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Archive for aprile, 2014

Gaucholadri – “Lavado de Dinero” A New Mural

30/04/2014

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A distanza di parecchie settimana dall’ultima serie di incursioni torniamo ad approfondire il lavoro del duo Argentino dei Gaucholadri, gli artisti hanno infatti da poco terminato un nuovo intervento portando avanti temi e stilistica tipici del proprio operato.
Sensibili ed irriverenti i due artista hanno saputo in questi anni portare a compimento uno stile personale fresco e divertente, partendo da un concetto o da un idea molto semplice i Gaucholadri vanno a sviluppare una rapporto tra l’immagine che stiamo osservando ed il tema, giustificato dalla scritta o dalla frase che lo accompagna, che la stessa vuole trasmettere, il tutto coadiuvato e sostenuto da una trama pittorica che sceglie di affidarsi unicamente al nero come unico interlocutori visivo. La perfetta alchimia di questa precisa direzione artistica viene retta anzitutto da una fortissima dose di ironia, i temi scelti vengono contrapposti ad immagini divertenti e facilmente leggibili, riuscendo quindi in questo modo ad entrare maggiormente in contatto con chi si ritrova ad osservare le loro produzioni.
Osservando con maggiore profondità, senza fermarsi unicamente alla componente ironica del lavoro degli artisti, emerge però la volontà di toccare argomenti spesso controversi o comunque di carattere impegnativo, sfociando spesso e volentieri nella critica sociale, economica o politica, rendendo quindi il loro operato una sorta di sottilissimo ed ironico specchio inverso delle società moderna, così attenta alle immagini ed all’impatto delle stesse che le stesse le si rivoltano contro andando a segnare gli spazi attraverso una divertente e laconica presa in giro. La stessa scelta di affidarsi unicamente al nero come unico e principale colore, suggerisce la volontà dei due interpreti di simulare una profondità visiva che solo la tinta scura può offrire ed andando in questo modo a meglio esprimere i concetti rappresentati.
Con “Lavado de Dinero”, questo il titolo dell’ultima fatica dei Gaucholadri, gli interpreti vanno a toccare un argomento piuttosto delicato, la scritta che da il titolo all’opera risulta legata come sempre a doppio filo con l’immagina raffigurata, si tratta di un camion edile dotato di Betoniera, accade così che il riciclaggio di denaro a cui fa riferimento il titolo venga simulato attraverso l’impasto della malta o del calcestruzzo. Il risultato come sempre lascia divertiti ma offre al contempo una riflessione su uno dei temi che anche qui da noi sembra cessare la propria attività.
In attesa di scoprire nuovi aggiornamenti sul lavoro degli artista, vi lasciamo ad alcuni scatti in calce con tutti i dettagli dell’intervento realizzato, il consiglio è quello di darci un occhiata, siamo certi non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Artists for The Pics

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Mr Klevra – New Mural in Pigneto, Rome

30/04/2014

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Con piacere andiamo ad immergerci all’interno dell’immaginario di Mr Klevra, l’artista Italiano ha infatti da poco terminato una nuova parete nel quartieri Pigneto a Roma, un lavoro contraddistinto da un omaggio al grande Pier Paolo Pasolini.
Non siamo nuovi ad interessarci a progetti che celebrano il lavoro del grande autore italiano, ricorderete infatti il martellante progetto del Francese Zilda che proprio l’anno scorso a Roma dedicò un intera serie a Pasolini (Covered), ora però spostiamo l’attenzione verso questa ultima fatica Mr Klevra, un opera che, come ci spiega lo stesso artista, è ispirata al celebre film del regista “Il Vangelo secondo Matteo” del 1964 e tra le altre cose, va a prendere vita all’interno di uno dei quartieri che spesso hanno fatto da scenografia al lavoro del famoso personaggio.
Con quest’ultimo elaborato abbiamo quindi l’occasione di dare un occhiata al particolare approccio visivo e tematico dell’interprete, quella che emerge è una mistura che coinvolge sotto un’unica cornice grafica elementi differenti e ricorrenti all’interno dell’immaginario dell’artista, da una parte una spiccata sensibilità figurativa, che lo vede impegnarsi nella realizzazione di volti e corpi umani dalla forte sacralità, dall’altra l’inserimento all’interno degli stessi di elaborati lettering che strizzano l’occhio ad una ricerca da parte dell’autore anche nel campo calligrafico e comunque una personale rievocazione del proprio background da writers. Queste due predominanti si intersecano attraverso differenti aspetti, per quanto riguarda la parte maggiormente umana, l’interprete si affida ad un impronta stilistica vicina ai dipinti sacri del 200 e 300, in una rivisitazione contemporanea e moderna atta a ricontestualizzare questo preciso approccio stilistico. Per quanto concerne invece il carattere maggiormente viscerale, le lettere dell’artista vanno ad inserirsi all’interno dei lavori accompagnando i corpi ed i volti raffigurati, inserendosi nei grandi semi cerchi sacri che li accompagnano oppure, come in questo specifico caso, andando ad innescare un elevato livello di dettaglio fondendosi nella trama cromatica degli abiti rappresentati.
Questa rivisitazione Pasoliniana porta con se una serie di interessanti novità, sebbene l’impianto visivo sia come sempre facilmente riconoscibile, vediamo infatti in primo piano, direttamente ispirata da un fotogramma del film, il volto di un ragazza di 14 anni che rappresenta la Vergine Maria. A catturare immediatamente l’attenzione è il cambio nei tratti somatici del volto raffigurato, non più ispirato ai vecchi dipinti, ma piuttosto fedeli rappresenti del fotogramma scelto, ad aumentare il livello di immersione come detto la scelta di inserire all’interno del velo rosso una serie di lettering complessi ed articolati che vanno ad interagire con quelli posti sul grande semi cerchio dorato che prende vita alla spalle della figura, si alimenta così un equilibrio perfetto raggiunto anche grazia alla consueta scelta della location e dello spot sul quale lavorare da parte dell’interprete. Dal punto di vista prettamente emotivo, a calamitare la nostra attenzione è sicuramente lo sguardo della giovine, un espressione forte ma al contempo vacua, quasi persa e sospesa nel proprio turbamento, una scintilla che pervade le nostre sensazioni e che alimenta un forte senso introspettivo.
Per darvi modo di apprezzare al meglio quest’ultima fatica dell’interprete, vi lasciamo ad una bella selezione di scatti, il consiglio è come sempre quello di darci un occhiata, siamo certi infatti che non mancherete di apprezzare tutto l’impatto ed il particolare approccio dell’artista, enjoy it.

Thanks to The Artist for The Pics
Pics by Jessica Stewart

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Alexey Luka – “Conversation” New Mural in Saint Petersburg

30/04/2014

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A distanza di veramente parecchio tempo torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di Alexey Luka, l’interprete Russa ci mostra questa sua nuova fatica realizzata su questo grande portone in ferro in una zona abbandonata di San Pietroburgo.
Avevamo lasciato l’interprete diverso tempo addietro cogliendone il lavoro all’interno dell’eccellente LGZ Festival di Mosca, per noi è sempre piuttosto stimolante ed interessante farsi catturare dalle differenti visioni astratte di Alexey Luka, l’artista ha saputo disciplinare un proprio e peculiare percorso visivo che miscela al suo interno componenti differenti, alternando istanti, immagini ed visioni che giocano con le percezioni delle nostra mente, suggerendo elementi a noi conosciuti, volti addirittura paesaggi incastonati all’interno di un impronta tipicamente geometrica ed astratta. Questa particolare inflessione stilistica riesce ad imprimere alle opere dell’interprete una forte caratterizzazione soggettiva, chi osserva si ritrova a comporre i puzzle degli elementi raffigurati fino a far emerge nel complesso le visioni apparentemente suggerite, ritroviamo quindi i corpi, così come i volti di personaggi impossibili, sgraziati, sconnessi e legati nelle loro differenti porzioni da un comune filone cromatico. Nell’idea dell’artista esiste quindi una precisa volontà di scomporre e ricomporre attraverso un insistente equilibrio sia visivo che cromatico, le differenti parti del corpo così come degli elementi o degli oggetti raffigurati, spingendo in questo modo l’osservatore ad una ricerca tra cerchi, rettangoli, poligoni e figure maggiormente dolci. Proprio l’utilizzo del colore rappresenta una delle componenti più importanti all’interno del lavoro dell’interprete, la scelta di eliminare completamente le outlines, così come la volontà di affidarsi a trama cromatiche complesse e ricche di variazioni differenti, alimenta anzitutto il percorso degli elementi rappresentati ed al contempo ne caratterizza lo stesso all’interno della trama complessiva e finale, il fine ultimo è però quelli di legare sotto un comune denominatore le varie sezioni ed elementi che si avvicendano all’interno dello spazio di lavoro, per dare l’opportunità di una lettura concreta e coinvolgente.
Per questa sua ultima fatica Alexey Luka propone un lavoro se possibile ancora più intricato del solito, la vastità di elementi realizzati così come l’idea di romperne la linearità si fa qui decisamente più radicale, la serie di figure dipinte, attraverso una ricca varietà di colori, forme e poligoni differenti, rendono la chiave di lettura di “Conversation”, questo il titolo dell’intervento, piuttosto complicata, l’impressione è quella di ritrovarsi di fronte ad una scomposizione particolarmente accentuata di due distinti volti che gravitano sovrapponendo ed intersecando le loro distinte sezioni, il tutto all’interno di un equilibrio visivo che non manca di interagire con lo spazio circostante e con i colori della superfice di lavoro e dello spot, splendido.
In attesa di scoprire nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’interprete vi lasciamo agli scatti in calce per darvi modo di cogliere appieno tutti gli aspetti del suo operato certi che anche voi come noi, non mancherete di apprezzare, enjoy it.

Pics by The Artist

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Remed – “Maaniguri” New Mural in Pilbara, Australia

30/04/2014

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A distanza di tempo torniamo ad approfondire il lavoro del grande Remed, l’artista come detto si trova in Australia e dopo la bella combo di qualche giorno fa (Covered) ha avuto modo di dipingere queste strutture nella zona desertica di Pilbara in Australia.
Osservando l’intervento è inevitabile compiere un parallelo con l’eccellente The Painted Desert Project, anche qui infatti ci ritroviamo all’interno di una zona desertica che grazie ai suoi particolari scorci mozzafiato amplifica a dismisura l’impatto di quest’ultima fatica del grande artista Francese.
Come abbiamo avuto modo di vedere diverse volte Remed, che fa parte dell’esuberante collettivo NOV9, porta avanti da anni un preciso e particolare approccio visivo frutto di una ricerca continua attraversata dall’esigenza di una essenzialità visiva abbinata ad una forte e coinvolgente caratura cromatica. Quello che stupisce è che forse maggiormente caratterizza il percorso dell’interprete è la grande influenza simbolica che traspare dalle sue opere, l’essenzialità delle forme va ad innescare una forte inflessione astratta e geometrica che rappresenta il leimotif di tutto il lavoro dell’artista. Osservando le produzioni del Francese veniamo accolti da grandi simboli, che strizzano l’occhio a rappresentazioni arcaiche, quasi letterali, e che rappresentano i corpi e gli elementi principali delle sue configurazioni, è qui che emerge di fatto lo studio personale dell’interprete, tra alfabeti dimenticati ed una personale inclinazione alla forma, il colore guida, scandisce ed alimenta gli elementi proposti andando a segnarne la forme, capovolgendone la direzione, per un intreccio finale assolutamente profondo e coinvolgente. L’impressione è quindi quella di trovarsi di fronte ad una pittura per certi versi criptica, che ricama il proprio percorso nello spazio attraverso giochi simmetrici e cromatici, che esalta l’unione di forme e configurazioni diversificate al fine di creare un impianto visivo ricco e coinvolgente.
All’interno della zona desertica dell’Australia Occidentale, Remed ha la possibilità di lavorare sulla parete di questa grande struttura, come detto la particolarità della location, con i suoi colori e le sue sensazioni, incide profondamente nel risultato finale, e spinge l’artista a sviluppare una nuova e caratterista trama. In “Maaniguri”, questo il titolo dell’intervento, il consueto carattere simmetrico dell’artista ci mostra tutto il particolare approccio stilistico dell’interprete, spazio quindi a grandi e piccole caselle di colore che vanno a muoversi all’unisono fino a creare un mosaico sfaccettato dove emergono nel centro due figure distinte figure, una di fronte all’altra, tutto intorno si sviluppa con soluzione di continuità un trama che gioca con i colori facendo emerge simboli ed elementi che richiamano il forte sapore criptico del lavoro dell’interprete, splendido.
In attesa di nuovi aggiornamenti, vi diamo modo attraverso la bella serie di scatti in calce di vedere da vicino il bel intervento realizzato dal grande artista, il consiglio è come sempre quello di darci un occhiata, siamo certi infatti che non mancherete di apprezzare.

Pics by Sharmila Wood

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Millo – New Mural for Memorie Urbane Festival 2014

30/04/2014

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Proseguiamo con piacere il nostro viaggio all’interno delle magie di questa nuova edizione del Memorie Urbane, la rassegna continua il suo percorso con quest’ultima intensa opera da poco terminata da Millo a Fondi in Provincia di Latina.
Ci piace Millo, l’artista Italiano porta avanti un personale lavoro che ne riflette tutta la peculiare sensibilità all’interno di un tratto pulito ed al contempo altamente caratteristico e immersivo, questa sua ultima fatica rappresenta un gigantesco manifesto capace di far collidere alla perfezione spunti, temi, e tutto lo stile che da sempre caratterizzano il lavoro dell’interprete, all’interno di una dimensione finalmente elevata e che indubbiamente garantisce all’opera finale tutto il grande impatto che merita. Quello che ci ha fortemente stupito e coinvolto osservando i lavori dell’interprete è la capacità dello stesso di tracciare con forza un linea trasversale che va a toccare temi ed approfondimenti differenti, scandendo una riflessione profonda ed articolata che inevitabilmente coinvolge l’uomo e lo spazio che lo circonda. È però interessante notare come l’interprete non focalizzi unicamente la sua ricerca sul rapporto intrinseco tra l’essere umano e la città o il panorama che lo circonda, ma piuttosto ne approfondisce le dinamiche riversando su due distinti livelli tutto il proprio lavoro, si tratta di una approccio più dimensionale che raccoglie sia ciò che ruota intorno a noi stessi ma di riflesso anche ciò che si cela al nostro interno, micro e macro universi che quindi si ritrovano indissolubilmente legati. L’idea è quindi quella di uno spunto maggiormente personale, che raccoglie l’enfasi dei sentimenti e degli stati d’animo ma che al contempo va a toccare le sensazioni stranianti dei luoghi dove viviamo, il nostro rapporto con questi e di come gli stessi si riflettano inconsciamente su di noi, scruta su due differenti piani, tutta la sensibilità umana, da una parte scava nelle viscere, nei pensieri dall’altra tocca le sensazioni e ciò che sentiamo, rendendo quindi il proprio lavoro dinamico e multi sfaccettato.
A sostenere un impalcatura tematica di così rilievo, troviamo un tratto pulito, ereditato da una forte influenza illustrativa e grafica, la semplicità di lettura viene suggerita infine anche dalla scelta di lavorare unicamente attraverso il bianco ed il nero. Osservando le opere è innegabile come la figura centrale sia l’uomo che nella sua maggiore dimensione più grande va a rappresentare l’universo più grande, tutto intorno si sviluppa invece la città che fa si da scenografia ricchissima di dettagli, ma va inevitabilmente ad influenzare il comportamento dei personaggi e dei characters raffigurati, riallacciando in questo modo il percorso tematico con la parte visiva dell’opera.
Per questa sua ultima fatica Millo esibisce quindi tutte le caratteristiche tipiche del proprio lavoro, sulla lunga parete a disposizione veniamo accolti da una immensa e dettagliatissima città, ricca di palazzi, strade, aerei, tralicci ed alberi, un mondo vivo e pulsante che va a contrapporsi con la grande figura umana che vediamo sospesa sopra la stessa, divisa in più parti, tutte rigorosamente vuote. Lo spegnimento dei sensi che attraverso il personaggi raffigurato suggerisce quindi la catarsi della città, la sua influenza sullo stesso, pronto ad essere ‘riempito’ dagli stimoli e da tutto ciò che lo circonda.
Non aggiungiamo altro, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica dell’interprete, il consiglio è ancora una volta quello di darci un occhiata, siamo certi infatti che non mancherete di apprezzare tutto il particolare approccio stilistico dell’artista.

Thanks to The Blind Eye Factory for The Pics

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Olivier Kosta Théfaine “Ideal Standard” at UnderDogs Gallery (Recap)

29/04/2014

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Con molto interesse andiamo a dare un occhiata approfondita a “Ideal Standard”, ultima fatica del grande Olivier Kosta Théfaine all’interno degli spazi della sempre più ricettiva UnderDogs Gallery di Lisbona.
L’impatto con le produzioni dell’interprete ci ha profondamente scosso, una lettura per certi versi difficile ha accompagnato il nostro cammino, ma al contempo ritrova la sua comprensione all’interno di un personale dialogo con la città. L’artista scruta ed osserva ciò che vive ogni giorno, ma lo fa con un piglio differente, quasi di scoperta quotidiana andando a coglierne tutti quei segni, simboli e costruendo su ed attraverso essi il proprio e personalissimo linguaggio visivo. Il lavoro di Olivier Kosta Théfaine nasconde una sensibilità straordinaria, l’artista gioca con i codici della cultura popolare andando ad utilizzare un linguaggio appartenente alla città, alle sue periferie, terreno fertile e vero specchio della coscienza umana, dove annidano una moltitudine di sottoculture, usanze, materiali, oggetti, è qui che trova la sua ispirazione, cogliendo tutti quei differenti aspetti che caratterizzano l’habitat per antonomasia dell’uomo. Emerge in questo modo un lavoro riflessivo che si base su forme ed elementi, miscelati ad installazioni dove ad esempio verde e cemento si mischiano a spray ed visioni astratte e geometriche, una ricerca oculata e selettiva su quello che lo circonda, sul sapore della metropoli e delle città portandone i tratti caratteristici attraverso un lavoro sensazionale e molto concettuale.
Partendo quindi da questa precisa e peculiare base tematica Olivier Kosta Théfaine elabora per questa sua nuova fatica uno show complesso ed articolato, parte tutto da una semplice passeggiata per le strade della città di Lisbona, si guarda attorno l’interprete per coglierne i differentissimi aspetti che stuzzicano la sua immaginazione, il tutto con l’intento di finale di unire sotto un unica veste visiva differenti aspetti urbani. Quello che emerge in questo modo è uno show concreto e sfaccettato che si affida a tinte unite, con i dipinti in diversi formati che riproducono particolari sezioni di mura incontrate durante il suo cammino in città, passando per le strutture metalliche che riprendono i dettagli delle ringhiere delle finestre con l’aggiunta di elementi grafici, arrivando infine ai lavori in cemento grezzo, direttamente prelevato dall’ambiente urbano, e presentato come elemento scultoreo con motivi astratti. L’idea è quindi ancora una volta quella di aprire, imbastire e veicolare un dialogo forte con lo spettatore servendosi dei codici visivi che siamo soliti vedere nella nostra quotidianità, rielaborandone e reinterpretandone la forma finale in una sequenza quasi infinita di differenti dialoghi visivi, catarsi pura.
Per darvi meglio modo di comprendere e vedere da vicino quanto di buono proposto dall’eclettico interprete, vi lasciamo ad una lunga e splendida serie di scatti con tutti i dettagli dell’allestimento proposto, dateci un occhiata, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

The Underdogs Gallery is proud to announce the first solo show by French artist Olivier Kosta-Théfaine in Lisbon, Portugal.

Taking inspiration from what he sees in the city, Olivier Kosta-Théfaine proposes to “blend several series of pieces”, creating a predominantly white-toned ensemble comprising paintings in different formats that reproduce details of walls he has come across in his daily observations, accompanied by “a series of structures in metal” and details of patterns taken from railings found in the city landscape reactivated here as graphic elements, together creating a unique rhythm. These are to be complemented with volumes in raw concrete, also taken from the urban environment, presented as sculptural elements and painted with “abstract motifs”, creating a reinterpretation of the myriad impromptu visual dialogues found in the city space.

The exhibition will also be accompanied by the release of an exclusive, limited-edition work, the production of a large-scale intervention in the city, and an intervention at the French Institute in Lisbon.

Underdogs Gallery
Rua Fernando Palha, armazém 56,
Lisbon, Portugal

Pics via Stick2Target

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Slinkachu – “Alpining” New Piece in Fulham, London

29/04/2014

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A distanza di veramente parecchio tempo torniamo ad approfondire il lavoro di Slinkachu, il famoso interprete Inglese ci propone questa sua nuova installazione dal titolo “Alpining” realizzata nella zona di Fulham a Londra.
Attraverso il proprio operato raccolto all’interno del progetto “Little People” Slinkachu è riuscito a creare un mondo a se stante, i piccolissimi personaggi che lo abitano rappresentano uno spaccato divertente della società moderna, in una rappresentazione sfaccettata e caratteristica di azioni e situazioni appartenenti alla vita di tutto i giorni. Quello che contraddistingue questa serie è la continua esigenza dell’artista di dialogare con il panorama circostante, così che tutti gli elementi architettonici in aggiunta a tutto ciò che compone quel vasto organismo che è la città moderna diventi l’immensa scenografia ed universo per un mondo visto nel dettaglio e che fa il verso a quello largamente più grande che viviamo tutti i giorni, in questo modo si innesca un meccanismo di (ri)scoperta della città e di ciò che siamo soliti vedere ma non osservare tutti i giorni, il paesaggio attraverso l’operato dell’artista appare nuovo e sconosciuto, emergono gli anfratti, le pozzanghere, perfino le cartacce e tutti quegli altri alimenti che lo contraddistinguono, e che senza i lavori e le minuscole installazioni dell’interprete magari mai avremmo notato. Quello che va ad innescare l’operato dell’artista è quindi una visione differente del nostro mondo, dal piccolo vediamo il grande nella sua schiacciante vastità ma al contempo ci accorgiamo che è nel piccolo che emerge la bellezza del dettaglio. È proprio qui che agisce l’operato dell’interprete, attraverso la propria sterminata immaginazione osserva ciò che lo circonda ed immagina sviluppi e utilizzi differenti del tessuto urbano, come se fosse egli stesso parte del mondo da lui creato, ne alimenta la visione e ci regala divertenti istantanee di vita comune.
Con questa sua ultima fatica Slinkachu ci spiega come raramente torna sul luogo delle sue installazioni che quindi assumono un idea effimera così come l’esistenza degli stessi soggetti raffigurati, con questo lavoro realizzato a Fulham l’artista ha però l’opportunità di andare a controllare più volte le condizioni del propri intervento scoprendo con stupore come lo stesso nel corso del tempo si sia mantenuto piuttosto bene ed in particolare abbia accolto un piccolo ‘intruso’ che vi invitiamo ad osservare da vicino negli scatti in calce. L’opera quindi, aldilà della simulazione di una pista da sci, dimostra tutta la bontà di un progetto che non solo interagisce con il paesaggio in un modo insolito ma condivide con lo stesso anche tutte le sue piccole sfumature, come le intemperie ed in questo caso i piccoli animali che lo abitano.
Non aggiungiamo altro, vi lasciamo piuttosto alla bella selezione di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima magia dell’artista, dateci un occhiata siamo certi che non mancherete di apprezzare e restate sintonizzati qui sul Gorgo per tutti i prossimi aggiornamenti sul lavoro dell’artista.

I often get asked how long my installations last on the streets – but apart from a few exceptions, I don’t often check them and so don’t really know. This one, shot as part of a commission for NZZ Folio (a Swiss broadsheet supplement) is one of those exceptions. I shot it in September 2013 and two months later it was still intact, with one little intruder. A month after that and everything was still there too. The last time I passed by was March 2014, a few weeks ago, and all but one of the figures remained (with another little intruder – see if you can spot him!).
Which is all a round-about way of saying; sometimes the installations last quite a while!

Pics by The Artist

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Violant – New Mural in an Abandonded Bulding

29/04/2014

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A distanza di qualche settimana torniamo ad approfondire il lavoro di Violant, l’interprete Portoghese torna infatti con un nuovo e caratteristico intervento realizzato all’interno ci una vecchia struttura in fase di costruzione ed abbandonata.
Come suggerisce il nome, la violenza che ci accoglie puntualmente e che ci viene letteralmente sbattuta in faccia nel momento in cui osserviamo le produzioni di Violant, rappresenta l’elemento distintivo di una pittura che non si sottrae nel trattare argomenti scomodi e forti investendo chi osserva, attraversandone le percezioni e le emotività all’interno di un universo oscuro, malinconico e triste. Questa precisa scelta tematica dell’interprete è figlia della volontà dello stesso di approfondire aspetti più duri e di conseguenza impattare lo spettatore attraverso un range emotivo profondo e sfaccettato, la forza delle sue produzioni risiede quindi nella volontà di eliminare qualsiasi filtro o censura e trattare argomenti perlopiù difficili attraverso un immaginario realistico ed in questo modo immergere lo spettatore all’interno di un visione oscura, che coglie temi e spunti al limite del brutale. A sostenere questa precisa scelta tematica ritroviamo una pittura atta e diretta verso una rappresentazione quanto più possibile realistica ed intrisa all’interno di una mistura cromatica che sceglie di dedicarsi a colori e campionatura profonde e maggiormente cupe, con il fine finale proprio di rimarcare i concetti e le espressioni legate all’opera raffigurata, amplificando in certo senso il caleidoscopio di emozioni contrastanti che incontrano chi osserva. Violant concentra quindi i propri sforzi verso temi e spunti come la morte, la malattia, l’abbandono, e tutta quella vasta sfera sentimentale che abbraccia la malinconia, la paura, l’odio, tutti sentimenti negativi, questa brutale scelta tematica riversa quindi tutto il proprio impatto all’interno di composizione vere arricchite da una quantità di dettagli sorprendenti che pongono lo spettatore di fronte ad un serie di sensazioni e stati d’animo difficili da digerire, urlano un disagio, stridono, graffiano, raccontano storie di morte, lo strazio e la pena della vita portandoci ad una riflessione serie e coinvolgente, toccando tasti delicati ed emozionali, ma anche suscitando malessere, quasi come un pugno allo stomaco ben inferto che con il rigetto che ne consegue lascia interdetti, deboli e in uno stato di confusione.
Per questa sua ultima fatica Violant non si smentisce e va nuovamente a scuotere, il risveglio dal torpore avviene attraverso un immagine forte, quella di un bambino immerso nel grembo della propria madre, ma al quale si fa incontro un destino segnato, una freccia che attraversa e si dirige verso il suo stesso volto, un nuova immagine forte, difficile da digerire e che ancora una volta porta con se strascichi emozionali e riflessioni differenti e soggettive.
Per darvi modo di apprezzare al meglio tutta la particolare enfasi tematica ed emotiva di quest’ultima produzione dell’interprete, vi lasciamo ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli dell’intervento, dateci un occhiata siamo certi che non mancherete di apprezzare.

Pics by The Artist

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Tellas – “Portulaca Oleracea” New Mural somewhere in Sardinia

29/04/2014

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A distanza di qualche settimana torniamo nuovamente ad approfondire il lavoro di Tellas, il grande artista Italiano ha infatti da poco terminato questo nuovo lavoro nella sua Sardegna, un dipinto particolarmente evocativo e suggestivo che ci ha lasciato a bocca aperta.
Il piacere di calarci all’interno dell’immaginario dell’interprete, ci regala puntualmente l’opportunità di scoprire le differenti fasi di una ricerca che non smette di evolvere il proprio stile ed approccio visivo, Tellas insiste nel portare avanti i temi cari del proprio operato, proseguendo nel sviscerare il personale legame con la natura, con le sue forme e la sua sfaccettata dimensione che così profondamente ne influenza e caratterizza l’operato. La dimensione scelta dall’artista è un filtro altamente catartico e personale che lascia interdetti, sviluppa sensazioni ed emozioni differenti alimentando un dialogo tra uomo ed emisfero naturale che, seppur altalenante e nonostante per certi versi continui ad essere continuamente in bilico, trova nell’impronta stilistica dell’artista la sua rigogliosa rinascita e (ri)scoperta. Le creazioni dell’interprete si intersecano in un universo astratto dominato da una sensibilità intrinsecamente umana, le figure si spezzano, si aprono, si scagliano e ristagnano sulle superfici di lavoro, suggerendo sentimenti tipicamente appartenenti alla natura umana, la rabbia, lo sfogo, la sensibilità, ma anche l’amarezza e la tristezza e tutto quel vasto range di sentimenti che vengono espressi ed impressi negli spazi da queste eclettiche forme. Nel suo intrinseco approccio e nella personale rappresentazione delle peculiari forme di un universo vasto, l’operato dell’artista rappresenta quindi un volano di sensibilità uniche che vengono incanalate all’interno di una precisa scelta tematica e stilistica.
Per “Portulaca Oleracea”, questo il titolo di questa sua ultima fatica, Tellas si ritrova a lavorare sulla superfice di questa piccola struttura completamente immersa nel verde e nel nulla più totale, la scelta della particolare location senza dubbio alimenta una vasta gamma di sensazioni ed emozioni, a catturare il nostro interesse è oltre a questo la scelta dell’artista di attuare un approccio maggiormente definito. A differenza delle precedenti produzioni dove attraverso una dinamica prettamente soggettiva andavamo a dare una lettura personale degli elementi incanalati nella vastità dei grovigli rappresentati, qui è lo stesso interprete a suggerirci la sua ispirazione. Ci troviamo infatti di fronte ad una personale rivisitazione della Porcellana nota anche con il nome di Barzellana od Erba Grassa, in base alla regione in cui ci troviamo, in cui affidandosi unicamente ad un pittura nera a contrasto con il fondo bianco della superficie, l’artista va ad elaborare una fittissima trama andando a creare in questo modo una nuova e peculiare forma. Esattamente come la vera pianta, caratterizzata da una forte componente di infestazione, la figura realizzata simula l’avanzamento sulla superfice dell’elemento naturale, quasi una riappropriazione di uno spazio che si erge all’interno di una panorama completamente immerso in un universo naturale.
Non aggiungiamo altro, per darvi modo di apprezzare al meglio l’opera vi lascia alla suggestiva serie di scatti durante alcune fasi del making of fino all’eccellente risultato finale, in attesa di nuovi aggiornamenti vi ricordiamo infine che sono ancora disponibili le ultime copie di From Outer Space, la serigrafia realizzata dall’artista in collaborazione con noi di Gorgo.

Thanks to The Artist for The Pics
Pics by Carlo Contu

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Axel Void – New Mural for Avanguardie Urbane Roma Street Art Festival

29/04/2014

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Continuano i lavori dell’eccellente Avanguardie Urbane Roma Street Art Festival, il festival voluto dalla 999Gallery accoglie un nuovo grande artista, è infatti Axel Void ha realizzare nel quartiere di Ostiense questa sua nuova ed impressionante fatica.
Rimaniamo sempre piuttosto attratti dalla particolare vena visiva di Axel Void, completamente assuefatti dal viscerale approccio visivo che riesce sempre a scatenare in noi un profonda caratura emotiva, l’utilizzo in questo senso di un tratto decisamente profondo e caratterizzato da pennellate ricche di colore, da una sovrapposizione delle tinte, proietta il lavoro in una dimensione di dettaglio assai elevata lasciandoci liberi di immergersi all’interno del dipinto raffigurato. Se l’impianto visivo risulta sempre quindi piuttosto caratterizzato ed altamente immersivo, senza un adeguata finalità tematica le opere dell’interprete andrebbero perse in un mero virtuosismo visivo, a sostenere invece al meglio il grande impatto pittorico ritroviamo con piacere una componente argomentale sempre piuttosto importante, se dapprima Void amava concentrare i propri lavori all’interno di un immaginario legato a doppio filo con temi difficili, ed altamente introspettivi, come la morte e la vita, opera dopo opera l’artista ha saputo in parte staccarsi da questo universo per abbracciare una componente riflessiva spesso legati ai luoghi di lavoro. Il raccontare le storie e le vicissitudine del luogo è motivo quindi di un contatto maggiormente diretto e radicato con le persone che lo abitano, si crea quindi un legame indissolubile e legato a doppio filo con chi poi si troverà a fare i conti con l’immagine raffigurata giorno dopo giorno, un dialogo quindi alimentato da temi e da spunti cari e ben conosciuti da chi abita una determinata zona. Il valore dei dipinti assume ed aumenta la sua valenza sociale andando a scandagliare ed a studiare determinate situazioni sociali – come per il lavoro di Tarifa (Covered)– , determinati fatti di cronaca – come per il tributo a Reefa (Covered) – oppure rievocando il passato dei luoghi di lavoro come accaduto nella sua ultima realizzazione Italiana (Covered), le difficoltà reali, le inquietudini dell’uomo con tutto il loro bagaglio emotivo, vengono quindi catturate da un pittura come detto profonda atta proprio ad alimentare un sentimento di riflessione, ed è forse questa la sua maggiore peculiarità.
Per la grande rassegna capitolina, Axel Void presenta “Nessuno”, ci troviamo su uno degli ingressi del quartiere Ostiense, sempre più punta di diamante dell’arte urbana in quel di Roma, qui l’interprete cambia completamente registro affidandosi piuttosto che al consueto e caratteristico volto, ad una immagine rovesciata, di spalle la vediamo quindi la figura intenta ad osservare ipoteticamente proprio il quartiere. L’interprete riflette sui cambiamenti delle zona, sulla sua nascita nel lontano 1870 come primo polo industriale della Capitale, di come questo abbia cercato nel corso del tempo di attrarre turisti, cercando quindi svestire i panni di zona popolare che accoglieva le abitazioni dei lavorati, per un tentare uno sviluppo turistico diverso e che inevitabilmente va a stridere con l’idea romantica tipica della città di Roma. Se la grande figura diventa quindi protagonista dell’intervento è inevitabile volgere lo sguardo anche al piccolo cerchio che fa la sua comparsa sul colletto della camicia, si tratta di una rivisitazione di immagini di alcuni lavoratori russi. Accade così che lo stesso intervento celi al suo interno le due chiavi di lettura di Ostiense, da una parte il carattere popolare, legato quindi alla sua storia ed al suo sviluppo industriale, dall’altra l’ascesa di una zona turistica nuova innegabilmente legata all’arte urbana, per un risultato finale spesso e coinvolgente.
Non aggiungiamo altro, per darvi modo di apprezzare al meglio l’opera, vi lasciamo piuttosto ad una bella e dettagliata serie di scatti con tutte le immagini del caso, il consiglio è quello di darci un occhiata siamo certi infatti che non mancherete di apprezzare, enjoy it.

Most cities have a center and an industrial periphery that feeds the city. Ostiense, the neighbourhood where the wall is located, was built in the 1870’s as the first industrial area in Rome. Most tourists possess a romanticised idea of Rome that focuses on its historical importance, yet the city’s present is overlooked, and people continue to preserve an idea of what the city used to be. Neighbourhoods like Ostiense create attractions like the “New Colosseum” in order to bring tourists to the area, transforming a neighbourhood that formed out of the need to build houses for the workers to reside in into an attraction that distracts tourists from its original nature.

Pics by 999Contemporary Gallery

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Nano4814 – “Nuevas Buenas Nuevas” at Delimbo Gallery (Recap)

28/04/2014

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Aperta lo scorso 10 di Aprile, andiamo a dare un occhiata a “Nuevas Buenas Nuevas” ultima fatica del grande Nano4814 all’interno degli spazi della Delimbo Gallery di Siviglia in Spagna, uno show ricchissimo e densissimo che ci ha davvero impressionato.
Avevamo lasciato l’artista alle prese con la gigantesca pittura del BTH Business Tower Hotel di Lima in Perù (Covered). Dopo alcuni mesi l’interprete si ferma per proporre all’interno degli spazi della galleria Spagnola uno show ricchissimo, uno show che abbraccia completamente tutto il suo operato e che va a toccare elementi ed approcci differenti.
L’intero corpo di lavoro rispetta una semantica visiva strettamente legata ad un utilizzo liquido del colore. Diverse tonalità attraversano ciascuna delle opere, un fiume acido che accompagna lo spettatore alla scoperta di tutta varietà di medium, e di conseguenza approcci, presenti in questa nuova mostra.
L’intero allestimento si propone come un dialogo fitto e sfaccettato, ma sopratutto singolare e caratterizzato dallo volontà di Nano4814 di presentare lavori distorti e caratterizzati da molteplici significati. L’intenzione è quella di rifiutare una singola interpretazione per abbracciare un corpo di lavoro ambiguo e canalizzato verso continui giochi di parole, sviluppati attraverso le immagini e le opere stesse. Il tutto risulta legato da una componente astratta altamente rimarcata e dalla intrinseca stranezza e particolarità che abbraccia da sempre l’operato dell’artista. Le forme e le immagini proposte risultano in questo modo legate e staccate, lavorano all’unisono eppure mantengono la loro stessa singolarità, tutto si muove secondo un percorso ben definito ma che al contempo genera caos e riversa tutta la sua molteplice influenza all’interno degli spazi della galleria.
Sono presenti tele attraverso le quali l’artista propone i suoi iconici personaggi, o parti di essi, bagnati da una fortissima presenza cromatica. Camminando troviamo delle forme a pallone schiacciate da una serie di piccoli mattoni, ci voltiamo ed al muro vediamo dei palloncini bagnati dal colore ed attraversati da una serie di frecce. Il famoso bagno acido che coinvolge ed attraversa qualsiasi forma ed immagine presente. Il risultato finale è un viaggio ricco e variegato che ci ha profondamente coinvolti e lasciato a bocca aperta.
Per darvi modo di apprezzare al meglio tutta la magia di questo singolare allestimento, vi lasciamo ad un ampia selezione di scatti suddivisi in due pagine, con tutti i dettagli dei lavori presentati. Il consiglio è quello di darci un occhiata, mentre per gli amici Spagnoli e per chiunque si trovasse in zona, ricordiamo che c’è tempo fino al prossimo 15 Luglio per andare a visitare di persona lo show, noi ve l’abbiamo detto.

Delimbo Gallery
C/Pérez Galdós nº 1 Acc.
C.P. 41004 Sevilla (Zona Alfalfa-Encarnación)

Before we have even seen his works, Nano is telling us what we’re in for. An intentional surfeit of meaning. A rejection of singular interpretation. A purposefully ambiguous, purposefully playful relationship to words (as much as images). Good News. New Goods. An equivalently religious and secular turn of phrase. Terms related to the sacred and the commercial in equal measure. And a connection which Nano has meant to be as obvious as it is abstract, a linkage whose tenuousness, whose inherent strangeness he embraces.

Just as with the title, as with the artefacts housed within. The shapes and forms that Nano presents here are both linked and detached, they work in concert but we don’t know how, or even why. Balloons squashed together in seemingly impossible formations, their flexibility and vulnerability pushed to the very edge. Disembodied figures intertwined with Nano’s famous patterns and colours, figures residing within curious, ethereal spaces. Installations and sculptures which defy all logic yet which remain somehow strangely familiar, strangely remembered.

And just like the title once again, what all Nano’s work also exhibit is the warped humour, the non-sense that he so loves. What they all follow is LeWitt’s entreaty to “Stop it and just DO!”, to “Do more. More nonsensical, more crazy”… That is what Nuevas Buenas Nuevas brings us, a reminder that meaning of a piece is only one part of the whole, that the feeling they provoke is meaning’s equal. A simultaneous feeling of the uncanny and of beauty. Of delight and disquiet all at once. Nano’s tricksteresque condition emerging once again.

Pics by The Gallery

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Grito – New Piece on a Truck

28/04/2014

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Dopo parecchie settimane, andiamo con piacere a tuffarci all’interno dell’immaginario del grande Grito, l’artista ha infatti da poco terminato una nuova pittura andando a realizzare questo intricatissimo pezzo su tutta la superficie esterna di un camion.
Abituati a vederlo alle prese con pareti abbandonate all’interno di vecchi edifici vetusi, accogliamo con piacere quest’ultima fatica dell’artista Spagnolo come un break, una rottura per calarci con piacere all’interno di un universo di personaggi, colori e fattezze particolari che si legano tra di loro creando una mistura atipica e indiscutibilmente divertente. Grito si diverte, interviene negli spazi con un piglio personale alimentando attraverso una sequenza incredibile di dettagli, personaggi, scritte ed elementi differenti, un dialogo forte e ramificato con chi osserva. Come risulta facilmente intuibile il lavoro dell’interprete affonda le sue basi su una forte e rimarcata influenza nel writing, questo particolare aspetto riveste una componente fondamentale ma viene sorretto da una forte e radicata esperienza illustrativa, quello che va ad emergere è quindi un tratto molto personale e caratteristico che non si sottrae nel trattare argomenti impegnati ma che più spesso sfocia in una lettura divertente e singolare. Lo stile dell’artista è caratterizzato da una personale ricerca che lo vede impegnarsi in una trama composita, l’idea è quella di unire sotto un unica grande veste visiva, elementi geometrici in aggiunta a veri e propri soggetti e characters che vengono infine sostenuti da una base di lettering forte e caratteristica, che per certi versi richiama uno stile old skool. A sorreggere queste impalcatura visiva, assistiamo ad un notevole utilizzo cromatico, come consuetudine l’artista si affida ad un uno più range cromatici e con essi investe tutto il suo lavoro, questo equilibrio nelle tonalità va a contrapporsi con una variegata e sfaccettata presenza di elementi differentissimi e che, specialmente per quanto concerne la ricerca (quasi) ossessiva di grandi spazi abbandonati e spot ai limiti della società, si alimenta grazie ad una spiccata sensibilità nel dettaglio. Questa precisa scelta coglie lo spettatore frastornato, ma sopratutto alimenta una ricerca di tutti quegli elementi e spunti con i quali l’interprete compone le sue opere, una quantità di riferimenti differenti tutti da ricercare e da cogliere all’interno di un unica grande trama visiva. A concludere infine troviamo con piacere l’esigenza di agire attivamente non solo su una superficie piatta ma piuttosto di colloquiare con forza anche con tutto ciò che circonda le sue opere, i ciottoli, le lamiere e le porzioni di cemento divengono quindi parte integrante di un unico percorso visivo, all’interno di uno stile fresco e ricco di fantasia.
Per questa sua ultima fatica, Grito raccoglie tutte le basi del proprio operato spingendoci verso una lettura ricchissima, dove veniamo letteralmente investiti da una quantità spropositata di immagini differenti, l’occhio vaga alla ricerca di elementi, soggetti e personaggi, un’occhiata, una seconda fino a scoprire tutto l’impasto proposto, un piccolo viaggio.
Scrollate giù dopo il salto alcuni dettagli di quest’ultima magia dell’interprete, il consiglio è quello di darci un occhiata e se vi siete persi i precedenti appuntamenti vi rimandiamo alla nostra sezione, dateci un occhiata, ne vale davvero la pena.

Pics by The Artist

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Raptuz – New Mural for Amazing Day 2014

28/04/2014

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Con piacere tra i protagonisti dell’ultimo Amazing Day ritroviamo Raptuz, l’interprete Italiano ha infatti presentato un nuovo intervento caratterizzato come sempre dal consueto approccio visivo e stilistico.
Nel particolare approccio stilistico dell’artista Italiano ritroviamo inserite una varietà di influenze ed approccio che miscelandosi sotto un unica trama, vanno a formare una mistura forte e decisamente caratteristica. Osserva il lavoro di Raptuz appare chiaro come l’artista attraverso la propria e personale ricerca visiva tenti di unificare differenti aspetti, membro fondatore della importante e famosa crew Milanese dei TDK, l’interprete sceglie di alimentare una background tipicamente appartenente al mondo del writing con elementi e spunti rivolti piuttosto verso una forte influenze astratta coadiuvata da un tratto illustrativo e grafico. Figurativo ed astratto vanno quindi a creare un nuovo elemento, generando una rottura simbolica in un allontanamento sia da un universo che dall’altro che va proprio a generare una sorta di crepa viscerale che attraverso un unica immagine, questo particolare e ricorrente aspetto nelle produzioni dell’artista è di fatto la principale e peculiare caratteristica, il disegno proposto che viene elaborato attraverso una forte impronta grafica, va quindi a sgretolarsi ed a tracciare una serie di forme ed elementi geometrici differenti e sfaccettati, si tratta quindi di una immagine non lineare che anzi attraversa tutto lo spazio in una altalena di caselle che ne frantumano la visione, chi osserva si ritrova quindi a ricomporre le varie sezioni, a cercare di dare un senso di precisione al lavoro aggiungendo e scombinando la lettura che ha di fronte a sé. L’impressione osservando le opere dell’artista è quindi quella di trovarsi di fronte ad un immagine riflessa su uno specchio rotto, le crepe, le parti sconnesse e non lineari riflettono quindi un immagine scomposto, come se l’artista abbia voluto elaborare sezione per sezione le differenti angolazione e prospettive di un unico disegno, ne coglie ogni singola sfaccettatura andando in questo modo a creare una sorta di mosaico che paga la propria influenza al futurismo, con le sezioni che avviluppano il disegno allungandone o invertendone la forma per una profondità di lettura varia e personale. Le sezioni orizzontali, trasversali o verticali vanno ad interrompere una continuità visiva quindi lasciandoci in balia di poligoni differenti, quello che impressione è che comunque la lettura finale dell’opera risulta comunque non impossibile, si tratta piuttosto di un effetto visivo che, sostenuto da una precisa scelta cromatica atta ad amplificare ed a dare vita ai dettagli dell’intervento, non ne intacca affatto la forma, va piuttosto ad agire sulla percezione delle stessa che vengono amplificate dalla grande varietà di colori, dagli effetti cromatici, come sfumature e giochi di luce ed ombra per una risultato finale che sà di danza veloce ed inesorabile.
Dal titolo “Predator” quest’ultima fatica di Raptuz va anzitutto a mescolare l’impronta visiva dell’artista, l’immagine risulta quindi anzitutto maggiormente frammentata, le grandi sezioni che ne interrompono la linearità non vanno a riprendere la trama del soggetto raffigurato ma piuttosto qui generano delle vere e proprie interruzioni sul disegno raffigurato. La varietà di poligoni che spezzano l’immagine emergono quindi in mancanza di parti o sezioni rendendo la lettura dell’opera in questo cosa più difficile ma sopratutto invertono i colori scelti così che il range costituito dal rosso e dall’arancione si trasformi in blu e grigio, l’idea è quindi anche quella di alimentare un nuovo binomio, non solo visivo tra immagini figurativa ed astratta, ma anche cromatico con due precise scelte di colore poste proprio agli antipodi. La scelta lascia quindi in balia di una danza personale tra tinte opposte, tra forme e figure astratte che tagliano e scuotono la superficie, passando infine per la belva che si avvicina lentamente al cuore raffigurato nell’estremità destra.
Per darvi modo di cogliere appieno tutto il particolare stile dell’interprete, vi lasciamo ad una bella serie di scatti con i dettagli di questa sua ultima fatica, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti sul suo lavoro.

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CANEMORTO – A Series of New Murals in Gent and Italy

28/04/2014

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A distanza di qualche settimana di silenzio, tornano i CANEMORTO, il collettivo tutto Italiano ci mostra il risultato di una nuova serie di incursioni nel nord Italia ed a Gent in Belgio con le quali proseguono nel portare avanti gli spunti ed i temi del proprio operato.
Colore, colore ed ancora colore, a caratterizzare questa nuova infornata di lavoro e senza dubbio la scelta di un approccio senza dubbio più intriso di tinte – in particolari modo per quanto concerne l’intervento in Belgio – seppur lasciando invariati i temi e sopratutto il particolare approccio visivo che fin qui abbiamo avuto il piacere di apprezzare. Nella lettura del lavoro dei CANEMORTO ci siamo spesso soffermati sulla valenza riflessiva e di ciò che gli stessi artisti tentano di raccontare e veicolare attraverso le loro pitture, la scossa che abbiamo provato osservando le loro produzioni a risvegliato in noi l’esigenza di un analisi personale, l’impressione è sempre stata quella di una lettura altamente critica ed al contempo sfaccettata dell’uomo, la natura umane e le sue inossidabili contraddizioni. I corpi dei soggetti raffigurati, ma sopratutto i loro volti, appaiono non come maschere ma piuttosto come limpida e cristallina realtà, un emblematica ricerca che progressivamente va a rivelare, quasi togliendone il velo, quella che è la vera espressione, la vera connotazione umana in una rappresentazione che sà di specchio fulgido di ciò che realmente siamo. Le emozioni, la rabbia, ma sopratutto i sentimenti raccapriccianti prendono il sopravvento, si impossessano della nostra carne rivelando tutta la bruttezza interiore, il raccapriccio del nostro animo, quello che ci si ritrova a guardare è un immagine non definita, appena abbozzata in uno specchio veritiero, fa male, brucia osserva la dimensione che l’uomo ha intrapreso, la carne ribolle perdendo le proprie sembianze, accusando l’esperienze di una vita amara che si ripercuotono all’interno di un calderone di sentimenti oscuri. Questa precisa e particolare lettura, amplifica il disagio nell’osservare le creazioni degli interpreti, ma al contempo per chi sceglie di immergercisi al suo interno, tocca le corde più sensibili, ne coglie gli aspetti più reconditi, facendoli affiorare e mettendoli, con forza ed enfasi, faccia a faccia con noi stessi, ci si ritrova ad osservare se stessi intrappolati in una maschera, in un filtro che abbiamo scelto di portare per identificarci meglio nella società, ma la realtà è sul muro, grida, avvolge, e scuote i sensi, e con essi rimane irrimediabilmente scolpita nei nostri pensieri.
Di fatto i temi e gli spunti degli artisti riescono prepotentemente ad inserirsi all’interno della nostra mente attraverso un tratto atto proprio ad amplificarne in misura esponenziale il senso, la cornice cromatica, rapida, veloce, con tinte e passate indolenti e sovrapposte, quasi istintive, vanno a miscelarsi con i tratti scomposti, raggrinziti, vibranti dei soggetti raffigurati, questi personaggi con sorriso bieco, quasi malinconico, scrutano attraverso i loro sguardi profondi, le forme del viso si fanno confuse, quasi sovrapposte perdendo un filo logico imposto, gli arti sprofondando e poi riaffiorano, così come i corpi che entrano in contatto con la natura del nostro essere, la carne si piega all’emozione, ne segue l’andamento incerto, diviene fragile, scomposto, orribile alla vista, non esiste filtro o censura, siamo per quello che siamo sembra urlare, ed è forse ciò che maggiormente fa scalpore, è questo che spaventa, incute incertezza e paura, fino al rompersi dello specchio ed al voltarsi dei passi.
Attraverso una bella serie di scatti vi diamo modo di approfondire al meglio tutto il lavoro del collettivo, in attesa di scoprire nuovi aggiornamenti il consiglio è come sempre quello di dare un occhiata alla immagini, è tutto dopo il salto, enjoy it.

Thanks to The Artists for The Pics

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Ever – New Mural for FORM Public Art Project

28/04/2014

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Tra i grandi artisti che hanno preso parte all’eccellente FORM Public Art Project di Perth in Australia, troviamo con piacere Ever, il grande artista Argentino si è impegnato in una splendida pittura coprendo tutta la lunga facciata porzione esterna di questo edificio.
L’occasione di poter lavorare nuovamente su grandi spazi, offre ad Ever l’opportunità di portare avanti una pittura che ci ha sempre affascinato e coinvolto, il piglio ampiamente emotivo, così come la volontà dell’interprete di affrontare e di portare attraverso il proprio lavoro tematiche profonde e sopratutto legate ad una riflessione personale, fanno che si che l’impatto con le produzioni dell’artista, che ci investono grazie alla grandissima varietà cromatica e pittorica che le accompagna, riesca sempre a risvegliare in noi l’opportunità di un ragionamento personale. Con “Migration”, questo il titolo della sua ultima fatica Australiana, Ever prosegue a mantenere vivo questo suo approccio andando attraverso il proprio lavoro, a stuzzicare le corde più sensibili, addentrandosi nei temi scomodi e proponendone una lettura per certi versi criptica, difficile da scardinare ma che proprio grazie al titolo del lavoro, ed attraverso le nostre impressioni, riesce ad arrivare diretta a destinazione.
Abbiamo sempre posta l’accento sulla duplice trama che accompagna le visioni dell’interprete, affascinati da due percorsi che si legano e si intrecciano e che proprio per la loro divergenza stilistica riescono a toccare angoli differenti di un unico tema o spunto. Nelle figure, nei corpi dei soggetti e nella loro sensibilità ritroviamo di fatto un tratto ampiamente espressivo, viscerale e ricco tonalità diversificate che si accavallano su se stesse generando un trama densissima di dettagli, una scelta questa che amplifica la profondità dell’opera finale ed attraverso la quale l’artista va a sorreggere la parte più emotiva e sentimentale delle sue produzioni accompagnando lo spettatore in un caleidoscopio di sensazioni e stati d’animo differenti, si tratta quindi un certo senso della parte più sensibile del lavoro dell’interprete, quella a cui viene affidato il contatto più diretto con lo spettatore che si ritrova ‘scaldato’ dai colori proposti e dal loro stesso lungo penetrare all’interno delle sue percezioni. Di contro ritroviamo la scelta di far evadere gli stati d’animo dei suoi character, vediamo le emozioni che prendono forma sotto un insieme vastissimo di colori maggiormente saturi, quasi piatti che avvolgono la mente, lo spirito e che passano da una fisicità rimarcata ad un ambiente maggiormente astratto, è questo il simbolo del lavoro dell’artista, una proiezione di sentimenti da e verso il corpo che invadono lo spazio, la mente e le percezioni di chi osserva, si tratta di un volano emotivo forte e coinvolgente che fa appunto tra tramite ai temi ed agli spunti che lo stesso pittore a scelto di infondere nel suo lavoro. Spesso in combinazione con altri volti, o parti del corpo, questo groviglio di elementi scandisce e travalica la dimensione ed un riferimento tangibile, non c’è corpo o formo da ritrovare ma semplicemente una grande nube che posa il suo colore in una vasta configurazione emotiva.
Lo stesso tema trattato qui dall’artista, che si sofferma sul concetto di migrazione interiore, intendendo qualcosa di viscerale, emotivo e legato ai sentimenti, prende qui le sembianze di una donna che sceglie di veicolare il fiume delle proprie emozioni all’interno di un volto maschile, quasi a voler far meglio comprendere allo stesso ciò che prova, l’ennesima pittura complessa e sfaccettata che lascia a chi guarda l’opportunità di cogliere differenti gradi ed aspetti, ed ancora, spunti e sensibilità, per una visione complessa e sfaccettata.
Non aggiungiamo altro, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti tutti i dettagli di quest’ultima fatica dell’interprete, il consiglio è quello di darci un occhiata, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare, enjoy it.

Pics by The Artist

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Weekly Overview 82| 21-03 to 27-04

27/04/2014

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Weekly Overview è l’appuntamento del Week-End dove vi presentiamo una selezione delle migliori news settimanali sul GORGO.

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Eltono – “Amalgama” at Galería SLOWTRACK Cañizares (Recap)

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ZED1 – “Non si può andare contro natura” New Mural in Milano

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Ernest Zacharevic – New Murals for Memorie Urbane Festival 2014

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Axel Void – “RUN” New Piece for Mission to Art

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Etnik – New Mural for Memorie Urbane 2014

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Aris, Giorgio Bartocci, G. Loois, Proembrion, Romi for SketchMate 2014

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DIMA – New Murals in Poznan, Poland

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Borondo – “Triade” New Mural in Shoreditch, London

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Escif – New Mural for Open Walls Baltimore 2014

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KidGhe – “Desgaste” New Mural in Puerto Escondido, Mexico

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Pablo S. Herrero x David De La Mano for Memorie Urbane 2014

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2501 – New Mural for FORM Public Art Project Part 2

Barlo – New Mural in Shenzhen, China

27/04/2014

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A distanza di qualche settimana torniamo ad approfondire il lavoro di Barlo, l’artista Italiano con base in Cina ha infatti da poco terminato un nuovo pezzo ad Shenzen in occasione della nuova edizione del Meeting of Styles 2014.
Come abbiamo già avuto modo di vedere il lavoro di Barlo ci ha catturato per l’insolita esperienza visiva, caratterizzata da influenze tematiche e stilistiche diverse, ci ha lasciato interessati l’interprete italiano, convincendoci grazie ad un tratto ed ad un approccio personale che raccoglie in un unica mistura, mescolandoli assieme, elementi pittorici ed influenze differenti. Appare chiaro osservando le sue produzioni che l’artista nelle proprie produzioni sceglie di andare a raccogliere elementi, influenze e stilistiche tipiche degli approcci e delle immagini prettamente orientali, un assonanza quindi che dà alla luce soggetti e protagonisti chiaramente ispirati alle culture dell’est.
Emerge in questo modo uno stile molto personale che trova come protagonisti principali le figure di animali e creature dal forte sapore mitologico, che vediamo prendere vita all’interno degli spazi di lavoro attraverso un tratto ed uno stile tipicamente orientale, ritroviamo in questo modo le storie, le leggende e le mitologie, che caratterizzano questo mondo e che vengono sviscerate attraverso un approccio delicata che risulta indubbiamente legato al mondo dell’illustrazione, con contaminazioni da quello dei fumetti, ponendosi in questo modo da ideale ponte immaginario tra due mondi distanti e per certi versi opposti.
La pittura dell’interprete raccoglie il meglio di queste due esperienze, in una influenza continua assistiamo quindi, per mezzo di colori, tinte ed accorgimenti visivi, come i piccoli dettagli presenti nei corpi, alla creazione di figure e soggetti che rimangono quasi sospese sulla parete, come delle ombre e catalizzano l’attenzione grazie alla loro intrinseca spiritualità, incrociano il nostro sguardo, ponendoci in soggezione, animando un dialogo recondito e viscerale per una rappresentazione dalla grande forza emotiva.
Per questa sua partecipazione alla rassegna Barlo sceglie di portare avanti il peculiare approccio stilistico, giocando con differenti campionature cromatiche e divertendosi come sempre a miscelare insieme occidente ed oriente in unica trama visiva, assistiamo quindi alla comparsa di questo nuovo animale, particolare attenzione come consuetudine per lo sguardo, appare magnetico a tratti quasi rabbioso catapultando e calamitano su di se tutta la nostra attenzione, paura!
In attesa di scoprire nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’interprete, vi lasciamo ad alcuni scatti con tutti i dettagli di questa sua ultima fatica, dateci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Artist for The Pics

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Eltono – “Amalgama” at Galería SLOWTRACK Cañizares (Recap)

26/04/2014

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Con piacere andiamo finalmente a scoprire le meraviglie “Amalgama” ultima fatica del grande Eltono aperta lo scorso 27 Marzo all’interno degli spazi della Galería SLOWTRACK Cañizares di Madrid in Spagna, uno show caratteristico incentrato sull’influenza dei fattori esterni sul processo creativo.
Dopo più di tre anni trascorsi in Cina, ed a distanza dalla precedente esibizione datata 2006, Eltono torna quindi finalmente nel proprio paese d’adozione per una mostra personale che vuole mettere il punto sulle ultime sperimentazioni dell’interprete. Come visto più volte l’operato dell’artista si sviluppa attraverso percorsi ed approcci differenti, accomunati dalla volontà di portare a compimento un dialogo tipicamente di matrice astratta, si tratta di forme, elementi e figure colorate attraverso le quali il grande interprete si interroga sulla superficie, sulla prospettiva e sullo spot selezionato, trasformandone completamente l’inquadratura visiva ed alimentando da e con esso un profondo dialogo. Si tratta di configurazioni caratterizzati da una linea comune che, attraverso colori e tinte differenti, va formare simboli e forme differenti, quasi come se si trattasse di una sorta di alfabeto, composto e ricomposto al fine di eliminarne completamente la chiave di lettura fino a divenire illeggibile ed altamente criptico. Il senso di questi lavori rivela quindi tutta la volontà dell’interprete di portare a compimento la propria ricerca sul tratto, ma anche l’esigenza di trovare una lettura personale, propria e con essa sviluppare una dialogo con la superfice, il panorama e ciò che lo circonda, sentendo e facendosi influenzare dal personale stato d’animo, dalle sensazione e dalle emotività del momento.
Per questo suo nuovo ritorno in Europa, Eltono va a presentare un corpo di lavoro insolito e variegato, da una vastissimo range di materiale fotografico, che rivela tutta le sequenze del proprio operato, passando per gli interessanti lavori su carta. L’intera selezione di opere, attraverso i risultati degli esperimenti condotti negli ultimi anni, è incentrata sulla ricerca dell’interprete sui fattori esterni che vanno inevitabilmente ad influire ed ostacolare il processo creativo, non esiste quindi un controllo totale da parte dell’artista che viene influenzato dalle differenti possibilità di sviluppo di un opera, dall’ambiente circostante, ed ancora dalla città e dai suoi rumori e movimenti, tutto ciò diviene quindi parte integrante del processo e di conseguenza va a determinare il risultato finale in modo imprevedibile.
Non aggiungiamo altro, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di immagini con tutti i dettagli dell’allestimento proposto dal grande artista, il consiglio è quello di darci un occhiata e per gli amici Spagnoli e chi si trovasse in zona, ricordiamo che c’è tempo fino al prossimo 26 di Maggio per andare a darci un occhiata, noi ve lo consigliamo caldamente.

Galería SLOWTRACK Cañizares
Calle Cañizares 12,
28012 Madrid

More than three years have passed since Eltono left Spain to move to China. After the incredible experience lived in China, the French artist returns to his country of adoption for a solo show: Amalgama. The gallery SLOWTRACK Cañizares is defined as a meeting place opened to rigorous and bold proposals in all areas of creation, and undoubtedly the work of our partner has exceeded all expectations. Said by the artist, this exhibition is the result of a big research that he has been working on during the last years, where the process is full of external and random elements and that is what makes it become as important as the final result. His project Promenades explains all this process. The exhibition can be seen until May 26.

Pics by V15 and Antonio Lobo Mena

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2501, Alexis Diaz, ROA, Remed, Pixel Pancho in Pilbara

26/04/2014

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Come abbiamo avuto modo di vedere un grande numero di star internazionali si è riunito a Perth in Australia in occasione dell’eccellente FORM Public Art Project, ora 2501, Alexis Diaz, ROA, Remed, Pixel Pancho si sono spostati nella zona di Pilbara dove hanno avuto modo di realizzare questa combo.
Ci troviamo all’interno di un paesaggio scarsamente popolato, uno di quelle zone asciutte e calde che si possono incontrare in Australia, in quintetto trova su questa piccola struttura abbandonata l’opportunità di sperimentare una pittura combinata, unendo i rispettivi stili ed approcci visivi.
La particolare struttura a sei facciate viene suddivisa per ogni artista partecipante, 2501 e Alexis Diaz vanno ad occupare il corpo centrale e viscerale dell’opera, se il primo prosegue nel portare avanti le peculiari astrazioni con le caratteristiche linee nere il secondo insiste nella personale pittura minuziosa andando a raffigurare una mano con serratura sul palmo e coadiuvata dalle mistiche presenze di una chiave e di un pianeta elaborate sempre dal grande artista Italiano.
Negli spazi esterni della struttura su muovono invece i restanti tra artista, su i due lati veniamo accolti da ROA e da Remed, l’artista Belga opta per la caratteristica pittura oscura e cruda, realizzando il volto di un nuovo animale, il secondo invece occupa lo spazio attraverso una delle peculiari rappresentazioni geometriche in cui, attraverso la lettura di forme e configurazioni e sovrapposizioni cromatiche, è possibile scorgere volti ed aspetti tipicamente umani. Chiudiamo infine con Pixel Pancho che va a concludere la combinazione andando a realizzare uno dei suoi iconici robot, ancora una volta il grande interprete Italiano si affida quindi al personale immaginario andando a realizzare il volto distrutto, arrugginito ed in balia delle intemperie di uno dei suoi iconici personaggi.
Il risultato è un intervento sfaccettato ma che conserva un equilibrio interiore ed esteriore, un lasciato se vogliamo, del passaggio degli artisti che hanno trasformato così intensamente le piccole facciata di questa struttura, ognuno con il proprio stile, la propria storia ed il proprio background, ogni singolo artista attraverso il proprio tratto che va a legarsi con quello successivo in una configurazione sfaccettata e dalla forte cadenza sognante che attraversa colori ed impostazioni diseguali, tratti astratti, così come fisionomie ben definite, visioni oniriche ed approccio altamente figurativi, chiudiamo infine con una riflessione, c’è tanta Italia e noi non potevamo che apprezzare.
Per darvi modo di apprezzare al meglio quest’ultima fatica del grande roster di artisti, vi lasciamo alle immagini in calce alla news, il attesa di scoprire i rispettivi prossimi spostamenti, il consiglio è come quello di darci un occhiata, siamo certi non mancherete di apprezzare.

Pics via San

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H101 – New Mural in Manresa, Spain

25/04/2014

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A distanza di qualche settimana torniamo a mostrarvi il lavoro del grande interprete Spagnolo H101, l’artista ha infatti da poco terminato una nuova parete a Manresa, piccola cittadina nei pressi di Barcellona in Spagna.
Grazie a questa sua ultima fatica Spagnola, nuovamente veniamo travolti dalla dirompenza del lavoro di H101, come visto peculiarità del lavoro dell’artista è infatti quella di affidarsi ad una forte e coinvolgente componente cromatica attraverso la quale va a sviluppare le spesse e fitte trame delle sue produzioni. L’impianto visivo innescato dall’interprete poggia quindi le sue solide basi sull’esigenza dell’artista di esprimere sensazioni, emozioni e stati d’animo attraverso un preciso range cromatico costituito da tinte, colori altamente forti ed acuti il tutto infine raccolto all’interno di una componente astratta e geometrica che predilige un impostazione compatta e ricca di elementi, da forme più spigolose ad istanti maggiormente rotondi, con i cerchi e gli intermezzi circolari che ne stanno caratterizzando l’operato nelle ultime uscite. È piuttosto interessante osservare come l’interprete scelga di eliminare completamente le outlines delle forme raffigurate andando piuttosto ad alternare gli elementi ed i relativi effetti di profondità e tridimensionalità, attraverso le differenti tinte e scale cromatiche, emerge in questo modo un quantità di dettagli pazzesca con pattern e texture che completano le viscere degli elementi dipinti fino alle differenti impostazioni geometriche che si sviluppano. L’impostazione visiva dell’artista è quindi caratterizzata dalla scelta di affidarsi ad una intricata trama geometrica, le divagazioni che vanno a svilupparsi avviluppano e trasformano lo spazio e la superfice di lavoro, con cambi repentini di colore, poligoni irregolari, tutto sorretto da una ricerca di un equilibrio visivo e dalla volontà di adottare uno stile con soluzione di continuità, con il risultato finale di trovarsi difronte ad un universo sfaccettato ed altamente coinvolgente.
H101 va quindi a manipolare la realtà degli spazi inserendo negli stessi stacchi cromatici forti e vibranti, attraverso un movimento di forme, elementi e configurazioni differenti nel corpo e nelle viscere, ricche di spunti che strizzano l’occhio ad elementi simbolici, mistici ed onirici, ed attraverso essi sviluppare un dialogo con chi osserva.
Caratterizzato da un profondo background nero, esattamente come per le precedenti incursioni anche per questa sua ultima pittura H101 sembra volersi concentrare in rappresentazione di elementi prettamente urbani, l’impressione è infatti quella di trovarsi di fronte ad un paesaggio cittadino, impreziosito da precise scelte cromatiche, concentrato e sviluppato combinando elementi differenti, si muovono così scale, palazzi, finestre ed anfratti cittadini, all’interno di una lunga e variegata trama visiva.
Per darvi modo di apprezzare al meglio tutto il particolare approccio visivo dell’artista, vi lasciamo ad una bella selezione di scatti con tutti i dettagli di questa sua ultima fatica, il consiglio è come sempre quello di darci un occhiata, ma restate sintonizzati presto nuovi aggiornamenti, enjoy it.

Thanks to The Artist for The Pics

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El Euro – A Series of New Pieces in an Abandoned Places

25/04/2014

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Con piacere a distanza di tempo torniamo ad approfondire il lavoro di El Euro, l’interprete Italiano ha infatti da poco terminato una nuova serie di lavori all’interno di una serie di edifici abbandonati e non sparsi per l’Italia.
Quello che ci ha sempre incuriosito del lavoro di El Euro è anzitutto la fortissima e simbiotica esigenza dell’artista di sviluppare un dialogo stretto con i luoghi, gli spot e la particolari location all’interno delle quali trovano vita i suoi lavori. Si tratta di zone al limite della città, edifici e fabbriche abbandonati, piloni e strutture dimenticate con le quali l’artista ha una forte empatia che va a sviluppare per mezzo della propria pittura, l’idea è quella di ridare linfa a questi luoghi attraverso lavori che celano storie, riflessioni e spunti differenti, il tutto alimentato da un tratto particolare e molto caratteristico. L’immediatezza visiva delle opere dell’interprete si scontra con la volontà dello stesso di voler del detto giustificare o spiegare i propri lavori che si prestano così a differenti e soggettive chiavi di lettura, il tratto e lo stile ereditano un approccio connesso al background da writers attraverso una cornice visiva fortemente influenzata da una visione illustrativa. Quello che appassiona è la presenza di una rimarcata vena ironica così come le soluzioni visive adottate dall’artista, gli interventi si sviluppano (quasi) tutti all’interno di un quadrilatero che ne va delimitare la superfice creando una sorta di casella che va ad emergere dalla superfice di lavoro, all’interno di questo si sviluppano poi personaggi, situazioni, architetture, lettering bizzarri e caratteristici che spingono verso temi di fantasia come anche argomenti di maggior rilievo ed importanza. A concludere l’esperienza visiva notiamo infine l’utilizzo di un tratto morbido coadiuvato dalla scelta di utilizzare unicamente colori e tinte delicate con i colori che investono i corpi ed i soggetti con un fare istintivo.
Per questa nuova infornata di interventi veniamo anzitutto da una precisa direzione stilistica, El Euro oltre a portare avanti il peculiare impianto visivo, sperimenta qui un approccio più minimale, spariscono i corpi con la scelta di realizzare piuttosto unicamente i tratti del viso, quindi occhi e bocca, assecondati da una serie di gittate di tinte e colori differenti. Questa insolita scelta alimenta l’interazione con lo spazio, le superfici dei pertugi e delle strutture si trasformano nei corpi dei personaggi in un gioco visivo forte e divertente che non potevamo che apprezzare.
Non aggiungiamo altro vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli di questa nuova serie, dateci un occhiata siamo certi che non mancherete di apprezzare, e restate sintonizzati presto infatti nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’artista.

Pics via Eko

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Vine, J. Kalinda, SeaCreative, ReFRESHink, Centina – New Mural

25/04/2014

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Tradizione che dura ormai da un po’ di anni è quella di ritrovarsi nel giorno di Pasqua per una bella combo tra amici all’interno di qualche fabbricone abbandonato, andiamo quindi a dare uno sguardo all’ultima fatica di Vine, James Kalinda, SeaCreative, ReFRESHink e Centina.
Seguiamo da tempo il lavoro di ciascuno dei partecipanti a questa combinazione ed è quindi un piacere vedere come realtà ed approcci differenti vadano a collidere perfettamente all’interno di una visione comune, caratterizzata in questo caso da visioni prettamente oscure e tetre, sviscerate per mezzo di una tinta rosacea. Ancora una volta principale legame visivo è ovviamente la scelta comune nei colori e nelle differenti tinte adottate da ciascuno degli artisti, un omogeneità che attraversa ogni singolo intervento che va però a determinare una differente impronta visiva grazie ai diversi approcci stilistici di ciascuno degli interpreti.
La location scelta non poteva che essere la classica parete all’interno di un vecchio stabile abbandonato, muri scrostati, muffa e superfice grigia per alimentare tutta la particolare tematica comune dell’intervento dal titolo “Easter Seitan Combo”, da sinistra verso destra, partiamo con Vine, come sempre l’interprete sceglie un approccio prettamente astratto andando ad elaborare una composizione geometrica che, attraverso le differenti punti di colore va a costituire una forma complessa e concentrata dalla quale emergono le lettere del suo stesso nome. Proseguendo ci imbattiamo nel primo character, l’impronta visiva è quella di James Kalinda, ancora una volta quindi l’artista/tatuatore porta uno dei suoi personaggi, una visione prettamente oscura che raccoglie appieno l’influenza di un immaginario rivolto verso una ricerca che esplora le piaghe dell’animo umano, i suoi mostri sono il frutto di un analisi severa a tratti agghiacciante della mente dell’uomo, sono il cedere alle paure, all’oblio, lasciarsi andare al terrore ed alla violenza. Intervallata da una interruzione dimensionale, con una delle punte di Vine a fare capolino sul muro, la figura di SeaCreative ci mostra una visione malinconica e tetra di uno dei suoi iconici soggetti, nessun volto ad indagare ed a far emergere le sensazioni e gli stati d’animo più profondi dell’uomo ma piuttosto un teschio a rimarcare l’ambientazione e la particolare impronta tematica della combo. A concludere l’intervento troviamo poi ReFRESHink, allontanandosi dalle consuete elaborazioni incentrate sulla natura ed in particolare sul mondo animale, l’artista porta in dote un teschio caratterizzato dall’inserimento di una figura triangolare nera alle sue spalle. A concludere tutto l’intervento una nuova figura di Centina, l’artista opta per il consueto approccio oscuro iniettando nello spazio a disposizione uno dei suoi peculiari soggetti, ancora una volta l’idea è quella di rappresentare appieno l’inconscio, senza maschere, le brutture, i dannamenti che prendono forma e cambiano completamente l’aspetto esteriore, l’emergere dell’oscuro e dell’inconscio direttamente nel volto e nelle forme dei suoi personaggi, per questo più che mai veri e reali in un disagio che sa di guardarsi allo specchio.
Per darvi modo di apprezzare al meglio questa bella collaborazione vi lasciamo ad una ricca serie di scatti con tutti i dettagli degli interventi realizzati, in attesa di scoprire nuovi aggiornamenti sul lavoro di ciascuno degli interprete, il consiglio è come sempre quello di darci un occhiata, siamo certi apprezzerete.

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ZED1 – “Non si può andare contro natura” New Mural in Milano

25/04/2014

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A distanza di parecchio tempo torniamo ad approfondire il lavoro del grande ZED1, l’artista Italiano ha infatti da poco terminato una nuova pittura a Milano, caratterizzata da una serie di differenti frame applicati alla consueta tematica forte e profonda.
Da parte nostra abbiamo sempre apprezzato la particolarità tematica degli interventi dell’interprete, completamente assuefatti da una pittura quanto mai decisa a voler innescare una riflessione sulle difficoltà, sulle piaghe e le differenti sfaccettature della società moderna, in particolare l’artista ha saputo attraverso il proprio lavoro approfondire quegli aspetti tipicamente emotivi e per questo di rilevanza e di indubbio impatto finale. Per mezzo dei suoi iconici personaggi e di un tratto fortemente riconoscibile, ZED1 senza alcun filtro si è spinto in un approfondimento che non si sottrae ai temi e agli spunti più difficili e delicati ma che piuttosto attraverso un altissima dose di ironia ed irriverenza vengono sviscerati e ribaditi dallo stesso, in particolare l’interprete ha saputo concentrare i propri sforzi su tutti quelli che sono i comportamenti così come le contraddizioni che caratterizzano la società moderna e con essa l’uomo. Il tratto dell’artista rappresenta poi il giusto volano visivo per una rappresentazione accurata ma al contempo delicata e dolce, c’è l’esigenza di imprimere nei soggetti raffigurati le emozioni e le sensazioni legate ai temi trattati ma allo stesso tempo si ha l’impressione di un approccio delicato che possa in questo modo entrare in contatto con chi osserva in modo non isterico ma piuttosto docile quasi abbracciandone i sentimenti e con essi le riflessioni, da qui il passo con una immedesimazione con i protagonisti delle pittura è immediata, gli stati d’animo, la malinconia, la rabbia, l’emozione e la tristezza passano dagli sguardi delle figure dipinte, da loro a noi e con esse ci ritroviamo a scavare all’interno del nostro io.
Per “Non si può andare contro natura” questo il titolo di quest’ultima fatica, ZED1 sceglie di portare a compimento una pittura divisa in differenti frame, l’idea è quella di una rappresentazione lineare in cui step by step assistiamo al compimento di una sorta di racconto e con esso del tema cardine che da il titolo all’opera. Attraverso il consueto tratto delicato e coadiuvato da una scelta cromatica bilanciata tra l’arancione, il bianco ed il nero, l’artista ci mostra l’evoluzione di una coppia di animali che mano a mano che le immagini si susseguono va sia ad evolversi sia a mostrare la loro vera natura fino all’imprevisto epilogo finale. La linea tracciata con questo intervento cela in se tutta la profondità tematica dello stesso, l’artista si serve di un paragone forte, dove nonostante una crescita comune ed un sodalizio sentimentale, nella parte finale, dopo l’allontanamento dei due personaggi, inevitabilmente la natura del leone prevale sul sentimento divorando la zebra. L’impressione è quella che l’interprete abbia voluto farci riflettere sul nostro essere noi stessi, sul non tentare di cambiare radicalmente la nostra natura perché inevitabilmente la stessa è destinata a prendere il sopravvento, scavando più affondo è proprio l’epilogo finale che ci ha scosso, la scena ribalta completamente tutto le precedenti e mostra una realtà per certi versi crudele, aspra, lasciandoci con un certo malessere interiore, uno di quelli di chi nonostante tutto ha capito il messaggio.
In attesa di scoprire nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’artista, vi diamo l’opportunità di apprezzare quest’ultima fatica in tutti i suoi dettagli attraverso la bella serie di scatti in calce, il consiglio è come sempre quello di darci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare, è tutto vostro!

Pics by WallsOfMilano

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Ernest Zacharevic – New Murals for Memorie Urbane Festival 2014

25/04/2014

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Tra i big names a prendere parte a questa edizione del Memorie Urbane Festival troviamo con piacere il grande Ernest Zacharevic che irrompe nella rassegna con due nuovi interventi realizzati ad Arce e Gaeta come sempre caratterizzati dal particolare approccio tematico e visivo.
Con seguito sempre più importante, l’anno scorso e questi primi inizi di anno per Ernest Zacharevic stanno rappresentando l’opportunità di lavorare aldilà degli spazi urbani Malesi, per portare quindi in giro per il mondo il particolare immaginario è tutto il grande coinvolgimento tipico dell’approccio dell’artista Lituano. Sebbene quindi le location e gli spot non siano più legati al panorama urbano Malese, i soggetti ed i personaggi che l’interprete va a realizzare rimangono comunque legati ai bambini del suo paese d’adozione. Come abbiamo avuto modo di vedere diverse volte, l’operato di Ernest Zacharevic propone una variegata analisi di quello che è il tessuto sociale Malese, questa spinta tematica viene supportata dalla peculiare scelta dell’artista di anzitutto utilizzare i bambini come principali ed unici protagonisti del proprio alfabeto visivo e soprattutto con essi arrangiare gli spazi urbani, le superfici e le particolarità architettoniche attraverso una fortissima e caratteristica interazione con gli stessi. L’idea è quella di una riconciliazione con gli aspetti più giocosi e spensierati della nostra vita rievocandone gli aspetti più divertenti e legati ai giochi fatti dal nulla, dall’esplorazione della propria città, all’utilizzo di quel poco che si aveva, offrendo contemporaneamente l’opportunità di una riflessione personale sul proprio passato, ma anche sul presente e di come queste attitudini, questi giochi e queste pratiche siano mano a mano scomparse e sostituite da un impronta e da un approccio maggiormente tecnologico. Osservando i soggetti dell’interprete emerge tutto il divertimento di una interazione fantasiosa, gli oggetti abbandonati in strada, le mensole, le finestre e le insenatura e la particolarità architettoniche, diventano spinta propulsiva per il gioco dei suoi soggetti che invadono la città, quasi riappropriandosene attraverso il gioco, il divertimento che impatta con lo spettatore, lascia sorrisi e coinvolge per la sua capacità di intercettare e far riemergere il bambino che c’è in ognuno di noi. Proprio questo rappresenta uno degli aspetti più importanti dell’operato dell’artista, l’immersione totale all’interno delle sue opere, la capacità di parlarci delle stesse ed il grande grado di coinvolgimento, ne hanno decretato l’istantaneo successo.
Per la rassegna Laziale, Ernest Zacharevic porta quindi in dote tutto il particolare peculiare bagaglio visivo e tematico, per i due interventi, il primo su questa lunga torretta ed il secondo che si estende sui vertici di due pareti. Per entrambi i lavori l’interprete sceglie come sempre di caratterizzare l’opera attraverso un dialogo con lo spazio, se nella torretta quindi vediamo una bambino intento ad arrampicarsi e giocare sulla stessa, utilizzando le porte, le finestre e le sue diverse insenature, sulla seconda l’artista sceglie di raffigurare due bambini con le pistole ad acqua e smoking intenti a simulare un gioco con le pistole.
Vi lasciamo ad una lunghissima serie di ben tre pagine con tutti i dettagli e le fasi di realizzazione dei due interventi, il consiglio è come sempre di darci un occhiata per cogliere appieno tutta la magia ed il carattere del lavoro dell’interprete, ma restate sintonizzati qui sul Gorgo, nei prossimi giorni infatti proseguiremo nel raccontarvi i lavori dipinti per il Festival.

Thanks to The Festival for The Pics
Pics by Dante Corsetti and Flavia Fiengo

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Axel Void – “RUN” New Piece for Mission to Art

24/04/2014

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Durante la sua residenza d’artista oltre a dipingere la bella parete per il Street Alps Festival (Covered), Axel Void ha voluto lasciare un segno del proprio passaggio su questa piccola porzione di parete negli spazi del laboratorio dei ragazzi di Mission to Art organizzatori della rassegna.
L’idea di ospitare artista nazionali ed internazionali all’interno di una residenza che possa offrire loro l’opportunità di sviluppare il proprio lavoro attraverso differenti approcci, dalla pittura passando alla creazione stampe serigrafiche vero e proprio fiore all’occhiello del progetto, nasce dall’esperienza maturata attraverso il lavoro in Sericraft, realtà Torinese a cui abbiamo affidato la nostra From Outer Space, e si evolve mantenendo come caposaldo la passione per la stampa artigianale e per l’arte urbana in generale.
L’esperienza di Axel Void chiuderà quindi il cerchio con la realizzazione di una serigrafia in edizione limitata in collaborazione con gli amici di StreetArtNews che non nascondiamo siamo già curiosi di vedere, come ultimo regalo il grande interprete decide di lasciare il proprio segno su questa piccola porzione di muro proprio del laboratorio attraverso una delle sue caratteristiche opere a cerchio.
Per “RUN” questo il titolo dell’intervento l’artista va quindi nuovamente a pescare da un immagine appartenente ad altri tempi e, lavorando questa volta su dimensione decisamente ridotte, prendendo spunto dall’immagine, da vita ad una delle sue iconiche rappresentazioni. Caratterizzata come sempre da un uso intensivo di tinte e colori molto scuri e profondi, contrapposti ad un scritta fine e di color rosso che recita proprio il titolo del pezzo, quest’intervento va a collocarsi all’interno del già ricco filone di lavori maggiormente criptici con i quali l’interprete va ad approfondire temi e situazioni differenti, toccando sempre corde sensibili ed aspetti maggiormente emotivi e lasciando allo spettatore l’opportunità di una chiave di lettura personale e di un confronto quindi spinto dalla vena visiva e dalle emozioni che la sua stessa pittura riesce a trasmettere. Abbiamo di fatti sempre apprezzato la volontà di Axel Void di scegliere il percorso più difficile, di trattere temi e situazioni cupe, amare e malinconiche lasciandoci/si trascinare all’interno di tutte quelle esperienze dure ed aspre che così fortemente segnano la vita di molti di noi. La capacità dell’artista è quella di trattare queste tematiche attraverso un impianto visivo viscerale, forte ed altamente coinvolgente, temi come la morte ma anche la vita, il dolore e le difficili situazioni sociale, vengono presi di petto e rappresentati crudi, senza alcun filtro visivo. La digestione di queste visioni appannate, scure e profonde non è sempre facile, ci si ritrova immersi all’interno di una riflessione e con essa portati ad approfondire aspetti difficoltosi che mai magari avremo voluto trattare, affiorano sensazioni e stati d’animo contrastanti, silenzi e pensieri che si susseguono.
In attesa di scoprire le immagini dell’opera che l’artista sta realizzando in questi giorni a Roma per l’Avanguardie Urbane Roma Street Art Festival, vi lasciamo ad una bella serie di scatti che documentano alcune fasi del making of fino al bel risultato finale, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui su Gorgo per tutti gli aggiornamenti sul lavoro dell’interprete.

Pics by Elisabetta Riccio

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VinZ – A New Series of Murals in London

24/04/2014

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In occasione dell’apertura della sua “Tempus Fugit” all’interno degli spazi di RexRomae, il grande VinZ si trova a Londra dove ha poco terminato una nuova serie di interventi sparsi in giro per le strade della città e come sempre caratterizzati dalla denuncia tipica del lavoro dell’interprete.
Come spesso abbiamo avuto modo di approfondire il lavoro di VinZ poggia le sue solide basi su un precisa soluzione visiva, il grande artista Spagnolo attraverso un preciso intento figurativo attacchi gli spazi urbani per mezzo di personaggi bizzarri, metà uomini, metà animali. Il senso stesso di queste creature va ad impattare con la tematica profondo e riflessiva che contraddistingue l’opera dell’artista, nell’idea dello stesso risiede infatti la volontà di tracciare una riflessione profonda su quelli che sono i mali dell’uomo moderno ed attraverso un immaginario forte e ridondante schiacciarne tutto il peso di fronte alla collettività ed ad un vasto pubblico che solo la strada riesce ad offrire. I corpi delle creature di VinZ, sono sfatti, grassi e malformi, rappresentano in tutta la loro realistica bruttezza proprio la realtà delle persone comuni, contrapposta al messaggio di perfezione che la pubblicità così come la società ci impone, l’idea di utilizzare questi corpi reali – vengono scelti e fotografati dall’artista stesso – insieme a dei volti di animali, restituisce in chi osserva la sensazione che l’interprete abbia volutamente cancellato l’identità di queste persone, rese completamente schiave dal consumismo in tutti i suoi molteplici aspetti. Il risultato è una identificazione forte e cosciente, ci si ritrova nelle curve dolci dei corpi nudi, negli sguardi spenti degli animali che costituiscono i tratti del viso, il tutto per una scossa forte e caratteristica che incute un senso di impotenza.
Per questa nuova serie di interventi VinZ, così come per i lavori, le opere ed i bozzetti originali che verranno presentati durante lo show, sono caratterizzati da un approccio tematico differente, l’artista si interroga questa volta sul tempo proponendo un dialogo differenziato per la cornice urbana e quella della galleria. L’interprete si interroga sull’effimerità della vita umana, sul suo rapporto con il tempo e di come esso inevitabilmente scandisca le stagioni della nostra vita. La serie di interventi in strada è così caratterizzata da lavori che indagano e rappresentano le scene del crepuscolo, della morte, con una fare più sporco e con l’utilizzo del nero come principale colore di riferimento. Per quelle che saranno invece le opere esposte in mostra l’artista opta per un approccio più legato a temi quali i momenti di eterna giovinezza, la bellezza e la spensieratezza e che (presumiamo) avranno nel bianco il loro principale vettore cromatico.
In attesa di mostrarvi un ampio ed approfondito recap con tutte le immagini dell’allestimento proposto dall’interprete Spagnolo, vi lasciamo ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli di questo suo nuovo raid in città, dateci un occhiata e si vi trovate in zona e per gli amici Inglesi l’appuntamento è per questa sera fino al prossimo 30 di Aprile.

RexRomae
132 Commercial St
London E1 6NQ

RexRomae is pleased to present Tempus Fugit, the debut London solo exhibition of VinZ, the provocative
Spanish urban artist.
Beyond money, individual success and fame, there is something humans long for: time. Or more adequately stated: More Time. It is the largest commodity that mankind has, and it’s spent faster than any fortune.
At birth, a chronometer starts and seems to accelerate over the years. Only death can stop time.
At the end of the road, our memories determine who we where, what we have lived and how we managed
our time.

Tempus Fugit is an exhibition of original works and sketches with their street counterparts on display.
Inspired by British Romantic literature, the works on the street represent scenes of the ephemeral and dirty twilight of life, while the artwork in the gallery shows moments of everlasting youth and beauty.
All the works and photographs of the walls can be viewed at the next pop-up exhibition in Shoreditch hosted by RexRomae Gallery from 24th until 30th April.

Pics via San

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Hope & Gig – New Mural in Civitanova Marche

24/04/2014

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Con piacere torniamo nuovamente a Civitanova Marche per l’interessante progetto Vedo a Colori, tra gli artisti partecipanti troviamo infatti il duo Italiano Hope & Gig che ha da poco terminato questo nuova ed emozionante parete sviluppando temi e riflessioni del tutto nuove.
Organizzato da Giulio Vesprini il progetto ha come principale scopo quello di recuperare, attraverso il lavoro di diversi artisti con le loro differenti opere, tutta quella che è la grigia area marittima e portuale della città di Civitanova Marche, con le sua architetture complesse torna in questo modo a vivere sotto una nuova e maggiormente calda veste visiva. Dopo una lunga serie di artisti partecipanti al progetto, il particolare approccio degli Hope & Gig ha quindi l’opportunità di esprimersi su vasta scala e giunge qui ad una riflessione differente discostandosi dal consueto rapporto in cui una contestualizzazione dell’immaginario delle fiabe popolari andava a sviluppare una riflessione sulla realtà odierna. Abbiamo infatti sempre apprezzato la particolare visione tematica del duo italiano, l’idea di andare a raccogliere una vasta e quasi persa eredità da quelle che sono le fiabe e racconti popolari al fine di sviluppare un dialogo tematico tra presente ed immaginato in cui proprio la visione di quest’ultimo possa aiutare a meglio comprendere ciò che ci sta intorno, ci ha sempre incuriosito e spinto ad una personale riflessione. Il duo sceglie di lasciare invariate le caratteristiche stilistiche del proprio lavoro, quindi come consuetudine l’opera viene sviluppata attraverso un esclusivo utilizzo del bianco e del nero così come da una gestualità ed una ricerca del tratto che spinge verso il dettaglio al fine di creare un elaborazione pulita e profonda, assistiamo in questo modo ad un cambio di registro completo che va ad optare per un approccio se possibile maggiormente riflessivo.
In “Attraverso le origini”, questo il titolo dell’intervento, Hope & Gig rivolgono qui il proprio interesse sul tema del viaggio, dell’esplorazione verso l’ignoto, i due interpreti affondano la propria pittura in una rappresentazione che ha forti rimandi onirici, la contrapposizione tra il tordo disteso con al posto delle zampe una serie di radici e ramificazioni che vanno a spingere la barca dove ritroviamo la figura di un ragazzo diretto verso il proprio personale viaggio. La quantità di dettagli così come le differenti chiavi di lettura osservando l’intervento sono molteplici, da una parte la figura del ragazzo rivolto verso lo spazio ignoto, il proprio futuro ed il proprio viaggio interiore, dall’altra invece la presenza delle porte quasi a testimoniare l’opportunità di poter tornare al punto di partenza, alle proprie origini e con esse riallacciare il rapporto con le proprie radici. L’opera in questo modo si presta a due personali e soggettive lettura, da una parte l’andare avanti lasciandosi tutto alle spalle, dall’altra invece ripercorrere la strada inversa, ritornare al proprio giusto posto, dopo aver magari concluso un intensa avventura personale, un calderone di sentimenti e riflessioni proprie che noi non potevamo che apprezzare.
In attesa di scoprire nuovi aggiornamenti ed al contempo il proseguo di questa loro nuova impronta tematica, per darvi modo di apprezzare al meglio tutto lo stile dei due interpreti vi lasciamo ad una ricca selezioni di scatti con tutti i dettagli di questa loro ultima fatica, dateci un occhiata siamo certi che non mancherete di apprezzare.

Pics by The Artist

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Etnik – New Mural for Memorie Urbane 2014

24/04/2014

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Continuiamo il nostro full coverage sui lavori all’eccellente Memorie Urbane Festival di quest’anno, tra i grandi artisti partecipanti ritroviamo con piacere Etnik che ha da poco terminato questa splendida pittura su tutta la superfice di questo palazzo a Fondi.
Ad inaugurare le pareti della cittadina. troviamo quindi uno degli artisti senza dubbio più importanti della scena Italiana, Etnik giunge nella cittadina con tutto il personale bagaglio e con a disposizione uno spazio di così grandi dimensione, avviluppa la superfice della struttura architettonica attraverso una delle sue peculiari scomposizioni. In diverse occasioni abbiamo ribadito la capacità dell’interprete di riuscire a spingere chi osserva le sue produzioni ad una immersione totale, a vagare all’interno delle costruzioni e delle differenti porzioni che vengono scaraventate e che gravitano intorno alla figura centrale, è innegabile come attraverso una personale traccia visiva, alimentata dai personali studi accademici e dal passato radicatissimo come writers, l’artista sia riuscito a sviluppare una personale ricerca urbana, percettiva e sensibile, caratterizzata dalle peculiari visioni tridimensionali e soprattutto da una continua sensazione di movimento. Proprio quest’ultimo sembra essere il nodo centrale dell’esperienza visiva dell’artista, le figure rappresentate, vengono canalizzate all’interno di una configurazione che ne simula – in base al differente punto di vista – l’attrazione e la repulsione, gli elementi rappresentati, che vediamo gravitare anche a distanza da un asse centrale e da una grande figura/totem. Le forme che vediamo muoversi su tutta la superfice sono il parto della percezione dell’artista, del suo costruire e distruggere, della personale esperienza nel mondo del design, della scenotecnica e dei graffiti, e vengono supportate da una vivace caratura cromatica, abbiamo infatti notato nelle ultime pitture dell’artista l’esigenza dello stesso di affidarsi ad una serie di colori più tenui, ed ad alcuni gettate di colore che alimentano il carattere sognante del suo stesso operato, si aprono così panorami e background vivi che passano da una tensione visiva ad una maggiore delicatezza cromatica, uno spettacolo che coinvolge i sensi, e le emozioni di chi osserva.
Per “Bonsai”, questo il titolo di quest’ultimo lavoro, Etnik prosegue nel portare avanti gli sviluppi del proprio operato, se la cornice scenografica si affida quindi ad una vera e propria scala cromatica, gli elementi che compongono le figure si fanno maggiormente vicini alla natura, il carattere organico infatti emerge in tutta la sua dirompenza, staccandosi completamente dal carattere urbano ed architettonico, riconducendoci all’interno di una lotta tra cemento e natura ampliamente rappresentata dalla grande radice che invade ed attraversa gli elementi archittetonici.
Attraverso una bella serie di scatti ripercorriamo assieme le fasi di realizzazione di questa splendida realizzazione fino all’eccellente risultato finale, è tutto il calce al testo dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per tutti gli aggiornamenti sulla bella rassegna Laziale.

Thanks to The Blind Eye Factory for The Pics

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Aris, Giorgio Bartocci, G. Loois, Proembrion, Romi for SketchMate 2014

24/04/2014

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Con piacere andiamo a dare un occhiata ai primi lavori realizzati da Aris, Giorgio Bartocci, G.Loois, Proembrion, Romi in occasione della nuova edizione di SketchMate organizzato dall’associazione Patchanka, in collaborazione con le Officine Corsare di Torino e l’associazione Il Cerchio E Le Gocce.
Per questa nuova edizione si è pensato ad un evento che potesse assumere le sembianze di una rassegna polivalente, abbracciando quindi aspetti e discipline differenti all’interno degli spazi delle Officine Corsare di Torino, con musica, dibattiti ed ovviamente l’immancabile componente di pittura che si è concentrata sulle pareti esterne perimetrali e su quelle all’interno del cortile della location e del Torino Youth Centre. Quest’anno i partecipanti appartengono anzitutto alla variegata realtà Torinese ed Italiana con l’aggiunga di ospiti di caratura internazionale come appunto Proembrion, dalla Polonia, e Romi dalla Francia.
Il variegato roster di artisti differenti porta l’evento ad approfondire aspetti ed approcci altamente differenziati, uniti in questo caso da una forte spinta astratta canalizzata verso un dialogo visivo personale e ricercato, gli interventi sono però caratterizzati da un dialogo comune che vede in primis Aris e Giorgio Bartocci dialogare su tutta la superficie esterna della struttura, G. Loois impegnarsi nella composizione di un opera ed infine Proembrion e Romi coniugare in un unica superficie le proprie peculiari visioni.
Il duo italiano si dimostra perfettamente a proprio agio in una composizione che unisce le differenti e viscerali visioni di ciascuno dei due artisti, Aris prosegue la personale ricerca sulla forma, dipingendo una nuova serie delle sue caratteristiche figure, ancora una volto, attraverso differenti interazioni cromatiche prendono vita opere movimentate dove i volti ed i corpi dei soggetti raffigurati si miscelano e si intersecano tra di loro nella consueta danza sfaccetta e coinvolgente. Ad interagire con quest’ultimo troviamo Giorgio Bartocci, l’interprete spinge per la consueta pittura evocativa dove vediamo la grandissima varietà di forme delicate e tondeggianti da vita ai consueti corpi, maggiormente concentrati qui, li vediamo attraversare la superficie attraverso tinte più forti e radicate, crescono e rimpiccioliscono variando costantemente la loro integrità fisica e lasciando allo spettatore il compito di cercare il giusto assembramento. G. Loois dal canto suo prosegue il proprio dialogo e la natura e con i suoi stessi elementi, ancora una volta notiamo l’esigenza di sviluppare un rapporto simbiotico ed al contempo multi sfaccettato con la natura attraverso il quale veniamo accolti da nuclei e da figure differenti, dove in questo caso troviamo un piccolo ed insolito elefante. L’impianto visivo dell’artista qui sviluppa ancora una volta gravitando attorno ad elementi altamente organici, come il grande nucleo bianco nella parte più alta del pezzo, in una contrapposizione con forme più incisive e dure, raffigurate qui dall’elemento roccioso nella parte più bassa dell’opera.
A chiudere questa prima infornata di interventi infine Proembrion e Romi, i due interpreti lavorano a quattro mani andando ad investire lo spazio a disposizione attraverso una trama sfaccettata e profonda, se da una parte il primo prosegue la personale ricerca sui glitch visivi e sull’impatto degli stessi all’interno di una trama fortemente astratta, dall’altra Romi muove il suo lavoro attraverso una ricerca visiva che abbraccia più discipline dalle incredibili installazioni ai lavori di pittura, l’artista Francese sceglie di coniugare l’impostazione dei graffiti con gli studi di architettura proponendo trame consistenti alimentata da forme geometriche ricche di effetti di profondità e tridimensionalità.
Per darvi modo di apprezzare al meglio tutta la qualità ed il grande impatto dei lavori realizzati dagli artisti partecipanti, vi lasciamo ad una lunga serie di scatti con tutti i dettagli degli interventi, il consiglio è come sempre quello di darci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare.

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Phlegm – New Mural in Port Hedland, Western Australia

23/04/2014

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Il grande numero di artisti coinvolti all’interno del FORM Public Art Project di Perth, dopo i giorni della rassegna si sta mano a mano spostando verso nuove località, tra questi Phlegm che ha da poco terminato un nuovo lavoro nei pressi di Port Hedland, nella zona più ad ovest dell’Australia.
Caratterizzando sempre tutti i suoi lavori attraverso un indole visiva piuttosto personale e soprattutto per mezzo di un tratto forte, rimarcato e che si affida unicamente al bianco ed al nero come unici vettori cromatici, Phlegm ha saputo nel corso di questi anni farci calare all’interno di una dimensione pittorica precisa e peculiare, un vero e proprio mondo a sé attraverso il quale l’artista si confronta con la realtà ed allo stesso tempo dà sfogo a tutta la sua fervida immaginazione. L’universo caratteristico dell’artista con base a Sheffield è infarcito dalla presenza di personaggi bizzarri calati all’interno di una scenografia e di conseguenza un mondo, che parete dopo parete si è fatto mano a mano sempre più limpido e vivo, l’abilità dell’interprete è stata quella di rendere sempre più coinvolgente l’ambientazione dei suoi characters rivelando in questo modo tutta le peculiarità di un universo proprio e vasto che da elemento passivo nel percorso produttivo dell’interprete, ha iniziato specialmente nell’ultimo anno, a prendere forma rappresentando una figura ed un protagonista a se stante ed offrendoci in questo modo l’opportunità di approfondire le vicende dei soggetti che lo abitano. Le creazioni di Phlegm ruotano intorno alla figura degli iconici characters, esili e con abiti caratteristici li abbiamo spesso visti alle prese con le situazioni più improbabili, immersi all’interno di un habitat intriso di riferimenti alla cosmologia, all’alchimia, ma anche a temi come lo steampunk, rivelando tutto il carattere di un filone tematico sfaccettato e decisamente profondo. L’ingegno dell’interprete è stato fin da subito quello di caratterizzare al meglio le sue controparti su muro e su carta inserendole all’interno di situazioni sempre diverse in un altalena che non ha risparmiato di coinvolgere animali e creature fantastiche, toccare temi e spunti differenti e soprattutto offrire allo spettatore l’opportunità di immergersi all’interno del mondo da lui stesso ideato. Abbiamo visto di questi soggetti l’ingegneria e la tecnologia, spesso caratterizzata da riferimenti magici, così come la loro inventiva, laddove unendo gli sforzi riescono a compiere azioni impossibile diversamente, per un coinvolgimento ampio ed avvolgente.
La base stilistica del lavoro di Phlegm poggia le sue basi su un’unica visione cromatica, il bianco ed il nero alimentano il mistero ed il misticismo intorno alle figure rappresentate, al contempo offrono l’opportunità all’artista di rievocare sensazioni e visioni tipiche del lavoro in studio, con i soggetti che sembrano appena abbozzati ma in realtà celano al loro interno una quantità di dettagli incredibile, anche per questa sua ultima fatica Australiana, l’interprete porta avanti i temi e le basi del proprio lavoro, si diverte ad interagire con il paesaggio, vediamo così uno dei suoi tipici personaggi alle prese con una sorta di scavatore.
In attesa di scoprire nuovi aggiornamenti sul lavoro del grande interprete Inglese, vi lasciamo agli scatti in calce, dateci un occhiata e se ve lo siete perso vi invitiamo a ridare un occhiata alla splendida parete realizzata durante i giorni della rassegna qui, enjoy it.

Pics by Brendan Hutchens via The Artist

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Nychos – “Easter Rabbit” New Mural in San Francisco

23/04/2014

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Ancora Nychos, nuovamente a San Francisco, come detto il grande artista Austriaco si trova infatti nella bella città Statunitense dove durante il periodo di Pasqua ha terminato questa incredibile pittura ispirata proprio alla classica figura del coniglio pasquale.
Ricorderete il precedente lavoro nella bella città americana dell’anno scorso (Covered), come annunciatovi il grande interprete è da settimane a San Francisco in vista dell’apertura della sua “Street Anatomy” prossima sua personale all’interno degli spazi della Fifty24SF Gallery, dopo quindi il piccolo intervento di qualche giorno addietro (Covered) l’interprete ha avuto a disposizione nuovamente una grande parete per esprimere al meglio tutto il suo peculiare approccio visivo.
Le dimensioni spropositate di questa grande parete, offrono l’opportunità a Nychos di elaborare al meglio tutto il suo tipico immaginario spingendo verso una pittura altamente dettagliata e caratterizzata dal consueto tema ed approccio stilistico che da sempre ne investe tutte le produzioni. Come abbiamo avuto modo di vedere con piacere diverse volte, l’operato dell’artista è caratterizzato da una radica influenza nel mondo dei graffiti, con un importante passato da writers l’interprete ha saputo in seguito sviluppare una traccia visiva fortemente caratteristica e miscelata ad elementi ed influenze differenti, in particolare osservando le sue produzione è inevitabile riscontrare elementi appartenenti al mondo dell’illustrazione, così come dei cartoni animati, passando però per una visione allo stesso tempo altamente realistica e che porta avanti il tema della dissezione e dell’anatomia attraverso toni e riferimenti per certi versi splatter. La capacità di elaborazione delle figure di Nychos è alimentata anzitutto da una forte capacità di pittura che coadiuvata da una scelta cromatica di tinte piuttosto caratteristiche, accese e dal forte impatto finale, rivela tutta la grande caratterizzazione e l’impatto degli interventi dell’artista che grazie all’elevata presenza di di dettagli spingono ad un analisi profonda da parte di chi osserva. Le creature dell’interprete raffigurano alla perfezione i loro stessi elementi viscerali, gli scheletri, così come gli organi interni, i vasi sanguigni, per una rappresentazione viva e veritiera che si affida in conclusione ad effetti di profondità così come di tridimensionalità per alimentare maggiormente la resa del risultato finale.
Partendo quindi da quelli che sono i temi cardine del proprio opera nasce “Easter Rabbit”, quest’ultima fatica di Nychos ci mostra quanto di meglio l’artista riesce ad esprimere, la figura del coniglio appare ed investe tutta la grande parete, al suo interno come sempre rilevanza per i dettagli, con gli organi e lo scheletro in belle vista, diverte infine la scelta dell’interprete di rappresentare il volto mentre lo stesso tenta letteralmente di staccarsi dalla propria pelle e del pelo, rivelando in questo modo un involucro vuoto e spento, mozzafiato.
Ripercorriamo assieme alcuni istanti durante le fasi di realizzazione di quest’ultima grande fatica dell’interprete, il consiglio è come sempre quello di darci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare tutto il livello di dettaglio ed il consueto stile messo in campo dall’interprete.

Pics by UpperPlayGround

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DIMA – New Murals in Poznan, Poland

23/04/2014

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Continuiamo con interesse a seguire gli sviluppi del lavoro di DIMA, l’artista Ucraino ha da poco terminato una nuova serie di interventi questa volta legati ad un approccio direttamente influenzato dagli ultimi sviluppi e tumulti all’interno del suo paese.
La difficile situazione in Ucraina sta interessando diversi aspetti del lavoro di parecchi artisti urbani, l’inevitabile calderone emotivo che ne sussegue sembra essere il principale vettore e spunto tematico di questa nuova serie di lavori firmati da DIMA. A differenza dei lavori precedenti a catturare la nostra attenzione è inevitabilmente la totale assenza di tinte e colori che non siano il nero, l’interprete sembra essersi voluto affidare ad un approccio più profondo in modo da poter sviluppare con più energia un simbolismo individuale atto a creare una sorta di adattamento personale delle difficile situazione dello stato Europeo. Le forme che da sempre distinguono l’operato dell’interprete vanno qui completamente a staccarsi dai temi cardine del percorso produttivo dell’interprete, come abbiamo avuto modo di vedere l’intrinseco e personale filtro visivo dell’artista è caratterizzato da un legame con gli elementi naturali che circondano gli spot da lui scelti, questa precisa interazione con gli spazi è sviluppata dall’interprete attraverso una pittura atta a portare all’essenziale le forme e gli elementi naturali che, alimentate da una precisa e distinta caratura cromatica vengono esposte a colori forti e radicati. L’intersecarsi di elementi, linee e forme differenti da vita ad un quadro organico ed equilibrato in cui gli elementi dipinti sovrapponendosi tra di loro vanno ad alimentare effetti di profondità e tridimensionalità.
Se queste rappresentano le basi tematiche e stilistiche del percorso fin qui visto di DIMA, per questa sua nuova ed intensa serie l’interprete sceglie di cambiare completamente approccio, i toni si fanno decisamente più profondi e malinconici, suggeriscono un stato emotivo triste ed al contempo rabbioso, le pennellate si fanno rapide, forti e spesse quasi a voler sottolineare il personale stato d’animo, così come le forme che avviluppano lo spazio, attraverso la consueta e qui marcatissima interazione la superfice di lavoro e ciò che la circonda, che vengono quasi interamente cancellate. La scelta stessa dei differenti luoghi e pareti di lavoro, tutti rigorosamente appartenenti ad architetture in stato di abbandono spente e lasciate a se stesse, alimenta la sensazione di crudezza delle pittura, le forme e gli elementi raffigurati vengono quasi invasi da gigantesche sferzate nere, quasi letteralmente invase e cancellate, la schiacciante forza d’impatto ne cela l’aspetto esteriore quasi a voler sottolineare l’impotenza di fronte a tutto ciò che sta avvenendo. Il risultato finale è una pittura forte ed altamente emotiva, la stessa scelta fotografica con le immagini è atta a mettere l’accento unicamente sulla figura raffigurata, forte, densa, oscura quasi impossibile da debellare, una contaminazione del tratto che suggerisce quella delle emozioni, tutto molto bello e profondo.
Non aggiungiamo altro, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima serie realizzata dall’interprete durante le scorse settimane, in attesa di ricevere nuovi aggiornamenti il consiglio è quello di darci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Artist for The Pics

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Borondo – “Triade” New Mural in Shoreditch, London

23/04/2014

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Continuiamo a seguire con interesse gli sviluppi del lavoro di Borondo, il grande artista Spagnolo ha infatti da poco terminato una nuova entusiasmante parete nella zona di Shoreditch a Londra continuando ad insistere su temi e visioni prettamente personali.
Dopo la serie di lavori sparsi in giro per le strade della capitale Inglese, Borondo con questa nuova parete organizzata dagli amici di RexRomae ha l’opportunità di tornare ad esprimersi su grandi livelli portando in questo modo il messaggio e l’impatto visivo del proprio operato ad un livello più ampio. Attraverso la ricca serie di scappi che compongo la nostra galleria in calce, notiamo anzitutto l’intenzione dell’artista Spagnolo di sviluppare il proprio lavoro partendo da una fotografia, da questa l’interprete estrapola il contenuto e va a rielaboralo sul grande spazio a disposizione. Dal titolo “Triade” l’opera suggerisce un groviglio di corpi nudi dove due femminili vanno ad intrecciarsi su quello centrale maschile, la forza dell’intervento come sempre è affidata al consueto caleidoscopio di emozioni che la pittura di Borondo riesce a trasmettere, i corpi si fanno intensamente nudi, carne su carne ancora una volta, a rappresentare l’essenzialità dell’uomo, spoglio senza maschere e completamente nudo di fronte alle proprie emozioni, il tratto invece porta avanti il peculiare approccio visivo dell’interprete con pennellate ricche e ripetute, fortemente espressive e caratterizzate da un grande amalgama di colori, tinte e oscillazioni cromatiche differenti atte a impattare ed a toccare con impeto le corde più sensibili di chi si ritrova ad osservare le produzioni dell’artista.
La ricerca emozionale dell’interprete porta quindi avanti una realisticità degli spunti visivi, delle situazioni e delle stesse tematiche di sensibilità che scuotono con così forza il suo filone produttivo, la pittura dell’artista funge da sfogo viscerale ed al contempo offre una chiave di lettura personale che per mezzo di sensazioni e stati d’animo soggettivi, riesce a tracciare con vigore ed efficacia i lati più sensibili della natura umana. In Borondo risiede quindi la volontà e l’esigenza di scoprire, togliere e eliminare il velo sui sentimenti e sugli stati d’animo più celati, nascosti ma anche di approfondire gli aspetti maggiormente sensibili grazie ad interventi maggiormente focalizzati su quel vasto range di sensazioni più malinconiche, tristi e di conseguenza riflessive. Ad alimentare questa profonda scelta tematica troviamo un pittura che muove il suo percorso attraverso un tratto che lascia intravedere, quasi celando le nudità del corpo, rapportate appunto a quelle interiori, le figure si fanno abbozzate ma in esse si riconoscono comunque i segni del corpi, i dettagli più erogeni, così come la totale assenza di vincoli e di censure, libera una totale libertà espressiva e comunicativa che investe ciascuno di noi.
Questa sua ultima fatica raccoglie appieno tutto il percorso fin qui visto dall’interprete e lo fa con un immagine ambigua e che si presta a differenti chiavi di lettura, un legame tra tre corpi nudi diviene un trittico di sentimenti differenti, tra lussuria ed affetto, tra sensibilità e il contatto più profondo.
Non aggiungiamo altro, vi lasciamo piuttosto ad una ricca serie di scatti che ripercorrono alcune fasi durante la realizzazione di quest’ultima parete dell’artista fino all’eccellente risultato finale, il consiglio è quello di darci un occhiata, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Thanks to Fabiano Caputo for The Pics

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Escif – New Mural for Open Walls Baltimore 2014

23/04/2014

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Continuiamo a seguire con interesse gli sviluppi di questa nuova edizione dell’eccellente Open Walls Baltimore, la rassegna proseguo il proprio programma con quest’ultima irriverente parete da poco terminata dal grande Escif.
Dopo l’innumerevole serie di interventi minori, realizzati nel corso degli ultimi mesi per le strade della sua Valencia, Escif torna quindi a lavorare su un grande spazio con la ferma intenzione di rompere la monotonia architettonica e cromatica della città attraverso una pittura divertente ed ironica come sempre però caratterizzata da un messaggio di fondo più profondo e riflessivo. Abbiamo sempre apprezzato la capacità dell’artista di muovere discorsi e tematiche delicate per mezzo di un alfabeto visivo altamente impattante e caratterizzato dall’utilizzo di paragoni più o meno marcati ma sempre caratteristici. Abituati a vederlo alle prese con situazioni differenti in cui i peculiari personaggi vanno a tracciare con forza spunti e temi legati ai problemi della società moderna, allo stato sociale, alle difficoltà economica, con punte sempre piuttosto velenose legate alle mille sfaccettature del capitalismo, accogliamo quindi con piacere questo totale e repentino cambio di registro che incrementa e dimostra tutta l’abilità dell’interprete di raccogliere una sfida ironica altamente caratteristica e capace di strappare sorrisi amari. Come spesso abbiamo avuto modo di vedere la vena riflessiva ed al contempo critica dell’eclettico artista spagnolo, è riuscita nel corso degli anni ad affrontare discorsi differenti, toccare argomenti delicati e sensibili, passando con disinvoltura tra la critica politica, sociale ed economica, infilandosi nel dibattito e regalandoci una visione divertente e surreale di quelle che sono le profonde piaghe della società contemporanea. Caratteristica infatti dell’operato del grande interprete è sempre stata quella di parlarci e letteralmente spiegarci attraverso le immagini, affrontando le situazioni con similitudini talvolta forti altre volte affilate ed in generale sempre divertenti, scatenando in ogni caso una contrapposizione tra ciò che abbiamo di fronte e l’effettivo significato del dipinto, divertiti e colti dalla riflessione siamo quindi rimasti silenti cosci che nel suo portare al limite le situazioni ed i temi trattati, l’interprete ha perfettamente centrato il punto regalandoci più di una scossa.
Se queste da sempre sono le basi del suo lavoro, per Open Walls Baltimore, che mette così dopo Gaia (Covered) in campo un altro big della scena internazionale, Escif sceglie un approccio in un certo senso più misurato cercando anziché una critica sui temi cari, di portare un messaggio differente legato in un certo senso all’arte urbana. Il grande ed iconico smile che ricopre tutta la superficie di questo vecchio edificio industriale, viene accompagnato dalla scritta ‘Looks Much Better Now” che ci lascia la sensazione di una presa in giro bella e buona. L’idea di raccogliere la sfida di riqualificazione urbana da parte degli street artist, così come la sintomatica etichetta che viene in questo modo affibbiata agli stessi, sembra non andare troppo d’accordo con l’idea di pittura dell’artista, la scelta quindi di utilizzare un riferimento altamente ironico di aggiungere la frase di cui sopra, a nostro avviso potrebbe tranquillamene essere letta come la volontà di ironizzare anzitutto sul proprio lavoro ed allo stesso tempo di offrire in pasto alla città un palliativo, oppure semplicemente lo Spagnolo aveva voglia di piazzare un bel giallone all’interno del panorama cittadino, diteci la vostra!
Noi non aggiungiamo altro, in attesa di scoprire chi saranno i prossimi artisti invitati, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica firmata dal grande interprete Spagnolo, dateci un occhiata siamo certi che non mancherete di apprezzare.

Pics by The Festival

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Thierry Noir “A Retrospective” at HowardGriffinGallery (Recap)

22/04/2014

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Aperta i primi di questo mese andiamo finalmente a dare un occhiata approfondita “A Retrospective” una fitta retrospettiva appunto sul grande Thierry Noir all’interno degli spazi della Howard Griffin Gallery di Londra.
Per coloro che si sono avvicinati al fenomeno della street art quello di Thierry Noir potrà sembrare il nome di uno sconosciuto, ma per colori con un po’ più di anni alle spalle e soprattutto per che ha avuto la possibilità di andare a visitare almeno una volta Berlino, il particolare approccio stilistico dell’interprete siamo certi saprà rievocare più di un ricordo legato al muro di Berlino. L’artista di origine Francese è di fatto uno dei pioniere dell’arte in strada, specialmente per quanto riguarda il territorio Europeo, l’interprete infatti durante il ventennio dal 1980 ai primi degli anni ’90 ha vissuto nella capitale tedesca e fù uno dei primi a cominciare a dipingere sul muro che spaccava e divideva la città in due parti distinte e con il tempo proprio le sue opera sono divenute uno dei simboli più conosciuti della parete e della città intera.
Con questa retrospettiva abbiamo quindi l’opportunità di indagare al meglio all’interno dell’immaginario dell’interprete e vedere come lo stesso ha portato avanti nel corso del tempo il proprio personale e caratteristico lavoro. Lo show come detto segna il ritorno dopo ben 35 anni da quanto l’interprete Francese si trasferì nella capitale tedesca e rappresenta, incredibile ma vero, il suo spettacolo di esordio attraverso un allestimento caratterizzato da una serie di lavori recenti installati all’interno di una cornice visiva assolutamente suggestiva.
Osservando gli spazi della galleria che ricorderete ha ospitato nei mesi scorsi il bestiario di Phlegm (Covered), sono stati completamente trasformati, ritroviamo infatti una serie di muri massicci che tagliano lo spazio e che vanno a rievocare gli spazi prediletti di Noir, il fine è quello di collegamento con il lavoro in strada attraverso una serie di opere e tele installate proprio sopra gli stessi. Lo stile che caratterizza le opere è come sempre legato al particolare immaginario di Thierry Noir, spazio quindi ad una serie di profili arricchiti da dettagli differenti, così come riscontriamo l’utilizzo di tinte e colori fortemente accessi e saturi per un lavoro come sempre caratterizzato da uno stile giocoso ed irriverente, vero e proprio marchio di fabbrica di tutta la produzione dell’interprete.

Howard Griffin Gallery
189 Shoreditch High St,
London, E1 6HU

This is the first solo exhibition of Thierry Noir who is a world renowned artist. There will be a small number of recent Noir original artworks available as part of the exhibition.

From 3rd April, Howard Griffin Gallery presents a retrospective of the life and work of infamous artist Thierry Noir. In 1984, Noir was the first artist to illegally paint mile upon mile of the Berlin Wall. Noir wanted to perform one real revolutionary act: to paint the Wall, to transform it, to make it ridiculous, and ultimately to help destroy it. Noir’s iconic, bright and seemingly innocent works painted on this deadly border symbolised a sole act of defiance and a lone voice of freedom. In this landmark exhibition at Howard Griffin Gallery in Shoreditch, the artist’s first solo show, new original works will be exhibited alongside rarely seen photographs, interviews and films, juxtaposing old and new to reassess Noir’s enduring legacy and contribution to society.

Pics via AM

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KidGhe – “Desgaste” New Mural in Puerto Escondido, Mexico

22/04/2014

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Con piacere andiamo a dare un occhiata approfondita al lavoro di KidGhe, l’interprete ha infatti da poco terminato questo nuovo intervento su questa lunga parete a Puerto Escondido, in Messico portando avanti il personale approccio visivo.
Abbiamo spesso incrociato il nostro cammino all’interno di ramificazioni dell’arte urbana prettamente legate ad un approccio maggiormente vicino ai graffiti, affascinati da una precisa volontà di spingere lo studio e la ricerca sulle lettere verso un nuovo tipo di astrattismo, criptico e fortemente legato per struttura, stilistica ed influenza alla pratica urbana. In quest’ottica KidGhe rappresenta un interessante scoperta, il lavoro dell’interprete va quindi si a rievocare elementi e stilistica tipicamente appartenente al background da writers, in una rielaborazione che va nel suo lettering però a cogliere aspetti che richiamano nella struttura e nella stessa sintassi delle forme e degli elementi proposti visioni prettamente architettoniche. Osservando le produzioni dell’artista emerge quindi un tratto forte e dettagliato che si muove sulla superficie di lavoro accartocciandosi su stesso, ruotando e ingannando la vista attraverso una profondità ed una tridimensionalità fortemente rimarcate, nell’idea dell’interprete, quello che maggiormente coinvolge, c’è la volontà di utilizzare elementi visivi che richiamano fortemente quelli della città assoggettati e rielaborati attraverso una chiave di lettura funzionale allo sviluppo di una forma complessa e sfaccettata. Nelle produzioni in studio così come nei lavori in strada emergono così come delle mappe planimetriche che celano all’interno dei riquadri, delle strade e delle viuzze cittadine, queste precise soluzioni visive vanno a contrapporsi ai grandi allestimenti di forme e configurazioni tridimensionali, come se ci trovassimo in una sorta di rapporto tra quelle che sono le forme rappresentate dell’alto, quindi piane e piatte, e quella che è davvero la loro fisionomia reale che si apre e va ad emergere all’interno delle superficie di lavoro. Gli elementi raffigurati richiamano quindi nella forma casupole, tetti ed altre strutture architettoniche che fondendosi tra di loro, elevandosi, intersecandosi e mischiandosi all’interno di un unico piano visivo, sviluppando in un certo senso un trama ed alfabeto a se, criptico, chiuso e dalla difficilissima lettura visiva, riconducendo quindi in questo modo ad un approccio tipicamente appartenente al mondo dei graffiti, e rivelando tutta la sensibilità di KiDghe nell’esigenza di trattare temi come la costruzione così come la decostruzione. Proprio quest’ultimo sembra essere il filo conduttore di tutta l’esperienza visiva dell’artista per un lavoro che coinvolge e spinge chi osserva a ricercarne la differenti modalità di interazione, a scovare la familiarità delle strutture raffigurate, così come a scavare all’interno delle stesse per ricercarne la forma originaria od a trovare gli elementi urbani raffigurati.
Per darvi modo di apprezzare tutta la particolare e peculiare vena stilistica dell’interprete vi lasciamo ad una serie di scatti con tutti i dettagli di questa sua ultima fatica, il consiglio è quello di darci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare.

Pics by The Artist

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Xabier XTRM – “Eter” New Mural in Villabona

22/04/2014

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A distanza di parecchio tempo torniamo ad approfondire il lavoro di Xabier XTRM, l’interprete Spagnolo torna al lavoro con un nuovo intervento caratterizzato dal consueto e peculiare approccio stilistico ma sopratutto da una insolita impronta figurativa.
Abbiamo sempre apprezzato la particolare impronta visiva che caratterizza il lavoro di Xabier XTRM, come spesso abbiamo avuto modo di vedere l’interprete ha sviluppato un proprio percorso stilistico atipico che trova nell’utilizzo della pittura e di una forte direzione installativa la sua perfetta alchimia. Nelle opere dell’artista assistiamo quindi ad un bilanciamento di due approccio differenti dove tavolozze cromatiche intense e caratteristiche incontrano nel loro percorso, andando addirittura ad essere delineate dalle stesse, una serie di filamenti o vere e proprio strutture in legno. Questa precisa prerogativa di lavoro ha in sé tutto il carattere di un approccio profondo e sfaccettato, l’opportunità di poter toccare con mano e seguire gli sviluppi delle forme, delle linee tracciate che delimitano le varie sezioni delle composizioni, si muove attraverso una danza che unisce fasi di colore, in cui la pittura letteralmente suggerisce una discesa, ed altre in cui i materiali invece suggeriscono un emersione dei lavori. I soggetti dei lavori dello Spagnolo sono spesso forme od astrazioni differenti in cui elementi conosciuti, tra cui è emblematico l’utilizzo della chiave, si uniscono a concentrazioni cromatiche più intense e maggiormente caratterizzate da un impianto viscerale, emotivo e di conseguenza istintivo che anche per quanto concerne il filone delle installazioni prosegue il suo dialogo forte e serrato con lo spettatore. Il carattere dei colori scelti, sempre piuttosto intensi, caldi ed alimentati da una continua volontà di miscelare tinte differenti, rivela tutta l’emotività di un percorso che non smette di scavare nelle viscere più intense, nelle percezioni e negli stati d’animo dello stesso artista, rivelando e contaminando in questo modo l’emotività di chi ci si ritrova ad osservarle.
Partendo da quelle che sono quindi le basi di lavoro di Xabier XTRM ritroviamo dopo veramente diverso tempo un opera prettamente figurativa, l’impatto con quest’ultimo intervento dell’interprete, che come suggerisce il nome stesso “Eter” potrebbe trattarsi di una sorta di ritratto, vede l’artista impegnarsi in un lavoro che vede la riproduzione del volto di una donna. Alimentato come sempre da tonalità piuttosto dolci e delicate, la pittura mostra la consueta e perfetta simbiosi tra elementi pittorici ed installativi, ancora una volta le corde ed i filamenti rivelano e tracciano le varie sezioni del colore scelto, mettendo in particolare l’accento sulla parte centrale del volto andando in questo modo a formare una sorta di figura centrale che, grazie alle particolare pressione cromatica, letteralmente si stacca dal corpo della donna per emerge in tutta la sua chiave astratta. Il risultato finale di quest’ultima fatica porta quindi il lavoro nuovamente verso una chiave di lettura facilmente assimilabile e sopratutto rivela la volontà di una ricerca che possa toccare anche nuovi tasti ed elementi visivi nuovi e differenti, insomma a noi ci ha parecchio coinvolto.
In attesa di scoprire se l’artista darà seguito a questo suo percorso vi lasciamo alle belle immagini in calce, dateci un occhiata per apprezzare tutti i dettagli di questo nuovo intervento, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Pics by The Artist

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Pablo S. Herrero x David De La Mano for Memorie Urbane 2014

22/04/2014

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Torniamo con piacere per le strade di Terracina, a quanto pare dove i precedenti interventi Pablo S. Herrero e David De La Mano si sono concessi un nuovo lavoro in coppia in occasione del Memorie Urbane Festival di quest’anno.
Non nuovi a collaborazione insieme David De La Mano e Pablo S. Herrero continuano a portare avanti un dialogo comune in cui i differenti aspetti del loro operato vanno a fondersi all’interno di un unica cornice tematica che richiama i comuni approcci stilistici dei due. Come abbiamo avuto spesso modo di vedere l’operato di entrambi gli artisti poggia le sue basi su utilizzo esclusivo del bianco e del nero come unici vettori cromatici, accomunati quindi da una precisa scelta stilistica quello che contraddistingue il lavoro dei è quindi la differente scelta tematica alla quale i due interpreti si rivolgono e che nei lavori comuni emerge in un comune sforzo visivo.
Come visto Pablo S. Herrero all’interno del proprio percorso tematico sceglie un approccio in cui rivela tutta la precisa influenza naturale, nell’idea dell’interprete risiede quindi la volontà di colloquiare con gli spazi attraverso una fitta trama che evolve il proprio percorso fino a rivestire tutto lo spazio attraverso una serie di forme nere che suggeriscono le ombre dei rami degli alberi. Le ramificazioni di differenti dimensioni vanno mano a mano a propagarsi all’interno degli spazi a disposizione in un binomio che come sempre si rifà all’equilibrio tra il bianco ed il nero e che si concede nella forme scelte trame a contenere queste peculiari forme, configurazioni inaspettate così come effetti e rotture visive, passando infine per gli ultimi progetti che hanno visto l’artista dialogare egregiamente con altre tonalità cromatiche. Dal canto suo David De La Mano spinge piuttosto verso una tematica legata all’uomo, il tutto unito alla ricerca dell’artista che prosegue in direzione di una sempre più crescente esigenza di cambiare forme e sembianze agli elementi che ospitano le sue visioni, sviluppando una precisa e distintiva rappresentazione dell’uomo moderno. La volontà dell’artista è quella di portare a compimento una una pittura di rappresentazione di quelli che sono i demoni interiori dell’uomo, osservando le sue opere si notano infatti fare capolino nascosti tra la grande varietà di piccoli soggetti rappresentati, piccoli esseri, dei veri e propri demoni armati di bastoni e con le orecchie a punta, ed è proprio qui che risiede la peculiarità tematica dei lavori dell’artista. Si tratta di un celare le brutture e gli orrori dell’uomo attraverso la pittura di una controparte opposta, rabbiosa e brutale che vediamo nascosta all’interno delle sue caratteristiche e ricchissime configurazioni in un continuo bilanciamento tra bianco e nero, tra malvagio e puro.
Nei caratteristici elaborati dei due emerge quindi la volontà di portare a compimento un ideale equilibrio tra uomo e natura tentando allo stesso tempo di raccontarne le differenti sfaccettature, all’interno di un altalena di situazioni differenti, del rapporto di attrazione e repulsione tra due universi che inevitabilmente sono destinati a sfociare in unica scenografia.
Per la rassegna David De La Mano e Pablo S.Herrero hanno quindi l’opportunità di portare nuovamente a compimento questa ricca e sfaccettata tematica, su questa piccola struttura fa così capolino l’ennesima trama intensa e contraddistinta dall’utilizzo in equilibrio dei soggetti del primo calati all’interno del percorso dei rami del secondo.
Per darvi modo di apprezzare al meglio tutto il grande impatto di quest’ultima pittura firmata dai due artisti Spagnoli, vi lasciamo ad una bella ed ampia selezione di scatti, in attesa di scoprire nuovi aggiornamenti dal Festival, il consiglio è quello di darci un occhiata! Enjoy it.

Pics by TheBlindEyeFactory

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2501 – New Mural for FORM Public Art Project Part 2

22/04/2014

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Ci spostiamo nuovamente a Perth in Australia dove a pochi giorni di distanza dal precedente lavoro (Covered) il nostro 2501 da poco terminato questa seconda parete in occasione dell’eccellente FORM Public Art Project.
Dal titolo “800 minute, the burrow of the rainbow serpent” quest’ultima fatica targata 2501 porta con se tutto il peculiare bagaglio stilistico dell’artista Italiano che si abbandona nuovamente all’utilizzo di una pittura fortemente viscerale e basata come da consuetudine sull’utilizzo del bianco e del nero come unici interlocutori cromatici. A differenza del precedente lavoro l’interprete qui utilizza un approccio senza dubbio più istintivo e meno costruito, l’idea è quella di una rappresentazione personale della tana del Serpente Arcobaleno riprendendo ed ispirandosi alla mitologia degli Aborigeni che vedono nella figura del rettile quella di una divinità sacra che ha creato tutto l’universo. Da questo spunto e prima di aver visto nella zona Australiana del Pilbara la vera conformazione della tana del serpente, l’artista si lascia andare alla propria immaginazione costruendo un intervento basato unicamente sulla propria fantasia e lasciandosi muovere della stessa per la costruzione del proprio lavoro. Bagnandosi quindi all’interno di tematica ancora una volta legate a tradizione e culture distanti e sopratutto affidandosi ad un approccio emotivo e quindi non dalla ragione ma piuttosto unicamente dall’immaginazione e dalla propria emotività 2501 sviluppa un nuovo lavoro complicato dove una fittissima trama avvolge completamente lo spazio a disposizione. La grande parete quadrata offre l’opportunità di uno sviluppo e di una trama altamente intrecciata, affidandosi al consueto tratto sinuoso, costituito qui interamente da linee nere sul bianco e dall’assenza del colore ore come controparte di equilibrio tra le due tinte, l’artista propone differenti e peculiari percorsi, caratterizzati da dimensioni differenti del tratto, che vanno a muoversi all’interno dello spazio fino ad incontrarsi nella parte centrale della superficie, volutamente lasciata vuota proprio a simulare il buco sul terreno dal quale esce l’animale.
Osservando l’intervento l’impressione è quella di una danza continua, i percorsi, tutti differenti e caratterizzati da un movimento inconsueto ed irregolare, vanno a simulare dislivelli differenti aprendosi, accartocciandosi su se stessi fino ad avvolgere, quasi facendola emergere, la buca centrale. La trama fittissima e le differenti percezioni e dimensioni delle tracce realizzate dall’interprete lasciano la sensazione di una struttura irregolare, istintiva ed altamente emotiva che avvolge lo spettatore catapultandolo e stringendolo all’interno dei percorsi imbastiti, l’utilizzo di dimensioni differenti amplifica la sensazione di molteplici effetti di tridimensionalità così come di profondità caratterizzando il risultato finale rivelando tutto il particolare approccio visivo dell’artista. Quello che stupisce è nuovamente la capacità di 2501 di travalicare la percezione oggettiva del lavoro offrendo a chi osserva una possibilità pressoché infinita di lettura, le forme così come i differenti elementi raffigurati e raccolti all’interno di una trama spessa ed irregolare, ci offrono, benché esista una precisa soluzione tematica, nuovamente l’opportunità di scovare personalmente immagini, letture e spunti differenti amplificando il senso soggettivo del lavoro, rendendolo più personale per ognuno di noi e con esso lasciarsi guidare dalla propria immaginazione, persi nei meandri dei percorso dipinti, a cercare il nostro e più consono per un viaggio sempre differente e caratteristico.
Per darvi l’opportunità di apprezzare al meglio tutto il grande impianto visivo proposto dal grande artista Italiano, vi lasciamo ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli di questa nuova incursione, dateci un occhiata e se vi siete persi qualcosa, vi rimandiamo alla nostra sezione con tutti i dettagli dei lavori realizzati duranti i giorni del bel progetto Australiano.

Thanks to The Artist for the pics
Some pics by Jeremy Storey

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Weekly Overview 81| 14-03 to 20-04

20/04/2014

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Weekly Overview è l’appuntamento del Week-End dove vi presentiamo una selezione delle migliori news settimanali sul GORGO.

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TECK – A Series of New Murals in Ukraine

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Moallaseconda – A Series of New Pieces

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Seth x Kislow – New Mural in Kiev, Ukraine

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Laguna – “Vectores futuros” New Mural in Quintanar de la Orden

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INTI – “Multi Viral” New Mural in Quintanar de la Orden, Spain

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Robert Proch x Sepe – “Mayday Mayday” New Mural in Aalborg

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108, Dem, Martina Merlini, Ufocinque and Werther at Superbudda

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Banksy – “Mobile Lovers” New Mural in UK

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2501 – New Mural for FORM Public Art Project

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Phlegm – New Mural for FORM Public Art Project

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El Decertor “Aflicción e Incertidumbre” New Mural for MIRAFAU

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Crisa – New Murals in Coyoacan, Mexico City

Duncan Passmore – New Murals in an Abandoned Building

20/04/2014

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Continuiamo con interesse a seguire gli sviluppi del lavoro di Duncan Passmore, l’interprete ha infatti da poco terminato una nuova infornata di lavori all’interno di un vecchio edificio ancora una volta caratterizzati dal consueto approccio viscerale.
Abbiamo sempre posto un certo accento sul valore produttivo di quegli artisti che si affidano ad un approccio maggiormente emotivo, viscerale che riescono a cogliere gli aspetti e le sensibilità proprie del momento riuscendo ad incanalare nel proprio operato una forte componente emozionale, Duncan Passmore rientra senza dubbio in questa ricca flotta, laddove attraverso un impronta tipicamente astratta e soprattutto alla scelta di lavorare quasi esclusivamente all’interno di zone inesplorate, su pareti bucate ed ammuffite, è riuscito a portare avanti un personale approccio visivo caratterizzato da una profonda caratterizzazione cromatica, dalla scelta di esaltare e legare le proprie opere a ciò che le stesse hanno intorno e soprattutto da una approccio pittorico rapido, immediato ed intrinsecamente legato con le sensazioni del momento. L’interprete raccoglie quindi l’eredità del proprio stato d’animo sviluppando una serie di elementi, configurazioni e forme astratte caratterizzate sovrapposizione, stacchi, e sferzate continue di colore, gli interventi dell’artista sono quindi caratterizzati da una componente astratta altamente pura e da una modalità di lavoro viscerale che applica con energia il proprio sfogo sulla superfice di lavoro. Le pareti che Passmore sono già attraversate dalle intemperie del tempo, un erosione questa che ne muta anzitutto la superfice che diventa irregolare così come il colore stesso che si presta quindi a macchie ed ad altri agenti cromatici, proprio queste singolarità vengono raccolte e legate con l’approccio visivo dell’interprete che sceglie quindi di legare i propri colori e la propria stilistica a queste precise caratteristiche rivelando in questo modo l’esigenza di un dialogo sfaccettato all’interno di una cornice visiva ampia e variegata che rivela tutta l’esigenza dell’interprete di ricercare un costante equilibrio sia nella forma che nell’applicazione del colore.
Per questa sua nuova serie Duncan Passmore elabora tre differenti interventi andando a collocare la propria visione all’interno di muri altamente contaminati, in particolare mettiamo l’accento sulla seconda dove l’artista ha avuto modo di lavorare su questo insolito accostamento muro/carta da parati esibendo tutto il peculiare e sfaccetto approccio visivo, splendido.
Non aggiungiamo altro, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli di questa nuova serie, in attesa di scoprire nuovi aggiornamenti, vi invitiamo a dare un occhiata approfondita alle immagini in calce siamo certi infatti che non mancherete di apprezzare tutto il particolare approccio emotivo dell’artista, enjoy it.

Pics by The Artist

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TECK – A Series of New Murals in Ukraine

20/04/2014

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Tra i temi caldi di quest’anno è inevitabile non parlare della crisi Ucraina, vivendo personalmente questo difficile momento TECK va ad aggiungersi agli artisti che hanno voluto rendere omaggio alle vittime dei tumulti est europei con una nuova e vibrante serie di lavori.
Le opere di TECK sono sempre state contraddistinte da un preciso indirizzo visivo, l’interprete ha saputo intersecare una precisa ricerca visiva sui volti, con elementi di carattere astratto e geometrico, il risultato di questa particolare miscela stilsitica rivela tutta la sua efficacia e misticità attraverso l’inserimento di elementi decorativi che vanno a ricordare i dettagli delle figure e dei dipinti sacrali e che di conseguenza legano il lavoro e l’operato dell’artista a temi come la morte e la vita.
Osservando le opere dell’artista giunge quindi inevitabile sentire la forte connotazione tematica ed il valore riflessivo di un lavoro che sceglie di lanciare spunti riflessivi attraverso un alfabeto visivo insolito, le configurazioni geometriche rappresentano la base, nonché vero e proprio corpo, dei volti rappresentati, quest’ultimi vengono invece realizzati con una cura del dettaglio ed attraverso un impronta visiva che richiama lo stile fortemente classico, vediamo i volti come delle apparizioni che suggeriscono un forte valore sacrale ed al contempo rivelano tutta la loro dimensione di morte, lo sguardo si fa chiuso solenne, quasi come se si trattasse di una gigantesca maschera alimentata da tinte grigie e nere. Le figure geometriche appaiono in questo modo netto contrasto con la parte più figurativa dell’opera dell’interprete, se da una parte la pittura rivolge il proprio interesse su tonalità scure e profonde, dall’altra con gli elementi maggiormente astratti assistiamo ad una concentrazione di colori forti e vivi, in totale contrasto con la trama oscura e solenne del lavoro. Questa particolare inflessione inevitabilmente suggerisce un paragone tra vita e morte, la prima viene incanalata all’interno dei colori vivaci e forti la seconda invece si serve di tinte più scure, profonde e malinconiche in un equilibrio spezzato e spesso tendente in favore di quest’ultima.
Per questa sua serie TECK sceglie di raccogliere tutto il suo impianto visivo all’interno di una dedica ai martiri della lotta della Ucraina, ogni singolo lavoro, seppur presentando elementi, trame visive e tonalità differenti, è caratterizzato dalla presenza di una serie di bersagli, di quelli che per capirci si trovano nei poligoni di tiro. L’impatto è ampiamente forte, la velenosa critica che l’artista muove ci restituisce un senso di amarezza, coloro che hanno perso la vita assumo le sembianze di vittime inermi e senza possibilità di difesa al pari di uno di quei bersagli fissi, con tanto di punteggio dipinto sopra, una serie aspra, dura e fortemente riflessiva.
Per darvi modo di apprezzare al meglio tutto l’impronta visiva e la grande sensibilità dell’artista vi lasciamo ad una bella serie di scatti, è tutto dopo il salto, dateci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare, enjoy it.

Pics via Eko

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TOBE – A New Mural in Bremen, Germany

19/04/2014

In occasione dell’apertura della sua “Face Off”, TOBE ha da poco terminato un nuovo interessante intervento su questa grande parete per le strade di Brema portando in dote come sempre tutta la sua ricerca ed il suo caratteristico stile visivo.
Il lavoro di Tobias Kroger aka TOBE affonda la sua natura all’interno dell’indomito background da writers dell’artista tedesco, in occasione proprio della sua mostra, con la quale si presenterà al pubblico con il suo vero nome proponendo una serie di 40 tavole inedite, l’artista ha avuto modo di portare avanti la sua peculiare impostazione visive andando ad elaborare un intervento caratterizzato dai suoi caratteristici ritratti cubisti. L’idea dell’interprete è quella di applicare una struttura interamente costituita da cubi e forme più morbide al fine di elaborare i peculiari volti attorno ai quali si sviluppa una vivacità di dettaglio unica. Osservando le opere veniamo colti dalla sensazione di trovarci di fronte ad un estremizzazione unica dei tratti somatici, i visi rappresentati spiccano per profondità e tridimensionalità, raccolto le tracce dell’uomo sotto forma di blocchi ed elementi squadrati intervallati da una trama più dolce che gioca approfitta dei cambi di colore per tracciare il ritratto. La sensazione è quella di trovarsi di fronte ad una sorta di maschera dove la decostruzione delle forme del viso seguono la precisa volontà dell’interprete di miscelare sotto un’unica cornice elementi ed influenze del passato con un approccio stilistico moderno. Scavando in profondità, all’interno delle viscere delle figure dipinte, appare chiaro come TOBE voglia unificare una struttura che si ispira alle architetture urbane, con la città nella sua schematicità e nella sua precisione ossessiva come principale spunto ed ispirazione, le forme dei palazzi e delle strade, dei grattacieli e di tutte quelle architetture silenti che si ergono nei centri abitati, vanno a collocarsi in una struttura disciplinata dal colore ed atta a trasferire la propria eredità visiva all’interno di un tessuto differente che fa emergere di fatto volti e corpi dei soggetti raffigurati. Una ricerca peculiare e molto personale che attraverso la creazione di questa maschera visiva, torna ad approfondire il rapporto controverso tra uomo e città, trasferendo l’eredità visiva di quest’ultima all’interno di un velo, rivelando tutta l’insistente esigenza di crearsi un proprio ruolo all’interno di un grande e variegato habitat che sa sempre più di prigione.
Per questa sua esperienza a Brema l’interprete elabora su questo grande pannello quattro differenti figure, caratterizzate da dimensioni differenti ed interamente costituite attraverso il suo peculiare spunto tematico e visivo, un percorso che ci ha parecchio interessato e di cui siamo curiosi di vedere gli sviluppi.
In attesa di scoprire nel dettaglio quanto proposto dall’artista nella sua ultima mostra, vi invitiamo a dare un occhiata alle immagini in calce con tutti i dettagli ed alcune fasi del making of di questa sua ultima fatica, il consiglio è quello di darci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare.

Pics via Graffuturism

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Maya Hayuk – New Mural for FORM Public Art Project

19/04/2014

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Continuiamo con interesse a seguire gli sviluppi del FORM Public Art Project di Perth in Australia, tra gli artisti partecipanti ritroviamo infatti con piacere Maya Hayuk che ha da poco terminato una nuova grande pittura su questa grande parete concava.
Abbiamo affrontato per la prima volta l’operato di Maya Hayuk un paio di mesi fa quando l’artista è stata invitata a lavorare sulla famoso parete tra le Bowery and Houston di New York (Covered) ora l’interprete torna al lavoro con un nuovo intervento caratterizzato da un cambio repentino di temi e stilistica visiva che ci ha fortemente colpito. Come detto le produzioni dell’interprete sono fortemente radicate all’interno di un lavoro principalmente astratto e legato indissolubilmente ai colori ed al loro conseguente sviluppo, in particolare l’artista Ucraina ha saputo sviluppare il proprio operato andando a creare una trama fittissima ed articolata attraverso incroci dove linee di differente colore vanno ad intersecarsi tra di loro più volte fino a creare una agglomerato visivo profondo e sfaccettata. Il labirinto visivo quindi a cui l’artista ha saputo dare vita va quindi a dare vita ad un tessuto cromatico forte ed ampiamente caratteristico, le rette che intersecano lo spazio sovrapponendosi tra di loro rilasciano una quantità di colori e dettagli incredibili che scaturiscono in effetti di tridimensionalità e profondità fortemente marcati, si assiste ad una sorta di danza ritmata dalle differenti sfaccettature cromatiche all’interno della quale ristagnano forme ed elementi differenti. L’approccio tipico dell’artista viene però per la rassegna Australiana messo da parte in favore di un approccio maggiormente viscerale e caratterizzato come sempre da un utilizzo intensivo di colori e campionature differenti.
Sul particolare spot a disposizione l’opera va quindi a staccarsi dal consueto intersecarsi di rette e direttrici andando piuttosto a creare un puzzle composito dove forme di dimensione e silhouette differenti vanno a creare un tessuto sfaccettato ed altamente dettagliato, i colori danno la sensazione di muoversi seguendo uno schema ben preciso, sovrapponendosi tra di loro e rivelando altre tinte, fino ad investire completamente tutta la grande superfice di lavoro, il risultato finale è quindi una trama avvolgente, ricca di spunti e dettagli differenti che non potevamo che apprezzare.
Ripercorriamo assieme gli istanti di realizzazione di questo nuovo intervento fino all’eccellente risultato finale, dateci un occhiata è tutto dopo il salto, nel frattempo se volete approfondire gli interventi fin qui realizzati durante i giorni della rassegna vi rimandiamo alla nostra sezione, stay tuned per nuovi aggiornamenti!

Pics by Jeremy Storey
First pic by Luke Shirlaw

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Sam3 – “Voluntas” New Mural in Vila Real, Spain

18/04/2014

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E’ passato davvero parecchio tempo dall’ultimo lavoro di Sam3, aggiornamenti sporadici per il grande artista Spagnolo ma sempre di un certo effetto, scopriamo infatti ora questa sua ultima fatica da poco terminata su questa grande parete a Vila Real in Spagna.
A distinguere l’operato di Sam3, come abbiamo avuto modo di apprezzare diverse volte, è la scelta dell’interprete di utilizzare come solida base per le sue creazioni unicamente il colore nero applicato,nella forma e nel contesto, per la creazione di intricate immagini,figure o situazioni differenti, spesso legate a giochi di immagini differenti ed infine tutto ricamato intorno ad una struttura visiva altamente ipnotica e coinvolgente. Il grande artista Spagnolo, va detto é stato di fatto il prima interprete ad affidarsi questa particolare e peculiare inflessione visiva, sviscerando nei suoi pezzi temi, spunti e riflessioni differenti, giocando con il paesaggio ed interagendo con lo stesso creando situazioni dal fortissimo impatto visivo ed investendo le sue opere spesso con riflessioni a carattere personale oppure andando a toccare spunti differenti tra cui è innegabile il forte valore sognante che si ripercuote su tutto il suo filone produttivo. Tra le particolarità dell’interprete non possiamo non citare la capacità di variare i soggetti, dall’uomo passando per elementi maggiormente naturali, intersecando negli stessi figure differenti in un interessante gioco tra elementi vari che mano a mano emergono all’interno degli spazi a disposizione, giocando con gli stessi fino a far emergere figure differenti in una altalena di emozioni sempre piuttosto ramificate e sfaccettate. L’ironia tagliente così come la volontà di attraversare il contesto urbano servendosi a meraviglia delle sue architetture, giocando con gli anfratti, le particolarità di ciò che era già pre-esistente sulla superficie, arrivando fino a lavorare sui cartelloni pubblicitari, tutto il variegato universo cittadino viene piegato e distorto per far posto alle visioni ed alle divertenti rappresentazioni dello Spagnolo.
Con questo ritorno che fa seguito alla splendida parete di Barcellona dello scorso anno (Covered), Sam3 va a lavorare all’interno di un grande spazio, la parete di Vila Real, dal titolo “Voluntas” offre all’interprete lo possibilità di una nuova sperimentazione che ci ha lasciato piuttosto incuriositi.
Anzitutto ci rendiamo immediatamente conto di come l’artista abbia in parte cambiato registro cromatico, ci troviamo di fronte ad un lavoro caratterizzato dall’utilizzo del blu come principale vettore cromatico, il grande corpo nero che vediamo immerso in acqua, va quindi a mutare la propria caratterizzazione visiva ristagnando nei dettagli e nei giochi di luce un blu notte, mentre la piccola barca con i piccoli uomini sopra che emerge dal volto della figura risulta elaborata attraverso il consueto colore, mantenendo quindi intanto il registro cromatico del grande artista. Sam3 si serve qui di un abilissimo gioco di colori che fa risaltare il corpo in acqua in modo egregio, gli effetti di luce, così come quelli d’ombra, si miscelano alla perfezione su tutta la grande figura regalandoci un opera viva e dall’enorme impatto finale.
In attesa di scoprire i prossimi spostamenti dell’interprete vi lasciamo alle immagini in calce, dateci un occhiata, siamo certi infatti che non mancherete di apprezzare tutto l’impatto e la grande sensibilità che accompagna gli interventi dell’artista, enjoy it.

Pics by The Artist

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Moallaseconda – A Series of New Pieces

18/04/2014

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Continua lo sviluppo del percorso visivo e tematico di Moallaseconda, l’artista Italiano ha infatti da poco terminato una nuova serie di lavori legati in parte al percorso visivo che ben conosciamo e soprattutto al alcune nuove sperimentazioni in campo astratto e mistico.
Le sperimentazioni all’interno del preciso campo tematico scelto da Moallaseconda hanno saputo sempre incuriosirci e coinvolgerci, come abbiamo avuto modo di vedere diverse volte l’operato dell’artista poggia le sue solide basi sua fascinazione di elementi mistici ed onirici contrapposti a temi quali l’alchimia che rappresenta uno dei fulcri concettuali del filone produttivo fin qui visto. Per sviluppare questa vastità di elementi e temi, l’interprete fa uso di personaggi e soggetti bizzarri direttamente ispirati ad una matrice visiva che rielabora la fisionomia dei classici soldati dell’esercito russo, attraverso questi l’artista muove la propria visione e tutto il personale universo, facendoci calare all’interno e caratterizzando lo stesso attraverso un simbologia forte, rimandi cupi che vengono alimentati da una cornice cromatica che si serve unicamente del bianco e del nero in aggiunta al color oro, come principali vettori cromatici. L’efficacia dei temi e delle sensazioni che le pitture dell’interprete riescono a smuovere è senza dubbio alimentata da questa precisa scelta di colore, se da una parte le figure così come gli elementi che gravitano loro intorno, vengono rappresentati unicamente attraverso il bianco ed il nero, dall’altra l’elemento elettricità, con i peculiari tralicci e fili che attraversano tutti i lavori, viene alimentato dal colore oro che risulta anche mezzo visivo di interlacciamento ed unione delle varie sezioni degli interventi.
Per questa sua nuova serie Moallaseconda continua ad esplorare i temi cardine del proprio operato aggiungendo una caratterizzazione astratta e maggiormente impulsiva. In “42” questo il titolo del primo lavoro, l’artista va a rievocare con maggiore vigore temi alchemici ispirandosi alla pratica della Telestikè studiata ed analizzata dall’alchimista nonchè fondatore della stessa, Ermete Trismegisto. Nel lavoro vediamo quindi come il volto poggiato sopra il libro, unico tra i due soggetti rappresentati ad avere gli occhi, attraverso le linee d’oro vada a collegarsi con i tralicci delle due teste che puntano verso una specie di isolotto sospeso in aria e raffigurato nella seconda insenatura, nell’ultima assistiamo invece alla comparsa dell’elemento rappresentato attraverso una macchia densa e nerissima. Proprio quest’ultima è la protagonista del secondo intervento, lasciandosi alle spalle un impronta prettamente figurativa, l’interprete qui va ad esplorare un ambito più viscerale, lasciandosi coinvolgere da sentimenti e stati d’animo del momento. L’idea è quella di una interazione con il panorama circostante attraverso le differenti sperimentazioni di una forma nera che va ad attaccare gli spazi lasciando possibilità di interpretazione e chiavi di lettura differenti. Un passaggio questo che ci incuriosisce e che si lega al precedente filone grazia ad una eguale scelta cromatica e dal sapore mistico che come sempre accompagna gli interventi dell’interprete.
Vi lasciamo ad una lunga galleria di scatti divisi in due pagine per approfondire al meglio questi di nuovi lavori firmati dall’artista, in attesa di scoprire e di mostrarvi nuovi sviluppi, il consiglio è come sempre quello di darci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Artist for The Pics

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Ernest Zacharevic – New Murals in Kaunas, Lithuania

18/04/2014

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A distanza di tempo torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di Ernest Zacharevic, l’artista infatti si trova a Kaunas nella sua Lituania dove ha da poco terminato una nuova serie dei suoi caratteristici interventi per il progetto della The Kaunas Youth Correctional and Interrogation Facility.
Il carcere minorile di Kaunas per questo suo progetto ha invitato una serie di artisti a lavorare all’interno degli spazi della struttura per lavorare a stretto contatto con i giovani carcerati con l’idea di valutare l’impatto dell’arte pubblica può avere sugli stessi, un idea quindi che ricorda molto da vicino quanto visto nei mesi scorsi per i lavori all’interno del carcere di Rockenberg in Germania con le opere di SatONE (Covered) Roids, Horfèe, Ken Sortais, Score, Fence (Covered) che tanto ci aveva incuriosito ed interessato.
Ernest Zacharevic in compagnia dei ragazzi ha dato vita ancora una volta ad una serie di interventi caratterizzati dall’utilizzo intelligente delle architetture già esistenti nello spot e soprattutto attraverso l’ausilio degli iconici bambini che da sempre ne caratterizzano le produzioni in strada e non. Lavorare all’interno di un contesto di questo tipo può senza dubbio essere difficile, ci si ritrova a contatto con ragazzi che nonostante la giovane età hanno avuto a che fare con omicidi, lesioni gravi, stupri e criminalità organizzati, un mondo per certi versi distante e soporifero che li costringe a stare dietro mura di recinzione grigie e spoglie, di conseguenza completamente fuori dal mondo in attesa di scontare la propria pena e redimersi. L’idea quindi di portare all’interno di queste particolari strutture il calore ed il colore tipico dei lavori in strada, l’idea di stravolgere la prospettiva di un muro grigio e freddo con una serie di interventi che possano di fatto cambiarne completamente l’impatto emotivo, risulta assolutamente vincente e non abbiamo dubbi che si possa riflettere sugli stati d’animo degli stessi carcerati.
La scelta di coinvolgere Ernest Zacharevic in questo senso rappresenta una delle scelte più azzeccate, il particolare approccio dell’interprete va qui a realizzare una riproduzione del muro perimetrale aggiungendo i consueti personaggi intenti a giocare con lo stesso, sono ancora una volta i bambini a funzionare da volano emotivo ed espressivo mentre si divertono a disegnare sulle pareti a giocare con esse, fino all’ultimo ed emblematica pittura che vede un ragazzo tentare di scavalcare la recinzione.
In attesa di scoprire i prossimi spostamenti del grande artista, vi lasciamo ad una serie di scatti con tutti i dettagli di questi ultimi lavori realizzati dall’interprete, dateci un occhiata siamo certi che non mancherete di apprezzare, vi lasciamo infine alle riflessioni dell’artista sulla sua partecipazione a questo progetto.

We went to the facility without any ideas what to expect in a place where boys as young as 14 are imprisoned for serious crimes like murder, serious bodily injuries, rapes and organised crime. Ernest wanted this to be a collaboration between him and the inmates (5 volunteers from the Strict Group), so we brought stencils and the boys have stenciled 35m long wall imitating the ornaments of the main perimeter wall. Meanwhile Ernest has painted his figures trying to break out, cutting the fence and just playing with it. Everybody, even hardcore security guards were amused and really supportive. Inmates were practical boys so they used the opportunity of paints available and painted their soccer gates and other exercise areas (gold was a color of choice obviously). By the end of day 3 we all became relaxed around each other and boys wanted to know more about our lives (they have never seen or talked to an artist before), so Ernest made a sharing session. In pictures you can see us and the boys (faces have to be covered for legal purposes) playing around with the murals.

Pics via San

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Milu Correch – “Dulcinea” New Mural in Quintanar de la Orden

18/04/2014

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A quanto pare la città di Quintanar de la Orden ha allestito un vero e proprio progetto urbano, tra gli artisti partecipanti scopriamo con piacere Milu Correch che si è impegnata nella realizzazione di questo gigantesco ritratto di Dulcinea, rispondendo in questo modo all’opera di INTI.
A caratterizzare l’opera di Milu Correch è senza dubbio il grande impatto della sua pittura all’interno del tessuto urbano cittadino, il progetto portato avanti dagli organizzatori ha offerto infatti tutte pareti di dimensione veramente importante dando in questo modo l’opportunità agli artisti partecipanti di esprimersi al meglio e di creare panorami e situazioni visivi da rimanere a bocca aperta.
Con questa nuova opera si apre così uno splendido duetto visivo tra il lavoro dell’artista Cileno e quello dell’interprete Spagnola che poggia nuovamente le sue basi su una evocazione e riflessione della storia di Don Chisciotte, il famoso protagonista del romanzo dello scrittore Spagnolo Miguel de Cervantes Saavedra, che torna a vivere insieme alla sua protagonista per mezzo dei lavori dei due interpreti. La figura di Dulcinea all’interno del racconto è piuttosto emblematica, si tratta di una contadine molto socievole di cui lo stesso protagonista si innamora e dopo essere diventato pazzo trasforma in una principessa alla quale dichiara di rimanere federe per tutta la sua vita. La protagonista rappresenta quindi in certo senso l’unico appiglio alla realtà del cavaliere, l’unico ricordo seppur distorto del passato che accompagna il protagonista nelle sue folli avventure.
Il ritratto di Dulcinea realizzato da Milu Correch va quindi ad elevarsi all’interno delle strutture e delle casupole della cittadina Spagnola, a caratterizzare l’opera è senza dubbio la grande qualità del dettaglio proposto dove attraverso uno stile fortemente influenzato dall’illustrazione prende vita il mezzo busto della donna caratterizzato da una approccio cromatico vario e da una sensibilità pittorica piuttosto importante. È interessante notare come la stessa vada a riprendere negli abiti la tradizione dell’epoca in cui sono ambientati i fatti ma soprattutto abbia nel proprio petto un medaglione che riflette il panorama che ha di fronte, creando uno splendido effetto visivo, a sostenere la quantità di dettagli presenti troviamo infine una serie di figure più piccole poggiate sulle spalle della donna, a sinistra il protagonista Don Chisciotte con il fido Sancho Panza, dall’altra l’immancabile serie di mulini a vento che caratterizzano le avventure del racconto.
Per darvi modo di apprezzare appieno questo splendido lavoro, vi lasciamo ad una bella serie di scatti, dateci un occhiata siamo certi che non mancherete di apprezzare il bel risultato finale, se invece volete approfondire qui potete di nuovo dare un occhiata all’opera di INTI e qui a quella di Laguna, enjoy it.

Giant Don Quixote Graffiti In Spanish Town

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Escif – “Eclipse” New Mural in Valencia

18/04/2014

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Con un nuovo ed esuberante aggiornamento, torniamo a parlarvi di Escif, il grande artista Spagnolo ha infatti da poco terminato un nuovo intervento dei suoi ancora una volta per le strade della sua Valencia in Spagna, tornando a colpire sul tema economico.
Non è la prima volta che Escif va ad utilizzare il simbolo della moneta unica per sviluppare i propri temi, probabilmente ricorderete uno dei lavori simbolo dell’artista con uno dei suoi iconici personaggi, intento a disegnare un euro, frame by frame veniva infine travolto dallo stesso – qui potete darci un occhiata – ecco quest’ultima pittura dell’interprete è probabilmente a distanza di quattro una sorte di chiusura del cerchio del proprio lavoro. La differente chiave di lettura del precedente lavoro, caratterizzato dall’esigenza di esprimere anzitutto una critica al sistema arte sempre più oppresso dai soldi con l’artista schiacciato da una gigantesca moneta dallo stesso realizzata, è stata una delle scintille per la successiva e martellante critica sociale ed economica che l’interprete ha portato avanti in questi ultimi anni e di cui quest’ultima produzione è l’inevitabile spartiacque. La situazione economica mondiale, la crisi finanziaria ha colpito il ceto più basso, lasciando quasi inalterate le ricchezze di chi conduceva una vita agiata, Escif si è sempre schierato contro una povertà non solo economica ma anche mentale, andando ad indagare sulle piaghe più profonde dell’animo umano, toccando picchi di veleno e lasciandosi come sempre andare a riflessioni meno impegnate e più divertenti, il particolare rapporto con il dramma economico è però sempre stato parte importante all’interno del percorso dell’artista, uno dei temi centrali dell’esperienza visiva dello Spagnolo che non hai smesso, attraverso immagini, gli iconici soggetti le sfumature tematiche, di portare avanti una personale riflessione mostrandoci continuamente i simboli del disagio e con essi in un certo senso svegliare le coscienze, dare uno scossa, un risveglio dal torpore per una pozione precisa e non fraintendibile.
Con questa sua ultima fatica Escif, dopo averci bombardato attraverso le immagini del suo ricchissimo e variegato immaginario, mette i titoli di coda sull’Euro, dopo anni dalla sua entrata in vigore il crescente malcontento popolare, la difficile situazione economica, sociale e politica dell’Europa, ne ha decretato la totale sconfitta, un eclissi lenta ed inesorabile con la quale l’interprete va proprio a tracciarne il declino. “Eclipse” appunto è quindi il grido definitivo e finale del malcontento, di ciò che ci è stato quasi imposto senza che realmente ne capissimo le dinamiche e le problematiche, la moneta unica ha fallito e l’interprete ce lo sbatte in faccia, senza giri di parole come al solito impostando un alfabeto visivo chiaro, senza filtri e dall’inevitabile impatto riflessivo. Vediamo così una grande moneta da 1 Euro lentamente eclissarsi come la luna fino quasi a scomparire, scappa il sorriso è vero perché siamo coscienti del significato profondo del lavoro portato a termine ma allo stesso tempo ci rendiamo conto con amarezza della totale disfatta e di cosa ha ci ha lasciato e ci sta dando tutt’ora questa situazione, ed il sorriso si trasforma in smorfia.
In attesa di scoprire nuovi aggiornamenti da parte dell’artista, vi lasciamo alle immagini in calce con i dettagli di questa sua ultima pittura, il consiglio è quello di prendersi cinque minuti per un riflessione e per comprendere appieno tutto il messaggio di quest’ultima produzione dell’artista.

Pics by The Artist

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JUST SWIM – A Group Exhibition about The Art of Swimming

17/04/2014

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Aperta lo scorso 11 di Aprile andiamo a dare un occhiata approfondita a JUST SWIM, nuovo group show interamente dedicato alla pratica del nuoto, all’interno degli spazi della ArtRebels Gallery di Copenaghen con i lavori di Jordy Van den Nieuwendijk, Monica Ramos, Mina Hamada e Nadav Weisman.
Interamente costituito da un gruppo di artisti donne, lo show focalizza la sua attenzione sull’arrivo dell’Estate, in particolare alle interpreti è stato chiesto di elaborare una serie di nuovi lavori prettamente legati al tema del nuoto. Ci si ritrova in questo modo a danzare tra approcci visivi e stilistici completamente differenti, da elementi che toccano un astrattismo puro ad altri fortemente influenzati da una pratica illustrativa, denominatore comune, oltre al tema stesso della mostra, un approccio cromatico caldo e dolce ed un tratto che rivela tutta la sensibilità di ciascuna delle artiste presenti nell’allestimento.
Il progetto fa seguito all’esposizione dello scorso anno dal titolo JUST PLANTS che, come suggerisce il nome, ha avuto come fulcro centrale le piante arrangiate attraverso la personale visione e timbro stilistico di un corposo roster internazionale, il seguito di quell’interessante progetto è quindi un nuovo show, catalizzato intorno all’idea del nuoto che apre le porta a quattro nomi che toccano territori ed ambienti per certi versi distanti.
Mina Hamada e Jordy van den Nieuwendijk preferiscono un approccio maggiormente astratto, la prima come sempre porta avanti una lettura visiva fatta di trame cariche di colore ed intensamente legate ad uno studio ed una ricerca sulla forma, con elementi disuguali che si susseguono negli spazi e che vediamo intervallati da figure che richiamano gli elementi dell’acqua del nuoto. La seconda dal canto suo preferisce un approccio se possibile ancora più minimale affidandosi unicamente ad un serie di linee colorate su fondo bianco che incrociandosi tra di loro danno vita a forme, soggetti e personaggi caratteristici, una visione che richiama l’elasticità ed il tratto di un bambino per un risultato finale piuttosto criptico e sfaccettato.
Dal canto suo Monica Ramos porta in mostra una lunga serie di tavole illustrate, si tratta di un stile maggiormente figurativo e che attraverso l’utilizzo di un range cromatico delicato e di una visione appena accennata di personaggi e paesaggi ci ha seriamente colpito e coinvolto, le sue donne nuotano nude all’interno di specchi d’acqua circondati dal verde e dalla natura, mischiandosi ad essa lasciandoci ad uno spettacolo che ha nel dettaglio il suo carattere maggiore. Infine Nadav Weisman che chiude il cerchio e che vediamo impegnarsi nella produzione di nuovi elaborati caratterizzati da profili sornioni ed essenziali, nessuna outlines, unicamente elementi cromatici a dare la forma dei volti, arricchiti da una serie di caselle a quadretti che richiamano gli scarabocchi sulle pagine dei quaderni di scuola.
Non aggiungiamo altro, vi lasciamo piuttosto ad una bella sequenza di immagini con gli scatti durante il vernissage e con le immagini dei lavori presentati da ciascuna delle interpreti, dateci un occhiata siamo certi che non mancherete di apprezzare e per gli amici Danesi e per chiunque si trovasse in zona è possibile andare a vedere di persona lo spettacolo fino al prossimo 5 di Maggio, noi ve l’abbiamo detto.

ArtRebels Gallery
Nørre Voldgade 18
1358 Copenhagen K

As the first sun hits the streets of Copenhagen we are building up excitement for the upcoming warmer months – full of pool parties, beach play and summer houses. Because the people of Copenhagen have a reputation for their over zealous approach to the changing seasons, a show with a swimming theme is only appropriate to welcome the summer time.

As a follow up to last year’s ‘Just Plants’ exhibition, YOUR:OWN and ArtRebels have collaborated once again on curating a group exhibition of international allure. This time bringing together Jordy Van den Nieuwendijk (NL), Monica Ramos (USA), Mina Hamada (JP) and Nadav Weisman (ISR). This list of international artists with their diverse interpretations of the swim theme, will stylistically and illustratively give you a reason to be excited about summer.

Pics by Martin Fält via The Gallery

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Seth x Kislow – New Mural in Kiev, Ukraine

17/04/2014

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A distanza di tempo torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di Seth e Kislow, i due artisti infatti hanno unito le forza terminando da poco questa nuova e splendida parete a Kiev in Ucraina caratterizzata dalla perfetta alchimia tra i due differenti stili visivi.
In un periodo storico piuttosto difficile per l’Ucraina questo lavoro per un istante a staccare la spina sulle rivolte popolari, sugli abusi politici e sulla grave crisi sociale che sta colpendo lo stato dell’Est Europeo, un opera forte senza dubbio dove i due interpreti sembrano aver voluto chiaramente cogliere alcuni elementi dal folklore e dalla tradizione del paese, amalgamandoli all’interno di una lettura profonda e sfaccettata.
L’utilizzo da parte di Kislow dei consueti elementi architettonici va a dar vita ad una trama urbana che viene unicamente intervallate da due bizzarre figure a forma di volto, e soprattutto dalla grande donna che si erge in punta alla collina di abitazioni e casupole. Qui Seth da vita ad un nuova figura che vediamo rivolgere il proprio sguardo verso chi osserva e nel frattempo immergere la propria faccia all’interno del consueto portale nel cielo.
Realizzata attraverso un range cromatico caldo con tinte profonde ed avvolgenti quest’ultima fatica targata Seth e Kislow ad una prima e frettolosa lettura può tranquillamente passare come un giusta miscela di elementi tipici della pittura dei due artisti, scavando nel dettaglio emergono però particolari interessanti.
Anzitutto l’opera è zeppa di riferimenti all’Ucraina, la figura della donna dipinta da Seth sembra anzitutto rappresentare quello che è uno spirito nazionale, la vediamo infatti con una mano abbracciare la città quasi a proteggerla e dall’altra invece tendere la mano ad un piccolo character che rappresenta il popolo, ad avvalorare questa lettura notiamo una caratterizzazione anche negli abiti scelti, un abbigliamento tradizionale dove tra le fasce dei capelli vediamo spuntare due nastri di colore giallo e celeste che richiamano proprio i colori della bandiera nazionale. La scelta di Kislow di elaborare una trama architettonica così precisa ed importante ci lascia la sensazione di trovarci di fronte ad una rivisitazione di quello che era l’aspetto di Kiev o comunque quello delle città del centri storici del paese, che vediamo intervallato da una serie di piante che vanno proprio a concludersi con un piccolo arbusto collocato proprio all’interno del petto della giovane. Alimentato da una sorta di alba nascente alla sue spalle, la figura va quasi a rappresentare una sorta di rinascita dello spirito e dei sentimenti nazionali, l’albero simboleggia il fiorire del sentimento di rivalsa personale e di conseguenza della propria nazione.
La lettura dell’opera quindi, con un forte senso criptico ma anche e soprattutto attraverso similitudini e rapporti visivi ben congeniati, rappresenta un inno alla speranza ma soprattutto un messaggio di forza per una compattezza di intenti per il bene della propria terra.
In attesa di scoprire prossimi aggiornamenti e spostamenti dei due interpreti, vi invitiamo a dare un occhiata alla immagini, siamo certi che non mancherete di apprezzare tutto l’impatto e l’enfasi di quest’ultima fatica dei due grandi artisti.

Pics via San

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Kraser – New Mural for Amazing Day 2014

17/04/2014

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A distanza di qualche settimana torniamo ad approfondire il lavoro di Kraser, il grande interprete Spagnolo, da anni in Italia, è infatti tra gli artisti coinvolti in questa nuova edizione dell’Amazing Day per la quale ha da poco portato a termine questo nuovo intervento.
Concluso giusto lo scorso week, questa nuova edizione del Amazing Day è stata come sempre caratterizzata dalla volontà di riunire sotto un unico evento tutte le discipline appartenenti all’hip hop, per il secondo anno consecutivo è Locate di Triulzi ad ospitare la rassegna che nuovamente tenta di far rivivere tutta l’enfasi e gli aspetti caratteristici delle Jam di una volta. Dal contest di breaking passando per la musica, con ospiti i Colle der Fomento, le giornate sono state caratterizzate dal consueto roster di writers e street artists che hanno avuto modo di lavorare ad una bella serie di pareti.
In questo tumulto generale andiamo ad approfondire l’opera di uno degli artisti più rappresentativi dell’evento, nuovamente Kraser con questo suo nuovo intervento ci mostra tutto il particolare immaginario realizzando un nuovo dipinto che porta con se lo stile e le particolari tematiche figlie della ricerca dell’artista. Osservando gli elaborati dell’interprete veniamo colti dall’esigenza dello stesso di spingere il proprio lavoro verso una dimensione fortemente onirica, l’impressione è quella di ritrovarsi sospesi nel vuoto, come si ci trovassimo all’interno di un limbo dove la materia fredda e silente si fonde con quella organica generando scorci inattesi, dinamiche impossibile, ma anche creature bizzarre e stravaganti figlie della magia di un sogno che non risparmia nel strizzare l’occhio ad elementi mistici. Ad alimentare questa particolare enfasi tematica troviamo ovviamente un radicata esperienza cromatica che investe tutte le produzioni dell’interprete, la grande esperienza da writers permette a Kraser di agire negli spazi creando e sperimentando combinazioni differenti spesso legate al colore blu oppure, come in questo caso, ad una danza vivace e sfaccettata di tinte differenti con effetti vivissimi che vanno ad alimentare la sensazione di irreale delle opere. Gli interventi vengono caratterizzati dalla presenza di creature, spesso elaborate miscelando nello stesso corpo animali differenti, così come elementi architettonici che gravitano ed offrono supporto alle stesse, ritroviamo così scale e piccole porzioni di architettura in una danza metafisica che attrae lo spettatore in un indagine sul significato di ciò che sta osservando. In questo senso il simbolo della chiave, elemento ricorrente all’interno delle produzioni dell’artista, è sinonimo di una ricerca personale di se stessi, quasi a voler aprire la propria mente per calarsi all’interno di un mondo fatto di visioni, un viaggio che ci mostra gli aspetti più reconditi e personali dell’artista che sceglie proprio questo motivo di affidarsi ad una pittura assolutamente viscerale, d’impeto aggredisce lo spazio buttando fuori sensazioni, stati d’animo ed i pensieri che si celano nella sua stessa mente.
Per darvi modo di apprezzare al meglio tutto l’impianto visivo ed il grande carattere dei lavori dell’interprete, vi lasciamo ad una bella selezione di scatti con tutti i dettagli di questa sua ultima fatica, il consiglio è come sempre quello di darci un occhiata, enjoy it.

Thanks to The Artist for The Pics

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ROA – New Mural for FORM Public Art Project

17/04/2014

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Continuiamo con interesse a seguire gli sviluppi del FORM Public Art Project di Perth in Australia, tra i grandi ospiti ritroviamo con piacere ROA che ha infatti da poco terminato un nuovo ed enorme intervento, riprendendo quindi a pieno ritmo la sua intesa attività.
Dopo una lunga pausa come abbiamo visto il grande interprete Belga è ritornato al lavoro in occasione dell’Avanguardie Urbane Roma Street Art Festival (Covered) ora l’artista riprende a pieno regime la sua attività, ed il conseguente vagare in giro per il mondo con un nuovo e caratteristico intervento con il quale prosegue nel portare avanti il peculiare stile visivo e la grande verve malinconica dei suoi interventi.
È innegabile infatti il forte impatto dei lavori dell’artista, legati senza dubbio ad un ottima capacità riproduttiva, sia senza dubbio connesso con la forte dose di sentimenti cupi, malinconici e per certi versi anche violenti ed oscuri dei suoi soggetti, si tratta come spesso abbiamo avuto modo di vedere di un preciso filtro tematico atto a rappresentare il mondo animale attraverso un punto di vista nuovo e differente. C’è rabbia nelle immagini che vediamo, c’è violenza e rancore ed il vettore cromatico perfetto per esplorare e sviluppare al meglio questo preciso piglio tematico, non poteva che essere il nero, le creature di ROA vengono così intrise all’interno di un bagno oscuro che ne pervade tutta la carne, trasformando la pelle, i peli, le squame in una mistura oscura che va inevitabilmente ad alimentare i sentimenti e le emozioni tipiche dei lavori dell’interprete Belga. L’idea di elaborare i soggetti e gli animali prendono unicamente spunto da quella che è la fauna locale, dimostra tutta la sensibilità dell’interprete nel voler coinvolgere il più possibile la gente del posto all’interno delle sensazioni e stati d’animo che la sua pittura fa scaturire, l’impressione è quella di una riflessione sinistra ma al contempo profonda sulla condizione degli animali, ci mostra un lato differente ed in parte inesplorato portandoci e impattando la nostra vista attraverso immagini soffocanti, brutali per una visione per certi versi feroce che va a scuotere i sensi, sveglia da un intorpidimento alimentano il nostro disagio. Ma gli animali ed i soggetti raffigurati inevitabilmente possono essere letti come una precisa rappresentazione del nostro essere umani, ne riflettono la barbaria, la violenza, la fame e la distruzione continua con la quale ne stiamo distruggendo l’habitat, la citta con le sue pareti diviene uno specchio ed un canale visivo per urlare la morte e con essa provare a sviluppare una riflessione.
Raccogliendo tutti gli spunti del proprio operato ROA va quindi per la rassegna di Perth ad elaborare un nuovo animale, questa volta si tratta di una gigantesco serpente, un uroboro per la precisione con la figura intenta a mangiarsi la coda. Il simbolo stesso è caratterizzato da differenti letture, rappresenta la natura ciclica delle cose, dove un ciclo ricomincia immediatamente dopo che un altro ha raggiunto la propria fine.
Attraverso una bella selezione di scatti in calce, ripercorriamo assieme alcune fasi durante il making of fino all’eccellente risultato finale, dateci un occhiata siamo certi che non mancherete di apprezzare ma restate sintonizzati nei prossimi giorni proseguiremo il nostro coverage sulla rassegna Australiana e se vi siete persi qualcosa qui tutti i precedenti lavori.

Pics by Jeremy Storey

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Laguna – “Vectores futuros” New Mural in Quintanar de la Orden

17/04/2014

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Ha distanza di qualche settimana torniamo con grande piacere ad approfondire il lavoro di Laguna, il grande interprete Spagnolo è infatti tra gli artisti coinvolti all’interno del progetto urbano che sta investendo con così forza e vigore la trama urbana di Quintanar de la Orden in Spagna.
Prosegue quindi a gonfie vele il progetto della cittadina Spagnolo con l’ingresso in pista di uno degli artisti della scena iberica più importante, l’interprete facendo seguito ad INTI (Covered) ha così a disposizione l’ennesima immensa parete dove ha l’opportunità di sviscerare e portare avanti nel migliore dei modi il suo particolare approccio visivo e tutto il carattere delle sue intense pitture.
Portando avanti con efficacia una pittura altamente caratteristica, Laguna entra va ad inserirsi all’interno del paesaggio urbano della cittadina con uno dei suoi interventi caratteristici, la mole di colori, l’impeto delle pennellate riversa negli spazi una forza incredibile andando a scuotere profondamente i tasti più sensibili, si tratta di una danza continua che simula e muove personaggi, soggetti ed elementi differenti attraverso una varietà cromatica pazzesca che ci lascia assolutamente interdette e che ci invita ad approfondire tutte le sue trame. È proprio questa probabilmente una delle peculiarità del lavoro dell’interprete Spagnolo, la volontà di spingere l’osservatore ad approfondire la sua pittura, ad entrare all’interno della stessa, suggerendo cambi repentini, sferzate di colori differenti ed aprendo un percorso costituito da una pittura fortemente viscerale che ci mostra tutta la sua sensibilità attraverso la capacità di discernere dal reale per avvicinarsi ad un universo costellato di creature bizzarre, panorami imbevuti di colore all’interno di un estasi dei sensi che riesce a mandare in shock frantumando e facendo accartocciare le nostro emotività completamente disarmate ed investiti dalla sensazione e dalle emozioni che solo una pittura di questo tipo può suggellare. L’intensità delle opere dell’interprete, sorrette come detto da un impianto cromatico assolutamente vivo, va a legarsi alla scelta dell’artista di portare avanti tematiche sempre piuttosto criptiche e personali che, attraverso una pittura altamente istintiva, alimentano una forte sensazione di trovarsi all’interno quasi di un sogno, i paesaggi, i corpi dei soggetti, vagano vacui all’interno delle trame e degli scorsi allestiti dallo stesso, in un caleidoscopio di sensazioni ed emozioni alternanti.
Raccogliendo appieno tutta la sua dialettica visiva, tematica ed infine cromatica, Laguna per la città Spagnola propone “Vectores Futuros”, si tratta di una gigantesca pittura caratterizzata dall’inserimento di una moltitudine di elementi differenti. Dal basso verso l’alto assistiamo quindi ad una sorta di ascesa, caratterizzata da una corsa cromatica che va mano a mano ad abbracciare tinte più calde, dove inevitabilmente veniamo a contatto con personaggi e soggetti bizzarri e differenti – tutti raffigurati in bianco a contrasto con la moltitudine di colori e da un aspetto antropomorfo – che vanno a simboleggiare elementi come la morte, ma anche come la vita, il contatto con la natura, investendo lo spazio e muovendosi attraverso vere e proprie tavolozze di colori, tra il nero che con le sue sfilettate si inserisce tra una sezione e l’altra, il blu ed i celesti del mare che tentano di inondare gli spazi. Un opera altamente dettagliata che rivela ancora una volta tutto l’impatto tipico dei lavori dell’artista, ricca di spunti ed assolutamente avvincente.
Non aggiungiamo altro vi lasciamo piuttosto ad una bella selezione di scatti con i dettagli di quest’ultima magia dell’artista, il consiglio è quello di darci un occhiata, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare l’elevatissimo livello di dettaglio e la grande efficacia pittorica dell’interprete.

Pics by The Artist

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Ludo – A Series of New Pieces in London

16/04/2014

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A quanto pare anche il grande Ludo si trova a Londra, l’interprete Francese si unisce quindi alla ricca flotta di street artists presenti sul territorio andando ad elaborare una nuova serie di lavori in giro le strade inglesi, piccoli interventi ma sempre caratterizzati dalla particolare inflessione tematica tipica dell’interprete.
Come spesso abbiamo avuto modo di vedere l’immaginario di Ludo affonda le sue radici in una riflessione sulle dinamiche moderne dell’uomo, una critica affilata portata a compimento attraverso una stilistica fortemente personale ed impattante. L’artista per le sue opere sceglie di affidarsi ad un binomio visivo forte ed impattante, da una parte il bianco ed il nero, dall’altra l’acido delle colate di verde atte proprio a mettere l’accento sugli elementi e le sezioni di maggior tensione, attraverso questi due differenti campioni cromatici vengono sviluppate le immagini, i simboli e gli elementi che contraddistinguono il lavoro dell’interprete. Ci si ritrova infatti ad osservare forme, oggetti e soggetti miscelati tra di loro in una nuova e bizzarra forma, la peculiarità dell’interprete è proprio quella di riuscire a riunire e ri-arrangiare figure distanti ed appartenenti ad universi differenti in cui è evidente il peso delle denuncia e delle riflessioni, la natura, con i fiori i frutti o gli animali, viene miscelata con le armi, le tecnologie, i rifiuti tossici, le creazioni dell’uomo a contrasto con ciò che è già esistente, ciò che è più puro ed armonioso, un rapporto stridulo impossibile e che prende forma attraverso invenzioni e mash-up bizzarri, talvolta divertenti, molto spesso taglienti ed affilate. L’impatto ed il carattere riflessivo dei lavori dell’artista entra così in armonia con la scelta – che si rivela fin da subito vincente – di applicare questo confronto attraverso un altrettanto rapporto cromatico, il greyscale và così a confrontarsi con le colate di verde acido tipiche dell’artista aumentando il senso di tensione e l’inevitabile rottura visiva oltre che tematica che alimenta tutto il percorso produttivo.
Per questa sua nuova serie di lavori Ludo scegli di lavorare all’interno degli anfratti Londinesi, cerca piccole porzioni di parete all’interno delle quali poter far esplodere le proprie tematiche, tre lavori in tutti caratterizzati ancora una volta dall’unione di elementi naturali, come fiori, piante e frutti ed insetti, con elementi come armi. A colpire la nostra attenzione è senza dubbio il primo intervento, osservando l’opera è inevitabile cogliere la forte caratterizzazione umana, l’artista sceglie qui un approccio più netto, in un certo senso viscerale andando a caratterizzare il disegno della mela, che questa volta prende come colore il bianco ed il nero, con due semi dalla forma di due scheletri umani, in questo caso realizzati in verde. Si tratta di un ribaltamento importante delle tematiche a cui siamo soliti fare riferimento, l’idea è quella di riflettere sull’esistenza stessa dell’uomo e di come lo stesso abbia di fatto contaminato i frutti della terra, mettendone a repentaglio la sua stessa esistenza.
Per darvi modo di apprezzare al meglio tutto lo stile e l’impatto dei lavori dell’artista, vi lasciamo alla bella serie di scatti in calce, dateci un occhiata, siamo certi infatti che non mancherete di apprezzare e restate sintonizzati qui sul Gorgo, presto nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’interprete.

Pics by The Artist

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Pixel Pancho – New Mural for FORM Public Art Project

16/04/2014

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Continuiamo a seguire gli sviluppi del sempre più interessante FORM Public Art Project, per la rassegna di Perth in Australia c’è infatti un altro grande artista Italiano che ha da poco terminato una nuova parete, Pixel Pancho irrompe così nel festival con un nuovo e caratteristico intervento dei suoi.
Con questa sua ultima fatica torniamo quindi ad immergerci all’interno dell’immaginario di Pixel Pancho, che a distanza da alcuni lavori minori in giro per le strade di Londra torna a dipingere sui grandi spazi offrendoci l’opportunità di apprezzare al meglio tutto l’impatto tematico e riflessivo del suo lavoro nonché il particolare tratto pittorico. È innegabile il fascino delle produzioni dell’artista, direttamente legato all’archetipo del robot che ne ha da sempre accompagnato il percorso artistico, l’immaginario dell’artista ha subito il fascino di una figura che, specialmente per chi ha vissuto da bambino gli anni 80 e 90, ha segnato profondamente l’immaginazione e le visioni di pre adolescenziali. L’idea di utilizzare una figura dal così forte impatto ha mano a mano però sviluppato temi maggiormente impegnati dimostrando tutto valore di una ricerca che ne ha interessato anche gli aspetti prettamente visivi. Nell’idea dell’interprete i robot risultano come macchine decadenti come se fossero state abbandonate dopo per il loro periodo di boom, e gettate in balia dei cambiamenti climatici, e dimenticati in un esistenza che ormai non li reclama più, se questa può essere una prima analisi a noi piace pensare che l’interprete voglia in realtà avvicinare queste figure invincibili, simbolo del super uomo, ad una dimensione più umana e terrena e di conseguenza attraverso esse mostrare uno specchio della decadenza dell’uomo. A supportare questo nostro preciso incipit tematico, abbiamo notato negli ultimi mesi la volontà dell’artista di sviluppare lavori dove figure umane assomigliano sempre più a quelle meccaniche, andando quindi a miscelare sotto un unico universo due emisferi invero opposti e contrastanti, la macchina e l’uomo.
Lo stato di decadenza degli esseri immaginati da Pixel Pancho agisce lentamente, quasi a voler scavare con pazienza nelle viscere delle macchine, si muovono rampicanti, ma anche piante e fiori di vario genere – quest’ultimi sempre più presente negli ultimi tempi – coadiuvati dall’immancabile ed inconfondibile ruggine che letteralmente ne mangia l’aspetto e la ‘carne’.
Quest’ultima fatica dell’artista raccoglie pienamente lo stile e le riflessioni del momento, la grande figura rappresentante si un robot ma ha nel suo aspetto chiarissimi riferimenti all’uomo, la stessa fisionomia ed il fatto che tenga in mano un’altra macchina trae in inganno lo spettatore. Attraverso la grande sensibilità pittorica tipica di Pixel Pancho giungiamo quindi a cogliere il sentimento dell’uomo che nel suo continuo senso di irrequietezza, attraverso la sua continua volontà di spingersi alla perfezione, va a trasformarsi in macchina andando inevitabilmente a far scomparire tutti qui tratti distintivi della carne e delle sue emozioni.
Ripercorriamo assieme alcune fasi durante il making of di quest’ultima magia firmata dal grande interprete Italiano fino all’eccellente risultato finale, il consiglio è come sempre quello di darci in occhiata in aggiunta alle immagini dell’altro, è più piccolo, intervento realizzato sempre per le strade della cittadina Australiana, è tutto vostro! Enjoy it.

Pics by Jeremy Storey and San

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Borondo – New Piece in Shoreditch, London

16/04/2014

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Continua senza sosta il lavoro di Borondo per le strade di Londra, il grande artista Spagnolo ha infatti da poco terminato un nuovo intervento nella zona di Shoreditch, tornando a lavorare con la peculiare tecnica a graffio su superfici trasparenti.
Per questa sua ultima fatica Borondo va a lavorare sulla superfice esterna di un vecchio negozio abbandonato, l’interprete di riflesso va quindi ad inserirsi all’interno di uno dei temi più caldi del momento, la crisi economica. La chiusura del negozio e l’opera stessa diventano un simbolo univoco, da una parte grattando la superfice attraverso il lavoro è possibile osservare l’interno del locale, dall’altra gli stessi soggetti raffigurati ci danno l’impressione di rappresentare tutto il carico di malessere, malinconia e tristezza che sta segnando così profondamente questi tempi, attraverso i loro sguardi, i volti cupi e chini, che si intersecano con i nostri veniamo quindi accolti all’interno di un nuovo spunto, forte, ridondante e profondamente riflessivo.
È innegabile come questo particolare filone produttivo di Borondo riesca sempre ad impressionare ed a coinvolgerci, come abbiamo avuto modo di vedere diverse volte questo particolare approccio è caratterizzato da un profondissimo livello di coinvolgimento che investe lo spettatore, l’idea dello Spagnolo è quella infatti di dare la sensazione quasi di essere osservati ed attraverso proprio la particolare superfice di lavoro, giocare sul riflesso del nostro volto per farci calare all’interno dell’opera sostituendo di fatto uno dei soggetti rappresentati. Attraverso una preciso e minuzioso lavoro, l’interprete va a grattare la superfice fino a delineare i volti ed i corpi dei suoi tipici soggetti, riprendendo gli elementi tipici della sua pittura, l’artista realizza i corpi di questi personaggi completamente nudi, puri di fatto e caratterizzati da un vena emotiva molto accentuata, la sensazione è quello di trovarsi di fronte a delle ombre, a degli spettri quasi, con le figure che si fanno appannate e sfuggenti e che sublimano un forte senso di malinconia alimentando al contempo una grande carica emotiva e riflessiva, gli sguardi incrociano i passanti, i volti scavati, i linee ripetute che segnano i volti e ne caratterizzano le espressioni facciali, il tutto racchiuso all’interno di una cornice che come detto si presta ad una forte immedesimazione. Inevitabilmente non si riesce a rimanere indifferenti davanti ai lavori di questo tipo, l’interprete tocca le corde scoperte, giocando con percezioni e sentimenti e mettendo in campo ancora una volta l’idea di una riflessione personale, di uno staccarsi anche per pochi minuti da una quotidianità che toglie il pensiero, per osservare con cura, immedesimarsi, nella tristezza, negli sguardi e nelle paure dei soggetti raffigurati ed incisi.
Per darvi modo di apprezzare tutto il valore di quest’ultima produzione del grande interprete vi abbiamo preparato una bella serie di scatti con tutti i dettagli e le immagini di questa sua ultima fatica, è tutto dopo il salto, dateci un occhiata, siamo certi infatti che non mancherete di apprezzare.

Pics by MilkyDread via San

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INTI – “Multi Viral” New Mural in Quintanar de la Orden, Spain

16/04/2014

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A distanza di parecchio tempo torniamo ad approfondire il lavoro di INTI, il grande interprete Cileno è infatti tornato in Europa dove ha da poco terminato questo nuovo ed enorme intervento per le strade di Quintanar de la Orden in Spagna.
Come ormai abbiamo avuto modo di vedere diverse volte il lavoro di INTI affonda le sue radici nella precisa volontà dell’interprete Cileno di affidare le proprie opere andando ad una personale rivisitazione di quelli che sono i simboli e gli elementi tipici della cultura Sudamericana ed in particolare di quella Cilena, nell’idea dell’artista si muove quindi una precisa dinamica visiva figlia delle influenze folkloristiche, simboliche e tradizionali ed infine anche religiose appartenenti al territorio del Sud America sempre piuttosto vivo e caratteristico da questo punto di vista.
Abituato come detto più volte a lavorare su superficie davvero importanti, INTI per questa sua ultima fatica, dal titolo “Multi Viral”, va a rendere il proprio omaggio ad una delle figure letterarie spagnole e non più famose, Don Chisciotte che viene rappresentato attraverso il consueto stile visivo dell’artista e soprattutto attraverso l’inserimento di una serie di elementi che contestualizzano il personaggi al nostro tempo.
In particolare l’interprete va ad aggiungere una grande bandana, che va a coprire tutto il volto del soggetto, dove troviamo sopra scritto 15M, si tratta del nome del movimento sociale dei meglio noti come Indignados, coloro che hanno dato vita ad una larga e molto partecipata mobilitazione di protesta pacifica dal basso contro il governo Spagnolo, e più generale come la gravissima situazione economica che affligge la Spagna ed altri paesi in questo preciso contesto storico. Proprio quest’ultima scelta non ha risparmiato forti critiche da parte dell’amministrazione comunale pronta a quanto pare a cancellare completamente il lavoro se non fosse stata eleminata la particolare scritta sul bavaglio del soggetto raffigurato. Aldilà delle polemiche da bar, l’opera va anzitutto a collocarsi all’interno di un panorama urbano fortemente caratteristico, gli edifici e le costruzioni tipicamente antiche, vanno a regalarci un effetto assolutamente insolito, un panorama splendido dove la scelta di utilizzare il consueto range di tinte calde e di colori tipici del immaginario del Cileno, trova la sua perfetta congiunzione con quelli che sono i colori e le immagini delle architetture circostanti, lasciandoci con un colpo d’occhio impressionante. La figura va di fatto ad elevarsi dal panorama ripercorrendo le gesta del famoso cavaliere errante schierato contro i più deboli, celando però al suo interno come sempre un infinità di elementi pittorici di primissimo livello, aldilà delle tinte scelte ancora una volta notiamo la precisa volontà dell’interprete di realizzare sulla mani del protagonista una nuova serie di elementi e figurazioni astratte, una vera e propria texture che avvolge gli arti fino ad arrivare agli abiti, per poi concentrarsi sul volto del cavallo che accompagna l’eroe in giro per i suoi viaggi, qui l’artista inserisce un nuova chiave, elemento piuttosto ricorrente nelle sue produzioni e dal significato sempre piuttosto criptico, concludendo infine l’opera con il consueto lettering che da il titolo alla stessa.
Ripercorriamo assieme alcuni istanti durante la fasi di realizzazione dell’intervento, per darvi poi modo come sempre di apprezzare al meglio tutta la meraviglia di quest’ultima fatica dell’interprete Sud Americano vi invitiamo a dare un occhiata alla bella selezione di scatti, è tutto dopo il salto, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare tutto l’impatto finale la particolare cura per i dettagli dell’artista.

Pics via San

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Robert Proch x Sepe – “Mayday Mayday” New Mural in Aalborg

16/04/2014

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Invitati dalla KIRK Gallery per un doppio show, Robert Proch aka TONE e Sepe hanno da poco terminato questa incredibile parete per le strade di Aalborg in Danimarca unificando i propri peculiari approcci all’interno di un intervento vibrante e dal grande impatto finale.
Con “Mayday Mayday”, questo il titolo del lavoro che risulto già piuttosto indicativo, Roberto Proch e Sepe si aprono ad un dialogo intenso e sfaccettato, sebbene i due interpreti infatti non condividano la stessa dialettica visiva l’opera risulta assolutamente equilibrata raccogliendo ambedue le influenze degli interpreti e riuscendo a far emerge in entrambi i casi il carattere dei personali percorsi artisti degli stessi. L’archetipo utilizzato per far funzionare il lavoro è l’immagine riflesse con la quale da una parte si sviluppa il tratto di Sepe dall’altra invece, nella parte in acqua, Proch è libero di portare avanti le personali sperimentazioni astratte. I due interpreti partono da un idea figurativa abbracciando però percorso per certi versi opposti, quanto legato ad una poetica illustrativa e di disegno Sepe quanto maggiormente interessato al movimento del corpo ed ad un approccio fortemente frammentato TONE. Il primo porta quindi avanti il particolare tratto visivo, come visto più volte l’artista è riuscito a creare una perfetta alchimia che, servendosi di unico range cromatico, unisce sotto un’unica veste le influenze illustrative, così come elementi appartenenti al fumetto, emergono in questo modo personaggi bizzarri, con il corpo sproporzionato e maggiormente accentuato verso il tronco centrale con gli arti, e la testa di dimensioni più piccole. Emerge così l’idea di una rappresentazione particolareggiata della fisicità umana, ed al contempo delle sua stessa fragilità interiore, le gambe così come le braccia e la mente, parti del corpo che muovono nel senso stretto e lato l’umanità, vanno quindi ad assottigliarsi rappresentando una sorta di fermo immagine della situazione umana in questo preciso momento storico. Dal canto suo Robert Proch si tuffa negli spazi attraverso una ricerca plasmata intorno ad una fortissima ricerca sul movimento, i corpi dei soggetti, degli uomini e dei personaggi rappresentati vanno così a frammentarsi, le sezioni si sovrappongono simulando il moto desiderato e raggiungendo un ottica più vicina ad un alfabeto visivo astratto. A dar supporto a questo preciso e particolare approccio l’artista applica una vasta selezione di tinte e colori, l’intento è quello di sviluppare ed al contempo alimentare per mezzo degli stessi gli effetti di chiusura, apertura e sovrapposizione dei corpi, in questo modo rimaniamo incantati dalla quantità di effetti e dalla scale cromatiche utilizzate per un livello di dettaglio assolutamente vivo e coinvolgente.
Per questo nuovo intervento la parte centrale è quindi occupata da due personaggi tipici dell’immaginario di Sepe, come suggerisce il titolo i due si ritrovano a scrutare con i binocoli in attesa di salvataggio, lo specchio d’acqua invece, con il relativo riflesso d’immagine è affidato a Robert Proch che va ad elaborare una fitta serie di caselle e configurazioni astratte al fine di rappresentare al meglio l’effetto visivo. È interessante riflettere come l’opera si presti infine ad una lettura tematica importante, i due soggetti vanno quindi a rappresentare il naufragio in cui molti di noi si sentono in questo momento, con le difficoltà economiche, sociali e politiche che così tanto stanno influenzando le nostre vite.
Non aggiungiamo altro, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica dei due grandi artisti, dateci un occhiata per cogliere appieno la personale visione e la perfetta alchimia che i due interpreti sono riusciti a raggiungere con questo nuovo intervento.

Pics via Sosm

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108, Dem, Martina Merlini, Ufocinque and Werther at Superbudda

15/04/2014

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Aperto lo scorso 12 di Aprile, andiamo a dare un occhiata a “Mamuthones | Issohadores” eccellente group show aperto all’interno degli spazi del Superbudda di Torino con le opere di 108, Dem, Martina Merlini, Ufocinque and Werther.
Con questo variegato show Superbudda si propone non come galleria d’arte ma piuttosto come puro spazio espositivo e ‘luogo di visioni’ per i cinque artisti partecipanti all’interno di un combinazione architettonica che richiama una sospensione tra luogo prettamente urbano ed intimità privata. L’idea alla base dell’esposizione è quella di una condivisione tra di differenti immaginari appartenenti ad ogni singolo artista, unificati sotto un’unica influenza dettata dall’utilizzo del bianco e del nero come unici vettori cromatici ed unici strumenti quindi attraverso i quali sviluppare il proprio e diversificato immaginario.
Portando avanti il peculiare rapporto e ricerca sulla forma, 108 porta in dote per lo show un nuova serie di elaborati distinti da una innegabile fluidità, l’artista sceglie un approccio meno denso e, raccogliendo attraverso una serie di linee sottili, da vita a nuove fisionomie e forme organiche caratterizzate da una spessa e ricca trama che spinge ad una ricerca del dettaglio ed a seguirne gli sviluppi per tutta la superfice di lavoro. Dem va dal canto suo a collocare le peculiari ed iconiche creature all’interno di un universo che paga la fortissima influenza con temi mistici ed inflessioni prettamente naturali per il consueto viaggio tra onirico e sensoriale. Ancora una volta veniamo quindi a contatto con la parte più sensibile e sognante della nostra coscienza completamente assuefatti dai personaggi, dalle ombre, dalle cavità astrali che si scatenano su di essi e di conseguenza all’interno di noi per un nuovo viaggio variegato ed altamente coinvolgente e sensibile. Martina Merlini continua anche qui ad interessare il proprio operato ad elementi grafici ed elaborati che richiamano le sperimentazioni con la cera che tanto ci hanno coinvolto nella sa WAX. Le figure e le forme proposte, interamente in un inedito bianco e nero, si fregiano di un elevato livello di dettaglio suggerendo configurazione ed elementi differenti, le trame applicate al loro interno spingono ad una visione ripetuta suggerendo immagini e stimolando la fantasia e infine caratterizzando nelle viscere gli elementi proposti. Dal canto suo UfoCinque, decisamente a proprio agio con il bianco ed il nero, abbandona per un istanti le viscerali opera di carta per approfondire un tratto maggiormente pittorico attraverso il quale da vita ad elaborati dove veniamo accolti all’interno di mondi e situazioni dalla forte cadenza onirica, tra personaggi surreali, ambientazioni fantastiche ed una fitta serie di elementi caratterizzati da una continua di tonalità ed effetti in chiaro scuro. Last but not Least Werther, l’interprete prosegue anche qui con il suo preciso e ricco approccio lavorativo, ancora una volta la forza del segno proposto, incentrato sul punto come unico vincolo visivo, va a segnare i lavori attraverso una nuova serie di rappresentazioni vive tutte ovviamente in greyscale. Le opere proposte vanno a tracciare forme e visioni prettamente legate al mondo naturale, tutte altamente realistiche come se ci trovassimo di fronte alle pagine di una di quelle enciclopedie di una volta.
Come il titolo stesso della mostra suggerisce, andando a pescare dalle omonime e misteriose figure appartenenti alla tradizione ed al folklore della cultura Sarda, lo show è caratterizzata da una forte influenza del mondo naturale che attraversa ed investe con forza tutto l’allestimento proposto andando quindi a riallacciare il rapporto altalenante tra uomo e natura attraverso peculiari e differenti visioni che mostrano un comune punto di partenza ma anche elementi convergenti attraverso forme, tracce e influenze ma divergenti per quanto concerne la loro progettualità.
Per darvi modo di dare un occhiata a quanto proposto dai cinque partecipanti vi lasciamo ad alcuni scatti durante la serata di apertura, se vi trovate in zona e per tutti gli amici Torinesi ricordiamo infine che è possibile andare a dare un occhiata di persona all’allestimento fino al prossimo 22 di Aprile, noi ve l’abbiamo detto perciò vedete di non mancare.

Thanks to The Artist for The Pics

Superbudda
Via Valprato 68 – Docks Dora
10155 Torino

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El Mac – New Mural for Coachella Walls 2014

15/04/2014

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È passato davvero parecchio tempo dall’ultimo aggiornamento di El Mac, il grande interprete in occasione del gigantesco Coachella Festival di quest’anno ha avuto modo di tornare al lavoro con un nuovo e caratteristico intervento dei suoi.
Impegnato spesso a portare avanti temi di rilevanza sociale, El Mac da anni continua a sviluppare una trama visiva fortemente caratteristica e altamente riconoscibile, l’interprete focalizza il proprio lavoro su una personale rappresentazione di figure e soggetti umani, l’idea è quella di raggiungere il più possibile una resa al pari del fotografico – e dobbiamo dire che spesso è proprio questo l’effetto finale – al fine di imbastire un dialogo più solido catturando l’attenzione per mezzo di un impianto visivo altamente impattante. Come diverse volte abbiamo avuto modo di vedere l’artista si serve spesso di un unico colore ed attraverso le differenti tonalità dello stesso dà vita alle fattezze ed ai dettagli dei suoi ritratti ponendo infine l’accento su una particolare sezione dell’elaborato proposto cambiandone il colore, quasi a volerne sottolineare il senso ed il significato generale. L’impatto è senza dubbio forte ed altamente caratterizzato da una tecnica ad ombreggiature che sviluppata attraverso spruzzate continue e differenti con la bomboletta al fine di creare una trama unica che va a suggerire appunto i lineamenti ed i volti tipici del lavoro dell’interprete.
Il lavoro è caratterizzato come sempre dalla particolare vena realizzativa dell’interprete, El Mac sceglie di realizzare un nuovo ritratto liberamente ispirato ad un lavoratore agricolo del posto ed ancora una volta fortemente collegato con le dinamiche sociali ed economiche della zona. Nonostante la città di fatto sia famosa per l’immenso festival che si svolge ogni anno proprio nelle vicinanza, in realtà non percepisce alcun compenso economico non partecipando agli introiti della rassegna e soprattutto non ricevendo nessuna parte delle tasse competenti che vanno invece alla vicina città di Indio. La cittadina è quindi di fatto centro di una flebile e molto povera comunità agricola. Da uno spunto di questo tipo si muove il progetto Coachella Walls che organizzato e curato da Medvid Sobio, ha come intento finale quello di mettere l’accento sulla situazione della cittadina ed al contempo cambiare i connotati delle pareti della zona. La scelta quindi di raffigurare una ritratto caratteristico di una persona che potrebbe tranquillamente essere uno dei cittadini del posto ricalca perfettamente le intenzioni del progetto, El Mac, al lavoro nella zona di Pueblo Viejo, sceglie quindi di utilizzare una forte tinta rossa atta a realizzare un forte contrasto con l’edificio e quelli limitrofi, la tecnica di lavoro ripercorre invece la particolare vena stilistica dell’interprete con il consueto shading a caratterizzare il volto ed i tratti somatici del viso della figura rappresentata.
In attesa di scoprire nuovi e più frequenti aggiornamenti sul lavoro dell’interprete vi lasciamo ad una bella selezione di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima opera, il consiglio è quello di darci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare, enjoy it.

Pics via AM

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Violant – New Mural on Abandoned Building

15/04/2014

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A distanza di tempo dalle ultime incursioni, torniamo ad approfondire il lavoro di Violant, il grande interprete Portoghese ha infatti da poco terminato una nuova parete ancora una volta sulla superfice di un vecchio edificio abbandonato.
È sempre piuttosto stimolante osservare da vicino le produzioni di Violant, l’impatto tremendo che costantemente abbiamo con i suoi interventi viene stimolato da un indole pittorica molto personale che lo vede occuparsi di temi forti attraverso una pittura che fa della sua grande profondità e realisticità uno dei suoi elementi cardine. I temi sviluppati dall’interprete riescono a scuotere ed a risvegliare dal torpore, si tratta di attimi ramificati attraverso fittissime trame, arricchite da una quantità di dettagli incredibili, al fine di riuscire a suscitare emozioni, sentimenti e stati d’animo contrastanti, una fitta alla stomaco che va spesso a coinvolgere il mondo degli animali e temi come la morte ed in generale sentimenti malinconici. La brutalità, nel senso di una approccio senza alcun filtro tematico e senza alcuna possibilità di fraintendimento, che gli interventi dell’artista offre ci pone di fronte ad una serie di sentimenti freddi, negativi e che vengono inevitabilmente alimentati dalle particolari tinte e scelte dallo stesso interprete, si tratta di colori spenti, profondi e sordi che vanno inevitabilmente a legare con i temi trattati coinvolgendo lo spettatore in un turbine di sensazioni difficili da scrollarsi di dosso. Ci si ritrova ad osservare storie di morte, racconti e scampoli di strazio e pena che scuotono e fanno riflettere, toccano i tasti più delicati delle emozioni, provocano malessere suscitando ed accendendo sentimenti ed emozioni diverse per un approccio diretto senza censura che sfocia nel reale, avvolgendo ed ovattando chi ha l’opportunità di vedere da vicino i suoi lavori.
A differenza dei precedenti lavori, caratterizzati anzitutto da pareti situate all’interno di vecchi stabili abbandonati, quest’ultimo lavoro, realizzato sulla facciata esterna di questo piccolo edificio in stato di abbandono, offre l’opportunità a Violant di cambiare completamente registro. Se infatti nei lavori realizzati negli ultimi mesi l’artista ha portato avanti un lavoro caratterizzato dalla presenza massicci di dettagli, ambientazioni e soggetti differenti, legati comunque al mondo animale e naturale, per questa sua ultima fatica il Portoghese torna a presentare un opera maggiormente criptica e che caratterizzata dalle differenti chiavi di lettura che suggerisce. Si tratta di una grande membrana chiaramente ispirata nella forma e nella consistenza ad un grande cervello, all’interno della stessa si muove una caratteristica figura che sembra quasi scavarne le viscere, quasi ad infettarne i pensieri, le emozioni e gli stati d’animo.
In attesa di scoprire nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’artista vi lasciamo alle immagini in calce con i dettagli di questa sua ultima incursione, il consiglio è come sempre quello di darci un occhiata, siamo certi infatti che non mancherete di apprezzare tutta la vena pittorica e la drammaticità tipica degli interventi dell’interprete.

Pics by The Artist

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Banksy – “Mobile Lovers” New Mural in UK

15/04/2014

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Guess who’s back? Indovina chi è tornato, con il consueto aggiornamento della propria pagina, Banksy, a distanza di parecchio tempo, ci presenta questo suo ultimo lavoro realizzato su questa piccola porta collocata nel bel mezzo di un muro spinato, e c’è tanto da dire.
Occorre sempre aspettare qualche mese di distanza da un intervento ad un altro, Banksy dopo quindi aver catalizzato l’attenzione attraverso il suo “Better Out than It” ed i relativi mesi di silenzio torna al lavoro con un nuovo intervento che porta come sempre la sua firma, località sconosciuta, ufficialità unicamente attraverso le pagine del suo stesso sito web e l’immancabile clamore mediatico che ne sussegue, probabilmente unico nel suo genere.
Dal titolo “Mobile Lovers” con questa sua ultima incursione in qualche imprecisata città inglese, Banksy anzitutto va a centrare una nuova tematica e lo fa attraverso il consueto umorismo che come sempre accompagna le sue creazioni. Nella coppia di ‘innamorati’ è inevitabile non notare come gli sguardi dei due siano completamente immersi nei rispettivi smartphone piuttosto che uno negli occhi dell’altro o stretti in un bacio, l’impressione è quindi che Mr B. abbia voluto rivolgere la propria attenzione sulle dinamiche sociali che sempre più sono influenzate dalla tecnologia, in questo caso dai cellulari, e di come le stesse in verità stiano isolando le persone dietro uno schermo travalicandone la vita sociale se non addirittura gli affetti. Ancora una volta Banksy rivela quindi tutta l’intelligenza di un lavoro che continua a spingere ed a danzare tra temi e riflessioni importanti e lavori maggiormente disinvolti ma, in entrambi i casi caratterizzati da una forte dose ironica, quello che però inevitabilmente colpisce osservando questa sua ultima fatica e la particolare verve cromatica che investe il lavoro, si tratta del consueto stencil caratterizzato questa volta da una spiccate sensibilità per il dettaglio e soprattutto da un eccellente effetto di illuminazione – che scaturisce dagli schermi dei due telefoni – che specialmente al buio come possiamo vedere regala al pezzo un atmosfera tutta sua ed un impatto decisamente maggiore rispetto agli interventi che siamo soliti vedere. Quello che sorge spontaneo è quindi domandarsi se si tratti di un nuovo approdo? Una nuova serie interamente incentrata sull’impatto delle tecnologie all’interno della nostra quotidianità con relativa dose di riflessione ed ironia al seguito magari, oppure semplicemente un esperimento riuscito dal quale siamo rimasti piuttosto incuriositi.
In attesa di scoprire nuovi aggiornamenti e magari sviluppi con una serie dedicata, vi lasciamo alle immagini in calce con tutti i dettagli di quest’ultima incursione, dateci un occhiata e sentitevi liberi di commentare, a noi non possiamo nasconderlo, ci è parecchio piaciuta.

Pics by The Artist

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2501 – New Mural for FORM Public Art Project

15/04/2014

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Continuano a seguire gli sviluppi del FORM Public Art Project di Perth in Australia, tra gli artisti coinvolti infatti c’è anche il nostro 2501 che ha da poco terminato questa enorme pezzo proseguendo sulla peculiare strada visiva ed alimentando il tutto attraverso un profondo significato tematico.
Dopo aver date un occhiata alle pareti di JAZ (Covered) e Phlegm (Covered) andiamo quindi a tuffarci con piacere all’interno dell’immaginario di uno degli artisti italiani più prolifici ed interessanti a livello internazionale.
Giocando come sempre attraverso il consueto equilibrio cromatico con il bianco, il nero ed il color oro, 2501 ci regala un intervento caratterizzato da un altissima densità di dettaglio, attraverso la peculiare trama l’artista va infatti ad avvolgere completamente lo spazio a disposizione lasciandoci la sensazione di una sorta di inondazione da parte delle sue caratteristiche linee sinuose. Osservando con cura il lavoro emergono poi una serie di interessanti dettagli e scelte visive, anzitutto la sottile linea dorata che divide quasi in due metà la grande parete ma soprattutto la sensazione di una disposizione su più differenti livelli, andando a cogliere con cura le differenti sezioni che compongono la fitta trama pitturata ci si accorge infatti di una serie di effetti d’ombra che vanno proprio a restituire una visione quasi tridimensionale con elementi che vengono schiacciati nello spazi ed altri che piuttosto si elevano dallo stesso, offrendo quindi all’interprete l’opportunità di elaborare forme e situazioni differenti per una lettura chiara ed al contempo sfaccettata. Per questo sua nuova parete, dal titolo “The Narrow Passage”, 2501 sceglie di portare avanti un tema ed una personale riflessione che va direttamente ad incidere con il particolare risultato finale, l’interprete si rifà anzitutto un passaggio di tipo terreno, dalla la vita e la morte, andando poi ad esplorare una dimensione maggiormente personale e legata ad un cambiamento interiore. Nel primo caso l’opera viene dedicata alla memoria di Claudio ‘KADO’ Sinatti, uno dei pioneri dei graffiti dei primi anni ’90 di Milano nonchè grande videoartista italiano, nel secondo invece il grande artista italiano si interroga sulla personale battaglia di tutte quelle persone che lottano per ottenere una nuova vita, un cambio repentino che possa trasformare definitivamente la loro esistenza. L’arricchimento tematico questo che va a sostenere un alfabeto visivo come sempre contraddistinto da una forte sensazione di mistico ed onirico che avvolge le opere dell’interprete, una lettera che ci ha sempre incuriosito e che continua ad ipnotizzare chiunque abbia la fortune di trovarcisi di fronte, le figure appaiono celate all’interno di una trama fitta e rocambolesca, appaiono e scompaiono alla vista andando a stuzzicare l’osservatore che si ritrova a vagare nei meandri delle linee, delle forme che le stesse creano in un caleidoscopio di emozioni ed alterazioni visive sempre piuttosto immersivo e d’impatto.
Non aggiungiamo altro vi lasciamo piuttosto ad una ricca selezione di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima magia realizzata dal grande interprete italiano, il consiglio è come sempre quello di darci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare. Restate sintonizzati qui sul Gorgo, nei prossimi giorni continueremo il nostro full coverage sui lavori per la rassegna Australiana.

Thanks to The Artist for The Pics

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Aakash Nihalani “Vantage” at Wunderkammern Gallery (Recap)

14/04/2014

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Aperta lo scorso 5 di Aprile andiamo a dare un occhiata a “Vantage”, ultima fatica del grande Aakash Nihalani all’interno degli spazi della Wunderkammern Gallery di Roma nonché primo show dell’interprete in Italia.
Uno degli immaginari più vivi e eccentrici dell’arte urbana quello di Aakash Nihalani, il grande interprete come abbiamo avuto modo di vedere diverse volte reagisce agli spazi attraverso una precisa scelta stilistica che lo vede affidarsi ad una serie di installazioni isometriche atte ad integrare gli spazi od aprire nuove prospettive sul paesaggio circostante tra effetti di tridimensionalità e profondità. Peculiarità dei lavori, oltre agli effetti ottici che riescono a trasmettere, sono gli strumenti di lavoro, come il nastro adesivo od i cartoni che compongono le sue allucinogene opere. Il particolare piano geometrico, la struttura stessa dei muri e delle superfici di lavoro vengono completamente trasformati dai lavori dell’artista, si tratta di fatto di figure semplice, elementi e configurazioni geometriche che giocano ed interagiscono con la strada andando ad esplorare tutte le tre dimensioni applicando una interattività forte e ricercata da parte di chi capita od osserva i suoi stessi interventi.
Per questa nuova mostra, Aakash Nihalani ha presentato un allestimento bello carico di nuove opere, ma sopratutto, in aggiunta a quello realizzato in strada qualche giorno addietro (Covered),
una serie di interventi site-specific all’interno degli spazi della galleria romana. L’idea alla base dello show è come sempre quella di giocare con differenti e specifici punti di vista racchiusi proprio all’interno di un idea di Vantage umano ed individuale dove scostandosi dalle opere o dagli interventi anche solo di pochi passi, tutta la magia e gli effetti ottici proposti svaniscono completamente. Come abbiamo visto per Portal all’interno degli spazi della Jonathan LeVine Gallery anche qui l’interprete sceglie un approccio ampio ed immersivo trasformando completamente gli spazi a disposizione per una indagine personale dove la realtà, gli elementi fisici e visivi, vengono completamente influenzati dalle opere dell’artista andando quindi a mutare le percezioni personali di chi si ritrova sia all’interno che all’esterno ma sopratutto vanno a creare una sorta di punto di vista privilegiato dove ciò che vediamo va a scontrarsi inevitabilmente con ciò che sappiamo esistere, in una sospensione che tra sensazioni percettive e logiche.
L’allestimento è caratterizzato, oltre che dall’utilizzo totale degli spazi come se si trovassimo in strada, da una serie di tele bianche atte proprio ad alimentare la sensazione di architettura provvisoria con la quale andare ad interagire, gli spazi bianchi dei muri della galleria si confondono quindi con le tele che diventano di fatto vere e proprie estensioni del muro.
Non aggiungiamo altro vi lasciamo ad una bella selezione di scatti con tutti i dettagli dell’allestimento, per chi si trovasse in zona e per tutti gli amici romani ricordiamo infine che c’è tempo fino al prossimo 17 di Maggio per andare a darci un occhiata di persona, noi ve l’abbiamo detto!

Wunderkammern Gallery
Via Gabrio Serbelloni 124
00176 Rome

Pics by Andrea Concina via AM

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Proembrion – “Modular Sequence” New Mural in Warsaw

14/04/2014

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A distanza di tempo torniamo ad approfondire il lavoro di Proembrion, l’interprete ha infatti da poco terminato un nuovo intervento per le strade di Varsavia portando ad un nuovo livello le peculiari sperimentazioni analogiche e visive che caratterizzano il personale lavoro.
Siamo rimasti piuttosto affascinati dal particolare carattere e dalla peculiarità del percorso produttivo di Proembrion, l’artista ha saputo infatti portare avanti un particolare e peculiare tratto che trae la sua ispirazione da elementi differenti raccogliendo stimoli da reale così come da elementi appartenenti ad un mondo virtuale e digitale. L’operato dell’artista Polacco si sviluppa attraverso trame differenti incarnando nelle sue viscere elementi organici, astrattismi, passando per la componenti pixellose fino ad arrivare ai veri e propri disturbi visivi, comunemente noti come glitch, che rappresentano nell’idea dell’artista il perfetto stacco visivo per lo sviluppo dei suoi interventi nonché principale principio di sperimentazione e ricerca. L’interruzione visiva adoperata da Proembrion parte quindi come stimolo che interrompe e si sovrappone ad una trama precisa e largamente influenza da aspetti ed elementi astratti, questo particolare connubio risulta assolutamente vincente e coinvolgente regalando a chi osserva le sue opera una sensazione di rottura, come se l’immagine fosse sfocata, da scoprire, in un intermittenza che si lascia poi andare rivelando tutto lo splendore di quanto dipinto aumentandone di fatto l’impatto finale, richiamando in un certo senso le immagini che siamo soliti vedere negli schermi rotti, nelle televisioni quando il segnale non è particolarmente forte. L’interprete quindi raccoglie da una parte una pittura fortemente vivace e viscerale, dall’altra va a catturare imprimendole immagini e situazioni legate a dinamiche visive inaspettate, un errore che viene riprodotto lasciando lo spettatore alle prese con emozioni contrastanti, l’opera risulta quindi sfaccettate e caratterizzata in modo incredibile, va quasi a simboleggiare un utilizzo di colori errato, oppure una visione che non riusciamo a percepire alla perfezione e di conseguenza viene invasa da glitch e rotture cromatiche che ne cambiano completamente l’aspetto. L’idea è quindi quella di stimolare una riflessione su ciò che è il reale e quello che invece siamo soliti osservare attraverso uno schermo, il digitale quindi che sempre di più sta focalizzando il nostro sguardo e tutti gli aspetti della società moderna.
Per questa sua nuova opera, dal titolo “Modular Sequence”, Proembrion spinge ad un nuovo livello la sua ricerca, sparisce del tutto la traccia astratta infatti per una completa e totale immagine pervasa da errori e glitch cromatici. L’intervento, realizzato su questo scampolo di parete, mette in scena una nuova simulazione di errore cromatico ed analogico, attraverso una serie di minuscoli e diseguali quadrati o rettangolo l’interprete va a simulare un interruzione nelle trame cromatiche e visive del panorama urbano e l’impatto è senza dubbio piuttosto forte. Si tratta di una composizione 64×64 pixel realizzata attraverso una serie di continue variazioni allo schema così come ai colori utilizzati, un interruzione forte e caratteristica che al contempo sa di negazione dello spazio quasi a stabilire un confine con il reale ed il digitale per una sperimentazione che non potevamo che apprezzare.
In attesa di scoprire nuovi aggiornamenti sul suo lavoro, per darvi modo di apprezzare al meglio tutto quest’ultimo intervento dell’interprete vi lasciamo ad una bella selezione di scatti, è tutto dopo il salto, dateci un occhiata siamo certi infatti che non mancherete di apprezzare.

Pics via Graffuturism

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Phlegm – New Mural for FORM Public Art Project

14/04/2014

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Dopo parecchie settimane di silenzio torniamo con piacere a mostrarvi il lavoro di Phlegm, l’interprete sbarca infatti a Perth in Australia dove ha da poco terminato il suo maestoso intervento per il FORM Public Art Project che mette in campo quindi un nuovo big della scena internazionale.
Con nomi di primissimo livello la rassegna organizzata a Perth sta mettendo in campo in questi giorni ben 45 artisti per 30 pareti, in attesa di dare un occhiata anche alle bella serie di iniziative parallele come pop-up show, residenze d’artista e mostre, continuiamo la nostra full immersione con nuovo lavoro di uno degli artisti che maggiormente ci affascinano, a distanza di tempo dal suo “The Bestary” il grande Phlegm torna infatti al lavoro raccogliendo il particolare tratto visivo e portando il proprio lavoro verso nuovi ed interessanti lidi.
Siamo sempre piuttosto sensibili al lavoro dell’interprete con base a Sheffield nel corso degli anni ha portato avanti attraverso uno stile assolutamente personale, una ricerca visiva che l’ha visto reinterpretare la società moderna mediante una chiave di lettura del tutto nuova, l’artista si è impegnato nella creazione di un universo fittizio abitato dai suoi canonici personaggi, una sorta di specchio inverso con il quale potersi continuamente confrontare, ricco di ironia e di situazioni al limite del surreale. Caratterizzato da un tratto esclusivamente in bianco e nero, a parte qualche sporadica iniziativa cromatica, i lavoro vengono elaborati attraverso un pittura votata al dettaglio, con l’impiego di elaborati giochi di chiaro scuri e sopratutto uno stile figlio di un background illustrativo e fumettistico con il quale l’artista era solito lavorare agli albori della sua carriera. Da queste solide basi Phlegm prosegue il suo percorso stilistico abituandoci ad intricatissimi interventi miscelando forti inflessioni gotiche insieme ad una spruzzata di steampunk, nasce così un immaginario assolutamente vivo e caratteristico e dal grande immersività visiva che da sempre cattura e stuzzica la nostra fantasia.
Caratterizzato da un abbondanza incredibile di spazio quest’ultima opera dell’interprete segna il proseguo della sua serie Myth, si tratta di un approccio in parte più viscerale che racchiude in sé una forte influenza mistica, come suggerisce il nome l’artista elabora soggetti e personaggi come se si trattasse di miti appartenente a favole e racconti di vario genere fortemente influenzati da un immaginario che richiama ad animali e bestie fantastiche non mancando di riunire però i caratteristici personaggi e soggetti che da sempre ritroviamo con piacere nelle produzioni dell’artista inglese. Nella parte centrale dell’intervento si muove una gigantesca figura, nella sembianze richiama quelle di un animale mistico con tanto di aureola dalla quale parte un enorme fascia che da vita ad una serie infanta di animali ed ai personaggi simbolo del lavoro dell’interprete. Il grembo del grande character cela invece uno uomo raccolto ed intento ad abbracciare una serie di costruzioni architettoniche, infine ci spostiamo nell’estremità destra dove veniamo accolti da un enorme volatile che sembra trasportare un grande universo dal quale si sviluppa una nuova scia di pianeti, stelle e galassie.
L’opera è come sempre caratterizzata dall’utilizzo unicamente del bianco e del nero e sopratutto da una elevata ed incredibile quantità di dettagli, il tratto si fa ripetuto e raccoglie tutto lo stile di Phlegm spostando l’attenzione verso i particolari e sopratutto verso i differenti spunti visivi che lo stesso ha inserito all’interno dell’eccellente risultato finale, un lavoro pazzesco che ancora una volta ci lascia interdetti ed assolutamente coinvolti.
Attraverso un ampia selezione di scatti vi diamo modo di apprezzare al meglio tutto il particolare approccio visivo dell’artista inglese, scrollate giù è tutto dopo il salto siamo certi infatti che non mancherete di apprezzare questa nuova magia dell’interprete!

Pics by The Artist

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El Decertor “Aflicción e Incertidumbre” New Mural for MIRAFAU

14/04/2014

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E’ passato parecchio tempo dall’ultima volta che abbiamo approfondito il lavoro di El Decertor, il grande interprete Peruviano è tra gli artisti coinvolti nell’affascinante progetto MIRAFAU per il quale ha da poco terminato una stupefacente parete delle sue.
Siamo sempre piuttosto curiosi nel vedere da vicino l’avanzare della ricerca visiva di El Decertor, completamente assorti all’interno delle trame e delle profondità che l’interprete riesce ad esprimere attraverso il suo lavoro. Come spesso abbiamo avuto modo di vedere il percorso stilistico dell’interprete passa per uno uso massiccio di componenti contrastanti che riversandosi all’interno degli spazi a disposizione riescono a catalizzare una mistura vivace ed assolutamente personale che unisce al suo interno elementi astratti così come una pratica figurativa assolutamente realistica. È piuttosto stimolante vedere come l’artista Peruviano riesca a portare avanti sia il proprio percorso artistico sia la propria affinità con il suo popolo attraverso progetti di natura fortemente sociale, i lavori dell’artista non sono mai banali e fini a se stessi, all’interno dell’intricatissima tavolozza di figure e colori, l’artista inserisce figure e tematiche importanti e delicate, emerge così una componente viscerale e profonda, un analisi importante e sfaccettata che va a toccare gli argomenti più disparati e fa leva su un sentimento di riflessione e coinvolgimento fortemente voluto, e trovato aggiungiamo noi, dall’artista stesso nei suoi dipinti. L’impressione è quella di trovarsi di fronte a lavori caratterizzati da una riflessione costante sulle dinamiche sociale ma anche in generale sull’uomo, sulle sue difficoltà, sulle sue emozioni e stati d’animo differenti, raccolti e raccontati dall’interprete attraverso un tratto personale che va a tracciarne le differenti sfaccettature. Ad alimentare questa particolare enfasi tematica, abbiamo sempre riscontrato un tratto particolare che nel corso del tempo è letteralmente esploso, se osserviamo le prime produzioni dell’artista troviamo già da subito gli elementi che ne stanno caratterizzando i lavoro più recenti, l’intelligenza è stata quella di ampliare i concetti, e con essi lo stile, portando a compimento uno approccio visivo tessuto sull’unione di componenti astratte e visione maggiormente più figurative come detto. Gli elementi voluti da El Decertor fanno da vero e proprio sfondo, un background che abbraccia una elevatissima tavolozza di colori, si tratta di fatto di una costante metamorfosi visiva che si dispone attraverso una intelligente e ricercata componente astratta incanalata all’interno di forme e configurazioni differenti, vere e proprie caselle cromatiche che restituiscono ed alimentano un forte sentimento di profondità visiva. All’interno di questo croviglio emergono in perfetta armonia volti, figure ed oggetti che di fatto offrono a chi osserva il lavoro l’opportunità di comprendere appieno l’intervento, sono figure realizzate attraverso una spiccata sensibilità per il dettaglio e sopratutto per mezzo di uno stile figurativo assortamente realistico che traccia volti, soggetti e personaggi assolutamente reali aumentando in questo modo il livello di immedesimazione e profondità delle opere proposte.
Dal titolo “Aflicción e Incertidumbre” traducibile con Dolore ed Incertezza quest’ultima opera per il progetto urbano di Lima è una vera e propria storia, ci fa dono di un racconto El Decertor che come sempre sceglie di danzare tra una prerogativa astratta ed una figurativa, il volto della donna così come dell’uomo – che vediamo letteralmente aprirsi per far spazio a pensieri e riflessioni – vengono realizzati attraverso la consueta capacità realistica e vengono supportati da una trama spessa e multi sfaccettata che investe tutto lo spazio a disposizione. La sensazione è quella di trovarsi di fronte ad un opera fortemente riflessiva, un grido all’incertezza dei tempi moderni, ma anche alle pene d’amore, al dolore che ne scaturisce, tra pensieri vivi ed istanti che accartocciano su loro stessi sensibilità e stati d’animo puri, bellissimo.
Per darvi modo di cogliere tutti i dettagli e la magia di quest’ultimo lavoro vi lasciamo ad una bella selezione di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima opera, il consiglio è quello di darci un occhiata, siamo certi infatti che anche voi come noi non mancherete di apprezzare tutto il particolare stile messo in campo ed il grande impatto finale del lavoro proposto.

Pics by The Artist

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Crisa – New Murals in Coyoacan, Mexico City

14/04/2014

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A distanza di parecchio tempo torniamo ad approfondire il lavoro di Crisa, il grande interprete italiano si trova infatti in Messico dove ha da poco terminato due nuovi interventi nel quartiere di portando avanti stile e tematiche tipiche del suo operato.
In viaggio in compagnia di Umberto Cao, il quale sta documentando attraverso un fitto diario gli spostamenti, le sensazioni e gli stati d’animo di un viaggio, Crisa ha avuto modo di lavorare a due nuovi pezzi portando avanti il caratteristico tratto e sopratutto i temi e gli spunti riflessivi tipici della sua ricerca visiva. Abbiamo sempre posto l’accento sulla particolare vena riflessiva e sulla grande capacità di immersione degli interventi dell’interprete, l’artista porta avanti uno stile personale che lo vede porre al centro del proprio lavoro il controverso rapporto la natura e la città e di come l’uomo viva questa difficile combinazione di due universi differenti e distanti, nei lavori dell’artista vanno in questo modo a scontrarsi due emisferi differenti, da una parte quella naturale con una serie di vorticose ed intrecciate trame verde che con dirompenza tentano di scardinare la fisicità e la robustezza visiva di muri e mattoni. L’idea è quella di rappresentare una lotta continua ed attraverso la stessa rivendicare il senso di smarrimento dell’uomo, all’interno dei suoi lavori tra le gettate di cemento e le ramificazioni dirompenti della natura, emergono così case, palazzoni, finestre, tralicci dell’elettricità, antenne ma anche occhi, acquiloni, tutto una immaginario votato al dettaglio che impreziosisce ed al contempo alimenta il carattere riflessivo delle opere dell’artista. All’interno di questi tumulti che vengono alimentati da due range cromatici contrapposti, da una parte il grigio dei mattoni e della città e dall’altra il verde ed il giallo acidi delle declinazioni naturali, ritroviamo personaggi e soggetti umani, fermi, immobili ad osservare la controversa lotta in atto, zaino in spalla e lo sguardo perso all’interno di questi panorami, è qui che l’artista ci offre l’opportunità di una immersione all’interno del proprio immaginario, chi osserva diviene il personaggi principale nonché spettatore passivo della lotta in atto. Quello che abbiamo di fronte si trasforma così in una rappresentazione di una società moderna in decadimento dove all’interno la natura e l’uomo cercano di farsi spazio allungandosi sui campanili oppure spuntando fuori dai muretti, e un gioco di emersioni ed immersioni che diverte e fa riflettere allo stesso tempo, Si tratta di realtà urbane che vengono inglobate all’interno di figure ed configurazioni differenti come se rappresentando l’inconscio dell’uomo il tutta la sua spiazzante realtà. Veniamo accolti da differenti chiavi di lettura possibili ed applicabili e questo è un altro motivo che mi spinge ad osservare e riosservare gli interventi realizzati, con il fine ultimo perdercisi all’interno e riemergere con idee e sensazioni di volta in volta contrastanti, e tutto ciò non può che piacerci.
Per questi due nuovi lavori Crisa mette in mostra un approccio decisamente più radicale, le figure si fanno più sottili e vanno ad interloquire con gli spazi attraverso un approccio ancora una volta dettato dal dettaglio, il primo intervento segue ed attraversa tutta una lunga parete, la forma rappresentata si erge tra un impasto di tinte differenti, si tratta di una lunga figura completamente costituita da cemento, mattoni e calcinacci che viene interamente rivestita da una fitta selva di piante ed elementi naturali che tentano di avere il sopravvento e dai quali fuoriscono i consueti elementi e dettagli caratteristici. Nel secondo lavoro realizzato all’ingresso dello Studio 5 de Mayo, sede tra le altre cose di una distribuzione di materiale cinematografico, laboratori nonché casa di graffitiworld.tv. L’opera si fa apprezzare anzitutto per la inconsueta forma, si tratta di un grande cerchio spezzato dove le due differenti trame si spartiscono lo spazio a disposizione, inondando tutto il circondario con una serie di mattoni e foglie che ci restituiscono una forte sensazione di movimento perpetuo.
In attesa di scoprire i prossimi spostanti dell’artista, ripercorriamo assieme alcune fasi di realizzazione di questi due nuovi interventi fino alle immagini dei risultati finali, è tutto dopo il salto, il consiglio è quello di darci un occhiata, siamo certi infatti che non mancherete di apprezzare tutto il particolare approccio e gli spunti tipici dell’operato dell’interprete.

Thanks to The Artist for The Pics

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Weekly Overview 80| 07-03 to 13-04

13/04/2014

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Weekly Overview è l’appuntamento del Week-End dove vi presentiamo una selezione delle migliori news settimanali sul GORGO.

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Axel Void – New Mural for Street Alps Festival 2014

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Tellas x Alberonero – New Mural in Sardinia

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Sobekcis – “Synthesis” at OpenSpace Gallery (Recap)

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David De La Mano – New Mural for Memorie Urbane 2014

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JADE – “Un Instante de Colores” New Mural for MIRAFAU

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Collettivo Fx, Gola Hundun, Zamoc at La Escocesa, Barcelona

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108 x Aris – New Mural in Civitanova Marche

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E1000 x Pablo S. Herrero – New Mural for Memorie Urbane 2014

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NEO – A Series of New Pieces Inside an Abandoned Buildings

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BLU – New Mural in Niscemi, Sicilia

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Aryz – “Overprotected” New Mural in Linz, Austria

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M-City x ZBIOK – New Mural for Urban Spree in Berlin

Fintan Magee – New Murals in Sydney Part II

13/04/2014

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Prosegue il buon periodo di lavori Fintan Magee, l’artista Australiano si trova ancora a Melbourne dove ha da poco terminato di dipingere due nuove pareti proseguendo nel portare avanti il personale stile ed approccio visivo.
Ci siamo spesso soffermati sul lavoro di Fintan Magee completamente assuefatti dalla perfetta legame tra elementi altamente realistici a componenti di tipo onirico e fantastico che l’artista va a sviluppare nelle sue produzioni, l’idea è quindi quella di portare avanti un tratto personale che cela al suo interno l’esigenza di unificare ad una forte base figurativa, temi e risvolti spunti di fantasia, il risultato dà vita ad una mistura visiva piuttosto impattante, peculiare e caratterizzata dalla grande capacità di coinvolgimento. La sensazione, osservando i lavori dell’interprete è quella di trovarci di fronte ad una vera e propria sospensione, la fantasia al potere dove il carattere onirico dei temi e degli spunti trattati prende vita attraverso e per mezzo di un tratto vivo ed altamente realistico coadiuvato da un senso viscerale e profondo che viene alimentato dalle pennellate delicate e dalle ricche passate di colore che vanno a tracciare i corpi degli iconici personaggi dell’interprete. Questi ultimi rappresentano il cuore visivo delle produzioni dell’Australiano, li vediamo alle prese con situazioni irreali tracciando spunti riflessivi e sognanti dove da parte dell’artista stesso risiede la volontà di veicolare attraverso questi soggetti, la pittura e tutti gli elementi raccolti all’interno del caleidoscopio cromatico, una forte caratterizzazione emotiva dove gli stati d’animo differenti, le sensazioni vengono convogliate all’interno delle figure. Si attiva così nello spettatore una personificazione con i characters rappresentati alimentata dalla peculiare scelte di Magee di non dipingere il volto dei soggetti ma piuttosto, attraverso espedienti visivi differenti oppure una pittura quasi appannata dei tratti del viso, lasciare quest’ultimo celato nell’ombra proprio per offrire a chi osserva l’opportunità di una immedesimazione più forte. La lettura di queste opere risulta sempre piuttosto articolata, Fintan Magee sceglie un approccio criptico, a tratti riflessivo, spingendoci ad indagare all’interno delle sue produzioni, a scoprire il dettaglio che può alimentare una spiegazione, volutamente incuriositi di scardinare la lettura di ciò che abbiamo di fronte a noi.
Quest’ultima serie di opere raccoglie pienamente l’eredità pittorica dell’artista sviluppando due differenti lavori caratterizzati in entrambi i casi da una ricca varietà cromatica e soprattutto dalla scelta di caratterizzare i volti di tutti i soggetti raffigurati, una cambio questo che abbiamo apprezzate e che concentra l’attenzione verso tutti gli altri elementi della pittura e sui temi che la stessa vuole esplorare.
Per darvi modo di cogliere al meglio tutti gli aspetti del lavoro dell’interprete vi lasciamo ad una bella selezione di scatti con tutti i dettagli delle due opere, è tutto dopo il salto dateci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’artista.

Pics by The Artist

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Nychos – A New Mural in San Fransisco, USA

13/04/2014

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A distanza di qualche settimana torniamo ad approfondire il lavoro di Nychos, il grande artista si trova a San Francisco dove ha da poco terminato un nuovo intervento in occasione di “Street Anatomy” sua prossima mostra all’interno degli spazi della Fifty24SF Gallery.
Famoso per le sue pazze dissezioni Nychos prosegue il suo personale percorso visivo e tematico andando a proporre una nuova esaltanti creatura figlia degli studi anatomici, il grande artista sviscera su parete tutto il proprio e particolare immaginario, figlio di un forte background nel mondo dei graffiti evolutosi nel corso del tempo attraverso forti contaminazioni illustrative, prendono vita così corpi e personaggi surreali letteralmente aperti con gli organi e gli scheletri in bella mostra, ricchi di grandi e piccoli dettagli, il tutto condito da inflessioni splatter e cartoonesche che alimentano la tipicità delle produzioni e soprattutto il lato più bizzarro e dissacrante delle opere.
Nell’ultimo anno, intervallando interventi su animali ad elaborati con gli esseri umani, l’artista ha passo per passo aumentato la difficoltà dei suoi lavori impegnandosi sempre di più in una pittura tridimensionale, passando di fatto da personaggi statici e bi-dimensioni a grandi elaborazioni che poggiano i propri corpi su tutti e tre gli assi direzionali. La difficoltà data dal realizzare i corpi, così come le interiora e gli scheletri, rende le opere dell’artista una volta in più vive e dalla fortissima personalità dimostrando tutto il talento di uno degli artisti più prolifici della scena europea.
Per questa sua nuova fatica Nychos sceglie un approccio più morbido, dal titolo “X- Ray of a Wolf” l’opera come suggerisce il nome vede come principale protagonista un lupo, nell’idea dell’artista c’è qui l’esigenza di non sezionarne il corpo ma piuttosto mostrarne unicamente le interiora attraverso il consueto accuratissimo lavoro di dettaglio. Nessuna parte tagliata unicamente un intera figura, sospesa dalla parete grazie ad un prezioso effetto tridimensionale, che fa sfoggio di tutto il consueto campionario di organi e viscere, passando infine per lo scheletro ed i canonici vasi sanguigni portando avanti quindi la ricerca anatomica dell’interprete. Questo lavoro porta avanti quindi avanti il carattere del lavoro dell’artista, il particolare percorso visivo caratterizzato come sempre da un peculiare immaginario figlio di un solido background e delle successive contaminazioni artistiche mostrando la grande cura per il dettaglio, con effetti di luci ed ombra e di profondità, un uso di colori sempre piuttosto accesi, e tutti i peculiari elementi che investono tutte le opere dell’Austriaco per un risultato finale che come sempre ci ha fortemente colpito e coinvolto.
Ripercorriamo assieme alcuni istanti di realizzazione di questa splendido lavoro fino all’eccellente risultato finale, è tutto dopo il salto, dateci un occhiata siamo certi che non mancherete di apprezzare e restate sintonizzati qui sul Gorgo, presto un bel recap approfondito con tutte le immagini dell’allestimento proposto dal grande interprete.

Pics by Rabbiteye Movement

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Invader – “Monna Lisa” New Piece in Paris, France

12/04/2014

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Continua senza alcuna sosta il raid di Invader per le strade della sua Parigi, il grande artista Francese ha infatti da poco terminato un nuovo lavoro che sa di dedica ad uno dei quadri più famosi del mondo la Monna Lisa di Leonardo Da Vinci.
Come abbiamo spesso avuto modo di vedere in quest’ultimo anno di intenso lavoro, tra invasioni in giro per il mondo, progetti nello spazio e sott’acqua, quella che è emersa è la chiara volontà di Invader di dare un taglio nuovo al suo lavoro discostandosi dalle consuete mattonelle raffiguranti i personaggi del famoso ed omonimo gioco ad 8 bit, ma piuttosto concentrando gli sforzi sulla raffigurazioni anche di quelli che sono i simboli e gli elementi che hanno composto quel grande calderone che è la cultura degli anni ’80 e ’90. A trovare spazio quindi insieme ai classici alieni, arrivano i personaggi della Nintendo, oppure quelli Star Wars passando per immagini ed elementi nuovi tutti appartenenti in modo o nell’altro a questa grande filone visivo e tematico ed alla suo radicatissima sotto-cultura, concludendo infine che alcune sperimentazioni più moderne. La volontà di cambiare registro tematico si nota anche nella maggiore grandezza degli interventi, così come nella volontà di tentare strade cromatiche differenti e sviluppare con esse nuovi e iconici personaggi, si tratta quindi di un omaggio su più livelli una sorta di rendez-vous in cui tutti i miti ed i characters appartenenti a queste epoche tornano a calcare le strade, i pensieri e la mente degli spettatori, un ritorno al passato che può essere visto, con una chiave di lettura più impegnata, come la volontà di un ritorno al passato, quello spensierato della giovinezza e dei primi videogame e colossal di Hollywood e che proprio per questo, arriva con molta probabilità con maggiore impatto allo spettatore. È nostra convinzione infine che la scelta effettuata da Invader sia dovuta anche al cambio dei tempi, all’esigenza di volersi esprimere con un pubblico diverso e di conseguenza attraverso strumenti e personaggi differenti, più familiari, riuscendo così a sviluppare un dialogo nuovo anche con chi prima non ne coglieva l’immaginario.
Per questa sua grande dedica artistica ha stupire è innanzitutto la grandezza dell’intervento che rispetto ai precedenti lavori è senza dubbio molto più esuberante procedendo quindi verso i percorsi e gli sviluppi che stiamo seguendo con interesse in questi ultimi mesi. L’opera si concentra sua una palette cromatica efficace e che ruota intorno a quattro pochi colori, riuscendo a far emergere chiaramente la figura della donna del famoso ritratto.
Non aggiungiamo altro vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultimo intervento, il consiglio è come sempre di darci un occhiata, siamo certi infatti che non mancherete di apprezzare e se vi trovate in città e tutti gli amici Parigini potete andare a darci un occhiata da vicino nei pressi dell’ingresso della metro Louvre-Rivoli, noi ve l’abbiamo detto!

Pics by Truxi

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Rone – A New Mural in Shoreditch, London

12/04/2014

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Dopo aver terminato nei giorni scorso lo splendido intervento di Melbourne (Covered) il grande Rone si trova ora a Londra dove in occasione dell’apertura di “Wallflower” all’interno degli spazi della StolenSPace Gallery ha avuto modo di terminare questo nuovo splendido intervento nella zona di Shoreditch.
La sensibilità di Rone si avvale di un elemento visivo impattante ed emotivo come la donna, nella visione dell’artista la donna è il fulcro centrale sul quale sviluppare le proprie tematiche, in particolare l’interprete vuole ricercare la bellezza esteriore e con essa gli attimi intensi e le emozioni che riesce a far scaturire. Nelle sue intenzioni c’è la ferma volontà di tracciare uno spaccato, una sorte di istantanea, la bellezza come stato di fatto viene dipinta con toni malinconici, in una ricerca che vede l’Australiano indagare sull’apice e conseguente decadimento, sugli effetti psicologici ed emotivi dello stesso avvalendosi di ritratti iper dettagliati e molto personali, l’artista pesca da un immaginario vicino ai fasti della femme fatale, la diva degli anni ’60, individuando in questa i tratti più sensuali ed femminili. Prendono forma così giganteschi volti dove l’accento viene posto sullo sguardo e sulle labbra veri e proprie catalizzatori dei sentimenti e degli sguardi degli uomini, ne traccia con vigore i colori ed i dettagli fino a far risultare le proprie opere come una sorta di fotografia sbiadita, appannata e sopratutto in profonda simbiosi con la parete sulla quale viene realizzata. Proprio quest’ultimo elemento è forse quello che ne sta maggiormente caratterizzando le produzioni in questi ultimi mesi, con una interessante scelta, od opportunità, di lavorare su superfici irregolari e non definite, più complesse quindi, dove poter far letteralmente emerge i tratti del viso con maggiore efficacia e premiando così l’impatto finale dell’opera, Rone attraversa gli spazi segnandoli con la propria e personale visione d’arte.
Quest’ultima fatica di Rone è caratterizzata anzitutto da un utilizzo serrato del colore viola, la forte influenza di quest’ultimo investe tutta la parete trasformando il volto e gli elementi suggestivi che lo accompagnano. Prendendo proprio spunto dalla caratteristica scelta di abbinare i canonici soggetti femminili a nuovi elementi di bellezza come i fiori, che caratterizzeranno l’allestimento del suo show, l’artista per questa sua opera sceglie proprio di accostare il carattere intrinseco della bellezza delle sue donna con quello dei fiori andando quindi a rappresentare un nuovo paragone visivi. Ancora una volta la bellezza riveste un ruolo fondamentale, l’interprete si interroga su di esse rapportando il carattere effimero della bellezza dei fiori, destinati ad appassire, con quello del gentil sesso destinato anche ed inevitabilmente ad appassire con il passare degli anni. La nuova figura rappresentata viene così riversa in un letto di rose intenta ad osservare i passanti mentre odoro un bocciolo, il carattere iper realistico è come sempre piuttosto marcato ed al contempo rivela tutta la particolare traccia pittorica dell’interprete, la sua cura per i dettagli, e la sua maniacale ed ossessiva rappresentazione del sesso femminile. Un opera che porta avanti i concetti tipici del percorso produttivo dell’artista andando ad esplorare nuovi rapporti e nuovi confronti dei quali siamo molto curiosi di vedere il seguito e lo show. Quest’ultimo lo ricordiamo per chi si trovasse in zona e per gli amici Inglesi ha da poco aperto le porte giusto ieri, andate a darci un occhiata, in attesa di mostrarvi attraverso un recap approfondito di tutto l’allestimento proposto dal talentuoso interprete Australiano, vi lasciamo ad una bella serie di scatti con tutte le immagini di quest’ultimo intervento certi che non mancherete di apprezzarne l’impatto.

Pics via San

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Luca Font show at Bonobolabo and Wall Painting with Basik

11/04/2014

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Seguiamo sempre con molto interesse i progetti del Bonobolabo di Ravenna, l’ultimo riguarda un bel allestimento con le tavole del grande illustratore/tatuatore Luca Font seguita da un bel wallpainting realizzato in compagnia di Basik.
La sensibilità verso temi ed approfondimenti artistica sta parecchio a cuore ai ragazzi di Bonobolabo che stanno portando avanti una programmazione interessante condita da eventi e dalla partecipazione di personaggi di spicco, appartenenti anche a differenti ambiti e discipline, tra fumetto, illustrazione, arte urbana, skateboard, fotografia, per una mistura ben assortita e coinvolgente.
Una delle ultime performance ha riguardo il lavoro di Luca Font, artista visuale, tatuare di fama internazionale con alle spalle un solido e radicato background nel mondo dei graffiti, che all’interno degli spazi ha presentato una bella serie di tavole e disegni coadiuvati da una bella sessione di painting in compagnia di un altro big come Basik.
Osservando le opere dell’artista emerge fin da subito la particolare collocazione dell’immaginario dell’interprete, da una parte il lavoro in strada con il mondo dei graffiti, dall’altra una vena produttiva che abbraccia le visioni e gli stilemi del mondo dei tatuaggi con un particolare gusto per una visione di chiaro stampo retrò con un influenza finale di stampo illustrativo, e ci piace assai. Questi particolari e peculiari emisferi collidono influenzandosi a vicenda e facendo emerge un gusto pittorico particolare che raccoglie gli spunti di tutte le differenti discipline facendo emergere un tratto personale e facilmente riconoscibile in tutte le differenti applicazioni lavorative.
L’evento è caratterizzato come detto da una serie di lavori tipici dell’artista Italiano, disegni ed elaborati che ereditano tutto il particolare approccio visivo dell’interprete, a concludere lo show Luca Font e Basik si sono impegnati nella realizzazione di uno splendido lavoro su muro. Dal titolo “Abundantia Epularum et Ebrietate” l’opera è caratterizzata anzitutto dall’utilizzo della tipica pallette cromatica di Basik, spazio quindi al nero, al bianco ed ad una massiccia dose di color oro per dar vita a due distinte figure, da una parte una delle iconiche mani di Basik che vediamo intenta a banchettare su un piatto – una scarpetta forse? – dall’altra invece si ergono due lunghe bottiglie di vino dove dalle viscere vediamo apparire un intensa fiamma realizzate proprio dall’artista/tatuatore. La scelta di questi due elementi non è affatto casuale ma va a ricondurci al titolo stesso dell’opera, l’abbondanza di festa ed ubriachezza direttamente legata ai famosi ed imponenti banchetti dell’antica Roma e che qui vuole essere sinonimo e simbolo di buon auspicio.
Non aggiungiamo altro, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con tutte le immagini dell’allestimento proposti in aggiunta a le fasi del making of ed all’eccellente risultato finale della pittura combinata tra i due grandi artisti, tutto da vedere dopo il salto, enjoy it.

Bonobolabo
Via Centofanti 79
48100 Ravenna

Pics by Marco Miccoli

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Seikon – New Mural in Poznań, Poland

11/04/2014

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Dopo qualche giorno torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di Seikon, il grande interprete Polacco ha infatti da poco terminato un nuovo lavoro su questa porzione di parete di un vecchio edificio a Poznań, un intervento che prosegue il personale dialogo astratto dell’artista.
Abbiamo spesso posto l’accento sul particolare e peculiare percorso intrapreso da Seikon, l’operato dell’interprete poggia infatti le sue basi sull’esigenza dello di portare avanti un proprio e sfaccettato dialogo astratto che di fatto a stimolare e investire le sue produzioni attraverso una particolarità geometrica e visiva. Come più volte ribadito l’interprete porta avanti, insieme al lavoro in studio, due differenti approcci, da una parte le sperimentazioni istintiva con le quali lo stesso attraverso un’unica linea da vita ad elementi e configurazioni dalla forte cadenza minimale, grandi poligoni interamente costruiti seguendo un ordine di pulizia e che rivelano l’esigenza di sperimentare un lavoro maggiormente viscerale e per certi versi opposto alla scelta una costruzione sensata e ragionata che investe la seconda parte del proprio lavoro. Qui assistiamo ad una concentrazione di forme, texture ed elementi geometrici differenti arricchiti da una spiccata prerogativa tridimensionale, si tratta di una ricerca partita dai primi lavori che lo vedevano sviluppare intricate trame ed intrecci cromatici che mano a mano sono stati messi da parte in favore di una vera e propria costruzione visiva. Le opere sono caratterizzate da una moltitudine di elementi differenti, dalla linee, a forme geometriche più familiari, ma anche texture ed intrecci di figure differenti, questo vasto campionario di figure divergenti viene investito da una profonda tridimensionalità, le figure si elevano dallo spazio o scavano all’interno dello stesso, creano livelli, effetti ottici attraversando con efficacia gli stati d’animo, le sensazioni e i sentimenti dell’interprete nonché tutto ciò che circonda lo spazio di lavoro
Quest’ultima fatica di Seikon continua sul percorso già battuto dall’interprete nelle sue precedenti uscite in strada, l’idea è ancora una volta quella di profusione di elementi astratti ed in particolare geometrici differenti, caratterizzati da continui ribaltamenti e giochi di profondità e tridimensionalità. Su questo scorcio di muro l’interprete sceglie un approccio molto diretti e minimale appoggiandosi a due configurazioni sviluppate intorno alla forma del triangolo, alternando il verde ed il nero come principale equilibrio cromatico, vediamo svilupparsi una serie di linee e segmenti atti a collegare le differenti sezioni dell’opera che viene infine ulteriormente bilanciata con una serie di situazioni articolate attraverso il colore blu. Come sempre è interessante notare la costruzione di questi archetipi visivi, la ricerca di un equilibrio coerente e soprattutto la forte influenza del paesaggio circostante così come della stessa superficie di lavoro vanno ad aggiungersi al particolare approccio visivo tipico dell’immaginario dell’interprete, portando chi osserva a seguire i differenti percorsi imbastiti ed cogliere i dettagli ed i cambi repentini in un risultato finale che come sempre riesce a coinvolgerci.
Vi lasciamo agli scatti in calce per meglio cogliere da vicino il particolare approccio dell’artista ed in attesa di nuovi aggiornamenti che siamo certi non tarderanno ad arrivare, il consiglio è come consuetudine quello di darci un occhiata, è tutto vostro! Enjoy it.

Thanks to The Artist for The Pics

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Xuan Alyfe – “Aseo” New Mural in Avilés, Spain

11/04/2014

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Dopo qualche settimana di silenzio il grande Xuan Alyfe (Interview) ha da poco portato a termine una nuova parete nella sua Avilés in Spagna portando avanti i temi e la sua particolare stilistica che tanto ci piacciano e mostrandoci anche qualcosa di nuovo.
Articolando le proprie produzioni attraverso una concentrazione di dettagli e spunti visivi incredibile, Xuan Alyfe nel corso del tempo ha istaurato un personale dialogo con lo spazio urbano attraverso la pittura, ed il conseguente inserimento, di elementi differenti e caratteristici. La forte connotazione astratta viene sviluppata attraverso una trama multi sfaccettata con la realizzazione di configurazioni ed elementi geometrici, con forme e figure regolari ed irregolari, linee e vere e proprie intermittenze cromatiche che attraversano lo spazio segnandone profondamente la superficie, una sorta di ruga espressiva che va infine a relazionarsi con gli scampoli di architetture ed i minuscoli personaggi che lo Spagnolo dispone qui e là all’interno della sua tela. Nelle sue opere veniamo calati all’interno di un immaginario in un continuo equilibrio tra un astrattismo estremo, tra textures e geometrie, ed in indole più romantica, quasi viscerale, con i paesaggi, gli alberi, le cattedrali ed i personaggi che lo abitano. Emerge così l’idea profonda e caratterizzante tutte le produzioni dell’interprete, si insinua un dubbio su come l’artista legga, senta ed elabori ciò che c’è intorno a lui, di come le emozioni si trasformino in elementi cromatici, di come il sentimento, gli stati d’animo, e le personali riflessioni segnino gli spazi, di come le cupole della città rimangano così impresse negli orizzonti, in una realtà filtrata e arrangiata attraverso un peculiare filtro inteso, profondo e dall’eccezionale impatto visivo.
Questo suo ultimo lavoro, dal titolo “Aseo”, prende vita su un piccola struttura ad Avilés dove Xuan Alyfe porta a compimento una nuova opera fortemente caratterizzata dall’utilizzo di elementi e caratteristiche nuove. Osservando l’intervento quello che emerge infatti è anzitutto la volontà da parte dell’artista di creare e suggerire con questo lavoro una sorta di paesaggio, i canonici personaggi che da sempre fanno parte dell’immaginario dell’interprete e che abbiamo visto spesso collocati dallo stesso all’interno delle sue divagazioni astratte, vengono ora collocati nella parte più bassa del dipinto, quasi a formare una massa cosciente di persone che rivolge il proprio sguardo verso la grande varietà di elementi raffigurati. A partire dalla parte centrale vediamo infatti come l’artista va a cambiare registro visivo, sulla superfice fanno quindi la loro comparsa elementi geometrici, come il grande cerchio o la struttura tridimensionale, insieme ad una massa cromatica che stacca dal viola per buttarsi in una configurazione di giallo intenso, sospese nella parte finale infine una serie di caratteristiche forme nere che danno l’impressione di una danza sospesa nel cielo. Come detto l’impressione è quella di trovarsi di fronte ad un vero e proprio paesaggio ricamato però all’interno di un sogno acido, vediamo il sole raffigurato nella forma a cerchio con raggi che attraversano la superficie, con le nuvole e con tutta una serie di elementi che sospesi, con i personaggi fermi ed immobili ad osservare ciò che hanno di fronte in quella che è una simbiosi tra lo spettatore e con chi osserva, un quantità di dettagli incredibili che come sempre ci lasciano a bocca aperta spalancandoci le porte di un viaggio articolato e multi sfaccettato, bellissimo.
Non aggiungiamo altro, vi lasciamo piuttosto in compagnia della bella selezione di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, in attesa di scoprire nuovi aggiornamenti il consiglio è come sempre quello di darci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare.

Pics by The Artist

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Axel Void – New Mural for Street Alps Festival 2014

11/04/2014

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Dopo averci deliziato con lo splendido intervento di Tarifa (Covered) il grande Axel Void arriva in Italia dove per il progetto Mission to Arts Residency ed in occasione del Street Alps Festival, ha da poco terminato con questa nuova parete a Pinerolo.
L’immersione di Axel Void all’interno di temi difficili, amari ed in quelle che sono le esperienze di vita malinconiche e caratterizzate da un impatto senza dubbio più forte, rappresenta senza dubbio uno degli elementi di spicco della sua stessa produzione che va di fatto ad attraversare spunti come la morte che rappresenta uno dei fili conduttori del lavoro del grande artista. L’impatto con le opere dell’interprete non è sempre facile, il carattere cromatico, sempre legato a colori e tonalità scure e profonde, alimenta in chi si ritrova ad osservare le sue opere una forte sentimento riflessivo, volontà dell’artista è quella di sviluppare sensazioni e stati d’animo intrinsecamente legati al tema trattato, stimolando le emozioni più forti, immergendosi nel fango, negli istanti di vita più difficili e con essi arrivare ad approfondire i nostri, in un analisi personale senza alcun filtro, dura, cruda come piace a lui.
Ancora una volta Axel Void per questa sua ultima fatica prende ispirazione dal luogo dove dipinge scavando nella sua storia e raccogliendo una delle eredità più pesanti del territorio, quella dei Partigiani. Un po’ di storia, Pinerolo nel periodo Fascista ha avuto un ruolo cruciale nella resistenza del territorio Alpino, tra le figure di spicco e che meglio rappresentano un simbolo della lotta ci sono Laura e Fiorenza Blanc, due fratelli che, sebbene piuttosto giovani, hanno preso parte alla resistenza dando il proprio personale contributo, la prima, che lavorava all’interno di una fabbrica RIV proprio vicino a dove è stato dipinto il pezzo, ha partecipato al furto del denaro dalla sua stessa fabbrica per finanziare la resistenza, il secondo invece si è impegnato nei combattimenti e la fotografia dal quale il pezzo è ispirato raccoglie proprio l’ultima istantanea di vita del ragazzo.
Elaborato partendo da una vecchia fotografia dei partigiani italiani del 1944, se da una parte prosegue l’attenzione tematica dell’artista, l’intervento mostra nuovamente tutto il peculiare approccio visivo dell’interprete, l’immagine risulta come consuetudine appannata rivelando la sua natura viscerale attraverso la caratteristica pittura di Void, le pennellate si fanno morbide e vengono assistite da un utilizzo di colori tetri e malinconici atti propri a sottolineare ed enfatizzare i temi e gli argomenti trattati al contempo emergono i tratti del volto, come gli occhi ed il sorriso del ragazzo che si pongono in netta contrapposizione con la morte che attende lo stesso. Ancora una volta l’interprete riesce quindi a stimolare le corde giuste toccando un argomento delicato, stimolando una nuova riflessione e con essa veicolare stati d’animo alternati, tra la malinconia della sorte del giovane alla consapevolezza che tempi come quelli noi ed i nostri figli non li vedremo per un risultato finale che fa del dialogo incalzante ancora una volta il suo miglior pregio, chapeau!
Per darvi modo di apprezzare al meglio tutto il talento del grande artista vi lasciamo con una bella serie di scatti con tutti i dettagli dell’intervento, in attesa di scoprire nuovi aggiornamenti sull’interprete il consiglio è sempre quello di darci un occhiata, siamo certi che anche voi non mancherete di apprezzare.

This mural is based on a detail from a portrait photo of the Italian Partisans in 1944. The partisans were a resisntance group to the Fascist Regime and the Nazi Militari Occupation. Pinerolo was crucial for the Partisans resistence, based on the Alps. In the mural we can see the portrait of Laura and Fiorenzo Blanc, siblings that took part in this resistance at an early age. Laura worked in an RIV Factory close to the location of this mural, that also produced bearings for the German army. In this same year she took part in an action to steal the money from the factory to finance the resistance.
It is now 70 years from the death of Fiorenzo, who died in the same location where this photo was taken.

This mural is part of the Street Alps Festival and the Mission to Arts Residency, thanks for the friendship and hospitality of the people of Pinerolo and Ricky, Marco, Pixel Pancho and Rom for organizing.

Thanks to The Artist for The Pics

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Tellas x Alberonero – New Mural in Sardinia

11/04/2014

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A distanza di qualche giorno torniamo a dare un occhiata alla bella collaborazione tra Tellas ed Alberonero, i due artisti infatti facendo seguito al precedente intervento (Covered) ci propongono questa nuova opere caratterizzata come sempre dell’unione dei rispettivi immaginari.
Differenti per il percorso visivo e la ricerca scelta, i percorsi di Tellas ed Alberonero tornano ad incrociarsi in una nuova opera che ha ancora una volta come denominatore comune una tematica comune nel mondo dell’astratto. L’esperienza di Tellas è caratterizzata ed attraversata come abbiamo avuto spesso modo di vedere da una fortissima caratterizzazione naturale, la ricerca dell’artista si base su un viscerale legame con questa e con essa porta l’interprete a sviluppare una serie di figure altamente caratterizzate dalla presenza di elementi naturali. Per mezzo di un filtro pittorico astratto le forme, gli elementi e le figure rappresentate vanno quindi a sospendersi negli spazi a sgretolarsi all’interno degli stessi oppure letteralmente ad avvilupparne la superfice di lavoro, il tutto è caratterizzato dalla presenza di un fitto intreccio di elementi organici, foglie, rami, piante, alghe, frutti, tutto raccolto all’interno una grande massa profonda ed avvolgente.
Il personale percorso di Alberonero rappresenta invece l’unione di una particolare ricerca sui colori, l’interprete continua nel portare avanti un peculiare studio sull’applicazione delle differenti tonalità e tinte all’interno di una serie di forme o figure ben delimitate. L’idea è quella di istillare ed intrecciare all’interno dei caratteristici quadrati colori e tonalità differenti al fine di creare una danza che si muove attraverso un sali e scendi caratterizzato da un cambio costante di campionature cromatiche che ne va a collocarsi all’interno di una precisa percezione degli ambienti e dei luoghi di lavoro. L’interprete agisce quindi seguendo da una sorta un istintività ragionata incanalando attraverso le differenti tinte, sensazioni e stati d’animo all’interno delle figure rappresentate e con esse muovere sensazioni ed emozioni differenti.
A differenza del precedente intervento, per questa loro ultima fatica Tellas ed Alberonero scelgono un approccio senza dubbio maggiormente diretto, l’idea è quella di trovare e canalizzare con forza i differenti percorsi visivi dei due, ecco quindi che da una parte il primo sceglie di realizzare una delle sue iconiche figure caratterizzando la forma con una esuberante quantità di dettagli, il secondo invece alimenta il senso di sospensione della forma naturale inserendo sul livello più alto le sue iconiche caselle di colore scegliendo in questo caso una nuova scala cromatica che parte da un blu notte fino a spegnersi nel bianco. L’impatto è immediato e viene caratterizzato dai differenti aspetti che gli artisti portano avanti ma al contempo risulta equilibrato, il carattere cromatico è l’ordine ed il movimento delle caselle sembrano quasi suggerire le tonalità che si apprestano ad investire la grande configurazione naturale rigorosamente dipinta in bianco e nero, quasi un suggerimento che cavalca l’immaginazione di ognuno di noi, l’idea è quindi quella di lasciare allo spettatore l’opportunità di immaginare una visione altamente soggettiva e personale del opera finale servendosi appunto delle differenti tinte, ci piace.
Ripercorriamo assieme alcuni istanti durante le fasi del making of fino all’eccellente risultato finale, è tutto dopo il salto, dateci un occhiata, siamo certi infatti che non mancherete di apprezzare tutta la particolarità ed il carattere di questa unione d’intenti dei due artisti Italiani, è tutto vostro! Enjoy It.

Thanks to The Artists for The Pics
Pics by Eva Ligas

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Sobekcis – “Synthesis” at OpenSpace Gallery (Recap)

10/04/2014

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Aperta lo scorso 5 di Aprile all’interno degli spazi della OpenSpace Gallery di Parigi, andiamo con piacere a dare un occhiata a “Synthesis” ultima fatica firmata dal grande duo serbo Sobekcis, un show altamente impattante caratterizzato dal particolare stile visivo dei due.
Il fratelli gemelli Sobek e KCIS al secolo appunto Sobekcis direttamente dai Balcani, proseguono nel portare avanti il loro peculiare approccio visivo, con base a Vienna in Austria i due interpreti hanno sviluppato un personale tratto fortemente radicato all’interno del mondo dei graffiti, dal quale ne ereditano il fortissimo carattere e con il quale proseguono la loro relazione, sviluppandone alcune prerogative in favore di una pittura altamente coinvolgente. L’impatto con le opere dei due è devastante, veniamo letteralmente travolti dalla quantità di elementi che i due riescono ad imprimere all’interno dei loro elaborati, il loro lavori risultano la giusta miscela di elementi illustrativi con forme, soggetti e figurazioni differenti, ed una radicata prerogativa di strada che ne investe le viscere fino a caratterizzare i dettagli proposti, è infine la componente cromatiche a rendere ulteriormente particolare l’approccio dei due con tinte sature e piuttosto accese ad concludere la personale visione dei due gemelli.
Lo show è caratterizzato dal particolare approccio visivo dei Sobekcis, il duo mette in piedi un allestimento bello carico e caratterizzato da una nuova serie di opere su tela e su carte completamente investite dal peculiare tratto, l’idea è quella di una sintesi del loro percorso fin qui portato avanti, da qui il nome dello show, per una immersione all’interno di una fauna di colori esplosivi al fine di alimentare un elevato coinvolgimento nello spettatore. Ci si ritrova in questo modo coinvolti all’interno di un caleidoscopio di dettagli vivacissimi, tra tinte sature, effetti particellari, texture e tutto un movimento di elementi e soggetti che caratterizzano il lavoro degli interpreti e che come sempre ci lasciano a bocca aperta e completamente assorti.
Per darvi modo di vedere da vicino tutto l’allestimento proposti vi lasciamo ad una bella serie di scatti, è tutto dopo il salto, dateci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare, per gli amici Parigini e per tutti quelli che si dovessero trovare in zona, c’è tempo fino al prossimo 26 di Aprile, noi ve l’abbiamo detto, l’occasione è davvero ghiotta.

Sobek and Kcis are 22 years old twin brothers, born in Serbia. Together they are Sobekcis. Those we already nickname the Os Gêmeos from the Balkans currently study art in Vienna in Austria. Mural artist Nychos discovered their talent in 2012. Coming from graffiti, they work all together every piece of art, in total fusion, on wall or on canvas. It is not a suprise then they chose the title Synthesis for their very first show in France.
Openspace Gallery is now happy to introduce their brand new artworks on canvas and on paper. Some art that is in interaction with the viewer who is immersed in an explosion of colours, without any exit way.

Galerie OpenSpace
56, rue Alexandre Dumas
Paris 11

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David De La Mano – New Mural for Memorie Urbane 2014

10/04/2014

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Proseguiamo il nostro full coverage all’interno delle meraviglie del Memorie Urbane Festival 2014, è infatti David De La Mano ad aver completato una nuova grande parete a Gaeta proseguendo con il particolare approccio stilistico e tematico.
Dopo la bella combo firmata da E1000 e Pablo S. Herrero (Covered) è quindi un nuovo artista Spagnolo ad incrociare il proprio cammino per le strade di Gaeta, David De La Mano anche esso per la prima volta in Italia, porta in dote tutto il suo particole approccio visivo realizzando su questa parete una delle sue iconiche e caratteristiche forme.
Come sempre osservando le produzioni dell’artista a colpire è la caratterizzazione interiore degli elementi rappresentati, nel dettaglio emerge infatti l’idea dell’artista che continua a spingere verso una produzione interamente costruita intorno al binomio del bianco e del nero, unici strumenti cromatici e di dialogo dell’interprete. Attraverso questo binomio visivo l’interprete va a sviluppare la personale riflessione sull’uomo caratterizzata dalla presenza dei minuscoli personaggi che abitano le sue forme e le sue configurazioni, questi esseri che vediamo muoversi verso una direzione comune, una massa senziente che cela al suo interno creature malefiche, dotate di armi, coda e orecchie a punta, rappresenta nelle intenzioni dell’artista una profondo parallelo con la società moderna, uomini che condividono od ai quali è stata imposta un direzione comune che viene alimentata dalla stesse creature celata all’interno della massa. Un’altra interessante e maggiormente profonda lettura può raccontare di uno spaccato differente, l’uomo con i suoi differenti percorsi, con i suoi malesseri che trasformano la nostra stessa natura ed il nostro stesso aspetto, alimentando quindi tutto il carattere riflessivo dei lavori dell’artista.
Questo nuovo lavoro di David De La Mano è anzitutto caratterizzato dalla volontà dell’artista di spingere verso una profonda interazione con lo spazio circostante e soprattutto con la parete caratterizzata dalla presenza di una fessura proprio al centro che viene sfruttata dall’artista come fulcro di tutto l’intervento. Veniamo così accolti da una grande forma a cerchio che si sviluppa partendo proprio dalla finestra centrale, tutt’intorno vanno come sempre a muoversi i caratteristici personaggi dell’interprete, ombre nere di differenti dimensioni ed intervallate da ampie zone dove vediamo unicamente le lunghe bandiere e le armi che si portano al seguito, l’opera segue una direzione caratteristica alimentando quindi un sensazione di movimento, le orde dei character si muovono verso destra nella sezione più bassa del lavoro, mentre in quella più alta sembrano quasi inondare lo spazio dirigendosi proprio verso il basso. Attraverso il consueto gioco di negativi che scaturisce della produzioni dell’artista, abbiamo l’opportunità di una chiave di lettura diversificata, dove proprio la forma che si sviluppa dalla griglia centrale si presta a differenti e soggettive interpretazioni. Il risultato finale come sempre si sviluppa sull’elevata quantità di dettagli e spunti, sull’analisi personale dello spazio da parte dell’artista e sulla percezione che ognuno di noi riesce a far sua dei suoi caratteristici personaggi.
Ripercorriamo attraverso la bella serie di scatti le fasi di realizzazione dell’opera fino all’eccellente risultato finale, in attesa di scoprire chi sarà il prossimo artista ospite della rassegna pontina, il consiglio è come sempre quello di darci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezza, enjoy it.

Thanks to The Festival for The Pics
Pics by Flavia Fiengo

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JADE – “Un Instante de Colores” New Mural for MIRAFAU

10/04/2014

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A distanza di qualche settimana torniamo ad approfondire il lavoro del grande JADE, l’artista Peruviano ha infatti da poco terminato un nuovo intervento a Miraflores in occasione di MIRAFAU un piccolo progetto urbano nella città di Lima in Perù.
Abbiamo sempre avuto un occhio di riguardo nei confronti di Jade, completamente rapiti dalla particolare visione stilistica dell’artista ne abbiamo fin da subito apprezzato il carattere viscerale e la forte simbiosi con la sua gente e le strade della sua città che così fortemente ne influenzano il lavoro. Nella ricerca compiuta dall’interprete siamo stati osservatori di tutte le differenti declinazioni del suo lavoro, con gli interventi di dimensioni ridotte che sempre più stanno prendendo piede all’interno della sua produzione, con i lavori su muro caratterizzati da elementi viscerali a contrasto con influenze cubiste, passando per il lavoro in studio che come sempre fa influenza e si fa influenzare da ciò che l’interprete propone in strada. Il carattere dei lavori dell’artista ci hanno sempre coinvolti lasciandoci sospesi tra emozioni e stati d’animo differenti, cogliendo aspetti della vita e riflessioni differenti in uno studio delle emozioni che non manca mai di coinvolgerci ed appagarci.
L’impatto con “Un Instante de Colores”, questo il titolo del pezzo, ci ha fortemente coinvolti, Jade per questa sua nuova pittura porta il proprio lavoro ad un livello successivo sperimentando nuove soluzioni visive in coabitazione con un tratto che si fa sempre più vicino ad una figurazione realistica. Osservando le produzioni dell’interprete nell’ultimo anno abbiamo notato un progressivo avvicinamento pittorico verso una stile maggiormente vivo e fortemente realistico condito però dall’esigenza dell’artista di lasciare immutate le caratteristiche del proprio approccio stilistico, su tutti gli occhi che hanno continuano a caratterizzare il suo lavoro insieme ad una assetto cromatico che come consuetudine poggia le sue solide basi su tinte calde. Con questo intervento l’interprete mette per un secondo da parte i caratteristici occhi per affidarsi piuttosto ad una pittura più reale possibile, il risultato è una lavoro se possibile ancora più vivo, intriso di una forte cadenza emotiva che vede il volto di un uomo con gli occhi chiusi nell’atto di passarsi due dita di colore nel volto. L’effetto realistico suggerisce tutta la vena poetica dell’interprete un impatto che lascia senza fiato e che viene sostenuto da una serie di nuovi elementi astratti che trovano qui la loro giusta collocazione. Se infatti da una parte veniamo accolti dalla figura umana in centro – un autoritratto forse? – dall’altra alle due estremità della parete si muovono una serie di combinazioni cromatiche con un ricchissimo groviglio di forme ed elementi cromatici che vediamo attraversato dal volo di una serie di uccelli, un impianto visivo questo che giunge in sostegno della pittura centrale fornendo un equilibrio finale e rivelando tutta la ricerca e la nuova impronta stilistica dell’artista, un passo che accogliamo con piacere e che continua a stimolare il nostro interesse per uno degli artisti più prolifici ed interessanti del Sud America e non.
Non aggiungiamo altro, vi lasciamo piuttosto alla bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima magia firmata dall’interprete Peruviano, ancora una volta certi che non mancherete di apprezzare tutto l’approccio e la grande emotività della sua pittura, è tutto vostro, dateci un occhiata.

Pics by The Artist

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Collettivo Fx, Gola Hundun, Zamoc at La Escocesa, Barcelona

10/04/2014

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Il trio formato dal Collettivo Fx, Luca Zamoc e Gola Hundun si è dato appuntamento in Spagna per realizzare un interessante elaborato su una delle pareti all’interno della Escocesa di Barcellona, un intervento splendido che raccoglie tutte le differenti declinazioni visive di ogni partecipante.
Iniziamo con il dirlo chiaramente c’è davvero tutto quello che si aspetta dai tre partecipanti, ogni singolo artista ha infuso lo spazio attraverso tecnica, stile ed un approccio tipici del proprio lavoro e background per un intervento bilanciato e che ci ha senza dubbio impressionato.
A sovrastare tutta l’opera vediamo uno degli iconici volti del Collettivo Fx, gli interpreti optano ancora una volta per una pittura fortemente viscerale, alla ‘buona la prima’ ci dicono, caratterizzata quindi da un uso intensivo di rulli e dall’utilizzo unicamente del nero come unica base cromatica per dare vita al volto di un nuovo soggetto che viene infine condito da un buon livello di dettaglio. Come spesso abbiamo avuto modo di vedere la pittura del gruppo è caratterizzata da una grandissima interazione con gli spazi e con il panorama circostante che li vede impegnarsi in un utilizzo delle particolari conformazioni delle parete, degli spunti architettonici delle stesse, di finestre, porte e fessure, che diventano parti integranti di un’unica trama visiva, del corpo dei soggetti raffigurati od il tramite per e delle loro tematiche e degli spunti riflessivi, immancabile quindi in questa ultima fatica l’utilizzo di una delle fessure della parete come vero e proprio occhio per la grande figura barbuta rappresentata. Alla base di tutta la grande parete si muovono due distinte figure uno specchio inverso rappresentato dalle differenti fascinazioni di Luca Zamoc e Gola Hundun che vanno ad unirsi un’unica e sofisticata trama visiva. Nella prima figura vediamo tutto il carattere tipico di Gola Hundun, l’operato dell’artista affonda le sue solide radici all’interno di una tematica che lo vedo riflettere sulla profonda e viscerale relazione tra l’essere umano e la natura ed il pianeta stesso, questa riflessione viene spinta dallo stesso interprete attraverso l’utilizzo di elementi ed intrecci naturali come unici vettori visivi, l’idea è quella di tracciare con profondità ed efficacia il rapporto di due opposti universi un continua attrazione ed opposizione. Da qui l’interprete parte quindi per creare un nuovo animale interamente composto dai peculiari intrecci di rami e rampicanti e caratterizzati da una componente cromatica piuttosto accesa e dal forte impatto visivo. Il corpo della bestie viene qui sostenuto da Luca Zamoc che si impegna nel crearne l’impianto per poi approfondire il discorso nella figure all’estremità destra. Anche qui emergono ancora una volta le peculiarità stilistiche dell’artista che prosegue con il personale tratto illustrativo condito dalla scelta di utilizzare unicamente il bianco ed il nero come vettori visivi. Lo scheletro raffigurati, che viene attraversato dai fasci tipici di Gola, come sempre stupisce per la qualità e quantità dei dettagli ed innegabilmente colpisce per la scelta dell’interprete di porre come teschio per lo scheletro quello di un uomo, proseguendo in questo modo la riflessione naturale e tematica che attraversa l’opera.
Per darvi modo di apprezzare al meglio tutto lo stile degli interpreti partecipanti a questa bella combo, vi lasciamo alla bella serie di immagini in calce, il consiglio è quello di darci un occhiata, siamo certi infatti che non mancherete di apprezzare tutto l’impatto di un opera di questo tipo, enjoy it.

Thanks to The Artists for The Pics

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108 x Aris – New Mural in Civitanova Marche

10/04/2014

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Con piacere volgiamo il nostro sguardo a Civitanova Marche dove l’eccellente duo formato da 108 e Aris ha da poco portato a termine una splendida parete in occasione del Vedo a Colori che continua così la sua lunga programmazione con il botto.
Accomunati da una ricerca sulla forma, i percorsi di 108 ed Aris si distinguono per le differenti strade che i due grandi artisti Italiano hanno intrapreso ma che tornano a riconciliarsi ed ad intrecciarsi di tanto in tanto cogliendo l’aspetto più emotivo e viscerale di entrambi. Avvolgenti, profondi e dannatamente sensibili verso chi si lascia con trasporto guidare all’interno delle figure e delle forme che i due concepiscono, un approccio che rivendica le personali ricerche ma che si lega con l’emotività e gli stati d’animo di ciascuno dei due. Da una parte 108 che da anni porta avanti un peculiare studio della forma attraversato da una rilevanza cromatica notevole con il nero come principale protagonista dei suoi lavori e con le altre scelte cromatiche che si fanno mano a mano spazio all’interno del manto scuro e profondo che l’artista è solito regalarci. Un evoluzione costante la sua che lo porta a sperimentare arrangiamenti e sviluppi nuovi per le sue figure e sul rapporto che intercorre tra queste ultime ed i colori che le investono, da una parte abbiamo assistito ad una maggiore incisività negli elementi dipinti, con figure più penetranti, più proiettate verso le loro estremità quasi a cogliere elementi e visioni prettamente naturali, dall’altra il colore si è fatto più omogeneo cogliendo nell’organicità della forma l’opportunità per l’artista di elaborare sezioni e cambi di colore meno incisivi, quasi un escalation che va mano a mano a perdersi nelle piaghe del nero. Dal canto suo Aris ci ha sempre fortemente coinvolto grazie alla capacità di proiettare attraverso i propri lavori una forte sensibilità soggettiva, i molteplici livelli con i quali l’artista si confronta danno nel loro aspetto finale l’impressione di trovarsi di fronte ad una grande massa incognita e difficile da leggere, in verità la vera peculiarità del lavoro dell’interprete risiede nel dettaglio, nelle figure che si fanno largo tra le curve di colore, tra gli arrangiamenti e lo sovrapposizioni cromatiche, una vera e propria danza sinuosa che va ad accarezzare gli spazi lasciando un traccia interpretativa. Emergono così corpi, volti, quasi impercettibili in un effetto ottico che spinge verso un interpretazione personale, si apre in questo modo un viaggio sensoriale all’interno del quale amiamo perderci tra le forme e le increspature dipinte, tra i vuoti che vengono colmati da immagini in negativo, tra i colori che ristagnano e si staccano formando nuovi impianti visivi e nuove caratteristiche forme per un esperienza di volta in volta nuova e coinvolgente.
Realizzato sua questa lunghissima parete di un giallo intenso il doppio lavoro restituisce perfettamente il personale approccio visivo di ogni singolo artista partecipante che porta in dota la peculiare ricerca ed il personale impasto visivo. 108 prosegue quindi la sua indagine sulle personali forme nere portando in dote una figura decisamente aperta ed al contempo spigolosa e diretta, caratterizzata dall’inserimento da più sibili cromatici che vanno ad innestarsi all’interno della forma dipinta, qui l’artista sceglie nuovamente il rosso vivo colore principale accompagnato da una serie di regressioni cromatiche che vanno a muovere le interiora della figura fino a conciliarsi con il nero. Dal canto suo Aris sceglie di lavorare anche esso con il nero, ancora una volta l’interprete dà vita alle peculiari forme miscelando livelli su livelli, fino a creare una mistura visiva energica e caratteristica. In questo nuovo viaggio proposto dall’artista veniamo quindi accolti da movimento dolci, curve sinuose che accompagnano lo sguardo alla ricerca di forme e figure familiari, emergono in questo modo corpi, volti, occhi e sguardi celati ad una prima e rapida occhiata, il fulcro stesso della forma dipinta capovolge due grandi visi, un uomo ed una donna sospesi un quasi bacio per regalandoci un fermo immagine tremendamente d’impatto, le tinte che si accavallano quasi perdendosi e miscelandosi tra di loro causando ed innestando effetti, profondità e dettagli per un opera viva, silenziosa e tremendamente emotiva.
Non aggiungiamo altro vi lasciamo piuttosto alla bella serie di scatti con tutti i dettagli di questo doppio intervento in modo da darvi l’opportunità di apprezzare al meglio tutta la ricerca ed il particolare approccio visivo dei due grandi interpreti, certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare, enjoy it.

Thanks to The Artist for The Pics

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Mr Thoms – “Talking Wall” at Galleria Varsi (Recap)

09/04/2014

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Aperta lo scorso 3 di Aprile andiamo finalmente a dare un occhiata approfondita a “Talking Wall” ultima fatica di Mr Thoms all’interno degli spazi della Galleria Varsi di Roma caratterizzata da una full immersion all’interno dell’immaginario dell’artista Italiano.
Come abbiamo avuto modo di vedere l’approccio di Mr Thoms raccoglie la personale riflessione dell’interprete sulla quotidianità per mezzo di uno stile visivo fortemente influenzato dal mondo dell’illustrazione. L’interprete attraverso un ricchissimo caleidoscopio di personaggi surreali e bizzarri, situazioni divertenti ed al limite del grottesco, analizza però in modo profondo e variegato gli spaccati di una vita moderna tra le difficoltà di tutti giorni e le vicissitudine della gente comune. Questo contatto con il popolo più sensibile e maggiormente investito dalle difficoltà e dalle dinamiche sociali, politiche ed economiche, fa emerge un contenuto altamente popolare che alimenta la capacità di immedesimazione per chi osserva, che per mezzo di un tratto giocoso, immersivo e divertente emerge l’intenzione dell’artista di voler ‘raccontare’ le condizioni di queste persone utilizzando un linguaggio sensibile ma al contempo giocoso proprio per contrapporre le difficili sensazioni e gli stati d’animo dipinti. Questa vena riflessiva va a servirsi di un impianto visivo all’interno del quale l’artista sceglie di lavorare attraverso una molteplicità di colori e tinte, quasi a voler rafforzare le differenti sfaccettature della gente comune e con esse rappresentare nel modo più vivo e caratteristico i soggetti dei suoi interventi rapportandoli con la vivacità e l’estrosità di coloro che nulla o poco hanno per loro ma tanto hanno da dare agli altri.
Per questa sua ultima mostra Mr Thoms presenta una serie di opere che raccolgono appieno tutto il variegato approccio artistico dell’interprete in una riuscitissima alternanza tra pittura e tridimensionalità, tra tele, elementi pittorici differenti e piccole e grandi installazioni. Lo spettatore ha quindi l’opportunità di addentrarsi con efficacia all’interno dell’immaginario tipico dell’artista ma soprattutto dei temi e delle riflessioni care allo stesso, giocare con gli elementi proposti che divengono tangibili e fruibili, uno show interattivo quindi caratterizzato però dai temi e da un linguaggio altamente impattante che va a coinvolgere lo spettatore calandolo all’interno di una riflessione su tematiche delicate legate all’attualità, al sociale ed in generale sullo stato dell’uomo moderno all’interno della società.
Per darvi modo di calarvi al meglio all’interno di tutto l’allestimento proposti vi lasciamo alla bella serie di scatti, scrollate giù è tutto dopo il salto, ricordiamo infine per gli amici di Roma e per chi si trovasse in zona che c’è tempo fino al prossimo 30 di Aprile per andare a darci un occhiata di persona, segnatevi la data.

Galleria Varsi presents Mr. Thoms’ solo exhibition TALKING WALLS, in which everyday life unfolds through reflections and interactions based on his ability to play with space.

Harmonious rhythms of forms and an incisive trait are amongst the primary characteristics of the many walls that Mr. Thoms has created in cities around the world. He defines these as “Talking Walls”, since they solicit strikingly dynamic and fast communications.
This interaction is made possible by Mr. Thom’s unique blend of style and colour, and by his ambition to narrate day-to-day atmospheres and contents, through his peculiar technique and irony.

The exhibition will host a noteworthy selection of Mr. Thoms’ exhibits that vary between paintings and three-dimensional works. The artist’s extreme fantasy and playfulness strive to develop critical awareness on the socio-anthropological themes he presents. His ever-changing creative formula focuses on the need to exorcise reality through his masterful use of multiple hues.

Galleria Varsi
Via di San Salvatore in Campo 51
00186 Roma (RM)

Pics via The Gallery
Pics by Federica Tafuro

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SZ ZS – New Pieces for CHEAP Green Project

09/04/2014

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Con questo nuovo lavoro del duo SZ ZS, Continuiamo a seguire gli sviluppi di CHEAP Green progetto satellite dell’omonimo Festival Bolognese che in attesa del inizio della rassegna madre, chiude così la sua prima tranche di interventi.
Come detto CHEAP Green nasce con l’idea anzitutto di una riappropriazione artistica degli spazi pubblici, le aree del centro storico di Bologna con le sue tabelle affissive oramai in disuso vengono quindi utilizzate per portare avanti temi e riflessioni importanti. La rassegna fa infatti a sviluppare una forte sensibilizzazione, per mezzo appunto delle bacheche, verso il concetto di Green, uno stile di vita sostenibile alimentato dalla tutela del verde, dal riciclo e dall’utilizzo di energie rinnovabili ed a basso impatto ambientale.
Come più volte abbiamo avuto modo di vedere il lavoro degli SZ ZS poggia le sue solide basi sull’utilizzo della carta, in particolare il duo Italiano ha sviluppato un dinamico e preciso approccio visivo attraverso il quale porta avanti una forte interazione con gli spazi ed imbastendo un altrettanto caratteristico dialogo con gli spettatori ed i passanti. Nell’idea degli artisti risiede la volontà di approcciarsi alla strada attraverso l’immagine di un ragazzo, il Paperboy viene però stampato su una griglia composita di foglia A4 dove gli stessi interpreti si divertono a assemblare, eliminare o mischiare le sezioni del corpo in relazione all’immagine ed alla location dove il soggetto viene incollato. Sebbene possa sembrare un limite, l’idea invece risulta assolutamente coinvolgente e peculiare, attraverso i differenti mash-up assistiamo ad un rapporto tra le azioni impresse sulla carta, le scenografia, gli spot con le loro peculiarità architettoniche ed in finale le differenti sezioni del corpo che vengono disposte proprio per alimentare un perfetto equilibrio visivo.
Esattamente come per il precedente elaborato, anche qui è stato chiesto agli SZ ZS di lavorare ad un progetto site specific che avesse come tema centrale appunto l’idea di green, il duo si è quindi impegnato con un nuovo lavoro che ha come epicentro la zona universitaria, cuore del centro storico, dove gli interpreti sono messi al lavoro sulle 52 bacheche affissive in via Zamboni, via San Giacomo, piazza di Porta San Donato. Il lavoro portato per la rassegna si discosta in parte da quelle che sono le caratteristiche affissioni del duo, i due artisti hanno infatti dapprima fotografato ogni bacheca prima di metterci mano – noterete come si intravedano le immagini con le locandine zeppe di affissioni abusive – per poi collocare nel livello più alto dell’immagini una serie di dati scritti in verde accesso. Le scritte riportano il calcolo dell’impatto sull’ambiente derivato dalla stampa di tutti i 52 poster, tutti realizzati attraverso il tool disponibile online utilizzato dagli ambientalisti di Greenpeace, in un rapporto che attraverso le immagini e le scritte mette a rapporto il progetto dei due interpreti con le precedenti affissioni e che spinge nuovamente verso una riflessione sul verde, sulla sostenibilità e sull’inquinamento ma soprattutto sull’impatto che anche un poster di carta può avere all’interno dell’ambiente.
In attesa di vedere al lavoro gli artisti selezionati con l’Open Call e Hyuro che concluderanno l’esperienza del progetto, vi lasciamo alle immagini che ripercorrono le fasi di realizzazione di questa nuovo lavoro firmato dal duo certi che non mancherete di apprezzare, dateci un occhiata e se volete approfondire QUI trovate il precedente lavori di Paper Resistence.

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Escif – “Capital Invertido” New Piece in Valencia

09/04/2014

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Dopo l’abbuffata di nuovi disegni ecco finalmente tornare al lavoro Escif, il grande interprete Spagnolo ha infatti da poco terminato una nuovo intervento su questa piccola parte di parete semi distrutta nella sua Valencia.
Proseguiamo quindi a monitorare l’attività di uno dei più importanti e prolifici artisti a livello internazionale, che dopo diverso tempo torna finalmente in strada proseguendo sul percorso tematico e stilistico che tanto ci piace. Il lavoro di Escif è come sempre caratterizzato ed attraversato da una forte vena riflessiva e critica attraverso la quale l’interprete va ad approfondire, toccando anche i temi dell’attualità, gli aspetti sociali, politici ed economici dell’uomo e della società moderna, alimentando spunti e riflessioni differenti attraverso un lavoro che riesce a regalarci una visione divertente ed al contempo surreale di quelle che sono le piaghe della nostra quotidianità. Il filtro adottato dall’artista va a giocare con le parole proponendo un personale rapporto tra immagini e testo, si tratta di un sistema dove il testo spiega il significato del disegno che, prendendo spunto dallo stesso, viene distorto attraverso i bizzarri e divertiti sketches tipici dell’immaginario dello Spagnolo. I protagonisti indiscussi delle scorribande dell’interprete sono i suoi caratteristici soggetti che vediamo calati all’interno dei contesti più assurdi e divertenti andando a rispecchiare tutte le differenti sfaccettature dell’uomo moderno.
Per questo suo ritorno in grande stile Escif propone “Capital Invertido”, ancora una volta il Valenciano si diverte a giocare con il senso delle parole che danno titolo all’intervento realizzato, attraverso il consueto stile pittorico decisamente sobrio e caratterizzato dal tinte cromatiche piuttosto delicate, l’artista da vita ad una figura capovolta di uno dei canonici characters intento a pedalare. Osservando nel dettaglio il lavoro è caratterizzato da una serie di spunti interessanti, anzitutto il soggetto dipinto è chiaramente un business man, con tanto di cravatta che viene capovolta nel rovesciamento, le ruote della bicicletta affondano i loro raggi su i buchi già esistenti nella superfice di lavoro caratterizzando quindi l’opera con una forte interazione con lo spazio di lavoro e con quello circostante. Proprio quest’ultimo a parer nostro rappresenta un elemento fondamentale per carpire al meglio tutte le sfaccettatura di quest’ultima opera, l’interprete utilizza un paesaggio dismesso, abbandonato di cui rimane unicamente quest’ultima parete quasi ad ergersi rispetto alla distruzione che regna tutt’intorno, su questa l’artista dà la propria lettura di capitalismo, un sistema economico quanto mai fallimentare, specialmente in questo periodo di crisi, che ha spostato, invertendo appunto, il valore economico dal capitale umano a quello monetario, lanciando quindi ancora una volta uno spunto su cui farci riflettere, chapeau!
In attesa di aggiornamenti che siamo sicuri non tarderanno ad arrivare, vi lasciamo a tutti i dettagli di quest’ultimo inedito dipinto, come sempre il consiglio è quello di darci un occhiata, siamo certi infatti che non mancherete di apprezzare tutta l’ironia e la particolarità riflessiva del lavoro proposto.

Pics by The Artist

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E1000 x Pablo S. Herrero – New Mural for Memorie Urbane 2014

09/04/2014

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Andiamo ad inaugurare il nostro full coverage sul Memorie Urbane Festival di quest’anno, al debutto troviamo E1000 e Pablo S. Herrero per una nuova combinazione realizzata a Gaeta che porta avanti la personale alchimia visiva tra gli stili dei due differenti interpreti.
Il fruttuoso sodalizio tra E1000 e Pablo S. Herrero per la rassegna del litorale pontino, affonda le proprie radici in precedenti sperimentazioni che abbiamo già avuto il piacere di trattare tra cui le due splendide collaborazioni a Salamanca (Covered) e la grande combo di qualche settimana addietro a Madrid (Covered) ora i due interpreti hanno quindi l’opportunità di ripetersi portando avanti un discorso comune ma comunque scandito dai personali approcci visivi.
E1000 ci ha sempre affascinato grazie alla personale capacità di travalicare gli spazi e le architetture urbane, nella ricerca dell’artista sentimenti come la finzione e l’inganno vengono mossi attraverso una precisa scala cromatica – costituita dal giallo fino ad arrivare al nero – che va ad inserirsi all’interno di pareti, angoli, muri ed insenature urbane con il fine proprio di creare elementi, configurazioni e figure geometriche che vanno a giocare con la percezione di chi osserva. Nel gioco visivo allestito dall’interprete Spagnolo abbiamo però mano a mano assistito alla comparsa di elementi caratterizzati da una maggiore interazione con lo spazio e con le pareti, figure più grandi e maggiormente convinte, spesso anche differenti nei colori e nelle caratterizzazioni cromatiche, che letteralmente ne attraversano la dimensione ed alimentano effetti visivi di tridimensionalità e profondità. Dal canto suo il lavoro di Pablo S. Herrero affonda le proprie radici in una profonda scelta tematica, la natura riveste un luogo primario nelle produzioni dell’arista che esercita questa sua influenza attraverso la pittura di una intricata serie di rami di differenti dimensioni che vanno ad intersecarsi ed a fondersi tra di loro dando vita ad una foltissima trama. L’interprete raccoglie questa sua caratterizzazione per rivestire le pareti, per creare forme e configurazioni in equilibrio con elementi geometrici, alimentando un fortissimo senso di profondità ed al contempo giocando con colori e tinte differenti, anche se osservando il percorso dell’artista emerge chiara la volontà dello stesso di affidarsi il più delle volte ad un binomio cromatico sospeso nell’equilibrio del bianco con il nero.
Proprio le differenti percezioni cromatiche attraversano quest’ultima fatica dei due artisti, E1000 e Pablo S. Herrero scelgono di realizzare un opera viva cogliendo a piene mani dagli elementi peculiari di ciascuno, da una parte la connotazione cromatica del primo che va ad investire tutto l’intervento ed ha nel fulcro giallo posto del mezzo il suo baricentro da qui come un onda d’urto esplode la scala cromatica tipica dell’artista che va ad investire tutto il lavoro, dall’altra invece una fitta selva di alberi e rami che dalle dimensioni più grandi delle due estremità del pezzo, vanno mano a mano a concentrarsi proprio nella parte centrale dell’opera, rimpicciolendosi nelle dimensioni ed intrecciandosi sempre di più.
Per darvi modo di apprezzare al meglio tutto il lavoro del duo, vi lasciamo ad una bella selezione di scatti che ripercorrono gli istanti durante la fasi di realizzazione dei muri fino allo splendido risultato finale, è tutto dopo il salto dateci un occhiata, siamo certi infatti che non mancherete di apprezzare, enjoy it.

Thanks to The Festival for The Pics
Pics by Flavia Fiengo

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JAZ – New Mural for FORM Public Art Project

09/04/2014

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A distanza di qualche settimana torniamo con piacere ad approfondire il lavoro del grande Franco Fasoli aka JAZ, l’artista Argentino si trova infatti a Perth in Australia dove ha da poco terminato una nuova parete per il FORM Public Art Project.
Con roster di primissimo livello la rassegna organizzata a Perth metterà in campo ben 45 artisti per 30 pareti nell’arco di un arco di tempo esiguo dal 5 fino 13 che vedrà anche al via una serie di iniziative parallele come pop-up show, residenze d’artista e mostre per uno spettacolo bello pregno che metterà in mostra i nomi tra i più importanti della scena internazionale.
È sempre un piacere osservare da vicino le produzioni di JAZ, il grande interprete continua a portare avanti il personale stile ma anche i temi e gli spunti a lui più cari attraverso un tratto ed un impianto visivo facilmente riconoscibili e che riescono a lasciarci puntualmente sorpresi e coinvolti. Il percorso dell’interprete inevitabilmente si interseca con l’approfondimento umano ma soprattutto con la natura e con il mondo animale, che rappresentano i protagonisti indiscussi dell’operato dell’artista, osservando le produzioni di Franco Fasoli ci si rende conto della grande varietà di situazioni ed aspetti lavorativi che vanno a disegnare un quadro sfaccettato di situazioni e spunti differenti. Le peculiari fusioni corporee per esempio rappresentano una riflessione profonda sulla natura umana, l’atto di fondere i corpi di uomini ed animali caratterizza queste opere che segnano la volontà di invertire l’istinto e la razionalità, di alimentare il senso di brutalità che traspare dai lavori verso una condizione umana che si avvicina maggiormente a questo mondo animale. Dall’altra invece l’interprete affonda il proprio lavoro con maggiore enfasi all’interno dell’universo naturale, dipinge il branco od il singolo animale calando all’interno di scenografie ricchissime di dettagli e dal forte impatto viscerale.
Quest’ultima fatica firmata da JAZ riprende proprio il particolare approccio tematico e pittorico dell’artista sulla natura, su questa lunga parete l’interprete va a segnare gli spazi attraverso una fortissima caratterizzazione naturale con la quale da vita ad un dettagliatissimo scorcio naturale, un bosco, dove vediamo incontrarsi due gruppi di animali. L’opera è anzitutto sostenuta da una pallette cromatica che si assesta sui grigi ed è caratterizzata dal consueto tratto viscerale dell’artista che va a tracciare ogni singolo particolare scenografico fino ai corpi delle bestie rappresentate. La suggestività di un opera di questo tipo è alimentata dalla scelta dell’interprete di immergere i suoi animali all’interno di uno scenario denso e che rimanda al mito del bosco come principale attore del mistico e dell’onirico, la natura si prende in questo modo il vero ruolo di protagonista inondando la superficie con le sue piante, i suoi rami che spezzano ed attraversano la scena dipinta, quest’ultima si presta poi ad una serie di chiavi di lettura differenti, un incontro/scontro tra due emisferi differenti che silenziosamente si avvicinano l’un l’altro lasciando di fatto lo spettatore con l’interrogativo su cosa possa realmente accadere, un fermo immagine quindi per una lettura finale caratterizzata da un forte sentimento evocativo e che non si esime da toccare ancora una volta riflessioni e spunti sull’uomo.
Non aggiungiamo altro vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultimo splendido lavoro dell’artista, il consiglio è quello di darci un occhiata ma restate sintonizzati presto nuovi aggiornamenti dalla bella rassegna Australiana, c’è anche un po’ di Italia sul posto! Stay tuned!

Thanks to The Artist for The Pics

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Mark Jenkins – “Terrible Horrible” at Ruttkowski68 Gallery (Recap)

08/04/2014

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Facendo seguito ai lavori realizzati durante il CityLeaks Festival dello scorso anno, il grande Mark Jenkins ha aperto lo scorso 4 Aprile la sua ultima fatica “Terrible Horrible” all’interno degli spazi della bella Ruttkowski68 Gallery.
Lo show segna il ritorno dell’artista in galleria, un sodalizio iniziato nel 2012 con “Holding Cell” proseguito proprio con i lavori in strada per il festival di Colonia (Covered) e che trova il suo giusto seguito in questa sua nuova fatica e nella prossima mostra attesa per il 2016.
Come abbiamo avuto modo di vedere diverse volte l’operato di Mark Jenkins appoggia le sue solide radici sulla scelta dell’artista di intraprendere un dialogo di tipo installativo con la strada e con il tessuto urbano, l’idea è quella di una riproduzione di corpi umani, calando gli stessi all’interno di situazioni al limite del surreale e che, proprio attraverso la particolare conformità e realisticità dei soggetti, inevitabilmente vanno a creare scalpore ed a proporre riflessioni su diversi aspetti personali, emotivi e sociali. L’impatto con le produzioni dell’artista vanno inevitabilmente a scalfire tutta quella sfera emotiva che viene utilizzata dallo stesso Jenkins per portare avanti spunti e riflessioni a carattere personale, i suoi soggetti, così dannatamente realistici, simulano situazioni disagio spinte al massimo, interrogano i passanti sulla propria etica, ma sanno anche far ridere grazie all’immancabile dose umoristica, agli espedienti visivi che l’interprete sperimenta e porta a compimento attraverso il suo lavoro, si tratta quindi di vivere la strada attraverso un piglio differenti, portare e riversare in essa i malumori, la malinconia, i problemi e le sensibilità dell’uomo attraverso figure che ne ricalcano la spetto in tutto e per tutto, portando al limite le loro azioni, in assoluto silenzio, quasi ad interrompere il rumore assordante della città che gira tutto intorno.
Con questo suo ultimo spettacolo Mark Jenkins porta in dote una nuova serie di opere intrise ovviamente dell’immancabile umorismo, una ricca serie di installazioni caratterizzate dalla presenza di personaggi maschili e femminili che vanno ad indagare sui differenti aspetti della natura umana, con un fare decisamente riflessivo li vediamo seduti, appoggiati sui muri, passando infine per i soggetti distesi a terra e per i quadri sfondati con tanto di gamba che attraversa la tela.
Per darvi modo di vedere da vicino tutto l’allestimento proposto dal grande interprete vi lasciamo ad una bella serie di scatti, è tutto dopo il salto e vi consigliamo di darci un occhiata, per chi si trovasse in zona e per gli amici tedeschi c’è tempo fino al prossimo 18 di Maggio per andare a darci un occhiata di persona, noi ve l’abbiamo detto.

Ruttkowski 68 Gallery
Bismarckstraße 68,
50672 Köln, Germania

Mark Jenkins is blessed by serendipity. While fiddling with a roll of packing tape one day about ten years ago, he suddenly recognized its potential as a sculpting material. Since then, he has been creating life-sized and life-like sculptures made from tape.

Jenkins’s work is so realistic that it’s almost impossible to discern, until you get close enough, whether the figure standing on top of a roof, sitting alone in a corner or jutting out of a garbage can is a human or a sculpture. The possibilities that can be achieved through his technique are almost limitless. What is certain is that the American artist uses humor to create themes from social issues, turning streets into theater in which authorities such as the fire department unwittingly serve as extras. Thus, Jenkins’s work is probably best described as reality hacking.

Terrible Horrible will consist exclusively of new works. It’s Mark Jenkins’s second exhibition at the gallery after debuting Holding Cell in 2012 and invading Cologne’s city center the following summer.

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Vhils – New Portrait of Zeca Afonso in Lisbon, Portugal

08/04/2014

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A distanza di qualche settima torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di Alexandre Farto aka Vhils, il grande artista Portoghese ha infatti da poco terminato un nuovo ritratto di José Afonso su una delle pareti dell’omonimo istituto di Lisbona in Portogallo.
Come spesso abbiamo avuto modo di vedere il lavoro di Vhils poggia le sue solide basi sul peculiare approccio stilistico dell’artista, nell’idea di Alexandre Farto risiede infatti la volontà di elaborare i suoi ritratti attraverso la creazioni di immagini su parete senza pittura, eccezion fatta per la traccia, rimuovendo strati dalla superfice creando in questo modo un immagine negativa.
Come detto i soggetti sono esclusivamente dei iper realistici ritratti, l’interprete sceglie di concentrare il proprio lavoro sulla gente comune portando avanti i visi di coloro che davvero abitano la strada, esaltandone i lineamenti, restituisce loro il dono della comunicazione portando in dono a chi osserva le sue produzioni una grande profondità emotiva e tematica. I risultato finale di questo deciso approccio sia stilistico che tematico, va a creare degli incredibili elaborati che attraverso la grande cura per il dettaglio vanno a simulare una resa quasi fotografica per un inganno della vista e soprattutto un altrettanto grande coinvolgimento per chi si ritrova ad osservare i risultati finali.
Quest’ultimo intervento di Vhils cela in sé un progetto a più ampio respiro, l’artista infatti va a lavorare su una delle pareti di quella che fu la sua stessa scuola, l’Istituto José Afonso, che a distanza di anni, ben nove e dopo una completa ristrutturazione, riscopre quindi uno dei suoi allievi come una delle figure di primo livello dell’arte urbana internazionale. Attraverso Maria Damaso, insegnante stessa dell’interprete, l’artista si è quindi cimentato di un workshop in compagnia dei ragazzi dell’istituto dando alla luce il volto del famoso cantautore Portoghese, sia per commemorare il nome stesso della scuola sia per portare avanti lo spirito delle celebrazioni del 40^ anniversario del 25 aprile 1974, anno in cui il Portogallo riacquista la democrazia e di cui proprio una canzone dell’artista è il simbolo. L’opera quindi anzitutto riflette un importanza storica, raffigurando uno dei simboli della caduta del regime autoritario di António Salazar portando inoltre in dote tutta l’esperienza ed il vissuto dell’interprete Portoghese in luogo che così profondamente ed inevitabilmente ne ha influenzato il lavoro che vediamo tutt’oggi.
L’opera è realizzata con l’aiuto dei ragazzi dell’istituto e, portando avanti quelle che sono gli stilemi tipici del lavoro dell’artista, ne concentra l’efficacia attraverso i temi ed i diversi spunti sia personale che sociali che caratterizzano la figura ed il personaggi scelto per questo nuovo ritratto.
In attesa di scoprire i prossimi spostamenti del grande interprete Portoghese vi lasciamo ad una bella selezione di scatti con il risultato finale e con alcune immagini durante le fasi di realizzazione del bel progetto, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti.

Pics via Urbanite

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Faith47 – New Mural Cape Town, South Africa

08/04/2014

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Dopo l’infornata di lavori caratterizzati da progetti sociali ed interventi di grandi dimensioni, torniamo ad approfondire nuovamente il lavoro di Faith47, l’artista infatti ha da poco terminato questa nuova parete ancora una volta a Cape Town in Sud Africa.
Come spesso abbiamo avuto l’opportunità di notare il lavoro di Faith47 spinge verso una rappresentazione caratteristica, attraverso le sue pitture la grande artista con base a Cape Town va a toccare i sentimenti più reconditi spingendosi per ceri versi in direzione di un immaginario che non si nasconde dall’inseguire sentimenti e riflessioni di carattere onirico e mistico. Nel percorso sviluppato dall’interprete è inevitabile cogliere il rapporto intrinseco tra il mondo naturale e tra l’uomo che, attraverso una pittura delicata, emotiva e caratterizzata da tonalità tenui, va a segnare gli spazi raccontando il dialogo tra questi due universi distanti. Assistiamo quindi da un tratto figurativo ma rivolto verso una pittura che viene investita da sensazioni e stati d’animo differenti, una profondità emotiva che va a segnare gli spazio attraverso una notevole espressività dove la figura della donna è spesso il protagonista assoluto delle sue produzioni. Tra corpi di fanciulle che camminano in armonia con gli animali, ci si ritrova in questo modo ad osservare una danza onirica che trascina attraverso le ricche pennellate, le colate di vernice che alimentano e sottolineano i movimenti a ricercare tutti gli spunti e riflessioni che condiscono queste opere, sul nostro personale rapporto con il verde, con gli animali ed infine con noi stessi.
Staccandosi un pochino dalle sue ultime produzioni, tutte realizzata su grandi spazi e segnate da una forte cadenza sociale, l’interprete si concede un intervento meno intriso di tematiche delicate ma piuttosto maggiormente evocative, riallacciando in questo modo il peculiare dialogo con la natura che da sempre ne segna l’operato. Caratterizzato da una fortissima dialettica visiva, “Oh Diamond Sea Shore Drive Me From The Yard”, questo il titolo dell’opera, ci mostra ancora una volta tutta la sensibilità pittorica di Faith47, l’artista Sudafricana torna qui infatti a raccogliere la delicatezza e la poesia del mondo animale segnando questa piccola parete con una splendida sequenza. Osservando l’intervento emerge infatti l’intenzione dell’interprete di sovrapporre più frame all’interno di un’unica trama visiva, il volo del cigno viene così raccontato con sezioni sovrapposte regalandoci una forte scossa emotiva. Ad alimentare questo sentimento è indubbiamente la scelta di intrecciare una pittura fortemente viscerale ad una scelta cromatica che utilizza quasi esclusivamente il bianco ed il nero come unici interlocutore cromatici e che grazie alla grande capacità riproduttiva dell’artista, impatta fortemente con chi osserva o si ritrova di fronte questo splendido risultato finale.
In attesa di scoprire i prossimi spostamenti dell’artista vi lasciamo ad una bella selezione di scatti con i dettagli di questa sua ultima magia, dateci un occhiata per cogliere appieno tutto il particolare approccio visivo e stilistico, siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Pics via San

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NEO – A Series of New Pieces Inside an Abandoned Buildings

08/04/2014

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Attraverso una nuova serie di lavori realizzati all’interno di vecchi edifici e fabbriche abbandonate andiamo con piacere a tuffarci all’interno del particolare immaginario di NEO, l’artista Italiano ci ha infatti seriamente colpito e coinvolto.
L’impatto con l’operato di NEO ci ha scosso, nelle intenzioni dell’artista c’è l’esigenza di mutuare in un unico spazio ed attraverso due approcci distinti il forte background da writer, l’artista tutt’ora parte della Tiker Crew, è una marcata indole istintiva aggiungendo alle stessa un pizzico di elementi geometrici andando in questo modo a creare un alchimia piuttosto personale, caratteristica e senza dubbio coinvolgente. Attraverso questo particolare sodalizio le strutture e le configurazioni proposte si posizionano a metà tra un astrattismo di tipo viscerale ed una fascinazione delle forme legate al concetto di lettering che, servendosi quasi unicamente del bianco e del nero come unici interlocutori cromatici, si sviluppa seguendo un percorso ricchissimo di sfaccettature.
Osservando gli interventi realizzati, intrinsecamente legati al lavoro in studio e viceversa, l’impressione è quella di trovarsi difronte ad una evocazione personale di stati d’animo differenti, un istintività che fa del momento la sua arma maggiore e che come spiega l’interprete è legata a doppio filo con l’interesse, le sensazioni e le emozioni che unicamente lavorare all’interno degli spazi abbandonati, dismessi riesce a trasmettere, il tutto al fine di fornire una lettura caratteristica. La parte geometrica dei lavori va in un certo senso a stabilire una sorta di struttura o schema rigido all’interno del quale si muovono le forme e configurazioni a carattere maggiormente istintivo, le forme proposte vanno infatti ad intrecciarsi ed legarsi agli antipodi delle configurazioni, oppure ne delimitano lo spazio imbastendo una struttura sulla quale esse stesse vanno a poggiarsi, qui tra le colate di vernice che si innestano all’interno delle forme proposte, vediamo come detto una serie di elementi viscerali caratterizzati da una sovrapposizione continua e da un intrecciarsi che ne rendono la lettura altamente difficile e criptica cogliendo quindi a piene mani da una pratica che si concilia perfettamente con il background da graffiti artist arricchita però da elementi maggiormente pittorici, come alcuni dettagli e texture che vanno ad alimentari effetti tridimensionali e di profondità rendendo gli interventi ricchi di dettagli e di spunti differenti. Attraverso le componenti cromatiche invece assistiamo ad un utilizzo del bianco e del nero come elementi di equilibrio tra le configurazioni proposte, NEO sceglie di lavorare attraverso questi colori volgendo il proprio sguardo anche verso alcune tinte differenti, utilizzando le scale cromatiche dei grigi, passando quindi in questo modo da una tinta ad un altra, oppure andando ad inserire dei break cromatici che vanno a sostenere od alimentare le configurazioni proposte ed ad interagire con quelli che sono gli elementi già esistenti all’interno dello spot o della location di lavoro.
Non aggiungiamo altro ed in attesa di scoprire nuovi aggiornamenti vi lasciamo piuttosto ad una bella selezione di scatti che ripercorrono alcune fasi durante il making of, fino agli eccellenti risultato finali, il consiglio è quello di darci un occhiata, siamo certi infatti che non mancherete di apprezzare, enjoy it.

Thanks to The Artist for The Pics

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BLU – New Mural in Niscemi, Sicilia

08/04/2014

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È passato davvero parecchio tempo dall’ultima volta che vi abbiamo mostrato un aggiornamento di BLU, il grande artista Italiano ha da poco aggiornato la propria pagina mostrandoci questo secondo intervento realizzato a Niscemi, un lavoro che porta avanti i temi e gli spunti di denuncia cari alla gente del posto.
Come abbiamo visto con il suo precedente lavoro (Covered), BLU a Niscemi continua a portare avanti attraverso i propri lavori una critica serrata, potente e ridondante su temi il più delle volte scomodi e sepolti sotto una informazione pilotata e decisamente ambigua. Bersaglio ancora una volta gli Stati Uniti, un simbolo di arroganza e prepotenza che va ad imporre la propria egemonia mondiale all’interno del nostro territorio. Proprio da qui si sviluppa tutta la vicenda del MUOS, ci troviamo a Niscemi in Sicilia dove è stato scelto di costruire una serie di satelliti per offrire comunicazioni globali in connettività a banda stretta con il fine ultimo di irrobustire le capacità comunicative degli alleati. Per la gente del posto in realtà tutto ciò prende forma sotto forma di un gigantesco mostro tecnologico che prende vita proprio accanto alla città inondando i suoi stessi cittadini di onde elettromagnetiche, tutto il giorno, ogni singolo cittadino, bambino, donna e uomo vengono investiti da una continua contaminazione che è già risultata dannosissima per il corpo umano. I cittadini hanno così deciso di fondare il comitato NO MUOS e proprio BLU regala loro la possibilità di farsi ascoltare attraverso un mezzo così impattante come una parete e, come abbiamo visto negli ultimi tempi, utilizzando di riflesso la grande notorietà dell’artista Italiano per aumentare i riflettori sulla propria e personale vicenda.
Se nel primo lavoro l’interprete si è impegnato nella realizzazione fisionomica del mostro che attanaglia le vite dei cittadini, in questa sua seconda parete spinge se è possibile ancora di più la propria critica andando a realizzare l’ennesima controversa pittura. Su uno sfondo costantemente irradiato dalle onde elettromagnetiche fa infatti la sua apparizione una figura militare, un soldato americano intento a suonare una sorta di xilofono, dove sull’estremità delle bacchette vediamo due teschi e sullo stesso strumento musicale una serie di giganteschi fucili che vanno di fatto a sostituire i tasti e dai quali partono proiettili e missili. L’opera è come sempre intrisa anzitutto di un significato profondo, una lettura assolutamente d’impatto che si appoggia su una capacità pittorica come sempre elevata ed essenziale, pochi colori, dettagli al massimo per un lavoro caratterizzato da un effetto registico che non potevamo non apprezzare e da una forte caratterizzazione tematica, la guerra, la morte, le angherie degli Stati Uniti.
Non aggiungiamo altro, vi lasciamo piuttosto alla immagini ed ai dettagli di quest’ultima magia, dateci un occhiata siamo certi che non mancherete di apprezzare e se volete approfondire vi rimandiamo al nostro precedente post qui, che dire, welcome back!

Pics by The Artist

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Ernest Zacharevic at Montana Gallery – Video Recap

07/04/2014

Con ancora negli occhi le immagini di Rock Paper Scissors! torniamo nuovamente ad approfondire l’ultima fatica del grande Ernest Zacharevic per la sua solida collaborazione con la Montana Gallery di Barcellona.
Come visto più volte Ernest Zacharevic attraverso l’insolita scelta di lavorare all’interno del tessuto urbano Malese sua principale peculiarità, l’artista Lituano è di fatto ben conosciuto per i particolari lavori che utilizzano una serie di espedienti visivi e tematici attraverso i quali da vita alle peculiari elaborazioni. Osservando lavoro dell’artista è inevitabile notare come l’interattività sia il principale artificio visivo all’interno delle produzioni dell’interprete, i lavori vanno di fatto ad inserirsi in strada cogliendone tutti gli spunti architettonici, i cartelli stradali, gli oggetti abbandonati, e tutta quell’infinità di peculiari elementi che caratterizzano la strada. Nell’unione tra reale ed irreale all’interno dell’immaginario dell’interprete vediamo spuntare gli iconici soggetti che vanno quindi ad interagire con tutte quegli elementi persistenti nel panorama urbano, sono i bambini che vanno a stimolare l’immaginario comune in una sorta di gioco continuano, evocativo e coinvolgenti con la strada e che va indirettamente ad offrire uno spaccato profondo e sfaccettato dei problemi e delle inquietudini della vita Malese.
Come detto il sodalizio con l’importante spazio Spagnolo ha dato vita sia alla bella esibizione
sia ad una serie di interventi in strada (Covered), proprio da quest’ultimi esce ora questo bel video dove anzitutto il grande interprete alle prese con le sue pareti, e successivamente parlare a ruota libera del proprio lavoro, del proprio stile e del peculiare scenario urbano da lui scelto concludendo infine con alcune immagini che seguono l’artista alla prese con le fasi di allestimento dello show, insomma un occasione bella ghiotta per calarsi con profondità all’interno di tutto l’immaginario di uno degli interpreti internazionali che maggiormente apprezziamo.
Non aggiungiamo altro, vi lasciamo piuttosto al bel video recap e se volete approfondire vi rimandiamo al nostro precedente post qui con tutto il recap della mostra, dateci un occhiata siamo certi che non mancherete di apprezzare.

Due to the exhibition “Rock, Paper, Scissors!” Edgar Lledó went along with Ernest Zacharevic to be able to come a bit closer to his artwork.
As much in the studio as in the streets… this following video brings us along with the lithuanian artist on a more intimate level.

SeaCreative – New Mural for Bridge Fest in Milano

07/04/2014

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A distanza di qualche settimana torniamo ad approfondire il lavoro di SeaCreative, il grande artista italiano è infatti tra gli ospiti del Bridge Fest, l’evento Milanese che ha visto una serie di artisti dare nuova linfa ai ponti dei Navigli Milanesi.
Come abbiamo avuto modo di vedere tra gli artisti partecipanti figurano anche Moneyless ed Augustine Kofie che proprio durante i giorni di apertura della loro Assioma si sono impegnati nella realizzazione di un opera in comune, scopriamo quindi che anche SeaCreative ha preso parte all’evento portando in dote tutto il suo peculiare e personale stile visivo.
Osservando le produzioni dell’artista è innegabile riscontrare come tutta la sua produzione sia infarcita di un immaginario fortemente legato ad una personale e sfaccetta lettura dell’uomo, in particolare l’interprete pare riflettere con attenzione su tutte quelle sensazioni e stati d’animo che caratterizzano la nostra vita e che per mezzo dei suoi iconici personaggi riaffiorano e tornano ad impattare il nostro immaginario ed ad influenzare il nostro umore. I vissuti personali, le storie, le angosce e le paura e tutto quel caleidoscopio di emozioni che fanno dell’uomo quello che è, vanno di fatto ad alimentare il dialogo tra i characters proposti e chi osserva caratterizzando tutta la produzione dell’artista che si impegna quindi in una lettura cosciente e profonda andando a toccare i sentimenti più delicati, proponendo una sorta di rapporto, una rievocazione di uno spettro emotivo altamente sfaccettato così che tra reale ed irreale, tra situazioni al limite del grottesco e attimi più vicini alla nostra quotidianità, veniamo investiti da una analisi che ci sbatte in faccia i sogni, le speranze ma anche gli istanti più difficili e le difficoltà di tutti i giorni, filtri attraverso un immaginario ed un tratto decisamente personali. Sono gli sguardi delle figure dipinte che si intrecciano con i nostri, ci ritroviamo negli stati d’animo rappresentati in un dialogo che spinge verso un altalena di sensazioni, un racconto che ben conosciamo e che attraversa la nostra vita facendoci risentire tutte quelle emozioni che fino ad ora l’hanno caratterizzata, per un lavoro complesso e ricco di spunti differenti e con il quale non smettiamo mai di confrontarci ed apprezzare.
Promosso da Evoluzioni Urbane con la collaborazione degli amici di AvantGarden Gallery, durante il periodo di secca, l’intervento è segnato come sempre dal particolare approccio visivo di SeaCreative, in particolare però qui l’artista va a dialogare con il particolare ambiente dei navigli proponendo una pittura dove l’acqua è intrinsecamente legata con i suoi canonici personaggi. La scenografia è quindi dettata dal paesaggio circostante, i soggetti invece vanno a riprendere le peculiarità del lavoro dell’interprete, spazio quindi ad una grande figura centrale che emerge dall’acqua e da una serie di piccole teste che galleggiano sulla stessa. Lo sfondo cupo, così come gli sguardi ed i volti dei protagonisti raffigurati suggeriscono ancora una volta una cadenza fortemente emotiva, l’artista pare concentrarci sullo stato dei Navigli Milanesi caratterizzando ed investendo l’intervento con una forte sensazione malinconica quasi a voler sviluppare una riflessione da parte di chi osserva dapprima il lavoro ed in seguito ciò che lo circonda.
Non aggiungiamo altro vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con alcune immagini durante le fasi di realizzazione fino al bel risultato finale, dateci un occhiata e se vi trovate in zona e per tutti gli amici Milanesi potete andare a darci un occhiata da vicino, si tratta infatti del ponte che collega Via Pavia a Via Borsi, noi ve l’abbiamo detto.

Thanks to The Artist for The Pics

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Aakash Nihalani – New Mural in Rome

07/04/2014

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Come annunciatovi il grande Aakash Nihalani si trova a Roma per aprire la sua prima mostra in Italia “Vantage” all’interno degli spazi della bella Wunderkammern Gallery di Roma, in occasione proprio dello show l’interprete si è lanciato in un nuovo intervento in strada.
Come abbiamo avuto modo di vedere più volte Aakash Nihalani poggia le basi del suo solido lavoro su una forte caratterizzazione visiva, nell’idea dell’artista risiede infatti la volontà di andare a trasformare quelle che sono le percezioni visivi, architettoniche e dimensionali dello spazio urbano attraverso i suoi peculiari interventi. Utilizzando unicamente il nastro adesivo iper colorato l’artista va a costruire una serie di figure isometriche che inondano lo spazio andando a ribaltarne la percezione collettiva, gioca con la terza dimensione il newyorkese sperimentando forme, geometrie e soluzioni differenti atte ad alimentare anzitutto una forte interattività con lo spettatore, che si ritrova di fatto catapultato all’interno delle suggestività elaborate, ed a celare la vera natura degli spazi cambiandone completamente i connotato od interagendo con gli stessi. Il dialogo costante con la strada fa si che l’artista vada a servirsi delle sue stesse peculiarità architettoniche per alimentare gli effetti surreali del suo stesso operato, nascono così intricate figure che giocano con la profondità, con la tridimensionalità, per una immersione profonda e variegata alimentata dai suoi stessi effetti ottici. Se il nastro adesivo per anni a caratterizzato il lavoro dell’interprete, nei suoi ultimi lavori sta emergendo con sempre più intensità la scelta di affidarsi a forme e figure di cartone per portare avanti la personale ricerca visiva ed architettonica, questo nuovo strumento di lavoro permette all’interprete di andare ad interagire ed a cambiare con maggiore efficacia gli elementi urbani, le opere si trasformano in vere e propri installazioni. Il carattere geometrico unito alla scelta di lavorare su un piano visivo unicamente piatto, viene sfruttato per l’elaborazione di forme e configurazioni semplici che vanno a porsi in contrasto con la prospettiva scelta invogliando chi osserva a giocare con le sue finzioni ed a calarcisi al loro interno. E’ interessante notare come l’artista stia inoltre intensificando il proprio rapporto con la pittura, mantenendo infatti inalterate le prerogative del proprio lavoro, l’interprete sta mano a mano portando avanti un percorso analogo dove va a creare dei veri e propri break visivi dove anzitutto è possibile notare la scelta di tinte e colori piuttosto accesi dove, quasi a sottolinearne la presenza, vediamo le pareti letteralmente scavate e trasformante nel loro interno. L’idea è quindi quella di uno studio sulle profondità della superficie che viene trasformata e combinata, si fanno spazio colori sgargianti, una spaccatura all’interno del tessuto urbano che porta con se i consueti effetti dimensionali, stupendo ed affascinando chi ci capita di fronte.
Proprio quest’ultimo intervento nella capitale raccoglie a piene mani il percorso pittorico di Aakash Nihalani, su questa grande parete l’artista va infatti a lavorare trasformando lo spazio, l’opera finale si erge grazie ad un verde vivo, che rappresenta le interiora della parete, e dalle forme che ne delimitano lo spazio che ci offrono il peculiare effetto tridimensionale per un risultato finale da rimanerci a bocca aperta.
In attesa di mostrarvi attraverso il consueto ed ampio recap tutte le immagini dell’allestimento proposto dall’artista per la sua ultima fatica, ripercorriamo assieme gli istanti di creazione di questo suo ultimo lavoro fino allo splendido risultato finale, è tutto dopo il salto, dateci un occhiata siamo certi che anche voi come noi non mancherete di apprezzare.

Pics by Giorgio Coen Cagli

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Aryz – “Overprotected” New Mural in Linz, Austria

07/04/2014

A distanza di davvero parecchio tempo torniamo ad approfondire il lavoro di uno degli artisti più rappresentativi a livello internazionale, lo Spagnolo Aryz torna infatti al lavoro con una nuova e superba parete da poco realizzata a Linz in Austria.
Ci risulta sempre un piacere guardare da vicino le creazione di Aryz, l’artista attraverso il proprio personalissimo tratto ci ha letteralmente fatto calare all’interno di un variegato universo fatto di lavoro basati sulla natura morta, le incursioni sui camioncini passando infine per le superbe pareti sulle quali prendono viti i suoi caratteristici personaggi. Una pittura dai forti torni evocativi, caratterizzata da un livello di dettaglio elevato, dall’utilizzo di tonalità differenti a rimarcare effetti visivi ed a giocare con la profondità e la tridimensionalità. Il sapore sognante dei lavori dell’interprete investe l’osservatore scaraventandolo all’interno di un mondo danzante, quasi in movimento dove grandi regioni di colore affondano le loro palette cromatiche per rivestire i corpi, gli sguardi e le sezioni dei suoi interventi, un vero e proprio percorso dove ritroviamo giochi di trasparenze, di luci e di ombre andando a stabilire un contatto diretto e ramificato con chi osserva che si ritrova in questo modo in balia di emozioni e stati d’animo differenti. La capacità dell’artista di muovere sezioni e configurazioni cromatiche differenti all’interno dello stesso tessuto visivo, rappresenta la sua impronta distintiva, osservando i lavori emerge infatti tutta la volontà del giovane Spagnolo di alimentare un sistema visivo che premia la scelta dei dettagli ma che va sopratutto a creare delle vere e proprie caselle, costituite da tinte piuttosto delicate, che giocano con la dimensione dello spazio, che intensificano gli effetti visivi e che danno l’impressione di trovarsi di fronte ad una sorta di mosaico denso ed equilibrato per una stilistica che abbraccia a piene mani uno stile fortemente vicino a quello illustrativo.
Quest’ultimo lavoro di Aryz a Linz, dipinto su questo grande edificio nei pressi del Danubio, raccoglie appieno tutto il particolare approccio visivo dell’interprete alimentando però al contempo emozioni contrastanti e fortemente impattanti. Dal titolo “Overprotected” l’intervento prende ispirazione dalla nascita di Hitler, il capo nazista infatti è nato a Braunau am Inn circa un ora di distanza dalla città austriaca, l’artista va infatti a dipingere una controversa scena dove vediamo una madre abbracciare il proprio figlio che rivolge lo sguardo verso la strada con un fare fortemente minaccioso, quasi diabolico oseremmo dire. Proprio lo sguardo del ragazzo rappresenta la sezione maggiormente magnetica di un intervento che vediamo caratterizzato dalla consueta scelta cromatica piuttosto dolce, qui sull’arancione, e da un livello dei dettaglio elevato che propone i peculiari effetti di luci ed ombre che come sempre vanno ad arricchire i soggetti dell’interprete.
Per darvi modo di scoprire al meglio tutti i dettagli di quest’ultima produzione firmata dall’interprete vi lasciamo ad una ricca serie di scatti ed al bel video recap con tutte le fasi del making of, il consiglio è quello di mettersi comodi e di darci un occhiata, siamo certi infatti che non mancherete di apprezzare! Enjoy It.

Pics by The Artist

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M-City x ZBIOK – New Mural for Urban Spree in Berlin

07/04/2014

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Organizzato dalla Urban Spree Gallery di Berlino, che cura anche l’omonimo festival, diamo un occhiata a quest’ultima parete realizzata dal grande M-City e dall’altrettanto grande ZBIOK proprio nella capitale tedesca come parte dell’ultimo show presentato dalla galleria.
Dal titolo “Narrative Urban Poland” lo show, curato da Johannes Mundinger, mette insieme quattro tra i più prolifici ed interessanti artisti della vicina Polonia con l’intento di regalare uno spaccato virtuoso su quella che è la scena limitrofa offrendo in dona i rispettivi approcci e le stilistiche di M-City, ZBIOK, Otecki ed infine Drobcyzk. Un quartetto ben assortito che seppur portando avanti visioni e stilistiche di lavori differenti è unito da una comune dialettica poetica, tra i quattro partecipanti proprio ai primi due viene offerta l’opportunità di dipingere la parete esterna dello spazio Berlinese, un opportunità per vedere anzitutto un dialogo tra i due artisti e per dare un occhiata ai rispettivi punti di arrivo.
Come spesso abbiamo avuto modo di vedere il lavoro di M-City è perlopiù sviluppato attraverso un utilizzo spasmodico di stencil, attraverso la creazione di piccole forme l’artista va ad intaccare gli spazi riassumendo all’interno delle visioni rappresentati tutto il suo background e gli studi accademici che coinvolgono l’architettura. Nell’indagine visiva dell’artista andiamo quindi ad impattare con forme e visioni prettamente industriali e con un tratto che riduce all’osso, stilizzandoli, gli elementi urbani e sopratutto meccanici, un fare illustrativo se vogliamo arricchito da un binomio cromatico spesso fortemente radicato e che lo vede altrettante volte confrontarsi unicamente con il bianco e con il nero con l’aggiunta di un altra tinta a rinforzare le sue produzioni. Specialmente nell’ultimo anno abbiamo assistito con piacere ad una evoluzione sostanziale delle stilistiche di lavori dell’artista, gli interventi si sono fatti mano a mano più complessi e caratterizzato da una serie di distorsioni visive o coinvolgimenti architettonici che hanno investito tutta la sua produzione rivelandone la continua ricerca e sopratutto un nuovo e coinvolgente impatto scenico che dal canto nostro abbiamo senza dubbio apprezzato.
Dal canto suo ZBIOK rappresenta una visione maggiormente viscerale, dà sfogo ai propri sentimenti l’interprete producendo su muro un immaginario folle e riccamente popolato da presente oniriche, scampoli di vita quotidiana e situazioni al limite del surreale. Abbiamo fatto la sua conoscenza alla scorsa edizione del Katowice Street Art Festival e da li abbiamo proseguito ad osservare il suo lavoro, ci ha anzitutto rapito il tratto che presenta elementi pittorici forti e realistici, accompagnati da un appannaggio visivo atto ad alimentare la sensazione di trovarsi quasi di fronte ad una finestra, ad osservare gli scampoli di vita proposti. Le opere dell’artista vanno infatti a suddividere gli spazi attraverso gigantesche caselle che mostrano in contemporanea situazioni e spunti differenti, alimentati spesso da differenti scelte stilistiche, che hanno nella quantità di dettagli e nella fortissima immersività il loro punto di forza. Gli interventi risultano quasi dei piccoli sogni alimentati dalla presenza di immagini apparentemente in contrasto tra di loro, figure evanescenti fanno la loro comparsa accompagnate da pennellate morbide e dai una miscela di colori carica ed immersiva, ci ritroviamo ad osservare gli istanti altrui immergendosi nelle sensazioni e negli stati d’animo che ci trasmettono, facendoli nostri per un coinvolgimento viscerale ed emotivo.
I due artisti portando avanti i rispettivi percorsi dividono in due lo spazio a disposizione, nella prima parte M-City sviluppa una delle sue iconiche figure, uno spaccato cittadino che sembra quasi scivolare in basso simulando una sorta di cascata, tutto rigorosamente in bianco e nero, dall’altra invece ZBIOK elabora il consueto puzzle di vite differenti incrociando i destini di questi soggetti attraverso una forte cadenza malinconica e riflessiva e accomunando le tavole dalla presenza di una forte caratterizzazione cromatica e visiva andando addirittura a giocare con le architetture dello spazio di lavoro.
Non aggiungiamo altro, vi lasciamo piuttosto ai dettagli di quest’ultima splendida fatica rinnovando l’appuntamento con gli aggiornamenti degli artisti coinvolti e sopratutto con un ampio recap fotografico dell’esibizione, non vi resta quindi che dare un occhiata alle immagini e restare sintonizzati qui sul Gorgo.

Pics by The Festival

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Weekly Overview 79| 31-03 to 06-04

06/04/2014

Weekly Overview-79

Weekly Overview è l’appuntamento del Week-End dove vi presentiamo una selezione delle migliori news settimanali sul GORGO.

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Basik – “Eraclia” New Mural for VIAVAI Project

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Nelio x MART – New Murals in Palermo, Buenos Aires

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40JOURS Project in Biarritz, France

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Diego Miedo – A Series of Murals in Gianturco, Napoli

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Lucamaleonte – New Mural in Capo d’Orlando, Messina

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Francesco Barbieri “The Beauty of Ugliness” at Studio D’Ars (Recap)

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CANEMORTO – A Series of New Pieces and Collaborations

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ROA – New Mural for Avanguardie Urbane Roma Street Art Festival

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Neve – New Mural in Vignale

Emajons – Workshop with Kids in Borgo Vecchio, Palermo

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Pastel – New Mural in Córdoba, Argentina

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Jeroen Erosie, Graphic Surgery, and Tomek “Croisement” Show