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GORGO

Archive for maggio, 2014

Zio Ziegler and Bicicleta Sem Freio in London, UK

31/05/2014

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Prosegue il fermento per le strade di Londra, ci troviamo di nuovo nella zona di Brick Lane dove Zio Ziegler ed il collettivo Brasiliano Bicicleta Sem Freio hanno da poco terminato una doppia singola parete caratterizzate dai differenti approcci di ciascuno degli interpreti.
Di Zio Ziegler stiamo continuando con piacere a seguire gli sviluppi sia in strada che per quanto riguarda il lavoro in studio, rimanendo sempre più coinvolti nella particolare visione dell’interprete Statunitense, per quanto riguarda i ragazzi di Bicicleta Sem Freio, loro rappresentano una piacevole novità e che si sta imponendo a livello internazionale grazie ad una serie di interventi caratteristici e dal sicuro impatto. Questa nuova serie di lavori è quindi caratterizzata da due approcci decisamente opposti e peculiari, da una parte Zio Ziegler che prosegue nella sua ricerca visiva che le vede raffigurare forme e personaggi antropomorfi per mezzo di un tratto tagliente ed articolatissimo, dall’altra invece un impostazione maggiormente grafica con colori accessi e saturi che fanno da contorno ad un tratto ed ad una visione tipicamente illustrativa, due mondi distanti quindi, con due ricerche differenti che vanno ad intrecciarsi in questo doppio progetto.
Zio Ziegler all’interno della figura raffigurata propone il consueto e ricco intreccio di forme e configurazioni interamente costituite da segni e linee ripetute che vanno in questo modo a caratterizzare le viscere dei soggetti realizzati e la loro intricatissima trama interiore, a stupire nel risultato finale è però il ritorno di una dose massiccia di colore che caratterizzare il background attraverso un intensa trama a pattern uguali.
Dal canto loro i Bicicleta Sem Freio scelgono di dipingere un vera e propria istantanea, i colori acidi e saturi vanno a comporre un mosaico cromatico che dà vita al corpo di una donna, vero ed unica protagonista nelle incursioni in strada dei ragazzi, che vediamo qui letteralmente immersa all’interno di una serie di piante e foglie, il tutto contraddistinto dal consueto tratto visivo ricco di dettagli e spunti visivi che richiamano ad elementi psichedelici ed umoristici.
Per darvi modo di apprezzare al meglio tutto l’impatto dei due interventi portati a termine dagli artisti vi abbiamo preparato una bella galleria, è tutto dopo il salto, dateci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare, enjoy it.

Pics via Upperplayground

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MTO – New Mural in Riga, Latvia

31/05/2014

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Proseguiamo il nostro viaggio all’interno del bel Black Canvas Festival di Riga, la rassegna Lettone ha ospitato infatti anche MTO che torna al lavoro dopo alcune settimane di silenzio proponendo uno dei suoi caratteristici e realistici interventi.
Il lavoro di MTO, come abbiamo avuto modo di vedere differenti volti ha sempre poggiato le sue solide basi su una ricerca della riproduzione quasi fotografica di uomini e situazioni differenti, l’abilità dell’artista di giocare attraverso l’utilizzo della bomboletta, con ombre e dettagli spaventosi ne hanno decretato l’ascesa affermandolo come uno dei nomi più interessanti all’interno del filone iper realistico e più in generale nel panorama internazionale. Negli ultimi mesi è innegabile il cambio repentino nei temi e nelle scelte visive proposte, non più solo una riproduzione ossessionata ma piuttosto, e finalmente aggiungiamo, a sorreggere la pittura temi e spunti differenti. Durante l’ultimo viaggio negli States abbiamo constata nelle intenzioni dell’interprete l’esigenza di sviluppare gli interventi utilizzando esclusivamente un unico volto, presumibilmente il proprio, segnato il più delle volte da una grande T gialla proprio sulla fronte, il giallo poi è stato riproposto per dare colore e forma ai dettagli che hanno accompagnano la figura nelle differenti pareti.
Per questa sua ultima fatica prosegue il percorso strettamente personale di MTO, l’interprete torna infatti a proporre come principale protagonista delle sue produzioni se stesso, giocando con gli spazi e con gli spunti che gli stessi riescono ad offrirgli. Si passa quindi su una linea di dialogo differente in cui è lo stesso artista, raffigurato negli elaborati, a parlare a chi osserva attraverso differenti escamotage visivi. In questo caso il dialogo di fa più diretto, l’artista va infatti ad inserire una frase traducibile con ‘Non mi piacciono i muri a mattone così faccio solo una Tag!’ dove il punto esclamativo viene enfatizzato per mezzo di un piccolo tubo colorato di rosso.
Ad accompagnare il nostro testo come sempre una bella serie di scatti con tutti i dettagli dell’intervento portato a termine, il consiglio è ancora una volta quello di darci un occhiata, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Pics by The Artist

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JR – INSIDE/OUT Project in Shangai

30/05/2014

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A distanza di parecchio tempo torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di JR, il grande fotografo Francese si è infatti da poco spostato in Cina nella città di Shangai, per la nuova tappa del suo itinerante INSIDE/OUT Project.
Tra i vari progetti che caratterizzano il percorso del fotografo, l’INSIDE/OUT Project come abbiamo avuto modo di vedere diverse volte è senza dubbio quello più partecipativo, l’interprete piomba in città con il proprio furgone/studio all’interno del quali le fotografie scattate alla gente del posto, più che ben disposte a prestare il proprio viso, vengono poi elaborate e stampate per coprire gli spazi a disposizione, un lavoro che ha avuto un seguito incredibile trasformando ogni tappa di JR in un vero e proprio evento mediatico.
L’idea alla base del progetto è quella di interagire con la cultura del paese d’origine, in questa nuova tappa l’artista va indirettamente a cogliere uno degli aspetti più radicati della cultura cinese, l’individualità è infatti una componente secondaria rispetto al bene del Paese, un scatto in primo piano quindi, che rappresenta senza dubbio qualcosa di personale, ha suscitato per i curiosi di Xin Tian la possibilità di esprimere la propria individualità all’interno cabina fotografica dell’artista. Un altro spunto interessante in questa nuovo approdo del progetto è stata la scelta di coinvolgere dopo il consenso degli anzini, i bambini più piccoli, si tratta di un fatto piuttosto insolito visto che nella cultura orientale unicamente la famiglia conserva le immagini dei propri figli da bambini .
Questi differenti stimoli fotografano letteralmente la sensazione che le cose stiano cambiano nel paese, rappresentano quindi un istantanea del progresso e del cambiamento ma anche dell’ottimismo che sta investendo il grande paese asiatico, un slancio quindi che JR ha voluto e saputo cogliere nel migliore dei modi andando a raccogliere gli sguardi ed i volti di colori che guideranno il futuro della nazione.
Con la ricca galleria di scatti ad attendervi dopo il salto ripercorriamo assieme le fasi di realizzazione di questa nuova tappa del progetto, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo, pare infatti che l’artista sarà impegnato in un nuovo show nella bella città orientale.

Pics via AM

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Luca Zamoc – New Murals for Poliniza Festival 2014

30/05/2014

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Continuiamo a seguire gli sviluppi del Poliniza Festival si quest’anno, tra gli ospiti della rassegna troviamo con piacere il nostro Luca Zamoc che ha presentato per la rassegna di Valencia due caratteristici interventi dei suoi.
Per la kermesse Spagnolo anche l’interprete italiano ha avuto modo di lavorare all’interno del campus della Universitat Politecnica de Valencia realizzando due distinti interventi. Se il secondo lavoro, realizzato insieme a Ferran Gisbert che si è occupato di realizzare il corpo del serpente con un pennello artigianale di 2 metri, mentre il volto è concluso proprio dall’artista, a catturare la nostra attenzione è senza dubbio la prima parete.
Raccogliendo appieno da tutto il peculiare approccio visivo, caratterizzato da un ispirazione nei fumetti degli anni ’80 e sopratutto da un immaginario che si rifà ad un approccio tipicamente illustrativo, Luca Zamoc va a realizzare un opera che rappresenta un omaggio al grande pittore Fiammingo Pieter Paul Rubens.
L’artista sceglie di ispirarsi per mezzo del personale approccio visivo all’opera di Rubens Sansone e Dalila, se nel dipinto originale il famoso pittore descriveva l’inganno di Dalila ed il taglio dei capelli di Sansone ad opera dei Filistei, Zamoc ci mostra una scena differente concentrando piuttosto la proprio attenzione sull’eroe biblico. Il protagonista sappiamo infatti essere dotato di una forza sovrumana direttamente concessagli da Dio e legata alla sua lunga chioma, quest’ultima secondo la storia se tagliata privava Sansone delle sue capacità rendendolo inerme ed indifeso. Se nel quadro canonico viene quindi descritto l’istante in cui il super-uomo perde i suoi poteri, nel lavoro dell’interprete Italiano assistiamo ad una scena differente, l’artista sceglie infatti di mostrarci come nonostante abbia perso i suoi capelli l’eroe mantenga la sua forza e lo fa raffigurandolo nell’atto di sconfiggere una gigantesca creatura.
A catturare subito la nostra attenzione è anzitutto l’insolita scelta cromatica adottata dall’artista, un giallo accesso che dà forma e sostanza alle due figure, caratterizzate dalla ricca presenza di dettagli ed ombre, ma sopratutto una serie di fili rossi che letteralmente legano ed ‘allacciano’ i due soggetti. Proprio il rosso presente anche nella pittura originale, è il velo con il quale è coperto parte del corpo di Dalilia, viene utilizzato dall’interprete per dar vita a questi singolari fasci che avvolgono le due figure, l’intelligenza dell’artista è quindi quella di cogliere aspetti legati al dettaglio dell’opere per inserirli all’interno del proprio elaborato cambiandone forma e contesto, il risultato finale dell’intervento se da una parte come detto ci mostra una scena totalmente differente, dall’altra suggerisce sopratutto che la forza di Sansone, nonostante i capelli corti, sia comunque presente. Apportando da qui un paragone ed al contempo contestualizzando ai giorni nostri il lavoro, Luca Zamoc va a suggerire che i problemi e le difficoltà non possono scalfire la forza (d’animo) di ciascuno di noi ma che anzi rimane immutata e deve essere lo slancio per continuare la lotta, in questo senso i fasci rossi rappresentano la prigione delle difficoltà che si abbattono quotidianamente su ognuno di noi e che dovrebbero impedirci di muoverci ma che invece, come vediamo nel dipinto, non sortiscono alcun effetto sull’eroe biblico.
Il risultato finale è quindi un opera altamente ricca di riferimenti e che, considerando anche la particolare location di lavoro, rappresenta nel suo tema intrinseco la volontà dell’artista di suggerire il proseguo della ‘lotta’ quotidiana che ci aspetta giorno per giorno.
In calce al nostro testo trovate come sempre una bella serie di scatti con tutti i dettagli dei due lavori portati a termine, in aggiunta a qualche immagine durante il making of, in attesa di nuovi aggiornamenti, il consiglio è quello di darci un occhiata, enjoy it.

Thanks to The Artist for The Pics

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H101 – New Mural in Barcelona, Spain

30/05/2014

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A distanza di qualche settimana, torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di H101, l’interprete Spagnolo ha infatti da poco terminato un nuovo grande parete nella sua Barcellona proseguendo nel portare avanti il suo peculiare impianto visivo.
È sempre un piacere osservare da vicino le produzioni di H101, ora finalmente con questa sua ultima fatica abbiamo l’opportunità di osservare l’interprete alle prese con una parete di dimensioni più grandi per un lavoro che quindi che aumenta il suo impatto finale lasciando però inalterate le peculiarità di un percorso che riesce sempre ad affascinarci.
Appare chiaro che ad alimentare gli interventi dell’artista ci sia una fortissima esigenza di portare avanti una componente cromatica forte e dirompente con la quale lo Spagnolo si diverte ad elaborare le trame della totalità dei suoi interventi. Il livello di dettagli si fa forte ed avvolge tutti gli elementi che l’interprete va a dipingere nello spazio a disposizione, questi ultimi si rifanno ad un approccio tipicamente astratto dove troviamo forme, figure e configurazioni differenti alimentate da texture e pattern diversi e da vere e molto spesso poste a contrasto od all’interno di elementi tipicamente geometrici. Sono proprio quest’ultimi a sviluppare una forte sensazione di tridimensionalità con i poligono che scavano od esaltano lo spazio a disposizione, in una danza cromatica che vede gli elementi raffigurati muoversi con soluzione di continuità, tenendo conto di un armonia quindi, che fa si che tutti gli elementi risultino assolutamente legati tra di loro, in perfetto equilibrio visivo e d’intenti.
Da questi spunti emerge approccio singolare che riesce a regalarci una visione precisa ed alterata della realtà, l’interprete ci lascia con la sensazioni di trovarci di fronte ad una sorte di sogno in una visione che sà di reinterpretazione di ciò che ci circonda, di movimento perpetuo degli elementi dipinti che si muovono sulla spazio in una danza visiva unica ed esaltante accompagnati da una simbologia che non si sottrae nel richiamare elementi mistici ed onirici che vanno infine ad influenzare l’impatto finale delle produzioni dell’interprete.
Per questa sua ultima fatica H101 mescola le carte in tavola, l’artista sceglie per lo spazio a disposizione un approccio meno concentrato andando piuttosto ad elaborare una serie di figure e configurazione maggiormente staccate. Ancora una volte gli elementi dipinti risultano ricchi di dettagli al loro interno e, posti simmetricamente all’interno della superfice, vanno a formare un immagine dalle forti sensazioni mistiche, in un sogno ad occhi aperti che continua ad appassionarci e coinvolgerci.
Non aggiungiamo altro, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli del caso, il consiglio è come sempre quello di darci un occhiata, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare, enjoy it.

Thanks to The Artist for The Pics

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Tellas x ABZRD – New Mural in Eindhoven

30/05/2014

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In attesa di vedere da vicino le immagini di APERTURA, Tellas, uno degli artisti partecipanti alla collettiva tutta Italiana della Mini Galerie, ha avuto l’opportunità di spostarsi a Eindhoven dove ha chiuso un bel intervento in collaborazione con ABZRD.
Il lavoro rappresenta quindi l’unione di un approcci differenti che trovano la giusta alchimia per mezzo di una comune scelta cromatica, il colore bianco investe entrambe le produzioni rivelando due modi differenti di intendere la forma.
Da una parte Tellas, il grande artista Italiano prosegue nel portare avanti la sua totale immersione nel mondo naturale continuando a trovare spunti e sviluppi sempre differenti all’interno del proprio percorso visivo che presenta di volta in volta variazioni ed impulsi visivi differenti. Gli elementi della natura, le forme e tutti quei soggetti immobili e mobili che il protagonista sviscera nelle proprio produzioni, vengono filtrati attraverso differenti impronte visive, da una parte una forte declinazione astratta dedita all’essenzialità, all’equilibrio visivo ed alla purezza nella sua stessa forma, dall’altra invece assistiamo ad un movimento compulsivo di questi elementi che vanno ad aprirsi a disintegrarsi, si intrecciano con la stessa superfice di lavoro fino a creare una vera e proprio ragnatela ricchissima di elementi e dettagli mozzafiato. Dal canto suo ABZRD ha nella sua impostazione visiva un approccio sicuramente maggiormente legato al mondo dei graffiti, in particolar modo l’artista abbraccia pienamente quegli sviluppi grezzi e ruvidi che stanno caratterizzo un preciso filone legatissimo al mondo dei graffiti. L’impressione è quella di trovarsi di fronte ad una ricerca visiva che l’interprete porta avanti insistendo su una trasformazione regressiva della lettera in forma organica, in questo senso le passate con la bomboletta ne alimentano gli aspetti più ruvidi contribuendo a caratterizzare il risultato finale attraverso una durezza visiva che va al contempo a scontrarsi con l’istintività ragionata che emerge dalle ripetute passate e linee proposte. Emerge un peso plastico quindi nei risultati finali che vanno ad infilarsi negli spazi lasciando ampio margine interpretativo a chi si ritrova ad osservare, persi nei cambi repentini di direzione e nei solchi profondi che ne tracciano i lineamenti.
Per questa loro combinazione i due artisti portano in dote il rispettivo impianto visivo, Tellas propone una forma interamente composta di bianco e caratterizzata da una composizione di piccoli rami, ABZRD invece sceglie di lanciarsi in una delle sue tipiche figure.
Ad accompagnare il nostro testo una bella serie di scatti con tutti i dettagli dello splendido intervento portato a termine dai due interpreti, scrollate giù, il consiglio è come sempre quello di darci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare, enjoy iy.

Pics by Ralph Roelse

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Agostino Iacurci – New Mural for SANBA Project

30/05/2014

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Come annunciatovi a chiudere il cerchio su SANBA ritroviamo con piacere Agostino Iacurci che ha da poco terminato questa sua prima parete a San Basilio a Roma realizzando un intervento che rappresenta una sorta di manifesto della bella rassegna romana.
Riavvolgiamo un attimo il nastro, otto anni di lunga preparazione per Simone Palotta di WALLS, mesi di lavoro per imbastire un progetto che come abbiamo avuto modo di ribadire più volte nasce anzitutto per sovvertire la situazione di un quartiere come San Basilio e far calare gli abitanti del posto all’interno di un progetto ad ampio respiro. E’ infatti la partecipazione collettiva a fare da vero e proprio volano, da propulsore emotivo di un esperienza congiunta che ha abbracciato tutti i cittadini con le loro storie, i loro problemi, le loro vite quotidiane, ma anche e soprattutto le loro diversità e complessità, tutti raggruppati all’interno di un processo che ha voluto fortemente fin dai suoi primi istanti, con i laboratori nelle scuole del posto (Covered), trascinare la gente in strada, renderla partecipe di ciò che accade. Non si tratta quindi di arrivare sul luogo, lasciare una parete in balia dell’artista di turno, sbaraccare tutto e sgombrare, si è cercato piuttosto di coinvolgere tutti quanti nella realizzazione di qualcosa che intrinsecamente avesse potuto da una parte accendere una scintilla, dall’altra rendere partecipi in una pura e semplice condivisione di intenti tutto gli strati sociali del quartiere. In questo senso non stupisce quindi che tutte le pareti realizzate fin qui, rappresentino un grido di speranza, tutta quella voglia di cambiamento e di crescita che si solleva dal basso e va ad impattare per mano del lavoro degli artisti coinvolti, i grandi spazi offerti dal quartiere stesso.
Proseguendo quindi sulla linea tracciata da Liqen, anche Agostino Iacurci va a realizzare un opere che sa di omaggio alla gente, alla sua volontà e che al contempo vuole essere un simbolo di crescita e rinascita. Raccogliendo pienamente quello che il suo tipico immaginario, con un tratto profondamente legato al mondo illustrativo, il grande artista Italiano va così a rappresentare una scena altamente simbolica.
Tra le grandi configurazioni cromatiche ed i giochi di ombra innescati dalla pittura dell’interprete, emerge “The Blind Wall”, letteralmente il muro cieco dal quale emerge una figura seduta su una sedia, intenta ad annaffiare il paesaggio naturale che ha di fronte. Il paragone è presto fatto, laddove il soggetto raffigurato rappresenta la gente di San Basilio, intenta a prendersi cura della propria zona, lo stesso quartiere prende le sembianze di un grande ed avvolgente groviglio naturale. Splendido.
Come consuetudine riviviamo assieme alcuni istanti durante le fasi del making of fino alle immagini dello splendido risultato finale, il consiglio è quello di darci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare. Per gli amici romani e per chiunque si trovasse in zona, ricordiamo infine quest’oggi alle 17 ci sarà l’evento che concluderà la rassegna, con la presentazione delle facciate e degli eventi collaterali, be there!

Thanks to SANBA for The Pics
Pics by Valerio Muscella

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Pablo Delgado “Even Less” at Howard Griffin Gallery (Recap)

29/05/2014

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Aperta lo scorso 16 di Maggio andiamo a dare un occhiata ad “Even Less” ultima fatica del grande Pablo Delgado all’interno degli spazi della sempre più attenta Howard Griffin Gallery, uno show caratterizzato da un esuberante impianto istallativo surreale e ricco di composizioni.
Coadiuvato da una nuova serie di interventi per le strade di Londra, quest’ultimo show di Pablo Delgado raccoglie a piene mani tutta la particolare inflessione stilistica dell’artista incanalata in questo all’interno degli spazi della galleria inglese.
Famoso per il suo arrangiare immagini esistenti all’interno di scene e composizioni di piccolissima dimensione in strada, l’artista per questa sua mostra prosegue quindi a focalizzare l’attenzione nel minimizzare e ridurre al limite dell’impercettibile immagini e scene altamente espressive. Si tratta approfondendo il percorso dell’artista di un sentimento figlio dei tempi, dell’isolamento che le tecnologie hanno apportato alle nostre vite, della continua frenesia che intasa la nostra quotidianità lasciandoci totalmente persi e soli in un mare di stimoli differenti. In questo senso l’operato dell’interprete funziona come una vero e proprio contrappunto in cui il minimalismo e l’enfasi sullo spazio negativo diventano un mezzo di primaria importanza di espressione personale.
Proprio lo spazio negativo e quello positivo sono tra gli argomenti che l’interprete sceglie di riflettere in questo suo show. A colpire la nostra attenzione non poteva che essere il livello superiore della galleria che viene delimitato da due zone distinte, una contenente l’altra. In entrambe Pablo Delgado indaga le corrispondenti qualità dello spazio negativo e positivo presenti all’interno delle sue produzioni per mezzo di una installazione che di fatto dà attenzione all’assenza per sviluppare un senso di presenza tangibile. Lo spettatore è invogliato ad osservare attraverso una serie di fori posti in modo da mettere l’accento su una serie di scene od immagini.
L’allestimento prosegue la sua corsa con una serie di installazioni in cui l’interprete si diverte a posizionare oggetti e personaggi, apparentemente estranei e non legati, in modo da innescare scene ed immagini differenti con il fine ultimo di porre domande e stimolare una riflessione circa la ripetizione, l’imitazione, l’abbondanza ed infine l’effimero . Nota finale infine per il colore che l’artista sceglie di utilizzare davvero poco ed unicamente per attirare l’attenzione su determinati e singoli elementi all’interno delle sue opere.
Per darvi modo di approfondire al meglio tutto l’allestimento proposto dall’interprete Messicano, vi lasciamo ad una bella serie di scatti, il consiglio vista anche la particolare interattività dello show, è quello di andare a darci un occhiata di persona, avete infatti tempo fino al prossimo 8 di Giugno, noi ve l’abbiamo detto.

Howard Griffin Gallery presents a major exhibition of new works and installation by Mexican visual artist Pablo Delgado entitled Even Less. Delgado is known for abstracting existing images and rearranging them into new surreal scenes and compositions. It is the artist’s first exhibition at the gallery.

The title of the exhibition reflects Delgado’s obsessive focus in minimising and reducing his work to its smallest expression. The constant need to be less reflects the world’s unsustainable requirement for resources and necessities. As a counterpoint to this, minimalism and an emphasis upon negative space become a paramount means of expression.

Howard Griffin Gallery
189 Shoreditch High St
London, E1 6HU

Pics by Marcus Peel via AM

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Hope & Gig – “Fare scorta di Sapere” New Mural in Corato

29/05/2014

Dopo averne apprezzato il lavoro in occasione del progetto Vedo a Colori, torna il duo Hope & Gig con un nuovo lavoro da poco terminato sulla facciata esterna di questa scuola dell’infanzia a Corato in Provincia di Bari.
È sempre piuttosto stimolante osservare come Hope & Gig per mezzo di un approccio votato al dettaglio, riescano a portare avanti le riflessioni ed i diversi spunti tematici, il duo propone un preciso e peculiare impianto visivo che va a sostenere nel migliore dei modi la peculiare scelte tematica intrapresa dal duo italiano.
Alla base del progetto troviamo l’idea di lavorare esclusivamente per mezzo di un tratto altamente dettagliato, i lavori vengono infatti realizzati attraverso piccole pennellate con lo scopo finale di sviluppare una trama visiva assolutamente realistica e che trova negli animali gli assoluti protagonisti delle vicende raffigurate. A supportare questa precisa scelta troviamo una soluzione cromatica che si affida unicamente al bianco ed al nero come unici interlocutori visivi, in questo senso la scelta si rivela vincente alimentando la sensazione di trovarci di fronte ad una rivisitazione in chiave moderna di quello che è tutto lo sconfinato ed in parte inesplorato o comunque un po’ perso nel tempo, immaginario delle fiabe e dei racconti per i bambini. Proprio quest’ultimo è di fatto il principale cuore tematico delle produzioni fin qui viste dei due interpreti che proprio per mezzo del loro approccio stilistico vanno a rievocare gli stilemi dei libri di una volta. Le immagini ma soprattutto i temi in questo senso vengono contestualizzati attraverso una lettura moderna atta quindi ad alimentare, prendendo spunto dal particolare immaginario, una riflessione sulla società, su spunti e temi legati alla quotidianità.
Se queste basi hanno sempre caratterizzato il percorso dei due negli ultimi tempi gli artisti hanno scelto di scrollarsi in parte di dosso il binomio racconti dell’infanzia/animali per andare piuttosto incontro ad un approfondimento tematiche che, lascia sempre invariati i soggetti, ma unicamente attraverso gli stessi esplora situazioni e spunti tipicamente legati all’uomo. Sparisce quindi l’impostazione e l’ispirazione dalla storie e dalla fiabe per una opportunità che sa di maggiore libertà espressiva e che ci giunge in quest’ultima fatica di Corato in tutto il suo impatto.
Dall’emblematico titolo “Fare scorta di sapere”, quest’ultima fatica degli Hope & Gig raccoglie pienamente gli ultimi sviluppi tematici dei due interpreti in un paragone che mette in rapporto la scorta di cibo che gli animali fanno per l’inverno, con quella di sapere che deriva dallo studio e dall’insegnamento a scuola.
In aggiunta al nostro testo vi lasciamo ad un paio di scatti con il lavoro terminato ed un po’ di dettagli, cliccate invece play sul video se volete rivedervi tutto il making of dell’intervento, siamo certi che non mancherete di apprezzare, presto nuovi aggiornamenti.

Thanks to The Artist for The Pics

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Evoca1 – New Mural in Mexico City

29/05/2014

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Tra gli artisti partecipanti all’interessante INDELEBLE Project di Città del Messico, ritroviamo con piacere Evoca1, l’artista Domenicano ha da poco terminato un nuova parete con la quale ancora una volta va ad esplorare temi e spunti altamente emotivi e profondi.
Alla base del progetto c’è l’esigenza di commemorare la morte di migliaia di immigrati latino-americani, coloro che come un flusso costante muoiono cercando di attraversare il confine che, utilizzando il Messico come un ipotetico ponte, tentano di raggiungere gli Stati Uniti in cerca di una nuova vita. Si tratta di un problema piuttosto delicato che la rassegna ha voluto approfondare filtrandolo attraverso le visioni e gli impulsi degli interpreti partecipanti.
Come abbiamo avuto modo di vedere l’operato di Evoca1 poggia le sue solide basi sull’esigenza dell’interprete di sviluppare un approccio visivo senza dubbio legato ad una pittura fortemente realistica, l’artista va di fatto a mirare ad una riproduzione più veritiera possibile andando però sviluppare la stessa per mezzo di un tratto condito da un filtro piuttosto personale. È importante osservando le produzioni dell’interprete constare come lo stesso porti avanti un pittura legata ad una rappresentazione del rapporto tra uomo e natura che di fatto rappresenta uno dei pilastri delle sue opere nonché tema pressochè principale della sua intera produzione. Proprio come suggerisce il nome, l’artista Domenicano con base a Miami, va quindi a confrontarsi con temi e situazioni dal forte sapore evocativo, quasi onirico, andando in questo senso a rapportare la figura dell’uomo e le situazioni legate all’uomo con quelle degli animali. Si apre quindi una duplice relazione che avviene anche per mezzo di un comparto visivo che mostra da una parte le trame grigio scure dei corpi rapportate con i colori vivi degli animali e degli altri soggetti raffigurati, il tutto infine viene sostenuto dalla grande capacità pittorica che alimenta un grande valore di profondità e coinvolgimento. Osservando le produzioni dell’interprete veniamo così investiti da una dialettica fortemente impattante, la squisitezza, i toni malinconici e le tutte le esaltazioni di un rapporto controverso e spesso agli antipodi in una danza dai valori alti e bassi in cui l’interprete si concentra, scaturiscono i riflessioni articolate e profonde, quasi poetiche, che legano due emisferi spesso troppe volte distanti ma che nella loro stessa esistenza continuano ad attrarsi.
Per questa sua ultima fatica, dal titolo “Una Vida, por un Sueño”, Evoca1 sviluppa la consueta e ricchissima trama, se l’argomento come detto è ben chiaro, l’artista per questa sua raffigurazione si affida come sempre ad un rapporto tra la figura dell’uomo ed il mondo animale. In questo senso vediamo l’uomo intento ad afferrare l’uccello che vola nel candido sfondo bianco e che rappresenta la libertà, mentre tutto intorno a lui vediamo una serie di lupi che ne avvolgono ed imprigionano il corpo, una segno nefasto che raffigura la morte così come le catene della povertà che difficilmente si riescono a spezzare.
In calce al nostro testo come consuetudine una bella serie di scatti con i quali riviviamo assieme alcuni istanti durante le fasi di realizzazione dell’opera fino al bel risultato finale, il consiglio è quello di darci un occhiata siamo certi che non mancherete di apprezzare la profondità ed il forte coinvolgimento di quest’ultima fatica dell’artista.

Pics by The Artist

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ZED1 – New Mural in Certaldo

29/05/2014

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Dopo i recenti spostamenti a quanto pare il nostro ZED1 è tornato a Certaldo dove ha da poco terminato un altro dei suoi interventi su questo sottopassaggio ancora una volta caratterizzato dal consueto approccio visivo e tematico.
Sempre più assuefatti dalla peculiare impostazione dell’interprete andiamo quindi nuovamente ad immergerci all’interno del variegato universo allestito dal grande artista Italiano. Il percorso di ZED1 è profondamente segnato dal particolare approccio visivo dell’artista, lo stile che accompagna le sue creazioni poggia infatti le sue solide basi sulla scelta dell’interprete di affidare ai propri characters tutte quelle che sono le tematiche del proprio lavoro. Per mezzo di essi, che diventano quindi lo strumento di propagazione tematica dei concetti, l’artista italiano porta avanti e tocca i temi più disparati,senza sottrarsi a quelli più difficili, arrivando a trattare con vigore quelli che sono i comportamenti e le contraddizioni che distinguono l’uomo, la società moderna e le sue differenti sfaccettature. L’interprete agisce senza alcun tipo di filtro, scava e si addentra all’interno delle piaghe più profonde, analizza il contesto ed il contenuto sviscerando la propria personalissima visione. La pittura si fà delicata accompagnando le tavole con una forte caratterizzazione di quelli che sono i suoi famosi personaggi, li osserviamo immersi all’interno di un mondo che rappresenta senza troppi giri di parole uno specchio del nostro, ci raccontano gli istanti vivendoli sulla loro pelle, le brutture e le contraddizioni che sfociano in temi e similitudini dal forte significato, su tutti i tasti dolenti come quelli sociali ed economici, ma anche offrendoci l’opportunità di un momentaneo distacco dagli stessi, un immersione totale all’interno del lato più divertente delle pittura dell’artista, con le opere che si fanno meno impegnate, semplicemente da ammirare per la grande particolarità pittorica e la cura del dettaglio.
Questa sua ultima produzione prende il titolo di “La Scoperta di una sirena” è rappresenta la volontà dell’interprete di andare a delineare ed a toccare ancora una volta quelli che sono i tratti caratteristici dell’uomo, predisposizioni mentali, idee e spunti che solo la mente umana può raccogliere. In questo senso l’intervento ci mostra, per mezzo dei caratteristici personaggi, un elefante che navigando vede un tricheco ma che in realtà pensa sia una sirena. L’artista si diverte quindi a proporre un immagini di fantasia ma anche un esercizio mentale in cui alcune persone sono portate a credere ed a scoprire qualcosa di bello e magico, in un distacco che non tiene assolutamente conto della realtà. Si tratta in questo senso di un opera sottile che gioca con una debolezza dell’uomo, ma anche con la sua fantasia che spesso lo conduce ad immaginare accadimenti o cose piuttosto che leggere la realtà che ha di fronte in quel momento, in particolare l’interprete si diverte a schernire quelle che sono le figure mitologiche, in questo caso una sirena, raffigurandole come un esaltazione della mente in cui quello che vediamo prende forma sotto qualcosa di magico e soprannaturale. L’idea di cambiare l’aspetto esteriore, di far lavorare la proprio fantasia o di credere in qualcosa che in realtà non è, con una punta di amarezza ma anche divertimento, vanno quindi ad investire i concetti tematici di questa sua ultima fatica.
Non aggiungiamo altro, vi lasciamo piuttosto ad un bella serie di scatti che ripercorrono alcune fasi durante il making of fino al bel risultato finale, il consiglio è quello di darci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare, enjoy it.

Thanks to The Artist for The Pics

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ZOSEN – New Mural in Tonalá, Mexico

29/05/2014

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Il grande artista Spagnolo ZOSEN si è da poco spostato a Tonalá in Messico dove ha avuto l’opportunità di partecipare come uno dei grandi nomi internazionali al bel Galeria Urbana Monumental, progetto a carattere sociale che mira a recuperare “Loma Dorada” quartiere in degrado nella periferia della città.
Gli organizzatori partono da un interessante spunto, la loro idea è quella di spostare il baricentro, dalle gallerie, dai musei istituzionali verso piuttosto la strada in modo da dare l’opportunità a coloro che non producono arte di riuscire a fruirne liberamente. La città ed il suo ritmo, i suoi colori, tornano quindi al centro e con loro lo spettatore, il passante che durante la sua routine giornaliera si imbatte nel lavoro di qualcuno assorbendone gli aspetti, le visioni e l’immaginario, insomma proprio come piace a noi.
All’interno di una location così viva e ricca vibrazioni, a partire dai primi di Marzo sono quindi approdati nomi da tutto il globo che in aggiunta ad artisti locali si sono impegnati nella totale trasformazione del quartiere ed in particolare di alcuni edifici di Rio Nilo Avenue, per dare coloe e l’aria fresca in una zona povera.
Come visto più volto l’approccio di ZOSEN è incentrato anzitutto su un utilizzo massiccio di colori e relative contrapposizioni cromatiche, le forme e le figure realizzata prendono vita senza l’ausilio di alcuna linea di costruzione, risultano così grandi agglomerati cromatici che unendosi tra loro danno vita a configurazioni e sezioni differenti. La bomboletta dell’interprete agisce attraverso una ricerca visiva sulle tonalità meglio assortite fra loro, muovendosi con intelligenza tra figure note, follie creative, lettering e scritte di vario genere, emerge così tutta la sensibilità dello Spagnolo di celare all’interno di queste forme spunti e tematiche differenti, si tratta di opere dalla disarmante semplicità di fruizione che però proprio per la loro particolare fisionomia estetica alimentano un impatto vivissimo con lo spazio circostante. L’artista agisce quindi per mezzo di forme e figure assolutamente vive, coloratissime e vivaci che riescono a stimolare gli impulsi emotivi di chi osserva alimentandone anche la riflessione.
Per questa sua ultima fatica ZOSEN sceglie un approccio decisamente meno compatto, le forme così come le figure e tutti gli elementi raffigurati risultano meno intrecciati tra di loro ma vanno piuttosto a comporre una fittissima trama dove tinte ed configurazioni diversi vanno a scambiarsi. La peculiarità del progetto, che vede gli artisti a lavoro su due lunghe facciate di ogni singolo edificio, offre all’interprete l’opportunità di elaborare una trama complessa e sfaccettata che siamo certi non mancherete di apprezzare.
Non aggiungiamo altro, piuttosto vi invitiamo a dare un occhiata alle immagini in calce, con tutti i dettagli del lavoro terminato ed alcune fasi durante il making of che vi aspettano dopo il salto, dateci un occhiata e restate sintonizzati l’interprete è tra i grandi nomi che scalderanno le strade di Besançon con il suo Bien Urbain Festival nei prossimi giorni, perciò stay tuned.

Pics by The Artist
Thanks to Bien Urbain Festival for The Pics

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Interesni Kazki – New Drawings by AEC and WAONE

28/05/2014

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A distanza di tempo torniamo con piacere ad approfondire uno degli aspetti maggiormente coinvolgenti del lavoro del duo Interesni Kazki, esattamene come le opere in strada i lavori in studio meritano infatti tutti la nostra attenzione.
Continuiamo ad essere affascinati dall’impostazione visiva e quanto da quella tematica che contraddistinguono le opere degli Interesni Kazki, spesse, dense di significato e capaci di proiettare l’osservatore all’interno delle situazioni e dei mondi raffigurati lasciandolo volutamente immerso all’interno di fantasie scolpite da un livello di dettaglio estremo ed appunto coinvolgente. Ci sembra quindi giusto cogliere appieno tutti gli aspetti del loro percorso, sia quello in strada ma anche quello in studio con le opere su carta che sempre di più stanno raggiungendo vette incredibili e, oltre ad essere materiale di ispirazione per la pittura su muro, rappresentano un opportunità rara di cogliere ed assaporare appieno tutto il peculiare stile del duo. Una volta in più andiamo quindi a soffermarci sulla straordinaria capacità del duo di veicolare attraverso un immaginario personalissimo temi, spunti e riflessioni di natura diversa, ma soprattutto il riuscire a creare un universo pulsante, vivo, zeppo di colori caldi che riesce puntualmente ad accoglierci e coinvolgerci. Gli interpreti immettono nelle loro produzioni il risultato delle loro influenze, dai rimandi alla cosmologia, creando dei micro universi abitati da personaggi surreali e combinati alla vastità di dettagli presenti, per riuscire quindi ad apprezzare appieno tutto il valore delle opere dobbiamo letteralmente immergerci all’interno di esse, capirne i simboli così come i dettagli, ma anche lasciarsi trasportare dalle emozioni che trasudano da ogni singola componente. Osservando affondo le opere veniamo accolti da una sorta di alternanza, una danza che miscela elementi naturali con altri fantastici fino ad arrivare a trasformarsi in una novella fiaba moderna che accoglie in se elementi reali ed irreali tracciando con forza una riflessione sul presente attraverso una fortissima sensibilità.
Se queste rappresentano il solido supporto, il lavoro si snoda per mezzo di impulsi e riflessioni del momento, temi e spunti che inevitabilmente influenzano il lavoro e che vanno a raccogliere l’esigenza degli Interesni Kazki di raccontare l’uomo per mezzo di storie ed istantanea si surreali ma che riescono ben tracciare le sfaccettata personalità della razza umana. In questo caso siamo di fronte a due differenti immagini da una parte “Humanization” realizzato da AEC dall’altra “Labyrinth” disegnato da WAONE, se in entrambi i casi la scelta è quella di affidarsi unicamente al bianco ed al nero, i due lavori divergono per i differenti temi scelti e sviscerati.
In questo senso il primo disegno rappresenta come suggerisce il titolo, l’umanizzazione di alcuni animali ed essere umani, il lavoro va in questo senso a suggerire non tanto la trasformazione ma piuttosto la somiglianza dell’uomo con la bestia andando quindi a tracciare in base ad una dinamica soggettiva una critica positiva o negativa. Gli risponde il secondo che con il suo lavoro va piuttosto ad indagare su temi mistici segnando il lavoro attraverso una spaventosa serie di rimandi cosmologici e classici che da una parte arricchiscono la trama dall’altra spingono l’osservatore a ricercare una personale chiave di lettura.
Non aggiungiamo altro, in calce al nostro testo vi abbiamo preparato una bella serie di scatti con tutti i dettagli dei due nuovi disegni elaborati da due interpreti, il consiglio è quello di darci un occhiata, uno per pagina, in modo da cogliere appieno tutto il grande impatto delle produzioni del duo e sentitevi liberi di commentare nell’apposita sezione, con le vostre idee e letture differenti, enjoy it.

Pics by The Artists

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Natalia Rak – New Mural for Memorie Urbane Festival 2014

28/05/2014

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Continuiamo a spostarci sul litorale pontino, casa del Memorie Urbane Festival, tra gli artisti partecipanti troviamo Natalia Rak alla sua prima parete italiana, che ha da poco terminato questo bel intervento per le strade di Terracina.
Con Natalia Rak il Festival prosegue la sua stagione al femminile che vedrà dopo Hyuro (Covered) anche Alice Pasquini ed MP5 al lavoro per la kermesse – lavori che vedrete nei prossimi giorni – la quale porta in dote per il Festival tutto il suo peculiare approccio visivo.
La giovane artista Polacca raccoglie e porta avanti un impronta lavorativa caratterizzata anzitutto dalla scelta di una approccio tipicamente figurativo, in particolare l’autrice sceglie di ricerca una grave realisticità nel tratto che va direttamente a porsi in diretto contrasto con le scelte cromatiche attuate dalla stessa. I colori dei lavori dell’interprete vanno infatti in una direzione tipicamente calda sfociando in un ottica al limite dell’acido. Se l’impatto quindi risulto vero e vivo grazie a queste due precise scelte, a caratterizzare gli interventi è soprattutto però la volontà dell’artista di alimentare un dialogo con i luoghi di lavoro, con ciò che circonda le pareti innescando quindi una rapporto tra quanto dipinto e quanto invece è già presente sul territorio. Il legame quindi che si istaura tra la componente realizzativa ed il panorama, è forte ed imprescindibile, gli interventi, supportati da un tratto che si dimostra capace di esaltare sfumature o effetti di luce ed ombra, vanno quindi ad innescare un cambiamento radicale in ciò che ci troviamo di fronte. Un albero diventa l’occasione per vedere una gigantesca bambina intenta ad annaffiarlo oppure come in questo caso l’elemento di scoperta in una tematica che vede spesso coinvolti i bambini e la natura come unici e principali protagonisti del suo percorso lavorativo.
Per il Festival l’interprete porta avanti il peculiare impianto visivo e tematico andando a dipingere il volto di una ragazza intenta ad osservare con la lente di ingrandimento due piccole coccinelle, proprio la lente d’ingrandimento con il relativo effetto è il dettaglio – senza nulla togliere a tutto il resto – che calamita l’attenzione dello spettatore sull’opera.
Come consuetudine attraverso una bella serie di scatti, riviviamo assieme alcune fasi di realizzazione di quest’ultimo intervento fino al bel risultato finale, dateci un occhiata e se vi siete persi i precedenti interventi realizzati per il Festival vi invitiamo a darci un occhiata nella nostra apposita sezione, qui. Enjoy it.

Thanks to The Blind Eye Factory for The Pics

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Massimo Sirelli – New Piece for ALTrove Festival

28/05/2014

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Dopo una breve pausa ritorniamo con piacere a Catanzaro a raccontarvi le meraviglie dell’ultima edizione dell’ALTrove Festival, tra gli artisti partecipanti troviamo Massimo Sirelli che coglie appieno lo spirito della rassegna con un lavoro dal forte impatto e coinvolgimento.
Per gli organizzatori della rassegna hanno dato vitale importanza alla promozione di un festival che potesse distogliere l’attenzione o meglio dare l’impressione, per mezzo degli interventi in strada, di trovarsi appunto altrove, in un altro luogo, con l’idea implicita di rompere il circolo vizioso di monotonia che la città ha creato intorno a sé. È interessante notare come in un preciso momento storico in cui molti sentono l’esigenza di spostarsi in un altro luogo, magari in un altro Stato per cercare di sovvertire la propria difficile esistenza, quell’altrove si trasformi nella città di tutti i giorni, nei muri che ci hanno circondato per anni e che ora vivono un nuovo inizio, una nuova visione e di conseguenza stimolano lo stesso processo in chi osserva le opere o semplicemente passeggiando, si trova a contatto con le stesse. Ben venga quindi un luogo fittizio in cui scaricare le proprie angosce e paura, ben venga il nuovo a rimpolpare la vita quotidiana, ed in questo senso come detto l’intervento portato a termine da Massimo Sirelli rappresenta una sorta di manifesto.
Attivo in differenti ambiti ed approcci, alcuni di voi ricorderanno il precedente progetto Draft – Insolite Facce, l’interprete Italiano sceglie di lavorare su uno dei luoghi più suggestivi della città, la spiaggia che si piega al colore in una trasformazione totale e coinvolgente. L’idea dell’artista è quella di andare semplicemente a sostituire i massi di cemento appoggiate sugli scogli con blocchi di colore, come se un ipotetica mano si sia divertita ad agganciare una serie di piccoli mattoncini di lego. L’idea funziona ed lo spot dell’altrove che si manifesta attraverso il colore dove non dovrebbe esserci, dove il nostro sguardo si aspetta il grigio infranto dalla onde che invece ora si scagliano contro giganteschi cubi cromatici, carichi ed accessi, un braccio che invade il mare e che più di tutto rappresenta la speranza di un cambiamento personale e collettivo, completo ed efficace.
In calce al nostro testo come sempre una bella serie di scatti con i dettagli di quest’ultima lavoro, il consiglio è come sempre quello di darci un occhiata, siamo certi che anche voi come noi ne apprezzerete l’impatto ed in attesa di nuovi aggiornamenti qui trovate tutti i precedenti interventi conclusi durante i giorni del Festival.

Thanks to The Festival for The Pics

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SBAGLIATO – “Fototropismo” New Piece in Milano

28/05/2014

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Con sempre più interesse proseguiamo nel raccontarvi gli sviluppi del lavoro di SBAGLIATO, gli interpreti si trovano infatti a Milano dove hanno preso parte alla collettiva “Muovere le acque” all’interno del Hallexpostudio per la quale hanno elaborato un altra delle loro magie.
Per questo nuovo intervento dal titolo “Fototropismo”, i ragazzi di SBAGLIATO colgono appieno la tematica cardine dello show, l’esibizione all’interno dello spazio Hallstudio situato a Baranzate, proprio di fronte a dove stanno costruendo i padiglioni per l’EXPO, ha come tema principale la riflessione su come lo spazio territoriale stia mutando in confronto di questa gigantesca opera di demente e costruzioni per la grande esposizione universale. Da questo spunto gli interpreti per mezzo del loro consueto approccio urbano vanno a realizzare un opere completamente inedita, mettono da parte le architetture cittadine, come porte, finestre che da sempre ne contraddistinguono il percorso, per realizzare piuttosto un intricata selva di piante ed alberi che trova la sua giusta collocazione su tutta la lunghissima parete. La frattura proposta questa volta va a dar vita ad un vero e proprio paesaggio che va a contrapporsi con lo spazio urbano in modo netto e ridondante. La natura quindi, spazzata via dai lavori, dal cemento e dal grigio del palazzi che si riprende il proprio spazio andando, gli artisti vanno ad innescare una sorta di varco, ci offrono uno spiraglio di come potrebbe in realtà pararsi a noi l’orizzonte mettendoci a contatto con una fortissima caratterizzazione naturale. La stessa scelta dello spot però non è affatto casuale, osservando le immagini si vede infatti come la lunga superficie di lavoro sia incessantemente colpita dalla luce del sole che da una parte illumina lo spazio, dall’altra crea una sorta di solco generando un ombra scura e notturna sul terreno circostante, in questo senso l’intervento assume quindi la valenza di una sorta di risposta, un accrescimento per distensione cellulare scaturito appunto dallo stimolo delle luce che investe lo spazio e che attraverso questa sua incessante presenza va di conseguenza a permettere alle piante di accedere al migliore irraggiamento possibile per la loro fotosintesi. Alberi, cespugli, rami, è una vera e propria esplosione di verde che investe tutto lo spazio creando una composizione viva caratterizzata in questo caso da un interessante effetto di distorsione che accompagna la sequenza delle immagini come se gli alberi e le piante presenti rispondessero all’impulso solare.
Un lavoro che ancora una volta ci lascia interdetti e che raccoglie appieno la dialettica visiva tipica del lavoro di SBAGLIATO, la realtà che ricollocato in uno spazio differente, ne prende il posto autoalimentandosi e sfociando in sensazioni ed impulsi differenti, un sogno vivo e veritiero che capovolge la struttura visiva del luogo e che al contempo va a creare nuovi spazi, nuove riflessioni laddove prima non c’era nulla, splendido.
Non aggiungiamo altro, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con tutte le immagini dell’intervento terminato, il consiglio è quello di darci un occhiata siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare tutto l’impatto dell’intervento portato a termine, enjoy it.

Thanks to The Artists for The Pics

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Os Gemeos paint a 737 Boeing

28/05/2014

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Sempre più alle prese con progetti atipici, a distanza di tempo torniamo con piacere a parlarvi di Otavio e Gustavo Pandolfo aka Os Gemeos, il duo brasiliano ha infatti da poco terminato di dipingere interamente questo Boeing 737.
Non nuovi a progetti di questo tipo, gli Os Gemeos rappresentano probabilmente tra gli artisti più famosi a livello internazionale i gemelli brasiliani da veramente parecchio tempo portano avanti una struttura tematica e stilistica unica, attraverso i loro personaggi peculiari il duo invade letteralmente le strade e le periferie urbane strizzando l’occhio a riflessioni e spunti differenti e non mancando di divertirsi. I loro characters spuntano dal muro con sontuosi effetti tridimensionali, scherniscono ed irridono, trattano gli argomenti più disparati toccando anche quelli più delicati e profondi e vengono spesso accompagnati da scritte e riferimenti. Altra caratteristica importante nel lavoro dei gemelli è quella di utilizzare una fortissima miscela di colori accompagnati da texture e pattern con i quali ricoprono gli abiti stessi dei loro personaggi.
Pe questa loro ultima fatica, realizzata in collaborazione con GOL Airlines, i due interpreti si sono trovati di fronte alla grande sfida di dipingere interamente un Boeing 737, un mastodonte di ferro sul quale gli artisti hanno lavorato per circa una settimana. L’aereo non è però un velivolo qualunque è infatti quello che porterà la Nazionale Brasiliana in giro durante le partite della prossima e vicina Coppa del Mondo, l’aereo una volta terminata la kermesse rimarrà parte integrante della flotta di GOL e verrà utilizzato sicuramente per altri due anni. Con ben 1200 bombolette utilizzate per il progetto, l’opera va a coprire praticamente tutta la superfice esterna dell’aereo attraverso gli ormai iconici personaggi gialli del duo Brasiliano, proprio il colore della pelle dei characters va a rievocare quello delle maglie della Selección, per un torneo che si auspicano tutti possa portare ad un nuovo trionfo, per giunta in casa. Ma non solo il lavoro eredita soprattutto tutti quei tratti di festa, divertimento e fantasia che caratterizzano il team Brasiliano e l’intero paese andando in questo senso a rappresentare una sorta di simbolo di tutto ciò che è la cultura di questo splendido stato, insomma un opera che sa di omaggio in vista di uno degli appuntamenti più controversi degli ultimi anni.
Sale la febbre per i Mondiali quindi, vi lasciamo a questo punto ad una bella serie di scatti con i dettagli di quest’ultima fatica dei due grandi artisti, il consiglio è quello di darci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare, Alitalia se ci sei batti un colpo.

Pics by Junior Lago/UOL

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Sasha Kurmaz for Katowice Street Art Festival 2014

28/05/2014

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Continuiamo il nostro full coverage sulle meraviglie di questa nuova edizione del Katowice Street Art Festival di quest’anno, tra gli ospiti partecipanti troviamo Sasha Kurmaz che ha da poco terminato questa interessante composizione astratta.
Per questo nuovo anno gli organizzatori della rassegna Polacca, hanno voluto offrire una scossa, la kermesse ancora una volta si stacca dal consueto cliché del festivalino urbano, scegliendo di chiamare piuttosto realtà e autori particolari, ai più sconosciuti, tutti uniti da un approccio alla strada altamente simbolico e concettuale. Se quindi l’intervento di Cleon Peterson (Covered) rappresenta l’unica mosca bianca, le restanti incursioni realizzate durante il Festival abbracciano appieno questa politica ed impronta tematica. E’ quindi interessante notare come ogni anno questa rassegna riesca a proporre, attraverso artisti poco conosciuti, un eccellente mix di pratiche ed approcci molti personali, rivelandosi quindi attenta agli sviluppi più personali, correndo in un certo senso un rischio ma al contempo lasciandoci l’opportunità di apprezzare lavori freschi e genuini e che in molti casi nulla hanno da invidiare al blasone di molti interpreti internazionali.
L’intervento di Sasha Kurmaz si colloca proprio in questo preciso segmento, l’artista Ucraino vive e lavora a Kiev ed attraverso un personale percorso che abbraccia diverse pratica, dalla fotografia, all’installazione, passando per la pittura su muro, approda per le strade di Katowice con tutto il suo carico concettuale investendo una grande parete attraverso un opera criptica ed intensamente astratta.
La composizione presentata dall’artista va a collocarsi su una delle tipiche pareti che caratterizzano la città, qui l’interprete agisce per mezzo di una tavolozza di colori molto basici, troviamo il grigio che fa da background, per poi arrivare al bianco, al giallo, al rosso ed al celeste con i quali Sasha va a costruire le forme del suo lavoro. Osservando il risultato finale è inevitabile constatare con l’intervento possa essere tradotto per mezzo di un lettura molto soggettiva, lascia aperta quindi l’opportunità per lo spettatore di cogliere sensazioni e spunti personali, per mezzo di una composizione che appare bilanciata. Osservando gli studi dell’artista sul muro, potete vederli nelle immagini dopo il salto, vediamo come lo stesso abbia elaborato differenti composizioni utilizzando gli stessi colori, optando infine per quella che vediamo nel risultato finale, si tratta di quattro elementi di dimensioni e forma differente, irregolari, che vanno a porsi alle estremi della parete. Ed è qui che scatta la lettura personale, si aprono un mondo di possibilità alterate dalla stato d’animo del momento, dalla sensazioni e dalle evocazioni che ci suscitano le immagini, Sasha Kurmaz riesce perfettamente nel suo intento sviluppando un lavoro che si lascia ammirare per il suo equilibrio ma che al contempo di volta in volta, come se ci trovassimo ad osservare le nuvole in cielo, riesce ad offrire spunti differenti, un volto forse, un oggetto, uno scorcio cittadino e via via per perdersi all’interno di una semplicità in cui tutto è niente e viceversa.
In calce al nostro testo vi diamo l’opportunità di rivivere assieme gli istanti di realizzazione di questo particolare intervento fino all’eccellente risultato finale, è tutto dopo il salto, dateci un occhiata ma restate sintonizzati, nei prossimi giorni proseguiremo infatti nel mostrarvi gli interventi realizzati all’interno della bella rassegna polacca.

Pics by Davido

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Just Before Brazil Group Show at Alice Gallery (Recap)

27/05/2014

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Aperta lo scorso 15 di Maggio andiamo a dare uno occhiata approfondita a Just Before Brazil, la nuova esibizione targata Alice Gallery all’interno della quale gli splendidi spazi della galleria belga vengono offerti in dono a nomi tra i migliori a livello internazionale.
Continua l’eccellente programmazione della Alice Gallery di Bruxelles con un esuberante group show che raccoglie i lavori su carta di un roster stellare di primi attori internazionali tra cui: Maya Hayuk, Todd James, Steve Powers, Poch, HuskMitNavn, Sozyone Gonzalez, Atelier Pica Pica, Invader, Hell’O Monsters, Parra, Boris Tellegen, Colonel & Spit, Momo, Paul Wackers, Bjarke P z Olsen, Sophie d’Ansembourg, Jaba, HoNeT, Dave Decat, Sixe Paredes, Michael Swaney, 2 shy, Guy Yanai, Samuel François, Escif, Cleon Peterson.
Lo show è direttamente legato ai lavori che prenderanno vita durante l’Asphalt Biennale D’Art Urbain che si sta svolgendo in questi giorni a Charlero, il titolo invece parte dall’esigenza di dare il giusto spazio all’arte prima che inizino i mondiali di calcio in Brasili che, come è sempre, calamiteranno l’attenzione generale sulla manifestazione distogliendoci tutti da qualcos’altro. Partendo da ciò la galleria ha voluto dare l’opportunità agli artisti di condividere le loro opere, ai partecipanti alla rassegna sono stati aggiunta una sequenza incredibile di nuovi nomi per un totale di 26 artisti provenienti da tutte le parti del mondo, che hanno proposto ben 52 opere tutti e diverse e caratterizzate da ogni singolo impulso e ricerca visiva.
In comune ogni singola opera ha che è stata realizzata su un foglio in A3, per il resto lo spettatore si ritrova immerso all’interno di un percorso si coerente ma al contempo ampliamente sfaccettato, in particolare coloro che non sono abituati a lavorare su carta, primo tra tutti il leggendario Invader, hanno dovuto reinventare il proprio approccio dando vita ad interessanti novità e divertenti accorgimento.
Insomma c’è davvero molto da vedere e si gravita da miscele di calore forti e belle cariche, agli acquarelli, passando per impostazioni astratte fino a quelle figurative, ce né per tutti i gusti e noi siamo ne siamo rimasti assolutamente affascinanti e coinvolti.
Per gli amici in Belgio e per chiunque medita una vacanza da quelle parti, nonché per chi si trova già lì, il consiglio è quello di andare a darci un occhiata di persona, noi ve l’abbiamo detto! Avete tempo fino al prossimo 27 di Giugno, diversamente dopo il salto ampia galleria con i dettagli dell’allestimento una panoramica sulle opere proposte, enjoy it.

Alice Gallery
4 rue du pays de Liège
1000 Brussels Belgium

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HuskMitNavn for Asphalt #1 Biennale D’Art Urbain

27/05/2014

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Con una bella infornata di divertenti lavori realizzati dal grande Huskmitnavn, con piacere andiamo a dare una prima occhiata ai lavori in corso d’opera per l’eccellente prima edizione dell’Asphalt Biennale D’Art Urbain di Charleroi in Belgio.
Come abbiamo avuto modo di vedere il lavoro di HuskMitNavn è ben conosciuto a livello internazionale per il suo stile decisamente sopra le righe, divertente ed irriverente l’interprete è padrone di una tecnica di disegno decisamente personale che utilizza svariando e portando avanti progetti su campi ed approcci diversissimi, spaziando dall’illustrazione, vero e propri core work delle sue produzioni, passando per l’arte urbana, alle opere di tipo installativo e concludendo con mostre in alcune tra le più importanti gallerie internazionali, tra cui ricorderete la recente The Hanging aperta in collaborazione con Michael Swaney di qualche mese addietro.
Le produzioni dell’interprete poggiano le basi su una duplicità tematica che si muove tra un peculiare carattere fortemente divertente, con una fortissima dose di umorismo ed irriverenza, ed il carattere riflessivo che ad una attenta analisi attraversa tutte le produzioni dell’artista, spaziando quindi dall’ironico al bizzarro e lasciando in questo modo chi ne osserva il risultato in preda ad emozioni contrastanti. Le opere dell’artista in questo senso si sviluppano attraverso i surreali personaggi figli della fervida immaginazione che contraddistingue l’artista, sono scaglie e frammenti di persone comuni, in una rivisitazione stilistica piuttosto personale, che vanno a rappresentare i figli della società moderna calati all’interno di un contesto giornaliero e quotidiano dal quale tentano di allontanarsi, è una sorta di attrito visivo sottile e ricercato che va ad espandersi grazie al circuito ed alle trame che l’interprete sviluppa tutt’intorno, storie assurde ed improbabili che vanno proprio ad alimentare il senso di disagio e di conflitto interiore di questi peculiari characters.
Con questa sua ultima fatica, il grande Huskmitnavn ha l’opportunità di lavorare sulla facciata esterna dell’Istituto Scolastico Cobaux, che sceglie di trasformare andando ad inserire una serie di caratteristici personaggi sulle pareti esterne della grande struttura. I protagonisti di questi suo lavoro sono ovviamente i ragazzi concepiti dall’interprete attraverso il proprio personalissimo stile visivo e che vediamo alle prese con situazioni quotidiane direttamente legate all’ambito scolastico. Appaiono così una serie di characters intenti a dirigersi verso l’ingresso principali tra cui è impossibile non notare la grande figura, realizzata su uno degli angoli dell’edificio, che va letteralmente a buttarsi a tuffo all’interno di un libro.
Ad accompagnare il nostro testo come sempre una bella serie di scatti attraverso i quali possiamo rivivere le fasi di realizzazione di quest’ultimo lavoro in aggiunta alle immagini dei bei risultati finali, dateci un occhiata ma restate sintonizzati per la Biennale interverranno infatti grandi nomi della scena internazionale tra cui: Steve Powers, Todd REAS James, Sixe Paredes, Parra, Invader, Maya Hayuk, Hell’O Monsters, Escif, Boris Tellegen, giusto per farvi un idea, perciò stay tuned!

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Ludo – A Series of New Pieces in Tokyo

27/05/2014

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A quanto pare il grande interprete Francese Ludo sta passando alcuni giorni in Giappone, l’artista si trova infatti a Tokyo dove ha da poco terminato una nuova e bella serie in giro per la strade della capitale.
Prosegue quindi senza sosta il lavoro di uno degli interpreti che maggiormente ci affascinano grazie ad un immaginario ricco ed assolutamente caratteristico, abbiamo spesso posto l’accento sul peculiare carattere visivo di Ludo, l’interprete ha saputo coniugare una personale tematica con uno stile proprio, riuscendo poi nel corso degli anni a portare avanti il personale percorso con interventi sempre nuovi e mai banali e riuscendo a studiare ed architettare soluzioni costantemente diverse. Che si tratti di una critica a carattere sociale, economico, ambientale o politico o semplicemente un semplice e divertente esercizio di stile, i lavori dell’artista non lasciano indifferenti, smuovono concetti e sensazioni andando a colpire lo spettatore che ci si imbatte. Attraverso i suoi raffinati mash-up, il Francese unisce elementi differenti, apparentemente lontani, creando esseri unici e particolari, la tecnica lo vede insistere su un colore in particolare quel verde acido che alimenta e dà personalità a tutte le sue creazioni. I soggetti principali di queste opere sono gli animali così come le piante, tutto l’emisfero naturale che viene collocato da Ludo all’interno del mondo creato dall’uomo, dalle componenti elettroniche, alle armi, passando per i rifiuti tossici, questo intersecare elementi così differenti, il nocivo con l’innocuo, sviluppa le riflessioni dell’interprete stesso che attraverso il grottesco, l’inusuale ed il folle pone a chi osserva l’opportunità di cogliere spunti e riflessioni circa la società contemporanea e, scavando più in profondità, sul ruolo dell’uomo e sull’influenza dello stesso sulla terra.
Ci si ritrova quindi ad osservare forme, oggetti e soggetti miscelati tra di loro in una nuova e bizzarra forma, la peculiarità dell’interprete è proprio quella di riuscire a riunire d arrangiare figure distanti ed appartenenti ad universi differenti in cui è evidente il peso delle denuncia e delle riflessioni, in un rapporto che si fà stridulo, a tratti impossibile e che prende forma attraverso invenzioni e mash-up bizzarri, talvolta divertenti, molto spesso taglienti ed affilati, in ogni caso mai banali.
Questa nuova serie di opere raccoglie appieno il particolare approccio di Ludo, l’interprete in una suggestiva Tokyo va nuovamente ad innescare differenti rapporti, bilanciati come sempre dalla consueta cornice cromatica, con i quali prosegue nel portare avanti riflessioni e spunti a lui cari.
Non aggiungiamo altro, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli da vicino e panoramici di questa nuova infornata di lavori, il consiglio è quello di darci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come non mancherete di apprezzare.

Pics via San and nalice_malice

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ROA – New Mural in Riga, Latvia

27/05/2014

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Proseguiamo a raccontarvi i lavori realizzati durante gli scorsi a giorni a Riga in occasione dell’ottimo Black Canvas Festival, tra i grandi nomi internazionali ritroviamo con piacere ROA che ha da poco terminato un bell’intervento su questa porzione di parete.
si eleva verso l’alto.
Senza dubbio uno degli artisti più importanti e famosi, ROA prosegue da anni a portare avanti la personale inflessione stilistica che lo vede riflettere su una visione decisamente decadente del mondo animale, la continua ricerca dell’artista ci ha regalato istantanee forti ed impattanti facendoci piombare in un universo oscuro, malinconico ed a tratti rabbioso. I soggetti rappresentati sono figli di una visione triste e violenta, – in particolar modo le sperimentazioni con il sangue o con le parti del corpo tagliate di netto – ma anche di una ossessione dell’artista per la fauna, una vera e propria ricerca che va a segnare gli spazi attraverso quelli che sono gli animali simbolo dei luoghi dove pittura, sono loro i protagonisti ed attraverso essi viviamo sensazioni e stati d’animo differenti. L’interprete Belga si affida unicamente ad un range visivo decisamente crudo, il nero, i grigi vanno a tracciare i corpi, i volti, il pelo e tutti i dettagli degli animali raffigurati, quest’impatto cromatico va a miscelarsi alla perfezione con i temi scelti dall’artista, ci troviamo calati all’interno di una riflessione profonda sul mondo animale, un impatto forte che ci mostra una visione feroce, cruda, senza alcun filtro atta a provocare disagio, le bestie con i loro corpi riflettono la brutalità, la violenza e l’atrocità del nostro essere umani, un colpo allo stomaco forte e duraturo.
Per questa sua ultima fatica, ROA sceglie come sempre di lavorare attraverso la consueta scala cromatica, se quindi le basi stilistiche rimangono invariate a caratterizzare questo nuovo animale e la posizione insolita dello stesso, rovesciato di spalle, ed appoggiato sul tetto mentre tutto intorno una sorta di filo va a legarne il corpo. È proprio il particolare spot a suggerire all’interprete la particolare posizione dell’animale, giocando come sempre su quella che ha la fauna locale e interagendo con la stessa attraverso le proprie rappresentazioni. L’artista va a simulare una sorta di prigione sul corpo del soggetto, come se la città, rappresentata in questo caso dal filo che lega la belva, vada ad imprigionarne la vita oppure in una lettura ancora più impattante ci mostra le sofferenze causate dall’uomo sugli animali. Ancora una volta quindi con una crudezza espressiva e tematica, piombiamo nelle piaghe oscure delle visioni dell’artista, attraversati da una caratura cromatica color pece, veniamo investiti da un senso malinconico, triste che si tramuta presto in un impulso di rabbia recondita che avvertiamo sentire dalla bestia così come insinuarsi nel nostro stesso corpo.
In calce al nostro testo come sempre trovate una bella selezione di scatti con i dettagli di quest’ultima fatica del grande interprete Belga, il consiglio è quello di darci un occhiata siamo certi che non mancherete di apprezzare.

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Ozmo – New Mural for Open Walls Baltimore 2014

27/05/2014

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Torniamo a Baltimora, in occasione dell’ottimo Open Walls Festival di quest’anno troviamo infatti tra i grandi partecipanti il nostro Ozmo che ha da poco terminato questo nuovo splendido intervento caratterizzato dal consueto livello interpretativo molto aperto.
Con l’edizione di quest’anno, giunta alla sua seconda incarnazione, Open Walls prosegue la strada tracciata da Gaia e Nanook, gli organizzatori, l’idea alla base del progetto è infatti quella di offrire alla gente del posto ‘qualcosa di migliore’. Per capire però affondo la rassegna è inevitabile parlare della città di Baltimora, la città è attraversata da rilevanti problemi di carattere sociale, è al secondo posto come criminalità in America e nel suo respirare rappresenta una sorta di specchio della società Americana. L’idea di unione tra differenti razze, etnie e religioni, il sogno del meltin pot che va a creare universi distinti e distanti all’interno della stessa cittadina, il benessere che si scontra e sgretola dinnanzi alle difficoltà ed alla sofferenze, che si trasforma in rabbia e violenza dei ceti più poveri e basi dove la riconciliazione tra culture e classi sociali e ben lontana dall’essere compiuta. In questo ambiente caldo il Festival si pone come indiscriminate possibilità di riflessione, coglie tutti e chiunque abbia voglia di alzare il naso ed osservare e lo fa ponendo e gettando colore su tutti quegli edifici abbandonati, simbolo di una società in ginocchio, trasformandone l’aspetto iniettando fiducia e speranza.
L’ambiente caldo e difficoltoso di una città come questa ispira Ozmo a portare a termine una pittura differente, il grande artista Italiano sceglie di mettere da parte le icone classico del muralismo nero, quindi ad esempio Martin Luther King o Nelson Mandela, per andare piuttosto a cogliere con il suo “Jan Mostaert portrait of a black man”, un soggetto nero totalmente ignoto. Si tratta infatti di riproposizione un dipinto rinascimentale esposto nella mostra a Baltimora “African presence in The Renaissance”, sul quale l’interprete va ad aggiungere un gigantesco bersaglio colorato alle sue spalle. E’ emblematico pensare come l’artista abbia volutamente messo da parte i volti noti della storia della gente di colore, per andare ad abbracciare il volto di uno sconosciuto, una delle prime immagini mai dipinte di un nero ed al contempo, visto che l’identità dello stesso è assolutamente ignota, offrire in questo modo una impersonificazione alla comunità che osserva.
Osservando il risultato finale è evidente come l’interprete voglia andare a stuzzicare le differenti interpretazioni che un opera del genere può suscitare in chi osserva, come sempre Ozmo ci trascina all’interno di una lettura aperta che, in base al soggetto che ci si ritrova di fronte, andrà ad assumere ed a simboleggiare qualcosa di differente. A caratterizzare l’intervento ed a chiudere la riflessione, è l’ambiguità che si cela dietro il bersaglio realizzato dall’autore, è proprio qui che riconosciamo l’impatto delle creazioni di Ozmo, la capacità di stimolare ed accedere differenti prese di posizione dove proprio questo simbolo, con le sue differenti decodificazioni positive e negative, inevitabilmente va ad innescare.
Ad accompagnare il nostro testo come consuetudine una bella serie di scatti, realizzati dalla leggendaria Martha Cooper, con tutti i dettagli dell’opera in aggiunta ad alcune immagini del lavoro portato a termine, il consiglio è quello di darci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Artist for The Pics

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Felipe Pantone “Perpetuum Mobile” at Studio55 (Recap)

26/05/2014

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A distanza di qualche mese torniamo ad approfondire il lavoro di Felipe Pantone, l’artista continua la sua non convenzionale ricerca visiva e tematica affidando a “Perpetuum Mobile”, sua ultima fatica aperta all’interno dello Studio55 di Tokyo, gli sviluppi del suo operato.
Avevamo avuto il piacere di approfondire l’operato dell’interprete all’interno di Ultradinámica, esibizione e manifesto del peculiare ed intenso percorso intrapreso dall’artista, ora, lasciando invariate le basi stilistiche della direzione intrapresa, l’interprete si sposta in Giappone presentando un corpo di lavoro ampio e sfaccettato.
Come detto “Ultradinámica è anzitutto utilizzo di materiali e componenti insolite e non convenzionali all’interno delle quali l’ausilio del computer, ,con il fine di creare ed introdurre dimensioni e soggetti complessi ed estremamente precisi rappresenta il vero valore aggiunto. A caratterizzare la corrente è però senza dubbio la fortissima interattività tra le opere proposte e lo spettatore, quest’ultimo percepisce attivamente gli interventi che si presentano sotto forme ed elementi complessi ed irregolari, sono soggetti improbabili che vanno in controtendenza con un ordine definito e che in questo senso simulano un grande carattere dinamico, in special modo tutti quei lavori in un certo senso liquidi e che simulano gli aspetti catartici, dal quale prende il nome il movimento.
Tra la ricerca di equilibrio visivo permetto, la precisione delle forme proposte emerge lo slancio e la riflessione sul futuro, al cosmo attraverso forme e concetti in cui la base di partenza non potevano che essere ancora una volta i graffiti.
Con questa sua ultima fatica Felipe Pantono propone un allestimento carico e corposo, ci sono installazione scultoree, opere su carta, lavori e dipinti su muro, ed altre proposte che mescolano elementi e medium differenti. A caratterizzare lo show è una precisa direzione tematica, Felipe Pantone va infatti a riflette sulla continua esigenza dell’uomo di creare una macchina che possa proseguire continuamente ed indefinitamente il suo moto, senza alcuna fonte esterna di energia, il tutto partendo da un impulso iniziale. Un ossessiona questa atta a sconfiggere le leggi della dinamica ed ogni ramo della meccanica, con l’estremo tentativo di forzare la natura a violare le proprie leggi dove in realtà risiede proprio nelle intrinseca forza della stessa, la volontà di preservare il suo moto perpetuo. In questo senso l’esibizione rappresenta un inno al movimento e alla trasformazione, visti come una sorta di riflesso del moto perpetuo che risiede nell’universo dello stesso interprete.
Ad accompagnare il nostro testo una bella serie di scatti con tutti i dettagli dell’allestimento proposto, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare, il consiglio è quindi, in attesa di vedere da vicino nuovi sviluppi, è quello di darci un occhiata.

The idea of creating a machine that continues indefinitely without any external source of energy after an initial impulse obsesses scientists since Leonardo da Vinci. To defeat dynamics and every branch of mechanics, in an effort to force Nature to violate its own laws. The truth is that precisely Nature’s destiny is to preserve its perpetual motion, being these ultra-dynamic times an unequivocal sign. Motion and transformation, leitmotiv of this exhibition, intend to be a reflection of the perpetual motion of Felipe Pantone’s universe of which graffiti is the initial impulse.

Pics via Graffuturism

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Cheke – New Mural for BoardDripper Festival 2014

26/05/2014

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Con piacere andiamo a tuffarci all’interno del particolare immaginario di Cheke, l’artista Messicano è infatti tra i partecipanti all’eccellente BoardDripper Festival di quest’anno per il quale ha da poco terminato un nuovo bell’intervento.
Siamo rimasti piuttosto colpiti dal percorso di Cheke, l’interprete ci ha impressionato grazie ad un approccio molto personale e peculiare, osservando le sue produzioni ci ritroviamo coinvolti all’interno di un immaginario visivo che mescola in un unica mistura elementi appartenenti al mondo delle favole e dei racconti con un impronta romantica e fantastica. Il tratto in particolare si affida ad una profondità di colori, le pennellate si fanno ripetute, sono atte a rimarcare le trame dei corpi e dei soggetti raffigurati, questa particolare scelta va in questo senso ad aumentare sensibilmente la profondità di dettaglio lasciandoci l’impressione di trovarci di fronte ad un lavoro interamente realizzato a matita è davvero forte.
I soggetti scelti dall’artista sono sempre piuttosto vari, dal mondo animale ad un pittura incentrata sull’uomo, un impostazione quindi tipicamente figurativa che non si sottrae nell’affrontare tematiche ad impulso sociale ed emotivo.
Realizzato a Querétaro in Messico, quest’ultimo intervento di Cheke porta in dote tutto il particolare approccio stilistico dell’artista, realizzato nella zona del Mercado de la Cruz” l’opera non è altro che un omaggio al mercato tradizionale della città ed in particolare a tutti coloro che si impegnano a pulire costantemente tutti i giorni il mercato.
Partendo da questo spunto Cheke va a realizzare il consueto dipinto carico di dettagli, attraverso il personale stile vediamo quindi una serie di piccoli camioncini in fila intenti a portare via la spazzatura aiutati da una serie di characters più piccoli, alle spalle è possibile vedere un scorcio panoramico e della cittadina mentre nell’angolo più estreme vi sarà facile un gigantesco volto umano intento ad ingurgitare tutti i rifiuti. L’intervento per sviluppare la consueta ricchezza di dettaglio si affida qui ad una serie di tinte tutte raccolte dentro una scala cromatica impostata sul grigio, un lavoro che mette in mostra tutti gli aspetti caratteristici del lavoro dell’interprete e che vi invitiamo ad osservare nel dettaglio per riuscire a cogliere tutti gli elementi elaborati, le scritte, i volti dei personaggi nonché glia tessi, tutto elaborato con estrema cura per un immagine ancora una volta evocativa e coinvolgente.
In attesa di nuovi e succosi aggiornamenti, vi diamo modo di apprezzare al meglio il lavoro dell’artista attraverso una bella serie di scatti con tutti i dettagli del caso, il consiglio come sempre è quello di darci un occhiata, siamo certi che anche voi come noi, non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Artist for The Pics

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INO – New Mural on the Onassis Cultural Center

26/05/2014

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E’ passato parecchio tempo dall’ultima volta che abbiamo approfondito il lavoro di INO, il grande interprete Greco torna ora con una nuova e gigantesco intervento, da poco terminato sulla facciata esterna del Onassis Cultural Center di Atene.
Sempre di grandissimo livello, i lavori di INO riescono sempre a lasciare una traccia, un motivo di riflessione e confronto con temi spessi importanti e che non si negano dal trattare argomenti scomodi. L’abbiamo visto diverse volte in questi ultimi mesi in cui l’interprete ha dato ampio sfogo alla sua visione emozionandoci e lasciando emozionare chi come noi trova sempre piuttosto coinvolgente un certo tipo di lavoro caratterizzato da riflessioni e spunti impegnati. Merito dello stile personale dell’interprete, veloce, efficace ed al contempo decisamente dettagliato, incentrato su una fortissima immersione da parte dello spettatore che viene accentuata dai temi e dalle riflessioni che accompagnano le sue produzioni, vero e proprio fiore all’occhiello dell’interprete. INO sceglie infatti di schierarsi, dire la propria su temi difficili e complessi, spingendo argomenti profondi e viscerali, sbatte in faccia con irruenza e forza l’esigenza personale di non mettere a tacere le proprie voci interiori, ma piuttosto di continuare a cercare risposte e verità, indagando sull’uomo, sulle sue piaghe e sulle sue differenti sfaccettature, pensieri, comportamenti in un indagine vera e curiosa. In questo senso l’esperienza personale in un terra come la Grecia che specialmente negli ultimi anni ha vissuto momenti difficili e tragici, risulta sintomatico nella lettura delle opere dell’interprete.
Se queste rappresentano le forti basi tematiche del suo lavoro, dall’altra ritroviamo un tratto ed uno stile che si affida completamente alla bomboletta, attraverso questa INO sviluppa linee, ombre ed altri elementi cromatici, (quasi) sempre di colore nero, che vanno a tracciare le forme ed i lineamenti del viso. Il volto umano diviene quindi protagonista assoluta, il mezzo espressivo per eccellenza dal quale l’artista parte per le sue divagazioni tematiche.
Questa sua ultima fatica, dal emblematico titolo “Creasing”, è stata realizzata in occasione di “No Respect” esibizione tutto incentrata sulle forme contemporanee di arte pubblica ad Atene in Grecia. Dopo ben sette giorni di lavoro ecco quindi emerge un significativo pezzo di carta spiegazzato all’interno del quale vediamo emerge un gigantesco volto, quasi una maschera che solca lo spazio lasciando assolutamente esterrefatti.
Osservando l’intervento, caratterizzato come sempre da una incredibile realisticità, l’impressione è quella di trovarsi di fronte ad una personale lettura del momento greco, il viso infatti a tutte le sembianze di una maschera del teatro greco, tutte le piaghe e gli accartocciamenti vanno a simboleggiare le difficoltà e le tensioni della sua terra, per un nuovo lavoro che torna a riallacciare ed ad ispirarsi al grandissimo passato storico di questa terra.
Ad accompagnare il nostro testo come consuetudine dopo il salto trovate una bella serie di scatti con i quali riviviamo assieme tutte le fasi di realizzazione fino all’eccellente risultato finale, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare, il consiglio è quindi è quello di darci un occhiata.

Pics via Graffuturism

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DALeast – New Mural for Day One Festival

26/05/2014

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Proseguono i lavori a Roeselare in Belgio per il Day One Festival, tra i grandi artisti partecipanti ritroviamo a distanza di davvero parecchio tempo DALeast, l’interprete con base di Sud Africa ha infatti da poco terminato questa nuova splendida parete.
Torniamo quindi ad approfondire uno degli approcci stilistici più vivi e personali del panorama internazionale, DALeast infatti è ben noto per il personale approccio su parete che lo vede concentrare i propri sforzi su una elaborazione tecnica che trascina lo spettatore all’interno di intensi grovigli metallici, gli stessi costituiscono sia il corpo vivo dell’opera, creandone la massa corporea ed al contempo rappresentano lo strumento unico per l’artista di rappresentazione del proprio immaginario. Questa precisa ed articolata scelta viene sviluppata dall’interprete attraverso l’utilizzo della bomboletta con la quale l’autore riesce a dare forme e sostanza a corpi, soggetti, panorami differenti, il carattere delle linee realizzate suggerisce effetti di luce ed ombra ed al contempo immette un elemento di tridimensionalità con la quale le figure rappresentate letteralmente emergono dalla superficie di lavoro. Il risultato di questo particolare approccio da vita ad intense opere in cui la lettura da parte di chi osserva viene calamitata dall’enorme quantità di dettagli presenti che costituiscono il valore aggiunto delle produzioni dell’artista. Negli scorsi mesi durante un intensa attività in strada abbiamo riscontrato l’esigenza da parte dell’interprete di canalizzare il suo percorso verso l’utilizzo di colori e tinte differenti che si sono discostate dal consueto binomio nero/grigio, sono apparsi background cromatici, così come linee interrotte da effetti di bianco, il tutto per garantire una maggiore profondità ed impatto alle sue realizzazioni.
Se l’aspetto visivo è quindi sorretto da una precisa base stilistica è innegabile come gli interventi dell’artista vengano investiti da una profonda sensazione di mobilità e moto perpetuo, i soggetti ed i protagonisti delle sue opere si muovono sullo spazio a disposizione, disperdono schegge, si spezzano e si accartocciano a seconda del caso tramutando l’opera in un grande e movimentata pittura.
Per questo suo ritorno DALeast, in occasione della rassegna organizzata dagli amici di Street Art Belgium, ha l’opportunità di lavorare sua lunghissima parete. L’approccio scelto dall’artista risulta anzitutto meno compatto, le linee tracciate in questo senso sono più slegato e sopratutto maggiormente dirette, gli incrocio e l’intersecarsi delle stesse da vita ad un vero e proprio paesaggio, un inedito questo, all’interno del quale nella parte più bassa troviamo una serie di figure umane intente a trascinare ed a spostare la grande catena montuosa raffigurata. Ancora una volta siamo di fronte ad un opere densissima di dettagli tutti da osservare e scovare, gli elementi paesaggistici riflettono la struttura delle montagne dando vita a punto, più alte e più basse alimentate da una serie di dettagli bianchi che ne alimentano la profondità, insomma bentornato!
In calce al nostro testo come sempre trovate una bella selezione di scatti con tutti i dettagli del making of e le immagini dello splendido risultato finale, dateci un occhiata e restate sintonizzati per nuovi aggiornamenti qui sul Gorgo.

Thanks to The Artist for The Pics
Black and White Pics by Menno Ribbelink

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108 x Lucamaleonte – New Mural in Prato

26/05/2014

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Torniamo a Prato dove troviamo con piacere 108 e Lucamaleonte che hanno da poco terminato uno splendido intervento in combinazione su questa suggestiva parete, un lavoro riesce nell’unire due approcci differenti sotto un unico spunto tematico.
Come detto l’intervento riunisce sotto unica cornice due approcci differenti, 108 e Lucamelonte scelgono di concentrarsi su un approccio che possa rievocare la storie e le tradizioni del posto andando con uno slancio a ricercare due elementi che possano simboleggiare l’elevato ed antico valore storico di una città come Prato. Nasce in questo modo “Tre Reliquie”, la scelta del nome non è affatto casuale, i due grandi autori si concentrano infatti su simboli pagani e cristiani che possono assumere un valore sacro in base a chi vive questo preciso momento storico, c’è chi coglie la sacralità per l’antico e chi invece si fa ammaliare da quella per l’ignoto, passando ovviamente per un piglio maggiormente religioso.
108 sceglie di concentrarsi su una forma ispirata alle punte di freccie in selce, si tratta in questo caso di un soggetto chiaramente ispirato ai ritrovamenti risalenti all’Epoca Mustariana. Da qui l’artista va ad elaborare una gigantesca figura nera, l’impostazione riprende ancora una volta gli ultimi sviluppi del lavoro dell’interprete, osserviamo quindi una serie di sottili linee sinuose unite ad altre maggiormente dirette che vanno a formare piccole texture fino a perdersi nel nero della figura rappresentata.
Dal canto suo Lucamaleonte va invece ad ispirarsi ad una statuetta Etrusca, anche questa ritrovata nei pressi di Prato. La reliquia dal titolo “L’offerente” e la gemella di un altra esposta al British Museum ed è caratterizzata dal consueto piglio legato al dettaglio che contraddistingue le produzione dell’artista. L’interprete sceglie di affidarsi ad un color grigio per dare forma al soggetto, i dettagli invece vengono elaborati attraverso una serie di linee bianche e nere che ne accentuano i lineamenti del corpo e sopratutto riprendono fedelmente l’aspetto dell’artefatto caratterizzato proprio da questo colore da riflessi bianchi ripresi appunto nel risultato finale.
A completare l’equilibrio dell’elaborato troviamo infine una sottile linea verde, si tratta in questo caso della stilizzazione della Sacra Cintola, una striscia di tessuto verde con alcuni inserti in oro che si dice fosse stata regalata da S. Tommaso alla Madonna, e che rappresenta una reliquia cattolica della città di Prato.
Il risultato finale raccoglie quindi l’eredità storica e religiosa del luogo riuscendo al contempo ad innescare una combinazione tra approcci diametralmente opposti, l’impronta tipicamente astratta di 108, sempre concentrato nell’astrazione di elementi organici e tipicamente legati al mondo naturale attraverso un impronta cromatiche che prosegue nell’affidarsi al nero e nel variare le sue componenti viscerali. Dall’altra Lucamaleonte che insiste nel legare il proprio approccio, maggiormente legato al figurativo, attraverso un impronta pittorica rivolta al dettaglio ed ad un approccio grafico spesso e coinvolgente.
Non aggiungiamo altro, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti che ripercorrono le fasi di realizzazione di quest’ultima fatica dei due grandi interpreti fino all’eccellente risultato finale, il consiglio è come sempre quello di darci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare.

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Die Mauer Street Art,  Prato, 2014. ©Carlo Chiavacci Fotografo

Die Mauer Street Art,  Prato, 2014. ©Carlo Chiavacci Fotografo

Die Mauer Street Art,  Prato, 2014. ©Carlo Chiavacci Fotografo

Die Mauer Street Art,  Prato, 2014. �Carlo Chiavacci Fotografo

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Weekly Overview 86| 19-05 to 25-05

25/05/2014

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Weekly Overview è l’appuntamento del Week-End dove vi presentiamo una selezione delle migliori news settimanali sul GORGO.

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Cleon Peterson for Katowice Street Art Festival 2014

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Moneyless – New Mural in Riga, Latvia

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Moallaseconda x Gnob – New Mural in Prato

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Sten & Lex – New Mural at Foro Italico, Rome

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Liqen – New Mural for SANBA Project in Rome Part 2

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Etam Cru – New Mural for Memorie Urbane Festival 2014

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ZED1 – “Karma” New Mural for Day One Festival

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Gola Hundun for “Cantiere Disegno” at Museo della Città Rimini

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RUN – New Mural for Oltre il Muro Festival 2014

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Alexey Luka – New Murals for Memorie Urbane Festival 2014

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Ciredz, Tellas, Moneyless, Martina Merlini for ALTrove Festival

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JADE – New Mural for MAC in Lima

OBEY – New Pieces in Charleston, South Carolina

25/05/2014

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Con aggiornamenti sempre più sporadici, scopriamo che Mr Shepard Fairey aka OBEY ha da poco terminato un nuova serie di lavori per le strade di Charleston nel South Carolina, è l’occasione quindi per tuffarci nuovamente all’interno del suo iconico impianto visivo.
Ancora una volta OBEY sceglie una delle sue iconiche stampe per una trasposizione su muro, l’artista statunitense probabilmente è uno tra i più controversi di tutto il panorama, nell’ottica del suo progetto di propaganda l’interprete ha dato vita ad una serie di progetti collaterali, tra cui la famosa marca di abbigliamento, che ha fatto decisamente storcere il naso ai puristi, aldilà della polemica a cui vorremmo dedicare presto lo spazio più adatto, vogliamo concentrarci qui sull’aspetto visivo che da sempre distingue il lavoro di Fairey. Con uno stile facilmente distinguibile OBEY cavalca l’onda di un tratto che richiama elementi propagandistici della prima parte del ’900 con i cartelloni di propaganda russa e comunista come maggiore fonte di ispirazione, opere quindi che attingono ad una marcata energia grafica con sferzate illustrative per quanto concerne i volti rappresentati, a questa particolare inflessione stilistica l’artista aggiunge un affinità con temi ed argomenti importanti, l’abbiamo spesso visto schierarsi apertamente realizzando lavori dalla forte indole sociale e politica o semplicemente lanciare messaggi di pace attraverso volti più o meno noti delle battaglie sociali.
Con questa nuova infornata di interventi OBEY raccoglie a piene mani da tutto il suo campionario di lavoro, si tratta ancora una volta di interventi differenti, dal gigantesco faccione di Andrè The Giant che capeggia dall’alto del grattacielo, passando per gli interventi in orizzontale fino alla grande parete geometrica tutti caratterizzati dal consueto utilizzo di stencil e di colori come il rosso, il nero ed il bianco che da sempre hanno caratterizzato il percorso artisti, e non solo, dell’interprete Statunitense. Questa a Charleston è quindi un esperienza corposa che ci offre l’opportunità di godere di tutto il particolare immaginario di uno degli artisti più famosi a livello globale, con i suoi slogan, le sue texture e le sue immagini ormai fortemente radicate nella cultura popolare dei nostri anni.
Come consuetudine a raccontarvi quest’ultimo viaggio del famoso artista, una bella serie di scatti che ne ripercorrono le fasi di lavori e che ci offrono l’opportunità di vedere da vicino gli interventi completati, dateci un occhiata e restate sintonizzati per nuovi aggiornamenti.

Pics by The Artist

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Seikon – New Mural for Poliniza Festival 2014

24/05/2014

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A distanza di settimane dalla sua ultima fatica, torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di Seikon, l’artista Polacco è infatti tra gli ospiti di questa nuova edizione del Poliniza Festival di Valencia in Spagna per la quale ha da poco terminato questa splendido intervento.
Come spesso abbiamo avuto modo i vedere il percorso intrapreso da Seikon poggia le sue solide basi sull’esigenza dell’artista di sviluppare il proprio operato attraverso una forte influenza astratta che ne esercita e stimola la visione attraverso differenti percorsi e soprattutto configurazioni di tipi geometrico. Sono infatti due i percorsi che seppur paralleli, impegnano l’interprete attraverso due approcci visualmente e tematiche distanti, da una parte le sperimentazioni maggiormente pulite attraverso le quali l’interprete va a sviluppare configurazioni astratte attraverso un unica linea, divertendosi a formare un tratto unico che percorre gli spazi accartocciandosi, aprendosi, scorrendo mano a mano, cambiando direzione fino a dare vita ad un poligono intricatissimo. Questa precisa volontà rappresenta la parte più istintiva dell’operato dell’artista che continua, fin dai suoi esordi, a portare avanti rendendo i lavori sempre più complessi ed articolati. Dall’altra invece l’interprete porta avanti un discorso più ragionato che è di fatto principale erede delle prime sperimentazioni con le texture e gli intrecci cromatici che ne avevano segnato il lavoro e che ora sembrano definitivamente abbandonate in favore di una costruzione geometrica ed astratta minuziosa ed esaltante. Si tratta infatti di elementi e forme raggruppate in configurazioni fortemente criptiche che giocano con i colori, con le loro differenti scale cromatiche, con le linee e con le texture, restituendoci dal punto di vista visito, una forte sensazione di tridimensionalità, mentre saggiandone l’impatto emotivo la sensazione è quella di trovarsi di fronte ad opere fortemente sensibili, in una rappresentazione personale e peculiari dei sentimenti e degli stati d’animo dello stesso interprete. Il lavoro quindi si appropria degli spazi coniugando una forte simbiosi tra il panorama e gli stati d’animo dell’artista all’interno di un unica cornice visiva, e noi non potevamo che apprezzare.
questa suo ultimo lavoro Seikon raccoglie appieno tutto il particolare approccio stilistico andando ad investire lo spazio a disposizione attraverso una precisa e peculiare ottica astratta. Nel risultato finale si inseriscono quindi tutte le peculiari iniziative geometriche dell’interprete che va ad elaborare un impasto sfaccettato e profondo dove elementi e forme nere si intervallano a linee e texture più sottili riuscendo a creare situazioni e capovolgimenti su differenti piani visivi. Effetti tridimensionali, forme e configurazioni che simulano profondità e che sovvertono la dimensione e la percezione della parete, passando per gli azzeccatissimi ed equilibrati accostamenti cromatici che smuovono linee, segmenti e rette infine che tagliano e direzionano le figure proposto, questo nuovo intervento rappresenta una sorta di maturità sia negli intenti che nello stesso percorso visivo fin qui visto dell’artista, e non possiamo che rimanere a guardare.
Non aggiungiamo altro, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica dell’interprete certi che ne riuscire a cogliere tutti gli aspetti nonchè il forte impasto visivo.

Thanks to The Artist for The Pics

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JAZ – New Mural in Punta Del Este, Uruguay

24/05/2014

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A distanza di parecchie settimane, torniamo con piacere a rivolgere il nostro sguardo all’interno del percorso di Franco Fasoli aka JAZ, il grande artista Argentino ha infatti da poco terminato questo nuovo splendido lavoro a Punta Del Este in Uruguay.
È sempre un piacere osservare da vicino le produzioni di JAZ, il grande interprete continua a portare avanti il personale stile ma anche i temi e gli spunti a lui più cari attraverso un tratto ed un impianto visivo facilmente riconoscibili e che riescono a lasciarci puntualmente sorpresi e coinvolti. Il percorso dell’interprete inevitabilmente si interseca con l’approfondimento umano ma soprattutto con la natura e con il mondo animale, che rappresentano i protagonisti indiscussi dell’operato dell’artista, osservando le produzioni di Franco Fasoli ci si rende conto della grande varietà di situazioni ed aspetti lavorativi che vanno a disegnare un quadro sfaccettato di situazioni e spunti differenti. Le peculiari fusioni corporee per esempio rappresentano una riflessione profonda sulla natura umana, l’atto di fondere i corpi di uomini ed animali caratterizza queste opere che segnano la volontà di invertire l’istinto e la razionalità, di alimentare il senso di brutalità che traspare dai lavori verso una condizione umana che si avvicina maggiormente a questo mondo animale. Dall’altra invece l’interprete affonda il proprio lavoro con maggiore enfasi all’interno dell’universo naturale, dipinge il branco od il singolo animale calando all’interno di scenografie ricchissime di dettagli e dal forte impatto viscerale.
Per questa sua ultima fatica JAZ va ad affrontare anzitutto un tema piuttosto delicato, l’interprete con “Mito Rioplatense”, questo il titolo dell’opera, va a riflettere sulle difficoltà di relazione tra l’Uruguay e la sua Argentina. Nell’idea dell’artista come facilmente intuibile anche dal lavoro questi due soggetti vengono paragonati a due fratelli, c’è quindi un rapporto di amore ed odio che li lega e che li tiene costantemente in una situazione di attrattività e repulsione. La scelta di utilizzare il colore blu ad esempio è proprio sintomatica e sta a rappresentare il legame dei due paese – entrambe le bandiere nazionali sono infatti caratterizzate da questo colore – vediamo anche il sole, anche esso presente in entrambi gli stemmi nazionali, che fa capolino nella parte centrale dell’opera dividendosi tra un emisfero e l’altro. Ma è sopratutto la forma che assumono le due figure che fa riflettere, l’opera è infatti impostata per essere letta simmetricamente, le due figure appaiono identiche, nella forma e della posa, sono però intente a scagliarsi un ipotetica freccia, mentre le loro stesse code si uniscono e si intrecciano nella parte centrale del lavoro.
Quello che emerge è quindi un impianto visivo come sempre caratterizzato dal consueto tratto viscerale ma che al contempo viene caricato dall’artista attraverso una fortissima dose di riflessioni e spunti tematici che riversano sotto forma di dettagli tutti riconducibili ai due paesi, un intervento davvero splendido che ci ha profondamente coinvolto.
Per darvi modo di apprezzare al meglio tutto il particolare approccio visivo e l’impatto di quest’ultima fatica del grande artista, vi lasciamo ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli dell’opera ed alcune immagini durante le fasi del making of, è tutto vostro! Enjoy It.

Pics via San

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Ernest Zacharevic – New Mural in Kuala Lumpur, Malaysia

23/05/2014

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Dopo la bella esperienza al Memorie Urbane di quest’anno, il grande Ernest Zacharevic è tornato in Malesia dove ha da poco terminato un nuovo splendido intervento su questa grande parete a Kuala Lumpur.
Sebbene di origine Lituana, Ernest Zacharevic ha deciso di porre le proprie basi in Malesia dove da anni prosegue il suo personale lavoro in strada, una scelta insolita che però ha premiato l’interprete con una esplosione, specialmente nell’ultimo anno, certificata da mostre, festival e pareti in giro per il mondo. Elemento cardine dell’operato dell’artista è la fortissima interattività dei suoi lavori, le produzioni di Zacharevic sono contraddistinte dall’esigenza dell’interprete di unire il reale con l’irreale, oggetti ritrovati in strada, di uso comune o semplicemente abbandonati li per caso, si trasformano in vettori visivi per le sue pitture su muro, in una interazione che diverte ed esalta il tratto fortemente realistico delle sue opere e che proprio per la loro particolare natura ed impatto visivo, creano curiosità e spingono i passanti e la gente comune da interagire con esse, in un lavoro che sancisce così un profondo legame tra gli interventi e chi si trova ad osservarli.
A caratterizzare quest’ultima fatica di Ernest Zacharevic è anzitutto la scelta dell’interprete di realizzare un opera unicamente pittorica, a contatto con una superfice di lavoro di queste dimensioni, l’artista mette infatti da parte l’interazione con gli spazi e con gli oggetti che caratterizzano il tessuto urbano dello spot, per concentrarsi unicamente sulla parte pittorica. Se da una parte quindi troviamo ben saldi quelli che sono gli approcci stilistici e con loro il particolare tratto visivo dell’interprete, dall’altra manca la componente di spicco dell’impianto produttivo di Zacharevic, quell’interazione con la superficie, con i cunicoli e con le particolarità conformità delle pareti dove si ritrova a lavorare che ha sempre elevato le sue opere.
L’impressione è quindi quella di una lavoro si come sempre caratteristico, anche grazie alla consueta sensibilità verso l’universo dei bambini, e che se da una parte perde il suo valore interattivo dall’altra guadagna una sensibilità tematica differente. L’opera è infatti investita da una forte caratterizzazione malinconica, l’immagine scelta, con il bambino sulla canoa e la piccola casetta in lontananza con tanto di mamma e cane in attesa del suo rientro, suggerisce una nuova riflessione sul mondo dei bambini ed con esso su quello degli adulti. Le difficoltà di una vita complicata che spinge i ragazzi ad abbandonare la propria casa in cerca di fortuna altrove, uomini piccoli che si mettono sulle spalle la propria famiglia tentando un modo per sopravvivere quando l’unica cosa di cui dovrebbero interessarsi e giocare e divertirsi. Il lavoro si trasforma così in un pugno allo stomaco, un malessere che spinge a spunti e riflessioni personali, prima di tornare alla difficoltà di tutti i giorni.
Per darvi modo di cogliere appieno tutto il particolare approccio visivo dell’interprete, così come l’impatto di questa sua ultima fatica, vi lasciamo ad una bella serie di scatti, è tutto dopo il salto come sempre il consiglio è quello di darci un occhiata, enjoy it.

Pics via San

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Domenico Romeo “Warm is Iron” Project at Grauen Studio

23/05/2014

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A distanza di pochi giorni dalla sua performance per l’ALTrove Festival di Catanzaro, torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di Domenico Romeo, l’artista ha infatti da poco presentato “Warm as Iron” progetto multidisciplinare all’interno degli spazi del Grauen Studio di Monza.
Quest’ultima fatica dell’artista nasce dall’incontro con Grauen Studio, l’idea alla base del progetto è quella di una vera e propria indagine dove l’interprete mira a proporre una riflessione sul parallelismo tra i metalli e l’interiorità umana. Per mezzo quindi di uno studio sulle proprietà degli stessi che mira a porre l’accento sulla simbiosi tra spirito e materia, spesso dipinti come soggetti agli antipodi, producendo una tesi che ne verifichi la identica costituzione e base caratteristica. Nello specifica l’interprete indaga su elementi come la durezza l’elasticità, la malleabilità, la conduzione di calore, tutte caratteristiche che in un modo o nell’altro appartengono tanto alla materia quanto allo spirito interiore di ogni uomo.
Il progetto partendo da queste precise e peculiari basi tematiche prende forma attraverso differenti approcci, dalle tavole esposte all’interno dello studio, alla stampe, passando per i caratteristici abiti realizzati e customizzati attraverso il particolare tratto dell’artista, arrivando infine all’opera mural dal titolo “Reflect, Shine”. Quest’ultima in particolare va a rappresentare una proprietà in particolare, Romeo si concentra per il lavoro sulla riflessione della luce, ovvero la capacità della stessa di brillare o, nel caso dell’essere umano, la così detta solarità che contraddistingue alcuni individui. Per sviluppare questa sua ultima riflessione l’artista va quindi a coprire tutta la parete a disposizione – costantemente battuta dalla luce solare – per mezzo della consueta impostazione visiva, spazio quindi al suo alfabeto, in questo caso distorto ed arrangiato fino a formare spesse e grandi linee che nell’insieme prendono proprio la fisionomia dei raggi. Si tratta nella visione personale in cui l’elemento calligrafico dell’artista si trasforma in impulso solare, raggi calligrafici quindi che si scagliano sulla superficie per essere riflessi negli stessi raggi dorati che lo stesso Domenico Romeo va a disporre all’interno delle trame sinuoso impostate e realizzate.
Osservando il progetto quindi nella sua integrità, rimaniamo coinvolti all’interno di una riflessione personale che riesce ad abbracciare aspetti prettamente tangibili e conosciuti così come sensazioni e stati d’animo. Ancora una volta l’artista va quindi a proporre un mix personale all’interno di un indagine che rivela la volontà dello stesso di ricercare ed indagare all’interno delle differenti increspature dell’animo dell’uomo ed, con ancora più enfasi in questo particolare caso, andarne a stanarne gli elementi peculiari, quello più reconditi e che vanno a caratterizzare qualsiasi uomo, esattamente come delle proprietà chimiche di ogni metallo.
Non vi facciamo mancare nulla, dopo il salto infatti ricchissima galleria con i dettagli e le immagini di questo bel progetto dell’artista Italiano, in attesa di scoprire i prossimi aggiornamenti sul suo conto vi invitiamo a dare un occhiata alle immagini, è tutto vostro! Enjoy it.

Thanks to The Artist for The Pics
Pics by: Andrea Sartoky/Grauen Studio

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Cleon Peterson for Katowice Street Art Festival 2014

23/05/2014

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Come ogni anno si rinnova il grande appuntamento il Katowice Street Art Festival, la grande rassegna Polacca inaugura il suo fitto programma con questa nuova lunghissima parete realizzata dal grande Cleon Peterson.
Prerogativa e tematica principale dell’artista è la chiara e decisa esigenza di dedicarsi a temi non convenzionali, sceglie una rappresentazione cruda e multisfaccettata, supportata da un binomio cromatico, il rosso a rapporto con il nero, e quest’ultimo con il bianco, per esaminare con forza e senza alcun tipo di filtro la violenza, la brutalità e tutti quegli aspetti collaterali e barbari che appartengono in un modo o nell’altro all’uomo. Si affida ad un tratto che paga la sua influenza illustrativa Cleon Peterson, attraverso le sue caratteristiche figure scatena la violenza più sorda ed agghiacciante, questi personaggi si scagliano energicamente sui corpi indifesi di uomini e donne, senza alcuna distinzione, ne frantumano le ossa, ne segnano la carne, brutali, drastiche, rabbiose raccolgono in loro tutte le emozioni più sinistre e buie dell’uomo. Ne emerge un quadro fortemente impattante, uno spaccato di violenza che si concilia con paesaggi urbani, la città diventa il teatro di questi massacri, il palcoscenico di queste ombre ed attraverso le stesse viene macchiata di rosso vivo. Si tratta di una rappresentazione spietata della rabbia che si trasforma in colpi e sofferenza che scatena in chi osserva un malessere interiore, uno stimolo per i nostri pensieri e per le nostre rilfessioni che apre anche le porte a quella dell’interprete sulla natura dell’uomo, sulla ciclicità dell’odio e del seme della violenza portato avanti nei secoli attraverso nomi, volti e pretesti differenti. Cleon Peterson si interroga su questi spunti a tutto campo, dalle repressioni che sfociano in rappresaglie, dalla violenza con la quale si risponde in egual modo fino a che punto i crimini e le atrocità possono essere tollerate come risposta e punizione ai soprusi subiti? Fino a che punto la paura ed il sangue, gli occhi pesti ed i corpi straziate possono essere giustificati?
Per questa sua ultima fatica in terra Polacca, il grande artista ha avuto modo di lavorare su una parete davvero lunga, la scelta è stata quella di utilizzare unicamente il bianco ed il nero come unici vettori cromatici ed attraverso gli stessi sviluppare una nuova ed impattante scena di violenza e raccapriccio, insomma tutti gli elementi che distinguono l’operato dell’interprete raccolti all’interno di una forte e caratteristica, da vedere assolutamente.
In calce al nostro testo come consuetudine trovate una bella serie di scatti con tutti i dettagli dell’intervento in aggiunta ad alcuni istanti durante le fasi del making of, dateci un occhiata. Per gli appassionati del lavoro dell’interprete vi informiamo che sono da poco disponibili una serie di stampe realizzate in collaborazione con gli amici di Draw a Line (qui) che siamo certi non mancherete di apprezzare. Restate sintonizzati qui su Gorgo per tutti gli aggiornamenti dal Festival nei prossimi giorni.

Pics by Davido and The Festival

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Agostino Iacurci for Memorie Urbane Festival 2014

23/05/2014

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Tra le grandi opere che continuano a prendere vita in occasione del Memorie Urbane di quest’anno, troviamo con piacere quest’ultima fatica del grande Agostino Iacurci, l’artista Italiano ha infatti da poco terminato quest’ultima parete ad Arce.
Con nuovo intervento continuiamo il nostro cammino all’interno del particolare immaginario di Agostino Iacurci, come più volte abbiamo avuto modo di vedere, il grande interprete Italiano ha saputo ricamare da una precisa influenza illustrativa un personalissimo impianto visivo con il quale va ad esplorare una moltitudine di situazioni, temi e spunti differenti. Nel lavoro dell’artista l’ultimo hanno ha significato uno studio rivolto maggiormente verso le combinazioni cromatiche che di volta in volta vengono applicate per dare vita ai suoi iconici personaggi, un equilibrio visivo questo che unito alla particolarità del tratto va ad innescare tutta la personalità ed il grande impatto che riscontriamo puntualmente nelle sue produzioni. I personaggi che l’artista va a proporre nelle loro trame muovono situazioni e visioni differenti, sono veri e propri racconti di storie diverse che toccano attraverso un linea diretta con lo spettatore, vicissitudini e temi divergenti, che vanno ad esplorare tutta la complessità e le diverse sfumature e sfaccettature dell’animo umano attraverso un filtro tematico colorato, giocoso e dalla forte capacità simbiotica con chi osserva.
Per mezzo quindi di un impostazione grafica pulita e dedita alla rielaborazione di componenti ed elementi attraverso una semplicità nella forma, l’interprete innesca le proprie riflessioni dove i suoi peculiari characters si trasformano in una sorta di specchio riflesso dell’uomo, delle sue azioni e della sua quotidianità.
Con “Homo Paleolicus”, questo il titolo di questa sua ultima fatica, Agostino Iacurci va ad impattare questa grande struttura architettonica con il consueto e caratteristico intervento. La quantità di dettagli presenti in questa nuova produzione, è come sempre piuttosto elevata con l’artista che si è impegnato nell’inserire tutta una serie di elementi che fanno da corollario al risultato finale nonché da amplificatore dell’impatto finale del lavoro. L’elemento che ancora una volta emerge osservando l’opera è la forte giocosità, ancora una volta l’interprete quindi si diverte a proporre situazioni bizzarre ed al limite del surreale, in questo particolare caso la figura protagonista prende le sembianze di un aviatore, con tanto di aereo al seguito, intento ad esplorare un mondo antico, preistorico, interamente circondato da vulcani che eruttano. Se quindi da una parte rimangono invariate le scelte stilistiche dall’altra l’artista prosegue a proporre il personale legame tra la natura ed i suoi personaggi e sopratutto va a rimarcare quella sensazione di trovarsi di fronte ad un sogno ad occhi aperti, al parte di una mente con una spiccata sensibilità ed immaginazione, che ha saputo crearsi e catapultarsi all’interno di un epoca differente da quella attuale.
Come consuetudine riviviamo assieme gli istanti durante le fasi di realizzazione dell’intervento fino all’eccellente risultato finale, dopo il salto tutti i dettagli del lavoro, dateci un occhiata e restate sintonizzati presto nuove news dal festival e dall’artista.

Thanks to The Blind Eye Factory and Dante Corsetti for The Pics

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Liqen – New Mural for SANBA Project in Rome Part 2

23/05/2014

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A pochi giorni dalla prima ed entusiasmante parete (Covered), il grande Liqen fa il bis con un secondo ed incredibile lavoro realizzato nel quartiere di San Basilio per il bel progetto SANBA che prosegue quindi la sua programmazione nel migliore dei modi.
Come abbiamo visto SANBA, curato da Simone Pallotta di WALLS, è anzitutto partecipazione popolare all’interno di uno dei quartieri difficili della Roma capitale, abbiamo visto i laboratori (Covered) con i quali si è cercato un contatto con i più giovani e stiamo assistendo alle opere murali che da una parte sensibilizzano la gente del posto e dall’altra inevitabilmente ne stuzzicano la curiosità, per un progetto che ha nel contatto con il pubblico il suo valore aggiunto. Non si tratta quindi di imporre un lavoro all’interno di un tessuto ed un quartiere ma piuttosto condividere con lo stesso un esperienza viva e caratteristica che possa accogliere i differenti strati sociali di tutte le età.
Un esplosione, scegliamo questo come aggettivo per descrivere l’impatto che abbiamo avuto con quest’ultima grande prova di Liqen. Dal titolo “El Devenir”, questa seconda parete per SANBA mette in mostra tutta la capacità dell’artista di variare soggetti ed impulsi tematici all’interno di una incredibile capacità pittorica. Osservando l’opera si rimane letteralmente inondati dalla quantità incredibile di dettagli, un esuberanza visiva che non sfocia mai nell’eccesso ma che piuttosto attraverso un intelligente ed azzeccatissima scelta cromatica riesce a restituire un grande senso di equilibrio al risultato finale.
A differenza della sua precedente fatica, qui l’interprete cambia completamente il tema visivo dell’opera lasciando inalterata la sua critica, l’opera mostra infatti una distesa verde caratterizzata dalla presenza di giganteschi fiori e piante, all’interno dei quali è possibile scorgere, animali ed insetti. È in questo senso emblematica la scelta del titolo, dalla traduzione si evince la parola futuro ed è qui che parte l’interprete per sviluppare la propria e personale idea degli anni che saranno. Veniamo a contatto con un mondo completamente trasformato, privato dal cemento ed unicamente popolato da piante, animali ed insetti, la vittoria della natura che ha scansato l’uomo in virtù della propria stessa sopravvivenza. Un tema piuttosto caldo e controverso quindi con il quale Liqen riflette anzitutto sulla natura dell’uomo, sulle sue scellerate scelte e di come le stesse vadano a ripercuotersi sulla terra che non ha quindi altra scelta che privarsi del suo figlio prediletto per poter finalmente rinascere e prosperare, ma al tempo stesso un riflessione direttamente connessa alla rinascita del precedente lavoro e che vede proprio l’uomo al centro di un spinta propositiva forte e radicata, un cambio di rotta che possa sovvertire il proprio stato attuale.
La pittura di un quadro di questo tipo cela in sé quindi toni e spunti altamente riflessivo sull’uomo, all’interno di un tessuto abitativo legato alle difficoltà quotidiane come San Basilio. Al contempo l’intervento vuole essere però un monito ed una speranza per un cambio di rotta, a bellezza intrinseca dell’opere celebra quella della natura in una visione che vuole farsi ammirare ed anzitutto cambiare l’aspetto stesso del quartiere, donargli un po’ di colore, di armonia e fascino, un regalo ai suoi abitanti che ancora una volta si ritrovano con il naso all’insù a sperare per un futuro migliore.
Non aggiungiamo altro, come consuetudine in calce al nostro testo trovate una ampia serie di scatti attraverso i quali riviviamo assieme gli istanti duranti le fasi di realizzazione fino all’incredibile risultato finale di quest’ultima fatica targata dal grande interprete Spagnolo. Dateci un occhiata! Ma restate sintonizzati continueremo infatti nei prossimi giorni il nostro full recap sul bel progetto romano.

Thanks to The Project for The Pics
Pics by Valerio Muscella

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Moneyless – New Mural in Riga, Latvia

22/05/2014

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Tra i grandi ospiti presenti al Black Canvas Festival di Riga in Lettonia, troviamo con piacere il nostro Moneyless che ha da poco terminato un nuovo e splendido intervento su questa grande parete per le strade della capitale Lettone.
Dopo averne ammirato il lavoro all’interno della mega combo realizzata qualche giorno fa all’ALTrove Street Art Festival di Catanzaro, torniamo quindi ad approfondire il lavoro di uno degli artisti di spicco del nostro panorama con un intervento con il quale lo stesso prosegue nel portare avanti il personale impianto visivo e soprattutto gli ultimi sviluppi.
Come abbiamo avuto modo di vedere diverse volte il lavoro dell’artista poggia le sue solide basi sulla scelta dello stessi di affidarsi all’idea di perfezione del cerchio per sviluppare trame complesse ed articolate. A tu per tu con le sue produzioni abbiamo l’impressione di ritrovarci all’interno di un peculiare universo all’interno del quale, attraverso le visioni e gli impianti astratti proposti, veniamo avvolti dalla ricerca dell’interprete. Sono infatti i peculiari vortici di linee, che vediamo muoversi su tutto lo spazio a disposizione, a dettare il percorso ed il movimento dell’opera in un sali e scendi di impulsi, emozioni e stati d’animo differenti. È proprio l’idea del cerchio come percezione e perfezione assoluta a caratterizzare l’opera dell’artista Italiano, da una parte ritroviamo una marcata precisione così come equilibrio nelle scelte visive, dall’altra attraverso lo svilupparsi, l’intersecarsi ed il sovrapporsi, delle forme dipinte, l’interprete ci restituisce una sensazione di caos, l’istinto che muove i suoi impulsi e con essi unendosi all’equilibrio intrinseco del cerchio, dà vita ad un bilanciamento tematico e visivo che sfocia in un caos ordinato.
Per questa sua ultima fatica Moneyless allestisce il lavoro raccogliendo a piene mani tutti gli ultimi sviluppi del suo peculiare percorso culminato nella sua ultima esibizione Paper Teller aperta all’interno degli spazio della Soze Gallery di Los Angeles, spazio quindi ad un forte accento cromatico ed al consueto sviluppo della forma del cerchio che da sempre caratterizza il percorso del grande interprete Italiano. Per il Festival lettone l’artista scegli di elaborare la consueta composizione astratta, nell’angolo sinistro della grande parete vediamo quindi prendere forma un enorme cerchio caratterizzato da una doppia colorazione che dona allo stesso un riuscitissimo effetto tridimensionale, da qui l’interprete parte per innescare il consueto groviglio di vortici che vanno a percorrere la superfice della parete disperdendosi nello spazio e regalandoci una forte sensazione di movimento.
In attesa di vedere l’artista alle prese con APERTURA, interessante group show tutti Italiano che aprirà questo week negli spazi della Mini Galerie di Amsterdam, vi lasciamo ad alcuni immagini con il risultato finale di questa sua ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati presto nuove e succose informazioni.

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Mal D’Africa Group Show at Ego Gallery (Recap)

22/05/2014

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Aperta lo scorso 16 di Maggio all’interno degli spazi della Ego Gallery, andiamo a dare un occhiata a Mal D’Africa collettiva con i lavori di 108, Dem, El Gato Chimney, Gaël Davrinche, Hitnes che hanno rielaborato una serie di manufatti africani attraverso le loro percezioni ed loro personale stile ed approccio visivo.
Che impatto ha l’arte africana nel lavoro di molti artisti contemporanei? È questa domanda che spinge un incontro insolito, da una parte un importante collezionista svizzero di arte africana, dall’altra sei artisti provenienti da Italia, Francia e Svizzera, da qui nasce Mal D’Africa. L’obiettivo è quello di mettere l’accento sulla grande influenza che l’artigianato artistico del continente Africano ha avuto ed ha sull’arte contemporanea per mezzo di una reinterpretazione di alcuni dei manufatti presenti nella ricca collezione di opere. Maschere, sculture ed oggetti appartenenti alla prima metà del diciannovesimo secolo e la metà del ventesimo secolo vengono quindi catturati dall’immaginazione degli artisti e riprodotti per mezzo dei lori peculiari e differenti stili. In particolare momento storico di tensione e frizione, sono proprio le differenti impostazioni visive di ogni artista che vanno a collocarsi in un ideale ponte tra l’Europa e l’Africa, approcci distanti e per certi versi opposti che però hanno un intrinseco legame con l’arte del continente nero.
Veniamo quindi accolti da un allestimento carico e denso di spunti differenti, 108 si è ispirato alle forme di alcune cavigliere, bracciali e polsiere in bronzo, dove in particolare le decorazioni incise su questi oggetti, utilizzati come accessori decorativi o come moneta di scambio tra i differenti clan, vengono riviste dall’artista attraverso il proprio filtro visivo. Dem prende spunto da due statue Mumuye provenienti dalla Nigeria, usate per la protezione personale e della casa oltre che per riti di guarigione, è interessante notare che l’interprete per questo suo lavoro torni ad una maggiore stilizzazione e ricerca delle forme, caratteristica dei suoi primi anni di lavoro. Dal canto suo El Gato Chimney scegliendo due maschere Yaka provenienti dall’Africa Centrale, ricollega la sua peculiare visione tematica, con aspetti come la magia e lo sciamanesimo tra i principali protagonisti, al valore di questi due oggetti utilizzati nei riti di iniziazione dei giovani clan, in particolare l’artista attraverso la figura di paglia, soggetto principale del suo lavoro, va a riprendere gli elementi visivi delle maschere regalando al risultato finale una forte caratterizzazione di rito o feticcio. Ancora una volta Gaël Davrinche va a lavorare elaborando un immagini destabilizzante, la sua è una reinterpreta di alcune bambole votive dove nel ritratto proposto il soggetto del dipinto è assecondato da un oggetto che va a rovesciarne il senso. Per lo show sono le bende di colore rosso che vanno a fasciare il modello del suo intervento in una rievocazione di ciò che avviene per le bambole Bamileke dedicate al culto e ai rituali della preghiera, il tutto completato dall’utilizzo da parte dell’interprete della stessa pittura rosso accesa delle stesse bambole.
Hitnes per Mal D’Africa ma a proseguire la sua ricerca sul mondo animale andando a realizzare su questo tela di tessuto grezzo una reinterpretazione di tre copricapi Bamoun del cameroun caratterizzati dalla presenza di un animale differenti per ciascuno dei tre. Ogni copricapo ha una funzione differente, il primo raffigurante un elefante veniva indossato dai dignitari, il secondo ed il terzo a forma di bufalo per le celebrazione in onore dei sovrani. Infine Nando Snozzi, l’interprete Svizzero propone una serie di lavori caratterizzati personale, i visi crudi e affilati dell’artista vengono accostati ad alcune maschere provenienti dalla Nigeria ed a due totem della Costa D’Avorio, in entrambi i casi, nelle maschere attraverso pigmenti bianchi e nelle opere di Snozzi per mezzo di una forte caratterizzazione visiva, è forte il legame e la riflessione sulla vita e la morte.
Per darvi modo di apprezzare al meglio tutto l’allestimento proposto, vi lasciamo ad una bella selezione di scatti con tutti i dettagli delle opere proposte e le immagini durante la serata di apertura dello show, ricordiamo infine che c’è tempo fino al prossimo 6 di Luglio per andare a dare un occhiata di persona all’esibizione, noi ve l’abbiamo detto.

Ego Gallery
Via Luigi Canonica 9
6900 Lugano

Thanks to The Gallery for The Pics

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L.E.T. – New Pieces at Cheap Festival 2014

22/05/2014

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Chiudiamo la nostra full immersion all’interno delle meraviglie di questa nuova edizione del CHEAP Festival con l’ultimo lavoro realizzato dall’ultimo dei guest partecipanti, Les Enfants Terribles aka L.E.T. che ha portato in doto al Festival una bella serie di interventi in strada.
Utilizzando l’acronimo di Les Enfants Terribles ampliamente ispirato al famoso romanzo del 1929 di Jean Vigo e con il quale l’artista va a definire una nuova forma di arte contemporanea, L.E.T. rappresenta uno dei nomi forti della arte urbana tedesca. Attivo fino dalla fine degli anni ’80, l’artista partito come writer ha poi mano a mano spostato il baricentro del proprio lavoro fino ad approdare nei primi anni ’90 ad un personale utilizzo dello stencil e del paste-up come principali tecniche per il proprio percorso in strada.
Come è facilmente intuibile dalle immagini l’influenza di L.E.T. è da ricercarci in un approccio molto vicino alla corrente anglosassone della Street Art, che ha in Banksy il suo king indiscusso, e dalla quale l’interprete coglie tutti gli aspetti ironici, ma anche l’arguzia, la provocazione e l’utilizzo di ciò che è già pre-esistente in strada. A caratterizzare l’operato dell’artista è però la scelta dello stesso di creare forti relazioni attraverso rimandi, frasi ma anche citazioni, ma anche vere e proprie détournements dove le parole vengono riassemblate ed arricchite fino a cambiare gli elementi iniziali e con essi il loro significato che diviene ironico, assurdo oppure funzionale per sviluppare taglienti critiche socio-politiche.
Per il bel Festival L.E.T. propone una doppia composizione ravvicinata dove va a mostrarci tutto il suo peculiare impianto visivo ed al contempo la consueta verve ironica che ne caratterizza il percorso produttivo. Per il primo intervento veniamo infatti a contatto con una divertente citazione di Pablo Picasso accade così che ‘Give me a museum and i ll fill it’ venga rielaborato dall’interprete cambiando le parole museum in strada e l’artefice della citazione da Picasso ad egli stesso. Per il secondo lavoro, di dimensioni certamente maggiori, l’artista tedesco va ad attaccare un enorme figura di una bambina con indosso una maglietta che recita ‘I fall under the other category’. In entrambi i lavori sono quindi presenti gli spunti sia tematici che visivi che accompagnano il percorso dell’interprete, ritroviamo quindi la radicata scelta di affidarsi a sfumature così come a tinte tenui ed in generale piuttosto spente, ma soprattutto la volontà di aprire un dialogo sia con chi osserva sia con gli altri artisti che lavorare sul muro.
Come consuetudine ricca selezione di scatti con le immagini durante il making of, passando per l’installazione e le immagini dei lavori completati, il consiglio è quello di darci un occhiata e se vi siete persi qualcosa, vi rimandiamo alla nostra sezione dove potete vedere da vicino tutte gli interventi che hanno caratterizzato questa nuova edizione del Festival Bolognese.

Pics by Lara Dalle Donne

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Moallaseconda x Gnob – New Mural in Prato

22/05/2014

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Nella ricca serie di eventi che stanno interessando Prato in questi giorni ritroviamo con piacere coinvolti Moallaseconda e Gnob due interpreti Italiani hanno infatti dato vita ad una bella combo su questa lunga parete.
Differenti per tratto stilistico, temi e sviluppi tipicamente tematici, il lavoro dei due artisti si lega grazie all’utilizzo di una componente cromatica comune, entrambi infatti scelgono di lavorare unicamente attraverso scale di grigi e con esse portano avanti i personali percorsi.
Come abbiamo avuto modo di vedere diverse volte Moallaseconda rivolge il proprio sguardo verso la figura dell’uomo che viene sviscerata attraverso una visione complessa e sfaccettata frutto di un sogno misto tra realtà e l’esoterico. I suoi personaggi, uomini con la barba lunga e colbacco, ispirati ai soldati dell’esercito russo di fino ‘800, l’immagine viene supportata da una forte presenza di simboli e rimandi con una spiccata propensione ai dettagli che ci spingono ad osservare con cura tutte le sezioni delle opere, a completare l’assetto finale dei lavori l’idea di aggiungere una serie di linee di costruzioni dorate, che investono il lavoro attraversandone la superficie da parte a parte. Nell’immaginario dell’artista queste figure rappresentano un mondo a se stante, dominato da popolazioni fortemente in simbiosi con l’elettricità tanto da esserne diventati parti integrante. Dal canto suo Gnob sceglie un approccio più vicino al reale e con esso porta avanti un disegno tipicamente figurativo, il tratto si fa profondo e viscerale andando a segnare i lineamenti delle figure così come le sensazioni e gli stati d’animo dei volti raffigurati. Al contempo l’interprete non si sottrae nel dialogare con la superficie di lavoro intervenendo in alcuni casi attraverso vere e propri rivisitazioni dello spot, quello che appassiona è sicuramente la spiccata sensibilità pittorica con la quale l’interprete riesce ad elaborare le forme e le visioni tipiche del suo lavoro attraverso un impianti visivo fortemente realistico, le produzione assomigliano a vere e proprie istantanee in bianco e nero che vengono spesso contornate da un colore accesso atto a rimarcarne la presenza.
L’intervento va a raccogliere l’eredità stilistica dei due artisti filtrata attraverso una tematica che va ad abbracciare il mondo degli Etruschi, si tratta quindi di una rielaborazione che omaggia uno dei popoli più importanti e misteriosi della storia Italiana. Utilizzando unicamente come vettori cromatici il nero, il bianco ed una profonda scala di grigi, in particolare Moallaseconda e Gnob vanno a rielaborare il canopo etrusco ossia un vaso caratterizzato dalla forma a volto umano ricordato per ricordare ai vivi i loro cari defunti. Questo particolare oggetto nell’antichità era caratterizzato dalla presenza di una fortissima connotazione, i lineamenti del volto erano infatti piuttosto rimarcati fino a donare al contenitore un lineamenti forti e particolarmente espressivi, i due interpreti uniscono questa caratteristica alla famosa tecnica etrusca levallois, ossia un particolare accorgimento per spezzare la pietro. Nel risultato finale quindi da una parte Gnob si è occupato di dare forma al volto umano, caratterizzando il tutto attraverso un tratto forte e radicato che riesce ad imporre una forte attrattiva che ricorda la consistenza della pietra, dall’altra Moallaseconda interviene caratterizzando l’opera attraverso lo spezzettamento della stessa con una sorta di esplosione che investe la parete e che si riallaccia con il particolare filone di cavi elettrici e forme organiche, uniti da alcune geometrie e linee, che da sempre ne caratterizza il lavoro. Non possiamo infine non constare come i due interpreti vadano a dialogare con i particolari architettonici del luogo, interrompendo forme e allineando linee in modo da coinvolgere ogni metro di parete.
Il risultato finale è un opera assolutamente riuscita che lega alla perfezione un equilibrata componente figurati con aspetti mistici ed onirici, la storia si intreccia con visioni esoteriche e sognanti regalandoci un intervento dal forte coinvolgimento, che dire, well done!
Come consuetudine in calce al nostro testo potete trovare una ricchissima serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica dei due interpreti, il consiglio è quello di darci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Artist for The Pics

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Sten & Lex – New Mural at Foro Italico, Rome

22/05/2014

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A distanza di veramente parecchio tempo torniamo con piacere ad approfondire il lavoro del duo romano Sten & Lex, i due grandi interpreti hanno infatti da poco terminato un nuovo intervento all’interno del Foro Italico in occasione degli Internazionali di Tennis.
Quando pensiamo di aver visto tutto ecco che Sten & Lex rompono il silenzio proponendo un nuovo intervento attraversato da nuovi spunti visivi e completamente trasformato nelle viscere, nei mesi scorsi abbiamo assistito come più volte detto ad un cambio di rotta sostanziale nelle dinamiche visive del grande duo Italiano che ha scelto di spingersi verso un approccio maggiormente legato all’astrattismo mantenendo però inalterate le caratteristiche lavorative e la forza di una produzione che ha saputo sempre impressionarci.
L’operato dei due artisti affonda le sue radici attraverso un minuzioso lavoro tecnico, si tratta di grandi stencil in cui la riproduzione di volti legati alla zona dove dipingono, anonimi nella loro fisionomia, sanno sorprendere per la particolarità della tecnica con la quale vengono riprodotti. Le opere si sviluppano su un vero e proprio manto di linee direzionate con intelligenza e profondità dagli artisti stessi, una sorta di livello principale dal quale, attraverso i cambi di colore, emergono infine i tratti ed i segni dei volti segnati proprio dalla corrente delle linee. Si erge così una gigantesca immagine bitmap che ha le sembianze di una fotografia dall’altri tempi, da questo è stato per parecchi anni l’iconico e riconoscibilissimo percorso del duo, gli interpreti hanno iniziato a sviluppare ed a sperimentare visioni maggiormente astratte, dove attraverso la peculiare tecnica di stencil, piuttosto che far emergere volti e ritratti umani, si sono impegnati nella costruzioni di forme, linee ed altri elementi astratti.
Quest’ultima fatica di Sten & Lex prende vita all’interno della suggestiva cornice del Foro Italico a Roma proprio in occasione di uno degli eventi di maggiore attrattiva per la città, gli Internazionali di Tennis, aldilà di quello che è il quadro tematico del luogo, l’opera impressiona nuovamente per l’ennesimo e differente sviluppo visivo adottato dai due interpreti. Gli artisti proseguono la loro peculiare ricerca presentando un opera concepita attraverso una radicata trama, si tratta di un labirinto di forme che incastonate una dopo l’altra e alimentata da una continua danza di colori tra il bianco ed il nero, vanno a creare un vero e proprio tessuto visivo che si trasforma in una gigantesca texture. Per mezzo di un livello di dettaglio elevato, grazie alla quantità di trame così come gli effetti di profondità e tridimensionalità, il risultato finale che emerge è un opera densa ed assolutamente coinvolgente che spinge chi osserva ad intraprendere un piccolo viaggio all’interno delle differenti direzioni possibili all’interno delle forme proposte, si muovono percezioni e visioni soggettive all’interno di una trama spessa e coinvolgente.
In attesa di scoprire nuovi aggiornamenti sul lavoro del duo molto presto, vi lasciamo ad alcuni scatti con tutti i dettagli dell’opera realizzata, il consiglio è quello di darci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Pics by Chiara Vignudelli and The Artist

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Etam Cru – New Mural for Memorie Urbane Festival 2014

22/05/2014

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Senza sosta i lavoro al Memorie Urbane Festival di quest’anno, a tenere alta l’attenzione ci pensano gli Etam Cru che sbarcano a Gaeta regalandoci uno degli interventi più belli tra quelli fin qui vista per il Festival.
Come annunciatovi qualche giorno fa per il recap della loro Ugly Heroes, gli Etam Cru sono tra i grandi nomi partecipanti a questa sempre più carica edizione del Festival pontino, il duo Polacco torna quindi a lavorare su muro dopo davvero diverso tempo con un opera che rappresenta una sorta di manifesto di tutto il loro approccio urbano.
L’universo del duo è la giusta alchimia di influenze ed approcci differenti, dagli elementi prettamente grafici passando per il mondo illustrativo, il tutto sorretto da una tematica che spesso porta gli interpreti ad affrontare temi e spunti immaginari non sottraendosi di tanto in tanto a riflessioni più profonde. È proprio carattere sognante e l’immaginazione che ne deriva ad incidere profondamente nel lavoro del duo, quello che però appassiona è la scelta di una rappresentazione che posso unificare sotto un’unica cornice visiva elementi fantastici con altri assolutamente reali dove, attraverso l’utilizzo di colori belli caldi e delicati, gli artisti vanno a giocare con la realtà e l’irreale mescolando fantasia e realtà. Il risultato di questa particolare formula dà vita ad interventi dove la componente fantastica è si predominante ma viene accompagnata da una visione realistica andando in questo modo a causare un contraddittorio rapporto finale che sa di evasione dalla quotidianità.
Per questa loro ultima fatica gli Etam Cru vanno a lavorare su uno spazio decisamente grande, trasformando completamente l’aspetto esteriore della parete. Ancora una volta il fortissimo accento illustrativo pervade tutta l’esperienza visiva caratterizzata in questo caso da una grande influenza tridimensionale. Il soggetto è, come spesso accade per le produzioni degli artisti, un bambino intento a vendere la proprio collezione di giocattoli dove questi ultimi vengono disposti su un piccolo banchetto circondato da uno steccato in legno. Se questa è la scena che troviamo difronte a caratterizzare l’opera è come detto il grande effetto tridimensionale con i giocattoli e il tavolo sul quale sono poggiati che letteralmente si staccano dalla superfice, ad alimentare questa sensazione la scelta del duo di affidarsi a colori altamente carichi ed al contempo evanescenti, ad effetti di luci ed ombre, il tutto in modo tale da caratterizzare l’opera finale con un forte impatto sognante. Se queste sono le tematiche prettamente visive, il tema portato avanti dai due artisti è senza dubbio legato alla giovinezza ed alla spensieratezza, in particolare il duo riflette proprio sulla perdita da parte delle nuove generazioni di questi due fondamentali aspetti, andando a rappresentare con una emblematica vendita di giocattoli, che rappresentano il simbolo dell’essere bambini, il punto focale del loro spunto, davvero splendido.
Non aggiungiamo altro, in calce al nostro testo come ormai ben sapete, una ricca serie di scatti attraverso i quali ripercorriamo tutti gli istanti di realizzazione della parete in aggiunta alle immagini dello splendido risultato finale, dateci un occhiata e se vi siete persi qualcosa vi invitiamo a dare uno sguardo alla nostra sezione, è tutto vostro.

Thanks to Flavia Fiengo for The Pics

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MrFijodor “My Problems our Society” at Studio D’Ars (Recap)

22/05/2014

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Aperta lo scorso 20 di Maggio andiamo a dare finalmente un occhiata a “My Problem, Our Society” ultima fatica di MrFijodor all’interno degli spazi del sempre più ricettivo Studio D’Ars che continua a portare avanti un fitto discorso con i nomi più importanti della scena Italiana.
Come facilmente intuibile dal titolo, la mostra è caratterizzata da una riflessione profonda dell’artista che prende l’aspetto di una sorta di viaggio immaginario e spiccatamente colorato dalle fantasie e dai peculiari personaggi dell’interprete ma che non manca di farci piombare con forza all’interno della nostra quotidianità e soprattutto dei problemi che affliggono la società e di rimando ognuno di noi. Lo show quindi attraverso il consueto linguaggio immediato, colorato e facilmente leggibile innesca un frattura tra ciò che l’artista va a proporre dal punto di vista tematico, con una sostanza ed una profondità dei temi trattati decisamente forte, e ciò che va a rappresentare per mezzo della sua tipica impostazione visiva, con una ricchezza di colori, effetti e campionature differenti il tutto raccolto in un impostazione che miscela elementi astratti con soggetti più pittorici.
Lo spazio della galleria Milanese viene quindi completamente inondato di spunti e riflessioni differenti, al centro di questo universo gravita al parete grande che, come sempre accaduto per gli show dello Studio D’Ars, viene offerta in dono all’autore di turno per un lavoro direttamente su muro. È proprio qui che MrFijodor ci offre un anteprima di ciò che andremo a vedere nelle opere portate in mostra, catturando ed iniettando proclami forti e ridondanti all’interno del muro, una sequenza di frasi e piccoli disegni realizzati d’impulso, che colpiscono chiaramente il bersaglio dell’artista, la società filtrata attraverso le sue controversie ed i suoi temi caldi. Il nucleare, i social network, gli smartphone, la pubblicità e tutti quegli elementi che in modo o nell’altro influenzano la nostra vita che lo si voglia o no e che in questo caso, ci preparano a ciò che l’artista vuole dirci.
MrFijodor partendo proprio dalla parete centrale fa gravitare una serie di opere di differenti intrinsecamente legate alla sfogo centrale e che riflettono, attraverso la particolare impronta visiva dell’artista, su temi e spunti importanti. La società ci ha fagocitato e trasformati in mostri, dediti a medicinali, alcolici e droghe in grado di porre un rimedio istantaneo ai nostri problemi ed alle nostre inquietudini ed ancora, le difficoltà e l’aspetto del nostro Mediterraneo sempre più vera e propria tomba marina di migliaia di migranti in cerca di fortuna, le problematiche del Nucleare con una riproposizione della tragedia Giapponese, attualità e non di un disagio esistenziale che siamo soliti sopprimere e che l’artista ci sbatte in faccia attraverso un impostazione visiva forte e chiara.
Cosa resta quindi? Resta il vuoto di aver colto le sfilettate dell’artista, di aver compreso l’inquietudine che ci portiamo dentro dettata da una società contraddittoria, vuoti ed esausti in un cortocircuito tra intenzioni e strade da intraprendere ed effettive volontà, ma va bene così.
Non aggiungiamo altro, vi lasciamo piuttosto ad una ricca serie di scatti con tutti i dettagli delle opere presentate per quest’ultima esibizione dell’artista, il consiglio è quello di darci un occhiata, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Artist for The Pics

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Faith47 – New Murals in Johannesburg

22/05/2014

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Dopo parecchie settimane di silenzio con piacere torniamo ad approfondire il lavoro di Faith47, la grande artista Sudafricana ha infatti da poco portato a termine una nuova serie di interventi per le strade di Johannesburg.
Volgiamo quindi nuovamente il nostro sguardo su uno dei percorsi produttivi maggiormente ispirato, impattando le opere di Faith47 ci si ritrova difronte ad una rappresentazione forte e caratteristica che strizza l’occhio all’onirico ed al mistico, l’impressione osservando gli interventi dell’artista è una di una sospensione emotiva che racchiude il giusto punto di incontro tra mondo umano e quello naturale, una leggerezza nelle forme e negli intenti ma che alimenta una profondità emotiva incredibile. Attraverso la forte espressività dei suoi lavori, spesso caratterizzata dalla figura della donna come principale protagonista, assistiamo ad una rappresentazione ricca e sfaccettata della natura umana che viene spesso veicolata dalla presenza degli animali come vettori emotivi, una scelta questa atta ad alimentare il dialogo anzitutto tra questi due emisferi, sempre più distanti nell’epoca moderna, ma soprattutto per impattare maggiormente gli interventi attraverso figure distanti dall’uomo ma al contempo altamente espressive e soavi. Ad aumentare il senso di profondità degli interventi dell’artista abbiamo assistito, in special modo negli ultimi mesi, ad una serie di scritte atte a spiegare e veicolare l’osservatore attraverso le increspature viscerali e tematiche dei suoi interventi. Questa particolare scelta, che abbiamo fortemente apprezzato, con le frasi che sembrano quelle che siamo soliti vedere addobbare i muri delle nostre città, va ad alimentare la sensazioni di trovarsi di fronte a pensieri e sensazioni vere, lasciate li a segnare gli spazi e che gli stessi lavori si trovino in totale armonia con ciò che c’è scritte andando quasi a svilupparne il senso ed il significato attraverso un segno grafico distinto e fortemente rimarcato.
Per questa nuova serie di lavori Faith47, va a presentare 3 interventi, nei i primi due dal titolo “Escape” l’artista concentra maggiormente i suoi sforzi in una rappresentazione del mondo animale, questa volta, sia per i soggetti scelti che per il carattere pittorico delle due opere, l’impressione è quella di una lettura maggiormente istintiva, quasi rabbiosa. L’interprete mette quindi per un attimo da parte la delicatezza tematica, lasciando inalterata quella pittorica, elementi che da sempre ne contraddistinguono l’operato, per concentrarsi in una visione maggiormente violenta dove, specialmente nel secondo lavoro, gli animali vanno ad impattare con sensazioni e stati d’animo forti ed impetuosi. Una lettura questa che ha suscitato in noi la sensazione che l’artista abbia voluto accostare questa volta i suoi soggetti a sentimenti ed emozioni più oscure appartenenti all’uomo, come se lo stesso abbia inevitabilmente coinvolto anche il mondo animale nella sua altalena emotiva. A chiudere la serie infine l’ultimo lavoro dal titolo “Siloete First”, l’intervento è qui caratterizzato dall’utilizzo di un approccio maggiormente vicino al mondo dei graffiti, con una grande e sinuosa scritta, mossa da un compendio di linee sottili, che fa la sua comparsa su questa piccola porzione di parete.
Non aggiungiamo altro, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con tutte le immagini dei lavori terminati, certi che non mancherete di apprezzare. Piccola curiosità il primo intervento è stato utilizzato durante le riprese dell’ultimo video dei Die Antwood, il gruppo Sud Africano ha infatti utilizzato l’immagine del cane per il suo ultimo esaltante video Pitbull Terrier.

Thanks to The Artist for The Pics
Pics by Derek Smith

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ZED1 – “Karma” New Mural for Day One Festival

21/05/2014

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A quanto pare il nostro ZED1 si è spostato a Roeselare in Belgio, il grande interprete Italiano è infatti tra i protagonisti dell’ottimo Day One Festival per il quale ha realizzato questo intenso dipinto sulla torre di una grande struttura architettonica.
Abbiamo spesso posto l’accento sul lavoro di ZED1, l’interprete Italiano per mezzo di uno stile personale molto caratteristico e soprattutto attraverso un impronta visiva forte e profonda, continua ad investire tutte le differenti pieghe ed increspature dell’animo umano. Con disinvoltura e servendosi dei canonici personaggi l’artista va a dipingere tutte quelle situazioni, tematiche che abbracciano l’emisfero emotivo e non dell’uomo, non si sottrae ai temi più difficili e delicati ma che anzi vengono trattati con un piglio irriverente quasi divertito atto proprio a ribadirne i concetti ed ad esaltarne l’impatto. I comportamenti così come le contraddizioni dell’uomo e della società all’interno della quale vive vengono raccolti e miscelati all’interno di uno stile assolutamente delicato e dolce, dove, osservando le figure elaborate dall’interprete, spesso animali antropomorfi, si ha l’impressione che i protagonisti delle vicende vivano letteralmente le emozioni, le sensazioni e gli stati d’animo che l’artista vuole raccontarci, tutte quelle situazioni che caratterizzano la vita moderna vanno quindi ad impattare questi soggetti, mutandone l’aspetto, lo sguardo così come la fisionomia. Attraverso ciò, di riflesso veniamo colti dagli spunti che l’autore vuole lanciarci, rimaniamo ad osservare i dettagli e le figure proposte, intensamente assorti nella riflessione, coinvolti ed in parte divertiti.
Dal titolo “Karma” quest’ultima fatica di ZED1 raccoglie appieno tutta la forza del dialogo dell’artista in uno sviluppo tematico nuovo e come sempre supportato da un tratto delicato e coinvolgente. Come facilmente intuibile dal titolo, per questo suo nuovo intervento l’interprete va a riflettere sul karma sviluppando per mezzo dei suoi personaggi un nuova e caratteristica scena. Nel lavoro la figura centrale viene raffigurata letteralmente appoggiata all’interno della lunga torre, è l’interprete stesso a dipingere l’arco, il piccione è intento a leggere un giornale mentre sopra la sua testa vediamo un piccolo orologio che scandisce inesorabilmente il tempo, all’interno di quest’ultimo è infine possibile vedere in torsione sulle lancette due minuscoli characters. Sono proprio questi ultimi gli arbitri del destino del protagonista di questa istantanea, l’interprete sceglie di contrapporre le due figure attraverso due differenti colori delle sciarpe, andando quindi a simulare bene e male, e con essi tutto ciò che andrà ad influire sulla vita del protagonista, il karma quindi inesorabile che prima o poi colpisce, nel bene o nel male è solo questione di tempo.
Attraverso la bella serie di scatti in calce, ripercorriamo alcune fasi durante il making of del lavoro fino agli scatti dello splendido risultato finale, il consiglio è quello di darci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare.

Pics by Kop van de Vaart

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Gola Hundun for “Cantiere Disegno” at Museo della Città Rimini

21/05/2014

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A distanza di tempo torniamo ad approfondire il lavoro di Gola Hundun, il grande interprete italiano è infatti tra gli artisti scelti per la Biennale del Disegno di Rimini dove ha avuto modo di prendere parte al “Cantiere Disegno” collettiva all’interno del Museo della Città.
La Biennale del Disegno è un macro evento, che sta avendo sede a rimini dal 12 aprile al 8 giugno, nel fermento cittadino sono presenti mostre ed appuntamenti sparsi ma i nodi fondamentali sono la mostra alla FAR ed appunto al Museo della Città che, inaugurando la nuova ala destinata all’arte contemporanea, presenta appunto un ricco show con ben 41 artisti. L’interprete va quindi va ad inserirsi all’interno di un contesto di riflessione sul disegno, originaria fonte di ispirazione di tutte le discipline artistiche, ed in particolare prende parte ad una gigantesca collettiva di artisti all’interno delle sale ancora cantierate dell’Aula Nuova del Museo della Città, la struttura è infatti un ex ospedale ed all’interno di quelle che erano le stanze ospedaliere, ogni artista ha avuto modo di sviluppare il proprio lavoro in quelle che sono tante e variegate personali all’interno di un contesto ampio di ben 3 piani.
Il lavoro di Gola Hundun affonda le sue radici in una preciso sentimento tematico, nell’idea della interprete c’è l’esigenza di portare avanti una riflessione sulla profonda e simbiotica relazione tra l’essere umano ed il resto della biosfera – gli animali, le piante e più in generale in pianeta stesso – un legame forte e profondo ma che specialmente in quest’epoca moderna si sta sempre più inclinando. La forza riflessiva ed emotiva dei lavori dell’artista accoglie uno spirito di coesistenza tra uomo e natura, ma al contempo di profondo disgusto verso l’antropocentrismo, con gli interventi che si rivelano anzitutto come un occasione di rappacificamento tra l’uomo ed il suo pianeta ma al contempo pongono l’accento sulle evidenti divergenze ed antitesi che il mondo animale e naturale ha con quello ideato e costruito dall’uomo.
Per sviluppare questa sua peculiare prerogativa la visone dell’interprete va a cogliere tutti quegli spunti e quei colori appartenenti proprio all’universo naturale attraverso un personale filtro visivo che lo vede realizzare soggett, figure ed elementi interamente costituiti da vorticosi filamenti di piante, rami fiori ed altre componenti organiche.
Per questa sua nuova esperienza Gola Hundun presenta un corpo di lavoro particolare e molto pulito e come sempre caratterizzato da una forte prerogativa naturale, l’idea è quella di creare un atmosfera legnocalda, andando ad inserire pannelli di legno appoggiati a muro sui quali vengono attaccati una serie dei caratteristici disegni, un grande albero invece fa capolino su una delle pareti centrali arricchito dal caratteristico e coloratissimo volto di un animale a bocca spalancata.
Dopo il salto riviviamo assieme tutta la magia dell’allestimento proposto dal grande interprete con tutti i dettagli e le immagini dei lavori presentati, il consiglio è quello di darci un occhiata, siamo infatti convinti che anche voi come non mancherete di apprezzare, se vi trovate in zona il consiglio è ovviamente quello di farci un salto di persona, noi ve l’abbiamo detto.

Museo della Città
via L. Tonini, 1
47921 Rimini

Pics by SAORI KONDO

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CYRCLE. – New Mural in Malmö, Sweden

21/05/2014

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Ci spostiamo a Malmö in Svezia dove, a distanza di qualche settimana dalla loro ultima apparizione, il duo CYRCLE. ha da poco terminato una nuova enorme parete in occasione del bell’Artscape Festival della città Svedese.
Con questo nuovo ritorno Europeo, i CYRCLE. portano a compimento l’ennesima grande parete caratterizzando l’opera attraverso il nuovo percorso visivo intrapreso dai due artisti negli scorsi mesi e che giunge qui ad un nuovo ed interessante sviluppo, l’idea segue quindi quelli che sono gli ultimi approdi visivi del duo americano che proseguono quindi a sperimentare lasciando invariati i cardini del loro naturale approccio urbano. Resta infatti immutata la natura propagandistica del loro percorso, con immagini ridondanti unite alle spiccate e gigantesche scritte, in una mistura che va impattare lo spettatore che ne rimane sicuramente coinvolto e sorpreso. Come abbiamo avuto modo di vedere, principale fulcro di questo importante e forte cambio di rotta, è la volontà degli artisti di lasciarsi alle spalle parte delle sperimentazioni che così tanto ne hanno influenzato le produzioni in questi ultimi anni, di colpo quindi ci ritroviamo senza la componente delle lettere o meglio senza l’intreccio tra la figurazione ed i grandi lettering a cui siamo abituati, così come gli interpreti scelgono di allontanarsi dal binomio trinomio cromatico formato dal bianco, dal nero e dal colore oro, come supporto a tutto il filone produttivo. Scompare infine l’utilizzo dei proiettori in favore di un approccio maggiormente legato allo stencil, alla poster art ed in generale alla pittura a mano libera, e di questo non possiamo che esserne contenti. A caratterizzare quindi questo nuovo filone ritroviamo nuovamente la scelta dell’arancione come principale vettore cromatico così come il classico effetto fotografico bitmap va a dare vita ai soggetti e le figure squisitamente realistiche. Mentre i soggetti si rifanno ancora una volta ad una forte ed impattante prerogativa classica, gli altri elementi che costituiscono il lavoro vanno quindi a creare una binomio visivo caratteristico, ci si ritrova immersi tra il reale e l’irreale, come se gli stessi interpreti abbiano voluto giocare con la nostra mente offrendoci elementi veri quasi tangibili, grazie al prezioso effetto tridimensionale, rimbalzati però da figure maggiormente analogiche, in una continua lotta visiva equilibrata ed avvincente che si arricchisce della consueta danza di contrapposizione cromatiche.
Dividendo la parete in due differenti sezioni per il Festival i CYRCLE. propongono “Collapse!”, da una parte una nuova rivisitazione classica, accompagnata dalla parola power! In contrasto nero e rovesciata, dall’altra invece vediamo una classica colonna arancione a contrasto sul nero letteralmente divisa in due, nella prima parte una rappresentazione bitmap, nella seconda una pittura maggiormente realistica cela crepe e rotture all’interno dello stesso elemento architettonico.
In aggiunta al nostro testo come sempre presente una bella selezione di scatti con tutte le immagini di quest’ultima fatica del duo in aggiunta a qualche fotografia durante le fasi del making of, il consiglio è quello di darci un occhiata, siamo certi che anche voi non mancherete di apprezzare, enjoy it.

Pics by The Artist via San

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M-City – New Mural in Riga, Latvia

21/05/2014

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A distanza di qualche settimana torniamo ad approfondire il lavoro del grande M-City, l’interprete ha infatti da poco terminato una nuova serie di lavori a Riga tra cui spicca l’ennesima enorme ed iper dettagliata parete.
Probabilmente uno degli artisti che si è maggiormente impegnato in un cambio di rotta deciso e coinvolgente che però non ne ha assolutamente intaccato il valore e le basi tematiche così come quelle lavorative. M-City prosegue nel portare avanti la propria peculiare visione per mezzo di una tecnica stencil dedita al dettaglio ed attraverso la quale l’artista sviluppa ed approfondisce la propria riflessione sulla città e sulle architetture urbane. Al centro delle produzioni dell’interprete risiede infatti la volontà dello stesso di tracciare architetture e paesaggi urbani per mezzo di un approccio visivo che si muove verso una corrente artistica tipicamente astratta e geometrica, le forme prendono vita per mezzo di intensi binomi cromatici, un colore contrapposto al nero, si fanno squadrate, appuntite e lineari andando a tracciare la fisionomia di oggetti così come di case, palazzi ed altre architetture tipicamente cittadine. Il livello di dettaglio che l’artista va ad inserire all’interno delle trame proposte è incredibilmente elevato e restituisce una profondità forte e coinvolgente. Se queste rappresentano le basi tematiche e visive del lavoro del grande artista, negli ultimi mesi voi come noi avrete sicuramente notato l’impegno dello stesso nel cercare soluzioni alternative che potessero arricchire una trama già di per suo bella carica e coinvolgente. L’interprete è andato quindi mano a mano a scombinare il proprio impianto, avvolgendo si le superfici di lavoro attraverso differenti impulsi cromatici ma sopratutto per mezzo di effetti e soluzioni visive alternative, abbiamo così accolto giochi di profondità ma sopratutto disturbi e movimenti nella trama realizzata che è andata di volta in volta ad accartocciassi, a ristringersi ed ad ampliarsi, sconvolgendo quindi la statica linearità ed arricchendo l’impianto finale di una spiccata sensibilità motoria.
Aldilà dei lavori minori che potete ammirare attraverso le immagini dopo il salto, mettiamo sotto la nostra lente d’ingrandimento il nuovo enorme intervento realizzato dall’artista, M-City per questa sua ultima fatica va a rielaborare un suo precedente artwork. L’interprete sceglie qui di tornare ad affidarsi al bianco ed al nero come unici vettori cromatici portando ancora una volta avanti i nuovi ed interessanti sviluppi del proprio operato, l’idea di ragionare unicamente attraverso immagini statiche e bidimensionali, ma piuttosto raggiungere, attraverso effetti differenti, elementi come la profondità all’interno delle sue opere, sta portando l’artista a sviluppare e ricercare sempre soluzioni nuove ed alternative al proprio canonico percorso, in questo senso la parete di Riga porta con se tutto l’impatto di una produzione che sperimenta impulsi differenti che sceglie di staccarsi da un approccio squisitamente piatto per andare ad intervenire negli spazi simulando situazioni e alterazioni percettive della superficie. Dopo gli interventi caratterizzati da dislivelli, glitch e distorsioni, quest’ultimo risulta si maggiormente pulito ma nel suo stesso disegno ci offre un nuovo ed interessante approdo tematico, l’artista elabora una gigantesca palla che da una parte trascina con se edifici, case ed architetture differenti, dall’altra va a concentrarsi ed a fermarsi all’interno del tessuto urbano. Si muove così l’ennesima riflessione sulla città, attraverso gli occhi dell’artista ci si interroga sul valore della stessa e su come venga continuamente mutata dalla mano dell’uomo che al contempo prosegue nel suo lavoro di cementificazione selvaggia e sregolata.
In attesa di nuovi aggiornamenti dalla Lettonia, in calce al nostro testo una serie di scatti con i dettagli dei lavori terminati durante questo nuovo tour del grande interprete, il consiglio è come sempre quello di darci un occhiata, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Pics by The Artist

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Daniel Muñoz SAN “11 figures working in a corner” in Blanca

21/05/2014

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A distanza di qualche settimana, nuovo aggiornamento per il grandissimo Daniel Muñoz SAN, l’artista Spagnolo ha infatti da poco terminato un nuovo intervento sulle pareti esterne di questo vecchio edificio a Blanca, piccolo paesino Spagnolo.
Dopo averne ammirato gli sketch durante il suo ultimo viaggio in Giappone (Covered) torniamo quindi ad approfondire il lavoro di uno degli artisti di maggior spessore a livello internazionale, Daniel Muñoz SAN torna infatti con un intervento intriso di carattere ed accompagnata dal consueto e peculiare impianto visivo e stilistico. C’è l’interazione con lo spazio, così come la particolare impronta stilistica votata al realismo, passando per le stravaganze ed il debordante livello di dettaglio che accompagnano tutte le sue produzioni.
Attraverso l’utilizzo del bianco e del nero come unici interlocutore cromatici, il lavoro di Daniel Muñoz SAN si sviluppa per mezzo di una precisa direzione figurativa, la grande capacità di disegno dell’interprete rappresenta infatti uno degli elementi che ne contraddistingue il personale percorso artistico, ma non si tratta unicamente di copiare ciò che gli occhi dell’artista hanno di fronte, piuttosto per mezzo di un tratto vivo, profondo e reale, lo stesso va ad accogliere una precisa scelta tematica. È infatti innegabile come all’interno delle produzioni dell’interprete è possibile riscontrare differenti chiavi di lettura, differenti possibilità di spunto ed argomentazione che al contempo, per mezzo di un linguaggio visivo dirompente e senza dubbio abbondante, lasciano lo spettatore assolutamente disorientato. Scaglie di vita quotidiana, oggetti ed elementi differenti, temi e riflessioni che si susseguono e si muovono all’unisono all’interno di un unico impianto visivo che lascia il posto a simboli, codici che vanno a influenzare l’aspetto finale dei personaggi raffigurati. Il risultato di questa precisa impronta tematica ci mette di fronte a characters bizzarri ed assurdi che ci lasciano spiazzati ed assorti nella ricerca di un loro significato, al contempo gli stessi vengono però inseriti all’interno di un contesto vivo e reale. Ritroviamo infatti scorci urbani e cittadini che si pongono quindi in opposizione al caos dei personaggi attraverso la loro precisione ed equilibrio visivo, un appiglio questo che ci riporta alla realtà.
L’intervento di Daniel Muñoz SAN, dal titolo “11 figures working in a corner”, prende vita su una superfice altamente disomogenea, la struttura fatiscente è infatti sorretta da muri scrostati e pericolanti dove tra crepe, calce, e cemento slavato vanno ad inserirsi le figure del grande interprete. Proprio la particolare conformità della struttura spinge SAN a dialogare con lo spazio, in questo caso infatti le figure si fanno largo tra le cavità delle pareti, emergendo in mezzo ad esse trasmettendo l’impressione che il lavoro sia stato letteralmente distrutto dal tempo e con esso l’edificio che lo ospita. Se questa particolare prerogativa visiva accompagna quest’intervento dell’interprete, ancora una volta lo stesso prosegue nel portare avanti stilemi e visioni decisamente personali, attraverso il consueto tratto iper realistico ecco che vediamo una serie di uomini susseguirsi su tutta la parete, ogni personaggi è raffigurato con le mani in alto e porta con sé una differenza caratterizzazione nel volto. Ogni soggetto viene infatti dipinto dall’artista con una differente maschera, con un particolare copricapo, ognuno di questi elementi viene sovraccaricato dal consueto e dettagliatissimo calderone di elementi contrastanti e stridenti con una reazione per chi osserva a metà tra il bizzarro e lo stravagante.
In calce al nostro testo come consuetudine trovate una bella serie di scatti con i dettagli di quest’ultima fatica firmata dal grande artista, il consiglio è quello di darci un occhiata siamo certi che non mancherete di apprezzare.

Pics by The Artist

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RUN – New Mural for Oltre il Muro Festival 2014

21/05/2014

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Con questa nuova sensazionale parete realizzata dal grande RUN, al via con il botto la nuova edizione di Oltre il Muro Festival, la rassegna di Sapri, in Provincia di Salerno, apre infatti il suo cammino portando per le strade della cittadina uno dei volti noti dell’arte urbana internazionale.
Giunto ormai alla sua terza edizione, il festival raccoglie sotto un unico nome diverse realtà locali ed associazioni unite con lo scopo di interrogare la comunità sull’arte urbana con mente aperto in uno slancio diretto verso il futuro, la rigenerazione di spazi urbani viene quindi affidata a grandi nomi del panorama Italiano e non, portando nella cittadina una ventata di colore e soprattutto ad una riappropriazione degli spazi pubblici sempre più coinvolti e strutturati dalla società moderna.
Dopo l’eccellente intervento realizzato in occasione dell’ALTrove Festival, RUN si sposta quindi sul Golfo di Policastro per andare a lavorare su questa parete.
Come abbiamo avuto modo di vedere diverse volte porta avanti un personale universo visivo coadiuvato da un tratto e da una spiccata sensibilità, nel proprio percorso l’interprete va a realizzare una personalissima visione umana che abbraccia tematiche e spunti differenti e che, grazie alla continue ricerche e per mezzo di un tratto che continua la sua evoluzione costante nel tempo, non finisce mai di stupirci e coinvolgerci. L’artista in particolare sceglie di focalizzare il proprio percorso sulla pittura e sul disegno di quelli che sono i mezzi e gli strumenti espressivi per eccellenza, il volto e le mani, che vengono raccolti e reinterpretati dall’artista attraverso un immersione in situazioni e tematiche differenti e che trovano il loro giusto canale espressivo all’interno di un tratto sinuoso e che spesso poggia le solide sue radici sul binomio cromatico offerto dal bianco e dal nero. L’interprete attraverso poggia quindi le basi del proprio lavoro sulla sensibilità espressiva di queste due parti del corpo umano andando per mezzo di esse a riflettere emozioni e stati d’animo differenti, ma anche sensazioni e spunti che attraverso la forte capacità linguistica, riescono ad arrivare dirette e senza filtro a chi si ritrova ad osservare le sue produzioni.
Con questa sua ultima fatica RUN sceglie un approccio maggiormente legato al colore, il grande artista parte anzitutto da una base cromatica rosso viva per sviluppare il background del proprio intervento per poi proseguire guidato da differenti tonalità di celeste e blu intervallate dal bianco del corpo raffigurato. Sullo spazio a disposizione vediamo svilupparsi una grande figure umana che va letteralmente ad attraversare ed investire tutta la superfice, l’uomo, raffigurato attraverso il peculiare stile dell’interprete con base a Londra, restituisce una forte sensazione di movimento amplificata dall’incredibile serie di dettagli che ne avvolgono l’intero corpo. È proprio qui che si scatena la mano dell’interprete che va a realizzare una serie di cumuli d’aria letteralmente attraversati dalle mani, dal volto e dal resto della figura, nel risultato finale si ha quindi l’impressione che l’uomo vada letteralmente a tagliare l’aria piombando infine sulla parete, spettacolare.
Ad accompagnare il nostro testo come consuetudine una ricca selezione di scatti con tutte le immagini dell’intervento completato in aggiunta ad alcune durate la fasi del making of, in attesa di nuovi aggiornamenti dal Festival, il consiglio è quello di darci un occhiata.

Thanks to The Festival for The Pics

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Borondo – New Mural for InSitu Art Festival

20/05/2014

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Dopo le intense vicende inglesi, il grande Borondo si è da poco spostato a Fort d’Aubervilliers un sobborgo di Parigi dove ha preso parte ai lavori per l’interessante InSitu Art Festival realizzando uno dei suoi tipici ed evocativi interventi.
Tra il 17 maggio e il 14 luglio prende vita l’InSitu Art Festival, uno grande evento ad Aubervilliers dove una cinquantina di grandi nomi della scena francese ed internazionale, invitati da Olivier Landes e dalla Associazione “Art in the City”, avranno modo di lavorare su ben due ettari di terreno all’interno del Fort d’ Aubervilliers. Recinzioni, carcasse di furgoni ed automobili, edifici e capannoni industriali saranno completamente trasformati dalle visioni dei grandi interpreti partecipanti in un clima di totale condivisione che tanto ci piace.
Tra i grandi nomi che hanno preso parto all’evento, quello di Borondo è senza dubbio tra i più caldi, ancora una volta ripiombiamo all’interno di una pittura altamente sottile, la vediamo insinuarsi nelle nostre corde più sensibili, pizzicarle in un risveglio che sa di riverbero dei sensi, una ripresa che ne acutizza le emozioni e le percezioni, una lettura stratificata che va puntualmente ad impattare il nostro spirito ed i nostri pensieri. Quello che ci ha sempre coinvolto e colpito nel lavoro di Borondo è la capacità dell’interprete di sviluppare un trama visivo assolutamente profonda e dai fortissimi risvolti emotivi, lo Spagnolo attraverso un tratto fortemente espressivo sviluppa i corpi nudi dei suoi uomini e delle sue donne, la purezza degli stessi, raggiunta proprio attraverso la loro rappresentazione senza veli, censure o filtri visivi, impatta in un sentimento che va a scavare nelle pieghe e nelle profondità dell’animo umano rivelandone tutta la fragilità, le insicurezze, il dolore, sono scene pesanti nel loro coefficiente di immedesimazione, dense ed articolate nella loro stessa fisionomia. L’inteprete attraverso i suoi spettri da vita, voce e colore alla cupezza, alla tristezza che attanaglia e ci fa sprofondare, scopre la maschera di felicità e tranquillità che portiamo tutti i giorni, per rivelare a noi stesi, al mondo ed a chi ci circonda tutta la malinconia della vita. L’interprete riesce così a penetrare nei sentimenti di chi osserva, esattamente come nel muro le tracce di vernice, i tocchi insistenti e ripetuti che danno vita alla fisionomia dei corpi, segnano e solcano le profondità dei nostri pensieri lasciandoci sopraffatti, senza razionalità in prende e finalmente liberi di esprimere e di essere ciò che siamo.
In “Transit”, questo il titolo di quest’ultima fatica, Borondo torna a lavorare su grandi superfici esibendo ancora una volta tutta la sua sensibilità, l’artista attraverso l’utilizzo delle macchie di ruggine presenti sulla superfice coadiuvate da una tinta scura, dà vita ad un ombra, tetra ed agghiacciante che si scaglia avvolgendo la figura dell’uomo steso ed inermi. La sensazione è quella di un tocco maligno, una rappresentazione della tristezza e della malinconia sotto forma di oscura figura, un tocco al cuore e cambia l’umore, aumentano le fragilità e si spezza l’equilibrio in una transizione dei sensi acuta e profonda.
Per darvi modo di apprezzare ancora una volta tutto il peculiare impatto emotivo dei lavori dell’artista Spagnolo, vi lasciamo ad una bella serie di scatti con i dettagli dell’intervento, in attesa di scoprire i prossimi spostamenti il consiglio non può che essere quello di darci un occhiata, enjoy it.

Pics by Lionel Belluteau and The Artist

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InSitu Art Festival, le nouvel évènement street art à Aubervilliers.

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DissensoCognitivo – A New Rusted Piece on Billboard

20/05/2014

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A pochi giorni di distanza dal lavoro realizzato a Civitanova Marche (Covered), torniamo ad approfondire l’operato del DissensoCognitivo, l’artista torna infatti al lavoro su un piccolo spazio pubblicitario proseguendo il personale filone con la ruggine mista colore.
Quello che era iniziato come una semplice sperimentazione sta assumendo sempre più l’aspetto di una serie vera e propria, il DissensoCognitivo ci ha preso gusto andando a tracciare il proprio peculiare stile e trama visiva all’interno di queste piccole insegne pubblicitarie ed attraverso l’utilizzo della ruggine e di tutti quegli agenti ossidanti, in aggiunta al colore, va a tracciare l’aspetto dei suoi iconici personaggi. Il risultato di questa unione dà vita ad una mistura assolutamente profonda che va in un certo senso ad amplificare tutte quelle sensazioni e quelle emozioni che di fatto appartenengono alle produzioni dell’interprete, regalando loro maggiore accento ed aumentandone senza dubbio l’impatto finale. La ruggine in questo senso funge da catalizzatore sia visivo che tematico, da una parte alimenta la visione delle figure e dei soggetti raffigurati, dall’altra va a legarsi agli stessi continuando a catalizzare la sensazione di trovarsi di fronte a figure erose sia nell’anima e nell’aspetto.
L’atipico lavoro del DissensoCognitivo si va a collocare all’interno di un vero e proprio filone narrativo, l’impressione è quella di leggere infatti una storia, cruda, tetra e malinconica ma che proprio per questi tratti emotivi, impressiona ed appassiona. La fortissima inflessione tematica caratterizza gli interventi e dirige l’impatto finale, i lavori sono figli di una visione sinistra ed apocalittica, ritraggono il mondo che verrà come naturale conseguenza di un presente afflitto ed irrimediabilmente rivolto verso il baratro.
Si tratta di scrutare l’umanità, di addentrarsi all’interno di un mondo che, mano a mano, ci appare più chiaro, più vivo e soprattutto più vicino, l’uomo ha perso il suo spirito, la sua volontà, trasformato dalla brama di potere e di immortalità, senza alcun appiglio emotivo, solo corpi zeppi di innesti, di parti organiche e meccaniche che risultano inermi, barcollanti e striscianti che si trascinano sulla superficie desolata del pianeta, uno scenario apocalittico in cui l’umanità ha perso se stessa e senza alcun significato occupa queste terre che essa stessa ha imparato a distruggere.
Schegge del passato si animano e prendono vita come involucri di carne stracciata, mutata ed irrimediabilmente compromessa, dell’uomo non c’è più nulla, impianti e biomeccaniche evoluzioni, che assomigliano più ad abomini, hanno preso il controllo alienando ed annientando i sentimenti e le emozioni. L’uomo come lo conosciamo non esiste più, al suo posto esseri silenziosi che si muovono d’istinto, lasciando tracce in un ipotetico varco tra presente e futuro, si mostrano in tutta la loro brutalità ed in tutto il loro orrore all’interno di un pianeta avvolto da una coltre di distruzione in uno scenario in cui il grigio e le sue scale cromatiche rappresentano gli unici e possibili interlocutori visivi.
Per questa sua ultima fatica il DissensoCognitivo presenta un nuovo e caratteristico personaggi, la figura rappresentata è ancora una volta decisamente distante da una coscienza e visione umana, lontana nell’aspetto e nel sentimento, la vediamo in tutta la sua agonia a bocca spalancata quasi cercare di emettere un suono, che non arriva e che si perde negli impulsi di una mente dedita all’istinto. Ancora una volta non c’è razionalità, non c’è sentimento, non c’è anima, solo un involucro di carne misto tecnologia che scruta e si fissa intorno, senza ragione, più animale che uomo.
In aggiunta al nostro testo ed in attesa di scoprire nuovi aggiornamenti sull’artista, vi lasciamo ai dettagli di questo nuovo intervento, dateci un occhiata siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare, enjoy it.

Pics by The Artist

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Brandalism Project in United Kingdom (Recap)

20/05/2014

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Con piacere andiamo a togliere il velo su uno dei progetti più interessanti di quest’anno, Brandalism fa saltare il banco del controllo visivo delle società consumistiche andando ad occupare gli Spazi pubblicitari in giro per il Regno Unito per mezzo dei lavori di 40 artisti di fama internazionale.
Partito nel 2012 con un piccolo team ed un furgone, due amici hanno trascorso cinque giorni al lavoro su 36 cartelloni in cinque città del Regno Unito, vista la grande risposta da parte del ‘pubblico’ si è quindi deciso di addestrare altre persone a fare la stessa cosa stessi. A distanza di due anni dopo, diversi gruppi in tutto il paese sono ora al lavoro nelle rispettive loro aree per recuperare lo spazio pubblico e sovvertire gli interessi delle società.
Brandalism ha assunto durante questa sua ultima incarnazione, le sembianze di progetto ad ampio respiro, maturo, raggiungendo il suo obiettivo principale. La sfida è quella di creare la più grande campagna anti-pubblicitario nella storia, gli organizzatori ci sono riusciti, ben 10 intere città su tutto il territorio del Regno Unito, oltre 360 spazi pubblicitari occupati dalle opere di un incredibile numero di artisti di altissimo livello, questi ultimi unicamente nell’ultimo raid realizzato in questo mese di Maggio. Anthony Lister, Cleon Peterson, Escif, Fintan Magee, Know Hope, Ludo, 2501, OX, Paul Insect, Ron English, VinZ, Dan Birkbeck, giusto per citare quelli da noi scelti per questo recap, tutti hanno dato il proprio contributo per trasformare completamente gli aspetti dei cartelloni pubblicitari.
Al centro del progetto c’è anzitutto l’esigenza di recuperare il proprio spazio cittadino completamente intasato ed invaso dalla pubblicità dei grandi marchi, per fare ciò gli organizzatori hanno pensato ad un approccio vicino alla guerriglia artistica ed al subvertising – l’arte di sovvertire annunci pubblicitari con i quali sono stati addestrati i cittadini ed i volontari del progetto – attraverso i quali sviluppare un critica ma al contempo sfidare la legittimità delle immagini all’interno dello spazio pubblico e della nostra cultura.
Ogni opera proposta va a cancellare un messaggio pubblicitario, ed è completamente priva di firma o tag riconducibile all’artista che ha elaborato il disegno, ogni interprete ha voluto dare il proprio personale spunto tematico comunque riconducibile alla pubblicità ed al consumismo, si tratta di temi come il danno ecologico, il debito pubblico, il disastro del capitalismo finanziario, passando per argomenti più sociali come gli stereotipi della società moderna. Chi più chi meno ogni artisti coinvolto è comunque legato a queste tematiche che porta costantemente alla ribalta all’interno del proprio personale percorso visivo, le riflessioni quindi si intrecciano in una mobilitazione incredibile e stratificata che accompagna lo spettatore all’interno di una riflessione profonda e coinvolgente, Brandalism parte infatti dalla convinzione di una strada democratica e che la stessa è e deve essere un luogo di comunicazione, ma che appartiene però ai cittadini e alle comunità che ci vivono. Si tratta in questo modo di spazzare il martellante attacco visivo dei giganti dei media e di tutto quei magnati pubblicitari che hanno una stretta mortale costante e ripetuta all’interno delle nostre strade e per mezzo degli spazi pubblici , per mezzo dei quali siamo costretti a nutrirci con immagini e messaggi rivolti allo spendere ed al comprare ma che al contempo ci lasciano infelici ed insicuri di noi stessi
A Liverpool , Glasgow , Edimburgo , Manchester , Leeds , Oxford , Londra , Brighton , Bristol , Birmingham, travestiti da installatori, i volontari hanno trasformato gli spazi pubblicitari sovvertendone l’utilizzo e ridando respiro alla città ed ai suoi abitanti.
In calce al nostro testo, vi abbiamo preparato una selezione dei lavori realizzati per il bel progetto, è tutto dopo il salto con un bella carrellata di scatti, dateci un occhiata noterete che tra i tanti nomi c’è quello del nostro 2501 a rappresentare l’Italia, se volete approfondire invece qui tutti gli interventi realizzati, enjoy it.

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Alexey Luka – New Murals for Memorie Urbane Festival 2014

20/05/2014

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Continua la ricca attività a questa nuova edizione del Memorie Urbane Festival, è infatti Alexey Luka a scendere in campo con due nuovi interventi realizzati per le strade di Arce e Terracina portando in Italia tutto la sue eclettica visione.
Con questi di nuovi lavori ancora una volta abbiamo quindi l’opportunità di entrare in contatto con il peculiare impianti visivo allestito dal grande interprete, uno stile personale ricco di spunti dal punto di vista cromatico e che trova all’interno di una lettura soggettiva la sua chiave di volta. Siamo rimasti totalmente assuefatti al particolare impulso stilistico di Alexey Luka, l’artista attraverso il proprio operato ha saputo disciplinare un personale percorso visivo che miscela al suo interno componenti differenti, alternando istanti, immagini e visioni che giocano con le percezioni delle nostra mente, suggerendo elementi a noi conosciuti, volti addirittura paesaggi incastonati all’interno di un impronta tipicamente geometrica ed astratta. Un vento quindi caratteristico che tenta di rielaborare elementi ed immagini attraverso un impronta criptica e dettagliata, chi osserva le figure e gli elementi raffigurati si ritrova a comporre e ricomporre l’immagini iniziale, come una sorta di puzzle, fino a far emerge le visioni apparentemente suggerite, ritroviamo quindi i corpi, così come i volti di personaggi impossibili, sgraziati, sconnessi e legati nelle loro differenti porzioni da un comune filone cromatico che ne attraversa le forme e che ci offre un preciso indirizzo visivo. Nell’idea dell’artista esiste quindi una precisa volontà di scomporre e ricomporre attraverso un insistente equilibrio sia visivo che cromatico, le differenti parti del corpo così come degli elementi o degli oggetti dipinti, spingendo in questo modo l’osservatore ad una ricerca tra cerchi, rettangoli, poligoni alternate a figure maggiormente dolci e sinuose. E’ particolare l’utilizzo del colore a rappresentare una delle componenti più importanti all’interno del lavoro dell’interprete, la scelta di eliminare completamente le outlines, così come la volontà di affidarsi a trame cromatiche complesse e ricche di variazioni differenti, alimenta anzitutto il percorso degli elementi rappresentati ed al contempo ne caratterizza lo stesso all’interno della trama finale, il fine ultimo è però quelli di legare sotto un comune denominatore le varie sezioni ed elementi che si avvicendano all’interno dello spazio di lavoro, per dare l’opportunità di una lettura concreta e coinvolgente ed offrire allo spettatore una sorta di gioco all’interno del quale perdersi.
Per il Festival Pontino, Alexey Luka porta in dote tutta la sua peculiare visione andando ad alimentare su due grandi pareti il personale impianto visivo, se nel primo intervento quello di Arce l’immagine risulta carica di elementi, geometrie ed astrazioni geometriche, ma nonostante questo ad emerge è un grande volto caratterizzato da una sequenza incredibile di forme ed elementi, le figure si vanno sovrapponendo in un altalena tra elementi maggiormente spigolosi ed altri più delicati, in una danza di colori sempre piuttosto caratteristica. Sulla parete di Terracina invece l’interprete sceglie di realizzare due volti, posti in posizione diversa e caratterizzati da un identica scelta cromatica, questi due risultano maggiormente riconoscibili, avvicendandosi con chi osserva attraverso la consueta e fittissima ricchezza di forme ed elementi differenti. Ancora una volta per scardinare i differenti impianti e le configurazioni proposti andiamo a ricercare all’interno delle fitte trame proposti, quelli che sono gli occhi dei soggetti raffigurati, saranno infatti questi a suggerirci la posizione degli altri lineamenti del viso così come ad offrirci la particolare posizione della testa, chapeu!
Come consuetudine in calce al nostro testo una bella serie di scatti che ripercorrono tutte le fasi di realizzazione di queste due splendide pareti fino ai due eccellenti risultati finali, il consiglio è quello di darci un occhiata, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare, enjoy it.

Pics by Dante Corsetti and Arianna Barone

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Ciredz, Tellas, Moneyless, Martina Merlini for ALTrove Festival

20/05/2014

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Prosegue il nostro viaggio per le strade di Catanzaro, all’ALTrove Festival irrompono infatti Ciredz, Tellas, Moneyless, Martina Merlini che vanno a cambiare completamente l’aspetto esteriore di un intero edificio applicando ciascuno tutto il proprio e personale impianto visivo e tematico.
Con piacere siamo testimoni del forte vento di cambiamento che sta soffiando forte sulla città Calabrese, il festival, con l’obiettivo di trasformare profondamente gli spazi pubblici e con essi di rompere la monotonia e l’adagio di una vita senza stimoli visivi, attraverso l’intervento nomi di artisti Italiani tra i più interessanti sia a livello nazionale che internazionale, è riuscito nel suo intento proponendo un numero di interventi assolutamente di primissimo spessore grazie alla opportunità data agli artisti di lavorare su superfici consone e davvero importanti. Il giusto mix quindi che ha garantito il successo di uno degli eventi di maggiore più interessanti tra quelli visti fin qui durante l’anno.
La mega combo che ha interessato Ciredz, Tellas, Moneyless, Martina Merlini rivela tutto il carattere di una scena italiana dedita ad un impulso ed ad una visione astratta ma che ha nel profondo sviluppo tematico tutta l’opportunità di una crescita e di uno sviluppo costante. Ogni singolo interprete utilizza strumenti ed alfabeti visivi appartenenti al proprio percorso ed ai propri studi, immette quindi negli spazi tutta la personale visione in quella che è una onda continua e travolgente, che attraversa stili ed approcci differenti ed in alcuni casi divergenti, ondate di colore, vortici di linee, figure e geometrie, arrivando infine al contatto con la natura.
Il risultato finale è un opera esuberante, con un livello di dettaglio assolutamente incredibile, un percorso che cambia forma ed aspetto e che avvolge completamente tutto lo spazio a disposizione trasformando l’edificio in un grande e gigantesca tela, siamo costretti ad immergerci, a bagnare il nostro sguardo con il colore e con i continui e repentini sussulti visivi, degli strappi ben congeniati che a poco a poco rivelano il passaggio successivo insinuandosi nel precedente fino ad esplodere all’interno del proprio.
L’intervento si apre e si chiude con la natura in un ipotetico cerchio, dal nero fino al grigio concludendo la sua corsa nel cemento della parete, Ciredz porta in dote la peculiare visione conseguenza diretta degli studi topografici sulla pianta terrestre, dalle increspature, dalle onde, passando per tutti i differenti elementi che vengono sviscerati dall’artista attraverso una precisa connotazione visiva, stilistica e tematica che strizza l’occhio agli elementi ed alle forme naturali. Tellas chiude il cerchio e lo riallaccia lasciando che le sue visioni naturali, i suoi rovi e le sue gigantesche figure impattino sulla superfice, un verde intenso e profondo che cela al suo interno solchi e voragini vertiginose, dei veri e proprio buchi che ne alimentano la densità e l’impatto. Si arriva così al centro con i passi scanditi dalle geometrie di Martina Merlini che si fermano per poi ripartire e per incentivare il cammino verso la fine, tracciano un percorso vero e proprio che trova il suo punto focale nella parte centrale del muro prima di ripartire in moto costante. Qui tra forme ed elementi geometrici si scatena l’istinto razionale di Moneyless che da vita al consueto brulicare di vortici accompagnati nuovamente da un spiccata sensibilità cromatica, la perfezione del cerchio viene articolata per sviluppare trame complesse e profonde, andando infine a restituire una sensazione di caos ordinato maggiormente affine all’universo umano ed alle sue emozioni e stati d’animo.
Non aggiungiamo altro, come consuetudine in calce al nostro testo una bella serie di scatti con tutti i dettagli dell’intervento realizzato, una panoramica generale passando per i dettagli di ciascuna delle facciate occupate per darvi modo di apprezzare al meglio tutto il debordante impatto di un opera di questo genere, è tutto vostro, dopo il salto.

Pics by Angelo Jaroszuk Bogasz

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Bien Urbain Festival 2014 (Teaser)

20/05/2014

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Giunto alla quarta edizione andiamo a svelare una della rassegne di maggior interesse nel panorama europeo, riparte il Bien Urbain Festival di Besançon in Francia con una scoppiettante line di primissimo livello.
Per questa quarta edizione al Bien Urbain Festival circa quindici artisti investono Besançon all’interno di un asse che collega il centro città al campus universitario, una rassegna che per circa un mese vedrà al lavoro artisti del calibro di Les Frères Ripoulain, Tellas, MOMO, Zosen, Mina Hamada, Pastel, Brad Downey, JAZ, Graphic Surgery, Elian, Pierre-Laurent Cassière, Aurèlien Bertini, Etienne Bultingaire, nella consueta mistura che racchiude realtà Francesi ed Internazionali differenti e diversificate ma tutte motivate dal rapporto tra arte e spazio pubblico.
Per gli organizzatori non si tratta di creare una galleria d’arte a cielo aperto, né tanto meno di decorare la città, ma piuttosto offrire uno slancio ed uno stacco dalla frenesia dei tempi moderni, un attimo in cui poter respirare all’interno della vita quotidiana, le immagini ed i suoi dell’arte che interrompono la monotonia di un ciclo continuo monotono.  
L’appuntamento è per il 7 Giugno con l’inizio dei lavori fino al 5 di Luglio, noi quest’anno siamo partner ufficiali dell’evento e seguiremo tutti i suoi sviluppi raccontandovi la rassegna perciò restate sintonizzati. Nel frattempo se volete approfondire vi rimandiamo alla nostra sezione con tutti gli interventi realizzati durante le scorse edizioni, è tutto qui, dateci un occhiata.

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Etnik – “COD:5005” at Square23 Gallery (Recap)

19/05/2014

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Aperta lo scorso 8 di Maggio andiamo con piacere a dare un occhiata a “COD:5005”, ultima fatica del grande Etnik all’interno degli spazi della Square23 Gallery di Torino, uno show caratterizzato dal consueto e caratteristico spunto tematico e visivo.
E’ innegabile il fascino delle produzioni di Etnik, l’operato dell’artista ci ha sempre coinvolto grazie alla capacità di riuscire a farci letteralmente entrare all’interno della sua visione, gli studi accademici coadiuvati con una fortissima impronta urbana legati con il passato da writer fortemente radicato, fanno emergere uno stile assolutamente personale, una visione tridimensionale che altera la percezione, smuove figure, incastona forme e ne apre altre. Dal mondo del design, passando per quello della scenotecnica ed ovviamente dei graffiti, l’artista sviscera intricate forme in tre dimensioni che danno l’impressione di muoversi attraverso gli spazi a disposizione, un moto perpetuo che prende vigore quando osserviamo ciò che ci annida tutto intorno, sezioni e configurazioni differenti, quasi schizzate via, mantenendo la loro vicinanza con la figura madre, come se si trattasse di un gigantesco campo gravitazionale capace di attrarre ed al contempo però allontanare le sezioni realizzate. Si tratta di un visione che abbraccia una tematica precisa e radicata, l’interprete vuole portare ad una riflessione sulla città e di conseguenza sulla condizione dell’uomo all’interno della stessa. L’artista attraverso il proprio operato insiste nel portare avanti una visione in cui l’uomo è prigioniero del cemento, del palazzi e di tutte quelle architetture urbane da lui stesso create, tutto questo universo che rappresenta di fatto la nostra quotidianità, il nostro mondo, subisce per nella visione dell’interprete, una sterzata muovendosi per mezzo di una visione prospettica, accelera andando ad invadere la natura, gli esseri viventi in un moto continuo che non lascia via di scampo, avanza e prosegue la sua corsa andando a distruggere tutto quanto, è il cemento che invade la terra e che porta prigionia, solitudine ed isolamento. Da questo spunto si muovono forme e figure, schizzano via sulla superficie andando ad inondare gli spazi, diventano la prigione dell’uomo, auto creata dallo stesso troppo miope per accorgersi del proprio operato.
La riflessione di Etnik si fà quindi profonda ed al contempo affilata, richiama l’esigenza di guardarsi attorno, di come l’uomo abbia trasformato e rinchiuso se stesso all’interno di muri, città e palazzoni, la città vista con gli occhi dell’artista diviene prigione ma al tempo stesso spunto nonché tela espressiva per il proprio stesso lavoro.
Curata da Alessandra Ioalè con “COD:5005”, nome che si rifà al condice cromatico del blu notte utilizzato dall’artista per dare vita alle atmosfere cupe delle sue produzioni, Etnik porta avanti questa sua peculiare riflessione presentando un corpo di lavoro vario e caratteristico. C’è la pittura su una delle pareti della galleria, caratterizzata al centro da un lavoro su legno, insieme ad un nuova serie di lavori su supporti differenti.
Non aggiungiamo altro vi lasciamo piuttosto ad alcuni scatti con le immagini dell’allestimento proposto in aggiunta a quelle delle pareti realizzata dall’artista a Torino, dateci un occhiata e per gli amici Torinesi e per chiunque si trovasse in zona ricordiamo che c’è tempo fino al prossimo 26 di Luglio per andare a darci un occhiata, noi vi abbiamo avvisato.

Square23 Gallery
Via San Massimo 45
10123 Torino

Pics via Graffuturism

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E1000 x Pablo S. Herrero for Muros Tabacalera

19/05/2014

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Con piacere andiamo nuovamente a dare un occhiata ad una nuova combo da poco terminata da E1000 e Pablo S.Herrero a Madrid in occasione dell’eccellente Muros Tabacalera Project curato dagli amici del Madrid Street Art Project.
Madrid Street Art Project è un’organizzazione non-profit che porta avanti un intensa attività di supporto e promozione dell’arte urbana attraverso l’organizzazione di varie attività, come tour, workshop con gli artisti, realizzazione e promozione di interventi negli spazi pubblici in zone di scarso interesse turistico come le periferie ad esempio. Con a Madrid l’idea dell’organizzazione è quella di contribuire alla discussione ed allo sviluppo della pratica urbana incoraggiando infine i cittadini a godere della stessa ed a sostenere i suoi creatori.
Con il Muros Tabacalera Project si è pensato di portare avanti un progetto che, con l’aiuto di 32 artisti che hanno lavorato su 27 interventi differenti tutti intorno al concetto di Contesto, ha trasformato completamente l’aspetto della zona intorno al famoso Centro Sociale Tabacalera di Madrid. Proprio ad E1000 ed a Pablo S. Herrero è stata affidata la parete più grande dove i due grandi interpreti si sono impegnati in un nuovo e caratteristico lavoro che torna a fondere assieme i rispettivi immagini ed impianti visivi.
E1000 ci ha sempre affascinato grazie alla personale capacità di travalicare gli spazi e le architetture urbane, nella ricerca dell’artista sentimenti come la finzione e l’inganno vengono mossi attraverso una precisa scala cromatica – costituita dal giallo fino ad arrivare al nero – che va ad inserirsi all’interno di pareti, angoli, muri ed insenature urbane con il fine proprio di creare elementi, configurazioni e figure geometriche che vanno a giocare con la percezione di chi osserva. Nel gioco visivo allestito dall’interprete Spagnolo abbiamo però mano a mano assistito alla comparsa di elementi caratterizzati da una maggiore interazione con lo spazio e con le pareti, figure più grandi e maggiormente convinte, spesso anche differenti nei colori e nelle caratterizzazioni cromatiche, che letteralmente ne attraversano la dimensione ed alimentano effetti visivi di tridimensionalità e profondità. Dal canto suo il lavoro di Pablo S. Herrero affonda le proprie radici in una profonda scelta tematica, la natura riveste un luogo primario nelle produzioni dell’arista che esercita questa sua influenza attraverso la pittura di una intricata serie di rami di differenti dimensioni che vanno ad intersecarsi ed a fondersi tra di loro dando vita ad una foltissima trama. L’interprete raccoglie questa sua caratterizzazione per rivestire le pareti, per creare forme e configurazioni in equilibrio con elementi geometrici, alimentando un fortissimo senso di profondità ed al contempo giocando con colori e tinte differenti, anche se osservando il percorso dell’artista emerge chiara la volontà dello stesso di affidarsi il più delle volte ad un binomio cromatico sospeso nell’equilibrio del bianco con il nero.
Il lavoro raccoglie quindi alla perfezioni le due differenti declinazioni visive di ciascuno dei due artisti, E1000 va a realizzare una gigantesca e ragnatela attraverso il consueto range cromatico, dalla sua invece Pablo S. Herrero si diverte ad innescare una nuova sequenza di alberi e rami, giocando con differenti tonalità di nero, che vanno mano a mano a confluire nella parte centrale dove risiede il cuore della ragnatela, spettacolare.
Per darvi modo di cogliere appieno tutto l’impatto di quest’ultima fatica dei due artisti, vi lasciamo ad una bella selezione di scatti con le immagini del caso, dateci un occhiata e restate sintonizzati per nuovi aggiornamenti circa gli interventi realizzati durante il bel progetto Spagnolo, se vi trovate in zona potete andare a dare un occhiata al lavoro nella Piazza Glorieta de Embajadores.

Pics by Madrid Street Art Project

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ROA – A Series of Pieces in Brasil

19/05/2014

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Dopo settimane di silenzio, ROA prosegue con i nuovi aggiornamenti che stanno interessando la sua pagina, il grande artista ci mostra ora un inedita serie di interventi realizzati verso la fine dello scorso anno a San Paolo in Brasile.
Con queste nuove immagini andiamo quindi nuovamente ad immergerci all’interno del peculiare universo visivo e tematico tipico delle produzioni dell’artista Belga, come infatti abbiamo avuto il piacere di vedere diverse volte, ROA insiste e prosegue da anni a portare avanti una ricerca personale che lo vede caratterizzare le proprie produzioni attraverso una precisa inflessione stilistica. Nelle sue opere l’interprete va a riflettere su una visione decisamente decadente del mondo animale, la continua ricerca dell’artista ci ha regalato istantanee forti ed impattanti facendoci piombare in un universo oscuro, malinconico ed a tratti rabbioso. I soggetti rappresentati sono figli di una visione triste e violenta, – in particolare modo le sperimentazioni con il sangue o con le parti del corpo tagliate di netto – ma anche di una ossessione dell’interprete per la fauna, una vera e propria ricerca che va a segnare gli spazi spesso attraverso quelli che sono gli animali simbolo dei luoghi dove pittura o comunque quelli che caratterizzano la zona di lavoro, sono loro i protagonisti ed attraverso essi viviamo sensazioni e stati d’animo differenti. Per sviluppare questa sua insistente visione e dialettica tematica, l’interprete Belga si affida unicamente ad un range cromatico decisamente crudo, il nero, i grigi vanno a tracciare i corpi, i volti, il pelo fino a tutti i dettagli degli animali raffigurati, quest’impatto cromatico va a miscelarsi alla perfezione con i temi scelti dallo stesso, ci troviamo calati all’interno di una riflessione profonda sul mondo animale, un impatto forte che ci mostra una visione feroce, cruda, senza alcun filtro atta a provocare disagio, le bestie con i loro corpi riflettono la brutalità, la violenza e l’atrocità del nostro essere umani, un colpo allo stomaco forte e duraturo. Al contempo i protagonisti dei suoi lavori riflettono un immagini quasi rabbiosa e violenta, un tratto oscuro che si pone direttamente in contatto con le emozioni di chi osserva, quasi incutendo paura i suoi animali si appropriano degli spazi come se, uscendo da un contesto naturale, abbiano voluto invadere quello umano reclamandone la titolarità, sono immagini forte, dure e sorde che non mancano mai di lasciarci in preda a sentimenti e stati d’animo differenti.
Su il sipario su questa serie di lavori, tutti inediti e tutti caratterizzati da un unico filo conduttore, per questa serie ROA ha voluto infatti insistere su un concetto in particolare andando a simulare l’atto in cui l’uovo con dentro l’animale si schiude fino a rivelarne la sua esistenza. La nascita insomma, un istante che dovrebbe accarezzare le corde più sensibili dell’animo umano, rivelare dolcezza e delicatezza ma che per mezzo del particolare filtro visivo dell’interprete e sopratutto delle peculiari sembianze e sguardi delle bestie raffigurate, si rivela ancora una volta sinistro e tetro. L’interprete va quindi a capovolgere un istantanea di vita attraverso un forte sentore malinconico, quasi vicino alla morte e con esso ci accompagna nuovamente all’interno di un tunnel tematico oscuro, brutale e per certi versi raccapricciante, ancora una volta inermi rimaniamo in silenzio ad osservare, quasi impaurito e nuovamente toccati nel profondo.
Come consuetudine in calce al nostro testo una bella serie di scatti con le immagini di quest’ultimi lavori, in attesa di scoprire nuovi aggiornamenti l’invito è come sempre quello a darci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare.

Pics by The Artist

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JADE – New Mural for MAC in Lima

19/05/2014

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A distanza di qualche settimana torniamo con molto piacere ad approfondire il lavoro di uno degli artisti Sud Americani che maggiormente apprezziamo, JADE infatti ha da poco terminato questa nuova parete all’interno del Museo de Arte Contemporáneo (MAC) a Lima.
Se avevamo avuto un assaggio nel precedente lavoro di qualche settimana fa (Covered) ora possiamo definitivamente ammirare il nuovo indirizzo stilistico scelto dall’interprete, come abbiamo avuto modo di vedere diverse volte, il percorso di JADE è infatti ricco di cambi di direzione, di riflessioni ed approcci differenti che continuamente investono le produzioni dell’artista. Da parte nostra non possiamo nuovamente che sottolineare come l’interprete riesca a cogliere sempre con personalità aspetti squisitamente viscerali e di come porti avanti un lavoro che puntualmente riesce ad impegnare le nostre sensazioni e stati d’animo. Abbiamo infatti sempre insistito sulla particolare connessione che lega Jade alla sua gente, al suo popolo con le sue sofferenze, le sue difficoltà ma anche le sue gioie e gli attimi spensierati, un legame forte che ha portato l’artista ad impegnarsi spesso in progetti a carattere sociale, e soprattutto a sviluppare un personale vettore visivo in grado di entrare in sintonia con chi osserva. I personaggi dell’interprete entrano così in armonia con i luoghi e con la gente del posto, ribaltano, supportando e mettendo l’accento su una specifica situazione, temi e riflessioni, rappresentando nella loro grande cornice emotiva l’opportunità di una condivisione e di un tramite espressivo potente e ridondante. Ad accompagnare il percorso fin qui visto differenti approcci, dai lavori con elementi prettamente cubisti, che ne hanno influenzato il lavoro nella seconda parte dello scorso anno, passando per la serie di opere di dimensioni ridotte che l’artista continua a proporre incessantemente e che riescono nel loro piccolo a costituire un modo differente di vivere ed osservare gli spazi scaraventando, chi ha la fortuna di trovarli sul proprio percorso, all’interno di un micro universo ricco di spunti e sensazioni differenti.
Nell’ultimo periodo siamo stati accolti da una pittura maggiormente realistica che ha trasformato i suoi character i volti e soggetti maggiormente realistici, una crescita quindi che è andata di pari passo con una pittura sempre viscerale e profonda. Osservando quest’ultimo filone si ha quindi la sensazione che i ragazzi che l’artista era solito rappresentare nelle proprie pitture siano mano a mano maturati fino a diventare uomini. Questi nuovi protagonisti del lavoro dell’interprete mantengono però inalterate le peculiarità di un percorso che sceglie come sempre di affidarsi a trame e situazioni altamente emotive, in questo caso JADE gioca con la spiritualità andando a mettere in connessione il mondo animale con quello umano. La figura che vediamo quindi distesa, viene da una parte realizzata con una grandissima cura visiva, con un impianto cromatico che si affida a colori caldi ed ad un elevato livello di dettaglio, dall’altra va a sostenere quello che ha le sembianze di uno spirito etereo, che l’interprete sceglie di raffigurare attraverso un bianco intenso e trasparente quasi a sottolineare il valore spirituale. Il legame tra quest’ultima ed il protagonista del dipinto viene rafforzato dalla maschera a forma di becco che vediamo comparire sul volto del soggetto e che, grazie alla stessa caratteristica cromatica, va a simulare il contatto tra i due differenti soggetti. A calamitare infine la nostra attenzione la piccola figura che vediamo comparire sul petto del ragazzo, si tratta di uno degli iconici minuscoli soggetti che stanno interessando il pittore peruviano negli ultimi tempi, qui, con le spalle vicino la propria casa, lo vediamo fissare il grande uccello spirituale, conclude infine una grande componente romantica che fa capolino nello sfondo dell’intervento.
Il risultato che ci troviamo di fronte è quindi un grande manifesto del percorso dell’artista, che sceglie qui di imprimere all’interno di un unico spazio tutti i suoi differenti approcci, gli spunti ed i nuovi approdi di un percorso che non smette di stupirci, appassionarci e coinvolgerci, splendido.
Ad accompagnare come sempre il nostro testo una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica realizzata dal grande artista Peruviano, il consiglio è come sempre quello di darci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare, enjoy it.

Pics by The Artist

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Seth – New Mural for Memorie Urbane Festival 2014

19/05/2014

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Continuiamo il nostro racconto all’interno delle meraviglie di questa edizione del Memorie Urbane Festival, l’ultimo grande artista ad aver completato la sua facciata è Seth che propone su questa grande parete uno dei suoi iconici interventi.
E’ ancora una volta Gaeta ad ospitare questa nuova fatica di Seth, dopo l’eccellente intervento di qualche settimana fa in Ucraina in compagnia dell’amico Kislow (Covered), l’artista giramondo sbarca quindi sul litorale pontino portando con sé tutto il personale bagaglio visivo e tematico. Ancora una volta l’interprete si affida ad una pittura emotiva spingendo il proprio lavoro su binari maggiormente emotivi, attraverso i suoi caratteristici personaggi, spesso bambini, l’artista sviluppa e misura un dialogo intenso con i luoghi che sceglie di visitare, attingendo dalle tradizioni, dai paesaggi, dialoga con la comunità locale innescando riflessioni e spunti differenti, si interroga sulla natura umana, sull’irreale e sulla forza e la spinto propulsiva dei sogni, sulle incertezze del futuro, in una visione sfaccettata e sempre ricca che prende le sembianze dei suoi peculiari arcobaleni cromatici. Proprio questi ultimi rappresentano uno degli elementi distintivi dell’operato dell’artista, spesso Seth sceglie di far interagire i suoi characters con queste configurazioni che rappresentano nell’idea dell’artista la giusta rappresentazione dell’irreale, del futuro, dei sogni e dei pensieri, delle riflessioni che accompagnano la vita dell’uomo e di riflesso dei suoi stessi personaggi. Ad alimentare questo forte significato onirico l’interprete si affida ad una scala cromatica delicata andando ad utilizzare tinte e colori sempre piuttosto dolci e armoniosi, il tutto per dare vita al consueto gioco prospettico dove i suoi soggetti vanno letteralmente ad inserirsi con il volto all’interno degli oceani emotivi rappresentati. E’ proprio questa particolare azione ad essere uno degli spunti maggiormente impiegati dall’artista che, attraverso differenti situazioni e personaggi, prosegue nel portare avanti questa mimica visiva all’interno delle sue produzioni.
L’intervento per Memorie Urbane raccoglie pienamente tutti gli spunti tipici dell’artista, Seth qui sceglie di affidarsi ad un vettore cromatica ampiamente radicato nel colore grigio che va dare la forma e le sembianze ai due bambini. I due personaggi, maschio e femmina, vengono contrapposti così che rivolti nel senso opposto possano entrambi andare ad inserirsi all’interno del consueto oceano onirico che accompagna il lavoro che viene qui rappresentato da una serie di celesti mano a mano sempre più vicini al bianco ed al grigio. Il dinamismo dell’opera, con i due soggetti fotografati in altrettante pose plastiche, è garantito dalla consueta vivacità dei dettagli, se da una parte i corpi, così come i giochi di ombre dei due personaggi ne approfondiscono l’aspetto, dall’altra l’opera si arricchisce di una serie di elementi e spunti che ne caratterizzano l’impatto finale. Troviamo uno stormo di uccelli che attraversa la parte centrale del dipinto così come una serie di piccole e minuscole barchette di carta che navigano all’interno delle densità emotiva delle due grandi sfere agli antipodi della parate, di che materia sono fatti i sogni?
Non aggiungiamo altro, vi lasciamo piuttosto ad una bella selezione di scatti con tutti i dettagli dell’intervento in aggiunta alle immagini durante le fasi di realizzazione del dipinto, dateci un occhiata e se vi siete persi qualcosa qui tutti i lavori precedenti. Restate con noi, nei prossimi giorni proseguiremo il nostro viaggio.

Thanks to Flavia Fiengo for The Pics

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Weekly Overview 85| 12-05 to 18-05

18/05/2014

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Weekly Overview è l’appuntamento del Week-End dove vi presentiamo una selezione delle migliori news settimanali sul GORGO.

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INTI – “La Virgen Made In France” New Mural in Tahiti

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Crisa – New Murals in Comalapa and Siltepec, Mexico

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G.Loois x Bue2530 – New Mural for ALTrove Festival

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Interesni Kazki – “End of The War” Painting by AEC

Orticanoodles – New Mural at Cheap Festival 2014

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Hyuro – New Murals for Memorie Urbane Festival 2014

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RUN – New Mural for ALTrove Festival

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Pastel – New Mural for VIAVAI Project Part 2

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EIME – New Mural for Memorie Urbane Festival 2014

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Hell’o Monsters – “Cover History” at Espai Tactel (Recap)

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SPY – “Moon” New Piece in Lausanne, Switzerland

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Liqen – New Mural for SANBA Project in Rome

INTI – “La Virgen Made in France” New Mural in Tahiti

18/05/2014

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Con INTI ci spostiamo nelle strade di Papeete a Tahiti che negli scorsi giorni sono state teatro dell’Ono’U Street Art Festival, prima rassegna di arte urbana nel gruppo della Isole del Vento della Polinesia Francese nel Pacifico Meridionale.
Il Festival è di fatto il primo grande evento internazionale di graffiti a Tahiti , il festival internazionale è organizzato da una flotta di giovani polinesiani, definiti la Tahiti New Generation e specializzati nella creazione e produzione di eventi artistici e culturali internazionali. Il curioso nome del Festival “Ono’U” è ispirato dalla fusione di due parole tahitiana “ONO” ( atto di unire una cosa all’altra ) e “U” (colori) per esprimere l’atto di unire un colore ad un altro e quindi, per estensione, l’incontro dei colori a Tahiti attraverso l’arte urbana. Se questo sono gli spunti e gli incipit della rassegna, il festival è anche l’occasione per un momento di condivisione artistica internazionale offrendo al contempo portare l’arte contemporanea ed urbana in un luogo del tutto nuovo e distante.
Questa prima edizione della rassegna è caratterizzata da un approccio maggiormente vicino ai graffiti con ospiti internazionali, con grandi nomi del movimento, e polinesiani, ed è proprio in questo brulicare di esperienze e background differenti che emerge l’opera del grande artista Cileno.
Come ormai ben sappiamo il lavoro di INTI affonda le sue radici nella precisa volontà dell’interprete Cileno di sviluppare le proprie opere andando a pescare da quelli che sono i simboli e gli elementi tipici della cultura Sudamericana ed in particolare di quella Cilena, nell’idea dell’artista si muove quindi una precisa dinamica visiva figlia delle influenze folkloristiche, simboliche e tradizionali appartenenti al territorio del Sud America ed in particolare della sua stessa terra. Per sviluppare questo grande calderone di immagini e visioni differenti INTI si affida ai suoi personaggi surreali rivestendoli e sviluppandoli attraverso una incredibile sequenza di dettagli che vanno ad inserirsi in un compendio di colori e tinte fortemente caldi, accogliendo nei temi e negli spunti degli abiti cosi come nei simboli dipinti all’interno degli spazi, tutta la fortissima caratterizzazione figlia appunto del particolare background interpretativo e delle influenze del suo stesso territorio.
Per il festival Polinesiano INTI realizza un iconica madonna caratterizzando la stessa attraverso la consueta predilezione al dettaglio, con una serie di texture a forma di foglia che prendono vita sull’abito della Vergine, e ancora con gli elementi e le figure tribali che prendono forma sul volto e sulla mano della stessa, concludendo infine attraverso un range cromatico dolce ed estremamente delicato, il tutto per l’ennesimo splendido intervento.
Per darvi modo di cogliere appieno tutto il particolare approccio visivo dell’artista vi abbiamo preparato una bella serie di scatti con tutti i dettagli dell’opera, il consiglio è quello di darci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare, enjoy it.

Pics by The Festival

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Broken Fingaz – “Milano, London and Haifa” New Tour

17/05/2014

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Con un nuovo e scoppiettante tour in giro per la nostra Milano, Londra e poi di ritorno ad Haifa, torniamo con piacere ad immergerci all’interno dell’universo dei Broken Fingaz, il collettivo israeliano che propone un bel mix di contenuti, stili e tematiche folli.
Ormai lo sapete fin troppo bene, quello che ci ha sempre affascinato osservando il percorso dei Broken Fingaz è il particolare approccio degli stessi alla strada, un istinto che ricorda maggiormente il mondo dei graffiti con vere e rapide incursioni a cui fanno seguito spostamenti repentini verso nuovi lidi e zone, lo spirito di avventura quindi che caratterizza il loro lavoro riveste per forza di cose una forte influenza su quello che poi gli interpreti vanno ad elaborare su muro e che come spesso abbiamo avuto modo di vedere rappresenta nel vasto panorama internazionale una realtà assolutamente unica.
L’operato dei Broken Fingaz ci ha sempre lasciato piuttosto sorpresi, i ragazzi di Tel Avid sono riusciti a sviluppare un personalissimo stile andando a miscelare elementi differenti e per certi versi divergenti all’interno di una trama ricca di stimoli visivi e tematici, nell’idea del quartetto di artisti c’è la forte esigenza di esagerare, senza porsi alcun limite, unire immagini, sequenze, figure, simboli ed elementi all’interno di un unico calderone che raccoglie nei temi, nei colori e nei differenti approcci, tutta la passione e le differenti influenze che ne hanno così profondamente segnato la produzione artistica. Dallo stile che richiama elementi pop, alla fortissima inflessione horror, ma sopratutto i controversi contenuti a carattere sessuale che ne stanno con decisione segnando il percorso in questi ultimi tempi e che inevitabilmente vanno a sfociare nel trash, la disinibizione più totale che rivolge con forza ed impeto verso tutto quello immaginario appartenente ad un filone illustrativo che richiama elementi splatter più estremi. Osservando i lavori emerge quindi una sorta di vera e propria esplosione visiva che raccoglie in unica trama spunti diversi dando vita ad un tratto fortemente personale attraverso il quale gli artisti realizzano le situazioni e riferimenti sempre sopra le righe che ne caratterizza il lavoro. Si assiste ad una sorta di follia calcolata e lucida che poggia le sue basi cromatiche nell’utilizzo del bianco e del nero oppure di un range di colori forti, costituiti da tinte acide dove rimbalzano personaggi dalla pelle iper colorata, corpi o parti degli stessi completamente nudi, raggi laser, sangue e tutto il vasto e ricchissimo caleidoscopio che rappresenta la forza dei lavori degli israeliani.
Come sempre riviviamo i momenti salienti di questo nuovo tour con un po’ di scatti che fotografano l’esperienza dei ragazzi in giro per le strade di Milano, Londra fino al loro ritorno ad Haifa, come sapete ci piace infatti condividere con voi, attraverso questi brevi ed intensi reportage, l’opportunità di rivivere insieme agli artisti, sensazioni ed emozioni dei tour terminati, in modo da riuscire a carpirne, per quanto possibile, tutto l’enfasi e gli aspetti più emotivi, è tutto dopo il salto! Enjoy it.

Pics by The Artist

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Fintan Magee – New Murals in Sydney, Australia

17/05/2014

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A distanza di qualche settimana torniamo ad approfondire il lavoro di Fintan Magee, l’artista Australiano ha infatti da poco terminato due nuove iconiche parete per la strade di Sydney portando avanti spunti e stilemi tipici del proprio operato.
Ci siamo spesso soffermati sul lavoro di Fintan Magee completamente assuefatti dalla perfetta legame tra elementi altamente realistici a componenti di tipo onirico e fantastico che l’artista va a sviluppare nelle sue produzioni, l’idea è quindi quella di portare avanti un tratto personale che cela al suo interno l’esigenza di unificare ad una forte base figurativa, temi e risvolti spunti di fantasia, il risultato dà vita ad una mistura visiva piuttosto impattante, peculiare e caratterizzata dalla grande capacità di coinvolgimento. La sensazione, osservando i lavori dell’interprete è quella di trovarci di fronte ad una vera e propria sospensione, la fantasia al potere dove il carattere onirico dei temi e degli spunti trattati prende vita attraverso e per mezzo di un tratto vivo ed altamente realistico coadiuvato da un senso viscerale e profondo che viene alimentato dalle pennellate delicate e dalle ricche passate di colore che vanno a tracciare i corpi degli iconici personaggi dell’interprete. Questi ultimi rappresentano il cuore visivo delle produzioni dell’Australiano, li vediamo alle prese con situazioni irreali tracciando spunti riflessivi e sognanti dove da parte dell’artista stesso risiede la volontà di veicolare attraverso questi soggetti, la pittura e tutti gli elementi raccolti all’interno del caleidoscopio cromatico, una forte caratterizzazione emotiva dove gli stati d’animo differenti, le sensazioni vengono convogliate all’interno delle figure. Si attiva così nello spettatore una personificazione con i characters rappresentati alimentata dalla peculiare scelte di Magee di non dipingere il volto dei soggetti ma piuttosto, attraverso espedienti visivi differenti oppure una pittura quasi appannata dei tratti del viso, lasciare quest’ultimo celato nell’ombra proprio per offrire a chi osserva l’opportunità di una immedesimazione più forte. La lettura di queste opere risulta sempre piuttosto articolata, Fintan Magee sceglie un approccio criptico, a tratti riflessivo, spingendoci ad indagare all’interno delle sue produzioni, a scoprire il dettaglio che può alimentare una spiegazione, volutamente incuriositi di scardinare la lettura di ciò che abbiamo di fronte a noi.
Dal titolo “Bracing a Falling Sky” e “The Settler”, questi due nuovi lavori abbracciano pienamente la particolare direzione stilistica dell’artista, portando su grandi, per il secondo intervento, e piccole dimensioni, per il primo dipinto, tutto il particolare e surreale immaginario dell’interprete. Torniamo quindi nuovamente ad immergersi all’interno di una visione onirica, che fotografa istanti fantastici e dal forte carattere sognante, i personaggi di Fintan Magee interagiscono con gli spazi aprendo un ipotetica finestra su un universo fantastico, li vediamo in situazioni impossibili mentre realizzano iperbole e similitudini su spunti e tematiche importanti, un esplosione di sensazioni alimentata da un approccio sempre profondo e molto caratteristico, vicino alla realtà ma al contempo così distante
Per darvi modo di apprezzare al meglio tutto il particolare approccio pittorico dell’artista Australiano, vi lasciamo ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli dei due interventi realizzati, dateci un occhiata è tutto dopo il salto, siamo certi che non mancherete di apprezzare, enjoy it.

Pics by The Artist

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Todd REAS James at Galleria Patricia Armocida (Recap)

16/05/2014

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Aperta lo scorso 13 di Maggio andiamo con piacere a dare un occhiata a “Secret Garden” ultima fatica del grande Todd REAS James da poco aperta all’interno degli spazi della bella Galleria Patricia Galleria Patricia Armocida di Milano.
Todd REAS James sviluppa una personale visione degli attuali momenti storici, l’interprete indaga sulla guerra, sul fermento di questi tempi, tra crisi mondiale e conflitti sempre più accessi e di come nonostante ciò di fatto le cose rimangano invariate, lo fà contrapponendo istanti di vita di tutti i giorni, con le sue donne nude, con istantanee più profonde e ruvide, i suoi soldati, arrivando in alcuni casi a miscelare in un forte attrito visivo questi due elementi così distanti.
Attraverso questi temi REAS sviluppa la sua personale visione, uno stile cartoon molto basico ed istintivo elaborato attraverso differenti medium, dalla pittura vera e propria fino all’utilizzo di marker, il tutto con colori belli saturi e tinte piuttosto accese a rimarcare i dettagli e le follie del suo disegno.
Raccogliendo quindi appieno tutto il personale approccio visivo e soprattutto tematico, REAS approda a Milano presentando una corposo allestimento, come detto l’artista newyorkese ha realizzato una nuova serie di opere appositamente per questa suo primo avvento Italiano, sette acrilici su larga scala su dipinti su tela e otto medie e gouache su piccola scala sui dipinti di carta, osservando i lavori emerge la volontà dell’interprete di continuare a portare avanti il peculiare approccio tematico e visivo. Da una parte ritroviamo quindi il rapporto tra istanti di vita quotidiana e personale delle sue canoniche donne nude, in una continua sospensione tra erotismo ed ironia ed attraverso il peculiare spessore cromatico, quindi stile piatto e grasso, dall’altra invece presenti anche alcuni interessanti esperimenti maggiormente concentrati su un approccio astratto, il tutto intervallato dalla presenza dei pirati somali che vanno proprio a contrapporsi attraverso immagini più crude e profonde e legate appunto alla guerra.
In calce al nostro testo come consuetudine per darvi modo di apprezzare al meglio tutto l’allestimento proposto dal grande interprete, una bella serie di scatti con tutti i dettagli delle opere in aggiunta a qualche immagine del vernissage, dateci un occhiata e, lo ricordiamo, per gli amici di Milano e per chiunque si trovasse in città c’è tempo fino al prossimo 1 di Agosto, noi ve l’abbiamo detto.

Galleria Patricia Armocida
Via Lattanzio 77 Milano

Thanks to The Gallery for The Pics
Pics by Carlo Beccalli

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Xabier XTRM – “Gauerdiko hegaldia” New Piece in Tolosa

16/05/2014

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Continuiamo con piacere a monitorare gli sviluppi del lavoro di Xabier XTRM, l’interprete Spagnolo ha infatti da poco terminato una nuova e caratteristica pittura a Tolosa portando avanti temi e stilistiche tipiche del proprio operato.
Abbiamo spesso avuto il piacere di apprezzare la peculiare visione di Xabier XTRM completamente coinvolti all’interno di un pratica che vede l’interprete portare avanti un personale percorso stilistico che rappresenta la perfetta unione alchemica tra un impronta pittorica ed una installativa, in entrambi i casi altamente radicate. Osservando gli interventi assistiamo quindi ad un bilanciamento di due approcci differenti che si intersecano in un’unica soluzione visiva con soluzione di continuità. Da una parte veniamo accolti dalle profondità delle tavolozze cromatiche tipiche della pittura dell’interprete che vanno ad incontrare nel loro svilupparsi – in alcuni casi venendo delineate e delimitate dalle stesse – una serie di filamenti o vere e proprio strutture in legno che rappresentano l’indole installativa dell’artista.
Da questa volontà stilistica emerge quindi un prerogativa lavorativa che si sviluppa per mezzo di un approccio profondo e sfaccettato concedendo a chi osserva l’opportunità di poter toccare con mano e seguire gli sviluppi delle forme, delle linee tracciate e che delimitano le varie sezioni delle composizioni, le opere rompono quindi la barriera dimensionale offrendo una tangibilità ed al contempo innescando effetti di tridimensionalità e profondità.
Il risultato finale di questa esperienza visiva innesca una danza che unifica sotto un’unica cornice, fasi e sperimentazioni di colore, all’interno delle quali la pittura si mescola dando vita a tinte altamente viscerali e profonde, si muove suggerendo percorsi ed alimentando una senso di profondità ed ascesa incentivati proprio dalla presenza delle componenti installative. Queste ultime tracciato sezioni e staccano le varie forme, riuscendo al contempo a aumentare l’attenzione su particolari sezioni delle figure raffigurate, a caratterizzare infatti la pittura di Xabier XTRM troviamo infatti la scelta dell’interprete di dipingere forme od astrazioni differenti, dagli animali, a soggetti maggiormente organici tra cui la chiave è uno dei simboli ricorrenti.
Per questa sua ultima fatica dal titolo “Gauerdiko Hegaldia” – traducibile con “Midnight Flying” – l’interprete presenta su questa porzione di parete il corpo di un uccello caratterizzato dal proprio personale approccio visivo. Se i filamenti tratteggiano i dettagli del volto e del cuore, la pittura qui prende il sopravvento innescando attraverso a concentrazioni cromatiche più intense e maggiormente caratterizzate, un impianto viscerale, spesso e coinvolgente.
Non aggiungiamo altro, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli dell’intervento, dateci un occhiata siamo certi infatti che non mancherete di apprezzare tutto il particolare approccio ed il grande impatto visivo dell’interprete, è tutto dopo il salto, enjoy it.

Pics by The Artist

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Zio Ziegler – New Mural in Tokyo, Japan

16/05/2014

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Dopo averci deliziato con Et in Arte Ego aperta lo scorso mese negli spazi della Antonio Colombo Gallery di Milano, Zio Ziegler si è da poco spostato a Tokyo dove per le strade della capitale Giapponese ha portato a termine una delle sue tipiche pitture.
Abbiamo spesso posato il nostro sguardo all’interno dell’immaginario di Zio Ziegler, completamente assuefatti da uno stile che non manca mai di proporre soluzioni e variabili sempre nuove ai suoi tipici e peculiari interventi. Come visto più volte gli interventi dell’artista sono caratterizzati dalla presenza di figura zoomorfe caratterizzata da una incredibile profondità di dettaglio, questi eclettici characters prendono vita unicamente per mezzo del bianco e del nero e vengono sviluppati seguendo un tratto forte e profondo che, attraverso segni e linee ripetute, va a caratterizzare le viscere dei soggetti realizzati e la loro intricatissima trama interiore. Quella che emerge è inevitabilmente un influenza forte ed accentuata verso il cubismo così come l’arte tribale o primitiva con tutti i personaggi caratterizzati da una forte caratterizzazione simbolica così come da strutture fisiche irregolari ed impossibili. Se questa rappresenta la visione prettamente legata ai lavori in strada, per quanto concerne la ricerca in studio Zio Ziegler sceglie di mischiare le carte in tavolo aprendosi ad un percorso visivo decisamente più ricco e sfaccettato. È inevitabile notare come anzitutto l’utilizzo del colore investa la pressochè totalità dei lavori realizzati in studio, questa precisa scelta stilistica va di fatto ad unirsi alla volontà dell’interprete di approfondire i lati più emotivi dell’uomo, le opere si fanno quindi maggiormente complesse e ricche di sfaccettature, con il colore a caratterizzarne la visione e soprattutto ad ampliare le possibilità e le percezioni di chi osserva. Attraverso una costante decorazione dei soggetti raffigurati, che si fanno qui più vicini ad una visione antropomorfa, vediamo opera più profonde, avviluppate attraverso una varietà di colori e sensazioni, l’artista indaga sugli stati d’animo dell’individuo e della collettiva e lo fa attraverso una pittura maggiormente viscerale, per certi versi personale e direttamente connessa agli aspetti, alle sensazioni ed agli stati d’animo del momento.
Il lavoro realizzato su questa porzione di parete, mette in mostra ancora una volta tutto il particolare approccio visivo di Zio Zielger, spazio quindi all’utilizzo del bianco e del come unici interlocutori cromatici così come alla spiccata sensibilità per il dettaglio che da sempre ne arricchisce le produzioni. La nuova opera ci mostra una tipica figura di Ziegler letteralmente attorcigliata all’interno dello spazio a disposizione, come sempre l’interprete imprime all’intervento una quantità smisurata di elementi pittorici, pattern, texture e figure al suo interno, alimentandone la profondità e spingendo l’osservatore ad osservarne ogni pertugio. A colpire la nostra attenzione è però l’atto di togliersi la maschera da parte del soggetto raffigurato che si presta, come facilmente intuibile ad una lettura maggiormente profonda dell’intervento, caratterizzando quindi in questo modo l’opera attraverso varie e soggettive chiavi di lettura, ci piace.
In attesa di nuovi aggiornamenti sul lavoro del grande artista, per darvi modo di apprezzare quest’ultima fatica dell’interprete Statunitense vi lasciamo ad una bella serie di scatti, dateci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare.

Pics by Nalice_Malice

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Crisa – New Murals in Comalapa and Siltepec, Mexico

16/05/2014

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Continuiamo con piacere a seguire tutti gli spostamenti di Crisa, il grande artista Italiano come detto si trova in Messico, qui a Comalpa e Siltepec ha da poco portato a termine due nuovi caratteristici interventi.
Come abbiamo avuto modo di vedere Crisa si sta spostando da un paese ad un altro, all’interno di un viaggio nelle terre Messicane che sta portando l’artista a stretto contatto con una cultura diversa ma anche con storie, sensazioni ed emozioni sfaccettate e che inevitabilmente vanno ad influire sul proprio operato. In compagnia di Umberto Cao, che sta documentando tutti gli spostamenti attraverso un diario, l’artista ha così l’opportunità di esplorare e portare avanti tutto il personale immaginario, aggiungendo e rilevando spunti e riflessioni differenti all’interno di un peculiare tessuto urbano come quello Messicano.
Il lavoro dell’artista ha sempre rivelato nella sua profondità l’esigenza dello stesso di sviluppare una riflessione sull’uomo e sul suo vivere all’interno di due differenti e divergenti emisferi, la città e la natura nelle produzioni dell’interprete sono in continua lotta in una visione che lo vede farsi carico di un dialogo che possa riavvicinare le parti, da una parte il cemento, i muretti, le architetture, dall’altra l’impeto del verde, dei rami, delle foglie e di tutto l’universo naturale. Avverte le sensazioni, il disagio e le catene della città, ma ne coglie anche gli aspetti più romantici e sognanti l’artista che al contempo rivolge il proprio sguardo alla bellezza intrinseca della natura, del verde e del primo e naturale habitat per l’uomo, questo bilico emotivo si manifesta attraverso una pittura che ci mostra questa continua e ciclica lotta, i muri, i palazzi, le antenne, il cemento che va a rinchiudere la natura che di contro esplode, si ribella, riversando attraverso tutto il suo impeto il proprio verde, una forza irruente, devastante che ne sgretola le fondamenta, fuoriesce dai cunicoli e dagli spazi irregolari dei rettangoli grigi, reclamando il proprio spazio, quello che gli spetta e che è suo di diritto.
I lavori risultano dettagliatissimi mostrandoci ciascuno degli elementi peculiari di ogni emisfero, da una parte i mattoni, i tetti, le case, i tralicci, le cupole e le antenne appartenenti al mondo cittadino, dall’altra tutto le meraviglie del mondo naturale. Questa contrapposizione oltre a svilupparsi per mezzo dei suoi elementi visivi e distintivi va ad innescare un duplice rapporto cromatico, se il mondo cittadino viene infatti raffigurato per mezzo di colori spenti e vicini al grigio, quello naturale di contro si insinua nei meandri e nei pertugi attraverso un verde carico ed accesso.
Al centro di questa lotta ritroviamo la figura umana, impersonata proprio da chi si ritrova ad osservare le produzioni dell’interprete, siamo noi che ritroviamo smarriti al centro di due universi tentando di trovare il nostro giusto posto, ci ritroviamo a leggere i dettagli, a scoprire tutti quegli elementi che caratterizzano l’uno e l’altro, fermi, immobili ed assolutamente assuefatti a quello che abbiamo di fronte, senza poter fare una scelta.
Cogliendo appieno tutto il personalissimo immaginario per questi due nuovi lavori Crisa prosegue nel portare avanti tutti gli spunti tematici a lui cari, il primo intervento, realizzato nella zona di Chiapas vicino alla frontiera con il Guatemala in un paesino che si chiama Comalapa, l’artista realizza una gigantesca balena. Si tratta di un ritorno ad uno dei soggetti tipici dell’immaginario dell’interprete che torna qui con tutti il carico di elementi e frammenti naturali ed urbani che vanno a dissolversi schizzando via su tutta la parete, durante l’atterraggio dell’animale. Se possibile il secondo lavoro, realizzato in un paese che si chiama Siltepec, risulta ancora più caratteristico andando a cogliere appieno tutta la dualità tematica dell’interprete, i due emisferi che abbiamo sempre visto in continua lotta, qui vanno a separarsi in un ipotetico mondo diviso a metà dove da una parte troviamo il mondo naturale, con una serie di grovigli ed elementi verdi, dall’altra la città raffigurati ancora una volta per mezzo di mattoni incastrati.
Il risultato finale sono due interventi densi e carichi di dettagli, ricchi di emotività e che ancora una volta suggeriscono un forte moto perpetuo, l’interprete prosegue nel portare avanti le sue riflessioni sull’habitat umano e lo fa nuovamente riversando su parete tutta la profondità e le peculiarità del proprio tratto, chapeau!
In attesa di scoprire nuovi aggiornamenti sul viaggio dell’interprete, in aggiunta al nostro testo come consuetudine trovate una bella serie di scatti con tutti i dettagli, alcune fasi durante il making of, fino ai due risultati finali, dateci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Artist for The Pics
Pics by Umberto Cao

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G.Loois x Bue2530 – New Mural for ALTrove Festival

16/05/2014

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Torniamo per le strade di Catanazaro, in occasione dell’eccellente ALTrove Festival ritroviamo con piacere G.Loois e Bue2530, i due artisti italiani su questa grande parete danno vita ad uno dei lavori più interessanti tra quelli fin qui visti, innescando temi e spunti tipici dei loro personali percorsi artistici.
Uniti da un legame comune con la natura, G.Loois e Bue2530 nel loro operato vanno però ad esplorare ed approfondire spunti differenti, il prima è legato a tutti quegli aspetti tipicamente vicina alla materia, alla forme ed alle densità del mondo naturale, il secondo invece dal canto suo concentra i propri sforzi in una personale rivisitazione del mondo animale. Non stupisce quindi la scelta degli organizzatori di unificare sotto unica cornice questi due percorsi che trovano un perfetto sviluppo tematico e visivo attraverso una comune scelta cromatica.
L’opera degli artisti si basa quindi anzitutto sulla scelta di utilizzare esclusivamente tinte e colori scuri carichi dei dettagli tipici del percorso di ciascuno dei due, con essi va a svilupparsi un immagine assolutamente caratteristica che fonde al suo interno i differenti fulcri tematici appartenenti ai due. Partiamo dal basso, nella parte inferiore dell’intervento si sviluppa tutta l’impronta di G.Loois, quello che vediamo spuntare da un ipotetico e gigantesco uovo è infatti un gorilla nero raggomitolato su se stesso, sguardo minaccioso per l’animale che tiene in braccio una singolare figura. Attraverso una pittura carica e pregna di sentimento, con una ricchezza di sfumature ed elementi pittorici, ancora una volta il lavoro dell’interprete si concentra su forme ed involucri tipicamente organici, se infatti da una parte troviamo il gigantesco uovo schiuso dal quale vediamo uscire la figura dell’animale, dall’altra l’opera è invasa da una serie di figure rocciose di differente dimensione che a cascata investono tutto lo spazio a disposizione. A catturare la nostra attenzione non poteva che essere l’elemento custodito dalla bestia che attraverso una pigmentazione di rara intensità rappresenta tutto il valore mistico ed onirico delle produzioni dell’artista.
Scorrendo nella parte centrale veniamo accolti da un reticolato bianco che fa da protezione ad un insolita figura geometrica, rimarcata da outlines spesse e da un carattere cromatico forte ed in netto contrasto con il resto dell’opera. Da questa si sviluppa nella parte più alta della parete tutta la forza visiva di Bue2530, l’artista opta, ricalcando come detto la scelta cromatica dell’intervento, però una rappresentazione sfaccettata ed al contempo armoniosa di due animali. In particolare si tratta dai una sorta di fusione corporea che da una parte rivela tutta la predisposizione al dettaglio dell’interprete, dall’altra invece tutto il carattere del suo perato grazie agli intermezzi che ci mostrano le viscere degli animali raffigurati. La continua alternanza di parti interne ed esterne, in un conseguente intervallo di colori, offre quindi l’opportunità all’artista di intervenire attraverso dettagli vivi ed avvolgenti, se infatti le parti interiori vengono dipinte utilizzando unicamente un’unica tinte, è nei corpi dei soggetti che si scatenano giochi ed effetti differenti. Ritroviamo texture geometriche, passando per linee sinuose ed altri pattern che fanno a formare tutto il caratteristico manto che ricopre i due animali.
Non aggiungiamo altro, per darvi invece modo di apprezzare al meglio tutto l’impatto e la grandissima densità di dettaglio che accompagna questa loro fatica, vi lasciamo ad una bella ed ampia serie di scatti, il consiglio è quello di darci un occhiata siamo certi infatti che come noi anche voi non mancherete di apprezzare, ma restate sintonizzati non abbiamo ancora terminato di raccontarvi tutte le meraviglie del festival, perciò stay tuned e se vi siete persi qualcosa qui tutti i precedenti interventi.

Pics by Angelo Jaroszuk Bogasz

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Interesni Kazki – “End of The War” Painting by AEC

15/05/2014

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Torniamo a proporvi un nuovo dipinto del duo Ucraino Interesni Kazki, con “End of The War”, ultima fatica di AEC, andiamo nuovamente ad immergere all’interno della grande profondità visiva e tematica in un omaggio all’Ucraina alla sua unità, indipendenza e libertà.
Siamo più che mai convinti che le parole in questo caso facciano da contorno di fronte alla grande profondità raggiunta dall’artista per questa sua ultima realizzazione, un opere pregna di significati, spunti, con un livello di dettaglio assolutamente impressionante e capace di proiettarci all’interno del variegato universo tipico dell’interprete e del suo socio WAONE. Una volta in più andiamo quindi a soffermarci sulla straordinaria capacità degli Interesni Kazki di veicolare attraverso un immaginario personalissimo temi, spunti e riflessioni di natura diversa, ma soprattutto il riuscire a creare un universo pulsante, vivo, zeppo di colori caldi che riesce puntualmente ad accoglierci e coinvolgerci. Gli interpreti immettono nelle loro produzioni il risultato delle loro influenze, dai rimandi alla cosmologia, creando dei micro universi abitati da personaggi surreali e combinati alla vastità di dettagli presenti, per riuscire quindi ad apprezzare appieno tutto il valore delle opere dobbiamo letteralmente immergerci all’interno di esse, capirne i simboli così come i dettagli, ma anche lasciarsi trasportare dalle emozioni che trasudano da ogni singola componente. Osservando affondo le opere veniamo accolti da una sorta di alternanza, una danza che miscela elementi naturali con altri fantastici fino ad arrivare a trasformarsi in una novella fiaba moderna che accoglie in se elementi reali ed irreali tracciando con forza una riflessione sul presente attraverso una fortissima sensibilità.
Proprio il presente caratterizza questo lavoro di AEC, l’artista rende omaggio al suo paese e lo fa con un lavoro che ne racconta le sofferenze, ma anche le speranze, “End of The War” è prima di tutto un racconto per chi ha voglia di ascoltare e comprendere, è uno spaccato variegato, profondo ed avvolgente che stupisce ed appassiona. All’interno del dipinto si scatenano simboli e mistificazioni di soggetti differenti, il corpo, l’anima e lo spirito prendono le sembianze di un teschio che porta in braccio il corpo morente di una donna dal quale sboccia un fiore, la Russia e la Cina diventano un orso rinchiuso in una gabbia trainata da un piccolo essere umano, ci sono militanti che cavalcano pesci volanti, libellule a due teste, spie che ascoltano il dialoghi ed i discorsi. C’è anche la guerra che vediamo raffigurata attraverso un fiore dal quale sbocciano dei teschi, od il guerriero metà animale metà uomo che armato di arco emerge dalla natura circostante, l’ addomesticamento del predatore con un gigantesco alligatore fatto prigioniero da una bambina, fino alla resa rappresentata dal corpo di una farfalla dal quale sporge un piccolo braccio che stringe un osso.
Il risultato finale è un dipinto grasso di contenuti e spunti differenti, noi ve ne abbiamo raccontati alcuni il resto ve lo lasciamo ammirare attraverso la ricchissima serie di scatti in calce, diteci la vostra!

Pics by The Artist

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Geometricbang – A Series of New Murals

15/05/2014

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Con un bel aggiornamento del proprio sito, torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di Geometricbang, l’artista italiano ha infatti da poco terminato due nuovi e caratteristici interventi portando avanti i nuovi spunti raggiunti negli ultimi mesi.
Attraverso l’incessante lavoro di ricerca e sperimentazione come abbiamo avuto modo di vedere, l’artista negli ultimi mesi ha avuto cambio sostanziale nelle dinamiche del proprio lavoro lasciando immutato il personale approccio cromatico che da sempre ne ha caratterizzato le produzioni. Principale spinta all’interno delle produzioni di Geometricbang è la forte caratterizzazione cromatica dei suoi interventi, se nei precedenti venivamo accolti da trame e visioni maggiormente astratte, in questo cambio di direzione l’interprete sceglie un approccio maggiormente vicino alla forma umana che ne diventa principale protagonista attraverso la rappresentazione di volti o corpi o parti di esse, lasciando di fatto immutate le caratteristiche del proprio tratto. Spazio quindi come sempre a grandi e piccole caselle di colore, prive di outlines, ed unicamente composte seguendo una precisa scelta cromatica fino a formare i soggetti e le forme desiderate.
Per questa sua nuovo percorso l’artista sceglie un impronta maggiormente vicina all’illustrazione ed alla grafica, raccogliendo il personale processo produttivo ne rielabora le sorti finali andando ad interagire con lo spettatore in modo differente e per certi versi diametralmente opposto. Nei precedenti interventi chi osservava i lavori dell’artista aveva l’opportunità di elaborare una propria e personale chiave di lettura, figlia di sensazioni e stati d’animo soggettivi, ora è lo stesso interprete a suggerire l’immagine donando alla stessa fattezze e forme note per un dialogo quindi meno dispersivo e criptico, ma piuttosto chiaro, diretto e di conseguenza maggiormente efficace. I soggetti si fanno audaci, irriverenti, scherniscono situazioni quotidiane prendendosi gioco di chi osserva, avvolti da fasci di colore, risultano vivi ed impattano grazie alla loro profonda caratterizzazione cromatica, fino a suggerire spunti e temi differenti.
Con questi due nuovi interventi rispettivamente dal titolo “Wednesday” e “Man Lying”, Geometricbang raccoglie alla perfezione lo spirito del suo lavoro, dal punto di vista stilistico la ritroviamo le grandi e piccole caselle di colore che vanno a formare figure, volti e forme differenti, per una varietà di situazioni ed impulsi tutti nuovi e da leggere, dall’altra invece esplode tutta l’irriverenza ed il coinvolgimento del suo percorso visivo attraverso la rappresentazione di una situazione di vita intima.
In attesa di scoprire i prossimi aggiornamenti, come consuetudine ad accompagnare il nostro testo una bella serie di scatti con i dettagli di queste ultime due opere, il consiglio è quello di darci un occhiata, siamo infatti certi che non mancherete di apprezzare.

Pics by The Artist

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Orticanoodles – New Mural at Cheap Festival 2014

15/05/2014

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Chiudiamo il cerchio sugli ospiti di questa nuova edizione di CHEAP Festival con l’eccellente lavoro degli Orticanoodles che hanno proposto un interessante omaggio a Roberto Roversi.
Con 104 metri di pellicole, 30 persone per la parte di back office, 91 metri quadri di parete, 70 ore di taglio, 30 ore di ideazione e elaborazione concetto, 40 ore di cantiere, per 4 giorni, con 12 persone, 22 litri di tempera, sono questi i numeri del progetto site specific, realizzato dagli interpreti insieme ai ragazzi del LABA – Accademia di Belle Arti di Brescia.
Gli Orticanoodles hanno lavorato al Pilastro, poco lontano dal lavoro di Sten & Lex (Covered), si tratta di un luogo che rappresenta uno dei pochi centri di aggregazione in quell’area di città e che si caratterizza per una fortissima presenza di migranti e di multiculturalità. Una zona molto periferica, un po’ un quartiere dormitorio, pieno di palazzoni e case popolari, dove la proposta culturale è molto poco sviluppata, rispetto al centro, al contempo è grazie proprio a tutti questi aspetti il quartiere dove si crea con un maggior impulso, il rapporto diretto tra l’artista e gli abitanti si fa più solido dando quindi tutto un senso maggiormente partecipativo al lavoro svolto.
Gli Orticanoodles hanno lavorato insieme ad un gruppo di ragazzi della LABA di Brescia condividendo con estrema generosità, spiegando loro le tecniche ed il proprio personale approccio lavorativo, così per certi versi piuttosto insolita. Con il patrocinio dell’ANPI, sezione di Bologna, quest’ultima magia degli artisti prosegue nel portare avanti la loro personale ricerca visiva, continuando a lavorare sulla tematica del ritratto, cercando una figura che fosse realmente sentita dalla città di Bologna, il duo sceglie di raffigurare un ritratto di Roberto Roversi, scomparso due anni fa, poeta, giornalista, libraio, intellettuale nonché partigiano molto amato dalla città di Bologna.
Il ritratto si scompone e si moltiplica, per sottolineare le tante persone che Roversi è stato, i cerchi, quasi occhio di bue, su diverse parti del volto sottolineano invece i diversi ambiti un cui Roversi ha toccato vette di eccellenza. Gli Orticanoodles hanno prima lavorato con gli stencil per poter usare la tecnica dello spolvero, un approccio quest’ultimo tipicamente antico, utilizzato anche per Cappella Sistina, che riproposto in un contesto moderno come il particolare quartiere Bolognese. Come è possibile vedere dalle immagini, dopo aver riempito le campiture di colore, in alcune aree sono stati messi degli inserti di carta, vergati con la grafia di Roversi, si tratta di frammenti della sua sconfinata bibliografia, alimentando quindi l’idea di omaggio ed imprimendo all’intervento una forte connotazione personale.
In calce al testo, vi lasciamo alla consueta ampia serie di scatti con tutti i dettagli e le fasi durante il making of di questo splendido intervento, il consiglio è come sempre quello di mettersi comodi e di darci un occhiata, è tutto vostro, enjoy it.

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Hyuro – New Murals for Memorie Urbane Festival 2014

15/05/2014

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Proseguiamo la nostra full immersion all’interno delle meraviglie del Memorie Urbane Festival di quest’anno, è infatti Hyuro ad aver da poco terminato due dei suoi peculiari interventi su queste lunghe pareti a Gaeta.
Dopo averci deliziato con il bel progetto per il CHEAP Festival Bolognese (Covered), la grande artista Argentina scende l’Italia per dare un nuovo contributo ai muri della bella città sul litorale Pontino, è la seconda volta a distanza di pochi mesi visto che l’interprete è stata scelta dal team del festival per realizzare gli interventi in in occasione giornata contro la violenza sulle donne (Covered).
Questa nuova immersione per le strade di Gaeta è l’occasione per tornare ad approfondire una tra le artiste di maggior interesse per noi di Gorgo, Hyuro ha saputo coadiuvare una tematica forte e solida e dar vita attraverso un tratto immediato e facilmente riconoscibile ad un personalissimo lavoro che non smette mai di sorprenderci e stupirci in senso positivo. L’abilità dell’artista di elaborare situazioni, temi e spunti sempre diversi e di riuscire con essi a tracciare con vigore ed energia un preciso senso tematico, rappresenta uno dei valori aggiunti di una produzione che prosegue nell’insistere in una peculiare lettura dell’identità femminile. La donna dell’Argentina è spenta, cupa e malinconica e si aggira sulle pareti tentando una difficile risalita sociale, prigioniera e legata, imbavagliata è il termine giusto, dagli stereotipi di una società radica nelle proprie posizioni maschiliste difficili di cambiare e da smuovere. L’idea tematica si rivolge quindi ad una riflessione sull’universo femminile, sulle sue difficoltà e sul ruolo che la donna moderna ricopre all’interno della società e della quotidianità, l’interprete utilizza elementi ricorrenti appartenenti al mondo della casa, padelle, pentole, scope oppure come in questo caso le scale, che da una parte caratterizzano l’idea collettiva della donna, attaccata alla casa ed alle sue faccende domestiche, dall’altra invece servono per far compiere un ipotetico slancio ai personaggi raffigurati che vediamo sempre all’interno di situazioni al limite del reale e del bizzarro proprio per mezzo di questi oggetti. Se questi rappresentano gli spunti tematici, dal punto di vista stilistico come detto l’artista agisce per mezzo di tonalità delicate ma al contempo spente, come i grigi e le loro differenti alterazioni cromatiche, la scelta si rivela quindi direttamente legata alle tematiche sviluppate ed anzi riesce in un certo senso a restituire un forte sentore di malinconia ed oppressione.
Con il primo intervento Hyuro dipinge una serie di figure femminili questa volta impegnate in una ipotetica risalita sulle scale, il senso del dipinto, com’è facilmente intuibile, mira a proporre l’ennesimo paragone riflessivo, i characters rappresentati tentano di risalire le scale sociali rappresentate proprio da alcune di queste, semplice, d’effetto e come sempre riflessivo proprio come piace a noi. Maggiormente criptico il secondo lavoro dell’artista che vede, in una sequenza costante, due donne intente a piegare una coperta, l’interprete qui si diverte a realizzare una scena di quotidianità proseguendo ad approfondire la sua tematica prediletta legata all’universo femminile.
In attesa di nuovi aggiornamenti dal festival, se vi siete persi qualcosa vi rimandiamo alla nostra sezione, non aggiungiamo altro, vi lasciamo come consuetudine ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli del work in progress fino all’eccellente risultato finale, dateci un occhiata!

Thanks to Flavia Fiengo for The Pics

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Domenico Romeo – New Mural for ALTrove Festival

15/05/2014

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Con Domenico Romeo proseguiamo il nostro viaggio all’interno dell’ALTrove Festival di Catanzaro, l’interprete ha infatti da poco terminato uno splendido intervento come sempre caratterizzato dal particolare alfabeto visivo e tematico.
Abbiamo sempre apprezzato la particolare ispirazione delle opere di Domenico Romeo, l’artista è stato chiaro fin da subito, il suo alfabeto è pensato e sviluppato unicamente per se stesso, e la sua personale forma di dialogo con se stesso, la sua viscerale soluzione per rigurgitare sensazioni e stati d’animo personali. Quello che ci ha sempre spinto ad osservare con cura gli interventi dell’artista, è senza dubbio proprio questo sapore criptico che accompagna tutto il suo filone produttivo, la curiosità, caratteristica univoca dell’uomo, ci spinge e cercare di scardinare la chiave di lettura, a tentare di trovare un ipotetica lettura per riuscire a svelare i segreti di questi messaggi celati e personali. Le lettere raffigurate per mezzo di una calligrafia dolce e sinuoso schizzano quindi veloci perdendosi nei meandri degli spazi, scegliamo quindi di lasciarci cullare dal moto e dai percorsi tracciati dalle lettere, abbandonandoci a noi stessi, alle nostre sensazioni e stati d’animo.
Il flusso costante, dolce ed armonioso della calligrafia dell’artista, che sceglie di affidarsi al bianco ed al nero come interlocutori cromatici ed ad interporre all’interno dei tracciati tinte e colori differenti, ha del terapeutico ed al contempo rivela nelle sue piaghe la volontà dell’artista di rivelare temi e spunti profondi sempre e comunque legati alla propria storia, al proprio essere, spesso in contatto con il luogo dove è solito dipingere. Le sensazioni ed i pensieri dell’artista vanno quindi a tracciare gli spunti e le emozioni del luogo di lavoro, si aprono così danze sinuose e ripetute in una corsa che sale e scende, si estende e si rimpicciolisce, che cambia tonalità, che investe lo spazio avvolgendo e trasformando tutta la superfice a disposizione in un unico grande pensiero.
Per la bella rassegna di Catanzaro Domenico Romeo risponde direttamente a 2501 andando a concludere la trasformazione della struttura precedentemente elaborata dall’artista (Covered). Per questa occasione l’interprete presente “Roots are Stronger than Storm” si tratta di una nuova riflessione personale veicolata come sempre dal consueto e peculiare alfabeto, l’artista riflette sull’importanza di avere delle radici ben salde, di mantenere Il tronco al terreno e di come questo faccia resistere l’albero dalle intemperie della natura. Il paragone con l’albero, l’idea come è facilmente intuibile è quella di un parallelo dove l’albero sia noi stessi e le intemperie le difficoltà della vita e le radici rappresentano la nostra famiglia, il posto di appartenenza. L’intervento sa quindi di celebrazione e di omaggio ad un terra che appartiene all’artista che per il suo ritorno in Calabria sceglie di rendere omaggio alle proprie origini affermando anche un monito di speranza per tutta la regione affinché sappia resistere alle avversità di un periodo non proprio fulgido. Solo chi ha radici forti resiste alla tempesta.
Non aggiungiamo altro, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli dell’intervento, in aggiunta a qualche immagine durante le fasi di realizzazione, dateci un occhiata e tornate a trovarci nei prossimi giorni infatti proseguiremo il nostro full recap sui lavori realizzata per la rassegna.

Thanks to The Artist for The Pics
Pics by Angelo Jaroszuk Bogasz

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“APERTURA” Group Show at Mini Galerie (Teaser)

15/05/2014

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Il prossimo 23 di Maggio all’interno degli spazi della Mini Galerie di Amsterdam aprirà “APERTURA” nuovo group show tutto Italiano con i lavori di Moneyless, 108, CT, Tellas, Ciredz e Martina Merlini.
Lo show, prima esibizione all’interno dei nuovi e più grandi spazi della galleria olandese, propone quindi uno spaccato forte e sfaccettato dell’astrattismo italiano ospitando all’interno dei suoi spazi una bella varietà di tecniche diverse con lavori di differenti dimensioni, dal disegno alla pittura, passando per i lavori su muro per concludere con la fotografia e alcune screenprints, ma sopratutto i nomi tra i più importanti del movimento, pesi massimi del nostro movimento tutti riuniti all’interno di un unica grande cornice.
Noi dal canto nostro siamo piuttosto eccitati per l’evento e non vediamo l’ora di vedere da vicino cosa proporranno gli artisti, tutte le info dopo il salto, per gli amici Olandesi e per chiunque si trovasse in zona segnatevi la data sul calendario, diversamente stay tuned qui sul Gorgo per un ampio ed approfondito recap.

The Mini Galerie is proud to present Apertura, an ‘all Italian’ exhibtion at the new location of the Mini Galerie in Amsterdam. For this exhibition the gallery invited the following six talented Italian artists: Moneyless, 108, CT, Tellas, Roberto Ciredz and Martina Merlini. The exhibition will host a variety of techniques, sizes and media, ranging from drawings, paintings and wall objects to photographs and screenprints.

The Apertura (the Italian word for opening) exhibition will be the first exhibition at the new space of the Mini Galerie. After three years of organizing exhibitions in a small apartment in the city centre of Amsterdam, it is time for the gallery to take the next step.

You are welcome to join us for the opening of the new show and the new location on the 23rd of May, 18-21 h.

Mini Galerie
Kinkerstraat 12A
1053 DT Amsterdam

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NeSpoon – “Merletti” at Spazio Elastico (Recap)

14/05/2014

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Aperta lo scorso 9 Maggio andiamo a dare un occhiata approfondita a “Merletti” ultima fatica presentata dalla grande NeSpoon all’interno dello Spazio Elastico di Bologna che continua in questo modo la sua ricca ed interessante programmazione.
La grande interprete Polacca approda quindi nello Spazio di Bologna con uno show ricchissimo che rivendica alla perfezione tutto un bagaglio visivo tipico dell’artista, il lavoro di NeSpoon è intrinsecamente legato alla superficie sulla quale prende vita, le opere sono visioni oniriche che prendono vita attraverso la forma di ricami e mandala che sembrano letteralmente cuciti all’interno della superficie. L’abilità dell’artista è quella di riuscire ad interagire con diversi tipi di medium con i quali da vita a tele di merletti e pizzi sui muri, all’interno di un tronco, nelle cavità recondite della strada che riprendono vita, si animano in una danza sensuale ed intrecciante, un immersione della materia toccandone l’essenza e stravolgendone i connotati visivi. Le forme non sono mai a caso ma bensì studiate per l’apposito spazio così come i colori che prendono vita seguendone le sfumature con un risultato finale dove opera e spazio si trasformano in un unico elemento, il gesto artistico si fonde con tutto ciò che circonda l’artista, con il panorama, con i sentimenti e gli odori che lo stesso trasmette al fine di creare un equilibrio visivo ma anche una simbiosi tra superficie, lavoro, e circondario. Come visto diverse volte, l’interprete predilige l’utilizzo dello stencil come principale pratica artista, non disdegnandola pittura od addirittura l’installazione su differenti materiali e superfici, tutto ciò permette all’interprete di mantenere inalterate la basi del proprio operato andando a sviluppare un dialogo multi sfaccettato per mezzo di elementi e medium differenti. Osservando le produzioni dell’interprete appare chiaro come ogni singola opera è sviluppata pensando anzitutto alla particolare superficie sulla quale prenderà vita e, rispettandone la materia, si avvale dei colori e delle sfumature che la circondano quasi a volerne cogliere l’aspetto e rielaborarne la visione per mezzo del particolare filtro visivo, le configurazioni appaiono come piccoli gioielli, quasi celati alla vista del passante frettoloso ma per chi avrà la pazienza di cercarle, appariranno come piccole perle all’interno di un equilibrio visivo forte e profondamente emotivo.
Per questa sua fatica NeSpoon ha presentato una nuova serie di interventi composti ed elaborati su materiali differenti, dalla carta al legno passando per la ceramica e concludendo con due interventi in strada nei pressi della galleria, lo show presenta tutti il carattere di un percorso che vediamo qui influenzato dai merletti elaborati da Aemilia Ars nei primi anni del Novecento.
Come consuetudine in calce al nostro testo potete trovare una ricca galleria di immagini con alcune fasi durante il making of ed uno sguardo generale all’allestimento proposto, dateci un occhiata e per gli amici Bolognesi e per chiunque si trovasse in zona ricordiamo che c’è tempo fino al prossimo 29 maggio per andare a darci un occhiata approfondita di persona, noi ve l’abbiamo detto.

Spazio Elastico
Via Porta Nova, 12
40123 Bologna

Pics by The Gallery

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OX – New Pieces for Brandalism Project

14/05/2014

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A distanza di parecchie settimane torniamo con piacere a mostrarvi nuovi aggiornamenti sul lavoro del grande OX, pare infatti che l’interprete si sia spostato in Inghilterra dove a Manchester ed a Leeds ha da poco concluso due nuovi interventi per il progetto Brandalism.
Con piacere quindi andiamo nuovamente ad immergerci all’interno dell’immaginario di OX in occasione di un progetto che fà proprio della riappropriazione degli spazi pubblicitari il suo fulcro tematico e di azione, 10 città, 40 artisti, 365 spazi pubblicitari e non poteva mancare l’apporto del campione Francese. Come abbiamo avuto più volte modo di vedere il lavoro dell’interprete poggia le sue solide basi sulla grande immaginazione dello stesso artista francese, l’interprete si appropria degli spazi apportando sugli stessi la propria personale visione. E’ un lavoro di trasformazione atto anzitutto a demolire nelle fondamenta il significato stesso delle billboards, i cartelloni pubblicitari che rappresentano il vero e (quasi) principale bersaglio dell’artista, ma anche dei suoi stessi elementi cardine. Questi spazi da strumenti visivi atti a pubblicizzare un prodotto od un servizio, e quindi un ‘ostacolo’ visivo per il panorama circostante, si trasformano in elementi profondamente connessi con le stesso. Accade così che le opere siano una vera e propria continuazione del panorama mutato e naturale prosecuzione filtrata attraverso lo sguardo dell’interprete stesso, o nei casi più estremi una vera e propria negazione di ciò che i cartelloni rappresentano. Non c’è un filo conduttore, uno stile comune nelle opere di OX di fatto ogni opera è nuova e differente dalla precedente, l’artista ha l’esigenza di scrutare e rielaborare attraverso un ottica differente e nuova ciò che ha di fronte, sfrutta tutta la superficie eliminando od inserendo i suoi paste-up, creando un opera nuova ed in perfetta simbiosi con il circondario. Il risultato finale è innanzitutto un forte stimolo visivo, l’interprete vuole farci osservare da un nuovo angolo, ci spinge a vedere ben oltre il cartellone, interagisce con gli spazi, li fà propri in una immersione architettonica e visiva forte e ridondante atta a sfruttare l’elemento pubblicitario per calamitare l’attenzione dello spettatore verso nuovi e più interessanti lidi, spingendo a farci osservare ciò che ci circonda. In secondo luogo l’artista va a riappropriarsi dei panorami, spariscono gli ostacoli dettati dagli stessi cartelloni che tornano attraverso il lavoro dell’interprete a legarsi con ciò che li circonda.
Per questa suo doppio lavoro Inglese, OX propone lo stesso concetto su due differenti luoghi, in entrambi i casi si tratta di due pannelli pubblicitari di piccole dimensioni, attraverso la propria visione ed utilizzando un effetto ottico minimale, l’artista va a simulare una pagina bianca incollata sulla superfice dei due piccoli cartelloni. L’idea che emerge è da una parte quella di voler annullare ancora una volta il senso pubblicitario della superfice, dall’altra dare libero sfogo alla fantasia dell’osservatore che può riempire lo spazio bianco come meglio preferisce ed attraverso dinamiche e visione prettamente soggettive.
In attesa di scoprire se questa serie avrà un seguito o meno, vi lasciamo alle immagini dei due lavori, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui su Gorgo per tutti gli aggiornamenti del caso, enjoy it.

Pics by The Artist

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108 x Corn79 – New Mural for SAMO in Torino

14/05/2014

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Volgiamo il nostro sguardo a Torino dove 108 e Corn79 hanno unito le forze per realizzare questo bell’intervento in occasione dell’interessante progetto SAMO dove attraverso il lavoro di grandi nomi della italiana ed internazionale, un ex magazzino industriale è stato trasformato in un centro artistico-culturale.
SAMO nasce come identità figlia di quel SAM che tanto ci aveva coinvolto e che nel maggio del 2012 aveva dato nuova vita all’ex zoo comunale di Torino già Parco Ignazio Michelotti. Ora dopo il progetto BAM Bergolo-Levice ecco tornare gli organizzatori nella loro città per trasformare un vecchio edificio industriale con i suoi 400 mq, sia interni che esterni, in un nuovo e caratteristico centro artistico e culturale affidandosi al talento di nomi tra i più importanti in Italia e non.
Per questa loro combo Corn79 e 108 vanno a lavorare su una porzione di parete andando a far interagire i rispettivi stili e le personalissime tematiche visive, quello che emerge è una nuova figura che eredità le peculiarità delle visioni di ciascuno dei due interpreti in un risultato finale assolutamente riuscito.
Raccolti all’interno di una declinazione astratta, all’interno del lungo spazio a disposizione, vanno in questo modo a miscelarsi due approcci differenti, la figura cardine è chiaramente una delle tipiche strutture di Corn79, l’artista qui sviluppa un approccio più pulito, lasciando per un momento da parte le colate ed i backgrounds viscerali che ne stavano caratterizzano l’operato negli ultimi mesi, scegliendo piuttosto una approccio maggiormente lineforme che riprende i recenti lavori in studio. La configurazione astrale viene infatti interamente costituita per mezzo di brevi e precise linee che ne simulano il movimento così come la profondità e la tridimensionalità, qui all’interno della stessa all’interno delle stessa ed in uno slancio gravitazionale, quasi come un appendice, emerge una delle iconiche forme nere di 108. L’interprete va a riprendere la forma a cerchio, cuore stesso dell’intervento nel suo insieme, per svilupparne un più piccola ed acuta, uno slancio dove nella stessa punta come sempre ritroviamo la consueta danza di tinte e colori che caratterizzano gli elementi e le forme organiche e naturali dell’interprete. Qui l’artista sceglie di affidarsi ad una scala di celesti e grigi, li vediamo mano a mano muoversi tra tonalità più chiare fino a quelle più scure per poi tuffarsi all’interno delle profondità del nero, dalla parte opposta troviamo un elemento staccato che va a gravitare nella zona inferiore dell’intervento riprendendo le tracce e le trame realizzate, infine c’è spazio anche per un intermittenza rossa che va a staccare dalla trama catalizzando tutta la nostra ed immaginiamo la vostra attenzione.
In calce al nostro testo come consuetudine trova una serie di scatti con tutti i dettagli dell’intervento realizzato dai due grandi artisti, il consiglio è come sempre quello di darci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare, ma restate sintonizzati presto nuovi aggiornamenti dal bel progetto Torinese.

Thanks to The Artist for The Pics

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2501 – New Mural for ALTrove Festival

14/05/2014

Continuiamo con interesse a raccontarvi i lavori realizzati in occasione dell’ALTrove Festival di Catanzaro, tra i grandi nomi ritroviamo con piacere il nostro 2501 che ha portato a termine un sensazionale intervento su questo enorme struttura.
Dopo Super Super realizzato da SBAGLIATO e la bella parete di RUN (Covered) proseguiamo quindi il nostro approfondimento sulla bella rassegna Calabrese, come detto alla base del progetto troviamo l’esigenza di portare avanti un preciso spunto tematico in un luogo trascurato ed in declino dove i suoi stessi abitanti si ribellano all’adagio dell’accontentarsi ma piuttosto vanno a cambiare le carte in tavola trasformando il volto della città attraverso il valore di talenti di fama nazionale ed internazionale. Si tratta quindi di una rottura profonda e dirompente capace di veicolare per mezzo degli interventi realizzati durante questi primi giorni di Maggio, sensazioni ed emozioni differenti attraverso una rielaborazione visiva di tutti quei luoghi e simboli della bella città.
A continuare il processo di trasformazione troviamo quindi 2501, il grande interprete Italiano prosegue nel portare avanti il personale percorso visivo insieme a tutti quegli aspetti e spunti caratteristici del proprio operato. L’identità dei lavori dell’artista è sempre sospesa tra una visione prettamente mistica ed onirica ad una maggiormente emotiva e destinata a scuotere ed a pizzicare le corde interiori di chi osserva, questa particolare mistura si alimenta per mezzo di un continuo equilibrio, il bianco ed il nero negli interventi dell’interprete si inseguono, si rincorrono andando a tracciare percorsi e figure di volta in volta nuovi e differenti, al loro interno si inserisce spesso il color oro che rappresenta la terza identità, quella più terrena in una trama profonda e coinvolgente. Questo gioco ambivalente si sviluppa attraverso profonde linee nere e sinuose che in sovrapposizione con il background bianco, vanno a tracciare la forma oppure come in questo caso letteralmente ad inglobare la superfice di lavoro, ci si ritrova in questo modo proiettati all’interno di una visione profonda e costantemente in movimento che da una parte spinge l’osservatore a seguire la moltitudine di percorsi raffigurati e di conseguenza a spingerlo all’interno del tessuto elaborato, al contempo ne cela le trame interiori quasi schermandone la chiave di lettura innescando quindi in chi osserva l’esigenza di ritrovare tutti quegli elementi e le forme, all’interno di profondità, cascate e risalite, dove le linee che compongono le figure vanno ad assottigliarsi ed ad ingrossarsi tracciando si percorsi ma anche restituendoci emozioni e stati d’animo differenti che compongono la visione dell’interprete.
Dal titolo “Passing Through”, quest’ultima fatica di 2501 ancora una volta ci mostra la peculiare traccia dell’interprete, l’intera struttura viene completamente invasa dalle caratteristiche trame e dalle linee dell’artista fino a formare una sorta di onda, sinuoso e ridodante che investe la superfice, il tetto e tutto ciò che trova sul suo cammino, un lavoro energico e dannatamente potente.
In aggiunta al nostro testo vi lasciamo anzitutto al bel e divertente video realizzato proprio durante i giorni del festival e che ci mostra alcune fasi durante il making of, ma che fa soprattutto un po’ da antipasto al grande progetto NOMADIC EXPERIMENT che verrà mostrato per la prima volta il 27 Giugno in occasione del prossimo show dell’artista negli spazi della Soze Gallery di Los Angeles, dopo il salto le immagini del lavoro completato, è tutto vostro.

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RUN – New Mural for ALTrove Festival

14/05/2014

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Proseguiamo il nostro viaggio per le strade di Catanzaro, tra i grandi artisti coinvolti nell’ALTrove Festival ritroviamo con piacere RUN che ha da poco terminato questa lunghissima parete portando nella zona del mercato tutto il suo particolare approccio visivo.
E’ anzitutto un piacere ritrovare uno dei grandi nomi Italiani per le strade del nostro paese, RUN infatti da anni si trova a Londra dove sta portando avanti un personalissimo percorso artistico, dopo quindi averci deliziato con una splendida serie di lavori in terra Inglese eccolo ritornare nel bel paese per un lavoro sensazionale. La rassegna come detto affonda le sue radici nella volontà degli organizzatori di mutare il panorama percettivo e visivo della città, concentrando gli sforzi degli artisti coinvolti nei luoghi cardine e simbolo per una rielaborazione degli stessi che possa cancellare la staticità ed il declino di queste zone, e di conseguenza rompere l’illusione che tutto vada bene così, dopo quindi aver posato lo sguardo sull’intervento caratteristico di SBAGLIATO (Covered) ci concentriamo ora sull’opera di un altro big Italiano.
Come spesso abbiamo avuto il piacere di notare il lavoro di RUN porta avanti una peculiare visione e rappresentazione umana che va ad abbracciare tematiche e spunti differenti e che, grazie alla continue ricerche e per mezzo di un tratto che continua la sua evoluzione costante nel tempo, non finisce mai di stupirci e coinvolgerci. L’interprete focalizza il proprio percorso sulla pittura e sul disegno di quelli che sono i mezzi e gli strumenti espressivi per eccellenza, il volto e le mani, che vengono raccolti e reinterpretati dall’artista attraverso un immersione in situazioni e tematiche differenti e che trovano il loro giusto canale espressivo all’interno di un tratto delicato e che spesso poggia le solide sue radici sul binomio cromatico offerto dal bianco e dal nero anche se nell’ultimo periodo stiamo assistendo ad una maggiore caratterizzazione cromatica delle figure rappresentate. Si erge quindi un operato altamente espressivo che riesce attraverso la realizzazione di volti, mani e corpi tipicamente umani, a veicolare sensazioni e stati d’animo differenti, le emozioni vengono quindi trascinate dall’espressività dei personaggi raffigurati rivelando tutta la profondità di un lavoro che non smette di interessarci e coinvolgerci.
Raccogliendo quindi a piene mani da tutto il personalissimo immaginario RUN per questa sua ultima fatica va a realizzare un opere altamente caratteristica, ancora una volta ritroviamo i consueti e peculiari volti, troviamo quindi una serie di facce, uno dopo l’altro l’interprete sviscera differenti frame di differenti soggetti, caratterizzati da una parte dal differente angolo di prospettiva ma sopratutto dal cambio costante di espressioni. Ogni volto raccoglie un emozioni ed una sensazione differente in un percorso in cui l’artista va qui a dialogare con il circondario e con ciò che è già esistente sulla superficie di lavoro, il muretto adiacente si trasforma quindi in ipotetica estensione del muro andando ad ospitare le parti finali dei volti, il mento e la bocca, oppure la siepe che spuntando fuori dalla parete va a prendere il posto del naso con lo stupore della figura dipinta che ne consegue. Ad accompagnare questa profonda caratterizzazione troviamo infine una componente cromatica delicata, l’artista sceglie infatti di affidarsi a pochi colori, il bianco su tutti, per dar vita ai volti ed andando piuttosto ad inserire all’interno degli stessi sfumature e giochi di colore tra il rosso ed il giallo, per ampliarne e caratterizzarne i tratti somatici, tutto davvero molto bello.
Come consuetudine in calce al nostro testo trovate una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica dell’interprete, il consiglio è quello di darci un occhiata, ma restate sintonizzati nei prossimi giorni infatti continueremo a mostrarvi tutti gli interventi realizzati nel corso del bel Festival Calabrese.

Thanks to The Festival and The Artist for The Pics
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Etam Cru – “Ugly Heroes” at Montana Gallery (Recap)

13/05/2014

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Prosegue a gonfie vele la programmazione della Montana Gallery di Barcellona, lo spazio Spagnolo ha infatti aperto lo scorso 8 di Maggio “Ugly Heroes”, ultima fatica del collettivo Etam Cru che ha presentato uno show e ricco ed assolutamente coinvolgente.
A distanza di veramente parecchio tempo, torniamo quindi con piacere ad immergerci all’interno del caratteristico universo del duo Polacco degli Etam Cru, questo loro ultimo show ci offre infatti l’opportunità di un viaggio denso e profondo all’interno del peculiare immaginario dei due artisti che senza troppi giri di parole rappresenta il vero valore aggiunto delle loro produzioni. Come abbiamo avuto modo di vedere diverse volte, il percorso dei due interpreti è la giusta alchimia di influenze ed approcci differenti, dalla grafica passando per l’illustrazione, coadiuvati dall’esigenza di spingere ed approfondire temi e situazioni altamente fantastiche. Il carattere sognante dei lavori dei due artisti va quindi ad incidere nelle loro rappresentazioni finali, a collidere in un unico universo sono però spunti realistici uniti ad un tratto fortemente ricercato e caratterizzato da tinte e colori profondi ed accesi, questa particolare scelta che unifica in un’unica cornice visiva e tematica il reale e l’irreale, la fantasia con la realtà, dà vita a spettacolari opere dove la componente fantastica è si ben presente ma risulta assolutamente vera, causando una contraddittorio rapporto finale in cui lo spettatore si ritrova a domandarsi cosa sia vero e cosa no. I personaggi cosi come i soggetti raffigurati, siano essi umani o vere e proprie characters inventati vengono calati all’interno di storie e situazioni differenti, alcune volte vere e legate alla quotidianità, più spesso andando a creare scorci e spunti di fantasia cogliendo in questo modo lo spettatore piacevolmente sorpreso ed incuriosito. Componente fondamentale all’interno dell’immaginario del duo è quella legata al dettaglio, vero e proprio valore aggiunto di una produzione che non ci stanchiamo di apprezzare, gli interventi così come le opere realizzate in studio, mantengono una dose di profondità visiva impeccabile, i corpi, i lineamenti del viso dei personaggi, così come i loro stessi abiti, gli oggetti raffigurati, vengono tutti trattati con cura e rappresentati nel loro minimo dettaglio, aumentando in questo modo l’impatto e la profondità dei risultati finali.
Per questa loro ultima fatica gli Etam Cru presentano un corpo di lavoro massiccio, caratterizzato dalla presenza di tele e disegni di grandi e piccole dimensioni, dove vengono mantenuti i capi saldi del percorso visivo e tematico dei due e dove anzi abbiamo l’opportunità di apprezzarne da vicino tutto lo stile attraverso una precisa scelta tematica corale. I personaggi sono eroi contemporanei, ‘brutti’, per certi versi agghiacciati e vengono caratterizzati da scenografie, azioni o dettagli legati ad eventi malinconici, tristi e cupi, un alternanza questa che si nota anche nelle tinte scelte, i colori si fanno maggiormente spenti e profondi e vanno ad incidere con l’impatto finale dei lavori.
In attesa di vedere i due interpreti a lavoro per la prima volta in Italia per Memorie Urbane, vi lasciamo ad una bella serie di scatti con tutte le immagini dell’allestimento proposto e degli istanti durante il vernissage, dateci un occhiata e per tutti gli amici spagnoli e per chiunque si trovasse in zona ricordiamo che c’è tempo fino al prossimo 28 Giugno. Infine per chiunque fosse interessato è possibile acquistare la stampa realizzata in edizione limitata proprio in occasione dello show direttamente richiedendo info qui.

Pics by The Gallery

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DissensoCognitivo – New Mural in Civitanova Marche

13/05/2014

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Continuiamo a seguire con interesse gli sviluppi del Vedo a Colori il bel progetto di Civitanova Marche che continua la sua programmazione ospitando questo nuovo lavoro firmato dal DissensoCognitivo che prosegue così nel portare avanti i consueti temi e spunti tematici.
In questi ultimi mesi abbiamo assistito di volta in volta a sperimentazioni e visioni differenti dove il DissensoCognitivo ci ha mostrano la personale enfasi di un progetto che continuiamo ad apprezzare per tematiche e sviluppi visivi, non stupisce quindi la volontà di tentare un approccio maggiormente caratterizzato dal colore al fine di rivelare un impatto più profondo lasciando comunque invariate quelle che sono le peculiarità tematiche che da sempre accompagnano il cammino dell’interprete.
Il percorso dell’interprete ci ha portato all’interno di una riflessione sconvolgente, se il futuro fosse definitivamente compromesso? se la nostra brama di potere e di sapere ci portasse ad un lento ed inesorabile declino? Sono queste le domande che si pone l’artista e lo fa portando lo sguardo in avanti, tracciando una propria e personale visione che ci offre l’opportunità di esplorare le lande desolate di un mondo non più appartenente all’uomo, ormai definitivamente scomparso, ma regnato da involucri di carne e biotecnologie che ne hanno decretato la fine. L’artista prosegue la sua ricerca stilistica coniugando temi fortemente evocativi, dandoli in pasto alle pareti e rigurgitando quelli che sono gli esseri che domineranno la terra in futuro prossimo. Quello che incuriosisce ed interessa nello sviluppo delle tematiche e delle trame fin qui viste, è la forte contestualizzazione dei loro presentati, l’interprete si è impegnato nel rendere quanto mai più vero un futuro distorto all’interno del quale la razza umana si è definitivamente inclinata, soggiogata dalla tecnologia, dagli innesti biomeccanici, dove l’umanità si è trasformata in creature silenziose e vacue, perdendo definitivamente il loro lato più umano. Questo impulso permea tutte le produzioni dell’interprete per mezzo del vagare costante e senza un meta che ne caratterizza l’esistenza di questi abomini. Vuole raccontarci una storia quindi, una visione apocalittica di come, proseguendo sulla strada intraprese in questo secolo, potremmo ritrovarci, lo fà attraverso il proprio personalissimo tratto, con immagini forti, raccapriccianti, ci offre una ipotetica finestra sul mondo futuro, dove il grigio che permea i corpi di questi esseri, le anime erranti incastonate in corpi freddi e meccanici non parlano, stridono, urlano e si dimenano, coscienti forse del proprio stesso stato.
Per la rassegna organizzata e curata da Giulio Vesprini, raccogliendo a piene mani da tutto il calderone di spunti e riflessione che emergono dal personale indirizzo pittorico, il DissensoCognitivo esplora anzitutto una differente interpretazione cromatica, è infatti un bel arancione ad accogliere le due tremende figure ed a creare lo sfondo per questa sua ultima fatica, una scelta nuova e per certi versi controversa per chi come noi è abituato a vedere da vicino i lavori dell’interprete ruotare di fronte a tinte maggiormente scure, profonde e malinconiche. A sostegno di questa forte caratterizzazione vicino ritroviamo con piacere due enormi soggetti, ancora una volta l’interprete trasforma e rivendica un futuro prossimo, ostile, vuoto e dannatamente oscuro, le due forme silenziose si muovono fluttuando attraverso grandi e piccole scaglie di un mondo perduto, non più animali, non più appartenenti alla natura ma intrinsecamente legate da uno sviluppo scellerate che ne ha decreto il totale annichilimento, spente, senza ragione, unicamente guidate dall’istinto, si aggirano così senza meta e senza conclusione se non la morte.
In attesa di nuovi aggiornamenti, vi lasciamo ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli dell’intervento realizzato, il consiglio è quello di darci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare, ma restate sintonizzati presto una grande sorpresa per tutti i fan del lavoro dell’artista italiano.

Pics by The Artist

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SBAGLIATO – New Piece for ALTrove Festival

13/05/2014

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Con quest’ultima fatica di SBAGLIATO, occhi puntati sulla Calabria, iniziamo infatti il nostro full recap sulle meraviglie dell’ALTrove Festival, la rassegna da poco conclusasi ha ospitato i nomi tra più importanti dell’arte urbana nazionale, tutti riuniti per le strade di Catanzaro.
Alla base della rassegna troviamo un interessante considerazione che fa da spunto a tutti i lavori presentati, l’idea di trovarsi all’interno di un contesto cittadino trascurato ed in declino, alimenta, in uno stato di delusione e rassegnazione, la sensazione di trovarsi in un città che appare più bella di quanto in realtà non sia in un adagio che quindi trasforma ciò che ci sta intorno in una illusione. Il festival rompe questo circolo per trasformare davvero gli spazi di Catanzaro, innescando la sensazione di trovarsi appunto altrove, attraverso un evento che accoglie 11 Artisti di fama internazionale e nazionale per offrire loro le redini della trasformazione cittadina attraverso la rielaborazione di luoghi e simboli cardine della città.
Partendo quindi da questi presupposti accogliamo con piacere il ritorno dei ragazzi di SBAGLIATO con un intervento su vastissima scala, gli interpreti hanno avuto modo di lavorare su tutte le facciata di questa struttura portando in dote tutto il loro particolarissimo approccio visivo.
Abbiamo sempre con piacere messo l’accento sulla capacità di SBAGLIATO di travalicare il puro valore estetico per offrire piuttosto una lettura ampliamente emotiva, un esperienza insomma capace di cambiare completamente la percezione di una parete o di una intera struttura negli interventi di grandi dimensioni. Si tratta di conseguenza di un distacco dalla realtà attraverso una lettura visiva che si avvale di poster, affissioni e l’utilizzo di prospettive, giochi visivi, che cambiano completamente l’aspetto esteriore di una parete lanciando lo spettatore in un limbo tra realtà e finzione. La prerogativa dell’inganno è infatti uno degli stimoli maggiormente riscontrabili all’interno delle produzioni degli interpreti, gli elementi incollati vanno infatti a raccogliere elementi conosciuti, come porte o finestre, soggetti architettonici che incollati in un determinato punto vanno a creare ‘situazioni sbagliate’, ci rende infatti conto dell’impossibilità e dell’irrazionalità degli elementi che non dovrebbero trovarsi li e che eppure, nonostante la loro singolarità, si inseriscono alla perfezione all’interno del tessuto urbano innescando visioni e sensazioni differenti.
Continuando a portare avanti i cardini del proprio lavoro per il Festival SBAGLIATO hanno realizzato una nuova installazione dal titolo “Super Super” – con tanto di dedica attraverso due throw-up al lato- la serie di scale di emergenza che vanno ad articolarsi tutto intorno alla struttura rappresentano i consueti soggetti estranei che vengono inseriti in una trama visiva concreta e reale e che, tentando di celarsi all’interno della stessa, rivelano in realtà tutta la loro intrinseca efficacia ed il loro perfetto carattere simbiotico.
Non aggiungiamo altro, per darvi modo di apprezzare al meglio tutta la magia di quest’ultima produzione firmata dagli artisti, vi lasciamo ad una ricca serie di scatti con le immagini dello splendido risultato finale, dateci un occhiata ma restate sintonizzati, nei prossimi giorni proseguiremo infatti il nostro viaggio per le strade della bella città calabrese.

Come un serpente una fascia si torce attorno alla sua preda. La scala, dura e divertente sale, non la lascia. Qui il nastro inverte la rotta spaziale della torre e si fa modanatura astraendo due volte la sua natura. Super Super procede incurante di tutto per aggrapparsi al cielo in maniera istintiva. L’elemento architettonico, stereometrico e pesante, acquisisce una sua velocità, quella di Babele. Chi siamo? Dove andiamo? Super Super risponde.

Thanks to The Festival and The Artist for The Pics
Pics by Angelo Jaroszuk Bogasz

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Pastel – New Mural for VIAVAI Project Part 2

13/05/2014

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Come promesso andiamo a dare un occhiata alla seconda parete realizzata dal grande Pastel in occasione dell’eccellente VIAVAI Project, l’interprete Argentino conclude così la sua partecipazione con un nuovo e caratteristico intervento.
Con la partecipazione dell’artista sud americano prosegue quindi il viavai di artisti che alimenterà il flusso di scambio e condivisione che è alla base dell’omonimo progetto per quella che è quindi una vera e propria esperienza ben radicata nella comunità, nei paesaggi, nelle tradizioni dei posti che gli artisti andranno a visitare per lavorare, stiamo infatti seguendo da vicino tutti gli interventi della rassegna consapevoli da una parte del grande impatto che le opere proposte stanno avendo sul territorio, dall’altra curiosi di assistere a come ogni interprete diverso sta dialogando con la gente e con i luoghi di lavoro. In questo senso il lavoro di Pastel ben si pone rispetto alle prerogative principali del progetto, andando a cogliere, attraverso la sua precisa declinazione stilistica, tutti quegli aspetti, temi e riflessioni importanti spesso legati a fatti storici od accadimenti del luogo dove si trova a dipingere, il tutto rielaborato appunto attraverso il personale filtro visivo.
La vena pittorica dell’interprete Argentino come abbiamo avuto il piacere di vedere diverso volte muove forme, linee e visioni prettamente astratte, si tratta di un piglio personale che vede unificati sotto un unica veste visiva gli studi accademici e la spiccata sensibilità pittorica, le forme così come tutti quei dettagli ed accorgimenti visivi vanno a creare un percorso profondo e dettagliato che spinge l’interprete ad una rievocazione di elementi naturali così come urbani. Il piglio tematico è affidato come detto ad una riflessione che accoglie elementi storici, sociali od umani, ed è supportata da una scelta cromatica che mira a mettere in evidenza proprio le particolari forme elaborata dell’artista, gli sfondi si fanno spessi e profondi, spesso caratterizzati dall’utilizzo di tinte piuttosto scuro o comunque in contrasto con quelle che sono le figure dipinte, queste ultime invece rivelato tutta lo spiccato piglio verso il dettaglio e vengono arricchite da una vivissima serie di dettagli, tutto raccolto in un equilibrio visivo puntualmente ricercato e disciplinato dallo stesso interprete.
Per questa sua seconda fatica Pastel si interroga sulla storia del luogo, in particolare la riflessione parte sulla fondazione delle città salentine, accaduta durante l’età del bronzo, e su come secoli dopo queste zone siano state invase dai barbari provenienti dal mare, fino a quando durante gli anni ’60 la zona ha assisto alle continue emigrazioni verso nord e verso altri paesi, arrivando ai giorni nostri che nonostante il periodo difficile vedono la zona risorgere attraverso il settore delle calzature. Raccogliendo quindi a piene mani dalla propria e personale stilistica, l’artista va a segnare questa parete attraverso uno dei temi caldi del Salento e del Sud Italia in generale, le migrazioni, le continue invasioni, con cambi di culture, che così tanto hanno influenzato queste zone andando a creare una storia travagliata e diametralmente opposta a molte altre zone del Italia. L’intervento va quindi a concettualizzare le radici di una storia, di un economia quasi sprecata all’interno della società moderna traducendo, attraverso la vernice di colore oro, direttamente tutti quelli che sono invece i fortissimi valori umani presenti in questi luoghi, un qualcosa di sacro che troppo spesso viene dimenticato o non preso in considerazione.
Come sempre in aggiunta al nostro testo, una bella serie di scatti con tutte le immagini dell’intervento, il consiglio è quello di darci un occhiata per cogliere al meglio tutti gli aspetti ed i dettagli del lavoro, se invece vi siete persi il precedente lavoro vi rimandiamo al nostro post, enjoy it.

Salento was funded in the bronze age, a few centuries later, was invaded by barbarians coming from the sea. Always based on oil productions until the big emigrations in the 60’s, now is recovering some power economy but trought the shoes industry. The painting conceptualizes the roots of a history, of an economy almost wasted in a modern society. Translated directly to human values on today, using the Gold paint as sacred paradox of what now is forgotted.

Thanks to The Festival for The Pics
Pics by Matteo Bandiello

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EIME – New Mural for Memorie Urbane Festival 2014

13/05/2014

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A distanza di qualche giorno proseguiamo il nostro full recap sulle meraviglie di questa nuova edizione del Memorie Urbane Festival di quest’anno, è infatti EIME ad aver completato il suo intervento su questa grande parete a Gaeta.
Il grande artista Portoghese irrompe quindi con forza all’interno del festival proponendo uno dei suoi tipici interventi su questa torretta in quel di Gaeta, già precedentemente occupata da un lato dai nostri Sten & Lex e dall’altro da Lucamaleonte, per creare un bell’agglomerato di talenti.
Il lavoro di EIME come è possibile notare, è caratterizzato anzitutto da un utilizzo di tecniche ed approcci visivi differenti, l’artista combina gli stencil con attimi maggiormente pittorici e viscerali, con gocciolamenti di vernice e passate rapide, all’interno di una visione stilistica dedita ad un realismo assolutamente forte e radicato. Nell’idea dell’interprete c’è l’esigenza di tracciare volti e soggetti il più reali possibile, peculiarità delle donne e degli uomini raffigurati è però lo sguardo degli stessi, proprio questo rappresenta il valore aggiunto, la calamita che accoglie lo spettatore scambiando intensità emotive, percezioni e sensazioni differenti, un enigma che si sviluppa per mezzo ed attraverso gli stati d’animo e le emozioni di chi osserva. È interessante notare come specialmente negli ultimi tempi l’artista abbia progressivamente abbondonato in parte le colate di vernice che investivano i volti dei suoi soggetti, per accogliere piuttosto all’interno degli stessi una forte connotazione astratta, alle figure quindi, realizzata unicamente attraverso il bianco ed il nero, viene quindi aggiunta una forte visione geometrica ed astratta, dove forme, linee, e configurazioni differenti, di volta in volta vanno ad unirsi all’interno delle trama proposta, equilibrando ed investendo il lavoro attraverso tonalità e tinte differenti.
Proprio il lavoro realizzato per la bella rassegna Pontina, riflette perfettamente l’ultimo indirizzo intrapreso da EIME, qui l’artista elabora dapprima il volto di una donna ed in seguito caratterizza l’opera inserendo all’interno delle trama una fortissima e radicata caratterizzazione pittorica. Ad assecondare quindi la parte figurativa dell’intervento, ritroviamo un percorso astratto caratterizzato dalla scelta del celeste, del nero e del bianco come unici vettori cromatici, che attraverso forme sinuose si inserisce oppure si combina nei tratti delle donna raffigurata. Il risultato finale è un opera equilibrata e ricca di dettagli sia dal punto di vista prettamente figurativo, sia per quanto concerne il valore viscerale delle forme realizzate, nota finale infine per l’interessante scelta degli organizzatori di raccogliere all’interno della stessa struttura 3 artisti legati ad una precisa scelta lavorativa, lo stencil, e di far interagire gli stessi attraverso il proprio e personale percorso stilistico e visivo, insomma ben fatto.
Come consuetudine, in aggiunto al nostro testo una bella serie di scatti che ripercorrono le fasi di realizzazione di questo splendido lavori fino alle immagini dell’eccellente risultato finale, il consiglio è quello di darci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare, stay tuned per nuovi aggiornamenti dal Festival, qui i precedenti post di questa edizione.

Thanks to Flavia Fiengo for The Pics

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THTF – “Europa Europa” A Short Documentary

13/05/2014

Realizzato e diretto da Beaurepaire Studio, finalmente fuori l’ultimo video del duo francese dei THTF, dal titolo “Europa Europa” il documentario ripercorre le scorribande dei due interpreti in giro per l’Europa appunto durante i mesi invernali.
L’approccio dei THTF, letteralmente, Two Hands Ten Fingers, è assolutamente immediato, il duo si impegna attraverso differenti approcci, su tutti senza dubbio il paste-up che li vede tappezzare il tessuto cittadino delle città visitate attraverso i loro poster, ma anche lavori più canonici su muro passando per le interessanti sperimentazioni direttamente sulla strada e sull’asfalto. Principale vettore artistico è ovviamente un forte e personale accento visivo che li vede interagire con gli spazi attraverso un indole fortemente illustrativa, il lavoro degli interpreti è la perfetta giunzione tra elementi astratti e veri e propri characters surreali e divertenti, un approccio dinamico che permette loro di esplorare colorazioni, tinte e miscele cromatiche a cavallo tra elementi geometrici e visioni maggiormente a mano, analizzando ed esplorando percorso e soluzioni sempre divertenti. Denominatore comune, è l’utilizzo di soluzioni cromatiche che risultano dal costante rapporto tra il bianco ed il nero, le outlines si fanno spesse ed il tratto risulta sempre piuttosto pulito il che facilita la scoperta delle differenti forme, personaggi e dettagli presenti all’interno delle composizioni, a questo preciso approccio si unisce poi l’esigenza di portare avanti soluzioni alternative utilizzando i colori per sviluppare i corpi e gli elementi rappresentati oppure un vera e propria trama cromatica che ‘copre’ il livello inferiore giocando con gli spazi e sviluppando un impatto ancora maggiore.
Carta, pittura, marker, secchi pieni zeppi di colla, adrenalina che pompa, polizia, posti improbabili, treni, stazioni ed anziane curiosi, un lunghissimi viaggio questo dei THTF che raccoglie e fotografa al meglio tutto il poliedrico e particolare approccio del giovane duo Francese, si parte dalla Francia per raggiungere posti come l’Italia – c’è scappata anche una combo con Geometricbang – ma anche la Germania, la Croazia, l’Inghilterra e molto, molto altro. Nel video i due interpreti costantemente filmati parlano direttamente ed indirettamente del loro approccio e coadiuvati da un ottima direzione sia sonora che visiva, ci aprono le porte del loro mondo, si raccontano a ruota libera, riflettono su quello che fanno e sul loro modo di concepire l’arte in strada, toccando anche temi importanti e spinosi come l’illegalità, da vedere assolutamente.
Non aggiungiamo altro, in attesa di nuovi e succosi aggiornamenti, il consiglio è quello di mettersi comodi e gustarsi tutto quanto il filmato in aggiunta ad una serie di scatti con le immagini di alcuni – sono davvero tanti – degli interventi realizzati nel corso degli ultimi mesi dal duo.

Pics by The Artist

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Hell’o Monsters – “Cover History” at Espai Tactel (Recap)

12/05/2014

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Aperta lo scorso 2 di Maggio andiamo a dare un occhiata approfondita all’ultima fatica del dinamico collettivo degli Hell’O Monsters “Cover History” all’interno degli spazi dell’Espai Tactel di Valencia in Spagna.
Il particolare stile degli Hell’O Monsters affonda le radici in un approccio dalla forte indole illustrativa, le trame, i personaggi, così come le situazioni surreali in cui gli artisti calano i loro characters rappresentano il vero valore aggiunto dei loro interventi. Sono in particolare gli esseri che abitano la loro sterminata fantasia a rivestire un ruolo di primissimo impatto, come lo definiscono loro stessi, il loro bestiario fantastico è arricchito da una sequenza incredibile di creature ed esseri bizzarri che, nello loro reminiscenza umane, abbracciano un immaginario figlio di una perfetta miscela, tra fiabe, favole, elementi mitologici così come iconografici, emerge così un quadro multi sfaccettato che alimenta una scelta di temi quasi sempre importanti e riflessivi. È proprio questo particolare binomio ad accompagnare le produzioni degli artisti, attraverso una chiave di lettura divertente, fortemente colorata e ricca di dettagli, gli stravaganti personaggi tessono concetti, spunti e tematiche che abbracciano i temi più disparati e sensibili, la vita così come la morte, l’ottimismo, la crudeltà, il fallimento, tutte sensazioni e specialmente emozioni umane raccolte e filtrate all’interno di un caleidoscopio ricchissimo e vivo che spesso viene intervallato da elementi di satirici ed umoristici. L’impressione è quindi quella di gioco intavolato ed alimentato dalle immagini proposte con i temi e gli stessi spettatori, un nuovo modo per cogliere le differenti sfaccettature dell’animo umano attraverso un filtro divertente ed al contempo riflessivo.
Per questa loro ultima fatica gli Hell’O Monsters presentano un corpo di lavoro bello ricco e sfaccettato, il tema portato per lo show prosegue anzitutto sulla linea visiva e tematica tracciata in questi anni dal gruppo, l’idea è quella di una riflessione profonda sulle apparenze e su come le stesse, attraverso simboli, in relazione con la religione, l’ideologia e la fantasia collettive, possano offrire un quadro distorto del vero significato delle cose. Scavando in profondità, attraverso il consueto range di personaggi, emerge quindi ancora una volta tutta la sensibilità di un lavoro intriso di metafore e spunti sull’uomo, sulle sue maschere ed apparenze.
Come consuetudine in aggiunta al nostro testo, vi lasciamo ad una bella selezione di scatti con tutte le immagine dell’allestimento proposto e delle opere in mostra in aggiunta a qualche immagine del vernissage, il consiglio é quello di darci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare, ma per gli amici Spagnoli e per chi si trovasse in zona ricordiamo che c é tempo fino al prossimo 13 Giugno per andare a darci un occhiata personalmente.

Cover History plantea algunas ideas al respecto de las apariencias y lo que subyace por debajo. En la exposición de hace ahora dos años, Two sticks and a cross are easily confused (Es fácil confundir dos palos con una cruz) el título remitía directamente a la importancia de la simbología en la pintura integrada dentro de la historia del arte, pero también al hecho fortuito y casual que se genera por el imaginario colectivo, en relación directa con la ideología y la religión. También el juego de palabras y el intercambio de símbolos construía la ironía. En este caso, la polisemia del título Cover History puede dirigirse al hecho mismo de encubrir alguna cosa, la Historia, al igual que refiere la mascarada que supone emplear una u otra máscara para determinadas situaciones personales, sociales o políticas. Elementos todos ellos similares entre sí, pero claramente diferenciados.

Espai Tactel
C/ Dénia 25, B.
46006 València

Pics by Nacho Lopez Ortiz

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Turbosafary – A Series of New Pieces

12/05/2014

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Con una nuova e ricchissima serie di interventi torniamo a parlarvi del collettivo Turbosafary, gli artisti proseguono infatti anche qui nel portare avanti prerogative ed approcci tipici del loro lavoro che tanto ci incuriosiscono e coinvolgono.
Dopo averne apprezzato il lavoro per la loro ultima personale “Miscellaneous”, che di fatto ha rappresentato una sorta di manifesto del lavoro nonché sunto degli sviluppi visivi cari al gruppo, torniamo quindi a vedere gli interpreti alle prese con una serie di opere murali, tutte caratterizzate da una profonda direzione astratta.
Come abbiamo avuto modo di vedere diverse volte, caratteristica principale del gruppo é quella di raccogliere ed abbracciare le differenti visoni ed approcci dei suoi componenti, in questo modo i lavori di Cripsta, Dilen, Est Her, Acca e Tybet, aka Turbosafary, per mezzo di una precisa caratterizzazione, unificano sotto un unica veste visiva tutte le personali percezioni, gli stili ed i differenti approcci all’interno di un unico immaginario, un safari appunto che raccoglie forme, elementi, spunti e soggetti differenti all’interno di un’unica cornice che eredita un grande impatto finale. Ogni singolo percorso personale, che attraversa differenti discipline, studi ed influenze e background, trova quindi la sua giusta collocazione all’interno di un immaginario denso e profondo che paga la sua grande enfasi visiva attraverso una radicata scelta stilistica.
Questa nuova serie di lavori, il primo realizzato in occasione del Ratatá Festival di Macerata sul csa Sisma ed il secondo su questa piccola parete ad Osimo concludendo infine con un piccolo intervento realizzato a Milano su una porzione di parete attraversata da un rampicante, presenta similitudini e stimoli visivi comuni, tutti accomunati come detto da una precisa direzione astratta.
Utilizzando una scala di colori in parte comuni, con aggiunte e sottrazioni differenti per ciascun pezzo, ogni intervento si fa apprezzare per una differente applicazione delle forme e delle figure raffigurate, in particolare come dinamica principale ritroviamo una forte caratterizzazione di forme ed elementi cromatici che vanno da una parte a creare una background sfaccettato dall’altra si fanno notare per la loro irregolarità a per la disposizione degli stessi che vanno a letteralmente a sovrapporsi uno con l’altro alimentando una sorta di puzzle interrotto unicamente da una grande configurazione centrale che ne interrompe la trama, quest’ultima si fa invece notare per una maggiore sensibilità pittorica restituendoci la sensazione di trovarsi di fronte ad una grande serie di elementi organici. In tutti e tre gli interventi ritroviamo questa precisa scelta stilistica coadiuvata però da dinamiche differenti, nel primo lavoro ad esempio notiamo nella parte inferiore una configurazione interamente costituita da un unico tratto bianco che si muove sinuoso su un background celeste. Nella seconda opera invece i Turbosafary scelgono di inanellare una serie di forme maggiormente staccate all’interno di una trama maggiormente intensa dove in particolare sono le irregolarità del colore giallo ad alimentare il percorso delle stesse fino a segnare una dedica a forma di D per l’amico. Last but not least l’ultimo lavoro che vediamo maggiormente caratterizzato da maggiore corposità, gli elementi raffigurati vanno a creare un agglomerato sfaccettato dal quale emergono effetti differenti, forme e figure profonde e caratteristiche mostrando un approccio maggiormente viscerale ed emotivo, concludiamo infine facendovi notare la presenza di una mezza luna in ognuno degli interventi proposti, vero e proprio simbolo del lavoro degli artisti.
In attesa di scoprire nuovi aggiornamenti, il consiglio é quello di dare un occhiata alla bella serie di scatti che trovate in calce, dove attraverso tutti i dettagli e le immagini dei lavori terminati, avrete l’occasione di cogliere appieno tutto il particolare approccio e l’indole visiva del team, é tutto dopo il salto, enjoy it.

Thanks to The Artists for The Pics

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Phlegm – New Piece in Second beach, Dunedin, New Zealand

12/05/2014

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Con piacere torniamo ad approfondire il lavoro di Phlegm, il grande artista inglese si trova ancora in Nuova Zelanda dove ha infatti da poco terminato un altro intervento su questa piccola struttura sulla Second Beach nei pressi di Dunedin.
Phlegm prosegue nel tracciare con vigore tutto il proprio e personale immaginario, come abbiamo avuto modo di vedere più volte, l’artista attraverso un proprio e personale tratto visivo,sviscera su parete tutta una personale visione della società moderna. Si tratta di una sorta di universo parallelo dove fanno la loro comparsa i personaggi e le figure quasi umane tipiche dell’immaginario dell’artista. Attraverso un tratto fortemente illustrativo ed unicamente attraverso il bianco ed il nero, l’interprete sviluppa istantanee e situazioni al limite del bizzarro e del surreale, pone i suoi characters all’interno di strutture architettoniche, scorci e paesaggi, animando e dando vita ad una fittissima visione di insieme che ci consegna una visione caratteristica e personale delle stravaganze e dei dettagli del mondo dall’interprete stesso elaborato. Approfondendo le visioni e l’immaginario dell’interprete ci si rende conto di come lo stesso abbia voluto tracciare attraverso il proprio operato una riflessione sfaccettata sulla natura umana, le situazioni, così come gli istanti in cui veniamo a contatto con le creature dell’artista si rifanno in parte alla nostra quotidianità ma al contempo danno l’impressione di staccarsene quasi a voler ribadire un concetto di libertà e libero arbitrio che manca a quest’epoca moderna. Al contempo l’artista per mezzo di lavori e serie differenti ci offre un vero e proprio universo, é un mondo che vive e respira con le sue regole e le sue contraddizioni, le sue architetture fantastiche ed i suoi paesaggi, così come la sua natura ed i suoi paesaggi.
Per questa sua ultima fatica Phlegm torna a realizzare i caratteristici animali, a differenza delle precedenti produzioni, l’aspetto maggiormente caratteristico é quello legato al panorama nel quale il lavoro va ad inserirsi. Lo scorcio naturale, con la splendida spiaggia, si mette in contatto con la struttura e sopratutto con l’animale raffigurato rivelando ancora una volta tutta la sensibilità e la profondità di un immaginario che non smettiamo di apprezzare e che continua a coinvolgerci e divertirci.
In attesa di scoprire tutti i nuovi aggiornamenti e gli sviluppi dell’operato del grande artista, vi lasciamo alle immagini del lavoro completato certi che non mancherete di apprezzare tutto il particolare impatto visivo di quest’ultima opera, enjoy it.

Pics by The Artist

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SPY – “Moon” New Piece in Lausanne, Switzerland

12/05/2014

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Dopo settimane di silenzio, scopriamo con piacere che il grande artista Spagnolo SPY ha poco terminato un altro dei suoi incredibili interventi, un nuova magia quindi che questa volta prende vita per le strade di Losanna in Svizzera.
Negli scorsi mesi vi abbiamo mostrato, dandone ampio spazio all’interno della nostra programmazione settimanale, tutta una serie di nuovi lavori del grande interprete, completamente assuefatti dal particolare piglio, sia stilistico che tematico, é quindi un piacere accogliere un nuovo lavoro che raccoglie pienamente tutta l’indole creativa di uno degli artisti contemporanei senza dubbio più interessanti e dotati, ancora una volta lo Spagnolo, che si muove con disinvoltura tra progetti più disparati e di natura diversa, dalle installazioni ed opere murarie passando per interventi più estremi, attraverso i quali l’interprete analizza le contraddizioni della società moderna attraverso un piglio ed una visione del tutto nuovi. I lavori di SPY si sviluppano attraverso un approccio assolutamente personale, si avvalgono di differenti medium come detto, sono spesso esercizi di arte più concettuale che spingono l’osservatore ad una riflessione su argomenti differenti toccando temi scomodi, dal sociale al politico passando per le disquisizioni sulla crisi economica che sta avvolgendo ed inevitabilmente segnando questo particolare momento storico. L’intelligenza dell’artista è quella di riuscire a strappare un sorriso invogliando però considerazioni personali nella mente di chi osserva che si ritrova così a porsi domande e spunti su argomenti importanti e difficili. E’ interessante notare come l’artista utilizzi la strada non solo unicamente come palcoscenico ma piuttosto si impegni per spostare l’attenzione dall’oggetto, il circondario ed panorama circostante, a vero e proprio soggetto interlocutore, un dialogo quindi che si apre tra i suoi interventi e lo spettatore consentendo di far rimanere intatta l’immediatezza e la veemente comunicatività tipica della strada e del paesaggio urbano.
Come facilmente intuibile “Moon” segna il ritorno di SPY in grandissimo stile, l’artista va infatti a creare una grande e luminosissima luna artificiale piazzata direttamente su questa enorme gru. Aldilà dell’inevitabile impatto di un intervento del genere, visibile anche da molti chilometri di distanza, che svetta nella notte buia, a colpire la nostra attenzione é la profondità dello stesso. L’idea dell’interprete é infatti quella di sancire un legame con il circondario ed attraverso il proprio intervento, la piazza sottostante così come lo stesso cielo della città, prendono e colgono un aspetto assolutamente nuovo, evocativo e diverso, lasciando a chi osserva in preda a sensazioni e spunti emotivi differenti.
In aggiunta al nostro testo, dopo il salto come consuetudine troviamo una bella selezione di scatti che ripercorrono alcuni momenti salienti del making of del pezzo fino all’eccellente risultato finale, il consiglio é come sempre quello di darci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare.

Pics by The Artist

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Liqen – New Mural for SANBA Project in Rome

12/05/2014

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Come promesso andiamo a togliere il sipario a questa prima eccellente parete realizzata all’interno del progetto SANBA, è il grande artista Spagnolo Liqen infatti ad inaugurare la prima parete nel quartiere di San Basilio a Roma.
Dopo avervi mostrato giusto ieri le immagini della prima fase di questo bel progetto romano curato da Simone Pallotta, con i laboratori che hanno coinvolto le scuole del quartiere (Covered), la seconda fase entra quindi nel vivo con il primo dei quattro interventi previsti e un nome come quello del grande interprete Spagnolo non poteva che essere la scelta migliore per inaugurare il trittico di opere murali. È passato davvero parecchio tempo dall’ultima apparizione di Liqen, l’artista continua a dividersi tra il personale lavoro in studio e le eccellenti elaborazioni su parete, denominatore comune è anzitutto una personalissimo filtro visivo, coadiuvato, per quanto concerne i dipinti urbani, da una spiccata sensibilità che va a rielaborare sotto una personale e peculiare viste visiva, quelli che sono i simboli, la storia e le tradizioni ma anche le problematiche dei luoghi dove l’artista dipinge.
Il carattere e la principale peculiarità delle produzioni firmate dall’interprete, è la capacità dello stesso di rielaborare attraverso toni e visioni fantastiche tutti quegli elementi, immagini e temi legati al territorio, quello che ne emerge è una mistura profondissima che coniugata con l’immaginario dell’artista dà vita ad opere spesse e caratterizzate da un elevatissimo livello di dettaglio che spinge chi osserva a ricercare tutti gli innumerevoli spunti che lo Spagnolo ha saputo instillare all’interno delle sue opere. Nelle trame complesse, sorrette da un impeccabile quadro cromatico, emergono quindi innumerevoli soggetti ed elementi, figure surreali frutto di improbabili fusioni corporee, simboli legati al posto, influenze con il mondo naturale, queste ultime particolarmente accentuate, tutte raccolte all’interno di un visione sterminata ed accattivante che dà vita ad un mondo vivo, senziente, lo vediamo respirare e muoversi di pari passo con la cultura e le influenze dei luoghi dove prende vita, ne prende gli elementi l’artista per sottrarli od aggiungerli al proprio universo ricavando equazioni e risultati sempre differenti e mai scontati, bisogna osservare con calma e con interesse per scoprire tutti i temi toccati negli elaborati, scorrere i colori per trovare i significati ed i rimandi celati, non si tratta di opere a se stanti ma di giganteschi racconti che hanno nello loro corde una reminiscenza di favole per bambini ma al contempo un profondo significato riflessivo.
Con “El Renacer” Liqen elabora una gigantesca opera che raccoglie a piene mani tutta la sua stilistica nonché il suo particolare immaginario, nell’immagine un enorme rastrello va da una parte a raccogliere un pattume costituito da una sequenza pazzesca di elementi, dagli oggetti tipicamente industriali e tecnologici alle statue romane, presente e passato quindi. L’intervento come suggerisce il titolo stesso, rappresenta una rinascita appunto, che passa attraverso il voltare pagina con il passato, rappresentato da tutti quegli elementi storici, ed il presente con tutta la sequenza di fabbriche, oggetti, aerei, e rifiuti tecnologici, che raccolti dal rastrello, vanno a scoprire un terreno in coltivazione.
In attesa di scoprire chi sarà il prossimo artista, non aggiungiamo altro, in calce al nostro testo piuttosto una lunghissima ed appassionante serie di immagini con tutte le fasi di lavorazione dell’opera fino al suo splendido risultato finale, mettetevi comodi e godetevi la galleria.

Thanks to The Project for The Pics
Pics by Valerio Muscella

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Weekly Overview 84| 05-05 to 11-05

11/05/2014

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Weekly Overview è l’appuntamento del Week-End dove vi presentiamo una selezione delle migliori news settimanali sul GORGO.

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Pastel – New Mural for VIAVAI Project

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MOMO for Living Walls and Boulevard Tunnel Initiative in Atlanta

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AK – “Geometrical Décollage” New Piece in Torino

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Hyuro – New Piece at Cheap Festival 2014

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Axel Void – A New Mural in Sevilla, Spain

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Augustine Kofie x Nawer – New Mural in Krakow, Poland

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Martina Merlini – New Mural at Cheap Festival 2014

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Zio Ziegler – “Et in Arte Ego” at Antonio Colombo Gallery (Recap)

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Lucamaleonte – New Mural at Cheap Festival 2014

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Abik – New Murals in Detroit, USA

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HORFE – New Piece at Robin Soulier Consulting Office

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Crisa – New Murals in Chiapas, Mexico

SANBA Project in Rome – The Laboratories

11/05/2014

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Con piacere andiamo a tuffarci all’interno di uno dei progetti più interessanti del momento, SANBA, trattassi di un progetto multi partecipativo che sta interessando il quartiere di San Basilio a Roma.
Nato da un idea del team di WALLS, realtà capitolina dedita allo sviluppo dell’arte pubblica contemporanea a Roma, in collaborazione con diverse realtà da Kinesis, casa di produzione cinematografica che si occuperà di realizzare il documentario del progetto, passando per il sostegno economico di Fondazione Roma Arte e Musei, con il supporto di Zètema, Ater e Municipio Roma IV, il patrocinio dell’Assessorato allo Sviluppo delle Periferie, Infrastrutture e Manutenzione Urbana di Roma Capitale, e la collaborazione dell’Assessorato alla Cultura, Creatività e Promozione Artistica di Roma Capitale. L’idea del progetto è quella di portare avanti un forte e sensibile iniziativa di arte pubblica, da una parte laboratori, tenuti da artisti ed esperti del settore sotto la guida dell’associazione. che vedranno i ragazzi delle scuole elementari, medie e superiori di San Basilio cimentarsi nelle pratiche contemporanee, dall’altra il lavoro di tre nomi di primissimo livello dell’arte urbana nazionale ed internazionale che andranno ad intervenire su altrettante facciate all’interno del quartiere.
Il fulcro di SANBA è la partecipazione, l’intento è infatti quello di risvegliare e far conoscere una pratica che troppo spesso coinvolge unicamente i centri storici delle città, spostare quindi il lavoro in periferia con l’idea anche di attrarre nuovi flussi turistici ed al contempo valorizzare e rigenerare alcune aree del quartiere.
Da poco conclusasi, la prima fase del progetto, della durata di quattro settimane ha coinvolto gli studenti della scuola elementare Gandhi che hanno partecipato ad un laboratorio di muralismo espanso, conclusosi con la creazione di un murales tridimensionale; a cascata gli allievi della media Fellini hanno seguito invece un laboratorio di stampa tipografica, sotto la guida dell’illustratrice Irene Rinaldi, realizzando un poster di promozione della manifestazione che è stato poi affisso dagli stessi ragazzi in varie zone del quartiere. Infine i liceali della superiore Von Neumann che hanno avuto l’opportunità di frequentare due diversi laboratori: il primo, di design urbano, tenuto dal team di architetti Orizzontale, il cui fine è stato quello di valorizzare e rigenerare alcune aree di San Basilio attraverso la costruzione di sedute urbane e la realizzazione di nuove aree di socialità; il secondo invece di scrittura creativa, tenuto da Kinesis, che si è concluso con la stesura di un sceneggiatura, finalizzato alla produzione appunto del documentario sull’intero evento.
Quello che emerge è quindi un approccio totalmente immersivo e distante, non si tratta di chiamare unicamente artisti a dipingere ma piuttosto di rendere partecipi gli stessi abitanti della zona, i bambini ed i ragazzi, rendendoli spettatori attivi di un processo atto a cambiare radicalmente gli equilibri culturali, sociali ed ovviamente visivi del tessuto abitativo nel quale vivono.
Per darvi modo di cogliere questa prima fase del progetto vi lasciamo ad una selezione di scatti con le immagini dei ragazzi al lavoro nei laboratori, ma restate sintonizzati da domani infatti inizieremo a mostrarvi le immagini delle seconda fase di lavoro con le opere dei tre grandi artisti al lavoro sulle pareti del quartiere romano, stay tuned.

Thanks to The Project for The Pics
Pics by Cristina Vatielli

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Daniel Muñoz SAN – “Apuntes de Japón” Drawings

10/05/2014

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Con piacere andiamo ad approfondire uno degli aspetti più interessanti del lavoro del grande Daniel Muñoz SAN, l’artista di ritorno dall’Oriente ci mostra infatti una serie di disegni e bozze realizzati sull’inseparabile sketchbook, mettendo ancora una volta a nudo tutto il suo talento.
Il campione Spagnolo infatti nelle scorse settimane si trovava in Giappone dove come consuetudine si è immerso all’interno dei panorami orientali, dei profumi e delle sensazioni degli stessi e, catturandone l’essenza visiva, ha realizzato una splendida serie di tavole profondissime e caratterizzato dal consueto realismo che da sempre ne accompagna le produzioni.
Come abbiamo avuto modo di vedere diverse volte, abbiamo ancora negli occhi le immagini di Touché, Il percorso visivo di Daniel Muñoz SAN poggia le sue solide basi sulla scelta dell’artista di affidarsi ad una precisa visione figurativa, quello che ne contraddistingue la produzione è senza dubbio l’enorme abilità di disegno dello stesso che viene sviluppata in funzione di una precisa scelta tematica. Nei lavori dell’interprete abbiamo l’opportunità di constatare differenti chiavi di lettura, attraverso un linguaggio visivo dirompente ed abbondante l’artista va infatti ad inserire nei suoi interventi una moltitudine di elementi, si tratta di una peculiare visione della quotidianità, ma anche della vita che va a trattare temi e spunti differenti racchiusi all’interno di un unico impianto visivo. Le differenti letture vengono quindi a galla per mezzo degli elementi raffigurati, di simboli e codici che vanno ad influenzare l’aspetto finale degli uomini e dei soggetti raffigurati che risultano in questo bizzarri, stravaganti e decisamente caratteristici. All’interno di questa mistura ritroviamo ad affiancare questi particolari characters, architetture e scorci paesaggistici perfettamente riprodotti, questa rottura visiva due differenti universi agli antipodi, la perfezione urbana degli sfondi raffigurati a contrasto con il caos dei soggetti che li abitano, fa emergere una voluta confusione interpretativa che lascia lo spettatore spiazzato nel tentativo di ritrovare una precisa chiave di lettura.
Se questa rappresenta la base stilistica e tematica dei lavori in studio ed in strada, ad affiancare tutto ciò ritroviamo un approccio maggiormente viscerale che accompagna Daniel Muñoz SAN durante i suoi viaggi, si tratta dai una pittura altamente realistica ma che non si limita alla mera riproduzione, l’interprete riesce infatti a cogliere gli aspetti più viscerali dei luoghi raffigurati, le inquadrature, gli stessi panorami scelti, riescono a rievocare sentimenti, emozioni e stati d’animo. Si tratta di piccole opere tratteggiante con cura, unicamente in bianco e nero, senza colore, appena abbozzate ma al contempo così cariche di dettaglio, un sogno vacuo che ci dà l’opportunità di assaporare sentire e vedere con i nostri occhi i luoghi visitati.
Ci sembra doveroso in questo caso non aggiungere nulla, lasciatevi piuttosto catturare dalla lunga serie di scatti con le immagini delle pagine disegnate dello sketchbook, è tutto dopo il salto, dateci un occhiata, siamo certi che anche voi ne rimarrete positivamente colpiti.

Pics via Enlacesxe

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Ludo – A Series of New Pieces in Bangkok

10/05/2014

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A distanza di qualche settimana, torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di Ludo, il grande artista si trova in infatti a Bangkok in Thailandia per il suo primo tour in terra Asiatica dove ha avuto modo di impegnarsi con una nuova serie di lavori.
Per questo suo primo viaggio in Oriente Ludo ha l’opportunità di sperimentare nuovi e differenti approcci tematici al proprio lavori, nuovi stimoli in vista che accogliamo con piacere all’interno di un già ricchissimo calderone di temi e spunti differenti. Tutte le sue azioni sono state filmate per un cortometraggio che sarà presentato in anteprima alla sua nuova mostra che si terrà presso The Lazarides Gallery di Londra il prossimo Ottobre.
Come spesso abbiamo avuto modo di vedere l’immaginario di Ludo affonda le sue radici in una riflessione sulle dinamiche moderne dell’uomo, una critica affilata portata a compimento attraverso una stilistica fortemente personale ed impattante. L’artista per le sue opere sceglie di affidarsi ad un binomio visivo forte ed impattante, da una parte il bianco ed il nero, dall’altra l’acido delle colate di verde atte proprio a mettere l’accento sugli elementi e le sezioni di maggior tensione, attraverso questi due differenti campioni cromatici vengono sviluppate le immagini, i simboli e gli elementi che contraddistinguono il lavoro dell’interprete. Ci si ritrova infatti ad osservare forme, oggetti e soggetti miscelati tra di loro in una nuova e bizzarra forma, la peculiarità dell’interprete è proprio quella di riuscire a riunire e ri-arrangiare figure distanti ed appartenenti ad universi differenti in cui è evidente il peso delle denuncia e delle riflessioni, la natura, con i fiori i frutti o gli animali, viene miscelata con le armi, le tecnologie, i rifiuti tossici, le creazioni dell’uomo a contrasto con ciò che è già esistente, ciò che è più puro ed armonioso, un rapporto stridulo impossibile e che prende forma attraverso invenzioni e mash-up bizzarri, talvolta divertenti, molto spesso taglienti ed affilate. L’impatto ed il carattere riflessivo dei lavori dell’artista entra così in armonia con la scelta – che si rivela fin da subito vincente – di applicare questo confronto attraverso un altrettanto rapporto cromatico, il greyscale và così a confrontarsi con le colate di verde acido tipiche dell’artista aumentando il senso di tensione e l’inevitabile rottura visiva oltre che tematica che alimenta tutto il percorso produttivo.
Per questa sua ricchissima infornata Ludo mantiene inalterate le dinamiche del proprio lavoro che va ad intersecarsi con il particolare panorama urbano della capitale Tailandese, in particolare qui l’artista sembra abbia voluto approfondire il lega con le armi proponendo i consueti mash-up tra elementi naturali e queste ultime.
In attesa di scoprire nuovi aggiornamenti vi lasciamo ad una ricchissima galleria di scatti con tutte le immagini dei lavori portati a termine dal grande artista, il consiglio è quello di darci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Pics via AM

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Todd REAS James “Secret Garden” at Galleria Patricia Armocida (Teaser)

09/05/2014

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Continua l’ottica stagione della Galleria Patricia Armocida di Milano, il prossimo 13 di Maggio la bella galleria ospiterà infatti i lavori Todd REAS James, che con “Secret Garden” approderà con per la prima volta in Italia.
Dopo la splendida Splash Damage aperta lo scorso novembre all’interno degli spazi della Cooper Cole Gallery, il grande Todd REAS James arriva a Milano portando con sé tutto il peculiare stile e tematica visiva, nel lavoro dell’artista è innegabile una rielaborazione del particolare momento dell’uomo, l’interprete attua la sua riflessione ponendo due emisferi diametralmente opposti, da una parte porta avanti un discorso legato alla guerra, alla violenza della stessa, dall’altra contrappone istanti di vita quotidiana, le azioni più semplici ed i momenti più personali, facendo emerge un attrito sordo, profondo e coinvolgente.
Per questo show Todd REAS James presenterà una selezione di sette acrilici su tela di grandi dimensioni e otto dipinti realizzati con la tecnica del guazzo, caratterizzate da tinte più opache e più luminoso rispetto al normale colorazioni, di medio e piccolo formato, ad accompagnare i presenti quindi una serie di tavole intrise del particolare stile dell’artista che per l’occasione si propone un allestimento basato sul sottile filo che divide l’ironico dall’erotico con le opere proposte che presenteranno una serie di istantanee di donne raffigurate all’interno dei loro momenti privati, segreti o comunque che avvengono a porte chiuse e lontano da occhi indiscreti. Ancora una volta quindi la vita quotidiana con le sue grazie e bellezze invade l’operato del grande artista, vediamo donne in totale libertà, insieme ai loro gatti, mentre leggono o bevono una tazza di tè, mentre fumano e si rilassano, insomma tutta quella serie di azioni che rappresentano la quotidianità e che difficilmente riusciamo a cogliere.
L’appuntamento è per il prossimo 13 di Maggio alle ore 19.00, segnatevi la data in calendario e se proprio non riuscite a partecipare, don’t worry a suo tempo vi daremo l’occasione di gustarvi tutto l’allestimento proposto dall’artista attraverso la consueta selezione di scatti.

Galleria Patricia Armocida
Via Lattanzio 77 Milano

Galleria Patricia Armocida is proud to present Secret Garden, the first solo exhibition in Italy by Todd James, opening on Tuesday May 13, 2014 at 7:00 PM.

For this occasion, the artist created seven large-scale acrylic on canvas paintings and eight medium and small-scale gouache on paper paintings. For his first Italian solo exhibition, James toes the thin line between erotic and ironic, capturing his Junoesque and voluptuous women during their private, secret moments taking place behind closed doors.
Freely, together with their cats, they read, drink tea, practice yoga, smoke cigarettes, and relax: fragments of quotidian life that unfold daily behind the scenes.
Bold colors, bright hues, and fluid body shapes communicate and meld with details of interior spaces, creating a fresh perspectival and spatial perception.

This moment of relaxation is also depicted in Todd James’ other characteristic and iconic subject: Somali Pirates.
For the artist, they are portraits of men taking a break from their work. His gaze, void of judgment, falls upon these moments of rest before the men take up their secondhand weapons again to attack towering cargo ships from their tiny boats. These figures address David and Goliath themes of survival, ownership, and ingenuity.
Sharp and rough glimpses, instants of everyday life, private microcosms into which we are secretly invited to enter.

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ZED1 – “Rinascita” Mural in S.Francesco a Pelago Part 2

09/05/2014

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Dopo lo splendido e lunghissimo intervento realizzato a Milano qualche giorno fa (Covered), ZED1 si sposta nuovamente a S.Francesco a Pelago in Toscana per proseguire uno dei lavori più interessanti e significati tra quelli dipinto dall’interprete lo scorso anno.
Continua quindi il nostro interesse verso il lavoro del grande artista Italiano, sempre più partecipi all’interno della particolare riflessione veicolata dallo stesso all’interno dei suoi interventi e sempre più coinvolti all’interno di un universo particolare e particolareggiato abitato da creature che strizzano l’occhio alla natura e gli animali, mantenendo al contempo un contatto con la parte più emotiva dell’uomo. In particolare abbiamo sempre apprezzato la volontà dell’interprete di voler innescare una riflessione profonda ed articolata su quelle che sono le differenti sfaccettature della società moderne ed in particolare sull’uomo, con le sue emozioni, percezioni e stati d’animo differenti senza alcun filtro o censura di sorta. Attraverso i suoi caratteristici personaggi, l’interprete propone un tratto accurato ed al tempo stesso delicato e dolce, la caratterizzazione degli stessi riesce infatti ad imprimere ed a veicolare a chi osserva tutto quel range di sensazioni ed emozioni legate ai temi trattati tentando una immedesimazione coerente e profonda.
È sempre piuttosto interessante e stimolante quando un artista torna sui suoi precedenti luoghi di lavoro per concludere oppure proseguire una determinata opera, in questo caso specifico ZED1 chiude il cerchio di un lavoro che c’aveva già impressionato veicolando anche sull’ultima porzioni di parete libera tutto il profondo tema che accompagna la lettura di quest’opera. Realizzato quindi nella parte inferiore ed orizzontatale della grande struttura, dal titolo “Rinascita”, l’opera aveva spinto l’artista ad allestire un nuovo riflessivo e sottile paragone dove ancora una volta il mondo animale va ad intersecarsi con quello dell’uomo, qui l’artista va a toccare ed approfondire un tema enorme come quello della rinascita.
La rinascita di ZED1 avviene immancabilmente per mezzo della morte, vita e morte quindi nuovamente al centro del filone visivo dell’interprete che le accoglie in questo intervento intrecciando la vita e la morte del coccodrillo con quella dell’uomo, si vedono così all’interno del volto di quest’ultimo una serie di piccoli appena nati e di contro all’interno di una borsa di coccodrillo il corpo di un bambino. Si tratta quindi come detto di un gioco di ‘contenitori’, sacche spente e legate alla morte che però accolgono la vita dell’altra specie.
Ripartendo quindi da questi spunti e temi già veicolati con la lunga facciata, l’interprete conclude perfettamente la sua opera andando a realizzare un nuovo gioco di involucri, vediamo un uccello appeso ad una piccolo ramo che cela in realtà al suo interno il corpo di un uomo.
Non aggiungiamo altro, in aggiunta al nostro testo infatti una serie di scatti con le immagini di alcune fasi del making of fino all’eccellente risultato finale, dateci un occhiata e se volete approfondire vi rimandiamo al nostro precedente post per gli ulteriori scatti, enjoy it.

Thanks to The Artist for The Pics

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Nelio – A Series of New Pieces in Buenos Aires, Argentina

09/05/2014

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A distanza di qualche settimana torniamo ad approfondire il lavoro di Nelio, il grande artista Francese ha da poco portato a termine una nuova serie di interventi a Buenos Aires, un ricco piatto che tra collaborazioni e combo ad effetto segna la chiusura della stagione Argentina dell’interprete.
Da diversi mesi in Sud America, Nelio ha avuto l’opportunità di far intersecare la propria e peculiare visione con quella degli artisti locali, offrendo a noi l’opportunità di conoscere realtà ancora poco affermate, ed a se stesso la possibilità di un confronto e di un dialogo con stili ed approcci differenti, quella che ne è uscita è quindi anzitutto una crescita stilistica che ha interessato il lavoro del Francese e che inevitabilmente ne influenzerà tutte le prossime produzioni. L’interprete per questo suo ultimo saluto a Buenos Aires, città dove ha speso la maggior parte del proprio tempo, l’artista presenta una nuova serie di lavori con Amor, Cisco, Corona, Gualicho, MART, Plumas, volti noti e non della scena Argentina che intersecano il proprio e personale stile con quello del Francese con risultati di primissimo livello. In questo senso è evidente la volontà da parte dello stesso di proseguire a sperimentare nuovi stili e dialettiche improntate comunque su un dialogo astratto ma che riesce costantemente a mutare la propria direzione ed il proprio alfabeto visivo, dagli approccio più duri e maggiormente schematici, a quelli caratterizzati da una forte componente viscerale ed istintiva, passando da forme più intense e taglienti ad altre maggiormente dolci ed arrotondate. Se questi differenti percorsi innescati dall’interprete durante il suo lungo soggiorno in Sud America ne hanno quindi sviluppato il percorso stilistico, quello prettamente tematico è rimasto invece immutato, Nelio prosegue la sua scelta astratta all’interno della quale ritroviamo configurazioni ed elementi differenti, giochi di percezione e dimensione, figure che si aprono e schiudono simulando effetti di profondità e tridimensionalità, il tutto coadiuvato da una continua identità cromatica che cambia, inverte le proprie tonalità all’interno degli elementi minori così come in quelli più grandi.
Questa serie di nuovi lavori ci mostra quindi tutte le differenti applicazioni e di un percorso sfaccettato e coinvolgente, mette in vetrina la capacità di dialogo dell’interprete e di come il suo stesso approccio cambi in funzione di un equilibrio con la controparte con la quale si ritrova al lavoro, da vedere e rivedere.
In attesa di scoprire nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’artista, come consuetudine il calce al nostro testo potete trovare una ricca ed ampia serie di scatti con tutti i dettagli del caso, il consiglio è quello di darci un occhiata, siamo certi infatti che non mancherete di apprezzare.

Pics by The Artist

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