GORGO

Archive for luglio, 2014

Isaac Cordal – A Series of New Sculpture in Mexico

31/07/2014

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Dopo parecchio tempo torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di Isaac Cordal e del suo sempre vivo Cement Eclipses, il progetto giunge infatti ad un nuovo step con una differente e fresca caratterizzazione dei personaggi che lo compongono.
Ancora una volta andiamo quindi a cogliere quelli che sono i profondi aspetti di un progetto che ha saputo nel corso degli anni approfondire i suoi aspetti, non rimanere mobile ma piuttosto portare e sviluppare avanti spunti ed argomenti nuovi. L’abilità di Isaac Cordal è quindi stata quella di non focalizzarsi attraverso un’unica dialettica tematica ma piuttosto variare, aggiungendo o sottraendo elementi a quello che il suo immaginario. In questo senso è innegabile come al centro di tutto il progetto ci sia la figura umana rappresentata attraverso le iconiche e piccolissime statuette in cemento, da qui l’artista ha sviluppato un tema principale: quello del disagio scaturito come ideale conseguenza del vivere in città, dello sviluppo eccessivo e spasmodico del cemento in quella che da luogo dove vivere è presto diventata una sorta di prigione auto imposta. Si tratta quindi a tutto tondo di una riflessione che accarezza le dinamiche umane, la vita dell’uomo, rimpicciolendone la misura ma al contempo facendo calare lo spettatore all’interno di una dinamica esterna come se, osservando il problema da fuori, lo stesso si facesse più semplice da comprendere.
Raccogliendo quindi gli aspetti tematici del progetto e soprattutto andando mano a mano a proporre differenti varianti degli iconici business-man, Isaac Cordal è riuscito a tracciare uno spaccato malinconico, per certi versi tetro ed al contempo profondamente riflessivo. In questo senso non stupisce quindi quest’ultimo approdo dell’artista che risulta di fatto come una perfetta conseguenza degli stimoli e delle riflessioni portate avanti in questi ultimi anni, probabilmente maggiormente sinistre ed ancora più cupe, fino a sfociare in queste ultime visioni malinconiche.
Per la serie di opere realizzate in Messico, Isaac Cordal realizza infatti una nuova nidiata di characters, tutti caratterizzati dal volto e dal corpo scheletrico, un immagine agghiacciante che lascia però la possibilità a differenti chiavi di lettura, la fame, l’impoverimento mondiale a seguito della crisi, una morte interiore dell’uomo moderno che si traduce anche nel suo stesso aspetto esteriore, tutti differenti spunti che vi invitiamo e che lo stesso artista ci invita a prendere in considerazione.
Non aggiungiamo nient’altro, vi lasciamo piuttosto ad una bella ed intensa serie di scatti con le immagini dei lavori realizzati in Messico per quest’ultimo filone dell’interprete, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per tutti gli aggiornamenti del caso.

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Opiemme – New Mural for Monumental Art 2014

31/07/2014

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Ci spostiamo a Danzica in Polonia, qui il nostro Opiemme ha infatti da poco terminato una gigantesca parete in occasione del Monumental Art Festival di quest’anno sviluppando nuovi concetti ed una nuova spinta visiva e tematica.
Con l’opportunità di realizzare e trasformare la superficie di un intero edificio di ben 10 piani, con una altezza di 36 metri, Opiemme porta ad un livello successivo il suo peculiare lavoro lasciando però invariati quelli che sono i cardini della sua produzione artistica. La spinta avviene attraverso anzitutto una personale fascinazione estetica e tematica, l’artista Italiano concentra il proprio sguardo verso il cielo, il cosmo aprendo una riflessione sulla interdipendenza tra uomo ed universo. Da qui ad inizio anno, emergono una serie di tele e lavori in studio che miscelano l’esperienza visiva dell’interprete, le lettere quindi, ad un approccio maggiormente viscerale e più legato alle emozioni con il risultato di trovare una destrutturazione delle lettere: ogni singola consonante o vocale si ritrova così a volteggiare, a muoversi nello spazio sciogliendo le briglie, con il fine di instaurare un maggiore coinvolgimento da parte di chi osserva. Dal titolo ‘Vortex’ e ‘Irradiation’ questi lavori si nutrono di emozioni, le lettere e le parole vanno appunto ad irradiare gli spazi, rappresentano il giusto lascito di culture, di saperi e conoscenze differenti, imprimono ‘colore’ al nostro sistema comunicativo esattamente come il sole illumina la nostra vita.
Da questi profondi e nuovi spunti e sperimentazioni nasce l’intervento realizzato per la rassegna Polacca, Opiemme porta a compimento una maturazione dell’idee sviluppate in studio raccogliendone l’impronta e rielaborandola attraverso un lavoro triplice, ispirato ad una riflessione che coinvolge lo spazio, il cielo ed infine la terra.
Dal titolo “Vortex and Rainbow Irradiation”, l’opera parte anzitutto dall’alto, dal cielo con una cascata di colori che sembra arrivare dallo spazio e che inevitabilmente vuole essere d’attrattiva per chi osserva da lontano, qui assistiamo ad una interruzione sia cromatica che tematica, è infatti una sorta di sole nero ad attenderci. Quest’ultimo attraverso il suo movimento fa gravitare lettere come se si trattassero di raggi, uno stacco di bianco e poi veniamo nuovamente accolti da una nuova interruzione, una coltre di nubi, una nuvola nera dalla quale nuovamente assistiamo ad una cascata cromatica, questa volta meno impostata ma piuttosto più istintiva e grezza. Si apre così l’ultima sezione dell’intervento, dalla nuvola piovono parole che vanno a formare una frase di senso compiuto, qui l’interprete rende omaggio a Wislawa Szymborska famosa poetessa Polacca da poco deceduta, andando a cogliere un estratto di una sua poesia dal titolo ‘Sotto una piccola Stella’ che recita: Si anima così la frase ‘Verità, non prestarmi troppa attenzione. Serietà, sii magnanima con me’.
Nient’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una ricchissima serie di scatti con i dettagli dell’intervento, il consiglio è quello di darci un occhiata per apprezzare tutte le differenti sezioni del lavoro, enjoy it.


Thanks to The Artist for The Pics

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Cleon Peterson – New Mural in Chicago

31/07/2014

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Ci spostiamo a Chicago, in occasione dell’apertura di “The Provocateurs” eccellente group show curato da Shepard Fairey e presentato da Art Alliance, Cleon Peterson ha avuto modo di dipingere questa nuova ed esuberante parete.
Lo show si terrà durante i giorni del Lollapalooza, uno dei più grandi festival di musica al mondo condividendo quindi i suoi e la musica tipici della rassegna con le opera di artisti quotati a livello internazionale.
Al centro dell’operato dell’interprete c’è la forte esigenza di una rappresentazione cruda ed al contempo sofisticata, giocando su un binomio cromatico fortissimo, l’artista esamina attraverso il suo particolare tratto illustrativo la depravazione, la brutalità e gli aspetti più nudi e barbari dell’animo umano. Le figure ed i characters di Peterson si abbattono con rabbia e violenza su corpi molli e senza difesa di uomini e donne nude all’interno di scenari più differenti, quasi sospesi all’interno di queste agghiaccianti scene, rimaniamo inermi davanti ad una rappresentazione senza alcun tipo di filtro della violenza, le figure che si scagliano con così irruenza su questi corpi umani si prefiggono nell’idea dell’artista di rappresentare la parte più oscura dell’uomo, i sentimenti più vendicativi, spietati, così portatrici di sofferenza queste ombre approfittano della loro rabbia per riversare colpi e soprusi.
Osservando le opere di Cleon Peterson emerge così una sorta di malessere interiore, di disgusto per la crudezza e la brutalità rappresentate, arriva però diretta e senza troppi ghirigori la riflessione dell’interprete, la ciclicità dell’odio e del sentimento di violenza che l’uomo ha saputo portare con sé, e crescere, nel corso degli anni sotto forme e direzioni differenti, sotto nomi e volti differenti. La sofferenza dei corpi, rigorosamente realizzati a contrasto con il resto dei colori rappresentati, va a segnare il nostro disagio, la nostra stessa sofferenza, in un chiaro stimolo per la nostra psiche e per i nostri pensieri.
Quest’ultima fatica prosegue di fatto l’opera portando avanti temi e spunti tipici del lavoro di Cleon Peterson che sceglie ancora una volta di affidarsi a tinte e toni in bianco e nero, spettacolo garantito.
Dopo il salto vi diamo modo di ripercorrere alcuni istanti durante le fasi di realizzazione della parete, fino allo splendido risultato finale, dateci un occhiata e restate sintonizzati, anche Mr Obey ha infatti preso parte ai lavori in strada, così come Retna e POSE, stay tuned.

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Nicola Alessandrini x Gio Pistone at Alterazioni Festival 2014

31/07/2014

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Ci spostiamo con piacere ad Arcidosso in Provincia di Grosseto, qui per la nuova edizione dell’Alterazioni Festival ritroviamo con piacere Nicola Alessandrini e Gio Pistone, il duo si è impegnato nella realizzazione di un nuovo intervento largamente ispirata a Davide Lazzaretti.
La rassegna per il secondo anno dà quindi spazio all’arte urbana proponendo un intervento scandito dalla combinazione tra due interpreti che, come per il precedente intervento all’interno della – 1 Art Gallery (Covered), vanno a far collidere i due rispettivi universi andando a cogliere questa volta una delle storie più controverse del luogo, quella appunto legata a Davide Lazzaretti.
La storie del Cristo dell’Amiata e soprattutto della sua morte, da cui prende ispirazione l’opera dei due interpreti, rappresenta una pagina tutt’oggi poco chiara. La figura di Lazzaretti, vissuto verso metà ‘800 e legata al cosiddetto Giurisdavidismo o Chiesa Giurisdavidica, è una di quelle scomode per la chiesa, un visionario che dopo la sua tragica fine ad opera di un gendarme, proprio ad Arcidosso di fronte alla sua gente e nel mentre di una processione, è divenuta nel corso del tempo famosa a livello nazionale ed internazionale.
Gio Pistone e Nicola Alessandrini vanno quindi a cogliere e raffigurare una personale rielaborazione della morte del personaggio, cogliendo rispettivamente una peculiare rappresentazione sia del predicatore che del gendarme che lo ha freddato. L’idea è quella di legare quest’immagine di violenza con quelle a cui siamo spettatori tutti i giorni, con le storie di morte, mettendo in particolare l’accento sulla violenza esplicita e accettata che viene perpetrata delle forze dell’ordine.
Per sviluppare una tematica così importante i due artisti vanno quindi a realizzare attraverso i personali percorsi visivi le due figure contrapposte, ognuna per ciascuna delle due estremità. Gio Pistone insiste nel portare avanti il peculiare approccio stilistico laddove attraverso il proprio immaginario la figura del gendarme assume l’aspetto di un coniglio-gatto. La scelta si rivela nient’affatto casuale, la volontà dell’artista è infatti quella di innescare una serie di paragoni, il buono che diventa male, così come il coniglio che da cacciato diventa cacciatore, immagine tipica dei cartoons, laddove al tempo stesso il volto della figura, se visto capovolto, richiama quello di un uomo con i baffi. È questo continuo passaggio tra giusto e sbagliato che vuole appunto mettere l’accento sugli atti di coloro che, nonostante dovrebbero rappresentare il bene, si macchiano di crimini violenti e di morte.
Attraverso il consueto tratto vivo, virulento ed esplicitamente realistico, Nicola Alessandrini dà vita invece alla personale rielaborazione delle figura di Lazzaretti, da agnello diviene montone, in un sottile passaggio da animale sacrificale a bestia battagliera. Nella composizione dell’artista traboccano gli elementi, la ferita che si apre generando sceglie geometriche, ma in particolare qui sono le braccia e le mani a parlare. L’interprete segna infatti l’opera concentrando in proprio sforzi proprio sugli arti in quella che diviene una triplice lettura, l’uomo con la mano intenta a toccarsi la ferita, il religioso con le mani in preghiera ed infine il combattente con il pugno rivolto verso il suo carnefice.
Nient’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una ricca serie di scatti con tutti i dettagli dell’intervento, dateci un occhiata, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare, è tutto dopo il salto!

Thanks to The Artists for The Pics

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Ever – New Piece for VillaOccupada Project

31/07/2014

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A distanza di qualche settimana torniamo con piacere ad approfondire i lavori realizzati all’interno dell’ottimo Villa Occupada Project, tra gli ospiti troviamo con piacere Ever che ha avuto modo di cambiare completamente l’aspetto di questa stanza.
Situato nel quartiere del quartiere Dobrée a Nantes in Francia, lo stabile che ospita l’evento verrà demolito durante i primi mesi del 2015 come parte di un piano di sviluppo urbano, l’edificio è caratterizzato da ben 3 piano con circa 2000 metri quadrati di stanze e pareti abbandonate. È proprio questa la sede del VillaOccupada Project, un imponente struttura urbana che è stata offerta per tutto il mese di Giugno a 10 artisti Europei e 10 Artisti Sudamericani che hanno avuto quindi modo di sviluppare ed incanalare i proprio approcci visivi all’interno del grande spazio.
Appare chiaro come quindi ci troviamo di fronte ad un nuovo percorso effimero sulla scia di progetti quali LaTour 13 Paris e Les Bains Douches Project che mirano ad offrire spazi più coerenti agli artisti offrendo loro una situazione di temporaneità, gli edifici hanno vita breve, andando quindi ad emulare scenari tipicamente appartenenti alla strada all’interno però di una struttura protetta, chiusa e visitabile.
Diciamolo subito, l’intervento realizzato da Ever differisce da qualsiasi dei lavori fin qui visti, ne coglie gli spunti vero, ma al contempo rappresenta la prima e vera contrapposizione tra occidente ed oriente e soprattutto nel suo aspetto finale una sorta di ideale manifesto dell’operato del grande artista Argentino.
Si tratta di fatto di un ritorno alle origini dell’interprete con una sfacciata e precisa influenza orientale che permea la totalità della sua pittura. L’idea alla base dell’allestimento è quindi anzitutto sviluppare un concreto rapporto tra due eguali sezioni con le quali l’artista ha diviso lo spazio, da una parte appunto l’occidente dall’altra oriente simboleggiati da due grande pitture sui rispettivi muri con una contrapposizione in quelli che sono anche i volti ed i due rispettivi simboli. Lo sviluppo dell’intervento passa però senza dubbio per una abbondanza di elementi, non solo ed unicamente pittorici ma anche installativi, con una serie di piccole bandierine che coprono la totalità del soffitto, anche qui contrapposte attraverso i due differenti alfabeti, passando per la scelta di dipingere la totalità dello spazio, soffitto e pavimento inclusi di rosso vivo, e concludendo con il tavolo da ping pong. Quest’ultimo rappresenta un ideale partita da giocare tra due emisferi oggi più che mai distanti e contrapposti nelle ideologie e nella società.
L’opera di Ever va quindi ad abbracciare la personale passione dell’artista, ne sedimenta il particolare approccio pittorico, con i consueti volti e fasci cromatici che partono dagli stessi visi, ma al contempo è di fatto un momento di riflessione dal grandissimo impatto visivo, l’installazione dell’interprete riesce a coinvolgere e colpire, catalizzando emozioni e spunti differenti.
Nient’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una ricchissima serie di scatti con tutti i dettagli dell’intervento realizzato dal grande artista, dateci un occhiata, siamo certi infatti che voi come noi non mancherete di apprezzare. Nei prossimi giorni invece proseguiremo il nostro viaggio all’interno della struttura Francese, stay tuned!

Thanks to The Project for The Pics

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Alexey Luka x Nelio “Late, Still Life” Show (Recap)

30/07/2014

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Ci spostiamo a Lione in Francia dove con piacere andiamo a dare un occhiata approfondita a “Late, Still Life”, lo splendido duo show realizzato a quattro mani da Alexey Luka e Nelio allestito all’interno degli spazi della Enjoyted Galerie.
Lo show vede coinvolti i due grandi interpreti in una nuova e personale riflessione sulla natura morta cercando una propria e personale rielaborazione per mezzo di due approcci squisitamente legati ad un mondo astratto capace però attraverso le sue linee e le sue forme, di dare una nuova e profonda chiave di lettura visiva a questo canonico approccio tradizionale.
È importante sottolineare come entrambi gli artisti esibiscano un tratto ed una visione artistica legata alla forma ed alla sue differenti declinazioni ma al tempo stesso riescano a portare avanti dialoghi e ricerca molti distanti tra di loro che vanno per l’esibizione, attraverso un tema ed un ottica comune, ad intrecciarsi e miscelarsi un unico e grande percorso.
Alexey Luka porta in dote per lo show tutta la sua peculiare visione, come abbiamo avuto modo di vedere diverse volte nelle ultime settimane, esattamente come per i lavori su muro, l’interprete Russo agisce per mezzo di una personale rielaborazione visiva. Fulcro delle produzioni dell’arista infatti la continua scomposizione con la quale lo stesso da vita alle sue opere, all’interno delle stesse si muovono forme e configurazione, vere e proprie visione che vanno a suggerire elementi più o meno conosciuti in quella che diviene quindi una personale rielaborazione, sotto forma di geometrie, linee e forme, di volti, forme e soggetti differenti.
Nelio dal canto suo prosegue nel portare avanti uno studio più votato alle forme geometriche laddove attraverso le differenti collaborazione con artisti differenti, dal lungo viaggio in Sud America passando per la duratura collaborazione con Duncan Passmore, l’artista ha scelto volutamente di lasciarsi contaminare sperimentando impieghi nuovi, approcci pittorici differenti e più istintivi, lasciando però invariate la dinamiche tridimensionali delle sue opere in una continua ricerca equilibrata e capace di giocare con le percezioni di chi osserva.
L’allestimento proposto da Nelio ed Alexey Luka eredita quindi entrambi gli universi di ciascuno dei due artisti mettendo in mostra attraverso opere differenti, dalle tele, ai lavori su carta passando per alcune vivace installazioni, tutta lo spessore dei percorsi produttivi dei due artisti ed al contempo regalandoci alcune vibranti opere a quattro mani, spettacolare.
Nient’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto con le immagini ed i dettagli dell’allestimento presentato dai due grandi artisti, dateci un occhiata, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Enjoyted Galerie
3 Petite rue des Feuillants
69001 Lyon, France

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James Kalinda – New Pieces and Tattoo

30/07/2014

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È passato davvero parecchio tempo dall’ultima volta che abbiamo approfondito il lavoro di James Kalinda, l’artista Italiano con un aggiornamento flash ci mostra il lavoro di queste ultime settimane, tra lavori in strada, dipinti, combo e tatuaggi.
Per capire affondo il lavoro di James Kalinda bisogna inevitabilmente approfondire in tutta la sua interezza le differenti sfaccettature di quelli che sono i differenti percorsi portati simultaneamente avanti dall’interprete Italiano. L’autore ha saputo infatti declinare la propria e personale visione attraverso strade separate ma che inevitabilmente ne influenzano il lavoro a tutto tondo, dal mondo dei tatuaggi che lo vede sempre più portare avanti un propria e personale dialettica visiva, così come la strada, primo amore e principale valvola di sfogo dalla quale vanno a svilupparsi i differenti canali espressivi che influenzano l’artista nel suo lavoro, passando infine al lavoro in studio eredità finale delle esperienze e dei vissuti differenti.
Prerogativa principale che avvolge la totalità delle produzioni dell’artista è una personale fascinazione per l’oscuro ed il mistico, l’interprete accarezza una soglia tetra ed avvolgente lanciandosi in un passo nel buio ed emergendo con un immaginario crudo, forte e per certi versi impegnativo. La rielaborazione che compie James Kalinda avvolge i suoi iconici personaggi, ne svuota l’essenza umana, attraverso un incontrollabile furore ne cambia completamente i connotati del volto, le figure appaiono sfregiate, orride, quasi segnate dal tempo e soprattutto dalla loro stessa natura. In questo senso la visione dell’interprete appare chiara, diretta e decisa, un pugno allo stomaco capace di scuotere i sensi in quella che diviene presto una personale rivisitazione dell’uomo. Le paure, le brutture e le contraddizioni, l’odio, così come i sentimenti più oscuri e malinconici, hanno preso il sopravvento diventando tangibili ed emergendo dalla carne, non più celati da una maschera di benevolenza ma piuttosto finalmente tangibili, scrutabili laddove una lettura diviene quindi pessimistica, a tratti agghiacciante, un punto fermo di stacco dalla realtà eppure così dannatamente vivo e facilmente impersonabile.
James Kalinda raccoglie queste sue precise disquisizioni per ciascuno dei suoi percorsi artistici, qui abbiamo modo di vedere una serie di tatuaggi realizzati durante i giorni passati all’AKA di Berlino, così come le due pareti dipinte, un bel ritorno alle origini questi, tra cui spicca la bella combo con Giorgio Bartocci, arrivando infine all’ultimo filone portato avanti in studio con l’inizio di una serie di tele tutte incentrate su santi o personaggi famosi di determinate zone d’Italia.
In attesa di scoprire nuovi e succosi aggiornamenti vi lasciamo alla bella serie di immagini in calce, dateci un occhiata siamo certi che non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Artist for The Pics

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Fintan Magee – New Mural in London

30/07/2014

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In occasione dell’apertura di “Oceanic”, duo-show in compagnia di Akew One all’interno degli spazi di Rex Romae, Fintan Magee si trova a Londra dove ha da poco terminato di realizzare questa nuova pittura sull’iconica parete di Hanbury Street.
Torniamo quindi con piacere ad approfondire il lavoro di uno degli esponenti di spicco della scena Australiana attraverso un lavoro che rivendica tutto il carattere pittorico e tematico degli interventi dell’artista. L’operato di Fintan Magee è infatti intrinsecamente legato ad un approccio visivo che sfocia nel realistico andando però a tratteggiare temi, spunti e situazioni assolutamente fantastiche sfociando infine nell’irreale. In questo senso l’archetipo visivo proposto dall’autore va quindi ad utilizzare un impronta di spiccato senso figurativo che si alimenta per mezzo di una sensibilità nel tratto e nelle pennellate, in parte sporche, in parte fortemente accentuate passando infine per le piccole colate di colore che danno vita ai peculiari effetti di sovrapposizione cromatica.
Raccogliendo quindi quelle che sono i principi del suo approccio visivo, l’interprete offre allo spettatore la sensazione di trovarsi di fronte ad una sospensione dalle realtà, le immagini suggeriscono tutto il carico onirico degli interventi e rappresentano una sorta di frattura con ciò che realistico, al contempo, attraverso il loro essere così reali, confondono lo spettatore che viene indotto a credere in ciò che ha di fronte. A sviluppare l’intenso dialogo proposto dall’artista troviamo infine i suoi iconici personaggi contrapposti a paesaggi ed architetture spesso sproporzionate, le figure vengono dipinte con estrema cura e spesso non lasciano intravedere il proprio volto che rimane celato attraverso differenti espedienti. Quest’ultima scelta non è affatto casuale ma alimenta di fatto il processo di immedesimazione tra chi osserva e l’opera stessa, trasportandoci quindi all’interno delle produzioni dell’interprete per un coinvolgimento che si fa forte e deciso. Al tempo stesso la lettura dell’opera potrebbe essere intesa come una personale rappresentazione di se stesso da parte dell’autore che sceglie quindi di vivere in prima persona le storie e le vicende dei suoi personaggi.
Quest’ultima fatica di Fintan Magee raccoglie alla perfezione tutto il bagaglio tematico e visivo dell’interprete andando a tracciare un vivo paragone con la quotidianità, ed in particolare, con la lotta di tutti i giorni per ottenere qualcosa a cui teniamo. Dal titolo “Two Men Fighting Over the Moon” l’intervento, come suggerisce il titolo, vede due astronauti sospesi all’interno dello spazio a disposizione lottare a colpi di coltello, mentre nel mezzo è possibile vedere una gigantesca luna e nell’estremità sinistra il nostro pianeta.
Grazie agli amici di The Blind Eye Factory, abbiamo l’opportunità di dare un occhiata allo splendido dipinto terminato dall’interprete Australiano, ad attendervi dopo il salto infatti una ricchissima serie di scatti con tutti i dettagli dell’intervento, dateci un occhiata e restate sintonizzati per le immagini dello show.

RexRomae
17-19 Great Eastern Street
London EC2

Thanks to The Blind Eye Factory for The Pics

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CYRCLE. x Gaia for Cash Cans and Candy Festival

30/07/2014

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Torniamo per le strade di Vienna, qui in occasione dell’ottimo Cash Cans and Candy Festival di quest’anno il collettivo americano CYRCLE. e Gaia hanno avuto modo di lavorare insieme andando ad unificare sotto un’unica cornice i propri percorsi visivi.
La scelta di innescare un nuovo combo fa seguito alla bella collaborazione tra Know Hope ed il nostro 2501 di qualche giorno fa (Covered) e rappresenta ancora una volta l’occasione per vedere come artisti diversi riescano a far collidere all’interno di un unico lavoro i differenti spunti ed approcci visivi. In questo senso la scelta di accomunare i CYRCLE. con Gaia ci sembra quanto mai azzeccata, il grande artista Statunitense ha saputo infatti in quest’ultimo anno proseguire la personale riflessione sui luoghi dove ha avuto modo di dipingere servendosi di immagini e visione prettamente classiche, di contro i ragazzi di CYRCLE. con il loro ultimo step sono riusciti a raccogliere un impostazione squisitamente classica all’interno di una trama espressiva equamente divisa tra effetti analogici e pittura maggiormente espressiva. Appare quindi chiaro che per questo ultimo intervento gli interpreti vadano proprio ad unificare gli aspetti maggiormente peculiari del loro operato, i primi si occupano di dare vita alla consueta e sfaccettata simbologia, con i volti avvolti da un effetti bitmap, mentre il secondo va a concludere l’opera cogliendo ancora una volta la personale pittura iper realistica attraverso la rappresentazioni di visi e soggetti squisitamente classici.
Il risultato finale è quindi un opera assolutamente profonda che eredita alla perfezione le differenti impostazione degli artisti, i CYRCLE. lavorano esclusivamente attraverso il colore arancione, che così tanto ne sta influenzando l’operato in questi ultimi tempi, offrendo allo spettatore uno spaccato caratteristico, profondo ed interamente realizzato come chiara rappresentazione del moderno contrapposto appunto al passato dei palazzi così come della grande figura posta al centro dell’opera. Dal canto suo Gaia ribadisce la volontà di affidarsi ad elementi, architetture e figure tipicamente legate al classico andando quindi ad istaurare un legame tra passato e presente per mezzo della spettacolare figura femminile, così come dei palazzi e degli scorci urbani, che equamente ribaltano il fervore cromatico dell’arancione attraverso un bianco candido e luminoso.
Un opera sensazionale che ci ha sicuramente impressionato e che vi diamo modo di apprezzare attraverso la ricca serie di scatti che trovate ad attendervi dopo il salto, dateci un occhiata siamo certi che anche voi come noi non ne rimarrete affatto delusi.

The piece features as its central focus the personification of the Danube and Inn River produced by Hugo Haerdlt for the Pallas Athen Fountain. The background is comprised of Jewish department stores matched with their current day renovations and the various redevelopments of the Stafa. Paired with some of these buildings are the portraits of modern architect Otto Wagner, christian socialist politician and anti semite Karl Lueger, and neoclassical architect Theophil Hansen. The lone building of religious significance is the Leopoldstadt Synagogue positioned between the two figures.

Pics via San

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Martina Merlini – New Mural for VIAVAI Project

30/07/2014

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Prosegue il nostro viaggio all’interno delle meraviglie del Viavai Project, per la rassegna di Racale scende in campo un altro nome noto della nostra scena, Martina Merlini che ha da poco terminato questo nuovo splendido intervento.
La sferzata visiva che sta interessando gli interventi dell’autrice Italiana continua quindi la sua corsa con una nuova parete, un nuovo lavoro che lascia inalterati quelli che sono gli ultimi stimoli del percorso artistico di Martina Merlini ed al contempo aggiunge nuovi dettagli e nuovi sviluppi. E’ innegabile come questa particolare attitudine nei lavori dell’interprete sia la diretta conseguenze del corpo di lavoro presentato lo scorso dicembre in occasione di WAX, elaborato poi in un nuovo filone in strada che mano a mano l’artista ha saputo sviluppare nel corso degli ultimi mesi attraverso partecipazioni ad eventi o lavori in solitaria ed in combo con altri artisti. Se per l’esibizione il fulcro centrale era, come suggerisce il nome stesso, l’utilizzo della cera, l’artista ha poi fatto suo la particolare impronta visiva andando a lavorare utilizzando carta e pittura al fine di rendere i lavori quanto mai simili ad un ottica xilografica. L’utilizzo di quindi tecniche ed medium differenti ha permesso all’interprete di sviluppare un personale percorso visivo laddove, i lavori, vengono poi investiti da un forte senso di movimento perpetuo. In questo senso le opere appaiono come un vero e proprio puzzle complesso, articolato e sfaccettato, le immagini seguono un percorso ma al contempo notiamo interruzioni, capovolgimenti ed alternanze che vanno letteralmente a romperne l’ordine simmetrico. Le forme concentriche si smembrano andando ad intrecciarsi ed intersecarsi tra di loro, creando quindi nuove dimensioni e nuovi stimoli visivi in un risultato finale che rivela tutta la sua profondità. Lo spettatore viene investito da questo caos generato, costretto a perdersi tra le sezioni e le scaglie di colore in quella che diviene presto una lettura personale e soggettiva, una chiave di lettura di fatto alterata dall’immaginazione, ciò che vediamo, ciò che si cela all’interno delle figure proposte, è di volta in volta differente in un abbandono della ragione in favore dell’istinto.
Martina Merlini per il Viavai Project raccoglie tutti gli stimoli del suo lavoro per realizzare un intervento se possibile ancora più intricato, al contempo sceglie di abbandonarsi ad una nuova inflessione cromatica, un grande semicerchio di colore rosso che si apre nell’estremità destra dell’intervento, uno stacco forte eppure in perfetto equilibrio come il resto del lavoro, splendido.
Nient’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli del lavoro, il consiglio è quello di darci un occhiata. In attesa dei prossimi aggiornamenti, qui potete dare uno sguardo alla nostra sezione con le immagini di tutti gli interventi fin qui terminati.

Thanks to The Festival for The Pics
Pics by Matteo Bandiello

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Barlo – “Foo Dog” at Jamie’s Italian, Hong Kong

29/07/2014

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Torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di Barlo, l’artista Italiano con base ad Hong Kong ha infatti da poco terminato un nuovo intervento all’interno del Jamie’s Italian andando a trasformare completamente l’aspetto del soffitto con uno dei suoi iconici characters.
A differenza di quanto siamo soliti aspettarci questa volta l’interprete cambia completamente la location del suo intervento, nessuna fabbrica abbandonata, nessun muro abbandonato ma piuttosto una non convenzionale parete che, grazie alla totale libertà concessa, a permesso ancora una volta all’autore di esprimersi nel migliore dei modi lasciando invariate quelle che sono le caratteristiche tipiche del proprio lavoro.
Come detto le produzioni di Barlo sono legate ad una personale rielaborazione di quella che è la mitologia orientale, in questo senso gli animali e le creature raffigurate fanno da ponte tra passato e presente, tra oriente ed occidente, andando ad alimentare tutte quelle che sono le storie e le leggende dalle quale emergono tornando a nuova vita e trasformando completamente gli spazi a disposizione. La scelta inusuale ed unica nel suo genere avvicina l’artista alla cultura dei luoghi di lavoro, al contempo per mezzo di una pittura che sceglie di affidarsi a colori delicati e tenui investiti da una forte connotazione illustrativa ed al limite del fumettistico, innesca un dialogo serrato con chi osserva che riconosce i simboli ed i personaggi raffigurati, li fa propri ed esercita per mezzo degli stessi una rievocazione personale di emozioni e stati d’animo differenti. E’ proprio il carattere fortemente emotivo e viscerale ad accompagnare la scoperta di questi soggetti, attraverso gli sguardi forti e profondi chi osserva viene colpito e catapultato all’interno dell’immaginario dell’artista in una visione che diviene presto esperienza visiva.
Per questa sua ultima fatica Barlo sceglie di lavorare sul tetto del ristorante andando a far muovere il suo “Foo Dog” sulle pareti del corridoio e sul soffitto dello stesso, la figura prende spunto dalla peculiare rappresentazione del leone in Cina, in particolare l’interprete coglie l’ispirazione dalle iconiche statue che sono visibili all’ingresso degli antichi luoghi imperiali, nelle tombe e nei templi così come negli edifici governativi. Si tratta che viene spesso posto a protezione di luoghi importanti e che l’interprete va a rielaborare donandogli un aspetto più allungato mantenendone l’aspetto solenne e duro.
Per darvi modo di apprezzare al meglio l’intervento vi lasciamo con alcuni scatti con tutti i dettagli del caso, alcune immagini durante il making of ed il disegno originale, potete poi approfondire con questo breve video l’opera in tutto il suo splendore.

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El Decertor – “Wanka” New Mural in El Tambo

29/07/2014

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Dopo parecchie settimane di distanza torniamo nuovamente a parlarvi di El Decertor, il grande interprete Peruviano ha infatti da poco terminato questo nuovo splendido intervento nel distretto di El Tambo nella provincia di Huancayo all’interno del mercato.
Dopo la splendida parete realizzata in occasione dell’Open Walls Baltimore di quest’anno (Covered) El Decertor con “Wanka” torna quindi a lavorare all’interno del vibrante tessuto Peruviano, tra le viuzze del mercato, prendendo possesso di questa porzione di muro ed iniettando sulla stessa tutto il suo particolarissimo approccio visivo.
Come spesso abbiamo avuto modo di vedere il percorso stilistico dell’interprete passa per uno uso massiccio di componenti contrastanti che riversandosi all’interno degli spazi a disposizione riescono a catalizzare una mistura vivace ed assolutamente personale che unisce al suo interno elementi astratti così come una pratica figurativa assolutamente realistica. È piuttosto stimolante vedere come l’artista Peruviano riesca a portare avanti sia il proprio percorso artistico sia la propria affinità con il suo popolo attraverso progetti di natura fortemente sociale, i lavori dell’artista non sono mai banali e fini a se stessi, all’interno dell’intricatissima tavolozza di figure e colori, l’artista inserisce figure e tematiche importanti e delicate, emerge così una componente viscerale e profonda, un analisi importante e sfaccettata che va a toccare gli argomenti più disparati e fa leva su un sentimento di riflessione e coinvolgimento fortemente voluto, e trovato aggiungiamo noi, dall’artista stesso nei suoi dipinti. L’impressione è quella di trovarsi di fronte a lavori caratterizzati da una riflessione costante sulle dinamiche sociale ma anche in generale sull’uomo, sulle sue difficoltà, sulle sue emozioni e stati d’animo differenti, raccolti e raccontati dall’interprete attraverso un tratto personale che va a tracciarne le differenti sfaccettature. Ad alimentare questa particolare enfasi tematica, abbiamo sempre riscontrato un tratto particolare che nel corso del tempo è letteralmente esploso, se osserviamo le prime produzioni dell’artista troviamo già da subito gli elementi che ne stanno caratterizzando i lavoro più recenti, l’intelligenza è stata quella di ampliare i concetti, e con essi lo stile, portando a compimento uno approccio visivo tessuto sull’unione di componenti astratte e visione maggiormente più figurative come detto. Gli elementi voluti da El Decertor fanno da vero e proprio sfondo, un background che abbraccia una elevatissima tavolozza di colori, si tratta di fatto di una costante metamorfosi visiva che si dispone attraverso una intelligente e ricercata componente astratta incanalata all’interno di forme e configurazioni differenti, vere e proprie caselle cromatiche che restituiscono ed alimentano un forte sentimento di profondità visiva. All’interno di questo croviglio emergono in perfetta armonia volti, figure ed oggetti che di fatto offrono a chi osserva il lavoro l’opportunità di comprendere appieno l’intervento, sono figure realizzate attraverso una spiccata sensibilità per il dettaglio e soprattutto per mezzo di uno stile figurativo assortamente realistico che traccia volti, soggetti e personaggi assolutamente reali aumentando in questo modo il livello di immedesimazione e profondità delle opere proposte.
Nient’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con i dettagli della splendida realizzazione, dateci un occhiata, siamo certi anche voi come noi non mancherete di apprezzare

Pics by The Artist

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Axel Void – New Mural for DesOrdes Creativas 2014

29/07/2014

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Dopo qualche settimana torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di Axel Void, l’artista è infatti tra gli ospiti di spicco della nuova edizione dell’ottimo DesOrdes Creativas che dopo le pareti realizzate durante l’anno, apre definitivamente i battenti.
Axel Void si relaziona con sentimenti forti e dal grande riverbero emotivo, accoglie le storie e le vicissitudini dei luoghi dove lavoro e lascia lì un segno del proprio passaggio, un omaggio che puntualmente riesce a colpirci.
Abbiamo spesso avuto modo di cogliere il fascino dei lavori dell’artista, trovando un certa tematica amara e dura, delle vere e proprie riflessioni che hanno saputo toccare temi differenti, delicati, in cui l’interprete ha deciso di immergersi andando a cogliere le esperienze più disparate, occupandosi di vita quotidianità, di temi ed esperienze differenti, aspetti sgradevoli e non, tematiche a carattere sociale o storico in quella che è diventata di conseguenza una vera e propria ricerca sugli aspetti più umani della nostra vita. L’impressione è quella di una forte esigenza da parte dell’interprete di voler sentire e trasmettere attraverso la propria pittura tutta quelle grande intensità di emozioni che i luoghi visitati riescono a trasmettere. In questo senso non stupisce quindi la scelta di un approccio pittorico forte e profondo, le pennellate si fanno sporche e sovrapposte intersecando cambi cromatici e tonalità differenti fino a creare un manto visivo sfaccettato e capace di contenere una quantità di colori incredibili, questa esuberanza visiva viene sostenuta da un tratto dedito al dettaglio al ricerca di una completezza visiva che possa accogliere tutti gli aspetti emotivi e viscerali che l’interprete ha scelto di veicolare. Le opere quindi nel loro risultato finale sono caratterizzato da un uso intensivo di tinte e colori molto scuri e profondi, contrapposti a passate di colore ripetute che ne arricchiscono la trama finale, andando quindi a sostenere tutta la sensibilità dell’impalcatura tematica e visiva.
Quest’ultimo intervento riprende gli stimoli dell’ultima pittura realizzata a Mexico City (Covered), un nuovo nessuno ispirato questa volta ad una vecchia immagine spillata su una vecchia carta d’identità anonima, un volto di una donna appena accennato accanto a quello di una persona che adesso avrebbe all’incirca 120 anni. Axel Void viene catturato dal romanticismo del gesto ma soprattutto dal fatto che l’unico segno tangibile dell’esistenza di questa persona rimane indissolubilmente legato al volto ed all’immagini della (presunta) moglie. In questo senso l’interprete abbina questa riflessione al particolare luogo di lavoro, la grande parete di un centro anziani sviluppando un proprio pensiero sul tempo, sulla memoria storica per quello che diviene quindi un omaggio a colori dimenticati nelle piaghe del tempo e che nonostante tutto hanno vissuto il loro determinato segmento di vita.
Come sempre per le opere dell’artista sono le immagini a parlare, scrollate quindi giù, ad attendervi dopo il salto una bella e ricca serie di scatti, enjoy it.

This mural is painted in the small town of Orders on a residency for the elderly. The original image is taken from an anonymous ID photo from a person of this town. The photo was stapled to an old ID card of a lady in her late sixties that I assume was his wife. According to the ID she would be 120 years old, so she has definitely passed away.

I liked the romanticism in this image and the fact that the only document of his that remains is together with his wife’s.
I found this image fit perfectly at an elderly residency. It’s a thought on the passing of time, perpetuity and the historical memory that remains of everyday people. It’s an homage to those who are forgotten, and those who live in their small segments of time.

Special thanks to Marcos, Mou and Diana for organizing DesOrdes Creativas and for their friendship and hospitality and to Blanca Louro and her family for their hospitality and amazing food during these days.

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Alberonero – New Mural for Sale Festival 2014

29/07/2014

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Continuiamo con interesse a seguire gli sviluppi del lavoro di Alberonero, l’artista Italiano si è da poco spostato ad Ascoli Piceno dove in occasione del Sale Festival ha avuto modo di dipingere questa incredibile e lunghissima parete.
Senza troppi giri di parole ci troviamo di fronte ad un vero e proprio manifesto del peculiare percorso di Alberonero con l’opportunità di vedere da vicino, riunite sotto forma di unico e dinamico percorso visivo, tutte quelle che sono le visioni e le differenti declinazioni della produzione dell’artista per un opera che nel suo grande insieme avvolge ed affascina.
L’operato dell’interprete come abbiamo avuto il piacere di vedere durante la nostra programmazione ha sempre avuto negli stimoli cromatici il suo vero e proprio incipit, in questo l’artista ha portato avanti nel corso del tempo una peculiare dialettica visiva e tematica laddove proprio le differenti declinazioni di colore, incastonate all’interno di una forma ben specifica, vanno poi a variare la loro intensità e la loro natura fino a cambiare tonalità, all’interno di un percorso che inevitabilmente viene influenzato dalla parete e da ciò che la circonda riprendendone i colori ma soprattutto le sensazioni e le emotività del momento.
Lo slancio del lavoro vuole quindi essere un ideale e tangibile percorso in quello che è la visione dell’artista, l’opera dal titolo “Defraggler” è appunto una deflagrazione di emozioni, sentimenti e spunti differenti, ognuno con un proprio colore laddove ogni singola casella, ed il suo successivo sviluppo, accompagna lo spettatore all’interno di un universo di sensazioni e stati d’animo differenti. Alberonero innesca una altalena di emozioni divergenti lavorando con la totalità dei suoi strumenti visivi, giocando con i colori, con le forme che vanno mano a mano a sgretolarsi fino ad immergersi nel grigio della parete, un lavoro che sa di sogno ad occhi aperto con un inizio ed una fine, un slancio per estraniarsi dal mondo, giusto per un po’ prima di ritornare alla realtà, intenso.
Per darvi modo di cogliere appieno tutta la magia di quest’ultima fatica dell’artista, vi lasciamo ad una ricca serie di scatti con tutti i dettagli del lavoro e le differenti sezioni che lo compongono, QUI invece potete vedere la composizione in tutta la sua incredibile lunghezza, enjoy it.

Thanks to The Artist for The Pics

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QUI invece potete vedere la composizione in tutta la sua lunghezza, enjoy it.

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UfoCinque – New Mural in Civitanova Marche

29/07/2014

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Torniamo a Civitanova Marche, abbiamo infatti l’opportunità di vedere da vicino l’ultima fatica di UfoCinque, il grande artista Italiano, al lavoro per il progetto Vedo a Colori, torna su muro dove sta portando avanti un nuovo ed interessante impegno visivo.
Dall’esplicativo titolo “Il molo abbandonato, la nave fantasma, il nautilus, la goletta e la torre faro”, l’opera rappresenta il primo tassello di una nuova ricerca dell’interprete che, da una parte torna a lavorare su muro, dall’altra sceglie di differenziare la sua produzione in strada da quella canonica del papercutting proponendo nuovi stimoli ed innescando nuove ed interessanti idee. Avevamo avuto un assaggio di questa scelta negli scorsi mesi durante la splendida collettiva Mamuthones I Issohadores dove l’interprete si aveva presentato una bella serie di disegni completamente slegati dal suo iconico percorso.
UfoCinque sceglie un approccio meno impostato ma piuttosto rivolto alla strada a tutto tondo, in questo senso l’artista propone un dialogo personale con quelli che sono i contesti e gli spazi urbani andando ad innescare una serie di architetture immaginarie che di fatto o rielaborano quanto presente oppure ne alimentano la visione attraverso elementi immaginati con i quali si intersecano alla perfezione.
Per sviluppare questa precisa scelta tematica, l’interprete sceglie un impostazione visiva figlia delle influenze sulle forme e sugli oggetti idealizzati da Giorgio Morandi in quella che diviene una personale rievocazione degli spunti del romando Le Città Invisibili di Calvino. Si fanno spazio quindi forme e visioni arricchite da una forte sapore illustrativo, tutte rigorosamente realizzate attraverso nero e scale di grigi, quasi a volerne sottolineare la ambiguità e la possibilità infinita di inserimento all’interno di un determinato contesto cittadino.
L’opera realizzata per Vedo A Colori, il progetto curato e portato avanti da Giulio Vesprini, accarezza alla perfezione questi nuovi stimoli proiettando il lavoro dell’artista attraverso le immagini della cittadina. L’intervento mette infatti in scena una serie di forme e figure architettoniche alcune prettamente immaginate altre che rievocano ciò che è esistente sul territorio, come il rarissimo campanile faro che riprende nella forma la torre del campanile della chiesa dei pescatori di Civitanova. Un susseguirsi di forme che rievocano anzitutto lo spirito del progetto e dall’altra portano avanti questa nuova direzione intrapresa da UfoCinque di cui senza dubbio siamo curiosi di vedere il proseguo.
Dopo il salto alcuni dettagli dell’intervento, dateci un occhiata, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare, presto nuovi aggiornamenti.

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H101 – New Mural for Bratislava Street Art Festival

29/07/2014

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A distanza di parecchio tempo torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di H101, l’interprete Spagnolo si è infatti spostato a Bratislava dove ha avuto modo di realizzare questo nuovo intervento nell’ambito della nuova edizione del Bratislava Street Art Festival.
C’è un innegabile fascino che investe ed attraversa chi si ritrova ad osservare le produzioni di H101, un forte connotazione tematica frutta di una ricerca ben precisa e sviluppata dall’artista attraverso un proprio e personale linguaggio visivo. Non si tratta di un alfabeto o di una estensione delle lettere oppure di una figurazione ossessiva, ma piuttosto il dialogo viene alimentato per mezzo di approccio squisitamente astratto che va a cogliere aspetti visivi legati ai simboli ed immagini religiose, mistiche, a visioni prettamente oniriche ed antiche che cavalcano l’onda del simbolismo appunto. In questo senso l’idea dell’artista è quella di istaurare attraverso le proprie produzioni un dialogo interiore capace di sviluppare e far emergere sensazioni e stati d’animo proprio, l’autore sente l’esigenza di estraniarsi, di immergersi coscientemente all’interno di un bagno di colore capace di avvolgere ed ovvattare. Proprio il colore rappresenta il principale stimolo delle produzioni dell’interprete, una forte connotazione cromatica che investe la totalità delle sue produzioni e che viene accompagnata da una forte caratterizzazione simmetrica che ne costituisce e costruisce il percorso e che va ad innescare una profondo paragone con l’armonia del mondo e l’equilibrio che determina la vita e la morte..
Gli interventi di H101 abbracciano quindi un ottica personale facendola esplodere attraverso intensi banchi cromatici avvolti e raccolti attraverso linee e dettagli che ne rilevano tutto il misticismo lasciando lo spettatore in balia di sensazioni e stati d’animo differenti, ma soprattutto in totale libertà di attraversare e conciliare il proprio universo interiore in quella che si sviluppa come una esperienza quindi personale.
La parete realizzata per la rassegna rappresenta perfettamente questi precisi spunti tematici e visivi, H101 decide di lavorare all’interno della struttura architettonica rievocandone gli aspetti visivi che vengono però trasformati e completamente immersi all’interno della sua peculiare riflessione.
Nient’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto alle immagini del risultato finale in aggiunta a qualche scatto durante le fasi di realizzazione dell’opera, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo presto infatti nuovi aggiornamenti sull’operato dell’interprete.

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JAZ – New Mural in Graz, Austria

28/07/2014

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Torniamo con piacere per le strade di Graz in Austria, qui troviamo Franco Fasoli aka JAZ in grandissimo spolvero, il grande artista Argentino chiude il personale trittico con la terza parete de “El Peso de la Historia”.
Come abbiamo avuto modo di vedere nelle scorse settimane, durante la sua permanenza in Europa l’artista si è spostato parecchio, denominatore comune è proprio questa particolare impostazione tematica che ha accompagnato l’autore durante i suoi lavori. Dopo Roma (Covered) Besançon ed il suo Bien Urbain Festival (Covered) ecco che l’interprete lascia il proprio segno anche a Graz in occasione del Livin Street Festival andando a presentare la terza ed ultima (?) parte di questo bel progetto.
Esattamente come per le precedenti realizzazioni l’opera è legata ad una personale riflessione dell’artista, JAZ si interroga sul peso del passato, ed in particolare sulla storie dei luoghi dove dipinge, lo fà andando a cogliere tutti quegli aspetti tipicamente sociali che diventano slancio perfetto per questa precisa direzione tematica.
A fare da perfetto volano per gli spunti e le riflessione del lavoro troviamo come sempre la peculiare prerogativa stilistica che accompagna le produzioni dell’interprete, spazio quindi a colori caldi ed ad una pittura largamente emotiva. A caratterizzare questa terza parete è però la scelta di unificare sotto un unica opera quelli che sono i differenti filoni appartenenti all’interprete, quello che ci troviamo di fronte su questa grande parete di ben 40 x 10 metri, è quindi una sorta di manifesto del lavoro dell’interprete. L’artista mette per un secondo in secondo piano i soggetti umani, o meglio sceglie di non affidarsi unicamente ai canonici wrestler che hanno fatto da protagonisti in questo filone, per andare ad inserire la figura nera ed oscura di un gigantesco toro.
Peculiarità del lavoro oltre allo splendido effetto di luci ed ombre che accompagnano la vista del risultato finale, è quella di utilizzare una serie di espedienti che letteralmente ingannano la vista, in questo senso i corpi dei due soggetti vengono racchiuso ed al tempo stesso slegati da quello del toro che vediamo spuntare dal volto del characters di fronte.
Il risultato finale è un intervento profondo che si presta a differenti chiavi di lettura, stupisce per il grande impatto e raccoglie alla perfezione quella che è la dialettica visiva di JAZ ed al tempo stesso ne rappresenta alla perfezione tutta l’eccentricità.
Dopo il salto potete dare un occhiata ad alcuni scatti durante le fasi del making of fino al risultato finale, è tutto vostro!

Thanks to PIKS for The Photos

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Moallaseconda – New Murals in Pistoia and Firenze

28/07/2014

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A distanza di qualche settimana torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di Moallaseconda, l’interprete Italiano ha infatti da poco terminato due nuovi interventi rispettivamente a Pistoia e Firenze portando avanti il particolare filone astratto.
Come abbiamo avuto modo di vedere nelle ultime settimane Moallaseconda sta sviluppando un cambio sostanziale e visivo nelle dinamiche delle proprie produzioni, una spinta maggiormente astratta che si è tradotto con il lavoro realizzato qualche giorno fa all’interno Villa Montalvo (Covered). In questo senso quest’ultima doppia parete ne rappresenta la perfetta eredità spingendo l’interprete ad addentrarsi all’interno di una precisa indole astratta che vuole di fatto semplificare da un punto di vista visivo quelli che sono gli stimoli e le tematiche cara all’artista ed al contempo evolvere il tratto verso una approccio più dinamico e per certi versi maggiormente istintivo. Da queste riflessioni nascono infatti due nuovi interventi che portano ad un livello successivo la ricerca dell’autore Italiano, la parte figurativa viene definitivamente accantonata in favore piuttosto di texture ma sopratutto di uno studio accorto e profondo della forma e delle sue differenti declinazioni.
Affrontando le opere di Moallaseconda abbiamo sempre ritenuto importante mettere l’accento sulla storie e sulla particolare tematica che l’artista ha voluto esprimere, con i particolari character, con il legame forte con l’elettricità, all’interno di un impasto che ha saputo spesso avvicinarsi al mondo dell’esoterico e del mistico. Questa precisa inflessione rimane e pervade anche questo particolare filone astratto attraverso però una concentrazione di forme e configurazioni visive, i soggetti vengono rincalzati da una serie da una impostazione pittorica più sporca ed al contempo maggiormente profonda, la mano dell’artista lancia stilettate attraverso piccole pennellate che vanno poi ad incontrare banchi cromatici che,da una parte staccano le due differenti figure, dall’altra ne sedimentano il legame innescando un livello di profondità nuovo e sopratutto una lettura per lo spettatore maggiormente approfondita laddove ci si ritrova a seguire lo sviluppi delle due trame contrapposte e proposta dall’interprete.
Un filone questo che continua ad incuriosirci e di cui senza dubbio vogliamo continuare a vedere l’evoluzione nel corso del tempo.
Nient’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli dei due lavori, dateci un occhiata e restate sintonizzati per nuovi aggiornamenti sull’operato dell’artista qui sul Gorgo.

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Plumas – “La Talidad” New Mural

28/07/2014

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Ci spostiamo in Argentina, qui Plumas ci presenta la sua ultima fatica, un nuovo dipinto dal titolo “La Talidad” dove l’interprete ancora una volta sceglie di soffermarsi ed approfondire la personale riflessione sulla vita e sull’esistenza.
Il fascino delle produzioni di Plumas risiede tutta nella peculiare scelta tematica che abbraccia la totalità dei lavori dell’interprete, il cammino dell’artista si è mano a mano sviluppato andando a mettere l’accento su quelle che sono gli arti e le parti del corpo, utilizzate dallo stesso per misurare e sviluppare il proprio dialogo con lo spettatore. Quest’ultimo si trova in balia di vere e proprie sezioni che lo guidano attraverso la profonda emotività dei lavori dell’interprete, l’idea è infatti quella di utilizzare come ideale volano espressivo parti del corpo umano, in questo modo braccia, mani e gambe divengono lo slancio visivo per sviluppare temi e spunti legame sempre e comunque alla figura dell’uomo.
Nell’idea dell’autore Argentino c’è quindi la volontà di rappresentare la vita attraverso una riflessione decisamente peculiare e che si colloca all’interno delle increspature dell’animo umano. Per sviluppare questa precisa ottica tematica Plumas sceglie di due differenti percorsi che vanno ad intrecciarsi scaturendo in un unica e grande tavolozza visiva, da una parte come detto troviamo le sezioni del corpo, dall’altra invece veri e propri agglomerati cromatici, due trame di fatto agli antipodi che però si sostengono l’una con l’altra quasi a raffigurare la parte emotiva e quella più ragionata.
Plumas gioca costantemente con questo binomio visivo, le parti del corpo vengono letteralmente sospese all’interno delle macchie di colore, le prime risultano sempre raffigurate attraverso un tratto profondo e preciso, quasi un disegno in chiaro scuro, le secondo invece ne accompagnano e dirigono il percorso intrecciandosi e misurandosi con lo spazio a disposizione, offrendo una sorta di scenografia, uno stacco visivo che diviene presto base ideale per lo sviluppo.
In quest’ultimo intervento l’autore raccoglie alla perfezione gli stimoli del proprio lavoro, se le parti cromatiche qui rappresentano una sorta di ideale cornice, a stupirci è la presenza quasi ripetuta di volti differenti, una sorta di percorso che accarezza differenti istanti di vita miscelandoli tra loro, dalla nascita, alla vecchiaia, passando per la vita stessa in un flusso continuo ed entusiasmante.
Non abbiamo null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con i dettagli dell’intervento, il consiglio è quello di darci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare.

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Nemo’s- New Mural for Oltre il Muro Festival 2014

28/07/2014

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Dopo qualche giorno torni a Sapri in Provincia di Salerno dove con quest’ultimo intervento di Nemo proseguiamo con piacere il nostro full recap sulle meraviglie dell’ottimo Oltre il Muro Festival di quest’anno.
Per la rassegna Salentina l’artista porta con il se il suo ultimo progetto Before and After, si tratta di una nuova idea di sviluppare i lavori, due differenti piani visivi racchiusi all’interno di un unica opera legata indissolubilmente al tempo. L’idea dell’interprete è quella anzitutto di alimentare un dialogo più profondo con lo spettatore andando ad offrirgli due differenti chiavi di lettura dello stesso intervento, al contempo l’autore rivendica l’effettiva efficacia del metodo urbano riallacciando il rapporto con la precarietà e tutto il valore effimero del lavoro in strada.
Alla base del progetto sulla falsa riga di quanto ci aveva fatto vedere Zed1 con il suo Second Skin, è quella di una duplicità visiva, da una parte il disegno vero e proprio dall’altra invece un sottile strato di carta di giornale che ne va a celare l’effettivo e reale significato che verrà unicamente svelato con il passare del tempo e con le intemperie atmosferiche. In questo senso l’impostazione tematica dell’interprete si presta benissimo a questa tipologia di lavoro, osservando infatti le produzioni dell’artista emerge tutta una personale sensibilità su temi moderni, sulla contraddizioni della società andando infine a tracciare un personalissimo spaccato sull’uomo, sulle sue debolezze e sulla suo costante precarietà emotiva. Questa precisa impostazione tematica si traduce in una peculiare visione della figura dell’uomo che rappresenta il vero e proprio slancio delle produzioni dell’autore. Attraverso un dialogo serrato con chi osserva, la figura umana viene raffigurata attraverso una visione tetra, malinconica e sicuramente pessimistica, in questo senso i corpi si fanno raggrinziti, ricchi di rughe, le forme si fanno rotonde e morbide, i corpi diventano ammassi di carne, quasi una prigione per l’esistenza che spesso si traduce in morte.
L’abilità dell’interprete è quella di riuscire a veicolare queste riflessioni attraverso un tratto immediato, fortemente vicino ad un ottica illustrativa andando ad impastare colori tetri e spenti che rendono perfettamente l’idea dei concetti e degli spunti che l’artista vuole portare avanti.
Per la bella rassegna, Nemo presenta RIP “Off”, il lavoro è come sempre suddiviso in due particolari trame visive, ai lati vediamo due figure in giacca e cravatta, realizzata con la pittura, intente a tirare il corpo di un uomo posto nel centro. Quest’ultimo è realizzato attraverso la consueta serie di giornali che ne ricoprono, dandone forma, il corpo e che celano appunto il vero significato del lavoro.
Null’altro da dire, vi lasciamo piuttosto ad una splendida serie di scatti con tutti i dettagli dell’intervento, siamo curiosi di vedere come evolverà il lavoro e di scoprire cosa celano i fogli di carta, perciò stay tuned, aggiorneremo presto il posto con le immagini finali!

Pics by Fabiano Caputo
Thanks to The Festival for The Pics

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Etam Cru – New Mural in Lubin, Poland

28/07/2014

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Ci spostiamo con piacere a Lubin in Polonia, qui a distanza di qualche settimana ritroviamo Sainer e Bezt aka Etam Cru, i due interpreti hanno da poco terminato questo eccellente intervento in occasione dell’Al My City Festival.
Ancora una volta andiamo quindi ad immergerci all’interno del particolarissimo immaginario del duo Polacco completamente assuefatti dalla peculiare impostazione visiva, dai temi e dalla profondità di una pittura che puntualmente riesce a sorprenderci e coinvolgerci.
L’universo del duo è la giusta alchimia di influenze ed approcci differenti, dagli elementi prettamente grafici passando per il mondo illustrativo, il tutto sorretto da una tematica che spesso porta gli interpreti ad affrontare temi e spunti immaginari non sottraendosi di tanto in tanto a riflessioni più profonde. È proprio carattere sognante e l’immaginazione che ne deriva ad incidere profondamente nel lavoro del duo, quello che però appassiona è la scelta di una rappresentazione che posso unificare sotto un’unica cornice visiva elementi fantastici con altri assolutamente reali dove, attraverso l’utilizzo di colori belli caldi e delicati, gli artisti vanno a giocare con la realtà e l’irreale mescolando fantasia e realtà. Il risultato di questa particolare formula dà vita ad interventi dove la componente fantastica è si predominante ma viene accompagnata da una visione realistica andando in questo modo a causare un contraddittorio rapporto finale che sa di evasione dalla quotidianità. In questo senso quest’ultima frattura rappresenta proprio la peculiarità delle produzioni del duo, lo spettatore rimane affascinato dal trovarsi di fronte un pittura che strizza l’occhio al realistico ed al contempo in ciò che segna e raffigura pone in essere elementi e situazioni bizzarre, stravaganti, come il sogno di un bambino, fantastico, candido ed al contempo intriso di una fantasia sfrenata.
Con “Dream Catcher”, questo il titolo dell’opera, gli Etam Cru spingono ulteriormente oltre il proprio lavoro, è innegabile come la straordinaria tavolozza cromatica riesca a far letteralmente emergere i soggetti raffigurati ed al contempo stringa un forte legame con il reale, al contempo osservando le due figure pitturate, il bambino ed il suo cane, sia nella dinamica che la scena stessa che i due artisti hanno scelto di raffigurare emerge il consueto distacca dalla realtà, questa volta meno marcato, per quella che diventa quindi una scena decisamente più realistica del solito.
Giocando con il titolo dell’opera il duo inverte quindi il soggetto principale dell’intervento, in questo modo è l’animale, con il suo sogno di acciuffare l’osso, diviene il cacciatore di sogni mentre al bambino non resta che scrutare il cielo in cerca di stimoli.
Nient’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una ricca serie di scatti dove ripercorriamo assieme le fasi durante la realizzazione del lavoro fino allo splendido risultato finale, dateci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare.

Pics via Sosm and San

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Weekly Overview 94| 21-07 to 27-07

27/07/2014

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Weekly Overview è l’appuntamento del Week-End dove vi presentiamo una selezione delle migliori news settimanali sul GORGO.

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Sebastian Velasco – New Pieces in Burgos, Spain

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JAZ – New Mural for VIAVAI Project

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Dome – “A Journey Through Europe” in Ioannina, Greece

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RUN “Dancer Master” at Hang-Up Gallery (Recap)

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Places: Walking around Valencia

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Moneyless – New Mural for VIAVAI Project

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Corn79 x MrFijodor for Wall Lettering 2014

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Interesni Kazki “INTER ARMA SILENT MUSAE” Show (Recap)

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Basik x Martina Merlini at Villa Manzi, Rimini

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DIMA – New Murals in Lisboa and Albufeira

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Alberonero – New Murals for VIAVAI Project

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Escif “L’Attesa” for Oltre il Muro Festival 2014

Sebas Velasco – New Pieces in Burgos, Spain

27/07/2014

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Con piacere a distanza di qualche mese torniamo ad approfondire il lavoro di Sebas Velasco, il grande artista Argentino ha infatti da poco terminato di dipingere due nuovi lavori a Burgos in Spagna mostrandoci ancora una volta tutto il suo peculiare e profondo tratto pittorico.
Siamo rimasti estremamente colpiti dallo spessore delle produzioni dell’interprete, una duplica attrattiva che va ad interessare sia l’aspetto prettamente visivo sia quello tematico, per risultati finali profondi, densi e ricchissimi dal punto di vista degli spunti. La pittura dell’artista è senza dubbio tra quelle più emotivamente rilevanti, un tratto denso di colori e di tonalità con una forte attrattiva espressiva, le immagini sembrano offuscate come se ci trovassimo ad osservare da un vetro di una finestre o da quello di una macchina in strada. Proprio la strada in questo senso rappresenta non solo il palcoscenico dell’interprete ma soprattutto vero e proprio stimolo e principale spunto delle sue realizzazioni, proprio questa probabilmente è la vera e propria peculiarità dell’interprete in quella che diviene una vera e propria sospensione visiva capace di immergerci all’interno degli spunti e delle tematiche cara a Velasco. In questo senso l’artista sceglie di raffigurare scaglie della propria stessa vita, la personale visione capace di catturare istantanee dalla strada laddove il mondo dei writers, dei graffiti ma anche la città con i suoi palazzi, le sue luci e le sue atmosfere, vengono inserite dall’interprete nelle trame dei suoi interventi.
Il risultato finale di questo particolare approccio lascia lo spettatore in una indagine visiva, all’interno dei micro cosmi raffigurati ristagnano infatti immagini e visioni appannate, corpi, soggetti, tetti e lampioni che catturano lo sguardo e dipingono un panorama ed un universo ben delineato che si lascia solo intravedere e che si fa poi veicolare dai pensieri e dalla soggettività di chi osserva.
Sebas Velasco raccoglie perfettamente questi suoi personali stimoli in una doppia opera che ne coglie alla perfezioni l’istinto pittorico, da una parte una rappresentazione coadiuvata da una serie di panoramiche cittadine con al centro un immagine di ragazzo in bici, la secondo che ci ha particolarmente impressionato, vede invece l’artista realizzare quattro distinte caselle ognuna della quali al suo interno cela un immagini differente, quattro istanti rapportati tra di loro per un risultato finale spettacolare.
Nient’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad un ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica dell’interprete, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare, ma restate sintonizzati presto nuovi e succosi aggiornamenti.

Pics by The Artist

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Alexis Diaz – “The Cage” New Mural in London

27/07/2014

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Ci spostiamo a Londra dove il grande Alexis Diaz dopo le ultime scorribande il giro per il globo ha da poco terminato di realizzare questa nuova pittura, un nuovo intervento caratterizzato dal personale immaginario e della consueta impostazione pittorica.
Ancora una volta rimaniamo sorpresi nell’osservare la costanza ed il dettaglio di lavoro di Alexis Diaz, il grande artista Portoricano sviluppa le sue creazioni avvalendosi di una pittura minuziosa e dettagliata, attraverso una serie di piccoli pennelli l’interprete realizza piccoli segmenti che vanno mano a mano a comporre le figure designate. Oltre alla grande pazienza di lavoro ed al risultato assolutamente realistico quello che impressiona sono i soggetti scelti dall’interprete, un vero e proprio mash-up che si sviluppa dall’unione di differenti componenti, si va dalle parti di corpo umano, come le mani ad esempio od i teschi piuttosto ricorrenti, oppure a vere e proprie parti di animali differenti che si uniscono tra loro creando nuovi essere fantastici, infine osserviamo l’inserimento di paesaggi e scorci urbani che vengono letteralmente poggiati sui corpi e sulle sezioni dell’intervento. Il risultato finale è un opera dettagliatissima, assolutamente immersiva e che viene infine legata ad una serie di figure e forme dalla maggiore inflessione geometrica, come più triangoli concentrici che di fatto catturano l’attenzione incanalandola in un unico punto del dipinto, nota finale per i colori, caldi ed avvolgenti che riescono a trasmettere una forte e inclina cadenza emotiva a tutta l’opera.
A caratterizzare “The Cage”, questo il titolo di quest’ultima fatica dell’interprete, troviamo ancora una volta una fortissima caratterizzazione naturale unita al consueto mash-up di elementi e forme differenti. L’esuberanza dell’intervento è data dalla grande abilita di Alexis Diaz di coniugare ancora una volta differenti soggetti in un’unica forma andando a creare, attraverso una impostazione pittorica estremamente dettagliata, un immagine bizzarre ed al contempo assolutamente reale investita infine da una grande connotazione cromatica.
Scrollate giù ad attendervi dopo il salto una ricchissima serie di scatti con tutti i dettagli del lavoro, dateci un occhiata e restate sintonizzati l’interprete infatti si trova in Italia per dipingere la sua prima parete in occasione dell’ottimo Viavai Project, stay tuned!

Pics via San

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Parra x CASE STUDYO – “Cold” New Sculpture

26/07/2014

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Come annunciatovi concomitanza con l’apertura di Same Old Song, sua ultima fatica aperta all’interno degli spazi della HVW8 Gallery di Los Angeles, il grande Parra (Interview) torna a collaborare con i ragazzi di CASE STUDYO i quali hanno da poco presentato una nuova scultura in porcellana.
Continua quindi una delle collaborazione più solide che negli anni ha portato alla realizzazione dal vivo ed in tre dimensioni di quello che è il bizzarro, provocante ed esuberante universo di Parra, i ragazzi di CASE STUDYO, specialisti nella creazione e nella lavorazione della porcellana di pregio, sono infatti riusciti a trasformare in qualcosa di tangibile quello che è il grande e smisurato mondo dell’artista, partendo da un disegno ed arrivando a qualcosa di decisamente concreto.
Dal titolo “Cold” la scultura esce in edizione limitata di unicamente 25 pezzi, accompagnata dal consueto contenitore il legno, misura 23 x 16 centimetri e raffigura uno degli iconici characters del grande artista olandese raccolto su se stesso in una posa che come suggerisce il nome stesso va a suggerire una sensazione di freddo. In teoria l’edizione è già sold-out ma ci aspettiamo anzitutto una nuova versione, magari total black?, e per tutte le info del caso potete andare direttamente sulla pagina dello studio Belga, noi nel frattempo vi lasciamo ad un bella serie di immagini con tutti i dettagli del caso, dateci un occhiata!

With his new sculpture ‘Cold’, Parra once again translates his unique curved post-pop imagery into a beautiful porcelain sculpture. This surreal & hybrid character of a female birdlike creature with hands around the legs is looking for warmth.

Pics by CASE STUDYO

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Borondo x Carmen Maín “Ophelia” Painting on a Boat

26/07/2014

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Dopo qualche settimana di silenzio torniamo ad approfondire il lavoro di Borondo, il grande artista Spagnolo prosegue nel portare avanti progetti insoliti, ultimo questa pittura realizzata insieme a Carmen Maín direttamente sul tetto di questa piccola imbarcazione.
Con ancora negli occhi Narcissus, la bella realizzazione che giocava con lo specchio d’acqua limitrofo, Borondo prosegue la personale ricerca visiva andando ad elaborare un lavoro insolito che si discosta completamente dalla consueta parete, un opera in movimento che mantiene però inalterate tutte quelle che sono le basi stilistiche e visive tipiche delle produzioni dell’artista.
Quello che ci ha sempre coinvolto e colpito nel lavoro di Borondo è la capacità dell’interprete di sviluppare un trama visivo assolutamente profonda e dai fortissimi risvolti emotivi, lo Spagnolo attraverso un tratto fortemente espressivo sviluppa i corpi nudi dei suoi uomini e delle sue donne, la purezza degli stessi, raggiunta proprio attraverso la loro rappresentazione senza veli, censure o filtri visivi, impatta in un sentimento che va a scavare nelle pieghe e nelle profondità dell’animo umano rivelandone tutta la fragilità, le insicurezze, il dolore, sono scene pesanti nel loro coefficiente di immedesimazione, dense ed articolate nella loro stessa fisionomia. Borondo attraverso i suoi spettri da vita, voce e colore alla cupezza, alla tristezza che attanaglia e ci fa sprofondare, scopre la maschera di felicità e tranquillità che portiamo tutti i giorni, per rivelare a noi stesi, al mondo ed a chi ci circonda tutta la malinconia della vita. L’interprete riesce così a penetrare nei sentimenti di chi osserva, esattamente come nel muro le tracce di vernice, i tocchi insistenti e ripetuti che danno vita alla fisionomia dei corpi, segnano e solcano le profondità dei nostri pensieri lasciandoci sopraffatti, senza razionalità in prende e finalmente liberi di esprimere e di essere ciò che siamo.
Per quest’opera dal titolo “Ophelia”, Borondo va a rielaborare l’omonimo dipinto su tela del pittore John Everett Millais, esattamente come per l’opera del pittore britannico l’ispirazione proviene dal personaggio di Ofelia, dall’Amleto di Shakespeare, la donna, da poco caduta nel ruscello mentre tentava di cogliere alcuni fiori, prosegue nel cantare nonostante stia cominciando ad annegare.
Esattamente come l’originale, l’opera quindi è quadro di morte e disperazione laddove, a differenza dell’originale, l’interprete poggia il corpo della donna sul tetto dell’imbarcazione che in questo modo diviene quasi un volano ed un trasporto di morte della giovane raffigurata proprio in una posa mortuaria.
Nient’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una lunga e dettagliata serie di scatti dai quali potete apprezzare al meglio quest’ultima magia dell’artista Spagnolo, è tutto dopo il salto dateci un occhiata e restate sintonizzati per nuovi e succosi aggiornamenti.

Pics via San

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Vhils “Dissection” at EDP Foundation (Recap)

25/07/2014

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Aperta i primi di questo mese andiamo finalmente a dare uno sguardo approfondito a “Dissection” nuova ed ultima fatica del grande Alexandre Farto aka Vhils all’interno degli spazi dell’EDP Foundation / Museu da Electricidade di Lisbona in Portogallo.
Osservando gli ultimi anni di Alexandre Farto emerge tutta l’efficacia di uno stile che sempre più continua a destare interesse, la particolarità degli interventi del Portoghese è infatti quella di scolpire letteralmente le pareti per dare vita ad intensi ritratti di gente comune per un effetto finale che ha dell’incredibile vista la resa ed il grande livello di dettaglio trovato.
Qui sul Gorgo non abbiamo mai nascosto la necessità e la volontà di vedere qualcosa di differente da parte dell’interprete, accogliendo sempre con interesse le sperimentazioni con materiali differenti, in particolare nelle sue ultime esibizioni, e volgendo il nostro sguardo alle ricerche visive che hanno portato spesso Vhils ad interagire con elementi differenti anche su parete, su tutti la carta che ci aveva decisamente colpito e con la quale speravamo l’artista portasse avanti un approfondimento maggiore.
In tal senso questa sua ultima fatica, prima mostra di tipo ‘istituzionale’ per l’interprete Portoghese nonché sua più grande esibizione, doveva e poteva essere l’occasione per una sferzata che accogliesse finalmente un vento nuovo con direzioni mai esplorate ed interessanti e differenti dinamiche. In realtà la corposissima esibizione è anzitutto impostata per essere letta come una grande ed enorme vetrina, per i fans dell’artista è innegabile il fascino dell’allestimento con tutto il repertorio di Vhils che inonda le ben 9 stanze che costituiscono l’interno della mostra.
Come suggerisce il titolo lo show vive di una precisa direzione, l’idea di strato, di sezioni di ciascuno di queste parti che compongono una determinata superficie viene sviluppata dall’interprete attraverso una personale riflessione laddove proprio ciascuno degli strati rappresenta una storia, un vissuto ed un sistema sociale differente che inevitabilmente stratifica ciascuna delle sue opere.
Ognuno dei lavori esposti eredità quindi il particolare approccio stilistico dell’interprete che sviluppa la propria esibizione andando a coinvolgere differenti materiali, carte, legno, il muro, così come pannelli metallici e concludendo infine con la gigantesca installazione posta a cinque metri d’altezza che ha visto l’interprete sezionare appunto un intero vagone di un treno, dipinto poi di bianco, che simboleggia il suo legame con il passato e con le sue esperienze da writer.
Per darvi modo di dare un occhiata all’allestimento proposto vi lasciamo ad un lunga a bella serie di scatti con tutti i dettagli del caso, vi ricordiamo infine che se vi trovate a Lisbona nei prossimi mesi, c’è tempo fino al prossimo 5 di Ottobre per andare a darci un occhiata di persona.

EDP Foundation / Museu da Electricidade
Av. de Brasília, Central Tejo.
1300-598 Lisboa

Pics by Bruno Lopes HB

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Interesni Kazki for The Milestone Street Art Project

25/07/2014

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Torniamo con piacere a Girona dove scopriamo che tra i grandi nomi che quest’anno hanno preso parte all’eccellente Milestone Street Art Project ci sono anche AEC e Waone aka Interesni Kazki che tolgono finalmente il velo sulla loro ultima fatica.
Continuiamo ad essere affascinati dall’impostazione visiva e quanto da quella tematica che contraddistinguono le opere degli Interesni Kazki, spesse, dense di significato e capaci di proiettare l’osservatore all’interno delle situazioni e dei mondi raffigurati lasciandolo volutamente immerso all’interno di fantasie scolpite da un livello di dettaglio estremo ed appunto coinvolgente. Una volta in più andiamo quindi a soffermarci sulla straordinaria capacità del duo di veicolare attraverso un immaginario personalissimo temi, spunti e riflessioni di natura diversa, ma soprattutto il riuscire a creare un universo pulsante, vivo, zeppo di colori caldi che riesce puntualmente ad accoglierci e coinvolgerci. Gli interpreti immettono nelle loro produzioni il risultato delle loro influenze, dai rimandi alla cosmologia, creando dei micro universi abitati da personaggi surreali e combinati alla vastità di dettagli presenti, per riuscire quindi ad apprezzare appieno tutto il valore delle opere dobbiamo letteralmente immergerci all’interno di esse, capirne i simboli così come i dettagli, ma anche lasciarsi trasportare dalle emozioni che trasudano da ogni singola componente. Osservando affondo le opere veniamo accolti da una sorta di alternanza, una danza che miscela elementi naturali con altri fantastici fino ad arrivare a trasformarsi in una novella fiaba moderna che accoglie in se elementi reali ed irreali tracciando con forza una riflessione sul presente attraverso una fortissima sensibilità.
Per la rassegna Spagnola gli Interesni Kazki hanno ha disposizione questa scampolo di parete, la dimensione ridotta non lascia l’opportunità per una grande pittura, gli artisti decidono quindi di concentrare i proprio sforzi in un unica grande figura che sappia raccogliere alla perfezione tutti i loro stimoli ed influenze tematiche. In questo senso fa la sua comparsa un soggetto bizzarro laddove il corpo da uomo lascia spazio ad un volto sostituito da una grande pianta sulla quale troviamo arrampicata una scimmia. Il livello di dettaglio, sia dal punto di vista pittorico, sia per gli spunti presentati, è come sempre altissimo spingendo chi osserva a ricercare nelle varie e differenti sezioni del lavoro tutti gli spunti e gli incipit lasciati dal duo.
A supporto del nostro testo come sempre potete trovare una bella ed ampia serie di scatti con tutti i dettagli dell’interventi, scrollate giù è tutto dopo il salto, dateci un occhiata siamo certi che non mancherete di apprezzare.

Pics by The Artists

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CANEMORTO – New Murals in Milano

25/07/2014

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Guess who’s back! Tornano i CANEMORTO con una nuova infornata di lavori realizzati durante questi mesi estivi nei pressi di Milano, tre differenti interventi tra cui spicca la bella collaborazione con Stato Ladro, fresca realtà brianzola.
Proseguendo sul personale e particolare percorso, i CANEMORTO continuano a tracciare una personale e peculiare visione umana, i soggetti risultano vibranti, decisi, le pennellate si fanno rapide e scalfiscono lo spazio attraverso una pittura veloce, fortemente radicata nell’istinto stesso degli artisti. Emerge così ancora una volta tutto il carattere fortemente emotivo del lavoro degli interpreti, gli stessi danno l’impressione di volersi concentrare su profondità tematica impegnandosi senza filtri a liberare il personale immaginario atto a rappresentare con quanta più crudezza un lato nuovo ed in parte inesplorato dell’animo umano. Ci si ritrova così a confrontarsi con immagini distorte, sporche e cupe, figlie di una malinconia interiore che abbraccia la realtà della fisionomia, i corpi si trasformano in tessuti raggrinziti, gli sguardi si perdono tra i solchi profondi delle difficoltà della vita apparendo in una chiara e disinibita rappresentazione in totale opposizione con l’immagine collettiva della donna e dell’uomo perfetto, è forse questa la peculiarità maggiore del lavoro dei CANEMORTO una cosciente esposizione della natura umana esattamente per quello che è, figlia dei tempi e delle difficoltà che ne stanno segnando la vita di tutti i giorni, muovendosi in una direzione totalmente opposta dal sogno di bellezza e perfezione fisionomica con i quali siamo bombardati costantemente, il tutto raccolto in una metodologia che esalta l’istinto, ed in particolare la velocità di lavoro, utilizzando lo stessa metodologia di bombardamento ma attraverso un approccio inverso ed ugualmente impattante.
Raccogliendo quindi perfettamente gli stimoli tematici e visivi del loro lavoro gli interpreti presentano una nuova ed esuberante serie di interventi, a caratterizzare questo trittico è si il particolare impulso tematico, al contempo però è innegabile costatare una scelta cromatica più vivace e soprattutto camaleontica in un continuo cambio visivo che segue la contorsione dei corpi e dei soggetti raffigurati, chapeau!
Nient’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una ricchissima serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima infornata di lavori degli interpreti, il consiglio è quello di darci un occhiata ma restate sintonizzati presto nuovi aggiornamenti.

Thanks to The Artists for The Pics
Pics by El Pacino

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JAZ – New Mural for VIAVAI Project

25/07/2014

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Come annunciatovi a Racale per il Viavai Project non solo big names italiani, nella bella cittadina Pugliese arriva Franco Fasoli aka JAZ, l’artista porta con se tutto il proprio particolare approccio visivo e tematico per questa sua ultima fatica.
JAZ nei suoi lavori tocca temi diverse, indaga attraverso il proprio immaginario su diversi aspetti della natura umana, lo fa attraverso il suo particolare ed intrinseco rapporto con le figure animali, nello specifico quelle dei grandi predatori, attraverso le quali sviscerare la personale visione dell’uomo, attraverso i lottatori di wrestling – sebbene questo filone si sia in parte affievolito nel tempo – oppure concentrandosi alcune volte su temi a carattere sociale e talvolta politico. L’individuo viene rappresentato dall’interprete attraverso una produzione fortemente emotiva, caratterizzata da continui mash-up, folli mescolanze di corpi in cui il lato più brutale delle belve va a fondersi con il corpo umano che va così ad assumere forme e silhouette raccapriccianti. È importante notare come l’artista faccia di fatto completamente sparire i volti, assorbiti dalle metamorfosi in atto nelle sue pitture, cosa piuttosto insolita in rappresentazioni di questo tipo, ma che nel caso delle sue produzioni non ne intacca affatto la matrice simbolica ed emotiva.
Per la rassegna JAZ a distanza di parecchio tempo sceglie un approccio pittorico dedito all’utilizzo del bianco e del nero come unici interlocutori visivi, si tratta di un piacevole ritorno che dimostra tutta l’abilità pittorica dell’interprete lasciandone intatta il peculiare approccio visivo così come la grande forza e dirompenza che da sempre ne contraddistingue l’operato.
Dall’emblematico titolo “Norte/Sur”, l’intervento porta avanti la tipica dialettica visiva dell’Argentino, spazio quindi ad una nuova metafusione corporea che abbraccia questa volta soggetti umani ed animali, la figura centrale è infatti costituita da due figure quasi speculari, due cavalieri in sella ad un cavallo che partendo da direzioni opposte, nord e sud appunto, vanno ad unificarsi in un’unica grande figura. Grande attenzione come sempre ai dettagli, con pennellate ripetute e questa volta maggiormente intense che danno l’impressione di trovarsi di fronte ad una pittura realizzata in chiaro scuro.
Non aggiungiamo altro, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di immagini certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare tutto il grande talento e l’impatto visivo dell’opera terminata. È tutto vostro dopo il salto, qui invece potete dare un occhiata da vicino a tutti i lavori fin qui portati a termine, presto nuove news.

Thanks to The Project for The Pics
Pics by Matteo Bandiello

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Dome – “A Journey Through Europe” in Ioannina, Greece

25/07/2014

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Ancora Dome, attivissimo in questo periodo l’interprete Tedesco che si è da poco spostato a Ioannina in Grecia, qui l’artista ha da poco terminato di dipingere questa nuova e splendida parete come parte di un progetto organizzato da Multi-art Projects.
Ancora una volta rimaniamo spiazzati dalla profondità e dallo spessore della pittura di Dome, l’interprete prosegue nel portare avanti un proprio e personale stile – decisamente raro di questi tempi – attraverso il quale insiste nel proporre riflessioni e tematiche importanti continuando a tracciare con forza un personale e sfaccettato spaccato dei tempi moderni. Profondamente connesso con dinamiche prettamente umane, sociali ed ultimamente anche politiche, il lavoro dell’interprete si fa quindi sensibile attraverso un impostazione visiva capace di catturare l’attenzione grazie ai due differenti e paralleli percorsi pittorici che vanno ad intrecciarsi all’interno delle opere proposte proponendo infine un’unica e chiara chiave di lettura. In questo senso peculiarità delle produzioni dell’artista è sicuramente la scelta di lavorare esclusivamente attraverso tonalità come il bianco ed il nero, da una parte l’autore sviluppa le figure ed i suoi iconici characters attraverso un intenso e profondo nero, dall’altra invece va a proporre trame ed elementi per mezzo di un pittura precisa, minuziosa e realistica. Il risultato finale di questo binomio si evolve in una ambiguità tra i soggetti raffigurati e gli scenari in cui gli stessi vengono calati con infine alcune effetti di profondità e tridimensionalità a completare il quadro.
Principale slancio delle opere di Dome è come detto però il forte carattere tematico, in questo senso “A Journey Through Europe”, questo il titolo di quest’ultimo intervento, raccoglie perfettamente tutta l’eredità tipica dell’operato dell’artista sia dal punto di vista stilistico sia da quello appunto dei temi trattati. L’autore Tedesco si lancia in una nuova riflessione sull’Europa e lo fa all’interno di uno dei paesi maggiormente colpiti e coinvolti nella crisi, in un momento particolare in cui proprio l’idea dell’efficacia di un Europa Unita va mano a mano scemando in controtendenza con i malcontenti e le difficoltà quotidiane. L’opera di Dome diviene quindi un simbolo emblematico dei tempi, il maiale riveste un ruolo fondamentale, posto sul gradino più alto, cavalcato da uno dei personaggi tipici dell’artista, grasso, sguardo triste come se fosse pronto per essere mandato al macello. Emerge una sensazione di precarietà ed al contempo proprio la scelta di utilizzare questo tipo di animale fa riflettere sulla natura di tutti quegli stati in difficoltà, sui popoli in sofferenza in un immagine diretta e spietata.
Nient’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad un bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli dell’opera, il consiglio è quello di darci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare, enjoy it.

Thanks The Artist for The Pics

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RUN “Dancer Master” at Hang-Up Gallery (Recap)

24/07/2014

Aperta lo scorso mese, attraverso uno sguardo ai lavori presentati ed alle immagini durante la private view, abbiamo finalmente l’opportunità di scoprire da vicino le meraviglie di “DANCER MASTER” ultima fatica del grandissimo RUN allestita all’interno degli spazi della Hung Up Gallery di Londra.
Questo nuovo ed esuberante show rappresenta una sorta di celebrazione del particolare approccio, della pittura, del ritmo e del particolare linguaggio del corpo che il grande artista porta avanti all’interno del proprio peculiare e dinamico percorso visivo, il tutto raccolto all’interno di un allestimento realizzato proprio esclusivamente per lo show.
L’artista porta avanti una caratteristica e personale visione dell’uomo andando ad abbracciare tematiche e spunti differenti che, grazie alla continue ricerche, influenze e viaggi, sono scaturiti all’interno di un tratto che continua la sua evoluzione costante nel tempo, non finendo mai di stupirci e coinvolgerci. L’interprete focalizza il proprio percorso sulla pittura e sul disegno di quelli che sono i mezzi e gli strumenti espressivi per eccellenza, il volto e le mani. Questi due particolari elementi vengono raccolti e reinterpretati dall’artista attraverso un immersione in situazioni e tematiche differenti, la ricchezza di dettagli, i volti ed i soggetti raffigurati insinuano spunti e storie differenti che trovano il loro giusto canale espressivo all’interno di un tratto sinuoso che poggia (spesso) le sue solide sue basi sul binomio cromatico offerto dal bianco e dal nero in aggiunta alle vibranti composizioni maggiormente intense dal punto di vista cromatico.
Raccogliendo quindi questi spunti RUN propone un allestimento costituito da una ricchissima serie di lavori, dipinti su tela, disegni e schizzi realizzati su materiale organico come legno, carta, cartone e juta, in aggiunta ad alcune Installazioni tridimensionali interattive laddove troveranno spazio tra i lavori esposti anche alcuni lavori su muro.
L’ispirazione proviene direttamente da uno dei viaggi dell’artista che trovandosi in India si trovo a far visita ad un tempio indù, qui l’interprete rimase affascinato e colpito da una particolare statua ‘Dancer Master’ appunto caratterizzata da una moltitudine di colori e con le mani e le braccia in una posa tale da suggerrire allo spettatore una sorta di danza dello spirito. L’idea che accarezza lo show va quindi a recuperare le radici del lavoro dell’artista andando a suggerire una sorta di tribalismo moderno, tra rituali folli, personaggi e soggetti bizzarri e stravaganti in una lettura umana diseguale e certamente peculiare.
Vi abbiamo preparato una ricchissima galleria con le immagini di tutti i lavori presenti in allestimento in aggiunta ad alcuni scatti durante il vernisage, mettetevi comodi e dateci un occhiata, vi ricordiamo infine che lo show rimarrà aperto fino al prossimo 9 di Agosto.

Hang-Up Gallery is delighted to introduce Dancer Master, the vibrant and energetic multi-media show by the talented RUN – artist, muralist and street artist. Dancer Master will celebrate painting, rhythm, body language and dynamism in a new body of work created exclusively for Hang-Up.

Hang-Up Gallery will exhibit an exciting collection of canvas paintings, drawings and sketches created from organic material such as wood, paper, cardboard and jute. Three-dimensional installations will dramatically transform the traditional white wall gallery space, with marionette cut outs of faces and hands that will hang from the gallery walls, suggesting modern tribalism and insane rituals from another world.

Hung-Up Gallery
56 Stoke Newington High Street
London N16 7PB

Pics by Chuck Noble

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David De La Mano New Project in Villa Soriano

24/07/2014

David de la Mano en Residencia Vatelón

A distanza di qualche settimana torniamo ad approfondire il lavoro di David De La Mano, l’interprete ha infatti da poco terminato una nuova serie di pitture su questo vecchio rudere nei pressi di Villa Soriano in Uruguay all’interno di un progetto organizzato dalla Residencia Vatelón.
L’artista spagnolo continua il suo personale dialogo a due colori opposti attraverso un intenso e ricco immaginario che trova nella figura dell’uomo il suo principale interlocutore e fulcro tematico, le sperimentazioni visive portano l’interprete a rappresentare un ricercato archetipo dell’uomo moderno attraverso la pittura di minuscoli personaggi che di fatto rappresentano le viscere e il dettaglio primo delle sue stesse opere. Osservando questi piccolo uomini ci si ritrova catapultati all’interno dei lavori dell’artista in cerca di un dettaglio, persi tra minuscole braccia, gambe ma soprattutto intenti a cercare i demoni che si celano all’interno di queste figure, siamo ormai abituati a vederli armati di bastoni e con le orecchie appunta, li vediamo intenti a mischiarsi all’interno del vasto sciame di personaggi. Proprio quest’ultima componente ci ha sempre interessato, David De La Mano nasconde e cela all’interno delle sue configurazioni queste bizzarre creature, attraverso le stesse imbastisce un forte riflessione, un paragone attraverso il quale dipinge la cattiveria, la brutalità e l’odio che risiede in ogni uomo, più in profondità ci parla di diversità l’artista, bianco e nero così come uomo e donna, in un totale simbiosi tra i suoi characters, lo fa con un tono fortemente poetico ed al contempo profondo, ci spinge ad osservare ed a capire celando e nascondendo queste differenze visive e tematiche attraverso decise passate di colore.
Raccogliendo quindi appieno da questo personale indirizzo, per questa sua ultima fatica, David De La Mano va senza dubbio a sfruttare alla perfezione quelli che sono gli stimoli dettati dalla particolare struttura ed infine dall’ambiente circostante. In questo senso utilizzando quelle che sono le peculiarità architettoniche dello stabile, le sue insenature ed i suoi spazi interni, va a cambiare completamente quello che è l’aspetto della vecchia struttura abbandonata.
Il risultato finale va quindi ad alimentare la sensazione di trovarsi all’interno di una vera e propria finestra, quasi un mondo parallelo, rappresentato dalla casupola stessa, in quello quindi che diventa un interessante accorgimento tra differenti livelli interpretativi e visivi che vanno a fare da eco al personale approccio visivo dell’interprete.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di immagini con i dettagli dell’intervento certi che non mancherete di apprezzare l’ottimo risultato finale, dateci un occhiata è tutto dopo il salto.

Thanks to The Artist for The Pics
Pics by Andrés Boero Madrid

David de la Mano en Residencia Vatelón

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David de la Mano en Residencia Vatelón

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Ever – New Mural in Graz, Austria

24/07/2014

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Ci spostiamo a Graz in Austria dove con piacere a distanza di qualche settimana ritroviamo Ever, l’interprete Argentino ha infatti da poco terminato questa enorme pittura per il Livinstreets Festival curato dalla INOPERAbLE Gallery.
Con a disposizione uno spazio davvero imponente Ever dà vita a “Personal interpretation of the death of idealism”, questo il titolo del lavoro, andando a raccogliere ed a sviluppare temi, spunti ed impostazioni visive tipiche del proprio percorso artistico in quello che nel suo aspetto finale rappresenta una sorta di manifesto del lavoro del grande artista Argentino.
Abbiamo spesso incrociato il nostro percorso con quello di Ever cogliendone dapprima l’evoluzione stilistica ed andando in seguito ad approfondire quelli che sono gli aspetti tipicamente tematici del suo lavoro, completamente assuefatti dal particolare stimolo visivo e dalla profondità degli spunti offertici.
In questo senso
Le produzioni dell’interprete sono profondamente legate a quella che è una rappresentazione altamente emotiva dell’uomo all’interno della quale è lo stesso artista a porre l’accento su particolari sentimenti o stati d’animo attraverso il peculiare utilizzo di approcci cromatici differenti. Come visto l’abilità pittorica dell’Argentino è proprio quella di sviluppare due percorsi ed approcci stilistici differenti, da una parte quella troviamo colori saturi e piatti che vanno a dare forma agli iconici fasci colorati, quelli che fuoriescono dagli occhi e che vanno a raffigurare la parte più emotiva del lavoro, di contro viene sviluppata una trama più spessa e sfaccettata, ricca di repentini cambio di tonalità laddove è lo stesso artista con pennellate morbide ed intense a dare forma e soprattutto sostanza ai corpi, ai volti ed ai paesaggi delle sue produzioni.
Ancora una volta per quest’ultima fatica di Ever, ci ritroviamo quindi ad impattare con una pittura forte e profonda, ricca di dettagli e che si fa carico dell’ennesima riflessione dell’artista. L’interprete sceglie qui di lavorare attraverso soggetti decisamente forti, è in particolare il corpo di una donna nudo e proteso verso l’alto a catturare inevitabilmente l’attenzione, la vediamo intenta a non lasciar scappare l’iconico volto cinese, un immagine profonda e decisa che vale ancora una volta più di mille parole.
Per darvi modo di cogliere tutta la grande efficacia di questo lavoro vi abbiamo preparato una bella ed ampia serie di scatti con tutti i dettagli del lavoro in aggiunta ad alcune fasi durante il making of, dateci un occhiata siamo certi che non mancherete di apprezzare, enjoy it.

Pics by PIKS

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Places: Walking around Valencia

24/07/2014

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Durante la scorsa settimana di break, se avete seguito i nostri canali social, saprete che ci siamo spostati a Valencia, l’idea era quella di staccare un pochino ma immancabilmente ci siamo ritrovati immersi all’interno della esuberante presenza artistica che avvolge i muri della città Spagnola.
Doveva essere una vacanza quindi, invece si è rivelata una vera e propria caccia al tesoro a spasso per la città, con la ferma intenzione di perdersi letteralmente tra i cunicoli e le stradine che compongono l’intricato tessuto di Valencia. È proprio qui il cuore pulsante e vivo della sua scena nonchè vero e proprio palcoscenico per le incursioni di Escif (soprattutto) e di Hyuro con le piacevoli sopresi di alcune prelibatezze firmate da BLU, Felipe Pantone, qualche stickers di Grito, Seikon, Luca Zamoc, Sam3 e qualche sconosciuto d’eccezione che non ha mancato di sorprenderci.
La particolare conformazione della città offre sicuramente dimora facile per chi ha intenzione di dedicarsi alla pittura in strada, cunicoli stretti, strade riparate danno quindi tutti i vantaggi di chi vuole lavorare in tranquillità mantenendo il proprio lato illegale, quello che ci ha invece particolarmente sorpreso è l’assoluto rispetto che vige in questo posto. In tal senso la quasi totalità dei lavori, abbiamo scovato anche pezzi piuttosto vecchi insieme a qualche chicca recente, è infatti in perfetto stato, nessun sfregio o cover-up, tutti gli interventi sono di fatto ben visibili ed in perfette condizioni a dimostrazione da una parte del rispetto degli stessi cittadini, dall’altra di chi vive la strada e della scena locale che evidentemente apprezza o comunque nutre una certa considerazione per quelli che sono in nomi più di blasone.
Siamo praticamente certi che molti altri lavori si nascondino in città, in ogni caso ad aprire la nostra sezione immagini non poteva che essere la doppia parete realizzata da Escif e BLU a Piazza Tosal, andando poi a cascata a dare un occhiata a ciò che abbiamo incontrato durante il nostro cammino, tra lavori epici come ‘El Escritor’ ed ‘Aplausos por Favor’ arrivando alle bella pareti di Sam3 ed ai mastodontici interventi di Ericailcane.
Non vogliamo aggiungere altro, lasciandovi piuttosto ad una ricchissima serie di scatti con il fermo intento di farmi immergere all’interno di questa esperienza/viaggio che così tanto ci ha impressionato e coinvolto, è tutto vostro ed il nostro consiglio non può che essere quello di andare di persona e vedere con i vostri occhi.

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Moneyless – New Mural for VIAVAI Project

24/07/2014

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Continuano senza sosta i lavoro per questa prima edizione dell’ottimo Viavai Project, a scendere in campo è un altro big Italiano, Moneyless che ha da poco terminato questo nuovo e splendido intervento su questa struttura.
Il progetto della cittadina sta assumendo prosegue quindi nel trasformare l’aspetto di questi splendidi luoghi mettendo a disposizione di artisti di grandissimo spessore l’opportunità di lavorare su superficie e spazi grandi, il tutto mantenendo inalterate quelle che sono le caratteristiche tipiche del progetto ovvero, totale immersione all’interno del tessuto cittadino, nei panorami e nell’ambiente circostante, per quella che è si è sempre palesata come una grande esperienza.
L’intervento di Moneyless rappresenta il prosegue di un progetto che ha voluto fortemente appoggiare la scena italiana offrendo quindi da una parte uno sguardo forte e sfaccettato ai nostri interpreti ed al contempo dare modo anche ai big internazionali di dare il proprio contributo, in questo senso le sorprese non sono affatto terminate laddove ci aspettiamo infatti il proseguo di queste due strade con nuovi nomi ad arricchire un già esuberantissimo piatto.
L’interprete Italiano per il Viavai Project continua a portare avanti la propria e personale dialettica visiva proponendo un lavoro capace di cogliere tutti gli aspetti del proprio operato così come i suoi ultimi sviluppi.
Al centro del percorso dell’artista troviamo un personale studio sulla perfezione del cerchio laddove poi lo stesso Moneyless va a sviluppare una trama decisamente complessa e sfaccettata, le opere sono inevitabilmente attraversate da una forte componente astratta, in aggiunta nell’ultimo periodo ad interessanti accorgimenti cromatici, che rivelano tutta la profondità degli interventi proposti. Nell’idea dell’artista c’è l’esigenza di portare avanti, attraverso proprio le estensioni dei cerchi ed i percorsi degli stessi, un idea di movimento accompagnando lo spettatore all’interno di un universo altamente percettivo in quella che diviene presto un ottica stilistica equilibrata ed al contempo sospesa tra perfezione e caos, istinto e ragione si miscelano nell’intersecarsi di percorsi e sviluppi inattesi, tra impulsi e sensazioni del momento che inevitabilmente influenzano il risultato finale.
Nient’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli del lavoro, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo presto infatti nuovi e succosi aggiornamenti dalla rassegna Pugliese.

Thanks to The Project for The Pics
Pics by Matteo Bandiello

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Parra “Same Old Song” at HVW8 Gallery (Recap)

23/07/2014

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Con piacere andiamo finalmente a dare un occhiata a “Same Old Song” ultimo show del grande Parra (Interview) che torna ad occupare gli spazi della HVW8 Gallery di Los Angeles con un nuovo allestimento show carico del suo inconfondibile stile e ricco di nuovi lavori.
Al secolo Piet Janssen aka Parra come detto, per la quinta volta, torna a trasformare gli spazi interni ed esterni della bella galleria Losangelina con uno show che raccoglie nuovi lavori su carta, e dipinti che raccolgono perfettamente l’impeto e lo strabordante impatto delle produzioni dell’interprete.
Parra descrive il proprio lavoro ‘veloce e freestyle’, osservando le opere l’idea è proprio quella di portare avanti anzitutto un tratto non complicato con il preciso intento di limitare le proprie opere ad una piccola tavolozza di colori che vengono di volta in volta miscelati per dare vita ai suoi iconici characters. A colpire è senza dubbio però la forte carica ironica e sessuale che accompagna tutte le produzioni del grafico Olandese e che di volta in volta vanno a cogliere momenti ed istanti legati a doppio filo con la vita di tutti i giorni dalla quale l’interprete prende ampia ispirazione.
Per questo show Parra ha avuto modo anzitutto di dipingere la parete esterna della galleria, mostrandoci un inedita serie di volti questa volta non di profilo, per quanto riguarda invece l’allestimento interno veniamo nuovamente accolti da una bella e spessa serie di opere, tra cui ci sentiamo di porre l’accento sui disegni su carta davvero pregevoli, assente ingiustificata la consueta collaborazione con i ragazzi di CASE STUDYO che hanno proposto Cold unicamente attraverso il loro canele online senza mostrare la nuova statua in porcellana in occasione dello show.
Nient’altro da aggiungere, vi ricordiamo piuttosto che c’è tempo fino al prossimo 10 di Agosto per andare a darci un occhiata di persona, nel frattempo dopo il salto una ricca ed esaustiva serie di immagini con tutti i dettagli dell’allestimento proposto dall’interprete, dateci un occhiata!

The works in Same Old Song are overturned wine glasses, leisure-suited perverts, and behind-the-bar-booty slaps arranged in compositions of red, white, blue, pink, Ben-Day dots, and stars. In all its orgiastic fervor, his work is foremost graphic in character: tightly controlled compositions, highly saturated colors, flood-filled silhouettes, flatness, and hard edges that are hallmarks of the comic tradition that Lichtenstein had notoriously usurped to conflate the proverbial high-and-low strata of the 1960s Pop movement.

Parra is a graphic artist, designer, and musician living and working in Amsterdam. He has recently exhibited in New York, Antwerp, Cologne, San Francisco, and Tokyo. Same Old Song is his fifth solo exhibition at HVW8 Gallery.

Pics by The Gallery

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Diego Miedo – New Murals in Napoli and Ercolano

23/07/2014

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A distanza di qualche settimana torniamo con piacere a parlarvi di Diego Miedo, l’interprete Italiano ha infatti da poco terminato una nuova serie di lavori tra Napoli ed Ercolano rivelando ancora una volta tutto il particolare stile ed approccio visivo.
Dopo avervi mostrato lo splendido show aperto negli spazi di Laszlo Biro a Roma (Covered), continuiamo a seguirne il particolare percorso in strada dell’artista, sempre più colpiti ed assuefatti dal particolare tratto dell’artista, dalle sue visioni che annidano gli spazi e li fanno propri e che tanto rendono il suo approccio decisamente personale e peculiare. Come visto l’impostazione visiva di Diego Miedo emerge come una naturale evoluzione dal mondo dell’illustrazione andando però a mantenere intatta quella che è l’influenza con il mondo dei fumetti, laddove proprio questi ultimi rappresentano un percorso parallelo a quello portato avanti in strada dove ciascuno dei due va di conseguenza ad influenzare l’altro. Quello che da sempre colpisce nelle produzioni dell’interprete è sicuramente l’eccentricità e il carattere delle figure e dei soggetti proposti, si tratta in questo senso di personaggi bizzarri realizzati attraverso un tratto sinuoso e morbido ed accompagnati da una grande espressività dalla quale riescono facilmente ad emergere dal panorama urbano. Quest’ultimo aspetto in particolare rappresenta uno degli stimoli più importanti per Miedo che dalla strada, dai suoi vissuti e dalla sue storie, estrapola gli stimoli del proprio operato riflettendo proprio per mezzo dei suoi iconici characters tutte le sensazioni e le emozioni del caso. Le viuzze, i muri squarciati ed ingialliti diventano quindi palcoscenico ideale per far riecheggiare le emozioni dei personaggi, proprio questi ultimi attraverso il loro essere grotteschi, divertenti e surreali riescono a imbastire un dialogo forte con chi osserva mettendo l’accento sulle difficoltà del quotidiani, su temi importanti e spesso spinosi.
L’abilità quindi di Diego Miedo è proprio quella di veicolare ed utilizzare come ideale volano espressivo i suoi personaggi che proprio per la loro particolare natura visiva riescono a colpire perfettamente ed ad istaurare un rapporto riecheggiando tra le viuzze ed i cunicoli cittadini.
Qui abbiamo l’opportunità di goderci due nuovi interventi caratterizzati come sempre dal consueto bagaglio tematico e stilistico in aggiunta ad una interessante e riuscitissima interazione con la particolarità della pareti dipinte che inevitabilmente va ad influenzare l’aspetto finale dei characters.
Nient’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con i dettagli di questa sua ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati per nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’interprete qui sul Gorgo.

Pics by The Artist

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2501 x Know Hope for Cash Cans and Candy Festival

23/07/2014

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Ci spostiamo a Vienna in Austria dove sono partiti i lavori per la nuova edizione dell’ottimo Cash Cans and Candy Festival di quest’anno, qui troviamo con piacere il nostro 2501 che insieme a Know Hope ha da poco terminato questa nuova e splendida pittura.
Dal titolo “It Was Described As an Overcoming”, l’opera mette in mostra e catalizza entrambe le dialettiche visive e tematiche di ciascuno dei due interpreti, si tratta in questo senso di una ritrovata collaborazione che fa eco a quella proposta durante il Living Walls dello scorso anno che aveva visto i due grandi artisti realizzare assieme una bella installazione, qui potete trovare la nostra review. Quest’ultima fatica raccoglie piuttosto l’eredità pittorica dei due andando ad unificare il percorso altamente poetico dell’interprete Israeliano con le sperimentazioni stilistiche e visive che così tanto stanno influenzando l’operato di quello italiano.
Know Hope, attraverso la sua particolare e personale dialettica visiva e testuale, ha sempre avuto per noi un certo fasciano, spingendoci verso sensazioni e riflessioni profonde, e avvicinandoci ad una visione fortemente poetica, che è senza ombra di dubbio una delle spinte maggiori all’interno dei suoi lavori. Emblematica è la capacità di interagire con gli spazi ma soprattutto il suo entrare in contatto con le persone, con i loro sentimenti, stimolandone emozioni e riflessioni, il tratto è piuttosto pulito e viene sostenuto da tematiche e spunti sempre piuttosto impegnati che vanno a toccare tasti delicati spingendo chi ha l’opportunità di vedere i suoi a lavori a porsi dubbi e domande. Tutte le produzioni dell’artista vengono sospinte dai suoi caratteristici characters, sia per la parte istallativa, realizzata attraverso materiali di recupero, oppure sugli interventi su parete, le produzioni vengono accompagnate da frasi od un breve testo, quasi a decretarne la chiave di lettura ed alimentando i toni poetici e sensibili di una produzione assolutamente viva.
L’identità dei lavori di 2501 è sempre sospesa tra una visione prettamente mistica ed onirica ad una maggiormente emotiva e destinata a scuotere ed a pizzicare le corde interiori di chi osserva, questa particolare mistura si alimenta per mezzo di un continuo equilibrio, il bianco ed il nero negli interventi dell’interprete si inseguono, si rincorrono andando a tracciare percorsi e figure di volta in volta nuovi e differenti, al loro interno si inserisce spesso il color oro che rappresenta la terza identità, quella più terrena in una trama profonda e coinvolgente. Questo gioco ambivalente si sviluppa attraverso profonde linee nere e sinuose che in sovrapposizione con il background bianco, vanno a tracciare la forma oppure come in questo caso letteralmente ad inglobare la superfice di lavoro, ci si ritrova in questo modo proiettati all’interno di una visione profonda e costantemente in movimento che da una parte spinge l’osservatore a seguire la moltitudine di percorsi raffigurati e di conseguenza a spingerlo all’interno del tessuto elaborato, al contempo ne cela le trame interiori quasi schermandone la chiave di lettura innescando quindi in chi osserva l’esigenza di ritrovare tutti quegli elementi e le forme, all’interno di profondità, cascate e risalite, dove le linee che compongono le figure vanno ad assottigliarsi ed ad ingrossarsi tracciando si percorsi ma anche restituendoci emozioni e stati d’animo differenti che compongono la visione dell’interprete.
Nient’altro da aggiungere vi lasciamo piuttosto ad una ricca serie di scatti con tutti i dettagli del lavoro certi che non mancherete di apprezzare, ma restate sintonizzati qui sul Gorgo, presto infatti nuovi e succosi aggiornamenti.

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Corn79 x MrFijodor for Wall Lettering 2014

23/07/2014

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A distanza di qualche settimana si rinnova l’ottimo collaborazione tra Corn79 e MrFijodor, i due interpreti Italiani hanno infatti da poco terminato di dipingere questa splendida e grande facciata in occasione del Wall Lettering 2014 di Cis in Val di Non.
Dopo le rispettive mostre all’interno degli spazi dello Studio D’Ars di Milano Hybrids e My Problem our Society, sebbene rivolti verso approcci per certi versi opposti, è innegabile come Corn79 e MrFijodor siano riusciti nel corso del tempo e portando avanti un costante lavoro congiunto, oltre a quello personale, a trovare una perfetta alchimia che arriva a nostro avviso qui per la rassegna Trentina, ad uno dei suoi picchi più alti.
Osservando i differenti percorsi portati avanti dai due interpreti è importante sottolineare le divergenti impostazioni sia tematiche che visive che ne caratterizzano le produzioni, da una impostazione tipicamente astratta del primo di riflesso il secondo porta avanti un ottica maggiormente figurativa, laddove come punto di contatto, troviamo i fondali ed i background orientati verso un approccio profondo e viscerale fatto di sfumature ed assestamenti di tonalità differenti.
Corn79 ha saputo portare avanti un personale approccio visivo intriso di spunti e sviluppi come detto astratti e che trovano nei riferimenti ai mandala buddisti od agli yantra Hindru, la principale e personale leva tematica. Da qui l’artista ha saputo muoversi e portare avanti una personale ricerca che lo ha visto alimentare costruttivi per mezzo di elementi simbolici che strizzano l’occhio a visioni oniriche ed astrali laddove forme e linee vanno ad intrecciarsi muovendosi in un’unica direzione, creando vere e proprie configurazioni in quello che diviene presto un percorso al limite dello spirituale tra nebulose, geometrie che ci avvolgono e scaraventano al loro interno. MrFijodor sceglie piuttosto di imbastire una personale riflessione sulla società, sull’uomo e sulle sue incertezze, debolezze e difficoltà personali andando a cogliere e sviluppare una propria lettura veicolando il messaggio per mezzo di una impostazione visiva vivace e caratteristica. Dai segni e dalle scritte ripetute passando per i soggetti ed i characters che raffigurano e rappresentano gli spunti interessati, in questo senso emerge quindi un intreccio visivo ampio e caratteristico che serve di colori delicati contrapposti alla ruvidezza ed allo sporto dei background proposti. Peculiarità del lavoro dell’interprete è quindi quella di sviluppare una lettura immediata e dal forte impatto che riesce puntualmente a far emergere le riflessioni dell’artista, forti, sensibili e spesso dirette e capaci comunque di farci riflettere.
Raccogliendo quindi questi due universi distinti, Corn79 e MrFijodor intersecano in unica profonda e dettagliata visione quelle che sono le caratteristiche del proprio lavoro, nel risultato finale si coniugano quindi le forme e gli aspetti tipicamente astratti del primo che vanno ad influenzare l’aspetto i personaggi e le figure del secondo il tutto raccolto all’interno di una cornice davvero incredibile, profonda ed avvolgente che abbiamo particolarmente apprezzato e che si sposa alla perfezione con gli elementi rappresentati.
Non aggiungiamo null’altro vi lasciamo piuttosto ad una ricchissima serie di scatti con tutte le immagini ed i dettagli dello splendido intervento portato a termine dai due artisti, è tutto dopo il salto, scrollate giù e dateci un occhiata.

Thanks to The Artists for The Pics

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Hyuro – New Mural for Oltre il Muro Festival 2014

23/07/2014

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Ci spostiamo nuovamente a Sapri dove proseguono i lavori per quest’ultima ottima edizione di Oltre il Muro Festival, per la rassegna scende in campo Hyuro che propone uno dei suoi iconici interventi frame by frame intriso come consuetudine del suo personalissimo filtro visivo e tematico.
Ci troviamo nell’area del campo sportivo della cittadina in Provincia di Salerno, la parete a disposizione, di quelle lunghe e strette, si presta perfettamente al lavoro dell’interprete rilanciando una delle impostazioni che maggiormente apprezziamo all’interno della variegata proposta dell’artista. In questo senso uno dei lavori più conosciuti fu proprio una delle sue iconiche sequenze realizzata ad un Living Walls di qualche anno fa e prontamente cancellata e censurata di cui potete leggere la storia qui.
Per il Festival Hyuro si lascia andare andando a realizzare un opere che ci offre ancora una volta una serie di interessanti spunti sia dal punto di vista prettamente visivo sia da quello tematico, per quanto riguarda la pittura appare infatti evidente come l’Argentina scelga qui un approccio meno votato al dettaglio. Eliminando completamente le linee ed i connotati dei volti e dei corpi dei personaggi raffigurati, l’interprete va ad affidandarsi piuttosto ad un abile scelta cromatica in grado di porre perfettamente l’accento sugli abiti così come sui visi e suoi corpi dei soggetti dipinti. Questa scelta appare votata anzitutto a voler spingere chi osserva a guardare il lavoro nel complesso e non a soffermarsi su ognuna delle singole entità che compongono il risultato finale, al contempo però segna un inedita soluzione grafica che allontana di molto la pittura dell’artista da ciò che siamo soliti aspettarci e che ci ha fatto vedere , in questo caso non ci resta quindi che aspettare nuovi sviluppi.
Al contempo il risultato finale va nuovamente a toccare spunti e temi importanti, se come detto il lavoro dell’interprete è sempre orientato sulla figura femminile e sul suo controverso posto all’interno di una società decisamente maschile, va ricordato come spesso Hyuro vada a realizzare opere dal forte impatto criptico lasciando lo spettatore in totale libertà di carpire e dare all’opera una propria e personale chiave di lettura ed è proprio questo il caso.
L’intervento realizzato per il Festival ci mostra un donna che passo dopo passo va a compiere un salto sulla schiena di un uomo fino poi a ritrovarsi in una sorta di punto di partenza, a nostro avviso l’intento dell’artista è quello proprio di rimarcare, con un vena di amarezza, come nonostante gli sforzi e le fatiche, rappresentati attraverso il salto, la posizione della stessa vada a rimanere tutto sommato identica. Un lavoro quindi che insiste sui temi cari all’interprete per una lettura che ancora una volta ci spinge a riflettere e che, da parte nostra, continuiamo interessati a seguire, chapeau!

Pics by Fabiano Caputo
Thanks to The Festival for The Pics

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Interesni Kazki “INTER ARMA SILENT MUSAE” Show (Recap)

22/07/2014

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Aperta lo scorso 12 Luglio, andiamo con piacere a dare un occhiata approfondita ad “INTER ARMA SILENT MUSAE”, ultima fatica degli Interesni Kazki ospitata all’interno dei suggestivi spazi della Bottega Papocchia di Grottaglie.
Lo sterminato immaginario degli Interesni Kazki ha sempre saputo lasciarci esterrefatti, a bocca aperta di fronte alla grande capacità di AEC e WAONE di tratteggiare un vero e proprio universo a se stante ricchissimo di stimoli capaci di incendiare ed alimentare la nostra passione per tutto ciò che è ignoto, mistico ed al contempo approfondire quegli aspetti tipicamente celati all’interno della psiche umana. Un vero e proprio viaggio che non si mai tirato indietro nell’approfondire anche aspetti legati al contemporaneo, vedasi i lavori incentrati sulla difficile situazione in Ucraina, ed al contempo offrire un opportunità di onirica estraneazione dalla realtà di tutti i giorni mantenendone però vivi i riferimenti e gli spunti. L’abilità dei due artisti è quella quindi di riuscire puntualmente a farci calare all’interno del proprio mondo ovattato, avvolgendoci letteralmente attraverso una smisurata propensione al dettaglio che, proprio per la sua natura, riesce costantemente a tenerci incollati ad osservare ogni singola sezione delle loro produzioni, siano esse in strada sia per quanto riguarda i lavori in studio di cui, in entrambi i casi, vi abbiamo spesso parlato e mostrato le immagini.
In questo senso “INTER ARMA SILENT MUSAE” arriva in momento di particolare maturità visiva del duo, laddove attraverso la continua ricerca e gli stimoli raccolti durante questi anni, emerge un allestimento profondissimo sia per quanto concerne le opere esposte sia per la qualità ed il livello delle stesse. Lavori di grande e piccola dimensione, bianco e nero ed a colori, passando infine per la splendida serigrafia. I colori caldi, i cambi repentini e le sfumature evanescenti si contrappongono alla ricchezza e caratura solenne del bianco e nero, due percorsi paralleli che nel corso degli anni gli Interesni Kazki hanno saputo portare costantemente avanti, attraverso propri e personali stimoli per poi ricongiungersi e creare quell’esaltante mistura esplosiva che siamo soliti puntualmente ritrovare nelle loro produzioni.
Nient’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una ricca e suggestiva serie di scatti con alcune immagini generali e tutti i dettagli dello splendido allestimento proposto dal duo Ucraino, il consiglio è quello di mettersi comodi e di darci un occhiata, siamo certi che apprezzerete.

Thanks to Angelo Milano for The Pics

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Cyop & Kaf for Oltre il Muro Festival 2014

22/07/2014

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Continuiamo a seguire con interesse i lavori a Sapri, per questa nuova edizione di Oltre il Muro Festival ritroviamo con piacere il duo Cyop & Kaf che ha da poco terminato di realizzare questo bel lavoro giocando con la superficie di questa piccola abitazione.
Di fatto si tratta di un ritorno, i Cyop & Kaf già l’anno scorso hanno preso parte al festival regalandoci uno dei lavori più interessanti condito da una forte caratterizzazione e rielaborazione dovuta alla particolare superficie affidatagli (Covered). Inevitabilmente anche per questo loro bis gli interpreti vanno ad imbastire un dialogo forte con lo spazio di lavoro, questa volta però non attraverso i temi e le storie che ne hanno contraddistinto il passato, ma piuttosto andando a sfruttare quelle che sono le peculiarità della superficie e la particolare conformità della struttura sulla quale avuto l’opportunità di dipingere.
Se siete di Napoli o comunque avete avuto modo di fare un salto nella bella città, avrete certamente riconosciuto nelle immagini che seguono il nostro testo i personaggi, e gli spunti tipici del lavoro del duo Italiano, proprio loro da anni portano avanti un lavoro di completa trasformazione dei Quartieri Spagnoli, sfociato poi nella bella pubblicazione Quore Spinato. Il valore delle produzioni dei Cyop & Kaf risiede proprio nel dialogo profondo con il luogo di lavoro, con le superfici e le pareti scelte per dipingere in quella che diviene presto non solo ed unicamente un interazione di tipo visivo ma che attraverso le immagini proposte, rivendica storie e memorie così come sensazioni e spunti del momento. Ad accompagnare ed a fare da volano a questa precisa direzione produttiva, troviamo i loro iconici characters, personaggi bizzarri e surreali composti da colori saturi che nel loro attraversare a tutto tondo la città ne rappresentano uno specchio estremo, raccontandoci storie di vissuti, o mettendo a nudo le controversie e le increspature della società moderna in quello che diviene presto un dialogo stretto e serrato con lo spettatore, il passante o chiunque decida di prestargli ascolto.
Per il Festival gli interpreti raccolgono pienamente la propria eredità visiva e tematica andando a sviluppare un lavoro caratterizzato senza dubbio dal dettaglio, i piccoli personaggi invadono gli spazi a disposizione collocandosi nelle insenature della parete, tra i portoni e le finestre di legno emergono quindi soggetti antropomorfi, tre differenti situazioni ed istanti attraversati da un unica dinamica tematica, chi ha detto che grande è più bello?
Per darvi modo di approfondire nel migliore dei modi il lavoro realizzato dal duo, vi lasciamo ad una bella ed ampia serie di scatti che ripercorrono alcune fasi durante il making of fino all’ottimo risultato finale, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo nei prossimi giorni proseguiremo infatti a mostrarvi i lavori realizzati per la bella rassegna, qui tutti i precedenti.

Pics by Fabiano Caputo
Thanks to The Festival for The Pics

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Zilda – “La Chevelure” New Piece in Napoli

22/07/2014

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Dopo alcune settimane di silenzio ecco finalmente tornare al lavoro il grande Zilda (Interview), ancora Napoli, ancora il Cortile di Santa Chiara come palcoscenico ideale per le sue splendide divagazioni poetiche che vanno questa volta a cogliere e raffigurare una poesia di Charles Baudelaire.
L’allestimento scenico, così come le sensazioni del momento, le emozioni che trasudano alcuni luoghi, rappresentano il vero stimolo per il lavoro di Zilda non si tratta quindi di una ricerca affamata di spot da coprire ma piuttosto un lento e cosciente divenire per le strade, gli anfratti ed i vicoli della sua Napoli, tra i dannamenti, le storie e le vicissitudini di una città che respira con i suoi cittadini e che riesce a regalare panorami ed immagini uniche. Da questi stimoli visivi l’interprete trae l’ispirazione per le sue opere ed è qui che va a svilupparsi un nuovo ambiente, un terreno fertile per il divagare di immagini dal forte sapore classico, dall’indole antica eppure così dannatamente attuale che si intrecciano con la vita di chi ci capita davanti, istanti raccolti in una pittura evocativa che attaccate su parete, scrutano e sedimentano sensazioni, emozioni e sentimenti aprendo un contatto raro e dirompente con l’osservatore, le perle dell’artista vanno così ad incastonarsi all’interno del tessuto cittadino quasi celate, nascoste ed in attesa di essere scoperte. Il carattere riflessivo permea gli interventi di Zilda spingendo chi osserva ad indagare sugli effettivi significati che questi spiriti ed ombre classiche portano con loro, sugli aspetti che li legano alla vita moderna in una sorta di apparizione dal forte sapore mistico ed al contempo onirico.
Raccogliendo appieno ed ancora una volta tutte queste sensazioni e incipit tematici Zilda propone un lavoro che sa in parte di inedito, non nuovo a raffigurazioni di nudo per la “La Chevelure”, è l’interprete stesso ad elaborare il corpo della fanciulla andando a cogliere quelli che sono gli aspetti della omonima poesia di Charles Baudelaire in una rivisitazione e rappresentazioni quindi che si fa quindi personale discostandosi dalle rievocazioni di opere antiche, mantenendone comunque l’impronta e l’aspetto prettamente visivo.
Nient’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una ricca serie di scatti con tutti i dettagli del caso accompagnati come sempre da alcune immagini durante le fasi di realizzazione del lavoro, dateci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare.

“Andrò laggiù dove colmi di linfa, albero e uomo godono al calore dei climi.
Siate, forti trecce, l’onda che mi trascina!
Mare d’ebano, possiedi il sogno meraviglioso di vele, di vogatori, di bandiere e di alberi.” – Charles Baudelaire

Pics by The Artist

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Tellas for Bien Urbain Festival 2014

22/07/2014

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Dopo qualche giorno torniamo a Besançon in Francia dove, con la partecipazione di Tellas, andiamo con piacere a chiudere il cerchio sull’ottimo Bien Urbain Festival che ha accompagnato queste settimane di Luglio.
Unico Italiano nel grande roster di stelle che quest’anno hanno dato vita a quest’ultima edizione della rassegna Francese, il grande artista Italiano non si affatto risparmiato presentando due differenti interventi dei quali inevitabilmente a catalizzare la nostra attenzione, è quello più grande dal titolo “Pluie de météorites”.
In tal senso è importante sottolineare come ancora una volta l’interprete vada a dialogare profondamente con lo spazio di lavoro laddove proprio quest’ultima opera va a svilupparsi su tutta la superfice esterna della struttura andando a sfruttarne proprio la peculiare conformità. Quella che infatti poteva diventare un limite intrinseco si trasforma presto invece nell’elemento di maggior rilievo con l’artista intento a sviluppare l’opera su un piano visivo dimensionale sfruttando ancora una volta tutto il suo personale immaginario. Come visto più volte è infatti la natura ad entrare prepotentemente in scene nelle produzioni di Tellas, laddove proprio quest’ultima rappresenta principale e primaria fonte d’ispirazione e dalla quale vanno poi a svilupparsi tutte quelle divagazioni stilistici e di ricerca che ne rendono il lavoro personale e decisamente peculiare.
Per il Festival Francese l’interprete sceglie di affidarsi al canonico intrecci di rovi fino a creare una profondissima trama che letteralmente avvolge tutta la superfice tagliandone a metà il lato più lungo, si alimenta in questo modo la distesa di piante, andando a creare un vibrante effetto finale che viene infine arricchito anzitutto dalla consueta ricchezza di dettagli e soprattutto da una inedita presenza di vere e proprie rocce che letteralmente a cascata investono tutto lo spazio e che, come il titolo stesso del lavoro suggerisce, vanno ad emulare una sorta di caduta di meteoriti dal cielo.
C’è stato il tempo per un lavoro più piccolo su questa porzione di parete, potete trovare come consuetudine tutti i dettagli, accompagnati da alcuni scatti durante le fasi di realizzazione fino alle immagini finale, dopo il salto, dateci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare.

Pics by The Artist

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Basik x Martina Merlini at Villa Manzi, Rimini

22/07/2014

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Ci spostiamo a Rimini dove Basik e Martina Merlini sono stati chiamati per prendere parte all’interessante progetto all’interno di Villa Manzi, un vecchio hotel abbandonato di fronte alla spiaggia, dove i due interpreti hanno avuto l’opportunità di cambiare l’aspetto di una intera stanza.
È sicuramente interessante notare come continuino a svilupparsi progetti legati agli spazi abbandonati e come gli stessi vengano affidati ad artisti di livello che sono quindi maggiormente liberi di lavorare e sperimentare all’interno di grandi spazi non necessariamente legati all’aperto, ma piuttosto maggiormente contenuti in uno spirito misto tra ricerca e sperimentazione sulla falsa riga di quanto già avviene in modo illegale. In questo senso è quindi stimolante soprattutto per gli artisti stessi che ritrovano sempre più coinvolti in progetti come VillaOccupada, LaTour 13 Paris e Les Bains Douches Project, con l’idea proprio di offrire spazi maggiormente coerenti agli artisti all’interno di edifici a cui rimane una vita breve, trasformando quindi le opere in realizzazioni altamente effimere riallacciando il rapporto con la strada e con le sue vere dinamiche.
Il lavoro di Basik e Martina Merlini prende vita all’interno dello stabile Riminese con il preciso intento di andare ad inserirsi all’interno di un progetto triplice tra arte, fotografia e musica ed al contempo con lo stimolo di unificare due differenti e per certi versi divergenti percorsi visivi all’interno in unica cornice e spazio di lavoro.
L’idea è ovviamente quella di stimolare un equilibrio ed un armonia tra le composizioni astratte dell’artista con le figure nere e figurative dell’interprete, lo spazio viene quindi dapprima diviso equamente laddove Martina Merlini prosegue nel portare avanti sviluppi e sintomi del lavoro con la cera, andando qui a sovvertire i percorsi proposti per attuare un impostazione maggiormente istintiva, fino a creare un punto di contatto con una grande forma concentrica che investe uno degli angoli del locale e dalla quale in un perfetto ed elettrizzante passaggio assistiamo alla comparsa delle iconiche mani di Basik. Quest’ultimo sceglie qui una composizione in serie continuando ad affidarsi al nero ed al colore oro per sviluppare il proprio lavoro, laddove assistiamo frame dopo frame al contatto del pollice con ciascuno delle altre quattro dita.
Nient’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una ricca e bella selezione di scatti con tutti i dettagli del lavoro realizzato, è tutto dopo il salto dateci un occhiata, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare, enjoy it.

I’ve been invited, together with Martina Merlini, to an event that took place in my town Rimini at the beginning of July. The two curators transformed Villa Manzi, a dismissed hotel in front of the beach, in a 3-stories container of art, photography and music.

Martina and I took over a room and filled it with a blend of our (so) different styles, turning an old and modest space with a view on the seaside to -let’s call it- a mess in three dimensions to surround the viewer.

It’s been super fun and challenging to work with Martina, especially trying to achieve a consistent harmony between her informal work and my figurative pieces.

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DALeast – New Mural in Warsaw, Poland

21/07/2014

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Ci spostiamo a Varsavia in Polonia dove il grande DALeast è tornato a lavoro dipingendo questa nuova grande parete, un nuovo intervento dal titolo “Dormant Antennae” che segna il ritorno in grande stile dell’artista con base in Sud Africa.
DALeast infatti è ben noto per il personale approccio su parete che lo vede concentrare i propri sforzi su una elaborazione tecnica che trascina lo spettatore all’interno di intensi grovigli metallici, gli stessi costituiscono sia il corpo vivo dell’opera, creandone la massa corporea ed al contempo rappresentano lo strumento unico per l’artista di rappresentazione del proprio immaginario. Questa precisa ed articolata scelta viene sviluppata dall’interprete attraverso l’utilizzo della bomboletta con la quale l’autore riesce a dare forme e sostanza a corpi, soggetti, panorami differenti, il carattere delle linee realizzate suggerisce effetti di luce ed ombra ed al contempo immette un elemento di tridimensionalità con la quale le figure rappresentate letteralmente emergono dalla superficie di lavoro. Il risultato di questo particolare approccio da vita ad intense opere in cui la lettura da parte di chi osserva viene calamitata dall’enorme quantità di dettagli presenti che costituiscono il valore aggiunto delle produzioni dell’artista. Negli scorsi mesi durante un intensa attività in strada abbiamo riscontrato l’esigenza da parte dell’interprete di canalizzare il suo percorso verso l’utilizzo di colori e tinte differenti che si sono discostate dal consueto binomio nero/grigio, sono apparsi background cromatici, così come linee interrotte da effetti di bianco, il tutto per garantire una maggiore profondità ed impatto alle sue realizzazioni. Se l’aspetto visivo è quindi sorretto da una precisa base stilistica è innegabile come gli interventi dell’artista vengano investiti da una profonda sensazione di mobilità e moto perpetuo, i soggetti ed i protagonisti delle sue opere si muovono sullo spazio a disposizione, disperdono schegge, si spezzano e si accartocciano a seconda del caso tramutando l’opera in un grande e movimentata pittura.
Se questi rappresentano gli spunti e la vera e propria base dell’operato dell’interprete, con il tempo l’artista ha saputo da una parte aumentare l’intensità dei filamenti e degli intrecci proposti dall’altra sviluppare un percorso cromatico spesso differente ed in grado di unificare in un unica immagine corpi e percorsi cromatici differenti fino al raggiungimento di una nuova e maggiormente spiccata profondità visiva. Ed è proprio il caso di questo suo ultimo lavoro, qui DALeast va ad investire ed a realizzare le due figure, quella grande e quella più piccola, attraverso un intrecci molteplice di colori fino a creare una matassa intensa ed avvolgente che da una parte esprime perfettamente le fattezza dei due animali, dall’altra ne alimenta l’impeto attraverso una maturità cromatica forte e ridondante.
Non abbiamo null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con i dettagli di quest’ultimo lavoro, dateci un occhiata e restate sintonizzati per nuovi aggiornamenti dall’artista qui sul Gorgo.

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INK ON PAPER: Volume III

21/07/2014

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INK ON PAPER vuole approfondire uno degli aspetti più interessanti del mondo del writing, il supporto cartaceo vero e proprio volano espressivo nonché mondo parallelo alla strada.
Terza Uscita: Classic

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Classic è un progetto editoriale ed espositivo di base a Parigi e curato da Thibault Choay; tra gli artisti coi quali ha lavorato nel corso degli anni, ci sono alcuni nomi di spicco del writing francese come Fuzi (Devoration), VAD crew (Va au diable) e Supe FMK – DFW (Le team manager).

Tutti i cataloghi realizzati in occasione delle mostre sono caratterizzati dall’estrema cura per i contenuti e per i dettagli: la scelta della carta, dei formati, la numerazione dei pezzi, piccoli ma fondamentali interventi artigianali sulle copie rendono queste pubblicazioni piccoli gioielli editoriali.

L’ultima uscita riguarda Cokney, talentuosissimo writer e tatuatore, recentemente sotto i riflettori grazie ad un capitolo a lui dedicato su “Descente interdite”, alle numerosissime foto di suoi lavori su “Matiere Gris” e soprattutto per la strettissima collaborazione con The Grifters con cui ha realizzato capi di abbigliamento e partecipato a diversi video.

“Chiaroscuro”, anteprima di un libro monografico omonimo che uscirà in autunno, raccoglie una serie di documenti relativi al caso giudiziario che lo vede confrontarsi con SNFC per una causa relativa al “danneggiamento volontario di beni di utilità pubblica” avvenuti tra dicembre 2011 e gennaio 2012, affiancati da interessanti testi dello stesso Cokney ed Hugo Vitrani, giornalista e curatore di “Lasco Project” al Palais de Tokyo, che spiegano dettagliatamente la scelta dell’artista di vivere il writing come “forma di lotta per uno stile di vita libertario”, fino alle estreme conseguenze che ciò comporta.

La fanzine, 24 pagine in bianco e nero rilegate con punto metallico, tirata in 50 copie numerate a mano e firmate con bianchetto, è accompagnata da una immagine a colori stampata su carta fotografica di un particolare dell’installazione realizzata per la collettiva Lasco project III, attualmente ospitata dal Palais de Tokyo.

“Mon graffiti est une lutte difficile pour un mode de vie libertaire”.

Text by Pietro Rivasi from D406

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DIMA – New Murals in Lisboa and Albufeira

21/07/2014

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A distanza di qualche settimana torniamo con piacere a parlarvi del lavoro di DIMA, l’interprete Ucraino si è infatti spostato in Portogallo dove ha avuto modo di lavorare ad una nuova serie di interventi all’interno di alcuni spazi abbandonati.
Dopo la partecipazione all’ottimo Traffic Design Festival, l’artista torna quindi con una nuova serie di lavori che proseguono nel portare avanti il peculiare approccio visivo andando ancora una volta a dialogare con quelli che sono spazi e luoghi abbondati, una totale libertà per uno sviluppo nuovo ed interessante.
Siamo infatti rimasti piuttosto coinvolti nel lavoro dell’interprete, colpiti dalla peculiare intensità delle opere proposte così come dalla particolare visione astratta che lo stesso continua a portare avanti. In questo senso è importante sottolineare anzitutto il forte legame che intercorre tra le produzioni di DIMA e tutto ciò che le circonda, il costante equilibrio cromatico che va ad innescarsi così come la volontà dell’autore di lavorare attraverso un filtro visivo che accarezza si dinamiche astratte, ma che al contempo trova la sua ideale influenza in forme ed elaborati tipicamente naturali.
Osservando quest’ultimo filone di interventi emerge quindi da una parte la volontà dell’artista di proseguire la propria ricerca ed il personale sviluppo di forme ed elementi organici, dall’altra appare chiaro come lo stesso abbia qui voluto sperimentare un approccio maggiormente legato ad una precisa conformazione cromatica e sopratutto ad un tratto che si fa più tagliente ed affilato. La pittura diviene quindi maggiormente incisiva, più istintiva se vogliamo, le forme si fanno maggiormente grezze e vengono accompagnate da interessanti effetti 3d con l’inusuale scelta di lavorare attraverso le tinte del rosso e del blu, in particolar modo per il lavoro più piccolo, che abbiamo decisamente apprezzato e di cui vogliamo e speriamo di vedere tutti gli eventuali sviluppi.
Nient’altro da aggiungere vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con i dettagli dei lavori realizzati, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per tutti gli aggiornamenti sul lavoro dell’interprete.

Thanks to The Artist for The Pics

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Elian and Pastel “Materia Prima” New Show (Recap)

21/07/2014

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Aperta lo scorso 12 di Luglio andiamo con piacere a dare un occhiata a “Materia Prima” ultima fatica di Elian e Pastel frutto della residenza dei due interpreti Argentini all’interno degli spazi della Product 81 Gallery di Miami durante gli ultimi due mesi.
La mostra è di fatto un lavoro a quattro mani realizzato dai due artisti che hanno avuto l’opportunità di lavorare insieme ed innescare di conseguenza meccanismi ed impostazioni visive nuove raccogliendo comunque a piene mani dai propri e personali approcci visivi. L’incipit dello show si basa come suggerisce il nome stesso sulla Materia Prima intesa come elemento grezzo appartenente alla natura che viene trasformato ed elaborato in un bene di consumo, in questo senso è affascinante notare come ciascuno dei due interpreti utilizzi a proprio modo questo semplice concetto all’interno del proprio percorso produttivo. Da una parte quindi Elian che attraverso una personale dialettica cromatica, legata ad un approccio tipicamente astratto, va a sviscerare forme ed elementi in costante mutamento e che proprio per la loro natura cambiano completamento lo spazio e la superficie che vanno ad investire. E’ importante sottolineare come l’artista per la propria analisi visiva vada ad utilizzare i colori primari, la propria materia prima, miscelandone i percorsi in un intersecarsi costante di forme, linee e figure fino a comporre una visione equilibrata dinamica ed intensamente legata ad aspetti emotivi e viscerali.
Dal canto suo Pastel sceglie invece un approccio più legato agli elementi urbani e naturali, nelle visioni, nelle figure che l’interprete va a rappresentare si cela un carico storico, sociale e politico che va direttamente a colloquiare con tutti quegli avvenimenti storici appartenente alla natura umana. Nel percorso dell’interprete quindi l’esplorazione e la comunicazione di storie di guerra, sofferenza avviene attraverso simboli quali fiori, punte di frecce che rappresentano l’aspetto grezzo e che viene appunto lavorato/elaborato per approfondire temi e spunti caratterizzati da una grande profondità riflessiva.
Da questi due universi scaturisce quindi uno show che da una parte raccoglie le riflessioni e dall’altra ne alimenta l’impeto visivo attraverso una gamma cromatica che risulta concettualmente sulla stessa lunghezza d’onda, avvolgendoci in questo senso sia dal punto di vista visivo sia da quello prettamente tematico.
C’è tempo fino al prossimo 8 di Agosto per andare a darci un occhiata di persona, noi ve lo consigliamo caldamente, per darvi modo di cogliere appieno tutta la grande forza dell’allestimento proposto dai due artisti vi lasciamo ad una bella serie di scatti ed ad alcune immagini dei lavori presentati, come sempre è tutto dopo il salto, dateci un occhiata.

Materia Prima is the result of a residency made by Elian and Pastel in Miami during june and july. We can see paintings on canvas and a main installation made in collaboration between both artists, that shows a synthesis of different expressions. The exhibition is in Product 81 Gallery from July 12 to August 8. 2311NW 2nd Ave, Miami, Florida 33127

MATERIA PRIMA by Pastel and Elian – Argentine-based artists Pastel and Elian explore the true meaning of collaboration by combining their individual aesthetics in Materia Prima. By definition, “materia prima” are raw elements taken from nature that are later transformed into consumer goods.

In the exhibition, “Pastel uses symbols to explore and communicate seldom told stories about war and socio-political differences that to this day remain relevant in new geographical areas.
Working with symbols like arrowheads and flore, the piers begin a dialogue about the nature of man and his surroundings. The existential, real, pure and tragic. ”

Meanwhile, Elian tells another story: one in which the geometric properties of art and the use of black, white and empty space give new meaning to the background of each piece. Using primary colors, Elian’s analysis of form prompts the viewer to think rather than feel.

Product 81 Gallery
2311NW 2nd Ave
Miami, Florida 33127

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Alberonero – New Murals for VIAVAI Project

21/07/2014

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Racale vero e proprio epicentro dell’arte urbana in quest’estate, la cittadina con il suo VIAVAI Project continua a nutrire i muri e trasformare il proprio aspetto urbano, ultimo artista al lavoro Alberonero che ha da poco terminato questa nuova serie di interventi.
Nuovamente ci ritroviamo immersi all’interno dell’immaginario di Alberonero, l’interprete, dopo aver partecipato alle bella combo di qualche giorno fa (Covered) ed ai lavori per l’Enziteto Real Estate torna quindi con una nuova serie di interventi attraverso i quali prosegue nel portare avanti il personale e peculiare percorso artistico.
Le opere dell’artista rappresentano la giusta unione di una particolare e personale ricerca sugli aspetti tipicamente legati al colore, l’interprete continua nel portare avanti un peculiare studio sull’applicazione delle differenti tonalità e tinte all’interno di una serie di forme o figure ben delimitate. L’idea è quella di istillare ed intrecciare all’interno dei caratteristici quadrati, di grandi o piccole dimensioni, colori e tonalità differenti al fine di creare una danza cromatica che sappia muoversi attraverso una caratterizzazione visiva data da un costante e mobile cambio di campionature cromatiche che vanno a collocarsi all’interno di una precisa percezione degli ambienti e dei luoghi di lavoro in quello che diviene quindi una sorta di sali e scendi di una lunga scala di colore. L’interprete agisce quindi seguendo una sorta un istintività ragionata incanalando attraverso le differenti tinte, sensazioni e stati d’animo all’interno delle figure rappresentate e con esse, muovere sensazioni ed emozioni differenti, l’idea è quella di una costante e quasi impercettibile mutabilità dei colori che emerge unicamente osservando l’opera nel suo complesso e che rappresenta, analizzando l’operato da un punto di vista personale, una sorta di peculiare rivisitazione dei tempi moderni laddove, il cambio lento ed inesorabile dei colori raffigura quelle che sono le percezioni umane, in balia del vento del cambiamento costante che ne investe la forma e l’aspetto finale.
Per il VIAVAI Project Alberonero da sfogo a tutto il proprio personale impianto visivo andando a realizzare una serie di lavori distinti sia per tecnica utilizzata, tra quadrati sovrapposti di piccola dimensione, in cui inevitabilmente spicca la grande struttura completamente trasformata dal percorso di caselle iniettato dall’artista su tutta la superficie esterna.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti per cogliere appieno tutto l’impatto dei lavori realizzati dall’interprete Italiano, l’appuntamento è però per i prossimi giorni dove vi mostreremo gli ultimi aggiornamenti dal progetto con tanti grandi nomi Italiani e non.

Thanks to The Project for The Pics
Pics by Matteo Bandiello

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Escif “L’ Attesa” for Oltre il Muro Festival 2014

21/07/2014

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A distanza di qualche settimana torniamo con piacere a Sapri dove proseguono i lavori per l’ottimo Oltre il Muro Festival, a scendere in campo è il grande Escif che ci regala ancora una volta una momento di riflessione, acuto, forte e come sempre, decisamente sopra le righe.
Risulta sempre piuttosto stimolante parlarvi del lavoro di Escif, il campione Spagnolo prosegue nel portare avanti una personale dialettica visiva riuscendo ad imbastire costantemente un linguaggio personale fatto da allusioni, rimandi e spunti che da una parte riescono a cogliere perfettamente il bersaglio ed il tema scelto, dall’altra lasciano lo spettatore (spesso) con una propria chiave di lettura, appagamento o meno, che sfocia in una fascinazione rara e coinvolgente.
Il lavoro realizzato su questa grande parete a Sapri, rappresenta perfettamente l’immaginario dell’artista, breve, ironico ed al contempo dannatamente concreto e tagliente, in quella che ancora una volta vuole essere una riflessione dura, reale ma che inevitabilmente dopo il sorriso lascia l’amaro in bocca.
Abbiamo sempre raccolto le provocazione e le immagini di Escif completamente assorti all’interno di un percorso produttivo che non smette di caricarsi di tematiche importanti, ma sopratutto di riflettere quella che è la società moderna, con le sue contraddizioni e con i suoi squilibri di natura sociale, politica ed economica, un lavoro quindi che inevitabilmente accarezza e percuote quelli che sono i temi che attraversano ed investono la nostra quotidianità. In questo senso è quindi ancora una volta importante sottolineare la forte caratura sia del dialogo impostato dall’artista sia e sopratutto, del suo particolare alfabeto visivo vero e proprio volano attraverso il quale lo Spagnolo va a collocare immagini e stralci di vita innescando paragoni e rapporti assurdi e che proprio per questa loro natura contraddittoria arrivano decisi e di impeto nella mente di chi osserva e di chi vuole carpirne il senso.
L’attesa, questo il titolo del lavoro presentato per il Festival, si tinge così delle tinte tipicamente italiane, il tricolore riaffiora nella conformità dell’oggetto dipinto, una sedia bianca, una di quelle in plastica che siamo soliti incrociare con il nostro sguardo costantemente e che qui diventa l’emblema dell’aspettare con pazienza un ipotetica svolta. E’ questa l’attesa che vuole servirci Escif, un attesa quasi del tutto inutile laddove, un sibilo inevitabilmente, la trasforma in staticità, in un particolare periodo storico, sociale, politico ed economico in cui le difficoltà sono tante e si aspetta che spariscano ma dove proprio l’immobilismo per una situazione che non cambia affatto si trasforma presto nella causa stessa della nostra precaria condizione. Dritto al punto.
Non vogliamo aggiungere altro se non invitarvi a dare un occhiata alle immagini in calce al nostro testo e perché no lasciare un vostro commento, uno spunto od un idea su ciò che pensate del lavoro e dell’interprete, enjoy it.

Pics by Fabiano Caputo
Thanks to The Festival for The Pics

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GORGO Summer Break #1

14/07/2014

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Dopo il duro lavoro dei mesi scorsi ci prendiamo una piccola pausa di una settimana, sette giorni per staccare un pochino, riordinare le idee e ricaricare le batterie per nuovi e tanti progetti che abbiamo in mente per voi.
Stop quindi agli aggiornamenti settimanali ed agli ordini sul nostro store per tutta questa settimana, vi aspettiamo il 21 per nuovi aggiornamenti e qualche sorpresa che sappiamo non mancherete di apprezzare.

GORGO Crew

Weekly Overview 93| 07-07 to 13-07

13/07/2014

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Weekly Overview è l’appuntamento del Week-End dove vi presentiamo una selezione delle migliori news settimanali sul GORGO.

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M-City – New Piece in Schmalkalden, Germany

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Mr Thoms “Like a Vision” New Mural in Ferentino

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Broken Fingaz – New Mural in Warsaw, Poland

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2501 “Nomadic Experiments” Show (Recap)

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INDOOR OUTDOOR – The Show (Recap)

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DIMA – New Mural for Traffic Design Festival 2014

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RUN – New Mural at Boombarstick Festival 2014

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Emajons – New Murals for VIAVAI Project

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Eltono and MOMO “Varianti” at Ritmo (Recap)

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Graphic Surgery for Bien Urbain Festival 2014

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Nicola Alessandrini – New Mural For MAAM in Rome

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ZED1 – “I Dubbi dell’Animo” A New Mural

M-City – New Piece in Schmalkalden, Germany

13/07/2014

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Davvero un bel periodo questo per M-City, il grande artista Polacco sta chiudendo un lavoro dietro l’altro, ultimo questa nuova e bella parete da poco terminata a Schmalkalden in Germania con la quale l’interprete sta proseguendo il suo periodo di sperimentazioni.
Come spesso abbiamo avuto modo di vedere il lavoro di M-City è perlopiù sviluppato attraverso un utilizzo spasmodico di stencil, attraverso la creazione di piccole forme l’artista va ad intaccare gli spazi riassumendo all’interno delle visioni rappresentati tutto il suo background e gli studi accademici che coinvolgono l’architettura. Nell’indagine visiva dell’artista andiamo quindi ad impattare con forme e visioni prettamente industriali e con un tratto che riduce all’osso, stilizzandoli, gli elementi urbani e soprattutto meccanici, un fare illustrativo se vogliamo arricchito da un binomio cromatico spesso fortemente radicato e che lo vede altrettante volte confrontarsi unicamente con il bianco e con il nero con l’aggiunta di un altra tinta a rinforzare le sue produzioni. Specialmente nell’ultimo anno abbiamo assistito con piacere ad una evoluzione sostanziale delle stilistiche di lavori dell’artista, gli interventi si sono fatti mano a mano più complessi e caratterizzato da una serie di distorsioni visive o coinvolgimenti architettonici che hanno investito tutta la sua produzione rivelandone la continua ricerca e soprattutto un nuovo e coinvolgente impatto scenico che dal canto nostro abbiamo senza dubbio apprezzato.
In questo senso gli ultimi lavori dell’artista sono stati caratterizzati dalla volontà di mettere per un momento da parte la direzione astratta che lo stesso aveva intrapreso, con distorsioni e cambi di forma negli elementi rappresentati. Abbiamo infatti avvertito anzitutto una fortissima influenza tridimensionale con vere e proprie scene, spesso di fantasia, a prendere vita e trasformare completamente le superfici di lavoro e tutto il circondario, l’impostazione ha quindi iniziato a tratteggiare le sembianze di una sorta di universo visivo dell’artista, con le sue sembianze e le sue regola, con le strutture e le figure che hanno una propria fisionomia e carattere. La volontà quindi dell’interprete è quindi quella di raggiungere una caratterizzazione personale, una lettura propria del mondo attraverso un immaginario che riesca a convertire tutti quegli elementi che l’artista vuole cogliere attraverso un impostazione visiva che in questo particolare momento è senza dubbio più radicata nella rappresentazione.
Esempio perfetto di quest’ultimo approdo è sicuramente quest’ultimo lavoro di M-City che ha visto l’artista andare a coprire questa parete tedesca attraverso la creazione di un immagine dove una serie di vagoni del treno vanno a circondarne uno posto nel mezzo.
In calce al nostro testo come sempre potete trovare una bella serie di scatti con i dettagli dell’opera ed alcune fasi durante il making of, dateci un occhiata siamo certi che non mancherete di apprezzare, enjoy it.

Pics by The Artist

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Mr Thoms “Like a Vision” New Mural in Ferentino

13/07/2014

A distanza di parecchio tempo torniamo ad approfondire il lavoro di Mr Thoms, l’artista Italiano ha infatti da poco terminato un nuovo lavoro, all’interno di questo vecchio edifico, contraddistinto da una forte critica verso il re dei social network, facebook.
Come abbiamo avuto modo di vedere l’approccio di Mr Thoms raccoglie la personale riflessione dell’interprete sulla quotidianità per mezzo di uno stile visivo fortemente influenzato dal mondo dell’illustrazione. L’interprete attraverso un ricchissimo caleidoscopio di personaggi surreali e bizzarri, situazioni divertenti ed al limite del grottesco, analizza però in modo profondo e variegato gli spaccati di una vita moderna tra le difficoltà di tutti giorni e le vicissitudine della gente comune. Questo contatto con il popolo più sensibile e maggiormente investito dalle difficoltà e dalle dinamiche sociali, politiche ed economiche, fa emerge un contenuto altamente popolare che alimenta la capacità di immedesimazione per chi osserva, che per mezzo di un tratto giocoso, immersivo e divertente salta inevitabilmente all’occhio l’intenzione dell’artista di voler ‘raccontare’ le condizioni di queste persone utilizzando un linguaggio sensibile ma al contempo giocoso proprio per contrapporre le difficili sensazioni e gli stati d’animo dipinti. Questa vena riflessiva va a servirsi di un impianto pittorico all’interno del quale l’artista sceglie di lavorare attraverso una molteplicità di colori e tinte, quasi a voler rafforzare le differenti sfaccettature della gente comune e con esse rappresentare nel modo più vivo e caratteristico i soggetti dei suoi interventi rapportandoli con la vivacità e l’estrosità di coloro che nulla o poco hanno per loro ma tanto hanno da dare agli altri.
Per questa sua ultima fatica dal titolo “Like a Vision” Mr Thoms raccoglie alla perfezione tutti gli stimoli che ne contraddistinguono il lavoro andando a tratteggiare una aspra e diretta critica verso il social network di Zuckerberg. L’impatto di Facebook sulla vita moderna è stata sicuramente devastante, un escalation continua in cui alla fine tutti ci siamo più o meno ritrovati, in questo senso l’interprete Italiano raccoglie uno degli aspetti certamente più controversi della piattaforma ed in particolare dei suoi utenti andando a raffigurare la bramosia di ‘like’. La pittura vuole quindi mettere l’accento su una visione irreale ed effimera di un successo che in realtà è soltanto apparente e che di fatto aumenta il distacco dalla realtà e dalla vita vera per preferire piuttosto un identità costruita e celebrata proprio sui social, specialmente in un contesto storico, sociale e politico in cui le difficoltà si fanno sempre più grandi e problematiche, fino al crearsi di una vera e propria prigione dalla quale si è impossibilitati ad uscirne.
Nient’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto al video ed ad una bella serie di scatti che accompagnano come consuetudine il nostro testo, mettetevi comodi e dateci un occhiata.

Pics by The Artist

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Kraser – New Mural in Cartagena, Spain

12/07/2014

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Dopo qualche settimana torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di Kraser, il grande artista Spagnolo con base qui in Italia ha infatti da poco terminato questa nuova e splendida parete a Cartagena in Spagna mostrandoci ancora una volta tutto il suo splendido stile pittorico.
Osservando gli elaborati dell’interprete veniamo colti dall’esigenza dello stesso di spingere il proprio lavoro verso una dimensione fortemente onirica, l’impressione è quella di ritrovarsi sospesi nel vuoto, come si ci trovassimo all’interno di un limbo dove la materia fredda e silente si fonde con quella organica generando scorci inattesi, dinamiche impossibile, ma anche creature bizzarre e stravaganti figlie della magia di un sogno che non risparmia nel strizzare l’occhio ad elementi mistici. Ad alimentare questa particolare enfasi tematica troviamo ovviamente un radicata esperienza cromatica che investe tutte le produzioni dell’interprete, la grande esperienza da writers permette a Kraser di agire negli spazi creando e sperimentando combinazioni differenti spesso legate al colore blu oppure, come in questo caso, ad una danza vivace e sfaccettata di tinte differenti con effetti vivissimi che vanno ad alimentare la sensazione di irreale delle opere. Gli interventi vengono caratterizzati dalla presenza di creature, spesso elaborate miscelando nello stesso corpo animali differenti, così come elementi architettonici che gravitano ed offrono supporto alle stesse, ritroviamo così scale e piccole porzioni di architettura in una danza metafisica che attrae lo spettatore in un indagine sul significato di ciò che sta osservando. In questo senso il simbolo della chiave, elemento ricorrente all’interno delle produzioni dell’artista, è sinonimo di una ricerca personale di se stessi, quasi a voler aprire la propria mente per calarsi all’interno di un mondo fatto di visioni, un viaggio che ci mostra gli aspetti più reconditi e personali dell’artista che sceglie proprio questo motivo di affidarsi ad una pittura assolutamente viscerale, d’impeto aggredisce lo spazio buttando fuori sensazioni, stati d’animo ed i pensieri che si celano nella sua stessa mente.
Per questa sua ultima fatica Kraser alimenta qui una composizione altamente profonda, suddivisa in due differenti agglomerati l’opera ancora una volta ci trasporta all’interno del particolare e delicatissimo immaginario dell’interprete laddove sotto un’unica grande veste ricchissima di dettagli troviamo un il consueto e variegato spettro emotivo che accompagna le opere dell’artista.
Nient’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella e ricca serie di scatti con tutti dettagli del lavoro certi che non mancherete di coglierne tutto il grande impatto e la profondità, dateci un occhiata è tutto dopo il salto! Enjoy It.

Thanks to The Artist for The Pics

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Broken Fingaz – New Mural in Krakow, Poland

12/07/2014

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A distanza di qualche settimana torniamo a parlarvi dell’esplosivo collettivo tutto Israeliano Broken Fingaz, gli interpreti si sono da poco spostati a Cracovia dove per il The Jewish Culture Festival hanno da poco terminato di dipingere un nuovo e grande parete.
l lavoro dei Broken Fingaz ci ha sempre lasciato piuttosto colpiti, i ragazzi sono riusciti a creare un personalissimo stile miscelando elementi differenti all’interno di una trama ricca di stimoli visivi, nell’idea degli artisti c’è l’esigenza di esagerare, nei temi, nei colori e nei differenti approcci, unificando passioni ed influenze differenti, dagli stilemi pop, alla forte inflessione horror, passando per i controversi contenuti a carattere sessuale fino a sfociare nel trash e nello splatter più estremo. Questa esplosioni di spunti diversi dà vita ad un tratto fortemente illustrativo attraverso il quale gli interpreti danno vita a personaggi, situazioni e riferimenti sempre sopra le righe, una follia lucida che si alterna tra interventi in bianco e nero e lavori invasi dal colore tra tinte acide, characters dalla pelle viola, corpi nudi, raggi laser che partono dagli occhi e tutto il ricchissimo caleidoscopio che rappresenta la forza dei lavori degli israeliani.
A differenza di quanto siamo soliti aspettarci per questa nuova fatica i Broken Fingaz scelgono un approccio senza dubbio meno carico dal punto di vista cromatico, quindi via i colori saturi e la profondità cromatica che da sempre accompagna le produzioni degli interpreti, per approfondire piuttosto il dialogo con un impostazione basata unicamente sul bianco e sul nero, che ogni tanto abbiamo avuto modo di apprezzare, e che in ogni caso lascia invariata la strabordanza visiva e tematica che caratterizza le produzioni degli artisti.
Aldilà del valore prettamente visivo e dello stile che da sempre caratterizza i lavori degli interpreti, è importante sottolineare come gli artisti abbiano anzitutto voluto rendere omaggio a Moshw Lilien, uno dei loro autori preferiti che ha vissuto in Polonia più di 100 anni fa, il tutto all’interno di una cornice importante come questa grande parete che spicca all’interno di quello che era il vecchio quartiere Ebraico della città prima della Guerra Mondiale.
Il risultato finale così carico di importanza e rilevanza va quindi in un certo senso a riallacciarsi ed a bilanciare uno dei lavori più belli fin qui visti, quella famosa parete di Berlino da cui spicca il volto di Hitler (Covered).
Nient’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella e dettagliata serie di scatti dalle quali potete apprezzare al meglio tutto il particolare approccio visivo del duo, il consiglio è quello di darci un occhiata, è tutto dopo il salto, enjoy it!

We just finished a new wall in Krakow.. We’ve been invited by The Jewish Culture Festival in Krakow to paint in the middle of what used to be the jewish area before the war.. We decided to do a tribute to Moshe Lilien, one of our all time favourite artists, who lived in Poland more then hundred years ago.. Big thanks to all the guys from the festival – we had an amazing time!

Pics via Sosm

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2501 “Nomadic Experiments” Show (Recap)

11/07/2014

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Andiamo finalmente a dare un occhiata da vicino a “Nomadic Experiment – Anatomy of Restlessness” ultimo show di 2501 aperto all’interno degli spazi della Soze Gallery di Los Angeles e che segna la volontà dell’artista di mettere l’accento sulla sperimentazione ed istintività che accompagna il suo percorso in strada.
Nomadic Experiments non è quindi unicamente il nome della mostra, per 2501 il progetto rappresenta nella sua totalità una visione, uno spunto e soprattutto un peculiare modo di esprimersi in strada e che sfocia appunto quindi in un allestimento caratteristico che ne rappresenta una sorta di manifesto.
Abbiamo avuto modo di vedere il risultato di questa particolare impostazione attraverso i lavori in Mongolia (Covered) oppure l’ultima parete realizzata proprio a Los Angeles (Covered) il tutto al fine di carpire l’identità di un idea che così fortemente sta influenzando le produzioni del grande artista Italiano.
Non esiste alcun limite, pare anzitutto essere questo il primo slancio del progetto, un idea che 2501 porta in dota all’interno degli spazi della sempre ricettiva Soze Gallery e che si riflette in un allestimento diametralmente influenzato dalle esperienze appunto compiute dall’interprete in questi ultimi mesi. La sperimentazione insieme ad un continuo sportarsi sono gli spunto principali del progetto laddove nella riflessione dell’artista, questa esigenza emerge come naturale conseguenza dei tempi moderni, scanditi da ritmi frenetici, veloci in cui inevitabilmente veniamo sottoposti ad un continuo cambiamento che abbraccia differenti aspetti ed ambiti della nostra vita, dalle idee, alla cultura, passando di conseguenza per le nostre stesse esperienze di vita.
Nell’idea dell’interprete questa riflessione diviene una sorta di onda continua ed infinita che investe ciascuno di noi, 2501 sceglie di assecondarne il flusso andando a spostarsi, a muoversi come una sorta di nomade, sedimentando il proprio lavoro prima di ripartire per un’altra metà. In questo senso è quindi importante sottolineare l’aspetto di forte sperimentazione che accompagna questa precisa impronta, con le opere che si fanno mutevoli, che presentano variazioni significative pur lasciando inalterato la peculiare impostazione visiva. In questo senso l’interprete per le sue produzioni entra inevitabilmente in contatto con i luoghi che visita subendone l’influenza con sensazioni ed emozioni differenti che di fatto alterano le sue percezioni e mutano l’aspetto delle sue opere, ed è esattamente questo Nomadic Experiments.
Nient’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli e le opere proposte, dateci un occhiata, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare, se vi trovate in zona invece vi ricordiamo che sarà possibile vedere da vicino lo show fino al prossimo 17 di Luglio.

Soze Gallery
2020 E. 7th St Suite B
Los Angeles, CA. 90021

Thanks to The Artist for The Pics

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Fra Biancoshock x Guildor “Flying Trash” New Performance

11/07/2014

Nuovamente insieme, a distanza di parecchio tempo Guildor e Fra Biancoshock tornano a collaborare per un nuovo ed interessante progetto per le strade di Milano, una nuova performance che raccoglie alla perfezione il particolare stimolo artistico dei due.
Il lavoro di Fra Biancoshock e Guildor rappresenta l’inusuale, una percorso personale proprio e peculiare che i due interpreti Italiani sviluppano attraverso un linguaggio proprio ed attraverso progetti in cui la strada diviene non solo un palcoscenico ma vero e proprio soggetto attivo delle loro incursioni. In tal senso attraverso progetti personali il duo si discosta parecchio da ciò che siamo soliti vedere andando ad investire gli spazi attraverso proposte divertenti si, ma sopratutto riflessive che riescono, proprio per la loro natura bizzarra a calamitare tutta l’attenzione, un doppio percorso che punta diretto a mettere a nudo, esasperando e portandoli al limite, tutti quegli aspetti contraddittori che caratterizzano la società moderna, della la vita di tutti i giorni e di conseguenza di quelli che sono atteggiamenti e perplessità dell’uomo. I lavori quindi si sviluppano per mezzo di un impostazione che va ad abbracciare differenti ambiti artistici servendosi di qualsiasi tipo di slancio visivo e che al loro interno puntualmente celano un messaggio spesso e profondo che si trasforma in riflessione.
Quest’ultimo lavoro Milanese, dal titolo “Flying Trash”, esattamente come siamo soliti aspettarci, vede il duo elaborare una vera e propria performance raccogliendo da una parte i punti di contatto del loro operato in strada, dall’altra sviluppando una nuova riflessione andando a servirsi di un messaggio visivo che nuovamente si fa eccentrico e che proprio per il suo particolare carattere ci raggiunge in modo forte e deciso.
L’ambiguità del lavoro sta tutta nella scelta di sostituire i classici palloncini con i sacchetti della spazzatura, tra il divertimento che scaturisce nel vedere i bambini prendere una delle buste, appare evidente la volontà di Fra Biancoshock e Guildor di proporre una nuova riflessione sui tempi moderni. In questo senso le chiavi di lettura applicabili al lavoro si fanno differenti e variano in base ad un piglio soggettivo, l’esasperazione di una società basata sempre più sul consumismo sfrenato che porta quindi ad una vendita di oggetti sempre più eccentrici o dal dubbio gusto, il problema della spazzatura che ironicamente viene risolto rimettendo in vendita gli stessi scarti della società ma sopratutto ci troviamo di fronte ad uno specchio riflesso delle difficoltà del momento che accompagnano ormai la vita di tutti i giorni laddove, proprio la scelta di sostituire i palloncini con i sacchi della spazzatura, si rivela l’unica soluzione percorribile in tempi di crisi.
Da tutti questi differenti spunti al contempo emerge una sorta di esasperazione del concetto di vendita, dove gli interpreti vanno quindi nuovamente a creare un percorso di ambiguità e dove lo stesso spettatore, andando a scardinare l’identità del lavoro con una propria lettura e partecipando attivamente come osservatore/compratore, inevitabilmente si ritrova coinvolto e partecipante attivo e diretto della performance.
Per darvi modo di meglio comprendere ed affrontare quest’insolito lavoro vi lasciamo al bel video ad alcune immagini che potete trovare in calce al nostro testo, il consiglio è quello di darci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare.

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Faith47 – New Mural in Glasgow

11/07/2014

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Ci spostiamo a Glasgow, qui Faith47 invitata dalla Recoat Gallery ha da poco terminato questa nuova parete per l’interessante ‘In common’ commonwealth games project per il quale ha dato vita ad uno dei suoi iconici e mistici interventi.
Con “Oh the miracle of empty hands” questo il titolo di quest’ultimo lavoro, Faith47 sposta ancora una volta il fulcro del proprio operato sulla figura della donna andando ad istillare sulla grande parete a disposizione quelli che sono gli spunti e gli accorgimenti tipici che da sempre ne accompagnano il lavoro.
Ancora una volta quindi andiamo ad immergerci all’interno del peculiare immaginario di Faith47, nel lavoro dell’artista ci si ritrova difronte ad una rappresentazione forte e caratteristica che strizza l’occhio all’onirico ed al mistico, l’impressione osservando gli interventi dell’interprete è una di una sospensione emotiva che racchiude il giusto punto di incontro tra mondo umano e quello naturale, una leggerezza nelle forme e negli intenti ma che alimenta una profondità emotiva incredibile. Attraverso la forte espressività dei suoi lavori, spesso caratterizzata dalla figura della donna come principale protagonista, assistiamo ad una rappresentazione ricca e sfaccettata della natura umana che viene spesso veicolata dalla presenza degli animali come vettori emotivi, una scelta questa atta ad alimentare il dialogo anzitutto tra questi due emisferi, sempre più distanti nell’epoca moderna, ma soprattutto per impattare maggiormente gli interventi attraverso figure distanti dall’uomo ma al contempo altamente espressive e soavi. Ad aumentare il senso di profondità degli interventi dell’artista abbiamo assistito, in special modo negli ultimi mesi, ad una serie di scritte atte a spiegare e veicolare l’osservatore attraverso le increspature viscerali e tematiche dei suoi interventi. Questa particolare scelta, che abbiamo fortemente apprezzato, con le frasi che sembrano quelle che siamo soliti vedere addobbare i muri delle nostre città, va ad alimentare la sensazioni di trovarsi di fronte a pensieri e sensazioni vere, lasciate li a segnare gli spazi e che gli stessi lavori si trovino in totale armonia con ciò che c’è scritte andando quasi a svilupparne il senso ed il significato attraverso un segno grafico distinto e fortemente rimarcato.
Per questa sua ultima fatica Faith47 raccoglie tutto il peculiare bagaglio visivo e tematico andando a tracciare un lavoro forte e ricchissimo di dettagli, torna la donna al centro di questa produzione arricchita come sempre da colori ed un tratto altamente evanescente che di fatto alimenta gli impulsi onirici e mistici.
In calce al nostro testo come sempre potete trovare una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, il consiglio è quello di darci un occhiata siamo certi che non mancherete di apprezzare tutto il grande impatto del bell’intervento.

Thanks to The Artist for The Pics
Pics by Mateusz Sleczka

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CYRCLE. – New Mural in Warsaw, Poland

11/07/2014

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Ancora aggiornamenti dal duo tutto americano dei CYRCLE. gli artisti sono infatti da poco tornati in Europa per prendere parti ai lavori in occasione della nuova edizione dello Street Art Doping Festival di Varsavia per il quale hanno da poco terminato questo nuova e bella parete.
Come abbiamo avuto modo di vedere in questi ultimi mesi c’è stato un cambio repentino nelle dinamiche di lavoro dei CYRCLE., gli interpreti hanno attuato un cambio importante anzitutto negli spunti dei loro lavori e successivamente nelle componenti prettamente pittoriche che ne stanno profondamente influenzando gli interventi.
Alla base di questo importante e forte cambio di rotta c’è la volontà degli artisti di lasciarsi alle spalle parte delle sperimentazioni che così tanto hanno caratterizato le produzioni in questi ultimi anni, andando piuttosto a concepire un visione maggiormente pittorica accompagnata però dal consueto gusto per la grafica e per gli elementi squisitamente classici. A fare le spese è inevitabilmente la componente letterale che pare essere stata del tutto accantonata e una rinnovata scala cromatica che va a sostituire quella che sempre aveva accompagnato le produzioni degli artisti ovvero il nero, il bianco e l’oro, in favore i una intensa scala di grigi e di un acceso arancione, il tutto infine in favore di una pittura finalmente a mano libera e senza proiettori, e di questo non possiamo che esserne contenti.
Il contrasto che da sempre accompagna i lavori dei CYRCLE. e che prima veniva alimentato dalla parte maggiormente figurativa rapportata alle grandi lettere ed alle scritte, viene qui riproposto per mezzo di una scelta visiva che vede gli artisti realizzare i corpi ed i dettagli dei soggetti e delle figure desiderate attraverso il classico effetto fotografico bitmap posto qui a contrasto con elementi decisamente più realistici. Come detto le figure ed i soggetti delle opere del duo vanno a pescare da una forte connotazione classica raccogliendo quindi tutta l’eredità tematica degli interpreti che continuano nel loro percorso riflessivo rivolto a mettere proprio l’accento sugli aspetti legati al potere nell’epoca moderna attraverso le immagini del passato.
Da questi spunti gli artisti vanno a generare un impasto che generare una sospensione tra reale ed irreale mettendo proprio l’accento su elementi analogici e quelli maggiormente realistici, una frattura equilibrata che si rifà alla continua esigenza di proporre una riflessione sul presente utilizzando i mezzi visivi, le immagini ed i simboli appartenenti al passato.
Nient’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una lunghissima serie di scatti con tutti i dettagli dell’intervento in aggiunta a qualche scatto durante le fasi del making of, è tutto dopo il salto, scrollate giù e dateci un occhiata.

Pics via Sosm

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INDOOR OUTDOOR – The Walls (Recap)

11/07/2014

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Dopo avervi mostrato la splendida mostra, andiamo finalmente a dare un occhiata ai lavori realizzati in occasione di INDOOR OUTDOOR, il bel progetto Pisano che ha coinvolto Aris, Etnik, Francesco Barbieri, Giorgio Bartocci, Lineapiatta e Soap The Wizard, grandi nomi della scena italiana.
Come detto alla base di INDOOR OUTDOOR c’è l’esigenza di una riflessione equilibrata ed intelligente sul fenomeno urbano andando a cogliere due aspetti paralleli, da una parte il lavoro proposto in galleria indoor appunto che abbiamo avuto modo di approfondire con gli scatti dello show (Covered), dall’altra invece tutta quella incessante produzione in strada con le opere racchiuse all’interno di un determinato contesto cittadino.
L’idea è quella di mettere il punto, mostrando questi due aspetti, su un percorso di crescita partito dai graffiti ed arrivato ad una forma d’arte che ne è di fatto la naturale conseguenza, una sorta di evoluzione stilistica ed espressiva identificabile con post graffitismo di cui tutti gli artisti coinvolti fanno parte. In questo senso è quindi importante sottolineare come il punto di partenza sia comune sebbene poi l’evoluzione sia passata attraverso influenze ed impostazione differenti sfociati all’interno di impulsi e visioni divergenti in molti casi e spesso del tutto personali.
Ciascuno quindi degli artisti coinvolti ha portato in dote la propria e personale ricerca andando a realizzare un opera su muro come dono permanente alla città di Pisa, Aris porta in dote per questo progetto tutto il proprio personale impianto visivo andando a realizzare una lunga parete all’interno delle quale troviamo ancora una volta la personale ricerca della forma, un impostazione che cela al suo interno volti, figure e soggetti, in una continua sovrapposizione di elementi cromatici fino a comporre la trama finale dell’opera.
Giorgio Bartocci propone una persona rivisitazione dell’uomo, più spettrale e decisamente infusa all’interno di un moto perpetuo che ne distrugge l’equilibrio fisico spezzando e scaraventando parti e sezioni in un agglomerato cromatiche che ne rivela la fisionomia dei volti e del corpo. Dal canto suo Francesco Barbieri insiste invece sulla peculiare rappresentazione dell’habitat cittadino, con i suoi scorci e le sue architetture in una percezione personale che scuote le viscere ed alimenta emozioni e sensazioni differenti.
Etnik prosegue la personale visione laddove veniamo investiti da una personale visione della città che entra in rotta di collisione con l’uomo attraverso intricate forme in tre dimensioni che danno l’impressione di muoversi all’interno gli spazi a disposizione in un forte moto perpetuo.
Infine Soap The Wizard e Lineapiatta che mantengono visibili le loro radici del writing, il primo ne estremizza l’esercizio calligrafico costruendo vere e proprie immagini legate alla grafica all’interno delle quali simboli ed elementi vanno ad assumere il ruolo di protagonisti, dal canto suo il duo Lineapiatta unisce sotto un’unica veste calligrafia, grafica e tipografia laddove prendono vita campiture compatte e monocromatiche, insieme a linee nette e profonde che vanno a dar vita ad una sorta di visione criptica ed altamente compatta.
Non aggiungiamo altro, vi lasciamo piuttosto ad una ricchissima serie di scatti con tutti i dettagli ed alcune fasi di realizzazione delle opere realizzate dal roster di artisti scelti, dateci un occhiata, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Pics by Dania gennai and Francesco Barbieri

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INDOOR OUTDOOR – The Show (Recap)

10/07/2014

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Andiamo con piacere a dare un primo sguardo ad INDOOR OUTDOOR, progetto di arte urbana a Pisa, con le immagini della collettiva organizzata all’interno degli splendidi spazi del Centro Espositivo SMS con le opere di Aris, Etnik, Francesco Barbieri, Giorgio Bartocci, Lineapiatta e Soap The Wizard.
INDOOR OUTDOOR come intuibile dal nome nasce dall’esigenza di mostrare due aspetti paralleli legati all’artista di oggi in quella che diviene presto una riflessione su questo binomio, da una parte il lavoro in strada con le pareti immerse all’interno di un contesto urbano, dall’altra la produzione per la galleria su supporti tradizionali in questo caso fruibili negli spazi di gallerie e da un pubblico tipico delle mostre.
Due percorsi quindi per capire nel migliore dei modi anzitutto lo sviluppo dell’arte in questi anni e soprattutto mettere il punto su un passaggio graduale compiuto dagli artisti in questi anni, dai primi approcci in strada come writers passando per il conseguente approdo ad una forma di linguaggio nuova nata come naturale evoluzione stilistica e concettuale arrivando in questo modo all’interno delle gallerie. Un percorso quindi strettamente legato e che vuole, proprio mostrando le due identità degli artisti, enfatizzare il concetto di post graffitismo dando appunto un nome, un contesto ed un background ma anche una storia ed una dinamica evolutiva, che finalmente non vada a sfociare in calderoni enormi senza capo ne coda, vedasi la parola street art.
La location scelta in questo senso non è affatto casuale ma anzi va a collocarsi all’interno di una città come Pisa che anzitutto ospita “Tuttomondo“ realizzato dal grande Keith Haring nel 1989 e che a tutt’oggi rappresenta il suo murale più grande, ma non solo il comune si è da sempre dimostrato aperto verso il dialogo con i writers dando loro l’opportunità di esprimersi e non semplicemente mostrando un atteggiamento di censura od ancora peggio di repressione. Di conseguenza la città ha avuto modo di sviluppare una forte scena, dando i natali ad alcuni degli interpreti più importanti, favorendo quindi la crescita del movimento e gettando sopratutto le basi per quello che è stato il successivo sviluppo.
Da questi spunti INDOOR OUTDOOR vuole quindi porsi come ideale manifesto per un nuovo modello e modo di concepire il rapporto tra writing ed istituzioni ed al contempo offrire l’opportunità tipica di un indagine che possa far conoscere alla città il valore culturale e sociale di questa particolare forma d’espressione. Ma soprattutto quello che emerge
In questa prima parte vogliamo concentrarci sulla grande esposizione che ha coinvolto gli artisti, tutti Italiani e provenienti da diverse scene, che si sono cimentati in un allestimento ricco di opere con le produzioni più recenti, all’interno delle quali spiccano alcuni lavori realizzati appositamente per lo show, in una mostra che mira ad una forte interazione ed ad un confronto sugli spinti sviluppati proprio dal progetto.
Uno show senza dubbio sfaccettato che ha offerto differenti approcci e dinamiche e che del quale vi diamo modo di apprezzare al meglio attraverso una lunghissima serie di scatti con tutti i dettagli dell’allestimento proposto e con alcune immagini dell’apertura, nei prossimi giorni dedicheremo ampio a spazio agli interventi in strada nel frattempo vi ricordiamo che c’è tempo fino al prossimo 13 di Luglio, il consiglio è quello di farci un salto.

Pics by Dania gennai and Francesco Barbieri

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DIMA – New Mural for Traffic Design Festival 2014

10/07/2014

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A distanza di qualche giorno torniamo per le strade di Gdynia, il Traffic Design è alle sue battute finale e noi andiamo con piacere a dare uno sguardo al lavoro di DIMA realizzato in occasione della splendida rassegna polacca.
A scendere in campo è quindi uno dei nomi che maggiormente seguiamo con interesse e che quindi con piacere vediamo all’interno di uno dei festival senza dubbio più importanti ed interessanti del vecchio continente. In un mix perfetto di star internazionali e realtà locali il Traffic Design ci offre quindi l’opportunità di approfondire quella che è la sua scena offrendo ad i nomi caldi e sulla rampa di lancio, l’opportunità di esprimersi nel migliore dei modi all’interno di una cornice con quella che solo un progetto di questo tipo può offrire.
Continua quindi il nostro vivo interesse verso l’interprete Ucraino, dopo l’interessante serie di interventi realizzata a Poznan e legata a doppio filo con le difficoltà e gli scossoni politici e sociali del proprio paese, l’artista torna nuovamente a coniugare elementi cari in un nuovo spunto che ne rappresenta efficacemente il personale impianto visivo.
È anzitutto importante sottolineare come l’impostazione dell’interprete sia legata senza dubbio ai luoghi abbandonati, l’artista sceglie infatti queste location per sviluppare il proprio piglio visivo andando a in un dialogo costante a intervenire sugli elementi che compongono questi luoghi ed al contempo ad approfondire gli aspetti tipicamente appartenenti ad una visione legata alla natura. In questo senso DIMA imbastisce un peculiare filtro visivo con il quale va a portare avanti una propria declinazione astratta sviluppando una essenzialità delle forme proposte. Laddove quindi l’artista riduce al minimo e semplifica le forme, emergono figure e configurazioni astratte che suggeriscono un legame con gli spazi, ne campionano i colori oppure si pongono in una sorta di riverbero con gli stessi con campionature forti e radicate che vanno a miscelarsi ed a dare vita a corpi, forme e figure ed elementi diversificati. In questo senso emerge quindi una chiave di lettura molto personale laddove in una totale armonia tutti elementi dipinti vanno a disporsi ed a muoversi attraverso una precisa connotazione con figure sottili ed incisive intersecate a forme di dimensioni più grandi giocando in un continuo gioco di profondità e tridimensionalità.
Nient’altro da aggiungere vi lasciamo piuttosto ad alcuni scatti in calce al nostro testo dove potete vedere da vicino quest’ultima fatica dell’artista, certi che ne apprezzerete il particolare piglio vi invitiamo poi a dare un occhiata alla nostra sezione con tutti i lavori fin qui realizzati per la kermesse di Gdynia, enjoy it.

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RUN – New Mural at Boombarstick Festival 2014

10/07/2014

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A distanza di qualche settimana torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di RUN, il grande interprete Italiano con base a Londra è infatti tra gli ospiti di spicco di questa nuova edizione dell’ottimo Boombarstick Festival di Vodnjan in Croazia.
I lettori di vecchia data ricorderanno la splendida cornice della scorsa e prima edizione del Festival che abbiamo seguito passo per passo durante l’avvicendarsi di artisti di fama internazionale, tra cui molti italiani, che hanno prestato il loro talento con una serie di splendidi interventi per le strade della cittadina, qui potete darci un occhiata. A distanza di un anno torniamo quindi con piacere ad immergerci all’interno delle meraviglie della kermesse, con un nuovo lavoro di RUN che sceglie qui di mischiare le carte del proprio impianto visivo regalandoci un inedita parete ricca di dettagli di spunti.
Mesi intensi questi per l’artista Italiano con una serie riuscitissime partecipazioni in giro per l’Italia, una mostra di cui presto vi mostreremo un adeguato recap, il tutto infarcito dalla peculiare impronta visiva che accompagna le produzioni dell’interprete. L’interprete prosegue quindi nel portare avanti una tematica che mira ad una rappresentazione di quelli che sono i mezzi e gli strumenti espressivi per eccellenza, il volto e le mani, da qui l’artista sviluppa un piglio ed un tratto decisamente personale attraverso una reinterpretazione capace di lasciar immergere lo spettatore all’interno di questo preciso fulcro tematico, e, grazie anche all’utilizzo sempre più accentuati di tinte e colori, cogliere appieno tutte le vicissitudini dei suoi tipici characters.
Come detto per il Festival RUN sceglie di proporre una nuova immagine distaccandosi dai consueti volti per sperimentare una nuova serie di characters. Dal titolo “Folklore” l’intervento realizzato in quattro giorni di fronte alla piccola stazione dei treni di Vodnjan, mostra una serie di personaggi dipinti in una sorta di sfilata tutti con bizzarre maschere al volto.
Proprio le maschere rappresentano la vera sorpresa di questo lavoro, niente volti quindi ma piuttosto una serie di gigantesche maschere che letteralmente avvolgono i personaggi, l’impatto con la parete si fa così assolutamente sfaccettato rendendo l’opera ricca di differenti e personali chiavi di lettura. Se i soggetti vengono tutti dipinti con un interessante effetto d’ombra che letteralmente ne fa emergere il corpo dalla parete, è inevitabile però concentrare l’attenzione proprio sui particolari travestimenti che l’interprete sceglie di donare ai suoi iconici characters, si tratta di paradossi visivi che accolgono al loro interno parti del corpo, costruzioni e veri e propri abiti per una ricchezza di dettagli che come sempre è decisamente elevata.
In attesa di scoprire gli sviluppi di questa nuova edizione del festival vi invitiamo a dare uno sguardo approfondito alle immagini che trovate come consuetudine il calce al nostro testo, con i dettagli del lavoro ed alcuni scatti durante le fasi di realizzazione, è tutto dopo il salto, enjoy it!

Thanks to The Artist for The Pics

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Etnik – New Mural for Street Alps Festival 2014

10/07/2014

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Dopo qualche mese di pausa torniamo a parlarvi dell’ottimo Street Alps Festival di Pinerolo, ad irrompere nel progetto è infatti un altro grande nome delle nostra scena, Etnik che ha da poco terminato questo nuovo e splendido intervento.
Dopo Vesod ed Axel Void cambiamo quindi nuovamente registro per questa nuovo intervento con l’interprete Italiano che porta in dote tutto il suo particolare impianto visivo andando a trasformare completamente l’aspetto di questa parete che diventa non solo un dipinto ma anche un opera interattiva.
L’artista sta proseguendo nel portare avanti un impianto visivo figlio studi accademici, dal mondo del design passando per quello della scenotecnica , coadiuvati con una fortissimo background da writer. L’unione di queste differenti componenti hanno influenzato l’interprete profondamente fino a far emergere uno stile altamente personale e peculiare per risultati finali che senza dubbio si affidano al tridimensionale, al moto perpetuo, alternando le percezioni di chi osserva, muovendo figure, incastonando forme ed aprendone di nuove.
Osservando gli elaborati dell’artista appare evidente la volontà dello stesso di sviluppare una personale riflessione sulla città andando a disintegrarne le forme e le precisioni architettoniche all’interno di una trama gravitazionale capace di mescolare elementi, figure e forme differenti all’interno di un unico piano ed investire il tutto con una forte dose di movimento. Quest’ultimo viene sviluppato attraverso la pittura di una figura centrale, una sorta di totem dove l’interprete incastra elementi e spunti differenti laddove tutt’intorno vanno muovendosi piccoli e grandi frammenti dello stesso. Chi osserva si ritrova quindi a cogliere le differenti sezioni e parti di un unico corpo con sezioni e configurazioni differenti, quasi schizzate via, che mantengono la loro vicinanza con la figura madre, come se si trattasse di un gigantesco campo gravitazionale capace di attrarre ed al contempo però allontanare le sezioni realizzate.
Da questa particolare trama emerge l’esigenza di un urlo, una sorta di liberazione dal cemento che continua a rendere prigioniero l’uomo, con i palazzi e le architetture da lui stesso creato che ne imprigionano la vita e l’esistenza, è questo il nostro mondo e la nostra quotidianità. Da questa riflessione Etnik sviluppa un concetto di movimento globale, una sorta di continuo e ciclico moto che trascina ed inghiotte gli spazi, in una corsa che inghiotte elementi naturali, e che di conseguenza sfocia in una maggiore prigionia, solitudine ed isolamento, che vuole riflettere sulla condizione umana e sull’esigenza di guardarsi intorno e dentro se stessi per sovvertire questo continuo cambiamento.
Per la rassegna l’artista va quindi a sviluppare una nuova e ricchissima composizione aggiungendo però una serie di numeri sulle piccole e grandi figure che sfrecciano all’interno della superfice, suggerendo una sorta di tiro al segno in un giro del mondo profondo ed avvolgente.
Nient’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli dell’intervento in aggiunta a qualche scatto durante le fasi del making of, il consiglio è quello di darci un occhiata mente se vi siete persi qualcosa qui tutti i precedenti lavori fin qui realizzati per la rassegna.

The new Streetalps intervention is the result of 20 years of graffiti, travels all over Italy & Europe and a deep knowledge of the writers scene. In one word: Etnik.

The Swedish artist, who lives and works in Tuscany, offers an explosion of volumes and structures gravitating around the earth. A 360° tour round the world, buildings symbol of faraway dynasties and a masterly mix of colours.

But Etnik’s work has an added value: the artistic intervention is not merely a surface to contemplate, it becomes a game, a big target shooting inviting the passers-by to interact with the wall. Kick the ball then, try and hit the various targets to score as many points as possible…the temptation to get on the pitch is overwhelming and fun is guaranteed.

Thanks to The Festival for The Pics

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Emajons – New Murals for VIAVAI Project

10/07/2014

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Continuano senza sosta i lavori al VIAVAI Project di Racale, ultimo artista ha lasciare il proprio segno è Emajons che ha da poco terminato di dipingere una bella serie di nuovi interventi caratterizzati dalla peculiare impostazione visiva.
Con l’ingresso di Emajons il progetto inizia ad assumere le sembianze di un vero e proprio manifesto della scena Italiana, con i nomi più interessanti del nostro paese che sono già intervenuti o che interverranno nei prossimi giorni all’interno della kermesse offrendoci quindi l’opportunità di apprezzare a tutto tondo le meraviglie e sopratutto le differenze che caratterizzano i loro differenti approcci.
E’ importante sottolineare come il progetto rappresenti e proponga l’opportunità d una immersione totale all’interno del territorio del basso salentino, la formula si discosta dai soliti festival puntando piuttosto ad una vera e propria esperienza. L’idea è quella di offrire uno scambio di tipo emotivo tra il continuo viavai di artisti e la comunità che vive nelle zone interessate in un intreccio che mescola vissuti personali, paesaggi mozzafiato, storie ed immagini per una connessione forte e tangibile.
Emajons giunge a Racale dopo la bella esperienza di Mostar (Covered) andando a proporre tre differenti lavori tutti caratterizzato dal particolare tratto e dalla peculiare impostazione che l’artista sta portando avanti.
L’interprete dal canto suo prosegue nel non volersi identificare in una decorazione urbana ma piuttosto continua a legare i proprio lavoro, le proprio tematiche ed il proprio approccio visivo ad una forte indole sociale, riappropriandosi quindi del concetto originario di arte urbana il tutto coniugato attraverso il personale stile visivo. Come spesso abbiamo avuto modo di vedere l’operato di Emajons va direttamente a coinvolgere un piglio artistico riflessivo e decisamente impegnato, l’interprete non si nasconde dal toccare temi forti e controversi, muovendosi tra le situazioni e le istantanee di vita quotidiana con esse, ed attraverso una rappresentazione forte e caratteristica, va a figurare il marcio e le piaghe della società moderna, senza alcun filtro, senza censura, scaraventando negli spazi la verità che sà di pugno forte e deciso nello stomaco.
Tre lavori differenti dicevamo, nel primo l’interprete va a realizzare una composizione interamente costituita da frutta e verdura, mentre negli altri due torna a calcare la mano con un tratto maggiormente incisivo rivelando ancora una volta tutta l’istintività e la crudezza del proprio piglio artistico con colori e pennellate dirette e sovrapposte e sopratutto corpi sfaccettata e caratterizzati da una forte abbondanza cromatica.
Nient’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti invitandovi a darci un occhiata, è tutto dopo il salto, ma restate sintonizzati qui sul Gorgo, presto infatti nuovi aggiornamenti dalla cittadina.

Thanks to Viavai for The Pics
Pics by Matteo Bandiello

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Eltono and MOMO “Varianti” at Ritmo (Recap)

09/07/2014

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Aperta lo scorso mese, andiamo finalmente e con piacere a dare un occhiata a “VARIANTI” duo show firmato dal dinamico due Eltono e MOMO all’interno degli spazi del sempre più ricettivo Ritmo Independent Cultural Space di Catania.
Non è la prima volta che Eltono e MOMO uniscono gli sforzi per un unico grande progetto, per questa quinta collaborazione che segue quelle di New York, quella Brasiliana, Belga e Francese – quest’ultima all’interno del Bien Urbain Festival (Covered), il duo si è impegnato in un nuova indagine ancora una volta legata all’ambiente ed al particolare luogo di lavoro. In questo senso è infatti importante sottolineare anzitutto il valore sperimentale delle produzioni e dei progetti portati avanti dai due che, mettendo appunto insieme i rispettivi stimoli, vanno a collaborare liberamente all’interno di progetti congiunti di varia natura e legati e sviluppati all’interno degli spazi urbani.
L’interazione con l’ambiente è quindi assoluta priorità laddove si sviluppa una visione comune che va decisamente oltre la loro rigorosa e personale ricerca artistica in quella che quindi diviene una sperimentazione a tutto tondo.
Alla base di “VARIANTI” troviamo Eltono e MOMO intenti ad unificare e collegare i loro linguaggi estetici all’interno della ‘Fera o’ Luni’, lo storico mercato della città di Catania, con un personale lavoro che sa di vera e propria indagine all’interno del iconico mercato. Lo sviluppo inevitabilmente avviene come naturale influenza di ciò che gli interpreti hanno visto, sentito, dalle loro sensazioni e stati d’animo del momento, non solo si tratta di fatto di una vera e propria ricerca visiva. In questo senso è infatti importante sottolineare come l’approccio estetico del progetto veda un sviluppo diretto dall’osservazione del luogo dal quale emergono forme, colori in quello che è una relazione tra varianti e variabili differenti che unite al metodo favoriscono lo sviluppo di connessioni nuove e soprattutto infinite possibilità.
Da questo vivo spunto si sviluppa un allestimento denso e profondo, ben 52 collage che mostrano appunto come le differenti varianti compositive di sei differenti forme, elaborate attraverso l’esperienza nel mercato, posso aprire a differenti possibilità di sviluppo ed interazione.
Infine come Ritmo ci ha abituato, lasciando spazio non solo alla vista ma anche all’udito ed agli altri sensi, troviamo due monitor uno vicino all’altro mostrano e svelano l’elemento casuale che ha dato origine alle differenti composizioni che riprendono di fatto i momenti di chiusura della fiera, laddove proprio il mercato si trasforma in una ipotetica serie di frammenti, con i piccoli cartelli scritti dai venditori raccolti proprio da Eltono e MOMO durante il loro vagare.
In calce al nostro testo potete trovare come consuetudine tutto il materiale, le immagini dell’allestimento e del vernissage insieme a quelle dei lavori in strada, vi invitiamo a darci un occhiata ed a commentare ricordandovi che se vi trovate in zona c’è tempo fino al prossimo 10 di Agosto per andare a darci un occhiata, è quasi d’obbligo.

Eltono and Momo are known for their curious and singular projects carried out in public spaces. The outcome is the product of a sensitive investigation, where the environment often determines the final shape.
The collaboration for both is a way to experiment freely, a bracket that goes beyond their strict personal research.
The project wants to propose a link between the aesthetic languages of the two artists and the picturesque scenery of the ‘Fera o’ Luni ‘, the historic market town of Catania, with a specific investigation of the site determining the development of a process.

Forms collected and colors found through observation of the place and the elements that constitute it, create a play of relations and variants where the randomness combined with a conscious method favors the development of connections and new possibilities.

This is their fifth collaboration, after New York, Brazil, Belgium and France.

Ritmo Independent Cultural Space
Via Grotte Bianche 62,
95129 Catania

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Simek – “Frozen Fire” A New Mural

09/07/2014

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A distanza di qualche settimana torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di Simek, l’interprete si è infatti lanciato in un nuovo intervento caratterizzato dal consueto impianto visivo ed al contempo da alcune interessanti e nuove sperimentazioni.
Continuiamo con piacere a seguire gli sviluppi del lavoro di Simek, l’artista che rappresenta la metà esatta del duo tutto Greco Blaqk, prosegue infatti il periodo di sperimentazioni lasciando però invariata la natura del proprio e personale piglio visivo. In questo senso l’impronta dell’interprete si sviluppa attraverso un impostazione tipicamente astratta laddove sono le geometrie e gli esperimenti con configurazioni differenti, tra forme e linee, fino a formare una miscela altamente criptica che sfocia in elementi finali arricchiti da sfide tridimensionali ed una forte dose di misticità.
Se negli ultimi tempi abbiamo assistito ad una continua ricerca cromatica, che ne ha liberato il lavoro dal iconico binomio bianco e nero, è inevitabile sottolineare come l’artista si stia impegnando nel portare avanti nuovi ed intensi elaborati che raccolgono alla perfezione stimoli maggiormente istintivi traducendo l’impostazione dell’interprete in un approccio più profondo e senza dubbio legato ad effetti ed accorgimenti visivi particolari, ricordate la bella parete di Atene? (Covered).
Alla costante interazione con le location e gli spot, sia a livello visivo sia a livello prettamente sociale, che sempre di più sta caratterizzando il lavoro di molti artisti, Simek qui va ad aggiungere un fattore atmosferico, un vero e proprio climax che da una parte eleva le caratteristiche del luogo, una vecchia struttura abbandonata, dall’altra si inserisce alla perfezione con il proprio stesso dipinto, bilanciando gli strati cromatici del blu e del nero con il bianco, ed infine raccogliendo entrambe le eredità visive per sviluppare sensazioni e stati d’animo differenti. L’utilizzo dell’estintore sa di rilascio istintivo quasi a stemperare emozioni recondite in uno sfogo che incide nello spazio, sulla superfice della parete dipinti, gettando infine una fitta coltre bianco tutt’intorno al lavoro. Ed è proprio quest’ultima a cambiare le sensazioni del lavoro che, ereditando il consueto approccio dell’interprete, ancora una volta ha nel suo valore criptico e nell’impostazione tridimensionale il suo fulcro visivo ma che attraverso l’interazione con l’ambiente risulta maggiormente criptica, quasi arcaica per un segno forte, deciso e ridondante all’interno dello spazio, tutto molto bello.
Non aggiungiamo altro, vi lasciamo piuttosto ad una ricca e bella serie di scatti con tutti i dettagli del caso ed alcune fasi durante lo spettacolare making of d’azione dell’intervento, dateci un occhiata e restate sintonizzati siamo quasi certi dell’uscita del video.

Pics by Dimitris Vasiliou

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2501 – New Mural in Los Angeles

09/07/2014

In attesa di dare uno sguardo approfondito all’allestimento di “Nomadic Experiments”, andiamo a dare un occhiata alla parete realizzata dal nostro 2501 a Los Angeles durante gli intensi giorni che hanno preceduto l’apertura dell’esibizione.
2501 prosegue nel portare avanti il suo Nomadic Experiments Project andando a realizzare una parete legata a doppio filo allo show presentato all’interno degli spazi della Soze Gallery, in parallelo all’esibizione quindi l’artista anche L.A. abbraccia tutto il particolare approccio che caratterizza questo suo particolare progetto.
Come detto l’idea che caratterizza Nomadic Experiments è la sperimentazione seguita da un continuo muoversi e spostarsi, approfondendo si tratta di una riflessione dello stesso interprete, una naturale conseguenza della contemporaneità e dei tempi moderni in cui la società rapida e veloce nella quale viviamo inevitabilmente porta ad un costante cambiamento, un esposizione che abbraccia la cultura, le idee e più in generale tutte quelle che sono le nostre esperienze di vita. Il grande artista Italiano di conseguenza segue questo onda continua andando ad assecondarne il flusso, vaga, si sposta, muove il proprio lavoro all’interno di una marea che investe lo spazio urbano attraverso il suo stesso lavoro. E’ però importante sottolineare come non sia un movimento passivo ma piuttosto l’artista voglia raccogliere gli spunti, le sensazioni e le emozioni dei luoghi che va visitando come un nomade, si appropria degli spazi, li fa suoi breve tempo prima di ripartire per un nuovo viaggio. Assume quindi le sembianze di un progetto worldwide e sopratutto caratterizzato da un costante e differente piglio visivo che di volta in volta va ad investire ed influenzare le produzioni di 2501, l’interprete si guarda attorno, coglie le architetture, i paesaggi, inserisce all’interno degli stessi il proprio lavoro, senza freni inibitori lasciandosi piuttosto trasportare da un costante impulso di sperimentazione che ne lascia però invariate le caratteristiche visive delle sue produzioni.
Il bianco ed il nero, il colore oro come sempre sono i capisaldi cromatici ed accompagnano l’interprete nella creazione equilibrata, mistica e profonda delle sue iconiche linee sinuose, dalle stesse si sviluppa il corpo del lavoro abbracciando forme e configurazioni di volta in volta differenti.
Quest’ultimo intervento di 2501 rappresenta l’ennesima occasione per l’artista di sperimentare accorgimenti e figure differenti andando ad imbastire una trama nuovamente inedita e ricca di spunti. L’artista si lascia trasportare da ciò che ha intorno sviluppando un percorso forte e corposo, le due masse che coprono i rispettivi spazi si chiudono sulle due porzioni di parete guidandoci al loro interno e rivelando tutta la loro profondità, avviluppando lo spazio e generando nuove forme e nuovi spunti in una lettura che diviene criptica ed inevitabilmente influenzata da emozioni e stati d’animo personali.
Nient’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli dell’intervento, dateci un occhiata e restate sintonizzati per nuovi aggiornamenti dall’artista qui sul Gorgo.

Thanks to The Artist for The Pics

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Graphic Surgery for Bien Urbain Festival 2014

09/07/2014

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Dopo qualche giorno torniamo con piacere a Besançon in Francia per dare un occhiata agli ultimi interventi di quest’ultima edizione dell’ottimo Bien Urbain Festival, sono infatti i Graphic Surgery ad alimentare tutto il nostro interesse con questo nuovo e splendido intervento.
In un escalation di artisti di primissimo livello quest’ultima edizione della rassegna Francese è riuscita a mettere in campo un numero incredibile di star internazionali offrendo loro l’opportunità di realizzare una o più pareti ed in modo quindi da esprimere nel migliore dei modi tutto il proprio talento. L’avvento dei Graphic Surgery segna in questo senso un proseguo dell’impostazione maggiormente rivolta verso l’astrattismo, già inaugurata con le due pareti realizzate da MOMO (Covered), dando quindi definitivamente il via ad una seconda parte del Festival più criptica, profonda e senza dubbio maggiormente introspettiva.
Servendosi di una continua indole sperimentativa, delle radica influenze e background personali, i Graphic Surgery portano avanti un personale dialogo con la strada che li vede sviluppare una propria fisionomia astratta. In questo senso le produzioni degli artisti vanno chiaramente in una direzione geometrica laddove però è importante sottolineare come vi sia dietro una precisa ed articolata ricerca visiva, il duo sperimenta e porta avanti una personale rievocazione degli spazi urbani, della città dei suoi scorci, dei suoi angoli e delle sue architetture. Si tratta quindi di una guardare con un piglio personale e peculiare verso la città ed i suoi ambienti, composti da dettagli, strutture e perfezioni cicliche.
Da questo preciso spunto visivo gli interpreti vanno letteralmente a campionare quelli che sono parti o porzioni delle architetture urbane andando poi in un secondo momento a miscelare, mischiare, sovrapporre tracciati e visioni creando infine una nuova visione che ne eredità tutte le caratteristiche. A sviluppare questa peculiare indole troviamo infine una precisa indole cromatiche che vede gli interpreti sviluppare il loro lavoro unicamente attraverso il bianco ed il nero, sottolineando quindi la costante volontà di ricercare un equilibrio ed una perfetta sincronia tra quanto proposto e ciò che circonda il lavoro.
Alle prese con le pareti esterni di questo grande edificio, per il Festival i Graphic Surgery lasciano invariate quelle che sono le basi visive del proprio approccio in strada andando però ad unificare quelli che sono gli elementi tematici, come la decostruzioni e le geometrie della città insieme alle ombre proiettate dal sole sulla superfice dell’edificio. L’unione di un approccio sicuramente più calcolato e studiato insieme ad una componente imprevedibile, dà vita ad una trama spessa ed articolata che gioca con gli effetti di luce ed ombra, con lo spostamento degli stessi all’interno di una visione sviluppata su più livelli, quello visibile e fermo degli interpreti, quello sviluppato dai grandi fasci che attraversano la struttura, ed infine la panoramica finale che inevitabilmente dà vita ad un lavoro mutevole ed in continuo movimento che non potevamo non apprezzare, splendido.
Non aggiungiamo altro, il consiglio piuttosto è quello di dare un occhiata all’ampia e dettagliata serie di scatti in calce al nostro testo dove potete trovare tutti i dettagli e le immagini dello splendido risultato finale, enjoy it.

Thanks to The Artist for The Pics

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Pixel Pancho for Memorie Urbane Festival 2014

09/07/2014

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Ancora approfondimenti da Gaeta, proseguono infatti i lavori nella cittadina del litorale Pontino con un dopo Memorie Urbane che ha ospitato il grande Pixel Pancho, l’interprete Italiano si è lanciato in una nuova realizzazione portando avanti spunti e tematiche tipiche del proprio particolare approccio.
In questi ultimi mesi vi abbiamo mostrato con piacere i lavori che maggiormente ci hanno impressionato all’interno di questa nuova e soprattutto ricchissima edizione che quest’anno ha accolto un numero incredibile di artisti andando a coinvolgere la quasi totalità delle città del litorale laziale. È interessante quindi come lo slancio degli organizzatori sia scaturito in un extra Festival che siamo sicuri continuerà a regalarci emozioni e che proprio con Pixel Pancho torna di prepotenza a far parlare di sè.
Dal titolo “La morte di Caieta” quest’ultima fatica dell’artista Italiano ne raccoglie perfettamente l’eredità sia tematica e visiva andando a rappresentare una sorta di manifesto del particolare momento dell’interprete. Come stiamo vedendo in questi ultimi mesi Pixel Pancho ha intrapreso un percorso in parte nuovo lasciando però inalterata la profondità ed il fulcro dei propri interventi, a cambiare è infatti la figura del robot non più essere a se stante e simbolo di invincibilità ma piuttosto artefatto della decadenza umana, figura che riflette lo stato dell’uomo moderno. Sebbene quest’ultimo aspetto rappresenti uno degli approfondimenti tipici dei lavori portati avanti dall’artista, con l’utilizzo della ruggine e della natura come strumenti ideali per lo sviluppo di queste tematiche, è innegabile come la pittura delle macchine e dei soggetti tipici del lavoro dell’interprete attraverso una finzione umana, riesca senza dubbio a sviluppare un intreccio visivo ed un impatto emotivo certamente di forza maggiore. In questo senso l’autore da prosegue ad esplorare il particolare rapporto che lega le sue macchine all’uomo, d’altra parte questo differente indirizzo tematico si allontana fortemente dai temi sviscerati in questi ultimi anni portando la figura dei robot ad un nuovo livello. Questo indirizzo tematico è ancora fortemente radicato, nelle intenzioni dell’artista Italiano c’è l’idea di portare la macchina ad una impostazione nuova, ponendola questa volta in totale uguaglianza con la figura umana e servendosi della stessa per rappresentarne le insenature emotive e gli angoli più remoti dei comportamenti dell’uomo, imprimendo su parete attraverso quindi un filtro visivo del tutto personale, tutti quegli elementi emotivi che contraddistinguono l’uomo e fornendo al contempo una personale e profonda critica.
Per Memorie Urbane Pixel Pancho va a raccogliere tutta l’eredità storica del luogo andando a rievocare il mito di Enea e di Caieta, sua nutrice, che segue l’eroe nel Lazio prima di trovare la morte. L’interprete sceglie proprio di concentrarsi su quest’ultimo aspetto andando a realizzare un intenso quadro raffigurante proprio l’istante del trapasso della donna.
Nient’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una ricca e lunga serie di scatti con i quali possiamo ripercorrere gli istanti di realizzazione dell’intervento fino all’ottimo risultato finale, il consiglio è quello di darci un occhiata, è tutto dopo il salto! Enjoy It!

Thanks to The Festival for The Pics
Pics by Flavia Fiengo

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108 – “Lava” at Van Der Gallery (Recap)

08/07/2014

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Aperta lo scorso 3 di Luglio andiamo a dare un occhiata approfondita a “LAVA” mostra di 108 curata dagli amici di Ritmo, che la presentarono a Catania l’anno scorso (Covered), e che dopo un anno riprende forma all’interno degli spazi della Van Der Gallery di Torino.
I lettori di vecchia data ricorderanno senza dubbio l’eccellente show allestito all’interno del Ritmo Indipendent Cultural Space di Catania laddove 108 aveva presentato un allestimento che raccoglieva appieno la sua esperienza artistica coniugando wall painting, lavori su carta di piccolo e medio formato, un video ed infine alcune tracce audio estratte dal suo progetto musicamele parallelo LARVA.
Ad un anno di distanza l’esibizione rappresenta quindi l’opportunità di immergersi nuovamente e con coscienza all’interno della peculiare visione dell’interprete attraverso uno show che ha saputo coniugare differenti esperienze e soprattutto toccare tutti i sensi attraversando a tutto tondo l’immaginario dell’artista.
L’esperienza di Catania si era sviluppata attraverso un assonanza visiva tra un ambiente come quello di un vulcano e le forme tipiche del percorso produttivo dell’artista, in questo senso è innegabile come le reinterpretazioni naturali di quest’ultimo vadano perfettamente a collidere con le rocce nere tipiche del paesaggio lavico dell’Etna, in quello che si è da subito sviluppato come un dialogo tra reale e tangibile e ciò che raccoglie le emozioni, una forma immaginata e reinterpretata a seconda del personale stato d’animo dell’autore.
Per questa occasione Torinese viene quindi riallacciato il discorso attraverso un allestimento che di fatto va a completare l’indagine dell’artista mettendo in mostra nuova immagini e nuovi sviluppi emotivi in un nuovo e radicato confronto.
Nient’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una ricca serie di scatti con tutte le immagini dell’allestimento e del vernissage, dateci un occhiata siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare, vi ricordiamo infine che c’è tempo fino al prossimo 27 Luglio per darci un occhiata, perciò affrettatevi.

LAVA is a project of 108 (Guido Bisagni), curated by Ritmo in Catania on July 2013. One year after, the project takes form at the spaces of Van Der galley in Turin.
The exhibition presents a summary of the artist’s research through medium and small format works on paper, a wallpainting, a video and audio tracks from his project entitled LARVA. For the show in Turin, will be presented new works that will complete the research made by the artist. The idea comes from the association between the natural organic shapes of 108 and Etna’s extreme lava landscapes. This identification reveals itself as the primitive encounter between the misterious and symbolic abstract matter of the black mass and the physical, rocky scenery of the volcano.

VAN DER Gallery
via Giulia di Barolo 13C
Torino

Thanks to Ritmo for The Pics

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Guido Van Helten in Vestmannaeyjar, Iceland

08/07/2014

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A distanza di tempo torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di Guido Van Helten, l’artista si è da poco spostato a Vestmannaeyjar in Islanda dove ha dato inizio ad una bella serie di nuovi interventi all’interno del particolare tessuto urbano dell’isola.
Il lavoro di Guido Van Helten poggia le sue solide basi sulla volontà dell’interprete di portare avanti uno stile fortemente realistico affidato ad un’unica fisionomia cromatica incarnata dall’utilizzo del grigio e delle relative scale visive per dare vita ai volti dei suoi lavori. Prerogativa fondamentale, e che di fatto discosta l’operato dell’interprete rispetto ad altri artisti che scelgono di portare avanti un discorso riproduttivo e veritiero, e la sensibilità dei visi e del volti che l’interprete riesce a raggiungere, l’impressione è quella di trovarsi di fronte a dei veri e propri spettri di un mondo passato e trascorso, schegge impazzite di memorie che fanno trasudare le pareti fino a prendere le sembianze e la forma di persone vere. L’idea è quindi quella di una rappresentazione catartica che possa veicolare sensazioni ed emozioni differenti, gli sguardi, la pelle e i tratti somatici appaiono così quasi elevati rispetto al paesaggio ed ai panorami dai quali prendono vita, riecheggiano nella mente di chi osserva, nei pensieri e nel rimembrare di altri tempi, periodo, di altre vite e personalità andando a seguire un percorso di vita che si è spento e che torna ora con vigore ed enfasi a parlare ed a parlarci.
Raccogliendo appieno questo approccio quest’ultimo lavoro di Guido Van Helten ne porta avanti tutte le caratteristiche andando nuovamente a prendere spunto da una immagine raccolta dagli archivi fotografici della cittadina. Vestmannaeyjar è di fatto una piccola comunità sconvolta nel lontano 1973 da alcune eruzioni vulcaniche che ne hanno decimato la popolazione della città, quasi abbandonata e della comunità. L’artista da questo spunto va a prendere l’immagine di Halla Svavarsdottír, una donna del posto intenta a seminare la montagna Heimakletti dopo l’eruzione vulcanica, un gesto questo che è rimasto talmente impresso nella memoria della giovane che tutt’ora la si può incontrare mentre cammina per i pendi del vulcano.
Non aggiungiamo altro vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultimo intervento, dateci un occhiata e restate sintonizzati per nuovi aggiornamenti.

This small community is the site of the Volcanic Eruptions here in 1973 in which the town and community was nearly abandoned. This painting is based on the image of island local Halla Svavarsdottír sowing the mountain Heimakletti after the eruption in 1976 as the community took many years to recover, she still walks up this mountain regularly to this day.

The image was referenced from local photography archive Sigurgeir ljósmyndari by Sigurgeiri Jónasson.

Many thanks to Guðmundur, Simmi, Unnur, and the family.

Pics by The Artist

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SBAGLIATO – New Pieces in Piazza D’Illiria, Rome

08/07/2014

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A distanza di tempo torniamo ad approfondire il lavoro di SBAGLIATO, gli artisti infatti sono tornati in strada per una nuova serie di interventi realizzati a Roma, sulle pareti gentilmente offerte da Piazza D’Illiria, portando avanti il consueto e peculiare approccio visivo.
Con gli occhi ancora tutta la magia dello splendido lavoro realizzato all’interno del Palazzo Collicola di Spoleto (Covered) andiamo quindi a scoprire questa nuova serie di lavori che riporta gli artisti a distanza di tempo all’interno del tessuto urbano della città di Roma.
È interessante notare come i ragazzi di SBAGLIATO continuino a sviluppare la propria ricerca, attraverso interventi spesso di grande dimensione ed impatto, continuino a portare avanti il personale dialogo con la strada affiancando questa serie di lavori dal sicuro impeto visivo, con i consueti raid per le strade della loro città od in giro per il mondo. Questo contatto diretto con la strada, con le sue sensazioni ed emozioni ha infatti da sempre caratterizzato il percorso degli interpreti che proprio dall’ambiente urbano hanno raccolto quelle che sono le campionature delle loro produzioni per poi andarle a reinterpretarle e riporre all’interno di un nuovo tessuto urbano. La scelta quindi di lavorare andando ad evidenziare specifiche aree, come portoni, finestre e serrande, che vengono poi incollate all’interno di un parete, evidenzia tutta la profondità di un lavoro di cui abbiamo sempre colto il grande valore illusorio. È infatti proprio nell’illusione di creare una realtà alternativa, piegata agli stimoli degli artisti che immaginano elementi architettonici laddove non ci sono e scelgono di realizzarli, la vera sfida ed il valore aggiunto di una produzione che ha saputo nel corso del tempo, intervento dopo intervento, sviluppare opere sempre più realistiche con risultati finali spesso davvero difficili da decifrare in una sfida tra ciò che è reale e ciò che è stato realizzato.
Da questi spunti il team di SBAGLIATO prosegue quindi la propria opera andando a realizzare due nuovi interventi in cui gli interpreti tornano a confrontarsi con elementi prettamente classici. Una città come Roma infatti offre una serie di spunti unici ed agli artisti non resta che evidenziare questo carattere fortemente legato con il passato andando a collocare fessure, finestre ed addirittura vere e proprie conche, intrinsecamente legate con le strutture della capitale.
Nient’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con i dettagli di questa nuova serie di lavori firmata dagli interpreti, dateci un occhiata siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare, è tutto dopo il salto.

Thanks to The Artist for The Pics

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Nicola Alessandrini – New Mural For MAAM in Rome

08/07/2014

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A distanza di parecchio tempo torniamo ad approfondire il lavoro di Nicola Alessandrini, l’artista Italiano è infatti stato invitato all’interno del Metropoliz di Roma per dare il proprio contributo all’ottimo progetto per il MAAM (Museo dell’altro e dell’Altrove).
Il Metropoliz è il realizzarsi di un progetto a carattere sociale firmato dall’ antropologo Giorgio De Finis, l’ex fabbrica di salumi Fiorucci ospita ad ora circa duecento persone provenienti da praticamente ogni parte del mondo. Lo stabile è una grande architettura industriale che fino al 2009 ospitava il ciclo produttivo della nota marca di saluti, in seguito allo spostamento della produzione a Pomezia, l’edificio viene occupato e destinato all’integrazione, ed al recupero in chiave sociale. Rappresenta ad oggi una soluzione abitativa pacifica ed alternativa ma soprattutto un esperienza multiculturale di rara intensità, ed è proprio al suo interno, tra le differenti attività che sorge il MAAM.
In netta contrapposizione con le più istituzionali MACRO e MAXXI, la galleria fa della sue peculiarità il vero e proprio punto di forza, gli artisti invitati a dare il proprio contributi verranno chiamati attraverso un fitto passaparola andando a creare nel tempo una grande collettiva d’arte che oltre ad avvicinare le persone del posto e che garantirà alle stesse una protezione contro lo sgombro coatto.
Da parte nostra avevamo fatto la conoscenza di Nicola Alessandrini quando l’interprete in squadra con Gio Pistone, aveva avuto modo di realizzare uno splendido doppio lavoro all’interno della – 1 Art Gallery all’interno della Casa dell’Architettura di Roma (Covered) rimanendo colpiti positivamente dal particolare tratto e dalla spiccata sensibilità visiva.
Ora con questa sua partecipazione ai lavori del MAAM, con un opera dal sintomatico titolo “Ehi tu porco, levale le mani di dosso”, abbiamo quindi l’opportunità di approfondirne il lavoro.
L’uomo come bestia, sembra partire da questa precisa connotazione tematica ed antropologica il lavoro di Nicola Alessandrini, l’impressione è quello di trovarsi di fronte ad una scelta ben precisa in cui l’interprete sceglie di accostare, attraverso una immaginario duro, forte e per certi versi difficile da digerire – e per questo decisamente profondo e sfaccettato – la figura dell’uomo a quella della bestia. Veniamo accolti da una pittura votata (quasi) al disgusto, con brandelli di carne viva che si aprono e scoperchiano da qui l’artista sviluppa un percorso forte ed articolato in cui emerge senza dubbio una forte propensione per il dettaglio. Le opere dell’artista sono infatti intrise di carne, sangue ed interiora, un pittura atta a cercare e trovare l’impatto forte con lo spettatore che si trova scosso ad osservare i dettagli esibiti dalla pittura, quasi costretto a riflettere, ad osservare con cura mentre un pensiero martella la testa, si insinua e nasce spontaneo, un amarezza latente che avvolge chi osserva e che inevitabilmente fa comprendere la vera natura dell’uomo in una lotta tra chi dà del porco al porco.

Thanks to The Artist for The Pics
Pics by Giorgio Benni

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ZED1 – “I Dubbi dell’Animo” A New Mural

08/07/2014

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Con piacere andiamo a spostarci a San Benedetto del Tronto nelle Marche, dove il grande ZED1 ha da poco terminato una nuova e splendida parete mettendo in campo tutto il proprio particolare approccio sia visivo che tematico.
Questa grande parete di San Benedetto offre certamente all’interprete l’opportunità di esprimersi attraverso uno spazio enorme all’interno del quale calare anzitutto la personale sensibilità ed al contempo sviluppare la propria e peculiare impostazione visiva per un risultato finale che raccoglie alla perfezione l’eredità artistica dell’artista lasciandoci in dote una nuova e profonda riflessione.
Le produzioni di ZED1 sono senza dubbio profondamente connesse con quelli che sono gli aspetti più reconditi della società, della nostra quotidianità e di conseguenze dell’uomo, questo aspetto riflessivo va quindi a toccare spunti e tematiche certamente legate all’uomo, alle sue difficoltà ed in particolare tutti quegli aspetti tipicamente emotivi e che caratterizzano un esistenza fragile fatta di scelte, di ciò che è giusto e sbagliato in una costante incertezza e difficoltà.
A muovere questa precisa connotazione tematica l’artista ha sviluppato una propria identità stilistica dalla quale emergono i suoi iconici personaggi. Sono proprio questi ultimi a portare avanti le riflessioni e gli spunti che di volta in volta l’interprete sceglie di toccare, facendosi quindi carico di quelle che sono i comportamenti e le contraddizioni che caratterizzano l’uomo moderno, con soggetti che si animano, raccolgono i lati più emotivi e sensibili e li vanno di conseguenza a trasmettere a chi osserva.
È infatti il rapporto tra chi scruta le opere dell’artista e ciò che le stesse trasmettono l’ultimo step di lavoro che sceglie di affidarsi ad una pittura altamente dettagliata ed al contempo delicata dai toni quasi fiabeschi e che entra di conseguenza facilmente in contatto con lo spettatore abbracciandone i sentimenti, le riflessioni, in una immedesimazione con i protagonisti delle pittura in cui gli stati d’animo, la malinconia, la rabbia, le emozioni e la tristezza passano dagli sguardi delle figure dipinte, da loro a noi e con esse ci ritroviamo a scavare all’interno del nostro io.
Dal titolo “I Dubbi dell’Animo” questa splendida pittura raccoglie perfettamente gli impulsi sia tematici che visivi di ZED1 catapultandoci all’interno di una nuova riflessione sviluppata come consuetudine attraverso una incredibile ricchezza di elementi. L’artista va a raffigurare il corpo di un cigno, che rappresenta qui la purezza, collocandolo su un ramo dove in alto vediamo un serpente con la male, che simboleggia la tentazione, mentre più in basso troviamo una passamontagna a raffigurare il male.
La profondità tematica dell’opera sta anzitutto nel luogo dove viene dipinta, si tratta di una grande parete di 17 x 10 metri di una palazzina all’interno di un quartiere popolare, il soggetto quindi, che innesca una rapporto con i giovani e con la gente del luogo, viene rappresentato nel mezzo, proprio dove le tentazioni sono certamente forti intento a sbirciare il frutto proibito in un immagine che richiama appunto il titolo.
In calce al nostro testo potete trovare una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli dello splendido intervento realizzato dal grande interprete Italiano, il consiglio è quello di darci un occhiata perciò mettetevi comodi e scrollate giù.

Thanks to Alessandra Mandozzi from Studio124Mat for The Pics

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Weekly Overview 92| 30-06 to 06-06

06/07/2014

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Weekly Overview è l’appuntamento del Week-End dove vi presentiamo una selezione delle migliori news settimanali sul GORGO.

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Alfano x Geometricbang for VIAVAI Project

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VIAVAI Project in Racale – Special Combo

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MOMO – New Murals for Bien Urbain Festival 2014

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Sten & Lex for Traffic Design Festival 2014

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Chazme x Sepe “Crash Dummies” for Richmond Mural Project

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3ttman – New Piece for VillaOccupada Project

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Aryz – “Príap i Demèter” New Mural in Granollers

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DissensoCognitivo – New Pieces in Ravenna

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Ericailcane for TECIVERDI Festival in Niort

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Elian – New Mural for Traffic Design Festival 2014

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SatONE x Nawer – New Mural in Eindhoven

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Tellas and Ciredz for VIAVAI Project

Evoca1 – New Mural in Graz, Austria

06/07/2014

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A distanza di parecchio tempo torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di Evoca1, l’interprete Domenicano si è infatti da poco spostato a Graz in Austria dove ha da poco terminato questo splendido e nuovo intervento.
Il personale impatto con le visioni di Evoca1 come detto ci ha parecchio scosso, l’interprete porta avanti un approccio visivo senza dubbio legato ad una forte caratterizzazione pittorica, l’artista infatti si muove attraverso una pittura realistica sviluppando quindi un dialogo veritiero ma che trova nel personale filtro tematico e soprattutto nel costante rapporto tra la natura e l’uomo il suo principale fulcro di praticamente tutte le sue produzioni. Con base a Miami l’artista sviluppa una visione artista che si lascia influenzare da una forte emotività, temi e le situazioni evocative e riflessive vengono sviluppata da una pittura viscerale e profonda, ricca di dettagli e di pennellate che miscela figure umane agli animali e che viene spesso bilanciata da un uso del bianco e del nero da una parte in contrapposizione ai colori dall’altra.
Ci troviamo in questo modo di fronte ad un universo scandito da toni spessi e profondi, a tratti malinconici, che vanno a porre l’accento su temi differenti che accarezzano la sfera emotiva umana e ci lasciano in balia di sensazioni e stati d’animo contrastanti. In questo senso è importante sottolineare come l’impostazione visiva dell’interprete vada proprio a favorire questa emersione di sentimenti e stati d’animo differenti, un percorso che attraverso il continuo rapporto tra la natura, gli animali e l’uomo riesce a stuzzicare le nostre corde più sensibili.
Per questa sua ultima realizzazione, dal titolo “Battered and Child”, Evoca1 spinge decisamente sull’acceleratore presentando un opera spessa sia dal punto di vista visivo che da quello tematico regalandoci un risultato finale profondo e dal sicuro impatto visivo.
L’artista elabora tra differenti soggetti, un ragazzo, un bambino in fasce ed un cane, il tratto è tipicamente votato al realismo con tutti e tre i personaggi raffigurati squisitamente e per mezzo di una impostazione pittorica molto marcata. Per quanto concerne i temi il titolo del lavoro ci offre uno spunto decisamente profondo così come il volto del giovane che sembra sostenere gli altri, una figura malconcia come suggerisce il titolo, tetra, laddove proprio lo stesso artista mette l’accento su queste sensazioni donando al giovane un viso, immobile ed altamente malinconico.
Non aggiungiamo altro, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli dell’elaborato, dateci un occhiata, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare, è tutto dopo il salto, enjoy it.

Pics via San

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KAWS Studio by Wonderwall in Brooklyn

05/07/2014

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Con l’abbuffata di grandi mostre che ne hanno contraddistinto gli ultimi, ci fermiamo un attimo ed andiamo a dare uno sguardo allo studio del grande KAWS, una moderna struttura da poco terminata nel cuore di Brooklyn a metà tra galleria, studio e spazio espositivo.
KAWS rappresenta uno dei primi artisti occidentali a lasciarsi influenzare dalla creazione di toys d’arte, il personaggio fulcro delle sue opere rappresenta la giusta evoluzione dei characters con i quali l’artista trasformava le pubblicità ed i manifesti per le strade di una New York dei primi anni ’90. Da qui la figura, prendendo spunto da un icona come Topolino, ha preso vita attraverso il lavoro dei Giapponesi di Bounty Hunter fino a marchiare a fuoco tutta la cultura pop moderna diventando anch’essa una sorta di nuova icona popolare e mediatica. In aggiunta a questo preciso percorso, decisamente più rivolto al commerciale, l’interprete ha portato avanti una sua identità è pittorica andando a raccogliere e rielaborare tutti quegli elementi appartenenti alla cultura pop, miscelati e mescolati all’interno di un calderone cromatico forte ed intenso che ha spinto l’artista verso una sviluppo fatto di configurazione astratte, colori spessi e saturi, il tutto intervallato da parti o sezioni a maggiore carattere figurativo.
Noi siamo aspettando una svolta nel lavoro dell’interprete, nel frattempo però ci godiamo e vi lasciamo dare un occhiata alle immagini del suo studio, certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

This project is the atelier of a Brooklyn-based artist, KAWS. Unlike the solid, brick facade that blends well into the neighborhood, the interior is a vastly open space. This bright, extensive openness illuminated with toplight is a result of the artist’s request to create large paintings under natural light. The appearance is more of a gallery than an atelier, with a simple composition that reduces detail and amplifies openness.

Pics by Wonderwall
Via Fng

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Alexis Diaz – New Mural in Rochester for Wall Therapy

05/07/2014

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A distanza di qualche giorno torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di Alexis Diaz, l’interprete si è infatti da poco spostato a Rochester negli States per prendere parti ai lavoro per il bel Wall Therapy, il progetto urbano della cittadina Statunitense.
Esattamente come accaduto per la precedente parete realizzata a Montreal in occasione dell’ottimo MURAL Festival (Covered), anche qui Alexis Diaz sviluppa un lavoro fortemente connesso con dinamiche naturali, forse qui con un enfasi maggiore, andando a fondere elementi tipicamente naturali insieme al consueto piglio onirico che da sempre ne caratterizza le produzioni.
Alexis Diaz ha fatto della costanza e del dettaglio gli aspetti peculiari del proprio lavoro, il grande artista Portoricano sviluppa le sue creazioni avvalendosi di una pittura minuziosa e dettagliata, attraverso una serie di piccoli pennelli l’interprete realizza segmenti che vanno mano a mano a comporre le figure designate. Oltre alla grande pazienza di lavoro ed al risultato assolutamente realistico quello che impressiona sono i soggetti scelti dall’interprete, un vero e proprio mash-up che si sviluppa dall’unione di differenti componenti, si va dalle parti di corpo umano, come le mani ad esempio od i teschi piuttosto ricorrenti, oppure a vere e proprie parti di animali differenti che si uniscono tra loro creando nuovi esseri fantastici, infine osserviamo l’inserimento di paesaggi e scorci urbani che vengono letteralmente poggiati sui corpi e sulle sezioni dell’intervento per un risultato finale senza dubbio impressionante.
Quest’ultima fatica di Alexis Diaz si sviluppa anzitutto su una forte caratterizzazione cromatica, andando infatti a cogliere il particolare colore della parete andando voi ad istillare il proprio immaginario racchiuso all’interno di un grande triangolo. All’interno di questo si sviluppa quindi la consueta e ricercatissima figura, un nuovo mash-up che come detto accoglie un serie differenti di elementi naturali, anzitutto le foglie ed il fitto intrecci di rovi che vanno a sviluppare il corpo centrale del lavoro, al centro un grande lucchetto ghermito da una mano, mentre nella parte più in alto del lavoro trova posto quello che è un pesce, con tre occhi incastonati nelle squame arrivando in fine al nido che chiude l’opera, spettacolare.
Nient’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica dell’artista, dateci un occhiata, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Pics via San

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Pastel – New Mural for Traffic Design Festival Part 2

04/07/2014

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Ancora Gdynia ed ancora Traffic Design Festival, dopo la bella parete a tema storico del precedente intervento, l’artista Argentino Pastel fa il bis con un nuovo intervento ancora una volta profondamente connesso con temi e spunti dettati dal luogo.
Esattamente come accaduto durante il Bien Urbain anche qui Pastel ha l’opportunità di lavorare ad una seconda parete, andando ad elaborare un intervento decisamente inedito rispetto a ciò che siamo soliti aspettarci, un nuovo step quindi che non potevamo che apprezzare.
La vena pittorica dell’interprete Argentino come abbiamo avuto il piacere di vedere diverso volte muove forme, linee e visioni prettamente astratte, si tratta di un piglio personale che vede unificati sotto un unica veste visiva gli studi accademici e la spiccata sensibilità pittorica, le forme così come tutti quei dettagli ed accorgimenti visivi vanno a creare un percorso profondo e dettagliato che spinge l’interprete ad una rievocazione di elementi naturali così come urbani. Il piglio tematico è affidato come detto ad una riflessione che accoglie elementi storici, sociali od umani, ed è supportata da una scelta cromatica che mira a mettere in evidenza proprio le particolari forme elaborata dell’artista, gli sfondi si fanno spessi e profondi, spesso caratterizzati dall’utilizzo di tinte piuttosto scuro o comunque in contrasto con quelle che sono le figure dipinte, queste ultime invece rivelato tutta lo spiccato piglio verso il dettaglio e vengono arricchite da una vivissima serie di dettagli, tutto raccolto in un equilibrio visivo puntualmente ricercato e disciplinato dallo stesso interprete.
Quest’ultima fatica dell’artista poggia anzitutto le basi su una nuova riflessione, l’interprete analizza e riflette sull’estinzione delle comunità indigente a causa della continua gentrificazione, in particolare Pastel rivolge il proprio sguardo nel nord della Polonia dove esiste una piccola comunità chiamata Kashubians che difende la propria cultura, le proprie radici ed il proprio dialetto.
Per sviluppare un argomento di questo genere, l’artista va a concentrare la proprio impostazione visive all’interno di un tratto che attraverso il cerchio con i fiori al suo interno raccoglie il simbolo della comunità, dell’unione d’intenti, mentre attraverso la spessa linea blu che attraversa la parete da parte a parte va a simboleggiare lo sviluppo urbano e la gentrificazione, posta accuratamente sotto al livello del grande cerchio in modo da non scalfirne assolutamente la forma, tutto chiaro.
Non aggiungiamo altro, vi lasciamo piuttosto ad una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica dell’artista certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare, ma restate sintonizzati nei prossimi giorni proseguiremo il nostro full recap nelle meraviglie della rassegna Polacca, se vi siete persi qualcosa qui tutti i precedenti interventi.

Thanks to The Artist and The Festival for The Pics

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Axel Void – New Mural in Mexico City

04/07/2014

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Prosegue il viaggio del grande Axel Void in Messico, l’interprete si è infatti da poco spostato a Città del Messico dove ha da poco terminato un nuovo piccolo lavoro ancora una volta caratterizzato dal serrato dialogo, dai temi e dagli spunti cari alla gente del posto.
Esattamente come accaduto per i precedenti interventi, per questo nuovo lavoro ancora una volta Axel Void va ad inserirsi all’interno delle storie e delle vite delle gente che vive nei luoghi dove ha l’occasione di dipingere. Questa precisa prerogativa sta accompagnando l’interprete nelle sue produzioni che inevitabilmente sono influenzate da temi e spunti legati a questi luoghi, riflettendo in un certo senso lo spirito e le sensazioni delle persone ed al contempo quelle dell’artista che una volta ascoltato e colto gli spunti del caso, va a rielaborarli attraverso la propria e personale pittura. È quindi importante sottolineare come proprio il piglio pittorico dell’interprete vada o sostenere queste profonde riflessioni laddove lo spessore del tratto, con una grande varietà di colori e di pennellate, va quindi ad amplificare tutta la forte caratterizzazione di questi interventi.
Axel Void va quindi ad immergersi all’interno dei tessuti sociali, uscendone colpito dagli spunti, arricchito umanamente e pronto per realizzare e dare voce a queste persone attraverso il proprio lavoro.
Quest’ultima sua fatica dal titolo “Alguien” viene realizzata a pochi passi dalla sede di Graffiti World, coloro che hanno organizzato questo tour Messicano dell’artista, e raccoglie alla perfezioni tutti quegli stimoli tematici e visivi che ne caratterizzano il lavoro. L’intervento questa volta si sposta più sui temi che va a catalizzare ed in particolare sulle riflessioni e gli spunti che l’artista ha avuto modo di trovare durante la sua permanenza nella zona di Hornos.
L’intervento è di fatto un ritratto di uomo chiamato “El Terribile”, una persona dolce che ha lavorato nelle miniere da quando aveva nove anni. A colpire Axel Void è proprio il continuo contrasto tra sentimenti e situazioni, esattamente come l’uomo nonostante la sua indole docile ha un soprannome così forte, lo stesso interprete, passando il pomeriggio con la gente del posto, si accorge del loro calore, della loro umanità e del loro grande senso di comunità e condivisione ma al contempo non può non notare l’utilizzo e l’abuso di Activo, un solvente utilizzato per sturare i tubi, usato qui come droga da parte della grande maggioranza di coetanei dell’interprete.
È proprio questa costante frattura a colpire l’interprete, una sensazione di grande positività, umanità e calore umano ed al contempo una serie di situazioni cattive, tristi per una situazione che accomuna quindi il meglio dell’uomo con il suo lato peggiore.
In attesa di di scoprire nuovi aggiornamenti da questo viaggio dell’interprete, non aggiungiamo altro, vi lasciamo piuttosto ad alcuni scatti che accompagnano il nostro testo insieme al consueto commento dell’artista, dateci un occhiata è tutto dopo il salto e sentitevi liberi di commentare.

Hornos (Ovens) is a neighborhood next to where GraffitiWorld has its office. It got its name because there used to be two big brick ovens in this neighborhood. After passing by everyday through the bridge of Alta Tension, and seeing the neighborhood on one side and a very colorful cemetery on the other, I decided to paint the view of the neighborhood from the bridge. I spent a lot of time detailing all of their small streets and roof tops in the painting, yet I felt like a spectator or a tourist, since I was analyzing them from far away but had not actually walked down to see from the inside. So I thought doing a mural there would be a nice idea.
I went down, asked if I could paint, and met a man called “el terrible”, even though he was a sweet old man. He worked in the mines since he was nine years old, where he got is pseudonym. He soon agreed to have me paint his house. I spent the rest of the afternoon with mixed feelings; hanging out with the charming kids from the neighborhood and the very welcoming people of Hornos. We shared food and laughs, but I also noticed that most of the people my age were openly breathing in this drug they call “Activo”, a dissolvent used to unclog the pipes. Even though they live in what people call humble houses, I have to admit that the sense of community and the physical proximity that they share has its good and bad things, but maintains the sense of humanity that for at least one day felt very warm.
Once I was done with the mural they invited me to play soccer in this beautiful five-a-side pitch they had under the bridge. Many of the people from the neighborhood came to watch the game, where both kids and adults had a kick about. After I came back from playing soccer, I was surprised to find that they covered the text on my wall that read “Nadie” (Nobody), but respected the rest of the piece.
I feel the fair title to this piece should be “Alguien”, Somebody. – Axel Void

Pics via San

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Gaia, Nanook, Ozmo and Matt Cogdil for Living Walls 2014

04/07/2014

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Ci spostiamo ad Atlanta dove un bel team format da Gaia, Ozmo, Nanook e Matt Cogdil ha da poco terminato questa nuovo intervento in occasione dei lavori per la nuova edizione del Living Walls Festival di quest’anno.
Ad impostare il lavoro è senza dubbio Gaia che sceglie ancora una volta di calarsi all’interno delle dinamiche sociali ed umane del luogo di lavoro, l’artista quindi dirige l’intervento verso una riflessione sul sindaco di Hartsfield che ha completamente cambiato il volto di Atlanta.
Come detto è fondamentale osservando le produzioni dell’artista americano capire che i lavori vengono realizzati anzitutto in funzione di un approccio riflessivo da parte dell’interprete, è infatti lo stesso artista che spostandosi di città in città va a ricercare gli spunti e le storie che si celano nei luoghi, entra in contatto con la realtà delle persone del posto per un lavoro quindi non come ospite, ma piuttosto come parte integrante della comunità. Questa precisa e diretta dinamica di lavoro permette all’interprete di istaurare un dialogo forte e sfaccettato con la gente e con la cultura del posto andando a dare voce e soprattutto colore a quelle che sono le dinamiche delle città che visita, alle storie ed alle problematiche nelle quali si imbatte, al contempo rivela tutta la profondità delle produzioni dell’artista per un risultato finale mai invasivo ma sempre e comunque assolutamente a suo agio con il tessuto urbano e soprattutto con gli stimoli del luogo.
L’opera realizzata ad Atlanta va inevitabilmente ancora una volta ad approfondire gli aspetti più singolari della cittadina, qui Gaia, Nanook, Ozmo e Matt Cogdill vanno ad imbastire una trama bella carica di dettagli dalla quale emergono differenti sezioni. Anzitutto il susseguirsi di paesaggi e panorami naturali e che, attraverso vere e proprie sezioni deformate, vanno ad inserirsi all’interno della superfice, questi ultimi sono infine coadiuvati dalla presenza due volti, a sinistra quello del sindaco Hartsfield a destra H. Rap Brown.
La scelta dei due volti non è affatto casuale si tratta infatti di un assonanza visiva e tematica di due personaggi che nel loro estremismo molto hanno in comune. Da una parte il sindaco, responsabile del grande cambiamento negli scorci cittadini con grandi opere civili ed autostrade senza precedenti, tutte poste in una posizione strategica per mantenere il potere della classe bianca al sicuro dalle altre zone. Di contro emerge il volto di Jamil Abdullah al-Amin aka H Rap Brown, influente Black Panther ed Imam del West End della cittadina in questi giorni all’ergastolo.
Nient’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto alle immagini in calce dove potete apprezzare al meglio tutti i dettagli di quest’ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati presto nuovi approfondimenti da Atlanta e dal suo festival.

Mayor Hartsfield completely changed the face of Atlanta and how the city was navigated through unprecedented civic works and highways, always strategically placed to maintain Jim Crow separation and maintain a powerful white middle class.The West End was spefically hemmed in between an industrial district and Highway Route 78. Jamil Abdullah al-Amin formerly known as H Rap Brown was an influential Black Panther and Imam in the West End who is now serving life in prison. – Gaia

Thanks to The Artist for The Pics

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Alfano x Geometricbang for VIAVAI Project

04/07/2014

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Torniamo nuovamente a Racale ed al suo VIAVAI Project, vero e proprio epicentro d’interesse in questa settimana, dove togliamo il sipario all’ultima serie di lavori realizzati da Alfano e Geometricbang per il loro Funky Horror Vacui Project.
Dopo averci deliziato con il bel lavoro portato a termine in occasione dell’ottimo Enziteto Real Estate, il progetto Barese messo in piedi dai ragazzi di Pigment Workroom, il duo si è quindi spostato nella cittadina Pugliese dove ha avuto l’occasione di realizzare una bella serie di interventi sparsi in giro per la città portando in dote un nuovo ed interessante approccio.
Abbiamo già avuto modo di vedere il risultato di questa nuova sperimentazione dei due interpreti all’interno della super combo giusto ieri (Covered), volevamo però approfondirne lo sviluppo,
andando a dare un occhiata approfondita alla totalità dei lavori realizzati per la rassegna di Racale.
Seppur con approcci ed impostazione differenti, Alfano e Geometricbang uniscono gli sforzi in questo loro progetto attraverso un idea ben precisa e radicata, si tratta di sviluppare una trama coerente ed equilibrata attraverso un spirito di decorazione ossessiva. Se questa spinta propulsiva ha dato vita nei precedenti lavori ad una fortissima impostazione cromatica, con grandi e piccole caselle che andavano a coprire la totalità dello spazio a disposizione, per questa nuova serie il duo sceglie un approccio decisamente più legato alla gestualità ed al contempo completamente imbastito per mezzo di impostazione decisamente più istintiva.
È proprio l’istinto a muovere quest’ultimo approdo del duo che come possiamo vedere sceglie di avvolgere lo spazio a disposizione attraverso una fittissima trama pittorica. Interamene costruita attraverso un impostazione lineiforme, questa nuova direzione permette la creazione di una serie di forme che vanno a muoversi ed intersecarsi all’interno dello spazio, l’impressione è quella di un lavoro quindi altamente profondo, ricchissimo di dettagli con gli elementi proposti che vanno a simulare una sorta di moto perpetuo, aggrappandosi alla superficie e soprattutto cambiandone completamente l’aspetto finale, spettacolare.
Non aggiungiamo altro, vi lasciamo piuttosto ad una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli degli interventi realizzati, tra cui c’è anche una bella combo in compagnia di Tellas sul profilo esterno di una piccola imbarcazione, è tutto dopo il salto enjoy it.

Thanks to The Project for The Pics
Pics by Matteo Bandiello

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Etam Cru – New Mural in Oslo, Norway

04/07/2014

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Ci spostiamo ad Oslo, è qui che gli Etam Cru si sono spostati in occasione del Urban Samtidskunst dove hanno avuto modo di realizzare questo splendido e caratteristico nuovo intervento portando avanti spunti ed impostazioni visive tipiche del loro lavoro.
Gli Etam Cru sbarcano in città portando in dote tutto il loro particolare immaginario andando a realizzare un lavoro che nel suo risultato finale rappresenta una sorta di sintesi e di manifesto del loro peculiare approccio visivo e tematico.
E’ innegabile come le produzioni firmate da Sainer e Bezt riescano puntualmente a toccare corde sensibili andando a cogliere immagini e spunti legati senza dubbio all’immaginazione per mezzo di un tratto che non si sottrae dal cogliere elementi ampiamente realistici. Sta proprio qui la magia delle opere del duo, la capacità di raccontare e mostrare elementi e spaccati di vita reali ed al contempo inserire negli stessi spunti decisamente bizzarri e fantastici al fine di creare una trama sfaccettata e profonda. In questo senso è importante sottolineare come l’impostazione visiva del duo sia la giusta alchimia tra influenze ed approcci differenti, dalla grafica, all’illustrazione passando per il fumetto, un identità così multipla caratterizza gli interventi degli artisti attraverso un tratto fortemente ricercato e caratterizzato da una scelta cromatica che si affida spesso a tinte e colori piuttosto profondi ed accesi, a giochi di luce ed ombra. Nel mondo imbastito dai due interpreti si sviluppa quindi l’unione perfetta tra reale ed irreale laddove proprio gli elementi fantastici vengono calati all’interno di un impostazione visiva reale con la quale la finzione e tutto ciò che viene immaginato, agli occhi dello spettatore risulta vera e possibile.
Componente infine fondamentale all’interno dell’immaginario del duo è quella legata al dettaglio, vero e proprio valore aggiunto di una produzione che non ci stanchiamo di apprezzare, gli interventi così come le opere realizzate in studio, mantengono una dose di profondità visiva impeccabile, i corpi, i lineamenti del viso dei personaggi, così come i loro stessi abiti, gli oggetti raffigurati, vengono tutti trattati con cura e rappresentati nel loro minimo dettaglio, aumentando in questo modo l’impatto e la profondità dei risultati finali.
Per questa loro ultima fatica gli Etam Cru propongono “Sleeper”, l’intervento è anzitutto caratterizzato da una base cromatica questa volta più spenta con la chiara intenzione di inserirsi quanto mai al meglio all’interno del tessuto urbano della città Norvegese. Attraverso il consueto impasto tematico e visivo il duo dà vita ad una nuova immagine dove un bambino assonnato è intento a lavarsi i denti, l’attenzione dal soggetto principale si sposta ben presto all’interno del lavandino come se, attraverso gli occhi del ragazzo, ci trovassi a cavallo di un sogno con una serie di figure, giocattoli ed oggetti che letteralmente prendono vita all’interno del lavandino.
Attraverso una bella serie di scatti riviviamo assieme gli istanti di realizzazione di quest’ultima fatica dei due grandi artisti fino all’ottimo risultato finale, il consiglio è come sempre quello di darci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare.

Pics via Sosm

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Nelio – New Piece at Le M.U.R.XIII

03/07/2014

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Dopo la bella performance per Memorie Urbane (Covered), Nelio è tornato in Francia dove spostandosi a Parigi ha avuto l’opportunità di realizzare questo nuovo intervento sull’ormai iconica parete del progetto Le M.U.R.XIII.
Come più volte detto, questa nuova billboards nasce come naturale proseguo dei lavori dell’Association Le M.U.R. il progetto Parigino che proprio con Miss Van (Covered) ha recentemente aggiunto un nuovo grand nome al suo fitto roster di stelle. Inaugurato lo scorso anno il progetto, ne eredita il carisma e la convinzione, come abbiamo avuto modo di vedere diverse volte, l’idea è infatti quella di creare un vero e proprio muro dinamico a disposizione degli artisti dove gli stessi possano esprimere al meglio il loro concetto di arte. Con un seguito sempre più importante l’Associazione si sta facendo notare per i nomi altisonanti, tra cui alcuni ospiti internazionali di spessore, che hanno prestato il proprio talento alla parete, personaggi di spicco del panorama contemporaneo le cui opere vengono di volta in volta coperte dall’artista successivo andando a creare una galleria dinamica e sempre in movimento, per quello che è quindi uno spazio permanente ma costantemente variabile.
Nelio per questo nuovo lavoro porta in dote tutto il suo iconico stile, portando a compimento un lavoro che riallaccia il rapporto con uno dei differenti approcci dell’artista. È infatti sempre piuttosto stimolante osservare come gli artisti portino avanti discorsi, temi e sviluppi visivi differenti ricercando un costante cambiamento e miglioramento di quelli che sono i capisaldi del loro operato, Nelio soprattutto nell’ultimo anno, tra collaborazione d’eccellenza, ed interventi in solitaria, ha cercato sempre più di sviluppare ed inserire all’interno delle sue pitture elementi nuovi e sempre differenti, rimanendo comunque fedele alla particolare influenza astratta e tridimensionale che da sempre ne caratterizza l’operato. Da questa continua ricerca è emerso un tratto unicamente condito dal bianco e dal nero in un approccio che ricalca uno stile vicino ai disegni a matita ed in chiaro scuro. In questo senso l’impressione è che l’interprete abbia voluto scomporre le sue opere mostrandoci la loro vera caratterizzazione, le outline scompaiono per far posto piuttosto ad una serie di segmenti che letteralmente danno forma e sostanza agli elementi raffigurati, il tratto si fa più incisivo ed attraverso l’utilizzo di differenti tinte, tutte comunque incentrate in una scala di grigi, dalle quali prendono vita le figure prive però delle consuete scale cromatiche da sempre caratterizzano i lavoro dell’artista ma assolutamente più ricercate nel tratto.
Nient’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con i dettagli di quest’ultima fatica del grande interprete, dateci un occhiata siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Pics by The Artist

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Carne – New Piece for 1789 Rudere Project

03/07/2014

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A distanza di parecchio tempo torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di Carne, l’interprete Italiano ha infatti partecipato nei giorni scorsi all’interessante 1789 Rudere Project di Catania per il quale ha elaborato questo splendido intervento composito.
Alla base del progetto, organizzato dall’Associazione Uber, troviamo l’idea di portare l’arte contemporanea all’interno di spazi abbandonati ed in disuso, ambienti che vengono in questo modo (ri)utilizzati tornando ad avere nuova vita, e prende forma all’interno di una vecchia villa nei pressi di Catania. Il progetto, inaugurato lo scorso 21 di Giugno in occasione del solstizio d’estate ha accolto differenti discipline tra video mapping, perfomance culinarie, musica ed appunto arte.
Da questi spunti appare evidente come il percorso ed il lavoro di Carne vada ad inserirsi alla perfezione all’interno di un progetto che ha nell’utilizzo dei luoghi dimenticati il suo principale slancio tematico. Come infatti abbiamo spesso avuto il piacere di vedere l’operato dell’interprete è intrinsecamente legato a questi scenari in un percorso che fa degli spazi abbandonati una sorta di co-protagonista nelle sue opere. Osservando le produzioni dell’artista appare infatti evidente come le particolari sensazioni, le sfilettate emotive che emergono, vengano proprio amplificate da questi particolari luoghi che di fatto alimentano un processo viscerale ed altamente emozionale. In questo senso la ricerca dell’interprete diviene quindi duplici, da una parte quella prettamente stilistica, dall’altra invece un sensibile approfondimento all’interno dei luoghi ai margini della società, dimenticati, semi distrutti e pericolanti per quello che è a tutti gli effetti un universo parallelo, un mondo inesplorato che Carne ha scelto di far suo e che con il quale ha deciso di istaurare un dialogo profondo e dagli aspetti simbiotici.
Le produzioni dell’artista si affacciano quindi all’interno di strutture invase dalla natura, corpi stracciati e straziati cambiati dallo scorrere del tempo, all’interno dei quali far emergere le proprie visioni, il personale dialogo sensibile che si muove per mezzo di un taglio tematico mistico, evocativo e come detto mira a stuzzicare le corde più emotive, laddove le opere vanno letteralmente ad incastrarsi all’interno delle pareti per quello che diviene una sorta di corollario delle reminiscenze del luogo. L’abilità infatti dell’interprete è quella di riuscire a cogliere sensazioni altalenanti e differenti, donare una sorta di linguaggio visivo a questi luoghi per risultati finali che inevitabilmente lasciano una traccia poetica, una vena riflessiva che si insinua silenziosa mentre per caso, tra corpi di marmo, ciottoli e sporcizia, ci imbattiamo in una delle sue opere.
Qui l’interprete dà ampio sfogo al suo lavoro andando ad elaborare un lavoro composto da differenti media e producendo l’ennesima scena ad alto tasso viscerale, in silenzio ci ritroviamo ad osservare i fili, la posa della donna e tutto l’innesco mistico che ancora una volta ci investe e ci lascia basiti.
Non aggiungiamo altro, vi lasciamo piuttosto alle consuete immagini in calce che accompagnano il nostro testo, il consiglio è quello di darci un occhiata, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Artist

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VIAVAI Project in Racale – Special Combo

03/07/2014

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Proseguiamo il nostro full coverage sulle meraviglie dell’ottimo Viavai Project di Racale, per la rassegna scendono in campo Ciredz, Tellas, Alberonero, Alfano e Geometricbang con una serie di nuovi interventi tra cui spicca una splendida parete realizzata in combo.
Come ormai avete avuto modo di vedere in questi mesi stiamo seguendo passo per passo gli sviluppi dell’ottimo Viavai Project di Racale, completamente coinvolti e soprattutto convinti della bontà del progetto portato avanti, l’idea infatti di condividere e far immergere gli artisti chiamati all’interno di una vera e propria esperienza, in quello che è uno dei paesaggi e dei luoghi sicuramente più evocativi della nostra penisola, non poteva non stuzzicare il nostro interesse. Da questi spunti e dopo una gran numero di interventi e di artisti chiamati al lavoro, era inevitabile aspettarsi una bella combo, una sorta di celebrazione del progetto e del lavoro degli interpreti stessi che hanno potuto unire sotto unico intervento tutta la magia dei loro personali approcci visivi. Accade così che Tellas, Ciredz, Alberonero ed Alfano e Geometricbang, uniti sotto il loro progetto Funky Horror Vacui, abbiamo unito gli sforzi per generare un pazzesco intervento su questa lunga parete.
L’opera, generata su questa lunga struttura, va ad accogliere ogni singolo stimolo visivo di ciascuno degli interpreti partecipanti, il risultato finale è un immagine camaleontica che passo dopo passo cambia aspetto ed assetto attraversando spunti, stili ed impostazioni differenti e che inevitabilmente cambia completamente l’aspetto della parete. Una lunga agitazione di sensi che ci proietta all’interno di sensazioni divergenti per un risultato finale assolutamente incredibile.
Da sinistra verso destra, ad aprire la parete troviamo Tellas, l’artista elabora la consueta ragnatela di forme ed elementi a carattere naturale, un verde intenso arricchiti da una serie di stoccate di giallo che vanno a legarsi con il successivo e primo cambio repentino, qui troviamo Alberonero che insiste nella sua peculiare ricerca cromatica andando a generare una serie di caselle che, in un continuo percorso di capovolgimento di tonalità e tinte va a generare la trama finale. Ad interrompere questo stimolo cromatico troviamo Ciredz che catapulta nella sua sezione la consueta scala di grigi, arricchendo il tutto attraverso una serie di linee pittoriche che ancora una volta vanno a legarsi con i personali studi naturali e topografici che richiamano una rappresentazione della crosta terrestre. Last but not least troviamo Alfano e Geometricbang, i due artisti uniti quei per il loro Funky Horror Vacui partoriscono una inedita trama, si tratta di una impostazione che ancora una volta si lega all’impulso istintivo che contraddistingue il progetto e che rilascia sulla superfice una serie di forme scaturite dall’intrecciarsi delle linee sinuose nere su background verde.
Non aggiungiamo altro, in calce al nostro testo piuttosto, potete trovare una ricca serie di scatti con tutti i dettagli e le differenti sezioni di questo incredibile lavoro, il consiglio è come sempre quello di mettersi comodi e di darci un occhiata, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Project for The Pics
Pics by Matteo Bandiello

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MOMO – New Murals for Bien Urbain Festival 2014

03/07/2014

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Tra i grandi ospiti di questa nuova edizione del Bien Urbain Festival di Besançon in Francia, troviamo con piacere il grande MOMO, l’artista Statunitense lascia in dote alla rassegna due nuovi splendidi interventi caratterizzati dal consueto impasto visivo.
In queste settimane come avete avuto modo di vedere, vi stiamo raccontando i lavori della bella rassegna Francese che quest’anno ancora una volta si è confermato come uno degli eventi di maggior rilievo del panorama Europeo, mettendo in mostra i talenti tra più interessanti del panorama internazionale. Con la partecipazione di MOMO ci avviamo quasi alla conclusione del Festival andando a dare un occhiata ad un doppio intervento senza dubbio tra i più interessanti tra quelli fin qui visti.
L’abilità dell’artista è senza dubbio quella di interagire ad un livello decisamente viscerale con le pareti che va a dipingere, questo preciso studio dello spot e di ciò che lo circonda fa si che le produzioni dell’interprete risultino sempre piuttosto equilibrate e si vadano ad inserire all’interno del panorama alla perfezione. La peculiare ricerca visiva vede lo statunitense portare avanti una precisa indole sperimentativa andando a coadiuvare le personali e singolari esperienze di vita, che ne hanno influenzato di molto l’approccio, attraverso un approccio tipicamente astratto. In questo senso l’impasto astratto di MOMO è sicuramente legato a doppio filo con l’esercizio cromatico di cui l’artista fa ampio sfoggio, approfondendo l’interprete si lascia andare alla creazione di una serie di forme ed elementi differenti che vengono accompagnati da texture da alcuni tracciati lineaiformi che ne sviluppano ed accompagnano il percorso nello spazio. Il risultato finale di questo approccio dà vita ad opere assolutamente profonde in cui si fondono gli studi, le tipiche emozioni ed istintività del momento ed al contempo una ragionate struttura visiva. Ci troviamo di fronte a figure che letteralmente esplorano l’ambiente urbano attraverso una radica ed esplosiva influenza cromatica laddove, proprio nel approccio delle tinte alla forma, e viceversa nello sviluppo dei colori adottati, in una scala sempre piuttosto intensa ed impattante, che emerge tutta l’attrattiva ed il forte coinvolgimento degli interventi dell’interprete. Aspetto infine rilevante è senza dubbio la spiccata sensibilità al movimento che emerge osservando le produzioni dell’artista, le figure si muovono all’unisono, si spostano su sezioni differenti, simulando un moto continuo, ed al contempo un profondità espressiva che ha dell’incredibile.
In calce al nostro testo come consuetudine potete trovare una bella serie di scatti con i dettagli di quest’ultima magia firmata dal grandissimo interprete in aggiunta a qualche scatto durante le fasi di realizzazione dei due interventi, dateci un occhiata, restate sintonizzati per le prossime news e se vi siete persi qualcosa qui potete approfondire i precedenti lavori.

Thanks to The Festival for The Pics
Pics by David Demougeot, Laure Saint Hillier, Quentin Coussirat, Fany Linossier, Sofarida.

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Sten & Lex for Traffic Design Festival 2014

03/07/2014

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Proseguiamo il nostro viaggio per le strade di Gdynia, ad aver infatti da poco completato la loro grande parete ritroviamo a distanza di tempo il duo Italiano Sten & Lex che per il Traffic Design Festival sceglie di continuare il proprio e personale percorso astratto.
Nel corso degli ultimi mesi è apparso sempre più evidente il cambio repentino portato avanti da Sten & Lex, il duo romano ha sempre sviscerato una proposta artistica legata all’uomo ed in particolare ai volti umani, con una ricerca degli stessi all’interno del luogo di lavoro laddove, a fare capolino nella parete, erano visi anonimi che nella loro fisionomia puntualmente sono riusciti a sorprenderci per la grande particolarità della tecnica con la quale sono stati riprodotti. Di contro gli interpreti hanno iniziato a proporre sperimentazioni astratte trasformando completamente il proprio operato che è divenuto più introspettivo, più criptico e decisamente difficile da leggere.
Abbiamo accolto favorevolmente una impostazione maggiormente astratta con una continua ricerca tra forme, textures ed elementi altamente gestuali, uno sviluppo che prosegue e che sta interessando il loro percorso in questi ultimi mesi proseguendo attraverso una ricerca continua di nuovi impulsi ed impostazioni visive da sperimentare all’interno del tessuto urbano.
È bene sottolineare però che se questi sono gli stimoli attuali, rimane tuttavia invariata l’impostazione lavorativa dei due artisti che si sviluppa per mezzo di una minuziosa impostazione tecnica legata all’utilizzo dello stencil come principale tecnica espressiva, ma che proprio per i temi e le immagini proposti ne muta completamente l’approccio in strada.
Per il Festival polacco l’impostazione astratta prosegue la sua corsa andando a scandire un lavoro che a differenza del precedenti risulta maggiormente impostato verso una cadenza legata al gesto.
Osservando l’immagine che emerge tra le linee nere su background bianco, abbiamo la sensazione di trovarci di fronte ad una sorta di impulso istintivo che va a tracciare ed a scandire i passaggi del soggetto raffigurato. Sten & Lex scelgono qui di spingersi verso un nuovo livello, l’immagine questa volta è chiaramente leggibile ma viene sviluppata attraverso un intrecci di linee, dirette ed incisive, ripetute, per dare vita al paesaggio circostante il soggetto principale del lavoro, vere e proprie sferzate che rivelano emozioni e sensazioni differenti per un risultato finale che ancora una volta ci lascia colpiti e coinvolti e di cui siamo curiosi di vedere se ci sarà un seguito od un nuovo inaspettato sviluppo.
Non aggiungiamo altro, piuttosto in calce al nostro testo potete trovare una bella serie di scatti con i dettagli di quest’ultima fatica del duo, dateci un occhiata e se vi siete persi qualcosa, qui tutti i precedenti lavori realizzati per il Festival polacco.

Thanks to The Festival for The Pics
Pics by Alka Murat

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108 x Ekta x Erosie – New Murals in Eindhoven

02/07/2014

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Ci spostiamo ad Eindhoven dove 108, Jeroen Erosie ed Ekta si sono dati appuntamento per dare vita ad una bella e ricca serie di interventi in combo, un occasione unica di vedere tre tra gli artisti più interessanti collaborare assieme all’interno di un’unica cornice.
Abbiamo spesso seguito parallelamente i percorsi di tutti e tre gli interpreti rimando affascinati dalla particolare ricerca di tutti e tre gli artisti, sebbene ognuno di loro infatti porta avanti uno studio ed un approccio proprio e personale, è innegabile come il filo conduttore di tutti e tre sia la spiccata sensibilità verso la forma all’interno di un contesto che si fa di volta in volta differente.
Da una parte Ekta che continua a portare avanti una tematica legata al movimento, le prospettive e soprattutto l’equilibrio che rappresenta di fatto il fulcro tematico delle sue produzioni, sono opere fortemente incentrate sulla fragilità alimentata da costruzioni di forme e configurazioni sospese tra elementi organici, astratti ed infine figurativi, raccogliendo quindi tutto il background ed i differenti percorsi sviluppati nel corso del tempo dallo stesso interprete. Queste peculiari figure celano nella loro silhouette spunti sulla natura, oggetti di vario tipo passando per gli inconfondibili volti e sfociando in oggetti ed elementi maggiormente astratti tutti rigorosamente investiti da una sensazione di precarietà visiva. Dal canto suo come detto Jeroen Erosie sviluppa un un personale e peculiare studio delle forme, il lavoro dell’artista viene investito ed influenzato da differenti discipline ed esperienze personali, dai graffiti, all’illustrazione passando per gli studi di tipografia ed infine da una forte riflessione concettuale. Caratteristica principale del lavoro dell’interprete è la personale inflessione viscerale, le sue produzioni risultano infatti fortemente influenzate dalle emozioni e dagli stati d’animo del momento, raccolte, filtrate ed incanalate all’interno di in una trama visiva che partorisce forme e figure dalla forte cripticità. Nell’idea dell’artista c’è la sensibilità di un dialogo personale, difficile da leggere, celato e profondamente legato agli aspetti personali iniettati al suo interno.
Infine 108, l’artista va ad inserirsi all’interno di queste due sviluppi attraverso il proprio e peculiare studio, l’interprete infatti da anni porta avanti un peculiare studio della forma attraversato da una rilevanza cromatica notevole con il nero come principale protagonista dei suoi lavori e con le altre scelte cromatiche che si fanno mano a mano spazio all’interno del manto scuro e profondo che l’artista è solito regalarci. Un evoluzione costante la sua che lo porta a sperimentare arrangiamenti e sviluppi nuovi per le sue figure e sul rapporto che intercorre tra queste ultime ed i colori che le investono, da una parte abbiamo assistito ad una maggiore incisività negli elementi dipinti, con figure più penetranti, più proiettate verso le loro estremità quasi a cogliere elementi e visioni prettamente naturali – vero e proprio incipit tematico del suo lavoro – dall’altra il colore si è fatto più omogeneo cogliendo nell’organicità della forma l’opportunità per l’artista di elaborare sezioni e cambi di colore meno incisivi, quasi un escalation che va mano a mano a perdersi nelle piaghe del nero.
L’unione di queste differenti ricerche ed impostazioni giunge quindi qui all’interno di una serie di lavori che richiamano la singolarità ed al contempo si miscelano tra di loro generando impulsi, sensazioni e stati d’animo differenti, per un risultato finale assolutamente riuscito e di cui non vediamo l’ora di vedere un eventuale proseguo.
Nient’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una lunga e ricca serie di immagini con tutti i dettagli della bella collaborazione tra cui potete vedere ci sono alcuni exploit di HuskMitNavn, Zime, Graphic Surgery e Late, giusto per rendere il piatto ancora più ricco! Enjoy It.

Thanks to The Artist for The Pics

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Os Gemeos “A ópera da Lua” at Galpão Fortes Vilaça (Recap)

02/07/2014

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Aperta lo scorso 29 di Giugno andiamo con piacere a dare un occhiata approfondita ad “A ópera da Lua” ultima fatica del famoso duo Os Gemeos all’interno degli spazi della Galpão Fortes Vilaça di San Paolo in Brasile.
Esuberante e decisamente carico quest’ultimo show dei gemelli Pandolfo mette sul piatto una allestimento bello pregno e corposo, 30 dipinti, lavori su muro, tre sculture e alcune video installazione in tre dimensioni, una vera e propria esperienza a tutto tondo che ci ha profondamente scosso. Gli spazi a disposizione degli Os Gemeos sono stati quindi completamente investiti dalla consueta carica cromatica e soprattutto da una infinità di situazioni e spunti che come sempre coinvolgono i loro iconici characters.
Lo stile immediatamente riconoscibile del duo è caratterizzato da loro personaggi singolari, che vediamo abitare un mondo onirico esatto contrappunto dell’ambiente cittadino, in questo senso quest’ultimo rappresenta sia il sostengo che l’ispirazione per lo sviluppo delle situazioni dei personaggi sia per gli artisti stessi. Il lavoro degli interpreti entra quindi in contatto con una sorta di narrazione capace di insistere su toni poetici così come saggiare terrenti maggiormente legati all’ironia, agli aspetti critici ed in generale riflessivi. Il risultato finale di questo peculiare impasto emerge sotto forma di un lavoro capace di mettere in campo una costruzione meticolosa e dettagliata delle immagini, queste ultime vengono infine contraddistinte da una grande varietà di colori vivaci, da elementi appartenenti alla cultura popolare, da texture e da collegamenti visivi, per lo show porte e finestre, che ne proseguono la trama e la narrazione.
Per questa loro ultima esibizione gli Os Gemeos mettono appunto uno spettacolo che letteralmente investe lo spettatore, l’impressione è infatti quella che il duo abbia voluto letteralmente far immergere gli spettatori proponendo uno show carico ed altisonante attraverso un impostazione narrativa che attraversa più sensi per mezzo di livelli e dimensioni multiple.
Se vi trovate in Brasile per i Mondiali e per chiunque fosse interessato ricordiamo che lo show sarà visibile fino al prossimo 16 di Agosto, per tutti gli altri poveri mortali invece c’è una ricchissima galleria di scatti ad attendervi dopo il salto per un immersione bella profonda all’interno delle meraviglie del duo Brasiliano, enjoy it.

We are pleased to present A ópera da lua [The moon opera], the new solo exhibition by the duo OSGEMEOS at Galpão Fortes Vilaça. The show features about thirty paintings, three sculptures and a 3-D video installation. Those works are presented in an immersive environment, where their narrative world takes on a new dimension.

Throughout their artistic career, OSGEMEOS have resorted to a variety of techniques and supports either concurrently or alternately, ranging from drawing to graffiti and mural paintings, from painting to kinetic images, sculptures and installations. Their work has a fantastic nature, like a kaleidoscope where images from different origins, with surreal elements, are overlaid and reflected on a multicolored palette.

Galpão Fortes Vilaça
Rua James Holland 71 Barra Funda
01138-000 São Paulo Brasil

Pics via AM

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Gaia – New Mural in Detroit, USA

02/07/2014

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Ci spostiamo a Detroit dove a distanza di qualche settimana abbiamo l’opportunità di tornare ad approfondire il lavoro di Gaia, il grande interprete Statunitense torna con un nuovo intervento ancora una volta profondamente connesso con le dinamiche del luogo di lavoro.
Come abbiamo avuto modo di vedere già in occasione dell’ottimo progetto portato avanti da The Library Street Collective, la situazione difficile di una città di Detroit sta facendo nascere una florida attività artistica che fa da contorno e che vuole, proprio attraverso la sua natura, fa risvegliare la città dal suo torpore e dalla sue difficoltà. La metropoli dopo i fasti dei decenni passati come fulcro ed epicentro della produzione di automobili, sta in questi anni passando un momento davvero difficile, in primis i problemi economici che hanno portato in breve tempo a disagi sociali e politici, in una situazione di abbandono, degrado e criminalità, con interi edifici abbandonati a se stessi, l’importanza di progetti a carattere urbano è senza dubbio fuori discussione. Laddove ancora una volta l’intento è quello di veicolare gli interventi degli artisti all’interno di un tessuto urbano malato e dalle differenti problematiche, andando a sviluppare una condivisione collettiva ed al contempo una crescita personale.
In questo difficile panorama ed assetto urbano e sociale si inserisce Gaia, l’artista ancora una volta sente sue queste difficoltà e sceglie di tracciare una propria linea di riflessione a cogliere gli aspetti che maggiormente l’anno colpito fino ad instaurare il consueto dialogo con la gente del posto. In questo senso non stupisce affatto la scelta di realizzare una memoriale per Vincent Chin, deceduto nel 19 Giugno del 1982.
La figura di Chin è una di quelle importanti per la città ma al contempo scomode come insegna la storia del suo omicidio, venne infatti ucciso da alcuni elementi di spicco della casa automobilistica della Chrysler a cui è stata data una pena indulgente per patteggiamento. Gaia sceglie di legare la memoria dell’uomo insieme a quella di altri grandi figure politiche di spicco del dopoguerra, il Tedesco “Wirtschaftswunder” Ludwig Erhard così come il Giapponese Hayato Ikeda ed il Cinese Sun Yun-suan, coloro che hanno dato il via al miracolo economico nei loro rispettivi paesi che sarebbero poi diventati i concorrenti dell’industria automobilistica degli Stati Uniti.
L’opera si chiude quindi con una riflessione amara, un lavoro circolare laddove partendo dalla figura dell’uomo, si arriva ai problemi della concorrenza degli altri paesi, prima causa dei licenziamenti a Detroit e che così tanto hanno aumentato la rabbia per la morte di Vincent Chin.

The primary focus of the piece is a memorial to #VincentChin who passed in 1982 in an altercation that possessed attributes of a hate crime and whose perpetrators who were given lenient sentencing in a plea bargain. The other figures featured in the mural to the right are prominent political figures instrumental in post war economic miracles that ultimately would become major competitors to the United States automotive industry. Such competition would eventually leed to layoffs in Detroit and fueled the frustration behind Vincent Chin’s murder.

“Wirtschaftswunder” Ludwig Erhard, German politician notable for his role in Germany’s robust post war recovery.

Hayato Ikeda (池田 勇人 Ikeda Hayato?, 3 December 1899 – 13 August 1965) was a Japanese politician and the 58th, 59th and 60th Prime Minister of Japan from 19 July 1960 to 9 November 1964. Takafusa Nakamura, a leading economic historian, described Ikeda as “the single most important figure in Japan’s rapid growth. He should long be remembered as the man who pulled together a national consensus for economic growth.”

Sun Yun-suan (Chinese: 孫運璿; pinyin: Sūn Yùnxuán; November 11, 1913 – February 15, 2006) was a Chinese engineer and politician. As minister of economic affairs from 1969 to 1978 and Premier of the Republic of China from 1978 to 1984, he was credited for overseeing the transformation of Taiwan from being a mainly agricultural economy to an export powerhouse.

Thanks to The Artist for Info and Pics

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Chazme x Sepe “Crash Dummies” for Richmond Mural Project

02/07/2014

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Ci spostiamo a Richmond degli States dove proseguono i lavoro per l’eccellente Richmond Mural Project, ad aver da poco terminato la loro grande parete troviamo con piace l’eclettico duo formato da Chazme e Sepe, ancora una volta insieme per un intervento assolutamente mozzafiato.
Una volta in più andiamo quindi ad approfondire il lavoro di due tra gli artisti che maggiormente ci affascinano e che particolarmente durante le loro sperimentazioni ed avventure in comune, riescono ad esprimere ed a sviluppare interventi sempre efficaci e dal fortissimo impatto finale. Non è infatti la prima volta che Chazme e Sepe intersecano i rispettivi percorsi andando a generare un trama assolutamente equilibrata e che mantiene si le differenti impostazioni tematiche dei due artisti, ma che al contempo riesce a rivelarne la totale e personale identità all’interno di un impulso visivo unico.
Dopo la prodigiosa performance di Istanbul (Covered) i due si spostano quindi a Richmond che prosegue nell’offrire grandi spazi di lavoro ad artisti di fama internazionale proponendo un progetto urbano coerente e dai mille volti. L’opera proposta dai due artisti Polacchi rappresenta l’ideale manifesto di una produzione che spesso sfocia in un unico percorso e che ha nel suo emblematico titolo, “Crash Dummies”, la sua immediata chiave di lettura. Si tratta di una sorta di istantanea un quadro sfaccettato che mostra la perfetta unione di impostazione figurativa e di una astratta in un immagine dalle forte reminiscenze emotive.
Nella grande parete a disposizione si muovono i due differenti percorsi degli interpreti, Sepe porta in dote tutto il suo particolare immaginario andando ancora una volta a raffigurare una serie dei suoi peculiari characters. Attraverso un tratto tipicamente vicino all’illustrazione l’artista porta avanti una personale lettura antropologica laddove proprio la particolare conformazione fisica dei suoi stessi personaggi rivela tutta la profondità della ricerca dell’interprete. Approfondendo le caratteristiche del suo lavoro emerge infatti una lettura decadente all’interno della quale i soggetti sono abbandonati a se stessi, ai loro vizi in quello che si trasforma presto nel lato più scuro e tetro dell’uomo. Per la rassegna Statunitense è proprio l’interprete ha rappresentare i classici manichini da test-drive che prendono qui le sembianze di vere persone, andando quindi a rimarcare tutta la personale riflessione tematica. Chazme invece affonda nello spazio, nelle percezioni urbane e negli scorci cittadini la propria e personale ricerca, si tratta in questo senso di un piglio maggiormente vicino al mondo astratto sviluppato per mezzo di elementi e forme spiccatamente geometriche. Nel continuo gioco di incastri e di percezioni, emergono palazzi e mura, in una danza simmetrica e perfetta che rivela la profondità di un lavoro che attinge dalla precisione dell’architettura miscelata all’interno di campionature cromatiche percettive ed altamente emotive, con uno sviluppo infine di effetti tridimensionali, di scomposizione in quella si trasforma in una costruzione sensata ed equilibrata. Raccogliendo appieno questa sua sensibilità l’interprete erige un muro spesso proprio al centro della parete a disposizione, gioca con la profondità andando a tracciare due immagini a specchio, ed attraverso un piglio cromatico sfaccettato e decisamente profondo, va a trasformare completamente la percezione dello spazio e dell’ambiente circostante.
Non aggiungiamo altro, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica dei due grandi artisti, dateci un occhiata per apprezzare al meglio ogni sezione del lavoro portato a termine dal duo, è tutto dopo il salto! Enjoy It.

Pics by The Artists

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3ttman – New Piece for VillaOccupada Project

02/07/2014

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Tra i grandi ospiti dell’eccellente VillaOccupada Project troviamo 3ttman, il grande interprete ha infatti da poco terminato il suo intervento per il progetto caratterizzando un intera stanza all’interno di in un edificio comunale abbandonato, attraverso una corposa installazione in cemento.
Situato nel quartiere del quartiere Dobrée a Nantes in Francia, lo stabile che ospita l’evento verrà demolito durante i primi mesi del 2015 come parte di un piano di sviluppo urbano, l’edificio è caratterizzato da ben 3 piano con circa 2000 metri quadrati di stanze e pareti abbandonate. È proprio questa la sede del VillaOccupada Project, un imponente struttura urbana che è stata offerta per tutto il mese di Giugno a 10 artisti Europei e 10 Artisti Sudamericani che hanno avuto quindi modo di sviluppare ed incanalare i proprio approcci visivi all’interno del grande spazio.
Appare chiaro come quindi ci troviamo di fronte ad un nuovo percorso effimero sulla scia di progetti quali LaTour 13 Paris e Les Bains Douches Project che mirano ad offrire spazi più coerenti agli artisti offrendo loro una situazione di temporaneità, gli edifici hanno vita breve, andando quindi ad emulare scenari tipicamente appartenenti alla strada all’interno però di una struttura protetta, chiusa e visitabile.
Tra gli ospiti più interessanti come detto ritroviamo con piacere il grande 3ttman, l’artista del collettivo NOV9 sceglie qui di tornare a lavorare con il cemento andando ad allestire un intervento che ricopre completamente tutta la stanza a disposizione. In questo senso è anzitutto importante sottolineare come la scelta sia dettata dal collegamento diretto con la cultura latino-americana, con tutti i problemi che ne derivano, offrendo al contempo l’opportunità all’interprete di sperimentare la creazione un intera struttura all’interno di un unico ambiente.
Dall’evocativo titolo “The Cosmic Chapel” l’opera mette in mostra anzitutto il peculiare metodo lavorativo, con le pareti interamente coperte dal cemento ed una grande struttura centrale a catalizzare l’attenzione, dall’altra al contempo attraverso la grande tangibilità che accompagna questo particolare filone dell’artista, ci offre l’opportunità di una sguardo profondo e sfaccettato all’interno dell’immaginario visivo dello stesso. Il risultato finale, che vediamo completamente privo di colore, è una sorta di stanza mistica valorizzata dalla presenza proprio del cemento, inciso e lavorato in modo da far emergere le immagini desiderata, che ne alimenta il forte valore viscerale andando in un certo senso a legarsi a culture e tradizioni appartenenti ad epoche lontane.
Nient’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una ricca serie di scatti con le immagini dello splendido risultato finale in aggiunta a qualche scatto con alcune fasi durante il making of del lavoro, è tutto dopo il salto dateci un occhiata siamo certi che non mancherete di apprezzare. Per gli amici Francese e per chiunque si trovasse in zona ricordiamo che sarà possibile visitare la struttura fino al prossimo 31 di Agosto.

Thanks to The Artist for The Pics

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Aryz – “Príap i Demèter” New Mural in Granollers

02/07/2014

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Dopo qualche settimana ti silenzio ecco tornare al lavoro il grande Aryz, l’interprete Spagnolo toglie il velo su questa sua ultima fatica, un lavoro pazzesco realizzato su questa enorme parete a Granollers in Spagna.
Come pensavamo di aver davvero visto tutto quanto, Aryz ci sorprende fa spuntare dal cilindro un intervento incredibile con un impatto dirompente e che nelle sua veste visiva propone una inedita soluzione frutto di un nuovo approdo della peculiare ricerca artistica dell’interprete.
La grande parete si trova come detto a Granollers, una cittadina Spagnola poco distante dal luogo di nascita dell’artista, per questo suo intervento lo Spagnolo sceglie qui di ispirarsi alle antiche divinità Greche Priapo e Demetra che rappresentano appunto i due soggetti raffigurati nel risultato finale.
l cammino dell’interprete si è sempre distinto per la capacità dell’artista di proporre attraverso il proprio personalissimo immaginario lavori più impegnati, dove lo spagnolo sviluppa elaborati sulla natura morta o su attimi ed istanti di vita, questi nelle sue produzioni vengono uniti a dipinti più sobri dove l’artista si diverte a proporre i suoi canonici e surreali personaggi. Denominatore comune nel suo operato è però la grande cura per i dettagli sopratutto per la componente cromatica, i dipinti dell’artista segnano un universo di tonalità, scale di colore, giochi di trasparenze, luci ed ombre, grandi sovrapposizioni di caselle che si muovono sullo spazio a disposizione, disegnano dettagli, si innestano nel panorama urbano impattando profondamente con chi ci si trova di fronte, stabilendo un contatto diretto ed aprendosi ad un caleidoscopio di emozioni differenti.
In questo caso per “Príap i Demèter”, questo il titolo del lavoro, Aryz sceglie però di staccarsi in parte dal consueto assortimento sia cromatico che visivo andando piuttosto ad elaborare un lavoro in cui è immediatamente riscontrabile una fortissima realisticità. Completamente eliminati i grandi banchi e forme cromatiche sovrapposte, così come i personaggi stessi raffigurati anziché cogliere un impostazione di tipo tipicamente illustrativo, raccolgono un impronta reale. In questo senso la capacità dell’interprete è proprio quella di riuscire a sottolineare attraverso un attento e perfetto uso dei colori, degli effetti di luce ed ombra, una perfetta sincronia con il reale andando a segnare lo spazio attraverso due figure vere ed assolutamente profonde.
Il risultato finale dapprima lascia stupiti, mai ci saremmo aspettati un cambio così drastico, dall’altra però porta ad un livello successivo un percorso che negli ultimi anni ha saputo farci emozionare attraverso le sue tavolozze cromatiche e la vivacità dei characters proposti ma che qui raggiunge un impatto maggiore, lascia letteralmente basiti ed a bocca aperta in attesa di scoprire se ci sarà un seguito oppure questa parete rimarrà un inedito exploit.
Nient’altro da aggiungere, vi invitiamo piuttosto a dare uno occhiata approfondita alle immagini in calce per poter apprezzare al meglio la magia di quest’ultima grande realizzazione dell’artista, è tutto dopo il salto mettetevi comodi e scrollate giù.

Last week I had the chance to do a wall in Granollers, a city very close to my hometown Cardedeu. For me it’s amazing to work where I grew up painting walls in the river side… a place where a lot of people had painted and where I used to check my favourite graffiti writers.
The title “Príap i Demèter” was chosen from a bunch of different names proposed by people walking by while I was painting. It refers to two greek gods, Priapus and Demeter.

Pics by The Artist

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Velvet x Zoer for Traffic Design Festival 2014

02/07/2014

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Si rinnova al Traffic Design Festival di quest’anno l’eccellente collaborazione tra Velvet e Zoer, i due interpreti hanno infatti da poco terminato questo nuovo intervento andando a segnare lo spazio di questa porzione di parete attraverso il loro surreale immaginario.
È quindi con Velvet e Zoer che apriamo questa seconda parte del nostro coverage sulle meraviglie di questa nuova edizione del Traffic Design Festival, la rassegna di Gdynia ci offre quindi l’opportunità di approfondire il lavoro del dinamico duo alle prese con finzioni visive legate e sviluppate attraverso elementi appartenenti al reale.
Osservando le produzioni dei due interpreti emerge innanzitutto l’esigenza di entrambi di portare avanti un dialogo ed una impostazione pittorica spiccatamente sensibile ed affascinata dagli elementi e dagli oggetti appartenenti alla realtà. In questo senso l’azione pittorica dei due artisti si sviluppa quindi per mezzo di un elevatissima propensione al dettaglio che alimenta anzitutto un facile riconoscimento degli oggetti e raffigurati e dall’altra riesce a calare lo spettatore all’interno di un trama familiare e facilmente leggibile. Ad accompagnare questa spiccata esigenza realistica troviamo un impulso atto a rovesciare, a provocare delle vere e proprie fratture tematiche attraverso l’inserimento di elementi apparentemente incoerenti e che non dovrebbero trovarsi li. L’abilità del duo è proprio quella di creare immagini assolutamente vere e vive ed al contempo far credere a chi osserva che ciò che sta guardando possa effettivamente esistere. Si tratta di miscelare quindi all’interno di un’unica trama visiva elementi e spunti differenti, provocando un imposizioni divergenti che vanno però ad auto equilibrarsi fino a creare una sfaccettata situazione finale, oppure a rappresentare situazioni ed istantanee appartenenti alla città, ai suoi micro cosmi. La riflessione sull’ambiente urbano e cittadino rappresenta di fatto uno dei punti fermi del percorso produttivo dei due, laddove l’emozione è certamente nel dettaglio, ed al contempo le chiavi di lettura di questi risultati finali non sembre appaiono semplice ma piuttosto rimangono piuttosto criptiche ed evanescenti per risultati finali che riescono comunque a lasciarci puntualmente di sasso.
Per la rassegna di Gdynia Velvet e Zoer vanno a coprire parte di questa grande parete, in questo caso la scelta ricade sulla pittura di una grande bicicletta rovesciata, nella parte conclusiva del mezzo troviamo una piccola cassetta che al suo interno trasporta una serie di sassi ed un numero spropositato di blocchi di cemento.
Non aggiungiamo altro, vi lasciamo piuttosto ad una bella ed intensa serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultimo intervento, dateci un occhiata e restate sintonizzati, nei prossimi giorni proseguiremo il nostro full coverage sulla rassegna Polacca, qui tutti i precedenti lavori.

Thanks to The Festival for The Pics
Pics by Alka Murat

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Ever “Description de l’utopie anarchiste” for Bien Urbain Festival 2014

01/07/2014

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Dopo qualche giorno di pausa torniamo con piacere per le strade di Besançon in Francia, per l’ottimo Bien Urbain Festival scende infatti in campo Ever che ha da poco terminato questa splendido intervento dal titolo “Description de l’utopie anarchiste”.
La rassegna Francese ci sta regalando davvero dei bei momenti, dopo i lavori di Elian (Covered) e Pastel (Covered) ed infine JAZ (Covered) è quindi un altro Argentino ad infiammarci con un intervento che da una parte ne porta avanti l’approccio visivo e dall’altra insiste su riflessioni e spunti tematici nuovi ed attinenti con il luogo di lavoro.
Esattamente come accaduto durante la sua partecipazione al Viavai Project di Racale in Sicilia (Covered) anche qui l’artista lega il proprio lavoro con il vessillo e con la bandiera dello stato dove si trova, la riflessione portata questa volta avanti abbraccia però spunti nuovi cogliendo quegli aspetti legati all’anarchia. In particolare Ever sceglie di soffermarsi sulla figura di Pierre-Joseph Proudhon, filosofo, sociologo, economista e primo intellettuale conosciuto per essersi definito “anarchico” ma soprattutto primo ad attribuire un significato positivo alla parola “anarchia”, capovolgendone il senso dispregiativo.
Da questo spunto, che ancora una volta abbraccia il forte valore storico della cittadina Francese, parte la personale riflessione dell’interprete su come in quest’epoca e società moderna non ci sia più spazio per l’anarchia.
Per sviluppare questo pensiero Ever si affida ancora una volta alla personale impostazione visiva, ancora una volta l’intervento segna quindi l’esigenza dell’artista di portare avanti spunti e situazioni dal fortissimo impatto visivo, laddove vanno a svilupparsi due percorsi cromatici e stilistici ben definiti. Il binomio offerto dalle produzioni dell’artista rappresenta di fatto un caratterizzazione duplice laddove le tinte sature ed accese dei canonici fasci colorati che partano dagli occhi, vero e proprio simbolo delle produzioni dell’artista, vanno a rapportarsi con le passate delicate e ripetute, che richiamano una forte espressività emotiva, dei volti, delle sezioni dei corpi e dei paesaggi, che fanno da scenografia agli interventi dell’interprete.
Le opere come questa risultano quindi assolutamente ricche e profonde sia dal punto di vista dei contenuti sia da quelli degli spunti da poter cogliere, incrociando temi ed argomenti differenti l’interprete va spesso a cimentarsi in spunti e situazioni che richiamano la parte più emotiva e personale dell’uomo, la crescita e la riflessione personale così come il rapporto con se stessi, ed ancora la comunità od i luoghi, indagando e dando una propria visione pittorica attraverso il proprio personale filtro visivo. Non solo osservando le opere l’impressione è quella di una sorta di rapporto tra un parte figurativa alimentata dal fitto intrecci di pennellate ed un più astratta che rappresenta proprio lo spirito, i pensieri e la voce dei suoi volti e dei suoi personaggi, con forme e configurazioni cromatiche che si sviluppano partendo proprio dagli occhi.
Non aggiungiamo altro vi lasciamo piuttosto ad una ricca serie di scatti con le immagini del lavoro terminato dall’interprete, il consiglio è quello di darci un occhiata, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare, nei prossimi giorni proseguiremo il nostro viaggio nella rassegna Francese, qui tutti i precedenti interventi.

Thanks to The Artist for The Pics

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