GORGO

Archive for giugno, 2014

Proembrion – “Exuberant” New Mural at Frame Festival

30/06/2014

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A distanza di qualche settimana torniamo con piacere ad immergerci all’interno dell’immaginario del grande Proembrion, l’artista Polacco ha infatti da poco terminato questa nuova superba composizione a Wolsztyn in Polonia in occasione del Frame Festival.
Siamo rimasti piuttosto affascinati dal particolare carattere e dalla peculiarità del percorso produttivo di Proembrion, l’artista ha saputo infatti portare avanti un particolare e peculiare tratto che trae la sua ispirazione da elementi differenti raccogliendo stimoli da reale così come da elementi appartenenti ad un mondo virtuale e digitale. L’operato dell’artista Polacco si sviluppa attraverso trame differenti incarnando nelle sue viscere elementi organici, astrattismi, passando per la componenti pixellose fino ad arrivare ai veri e propri disturbi visivi, comunemente noti come glitch, che rappresentano nell’idea dell’artista il perfetto stacco visivo per lo sviluppo dei suoi interventi nonché principale principio di sperimentazione e ricerca. L’interruzione visiva adoperata da Proembrion parte quindi come stimolo che interrompe e si sovrappone ad una trama precisa e largamente influenza da aspetti ed elementi astratti, questo particolare connubio risulta assolutamente vincente e coinvolgente regalando a chi osserva le sue opera una sensazione di rottura, come se l’immagine fosse sfocata, da scoprire, in un intermittenza che si lascia poi andare rivelando tutto lo splendore di quanto dipinto aumentandone di fatto l’impatto finale, richiamando in un certo senso le immagini che siamo soliti vedere negli schermi rotti, nelle televisioni quando il segnale non è particolarmente forte. L’interprete quindi raccoglie da una parte una pittura fortemente vivace e viscerale, dall’altra va a catturare imprimendole immagini e situazioni legate a dinamiche visive inaspettate, un errore che viene riprodotto lasciando lo spettatore alle prese con emozioni contrastanti, l’opera risulta quindi sfaccettate e caratterizzata in modo incredibile, va quasi a simboleggiare un utilizzo di colori errato, oppure una visione che non riusciamo a percepire alla perfezione e di conseguenza viene invasa da glitch e rotture cromatiche che ne cambiano completamente l’aspetto. L’idea è quindi quella di stimolare una riflessione su ciò che è il reale e quello che invece siamo soliti osservare attraverso uno schermo, il digitale quindi che sempre di più sta focalizzando il nostro sguardo e tutti gli aspetti della società moderna.
Qui potete dare uno sguardo a quest’ultima fatica dell’artista che continua ad investire gli spazi attraverso nuove visioni e nuove impostazioni, in particolare qui Proembrion sceglie un approccio certamente più legato al movimento e soprattutto va a sviluppare un trama più sinuosa e rotonda laddove una serie di piccole e grandi sfere vanno a costituire il corpo e lo sviluppo di tutta l’intera pittura per un risultato finale assolutamente da rimanere a bocca aperta.

Pics by The Festival

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Traffic Design Festival 2014 – First Video

30/06/2014

Dopo avervi mostrato una dopo l’altra tutte le pareti che stanno in questi giorni prendendo vita a Gdynia in occasione del Traffic Design Festival di quest’anno, ci fermiamo un attimo e riviviamo assieme i momenti salienti di questa prima parte della rassegna con un bel video recap.
Come era lecito aspettarsi il Festival sta mettendo in campo un bel numero di star di livello internazionale proponendo un bel mix tra correnti diverse, tra chi predilige un impostazione più astratta a chi miscela componenti figurative con un personale immaginario. In attesa di vedere chi scenderà in campo per completare i lavori di questa nuova edizione del Traffic Design Festival andiamo insieme a dare un occhiata ad alcuni momenti salienti dietro la realizzazione di ciascuna delle quattro pareti fin qui terminata, spazio quindi al nostro Basik (Covered) a Seikon (Covered) a Pastel (Covered) ed a Knarf (Covered), alle prese con i rispettivi spazi.
Nient’altro da aggiungere, vi invitiamo piuttosto a dare un occhiata al bel video ed a restare sintonizzati qui sul Gorgo per tutti gli aggiornamenti dal Festival, se vi siete persi qualcosa invece e volete vedere da vicino tutti i lavori fin qui portati a termine, il consiglio è quello di dare un occhiata alla nostra apposita sezione, enjoy it.

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Vine, SeaCreative, IlBorse, ReFRESHink – New Mural

30/06/2014

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Puntualissima come sempre ecco l’ultima mega combo, ancora una volta protagonisti Vine, SeaCreative, IlBorse, ReFRESHink che si sono ritrovati per dare vita ad una bella serie di interventi all’interno di un vecchio stabile abbandonato.
A differenza dei precedenti lavori, realizzati in serie e tutti sviluppati attraverso un unica componente cromatica, quest’ultima fatica degli interpreti prende vita su pareti staccate, quasi uno spazio ciascuno andando poi a legarsi qui attraverso una scelta comune nei colori utilizzati.
Come ormai saprete seguiamo da tempo e sempre con piacere il lavoro di ciascuno dei partecipanti a questa nuova combinazione mostrandovi passo per passo l’evoluzione del loro stile ed approccio visivo, per noi è quindi un piacere vedere come realtà ed approcci differenti vadano a collidere perfettamente all’interno di una visione comune attraversata da una tematica generale.
Vine, come consuetudine l’artista sceglie un approccio prettamente astratto andando ad elaborare una delle sue tipiche composizioni geometriche che, attraverso i differenti sviluppi di colore va a costituire una forma complessa, articolata e concentrata dalla quale emergono le lettere del suo stesso nome. Dal canto suo ReFRESHink continua a proporre una propria e personale visione del mondo animale per mezzo di un impostazione visiva dedita al colore e che per mezzo dello stesso riesce ad esprimere un campionario di emozioni ed impulsi differenti coadiuvati da un tratto profondo ed altamente pittorico. SeaCreative porta qui in dote tutta la sua particolare lettura umana ancora una volta portata avanti dai suoi iconici personaggi, nel dettaglio l’interprete va a far emergere un confronto forte e sfaccettato tra i suoi characters e chi osserva facendo emergere emozioni, spunti e stati d’animo differenti. A differenza dei precedenti interventi IlBorse qui va ad inserirsi all’interno del lavoro di quest’ultimo andando a sviluppare la consueta trama visiva legata ad una impostazione maggiormente illustrativa e legata ad influenze grafiche e dal mondo dei fumetti.
Per darvi modo di approfondire al meglio la bella serie di interventi realizzati vi abbiamo preparato una bella selezione di scatti che raccolgono alcune fasi durante il making of fino ai bei risultati finali, è tutto dopo il salto, dateci un occhiata.

Thanks to The Artists for The Pics
Pics by Ravo

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SatONE x Nawer – New Mural in Eindhoven

30/06/2014

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Ci spostiamo ad Eindhoven nei Paesi Bassi dove l’eccellente duo formato dai grandi SatONE e Nawer ha da poco completato questa splendida e nuova composizione andando ad investire la totalità della superficie di questa piccola struttura.
E’ sempre piuttosto stimolante vedere come due artisti che si muovono verso direzioni opposte, sebbene abbiamo una comune estrazione, riescano a concepire un opera che nel suo risultato finale accoglie da una parte tutte le prerogative tipiche di ciascuno dei due partecipanti e dall’altra riesca a dar vita ad un opera unica, camaleontica e dal fortissimo impatto finale.
Come spesso accade in questi casi ad unificare il lavoro dei due interpreti è la comune scelta cromatica attraverso la quale gli artisti si confrontano e sviluppano le rispettive trame di lavoro. In questo caso sulle quattro facciate a disposizione assistiamo ad stesura assolutamente dinamiche delle rispettive trame con i corpi degli elementi e delle figure proposte che vanno a cambiare, dapprima acute e dirette per poi passare ad una impostazione maggiormente morbida e sinuosa.
Ancora una volta SatOne fa ampio sfoggio della sua qualità pittorica, il grande artista prosegue nella propria personale visione continuando ad esplorare una moltitudine di forme e configurazioni differenti miscelandole insieme attraverso dipinti e soprattutto contenuti di rilievo. Un lavoro che nella sua costante ricerca porta l’interprete ad esplorare anche l’efficacia dei colori e delle differenti applicazioni che gli stessi possono attuare nei suoi contenuti, la decostruzione delle immagini avviene attraverso la scelta di incanalare differenti forme e colori insieme, le vediamo muoversi e sovrapporsi, cambiare direzione e nei loro intermezzi mutare il personale aspetto attraverso cambi repentini di tonalità oppure con splendidi effetti di luce ed ombra.
Dal canto suo Nawer sceglie un approccio comunque influenzato ad un indole astratta ma se maggiormente legato ad un impostazione di tipo geometrico, nell’idea dell’artista c’è infatti l’esigenza di muovere direttrici, linee e figure che possono andare a cambiare totalmente la percezione degli spazi e della superfici da parte di chi osserva le sue realizzazioni. Attraverso differenti palette cromatiche, con le quali da vita alle peculiari figure geometriche, l’interprete va ad innescare giochi di tridimensionalità e profondità interagendo con ciò che lo circonda ed elaborando una trama fitta e profonda. Gli elementi raffigurati dall’interprete vanno a creare una composizione dove tutte le grandi e piccole direttrici e le linee raffigurate che attraversano lo spazio, vanno ad intersecarsi all’interno in unico punto prima di proseguire la loro corsa, Nawer mette proprio l’accento, su questi istanti che raccolgono le differenti direzioni delle rette, attuando una sorta di zoom giocando con le inquadrature ed offrendoci una visione particolare e sfaccettata.
Il risultato finale è quindi un opera all’interno della quale questi due universi si scontrano, esplodono e scaraventano forme, elementi, configurazioni, rette e segmenti in una danza movimentata che aggredisce la superficie e che ne trasforma completamente l’aspetto finale.
Se volete approfondire tutti i dettagli di questa grand combo, vi invitiamo ad andare a dare un occhiata a tutti i dettagli dell’elaborato attraverso la bella serie di scatti che accompagnano il nostro testo, scrollate giù, è tutto vostro.

Pics via Graffuturism

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Pastel – New Mural for Traffic Design Festival 2014

30/06/2014

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Dopo la sua recente partecipazione all’ottimo Bien Urbain Festival di Besançon, il grande Pastel si è spostato a Gdynia in Polonia come uno degli ospiti più attesi di questa nuova e scoppiettante edizione del Traffic Design Festival.
Stiamo seguendo passo per passo tutti gli sviluppi della rassegna Polacca, sempre più coinvolti all’interno di uno dei festival senza dubbio più validi del vecchio continente. Pastel giunge quindi nella cittadina andando a lavorare su questa lunga parete presso il Cultural art Centre tuBaza della città portando in dote tutto il suo peculiare approccio.
Stiamo seguendo con interesse gli sviluppi della visione dell’interprete sempre più coinvolti all’interno delle riflessioni che l’artista sta proponendo, osservando le sue produzioni emerge infatti anzitutto l’intenzione dello stesso di sviluppare una forte sinergia con il luogo di lavoro, andando quindi a coglierne spunti ed aspetti legati in particolar modo a quelle che sono le vicissitudine storiche. In questo senso quest’ultimo lavoro raccoglie alla perfezione questa singolare scelta andando a rievocare il passato di uno stato che dal punto di vista storico ha spesso attraversato difficoltà sia politiche che sociali. Proprio questi due ultimi punti rappresentano una sorta di fulcro tematico nelle opere proposte dall’Argentino che però, a differenza di altri interpreti, sceglie di raffigurare accadimenti ed avvenimenti di rilevanza storica attraverso un impronta tipicamente vicina al mondo naturale. Gli interventi dell’artista vanno quindi, attraverso forme ed elementi tipicamente appartenenti alla natura, in particolare le piante, a raffigurare questi eventi. E’ però importante sottolineare come se questa è l’impostazione tipicamente tematica dei lavori di Pastel, dall’altra l’interprete vada a fondere tutte quelle conoscenze e quel background legati ai propri studi accademici unificando sotto un unica cornice visiva aspetti del mondo naturale ad un impostazione spiccatamente astratta con inserimenti di alcuni elementi figurativi. Le forme raffigurate vanno quindi da una parte a raccogliere texture e dettagli pittorici, dall’altra propongono, in special modo nei fiori che stanno così fortemente influenzando gli ultimi interventi, a comporre risultati finali dinamici e decisamente sfaccettati.
Per questa sua ultima fatica Pastel raccoglie sceglie di mettere l’accento sul periodo comunista della Polonia andando a comporre un ipotetica linea storica all’interno della quale spiccano i germogli che raccolgono alcune date simbolo del passaggio e del processo comunista laddove in particolare i fiori rossi rappresentano il sangue versato dai lavoratori per arrivare alla libertà ed ad una stabilità politica e sociale.
Non aggiungiamo altro, vi lasciamo piuttosto ad una bella e corposa serie di scatti dove potete vedere da vicino e nel dettaglio lo splendido lavoro portato a termine dall’interprete, dateci un occhiata è tutto dopo il salto.

Thanks to The Festival and The Artist for The Pics
Pics by Alka Murat

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Tellas and Ciredz for VIAVAI Project

30/06/2014

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In una continua escalation di eccellenze, continuano i lavori a Racale per il Viavai Project, al lavoro troviamo infatti Tellas e Ciredz che si sono concessi una nuova collaborazione andando ad elaborare questo splendido intervento.
Siamo seguendo in questi mesi uno dei progetti più interessanti del panorama italiana, una rassegna capace di veicolare ed ospitare artisti tra i più importanti della nostra scena ed al contempo alcuni dei nomi d’eccellenza del panorama internazionale. La formula a differenza della maggioranza dei festival che stanno spuntando come funghi in ogni dove è quella di proporre un approccio maggiormente legato al territorio anzitutto con interventi mirati ma sopratutto offrendo una esperienza a chi viene a dipingere che si ritrova immersi all’interno dei luoghi, dei panorami e delle peculiari sensazioni che solo una terra come la Puglia riesce ad offrire.
Se Tellas ha già avuto modo di partecipare al progetto (Covered) per questa nuova esperienza si aggiunge Ciredz laddove i due grandi artisti, dopo la loro splendida partecipazione all’Enziteto Real Estate, uniscono gli sforzi su questa piccola e lunga struttura andando ad innescare una sorta di confronto tra i loro peculiari e differenti immaginari visivi che tornano così ad incrociare il loro percorso.
Di Ciredz continuiamo a seguire lo sviluppo di un approccio che di volta raccoglie l’eredità visiva e gli stimoli naturali sotto forma di aspetti tipicamente tecnici, l’artista porta in dote la peculiare visione, conseguenza diretta degli studi topografici sulla pianta terrestre, dalle increspature, dalle onde, passando per tutti i differenti elementi che vengono sviscerati dall’artista attraverso una precisa connotazione visiva, stilistica e tematica, emergono nuovi elementi e forme naturali. In particolare l’interprete qui sviluppa una trama concreta e concentrata laddove al cambio tonale partecipano una serie di dettagli ondulati che rappresentano il percorso, la crosta terrestre con le sue differenti punte e profondità.
Proseguendo nello spazio incontriamo una delle iconiche forme di Tellas, ancora una volta l’interprete porta in dote tutti elementi della natura, le forme e tutti quei soggetti immobili e mobili che il protagonista sviscera nelle proprio produzioni. La capacità dell’artista è quella di riuscire a filtrare attraverso differenti impronte visive differenti percorsi, da una parte una forte declinazione astratta dedita all’essenzialità, all’equilibrio visivo ed alla purezza nella sua stessa forma, dall’altra invece assistiamo ad un movimento conpulsivo di questi elementi che vanno ad aprirsi a disintegrarsi, si intrecciano con la stessa superficie di lavoro. Proprio quest’ultimo spunto viene qui raccolto alla perfezione attraverso un dialogo forte e netto con lo spazio circostante, la forma presentata va a dialogare con la piccola finestra presente sul muro ma sopratutto interrompe la sua corsa con la presenza della piante che simbolicamente ne spezza l’equilibrio ed il percorso che prosegue e termina nella parte finale della parete.
In calce al nostro testo come consuetudine potete trovare una ricca serie di scatti con tutti i dettagli dell’intervento, è tutto dopo il salto, mettetevi comodi e dateci un occhiata siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Artists for The Pics

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Weekly Overview 91| 23-06 to 29-06

29/06/2014

Weekly Overview-91

Weekly Overview è l’appuntamento del Week-End dove vi presentiamo una selezione delle migliori news settimanali sul GORGO.

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Remi Rough x Best Ever – New Mural in Gambia

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Axel Void – “Nada” New Piece in Oaxaca, Mexico

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Alfano x Geometricbang for Enziteto Real Estate

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Ciredz – New Mural for Enziteto Real Estate

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Tellas – New Mural for Enziteto Real Estate

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Alberonero – New Mural for Enziteto Real Estate

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Diego Miedo – New Show at Laszlo Biro (Recap)

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Hitnes – New Mural in Brooklyn, New York

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MOMO for The Milestone Street Art Project

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MP5 “Open God” New Mural in Lugano

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CT – A Series of New Pieces in Torino

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108 for The Milestone Street Art Project

Banksy – Sirens of the Lambs truck at Glastonbury

29/06/2014

Coloro che quest’anno hanno deciso di prendere parte all’eccellente Glastonbury Festival nel Regno Unito, all’apertura dei cancelli si sono trovati di fronte il famoso camion pieno di peluche di Banksy, che torna quindi a far parlare di se riproponendo uno dei lavori più riusciti durante la sua residenza newyorkese.
Il Sirens of the Lambs truck fà parte come detto della grande scorpacciata di lavori portati a termine lo scorso ottobre durante la sua residenza a New York negli States dal titolo Better out than in si tratta essenzialmente di un grosso camion da carico che ipoteticamente trasporta gli animali rinchiusi in gabbia e pronti al macello, Banksy sostituisce gli animali veri con una serie di pupazzi di peluche che stridono urlano e si dimenano spuntando fuori dal veicolo. Il messaggio appare assolutamente chiaro ed anzi proprio con l’intelligenza e la sagacia tipica dei lavori dell’interprete, l’idea di utilizzare i pupazzi aumenta in modo sensibile l’impatto della riflessione portata qui avanti da Mr B.
A questa nuova edizione dell’importante Festival di musica, Banksy ha quindi pensato di accogliere i paganti con una riproposizione del suo iconico intervento questa volta con una serie di varianti, come è infatti possibile vedere dal video il camion attraversa la folla tra lo stupore e la curiosità, qualcuno ha capito altri no insomma, il mezzo poi è certamente differente rispetto a quello visto negli Stati Uniti così come l’abbigliamento dell’uomo vestito da contadino richiama uno stile maggiormente british ed europeo in generale.
Nient’altro da dire, schiacciate play per il video e date un occhiata alle immagini in calce mentre chi volesse approfondire può farlo attraverso la nostra apposita sezione che raccoglie tutti gli interventi realizzati nella grande mela dal leggendario interprete, ma restate sintonizzati c’è infatti ancora da svelare qualche informazione in più sull’ultimo film realizzato da Banksy.

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INTI – New Piece for MURAL Festival 2014

29/06/2014

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Proseguiamo il nostro viaggio tra le meraviglie del MURAL Festival di Montreal con quest’ultima fatica di INTI, l’interprete Cileno ancora una volta ha preso possesso di una grande facciata esibendo tutto il suo particolare impianto visivo.
Come ormai ben sappiamo il lavoro di INTI affonda le sue radici nella precisa volontà dell’interprete Cileno di sviluppare le proprie opere andando a pescare da quelli che sono i simboli e gli elementi tipici della cultura Sudamericana ed in particolare di quella Cilena, nell’idea dell’artista si muove quindi una precisa dinamica visiva figlia delle influenze folkloristiche, simboliche e tradizionali appartenenti al territorio del Sud America ed in particolare della sua stessa terra. Per sviluppare questo grande calderone di immagini e visioni differenti INTI si affida ai suoi personaggi surreali rivestendoli e sviluppandoli attraverso una incredibile sequenza di dettagli che vanno ad inserirsi in un compendio di colori e tinte fortemente caldi, accogliendo nei temi e negli spunti degli abiti cosi come nei simboli dipinti all’interno degli spazi, tutta la fortissima caratterizzazione figlia appunto del particolare background interpretativo e delle influenze del suo stesso territorio.
Per questa sua ultima fatica l’interprete si lascia andare ad una pittura meno impegnata una sorta di esercizio di stile che ancora una volta coinvolge uno dei suoi iconici personaggi. INTI sceglie qui un impostazione cromatica sicuramente meno accentuata andando a caratterizzare l’opera attraverso il consueto gioco di livelli. Se infatti d’impatto vediamo il personaggi in posa plastica, dall’altra emergono una serie di scritte e segni che richiamano ad una sorta di immagine a metà tra il sacro ed il mistico. Ad alimentare questa sensazione troviamo un serie di elementi calligrafici nell’estremità sinistra della parete, il tutto viene infine raccolto all’interno di grande background che si sviluppo attraverso due tonalità decisamente scure e profonde e dal quale emerge il nuovo personaggi proposto qui dall’artista che ne caratterizza l’aspetto attraverso una bella serie di dettagli.
In calce al nostro testo una bella serie di scatti con i dettagli del lavoro, dateci un occhiata e se vi siete persi qualcosa nella nostra sezione trovate tutti gli interventi realizzati durante i giorni del festival Canadese, enjoy it.

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Violant – A Stunning Mural

28/06/2014

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A distanza di qualche settimana torniamo ad approfondire il lavoro di Violant, l’interprete Portoghese torna infatti con un nuovo lavoro su questa grande parete con il quale prosegue nel portare avanti la parte più criptica del proprio percorso in strada.
È sempre piuttosto stimolante osservare da vicino le produzioni di Violant, l’impatto tremendo che costantemente abbiamo con i suoi interventi viene stimolato da un indole pittorica molto personale che lo vede occuparsi di temi forti attraverso una pittura che fa della sua grande profondità e realisticità uno dei suoi elementi cardine. I temi sviluppati dall’interprete riescono a scuotere ed a risvegliare dal torpore, si tratta di attimi ramificati attraverso fittissime trame, arricchite da una quantità di dettagli incredibili, al fine di riuscire a suscitare emozioni, sentimenti e stati d’animo contrastanti, una fitta alla stomaco che va spesso a coinvolgere il mondo degli animali e temi come la morte ed in generale sentimenti malinconici. La brutalità, nel senso di una approccio senza alcun filtro tematico e senza alcuna possibilità di fraintendimento, che gli interventi dell’artista offre ci pone di fronte ad una serie di sentimenti freddi, negativi e che vengono inevitabilmente alimentati dalle particolari tinte e scelte dallo stesso interprete, si tratta di colori spenti, profondi e sordi che vanno inevitabilmente a legare con i temi trattati coinvolgendo lo spettatore in un turbine di sensazioni difficili da scrollarsi di dosso. Ci si ritrova ad osservare storie di morte, racconti e scampoli di strazio e pena che scuotono e fanno riflettere, toccano i tasti più delicati delle emozioni, provocano malessere suscitando ed accendendo sentimenti ed emozioni diverse per un approccio diretto senza censura che sfocia nel reale, avvolgendo ed ovattando chi ha l’opportunità di vedere da vicino i suoi lavori
Raccogliendo questi stimoli, l’interprete porta a termine una delle sue tipiche pareti, ancora una volta non ci troviamo di fronte ad soggetto dalla semplice lettura ma piuttosto l’artista continua la personale ricerca sulle membrane che così tanto ci restituiscono la sensazione di trovarci di fronte ad una visione personale del cervello umano. Ad alimentare questa sensazione in quest’ultimo lavoro troviamo la particolare conformità della figura di colore blu, ma soprattutto la presenza di un libro che sembra quasi voler simboleggiare la cultura e la sapienza all’interno della mente umana.
L’ennesima grande prova del Portoghese che ci lascia nuovamente a bocca aperta e che vi invitiamo ad osservare in tutto il suo dettaglio attraverso gli scatti in calce al nostro testo, è tutto vostro.

Pics by The Artist

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Remi Rough x Best Ever – New Mural in Gambia

28/06/2014

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Ci spostiamo a Galloya in Gambia dove all’interno del paesino Africano, Remi Rough e Best Ever hanno da poco portato a termine una nuova e bella serie di interventi caratterizzati dalla perfetta unione dei due differenti approcci degli interpreti.
Esattamente dove li avevamo lasciati, il duo Best Ever insieme a Remi Rough, prosegue quindi la passione degli artisti verso il paese Africano, facendo seguito quindi sia a ROA ed il nostro RUN e mettendo insieme una collaborazione che dobbiamo proprio dirlo ci ha senza dubbio positivamente impressionato, concedendosi infine qualche intervento in solitaria condito dalla partecipazione di Njogu, artista locale.
L’approccio visivo dei Best Ever si fonde sulla particolarità del duo di affrontare le superfici a disposizione attraverso una parte più astratta ed una decisamente più figurativa, l’unione di queste due caratteristiche da una parte da vita ad incredibili ritratti iper realistici che vengono però solcati da componenti geometriche, configurazioni, che di fatto ne interrompono il realismo estremo. Componente fondamentale in questi giochi visivi sono le tematiche scelte dal duo che tocca temi forti come la morte, l’insanità mentale, la malattia dipingendo così uno spaccato dalla forte inflessione emotiva dell’uomo e delle sue sensazioni più forti e dolorose, ci si ritrova così ad osservare carcasse di uomini in preda a spasmi di dolore, oppure toccanti istantanee pre-morte per un lavoro sofisticato privo di filtri che dimostra tutta la sensibilità dei due giovani interpreti, opere mal digeribili che scuotono chi ha l’opportunità di vedere questi interventi da vicino.
Dal canto suo Remi Rough per questa sua nuova esperienza porta in dote tutto la sua particolare ricerca, l’artista insiste nello studio delle forme e delle fascinazioni astratte presentando nei propri lavori intricate figure accartocciate su se stesse, spesse e voluminose che vediamo aprirsi e cogliere la profondità dello spazio attraverso tonalità sature e belle accese. Intorno a queste ultime una serie di figure, segmenti e rette più piccole, elementi di dettaglio che ne seguono il percorso all’interno della supercie andando ad intersecarsi ed ad aumentarne l’impatto finale. Il lavoro dell’artista anche qui torna quindi a calcare la personale ricerca e studio geometrico sulla forma inserito all’interno di una prerogativa di movimento, le forme raffigurate si accartocciano su se stesse, si aprono e schiudono in uno slancio visivo forte e caratteristico.
Per questa combinazione appare quindi chiaro come gli artisti scelgano di fondere assieme i rispettivi universi, i Best Ever vanno a caratterizzare l’opera con il consueto mix visivo tra figurativo ed astratto, quest’ultimo viene poi sviluppato da Remi Rough con una serie di forme e figure che attraversano e si intersecano con i soggetti raffigurati andando in alcuni casi a dialogare con gli stessi.
Non aggiungiamo altro, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti attraverso i quali abbiamo l’opportunità di vedere da vicino il risultato di questa splendida combinazione, in aggiunta a qualche intervento stand alone, dateci un occhiata è tutto ad attendervi dopo il salto.

Pics via San

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Jeice 2 – New Mural in Mairena del Aljarafe, Sevilla

27/06/2014

E’ passato davvero parecchio tempo dall’ultima volta che vi abbiamo mostrato i lavori di Jeice 2, l’interprete Spagnolo torna ora al lavoro con un nuovo intervento realizzato su questa struttura in stato di abbandono a Mairena del Aljarafe, Siviglia.
A distanza di quasi un anno quindi con piacere torniamo ad immergerci all’interno del fitto immaginario dell’artista completamente rapiti dal forte tono poetico e viscerale delle sue produzioni. Diviso tra paste-up e pittura, osservando le produzioni dell’interprete è infatti importante sottolineare come lo stesso vada anzitutto a scegliere luoghi abbandonati ed in forte stato di degrado per le sue incursioni in strada, si tratta di strutture ai limiti della società, scansate dalla stessa che rimangono quindi in balia del tempo e delle intemperie. La scelta non è affatto casuale, la superfici di questi edifici infatti nascondono una preziosa trama, arricchita dai segni del tempo, che permette all’interprete di avere un ottimo background di partenza, l’idea infatti dell’artista è quella di lavorare esclusivamente attraverso un tratto delicato, quasi impercettibile con il quale andare a segnare questi spazi fino a far emergere le situazioni e le istantanee scelte. In tal senso vediamo quindi colori tenui, in perfetto equilibrio con lo spazio, la superficie ed il panorama circostante, che vanno a tracciare i corpi e gli spunti cari all’artista. Il carattere sognante delle produzioni di Jeice 2 è senza dubbio trainato da questa precisa impostazione pittorica, la scelta di lavorare in questo modo aumenta da una parte l’impatto e la profondità degli interventi, dall’altra ne eleva la visioni in un impulso che riesce puntualmente a toccare le corde giuste di chi osserva.
I lavori dell’artista, proprio come in questa sua ultima produzione dal titolo “Nuevas mareas”, sono spesso legati a temi e riflessioni di carattere sociale o comunque vicini all’uomo ed alla sua natura od ai problemi quotidiani ed attuali.
Per questa sua ultima fatica appare perciò evidente la scelta di andare a toccare un tema importante e delicato, la crisi, specialmente in un luogo come la Spagna che senza dubbio sta fortemente accusando le difficoltà del periodo. L’artista sceglie però un impostazione delicata, non punta il dito e si scaglia, piuttosto l’opera rivela mano a mano che la si guarda tutti i suoi dettagli ed i riferimenti presenti. La bandiera europea, il naufragio sulla sinistra in una scena che da una parte rivela tutta la difficoltà dei basi sud-europei, dall’altra può tranquillamente essere letta come una semplice istantanea di una storia, leggera, facilmente fruibile e sopratutto delicata.
Per darvi modo di apprezzare al meglio il risultato finale, vi lasciamo ad alcuni scatti in calce ed ad un bel video con le immagini durante alcuni istanti del making of, dateci un occhiata e restate sintonizzati per tutti gli aggiornamenti del caso.

Thanks to The Artist for The Pics

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Simon Silaidis “Lucid Dream” for Urban Calligraphy

27/06/2014

A distanza di tempo torniamo ad approfondire il lavoro di Simon Silaidis, l’interprete Greco ci presenta infatti questo suo nuovo lavoro “Lucid Dream” realizzato all’interno di un vecchio edificio abbandonato in occasione dell’incontro con i ragazzi di DESIGNWARS.
Come detto l’approccio di Simon Silaidis poggia le sue basi su una personale rivisitazione in chiave calligrafica di lettere e parole, la precisione del tratto e l’utilizzo esclusivo del colore nero rappresentano i valori aggiunto di una impostazione che ha nella personale grafia il suo vero punto di forza, d’altronde non poteva essere altrimenti per un lavoro che si lega con con una impostazione tipicamente vicina al writing. La scrittura delle lettere e delle parole si sviluppa così all’interno di un fitta trama di elementi che ne abbelliscono lo sviluppo ed il percorso in una sorta di riscoperta cosciente delle bellezza dello scrivere e di farlo bene, Silaidis ci mostra le increspature delle differenti emozioni che gravitano, si sviluppano e passano attraverso il pennello sul muro trasformando il tratto, rendendolo certamente più emotiva e viscerale, segnandone così la forte impronta personale ed andando a creare una perfetta congiunzione con i luoghi, i panorami e le architetture che lo circondano. In questo senso è infatti importante sottolineare come l’impostazione dell’artista vada a lavorare a stretto contatto con gli spot e le superfici sulle quale prende vita, si tratta quindi una ricerca visiva, oltre che stilistica, che mira a porsi in simbiosi ed in equilibrio con il panorama circostante. Vecchi edifici abbandonati, fabbriche in disuso, muri scrostati diventano tutti terreno fertile per l’approccio dell’interprete che anzi proprio attraverso la sua grafia va a cogliere l’anima e l’aspetto maggiormente onirico ed emotivi di questi luoghi come se volesse catturarne l’essenza, le storie ed i ricordi di una vita passata ed ormai sfumata tra macerie ed abbandono, per un risultato finale che ne esalta la visione finale donandogli nuova linfa.
Per questo suo nuovo intervento ancora una volta quindi ritroviamo la perfetta unione di una calligrafia che si ispirata a quella occidentale, all’impostazione asiatica con riferimenti a quella araba per un risultato finale che riesce a cogliere riferimenti da tutti e tre questi differenti indirizzi, che non si sottrae dall’utilizzare espedienti e contaminazioni astratte ma che soprattutto nella sua visione finale riesce a trasmettere una sorta di sospensione emotiva, tra simmetrie ed equilibri perfetti donandoci tranquillità e forza.
Nient’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella a ricca serie di scatti con tutti i dettagli dell’intervento in aggiunta al bel video che trovate in apertura dell’articolo, mettetevi comodi e dateci un occhiata, presto nuovi approfondimento sul lavoro dell’interprete.

“Lucid Dreaming” is an act of rebellion. The dreamer gains control over his actions and thoughts. The subconscious becomes conscious, dreams become a memory.

The Lucid Dreamer is like a magician, imposing willpower and constantly struggling with himself, to master his skills and gain full control of the dream, thus becoming the ruler of the maze instead of a single puppet in the paradox black hole of perception.

In life, in creation, there are times that everything seems pointless and dark. Shadows of doubt are casted upon each and every soul, trying to bring them down and enslave them.But Simon knows and likes to remind us, that gaining control of your actions, gaining control of your life, these are the first steps of making your dreams come true.

Be a lucid dreamer. Take control. Be a rebel.

Thanks to The Artist for The Pics
Pics by Alex Ioannou from Alexisdead

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Alexis Diaz – New Piece at MURAL Festival 2014

27/06/2014

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Proseguiamo il nostro viaggio all’interno di questa nuova edizione del MURAL Festival di Montreal, tra gli ospiti troviamo con piacere il grande Alexis Diaz che ha da poco terminato un nuova ed incredibile opera su questa grande parete a Montreal.
Alexis Diaz ha fatto della costanza e del dettaglio gli aspetti peculiari del proprio lavoro, il grande artista Portoricano parte del duo La Pandilla, sviluppa le sue creazioni avvalendosi di una pittura minuziosa e dettagliata, attraverso una serie di piccoli pennelli l’interprete realizza segmenti che vanno mano a mano a comporre le figure designate. Oltre alla grande pazienza di lavoro ed al risultato assolutamente realistico ed al limite della fotografia, quello che impressiona sono i soggetti scelti dall’interprete, un vero e proprio mash-up che si sviluppa dall’unione di differenti componenti, si va dalle parti di corpo umano, come le mani ad esempio od i teschi – sempre piuttosto ricorrenti – oppure a vere e proprie parti di animali differenti che si uniscono tra loro creando nuovi esseri fantastici, il tutto infine coadiuvato l’inserimento di paesaggi e scorci urbani che vengono letteralmente poggiati sui corpi e sulle sezioni dell’intervento per un risultato finale senza dubbio impressionante. Negli ultimi tempi abbiamo anzitutto notato la volontà dell’artista di sperimentare da una parte soluzioni e mash-up differenti e soprattutto di aggiungere alla figure rappresentate una forte connotazione cromatica. In questo senso nello sviluppo del proprio percorso i corpi e i soggetti dipinti entrano in contatto con elementi e colori che di fatto aumentano la forza propulsiva dei lavori e soprattutto emergono con maggiore impatto ed enfasi all’interno del tessuto urbano, il tutto ovviamente lasciando inalterato il particolarissimo ed iper dettagliato stile pittorico che da sempre caratterizza l’operato dell’artista.
Per questa sua ultima fatica Canadese, Alexis Diaz porta in dote per la rassegna tutto il proprio bagaglio tecnico e visivo andando ad elaborare un incredibile composizione. All’interno di un unico corpo accogliamo infatti animali differenti, ma anche caratterizzazioni tipicamente umane (come le consuete mani) e soprattutto una fortissima impronta naturale con una serie di rami intrecciati che vanno a rappresentare il vero e proprio scheletro del soggetto rappresentato che ci hanno assolutamente lasciato a bocca aperta.
Non aggiungiamo altro, vi lasciamo piuttosto ad una bella e ricca serie di immagini con tutti i dettagli dell’intervento, certi che non mancherete di apprezzare, prossima tappa per l’artista Rochester in occasine della nuova edizione del Wall Terapy, perciò stay tuned!

Pics via San

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Axel Void – “Nada” New Piece in Oaxaca, Mexico

27/06/2014

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Axel Void si trova ancora in Messico, il grande interprete ha avuto modo di realizzare un nuovo splendido ed inedito intervento sull’insolita superfice di un treno all’interno del ‘Museo del Ferroviario’ ad Oaxaca.
Organizzato dagli amici di Graffitiworld, che portato in Messico l’artista e dal Colectivo Zoociedad che ha messo appunto questa incursione, l’intervento prende vita all’interno della suggestiva location di una vecchia stazione ferroviaria abbandonata 10 anni fa ora abitata dalle persone che una volta ci lavoravano riunite all’interno di una grande comunità che ha scelto di utilizzare i vagoni come propria casa.
All’interno di questa particolare location, così carica di storia e di vissuti, ancora una volta Axel Void attraverso la propria pittura entra in contatto con le esperienza della gente del posto per una lavoro che ancora una volta rievoca emozioni e spunti a cui loro sono profondamente legati. L’aspetto simbiotica quindi dell’intervento risulta ancora una volta la componente principale e costantemente in grado di suggerire spunti e stati d’animo differenti in quello che continua ad essere un approccio dal fortissimo impeto riflessivo. A sostenere un impalcatura tematica così profonda e coinvolgente, l’artista prosegue nell’affidarsi ad una pittura ampiamente espressiva, carica di colore così come di pennellate suggestive in grado da una parte di tracciare una profondità espressiva dall’altra di far vibrare al meglio i temi e gli spunti che con essa vengono veicolati.
In questo senso, raccogliendo quindi al meglio le peculiari caratteristiche del proprio lavoro, Axel Void con “Nada” sceglie di realizzare un dipinto ispirato da un immagine di un immigrato aggredito all’interno di ‘The Beast’. Il soprannome è quello dei treni merci che vengono utilizzati dagli immigrati per attraversare da sud a nord il Messico con l’intenzione di arrivare finalmente negli States. L’interprete anzitutto riflette sulla possibilità che lo stesso vagone potesse far parte di The Beast, accogliendo quindi storie di sofferenze e di speranza e più spesso di morte.
La scelta di trattare un tema così delicato e profondo non è affatto casuale, lo stesso interprete ci spiega come durante i suoi anni in Andalusia, da dove è possibile vedere il Marocco, molti Africani tentavano di arrivare in Spagna per cercare di ottenere una vita migliore, al contempo gli stessi abitanti dell’Andalusia, che è una delle regioni più povere della Spagna, tentano di spostarsi verso Madrid all’interno di un flusso che vede infine la Germania come paese delle opportunità e di una speranza. In questo senso Void quindi affronta il tema della migrazione ponendo a confronto tre stadi differenti sullo stesso livello di quello della gente Messicana che tenta di attraversare il confine, al contempo approfondisce una tema tipicamente legato al desiderio dell’uomo di prosperare e di ricercare sempre qualcosa di meglio per se senza magari rendersi conto che l’erba del vicino non è sempre migliore magari è unicamente diversa una dall’altra.
Non aggiungiamo altro, vi lasciamo piuttosto alla consueta e splendida serie di scatti che rievocano tutta la profondità dell’intervento e il grande impatto e suggestione del lavoro terminato, scrollate giù è tutto dopo il salto.

This train was painted in the “Museo del Ferroviario” in Oaxaca. It’s an old train station abandoned 10 years ago. The people that worked in the train station built their houses and have grown a big community in this area.

The painting was taken from an image of an immigrant that was assaulted when travelling on “La Bestia” (The Beast). This is the name for several cargo trains that immigrants use to cross from the south to the north of México, with the intention of crossing the border to the United States. Its possible that this same wagon from the N de M Company was part of “La Bestia”.

I was raised in Andalucia; from my house you could see Morocco. Africans, specially Moroccans, try to cross to Spain, in search for a better life. Andalucia is the poorest region in Spain and it’s people migrate to Madrid searching to better their lives and then Spaniards , being among the poorest of the European countries, migrate to Germany in search for something better. I believe this is part of human psyche- this desire to see the grass always greener on the other side.
I currently reside in Miami. I complain about how frivolous and culturally poor this city shows itself. Coming to Mexico, I have empathized with the sense of community and richer quality of life here, similar to the one where I was raised, regardless of the lesser commodities or resources. The grass is just different on the other side.

Special thanks to Graffitiworld for bringing me to Mexico and organizing and Colectivo Zoociedad for their friendship and support.

Pics via San

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Alfano x Geometricbang for Enziteto Real Estate

27/06/2014

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Chiudiamo il cerchio sull’ottimo Enziteto Real Estate, il progetto tutto Barese realizzato da Pigment Workroom, con l’opera di Alfano e Geometricbang ancora una volta riuniti per il loro interessante e vivacissimo Funky Horror Vacui Project.
Per la rassegna, il Funky Horror Vacui Project, torna alla grandissima con una parete enorme su cui poter far esplodere tutto l’approccio tipico dei due interpreti riuniti all’interno di un progetto che fin dal suo esordio ci aveva assolutamente colpito e scosso positivamente – qui potete darci un occhiata – e che a distanza di mesi trova in questa parete Barese il suo naturale proseguo.
I differenti impianti visivi di Alfano e Geometricbang, così come un approccio al muro decisamente personale di ciascuno dei due artista, trovano una simbiosi perfetta attraverso un progetto che ha come punto focale una pittura e decorazione ossessiva che abbraccia e trasforma completamente la totalità della superfice di lavoro. Il mezzo espressiva di questo spunto avviene attraverso la creazione di una vera e propria massa cromatica che mira ad ottenere un impatto sicuramente potente e ricercato ed al contempo un armonia ed un equilibrio visivo con tutto ciò che circonda lo spot. In questo senso è importante sottolineare come un impostazione così forte e ricca riesca letteralmente ad inglobare sentimenti ed emozioni, ci ritroviamo piccoli a vagare tra le forme e le sfilettate di colore, completamente immersi in un bagno onirico che non smette di scuoterci.
L’opera realizzata da Geometricbang ed Alfano racchiude alla perfezioni l’impulso del loro progetto, al contempo, oltre a trasformare completamente la facciata ed a continuare sulla linea diretta di impatto e comunicazione con gli abitanti del quartieri di San Pio, riesce attraverso un grande ricchezza cromatica a suggerire differenti alterazioni emotive. In questo senso osservando il risultato finale veniamo accolti da una ragnatela di configurazioni e forme di colore differenti, all’interno delle stesse emerge un volto, appena accennato negli occhi che da una parte ci fa fantasticare sul resto dei lineamenti del viso, dall’altra nello sguardo basso sembra proprio rivolgersi a chi, in uno slancio passionale, si è fermato a contemplarlo. Si anima così un opera che si pone sfacciatamente in uno stretto legame con l’osservatore, sguardo contro sguardo, occhi contro occhi, quasi impauriti dalla grandezza e dalla profondità della visione che ci si para difronte ed attraverso la stessa persi in un mare di sogni e di sensazioni differenti ed altalenanti, un piccolo grande viaggio per evadere da una realtà che proprio qui troppo spesso si fa difficile, complicata e dolorosa. Il risultato finale è quindi un opera densissima di carattere di opportunità, che si scaglia contro la superfice cambiandone completamente le fattezze e rivendicando una sospensione emotiva, un opportunità di evasione.
Non aggiungiamo altro, vi lasciamo piuttosto ad un bella ed intesa selezione di scatti con tutti i dettagli dell’intervento realizzato in aggiunta a qualche immagine durante le fasi di realizzazione del lavoro, il consiglio è quello di darci un occhiata e se vi siete persi qualcosa qui trovate tutti i precedenti interventi.

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Parra “Same Old Song” at HVW8 Gallery (Preview)

27/06/2014

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Aprirà domani 28 Giugno l’ultima fatica del grandissimo Parra, “Same Old Song” all’interno degli spazi della HVW8 Gallery di Los Angeles pronta ad ospitare per la quinta volta tutto il talento e l’immaginario del grande artista Olandese.
Dopo Kind Regrets risalente ad Ottobre 2012 aperta proprio qui e dopo la recente And Wait for Something to Happen ospitata all’interno degli spazi della Ruttkowski68 Gallery di Colonia lo scorso Agosto, questo show segna il ritorno di uno degli artisti che maggiormente riesce a divertirci ed emozionarci. Siamo grandi fans di Parra del suo umorismo e della sua straripante verve sensuale e sessuale perciò ci aspettiamo l’ennesimo show ricco di chicche e di un corposo e caratteristico allestimento.
Quest’ultimo pare sarà interamente composto da una nuova serie di disegni e tele realizzate appositamente per l’occasione, con molta probabilità l’artista realizzare il consueto muro esterno della galleria ed attenderci (forse) qualche nuovo oggetto in ceramica realizzato con la consueta partnership con i ragazzi di CASE STUDYO.
Nell’attesa che ci separa da un corpo recap vi lasciamo ad alcune immagini in calce al nostro testo, dateci un occhiata e restate sintonizzati.

The works in Same Old Song are overturned wine glasses, leisure-suited perverts, and behind-the-bar-booty slaps arranged in compositions of red, white, blue, pink, Ben-Day dots, and stars. In all its orgiastic fervor, his work is foremost graphic in character: tightly controlled compositions, highly saturated colors, flood-filled silhouettes, flatness, and hard edges that are hallmarks of the comic tradition that Lichtenstein had notoriously usurped to conflate the proverbial high-and-low strata of the 1960s Pop movement.

While Lichtenstein’s early production was made for the gallery, Parra had his start in flyers, posters, and other media of advertorial nature. His works are visual literalizations of a dirty punchline. Sometimes they are art referential; other times they seem to be purely profane, both harmlessly witty and uncomfortably politically incorrect. When asked why he uses his trademark beaked humanoids, he claims that if he drew human faces, the figure becomes too familiar. Generalizations and types are more truthful than the personal.

Parra once described his work as “fast and freestyle” with an intent to un-complicate, purposefully limiting himself to a small color palette. This simplification makes his work all the more viral ­ it has the ability to travel through pervasive and accessible channels. Whether it¹s democratizing or artlessly commercial is a question already beat to exhaustion by Pop and Post-modern. Parra doesn¹t care. His is an example of the strength of graphic design. It shamelessly hijacks commercial systems of circulation and is propagated with both compositional sophistication and crudeness like a silk-gloved bitchslap, a force that gains institutional recognition incidentally, without solicitation. A commercial illustrator doesn’t just earn international gallery exhibitions in major art centers and murals in cultural institutions such as SF MOMA and MOCA without at least some published critical endorsement from an academic.

Parra is a graphic artist, designer, and musician living and working in Amsterdam. He has recently exhibited in New York, Antwerp, Cologne, San Francisco, and Tokyo. Same Old Song is his fifth solo exhibition at HVW8 Gallery.

HVW8 Art + Design Gallery
661 N. Spaulding Ave
Los Angeles CA 90036

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2501 “Nomadic Experiments” Show (Preview)

26/06/2014

Aprirà domani 27 Giugno “Nomadic Experiment – Anatomy of Restlessness” ultima fatica del nostro 2501 all’interno degli spazi della Soze Gallery di Los Angeles, uno show che mette l’accento sul valore sperimentale e viscerale delle produzione del grande artista Italiano.
Questa nuova fatica dell’interprete segna uno di quei momenti decisivi all’interno di un percorso che abbiamo sempre osservato da vicino e che continua la sua corsa day by day, il Nomadic Experiment portato avanti da 2501 nel corso dei mesi ha saputo riservarci sorprese e sviluppi inaspettati, l’ultimo la serie di lavori in Mongolia (Covered), fino a tracciare una vera e propria impostazione ed approccio artistico che diviene presto manifesto e sintomo di tutto la produzione dell’interprete, nonché vera e propria filosofia ed approccio artistico.
In questo senso l’esibizione giunge quindi nel momento perfetto, nell’esigenza di approfondire e lasciar osservare ad uno sguardo esterno il cammino fin qui portato avanti, gli sviluppi di un lavoro che come suggerisce il nome è composto si da sperimentazioni ma soprattutto da un continuo muoversi e spostarsi in giro, ed è proprio in quest’ultimo punto che risiede la peculiarità del progetto.
La riflessione dell’artista parte da lontano, è un sintomo di una contemporaneità e di una società rapida, veloce, laddove il moto costante a cui siamo sottoposti insinua un continuo cambiamento al quale siamo esposti, nella cultura, nelle idea e più in generale nelle nostre stesse esperienze di vita. La risposta dell’interprete è assecondare il flusso, vagare, spostarsi e muoversi all’interno di una ipotetica deriva che investe lo spazio urbano cogliendone gli spunti, le architetture per poi continuare il viaggio seguendo impulsi, desideri e le proprie esperienze, senza freni inibitori, in un costante impulso famelico senza meta laddove l’unico desiderio è quello della sperimentazione di idee attraverso le immagini.
Proprio queste ultime rappresentano il tramite ideale, una sorta di atto magico racchiuso nella visione di 2501, nelle influenze e nelle fascinazioni che si affacciano all’interno del proprio approccio visivo, lasciando una traccia indelebile prima di ripartire per una nuova destinazione. Un habitat temporaneo sentito e vissuto per quello che diviene un intermezzo, un sorta di oasi di libertà, uno spazio intimo all’interno della quale far deflagrale le proprie linee e trame astratte.
Non aggiungiamo altro, vi lasciamo piuttosto al video teaser ed ad una bella serie di scatti con alcune immagini dei lavori che caratterizzeranno l’allestimento dello show, dateci un occhiata, a suo tempo poi vi mostreremo un adeguato recap di tutto lo show, stay tuned!

2501 returns for his second solo exhibit at SOZE Gallery, with all new works and a site specific installation. His easily identifiable work is consistently popping up across the globe, at an almost impossible speed and with a strong poetic and geometric design sensibility. This new exhibit demonstrates his approach to making two dimensional and three dimension art objects in a continuation of his exploratory body of work that he refers to as Nomadic Experiments, which encompasses all his recent street art, design work and gallery shows.

Soze Gallery
2020 E. 7th St Suite B
Los Angeles, CA. 90021

www.nomadicexperiment.com

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HuskMitNavn “Please Come Back” at Passagen Linköpings (Recap)

26/06/2014

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Dopo la bella serie di interventi realizzati a Charleroi per la sua biennale (Covered), il grande HuskMitNavn ha avuto il tempo di realizzare un nuovo allestimento all’interno degli spazi della Passagen Linköpings, spazio tutto Svedese che segna l’inedita collaborazione con l’interprete Danese.
Come visto diverse volte le produzioni dell’artista appoggiano le loro basi su una duplicità tematica che si muove tra un peculiare carattere fortemente divertente, con una fortissima dose di umorismo ed irriverenza, ed il carattere riflessivo che ad una attenta analisi attraversa tutte le produzioni dell’artista, spaziando quindi dall’ironico al bizzarro e lasciando in questo modo chi ne osserva il risultato in preda ad emozioni contrastanti.
Se queste rappresentano le basi del suo lavoro, per questo suo primo show in terra svedese, HuskMitNavn non si risparmia affatto anzi sceglie di proporre un allestimento bello pregno e carico con una serie di lavori differenti che spaziano dalla tela, al disegno, passando per le immancabile opere su muro. Esattamente come visto per The Hanging co-show aperto lo scorso dicembre negli spazi della Ruttkowski68 Gallery di Colonia, anche qui l’interprete ha presentato una serie di interventi decisamente dimensionali dove tra pittura su muro ed oggetti reali è andato a comporre davvero un bel numero dei suoi iconici personaggi alle prese con le situazioni più stravaganti e bizzarre. Questo particolare approccio riesce in questo senso a donare nuova vita e soprattutto maggior carattere ai soggetti dell’artista che attraverso l’utilizzo di vestiti reali ed oggetti di vario tipo riesce da una parte a coinvolgere ed a convogliare l’attenzione dello spettatore, dall’altra al contempo dona una profonda caratterizzazione ai suoi characters che si avvicinano maggiormente per emozioni e sensazioni ad una peculiare visione dell’uomo.
Proprio in questo senso il lavoro di HuskMitNavn va nuovamente a tracciare una sorta di paragone, i suoi protagonisti diventano uno specchio divertente e colorato dell’uomo, ne riescono a cogliere le mille sfaccettature, le emozioni così come le emotività all’interno di una analisi personale che non manca di divertire e di lasciarsi andare a temi e spunti più sobri tracciando al contempo una personale riflessione su quelli maggiormente impegnati.
Per darvi modo di vedere da vicino tutta la consueta magia e follia che accompagna le produzioni dell’artista, vi lasciamo ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli dello show, è tutto dopo il salto mettetevi comodi e dateci un occhiata.

Pics by The Artist

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Opiemme – A Journey Through Painting and Poetry (Recap)

26/06/2014

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Con l’ultimo lavoro di Torino andiamo finalmente a dare un occhiata a “Journey through painting and poetry” ambizioso progetto urbano che ha visto il nostro Opiemme viaggiare da nord a sud per realizzare una serie di interventi ispirati alle poesie.
Ancora una volta poniamo l’accento sullo stile evocativo che distingue i lavori di Opiemme, rimarcando l’importanza riflessiva delle parole con cui l’artista compone le sue opere, una doppia lettura visiva, per il disegno nella sue esteriorità, ma anche cognitiva spingendo chi osserva ad una riflessione a non fermarsi alla grafica ma piuttosto a comprendere le parole, le frasi, gli interrogativi e gli spunti presenti proprio all’interno delle sue realizzazioni, per un lavoro quindi che si fa intelligente e profondo.
Street Poetry, probabilmente è questo il termine che maggiormente identifica il lavoro dell’interprete, si tratta di una personale visione che nell’atto di svecchiare la comunicazione, viene portato avanti da un viscerale rapporto con le lettere sviluppato in tutta la sua semplicità ma che, attraversando i temi e la profondità delle frasi e delle immagini proposte, riesce a penetrare la mente di chi osserva, ponendo l’accento su temi e spunti differenti ma sopratutto spingendo riflessioni mai banali e superflue. La capacità dell’artista è quella di aver messo appunto un sistema visivo basato proprio sulle parole, le stesse tornano così ad essere al centro dell’attenzione, in un lettura efficace ed assennata atta a sviluppare forme e silhouette di elementi visivi che rafforzino proprio i concetti ricercati, un rapporto intrinseco quindi tra immagini, lettere ed i temi trattati, in un cui il fulcro stesso dell’intervento risulta essere dapprima la lettura e successivamente gli spunti che la stessa riesce ad offrire. Si ha così la sensazione di un nuovo modo di esporre e concepire la poesia, il desiderio dell’artista è quello di spingere a non fermarsi ad un visione superficiale ma piuttosto ricercare e comprendere le parole, le frasi che compongono l’intervento così come gli interrogativi e gli attimi di riflessioni lanciati dalle stesse per un lavoro profondo e sempre efficace.
“Journey through painting and poetry” è il progetto che racchiude alla perfezione le intenzioni e la dialettica visiva dell’artista, il suo vero e proprio manifesto che da una parte ne mette in mostra la peculiare visione e l’impianto artistico, dall’altra accoglie tutto il livello partecipativo delle opere dell’artista che si vanno a legare con il territorio attraverso temi e spunti a carattere riflessivo particolarmente legati al luogo di lavoro. Da Torino a Torino passando per Bologna, Rieti, Pizzo Calabro, Faggiano, Ariano Irpino, Menfi, Genova, Tirano e Roma, una lunghissima serie di interventi differenti, dai lavori unicamente composti da lettere e frasi passando per gli interventi con una forte componente visiva, con gli intermezzi costituiti dalle colate di vernice che particolarmente ci hanno colpito.
Non aggiungiamo altro, vi lasciamo piuttosto ad una ricchissima ed ampia galleria di immagini con tutti gli scatti degli interventi realizzati dall’artista in quest’ultimo anno, il consiglio è quello di mettersi comodi e di darci un occhiata, presto nuovi approfondimenti.

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Anthony Lister – New Mural in New York City

26/06/2014

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In città per l’apertura di “Power Tripping” sua ultima fatica che prenderà vita il prossimo 28 Giugno all’interno degli spazi della prestigiosa Jonathan LeVine Gallery di New York, il grande Anthony Lister ha trovato il tempo di dedicarsi a questa nuovo intervento per le strade della grande mela.
E’ passato davvero diverso tempo dall’ultima volta che abbiamo avuto il piacere di parlarvi del lavoro di Anthony Lister, l’interprete a distanza di parecchio da Unslung Heroes, ultima apparizione in galleria datata 2012 all’interno degli spazi della The Outsiders Gallery, torna quindi con un nuovo show del quale siamo certamente curiosi di vedere l’allestimento.
Senza dubbio uno degli artisti che maggiormente riesce a stimolarci, Anthony Lister è riuscito nel corso del tempo a sviluppare un tratto peculiare e sofisticato figlio del solido del background da writer, all’interno del quale prende vita una ricerca che unisce sotto un’unica impostazione visiva elementi astratti e componenti figurative. Questa peculiare miscela che rappresenta la base tematica del lavoro dell’interprete è distinta da una profonda ricerca sul moto che porta l’Australiano a sviluppare corpi e relative scie di movimento attraverso l’ausilio di forti tonalità. In questo senso vanno quindi a svilupparsi opere e visioni decisamente intense ed al contempo sfuggenti che trattano di situazioni di vita quotidiana oppure che raffigurano personaggi ed elementi della cultura moderna, come i supereroi per esempio, fino ad arrivare agli studi sulle ballerine che da sempre ne accompagnano il lavoro. Scelta virtuosa di Lister è quella di affidarsi ad un tratto fortemente istintivo, scariche di pennellate e di gesti che portano a compimento linee interrotte così come una colorazione disuguale, passando per i volti appena accennati, ad eccezione delle grandi facce quadrate che di tanto in tanto lo impegnano nelle sue scorribande in strada, con sottili linee a dare i tratti degli occhi e delle labbra, un lavoro vibrante quest’ultima e che porta con sè tutto la profondità e l’emotività dell’artista.
Proprio quest’ultimo aspetto è stato colto da Anthony Lister per questa sua ultima fatica Newyorkese, l’artista si è infatti diverto a trasformare questa grande porzione di parete andando ad immettere attraverso il consueto stile, un nuovo volto caratterizzato dalla presenza di spunti e dettagli differenti per un risultato finale assolutamente riuscito.
Non aggiungiamo altro, vi lasciamo piuttosto una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica dell’artista dandovi però appuntamento nei prossimi giorni per un approfondito recap con tutte le immagini dello show in programma, perciò non vi resta che restare sintonizzati qui sul Gorgo.

Jonathan LeVine Gallery
529 W 20th Street, Gallery I
New York City

Pics via San

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Nelio – New Murals for Memorie Urbane Festival 2014

26/06/2014

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Dopo qualche settimana torniamo con piacere a parlarvi di quest’ultima edizione del Memorie Urbane Festival, per le strade di Gaeta e Latina il grande Nelio ha da poco terminato due nuovi interventi caratterizzati dal consueto e vivo immaginario visivo.
Dopo la bella esperienza culminata con una residenza d’artista in compagnia di Duncan Passmore (Covered), Nelio approda quindi per la prima volta in Italia portando con se tutta la sua personale e peculiare impronta visiva. Osservando le produzioni dell’interprete in questi ultimi mesi, in particolare il lungo periodo passato in Argentina, emerge anzitutto la volontà dell’artista di sperimentare e trovare soluzioni visive di volta in volta differenti, miscelando il proprio operato con quello di altri artisti, cogliendone gli spunti e di conseguenza sviluppare il proprio stile che come risultato evolve di volta in volta attraverso nuovi espedienti. In questo senso è però importante sottolineare come l’interprete Francese lasci invariata l’identità del proprio lavoro che come spesso abbiamo avuto modo di vedere è profondamente legata ad un approccio altamente astratto e geometrico.
Nel piglio visivo di Nelio è evidente la volontà dell’artista anzitutto di interagire profondamente con lo spazio a disposizione, in questo senso l’interprete sceglie di istillare all’interno della superfice di lavoro una serie di forme ed elementi geometrici. Questi ultimi vengono investiti da una profonda caratterizzazione cromatica che va di fatto a tracciare un unico percorso tra le figure proposte, in questo senso è evidente come l’interprete si diverta a giocare con differenti campionature cromatiche, stili ed approcci divergenti, dando vita a risultati finali sfaccettati e profondamente influenzati da effetti tridimensionalità e di profondità. L’approccio visivo delle opere dell’artista va quindi da una parte ad investire completamente la superfice di lavoro, creando una trama compatta ed in grado di cambiarne completamente l’aspetto finale della parete, dall’altra invece assistiamo ad un impostazione più delicata che si inserisce nello spazio in un perfetto equilibrio cromatico andando ad alimentare forme ed astrazioni morbide ed equilibrate.
Per Memorie Urbane Nelio porta in dote proprio queste due differenti dinamiche, a Latina l’artista va a creare una splendida e morbida composizione dove, tra linee, cerchi ed elementi tridimensionali e giocando con le tonalità della parete e con la sua particolare conformità, fa emergere una serie di figure ed elementi differenti. Per Gaeta invece l’interprete ha disposizione la consueta torretta, qui sceglie di affidarsi ad un approccio più ‘pesante’ andando a cambiare completamente l’aspetto della struttura attraverso una ricchissima e concentrata composizione di elementi astratti.
Non aggiungiamo null’altro, vi lasciamo piuttosto ad una ricca serie di scatti con tutti i dettagli di questa bella serie di interventi realizzati dal grande interprete Francese, è tutto dopo il salto, mettetevi comodi e dateci un occhiata, nella nostra apposita sezione potete invece dare un occhiata a tutti i lavori precedenti.

Pics by The Artist

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Ciredz – New Mural for Enziteto Real Estate

26/06/2014

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Con quest’ultima fatica di Ciredz proseguiamo il nostro viaggio all’Enziteto Real Estate, il progetto di Pigment Workroom che ha portata una roster di stelle a Bari per dipingere una serie di grandi pareti nel quartieri di San Pio.
Il progetto messo in piedi da Pigment Workroom è stato fin da subito impostato per essere non solo un semplice festival, ma piuttosto una vera e propria iniziativa in grande di dialogare con la gente del posto all’interno di un quartiere dalle dinamiche difficili e che proprio in occasione della rassegna viene investito di nuovi spunti ed intenzioni. È proprio questa la forza del progetto, quella di lavorare anzitutto in un ottica di street art partecipativa con l’intenzione di coinvolgere le persone del luogo attraverso iniziative differenti, il corso di graffiti con i ragazzi ed i bambini del quartiere, ma anche con la produzioni di t-shirt e le serigrafie realizzate dagli artisti partecipanti duranti i giorni di lavoro.
Per capire affondo il progetto bisogna inevitabilmente parlare del quartiere di San Pio, un zona tipicamente popolare vacua di spunti ed iniziative letteralmente estromessa dall’agglomerato urbano Barese, un cellula a se che vive e respira per conto proprio. Con questo particolare clima si è deciso di quindi portare avanti un progetto collettivo che ha proprio nel nome la volontà di cambiamento, laddove ‘estate’ in inglese vuol dire eredità, tenuta, ceto sociale, e “real estate” si usa nel settore immobiliare per indicare un complesso residenziale di lusso o di villeggiatura. Enziteto invece si riferisce al nome storico del quartiere, prima che venisse cambiato in San Pio, la scelta di riallacciare il rapporto con questo nome non è casuale ma vuole da un parte sottolineare il legame del progetto con la gente del posto, affezionata al nome così tanto da utilizzarlo ancora adesso, dall’altra porsi in antitesi con un sostantivo che evoca nell’immaginario collettivo vicende legate alla violenza, al traffico di droga, delinquenza ed attività della polizia.
Anche Ciredz per il progetto ha a disposizione una parete davvero imponente, la scelta dell’artista è quella di lavorare ancora una volta attraverso una scala di colori, questa volta il celeste, fino a comporre una gigantesca composizione tridimensionale che trasforma completamente l’aspetto finale della parete. In questo senso emergono tutti gli elementi distintivi del lavoro di Ciredz, con la forte influenza naturale, con gli studi topografici sulla piante terrestre, in un lavoro che partendo dal basso e, con il continuo cambio di tonalità mano a mano sempre più chiare, mostra increspature ed onde di differente intensità.
Un intervento riccamente astratto che si colloca alla perfezione all’interno del panorama e che rivendica la rischiosa scelta di presentare unicamente interventi astratti attraverso un impulso cromatico ricco e dal forte impatto finale, splendido.

Thanks to Pigment for The Pics
Pics by Antonio Pellegrino e Mario Nardulli

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JR and José Parla The Wrinkles of The City Cuba – Short Film

25/06/2014

Torniamo finalmente a parlarvi di Wrinkles of The City splendido progetto del grande fotografo ed artista Francese JR grazie all’uscita di questo short film che ripercorre le tappe dello splendido viaggio compiuto dall’interprete in compagnia del grande José Parlá per le strade di l’Havana a Cuba.
In un periodo in cui JR sembra maggiormente concentrato nel portare avanti il suo INSIDE/OUT Project fa piacere tornare a parlare di un progetto che riteniamo il più valido tra quelli proposti dall’artista laddove come protagonisti ritroviamo ancora una volta le persone comuni. Mantenendo inalterato infatti il legame con la gente del posto, i soggetti sono infatti gli abitanti del luogo fotografati direttamente dall’interprete, il progetto si sviluppa però anzitutto attraverso una rimarcata interazione con il paesaggio che diviene cornice e tela perfetta per lo sviluppo delle fotografie dell’artista. Se questa rappresenta quindi la base lavorativa del progetto, per la tappa di Havana JR ha avuto come compagna d’avventura un altro big name della scena internazionale Mr José Parlá che ha unito il proprio particolare approccio stilistico e visivo con quello dell’artista Francese.
Il risultato di questa collaborazione ha dato vita ad una delle tappe maggiormente riuscite del The Wrinkles in The City da cui sono stati estratti questo short film ed un libro a tema. Peculiarità del lavoro è infatti quella di unire sotto un’unica cornice sia tematica che visiva le gigantesche fotografie di JR con il tratto calligrafico di José Parlá. Il progetto quindi, che ha preso vita in occasione della Biennale dell’Havana, ha visto 25 anziani, che hanno vissuto la rivoluzione cubana, diventare i protagonisti ed i soggetti delle fotografie poi installate sulle parete in giro per la città ed arricchite dal lavoro e dagli intrecci visivi ed astratti di José Parlá, che rende così omaggio alle sue origini cubane.
In questo senso gli splendidi risultati finali vanno ad inserirsi all’interno del tessuto cittadino alla perfezione, richiamando da una parte una sorta di orgoglio nazionale e dall’altra una forte caratterizzazione emotiva, garantita dalle fotografie in bianco e nero dell’artista ed arricchite da una forte componente viscerale ed onirica tipica del lavoro di Parlá.
Non aggiungiamo altro, vi lasciamo piuttosto alle belle immagini del video che apre il nostro articolo, mettetevi comodi, schermo intero e schiacciate play, ne vale davvero la pena e avete voglia diteci la vostra attraverso l’apposita sezione commenti.

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NOTTETEMPO Group Show at Palazzo Paleologo (Recap)

25/06/2014

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Con piacere andiamo a dare uno sguardo approfondito a NOTTETEMPO, interessante group show ospitato all’interno del Palazzo Paleologo di Trino con all’interno di lavori di Kraser, SeaCreative, ReFRESHink, MrFijodor e Corn79.
Il corposo group show fa parte della rassegna “Contemporaneamente 1.0” ed accogliendo i lavori degli artisti all’interno di una sede decisamente istituzionale come il Palazzo Paleologo di Trino Vercellese, vuole essere una sorta di sguardo approfondito sul graffitismo moderno ed al contempo una sorta di omaggio alla notte. Come infatti il titolo stesso dell’esibizione fa intendere come principale stimolo troviamo la notte, è qui infatti che gli artisti agli albori della loro carriera hanno trovato il loro rifugio all’interno del quale esprimere loro stessi, modellando e plasmando il loro approccio che si è mano a mano evoluto in ciò che oggi giorno abbiamo il piacere di vedere sia su muro sia in galleria.
L’impostazione dello show che ha preso vita all’interno della splendida cornice del palazzo settecentesco, sa di piccolo grande viaggio, gli artisti hanno presentato non solo tele ma andranno ad allestire vere e proprie stanze tutte caratterizzate dal particolare e peculiare immaginario.
Kraser porta in dote tutto il suo vivo immaginario dove un anima sognante si miscela ad immagini ed architetture in una parto sospeso nel vuote in cui emergono figure di animali complesse, profonde e vive che richiamano ad un mondo onirico e dai forti risvolti mistici. SeaCreative prosegue la sua ricerca sull’uomo e sulle sue emotività andando ad utilizzare come principale vettore visivo i suoi iconici personaggi laddove tra sguardi ricercati e volti corrucciati riescono ad entrare in empatia con lo spettatore. Corn79 porta in dote tutta la sua impronta astratta in un campionario di elementi e configurazioni che richiamano la poetica dei mandala ed al contempo ci scaraventano all’interno di un universo ricco di stelle, cosmi e micro cosmi. Arriviamo così a MrFijodor che come consuetudine prosegue la sua indagine sulla criticità della società contemporanea, con i suoi abusi e le sue contraddizioni all’interno di un immaginario che fonde componenti visive illustrate a fondali pregni di spunti e dinamicità e ancora, ReFRESHink che insiste nel proporre una propria e personale visione del mondo animale per mezzo di un impostazione visiva dedita al colore e che per mezzo dello stesso riesce ad esprimere un campionario di emozioni ed impulsi differenti.
Non aggiungiamo altro, vi lasciamo piuttosto ad una lunga ed approfondita galleria di immagini con tutti i dettagli dell’allestimento proposto da questo grande quintetto di artisti, è tutto dopo il salto, mettetevi comodi e dateci un occhiata.

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Moallaseconda – New Mural in Villa Montalvo

25/06/2014

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Torniamo ad approfondire il lavoro di Moallaseconda, l’artista Italiano ha infatti da poco terminato questo nuovo intervento andando ad occupare questa parete all’interno del parco di Villa Montalvo nei pressi di Prato e Firenze.
L’impatto con questa nuova fatica di Moallaseconda mette a nudo un nuovo aspetto del caratteristico percorso fin qui portato avanti dall’interprete, si tratta in questo caso di una sorta di evoluzione visiva che sebbene si rivolga verso un approccio astratto, diversamente dalle declinazioni figurative che siamo soliti aspettarci, ne mantiene inalterata la profondità tematica andando a sviluppare i temi e gli spunti tipici dell’artista attraverso quindi una visione differente. Voltandoci di spalle ed osservando quanto fin qui proposto dall’interprete ci ritroviamo a vagare all’interno di un universo costruito ed impostato verso un ottica visiva che potesse unire il mistico con l’esoterico, con una ricchezza di personaggi bizzarri ma che al contempo offrivano una caratterizzazione forte e peculiare.
Moallaseconda cambia le carte in tavola, miscela gli elementi andando a semplificare il più possibile quelli che sono i cardini del proprio lavoro, spariscono i corpi che si trasformano qui in vere e proprie masse e forme che in una danza onirica si riversano all’interno della superfice di lavoro. All’interno di quest’ultime si sviluppano poi una serie di elementi, alcuni ricorrenti, che si legano al filone maggiormente figurativo dell’interprete, la barba dei suoi characters torna a fare capolino così come i cavi elettrici che da sempre producono e legano insieme le differenti sezioni degli interventi dell’artista. Approfondendo questo nuovo e differente impulso ci si rende immediatamente conto di come l’autore abbia voluto tentare un approccio decisamente più sperimentale andando letteralmente a traslare l’aspetto dei suoi personaggi in un masse nebulose, queste ultime potrebbero tranquillamente essere una lettura più emotiva degli stessi, una sorta di spirito che mantiene inalterate le esperienze ed i sentimenti dei characters ma che appare sotto una veste visiva differente, quasi intangibile e che in questo senso alimenta ancora di più l’elemento mistico ed onirico che da sempre investe le produzioni dell’artista.
Il risultato finale è quindi un opera che mantiene inalterati gli spunti e gli stimoli del lavoro dell’interprete ma che ne sposta la chiave di lettura che diviene quindi più criptica, maggiormente mobile con una forte impostazione rivolta verso un moto perpetuo, meno immediata e che in questo modo spinge chi osserva a raccogliere gli stimoli che gravitano dentro ed intorno all’esecuzione, perdendosi tra le pennellate e gli sviluppi inaspettati.
Come consuetudine in calce al nostro testo potete trovare una ricchissima serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica dell’artista, il consiglio è quello di darci un occhiata ma restate sintonizzati presto infatti nuovi aggiornamenti sul suo lavoro.

Thanks to The Artist for The Pics

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Knarf – New Mural for Traffic Design Festival 2014

25/06/2014

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Continuano gli intensi giorni del Traffic Design Festival di Gdynia in Polonia, direttamente dall’Australia per questa nuova e succosa edizione troviamo Knarf che ha da poco terminato questo bel lavoro sull’ennesima enorme facciata.
Dopo il nostro Basik (Covered) e la splendida composizione astratta di Seikon (Covered) a calcare le strade della cittadina polacca troviamo quindi il primo ospite internazionale, Knarf già membro della IRGA IRGA Crew, porta in dote per la rassegna tutto il suo personalissimo impianto visivo.
Come abbiamo avuto modo di vedere più volte nei mesi scorsi, grazie ad una serie di interessanti combo insieme ad altri big names della scena Australiana – su tutte le pazzesca trasformazione di un complesso industriale nei pressi di Vienna (Covered) – l’impronta dell’artista è senza dubbio legata ad un impostazione visiva assolutamente carica e per certi versi caotica.
Negli interventi dell’interprete emergono due percorsi differenti che vanno ad intrecciarsi generando un’unica e complessa trama, da una parte assistiamo ad un cammino costellato di elementi e texture in bianco e nero che vanno a comporre una sorta di scheletro dell’opera finale, di contro invece si scatenano una serie di forme, configurazioni e pattern che stravolgono la linearità della struttura ed immettono all’interno della stessa dettagli ed elementi fortissimi. Questo gioco continuo tra istinto e ragione va quindi nel suo risultato finale a far emergere una componente pittorica altamente e densamente dettagliata, si ha l’impressione che l’artista abbia voluto unificare, mischiandoli, differenti parti di un unico puzzle lasciando poi all’immaginazione dello spettatore il compito di riconciliare la struttura finale in una ricerca che tocca differenti ambiti, da un impostazione astratta, al lettering, tra elementi naturali e scorci di paesaggi, passando per gli effetti tridimensionali e di profondità che davvero ci spingono ad osservare una volta in più ciò che abbiamo di fronte ai nostri occhi.
Per il festival Knarf va quindi a comporre l’ennesimo quadro multi sfaccettato laddove a fare capolino sulla parete troviamo davvero una ricchezza di dettagli incredibile tutti raccolti in una danza visiva che mette in mostra texture, figure ed elementi astratti, emergono mani così come i grandi cerchi che interrompono il movimento continuo della figura proposta.
Non aggiungiamo null’altro, vi lasciamo piuttosto ad una ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica dell’interprete, dateci un occhiata e tornate a trovarci nei prossimi giorni infatti proseguiremo il nostro full coverage sulle meraviglie della rassegna, se vi siete persi qualcosa qui tutti i precedenti lavori.

Thanks to The Festival for The Pics
Pics by Alka Murat

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Pastel for Bien Urbain Festival 2014 Part 2

25/06/2014

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Proseguiamo il nostro full recap dei lavori al Bien Urbain Festival di Besançon in Francia con questa seconda parete realizzata da Pastel, l’artista Argentino conclude così la sua partecipazione con un lavoro che raccoglie alla perfezione tutto il suo bagaglio visivo e tematico.
Esattamente come accaduto per il Viavai Project di Racale, anche qui Pastel realizza un secondo lavoro, a differenza del primo che come detto era ispirato al lavoro del grande poeta Victor Hugo (Covered), questa seconda fatica rappresenta un nuovo esercizio di stile e va a collocarsi sulla facciata esterna di questa casupola Francese.
L’operato dell’artista ci ha assolutamente colpito e coinvolto, alla base delle sue produzioni risiede infatti l’esigenza di portare avanti una ricerca costante e multi sfaccettata che lo vede interessarsi ed interloquire attraverso le forme così come le linee che vanno a supportare una tematica legata a contesti e tematiche tipicamente a sfondo naturale, nello specifico l’interprete va ad interrogarsi sulla struttura dei paesaggi siano essi naturali od urbani, rendendoli in due dimensioni e rappresentandoli su parete in un ipotetico piano dove poi va a strutturare la splendida serie di dettagli che ne costituisce tutto il tratto distintivo. Questo particolare approccio che unisce sotto un unica cornice visiva gli studi accademici con la passione per la pittura si evolve attraverso una precisa declinazione fortemente astratta, L’artista porta avanti le sue tematiche attraverso una forte caratterizzazione artistica che si riflette chiaramente nei suoi lavori, l’artista poggia le sua basi attraverso una scelta cromatica che si affida ai colori scuri, i background quindi si fanno spessi e profondi e vengono attaccati da un tratto chiaro e minuzioso atto a rappresentare figure e forme differenti, si tratta di un interessante binomio visivo, una ricerca dell’equilibrio supportata dalle minuscole pennellate con le quali prendono vita le serie di texture e strutture che, disciplinate all’interno di grandi configurazioni e sovrapposte tra di loro, danno vita ad una rete intricata di dettagli e forme dalla precisione chirurgica. L’intenzione dell’interprete è quella di lavora con profondità e minuzia all’interno delle sue stesse opere, adoperandosi per spingere chi osserva ad una analisi profonda con l’intenzione di catturarne lo sguardo per far addentrare lo spettatore all’interno delle sue stesse realizzazioni per scoprirne più da vicino tutta la magia che si cela al loro interno ma soprattutto i temi ed i differenti spunti che lo stesso ha lasciato. Nell’analisi dell’artista c’è infatti come abbiamo visto l’abitudine di toccare temi importanti, riflessivi, alcune volte dalla forte valenza storica, attraverso un alfabeto visivo decisamente criptico e personale, una sorta di storia celata all’interno di una precisa visione e del peculiare filtro artistico adottato dallo stesso.
Quest’ultima fatica di Pastel va anzitutto ad impattare fortemente con il paesaggio circostante, la scelta infatti di utilizzare un background inedito ed altamente caratteristico fa emergere con forza e risolutezza il bel risultato finale. All’interno dello stesso vediamo poi fare capolino la consueta serie di figure ed elementi naturali con una forma centrale dalla quale gravitano elementi a carattere naturale come piante e fiori, il tutto attraverso una pittura decisamente votata al dettaglio ed alla ricerca di un equilibrio costante.
In calce al nostro testo potete trovare una bella serie di scatti con i dettagli dell’intervento, il consiglio è quello di darci un occhiata, prossima tappa dell’artista Traffic Design Festival perciò restate sintonizzati e se vi siete persi qualcosa, qui tutti i lavori realizzati durante i giorni del festival.

Thanks to The Artist for The Pics

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Tellas – New Mural for Enziteto Real Estate

25/06/2014

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Anche Tellas è tra gli ospiti del bell’Enziteto Real Estate, il progetto urbano voluto da Pigment Workroom a Bari che ha portato alla realizzazione di una serie di interventi sulle grandi facciate del difficile quartiere San Pio di Bari.
Il lavoro portato avanti da Pigment Workroom sa di approccio differente, i ragazzi infatti hanno voluto dare al loro lavoro anzitutto un impostazione differente, un moto partecipativo arricchito da una connotazione territoriale molto forte. In questo senso quindi il lavoro degli artisti chiamati a dipingere questi grandi spazi pubblici è strettamente legato con la ricettività da parte della gente del posto che ha voluto fortemente partecipare alle opere, in particolar modo i bambini ed i ragazzi del quartiere coinvolti precedentemente in un corso di graffiti. È importante sottolineare la natura del progetto è intrinsecamente legata al luogo all’interno del quale prende vita, il quartiere di San Pio già Enziteto, rappresenta un universo a sé e nella sua natura esprime alla perfezione le difficoltà delle periferie Italiane. Case popolari abitate da famiglie dove i padri sono perlopiù in carcere ed i figli crescono i strada dove glii spunti come consuetudine sono davvero pochi.
Da questo terreno decisamente fertile nasce quindi l’esigenza di sfidare i luoghi comuni legati a queste zone periferiche, spesso definite brutte ed esteticamente insignificanti, andando di contro a proporre opere altamente impattanti con l’uso dei colori sfacciatamente forti e tutte legate da un approccio tipicamente astratto.
Dopo Alberonero (Covered) andiamo quindi a dare un occhiata all’intervento di Tellas, il grande interprete Italiano prosegue nel portare avanti i tratti tipici del suo immaginario che come spesso abbiamo avuto il piacere di vedere è legato ad una forte lettura in chiave astratta del mondo naturale. A differenze dei precedenti interventi in cui il colore cardine e lo sviluppo cromatico dei lavori era affidato al verde, qui l’artista sceglie un impostazione visiva che si affida ad una intensa scala celeste andando quindi ancora una volta a portare la propria e personale ricerca verso nuovi approcci ed impostazioni visive. In questo senso Tellas va a sviluppare un inedita composizione che da una parte avvolge tutta la grande superfice e dall’altra simula una sorta di buco nero con le differenti tonalità del colore scelto che puntano verso il cuore centrale del muro cambiando tonalità nel loro percorso.
Il risultato finale è un opera carica di forza ed impeto che viene arricchita dall’artista attraverso una serie di forme ed elementi naturali in bianco, un impatto fortissimo che ci ha lasciato assolutamente a bocca aperta
Non aggiungiamo altro, in calce al nostro testo piuttosto potete trovare una bella serie di immagini con tutti i dettagli del lavoro terminato, il consiglio è quello di darci un occhiata siamo certi che non mancherete di apprezzare. Restate sintonizzati nei prossimi giorni proseguiremo nel mostrarvi i lavori realizzati per la rassegna.

Thanks to Pigment for The Pics
Pics by Antonio Pellegrino e Mario Nardulli

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CY – “Photosynthèse” New Mural fin Mexico

25/06/2014

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Con piacere andiamo a dare un occhiata al lavoro di CY, l’artista Messicana ha infatti da poco terminato questo nuovo dipinto a Playa del Carmen in Messico in occasione della rassegna Pinta de Colores caratterizzato dalla consueta impostazione visiva.
È sempre piuttosto interessante andare a cogliere gli aspetti di un movimento distante dal nostro e che al contempo è riuscito a definire una propria impostazione visiva e tematica, dopo gli approfondimenti su Cheke andiamo quindi a dare uno sguardo a quanto di buono portato avanti da CY, i due tra l’altro spesso lavorano in coppia, per cogliere una pittura intrinsecamente legata alle tradizioni e radici culturali messicane.
Impegnata in differenti ambiti ed aspetti artistici, dall’illustrazione passando per la grafica ed appunto la pittura, CY affronta gli spazi urbani attraverso un impostazione tipicamente illustrativa, in questo senso le opere dell’interprete si sviluppano attraverso anzitutto un utilizzo di colori caldi laddove in particolare sono i volti ad offrire un impostazione decisamente caratteristica. Il tratto dell’artista si concentra infatti in una rappresentazione in cui gli occhi, ed i lineamenti del viso vengono realizzati con estrema cura e rappresentano una sorta di marchio di fabbrica puntualmente riconoscibile e riscontrabile nelle produzioni dell’interprete. A questa precisa impostazione visiva si aggiunge una connotazione scenica che va spesso a cogliere dalla natura e da altri elementi paesaggistici in modo da fondere in un’unica grande trama visiva.
Per la rassegna di Playa del Carmen, CY raccoglie tutto il proprio bagaglio visivo andando a proporre “Photosynthèse”, il lavoro come suggerisce il nome poggia le sue basi sull’idea di fotosintesi accostando il processo chimico naturale con due character completamenti immersi nella natura e raffigurati appunto due piante.
In calce al nostro testo potete trovare una bella serie di scatti con i dettagli di quest’ultimo intervento, dateci un occhiata, siamo certi che anche voi come noi saprete apprezzare tutto la particolare impostazione visiva dell’interprete.

Thanks to The Artist for The Pics

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Alberonero – New Mural for Enziteto Real Estate

24/06/2014

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Tra gli artisti partecipanti ad Enziteto Real Estate – A colorful escape to the suburbs, troviamo con piacere Alberonero che per ha da poco terminato uno splendido intervento per il progetto urbano organizzato da Pigment, laboratorio per eventi d’arte urbana ed atelier in quel di Bari.
L’obiettivo principale di Pigment e del suo progetto urbano è quello di portare a Bari artisti, illustratori, italiani ed internazionali per farli poi intervenire su aree ed edifici in disuso o in stato di degrado, favorendo in particolar modo i quartieri periferici del capoluogo Pugliese. In questa prima fase prenderanno quindi vita una serie di interventi, realizzati all’interno del quartiere di San Pio già Enziteto, realizzati da Alfano e Geometricbang, Ciredz, Tellas ed appunto Alberonero.
Ancora una volta andiamo quindi ad immergerci all’interno della particolare ricerca che accompagna le produzioni dell’artista Italiano, come abbiamo infatti avuto modo di vedere il percorso dell’interprete è sviluppato attraverso una personale ricerca e sviluppo cromatico. In questo senso il lavoro dell’artista va a sviluppare una propria riflessione sulla differente applicazione dei colori all’interno di superfici e specifiche forme, da qui parte infatti l’esigenza di incanalare all’interno di piccoli quadrati. Quest’ultimi si muovono negli spazi attraverso un percorso ed una trama visiva altalenante laddove con l’avanzare del percorso viene modificata anche l’impostazione ed il carattere cromatico degli stessi, tra picchi di colore e discese che vanno a fondersi nelle tinte della superfice di lavoro. Propri i differenti percorsi e le applicazioni del colore con gli stessi caratterizzando il lavoro dell’artista che come sempre non manca di colloquiare con lo spazio a disposizione innescando un dialogo con lo stesso, al contempo però l’artista viene decisamente influenzato dalle proprie sensazioni e dagli stati d’animo del momento che inevitabilmente incidono sul risultato finale e sulla composizione elaborata per uno sviluppo cromatico che diviene quindi personale e puntualmente inatteso.
L’approccio dell’interprete per il progetto urbano Barese richiama anzitutto i primi sviluppi del suo lavoro ed al contempo ne eleva lo sviluppo grazie ai suo ultimi approdi. Alberonero ha infatti qui a disposizione davvero parecchio spazio, la grande parete viene in questo modo completamente trasformata dall’artista Italiano che sceglie di elaborare una serie dei suoi grandi quadrati. L’idea funziona alla perfezione ed innesca una serie di figure all’interno delle quali si susseguono tinte e colori differenti, una vera e propria scala cromatica che avvolge e trasforma completamente tutto lo spazio e l’impatto del muro all’interno del panorama cittadino.
Non aggiungiamo altro, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con alcune fasi del making of, fino all’eccellente risultato finale, il consiglio è quello di darci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare. Ma restate sintonizzati nei prossimi giorni proseguiremo il nostro coverage sull’evento, stay tuned!

Thanks to Pigment for The Pics
Pics by Antonio Pellegrino e Mario Nardulli

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Diego Miedo – New Show at Laszlo Biro (Recap)

24/06/2014

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Aperta la scorso 14 Giugno andiamo finalmente a dare uno sguardo approfondito all’ultima fatica di Diego Miedo ospitata all’interno degli spazi di Laszlo Biro, spazio tutto romano che porta avanti un interessante ed inedito progetto espositivo.
Laszlo Biro con questo nome un collettivo curatoriale, nato nel 2010 a Roma, porta avanti un progetto che come principale intenzione quella di promuovere l’arte urbana. A differenza degli altri approccio galleristici, il collettivo porta avanti un approccio proprio distaccandosi completamente da quello tipico delle gallerie, piuttosto che esporre le opere degli artisti, offre loro attraverso una formula espositiva funzionale, un intera galleria di muri bianchi all’interno dei quali gli interpreti possono confrontarsi e lavorare in piena libertà. Appare quindi chiaro come non si tratta di una vendita ed esposizione di tele ma piuttosto un occasione di immersione totale all’interno dell’immaginario di un artista che ha l’opportunità di esprimersi proprio attraverso il suo medium prediletto e con esso ottenere poi commissioni da parte di collezionisti privati e soggetti pubblici. Una formula così particolare non poteva che trovare la nostra piena fiducia laddove in un mare di spazi più o meno gestiti bene si sentiva un po’ la mancanza di un approccio così diretto e soprattutto congruo al fenomeno street art.
L’ultimo ospite quindi a dare vita alle pareti dello spazio Romano è Diego Miedo, l’artista dopo un intensa settimana di lavoro ha quindi accolto i curiosi che si sono ritrovati immersi all’interno del particolare immaginario dell’interprete Italiano, tra riflessioni più o meno velati ed i suoi iconici characters. Attraverso un tratto che paga la propria influenza con il mondo illustrativo e soprattutto con quello dei comics, con il quale l’interprete prosegue il suo personale dialogo, Diego Miedo porta avanti un esperienza visiva eccentrica e caratteristica. Come detto al centro dei suoi elaborati troviamo soggetti e personaggi bizzarri, composti e raffigurati attraverso una forte sinuosità e soprattutto una grande espressività che li accompagna nel loro calarsi all’interno del contesto urbano. In questo senso è importante sottolineare come l’attività dell’artista sia intrinsecamente legata al palcoscenico cittadino e di come i suoi stessi personaggi riecheggino tra le viuzze e gli anfratti cittadini, dando loro voce, spuntando fuori ed emergendo attraverso il loro essere grotteschi ed al contempo riuscire a sottolineare le difficoltà e le problematiche del quotidiano.
In quella che è quindi una sorta di rivisitazione del mito dei Genius Loci, l’interprete dà vita a questi esseri in totale simbiosi con gli spazi e con i pertugi che la città ha da offrire, offre loro un carattere ed un esperienza emotiva che inevitabilmente impatta l’osservatore ed il curioso e che, proprio all’interno della galleria romana, prende vita e ne investe gli spazi.
Non aggiungiamo altro, in calce al nostro testo piuttosto potete trovare una ricchissima serie di scatti con tutti i dettagli del grande lavoro realizzato dall’interprete all’interno dello spazio romano, dateci un occhiata siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Laszlo Biro
Via Braccio da Montone 56
00176 Roma

Thanks to Laszlo Biro for The Pics

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Hitnes – New Mural in Brooklyn, New York

24/06/2014

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Ci spostiamo a New York, nel corso di From Street to Art, esibizione tutta italiana presentata negli scorsi giorni nella grande mela, il grande Hitnes ha avuto modo di realizzare questo nuovo intervento su questa piccola parete sul tetto di un palazzo.
Come spesso abbiamo avuto modo di vedere il percorso artistico di Hitnes è caratterizzato dalla volontà dell’artista di sviluppare la propria pittura incentrando la stessa unicamente all’interno di un universo prettamente naturale, sia dal punto di vista dei soggetti, gli animali, sia dal punto di vista delle scenografie adottate, una profonda e vasta caratterizzazione del verde, le opere dell’interprete vanno ad inserirsi negli spazi a disposizione colloquiando con gli stessi attraverso grande ed esuberanti soggetti. A stupire è come sempre il particolare tratto che l’artista sceglie di sviluppare per i suoi interventi, si tratta di una pittura altamente viscerale, le pennellate si fanno delicate e vanno a segnare gli spazi attraverso tinte e cambi repentini di tonalità che rivelano tutto l’incredibile livello di dettaglio che accompagna in toto le sue produzioni, la grande capacità pittorica viene sviluppata per ricreare alla perfezione i corpi degli animali e delle bestie scelte rendendo i lavori assolutamente realistici e contrapponendo gli stessi, che spesso e volentieri vanno a rappresentare la fauna e flora del posto, con un tratto costituito da tinte più sature ed impattanti per quanto concerne gli elementi del paesaggio rappresentati. Quello che caratterizza le produzioni dell’interprete è senza dubbio un impostazione del tratto assolutamente viscerale che esplode ed impatta chi osserva investendolo di emozioni e stati d’animo differenti, l’impressione è quella di trovarsi di fronte a composizione particolarmente accelerate, in cui appunto il moto perpetuo dei soggetti va ad amplificarne la realisticità ed al contempo l’impatto.
Questa sua ultima fatica, realizzata sul tetto di un palazzo newyorkese in occasione come detto della splendida mostra ospitata all’interno dell’Italian Cultural Institute, Hitnes mette in campo tutto il suo bagaglio tecnico e visivo popolando la piccola parete attraverso la pittura due animali. Il colore scelto dall’interprete per dar vita ai due soggetti è un impasto di verde e giallo che, in un percorso cromatico altamente accentuato, fa emergere i due animali, a sinistra un piccolo coniglio a destra un cigno intenti quasi a stuzzicarsi a vicenda.
Non aggiungiamo altro, in calce al nostro testo piuttosto ripercorriamo assieme le fasi di realizzazione dell’intervento fino all’eccellente risultato finale, dateci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare. Nei prossimi giorni invece vi mostreremo un recap approfondito dello show perciò stay tuned!

Pics by Jaime Rojo via Bsa

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MOMO for The Milestone Street Art Project

24/06/2014

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A Girona quest’anno hanno davvero deciso di fare le cose per bene, c’è infatti anche MOMO tra i grandi ospiti dell’eccellente Milestone Street Art Project che va quindi ad arricchirsi con un nuovo splendido intervento del grande artista Statunitense.
Con ancora negli occhi lo spettacolare intervento realizzato qualche settimana fa ad Atlanta (Covered) andiamo quindi a dare un occhiata a quest’ultima fatica del grande artista che, a differenza del precedente lavoro, qui ha l’opportunità di convogliare tutti i propri sforzi all’interno di un’unica e compatta parete.
Come spesso abbiamo avuto modo di vedere, il grande interprete sviluppa i propri interventi anzitutto in funzione della particolare conformità dello spazio a disposizione andando poi ad applicare sullo stesso la personale e peculiare ricerca visiva. Nelle sperimentazione dell’artista emerge sicuramente il legame con le personali esperienze vissute dallo stesso che senza alcun dubbio ne hanno influenzato l’approccio visivo per un lavoro che nonostante le differenti soluzioni e spazi sui cui intervenire, ha saputo nel corso del tempo mantenere inalterata la propria prerogativa ed il proprio impulso visivo. In questo senso l’impulso astratto di MOMO si sviluppa attraverso una continua presenza di forme ed elementi differenti accompagnati da texture e linee diverse, quello che emerge è un grande e sfaccettato impulso che lega sotto un’unica visione tutta la ricerca e l’impostazione visiva dell’artista insieme a sentimenti e sensazioni del momento. Le figure espresse vanno quindi ad investire gli spazi per mezzo di una forte e radica influenza cromatica, laddove proprio nel approccio delle tinte alla forma, e viceversa, nello sviluppo dei colori adottati, in una scala sempre piuttosto intensa ed impattante, che emerge tutta l’attrattiva ed il forte coinvolgimento degli interventi dell’artista. All’interno delle trame imbastite da MOMO si susseguono forme ed elementi che vanno ad intersecarsi tra di loro, cambiando aspetto e colore, in un interazione costante che come detto non dimentica di appropriarsi degli elementi che circondano lo spazio circostante al fine di creare un armonia ed un equilibrio costanti.
Per la parete messagli a disposizione dagli organizzatori, adiacente all’interno di Sam3 (Covered), l’artista ha modo proprio di cogliere gli aspetti cromatici dello Spagnolo, raccogliendone il colore nero, per poi arricchire la superfice con il consueto e peculiare gioco di forme e linee che giocano sul contrasto tra blu e rosso in una continua scala esplorativa.
In calce al nostro testo come sempre trovate una serie di scatti con i dettagli del lavoro dateci un occhiata ma restate sintonizzati c’è infatti ancora parecchio da vedere per questa nuova edizione della rassegna spagnola, perciò stay tuned e se vi siete persi qualcosa qui tutti i precedenti interventi.

Pics by The Artist

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Dome – “European Size” New Mural at Colab Gallery

24/06/2014

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A distanza di veramente parecchio tempo torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di Dome, l’artista tedesco ha infatti da poco terminato questa nuova splendida parete all’interno degli spazi della Colab Gallery in occasione dello show “Public Provocations”.
Osservando le produzioni di Dome abbiamo sempre avuto l’impressione di un continuo e radicato binomio visivo che l’artista volutamente va a proporre all’interno delle sue opere, la scelta di lavorare attraverso due differenti canali visivi va quindi a sviluppare due percorsi che all’interno degli elaborati vanno ad intersecarsi tra di loro fino a scaturire in un’unica chiave di lettura comune. In questo senso le produzioni dell’interprete si sviluppano attraverso una precisa impostazione in bianco e nero laddove da una parte l’artista insiste su figure e soggetti realizzati in total black, dall’altra e di contro sviluppa trame ed elementi attraverso un impostazione visiva chiaramente realistica ma pur sempre in bianco e nero. Questa precisa scelta va quindi sicuramente a staccare in una sorta di frattura visiva i protagonisti delle sue opere, si tratta di particolari characters raffigurati attraverso un profonda tinta nera che muovono spunti e riflessioni attraverso le azioni ed il loro interagire con il resto della composizione finale. Questo visibilissimo stacco va quindi nell’immediato a colpire lo spettatore andando appunto ad intensificarne l’analisi visiva suggerendo le intenzioni tematiche dello stesso pittore ed al contempo facendo emergere tutti gli effetti visivi tipici del suo percorso produttivo. È infatti innegabile come l’interprete si serve di interessanti effetti tridimensionali, facendo ad esempio risaltare ed emergere tutta l’opera o semplicemente alcune figure all’interno della stessa, andando ancora una volta ad interagire profondamente con chi osserva.
Raccogliendo quindi questa sua particolare impostazione visiva Dome presenta all’interno degli spazi della galleria “European Size”, l’opera rappresenta l’ideale proseguo tematico delle produzioni dell’interprete che ancora una volta sceglie di soffermarsi su argomenti e spunti decisamente importanti ed impegnati. Dopo i temi legati alla morte ed alla vita, qui l’artista analizza lo stato di fatto dell’unione europea, in particolare gioca con il titolo dell’opera dove la ‘grandezza’ si trasforma in misura di scarpe, laddove proprio una calzatura va ad affondare il passo sul corpo di uno dei suoi iconici personaggi.
Il risultato finale è quindi un opera fortemente ironica ed al contempo viene impreziosita da una serie di dettagli davvero splendidi, il gioco di ombre, la profondità della scacchiera che fa da contesto all’opera, la testa dell’animale – elemento piuttosto ricorrente nelle produzioni dell’artista – passando infine per tutta la profondità di un tratto altamente espressivo e coinvolgente.
Nient’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ammirare tutti i dettagli di quest’ultima fatica dell’interprete attraverso le immagini in calce al nostro testo, è tutto dopo il salto, enjoy it.

Pics by The Artist

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MP5 “Open God” New Mural in Lugano

24/06/2014

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Con quest’ultima fatica realizzata da MP5 prosegue la serie di interventi che sta interessando la città di Lugano frutto del lavoro degli amici della Ego Gallery che proseguono nel portare avanti in parallelo alle mostre interessanti realizzazioni urbane.
Quest’ultima fatica si trova direttamente in centro città, esattamente sulla strada che ne corso degli anni ha visto i lavori di Agostino Iacurci, DEM, Sam3 e prosegue quindi l’interessante progetto urbano portato avanti proprio dalla galleria Svizzera. Dal titolo “Open God” con quest’ultimo intervento, situato proprio accanto alla spazi della Ego Gallery, MP5 va anzitutto ad ispirarsi al mito di Ganymede, il pastore di cui il Dio Zeus si innamorò e che per averlo sempre al suo fianco, secondo il racconto, decise di trasformarsi in un aquila.
Da qui parte lo spunto dell’interprete che va a cogliere tutti quegli aspetti legati all’iconografia del mito dove il ragazzo, unico uomo di cui si innamora il dio del tuono, viene sempre rappresentato come un ragazzo in balia degli eventi, laddove il primo a donare una carica sensuale al soggetto fu il grande Michelangelo. Raccogliendo appieno da questo grande calderone di elementi, l’interprete elabora una sua peculiare visione del mito andando a sviluppare un intervento che alimenta una serie di spunti ed accorgimenti nuovi che trovano proprio il loro giusto posto.
Nell’impostazione visiva tipica delle produzioni della grande artista Italiana appare anzitutto chiara la volontà della stessa di entrare in contatto diretto con la superfice di lavoro e con l’ambiente circostante, in modo da innescare da una parte in equilibrio sostanziale dall’altra una simbiosi forte e radica tra i soggetti dipinti e ciò che li circonda. L’aspetto pittorico è sicuramente legato al nero ed ad una impostazione fortemente influenzata dal mondo dei fumetti e dell’illustrazione, con un uso suggestivo del disegno a mezza tinta in un costante equilibrio tra bianco e nero. Proprio quest’ultimo negli ultimi tempi è stato incentivato dalla presenza di una terza tinta che potesse in un certo senso alimentare le figure ed i soggetti espressi ed al contempo donare maggior impatto ai risultati finali proposti.
Per quest’ultimo lavoro MP5 va però come detto ad innescare una serie di nuovi spunti, anzitutto la scelta di utilizzare come terzo colore quella della superfice di lavoro in modo da incentivare maggiormente il rapporto di simbiosi con gli spazi ed al contempo sfruttare la particolare architettura della parete. La lettura dell’artista del mito va invece a segnare un accettazione da parte di Ganymede della passione di Zeus, laddove il protagonista osserva lo spettatore, dall’alto della sua ascesa, con sguardo fiero e deciso mentre con la mano accarezza e tiene con se le zampe dell’aquila. Al contempo l’opera si dimostra capace di trasmettere e toccare spunti passionali e sensuali e nel suo risultato finale va ad interagire anche con gli spazi limitrofi la parete centrale, proprio qui l’artista rivendica la volontà di raccontare in modo sfaccettato storie attraverso spot differenti e non unicamente per mezzo di una sola parete. In questo senso l’opera finale si arricchisce di una serie di elementi limitrofi al muro, il cane da pastore ed i caproni che vanno in un certo senso ad intensificare la scena terrena in contrasto con l’ascesa del protagonista.
Non aggiungiamo altro, in calce al nostro testo piuttosto potete trovare la consueta serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica dell’artista, il consiglio è quello di mettersi comodi e darci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Artist for The Pics
Pics by Carlotta Zarattini

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ROA – “PROJECTUM 06” at StolenSpace Gallery (Recap)

24/06/2014

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Dopo Pan-roa Box’s dello scorso anno, il grande ROA torna finalmente con una nuova e bella carica esibizione da poco aperta lo scorso 13 Giugno all’interno degli spazi della StolenSpace Gallery di Londra.
Dopo la bella parete realizzata proprio in occasione dell’apertura del suo show (Covered) andiamo quindi a vedere da vicino le meraviglie di “PROJECTUM 06”, questo il titolo dello show che ci ha profondamente impressionato. L’aggettivo che maggiormente si addice ad uno spettacolo di questo tipo è senza dubbio agghiacciante, ROA calca decisamente la mano per questa sua ultima fatica andando ad allestire uno show interamente costituito dai classici pannelli scomponibili ed apribili che da sempre abbiamo avuto modo di trovare nelle sue esibizioni. In questo caso però la totalità degli spazi della galleria londinese vengono completamenti trasformati da una atmosfera tipicamente macabra e cupa dove all’interno delle composizioni si muovono figure ed animali tipici dell’immaginario dell’interprete. Il grande artista Belga si diverte ad inondare le stanza attraverso una visione oscura, sembra di trovarsi all’interno di un laboratorio di morte, dove figure agghiaccianti si susseguono all’interno di uno spettacolo sicuramente forte ed impattante.
La forza dell’interprete così come di questa sua ultima fatica, è quindi ancora una volta quella di riuscire a suscitare emozioni e stati d’animo contrastanti all’interno di un percorso visivo che non smette di calamitare la propria attenzione verso il mondo animale. In questo senso è importante sottolineare come gli interventi di ROA vadano a tracciare anzitutto una linea diretta con l’uomo, con la crudeltà che lo stesso rivolge agli animali e lo fa attraverso un impostazione visiva decisamente rivolta verso toni oscuri e malinconici. Gli animali dell’artista, dipinti con una incredibile profondità di dettaglio ed interamente attraverso una scala di grigi forte e ridondante, risultano rabbiosi, carichi di odio ed al contempo si sgretolano e si aprono lasciando intravedere le proprie viscere, il proprio scheletro, il proprio sangue impattando in questo modo lo sguardo di chi osserva. Emergono nei risultati finali immagini soffocanti e brutali che alimentano il nostro disagio ma che al contempo divengono una riflessione ed un canale visivo per urlare la morte e con essa mettere sullo stesso livello l’emisfero animale con quello umano, in una sorta di ipotetico specchio che ne riflette le barbarie, le violenze e tutti qui lati sinistri e caratteristici dell’umanità.
In calce al nostro testo trovate un ampia ed esaustiva galleria di scatti con tutte le immagini dell’emozionante allestimento realizzato dall’interprete, mettetevi comodi e dateci un occhiata, è tutto dopo il salto.

Internationally acclaimed street artist ROA comes to London to create a unique onsite installation in StolenSpace Gallery.

Belgium artist ROA is renowned for his unique portrayal of large scale urban wildlife, disquietly cohabiting city streets worldwide, hand painted in his distinctive black and white highly detailed rendering.

ROA is an artist deeply preoccupied with the significance of the creative process. Working conceptually on each project, he nurtures a dynamic energy which evolves during the restricted time-frame. His method is consistent. Arriving in a location he adapts to his habitat, allowing inspiration to flood from buildings and objects and literally ‘waking up’ to the realities surrounding him. Foraging for the recycled found-objects he seeks becomes a harder task in London, adding a new dimension and highlighting physical process and interaction in this completed body of work. The animals themselves are represented in their purest forms, whether they be alone or in groups, sleeping or awake, half skeleton or part organ dissection. Using placement and the enlarging of subject, ROA implies the absurdity of the human attitude toward animals, as well as toward their own roots and origin. The architecture and discarded objects act as vessels for the huge creatures’ lifetimes, the realism of the images on the man-made material emphasising the tension between culture and nature.

Pics via AM
Pics by Paul Whitehouse

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INK ON PAPER: Volume II

23/06/2014

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INK ON PAPER vuole approfondire uno degli aspetti più interessanti del mondo del writing, il supporto cartaceo vero e proprio volano espressivo nonché mondo parallelo alla strada.
Secondo Volume: Fuzi

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“La tecnica non ha nulla a che vedere con la potenza emotiva di un’opera”

Fuzi inizia il suo percorso artistico nei primi anni ’90 ed insieme alle sue crew UV – TPK, le più temute del periodo, ha dato vita a quello che è conosciuto come “ignorant style”.
La definizione, coniata in senso dispregiativo da un writer romano, è stata da subito adottata da Fuzi stesso con intento provocatorio, per definire il suo approccio al writing: brutale, sia nella tecnica che nel rapportarsi con le superfici e con gli altri writer che spesso venivano coperti senza rispetto.

Uno modo di dipingere svincolato da dogmi estetici e comportamentali della “scena”, selvaggio: Fuzi si esprime con lettere e disegni dall’aspetto infantile, semplici ed istintivi nella realizzazione e che proprio per queste caratteristiche, si sono imposti, rappresentando un momento di rottura con quanto era stato fino ad allora ritenuto “accettabile” in termini di stile e attitudine. La crudezza della forma riflette uno stile di vita che non fa compromessi con la società, per cui conciliare l’essere presente dentro e fuori a tutti i treni, sulle metro e per strada con la propria firma con una esitenza “normale”, diventa impossibile e conduce ad una vita da fuorilegge.

Tutto questo e molto altro (il percorso dell’artista va molto al di la del solo writing) è raccontato in maniera approfondita ed al contempo semplice e chiara in “Devoration”, un libro-intervista curato da Thibault Choai ed uscito nel 2013 in occasione della mostra omonima in 300 copie firmate; la costa delle pagine è colorata artigianalmente a cura di Krink. Layout minimale ed elegante, carta economica e foto sgranate  danno alla pubblicazione un aspetto spartano ma elegante che ben si sposa con la “poetica” di Fuzi.

Il volume, la cui lettura garantisce numerosi spunti di riflessione (in particolare i capitoli “Anti media coverage” e “The invention of the ignorant style” sono davvero interessanti) è uscito in occasione di una mostra (http://ilgorgo.com/fuzi-devoration-new-show-at-classic-ephemeral-gallery/) nella quale l’artista ha esposto la pelle dei sedili dei treni parigni decorata coi suoi “flash”, collegando il tatuaggio, arte alla quale si sta dedicando con incredibile successo da alcuni anni, writing e vandalismo, andando idealmente a chiudere il percorso iniziato negli anni ’90 ed in particolare si collega a quanto raccontato da “Ma ligne”.

“Ma ligne”, brillante gioco di parole tra “La mia linea”, la “Paris St Lazare/Mantes La Jolie”, e “maligno”, è un raffinato catalogo che raccoglie fotografie scattate tra 1996 al 2001, gli anni di massima attività di Fuzi come writer.
Le immagini, disturbanti nella loro violenza, ritraggono quasi esclusivamente gli interni vandalizzati dei treni della linea suburbana che Fuzi ed i suoi soci UV dominavano: caotiche tag tracciate in uno stampatello infantile a saturare il campo visivo e, soprattutto, sedili devastati, incisi con coltelli e cutter, a volte per scrivere nomi, più spesso soltanto per lasciare una traccia del passaggio di un gruppo di writer in guerra con la società ed in lotta per emergere, a modo loro, sulle altre crew, segnando a colpi di lama, il confine che li separava dagli altri.

Devoration, p.109: “En gros la technique n’a rien à voir avec le pouvoir émotionnel d’une œuvre”

Ritratto di Fuzi courtesy of Petra Valenti

Devoration: Paperback
144 pages / black printing
Language: english and french
ISBN : 978-2-9536997-5-3
http://www.classic-paris.com

Ma ligne: Hardcover: 146 pages
Publisher: Patrick Frey (January 2, 2011)
Language: French
ISBN-10: 3905509989
ISBN-13: 978-3905509984
http://www.editionpatrickfrey.com

Per approfondire:
Graffalife vol. 8 e 9; Matiere Grise; Descente interdite (graffalife.blogspot.it/)
Pirates video (http://www.zeab.fr)
Fuzi flash tattoo collection vol. 1 e 2

Text by Pietro Rivasi from D406

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Fra Biancoshock – “Hardcore” A New Mural

23/06/2014

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A distanza di parecchio tempo torniamo con piacere ad occuparci del lavoro di Fra Biancoshock, l’artista Italiano ha infatti da poco terminato questo intervento, un lavoro caratteristico che si allontana del consueto piglio e che vuole piuttosto essere una grande personale riflessione.
Nel nostro approccio al lavoro di Fra Biancoshock abbiamo sempre avuto un occhio particolare per tutti quei differenti approcci che l’artista ha saputo mettere in campo, ogni singola volta ne abbiamo colto l’impostazione ed la precisa esigenza dell’interprete di sviluppare un dialogo ed una visione differenti, una sorta di non appartenenze a qualsiasi tipo di etichetta che ha puntualmente ha saputo stimolarci e spingersi verso una osservazione differente. In questo senso il percorso dell’interprete si è spesso servito di strumenti differenti per quelle che erano le sue esperienze che di impeto colpivano il fruitore o lo spettatore calando all’interno delle spiccate riflessioni che di volta in volta ne hanno caratterizzato l’operato. La magia innesca ha saputo trattare, attraverso una massimizzazione di ciò avevamo di fronte e per mezzo di una irriverente impostazione, argomenti differenti rivelando proprio attraverso l’intelligenza, il divertimento o la follia dei pezzi e delle esperienze presentati, tutta la profondità di un lavoro che non si è mai sottratto dal approfondire temi scomodi ed importanti catturandoli e presentandoli al pubblico attraverso un piglio assolutamente nuovo e certamente efficace.
Denominatore comune quindi del percorso dell’artista è sempre stato il particolare legame con la strada per mezzo di un ottica certamente differente nel appropriarsi degli spazi portata avanti travalicandone l’aspetto così come la loro stessa funzione, rimescolando ed elaborando riflessioni dannatamente semplici, moderne ed impattanti attraverso un differente percorso visivo ed emotivo, spingendoci quindi ad osservare sotto un punto di vista nuovo e che ci ha sempre lasciato coinvolti ed al contempo colpiti.
Se queste da sempre rappresentano le basi del lavoro di Fra Biancoshock, quest’ultimo intervento va invece a riallacciare un personale rapporto con il passato andando al contempo da una parte a rivendicarne l’efficacia e dall’altra a creare una sorta di dedica personale. Come abbiamo avuto modo di constatare la maggioranza, se non la totalità, degli artisti di cui seguiamo gli sviluppi in strada, è partita come writer ed attraverso questa preciso piglio ha saputo poi imboccare la personale strada che lo ha reso quello che a tutt’oggi è.
Quest’intervento rappresenta in questo caso una riflessione personale sul mondo dei Graffiti, sull’importanza dello stesso e su ciò che ha rappresentato per l’interprete, per l’artista questo universo ed il suo essere Hardcore diviene così, con un elaborato anamorfico che ne coglie proprio lo spirito in un impostazione va esattamente e letteralmente oltre il muro, oltre uno stile ma che piuttosto diviene una sorta di attitudine personale.

Thanks to The Artist for The Pics

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M-City – New Piece in Bielsko-Biała

23/06/2014

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Andiamo con piacere a togliere il velo all’ultima fatica del grande M-City, l’interprete Polacco ha infatti da poco terminato questo nuovo eccellente lavoro su questa grande parete a Bielsko-Biała in occasione dell’invito da parte del Museo Storico della cittadina.
Come spesso abbiamo avuto modo di vedere il lavoro di M-City è perlopiù sviluppato attraverso un utilizzo spasmodico di stencil, attraverso la creazione di piccole forme l’artista va ad intaccare gli spazi riassumendo all’interno delle visioni rappresentati tutto il suo background e gli studi accademici che coinvolgono l’architettura. Nell’indagine visiva dell’artista andiamo quindi ad impattare con forme e visioni prettamente industriali e con un tratto che riduce all’osso, stilizzandoli, gli elementi urbani e sopratutto meccanici, un fare illustrativo se vogliamo arricchito da un binomio cromatico spesso fortemente radicato e che lo vede altrettante volte confrontarsi unicamente con il bianco e con il nero con l’aggiunta di un altra tinta a rinforzare le sue produzioni. Specialmente nell’ultimo anno abbiamo assistito con piacere ad una evoluzione sostanziale delle stilistiche di lavori dell’artista, gli interventi si sono fatti mano a mano più complessi e caratterizzato da una serie di distorsioni visive o coinvolgimenti architettonici che hanno investito tutta la sua produzione rivelandone la continua ricerca e sopratutto un nuovo e coinvolgente impatto scenico che dal canto nostro abbiamo senza dubbio apprezzato.
Osservando il risultato finale della composizione realizzata qui da M-City appare innegabile come l’interprete stia lavoro dopo lavoro, concentrando i propri sforzi verso un utilizzo decisamente più massicci dio differenti campionature cromatiche. In questo senso l’interprete specialmente nell’ultimo periodo sta quindi coniugando gli sviluppi prettamente visivi del proprio percorso insieme ad una maggiore e spiccata sensibilità cromatica, l’unione di queste due nuove ed ora essenziali componenti va quindi a caratterizzare questa fase transitoria del percorso dell’artista ed al contempo ci regala interventi che da una parte mantengono l’elevatissimo numero di dettagli che da sempre contraddistinguono le sue opere, dall’altra ne elevano il risultato finale attraverso effetti di profondità e tridimensionalità accompagnanti da variazioni di colori ed accostamenti degli stessi assolutamente riusciti.
Per questo suo nuovo intervento l’interprete va quindi anzitutto a creare due distinte ed opposte ‘colonne’ di elementi, dove va ad elaborare il consueto numero di macchinari e meccanismi aggiungendo un inedito effetto con il verde che va a coprirne parte del corpo. A colpire però la nostra attenzione è però immancabilmente la parte centrale del lavoro che accoglie al suo interno una serie di elementi cromatici piuttosto radicali con un continuo cambio di tinte per quella che assomiglia ad una grande cascata.
In calce al nostro testo vi abbiamo preparato una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica realizzata dal grande artista in aggiunta ad alcune immagini durante il making of, dateci un occhiata siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Pics by The Artist

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Phlegm – New Mural for Artscape Festival 2014

23/06/2014

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Dopo aver passato alcune settimane nell’emisfero Australe, il grande Phlegm si è da poco spostato a Malmö in Svezia come uno degli ospiti di punta del bel Artscape Festival, l’interprete inglese per la rassegna ha da poco completato questo splendido nuovo lavoro.
Caratterizzando sempre tutti i suoi lavori attraverso un indole visiva piuttosto personale e soprattutto per mezzo di un tratto forte, rimarcato e che si affida unicamente al bianco ed al nero come unici vettori cromatici, Phlegm ha saputo nel corso di questi anni farci calare all’interno di una dimensione pittorica precisa e peculiare, un vero e proprio mondo a sé attraverso il quale l’artista si confronta con la realtà ed allo stesso tempo dà sfogo a tutta la sua fervida immaginazione. L’universo caratteristico dell’artista con base a Sheffield è infarcito dalla presenza di personaggi bizzarri calati all’interno di una scenografia e di conseguenza un mondo, che parete dopo parete si è fatto mano a mano sempre più limpido e vivo, l’abilità dell’interprete è stata quella di rendere sempre più coinvolgente l’ambientazione dei suoi characters rivelando in questo modo tutta le peculiarità di un universo proprio e vasto che da elemento passivo nel percorso produttivo dell’interprete, ha iniziato specialmente nell’ultimo anno, a prendere forma rappresentando una figura ed un protagonista a se stante ed offrendoci in questo modo l’opportunità di approfondire le vicende dei soggetti che lo abitano. Le creazioni di Phlegm ruotano intorno alla figura degli iconici characters, esili e con abiti caratteristici li abbiamo spesso visti alle prese con le situazioni più improbabili, immersi all’interno di un habitat intriso di riferimenti alla cosmologia, all’alchimia, ma anche a temi come lo steampunk, rivelando tutto il carattere di un filone tematico sfaccettato e decisamente profondo. L’ingegno dell’interprete è stato fin da subito quello di caratterizzare al meglio le sue controparti su muro e su carta inserendole all’interno di situazioni sempre diverse in un altalena che non ha risparmiato di coinvolgere animali e creature fantastiche, toccare temi e spunti differenti e soprattutto offrire allo spettatore l’opportunità di immergersi all’interno del mondo da lui stesso ideato. Abbiamo visto di questi soggetti l’ingegneria e la tecnologia, spesso caratterizzata da riferimenti magici, così come la loro inventiva, laddove unendo gli sforzi riescono a compiere azioni impossibile diversamente, per un coinvolgimento ampio ed avvolgente.
Per il festival Svedese Phlegm va a lavorare su questa grande lunga parete, l’intervento è anzitutto caratterizzato da una fortissima interazione con la particolare conformità dello spazio, con le piccole finestre ed i pali a diventare parte integrando della composizione finale. Sviluppando l’intervento spiccatamente verso l’alto, l’artista va quindi ad inserire un bel numero dei suoi iconici personaggi intenti proprio a salire, attraverso corde e scale su tutta la superficie del muro.
Un bel ritorno caratterizzato dal consueto e peculiare immaginario che vi invitiamo a osservare da vicino attraverso la bella serie di scatti che come sempre accompagnano i nostri testi, è tutto dopo il salto! Enjoy it.

Pics by The Artist

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CT – A Series of New Pieces in Torino

23/06/2014

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Continuiamo a seguire con interesse gli sviluppi di CT, il grande artista Italiano ha infatti da poco terminato una nuova serie di lavori all’interno di vecchie edifici abbandonati in quel di Torino riallacciando il rapporto con forme e sperimentazioni visive nuove ed inedite.
Un evoluzione costante quella dell’interprete che in questi ultimi mesi sta avendo un accelerata incredibile e che sta portando alla luce impianti visivi e soluzioni finali assolutamente nuova ed esaltanti.
Osservando le produzioni dell’interprete emerge anzitutto l’importanza del luogo per CT, il dialogo ostinato, ricercato e sviscerato attraverso la personale visione dell’artista è simbioticamente legato agli spazi dove lo stesso si ritrova a lavorare, una connessione forte, alimentata dall’esigenza di interagire con lo stesso rispettandone la fisionomia architettonica in un ipotetico proseguo delle forme e delle linee oppure in una vibrante ed accentuata contrapposizione visiva che possa di fatto staccare e capovolgerne la monotonia stessa del paesaggio circostante sia esso indoor che outdoor. L’interprete raccoglie questi elementi all’interno del suo peculiare immaginario, sviluppa supportato dallo stesso le sue figure figlie proprio delle due lettere che ne compongono il nome, la C e la T che vanno a scomporsi miscelandosi ed intersecandosi in un nuovo aspetto, una nuova fisionomia di volta in volta differente e che ci spinge ad affrontare un percorso inverso, di costruzione, cercando di leggere i segni, di assecondarne il movimento, criptico ed impenetrabile, per giungere infine alla risposta in totale armonia con il circondario. Se queste caratteristiche rimango sempre il fulcro del lavoro dell’artista, diversamente lo sviluppo delle figure e la loro costante evoluzione raccoglie alla perfezione l’istinto e la razionalità di una ricerca mai sazia. Come abbiamo avuto modo di vedere durante i lavori realizzati per il Viavai Project di Racale (Covered) l’interprete è giunto in queste settimane ad un nuovo approdo figlio di una differente impostazione visiva.
La spunto iniziale è come sempre legato alle lettere c e t, l’artista per questa nuova serie di pezzi, proseguendo sulla scia di quelli realizzati per la rassegna, va qui a rielaborare ancora una volta la figura andando a creare uno sviluppo unificato dove 8 porzioni compongono un unica grande immagine. Per CT si tratta come detto di un elaborato a più livelli dove il primo da colore allo sfondo che va impattare la parete staccandosi dalla superficie di lavoro mentre invece il secondo è quello del nero che rappresenta una figura propria. In questo senso è importante sottolineare il perfetto equilibrio degli elementi raffigurati in un legame ancora una volta con ciò che circonda il pezzo che nella sua peculiare lettura rappresenta un paragone con la nostra contemporaneità. In tale senso è l’interprete ci spiega come l’atto di scavare livello dopo livello la propria figura richiama quello di una sorta di ricerca in rete con pagine dalle quali si aprono più pagine in un modus operandi che vuole sfacciatamente coinvolgere sia lo spettatore distratto sia coloro che vogliono maggiormente approfondire, passando per una intensa riflessione della nostra vita e su ciò che ci circonda.
Non aggiungiamo altro, in calce al nostro testo piuttosto avete l’opportunità di vedere da vicino tutti i dettagli di questa nuova serie di interventi, il consiglio è quello di darci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

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108 for The Milestone Street Art Project

23/06/2014

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Tra i grandi ospiti che hanno preso parte ai lavori del Milestone Project troviamo con piacere il nostro 108, il grande interprete Italiano su questa parete di mattoni ha infatti da poco terminato un nuovo intervento che mescola le carte del suo lavoro.
Abbiamo sempre seguito con piacere gli sviluppi del lavoro di uno dei grandissimi nomi della scena Italiana, sempre curiosi di osservare da vicino le variazioni di un percorso decisamente personale e peculiare. Osservando le produzioni di 108 è sempre emersa l’esigenza dell’artista di sperimentare nuova soluzioni lasciando però inalterata l’impostazione delle sue opere, in tal senso partendo da una idea di forma nera, l’interprete ha saputo nel corso dei mesi realizzare impostazioni differenti, dalle figure maggiormente molli a quelle più incisive ad esempio. Questa precisa impostazione, figlia delle fortissime reminiscenze ed rielaborazioni di elementi e forme naturali, nella sua forma nera ha subito nel corso del tempo un passaggio sempre più accentuato verso accorgimenti cromatici di volta in volta differenti che da una parte hanno aumentato la profondità delle opere proposte, dall’altra hanno offerto la possibilità all’autore di sperimentare soluzioni visive nuove, scale di colori che di volta in volta andavano a tuffarsi all’interno delle profondità del nero.
Da questi ultimi approdi la parete realizzata a Girona rappresenta una sorta di step successivo, 108 riflette sul proprio impianto visivo andando a sorprenderci con una ‘inedita’ forma bianca. L’artista va quindi a riallacciare il rapporto con un idea che già in passato aveva avuto modo di sperimentare, con alcuni lavori caratterizzati da outline neri, in questo caso però piuttosto che una scelta studiata ma piuttosto il lavoro nasce come naturale esigenza visiva. L’intervento realizzato per il Festival nasce infatti su questa grande parete di mattoni, l’impossibilità di dare un fondo bianco alla totalità del muro, offrono all’interprete lo spunto adatto per sperimentare, attraverso un impostazione più grafica che richiama i precedenti lavori in giallo, una forma questa volta in bianco e nero. In fase di lavoro l’interprete vedendo l’eccellente contrasto ha avuto poi l’idea di elaborare l’intervento come se si trattasse di una sorta di negativo delle sue iconiche figure, ed è esattamente così che vediamo la figura nella sua forma finale.
IIl dipinto raccoglie tutta una serie di dettagli, come consuetudine l’artista si diverte ad innescare cambi di tonalità differenti andando in precise porzioni della forma ad inserire piccoli sviluppi cromatici. il risultato finale mantiene perfettamente le caratteristiche di mistero e profondità che da sempre appartengono al lavoro di 108, attraverso però un impostazione visiva differente in quello che è una sorta di capovolgimento tematico che però abbiamo particolarmente apprezzato.
In aggiunta all’intervento per la rassegna c’è stato il tempo per una breve incursione con Gola Hundun e Luca Zamoc, un piccolo lavoro che va a chiudere l’esperienza Spagnola, le immagini di quest’ultimo e tutti i dettagli della splendida pittura realizzata, le trovate tutte dopo il salto, siamo certi che non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Artist for The Pics

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Alexey Luka – New Piece at Le M.U.R.XIII

23/06/2014

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Continua il bel periodo per il grande Alexey Luka, l’interprete Russo ha infatti da poco terminato questo nuovo lavoro direttamente sullo spazio permanente messogli a disposizione dall’Associazione Le M.U.R.XIII di Parigi.
Nato come naturale proseguo dei lavori dell’Association Le M.U.R. questo progetto Parigino inaugurato lo scorso anno, ne eredita il carisma e la convinzione, come abbiamo avuto modo di vedere diverse volte, l’idea è infatti quella di creare un vero e proprio muro dinamico a disposizione degli artisti dove gli stessi possano esprimere al meglio il loro concetto di arte. Con un seguito sempre più importante l’Associazione si sta facendo notare per i nomi altisonanti, tra cui alcuni ospiti internazionali di spessore, che hanno prestato il proprio talento alla parete, personaggi di spicco del panorama contemporaneo le cui opere vengono di volta in volta coperte dall’artista successivo andando a creare una galleria dinamica e sempre in movimento, per quello che è quindi uno spazio permanente ma costantemente variabile.
Ultimo ospite è appunto Alexey Luka, l’artista di ritorno dall’Italia dove ha avuto l’occasione di realizzare una bella serie di interventi di grande dimensione, ha qui l’occasione di esprimere tutto il proprio talento all’interno degli spazi della billboard. Come più volte abbiamo avuto modo di vedere il lavoro dell’interprete ha nella sua visione una forte influenza astratta, in particolare l’artista esibisce una peculiare prerogativa geometrica atta a sviluppare, attraverso l’accostamento di forme ed elementi differenti, percezioni e suggestioni differenti. Proprio queste ultime vanno a far emergere volti, paesaggi e forme dinamiche che, configurate attraverso accostamenti cromatici e differenti elementi geometrici, rappresentano la vera e propria peculiarità visiva delle produzioni dell’artista. In questo senso le composizione dell’interprete riescono a connettersi con lo spettatore e con l’osservatore per mezzo di una interpretazione personale dove si è spinti a ricercare di assemblare le differenti forme geometriche proposte fino a ricomporre i volti ed i corpi dei soggetti raffigurati. In tal senso l’impressione è quella di trovarsi di fronte ad un grande puzzle all’interno del quale l’interprete muove blocchi, alimenta effetti illusori di profondità e tridimensionalità il tutto lasciando intravedere un comune percorso cromatico che si insinua tra cerchi, rettangoli e poligoni differenti.
Alexey Luka per questa sua ultima fatica raccoglie alla perfezione tutti gli elementi stilistici, tematici e visivi del proprio lavoro andando a comporre in intricatissima figura, duplice chiave di lettura anche qui, tra chi preferisce tentare una ricomposizione dei soggetti raffigurati e chi si abbandona alla profondità e lo spessore delle figure proposte, splendido.
In calce al nostro testo come consuetudine una bella serie di scatti con i dettagli di questa nuova magia firmata dall’interprete, dateci un occhiata e restate sintonizzati per tutti gli aggiornamenti sul suo lavoro qui sul Gorgo.

Pics by The Artist

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Weekly Overview 90| 16-06 to 22-06

22/06/2014

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Weekly Overview è l’appuntamento del Week-End dove vi presentiamo una selezione delle migliori news settimanali sul GORGO.

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JOYS – New Mural in Dergano, Milano

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Sam3 for The Milestone Street Art Project

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SBAGLIATO “Trottola” New Piece at Palazzo Collicola

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DissensoCognitivo at Elastico Studio (Recap)

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Axel Void – “Machete” New Mural in Mexico

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2501 – New Mural at MURAL Festival 2014

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Corn79 “Hybrids” at Studio D’Ars (Recap)

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BoomApartments Project in Krakow, Poland (Recap)

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Basik – New Mural for Traffic Design Festival 2014

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Gig – A New Indoor Mural

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Pastel – New Mural for Bien Urbain 2014

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CT – New Murals for VIAVAI Project

Slinkachu “Bank Balance” New Piece in London

22/06/2014

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Nonostante le incursioni sempre piuttosto sporadiche non perdiamo però di vista il lavoro di Slinkachu, l’interprete Inglese ha infatti da poco terminato un’altra delle sue tipiche installazione nella zona di Chiswick a Londra.
Attraverso il proprio operato raccolto all’interno del progetto “Little People” Slinkachu è riuscito a creare un mondo a se stante, i piccolissimi personaggi che lo abitano rappresentano uno spaccato divertente della società moderna, in una rappresentazione sfaccettata e caratteristica di azioni e situazioni appartenenti alla vita di tutto i giorni. Quello che contraddistingue questa serie è la continua esigenza dell’artista di dialogare con il panorama circostante, così che tutti gli elementi architettonici in aggiunta a tutto ciò che compone quel vasto organismo che è la città moderna diventi l’immensa scenografia ed universo per un mondo visto nel dettaglio e che fa il verso a quello largamente più grande che viviamo tutti i giorni, in questo modo si innesca un meccanismo di (ri)scoperta della città e di ciò che siamo soliti vedere ma non osservare tutti i giorni, il paesaggio attraverso l’operato dell’artista appare nuovo e sconosciuto, emergono gli anfratti, le pozzanghere, perfino le cartacce e tutti quegli altri alimenti che lo contraddistinguono, e che senza i lavori e le minuscole installazioni dell’interprete magari mai avremmo notato. Quello che va ad innescare l’operato dell’artista è quindi una visione differente del nostro mondo, dal piccolo vediamo il grande nella sua schiacciante vastità ma al contempo ci accorgiamo che è nel piccolo che emerge la bellezza del dettaglio. È proprio qui che agisce l’operato dell’interprete, attraverso la propria sterminata immaginazione osserva ciò che lo circonda ed immagina sviluppi e utilizzi differenti del tessuto urbano, come se fosse egli stesso parte del mondo da lui creato, ne alimenta la visione e ci regala divertenti istantanee di vita comune.
Dal titolo “Bank Balance” con questa sua ultima installazione Slinkachu prosegue nel toccare attraverso i suoi minuscoli lavori temi importanti e soprattutto piuttosto attuali, è in particolare la crisi che ancora una volta vediamo influenzare il micro cosmo ideato dall’interprete. Ancora una volta connettendo i due differenti universi, quello nostro e quello dei suoi minuscoli characters, l’interprete fa entrare in collisione i problemi dettati dalle sofferenze economiche che stiamo affrontando tutti i giorni ed il mondo da lui creato. In particolare quella che è emerge è si un opera divertente ma che al solito si sofferma su un tema importante, il rapporto con la banca diviene difficile anche per i piccoli uomini dell’artista che si ritrovano in bilico tra caduta e ricchezza, il tutto simulato attraverso il gesto più semplice del mondo, quello di un prelievo allo sportello.

Pics by The Artist

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JOYS – New Mural in Dergano, Milano

22/06/2014

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In occasione di VIA DOLCE VIA, evento tenutosi nel quartiere Milanese di Dergano, JOYS ha avuto modo di realizzare questa nuovo intervento direttamente legato alla personale ricerca visiva e tematica che da sempre ne accompagna le produzioni.
Diviso tra opere e lavori in strada ed una spiccata sensibilità nel mondo della scultura, attraverso una forte e radicata esperienza nel mondo del writing, JOYS dalla studio delle lettere va, nel proseguire il suo personale percorso, ad attingere ed ad aggiungere un ottica che ha nel suo approdo finale una trasformazione delle lettere in elementi maggiormente spessi e materici. In questo senso le produzioni dell’interprete vanno quindi ad assumere la sembianze di intricate composizioni tridimensionali che vanno ad elevarsi dalla superfice di lavoro innescando una sorta di labirinto composta da forme stratificate e ricche di livelli dove le linee che compongono i percorsi delle figure rappresentate vanno ad innescare un piano visivo assolutamente coinvolgente, ricchissimo di dettagli e dove la precisione e la geometria ne comandano lo sviluppo. Gli interventi dell’artista Italiano vanno quindi ad innescare una profondità ed una tridimensionalità decisamente rimarcate al contempo però la capacità illusoria di creare questi effetti visivi, cattura lo spettatore che tenta di seguire lo svilupparsi e l’intersecarsi delle forme e delle figure dipinte fino a perdersi completamente in un bagno di colori ed accostamenti cromatici vivi e belli spessi.
Questa sua ultima fatica ,organizzata e curata da Daniele Decia di Studio D’Ars, prende vita su due distinte sezioni che formano un’unica grande parete, nella prima parte del muro JOYS incanala tutta la sua attenzione su una composizione altamente intricata, attraverso un costante gioco di dimensioni, profondità e tridimensionalità, le figure realizzate vanno ad incastrarsi tra di loro generando, attraverso una scelta cromatica sicuramente impattante, un fortissimo impatto e coinvolgimento. Proseguendo sulla seconda sezione di muro, l’artista si diverte ad interagire con la particolare conformazione della parete andando ad imbastire una trama che nella parte centrale va ad interrompersi per poi riprendere la sua corsa nella porzione finale, in questo senso è quindi compito di chi osserva completare attraverso il proprio immaginario il percorso delle figure.
In calce al nostro testo trovate una bella serie di scatti attraverso i quali riviviamo assieme alcuni istanti durante le fasi di realizzazione della parete fino al bel risultato finale, dateci un occhiata.

Pics by Walls Of Milano and Stefania Sarri

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Truly Design – “Vanitas” New Mural in Losanna

21/06/2014

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A distanza di tempo torniamo con piacere a mostrarvi il lavoro dei Truly Design, il collettivo Torinese si è spostato a Losanna dove ospiti della EPFL hanno preso parte alla rassegna “Art on Science” per la quale si sono impegnanti con un nuovo bell’intervento anamorfico.
Protagonisti della nostra ultima rubrica Reflections, il collettivo Truly Design, composto da Rems182, Mauro149, Mach505, Ninja1, giunge quindi nella bella città Svizzera regalandosi un nuovo ed intenso lavoro che riallaccia il rapporto mai interrotto con le pitture anamorfiche, ovvero tutti quei lavori che per mezzo di un illusione ottica, vedono un immagine proiettarsi su un piano in modo distorto rendendo l’effettiva lettura possibile unicamente da una precisa posizione.
Dal titolo “Vanitas” l’intervento è stato realizzato su una serie di blocchi di cartone composti ed assemblati come una sorta di installazione esterna, gli interpreti vanno qui a cogliere gli stimoli della rassegna incentrata proprio sulle illusione ottiche ed al contempo un opportunità per una riflessione sulla scienza ed in particolare sull’ambizione umana.
Partendo quindi da questi argomenti si sviluppa l’intervento dei Truly Design che raccoglie al suo interno tutti gli elementi e gli spunti proprio della kermesse rielaborati attraverso il consueto e preciso impianto visivo. Come suggerisce il titolo l’opera prende spunto dalla Vanitas, si tratta di un particolare tema pittorico spesso nella storia dell’arte, all’interno del quale ritroviamo la natura morta insieme ad altri elementi allusivi e simbolici che insieme vanno a sottolineare la caducità della vita dell’uomo, si tratta quindi di un tema decisamente forte e profondo che va a sottolineare l’esistenza effimera di ogni uomo sulla terra.
Se quindi il tema dell’illusione è sostenuto dal particolare scelta visiva degli interprete, quelli maggiormente riflessivo e legato alla condizione umana viene sottolineato dai temi portati avanti qui dai Truly Design, la vanitas viene raffigurata attraverso una serie di figure perfettamente incastonate sulla superfice dalla quale emergono elementi e simboli di ambizione, alcuni di tipo scientifico in aggiunta ad elementi naturali fragili e che rimandano appunto alla natura transitoria ed effimera dell’esistenza umana.
Il risultato finale è quindi un opera che veicola due differenti esperienze, da una parte quella prettamente visiva, con lo splendido effetto ottica, dall’altra quella tematica con una riflessione che ci invita ad essere umili ed al contempo a vivere appieno ogni istante della nostra vita.
In calce al nostro testo potete trovare una bella serie di scatti con i dettagli di quest’ultima fatica degli artisti, dateci un occhiata e se volete approfondire il loro lavoro vi rimandiamo al bel documentario uscito un po’ di tempo fa che siamo certi non mancherete di gradire.

Recently EPFL, the Polytechnic Federal School of Lausanne invited us to participate in the “Art on Science” public exhibition, focused on optical illusions. A great opportunity for a reflection on science and human ambition. This is our tribute to Vanitas, a widely depicted theme in the history of arts. Alongside symbols of worldly ambition, scientific accomplishments, and vanity, we find allegories of the frail and transient nature of our existence. Far from being a morbid or bleak rebuke, it is an invitation to treasure in humbleness every instant of our precious lives.

A very big thank you goes to EPFL and Mediacom, which curated and supported the project.

Thanks to The Artist for The Pics

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CYRCLE. – New Piece at MURAL Festival 2014

21/06/2014

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Continuiamo a monitorare con piacere gli sviluppi del bel MURAL Festival di Montreal in Canada, a piombare sulla scena sono i CYRCLE., gli artisti hanno da poco terminato questo nuovo intervento condito dagli ultimi sviluppi stilistici e tematici già visti negli ultimi tempi.
Profondamente influenzata dalle ultime ricerche, quest’ultima parete del duo Losangelino prosegue i temi trattati e sviluppati all’interno di Overthrone! Pooring Reign ultimo show preparato all’interno degli spazi della Stolen Space Gallery di Londra qualche mese addietro. In questo senso i CYRCLE. proseguono la loro indagine su quelli che rappresentano i simboli del potere antico, ricontestualizzati e ri-arrangiati attraverso un imposta stilistica del tutto nuova, della quale abbiamo già avuto diversi assaggi, ma che mantiene inalterata la forte connotazione grafica che da sempre accompagna le produzioni degli artisti. Approfondimento il concetto emerge quindi un idea di una sorta di inversione di tutti quei simboli che hanno caratterizzato l’autorità nel corso della storia per mezzo di una mimica visiva atta proprio a rovesciare – letteralmente in senso visivo – e sovvertire il potere, in questo senso l’obiettivo del duo è quello di stimolare una riflessione interiore, cancellare i dubbi della mente, le soggiogazioni del potere per essere finalmente liberi e capaci di decidere per se stessi attraverso il proprio libero arbitrio in un filone in cui emerge quindi la volontà di riflettere sull’influenza del potere sull’uomo, sulle sue azioni, sulle sue emozioni e sugli stati d’animo.
Per questa loro ultima fatica dal titolo “Slave” i CYRCLE. abbracciano i lori ultimi sviluppi proponendo un mash-up di un antico tempio romano, la parte inferiore e quella superiore vengono rovesciate e scambiante come uno specchio inverso che nel suo centro viene attraversato da una spessa linea di colore arancione.
Appare quindi chiaro il definitivo abbandono di una componente visiva legata ai fasti del colore oro e delle grandi scritte che tanto avevamo influenzato l’operato dei due interpreti, piuttosto ora gli artisti scelgono di concentrarsi verso un approccio maggiormente pittorico diviso tra elementi assolutamente realistici e le consuete sezioni realizzate attraverso l’effetto bitmap e dove trovano posto unicamente scale di grigi ed il colore arancione.
Non aggiungiamo altro, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica realizzata dai due interpreti, dateci un occhiata e se vi siete persi qualcosa qui tutti i lavori del Festival Canadese che vi abbiamo già mostrato.

Pics via San

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Bezt – New Piece for MURAL Festival 2014

20/06/2014

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Con quest’ultima fatica di Bezt del duo Etam Cru, entriamo nel vivo dei lavori realizzati per l’eccellente MURAL Festival di Montreal in Canada, l’artista Polacco realizza uno dei suoi tipici interventi condito da elementi realistici filtrati attraverso un ottica tipicamente immaginaria.
Mentre il compagno di scorribande Sainer si trovava a Cracovia per i lavori all’interno dello splendido BoomApartments Project (Covered) Bezt si è quindi spostato per le strade della bella città Canadese come uno degli ospiti di punta della rassegna.
Con quest’ultima fatica andiamo quindi nuovamente ad immergerci all’interno di un immaginario sfacciatamente surreale ma che al contempo contiene elementi e soggetti appartenenti alla realtà. È proprio questa la principale leva del lavoro di Bezt così come degli Etam Cru, un approccio solido ed al contempo dannatamente legato all’immaginazione e che attraverso la stessa sviluppa una tela visiva altamente coinvolgente ed impattante.
Osservando le opere dell’artista ci si rende immediatamente come l’impostazione visiva e stilistica paghi la sua influenza verso approcci differenti, si tratta di una sorta di alchimia che unifica elementi prettamente grafici ad una impostazione tipicamente illustrativa. I temi scelti vanno spesso in controtendenza con il momento scrollandosi di dosso le difficoltà e le tensioni attuali per abbracciare piuttosto un ottica completamente rivolta all’immaginazione ed al sogno. Questi ultimi due aspetti sono quelli che poi vanno ad incidere con maggiore profondità all’interno di un percorso portato che insiste nel giocare con il reale e l’irreale, mescolando elementi fantastici ad altri più reali fino a dare vita ad un universo vero, intenso e che inevitabilmente suscita nello spettatore una forte senso di evasione. A sostenere un impalcatura stilistica di questo tipo troviamo una scelta cromatica forte, molto intensa e che nella sua visione finale va a sottolineare l’aspetto onirico del lavoro e del percorso scelto dall’interprete.
Bezt per questa suo ultimo lavoro sceglie anzitutto un nuovo soggetto femminile, piuttosto ricorrente nelle sue produzioni, andando a realizzare una nuova scena in cui il climax è sempre riconducibile alla particolare impronta stilistica, colori piuttosto scuri, tratto forte per quanto riguarda il viso e dettagli come consuetudine al massimo, ci piace.
In calce al nostro testo come consuetudine trovate una bella serie di scatti con i dettagli del lavoro terminato, in attesa di nuovi aggiornamenti da Montreal il consiglio è quello di darci un occhiata, siamo certi che apprezzerete.

Pics via Sosm

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Plumas “Solo con uno Mismo” in Neuquén, Argentina

20/06/2014

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Dopo qualche settimana di silenzio torniamo ad approfondire il lavoro di Plumas, l’interprete Argentino torna infatti al lavoro con un nuovo intervento realizzato di Neuquén, Argentina caratterizzato dal consueto impianto stilistico.
È anzitutto importante sottolineare nel parlarvi delle produzioni di Plumas, la volontà dell’artista di portare avanti un discorso altamente emotivo, in questo senso quest’impulso tematico va inevitabilmente ad influenzare l’aspetto finale delle sue opere. Dopo un primo approccio maggiormente rivolto verso l’astratto l’interprete sembra essersi osservato al proprio interno per sviscerare una pittura capace di cogliere attraverso un proprio filtro visivo, tutti quegli aspetti ed emotività che contraddistinguono l’uomo. Da questa vivacità riflessiva sono quindi emerse parti e sezioni del corpo umano che l’interprete scinde dal resto del corpo e che sceglie di porre nello spazio in una sorta di galleggiamento amniotico il tutto condito da una serie di elementi a carattere naturale. Se quindi osservando le opere veniamo in qualche modo a contatto con una visione per certi versi criptica approfondendo ciò che ci troviamo di fronte giungono a noi una serie di spunti differenti. È evidente la volontà di Plumas di accostare il paesaggio naturale, e quello cittadino della parete, dando quindi vita ad una sorta di scenario per le sue parti del corpo. È proprio qui che si concentra la nostra attenzione, queste ultime nella loro forma e soprattutto posizione, vanno a rappresentare le idee e gli spunti riflessivi dell’uomo, l’idea è quindi quella di ribadire il più classico dei ‘sono perché penso’ laddove, l’artista immagina gli spunti e le riflessioni sotto forma di arti o parti degli stessi, e noi ci ritroviamo di fronte ad un quadro sfaccettato e galleggiante che rappresenta proprio le idee ed i concetti, parti di una persona che letteralmente prendono una forma tentando una espressione dei loro concetti.
Per un impostazione tematica così intrica l’autore sceglie di affidarsi ad un pittura fortemente realistica ed al contempo emotiva dove sono presenti numero pennellate, con la scale cromatiche vicine al grigio ed in generale tinte piuttosto spente a rimarcare la profondità dei temi trattati.
Dal titolo “Solo con uno Mismo” Plumas, per questo suo ultimo lavoro, va ad indagare su una percezione decisamente personale, la solitudine entra in rotta di collisione con l’operato dell’artista che si interroga sul valore della stessa, ne cattura in un certo senso l’essenza andando a raffigurarne la profondità attraverso il proprio particolare impianto visivo. Le parti del corpo sono si intrecciano con i due colori a cascata, come se le idee e le emozioni entrino in rotta di collisione tra di loro, in un binomio cromatico sospeso tra il giallo ed il blu.
Non aggiungiamo altro, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultimo intervento certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Artist for The Pics

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Seikon – New Mural for Traffic Design Festival 2014

20/06/2014

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Proseguiamo il nostro full coverage sull’eccellente Traffic Design Festival di Gdynia in Polonia, a susseguirsi al nostro Basik (Covered) è infatti Seikon che ha da poco ultimato questo suo nuovo intervento caratterizzato dal consueto immaginario astratto.
Praticamente di casa il grande artista Polacco porta per la rassegna tutto il suo particolare immaginario visivo andando ad interagire con la grande superfice a disposizione attraverso una delle sue iconiche composizione geometriche. Abbiamo seguito passo per passo l’evoluzione dell’interprete sempre più coinvolti nelle differenti declinazioni stilistiche di un percorso che ha saputo mantenere la sua ottica astratta ma che ha nel corso del tempo intensificato la ricerca fino a sviluppare un impostazione visiva coerente, equilibrata e pulita.
Le opere di Seikon si sviluppano per un mezzo di una alchimia tra forme e componenti differenti, in questo senso è importante sottolineare anzitutto l’elevate densità di dettagli che accolgono le produzioni dell’artista ed al contempo la profonda caratterizzazione tridimensionale che emerge dai risultati finali. Osservando gli interventi dell’interprete emerge quindi anzitutto un percorso preciso che si sviluppa attraverso una grande varietà di elementi, tra elementi differenti, forme triangolari, linee e texture che avvolgono le figure, passando per segmenti, linee e direttrici che congiungono i differenti agglomerati di figure raffigurate attraverso una sorta di percorso multiplo e multi sfaccettato. La tridimensionalità della forme esposte ne influenza completamente l’assetto finale, veniamo infatti a contatto con elementi intersecati ed incastrati nella superfice in moto continuo simulato e ragionato che non cessa mai di stupirci e lasciarci positivamente coinvolti.
Per il festival di Gdynia, Seikon porta quindi in dote tutti gli elementi tipici del suo lavoro, l’artista ha a disposizione tutta la facciata esterna di questo grande edificio dove ancora una volta sceglie di dialogare con gli elementi del panorama, andando a campionarne alcuni colori, fino a realizzare un risultato finale assolutamente in armonia con lo spot e con il paesaggio, un lavoro splendido del quale vi invitiamo a prestare particolare attenzione ai dettagli.
Non aggiungiamo altro, in calce al nostro testo trovate piuttosto una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica dell’interprete in aggiunta a qualche immagine durante le fasi del making of, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo, nei prossimi giorni proseguiremo nel raccontarvi le meraviglie della rassegna.

Thanks to The Festival for The Pics
Pics by ALKAMURAT

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Sam3 for The Milestone Street Art Project

20/06/2014

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Ci spostiamo a Girona in Spagna dove in questi giorni si sta svolgendo il bel Milestone Street Art Project, tra i grandi nomi coinvolti ritroviamo con molto piacere il grandissimo Sam3 che ha da poco terminato di dipingere questa epica parete.
Sporadiche ma sempre di un certo effetto le apparizioni del grande Sam3, l’interprete Spagnolo riesce puntualmente a lasciarci di sasso attraverso interventi caratterizzati dalla particolare impostazione visiva. L’artista ha saputo portare avanti un percorso che lo vede utilizzare come solida base per le sue creazioni unicamente il colore nero sviluppato, nella forma e nel contesto, per la creazione di intricate immagini, figure o situazioni differenti, spesso legate a giochi di immagini differenti dove infine tutto viene ricamato intorno ad una struttura visiva altamente ipnotica e coinvolgente. Il grande artista, va detto é stato di fatto il prima interprete ad affidarsi questa particolare e peculiare inflessione visiva, sviscerando nei suoi pezzi temi, spunti e riflessioni differenti, giocando con il paesaggio ed interagendo con lo stesso e la conformità della parete andando a creare situazioni dal fortissimo impatto visivo ed investendo le sue opere spesso con riflessioni a carattere personale oppure andando a toccare spunti differenti. Da temi politici, sociali è importante però sottolineare come l’interprete vada spesso a realizzare interventi in cui è davvero marcato il valore sognante che va in un certo senso a ripercuotersi su tutto il suo filone produttivo.
Tra le particolarità dell’interprete non possiamo non citare la capacità di variare i soggetti, dall’uomo passando per elementi maggiormente naturali, intersecando negli stessi figure differenti in un interessante gioco tra elementi vari che mano a mano emergono all’interno degli spazi a disposizione, giocando con gli stessi fino a far emergere figure differenti in una altalena di emozioni sempre piuttosto ramificate e sfaccettate. L’ironia tagliente così come la volontà di attraversare il contesto urbano servendosi a meraviglia delle sue architetture, giocando con gli anfratti, le particolarità di ciò che era già pre-esistente sulla superficie, arrivando fino a lavorare sui cartelloni pubblicitari, tutto il variegato universo cittadino viene piegato e distorto per far posto alle visioni ed alle divertenti rappresentazioni dello Spagnolo.
Per questa sua ultima fatica è evidente come Sam3 vada a tracciare una personale rivisitazione, in chiave fortemente ironica, degli smartphone ridicolizzando chi ne è completamente assuefatto, con i soggetti letteralmente accecati, in un divertente doppio senso, dalla luce dello schermo che l’artista sceglie di non disegnare in modo da ridicolizzare ancora di più i soggetti raffigurati in una sequenza di immagini che siamo certi non mancherà di farvi riflettere.
Non aggiungiamo altro, vi lasciamo piuttosto ad alcuni scatti con i dettagli di quest’ultima fatica dell’interprete, scrollate giù, mettetevi comodi e dateci un occhiata!

Pics by The Artist

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SBAGLIATO “Trottola” New Piece at Palazzo Collicola

20/06/2014

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Gli amici di SBAGLIATO tornano a colpire e lo fanno con un nuovo splendido intervento realizzato ancora una volta all’interno dell’importante Palazzo Collicola di Spoleto proseguendo in questo modo il bel progetto Collicola on The Wall che già li aveva visti coinvolti qualche mese fa.
Con ancora negli occhi lo splendido lavoro realizzato in compagnia di Alberonero qualche giorno addietro (Covered) torniamo quindi ad approfondire il lavoro di uno dei nomi caldi della nostra scena che a cadenza random, attraverso il particolare approccio visivo, riesce puntualmente ad emozionarci ed esaltarci. È infatti importante sottolineare come il lavoro portato avanti, ma soprattutto la crescita nei temi così come negli spunti, che gli interpreti stanno portando avanti attraverso il loro operato, sia diametralmente proporzionale all’impatto delle loro opere.
La ricerca di SBAGLIATO si pone perfettamente come una illusione della realtà che ci circonda per mezzo di un processo visivo atto proprio ad un eludere la stessa ed ad innescare sensazioni e spunti differenti, in questo senso la capacità di sviluppare emozioni differenti è senza dubbio legato all’utilizzo di immagini reali, poste proprio in luoghi alcune volte impossibili, altre assolutamente perfetti e che non solo fanno da cornice, ma letteralmente si trasformano cambiando aspetto proprio in funzione di ciò che gli interpreti vanno a proporre. Il dialogo quindi con lo spot, con il panorama e con ciò che circonda la parete è quindi fondamentale e soprattutto diventa la linea di demarcazione tra ciò che vediamo e ciò che sappiamo non esserci all’interno di una realtà appunto che si trasforma presto in un cortocircuito visivo. La frattura visiva portata vanti da SBAGLIATO ha quindi in sé il seme della ragione, la perfetta coniugazione con gli spazi ed contempo tutta l’impostazione talvolta filosofica, alcune volte unicamente visiva, va quindi a generare una nuova realtà drasticamente influenzata sia dall’immaginazione degli artisti ma soprattutto dove trovano posto porte, spiragli e qualsiasi altro elemento architettonico che viene campionato e riproposto all’interno di un nuovo tessuto visivo, pronto per accoglierlo e con esso modificare il proprio dna e la propria immagine finale.
L’intervento di Palazzo Collicola, dal titolo “Trottola”, porta avanti i concetti prettamente tematici tipici di SBAGLIATO portandone avanti le invenzioni visive, andando a pescare però da un immagine nuova e differente, una roulotte posta all’interno di un museo, un oggetto fatiscente a confronto con il catalogo di opere d’arte, un immagine ‘sporca’ ma che al contempo fa da riflesso al Palazzo stesso ed alla sue bellezze esposte in uno spunto mirato proprio a mette l’accento sulle contraddizioni tipiche di un museo.

Nel museo tutto è fermo, si entra per percepire emozioni e visioni. Appena queste mettono piede al suo interno vengono classificate. avviene un’archiviazione culturale. Si prova a definire uno stato d’animo. l’atmosfera che regna è densa e immobile. il museo, luogo per eccellenza di diffusione dell’arte, porta con se anche un lato omicida.
L’intenzione questa volta è quella di mettere una lente di ingrandimento sul ruolo, per certi versi contraddittorio, del museo stesso.
Abbiamo scelto un soggetto con delle caratteristiche evidenti: vivibilità, dinamismo e fascinazione per l’ignoto.
la roulotte in un contesto come quello appena descritto si immobilizza e smette di vivere.

Thanks to The Artist for The Pics
Pics by Valeria Rocca

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DissensoCognitivo at Elastico Studio (Recap)

19/06/2014

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Dopo qualche giorno come promesso andiamo a dare un occhiata all’allestimento proposto dal DissensoCognitivo per il suo show all’interno dell’Elastico Studio di Bologna in occasione della presentazione della nostra fanzine annuale.
l percorso dell’interprete ci ha portato all’interno di una riflessione sconvolgente, se il futuro fosse definitivamente compromesso? se la nostra brama di potere e di sapere ci portasse ad un lento ed inesorabile declino? Sono queste le domande che si pone l’artista e lo fa portando lo sguardo in avanti, tracciando una propria e personale visione che ci offre l’opportunità di esplorare le lande desolate di un mondo non più appartenente all’uomo, ormai definitivamente scomparso, ma regnato da involucri di carne e biotecnologie che ne hanno decretato la fine. Il DissensoCognitivo prosegue la sua ricerca stilistica coniugando temi fortemente evocativi, dandoli in pasto alle pareti e rigurgitando quelli che sono gli esseri che domineranno la terra in futuro prossimo. Quello che incuriosisce ed interessa nello sviluppo delle tematiche e delle trame fin qui viste, è la forte contestualizzazione dei loro presentati, l’interprete si è impegnato nel rendere quanto mai più vero un futuro distorto all’interno del quale la razza umana si è definitivamente inclinata, soggiogata dalla tecnologia, dagli innesti biomeccanici, dove l’umanità si è trasformata in creature silenziose e vacue, perdendo definitivamente il loro lato più sensibile.
Questi impulsi e questi spunti permea tutte le produzioni dell’interprete per mezzo del vagare costante e senza un meta che ne caratterizza l’esistenza di questi abomini. Vuole raccontarci una storia quindi, una visione apocalittica di come, proseguendo sulla strada intraprese in questo secolo, potremmo ritrovarci, lo fà attraverso il proprio personalissimo tratto, con immagini forti, raccapriccianti, ci offre una ipotetica finestra sul mondo futuro, dove il grigio che permea i corpi di questi esseri, le anime erranti incastonate in corpi freddi e meccanici non parlano, stridono, urlano e si dimenano, coscienti forse del proprio stesso stato.
Lo show è composto da una bella varietà di lavori, anzitutto un bel quartetto di opere su pannelli arrugginiti di diverso formato e che rimandano al lavoro in strada portato avanti dal DissensoCognitivo negli ultimi tempi, proseguendo il giro degli spazi veniamo poi accolti da una grande installazione che copre la totalità di una delle pareti, si tratta di una struttura composta da differenti figure e che nella sua totalità va ad evocare il peculiare climax che accompagna la totalità delle produzioni dell’interprete. L’allestimento prosegue poi la sua corsa con una serie di disegni, tra cui gli originali che compongono la nostra uscita ed alcune opere in bianco e nero, dove l’artista va a concentrare i propri sforzi su figure maggiormente organiche e dense dalle quali emerge tutta la grande peculiare profondità di dettaglio, a concludere infine la proposta una serie di stampe e silkscreen di differenti dimensioni.
Non aggiungiamo altro, vi lasciamo piuttosto ad una lunga e dettagliata serie di scatti dove potete vedere da vicino i lavori presentati dall’artista per questo sua ultima fatica, mettetevi comodi, è tutto dopo il salto, noi vi invitiamo ad andare a darci un occhiata di persona.

Elastico Studio
Via Porta Nova, 12
40123 Bologna

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Futura 2000 “Introspective” at Magda Danysz Gallery (Recap)

19/06/2014

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Contemporaneamente all’eccellente allestimento di The Close Up nella sua sede di Shangai, la Magda Danysz Gallery ha da poco aperto lo scorso 14 di Giugno le porte di “Introspective” ultima fatica del grande Futura 2000 di cui andiamo a dare uno sguardo approfondito.
Una vera e propria leggenda, Futura 2000 inizia il suo percorso nei primi anni ’70, si avete letto bene, facendo la storia del movimento dissociandosi completamente dal comune lettering che affliggeva la maggioranza dei graffiti artist e lavorando piuttosto ad un approccio più astratto imponendolo in strada, in galleria ed in tutti gli ambienti artistici, guadagnandosi rispetto, fama e popolarità.
Questa sua nuova esibizione mette radici a Parigi, una sorta di seconda casa per lo Statunitense, ed il nuovo corpo di lavoro sarà senza dubbio caratterizzato dalle peculiari astrazioni graffiti che lo hanno reso un artista pionieristico.
Come detto l’esibizione rappresenta un occasione per vedere da vicino l’evoluzione del percorso del grande Futura 2000, il suo particolare approccio di espressioni ibride in un codice visivo che racchiude elementi appartenenti al mondo dei graffiti passando per una sorta di astrazione lirica. L’allestimento raccoglie quindi alla perfezione gli sviluppi dell’interprete con una serie di opere di diversa tipologia, dalle tele in misto vernice e vernice spray passando per fotografie, disegni e soprattutto una nuova serie di opere digitali che proprio negli ultimi mesi hanno particolarmente interessato l’artista e che ci hanno parecchio stuzzicato.
Non aggiungiamo altro, in calce al nostro testo potete piuttosto dare un occhiata approfondita a tutto l’allestimento presentato dal grande interprete, scrollate giù e se vi trovate a Parigi vi ricordiamo infine che c’è tempo fino al prossimo 26 di Luglio per andare a darci un occhiata di persona.

The star of the stars, the emblem of street-art and pioneer of the movement, known from the 70s for his abstract graffitis without letters, FUTURA is a real legend.

As BASQUIAT, SEEN, or Keith HARING, FUTURA has been involved in a numerous exhibitions since the 80s in New-York., notably the legendary New-York / New Wave at the PS1 in 1981. This exhibition drew the portrait of a new generation revolutionizing art with completely new art expressions. Being the first person to do a “whole-car” without letters, he quickly imposed his abstract style on the artistic world, in galleries, in museums, and even in concerts, such as the one of the Clash at Mogador in 1981 where he was discovered in France for the first time.

His style stands out among the others, as much for his abstract patterns which replace the classical “tags” as for the life of his composition. FUTURA is the true heir of the Abstract Expressionism, his movement portrays the same energy as Jackson Pollock. He builds a bright and colorful universe, which is instinctive, and balances geometrical lines in the patters which he paints with the spray cans as finely as if it was a paintbrush.

FUTURA is an exceptional artist. A virtuoso of the bomb, a pioneer full of energy. His works are hybrid expressions inventing his own language codes between graffiti and lyrical abstraction. In this exhibition, he presents powerful works combining the visual impact of his explosives colors and the dexterity of his drawing in his geometrical forms. Today, FUTURA is one of the most famous artists of the movementand his influence transcends all borders.

Magda Danysz Gallery
78 Rue Amelot
75011 Paris – France

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BLU – New Mural in Chile against HidroAysén

19/06/2014

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Con il consueto aggiornamento che non ti aspetti ecco tornare il grande BLU, l’artista Italiano si trova in Patagonia in Cile dove ha avuto modo di dire la sua su una nuova e spinosa situazione e manco a dirlo ecco di nuovo saltare il banco.
Ci risulta sempre piuttosto difficile monitorare gli spostamenti di BLU, pochissime informazioni in rete, se non unicamente dal suo sito web dal quale prontamente andiamo a raccogliere gli aggiornamenti del caso, quest’ultimo vede l’interprete spostarsi in Cile per occuparsi di una nuova e spinosa faccenda.
Nel corso del corso del suo lavoro BLU non ha mai nascosto la volontà di trattare e portare sotto i riflettori proprio tutte quelle situazioni ed angherie che stanno contraddistinguendo la nostra epoca, schierandosi apertamente contro i più deboli e veicolando le attenzioni da se stesso ad i problemi appunto. In questo senso negli ultimi l’anni è importante sottolineare come, specialmente in Italia, l’artista abbia lavorato spesso all’interno di centri sociali (Covered), o situazioni e location difficili dal punto di vista sia sociale che politico (Covered) andando a puntualizzare attraverso il consueto surreale immaginario tutto questi temi e queste vicissitudini che diversamente sarebbero rimaste (quasi) del tutto celate.
Con questa nuova parete Cilena BLU va a dedicarsi all’annoso problema dell’HidroAysén, il mastodontico lavoro è un progetto idroelettrico di massa, finanziato dalle più grandi campagne energetiche Italiane, Spagnole e Cilene, che minaccia di distruggere due fiumi incontaminati della Patagonia, di conseguenza le splendide terre incolte e le comunità che le abitano.
Partendo da questa situazione l’artista va a realizzare l’ennesima irriverente parete dove in un susseguirsi di dettagli, tra buche e camion al lavoro, tra voli pindarici di banconote, macchinari ed escavatori arriviamo alla gigantesca diga per un risultato finale dove si delinea la distruzione di una splendido paesaggio naturale.
Vista la difficoltà di riuscire a fotografare decentemente quest’ultima fatica del grande artista Italiano, vi abbiamo preparato una serie di scatti con tutti i dettagli del lavoro, tutto in calce al nostro testo, dateci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare.

HidroAysén is a massive hydroelectric project that threatens to destroy two of Patagonia’s pristine rivers, its irreplaceable wildlands and its local communities
the project is backed by the biggest energy companies from Italy, Spain and Chile
more about it here and here.

Pics by The Artist

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Moallaseconda “Il Buco” New Mural in Firenze

19/06/2014

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Con piacere torniamo ad immergerci all’interno dell’immaginario di Moallaseconda, l’artista Italiano a distanza di qualche settimana torna al lavoro realizzando questo nuovo pezzo all’interno di un vecchio fabbricato storico a Firenze.
Proseguendo nel portare avanti il proprio peculiare percorso Moallaseconda continua a farci immergere all’interno di un immaginario particolare, distaccato completamente dalla realtà, dotato di proprie regole ed abitato da bizzarri personaggi che richiamano nel loro aspetto quello dei soldati russi dei primi del ‘900 e che nella loro esistenza risultano completamente legate, anche fisicamente, all’elettricità diventata oramai parte fisica integrante degli stessi. In tal senso questa particolare caratterizzazione si lega indissolubilmente all’idea appunto di elettricità, una componente questa che attraversa tutte le produzioni dell’artista e che connette simbolicamente ogni singola sezione delle sue produzioni che mantengono si un impostazione figurativa, ma che al contempo si lasciano ammaliare da tutta una profondità astratta.
Nella visione dell’interprete risiede la volontà di tracciare una personale figurazione dell’uomo, per mezzo dei suoi iconici personaggi veniamo accolti all’interno di un universo che si pone a metà tra sogno e realtà, tra il quotidiano e l’esoterico. A supportare questa impostazione tematica troviamo un eccellente propensione al dettaglio, con elementi pittorici di piccola o grande intensità e sopratutto un costante binomio cromatico tra il bianco ed il nero interrotto unicamente dalle linee elettrica realizzata con il colore oro.
Per questo nuovo intervento dal titolo “Il Buco” ci troviamo all’interno del Sant’Apollonia dove risiede la famosa mensa di San Gallo è proprio qui che Moallaseconda sviluppa il lavoro andando a dialogare con la particolare conformità della parete. Anzitutto l’artista va infatti a struttura l’architettura diroccata del muro parendo proprio da un grande buco posto nella parte più alta precedentemente occupato da una cappa, è proprio da qui che infatti parte un grande fascio nero che va ad investire tutto lo spazio circostante ed all’interno del quale risiede la nuova visione dell’interprete. In questo senso ancora una volta veniamo accolto da una serie di figure e soggetti che giocano sul binomio cromatico del bianco e del nero, in particolare l’artista giocando proprio con i colori opposti presenta ancora una volta i suoi iconici soldati russi. Nell’intervento vediamo uno dei soggetti letteralmente scivolare dal buco in alto per tuffarsi a capofitto sulla parete, qui andandosi ad incontrare con un altra figura poco più in basso, l’autore prosegue nel portare avanti l’interessante disgregazione fisica, già vista nel lavoro di Prato di qualche giorno addietro (Covered), con i corpi meno impostati e più sinuoso ma sopratutto con una ricchezza di dettagli proprio nelle parti in cui gli stessi vanno a sgretolarsi. All’interno della trama quindi si muovono sezioni e piccole scaglie dei corpi legate unicamente da una serie di tralicci elettrici che partono dalla pelle e dall’estremità della barba come se si trattasse di una grande attaccatura elettrica legata indissolubilmente con i due characters proposti. Proprio questi ultimi da una parte mantengono inalterate le loro caratteristiche fisiologiche, in particolare il volto, dall’altra però non possiamo non notare la scelta dell’artisti di allungarne i corpi e di giocare con la loro struttura fisica in base alla superficie di lavoro.
In calce al nostro testo come consuetudine trovate una ricchissima serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica dell’artista, scrollate giù, mettetevi comodi e dateci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Artist for The Pics

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Axel Void – “Machete” New Mural in Mexico

19/06/2014

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Ci spostiamo a Morelia in Messico dove il grande Axel Void ha da poco terminato questa nuova e particolarmente evocativa parete, organizzata dagli amici di GraffitiWorld e dalla Futura Gallery.
Dal titolo “Machete” come è facilmente intuibile l’opera mostra un grande lama riposta proprio all’interno della lunga pareta, Axel Void con questo lavoro prosegue nel portare avanti un attività produttiva in grado di legarsi alla perfezione con gli stimoli, le storie e le vicissitudini del luoghi che va a visitare entrando quindi in contatto con la vita delle persone del posto. In questo senso è quindi fondamentale per l’interprete trovare stimoli e spunti differenti all’interno del tessuto urbano nel quale si trova a lavorare e veicolare per mezzo del proprio particolare approccio visivo tutta l’impatto di una pittura che non si sottrae mai dal sviluppare riflessioni ed argomentazioni differenti. È proprio l’impianto visivo a caratterizzare particolarmente le produzioni dell’artista, una pittura assolutamente pregna con una varietà e profondità di pennellate uniche che nel loro insieme suggeriscono una trama realistica ed al contempo spessa in grado di stimolare forti sensazioni ed emotività differenti in base al tema trattato.
Per questa sua ultima fatica Axel Void sceglie di rappresentare appunto un Machete, il famoso utensile, strumento tradizionale per gli agricoltori ma che in Messico rappresenta un grande simbolo di lotta per i diritti dei lavorati e più in generale dei cittadini. Se questa è la base la riflessione va a legarsi maggiormente al cittadina di Morelia grazie al forte simbolismo che lega l’oggetto ed i suoi abitanti, negli ultimi anno la città è stata completamente liberata dal potere delle bande dei ‘Narco’ grazie all’apporto della Guardia Comunitaria, una sorta di Polizia del popolo formata da una vasta fetta di popolazione che decide di impugnare le armi per difendere i propri diritti e soprattutto la propria città da questi potenti. Simbolo assoluto di questa lotta continua, che attraversa diverse zone e cittadine del paese, è proprio il macete che fa quindi capolino sulla parete andando a rendere omaggio al lavoro di quei valorosi che sono riusciti a ripulire la città, uno dei pochi casi di successo fin ad ora.
In calce al nostro testo come sempre un ampio ed esaustiva serie di scatti con tutti i dettagli di questa nuova pittura firmata dal grande interprete, in attesa di nuovi aggiornamenti il consiglio è quello di darci un occhiata, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

The “machete” is a traditional tool for the farmers. It also represents a movement to defend the rights of the workers and the people.

In the past years, Morelia has been free of the “Narco” gangs thanks to the “Guardia Comunitaria” (the people’s police), a vast group of people that deciced to take arms in order to defend the town. This concept also occurs in other towns around the country. In Morelia it has been successful so far.

Special thanks to GraffitiWorld and Futura Gallery for their support and friendship.

Pics by The Artist

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JAZ – New Mural for Bien Urbain 2014

19/06/2014

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A completare il trio di grandi artisti Argentini che quest’anno hanno preso parti ai lavori per l’ottimo Bien Urbain Festival troviamo Franco Fasoli aka JAZ che ha da poco completato due nuovi interventi per le strade di Besançon.
Per il Festival il grande interprete sceglie di lavorare su due differenti impostazioni sia tematiche che visive andando quindi a svelare ed a toccare spunti differenti, due lavori rispettivamente dal titolo “Defensa Cultural” and “The Weight of History Part 2” che riescono a mostrarci ancora una volta tutta il talento di uno degli artisti più importanti a livello internazionale.
Il primo lavoro realizzata su queste due piccole pareti limitrofe mette in mostra un inedita predilezione per i soggetti urbani da parte di JAZ, abituati al consueto immaginario dell’artista, per la prima volta ci troviamo di fronte un paesaggio cittadino ed ad una rappresentazione di due elementi a contrasto. Se l’impostazione cromatica rimane pressoché invariata, con l’interprete impegnato nell’utilizzo di un’unica tinta piuttosto calda e terrena a sviluppare la trama dei due soggetti, stupisce la scelta di raffigurare due spaccati cittadini. In particolare l’artista si interroga sull’idea di difesa andando a prendere spunto dall’immagine dalla Cittadella,una delle 12 Fortificazioni di Vauban situata proprio nella cittadina Francese, contrapponendola a quella dello stadio di calcio della propria città in Argentina. In questo caso è interessante come la riflessione accolga due differenti sistemi di difesa appunto, il primo contro l’invasione straniera mentre il secondo come difesa e repressione interna attraverso un impoverimento culturale andando quindi ad innescare tutti i dibattiti e gli spunti del caso.
Il secondo lavoro di JAZ riallaccia il rapporto con la sua precedente meraviglia realizzata a Roma qualche giorno fa (Covered), continuando quindi il valore intrinseco del tempo e delle vicissitudini storiche con la seconda parte de “Il peso della Storia”. L’opera esattamente come la precedente è sviluppata su di una lunghissima parete, questa volta però l’artista sposta il baricentro tematico del proprio lavoro andando a cogliere gli spunti maggiormente legati al luogo dove si trova andando a cogliere gli aspetti tipicamente legati alla storia della città Francese. Besançon, è dominata dalla cittadella fortificata ideata da Sebastien Vauban ed ha da sempre rappresentato uno dei caposaldi della difesa Francese a oriente, memorabile l’assedio del 1814 risultato vano da parte delle truppe austriache. Da qui lo spunto di un peso importante appunto raffigurato attraverso la consueta, ed in questo caso vittoriosa lotta tra due dei suoi tipici wrestler.
Non aggiungiamo altro, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con i dettagli di questi due nuovi interventi realizzati dal grande artista arricchiti da alcune immagini durante le fasi del making of, dateci un occhiata è tutto ad attendervi dopo il salto.
Restate sintonizzati Nei prossimi giorni proseguiremo la nostra avventura per le strade della bella rassegna Francese, qui invece trovate i precedenti interventi.

Thanks to The Festival for The Pics
Progress Photos by NaaraBahler and Elisa Murcia Artengo

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2501 – New Mural at MURAL Festival 2014

19/06/2014

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Dopo le recenti incursioni in Mongolia (Covered), il nostro 2501 si è spostato a Montreal in Canada come uno dei grandi ospiti per questa nuova edizione dell’eccellente MURAL Festival la rassegna urbana che tanto ci aveva impressionato alla sua prima incarnazione.
L’identità dei lavori di 2501 è da sempre sospesa tra una visione prettamente mistica ed onirica ad una maggiormente emotiva ed istintiva destinata a scuotere ed a pizzicare le corde interiori di chi osserva. Emerge in tal senso una particolare mistura che si alimenta per mezzo di un continuo equilibrio, il bianco ed il nero negli interventi dell’interprete si inseguono, si rincorrono andando a tracciare percorsi e figure di volta in volta nuovi e differenti, laddove al suo interno si inserisce il color oro che rappresenta la terza identità, quella più terrena in una trama profonda e coinvolgente. Questo gioco ambivalente si sviluppa attraverso le iconiche linee nere e sinuose che, in sovrapposizione con il background bianco, vanno a tracciare il percorso scelto dall’interprete oppure ad inglobare letteralmente tutta la superficie di lavoro mutandone l’aspetto e l’assetto finale.
Proseguendo il suo peculiare discorso astratto, 2501 torna al lavoro andando a raccogliere tutti gli sviluppi visivi raggiunti proprio attraverso la sua ultima esperienza asiatica, è innegabile infatti come l’impostazione grafica di questo suo ultimo lavoro veda al suo interno uno sviluppo di forme ed elementi ancora una volta inediti, una maggiore concentrazione di elementi in total black, attimi in cui la pittura si fa più ‘sporca’ passando infine per forme e figure decisamente più incisive, come la serie di punte che fanno capolino nella parte sinistra e più alta del lavoro. Andando quindi a lasciare inalterate le basi del proprio percorso artistico, l’autore qui va ad apportare alcune modifiche sostanziali con accorgimenti ed inserimenti letteralmente di rilievo. Il manto centrale dell’opera è come sempre affidato ad una trama intricata e sinuoso che si muove silenziosa su tutto il grande spazio a disposizione, all’interna della stessa però ritroviamo elementi e configurazione che da una parte simulano aspetti tridimensionali, con immersioni ed emersioni di vario tipo, e dall’altra accolgono forme e figure del tutto nuove con gli elementi che si incastrano e si intersecano tra di loro andando a formare una figura decisamente più incisiva ed impattante. Il livello di dettagli in questo caso è assolutamente incredibile e ci spinge una volta in più ad osservare più volte il risultato finale per svelare nuove figure e forme dapprima celate, ci invoglia a seguirne lo sviluppo l’interprete con veri e propri giochi di livello, ed astrazioni che eludono la nostra percezione andando ad alimentare un intricatissima trama visiva.
In questo senso quindi quest’ultima opera dell’artista rappresenta ancora una volta motivo di interesse da parte nostra, ci mostra gli sviluppi di un approccio altamente misto tra istinto e ragione catapultandoci all’interno di un universo percettivo ed emotivo forte e profondo all’interno del quale amiamo perderci, tra gli equilibri cromatici e gli inneschi di forme e figure differenti rimaniamo quindi ancora una volta letteralmente a bocca aperta.
Non aggiungiamo altro, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli dell’intervento, dateci un occhiata e restate sintonizzati, prossima tappa Los Angeles per l’apertura del prossimo solo show dell’interprete all’interno degli spazi della Soze Gallery.

Thanks to The Artist for The Pics

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Corn79 “Hybrids” at Studio D’Ars (Recap)

18/06/2014

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Aperta lo scorso 10 Giugno andiamo finalmente a dare uno occhiata approfondita ad “Hybrids” ultima fatica del grande Corn79 all’interno degli spazi dello Studio D’Ars di Milano che ha proposto uno show inedito miscelando presente e passato del proprio percorso artistico.
Diciamolo subito, quest’ultima fatica dell’artista è uno show atipico dove l’allestimento è interamente composto da opere realizzate a quattro mani, in una serrata collaborazione con altri artisti, 108, Andrrea, Aris, Etnik, Eon75,Fabrizio Visone, Francesco Barbieri, Giorgio Bartocci, Giulio Vesprini, G Loois, Hide, Jeroo, Made514, MrFijodor, Proembrion, Rems182, Reser, Romi, Ruas, Vesod, Zoer, Zorkmade, sono questi i nomi che si uniscono a Corn79 e che tratteggiano la strada dell’artista dalle prime esperienze fino all’attuale approccio visivo e tematico.
Per capire affondo una scelta così particolare dobbiamo necessariamente riavvolgere il nastro, tornare agli albori del percorso dell’autore fino agli inizi come writer e con il suo successivo totale cambio di rotta per abbracciare un immaginario più vicino al post-graffitismo e dove l’impostazione e le tag dei graffiti vengono completamene spazzate via da una visone maggiormente pittorica. L’evoluzione porta con sé un cambio di registro totale che vede Corn79 abbandonarsi completamente all’interno di un immaginario spiccatamente astratto e che trova negli assembramenti geometrici, nei mandala buddisti o negli yantra Hindu, il suo leimotif spirituale e visivo. In questo senso come abbiamo avuto modo di vedere diverse volte l’approccio visivo dell’interprete è costituito da una insistente costruzione di elementi altamente simbolici, veniamo accolti in questo senso da veri e propri vortici astrali, linee e forme che si muovono all’unisono creando configurazioni ed aprendoci la via verso un sogno metafisico ed orgiastico tra geometrie e nebulose, ed è qui che si innesca tutto il valore di una produzione che si affida ad elementi puliti, solidi e precisi ed al contempo ha nella conformità della parete e nei background ‘sporchi’ tutto il suo carattere istintivo.
Se queste sono le attuali basi tematiche e visive del percorso fin qui portato avanti appare chiara la totale rottura con il proprio passato che inevitabilmente ne ha però influenzato il lavoro in quello che diviene quindi una sorta di manifesto del percorso e del traguardo fin qui portati avanti.
Con lo show Corn79 ha quindi l’opportunità di far coesistere non solo idealmente ma anche in modo tangibile gli aspetti della propria ricerca legandoli ad entrambe le sue vite d’artista. Da una parte il passato, vera e propria sorgente di ricerca che viene rievoca attraverso i lavori congiunti in un approccio tipicamente legato al writing, dall’altra emerge però il presente con la peculiare visione astratta, i microcosmi che l’interprete fa gravitare all’interno dello spazio della galleria, legati da un filo conduttore, mutevoli, differenti, profondi e dannatamente capaci di stimolare emozioni e stati d’animo differenti.
Non aggiungiamo altro, vi lasciamo piuttosto ad una ricchissima serie di scatti con le immagini dell’allestimento e durante il vernissage concludendo infine con tutte le opere presentate dall’artista per questo suo show, è tutto dopo il salto, mettetevi comodi e dateci un occhiata ma soprattutto se vi trovate in zona vi ricordiamo che c’è tempo fino al prossimo 24 di Giugno per andare a darci un occhiata di persona, noi ve l’abbiamo detto.

Studio D’Ars
Via Sant’Agnese, 12,
20123 Milano

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JR – “The Close Up” at Magda Danysz (Recap)

18/06/2014

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Dopo la recente trasformazione del Pantheon Parigino (Covered), il grande JR si è spostato a Shangai dove ospite della blasonata Magda Danysz Gallery ha da poco aperto la sua ultima fatica “The Close Up” uno show che offre una panoramica artistica su diversi progetti portati avanti dall’artista in tutto il mondo.
Abbiamo avuto spesso modo di vedere da vicino il lavoro di JR, il fotografo Francese ha mano a mano continuanto ad alzare l’asticella dei suoi progetti, con installazioni sempre più coinvolgenti all’interno ed all’esterno di luoghi mai banali, lasciando però immutato il fulcro del suo lavoro. In questo senso protagonisti assoluti di qualsiasi dei progetti e dei lavoro proposti dall’artista sono sicuramente le persone, la gente di tutti i giorni, le persone che si incontrano per strada nella nostra quotidianità e che attraverso il loro volto, i loro sguardi e le loro pose uniche, diventano vettori emotivi unici trasformando lo spazio e cogliendo i differenti aspetti di ciascuno dei luoghi visitati ed al contempo innescando un legame tra le differenti zone del mondo, in un unico grande progetto senza bandiere e senza barriere di sorta che utilizza sempre la stessa identica impronta visiva. Il lavoro di JR è infatti sviluppato per mezzo di un’unica impostazione visiva, i ritratti così come i volti e parti di essi che vanno a trasformare lo spazio urbano vengono tutti realizzati in bianco e nero ed attraverso la tecnica bitmap, un sistema semplice ma al contempo efficace che riesce a donare anzitutto una soluzione grafica di continuità ed al contempo un impatto finale sicuramente importante ed in perfetto equilibrio con la tavolozza cromatica della città e dei luoghi.
Organizzata in concomitanza con i festeggiamenti dei cinquanta anni che legano Francia e Cina, come suggerisce il nome stesso l’esibizione, quest’ultimo allestimento di JR è contraddistinto dalla volontà dell’artista di portare i mostra tutto il suo vasto campionario di sperimentazioni, offrendoci quindi l’opportunità di vedere da vicino tutte le differenti applicazioni delle sue canoniche immagini. In questo senso veniamo accolti da un corpo di lavoro che presenta opere su carta, fotografie, opere su legno, tele ed immagini che ci mostrano i lavori realizzati dall’artista nella metropoli cinese. In occasione dello show JR ha infatti avuto modo di portare avanti anche qui il suo famoso INSIDE/OUT Project coinvolgendo come abbiamo visto la gente del posto (Covered) e concludendo infine questo trittico Cinese con l’apertura di un nuovo show all’interno dell’importante Power Station of Art Musem di Shangai di cui nei prossimi giorni vi mostreremo le immagini.
In calce al nostro testo trovate una ricca galleria di immagini con tutti i dettagli del corposo allestimento presentato, è tutto dopo il salto ed in attesa di nuovi aggiornamenti sul lavoro e sui progetti dell’artista Francese, vi invitiamo a darci un occhiata.

Pics via AM

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Reka – New Mural in Melbourne, Australia

18/06/2014

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A distanza di parecchi mesi torniamo Reka torna a far parlare di sè, l’artista Australiano con base a Berlino si trova infatti a Melbourne in Australia dove ha da poco terminato una nuova pittura su questa piccola parete a Franklin St..
lI grande artista continua a portare avanti tutta la sua eccentrica firma visiva, come spesso abbiamo avuto modo di vedere l’operato di Reka poggia le sue solide basi su un personalissimo tratto visivo figlio di una spiccata sensibilità, l’interprete abbraccia pienamente il proprio background da graffiti artist sviluppandolo però attraverso la creazione di particolari forme e linee sinuose che vanno a tracciare i corpi dei soggetti all’interno delle sue stesse opere. In questo senso è importante constatare come le forti influenze radicate nella cultura pop, nei fumetti ed in particolare nell’illustrazione, ne abbiano poi sviluppato il percorso visivo. Quello che emerge è quindi un approccio duplice umoristico, grazie alle delicatezza del tratto e delle linee ma al contempo minaccioso per mezzo di una semplificazione visiva dei soggetti raffigurati, parti del corpo, volti ed oggetti di vario genere che riescono a stabilire un contatto con chi osserva grazie ad un continuo gioco tra inquietudine e divertimento. L’approccio dell’artista va così a collocarsi in una sorta di paradosso tra le forme taglienti dei graffiti e la danza cromatica della vernice spray.
Per mezzo del personale filtro astratto l’interprete sviluppa così un eccellente trama visiva che va, altalenando binomi cromatici, a costituire le personali visioni, la ricchezza dei dettagli così come delle forme e degli elementi che vanno mano a mano a susseguirsi all’interno degli spazi rappresentano il valore aggiunto di una produzione che si pone nel mezzo tra un approccio illustrativo e forte indole astratta, dove con poche linee ed forme intrecciate ed intersecate tra di loro, l’interprete va a costituire la fittissima e personale trama visiva. Analizzando nel dettaglio il percorso dell’interprete emerge una particolare predilezione per la pittura e la rappresentazione della donna, attraverso un lavoro di sezionamento, con le parti del corpo sparse, oppure concentrandosi nella rappresentazione unicamente delle sezioni dei corpi, le braccia così come le mani, passando per i caratteristici volti, vero e proprio fiore all’occhiello delle produzioni targate Reka, completamente immerse all’interno del fitto immaginario stilistico proposto dall’Australiano.
Per questa sua ultima fatica, l’artista propone un lavoro composto da tre elementi differenti che vanno a giocare con la particolare conformazione della parete, per metà bianca per l’altra metà grigia, li dove anche le stesse figure vanno a cambiare colore nel loro risultato finale.
Dal titolo “A Dead Fish, an Apple core & a Severed thumb” come è facilmente intuibile il dipinto mostra tre differenti figure, un pesce morto, un torsolo di mela ed un dito mozzato, tra elementi assolutamente privi di legame che non mancheranno di agitare e stimolare spunti e riflessioni differenti.
Non aggiungiamo altro vi lasciamo piuttosto alla bella serie di scatti in calce, dateci un occhiata, è tutto vostro!

Pics by The Artist

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Collettivo Fx – New Mural in Bari

18/06/2014

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Continua il percorso del Collettivo Fx, gli artisti di ritorno da un lungo viaggio in giro per il Sud Italia e per i paesi Balcanici ci presentano questa loro prima fatica realizzata all’Ex Caserma Liberata di Bari con la quale proseguono nel portare il proprio particolare approccio urbano.
Quest’ultima fatica del Collettivo Fx coglie alla perfezione lo spirito stilistico e soprattutto tematico che investe le produzioni degli interprete, ancora una volta il volano riflessione è costituito dal luogo di lavoro, dalla sue problematiche e dagli spunti che lo stesso riesce ad offrire. In questo senso quindi continua la volontà del gruppo di portare avanti anzitutto un dialogo serrato con la gente del posto, in modo tale da connettere il più possibile ciò che viene raffigurato su parete ad alcuni spunti e riflessioni ben note sul luogo. L’opera realizzata a Bari entra quindi in connessione direttamente con la sua gente ed in particolare va a toccare un argomento spinoso. L’intervento prende vita su una delle facciate esterne dell’Ex Caserma questa non è altro che un area immensa adiacente la stazione nel pieno di centro di Bari e che da circa 20 anni è in totale stato di abbandono, al suo interno si trovano palazzi ma soprattutto parchi e giardini. A questa situazione l’amministrazione comunale ha ben deciso di mettere mano a quest’area andando, attraverso un bando vinto da Massimiliano Fuksas, di dare vita ad un grande intervento edilizio volto proprio a rinnovare l’area attraverso la costruzione di auditorium, palazzi, collegamenti ferroviari e zone verdi.
Da questo spunto parte proprio il lavoro del Collettivo Fx, gli artisti scelgono infatti di dire la propria sulla controversa situazione, in particolare gli interpreti riflettono se ci sia o meno l’esigenza di andare a creare parchi, spazi e verdi e strutture, spendendo quindi ingenti somme di denaro, laddove in verità tutto ciò è giù esistente, nasce così “Fuksas che ruba le palle di San Nicola”. L’intervento vede gli interpreti realizzare attraverso il consueto stile in bianco e nero un lavoro che, prendendo spunto dal famoso detto Barese ‘è andato a rubare le palle a San Nicola” che indica un furto alla città, ritrae proprio l’architetto intento a rubare le palle al patrono della bella città Pugliese. Gli artisti ci tengono a sottilineare come l’incertezza di un progetto di questo tipo, nonché la sua effettiva riuscita, venga proprio raffigurata con una scena in un il furto non è di fatto ancora avvenuto con l’intento quindi di mettere l’accento sulla vicenda ed al contempo lasciare aperti tutti i possibili scenari.
Non aggiungiamo altro, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti del bel risultato finale, impreziositi da alcuni istanti durante le fasi del making of, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo, nei prossimi giorni proseguiremo i nostri aggiornamenti sul lavoro del collettivo.

Thanks to The Artist for The Pics

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BoomApartments Project in Krakow, Poland (Recap)

18/06/2014

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Andiamo con piacere a dare un occhiata ai lavori terminati da Moneyless, Nawer, Sainer, Velvet e Zoer all’interno del bel progetto Boom Apartments di Cracovia dove gli artisti hanno completamente trasformato le pareti interne di quattro appartamenti esclusivi nel centro della cittadina.
È interessante notare come sempre di più in questi ultimi anni l’arte urbana si stia spostando verso soluzioni interne in progetti di diverso spessore, ricorderete Les Bains Douches Project oppure l’eccellente lavoro proposto per La Tour 13 di Parigi passando per la proposta offerta da Robin Soulier all’interno dei suoi uffici affidati a cadenza fissa ad artisti differenti. Denominatore comune è ovviamente l’idea di far lavorare artisti spiccatamente urbani all’interno di vere proprie stanze, sebbene in molti degli esempii ci sia alle spalle un idea di recupero dell’immobile seppur effimero, ed al contempo offrire loro l’opportunità di esprimersi come meglio credono sulle pareti delle stanze.
Da questi stimoli nasce BoomApartments, l’interessante progetto Polacco che ha visto un roster formato dal nostro Moneyless, Nawer, Sainer degli Etam Cru ed infine Velvet e Zoer lavorare all’interno di queste stanze e produrre una serie di lavori incredibili che attraversano approcci, stili e ricerche differenti.
Nell’intrecci formato dal gruppo di interpreti emergono anzitutto le particolari declinazioni astratte di Moneyless e Nawer, i due interpreti si approcciano agli spazi cogliendo alla perfezioni le personali ricerche, il primo insiste sullo sviluppo del cerchio accogliendo ancora una volta una radicata caratterizzazione cromatica, il secondo invece porta avanti la i consueto intersecarsi di rette, segmenti e figure differenti all’interno di una proposta che abbraccia una trama che si assesta sul blu e sul viola, e relative scale, come componenti cromatici. Ad interrompere questa egemonia stratta troviamo con piacere Sainer che porta in dote tutto il suo surreale immaginario, ancora una volta affidandosi ad impostazione tipicamente illustrativa vediamo emergere un istantanea altamente sognante dove colori, soggetti e paesaggio si miscelano in equilibrio cromatico e di intenti sempre piuttosto caratteristico e coinvolgente. A chiudere questa prima parte del progetto troviamo infine Velvet e Zoer, i due grandi artisti sviluppano vanno a raccogliere da tutto il loro vastissimo campionario di situazioni e spunti due immagini, il primo si concentra su una figura di un aeroplano immettendo all’interno dello stesso una quantità spropositata di dettagli e di elementi che provocano fratture tematiche – notare i panni stesi o la baracca in cima al velivolo – gli risponde Zoer che sceglie qui di realizzare una nuova immagine frammentata dove trovano spazio un macchina d’epoca, un anziano, un motociclo mentre dal background emerge un paesaggio tipicamente industriale.
Non aggiungiamo altro, vi invitiamo piuttosto a dare un occhiata alla lunga serie di scatti che accompagno il nostro testo in modo da vedere da vicino alcune fasi di realizzazione dei lavori fino agli splendidi risultati finali, è tutto dopo il salto, scrollate giù e mettetevi comodi.

BoomApartments is a project that combines travelling with art, creating an entirely new category – bed&art. The four
comfortably furnished, unique apartments are located in the very heart of Cracow city center. We invited leading artists of street art to cooperation. The works on the walls of the apartments will be created by Nawer, Sainer, Moneyless and Zoer & Velvet. Just stay in one of BoomApartments and your stay in Cracow will be even more special.

Pics via Graffuturism
Progress Photos by Paweł Dziurzyński
Final Photos by Bartłomiej Senkowski

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ZOSEN x Mina Hamada at Bien Urbain 2014

18/06/2014

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Con ZOSEN e Mina Hamada proseguiamo il nostro full coverage all’interno delle meraviglie dell’eccellente Bien Urbain Festival di Besançon in Francia, i due artisti ancora una volta uniscono gli sforzi portando a compimento due nuovi e splendidi interventi.
Non nuovi a collaborazioni a quattro mani, quando si tratta di unificare sotto un’unica impostazione grafica i rispetti immaginari ZOSEN e Mina Hamada riescono ad innescare un impostazione visiva forte e decisamente caratteristica. Entrambi gli universi stilistici di ciascuno dei due artisti è caratterizzato da una forte processo immaginativo che esplode per mezzo di un approccio artistico tipicamente legato all’uso del colore, proprio in questo senso si incontrano gli elementi distintivi dei due artisti, raccogliendo quindi le eredità nel tratto di ciascuno dei due ed incanalandole all’interno di una trama che paga tutta la propria influenza cromatica, nasce un corpo di lavoro nuovo caratterizzato dalle componenti visive dei due e perfettamente equilibrato grazie alla continua danza di elementi cromatici che si susseguono all’interno della superfice.
È proprio la danza continua ed incessante, innescata dai soggetti e dalla figure dei due a rappresentare il valore aggiunto di un percorso produttivo che si rifà ad una visione fortemente immaginaria della realtà, nei risultati finali emerge una sorta di puzzle composito, creato proprio dall’accostamento dei differenti elementi raffigurati dai quali lo spettatore rimane completamente ipnotizzato. In questo senso la varietà di oggetti, figure, elementi e soggetti raffigurati spinge che osserva ad analizzare porzione per porzione ogni singolo centimetro di parete per scoprire tutte le invenzioni gli spunti e tutte le componenti che costituiscono l’opera nelle sue viscere. Sta proprio qui la peculiarità dei lavori di ZOSEN e Mina Hamada, la capacità di calamitare l’attenzione, veicolare lo sguardo ed esprimere per mezzo di forme differenti sentimenti ed emozioni divergenti.
Per il festival i due grandi artisti si sono impegnati nell’elaborazione di due distinte pareti, in entrambi i casi la scelta è stata quella di portare avanti un intervento che potesse completamente avvolgere tutta la superfice a disposizione, cambiando l’aspetto finale della parete ed al contempo investire lo spazio attraverso stacchi cromatici, rappresentati appunto dalla figure realizzati in una follia visiva senza subbio divertente, coinvolgente e ricchissima di riferimento differenti.
Non aggiungiamo altro, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli di questa nuova e fruttuosa collaborazione, scrollate giù è tutto dopo il salto e restate sintonizzati qui sul Gorgo nei prossimi giorni infatti proseguiremo il nostro recap della bella rassegna Francese.

Thanks to The Festival for The Pics
Final Photos by The Artists
Progress Photos by NaaraBahler and Elisa Murcia Artengo

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From Street to Art at Italian Cultural Institute NY (Teaser)

18/06/2014

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From Street to Art, con questo evocativo titolo un incredibile roster di stelle formato da 2501, Agostino Iacurci, Aris, BR1, Cyop & Kaf, Dem, Eron, Hitnes, Sten & Lex, Ufocinque si appresta a conquiestare la grande mela con un imponente group show all’interno dell’Italian Cultural Institute.
Curato da Simone Pallotta, la mostra si propone come una vera e propria indagine su una generazione di artisti tutti Italiani che in modo o nell’altro stanno avendo e continuando ad avere un impatto fondamentale all’interno della scena contemporanea artistica Italiana ed internazionale.
La scelta degli artisti, le impostazioni visive condivise, il loro personale approccio all’interno dello spazio ed il suo rapporto con la città, temi importanti che vengono portati avanti da ogni singolo autore per mezzo di modi ed impostazioni di pittura diverse nonché per mezzo di un sostanziale divergenza nei contenuti espressi. In questo senso lo show ci permetterà di ragionare e riflettere sulle differente degli artisti ed al contempo sui punti di contatto di un movimento congiunto che con equilibrio e maturità continua a spostarsi dalla strada agli ambiti chiusi tipici di una galleria.
In questo senso From Street to Art a partire dal 20 Giugno fino al prossimo 20 di Agosto, mette in campo quei nomi che hanno determinato la scena urbana in Italia durante l’ultimo decennio mostrandone il lavoro attuale ed il percorso creativo dal quale sono partiti regalandoci un panoramica profonda e sicuramente interessante.
C’è grande attesa da parte nostra per questo evento vi invitiamo quindi a restare sintonizzati qui sul Gorgo per tutti gli aggiornamenti del caso, e se vi trovate in zona ribadiamo come si tratti di un appuntamento assolutamente da non perdere.

“From street to Art” is an overview of the Italian street art through the work of 10 contemporary artists hosted by the Italian Cultural institute of New York and curated by Simone Pallotta.

The exhibition presents the names that have determined the Street Art scene in Italy during the last two decades showing their works and their authorial and personal artistic career. The purpose is to show the development of a new generation of artists who share a strong urban presence in order to establish a dialogue between our artistic avant-garde. New York since the ’70s inspired the birth of a new urban culture that has conquered the world by decreeing a renewed way of thinking of art in direct connection with public space. Graffiti art speaks a language that is unintelligible to the mass while reclaiming public space. To date, with the first exhibition of Italian Street Art right here in New York, we observe the strong and independent creative propulsion that has led some of these artists to direct their work within more understandable formal schemes, distancing it from graffiti but maintaining a much closer connection with the public and a strong sense of urban presence .

Italian Cultural Institute NY
686 di Park Avenue
New York 10065 – USA

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Escif – “Felipe VI” New Mural in Valencia

17/06/2014

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Dopo le recenti scorribande in Senegal il grande Escif pare essere tornato nella sua Valencia giusto in tempo per il passaggio del trono Spagnolo con l’incoronazione del principe Filippo VI al quale l’artista ha voluto rendere ‘omaggio’.
Abbiamo spesso posto l’accento sul particolare approccio tematico, oltre che visivo, che lega l’operato di Escif ed i suoi stessi interventi, la capacità dell’artista di cogliere determinati argomenti sotto un ottica ed una visione completamente differente rispetto agli altri, con spruzzate di ironia e sagacia, rappresenta senza dubbio il valore aggiunto di uno degli artisti più interessanti di tutto il panorama internazionale. Lo spagnolo come sappiamo e solito innescare sui cunicoli e su piccole porzioni di parete tutta la sua proverbiale e caratteristica visione, ad affiancare questa numera serie di interventi troviamo sia una controporte più grande con immense opere a coprire superfici e spazi decisamente maggiori e soprattutto una serie di interventi dal fortissimo valore criptico. Questi lavoro sono quelli maggiormente difficili da leggere e che proprio per questo rappresentano a nostro avviso il lasciato più importanti di Escif, attraverso una pittura pulita e piuttosto basica l’artista valenciano lascia il proprio segno dipingendo situazioni, istanti, oggetti o veri e propri attimi accompagnandoli con parole o frasi atte ad svelarne in parte il significato. Il gioco innescato da questi dipinti si conclude sulla consueta pubblicazione in internet con tanto di immagine allegata e che anche in questo caso svela veramente pochissimo dell’opera, e allora cosa ci rimane? Ci rimane l’opportunità e la voglia di scoprire il significato di un semplice intervento, scardinare l’immaginario dell’artista per poter comprendere efficacemente il significato dei suoi lavori, o almeno provarci e nel mentre ascoltare le differenti proposte di altri in un brulicare costante di idee e significati sempre differenti, ed è senza dubbio questo il lascito più importante.
Quest’ultima fatica di Escif raccoglie quindi alla perfezione gli elementi che da sempre ne contraddistinguono l’operato con l’interprete intento a raffigurare una piccolo rospo sul svetta la scritta Felipe VI, il principe ranocchio ce l’ha fatta insomma.
In attesa di nuovi e succosi aggiornamenti vi lasciamo ad alcuni scatti di quest’ultimo piccolo intervento, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi approfondimenti e news circa il lavoro del grande interprete Spagnolo.

Pics by The Artist

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JADE – “Flora” New Mural in Puerto Maldonado

17/06/2014

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A distanza di qualche giorno torniamo a Puerto Maldonado in Perú dove il grande Jade ha da poco questa sua seconda fatica in occasione del Festival Equilibrio proseguendo nel portare avanti il suo particolare dialogo con la gente del posto.
Esattamente come accaduto per il precedente e più grande lavoro (Covered), anche qui Jade sceglie di andare ad interagire con la gente del posto alimentando quindi il serrato dialogo tematico e visivo che da sempre ne contraddistingue l’operato. Se nel primo lavoro l’artista andava a realizzare un intervento legato al futuro ed in particolare alla speranza da riporre nelle nuove generazioni, qui sceglie piuttosto di rendere omaggio alla natura componente fondamentale e vero e proprio protagonista indiscusso di questi luoghi immersi nel verde.
Con “Flora” questo il titolo del lavoro, in particolare l’autore si regala qui un opera di minori dimensioni ma che riporta lo stesso in un ottica visiva sicuramente più familiare e che unisce le sperimentazioni nonché gli ultimi sviluppi del suo lavoro insieme ai suoi iconici soggetti che tornano in un ottica pittorica personale e non più legata ad una elaborazione realistica. In questo senso come detto nelle ultime settimane abbiamo notato il cambio di registro dell’artista che ha scelto di affidarsi ad una pittura decisamente più matura per veicolare il proprio operato, qui però torna a fare capolino uno degli iconici volti con gli occhi ellittici, vero e proprio simbolo del lavoro dell’interprete. La pittura si fa più di altre volte maggiormente intensa con una scelta cromatica forte e caratteristica, un rosso porpora che va a contrastare il bianco della nuova figura spirituale che vediamo emergere dall’acqua, un candido fiore che richiama attraverso la sua trama trasparente e bianca una forte sensazione di spiritualità, veicolando appunto il tema della natura all’interno dell’opera.
Per darvi modo di apprezzare al meglio quest’ultima fatica dell’interprete vi lasciamo ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli del caso, scrollate giù, è tutto dopo il salto e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti sul lavoro del grande interprete Peruviano.

Pics by The Artist

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Simek – “Actuation” New Mural in Athens

17/06/2014

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Dopo alcune settimane di assoluto silenzio torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di Simek, l’interprete Greco ha fatti da poco terminato un nuovo intervento su questa parete ad Atene portando la personale ricerca visiva verso nuovi ed interessanti lidi.
Abbiamo sempre posto l’accento sulla capacità dell’interprete ti interagire con gli spazi per mezzo di un approccio tipicamente astratto e che riesce puntualmente a sviluppare trama equilibrate e contraddistinte dalla presenza da forme geometriche che suggeriscono una forte impostazione criptica. Nell’idea di Simek, metà esatta del duo Blaqk, esiste in questo senso l’esigenza di portare avanti un impostazione ed un percorso artistico sicuramente razionali ed al contempo legati indissolubilmente con la volontà dell’artista di costruire e decostruire forme e configurazioni di stampo geometrico direttamente legate al passato da writer. L’equilibrio cromatico è garantito dall’adozione del bianco e del nero come unici vettori e va a determinare una continua scomposizione composizione tra elementi differenti con il risultato che nell’insieme le opere realizzata vadano a suggerire una forte senso di cripticità come se lo stesso interprete abbia voluto completamente eliminare le eventuali chiavi di lettura delle opere. È innegabile osservando le produzioni dell’artista che le figure e le configurazioni proposte vadano anzitutto a suggerire un forte moto continuo come se le forme di differenti dimensioni fossero state immortalate durante la loro marcia su parete, al contempo è soprattutto la sensazione di trovarsi di fronte ad un alfabeto simulato a stuzzicare la nostra mente in un ipotetica lettura dello stesso.
Con “Actuation” questo il titolo di quest’ultimo intervento, Simek sperimenta nuove ed intense soluzioni, anzitutto il valore cromatico della pittura che, vista la particolare conformazione della parete, risulta maggiormente sporca al suo interne sebbene sempre perfettamente lineare nella sua stessa forma. Al centro dell’intervento troviamo 3 identici rettangolo di colore bianco tutt’intorno agli stessi l’artista va a sviluppare una serie di figure di dimensione e forma differente che vanno letteralmente ad avvolgere il corpo centrale dell’opera intrecciandosi con i tre corpi bianchi oppure scomparendo alle spalle degli stessi fino a creare un colpo d’occhio che si autoalimenta grazie agli effetti di profondità e tridimensionalità, il tutto infine arricchito dalla consueta linea d’oro che attraversa tutta l’opera nel suo bacino sostenendo proprio l’avvicendarsi delle forme total black.
In calce al nostro testo trovate una bella ed esaustiva serie di scatti con alcuni fasi durante il making e tutti i dettagli di quest’ultima fatica firmata dall’interprete Greco, dateci un occhiata, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Artist for The Pics
Pics by Dimitris Vasiliou

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Gaia – New Mural for Year of Altruism in Greenville

17/06/2014

Ci spostiamo a Greenville in Carolina del Sud dove il grande Gaia ha da poco terminato questa nuova pittura su questa grande parete in occasione dell’interessante Year of Altruism Project per il quale l’interprete ha dato ampio sfogo al suo peculiare impasto tematico e visivo.
Alla base del progetto troviamo una vera e proprio missione, gli organizzatori da un anno a questa parte stanno portando avanti progetti, celebrazioni e commemorazioni incentrati proprio sull’idea di altruismo inteso come azione attiva, pensiero ed infine vera e proprio parola, all’interno della comunità della cittadina americana.
Non stupisce quindi affatto la chiamata di uno dei pochi artisti che così bene riesce a dialogare con le città e con le comunità all’interno delle quali lavora, in questo senso il lavoro di Gaia come abbiamo avuto il piacere di vedere coglie alla perfezione tutti quegli elementi così come le storie e le vicissitudine del luogo andando ad elaborare una sorta di puzzle composto da concetti e spunti sotto forma di immagini e rimandi.
Risulta quindi sempre piuttosto interessante inserirsi all’interno ed osservare da vicino i lavori dell’interprete in modo da poter vedere e cogliere con i propri occhi tutti quei temi e gli stimoli che hanno influenzato l’artista durante il personale processo di creazione.
La parete realizzata a Greenville va a raccogliere alla perfezioni tutte queste prerogative in funzione di un lavoro che va a sottolineare in particolare l’azione di rinnovamento che sta attraversando i quattro mulini del Reedy River Falls. In particolare Gaia va a rielaborarne l’aspetto finale attraverso una pittura che presenta le immagini in sequenza e deformata degli stessi e dei loft da essi ricavati. In sequenza vediamo quindi i loft di Mils Mill, quelli di Greenville dell’ex Monahagen Mill ed infine quello di Woodside il tutto accompagnato dall’immagine dell’impianto di produzione della mayonese Duke trasformato ora nello spazio artistico Wyche Pavilion – Peace Center of the Performing Arts per quella che quindi un trasformazione totale in luoghi legati al consumo, alla cultura nonché in nuovi posti letto. L’artista mette quindi l’accento su un processo di cambiamento inserendo infine all’interno dell’opera realizzata un riferimento alla forte influenza religiosa della cittadina, con i gigli che accompagnano le strutture a rappresentare sia la purezza che il veleno e ancora, una serie di mattoni rossi distrutti da dove emergono un memoriale per Webster Street e Phillis Wheatley il quartiere afroamericano che cancellato da questa zona, il tutto per un risultato finale come sempre carico di spunti, riflessioni e chiavi di letture differenti.
In calce al nostro testo trovate una serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica realizzata dall’interprete Statunitense, dateci un occhiata siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare tutto il grande impatto nonché il senso tematico del lavoro.

Finished wall for #yearofaltruism in Greenville SC. The mural features the warped images of four mills that have been repurposed or are slated for renovation flowing through the Reedy River falls. The Lofts at the Mills Mill, the Lofts of Greenville in The former Monahagen Mill, the Woodside Mill which is undergoing conversion and finally the coach factory and Duke’s Mayonnaise facility which has now been turned into an event space in the Wyche Pavilion of the Peace Center of the Performing Arts. Sites of employment have now become places of consumption, residence and culture. Preservation of heritage demands significant investment that makes affordable housing options within such structure infeasible. Global competition restructures the lives of working class and white collar communities as the South meets the 21st century. The calla lillies are a nod to the bible minded nature of Greenville, flowers that represent purity yet are also poisonous. They are paired with the tumbling red brick of change and destruction. A single story brick duplex emerges out of the top left of the composition with the phrases Webster Street and Phillis Wheatley as a memorial to the African American neighborhood that has since been erased from this area. I am very grateful to The Year Of Altruism Foundation for including me in their programming and inviting me to Greenville. A special thanks to Steve Cohen and Don Kliburg for orchestrating this project.

Thanks to The Artist for Info e Pics

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Elian – New Mural for Bien Urbain 2014

17/06/2014

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Con Elian, proseguiamo il nostro viaggio all’interno di questa nuova edizione del Bien Urbain Festival di Besançon in Francia, l’artista Argentino ha infatti da poco terminato questa splendida parete lasciandoci piacevolmente colpiti e coinvolti.
Proprio quando pensavamo che le differenti declinazioni del particolare piglio visivo di Elian fossero legate ad una differente sovrapposizione di forme e macchie cromatiche ecco che il grande interprete Argentino ci lascia letteralmente a bocca aperta. Nelle produzioni dell’autore ci siamo infatti sempre ritrovati a confrontarci con ricchissime trame cromatiche che andavano ad impattare la superfice di lavoro cambiandone completamente la percezione oltre che l’aspetto finale, se questi elementi di fatto rimangono inalterati, a cambiare completamente è piuttosto l’impostazione grafica del lavoro. Le configurazioni di colori nelle produzioni dell’artista vanno a muoversi sovrapponendosi ed intersecandosi tra di loro, fino a formare quindi tonalità differenti, all’interno di una trama equilibrata, ragionata e totalmente incentrata su aspetti di tipo emotivo e viscerale che inevitabilmente influenzano la forma e l’assetto finale delle opere dell’interprete, tra sferzata dritte e dirette ad attimi maggiormente frastagliati e più istintivi.
Proprio quest’ultimo sistema ha da sempre rappresentato la base pittorica e visiva delle produzioni di Elian che dal canto suo è riuscito a proporre di volta in volta configurazioni ed applicazioni differenti alle sue tipiche tonalità di lavoro.
Detto ciò non poteva quindi che lasciarci stupiti l’ultima opera dell’artista per la rassegna Francese, un cambio totale nella forma e nello sviluppo del lavoro, niente più macchie ma piuttosto un impostazione qui certamente più impostata e geometrica. Lo spazio a disposizione viene attraversato da una serie di bande verticali, ognuna della quali è caratterizzata da un colore differente. All’interno del percorso impostato emergono più livello di interazione con lo spazio, anzitutto il piccolo cerchio che va proprio a richiamare l’impostazione cromatica della parete ma soprattutto la grande figura geometrica che investe ogni singola porzione di parete quasi a creare una sorta di manto visivo. Quest’ultimo è il livello superiore e viene alimentato da una serie di continui cambi di tonalità per ogni passaggio cromatico che la figura compie nel suo cammino.
Il risultato finale è un opera estremamente differente da ciò che ci saremmo aspetti ma che attraverso differenti livelli cromatici lascia inalterato lo spunto tematico dell’interprete e ne propone una nuova e multi sfaccettata impostazione visiva che scegliamo di accogliere positivamente in attesa di nuovi e futuri sviluppi.
Come consuetudine in calce al nostro testo trovate una bella serie di scatti che ripercorrono le fasi di realizzazione del lavoro fino allo splendido risultato finale, il consiglio è quello di darci un occhiata certi che anche voi come non saprete coglierne tutto l’impatto finale.

Thanks to The Artist for The Pics

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Basik – New Mural for Traffic Design Festival 2014

17/06/2014

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Ad inaugurare le meraviglie di questa nuova edizione del Traffic Design Festival troviamo il nostro Basik che per la rassegna di Gdynia in Polonia ha da poco terminato questo pazzesco intervento.
Senza ombra di dubbio la scossa che la scorsa edizione del Festival Polacco (Covered) ha lasciato in tutti noi è ancora bella scolpita nelle nostre e vostre memorie, una kermesse che ha messo a disposizione spazi enormi e sopratutto un roster di artisti di primissimo livello e che, con questo nuovo kick off, segna il ritorno di uno dei Festival più importanti a livello Europeo.
Basik per questa sua ultima fatica raccoglie tutto la sua personale ricerca andando a presentare un opera che racchiude in sé tutti gli elementi del suo lavoro elevati all’interno di uno spazio davvero imponente.
Nel corso dei nostri approfondimenti abbiamo sempre posto l’accento sul particolare percorso visivo portato avanti dal grande interprete Italiano rilevandone gli aspetti maggiormente legati ad un approccio pittorico, con grandi figure nere a fare capolino negli spazi urbani, ed al contempo parallelamente la personale ricerca sulle mani che da sempre ne ha contraddistinto il lavoro. In particolare quest’ultimo punto rappresenta il fulcro tematico prediletto dell’interprete che ha scelto di approfondire il valore emotivo di questa precisa parte del corpo umano che, specialmente per noi Italiani, rappresenta un forte veicolo per trasmettere sensazioni e stati d’animo, la gestualità ed i movimenti proposti dall’artista sono quindi entrati a contatto con una pittura altamente viscerale e che ha saputo nel corso del tempo stabilirsi su un equilibrio cromatico sviluppatosi attraverso il bianco, per quanto concerne le linee di costruzione delle mani, il nero per il background ed il corpo stesso del lavoro, ed infine il colore oro a completare la tavolozza con tutti i dettagli del caso. Questi tre colori hanno saputo alimentare e sostenere la personale visione di Basik che di contro ha portato avanti interessanti sperimentazioni maggiormente pittoriche concentrate su forme e astrazioni ritraenti corpi e soggetti dal forte valore mistico.
Per questa sua parete questi due percorsi vanno ad intrecciarsi irrompendo ed andando a creare una miscela visiva assolutamente riuscita. Basik presenta “Omissis” un intervento che raccoglie queste due ricerche attraverso una visione precisa e profonda, emerge in questo senso una grande figura nera, raffigurata solo per metà e che vediamo impattare su tutta la superficie. Il corpo del soggetto è interamente costruito seguendo un equilibrio di sostanza e forma dove il nero, che anche qui va a dare vita al corpo stesso ed il colore oro, che arricchisce l’opera con una serie di dettagli costituiti da linee e piccoli quadrati, rappresenta la trama stessa dell’opera. Al centro del lavoro ritroviamo infine le mani con una nuova posizione e che, attraverso un impostazione cromatica tenue e che sceglie di affidarsi ad una ricchissima scala di colori, va a staccarsi letteralmente dal resto del lavoro raccogliendo tutte le attenzione dell’osservatore catapultato all’interno della ricchezza di dettagli e colori presentati per un risultato finale assolutamente splendido.
Non vogliamo aggiungere altro, vi lasciamo piuttosto ad una bella selezione di scatti condita da qualche immagine del making of attraverso le quali potete dare un occhiata da vicino a quest’ultima fatica dell’interprete, mettetevi comodi è tutto dopo il salto.

Thanks to The Festival for The Pics

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Gig – A New Indoor Mural

17/06/2014

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Con piacere andiamo a dare un occhiata all’ultimo intervento realizzato da Gig, l’artista Italiano ha infatti da poco terminato questo interessante intervento indoor caratterizzato dal proseguo della sua personale ricerca a sfondo naturale.
Gig, metà esatta del duo Hope & Gig di cui tanto vi abbiamo parlato, sta proseguendo un personale percorso visivo che lo vede riflettere sulla natura, in particolare l’interprete Italiano sceglie di concentrarsi sui sassi raccogliendone la particolare eredità visiva e sviluppando temi e spunti del tutto inediti.
Lo studio dell’artista sulle rocce ne raccoglie alla perfezione il senso stesso della sua componente naturale, si tratta di aggregati minerali diversi che non hanno una struttura chimica definita e che per l’interprete rappresentano una sorta di rievocazione del tempo trascorso. In questo senso l’autore si interroga sul valore del tempo attraverso una componente tipicamente naturale che di fatto conserva tutti i segni del trascorrere degli anni, livellature, buchi e quant’altro e che quindi va a simboleggiare una vera e propria memoria sia collettivamente che soggettivamente.
L’impostazione visiva dell’artista raccogliendo questi spunti, va quindi ad alimentarne l’impatto per mezzo di un percorso che sceglie di affidarsi anzitutto ad una precisa realisticità, il tratto con le piccole pennellate va di fatto a costruire un immagine vera, quasi tangibile del soggetto che quindi riesce ad impattare con maggior forza chi osserva l’opera suggerendo spunti e riflessioni di diverso tipo.
L’intervento indoor di Gig raccoglie quindi alla perfezione tutti questi elementi sia stilistici che tematici e vede l’interprete presentare una serie di sassi incastrati l’uno vicino all’altro, l’opera può tranquillamente rappresentare un porzione di un muro a secco, una tipologia di parete tipica della Puglia che vede una serie di rocce grezze di differenti dimensioni costituire per assembramento e senza leganti una traccia scavata nel terreno, facendo coincidere il più possibile la forma di ogni pietra che lo compone. Al contempo il lavoro può rappresentare un composizione di pietre all’interno di una buca simulando il bisogno di accumulare ricordi, di conservarli affinché non sbiadiscano con lo scorrere del tempo in una chiave di lettura che si collega quindi al principale vettore tematico delle produzioni dell’artista.
Per darvi modo di apprezzare al meglio quest’ultimo intervento dell’artista vi lasciamo ad alcuni scatti che trovate comodamente in calce al nostro testo, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per tutti i prossimi aggiornamenti.

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ROA – A New Mural in East London

16/06/2014

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In città per la sua “Projectum” da poco aperta all’interno degli spazi della sempre più ricettiva Stolen Space Gallery, ROA si trova a Londra dove nella zona di East London ha da poco terminato questo nuovo ed iconico lavoro.
Andando a cogliere quelli che sono gli animali tipici del posto o comunque legati al folklore ed alla tradizione, ROA sta continuando a girare il mondo proseguendo la personale ricerca tematica e visiva.
È innegabile il forte impatto dei lavori dell’artista, legati senza dubbio ad un ottima capacità riproduttiva, e connessi con la forte dose di sentimenti cupi, malinconici e per certi versi anche violenti ed oscuri dei suoi soggetti. Si tratta in questo senso di un preciso filtro tematico atto a rappresentare il mondo animale attraverso un punto di vista nuovo e differente. C’è rabbia nelle immagini che vediamo, c’è violenza e rancore ed il vettore cromatico perfetto per esplorare e sviluppare al meglio questo preciso piglio tematico, non poteva che essere il nero.
Le creature di ROA vengono così intrise all’interno di un bagno oscuro che ne pervade tutta la carne, trasformando la pelle, i peli, le squame in una mistura oscura che va inevitabilmente ad alimentare i sentimenti e le emozioni tipiche dei lavori dell’interprete Belga. L’idea di elaborare i soggetti e gli animali prendono unicamente spunto da quella che è la fauna locale, dimostra tutta la sensibilità dell’interprete nel voler coinvolgere il più possibile la gente del posto all’interno delle sensazioni e stati d’animo che la sua pittura fa scaturire, l’impressione è quella di una riflessione sinistra ma al contempo profonda sulla condizione degli animali, ci mostra un lato differente ed in parte inesplorato portandoci e impattando la nostra vista attraverso immagini soffocanti, brutali per una visione per certi versi feroce che va a scuotere i sensi, sveglia da un intorpidimento alimentano il nostro disagio. Ma gli animali ed i soggetti raffigurati inevitabilmente possono essere letti come una precisa rappresentazione del nostro essere umani, ne riflettono le barbarie, la violenza, la fame e la distruzione continua con la quale ne stiamo distruggendo l’habitat, la città con le sue pareti diviene uno specchio ed un canale visivo per urlare la morte e con essa provare a sviluppare una riflessione dura ed imponente.
Per inaugurare al meglio la sua ultima esibizione ROA va a realizzare questo grande pulce, un nuovo inedito che prende spazio direttamente di fronte al bell’intervento di Faith47 di qualche mese addietro e che come consuetudine viene caratterizzato dal peculiare impianto visivo dell’artista Belga, largo quindi a colori scuri ed a verniciate nere che danno vita e che rendono reale l’insetto rappresentato.
Non aggiungiamo altro, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli del lavoro, è tutto dopo il salto, dateci un occhiata ma restate sintonizzati nei prossimi giorni infatti vi mostreremo tutte le immagini dell’allestimento proposto dal grande interprete attraverso un bel recap dedicato, stay tuned!

Pics by unusualimage

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Kraser – New Mural for Lasciamo il Segno Festival

16/06/2014

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A quanto pare anche Kraser è tra gli ospiti del bel Lasciamo il Segno Festival, la rassegna di Rho, per la quale l’artista Spagnolo con base in Italia ha da poco terminato questo nuovo e caratteristico intervento.
Torniamo quindi ad immergerci all’intero delle declinazioni immaginarie dell’interprete, come più volte sottolineato l’artista nel suo lavoro si lascia completamente andare alla sensazioni ed agli stati d’animo del momento, lasciandosi quindi investire dagli stimoli esterni che inevitabilmente ne influenzano l’operato rivelando di volta in volta aspetti differenti così come spunti ed impostazioni visive nuove. Il lavoro di Kraser poggia le sue solide basi su un esperienza visiva avvolgente e decisamente personale, l’interprete porta avanti un peculiare immagini visivo che miscela componenti sognanti e reali all’interno di scenografie ed elementi architettonici più o meno marcati, i soggetti dei lavori dell’artista sono spesso gli animali rappresentati attraverso fusioni che danno vita a belve immaginarie che vanno a stimolare il carattere onirico delle sue produzioni. A colpire maggiormente la nostra attenzione è ovviamente la grandissima capacità ed abilità di pittura che distingue le opere di Kraser, una precisa volontà di segnare gli spazi attraverso un livello di dettaglio incredibile che ci spinge ad osservare tutte le passate e le pennellate e che ci restituiscono un fortissimo impatto emozionale.
Ancora una volta Kraser sceglie di concentrare il lavoro intorno ad un unico vettore cromatico, a differenza dei precedenti interventi troviamo qui un inedito verde che investe la totalità delle figure realizzate. All’interno di questi tre piccoli archi l’artista va quindi ad esibire il consueto caleidoscopio di elmetti naturali tutti caratterizzati da un forte livello di dettaglio, in particolare l’artista porta avanti qui un opera maggiormente concentrata insistendo su elementi paesaggistici dal quale vediamo affiorare animali di varia natura e specie e, nella parte centrale dell’intervento, una sorta di statua classica dalla quale emergono due volti contrapposti. Il carattere onirico che come sempre caratterizza gli interventi dell’artista è ancora una volta veicolato dalla figura della chiave così come dalle fusioni corporee che vanno ad alimentare il dialogo tra gli universi dell’uomo e della natura.
Per darvi modo di apprezzare al meglio l’opera, vi lasciamo ad alcuni scatti, in aggiunta alle immagini durante il making of, con i quali potete dare un occhiata da vicino a tutti i dettagli dell’intervento, è tutto dopo il salto! enjoy it.

Thanks to The Artist for The Pics

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SeaCreative – New Mural in Civitanova Marche

16/06/2014

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Con quest’ultima fatica di SeaCreative proseguiamo il nostro viaggio all’interno delle meraviglie del Vedo a Colori, il progetto porta quindi a Civitanova Marche ancora una volta uno dei grandi nomi della scena Italiana offrendogli l’opportunità di esprimersi su questa grande parete.
Organizzato e curato da Giulio Vesprini, il progetto ha come principale scopo quello di recuperare, attraverso il lavoro di diversi artisti con le loro differenti opere, tutta quella che è la grigia area marittima e portuale della città di Civitanova Marche, con le sua architetture complesse torna in questo modo a vivere sotto una nuova e maggiormente calda veste visiva
Come abbiamo avuto spesso modo di vedere l’operato di SeaCreative è intrinsecamente legato alla figura dell’uomo ed in particolare ad una precisa e personale lettura dello stesso. In questo senso l’artista va ad approfondire quelle che sono le sensazioni e gli stati d’animo che caratterizzano la nostra vita, per innescare questa peculiare ricerca l’interprete va a dar vita ai suoi iconici characters che di fatto rappresentano una rievocazione di esperienze e vicissitudini tipicamente umane. Attraverso questo processo artistico tutti quelli che sono i vissuti personali, le storie, le angosce e le paure ed infine quel grande calderone di emozioni che caratterizzano l’uomo, vanno di fatto ad alimentare il dialogo tra i characters proposti e chi osserva i suoi interventi. Il carattere di questi personaggi va quindi intrinsecamente a legarsi in uno scambio simbiotico con l’osservato che si ritrova a rievocare sensazioni personali proprio per mezzo di quelle espresse dai soggetti dipinti che vanno in questo modo a toccare corde sensibili e tutto uno spettro sfaccettato di emozioni e sentimenti differenti.
L’abilità dell’interprete è quella di alternare situazioni al limite del grottesco ad attimi più vicini alla nostra quotidianità, in un opera che quindi gioca con la percezione della realtà ed al contempo insinua aspetti tipicamente fantasiosi lasciando allo spettatore l’opportunità di vagare tra temi maggiormente impegnati e riflessioni squisitamente legate all’immaginazione.
Per questa sua ultima fatica SeaCreative sceglie anzitutto di lavorare impiegando una forte caratterizzazione cromatica, è infatti il blu a fare da filo conduttore per tutto il lavoro investendo completamente sia i soggetti che il background della parete. Il tema dell’opera è intrinsecamente legato al mare, da qui la scelta del colore, e vede l’interprete Italiano andare a realizzare una composizione all’interno della quale ritroviamo il consueto mix di personaggi, soggetti naturali ed elementi paesaggistici. L’ispirazione marina va ad approfondire proprio questi aspetti con la scelta dell’autore di raffigurare animali marini, come la balena, ed al contempo caratterizzare l’aspetto dei suoi iconici soggetti attraverso elementi riconducibili proprio alla vita in marina. A concludere infine l’elevata quantità di dettagli, come i tatuaggi sul corpo di uno dei due marinai, oppure le corde che attraversano tutto l’intervento passando per il piccolo faro raffigurato così come l’imbarcazione all’estremità destra che va a concludere il pezzo e le onde marine che attraversano lo stesso su tutta la superficie.
In calce al nostro testo come sempre trovate una bella serie di scatti con tutti i dettagli dell’intervento, scrollate giù, il consiglio è infatti quello di darci un occhiata siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Artist for The Pics

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Xuan Alyfe – “Sinestesia” A New Mural

16/06/2014

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Dopo qualche settimana di silenzio torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di Xuan Alyfe, l’interprete Spagnolo ha infatti da poco terminato questo nuovo splendido intervento portando avanti il personale e peculiare approccio visivo.
La personale ricerca visiva dell’interprete Spagnolo continua a mostrarci nuovi spunti ed impressioni visive ancora una volta intrinsecamente legate da una parte dal particolare approccio stilistico dell’artista e dall’altra dalla stesse sensazioni e dagli stati d’animo che l’artista sente durante le fasi di lavoro che così tanto ne influenzano l’operato.
Come abbiamo avuto modo di vedere diverse volte il lavoro dell’interprete si distingue per un incredibile concentrazione di dettagli e spunti visivi, l’artista nel corso del tempo ha istaurato un personale dialogo con lo spazio urbano attraverso la pittura, ed il conseguente inserimento, di elementi differenti. La forte connotazione astratta viene sviluppata attraverso una trama multi sfaccettata con la realizzazione di configurazioni ed elementi geometrici, con forme e figure regolari ed irregolari, linee e vere e proprie intermittenze cromatiche che attraversano lo spazio segnandone profondamente la superficie, una sorta di rughe espressive che vanno infine a relazionarsi con gli scampoli di architetture ed i minuscoli personaggi che lo Spagnolo dispone qui e là all’interno della sua tela. L’impressione osservando le produzioni dell’artista è quella di una sorta di universo immaginato e personale che prende letteralmente vita sugli spazi e sulle pareti dove Xuan Alyfe ha l’opportunità di lavorare, un mondo rappresentato in un continuo equilibrio tra un astrattismo estremo, tra textures e geometrie, ed in indole più romantica, quasi viscerale, con i paesaggi, gli alberi, le cattedrali ed i personaggi che lo abitano. Emerge così l’idea profonda e caratterizzante tutte le produzioni dell’interprete, si insinua un dubbio su come l’artista legga, senta ed elabori ciò che c’è intorno a lui, di come le emozioni si trasformino in elementi cromatici, di come il vento e sentimenti segnino gli spazi, di come le cupole della città rimangano così impresse negli orizzonti, in una realtà filtrata e riarrangiata attraverso la peculiare visione dello Spagnolo, inteso, profondo e dall’eccezionale impatto emotivo.
Per “Sinestesia”, questo il titolo dell’intervento Xuan Alyfe sceglie anzitutto di esprimere attraverso il background dell’opera una forte concertazione di colori, vere e proprie macchie cromatiche leggermente accennate e che danno vita ad una caratterizzazione nuova e certamente d’effetto. Il cuore del lavoro è come sempre affidato alle consuete forme ed elementi astratti coadiuvati da figure ed altre figure. Nuovamente quindi veniamo accolti all’interno di un mondo immaginario in un percorso che ci spinge ad osservare con cura a non trascurare neanche un dettaglio per un risultato finale che riesce puntualmente a trasmetterci emozioni e stati d’animo contrastanti.
Non aggiungiamo altro, vi lasciamo piuttosto ad alcuni scatti che trovate come consuetudine in calce al nostro testo, con tutti i dettagli dell’opera realizzata certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Pics by The Artist

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Pastel – New Mural for Bien Urbain 2014

16/06/2014

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Con questa splendida e caratteristica parete realizzata da Pastel, iniziamo nel migliore dei modi la nostra personale avventura all’interno delle meraviglie dell’ottimo Bien Urbain Festival di quest’anno.
Come più volte ribadito la vena pittorica dell’interprete Argentino come abbiamo avuto il piacere di vedere diverso volte muove forme, linee e visioni prettamente astratte, si tratta di un piglio personale che vede unificati sotto un unica veste visiva gli studi accademici e la spiccata sensibilità pittorica, le forme così come tutti quei dettagli ed accorgimenti visivi vanno a creare un percorso profondo e dettagliato che spinge l’interprete ad una rievocazione di elementi naturali così come urbani. Il piglio tematico è affidato come detto ad una riflessione che accoglie elementi storici, sociali od umani, ed è supportata da una scelta cromatica che mira a mettere in evidenza proprio le particolari forme elaborata dell’artista, gli sfondi si fanno spessi e profondi, spesso caratterizzati dall’utilizzo di tinte piuttosto scuro o comunque in contrasto con quelle che sono le figure dipinte, queste ultime invece rivelato tutta lo spiccato piglio verso il dettaglio e vengono arricchite da una vivissima serie di dettagli, tutto raccolto in un equilibrio visivo puntualmente ricercato e disciplinato dallo stesso interprete.
Il Festival di Besançon parte quindi nel migliore dei modi accogliendo uno degli artisti più interessanti del panorama Argentino ed Internazionale, Pastel dal canto suo risponde proponendo un opere intrinsecamente legata alla propria e personale ricerca ed al contempo capace di rievocare temi e spunti legati indissolubilmente alla bella cittadina Francese.
Per questa sua ultima fatica quindi Pastel ancora una volta va a cogliere personali spunti dalla storia del luogo, in particolare il grande artista Argentino sceglie di ispirarsi al grande poeta Victor Hugo, nato proprio a Besançon, andando ad elaborare una personale rievocazione della sua poesia “Les Feuilles d`Automne” scritta nel lontano 1831. Così attraverso una personale riflessione l’autore va a realizzare un lavoro che accoglie in toto nuovi elementi naturali e, come avevamo avuto modo di vedere anche durante la sua partecipazione al Viavai Project di Racale accoglie all’interno della trama alcune piccole piante che vanno ad unirsi alle consuete forme rocciose tipiche del lavoro dell’interprete Argentino. La scelta di colori va a scandire i passi dell’opera, come suggerendone i versi e la metrica, offrendo da una parte un equilibrio visivo e dall’altra una nuova caratterizzazione cromatica che si affida a tinte e colori decisamente leggeri, accade così che sia le piante raffigurate, tutte diverse una dall’altra, sia le forme appuntite tipiche dei sassi dell’artista, vadano in un equilibrio costante ad investire lo spazio a disposizione attraverso un livello di dettaglio qui davvero elevato.
Il risultato finale è un opera ricca di spunti differenti, sia dal punto di vista naturale che da quello meramente estetico e che si ricollega alla poesia dello scrittore Francese attraverso una forte indole romantica e sopratutto per mezzo di una rievocazione di elementi naturali forte e caratteristica.
Non aggiungiamo altro, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti che ripercorrono alcune fasi durante il making of del pezzo fino all’eccellente risultato finale, dateci un occhiata è tutto dopo il salto, ma restate sintonizzati nei prossimi giorni infatti proseguiremo nel raccontarvi tutte le meravigli della bella rassegna di Besançon.

Thanks to The Artist for The Pics

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CT – New Murals for VIAVAI Project

16/06/2014

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Torniamo con piacere a Racale dove il grande CT ha da poco terminato una nuova serie di interventi tutti caratterizzati da nuove sperimentazioni nella forma delle sue canoniche lettere e che di conseguenza ne portano avanti la peculiare ricerca.
A differenza di tutti gli artisti che hanno fin qui preso parte alla rassegna il grande artista Italiano piuttosto che dedicarsi ad unica grande parete sceglie di esprimersi attraverso una serie di interventi più piccoli sparsi per la cittadina Pugliese atti proprio a valorizzarne tutti gli splendidi scorci.
CT come spesso abbiamo avuto modo di vedere, poggia le basi del suo lavoro su una costruzione e decontrazione delle lettere C e T, mettendo appunto una architettura visiva mutevole che spinge chi osserva a scoprire le varie sezioni che costituiscono la nuova figura, elaborando configurazioni che possano esaltare lo spazio circostante entrando quindi in simbiosi con il panorama e con le sue architetture.
A caratterizzare la partecipazione dell’artista al Viavai Project è senza dubbio la volontà dello stesso di impegnarsi nella realizzazione di una nuova serie di figure che vanno a portare avanti la singolare ricerca visiva e tematica dell’interprete. Partendo come sempre dalle lettere c e t l’artista va qui a rielaborarne lo sviluppo unificando sotto un unica grande figura 8 di queste fino a comporre un unica grande immagine che in sé cela l’idea di una sorta di atomo che compone un elemento oppure un vero e proprio mattone che emerge dalla superficie di lavoro. Seguendo i vari step dietro questo cambio di impostazione emerge la volontà dell’interprete di elaborare una figura che possa racchiudere in sé differenti livelli di lettura, l’artista va quindi ad utilizzare due tonalità differenti, la prima è quella che dà colore allo sfondo, in modo da segnare maggiormente lo stacco con la superficie, e che emerge tra le insenature dell’altra grande figura di colore nero.
In questa nuova ricerca quindi la lettura dell’intervento passa per differenti spunti o livelli, come sempre ciò che circonda il lavoro, in un legame intrinseco quindi con il paesaggio circostante, la parete, lo sfondo colorato, arrivando infine appunto alla forma rappresentata in quello che è una sorta di paragone e rielaborazione della contemporaneità. In questo senso CT ci spiega come questa lettura a livelli vada ad emulare la ricerca di informazioni che compiamo sulla rete, all’apertura di un link ne segue un altra per entrare maggiormente nel dettaglio dell’argomento che vogliamo approfondire esattamente come accade nell’interpretazione di quest’ultima serie di lavori realizzati.
L’interprete quindi va a cercare un moto interpretativo che posso svilupparsi per mezzo di più livelli sia per lo spettatore distratto e di passaggio sia per chi ha il desiderio di approfondire l’opera in un impostazione che spinge ad una riflessione sull’approccio alla nostra vita di tutti i giorni e su ciò che la circonda tra architetture, paesaggi e rapporti tra forme e figure differenti.
Non aggiungiamo altro, in calce al nostro testo trovate piuttosto una bella serie di scatti con le immagini di tutti gli interventi realizzati dall’interprete per la bella rassegna, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per tutti gli aggiornamenti da Racale e sul lavoro dell’artista.

Thanks to The Project
Pics by Matteo Bandiello

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Weekly Overview 89| 09-06 to 15-06

15/06/2014

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Weekly Overview è l’appuntamento del Week-End dove vi presentiamo una selezione delle migliori news settimanali sul GORGO.

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G. Loois – New Murals in Lamezia Terme

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URBAN LEGENDS at MACRO Roma (Recap)

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Urbanism: A City in my Head Group Show (Recap)

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Pablo S. Herrero for the Emergence Festival, Sicily

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TECK for Katowice Street Art Festival 2014

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Graphic Surgery – “Replace” at Nexus Galerie (Recap)

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Vine – New Mural in a Secret Lake Spot

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2501 – “Nomadic Experiments” in Mongolia

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M-City – New Mural in Istanbul

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Alexey Luka – “Straniera” New Mural in Rome

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Andreco – “Parata per Il Paesaggio” New Project

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JADE – “Reforestar” New Mural in Puerto Maldonado

OX – New Piece in Valdahon, France

15/06/2014

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In attesa di vederlo per le strade di Besançon in occasione del Bien Urbain Festival, il grande OX ha da poco terminato un nuovo lavoro a Valdahon sempre in Francia, caratterizzato dal consueto approccio stilistico e visivo che tanto ci piace.
Il lavoro di OX poggia le sue basi sulla capacità dell’interprete di vedere e discernere l’aspetto del panorama che si trova di fronte, lo stimolo dei suoi lavori non è figlio di uno stile o di una tematica personale ma piuttosto è intrinseco a ciò che lo stesso ha di fronte, nell’idea del Francese c’è l’esigenza di osservare attraverso un piglio completamente differente quelli che sono gli spunti visivi che solo un ambiente multi sfaccettato come la città riesce ad offrire. Da questo punto di partenza l’interprete capovolge la realtà stessa del tessuto urbano cittadino, attraverso i propri lavori assistiamo ad uno sviluppo delle trame architettoniche oppure ad una negazione delle stesse, il tutto collocato all’interno dei cartelloni pubblicitari vero e proprio volano e prima superficie di lavoro dell’autore. La scelta delle billboards non è affatto casuale, nelle intenzione di OX c’è l’esigenza di eliminarne completamente il valore visivo e simbolico delle stesse che si trasformano da strumento per accedere, una vetrina per un qualcosa, poste a catturare l’attenzione dei passanti, a parte integrante dell’arredo urbano e non più intralcio per la vista di un qualcosa che torna finalmente in armonia con l’ambiente proprio attraverso gli stimoli e gli interventi attuati dall’artista.
Chiamato dall’Association Just Ici per un progetto di politica cultura all’interno della regione Franca Contea della Francia, OX sviluppa in collaborazione con alcuni studenti e con l’associazione uno dei suoi iconici lavori. Se gli studenti realizzando una serie di collage cromatici su muro, l’artista dal canto suo risponde andando ad incollare una serie di fasci di carta che ne riprendono appunto i colori.
Certi che non mancherete di apprezzare, in calce al nostro testo trovate alcuni scatti del lavoro, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti sul lavoro del grandissimo artista Francese.

Pics by The Artist

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Jetsonorama – New Piece in Hotchkiss, Colorado

15/06/2014

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A distanza di davvero parecchio tempo torniamo ad approfondire il lavoro di Jetsonorama, l’artista Statunitense alcuni giorno fa si trovava ad Hotchkiss, Colorado dove ha avuto modo di realizzare questo suo ultimo splendido intervento.
Siamo abituati a mostrarvi gli interventi di Jetsonorama all’interno di un contesto tematico e visivo decisamente molto forte come quello del The Painted Desert Project, nelle ultime settimane l’artista si sta concentrando in una serie di lavori in giro per gli States portando avanti la personale impostazione visiva e tematica.
Come abbiamo avuto modo di vedere le opere dell’interprete poggiano anzitutto sulla volontà dello stesso di veicolare sensazione ed emozioni forti, se lo strumento è un paste-up su parete, i protagonisti dei poster incollati sono le storie, i volti e le vicissitudini delle persone che incrociano la loro vita con quella dell’interprete. In questo senso l’autore attraverso le proprie immagini ne filtra l’essenza attraverso uno scatto che possa raccontarne tutta od in parte l’esperienza di vita, va quindi a raccogliere un eredità ed un identità tematica assolutamente vera e che da una parte amplifica il coinvolgimento di chi osserva e dall’altra rende omaggio proprio a queste persone.
Quest’ultimo intervento prende vita direttamente sulla parete esterna del retro di una chiesa, trasformata ora in una ‘chiesa dell’arte’ e come sempre porta avanti il peculiare approccio visivo di Jetsonorama. L’interprete va infatti a coprire completamente la grande superfice di lavoro andando ad incollare l’immagine di una bambina intenta a lavorare la terra. Ancora una volta le fotografie scelte dall’artista hanno in sé un forte carattere evocativo, le emozioni suggerite si fanno contrastanti esattamente come la frattura tra il vestito candido e pulito della fanciulla e l’atto di lavorare il terreno in una contrapposizione visiva che richiama sicuramente altri tempi e che si lega ancora una volta con le difficoltà della vita. Un risultato finale che nonostante la sua semplicità è riuscito ancora una volta a coinvolgerci e che grazie al grande tasso di riflessione ci ha positivamente colpito.
Non aggiungiamo altro, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli dell’intervento, dateci un occhiata è tutto dopo il salto, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare, enjoy it.

A friend in hotchkiss invited me to paste the back of a church she’s converted into the church of art. thanks to the good people of hotchkiss who really are friendly; thanks to mary, touffic, jim, don, my incredible assistant Emily Coffman and to the hill family (Lilian Hill), on second mesa.

Pics by The Artist

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Seikon for the Emergence Festival, Sicily

14/06/2014

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Con quest’ultimo lavoro di Seikon, proseguiamo la nostra immersion all’interno dell’Emergence Festival di Giardini Naxos in Sicilia, l’interprete Polacco ha avuto modo di realizzare questo nuovo peculiare intervento sulla parete di un sottopassaggio della cittadina.
Continuando quindi a seguire con gli interessi gli sviluppi del lavoro dell’artista, ritroviamo Seikon in Sicilia per un intervento catalizzato anzitutto dalla particolare conformità della parete, dai colori alla serie di pietre che ne compongono la parte inferiore, e successivamente dalla consueta caratterizzazione astratta che siamo soliti riscontrare nelle produzioni dell’autore.
Come abbiamo infatti avuto il piacere di vedere diverse volte l ’operato dell’artista è fortemente influenzato dall’esigenza dello stesso di sviluppare i propri lavori attraverso una forte connotazione astratta, in particolare geometrica, ed per mezzo di questo preciso filtro andare sviluppare di volta in volta trame e configurazioni sempre differenti. Agli albori del suo percorso l’autore era solito proporre una trama spessa e concentrata con intrecci e texture abilmente miscelati per conto di opposizioni di due tinte differenti, con l’avanzare della sua ricerca l’artista ha poi mano a mano spezzato i singoli elementi delle sue composizioni per dare vita ad un trama dettagliata e sfaccettata. La ricchezza di elementi e forme rappresentati, con segmenti, triangoli e piccole texture racchiusi all’interno degli stessi, si muovono in equilibrio cromatico che va ad innescare un costante dialogo con la superfice di lavoro, lo spot e ciò che lo circonda. In questo modo quindi l’opera, attraverso un abile sistema di costruzioni e configurazioni geometriche, va a trasformare l’aspetto e la superfice di lavoro allestendo un simbiotico rapporto con tutto ciò che le circonda e dove, in particolare, i colori stessi si misurano con quelli dell’ambiente intorno.
Attraverso una bella selezione di scatti ripercorriamo assieme alcune fasi di realizzazione del lavoro fino al bel risultato finale, è tutto dopo il salto in calce al nostro testo, dateci un occhiata e restate sintonizzati per nuovi aggiornamenti dal Festival.

Thanks to The Artist and The Festival for The Pics

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Pixel Pancho – New Mural in Bushwick, Brooklyn

14/06/2014

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A quanto pare il nostro Pixel Pancho si trova ancora a New York, nella zona di Bushwick, sempre più cuore dell’arte urbane newyorkese, il grande artista Italiano si è lanciato in una nuova pittura concludendo questo iconico e nuovo splendido pezzo.
L’immaginario di Pixel Pancho poggia appunto le basi su una interpretazione sofistica ed elaborata dei suoi caratteristici personaggi, i robot, oltre che come pura reminiscenza della fanciullezza passata, hanno mano a mano assunto nel tempo, una visione più matura rappresentano di fatto un parallelo con la figura dell’uomo moderno con le sue debolezze e decadenze. A sostenere un impianto tematico di questo tipo troviamo una pittura dettagliata e ricca di colori vivi e di grandiosi effetti e dove va quindi ad aggiungersi nella sua giusta collocazione, la ruggine che va a rappresentare di fatto l’elemento di distruzione fisica e decadenza di tutti i giganteschi esseri metallici realizzati dall’interprete.
Proseguendo nel portare avanti il proprio personale immaginario l’artista sta mano a mano avvicinando i suoi iconici characters alla figura dell’uomo, in questo nuovo intervento Pixel Pancho continua quindi da una parte ad esplorare il particolare rapporto che lega le sue macchine all’uomo, questo differente indirizzo tematico si allontana fortemente dai temi sviscerati in questi ultimi anni portando la figura dei robot ad un nuovo livello. Le precedenti produzioni erano segnate da una pittura sbilanciata verso un rapporto pessimistico dove le macchine prendevano il posto degli uomini o semplicemente raffiguravano il particolare contesto storico dove non c’è più spazio per sognare e per gli eroi, così come i robot e l’immaginazione non trovano più il loro seguito, in un circolo di ruggine e rampicanti che ne dilaniavano le interiora e la scocca esterna. Questo indirizzo tematico è ancora fortemente radicato, nelle intenzioni dell’artista Italiano c’è però l’idea di portare la macchina ad un livello successivo, ponendola questa volta in totale uguaglianza con la figura umana e servendosi della stessa per rappresentarne le insenature emotive e gli angoli più remoti dei comportamenti dell’uomo, imprimendo su parete attraverso quindi un filtro visivo del tutto personale, tutti quegli elementi emotivi che contraddistinguono l’uomo.
Un percorso interessante che proprio quest’ultimo intervento prosegue la sua corsa, qui l’autore raccoglie quindi alla perfezione tutti questi precisi sviluppi tematici scegliendo una rappresentazione umana condita da alcuni innesti ed inserimenti tipicamente meccanici e metallici.
In calce al nostro testo trovate alcuni bei scatti che le istantanee di alcune fasi di elaborazione del dipinto fino al bel risultato finale, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per tutti i nuovi aggiornamenti sul lavoro del grande artista.

Pics by Jamie Rojo via BSA

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JAZ for Avanguardie Urbane Roma Street Art Festival

13/06/2014

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Tra i grandi ospiti del bel Avanguardie Urbane Roma Street Art Festival, troviamo con piacere il grande Franco Fasoli aka JAZ, l’interprete Argentino per la rassegna ha infatti realizzato questo nuovo lavoro su questa lunga parete nel quartiere di Tormarancia.
È sempre un piacere osservare da vicino le produzioni di JAZ, il grande interprete continua a portare avanti il personale stile ma anche i temi e gli spunti a lui più cari attraverso un tratto ed un impianto visivo profondo e facilmente riconoscibile e che riesce a lasciarci puntualmente sorpresi e coinvolti. Il percorso dell’artista inevitabilmente si interseca con l’approfondimento umano, con la natura e con il mondo animale, che rappresentano i protagonisti indiscussi, insieme ai canonici lottatori lucha libre, dell’operato dell’autore Argentino. In questo senso osservando le produzioni di Franco Fasoli ci si rende conto della grande varietà di situazioni ed aspetti tematici che vanno a disegnare un quadro sfaccettato della natura umana. Le peculiari fusioni corporee ad esempio rappresentano una riflessione profonda sulla psicologia umana, l’atto di fondere i corpi di uomini ed animali caratterizza queste opere che segnano la volontà di miscelare l’istinto e la razionalità, di alimentare il senso di brutalità che traspare dai lavori verso una condizione umana che si avvicina maggiormente al mondo animale. D’altro canto propri le pitture che coinvolgono gli iconici lottatori segnano la volontà portare avanti una riflessione che possa abbracciare le debolezze dell’uomo ed al contempo la sua stessa identità, le sue paura e le sue emozioni, in quella che è una lotta permanente che viviamo ogni giorno della nostra vita.
Dal l’emblematico titolo “Il Peso della Storia”, per questa sua ultima fatica JAZ raccoglie tutto il suo particolare impianto visivo e tematico per realizzare un intervento ancora connesso con le dinamiche cittadine, esattamente come era accaduto con l’opera di Axel Void (Covered), il lavoro va quindi ad inserirsi all’interno di una riflessione sulla città ed in questo caso su tutto il Bel Paese cogliendo differenti spunti. L’artista presenta due dei suoi tipici lottatori wrestler con ancora una volta le iconiche maschere, uno sostiene l’altro e notando i dettagli del calzoni si capisce come quello in basso vada a rappresentare l’Argentina, il paese dell’artista, mentre quello più in alto l’Italia. Come ben sappiamo proprio il paese Sud Americano è stato nei decenni scorsi una delle mete preferite dell’emigrazione Italiana dando vita quindi ad un legame forte tra i due Stati raffigurato proprio dai due soggetti dipinti. Il peso che il lottare sostiene non è altro che quello che tutti i figli di emigrati, e le generazioni successive, portano con sè, il peso di avere le proprie radici oltre oceano ma sopratutto ed approfondendo, il peso che avevano coloro che erano sbarcati nell’America meridionale, con tutte le difficoltà del caso, in cerca di fortuna per sé e per la propria famiglia.
Non aggiungiamo altro, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con i quali ripercorriamo alcune fasi durante il making of dell’intervento fino all’eccellente risultato finale, dateci un occhiata e restate sintonizzati per tutti gli aggiornamenti dal Festival e dall’Artista.

Thanks to Marco Lo Rocco for The Pics

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Todd REAS James for Asphalt Biennale D’Art Urbain

13/06/2014

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A distanza di qualche giorno torniamo a Charleroi in Belgio dove il grande Todd REAS James fa il suo ritorno in strada portando a termine un nuovo ed iconico intervento dei suoi in occasione della prima edizione dell’Asphalt Biennale D’Art Urbain 2014.
Dopo la serie di esibizioni, tra cui l’ultima Secret Garden aperta all’interno degli spazi della Galleria Patricia Armocida di Milano, Todd REAS James si sposta in Belgio per prendere parte come uno dei nomi caldi di questa prima edizione dell’Asphalt Biennale D’Art Urbain della cittadina Belga. La kermesse inaugurata con l’apertura dell’esuberante group show Just Before Brazil sta mettendo in campo nomi di spessore del panorama internazionale offrendo loro l’opportunità di esprimersi per le strade della città.
Come abbiamo avuto modo di vedere proprio nel corso dei nostri coverage, l’approccio visivo dell’interprete si sviluppa per mezzo di una forte dose di colore che dà vita ad una rielaborazione in chiave personale di figure e situazioni legate all’uomo. In questo senso tutta l’opera dell’artista rappresenta una elaborazione e soprattutto un indagine personale sull’uomo moderno andando a toccare argomenti delicati come la guerra, il fermento sociale e rivolte di questi tempi, la crisi ed i conflitti sempre più accesi, contrapponendo queste situazioni a stralci di vita quotidiana in cui le cose, nonostante tutte queste situazioni di dolore e lotta, restano di fatto invariate. È interessante notare come l’interprete per sviluppare queste sue importanti riflessioni scelga di affidarsi ad una rappresentazione vivace, un stile cartoon basic che si avvale di tinte e colori belli saturi e che restituisce a chi osserva una trama caratteristica e ricca di dettagli da cogliere e scoprire.
Per la rassegna Todd REAS James ha l’opportunità di confrontarsi con un bel po’ di spazio, due distinte pareti che sceglie di coprire da una parte con una delle sue iconiche e controverse rappresentazioni, con tanto di donne nude e sangue a palate – anche se ben celato – dall’altra invece sceglie di sviluppare un approccio maggiormente astratto inanellando una serie di forme e configurazioni cromatiche, interrotte da alcuni volti, che vanno a coprire ed inondare tutto la superfice di lavoro.
Non aggiungiamo altro, vi lasciamo piuttosto ad una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultimo lavoro del grande artista, il consiglio è quello di darci un occhiata ma restate sintonizzati nei prossimi giorni proseguiremo il nostro coverage sulla bella rassegna belga.

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David De La Mano “La Deriva” New Mural in Montevideo

13/06/2014

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Continuiamo con interesse a seguire gli sviluppi del lavoro di David De La Mano, l’interprete a distanza di qualche settimana torna nuovamente al lavoro con un nuovo intervento realizzato per le strade della sua Montevideo in Uruguay.
Abbiamo spesso avuto modo di riflettere sull’operato dell’artista, ancora una volta ci addentriamo quindi all’interno di un percorso poggiato su solide basi stilistiche quanto tematiche, in questo senso l’esperienza con le produzioni dell’interprete va qui a rinnovarsi con un nuovo lavoro che ne lascia immutati gli spunti ma che al contempo ne evolve l’impostazione visiva regalandoci nuove impostazioni e visioni.
Al centro dell’operato di David De La Mano troviamo la figura dell’uomo, ma non si tratta di una rappresentazione in senso lato delle fattezze fisiche, ma piuttosto di uno studio dell’artista sui diversi aspetti tipicamente emotivi, viene centrata dallo stesso in questo modo una pittura che ne raffigura le differenti sfaccettatura cogliendo aspetti maggiormente malinconici. Dalle immagini che troviamo di fronte emerge in questo modo una lettura cosciente e profonda che sa di critica, le figure che compongono le trame dell’artista risultano lente e goffe e vengono pilotate come una grossa mandria dalle scelte visive dell’autore che ne sceglie la direzione in un sorta di parallelo tra uomini e società moderna. All’interno di queste fitte masse di characters vediamo spuntare personaggi bizzarri ed ambigui, veri e propri demoni che vanno a suggerire l’emersione della parte peggiore dell’uomo che prende quindi qui vita e le sembianze di queste creature nascondendosi all’interno della fitta selva di persone. In questo senso le opere quindi suggeriscono un celare le brutture e gli orrori dell’uomo attraverso la pittura di una controparte opposta, rabbiosa e brutale che vediamo nascosta all’interno delle sue caratteristiche e ricchissime configurazioni in un continuo bilanciamento tra bianco e nero, tra malvagio e puro.
A sostenere un impalcatura tematica così rilevante, troviamo un impostazione stilistica che da sempre poggia le sue basi sull’equilibrio tra bianco e nero, due colori opposti con i quali l’interprete gioca e sviluppa tutto il suo percorso visivo.
Per “La Deriva” questo il titolo dell’intervento, David De La Mano va a coniugare nuovi e caratteristici aspetti, se il binomio cromatico rimane invariato a fare capolino sulla superfice troviamo anzitutto livelli differenti, con dettagliatissime raffigurazioni che si contrappongono alle grande figure interamente composte da piccoli characters, a catturare la nostra attenzione non potevano però che essere gli effetti di ombra che ci danno l’impressione anzitutto di una profondità e soprattutto di una corposa presenza all’interno dello spazio di lavoro.
Non aggiungiamo altro, in calce al nostro testo potete trovare un ampia selezione di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica dell’artista, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

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G. Loois – New Murals in Lamezia Terme

13/06/2014

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A distanza di qualche settimana torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di G. Loois, l’interprete Italiano ha infatti da poco terminato una nuova serie di lavori all’interno del Quartiere Razionale di Lamezia Terme, Provincia di Catanzaro in Calabria.
L’operato di G.Loois affonda le sue radici su una decisa interazione con la natura e con tutti i suoi elementi, nell’idea dell’artista c’è l’esigenza di sviluppare un rapporto simbiotico con la stessa andando a dipingerne l’essenza, si muovono così nuclei e figure differenti intrinsecamente legati e vicini ad altri elementi ed a temi naturali, l’acqua, la terra, le rocce, vengono proposti, raccolti ed inseriti come parte integrante all’interno della trama pittorica dell’artista stesso che ne apre e ne sviluppa il moto attraverso la realizzazione di figure ed elementi fortemente organici. La forma ed i nuclei con la quale viene espressa, rappresenta quindi una parte importante nella stilistica dell’artista che, a differenza di altri, viene investita da un tratto personale, dettagliato e ricchissimo di sfumature cromatiche. In particolare G.Loois mira a riprodurre gli effetti tangibili e sensitivi degli elementi, i nuclei di forme rocciose ad esempio ne simulano la grande forza e fermezza, così come elementi meno palpabili, come l’acqua, sembrano letteralmente scivolare via, l’artista porta avanti questi temi incarnandoli all’interno della personale ricerca sull’equilibrio tra componenti differenti, la materia, la terra, l’aria e l’acqua si miscelano tra loro in una costante altalena visiva tra figure e configurazioni differenti. In questo senso è interessante notare come l’autore vada ad evidenziare i differenti elementi proposti attraverso fratture che rivelano l’essenza stessa dell’elemento che si mostra per la sua energia avvolto nelle viscere da un aurea cromatica forte ed intensa.
La serie di opere dipinte fa parte di un progetto di rivalutazione, organizzato dal gruppo Squad Rebel, di uno dei quartieri più difficili della cittadina che mira attraverso una serie di interventi e di lavori in strada a sovvertire lo status quo del posto. Dal canto suo G. Loois entra in contatto con questa realtà andando ad elaborare una bella serie di lavori come sempre caratterizzati dal consueto piglio visivo, la ricerca dell’interprete giunge qui a toccare elementi nuovi, con inediti inserimenti nelle peculiari fratture tematiche che l’artista è solito proporre. In particolare a destare la nostra attenzione è la prima opera, che unisce alla perfezione i canonici elementi naturali insieme ad un figurazione umana andando quindi in questo senso ad esplorare una coabitazione tra due universo troppo spesso distanti ma indiscutibilmente legati profondamente.
Non aggiungiamo altro, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica firmata dall’artista Italiano, il consiglio è quello di darci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

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URBAN LEGENDS at MACRO Roma (Recap)

13/06/2014

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Aperta lo scorso 7 Giugno, andiamo con piacere a dare un occhiata da vicino ad URBAN LEGENDS il grande show voluto da 999Contemporary Gallery con dodici artisti, sei italiani e sei francesi, per un confronto tra i differenti linguaggi della Street art.
Organizzata nell’ambito dell’Avanguardie Urbane Roma Street Art Festival lo show è stato preceduto da una ricca incursione nella Metro Spagna (Covered) che ha visto gli artisti coinvolti, in aggiunta a qualche piacevole guest, realizzare una serie di interventi proprio all’interno della stazione cambiandone in questo modo radicalmente l’aspetto ed offrendoci al contempo un assaggio di quello che ci saremmo trovati di fronte per lo show e di cui vi abbiamo mostrato gli scatti qualche giorno addietro.
L’allestimento è composto da tele decisamente extra large e raccoglie alla perfezione le differenti impostazioni stilistiche e tematiche di ciascuno dei grandi artisti partecipanti da una parte la scuola Francese con le opere di C215, AlexOne, Philippe Beaudelocque, Epsilonpoint, Popay e Seth dall’altra invece quella italiana con 108, Tellas, Moneyless, Andreco, Lucamaleonte ed Eron tutti riuniti all’interno degli spazi del MACRO Museo di Arte Contemporanea di Roma.
Come detto ogni interprete ha avuto a disposizione una tela di 2×2 metri dove ha potuto esprimere e presentare al meglio tutto la sua ricerca e la sua impostazione visiva, non sono mancati però alcune significativi exploit con gli artisti che si sono impegnati nella realizzazione a quattro o più mani di un unico lavoro andando quindi ad innescare un metro di paragone anche tra le differenti sperimentazioni congiunte.
In questo senso tra queste non possiamo non menzionare la super collaborazione che ha visto 108, Tellas e Moneyless lavorare assieme in un’unica tela dando vita sicuramente ad uno dei lavori più significativi dello show. L’esibizione poi ha offerto un C215 che ha proposto una ritratto di Raffaella Carrà dal titolo “A Far L’amore” mentre Lucamaleonte ci lascia a bocca aperta grazie ad una spettacolare allegoria dal titolo “Il Futuro fugge dal presente e si rifugia nel passato”. Proseguiamo con Seth che rende omaggio alla fede calcistica della capitale andando a raffigurare l’odio fraterno fra Roma e Lazio con “Gemelli” per poi collaborare con Philippe Baudelocque in un inedito all black canvas. Si arriva alla collaborazione tra Popay ed AlexOne, che si lanciano in un rivisitazione di San Giorgio ed Il Drago approdando infine alle spettacolarità emotiva dei lavori di Eron tra cui spicca la splendida e suggestiva collaborazione con Andreco e Lucamaleonte dal titolo “Three Ways to See Spirituality” e concludendo con Andreco e Tellas che portando in dote tutta la loro ricerca sulla natura danno vita a due splendide nuove composizioni.
In aggiunta allo show, nell’area esterna del complesso dell’ex mattatoio prenderanno vita nelle prossime settimane fino ad Agosto workshop, conferenze, eventi musicali, street food, oltre ad una calling rivolta ai giovani talenti, che avranno in questo modo l’opportunità di misurarsi con i gli artisti in mostra.
Insomma tantissimo da vedere da cogliere in questa URBAN LEGENDS noi non aggiungiamo altro, vi invitiamo piuttosto a dare uno sguardo alla ricca serie di scatti in calce al nostro testo, scrollate giù e per gli amici romani e chiunque si trovasse in zona ricordiamo che c’è tempo fino al prossimo 10 di Agosto per andare a darci un occhiata di persona, noi ve l’abbiamo detto!

MACRO – Museo D’Arte Contemporanea di Roma
Piazza Orazio Giustiniani 4
00153 Roma

Pics by Carlo Taccari

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DissensoCognitivo at Elastico Studio (Preview)

12/06/2014

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A meno di un giorno dall’apertura vogliamo stuzzicare il vostro appetito con una piccola preview di quella che sarà la serata di presentazione della nostra nuova fanzine annuale e soprattutto dello show del DissensoCognitivo all’interno degli spazi dell’Elastico Studio di Bologna.
Unendo gli sforzi con l’Elastico Studio abbiamo pensato ad un evento che potesse da una parte offrire un palcoscenico alla nostra nuova uscita cartacea e dall’altra mettere in evidenza gli aspetti del lavoro del DissensoCognitivo che così tanto hanno saputo coinvolgerci e catturarci.
Ancora una volta vogliamo mettere l’accento sul particolare ed unico climax che accompagna le opere del duo, si tratta di racconti di un mondo lontano e tormentato al quale l’interprete ha donato respiro e forma, dipinto paesaggi e soprattutto dato vita a corpi ed ombre che si muovono all’interno di questo apocalittico futuro.
Il racconto della decadenza della razza umana attraverso una metamorfosi lenta e costante che ci ha portato all’oblio, un vero e proprio filone narrativo che mira ad una profonda e peculiare riflessione sull’uomo e sul suo lento declino fisico, emotivo e spirituale.
Con queste premesse domani 13 Giugno saremmo quindi ospiti dello spazio Bolognese per mostrarvi da vicino la nostra uscita, le opere che la compongono e che l’hanno ispirata per una immersione totale all’interno dell’immaginario dell’artista Italiano.
L’appuntamento è quindi per domani sera dove ci saremo anche noi, l’artista, le fanzine e le opere nella bella cornice ospitale della galleria Bolognese, insomma vietato mancare.
Nel frattempo vi lasciamo ad alcuni scatti con alcuni momenti durante le fasi di allestimento, giusto una piccola anteprima, gustatevela.

Elastico Studio
Via Porta Nova, 12
40123 Bologna

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Urbanism: A City in my Head Group Show (Recap)

12/06/2014

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Con piacere andiamo a dare uno sguardo davvero approfondito a Urbanism: A City in my Head eccellente group show mette in scena i nomi più importanti della scena Russa in un analisi sull’evoluzione dal writing degli anni ’90 alla street art odierna.
Si tratta di un occasione assolutamente unica, abbiamo infatti l’opportunità di dare uno sguardo ad una scena distante ma che ha saputo portare avanti un impostazione e soprattutto un identità forte e peculiare.
Urbanism: The City in My Head è di fatto la prima mostra post-graffiti che viene tenuta all’interno degli spazi di un Museo istituzionale, lo show come detto ha messo in evidenza anzitutto la scena moscovita e nazionale, in aggiunta a Niels Shoe Meulmam come vero e proprio special guest, proiettandoci dentro il percorso di evoluzione portato avanti nell’ultimo ventennio dagli artisti Russi. Dai graffiti quindi alle opere su tela e su materiali differenti, il tutto supportato da un grande archivio fotografico atto proprio a fornire un contesto storico ed urbano dell’Unione Sovietica e dalla sua personale invasione di arte urbana.
Osservando la vastissima galleria in calce è inevitabile notare come gli stili e gli approcci siano riusciti a muoversi in due differenti direzioni, dall’astrattismo ad un impostazione più figurativa in entrambi i casi emerge un profondo rapporto con la città, con le sue architetture da una parte e con le sue emozioni e difficoltà dall’altra, due modi quindi di vivere ed intendere l’habitat cittadino da parte di un roster di primissimo livello tra cui ritroviamo: Alex Kuznetsov, Kostya Zmogk, Petro, Ilya Slak, Misha Most, Dmitri Aske aka Sicksystems, Marat Morik, Andrey Aber in aggiunta come detto all’Olandese Niels Shoe Meulman.
Per una mostra di questa importanza vi abbiamo preparato una ricchissima serie di scatti con tutti i dettagli dell’allestimento presentato in aggiunta a qualche immagine durante la serata di apertura, scrollate giù è tutto dopo il salto, siamo sicuri che non mancherete di apprezzare.

The Show is the first major museum exhibition of post graffiti art in Moscow. The exhibition will underline the development of Russian graffiti and street art from the late 90s to the art that it has become today on canvases and different material, concentrating on Moscow artists where a unique visual language or attitude has evolved. With a special sections dedicated to a comprehensive photography archive which will provide a historical context on urbanism, city streets and early tags during the 80s and 90s Soviet Union.
With special guest Niels Shoe Meulman, including influential artists such as Alex Kuznetsov, Kostya Zmogk, Petro, Ilya Slak, Misha Most, Dmitri Aske aka Sicksystems, Marat Morik, Andrey Aber. The exhibition will emphasize on the evolution of graffiti and street art from the concrete city walls onto the museum canvases with a dialogue between these artists and the city. “Urbanism: The City in My Head” will be the first exhibition to position new works of these artists who have emerged from the Moscow streets in the late 90s and 00’s.
This quintessentially urban and dynamic movement now culminates with a groundbreaking exhibition will provide a record of this genre of contemporary art which has been in existence over the past decade in Moscow.

Thanks to CODERED for The Pics

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Graphic Surgery – New Mural in Reims, France

12/06/2014

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Come spesso accade in occasione di Replace ultimo show aperto all’interno degli spazi della Nexus Galerie, i Graphic Surgery hanno avuto modo di realizzare un un nuovo lavoro per le strade di Reims in Francia.
Facendo eco a quanto mostrato in occasione dell’esibizione i Graphic Surgery vanno quindi a proporre un nuovo lavoro che abbraccia pienamente i temi e le caratteristiche inflessioni stilistiche che da sempre ne caratterizzano l’operato. Come detto il lavoro del duo Olandese si basa su una ricerca visiva di tutti quegli elementi appartenenti alla città, ritroviamo quindi gli scorci urbani rivisti attraverso un peculiare filtro visivo che ne rielabora l’aspetto per mezzo di un filtro decisamente astratto. Le architetture industriali, i palazzoni, i tralicci, le gru e tutto quel grande calderone di elementi che sovrastano ed arricchiscono le nostre città vengono colti, scomposti, sezionati e rielaborati in un unico nuovo insieme di forme e configurazioni. Gli interpreti come detto più volte attraverso questo processo di filtraggio, campionamento, distruzione e creazione si affidano unicamente al bianco ed al nero come unici vettori cromatici andando a rievocare con equilibrio, precisione e purezza visiva tutti quegli aspetti intrinsecamente legati agli elementi urbani.
Esattamente come per le opere presenti nell’allestimento gli interventi in strada rappresentano su parete il collage perfetto di figure ed astrazioni che vanno a creare forme e grandi agglomerati di figure che vanno ad intersecarsi tra di loro rivelando nei loro dettagli nuovi stimoli e nuove fonti fino a creare un risultato finale unico e caratteristico.
In questo senso il personale approccio astratto che lega le produzioni del duo, la geometria come primo ed unico interlocutore stilistico se si escludono i lavori a carattere maggiormente pittorico, viene sviluppata dagli artisti attraverso fasi istintive a contatto con elementi più razionali ed impostati, su quella che è una personale rappresentazione di paesaggi urbani che vengono riprodotti attraverso una pulizia dell’immagine, ridotti, puri, e portati al limite attraverso una forma più astratta e ridotto all’osso.
In calce al nostro testo potete trovare una bella e ricca serie di scatti con i quali possiamo ripercorrere assieme tutti gli sviluppi e le fasi di realizzazione di quest’ultimo intervento, un occasione rara per vedere il duo durante lo studio dell’intervento fino all’eccellente risultato finale, è tutto dopo il salto, se invece volete approfondire l’allestimento proposto per il loro ultimo show vi rimandiamo al nostro precedente articolo.

Thanks to The Artist for The Pics
Pics by Thierry Gaudé

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Pablo S. Herrero for the Emergence Festival, Sicily

12/06/2014

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Ci spostiamo in Sicilia dove con questa ultima fatica di Pablo S. Herrero con piacere inauguriamo il nostro coverage sull’eccellente Emergence Festival da poco terminato nella suggestiva cittadini di Giardini Naxos.
Presentato ed organizzato dall’Associazione Emergence, la rassegna ha offerto per una settimana gli splendido scorci della bella città, Giardini Naxos è la prima colonia Greca di Sicilia, scelta per le sue caratteristiche naturali diviene ora approdo per un roster di artisti di primissimo livello sia Italiani che internazionali tra cui con piacere ritroviamo l’interprete Spagnolo di ritorno in Italia dopo la bella prova offerta per Memorie Urbane.
Il percorso di Pablo S. Herrero continua a lasciarci interessanti, l’artista sto proseguendo la sua personale ricerca andando ad inserire di volta in volta elementi e dettagli differenti, proseguendo il suo rapporto con i colori e sviluppando insieme ad essi nuove atmosfere e nuove impostazioni visivi dal grande impatto visivo.
Come abbiamo avuto modo di vedere diverse volte da vicino l’anima stilistico dei lavori dell’interprete affonda le proprie radici in una rielaborazione di scorci ed elementi a carattere naturale. La natura quindi rappresenta primo ed unico slancio tematico nel percorso dello Spagnolo che esercita questa sua influenza attraverso la pittura di una intricata serie di rami di differenti dimensioni che vanno ad intersecarsi ed a fondersi tra di loro dando vita ad una foltissima ed avvolgente trama. L’evoluzione delle opere lo abbiamo visto più volte sta passando per l’unione di differenti configurazioni, tra vere e proprie forme ed interventi maggiormente incentrati su una trama che possa avvolgere gli spazi a disposizione, l’artista sta proseguendo una personale ricerca che lo vede impegnarsi nella creazione di forme e figure sempre differenti in un equilibrio sempre piuttosto rimarcato.
L’opera realizzata per la bella rassegna raccoglie alla perfezione tutto il percorso visivo di Pablo S. Herrero, l’artista qui sceglie un impostazione differente andando anzitutto ad ampliare le campionature cromatiche e successivamente immettendo all’interno di un’unica trama dettagli e sviluppi differenti del suo canonico intreccio naturale. In questo senso veniamo quindi accolti da un forte colore rosso che fa da background ad una serie di figure di rami spogli questa volta di colore grigio, all’interno degli stessi, proprio nel mezzo della parete, vediamo infine un grande nucleo interamente formato da minuscoli intrecci neri.
Quello che troviamo di fronte sono quindi tre e distinti livelli, se la scelta del rosso si rifà alle pareti realizzati all’interno del progetto “Red in Neighborhoods”, contraddistinto appunto dalla presenza del rosso al posto del bianco, la scelta di realizzare i canonici rami in grigio istilla una nuova svolta all’interno del percorso fin qui visto dell’artista che proprio attraverso il grande nucleo centrale, conclude l’opera e riesce seriamente ad impressionarci e lasciarci letteralmente di sasso.
In calce al nostro testo trovate una bella ed ampia selezione di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica dell’interprete, dateci un occhiata, siamo certi che anche voi come non mancherete di apprezzare l’impatto di questo splendido lavoro.

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Axel Void and Lupita – New Mural in Mexico

12/06/2014

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Il nostro amico Axel Void si trova ad Aguas Calientes una cittadina nel Messico Orientale dove ha avuto modo di realizzare un nuovo e caratteristico lavoro ispirato alle tradizioni degli indigeni Huicholes ed in collaborazione con un giovane bambina di nome Lupita.
Axel Void è senza dubbio uno degli artisti che maggiormente riesce a coinvolgerci, il suo lavoro riesce infatti a toccare spunti e situazioni sensibili sviluppandone l’essenza per mezzo di un impostazione grafica profonda e coinvolgente. L’artista si relaziona con sentimenti forti e dal grande riverbero emotivo, accoglie le storie e le vicissitudini dei luoghi dove lavoro e lascia lì un segno del proprio passaggio, un omaggio che puntualmente riesce a colpirci.
Abbiamo spesso avuto modo di cogliere il fascino dei lavori dell’artista, trovando un certa tematica amara e dura, delle vere e proprie riflessioni che hanno saputo toccare temi differenti, delicati, in cui l’interprete ha deciso di immergersi andando a cogliere le esperienze più disparate, occupandosi di vita quotidianità, di temi ed esperienze differenti, aspetti sgradevoli e non, tematiche a carattere sociale o storico in quella che è diventata di conseguenza una vera e propria ricerca sugli aspetti più umani della nostra vita. L’impressione è quella di una forte esigenza da parte dell’interprete di voler sentire e trasmettere attraverso la propria pittura tutta quelle grande intensità di emozioni che i luoghi visitati riescono a trasmettere. In questo senso non stupisce quindi la scelta di un approccio pittorico forte e profondo, le pennellate si fanno sporche e sovrapposte intersecando cambi cromatici e tonalità differenti fino a creare un manto visivo sfaccettato e capace di contenere una quantità di colori incredibili, questa esuberanza visiva viene sostenuta da un tratto dedito al dettaglio al ricerca di una completezza visiva che possa accogliere tutti gli aspetti emotivi e viscerali che l’interprete ha scelto di veicolare. Le opere quindi nel loro risultato finale sono caratterizzato da un uso intensivo di tinte e colori molto scuri e profondi, contrapposti a passate di colore ripetute che ne arricchiscono la trama finale, andando quindi a sostenere tutta la sensibilità dell’impalcatura tematica e visiva.
L’intervento come sempre è caratterizzato dalla consueta impostazione pittorica di Axel Void, in questo caso l’artista va ad ispirarsi ad una serie di figure che compongono un altare Chunga, in primo piano vediamo una piccola bambola di porcellana che viene chiamata María o Lupita, proprio quest’ultimo è il nome della bambina che vive di fronte al murale ed a cui l’artista ha voluto dipingere insieme. Proprio nell’estremità destra è infatti possibile vedere un piccolo rettangolo realizzato proprio dalla giovane, un paesaggio con i fiori e l’arcobaleno ed infine un Peyote, cactus sacro e cerimoniale che viene utilizzando come guida spirituale Wirikuta.
In calce al nostro testo come sempre potete trovare una bella serie di immagini con tutti i dettagli dell’opera, dalle quali è possibile vedere da vicino tutta la particolare ricchezza delle pennellate e il lavoro della giovane bambina, è tutto dopo il salto, dateci un occhiata.

They stay there during their peregrination to Wirikuta, a sacred land to them. The mural is based on some figures of the altar of my host Chunga. Often times they name the porcelain figure that appears in the mural María or Lupita. Oddly enough while painting I met Lupita, a 9 year old Huchiole that lives in front of the mural. Since she was hanging out with us I decided to have her do a little piece in the mural, you can find it on the bottom right. She painted a landscape with flowers, a rainbow and a “Peyote”. It’s a ceremonial sacred cactus that they use as guidance to Wirikuta. In the photo you can find her with a peyote plant she brought in order to paint it better. -Axel Void

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TECK for Katowice Street Art Festival 2014

12/06/2014

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Con piacere torniamo a Katowice per approfondire nuovamente le meraviglie di quest’ultima edizione del Katowice Street Art Festival, tra gli ospiti troviamo con piacere TECK che ha da poco terminato questa grande e splendida pittura.
Probabilmente siamo di fronte ad uno dei lavori di dimensioni maggiori tra quelli prodotti dall’artista ed il risultato finale ci ha lasciato assolutamente entusiasti, osservando da vicino le opere dell’interprete veniamo accolti anzitutto da una duplice identità visiva che si manifesta attraverso un impronta tematica forte, sorda e con ampi risvolti malinconici e riflessivi. In questo senso giunge quindi inevitabile sentire la forte connotazione tematica ed il valore di un lavoro che sceglie di lanciare spunti ed argomenti differenti attraverso un alfabeto visivo insolito. Le configurazioni geometriche rappresentano la base, nonché vero e proprio corpo, dei volti rappresentati, i tratti somatici di quest’ultimi vengono invece realizzati con una cura del dettaglio ed attraverso un impronta visiva che richiama lo stile fortemente classico, vediamo i volti come delle apparizioni che suggeriscono un forte valore sacrale ed al contempo rivelano tutta la loro dimensione di morte, lo sguardo si fa chiuso solenne, quasi come se si trattasse di una gigantesca maschera alimentata da tinte grigie e nere. Le figure geometriche appaiono in questo modo netto contrasto con la parte più figurativa dell’opera dell’interprete, se da una parte la pittura rivolge il proprio interesse su tonalità scure e profonde, dall’altra con gli elementi maggiormente astratti assistiamo ad una concentrazione di colori forti e vivi, in totale contrasto con la trama oscura e solenne del lavoro. Questa particolare inflessione inevitabilmente suggerisce un paragone tra vita e morte, la prima viene incanalata all’interno dei colori vivaci e forti la seconda invece si serve di tinte più scure, profonde e malinconiche in un equilibrio spezzato e spesso tendente in favore di quest’ultima.
La parete realizzata da TECK per la rassegna va quindi a portare avanti la base sia tematica che visiva del proprio percorso, il grande spazio a disposizione in questo alimenta una carattere decisamente pittorico e ne favorisce la spiccata propensione al dettaglio, l’opera in questo senso viene quindi maggiormente impostata attraverso un impasto pittorico figurativo, lasciando agli elementi geometrici lo scopo di alimentare e porre l’accento su determinate sezioni o dettagli del lavoro.
Il carattere simbolico così come la sensazione di trovarsi di fronte ad una sorta di mitologica presenza va ad alimentare quest’ultima fatica dell’interprete rivelandosi come uno dei lavori più interessanti tra quelli fin qui visti a Katowice.
Non aggiungiamo altro, vi lasciamo piuttosto ad una bella ed ampia serie di immagini con gli scatti che ripercorrono il processo di lavorazione della parete fino all’eccellente risultato finale, il consiglio è quello di darci un occhiata e se vi siete persi qualcosa, qui tutti gli altri lavori realizzati per il famoso Festival Polacco.

Pics via Eko

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Futura 2000 “Introspective” New Solo Show (Teaser)

12/06/2014

A distanza di parecchio tempo e dopo alcuni lavori spiccatamente commerciali, il grande Futura 2000 il prossimo 14 di Giugno di appresta ad aprire “Introspective” ultima sua fatica all’interno degli spazi della bella Magda Danysz Gallery di Parigi.
Una vera e propria leggenda, Futura 2000 inizia il suo percorso nei primi anni ’70, si avete letto bene, facendo la storia del movimento dissociandosi completamente dal comune lettering che affliggeva la maggioranza dei graffiti artist e lavorando piuttosto ad un approccio più astratto imponendolo in strada, in galleria ed in tutti gli ambienti artistici, guadagnandosi rispetto, fama e popolarità.
Questa sua nuova esibizione mette radici a Parigi, una sorta di seconda casa per lo Statunitense, ed il nuovo corpo di lavoro sarà senza dubbio caratterizzato dalle peculiari astrazioni graffiti che lo hanno reso un artista pionieristico.
C’è molta attesa per questo show e la galleria Francese non ha voluto rivelare assolutamente nulla, unicamente un breve video trailer che trovate il calce al nostro testo.
Segnatevi la data sul calendario e se proprio non riuscite a farci un salto, don’t worry! rimanete infatti sintonizzati qui sul Gorgo per uno sguardo approfondito all’allestimento ed alle proposte dal leggendario artista.

The star of the stars, the emblem of street-art and pioneer of the movement, known from the 70s for his abstract graffitis without letters, FUTURA is a real legend.
As BASQUIAT, SEEN, or Keith HARING, FUTURA has been involved in a numerous exhibitions since the 80s in New-York., notably the legendary New-York / New Wave at the PS1 in 1981. This exhibition drew the portrait of a new generation revolutionizing art with completely new art expressions. Being the first person to do a “whole-car” without letters, he quickly imposed his abstract style on the artistic world, in galleries, in museums, and even in concerts, such as the one of the Clash at Mogador in 1981 where he was discovered in France for the first time.
His style stands out among the others, as much for his abstract patterns which replace the classical “tags” as for the life of his composition. FUTURA is the true heir of the Abstract Expressionism, his movement portrays the same energy as Jackson Pollock. He builds a bright and colorful universe, which is instinctive, and balances geometrical lines in the patters which he paints with the spray cans as finely as if it was a paintbrush.
FUTURA is an exceptional artist. A virtuoso of the bomb, a pioneer full of energy. His works are hybrid expressions inventing his own language codes between graffiti and lyrical abstraction. In this exhibition, he presents powerful works combining the visual impact of his explosives colors and the dexterity of his drawing in his geometrical forms. Today, FUTURA is one of the most famous artists of the movementand his influence transcends all borders.

Magda Danysz Gallery
78, rue Amelot
Paris 11

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Banksy – “Better Out Than In” The Film (Trailer)

11/06/2014

Come annunciatovi pochi giorni fa, Banksy con aggiornamento della propria pagina ha rivelato l’esistenza di un nuovo film, ora il leggendario artista Britannico ha da poco postato il trailer ufficiale del suo nuovo film ispirato proprio al controverso progetto newyorkese Better Out Than It.
Attraverso una serie di immagini e scatti inediti, in questo trailer rilasciato da pochissimo ripercorriamo alcuni dei momenti salienti della residenza dell’artista, il tutto condito da una calda voce narrante che spiega alcuni degli interventi realizzati e sopratutto la loro reazione sulla città di New York, sul pubblico, tra passanti curiosi, writer ed infine l’immancabile polizia con tanto di annuncio di arresto, il tutto con un fare decisamente ‘ironico’.
La curiosità è decisamente schizzata in alto e non appena avremo maggiori informazioni circa quest’ultimo progetti di Banksy non mancheremo di farvelo sapere, ora non vi resta che schiacciare play e dare un occhiata al video e se vi siete persi qualcosa don’t worry nella nostra sezione tutti i lavori realizzata da Banksy durante il suo ultimo soggiorno negli States.
Ah sono già partite le divertenti speculazioni circa il vero nome dell’artista che sembrerebbe fosse stato rivelato durante alcune sequenze del video, insomma ne vedremo delle belle.

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Graphic Surgery – “Replace” at Nexus Galerie (Recap)

11/06/2014

Aperta lo scorso 31 di Maggio andiamo finalmente con piacere a dare un occhiata a “Replace” ultimo show del duo olandese Graphic Surgery all’interno degli spazi della Nexus Galerie di Reims in Francia.
Dopo oltre 10 di attività con questo show i Graphic Surgery tornano alla basi spirituali e tematiche del loro percorso, andando a rievocare il forte carattere di sperimentazione che accompagna da sempre la loro personale crescita artistica. Come abbiamo avuto modo di vedere diverse volte il lavoro del grande duo olandese è incentrato sua una personale rievocazione degli spazi urbani per mezzo di una chiave di lettura altamente astratta e composta principalmente da una fortissima influenza geometrica, un guardare lo spazio urbano e la città attraverso un preciso filtro visivo. Ora abbiamo quindi l’opportunità con questa loro ultima fatica, curata ed organizzata da Post-Graffiti, di osservare le ispirazioni e la metodologia dietro gli sviluppi delle loro produzioni, le foto delle gru così come le strutture architettoniche delle città, le architetture industriali passando per gli spazi urbani fatiscenti, tutti dettagli campionati che vengono poi miscelati nei canonici collage. Proprio il decostruire per costruire rappresenta l’essenza sia dello show ma anche dell’intera produzione degli interpreti che attraverso la creazione di configurazioni differenti vanno poi a miscelare varie sezioni fino a dare vita alle immagini che ben conosciamo.
Per l’esibizione gli artisti sono così tornati alle basi proponendo una serie di lavori in collage, allontanandosi quindi dalla semplice pittura per proporre un allestimento molto vario e concreto, ritroviamo lavori su legno o sul metallo, incisioni su legno per un impostazione dedita alla sperimentazione ed al disegno. A colpire la nostra attenzione il lavoro realizzato nel seminterrato della galleria, qui attraverso un proiettore ed una serie di fogli fotocopiati e parti di essi gli interpreti hanno proiettato una serie di opere, un lavoro altamente ricettivo che ha spinto gli stessi visitatori a provare differenti combinazioni per creare il proprio collage ombra.
Non vi facciamo mancare nulla, in calce al nostro testo anzitutto il bel video con uno dei lavori sicuramente più suggestivi dello show, dopo il salto invece una ricchissima serie di scatti con tutti i dettagli dell’allestimento. Il consiglio è quello di darci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare, per gli amici Francesi e per chiunque si trovasse in zona ricordiamo invece che c’è tempo fino al prossimo 29 di Giugno per andare a vedere da vicino e di persona lo show.

Construire – Déconstruire / Placer – Replacer. Deux étapes comme un va et vient permanent !

A l’origine il y a la photo, son impression. Viennent ensuite les découpes de motifs triangulaires comme un premier élément de construction de leur langage graphique. Puis viens la numérisation, le scan comme pour figer une image graphique, une composition, une déconstruction du réel.
Replace est l’histoire des Graphic Surgery, de leur processus de création, de la naissance d’une image inscrite dans le passé industriel de nos villes jusqu’au développement de travaux numériques. Replace est le cheminement de la chirurgie graphique élaborée par le duo néerlandais. – Stéphane Bruneau

Nexus Galerie
2 Allée des Monts de Champagne,
51100 Reims, France

Thanks to The Artist for The Pics
Pics by Thierry Gaudé

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