interventi fatti a mano e opere originali.

King size (2004): certamente il titolo più conosciuto e diffuso è una raccolta di immagini, correlate da tre saggi, uno dei quali scritto da Craig Castleman di “Getting Up”, che ritraggono le tag e le azioni di sei writer al top mondiale della scala degli handstyle: Kegr, Foe, Twister/Barry McGee, Sacer/Dash Snow, Nug e Zys. Le fotografie sono state scattate per documentare i risultati di un marker costruito artigianalmente da Adams, un vero e proprio “mostro” (50mm di punta x 20cl di serbatoio ricaricabile in alluminio) per la costruzione del quale il libro contiene dettagliatissime istruzioni. Il progetto, iniziato nel 2000, è un omaggio alla tradizione DIY che ha da sempre accompagnato la creazione degli strumenti per scrivere che i writer hanno utilizzato nei 40 anni di storia del movimento.

Copertina assemblata a artigianalmente in cartone riciclato, b/n, prima edizione uscita in 3000 copie

Holes, Huts & Hidings (2006): probabilmente il punto più alto della produzione A5 sia in termini di contenuti che dal punto di vista della realizzazione pratica dell’oggetto. HHH è infatti un parallelepipedo di cartone apparentemente impossibile da aprire che contiene tre raccolte di immagini stampate su carta e formato tipici dei quotidiani, ognuna delle quali racconta un differente progetto di interazione con lo spazio urbano. La “scatola” nasconde inoltre uno scomparto segreto, molto difficoltoso da trovare, che protegge una mappa di Stoccolma sulla quale sono segnati i luoghi cui danno accesso le chiavi, nascoste dall’artista all’interno di finti volumi collocati in diverse biblioteche della città, di cui una riproduzione è stampata sul secondo fondo della scatola.

Le immagini riguardano tre differenti progetti legati da un filo: “un utopico invito a rendere accessibile quello che viene tenuto chiuso e nascosto”*

A) Una canoa pieghevole costruita artigianalmente che permette di navigare i canali sotterranei della “Venezia del nord Europa”

B) “Slussen”, una piccola e fatiscente casetta in un punto di passaggio di Stoccolma diventa, attraverso gli interventi di Adams (scale pieghevoli, botole e serrature nascoste in stile Goonies) un punto di accesso segreto agli angoli più nascosti della città: i tunnel che corrono sotto alla città. Il progetto verrà ripreso anche da “Two-story shack”.

C) Dei lucchetti sono stati tagliati e sostituiti; le chiavi di questi ultimi poste in finti libri inseriti di nascosto in diverse biblioteche. Il lettore che si dovesse imbattere in una chiave, avrebbe così accesso ad un luogo “segreto”.

Text on train (2008): sei fotografie stampate in toni di blu su carta da giornale formato A1 racchiuse in un elegante contenitore di cartoncino; l’edizione raccoglie le immagini di sei carrozze di un treno alle quali Adam e Itso hanno applicato un testo in inglese (ma ne sono stare realizzate altrettante con un testo in danese) composto da caratteri in vinile che racconta la loro esperienza abitativa, durata 4 anni, sotto la stazione centrale di Copenhagen; la “performance” permette di comprendere come, anche negli anni 2000, si possa aspirare ad una esistenza svincolata dall’economia e dalle convenzioni che regolano la società. Per approfondire l’interessantissimo progetto, oggetto anche di un reportage della tv danese, ci sono le interviste ad Adams su Overground 2 e nel documentario Inside//Outside.

Confezione in cartone con titolo stampato a mano, contiene 6 fogli A1 piegati in 8 parti e un breve testo.

Portaits from Copenhagen central station (2009): fanzine in b/n che raccoglie le immagini utilizzate da Adam e Itso per arredare la “casa” DIY che hanno abitato in un vano sotto alla stazione centrale di Copenhagen. Le fotografie ritraggono i personaggi che i due incontravano più di frequente in stazione: homeless, alcolisti ed emarginati di ogni genere.

Fanzine di 48 pagine fotocopiate b/n, copertina a colori con titolo applicato con una etichetta adesiva.

DSB3 (2010): è un “flip book” che raccoglie immagini dei frame di un video che cattura Adams ed Itso mentre “traslocano” una piccola casa di legno poggiandola su un carrello, costruito artigianalmente, che le permette di viaggiare sui binari ferroviari: scorrendo velocemente le pagine è possibile vedere le immagini in movimento.

500 copie, 224 pagine b/n; tutto il testo presente è timbrato a secco sulla copertina.

Two-story shack (2012): è una scatola di legno con coperchio scorrevole contenente foto, un breve testo e un disegno orginale che descrivono una fatiscente baracca, che, attraverso gli interventi di Adams che l’ha dotata di botole, scale e “serrature” segrete degne dei Goonies, permetteva l’accesso ai sotterranei di Stoccolma, dai canali ai tunnel della metro, a pochi passi dal centro storico.

Prodotto in 205 esemplari, contiene un disegno originale in scala 1:40 con lo schema della casetta, un testo che ne racconta la storia e cinque foto scattate da Gunnar Smoliansky stampate su carta fotografica. E’ disponibile anche una serie limitata con fotografie autografate.

*Peter Cornell su Huts, holes & hidings, 2006

Approfondimenti: http://www.scribd.com/doc/59984496/Byens-Puls-Adams-Itso-English

Text by Pietro Rivasi from D406

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Magrela – New Murals in Sao Paulo

07/08/2014

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Ci spostiamo nelle strade di San Paolo in Brasile qui a distanza di parecchio tempo torniamo con piacere a parlarvi di Magrela, l’artista Brasiliana ha infatti da poco terminato una bella serie di nuovi e caratteristici interventi portando avanti tutto il suo peculiare approccio visivo.
Dopo parecchie settimane andiamo quindi a immergerci nuovamente all’interno del particolare universo dell’interprete sempre più coinvolti nelle dinamiche e nel particolare tratto così come alle interessanti sperimentazioni con le caselle e piccole porzioni di ceramica incollate sui suoi iconici personaggi.
L’artista prosegue ad interessarci grazie ad un approccio decisamente particolare, come spesso ormai abbiamo avuto modo di vedere, l’operato di Magrela va a fondere in sé tutte quelle influenze e dinamiche di un background da graffiti artist, l’evoluzione va poi a sfociare in una pratica che raccoglie un particolare e facilmente riconoscibile tratto visivo atto a misurare e dipingere tutte quelle che sono le differenti sfumature culturali, sociali ed emotive della periferia della sua città. Sono mondi apparentemente sconnessi dalla realtà, con regole proprie, usi e costumi, veri e propri micro universi dove l’artista sceglie di addentrarsi per instaurare un dialogo forte e variegato con la comunità utilizzando come volano comunicativo le sue canoniche donne. Le donne dell’interprete rappresentano quindi lo strumento per eccellenza di comunicazione visiva ed emozionale, attraverso la loro gestualità, la femminilità dei loro corpi nudi, semplici, senza ghirigori per un impatto immediato e senza alcun filtro ne tematico ne tanto meno visivo. La dialettica visiva è quindi supportato da un tratto delicato e personale che non nasconde le sue influenze dal mondo dell’illustrazione e del fumetto, la scelta degli stessi colori va a pescare da tonalità terrene, con colori caldi arricchiti dai sintomatici dettagli come i piccoli mosaici che di tanto in tanto vanno a fare capolino all’interno delle produzioni dell’interprete. L’operato stesso della Brasiliana passa però come detto dalla realizzazione dei peculiari volti e copri femminili che rappresentano nell’ottica dell’interprete il mezzo di comunicazione per eccellenza, osservando le sue produzione notiamo come ogni spiraglio di pelle, così come l’espressione dei volti, tenti una comunicazione, voglia parlare allo spettatore raccogliendo sensazioni ed emozioni, i corpi e le silhouette si fanno magri, asciutti e delicati, spingono verso temi e spunti importanti, profondi, raccontando le difficoltà, la disperazione e la durezza delle periferie passando per sentimenti maggiormente oggettivi, ma anche riflessioni a carattere prettamente personale, dimostrando tutta lo spessore di una produzione pittorica che continua a sorprenderci e che rivela tutto il suo impegno nel dare voce, attraverso il proprio lavoro, a tutto il ventaglio di emozioni che investono questi luoghi.
Nient’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con i dettagli di quest’ultima infornata, dateci un occhiata siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare tutto il particolare stile dell’artista.

Pics by The Artist

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Know Hope – New Murals for Djerbahood Project

07/08/2014

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Con questa nuova serie di interventi del grande Know Hope, continuano gli aggiornamenti dalla Tunisia, in questi giorni occhi puntati infatti sul Djerbahood Project, il nuovo sontuoso progetto organizzato dalla Galerie Itinerrance di Parigi.
Dalle Galleria Francese questa estate prosegue i propri progetti a carattere urbano, dopo l’ottimo riscontro con il lavoro portato avanti da La Tour 13, lo step successivo è stato quello di invitare un numero esorbitante di artisti internazionali , circa 150 i nomi coinvolti, per andare a lavorare all’interno del villaggio di Erriadh nell’Isola di Djerba in Tunisia. L’idea è quella di far immergere queste grandi personalità all’interno di un ambiente urbano decisamente differente rispetto alla canonica città ‘occidentale’ con il fine di instaurare un nuovo tipo di rapporto tra l’arte urbana, questi scenari mozzafiato e la gente del posto, in una inedita alchimia capace di sviluppare interessanti spunti. In questo senso è interessante notare come la (quasi) totalità degli interpreti partecipanti abbia scelto un approccio molto sensibile al posto andando a lavorare costantemente per sviluppare un dialogo serrato con le peculiarità architettoniche dei luoghi riportando quindi un po’ alle basi l’idea stessa di street art.
Nel calderone di stelle Know Hope rappresenta sicuramente uno degli artisti maggiormente a proprio agio con questo particolare assetto urbano, nello specifico l’autore riallaccia il personale discorso artistico andando ad elaborare una nuova serie di interventi delicatissimi in cui senza dubbio viene esaltato il peculiare tono poetico delle sue produzioni.
Nel processo creativo dell’artista in questi mesi abbiamo mano a mano assistito ad un lento cambiamento, da una parte l’interprete prosegue i lavori e le installazioni su vasta scala, dall’altra, portando avanti il peculiare percorso di interventi ‘minori’, l’artista ha saputo veicolare il proprio immaginario facendo mano a mano scomparire gli iconici characters, che ne hanno così profondamente influenzato l’operato, sostituiti proprio qui unicamente dalle mani. In questo senso gli interventi proposti dall’interprete Israeliano mantengono quell’aura di sogno e delicatezza attraverso la pittura degli strumenti espressivi per eccellenza. Le mani rappresentano ed accompagnano nello loro varie posizioni, la scritte, le frasi e le parole sviluppate, quasi a sottolinearne il senso in un accompagnamento visivo che come sempre si insinua ed inserisce negli spazi in perfetto equilibrio, quasi impercettibile, alimentando il senso stesso dei temi e degli spunti proposti. Poesia.
Nient’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con i dettagli dei lavori realizzati dall’interprete, dateci un occhiata e restate sintonizzati per nuovi aggiornamenti sul progetto nei prossimi giorni, enjoy it.

Pics by The Project

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MART – New Mural for Bicycle Film Festival in Moscow

07/08/2014

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Torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di MART, l’interprete Argentino si è da poco spostato a Mosca per l’inizio del suo intenso tour Europeo, qui ha avuto modo di dipingere questa bella parete in occasione del Bicycle Film Festival.
Avevamo fatto la conoscenza dell’artista qualche mese addietro durante l’intenso tour di Nelio in Argentina, i due avevano dato vita ad uno degli interventi più belli fin qui visti durante l’anno (Covered), così come la bella parete dipinta in combo con il connazionale Poeta (Covered), da qui la nostra attenzione si è progressivamente spostata verso il lavoro dell’artista Argentino curiosi di scoprire ed avere davanti agli occhi qualcosa di esclusivamente suo.
L’occasione è la partecipazione dell’artista alla rassegna Russa, organizzato da Vladimir Kumov, conosciuto dall’interprete durante il tour del promoter dal Messico in Argentina in bicicletta. L’evento come suggerisce il nome è incentrato sul tema della bicicletta e sul suo utilizzo in città come mezzo di spostamento sostenibile. In questo senso la scelta di coinvolgere l’artista non è affatto casuale, diviso infatti tra due percorsi per certi versi opposti, MART porta avanti parallelamente un impostazione pittorica sia figurativa che maggiormente astratta andando a sviluppare in entrambi i percorsi un preciso slancio pittorico.
Nei nostri precedenti post abbiamo avuto il piacere di vedere da vicino la particolare indole astratta dell’artista, con questa sua ultima fatica andiamo però a porre l’accento sulla produzioni maggiormente figurata che trova proprio nella bicicletta uno dei suoi punti cardine.
Ancora una volta veniamo accolto da un approccio altamente viscerale, un bagno di sensazioni ed emozioni coniugato attraverso la consueta forza cromatica che accompagna i lavori degli artisti Sudamericani. L’impressione è quella che l’interprete scelga un approccio in grado di simulare un moto continuo, il tratto si sviluppa rapido, quasi acido, così come le forme e silhouette dei personaggi e degli oggetti raffigurati si muovono sinuose all’interno dello spazio a disposizione. In generale l’artista va a simulare una sorta di pittura fanciullesca, richiamando a se colori, riempimenti ‘sporchi’ e sviluppando un empatia con chi osserva che ci si ritrova ampiamente.
Il simbolo ricorrente è come detto quello della bicicletta, il mezzo di trasporto viene utilizzato da MART per sviluppare le proprie riflessioni sulla natura umana ed accompagna chi osserva all’interno di un mondo carico di colore, altre volte sintetico e ridotto all’osso al limite dell’astratto laddove l’espressività non è sviluppata dai personaggi proposti ma piuttosto dallo stesso mezzo. In questo senso le ruote rappresentano l’ideale volano espressivo, nascondono colori, raggi cromatici, scenari urbani, oppure lo il giusto stacco equilibrato che bilancia una tela carica di colore ed emozioni differenti.
In calce al nostro testo potete trovare una bella serie di scatti con tutti i dettagli dell’intervento, dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare ma restate sintonizzati nei prossimi giorni proseguiremo infatti a seguire gli spostamenti dell’interprete.

Thanks to The Artist for The Pics

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Graphic Surgery – Abandoned Minimal Experiments in Groningen

07/08/2014

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Dopo i grandi show e le pareti sparse in giro per l’Europa di questi mesi, torniamo con piacere a parlarvi dei Graphic Surgery, il duo Olandese in queste settimane è alla prese con un periodo di ricerca al fine di trovare nuovi stimoli e nuovi sviluppi del loro peculiare approccio visivo.
Vi abbiamo raccontato in questi mesi il proseguo del lavoro dei Graphic Surgery cogliendo gli aspetti del lavoro in strada, con lo splendido intervento realizzato in occasione del Bien Urbain Festival ad esempio (Covered), oppure approfondendone quelle che sono le dinamiche in studio e la spinta primordiale del loro operato attraverso l’esibizione all’interno della Nexus Gallery (Covered). Ora con piacere volgiamo in nostro sguardo agli stimoli ed alla ricerca che precede tutto questo, le esperienze in strada, l’imbastire il dialogo con gli aspetti visivi delle architetture umane, raccoglierne la perfezione e l’equilibrio per poi rielaborarne la forma attraverso il consueto lavoro di mixing visivo. Il campionamento vero e proprio quindi, quello che precede la costruzione delle opere, laddove si sviluppa e viene portata avanti la particolare visione astratta del grande duo in quella che come più volte abbiamo avuto modo di vedere è una decostruzione visiva di stimoli e visioni differenti al fine di costruire una nuova e spessa immagine che possa raccoglierne l’essenza.
In questo senso non stupisce quindi la volontà di immergersi all’interno di luoghi abbandonati laddove la contaminazione dell’uomo è presente ed al contempo è lasciata in balia della natura e del tempo. Sono questi i luoghi ideali per lo sviluppo del lavoro degli interpreti laddove è interessante notare come il duo vada a spostarsi in direzioni opposte. Uno è alla ricerca di ispirazione in Giappone mentre l’altra metà sceglie questi paesaggi abbandonati per trovare nuove fonti, il tutto per poi arricchire il lavoro finale attraverso contaminazioni appartenenti a mondi distanti ma soprattutto da quelle che sono le esperienze e gli stimoli vissuti personalmente, con lo scopo finale di far emerge un nuovo ed interessante impulso. Il duo lascia quindi invariati gli aspetti prettamente tematici del proprio lavoro, al contempo però sceglie di raccogliere gli stimoli in modo personale, come due identità che consapevolmente si lasciano attrarre da impulsi distanti e propri per poi riconciliarsi sotto un’unica e nuova veste.
La spinta propulsiva del luogo, ci troviamo all’interno di alcuni edifici abbandonati nella provincia di Groningen, nonché la guida dell’amico e writers old school locale ENE, porta l’artista ad interrogarsi su uno sviluppo basato su forme maggiormente minimali, spesse e certamente più semplici al fine di lasciare invariata quella che è la firma tipica dei Graphic Surgery ma al contempo minimalizzare il più possibile il suo spetto ed il suo sviluppo finale.
Null’altro da aggiungere, in calce al nostro testo potete piuttosto trovare una ricchissima serie di scatti con le quali abbiamo modo di vedere tutti i dettagli e le opere, frutto di quest’ultima esperienza, dateci un occhiata e restate sintonizzati, presto nuovi e succosi aggiornamenti.

Thanks to The Artists for The Pics

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“From Street to Art” at Italian Cultural Institute NY (Recap)

06/08/2014

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Aperto lo scorso Giugno a New York, andiamo finalmente a dare un occhiata approfondita a From Street to The Art, imponente group show con i lavori di 2501, Agostino Iacurci, Aris, BR1, Cyop & Kaf, Dem, Eron, Hitnes, Sten & Lex, Ufocinque.
Curato da Simone Pallotta, la mostra si propone come una vera e propria indagine su una generazione di artisti tutti Italiani che in modo o nell’altro stanno avendo e continuando ad avere un impatto fondamentale all’interno della scena contemporanea artistica Italiana ed internazionale. La scelta degli artisti, le impostazioni visive condivise, il loro personale approccio all’interno dello spazio ed il suo rapporto con la città, temi importanti che vengono portati avanti da ogni singolo autore per mezzo di modi ed impostazioni di pittura diverse nonché per mezzo di un sostanziale divergenza nei contenuti espressi. In questo senso lo show ci permetterà di ragionare e riflettere sulle differente degli artisti ed al contempo sui punti di contatto di un movimento congiunto che con equilibrio e maturità continua a spostarsi dalla strada agli ambiti chiusi tipici di una galleria.
Se questo di fatto rappresenta la base tematica dell’esibizione, d’altro canto come spiega Simone Pallotta, lo show è l’occasione per una riflessione profonda, ‘C’è stato un tempo in cui i graffiti, produzione di lettere che formano un nome che riflette una individualità reale, hanno ricostruito l’identità perduta grazie ad un atto personale’. Proprio da qui parte lo show, dalle radici di tutti gli artisti coinvolti che come sintomo di una generazione senza eco ha preso le redini del proprio io, generando un nuova identità con la quale collocarsi nella società e poter catalizzare il proprio futuro. From Street to The Art, parte appunto dalla strada dai primi approcci con le lettere, dallo studio delle stesse e dalla successiva evoluzione.
‘I graffiti sono stati l’anno zero di una volontà automatica produttrice di situazioni generative, occasioni di espressione primaria, di un ritorno alla creazione come necessità’, da qui ogni artista è passato da un istinto espressivo, privi di fatto di una volontà artistica, ad una costante evoluzione che lo ha portato a imbastire un proprio e peculiare percorso visivo. From Street to The Art è anche arte, è uno show che fa deflagrare il concetto di partenza più classico dell’artista, l’etichetta, qui da uno stimolo non canonico, i graffiti appunto, come diretta conseguenza arriviamo ad una personale espressività, ad una propria ricerca intrinsecamente legata alla strada ed al contempo capace di trovare il giusto posto all’interno di un museo.
Nient’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una ricca serie di scatti con le immagini dell’allestimento presentato, scrollate giù e dateci un occhiata, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare. Ricordiamo infine per chiunque si trovasse in zona che lo show sarà aperto fino al prossimo 20 di Agosto, be there!

There was a time when graffiti writing, the production of letters that form a name reflecting a real individuality, restored the lost identity through a personal act. In a sort of interior reconstruction, one chose a new name in order to reposition oneself in society, on the basis of an autonomous invention of the self, a starting point for a new ideology that helped to re-establish the interpretation of the world itself, through the value of one’s own singularity. A free and pure act that changed the destiny of art, unknowingly and unintentionally.

And here we are today, here and now. From the primordial expressive instinct of the first graffiti, devoid of artistic need and desire but rich in interior expressivity, we have arrived to a generation that believes in its very own means, because it was willing and able to go through all the stages of creative thinking again. These are men who have rationalized the expressive urgency of the origins in favour of their very own vision of art, managing in the end to materialize their position, that is unique and profoundly authorial. We are dealing here with artists that must be defined as such, because it’s no longer necessary for the initial context to give them their connotations, it’s no longer just the streets that welcome them, it’s the entire world. – Simone Pallotta.

Italian Cultural Institute NY
686 di Park Avenue
New York 10065 – USA

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SeaCreative – New Mural for Street Alps Festival 2014

06/08/2014

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Dopo qualche settimana torniamo a Pinerolo dove proseguono i lavori per il bel StreetAlps Festival, ultimo artista ad aver completato da poco un nuovo intervento è SeaCreative che lascia il segno su questa parete con uno dei suoi iconici dipinti.
Un altro eccellente nome va quindi ad aggiungersi alla già ricca flotta di artisti di spessore che hanno lasciato il proprio segno per la rassegna Torinese, dopo le pareti sfondo storico anche SeaCreative esattamente con Etnik (Covered) rompe il cerchio e propone una delle sue iconiche pitturr proseguendo nel portare avanti gli stimoli personali del proprio percorso in strada.
Nel nostro personale viaggio all’interno dell’immaginario dell’interprete Italiano siamo stati mano a mano sempre più coinvolti all’interno delle particolari dinamiche innescate dai personaggi dell’artista, laddove proprio i protagonisti assoluti delle produzioni dell’interprete, si sono da sempre dimostrati il volano emotivo e tematico di tutti i suoi lavori andando a sviluppare riflessioni e spunti differenti e divergenti. Nella scelta di ‘caricare’ i suoi characters attraverso una profonda caratterizzazione risiede tutto lo spessore della produzioni di SeaCreative, l’autore ha saputo mano a mano tessere un percorso all’interno del quale ritroviamo tutte quelle sfaccettature emotive e personali che caratterizzano l’uomo, le sue increspature, sfociando infine in sensazioni e stati d’animo differenti. Questa spessa e caratteristica impronta tematica giunge quindi allo spettatore per mezzo degli iconici personaggi, ci si ritrova a leggerne gli sguardi, così come le stesse bizzarre situazioni in quella ben presto diviene una pittura capace di trapassare e toccare le nostre personali esperienze, i nostri tumulti, le gioie così come gli aspetti più in ombra della nostra vita andando ad innescare un dialogo profondo tra ciò che vediamo e quello che sentiamo con una inevitabile rapporto simbiotico. In tal senso lo slancio dei characters ci permette di rivivere determinate sensazioni e stati d’animo in una rievocazione personale ed altamente sensibile.
Per la rassegna SeaCreative prosegue nel portare avanti questa precisa e diretta soluzione tematica e visiva proponendo un nuovo soggetto questa volta completamente immerso in acqua, vediamo unicamente spuntare una parte del volto, laddove dall’iconica fessura fuoriescono pensieri e stimoli personali.
In calce al nostro testo potete trovare una bella serie di scatti con tutti i dettagli dell’intervento, dateci un occhiata e restate sintonizzati per nuovi aggiornamenti dalla rassegna, qui tutti i precedenti lavori portati a termine.

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ROA – New Murals for Djerbahood Project

06/08/2014

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Con ROA e questa nuova infornata di interventi, ci spostiamo ancora una volta in Tunisia nel villaggio di Erriadh all’interno dell’Isola di Djerba dove per il Djerbahood Street Art Project una nutrito numero di artisti ha completamente cambiando l’aspetto del paesaggio.
Dopo il grande successo del progetto La Tour 13 la Galerie Itinerrance rilancia allestendo un progetto dall’indubbio coefficiente di interesse, con gli interventi che si spostano dal verticale della torre Parigina all’orizzontale delle splendide terre Tunisine. Durante tutto il mese scorso fino al termine dell’estate circa centocinquanta artisti provenienti da tutto il mondo danno il proprio contributo trasformando definitivamente l’aspetto finale di questi paesaggi, immergendosi nei luoghi esotici e cogliendo lo spirito di un avventura all’interno di terre per certi versi non contaminate.
Tra i grandi nomi presenti come detto ROA che si è impegnato in una bella serie di interventi portando avanti stile ed approcci tipici del proprio lavoro appartando infine qualche interessante ed inedita dinamica.
Andando a cogliere quelli che sono gli animali tipici del posto o comunque legati al folklore ed alla tradizione, il grande artista Belga prosegue nel girare il mondo. È innegabile il forte impatto dei lavori dell’interprete, legati senza dubbio ad un ottima capacità riproduttiva, e connessi con la forte dose di sentimenti cupi, malinconici e per certi versi anche violenti ed oscuri dei suoi soggetti. Si tratta in questo senso di un preciso filtro tematico atto a rappresentare il mondo animale attraverso un punto di vista nuovo e differente. C’è rabbia nelle immagini che vediamo, c’è violenza e rancore ed il vettore cromatico perfetto per esplorare e sviluppare al meglio questo preciso piglio tematico, non poteva che essere il nero.
Le creature di ROA vengono così intrise all’interno di un bagno oscuro che ne pervade tutta la carne, trasformando la pelle, i peli, le squame in una mistura oscura che va inevitabilmente ad alimentare i sentimenti e le emozioni tipiche dei lavori dell’interprete Belga. L’idea di elaborare i soggetti e gli animali prendono unicamente spunto da quella che è la fauna locale, dimostra tutta la sensibilità dell’interprete nel voler coinvolgere il più possibile la gente del posto all’interno delle sensazioni e stati d’animo che la sua pittura fa scaturire, l’impressione è quella di una riflessione sinistra ma al contempo profonda sulla condizione degli animali, ci mostra un lato differente ed in parte inesplorato portandoci e impattando la nostra vista attraverso immagini soffocanti, brutali per una visione per certi versi feroce che va a scuotere i sensi, sveglia da un intorpidimento alimentano il nostro disagio.
Per il progetto ROA sviluppa un bel numero di nuovi lavori, aldilà di alcune interessanti scelte soggettive, emerge come sempre la consueta forza malinconica delle sue produzioni ma soprattutto una forte e caratteristica interazione con questi luoghi che così profondamente avvolge ciascuno dei lavori presentati.
Nient’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli delle opere realizzate, dateci un occhiata e restate sintonizzati nei prossimi giorni infatti proseguiremo il nostro viaggio tra le meraviglie dell’Isola Africana.

Pics by The Project

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Axel Void x Nipper Street – New Mural in Halsnøy

06/08/2014

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Ci spostiamo ad Halsnøy in Norvegia dove il grande Axel Void, in collaborazione con il locale Nipper Street, hanno da poco terminato questo splendido intervento sulla parete esterna di questo fabbricato unificando stili ed approcci personali.
Nipper Street sta da anni portando avanti un progetto di arte pubblica all’interno della cittadina Norvegese coinvolgendo artisti di livello internazionale tra cui ricorderete i nostri CANEMORTO (Covered). Da parte nostra è sempre piuttosto stimolante fare la conoscenza di artisti nuovi attraverso collaborazione con interpreti magari più conosciuti, un modo per approfondire anche il loro operato e perché no lasciarsi impressionare in eguale modo.
In questo senso la combo innescata dai due artisti raccoglie alla perfezione gli stimoli pittorici di ciascuno dei due andando quindi a dare forma e vita ad un opera che ne mantiene le prerogative ed al contempo ne unifica la forte profondità all’interno di un’unica e peculiare trama pittorica. Il risultato finale della mistura proposta dagli autori è certamente equilibrato e dimostra come l’abilità pittorica nonché una comune vicinanza ad una pittura realistica, riescano in questo caso ad innescare e sviluppare un tratto capace di cogliere attraverso la pittura emozioni e stati d’animo differenti.
Dal titolo “Grå”, traducibile con ‘Grigio’, che vediamo emergere dal cuore della parete come in tutte le produzioni targate Axel Void, l’intervento ha nell’unico soggetto presente il suo slancio principale. La figura viene rappresentata dai intrepreti con la consueta e massima cura per il dettaglio, le pennellate si fanno forti e profonde e vanno a tessere la pelle e le sembianze dell’uomo. Il risultato finale suscita differenti e forti scenari emotivi andando ancora una volta ad innescare un profondo legame con chi osserva. Si ha la sensazione di trovarsi di fronte ad una sorta di spirito, Axel Void e Ripper Street riescono nell’alimentare una grande caleidoscopio emotivo, una fortissima evocazione coadiuvata dalla particolare posizione della figura, riversa, abbandonata a se stessa e con il volto che quasi sparisce e si lascia cadere nel vuoto. Si sviluppa in questo senso una sospensione fortissima, un istantanea che sa di pugno allo stomaco e che viene alimenta dai dettagli del corpo, dalle petto scavato e dalle costole in vista, dalle mani ferme, immobili e che cambiano il loro aspetto, più scure, di ghiaccio, fredde come la morte.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli dell’intervento realizzato, dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Pics via San

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Tellas – New Mural for Homepage Festival

06/08/2014

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Continua la ricchissima estate di Tellas, il grande artista Italiano si è infatti spostato ad Udine dove in occasione dell’Homepage Festival curato da Chiara Moro ha avuto modo di dipingere questa pazzesca parete nei pressi dell’autostazione della città.
La rassegna friulana si allarga alle arti urbane proponendo proprio con l’intervento dell’interprete il progetto ‘Avveduti – Attitudine Urbana’ come ideale branchia del festival, l’artista dal canto suo risponde con opera monumentale sia per grandezza che per spessore che raccoglie perfettamente quelli che sono gli stimoli del suo camaleontico lavoro in strada e non.
Affrontando il lavoro di Tellas è inevitabile intersecare la nostra attenzione con tutte quelle dinamiche naturali che l’artista va ad innescare nelle sue produzioni, un matassa visiva che si erge come peculiare rappresentazione della natura racchiusa all’interno di uno spirito visivo interconnesso con i personali studi sulla forma compiuti dall’interprete in questi anni. L’abilità stessa dell’autore è quella di non soffermarsi mai in un’unica direzione ma sperimentare step by step opzioni e visioni differenti, lasciando invariati gli slanci tematici ma cambiando piuttosto i fattori che ne influenzano il risultato finale ed arrivando in questo modo ad unificare concettualmente le differenti scelte artistiche.
Proprio quest’ultima fatica Udinese rappresenta l’ideale manifesto di questa precisa ottica, Tellas canalizza quelli che sono i differenti aspetti del proprio lavoro, la parte organica e quella maggiormente geometrica vivono un nuovo connubio al fine innescare un confronto racchiuso all’interno di una grande forma che avvolge e trasforma completamente l’aspetto degli spazi finali a disposizione. In questo senso nasce un opera devastante dal punto di vista visivo, una frattura scomposta all’interno del panorama che simula un ipotetico riappropriarsi da parte della natura dei suoi stessi spazi, al contempo la grande presenza e l’elevata quantità di dettagli dipinti, spingono chi osserva ad analizzare affondo ogni brandello ed elemento raffigurato, a cogliere il gioco di geometrie a confronto con l’esuberanza degli intrecci organici, a notare le forme tridimensionali che proiettano le loro stesse ombre sulla trama proposta, in quella che diviene presto un esperienza viva in un alternarsi di sensazioni e sentimenti differenti, tutto rigorosamente con il naso all’insù.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una ricchissima serie di scatti con alcune immagini durante le fasi di realizzazione dell’opera fino all’eccellente risultato finale, dateci un occhiata è tutto dopo il salto, enjoy it.

Thanks to The Artist for The Pics

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OX – New Piece for Dresden Public Art View

05/08/2014

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Con un nuovo aggiornamento torniamo con piacere a volgere il nostro sguardo sul lavoro di OX, il grande artista Francese si è infatti spostato a Dresden in Germania dove per il Dresden Public Art View ha avuto modo di elaborare questo nuovo intervento.
Come abbiamo avuto modo di vedere più volte, il lavoro di OX poggia le sue solide basi sulla grande immaginazione dello stesso artista francese, l’interprete si appropria degli spazi apportando sugli stessi la propria personale visione. E’ un lavoro di trasformazione atto anzitutto a demolire nelle fondamenta il significato stesso delle billboards, da strumenti visivi atti a pubblicizzare un prodotto od un servizio, e quindi un ‘ostacolo’ visivo per il panorama circostante, si trasformano in elementi profondamente connessi con le stesso. Accade così che le opere siano una vera e propria continuazione del panorama mutato e naturale prosecuzione filtrata attraverso lo sguardo dell’interprete stesso, o nei casi più estremi una vera e propria negazione di ciò che i cartelloni rappresentano. Non c’è un filo conduttore, uno stile comune nelle opere di OX di fatto ogni opera è nuova e differente dalla precedente, l’artista ha l’esigenza di scrutare e rielaborare attraverso un ottica differente e nuova ciò che ha di fronte, sfrutta tutta la superficie eliminando od inserendo i suoi paste-up, creando un opera nuova ed in perfetta simbiosi con il circondario. Il risultato finale è innanzitutto un forte stimolo visivo, l’interprete vuole farci osservare da un nuovo angolo, ci spinge a vedere ben oltre il cartellone, interagisce con gli spazi, li fà propri in una immersione architettonica e visiva forte e ridondante atta a sfruttare l’elemento pubblicitario per calamitare l’attenzione dello spettatore verso nuovi e più interessanti lidi, spingendo a farci osservare ciò che ci circonda.
Per questa sua ultima fatica OX porta quindi avanti tutta la forza e la profondità visiva e tematica del proprio lavoro, il risultato è un nuovo intervento che segna lo spazio attraverso un interazione cromatica forte che richiama gli alberi e la struttura e gli intrecci dei rami circostanti attraverso un filtro visivo più secco e geometrico.
In attesa di scoprire i successivi sviluppi del lavoro dell’interprete, ci godiamo insieme a voi tutta la magia di questa sua ultima fatica, in calce al nostro testo infatti trovate la consueta serie di immagini, è tutto vostro!

Pics by The Artist

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RETNA – New Mural in Chicago

05/08/2014

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È passato parecchio tempo dall’ultima volta che abbiamo approfondito il lavoro di RETNA, il famoso interprete è tra gli artisti partecipanti a “The Provocateurs”, group show curato da Shepard Fairey, per il quale ha da poco terminato di dipingere questa bella parete.
Dopo avervi mostrato l’intervento di Cleon Peterson (Covered) e quella di Mr OBEY (Covered) andiamo quindi a dare un occhiata al terzo artista al lavoro per la sontuosa esibizione ospitata all’interno della nuova edizione del Lollapalooza Festival.
Partito come writer Losangelino, RETNA ha poi mano a mano sviluppato un proprio e peculiare alfabeto visivo andando a pescare da differenti culture ed influenze stilistiche, dai testi inglesi, all’ebraico, passando per gli scritti arabi ed asiatici, un ricco calderone che ne ha sedimentato lo studio calligrafico e dal quale è emersa la struttura visiva che siamo soliti osservare nelle sue attuali produzioni.
Come spesso accade per chi sceglie il metodo calligrafico per esprimersi, l’intenzione è quella di costituire una precisa ma soprattutto personale chiave di lettura capace quindi nella sue ermeticità di conservare e trasportare emozioni e riflessioni proprie, in quello quindi che diviene il personale veicolo e mezzo espressivo dell’interprete. Osservando gli elaborati emerge anzitutto una chiara ritmicità, una danza continua di segni forti e duri contrapposti a sferzate più delicate, il tutto costituisce una trama solida che si arricchisce di nuovi ed interessanti inneschi e contrapposizioni cromatiche che di tanto in tanto l’artista sceglie di utilizzare.
Se queste sono le basi del lavoro di RETNA, questa sua ultima fatica di Chicago ne evidenzia tutto il grande impatto, a confronto infatti con una lunga e grande superfice l’artista si esalta e va a realizzare una delle sue iconiche trame. In questo caso l’interprete sceglie un impostazione più allungata per le sue lettere così come un tratta maggiormente ‘sporco’ andando infine a contrappore un profondo background blu notte con le scritte bianche della sua peculiare calligrafia.
In attesa di mostrarvi le immagini dell’allestimento proposto, vi lasciamo ad una bella serie di scatti che ripercorrono alcune fasi durante la realizzazione della parete fino al bel risultato finale, è tutto dopo il salto, dateci un occhiata.

Pics by Drew Baker and Jon Furlong

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ZBIOK – A New Awesome Mural

05/08/2014

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È passato parecchio tempo dall’ultima volta che abbiamo avuto sue notizie, ecco tornare ZBIOK con un nuovo lavoro ancora una volta profondamente legato a dinamiche e visioni fantastiche unite a scampoli e sezioni di vita reale ed ordinaria.
Il fascino delle produzioni di ZBIOK risiede senza dubbio nella particolare enfasi visiva che accompagna le sue opere, come detto le produzioni dell’interprete si distingue per la ferma volontà di realizzare ed innescare su parete delle vere e proprie finestre di vita quotidiana, momenti differenti che vengono frapposti con delle vere e proprie divisioni a caselle, come se avessimo l’opportunità di osservare contemporaneamente gli istanti di due persone diverse raccolti all’interno di un’unica trama visiva. Se l’efficacia tematica e fuori discussione, l’impatto visivo di questa particolare predilezione dell’artista, è alimentato da uno stile fortemente evocativo, le scenografie si fanno assolutamente realistiche, così come i corpi e le fattezze delle persone, i colori risultano delicati e morbidi con tavolozze ben ricercate che vanno a ricreare alla perfezione elementi, figure ed oggetti. La sensazione è quella di essere letteralmente parte stessa dell’intervento, ZBIOK cerca e riesce infatti a farci calare completamente all’interno del contesto, mostrandoci, attraverso una bella capacità registica, una visione in prima persona, riuscendo in questo modo ad alimentare una fortissima interazione tra chi osserva e le sue stesse opere. A completare questo intenso mosaico la scelta di inserire di tanto intanto elementi apparentemente inconiugabili con gli elementi che abbiamo di fronte, come delle rotture vere e proprie che sappiano riportarci alla realtà che spesso prendono la forma di giganteschi smile gialli, gli interventi dell’interprete appaiono così come sogni ad occhi aperti, ci trasportano all’interno della sua visione, reali ed effimeri accompagnandoci in un mondo intatto, perfetto ed al contempo bizzarro ed esaltante.
Quest’ultima fatica raccoglie perfettamente la particolare trama delle produzioni di ZBIOK rivendicando tutta l’eccentricità di uno stile che non smette di coinvolgerci e stupirci, di farci perdere all’interno dei sogni reali, acidi, in un bagno capace puntualmente di acquietare sensi e pensieri, splenidido.
Null’altro da dire, vi lasciamo piuttosto ad una bella ed intesa serie di scatti con i quali potete approfondire le differenti sezioni del lavoro, dateci un occhiata siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Pics by The Artist

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Hitnes – New Mural in Bamberg in Germania

05/08/2014

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A distanza di qualche settimana torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di Hitnes, il grande interprete Italiano si è infatti da poco spostato a Bamberg in Germania dove in occasione del ZeitGeist Festival ha avuto modo di dipingere questa nuova parete.
Di ritorno dagli States, dove ha preso parte a ‘Froom Street to Art’, grande show all’interno dell’Italian Cultural Institute di New York di cui presto vi mosteremo un adeguato recap, Hitnes torna quindi subito al lavoro presentandoci un intervento che da una parte raccoglie tutta l’eredità tematica e pittorica dell’artista e dall’altra ne sviluppa nuovi ed interessanti dinamiche.
Avvicinandosi all’universo di Hitnes è anzitutto fondamentale cogliere la volontà dell’interprete di sviluppare il proprio percorso attraverso una pittura capace di rappresentare, in maniera unica, il variegato universo naturale. In questo senso ci troviamo ad assistere ad una peculiare raffigurazione di animali, coadiuvati da accenni di sfondi e paesaggi, che non vogliono affatto tratteggiare un paragone con l’uomo e con la sua natura, ma piuttosto nell’idea dell’autore, porre l’accento sulla bellezza intrinseca degli stessi, in quella che diviene presto una sorta di riappropriazione del paesaggio e della città per mezzo di scariche pittoriche intense e profonde.
Le opere dell’interprete vanno quindi ad inserirsi nella città e nel fitto tracciato urbano, colloquiando con gli stessi attraverso grande esuberanza visiva, a stupire è inevitabilmente la personale impostazione pittorica con la quale l’artista sceglie di sviluppare i suoi lavori. Si tratta di una impostazione certamente viscerale, le pennellate si fanno delicate e vanno a segnare gli spazi attraverso tinte e cambi repentini di tonalità che rivelano tutto l’incredibile livello di dettaglio che accompagna in toto le produzioni dell’interprete, al contempo emerge la grande capacità di riuscire a ricreare alla perfezione i corpi degli animali e delle bestie scelte rendendo i lavori assolutamente realistici e contrapponendo gli stessi, che spesso e volentieri vanno a rappresentare la fauna e flora del posto, con un tratto costituito da tinte più sature ed impattanti per quanto concerne gli elementi del paesaggio rappresentati.
Per questa sua ultima fatica Hitnes sfoggia il consueto impianto visivo, protagonista assoluto è senza dubbio il gigantesco polipo che emerge una ricchissima serie di piante. A caratterizzare l’opera, oltre al soggetto principale, è però la ricchissima quantità di elementi pittorici che vanno da una parte a definire la flora, dall’altra a supportare la presenza scenica attraverso intensi e repentini cambio di tonalità con pennellate e passate sporche, colpi di mano all’interno dei quali si cela tutta la profondità del lavoro.
Nient’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli dell’intervento completato, dateci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare, enjoy it.

Thanks to The Artist for The Pics

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Gola Hundun – “Free the Cow” New Mural in Emilia Romagna

05/08/2014

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Dopo qualche settimana di pausa torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di Gola Hundun, il grande interprete Italiano ha infatti da poco terminato di dipingere questa piccola parete in Emilia Romagna portando avanti temi e spunti personali.
L’intesa attività dell’interprete sfocia, con questo nuovo lavoro, ancora una volta in una riflessione che coinvolge gli aspetti legati prettamente alla natura e nel suo aspetto finale, vuole essere un nuovo momento di sintesi visiva capace di accogliere elementi onirici e mistici tracciando un segno profondo nella mente di chi osserva. Abbiamo spesso posto l’accento sulle produzioni di Gola Hundun raccogliendone la sfida ed al contempo immergendoci nelle profondità di un dialogo che vuole mettere l’accento sulla simbiotica relazione che esiste tra l’uomo ed il resto della biosfera, la natura quindi con animali, piante ed in senso più largo il pianeta stesso, un legame che lo stesso uomo sta sempre più inclinando portando avanti politiche distruttive e cancerogene.
In questo senso l’artista raccoglie si gli stimoli di una coesistenza pacifica tra la razza umana e ciò che la circonda, al contempo però rinnega, attraverso le proprie produzioni, l’antropocentrismo che caratterizza le nostre vite. Le opere rappresentano quindi un momento di rappacificamento tra due emisferi spesso lontano ed al contempo pone l’accento sulle reali divergenze e tutte quelle antitesi tra il mondo selvaggio e puro della natura e degli animali con quello fatto di cemento e strade costruito dall’uomo stesso.
Se questi sono di fatto gli elementi tematici del percorso dell’interprete, da un punto di vista stilistico Gola Hundun raccoglie quelli che sono i colori e le tracce della natura, ne rielabora l’aspetto fino a dare vita a filamenti ed intrecci di rami e pianti che, insieme ad altre componenti organiche, vanno a raffigurare di volta in volta un soggetto differente.
Nell’ultimo periodo abbiamo assistito ad un cambio sostanziale nelle dinamiche dell’interprete, non solo filamenti e trame cariche di colore ma piuttosto lavoro più complessi ed articolati, maggiormente simbolici e concentrati all’interno dei quali far deflagrare tutta l’importanza della personale riflessione portata avanti in questi anni. Le opere si pongono quindi come ideale momento di ragionamento ed al contempo proiettano lo spettatore al loro interno, coinvolgendone più sensi al fine di sviluppare un dialogo forte e duraturo.
Proprio quest’ultimo lavoro dal titolo “Free The Cow” rappresenta il perfetto proseguo delle ultime dinamiche proposte da Gola, veniamo accolti da una grande massa che al suo interno cela un continuo cambio nel proprio aspetto passando da differenti tonalità e sfociando in una vera e propria esplosione. Il dettaglio aiuta a comprendere quella che è una riflessione sulle mucche, sulle dinamiche delle fattorie moderne, ed infine nuovamente sulla bestialità dell’uomo: ‘Seed, EXPLOSION,face the farm sickness, fuck the human race, just free the cows, be the cow.’
Nient’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella e ricca selezione di scatti che ripercorre alcune fasi di realizzazione dell’intervento fino all’ottimo risultato finale, dateci un occhiata siamo certi che non mancherete di apprezzare.

Pics by Andrea Andy Guerra

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Phlegm – New Mural for Urban Samtidskunst

04/08/2014

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Dopo davvero parecchio tempo ecco tornare il grande Phlegm, l’interprete Inglese si è infatti da poco spostato a Moss in Norvegia dove ha avuto modo di dipingere questo incredibile intervento sulla gigantesca parete di un ex fabbrica di carta.
Sempre più impegnato nell’espandere i confine del proprio universo, Phlegm prosegue nel spingere su nuovi ed interessanti tasti, continuando quindi a rintracciare gli elementi che costituiscono il suo immaginario. Come ben sapete abbiamo sempre particolarmente subito il fascino delle produzioni dell’artista, quanto mai coinvolti anzitutto dal particolare mondo che nel corso di quest’anni è riuscito a dipingere e sempre più immersi all’interno degli sviluppi dello stesso. In questo senso è innegabile come l’interprete sia sviluppando nuovi slanci e nuovi soggetti andando quindi a caratterizzare con sempre più profondità il proprio lavoro, se l’influenza appartiene sfacciatamente al mondo dei comics, dal quale lo stesso artista proviene, il successivo sviluppo ha preso mano a mano i contorni di un vero e proprio universo parallelo, uno specchio bizzarro dei tempi moderni filtrato attraverso il peculiare tratto dell’artista. Lo sviluppo visivo passa per il consueto range cromatico, spazio quindi unicamente – eccetto sporadiche eccezioni – al nero come unico vettore laddove la bomboletta va a disegnare sequenze irriverenti, alcune volte altamente criptiche, sceneggiando situazioni e trattando temi quotidiani semplicemente sotto un ottica ed una visione assolutamente differenti.
I bizzarri personaggi dell’artista vanno quindi a tessere le fila di un mondo dove la tecnologia quasi non esiste, dove le invenzioni e gli architetture ricordano mondi fantastici ed andando quindi a scoprire i nervi dell’immaginazione che ciascuno di noi porta con se. L’abilità di Phlegm è proprio quella riuscire a far sembrare possibile ciò che disegna. In una pittura certamente votata al dettagli gli iconici characters sono la principale leva di dialogo con lo spettatore, così come le architetture richiamano elementi gotici, gli scorci naturali e le peripezie dei soggetti raffigurati sembrano prenderci per mano con l’intento di estraniarci completamente da ciò che ci circonda.
Dal titolo “Totems” quest’ultima fatica di Phlegm raccoglie la totale eredità tematica e stilistica dell’interprete, un nuovo manifesto e sopratutto l’opportunità per noi di trovare nuovi soggetti e nuovi inneschi emotivi all’interno della moltitudine di elementi presenti all’interno del lavoro. L’artista rievoca il culto dei Totem e lo fa raccogliendo a piene mani dal suo sterminato universo, si muovono così una serie di figure, soggetti ed elementi uno sopra l’altro, emulando proprio la forma dei pali indiani, ed al contempo, in ciascuna delle differenti incarnazioni presenti all’interno dell’opera, spingere chi osserva ad una personale riflessione. I temi trattati sono molteplici, la morte, la tecnologia, la natura, gli animali, per quello che assume le sembianze di uno degli interventi più spessi e profondi mai dipinti dall’interprete, mozzafiato.
Null’altro da dire, vi lasciamo piuttosto alle ricchissima serie di scatti che trovate in calce al nostro testo attraverso i quali potete vedere da vicino tutti gli elementi che compongono la splendida pittura dell’artista, miglior pezzo dell’estate?

Pics by The Artist

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M-City – New Murals for Djerbahood Project

04/08/2014

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Ci spostiamo in Tunisia, qui a distanza di qualche settimana dall’ultimo lavoro, ritroviamo con piacere il grande M-City che si è lanciato in una nuova serie di interventi, in occasione del Djerbahood Street Art Project, conditi da nuovi spunti e nuove significative sperimentazioni visive.
Dopo le eccellenti esperienze degli ultimi mesi, coadiuvate da una serie di pareti di primissimo livello, con questa nuova serie di lavori M-City sceglie un approccio ancora una volta fortemente sperimentale, l’artista Polacco continua quindi a segnare il proprio percorso produttivo attraverso una dinamica visiva costantemente mutabile e questo non può che farci piacere. Abbiamo in tal senso ribadito più volte il cambio di passo compiuto dall’interprete in questi ultimi mesi notando anzitutto la volontà dello stesso di sviluppare temi differenti, in grado di staccarsi dal costante immaginario, ed al contempo approcciarsi alle immagini proposte per mezzo di effetti nuovi e capaci di coinvolgere profondamente chi osserva. Ci siamo ritrovati in questo senso proiettati tra distorsioni – come per i palazzi del progetto OGARNA 2.0 – effetti tridimensionali e di profondità, cambi cromatici, che hanno decisamente allargato ed approfondito il lavoro dell’autore.
Seppur raccogliendo questo costante spirito di sperimentazione, a rimanere invariata e la proporzione e la dinamica dei lavori di M-City, lo stencil rimane il principale volano espressivo e fa particolarmente specie osservare la grandezza, nonché l’elevato livello di dettaglio, dei lavori proposti se si pensa proprio all’utilizzo di questa tecnica come principale canale espressivo.
Raccogliendo gli stimoli del proprio operato M-City approda quindi in Tunisia andando a dialogare con la particolarità dello scenario urbano del paese ed al tempo stesso impegnandosi come detto in nuovi ed interessanti esperimenti. Il primo lavoro sviluppa in questo senso tutta l’esuberanza e la spiccata sensibilità ai dettagli meccanici dell’artista che sceglie come inedito tocco finale quello di lavorare ad un progressivo e gradiente stacco cromatico tra il nero ed il verde, il tutto racchiuso all’interno di una cornice a cerchio che abbiamo particolarmente apprezzato. Occhi puntati poi sulla seconda composizione, quella forse più articolata e che propone per la prima volta soggetti animati con la rappresentazione di una serie cervi volanti in perfetto contrasto cromatico e coadiuvati dalle loro stesse ombre di colore nero.
Nient’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli del caso, dateci un occhiata e restate sintonizzati, nei prossimi giorni infatti proseguiremo il nostro viaggio con un secondo aggiornamento.

Pics via Sosm

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Mioshe – New Piece for VillaOccupada Project

04/08/2014

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Continuiamo con piacere il nostro viaggio all’interno delle meraviglie realizzati per il Villa Occupada Project, è infatti il turno di togliere il velo sulla stanza realizzata dall’artista Francese Mioshe, un intervento catalizzato dalla particolare venatura illustrativa dell’interprete.
In questi ultimi giorni vi stiamo mostrando stanza per stanza uno dei progetti che maggiormente ci hanno colpito negli ultimi, si tratta di un particolare filone che sempre più sta interessando l’arte urbana e che vede gli artisti a confronto non con le iconiche pareti in strada ma piuttosto con un intera stanza in quella che diventa una rievocazione dello spirito primordiale della street art e scavando anche più affondo dei graffiti. La scelta di lavorare all’interno di edifici abbandonati e prossimi alla demolizione, permette un approccio certamente più ponderato unito alla possibilità di esprimersi in totale tranquillità ed al contempo alimentare degnamente quel sentore di effimero che agli albori accompagnava gli autori in strada.
Come detto la villa presa in carico dagli organizzatori del progetto verrà demolita ad inizio 2015 così come gli interventi, le installazioni ed i lavori, concepiti da 10 artisti Europei e dai 10 Sudamericani spariranno di conseguenza con la stessa struttura.
L’opera realizzata da Mioshe ci offre l’opportunità di calarci all’interno del particolare immaginario dell’interprete Francese, per quella che diviene senza troppi giri di parole una piacevole sorpresa sia dal punto di vista visivo che tematico.
Il tratto dell’artista è senza dubbio legato ad una fortissima influenza illustrativa, la pittura si fa quindi morbida ma al contempo altamente espressiva, a catalizzare la nostra attenzione sono sicuramente i peculiari personaggi che prendono vita all’interno delle produzioni dell’interprete e che ne rappresentano il perfetto volano espressivo e tematico. I soggetti di Mioshe risultano irregolari, sinuosi, prendono vita attraverso fattezze bizzarre, il corpo e sbilanciato negli arti ed al contempo riesce a suggerire una sorta di grande forza fisica. L’inaspettato arriva però osservando i paesaggi e gli scorci dove gli stessi soggetti vanno a muoversi, si tratta di contesti surreali che vanno a scolpire nella mente di chi osserva un sentimento di malinconia alimentando una riflessione sull’uomo e sulla società moderna.
In questo senso l’operato dell’interprete incontra una riflessione spietata, dura, che proprio per mezzo dei suoi stessi characters, tratteggiati spesso con maschere, va ad amplificare il senso di caduta e totale regressione del genere umano.
Nient’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli dell’intervento, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo, nei prossimi giorni infatti proseguiremo il nostro viaggio all’interno del progetto Francese.

Thanks to The Project for The Pics

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MP5 – New Mural at Bunker, Torino

04/08/2014

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Dopo qualche settimana torniamo a parlarvi di MP5, l’artista Italiana facendo seguito all’intervento dia qualche mese fa, è infatti tornata al lavoro andando a dipingere questa sua seconda parete all’interno del Bunker di Torino.
Dopo appunto Panismo, ecco quindi MP5 nuovamente arricchire nuovamente le pareti di uno dei progetti a lungo termine a cui maggiormente ci sentiamo legati. L’artista ancora una volta raccoglie tutto il suo personale alfabeto visivo dando vita ad un opera nuovamente sensibile e sopratutto ricca di differenti chiavi di lettura, proprio come piace a noi.
Abbiamo spesso posato il nostro sguardo sulle produzioni dell’interprete riuscendo a coglierne tutta l’intrinseca capacità di riuscire a toccare corde e spunti tra i più sensibili ma sopratutto assolutamente coinvolti all’interno di un approccio stilistico personale e profondo. Proseguendo nel portare avanti il suo peculiare approccio visivo, MP5 continua ad adottare un impostazione pittorica molto essenziale, ereditando il tratto direttamente dalle influenze illustrative e dai fumetti, l’interprete ha portato avanti uno stile proprio e facilmente riconoscibile. Il bianco ed il nero in questo senso rappresentano gli unici vettori cromatici delle sue creazioni e vanno ad incastrarsi all’interno di un universo che continua a sperimentare dinamiche differente, raccogliendo storie e riflessioni mai banali ed al contempo arricchendosi di tinte e colori proprio in contrapposizione con il binomio cardine dei lavori. Questa precisa e spiccata sensibilità stilistica viene accompagnata dalla volontà dell’autrice di imbastire un dialogo serrato con i luoghi di lavoro, i temi e le situazioni raffigurati vanno quindi a cogliere le storie ma anche la particolare architettura del paesaggio e dello spot a disposizione. In tal senso è quindi fondamentale riflettere sulla capacità dell’artista di sviluppare un proprio e personale spaccato umano, con le sue differenti sfaccettature, le increspature e le sensibilità che accompagnano l’uomo nei suoi divergenti spettri emotivi, il tutto filtrato attraverso una precisa influenza visiva.
Per il bel progetto Torinese, che continua ad arricchirsi di lavori di assoluto spessore, MP5 presenta “Titani”. L’opera presenta le tipiche caratteristiche del lavoro dell’interprete, spazio quindi al consueto bianco e nero ed ad una interazione con tutta la superficie limitrofa alla grande parete. L’intervento mette in mostra una serie di ragazzi intenti a giocare alla corda, il dettaglio come sempre aiuta a leggere in profondità, scorgiamo quindi come proprio la corda sia spezzarsi nel mezzo e sopratutto come ai due lati delle figure siano presenti due grandi fuochi. L’impressione è quella di trovarsi di fronte ad una critica sottile ed al contempo velenosa, una sorta di specchio della società, il tirare la corda risulta di fatto inutile e porterà alla dipartita di ciascuna delle due squadre, al contempo osservando proprio la fune possiamo notare come sia in realtà un grande cerchio, scelta questa che alimenta la sensazione di una sorta di equilibrio spezzato, laddove gli stessi personaggi raffigurati ne sono la causa e ne subiranno le conseguenze.
Nient’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli dell’intervento, dateci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Artist for The Pics
Pics by Fabrizio Garino

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Alexis Diaz – New Mural for VIAVAI Project

04/08/2014

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In una escalation continua proseguono i lavori per l’eccellente Viavai Project, la rassegna si sposta a Casarano in Provincia di Lecce presentando il primo intervento del grande Alexis Diaz in Italia, “Naturaleza Inconforme”.
Per questa sua prima ed inedita parete Italiana, Alexis Diaz raccoglie tutta la profondità e l’impatto del suo lavoro andando ad concepire un intervento che da una parte ne prosegue l’impostazione stilistica dall’altra continua ad essere influenzato dagli ultimi sviluppi e ricerche visive.
Ci siamo spesso soffermati sul particolare approccio visivo dell’interprete Portoricano assolutamente colpiti e coinvolti dalle peculiari figure che l’artista ha saputo realizzare in questi anni. Principale leva emotiva, visiva e stilistica è sicuramente la spiccata sensibilità dell’autore verso il dettaglio, un immersione totale che permette all’interprete di catalizzare l’attenzione di chi osserva ed al contempo caratterizzare ed approfondire al meglio i soggetti delle sue produzioni. Queste ultime vengono tutte quante realizzate attraverso piccoli pennelli che permettono all’artista di esprimersi attraverso un tratto minuzioso che va a segnare lo spazio mediante minuscoli tratteggi. In questo senso si tratta di una sorta di percorso catartico all’interno del quale il Portoricano esprime le proprie influenze, i proprio stati d’animo e le personali sensazioni, si tratta per ovvi motivi di un approccio lento ed inesorabile, paziente che si pone in un certo senso in contro tendenza con la frenesia dei tempi moderni e che, nel suo risultato finale, riesce a catalizzare un dialogo finalmente spesso e concreto sovrastato da emozioni divergenti.
Se questa rappresenta l’impalcatura stessa del lavoro dell’artista, è importante sottolineare la bellezza delle figure realizzate, intrise di un senso di realisticità eppure così effimere ed impossibili. Alexis Diaz sviluppa un personale livello visivo all’interno del quale si fondono elementi appartenenti ad emisferi differenti, il mondo animale, l’uomo così come la natura, quasi a voler legare assieme ciò che un tempo era intrinsecamente collegato e che ad oggi sembra vivere staccato dalla sue altre componenti. Emergono così bizzarre forme che rievocano nelle loro sezioni frammenti di questi mondi e vanno nel loro risultato finale a dar vita a figure impossibili eppure così dannatamente vive e tangibili. E’ proprio questo lo slancio dell’interventi dell’artista: la capacità di far collidere e vivere corpi differenti all’interno di un unico involucro e con esso, apporre una frattura tematica. Le percezioni si susseguono, chi osserva si ritrova a comporre i pezzi di puzzle che non è mai stato così vero, rendendosi al contempo conto che ciò che osserva è impossibile ed irrazionale.
Per il Viavai Project Alexis Diaz porta in dote tutto il proprio approccio artistico proseguendo nel portare avanti le ultime influenze naturali. Ancora una volta la figura è infatti un nuovo mash-up laddove la forza del dettaglio è incredibile, spuntano pesci incastrati nei rovi che fanno da guscio per la gigantesca tartaruga, due ali che si contrappongono ad una mano ed infine la caratteristica influenza cromatica, tra effetti gradienti e tinte calde, a completare il quadro.
Nient’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli del lavoro, dateci un occhiata come sempre c’è molto da vedere, ma restate sintonizzati le sorprese del progetto non si sono affatto concluse, qui tutti gli interventi fin ad ora realizzati.

Thanks to The Festival for The Pics
Pics by Matteo Bandiello

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Weekly Overview 95| 28-07 to 03-08

03/08/2014

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Weekly Overview è l’appuntamento del Week-End dove vi presentiamo una selezione delle migliori news settimanali sul GORGO.

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OBEY – “We Own The Future” New Mural in Chicago

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Sicksystems – New Mural in Mannheim, Germany

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Isaac Cordal – A Series of New Sculpture in Mexico

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Cleon Peterson – New Mural in Chicago

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Nicola Alessandrini x Gio Pistone at Alterazioni Festival 2014

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Ever – New Piece for VillaOccupada Project

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Alexey Luka x Nelio “Late, Still Life” Show (Recap)

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Martina Merlini – New Mural for VIAVAI Project

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Alberonero – New Mural for Sale Festival 2014

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UfoCinque – New Mural in Civitanova Marche

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Moallaseconda – New Murals in Pistoia and Firenze

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Etam Cru – New Mural in Lubin, Poland

OBEY – “We Own The Future” New Mural in Chicago

03/08/2014

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Torniamo a Chicago dove andiamo a dare un occhiata approfondita all’ultima fatica Shepard Fairey aka OBEY, il famoso artista, in città per l’apertura di “The Provocateurs” group-show da lui stesso curato, si lancia in un nuova ed iconica rappresentazione delle sue.
L’artista statunitense probabilmente è uno tra i più controversi di tutto il panorama, nell’ottica del suo progetto di propaganda l’interprete ha dato vita ad una serie di progetti collaterali, tra cui la famosa marca di abbigliamento, che ha fatto decisamente storcere il naso ai puristi, aldilà della polemica a cui vorremmo dedicare presto lo spazio più adatto, vogliamo concentrarci qui sull’aspetto visivo che da sempre distingue il lavoro di Fairey. Con uno stile facilmente distinguibile OBEY cavalca l’onda di un tratto che richiama elementi propagandistici della prima parte del ’900 con i cartelloni di propaganda russa e comunista come maggiore fonte di ispirazione, opere quindi che attingono ad una marcata energia grafica con sferzate illustrative per quanto concerne i volti rappresentati, a questa particolare inflessione stilistica l’artista aggiunge un affinità con temi ed argomenti importanti, l’abbiamo spesso visto schierarsi apertamente realizzando lavori dalla forte indole sociale e politica o semplicemente lanciare messaggi di pace attraverso volti più o meno noti delle battaglie sociali.
Con “We Own The Future”, questo il titolo del lavoro, OBEY prosegue nel raccogliere gli elementi ed I lavori già proposti attraverso l’intesa produzione in studio, si tratta infatti ancora una volta di una rielabroazione di una stampa precedente che torna a vivere attraverso la strada. Da parte nostra non possiamo in questo sottolineare la volontà di voler vedere qualcosa di differente e più vario, un inedito insomma che riesca a scaldarci i sensi come ai bei vecchi tempi.
Dopo il salto ripercorriamo assieme gli istanti di realizzazione dell’intervento fino al bel risultato finale, dateci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare.

The crew and I arrived in Chicago three days ago to begin the setup for The Provocateurs art show and to start painting my mural. My mural wall is a killer spot at Wabash and 9th on one of Columbia University’s buildings. There will be several other murals going up in the same corridor by artists from The Provocateurs show including POSE, RETNA, and Cleon Peterson. The majority of the fine art is now in our gallery space safely and we are arranging the display for your viewing pleasure.

Pics by Jon Furlong

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JADE – “Entre los Árboles” New Piece in Canta, Peru

02/08/2014

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A distanza di parecchie settimane torniamo ad approfondire il lavoro di JADE, il grande artista Peruviano torna la lavoro proponendo un nuovo intervento per la sua serie di lavori caratterizzati dalle dimensioni decisamente più ridotte.
Continua quindi la scelta dell’artista di concentrarsi maggiormente sulla creazione di questi piccoli interventi, un lavoro che avevamo avuto modo di notare durante i precedenti mesi e che ora assume tutte le sembianze di un vero e proprio progetto parallelo da affiancare ai lavori di grandi dimensioni e dal florido lavoro in studio di cui questo progetto ne è la diretta conseguenza. L’impatto con questa scelta dell’artista riporta senza dubbio il concetto stesso di arte urbana all’interno di un ambito senza dubbio più personale, la regola del big is better viene quindi completamente spazzata al fine di favorire un approccio più viscerale e dalla forte predominanza emotiva. La scelta di Jade di affidarsi alla pittura di questa piccole perle rappresenta la precisa volontà di sviluppare un dialogo interlocutorio differente, non si tratta di opere per tutti ma piuttosto sceglie di parlare ad un pubblico selezionati, a chi ha la volontà di osservare, di guardarsi intorno e cogliere i dettagli di che ciò che li circonda, a coloro che con spirito indagatore si troveranno a scoprire questi micro cosmi, questi attimi di vita raffigurati in pochi centimetri di intonaco, perdendocisi al loro interno. L’idea alla base della serie è quindi quella di sviluppare un dialogo nuovo attraverso una visione differente, stimolare la ricerca di scampoli di vita anche laddove non ci si aspetta di imbattercisi, come se osservando un luogo a noi familiare avessimo la sensazione di osservarlo con occhi diversi, da un differente punto di vista, aprendo quindi a sensazioni ed emozioni nuove che nonostante la familiarità del posto, ci avvolgono e sorprendono il tutto raccolto in un rapporto di immedesimazione con i soggetti rappresentati che da sempre rappresenta il punto fermo della poetica visiva dell’artista.
La serie realizzata da Jade come detto abbraccia luoghi e situazioni differenti, dagli ambienti prettamente urbani, passando per luoghi vicino al mare fino a quest’ultimo intervento, dall’eloquente titolo “Entre los Árboles” che prende vita all’interno di uno splenidido bosco, uno spaccato variegato profondo e viscerale che dimostra tutta la sensibilità di uno degli artisti che più ci appassionano qui su Gorgo.
Dopo il salto alcuni scatti con i dettagli di quest’ultima creazione, dateci un occhiata, e restate sintonizzati per nuovi aggiornamenti.

Pics by The Artist

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Ludo – New Piece in Paris, France

02/08/2014

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Dopo alcune settimane di silenzio ecco tornare Ludo, il grande interprete Francese è da poco rientrato a Parigi dove ha avuto modo di portare a termine questo nuovo lavoro liberamente ispirato all’iconico slogan della Coca-Cola.
Come spesso abbiamo avuto modo di vedere l’immaginario di Ludo affonda le sue radici in una riflessione sulle dinamiche moderne dell’uomo, una critica affilata portata a compimento attraverso una stilistica fortemente personale ed impattante. L’artista per le sue opere sceglie di affidarsi ad un binomio visivo forte ed impattante, da una parte il bianco ed il nero, dall’altra l’acido delle colate di verde atte proprio a mettere l’accento sugli elementi e le sezioni di maggior tensione, attraverso questi due differenti campioni cromatici vengono sviluppate le immagini, i simboli e gli elementi che contraddistinguono il lavoro dell’interprete. Ci si ritrova infatti ad osservare forme, oggetti e soggetti miscelati tra di loro in una nuova e bizzarra forma, la peculiarità dell’interprete è proprio quella di riuscire a riunire e ri-arrangiare figure distanti ed appartenenti ad universi differenti in cui è evidente il peso delle denuncia e delle riflessioni, la natura, con i fiori i frutti o gli animali, viene miscelata con le armi, le tecnologie, i rifiuti tossici, le creazioni dell’uomo a contrasto con ciò che è già esistente, ciò che è più puro ed armonioso, un rapporto stridulo impossibile e che prende forma attraverso invenzioni e mash-up bizzarri, talvolta divertenti, molto spesso taglienti ed affilate. L’impatto ed il carattere riflessivo dei lavori dell’artista entra così in armonia con la scelta – che si rivela fin da subito vincente – di applicare questo confronto attraverso un altrettanto rapporto cromatico, il greyscale và così a confrontarsi con le colate di verde acido tipiche dell’artista aumentando il senso di tensione e l’inevitabile rottura visiva oltre che tematica che alimenta tutto il percorso produttivo.
Andando ancora una volta a lavorare sulle iconiche billboards, Ludo elabora un nuovo ed inedito intervento che da una parte ne raccoglie perfettamente l’eredità tematica e stilistica, dall’altra vede l’interprete alle prese con un nuovo tipi tipo di mash-up. Dal punto di vista visivo infatti l’opera prende chiara ispirazione dallo slogan e dal font della nota marca di bibite, dall’altra l’artista prosegue la sua riflessione andando a scagliarsi contro uno dei marchi tra i più famosi al mondo, sottraendo e diminuendo l’impianto cromatico fino ad arrivare ad i suoi iconici grigi e all’immancabile verde acido.
In attesa di scoprire nuovi aggiornamenti, vi lasciamo alla bella serie di scatti in calce al nostro testo, dateci un occhiata!

Pics via AM

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Nychos – New Mural in Graz, Austria

01/08/2014

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Torniamo con piacere a Graz dove tra i grandi ospiti dell’ottimo Livin Street Festival di quest’anno troviamo Nychos che ha da poco terminato di realizzare questa splendida pittura, una nuova dissezione che va questa volta ad interessa un inedito drago.
Realizzato su questa lunghissima porzione di parete, dal titolo “Puff the Magic Dragon”, l’opera dipinta per la rassegna rappresenta l’ideale evoluzione del percorso dell’interprete, come abbiamo avuto modo di vedere in questi l’artista infatti sta proseguendo nel portare avanti la sua ricerca pittorica alimentando il proprio stile e variando sempre di più quelli che sono i soggetti delle sue chirurgiche sezioni. Proprio queste ultime continuano a rappresentare il caposaldo delle produzioni dell’autore che sceglie piuttosto di concentrarsi sul dettaglio andando a caratterizzare nel migliore dei modi quelli che sono i corpi, le interiora e tutto ciò che racchiudono i soggetti raffigurati.
Se questi sono i principali stimoli del lavoro dell’artista è innegabile come Nychos porta avanti una traccia visiva peculiare alimentata da influenze differenti quali senza dubbio quelle dal mondo dei graffiti così come è innegabile una certa assonanza con l’universo illustrativo passando per quello dei cartoni animati. Dal fitto calderone emerge un tratto personalissimo che strizza l’occhio al realismo e che attraverso i temi come la dissezione e l’anatomia dei soggetti dipinti inevitabilmente va a sfociare all’interno di un filone splatter, in questo senso i colori si fanno particolarmente accessi e dotati di forte impatti laddove le creature dell’artista vengono realizzate attraverso una cura manicale e viva, i corpi così come gli organi, lo scheletro e i vasi sanguigni, vanno ad intensificare il livello di profondità e coinvolgimento delle opere lasciandoci infine a bocca aperta di fronte agli effetti di profondità e tridimensionalità.
Per questa sua ultima fatica Nychos raccoglie alla perfezione tutti gli stimoli del proprio lavoro, l’intervento come detto va quindi a mostrare il corpo di un gigantesco drago come sempre sezionato, a caratterizzare l’opera è senza dubbio la presenza del fumo che fuoriesce dalla narici dell’animale così come le sezioni staccate ed in bella mostra delle parti del corpi che ne accompagnano il movimento su tutto lo spazio a disposizione.
Nient’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli del lavoro accompagnati da alcune immagini durante le fasi di realizzazione dell’intervento, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti sull’operato dell’artista.

NYCHOS just busted out another burner in his hometown of Graz, Austria for Livin’ Streets Festival (sponsored by Inoperable Gallery). Painted down eight stories of abandoned fish food factory near the center of Graz, “Puff the Magic Dragon” is a wicked, fuming Chinese dragon whose name may or may not have something to do with what’s in the dragon’s claw. Look closer and you might catch some extra cheesy surprises hidden in this massive mural.

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Skount – New Mural in Leiden, Netherlands

01/08/2014

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A distanza di veramente parecchio tempo torniamo ad approfondire il lavoro di Skount, l’interprete dopo alcune settimane di stop, ha infatti da poco terminato una nuova splendida pittura indoor realizzata a Leiden in Olanda.
Il ritorno dell’interprete Spagnolo segna ancora una volta l’avvicendarsi di una tematica e di un tratto particolare per mezzo dei quali l’artista muove riflessioni e dinamiche differente in quello che è un percorso artistico che non si sottrae dal dialogare con medium ed approcci diversi. Dal figurativo all’astratto, senza dimenticare le splendide installazioni alle quali l’artista di tanto in tanto si dedica, la visione dell’autore è senza dubbio legata ad una personale riflessione sull’uomo in aggiunta ad alcuni spunti a carattere naturale che, specialmente negli ultimi period,i si sono maggiormente concretizzati nelle sue produzioni. Lo slancio principale rimane però senza dubbio alcuno l’uomo all’interno di una analisi che ne richiama le differenti dinamiche, le emozioni ed anche i differenti nodi esistenziali. Nell’idea dell’artista l’uomo ha la maschera, un segno forte che accompagna la totalità dei personaggi raffigurati e realizzati dall’interprete in quella che diviene presto una riflessione sull’uomo moderno. La maschera rappresenta una sorta di scudo emotivo, un vero e proprio muro, che separa le proprie emozioni da tutte le altre persone. Un innesco questo che quanto mai nella società moderna è decisamente frequente e che volontariamente od involontariamente ci porta a fingere, ad indossare i panni di un personaggi per sentirci maggiormente a nostro agio, la maschera diviene quindi un archetipo di noi stessi ed al contempo corrode la nostra stessa identità fino a sostituirla del tutto.
Da questi spunti Skount sviluppa le sue immagini portando all’estremo le situazioni dei suoi personaggi, soggetti bizzarri quasi carnevaleschi che vediamo sempre più immersi in situazioni ed istanti stravaganti e che, proprio per il loro esasperare i temi e le riflessioni portate avanti, riescono a connettersi ed a legarsi al meglio con lo spettatore.
Dal titolo “Deep universe of projections”, quest’ultima fatica dell’artista raccoglie alla perfezioni gli stimoli del suo lavoro, un nuovo soggetto questa volta intento ad immergersi in un universo sfuggevole, vi ricorda qualcosa?
Nient’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una ricca serie di scatti con tutti i dettagli del lavoro in aggiunta a qualche immagine durante le fasi di realizzazione, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti.

Thanks to The Artist for The Pics

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G.Loois – New Mural for Beantatuz Festival

01/08/2014

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Ci spostiamo a Tolosa in Spagna, qui tra gli ospiti del Beantatuz Festival troviamo con piacere il nostro G.Loois che ha da poco terminato di dipingere questo bel intervento portando avanti stimoli e sviluppi del proprio personale approccio visivo.
L’operato di G.Loois affonda le sue radici su una decisa interazione con la natura e con tutti i suoi elementi, nell’idea dell’artista c’è l’esigenza di sviluppare un rapporto simbiotico con la stessa andando a dipingerne l’essenza, si muovono così nuclei e figure differenti intrinsecamente legati e vicini ad elementi e temi naturali, come l’acqua, la terra, le rocce, proposti e raccolti come parte integrante all’interno della trama pittorica dell’interprete stesso che ne apre e ne sviluppa il moto attraverso la realizzazione di figure ed elementi fortemente organici. La forma ed i nuclei con la quale viene espressa, rappresenta quindi una parte importante nella stilistica dell’artista che, a differenza di altri, viene investita da un tratto personale, dettagliato e ricchissimo di sfumature cromatiche. In particolare G.Loois mira a riprodurre gli effetti tangibili e sensitivi degli elementi, i nuclei di forme rocciose ad esempio ne simulano la grande forza e fermezza, così come elementi meno palpabili, come l’acqua, sembrano letteralmente scivolare via, l’artista porta avanti questi temi incarnandoli all’interno della personale ricerca sull’equilibrio tra componenti differenti, la materia, la terra, l’aria e l’acqua si miscelano tra loro in una costante altalena visiva tra figure e configurazioni differenti.
Raccogliendo quindi a piene mani quello che è il suo peculiare approccio visivo, l’interprete Italiano giunge al Festival elaborato una delle sue iconiche forme. La rassegna nasce come ideale sviluppo dei piccoli e grandi interventi che fin dal 2010 hanno portato diversi artisti nella cittadina Basca andando quindi a trasformarne il tessuto urbano.
G.Loois spinge così il proprio operato verso un nuovo sviluppo materico, la figura dipinta gioca ancora concatenando forme al suo interno, qui forse con maggiore enfasi, laddove vediamo svilupparsi come ideale membrana una sorta di forma cristallina all’interno della quale si muove a suo volta una nuova figura. E’ interessante notare come l’interprete qui vada a catalizzare due differenti elementi, da una parte il primo, duro, levigato e dall’aspetto trasparente, dall’altra il secondo, decisamente più morbido, affusolato e delicato nella sua forma finale.
Nient’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con alcune immagini durante le fasi di realizzazione dell’intervento fino alle istantanee del lavoro terminato, dateci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Artist for The Pics

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Bastardilla – New Piece for VillaOccupada Project

01/08/2014

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Torniamo con piacere a Nantes per proseguire il nostro recap del bel Villa Occupada Project, a catturare la nostra attenzione è infatti l’intervento di Bastardilla che a distanza di qualche tempo torna al lavoro cambiando completamente la parete esterna della struttura Francese.
Dopo avervi mostrato la stanza elaborata da 3ttman (Covered) ripartiamo quindi direttamente dall’ingresso dello stabile per riprendere la nostra full immersion all’interno del progetto. L’idea come detto è quella che segue progetti di cui ci siamo già occupati in passato quali LaTour 13 Paris e Les Bains Douches Project, laddove esiste l’esigenza di far esprimere gli artisti all’interno di un contesto maggiormente vicino all’idea di arte urbana: trasformando gli spazi di una struttura abbandonata con il doppio fine di far tornare a nuova vita lo stabile ed al contempo simulare tutta la precarietà e gli aspetti effimeri che una struttura prossima alla demolizione può offrire. Come detto l’edificio scelto, che verrà demolito i primi mesi del 2015, si trova nel quartiere di Dobrée a Nantes, e ha offerto al progetto ben 2000 metri quadrati distribuiti su 3 differenti piani dove si sono succeduti 10 artisti Europei e 10 artisti Sudamericani.
Proprio Bastardilla fa parte di quei big names appartenenti alla scena Sudamericana e giunge in Francia con tutto il suo peculiare carico stilistico e visivo. L’operato dell’interprete, che negli ultimi mesi abbiamo spesso visto lavorare in compagnia di Ericailcane, è senza dubbio toccante e suggestivo, appartiene ad una pittura viva che trova la sua giusta collocazione all’interno di un dialogo forte e serrato che viene imbastito dall’autrice per mezzo delle sue produzioni. L’interprete si lancia quindi il lavori impegnati e densi di riflessioni con l’intento di trattare la vita di tutti i giorni, le sue difficoltà così come tutte quelle domande senza risposta.
Per Villa Occupada, Bastardilla come detto ha l’opportunità di lavorare sulla facciata esterna della struttura, l’interprete sviluppa un nuovo intervento caratterizzato dall’iconico tratto visivo, al contempo l’autrice insiste nel portare avanti le personali riflessioni. In questo senso l’intervento si presta a differenti chiavi di lettura, il tema centrale è senza dubbio quello della migrazione, simboleggiato dagli uccelli dai personaggi che ne simulano l’aspetto, al contempo però appare evidente come serpeggi una sorta di riflessione sul ruolo dell’Europa, sulle continue ondate di immigrati che proprio nel vecchio continente cerchino fortuna ed uno slancio per il futuro proprio e dei loro bambini. Sono proprio quest’ultimi i destinatari della pittura dell’artista che sceglie quindi di istaurare un dialogo toccante, delicato ma al contempo serio, profondo ed aperto a significati disparati.
Dopo il salto potete trovare una bella serie di scatti con tutti i dettagli dell’intervento, il consiglio è quello di darci un occhiata, ma restate sintonizzati, nei prossimi giorni continueremo il nostro viaggio tra le meraviglie del progetto Francese.

Thanks to The Project for The Pics

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Sicksystems – New Mural in Mannheim, Germany

01/08/2014

A distanza di qualche mese torniamo ad approfondire il lavoro di Dmitri Aske aka Sicksystems, il grande artista Russo ha infatti da poco terminato questa nuova pittura proponendo una personale rielaborazione l’iconica immagine del “The Thinker” di Rodin.
Dopo averlo visto tra i protagonisti della splenidida Urbanism: A City in my Head splendido group-show di matrice russa, l’interprete si è spostato a Mannheim, in Germania portando in dote per questo suo ultimo l’intervento, sponsorizzato dagli amici di Montana Cans, tutto il suo iconico stile visivo.
L’operato di Sicksystems si fonde all’interno della consueta matrice da writer, l’evoluzione e la successiva ricerca artistica hanno poi portato l’artista Russo ad intraprendere una differente declinazione visiva certamene influenzata da discipline differenti, come l’illustrazione, il personale lavoro da graphic designer che senza dubbio hanno contribuito a creare quella che a tutt’oggi è la particolare impronta visiva delle produzioni dell’interprete. L’artista muove scampoli di forme e di sezioni geometriche attraverso le quali scompone le forme e le figure rappresentate andando a creare quello che si sviluppa con una grande puzzle di caselle che unite assieme danno vita al risultato finale. In questo senso non si tratta di una applicazione sulla superfice del lavoro, ma di un vero e proprio tratto visivo con il quale le forme, i soggetti e le ambientazioni delle sue opere prendono vita. È importante infine sottolineare come la totalità degli interventi proposti dal autore siano certamente influenzati da una forte componente cromatica, i colori saturi, così come le spesse outlines che li imbrigliano, vanno a dare carattere alle sue peculiari rappresentazioni.
Raccogliendo quindi pienamente quelli che sono gli stimoli e gli spunti visivi del proprio percorso artistico Sicksystems si lancia anzitutto in una personale riflessione legata proprio alla scelta di utilizzare come principale soggetto la famosa statua realizzata da Auguste Rodin contrapposta ai tempi moderni. In questo senso è infatti proprio attraverso l’idea di riflessione suggerita dal soggetto che l’interprete giunge ad una particolare valutazione sull’uomo moderno e sulla società. Ci troviamo infatti in un particolare momento storico in cui il tempo per ragionare e pensare è sempre più ridotto all’osso, in cui veniamo costantemente bombardati da emozioni, nozioni e notizie laddove insieme al lavoro, il tempo a nostra disposizione è sempre più eseguo. L’interprete riflette sul costante flusso di informazioni rivendicando il giusto tempo per fermarsi a pensare, per capire se stessi e per meglio comprendere ciò che ci circonda.
Dopo il salto ripercorriamo assieme alcuni istanti durante le fasi di realizzazione dell’intervento fino allo splendido risultato finale, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’interprete.

Thanks to The Artist for The Pics

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